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Settembre

ha 30 giorni, il giorno ha 12 ore e la notte 12 ore

1 Inizio dell’Indizione, cioè del nuovo anno: licenza di pesce.


Il nostro venerando padre Simeone lo Stilita.
2 Il santo martire Mamas.
3 Il santo sacromartire Antimo.
Il nostro venerando padre Marino lo Spaccapietre, asceta sul monte Titano nel IV secolo.
4 Il santo sacromartire Babila.
San Bonifacio, papa dell’Antica Roma, che si addormentò in pace nell’anno 422.
Il nostro venerando padre Giuseppe, rifondatore del Sacro Monastero di San Nicola di Càsula, che
si addormentò nel Signore nell’anno 1124.
5 Il santo e sacro profeta Zaccaria.
6 Memoria del prodigio compiuto a Colosse dal grande condottiero Michele: licenza di vino e olio.
Il nostro venerando padre Fausto, igumeno del Monastero di Santa Lucia in Siracusa, all’inizio del
settimo secolo.
7 Il santo martire Sozon.
8 La nascita della santissima Madre di Dio: licenza di pesce.
In questo dell’anno 701, si addormentò il signor Sergio di Palermo, d’etnia sira, papa dell’Antica
Roma.
9 I santi e giusti progenitori di Dio, Gioacchino e Anna: licenza di vino e olio.
10 Le sante martiri Minodora, Mitrodora, Ninfodora e la loro madre Sofia.
11 La nostra veneranda madre Teodora d’Alessandria.
Il nostro venerando padre Elia lo Speleota.
Nacque a Reggio da Pietro e Leontìa ed essendo giunto ai diciotto anni, si partì dalla casa di suo padre e con un parente andò in
Sicilia; una visione divina confortò i genitori, disperati per la perdita del figlio volato come un pulcino dal nido, e preoccupati perché
egli era invalido: da bambino gli si erano rotte le dita in un incidente; un medico le fasciò talmente strette che ne perse l’uso, e così
fu soprannominato il Monco. Elia con il parente si stabilì presso il tempio di Sant’Aussenzio, che sta sotto la strada del colle San
Nikon che sovrasta Taormina; ma dopo qualche tempo, il compagno tornò indietro, come cane al proprio vomito; fu ucciso dagli
Ismaeliti e così morì di doppia morte. Elia, rattristato, lasciò Taormina e si recò a Roma Antica. Una volta incontrò alcuni che,
vedendolo forestiero, stabilirono d’ucciderlo; ma egli stese le mani al cielo e, mentre quegli assassini restavano paralizzati, Elia andò
via glorificando Dio. Più fortunato fu invece l’incontro con il ghèron Ignazio che lo addestrò alla vita ascetica. Tornato a Reggio, Elia
prestò obbedienza al sacerdote monaco Arsenio, che gli tagliò i capelli e lo vestì dell’abito monastico.
I due vivevano vicino alla città, in un Metochio detto Mindino, proprietà del Monastero di Santa Lucia: Elia, digiunando tutta la
settimana eccetto sabato e domenica, con uno spago si legava la zappa al moncherino, e così lavorava. In seguito Arsenio ed Elia
abitarono presso il tempio di Sant’Eustrazio, nei pressi di Armo. I due aumentarono i digiuni e le Veglie: durante la quaresima Elia
faceva ogni giorno due o tremila metanie.
Divinamente avvisati di una incursione degli Ismaeliti, Arsenio ed Elia navigarono sino a Patrasso, e chiesero al vescovo di quella città
la benedizione di stabilirsi in una torre dirimpetto alla città, buona per abitazione di monaci, ma infestata dagli spiriti. Di essi non
aveva alcun timore Arsenio, il quale era solito dire: “Mi sono fatto monaco quindicenne, e non ho mai visto diavoli; ho visto solo i
miei cattivi pensieri”. In quella torre i due dimorarono otto anni; tornati poi in Calabria, di nuovo abitarono presso il tempio di
Sant’Eustrazio.
Morto Elia il Nuovo, nel 903, e morto anche Arsenio, Elia trascorse qualche tempo nel Monastero delle Saline, ma poi si stabilì in
alcune grotte presso Melicuccà, dove cominciò ad accettare discepoli. Dopo molti prodigi, Elia consegnò l’anima nelle mani di Dio:
subito il suo volto diventò splendente, e per tutta la notte mandava raggi. Elia era alto, gli occhi ridenti, i denti bianchi, la barba
grande e divisa in due, la faccia rossa e allegra, con tutti sempre ridente con divina grazia. Nella monastica palestra si esercitò per
77 anni; in terra visse 96 anni.
12 Il santo sacromartire Autonomo l’Italo, vescovo di Sorea.
13 Inaugurazione della basilica della Risurrezione: licenza di vino e olio.
San Cornelio, papa di Roma, che rese lo spirito a Dio attorno all’anno 253.
14 Esaltazione della preziosa Croce: digiuno.
15 Il santo martire Niceta.
16 La santa martire Eufemia.
17 La santa martire Sofia e le sue tre figlie Pistis, Elpis e Agapi.
I santi martiri Lucia e Geminiano.
Anziana vedova, da Roma Lucia fu deportata in Sicilia, dove, a causa dei tormenti e delle fatiche del viaggio, rese lo spirito nei
pressi di Mendola di Siracusa, e lì fu decapitato il giovane Geminiano che, mosso dalla sua stupenda testimonianza di fede, aveva
anch’egli abbracciato la fede e volontariamente aveva seguito l’anziana donna.
18 Il nostro santo padre Eumenio, vescovo di Gortina.
Il nostro venerando padre Vittore, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola di Càsula negli anni
1124-1152.
19 Il santo martire Trofimo, e altri con lui.
I venerandi Nicandro, Demetrio, Gregorio e Pietro, con la veneranda Elisabetta.
Pare fossero oriundi del Bruzio, e condussero vita ascetica sui monti Peloritani. Le loro reliquie erano custodite un tempo nel Sacro
Monastero di San Nicandro presso Fiumedinisi di Messina.
20 Il santo grande martire Eustazio, e altri con lui: licenza di vino e olio.
Il nostro padre tra i santi Martino, papa dell’antica Roma.
Per aver condannato l’eresia dei Monoteliti, fu esiliato nel Chersoneso, dove a causa dei tormenti subiti, si addormentò nell’anno
655.
21 Il santo sacromartire Codrato.
22 Il santo sacromartire Focà.
I venerandi padri uccisi per ordine del latinizzante imperatore Michele e del suo patriarca Becco.
23 Il concepimento di san Giovanni il Precursore: licenza di vino e olio.
Il nostro padre tra i santi Lino, primo papa di Roma.
La nostra veneranda madre Sofia, che visse asceticamente nella necropoli di Pantalica, presso
Siracusa.
I santi martiri Pietro e Antonio, con il loro padre Andrea e il nonno Giovanni.
Questi gloriosi martiri furono catturati a Siracusa dai Saraceni il 21 maggio 878, tradotti ad Al-Qayrawân, presso Sfax di Tunisia, e
venduti come schiavi dell’emiro Ibrahim ibn Achmad. Follemente preso dalla bellezza dei giovani Antonio e Pietro, affidò loro
altissimi incarichi statali. Quando però il sanguinario emiro vide che non cedevano alla sua insana passione, e che nascostamente
erano rimasti fedeli a Cristo, a colpi di bastone ruppe loro tutte le ossa e con tenaglie ardenti strappò loro il sesso, lasciandoli morire
dissanguati, mentre tagliò la testa ad Andrea e con le sue stesse mani strappò il cuore di Giovanni.
24 La santa prima martire Tecla.
Il nostro padre tra i santi Anatolio d’Antiochia, primo vescovo di Milano.
25 La veneranda Eufrosina d’Alessandria.
Il santo martire Luxorio, al Foro di Traiano, oggi Fordogianus.
26 Assunzione del santo apostolo ed evangelista Giovanni il Teologo: licenza di vino e olio.
Il nostro padre tra i santi Eusebio, papa di Roma.
Nato in Calabria, fu esiliato in Sicilia, dove si addormentò in pace nell’anno 303.
I venerandi padri Stefano il Semplice e Nilo il Nuovo.
Nati a Rossano, condussero vita ascetica; verso la fine del decimo secolo Stefano si addormentò a Serapio di Gaeta, e dopo qualche
anno Nilo rese lo spirito in località Molara, presso Roma Antica.
27 Il santo martire Callistrate, e altri con lui.
28 Il nostro venerando padre Chariton il Confessore.
29 Il nostro venerando padre Ciriaco.
30 Il santo sacromartire Gregorio della Grande Armenia.
Ottobre
ha 31 giorni, il giorno ha 11 ore e la notte 13 ore

1 Il santo apostolo Anania e il venerando Romano il Melode.


2 Il santo sacromartire Cipriano e Giustina.
3 Il santo sacromartire Dionisio l’Areopaghite, che secondo una tradizione evangelizzò Crotone.
4 Il santo sacromartire Ierotheo.
5 La santa martire Charitini.
6 Il santo apostolo Tommaso: licenza di vino e olio.
7 I santi martiri Sergio e Bacco.
I santi papi di Roma Marco, che si addormentò nel 336, e Marcello, all’inizio del quarto secolo.
8 La nostra veneranda madre Pelaghìa.
9 Il santo apostolo Giacomo d’Alfeo.
San Parattale, antiocheno, decapitato a Spoleto nell’anno 306.
Santo Stefano il Cieco,Despota di Srem, sposo di sant’Angelina, fu esiliato in Italia, dove si
addormentò in pace nell’anno 1477.
10 I santi martiri Eulampio ed Eulampia.
11 Il santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi.
12 I santi martiri Probo, Taraco e Andronico.
13 I santi martiri Carpo e Papilo.
Il nostro venerando padre Niceta il Confessore.
Nato in Paflagonia, al tempo dell’imperatrice Irene fu Prefetto della Sicilia e nell’Isola innalzò un mirabile tempio in memoria della
santa martire Eufemia.
Il nostro venerando padre Luca il Siculo.
Monaco nel Monastero delle Grotte in Melicuccà, si addormentò nel Monastero di Carbone, verso la fine dell’undicesimo secolo.
Memoria del signor Agatone d’Alessandria, che negli anni 661-672 molto s’adoperò per liberare
siciliani fatti schiavi dagli Arabi.
14 I santi martiri Nazario, Protasio, Gervasio e Celsio.
Nell’anno 395, sant’Ambrogio ritrovò a Milano le reliquie dei santi Nazario e Celsio e le depose insieme a quelle dei santi Gervasio e
Protasio, ritrovate nell’anno 386.
San Callisto.
Per la fede era stato condannato alle miniere della Sardegna; eletto papa di Roma, vi subì il martirio nell’anno 222.
Il nostro venerando padre Cosma il Poeta.
Fratello adottivo di san Giovanni il Damasceno, fu allievo del sapiente monaco calabrese Cosma.
15 Il santo martire Luciano.
Il nostro padre tra i santi Sabino, vescovo di Catania.
16 Il santo martire Longino il Centurione.
17 Il santo profeta Osea.
18 Il santo apostolo ed evangelista Luca: licenza di vino e olio.
Insieme agli apostoli Paolo e Aristarco, nella primavera del 61 fu a Malta, Siracusa, Reggio e Pozzuoli, come narrato nel libro dei
Fatti degli Apostoli.
Il sacromartire Mamiliano, al tempo dei Vandali.
19 Il santo martire Varo.
20 Il santo grande martire Artemio.
21 Il nostro venerando padre Ilarione.
Discepolo di sant’Antonio il Grande, per qualche tempo condusse vita eremitica su uno scoglio davanti Pachino; in seguito si
addormentò in pace, nell’anno 371, a Cipro.
22 Il nostro venerando padre Abercio.
23 Il santo apostolo Giacomo Fratello-di-Dio: licenza di vino e olio.
Il santo martire Severino.
Il console Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, dopo molti tormenti fu ucciso a Pavia dagli Ariani nell’anno 524.
24 Il santo martire Areta, e altri con lui.
25 i santi notai Marciano e Martirio.
Il nostro padre tra i santi Gaudenzio, vescovo di Brescia, che si addormentò in pace nell’anno 412.
La veneranda madre Patrizia.
Nipote dell’imperatore Costanzo II, visse asceticamente sull’isola Megaride, cioè Castel dell’Ovo a Napoli, dove si addormentò in
pace nell’anno 670.
Il nostro venerando padre Ioannikio.
Oriundo di Chalki di Rodi, fondò il Monastero di San Paolo presso Pontecorvo, all’inizio dell’undicesimo secolo.
Il nostro padre tra i santi Niceforo Exakionite.
Amico dell’imperatore Niceforo, nel 964 partecipò alla Campagna dell’Esercito romano contro i Saraceni che infestavano la Sicilia. Il
25 ottobre, dopo la strage di Rìmata, cioè Rametta, quando l’intera Armata romana fu annientata, si stabilì a Rossano, con l’incarico
di Màghistros dell’Italia, e in seguito fu eletto vescovo di Mileto.
Memoria dei servi di Dio Belisario e Narsete, che liberarono l’Italia dai Goti, e del màghistro
Giorgio Maniakis, che liberò la Sicilia dai Saraceni.
26 Il santo grande martire Demetrio: licenza di vino e olio.
27 Il santo martire Nestore.
28 I santi martiri Terenzio e Neonilla.
29 la santa martire Anastasia la Romana, e Il venerando Abramo.
30 I santi martiri Zenobio e Zenobia.
Il nostro padre tra i santi, pari agli apostoli, Marciano d’Antiochia, primo vescovo di Siracusa, che
fu finito nell’anno 41.
Il nostro padre tra i santi Germano, vescovo di Capua, che nel 519 a Costantinopoli compose lo
scisma d’Acacio.
31 I santi apostoli Stachis, Amplio e altri, e il santo martire Epimaco.
Novembre
ha 30 giorni, il giorno ha 10 ore e la notte 14 ore

