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CAPITOLOI: CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE
Il compito della scienza giuridica quello di studiare la produzione, linterpretazione e
lapplicazione delle norme giuridiche; tali norme si distinguono dalle altre regole in
quanto la loro osservanza assicurata dallordinamento (a volte anche coattivamente).
Lampiezza della materia presa in esame dalla scienza giuridica molto grande. Proprio
per questo motivo utile operare una divisione degli studi giuridici nelle varie discipline
(diritto costituzionale, commerciale, amministrativo, ecc.) per avere un maggior
approfondimento delle stesse materie.
Il DIRITTO ECCLESIASTICO studia il settore dellordinamento giuridico dello Stato che volto
alla disciplina del fenomeno religioso. Ma quando parliamo di fenomeno religioso non
intendiamo solo quello della Chiesa Cattolica, ma tutte le confessioni religiose e tutti gli
individui (in quanto credenti o non credenti). Il diritto ecclesiastico non costituito solo
dalle norme prodotte direttamente dal legislatore statale, ma molto spesso capita che si
debbano applicare norme prodotte direttamente da ordinamenti confessionali. Se
consideriamo lambito degli studi giuridici del diritto ecclesiastico, si nota come esso
appartenga allarea del diritto pubblico: infatti, oggetto di studio di tale disciplina sono
soprattutto le norma costituzionali e le norme che regolano lattivit della pubblica
amministrazione. Ci non toglie che il diritto ecclesiastico presenti legami anche con il
diritto civile (matrimonio religioso, rapporti successori, ecc.), con il diritto internazionale
(posizione della Santa Sede).
Le FONTI DI COGNIZIONE del diritto ecclesiastico civile si trovano in disposizioni legislative
dello Stato, emanate sia unilateralmente che in esecuzione di accordi con le confessioni
religiose. Esse sono:
1) LA COSTITUZIONE: qui troviamo numerose disposizioni in cui il fattore religioso viene
espressamente menzionato (art. 3, 7, 8, 19 e 20). Le norme di derivazione concordataria
sono protette e garantite dagli art. 7 cpv. e 8, 3 comma Cost.;
2) I PATTI LATERANENSI E I VARI ACCORDI: i Patti Lateranensi sono gli accordi tra Stato e
Chiesa stipulati l11 Febbraio 1929. Qui troviamo un Trattato (per la soluzione della
questione romana con la creazione dello Stato Citt del Vaticano) ed un Concordato
(che disciplina il trattamento della Chiesa Cattolica in Italia);
3) LE LEGGI DELLO STATO UNILATERALI: nel nostro ordinamento vi sono norme volute
unilateralmente dallo Stato.
4) ALTRE NORME STATALI (O REGIONALI).
Le FONTI DI PRODUZIONE del diritto ecclesiastico (ossia i procedimenti con cui vengono
poste legittimamente le norme che si collocano in tale disciplina) sono poste su vari livelli
e fanno nascere alcuni problemi. Infatti, bisogna notare che vi un settore in cui la fonte
normativa pu essere sia legge ordinaria che legge che legge costituzionale: sono le norme
protette dagli art. 7 cpv. e 8, 3 comma Cost.
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Queste norme possono essere modificate da una legge ordinaria nel caso in cui essa dia
vita ad un nuovo accordo (tra lo Stato e la Chiesa Cattolica o tra lo Stato e le altre
confessioni che abbiano stipulato unIntesa approvata per legge); invece, se il legislatore
intende modificarle unilateralmente, si dovr ricorrere allemanazione di una legge
costituzionale. Adesso siamo in grado di ordinare gerarchicamente le fonti:
1) NORME APPLICATIVE DEL CONCORDATO LATERANENSE;
2) REGOLAMENTI: essi sono emanate con decreto del Presidente della Repubblica. Queste
non possono assolutamente essere in contrasto con le norme statali;
3) CIRCOLARI: queste non sono altro che le norme interne della pubblica amministrazione,
che si impongono come norme dazione agli uffici inferiori. La forza di tali circolari
dipende dallo spazio che le leggi ed i regolamenti lasciano allamministrazione.
4) LEGGI REGIONALI: tutte le regioni non hanno competenza nella materia prevista dagli
art. 7 cpv. e 8, 3 comma Cost. Tuttavia, poich alcune materie di competenza regionale
(assistenza sanitaria, ospedaliera, scolastica, ecc.) possono rientrare tra gli interessi
delle confessioni religiose, esse possono essere comprese tra le fonti di norme del
diritto ecclesiastico.
Un modo illegittimo di eseguire le intese rappresentato dal caso dei GIORNI FESTIVI.
Infatti anzich essere decisi mediante una legge, lelenco delle festivit religiose si avuto
mediante decreto del Presidente della Repubblica. Qui previsto che la Repubblica
Italiana riconosca come giorni festivi tutte le domeniche e le altre festivit religiose
determinate dintesa tra le parti. Ma mentre le domeniche sono previste nellAccordo
(promulgato mediante legge), le festivit non trovano spazio in tale documento: ecco
allora che ci sarebbe stato bisogno di una legge, e non di un decreto.
Infine dobbiamo ricordare che per lo studio del diritto ecclesiastico si possono
intraprendere due diverse teorie:
a) la prima ha imboccato la via del diritto positivo, del ius conditum, cercando di
confrontare le vecchie norme con la Costituzione per vedere quali di esse potevano
convivere con le nuove norme fondamentali e quali invece sarebbero risultate
incostituzionali;
b) la seconda teoria ha confuso lo ius conditum con lo ius condendum, ritenendo che una
riforma della legislazione del 1929-1930 fosse praticabile al di fuori delle previsioni
degli art. 7 cpv. e 8, 3 comma Cost. Questa via stata intrapresa sia da coloro che non
apprezzano i concordati sia da coloro che, credendo nella purezza della fede, ritengono
che la Chiesa non debba essere legata da patti di indubbia rilevanza politica con lo
Stato.
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CAPITOLOII: LA RELIGIONE E
LORGANIZZAZIONE DEL POTERE CIVILE
Il fenomeno religioso ha, ed ha sempre avuto, una grandissima importanza allinterno di
ogni societ. Per i latini, il termine RELIGIO aveva vari significati: i pi importanti sono il
culto del divino e la superstizione.
Facendo un salto indietro nel tempo, notiamo come nella Roma arcaica non vi era alcuna
distinzione tra istituzioni politiche e organizzazione religiose; anche quando, con lavvento
della Repubblica, il governo civile si venne a distinguere dal sacerdozio rimase forte il
legame tra politica e religione. Quando poi venne istituito lImpero, le funzioni di
pontefice massimo furono assunte direttamente dallimperatore, il quale divenne una vera
e propria divinit da adorare. Era dovere di ogni suddito quello di adorare il proprio
imperatore: ecco perch, durante il periodo imperiale, i cristiani erano continuamente
perseguitati (poich essi si rendevano colpevoli di lesa maest).
Quando la civilt romana abbandono il paganesimo per intraprendere la strada del
cristianesimo, le cose non cambiarono: come limperatore pagano era il pontefice massimo
del paganesimo, cos limperatore cristiano era il pontefice massimo di questa nuova
religione. Lunione in ununica persona della figura del capo dello Stato e del capo della
Chiesa noto con il nome di CESAROPAPISMO: con questo termine si indica lunione del
potere civile con il potere ecclesiastico. Il cesaropapismo cess in Europa Occidentale con
la fine dellImpero Romano dOccidente ma persistette nellImpero di Bisanzio fino al suo
crollo (1453).
Con la cessazione del cesaropapismo nellEuropa occidentale, venne accrescendosi
lautorit del Vescovo di Roma. Tanto pi che, con la caduta dellImpero, si fece strada la
dottrina evangelica della distinzione tra il potere civile e il potere ecclesiastico.
La formazione di Stati organizzati sotto il potere di un principe, anche se non attribuiva a
questi la forza di definire dogmi o di convocare Concili, gli dava la piena potest sul
proprio territorio. Quindi il principe prevaleva su qualsiasi altra potest presente sul suo
territorio: quindi anche la Chiesa veniva a trovarsi sotto il suo potere. Questo stato di cose
port a lotte politiche e guerre di religione (pensiamo al grande scisma doccidente, alle
eresie e alla riforma protestante) che si conclusero con la PACE DI AUGUSTA avutasi nel
1555. Qui si riconobbe ai principi la libert di aderire o meno alla religione riformata e
attribu loro il ius reformandi, cio il potere di imporre la religione da essi professata a quei
sudditi che non avessero preferito emigrare in un altro paese. Solo un secolo pi tardi, con
la PACE DI WESTFALIA avutasi nel 1648 alla fine della guerra dei Trentanni, si ebbe
riguardo anche alle minoranze religiose dando uguali diritti a tutti (cattolici, luterani e
calvinisti). Tra queste due date ora menzionate si consolidarono i sistemi nei quali la
Chiesa era subordinata allo Stato: in Germania si afferm il territorialismo, in Francia il
gallicanesimo, in Austria il giuseppinismo e cos via. In Italia si ebbero vari sistemi
che sono stati compresi nel termine GIURISDIZIONALISMO: esso sta ad indicare il
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prevalere della giurisdizione statale su quella ecclesiastica. I POTERI DEI SISTEMI
GIURISDIZIONALISTI sono tradizionalmente classificati in due filoni:
POTERI VOLTI A PROTEGGERE LA CHIESA
- IUS ADVOCATIAE O PROTECTIONIS : lo Stato garantiva lunit della Chiesa e la purezza della
fede. Inoltre, lo Stato tutelava gli enti ecclesiastici da eventuali affari dannosi;
- IUS REFORMANDI : negli Stati protestanti era il potere del principe di intervenire
nellorganizzazione interna della Chiesa; negli Stati cattolici era il potere di introdurre
nella Chiesa quelle riforme necessarie ad eliminare gli abusi e ad ottenere un buon
funzionamento degli istituti ecclesiastici;
POTERI DIRETTI A DIFENDERE LO STATO DALLA CHIESA
- IUS NOMINANDI : il principe nominava i funzionari ecclesiastici;
- EXEQUATUR O PAREATUR : lo Stato aveva il potere di esaminare gli atti emanati
dallautorit ecclesiastica per accertare che non contenessero alcunch di pericoloso per
lo stesso Stato;
- SEQUESTRO DI TEMPORALIT : lo Stato poteva sequestrare i beni di un istituto ecclesiastico
nel caso in cui il rappresentante dellente avesse male amministrato o avesse tenuto una
condotta contraria agli interessi dello Stato;
- IUS APPELATIONIS : gli ecclesiastici o i fedeli potevano ricorrere al sovrano contro
provvedimenti dellautorit ecclesiastica ritenuti lesivi dei diritti dei singoli o degli
interessi dello Stato;
- IUS DOMINII EMINENTIS : nei confronti degli enti ecclesiastici, era la facolt di imporre
tributi e di amministrarne i beni in caso di vacanza (e di farne propri i frutti);
- IUS INSPICIENDI : era il potere del principe di intervenire e di vigilare sulle istituzioni
ecclesiastiche, di istituire nuovi enti o sopprimere quelli inutili e dannosi, di sorvegliare
sullinsegnamento nei seminari, sui Concili e sulle missioni.
La TEOCRAZIA, ossia il sistema che prevede la soggezione dello Stato alla Chiesa, non si
mai effettivamente realizzata nella civilt europea. La premessa delle rivendicazioni
teocratiche stata data da Santo Agostino: egli afferma che la Civitas terrena, quando tende
solo alla felicit mondana dei sudditi, commette lo stesso peccato che commette
lindividuo che ricerca solo la felicit terrena. Lo Stato pu sottrarsi a tale situazione
peccaminosa subordinando le sue leggi alla legge divina: solo in questo modo esso pu
guidare gli uomini verso il bene supremo, anticipando la Civitas coelestis.
Nel momento della caduta dellImpero, si consider la Chiesa come lunica in grado di
poter realizzare il principio di unit: queste tesi ebbero grandi successi nel periodo di
maggior potenza della Santa Sede (cio tra il pontificato di Gregorio VII, 1073, e quello di
Bonifacio VIII, 1303). In questo arco di tempo, al Papa appartengono tutti i poteri spirituali
e temporali in quanto essi gli derivano direttamente da Dio. Questo stato di cose fu
definito POTESTAS DIRECTA IN TEMPORALIBUS. Da ci seguiva che:
a) solo alla Chiesa spettava decidere cosa fosse di sua competenza e cosa fosse di
competenza dello Stato;
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b) nel contrasto tra leggi civili e leggi ecclesiastiche, prevalevano le seconde;
c) le leggi civili contrarie ai diritti della Chiesa erano illegittime;
d) nessuna autorit era legittima se il proprio potere non fosse derivato da uninvestitura
ecclesiastica;
e) solo il Papa poteva decidere riguardo la pace e la guerra e lui disponeva di tutte le cose
e di tutta la gente del mondo.
Ma dopo la rottura dei cristiani doccidente avutasi con la riforma, si cominci a delineare
la cos detta POTESTAS INDIRECTA IN TEMPORALIBUS: questo era il potere da parte della Chiesa
di regolare con proprie norme anche rapporti civili, di non fare rispettare ai fedeli quelle
norme dellordinamento statale che andavano contro la Chiesa e di evitare che tali leggi
venissero emanate.
Infine, lultimo sistema (che in realt un non sistema) rappresentato dal SEPARATISMO.
Lidea della separazione dei rapporti tra Stato e confessioni religiose ha una lunga storia
alle spalle. Inizialmente il separatismo fu proposto per REALIZZARE LINDIPENDENZA DELLA
CHIESA e per tutelare i suoi interessi andando anche contro quelli statali. Il separatismo
come mezzo di affrancazione della Chiesa nell800 stato sostenuto in Europa dal
Protestantesimo liberale tedesco che dal Cattolicesimo liberale svizzero e francese; in
comune vi era la considerazione che la religione, cio il rapporto tra luomo e Dio,
qualcosa di estremamente personale. Da ci si deduce che non pu esistere una Chiesa di
Stato e che gli ecclesiastici non potevano e non dovevano essere considerati come pubblici
ufficiali.
Altro fine del separatismo quello di FAR PREVALERE LAUTORIT DELLO STATO: questa
chiaramente una corrente antiecclesiastica. Uno dei promotori di tale teoria fu Ruggero
Williams: egli considerava lo Stato come un ente laico che non doveva pronunciarsi nelle
materie religiose, proprio per rispetto di queste. Quindi la Chiesa era vista come un ente
privato che non aveva nulla in comune con lo Stato.
Negli USA il separatismo ha seguito altre vie. Alla fine del 700, in seguito al processo che
port allindipendenza delle colonie inglesi, si dovevano superare in tutti i modi i contrasti
esistenti tra le varie teocrazie locali: lunico modo era quello di adottare un separatismo
fondato sulla libert religiosa. Completamente diverso risulta il percorso seguito dal
separatismo nei paesi del socialismo reale, e in particolare nellURSS. Lart. 52 della
Costituzione russa garantiva la libert di poter professare qualsiasi religione o di non
professarne nessuna, ma riconosceva solo il diritto di svolgere propaganda ateistica e non
propaganda religiosa. Questo perch il socialismo affermava che compito del buon
cittadino quello di liberare i propri compatrioti dalle illusioni indotte dalla religione.
Sempre in URSS, ricordiamo le limitazioni che incontravano le associazioni religiose e gli
stessi credenti. In conclusione possiamo affermare che nellURSS la separazione tra Stato e
Chiesa era antiecclesiastica.
In ITALIA, invece, il separatismo stato uno strumento politico per superare la cos detta
QUESTIONE ROMANA nel quadro dellunit dItalia. lenunciazione delle tesi separatiste si
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devono al Cavour, il quale affermava: Libera Chiesa in Libero Stato. In realt, il
separatismo ha avuto una scarsa applicazione in Italia; infatti, fino ai Patti Lateranensi del
1929, il sistema dei rapporti tra Stato e Chiesa avrebbe dovuto essere
definito come GIURISDIZIONALISMO LIBERALE. Tutte le varie denominazioni cristiane
riformate dovevano rispettare le norme del diritto comune, mentre la Chiesa cattolica e le
Comunit israelitiche erano regolate da norme speciali.
Dopo lentrata in vigore della Costituzione, si avuta la riproposizione del separatismo da
parte della SINISTRA LAICA; logicamente da un punto di vista antiecclesiastico. Lo stesso
fecero i CATTOLICI DEL DISSENSO. Latteggiamento di questi cattolici coincise con il sorgere
di un movimento di protesta contro le autorit e le istituzioni nel mondo occidentale (che
colp anche la Chiesa). In questottica, il separatismo era considerato come strumento
purificatore della Chiesa: la Chiesa doveva essere povera, non privilegiata, non
condizionata da accordi politici per poter meglio divulgare il Vangelo. Infine, per quanto
riguarda il separatismo voluto dalla DOTTRINA, dobbiamo ricordare che gli scrittori laici
chiedevano una legge uguale per tutte le confessioni religiose per agevolare la libert dei
singoli; quindi la legge doveva dar vita ad un diritto comune delle confessioni religiose.
Quindi anche il separatismo voluto dalla dottrina del tutto antiecclesiastico.
Non dobbiamo dimenticare che il principio della separazione tra Stato e confessioni
religiose un postulato dellIDEA LIBERALE. Infatti, lobiettivo del liberalismo quello di
costruire uno Stato di diritto dove basilare risulti lorganizzazione della libert; cio lo
Stato deve lasciare i propri cittadini liberi di orientarsi in materia politica, filosofica,
scientifica e anche religiosa. Per, lo Stato liberale non pu ignorare lesistenza sul proprio
territorio di istituzioni, come possono essere le confessioni religiose: in questo caso lo Stato
dovr separare i propri poteri da quelli spettanti a tali istituzioni.
Lo strumento per realizzare tale parit di trattamento la legge dello Stato, in quanto i
CONCORDATI avrebbero per definizione un CONTENUTO PRIVILEGIARIO (quindi in
contrasto con il principio di uguaglianza). Per dobbiamo sottolineare come la disciplina
privilegiaria a favore di una confessione religiosa pu essere introdotta non solo attraverso
una legge che esegua un accordo, ma anche tramite una legge prodotta unilateralmente
dal legislatore. Quindi il contenuto privilegiario non dipende n dal sistema separatista n
dal sistema concordatario: pu trovarsi tanto in uno che nellaltro.
Oltre ai vari sistemi visiti sino ad ora, non dobbiamo dimenticare quello della
COORDINAZIONE TRA LO STATO E LA CHIESA: questo il sistema indicato dalla nostra
Costituzione (art. 7 cpv. e art. 8, 3 comma) per disciplinare i rapporti tra lo Stato e le
confessioni religiose.
Per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa cattolica, questi dipendono dai concordati
stipulati dalla Santa Sede con gli Stati: accordi in cui le parti si obbligano a tenere un
determinato comportamento rispetto a tali materie. Quindi possiamo affermare che IL
SISTEMA DELLA COORDINAZIONE UN SISTEMA NEUTRO, nel senso che il contenuto
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dellaccordo a consentire una valutazione della posizione dello Stato e della Chiesa in un
determinato paese.
Vari problemi possono sorgere intorno alla DETERMINAZIONE DELLA NATURA GIURIDICA DEI
CONCORDATI. Ad ogni modo gli ordinamenti da considerare sono tre:
1) ORDINAMENTO DELLA CHIESA CATTOLICA: secondo lordinamento canonico, i concordati
sono di competenza della Santa Sede che da sempre soggetto di diritto
internazionale. Di conseguenza, lordinamento in cui si svolgono i rapporti
concordatari lordinamento internazionale;
2) ORDINAMENTO DELLO STATO: per quanto riguarda lordinamento italiano, lart. 7, 1
comma della Costituzione, non obbliga lo Stato a concordare con la Chiesa la
disciplina delle materie in comune. Ma nel caso in cui lo Stato cerchi di accordarsi
bilateralmente con la Chiesa, tali atti non devono considerarsi di diritto interno, bens
di diritto esterno;
3) ORDINAMENTO IN CUI I RAPPORTI STESSI SI SVOLGONO.
Ritornando allart. 7 della Costituzione, dobbiamo notare che esso, dichiarando la Chiesa
sovrana e indipendente dallo Stato nel proprio ambito, indica che vi sono delle materie in
cui lo Stato e la Chiesa si trovano sullo stesso piano: quindi si pongono in un ordinamento
esterno. Non di facile soluzione capire a quale ordinamento si faccia riferimento, ma di
solito si preferisce lordinamento internazionale generale in quanto esso non costituito
solo da una comunit di Stati, ma anche da organismi no statali (tra cui compare anche la
Santa Sede). Detto ci, possiamo affermare che i concordati ecclesiastici sono atti simili ai
trattati internazionali: quindi lItalia, nel momento in cui conclude un concordato, si sente
legata al rispetto delle norme internazionali generali su quella determinata materia.
Qualunque sia il sistema di rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose, sorge il problema
della QUALIFICAZIONE DELLO STATO a livello costituzionale circa la sua posizione nei
confronti della religione. Si parla di STATO CONFESSIONISTA quando lo Stato esercita una
forma di dominio e controllo nellambito religioso, al fine di proteggere una determinata
confessione religiosa (riconosciuta come religione di Stato). Si parla di STATO LAICO
quando tutte le confessioni godono dello stesso trattamento e sono ugualmente ed
effettivamente libere nellesercizio delle loro attivit religiose. Questa situazione pu
verificarsi solo in un sistema separatista.
Per quanto riguarda la QUALIFICA DEL NOSTRO STATO, dobbiamo dire che di solito tale
qualifica dovrebbe comparire allinterno della Costituzione: invece la nostra Carta
Costituzionale non contiene alcuna norma che qualifichi lo Stato dal punto di vista
confessionale in maniera esplicita. Questo stato di cose ha dato vita a due teorie:
a) la prima affermava che, interpretando sistematicamente il 2 comma dellart. 7 della
Costituzione con lart. 1 del Trattato del Laterano, lo Stato italiano fosse
sostanzialmente e formalmente cattolico;
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b) la seconda teoria affermava invece che, dati i principi di libert e di democrazia
affermati dalla Costituzione, lo Stato italiano fosse uno stato laico: quindi uno Stato
religiosamente neutrale.
Per queste sono tutte supposizioni: per questo motivo una parte della dottrina ritiene che
la laicit o la confessionalit dello Stato possa aversi attraverso lesame dellattivit dei
suoi organi. Da questo esame si deduce che lo Stato italiano non completamente e
totalmente ispirato ai principi cattolici, ma a principi del tutto laici: pensiamo al
pluralismo delle confessioni religiose, al rispetto delle minoranze, e via discorrendo. Molti
hanno cercato di vedere nellart. 7 della Costituzione la conferma del principio fissato
dallart. 1 del Trattato del Luterano: ma se cos fosse, nascerebbe uninsanabile
contraddizione con alcuni articoli della Carta Costituzionale. Infatti lart. 1 del Trattato del
Luterano da vigore allart. 1 dello Statuto Albertino, il quale delineava uno Stato
confessionista che riconosceva una sola religione liberamente professabile (quella
cattolica), mentre le altre confessioni religiose erano solamente e semplicemente tollerate.
chiaro che se la Costituzione avesse voluto dichiarare che solo la Chiesa cattolica era
libera, mentre gli altri culti erano tollerati, si sarebbe posta in contraddizione con le sue
stesse disposizioni di libert (art. 3, 8 e 19).
Possiamo perci dire che il principio confessionista stato abrogato dalla Costituzione
stessa. Tale affermazione trova conferma nellACCORDO DEL 18 FEBBRAIO DEL 1984: qui le
parti hanno deciso di non considerare pi valido il principio della religione cattolica
come lunica e sola religione dello Stato. Dalla Costituzione emerge uno Stato liberale e
pluralista, che riconosce la pi completa libert religiosa dei singoli e dei gruppi, che non
differenzia gli individui a seconda della religione professata o non professata, che cerca di
avere gli stessi identici rapporti con le varie confessioni religiose organizzate e che assegna
loro la stessa libert.
Persino la Corte Costituzionale, con la sentenza interpretativa di rigetto n. 203 del 12
Aprile 1989, ha desunto la laicit dello Stato italiano. Quindi, secondo la Corte, lo Stato
deve garantire la salvaguardia della libert di religione in un regime di pluralismo
confessionale e culturale. Ma, effettivamente, non dovremmo dire che il nostro uno Stato
laico; bens dovremmo definirlo LIBERISTA e PLURALISTA. Questo perch laggettivo laico
pu essere utilizzato solo quando lo Stato completamente indifferente nei confronti del
fenomeno religioso: invece, il nostro Stato non lo .
Adesso siamo in grado di affrontare il discorso sulla POLITICA ECCLESIASTICA ITALIANA. La
storia di tale politica divisibile in tre diversi periodi:
DAL 1848 AL 1922: la politica ecclesiastica italiana prende avvio in Piemonte. Qui, lart. 1
dello Statuto del Regno dichiarava la religione cattolica la sola religione dello Stato,
mentre le altre erano tollerate conformemente alle leggi: comunque venne ribadito che
la differenza di religione non doveva comportare discriminazioni. In questi anni, per, i
Savoia cercavano di aprire delle trattative con la Santa Sede per la revisione dei concordati:
ma Papa Pio IX (rifugiatosi a Gaeta) non era disposto a concedere alcuna concessione.
Cos, fallite le trattative, il Parlamento approv le LEGGI SICCARDI: una abol ci che
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rimaneva del privilegio del foro ecclesiastico, laltra concesse lautorizzazione agli acquisti
degli enti.
Da questa situazione notiamo come la Destra storica, anche se ispirata dalle idee liberali,
utilizzava gli strumenti del GIURISDIZIONALISMO per raggiungere i propri scopi. Infatti,
negli anni seguenti al 1848, si cominci a distinguere tra enti ecclesiastici utili e enti
ecclesiastici ritenuti inutili: in questo modo furono soppresse molte associazioni religiose
di vita contemplativa. Dopo furono soppresse tutte le associazioni religiose e furono
incamerati tutti i beni; infatti la Destra storica considerava il patrimonio ecclesiastico come
patrimonio di cui lo Stato poteva disporre in caso di necessit.
Ma la vittoria dello Stato pontificio e la presenza in Roma della Santa Sede aveva fatto
nascere il problema della situazione giuridica della stessa e del Papa, che fu risolto dalla
legge n. 214 del 13 Maggio del 1871; da un lato, lo Stato rinunciava allesercizio di alcuni
determinati poteri di controllo sulla Chiesa; daltro canto, lo Stato rimaneva sempre
competente ad esercitare tutti gli altri poteri che aveva mantenuto e si riteneva competente
a legiferare unilateralmente le norme riguardanti le garanzie offerte alla Santa Sede ed al
Papa.
Anche se nel 1876 cadde la Destra storica, lindirizzo liberal-giurisdizionalista della
politica ecclesiastica rimase. Proprio nellultimo ventennio dell800 vi furono numerosi
provvedimenti in materia ecclesiastica, per lo pi non accettabili dalla Chiesa: per questo
furono definiti COLPI DI SPILLO dellItalia ormai unita nei confronti della Chiesa che non
voleva accettare questa situazione.
Alla morte da Pio IX, venne eletto Papa Leone XIII. Inizialmente sembrava che Leone XIII
avesse lintenzione di raggiungere definitivamente una intesa: ma si tratt solo di una
impressione. Comunque, i politici non avevano alcuna fretta di trattare con la Santa Sede
una questione che per loro era stata definitivamente risolta con la LEGGE DELLE
GUARENTIGIE. Ma dobbiamo ricordare che la Camera era eletta a suffragio limitato, e
quindi rappresentava solo una parte della societ: infatti i cattolici non potevano
partecipare alle competizioni elettorali perch nel 1874 la Sacra Penitenzieria aveva
dichiarato non opportuno (non expedit) tale partecipazione. Questo divieto imposto ai
cattolici di essere eletti o elettori dur effettivamente sino al 1904, ma non sort gli effetti
sperati. Nel 1905 il divieto cominci ad attenuarsi, fino a quando nel 1913 Giolitti
raggiunse una intesa elettorale con il conte Gentiloni (presidente dellunione cattolica
italiana); tale intesa diede luogo ad unalleanza delle organizzazioni cattoliche con i
liberali conservatori per le elezioni politiche di quellanno. Chiaramente, la Prima Guerra
Mondiale influ enormemente sulle vicende che stiamo considerando: tanto vero che
dopo la guerra cominciarono a fiorire i PARTITI DI MASSA: pensiamo al partito socialista
fondato nel 1891, o al partito popolare italiano fondato nel 1919 e capeggiato da Don Luigi
Sturzo. Quindi, il non expedit fu definitivamente abolito.
La fine della guerra diede lopportunit ai vari Presidenti del Consiglio di quel tempo di
avere continui e frequenti rapporti con i rappresentanti della Santa Sede per risolvere la
questione romana: ma questi contatti non portarono ad una soluzione del problema. La
non riuscita di tali incontri dipese anche dalla incomunicabilit tra i partiti di massa e dalla
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loro crisi, che port allascesa del fascismo. Fu proprio il fascismo a riprendere la politica
legislativa in materia ecclesiastica.
DAL 1922 AL 1947: il MOVIMENTO FASCISTA non godeva di una vera e propria ideologia
politica. Quando i fasci si presentarono alle elezioni, nei loro programmi era previsto che
bisognava nuovamente devolvere allo Stato i beni ecclesiastici: quindi il loro PROGRAMMA
era ANTICLERICALE. Ma nel 1919 il partito fascista non riusc a mandare neanche un
deputato in Parlamento. non fu cos nel 1921, quando Mussolini ottenne il mandato
parlamentare e mostr che la POSIZIONE FASCISTA RIGUARDO LA POLITICA ECCLESIASTICA ERA
TOTALMENTE CAMBIATO: egli sottoline limportanza del Papato per accrescere linfluenza
dellItalia nel mondo. Il fatto che il partito fascista si fosse fuso con il partito nazionalista
cambi radicalmente il modo di considerare la politica ecclesiastica: infatti, la religione
cattolica, in quanto religione dei padri e tradizione culturale del popolo italiano, era vista
come strumento valido ad unificare la nazione. Cos, cominciarono a spuntare le prime
norme totalmente a favore della religione cristiana (pensiamo al delitto di vilipendio della
religione dello Stato); nel frattempo, avendo liquidato lopposizione, il partito fascista
cominci ad avere un potere totale. In questo clima, nel 1926, cominciarono le prime
trattative per la stipulazione dei Patti Lateranensi: la solenne stipulazione dei Patti
avvenne nel palazzo del Laterano l11 Febbraio 1929. Gli accordi non riguardavano solo la
soluzione della questione romana (a cui dedicato il Trattato), ma anche la condizione
della Chiesa e della religione in Italia (a questo dedicato il Concordato). Il CONCORDATO
DEL 1929 riconosceva ampia libert alla Chiesa cattolica.
Le leggi per lesecuzione dei Patti furono presentati per lapprovazione ad una Camera
eletta plebiscitariamente e ad un Senato largamente amico. Lunico discorso contrario fu
quello fatto da Benedetto Croce e ci furono solo 6 voti contrari. In questo clima, il
Parlamento approv rapidamente le leggi che davano esecuzione ai Patti. Questa
Conciliazione era solo funzionale, in quanto avvenne tra uno Stato autoritario ed una
Chiesa ancora non pacificata con il mondo moderno. Comunque, molti provvedimenti
politici furono ben visti ed approvati dalla Chiesa: per esempio la conquista dellEtiopia
poteva favorire lattivit missionaria; lintervento nella guerra civile spagnola a favore del
generale Franco andava contro il comunismo ateo.
Per il Governo fu di parola: aveva promesso di rinvigorire il principio della religione di
Stato, e cos fece. Infatti, furono promulgate leggi che vietarono totalmente di poter
professare religioni diverse da quella cattolica: perci le minoranze furono debellate.
Questo fu il periodo in cui i rapporti tra lo Stato e la Chiesa andavano relativamente bene:
ma quando il Governo cominci a voler attuare quei principi razzisti che si erano diffusi in
Germania con il nazismo, la Chiesa cominci ad opporsi (1938).
Spazzato via il fascismo, negli incerti anni che precedettero la formazione della
Repubblica, i rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose andarono avanti sulla base del
Concordato.
DAL 1947 AI GIORNI NOSTRI: la stipulazione dei Patti Lateranensi incontr molte
critiche da parte dei gruppi antifascisti, i quali erano costretti alla clandestinit o allesilio.
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Durante la guerra, la Chiesa fece il proprio dovere: tutti quelli che temevano le
persecuzioni o erano gi perseguitati dai nazifascisti trovavano rifugio negli istituti
ecclesiastici. I cattolici, e in particolare la Democrazia Cristiana, presero parte al Comitato
di Liberazione Nazionale (CLN).
Alla vigilia delle elezioni dellAssemblea costituente e del referendum istituzionale,
nessun partito della sinistra propose la denuncia dei Patti Lateranensi o una politica
ecclesiastica contraria alla Chiesa cattolica; questa situazione port alla formazione delle
norme costituzionali per la materia religiosa e alla riconferma dei Patti. Gli unici ad
opporsi furono il Partito dazione ed il Partito repubblicano. La DC segu le direttive della
Santa Sede nella vicenda riguardante il richiamo dei Patti Lateranensi nella Costituzione:
infatti la Santa Sede era preoccupata ad ottenere la firma della Repubblica su quegli stessi
accordi. Per il raggiungimento di questo obiettivo la DC trov un forte alleato nel PCI, il
quale era preoccupato di salvaguardare la pace religiosa degli italiani: questa pace si
sarebbe ottenuta solo con la conferma dei Patti.
Data la situazione politica del nostro paese, dobbiamo affermare che almeno nei primi
anni dallentrata in vigore della Costituzione, lo Stato italiano si presentava confessionista
in tutti i sensi: tale confessionismo non affiorava nella Costituzione formale, ma
caratterizzava lordinamento. Solo quando ci fu il declino dei governi centristi la Corte
Costituzionale ristabil la libert di culto delle minoranze religiose (con sentenze che
vanno dal 1957 al 1959).
