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La sociologia del diritto ha delle connessioni con la criminologia quindi è necessario capirla.

La sociologia del diritto si preoccupa dell'efficacia delle norme e queste tematiche sono legate anche ad una
verifica delle motivazioni per cui gli individui seguono o meno le norme. Se le norme sono effettivamente
seguite esse sono efficaci, altrimenti non lo sono.
Il comportamento criminale si risolve in una violazione delle norme, in particolare le norme penali.
Quest'ultime vietano, qualificano reati quei comportamenti particolarmente dannosi e pericolosi per la
società, di conseguenza essi comportano sanzioni più gravi.
La sociologia del diritto indaga le cause per cui tali individui trasgrediscono le norme penali, quindi indaga le
cause sia sociali della devianza e sia quelle della criminalità.
Lo studio delle teorie sociologiche della criminalità rientra nella sociologia del diritto.
 
PRIMO CAPITOLO:
 
Capitolo introduttivo dove si spiega cos'è una teoria, quali sono le sue funzioni, le sue peculiarità, la sua
classificazione ecc.
Le teorie sono necessarie poiché esse servono a spiegare/interpretare un evento, un fatto ma una
distinzione importante da fare è quella tra teorie scientifiche, che procedono in modo rigoroso e basandosi
sull'osservazione dei fatti, e le teorie non scientifiche. Le teorie criminologiche intendono basarsi su
ricerche scientifiche, che si basano su fatti empirici. (scienze naturali: criteri scientifici e oggettivi, scienze
sociali: metodo particolare per lo studio del loro oggetto).
Una buona teoria vi è quando si hanno dati quantitativi sufficienti ma anche dei dati qualitativi (come la
coerenza logica), se riesce a spiegare più fatti con aspetti diversi e se essa ci aiuta a focalizzare l'attenzione
su aspetti che precedentemente sono stati tralasciati (Sutherland). Anche la durata nel tempo della teoria è
sintomo di buona teoria.
La classificazione delle teorie avviene attraverso una prima divisione tra le metateorie che studiano sulle
teorie e le teorie specifiche che affrontano un fenomeno da punti di vista specifiche. Le teorie
criminologiche possono essere classificate in vari modi ma noi come: le teorie sociologiche, le teorie
psicologiche e le teorie biologiche. Ulteriore distinzione è possibile nel momento in cui prendiamo in
considerazione il livello di astrazione: macro-teorie e micro-teorie: le prime si riferiscono alla grandezza
delle teorie, partono da aspetti più generali della società e sono contrassegnate dai tassi della criminalità
rilevati nella società (epidemiologia) mentre le micro-teorie analizzano aspetti più particolari come può
essere il comportamento del criminale (eziologia). Le teorie ponte sono quelle vie di mezzo tra le due
precedenti: riguardano sia aspetti epidemiologici ed eziologici.
Anche il livello di spiegazione può essere fattore di classificazione delle teorie: possono esserci quelle teorie
che prendono in considerazione i gruppi, oppure i singoli individui oppure il concetto di società nella sua
interezza.
Altro criterio di classificazione: teorie classiche (libero arbitrio), le teorie positiviste (spiegazione dei reati
per cause esterne all'uomo), teorie strutturali (struttura sociale) o procedurali (spiegano il comportamento
criminale nasce come sequenza di eventi di cui è protagonista il singolo individuo).
Teorie del consenso: si parte dal presupposto che la società è un tutto ben ordinato, coesione grazie alla
condivisione dei valori.
Teorie del conflitto: la società è l'opposto del ben ordinato tant'è che è caratterizzata da lotte tra classi,
gruppi che portano poi alla criminalità.
Ultimo aspetto: le teorie criminologiche sono influenzate dal contesto storico in cui vengono sviluppate.
 
LA SCUOLA CLASSICA:
 
Nella seconda metà del '700 nasce la scuola classica dove si trova la prima teoria criminologica con i
maggiori esponenti Beccaria e Bentham. I punti su cui si basa questa teoria sono i seguenti:
 Razionalità: strumento per interpretare la realtà (anni dell'illuminismo), quindi anche il
comportamento criminale è dato dall'arbitrio umano.
 Diritti umani: i cittadini vengono considerati come parte attiva della società, si dà loro dignità.
Ogni teoria per essere adeguatamente compresa va presa in rapporto con il contesto sociale e intellettuale.
 
