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La logica della ricerca sociale: Cos' la ricerca sociale La ricerca sociale si occupa di raccogliere e interpretare dati allo scopo

di rispondere a domande concernenti i diversi aspetti della societ, permettendoci cos di comprenderla (Bailey, 1995). La ricerca si pu dividere in: 1. Ricerca pura 2. Ricerca applicata La prima consente di elaborare e verificare teorie e ipotesi che saranno utili in futuro ma non direttamente applicabili per risolvere problemi sociali concreti. La seconda invece propone risultati utilizzabili per risolvere problemi sociali di interesse immediato. da notare che le due categorie non sono tra loro mutuamente esclusive. La ricerca il primo passo da compiere in qualsiasi progetto di intervento e di miglioramento sociale. Conoscere una situazione e comprendere gli elementi che la determinano il prerequisito indispensabile per poter pianificare forme di intervento concreto. Se per molti i metodi di ricerca usati, che vanno dall'inchiesta, all'esperimento o all'osservazione, sono considerati un mezzo per conseguire un fine, negli ultimi anni emersa una tendenza interessante. La ricerca ha un'impatto sulla societ non solo perch permette di fare scoperte su di essa, ma anche perch sempre pi&grave utilizzata da settori della societ tradizionalmente estranei ad essa (vedi ad esempio il maggior utilizzo di inchieste e sondaggi da parte di giornali e reti televisive). L'attenzione per i metodi di ricerca importante perch ci consente di generare e controllare teorie e ipotesi metodologicamente corrette, evitando di "far dire ai dati ci che non possono dire", o peggio, di enunciare teorie che contrastano palesemente con l'evidenza empirica. La definizione di ricerca sociale a tutt'oggi un problema aperto. In questo corso cercheremo di illustrarla descrivendone gli obiettivi e i metodi. Non possibile iniziare un discorso sulla ricerca sociale senza partire da un discorso pi generale sulla logica della ricerca scientifica.

La logica della ricerca scientifica Quando si affronta il tema della ricerca scientifica necessario tenere conto di quattro ordini di questioni: 1. La questione ontologica (Corbetta, 1998): il mondo dei fatti sociali, ossia la "realt", esiste veramente o una nostra costruzione? I fenomeni sociali sono "cose in s stesse" o sono "rappresentazioni di cose"? 2. La questione epistemologica: la "realt sociale" conoscibile? Quando possiamo essere sicuri che la conoscenza che possediamo vera conoscenza? 3. La questione metodologica: come possiamo fare per conoscere la "realt sociale"? Quando possiamo essere sicuri che le nostre tecniche concrete di ricerca (ad esempio l'esperimento, l'intervista, l'osservazione, vedere l'unit 2), ci aiutano effettivamente a soddisfare i nostri obiettivi conoscitivi? Quali sono le tecniche pi appropriate per rispondere ai nostri quesiti?

4. La questione tecnica: come possiamo applicare correttamente le tecniche di ricerca? Come possiamo leggere correttamente i risultati che le tecniche concrete di ricerca ci consentono di ottenere a partire dai dati empirici? La metodologia dunque un'attivit critica esercitata sulle tecniche di ricerca concrete, l'epistemologia una riflessione sulla metodologia e sulla natura della conoscenza e l'ontologia una riflessione sulla natura del mondo. Mentre la questione ontologica materia di studio dei filosofi e le questioni metodologiche e tecniche saranno ampiamente trattate nel resto del corso, importante in questa sede dire qualcosa di pi sull'epistemologia. Essa si occupa dei fondamenti, della natura dei limiti e della validit del sapere scientifico, assumendo come oggetto di indagine i procedimenti effettivi e il linguaggio della scienza. Essa si pone il problema della validit delle procedure effettive della scienza. Come possiamo essere sicuri di possedere una conoscenza autentica? La conoscenza legata alla credenza, ma ci che conosciuto deve essere vero, ci che creduto pu essere falso. Dunque la conoscenza deve essere un credenza vera giustificata (Bechtel, 1995). Si pone qundi il problema della giustificazione delle credenze: i due approcci fondamentali sono il fondazionalismo e il coerentismo. Secondo l'approccio fondazionalista la base per la maggior parte degli asserti conoscitivi un insieme di asserti fondativi, da cui vengono derivate altre conoscenze. I fondazionalisti vedono la scienza come un edificio che si costruisce mattone su mattone, dove ogni nuovo asserto conoscitivo poggia su quelli precedenti. Questo approccio, partito con la grande ambizione di unificare tutte le scienze stato ormai sostanzialmente abbandonato. Principali esponenti di questo approccio sono stati filosofi e scienziati quali Carnap, Schlick, Hahn, Neurath, Frank (a Vienna) e Hempel, Reichenbach, Herzberg, Lewin (a Berlino), che hanno dato origine al pensiero "neopositivista", secondo il quale l'esperienza la fonte primaria della conoscenza, la logica lo strumento privilegiato per rappresentare la conoscenza scientifica e questa si pu considerare alla stregua di una struttura assiomatica, basata su pochi principi immutabili dai quali possibile derivare tutti i teoremi (proprio come nella geometria euclidea). Essi distinguono tra contesto della scoperta, ossia il contesto entro il quale avvengono le scoperte scientifiche e contesto della giustificazione, ossia il contesto entro il quale le scoperte scientifiche vengono inserite in un quadro coerente di leggi. Per il contesto della scoperta i neopositivisti propongono lo schema ipotetico-deduttivo: si formula un'ipotesi a partire da un evento che richiede una spiegazione e se ne accerta la verit cercando delle prove empiriche. Ad esempio se si verificato il fatto y, si ipotizza una legge del tipo: SE x ALLORA y. x diventa cos la spiegazione di y. Il controllo empirico serve per confermare o smentire le previsioni e le previsioni confermate sono il mezzo per raccogliere prove per la verit di ipotesi o leggi. Per il contesto della giustificazione i neopositivisti propongono lo schema nomologico-deduttivo, secondo il quale la spiegazione di un evento consiste nella derivazione di un asserto che lo descrive a partire da leggi generali e da fatti empirici noti, ad esempio se una legge scientifica afferma che SE x ALLORA y e si verifica il fatto x, la conseguenza (che pu essere prevista, se la derivazione viene effettuata prima del verificarsi di x, o spiegata, se la derivazione viene effettuata dopo il verificarsi di x) y. Popper mette in discussione lo schema ipotetico-deduttivo sulla base dell'affermazione che le previsioni confermate non dicono nulla sulla validit della teoria. Ad esempio se la teoria "tutti i cigni sono bianchi", il fatto di aver osservato empiricamente finora solo cigni bianchi non assicura che tutti i possibili cigni siano bianchi, dato che prima o poi si potrebbero trovare cigni di altri colori. In aggiunta sufficiente trovare un solo caso in cui la teoria venga confutata (ad esempio, i cigni neri d'Australia), per far s che la teoria ("tutti i cigni sono bianchi") sia falsa. In aggiunta gli stessi dati possono sostenere pi teorie alternative, ad esempio l'aumento della temperatura media delle estati degli ultimi anni potrebbe essere una conferma alla teoria dell'"effetto serra" ma anche alla teoria della "fine dell'era glaciale". I dati solo quindi sempre "carichi di teoria", perch teorie diverse (e spesso contrastanti) possono trovare conferma negli stessi dati. Popper propone quindi di non cercare conferme alle teorie, ma di cercare di confutarle, dato che solo le teorie che resistono alla confutazione si possono considerare, anche se non "vere" in senso assoluto, maggiormente

credibili e sostituisce allo schema ipotetico-deduttivo lo schema di falsificazione, accettando per il contesto della giustificazione lo schema nomologico-deduttivo. L'approccio coerentista ripudia apertamente l'esistenza di fondamenti esterni "assoluti" del sapere scientifico a favore di un quadro privo di punti di riferimento assoluti (gli "assiomi" dei neopositivisti) che si regga sulla reciproca giustificazione tra credenze, da ricercarsi nella relazione tra di esse. Il requisito fondamentale diventa la coerenza tra credenze. Le credenze che sono coerenti si giustificano l'un l'altra in modo tale che, anche se nessuna di esse pu essere sostenuta indipendentemente dalle altre, nel suo insieme l'intera rete risulta stabile. Principale esponente di questo approccio Kuhn che sostiene che la scienza si fondi sull'evoluzione di paradigmi ossia quadri di riferimento che consentono di definire i fenomeni che una disciplina assume come oggetti di studio. I paradigmi nascono, evolvono, muoiono e sono in concorrenza tra di loro per diventare dominanti. Esempi di paradigmi sono, ad esempio in psicologia, il comportamentismo e il cognitivismo. Lo scopo dello scienziato secondo Kuhn adattare le teorie, viste come schemi interpretativi, alla natura. L'approccio di Kuhn di tipo storico e rinuncia a qualsiasi tentativo di fornire una teoria normativa della scienza. Le teorie di Kuhn influenzano profondamente Feyerabend che propone l'anarchismo metodologico: egli rifiuta ogni tentativo di specificare una metodologia della scienza. Ogni sistema di credenze, anche quelli di sapore maggiormente a-scientifico come, ad esempio, l'alchimia e l'astrologia, purch in grado di spiegare dei fatti pu assurgere al ruolo di paradigma. Feyerabend ritiene necessario considerare sempre teorie alternative al fine di scoprire dati che potrebbero falsificare una teoria, ma anche di difendere le teorie gi falsificate perch in futuro potrebbero emergere nuove informazioni tali da invalidare i dati falsificanti e riportare in auge le vecchie teorie. Egli insiste sulla necessit di adottare un procedimento controinduttivo: solo chi ha infranto le regole del pensiero corrente della sua epoca ha portato al progresso scientifico, ad esempio Galileo con le sue scoperte sul sistema solare. Le idee di Kuhn influenzano anche Lakatos e Laudan. Il primo propone di sostituire la nozione forte di paradigma con quella pi debole di programma di ricerca. Mentre un paradigma pu essere sottoposto in ogni sua parte al processo di falsificazione, e pu essere abbandonato qualora un paradigma concorrente abia dimostrato maggior capacit esplicativa, un programma di ricerca costituito da un nucleo di assunti fondamentali condivisi da tutti i ricercatori che aderiscono al programma di ricerca, non sottoposto a processo di falsificazione e accettato quindi come "vero" a priori, circondato da ipotesi ausiliarie, sottoposte a processo di falsificazione, che consentono al programma di ricerca di evolvere e di convivere con altri. Un programma di ricerca valutato dal suo carattere pi o meno progressivo e il progresso pu essere teorico se finalizzato ad estendere la portata empirica di una teoria, applicandola a nuovi domini oppure empirico se finalizzato a corroborare empiricamente le nuove tesi proposte nel corso del progresso teorico. Laudan propone una visione ancora pi debole della scienza, che sostituisce alla nozione di paradigma quella di tradizione di ricerca ossia una sequenza di teorie che condividono assunti ontologici circa la natura del mondo e un insieme di principi metodologici che prescrivono come modificare e sviluppare nuove teorie. Nella tradizione di ricerca manca il "nucleo forte" non sottoposto a processo di falsificazione. Una critica all'epistemologia classica proviene dalla cosidetta epistemologia naturalizzata, che propone di mettere da parte il concetto di conoscenza per concentrarsi su ci che giustifica la credenza; diventano cos rilevanti le conoscenze empiriche relative al modo in cui gli esseri umani elaborano l'informazione e formulano giudizi. La figura 1 schematizza le principali tappe dell'evoluzione dell'epistemologia in questo secolo.