1 I santi taumaturghi e anarghiri Cosma e Damiano: licenza di vino e olio.


2 I santi martiri Acindino, Pigasio, Aftonio, Elpidoforo e Anempodisto.
Il santo martire Giusto, che fu finito a Trieste.
3 I santi martiri Akepsimà, Giuseppe e Aithalà.
Il sacromartire Libertino, vescovo d’Agrigento.
4 Il venerando padre Ioannikio.
San Giovanni Vatatze, imperatore dei Romani, il Misericordioso.
Il nostro venerando padre Gregorio.
Nato a Cassano, attorno al 982 fu preso come ostaggio dai Francogermanici e tradotto a Burtscheid, dove si addormentò nel Signore.
5 I santi martiri Galattione ed Epistimi.
6 Il nostro venerando padre Paolo il Confessore.
Il nostro venerando padre Luca.
Nato in Taormina, fu eremita sull’Etna e poi nei dintorni di Costantinopoli. In seguito si stabilì nei pressi di Patrasso e infine si
addormentò in pace a Corinto.
7 I trentatré santi martiri in Melitini.
San Prosdokimo, primo vescovo di Padova.
8 Sinassi del condottiero Michele e di tutte le Schiere sovracelesti: licenza di vino e olio.
San Deusdedit, papa di Roma Antica, che si addormentò nel 618.
La veneranda Eufrosina, Pazza per Cristo.
Nata nel Peloponneso attorno all’854, sin da bambina visse in Calabria; raggiunta la maturità, abbandonò gli abiti femminili e,
vestita come un pellegrino, per trenta anni si diede a passare da monastero in monastero. Giunta a Nuova Roma, riprese gli abiti
femminili e si rinchiuse nel sotterraneo del Monastero della Fonte d’Acqua Viva. Sopraffatta dalla notorietà (anche l’imperatore
Leone il Sapiente andava a trovarla per chiederne i consigli), Eufrosina uscì dallo scantinato dove sino allora era vissuta, e fondò il
Monastero della Trinità, presso la porta di Calabro; in seguito si trasferì nel Monastero della Protezione della Tuttasanta, dove si
addormentò in pace nel 923.
9 Il santo martire Onesiforo, e la veneranda Matrona.
10 Il santo martire Oreste, e la veneranda Teoktista.
11 I santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo, e il nostro venerando padre Teodoro, igumeno di Studion.
San Martino, vescovo di Tours.
Nato in Pannonia, a Pavia abbracciò la fede cristiana. Nel 354 abbandonò la vita militare e si diede a vita monastica, dapprima a
Milano e poi in Liguria. Nel 371 fu eletto vescovo di Tours nelle Gallie, dove si addormentò nel 397.
Il venerando Bartolomeo.
Nato a Rossano, discepolo di san Nilo il Nuovo, si addormentò a Grottaferrata attorno al 1055.
12 Il nostro padre tra i santi Giovanni il Misericordioso: licenza di vino e olio.
13 Il nostro padre tra i santi Giovanni il Crisostomo.
14 Il santo apostolo Filippo: licenza di pesce.
Il nostro venerando padre Fantino il Nuovo.
Nato nel nord della Calabria, fu discepolo di sant’Elia lo Speleota nel Monastero delle Grotte di Melicuccà. Dopo una lunga ascesi sui
monti tra Calabria e Basilicata, a causa dei Francogermanici fu costretto a fuggire a Tessalonica, dove si addormentò all’inizio
dell’undicesimo secolo.
Il nostro padre tra i santi Gregorio il Palamas.
Domani, a Dio piacendo, iniziamo il digiuno del Natale.
15 I santi confessori Samonà, Gurìa e Avìv.
I devoti Giustiniano e Teodora, imperatori dei Romani.
16 Il santo apostolo ed evangelista Matteo: licenza di vino e olio.
Il santo martire Agostino, vescovo di Capua, e Felicita, sua madre.
17 Il nostro venerando padre Gregorio il Taumaturgo.
18 Il santo martire Platone.
19 Il santo profeta Avdios, e il santo martire Varlaàm.
Il nostro venerando padre Simone il Calabrese.
Viveva egli in un cenobio della Calabria quando alcuni suoi confratelli, forse mentre erano a pesca in mare con un giovane servo del
monastero, furono catturati dai Saraceni e venduti come schiavi. Simone andò in Africa e riuscì a incontrarne uno; mentre parlava
con lui per scoprire dove fossero gli altri, ecco sopraggiungere il padrone, che stese la mano per colpirlo: subito restò paralizzato.
Anche un altro saraceno, ch’era con lui, si trovò con la mano paralizzata. Gli astanti allora afferrano Simone, lo portano dall’Emiro e
dicono: “Questo qui è uno stregone! Ha fatto seccare la mano di quelli che volevano colpirlo”. Di parere totalmente diverso furono i
mullâh, i saggi che facevano parte del Consiglio dell’Emiro: “Forse è invece un servo di Dio e, con le sue preghiere, può risanare”.
Simeone infatti fa un segno di croce sulle mani paralizzate, ed esse subito si sciolgono. Vedendo il prodigio, l’Emiro concede a
Simone di riprendersi i quattro ch’era andato a cercare, e anche quanti altri cristiani volesse. Non solo: l’Emiro colma Simone di
doni, e dispone una scorta per garantire la sua sicurezza nel viaggio di ritorno. Salparono dunque dall’Africa e durante la navigazione
i Saraceni restarono ammirati nel vedere Simone immerso nella Preghiera continua. Costretti dai venti contrari a fermarsi presso un
isolotto, consumarono ben presto tutta l’acqua che avevano stivato. Ma il santo pregò su alcuni barili che aveva fatto riempire
d’acqua di mare, ed essa divenne dolce: Simone compì questo miracolo diverse volte, finché tutti poterono approdare in Calabria,
dove il santo in seguito si addormentò nel Signore.
20 Il nostro venerando padre Proclo.
Il nostro venerando padre Gregorio il Decapolita.
Nato a Tiberiopoli, nella decapoli d’Isauria, dopo una lunga preparazione spirituale si fece monaco pellegrino. Peregrinando, giunse a
Corinto e da lì si imbarcò per il Salento; a Otranto però passò i suoi guai a causa del vescovo iconoclasta, che lo fece imprigionare.
Dopo essere riuscito a guadagnare la libertà, scese sino a Reggio dove, a causa degli eretici, visse qualche tempo nascosto in casa di
un insospettabile poverello. Passò poi a Siracusa, dove finì nuovamente recluso: dalle sbarre della torre in cui si trovava ristretto non
mancò tuttavia di gratificare il popolo ortodosso con i suoi insegnamenti. Attorno all’830 Gregorio riuscì ad ottenere la libertà e
raggiungere Tessalonica, dove incontrò il siracusano san Giuseppe l’Innografo.
Il nostro venerando padre Cipriano il Medico.
Nacque attorno al 1140 nella grande città di Reggio, da genitori nobili e ricchi i quali, da fanciullo, lo affidarono a diversi maestri. Da
costoro fu condotto alle vette della Scrittura divina; dal padre, medico, ma più ancora dalla Grazia del Santo Spirito, apprese la
scienza della medicina. Con il permesso dei suoi genitori, dopo avere rinunciato alle ricchezze, al nome e alle proprietà a favore dei
fratelli, seguì Cristo e si recò nel Monastero del Salvatore di Messina; si presentò al suo igumeno e gli chiese di giudicarlo degno di
accoglierlo e di indossare l’abito monastico. Questi, sapendo da tempo chi fosse e da dove venisse, riconoscendo la pietà e la
condizione del giovane, lo accolse ben volentieri. Dopo averlo guidato e istruito, gli tagliò i capelli e lo enumerò tra i fratelli: in
seguito ricevette tutti gli ordini sacri. Avendo vissuto a lungo nella stessa fraternità, fu preso dall’irresistibile desiderio di tornare
dalle sue parti per dedicarsi a Dio in solitudine e allontanarsi dagli scandali che si possono verificare in un cenobio. Presentatosi al
Superiore, gli manifestò la volontà di vivere in solitudine e lo trovò incline e d’accordo con le sue parole: in spirito quegli vide che
Cipriano si avviava all’esicasmo.
Da Messina, Cipriano si trasferì quindi in una proprietà di famiglia, detta Pavlìana, oggi Pavigliana, nella quale c’era un tempio
bellissimo e famoso, dedicato a santa Paraskevì. Lì si dedicava alle virtù utili all’anima e si guadagnava con il proprio lavoro il pane
della giornata. La sua fama si diffuse ovunque e molti afflitti da malattie fisiche e spirituali che si recavano da lui non restavano
delusi nelle loro speranze perché egli, profondo conoscitore della scienza di entrambi le malattie, a tutti dispensava con abbondanza
la cura senza farsi pagare. Non pochi, grazie ai suoi insegnamenti, abbandonarono la vita mondana e decisero di vivere con lui,
facendosi tagliare i capelli dalle sue preziose mani.
Intanto, parte da questa vita l’igumeno Paolo del Monastero di San Nicola dei Calamizzi, e suo successore fu eletto Cipriano.
Designato all’incarico non dagli uomini ma dall’alto, con premura e impegno insegnò in modo divino tutto ciò che era gradito a Dio e
utile alla vita monastica, presentandosi a tutti come copia, modello e regola perfetta.
Mentre si impegnava bene in tutte queste cose, molto si logorava e soffriva per il suo gregge. La situazione illegale di quel tempo,
spingeva i Latini a ridurre a male le cose del monastero, ma l’uomo di Dio non si stancava di ammonire, supplicare, esortare a
temere Dio e smettere di trattare ingiustamente la Chiesa ortodossa. E si placarono nel fare il male; anzi alcuni dei Latini si fecero
familiari della Chiesa e fratelli del monastero.
Dopo essere vissuto sempre bene e giunto a grande vecchiaia, per grazia del Santissimo Spirito conobbe la sua partenza verso Dio.
Pur essendo senza forze per la vecchiaia e pur avendo il piede destro paralizzato tanto che non poteva fare nemmeno un passo senza
il bastone (il grande odio di Satana lo aveva fatto precipitare da un carro e gli aveva maciullato un piede), prese due fratelli e, salito
su una carrozza, si recò in tutti i metochia del monastero. In ciascuno si fermò un giorno, per consigliare e istradare i fratelli che
c’erano lì, dettando le ultime volontà. Infine, dando a tutti il perdono, chiedeva il loro perdono: quelli gli concedevano il perdono,
abbracciandolo e baciandogli le mani e i piedi, senza che essi capissero perché. Dopo avere fatto questo in tutti i metochia, tornò al
monastero, si ammalò subito e si addormentò nel sonno dei giusti, attorno all’anno 1240, insegnando a tutti, ammaestrando tutti,
perdonando tutti.
21 Ingresso della Madre di Dio al Tempio: licenza di pesce.
San Gelasio, papa di Roma Antica, che si addormentò nell’anno 496.
Il nostro venerando padre Nicola, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola di Casula negli anni
1152-1174.
22 La santa martire Cecilia.
Il nostro venerando padre Nicodemo, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola di Casula, che si
addormentò nell’anno 1220.
23 Il nostro venerando padre Anfilochio.
San Clemente, discepolo degli apostoli e papa di Roma, martire nel Chersoneso.
San Saturnino, martire in Cagliari.
Il nostro padre tra i santi Ermogene, vescovo di Agrigento.
24 Il nostro padre tra i santi Gregorio, vescovo di Agrigento.
Il padre, Caritone, era cantore; la madre si chiamava Teodote; fu immerso nel Lavacro della rinascita dal vescovo Potamione.
Gregorio apprese la grammatica, la lettura, il calcolo e il ciclo annuale delle feste, imparò a memoria il salterio, e a dodici anni fu
ordinato lettore: aveva una voce molto dolce nel canto; era biondo, dagli occhi belli, bocca e naso armoniosi, sopracciglia perfette,
labbra sottili. Preso dal desiderio di visitare i Luoghi Santi, di nascosto Gregorio si imbarcò su una nave diretta a Cartagine, da dove
si recò a Tripoli di Siria e poi a Gerusalemme. In un anno tra il 665 e il 676, fu ordinato diacono dal patriarca Macario e in seguito,
dopo aver studiato retorica attica, grammatica, filosofia e astronomia, soggiornò ad Antiochia, ospite del vescovo Eustazio, e infine
si stabilì nel Monastero dei Santi Sergio e Bacco, a Nuova Roma. Qui, nel 680, partecipò al VI Concilio Ecumenico, in rappresentanza
del vescovo di Costantia di Cipro. Finiti i lavori conciliari, Gregorio si trasferì nel Monastero di San Saba sull’Aventino, nell’antica
Roma.
Intanto la Chiesa di Agrigento era divisa da lotte intestine: alla morte del vescovo Teodoro, alcuni volevano eleggere il sacerdote
Sabino, altri il diacono Crescentino. Su proposta dell’arcidiacono Euplo, fu scelto invece Gregorio, che era stato onorato
grandemente dal Concilio di Costantinopoli.
Gregorio prese possesso della sua diocesi ma, accusato falsamente da alcuni eretici, per ordine del Papa fu rapito, portato a Roma e
messo in carcere. L’imperatore e il Patriarca ecumenico, appresa la notizia dell’arresto di Gregorio, mandano subito a Roma Antica i
vescovi di Ankira, di Cizico e di Corinto, il diacono Costantino di Santa Sofia e lo spatario Marciano, che ne ottengono la liberazione.
Gregorio si recò quindi a Costantinopoli e, insieme all’imperatore Giustiniano II, dedicò tutta la quaresima del 692 a preparare il
Concilio Quintosesto, i cui canoni tentarono di riportare la cristianità occidentale all’ortodossia della tradizione liturgica e
disciplinare. Gregorio fa quindi ritorno ad Agrigento, colmo di doni avuti dall’imperatore e dalla sua sposa Teodora: non gli fu
possibile però rientrare nell’episcopio, occupato dagli eretici, e fu costretto a stabilirsi presso l’edificio sacro agli dei Eber e Raps,
che trasformò in tempio cristiano, dedicato ai santi Pietro e Paolo. Dopo una lunga vita e dopo aver edificato il popolo con molti
miracoli, Gregorio si addormentò in pace.
25 La santa grande martire e sapientissima Caterina: licenza di vino e olio.
La lotta del grande martire Mercurio.
San Felice il Confessore.
Vescovo di Ravenna, fu accecato e relegato nel Ponto, e restituito alla sua sede soltanto nel 712.
26 Il nostro venerando padre Alipio.
San Siricio, papa di Roma Antica, che si addormentò nel 399.
27 Il santo martire Giacomo il Persiano.
28 Il santo martire Stefano il Nuovo.
Il santo imperatore Maurizio che nell’anno 602, per imitare i martiri, accettò volontariamente la
morte inflittagli da un mostro sanguinario.
San Gregorio III, papa dell’antica Roma, che si addormentò in pace nell’anno 741.
29 Il santo martire Paramone.
30 Il santo apostolo Andrea il Primochiamato: licenza di vino e olio.
Dicembre
ha 31 giorni, il giorno ha 9 ore e la notte 15 ore

1 Il santo profeta Naum.


2 Il santo profeta Avvakum.
San Cromazio, vescovo di Aquileia.
3 Il santo profeta Sofonia.
4 La santa martire Barbara: licenza di vino e olio.
Il nostro venerando padre Giovanni il Damasceno.
Insieme al suo fratello adottivo, Cosma il Poeta, fu discepolo del sapientissimo monaco calabrese Cosma che, fatto prigioniero dagli
Arabi, era stato portato in Damasco per essere venduto come schiavo, e che era stato riscattato da Shargun, padre di Giovanni.
5 Il nostro venerando padre Sabba il Santificato: licenza di vino e olio.
I santi padri uccisi dai Latini.
6 Il nostro padre tra i santi Nicola il Taumaturgo, arcivescovo di Mira in Licia: licenza di vino e olio.
7 Il nostro padre tra i santi Ambrogio, vescovo di Milano.
Sant’Eutichiano, papa di Roma, che si addormentò attorno all’anno 283.
8 Il nostro venerando padre Patapio.
9 Concepimento di sant’Anna: licenza di vino e olio.
10 I santi martiri Minà Bellavoce, Ermogene ed Eugrafo.
Il nostro padre tra i santi, Luca il Grammatico, che molto lottò per la Fede ortodossa e la Nazione
dei Romani.
Questo nostro beato padre fiorì a Melicuccà: suo padre era Ursino e la madre Maria, ortodossi di splendida vita; sin da ragazzo si
preparò ad abbracciare la vita monastica, così apprese la Preghiera continua. Preceduto dalla grande fama della sua virtù, è
innalzato all’eccelso grado del sacerdozio; ascese quindi alla grande carica di sommo pontefice. Egli era misericordioso,
compassionevole, ospitale; praticava l’esicasmo ma era sempre disponibile: il popolo che a lui accorreva, veniva beneficato e
ciascuno tornava alle proprie case rendendo grazie a Dio. A tutti diceva di strappare dall’anima la zizzania con il digiuno e con la
spada della Preghiera continua. Bisognava vederlo come viaggiava per insegnare nelle città e nei paesi: predicava, ammoniva,
insegnava. Non privò la Sicilia del suo insegnamento: percorse quella terra pericolosa a causa dei Franchi che vi si erano insediati,
non fece caso alle parole di quegli atei e in tutta l’Isola annunciò la salvatrice parola di Dio, fermandosi nelle città per ordinare
sacerdoti. Poi partì, volendo rifugiarsi nella Capitale ma, giunto a Taranto, fu costretto a tornare in Calabria. E andava ovunque e in
ogni città: proprio questo fu lo scopo della sua vita.
Da due anni un barone normanno straziava la gente di Squillace e tutta la zona era afflitta per la ferocia di quella bestia. Si rifugiano
allora dal nostro padre, supplicandolo e pregandolo di liberarli da quella piaga. Egli, vero pastore che custodisce il gregge del
Signore, li liberò da quella orribile belva. Ordinò loro il digiuno, li infervorò per tre giorni, e il mattino successivo li riunì tutti e si
diresse verso la cattedrale. In quella stessa ora l’animale uscì e si mise a seguire una bambina. Entrata in casa la bambina, le andò
dietro; subito la porta si chiuse da sola e la bambina si rifugiò nella stanza più interna, protetta dalla Grazia divina. Allora alcuni
arrivarono di corsa e uccisero la bestia.
Una volta ci fu una discussione con i Latini, sull’uso del pane fermentato oppure azzimo. Il santo li subissò con una infinita quantità
di prove tratte dalla Scrittura, e concluse: “Voialtri, ipocriti farisei, celebrate come i Giudei, senza lievito; battezzate in qualsiasi
giorno e credete un incredibile numero di eresie perché non pensate con ortodossia”. Così parlando, li spinse alla rabbia estrema:
fecero una capanna e lo trascinarono dentro per bruciarlo vivo; appiccarono il fuoco ai quattro angoli della capanna. Il fuoco divorò
tutto ma non toccò neppure un pelo del santo: egli apparve in mezzo alle fiamme in preghiera, illeso e incolume. Gettò gli eretici
nella vergogna e nel timore, incitò gli ortodossi a dare gloria.
Una divina rivelazione gli fece sapere che il giorno della sua partenza era alle porte. In fretta raggiunse il monastero del monte
Viotirito, a Solano di Bagnara, e chiamò i vescovi della zona, gli igumeni e i rappresentanti del clero. Dice: “Figli e fratelli miei, ora
torno a Dio, è giunta l’ora della mia liberazione. Tenetevi saldi nella fede ortodossa”. Queste cose e molte altre simili insegnò ai
fratelli e ai discepoli, e li benedisse. Così rese l’anima beata, mattina di giovedì 10 dicembre 1114.
Il santo, quando ancora era in vita, aveva scongiurato un latino di Briatico di non perseguitare i sacerdoti ortodossi, ma quello non
voleva ascoltare. Gli venne un accidente: si ricordò dei rimproveri del santo e di corsa si rifugiò allora presso la tomba del santo,
promettendo e firmando che da quel momento i nostri sacerdoti sarebbero stati tranquilli. Questo giurando e molto di più
promettendo, il nostro Dio lo guarì ma quello, poco dopo, dimenticati i giuramenti, con più grande violenza perseguita gli ortodossi.
Un male peggiore del primo lo afferrò e giacque abbandonato dall'aiuto di Dio e del santo.
11 Il nostro venerando padre Daniele lo Stilita.
San Damaso, papa di Roma, che scrisse mirabili versi in memoria dei santi martiri.
In questo giorno, se cade di domenica, o nella domenica che viene subito dopo, facciamo memoria
del patriarca Abramo e di tutti i progenitori del Salvatore, sia prima della Legge sia sotto la Legge.
[Questa memoria - come l’analoga della domenica 18 dicembre, di cui sembra un doppione – è stata istituita di recente, per
contrastare l’eresia che i chierici Franchi trassero dalle dottrine agostiniane a proposito del Peccato originale]
12 Il nostro venerando padre tra i santi Spiridone, vescovo di Trimitunte in Cipro: licenza di vino e
olio.
13 La lotta dei santi grandi martiri Eustrazio e Aussenzio.
La santa martire Lucia.
La fama della gloriosa martire Agata si diffondeva ovunque per i miracoli da essa operati, e anche il popolo di Siracusa si recava a
Catania per venerarla. Fra questi, nel giorno della festività, andò Lucia con sua madre Eutichia, la quale soffriva da quaranta anni di
flusso di sangue e aveva speso molto per medici, senza che potesse trovare alcuna cura. Avvenne allora che nell’ascoltare il Vangelo
intorno all’emorroissa, Lucia disse: “Mamma, se credi a quel che è stato letto, tocca con fede il sepolcro di Agata e sarai liberata dal
male”. Dopo che tutti si ritirarono, Lucia vide in sogno sant’Agata che le diceva: “Sorella mia, perché chiedi a me quel che puoi dare
tu? Per la tua fede è stata guarita tua madre. In verità, come per me è beneficata Catania, così anche la città di Siracusa per te sarà
custodita”. Udite queste parole, Lucia si desta e dice: “Mamma, eccoti guarita; la tua preghiera è stata esaudita. Però non parlarmi
più di nozze”. Tornate a Siracusa, diedero allora inizio alla vendita dei beni che possedevano e alla distribuzione di questi ai poveri,
ma venne a saperlo il fidanzato di Lucia, che chiese per quale motivo avvenisse la vendita di ornamenti, vesti e terreni. Eutichia
disse: “Lucia vuole acquistare a tuo nome un podere che rende mille denari l’anno”. Quegli, rassicurato, andò via, e Lucia vendette
così ogni possedimento e ne fece distribuzione ai bisognosi. Ma il fidanzato viene a sapere che Lucia praticava con i cristiani, e
presenta denunzia al governatore Pascasio: “Lucia non obbedisce all’editto degli Augusti, ma onora Cristo”. Allora Pascasio, fatta
arrestare Lucia, ordinò che sacrificasse agli dei. Lucia rispose: “Offro me stessa a Cristo Dio quale sacrificio vivente e faccia egli quel
che gli piace dell’offerta che gli appartiene”. Pascasio disse: “Queste parole vai a dirle agli stolti cristiani; io osservo le leggi dei
Cesari”. Lucia disse: “Se tu osservi i decreti dei tuoi imperatori, io pratico la legge di Dio; tu hai paura delle loro disposizioni, e io
temo il mio Dio”. Pascasio domandò: “Il tuo patrimonio a chi lo hai dato?” Lucia rispose: “Il mio patrimonio l’ho messo al sicuro”.
Allora Pascasio irato ordinò che Lucia fosse deflorata e poi messa a morte ma, come le guardie fecero per trascinarla verso il
lupanare, lo Spirito Santo le diede totale immobilità, e non poteva essere in alcun modo rimossa. Venne a spingerla un gran numero
di soldati, ma quella rimaneva ferma come un macigno; vennero anche maghi e i sacerdoti degli idoli, ma i convocati non poterono
far muovere la martire; portarono pure molte paia di buoi, per vedere se mai potessero trascinarla. Pascasio allora gridò: “Quali
sono le tue magie?” Lucia rispose: “Non è una magia, è la Potenza di Dio! Miserabile Pascasio, perché sei furente? Hai avuto la prova
che io sono tempio di Dio; credi dunque!” All’udire queste parole, Pascasio di più si infuriava; ordinò allora ai servi di accendere un
gran fuoco intorno a Lucia, e di gettare nel fuoco pece, resina e olio, ma neanche il fuoco ebbe potere sulla giovane che profetizzò:
“E’ stata data la pace alla Chiesa di Dio! Diocleziano e Massimiano lasceranno l’Impero!” E avendo così detto, le tagliarono la testa.
Il nostro padre tra i santi Nicola il Nuovo taumaturgo, vescovo di Sant’Agata, cioè Oppido,
nell’undicesimo secolo.
14 I santi martiri Tirso e Leucio.
Il nostro venerando padre Angelo, igumeno del Monastero di Caponapoli presso Napoli, nel 6°
secolo.
15 Il santo sacromartire Eleuterio: licenza di vino e olio.
Il santo sacromartire Giovanni VIII, papa dell’antica Roma.
Ottimo amico del santo patriarca di Costantinopoli Fozio, condannò severamente l’orrenda bestemmia del Filioque e perciò nell’anno
882 fu avvelenato dai Franchi che poi, a colpi di scure, fecero a pezzi il cadavere.
16 Il santo profeta Aggeo.
Il nostro venerando padre Macario, figlio dei santi Cristoforo e Kalì, nell’undicesimo secolo.
17 Il santo profeta Daniele e i tre giovani, Ananìa, Azarìa e Misaìl: licenza di vino e olio.
I venerandi Cristoforo e Kalì, sua sposa, di Colosse, sconosciuta località della Sicilia,
nell’undicesimo secolo.
18 Il santo martire Sebastiano.
In questo giorno, se cade di domenica, oppure nella domenica che viene subito dopo, facciamo
memoria di tutti i giusti che sin dal principio dei tempi furono graditi a Dio, da Adamo ed Eva sino a
Giuseppe, il promesso sposo della Madre di Dio, come anche di tutti i profeti e di tutte le profetesse.
19 Il santo martire Bonifacio.
Sant’Anastasio, papa dell’antica Roma, che si addormentò nell’anno 401.
20 Il santo sacromartire Ignazio il Teoforo: licenza di vino e olio.
21 La santa martire Giuliana.
22 La santa martire Anastasia Sciogliveleni.
23 I dieci santi martiri in Creta.
24 Il censimento della Madre di Dio: digiuno.
La veneranda martire Eugenia.
25 La nascita carnale del nostro Signore Gesù Cristo.
Oggi, e sino alla vigilia delle Luci, licenza di tutto.
26 Sinassi della Madre di Dio.
Il nostro padre tra i santi Eutimio, vescovo di Sardi, che per la fede fu esiliato a Patalaria, cioè
Pantelleria.
Il nostro venerando padre Efrem il Solitario.
Si narra che il santo imperatore Maurizio, salito al trono dei Romani nel 582, abbia fatto costruire un sontuoso tempio presso
Rossano, accanto alla grotta dove viveva questo nostro padre: durante i lavori, su un pilastro apparve non dipinta da mano umana
l’immagine della Tuttasanta.
Con il passare dei secoli, l’icona si annerì, e il popolo diceva che la Tuttasanta era triste da quando i Latini si erano impossessati del
tempio. Nel 1460, infatti, giunse a Rossano il vescovo latino Matteo Saraceni il quale iniziò subito la costruzione d’un convento
francescano: ma quel che i suoi operai costruivano di giorno, il popolo distruggeva di notte. I sacerdoti ‘greci’ di Rossano furono
allora scacciati dalla città come sobillatori, e d’allora poterono celebrare solo nelle campagne. Per mettere a tacere il mormorio
popolare, le autorità pontificie affidarono al pittore Salvatore Ferrari l’incarico di pulire l’icona, ma appena questi stese la mano, un
raggio abbagliante rifulse nel tempio e l’icona apparve in tutti i suoi antichi e smaglianti colori. Era il 26 dicembre 1741: del
prodigio, avvenuto alla presenza di centinaia e centinaia di testimoni, fu steso accurato verbale.
27 Il santo primo martire Stefano.
San Dionisio, papa di Roma, che si addormentò nell’anno 268.
28 I santi duemila martiri di Nicomedia, e il nostro venerando padre Teodoro l’Inciso.
Memoria del grande maremoto e terremoto dell’anno 1908.
29 I santi fanciulli uccisi da Erode, e il venerando Marcello.
30 La santa martire Anisia.
Il nostro venerando padre Lorenzo.
Nacque a Frazzanò da Cosma e Costanza; rimasto orfano in tenera età, fu affidato al Monastero di San Basilio in Draghina, cioè
Troina. Cresciuto in età, grazia e sapienza, Lorenzo rivestì l’abito monastico e fu ordinato sacerdote. Ritiratosi sull’Etna, Lorenzo vi
passò quaranta giorni in totale digiuno, fatto degno di visioni divine e angeliche conversazioni. Stremato dall’inedia, stava per morire
ai piedi d’un albero spoglio, quando improvvisamente un ramo si coprì di foglie, e subito di fiori, ed ecco che si curvò sotto il peso di
frutti maturi. Lorenzo coglie un frutto per rifocillarsi, quando ecco gli si para davanti un uomo orribile a vedersi, tutto nudo, che si
presenta come un monaco calabrese, da sei anni eremita sull’Etna, inviato da Dio per confortare Lorenzo. Dopo aver pregato
insieme, l’eremita si allontana e subito l’albero torna spoglio: Lorenzo allora parte per la Sicilia continentale e si ferma a vivere nel
Monastero di Santa Kiriakì, cioè a Santa Domenica sotto Gambarie, dedicandosi all’istruzione religiosa e richiamando quanti, in
quegli anni tristi, si erano allontanati dalla Chiesa ortodossa. Dopo aver celebrato la Pasqua nel Monastero di Polsi, Lorenzo fece
ritorno al suo paese natale dove, dopo aver compiuto stupendi prodigi, si addormentò in pace, pare al tempo di Guillaume de
Hauteville, detto il Malvagio, ovvero attorno agli anni 1154-1166.
31 La veneranda madre Melania la Romana.
Gennaio
ha 31 giorni; il giorno ha 10 ore e la notte 14 ore