IL CONTESTO SOCIALE:
nella società del '700 a livello economico vi è l'affermazione della classe borghese, quella classe dei
mercanti, commercianti, primi industriali che si arricchivano con il loro lavoro. La classe borghese quindi si
distingue da quella dei nobili, la prima vuole incrementare il profitto attraverso le imprese economiche e
per questo la società cambia la sua stabilità interna. Con il 1500 Riforma Protestante ha condizionato lo
sviluppo del capitalismo e di conseguenza ha fatto sì che i rapporti sociali cambiassero.
Anche il sistema giudiziario era molto arbitrario, molte erano le fonti di produzioni di norme (re,
imperatore, comuni…), mentre nel 1700 il sistema giudiziario aveva trovato un minimo ordine.
Nasce lo studio del giusnaturalismo dove al centro della visione del mondo si pone l'individuo, il
comportamento dell'individuo dà origine allo Stato, è l'individuo che costruisce il contratto con lo Stato
(contrattualismo).
COME LA SCUOLA CLASSICA SPIEGA IL COMPORTAMENTO CRIMINALE:
il crimine è frutto di una libera scelta degli individui, una scelta razionale individuale. È il singolo che decide
di compierlo sulla base di un calcolo razionale definito calcolo costi-benefici. Alla base del comportamento
criminale si prendono in considerazione i vantaggi e gli svantaggi della situazione; se il beneficio è maggiore
allora l'individuo sceglie di comportarsi in modo criminoso.
Solo attraverso lo strumento penale è possibile scoraggiare tali individui a commettere scelte sbagliate.
Questo strumento è la pena, ha una funzione preventiva, di deterrenza, che deve essere raggiunta con
l'applicazione di determinati criteri:
 Brevità dell'irrogazione della pena
 Certezza della pena (applicare sempre in caso di reato)
 Rispettare la dignità umana utilizzando la proporzionalità tra reato e pena
Altro punto essenziale è il contrasto all'arbitrio dei magistrati: i magistrati devono limitarsi ad applicare la
legge, senza arbitrio. Devono essere meri strumenti di applicazione del diritto, non devono crearne di
nuove o inventare pene.
Tale teoria parte dalla scelta razionale degli individui basata sul calcolo vantaggi-svantaggi che vengono
però limitatati attraverso l'uso delle pene.
Cesare Beccaria è contrario alla pena di morte poiché appartiene a quel movimento che voleva confermare
la dignità umana.
CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA:
Tale teoria è possibile definirla più conflittuale che consensuale perché essi cercano il loro proprio interesse
senza pensare al bene comune; altro criterio che si può riscontrare è la teoria strutturale dato che guarda
alla struttura della società e in particolar modo al diritto penale, al potere giuridico nel suo insieme (macro-
teoria).
SVILUPPI ATTUALI E APPLICAZIONI POLITICHE:
Tale teoria classica nel periodo successivo come si è sviluppata? È rimasta in vigore oppure è stata
abbandonata?
Per tutto l''800 fino alla seconda metà del '900 le teorie criminologiche hanno seguito altre direzioni
rispetto al pensiero classico, però negli ultimi anni del '900 e nei primi decenni vi è stata una ripresa della
teoria classica (neoclassico). Questo avviene in particolar modo negli USA, dopo il '68 a causa della volontà
delle riforme sociali,
 
LA SCUOLA POSITIVISTA:
 
CONTESTO SOCIALE:
I valori del romanticismo vengono meno dando spazio alla scienza, applicata essa a tutti gli aspetti della
vita.
La scienza si basa su metodi di conoscenza rigorosi, oggettivi ed empirici quindi sull'osservazione dei fatti
che portano a risultati certi, non opinabili. Questa metodologia veniva utilizzata prima nelle scienze naturali
e poi, alla fine dell''800, viene applicata anche allo studio sociologico e umano. Quindi non solamente la
natura viene indagata con metodi scientifici ma anche la società. Il primo che attualizzò questa cosa è stato
Comte, ritenuto anche uno dei padri fondatori della sociologia.
Positivismo significa stare ai fatti, rinunciare alle astrazioni e analizzare e studiare tali fatti attraverso i
metodi scientifici. Uno degli esempi per comprendere questo cambiamento è la teoria dell'evoluzione:
cercando di capire come è nato l'uomo e come si è evoluto si utilizzano gli strumenti scientifici e si scopre
che l'uomo si è modificato a causa dell'adattamento all'ambiente che lo circonda.
CONTESTO INTELLETTUALE:
Sono gli statistici che operano in Francia e in Belgio e i principali sono Quetelet e Guerry. Entrambi si
interessano all'ambito criminologico raccogliendo dei dati sui reati di vario genere nei loro Paesi. Tali reati li
classificano, elaborano delle statistiche per comprendere la percentuale dei reati, da chi sono commessi
questi reati, di che età ecc.
Tutto ciò serve per organizzare la grande somma di dati ottenuta dai vari istituti competenti. Il dato
sorprendente è che tali dati evidenziavano delle regolarità, cioè i tassi di criminalità rimanevano costanti
nel tempo, tant'è che Quetelet affermò che egli era in grado di prevedere i delitti, i protagonisti e le
tipologie dell'anno successivo.
AUTORI:
La scuola positiva si sviluppa maggiormente in Italia e solo successivamente in tutta Europa.
Tre sono i maggiori esponenti: Lombroso, Ferri e Garofalo
I secondi due mantengono l'impostazione di Lombroso, ossia quella di ricercare dei fattori esterni che
condizionano e costringono l'individuo a comportarsi in un certo modo.
Lombroso si era concentrato su fattori medico-biologici ma non solo, fa riferimento anche a fattori sociali.
Le diverse categorie dei delinquenti si suddividono in: delinquenti nati, delinquenti passionali, delinquenti
pazzi ecc.; alla base dell'essere umano non vi è l'arbitrio ma costretto da fattori esterni.
Tali fattori esterni secondo Ferri sono degli aspetti sociali: elabora sia l'antropologia criminale sia una
"sociologia criminale" dove vengono spiegati i fattori sociali che agiscono nell'uomo in ugual maniera
rispetto a quelli biologici. I fattori accadono perché vi sono delle cause che provano determinati effetti. Egli
studia le cause nell'uomo (antropologia) e le cause nella società (sociologia).
Garofalo invece dice che da tenere in considerazione sono i fattori morali poiché ha riscontrato che nei
delinquenti vi fosse un deficit di valori morali, non sapevano distinguere il bene dal male, non sapevano
cosa fosse il rispetto umano.
La scuola positiva risente del clima culturale del suo tempo caratterizzato dalla mentalità positiva dove la
unica e vera conoscenza è quella scientifica. La scuola positiva criminologica applica questi criteri delle
scienze naturali allo studio del comportamento dell'uomo.
IL POSITIVISMO OGGI
Nel corso del '900 le teorie sono diverse, si prende più in considerazione la criminalità come cause ed effetti
che riguardano il rapporto che vi è tra individuo e società.
In realtà però qualcuno ha portato avanti le teorie della scuola positivista per trovare dei collegamenti tra
aspetto fisico e comportamento deviante. In particolar modo sono stati fatti studi sull'ereditarietà perché a
volte se i genitori, nonni ecc. hanno avuto problemi con la giustizia spesso anche elementi delle generazioni
successive avevano comportamenti criminosi. Oggi una disciplina che prende in considerazione questo
aspetto è la neuroscienza. In ambito psicologico ci sono stati studiosi che hanno studiato la personalità, il QI
volendo dimostrare che la maggior parte di coloro che compivano atti criminosi avevano un quoziente
intellettivo basso.
Altri studi si soffermano sui diversi schemi mentali che si possono incontrare nei determinati delinquenti
piuttosto che nelle persone "normali". Se il criminale è visto come un individuo affetto da patologie non
servono riforme sociali per contrastarlo.
 