L'epistemologia comtemporanea: la teoria realista Recentemente ha incontrato parecchi consensi, soprattutto nella ricerca nelle scienze umane, la corrente epistemologica denominata teoria realista, delineata da Harr, Bhaskar, Aronson, Manicas (Pedon, 1995). Tale corrente si fonda sulla posizione ontologica denominata realismo critico, la quale presume l'esistenza di una realt esterna all'uomo, ma essa solo imperfettamente conoscibile, sia per l'inevitabile imprecisione di ogni conoscenza umana, sia per le sue leggi che hanno carattere tendenziale e probabilistico. La teoria realista rifiuta il fondazionalismo, concorde nell'affermare che i dati sono carichi di teoria e afferma che il compito della scienza inventare teorie che aiutino a rappresentare il mondo. Non esistono categorie fisse dell'intelletto, vi sono dei "quadri", socialmente determinati, per mezzo dei quali il mondo viene visto e interpretato. Le teorie scientifiche sono costituitive del mondo conosciuto (ci che Popper chiama il Mondo 2, il mondo dei concetti), ma non del mondo reale (ci che Popper chiama il Mondo 1, il mondo delle cose), per cui lo scienziato pu sempre essere in errore, dato che il suo "quadro" pu non essere adeguato alla realt. Concetto chive della teoria realista la transdizione, ossia l'inferenza dall'esperienza, verso ci che al di l dell'esperienza, ossia inferire ci che non pu essere osservato da ci che pu essere osservato. Altro concetto chiave quello di stratificazione. Le "cose" del mondo sono composti complessi. L'acqua pu essere vista a un livello come una sostanza liquida, ad un altro livello come un agglomerato di molecole, ad un altro come un agglomerato di idrogeno e ossigeno e ad un altro come un agglomerato di protoni, elettroni, neutroni. Allo stesso modo i processi che sottostanno al comportamento umano possono essere visti in termini di fattori neuro-anatomici, individuali e sociali. Questa stratificazione per la teoria realista una delle ragioni fondamentali per il rifiuto del riduzionismo: se la natura stratificata le leggi scientifiche devono tenere conto di una pluralit di livelli diversi. Da qui il rifiuto dei concetti tradizionali di causalit humeana e di legge scientifica, entrambi sostituiti dal concetto di tendenza strutturale, espressa da affermazioni del tipo "quando presente la condizione C, il sistema A necessariamente tende allo stato F in virt della sua struttura S". Tale tendenza non definisce necessariamente un comportamento testimoniabile, dato che il sistema A non si trova necessariamente in una condizione di chiusura, ma inserito in una rete di relazioni complesse con altri sistemi. In altre parole, sotto la condizione C, il sistema A assume lo stato F, a meno che qualcosa, nella rete di relazioni, non lo impedisca. Le leggi scientifiche non si riferiscono pi agli eventi, ma alle strutture o alle loro propriet disposizionali, ad esempio il fatto che lo zolfo sia giallo dipende non soltanto dalla struttura della superficie dello zolfo, ma anche dalle condizioni di illuminazione e dai meccanismi della percezione umana (Pedon, 1995, 41); in questo esempio "lo zolfo giallo" la tendenza strutturale, ma alterazioni nelle condizioni di illuminazione o nella nostra percezione possono impedirci di esperirla. La complessit delle relazioni tra i sistemi che costituiscono il mondo, e il conseguente indeterminismo, ci porta qundi a ragionare in termini di probabilit. La teoria realista invita quindi a non ragionare in termini di sistemi "chiusi" (quali possono essere quelli dell'esperimento classico, in cui si cerca di tenere sotto controllo il maggior numero possibile di variabili, vedere unit 2), ma a ragionare in termini di sistemi "aperti", studiando il massimo numero possibile di fattori interferenti, cercando di cogliere il massimo numero possibile di relazioni tra fenomeni. La spiegazione dei fenomeni concreti deve essere cos fondata sulla conoscenza delle tendenze strutturali dei sistemi che compongono la configurazione in oggetto e sulla comprensione delle loro specifiche e mutevoli interazioni, che nelle scienze sociali sono spesso diverse da caso a caso. Applicando i principi della teoria realista alle scienze sociali si desume che:

non esistono individui "universali", ossia esseri umani che studiati una volta per tutte rendano conto delle peculiarit dalla natura umana, ma solamente individui storicamente e culturalmente situati, e di ci occorre tenere conto nelle operazioni di generalizzazione dei risultati della ricerca;

le regolarit che si possono osservare nei comportamenti non sono il segno di leggi deterministiche, ma esprimono delle tendenze strutturali dei sistemi coinvolti, ossia regole che valgono sotto certe condizioni e comunque mai definitive; il ricercatore, condividendo la stessa natura dell'oggetto che egli studia, deve "comprenderlo" (in senso weberiano) dall'interno. E' grazie a questo processo di comprensione che possibile scoprire le tendenze strutturali; non solo ci che osservabile concorre alla spiegazione scientifica. Le osservazioni non sono la base della scienza ma solo degli indizi destinati ad essere continuamente reinterpretati. La sensibilit, il bagaglio conoscitivo (non limitato allo stretto ambito della ricerca), l'esperienza, la capacit immaginativa e l'abilit del ricercatore di cogliere le situazioni quindi un elemento essenziale della ricerca sociale; le tecniche concrete di ricerca (vedere unit 2) e di analisi dei dati (vedere unit 3) non possono essere ritenute di per s delle spiegazioni, ma costituiscono solo delle descrizioni, ossia degli ausilii al processo di comprensione messo in atto dal ricercatore; la necessit di avere un quadro di indizi pi ampio possibile fa s che la ricerca debba superare tutte le forme di chiusura (rivolgendosi ad esempio ad approcci "aperti" quali l'analisi ecologica) e in particolare il dualismo metodi qualitativi - metodi quantitativi (vedere unit 2), ricorrendo a forme di triangolazione per mettere a confronto i risultati ottenuti tramite metodi diversi, per controllare la validit delle ricerche e per considerare i risultati secondo prospettive teoriche molteplici.

La ricerca sociale: obiettivi e metodi Ricollegandosi al discorso sull'epistemologia contemporanea visto precedentemente possiamo affermare che nella ricerca sociologica non esistono n teorie, n paradigmi dominanti, rarissimo trovare teorie o ipotesi puramente deterministiche o di portata generale e ancor pi raro trovare fatti che invalidino in modo univoco una teoria. Esistono vastissimi settori della realt sociale in cui non esistono teorie in senso proprio (cio sistemi di asserti), ma solo schemi interpretativi, apparati categoriali, sistemi tipologici, definizioni o stipulazioni (Ricolfi, 1994). La ricerca in sociologia si riduce quindi a una risposta a domande, ossia a bisogni di conoscenza tradotti in interrogativi sulla realt. La metodologia della ricerca, contrariamente a quanto si ritiene comunemente, non indica l'insieme dei metodi e delle tecniche utilizzati nella pratica di ricerca, ma l'attivit critica che si applica ai diversi prodotti della ricerca (Boudon, 1991, p. 279). Questa definizione insiste sull'aspetto normativo della metodologia della ricerca, ovvero come dovrebbero essere svolte le ricerche, anzich di come come vengono svolte effettivamente. Fare ricerca non difficile, in particolar modo grazie all'ausilio dei potenti strumenti di elaborazione informatizzata oggi a disposizione. Ci che difficile condurre una buona ricerca, il che significa seguire certe procedure che ci guidino e ci orientino attraverso tutte le sue fasi, dalla formulazione del disegno di ricerca all'analisi dei dati. Una ricerca fatta senza certi "standard di qualit", oltre ad essere una perdita di tempo e di risorse, anche dannosa, perch ci porta a delle conclusioni false o fuorvianti, non contribuendo alla chiarezza, ma addirittura mistificando la realt. La metodologia della ricerca si occupa quindi di fare s che una qualsiasi ricerca assuma i canoni della ricerca scientifica. La ricerca sociale prevalentemente ricerca empirica, ovvero vincolata a conoscenze fattuali acquisite sul campo o in laboratorio, quali osservazioni, questionari, interviste, documenti, esperimenti (Ricolfi, 1994). Per definire compiutamente la ricerca sociale partiremo dagli obiettivi e dai metodi della ricerca stessa. Gli obiettivi di una ricerca sociale possono essere sintetizzati in tre grandi classi: descrizione, spiegazione, previsione di una realt data.

