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LA POLITICA INTERNAZIONALE DAL XX AL XXI

SECOLO – FORMIGONI (Nuova
edizione)
LE RADICI STORICHE DEL ‘900: IL SISTEMA EUROPEO DEGLI STATI DALLE
ORIGINI AL
DOMINIO MONDIALE
La nascita del sistema Europeo
Il mondo e la società inizia a cambiare nel XIi e XIII. Siamo nel 1300 nell’antichità, si
avvia il percorso di cambiamento perché i monarchi avviano dei percorsi di
autonomia dall’impero e dal papato. Questi monarchi si allontanano centralizzando
il potere su se stessi su un territorio specifico.
Caratteristiche nuovi stati:
- Non riconoscono le autorità sacrali al di sopra
- C’è un territorio definito
- Controllano la chiesa
- Si sviluppa la lingua volgare
- Viene introdotto un monopolio della forza legittima (es: poliziotti). Prima
c’era la legge del “taglione” ci si faceva giustizia da soli. Ora no.
Questa consolidazione avviene nel 1600
il consolidamento della nascita dell’Europa è data grazie alla pace di Westfalia, è la
pace che mette fine alla guerra dei 30 anni (una guerra all’inizio del 1600 tra alcuni
stati europei). Importante che la pace di Westfalia da inizio al sistema westafaliano,
ovvero, la nascita degli stati moderni (non più imperi ma stati moderni). Questi stati
moderni iniziano a riconoscersi reciprocamente. Da quando nasce questo sistema di
stati nuovi, nascono anche un insieme di regole, definite “diritto pubblico
europeo”. Non sono leggi scritte ma è importante che ci siano regole internazionali
da rispettare.
In questo periodo nasce la diplomazia (portavoce che rendono pacifici i rapporti con
gli stati). Nasce una vera e propria società internazionale (ci si deve sostenere).
I rapporti tra stati, comunque, hanno ancora sovrani che cercano di affermare la
loro potenza e sovrastare gli altri stati, non sono ancora equilibrati (ci sono ancora
battaglie).
Contemporaneamente alla società internazionale cambia anche l’economia, si
impone il modello mercantilista tra stati. Nascono degli accordi commerciali tra
stati.
Nel 1800 si configura il concetto di grande potenza, ovvero, uno stato che sia solido
nel territorio, esercito ed economia. Le più importanti sono 5:
- Gran Bretagna
- Francia: più produttiva
- Impero Asburgico
- Russia
- Prussia
All’inizio del 1800 queste grandi potenze volevano prevalere su tutte le altre.
Da una parte l’impero Asburgico che per avere la sovranità sulle altre potenze attua
una politica di matrimonio di espansione. Ebbe un insuccesso totale.
La Francia, grazie a Luigi XIV, attua un tentativo di essere la più grande potenza, e ci
riesce.
L’Inghilterra riesce a diventare una delle maggiori potenze soprattutto grazie alle
colonie che riesce ad instaurare all’inizio dell’800 e grazie anche alla sua grande
flotta.
Ciò che tutte le potenze vogliono evitare è tornare ad una monarchia universale.
I rapporti delle grandi potenze con gli altri imperi:
- Impero Ottomano: alternati momenti di scontro e di intreccio. Però non gli
permettono di espandersi o di retrocedersi, perché gli altri stati vogliono che
la Russia si espanda sull’impero Ottomano.
- Celeste Impero: (Cina), dominata dalla dinastia Quing che cerca di modernare
questo stato.
- Impero spagnolo: dipendeva fortemente da queste grandi potenze
L’età delle rivoluzioni
Dalla seconda metà del 1700 alla fine del 1700 abbiamo delle rivoluzioni importanti
che cambieranno la società internazionale. Queste rivoluzioni sono:
- La rivoluzione americana: porta alla nascita degli USA (1776)
- La rivoluzione francese: vittoria della borghesia sull’aristocrazia
Queste due rivoluzioni creano dei valori di fondo nel sistema europeo, ovvero, si
instaura l’idea di Nazione intesa come comunanza di nascita di un gruppo sociale su
un territorio.
Napoleone dopo aver conquistato gran parte dell’Europa tranne la gran Bretagna e
la Russia, non riesce a dominare il suo impero e viene sconfitto dalla Russia nel
1812. Nel momento in cui viene sconfitto bisogna trovare un nuovo equilibrio tra gli
stati, avviene grazie al congresso di Vienna. A Vienna si ritorna a parlare dell’Europa
e si stabilisce che la società europea debba essere protetta dalla Gran Bretagna e da
questo motivo vengono fatti degli stati cuscinetto attorno alla Francia.
Da questo momento in poi si cerca di avere una cooperazione tra gli stati europei e
mantiene la pace per circa 40 anni.
Questa cooperazione stabilisce che:
1. Che ogni problema europeo deve avere soluzioni europee
2. Se uno stato vuole agire danneggiando un altro stato deve prima consultarlo
3. Nessuno può essere escluso da conferenze e congresso
4. Ci vuole un consegno da parte degli stati per modificare lo status quo, quindi
si ha una sorta di diritto di veto
5. Gli stati piccoli hanno il diritto di essere ascoltati ma non hanno il diritto di
prendere decisioni
Tuttavia arrivano delle minacce al Concerto Europeo (collaborazione tra stati
europei). Queste minacce arrivano dal basso, ovvero dalle rivoluzioni liberali che
vanno contro l’assolutismo dei sovrani. Questa rivoluzione poteva generare
unificazioni e secessioni (una parte dello stato che vuole staccarsi).
I disordini e le rivoluzioni continuavano a susseguirsi e scoppiò una crisi generale in
tutta Europa. Questa crisi (liberali contro sovrani) si riferiscono a stati ancora
monarchici in cui la popolazione vuole la sovranità nazionale.
Intanto gli USA nel 1848 prendono la loro prima decisione dal punto di vista
internazionale, viene fatta la dottrina Monroe (America agli americani) che
stabilisce la linea internazionale che gli USA avranno per molti anni, ovvero,
l’isolazionismo, non immischiarsi in guerre o vicende europee ma di guardare solo il
continente americano.
L’Europa alla conquista del mondo: la pax britannica
Nella seconda metà dell’800 ci sono tantissime innovazioni, quali: trasporti,
telegrafo, immigrazioni e il gold standard (la base monetaria è data da una quantità
fissata di oro). Il vero protagonista è la Gran Bretagna con la Pax Britannica (dominio
marittimo), industria, marina e impero sono le grandi chiavi del suo successo. È
importante perché il modello della Pax Britannica viene esportato in tutto il mondo.
Tutti cercano di imitare la gran Bretagna. Queste innovazioni favoriscono il libero
scambio.
Le guerre di ricostruzione nazionale
La seconda metà dell’800 è caratterizzata da molti conflitti per le costruzioni di
nuovi stati. Per esempio:
- Guerra di secessione americana: gli stati del sud si staccano per creare
un’altra confederazione di stati. Scoppia la guerra tra nord e sud, e gli stati del
sud perdono. Da questo momento nasce la vera e propria unione federale.
- Taiping Tianguo (Cina)
- Restaurazione Meiji (Giappone)
- Nel 1853 la guerra di Crimea: in questa guerra la Francia e Inghilterra vanno
contro la Russia. La Russia perde la Crimea e questa guerra è importante
perché sarà una delle cause dei dissapori che porteranno alla prima guerra
mondiale. È la prima volta in cui le potenze della cooperazione si combattono,
e si arriva al primo momento di crisi del concerto europeo.
- Italia: la guerra per ottenere l’unità di Italia che si ottiene nel 1861, con l’unità
d’Italia nasce una potenza piccola ma grande tra le piccole.
- Prussia: nel 1871 nasce la Germania con Bismark.
Con la nascita di tutti questi stati nasce la competizione, tutti vogliono spartirsi delle
sfere d’influenza, ovvero, vogliono egemonizzare dei territori (accrescere il proprio
stato influenzandole).
POLITICA DI POTENZA, IMPERIALISMI E NAZIONALISMI: I NUOVI
ORIZZONTI
MONDIALI E LE CRISI EUROPEE (1800-1914)
L’età dell’imperialismo
Siamo arrivati alla fine del 1800 che è caratterizzata dall’intensificarsi dalle tensioni
tra gli stati. Sostanzialmente si creano alleanze contro altri stati.
Inizia l’età dell’imperialismo (fine ‘800). Tutte le potenze europee hanno l’unico
obiettivo di colonizzare altri territori, esportare il loro potere e creare una vasta area
d’influenza. Le cause che portano a questo approccio sono:
- Il movimento culturale: gli stati europei che sono arrivati ad avere una nuova
tipologia di civiltà, adesso, si sentono investiti da una missione cioè esportare
la propria civiltà in quei popoli che non ce l’hanno.
- Motivazione economica: il bisogno di creare nuovi mercati per poter
rimanere competitivi, soprattutto dopo la crisi economica che c’era stata alla
fine dell’800.
- Motivazione politica: alla fine dell’800 gli stati europei avevano un equilibrio
molto fragile, e quindi, cercano di crearsi degli alleati al di fuori dell’Europa.
Tuttavia l’imperialismo ha delle conseguenze anche negative, si crea una fortissima
rivalità tra gli stati. Tutti gli stati europei vogliono vincere sull’altro, avere potere
sugli altri.
In questo periodo ci sono tre modelli coloniali:
- Modello britannico: la gran Bretagna utilizza un modello di sfruttamento
commerciale, ovvero, si insinua in un determinato territorio impiantando
degli interessi commerciali lì e creando una dipendenza economica da parte di
quel territorio lì. Annettono i territori come colonie.
- Modello francese: i francesi usano come modalità di colonizzazione il fatto di
voler civilizzare i popoli. Annettono i territori proprio come parte integrante
della madre patria.
- Modello belga: per esempio in Congo, quando il re del Belgio lo annette come
se fosse un suo territorio di proprietà privata.
In generale, l’approccio degli europei per quanto riguarda la colonizzazione è
irrispettoso per quanto riguarda la popolazione di quei territori. Questo approccio
causerà moltissime rivolte.
Alleanze europee: fine 1800
Nella fine dell’800 si iniziano a delineare due fronti opposti in Europa; la creazione di
questi due fronti inizia a causa dell’iniziativa tedesca, quando Bismark inizia a voler
creare una politica tedesca su scala mondiale. Quest’atteggiamento innesca una
serie di reazioni che porteranno alla creazione di due fronti in Europa. Nel 1882 da
un lato si crea la triplice alleanza, tra Italia, Germania e Austria, e dall’altro si inizia a
formare una duplice alleanza tra Francia e Russia (Inghilterra arriverà dopo). Con la
creazione di questi due fronti la tensione cresce sempre di più, tuttavia non si
pensava una possibile guerra, perché molti attriti erano visti come risolvibili (es: il
discorso delle colonie e tutti i discorsi legati all’imperialismo).
È importante anche la questione cinese, ovvero, il Giappone (nuovo attore)
combatté per promuovere la sua influenza in Corea e Taiwan e riuscì ad ottenerla.
Questo fatto diede fastidio agli europei e così la Francia e Russia aiutarono la Cina
(nemica del Giappone) facendole avere delle sfere d’influenza. Questi stati chiesero
alla Cina delle enclaves di influenza diretta alla Cina, cioè parti di territorio
colonizzato. Siccome chiedono questi pezzi di territori, in Cina si scatena la rivolta
dei boxer contro gli stranieri europei. Una rivolta che venne repressa nel sangue
dagli stessi europei.
Nel frattempo, la Gran Bretagna, che non si era ancora schierata nella duplice
alleanza, vive una situazione difficile perché si era isolata da tutte le altre potenze
europee. Per questo motivo la Gran Bretagna aveva le idee confuse su con chi
allearsi e infatti prima, pensa ad un’alleanza con la Germania, ma poi cambia idea e
vuole allearsi col Giappone.
Intanto la Francia cercava di portarsi dalla propria parte la Gran Bretagna, per farlo,
firma l’entente cordiale del 1904 con cui i due si riconoscono le rispettive sfere di
influenza e così si riappacifica il rapporto tra i due.