LA SCUOLA DI CHICAGO
 
A Chicago alla fine dell''800 è stato istituito un dipartimento di sociologia. Molti sociologi hanno costituito
un gruppo molto attivo che a partire dagli anni '20 hanno approfondito gli studi in ambito criminologico.
Essi riscontrarono che il comportamento umano era dato dall'ambiente sociale e quindi importante era
studiarlo, analizzarlo e capirlo. Questi ricercatori agiscono e operano in una particolare città: Chicago (vista
quasi come un laboratorio). Il perché di questa città come laboratorio è la situazione che si è verificata negli
anni in cui vi è stato un forte processo di urbanizzazione con conseguente aumento di popolazione e di
ricchezza economica; nel 1929 con la crisi economica molti immigrati che lavoravano a Chicago si
ritrovarono senza lavoro diventando così vagabondi e furfanti. Da questo momento i sociologi iniziarono a
pensare che i problemi criminologici erano basati sui problemi della società e che vi fosse quindi una
relazione tra criminalità e società.
All'interno di una stessa città vi era un multiculturalismo che comportava una minor coesione sociale.
CONTESTO SOCIALE E INTELLETTUALE
Era viva la influenza della scuola di Lombroso ma ad un certo punto viene sostituita da riferimenti culturali
tedeschi che cominciarono ad approfondire il tema del rapporto tra individuo e società (Durkheim e
Tonnies). Negli anni '20 arrivarono dei sociologi nel dipartimento che spostarono l'attenzione sull'ambiente
e non più sugli aspetti biologici/fisici.
I metodi che erano utilizzati erano quelli empirici, quindi elaborazioni concrete di fatti concreti, altro
strumento era la storia di vita ossia lo studio delle persone attraverso anche l'osservazione partecipata.
LA TEORIA
Le teorie elaborate per descrivere la criminalità possono essere riassunte in tre punti:
1. Teoria ecologica e della disgregazione sociale:
La scuola di Chicago viene definita tale poiché alcuni sociologi studiano l'individuo nel suo ambiente,
dove vive e capire le influenze che ne subisce. È per similitudine: come si studia la pianta nel suo
ambiente anche l'uomo deve essere studiato nel suo luogo di vita. La distribuzione delle persone nei
quartieri non è a caso, vi sono delle cause che vanno studiate e analizzate per comprendere la
criminalità in rapporto con la società. Alcuni studiosi notarono che l'urbanistica della città si struttura
a cerchi concentrici: al centro vi sono le fabbriche mentre introno ad esse vi è un cerchio di
transizione dove risiedono gli immigrati in cerca di lavoro, nel cerchio successivo vi sono le persone
con lavoro stabile e di conseguenza con maggiori servizi e man mano che ci si allontana dal centro
troviamo le persone socialmente elevate. Da questa divisione i sociologi notarono che nonostante i
flussi di cambiamento tra le varie persone nelle zone descritte la devianza rimaneva uguale. Era come
se l'ambiente fosse un fattore che rendeva ammissibile la trasmissione dei comportamenti criminali.
Altro aspetto da prendere in considerazione è la disgregazione sociale: molte erano le persone di
culture diverse, valori diversi e ciò comprometteva la coesione sociale creando la disorganizzazione
sociale che influisce sulle persone. La città di Chicago come tipo di ambiente rende difficile la
creazione di legami amicali, parentali ecc., crea solitudine e disgregazione poiché rende la vita
superficiale.
2. Teoria dell'interazionismo simbolico
(Sarà ripreso anche dalla teoria dell'etichettamento). Anche questa teoria interpreta il
comportamento criminale come influenza dell'ambiente sociale. Esso sostiene la tesi che ciò che
influisce sul comportamento dell'individuo è lo scambio di simboli che l'individuo ha con gli altri
soggetti, questi simboli sono i significati che si danno alle cose, ai valori, alle opinioni ecc., quindi il
comportamento è il risultato di questa comunicazione continua di simboli che avviene tra i soggetti.
Di conseguenza la nostra identità si crea grazie allo scambio/interazione di simboli quindi è come se
fosse un circolo vizioso dove ognuno crea le identità altrui e viceversa.
3. Teoria del conflitto culturale
Nel momento in cui alcune persone si rendevano conto che i propri valori non erano condivisi si
riunivano creando così dei ghetti che andavano contro alle culture diverse dalle loro. Nella città di
Chicago non vi è una omogeneità culturale, anzi essa è full of tanti punti di vista diversi (di valori,
opinioni, pensieri).
Conflitto culturale primario: avviene nel momento in cui uno stesso comportamento viene ritenuto
diversamente dalle culture di appartenenza.
Prendendo in considerazione la valutazione della teoria essa la possiamo classificare come una teoria
consensuale poiché parte dal presupposto che la maggioranza della società abbia valori comuni e che i
conflitti sia secondari.
Oggi tale teoria è ancora presente, ovviamente studiata con gli occhi contemporanei, dove è presente il
design ambientale che indica quell'aspetto strutturale dei quartieri. In tale modo diminuiscono le
opportunità ambientali dato un controllo maggiore in quei luoghi disegnati appositamente così. Anche le
politiche hanno dato attenzione a questo nuovo modo di vedere la criminalità come effetto dell'ambiente
esterno.