1 La circoncisione del Signore all’ottavo giorno, e memoria del nostro padre tra i santi Basilio il
Grande.
Il nostro padre tra i santi Fulgenzio.
Claudio Gordiano Fulgenzio, figlio spirituale di sant’Eulalio, vescovo di Siracusa, fu vescovo di Ruspe in Africa. Al tempo di
Trasamundo, re dei Vandali, fu espulso e si rifugiò a Cagliari, dove visse accanto al tempio del santo martire Saturnino. Si
addormentò in pace nell’anno 532.
2 Il nostro padre tra i santi Silvestro, papa di Roma.
Il nostro venerando padre Silvestro.
Questo nostro padre fu igumeno del Monastero dell’Arcangelo Michele a Draghina, ovvero Troina, nel dodicesimo secolo, al tempo in
cui Guglielmo il Malvagio, re degli atei Franchi distrusse Bari e tante altre città di Puglia, Calabria e Sicilia, facendo strage di molti
romani ortodossi.
3 Il santo martire Gordio, e il santo profeta Malachia.
Sant’Antero, papa di Roma, che si addormentò nell’anno 232.
Il nostro padre tra i santi Luciano, vescovo di Lentini.
Quando Crescente, eretico vescovo di Lentini, vietò il culto delle sante Icone e gettò nella spazzatura le reliquie dei santi, il diacono
Luciano le raccolse e molte ne nascose nel Monastero di San Filippo. Quando poi l’empio vescovo fu deposto, fu innalzato alla
cattedra vescovile Luciano, che per ventisette anni beneficò il suo gregge con la sua dottrina e molti prodigi.
4 Il venerando Fostirio, che sorse dall’Oriente come sole e dall’alto monte dell’Etna fu vero faro di
santità.
Il nostro venerando padre Teoktist, igumeno di Kukumio in Sicilia, cioè Càccamo.
5 I santi martiri Teopempto e Teonà. Digiuno.
6 La festa della Luce, ovvero la Teofania.
7 Sinassi del Precursore: licenza di pesce.
8 Il santo martire Giuliano, e la veneranda martire Domnica.
9 Il santo martire Polieutto.
10 Il nostro venerando padre Gregorio, vescovo di Nissa.
Le sante Tecla e Giustina, martiri in Lentini.
San Milziade, papa di Roma, che si addormentò nell’anno 314.
11 Il nostro venerando padre Teodosio il Cenobiarca: licenza di vino e olio.
Il santo martire Leucio, primo vescovo di Brindisi.
Il santo martire Igino di Atene, papa di Roma attorno al 142.
12 La santa martire Tatiana.
Il nostro padre tra i santi Massimo, vescovo di Taormina.
13 I santi martiri Ermilo e Stratonico.
14 I venerandi martiri al Sinai e a Raithò.
Il santo sacromartire Felice.
D’etnia sira, nacque e fu sacerdote a Nola di Campania, dove confessò la fede nel III secolo.
San Dazio, vescovo di Milano, che si addormentò in pace nella Nuova Roma, nell’anno 552.
15 I nostri venerandi padri Paolo il Tebano e Giovanni il Calivita.
Il santo martire Marcellino, papa di Roma nell’anno 304.
16 venerazione della preziosa catena dell’apostolo Pietro: licenza di vino e olio.
17 Il nostro venerando padre Antonio il Grande: licenza di vino e olio.
18 I venerandi nostri padri Atanasio e Cirillo, patriarchi di Alessandria: licenza di vino e olio.
Il nostro venerando padre Massimo il Nuovo.
Figlio di santo Stefano il Cieco, despota di Srem, e di sant’Angelina, nel 1459 fu esiliato in Italia, dove rese lo spirito nell’anno 1476.
19 Il nostro venerando padre Macario l’Egiziano.
Il nostro padre tra i santi Bassiano, vescovo di Lodi.
Figlio del Prefetto della Sicilia, nato a Siracusa, abbracciò la fede cristiana e perciò fu cacciato da casa e diseredato. Recatosi a
Ravenna, vi fu ordinato sacerdote e nell’anno 373 fu eletto vescovo di Lodi. Legato da rapporti di stima e d’amicizia con
sant’Ambrogio, vescovo di Milano, insieme a lui lottò l’eresia di Ario. Nell’anno 409 si addormentò nel Signore.
Il nostro padre tra i santi Marco Eugenico, confessore della Fede ortodossa al falso sinodo di
Ferrara – Firenze dell’anno 1438.
Il venerando Macario l’Italo, che ritornò alla fede ortodossa e condusse vita ascetica a Novgorod
nel 16° secolo.
20 Il nostro venerando padre Eutimio il Grande: licenza di vino e olio.
Il santo martire Fabiano, papa di Roma nell’anno 250.
21 Il nostro venerando padre Massimo il Confessore.
Appartenente alla nobile stirpe degli Eraclidi, Primo Segretario dello Stato romano, abbandonò il mondo e vestì l’abito monastico. A
causa delle invasioni persiane, nel 626 fuggì a Creta, poi a Cipro, poi in Africa e quindi si stabilì nell’antica Roma. Per la sua lotta
all’eresia dei Monoteliti, dopo molto torture fu esiliato nel Caucaso, dove si addormentò nel 662.
La santa martire Agnese.
Il nostro padre tra i santi Zosimo, vescovo di Siracusa.
Sin dall’infanzia fu allevato nel Monastero di Santa Lucia, dove poi rivestì l’abito monastico ed ebbe l’incarico di prosmonario delle
reliquie della martire siracusana. Al suo tempo a Siracusa scoppiò un violento contrasto tra i Verdi, filo-monoteliti, che avrebbero
voluto eleggere vescovo un certo Venerio: grazie alla mediazione di Teodoro I, papa di Roma Antica, prevalse Zosimo, candidato
degli Azzurri. Angelico padre dei poveri, egli fece restaurare nell’isola Ortigia un antico monumento: il tempio di Atena, eretto dai
Dinomenidi nel 5° secolo avanti Cristo, che il vescovo Stefano aveva dedicato alla Nascita della Theotokos e che era stato devastato
dai Vandali; nello stesso tempio si conserva tuttora la vasca delle Immersioni, fatta scolpire da Zosimo.
Il nostro venerando padre Massimo il Greco.
Nato nella nobile famiglia Trivolis, per motivi di studio visse a Firenze, Bologna, Vercelli, Venezia, Padova e Ferrara, dove entrò
nell’Ordine dei Frati Domenicani. Ritornato alla Fede, nel 1505 vestì l’abito monastico al Santo Monte. Chiamato dallo zar Basilio II,
si stabilì in Russia, dove lavorò principalmente alla traduzione di opere liturgiche e ascetiche, e dove si addormentò nel 1555.
22 Il santo apostolo Timoteo, e il venerando martire Anastasio il Persiano: licenza di vino e olio.
23 Il santo sacromartire Clemente vescovo di Ankira, e il santo Agatangelo.
24 La nostra veneranda madre Xeni.
I santi Babila, Timoteo e Agapio, martiri in Sicilia.
25 Il nostro venerando padre Gregorio il Teologo: licenza di vino e olio.
Il nostro padre tra i santi Massimo, vescovo di Torino, che si addormentò nel 425 circa.
26 Il venerando Senofonte e la sua sinodia.
27 Traslazione delle reliquie del nostro padre tra i santi Giovanni il Crisostomo: licenza di vino e olio.
San Vitaliano, papa dell’antica Roma, che si addormentò nell’anno 672.
28 Il nostro venerando padre Efrem il Siro.
Il nostro venerando padre Callinico, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola di Casula, che si
addormentò in pace nel 1195.
29 Traslazione delle reliquie di sant’Ignazio il Teoforo.
30 I tre santi gerarchi Basilio il Grande, Gregorio il Teologo e Giovanni il Crisostomo: licenza di vino e
olio.
La lotta del sacromartire Ippolito, papa di Roma.
Il nostro venerando padre Adriano.
Monaco a Napoli, negli anni 657-672 si stabilì in Inghilterra, e insieme al monaco Teodoro di Tarso fondò la Scuola di Canterbury, per
la diffusione della cultura greco-romana.
31 I santi taumaturghi e anarghiri Ciro e Giovanni.
I santi Giulio e Giuliano.
Il sacerdote Giulio e il diacono Giuliano, greci, al tempo del santo imperatore Teodosio predicarono il Vangelo tra i pagani del Italia
settentrionale e infine si addormentarono presso il lago d’Orta, a Novara.
Il nostro padre tra i santi Atanasio di Catania, vescovo di Methone nel nono secolo.
Febbraio
ha 28 o 29 giorni; il giorno ha 9 ore e la notte 13 ore