Sotto il termine "descrizione" vengono raggruppate tutta una serie di tecniche che vanno dai resoconti etnografici (Fetterman, 1989), alla classificazione e costruzione di tipologie, alla "selezione, dalla variet infinita degli asserti (cio affermazioni che si riferiscono a qualche aspetto della realt) veri, di un sottoinsieme rilevante (ossia pertinente e non banale) di asserti veri" (Ricolfi, 1994). E' importante sottolineare che ogni descrizione frutto di una scelta, ovvero di una definizione di caratteristiche selezionate, della costruzione di classi in funzione di criteri determinati da opzioni teoriche o semplicemente funzionali all'indagine (Statera, 1997). E' da sfatare quindi il mito di una "descrizione obiettiva della realt", che semplicemente non esiste e non pu esistere date le premesse di valore e le prospettive teoriche, spesso implicite, del ricercatore. Abbandonate le pretese di "obiettivit" della descrizione metodologicamente pi corretto definire un "modello" esplicito con cui il ricercatore si accosta alla realt empirica, intendendo per "modello" un sistema di asserti e di nessi tra asserti che schematizzino, in modo univoco e rigoroso sotto il profilo linguistico, la teoria o il paradigma con cui ci si accosta alla descrizione di quella data realt empirica, i valori e assunti che guidano il ricercatore, gli scopi e i metodi della ricerca. Come scrive Gallino (1987, p. 26): Osservare, descrivere, classificare fenomeni sociali e culturali senza preoccuparsi di rapportarli esplicitamente ad alcun modello di comportamento (n di istituzione, di societ, o di altro) il compito che ha svolto fin dalle origini un filone particolarmente nutrito della ricerca sociologica e antropologica, cui sono stati alternamente applicati i nomi di descrittivismo o sociografia o etnografia - nessuno dei quali ha fatto estesamente presa in questo senso nella storia delle rispettive discipline. [...]. Questa enorme accumulazione di fatti senza teoria, portato inevitabile dell'aver compiuto e raccolto osservazioni non governate da un modello esplicito - che vuol dire governate da incontrollabili modelli impliciti - stata certo preziosa per documentare la variet inesauribile non meno che la tenace reiterativit dei comportamenti umani, [...]; ma risultata di utilit minima per procedere a spiegarli in un quadro teorico unitario, al peggio non spezzettato in segmenti irreparabilmente contraddittori. [...]. Nessun modello, si dovuto ammettere, e nessuna teoria, si possono costruire a posteriori e fondare in modo indipendente dall'osservazione; e ogni osservazione, comunque, gi contiene teoria e modelli di una teoria. La spiegazione sociologica deriva dal modello nomologico-deduttivo che definisce ogni tipo di spiegazione scientifica (Statera, 1997). Perch sussista una spiegazione deve esistere una regolarit nella sequenza di eventi. Tale regolarit pu consistere in una associazione, in un rapporto causale o funzionale. Da questa "legge" e da un fatto empirico dato (explanandum) si inferisce la spiegazione del fatto stesso (explanans). Generalizzando:

Per Ricolfi (1994) "spiegare" significa "stabilire nessi tra asserti, che possono essere esposti al rischio della falsificazione, ma non possono in alcun modo essere provati. [...]. Di una spiegazione che ha superato i controlli tutto quel che possiamo dire che verosimile, o che non stata contraddetta dai fatti". Non possiamo quindi mai essere sicuri delle nostre spiegazioni, perch non possiamo mai escludere che possa venir fuori, adesso o in futuro, un fatto che le contraddice. Secondo Statera (1997, p. 65) la struttura logica della previsione scientifica identica a quella della spiegazione. Date le premesse logiche, cio le condizioni empiriche e un sistema di asserti in forma di leggi, vengono derivate le previsioni corrispondenti. Perch le previsioni siano affidabili occorre un altissimo grado di fiducia nel sistema di asserti, che nella ricerca sociologica si viene ad avere molto di rado.

Per definire i metodi della ricerca sociale faremo riferimento alla classificazione proposta da Ricolfi (1997). Questa classificazione usa tre criteri discriminanti:

la formalizzazione o meno delle procedure di ricerca l'uso o meno della statistica l'ispezionabilit o meno della base di dati, dove con ispezionabilit si intende la possibilit di accedere alla base empirica, in modo da poter ripetere, interamente o parzialmente, la ricerca in questione partendo dagli stessi dati.

La tassonomia proposta da Ricolfi riportata in figura 2.

La ricerca sociale: concetti chiave Passiamo ora ad illustrare alcuni concetti chiave della ricerca sociale. Iniziamo dal concetto di teoria scientifica. Secondo Statera (1997, p. 60) per teoria scientifica si intende un un insieme di ipotesi esplicative che valgono a dar conto di ricorrenze empiricamente rilevate, ovvero di leggi sperimentali. La legge, al contrario, descrive delle regolarit nella successione di eventi empiricamente osservati; la legge riassunta da una pi ampia teoria. La teoria dunque un sistema generale di leggi che non pu essere empiricamente riscontrata se non desumendo da essa i suoi asserti, detti anche proposizioni o ipotesi. Tali asserti sono affermazioni dotate di valore di verit (ossia possono essere vere o false), che si riferiscono a un aspetto della realt e hanno come caratteristica di avere un riscontro empirico immediato. Gli asserti si differenziano dai concetti, che sono "vitali" nel flusso di esperienze umane (Marradi, 1980, p. 9). Un asserto una legge quando afferma una regolarit empirica. Si definisce oggetto uno specifico referente sul quale si raccolgono informazioni. L'oggetto costituisce in questo caso l'unit di raccolta delle informazioni, ad esempio il singolo individuo. L'unit di raccolta pu differire dall'unit che invece il tipo di referente effettivamente considerato nell'analisi dei dati. La propriet un dato carattere dell'oggetto in questione, e diventa una variabile quando ne venga data una definizione operativa, che pu definita come l'insieme di regole che guidano le operazioni con cui ciascun stato sulla propriet X viene rilevato, assegnato ad una

delle categorie stabilite in precedenza e registrate come variabile su un supporto di memorizzazione (Vedere Unit 2 - La matrice dei dati). Ad esempio, se stiamo conducendo una ricerca sui disoccupati italiani, i disoccupati sono gli oggetti della ricerca, le proprit che potremmo prendere in considerazione potrebbero essere il sesso (e la definizione operativa sarebbe 1- maschio, 2femmina) e il titolo di studio (definizione operativa: 1- licenza elementare, 2- licenza media inferiore, 3- licenza media superiore, 4- laurea). Le ipotesi possono essere monovariate, se si riferiscono ad un solo carattere della realt sotto esame o multivariate (o relazionali) se riguardano un rapporto tra due (bivariate) o pi caratteri della realt sotto esame. Gli asserti devono essere dotati di riscontro empirico immediato. Per tutti quegli asserti che contengono concetti astratti necessario utilizzare degli indicatori, che consentano di definirne delle operazioni di misura. La figura 3 illustra alcuni possibili indicatori del concetto astratto di "libert".

Figura 3 - Concetti e indicatori Tra concetto e indicatore esiste un rapporto di indicazione. Il rapporto di indicazione la rappresentazione semantica fra il concetto che ha suggerito la definizione operativa e uno dei concetti troppo generali per suggerirla. Tale rapporto, stabilito in base ai significati sociali dei concetti interessati (cio ai loro significati nel contesto in cui si svolge la ricerca), fa del concetto pi specifico un indicatore del concetto pi generale. La figura 4 illustra tre possibili tipi di rapporto di indicazione. In figura 4.1 un concetto direttamente operazionalizzabile viene trasformato in variabile tramite una definizione operativa (sulla quale torneremo in dettaglio nell'unit 3). In figura 4.2 un concetto pi generale (A) viene collegato tramite un rapporto di indicazione a un concetto

pi specifico (B). Quest'ultimo pu essere operazionalizzato in una variabile B, in modo pi semplice di quanto sia possibile fare con il concetto A (figura 4.3). Un concetto pu avere un rapporto di indicazione con pi concetti diversi, ciascuno operazionalizzabile in una variabile (figura 5). Le singole variabili possono essere ricombinate in un indicatore unico del concetto di partenza (figura 6).

Figura 4 - Rapporti di indicazione tra concetti

Figura 5 - Rapporto di indicazione con pi concetti

Figura 6 - Costruzione di un indice a partire da pi indicatori In tema di indicatori possimo definire i concetti di validit e di attendibilit. La validit la propriet per cui una tecnica, un metodo o pi semplicemente un indicatore raggiunge gli obiettivi che si prefigge. Un indicatore che misura l'anomia dotato di validit se misura proprio l'anomia (e non qualche altra cosa). Stesso discorso per i metodi e le tecniche. L'attendibilit potrebbe essere definita come la stabilit della misura. Se un indicatore che misura l'anomia d un certo valore in presenza di date condizioni iniziali, deve dare lo stesso valore ogni

volta che viene riapplicato a quelle stesse condizioni iniziali. La ricerca empirica pu essere descrittiva oppure esplicativa, a seconda delle finalit (di descrizione nel primo caso, di spiegazione nel secondo) che si propone. Infine la ricerca deve essere avalutativa, cio non deve contenere proposizioni di carattere prescrittivo o giudizi di valore riguardanti la realt sotto esame.