TEROIA DELL'ASSOCIAZIONE DIFFERENZIALE:


 
Associazione perché l'individuo non esiste singolarmente ma è legato ad un gruppo, associazione (famiglia,
amici, gruppo etico, religioso ecc.). È all'interno di gruppo che l'individuo assume norme, valori, principi che
sono la base delle sue scelte comportamentali.
Differenziali invece sta ad indicare la molteplicità delle associazioni esistenti che sono diverse le une dalla
altre. Tra queste associazioni, purtroppo, vi sono anche quelle che si basano sull'illegalità poiché ritengono
che i valori e le norme socialmente condivisi non sono corrette e vanno quindi violate.
La criminalità è quindi frutto di un processo di apprendimento.
CONTESTO SOCIALE E INTELLETTUALE:
L'autore principale di tale teoria è Sutherland (famoso anche per la scoperta della teoria della criminalità
dei colletti bianchi).
I primi accenni di questa teoria si hanno in una opera di Sutherland intitolata "principi di criminologia" di
edizioni 1936, 1939 e la teoria completa la si ritrova in quest'ultima del 1947.
Egli è profondamente collegato alla scuola di Chicago, frequentò quella università e ne è stato influenzato
pesantemente.
Del contesto sociale possiamo dire che fino agli anni '20 era diffusa l'idea che la criminalità dipendesse da
fattori di tipo organico (Lombroso, Ferri, Garofalo); per smontare tale idea passò molto tempo ma questo
avvenne grazie ai primi rapporti sui crimini redatti da istituzioni e forze di polizia dai quali si evincevano
delle statistiche che sottolineavano che spesso erano delle categorie più definite a commettere reati (deficit
di tipo economico, classi depravate…) Da qui si è potuto capire che le cause erano legate alla società,
all'ambiente culturale dove si viveva, all'economica…si smontò così l'idea di cause organiche e si affermò
l'idea delle cause sociali.
La vita sociale si basa su valori, che formano poi le norme, quindi studiare la società significa
sostanzialmente studiare i valori che sono il punto di riferimento di quella società. Capita che i valori però
possono variare al variare dei gruppi che appartengono alla stessa società, ecco che nasce il conflitto tra
valori e di conseguenza il conflitto tra norme.
La scuola predominante di quel periodo è la Scuola di Chicago con tutte le sue tre teorie che influenzano
Sutherland, il quale utilizza le statistiche e anche le storie di vita.
Fondamentale per la teoria di Sutherland è l'intervista che fece ad un ladro e grazie al quale capì i
ragionamenti che stavano alla base di un criminale, libro: "il ladro professionista" del 1937. Da questo libro
emerge che egli l'ha imparato e non assunto dalla nascita e che quindi il comportamento criminale lo si
apprende man mano.
COME SPIEGA IL COMPORTAMENTO CRIMINALE:
Il comportamento è condizionato dall'ambiente, ambiente inteso come la frequentazione di un ambiente
particolare, e in particolar modo dà attenzione alle relazioni che vi è tra l'interazionismo simbolico tra le
persone che porta anche a dei conflitti dati dai diversi gruppi, con valori diversi, di cui è composta la
società. In alcuni gruppi prevale la cultura della legalità, dove si possono riscontrare classi medie-alte,
borghesi ecc. mentre in altri vige la cultura dell'illegalità e che quindi mettono in conflitto un gruppo e
l'altro.
Sutherland parla di organizzazioni per indicare la diversità di valori presenti nei vari gruppi, ogni gruppo ha
le sue norme e i suoi valori.
Criminalità dei colletti bianchi è la criminalità commesso da quelle classi più elevate della società, lavori
professionali ben retribuiti.
1947 "principi di criminalità" Sutherland elenca 9 punti dove spiega la criminalità secondo la sua teoria:
1. Il comportamento criminale viene appreso
2. Il comportamento lo si apprende attraverso la comunicazione continua con gli altri (interazionismo
simbolico)
3. l'apprendimento avviene all'interno di gruppi di persone strettamente legate fra di loro.
4. l'apprendimento include sia le tecniche per la commissione del crimine sia le motivazioni
5. La specifica direzione dei motivi è appresa dalle definizioni dei codici legali come favorevoli o
sfavorevoli.
6. Una persona diventa deviante per un eccesso di definizioni favorevoli alla violazione della
legge rispetto alle definizioni sfavorevoli alla violazione della legge.
7. Le associazioni differenziali possono variare in frequenza, durata, priorità e intensità
8. l'apprendimento della condotta deviante coinvolge tutti i meccanismi che sono implicati in ogni
altro processo di apprendimento
9. La condotta deviante è una espressione di bisogni e valori generali, così come la condotta non
deviante è espressione degli stessi bisogni e valori.
 