1 Il santo martire Trifone.


I santi martiri Perpetua, Felicita, Revocato, Saturnino, Secondulo e Saturo.
2 L’incontro del Signore: licenza di pesce.
3 Il giusto Simeone che prese in braccio Dio, e la profetessa Anna.
4 Sant’Isidoro di Pilusio.
5 La santa martire Agata.
Questa grande martire nacque a Catania, anche se qualcuno in passato la disse oriunda di Palermo, e affrontò la lotta per la fede
nell’anno terzo di Decio, ovvero nel 251. Il governatore Quinziano, avendo saputo che la giovane era cristiana, le ordinò di
sacrificare alla dea Afrodite; visto però inutile ogni tentativo la trascinò in tribunale. Le fu detto: “Sei libera e nobile, perché vivi la
fede dei servi?” La santa rispose: “Perché sono serva di Cristo”. Stesa allora sul cavalletto, fu flagellata e straziata con uncini di
ferro; ma poiché la santa resisteva calma e serena ai tormenti, Quinziano ordinò che le fossero amputate le mammelle: “Non ti
vergogni?” - esclamò la giovane – “Anche tu sei stato nutrito al seno di una donna!” Eseguito l’ordine, fu ricondotta in carcere e nei
giorni seguenti sottoposta ancora a sevizie: Agata, spogliata delle sue vesti, fu fatta rotolare su un letto di cocci di vasi e carboni
ardenti. Un violento terremoto squassò allora Catania, facendo crollare lo stesso carcere, mentre Agata spirava serenamente,
cantando le lodi del Signore. I cristiani raccolsero il suo corpo e con ogni onore lo deposero in un sepolcro nuovo, in una località del
suburbio denominata Hybla; alle esequie apparve uno splendido giovane alato, il quale depose nella tomba una lamina che recava
un’arcana scritta, interpretata come: Intelletto santo, libero nel volere, onore da parte di Dio, liberazione della patria.
Nell’anniversario del martirio, l’Etna in eruzione minacciava di sommergere Catania in un mare di fuoco: alcuni presero allora il velo
che copriva il sepolcro della santa e lo posero contro il fiume di lava, ed esso si arrestò. Questo prodigio si è ripetuto più volte, fino
ai nostri giorni.
Il nostro venerando padre Giovanni.
Di lui si sa solo che fu monaco nel Monastero di San Filippo in Fragalà, dove erano custodite le reliquie.
Il venerando martire Saba il Siciliano.
Le sue reliquie erano conservate nel Monastero del Salvatore in Messina, ma non si ha alcuna altra notizia.
6 Il santo martire Vucolo.
Il nostro padre tra i santi Fozio il Grande
Il venerando Saba, figlio dei santi Cristoforo e Kalì, asceta nell’undicesimo secolo.
7 Il nostro venerando padre Partenio, vescovo di Lampsaco.
Il nostro padre tra i santi Lorenzo.
Nato a Costantinopoli, parente dell’imperatore Zenone, da questi fu eletto vescovo di Siponto, oggi Manfredonia. Al suo tempo, nel
sesto secolo, in una grotta del monte Dhrio, detto ora Gargano, avvenne la stupenda apparizione dell’arcangelo Michele.
8 Il santo profeta Zaccaria, e il santo grande martire Teodoro il Generale: licenza di vino e olio.
Il venerando Luca di Grecia.
9 Il santo martire Niceforo.
Il nostro padre tra i santi Marcello d’Antiochia, vescovo in Sicilia al tempo di san Pancrazio,
vescovo di Taormina.
10 Il santo martire Charalampos: licenza di vino e olio.
Il nostro padre tra i santi Eulalio, vescovo di Siracusa nel quinto secolo.
Al suo tempo fu tra i più insigni e ascoltati pastori d’Occidente; alla guida del gregge spirituale univa l’esercizio d’una rigida ascesi;
sebbene vescovo della Chiesa più importante di Sicilia e Grande Grecia, risiedeva stabilmente, come semplice monaco, nel
Monastero di San Focà, presso Priolo di Siracusa.
11 Il santo sacromartire Biagio: licenza di vino e olio.
La santa regina Teodora, che ristabilì l’Ortodossia.
12 San Melezio, arcivescovo d’Antiochia.
13 Il nostro venerando padre Martiniano.
14 Il nostro venerando padre Aussenzio.
I santi martiri Modesto, Fiorentino e Flaviano, di Antiochia, predicatori itineranti nella Grande
Grecia, nel terzo o quarto secolo.
Sant’Elefcadio il Filosofo, diacono di sant’Apollinare di Ravenna e suo successore.
15 Il santo apostolo Onesimo.
16 Il santo martire Panfilo, e altri con lui.
17 Il santo martire Teodoro il Coscritto: licenza di vino e olio.
18 San Leone il Grande, papa dell’antica Roma, che si addormentò in pace nel 461.
19 Il santo apostolo Archippo.
20 Il nostro padre tra i santi Leone, vescovo di Catania, il Taumaturgo.
Diacono a Ravenna, o forse soltanto militare, si trasferì a Reggio, dove fu accolto dal mirabile vescovo Cirillo, che lo ordinò
arcidiacono e forse anche protopapàs. Alla morte di san Sabino, vescovo di Catania, gli ortodossi di quella città per avere un
successore si rivolsero al vescovo di Reggio, perché il metropolita di Siracusa aderiva all’eresia. Consacrato vescovo, Leone fece
ingresso a Catania, dove però dovette lottare non poco con il vescovo iconoclasta Eliodoro. Una volta, pare verso il 742, durante una
disputa, Leone afferrò Eliodoro, e lo trascinò dentro una fornace: l’eretico fu subito abbrustolito mentre l’ortodosso vescovo uscì
illeso.
Sant’Agatone il Siculo, papa dell’antica Roma.
La sua ortodossia fu lodata al VI Concilio Ecumenico e, grazie a lui, i vescovi di Roma furono esentati dal pagamento della tassa che
sino allora pagavano perché l’Imperatore riconoscesse la loro elezione. Si addormentò in pace nell’anno 681.
21 Il nostro venerando padre Timoteo nel Simbolo.
22 Il ritrovamento di sante reliquie a Nuova Roma, nel quartiere di Eugenio.
San Telesforo, oriundo della Grande Grecia, papa di Roma che affrontò la lotta nell’anno 136.
Il nostro padre tra i santi Massimiano, vescovo di Ravenna.
Nato a Pola, intimo amico dell’imperatore Giustiniano, nell’anno 546 a Patrasso fu consacrato vescovo di Ravenna. Dotato di immensi
beni materiali, fu padre generosissimo dei poveri, edificò splendide chiese e le dotò di stupendi tesori artistici: a Ravenna si
conserva ancora la sua eburnea cattedra. Autore fecondo, essendo papa di Roma Antica l’ondivago Vigilio, fu riconosciuto come
Primate dell’intera Penisola.
23 Il santo sacromartire Policarpo, vescovo di Smirne.
24 Ritrovamento del prezioso capo del Precursore.
Il nostro venerando padre Giovanni il Theristì.
Oriundo forse dalla Siria, al tempo dell’imperatore Eraclio, ovvero negli anni 610-641, condusse vita ascetica tra i kellioti di Arsafià,
sui monti di Stilo. Non ricordandosi più nulla della sua vita, nell’XI o XII secolo un ignoto innografo si ispirò al romanzo che narra le
gesta dell’akrita, del militare di frontiera Vasilio, detto dìghenis perché nato da un emiro musulmano e da una bella cristiana
ortodossa, fedele alla Vasilìa, all’impero dei Romani, e così cantò che Giovanni, figlio di un emiro musulmano e di una bella cristiana
ortodossa, abbandonò la fede del padre e giunse a Stilo per abbracciare la fede della madre: prima ancora di diventare cristiano
compì un miracolo, arrestando la corsa di alcuni buoi impazziti. Cantò anche che Giovanni vestì l’abito monastico per mano d’un
igumeno chiamato Romano o Vasilio, e che fu istruito nelle Sacre Scritture direttamente dall’apostolo Paolo; come un albero
piantato tra i fiumi Assi e Stilaro, produsse molti frutti di santità e un giorno mieté in un attimo un gran campo di grano minacciato
dalla tempesta, meritandosi l’appellativo di Mietitore. Un più tardo canone, del XIII o XIV secolo, composto dal monaco Leonzio di
Stilo, aggiunge che Giovanni, navigando nello Stretto di Messina diretto in Calabria, scampò prodigiosamente a un assalto di Saraceni.
Tempo dopo, nel XIV o XV secolo, furono composte due Vite, poco dissimili tra loro, prive di qualsiasi fondamento, e purtroppo alla
base di tutte le sciocche leggende che si narrano.
Le reliquie del santo erano custodite in un monastero, fiorente ancora nel 1551, sebbene sin dal 1482 fosse stato venduto dalla Curia
pontificia, con tutti i monaci, a un laico. Poco dopo però la biblioteca del Monastero, ricca di pregiati manoscritti, fu dispersa (in
parte assorbita dalla Biblioteca Vaticana) e nel 1662 il complesso monastico fu abbandonato del tutto. Da terremoti e frane si salvò
solo parte del katholikòn, usato come stalla sin quasi alle soglie del terzo Millennio. Grazie a Dio, nel 1992 i ruderi del Monastero
sono stati affidati alla Sacra Metropoli d’Italia che restaurò gli edifici e la vita monastica.
25 Il nostro padre tra i santi Tarasio, arcivescovo di Costantinopoli.
Sant’Alessandro di Pozzuoli, martire in Tracia.
26 Il santo martire Porfirio.
27 Il venerando Procopio il Decapolita.
28 San Basilio il Confessore, e il venerando Acacio della Scala.
29 Il nostro venerando padre Giovanni Cassiano.
Sant’Ilario, nato in Sardegna, papa dell’Antica Roma, che si addormentò in pace nell’anno 468.
Marzo
ha 31 giorni, il giorno ha 12 ore e la notte 12 ore

1 La santa veneranda martire Eudocia.


Il nostro venerando padre Luca il Siciliano.
Questo nostro padre nacque in Terra dei Leoni, sconosciuta zona dei Nebrodi, nell’XI secolo, e si chiamò Leone. Sin quando ancora
era un pastorello, amò la vita ascetica, si diede perciò a pellegrinare per i monasteri della Sicilia e della Calabria, e infine vestì
l’abito monastico in un monastero nel nord della regione, prendendo il nome di Luca. Dopo molti anni, egli fondò un altro monastero
non lontano dalla città di Ipponio, ovvero Vibo Valentia, in cui si addormentò nel Signore quasi centenario, preceduto, accompagnato
e seguito da numerosi prodigi.
2 Il santo sacromartire Teodoto.
La santa martire Eutalia che, a causa della fede, attorno al 260 fu decapitata dal suo stesso
fratello a Lentini.
3 I santi martiri Eutropio, Cleonico e Vasilisco.
La santa madre Arthelais.
Nipote del generale Narsete, condusse vita ascetica presso Benevento, dove si addormentò attorno all’anno 570.
4 I santi martiri Paolo e Giuliana.
5 Il santo martire Isichio.
San Lucio, papa di Roma, che si addormentò nel 254.
San Clemente, igumeno del Monastero di Santa Lucia in Siracusa, e sant’Eutico, suo successore.
6 I quarantadue santi martiri in Amorio.
7 I santi martiri del Cherson.
8 Il nostro venerando padre Teofilatto, vescovo di Nicomedia.
9 I gloriosi quaranta santi martiri di Sebaste: licenza di vino e olio.
Il nostro venerando padre Vitale.
Nato forse a Enna, fu monaco pellegrino e si addormentò in pace a Rapolla di Potenza tra il 1067 e il 1078.
10 Il santo martire Codrato, e altri con lui.
11 San Sofronio di Gerusalemme.
12 San Teofane il Confessore.
San Gregorio il Dialogo, papa dell’Antica Roma.
Il nostro venerando padre Nicodemo l’Umile.
Questo nostro padre nacque, pare nell’XI secolo, a Sicrò, uno sconosciuto villaggio nella Regione delle Saline. Illuminato dalle divine
Energie, Nicodemo si affidò alla guida del ghèron Anania, che allora praticava l’esicasmo presso il tempio del taumaturgo San Fantino
il Cavallaro, a Tauriana. Il beato perseverò con quel santo ghèron, combattendo la guerra contro la carne per molti anni, con i
digiuni, le preghiere e le veglie, impegnandosi nell’obbedienza e nell'umiltà. In seguito Nicodemo si stabilì sulle montagne del
Kelleranà, cioè sulla Limina. Qui, avendo costruito una casa di preghiera dedicata all’arcangelo Michele, cominciò ad accettare
discepoli. Un giorno, essi gli dissero: “Padre, è difficile vivere qui. Dalle parti di Vukìto c’è il glorioso tempio della Madre di Dio. Se
tu vuoi, ci trasferiremo là”. Egli non si oppose, pur sapendo ciò che sarebbe successo: era infatti la festa del Transito della
Purissima, e ogni anno si riuniva una moltitudine di popolo. La vigilia della festa li svegliò: “Andiamo, figli, dove avete proposto”.
Quando essi però giunsero e videro la folla, ricordando la tranquillità d’un tempo, caddero ai piedi del grande uomo, dicendo:
“Perdonaci, padre! Guidaci dove eravamo prima”. Ed egli, avendoli riuniti, con gioia tornò indietro. Diventato pieno di giorni, il
divino e grande nostro padre fu sciolto dai legami della carne: il suo viso subito dopo la morte sprigionò raggi di luce e di fuoco,
come bagliori, anche fin dentro la tomba. Sul Passo della Limina, tra i ruderi dell’antico monastero, si può venerare la santa Mensa
che gli ultimi monaci ortodossi sotterrarono per impedire che vi potessero celebrare i Latini.
13 Traslazione delle reliquie del nostro venerando padre Niceforo, patriarca di Costantinopoli.
14 Sant’Alessandro in Pidni.
Il venerando Benedetto di Norcia.
15 Sant’Agapio, e altri con lui.
16 Il calabrese san Zaccaria, papa di Roma Antica, che tradusse in greco i Dialoghi attribuiti a san
Gregorio I detto il Grande.
Il santo martire Papas.
17 Sant’Alessio l’Uomo-di-Dio.
18 San Cirillo, patriarca di Gerusalemme.
19 I santi martiri Crisante e Daria.
20 I venerandi padri uccisi nel Monastero di San Saba, e il santo martire Basilio.
21 Il nostro padre tra i santi Verillo d’Antiochia, discepolo degli apostoli e primo vescovo di Catania.
Il nostro padre tra i santi Giacomo, vescovo di Catania al tempo del primo iconoclasmo.
22 Il santo martire Basilio.
23 Il santo martire Nikon, e altri con lui.
Militare nato a Napoli o di stanza a Napoli, scampato a un sanguinoso scontro, attribuì la salvezza al Dio dei cristiani, al quale
credeva la madre; disertò quindi l’Esercito e si nascose nell’isola di Chios, deciso ad arruolarsi nell’esercito dei redenti. A Chios
Nikon incontrò il vescovo Teodoro di Cizico, anch’egli latitante insieme con altri cristiani, e da lui fu immerso nel Lavacro della
divina Illuminazione. Consacrato poi vescovo dallo stesso Teodoro, Nikon abbandonò Chios e si recò a Mitilini, da dove tornò a Napoli:
pare durante il regno di Filippo l’Arabo, tra il 244 e il 249, il primo imperatore cristiano. Ucciso però Filippo e salito al potere Decio,
acerrimo nemico dei cristiani, Nikon con altri scappò da Napoli e si nascose in Sicilia, tra i ruderi d’un antico stabilimento termale,
nelle gole del fiume Onobala, detto oggi Alcantara; scoperto, fu decapitato insieme ai suoi compagni.
24 Il nostro padre tra i santi Severo, vescovo di Catania nel settimo secolo.
25 L’annunciazione alla Madre di Dio: licenza di pesce.
26 Sinassi dell’arcangelo Gabriele: licenza di vino e olio.
27 La veneranda Matrona di Tessalonica.
28 Il nostro padre tra i santi Paolo il Siculo, vescovo di Corinto nel nono secolo.
Il nostro venerando padre Ilarione il Nuovo.
Il nostro venerando padre Konon.
Egli fu monaco nel Monastero di Sant’Elia di Galatro e poi eremita nei dintorni di Naso; condannato al rogo dai Latini, si salvò
prodigiosamente e poi si addormentò in pace, attorno all’anno 1263.
29 I santi martiri Ionà e Varachisio.
30 Il nostro venerando padre Giovanni il Climaco.
Il nostro venerando padre Ilario, igumeno del Sacro Monastero di San Nicola in Casula dal 1174 al
1202.
Il nostro venerando padre Clino, che si addormentò a Esperia verso la fine del X secolo o agli inizi
dell’XI.
31 Il sacromartire Ipazio.
Il nostro padre tra i santi Abbondio.
Oriundo di Tessalonica, fu fatto vescovo di Como. Insieme ad Asterio, vescovo di Capua, e ai sacerdoti Senatore e Basilio di Milano fu
chiamato a Costantinopoli per controllare la professione di fede del patriarca Anatolio.
Aprile
ha 30 giorni; il giorno ha 13 ore e la notte 11 ore