Nel frattempo, i rapporti con dell’Italia con la triplice alleanza divenivano sempre più
deboli, soprattutto, a causa dell’ostilità che ha l’Italia verso l’Austria. La Francia
capisce che questi rapporti tra Italia e triplice alleanza sono deboli e quindi cerca di
consolidare rapporti con l’Italia. All’inizio del 1900 lo scenario è cambiato e abbiamo
da un lato un’intesa tra Gran Bretagna, Francia, Italia e Russia, dall’altra, la
Germania e Austria. La Germania inizia a preoccuparsi di questa situazione e cerca
di riallacciare i rapporti con la Russia e di creare contrasti tra le altre potenze.
Sviluppo della potenza americana
L’America continuava ad essere isolazionista all’inizio del 1900 però ad un certo
punto decide di cambiare rotta, cioè, prima interviene nella questione del Marocco
e poi con Roosevelt interviene a Cuba, infine conquista le Filippine che diventeranno
una base importante per gli Stati Uniti. Da questo momento inizia il vero e proprio
imperialismo americano con il dominio degli americani nel Sud America, questo è il
momento in cui gli Stati Uniti creano un canale sullo stretto di Panama. Nel
momento in cui l’America inizia con questo imperialismo, gli inglesi anche se da un
lato temevano una possibile concorrenza con gli americani, dall’altro lato sognavano
un’alleanza tra paesi inglesi. La crescita americana in Europa viene sottovalutata.
A causa di questo periodo imperialistico da parte delle potenze europee ci furono
delle reazioni anti-imperiali soprattutto da parte degli stati Arabi:
- Persia: che fu divisa in due parti, il nord controllato dalla Russia e il sud
dall’Inghilterra.
- Turchia: si instaura il movimento dei giovani turchi, un movimento che voleva
un’identità nazionale e quindi spinse il sultano dell’impero Ottomano a
ripristinare la costituzione turca.
- Egitto
Non tra i paesi arabi abbiamo anche:
- Cina: ha anche lei spinte anti-europee, queste spinte sono guidate da Sun Yat
Sen, con il suo movimento riesce ad instaurare una repubblica. Dopo averla
instaurata non riesce a stabilizzarla.
La dimensione di massa dei nazionalismi integrali
Nel momento in cui gli stati stanno colonizzando vaste aree di territori iniziano a
nascere anche dei nazionalismi, ovvero, l’esaltazione del concetto di nazione, essere
fortemente radicati verso il proprio territorio. Questi nazionalismi hanno una
dimensione di massa, per ottenere questa dimensione di massa si fa attraverso l’uso
della stampa, mezzi di comunicazione e patriottismo (devozione alla patria). Questi
nuovi nazionalismi si diffondono un po’ ovunque, in Germania con Nietche, in Italia
con D’annunzio (riprende gli ideali di Nietche). Tuttavia, non bisogna considerare
questi nazionalismi universali, esistono ancora alcuni stati che credono ancora nella
collaborazione internazionale. Questi movimenti nazionalismi portano delle crisi nei
governi e nelle istituzioni e così i governi si trovano ad assumere una posizione di
forza nei confronti di questi movimenti nazionalismi.
Tra i vari nazionalismi inizia anche a formarsi il nazionalismo ebraico, quindi iniziano
a ipotizzare la creazione di un loro stato. Già la discriminazione verso gli ebrei era
presente in questo periodo, per esempio il caso Dreifus, in cui venne condannato un
cittadino tedesco ebreo ingiustamente perché ebreo. Oltre a questi movimenti
nazionalismi iniziano a nascere dei movimenti pacifisti religiosi e da queste correnti
nasce la società della pace che voleva un’organizzazione giuridica internazionale
della pace (si inizia già a pensare a quella che sarà alla futura SDN, società delle
nazioni). In questo periodo nasce anche Alfred Nobel e il premio della pace. Il primo
premio della pace venne dato nel 1901.
Il bipolarismo instabile e la crisi di inizio secolo
Nel 1907 l’Europa è divisa in due blocchi, da una parte l’Austria e Germania e
dall’altra Francia e Russia. La Gran Bretagna aveva un ruolo particolare, perché
aveva rapporti con entrambi i blocchi anche se la sua posizione era dalla parte della
Francia e Russia perché l’Inghilterra si stava rendendo conto del pericolo che
rappresentava la Germani. Proprio il fatto che l’Inghilterra non fosse chiara riguardo
al suo possibile schieramento nella guerra rendeva la situazione in Europa ancora
più instabile. Data questa situazione di grande tensione di questi due blocchi inizia
una grande corsa agli armamenti. Lo fanno perché ormai in Europa si era persa la
speranza di poter risolvere i conflitti in maniera pacifica, quindi ci si arma per una
guerra preventiva. In questa situazione la crisi che effettivamente poi porterà allo
scoppio di tutte queste tensioni sarà la crisi balcanica.
La crisi balcanica, che riguarda la zona a est dell’Europa, succede che prima questi
stati appartenevano dell’impero Ottomano. L’impero Ottomano è in crisi da anni,
continua a perdere territori. siccome che l’impero Ottomano era ovvio che si
sarebbe dissolto gli altri stati europei, in particolare Russia, l’Italia e Austria
vogliono impossessarsi di quei territori.
La situazione in Europa diventa molto pericolosa perché gli stati vogliono modificare
lo status quo con l’uso della forza. Dall’altra parte abbiamo l’Italia che vide deluse le
sue aspettative riguardo la sua influenza sui Balcani, cosa che in realtà gli era stata
promessa nel trattato della triplice alleanza. Questo fatto induce il governo italiano
di Giolitti a conquistare la Tripolitania (Libia), che faceva parte dell’impero
Ottomano quindi nel 19011 l’Italia gli dichiara guerra. Finisce con la vittoria da parte
dell’Italia con il trattato di Losanna nel 1912, con il quale l’Italia ottiene la
Tripolitania.
Tutto questo assieme alle ambizioni della Germania e insieme anche ad altre crisi
europee, come quella franco-tedesca per il Marocco, pongono le basi per il primo
conflitto mondiale.
LA GRANDE GUERRA E IL TENTATIVO DI UN NUOVO ORDINE
COOPERATIVO: LA
FRAGILE STABILIZZAZIONE INTERNAZIONALE (1914 - 1928)
La crisi che porta allo scoppio della prima guerra mondiale, quando il 28 luglio del
1914 viene assassinato l’arciduca Ferdinando da uno studente della Serbia, Lo
Princip, questo assassinio porta all’impero Austroungarico a dichiarare guerra al
regno di Serbia. Questo porta all’inizio del conflitto, all’inizio si pensava che fosse un
conflitto ristretto e non si immaginava che sarebbe diventato un conflitto a livello
mondiale. L’impero Ottomano e la Germania entrano in guerra con l’impero
Austroungarico e dall’altra parte si schierano Francia, Regno Unito e Russia (nel
1917 entra anche l’America). Nel 1915 poi, entrerà in guerra l’Italia a fianco
dell’intesa con il patto di Londra (segreto), che è all’origine della vittoria mutilata. La
vittoria mutilata si ha perché quando gli Stati Uniti con Wilson entreranno a fianco
dei paesi dell’intesa, Wilson aveva creato quattordici punti che ponevano le basi del
futuro sistema internazionale post-guerra, importante in questi punti è il ripudio
della diplomazia segreta.
Gli stati Uniti, quando la guerra era scoppiata si erano dichiarati neutrali, decisero
nel 1917 di entrare in guerra per tre motivi:
- La guerra sottomarina tedesca che minava il commercio degli stati uniti e
paesi europei
- Un’incidente diplomatico: venne rivelato un piano tedesco in funzione anti-
stati Uniti
- Salvaguardare gli interessi commerciali con i paesi dell’intesa
Questa è la prima volta che gli Stati Uniti abbandonano il principio
dell’isolazionismo e decidono di intervenire nelle vicende europee, da questo
momenti in avanti gli USA applicheranno una politica internazionale in cui si
sentiranno alla guida del sistema internazionale. Significa che, quando entrano in
guerra, vogliono imporsi su tutta la società internazionale.
La guerra tra Germania e Russia finì quando i tedeschi chiusero il fronte russo nel
1918 con il trattato Brest Litovsk, questo patto è molto importante perché sancisce
l’uscita della Russia dalla prima guerra mondiale (in Russia era salito al potere Lenin
che con le tesi di Aprile, in cui uno dei punti era che la Russia dovesse uscire dal
conflitto mondiale, questo è il periodo in cui in Russia c’è stata la rivoluzione
bolscevica che alla fine ha sconfitto l’impero zarista e che alla fine ha portato il
potere in Russia i Bolscevichi).
Nel 1918 la Germania cerca di vincere questa guerra, però, alla fine arrivò anche lei
che non c’era più speranza perché dopo l’entrata degli Stati Uniti in guerra
nell’intesa questo fronte era troppo forte. In Germania cadde il Kaiser (Re) e venne
proclamata la repubblica che dovette firmare l’armistizio. Intanto, anche il fronte
austriaco perse e alcune parti dell’impero Austroungarico si dichiararono
indipendenti, per esempio la Cecoslovacchia.
La guerra finì ufficialmente a Novembre nel 1918.
La Germania aveva pensato questa guerra come una guerra lampo ed è proprio
questo che ha portato i paesi della triplice alleanza (Germania, Austria e impero
Ottomano) a perdere perché non erano pronti ad una guerra di logoramento e di
posizione. Questa guerra di logoramento porta al crollo quattro imperi:
- Impero Ottomano
- Impero Austroungarico
- Impero Russo
- Impero tedesco
Tutti gli stati uscirono da questa guerra scioccati, ci furono un sacco di caduti,
quindi, il concerto europeo era ormai fallito.
A questo punto ci si chiede come impostare il nuovo sistema internazionale, i due
modelli che vengono proposti sono quello di Lenin e quello di Wilson. Lenin
puntava sul contagio della rivoluzione che c’era appena stata in Russia, voleva che la
rivoluzione bolscevica si espandesse. Invece, Wilson basa il suo sistema
internazionale sui 14 punti.
Il trattato che pone fine alla prima guerra mondiale è il trattato di Versailles, stilato
durante la conferenza di Parigi nel 1919. Con la conferenza di Parigi si vuole
costruire un nuovo ordine mondiale che sia stabile basato sui quattordici punti di
Wilson. In questa conferenza nasce la società delle nazioni il 28 Aprile nel 1919 Con
il Covenant, è il patto costitutivo della società delle nazioni che stabilisce che la
SDN fosse composta da 5 nazioni principali e 4 elette periodicamente; ogni
decisione era vincolante ed erano previste delle sanzioni (il fatto che la SDN fu
dominata solo dai vincitori della prima guerra fu la causa della sua morte) con il
compito di vegliare sull’ordine europeo in modo da evitare una successiva guerra.
Il trattato di Versailles fu un vero e proprio dictat imposto alla Germania, infatti si
attribuì ingiustamente tutta la colpa della guerra e di conseguenza si imposero delle
condizioni durissime:
- Grandi riparazioni economiche
- Gli vengono tolte l’Alsazia e la Lorena
- Spartizione delle colonie tedesche
- Limitazione del suo esercito e delle sue risorse militari
- Le furono anche tolti dei territori ad est
La Germania uscì dalla guerra psicologicamente e moralmente distrutta.
Gli altri stati dopo la conferenza di Parigi:
- Gran Bretagna: risente del principio di nazionalità, per la questione irlandese.
- Si vengono a creare nuovi stati orientali, in funzione Bolscevica
- Bulgaria e Ungheria: ne uscirono profondamente sconfitte
- Austria: chiese alla Germania di potersi annettere (far parte), ma la richiesta
fu respinta
- Italia: vittoria mutilata
Guerra prevista, Guerra casuale: il 1914 e lo scontro europeo per il primato
mondiale
Lo scoppio della prima guerra mondiale era insieme sia casuale e sia prevedibile
perché casuale, è scoppiata da una situazione come tante altre e prevedibile perché
ormai c’era una grande tensione tra le potenze europee e c’era un crescente
pessimismo e poi, prevedibile, per il nuovo modo di pensare alla guerra che era nato
in questo periodo. Non c’è una responsabilità univoca della guerra, cioè, non è colpa
di solo uno stato, anche se l’intera colpa è stata data alla Germania. In questa guerra
i paesi che sono rimasti neutrali sono i Paesi Bassi, Spagna, Paesi Scandinavi e
Svizzera. Con questa guerra anche gli stati vincitori non ne uscirono vincitori perché
la guerra portò un grandissimo indebitamento in tutti gli stati, quindi anche quelli
che avevano vinto ne uscirono disfatti, senza risorse. Soprattutto gli stati Europei si
indebitano fortemente con l’America.