La politica di contrasto alla criminalità si può collegare a quelle riguardanti all'educazione sia dei giovani sia
dei genitori per insegnar loro la giusta strada. Anche l'esperienza del carcere compromette la rieducazione,
per questo servivano delle politiche che impedissero queste esperienze di vita per preservare il condannato
dalla possibilità di avere influenze negative provenienti dal carcere che confermerebbero lui come
criminale.
La teoria di Sutherland è sia strutturale che procedurale.
 
LA TEORIA DELL'ANOMIA/ TEORIA DELLA TENSIONE:
 
Alla fine dell''800 Durkheim è stato uno dei più grandi sociologi, ha scritto "la divisione del lavoro sociale"
dove veniva sottolineato e introdotto il concetto di anomia che verrà poi ripreso e spiegato meglio nella sua
successiva opera intitolata "Il suicidio". In quest'ultima opera, per spiegare le cause sociali del suicidio, si
basa appunto sul concetto di anomia che sviluppa sotto vari punti di vista.
Negli anni successivi è stato ripreso tale concetto, e applicato alla devianza e alla criminalità della metà del
'900, da Merton.
 
A-nomia: la a sta ad indicare la negazione, mentre nomos sta a significare norma/legge, quindi la a nega la
norma che interpretato significa senza legge: una società senza leggi, priva di regolamenti.
Secondo Durkheim questo termine è opportuno nella spiegazione della società dove essa è privata di
coesione, di valori e di norme. Quindi quando questi elementi mancano vi è anomia all'interno della società
poiché vi è una perdita della forza delle norme che la regolano. Si ha quindi come conseguenza la presenza
di devianza e criminalità.
Il sociologo tedesco raccolse dei dati sul suicidio, li studiò, creò delle statistiche per individuarne delle
categorie significative per comprendere come la società è strutturata e che rapporti vi sono tra gli individui.
Arrivò alla conclusione che vi erano forti legami tra il tasso dei suicidi e i fattori sociali. In particolar modo si
notò che dove vi era molta anomia all'interno della società vi era anche un alto tasso di suicidi, mentre in
quelle società dove vigeva la coesione e la condivisione dei valori, il tasso era minore.
CONTESTO SOCIALE E INTELLETTUALE DELLA TEORIA DI MERTON:
Merton opera nella società americana nella metà del '900, riscontra una società caratterizzata dal sogno
americano, ossia nell'aspirazione diffusa che chiunque poteva raggiungere mete di successo e ricchezza (in
realtà vi erano molte disuguaglianze economiche). Nel momento in cui Merton opera vengono meno le
idee introdotte dalla scuola positivista di Lombroso ecc. e nascono così nuove ideologie riguardo la
devianza e la criminalità.
Nasce così lo struttural-funzionalismo, corrente sociologico, che mira a studiare la struttura della società
per capire il comportamento e le funzioni degli individui. Merton è un esempio di esponente di tale
corrente ma compie un passo in più rispetto a Durkheim, egli infatti applicò il concetto di anomia alla
devianza e alla criminalità vedendo in esso la causa principale.
LA TEORIA DI MERTON:
Essa si basa sul concetto di anomia, intesa come squilibrio tra le mete culturali che per quella società sono
importanti e i mezzi legittimi che sono messi a disposizioni per raggiungere tali mete.
Ogni società prospetta per i suoi membri delle aspirazioni e delle mete da raggiungere.
Le mete presenti nella società di Merton erano le seguenti: ricchezza, successo, affermazione lavorativa,
economica, prestigio sociali/ politico ecc. ma queste sono anche sintomo di frustrazione nel momento in cui
non vengono raggiunte. Queste mete vengono diffuse grazie alle pubblicità, grazie alla diffusione dell'idea
che la felicità è data solamente dalla ricchezza… (le mete dipendono dalla cultura di un Paese)
Oltre che le mete la società indica anche i mezzi per raggiungerli, i quali sono disposti dalle istituzioni
(quindi legali), e sono per esempio il lavoro, gli investimenti, il risparmio ecc.
Secondo Merton l'anomia consiste nel fatto che in certe società nasce una dissociazione tra mete e mezzi
dove le prime sono prospettate a tutti mentre i secondi non hanno le stesse opportunità di usufruire loro.
Con questo si intende che solo le classi più agiate possono permettersi di raggiungere tali mete mentre le
classi meno ambienti partono da un livello molto svantaggiato dal quale è molto difficile, se non
impossibile, risalire.
Secondo Merton il concetto rappresenta lo squilibrio tra questi due fattori poiché non tutti hanno la stessa
possibilità di "felicità", l'anomia è una situazione di contraddizione dove la struttura della società non è
adeguata alle mete culturali prestabilite. (alla base vi sarebbe una idea egualitaria)
In una situazione di anomia come reagiscono le persone?
Non tutti reagiscono allo stesso modo, vi sono molte reazioni di adattamento: in alcuni non si generano
comportamenti devianti o criminali mentre altri sì. Ora è importante capire perché e come ciò accade.
Secondo Merton 5 sono i modi di adattamento:
1. Conformità: essa sta ad indicare l'accettazione delle mete stabile dalla società e rispetta anche i
mezzi legali proposti e disposti dalle istituzioni.
2. Innovazione: indica che alcune persone accettano le mete ma non sono d'accordo sui mezzi che è
possibile utilizzare per raggiungerle quindi ricorre a mezzi illegali (rapine, furti ecc.). La modalità di
adattamento è più legata alla genesi di fenomeni criminali e devianti.
3. Ritualismo: adattamento di chi accetta i mezzi ma rifiuta le mete poiché le ritiene "superficiali” e
non di particolare interesse. Gli basta vivere la loro vita senza aspirare a successi alti.
4. Rinuncia: si rinuncia sia alle mete sia ai mezzi (il vagabondo), non vuole arrivare alle mete alte ma
non vuole neanche essere soggetto ai doveri quotidiani. Rinuncia alla società nella sua completezza e
se ne isola. (emarginati)
5. Ribellione: rifiuta mete e mezzi sostituendoli con altre mete e con altri mezzi.
Possiamo classificare tale teoria come consensuale poiché si basa sulla tesi che le mete siano condivise da
tutti. Essa è strutturale perché spiega la criminalità attraverso un'analisi sul modo in cui è composta la
società.
Se la spiegazione della criminalità venisse raggiunta attraverso tali ragionamenti, la politica da adottare per
contrastare la criminalità dovrebbero cercare di eliminare questi contrasti di opportunità creando
uguaglianza sociale. Agire su politiche culturali, sociali per far in modo che le opportunità siano distribuite
equamente.
 