1 La veneranda Maria l’Egiziana.


2 Il venerando Tito.
3 Il venerando Niceta del Monastero dei Midikion.
Il nostro venerando padre Giuseppe l’Innografo.
Nato a Siracusa nell’816 circa, monaco a Latoma di Tessalonica, si fece discepolo di san Gregorio il Decapolita e con lui si stabilì a
Nuova Roma. Durante un viaggio per mare verso la penisola italiana, fu catturato dai Saraceni e venduto come schiavo; quando
conquistò la libertà, rientrò nella capitale e fondò un monastero presso il tempio di San Giovanni Crisostomo. Qui pose al servizio
dell’ortodossia la sua insuperabile arte di innografo, per cui fu punito dalle autorità iconoclaste con l’esilio nel Cherson. Tornato a
Nuova Roma, al tempo del patriarca san Fozio, Giuseppe fu skevofilax della Grande Chiesa; si addormentò in pace nell’anno 886.
4 I santi martiri Teodulo e Agatopode.
5 La veneranda Teodora.
6 Il venerando Eutichio di Costantinopoli.
San Sisto, papa di Roma, che si addormentò nell’anno 129.
Il venerando martire Filareto.
Nell’estate dell’830 il berbero Asvâg, detto Fargalùs, sbarcò a Mazara; parte dei suoi puntarono verso Mineo, allo scopo di
saccheggiare Enna, ma furono battuti dai Romani; altri invece raggiunsero velocemente Palermo e la posero in stato d’assedio. Ai
primi di settembre dell’831, quando la città fu presa, vi si contarono non più di tremila abitanti: tutti gli altri erano morti colpiti
dalla peste o dalle frecce, o nelle varie sortite. Un tentativo di fuga, all’inizio d’aprile, era stato organizzato dal monaco Filarete:
egli aveva in animo di guidare un gruppo di monaci e cittadini per gli impervi sentieri delle Madonìe, al fine di raggiungere la Regione
di Demenna, i Nèbrodi. Intercettati però dagli assedianti, preferirono la morte piuttosto che aderire all’Islam, e quindi furono tutti
decapitati.
7 Il venerando Giorgio di Mitilini.
8 I santi apostoli Irodion, Agavo, e altri con loro.
San Celestino, papa dell’antica Roma, che si addormentò nell’anno 432.
Il nostro venerando padre Filareto l’Ortolano.
Quando nel 1040 l’Esercito romano liberò la Sicilia dai Saraceni, dalla regione di Demenna il giovane Filippo passò a Reggio e poi si
stabilì a Sinopoli. A 25 anni indossò l’abito monastico nel Monastero fondato da sant’Elia il Nuovo, prendendo il nome di Filareto, e
fu incaricato della cura dei cavalli e dei buoi, sui pianori di Palmi. Nel 1062, a causa dell’invasione dei Francogermanici, fu costretto
ad abbandonare la solitudine dei boschi, per fare ritorno al monastero dove si dedicò alla cura dell’orto. Sebbene non fosse dotato
d’istruzione secondo il giudizio degli uomini, con la sua parola divinamente ispirata lottò le empie dottrine dei Latini; si addormentò
in pace nell’anno 1078 e sulla sua tomba fiorirono prodigi.
9 Il santo martire Εupsichio.
10 I santi Terenzio, Africano, e altri con loro.
Il nostro venerando padre Andrea il Messinese.
Egli fu avvà nella Laura di Raithò, oggi El Tor, e di lui si racconta una storia edificante, che dimostra l’umiltà di Andrea e la stima di
cui godeva presso san Simeone lo Stilìta perché sin da ragazzino visse in cima a una colonna. Un giorno un monaco si recò al Monte
Mirabile, presso Antiochia, per supplicare san Simeone di essere liberato dal demonio che lo tormentava. Giunto ai piedi dell’alta
colonna su cui viveva il santo, questi gli disse: “Mi meraviglio che tu abbia fatto tanta strada per venire a trovare un peccatore come
me! Vai a Raithò, e fatti guarire dall’avvà Andrea”. Il poveretto andò a Raithò, e appena l’avvà Andrea lo vide arrivare, gli disse: “Mi
meraviglio che tu abbia fatto tanta strada per venire a trovare un peccatore come me! Ti ha già guarito Simeone!”, e quello si trovò
subito sanato. Lo stesso Andrea una volta raccontò che, quando era giovane monaco, aveva lasciato Raithò e con il suo padre
spirituale si era trasferito presso un ghèron della Palestina. Questo ghèron aveva in tutto una moneta e, avendo dimenticato dove
l’aveva riposta, accusava il giovane d’averla rubata. Andrea corse allora a vendere il suo mantello, e portò una moneta al ghèron,
dicendo: “Prendi ciò che ti ho rubato”. Ma il ghèron - che intanto aveva ritrovato ciò che aveva perduto, ed era afflitto per l’ingiusta
accusa – rispose: “Tieniti tu, invece, la moneta: il ladro sono stato io!”
11 Il santo martire Antipa.
12 I santi Dimi e Protione.
Il sacromartire Zeno, vescovo di Verona.
San Giulio, papa di Roma Antica, che si addormentò nell’anno 352.
13 Il venerando Martino il Confessore, papa dell’antica Roma, che si addormentò nell’anno 653.
Sant’Urso, vescovo di Ravenna, nato in Sicilia e parente di san Bassiano di Siracusa.
14 Il santo apostolo Aristarco, che con l’apostolo Paolo e l’evangelista Luca fu a Malta, Siracusa,
Reggio e Pozzuoli, come si narra negli Atti degli Apostoli, ai capitoli 27 e 28.
15 Il santo martire Crescente.
16 Le sante martiri Irene, Agapi e Chionia.
I santi martiri Felice, vescovo di Thiviuka di Cartagine, Gennaro sacerdote, Fortunato e Settimino.
Al tempo di Diocleziano, per la fede furono deportati ad Agrigento, Catania, Taormina, Messina e infine decapitati in Eluro, oggi
Venosa, in Basilicata.
17 Sant’Acacio di Melitini, e il venerando Simeone il Persiano.
Sant’Agapito, papa dell’antica Roma.
18 Il venerando Giovanni l’Asceta.
19 San Teodoro di Perghi.
20 San Teodoro il Capellone.
Sant’Aniceto, papa di Roma, che si addormentò attorno al 153.
21 Il sacromartire Gennaro, vescovo di Benevento, e con lui i diaconi Proclo, Sossio e Fausto, il
lettore Desiderio, ed Eutichio con Acuzio.
22 San Teodoro di Sikea.
I santi papi di Roma Sotir, che si addormentò nel 175, e Caio, che si addormentò nel 296.
23 Il santo grande martire Giorgio: licenza di vino e olio.
24 La veneranda Elisabetta la Taumaturga, e san Saba il Generale.
25 Il santo apostolo ed evangelista Marco: licenza di vino e olio.
Il nostro venerando padre Gerasimo.
Di lui si sa soltanto che le reliquie erano conservate nel Monastero di Sant’Angelo presso San Lorenzo di Reggio sino al 1610, quando
furono sottratte e disperse dal vescovo latino Annibale D’Afflitto.
26 San Vasileo, vescovo di Amasia.
L’ateniese sant’Anacleto, detto anche Cleto, papa di Roma, che si addormentò verso la fine del II
secolo.
27 San Simeone, parente del Signore.
28 Il santo apostolo Giasone.
29 Il venerando Zosima, e i santi martiri di Cizico.
I santi martiri Agricola e Vitale, erroneamente creduto vescovo di Ravenna.
Nel 392, presente sant’Ambrogio, i loro corpi furono esumati dal cimitero giudaico di Bologna e traslati a Milano, dove furono deposti
insieme ai corpi dei martiri milanesi Gervasio e Protasio.
Memoria della Grande Guerra, detta del Vespro, iniziata nel 1282, e dei dolori, devastazioni,
stragi e lutti che ne seguirono, come anche di tutti gli ortodossi, nostri padri e fratelli, chierici e laici,
bambini e vecchi, donne e uomini, assassinati sotto i Franchi, dal tempo della calata di Ottone in poi.
30 Il santo apostolo Giacomo, fratello di Giovanni il Teologo: licenza di vino e olio.
San Donato, vescovo di Evria.
Maggio
ha 31 giorni; il giorno ha 14 ore e la notte 10 ore

1 Il santo profeta Geremia.


Il nostro padre tra i santi Ippolito, evangelizzatore dell’Irpinia.
Il nostro venerando padre Giorgio.
Di lui si sa soltanto che le reliquie erano conservate in un tempietto in Terra dei Tukki, ovvero nella vallata di Bagaladi, distrutto
durante la Guerra del Vespro.
2 Sant’Atanasio il Grande: licenza di vino e olio.
3 I santi martiri Timoteo e Maura.
Il nostro padre tra i santi Pietro il Siculo, vescovo di Argo nel nono secolo.
4 La santa veneranda martire Pelaghia.
Il nostro venerando padre Niceforo l’Esicasta.
Egli nacque in Calabria e i suoi genitori erano ricchi di beni materiali, ma spiritualmente meschini, tanto che aderirono alle eresie
dei Latini e abbandonarono il figlio, ancora in tenera età, in qualche monastero. Studiò Logica, Filosofia aristotelica, Sacra Scrittura,
Patristica, e apprese così che i Latini sono falsari e trasgressori della tradizione degli Apostoli e dei Padri, poiché confondono le
proprietà delle tre ipostasi, insegnando, in modo empio e blasfemo, due processioni del santo Spirito. Iniziò così a discutere con i
Latini, dimostrando per mezzo della Scrittura e della dottrina dei Padri che si essi si erano allontanati ed estraniati dalla fede
ortodossa, provando con stringenti sillogismi che essi penzolavano ora verso l’eresia di Sabellio, ora verso quella di Macedonio, e su
questi argomenti scrisse diversi trattati, nella speranza di trarre fuori dalla loro fede strampalata quei nemici, sacrileghi, eretici e
bestemmiatori. Egli spiegava che la Processione dello Spirito è la modalità stessa dell’essere, e che quindi il santo Spirito è senza
principio, perché ha l’essere dal Padre, allo stesso modo della generazione del Figlio; è perciò del tutto empio e blasfemo sostenere
che il santo Spirito procede dal Padre e dal Figlio. I Latini risposero con insulti e calunnie, e infine lo denunciarono al Tribunale
pontificio. Niceforo fu arrestato, torturato e condannato a essere bruciato in pubblico, ma la notte prima della condanna riuscì a
fuggire e si nascose all’Athos, presso Glossìa. Qui fu raggiunto dagli Unionisti, nuovamente arrestato e condotto a Cipro per essere
processato da un delegato pontificio, ma Niceforo riuscì ancora una volta a scampare al rogo. Fatto rientro all’Athos, si legò
d’amicizia spirituale con Teolepto, futuro metropolita di Filadelfia, e Atanasio, futuro Patriarca ecumenico, ed ebbe come discepolo
san Gregorio Palamas. All’Athos, Niceforo ebbe come discepolo anche un certo Ponimazio, al quale dettò il trattato che porta il
titolo Discorso utilissimo sulla sobrietà e la custodia del cuore, e quello titolato Le tre forme della preghiera, per qualche tempo
attribuito a san Simeone il nuovo Teologo.
5 La santa martire Irene.
Il nostro venerando padre Leonzio di Africo in Calabria, che si addormentò in pace nel dodicesimo
o tredicesimo secolo.
Il nostro venerando padre Eustazio il Taumaturgo, vescovo di Madito.
6 Le lotte del giusto Giobbe.
7 L’apparizione in cielo della Croce, nella città santa, verso l’ora terza, al tempo di Costanzo figlio
di Costantino il Grande.
I santi martiri di Locri.
8 I santo apostolo Giovanni il Teologo: licenza di vino e olio.
La tremenda apparizione del condottiero Michele sul monte Dhrio, al tempo del santo vescovo di
Siponto Lorenzo.
San Bonifacio, papa dell’antica Roma, che dedicò alla memoria di tutti i santi martiri il Pantheon
di Agrippa avuto in dono dall’imperatore Focà.
San Benedetto II, papa dell’antica Roma, che si addormentò in pace nel 685.
9 Il profeta Isaia, e il santo martire Cristoforo.
10 Il santo apostolo Simone lo Zelota.
I santi grandi martiri Filadelfo, Alfio e Quirino.
Questi tre gloriosi martiri, due volte fratelli di sangue, erano oriundi della prefettura della Hispania Tarraconense, abitata dal fiero
popolo dei Vasconi. Forse erano giovani ufficiali, o figli di qualche alto funzionario statale: scoperti infatti come cristiani, non furono
finiti sul posto ma tradotti a Roma, e poi esiliati nell’antica città dei Leontini, vale a dire Lentini di Siracusa. Essi però
testimoniarono il Vangelo con la parola e innumerevoli prodigi, e perciò furono messi a morte, pare al tempo di Licinio Valeriano.
Il nostro padre tra i santi Agatone, vescovo di Lipari.
Egli da alcuni è posto al tempo dei tre santi fratelli, ma è più probabile che sia vissuto nel VI secolo, e che sia lo stesso Agatone di
Lipari che accolse la reliquia del santo apostolo Bartolomeo.
11 Il natale della Città, e memoria del santo martire Mokios.
12 Il nostro padre tra i santi Epifanio, vescovo di Cipro, e il nostro venerando padre Germano,
patriarca di Costantinopoli.
Il beato Filippo, presbitero apostolico, il Cacciaspiriti.
Al tempo dell’imperatore Arcadio, nella provincia di Tracia c’era un uomo di nome Teodosio, siro di stirpe e di lingua, che aveva
preso in moglie la nobildonna Augia. Avevano tre figli, i quali erano commercianti di bestiame. Il giorno dell’esaltazione della Croce
questi erano soliti andare a Costantinopoli, dove stavano i genitori, per celebrare insieme la festa. Ma un triste giorno, mentre
traversavano il fiume Sàngari in piena, la corrente li portò via. La loro madre non trovò pace, né di giorno né di notte, finché le
apparve il Creatore del mondo, nelle sembianze d’un vecchio che le diceva: “Togliti il lutto, alzati e impasta tre pani con fior di
farina e offri a Dio i tuoi doni in letizia”. Augia si alzò e fece proprio così; e quando Teodosio si uni a lei, concepì e partorì un
maschio e lo chiamò Filippo. Quando il bambino giunse all’età di sette anni, la madre gli fece tagliare i capelli e lo consegnò alla
Chiesa, e quando Filippo giunse ai ventuno anni, ve lo lasciò come diacono. Egli progrediva nella pace interiore e nella conoscenza,
istruendosi nella scienza ecclesiastica in lingua siriaca. Volendo conoscere la tradizione apostolica dei Romani, insieme al monaco
Eusebio, decise di recarsi nell’antica Roma. Un giorno il Papa invitò Filippo a celebrare, e poiché questi si scusò dicendo di non saper
dire nemmeno una parola in lingua latina, il Papa disse: “Nel nome di Cristo nostro Dio, apri la bocca ed esprimiti con parole latine”.
Filippo aprì la bocca e subito si trovò a dire in lingua latina: Nella pace del Signore, preghiamo, e ciò che segue. Trascorsi là tre mesi
e dodici giorni, Filippo era scoraggiato, perché in chiesa poteva esprimersi in latino, ma per ogni altro affare non poteva dir parola. Il
Papa allora gli disse: “Diacono Filippo, parla anche tu come noi”. Subito usci un fuoco dalla lingua del Patriarca e toccò le sue
labbra; e in modo manifesto a tutti egli leggeva usando parole latine. Lo prese allora e lo ordinò presbitero; e dandogli in mano un
volume scritto disse: “Ricevi questo decreto apostolico. Quando nel tuo viaggio di ritorno passerai in Sicilia, troverai in quei luoghi
un posto, di nome Arghirion, dove avvenne una migrazione di spiriti provenienti da Gerusalemme che ora abitano in una cavità della
roccia, di fronte al monte chiamato Etna, che emette un fiume di fuoco. Terrai dunque in mano il decreto, e non potrai tornare dai
tuoi genitori finché tu non abbia distrutti tutti gli spiriti”. Filippo ricevette il decreto affidatogli e subito si imbarcò con il monaco
Eusebio; raggiunse per mare Reggio, si recò poi a Messina e, proseguendo a piedi, giunse al luogo assegnatogli. Si sedette in una
grotta ove c’erano tre colonne e tre gradini, tagliati da pietre perfette; là Filippo stava seduto e compì guarigioni per due giorni. Poi
salì di fronte all’Etna: fece una benedizione con il volume che teneva in mano e apparve la turba dei demoni che, come pietre,
rotolavano giù. Fuggendo, gridavano: “Guai a noi! Il presbitero Filippo ci caccia anche da qua!” Un giorno Filippo stava facendo una
fervente preghiera per una fanciulla tormentata da uno spirito. Il beato Filippo le toccò la mano e disse: “Esci e vattene nel luogo
che ti è stato preparato!” Lo spirito gridò: “Filippo, esco dalla fanciulla, ma non uscirò mai da questo luogo con i miei compagni,
bensì vi abiterò con te, fino all’ultimo giorno!” Subito la fanciulla divenne sana. C’era molta folla di oppressi da spiriti immondi, in
numero di circa quattrocento, i quali divennero sani. Come era costume fra quella gente prima dell’arrivo del santo, per timore degli
spiriti gli uomini portavano loro doni; infatti i demoni, trasformatisi a somiglianza umana, come se un padre defunto chiedesse a un
figlio di offrirgli delle sostanze di sua proprietà, dicevano: “Figlioli, date anche a noi dei beni a vostra disposizione!” Questo uomo
ammirevole innalzava in diversi luoghi edifici sacri. Un giorno uscì per scendere dalle parti settentrionali di quel luogo a pregare, e
gli venne incontro un uomo con sua moglie, i quali piangevano di un pianto violento, e dissero: “Pietà di noi! Nostro figlio ha bevuto
alla fonte Mamoniea ed è morto all’istante”. Egli andò di corsa alla sorgente, fece sul morto il segno di croce con il volume
apostolico e lo chiamò: “Giovanni, Giovanni, Giovanni, nel nome di Dio, sorgi!” E subito il giovane sorse come da un sonno; egli lo
consegnò alla madre dicendo: “Da’ gloria al Signore Dio. E tu, spirito immondo, se vuoi rimaner qui, non recar più alcun danno; se
invece persisti, ti incolga il castigo di venir legato con cinghie di ferro dallo Spirito Santo e da Gabriele, comandante in capo delle
Potenze divine; e così starai legato sino alla fine del mondo”.
Filippo se ne stava seduto tenendo in mano il vangelo, quand’ecco venne un certo Atanasio, morso da una vipera: il suo corpo era
ormai tutto piagato. Il servo di Dio sputò a terra, mischiò la polvere con la saliva, gli spalmò la ferita e subito divenne sano.
Una donna aveva in ventre un feto morto da quattro giorni e, non potendo partorire, era ormai vicina alla morte. Passò Filippo, prese
dell’acqua con le due mani, la versò in una tazza e ordinò che la bevesse. E subito uscì i il feto imputridito.
Un giorno, verso mezzodì venne un pecoraio; Filippo prese della polvere dalla terra, fece su di essa il segno della croce con il volume
e gli disse: “Spargi questa sostanza nell’ovile e quando verranno le belve dici: Il presbitero Filippo, nel nome del Signore, vi comanda
di stare lontane”. Il pastore fece come gli era stato comandato e le bestie pericolose furono scacciate piene di paura.
Una donna che aveva un flusso ininterrotto di sangue, venne da lui che stava celebrando, e pregò il suddiacono perché le desse
l’acqua in cui il santo aveva lavato le sue mani, e gli porse un asciugatoio di lino, perché egli asciugasse le sue mani. Il suddiacono
prese l’acqua e la diede alla donna. Questa, dopo aver bevuto, fu sanata. Poi portò a casa sua l’asciugatoio e, trovando una tale
gravemente malata, le mise addosso l’asciugatoio, dicendo: “Nel nome di Dio e del santo sacerdote Filippo, sorgi dal tuo letto e va’
al suo sacro tempio”. E quella fu subito sanata.
Un uomo aveva una figlia oppressa da elefantiasi. Venne ai piedi di Filippo, piangendo: “Santo padre, sia guarita la tua serva!” Egli
ordinò al diacono di portargli il velo che si pone sui Presantificati, e di avvolgervi completamente la fanciulla per circa un’ora. Pregò
per lei e la fanciulla diventò rilucente di uno splendore più vivo dell’oro, e andò a casa sua glorificando Dio.
Un giorno Filippo celebrava la festa dell’apostolo Pietro, quando venne un uomo di nome Leonzio, che aveva una ferita in
putrefazione. Filippo si lavò le mani e disse al diacono: “Va’ alla porta centrale della chiesa, impasta con questa acqua la polvere
che sta là, fa’ un unguento con tale fango e ponilo sulla ferita”. E quello guarì.
Un tale portò un giumento che non poteva essere addomesticato. Il santo sorrise e fece un segno di croce sull’animale, dicendo:
“Obbedisci al tuo padrone; non colpirlo più con morsi e calci”. E il giumento divenne più mansueto di una pecora.
Vicino al tempio del santo c’era un’arca, e col permesso di Dio vi abitava uno spirito il quale, verso mezzogiorno, privava della vista
gli uomini che vi passavano. Un tale, colpito da una grave malattia, venne a quest’arca per riposarsi e subito fu privato della vista.
Lo portarono per mano alla porta del tempio, ed egli gridò: “Santo di Dio, ho fatto molti stadi per venire da te ed essere guarito, ma
fui privato della vista nell’arca che sta vicino al tuo venerabile tempio, mentre vi stavo seduto verso mezzogiorno”. Il santo, pieno di
sdegno, disse: “Dico a te, spirito immondo che privi della vista gli uomini: sarai cieco d’ora innanzi e sino alla fine del mondo,
abiterai dentro all’arca ridotto in miopia e fuori di essa non potrai aggredire alcun uomo o bestia”. E quell’uomo fu liberato dalla
cecità, ricevendo allo stesso tempo anche la guarigione dalla malattia.
Un uomo fu morso da un cane arrabbiato. Il beato Filippo ordinò che portassero erba, la bruciassero e, disciolta in acqua, la
introducessero nelle sue ferite. E quell’uomo guarì.
L’arconte di Agrigento accusò dodici uomini di cospirazione. Essi però pagarono i soldati che li conducevano a Catania, perché li
facessero passare dal sacerdote Filippo. Giunti al suo tempio, levarono lamenti: “Pietà! Ingiusta è l’accusa scritta contro di noi!” E
gli mostrarono l’atto d’accusa, sigillato con il piombo. Il santo di Dio disse: “Per la potenza di Dio, questa pergamena sia scritta così
nel suo interno: Questi uomini li si vuole condannare ingiustamente, perché il loro arconte è contro di loro”. Giunsero quegli uomini
dal governatore e questi, letta la pergamena, disse: “Siano sciolti i prigionieri e tornino di corsa a casa loro”. I prigionieri se ne
andarono dando gloria al Signore Dio che li aveva liberati. Colui che li aveva mandati ingiustamente, quando li vide tornare, fu preso
dall’ira; e subito si impadronì di lui un demonio assai molesto. Gli dissero allora quegli uomini: “Va’ ai piedi del sacerdote Filippo, e
anche tu sarai liberato dallo spirito”. Egli si recò di corsa al tempio gridando: “Pietà di me, servo di Dio Filippo!” Il santo disse allo
spirito: “Esci e allontanati da costui, per la potenza di Cristo”. E quegli fu subito risanato, e ricevette dal santo il comando di non
accusare più falsamente nessuno per motivi d’interesse.
L’igumena del Monastero dei Santi Sergio e Bacco era oppressa da uno spirito. Andò dal santo e, mentre quegli stava pregando, diede
un morso al lembo del suo mantello: in quel momento divenne sana.
Tre uomini, provenienti dalla Lidia, vennero in Sicilia per comprare grano, ma Satana suggerì a uno di loro di rubare il denaro che
avevano in comune. Sconcertati per aver perso il denaro e sentendo parlare di Filippo, si recarono in fretta da lui e gli dissero:
“Avevamo in comune una somma di denaro per degli affari, ma ci fu rubato”. Il santo disse: “Prendete una manata di fango”. Essi
presero una manciata di fango, ed egli disse di nuovo: “Aprite le mani”. Quando due di essi stesero le mani, apparvero come lavate
con acqua limpida; a colui invece che aveva commesso il furto, il fango si era seccato e gli tratteneva le dita, sì da non lasciargliele
stendere. Gridando disse: “Servo del Signore, sia sanata la mia mano!” E subito la mano fu sanata ed egli restituì il denaro.
Un giorno Filippo andò a pregare con il monaco Eusebio nel tempio dell’apostolo Pietro. Verso mezzanotte si udì uno spirito che
diceva: “Saltate giù! saltate giù! Scappate! il nostro persecutore è salito sul monte e un fuoco ci distrugge”. Allora Filippo disse:
“Sono migrati qui spiriti immondi da una regione lontana. Stiamo immobili in preghiera, finché Dio li scacci di qua”. E mentre
stavano pregando usci dal tempio un fuoco, come un fiume in piena, che li scacciò via. Quando infatti a Catopidunte, di notte o a
mezzogiorno, si sentiva il grido per la caduta di un demonio, una pietra scendeva giù rotolando e uccideva o un uomo o un animale.
Ma d’allora tutti poterono passare da lì restando illesi.
Un uomo di Palermo era senza figli. Raggiunse Agira e si gettò ai piedi di Filippo dicendo: “Padre, tu sai perché sono venuto”. Il
santo disse: “Certo, lo so; torna a casa tua”. Quell’uomo, tornato a casa, si uni alla moglie ed ella concepì, e generò un maschio che
chiamò Filippo. Quando il bambino ebbe circa otto anni, lo condusse dal sacerdote Filippo; egli con gioia lo prese per mano e lo
portò nel tempio, lo benedisse e gli disse: “Torna nella tua terra e costruisci un tempio del Signore”. Il bambino Filippo prese dal
presbitero Filippo, come ricordo, una delle sue venerabili tuniche, un asciugatoio e la fascia con cui si cingeva i suoi santi fianchi;
partito dunque di là, trovò per strada un uomo che era stato paralizzato dal veleno d’un serpente. Volendo il bambino completare i
miracoli del santo, svolse la cintura che aveva preso dal santo, e ne cinse quell’uomo. E in quel momento quegli sorse sano come
prima. I palermitani, come seppero che le tuniche del santo erano state portate nella città di Palermo e che si ottenevano guarigioni
per mezzo di esse, furono pieni di gioia inesprimibile. Subito un monaco, oppresso da uno spirito, mentre Filippo giungeva per
attraversare la prima porta della città, gridò: “Il presbitero Filippo tu porti con te, o diacono Filippo! Io mi affretto ad andare da lui
per essere liberato da uno spirito che si è impadronito di me”. Ma quando quegli arrivò, Filippo era già morto.
Dopo aver infatti compiuto i divini misteri, il santo si coricò nella sua arca e disse: “Questo è il mio riposo per i secoli dei secoli”.
Visse 63 anni.
Subito il monaco Eusebio fuggì per timore del toparca Orbiano, riparò ad Alessandria, e affidò al patriarca Apollinare una relazione
sulla vita del beato Filippo.
Perché il servo di Dio risplendesse anche dopo morte, venne alla veneranda arca il monaco Evlavio di Palermo, tormentato da uno
spirito. Il santo stese la mano con il volume, e fece un segno di croce: e subito quello divenne sano. Al quattordicesimo giorno dalla
morte venne un certo Eutropio, semiparalizzato. Si strofinò contro la bara e subito divenne sano: tutti quanti vengono alla sua santa
bara sono liberati da tentazioni, pericoli, spiriti, calunnie, guerre intestine, malattie, sterilità dei campi, ira di Dio e del Governo.
Quaranta giorni prima della sua dormizione, Filippo era apparso anche al nobile Belisario che venne ad Agira, per mostrargli la pianta
a forma di croce di una costruzione ecclesiastica. Lo stesso Belisario costruì due arche, una per il monaco Eusebio, e una per il
beato Filippo; poi costruì anche il venerando tempio.
Il venerando Leone il Calzolaio.
Egli era un asceta calabrese, abile nel fabbricare zoccoli, morto mentre era in viaggio per Gerusalemme: i marinai fecero scalo a
Methoni, e lo seppellirono in località Ròson Choma. I miracoli fioriti sulla tomba indussero il vescovo Nicola, pare nel XII secolo, a
traslare le reliquie in un tempio, costruito in onore del santo, poco fuori della città.
13 Il santo martire Glicerio, e il santo sacromartire Metodio vescovo di Patara.
14 Il santo martire Isidoro.
15 Il nostro venerando padre Pacomio: licenza di vino e olio.
Il nostro padre tra i santi Nicola il Siculo, patriarca di Costantinopoli negli anni 901-907 e 912-925.
16 Il venerando Giorgio vescovo di Mitilini, e il nostro venerando padre Teodoro il Santificato.
17 Il santo apostolo Andronico.
traslazione a Pithekusa, cioè Ischia, al tempo di Genserico re dei Vandali, della reliquia di santa
Restituta, che subì il martirio in Africa il 12 febbraio del 304.
18 I santi martiri Pietro, Dionisio, Andrea, Paolo, Venedimos, Paolino, Eraclio e Cristina.
Il nostro venerando padre Arsenio l’Innografo.
Di lui si sa soltanto che fu monaco nel Monastero di San Filippo presso Fragalà di Messina.
19 Il santo sacromartire Patrizio e, con lui, Acacio, Menandro e Polieno.
Sant’Urbano, papa di Roma all’inizio del III secolo.
20 Il santo martire Talleleo.
21 I santi imperatori, pari agli apostoli, Costantino ed Elena: licenza di pesce.
22 Il santo martire Basilisco.
23 San Michele vescovo di Sinnada.
Il nostro padre tra i santi Efebo il Taumaturgo, vescovo di Napoli nel secondo secolo.
24 Il nostro venerando padre Simeone del Monte Mirabile.
25 Il terzo ritrovamento del prezioso capo del Precursore: licenza di vino e olio.
26 Il santo apostolo Carpo.
27 Il santo martire Elladio.
28 Il santo sacromartire Eutico, vescovo di Melitini.
29 La santa martire Teodosia.
I santi martiri Sisinnio, Martirio e Alessandro.
Oriundi dalla Cappadocia, predicatori del vangelo nel Trentino, nell’anno 397 furono uccisi dai pagani.
30 Il nostro santo padre Isaakio, igumeno del Monastero dei Dalmati.
In Sardegna, il santo martire Gavino.
31 Il santo martire Ermio.
Giugno
ha 30 giorni; il giorno ha 15 ore e la notte 9 ore