Problemi extraeuropei: Medio Oriente, Stati Uniti e Unione Sovietica
Quello che ci si chiede dopo la conferenza di Parigi è cosa fare delle colonie dei
perdenti. L’idea di Wilson è quella di avviare queste colonie all’indipendenza,
guidate da dei mandati dalle potenze maggiori. Secondo questa linea di Wilson,
Francia e Gran Bretagna decidono di spartirsi il territorio del medio oriente (che
faceva parte prima dell’impero Ottomano), per il petrolio, volevano il potere sul
petrolio. Alla Francia va la Siria e il Libano, alla Gran Bretagna la Palestina, la
Transgiordania e l’Iraq. La Francia nei confronti di questi territori è molto
intransigente, mentre la Gran Bretagna cerca più compromessi con i suoi territori. in
Palestina c’è anche la questione degli ebrei, in seguito alla dichiarazione di Balfour
(nel 1917 il ministro inglese Balfour fa questa dichiarazione in cui si dice favorevole
alla creazione di uno stato ebraico in Palestina. La Francia e Inghilterra si erano
accordati con i paesi Arabi per farsi aiutare a sconfiggere l’impero Ottomano. In
cambio avevano promesso la creazione di uno stato arabo. Quando la guerra
finisce e l’impero Ottomano viene sconfitto si da agli arabi un territorio
piccolissimo e soprattutto, fanno arrivare gli ebrei in Palestina, occupando il
territorio arabo). Ci sono alcuni stati che si ribellano a questi mandati di Wilson, per
esempio la Turchia non accetta gli accordi di Versalles e il fautore del movimento
indipendentista turco Kemal, detto Ataturk (che significa padre dei turchi). Ataturk
proclama la repubblica di Turchia (commise il genocidio degli Armeni).
Il Giappone si espanse in Manciuria e in altre zone cinesi, tuttavia, nel 1921 con il
trattato di Washington che prevedeva l’integrità territoriale cinese.
Un tema molto importante dopo la conferenza di Parigi era il tema del disarmo, i
perdenti furono disarmati subito, i vincitori cercarono di accordarsi per arrivare ad
un disarmo. Venne fatto un accordo sulla limitazione delle flotte.
Wilson dopo esser stato alla conferenza di Parigi tornò in patria, ma si trovò il
congresso contro che voleva tornare ad applicare una politica isolazionista e così nel
1920 il congresso respinse la ratifica del trattato di Parigi e viene creata la SDN ma
senza gli USA.
Intanto, la Russia, dopo vario tempo ruscì a riprendersi completamente dalla guerra
e nel 1922 creò l’URSS. Da questo momento in poi adottò una politica isolazionista
rafforzando il proprio stato e diffondendo l’idea di rivoluzione anche negli altri
paesi.
Dunque, la conferenza di Parigi non riuscì a cancellare le tensioni tra gli stati, né le
ragioni che aveva condotto alla prima guerra mondiale. Infatti, le potenze vincitrici
erano troppo legate ai propri interessi personali. Mentre l’approccio di Wilson era
troppo poco concreto. Tuttavia, si sentiva ancora la necessità di creare una
cooperazione internazionale, per questo motivo nacquero L’organizzazione del
lavoro e l’organizzazione mondiale della sanità.
Il prolungamento della tensione post-bellica
I primi anni dopo la fine della prima guerra mondiale sembravano prolungare il suo
clima:
- Diatriba Franco-Tedesca: dopo che erano state fissate le riparazioni finanziare
tedesche, volute soprattutto dalla Francia. Il governo di Weimar applicò una
sorta di resistenza passiva non pagando. Siccome, la Germania non paga, la
Francia decide di invadere il bacino del Ruhr. Di conseguenza la Germania
continua a non voler pagare le sue riparazioni.
- Europa centrale-orientale: abbiamo delle spinte nazionalistiche e autoritarie
da parte di Ungheria, Italia, Romani, Bulgaria, Polonia, Lituania e Iugoslavia. In
questa situazione la Francia si pone come il gendarme dell’ordine di Versailles.
Cerca di creare delle alleanze con altri stati per isolare la Germania.
- Italia: sale al potere Mussolini nel 1922 con la marcia su Roma e fin da subito
sviluppò una politica con caratteristiche fortemente totalitarie. Eliminò la
libertà di stampa e altre libertà e creò attorno a sé un consenso totale. Iniziò a
costruire il mito del Duce. La svolta fascista non può essere pensata come
esportabile ma una svolta tutta italiana.
- Clima economico: in questo periodo era molto instabile, c’era una
grandissima inflazione e debiti di guerra. Si arriverà nel 1929 con il crollo della
borsa di Wall Street che peggiorerà la situazione ulteriormente.
Una stabilizzazione senza guida affidata ai mercati
Nel corso degli anni ’20 si cercò di arrivare ad una stabilizzazione europea costruita
al di fuori della SDN. Questo periodo è molto importante perché si sono le
premesse che porteranno alla seconda guerra mondiale. Un tentativo per arrivare a
questa stabilizzazione economica fu fatta da Francia e Germania, dove, Stresman
(Germania) decide di accettare parzialmente i trattati (Versailles) perché capì che
solamente accettandoli avrebbe potuto avere una possibilità di revisione sui trattati
stessi. Soprattutto sulla questione dei confini polacchi e austriaci. Si cerca di andare
incontro alla Germania attraverso il piano Dawes, consisteva in prestiti e
investimenti da parte degli USA nell’economia tedesca così da permetterle di
riprendersi economicamente parlando, e di portare a compimento il pagamento
delle riparazioni. D’altra parte anche la Francia accettava il fatto di vedere nascere
la competitività tedesca. Viene anche fatto un tentativo di rafforzare la società delle
nazioni con il protocollo di Ginevra, che prevedeva una restrizione per quanto
riguarda il disarmo. Tuttavia, questo protocollo non fu avviato.
Nel 1925 venne fatto il patto di Locarno, tra Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia
e Belgio. Lo scopo di questo patto era quello di superare tutte le tensioni politiche
derivanti dal trattato di Versailles. In questo patto viene stabilito il disarmo della
Renania e Italia e Gran Bretagna si fanno garanti di questo patto. Tuttavia, mancò
qualsiasi garanzia per quanto riguarda le frontiere della Germania.
Dopo questo patto, nel 1927, siccome si è trovata una sorta di stabilità viene
ripristinato il sistema monetario internazionale. Tuttavia, le tensioni in Europa
centrale erano ancora tantissime. Il problema principale era l’assenza di un
regolatore, cioè, seppur è vero che gli USA si stanno maggiormente interessando
alle vicende europee, ma non erano abbastanza incisivi nel farlo.
LA DISCESA DEL MONDO VERSO LA TRAGEDIA: DALLA GRANDE CRISI
ALLA
SECONDA GUERRA MONDIALE (1929-1945)
Nel 1929 in Italia viene finalmente fatto un accordo tra la chiesa e lo stato, sono i
patti lateranensi. Questo accordo prevede:
- Riconoscimento reciproco tra l’Italia e la santa sede, si riconosce
l’indipendenza della santa sede.
- Prevede una convenzione finanziaria che prevede un risarcimento alla chiesa
- Viene fatto un concordato che definiva le relazioni religiose e civili tra Italia e
chiesa. (Libera chiesa e Libero stato)
L’equilibrio già precario che si era formato in Europa con il patto di Locarno viene
distrutto dal crollo della borsa di Wall Street del 1929; questa crisi scoppiata negli
stati Uniti coinvolge tutta la società europea perché i paesi europei avevano una
stretta dipendenza economica dagli stati uniti. Quindi, quando cade il sistema
economico americano cade anche quello europeo. Primo fra tutti gli stati che
risente di questa crisi è la Germania di Weimar. Anche negli altri stati che avevano
una minor dipendenza dagli Stati Uniti, questa crisi fece crollare quasi tutti gli
accordi economici che erano stati fatti nel dopo guerra. Da questo momento in poi
gli stati iniziarono a creare delle economie chiuse e protette:
- USA: Slogan “American First” di Roosevelt. Roosevelt per superare questa
crisi, da il via al New Deal, ovvero, un mix di interventi dello stato
nell’economia. Roosevelt crea un’area del dollaro con il Messico e altri paesi
del Sud America.
- Gran Bretagna: Rafforza il nazionalismo imperiale, infatti, il governo di
MacDonald decide di sganciare la sterlina dal dollaro e di abbandonare il
libero scambismo.
- Francia: crea un’area economica del franco.
- Urss: si impose come nuovo modello per poter uscire dalla crisi, inizialmente
optò per un socialismo in un solo paese. Stalin avviò un processo di
industrializzazione e modernizzazione forzata che tirò su l’economia russa ma
fece male alla società; difatti, l’agricoltura viene collettivizzata, vengono fatte
deportate molte persone nel gulag, ci sono continue carestie e ci sono le
grandi purghe tra il ’37 e ’39.
- Giappone: era estremamente dipendente dagli scambi internazionali e di
conseguenza fu colpito molto dalla crisi, perciò usò una politica imperialistica
e sfruttò la crisi della Manciuria per conquistarla e crearono uno stato
fantoccio da utilizzare per espandersi ulteriormente. Per questo motivo sarà
condannato dalla SDN e così il Giappone deciderà di uscirne.
Altri paesi iniziarono a costruirsi un sistema imperiale con le armi: il Giappone in
estremo oriente, l’Italia in Africa, fino alla ripresa del disegno espansionistico della
Germania.
La grande crisi del 1929
La crisi del 1929 inizia negli Stati Uniti per motivi specifici:
- Cattiva distribuzione del reddito
- Produzione che non riesce ad essere assorbita
- Bolla speculativa causata dall’ottimismo eccessivo
- Mancanza di regolazioni a causa delle politiche repubblicane
Nel 1931, in conseguenza, fallisce la credit Anstalt, una banca austriaca. Questo
fallimento causa disoccupazione, inflazione, discesa dei prezzi delle materie prime e
ha conseguenze sugli stati africani.
La percezione che si aveva dopo questa crisi era quella che il liberalismo capitalista
della “mano invisibile” fosse fallito. Infatti da questo momento in poi si pose la
logica Keynesiana, logica per cui lo stato deve intervenire per riportare l’equilibrio
economico.
Hitler al potere: revisionismo e prospettiva imperialistica
Dopo la crisi del 1929 il governo di Weimar ormai era debole, infatti, non aveva più
la maggioranza; la popolazione tedesca era stanca di questo governo dato che c’era
stata la prima guerra mondiale che aveva distrutto la nazione, la crisi del 1929 che
aveva creato una grandissima inflazione era, quindi, ovvio che la popolazione avesse
bisogno di un nuovo governo e un nuovo leader. Hitler, che è a capo del partito
nazional socialista dei lavoratori tedeschi, già nel 1923 aveva tentato un colpo di
stato a Monaco che, tuttavia, era fallito e perciò venne imprigionato. Mentre era in
prigione scrisse il Mein Kampf, i tre punti fondameli di questo scritto, su cui si
baserà la politica di Hitler, sono:
- Distruzione dell’assetto politico stabilito a Versailles.
- Riunificazione dei tedeschi nel terzo Reich.
- Costruzione dello spazio vitale tedesco in Europa, assoggettando i popoli
inferiori. Questo punto aveva una sfumatura fortemente razzista, infatti da
questo punto nasce la concezione di “razza pura”.
Nel realizzare il suo disegno politico Hitler sapeva che si sarebbe scontrato con la
Francia ma sperava di non doveva muovere guerra anche alla Gran Bretagna, infatti,
secondo lui era proprio quello l’errore che aveva condotto la Germania a perdere
nella prima guerra mondiale. Nel 1933 Hitler prende il potere e diventa cancelliere.
Egli cercò di attuare la sua politica, attuando una politica doppia. Alternava fatti
compiuti che andavano contro il trattato di Versailles a gesti distensivi che lo
rappresentassero come amante della pace, se solo la Germania fosse stata
rispettata. Hitler nel 1933 decide di uscire dalla SDN, però, parallelamente firma un
patto a quattro con Italia, Francia e Gran Bretagna per la stabilità europea (questo
patto non fu mai approvato). Nel 1934 tentò l’Anschluss (cercò di annettersi
l’Austria), ma l’Italia si oppose. Questo fallimento non bloccò il regime nazista che
continuò con la politica del riarmo coperto. Dal 1935 il riarmo non fu più nascosto
agli altri stati. Ormai, nella SDN erano rimaste solamente la Francia e Gran Bretagna
perché l’Italia se ne va dopo l’invasione di Mussolini in Etiopia. Gli unici stati rimasti
rispondono a Hitler in un modo debole e incerto, fu in questo momento che viene
coniata l’espressione Appeasement per descrivere la politica inglese nei confronti di
Hitler. Finché le richieste di Hitler erano accettabili, venivano accettate perché
nessuno voleva iniziare un’altra guerra.