LA TEORIA DELLA SUBCULTURA:
 
Tale teoria è strettamente legata alle bande giovanili.
Nella società vige un insieme di culture che fa riferimento ad una globale concezione del mondo, norme,
criteri di azioni o scelta, significati di pratiche sociali ecc.
La teoria della subcultura fa riferimento a quelle società in cui vi è una cultura dominante (condivisione
delle norme) ma vi sono anche dei gruppi sociali in cui si sviluppano valori, principi, norme che in parte
sono diversi da quelli della maggioranza. Da qui nasce la subcultura: gruppi con culture diverse da quelle
della maggioranza.
Di solito una subcultura si sviluppa quando un insieme di soggetti che hanno caratteristiche affini si
raggruppano e conducono una vita a sé stante (i drogati, le prostitute, i vagabondi…)
Alcuni comportamenti ritenuti sbagliati dalla cultura dominante possono essere visti come corretto e
lodevole nella subcultura. Ecco che si è in presenza di culture sublocate a quella dominante.
Importante è capire la differenza tra società multiculturali e società che presentano subculture.
Nelle società multiculturali sono presenti delle culture completamente diverse tra loro che hanno principi e
valori diversi dato proprio dalla cultura originale, al contrario la subcultura vi è quando gli individui
appartengono alla cultura dominante del Paese ma sviluppano alcuni criteri diversi rispetto a quella
principale.
Le persone che si inseriscono nelle subculture hanno delle analogie del percorso di vita, di ideologie…
Le bande giovanili sono un esempio di una subcultura: nasce una nuova visione della società.
GLI AUTORI:
Cohen con "ragazzi delinquenti": egli studia la delinquenza tipica delle bande giovanili degli anni '50 degli
Stati Uniti. In questo periodo la popolazione si rendeva conto dei problemi sociali, delle grandi ingiustizie,
dell'emarginazione sociale ecc.
Cohen nota, attraverso le statistiche, che il tasso di delinquenza è maggiore nelle bande in cui si trovano
giovani maschi provenienti da famiglie di operai.
Cohen si avvale della teoria di Merton e cerca di comprendere il motivo per cui proprio i figli di operai
tendono ad integrarsi in queste subculture: vede nelle mete e nei mezzi da raggiungere degli ostacoli
sociali. Le mete da raggiungere era un importante dato comune e si creava uno stato di frustrazione
incoloro che non riuscivano ad ottenerle; ecco che nascono le subculture orientate tipicamente alla
devianza e alla delinquenza.
Cloward e Ohlin "Delinquenza e opportunità": le opportunità che vengono offerte ai giovani non sono
uguali per tutti nonostante le mete lo siano. Egli aggiunsero alla teoria di Cohen varie tipologie di bande
giovanili:
1. Bande integrate: nella società ma non completamente ostili o refrattarie alla società, utilizzano altri
mezzi per raggiungere le mete condivise socialmente. (guadagno)
2. Bande conflittuali: che intendono raggiungere uno status, un'affermazione sociale, senza prestar
attenzione alla ricchezza ma solo al riconoscimento (attraverso il conflitto dimostrano di essere
presenti e potenti)
3. Bande rinunciatarie: rinunciano sia allo status di vita, sia alla ricchezza (bande di drogati)