Le fasi della ricerca sociale

Fasi fondamentali della ricerca Anche se la ricerca sociale ha metodi e ambiti diversi a seconda della scuola cui appartiene il ricercatore e a seconda dei paradigmi adottati (che come abbiamo visto costituiscono il backgruond teorico sottostante alla ricerca stessa), si possono definire cinque fasi della ricerca sostanzialmente comuni a tutti gli approcci (Bailey, 1995). Fasi fondamentali della ricerca

Tale approccio ha due importanti caratteristiche: circolarit: ogni fase risulta interdipendente e collegata alle altre secondo un percorso circolare teoricamente senza fine, in cui anche il giungere ai risultati della ricerca non significa

necessariamente la fine dello studio, ma pu dare spunti per la correzione dell'ipotesi iniziale; ripetizione: anche quando la ricerca condotta ottiene risultati verosimili, consigliabile ripetere lo studio per controllare la non accidentalit dei risultati. In genere si preferisce non condurre una replica perfetta della ricerca precedente, ma apporre sempre qualche piccolo cambiamento, in modo da controllare i risultati di ricerche precedenti e contemporaneamente assegnarne di nuovi.

La codifica e analisi dei dati Terminata la fase di raccolta dei dati, il ricercatore sociale si trova spesso con una mole notevole di informazioni da elaborare per mettere in relazione le sue ipotesi con i dati raccolti. A questo scopo ci vengono in aiuto le tecniche statistiche di analisi dei dati, ma anche le altre strade offerte dalla metodologia della ricerca. Prima di applicare qualsiasi tecnica di analisi dei dati necessario ridurre in forma meglio analizzabile tutta questa mole di informazioni,tramite una procedura che chiameremo riduzione dei dati. Il problema della riduzione dei dati trova la soluzione pi efficiente trascrivendo le informazioni raccolte su supporti magnetici accessibili via computer (hard disk, floppy disk), usando il formalismo della matrice dei dati e utilizzando simboli convenzionali o codici per registrare le singole informazioni in modo il pi possibile compatto.

La matrice dei dati (Matrice casi per variabili) Con questo termine si intende un ideale rettangolo che contiene tante righe quante sono le unit di analisi in esame (nel caso dell'intervista sono i rispondenti) e tante colonne quante sono le variabili considerate (nel caso dell'intervista le domande). Ogni singola risposta del questionario verr tradotta in codici (corrispondenti alladefinizione operativa) e incasellata nella sua posizione. I vantaggi sono numerosi, perch non si trascrive tutto il contenuto del questionario, ma solo i codici delle alternative scelte da ciascun intervistato e si rendono pi rapide le operazioni di elaborazione statistica dei dati. I limiti del supporto cartaceo sono inoltre superati grazie ai supporti di tipo magnetico oppure ottico, dove i dati sono organizzati in file, ogni file contiene uno o pi records e ogni record contiene uno o pi campi i quali contengono le informazioni codificate in caratteri, ciascuno dei quali viene rappresentato con un byte di informazione. Per trovare delle analogie con la matrice dei dati su carta, il file coincide con la matrice dei dati, i records prendono il posto delle righe delle matrici, i campi che formano un record altro non sono che le celle della matrice. Con questa organizzazione di dati il computer in grado di eseguire velocemente e in modo automatico le operazioni aritmetiche richieste dalle diverse tecniche statistiche. Ritornando ora alla codifica dei dati, essa prevede l'assegnazione di un dato simbolo o codice alle risposte previste per ciascuna domanda del questionario (in accordo con la definizione operativa

della variabile in questione) e l'organizzazione dei dati relativi ad un singolo questionario entro i records. I ricercatori normalmente utilizzano codici numerici, cio cifre comprese tra 0 e 9 (ma anche a due cifre in caso di necessit), piuttosto che alfabetici per almeno due ragioni: in primis perch i numeri sono suscettibili di un miglior trattamento statistico e poi danno luogo a minor confusione. Dopo aver assegnato ad ogni modalit di risposta un simbolo diverso, questo andr trascritto nella cella corrispondente all'incrocio tra il caso (riga) e la variabile (colonna). Di seguito riportato un esempio di matrice dei dati.

Sesso M= 1 F= 2 Stato civile Sposato/a = 0 Vedovo/a = 1 Celibe/nubile = 2 N di figli Nessun figlio = 0 1 Figlio = 1 2 figli=2 3 figli=3 pi di 3 figli=4 Professione Casalinga = 0 Operaio/a, contadino/a, collab.domestico/a =1 Impiegato/a=2 Artigiano/a, commerciante= 3 altro=4

La codifica pu avvenire in due momenti distinti: a priori: quando la stesura del questionario prevede gi una prima codifica delle alternative alle risposte. E' questo il caso delle domande chiuse per le quali si prevedono gi tutte le alternative; a posteriori: riguarda per lo pi domande aperte, difficili da codificare a priori perch il numero delle risposte possibili rimane incerto fino all'ultimo, e permette anche di considerare solo le risposte effettivamente date dagli intervistati, scegliendo la codifica che appare migliore nel caso specifico. Dopo la fase di codifica segue quella di registrazione, dove ad ogni variabile del questionario si assegna codice (lungo al massimo 8 caratteri) e i dati vengono caricati su un file tramite calcolatore. In questa fase abbiamo due tipi di pulizia dai codici non previsti; quelli dovuti ad errori di scrittura da parte dei rispondenti e quelli dovuti a risposte errate a causa della non comprensione delle domande, ad esempio quando un intervistato barra due risposte nelle domande che ne richiedono

una sola. In questo ultimo caso, come nel caso in cui l'intervistato non abbia risposto ad una domanda, il valore da caricare il missing ossia informazione mancante, che in genere ha un codice molto diverso dagli altri, ad esempio '99. Interpretazione dei risultati E' questa l'ultima fase di una ricerca e permette di controllare le ipotesi che erano state formulate all'inizio. Il primo passo da fare l'analisi monovariata e il calcolo delle distribuzioni di frequenza di tutte le variabili, in modo da mettere in luce la distribuzione del fenomeno nel campione condiderato. Questo passaggio serve anche per verificare che le fasi precedenti siano state condotte in modo corretto (cio non vi siano errori di impostazione o di battitura nella matrice dei dati) e anche per avere indicazioni su come raggrupare le modalit di una variabile che ne ha molte (come pu essere ad esempio l'et) in un minor numero di modalit pi ampie.

Accanto alle distribuzioni di frequenza altrettanto utile presentare i dati in tabelle a doppia entrata, le quali permettono di sintetizzare diverse distribuzioni di frequenza e di avere un'idea dell'associazione tra la variabile in riga e in colonna. Utili per sintetizzare le serie di dati sono le tecniche statistiche, che permettono di passare da variabili misurate sui singoli individui in una certa popolazione, a variabili che descrivono l'intera popolazione (variabili aggregate), quali le misure di tendenza centrale della distribuzione e le misure di dispersione o di variabilit. Con una misura di tendenza centrale, una di dispersione e degli indici di asimmetria e di curtosi possibile descrivere sinteticamente una distribuzione. Questi argomenti saranno trattati in modo particolareggiato nelle unit successive.

Scelta del problema e definizione delle ipotesi La scelta del problema di ricerca subisce l'influenza di diversi fattori, molti dei quali riguardano chi conduce la ricerca. Essi sono identificabili dalle seguenti caratteristiche: PARADIGMA SOCIOLOGICO: si intende la prospettiva di ricerca o scuola di pensiero del ricercatore, che porta con s determinate idee sugli scopi della ricerca e sui metodi appropriati (come si dovrebbe realizzare la ricerca) e i propri valori e assunti. A paradigmi diversi corrispondono valori e assunti diversi. I principali paradigmi della ricerca sociale sono riassumibili dalla seguente tabella: Paradigma "Scientifico" o statistico Sperimentale (Psicologia sociale) Etnografico Unit di Metodi di raccolta analisi dati Micro o Inchiesta macro Esperimento in Micro laboratorio Osservazione Micro o (partecipante o non macro partecipante) e note sul campo Micro Osservazione Tecniche di analisi dei dati Statistica Statistica Analisi qualitativa dei testi delle (es. analisi del contenuto o analisi lessicale) Analisi qualitativa dei testi delle note (es. analisi del contenuto o analisi lessicale) con particolare riferimento alle "espressioni indicali"

Etnometodologico

Cognitivista

Micro

Inchiesta e Programma per computer che osservazione incorpora il modello di simulazione (partecipante o non dell'unit di analisi partecipante) (Elaborazione da Bailey, 1995)

VALORI DEL RICERCATORE: il ricercatore sceglier in modo del tutto arbitrario l'oggetto della sua ricerca e il rapporto con i propri soggetti di ricerca. lui a decidere ci che appare desiderabile e indesiderabile. GRADO DI REATTIVIT: dipende dal tipo di raccolta di dati. Per reattivit intendiamo che lo studio pu influire sui dati, come quando il gruppo osservato agisce in un modo in presenza dell'osservatore e in un altro in sua assenza. METODOLOGIA DEL RICERCATORE: le strade percorribili sono, come abbiamo avuto modo di vedere nella tabella dei paradigmi, diverse e spesso ugualmente valide. UNIT DI ANALISI SCELTA: la scelta pu andare in due direzioni, scegliendo come unit di analisi o il singolo, e in questo caso avremo studi micro, o degli aggregati di persone come la provincia, la famiglia, e in quest'altro caso avremo studi macro. L'unit di analisi si differenzia dall'unit di raccolta, che quella con cui i dati vengono rilevati. Ad esempio se vogliamo vedere quali sono i comuni che offrono i migliori servizi ai loro cittadini tramite un questionario compilato dai cittadini stessi, l'init di raccolta il singolo cittadino, l'unit di analisi il comune. Si passa dai dati dei singoli cittadini ai dati del loro comune tramite un'operazione di aggregazione. Ad esempio, se la domanda posta al cittadino : "Dia un giudizio da 1 a 10