1 Il santo martire Giustino il Filosofo.


Il nostro venerando padre Simeone il Pellegrino.
Nato a Siracusa, con tutta la famiglia si trasferì a Nuova Roma. Pellegrinò poi ai Luoghi Santi e per qualche tempo si fermò a
Gerusalemme. Eremita lungo il Giordano, fu ordinato diacono e poi sacerdote nel Monastero della Theotokos di Betlemme; passato al
Monastero di Santa Caterina, vi trascorse lunghi anni allontanandosi solo per brevi periodi durante i quali amava ritirarsi nell’eremo
sulla cima del Sinai o in una grotta nei pressi del Mar Rosso. In seguito, pare per raccogliere offerte, Simeone fu ad Antiochia,
Belgrado, Roma Antica, Rouen, Verdun e Trier. Conosciuto il vescovo di questa città, Poppo von Babenberg, gli fece da guida ai
Luoghi Santi e con lui ritornò a Trier. Da qui non si mosse più, e sino alla morte, attorno al 1035, visse recluso in una torre presso la
Porta Nigra.
2 Il nostro padre tra i santi Niceforo, arcivescovo di Costantinopoli, il Confessore.
Il santo martire Nicola il Kirieleison.
Egli nacque nel 1075 circa a Stiri, un villaggio tra Itea e Livadia, i genitori erano poveri agricoltori; la madre lo mandava a pascolare
le pecore. Tale lavoro non durò a lungo poiché un giorno, all’improvviso, cominciò a esclamare a gran voce: Kyrie, eleison! La madre
fu molto turbata e cominciò a ricorrere a minacce e sferzate, nell’intento di costringere il figlio ad abbandonare quella che lei
considerava una grande stoltezza. Quando però si rese conto di non riuscire a distoglierlo dalla via intrapresa, lo cacciò di casa.
Nicola aveva dodici anni quando lasciò il villaggio e salì su un monte altissimo, non lontano dall’abitato. Trovò una grotta, nella
quale abitava un’orsa; al vederla il santo si munì di una croce, e disse: “In nome di Cristo, non entrare più qui!” L’orsa, obbediente,
lasciò la grotta e sparì da tutta la regione. Egli poi si stabilì in quel luogo, nutrendosi soltanto di erbe crude, e giorno e notte gridava
Kyrie eleison.
La madre, sospettando che Nicola fosse posseduto dal demonio, lo portò ai monaci del Monastero di San Luca; ivi per molto tempo, a
scopo di cura, fu sottoposto ad angherie. Lo cacciarono dal tempio: egli stava dinanzi alle porte, gridando il Kyrie eleison. Lo
chiusero in una torre: verso mezzanotte, mentre continuava a gridare Kyrie eleison, la porta si aprì prodigiosamente. I monaci lo
legarono: la catena cadde a terra come una ragnatela. Lo cacciarono dal monastero: la divina Potenza lo sollevò e lo posò sulla
cupola della chiesa, e furono costretti a farlo scendere a bastonate. Lo gettarono a mare: un delfino lo portò incolume a terra.
Prendendo da casa un’ascia e un coltello, Nicola salì allora sulla montagna: tagliava legna da alberi di cedro e, facendone croci,
andava a piantarle agli incroci delle strade e in luoghi inaccessibili e scoscesi.
Il primo di luglio, nel Metochio di Faro, chiamato Stirisca, presso il mare, si stava preparando la festa dei santi anargiri Cosma e
Damiano. L’igumeno di Stiri con i suoi monaci era solito parteciparvi tutti gli anni, e fra i tanti che accorsero, c’era anche il nostro
santo. Al momento della comunione, si avvicinò per ricevere il sacrosanto corpo e sangue di Cristo. Ma l’igumeno gli rivolse parole
ingiuriose, ordinando di cacciarlo fuori dalla chiesa. Rattristato e in lacrime, egli decise di partire. Si recò a Naupatto e s’imbarcò.
Sulla nave Nicola gridava continuamente Kyrie eleison: i marinai allora lo gettarono a mare ma, protetto dalla Potenza divina, giunse
al porto di Otranto.
A Otranto tutti ben presto cominciarono a riconoscere la virtù divina che ricolmava quel ragazzo. E supplici gli dicevano: “Abbi pietà
di noi e intercedi per noi presso il Signore, affinché per le tue preghiere siamo liberati dalla schiavitù dei barbari e i nostri parenti
che si trovano in prigionia ottengano la libertà”. I Crociati, conquistata la Puglia nel 1073, avevano infatti subito iniziato a
perseguitare i Romani ortodossi.
Un giorno, mentre a Otranto si teneva una processione con l’icona della Madre di Dio, il santo che seguiva e cantava Kyrie eleison,
incontrò un anziano e riverendolo gli disse: “Salve, mio fratello e signore. Tu e io siamo stati plasmati dall’unico creatore”. E lo
abbracciò. Ma i cristiani mormorarono: “Oh! Riverisce e saluta un ebreo!” Fu perciò costretto a lasciare Otranto, e si recò a Sogliano,
a Nardò, a Racale, a Lecce. Nel Monastero di San Lorenzo, a Vèrnole, c’era un uomo agitato dal demonio. Il santo gli disse: “Apri la
bocca!” Quello aprì subito la bocca e, dopo che il santo lo toccò tre volte con una croce, fu liberato dal demonio. Giunto il santo alla
città di Lecce, prima di farvi ingresso si fermò nel tempio di san Zaccaria. Poi, al mattino presto, gridando Kyrie eleison, si diresse
alla cattedrale, ma il vescovo uniate Teodoro lo fece prendere e fustigare. Poi due Franchi, Jean e Rumtibert, presero il santo e lo
incarcerarono, legato mani e piedi. Ma rifulse una grande luce, le funi che lo legavano furono sciolte, le porte si aprirono, ed egli
prodigiosamente uscì. Un giorno, nella stessa città, nei pressi della porta Nicola incontrò il conte Gotfried, che avanzava a cavallo
accompagnato dai suoi. Alzate le mani al cielo, il santo gridò Kyrie eleison. A quel grido improvviso e al gesto delle mani, i cavalli si
spaventarono, e disarcionarono i cavalieri facendoli finire per terra. Uno di questi si avvicinò al santo e lo prese a schiaffi. Ma,
mentre gli altri cavalieri si rimettevano in movimento, colui che aveva schiaffeggiato il santo cadde improvvisamente da cavallo,
rompendosi le gambe; la mano che aveva colpito il santo restò paralizzata.
Alcuni lo presero e lo condussero alla chiesa di san Demetrio e ve lo lasciarono, mani e piedi legati. Egli non smetteva mai di pregare
e magnificare il Signore. Ed ecco che verso mezzanotte apparve l’angelo del Signore, e una luce intensa riempì la chiesa. Sciolti i
legami, Nicola partì da lì e giunse a Veglie. Ivi, rimanendo nella casa di una povera vedova, le procurava il necessario: si caricava la
legna sulle spalle, e la portava in quella casa. Andò poi a Taranto, sempre gridando Kyrie eleison, e Convertitevi! Al clamore
provocato, il vescovo latino Albert diede ordine di dargli molte frustate. E infatti, lo frustarono tanto disumanamente e
selvaggiamente, che la terra circostante si tinse del suo sangue. Partito da quel luogo, venne nella città di Trani; a causa però delle
molte e insopportabili piaghe che gli avevano lacerato il corpo, giunto alle porte della chiesa della Madre di Dio, si accasciò per
terra. Una luce indescrivibile lo circondò, mentre una voce gli preannunciava l’ultimo pellegrinaggio, quello che l’avrebbe portato al
Signore: in questa terra era vissuto circa diciotto anni appena.
3 I santi martiri Lucilliano e Paola, e i loro figli Claudio, Ipazio, Paolo e Dionisio.
4 Il nostro padre tra i santi Mitrofane, arcivescovo di Costantinopoli.
5 Il santo sacromartire Doroteo, vescovo di Tiro.
Il santo martire Cristoforo.
Il santo martire Gregorio vescovo di Lilibeo, forse al tempo dei Vandali ariani.
Il nostro padre tra i santi Giovanni Angheloptis, arcivescovo di Ravenna.
Come un vero angelo, egli vegliò sulla sua Chiesa e sull’intera penisola italiana negli anni oscuri dell’invasione dei Goti ariani, che
proprio ai suoi giorni conquistarono Ravenna; dopo aver molto sofferto a causa delle loro stragi e devastazioni, si addormentò
nell’anno 494.
Il santo martire Marco Chatzikonstantinu.
Nato a Tessalonica, viveva a Smirne, dove abiurò. Recatosi per lavoro a Trieste, nel 1792 si stabilì a Venezia. Qui ritornò in seno alla
Chiesa, iniziò a frequentare lo storico tempio di San Giorgio dei Greci, e, dopo aver confessato tutti i suoi peccati, fu preso
dall’ardente desiderio di testimoniare la fede ritrovata; attorno al 1801 si recò perciò a Chios, dove fu arrestato e decapitato.
6 Il nostro venerando padre Ilarione il Nuovo, igumeno del Monastero dei Dalmati.
7 Il santo sacromartire Teodoto di Ankira.
Le sante martiri Esia e Susanna di Taormina.
8 Traslazione delle reliquie del santo grande martire Teodoro: licenza di vino e olio.
9 Il nostro padre tra i santi Cirillo, arcivescovo d’Alessandria.
10 La lotta dei santi martiri Alessandro e Antonina.
11 I santi apostoli Bartolomeo e Barnaba.
Traslazione delle reliquie del nostro padre tra i santi Massimo il Confessore, vescovo di Napoli.
Strenuamente lottò per difendere il dogma di Nicea dagli empi Ariani, e perciò nell’anno 355 da Costanzo fu esiliato in una terra
lontana d’Oriente dove fu stroncato dalle sofferenze subite.
12 Il nostro venerando padre Onofrio.
Il nostro padre tra i santi Paolino.
Governatore della Campania, alla morte dell’unico figlio, insieme alla sposa Therasia attorno al 324 abbracciò la fede cristiana,
donandosi entrambi a vita ascetica. Ordinato sacerdote, fu in seguito vescovo della Nea Polis di Campania, oggi detta Nola.
San Leone, papa dell’antica Roma.
Secondo una tradizione egli nacque nell’Italia meridionale. Nell’anno 799 i Franchi, per convincerlo a introdurre il Filioque, lo
malmenarono in pubblico, lo trascinarono in carcere e minacciarono di accecarlo e di tagliargli la lingua. Nonostante tutte le
sofferenze subite, egli fece incidere su due grandi lastre d’argento, in greco e in latino, il testo ortodosso del Credo, e le fece
apporre sulla tomba dell’apostolo Pietro, ma poi tali lastre furono distrutte dai Franchi, che tentarono ancora d’ucciderlo. Si
addormentò nell’anno 816: nell’anno 1963 il Vaticano ha espunto il suo nome dall’elenco dei santi.
13 La santa martire Aquilina.
14 Il santo profeta Eliseo.
Il nostro padre tra i santi Metodio, arcivescovo di Costantinopoli.
Nato a Siracusa dall’illustrios Giovanni, dopo una scelta formazione intellettuale si trasferì nella Capitale, accompagnandovi
sant’Eutimio, vescovo di Sardi, che nell’805 era stato esiliato a Patalaria, cioè Pantelleria. Monaco a Chinolakko, Metodio fu stretto
collaboratore del patriarca san Niceforo; dopo l’815, ripreso il furore iconoclasta, fu costretto ad abbandonare Nuova Roma per
rifugiarsi a Roma Antica, dove affrontò e superò grandi tentazioni che misero in serio pericolo la sua vita spirituale. Rientrato nella
Capitale, nell’821 fu arrestato e sottoposto a feroci torture: per tutta la vita fu poi costretto a sostenere con una fasciatura le
mandibole, slogate dai persecutori a forza di pugni. Incarcerato in un fogna, ne uscì solo nell’838, ridotto a uno scheletro, ma fu
subito costretto a partecipare alla guerra contro gli Arabi. Nell’843, salita al trono santa Teodora, vedova dell’iconoclasta Teofilo e
reggente in nome del minorenne Michele III, Metodio fu eletto patriarca ecumenico, grazie alla rinuncia che a suo favore fece san
Michele il Sincello e all’interessamento dei santi Isaia di Nicomedia, Simeone di Lesbo e Ioannikio.
Per chiudere definitivamente il tragico capitolo dell’iconoclasmo, l’11 marzo dell’842 Metodio istituì la Festa dell’Ortodossia, che
ogni anno, nella prima domenica di Quaresima, celebra la sconfitta di tutte le eresie.
Consumato da un cancro, ma più ancora dalle sofferenze patite in difesa della fede ortodossa, Metodio morì quando aveva circa
sessanta anni: l’inno funebre fu composto da san Fozio e la Vita dal celebre Gregorio l’Asvesta, arcivescovo di Siracusa.
15 Il santo profeta Amos.
Il santo martire Vito, che ancora fanciullo fu decapitato alla foce del fiume Sylaris, presso
Posidonia, oggi detta P stum.
16 Il nostro padre tra i santi Tichon, vescovo di Amatunte in Cipro.
17 La lotta dei santi martiri Manuìl, Savèl e Ismaìl.
I santi martiri Isauro, Basilio, Innocenzo, Felice, Ermio e Peregrino.
18 I santi martiri Leonzio, Ipazio e Teodulo.
I santi martiri Gregorio e Demetrio, e del nostro venerando padre Calogero del Monte Cranio.
Fedeli al dogma di Calcedonia, furono costretti a fuggire dalla loro patria per rifugiarsi in Sicilia, dove però il vescovo Gregorio e il
diacono Demetrio furono uccisi dai Vandali ariani; Calogero invece si nascose nelle grotte del monte Cranio o Cronio, dove visse a
lungo operando molti prodigi.
19 Il santo apostolo Giuda Taddeo.
20 Il santo martire Metodio, vescovo di Patara.
21 Il santo martire Giuliano.
22 Il santo martire Eusebio, vescovo di Samosata.
Il nostro venerando padre Basilio, igumeno di Patalaria, cioè Pantelleria.
23 La santa martire Agrippina.
Μartire nell’antica Roma pare al tempo di Valeriano, le sue reliquie nel 7° secolo furono traslate in Sicilia dalle nobildonne Vassa,
Agatonica e Paola. San Gregorio, vescovo di Agrigento, ne fece dono a san Severo, vescovo di Catania, che le depose in un tempio
appositamente fatto costruire a Menai, cioè Mineo.
Il nostro venerando padre Giovanni.
Egli nacque a Matera da genitori di modeste condizioni e sin da ragazzo fu pecoraio del Monastero di San Pietro, sulle isole Cheradi,
all’imboccatura del porto di Taranto. In seguito pellegrinò per gli eremi della Calabria e della Sicilia, finché decise di tornare nella
sua terra e di riedificare un monastero nei pressi di Ginosa. Fu perciò incarcerato dai Franchi, e condannato al rogo. Riuscito a
fuggire, si nascose su un monte presso Capua, dove trovò che alcuni frati latini stavano costruendo una loro casa. Datagli fuoco, il
beato Giovanni fuggì a Bari, proprio mentre, nel 1098, il papa aveva radunato un concilio per sottomettere all’unione i vescovi
ortodossi dell’Italia Meridionale. Giovanni si diede a predicare contro l’Unione, e fu perciò nuovamente arrestato e condannato al
rogo. Ancora una volta il beato padre riuscì a fuggire e si recò sul monte Dhrio e, in seguito, a Pulsano dove, dopo aver compiuto
molti prodigi, finalmente si addormentò in pace nell’anno 1139.
24 Nascita del venerato precursore e battista Giovanni: licenza di pesce.
25 La santa veneranda martire Febronia, e la veneranda Vrieni.
Bisogna sapere che in molti luoghi santa Febronia è venerata, come santa locale, e a volte anche con il nome di Trofimì o Trifimì.
26 Il nostro venerando padre David di Tessalonica.
27 Il venerando padre Sansone l’Ospitaliere.
28 Il ritrovamento delle preziose reliquie dei santi anargiri Ciro e Giovanni.
29 I santi apostoli Pietro e Paolo: licenza di vino e olio.
30 Sinassi dei dodici apostoli: Pietro, Paolo, Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo,
Tommaso, Mattia, Giacomo, Giuda, Simone detto anche Giuda e Simone lo Zelota. Licenza di vino e olio.
LUGLIO
ha 31 giorni; il giorno ha 14 ore e la notte 10 ore

1 I santi anarghiri Cosma e Damiano, uccisi a pietrate sul monte: licenza di vino e olio.
Si deve sapere che ci sono tre coppie di santi a nome Cosma e Damiano: quelli al tempo di Carino, quelli arabi decapitati al tempo di
Diocleziano, e i figli di Teodota, che si addormentarono santamente.
2 La deposizione della preziosa veste della Madre di Dio a Vlacherne: licenza di vino e olio.
3 Il santo martire Giacinto.
Il nostro padre tra i santi Leone, papa dell’antica Roma.
Nato nella Sicilia insulare o in quella continentale, condannò l’eresia dell’empio Onorio, già papa dell’antica Roma, e si addormentò
in pace nell’anno 683.
4 Il nostro padre tra i santi Andrea di Creta.
5 Il nostro venerando padre Atanasio l’Athonita.
I santi martiri Stefano e Socrate.
Secondo la tradizione, Stefano era di Nicea in Bitinia e fu consacrato dall’apostolo Paolo come primo vescovo di Reggio; sempre
secondo una tradizione, Socrate era suo diacono.
Il nostro venerando padre Tommaso.
Pare sia vissuto all’inizio della Francocrazia, e le sue reliquie erano venerate nel Monastero della Theotokos presso Terreti, distrutto
nel 1910.
Il nostro venerando padre Niceforo il Nudo.
A causa delle invasioni dei Francogermanici, insieme a san Fantino il Nuovo abbandonò la Calabria e si stabilì a Tessalonica.
Raggiunto poi l’Athos insieme a sant’Atanasio di Trapezunte, vi si addormentò in pace.
6 Il nostro venerando padre Sisoe il Grande.
Nello stesso giorno, memoria dei santi martiri Astios, Peregrino, Luciano, Pompeo, Isichio, Papio,
Saturnino e Germano.
7 La santa grande martire Kiriakì.
Secondo una tradizione, le reliquie di questa santa, detta anche Domenica, furono trasportate nella Sicilia continentale e deposte a
Gerace, nell’acropoli dei Locresi, che d’allora si chiamò appunto Santa Ciriaca; sembra che poi parte di esse siano state portate a
Tropea, come si dice, dagli angeli.
8 Il santo grande martire Procopio.
Sant’Adriano III, papa dell’antica Roma, che condannò l’eresia del Filioque e si addormentò in
pace nell’anno 885.
9 Il santo sacromartire pari agli apostoli Pancrazio.
Questo glorioso Pancrazio, nato in Antiochia di Siria, insieme a suo padre, Marcello, era tra i Greci che salirono a Gerusalemme per
vedere il Signore. Dopo l’ascensione di Cristo, trovandosi nelle regioni del Ponto, fu consacrato vescovo e partì per la Sicilia,
imbarcato sulla nave d’un certo Licaonide. La nave approdò a Fàlcona, dove sorgeva l’antica villa di Falconila. Discendente della
regina Menia, una macedone fondatrice di Taormina, Falconila aveva un figlio bellissimo, Falcone, il quale un giorno, mentre giocava
nel giardino, morì improvvisamente. Fu sepolto in quello stesso giardino, sulla sua tomba fu innalzata una statua, e attorno vi fu
eretto un magnifico tempio: ogni anno al divinizzato Falcone si sacrificavano tre giovani, scelti tra i più belli figli di Taormina, e 63
buoi.
Pancrazio disse a Falcone: “Dimmi: è da molto che stai qua?” Falcone risponde: “No; sono appena duecentosessanta anni”. Ed ecco
che da destra giunse in volo uno stormo di corvi e da sinistra uno stormo di aquile, sollevarono come un fuscello il tempio di Falcone
e in un batter d’ali lo buttarono in mare. L’indomani i sacerdoti scoprono che il tempio non c’è più; urlando disperati e piangendo
corrono dalle autorità: “Il tempio del gran dio Falcone è sparito! Non ci sono più neppure le fondamenta!” Bonifacio, governatore di
Taormina, li rimprovera: “Sacerdoti delle grandi divinità di Taormina, avete per caso fatto male le rituali cerimonie? e perciò il dio
Falcone se ne è andato da qualche altra parte? Andate a indagare!”
Anche Bonifacio fa le sue indagini, e scopre che è stato il nuovo arrivato in città, Pancrazio, ad aver fatto sparire Falcone. Va allora
alla casa dove è alloggiato Pancrazio, ed ecco lo vede come tutto di fuoco, assiso su un trono fiammeggiante. “Come faccio ad
avvicinarmi e parlarti” – geme Bonifacio – “avvolto come sei di fiamme?” Pancrazio si leva allora l’abito sacerdotale e, sparite le
fiamme che lo avvolgevano, fa sedere accanto a sé Bonifacio e l’istruisce nella fede cristiana. Conversando con Bonifacio, Pancrazio
viene a sapere d’un certo dio Lissone e subito scrive una lettera: “Pancrazio, servo di Gesù Cristo, a Lissone, nume dei Taorminesi.
Con la presente, ti ordino di startene muto”. L’indomani, mentre Pancrazio celebra la divina Liturgia, rivestito di luce e di fiamme,
ecco che tutta la città ode la voce del dio Lissone che grida: “E’ ormai inutile rivolgersi a me; il discepolo di Gesù mi ha mandato
via; è piombata su Taormina una spada di fuoco che ha liquidato Falcone, Dia e tutti gli altri dei!” Gli idolatri, ostinati, rialzano l’ara
di Lissone, sebbene il dottor Santippo, filosofo e primo tra i medici di Taormina, li avvisi che, a suo parere, il Dio di Pancrazio è più
potente di tutti gli dei messi insieme. E infatti Pancrazio indossa gli abiti sacerdotali, ovvero si ammanta di fuoco, e affronta Lissone:
terrorizzato, il grande serpente in cui s’era incarnato Lissone, scappa da Taormina e si butta a mare.
Aboliti così i culti demoniaci, Pancrazio portò alla vera fede Taormina, e poiché in quei giorni Akilinos, re della Calabria, aveva
mosso guerra ai Taorminesi a causa d’una vecchia faida, il santo vescovo innanzitutto si informò minuziosamente dei motivi del
contendere, facendosi portare dagli archivi cittadini un antico libro intitolato La guerra di Tauro; munì poi l’esercito di stendardi che
riproducevano il volto di Cristo. Quando infine l’esercito di Akilinos pose l’assedio a Taormina, Pancrazio salì all’acropoli e sollevò la
croce sulla città, volgendosi a oriente, a occidente, a nord e verso il mare; accanto aveva i diaconi Evagrio e Taziano, che reggevano
un icona ciascuno. Allora il terrore piombò sugli assedianti: dalle mura della città avevano visto alzarsi un sole che li fulminava con i
suoi raggi, e poi un altro sole, e ancora un terzo sole. I guerrieri di Akilinos si prostrarono ai piedi di Pancrazio, e venerarono le
icone, i tre soli che li avevano abbagliati. Dopo averli benedetti, il santo vescovo rimandò in Calabria l’esercito prima nemico,
insieme a sacerdoti e diaconi che predicassero la Buona Novella. Approfittando però dell’assenza da Taormina di Bonifacio, divenuto
protettore dei cristiani, l’empio Artagaro, servo del gran dio Scamandro, teso un agguato a Pancrazio, lo uccise a coltellate.
10 I 45 santi martiri in Nicopoli d’Armenia.
11 Sinassi del dogma di Calcedonia, e memoria della santa grande martire Eufemia.
12 I santi martiri Proclo e Ilario.
Il nostro padre tra i santi Ermagora, primo vescovo di Aquileia, con il suo diacono Fortunato.
Il nostro padre tra i santi Gaudioso
Vescovo di Abitene in Africa, Settimio Celsio Gaudioso fu espulso dagli empi ariani, al tempo di Genserico re dei Vandali. Raggiunta
Napoli, vi fondò un monastero in località detta Caponapoli.
13 Sinassi dell’arcangelo Gabriele.
Nello stesso giorno, se cade di domenica, oppure nella prima domenica che viene dopo, facciamo
memoria dei santi padri del IV Concilio Ecumenico in Calcedonia.
14 Il santo apostolo Aquila.
15 I santi martiri Cirico e Giulitta.
La santa martire Dominata, con i suoi figli Cassiodoro, Senatore e Viatore.
Rimasta vedova di Cassiano, prefetto della Sardegna, Dominata si stabilì con i tre figli, militari, a Cesarea di Mauritania, l’odierna
Cherchel d’Algeria, dove convertì molti ariani all’ortodossia nicena. Attorno al 468, Dominata e i figli furono costretti a fuggire
dall’Africa, e si rifugiarono dapprima a Lipari, e poi nella Sicilia continentale. Mentre però cercavano di raggiungere Ipponio, furono
sorpresi dai Goti ariani e uccisi. Il vescovo Alessandro di Tauriana depose i loro corpi nel Martyrion presso le Terme di quella città.
16 Il santo sacromartire Atenogene, autore dell’inno del Lucernale.
17 La santa grande martire Marina: licenza di vino e olio.
Il santo martire Sperato.
18 Il santo martire Emiliano.
19 La veneranda Macrina.
20 L’ignea salita al cielo del glorioso profeta Elia: licenza di vino e olio.
La nostra veneranda madre Marina, Pazza per Cristo.
Questa nostra madre nacque dalla famiglia Pandariti nell’anno 1062, a Skanio di Messina. Scelta la pazzia per Cristo, indossò abiti
maschili e per due volte pellegrinò a Gerusalemme. Tornata in Sicilia, si diede all’esicasmo in un piccolo kellion presso il villaggio
natale, dove si addormentò in pace.
21 I venerandi nostri padri Simeone, pazzo per Cristo, e Giovanni.
22 Santa Maria la Maddalena, apostola degli apostoli: licenza di vino e olio.
23 La lotta del santo martire Focà.
Il nostro padre tra i santi Apollinare d’Antiochia, primo vescovo di Ravenna, nel primo secolo.
24 La santa grande martire Cristina.
Secondo alcuni, subì il martirio in Tiro di Fenicia; secondo una più fondata tradizione, invece, nella meno nota Tiro della Tuscia,
presso il lago di Bolsena, dove sin dal quarto secolo in suo onore fu eretta una chiesa.
San Fantino il Cavallaro.
Egli era ortodosso di nascosto, perché al servizio di un ariano, vandalo o goto, a nome Balsamio; essendogli stato affidato dal
padrone un gregge di cavalli, viveva sui monti, scegliendo la solitudine e l’isichìa per tendere a Dio la mente. Fantino era piissimo
verso i poveri: provandone pietà e non avendo niente da dare loro, perché servo, nel tempo della mietitura trebbiava le messi dei
bisognosi, e ciò di nascosto, di notte. Mentre il beato era così disposto verso i poveri, il diavolo istigò uomini amanti del male ad
accusarlo falsamente. Dicono al padrone: “Perché il tuo servo affatica i cavalli, trebbiando il grano a conoscenti e amici?” Egli,
adirato, s’alza e va a vedere. Ma Fantino batté i covoni con il frustino che teneva in mano, e questi apparvero come erba nel campo.
I cavalli riposavano sull’erba ed egli stesso fingeva di dormire. Sopraggiunto il padrone e avendo visto, era luna piena, che i cavalli
erano sdraiati, se n’andò tranquillo. Ma i nemici vanno di nuovo da Balsamio: “Il tuo servo stanca i cavalli per le fatiche altrui! Va’ e
vedi”. Subito si alza e va, ma il santo montò a cavallo e si allontanò, spingendo avanti la mandria per attraversare il fiume. Questo
fiume è di corso pericoloso; fu detto Metauro perché passa in mezzo a Tauriana, la città del re Tauro. Era una città famosa, e i suoi
ruderi, su entrambi le sponde, rivelano l’antica grandiosità, anche se il centro è disabitato a causa delle devastazioni avvenute. Il
santo alzò il frustino e percuotendo l’acqua, disse: “Fermati, Metauro!” L’acqua si fermò di qua e di là, e il santo passò con i cavalli
come su terra asciutta. Il padrone, che lo inseguiva, si mise a gridare: “Pietà di me, servo di Dio!” Il santo fece sì che anch’egli
passasse al di là come per terra solida; allora Balsamio cadde ai piedi del santo, chiedendo perdono e dicendo: “Ora so che
veramente tu sei servo di Dio!”
Il vescovo Pietro di Tauriana scrivendo nell’ottavo secolo, riferì su di lui molti miracoli operati dal santo, spesso essendone stato egli
stesso testimone. Il monastero di Tauriana, restò in piedi sino alla prima metà del XVI secolo, quando fu devastato e saccheggiato dai
Turchi, i quali però rispettarono il corpo di san Fantino: nel 1551, invece, giunse in visita ispettiva un incaricato pontificio, Marcello
Bazio, detto il Terracina, e non si sa che fine abbiano fatto le reliquie.
25 Dormizione di sant’Anna, madre della Madre di Dio: licenza di vino e olio.
26 La santa grande martire Paraskevì: licenza di vino e olio.
Secondo la tradizione nacque in qualche città presso l’antica Roma, ma è meglio indicare una qualche città della Regione del fiume
Noto, nella Sicilia orientale, oppure della Locride, nella Sicilia continentale.
La veneranda madre Ierusalìm.
Giovane asceta, è più conosciuta con il nome di Rusalia o Rosalia, ma spesso è confusa con la madre di san Secondino. Il suo culto, un
tempo diffuso anche nel Peloponneso e in Rumelia, oggi sembra vivo solo nel Palermitano.
27 I santi anarghiri Panteleimon ed Ermolao: licenza di vino e olio.
San Celestino, papa dell’Antica Roma, che si addormentò nel 432.
28 I santi apostoli e diaconi Procoro, Nikanor, Timon e Parmenàs.
La nostra veneranda madre Irene.
Nata in Cappadocia, dal siracusano san Metodio, arcivescovo di Costantinopoli, fu consacrata diaconessa e igumena del Sacro
Monastero di Crisovalanto nella Città.
29 Il santo martire Callinico di Gangre.
30 I santi apostoli Sila, Silvano, Crescente, Epeneto e Andronico.
Il nostro padre tra i santi Pietro il Crisologo, vescovo di Ravenna, nell’anno 433.
La veneranda Angelina.
Sposa di santo Stefano Brancovic, detto il Cieco, despota di Srem, visse per molti anni esule in Italia, e si addormentò nel 1520.
31 Sant’Eudokimo.
Domani, a Dio piacendo, iniziamo il digiuno del 15 agosto.
AGOSTO
ha 31 giorni; il giorno ha 13 ore e la notte 11 ore

1 L’uscita della preziosa Croce: licenza di vino e olio.


La lotta dei santi sette fratelli Maccabei.
Il nostro padre tra i santi Eusebio, vescovo di Vercelli.
Per la fede ortodossa nel 355 fu esiliato in Palestina, poi in Cappadocia e infine in Egitto. Liberato nel 361, con sant’Atanasio il
Grande celebrò in Alessandria il Concilio detto dei Confessori; traversata la Macedonia nel 366 fece rientro nella sua sede, dove
ancora lottò gli ariani, fin quando si addormentò in pace, nel 371.
2 La traslazione delle reliquie del santo primo martire Stefano.
Santo Stefano, papa di Roma, nell’anno 257.
3 I venerandi padri Dalmato, Fausto e Isakios.
Il nostro padre tra i santi Asprenas, primo vescovo di Napoli, nel primo secolo.
Il venerando martire Giovanni, per mano dei Vandali, nel Monastero di Patalaria, ovvero
Pantelleria.
Il venerando Antonio il Romano, che si addormentò in pace a Novgorod attorno al 1147.
4 I santi sette giovani, Massimiliano, Giamblico, Exacustodiano, Martiniano, Dionisio, Giovanni e
Costantino, che al tempo di Decio si nascosero in una grotta con il loro cagnetto, e si risvegliarono al
tempo di Teodosio II, vale a dire dopo centonovantaquattro anni.
5 Il santo martire Evsighnio.
Il santo martire Sisto, filosofo ateniese, che fu papa di Roma, nell’anno 251.
Il nostro venerando padre Clemente.
Visse nel Monastero del Salvatore di Plakas presso Taormina, ed era già monaco al tempo della dominazione dei Saraceni; ebbe poi
molto a soffrire a causa dei Latini, che tentarono anche di ucciderlo. Le sue reliquie furono disperse nel XVII secolo.
6 La divina metamorfosi del Salvatore: licenza di pesce.
7 Il santo martire Domezio il Persiano.
8 Sant’Emiliano, vescovo di Cizico.
9 Il santo apostolo Mattia.
10 Il santo martire Lorenzo diacono.
11 Il santo martire Euplo.
Nel febbraio del 303, essendo consoli Diocleziano per la nona volta e Massimiano per l’ottava, uscì un decreto che ordinava ai nostri
di consegnare i libri sacri; Euplo fu perciò trascinato dinanzi al prefetto Calvisiano. Un funzionario, di nome Massimo, accusò: “Non è
lecito che egli tenga tali libri contro l’ordine imperiale”. Calvisiano chiese a Euplo: “Da dove vengono questi libri?” e, per sapere se
si era presentato spontaneamente, aggiunse: “Li hai portati tu qui?” Euplo rispose: “Mi hanno sorpreso con essi”. Per metterlo alla
prova, e scoprire se davvero sapeva leggere, Calvisiano ordinò: “Leggili”. Euplo lesse: “Beati quelli che soffrono persecuzione,
poiché di essi è il regno dei cieli”. Calvisiano disse: “La sua confessione è manifesta; sia consegnato ai torturatori”. Il giorno avanti
le idi di agosto, si tiene il processo, e il consolare Calvisiano domanda a Euplo: “Che dici ora della tua prima confessione?” Euplo
risponde: “Confermo la prima deposizione; sono cristiano e leggo le Scritture”. Calvisiano domanda: “Perché le hai tenute presso di
te e non hai consegnato subito i libri vietati?” Euplo risponde: “Perché sono cristiano e non era lecito consegnarli. E’ meglio morire
che consegnarli: in essi è la vita eterna; chi li consegna perde la vita eterna”. Calvisiano dice: “Desisti da questa pazzia; adora gli dei
e sarai liberato”. Euplo risponde: “Adoro Cristo; fa’ ciò che vuoi”. Calvisiano dice: “Disgraziato, adora Ares, ApoIlo e Asclepio”.
Euplo risponde: “Adoro il Padre, il Figlio e il santo Spirito, la santa Trinità oltre la quale non c’è altro Dio”. Calvisiano dice:
“Sacrifica agli dei, se vuoi essere liberato”. Euplo risponde: “Proprio in questo momento sacrifico me stesso a Cristo Dio”. Calvisiano
detta quindi la sentenza: “Euplo, cristiano, che ha disprezzato gli editti imperiali, ha bestemmiato gli dèi e non ha voluto pentirsi,
sia ucciso con la spada”. Allora gli appesero al collo il vangelo col quale era stato preso, e fu così decapitato.
12 I santi anarghiri Fozio e Aniceto.
13 Il nostro venerando padre Massimo il Confessore.
I santi martiri Ponziano e Ippolito, papi di Roma.
14 Il santo martire Ursicino.
I martiri di Otranto.
Entrati in Turchi in Idrunto l’11 agosto 1480, gli ottocento sopravvissuti alla strage che ne seguì si rifiutarono di aderire all’Islam e
perciò, due giorni dopo, furono tutti decapitati. I corpi acefali dei martiri restarono incorrotti, finché non furono inumati il 15 giugno
1481.
15 La dormizione della Madre di Dio: licenza di pesce.
16 Il trasporto da Edessa del mandilio del Salvatore.
Sant’Ormisda, papa dell’Antica Roma, che si addormentò nel 523.
17 Il santo martire Miron.
Il nostro venerando padre Elia il Nuovo.
Questo nostro padre nacque in Enna, dalla nobile famiglia Rachitis, e si chiamò Giovanni. Rapito dai Saraceni e venduto come schiavo
in Africa, ma la santità del giovane non restò nascosta all’Emiro che lo liberò e gli diede il permesso di recarsi a Gerusalemme. Così
attorno all’878 fu benedetto monaco dal patriarca Elia III, che gli diede il proprio nome. Dopo qualche tempo trascorso al Sinai, si
recò ad Alessandria, diretto per la Persia, ma la rivolta degli Zanģ, lo costrinse a tornare sui suoi passi e a recarsi ad Antiochia. Da lì,
raggiunte la costa dell’Africa, si imbarcò per Palermo, dove ritrovò la madre, ormai vedova, e attorno all’880 si recò a Taormina,
dove il figlio del nobile Giona si fece suo discepolo, prendendo il nome di Daniele. Elia con Daniele si recò quindi nel Peloponneso,
stabilendosi in una grotta presso il tempio dei Santi Cosma e Damiano, non lontana da Sparta. Passato poi a Butrinto in Epiro, si recò
a Corfù, ospite del vescovo Demetrio, già protopapàs di Reggio, e quindi in Calabria dove, nella Regione delle Saline, fondò un
monastero. Nell’888 per qualche anno fu a Patrasso. Convocato dall’imperatore Leone VI, Elia con Daniele raggiunse Naupatto,
traversò la Grecia centrale e la Tessaglia, e giunto a Tessalonica si recò a venerare le reliquie di san Demetrio. Sentendosi mancare,
si fece portare con una barella accanto alle stufe dei bagni pubblici, dietro la basilica. Chiamò Daniele e gli disse: “Non lasciarmi
qui, e non fare trasportare il mio corpo nella Capitale. L’imperatore cercherà di ottenerlo: tu mandagli la lettera che ti ho
consegnato; egli farà secondo quanto vi è scritto. Elia parte: addio”. E così detto, si addormentò in pace, nel 903. Sino a giugno
dell’anno successivo, poco prima che Tessalonica cadesse in mano agli infedeli, le venerande spoglie rimasero a San Giorgio; giunse
infine a venerarle il senatore Vardas: aperta la cassa, il corpo di Elia fu trovato integro ed emanante un penetrante profumo. Una
delegazione imperiale, presieduta dal nobile Giorgio, un calabrese residente a Nuova Roma, prelevò la salma e la riportò nel
Monastero delle Saline.
18 I santi martiri Floro e Lauro.
Il nostro padre tra i santi Peregrino, vescovo di Trikala.
Oriundo forse dalla Siria - Peregrino in latino era come dire Straniero - predicò il Vangelo nel territorio d’Agrigento, e fu il primo
vescovo di Trikala, oggi detta Caltabellotta.
19 Il santo martire Andrea il Generale.
Il nostro venerando padre Bartolomeo il Nuovo.
Questo santo è nato nel 1050 circa, a Sìmeri di Catanzaro, da Giorgio ed Elena, che lo chiamarono Basilio. Divenuto adulto, egli si
recò dal grande asceta Cirillo, che allora viveva con pochi asceti lungo il torrente Militino. Questi lo veste del sacro abito monastico,
gli cambia il nome in quello di Bartolomeo, e lo istruisce alla rigorosa osservanza dei canoni monastici. Bartolomeo andava in giro
con i piedi scalzi, coprendo il corpo con una sola e povera tunica, stringendo i fianchi con una cintura di cuoio; aveva, poi, un
bastone a forma di croce tra le mani, come l’apostolo Andrea. Così si reca a Rossano, e trova un oratorio dedicato al martire
Sisinnio, nel quale abitava il gheron Biagio, che gli indica una grotta in cui vivere in solitudine: in essa si diede alla Preghiera
continua e al digiuno.
Una volta che il ghèron Biagio saliva in visita al santo insieme a Cirillo, appare davanti a loro una colonna di fuoco che dalla terra si
estendeva fino al cielo stesso. Sbigottiti, stettero muti: dopo che quella luce soprannaturale si allontanò dalla loro vista, trovano
Bartolomeo, illuminato e glorificato nel volto. Anche alcuni cacciatori, trovatisi davanti alla grotta, spaventati per l’improvvisa e
inconsueta vista, stavano per fuggire. Ma quel grande disse loro: “Non abbiate paura! Ho scelto di abitare in questo luogo a causa dei
miei peccati”. Ed essi, avvicinatisi di più, ne vedono l’aspetto angelico e divino.
Ed ecco che, soggiogati dalla sua dolcezza, molti lo supplicarono di averlo come guida verso la salvezza. Egli, allora, accogliendoli, li
guidava alla vita solitaria, dimorando con loro in una Casa di preghiera che molti anni prima era stata costruita da un certo monaco
Nifon, dedicata alla Madre di Dio e a Giovanni Battista, detta Rochoniate. La schiera intorno a lui cresceva di giorno in giorno; per
questo il padre si dedica allora alla fondazione di un monastero, con l’aiuto dell’ammiraglio Cristodulo, e accettò di essere ordinato
sacerdote dal beato Policronio, vescovo della città di Kallipoli in Puglia, poiché il vescovo del luogo e quello della vicina Santa
Severina si erano uniti ai Latini.
Bartolomeo, dato che i suoi compagni di ascesi avevano bisogno di libri sacri, e inoltre era necessario che quel tempio della Madre di
Dio venisse ornato di suppellettili sacre e icone, parte verso la sovrana delle città, Nuova Roma. Ed essendosi incontrato con gli
imperatori che reggevano l’Impero dei Romani con grande ortodossia, Alessio e Irene, ottiene una splendida accoglienza da parte
loro e di tutto il Senato e viene ricolmato di molti e ricchi doni, sia di venerande icone sia di libri e suppellettili sacre. E uno di quelli
che avevano grande autorità, Basilio Calimeris, gli donò il Monastero di San Basilio sul Monte Athos: e avendone il santo accettato il
governo, divenne autore di molto giovamento per gli asceti di quel monastero. Da allora esso rimase sottoposto all’illustre padre, e
per questo fino a oggi è chiamato Monastero del Calabrese.
Partito da lì, fa ritorno al proprio monastero , ma due monaci latini di Mileto si recarono dal re Ruggero, dicendo: “Bartolomeo è un
eretico”. Subito fu redatta una lettera contro il santo, che diceva di comparire al cospetto del re, nella città di Messina. Il santo si
mise in viaggio e il re, dopo che lo vide, fece venire al suo cospetto i calunniatori. Presentatisi al tribunale, essi accusarono
apertamente il santo, ma egli non contestò loro neanche una parola; disse anzi che tutto stava così come dicevano. Avendo il re
sentito che il santo aveva ammesso tutte le accuse portate contro di lui, fu emessa la sentenza: che fosse dato alle fiamme. Il santo
disse: “Sono sacerdote: lasciatemi celebrare la sacra Mistagogia e poi si esegua la sentenza”. Subito viene data al santo la veste
sacerdotale e nella chiesa di San Nicola detta di Punta, vicino Messina, andò il re, portandovi anche il santo in catene. Appena il re
entrò nel tempio per vedere, lui e molti magnati videro una colonna di fuoco che si alzava dai piedi del santo fino al cielo e angeli
che lo servivano. Subito brivido e stupore prese tutti quanti e tutta la città fu turbata; tutti si gettarono ai piedi del santo. Il re
chiedeva perdono, e disse: “Padre, disponi di questo luogo dove è stato accesa la pira contro di te”. Egli decise che vi sorgesse un
tempio col nome del Salvatore, e i crudeli Potenti liberarono e consegnarono in dono a Bartolomeo alcuni ortodossi che tenevano in
catene, pronti a essere impiccati. Il beato cade in una lieve malattia e prevedendo, grazie al divino Spirito che abitava in lui, il
giorno della sua morte che ormai si avvicinava, pose l’anima nelle mani di Dio; era il diciannove del mese di agosto 1130.
Il nostro venerando padre Nicola il Politis.
Nato in Aderno, cioè Adrano di Catania, nell’XI o XII secolo condusse vita ascetica sull’Etna e poi sui monti Peloritani; le sue reliquie
sono conservate in Alcara Li Fusi, presso Messina.
Il santo profeta Samuele.
21 Il santo apostolo Taddeo.
22 Il santo martire Agatonico.
23 Il santo martire Lupo.
Il santo martire Callinico, arcivescovo di Costantinopoli, che fu esiliato nell’antica Roma, nell’705.
Il nostro venerando padre Nicola il Siculo, che fondò il monastero del Monte Skotinì in Eubea.
24 del santo martire Eutico.
I santi martiri Gregorio, Teodoro e Leone.
I militari Gregorio e Teodoro, con la recluta Leone, siciliani o solo militari di stanza in Sicilia, al tempo di Costanzo II, morto nel 361,
o più probabilmente di Costante II, morto a Siracusa nel 668, per non aver parte con l’eresia - ariana del primo, monotelita del
secondo - disertarono e si rifugiarono a Cefalonia, dove vissero santamente, nascosti in un bosco. I loro corpi furono ritrovati
incorrotti da un facoltoso abitante dell’isola, un certo Achille, che li depose in una chiesa costruita in loro memoria. Le reliquie
furono poi depredate dai Crociati, che le donarono alla chiesa veneziana di San Zaccaria.
25 Arrivo delle reliquie dei santi Bartolomeo, Papìa, Luciano, Acacio e Gregorio.
Gli eretici armeni, che avevano ripudiato il Concilio di Calcedonia nelle assemblee del 491 a Vagharshapat e del 527 a Dvin, chiuse in
cassa le reliquie dei santi, le buttarono a mare. La cassa non affondò, anzi traversò l’Ellesponto, l’Egeo, lo Ionio e lo Stretto di
Messina: al suo apparire, l’isola Ierà, cioè Vulcano, si spostò per lasciarla passare. La cassa si arenò sulla spiaggia di Lipari, dove fu
raccolta dal vescovo sant’Agatone. In seguito, le reliquie di san Papìa furono traslate a Mylai, cioè Milazzo, quelle di san Luciano a
Messina, quelle di sant’Acacio a Skalo, forse Squillace, e quelle di san Gregorio a Kolimi, forse Stalettì. Le reliquie dell’apostolo, poi,
nel 983 furono rubate dai Saraceni e vendute alla città di Amalfi, da dove poi furono traslate a Roma e deposte nell’Isola Tiberina.
Il nostro venerando padre Minà, patriarca di Costantinopoli.
26 I santi martiri Adriano e Natalia.
27 Il venerando Pimen.
28 Il venerando Mosè l’Etiope.
29 La decapitazione del Precursore: digiuno.
30 I santi patriarchi della Nuova Roma, Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo.
31 La deposizione della preziosa cintura della Madre di Dio nel santo tesoro di Chalkoprati.