Anche con lavvento dei governi di centrosinistra non si ebbe nessun rinnovamento:
limmobilismo di tali governi spense tutti i progetti riformatori. In questo clima era
impossibile pensare ad una revisione del concordato; solo il 5 ottobre del 1967 prese
lavvio il procedimento di revisione del Concordato. stato un procedimento molto lungo
e faticoso che terminato solo nel 1984.
Vediamo il perch delle lungaggini di questo procedimento. Una volta votato alla Camera
lordine del giorno, il Ministro di Grazia e Giustizia nomin una commissione per le
proposte da fare alla Santa Sede nel novembre del 1968. Questa commissione termin i
lavori nel 1969, ma furono tenuti segreti fino al 1976; inoltre si deve ricordare che, durante
i lavori, si vennero a verificare delle condizioni che facevano cadere ogni trattativa con la
Santa Sede. Una di queste condizioni era lintroduzione del DIVORZIO in Italia. Infatti, nel
1968, cominci liter legislativo per legalizzare lo scioglimento del matrimonio che
provoc le proteste della Chiesa. Solo dopo questa vicenda iniziarono le trattative per la
revisione del Concordato, favorite anche dal fatto che era in carica uno dei primi governi
di solidariet nazionale. Forse anche grazie a questo nuovo quadro politico, le trattative
ebbero uno stile completamente diverso: non pi riservate o segrete, ma pubbliche
discussioni in Parlamento.
Il fatto di regolare i rapporti tra Stato e Chiesa direttamente in Parlamento ci fa capire
come le forze politiche considerassero questa questione di rilevanza istituzionale, tanto da
ritenere opportuno la presenza della opposizione. Comunque, anche la presentazione
parlamentare dei problemi tra Stato Chiesa stata limitata.
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La revisione del Concordato stata molto lenta (9 anni dallordine del giorno della
Camera), e questa lentezza ha fatto nascere nuovi meccanismi per il rinnovamento della
disciplina tra Stato e Chiesa cattolica.
Le trattative per la revisione hanno dato vita alla presentazione di varie bozze di Accordo:
la prima fu presentata dal governo Andreotti nel 1976. Questa fu molto criticata perch
aveva molte lacune ed era deludente. Dopo furono presentate altre bozze: tutte avevano in
comune la decisione di lasciare ad unaltra intesa la disciplina della materia degli enti e del
patrimonio della Chiesa (di cui lart. 7 ha previsto soltanto alcuni dei principi
fondamentali).
Comunque il tanto sospirato ACCORDO fu stipulato in forma solenne il 18 FEBBRAIO 1984 a
Villa Madama dal Segretario di Stato Cardinale Agostino Casaroli e dal Presidente del
Consiglio Bettino Craxi. Anche se questo Accordo presenta collegamenti con il vecchio
Concordato, lo stesso e il successivo Protocollo del 15 Novembre del 1984 formano un
nuovo Concordato perch nulla rimasto del vecchio. La differenza sostanziale tra il
vecchio ed il nuovo Concordato quantitativa: il vecchio presentava 46 articoli, mentre il
nuovo ne presenta ben 96 (anche se presenti in testi diversi). Ci che invece accomuna tutti
gli accordi, a partire dal 1929 fino al 1984, il voler cercare la soluzione delle questioni
pendenti tra Stato e Chiesa mediante concordati. Perci c un certo rispetto dello Stato nei
confronti della Chiesa, in quanto non impone soluzioni unilaterali, ma ritiene opportuno
che le sue leggi debbano dare esecuzione ad accordi.
Oltre allAccordo stipulato con la Chiesa cattolica, il 21 Febbraio 1984 anche le confessioni
valdese e metodista stipularono in maniera solenne unIntesa con lo Stato. Sulla scia di
questi fatti, il 26 Dicembre del 1986 lo Stato stipul altre due intese con le Assemblee di
Dio in Italia e con lUnione italiana delle Chiese avventiste del settimo giorno. Molto
pi laboriosa stata la conclusione dellIntesa con lebraismo italiano: infatti le comunit
ebraiche dovettero prima formare un nuovo statuto interno. Cos, anche se lIntesa fu
raggiunta il 27 Febbraio 1987, la legge per lesecuzione di tale intesa si ebbe solo nel 1989.
Ricordiamo, inoltre, che lo Stato ha stipulato unIntesa con lUnione cristiana evangelica
dItalia (UCEBI) il 29 Marzo 1993; mentre 1l 20 Aprile del 1993 stata raggiunta una
intesa con la Chiesa evangelica luterana.
Tutti gli accordi e le intese stipulati tra lo Stato e le varie confessioni religiose prevedono la
possibilit di essere successivamente riviste, nel caso in cui ce ne fosse bisogno. Essendo
pi precisi, le leggi prevedono un riesame delle Intese ogni dieci anni dallentrata in
vigore della legge di approvazione.
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CAPITOLOIII: LORDINAMENTO STATUALE E IL FENOMENO RELIGIOSO. I
SOGGETTI RELIGIOSI E I POTERI PUBBLICI
Nel regolare il fenomeno religioso, lo Stato attribuisce rilevanza giuridica alle norme delle
confessioni religiose e riconosce vari SOGGETTI: le persone fisiche (in quanto credenti o
non), gli enti personificati (con un fine di religione o di culto) e le confessioni religiose.
Dato lart. 19 della Costituzione, in Italia assicurata la libert dellindividuo di poter
professare qualsiasi religione riconosciuta; la posizione giuridica del singolo non cambia i
relazione alla scelta religiosa da lui effettuata. Ma ci non impedisce allo Stato di attribuire
rilevanza allappartenenza ad una certa confessione religiosa o al fatto di rivestire
posizioni particolari allinterno delle stesse. La qualificazione confessionale pu essere
diretta (pensiamo agli ebrei che devono pagare contributi alla propria Chiesa perch
previsto nello statuto di questa) o in maniera indiretta (pensiamo al fatto che la legge
prevede di destinare una quota del gettito fiscale alla Chiesa cattolica, o a quelle
rappresentate nella Tavola valdese, e cos via).
Importanti risultano essere le QUALIFICHE SPETTANTI A TALUNE PERSONE FISICHE:
ecclesiastico, sacerdote, religioso, Arcivescovo, Vescovo, Abate, Prelato, Sommo Pontefice,
ministro di culto, e tanti altri. Definiamo le pi importanti.
La qualifica di MINISTRO DI CULTO si riferisce a chi riveste una posizione differenziata dal
semplice fedele. Sono ministri di culto il sacerdote cattolico, il rabbino ebraico, ecc. La
qualifica di ECCLESIASTICO ha un significato pi ampio per la Chiesa cattolica, in quanto
godono di tale qualifica non solo i sacerdoti ma anche coloro che abbiano ricevuto il
diaconato. Invece, i RELIGIOSI sono gli aderenti alle associazioni religiose di vita
consacrata che abbiano pronunciato i voti.
Come per lo Stato risulta indifferente la scelta e la posizione religiosa di un individuo, cos
giuridicamente indifferente che un ENTE abbia o meno un carattere confessionale. Lart.
20 della Costituzione prevede che il fine di culto di una associazione non possa
determinare limitazioni legislative o aggravi fiscali per la sua formazione e per ogni sua
attivit. Un ente ecclesiastico se stato costituito o approvato dallautorit ecclesiastica
e se abbia in modo essenziale un fine di religione e di culto. Nel nostro ordinamento
hanno una relativa importanza anche le FORMAZIONI SOCIALI CON FINE DI RELIGIONE O DI
CULTO: esse sono garantite dallart. 2 della Costituzione, in quanto centri di svolgimento
della personalit individuale.
Le istituzioni religiose che assumono maggiore importanza nella Costituzione sono le
CONFESSIONI RELIGIOSE. Anche se vi sono alcuni articoli dedicati alla materia religiosa
(pensiamo soprattutto agli art. 7 e 8 della Costituzione), nella nostra Costituzione manca
una nozione di confessione religiosa. Non neanche semplice riuscire a dare una
definizione unica, in quanto i vari gruppi sociali qualificati come confessioni religiose o
che aspirano a tale qualifica sono molto diversi luno dallaltro. Lunica caratteristica che si
riscontra nella nostra Costituzione che una confessione religiosa un gruppo sociale
con fine religioso: ma questo non ci aiuta molto.
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Infatti, negli ultimi anni sono proliferate a dismisura molte iniziative che si
autodefiniscono religiose: sono sia di origine nazionale che estere. Bisogna saper
distinguere. Nel mondo moderno molte persone hanno un bisogno di religiosit che,
quando non viene soddisfatto dalle confessioni istituzionali, viene cercato in altre
organizzazioni che offrono una interpretazione fondamentalista del messaggio evangelico
(pensiamo ai testimoni di Geova). Andando aldil di tali affermazioni, a noi interessa
conoscere quale sia il rapporto trai dirigenti e gli aderenti a tali organizzazioni dal punto
di vista giuridico, e quali siano le modalit del proselitismo. Proprio per quanto riguarda
questo problema, intervenuto il Parlamento Europeo con una risoluzione approvata il 22
Maggio del 1984; essa contiene i criteri a cui i nuovi movimenti religiosi devono attenersi
per essere considerati leciti. Questi i principali:
- non possono essere presenti minorenni;
- devono concedere un sufficiente periodo di riflessione ai propri aderenti prima di
assumere impegni finanziari o personali;
- non devono impedire agli aderenti i contatti con parenti ed amici;
- non devono incoraggiare gli aderenti ad infrangere la legge;
- laderente deve poter liberamente abbandonare lorganizzazione, chiedere consigli
legali (al di fuori dellorganizzazione) e chiedere assistenza medica.
Questi criteri derivano dallesperienza, perch molto spesso successo (succede e
succeder ancora) di incontrare truffatori pronti a tutto pur di potersi arricchire. Quando
questi criteri non vengono rispettati, questi gruppi non possono essere definiti religiosi.
Dallart. 7 della Costituzione di deduce subito che la CHIESA CATTOLICA gode di un
ORDINAMENTO GIURIDICO ORIGINARIO; alcuni affermano che, alla luce dellart. 8, 2 comma
della Costituzione, non sicuro che tale qualifica spetti anche alle altre confessioni
religiose. La disposizione dellarticolo che ci interessa afferma che le confessioni diverse da
quella cattolica HANNO DIRITTO DI ORGANIZZARSI SECONDO I PROPRI STATUTI, IN QUANTO NON
CONTRASTINO CON LORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO. Ma il fine della norma di far si
che le confessioni diverse da quella cattolica abbiano un minimo di organizzazione,
affinch si possa dire che esiste un ordinamento giuridico; quindi gli ordinamenti di tutte
le confessioni ORIGINARIO.
Molti hanno voluto trovare un collegamento tra lart. 8 , 2 comma Cost. con lart. 18 Cost.;
ma lesistenza di un ordinamento giuridico qualcosa di diverso dallesistenza di
unassociazione. Lordinamento giuridico originato dallimpulso organizzatorio del
gruppo, che prescinde dallesistenza di unassociazione; invece, le associazioni sono
regolate dagli accordi presi dagli associati (nel rispetto delle norme previste dal codice
civile), e non hanno nulla a che fare con la religione. Non si cristiani, ebrei o musulmani
in forza di un contratto soggetto alle leggi dello Stato, ma un impulso che ognuno ha
dentro di s. Tanto vero che quando si stipulano degli accordi che creano diritti e doveri
tra i contraenti, non possiamo pi parlare di confessione religiosa, ma di associazione.
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Per ottenere la qualifica di confessione religiosa, il primo problema quello dellENTIT
NUMERICA DEL GRUPPO. Infatti, non che un piccolo gruppo pu pretendere di essere
considerato una confessione religiosa; ci vale per le associazioni, ma non per le
confessioni. Ma se pensiamo al fatto che Cristo aveva solo 12 discepoli, questo discorso
potrebbe facilmente cadere. Per questo la dottrina ha posto laccento su altre
caratteristiche:
1) ISTITUZIONALIT DEL GRUPPO: il gruppo dovrebbe presentarsi legato dal vincolo di una
fede comune che dia ad esso un assetto unitario. Ma questa tesi viene criticata perch
lopinione che il gruppo, per essere qualificabile come confessione, debba avere
carattere istituzionale va oltre la legge. Infatti, lart. 8 Cost. ammette che possano
esserci confessioni religiose organizzate o non, ma egualmente qualificabili come
confessioni religiose.
2) PECULIARIT DEL FINE SPECIFICO PERSEGUITO: anche questa tesi criticata in quanto non
riesce a chiarire la nozione di confessione religiosa. Infatti anche le associazioni
hanno un loro fine specifico; quindi potrebbe sembrare che non vi sia distinzione tra
associazioni e confessioni religiose.
3) TRADIZIONALIT RELIGIOSA: la critica mossa a questa tesi che la conformit del fine
religioso alla tradizione italiana estraneo alla Costituzione, in quanto qui prevista la
libert di organizzazione religiosa per tutte le confessioni di minoranze, e perci anche
per quelle che non sono entrate nella tradizione italiana.
La differenza sostanziale tra una confessione religiosa e unassociazione con fini di
religione o di culto che LA CONFESSIONE RELIGIOSA HA UNA PROPRIA CONCEZIONE TOTALE ED
ORIGINALE DEL MONDO, che riguarda non solo i rapporti tra luomo e Dio, ma anche i
rapporti tra uomo e uomo (dettando regole che disciplinano il comportamento
dellindividuo allinterno di altre comunit); invece, lassociazione non ha una propria
originale concezione del mondo e, quando cercano di averla, sono sempre degli organismi
legati ad organizzazioni pi ampie. Quindi possiamo affermare che la caratteristica
fondamentale di una confessione religiosa lavere una propria originale concezione del
mondo.
Per dobbiamo stare attenti al significato dellaggettivo religiosa: infatti esso qualifica i
gruppi e li differenzia dalle altre comunit. Con il termine RELIGIONE si intende quel
complesso di dottrine costruite intorno al presupposto dellesistenza di un Essere
trascendente, al quale luomo tenuto a dare rispetto, obbedienza e anche amore. Le
comunit che accettano una fede trascendente, la esplica mediante riti con cui si adora
questo Essere e si chiede ad esso un atteggiamento benevolo. Per il discorso cambia nel
momento in cui prendiamo in considerazione le religioni che hanno una concezione
immanentista del divino. Secondo tali teorie, luomo deve cercare il divino in se stesso o
per liberarsi nel nirvana dal desiderio e dalla volont di vita (buddismo), o per esaltare la
propria personalit e conoscere il divino attraverso la scienza (gnosi, Scientology) o
cercando il divino in tutto ci che nel mondo sensibile. Da questo discorso possiamo
definire le CONFESSIONI RELIGIOSE come COMUNIT SOCIALI STABILI DOTATE (O NON) DI
ORGANIZZAZIONE E NORMAZIONE PROPRIA ED ORIGINALE CONCEZIONE DEL MONDO, BASATA
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SULLESISTENZA DI UN ESSERE TRASCENDENTE, IN RAPPORTO CON GLI UOMINI O SULLA RICERCA
DEL DIVINO NELLIMMANENZA. Da qui nasce la differenza tra le confessioni religiose e i
CIRCOLI ATEISTICI (i quali affermano la non esistenza di Dio).
Quando lo Stato attribuisce la QUALIFICA di confessione religiosa deve tener conto dei
criteri enunciati dalla Corte Costituzionale, da seguire dal primo allultimo:
1) STIPULAZIONE DI UNINTESA (ex art. 8, 3 comma Cost.);
2) EVENTUALI PRECEDENTI RICONOSCIMENTI PUBBLICI;
3) ESISTENZA DI UNO STATUTO CHE ESPRIMA I CARATTERI DELLORGANIZZAZIONE;
4) COMUNE CONSIDERAZIONE.
Per quanto riguarda le confessioni diverse da quella cattolica, dobbiamo ricordare che la
legge non dice che essi sono ordinamenti, perch lo Stato non vuole violare limmagine di
questi gruppi; ma, ad ogni modo, la legge dice che quando una confessione religiosa dia
vita ad un ordinamento, questo rispettato dal diritto dello Stato. Chiaramente, per
ottenere il riconoscimento statale, tali confessioni devono avere uno statuto organizzativo
conforme allordinamento italiano. Qui entra in gioco lart. 1 della legge n. 1159 del 24
Giugno 1929: qui viene affermato il riconoscimento degli altri culti diversi da quello
cattolico, purch non professino PRINCIPI e non seguano riti contrari allordine pubblico o
al buon costume. Ma la posizione sostenuta da questa legge non accettabile per una
serie di motivi. Innanzitutto essa ha perso il suo carattere di generalit e non utilizzabile
per intendere lart. 8, 2 comma Cost; poi, il citato art., prevede il diritto delle confessioni
diverse da quella cattolica di organizzarsi secondo propri statuti non contrastanti con
lordinamento giuridico italiano, ma i principi religiosi non possono essere valutati in
quanto vanno al di l delle competenze statali. Ecco quindi che la legge suddetta ha perso
totalmente valore, anche alla luce dellACCORDO stipulato il 18 Febbraio 1984, ma rimane
ancora viva la tesi della sua applicabilit per il timore che nel nostro Paese si diffondano
confessioni che potrebbero stravolgere letica comune. Tale timore, per, totalmente
infondato in quanto lo Stato non si oppone a comportamenti eterodossi (sempre che non
siano contrari alla legge).
Adesso importante capire quali sono le DIFFERENZE TRA LA FORMULAZIONE dellart. 7, 1
comma Cost. e lart 8, 2 comma Cost.. La prima disposizione riguarda un determinato
ordinamento giuridico, riconosciuto da sempre, che ha una struttura organizzativa ben
nota e con cui il diritto dello Stato collegato per la disciplina di varie materie; invece, la
seconda disposizione si riferisce a tutte le confessioni religiose (anche a quelle che si
formeranno in futuro) che, per la prima volta, vengono considerate come ordinamenti.
Quindi, da parte dello Stato, c lo stesso riconoscimento del carattere di ordinamento
giuridico sia per la Chiesa cattolica che per le altre confessioni religiose: sarebbe
contraddittorio il riconoscimento di un ordinamento giuridico come subordinato. Inoltre,
non bisogna farsi ingannare dalla disposizione contenuta nellart. 8 Cost., la quale afferma
che gli statuti delle organizzazioni debbano essere conformi allordinamento statale: ci
non significa che tali ordinamenti sono subordinati allo Stato, ma che lo Stato non
riconosce come ordinamenti giuridici primari quelle confessioni che hanno statuti non
conformi allo Stato.
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Quindi, il vero significato dellart. 8, 2 comma Cost., che lo Stato riconosce come
ordinamenti giuridici quelle confessioni i cui statuti non siano in contrasto con il suo
ordinamento: nel caso in cui ci fossero contrasti, lo Stato considera il gruppo non come
confessione religiosa, bens come associazione. In definitiva, le confessioni religiose che
hanno uno statuto conforme a quello statale sono considerati ordinamenti originari e
indipendenti; mentre le confessioni religiose che hanno uno statuto in contrasto con quello
statale non godono di una loro indipendenza e devono rispettare le norme statuali di
diritto comune, che devono essere applicate da quelle confessioni religiose che non hanno
stipulato intese con lo Stato.
Un altro problema rilevante quello della PERSONALIT DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE nel
diritto italiano. La Chiesa cattolica ha personalit nel diritto pubblico italiano: cio,
unistituzione di diritto pubblico con caratteri del tutto speciali (con laiuto di molta
astrattezza, la sua posizione per alcuni rapporti pu essere avvicinata a quella degli Stati
stranieri). Invece, la Chiesa non ha personalit nel diritto privato: sia perch tale qualit
non mai stata riconosciuta sia, perch vengono riconosciuti titolari dei beni ecclesiastici i
singoli enti e non la Chiesa considerata in modo unitario. Neanche le altre confessioni
religiose, di regola, hanno personalit giuridica di diritto privato nellordinamento statale.
Infatti, il fatto che venga riconosciuto lordinamento giuridico istituito da una comunit
non significa riconoscere anche la personalit giuridica. Anche quando la legge ha
riconosciuto la personalit giuridica ad alcune comunit (come avvenuto per le
Comunit israelitiche), il riconoscimento riguarda singoli enti esponenziali di essa e non
lintera comunit.
Nel momento in cui lo Stato riconosce agli effetti civili lappartenenza confessionale di una
persona fisica o di un ente, o la qualifica da loro rivestita, la legge attua un COLLEGAMENTO
tra lordinamento statale e lordinamento confessionale. Ci sono vari criteri di
collegamento tra ordinamenti giuridici: il rinvio recettizio, il rinvio formale e il
presupposto in senso tecnico. Il criterio del RINVIO RECETTIZIO non usato, in quanto
questo viene utilizzato quando un dato ordinamento, ritenendosi competente a
disciplinare una materia, attua tale disciplina utilizzando norme di un altro ordinamento.
Si ha il PRESUPPOSTO IN SENSO TECNICO nel momento in cui il diritto dello Stato attribuisce
efficacia ad una qualifica confessionale: le varie posizioni di Vescovo, fedele o Sommo
Pontefice sono riconosciute dallordinamento italiano cos come sono disciplinate dagli
ordinamenti confessionali. Si ha il RINVIO FORMALE quando la legge rinvia allordinamento
confessionale la disciplina di materie che sono regolate dal diritto statale, perch di
competenza dello Stato, ma che sono anche di competenza dellordinamento
confessionale. La caratteristica di tali norme il fatto che lo Stato competente a
disciplinare materie quali il controllo sugli enti o il matrimonio ma, essendo presenti in
essi delle caratteristiche di competenza religiosa aliene allo Stato, lordinamento attribuisce
rilevanza al diritto delle confessioni religiose. Comunque dobbiamo ricordare che gli atti
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rientranti nellautonomia delle confessioni religiose (riconosciuta dallo Stato) sono privi di
rilevanza giuridica allinterno dellordinamento.
Il collegamento che si istituisce tra lordinamento giuridico statale e i vari ordinamenti
confessionali pu riguardare la RILEVANZA NEL DIRITTO STATUALE DEGLI ATTI AUTORITATIVI
compiuti allinterno di tali confessioni: si tratta di atti normativi, atti amministrativi o di
atti giurisdizionali. Logicamente, questo discorso vale soprattutto per gli atti posti in
essere dalla Chiesa cattolica: qui entriamo nellambito della GIURISDIZIONE ECCLESIASTICA.
La rilevanza della giurisdizione ecclesiastica allinterno del diritto canonico diversa da
quella allinterno del diritto dello Stato. Allinterno della Chiesa, tale definizione sta ad
indicare tutti i poteri (legislativo, amministrativo e giudiziario), che sono difficilmente
separabili allinterno dellordinamento canonico. Invece, allinterno del diritto dello Stato,
tale espressione si riferisce alla rilevanza di provvedimenti emanati dallautorit
ecclesiastica nellesercizio del potere giudiziario o con le modalit proprie degli atti
giudiziari.
La rilevanza civile dei provvedimenti canonici avviene su tre piani:
1) GIUDIZIARIO: per es., lo Stato ha riconosciuto effetti giuridici alle sentenze emesse dai
tribunali ecclesiastici che riguardano la nullit dei matrimoni canonici trascritti nei
registri dello stato civile;
2) AMMINISTRATIVO: la Chiesa regola lo svolgimento, linstaurazione e la permanenza di
alcuni rapporti di pubblico impiego (pensiamo allidoneit rilasciata a coloro che sono
chiamati ad insegnare la religione cattolica nelle scuole pubbliche)
3) CERTIFICATIVO: con il potere di certificazione non solo si producono effetti nel diritto
dello Stato, ma si certifica la situazione giuridica esistente nellordinamento della
Chiesa (es.: parroco che attesta la celebrazione di un matrimonio ai fini della sua
trascrizione civile). Inoltre, quando un individuo perde una determinata qualifica
allinterno di una determinata confessione, questi perder tale qualifica anche ai fini
del diritto dello Stato.
Il fatto che la maggior parte delle norme statuali riguardino la Chiesa cattolica, non deve
far dimenticare che vi sono altre norme che riconoscono dei poteri anche ad autorit delle
confessioni religiose di minoranza. Infine dobbiamo ricordare che lesercizio della
giurisdizione confessionale incontra un limite nei diritti inviolabili garantiti ai singoli dalla
Costituzione: ma i poteri delle confessioni religiose incontrano anche altri limiti (es.: le
sentenze di nullit dei matrimoni canonici trascritti nei registri dello stato civile, devono
essere dichiarate esecutive dalla competente autorit giudiziaria italiana).
Vi sono numerosi ORGANI COSTITUZIONALI ED UFFICI che hanno specifiche competenze nella
materia religiosa. Il PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, per quanto riguarda i rapporti con la
Chiesa cattolica, ha il potere di nominare i plenipotenziari per la conclusione dei
concordati e di ratificare, previa lautorizzazione del Parlamento, i concordati conclusi; per
quanto riguarda le confessioni religiose di minoranza, egli ha il potere di promulgare le
leggi basate su intese con le stesse confessioni. Il PRESIDENTE DEL CONSIGLIO dei ministri
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rappresenta lo Stato negli accordi con le confessioni religiose e coordina lattivit dei vari
dicasteri in materia ecclesiastica.
Il CONSIGLIO DEI MINISTRI delibera sugli atti che riguardano i rapporti tra Stato e Chiesa
cattolica, e tra Stato e confessioni di minoranza: inoltre determina e mantiene lindirizzo
politico in materia ecclesiastica. Lorgano dellamministrazione centrale con una
competenza generale in materia ecclesiastica il MINISTRO DELLINTERNO. Presso questo
Ministero sono state istituite due direzioni generali per amministrare lattivit
ecclesiastica: la prima la Direzione generale degli Affari di culto; la seconda la
Direzione generale del fondo per il culto e del fondo di religione e di beneficenza per la
citt di Roma. Nel 1977, queste due direzioni generali sono state fuse in un unico ufficio
centrale: DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI DEI CULTI. A tale ufficio spettano: 1) le
competenze in materia religiosa che riguardano gli enti della Chiesa cattolica e delle
confessioni di minoranza; 2) la vigilanza e la tutela sugli enti delle confessioni di
minoranza ancora disciplinate dalle norme del 1929/30; 3) lapprovazione della nomina
dei ministri di culto di tali confessioni. Gli organi periferici del Ministero dellinterno,
anche per la materia ecclesiastica, sono le singole Prefetture. Il Prefetto ha competenza per
gli atti eccedenti lordinaria amministrazione degli enti delle confessioni di minoranza; un
altro compito quello di determinare con proprio decreto il numero delle chiese (che non
siano cattedrali o dichiarate monumento nazionale).
Accanto agli uffici pubblici che hanno competenze in materia religiosa, esistono UFFICI
ECCLESIASTICI ORGANIZZATI DALLO STATO. molto diffusa lassistenza spirituale delle cos
dette comunit separate (forze armate, ospedali, carceri, ecc.); tale assistenza tende a
realizzare effettivamente il diritto di libert religiosa, in quanto coloro che trascorrono qui
la maggior parte del loro tempo, possono usufruire del conforto spirituale delle
confessioni professate. Per quanto riguarda lorganizzazione dellassistenza spirituale per i
cattolici, qui importa che gli ecclesiastici incaricati di svolgere tali funzioni siano nominati
dalle competenti autorit italiane su designazione dellautorit ecclesiastica. Pensiamo al
Concordato del 1929, il quale presupponeva lesistenza del servizio di assistenza spirituale
delle forze armate: cos nacquero i CAPPELLANI MILITARI. Come per ogni impiego alle
dipendenze dello Stato, i sacerdoti che vogliono essere nominati cappellani militari
devono avere il godimento dei diritti civili e politici: inoltre, devono avere quei requisiti
fisici per poter bene esercitare tutte le funzioni inerenti allassistenza spirituale in qualsiasi
sede (sia in pace che in guerra).
Lordinamento gerarchico del ruolo dei cappellani equiparato ai gradi degli ufficiali
delle forze armate; per quanto riguarda la responsabilit in sede penale e in sede
disciplinare, i cappellani militari sono soggetti alla giurisdizione penale militare e al
regolamento di disciplina militare soltanto nei casi di mobilitazione totale o parziale, o in
caso di imbarco di servizio presso unit dislocate fuori dal territorio nazionale. Riguardo
ai cappellani che operano presso gli istituti di prevenzione e pena, dobbiamo ricordare che
essi non sono impiegati di ruolo dello Stato, ma fanno parte del personale aggregato. I
cappellani che operano presso enti pubblici diversi dallo Stato, possono provvedere a tale
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servizio nel modo in cui ritengono pi opportuno: in ogni caso c sempre bisogno di una
intesa con lordinario locale. Infine, per quanto riguarda LASSISTENZA PER I MILITARI
APPARTENENTI ALLE CONFESSIONI DI MINORANZA, lassistenza spirituale organizzata di
volta in volta secondo le richieste avanzate dagli interessati: le confessioni che hanno
stipulato Intese con lo Stato, hanno norme speciali.
CAPITOLO IV: LA COSTITUZIONE ITALIANA E
IL FENOMENO RELIGIOSO
Trattando la materia religiosa, la Costituzione ha seguito un duplice criterio: da un lato ha
garantito la libert religiosa individuale e dei gruppi informali (art. 2, 3 comma e art. 19
Cost.), daltro canto ha garantito la libert delle confessioni religiose in misura uguale per
tutte (art. 8, 1 comma Cost.) e ha riconosciuto il carattere originario e indipendente
dellordinamento della Chiesa cattolica (art. 7, 1 comma Cost.) e delle altre confessioni
religiose (art. 8, 2 comma Cost.). Tutte le norme sopra menzionate possono essere
coordinate in sistema, a cui possono essere collegate le altre disposizioni costituzionali che
riguardano un settore comune con il diritto di libert religiosa, come il diritto di
manifestare il proprio pensiero (art. 21 Cost.), il diritto di riunione (art. 17 Cost.) e il diritto
di associazione (art. 18 Cost.).
Dando uno sguardo approssimativo alla nostra COSTITUZIONE, ci accorgiamo che essa ha
un CARATTERE totalmente PLURALISTA: infatti essa non prende in considerazione solo la
libert di scelta dei singoli individui, ma anche il diritto allesistenza, allorganizzazione e
alla funzionalit delle varie istituzioni che sorgono da iniziative del tutto autonome da
quelle dello Stato e di altri enti pubblici. Non potrebbe esistere alcuna libert di scelta
ideologica, religiosa o politica senza un adeguato riconoscimento delle istituzioni e senza
unadeguata garanzia delle loro libert.
Ritornando alle norme contenute nella Costituzione, si nota come lart. 7 e lart. 8 siano le
disposizioni fondamentali in materia religiosa, in quanto regolano i rapporti tra lo Stato e
tutte le confessioni religiose.
Art. 7 Cost.: LO STATO E LA CHIESA CATTOLICA SONO, CIASCUNO NEL PROPRIO ORDINE,
INDIPENDENTI E SOVRANI. I LORO RAPPORTI SONO REGOLATI DAI PATTI LATERANENSI. LE
MODIFICAZIONI DEI PATTI, ACCETTATE DALLE DUE PARTI, NON RICHIEDONO PROCEDIMENTO DI
REVISIONE COSTITUZIONALE.
Art. 8 Cost.: TUTTE LE CONFESSIONI RELIGIOSE SONO EGUALMENTE LIBERE DAVANTI ALLA
LEGGE. LE CONFESSIONI RELIGIOSE DIVERSE DALLA CATTOLICA HANNO DIRITTO DI
ORGANIZZARSI SECONDO I PROPRI STATUTI, IN QUANTO NON CONTRASTINO CON
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LORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO. I LORO RAPPORTI CON LO STATO SONO REGOLATI PER
LEGGE SULLA BASE DI INTESE CON LE RELATIVE RAPPRESENTANZE.
Risulta molto importante capire come si sono venute a formare queste disposizioni.
Durante i lavori preparatori per lart. 7, si cerc di mettere da parte lonnipotenza dello
Stato: tant vero che Dossetti propose una formula che riconosceva lo Stato come membro
della comunit internazionale, e quindi riconosceva come originari gli ordinamenti degli
altri Stati e della Chiesa. Per, nella formazione di questo articolo, ci furono alcune critiche
sollevate dai laici; questi non accettavano che tale disposizione fosse contenuta nella Carta
Costituzionale, ma affermavano che essa poteva essere largomento di un trattato
internazionale (in cui due potest riconoscono la reciproca indipendenza e sovranit).
Mentre lapprovazione del 1 comma stata rapida, lelaborazione e lapprovazione del 2
comma dellart. 7 (riguardante i Patti Lateranensi) stata abbastanza laboriosa. La
disputa nasceva sulla valore che la norma doveva attribuire ai Patti, poich non si sapeva
se il loro valore fosse uguale o minore alle norme della Costituzione.
Una volta approvata la parte sui Patti, il legislatore ha voluto mettere in evidenza come
questi accordi non hanno un valore vincolante eterno: infatti, la disposizione prevede che
ci possono essere delle modifiche da apportare a tali accordi. Dobbiamo sottolineare che
tutti quelli che furono convinti sostenitori dellapprovazione di tale disposizione, con
altrettanta convinzione affermavano che il richiamo alle norme contenute nei Patti, non
attribuiva ad esse un valore uguale a quello delle norme costituzionali: quindi, lart. 7
non era altro che una norma sulla produzione giuridica che indicava liter da seguire per
formulare le norme che avrebbero potuto modificare i Patti. Gli oppositori, invece,
sostenevano che tale disposizione costituzionalizzasse gli Accordi del 1929. Comunque,
obiettivamente, non si pu affermare che il 2 comma dellart. 7 attribuisca valore
costituzionale alle norme contenute nei Patti; in pi, da nessuna parola contenuta in
questa disposizione si pu dedurre che il legislatore avesse intenzione di fare ci. Le
difficolt nellapprovazione di questa disposizione erano anche di origine politica: infatti,
con o senza costituzionalizzazione, lapprovazione di tale testo significava mantenere vivi
gli Accordi del 1929. Minor importanza ebbero gli iter per la formazione degli altri articoli
in materia religiosa, e cio gli art. 8, 19 e 20. Questi furono approvati senza che nascessero
scontri tra le parti impegnate nellAssemblea costituente.
Come per tutte le situazioni, anche intorno al 1 comma dellart. 7 nacquero critiche e
giustificazioni: da un lato cera chi vedeva in questa disposizione un omaggio politico
alla Chiesa; dallaltro lato cera chi sottolineava il valore di tale disposizione. Ad ogni
modo, risulta importante il riconoscimento delloriginariet dellordinamento canonico: il
suo carattere primario deriva dal fatto che esso nato per forza propria, senza lintervento
esterno di nessun altro ente. Il fatto che loriginariet sia riconosciuta allinterno della
Carta, fa si che la posizione della Chiesa sia elevata a presupposto costituzionale nei
confronti del diritto statuale. Dunque, tutti gli atti statali che considerano la Chiesa come
un ordinamento subordinato allo Stato, sarebbero in contrasto con tale norma. La
Costituzione non esclude che lo Stato possa intervenire nelle materie ecclesiastiche di sua
competenza, ma esclude che lo Stato possa considerare la Chiesa come ordinamento
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subordinato: quindi, in Italia non potrebbe mai esserci un regime cesaropapista dove il
capo dello Stato anche capo della religione. Ovviamente, anche lo Stato non pu essere
subordinato alla Chiesa.
Sempre il 1 comma dellart. 7 risulta impreciso: infatti, quando afferma la sovranit e
lindipendenza dei due ordinamenti, afferma che queste si realizzano OGNUNA NEL
PROPRIO ORDINE. Ma quale sia questo ordine, non viene specificato. In mancanza di tale
determinazione, la dottrina ha pensato che lordine proprio della Chiesa coincida (pi o
meno) con i rapporti spirituali e religiosi. Questo problema di rapporti tra i due
ordinamenti non stato ancora risolto: il cos detto problema della COMPETENZA DELLE
COMPETENZE, ossia non si sa a quale soggetto attribuire la risoluzione di un eventuale
conflitto di competenza insorto tra lo Stato e la Chiesa. Essendo impensabile che la Chiesa
si sottometta al volere dello Stato, e viceversa, non resta che cercare di risolvere il
problema attraverso un accordo tra le parti. Se le parti non riescono a mettersi daccordo,
lo Stato pu sempre decidere in maniera unilaterale anche per i casi che non sono di sua
competenza, perch gli spetta la competenza delle competenze.
La soluzione di questo problema non di facile soluzione anche se prendiamo in
considerazione il 2 comma dellart. 7. Infatti, anche se ci rifacessimo ai Patti Lateranensi,
ci accorgeremmo che tali protocolli trattano soprattutto materie che non sono di
competenza esclusiva n della Chiesa n dello Stato. Qui troviamo regolate le cos dette
MATERIE MISTE, cio le materie di competenza comune.
Il dibattito dottrinale sullinterpretazione dellart. 7 stato molto vivo sino a quando non
c stato lintervento della Corte Costituzionale. Subito dopo lentrata in vigore della
Costituzione, i giuristi che posero lattenzione su questo articolo sostennero che i Patti
Lateranensi erano stati costituzionalizzati. Avendo lo stesso valore delle leggi
costituzionali, le disposizioni contenute nei Patti risultavano gerarchicamente superiori
alle norme poste dalla legge ordinaria; non solo, se venivano considerate norme
costituzionali speciali, esse finivano per prevalere sulle stesse norme costituzionali.
Abbandonata la tesi della costituzionalizzazione delle norme concordatarie, si cominci ad
affermare che la Carta avrebbe costituzionalizzato il PRINCIPIO CONCORDATARIO. Una
PRIMA TESI afferma che lo Stato obbligato regolare in maniera concordataria tutte le
materie che toccavano gli interessi della Chiesa cattolica: questa teoria, oltre a garantire i
Patti e la sua legge di esecuzione, garantirebbe anche le future modificazioni. Una
SECONDA TESI afferma che lart. 7 avrebbe introdotto un sistema particolare che non
subirebbe linfluenza della norme costituzionali: anzi, le disposizioni di questo sistema
prevarrebbero sulle norme costituzionali generali che interferiscono nelle materie regolate
dallo stesso sistema. La TERZA TESI, invece, vede nellart. 7 il riconoscimento della regola
internazionale dello stare pactis e garantirebbe tutte le convenzioni stipulate con la Santa
Sede (anche le future); le leggi ordinarie in contrasto con le norme garantite dallart. 7
sarebbero viziate da illegittimit costituzionale.
Opposto alla costituzionalizzazione del principio concordatario, si affermata la teoria
della costituzionalizzazione del PRINCIPIO PATTIZIO. Questo principio, oltre a garantire
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le norme concordatarie del 1929, garantirebbe anche i nuovi accordi che riguardano le
materie disciplinate dai Patti Lateranensi.
Abbandonando i principi concordatario e pattizio, nasce unaltra tesi: quella che
considera lart. 7 come una NORMA DI ADATTAMENTO AUTOMATICO AGLI ACCORDI CON LA
SANTA SEDE. Lart. 7 sarebbe un ordine di esecuzione nellordinamento interno delle
norme pattizie: esso garantirebbe tutti gli accordi conclusi in qualsiasi momento tra lo
Stato e la Santa Sede.
Alcuni autori considerano lart. 7 come NORMA SULLE FONTI DEL DIRITTO. Seconda
questa teoria, nella scala gerarchica delle leggi, tra le norme costituzionali e le leggi
ordinarie ci sarebbe un gradino intermedio occupato dalle cos dette FONTI NORMATIVE
ATIPICHE; queste, pur avendo il valore di leggi ordinarie, resistono allabrogazione, alla
modifica e alla deroga delle norme di legge costituzionale. La legge n. 810 del 1929
(esecutiva dei Patti Lateranensi) sarebbe una fonte atipica. Per cui le norme garantite
dallart. 7 non possono essere abrogate, modificate o derogate da una legge ordinaria, ma
allo stesso tempo queste norme non possono essere in contrasto con le disposizioni
costituzionali.
C anche chi ha considerato lart. 7 considerando i suoi EFFETTI SUL POTERE DELLO
STATO; la tutela risulta essere duplice. Infatti, da un lato bisogna tutelare i Patti
Lateranensi nellordinamento internazionale; dallaltro lato si deve tutelare la legge n. 810
del 1929 nellordinamento interno. Per quanto riguarda il primo ambito, lart. 7 avrebbe
privato il governo della facolt di denunciare i Patti; invece, per il secondo ambito, lo
stesso art. 7 avrebbe privato il legislatore della competenza di abrogare, modificare o
derogare le norme contenute nella legge di esecuzione. In caso di stravolgimenti delle
situazioni previste dai Patti, il governo sarebbe legittimato solo ad intraprendere delle
nuove trattative con la Santa Sede: se queste non portassero ad alcun risultato, il governo
avrebbe la facolt di modificare le norme di origine concordataria con legge costituzionale.
Chi ha affrontato il problema dellinterpretazione dellart. 7 dopo la pronuncia della Corte
Costituzionale, ritiene che tale norma abbia parificato la legge n. 810 del 1929 alle leggi
costituzionali; per, gli stessi autori hanno previsto un procedimento di
DECOSTITUZIONALIZZAZIONE. Questo si verifica quando questa legge, per le parti toccate
da un nuovo accordo, perde la parificazione alle leggi costituzionali: per essere modificata,
basta una legge ordinaria di ratifica e di esecuzione del nuovo accordo tra lItalia e la Santa
Sede.
Lintervento della Corte Costituzionale sullinterpretazione dellart. 7 stato molto
graduale. Infatti, ha cominciato a trattare questo problema solo 15 anni dopo la sua entrata
in funzione, adottando sempre delle valutazioni molto generiche. Secondo le prime
pronunce della Corte, lart. 7 Cost. non sancisce solo un generico principio pattizio da far
valere solo nella disciplina dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica, ma contiene un
preciso riferimento al Concordato in vigore e, perci, HA PRODOTTO DIRITTO. Per
precisare quale fosse il diritto prodotto dallart. 7, la Corte Costituzionale ha collegato
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tutto lart. 7 con il suo 1 comma: in questo modo ha evidenziato come pur riconoscendo
lindipendenza e la sovranit dello Stato e della Chiesa, il richiamo ai Patti non ha la forza
di negare i PRINCIPI SUPREMI DELLORDINAMENTO COSTITUZIONALE dello Stato. Quindi, se le
norme derivate dai Patti potevano essere dichiarate incostituzionali nel caso in cui fossero
state in contrasto con i principi supremi, significa che lart. 7 aveva prodotto diritto
nel senso di parificare le norme di origine concordataria alle norme poste da leggi
costituzionali. La qualifica delle norme derivanti dai Patti di norme parificate a quelle
prodotte da leggi costituzionali messa in evidenza dalla sentenza della Corte
Costituzionale che ha dichiarato inammissibile il referendum proposto per labrogazione
di tali norme, proprio perch la legge di esecuzione dei Patti da considerare protetta e
garantita dalla Costituzione (quindi, non soggetta a referendum). Perci, il diritto positivo
vigente considera la legge n. 810 del 1929 protetta alla stregua di una legge costituzionale.
Per quanto riguarda lINDIVIDUAZIONE DELLE NORME DI LEGGE PROTETTE DALLART. 7 COST.,
la Corte si dimostrata al quanto indecisa ed oscillante. Inizialmente la Corte considerava
protette non solo le norme di origine concordataria introdotte dalla legge di
esecuzione n. 810 del 1929, ma anche quelle dirette ad indicare una delle tante applicazioni
possibili delle norme che erano state cos adattate. In una successiva sentenza, la Corte
tenne a precisare che lart. 7 Cost. protegge solo la legge n. 810 del 1929, mentre le leggi di
applicazione erano comuni leggi ordinarie (che potevano risultare illegittime per contrasto
con le norme costituzionali). Dopo lentrata in vigore degli Accordi del 18 Febbraio e del
15 Novembre del 1984, che hanno abrogato il Concordato del 1929, la garanzia offerta
dallart. 7 Cost. dovrebbe essere limitata al Trattato del Luterano (lunico protocollo
superstite dei Patti del 1929); invece, la Corte Costituzionale sembra presupporre che lart.
7 garantisca anche i nuovi Accordi.
Questi Accordi (e le leggi che ad essi hanno dato esecuzione) hanno avuto un effetto molto
pi ampio di una semplice modificazione, in quanto essi hanno abrogato tutte le norme
del vecchio Concordato del 1929 e della legge che lha eseguito. Quindi risulta fuori di
dubbio che il Concordato sia stato solamente modificato. Comunque, sia che i nuovi
trattati si considerino una modificazione o una totale sostituzione dei vecchi accordi,
comunque da escludere che le leggi di esecuzione n. 121 e n. 206 del 1985 e gli accordi cui
esse si riferiscono siano garantiti dallart. 7 Cost. Chi invece afferma la tesi opposta si basa
su questa considerazione: se ai nuovi Accordi riguardanti la Chiesa cattolica e alle nuove
leggi di esecuzione di tali accordi non viene riconosciuta la garanzia dellart. 7 Cost.,
sarebbe riservato un trattamento deteriore rispetto a quello previsto dallart. 8, 3 comma
Cost. per le intese con le altre confessioni, le cui leggi di approvazione sono sempre e in
ogni caso garantite da tale norma.
In conclusione possiamo dire che risulta inequivocabile che lart. 7 Cost. tutela solo ed
esclusivamente i Patti Lateranensi, senza curarsi degli sviluppi futuri.
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CAPITOLOV: LO STATO E LE CONFESSIONI RELIGIOSE
DI MINORANZA NELLA COSTITUZIONE
Oltre allart. 7 (riguardante i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica), nella Costituzione
risulta fondamentale lart. 8: questo detta le norme fondamentali sui rapporti con tutte le
altre confessioni. In particolare modo, il 2 ed il 3 comma di suddetto articolo sono
importanti per capire quale posizione tiene lo Stato nei confronti di tali confessioni. Gi il
fatto che nel 2 comma le qualifichi come CONFESSIONI RELIGIOSE DIVERSE DA QUELLA
CATTOLICA, fa capire che in realt non esiste quellimparzialit che lo Stato dovrebbe
avere nei confronti di tutte le confessioni. Quindi, data questa situazione si pu dedurre
che mentre lart. 7 Cost. disciplina i rapporti con la confessione di maggioranza, lart. 8
Cost. regola i rapporti con le confessioni di minoranza.
In precedenza, abbiamo gi visto che tutte le confessioni religiose organizzate danno vita
ad altrettanti ordinamenti originari ed indipendenti da quello dello Stato. Questo implica
che i rapporti tra queste confessioni e lo Stato devono essere REGOLATI PER LEGGE SULLA
BASE DI INTESE CON LE RELATIVE RAPPRESENTANZE. Questa norma presente al 3 comma
dellart. 8 Cost., ed essa vale per tutte le confessioni.
Le intese che si stipulano tra lo Stato e le confessioni religiose fanno sorgere molti
problemi come la natura giuridica delle intese, la posizione delle intese nei confronti del
procedimento legislativo, a chi spetto la capacit di spularle ed altri ancora. Il 3 comma
dellart. 8 Cost. contiene una riserva di legge nella materia della disciplina dei rapporti tra
Stato e confessioni di minoranza; questa riserva, poich garantisce la libert religiosa (che
ha un importanza pari alla libert personale), deve essere compresa tra le riserve assolute
di legge o le riserve rafforzate o aggravate nel senso che il potere legislativo pu essere
esercitato solo con modalit particolari (cio sulla base di accordi ed intese).
Una tesi che riguarda le intese quella che nega loro qualsiasi natura giuridica,
considerandole solo come atti politici che non vincolerebbero il legislatore a adeguarsi alle
situazioni di esse; ma questa tesi stata confutata in quanto stato osservato che LE
INTESE APPARTENGONO EFFETTIVAMENTE AL CAMPO DEL DIRITTO. Infatti, essendo
costituzionalmente garantito il fatto che le norme riguardanti i rapporti tra le confessioni
di minoranza e lo Stato debbano essere poste su basi di intese, una legge che regolasse tali
rapporti non in base a tali intese sarebbe incostituzionale (lo stesso vale per labrogazione
di tali norme, che possono avvenire solo mediante accordi). Possiamo perci definire le
INTESE come un LIMITE PER IL LEGISLATORE ORDINARIO, il quale, per non eludere la
garanzia costituzionale offerta alle minoranze religiose, deve attenersi alle intese per poter
legiferare. Il compito del Parlamento, perci, dovrebbe essere solo quello di tradurre in
forma giuridica le disposizioni concordate; per, siccome il Parlamento ha il potere di
rifiutare lapprovazione di una legge di esecuzione di intese con una confessione di
minoranza, esso ha un potere deterrente nei confronti di accordi che non siano accettabili
dallo Stato.
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Per quanto riguarda la CAPACIT A STIPULARE LE INTESE, essa spetta solo a quelle
confessioni di minoranza organizzate, cio a quei gruppi che (usufruendo della libert di
organizzazione) abbino assunto un preciso assetto istituzionale.
Un altro problema riguarda le cos dette INTESE PLURIME: cio bisogna vedere se le intese
possono essere stipulate solo tra lo Stato ed una sola confessione religiosa, o se possono
essere stipulate con il concorso di pi confessioni. Alcuni autori appoggiano la prima tesi
affermando che ogni confessione ha un suo proprio carattere, diverso dalle altre
confessioni, e quindi le intese devono essere fatte singolarmente; ma queste difficolt
possono essere superate, dato che alcune confessioni di minoranza potrebbero avere
interessi comuni e quindi potrebbero dare vita ad intese plurime.
La COMPETENZA A STIPULARE LE INTESE spetta senza dubbio al GOVERNO. Siccome le intese
comportano lemanazione di una legge, esse rientrano nella responsabilit politica del
Governo; inoltre, sono accordi che devono essere valutati sotto il profilo dellopportunit
politica e del rispetto della Costituzione. Quando viene stipulata una intesa generale o una
intesa che ricca di contenuti, c bisogno dellintervento del Presidente del Consiglio:
quando si stipulano intese che rientrano nella competenza di un singolo dicastero, basta
lintervento del Ministro di quel determinato settore. chiaro che le decisioni prese da
queste personalit devono essere esaminate dal Consiglio dei Ministri: esso ha il potere sia
di autorizzare la stipulazione dellintesa, sia di deliberare il disegno di legge di
approvazione dellintesa stipulata.
Risulta essere importante anche il problema del CONTENUTO DELLE INTESE: esse vanno dalla
posizione giuridica delle istituzioni religiose allistruzione religiosa nella scuola pubblica,
dalla tutela della libert religiosa alla disciplina del matrimonio religioso e cos via. Anche
se per alcuni autori esistono delle restrizioni ai possibili temi selle intese, dobbiamo dire
che in realt queste limitazioni non sono giustificate dal nostro ordinamento: difatti esso
impone al Parlamento solo di rispettare la Costituzione. Quindi LINTESA AMMISSIBILE
PER OGNI MATERIA.
Adesso dobbiamo definire qual la NATURA GIURIDICA DELLE INTESE: cio dobbiamo capire
se queste siano ATTI DI DIRITTO INTERNO o ATTI DI DIRITTO ESTERNO. Chi afferma che le intese
siano simili ai concordati si sbaglia: difatti il CONCORDATO UNA CONVENZIONE ESTERNA
regolato da un ordinamento diverso da quello dello Stato e della Chiesa, mentre lINTESA
UNA CONVENZIONE DI DIRITTO INTERNO dalla forma libera, i cui vizi danno vita solo a
questioni di legittimit costituzionale. Quindi la dottrina considera lintesa come un atto di
diritto interno, in considerazione del fatto che le confessioni di minoranza sono viste come
ordinamenti subordinati allo Stato: ma se affermiamo questo, automaticamente viene a
cadere la preclusione a considerare le intese come atti di diritto esterno, comunque diversi
dai concordati (poich i concordati sono regolati da norme di diritto internazionale
generale). In astratto, possiamo affermare che le intese sono atti di un ordinamento esterno
creato dallincontro della volont dello Stato con la volont delle confessione di
minoranza: dunque, un ordinamento esterno diverso dallordinamento internazionale.
Il carattere esterno delle intese sembra essere confermato dalla stipulazione dellIntesa del
21 febbraio 1984 tra lo Stato e la Tavola Valdese. Questo accordo, per le forme solenni e
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per la partecipazione di alte autorit governative, da considerare un atto di diritto
esterno.
Dobbiamo ricordare che esistono ordinamenti esterni che non vivono a pieno titolo
nellordinamento internazionale. Un esempio rappresentato dallOrdine di Malta
(S.M.O.G.M.), il quale considerato soggetto di diritto internazionale. Escludendo questo
caso, LE CONFESSIONI DI MINORANZA NON HANNO SOGGETTIVIT DI DIRITTO INTERNAZIONALE:
ma il diritto italiano, riconoscendo tali confessioni come ordinamenti giuridici e regolando
i rapporti con queste sulla base di intese bilaterali, esteriorizza tali rapporti. Ci comporta
che nellatto di stipulare le intese, le confessioni non siano considerate come sudditi dello
Stato e le intese non siano considerate atti interni allordinamento italiano.
In definitiva, possiamo affermare che le INTESE SONO ATTI BILATERALI CHE LA
COSTITUZIONE COLLOCA in una sfera giuridica diversa da quella dellordinamento statuale,
cio IN UN ORDINAMENTO CHE VIENE DI VOLTA IN VOLTA CREATO DALLINCONTRO DELLA
VOLONT DELLOSTATO CON LA VOLONT DELLA CONFESSIONE DI MINORANZA.
Come abbiamo gi visto in precedenza, compito del Governo stipulare queste intese. Il
PROCEDIMENTO LEGISLATIVO PER LESECUZIONE DELLE INTESE ha inizio con la presentazione al
Parlamento del disegno di legge necessario per adattare lordinamento italiano al
contenuto delle intese stesse. I disegni di legge qualificano le disposizioni proposte come
NORME DI APPROVAZIONE DELLINTESA (e non come norme dirette a eseguire lintesa);
durante il dibattito parlamentare nono possibile presentare emendamenti che mutino il
senso delle disposizioni concordate. Una volta emanata, LA LEGGE DI APPROVAZIONE NON
PU ESSERE SOSPESA, MODIFICATA, DEROGATA O ABROGATA SE NON IN ESECUZIONE DI NUOVE
INTESE TRA LO STATO E LA CONFESSIONE INTERESSATA: il 3 comma dellart. 8 Cost. ha tolto la
possibilit allo Stato di poter modificare tali leggi senza intese con la confessione di
minoranza considerata, ma ha la possibilit di abrogare le norme delle leggi del 1929-30
che siano in contrasto con la Costituzione (se limitano luguale libert di tutte le
confessioni). Inoltre, queste leggi sono garantite dalla Costituzione nei confronti di
qualsiasi altra legge ordinaria. Questa garanzia fa s che tali leggi siano inserite nella
categoria delle "leggi rinforzate". Infine bisogna tener presente che, anche se
fondamentale lintervento del Parlamento per la formazione di queste leggi, lo stesso
Parlamento non pu produrre una legge valida in questo settore che non sia preceduta da
intese o che non dia piena esecuzione a queste.
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CAPITOLOVI: LA LIBERT RELIGIOSA
NELLORDINAMENTO ITALIANO
Come abbiamo gi visto in precedenza, la LIBERT RELIGIOSA nel nostro Paese garantita
dalla Costituzione: pensiamo agli art. 2, 3, 7, 8, 19 e 20. Per, oltre queste norme, dobbiamo
ricordare anche le leggi introdotte nellordinamento in esecuzione di convenzioni
internazionali.
Per quanto riguarda i TRATTATI INTERNAZIONALI BILATERALI, lordinamento italiano ha
cominciato ad assumere obbligazioni rilevanti nellambito internazionale dopo la fine
della guerra nel 1918. Siccome lItalia conquist territori come lIstria, cominci ad essere
di rilevante importanza il problema degli ortodossi: cos furono stipulati vari accordi. Ma
tali accordi furono completamente stravolti dalla 2 Guerra Mondiale e dal Trattato di
pace che lha conclusa. Ad ogni modo, questi tipi di accordi erano diretti a garantire la
libert religiosa: infatti, il singolo che professava quella determinata confessione era
completamente libero da impedimenti che potessero derivare dallordinamento statuale;
inoltre lo Stato doveva rispettare tale libert e non poteva interferire nel suo esercizio.
Per quanto riguarda i TRATTATI INTERNAZIONALI MULTILATERALI dobbiamo dire che, dopo
la fine della 2 Guerra Mondiale, la libert religiosa stata proclamata come principio
fondamentale da osservare da una serie di convenzioni internazionali e da molte
dichiarazioni dellONU; molto importanti risultano le convenzioni che sono state rese
esecutive nel nostro ordinamento interno. Le pi importante sono il TRATTATO DI PACE DEL
1947 tra lItalia e vari Paesi e la CONVENZIONE EUROPEA DEL 1950 PER LA SALVAGUARDIA DEI
DIRITTI DELLUOMO E DELLE LIBERT FONDAMENTALI; lart. 15 del Trattato obbliga lItalia a
rispettare la libert di culto; la Convenzione riconosce ad ogni singolo individuo la libert
di conoscenza e di religione.
Il diritto di libert religiosa garantito dalla Convenzione europea assicurato anche dal
TRATTATO DELLUNIONE EUROPEA stipulato a Maastricht il 7 Febbraio 1992, il quale
richiama espressamente la Convenzione. Le norme derivanti da tali accordi internazionali
sono state poste nellordinamento italiano da leggi ordinarie; tali leggi ordinarie hanno la
caratteristica che, fino a quando saranno in vigore nellordinamento internazionale fra gli
Stati che li hanno stipulati, non potranno essere modificate o abrogate unilateralmente dal
legislatore ordinario.
Il diritto alla libert religiosa presente anche nello STATUTO DELLONU, dove troviamo
che uno dei fini di tale organizzazione quello di promuovere ed incoraggiare il rispetto
dei diritti delluomo e delle libert fondamentali senza distinzioni di sesso, razza, lingua o
religione. Sempre nellambito dellONU sono state stipulate delle CONVENZIONI (a cui
lItalia ha aderito) dove il fattore religioso garantito sotto vari aspetti: chiaro che tali
convenzioni sono dei trattati internazionali multilaterali che obbligano gli Stati ratificanti
ad applicare le norme in esse contenute. Infine, non dobbiamo dimenticare che la libert
religiosa spesso e volentieri ricordata anche nelle DICHIARAZIONI DELLONU: pensiamo,
ad esempio, alla Dichiarazione universale dei diritti delluomo del 1948 in cui la
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religione dichiarata come diritto di libert e non pu essere considerata come fattore
discriminante dei diritti dei singoli. Comunque, bene ricordare che i principi contenuti in
queste Dichiarazioni non fanno parte del diritto internazionale generale in quanto
lAssemblea dellONU ha solo il potere di emanare raccomandazioni, ed quindi priva di
poteri legislativi mondiali; ma quando queste Dichiarazioni influiscono sulla prassi degli
Stati e danno vita a dei comportamenti conformi tra i vari Stati, allora tali Dichiarazioni
possono formare una CONSUETUDINE INTERNAZIONALE.
Il diritto alla libert religiosa, a volte, pu essere trovato anche in atti internazionali che
non hanno efficacia giuridica: fanno parte di questi accordi i documenti che hanno
concluso le riunioni della CONFERENZA SULLA SICUREZZA E LA COOPERAZIONE IN EUROPA
(CSCE). Questi accordi sono risultati molto importanti, soprattutto per i rapporti tra il
mondo occidentale e i Paesi dellEst europeo: ma, come abbiamo gi visto, questi non
possono essere considerati come produttivi di effetti giuridici. Nel 1994, la CSCE stata
trasformata in OSCE (ORGANIZZAZIONE PER LA SICUREZZA E LA COOPERAZIONE EUROPEA).
Nella Dichiarazione conclusiva sottolineato come tutti i Paesi facenti parte a tale
organizzazione si debbano impegnare per garantire la libert di coscienza e di religione e
per promuovere un clima di tolleranza.
Anche il PARLAMENTO EUROPEO si pi volte interessato al problema della libert
religiosa, anche se non pu essere considerato un organo legislativo dellUnione: quindi le
risoluzioni date dal Parlamento Europeo non pongono in essere norme giuridiche, ma
valgono come indicazione delle tendenze dominanti nellUnione.
Ma la libert religiosa garantita anche dalle norme che rendono esecutivi i CONCORDATI
con la Santa Sede e le INTESE con i rappresentanti delle altre confessioni religiose. Se
pensiamo al Concordato del 1929, notiamo come la Chiesa cattolica gi da allora assicur
ai propri fedeli una misura di libert che non era presente in nessunaltra confessione
religiosa: ma le norme che scaturirono da questo stato di cose erano il frutto di un regime
autoritario, e quindi o costituivano un privilegio per quella determinata confessione o
adducevano ad una libert contraffatta (assicurata in astratto, ma negata in concreto).
Diverso il caso degli Accordi del 1984 e delle Intese stipulate con varie confessioni
religiose a decorrere da quellanno: questi sono stati formati dopo che le libert garantite
dalla Costituzione si erano effettivamente consolidate nella realt di tutti i giorni. Con tali
Accordi ed Intese si cerca in tutti i modi di agevolare la libert religiosa delle confessioni
stipulanti non in maniera astratta, ma in maniera concreta (andando dal riconoscimento
della personalit giuridica degli enti al matrimonio, dallinsegnamento della religione
allassistenza spirituale).
Infine dobbiamo ricordare che anche allinterno del DIRITTO PRIVATO sono poste le garanzie
giuridiche per avere il diritto alla libert religiosa (pensiamo alla disciplina dei rapporti tra
i componenti della famiglia e quella dei lavoratori subordinati).
Come tutte le libert, la libert religiosa pu essere vista da vari punti di vista. Se la
consideriamo dal PUNTO DI VISTA TEOLOGICO, essa coincide con la cos detta LIBERT
ECCLESIASTICA: per libert ecclesiastica si intende la LIBERT DEGLI APPARTENENTI AD UNA
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DETERMINATA CONFESSIONE DI CONFORMARE LE PROPRIE AZIONI QUOTIDIANE AI PRECETTI DI
TALE CONFESSIONE RELIGIOSA. Dal PUNTO DI VISTA FILOSOFICO, la libert religiosa coincide
con la LIBER DI PENSIERO: infatti, questa sta ad indicare la liberazione dello spirito
delluomo da ogni concetto dogmatico.
Nellart.19 Cost. la libert religiosa vista come un DIRITTO SOGGETTIVO dei singoli e dei
gruppi sociali alla: 1) professione della fede religiosa; 2) propaganda in materia religiosa;
3) esercizio privato e pubblico del culto. Queste sono le tre fondamentali facolt esteriori
della vita religiosa che ricadono sotto la disciplina dellordinamento, e che la Costituzione
ha voluto proteggere: tutti gli individui e tutti i gruppi sociali sono perci liberi di poter
esercitare queste facolt senza correre il rischio di trovare degli impedimenti da parte
dellautorit statale.
Oltre ad essere un diritto soggettivo, la libert religiosa anche un DIRITTO PUBBLICO
SOGGETTIVO: pubblico in quanto pu essere azionato nei confronti dello Stato. Infatti, la
Costituzione esclude qualsiasi tipo di limitazione alle facolt prima elencate (tranne che
per il principio del buon costume per lesercizio del culto), e qualunque intervento in
questo senso risulterebbe illegittimo.
opportuno ricordare che tutti i diritti di libert garantiti dalla Costituzione (quindi anche
la libert religiosa) possono essere limitati da un potere dellautorit di governo solo
quando questo potere le sia stato attribuito esplicitamente dalla stessa Costituzione. Nella
nostra Costituzione le libert sono state promosse al rango di DIRITTI FONDAMENTALI, e gli
eventuali provvedimenti devono essere presi da un potere espressamente previsto dalla
Carta Costituzionale. Per capire meglio questa situazione facciamo lesempio dellart. 1 del
Concordato del 1929, secondo cui in considerazione del carattere sacro della citt
Eterna il Governo italiano avr cura di impedire a Roma tutto ci che possa essere in
contrasto con detto carattere: secondo tale articolo, bisognava limitare in quel
determinato territorio lesercizio del diritto di libert religiosa. Ma questa norma fu
abrogata dallAccordo del 18 Febbraio 1984, nel quale troviamo una norma in cui si
afferma che la Repubblica italiana riconosce il particolare significato che Roma ha per la
cattolicit senza dare al governo alcun potere per limitare lesercizio dei diritti di libert.
Fino ad ora abbiamo considerato la libert religiosa basandoci sul diritto positivo, ma non
mancano le TESI RESTRITTIVE. Tali tesi cercano, a volte in maniera molto forzata, di trarre
dei principi diversi limitando o il contenuto del diritto di libert o il diritto alladesione ad
una confessione. Ma queste tesi cancellano completamente il dato offerto dallart. 19 Cost.
(sulla salvaguardia del diritto del singolo a non essere vincolato da alcuna norma di
carattere religioso) e dagli altri articoli costituzionali che garantiscono a tutti i cittadini il
diritto si riunirsi, organizzarsi, manifestare liberamente le proprie idee: quindi, volendo
estremizzare il concetto, viene ad essere garantita anche la facolt di assumere posizioni
eterodosse (pensiamo al diritto di professare lateismo in forma individuale o associata).
Adesso passeremo a considerare alcune tesi che riguardano la libert religiosa.
Cominciamo a considerare la LIBERT RELIGIOSA COME SCELTA TRA I VALORI POSTI
DALLORDINAMENTO, in cui limportanza della libert sta nella facolt di ognuno di fare le
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cose che sono degne di essere fatte. Ma da questo punto di vista, la libert intesa come
virt secondo una concezione aristocratica: invece, sappiamo che la Costituzione,
garantendo a tutti la libert religiosa, ha inteso proteggere gli uomini comuni. Quindi NON
VI SOLO IL DIRITTO DI SCEGLIERE, MA VI ANCHE IL DIRITTO DI NON COMPIERE ALCUNA SCELTA.
Durante gli anni 60, si and diffondendo la tesi della LIBERT RELIGIOSA COME
PARTECIPAZIONE: cio, si pensava che luomo fosse veramente libero quando partecipava in
maniera diretta allesercizio di quegli atti a cui fosse interessato. Lequivalenza tra libert e
partecipazione allinterno dellambito religioso comporta sicuramente un vivo
interessamento da parte del singolo alla vita di un dato gruppo religioso, ma trascura il
diritto alla miscredenza e alla non partecipazione ad alcun gruppo (diritti garantiti dalla
nostra Costituzione).
Unaltra tesi quella della LIBERT RELIGIOSA COME LIBERT FORMALE: formale nel senso
che tale libert sarebbe a favore solo di coloro i quali possono esercitare di fatto le facolt
ad esse connesse. Quindi essa una libert che potrebbe essere utilizzata a pieno solo dalle
confessioni meglio organizzate (in particolare dalla Chiesa cattolica). Lequilibrio
pluralista garantito dalla Costituzione non consente allo Stato di intervenire per
ridistribuire le risorse a disposizione dei singoli o dei gruppi: allo Stato si pu solo
chiedere di non favorire le confessioni di maggioranza in confronto a quelle di minoranza.
Alle tesi che cercano di ridurre lambito della libert religiosa, possiamo contrapporre
quelle teorie che considerano la LIBERT RELIGIOSA COME UNA LIBERT PRIVILEGIATA.
Questa teoria scaturisce dallinterpretazione dellart. 19 Cost. con gli altri articoli della
Carta che prevedono altri tipi di libert: se pensiamo alla libert di riunione e di
associazione (art. 17 e 18 Cost.) o alla libert di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.)
considerate allinterno della libert religiosa, si potrebbe pensare che la libert religiosa sia
una libert disciplinata da norme costituzionali speciali e pi favorevoli. Ma non proprio
cos: lesistenza di una norma apposita a garanzia della libert religiosa non deve essere
ricercata nel fatto che essa sia una libert privilegiata, ma in ragione dordine storico e
recenti. Infatti la libert religiosa stata una delle prime libert ad essere rivendicata come
diritto nei confronti dello Stato. Una volta escluso che la libert religiosa sia una libert
privilegiata in sede costituzionale, adesso dobbiamo vedere se essa non lo sia in sede di
legislazione ordinaria: in questo caso vengono subito a mente le agevolazioni finanziarie
nei confronti delle confessioni religiose. Ma quando queste vengono erogate in maniera
prominente a favore di una confessione di maggioranza, si finisce con lalterare la
posizione di uguaglianza che dovrebbero avere tutte le confessioni. Questa disparit di
trattamento non completamente giustificabile con il fatto che le confessioni di
maggioranza debbano essere favorite in quanto contano un maggior numero di fedeli. Lo
Stato, da parte sua, dovrebbe mantenere una posizione imparziale: dovrebbe dare a tutti in
maniera giusta e non solo secondo il criterio proporzionale, per concedere un minimo di
risorse anche alle confessioni religiose di minoranza.
Senza ombra di dubbio, la LIBERT RELIGIOSA un diritto pubblico soggettivo che i singoli e
le formazioni sociali possono far valere nei confronti dello Stato. Ma non dobbiamo
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dimenticare che essa anche un DIRITTO SOGGETTIVO VALIDO ED EFFICACE NEI RAPPORTI TRA
PRIVATI. Il nostro ordinamento offre gli strumenti adatti per far valere tale diritto nei casi
in cui esso venga messo in discussione. Allinterno del DIRITTO DI FAMIGLIA, lart. 147 c.c.
del 1942 imponeva ai genitori da impartire ai propri figli una educazione e una istruzione
conformi ai principi della morale; ma questa norma stata sostituita dallart. 29 della
legge n. 151 del 19 Maggio 1975, il quale impone ad entrambi i coniugi di mantenere,
educare ed istruire la prole tenendo conto delle capacit, dellinclinazione naturale e delle
ispirazioni dei propri figli. Anche se in nessuna delle due norme si parla di educazione in
materia religiosa, chiaro che i genitori sono liberi di educare i propri figli a questa o a
quella religione o allateismo: per questo soltanto un avviamento, in quanto i figli
hanno la massima libert di scegliere la religione da professare anche prima del
compimento del 18 anno di vita. Per quanto riguarda linfluenza che un coniuge pu
esercitare nellEDUCAZIONE RELIGIOSA DEI PROPRI FIGLI, non sorge alcun problema quando i
genitori seguono lo stesso orientamento religioso; quando invece appartengono a religioni
diverse o vi erano dei mutamenti nellambito della vita coniugale, era il padre che
decideva (ci che avveniva anche per altre decisioni). Ma tale situazione era in contrasto
con i principi contenuti allinterno degli art. 29 e 30 Cost., i quali pongono i genitori sullo
stesso piano in merito alla potest sulla prole. Oggi, a norma dellart. 316 c.c., sappiamo
che entrambi i genitori possono influire sulleducazione religiosa dei figli in uguale
maniera: nel caso in cui i genitori siano separati e in disaccordo sulla scelta religiosa da
presentare ai propri figli, allora ci si rivolge al tribunale per i minorenni.
Anche FRA I CONIUGI vige il diritto di libert religiosa nel senso che entrambi sono liberi di
professare la propria religione, di non credere, di cercare di influire in modo lecito
sullaltro coniuge per convertirlo alla propria religione o per allontanarlo alla miscredenza:
chiaramente deve sempre vigere il principio del rispetto delle idee dellaltro coniuge,
senza mai sfociare nel fanatismo religioso.
La libert religiosa potrebbe trovare dei limiti nellAMBITO SUCCESSORIO. Se consideriamo
gli atti di ultima volont in cui il de cuius obblighi il beneficiario delleredit a tenere un
comportamento religioso, la validit di tale atto dubbia; infatti, nel caso in cui il testatore,
con quelle disposizioni, cercasse di far compiere al beneficiario un atto contrario alle
proprie convinzioni, gli atti non sono validi; invece, nel caso in cui tali disposizioni siano
poste in favore del beneficiario, tale condizione sarebbe lecita.
Un altro settore in cui in cui la libert religiosa pu incontrare delle limitazioni quello dei
RAPPORTI DI LAVORO. Esistono delle norme che hanno tolto ogni dubbio circa lilliceit delle
discriminazioni religiose e della limitazione della libert religiosa nel rapporto di lavoro
subordinato: gli atti e gli accordi diretti a subordinare loccupazione, il licenziamento, i
trasferimenti e via discorrendo di un lavoratore in base alla sua appartenenza religiosa o
alla sua attivit in materia religiosa SONO DICHIARATI NULLI.
Ci vale anche per il rapporto di pubblico impiego.
Per quanto riguarda quelle norme che escludono la possibilit ad alcune persone di poter
svolgere determinate professioni o alcune funzioni pubbliche, queste non violano la libert
religiosa di costoro in quanto esse sono poste in essere non per fissare una incapacit, ma
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per stabilire una incompatibilit tra due uffici diversi. Totalmente diverso il caso di un
ente confessionale che richieda ai propri dipendenti di appartenere ad una determinata
confessione religiosa: infatti loro hanno il potere di assumere o licenziare un proprio
dipendente a seconda della religione da questultimo professata, poich qui entra in ballo
lautonomia e la libert dellorganizzazione stessa.
Come abbiamo potuto vedere, hanno particolare importanza per il fenomeno religioso gli
art. 3 e 8, comma 1 della Costituzione. Lart. 3 Cost. dichiara al 1 comma la PARI DIGNIT
SOCIALE E LUGUAGLIANZA DAVANTI ALLA LEGGE SENZA DISTINZIONE DI RELIGIONE; al 2
comma attribuisce alla Repubblica il compito di RIMUOVERE GLI OSTACOLI DI ORDINE
ECONOMICO E SOCIALE CHE, LIMITANDO DI FATTO LA LIBERT E LUGUAGLIANZA DEI CITTADINI,
IMPEDISCONO IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA E LEFFETTIVA PARTECIPAZIONE DI
TUTTI I LAVORATORI ALLORGANIZZAZIONE POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE.
Quindi, in base a questo articolo, il legislatore non pu far nascere criteri di
discriminazione per quelle caratteristiche qui elencate (sesso, razza, lingua, religione, ecc.).
Il 1 comma dellart. 8 Cost. afferma che TUTTE LE CONFESSIONI RELIGIOSE SONO
UGUALMENTE LIBERE DAVANTI ALLA LEGGE: dunque questa norma concerne il tema della
libert religiosa in maniera preminente e si prefigge di assicurare a tutte le confessioni
religiose la stessa misura di libert tanto per lorganizzazione, quanto per il culto, la
propaganda e cos via. Inoltre, questa norma fa scaturire lillegittimit costituzionale di
tutte quelle norme di legge che vanno a limitare le libert garantite dalla Costituzione.
Il fatto che la Costituzione conceda la stessa ed uguale libert a tutte le confessioni
religiose, lascia LIBERO il legislatore DI TRATTARE CON LE VARIE CONFESSIONI A SECONDA
DELLE NECESSIT E DELLE OPPORTUNIT. Infatti la Costituzione riconosce luguaglianza delle
varie confessioni religiose sotto il profilo della libert e non del trattamento cui possono
essere fatte oggetto; tant vero che la stessa Costituzione, riconoscendo limportanza
primaria della Chiesa cattolica allinterno del nostro Paese e prevedendo di regolare i
rapporti con questultima in maniera differente da quelli previsti per le altre confessioni,
mostra di considerare in modo differente i vari fenomeni sociali. Anche qui prevale la tesi
che ingiusto trattare in modo eguale casi diversi, e in modo diverso casi eguali.
Se consideriamo la libert religiosa come DIRITTO SOGGETTIVO INDIVIDUALE, sembra
evidente che la Costituzione conceda a tutti gli uomini (cittadini, stranieri e apolidi) la
possibilit di poter professare la propria confessione religiosa in maniera individuale ed
associata, di esercitarne il culto privato e pubblico, di propagandarla, di esprimere con
ogni mezzo il proprio pensiero religioso (art. 21 Cost.), di potersi riunire con altri
individui a scopo di religione o di culto (art. 17 Cost.) e di poter fondare associazioni con
fini di religione o di culto e di aderire a quelle gi esistenti. In questo senso, il contenuto
essenziale della libert religiosa quello di assicurare allindividuo la possibilit di
esprimere la propria personalit religiosa in molteplici direzioni: dal soddisfacimento dei
bisogni del proprio spirito (atti di culto) , al bisogno di comunicare le proprie idee ad altri
individui (propaganda) e via discorrendo.
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La libert principale che discende dalla libert religiosa la LIBERT DI COSCIENZA, ossia
della libera e personale posizione che lindividuo assume di fronte al problema dellessere e
dellesistere (sotto laspetto politico, etico, religioso, ecc.). Il significato della parola
coscienza pu cambiare a seconda di come lo si vuole interpretare: la coscienza
consapevolezza di s e di ci che avviene intorno a s, ma anche consapevolezza del
valore morale delle proprie azioni. Ad ogni modo, solo recentemente si arrivati alla
conclusione che prima ancora di garantire la manifestazione esterna della propria
coscienza religiosa o areligiosa, lo Stato dovrebbe assicurare la libera e indipendente
formazione della stessa: perci lo Stato dovrebbe eliminare i fattori che pregiudicano una
formazione indipendente della propria coscienza religiosa come i miti di massa, la
manipolazione delle idee, i privilegi a favore di certe confessioni religiose che sfavoriscono
una formazione ateistica.
Lordinamento italiano, per, non sembra garantire un diritto alla formazione della
coscienza che possa sopraffare il diritto ad esprimere il proprio pensiero e di ricevere la
comunicazione del pensiero altrui. In realt, questi diritti coincidono tra di loro: quindi,
compito dello Stato sar di evitare condizionamenti derivanti dallambiente (pensiamo ai
servizi scolastici o ai mezzi di comunicazione), senza per creare un ambiente sterile. Ma
sappiamo che la legge tutela la libert di formazione della coscienza nei confronti di
elementi perturbatori quali lincapacit, lerrore, il dolo o la colpa e non nei confronti dei
condizionamenti ambientali, culturali o altri (pensiamo al diritto di voto).
Da ci detto fino ad ora, si deduce che risulta essere di particolare importanza il problema
dellATEISMO, ossia la possibilit da parte dellindividuo di non aderire ad alcun credo
religioso (come garantito dallart. 19 Cost.). La decisione di assumere una posizione
religiosa, areligiosa o irreligiosa da parte di un individuo non deve mai essere causa di
discriminazioni nellambito del diritto comune, della capacit civile o politica, o in ogni
altro settore della vita sociale. Lateismo attivo protetto dagli art. 19 e 21 Cost.: tant
vero che esistono delle organizzazioni atee. La posizione di tali organizzazioni alquanto
ambigua: infatti, non essendo organizzazioni religiose, esse non dovrebbero godere del
regime previsto per le confessioni religiose; ma, poich svolgono unazione in materia
religiosa, sembrerebbero rientranti in tale regime.
Si pu perci affermare che la Costituzione garantisce la libert di seguire la religione
che si voglia o di non seguire alcuna religione o di avere una visione del tutto laica e
immanentista del mondo e della vita.
Infine dobbiamo ricordare che lateismo pu trovare lequiparazione (in campo giuridico)
alle altre confessioni religiose solo in uno Stato separatista (es.: USA): invece, il nostro
Stato non risulta tale, in quanto la Costituzione prevede di intrattenere rapporti
concordatari con le varie confessioni religiose. Ad ogni modo, lo Stato ha sempre la facolt
di agevolare con apposite norme la posizione di tali gruppi.
La FACOLT DI PROFESSARE LA FEDE RELIGIOSA comporta la libert di dichiarare
lappartenenza a questa, quella o nessuna confessione senza che da ci ne scaturisca
alcuna conseguenza. La libera professione della fede religiosa comporta il diritto ad
aderire liberamente ad una confessione religiosa: perci la decisione di appartenere o
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meno ad una determinata confessione del tutto libera, e le norme della confessione
religiosa non potrebbero mai obbligare nessuno ad appartenervi. Questa precisazione
una conseguenza della dichiarazione di illegittimit da parte della Corte Costituzionale
sulla norma che prevedeva lappartenenza di diritto alla Comunit israelitica di tutti gli
israeliti che hanno residenza nel territorio di essa.
Adesso dobbiamo capire se la facolt di professare lappartenenza a questa, quella o
nessuna confessione religiosa implica lobbligo da parte dello Stato di disinteressarsi della
religione professata dal singolo individuo; ci renderebbe illegittima ogni tipo di indagine
per conoscere la religione professata dallindividuo. In questo caso entriamo nellambito
della cos detta TUTELA DELLA PRIVACY. Lo Stato, conformandosi alla Convenzione di
Strasburgo del 1981, ha opportunamente disciplinato il trattamento dei dati di carattere
personale; lart. 22 della legge n. 675 del 31 Dicembre del 1996 stabilisce che le
convinzioni religiose, nonch lappartenenza ad associazioni od organizzazioni a carattere
religioso, possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso scritto dellinteressato
e previa autorizzazione del Garante.
Per quanto riguarda lo Stato, lart. 5 del progetto di riforma del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza impone il divieto di poter schedare i cittadini in base alla loro fede
religiosa: ma questo non significa che non possano essere raccolte informazioni con altri
sistemi. Molto diffuse risultano essere le indagini a fine statistico: in questo modo si viene
a formare una specie di ANAGRAFE RELIGIOSA basata su dichiarazioni date liberamente
dai cittadini maggiorenni. Chiaramente non si pu essere totalmente certi delle
affermazioni rese, ed anche per questo bisogna essere molto calmi nel considerare i
risultati dei dati raccolti. Invece, si pu essere molto pi certi delle DICHIARAZIONI
IMPLICITE DI FEDE RELIGIOSA. Con lAccordo stipulato il 15 Novembre del 1984 si previsto
che ogni cittadino avrebbe la possibilit di destinare una parte della quota del gettito
dellIRPEF (l8 per mille) a favore di quelle confessioni religiose che hanno stipulato Intese
con lo Stato (inclusa la Chiesa cattolica): in questo modo si pu sapere qual la religione
professata dallindividuo senza procedere a schedatura (vietata dalla Costituzione) poich
tale dichiarazione facoltativa e volontaria, ed inoltre la decisione di destinare parte dei
propri contributi ad una determinata confessione religiosa non implica obbligatoriamente
che quella scelta sia la confessione professata.
Fino al 1985, cio fino a quando rimasto in vigore il Concordato del 1929, il SISTEMA
DELLISTRUZIONE RELIGIOSA nelle scuole pubbliche ha avuto una impronta confessionistica
(chiaramente orientata verso linsegnamento cattolico): i non cattolici e i non credenti
potevano ottenere per i propri figli la dispensa allinsegnamento religioso. Ma questo
sistema risultava chiaramente in contrasto con i principi contenuti negli art. 3, 8, 19 e 21
della Costituzione in quanto linsegnamento della religione cattolica era obbligatorio e chi
chiedeva la dispensa si autodiscriminava.
Con lentrata in vigore dellAccordo del 18 Febbraio 1984, il sistema stato cambiato.
Secondo tale Accordo, lo Stato continuer ad assicurare linsegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie, riconoscendo il valore della cultura
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religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio
storico del patrimonio italiano. Quindi, adesso la religione cattolica non considerata
come religione dello Stato, ma come valore culturale: il suo insegnamento non
obbligatorio ma facoltativo, tant che al momento delliscrizione gli studenti o i loro
genitori devono decidere se avvalersi o meno di tale insegnamento.
In linea di principio, il nuovo sistema sembra conforme alle norme che garantiscono la
libert religiosa, in quanto stata eliminata l'obbligatoriet dell'insegnamento: ma essa
non risulta esente da problemi. Quello pi frequente riguarda il programma scolastico
della materia religiosa: infatti, secondo alcuni ci sarebbe bisogno di una riforma dei
programmi per offrire un panorama esauriente di tutte le credenze (sia religiose che
areligiose) e dellateismo.
Nel nostro ordinamento processuale, le norme che prevedono il GIURAMENTO DEI
TESTIMONI imponevano di dire la verit essendo consapevoli della responsabilit della loro
testimonianza davanti a Dio. Questo violava la libert religiosa degli atei, poich giurando
con quella formula erano obbligati a dichiarare di credere nellesistenza di un essere
superiore. Per questo motivo, nel 1960 la Corte Costituzionale ha dichiarato lillegittimit
della formula del giuramento nella parte in cui si richiamava la responsabilit del
dichiarante davanti a Dio. Con lentrata in vigore della nuova disciplina del PROCESSO
PENALE questo problema stato completamente superato, in quanto questo nuovo sistema
non prevede pi che i testimoni prestino un giuramento; il giudice, una volta avvertito il
dichiarante dei rischi che potrebbe incorrere dichiarando il falso o adottando una
posizione reticente, lo invita a rendere una dichiarazione in cui il testimone si impegna a
dire tutta la verit e a non nascondere nessun avvenimento. Nel processo civile, per,
continuavano ad esistere questi problemi perch il giuramento dei testimoni era sempre
previsto. Sennonch la Corte Costituzionale ha ritenuto irragionevole il diverso
trattamento riservato ai testimoni nel processo civile e in quello penale e ha dichiarato
illegittimo lart. 251 del c.p.c. (che prevedeva il giuramento): cos il giudice istruttore deve
invitare il dichiarante a lasciare una dichiarazione dove si impegna a dire la verit e a non
nascondere alcun fatto.
La PROFESSIONE DI FEDE DEL GRUPPO SOCIALE comporta (per il gruppo) il diritto sia di
affermare i propri principi, sia di manifestare la propria adesione ai gruppi che accettino lo
stesso credo, sia di distinguersi da quelli che accettino principi religiosi in tutto o in parte
diversi: in poche parole, viene affermato il DIRITTO ALLA PROPRIA IDENTIT. Questo una
manifestazione essenziale dellautonomia del gruppo sociale totalmente garantito dagli
art. 7 e 8, 2 e 3 comma Cost., i quali rendono inammissibile qualsiasi interferenza sui
principi professati dal gruppo. Siccome la Costituzione non dice esplicitamente quali sono
quei principi che possono far parte della professione di fede, compito delloperatore
giuridico quello di tener conto del sentir comune, condizionato dalla cultura e dalle
tradizioni. Pensiamo al nostro Paese: data linfluenza del cristianesimo, per fede religiosa
si intende la fede in un essere perfetto e soprannaturale che voglia il bene degli uomini. I
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PRINCIPI RELIGIOSI NON INCONTRANO LIMITI nella nostra Costituzione: n quello dellordine
pubblico, n quello del buon costume (che viene richiesto per lesecuzione dei riti, ma non
per i principi).
Per quanto riguarda lOBIEZIONE DI COSCIENZA, questo un problema che rientra
nellambito del compimento di quei doveri che sono imposti dallordinamento. Anche se
un individuo segue i principi di una determinata confessione religiosa i quali escludono
determinati comportamenti dei propri aderenti, se tali comportamenti sono imposti dalla
legge nessuno pu sottrarsi. Tuttavia, il diritto di libert religiosa (intesa come diritto di
seguire i dettami della propria coscienza) si espande tutte le volte in cui lordinamento,
pur imponendo un obbligo, prevede che il singolo possa esserne esonerato (con clausole di
salvaguardia pi o meno ampie). La legge n. 772 del 15 Dicembre 1972 ha riconosciuto
lobiezione di coscienza degli obbligati alla leva militare che dichiarino di essere contrari
alluso personale delle armi per motivi di coscienza; conseguentemente, la legge n. 958
del 24 Dicembre 1986 ha parificato il servizio civile sostitutivo al servizio militare, poich
si tratta di due modi analoghi di adempiere al dovere di difendere la patria.
Ogni confessione religiosa ha i suoi GIORNI FESTIVI. Per la Chiesa cattolica e altre
confessioni cristiane il giorno festivo il giorno del Signore, ossia la domenica, insieme ad
altre festivit (fisse e mobili); per gli ebrei ed alcune confessioni cristiane il giorno festivo
il sabato; per i musulmani il venerd. IL RISPETTO DEI GIORNI FESTIVI UN OBBLIGO DI
COSCIENZA DEI CREDENTI. Con lAccordo del 1984 fra lItalia e la Santa Sede, sono stati
riconosciuti come giorni festivi tutte le domeniche e le altre festivit religiose determinate
dintesa tra le parti. In quanto, ipoteticamente, le festivit religiose riguardano tutti i
cittadini, queste vanno a formare il calendario comune. Ma la stessa cosa accade per le
confessioni religiose diverse da quella cattolica: per questo motivo la materia dei giorni
festivi stata disciplinata (mediante Intese) con delle variazioni rispetto alle previsioni
della Chiesa cattolica. Questa situazione ha portato al riconoscimento di alcune festivit
che prima non erano contemplate.
LESERCIZIO DEL CULTO in privato e in pubblico pienamente garantito dallart. 19 Cost.:
ma mentre lesercizio in privato non d luogo a problemi, lesercizio in pubblico pu
crearne qualcuno. LESERCIZIO IN PUBBLICO DEL CULTO comporta lapertura di luoghi
destinati a tale scopo (chiese, moschee, sinagoghe, ecc.) e lesercizio del diritto di riunione
garantito dallart. 17 Cost. lapertura dei luoghi di culto un problema molto delicato che
riguarda luguale misura di libert garantita a tutte le confessioni dal 1 comma dellart. 8
Cost.. Invece, anni addietro, le confessioni di minoranza non avevano un vero e proprio
diritto ad aprire templi: loro dovevano chiedere il permesso allautorit governativa e, una
volta ottenuta questa, potevano professare la loro religione solo in presenza di un ministro
del culto approvato; in caso di mancanza del ministro del culto, si doveva avvertire la
polizia (come avviene per tutte le riunioni). Ancora: nel caso in cui lo svolgimento delle
riunioni delle confessioni di minoranza avveniva fuori da un edificio di culto autorizzato
dal governo, spettava alla polizia locale decidere di fermarle nei casi in cui si andava
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contro la legge (ordine pubblico, moralit, sanit pubblica). Inizialmente, questo modo di
vedere le cose non mut con lentrata in vigore della Costituzione (tant che non si
ritenevano applicabili gli art. 17 e 19); alla sostanziale disapplicazione delle norme
costituzionali reag con vigore gran parte della giurisprudenza. Questa ritenne che le
norme dellart. 17 e dellart. 19 Cost., essendo precettive, avessero abrogato le norme
precedenti che limitavano la libert di culto: perci non vi era nessuna ragione per non
utilizzare tali norme. Comunque, dobbiamo ricordare che solo con lentrata in funzione
della Corte Costituzionale ha avuto una concreta realizzazione la libert dei non cattolici
di aprire uffici al culto pubblico e di tenere riunioni in luogo aperto al pubblico. Per, in
questo campo, esistono ancora delle disparit di trattamento tra confessione cattolica e
confessioni di minoranza: lart. 831 del c.c. tutela con il vincolo dellindisponibilit gli
edifici destinati allesercizio pubblico del culto, ma solo per il culto cattolico. Altri
problemi che si presentano allapertura di nuovi luoghi di culto per le confessioni di
minoranza vengono creati dalle norme in materia urbanistica ed edilizia: infatti, per la
costruzione di tali edifici o per la destinazione a luogo di culto di un edificio gi esistente,
bisogna ottenere la prescritta concessione del sindaco. Il compito delle autorit comunali
quello di soddisfare le esigenze delle confessioni di minoranza al pari di quelle della
Chiesa cattolica.
Come abbiamo gi visto, stata la Costituzione ad eliminare lavversione nei confronti
delle minoranze religiose imponendo la libert e luguaglianza giuridica di esse. Unico
LIMITE presente nella Carta che le attivit svolte dalle confessioni religiose non siano
contrarie al BUON COSTUME. Invece non costituiscono un limite per lesercizio dei riti di
culto n il cos detto ordine pubblico, n tanto meno possono essere sottoposti a
controllo i principi professati dalle varie confessioni: quindi, lunico limite che questi
ultimi devono essere conformi al buon costume.
Il limite del buon costume appare pi teorico che pratico, in quanto nel nostro Paese non
ci sono mai state formazioni confessionali che compiono atti contrari a tale limite. Anche
se la confessione religiosa predicasse il compimento di azioni contrarie al buon costume,
senza per effettuare riti di iniziazione di tali pratiche e senza esigere obbligatoriamente
lapplicazione di tali azioni dai loro aderenti, essa completamente libera di farlo a norma
dellart. 19 Cost.. Solo se queste azioni fossero compiute in un luogo pubblico, allora
scatterebbe lintervento della forza pubblica per impedire tali azioni. Il limite del buon
costume non comporta controlli preventivi: la Corte Costituzionale ha escluso che la
polizia possa vietare, in via preventiva, riti religiosi contrari al buon costume. Solo dopo
che si verificata una prima trasgressione a questo limite ci potr essere lintervento
dellautorit di polizia, con il conseguente divieto a non ripetere quelle determinate azioni:
ma, prima di quel momento, il controllo preventivo non potr essere esercitato.
Per ci che riguarda le ASSOCIAZIONI A CARATTERE RELIGIOSO possiamo affermare che esse
sono protette e disciplinate dallart. 18 Cost.: questo significa che per la loro formazione o
per ladesione ad esse non c bisogno di alcun provvedimento autorizzativo da parte
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dello Stato. Per, questo significa anche che lo Stato possa informarsi sulle attivit di
questa associazione per assicurarsi che non si tratti di unassociazione segreta (cio vietata
dalla Costituzione). Essendo delle associazioni lecite, lo Stato non pu permettersi di
interferire nelle decisioni prese da questi; se avvenisse ci, lo Stato violerebbe lart. 19
Cost. interferendo sulla libert della associazione.
Possono aversi delle controversie quando vengono create nuove associazioni senza che vi
sia alcun controllo preventivo da parte dello Stato; una potrebbe riguardare la
denominazione che una nuova associazione intende darsi. Infatti, nel caso in cui questa
nuova associazione avesse la pretesa di collegarsi con unaltra confessione religiosa e i
rappresentanti di questa confessione fossero contrari, la nuova associazione non potrebbe
denominarsi in quel modo. Ci avviene perch lart. 19, oltre a garantire la possibilit di
creare nuove associazioni, garantisce anche lidentit delle associazioni preesistenti. Il
problema del rapporto tra organizzazione preesistente e associazione nuova (in particolar
modo se dissidente) avviene molto spesso in materia religiosa. Questo il cos detto
fenomeno della DISSIDENZA che non mira alla creazione di nuovi organismi confessionali,
ma cerca di operare allinterno di una confessione religiosa con lintento di riformarla.
Anche la LIBERT DI PROPAGANDA E DI PROSELITISMO garantita a tutti dallart. 19 Cost.;
tuttavia dobbiamo distinguere tra il regime riservato alla Chiesa cattolica e quello
riservato alle altre minoranze religiose. Senza dubbio, la religione cattolica ha usufruito
tantissimo di questo diritto sia prima dellavvento della Costituzione (in base al
Concordato del Laterano), sia dopo la stipulazione dellAccordo del 18 Febbraio 1984.
Qui, lart. 2 garantisce ai cattolici e alle loro organizzazioni la libert di manifestare il
proprio pensiero con ogni mezzo.
Le minoranze religiose, invece, non sempre hanno potuto esercitare il diritto di
propaganda. Questo fenomeno era facilmente rilevabile prima dellentrata in vigore della
Costituzione; ma anche dopo, la diversit di trattamento tra Chiesa cattolica e confessioni
di minoranza rimasta evidente. Pensiamo al fatto che vige ancora oggi lart. 402 c.p. che
punisce per vilipendio della religione cattolica colui che neghi drasticamente (e senza
motivazione) i dogmi affermati dalla Chiesa e i suoi riti. In base a tale norma, gli
appartenenti alle confessioni di minoranza non possono criticare immotivatamente la
Chiesa cattolica e non possono usare quegli slogan che rappresentano il modo pi
semplice comune di fare propaganda. Non solo: la giurisprudenza ha riconosciuto il
diritto di poter criticare la religione cattolica solo a seguito di studi condotti con seriet e
preparazione. Questo significa che solo i teologi sono liberi di poter criticare i principi
della Chiesa cattolica: ma questo stato di cose contrasta con le disposizioni contenute
nellart. 19 Cost., il quale d a tutti la libert di poter propagandare (e quindi di poter
criticare la Chiesa cattolica).
Unaltra libert molto importante a favore delle confessioni religiose la LIBERT DI
CORRISPONDENZA, garantita dallart. 15 Cost.: cio la libert di comunicare con i proprio
fedeli e con i terzi, anche per ci che sia ritenuto necessario al fine del governo del gruppo
sociale. Questa libert comprende anche la facolt di poter pubblicare atti o
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provvedimenti; perci, essendo questa una libera manifestazione del proprio pensiero,
essa garantita anche dallart. 21 Cost.. Quando un atto di governo di una determinata
comunit confessionale viene pubblicato, suscettibile di essere valutato dallordinamento
statuale come libera manifestazione del pensiero; latto avr contenuto lecito se esso non
contrasti con i valori garantiti dalla Costituzione; avr contenuto illecito nel momento in
cui esso provochi un contrasto con questi valori.
Infine ricordiamo che si ha DIFETTO DI GIURISDIZIONE DELLO STATO quando lo Stato non
pu intervenire nelle decisioni deliberate allinterno di una determinata associazione
(pensiamo allallontanamento di un individuo).
Per quanto riguarda la TUTELA PENALE DELLA LIBERT RELIGIOSA, ricordiamo che il codice
penale del 1930 puniva i delitti contro la religione dello Stato e i culti ammessi: i delitti non
erano visti come delitti contro la libert religiosa, ma come offese arrecate al SENTIMENTO
RELIGIOSO. Oggigiorno non possiamo negare che le norme penali, oltre a proteggere il
sentimento religioso, attuano una garanzia pi completa della libert religiosa. Tale
libert, accanto alla libert di voto, una delle poche ad essere tutelata con norme penali
specifiche: infatti, tutte le altre libert sono tutelate da norme penali generali. Esclusa
lammissibilit di qualsiasi norma penale che miri a garantire dalle offese questa o quella
ideologia religiosa, la tutela penale specifica della libert da noi considerata non d luogo
a problemi di legittimit costituzionale, dove sia rispettata luguaglianza di tutte le
confessioni e di tutti i cittadini.
Il fatto che in Italia esistano delle norme penali speciali a tutela della libert religiosa,
rendono ancora pi evidente che il nostro Stato non pu essere considerato separatista,
ma tanto meno pu essere considerato confessionista: per questo molti hanno osservato
che lo Stato occupi una posizione neo-giurisdizionalista.
Comunque, gli articoli 402-406 c.p. sono stati messi in crisi dal Protocollo addizionale
allAccordo del 1984, il quale ha dichiarato non pi in vigore il principio secondo cui la
religione cattolica fosse la religione dello Stato. A rigor di logica, questa affermazione
dovrebbe comportare il venir meno della tutela dal vilipendio prevista dallart. 402 c.p. a
favore dei principi dogmatici di tale religione, in quanto religione dello Stato: se non vi
pi una religione di Stato, viene a mancare loggetto del reato delineato nellart. 402 c.p.
visto sopra.
La CORTE COSTITUZIONALE, dopo la stipulazione del Protocollo addizionale, ha ammesso
che venuto meno il significato originario dellespressione religione dello Stato in
quanto tale espressione, allinterno dellart. 724 c.p. avrebbe assunto il diverso significato
di religione cattolica. La CORTE DI CASSAZIONE, invece, ritiene lart. 724 c.p. ancora in
vigore perch tutela il sentimento religioso dei cattolici, i quali costituiscono la
maggioranza dei cittadini dello Stato. Qui scatta una dura critica: se la legge deve curare la
difesa dei sentimenti in materia di religione, poich tutte le confessioni godono di
unuguale misura di libert (art. 8 Cost.) e i singoli di una misura paritaria di libert
religiosa (art. 19 Cost.), anche i sentimenti religiosi di tutti devono essere ugualmente
tutelati in sede penale. Limitando tale tutela solo ai cittadini appartenenti alla confessione
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di maggioranza, gli appartenenti alle confessioni di minoranza non godono della libert
religiosa nella stessa misura.
Conseguentemente, la Corte Costituzionale ritornata a valutare lart. 724 c.p. e ne ha
dichiarato lillegittimit costituzionale; inoltre ne ha manipolato la formula, eliminando le
parole o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato. La prima parte della
formula, invece, rimasta in vigore perch la punizione della bestemmia contro la
Divinit in genere protegge tutti i credenti e tutte le confessioni religiose (senza
distinzioni o discriminazioni) dalle espressioni oltraggiose.
La necessit di tutelare paritariamente tutte le manifestazioni del sentimento religioso
stata ribadita nella legge n. 101 del 1989. Essa assicura in sede penale la parit di tutela
del sentimento religioso e dei diritti di libert religiosa, senza discriminazioni tra cittadini
e tra culti; infine ricordiamo che questa legge deve essere applicata quando si tratta di
interpretare gli art. 402-406 e 724 c.p..
Come abbiamo gi potuto osservare in precedenza, di rilevante importanza per il diritto
alla libert religiosa risulta essere lart. 20 Cost.: IL CARATTERE ECCLESIASTICO E IL FINE DI
RELIGIONE O DI CULTO DUNA ASSOCIAZIONE OD ISTITUZIONE NON POSSONO ESSERE CAUSA DI
SPECIALI LIMITAZIONI LEGISLATIVE, N DI SPECIALI GRAVAMI FISCALI PER LA SUA COSTITUZIONE,
CAPACIT GIURIDICA ED OGNI FORMA DI ATTIVIT. Con tale disposizione, la Costituzione ha
voluto garantire la facolt dei singoli e delle confessioni religiose di dare vita ad ENTI
ESPONENZIALI: cio ad associazioni ed istituzioni aventi carattere ecclesiastico e fine di
religione o di culto. Questi enti non devono essere discriminati dal legislatore rispetto ad
associazioni di diritto comune. Lesistenza di tale norma sta a significare che la legge
potrebbe attribuire a tali enti una posizione simile a quella degli enti pubblici, e che le
norme dettate per questi possano essere applicabili anche agli enti ecclesiastici (sempre
che non ne derivino limitazioni). La disposizione, come detto, tutela ASSOCIAZIONI ED
ISTITUZIONI AVENTI CARATTERE ECCLESIASTICO E FINE DI RELIGIONE O CULTO; secondo
la dottrina, questa garanzia riguarda tutti gli enti che sono generati dalle confessioni
religiose. Inizialmente, con carattere ecclesiastico si intendevano solo gli enti della
Chiesa cattolica, mentre adesso sono compresi anche tutti quegli enti che appartengono ad
una Chiesa (anche diversa da quella cattolica).
Lart. 20 Cost. tutela tutti gli enti con fine di religione o di culto, sia che abbiano o che non
abbiano ottenuto il riconoscimento della personalit giuridica: non pensabile che essa
tuteli solo gli enti riconosciuti, anche perch tale norma protegge e garantisce anche il
momento di formazione dellorganismo e dellacquisto della personalit giuridica. Uno
degli effetti provocati ad questo articolo il RICONOSCIMENTO DELLA PERSONALIT
GIURIDICA AGLI ENTI DELLA CHIESA CATTOLICA. Le disposizioni concordatarie del 1929
avrebbero ammesso il riconoscimento della personalit giuridica solo degli enti
ecclesiastici esplicitamente previsti dalla legislazione del Concordato; invece, con
lavvento della Costituzione, stato consentito allautorit governativa di attribuire la
personalit giuridica di diritto comune agli enti ecclesiastici che non avessero i requisiti
per ottenere il riconoscimento ai sensi della legislazione di origine concordataria.
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Concludendo, sottolineiamo che lart. 20 Cost. esclude che il legislatore ordinario possa
approvare leggi che privino gli enti ecclesiastici (o con fine di religione o culto) della
personalit.
Limportanza dellart. 20 Cost. risulta anche quando prendiamo in esame
lAMMINISTRAZIONE DEGLI ENTI ECCLESIASTICI O CON FINE DI RELIGIONE O CULTO: in
particolare, esso influisce sulla misura di libert religiosa di cui queste possono godere e
disporre. Anche dopo lAccordo del 18 Febbraio 1984 fra lItalia e la Santa Sede, rimase
intatto il controllo statale sugli acquisti degli enti (per i quali si applicavano le leggi civili
relative alle persone giuridiche); ma, quando furono avviate le riforme
nellamministrazione pubblica, tutte le norme sul controllo degli acquisti degli enti furono
abrogate. Questo valeva anche per gli enti ecclesiastici. Sempre per quanto riguarda gli
enti ecclesiastici, cessato il 1 Gennaio 1986 il controllo sugli atti eccedenti lordinaria
amministrazione previsto dalle disposizioni concordatarie.
Il DIVIETO DELLAPPROVAZIONE DI SPECIALI GRAVAMI FISCALI d luogo a due diversi
problemi: il primo riguarda il rapporto tra lart. 20 Cost. e le altre norme costituzionali
riguardanti la materia dei tributi; il secondo problema riguarda gli effetti giuridici del
divieto stesso.
Per quanto riguarda il PRIMO PROBLEMA, sembra esatta lopinione che considera la norma
in esame come lapplicazione del principio della capacit contributiva fissato dallart. 53
Cost.: quindi. la capacit contributiva di essi non influenzata dalla qualificazione o dai
fini confessionali. Invece, per quanto riguarda il SECONDO PROBLEMA, ricordiamo che la
norma considerata esclude la possibilit di introdurre un qualsiasi tributo speciale a carico
dei beni degli enti stessi: anche per questo lo Stato non pu introdurre dei gravami fiscali
per poi operare una ridistribuzione delle risorse tra gli enti di tutte le confessioni religiose.
La norma che stiamo considerando non impedisce che lo Stato possa attribuire efficacia
civile ad un tributo introdotto da unautorit religiosa agli appartenenti alla propria
confessione e agli ad essa collegata; in poche parole, le confessioni religiose sono libere di
conseguire un contributo finanziario dai propri aderenti e dagli enti ad esse collegati.
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CAPITOLOVII: LA SANTA SEDE E
LO STATO CITT DEL VATICANO
I rapporti tra lItalia e la Chiesa cattolica sono sempre stati a dir poco particolari: ci
perch nel territorio italiano vi il governo centrale della Chiesa, ossia la SANTA SEDE.
Lespressione Santa Sede ha due significati: in senso stretto, indica lufficio del Sommo
Pontefice; in senso lato, indica tutti gli uffici e gli istituti della Curia romana che
collaborano con il Papa.
Nellordinamento italiano, la Santa Sede un ente dotato di personalit giuridica anche
nel settore dei rapporti di diritto privato. La posizione della persona giuridica Santa
Sede nel diritto italiano simile a quella di un ente ecclesiastico: dico simile perch essa
occupa una posizione sui generis dovuta alla diversit della personalit giuridica in
questione. Da ci, deduciamo che la Santa Sede non tenuta agli adempimenti previsti
dalle norme sugli enti ecclesiastici.
Per quanto riguarda I RAPPORTI TRA LO STATO E LA SANTA SEDE, dobbiamo dire che sino
allet del Risorgimento non vi erano stati problemi che riguardassero Roma: questo
perch il Pontefice era contemporaneamente anche il sovrano temporale del luogo in cui
operava il governo centrale della Chiesa cattolica. Il problema sorse quando si stava per
raggiungere lunit dItalia, e precisamente tra il 1850 e il 1870. Gli eventi del Settembre
1870 congiunsero Roma allItalia: ma labbattimento dello Stato pontificio port alla cos
detta QUESTIONE ROMANA. Lo Stato cerc di risolvere il problema emanando una legge
unilaterale (legge n. 214 del 1871) che, come primo titolo, conteneva le prerogative del
Sommo Pontefice e della Santa Sede: la Chiesa, per, non accett questa soluzione.
Comunque, la LEGGE SULLE GUARENTIGIE PONTIFICIE (anche se osservata unilateralmente
dallo Stato) ha assicurato alla Santa Sede la piena libert di svolgere la sua missione fino al
7 Giugno 1929, data di nascita dello STATO CITT DEL VATICANO. In questi sessantanni di
perdita del potere temporale, la Chiesa si accorse che tale avvenimento fu provvidenziale:
difatti, con la liberazione da tale potere, la sua azione nel campo religioso aveva
guadagnato slancio anche fuori dal mondo cattolico. Probabilmente per questo che la
Santa Sede, per la soluzione della questione romana, non ha chiesto il ripristino di tale
sovranit territoriale; cio la Chiesa non voleva pi assumersi il peso di governare uno
Stato vero e proprio.
Le GARANZIE REALI riguardano lambito territoriale in cui si svolge il governo centrale della
Chiesa cattolica, in regime di assoluta immunit da qualsiasi controllo proveniente
dallesterno. La legge n. 214 del 1871 aveva stabilito che il Papa avrebbe continuato a
godere dei palazzi apostolici del Vaticano e del Laterano (con tutti i giardini, gli edifici e
terreni annessi), compresi i musei e la biblioteca. Proprio perch destinati al godimento del
Papa, questi beni erano collocati tra i beni del patrimonio indisponibile dello Stato.
Il Trattato del Laterano del 1929 per la creazione dello Stato Citt del Vaticano, riconobbe
alla Santa Sede la piena propriet e lassoluta potest e giurisdizione sovrana sul
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Vaticano. Quindi, da questo momento in poi, il governo italiano non poteva pi
interferire nelle decisioni prese allinterno dello Stato Citt del Vaticano: inoltre, il Trattato
ha stabilito il perimetro esterno della Citt Stato e ha tutelato lo spazio aereo sovrastante il
proprio territorio, vietando a qualsiasi aeromobile di poter trasvolare nei suoi cieli.
chiaro che ci sono delle DIFFERENZE tra il regime apportato dalla legge n. 214 del 1871 e
quello del Trattato del 1929. Nel primo caso, la Santa Sede aveva solo il godimento dei
palazzi apostolici e degli edifici ricordati: quindi non ne aveva la disponibilit, poich si
trattava di beni di propriet dello Stato. Dopo il Trattato, il Palazzo Vaticano con tutte le
sue pertinenze e i suoi accessori diventato piena propriet della Santa Sede (ente
sovrano su quel territorio).
Lo Stato Citt del Vaticano presenta alcune sostanziali differenze in confronto a tutti gli
altri Stati. In primo luogo lo SCV non stato creato per provvedere allorganizzazione
sociale dei suoi cittadini, ma per assicurare alla Santa Sede unindipendenza assoluta e per
garantire ad essa una sovranit indiscutibile nel campo internazionale. Quindi possiamo
affermare che lo SCV lo strumento per garantire alla Santa Sede la libert e
lindipendenza della missione religiosa. Infine, ricordiamo che lo SCV considerato
territorio neutrale ed inviolabile. Perci possiamo definire lo SCV come uno Stato
PATRIMONIALE, STRUMENTALE e NEUTRALE. Il regime vigente quello di uno Stato assoluto
in cui tutti i poteri spettano al sovrano, il quale li delega a funzionari da lui nominati e a
sua discrezione revocati.
Lo SCV, come ogni altro Stato, oltre ad una popolazione, presenta una sua organizzazione
e una sua normazione. Ci che interessa maggiormente la NORMAZIONE che fece la sua
comparsa con lemanazione di 6 leggi organiche da parte della Santa Sede. La prima di
queste leggi ha carattere fondamentale poich determina gli organi costituzionali dello
Stato, la sfera di competenza, la bandiera, lo stemma e il sigillo ufficiale dello Stato. La
seconda legge riguarda le fonti del diritto; la terza la cittadinanza e il soggiorno; la quarta
lordinamento amministrativo; la quinta lordinamento economico e la sesta lordine
pubblico.
Per quanto riguarda lORGANIZZAZIONE del SCV, abbiamo gi visto che il Capo dello Stato
il Papa: egli ha in mano tutti i poteri, e cio quello legislativo, esecutivo e giudiziario. In
caso di mancanza, tali poteri spettano al Collegio dei Cardinali. Gli organi amministrativi
sono: il Cardinale Segretario di Stato, il Governatore, il Consigliere generale dello Stato
e la Pontificia Commissione per lo SCV.
Il Trattato del Luterano ha provveduto a disciplinare i rapporti tra lItalia e lo SCV. Per
quanto riguarda il TERRITORIO, non poche problemi ha causato e causa tuttora la posizione
geografica dello SCV: cio, allinterno del territorio italiano. Questo problema di difficile
soluzione, tant vero che non si ancora trovato un accordo.
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Invece, per quanto riguarda i RAPPORTI GIUDIZIARI tra lItalia e lo SCV esistono determinate
norme a riguardo. Le sentenze pronunciate dai tribunali dello SCV potranno essere
eseguite secondo le norme del diritto internazionale. Invece, nellambito della
giurisdizione penale, la Santa Sede pu delegare allo Stato italiano la punizione dei delitti
commessi nel territorio dello SCV; ogni volta che la Santa Sede richiede allo Stato italiano
di procedere, i nostri giudici applicheranno il diritto penale italiano. Inoltre, prevista la
consegna allo Stato italiano delle persone imputate di fatti ritenuti delittuosi rifugiatesi
nello SCV.
Un problema particolare riguarda il regime di PIAZZA SAN PIETRO, che lunica parte del
perimetro vaticano che rimasta aperta al pubblico: per questo motivo, essa soggetta ai
poteri di polizia delle autorit italiane (siano ai piedi della scalinata della Basilica).
Quando limputato di un delitto commesso nella piazza sia stato catturato dagli agenti
italiani o sia stato a questi consegnato, si considera rifugiato nel territorio italiano: dunque
si proceder contro di lui senza la richiesta della Santa Sede.
La NOTIFICAZIONE DEGLI ATTI in materia civile (e commerciale) nei rapporti tra lo SCV e
lItalia regolata da una Convenzione con la Santa Sede. Tale convenzione prevede che,
per le notificazioni da effettuare nello SCV, occorre che linteressato faccia istanza al
Procuratore della Repubblica, il quale far domanda al promotore di giustizia del
Tribunale di prima istanza dello stesso SCV, che provveder a notificare latto. Per le
notificazioni da effettuare in Italia, i ruoli vengono invertiti.
La Convenzione di cui abbiamo parlato adesso risulta importante anche per un altro
motivo: infatti essa disciplina i casi in cui possono essere convenuti in giudizio in Italia la
Santa sede, lo SCV e il Papa. Nei casi in cui vengano citati il Papa o la Santa Sede, la
citazione deve avvenire in persona del Cardinale Segretario di Stato; se la citazione in
giudizio riguarda lo SCV, la citazione va fatta in persona del Governatore. Da questo
accordo si deduce che la Chiesa abbia rinunciato al PRIVILEGIO DEL FORO CIVILE, ossia
allimmunit giurisdizionale dei suoi soggetti nei riguardi dello Stato italiano.
Le altre GARANZIE REALI riconosciute dal Trattato del 1929 riguardano (oltre alla piena
propriet delle Basiliche patriarcali di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e
San Paolo, del Palazzo Pontificio e di Castel Gandolfo) il RICONOSCIMENTO a tali immobili
DELLE IMMUNIT previste dal diritto internazionale per le sedi degli agenti diplomatici. La
stessa garanzia vale anche per gli uffici della Santa Sede non ubicati nel territorio dello
SCV.
I fatti giuridicamente rilevanti (leciti o illeciti) che avvengono in tali edifici sono di
competenza dellautorit italiane. Chi nascesse in tali luoghi, nascerebbe in Italia; la
successione di chi abbia domicilio in tali edifici si apre in Italia; un reato commesso in
questi edifici, stato commesso in territorio italiano ed perseguito dalle leggi italiane.
Comunque, se confrontati con altri immobili, la garanzia riguarda lesclusione
dellassoggettamento a vincoli o a espropriazione per pubblico ufficio, e lesenzione da
tributi ordinari e straordinari.
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Oltre alle guarentigie reali, esistono anche le GUARENTIGIE PERSONALI. In primo luogo, esse
riguardano la figura del Papa. Egli, con labbattimento dello Stato pontificio, aveva
perduto la qualit di Capo dello Stato ed era divenuto un cittadino italiano in una
posizione particolarissima: cio, egli era un cittadino dotato delle prerogative e delle
garanzie di un sovrano (legge n. 214 del 1871). A questa situazione pose fine il Trattato
del Laterano del 1929, riconoscendo la sovranit della Santa Sede nel campo
internazionale. Lo stesso documento considera SACRA E INVIOLABILE LA PERSONA DEL
SOMMO PONTEFICE e ne parifica la tutela penale a quella del Presidente della Repubblica.
Qualificando la persona del Papa sacra e inviolabile, la legge ha prima di tutto escluso
che a questi possa essere applicata la legge penale: cio, al Papa manca del tutto la capacit
di diritto penale. In secondo luogo, per la tutela del Pontefice da attentati ed offese, la sua
parificazione al Capo dello Stato implica lutilizzo degli art. 276-282 e 301-303 c.p..
Concludendo, grazie alle disposizioni contenute nel Trattato, il Papa un vero proprio
sovrano con una limitata potest territoriale: perci a questi vengono riconosciute le
garanzie competenti al Capo di uno Stato (con le varianti viste in precedenza).
Le guarentigie personali non riguardano solo il Papa, ma anche tutti coloro i quali
partecipano allattivit della Santa Sede secondo le funzioni ad essi attribuite. Gi la legge
n. 241 del 1871 aveva previsto lobbligo dello Stato di assicurare la libert del Papa, dei
conclavi e dei concili ecumenici. Nessun pubblico ufficiale poteva introdursi nei luoghi di
residenza del Papa o dove fosse adunato un conclave o un concilio (se non mediante
lautorizzazione del Papa); nessuna autorit giudiziaria poteva impedire o limitare la
libert personale dei Cardinali. Analoghe garanzie vennero successivamente riconosciute
anche dal Trattato del Laterano, che aggiunse altri riconoscimenti ed esenzioni. Ad
esempio, ha parificato i Cardinali ai principi del sangue, ossia ai principi che nelle case
reali spettava il posto immediatamente successivo a quello del re; dunque, nellordine
delle precedenze, i Cardinali vengono subito dopo il Presidente della Repubblica. Inoltre i
Cardinali, se devono testimoniare ad un processo civile, hanno il diritto di rendere le
deposizioni a domicilio o nel luogo da essi scelto. Infine ricordiamo che i Cardinali non
residenti nello SCV sono comunque cittadini vaticani.
Le garanzie che riguardano il LIBERO ESERCIZIO DELLA POTEST DI MAGISTERO, previste a
favore della Santa Sede, sono menzionate nellAccordo del 18 Febbraio 1984. Questo
documento, oltre a riconoscere alla Chiesa la piena libert di svolgere la sua missione,
ha riconosciuto ad essa la libert di esercizio del magistero e del ministero spirituale,
nonch della giurisdizione in materia ecclesiastica. NellAccordo viene assicurata anche
la libert di comunicazione e di corrispondenza fra la Santa Sede, la Conferenza
Episcopale Italiana, le Conferenze Episcopali regionali, i Vescovi, il clero e i fedeli; anche
garantita la libert di pubblicazione e diffusione degli atti e documenti relativi alla
missione della Chiesa. Lo Stato , per questi motivi, tenuto ad astenersi da ogni
interferenza o ingerenza in questi diritti.
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Unaltra importante norma contenuta nel Trattato del 1929 afferma che gli ENTI CENTRALI
DELLA CHIESA sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato e dalla conversione nei
riguardi dei beni immobili. Gli enti centrali della Chiesa sono gli ORGANISMI CHE
COSTITUISCONO LA CURIA ROMANA, i quali provvedono al governo supremo della Chiesa.
Essi sono: le Congregazioni, i Tribunali e gli Uffici della Santa Sede. La centralit degli
enti riferita alla struttura dellorganizzazione della Santa Sede per lo svolgimento della
sua missione spirituale nel mondo. Per altri, invece la locuzione enti centrali equivale a
enti pontifici, ossia enti gestiti direttamente dalla Santa Sede, anche se autonomi rispetto
agli enti e agli uffici della Curia romana.
Tali enti ( centrali o pontifici che siano), quando svolgono la loro attivit allinterno
dello SCV o in edifici immuni, sfuggono a qualsiasi ingerenza da parte dello Stato poich
operano in un territorio dove non vige la potest dellordinamento italiano. Ma la garanzia
di non ingerenza non comporta limmunit dalla giurisdizione italiana di tali enti nel
momento in cui essi compiano atti rilevanti nellordinamento dello Stato; lo stesso vale per
i loro amministratori o responsabili (che cadono sotto la giurisdizione penale dello Stato in
caso di imputazioni di reato commesso in territorio italiano). Invece, sfuggono al giudice
ordinario tutti gli atti della Santa Sede (in quanto manifestazioni della sua potest dordine
e di regime) e lopera degli ecclesiastici che abbiano partecipato allemanazione di essi.
Per i dipendenti vaticani previsto un TRATTAMENTO FISCALE DI FAVORE. In primo luogo
ricordiamo che le retribuzioni corrisposti dalla Santa Sede e dagli enti centrali e
pontifici della Chiesa sono esenti da qualsiasi tributo nei confronti dello Stato italiano e
di ogni altro ente. Riconosciuto il grande valore morale contenuto nel lavoro, la Santa Sede
ha istituito un UFFICIO DEL LAVORO DELLA SEDE APOSTOLICA: la sua attivit riguarda il
lavoro prestato alle dipendenze della Curia romana, dello SCV e di enti amministrati
direttamente dalla Santa Sede.
A volte sorgono dei problemi inerenti al regime dei rapporti di lavoro dei dipendenti della
Santa Sede, operanti in territorio italiano, con riferimento alla giurisdizione dello Stato
sulle controversie cui possono dar luogo. La regola qui usata la stessa che vale per i
dipendenti italiani in ambasciate straniere. Bisogna distinguere se limpiegato svolge una
funzione istituzionale propria dellorganizzazione a cui appartiene (e quindi sfugge alla
giurisdizione statale) o unattivit che potrebbe essere prestata presso un qualsiasi altro
datore di lavoro.
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CAPITOLOVIII: GLI ENTI DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE
Abbiamo gi osservato che le confessioni religiose non sono (di norma) dotate di
PERSONALIT GIURIDICA nellordinamento italiano. invece hanno personalit giuridica gli
enti creati da tali confessioni. Ma non sempre lo Stato ha riconosciuto la personalit
giuridica agli enti delle confessioni religiose. Attualmente, non esistono dei freni per
lesistenza e il riconoscimento giuridico di enti confessionali, che pu avvenire o mediante
norme speciali o in base al diritto comune.
Nel nostro ordinamento, la personalit giuridica degli enti riconosciuta in tre modi:
1) per legge, quando e il legislatore a riconoscere la personalit;
2) lente, costituito secondo uno schema previsto dalla legge, ottiene la personalit
quando il suo atto costitutivo viene riconosciuto conforme alla legge dallautorit
giudiziaria e viene trascritto in un apposito registro;
3) di volta in volta, con apposito provvedimento governativo di riconoscimento della
personalit giuridica, emesso nella forma di decreto ministeriale.
Di regola, gli enti ecclesiastici ottengono il riconoscimento in base alla terza delle modalit
indicate, cio con decreto del Ministro dellinterno. Ma non mancano gli enti che hanno
tale personalit sia per antico possesso di stato, sia secondo la prima delle modalit
indicate
Sono dotate di PERSONALIT GIURIDICA PER ANTICO POSSESSO DI STATO nellordinamento
italiano la Santa Sede (e gli altri enti ecclesiastici) e la Tavola valdese. Hanno ottenuto la
PERSONALIT GIURIDICA PER LEGGE le Comunit israelitiche, la Conferenza Episcopale
Italiana, le Chiese avventiste e le Comunit evangeliche luterane. Tutti gli enti menzionati
non appartengono alla categoria degli enti assimilabile agli enti privati, ma sono organi
delle confessioni religiose dotati di personalit giuridica. Invece, il riconoscimento della
personalit giuridica civile per le diocesi, le parrocchie e gli Istituti per il sostentamento
del clero avviene mediante un PROCEDIMENTO ABBREVIATO: esso ha accostato tali enti a
quegli enti privati (come le societ di capitali) che acquistano la personalit giuridica a
seguito di un giudizio di omologazione effettuato dal tribunale e delliscrizione nel
registro delle imprese.
Per quanto concerne il RICONOSCIMENTO DEGLI ENTI DELLA CHIESA CATTOLICA, necessario
che vi siano i seguenti requisiti:
a) LENTE DEVE ESSERE COSTITUITO O APPROVATO DALLAUTORIT ECCLESIASTICA;
b) LAUTORIT ECCLESIASTICA DEVE DARE IL PROPRIO ASSENSO A CHE LENTE FACCIA ISTANZA
PER OTTENERE LA PERSONALIT GIURIDICA CIVILE;
c) LENTE DEVE AVER SEDE INITALIA;
d) LENTE DEVE AVERE UN FINI DI RELIGIONE O DI CULTO.
Sono considerate ATTIVIT RELIGIOSE O DI CULTO quelle dirette allesercizio del culto e alla
cura delle anime; alla formazione del clero e dei religiosi; a scopi missionari; alla catechesi
appunti@email.it
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e alleducazione cristiana. Non sono considerate attivit di religione o di culto quelle di
assistenza, beneficenza, istruzione, educazione e cultura e, in ogni caso, le attivit lucrative
e commerciali. Il fine COSTITUTIVO ed ESSENZIALE che consente di qualificare un ente
ecclesiastico civilmente riconosciuto quello che esso persegue nel concreto operare in
quelle attivit religiose che abbiamo visto in precedenza.
Una volta ottenuta la personalit giuridica civile, GLI ENTI ECCLESIASTICI HANNO LONERE
DI ISCRIVERSI NEL REGISTRO DELLE PERSONE GIURIDICHE, in modo da rendere conoscibili le
norme sul funzionamento dellente e i poteri degli organi di rappresentanza. Liscrizione
dellente ecclesiastico nel registro avviene in modo differente agli altri enti: infatti, mentre
gli enti semplici devono depositare latto costitutivo e lo statuto, gli enti ecclesiastici non
devono depositare lo statuto, bens il decreto canonico di erezione. In questo documento
dovranno risultare la denominazione, la natura e la sede dellente.
Nel caso di mancanza di iscrizione nel registro entro i termini stabiliti, gli enti non sono
legittimati a concludere alcun negozio giuridico finch ci non avvenga.
Il PROCEDIMENTO DI RICONOSCIMENTO DELLA PERSONALIT GIURIDICA DEGLI ENTI
ECCLESIASTICI da parte dello Stato ha inizio con presentazione della domanda: questa deve
essere effettuata da chi rappresenta lente secondo il diritto canonico, o dallautorit
ecclesiastica competente. Alla domanda devono essere allegati i documenti atti a provare i
requisiti necessari al riconoscimento (il provvedimento canonico di erezione e un estratto
dello statuto, contenente le norme sulla struttura dellente): insieme alla domanda e ai
documenti detti, deve essere allegato latto di assenso al riconoscimento manifestato
dallautorit ecclesiastica competente. La domanda dovr essere presentata presso la
prefettura del luogo in cui lente ha sede, in quanto questo rappresenta lorgano periferico
della Direzione generale degli affari dei culti del Ministero dellinterno. Il prefetto, dopo
aver istruito la pratica, la trasmette (completa di un proprio rapporto) al detto Ministero
che cerca di conoscere il parere del Consiglio di Stato. Nel caso in cui vi siano tutti i
requisiti previsti dalla legge, il Ministro emana il decreto con il quale concede il
riconoscimento. Una volta ottenuto il riconoscimento, lente ha lonere di richiedere
liscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso il Tribunale sito nel
capoluogo della provincia in cui lente ha sede.
LACQUISTO DELLA PERSONALIT GIURIDICA DA PARTE DEGLI ENTI PRIVATI dipende da un atto
totalmente discrezionale dellautorit governativa: infatti, oltre a valutare se vi siano tutte
le necessarie prerogative, lautorit governativa valuta se lente sia necessario e utile e se
abbia i mezzi finanziari per raggiungere i suoi scopi.
Per dobbiamo valutare se gli stessi poteri siano attribuiti allautorit governativa nel
riconoscimento degli enti della Chiesa cattolica. La prima cosa da notare che gli eventuali
poteri discrezionali dellautorit dovranno essere esercitati nel rispetto dellart. 19 Cost.
(che garantisce la libert religiosa degli enti). In secondo luogo dobbiamo ricordare che
siccome gli enti della Chiesa possono appartenere a diverse categorie (associazione,
fondazioni) chiaro che i poteri di valutazione dellautorit governativa cambino da caso
a caso: chiaro che la valutazione riguarda la sussistenza dei requisiti.
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Una prima parte dellesame di mera legittimit: cio, si comparano i requisiti prospettati
con le previsioni di legge. Invece, il requisito attinente ai fini dellente pu essere valutato
sotto il profilo della legittimit solo rispetto ad alcuni enti, ma soggetto ad una
valutazione di merito in altri casi. Il requisito della sufficienza del patrimonio o dei mezzi
economici per il raggiungimento dei fini dellente non pu essere valutato che
discrezionalmente, in quanto si tratta di un giudizio economico. Ma questo requisito
irrilevante per il riconoscimento degli enti che fanno parte della costituzione gerarchica
della Chiesa. Unaltra categoria di enti per i quali non occorre laccertamento della
sufficienza dei mezzi quella delle associazioni in generale (istituti ecclesiastici e societ di
vita comune).
Per quanto riguarda il riconoscimento della personalit giuridica degli enti della Chiesa
cattolica, lautorit governativa non ha il potere di effettuare una valutazione sulla loro
utilit sociale: non solo perch il giudizio non le spetta, ma anche perch molto difficile
che una autorit statale possa essere in grado di effettuare una valutazione del genere.
Gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti possono essere soggetti a MODIFICAZIONI; tali
modificazioni possono essere riconosciute con un procedimento uguale a quello previsto
per lattribuzione della personalit giuridica. Quindi, ogni MUTAMENTO SOSTANZIALE che
riguardi il fine, la destinazione dei beni e il modo di esistenza di un ente ecclesiastico
deve essere riconosciuto con decreto del Ministro dellinterno (sentito il parere del
Consiglio di Stato, quando occorre) per essere efficace nel diritto statale.
Per quanto riguarda i MUTAMENTI DEL FINE, non facile dire quando esso sia sostanziale e
quando non lo sia: il giudizio spetta allamministrazione. Invece, i MUTAMENTI DELLA
DESTINAZIONE DEI BENI sono sottoposti a controllo perch rilevanti per garantire i terzi
attraverso liscrizione nel registro delle persone giuridiche o, nel caso di perdita di
patrimonio per un ente di tipo fondazione, per leventuale revoca del riconoscimento della
personalit giuridica. Infine, per quanto riguarda i MUTAMENTI DEL MODO DI ESISTENZA
DEGLI ENTI, essi attengono alla struttura della persona giuridica; essi potrebbero riguardare
la circoscrizione territoriale, lunione di pi enti o lo scorporo di un ente con la sottrazione,
a favore di altro, di talune attivit.
Un altro fenomeno che potrebbe riguardare gli enti ecclesiastici lESTINZIONE. Gli enti
ecclesiastici civilmente riconosciuti cessano di esistere quando sono soppressi dallautorit
ecclesiastica o quando viene revocato il loro riconoscimento civile. Affinch lestinzione sia
efficace nel diritto statale, vi deve essere liscrizione nel registro delle persone giuridiche
del provvedimento ecclesiastico si estinzione. Quindi, il provvedimento canonico di
estinzione o soppressione deve essere trasmesso al Ministro dellinterno: questi, con
decreto, dispone liscrizione nel registro delle persone giuridiche.
Ma lente ecclesiastico pu perdere la qualifica di civilmente riconosciuto (cio la
personalit giuridica) anche per un provvedimento autonomo di REVOCA DEL
RICONOSCIMENTO da parte dellautorit governativa. Questo avviene quando lente perde
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uno dei requisiti prescritti per il riconoscimento civile. La revoca deve essere deliberata
con decreto del Ministro dellinterno (sentito il Consiglio di Stato se ce ne fosse la
necessit) e, siccome avviene per iniziativa dellautorit governativa, previsto che sia
sentita lautorit ecclesiastica. Infine, ricordiamo che la revoca pu avvenire solo ed
esclusivamente a causa della perdita di uno dei requisiti previsti dalla legge.
Il fatto che per ottenere il riconoscimento della personalit giuridica civile lente debba
avere il fine costitutivo ed essenziale di religione o di culto, non implica che questi non
possano svolgere tutte quelle attivit che sono considerate lecite dallordinamento statale.
Chiaramente, le ATTIVIT DIVERSE da quelle di religione e di culto sono soggette totalmente
alle leggi dello Stato (ambito civilistico normativo e tributario). Per non creare
fraintendimenti, norme emanate recentemente hanno precisato tra le attivit diverse da
quelle di religione e di culto sono comprese: la beneficenza, lassistenza, listruzione,
leducazione e la cultura (oltre alle attivit commerciali o a scopo di lucro). Gli stessi
principi valgono per gli enti delle confessioni religiose di minoranza. Fra le attivit non
qualificate dalla legge come attivit di religione o di culto, hanno una grande importanza
le attivit esistenziali svolte da enti ecclesiastici ospedalieri. fuor di dubbio che gli enti
ecclesiastici che svolgono tale attivit ospedaliera non possono essere qualificati come enti
pubblici.
Molti e diversi sono le affermazioni circa la QUALIFICA GIURIDICA DEGLI ENTI
ECCLESIASTICI. Alcuni affermano che tali enti sarebbero da considerare come se posti in
mezzo tra gli enti privati e gli enti pubblici: quindi dotati di una pubblicit speciale. Altri
invece affermano che tali enti sarebbero da considerare privati, altri ancora che
dovrebbero essere considerati pubblici.
In realt, gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti non sono n privati n pubblici, ma
enti che godono di una pi grande ed autonoma organizzazione confessionale (a cui lo
Stato si limita a riconoscere la personalit giuridica). In poche parole, GLI ENTI
ECCLESIASTICI OCCUPANO UNA CATEGORIA A S.
Un altro problema di rilievo nei rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose, quello del
COLLEGAMENTO CON GLI ENTI espressi da queste o che si riferiscono a queste. Gi nel
Concordato del 1929 era affermato che il collegamento degli enti con la Chiesa deve essere
attestato dallautorit ecclesiastica: lAccordo del 18 Febbraio 1984 non ha fatto altro che
riprendere tale principio. Nessun istituto religioso, nessuna associazione di fedeli pu
ottenere il riconoscimento della personalit giuridica civile senza lassenso della Santa
Sede: o meglio, loro potrebbero ottenere tale riconoscimento, ma non potrebbero fregiarsi
della qualifica di cattolica. Lo stesso discorso vale per gli enti collegati alle altre
confessioni religiose, sia che possano o che non possano ottenere il riconoscimento della
personalit giuridica da parte dello Stato. infine, non dimentichiamo che un ente potrebbe
essere considerato ecclesiastico dalla Chiesa, ma potrebbe non avere tale qualifica dallo
Stato; questo perch lo Stato riconosce gli enti della Chiesa come ecclesiastici quando essi
hanno come fine costitutivo ed essenziale quello di religione o di culto.
Adesso vediamo quali sono i vari ENTI DELLACHIESA CATTOLICA.
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CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA: un istituto permanente la cui struttura di base
data dallassemblea dei vescovi di una nazione o di un determinato territorio. Queste
Conferenze sono erette, soppresse o innovate dalla Santa Sede e acquistano di diritto la
personalit giuridica (nellordinamento della Chiesa) non appena vengono erette
legittimamente. Data limportanza di questo istituto, non poteva non essere presente
allinterno dellAccordo del 1984. In questo documento viene assicurata la libert di
comunicazione e di corrispondenza tra la Santa sede, la CEI e le Conferenze Episcopali
regionali; inoltre, sempre questo documento, legittima la CEI a stipulare intese con le
autorit dello Stato per le materie in cui vi lesigenza di collaborazione tra Chiesa e Stato.
Infatti la CEI legittimata a compiere numerosi atti giuridicamente rilevanti nellesercizio
di poteri sia normativi che amministrativi.
Tra i POTERI NORMATIVI ricordiamo che la CEI:
- definisce lesercizio del ministero del clero;
- determina periodicamente quanto dovuto al clero;
- emana le disposizioni necessarie per lattuazione nel diritto canonico delle norme sui
beni ecclesiastici e sul sostentamento del clero.
Tra i POTERI AMMINISTRATIVI ricordiamo che la CEI:
- ha eretto e dotato lIstituto centrale per il sostentamento del clero;
- stabilisce la ripartizione degli avanzi di gestione degli Istituti diocesani tra questi istituti
e lIstituto centrale;
- riceve dallo Stato una determinata somma di denaro, e ne determina la destinazione.
DIOCESI E PARROCCHIE: con il termine diocesi si indica una Chiesa particolare. Con il
termine parrocchia si indica una comunit stabile di fedeli. Detto questo diciamo
subito che nel diritto della Chiesa sia la diocesi che la parrocchia acquistano ipso iure la
personalit giuridica appena vengono erette. Nel diritto dello Stato si avuta una recente
semplificazione del settore. Una volta determinata dallautorit ecclesiastica la sede e la
denominazione delle diocesi e delle parrocchie, il Ministro dellinterno (in forma
abbreviata e con proprio decreto) conferisce a queste la qualifica di enti ecclesiastici
civilmente riconosciuti.
CAPITOLI: i capitoli cattedrali o collegiali, che sarebbero le adunanze dei canonici di una
cattedrale o di una collegiata, fanno parte della costituzione gerarchica della Chiesa e
sono stati riconosciuti come persone giuridiche nel diritto dello Stato.
A decorrere dal 1 Gennaio 1987, lautorit ecclesiastica ha potuto richiedere la revoca del
riconoscimento civile a suo tempo concesso a tali capitoli quando questi non rispondano
pi alle particolari esigenze o alle tradizioni religiose della popolazione. Lautorit
competente a chiedere la revoca la Santa Sede per i capitoli cattedrali ed il vescovo per i
capitoli collegiali. La revoca del riconoscimento della personalit giuridica dei capitoli
avviene con decreto del Ministro dellinterno (sentito il parere del Consiglio di Stato).
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FONDAZIONI DI CULTO: esse consistono in una massa patrimoniale stabilmente destinata
a fine di culto che, con lattribuzione della personalit giuridica, diventano autonomi
centri di imputazione di diritti e di obblighi. Il termine culto deve essere inteso in senso
molto ampio, in quanto deve comprendere il finanziamento di ogni attivit che abbia un
fine strettamente religioso: cos saranno riconosciute come fondazioni di culto sia quelle
che riguardano il culto in senso proprio (come lorganizzazione della festa del Santo
patrono, la fornitura degli strumenti necessari per avere la musica), che quelle rivolte a
sostenere il magistero ecclesiastico (mediante il finanziamento degli esercizi spirituali,
delle missioni periodiche, della catechesi). Il riconoscimento della personalit
giuridica molto discrezionale perch (oltre ai requisiti dellapprovazione dellautorit
ecclesiastica, del suo assenso al riconoscimento civile e allesame del fine da perseguire) i
requisiti richiesti dalla legge nel caso in esame sono dati di fatto paragonabili ai principi
economici e di mera opportunit. Perci, il riconoscimento ammesso quando vi sia la
sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini prefissati.
CHIESE: le chiese appartengono al genere delle fondazione. I requisiti affinch una chiesa
possa ottenere il riconoscimento della personalit giuridica sono due: lapertura al culto
pubblico e la disposizione di un patrimonio sufficiente per la manutenzione e
lufficiatura. La locuzione aperta al pubblico significa che la Chiesa officiata
regolarmente: cio, lufficio divino e tutte le altre attivit ad esso connesse devono essere
svolte in maniera continuativa, con un programma diretto a soddisfare linteresse della
generalit dei fedeli. Ma, aperto al pubblico significa che tutti vi possono entrare, senza
dover presentare un particolare titolo di ammissione.
Importante al fine del riconoscimento dellente-chiesa la PROPRIET DELLEDIFICIO in cui
essa svolge le proprie attivit: nel caso in cui esso appartenga ad un privato, il quale non
trasferisce il suo diritto allente, non sar possibile riconoscere un ente-chiesa, ma piuttosto
una fondazione di culto, unassociazione, una confraternita, e via dicendo. Per, questo
stato di cose in contrasto con la legge n. 222 del 1985: essa prevede che per il
riconoscimento di un ente-chiesa non c bisogno che ledificio di culto diventi di propriet
dellente erigendo. Infatti, il diritto di propriet del privato sulledificio ampiamente
sacrificato nella sua facolt di godimento tutte le volte in cui essa debba cedere nei
confronti delle esigenze del culto. Quindi, non si capisce il motivo per cui uno dei requisiti
per il riconoscimento di un ente-chiesa debba essere la propriet delledificio, quando
basterebbe lassegnazione del diritto reale di godimento.
SANTUARI: i santuari non sono altro che chiese. Il termine santuario sta ad indicare quelle
chiese, mete di pellegrinaggio, in cui si venerano immagini o reliquie di particolare
devozione. Quindi, questo termine, sta ad indicare una chiesa che soddisfa una necessit
di culto diversa da quella ordinaria.
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FABBRICERIE: questo termine pu avere due significati. La prima nozione indica la
fondazione o la massa patrimoniale raccolte giornalmente e amministrate in modo
autonomo; il secondo significato indica il consiglio competente ad amministrare tali
beni, costituito da ecclesiastici o da laici. Il COMPITO della fabbriceria quello di
amministrare quella parte del patrimonio di una chiesa che deve essere usato per la
manutenzione delledificio e per le spese di culto.
Le fabbricerie che gestiscono una chiesa cattedrale o un edificio di culto dichiarato di
rilevante interesse storico o artistico hanno un CONSIGLIO composto da 7 membri (2
nominati direttamente dal vescovo, 5 nominati dal Ministro dellinterno su consiglio del
vescovo): il loro statuto deve essere approvato con decreto ministeriale, sentito il vescovo
diocesano. Tutti i membri della fabbriceria prestano la propria opera gratuitamente. Il
PRESIDENTE DELLA FABBRICERIA, oltre ad eseguire le deliberazioni del consiglio e ad erogare
le spese deliberate: 1) adotta i provvedimenti necessari in casi di urgenza, che dovranno
essere sottoposti allesame del consiglio; 2) annualmente prepara i bilanci consuntivi che
dovranno essere approvati dal consiglio.
Il Concordato del 1929 stabili che detti consigli potessero essere formati anche interamente
da laici, ma questi non potevano immischiarsi negli affari e nei servizi di culto. Lo stesso
documento dispose che la nomina dei componenti del consiglio dovesse essere effettuata
dintesa con lautorit ecclesiastica. Infine ricordiamo che, per il compimento degli atti di
straordinaria amministrazione, ha bisogno dellautorizzazione governativa (richiesta al
prefetto dal presidente della fabbriceria).
ASSOCIAZIONI RELIGIOSE: queste rappresentano il fenomeno sociale pi rilevante
determinati dal fattore religioso. Tra le associazioni religiose dobbiamo distinguere gli
istituti religiosi , dagli istituti secolari e dalle societ di vita apostolica.
Gli ISTITUTI RELIGIOSI sono le associazioni in cui pi stretto il vincolo sociale: i soci
aderiscono a tali associazioni pronunziando voti pubblici (perpetui o temporanei
rinnovabili) che impegnano a condurre una vita comune. Gli ISTITUTI SECOLARI, invece, non
implicano per i soci alcuna separazione dal resto della societ umana. Essi sono costituiti
da fedeli, laici e chierici che, dopo aver aderito allassociazione, continuano a vivere nel
secolo la vocazione alla perfetta carit e il cui programma di contribuire dallinterno alla
santificazione del mondo. Nelle SOCIET DI VITA APOSTOLICA, ladesione dei soci avviene
senza la pronunzia di voti: questa adesione comporta la vita comune dei soci, diretta alla
perfezione della carit.
I REQUISITI richiesti per il riconoscimento della personalit giuridica sono i seguenti:
- approvazione della Santa Sede;
- ubicazione della sede in Italia;
- avere un rappresentante italiano e residente in Italia.
Quindi, le associazioni non devono provare lesistenza di un patrimonio perch i soci
possono, mediante loro contributi, formare e incrementare il patrimonio
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dellorganizzazione anche in un momento successivo il riconoscimento: limportante che
si dimostri la capacit di acquistare e di possedere dellassociazione.
Il Concordato del 1929 dedicava poca attenzione alle associazioni: solo dopo la riconquista
della libert civile e grazie ai fermenti ideali del Concilio Vaticano II si ebbero nuove
norme che tutelavano e garantivano lassociazionismo fra i cattolici.
Una volta riconosciuta la personalit giuridica, lente del tutto regolato dalle leggi civili:
invece, resta riservata allautorit ecclesiastica lattivit di religione o di culto
dellassociazione e la materia degli organi statutari. Seguendo il riconoscimento alla
stregua del diritto comune, lassociazione deve presentare i requisiti previsti dalle leggi
civili. Quindi, a differenza di quanto accadde per gli istituti religiosi, il riconoscimento
delle societ di vita apostolica e delle associazioni pubbliche di fedeli totalmente
discrezionale.
UnASSOCIAZIONE RELIGIOSA NON RICONOSCIUTA come persona giuridica dallo Stato , per
lordinamento civile, UNASSOCIAZIONE DI FATTO. Quindi, queste sono regolate dalle norme
statali che riguardano le associazioni non riconosciute (soprattutto nei rapporti
patrimoniali, per garantire i terzi); ma, trattandosi di associazioni di fatto collegate alla
Chiesa cattolica, le sue attivit di religione o di culto sono soggette alla disciplina
dellautorit ecclesiastica.
CONFRATERNITE: sono enti che appartengono al genere delle associazioni laicali (di cui
sono la pi antica manifestazione). Fanno parte di questo gruppo anche le associazioni
denominate confraterie, congreghe, misericordie e simili: sono organismi che hanno fini di
culto e/o di beneficenza (come lassistenza ai confratelli infermi o ai bisognosi, la cura del
culto di una chiesa, e cos via).
PRELATURE PERSONALI: esse sono enti ecclesiastici diretti a promuovere una migliore
distribuzione dei sacerdoti o a svolgere specifiche opere pastorali o missionarie a favore
delle varie regioni e dei diversi ceti sociali. Le prelature personali non sono associazioni
religiose: sono organismi che, per la struttura e per i fini perseguiti, fanno parte della
costituzione gerarchica della Chiesa.
Lo Stato, oltre a riconoscere gli enti ecclesiastici, riconosce anche gli ENTI DELLE
CONFESSIONI RELIGIOSE DI MINORANZA. Il riconoscimento di tali enti ha luogo con la
presentazione al prefetto del territorio di una domanda fatta da qualsiasi interessato e
diretta al Ministro dellinterno; questi, riconoscer lente mediante decreto ministeriale
(sentito il Consiglio di Stato, e persino il Consiglio dei ministri). Prima dellavvento della
Costituzione, norme anteriori prevedevano che gli enti delle confessioni diverse da quella
cattolica fossero soggetti alla vigilanza e alla tutela governativa. Ma ci non pi
ammesso perch entra in contrasto con lart. 20 Cost., il quale esclude che agli enti con fine
di religione o di culto possa essere riservato un trattamento peggiore rispetto a quello
previsto dal codice civile per le persone giuridiche.
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CAPITOLOIX: I MEZZI PER LATTIVIT
DI RELIGIONE O DI CULTO
Per svolgere lesercizio dellattivit di religione o di culto, risulta essere fondamentale la
DISPONIBILIT DEI MEZZI ECONOMICI occorrenti per il raggiungimento di tali fini. E
siccome il settore economico di competenza statale, chiaro che i rapporti che nascono a
proposito delluso degli accennati mezzi economici sono disciplinati dal diritto statale.
Per, a volte, capita che tale diritto attribuisca importanza alla disciplina che tali rapporti
ricevono negli statuti interni delle confessioni religiose (come avviene per la confessione
cattolica).
SEZIONE 1 IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO
Nel diritto canonico, il SOSTENTAMENTO DEGLI ECCLESIASTICI che ricoprono un ufficio della
Chiesa stato garantito secondo un vecchio sistema di antica concezione sino al 1986.
Lufficio ecclesiastico non aveva personalit giuridica, ma stato affiancato da una
persona giuridica; il BENEFICIO. Il beneficio una dotazione patrimoniale il cui reddito
serve a retribuire il funzionario ecclesiastico (posta in essere da un ente del tipo
fondazione). Questo sistema presentava notevoli sperequazioni nel trattamento
economico di tali funzionari; infatti la retribuzione era collegata al reddito del beneficio, e
quindi variava secondo lentit del patrimonio della fondazione beneficiale (creando
vescovi ricchi e vescovi poveri, parroci ricchi e parroci poveri). Per porre fine a questo
situazione, interveniva lo Stato versando il SUPPLEMENTO DI CONGRUA a quegli ecclesiastici
il cui beneficio producesse redditi in misura inferiore ad un certo minimo. Inizialmente
sembrava giusto che lo Stato intervenisse in questa maniera, tant che anche dopo il
Concordato del 1929 lo Stato decise di continuare a corrispondere tali assegni
supplementari. Siccome la funzione di tali assegni era quella di garantire un decoroso
sostentamento personale, essa veniva considerata una prestazione a carattere alimentare a
carico (per legge) del Fondo per il culto. Quindi, lufficiale ecclesiastico che avesse avuto
un reddito inferiore ai limiti stabiliti dalla legge, godevano di un vero e proprio diritto
soggettivo nei confronti del Fondo per il culto.
Questo sistema retributivo stato completamente scardinato. Il nuovo codex iuris canonici
ha previsto il graduale passaggio dal vecchio sistema beneficiale di retribuzione del clero
ad un sistema pi equo e moderno con listituzione di ISTITUTI PER IL SOSTENTAMENTO DEL
CLERO (diocesani o interdiocesani): questi sono enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.
A tale RIFORMA DELLA GESTIONE PATRIMONIALE ha aderito lo Stato con lAccordo del 15
Novembre 1984. Ma sia questo accordo che la legge n. 222 del 1985, non sono riusciti a
separare lo Stato dalla Chiesa in materia di retribuzione del clero. Infatti, restava limitata
la libert della Chiesa di organizzare tale materia in modo autonomo. Comunque, sia
laccordo che la legge visti sopra hanno previsto lerezione in ogni diocesi italiana di
altrettanti Istituti per il sostentamento del clero ad opera del vescovo o dei vescovi
interessati. Questi enti hanno acquistato la personalit giuridica civile.
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La FUNZIONE DEGLI ISTITUTI DIOCESANI quello di corrispondere (con leventuale concorso
dellIstituto centrale) un congruo e dignitoso sostentamento al clero che svolge servizio
in favore della rispettiva diocesi. Inoltre, tali Istituti devono destinare una quota delle
proprie risorse per coloro i quali, una volta abbandonata la vita ecclesiastica, non abbiano
redditi sufficienti per vivere in maniera dignitosa.
Il FONDO PATRIMONIALE DEGLI ISTITUTI DIOCESANI costituito dai beni appartenenti agli enti
beneficiali esistenti nella diocesi, che si sono estinti ipso iure, contestualmente allerezione
di ogni istituto diocesano. La ripartizione dei beni tra Istituti diocesani per il
sostentamento del clero e diocesi, parrocchie e capitoli non soppressi, ha avuto luogo con
un duplice trasferimento di propriet: dai benefici estinti agli Istituti; dagli Istituti a
diocesi, parrocchie e capitoli.
LISTITUTO CENTRALE nato con un proprio fondo di dotazione conferito alla CEI. Le sue
entrate principali sono costituite dalle offerte ricevute dai fedeli e dal famoso 8 per mille
dellIRPEF che sia stato destinato dai contribuenti a scopi di carattere religioso (a diretta
gestione della Chiesa). Tale ente pu compiere tutti quei negozi che sono in grado di
incrementare il suo patrimonio, effettuare investimenti, ricevere donazioni, eredit, e via
discorrendo.
Adesso vediamo quali sono i RAPPORTI che nascono TRA questo ISTITUTO CENTRALE E gli
ISTITUTI DIOCESANI. Questi ultimi provvedono allintegrazione dei proventi dei sacerdoti
con i redditi del proprio patrimonio; in caso di insufficienza di tali redditi, gli Istituti
diocesani chiedono allIstituto centrale la somma residua necessaria ad assicurare ad ogni
sacerdote la remunerazione stabilita. Comunque, lIstituto centrale dovrebbe conoscere
preventivamente leventuale fabbisogno degli Istituti diocesani, poich questi sono tenuti
a comunicare il loro STATO DI PREVISIONE. In base ai dati contenuti in questi documenti,
lIstituto centrale provvede ad effettuare le erogazioni necessarie. Inoltre, alla chiusura di
ogni esercizio finanziario, gli Istituti diocesani devono trasmettere una RELAZIONE
CONSUNTIVA.
LORGANIZZAZIONE che si viene a formare, dal punto di vista strutturale, presenta la
singolarit di non avere un carattere unitario: infatti si viene a formare una specie di
raggiera al cui centro collocato lIstituto centrale, e gli Istituti diocesani ne rappresentano
i raggi. Tutti gli enti che fanno parte di questa struttura, per, sono enti autonomi dotati di
propria personalit giuridica: quindi ogni singolo Istituto gode di una propria autonomia.
Per quanto riguarda la natura giuridica di questa organizzazione, sembra non esserci
nessuna differenza tra gli Istituti diocesani e lIstituto centrale. Infatti abbiamo visto che gli
Istituti diocesani sono dotati del patrimonio dei benefici esistenti nella diocesi (patrimonio
destinato al sostentamento del clero); lIstituto centrale nasce con un proprio fondo di
dotazione (conferito dalla CEI) ed ha la capacit di accrescere tale patrimonio.
A decorrere dal 1 Gennaio 1987, ogni Istituto diocesano per il sostentamento del clero
provvede ad assicurare un adeguato sostentamento del clero che svolge servizio in favore
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della diocesi. Il DIRITTO ALLA REMUNERAZIONE a favore dei sacerdoti deriva dallo
svolgimento del servizio a favore della diocesi e dalladempiere a tale servizio a tempo
pieno. Molto importante risulta essere questultima affermazione. La CEI ha stabilito che
hanno diritto al sostentamento solo quei sacerdoti che si dedicano totalmente al ministero
ecclesiastico, mettendo la loro vita a piena disposizione per lesercizio delle funzione
pastorali ad essi affidate dal vescovo diocesano: in poche parole, HANNO DIRITTO
ALLASSEGNO I SACERDOTI PREPOSTI A TEMPO PIENO AD UN UFFICIO ECCLESIASTICO. Invece, i
sacerdoti che compiono delle prestazioni occasionali o a tempo limitato hanno diritto a
ricevere una giusta remunerazione per gli specifici servizi prestati dagli enti ecclesiastici
che si sono avvalsi della loro opera.
La CEI stabilisce la DETERMINAZIONE DEGLI ASSEGNI dovuti ai sacerdoti basandosi su dei
criteri stabiliti. Prima di tutto, stato stabilito che circa i due terzi della remunerazione
uguale per tutti. Per la rimanente parte, si deve tener conto di vari fattori che attribuiscono
un determinato numero di punti a seconda:
- dellufficio occupato (vescovi, vicari, parroci, ecc.);
- dellanzianit nellesercizio del ministero personale;
- della residenza del sacerdote (per capire se il costo della vita pi elevato);
- della mancanza di un alloggio ecclesiastico (per tener conto delle spese di locazione).
Comunque, per determinare precisamente quale sia lesatta remunerazione, i sacerdoti
sono tenuti a comunicare annualmente allIstituto diocesano per il sostentamento del clero
le retribuzioni ricevute dagli enti ecclesiastici e da terzi: lIstituto provveder a verificare
tali dati e stabilir il pagamento dellintegrazione nel caso in cui la retribuzione dei
sacerdoti non raggiungono un minimo prestabilito.
I SACERDOTI che prestano servizio a favore della diocesi HANNO UN VERO E PROPRIO DIRITTO
A PERCEPIRE LINTEGRAZIONE sia secondo il diritto canonico che secondo il diritto dello
Stato. Quindi i sacerdoti godono di un vero e proprio diritto soggettivo tutelabile anche
davanti al giudice statale. Ma il collegamento istituito tra lordinamento canonico e
lordinamento statale consente al sacerdote di potersi rivolgere al giudice dello Stato solo
quando non si gi rivolto allautorit ecclesiastica: cosa poco conveniente, perch il
sacerdote potrebbe rimanere in cattivi rapporti con lautorit ecclesiastica. Nel caso in cui
il sacerdote si disinteressi di mantenere dei buoni rapporti con lautorit ecclesiastica,
allora potr rivolgersi allordinamento dello Stato per fare accertare il proprio diritto:
sottolineiamo che il giudice competente quello ordinario e non il giudice del lavoro,
perch il sacerdote svolge una missione e non un lavoro.
Per quanto riguarda le ENTRATE PRIVATISTICHE DEGLI ENTI DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE, vale
il diritto comune. Ci che i fedeli offrono liberamente (OBLAZIONI) ai ministri di culto,
purch di modico valore, costituiscono donazione manuale ai sensi dellart. 783 c.c.; tali
oblazioni sono destinate ad una persona giuridica e sono da questa acquistate senza che
occorra alcuna autorizzazione dello Stato (in quanto esse sono qualificate come donazioni
manuali).
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Nel nostro ordinamento esistono norme, dettate dallart. 629 c.c., che disciplinano le
disposizioni testamentarie a favore dellanima. Con queste norme si cerca di rendere
attuabile la volont testamentaria di persone che credono che il compimento di riti o
attivit liturgiche permetta lavvicinamento della loro anima alla beatitudine eterna. Le
DISPOSIZIONI A FAVORE DELLANIMA sono valide quando sono determinati i beni o, per lo
meno, determinabile la somma da impiegare per assolvere a tali disposizioni. La legge
si preoccupata di qualificare la NATURA GIURIDICA delle disposizioni a favore dellanima
come un ONERE a carico dellerede o del legatario: qualunque interessato pu agire per
ladempimento di tale onere, ma purch vi sia almeno un interessato indicato dal testatore.
Nel caso in cui dovesse mancare lindicazione dellinteressato, il testatore pu comunque
designare una qualsiasi persona che curi lesecuzione della disposizione.
Se la disposizione protratta nel tempo, potrebbe succedere che i mezzi messi a
disposizione non siano pi sufficienti o che lonere assorba quasi o interamente il valore
del lascito. In queste circostanze, si potrebbe ridurre lentit dellerogazione, sempre se le
parti siano daccordo: in caso di dissenso, per avere tale riduzione, ci sarebbe bisogno di
una sentenza del giudice statale.
Le ENTRATE DI DIRITTO PUBBLICO DEGLI ENTI CONFESSIONALI sono quelle entrate che tali enti
ottengono in base ad un rapporto pubblicistico: o perch lente titolare di un potere
tributario riconosciuto dallo Stato, o perch lente riceve finanziamenti dallo Stato o da
altre organizzazioni pubblicistiche.
Una manifestazione del potere tributario della Chiesa erano le DECIME SACRAMENTALI: sono
delle vere e proprie imposte fondiarie ecclesiastiche che i proprietari dei fondi situati in un
determinato luogo dovevano pagare (la decima parte dei frutti prodotti dalla terra) agli
enti ecclesiastici per i servizi spirituali da essi resi alla popolazione di quel luogo. Ma
queste imposte furono soppresse nel 1887. Da non confondere con le decime sacramentali
sono le DECIME DOMINICALI: sono canoni di antiche concessioni di fondi, derivanti dal
frazionamento delle propriet ecclesiastiche.
Per quanto riguarda i CONTRIBUTI DELLO STATO e degli altri enti pubblici a favore delle
organizzazioni confessionali, dobbiamo ricordare che essi hanno una radice storica. Fino al
1896, si poteva trovare la presenza di vari capitoli di spesa inerenti al finanziamento della
Chiesa cattolica nel bilancio del Ministero dellinterno, del Ministero del tesoro e in quello
del Ministero dei lavori pubblici. Dal 1 Gennaio 1987 sino al 31 Dicembre del 1989 questi
capitoli di spesa sono confluiti sul bilancio del Ministero del tesoro, per essere poi versati
alla CEI. Dal 1 Gennaio 1990 lo Stato corrisponde alla CEI una quota pari allotto per
mille dellIRPEF per scopi di interesse sociale o umanitario a diretta gestione statale o per
scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica (o delle confessioni di
minoranza, ammesse per legge, a cui si voglia devolvere tale percentuale). Ogni anno
(entro luglio), la CEI ha il compito di stilare un rendiconto in cui specifica quale uso sia
stato fatto delle somme ricevute nel corso del precedente anno; inoltre, la CEI tenuta a
pubblicare tale rendiconto sul proprio organo ufficiale e a fornire unadeguata
informazione sul contenuto di esso.
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Come abbiamo gi visto in precedenza, anche per il FINANZIAMENTO DELLE CONFESSIONI DI
MINORANZA previsto lintervento da parte dello Stato da talune leggi emanate in base ad
intese con alcune confessioni religiose. Ad esempio, le Chiese avventiste, la Tavola valdese
e la Chiesa evangelica luterana concorrono alla ripartizione dellotto per mille dellIRPEF.
Chiaramente, tali confessioni di minoranza possono anche finanziarsi mediante le offerte
dei propri fedeli. Siccome vi il concorso da parte dello Stato nel finanziamento delle
citate confessioni, queste devono trasmettere annualmente al Ministero dellinterno un
rendiconto in cui specificano lutilizzo delle somme ricevute dallo Stato e dai propri fedeli.
Invece la Chiesa battista preferisce non avere contributi da parte dello Stato., e quindi il
suo sostentamento totalmente basato sulle offerte volontarie dei propri fedeli. Per quanto
riguarda il finanziamento delle Comunit ebraiche, dobbiamo ricordare che stato
eliminato lobbligo per gli appartenenti di versare il contributo annuale previsto e
partecipa alla ripartizione dellotto per mille dellIRPEF.
SEZIONE 2: LE COSE DESTINATE ALLESERCIZIO DELLA LIBERT RELIGIOSA
Lordinamento civile disciplina la materia dellEDILIZIA RELIGIOSA sotto molteplici aspetti.
Si tratta di beni in cui le varie confessioni svolgono la propria attivit e che sono regolati in
maniera molto varia: infatti il nostro Stato favorisce tanto la gestione quanto la
realizzazione delledilizia religiosa con apposite disposizioni riguardanti sia il regime di
tali beni immobili, sia la costruzione di essi, sia il finanziamento di tali costruzioni. Tra
questi beni, quelli che occupano una posizione preminente sono gli EDIFICI DI CULTO: qui si
svolge lesercizio del culto delle varie confessioni religiose. Tali edifici sono regolati dal
diritto comune, salvo le diverse disposizioni contenute in leggi che hanno dato esecuzione
ad impegni concordatari.
La connessione fra lesercizio della libert religiosa e lapertura di templi e oratori molto
stretta e quasi essenziale, visto che tali edifici sono un mezzo per manifestare in piena
autonomia la propria fede religiosa. NellAccordo del 18 Febbraio 1984 sono previste delle
disposizioni che riguardano gli EDIFICI DI CULTO DELLA CHIESA CATTOLICA. Tali disposizioni
riguardano soprattutto la REQUISIZIONE, lOCCUPAZIONE, lESPROPRIAZIONE PER PUBBLICO
UFFICIO o la DEMOLIZIONE delle chiese pubbliche. Questi eventi possono avvenire solo in
casi eccezionali di interesse generale e previo accordo con lautorit ecclesiastica. Inoltre,
salvo i casi di necessit, la forza pubblica non pu entrare per lesercizio delle sue funzioni
senza il permesso dellautorit ecclesiastica. Ad ogni modo, ricordiamo che sono regolati
da tale regime tutti gli edifici che sono APERTI AL PUBBLICO CULTO.
Abbiamo gi visto che i beni degli ENTI ECCLESIASTICI SONO SOGGETTI AL DIRITTO COMUNE,
alle norme del codice civile, SALVO QUANDO SIA DIVERSAMENTE DISPOSTO DALLE LEGGI
SPECIALI CHE POSSONO RIGUARDARLI (art. 831, 1 comma c.c.). molto pi importante risulta
essere il discorso sul 2 comma dellart. 831 c.c.. Questo prevede il caso in cui ledificio sia
di propriet di soggetti diversi da un ente ecclesiastico, e quindi di un ente pubblico, di
persone giuridiche private o di persone fisiche
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La norma che stiamo studiando dispone che gli edifici destinati allesercizio pubblico del
culto cattolico, anche se appartenenti a privati, non possono essere sottratti a tale
destinazione fino a quando la destinazione stessa non sia cessata (in conformit delle leggi
che le riguardano). Con questa disposizione, le chiese cattoliche aperte al pubblico sono
state equiparate ai beni del patrimonio indisponibile degli enti pubblici. Il 2 comma
dellart. 831 c.c. garantisce il mantenimento della destinazione delledificio
presupponendo che esso sia aperto al pubblico. Quando viene meno tale presupposto (es.:
distruzione per motivi non imputabili al proprietario) tale garanzia viene a cadere
automaticamente.
Quando un edificio di culto sia di propriet di un privato, questi non potr mai sottrarre
ledificio alla sua destinazione al culto pubblico; per, liberissimo di poterlo alienare,
pignorare e via discorrendo. Addirittura, nelle ore in cui la chiesa non sia aperta per tale
fine, il proprietario potr locare ledificio per scopi profani (es.: concerti, conferenze) o
imporre una tassa dingresso per fare ammirare le opere darte conservate nelledificio.
Il 2 comma dellart. 831 c.c. dispone solo per gli edifici dedicati al culto cattolico, poich
qui riscontrabile un effettivo uso pubblico delledificio. Ma, secondo qualche autore, tale
disposizione dovrebbe valere anche per quegli edifici di culto di minoranze religiose
situate in determinate aree del Paese in cui sia prevalente la loro professione.
Quando le chiese abbiano carattere MONUMENTALE, perch riconosciute di interesse
artistico e storico, queste sono sottoposte al regime di tali beni: cio, alla vigilanza del
Ministero per i beni culturali ed ambientali e alle autorizzazione per eventuali restauri o
per alienazioni o concessioni di ipoteca. Questo avviene quando le chiese sono di propriet
di privati o di enti ecclesiastici. Invece, quando tali beni sono riconosciuti dinteresse
storico ed artistico sono di propriet dello Stato, hanno la natura di beni demaniali: essi
sono perci inalienabili e seguono il regime previsto per il demanio pubblico dallart. 823
c.c.. Il FONDO EDIFICI DI CULTO lente creato appositamente per provvedere alla
conservazione, al restauro, alla tutela e alla valorizzazione degli edifici di culto
appartenenti al Fondo. I beni appartenenti al Fondo edifici di culto sono soggetti ad un
regime particolare: i beni immobili concessi in uso o locati a terzi non possono essere
utilizzati per fini diversi da quelli per cui stata consentita la concessione o la locazione.
Il fatto che lautorit competente abbia consentito la costruzione di edifici di culto (con il
rilascio delloccorrente concessione edilizia) rende ancora pi concreto il diritto alla libert
religiosa. In MATERIA URBANISTICA, nellordinamento italiano abbiamo la competenza
delle regioni affiancata a quella del legislatore nazionale (art. 117 Cost. e legge n. 616 del
1977). Non c alcuna differenza tra la confessione cattolica e le altre confessione di
minoranza: tutta ledilizia di culto tutelata in eguale maniera, senza che vi sia il bisogno
di leggi conseguenti al raggiungimento di intese.
Anche per quanto riguarda il FINANZIAMENTO PUBBLICO DELLEDILIZIA RELIGIOSA troviamo
la competenza regionale affiancata a quella statale. In particolare, lo STATO si accollato
lonere di costruire il rustico delledificio di culto e della canonica e, nel caso in cui ce ne
fosse bisogno, anche lonere per lacquisto delle aree occorrenti. Inoltre, alcuni
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provvedimenti legislativi hanno posto a totale carico dello Stato la ricostruzione delle
chiese distrutte o danneggiate dagli eventi bellici, e il concorso al 50% per la riparazione
dei danni causati dalle calamit naturali.
Le REGIONI, legiferando sulle opere di urbanizzazione secondaria da realizzare con la
costruzione di edifici di culto, hanno seguito propri criteri. Alcune regioni prevedono
lerogazione di finanziamenti per tutte le confessioni religiose senza discriminazione; altre
prevedono tali finanziamenti solo per le confessioni riconosciute; altre ancora
concedono tali finanziamenti solo a favore di quelle confessioni religiose i cui rapporti con
lo Stato siano disciplinati per legge; ed, infine, alcune regioni prevedono tali finanziamenti
solo a favore della Chiesa cattolica.
Le Intese con le Chiese avventiste e con le Comunit ebraiche offrono garanzie specifiche
ai fini della costruzione di edifici destinati ai rispettivi culti.
Allinterno degli edifici di culto possono esserci dei BENI MOBILI DESTINATI AL CULTO come
gli altari, le immagini, gli arredi, le insegne sacerdotali, ecc., alcune delle quali sono
disciplinate da apposite norme della Chiesa cattolica. Il diritto dello Stato considera tali
beni non in quanto abbiano ricevuto una consacrazione o una benedizione, ma in quanto
siano di fatto destinati allesercizio del culto. Lart. 514 del c.p.c. dichiara assolutamente
impignorabili le cose sacre e quelle che servono allesercizio del culto. Quindi, mentre
ledificio pu essere pignorato, le cose esistenti al suo interno e destinate allesercizio del
culto non sono pignorabili.
Anche rispetto alle cose mobili potrebbe sorgere la questione su quale sia il diritto del
proprietario che le abbia destinate al culto pubblico. Il privato che decide di esporre, alla
venerazione dei fedeli, unimmagine sacra di sua propriet in una chiesa, compie una
dedicatio ad cultum publicum: per questo non potrebbe sostituire il bene neanche con una
copia.
La legge 1 Giugno 1939, ponendo sotto la tutela dello Stato tutte le cose mobili ed
immobili aventi interesse artistico, storico, archeologico e etnografico, ha compreso anche
i beni appartenenti agli enti ecclesiastici. LAccordo 18 Febbraio 1984 ha concordato a
livello normativo anche un settore di indubbia competenza dello Stato: in pratica, si tratta
di concordare lemanazione di atti e/o provvedimenti amministrativi riguardanti i beni
culturali di interesse religioso per la Chiesa cattolica. Perci, entrambe le parti hanno
concesso un qualcosa allaltra parte: la SANTA SEDE ha promesso intese per la
conservazione e la consultazione degli archivi e delle biblioteche degli enti ecclesiastici; lo
STATO si impegnato a concordare opportune disposizioni per la salvaguardia, la
valorizzazione e il godimento dei beni culturali dinteresse religioso appartenenti a tali
enti. Al fine di attuare questa collaborazione, il 13 Settembre 1996 stata raggiunta una
intesa di carattere procedimentale tra il Ministro per i beni culturali e ambientali e il
Presidente della CEI.
Nelle Intese stipulate dallo Stato con varie confessioni di minoranza sono state previste
norme dirette ad istituire una collaborazione, al fine di tutelare e valorizzare i beni del
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patrimonio storico, artistico, culturale, ambientale, architettonico, archeologico,
archivistico e librario appartenenti a tali confessioni.
SEZIONE 3: POTERI STATUALI E POTERI CONFESSIONALI SULLA GESTIONE PATRIMONIALE
DEGLI ENTI CON FINI DI RELIGIONE O DI CULTO
I CONTROLLI DELLO STATO SULLA GESTIONE PATRIMONIALE DEGLI ENTI ECCLESIASTICI sono
specificatamente previsti dalla legge, poich riguardano persone giuridiche estranee
allorganizzazione statale. Questi controlli sono normali se pensiamo che lo Stato finanzia,
in maniera diretta o indiretta, le confessioni religiose: quindi lo Stato vuole conoscere lo
scopo per cui sono stati utilizzati questi soldi. Si tratta di un controllo effettuato da dopo e
diretto a dare trasparenza allimpiego delle somme di denaro ricevute dagli enti
confessionali. Invece, per le persone giuridiche delle confessioni religiose di minoranza
che non sono disciplinate dalla legge su base di intese, lo Stato attua controlli pi
penetranti (che comprendono la tutela dellente).
Il CONTROLLO SUGLI ATTI ECCEDENTI LORDINARIA AMMINISTRAZIONE STATO MANTENUTO PER
LA GESTIONE DELLE FABBRICERIE. Su tale gestione di beni religiosi, molte volte dal grande
valore storico ed artistico, svolta da persone nominate dallautorit statale, non potevano
mancare dei controlli statali diretti a garantire la legittimit e lopportunit degli atti
eccedenti lordinaria amministrazione (che potrebbero provocare un impoverimento del
patrimonio dellente).
Per quanto riguarda i CONTROLLI SULLA GESTIONE DEGLI ISTITUTI PER IL SOSTENTAMENTO DEL
CLERO, sia lIstituto centrale che gli Istituti diocesani sono soggetti solo ai controlli previsti
dal diritto canonico e dallautorit ecclesiastica (anche per gli atti di straordinaria
amministrazione).
Il 1 Gennaio 1987 nato un nuovo rapporto giuridico tra la pubblica amministrazione e
gli Istituti per il sostentamento del clero: questo riguarda il DIRITTO DI PRELAZIONE
attribuito allo Stato, al comune in cui si trova il bene, alluniversit degli studi, alla regione
e alla provincia per i beni immobili che listituto intenda vendere a soggetti diversi da
quelli ora indicati. In questo modo viene data esecuzione alla disposizione costituzionale
contenuta nellart. 43 Cost. volto ad assicurare la funzione sociale della propriet: in
questo modo, i beni mantengono la loro funzione pubblica e vengono sottratti ad eventuali
iniziative di speculazione.
Adesso vediamo come avviene lESERCIZIO DEL DIRITTO DI PRELAZIONE. Quando lIstituto
decide di alienare un determinato bene, deve comunicarlo con un atto notificato al Prefetto
della provincia in cui situato limmobile: entro sei mesi da detta notificazione, il Prefetto
comunica (anchesso con un atto notificato) allIstituto se e quali degli enti pubblici indicati
intende acquistare il bene. Il contratto di vendita deve essere stipulato entro due mesi
dalla notificazione della nota del prefetto. Nel caso in cui nessuno degli enti aventi diritto
di prelazione voglia acquistare limmobile, lIstituto venditore libero di vendere a terzi.
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Queste norme sulla prelazione non hanno valore quando lIstituto venda il bene ad un
altro ente ecclesiastico o quando sui beni esistano altri diritti di prelazione che vengono
esercitati dai legittimi titolari.
LAccordo del 18 Febbraio 1984 ha previsto che lamministrazione dei beni appartenenti
agli enti ecclesiastici soggetta ai controlli previsti dal diritto canonico. Per, questa
rilevanza dei controlli canonici, subordinata al REGIME DI PUBBLICIT: quindi, per tutelare
i terzi che entrano in un rapporto negoziale con gli enti ecclesiastici, devono essere
conoscibili le norme sul funzionamento degli enti e i poteri degli organi di rappresentanza.
Non solo: stata assicurata anche la pubblicit dei provvedimenti canonici con cui la Santa
Sede e la CEI determinano quali siano gli atti da qualificare come eccedenti lordinaria
amministrazione. Quando gli amministratori degli enti abbiano effettuato gli adempimenti
diretti a rendere conoscibili le norme sul funzionamento degli enti stessi e i poteri degli
organi di rappresentanza, i terzi avranno diritto ad esigere che i rappresentanti abbiano
ricevuto dai superiori tutte le autorizzazioni previste dal diritto canonico e dagli statuti
degli enti: nel caso in cui i terzi non provvedano ad accertare i poteri dei rappresentanti o
manchino i requisiti e le autorizzazioni previste, il contratto invalido.
La GESTIONE DEGLI ENTI DELLE CONFESSIONI DI MINORANZA che abbiano stipulato Intese con
lo Stato, disciplinata in modo analogo a quello previsto per gli enti cattolici. Perci, la
legge riconosce agli effetti civili i controlli esercitati sugli enti delle anzidette confessioni
dagli organi superiori di esse (sempre che tali controlli siano previsti dalle confessioni
stesse o dagli enti appartenenti a queste).
La legge n. 449 del 1984 prevede liscrizione degli enti appartenenti a confessione di
minoranza nel registro delle persone giuridiche: questo viene richiesto per garantire i terzi
nei confronti dellente stesso e per motivi di pubblicit. Ma tale legge non include gli enti
valdesi e metodisti: questi, perci, dovrebbero iscriversi autonomamente al registro delle
persone giuridiche per offrire delle garanzie ai terzi.
Dobbiamo ricordare che lAccordo del 18 Febbraio 1984, oltre a prevedere la rilevanza dei
controlli canonici sugli atti eccedenti lordinaria amministrazione degli enti ecclesiastici, ha
mantenuto in vigore il CONTROLLO DELLO STATO SUGLI ACQUISTI DEGLI ENTI (siano essi
ecclesiastici o di confessioni di minoranza). Uno dei motivi per cui stato mantenuto tale
tipo di controllo era quello di evitare il fenomeno della manomorta, cio di evitare che i
beni si accentrassero nelle mani degli enti impedendone la normale circolazione. Ma
questa giustificazione al controllo oggi risulta obsoleto e passato: quindi, adesso la ragione
che viene data per giustificare tale controllo quello di tutelare gli enti ecclesiastici
dallacquistare beni da persone malfamate o beni che avrebbero trascinato lente in
complicate vicende giudiziarie. Per lo Stato non ha alcun titolo per effettuare cotesta
tutela: devono essere le autorit delle confessioni religiose a dover valutare se un acquisto
sia conveniente per lente sia sotto il profilo morale che economico. Non essendo
accettabile neanche questa giustificazione, ne rimane solo una plausibile: tale controllo
deve esserci per evitare che lente possa arricchirsi eccessivamente. Quindi lautorit
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governativa ha il potere di giudicare se lacquisto, che lente vuole effettuare, sia o non
eccedente rispetto ai suoi fini.
Con la riforma della pubblica amministrazione entrata in vigore il 18 Maggio 1997
(diretta allo snellimento delle proprie attivit), sono state abrogate tutte le disposizioni che
prevedevano lautorizzazione governativa per laccettazione di eredit e legati e per
lacquisto di beni immobili da parte di persone giuridiche, associazioni e fondazioni.
Quando il LASCITO TESTAMENTARIO sia disposto IN FAVORE DI UN ENTE PRIVO DI PERSONALIT
GIURIDICA, tale disposizione non ha efficacia se entro un anno dal giorno in cui il
testamento eseguibile, il rappresentante dellente non proponga la domanda per ottenere
il riconoscimento (art. 600 c.c.); tale disposizione deve utilizzarsi anche nel caso in cui il
testatore avesse disposto il lascito in previsione della creazione di un nuovo ente. Come
abbiamo gi visto, il termine di un anno entro il quale il rappresentante dellente deve
presentare la domanda di riconoscimento della personalit giuridica decorre dal giorno in
cui il testamento eseguibile. Ma sappiamo che il notaio a dare comunicazione ufficiale
agli eredi o ai legati dellapertura del testamento: quindi il termine di un anno decorre
dalla ricezione di tali comunicazioni da parte del rappresentante dellente stesso. In caso di
mancanza di tali comunicazioni, il termine non comincia a decorrere. Secondo la
giurisprudenza, invece, il termine decorre anche in mancanza della comunicazione
ufficiale: quindi, se trascorre lanno senza che il rappresentante dellente richieda il
riconoscimento della personalit giuridica, si ha lautomatica caducazione della
disposizione testamentaria.
Nel caso della DONAZIONE A FAVORE DI UN ENTE RICONOSCIUTO, con labrogazione delle
norme che riguardano lautorizzazione allacquisto, lente pu sollecitamente accettare la
donazione. Diverso il caso dellENTE NON RICONOSCIUTO O NON ANCORA ESISTENTE: lart.
786 c.c. attribuisce alla notifica della domanda per ottenere il riconoscimento leffetto di
impedire che il donante revochi la donazione. Ma, se nellarco dellanno tale domanda non
venga accolta, il donante pu revocare la sua dichiarazione. Chiaramente, il termine di un
anno un po troppo breve per ottenere il riconoscimento della personalit giuridica. Ma
la legge non dispone diversamente, anche perch cerca di tutelare linteresse di entrambe
le parti (donante e donatario).
Lart. 20 Cost. esclude che gli enti ecclesiastici o con fine di religione o di culto possano
essere sottoposti a un regime pi gravoso di quello previsto per gli altri enti. Anzi, in
realt sono previsti dei TRATTAMENTI SPECIALI A FAVORE DI ALCUNI ENTI CONFESSIONALI. Ad
esempio, uno speciale trattamento riservato per gli immobili immuni siti in territorio
italiano, ma attribuiti in piena propriet alla Santa Sede: questi beni sono esenti da tributi
ordinari e straordinari verso lo Stato e verso qualsiasi altro ente. Inoltre sono previste delle
AGEVOLAZIONI TRIBUTARIE PER GLI ENTI CATTOLICI E DELLE ALTRE CONFESSIONI. Tali
agevolazioni spettano solo agli enti di cui sia riconosciuta la personalit giuridica civile;
una di queste consiste nella riduzione a met dellimposta sul reddito delle persone
giuridiche (IRPEG), il cui fine equiparato per legge ai fini di beneficenza e di istruzione.
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Infine, ricordiamo che tutti gli enti che svolgono attivit per le quali sia prevista la tenuta
di scritture contabili, devono osservare le norme che disciplinano tali scritture riguardanti
la specifica attivit svolta dallente. (Ricordare lONLUS, pag. 377).
CAPITOLOX: MINISTRI DI CULTO E
RELIGIOSI NEL DIRITTO ITALIANO
Lordinamento italiano attribuisce rilevanza giuridica al fatto che talune persone fisiche
rivestano la qualifica di MINISTRO DI CULTO, di ECCLESIASTICO, di RELIGIOSO, e cos
via; tale rilevanza attribuita da disposizioni di legge dettate o unilateralmente dallo Stato
o derivanti da intese stipulate con le varie confessioni religiose.
Tutte le volte in cui le norme fanno un riferimento generico allo stato di ecclesiastico, la
legge menziona solo quelli appartenenti al clero cattolico che abbiano conseguito il
presbiterato o il pi alto grado di sacerdozio. Di conseguenza, per il diritto italiano SONO
CHIERICI I DIACONI, perch con il diaconato che si entra nello stato clericale; invece SONO
ECCLESIASTICI I PRESBITERI E I VESCOVI, cio solo gli appartenenti a questi due ordini.
Ricordiamo che il nostro ordinamento detta norme che riguardano i religiosi che
abbiano professato i voti in un istituto di vita consacrata o in una societ di vita apostolica.
Una QUALIFICA CIVILISTICA ONNICOMPRENSIVA quella di MINISTRO DI CULTO: con tale
locuzione ci si riferisce a tutti gli individui che siano investiti di una potest di magistero
sui fedeli, qualunque fosse la confessione religiosa professata. Quindi, godono della
qualifica di ministri di culto sia i sacerdoti e i vescovi della Chiesa cattolica, sia i rabbini
delle Comunit israelitiche, sia i pastori delle Chiese riformate.
Lespressione MINISTRO DI CULTO CON GIURISDIZIONE O CURA DANIME designa una
parte dei sacerdoti della Chiesa cattolica: infatti, nel nostro ordinamento, il riconoscimento
della giurisdizione in materia ecclesiastica effettuato in riferimento alla Chiesa
cattolica. La potest ordinaria di giurisdizione spetta ai vescovi diocesani e agli altri
titolari di uffici previsti, sotto la cui autorit i parroci esercitano la cura pastorale (cio la
cura delle anime). chiaro che quando cessano le funzioni annesse alle qualifiche
confessionali, automaticamente non hanno pi valore quelle norme che attribuivano ad
esse effetti giuridici. In passato, invece, si pensava che i ministri del culto cattolico che
abbandonavano spontaneamente il sacerdozio avrebbero perso i diritti spettanti dalla
posizione da loro occupata, ma non perdevano i doveri: fortunatamente, lAccordo del 18
Febbraio 1984 ha considerato insostenibile questa tesi dellINDELEBILIT CIVILE DELLORDINE
SACRO.
Nellambito in cui ci stiamo muovendo, risulta essere molto importante lart. 23 del
Trattato del Laterano. Questo riconosce piena efficacia giuridica alle sentenze e agli altri
provvedimenti emanati da autorit ecclesiastica ed ufficialmente comunicati alle autorit
civili, che riguardano persone ecclesiastiche o religiose e concernenti materie spirituali o
disciplinari. Questo articolo ci fa capire che non esiste una specie di protezione statale a
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favore dellecclesiastico o del religioso che vengono colpiti da un provvedimento
disciplinare da parte dellautorit ecclesiastica.
NellAccordo del 18 Febbraio 1984, lo Stato e la Santa Sede hanno chiarito che SENZA
PREGIUDIZIO DELLORDINAMENTO CANONICO, lart. 23 del Trattato del Laterano deve essere
interpretato nel senso che gli effetti civili delle sentenze e dei provvedimenti emanati da
tale autorit, nei confronti di ecclesiastici e religiosi, in materia spirituale o disciplinare,
devono essere INTESI IN ARMONIA CON I DIRITTI COSTITUZIONALMENTE GARANTITI AI
CITTADINI ITALIANI. Pensiamo al diritto alla difesa che ha lecclesiastico che si vede
togliere tale qualifica; o, ancora, al diritto di retribuzione che lecclesiastico vanta nei
confronti dellente della confessione religiosa per cui ha svolto la sua missione.
LAccordo del 18 Febbraio 1984 prevede che i sacerdoti (ossia i presbiteri e i vescovi), i
diaconi e i religiosi che hanno emesso i voti, hanno la facolt di richiedere ed ottenere
lESONERO DAL SERVIZIO DI LEVA o lassegnazione al servizio civile sostitutivo. Quindi,
lesenzione non pi automatica (come era previsto nel Concordato del 1929), ma a
domanda. Per quanto riguarda lESONERO DEI MINISTRI DI CULTO DELLE CONFESSIONI DI
MINORANZA, la disciplina legislativa derivante dalle Intese approvate piuttosto varia.
Valdesi, metodisti e luterano non hanno una posizione di principio contraria al servizio
militare: anzi, loro affermano che in questo modo, i loro ministri di culto possono
soddisfare i bisogni religiosi dei militari che ne richiedano laiuto. I ministri delle Chiese
avventiste, essendo totalmente contrarie alluso delle armi, hanno il diritto ad essere
esonerati dal servizio di leva o di essere assegnati al servizio civile sostitutivo. Infine, i
ministri di culto delle Comunit ebraiche sono esonerati dal servizio di leva a loro
domanda (che deve essere vistata dallUnione).
Gli ecclesiastici (presbiteri e vescovi) godono del SEGRETO DI UFFICIO: cio, loro non sono
tenuti a dare ai magistrati o ad altra autorit civile informazioni su persone o materie di
cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero. Questa garanzia estesa a
tutti i ministri delle confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con lordinamento
giuridico italiano: tali soggetti non possono essere obbligati a deporre su quanto sappiano
grazie allesercizio del loro ministero.
La tutela del segreto dufficio, per i ministri del culto cattolico, riguarda non solo
linviolabilit del sigillo sacramentale che circonda la confessione, ma (e questo riguarda
anche i ministri delle altre confessioni) anche tutto ci che abbino appreso nella loro veste
di ministri di culto; chiaramente, tale garanzia cade nel momento in cui i ministri vengano
a conoscenza di determinati fatti in veste di semplici cittadini (in questi casi, loro sono
tenuti a dichiarare ci che sanno). Nel caso in cui lecclesiastico riveli senza giusta causa
un segreto appreso nellesercizio del suo ufficio (a profitto proprio o di altri) egli commette
il reato previsto dallart. 622 c.p. se da tale violazione provoca nocumento.
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Per la attivit che loro svolgono, i MINISTRI DI CULTO RICEVONO UNA determinata
RETRIBUZIONE. Gli stipendi con cui sono retribuiti i ministri di culto della Chiesa cattolica e
delle altre confessioni religiose sono IMPIGNORABILI, in quanto somme dovute a titolo di
stipendio o di salario o a un titolo analogo a quello alimentare. Su questi stipendi, come su
qualsiasi altro reddito prodotto in Italia, grava lIRPEF: infatti tali stipendi sono
considerati ai fini fiscali REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE.
Per bisogna specificare che LA RETRIBUZIONE DEI MINISTRI DI CULTO (in particolare quella
dei sacerdoti cattolici) non il ricompenso per lo svolgimento di un rapporto di lavoro
subordinato, ma UN ASSEGNO DI TIPO ALIMENTARE CORRISPOSTO A CHI DEDICHI IL PROPRIO
TEMPO AD UNA MISSIONE SALVIFICA (nella quale il ministro di culto cerca di raggiungere la
propria perfezione spirituale).
Per quanto riguarda la PREVIDENZA SOCIALE dei ministri di culto, tutti sono obbligati
alliscrizione presso il Fondo di previdenza del clero e delle altre confessioni religiose, con
il correlativo versamento dei contributi. Il diritto alla pensione matura al compimento del
65 anno di et (con almeno 10 anni di versamenti); ma si pu continuare a versare i
contributi, per ottenere un trattamento pensionistico pi elevato. Infine ricordiamo che i
ministri di culto, e i rispettivi familiari a carico, hanno diritto allASSISTENZA SANITARIA:
quindi loro sono soggetti al pagamento dei contributi dovuti allINPS.
Il nostro ordinamento prevede una serie di INCOMPATIBILIT per i ministri di culto:
non possono assumere lufficio di giudice popolare (perch potrebbero rivelarsi non
imparziali, in quanto credenti in determinati principi);
non possono assumere lufficio di sindaco (perch un ufficiale di governo non pu
essere soggetto agli ordini di autorit estranee allo Stato);
non possono assumere lufficio di notaio, esattore delle imposte, avvocato, procuratore
legale, commercialista, ragioniere e perito commerciale.
Per il diritto canonico, i religiosi entrano a far parte degli istituti di vita consacrata nel
momento in cui PRONUNZIANO I VOTI previsti dai rispettivi statuti: cio, i voti di CASTIT,
POVERT e OBBEDIENZA. Questi voti implicano:
a) lobbligo al celibato;
b) il trasferimento allistituto dellamministrazione dei beni che il religioso abbia al
momento della prima professione di voti;
c) la totale sottomissione alla volont dei legittimi superiori dellistituto.
Le incapacit previste dal diritto canonico derivanti dalla professione dei voti non sono
rilevanti nel diritto dello Stato. Quindi, il religioso che abbia professato i voti, pu
tranquillamente sposarsi, riconoscere figli naturali, acquistare a titolo oneroso e gratuito in
modo del tutto valido per il diritto civile: chiaro, per, che tali comportamenti
provocherebbero serie conseguenze allinterno dellordinamento confessionale. Per quanto
riguarda il voto di povert, ricordiamo che per lo Stato non si verifica un trasferimento
automatico a favore dellistituto dei beni del religioso che abbia professato i voti: c
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bisogno del compimento di atti idonei, a norma del diritto statale, per il trasferimento dei
beni stessi.
Sappiamo che tutti gli enti ecclesiastici, nel momento in cui svolgono unattivit diversa da
quelle di religione o di culto, devono conformarsi alle leggi dello Stato che riguardano tale
attivit e al regime tributario previsto per le stesse. Cos, nel caso in cui lente svolga delle
attivit per le quali richiesta che gli addetti siano iscritti agli albi professionali,
necessario conformarsi a tali norme.
Il RAPPORTO TRA IL RELIGIOSO E LASSOCIAZIONE NON ASSIMILABILE AL RAPPORTO DI LAVORO
SUBORDINATO: infatti il religioso aderisce allistituto per far parte di una formazione sociale
nella quale si possa meglio svolgere la propria personalit. Diverso il caso in cui il
religioso fosse assunto da una persona giuridica civile (pubblica o privata), il cui statuto
e/o regolamento preveda che date attivit vengano affidate a religiosi di determinate
associazioni: in questo caso si verrebbe a creare un vero e proprio rapporto di lavoro tra i
due soggetti.
Anche il DIRITTO PENALE tiene in grande considerazione la qualit di ministro di culto.
Costituisce reato il vilipendio di un ministro del culto, volto ad offendere la religione da
lui professata (art. 403 e 406 c.p.); sono considerati reati anche il turbamento di funzione,
cerimonie o pratiche religiose presiedute da un ministro di culto (art. 405 e 406 c.p.). La
legge prevede anche alcune ipotesi di reati propri dei ministri di culto: ad esempio,
commette reato il ministro di culto che induca i fedeli al dispregio delle istituzioni o
allinosservanza delle leggi (art. 327 c.p.). NellAccordo del 1984 previsto che lautorit
giudiziaria deve dare comunicazione allautorit ecclesiastica competente per territorio dei
procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici.
Lentrata in vigore del codice di procedura penale del 1988 ha innovato le disposizioni
contenute nellAccordo sotto due rilevanti aspetti. Prima di tutto, stata imposta la
segretezza delliscrizione del nome della persona nel registro delle notizie di reato; poi,
allargando il tempo delle indagini, ha posticipato lesistenza di un procedimento penale a
carico della persona indagata. Infatti questo avviene solo dopo la chiusura delle indagini
preliminari, quando il pubblico ministero chiede al giudice il rinvio a giudizio della
persona indiziata. Tra le norme contenute nel codice penale riguardanti la materia
ecclesiastica, dobbiamo ricordare che lart. 498 considera REATO il fatto di INDOSSARE
ABUSIVAMENTE IN PUBBLICO LABITO ECCLESIASTICO: questi indumenti, portati in modo
abusivo, possono ingannare gravemente i terzi. abusivo luso dellabito ecclesiastico da
parte di chi non abbia ricevuto lordinazione sacerdotale; vi abuso anche nel caso in cui il
sacerdote sia stato ridotto allo stato laicale dallautorit ecclesiastica.
In passato aveva molta importanza la nomina dei titolari di uffici ecclesiastici con cura
danime. La legge sulle Guarentigie pontificie del 1871 conserv il placet governativo
sulle nomine dei vescovi e dei parroci (e, in genere, di tutti gli uffici ecclesiastici). Con il
Concordato del 1929 era ancora previsto che la Santa Sede, per le nomine dei vescovi o dei
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parroci, dovesse comunicare il nome del prescelto al governo. Solo con lAccordo del 18
Febbraio 1984 stato dato pieno potere di nomina dei titolari degli uffici ecclesiastici
allautorit ecclesiastica competente, senza alcune interferenza da parte dello Stato.
Quindi, in questo modo, aumentata la libert della Chiesa cattolica ed diminuito il
potere di controllo dello Stato su di essa: adesso lo Stato ha diritto solo a conoscere chi
siano le persone che occupano tali uffici ecclesiastici.
NellAccordo, stata mantenuta la norma secondo cui per tutti gli uffici ecclesiastici
(tranne che per la diocesi di Roma e le diocesi suburbicarie) dovranno essere nominati
titolari di tali uffici solo cittadini italiani. Comunque, tale norma deve essere interpretata
con molta larghezza per evitare dei contrasti nei principi stessi della Chiesa cattolica.
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CAPITOLOXI: LISTRUZIONE RELIGIOSA
Nel diritto statale, la disciplina dellISTRUZIONE RELIGIOSA pu riguardare aspetti
molteplici dellattivit educativa. Solo prendendo in considerazione la Costituzione, ci
accorgiamo che vi sono tanti principi su cui essa si basa: art. 19 (riguardante la libert
religiosa), art. 21 (libert di pensiero), art. 3 (rimozione degli impedimenti che liberano lo
sviluppo della persona).
Logicamente, questa materia stata trattata diversamente a seconda dei vari periodi. Il
Concordato del 1929 conteneva norme dirette ad assicurare:
listruzione religiosa cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie;
la libert della Chiesa nella istituzione e gestione dei propri istituti d istruzione;
il potere della Chiesa nel riconoscimento delle lauree in teologia e i diplomi in
paleografia, archivistica, e diplomatica documentaria.
Queste norme sono state aggiornate dallAccordo del 18 Febbraio del 1984. Per esempio,
sino al 1929 gli enti ecclesiastici che avevano tra i loro fini quello delleducazione dei
giovani, operavano sulla base delle leggi che disciplinavano la creazione e la gestione di
scuole private. Dopo laggiornamento del 1984, stato riconosciuto il diritto della Chiesa
cattolica di fondare scuole di ogni ordine e grado. A queste scuole assicurata la PIENA
LIBERT: inoltre, i loro alunni devono ricevere un trattamento scolastico equipollente a
quello degli alunni delle scuole pubbliche (anche per quanto concerne lesame di Stato).
Tali disposizioni sono previste dallart. 33 Cost. Per quanto riguarda le confessioni
religiose diverse da quella cattolica, alcune leggi emanate sulla base di Intese riconoscono
a tali ordinamenti la libert e il diritto di istituire scuole di ogni ordine e grado.
Quando parliamo di PIENA LIBERT delle scuole cattoliche (o delle scuole non statali), si
intende lesclusione di ogni intervento delle autorit scolastiche italiane per ci che
riguarda lorganizzazione degli studi, la distribuzione dei corsi, la nomina degli insegnanti
e via discorrendo. Ci non toglie che esse debbano comunque rispettare le norme statali
che riguardano aspetti della vita sociale diversi da quelli scolastici: pensiamo alle norme
sulledilizia, sulligiene, sulluso dei locali scolastici, ecc..
Il RAPPORTO DI IMPIEGO DEL PERSONALE DOCENTE delle scuole confessionali presuppone che
gli insegnanti rispettino lindirizzo religioso della scuola e tengano comportamenti non
contrastanti con i principi etici da essa proposti; infatti loro, qualunque materia insegnino,
sono considerati come dei punti di riferimento per la formazione dei giovani. Quindi non
possono permettersi di avere dei comportamenti di vita o delle idee che contrastino con i
principi professati dalla confessione religiosa della scuola in cui insegnano: addirittura, la
giurisprudenza ritiene giusto il licenziamento del docente in casi simili.
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La Chiesa, oltre a poter istituire scuole, ha anche il diritto di formare e gestire Universit
degli studi per promuovere una pi alta cultura e un maggior apprezzamento della
persona umana. Le scuole in cui si forma il clero cattolico sono i SEMINARI: sono enti con
fine essenziale di religione o di culto, che possono avere la personalit giuridica senza
che occorra valutare tale requisito. Questi istituti rappresentano lunica sede per la
formazione teologica dei sacerdoti.
Ritornando al diritto di formare le Universit, lAccordo del 18 Febbraio 1984 prevede che
le nomine dei docenti e dei dipendenti istituti dellUNIVERSIT CATTOLICA DEL SACRO
CUORE siano subordinate al gradimento (sotto il profilo religioso) della competente
autorit ecclesiastica.
Per quanto riguarda il RICONOSCIMENTO DELLE LAUREE IN TEOLOGIA E DEGLI ALTRI TITOLI DI
STUDIO IN DISCIPLINE ECCLESIASTICHE, lAccordo prevede il riconoscimento di tali titoli
conferiti dalle facolt approvate dalla Santa Sede. I requisiti per ottenere tale
riconoscimento sono i seguenti:
i titoli devono essere conseguiti presso una facolt approvata dalla Santa Sede;
la durata dei corsi di studio deve essere uguale a quella prevista dallordinamento
italiano per i titoli di pari livello;
linteressato deve superare almeno 20 annualit di insegnamento per ottenere la
licenza.
La legge Casati del 1859 prevedeva lobbligatoriet dellinsegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche, con la possibilit di richiedere la dispensa per i non
cattolici. Dopo la caduta della Destra storica, delle norme di legge eliminarono dalla scuola
pubblica ogni residuo di confessionismo sopprimendo linsegnamento della religione nelle
scuole magistrali e tacendo sullinsegnamento della religione nel programma delle scuole
elementari. Adesso, dopo lAccordo del 18 Febbraio 1984, lo Stato assicura linsegnamento
della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado:
questo perch stato riconosciuto il valore della cultura religiosa e il fatto che i principi
del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano. Si tratta quasi di
un diritto del cittadino italiano quella di avere linsegnamento della propria religione nella
scuola pubblica: diritto che lo Stato deve cercare di garantire in ogni modo.
Problemi sorgono intorno allORGANIZZAZIONE DELLINSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE
CATTOLICA allinterno delle scuole. Il 1 problema, di assoluta importanza, quello di
garantire la libert religiosa di coloro i quali non intendono ricevere tale insegnamento.
Nel rispetto della libert di coscienza degli alunni, linsegnamento religioso da impartire
nella scuola pubblica quello conforme alla dottrina della Chiesa cattolica: esso deve
essere insegnato da docenti riconosciuti idonei dallautorit ecclesiastica, nominati dalla
competente autorit ecclesiastica (di intesa con lautorit scolastica).
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Molto importante risulta essere lesercizio della FACOLT DI SCELTA di avvalersi o meno
dellinsegnamento della religione cattolica. Per questo motivo, il Ministero si impegnato
a dare una tempestiva informazione agli interessati; la scelta viene effettuata allinizio
dellanno scolastico sullatto di iscrizione, ed ha valore per tutto lanno. Tale scelta veniva
presa dai genitori o dagli alunni maggiorenni; ma la Camera dei deputati impart al
governo lindirizzo di presentare un disegno di legge che consenta agli studenti delle
scuole medie superiori di scegliere personalmente se avvalersi o meno dellinsegnamento
della religione cattolica. Cos, la legge n. 281 del 18 Giugno 1986 ha riconosciuto agli
studenti della scuola media superiore il diritto di esercitare personalmente (allatto
delliscrizione) la scelta in questione.
La DISCRIMINAZIONE che potrebbe derivare dalla scelta deve essere evitata in ogni modo,
anche in rapporto alla formazione delle classi, alla durata dellorario scolastico giornaliero
e alla collocazione dellinsegnamento della religione nel quadro orario delle lezioni.
Quindi, coloro i quali si avvalessero della facolt di non seguire linsegnamento della
religione cattolica, non hanno diritto ad una abbreviazione dellorario scolastico: bens loro
dovrebbero seguire una attivit educativa extracurricolare a scelta. Un altro rimedio
contro le discriminazioni quello di esprimere la valutazione del profitto nella religione
non sulla pagella, ma su un modulo apposito. Sinceramente questi rimedi non sembrano
poter essere effettivamente validi, dal momento in cui le classi vengono a smembrarsi tra
gli alunni che seguono lora di religione e gli alunni che svolgeranno unattivit
alternativa. Infine ricordiamo che il Ministero della pubblica istruzione, per adeguarsi ad
una sentenza della Corte Costituzionale, ha separato la scelta di avvalersi o meno
dellinsegnamento della religione cattolica dallulteriore scelta (da parte dei dissidenti)
dellattivit da svolgere a scuola. Quindi la prima scelta riguarda il s o il no alla religione.
La seconda d tre possibilit di scelta: o seguire altre attivit didattiche; o svolgere
individualmente attivit di studio con assistenza del personale scolastico; o non svolgere
alcuna attivit (intendendo la libera attivit di studio svolta senza lassistenza di
insegnanti).
Come abbiamo gi detto, LINSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE DEVE ESSERE SVOLTO DA
DOCENTI PARTICOLARMENTE QUALIFICATI. A parte la qualificazione professionale, gli
insegnanti devono dare garanzia di seguire una linea ortodossa ai principi della Chiesa:
quindi, devono essere in possesso dellidoneit loro riconosciuta dallordinario diocesano.
La loro nomina viene effettuata dallautorit scolastica, su proposta dellordinario
diocesano delle persone ritenute idonee e in possesso dei titoli richiesti. Infine ricordiamo
che esiste una collaborazione tra il Ministero della pubblica istruzione e la CEI per
laggiornamento professionale degli insegnanti di religione.
Nelle regioni di confine (Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia) rimasto in vigore il
vecchio ordinamento scolastico, secondo cui linsegnamento della religione cattolica nelle
scuole elementari e secondarie obbligatoria (salvo dispensa). Qui, linsegnamento
religioso viene impartito da appositi docenti (sacerdoti, religiosi o laici) nominati
dallautorit ecclesiastica competente dintesa con lordinario diocesano. Quindi, in
queste regioni, non esiste la facolt di scelta previsto dal Ministero della pubblica
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istruzione: linsegnamento obbligatorio, salvo rinuncia dellinteressato (nellesercizio
della sua libert di coscienza).
CAPITOLOXII: IL MATRIMONIO
Prima dellunit dItalia, il MATRIMONIO era disciplinato dal diritto canonico in base alla
regola della competenza della Chiesa circa il matrimonio dei battezzati. Lobbligatoriet
del MATRIMONIO CANONICO comportava che i sudditi di religione diversa non avevano lo
ius connubii: perci, questi erano costretti a formare famiglie di fatto. Gi la Destra storica
cerc si introdurre in Italia il matrimonio civile, senza riuscirci. Solo dopo la realizzazione
dellunit dItalia, e precisamente dopo lintroduzione del codice civile del 1865 in Italia fu
introdotto il MATRIMONIO CIVILE. Tale regime del MATRIMONIO CIVILE OBBLIGATORIO
(obbligatorio perch era lunico modo riconosciuto per avere un rapporto di coniugio)
rimase inalterato fino al Concordato del 1929. In questo arco di tempo, la celebrazione del
matrimonio religioso non aveva alcuna rilevanza giuridica per lo Stato: infatti, affinch il
matrimonio fosse riconosciuto sia dallo Stato che dalla Chiesa, si doveva effettuare una
doppia celebrazione. Dopo il 1929 il matrimonio canonico era rilevante agli effetti civili,
purch fosse trascritto nei registri dello stato civile; le cause di nullit del vincolo erano
riservate alla giurisdizione dei Tribunali ecclesiastici, le cui sentenze erano rilevanti nel
diritto dello Stato.
Il riconoscimento del matrimonio canonico e della giurisdizione ecclesiastica sulla sua
nullit e sul suo scioglimento comportava la RILEVANZA CIVILE DEL DIRITTO DELLA CHIESA
per ci che riguardava la disciplina degli impedimenti, dei requisiti di capacit e delle
cause di nullit del vincolo. Ma, in questo modo, il diritto italiano non rispettava
luguaglianza giuridica dei cittadini in materia di stato civile: infatti, il principio della
rilevanza della legge personale confessionale valeva solo a favore dei cattolici. Fu proprio
circa il MATRIMONIO CONCORDATARIO che si ebbe la cos detta UNIONE IMPERFETTA tra
ordinamento civile ed ordinamento canonico. chiaro che con ladozione della
Costituzione (pensiamo al principio delluguaglianza dei cittadini senza distinzione di
religione, art. 3) tale situazione dovesse terminare.
Nel matrimonio concordatario vi era una specie di DIARCHIA tra Chiesa e Stato: la prima
competente a disciplinare la validit del negozio matrimoniale e a dichiarare leventuale
nullit; il secondo competente a disciplinare lattribuzione degli effetti civili al negozio
canonico.
I singoli che, per unirsi nel vincolo coniugale, optavano per il matrimonio concordatario
compivano un AUTONOMO ATTO DI SCELTA (del tutto disciplinato dal diritto dello Stato).
Latto di scelta aveva fondamento nel rilievo dato alla volont delle parti, ai fini della
produzione degli effetti civili del matrimonio canonico. Gli EFFETTI CIVILI del matrimonio
devono essere voluti da parte di persona capace dintendere e di volere; inoltre, la persona
che prende tale decisione deve essere sufficientemente matura (un maggiorenne). Quindi.
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latto di scelta non solo un procedimento intellettivo che rimane nella testa degli sposi;
esso, invece, un atto volitivo poich coincide con latto di iniziativa del PROCEDIMENTO
DI TRASCRIZIONE (nel caso di trascrizione tempestiva, corrisponde alla richiesta della
pubblicazione civile effettuata dalle parti insieme al parroco; nel caso di trascrizione
tardiva, corrisponde con la richiesta delle parti allufficiale dello stato civile per ottenere la
trascrizione).
Per tutti questi motivi, il regime degli effetti civili del matrimonio canonico e delle
sentenze ecclesiastiche di nullit matrimoniale passato da una unione imperfetta ad
una SEPARAZIONE IMPERFETTA che sarebbe stata approfondita dallAccordo di revisione
del Concordato del 1929; una revisione che ha accresciuto il numero degli impedimenti
civili alla trascrizione del matrimonio canonico e ha disciplinato il riconoscimento civile
delle sentenze ecclesiastiche in modo da effettuare un controllo di esse che non fosse
meramente formale. Cos si avuta la fine delluniformit tra lo status coniugale canonico
e lo status coniugale civile.
Con lAccordo del 18 Febbraio 1984, sono riconosciuti gli effetti civili ai matrimoni
contratti secondo le norme del diritto canonico, a condizione che latto relativo sia
trascritto nei registri dello Stato civile, previe pubblicazioni nella casa comunale. Lutilizzo
dellespressione matrimoni contratti al posto di matrimoni celebrati, induce a pensare
che vi stato il riconoscimento del negozio matrimoniale canonico come atto negoziale
interamente disciplinato dal diritto della Chiesa. Quindi, a produrre effetti nel diritto dello
Stato il matrimonio disciplinato dal diritto canonico per quanto riguarda la validit; ma
gli effetti civili di tale negozio sono subordinati alla trascrizione nei registri dello stato
civile. SENZA LA TRASCRIZIONE IL VINCOLO RIMANE UN RAPPORTO PURAMENTE RELIGIOSO.
La PUBBLICAZIONE richiesta per la trascrizione deve essere eseguita con le stesse modalit
previste dalla legge per la pubblicazione che precede il matrimonio civile. Al fine della
pubblicazione, le parti devono presentare allufficiale dello stato civile i documenti
richiesti dallart. 97 c.c.: inoltre, le parti devono presentare una richiesta scritta del parroco
(in maniera che lufficiale dello stato civile sappia che quella pubblicazione correlata alla
trascrizione di un matrimonio canonico e non alla celebrazione di un matrimonio civile).
Nel caso in cui sussistano IMPEDIMENTI CIVILI DEROGABILI, lufficiale dello stato civile pu
procedere alla pubblicazione solo quando le parti abbino ottenuto lautorizzazione del
tribunale (prevista per gli impedimenti). Effettuata la pubblicazione e trascorsi tre giorni,
lufficiale dello stato civile rilascia alle parti un CERTIFICATO ATTESTANTE CHE NULLA OSTA
ALLA TRASCRIZIONE CIVILE. Il rilascio del certificato in questione importante perch tale
atto assicura che il matrimonio canonico sar trascritto tempestivamente, sempre che latto
che lo certifichi sia regolare.
Ai fini della trascrizione civile, occorre che subito dopo la celebrazione il parroco spieghi
ai contraenti gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del codice civile
riguardanti I DIRITTI ED I DOVERI DEI CONIUGI (art. 143, 144 e 147): inoltre, egli deve redigere
in doppio originale lATTO DI MATRIMONIO, in cui potranno essere inserite le dichiarazioni
dei coniugi consentite secondo la legge civile. Visto che queste azioni sono compiute dal
ministro di culto, la norma gli attribuisce la qualit di pubblico ufficiale: infatti egli esercita
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una pubblica funzione certificativa nel momento in cui redige latto di matrimonio in
doppio originale e ne trasmette uno allufficiale dello stato civile, con la richiesta di
trascrizione.
Affinch lATTO DI MATRIMONIO risulti REGOLARE, esso deve contenere: 1) le generalit
delle parti e dei rispettivi genitori; 2) la data della pubblicazione; 3) il luogo e la data della
celebrazione; 4) il nome dellufficiale ecclesiastico; 5) la menzione dellavvenuta lettura
degli articoli del codice civile.
Il parroco del luogo in cui il matrimonio stato celebrato richiede la trascrizione,
trasmettendo latto di matrimonio entro 5 giorni dalla celebrazione; lufficiale dello stato
civile provveder alla trascrizione entro 24 ore dal ricevimento dellatto. La
TRASCRIZIONE DEL MATRIMONIO CANONICO un atto giuridico appartenente al genere delle
CERTAZIONI, che qualifica il matrimonio canonico come idoneo a produrre nel diritto
dello Stato gli stessi effetti del matrimonio civile.
Esistono due tipi di TRASCRIZIONE: quella TEMPESTIVA e quella TARDIVA.
La TRASCRIZIONE TEMPESTIVA ha luogo quando il parroco trasmette latto di matrimonio
entro 5 giorni dalla celebrazione e lufficiale dello stato civile trascriva latto nelle 24 ore
dalla sua ricezione: perci indispensabile che le parti effettuino la pubblicazione civile
prima di celebrare il matrimonio.
La TRASCRIZIONE TARDIVA consente al matrimonio canonico di produrre i propri effetti
anche se la trascrizione non sia stata effettuata dal parroco entro 5 giorni dalla
celebrazione. Questo tipo di trascrizione pu essere effettuata solo a richiesta di entrambe
le parti o di una sola di esse, ma con la conoscenza e senza lopposizione dellaltra parte.
La trascrizione tardiva serve a recuperare gli effetti civili del matrimonio canonico anche a
notevole distanza di tempo: matrimonio che originariamente era destinato alla
trascrizione, ma che casi fortuiti hanno impedito. Ecco allora che LA PUBBLICAZIONE CIVILE
DOVR ESSERE RIPETUTA in occasione della richiesta della trascrizione tardiva, perch dopo
180 giorni perde efficacia. Infine ricordiamo che la trascrizione tardiva produce effetti dal
momento della celebrazione, ma lascia impregiudicati i diritti da tempo legittimamente
riconosciuti ai terzi prima della trascrizione e in contrasto con lo stato coniugale delle
parti.
In generale, la trascrizione del matrimonio non pu avvenire nel momento in cui
sussistano degli IMPEDIMENTI considerati INDEROGABILI dalla legge. Per esempio, uno dei
motivi che impedisce la trascrizione dellatto di matrimonio la non raggiunta et
matrimoniale da parte degli sposi prevista dallo Stato (art. 84 c.c.). La TRASCRIZIONE DEL
MATRIMONIO DEI MINORI pu essere effettuata tempestivamente solo quando gli stessi siano
stati preventivamente autorizzati alle nozze dal competente tribunale dello Stato, il quale
deve accertare la loro maturit psicofisica e la fondatezza delle ragioni che spingono al
matrimonio. Se manca tale autorizzazione il matrimonio non potr essere trascritto
tempestivamente, ma occorre che i minori raggiungano la maggiore et ed aspettare
ancora un anno.
Un altro impedimento alla trascrizione civile la presenza di un PRECEDENTE MATRIMONIO
CIVILE. Quando una delle parti gi precedentemente legata con terzi, la trascrizione
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risulta inammissibile perch uno dei requisiti fondamentali per contrarre matrimonio
quello di avere uno status libero (art. 86 c.c.). Ma se tale precedente matrimonio viene
dichiarato nullo o sia stato annullato, chiaro che il matrimonio canonico potrebbe essere
trascritto.
LINTERDIZIONE PER INFERMIT DI MENTE esclude la trascrizione del matrimonio perch chi
si trovi in tali situazioni non pu compiere alcun negozio giuridicamente valido, n tanto
meno pu contrarre matrimonio (art. 85 c.c.). Tuttavia, poich il matrimonio civile
celebrato dallinterdetto per infermit di mente annullabile, ma non pi impugnabile se
i coniugi coabitano per un anno dopo la revoca dellinterdizione, ammissibile la
trascrizione tardiva solo in questa circostanza.
LADOZIONE SPECIALE esclude la trascrizione perch tale rapporto parificato dalla legge al
rapporto di filiazione legittima; anche lAFFINIT in linea retta d luogo ad un
impedimento inderogabile. Infine, un ultimo impedimento rappresentato dal DELITTO:
questo ha luogo quando una delle parti sia stata condannata per omicidio o tentato
omicidio sul coniuge dellaltra.
Il matrimonio non pu essere trascritto, oltre che in presenza degli impedimenti visti in
precedenza, anche quando esso viene celebrato in una delle forme speciali previste dal
diritto della Chiesa o perch sia stato contratto fuori del territorio nazionale.
Per quanto riguarda le FORME SPECIALI DI MATRIMONIO CANONICO, il diritto canonico
prevede tali forme di celebrazione che non sempre consentono di qualificare il vincolo
religioso come matrimonio avente effetti civili. La prima di tali forme speciali il
MATRIMONIO CANONICO SEGRETO; esso consentito dallautorit ecclesiastica solo quando
sussistano gravi ed urgenti motivi che sconsigliano alle parti di rendere nota la
celebrazione. In questo caso il matrimonio celebrato avanti al parroco e a due testimoni:
tutti sono tenuti al silenzio. Tale celebrazione non riportata negli ordinari registri
parrocchiali, ma in un registro conservato nellarchivio segreto del vescovo.
Il MATRIMONIO CANONICO IN PERICULO MORTIS dubbio che sia trascrivibile, essendo
incompatibile con leffettuazione della trascrizione tempestiva. Nel caso in cui la
celebrazione fosse stata accompagnata dagli adempimenti civilistici previsti, si potrebbe
avere la trascrizione tardiva in presenza del consenso delle parti nel richiedere tale atto.
Totalmente non trascrivibile il MATRIMONIO CANONICO CELEBRATO DAVANTI AI SOLI
TESTIMONI; dunque, il matrimonio celebrato in mancanza del ministro di culto non
assolutamente trascrivibile.
Anche il MATRIMONIO CANONICO CELEBRATO ALLESTERO non trascrivibile. Infatti,
lAccordo del 18 Febbraio 1984 prevede che il matrimonio canonico avente effetti civili
attuabile solo nel territorio nazionale italiano. Comunque, il matrimonio canonico
celebrato allestero pu assumere rilevanza nellordinamento dello Stato per altra via:
quella delle norme di diritto internazionale privato. Esse prevedono che il matrimonio tra
cittadini o tra cittadini e stranieri fuori dal territorio dello Stato pu aversi dinanzi alla
competente autorit diplomatica o consolare, ovvero con le forme stabilite dalla legge del
luogo davanti allautorit competente. Quindi, se la legge del paese straniero riconosce il
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matrimonio canonico come forma valida per la costituzione del rapporto coniugale, tale
matrimonio sar rilevante anche nel nostro ordinamento: per, siccome tale rilevanza ha
luogo secondo le norme privatistiche internazionali, il matrimonio viene riconosciuto non
come matrimonio canonico. Ma come matrimonio civile celebrato allestero.
Per quanto riguarda il MATRIMONIO CANONICO DEGLI STRANIERI in Italia (tra stranieri o tra
cittadini e stranieri), dobbiamo dire che essi possono celebrare un matrimonio che produce
effetti civili a seguito della trascrizione: lunico problema che per la trascrizione civile, la
capacit dello straniero a sposarsi disciplinata dalla sua legge nazionale.
Infine abbiamo il MATRIMONIO CANONICO PER PROCURA. Qui ammessa la trascrizione
quando vi siano le circostanze previste dallart. 111 c.c., ossia si tratti di militari o di
persone al seguito di forze armate in tempo di guerra, ovvero quando uno degli sposi si
trovi allestero e vi siano gravi motivi. Al fine della trascrizione non basta la procura
canonica, ma occorre che la procura sia rilasciata per atto pubblico e che le parti abbiano
ottenuto lautorizzazione del tribunale (che deve valutare la sussistenza dei gravi motivi).
Il giudizio sulla trascrizione civile del matrimonio canonico, in quanto atto dello stato
civile, rientra nella giurisdizione del giudice dello Stato. La trascrizione pu cessare di
produrre i suoi effetti ex nunc (da ora) quando una sentenza passata in giudicato emessa
da tale giudice, accogliendo una domanda di divorzio, dichiari cessati gli effetti civili del
matrimonio canonico; invece, pu venir meno con effetti ex tunc (da allora) tutte le volte in
cui il giudice dello Stato accolga una domanda diretta allannullamento di essa.
Se vi la presenza di vari vizi, attribuita la facolt di impugnare davanti al giudice dello
Stato la trascrizione civile del matrimonio canonico: pensiamo ai casi in cui la trascrizione
sia avvenuta sussistendo uno degli impedimenti inderogabili visti sopra, o quando la
trascrizione tardiva si sia avuta senza il consenso delle parti e cos via. Nel caso in cui
sia stato trascritto come matrimonio concordatario un matrimonio canonico non
previsto dallAccordo del 18 Febbraio 1984 dobbiamo distinguere due diverse circostanze.
Se si tratta di un matrimonio celebrato allestero (efficace secondo la legge del luogo), la
trascrizione come matrimonio concordatario va solo rettificata; se si tratta di un
matrimonio che non possa produrre effetti civili, il procedimento ha come oggetto
lannullamento della trascrizione. LEFFETTO DELLANNULLAMENTO DELLA TRASCRIZIONE la
cancellazione dai registri dello stato civile.
Per quanto riguarda il RICONOSCIMENTO DELLE SENTENZE DI NULLIT DEI MATRIMONI
CANONICI TRASCRITTI a norma dellAccordo, occorre osservare che il rapporto tra Stato e
Chiesa risulta molto differente agli accordi tra Stati in materia di assistenza giudiziaria e di
riconoscimento delle sentenze (basati sul principio della reciprocit). Nel rapporto tra
Stato e Chiesa il riconoscimento UNILATERALE: lo Stato riconosce le sentenze
ecclesiastiche di nullit del matrimonio canonico trascritto, ma la Chiesa non riconosce le
sentenze di nullit pronunciate dal giudice statale. Infatti nellordinamento canonico vige
il principio secondo cui, data la natura sacramentale del matrimonio tra battezzati, solo il
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giudice ecclesiastico pu dichiararne la nullit; e solo il Papa pu dichiararne lo
scioglimento nel caso di matrimonio rato e non consumato.
NellAccordo del 18 Febbraio 1984 non troviamo pi il principio della RISERVA DI
GIURISDIZIONE A FAVORE DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI. Prima di questo Accordo, tutte le
sentenze ecclesiastiche di nullit erano riconosciute agli effetti civili con un procedimento
ufficioso ed automatico: invece, dopo lAccordo, le sentenze possono essere rese esecutive
nellordinamento statale solo a domanda di parte e in forza di un vero e proprio giudizio
di delibazione (a seguito del quale non detto che le sentenze vengano sicuramente
riconosciute, in quanto si potrebbe avere una pronuncia di rigetto). La GIURISPRUDENZA
prevalente ha accertato il venir meno di tale riserva di giurisdizione, dichiarando la
giurisdizione del giudice civile sul matrimonio canonico trascritto agli effetti civili
(alternativa a quella del giudice ecclesiastico).
Anche la CORTE COSTITUZIONALE ha espresso il proprio giudizio in merito a questo
problema. La Corte ha affermato che vero che la riserva venuta meno, ma il giudice
civile non pu pronunciarsi sul matrimonio canonico, in quanto esso un presupposto
da cui lordinamento statale fa discendere gli effetti civili. Un presupposto che resta
esterno ed estraneo allordinamento statale. Quindi il giudice pu pronunciarsi solo sul
riconoscimento delle sentenze di nullit e sulla trascrizione del vincolo agli effetti civili.
Comunque, se una delle parti si rivolge al giudice dello Stato lo fa esercitando il diritto di
libert religiosa per sottrarre il suo matrimonio allapplicazione delle norme confessionali
e allesame del giudice ecclesiastico. Quindi, in questo modo, garantita la libert di scelta
in materia matrimoniale sia nel momento della formazione del rapporto coniugale, sia nel
momento della contestazione della sua validit. Specifichiamo che il giudice statale non
chiamato a giudicare sulla validit del matrimonio canonico, ma sulla validit dellatto di
iniziativa del procedimento di trascrizione in cui si concreta la scelta (che precede la
celebrazione matrimoniale).
Fra lordinamento civile e lordinamento canonico si vengono ad instaurarsi quei RAPPORTI
DI CONTRASTO DI GIUDICATI E LITISPENDENZA. chiaro che il contrasto tra giudicati e
litispendenza, verificandosi nei rapporti tra due diversi ordinamenti, non possono essere
valutati con quei criteri validi nel caso in cui essi si verifichino allinterno di uno stesso
ordinamento. In materia matrimoniale questi contrasti sono pi che mai evidenti;
concorrendo determinate cause, il matrimonio invalido secondo alcuni ordinamenti
mentre dissolubile per divorzio secondo altri. Divergenze esistono anche riguardo alle
cause di nullit e di scioglimento del matrimonio. Si pensi allimpotenza: nel diritto della
Chiesa causa obiettiva di invalidit del vincolo, mentre nel diritto dello Stato tale
situazione da luogo allinvalidit solo se laltra parte incorsa in errore essenziale.
Complicazione maggiori si hanno quando vi la PENDENZA davanti al giudice civile DI
UNA CAUSA AVENTE IL MEDESIMO OGGETTO di quella decisa dal giudice ecclesiastico. A
primo impatto, potrebbe sembrare che loggetto sia sempre diverso in quanto il giudice
appunti@email.it
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ecclesiastico si pronuncia sul presupposto, mentre il giudice civile si pronuncia sulla
validit del procedimento che ha introdotto quel presupposto nellordinamento statuale
o sul rapporto matrimoniale derivato da tale procedimento. Invece non cos, perch
loggetto del giudizio da determinare: in entrambi i casi, per lordinamento dello Stato,
loggetto finale del giudizio lassetto dei rapporti coniugali fra le parti agli effetti civili.
Questi possono venir meno sia con il riconoscimento di una sentenza ecclesiastica di
nullit del matrimonio canonico, sia con la dichiarazione di nullit o lannullamento della
trascrizione o con il divorzio pronunciati dal giudice. Alquanto dubbio risulta, invece, il
rapporto fra il giudizio civile di divorzio e la sentenza canonica di nullit. La sentenza di
divorzio produce effetti ex nunc, mentre la sentenza ecclesiastica di nullit ha valore
retroattivo (a decorrere dalla celebrazione del matrimonio). Per bisogna subito notare che
fra i due giudicati vi incompatibilit logica, in quanto la sentenza di divorzio
pronunziata sul presupposto della validit della trascrizione e della volont degli effetti
civili, mentre il riconoscimento della sentenza ecclesiastica travolgerebbe luna e laltra.
In relazione al PROCEDIMENTO DI DELIBAZIONE, la legge di riforma del sistema italiano di
diritto internazionale privato n. 218 del 1995 influisce solo marginalmente sul
riconoscimento civile delle sentenze ecclesiastiche di nullit del matrimonio; tale norma
non idonea a sospendere, modificare, derogare o abrogare lAccordo del 18 Febbraio
1984. Perci, il procedimento per riconoscere la sentenza ecclesiastica di nullit si deve
svolgere innanzi alla CORTE DAPPELLO competente per territorio.
Il procedimento di delibazione ha luogo nel momento in cui almeno una delle parti ne
faccia DOMANDA: dunque non necessaria la volont di entrambe le parti. Da qui
deduciamo che c bisogno della volont di entrambe le parti per far acquistare gli effetti
civili al matrimonio canonico, mentre serve la volont di almeno uno per privare il
matrimonio di tali effetti. Il PRESUPPOSTO PROCESSUALE DELLA DOMANDA che la sentenza
ecclesiastica di nullit del matrimonio sia esecutiva e che tale esecutivit sia attestata da
un decreto del superiore organo ecclesiastico di controllo. LESECUTIVIT della sentenza
suddetta emessa in primo grado si ha nel momento in cui essa viene confermata in
appello, o da un decreto o da una ulteriore sentenza. Per quanto riguarda il CONTROLLO, la
Corte dAppello tenuta ad accertare:
lesistenza e lautenticit dei provvedimenti ecclesiastici sulla nullit del matrimonio;
che il matrimonio dichiarato nullo era un matrimonio canonico trascritto a norma
dellart. 8.1 dellAccordo del 18 Febbraio 1984;
che il giudice ecclesiastico era competente a conoscere la causa;
che nel procedimento innanzi ai tribunali ecclesiastici stato assicurato alle parti il
diritto di agire e di resistere in giudizio in modo non difforme dai principi
fondamentali dellordinamento italiano. Ricordiamo che il diritto alla difesa viene
rispettato quando il convenuto sia stato regolarmente citato a comparire e abbia avuto
un termine sufficiente per preparare la propria difesa;
che vi siano altre condizioni richieste dalla legislazione italiana per la dichiarazione di
efficacia delle sentenze straniere.
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Nota bene: nel diritto canonico le sentenze sullo stato delle persone e, di conseguenza,
quelle sullo stato coniugale, diventano esecutive ma non passano mai in giudicato.
Un altro requisito richiesto alle sentenze ecclesiastiche che esse non devono produrre
EFFETTI CONTRARI ALLORDINE PUBBLICO. Levocazione dellordine pubblico italiano
riguarda lordine pubblico che presiede ai rapporti fra lordinamento dello Stato e gli
ordinamenti stranieri o estranei, com lordinamento canonico. Lordine pubblico italiano
in materia matrimoniale ha subito profonde modificazioni a partire dal 1970. Prima di
questa data, era principio di ordine pubblico quello dellindissolubilit del matrimonio,
perch il diritto italiano non ammetteva il divorzio; inoltre veniva data scarsa importanza
alla volont nella formazione del matrimonio a favore della dichiarazione resa innanzi
allufficiale dello stato civile.
Con lintroduzione del DIVORZIO (legge n. 898 del 1970) e con la RIFORMA DI FAMIGLIA
(legge n. 151 del 1975), il PRINCIPIO dordine pubblico italiano in materia matrimoniale
quello DELLEFFETTIVIT DELLUNIONE CONIUGALE, DELLA PERSISTENZA DELLA COMUNIONE
SPIRITUALE E MATERIALE TRA I CONIUGI; in questa maniera si data pi rilevanza alla
volont delle parti piuttosto che alla dichiarazione. Di conseguenza, le uniche ipotesi in cui
una sentenza ecclesiastica si viene a trovare in contrasto con lordine pubblico italiano
sembrano essere solo quelle in cui la nullit dipende da motivi tipicamente confessionali
(quando sono in contrasto con il diritto di libert religiosa). Dunque tutte le altre cause di
nullit non sono in contrasto con i principi di ordine pubblico italiano: pensiamo alle
sentenze ecclesiastiche riguardanti i vari vizi del consenso (che possono essere trattati in
modo diverso dal diritto italiano). Quando si presentano tali vizi, una volta fallita lunit
coniugale, il giudice ecclesiastico tenuto ad individuare il vizio di formazione del
matrimonio che ha determinato il fallimento del rapporto. Il giudice statale non ha alcun
interesse ad indagare in questa direzione: egli si limita solo ad accertare che venuta
meno la comunione spirituale e materiale tra i coniugi.
Una volta riconosciuta agli effetti civili una sentenza ecclesiastica di nullit, la Corte
dAppello pu attribuire una PROVVISIONALE SULLE INDENNIT SPETTANTI a favore del
coniuge che ne abbia il diritto e che ne faccia richiesta e rimanda le parti innanzi al giudice
competente in primo grado per la decisione su tali questioni.
In pendenza della causa di nullit davanti ai tribunali ecclesiastici, nonch della causa per
la nullit o lannullamento della trascrizione civile, le parti possono chiedere al tribunale
civile competente per territorio la SEPARAZIONE PERSONALE TEMPORANEA prevista dallart.
126 c.c.. tale separazione temporanea vale a disciplinare la posizione dei coniugi nel tempo
in cui durino il giudizio ecclesiastico di nullit e il successivo procedimento di delibazione
o il giudizio civile sulla trascrizione. Se, per uno di questi casi, passasse in giudicato una
sentenza che pone fine allo stato coniugale, GLI EFFETTI della separazione temporanea
CESSANO in quanto le parti non sono pi coniugi. Se, invece, il matrimonio rimane valido
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agli effetti civili, la separazione cessa ugualmente e le parti dovrebbero nuovamente
osservare lobbligo della coabitazione.
Adesso ci tocca parlare del MATRIMONIO AVANTI AI MINISTRI DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE
DI MINORANZA. Il legislatore, dopo aver riconosciuto agli effetti civili il matrimonio
canonico, ritenne di dover agevolare anche gli appartenenti alle confessioni religiose di
minoranza; infatti consent loro di celebrare un matrimonio valido per lo Stato davanti ai
ministri di tali confessioni.
Il matrimonio che stiamo trattando non un matrimonio religioso trascritto, ma un
MATRIMONIO CIVILE CELEBRATO IN FORMA SPECIALE. Infatti, il matrimonio civile non deve
essere obbligatoriamente celebrato dallufficiale dello stato civile: la legge prevede che pu
essere celebrato da altri soggetti che ne hanno il potere (consoli allestero, comandanti di
navi e di aerei). Tra questi troviamo anche i ministri delle confessioni di minoranza la cui
nomina sia stata approvata dallautorit governativa (e precisamente dal Ministero
dellinterno).
Quando le parti richiedono la pubblicazione allufficiale dello stato civile, devono
dichiarare di voler celebrare il matrimonio innanzi a quel determinato ministro di culto.
Conseguentemente lufficiale dello stato civile, oltre ad accertare che non sussistono
impedimenti e opposizioni alla celebrazione del matrimonio, accerta che il ministro di
culto indicato dagli sposi abbia ricevuto lapprovazione della nomina. Effettuata la
pubblicazione e gli accertamenti detti, lufficiale dello stato civile rilasci una
autorizzazione in cui risulta che il ministro di culto indicato ha la facolt di poter celebrare
il matrimonio; senza questa autorizzazione, il ministro di culto non potrebbe esercitare la
facolt a lui attribuita dalla legge.
La legge pone una serie di ADEMPIMENTI A CARICO DEL MINISTRO DI CULTO: prima di tutto,
egli tenuto a dare lettura agli sposi degli art. 143, 144 e 147 c.c. (diritti e doveri dei
coniugi). Inoltre, egli deve ricevere la dichiarazione espressa di entrambe le parti di volersi
prendere in marito e moglie. Immediatamente dopo la celebrazione, il ministro di culto
deve redigere latto di matrimonio in lingua italiana secondo le norme stabilite per la
formazione degli atti dello stato civile. Compilato latto di matrimonio, il ministro di culto
lo trasmette in originale allufficiale dello stato civile entro 5 giorni dalla celebrazione del
matrimonio; a sua volta, lufficiale di stato civile provvede alla trascrizione dellatto nei
registri del matrimonio entro 24 ore dalla sua ricezione. La legge non prevede nulla
per il caso in cui latto di matrimonio non sia trascritto (perch non trasmesso, o trasmesso
dopo i 5 giorni, o irregolare nelle indicazioni richieste): mancano norme per la trascrizione
tardiva del matrimonio. Questo non significa che il matrimonio in questione non possa
mai essere trascritto, in quanto latto in questione (irregolare, smarrito o trasmesso con
ritardo) pu essere regolarizzato con il PROCEDIMENTO DI RETTIFICAZIONE (previsto dallart.
454 c.c.).
chiaro che nello svolgimento degli adempimenti di sua competenza, IL MINISTRO DI
CULTO PUBBLICO UFFICIALE: latto formato dal ministro di culto atto pubblico. Da qui
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deduciamo che i ministri delle confessioni religiose di minoranza si trovano nella stessa
posizione in cui si trova il ministro di culto cattolico e che latto di matrimonio ha la stessa
natura giuridica nei due casi.
Il matrimonio celebrato innanzi ai ministri delle confessioni religiose di minoranza
IMPUGNABILE, oltre che per le cause di nullit o di annullamento, PER I VIZI PROPRI DELLA
SPECIALE FORMA DI CELEBRAZIONE. Ad esempio, causa di nullit la mancata approvazione
governativa della nomina del ministro di culto. Invece la mancanza dellautorizzazione
dellufficiale dello stato civile non determina linvalidit del matrimonio: infatti il ministro
di culto, avendo ricevuto lapprovazione della nomina, ha il potere di assistere al
matrimonio.
In passato si pensava che il ministro di culto avesse la facolt di assistere solo alla
celebrazione dei matrimoni degli appartenenti alla propria confessione, tanto da
considerare nullo il matrimonio celebrato innanzi a lui da appartenenti ad altra religione;
ma questa situazione andava in contrasto con il principio di libert religiosa costituzionale,
togliendo la possibilit allindividuo di passare da una confessione allaltra liberamente
(senza dover rendere conto di ci ad alcuna autorit statuale).