al sistema di trasporti del suo Comune", passando al comune come unit di analisi si sostiuir a tale variabile la media di tutti i giudizi espressi dai cittadini di quel comune. SCOPO DELLA RICERCA: il ricercatore pu decidere se condurre uno studio descrittivo (descrizione), che mira a descrivere dettagliatamente dei fenomeni, spesso a scopo esplorativo, o uno studio esplicativo che tende invece a spiegare un fenomeno specificando il perch accaduto (spiegazione) e congetturando anche che cosa accadr in futuro (previsione). Le funzioni di descrizione, spiegazione, previsione sono quelle gia viste nell'unit 1 e nell'unit 12, riferite ai modelli. Una volta individuato il problema, il passo successivo sar di formulare una teoria. Una teoria si definisce come un tentativo di spiegare un particolare fenomeno e che in ultima istanza deve essere controllabile. Le sue componenti sono concetti e variabili collegati in affermazioni conosciute come proposizioni, che sono affermazioni concernenti uno o pi concetti e variabili (Marradi, 1993). Definita la teoria nelle sue componenti occorre, per renderla controllabile, determinare delle ipotesi, la cui formulazione si basa su conoscenze esterne ai dati stessi (e qui entra in gioco il backgruond teorico del ricercatore), su precedenti esperienze o su teorie riguardanti il contesto della ricerca. L'ipotesi semplicemente un'affermazione, ancora provvisoria e non provata, di quelli che sono i fatti implicati dalla teoria secondo il ricercatore. Perch tale affermazione sia provata, occorre sottoporla a controllo empirico e a tale scopo essa deve essere formulata nel modo pi preciso possibile, deve contentere esclusivamente termini osservativi (ossia concetti non astratti), e naturalmente deve avere la forma di un asserto, ossia deve poter assumere i valori di verit "vero" o "falso". Le ipotesi possono essere di due tipi: 1. ipotesi monovariata o descrittiva: riguarda la distribuzione di frequenza, la forma, la posizione o parametri relativi a una singola variabile; 2. ipotesi multivariata o relazionale: riguarda il rapporto tra due o pi variabili, dove al variare di una varia anche l'altra. Per relazione (o associazione) tra due variabili inoltre intendiamo dire che esse variano insieme, cio che un mutamento nella variabile X accompagnato da un mutamento di Y e viceversa. Le possibili relazioni tra variabili sono: Relazione positiva o negativa: all'aumentare o diminuire di x, segue l'aumento o decremento di y se la relazione positiva, mentre negativa se all'aumento o decremento dell'una segue rispettivamente un decremento o incremento dell'altra. Ad esempio, se ad un aumento del livello di istruzione di una persona fa riscontro un incremento di reddito, la relazione positiva. Se ad un incremento nel livello di istruzione accompagnato da un decremento nel livello di pregiudizio etnico, la relazione negativa (detta anche inversa). Relazione simmetrica o asimmetrica: al cambiamento di x, segue un corrispondente cambiamento in y e viceversa per il primo caso, mentre nel caso di una relazione asimmetrica un mutamento nella prima variabile provoca un mutamento nella seconda ma non viceversa. Ad esempio, possiamo affermare che una relazione tra fumo e cancro al polmone di tipo asimmetrico e il fumo pu causare il cancro al polmone mentre il cancro al polmone non pu causare il fumo. Quindi per ricapitolare, i passi che costituiscono le prime fondamentali mosse di una ricerca sono:

Come formulare e verificare una ipotesi? Sebbene nella pratica i ricercatori seguano strade diverse, all'interno di questa sezione presentato l'approccio classico, che si compone di tre fasi distinte: 1. Definizione teorica dei concetti e formulazione di una proposizione che li metta in relazione. 2. Individuazione di procedimenti per misurare empiricamente i concetti, colmando il divario tra il piano concettuale e il piano empirico. L'ipotesi che si forma a questo punto coincide con la proposizione della fase precedente, anche se l'una sta su un piano concettuale, l'altra su un piano empirico. 3. Raccolta e analisi di dati utili per verificare se l'ipotesi vera o falsa. Formulazione del disegno della ricerca In questa fase il ricercatore deve decidere come misurare le variabili contenute nelle sue ipotesi e definire il gruppo di soggetti su cui verificare tali ipotesi, sia come numerosit che come caratteristiche possedute. E' in questa fase che si decidono le tecniche di raccolta dei dati pi appropriate per gli obiettivi della ricerca e di conseguenza anche le tecniche di elaborazione dei dati raccolti che verranno utilizzate. Le principali tecniche di raccolta dei dati sono: 1. Esperimento 2. Osservazione 3. Inchiesta 4. Intervista con basso grado di strutturazione 5. Etnometodologia 6. Uso dei documenti Esperimento

L'esperimento consiste nell'introduzione di uno stimolo sperimentale (ad esempio una variazione in una variabile indipendente X) all'interno in un ambiente in cui tutte le altre variabili sono controllate, e nella conseguente misurazione dell'effetto di tale variazione sulla variabile dipendente Y. Come tecnica di raccolta dei dati e prima ancora, come disegno di ricerca, l'esperimento presenta diversi vantaggi e svantaggi. Tra i vantaggi ritroviamo: Individuazione del rapporto causale: l'esperimento consente di misurare il valore della variabile dipendente e i suoi cambiamenti all'introduzione della variabile indipendente, sospetta causa dei suoi mutamenti, all'interno di un ambiente in cui tutte le altre variabili sono controllate, e quindi consente di isolare rapporti di causa-effetto tra variabile indipendente e dipendente. Controllo: permette un controllo maggiore tanto nell'analisi dei dati che nel controllo delle ipotesi, anche perch soggetto ad un numero limitato di errori provocati da fattori esterni. Possibilit di svolgere analisi longitudinali: fornisce l'opportunit di studiare i cambiamenti temporali ad intervalli prestabiliti. Gli svantaggi sono elencabili invece in: Ambiente artificiale: utilizzato per avere un controllo sulle variabili in gioco, comporta molto probabilmente un'alterazione dei comportamenti studiati. Effetto dello sperimentatore: l'esperimento si considera particolarmente reattivo proprio perch le aspettative dello sperimentatore possono influenzare i risultati. Le influenze del ricercatore dipendono il pi delle volte dalle indicazioni che d ai soggetti durante l'esperimento. Per ovviare a questi inconvenienti si pu ricorrere al disegno sperimentale del doppio cieco, dove non si conosce, tra i due gruppi che appartengono al piano di sperimentazione, quale quello sperimentale, e quindi soggetto al trattamento, e quale di controllo. Ampiezza del campione: gli studi delle scienze sociali necessitano di un campione quasi sempre numeroso, per consentire una migliore generalizzabilit dei risultati. Tuttavia un'alta numerosit campionaria comporta sempre una maggior difficolt nel controllo delle variabili esterne. Gli esperimenti vengono quindi condotti su piccoli campioni e ci limita la generalizzabilit dei risultati. Il grado in cui il ricercatore riesce a controllare le variabili rilevanti al rapporto di causa ed effetto che intende studiare e le variabili che influenzano questo rapporto e che andranno mantenute costanti, si chiama grado di isolamento. Il rapporto di causa ed effetto, a differenza di quanto avviene nelle inchieste e nelle interviste, nell'esperimento si osserva direttamente, studiando dal vivo i cambiamenti nella variabile effetto, in presenza della variabile ritenuta causa. Le fasi dell'esperimento sono: 1. Ipotesi causale 2. Pretest 3. Introduzione dello stimolo sperimentale si afferma che una variabile (la causa o variabile indipendente) provoca mutamenti in una seconda variabile (l'effetto o variabile dipendente). misurazione della variabile dipendente nella situazione iniziale, in assenza di qualsiasi trattamento sperimentale. si fa variare nella situazione studiata la variabile che si presuppone causa dei cambiamenti nella variabile dipendente.

4. Post-misurazione

viene eseguita una nuova misurazione della variabile dipendente per controllare se si introdotto un cambiamento del suo valore.

Dalle fasi sopra descritte risulter chiaro come, se esiste un totale isolamento, ogni cambiamento della variabile effetto sar dipeso dalla variabile causa. Nella pratica un totale isolamento non possibile e sono sempre presenti un numero praticamente infinito di fattori estranei che il ricercatore non in grado di controllare. Quindi, si dovr operare con due gruppi che abbiano le medesime caratteristiche (ci significa che avranno presumibilmente anche gli stessi risultati nella misurazione del pretest, a meno di differenze dovute al caso) e subiscano l'influenza degli stessi fattori estranei. In tal modo poich solo un gruppo viene sottoposto al trattamento sperimentale e poich la loro situazione iniziale misurata dal pretest uguale, la differenza tra i cambiamenti nel gruppo di controllo e nel gruppo sperimentale, sar dovuta agli effetti dello stimolo sperimentale. In tutti i casi dove non possibile formare due gruppi perfettamente omogenei si dovr ricorrere all'estrazione casuale dei membri di ciascun gruppo, per eliminare possibili distorsioni sistematiche. Vediamo, a titolo di esempio, il disegno sperimentale classico, composto da un gruppo sperimentale e un gruppo di controllo. Gruppo sperimentale Gruppo di controllo 1. Selezione dei soggetti 1. Selezione dei soggetti 2. Selezione delle condizioni sperimentali 2. Selezione delle condizioni sperimentali 3. Pretest 3. Pretest 4. Post test: 4. Esposizione agli stimoli sperimentali Post-testcontr-Pre-testcontr= Diffcontr 5.Post-test: Effetto causale= Diffsper - Diffcontr Post-testsper - Pre-testsper= Diffsper Se vi sono effetti estranei allora la differenza nel gruppo di controllo tra il post-test e il pre-test dovrebbe essere diversa da 0, valore che dipende quindi da fattori esterni o non controllati. Osservazione Il metodo dell'osservazione la tecnica principale per la raccolta di dati sul comportamento non verbale e si pu accompagnare ad altre tecniche simultanee, come l'esperimento o l'inchiesta nella sua fase preliminare. I tipi principali di osservazione sono due: partecipante e non partecipante. L'osservatore partecipante prende regolarmente parte alle attivit di chi osserva ed ha un ruolo definito all'interno del gruppo. Un osservatore non partecipante non prende invece parte alle attivit di gruppo. Le fasi principali dell'osservazione sono: 1. La decisione sugli obiettivi dell'indagine. 2. La decisione sul gruppo di soggetti da osservare. 3. Il conseguimento dell'accesso al gruppo osservato. 4. L'instaurazione di un rapporto con i soggetti da studiare.