L’Etiopia e la Spagna: crisi determinanti
Nel 1934 data la minaccia tedesca l’Urss decide di entrare nella SDN nonostante i
rapporti con Francia e Gran Bretagna abbastanza critici. Dal 1935 in poi, Mussolini si
stava spostando verso la Germania. Quando decise di invadere l’Etiopia, nonostante
le opposizioni da parte di Gran Bretagna e Francia. L’Italia continua per la sua strada
e invade l’Etiopia e esce dalla SDN nel 1936. Nello stesso anno L’Italia culmina
questo spostamento con l’accordo Asse Roma-Berlino, che non è vincolante. Poco
dopo si crea un’ulteriore patto che è il patto tripartito tra Italia, Germania e
Giappone. Nel frattempo negli USA si diffonde questa volontà, grazie a Roosevelt, di
difendere le democrazie in difficoltà. Fino al 1939 si concentrano solo sulla difesa dal
Giappone. Nel 1936 scoppia la guerra civile spagnola che vede contrapposti due
fronti: un governo popolare antifascista e il fascista Francis Franco. In questa guerra
il fronte popolare venne appoggiato dall’Urss, mentre Francis Franco venne
appoggiato dalla Germania. Alla fine vinse Franco. Questa guerra è una sorta di
prova generale della seconda guerra mondiale.
La discesa verso la guerra nell’Europa del 1938-1939
Hitler dal 1938 in poi compie l’Anschluss (annessione Austria), Mussolini si fa
convincere dalla Gran Bretagna e Francia a convocare una conferenza per
convincere Hitler a non iniziare una guerra: settembre del 1938 ci fu la conferenza di
Monaco (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia). In questa conferenza Hitler
rivendica il territorio cecoslovacco abitato dai sudeti (popolazione di etnia tedesca).
Questa conferenza si conclude con un accordo che porta all’annessione di vari
territori della Cecoslovacchia da parte della Germania (rappresenta il massimo
momento dell’appeasement britannico). Subito dopo questa conferenza, Hitler inizia
già a preparare il suo nuovo attacco, cioè l’invasione della Polonia. Egli si preoccupa
prima, di non avere contro l’Urss perché non voleva fare una guerra su due fronti.
Quindi nel 1939 fanno il patto Molotov-Ribbentrop, un patto di non aggressione.
Il nuovo ordine europeo nazista
nel settembre del 1939 inizia la seconda guerra mondiale, quando Hitler invade la
Polonia. Infatti, a seguito della sua invasione, Francia e Gran Bretagna dichiarano
guerra alla Germania. Nel mentre Mussolini firma il patto d’acciaio con la Germania
ma subito dopo cerca di sganciarsene e dichiara la non belligeranza. Tuttavia, Hitler
non è d’accordo. Nel 1940 ci fu un nuovo attacco, la Germania conquista la
Danimarca e la Norvegia. Dopodiché Hitler si preparò all’attacco al cuore
dell’Europa, ovvero, contro la Francia e vinse. Nel momento in cui la Francia perse la
Gran Bretagna rimase sola. Questa situazione portò al governo Winston Churchill. A
questo punto l’Italia decide di entrare in guerra nel 1940, decide di attaccare la
Grecia ma perse e, riprovando, vince grazie alla Germania. Nel frattempo cerca di
espandersi anche in Africa e l’esperienza dell’Italia in guerra si definisce come guerra
parallela.
Nel 1941, sembra che la vittoria stia andando al patto tripartito (Germania,
Giappone e Italia), ci sono due svolte che cambiano le carte in tavola:
- L’attacco di Hitler all’Urss con l’operazione Barbarossa; operazione che non
ebbe il successo sperato perché arrivò l’inverno e i soldati rimasero bloccati,
non arrivarono a Mosca.
- Il Giappone stava seguendo un proprio fronte contro gli USA nel pacifico.
Dopo che i giapponesi invadono l’Indocina francese, la tensione tra USA e
Giappone sale ancora di più. Gli USA avevano sottovalutato la potenza
giapponese e così vennero colti di sorpresa quando nel dicembre 1941
attaccano la flotta americana Pearl Harbour. Questo è un evento molto
importante perché porta all’ingresso degli USA in guerra, inizialmente solo
contro il Giappone. Subito dopo Germania e Italia le dichiarano guerra ed
entrerà completamente nel conflitto mondiale.
Intanto, venne sottoscritta da Roosevelt e Churchill la carta atlantica, che poneva le
basi del sistema post-guerra, tra i principi fondamentali c’è:
- Il principio di autodeterminazione dei popoli, e si inizia a prospettare la
nascita delle future nazioni unite.
L’Urss, dopo essere stata attaccata da Hitler, decise di sottoscrivere la carta atlantica
insieme a USA e Gran Bretagna, mostrando la sua volontà di cooperare con loro.
Quindi, si crea una strana alleanza, infatti, le contraddizioni di questa alleanza si
vedranno a fine guerra perché l’unica cosa che tiene insieme questi tre stati è la
volontà di sconfiggere Hitler. Intanto, la guerra era diventata una guerra ideologica
totale, cioè, si contrappongono tre grandi ideologie:
- Nazi-fascismo
- Comunismo
- Liberalismo
Inoltre, a differenza della prima guerra mondiale è una guerra molto più violenta e
crudele, perché coinvolge la popolazione civile. Per lo più, dal 1942, dopo la
sconfitta in Russia, in poi inizierà la soluzione finale di Hitler con la distruzione totale
degli ebrei.
Intanto, l’Italia è in crisi in guerra, infatti sul fronte africano perde rovinosamente e
per vincere chiede aiuto ai tedeschi per le proprie battaglie.
Nel 1943 Stalin, Churchill e Roosevelt si incontrano nella conferenza di Teheran dove
stabiliscono la linea da seguire per poter sconfiggere Hitler. Questo piano consiste in
due fasi fondamentali:
- Sbarcare in Italia e liberarla
- Effettuare sbarco in Normandia e da lì arrivare in Germania
Così nel luglio nel 1943 gli alleati sbarcano in Sicilia e il gran consiglio destituisce
Mussolini e lo fa arrestare e lo mandano sul Gran Sasso.
Il Re affida il nuovo governo a Badoglio, da un lato assicura che la Germania
combatterà al suo fianco e dall’altro lato inizia a prendere accordi con gli alleati per
un armistizio. Alla fine, l’8 settembre del 1943 viene annunciato l’armistizio di
Badoglio che getta l’Italia nel panico perché a questo punto Hitler aveva liberato
Mussolini, il quale aveva creato la repubblica di Salò (controllata comunque da
Hitler). Quando viene annunciato questo armistizio l’Italia non sapeva più se
combattere con o contro Hitler.
I progetti per il dopoguerra
La carta atlantica costituisce il punto di riferimento per tutto ciò che avverrà nel
dopoguerra. Le altre due conferenze fondamentali sono:
- La conferenza di Teheran
- La conferenza di Yalta, nel 1945; questa è più importante. Infatti, vengono
stabilite varie cose, nonostante le proprietà dei vari stati:
o Stalin: voleva creare una sfera di influenza sovietica nell’Europa
Orientale.
o Churchill: preoccupato per l’espansione del comunismo e voleva creare
a un gruppo di stati dell’ovest guidati dalla Gran Bretagna.
o Roosevelt: voleva creare un mercato aperto e internazionale per
difendere i commerci americani e così, assumere la guida del mondo.
A Yalta si decise di:
o Creare dei nuovi organismi monetari che sono: la banca internazionale
e il fondo monetario internazionale che, i quali, avevano il compito di
mantenere stabili i rapporti tra le varie monete (gli USA finanziano
questi organismi)
o Nasce l’ONU nel 1944, ma in questa conferenza di Yalta viene deciso
che nell’ONU ci saranno 5 stati che sono: USA, Gran Bretagna, Francia,
Urss e Cina. Saranno i membri permanenti con il diritto di veto. Viene
stabilito che, anche, l’ONU sarà fornita di un esercito (caschi blu) per i
paesi aggressori.
o Si parlò dell’assetto territoriale post guerra stabilendo che la Polonia
dovrà rinascere come uno stato indipendente. Si decide, anche, che la
Germania sarà divisa in 4 zone di occupazione.
o Si decide che, si userà il principio della resa incondizionata.
o Infine, per porre fine alla guerra con il Giappone si sganceranno le
bombe a Hiroshima e Nagasaki che porranno fine alla seconda guerra
mondiale, nell’agosto del 1945.
DUE IMPERI MONDIALI: IL SISTEMA BIPOLARE DELLA GUERRA fredda
(1945-1957)
Con la seconda guerra mondiale l’Europa, che esce distrutta dal conflitto, perde la
sua centralità che passa a Urss e USA. Da questo momento in poi si costituiscono
due poli contrapposti dove entrambi vogliono conquistare l’egemonia mondiale, per
questo motivo saranno sempre in tensione e si instaurerà un vero e proprio scontro
ideologico tra comunismo e il mondo libero.
Le super potenze a la crisi della grande alleanza
Il processo di Norimberga, processo fatto a tutti i gerarchi nazisti a fine guerra
mondiale, e la dichiarazione universale sui diritti dell’uomo fatta dall’ONU nel 1948
furono chiari segni di come si volesse andare verso un nuovo mondo che fosse
distante dalla logica imperiale. Tuttavia, i comportamenti degli stati (USA e Urss)
non sono coerenti con questa nuova logica di questo nuovo mondo, che non sia
imperialista. Infatti, nasce il concetto di super potenza, cioè, stati capaci di
influenzare le scelte degli stati minori e di avere un bacino di influenza enorme. Da
un lato abbiamo gli USA che dalla seconda guerra mondiale in poi non arrestarono
mai la loro crescita, infatti ci furono innumerevoli innovazioni tecnologiche,
aumento della popolazione, economia sempre in crescita che portò gli USA ad
essere un nuovo impero della produzione per il mondo intero. Dall’altra parte l’Urss,
che era più debole rispetto agli USA perché aveva sofferto maggiormente la guerra,
la produzione era crollata e il suo ruolo internazionale era difensiva; per questo
motivo cercò di creare un’area di influenza orientale. Si parla di Bipolarismo
asimmetrico. Stalin costrinse tutti gli stati orientali ad applicare una politica uguale a
quella dell’Urss.
La Gran Bretagna si ostinava a mantenere il suo ruolo di potenza imperiale
nonostante le sue scarse risorse. In realtà la sua debolezza imperiale si dimostrò con
l’indipendenza dell’India nel 1947. Importante anche nel periodo del dopoguerra,
quando gli inglesi non avevano più le risorse per poter imporre il proprio dominio
sulla Palestina decide di andarsene, da questo momento la decisione della questione
palestinese viene passata all’ONU. L’ONU propone di dividere la Palestina in due
parti con Gerusalemme internazionale. Tuttavia, nessuno dei due popoli accetta,
quindi scoppia la guerra civile (palestinesi ed ebrei), dove gli ebrei quasi subito
riuscirono a scacciare tantissimi palestinesi e ad espandersi significativamente.
La Francia nel periodo post-guerra, si istituì un governo ferreo anti-tedesco, che
voleva ripristinare l’unione francese delle colonie. Ciò causò disordini in Indocina,
Siria e Libano.
I trattati di pace del 1947 furono gli ultimi gesti che accumunavano tutti i vincitori
della guerra. In questi trattati vennero ripristinati tutti gli stati nazionali minori del
post-prima guerra mondiale.
La guerra fredda: blocchi rivali in Europa e divisione della Germania
Di fronte a questa situazione, dei blocchi contrapposti, gli USA decidono di adottare
una politica di contenimento inventata da George Kennan che consiste nel
contenimento dell’influenza Russa. Da questo momento in poi, questa politica si
trasformò in quella che Walter Lippmann chiamò Guerra Fredda: situazione di
tensione generale sempre al limite tra i due blocchi. Questa guerra aveva un
carattere idealista, universale, o tutto o niente. Concretamente questa guerra
fredda iniziò con la dottrina Truman e più precisamente con il piano Marshall. La
dottrina Truman, è la dottrina secondo cui, l’America doveva esportare la propria
democrazia in tutto il mondo. Il piano Marshall sono una serie di aiuti economici per
i paesi europei per aiutarli a ricostruirsi dopo la seconda guerra mondiale. Stalin
rifiutò il piano Marshall per sé stesso ma fece in modo che tutti i suoi stati satellite la
rifiutassero e in risposta i sovietici fondarono il Comin Form, la riunione di tutti i
comunisti. Data questa situazione si crea quindi un’ovest ricco e in crescita, e
dall’altra parte abbiamo l’est povero e caratterizzato da governi molto autoritari.
Il blocco di Berlino, la rivoluzione cinese e la guerra di Corea
Nonostante a Yalta fosse stata stabilita la divisione della Germania in 4 parti, alla
fine si arrivò ad una divisione in 2 parti. Da un lato (Ovest) le tre zone occidentali
(USA, GB, Francia) e dall’altro lato (Est) l’Urss. Anche a Berlino si replicò lo stesso
schema. Nel 1948 per indurre gli occidentali ad andarsene da Berlino fecero un
blocco stradale ferroviario, gli USA risposero mandando degli aiuti aerei. Nel 1949 la
fine del blocco di Berlino sancì da un lato la creazione della repubblica federale
tedesca (a ovest), dall’altro lato la repubblica democratica tedesca (est). Questa
divisione rimarrà fino al 1990.
In generale, la stabilizzazione del blocco orientale fu molto più complicata rispetto a
quella occidentale. Il caso della Jugoslavia che esce dal Comin Form iniziando una
sorta di comunismo autonomo (iniziato da Tito). L’Urss ebbe problemi con molti
stati a est, che risolse con purghe e imposizioni.
In occidente, tra il 1947 e il 1949 si iniziò a pensare alla creazione di un’alleanza
difensiva, quest’alleanza si concretizzò con il patto di Bruxelles del 1948, di cui
faceva parte Francia, Gran Bretagna e Paesi del Benelux. È un’alleanza difensiva tra
paesi europei. Un anno dopo gli USA si convinsero a creare anche un’alleanza
internazionale che sfociò nel patto atlantico del 1949, nel quale facevano parte
anche Italia, Norvegia, Portogallo, Danimarca e Islanda. Il caso dell’Italia, nel caso
dell’entrata del patto atlantico, fu molto particolare perché era reduce dal fascismo
e perciò gli altri stati non erano convinti di farla entrare nel patto atlantico, ma
grazie alla posizione della DC di De Gasperi riuscì a convincerli che l’Italia poteva far
parte di quest’alleanza.
Per quanto riguarda la Cina, c’era stata una guerra civile tra Chan Kai Sheck
(nazionalista) e Mao Tsetung (comunista). Questa guerra con la vittoria di Mao e la
nascita nel 1949 della repubblica popolare cinese. Mentre Chan Kai Sheck fu
costretto a scappare a Taiwan. La vittoria di Mao in Cina sancì una grandissima
espansione del comunismo nel mondo (fatto che preoccupò molto gli USA).
Nonostante ciò i rapporti tra Cina e Urss non erano gran che.
La preoccupazione degli USA per la questione cinese e per il fatto che l’Urss avesse
appena fatto un test della bomba atomica che era riuscito, spinse Truman a rivedere
il suo approccio alla guerra fredda puntando al riarmo e questo fatto possiamo
vederlo nella guerra di Corea.
La guerra di Corea del giugno del 1950: l’ONU dopo che la Francia abbandona la
Corea decide di dividerla in due al 38esimo parallelo tra cinesi e americani. In Corea
del Nord, guidata da un governo comunista di Kim II – Sung e al sud un governo più
democratico controllato dagli USA affidato a Sygmanrhee. Nel 1950 il governo del
nord attacca il sud, quindi l’ONU dichiarò la Corea del Nord paese aggressore e a
questo punto entrarono al conflitto gli USA in aiuto del sud e la Cina e l’Urss in aiuto
del nord. Nel 1953 si giunse ad un armistizio ripristinando i confini precedenti. La
cosa importante è che USA e Urss agiscono sempre in backline.
Ultima mossa, importante, in Asia fu il trattato di San Francisco del 1951, con cui si
terminò l’occupazione americana a Tokio.
Nuova integrazione europea e avvio della grande crescita economica capitalistica
In seguito a questa situazione, dei due blocchi sovrapposti, gli stati europei iniziano
a pensare a un modo di costruire un terzo polo. Il primo passo per creare questo
polo viene fatto dal ministro degli esteri francesi Schumann che nel maggio del 1950
elaborò un piano di collaborazione tra paesi europei (compresa la Germania
federale tedesca) per produrre carbone e acciaio (materiali strategici). Così nel 1951
nasce la CECA che è comunità europea del carbone e dell’acciaio, tra Francia,
Repubblica federale tedesca, paesi del Benelux e Italia. Poco dopo l’Europa cercò
altri modi di collaborare, inizialmente ci fu il progetto della CED (comunità europea
di difesa) che fallì e in seguito, ci fu il progetto della UEO (unione europea
occidentale). Dall’altro lato gli USA si mossero dal punto di vista delle alleanze
occidentali costituendo la NATO, organismo militare del patto atlantico. Inoltre, nel
periodo del 1948-1970 ci fu in tutto occidente una grandissima crescita economica
che favorì, soprattutto, gli stati sconfitti nella seconda guerra mondiale (Italia,
Giappone e Germania).
Le prime crepe degli imperi coloniali
Nel secondo dopoguerra il colonialismo ebbe una crisi profonda perché andava
contro i principi che erano stati enunciati nella carta atlantica, agli ALTA ecc... in
particolare il principio di autodeterminazione dei popoli. Infatti, secondo quest’idea
tutti gli stati dovevano essere considerati sullo stesso piano. Bisognava inserire
questi nuovi stati nel nuovo mondo che si stava progettando. Questo fu il periodo in
cui numerosissimi stati africani, asiatici e sud americani cercarono l’indipendenza e
in molti casi la ottennero pure. Tuttavia, questa volontà di considerare tutti gli stati
sullo stesso piano era in realtà nascosta dalle vere intenzioni di USA e Urss; infatti,
spesso il sostegno degli americani a movimenti anti-comunisti si tradusse in atti
molto forti (colpo di stato in Iran, dalla CIA o numerosi appoggi a dei governi
fortemente autoritari anti-comunisti). Dall’altro lato anche i comunisti cercano di
fare la stessa cosa (Vietnam del Nord e Egitto). In questo periodo viene coniata
l’espressione “terzo mondo” che si riferiva a questi nuovi stati che non
appartenevano nè al blocco occidentale e nemmeno a quello orientale.
La stabilità bipolare e l’evoluzione interne ai due blocchi: 1956
Da un lato l’elezione nel 1952 di Eisenhouer porta gli USA ad applicare una linea
ancora più ferrea per mantenere la propria influenza sugli stati del blocco
occidentale andando a sostenere governi non democratici ma anti-comunisti.
Dall’altra parte la morte di Stalin nel 1953 fa iniziare una nuova fare della guerra
fredda detta fase del disgelo (a Stalin succede Malen Kov) e il confronto tra USA e
Urss si sposterà dall’Europa al terzo mondo, cioè, questi due stati cercheranno di
creare sfere d’influenza in questa zona. Nel 1955 in risposta alla NATO l’Urss istituì il
patto di Varsavia che era un’alleanza difensiva degli stati orientali. Intanto, in Urss
emerse il segretario del partito Chruscev, il quale, iniziò a parlare di una coesistenza
pacifica con l’occidente. Nello stesso momento, tuttavia, vennero svelati i crimini di
Stalin e ciò porta una crisi del comunismo che portò una crisi in Polonia e in
Ungheria che volevano aprirsi ad occidente. Quindi, questi erano i primi stati
satellite russi che si ribellarono. La crisi polacca si risolse con un cambio di governo,
mentre quella ungherese fu repressa nel sangue e ci fu un’occupazione militare.
Intanto, sempre nel 1956 ci fu una crisi in Egitto per quanto riguarda il canale si
Suez, crisi che iniziò quando Nasser, capo dell’Egitto, decise di nazionalizzare il
canale di Suez. A questo fatto seguì l’invio di truppe anglo-francesi a cui si unì anche
Israele per muovere guerra all’Egitto. Alla fine si riuscì ad evitare uno scontro grazie
all’intervento dell’ONU.
Questi episodi, stabilizzarono i due blocchi e da questo in momento in poi ci fu una
stabilità politica che durò per tanti anni, fatta eccezione per la questione di Cuba.
Sempre in questo periodo, gli europei continuavano con il loro processo di
integrazione europea e arrivarono a costituire nel 1957 la CEE (comunità economica
europea) dove venne instaurato il mercato economico. Oltre alla CEE venne istituito
anche L’EURATUM che era un accordo sull’energia atomica. L’Urss lasciò più
autonomia agli stati satellite.
Intanto l’ONU si espanse includendo anche l’Italia nel 1955, quindi, si crearono le
premesse per una lunga durata di questa istituzione.
DISTENSIONE INTERNAZIONALE, DECOLONIZZAZIONE E CRISI DEL
SISTEMA
ECONOMICO OCCIDENTALE (1957-1973)
Siamo arrivati negli anni della decolonizzazione; nel momento in cui gli stati del
terzo mondo arrivano ad ottenere l’indipendenza cercano di portare la loro voce
nell’ONU come paesi non allineati. Tra il 1959 e il 1962 ci furono due crisi molto
importanti che fecero temere a una terza guerra mondiale. Ci fu una crisi a Berlino
che portò alla fine, nell’agosto del 1961 alla costruzione del muro e la crisi di Cuba.
Questo periodo, dagli anni 60 in poi, per la guerra fredda viene definito un periodo
di distensione internazionale perché il confronto si spostò dall’Europa al terzo
mondo.
Decolonizzazione, terzo mondo e movimento dei non allineati
Nonostante ci furono varie occasioni, a Cuba, in Medio Oriente e in Africa di
esportare il comunismo, il modello Russo si mostrò molto debole e alla fine non si
riuscì ad esportarlo. Anche i rapporti tra la Cina e L’Urss stavano peggiorando
sempre di più, fino ad arrivare ad un conflitto aperto tra il 1959 e il 1963. Tra cinesi e
russi c’era una diversa idea di comunismo, ovvero, i russi avevano una linea
pacifista, i cinesi puntavano ad una rivoluzione mondiale. Fondamentalmente, la
Cina voleva acquisire più autonomia da parte dei russi, alla fine queste tensioni,
portarono nel 1969 a degli scontri militari.
Per quanto riguarda il terzo mondo ci fu una prima conferenza dei popoli afro-
asiatici nel 1955 dove si trovarono India, Pakistan, Cina, Indonesia e altri… in questa
conferenza, questi stati, manifestarono la volontà di non voler far parte della guerra
fredda; si appellavano all’appartenenza di un’unica comunità, l’ONU. Sulla scia di
questa conferenza si creò un movimento dei paesi non allineati e nacque il termine
“paesi in via di sviluppo”.
L’aumento degli stati coincise con una sempre meno efficacia dell’ONU, perché non
esisteva una lingua comune e soprattutto c’erano troppi elementi culturali diversi
per poter essere conciliati. Il CDS, il consiglio di sicurezza, adottava sempre di più il
diritto di veto e ciò portava ad una paralisi dell’ONU.
Nel 1960 si ebbe l’anno dell’Africa, dove si crearono moltissimi stati africani
decolonizzati. Si iniziò a parlare di panafricanismo, una tendenza politica e culturale
a costruire una comunità di tutti gli stati africani, e viene costituita
un’organizzazione per l’unità africana, l’OUA che non ebbe un grande ruolo se non
quello di mantenere lo status quo e cercare di evitare conflitti, anche se non sempre
ci riuscì.
Fu molto importante la crisi del Congo che stava andando verso il comunismo e fu
protagonista di vari scontri tra Occidente e Cina.
In generale la condizione di statualità trapiantata che vive l’Africa fu una condizione
molto fragile e controversa nei confronti delle popolazioni tradizionaliste.