TEROIA DELL'ETICHETTAMENTO:
 
È una teoria diffusa negli anni '60 in USA, quindi postuma alle altre teorie analizzate precedentemente. È
una teoria che si sviluppa a Chicago tant'è che i suoi studiosi vengono chiamati appartenenti alla Nuova
Scuola di Chicago.
L'idea centrale di tale teoria parte, al contrario di quelle precedenti che prendevano in considerazione la
struttura sociale o il comportamento individuale, da un punto di partenza diverso, infatti il fattore a cui dare
attenzione è la reazione della società, è proprio questa a creare devianza e criminalità.
Si parte dal presupposto che in una certa misura tutti i membri della società sono devianti, le norme sociali,
le norme giuridiche sono tante che non possono essere sempre e comunque rispettate, quindi tutti più o
meno trasgrediamo delle norme. La criminalità alla fin fine è proprio il trasgredire norme più gravi. La
società nei confronti dei comportamenti devianti reagisce in modo diverso a reato e reato e lo fa attraverso
degli stigmi che essa pone diversificando la gravità di uno rispetto all'altro. Questo avviene perché la
devianza e la criminalità dipende dalla società in cui viene manifestata.
l'interazionismo simbolico è la premessa per capire la teoria dell'etichettamento.
Essa è una teoria che rientra in quella particolare corrente sociologica che viene definita "costruzionismo
sociale", ossia è la società che attribuisce e costruisce l'etichetta di deviante e non è così di natura.
Lemert crede che le reazioni possano essere divise in due categorie:
 Reazioni primarie: un comportamento che viene definito deviante ed è effettuato una volta tantum
da un soggetto, comunque verrà provocata una reazione sociale definendo e indicando quel
determinato soggetto come deviante. Anche se occasionalmente difforme alla società si viene
etichettato come deviante. l'essenza della devianza sta nei giudizi della società.
 Reazione secondaria: si ha quando vi è già la presenza della reazione primaria ma ciò viene
amplificato portando ad altre numerose conseguenze. Se un singolo viene definito deviato, egli verrà
considerato tale anche dagli altri e di conseguenza anch'egli si considererà tale.
Becker arriva a delle conseguenze estreme e sostiene la tesi che se la criminalità è davvero legata alla
reazione sociale allora il fattore causale della criminalità è la stessa società vista concretamente nelle
istituzioni sociali quali polizia, sistema giudiziario ecc. poiché decidono discrezionalmente ciò che è ritenuto
corretto e cosa no. (determinismo sociologico)
Lo stesso Lemert rifiuta, si allontana dagli esiti estremi della teoria sopra citata.
Questa teoria può essere classificata come una teoria procedurale perché la criminalità viene spiegata
attraverso un percorso fatto di azioni e reazioni in base ai principi dell'interazionismo simbolico.
Alla fine del capitolo si parla delle implicazioni politiche nel contrasto della criminalità e si cercavano delle
sanzioni alternative (diversion) al carcere quali affidamento ai servizi sociali, messa alla prova, detenzione
domiciliare…
 
TEORIA DEL CONFLITTO:
 