5. La realizzazione dell'indagine mediante osservazione e registrazione di appunti sul campo per il periodo di tempo prefissato. 6. La gestione delle crisi quando si manifestano. 7. La chiusura (fine) del periodo di osservazione. 8. L'analisi dei dati. 9. La redazione di un rapporto con la presentazione dei risultati L'osservazione utile tutte le volte che si desideri un quadro completo e approfondito di un comportamento in un dato ambiente naturale e anche in un lungo arco di tempo. I vantaggi dell'osservazione sono: 1. Il comportamento non verbale: quando necessario raccogliere dati sul comportamento non verbale l'osservazione la tecnica migliore, grazie anche alla relazione interpersonale che si instaura tra osservatore e soggetti, e che d l'opportunit di documentare in modo dettagliato comportamenti che i soggetti stessi no sarebbero in grado di documentare. 2. L'ambiente naturale: il comportamento osservato pu essere studiato nell'ambiente naturale dei soggetti, non creando le distorsioni che l'inchiesta e l'esperimento comportano, anche se possono persistere quelle provocate dalla presenza di un estraneo. 3. Analisi longitudinale: l'osservazione permette di studiare uno o pi soggetti nel loro ambiente naturale per un periodo di tempo molto pi lungo di quello consentito dall'inchiesta o dall'esperimento. Oltre ai vantaggi l'osservazione per comporta anche degli svantaggi: 1. Mancanza di controllo: l'ambiente naturale comporta uno scarso controllo sulle variabili estranee che possono influenzare i dati. 2. Difficolt di quantificazione: i dati dell'osservazione possono essere solo in una certa misura quantificabili, ma tale quantificazione si limita a frequenze e a percentuali di categorie concettuali o osservative. La gran parte dei dati raccolti sono spesso difficili da classificare e sintetizzare allo scopo di controllare le proprie ipotesi. 3. Piccole dimensioni del campione: dato che questi studi sono generalmente condotti in modo molto approfondito, l'osservazione di gruppi numerosi richiede la presenza di pi osservatori il cui lavoro per molto spesso non comparabile con conseguenti problemi di attendibilit. 4. Accesso al campo di indagine: spesso si incontrano difficolt ad ottenere l'autorizzazione ad indagare in un ambiente e anche qualora lo si ottenga si sar guardati con sospetto. 5. Mancanza di anonimato dei soggetti osservati: l'osservatore difficilmente riuscir a mantenere l'anonimato del rispondente, a differenza di quanto succede nell'inchiesta, il che pu procurare non pochi problemi quando si affrontano temi delicati. Tipi di osservazione Lo studio pu essere strutturato secondo gradi diversi che classificano i diversi tipi di osservazione. Il contesto di ricerca pu essere dicotomizzato in: 1. contesto naturale

2. contesto artificiale (ovvero di laboratorio) Lo studio a sua volta pu essere: 1. strutturato, come quando si conta la frequenza con cui avvengono determinati comportamenti o si dicono determinate cose; 2. non strutturato, nel quale il ricercatore non va in cerca di comportamenti specifici, ma si limita semplicemente ad osservare e a registrare ci che avviene. Queste due dicotomie possono essere utilizzate per costruire una tipologia a quattro caselle: Tipi di studi basati sull'osservazione Studio/Ambiente Ambiente naturale Laboratorio artificiale Studio sul campo completamente non Non strutturato Studio non strutturato in laboratorio strutturato Osservazione in laboratorio Strutturato Studio sul campo strutturato completamente strutturata

Studio sul campo non strutturato Sono i meno strutturati tra i quattro tipi di studio basati sull'osservazione. Condotti in ambiente naturale, utilizzano generalmente l'osservazione partecipante e l'osservatore impone una bassissima strutturazione allo studio. Il termine "studio sul campo" spesso utilizzato come sinonimo di "studio etnografico" o "etnografia", che si definisce come la descrizione di una particolare cultura. La ricerca etnografica un metodo di indagine, o meglio, un insieme di metodi, con cui antropolgi e sociologi si propongono di delineare le caratteristiche di una cultura, vivendo con e come le persone che la condividono (Cardano, 1997). Questo allo scopo di: 1. Ricostruire il profilo della cultura dal punto di vista dei suoi membri, afferrare cio la loro visione del mondo, cogliere il senso che ciascuno di loro ripone nelle proprie azioni; 2. Delineare le regole che governano l'interazione sociale, ricostruire la trama che ora unisce, ora oppone, i valori, le credenze che abitano quella cultura, mettere a fuoco i meccanismi causali che legano gli eventi cui l'etnografo ha modo di assistere. L'etnografia il metodo dominante utilizzato dagli antropologi culturali che si interessano alle culture relativamente primitive. Tuttavia, il metodo etnografico viene anche utilizzato sempre pi spesso all'interno di societ complesse per studiare gruppi subculturali. Dato che il metodo etnografico si propone semplicemente di descrivere una particolare cultura, l'etnografo in generale ha poche ipotesi e nessuna griglia di osservazione. Invece di porsi l'obiettivo di provare una qualsiasi ipotesi specifica, egli ha uno scopo di tipo generale: descrivere la cultura o la subcultura con il maggior dettaglio possibile, compresa la lingua, i costumi, i valori, le cerimonie religiose e le leggi. In generale per la realizzazione di questo obiettivo necessario che l'osservatore divenga, ove possibile, un osservatore partecipante. In effetti, l'obiettivo del ricercatore in molti studi etnografici di risocializzarsi nella cultura che sta cercando di descrivere. Il ricercatore cerca di dimenticare in parte la sua cultura e di entrare a far parte della cultura che sta studiando, per poterla comprendere "dall'interno".

Osservazione in laboratorio strutturata Il tipo di studio che abbiamo poc'anzi analizzato completamente non strutturato: mancano le ipotesi precostituite, non esiste una griglia di osservazione, si svolge in un ambiente naturale non richiede la quantificazione dei dati. Diametralmente opposta l'indagine completamente strutturata che si svolge in laboratorio, per controllare determinate ipotesi. In questo studio viene utilizzata una griglia di osservazione, ossia un elenco di cose da osservare. In questo studio si evitano la maggior parte dei problemi dello studio sul campo (legati all'interazione tra osservatore ed osservati) eliminando ogni tipo di comunicazione ed interazione tra ricercatore e soggetti studiati. Studio sul campo semi-strutturato Questo il caso in cui il ricercatore vuole il rigore e la quantificazione permessa dall'indagine strutturata, eliminando l'artificiosit che l'accompagna. In realt accanto ai vantaggi di tutte e due i metodi di cui composto, avr anche gli svantaggi di ciascuno. Per ovviare a questi svantaggi ci sono diverse strade a disposizione. Si pu ad esempio scegliere come ambiente una situazione che permetta un grado di controllo sulle variabili estranee, per garantire ai soggetti osservati, per la durata dell'osservazione, le stesse influenze. Altra strategia sar quella di scegliere come soggetti bambini, che risultano poco influenzabili dalla presenza di osservatori estranei. Non a caso la maggor parte di studi semistrutturati sono condotti su bambini in ambienti familiari come l'aula scolastica. Studio non strutturato in laboratorio Anche se la maggior parte degli studi condotti in ambiente artificiale sono completamente strutturati, esistono anche alcuni studi non strutturati di laboratorio. Un esempio la terapia del gioco per il trattamento di disturbi emotivi. Poich anch'esso una combinazione degli studi gi esaminati, i vantaggi e gli svantaggi saranno una combinazione di quelli segnalati in precedenza. Inchiesta (survey) Dicesi inchiesta (o con termine inglese survey) la tecnica di raccolta di dati che consiste nel porre un certo numero di domande nello stesso momento ad un gruppo di soggetti, tramite questionario postale, telefonico o direttamente da un intervistatore. Sono realizzate normalmente su un campione, e quando vengono condotte sull'intera popolazione si chiamano censimenti. Hanno il vantaggio di utilizzare domande predeterminate e rendere possibili confronti quantitativi. I tipi di inchiesta sono: Inchiesta standard Inchiesta non standard Inchiesta tramite questionario Intervista strutturata Intervista con basso grado di strutturazione

Questionario

Il questionario costituito da un elenco carteceo di domande alle quali l'intervistato risponde da solo (questionario autocompilato) o con l'ausilio dell'intervistatore. E' un ottimo strumento per la raccolta dei dati, anche se deve essere preparato in modo particolarmente accurato. Infatti bisogna garantire la rilevanza del questionario attraverso la rilevanza degli scopi dell'indagine e delle domande per l'intervistato, nonch formulare domande che non presentino ambiguit sia per chi deve rispondere, sia per chi deve interpretare tali risposte. Accanto all'attenzione per la formulazione delle domande, occorre prestare altrettanta attenzione alla modalit di risposta. Queste possono essere aperte o chiuse. 1. Modalit di risposta aperta: si ha quando non ci sono alternative fisse, ed usata quando si indaga su argomenti complessi per i quali non sia possibile definire una schematizzazione. Sono utili quando si tratta di rilevare variabili misurate su scala di rapporti e di intervalli (come ad esempio l'et, l'altezza, il peso), per le quali risulta impossibile elencare tutte le alternative possibili, oppure di domande che richiedono risposte discorsive (ad esempio "Cosa ne pensi di ..."). 2. Modalit di risposta chiusa: in questo caso il rispondente deve scegliere tra le alternative proposte quella per lui pi appropriata. Sono utili per rilevare variabili nominali e ordinali, che hanno categorie autonome, con modalit discrete e mutuamente esclusive, quali ad esempio il sesso o il titolo di studio. Dopo aver steso il questionario, non bisogna dimenticare di scrivere una lettera di presentazione dove si spieghi la motivazione dell'inchiesta all'intervistato, nonch le istruzioni per l'intervistato e l'intervistatore (se il questionario non autocompilato. Ultimo passo sar di creare una prima stesura del questionario, che andr provato su un campione ad hoc (pretest del questionario) chiamato a rispondere al questionario e a commentare le difficolt e le ambiguit incontrate.

