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1 - Il duplice compito delletica

1.1 Etica e morale: il ricorso alletimologia Etica (gr, ethos) sostituibile con morale (lat, mos, moris, introdotto da Cicerone, che conia la philosophia moralis) : in entrambi i casi sta a significare il comportamento, il costume, il modo di agire delluomo. Hegel distingue invece i due termini: la moralit (Moralitat) dall eticit (Sittlichkeit). Anche Paul Ricoeur e Jurgen Habermas. 1.2 Il carattere e la dimora Che significato ha il termine etica ? Laggettivo etiche, deriva da ethos, scritto con la e accentata, che pu significare: a. Dimora, abitazione, tana degli animali b. Costume, consuetudine, abitudine c. Carattere, indole Aristotele, Etica Nicomachea : distingue virt dianoetica(parte razionale dellanima) e virt etica (parte desiderativa e irrazionale dellanima, anche se non del tutto com invece per la parte vegetativa) . Le virt etiche virt del carattere e del giusto mezzo desiderio + ragione. Questultimo pu essere forgiato ed indirizzato bene o male a seconda delle abitudini assunte, che diverranno virt nel primo caso, vizi nel secondo. Stretto legame tra abitudine e carattere. Il carattere pu essere plasmato. B+C Heidegger, Lettera sull Umanismo : il soggiornare nellorizzonte dellessere apre luomo allascolto della divinit . un detto eracliteo: ethos anthropoi daimon , che istituisce una relazione tra ethos e daimon e che per Heidegger sembra alludere al dimorare delluomo presso la divinit. Le traduzioni che danno ethos come carattere o indole per Heidegger pensano in maniera moderna e non greca. 1.3 Etica ed thos Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto : anchegli si mostrava consapevole della rilevanza del significato del dimorare. Parallelo: attraverso il concetto di Sittlichkeit (eticit) Sitten, i costumi : il soggetto si troverebbe a vivere in un determinato thos, in un insieme di costumi, di abitudini, di tradizioni che lo determinano e lo condizionano. Forte legame soggetto-thos_esistente, contrapposto al bene astratto. Simmagina infatti che la coscienza morale nella sua autonomia si rapporti al bene, scegliendo conseguentemente in modo conforme o difforme rispetto a esso. Il bene si presente come qualcosa di esterno e in qualche modo di estraneo al soggetto. Di qui proviene lastrattezza. Lethos invece fa valere un contenuto stabile, rinvenibile nelle istituzioni e nelle leggi esistenti; abitando in esso, il soggetto interiorizza e assimila in modo diretto e inintenzionale il senso delle regole, delle leggi, delle istituzioni, dei costumi vigenti. Lautorit delle leggi etiche infinitamente pi alta d i quella propria delle realt naturali : nelle varie forme di ethos infatti, si deposita quel carattere di soggettivit che testimonianza dello spirito. Questa immedesimazione, che pu sembrare irriflessa, pu prospettarsi diversamente: il soggetto sperimenta una pluralit di modalit conoscitive che progressivamente lo portano a prendere coscienza del suo legame con l ethos. Dallimmedesimazione iniziale si passa al 1. rapporto di fede, che espressione di una riflessione ancora iniziale; da questo si passa alla 2. considerazione di fini particolari, di interessi o di presupposti storici, qui la riflessione pi matura; infine 3. conoscenza adeguata propria del concetto pensante. Quindi per Hegel, lesperienza etica del soggetto si forgia a stretto contatto con lethos nel quale si radicati e si abita; inoltre tale radicamento pu conoscere modalit diversificate di consapevolezza da parte del soggetto. Ma la crescente consapevolezza pu spingere il soggetto oltre che ad appropriarsene a criticare quei contenuti dellethos che non risultino eticamente giustificati. Oggi per, la parola ethos assume un significato per lo pi descrittivo, che lascia impregiudicata la questione se i codici, le norme, i valori siano effettivamente giustificati sul piano etico. Sarebbe invece necessario a) prendere le mosse dallethos, considerandone realisticamente la capacit di determinare la coscienza del soggetto; b) mettere criticamente in guardia rispetto al darsi dell ethos. Affinch linterrogazione etica si dia necessario considerare lethos come una realt che non di per s giustificata per il solo fatto di darsi e che comunque in divenire e quindi per sua natura modificabile. Una norma socialmente consolidata o giuridicamente valida non anche necessariamente una norma morale. Etica ed ethos stanno quindi in un rapporto continuo di comunicazione e revisione critica. Richiamandoci alla precedente indagine etimologica, si pu affermare che la coscienza, dimorando presso lethos (1), ne assume i costumi e le consuetudini (2); cos facendo essa

costruisce e plasma il proprio essere, il proprio carattere (3). In ognuno dei tre significati qui richiamati affiora la consapevolezza della forza dei legami, la loro consistenza e persistenza. Consistenza che non per impenetrabile. Non c vita etica senza libert. Lethos nel quale siamo inseriti, non costituisce lorizzonte unico e definitivo della vita del soggetto; questi pu forgiare il proprio carattere, far propri alcuni usi e costumi, personalizzarli, criticarli, rifiutarli, cercando quindi di trasformare la propria dimora. Tutto questo esercizio di libert. Delletica quindi si pu individuare una duplice intenzionalit. Essa si presenta: 1) come valutazione critica dellethos, inteso come costume, comportamento, tradizione (cfr. Aristotele, Platone); 2) come forma riflessiva riguardante lethos, ovvero il carattere. Una teoria etica dovrebbe sforzarsi di rendere conto di entrambe le intenzionalit. 1.4 La cura di s e il criterio delle ragioni morali

2 - Lesperienza etica
PARAGRAFO 1. ASPIRAZIONE ALLA VITA BUONA E OBBLIGAZIONE

Differenze di significato tra i termini etica/morale. Per Hegel: 1. moralit (Moralitat) quella dimensione morale prettamente personale, lambito intimo e coscienziale, contraddistinto dalla libert e dal senso di responsabilit (KANT) 2. eticit (Sittlichkeit) qui la libert viene colta nel suo oggettivarsi e realizzarsi nellinsieme dei costumi, delle istituzioni (famiglia, societ civile, Stato), delle realt storiche e sociali in cui il soggetto vive, pi che nella dimensione coscienziale. (V) Per Habermas: 1. letica concerne le domande esistenziali e identitarie relative al perseguimento del proprio ideale di vita buona, sia personale sia comunitario; si esprimono cos prospettive di vita buona differenti, tutte in linea di principio legittime purch non interferiscano con il perseguimento da parte di altri del proprio piano di vita. 2. la morale, invece, riguarda le procedure razionali preposte alla regolazione dei rapporti umani: si deve raggiungere razionalmente un accordo, impossibile da raggiungersi sul piano puramente etico. (V) Per Ricoeur: 1. etica, come dimensione dellottativo, grazie alla quale il desiderio di realizzazione di s presente in ogni essere umano si traduce nella cura di s. (V, anche se si integrano luna con laltra) 2. morale, come dimensione dellimperativo, in cui lagire delluomo si sottopone alla regolazione della norma. Approfondimento del momento etico per Ricoeur ( Aristotele) 1o momento: ci che contraddistingue la nostra esperienza di soggetti che agiscono e scelgono innanzitutto IL DESIDERIO DI VIVERE BENE. La realizzazione di s in una vita buona si articola nella prassi e quindi in una serie di beni e di finalit che aristotelicamente rinviano al fine ultimo, quel fine che perseguiamo per se stesso e non in vista di altro, il bene propriamente umano (Aristotele, Eth. Nic. I, 1094 a 1-b 11). Lesperienza etica viene quindi intesa come originariamente orientata in senso teleologico (telos, fine) ed accompagnata da un momento riflessivo, strettamente personale, che R chiama stima di s o cura di s: valutando il nostro agire e apprezzandolo, noi apprezziamo anche noi stessi come autori di tale agire. Praxis e stima di s sono legati da un elemento ulteriore, definito da R (sulla scia di MacIntyre) come unit narrativa della vita buona: attraverso la narrazione, stabilendo un nesso tra preferenze e valutazioni espresse nelle pratiche e nei piani di vita, noi situiamo le aspirazioni parziali, che si esprimono nelle nostre azioni, in unaspirazione globale alla vita buona. Ma, questa, non va intesa in senso individualistico: non c il tentativo di realizzarsi a prescindere dagli altri. Lesperienza etica dal piano personale trapassa necessariamente in quello interpersonale, infatti lidentit personale incorpora in s un necessario riferimento allalterit. Ma che significa identit? Se ne pu parlare, 1. secondo lidem o medesimezza, che implica la permanenza nel tempo di un io che rimane identico a se stesso, 2. secondo lipse o ipseit, che indica la ricchezza del soggetto, il suo essere diverso, altro, distinto; ma pure limpossibilit di una sua presunta autosufficienza e, di conseguenza, il suo indispensabile aprirsi allaltro. Lalterit qui costitutiva dellipseit, inclusa, in modo che le due si necessitano, non si pu pensare luna senza laltra. Lipse guarda se stesso come un altro da s.

Il riconoscimento del tu come altro si baserebbe proprio su questa struttura aperta dellio, nella quale gi sperimentabile laltro da s. Aver stima di se stessi significherebbe in questo caso aver stima -di-s-come-se-questo-sfosse-un-altro. Di conseguenza, laver cura di s sarebbe come un aver cura dellaltro-da-s. 2a componente dellaspirazione etica: LA SOLLECITUDINE PER LALTRO. Riconosco laltro, lo posso fare, grazie al fatto che lalterit richiamata nella mia stessa realt personale. E lo stesso meccanismo implica che laltro riconosca me. Si vede, tuttavia, come ciascuno sia insostituibile. Il desiderio di una vita buona, attraverso la cura di s, anche desiderio di vivere bene con e per gli altri, attraverso la sollecitudine. A ci si aggiunge un 3 momento: LASPIRAZIONE A VIVERE ALLINTERNO DI ISTITUZIONI GIUSTE. Le istituzioni si presentano come strutture che vanno ben oltre il rapporto me-te; tuttavia quando ad esse viene affidato il compito di riconoscere diritti e doveri, di garantire una giustizia che saccordi ad una fondamentale esigenza duguaglianza, dimostrano di non poter prescindere dalle relazioni interpersonali. Se la sollecitudine per la cura dellaltro pu essere interpretata come un prolungamento della cura di s, a llora a sua volta la giustizia pu essere lestensione, su di un altro piano, della sollecitudine per laltro. In questo modo la giustizia viene ricondotta alla dimensione etica fondante, costituita dallaspirazione alla vita buona. Di essa tuttavia, si d conto anche e soprattutto sul piano propriamente morale.

Approfondimento del momento morale per Ricoeur (Kant) Il passaggio alla morale richiesto dallintento di salvaguardare la stessa aspirazione etica alla vita buona; laspirazione ha bisogno di essere sostenuta anche da principi, regole, norme di carattere universale. Unaspirazione etica senza il completamento della morale correrebbe il rischio di trasformarsi in un volontarismo ingenuo e inconcludente: la norma morale si rende indispensabile per far fronte alle diverse modalit di violenza e di abuso del potere. Ma lobbligazione morale, pur avanzando una pretesa di universalit e di coercizione, non delinea una dimensione puramente autosufficiente: se cos fosse essa risulterebbe essere estrinseca rispetto al soggetto, con derive di deontologismo formalistico e impersonale. La dimensione normativa non chiamata a ignorare il desiderio della vita buona, ma a salvaguardarlo e ad incanalarlo attraverso opportune regolamentazioni. La sollecitudine per laltro arriva ad assumere la conformazione del rispetto per laltro, di quello kantiano della persona come fine in s. I principi di giustizia, guadagnati attraverso procedimenti astrattivi (posizione originaria, velo dignoranza 1), rinviano pur sempre ad un fondo etico nel quale cresce la sollecitudine per laltro e ancor prima la cura di s. La dimensione normativa sinnesta sulla dimensione originariamente etica dellaspirazione alla vita buona. Dalletica si passa alla morale e -- nel caso di conflitti provocati dallapplicazione delle norme o dal contrasto tra principi e norme -- dalla morale si passa alletica. Ricoeur afferma che, per risolvere conflitti morali, prodotti dalla norma e dalla sua pretesa duniversalit, si dovrebbe far ricorso alla saggezza pratica, alla phronesis: ci significherebbe poter risalire a quel fondo etico dal quale la morale si stacca e dal quale la stessa phronesis invece dipende. In sintesi a. il dovere non la prima parola delletica : la dimensione normativa e obbligatoria costituisce un elemento centrale e ineludibile dellesperienza etica della persona, ma non la esaurisce e non ne rappresenta il momento originario; il bene, , semmai, lelemento che contraddistingue originariamente lesperienza etica: laspirazione alla vita buona e la ricerca delle modalit attraverso le quali tale aspirazione pu trovare una possibile realizzazione sono aspetti che qualificano in maniera pi adeguata e diretta lesperienza etica; lesperienza etica contraddistinta da una pluralit di dimensioni che tra l oro si integrano: per far fronte allinsorgere del male e della violenza necessaria una regolazione, una concretizzazione. Lottativo integrato allimperativo, letico al deontologico; letica, come sapere riflesso, chiamata a valorizzare la ricchezza e la complessit dellesperienza pratica, considerando come questa prenda avvio dallaspirazione del soggetto al bene e dalla stima e cura di s.

b.

c.

d.

PARAGRAFO 2. ATTENZIONE E IMMAGINAZIONE

Letica per Iris Murdoch

In una situazione pre-sociale, ognuno si trova in una posizione originaria, posizione di equit e uguaglianza perch caratterizzata da un velo dignoranza che rende tutti uguali. Nessuno conosce il proprio posto nella societ, posizione di status, doti n aturali, intelligenza ecc . Nella posizione originaria tutti sono disinteressati e scelgono principi di giustizia universali. I due principi morali del contratto: 1) ogni persona ha lo stesso diritto alle libert fondamentali (pensiero, parola, ecc.) 2) le ineguaglianze economiche e sociali sono ingiuste se non vanno a beneficio di tutti; nel caso non andassero a beneficio di tutti, potrebbero essere giuste se producessero benefici per i membri meno vantaggiati.
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Per la Murdoch letica una forma di conoscenza adeguata del reale: la vita etica il frutto del modo in cui noi guardiamo alla realt tutta. Il dovere un concetto sui generis che per risultare efficace devessere avvertito dal soggetto come qualcosa di esterno e di contrario allistinto, allhabitus e ai modi usuali di pensare. Dalla forma negativa che assume, esso ricava la sua forza: non mentire lascia meno spazio allinterpretazione rispetto a sii sincero. Il soggetto chiamato a guardare primariamente e con attenzione verso la grande, sorprendente variet del mondo : solo dopo, potr ragionare sulla scelta. La bont di questa dipender strettamente dalla minore o maggiore qualit di attenzione, di visione accurata del reale. La libert si pu raggiungere solo dopo aver decodificato ed essersi adeguati alla realt che sta attorno. La libert dipende dalla realt: non n arbitrariet n semplice possibilit di scelta. Entrando in possesso duna visione di questo genere, ovvero di una sempre pi affinata capacit di let tura del reale possibile esperire tutto il bene che ci concesso esperire: esso infatti limitato, immagine di quel Bene sovrano di platonica memoria. Una disciplina morale pu aiutare: laffinamento che si realizzer nel pratico sar possibile grazie ad unintenzionalit portata avanti nel teoretico. Allinterno dellesperienza etica, il decidere dipende dal modo di guardare; il nostro modo di trattare laltro da s dipende dallo sguardo che gli rivolgiamo. Giudizi e comprensioni assunti nel corso del tempo si fanno modello universale per lavvenire, influenzando il conoscere e dunque lagire: per orientare nel migliore dei modi il nostro comportamento morale necessario che questi vengano saggiati, torturati di continuo. Questa tesi non costituisce una novit, se ci si rivolge alla storia della filosofia morale. Spinoza,