La questione atomica: dalla crisi internazionale alla coesistenza competitiva
Dagli anni 60 in poi la questione atomica diviene un punto centrale nella guerra
fredda, infatti, la costruzione di missili balistici intercontinentali cambiò fortemente
la corsa al riarmo che vide USA e Urss competere per chi fosse più forte dal punto di
vista delle armi atomiche. In questo momento la minaccia atomica è fortissima, però
c’è una sorta di equilibrio che è data dalla deterrenza, ovvero, disporre delle misure
tali per cui il nemico in vista delle conseguenze di un suo attacco sia dissuaso dal
metterlo in opera. Sempre in relazione a questa situazione, Kennedy attua nei
confronti dell’Urss la politica della risposta flessibile, cioè, prevedeva una crescita
graduale della violenza in risposta alle minacce.
La crisi di Berlino: siccome gli occidentali continuavano ad occupare la parte est di
Berlino, ad un certo punto Cruschev, invia un ultimatum per far sgomberare gli
occidentali, si tendarono degli accordi tra est e ovest ma non si trovarono perciò si
arrivò nell’agosto del 1961 alla costruzione del muro di Berlino.
La crisi di Cuba: a Cuba aveva preso il potere Fidel Castro che era un filo-comunista,
questo fatto non andava bene agli americani, e dal 1959 iniziarono a pensare a delle
strategie per fare fuori Castro. La CIA preparò un’invasione che doveva essere fatta
da degli esuli castristi che avvenne nel 1961 con lo sbarco alla baia dei porci,
tentativo che fallì miseramente. Questo è uno dei più grandi fallimenti di Kennedy e
infatti più che una questione militare diviene una questione politica. Alla fine si
arriva ad un compromesso per la questione di Cuba, cioè, gli americani non
invaderanno Cuba se l’Urss toglierà i missili che avevano messo precedentemente
(questo è il vero motivo per cui gli USA vogliono intervenire a Cuba).
La prima distensione degli anni 60 e la guerra in Vietnam
Dopo la crisi di Cuba iniziò un periodo più disteso tra USA e Urss, grazie
all’allontanamento di Cruschev e l’arrivo di un nuovo capo di stato, Breznev, molto
più conservatore e prudente. Infatti, con Breznev iniziò un dialogo riguardo alle
atomiche tra USA e Urss e vennero fatti i primi accordi nel 1963 dove si stabiliva che
erano vietati test nell’atmosfera dell’atomica. Nel 1968 viene fatto un altro accordo,
più importante, tra USA, Urss, Gran Bretagna e Francia: accordo di non
proliferazione del nucleare, ovvero, che tutte le potenze che già detengono il
nucleare si impegnano a usarlo per scopi pacifici, invece, quelle potenze che non lo
hanno si impegnano a non sviluppare l’atomica.
Importante fu la novità del Vaticano portata avanti da Giovanni XIII e Paolo VI, i quali
dichiararono di rifiutare ogni genere di guerra anche motivata con fini religiosi e
volevano favorire una distensione generale.
Crisi della leadership americana, le cause:
- Guerra in Vietnam: tempo prima, con gli accordi di Ginevra, dove si stabilisce
la riunificazione dei Vietnam, la riunificazione non avviene e quindi torna ad
esserci Vietnam sud e nord come era stabilito nella seconda guerra mondiale.
I vietcong, combattenti del nord, appoggiati dall’Urss e dalla Cina, invadono il
sud. A questo punto Kennedy decise di entrare in guerra, cioè, inviare truppe
americane per appoggiare il sud. Il coinvolgimento degli USA nel conflitto in
Vietnam aumenterà ancora di più con Jhonson (dal 1965 circa in poi). Questa
guerra crea una crisi nella leadership americana perché fu combattuta in un
modo violento anche con i civili locali, infatti, gli americani utilizzarono armi
chimiche contro di loro e questo causò delle proteste in USA, per esempio: il
movimento pacifista di Martin Luter King. In generale la guerra in Vietnam fu
un fallimento perché il nord continuava a infiltrarsi nel sud.
- Il legame con il conflitto arabo-israeliano: il forte sostegno che gli USA
stavano dando ad Israele nella guerra aveva una grande influenza sui prezzi
del petrolio.
- Il declino economico: c’è un passaggio degli USA da paese esportatore a
importatore, sganciamento del dollaro dall’oro.
L’articolazione progressiva dei blocchi: Europa e Giappone
Dal 1958 iniziò un grandissimo Boom economico che favorì l’Italia, Giappone e la
Repubblica federale tedesca. Fu proprio in questo periodo che la Gran Bretagna
iniziò ad interessarsi a degli scambi economici nel continente e iniziò a pensare di
entrare a far parte del mercato comune europeo. Nel frattempo nel 1958 in Francia
torna al potere De Gaulle che decise di concludere definitivamente l’esperienza
coloniale francese con il riconoscimento dell’Algeria nel 1962. Dopodiché si ritirò
militarmente dalla NATO, ma mantenne il suo supporto politico. Voleva anche,
inoltre, sviluppare un piccolo arsenale atomico. Infatti, il suo obiettivo era rimettere
al centro la Francia nel contesto europeo.
Una battuta d’arresto nella distensione tra USA e Urss fu rappresentata dalla crisi in
Cecoslovacchia: il riformatore Dubcek si era impegnato nel favorire dibattito e
pluralismo (sostanzialmente Dubcek si ribella all’influenza sovietica, non vuole stare
dietro all’Urss), questa questione causò una risposta violentissima da parte dell’Urss
che sfociò nella primavera di Praga che poi portò ad un cambio di governo in
Cecoslovacchia (Dubcek se ne va). La questione della Cecoslovacchia è la premessa
della crisi dell’influenza comunista sul mondo.
La crisi economica dell’occidente
La crisi del capitalismo partì da un cambio di rotta nella leadership americana,
infatti, dal 1965 in poi gli USA non sono più il centro economico del mondo. Tuttavia,
una crisi economica da parte degli USA sarebbe stata anche una crisi mondiale
perché porto gli stati a non fidarsi del dollaro: se gli USA erano in crisi era molto
probabile che loro sganciassero il dollaro dall’oro e quindi lasciassero più poveri
coloro che non avevano ancora scambiato i dollari con l’oro. Difatti, nel 1971 Nixon,
il presidente degli USA, annunciò l’inconvertibilità del dollaro in oro. Nixon applicò
anche delle misure protezionistiche per favorire il mercato interno. Quindi si tornò
indietro rispetto all’idea del mondo aperto e si tornò al protezionismo. Ovviamente
questo cambio di rotta degli USA causò l’incertezza economica in tutta Europa. Un
altro fattore di crisi nel 1973, con la crisi petrolifera, cioè, gli arabi attaccarono
Israele nella guerra del Kippur, ovvero che la attaccano nel giorno di festa ebraica.
La cosa importante è che in Libia e in Siria si instaurano governi filocomunisti
capeggiati da Gheddafi e El Assad in Siria. I quali fecero iniziare una crisi petrolifera
con tutto l’occidente. Infatti, aumentarono i prezzi del petrolio, si passò tra 3 a 12
dollari in pochi mesi. Tutte queste crisi messe insieme generarono un periodo di
recessione industriale che però, mise d’altra parte in luce temi come
l’ambientalismo e la ridistribuzione delle ricchezze. Questo periodo fu descritto
come Stagflazione, ovvero, metteva insieme l’inflazione e la stagnazione della
crescita, si tentarono delle soluzioni Keynesiane per risolvere queste situazioni ma
non ebbero il successo sperato. La Stagflazione portò alla fine dell’età dell’oro, non
c’era più fiducia nella crescita, in Europa si rischiava di tornare alle spinte
nazionalistiche piuttosto che continuare il percorso d’integrazione già avviato. Più di
uno stato adottò delle politiche protezioniste.
Il consolidamento conservatore della grande distensione
Nixon puntava ad una stabilità di rapporti con il comunismo per poter avere una
maggior libertà d’azione interna. Ridusse lo sforzo militare diretto contro l’Urss e
iniziò a favorire una collaborazione. Ciò avvenne anche sulla scia della guerra in
Vietnam dove si cercò di vietnamizzare il conflitto, ovvero, lasciarlo ai vietnamiti.
Infatti, fu firmato l’armistizio nel 1973.
Nello stesso tempo gli USA vollero anche migliorare i propri rapporti con la Cina,
inizialmente tramite accordi segreti, dopodiché si introduce la Cine nell’ONU al
posto di Taiwan.
Gli USA una distensione anche con l’Urss per arrivare ad una coesistenza pacifica.
Tuttavia, l’Urss non colse quest’occasione che gli era stata data dagli USA perché si
concentrava sull’economia del proprio paese. Tuttavia, vennero fatti degli accordi
tra USA e Urss, come l’accordo SALT del 1969 che riguardava la limitazione del
nucleare e l’accordo SALT 1 del 1972 che limitava la costruzione di basi anti-
missilistiche.
Anche la nuova politica tedesca occidentale di Brandt diede una scossa ad una
situazione immobile, cioè, Brandt chiede alla Germania est di allentare le tensioni
tra i due, in cambio del riconoscimento da parte della repubblica tedesca alla
repubblica democratica tedesca. Questo avvicinamento tra queste due repubbliche
si concretizzò nel 1972 con il trattato fondamentale.
Quindi avviene una distensione dei due blocchi, ma per ora non intendono
sciogliersi.
L’AVVIO DELLA GLOBALIZZAZIONE: DECLINO E FINE DEL BIPOLARISMO
(1973-1991)
La distensione lascerà il posto a una conflittualità policentrica con nuovi punti focali
che saranno: Giappone, Cina post Mao e la Germania rinata. Economicamente si
affrontò una globalizzazione dei mercati, se da un lato gli USA in questo periodo
ricostruiscono la propria leadership, l’Urss tra il 1989 e il 1991 imploderà su se
stessa.
La distensione europea e le sue potenziali novità
La distensione tra USA e Urss ha permesso all’Europa di trovare nuovi spazi di
autonomia e di tornare ad avere un ruolo importante nella società internazionale.
Infatti, la comunità europea dagli anni 60 in poi si espanse sempre di più. Un passo
molto importante fu nel 1973, l’ingresso della Gran Bretagna, Danimarca e Irlanda.
Non fu facile integrare tutti questi stati soprattutto, difficile integrare la Gran
Bretagna a causa della sua relazione speciale con gli USA. Difatti la CEE (comunità
economica europea) non riuscì a far adottare politiche economiche comuni a tutti
gli stati. Si fece un grande passo nella stabilizzazione della moneta, dapprima, con il
serpente monetario (primo tentativo di arrivare ad una moneta unica) e poi, in
seguito, con il sistema monetario europeo del 1979. Sempre per l’Europa fu molto
importante l’atto finale del 1975 della conferenza sulla sicurezza e cooperazione in
Europa a Helsinki, dove, venne stabilito che gli stati europei dovessero cooperare tra
di loro e cosa più importante, viene stabilito che i confini siano inviolabili. In più
vennero fatti una serie di accordi sui diritti umani.
Carter, Breznev e la crisi della distensione
Negli USA il presidente Nixon fu costretto a dimettersi nel 1974 a causa dello
scandalo Water Gate, ovvero, un caso di spionaggio e menzogne. Questo scandalo
lasciò dietro di se una grande sfiducia nelle istituzioni. Dopo Nixon negli USA ci fu
una transizione che portò all’elezione di Carter (democratico) eletto nel 1976.
Durante la presidenza Carter i rapporti con l’Urss si irrigidirono principalmente
perché l’Urss non stava rispettando la questione dei diritti umani. Quindi, per
questo motivo gli USA volevano penalizzare l’Urss e lo fecero usando la carta del
commercio, smisero di commerciale con loro. Nel 1979 venne fatto l’accordo SALT 2
che limitava il numero di missili per ogni super potenza. Altro motivo per cui si
irrigidirono i rapporti tra USA e Urss fu il rapporto tra gli USA e la Cina, infatti, erano
sempre più vicini nel rapporto economico. L’abbandono ufficiale nella distensione fu
segnato dall’invasione sovietica nell’Afghanistan, difatti, l’Urss decise di invadere
l’Afghanistan perché aveva un governo che gli era gradito e che doveva fare da
cuscinetto. Quando l’Urss entrò in Afghanistan fece eleggere un governo filo-
comunista che non riuscì a imporsi, di conseguenza scoppiò una guerra civile. A
questo punto l’Urss favorì un cambio di governo in Afghanistan, tuttavia,
l’intervento militare russo suscitò moltissime critiche e addirittura fece congelare il
trattato SALT 2. A questo punto gli USA, in risposta, boicottano le olimpiadi di Mosca
nel 1980 e attuano un embargo sulle merci Urss, non comprano più merci dell’Urss.
In questo contesto fu molto importante la questione della Polonia, lei dipendeva
dall’Urss e siccome quest’ultimo stava affrontando una profonda crisi economica fu
costretta ad alzare in Polonia tutti i prezzi. Ciò scatenò delle rivolte, il governo
polacco dichiarò lo stato d’assedio e mise in carcere tutti i dissidenti. Questo
episodio fu molto negativo per l’immagine dell’Urss.
Il terzo mondo: tra rivoluzione e stagnazione
Negli anni 70 le difficoltà maggiori si ebbero nel terzo mondo, perché ci furono
un’inondata di rivoluzioni. Infatti, ci furono rivoluzioni anti-comuniste in Vietnam,
Laos e in Cambogia che alla fine caddero in mano ai comunisti. Stessa cosa successe
in Pakistan, Bangladesh e in Afghanistan. Persino l’Iran entrò in crisi, il governo
democratico che presiedeva l’Iran non riuscì a portare i cambiamenti che erano
attesi. Di conseguenza ci furono delle rivolte sciite, lo Shià (capo in carica in Iran), fu
costretto a scappare e causò al ritorno dell’Ayatollha Khomeini che instaurò in Iran
un governo teocratico. Da questo momento in poi in tutto il mondo arabo ci sarà
una crescita dei gruppi estremisti islamici. L’unica vittoria degli USA in questo
contesto fu l’iniziativa dell’Egitto di abbandonare il suo legame con l’Urss e di
trattare con Israele.
Per quanto riguarda le condizioni economiche del terzo mondo ci si rende conto che
non viene rispettata la promessa di un’equa distribuzione della ricchezza. Dunque,
in generale gli anni 70 costituiscono un’inversione di tendenza nell’emancipazione
del terzo mondo.
L’uscita dalla crisi economica dell’Occidente
Il nuovo settore dei servizi e quello delle nuove tecnologie portarono ad una forte
ripresa in occidente dalla crisi degli anni 70. Si parla di terza rivoluzione industriale.
Si iniziava a parlare di globalizzazione, in riferimento a mercati globali che si
trovavano sempre di più in un rapporto di dipendenza e si riaffermò la centralità di
wall street. Il governo di Margaret Tatcher in GB dal 1979 e quello di Ronald Reagan
degli anni 80 in USA furono entrambi espressioni di neoliberismo economico e
conservatore. Si favorì la deregulation. Di conseguenza gli altri stati furono obbligati
ad assumere le loro stesse posizioni. Con l’inizio della globalizzazione iniziò questa
tendenza a dislocare la produzione dal terzo mondo.
Le difficoltà sovietiche e la svolta cinese dopo Mao
L’Urss non riuscì a gestire al meglio la situazione della globalizzazione, infatti, rimase
in lei l’idea degli stati satellite piuttosto che l’idea di paesi allineati in grado di
svilupparsi autonomamente. Per questo motivo l’Urss fu incapace dal punto di vista
economico di portare il suo popolo nel benessere del consumo, perciò relegò gli
stati sovietici ad una grandissima arretratezza. Questo fatto portò gli stati satellite a
iniziare a guardare verso l’occidente.
La Cina invece, dopo la morte di Mao nel 1976, cambiò completamente rotta. Infatti,
il nuovo capo Deng Xiaoping iniziò a cercare di ammodernare lo stato cinese,
modernizzò 4 settori della Cina che erano: agricoltura, industria, scienza e
tecnologia militare. Inoltre, egli riuscì a sistemare i rapporti con l’Urss e in questo
periodo ci fu una grandissima migrazione da parte dei cinesi nel mondo.
La seconda guerra fredda degli anni 80 e le tensioni inter-atlantiche
Gli anni 80 rappresentarono il definitivo abbandono del periodo della distensione,
soprattutto, a causa delle divergenze tra USA e Urss sul modo di intendere la nuova
competizione globalizzata.
Gli USA di Reagan portarono avanti una linea nazionalista e conservatrice, si puntò
inoltre ad una grande militarizzazione in funzione dalla ripresa economica, infatti: si
ammodernarono gli aerei e i missili e si lanciò un progetto di uno scudo stellare
violando anche i trattati di non-difesa. Ciò causò grandissime rivolte, soprattutto, dal
movimento pacifista. In questo momento si tornò a parlare di una seconda guerra
fredda perché la comunicazione tra USA e Urss tornò ad essere molto tesa. Inoltre,
gli USA continuavano a supportare indirettamente i governi del terzo mondo filo-
americani. Addirittura, in Afghanistan gli USA finanziarono dei gruppi di estremisti
islamici con l’obiettivo di logorare l’Urss (finanziarono persino il gruppo dove poi si
formò Bin Laden). Tuttavia, a differenza della prima guerra fredda, non c’erano due
attori ma ce n’era un terzo, l’Unione Europea. L’Unione europea tentò di rimanere
vincolata agli USA. Inoltre, per quanto riguarda l’unione europea si sviluppò
moltissimo la repubblica federale tedesca che divenne la guida del commercio
europeo, questo suscitò dei vecchi fantasmi, soprattutto nella Francia, ma questa
volta si superò subito questa questione.
In questi anni la comunità europea assume importanti tratti politici:
- 1974: si sottolineò la pregnanza del consiglio europeo
- 1979: ci furono le prime elezioni dirette del parlamento europeo
- 1986: firmato l’atto unico europeo che prevedeva la riunificazione dei mercati
intanto, nei territori della Cisgiordania e di Gaza scoppiò nell’87 una rivolta popolare
anche detta Intifada.
Si diffusero diversi modelli di capitalismo:
- Americano: con istituzioni stabili e un grande legame tra banca e industria
- Inglese: con una finanza più mobile e grandi investimenti
- Asiatico
- Occidentale
Le riforme di Gorbaciov e la fine prevista del blocco sovietico
L’incertezza del governo sovietico termina nel 1985 con l’arrivo di Gorbaciov, il
quale voleva riprendere la visione di Lenin del comunismo. Le sue parole d’ordine
erano ricostruzione e trasparenza. Gorbaciov portò avanti la lotta alla corruzione e
all’alcoolismo ma tuttavia, si mostrò inflessibile per quanto riguarda gli elementi di
novità della globalizzazione. Dall’altra parte sul piano politico si andò finalmente
verso il pluralismo. Nacquero nuovi partiti politici e fu abolita la censura. Il disastro
di Cernobyl fu una spinta a proseguire verso questa direzione, cioè, di allinearsi con
il resto del mondo. Inoltre, si cercò di riaprire un dialogo con gli USA. Nel 1987 si
fecero degli accordi sugli euromissili e nel 1989 l’Urss ritirò le proprie truppe
dall’Afghanistan. In questo contesto fu molto importante anche l’Ostpolitik
(apertura a est), attuata da Giovanni Paolo II che eliminò la condanna ai sistemi
comunisti. 1989 ci fu un incontro da Gorbaciov e il Papa. Nel frattempo, nel blocco
sovietico riemersero dei nazionalismi come ad esempio: Estonia, Lettonia e Lituania
che volevano allentarsi dall’influenza russa.
In Cina, invece, si entrò sorprendentemente sempre di più nel capitalismo
nonostante fossero guidati da una dirigenza ingessata, come quella Denghista.
Tornando nel blocco sovietico, Polonia e Ungheria decisero di indire delle elezioni
multi partitiche, ormai il controllo su questi stati era sempre più debole: nel 1989
cadde il muro di Berlino, questo causò la caduta di tutti i comunismi negli stati
satellite dell’Urss. Piano piano uno ad uno tutti gli stati abbandonarono l’Urss,
dapprima Romania e Ungheria, poi Albania e Jugoslavia e tutti gli altri. Tra il 90 e il
91 tutti gli stati proclamarono indipendenza. L’Urss finisce e nasce la repubblica
russa.
Nel frattempo, si stava pensando ad una riunificazione della Germania e nell’ottobre
del 1990 si arrivò alla riunificazione ufficiale. La fine della guerra fredda creò
parecchie instabilità.
UN MONDO PLURALE: NUOVI PROTAGONISTI E NUOVI CONFLITTI (1991-
OGGI)
Il crollo dell’Urss porta ad un’accelerazione della globalizzazione. Tuttavia, in questo
periodo ci sono numerose crisi internazionali che dimostrano la debolezza dell’ONU:
- Guerra del golfo
- Dissoluzione della Jugoslavia, si divide in altri stati
- Crollo dello stato in Somalia, non c’è un governo
- Guerra civile in Ruanda, in Africa
Infine, gli attentati dell’11 settembre del 2001 rilanciarono uno scontro tra civiltà
fino ad arrivare alla crisi economica del 2007 che fu la prima battuta d’arresto nel
mercato economico globale.
L’apide della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia mondiale
Indubbiamente il modello capitalista si espanse ovunque in tutto il mondo,
partendo, dalla fine delle guerre civili in sud America, passando per la fine
dell’Apartheid in sud Africa e l’arrivo di presidenti non militari in Corea e Taiwan.
Quindi l’idea che si diffuse fu quella della fine della storia in cui non c’era più un
nemico da combattere e quindi il capitalismo poteva diffondersi liberamente. Si
diffonde un’altra volta il concetto di globalizzazione che viene considerato come un
mercato unificato grazie a innovazioni tecnologiche che creano una convergenza
culturale. Diciamo, che in una visione abbastanza idealizzata si parla di un processo
naturale a cui tutti gli stati dovranno aderire prima o poi. Dal punto di vista
economico la globalizzazione è la sistematizzazione di processi che si erano avviati
negli anni 80. Infatti, si arriva all’affermazione totale delle imprese multi nazionali
che avranno un ruolo importante nel commercio globale. Inoltre, la creazione del
WWW permise l’esplosione degli scambi finanziari. Il mercato inizia ad influenzare e
controllare le scelte della politica. In termini socio-politici la parabola della
nazionalizzazione delle masse giunge al termine, le frontiere diventano permeabili e
virtuali, la diplomazia diviene multilaterale e nascono tante organizzazioni
internazionali sia governative che non.
Si inizierà a parlare del problema climatico, nel 1988 verrà creato
l’intergovernmental panel on clima change che coordinerà gli studi scientifici in
merito al cambiamento climatico. Nel 1992 viene convocata una conferenza a Rio
per parlare del tema del clima.
Viene fatto il protocollo di Kyoto sul cambiamento climatico.
Resistenze degli stati e regionalizzazione del mondo
Bisogna mediare le affermazioni riguardo la globalizzazione economica: il mercato
interno era un riferimento di una buona parte dei produttori e gli scambi finanziari
riguardavano solo una parte del mondo. C’è anche una forte tendenza a
regionalizzare i commerci con delle aree di libero scambio dall’unione europea a
tante altre. Questo tipo di commercio sempre più regionalizzato si ritrova, però,
all’interno dell’unione europea, nord America e Asia orientale. Tuttavia, c’è un
timore che tutto ciò comporti a chiusure macroeconomiche che creino degli attriti.
In questo senso la globalizzazione non sembrerebbe più una pacifica affermazione di
ognuno di queste aree. Molte competenze rimasero nazionali e come esempio
importante abbiamo nel 2008 il Kosovo che diventa indipendente dalla Serbia e
chiude lo sgretolamento degli stati.
La competizione tra gli stati passa ad un livello economico, il modello di
affermazione politico-economico territoriale e militare verrà sostituito dal Trading
State, ovvero, uno stato commerciante il cui potere economico e commerciale resta
alle istituzioni pubbliche, strutturata dalla divisione internazionale del lavoro.
Tuttavia, la globalizzazione, sempre in mutamento, crea delle forti disparità: per
esempio lo sviluppo dell’area asiatica, della frenata del Giappone dalla crisi del 1991
e il caso indiano che si sviluppò puntando sui servizi nonostante l’influenza forte con
il Pakistan.
Nonostante la battuta d’arresto della crisi finanziaria asiatica del 1997 al sistema
edilizio thailandese, lo sviluppo di quest’area fu molto forte.
In sud America ci furono delle crescite importanti in Brasile, Cile e Messico, ma
anche delle forti crisi in Argentina che arrivò nel 2001 in una crisi a causa del debito
accumulato.
In Africa si distingue lo sviluppo sud africano post-apartheid contrapposto dalla crisi
dell’Africa sub-sahariana, dimenticata ed emarginata dall’economia della
globalizzazione.
Anche in Europa orientale la crescita arrivò con qualche difficoltà perché la loro
leadership era legata a una rivoluzione economica rapida, non tenendo conto dei
contraccolpi con il crollo del PIL e la disoccupazione. Tutto ciò ebbe una ripresa nel
1995.
In generale, si diffonde un’idea critica della globalizzazione, accusando le
organizzazioni economiche internazionali di favorire il pensiero neoliberista, il
Washington consensus, senza tener conto della stabilità e delle specifiche di ogni
paese.
L’ipotesi di un nuovo ordine globale guidato dall’ONU e la guerra del golfo
In questo nuovo quadro internazionale il problema di una regolazione politica fu
affidato all’ONU, in cui la sua influenza cresceva grazie al fatto che le superpotenze
avevano smesso di porre veti su qualsiasi questione.
La spedizione in Iraq fu guidata da Ghali e Bush, i cui sfruttarono i caschi blu in
situazioni delicate. Tutto ciò portò a una crisi internazionale della zona del Golfo
Persico.
Guerra del golfo: Intanto, il dittatore Saddam Hussein occupò e annesse nel 1990 il
Kuwait. Quest’operazione suscitò una reazione negativa negli USA e l’ONU mandò a
Hussein un ultimatum per ritirare le truppe occupatrici, egli rifiutò. Nel 1991 ci fu il
Dead Storm, bombardamenti contro l’Iraq spazzando via l’esercito di Hussein e
liberando il Kuwait. Questa guerra è importante perché ci fu un’assenza
internazionale della Russia e della politica estera dell’unione europea. Si stava
andando, quasi, verso un unilateralismo americano.
Gli USA vissero il periodo di crescita della new economy, grazie all’arrivo di internet,
che continuò fino al 2000 con lo scoppio della bolla finanziaria. Charles Maier la
definì un impero dei consumi perché attraeva le merci estere.
Il disordine globale si concretizza con una lunga serie di scontri, soprattutto in Africa,
dagli anni 90 in poi, scontri che furono più violenta della guerra fredda utilizzando
una logica di riprivatizzazione della violenza. Per questi episodi, l’ONU si potenzia
grazie alla risoluzione dell’indivisibilità dei diritti umani, metteva in discussione la
sovranità degli stati. Ciò è stato tradotto nella tesi dell’ingerenza umanitaria, dove si
riteneva possibile utilizzare lo strumento militare nei casi di emergenza che
minacciavano i diritti umani. Ci furono dei problemi di organizzazione per quanto
riguarda gli strumenti militari, i caschi blu, che non erano controllati in modo
adeguato dall’ONU e i finanziamenti che arrivavano in ritardo. Alcuni fallimenti
furono l’impresa di stabilizzazione in Somalia nel 1992, dove i gruppi locali colpivano
i caschi blu e la guerra civile in Ruanda nel 1994 che condusse a un vero e proprio
genocidio della minoranza tutsi da parte delle armate hutu e nell’inefficace
intervento da parte dell’ONU. L’intervento umanitario era in crisi ancora prima di
nascere.
La dissoluzione della Jugoslavia, l’Europa di Maastricht e le scelte americane
Le nazioni unite, nemmeno per quanto riguarda la Jugoslavia riuscirono ad impedire
le peggiori atrocità. Nel 1991 alcune repubbliche del nord della Jugoslavia
proclamarono l’indipendenza, questo fatto causò scontri tra serbi e croati. Ma il
caso più intricato è quello della Bosnia-Erzegovina che nel 1992 si staccò dalla
Jugoslavia e quindi ciò causò una guerra civile contro la Jugoslavia, che durò quattro
anni. Questa guerra provocò moltissimi morti e profughi e fede precipitare l’Europa
indietro alle memorie delle guerre mondiali. Fino a che non intervenne l’ONU e mise
fine al conflitto.
Nel 1993, invece, in modo del tutto pacifico e negoziale la Cecoslovacchia si divide in
Repubblica Ceca e Slovacchia.
Nel 1990 avvenne l’unificazione tedesca che presagì un rafforzamento della
comunità europea.
Nel 1992 venne firmato il trattato di Maastricht che approfondiva l’integrazione
europea, da questo momento la comunità si trasforma in Unione Europea
collegando i trattati della CEE (comunità economica europea) e preparando progetti
sulla politica estera e interna che doveva diventare comune.
Ci si avvia ufficialmente, con questo trattato, all’unione monetaria che si sarebbe
dovuta verificare in 10 anni. Doveva essere una moneta governata da una banca
centrale europea indipendente, scelta da un rigore finanziario e che si affiancasse al
dollaro mettendo l’UE in una posizione alla pari degli USA.
Fu molto importante il concetto, all’interno della UE di cittadinanza europea, che
stabiliva la mobilità dei cittadini europei attraverso le frontiere. Per poter entrare
nell’UE vengono fissati dei criteri che sono i criteri di Copenaghen: gli stati dovevano
avere un sistema politico democratico stabile e un’economia stabile. Questo chiese
agli stati un lungo periodo di adeguamento istituzionale. Dopo questo periodo di
adeguamento, 2004 entrarono nella UE altri 10 paesi. Una questione critica fu
riguardo l’entrata della Turchia nella UE che, ormai, era sempre più democratica e
occidentalizzata, ma nonostante questo, il negoziato della sua entrata entrò in crisi.
Nel frattempo, negli USA la presidenza di Clinton virò verso una politica unilaterale
perché voleva rafforzare il proprio ruolo di prima super potenza militare. Gli USA
ebbero un ruolo importante nella risoluzione del conflitto serbo-croato. Infatti,
grazie a loro arrivarono agli accordi di Dyton, che hanno riconosciuto una divisione
verticale del paese; nel paese convivono due entità unificate da un governo comune.
Gli USA dimostrano la loro potenza, anche, in occasione del conflitto in Serbia,
questo avvenimento è molto importante perché gli USA intervengono senza il
consenso delle nazioni unite (nel 1993 fu istituito il tribunale speciale per l’ex
Jugoslavia; viene istituito anche la corte penane internazionale, ICC, con il compito
di punire i crimini internazionali).
Gli stati uniti dopo l’11 settembre del 2001
Il 2001 vide una precipitazione di tutti questi problemi, come l’attentato dell’11
settembre, nel quale con tre aerei dirottati furono colpiti New York and Washington,
facendo più di 3000 morti. Per la prima volta si pensava che stesse avvenendo una
guerra sul suolo degli USA. L’attentato fu rivendicato da una rete terroristica
islamica, Al-Qaeda, in cui Bin Laden è il capo supremo. Questa tragedia ha rilanciato
una grande preoccupazione per la contrapposizione tra mondi culturali e religiosi,
ha chiuso definitivamente il periodo di fiducia della diffusione della globalizzazione,
mettendo in luce le sue contraddizioni. In questo periodo prese piede la Jihad, la
guerra santa mussulmana, che protestava fortemente contro la società occidentale.
Infatti la guerra santa fu anti-occidentale, ma tuttavia, sempre concentrata in
quell’area. La guerra santa assunse una nuova modalità di combattimento, fatta di
attentati terroristici, come Madrid 2004, Londra 2005, Parigi 2015, Bruxelles, Nizza e
Berlino nel 2016, Manchester e Barcellona nel 2017.
Dopo gli attentati del 2001, il presidente Bush ha proclamato la guerra al terrore di
dimensioni universali. La prima mossa di questa guerra al terrore fu l’intervento
degli USA in Afghanistan nel 2002 per sconfiggere il regime di Al-Qaeda.
Inizialmente, ebbero successo gli USA ma in un secondo momento i talebani
ripresero il potere in Afghanistan. La nuova dottrina di Bush giustificava degli
attacchi preventivi, ovvero, quando c’è una minaccia anche se non c’è un attacco
diretto si deve, comunque, intervenire, come in Iraq nel 2003 quando Bush decide di
intervenire contro il regime di Saddam Hussein perché secondo gli USA stava
preparando armi di distruzione di massa. Quest’iniziativa condusse alla spaccatura
tra USA e alleati europei. Anche in Iraq, come in Afghanistan, gli USA inizialmente
ebbero successo dal punto di vista militare ma poi scoppiò un’insurrezione.
In generale, gli USA avevano come obiettivo quello di modificare lo status quo in
medio oriente là dove fosse percepito come contrario ai valori americani.
Il pluralismo mondiale dispiegati dei primi anni 2000
La nettezza delle posizioni degli americani in medio oriente portarono i governi sud-
americani ad avere posizioni sempre più critiche nei confronti degli USA, come il
Venezuela, Cuba, Equador ecc… Nel frattempo, anche il conflitto israelo-palestinese
riprese a causa di una provocazione del primo ministro israeliano Sharon che
scatenò un’Intifada nei territori occupati. L’idea di uno stato di Israele multi etnico e
multi religioso diventava sempre più improbabile. Continuavano a crescere gli stati
che volevano sottrarsi al disegno americano, come ad esempio la Russia di Putin,
che divenne il primo ministro nel 1999 e costruì un sistema politico semi-autoritario.
Putin sfrutta l’aumento dei prezzi di petrolio e gas per modernizzare il paese.
La Cina, intanto, si imponeva come nuovo attore globale, assumendo un ruolo
internazionale e aprendo il proprio mercato all’estero.
L’Europa, invece, nonostante l’introduzione dell’euro non fu abbastanza coesa per
affrontare le crisi globali e ci fu anche un peggioramento dei rapporti con gli USA.
Infine, si istituì il G20 che è forum permanente tra paesi sviluppati ed emergenti.
La grande crisi del 2007: incertezze della globalizzazione e ritorno alla statualità?
Nel 2007 esplose una crisi economica enorme che partì dal mercato immobiliare in
USA, a causa di questa crisi fallirono a catena banche e compagnie assicurative e
questo fatto portò nel 2008 la crisi a dilagarsi in tutto il mondo. Questa crisi fu
affrontata dal nuovo presidente Obama, che sale nel 2008, il quale varò un atto per
cercare di risolvere questa crisi. Egli espresse anche la volontà di ricucire con il
mondo islamico, ritirò le truppe americane dal medio-oriente ad eccezione
dell’Afghanistan. Nonostante i tentativi di Obama di uscir dalla crisi, non ci fu una
ripresa economica globale, ad eccezione della Cina, India e Russia.
Il Brasile dopo la ripresa economica che c’era stata fino al 2010, nel 2010 divenne
capo del governo Lula, con lui si avviò una crisi politica gravissima da cui tutt’ora il
Brasile non si è ripreso.
La Russia, anche ella, ebbe delle difficoltà a causa della crisi del 2008, incise molto
anche la crisi dell’Ucraina del 2014. Riguardo quest’ultima, il governo di Kiev, era
indeciso sull’orientamento da tenere, intervenne Putin direttamente, decidendo di
annettere la Crimea. Questo porto ad una rottura delle relazioni diplomatiche tra
USA e Russia.
Il medio oriente continua ad essere un luogo di crisi permanente, soprattutto,
quando in Palestina, fu eletto, come capo Hamas, che faceva parte di un gruppo
islamico radicale. Nel 2011, esplose una crisi dei governi arabi: si diffusero in
moltissimi paesi arabi delle proteste contro i governi chiamate primavere arabe, in
Tunisia si destituì la dittatura, stessa cosa in Marocco, in Giordania e in Egitto (cadde
Mubarak), e in Libia dove fu ucciso il dittatore Gheddafi. Ma la situazione peggiore
fu in Siria, dove convivevano due proteste, quella Curda e quella contro il dittatore
Hassad. Da qui nacque il gruppo radicale, ISIS, che tra il 2014 e il 2017 costruì un
vero e proprio califfato tra Siria e Iraq.
L’Europa, risentì meno della crisi, nonostante molti governi, ampliarono il deficit e il
debito pubblico. Molto importante il caso greco del 2010, dove non si riuscì a
trovare un compromesso.
In Italia il presidente della BCE, Mario Draghi, disse che avrebbe difeso la moneta
unica a tutti i costi. In seguito a ciò, tuttavia, si crearono delle forti posizioni anti-
eurpee, la Brexit del 2016, fu un forte segnale di crisi. Iniziò anche una tendenza a
ritornare alla statualità con governi forti come in India, Turchia, Russia e Cina.