Intervista strutturata L'intervista strutturata un'intervista condotta con una scaletta predefinita di domande. Essa, come qualsiasi altro strumento di raccolta dei dati, presenta dei vantaggi e degli svantaggi: 1. Vantaggi La flessibilit: l'intervistatore pu scegliere di volta in volta le domande pi appropriate a differenza di quanto avviene con i questionari postali autocompilati. Il tasso di risposta: l'intervista tende ad avere un tasso di risposta pi elevato del questionario autocompilato, perch sfrutta le capacit di relazionarsi dell'intervistatore. Il comportamento non verbale: L'intervistatore presente e pu quindi osservare il comportamento non verbale del rispondente. Il controllo sull'ambiente: l'intervistatore pu standardizzare l'ambiente garantendo che tutti i soggetti rispondano alle domande nelle medesime condizioni. La maggior complessit del questionario: un bravo intervistatore permette di far rispondere anche a questionari molto complessi, altrimenti di difficile comprensione per i rispondenti. 2. Svantaggi: Il costo: la preparazione dell'intervista e degli intervistatori risulta costosa, in aggiunta vi il costo del lavoro da loro svolto. L'influenza dell'intervistatore: l'intervistatore pu influenzare le risposte degli utenti, nonch fraintendere ci che dicono o compiere errori nella sua registrazione. Minor garanzia dell'anonimato: conoscendo il nome e l'indirizzo dell'intervistato, l'intervistatore rappresenta una potenziale minaccia all'anonimato dell'intervistato specie se le domande riguardano la sfera personale. La formulazione meno strutturata delle domande: questa l'altra faccia della flessibilit offerta dall'intervista, poich riduce la possibilit di confrontare le risposte ottenute da intervistati differenti. Dalle insidie che presenta l'intervista risulta importante la sua buona conduzione. Come fare? In primo luogo bisogna presentare le domande cos come sono formulate, per permettere di confrontare le risposte fornite da tutti gli intervistati. Perci si eviteranno anche i chiarimenti alle domande, a meno di esplicite richieste del rispondente. Altrettanto importante l'ordine con cui si presentano le domande, che deve essere lo stesso per tutti gli intervistati. Un altro rischio che l'intervistatore "guidi" l'intervistato verso certe risposte; per ovviare questo inconveniente importante la buona formazione e l'esperienza del ricercatore. Esempio di scaletta di intervista (da un'inchiesta sul programma televisivo "Melevisione", vedere Trinchero, 1999) Introduzione Qual il vostro giudizio generale sul programma televisivo "La Melevisione"? [Sonda: Giudizio positivo o negativo? Perch?] Quali elementi pensate che siano innovativi? E quali ripresi da altri programmi? [Sonda: Quali sono le differenze con altre trasmissioni analoghe e quali i tratti costanti?] Quali pensate che siano i propositi della trasmissione? Pensate che siano chiari? [Sonda: Ritenete che stimoli la fantasia? Diverta? Informi? Arricchisca?] Cosa ne pensate del ritmo e del tono della trasmissione? [Sonda: Il ritmo vi sembra troppo lento? Il tono troppo pacato? La trasmissione troppo lunga? Troppo ripetitiva?] Secondo voi qual il pubblico-tipo della trasmissione? [Sonda: Bambini dai cinque ai sette anni? Pi grandi?

Pi piccoli?] I personaggi Come avete trovato i personaggi della trasmissione? [Sonda: Quali di essi ritenete troppo sdolcinati e melensi? Quali di essi ritenete troppo violenti e cattivi? Quali trovate originali e quali vi sembrano "gi visti"? Quali vi sembrano troppo infantili? Ritenete opportuno che siano multirazziali? Vi sembrano lenti o frenetici?] Se doveste cambiare le caratteristiche di uno o pi personaggi quali cambiereste, e come? [Sonda: Tonio? Linfa? Ronfo? Lampo? Orcobruno? Fatagaia? Rosarospa?] Cosa ne pensate del rivolgersi "in camera" ai bambini? [Sonda: Potrebbe, secondo voi, spaventare o comunque impressionare negativamente i bambini pi piccoli?] I cartoni animati Cosa ne pensate dei cartoni animati della trasmissione? [Sonda: Quali trovate originali e quali vi sembrano "gi visti"? Quali vi sembrano troppo violenti e quali troppo sdolcinati? Quali vi sembrano troppo ripetitivi? Secondo voi quali sono i preferiti dai bambini? Perch?] L'ambientazione Cosa ne pensate dell'ambientazione della trasmissione? [Sonda: Vi sembra troppo povera? Come la migliorereste?] Il messaggio predominante Secondo voi la trasmissione veicola uno o pi messaggi predominanti? Quali? [Sonda: I personaggi veicolano dei messaggi? Ritenete che siano comprensibili dai bambini? E i cartoni animati? Il programma ha un filo conduttore?] Secondo voi quali messaggi dovrebbe veicolare un programma di questo tipo? [Sonda: I programmi televisivi di questo tipo possono insegnare qualcosa ai bambini? Cosa? E in che modo?] Il linguaggio Cosa ne pensate del linguaggio usato dai personaggi della trasmissione? [Sonda: Vi sembra troppo difficile? Vi sembra adeguato al pubblico? Come lo migliorereste?] Le canzoni, le poesie, le rime, le storie Cosa ne pensate delle canzoni, poesie, rime, storie narrate in trasmissione? [Sonda: Vi sembrano adeguate al pubblico? Quali suggerimenti dareste per migliorarle? Troppo lunghe? Troppo corte? Recitate troppo velocemente? Potrebbero essere utili i testi in sovrimpressione?] Vi sembra che le canzoni, poesie, rime, storie siano comprensibili? [Sonda: Vi sembrano recitate in modo troppo veloce? Potrebbe essere utile inserire dei testi in sovrimpressione?] Gli argomenti trattati Cosa ne pensate del modo con cui vengono trattati argomenti e spiegati semplici concetti in trasmissione? [Sonda: Lo trovate adeguato o meno ai bambini di oggi? Come lo migliorereste? Meno concetti? Pi approfondimento? E' necessario dare pi risalto agli argomenti?] Cosa ne pensate dei giochi proposti durante la trasmissione? [Sonda: Vi sembrano troppo "vecchi" per i bambini di oggi o destano interesse? Quelli che insegnano a costruire usano materiali troppo costosi?] Quali argomenti dovrebbe trattare una trasmissione di questo genere? [Sonda: E' giusto riprendere argomenti che si studiano a scuola o no? Quali argomenti preferiscono i bambini di oggi?] L'orario di programmazione L'orario di programmazione vi sembra adeguato? [Sonda: I bambini a quell'ora sono a scuola? Fanno il sonnellino pomeridiano?] Aspettative sulle trasmissioni per bambini Secondo voi come dovrebbe essere concepita una trasmissione per bambini di questo genere? [Sonda: Come potrebbe essere calibrata una trasmissione di questo genere per i bambini di oggi?] Secondo voi che tipo di servizio dovrebbero svolgere le trasmissioni televisive per bambini, in generale? [Sonda: Quali sono le vostre aspettative in merito alle trasmissioni televisive per bambini?] Esempio di scaletta di intervista (da un'inchiesta sul programma televisivo "Melevisione", vedere Trinchero, 1999) Introduzione Qual il vostro giudizio generale sul programma televisivo "La Melevisione"? [Sonda: Giudizio positivo o negativo? Perch?] Quali elementi pensate che siano innovativi? E quali ripresi da altri programmi? [Sonda: Quali sono le differenze con altre trasmissioni analoghe e quali i tratti costanti?] Quali pensate che siano i propositi della trasmissione? Pensate che siano chiari? [Sonda: Ritenete che stimoli la fantasia? Diverta? Informi? Arricchisca?]

Cosa ne pensate del ritmo e del tono della trasmissione? [Sonda: Il ritmo vi sembra troppo lento? Il tono troppo pacato? La trasmissione troppo lunga? Troppo ripetitiva?] Secondo voi qual il pubblico-tipo della trasmissione? [Sonda: Bambini dai cinque ai sette anni? Pi grandi? Pi piccoli?] I personaggi Come avete trovato i personaggi della trasmissione? [Sonda: Quali di essi ritenete troppo sdolcinati e melensi? Quali di essi ritenete troppo violenti e cattivi? Quali trovate originali e quali vi sembrano "gi visti"? Quali vi sembrano troppo infantili? Ritenete opportuno che siano multirazziali? Vi sembrano lenti o frenetici?] Se doveste cambiare le caratteristiche di uno o pi personaggi quali cambiereste, e come? [Sonda: Tonio? Linfa? Ronfo? Lampo? Orcobruno? Fatagaia? Rosarospa?] Cosa ne pensate del rivolgersi "in camera" ai bambini? [Sonda: Potrebbe, secondo voi, spaventare o comunque impressionare negativamente i bambini pi piccoli?] I cartoni animati Cosa ne pensate dei cartoni animati della trasmissione? [Sonda: Quali trovate originali e quali vi sembrano "gi visti"? Quali vi sembrano troppo violenti e quali troppo sdolcinati? Quali vi sembrano troppo ripetitivi? Secondo voi quali sono i preferiti dai bambini? Perch?] L'ambientazione Cosa ne pensate dell'ambientazione della trasmissione? [Sonda: Vi sembra troppo povera? Come la migliorereste?] Il messaggio predominante Secondo voi la trasmissione veicola uno o pi messaggi predominanti? Quali? [Sonda: I personaggi veicolano dei messaggi? Ritenete che siano comprensibili dai bambini? E i cartoni animati? Il programma ha un filo conduttore?] Secondo voi quali messaggi dovrebbe veicolare un programma di questo tipo? [Sonda: I programmi televisivi di questo tipo possono insegnare qualcosa ai bambini? Cosa? E in che modo?] Il linguaggio Cosa ne pensate del linguaggio usato dai personaggi della trasmissione? [Sonda: Vi sembra troppo difficile? Vi sembra adeguato al pubblico? Come lo migliorereste?] Le canzoni, le poesie, le rime, le storie Cosa ne pensate delle canzoni, poesie, rime, storie narrate in trasmissione? [Sonda: Vi sembrano adeguate al pubblico? Quali suggerimenti dareste per migliorarle? Troppo lunghe? Troppo corte? Recitate troppo velocemente? Potrebbero essere utili i testi in sovrimpressione?] Vi sembra che le canzoni, poesie, rime, storie siano comprensibili? [Sonda: Vi sembrano recitate in modo troppo veloce? Potrebbe essere utile inserire dei testi in sovrimpressione?] Gli argomenti trattati