In tale teoria è stata ripresa l'idea di Marx ossia quella incentrata sulla struttura sociale ed economica dove
viene sottolineato che la criminalità nasce da questa lotta tra classi a causa della diversità che vi è nella
produzione dei beni economici. Vi è quindi una lotta continua per il controllo della produzione di tali beni di
prima e seconda necessità. Sempre sono esistite le lotte ma nella modernità le classi protagoniste erano i
borghesi e il proletariato. Quest'ultimi venivano considerati ma solamente in funzione della produzione, i
borghesi davano loro solo il minimo necessario per la sopravvivenza senza considerarli vere e proprie
persone.
Marx crede che sia opportuno eliminare le differenze di classi per così ottenere una diminuzione della
criminalità. Negli anni '60/'70 vi è stata una presa di coscienza di varie discriminazioni e di conseguenza
anche una nuova volontà: quella di sopprimere tali differenze e creare una società più equa.
L'ideologia del marxismo si adattava perfettamente a veicolare queste istanze di cambiamento nate nella
società, si trovavano quindi le giustificazioni per portare avanti queste idee di mutamento sociale. Viene
quindi applicata, da diversi sociologici, da delle dottrine criminologiche basate sulla criminalità e sulla
devianza.
Tutto parte dalla spiegazione di conflitto di classe: la società non condivide gli stessi valori, vi sono gruppi in
lotta tra di loro che rappresentano esigenze diverse (società conflittuale).
Vi sono numerose sfaccettature della teoria del conflitto e in particolar modo possiamo distinguerle in:
 Teorie conservatrici: sviluppano i concetti che abbiamo esposto pocanzi, la classe sociale
dominante emana leggi a proprio ed esclusivo interesse ecc. tali teorie si limitano ad analizzare e
descrivere la situazione presente in una società. La criminalità viene infatti come una cosa secondaria
evidenziandone solo il processo di criminalizzazione che viene effettuato dalle istituzioni di potere. Vi
saranno quindi leggi che criminalizzano le classi sub-alterne.
 Teorie radicali: esse tendono ad affermare una prospettiva di cambiamento come quelle che si
rifanno a Marx. Secondo egli la società è caratterizzata dalle lotte di classi e sono queste che hanno
sviluppato il corso della storia soprattutto a livello economico. È questo ambito infatti che sta alla
base della società e di conseguenza ne è anche la causa della criminalità. Anche qui la classe
dominante sfrutta e domina la classe subordinata, la quale reagisce attraverso atti di criminalità.
Tutto ciò può essere cambiato con il cambio della società e questo deve avvenire con una rivoluzione
in modo che si distrugga l'esistente e si crei una società nuova, senza classi, senza sfruttamento ecc.
vigerà quindi l'uguaglianza che permetterà l'azzeramento della criminalità.
Le teorie radicali vengono applicate negli anni '60 e svolgono un'analisi sulla criminalità dando
attenzione alla disuguaglianza tra classi che emerge in particolare nelle leggi penali.
 Realismo di sinistra: assetto più pratico rispetto alle teorie radicali nel voler diminuire le ingiustizie
di classe, evita di cadere nelle astrazioni e affronta il tema della criminalità sotto un altro aspetto: la
criminalità è presente in ogni tipologia di società, non solo in quella borghese, quindi è necessario
perseguire attività pratiche come la detenzione domiciliare ecc.
Queste teorie possono essere classificate come teorie di tipo strutturale dato che prendono in
considerazione l'organizzazione della società analizzando i rapporti che vi sono tra le diverse classi e i
conseguenti problemi. Si ritiene che esse siano macro-teorie poiché partono da una prospettiva generale
concentrandosi su una collettività e non su un singolo.
Sicuramente le implicazioni politiche sono state influenzate da queste ideologie tant'è che sono state
applicate delle politiche del diritto tendenti a diminuire le differenze sociali.
TEORIA DEL CONTROLLO SOCIALE:
 
Essa si è sviluppata nel momento in cui vengono meno le teorie del conflitto ossia gli anni 80 del secolo
scorso. Questo è dovuto da vari fattori come il terrorismo delle brigate rosse, il rapimento di Aldo Moro
(Presidente del partito di governo), i motti studenteschi… vi era l'idea che lo Stato dovesse essere abbattuto
per la creazione di un altro (uccisione di giornalisti, professori, rappresentanti delle istituzioni pubbliche…)
Vi è quindi una situazione di cambiamento che poi viene seguita da un periodo di controllo e conservatorio.
Dagli anni '80 in poi vi è stata una reazione rispetto agli anni precedenti attraverso il "movimento di
reflusso" (si potrebbe riprendere il pensiero di Hegel)
Le teorie del controllo sociale rappresentano la reazione alle teorie del conflitto; si basano sul
comportamento individuale.
Si parte dall'analisi della natura umana: nell'uomo vi sono intrinseche delle propensioni alla violenza quindi
tutti siamo potenzialmente devianti e criminali.
Si cerca di capire come mai l'uomo, che di natura ha la tendenza a compiere atti di violenza, non commette
atti devianti: attraverso i processi di socializzazione e educazione si impara a mettere sotto controllo i propri
istinti criminali in modo tale da poter legare e convivere con gli altri. Se ciò non avviene o avviene in modo
non corretto, gli individui commettono atti antisociali. È quindi importante capire il processo attraverso cui
gli individui imparano a mettere sotto controllo gli istinti primari presenti in tutti gli uomini.
Due sono i modi con cui può avvenire il controllo:
Esternamente: gruppi sociali influiscono sull'apprendimento del controllo
Internamente: è l'individuo stesso che impara ad autocontrollarsi
LA TEORIA DEL CONTROLLO SOCIALE DI HIRSCHI:
Hirschi nella sua prima versione esprime come avviene il controllo sociale, invece nella seconda versione,
scritta insieme a Gottfredson, si spiega l'autocontrollo.
Secondo la prima versione basata sul controllo sociale esso lo si apprende attraverso la socializzazione e
l'educazione. La psicologia dice che i bambini sono prettamente egoisti poiché vedono gli altri come
strumento per il soddisfacimento dei propri bisogni e quindi è necessaria una educazione che ci ponga nella
possibilità di poter creare legami con gli altri mettendo da parte quei comportamenti che potrebbero
essere dannosi per gli altri. Si impara quindi l'empatia, il comprendere le altre ideologie, opinioni, emozioni
e l'aspetto più importante: vivere nel rispetto anche degli altri.
Gli individui interiorizzano le norme di comportamento adeguate alla convivenza con gli altri e questo
avviene anche grazie alle esperienze che si fanno nell'età adolescenziale sia nell'ambito scolastico sia in
ambito affettivo/famigliare/sportivo ecc.
La teoria dell'autocontrollo insiste sul processo psicologico che avviene all'interno dell'individuo per tenere
sotto controllo questi istinti.
Questa teoria sicuramente è procedurale perché mirano alla spiegazione del comportamento sotto una
forma di positivismo.