Cosa ne pensate del modo con cui vengono trattati argomenti e spiegati semplici concetti in trasmissione? [Sonda: Lo trovate adeguato o meno ai bambini di oggi? Come lo migliorereste? Meno concetti? Pi approfondimento? E' necessario dare pi risalto agli argomenti?] Cosa ne pensate dei giochi proposti durante la trasmissione? [Sonda: Vi sembrano troppo "vecchi" per i bambini di oggi o destano interesse? Quelli che insegnano a costruire usano materiali troppo costosi?] Quali argomenti dovrebbe trattare una trasmissione di questo genere? [Sonda: E' giusto riprendere argomenti che si studiano a scuola o no? Quali argomenti preferiscono i bambini di oggi?] L'orario di programmazione L'orario di programmazione vi sembra adeguato? [Sonda: I bambini a quell'ora sono a scuola? Fanno il sonnellino pomeridiano?] Aspettative sulle trasmissioni per bambini Secondo voi come dovrebbe essere concepita una trasmissione per bambini di questo genere? [Sonda: Come potrebbe essere calibrata una trasmissione di questo genere per i bambini di oggi?] Secondo voi che tipo di servizio dovrebbero svolgere le trasmissioni televisive per bambini, in generale? [Sonda: Quali sono le vostre aspettative in merito alle trasmissioni televisive per bambini?]

L'intervista con basso grado di strutturazione A volte l'intervista si pu condurre in forma libera, costruendo le domande nel corso della conversazione. A questa categoria appartengono le interviste basate su: 1. Domande aperte: permettono all'intervistato di esprimere un parere su un argomento su cui prima non si riflettuto, con frequenti e lunghe trascrizioni da parte dell'intervistatore. 2. Domande-sonda: sollecitano una risposta pi dettagliata e precisa, atte a ridurre la quantit di informazioni irrilevanti. Tra le interviste con basso grado di strutturazione abbiamo poi : 1. le interviste circoscritte, che utilizzano temi e ipotesi selezionati in precedenza, sottoponendo a domande non preventivamente formulate persone che sono state coinvolte in una situazione particolare (hanno visto un film, hanno fatto una certa esperienza di un particolare evento); 2. l'intervista clinica, un'intervista sulla storia personale, dove l'intervistatore sceglie alcuni aspetti della storia di vita dell'individuo intorno ai quali orientare le sue domande, conducendo una intervista flessibile e non strutturata. E' utilizzata da professionisti come assistenti sociali o operatori di consultori o di carceri; 3. l'intervista completamente non strutturata o non direttiva, quando assume la forma di colloquio e mira, specie nella psicoterapia dove nata, a sondare i sentimenti pi soggettivi e profondi dell' intervistato; 4. i metodi proiettivi: sono stati introdotti in psicologia clinica come mezzo per far affiorare i sentimenti interiori dell'intervistato, e risultano utili quando non si vuole far conoscere il

vero obiettivo dell'indagine. Infatti sono forme di raccolta di dati indirette, che evitano domande sul tema trattato, e ricorrono al commento di fotografie, disegni, storielle o macchie colorate. I tipi di intervista sono schematizzati nella figura seguente:

L'etnometodologia L'etnometodologia si fonda sulla nozione che le attivit quotidiane sono rese possibili dall'uso di una serie di assunti e convenzioni, assimilabili a dei metodi, che vengono appunto definite etnometodi. Il suo obiettivo fondamentale lo studio del modo in cui i membri della societ attribuiscono un senso a quelle che gli etnometodologi chiamano espressioni indicali ovvero quelle espressioni il cui significato non universale ma dipende dal contesto in cui vengono usate. Ad esempio nella conversazione quotidiana molti concetti sono sottointesi, come esistesse un tacito accordo, le parole assumono un significato differente a seconda di come sono dette e del contesto in cui sono dette. L'etnometodologia riconosce il fatto che la gente comune cerca di fornire spiegazioni ai fatti sociali proprio come fanno gli scienziati, ovviamente servendosi di un apparato concettuale del tutto diverso. I tentativi compiuti dai membri della societ per attribuire un senso al mondo sociale sono uno dei modi fondamentali in cui viene creata e perpetuata una struttura sociale, definita dagli etnometodologi come un'entit generata continuamente dall'incessante processo di interpretazione a cui gli attori sociali sono sottoposti ogni giorno. L'etnometodologia si occupa quindi dello studio degli aspetti di senso comune della vita quotidiana. L'interazione sociale per loro un processo costantemente in corso. Gli studi di etnometodologia sono studi di tipo micro. La metodologia in essi utilizzata comprende:

analisi della conversazione studio dell'interazione non verbale osservazione partecipante e non partecipante.

L'etnometodologia si contrappone alle inchieste: i due metodi hanno obiettivi diversi e incompatibili. I ricercatori che si occupano di inchieste tendono a dare per scontate esattamente quelle cose che meriterebbero indagine sociologica, per gli etnometodologi nell'inchiesta il processo diventa il prodotto dell'indagine. Questo inevitabile perch il ricercatore condivide con i suoi oggetti di indagine le stesse pratiche quotidiane, anch'egli immerso nei suoi etnometodi e nelle sue espressioni indicali. Ad esempio nelle inchieste classiche sulla devianza i ricercatori non indagano sul processo mediante il quale un fenomeno viene etichettato come deviante, essi considerano la devianza come un dato oggettivo e poi ne cercano spiegazioni nelle risposte ad un questionario. Nelle ricerche che adottano il paradigma etnometodologico, la devianza un tema di indagine in s stesso (come ad esempio nella teoria dell'etichettamento: diventa deviante colui che stato "bollato" come tale, come quando una giuria giudica un imputato). Per gli etnometodologi la realt quindi una costruzione sociale. Le espressioni indicali sono espressioni che non hanno senso se non all'interno di un contesto. Il loro significato varia a seconda di chi le pronuncia e di chi le ascolta. La preoccupazione dei ricercatori convenzionali di sostituire le espressioni indicali con espressioni non indicali, il cui significato non muta al mutare del contesto mentre gli etnometodologi le considerano oggetti di studio in quanto tali. Essi cercano un ordine non nel significato ma nel modo e nei contesti in cui gli indicali sono utilizzati. Le conversazioni, anche quelle correnti e informali, sono altamente strutturate e in modo niente affatto casuale: le regole di interazione (es. distanza fisica tra i soggetti, volume di voce, turni di parola, frasi standard che aprono e chiudono la conversazione) sono numerose e le persone vi aderiscono senza accorgersene. Gli etnometodologi osservano e classificano il comportamento esterno (cio che pu essere osservato direttamente) e inferiscono l'esistenza delle regole che causano le regolarit comportamentali, nel contesto di ciascuna situazione specifica. I metodi di ricerca stessi diventano oggetti di studio. La posizione nei confonti del concetto di misurazione una posizione operazionista: il concetto misurato sinonimo del corrispondente insieme di operazioni di misura

(ad esempio la lunghezza non un concetto assoluto ma il risultato di un protocollo di operazioni di misura). I principali vantaggi dell'etnometodologia sono riassumibili in:

consente studi longitudinali, ovvero prolungati nel tempo, anzich "fotografare" la situazione in un dato istante come fa l'inchiesta; studia anche il comportamento non verbale; consente di sondare le ragioni per cui gli intervistati rispondono in un certo modo alle domande di un questionario o di un intervista; consente di mettere in luce i problemi legati alla formulazione delle domande di un questionario.

Tra gli svantaggi dell'etnometodologia possiamo elencare la sua inadeguatezza per lo studio dei prodotti di particolari atteggiamenti sociali (ad esempio il voto politico) e per le indagini su larga scala. L'uso dei documenti Una fonte molto importante di dati l'analisi dei documenti che contengono informazioni sul fenomeno che intendiamo studiare. Questi documenti possono essere di tipi molto diversi: primari: sono resoconti di testimoni oculari scritti da persone che hanno vissuto un particolare evento o hanno tenuto uno specifico comportamento, come ad esempio partecipare ad una rapina o avere un'esperienza di droga o alcolismo; secondari: di persone che non erano presenti e hanno steso un resoconto di ci che successo. Accanto alla distinzione tra primari e secondari esiste un'ulteriore differenziazione che si riferisce agli scopi per cui questi documenti sono stati creati. Avremo quindi: documenti personali sono documenti scritti per scopi personali, ad esempio lettere e diari; registri e fascicoli delle imprese e delle organizzazioni creati perch tali informazioni non possono essere affidate alla memoria delle persone, ad esempio bilanci, comunicazioni interne; stampa, quotidiani, riviste e fascicoli che riguardano l'oggetto della ricerca. I metodi di ricerca sono sintetizzati nella figura seguente: