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il Ducato

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Mensile - 31 maggio 2013 - Anno 23 - Numero 7 Ducato on line: ifg.uniurb.it

Periodico dellIstituto per la formazione al giornalismo di Urbino

La storia

Il patto di ferro fra Giulio II e Guidobaldo


alle pagine 2 e 3

Parla il rettore

L obiettivo costruire la citt-campus


alle pagine 4 e 5

Universit oggi e domani


LEDITORIALE

Parlano gli studenti

Abbiamo scelto la citt ducale per la vivibilit


alle pagine 8 e 9

Ricerca e futuro

Cos convivono avanguardia e arretratezza


alle pagine 14 e 15

L'

anno accademico ormai agli sgoccioli. Anche la Redazione del Ducato sta per andare in ferie. O meglio i nostri 31 giornalisti praticanti si apprestano a una nuova esperienza formativa, cio gli stage nelle aziende editoriali. Questo lultimo numero del Ducato prima della pausa estiva, ma continueremo a tenervi informati, fino a met giugno, con il nostro quotidiano on line (ifg.uniurb.it). Il tema scelto per questo appuntamento era quasi obbligato: lUniversit. Ovvero il cuore, lanima della citt, snodo fra le grandi reti materiali (le infrastrutture) e quelle immateriali, cio la produzione e la distribuzione della conoscenza. LUniversit intesa come sede di funzioni pregiate, come motore in grado di attivare una circolarit virtuosa fra ricerca, formazione, tecnologia, industria e servizi, qualit di lavoro e di vita. Linchiesta del Ducato analizza le diverse sfac-

cettature di una struttura molto complessa che ha affrontato e sta affrontando difficolt interne che si aggiungono a una crisi generale e di sistema senza precedenti. Ci che emerge un quadro positivo e confortante, pur nella complessit del momento. La statalizzazione ha imposto scelte drastiche che hanno portato innegabili benefici nei conti economici e nella stabilit generale. La riforma statutaria, il superamento delle Facolt e la creazione delle Scuole, la rifondazione dei Dipartimenti, l'integrazione tra didattica e ricerca e i nuovi assetti di governance possono rappresentare loccasione per una profonda innovazione culturale. Paradossalmente proprio dai momenti di crisi che

Il rinnovamento allombra della crisi

nascono le premesse migliori per il rilancio e per creare nuove basi di solidit e stabilit. Proprio in questi momenti servono scelte lungimiranti e di lungo periodo. La riorganizzazione di un Ateneo non un fatto di bottega, ma riguarda tutta la societ territoriale. Universit e Citt hanno bisogno luna dellaltra nellambito di un rinnovato patto per il futuro. Altro elemento importante la dimensione. Lisolamento di Urbino (affrontato in uno dei numeri precedenti) vissuto come un ostacolo e un grosso limite. In realt lo , ma al tempo stesso diventa anche una ricchezza. La dimensione della citt campus, la mancanza di elementi devianti e di distrazione, la facilit nel

trovare concentrazione, le relazioni umane e perfino lambiente, lestetica e la bellezza che trasudano da ogni angolo della citt favoriscono lo sviluppo delle eccellenze. Ha ragione il Rettore Pivato: LUniversit ideale il frutto di una sequenza di sogni progressivi. A Urbino ci sono tutte le condizioni per valorizzare, stimolare e sviluppare le intelligenze. Sar per la lombrosiana teoria dei luoghi, secondo la quale i paesi di collina sono i pi adatti per favorire la nascita dei geni. Oppure la teoria dei climi, ipotizzata da Leopardi, secondo la quale le zone di mezzo, dove i venti del settentrione si mescolano con quelli caldi del meridione, gli ingegni sogliono essere maggiori e pi svegliati e particolarmente pi acuti. Resta il fatto che lUniversit di Urbino si dimostrata efficace e collaudata incubatrice di intelligenze che si sono poi espresse lontano da qui.

il Ducato

Sono gli italiani - dice il sociologo Ricciardi - a non credere nella cultura

Il campus ideale? Non esiste


Dei 27 paesi dellUe, solo otto hanno tagliato i bilanci dellistruzione. LItalia ha tagliato pi di tutti
MARISA LABANCA
di studio, strutture, operativit sul web, nora passati in secondo piano. Le risorse potrebbero essere distribuite tra questi campi in modo che si guardasse principalmente al mercato del lavoro e, in seconda battuta, alla competizione in ambito internazionale a livello di conoscenza e scambio di idee. Un terreno su cui noi al momento non competiamo affatto. Nelle classiche internazionali dei migliori atenei ai primi dieci posti ci sono universit del calibro di Oxford, Harvard, Yale e per trovare unitaliana bisogna andare oltre il 270 posto. Ma cosa ci rende cos diversi dai giganti culturali europei e doltre oceano? Il primo livello spiega il professor Ricciardi in cui non siamo non solo in grado di competere, ma nemmeno in grado di iscriverci alla gara sono i soldi. Se andiamo a vedere i bilanci delle universit italiane, confrontati con quelli dei primi dieci college americani c un abisso, non c gara. Da una recente indagine della Commissione Europea, tra laltro, emerso che dei 27 Paesi dellUnione, negli ultimi tre anni, soltanto otto hanno apportato tagli ai finanziamenti allistruzione e tra questi lItalia al primo posto: tra il 2010 e il 2012 il bilancio delle scuole, dalle medie alle superiori, si ridotto del 10,4%, mentre nelluniversit si calcolano 100 mila cattedre in meno e una riduzione dei finanziamenti del 9,2%.Nelluniversit ideale, dove non si taglia ma si investe, il professore Ricciardi non ha dubbi, la prima cosa da fare sarebbe utilizzare i finanziamenti per proiettare luniversit verso una dimensione pi europea e pi globale. Nel mondo reale, invece, possiamo solo sperare in una classe politica che ridistribuisca meglio le poche risorse che ci sono. Per quanto riguarda le strutture, invece, le classifiche sui migliori atenei italiani mostrano ai primi posti le universit di medie dimensioni, con un bacino di iscrizioni che va dai 10 mila ai 20 mila studenti e, come spiega il sociologo, non una casualit. Una dimensione troppo ampia fatalmente porta a un abbassamento della qualit, le grandi universit, nel mondo cos come in Europa, a eccezione di Parigi, sono collocate in centri di piccola e media grandezza con una forte concentrazione di intelligenze e spazi non sproporzionati. Nel migliore dei mondi possibili, linsediamento universitario verrebbe progettato in modo da potenziare uno spazio, unarea ragionevole che non sia, come accade oggi, semplicemente inserita in citt ipercongestionate che presentano problemi insormontabili. E cos luniversit ideale potrebbe portare anche alla riscoperta e alla riqualificazione delle piccole citt, magari riducendo lampio divario che attualmente separa nord e sud nella scelta degli atenei.

possibile immaginare ununiversit ideale dove gli studenti riescano a seguire le lezioni in un unico luogo, senza spostarsi da un lato allaltro della citt, dove la qualit della formazione sia elevata e i docenti abbiano il tempo e le occasioni per intessere rapporti umani, non solo didattici, con i propri allievi? Ununiversit che sia porta di accesso al mercato del lavoro e che dia realmente spazio alla ricerca, al merito, alla trasmissione della conoscenza oltre le frontiere nazionali? Forse immaginarlo non impossibile, pi difficile realizzarlo. Luniversit riflette la societ in cui radicata e in questo momento la gran parte della popolazione italiana non crede pi nellidea che la conoscenza e listruzione siano valori determinanti per migliorare il proprio status e conquistare posizioni lavorative o intellettuali pi avanzate. Ne convinto il professore Mario Ricciardi, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi al Politecnico di Torino. Per tracciare i lineamenti delluniversit ideale , quindi, necessario caratterizzare il contesto: In una societ utopistica afferma Ricciardi si pu immaginare una diversa forma di comunit per il sapere che sfrutti al massimo le tecnologie disponibili per realizzare lutopia della conoscenza collettiva. Oggi il sapere, grazie alle potenzialit della rete, a portata di tutti, in qualunque luogo si trovino, al di l delle differenze sociali, di classe ed economiche; in una simile visione, luniversit sarebbe semplicemente la realizzazione di questa utopia. Ma nel mondo reale gli ostacoli da superare non sono pochi: bilanci ristretti, strutture caotiche, didattica obsoleta, concorsi poco trasparenti. In questo mondo, secondo il sociologo, basterebbe che le universit italiane si limitassero a rimettere in moto un antico meccanismo: migliorare le proprie competenze. Un compito che potrebbe invertire la tendenza generale di sducia nella cultura. Luniversit dovrebbe comportarsi meglio aggiunge Ricciardi da un lato potenziando lofferta didattica, a mio avviso piuttosto scadente, dallaltro trovando dei modi per far s che ci sia un aggiornamento sulla conoscenza e, quindi, sulla ricerca pi rapido ed efciente dellattuale. Noi abbiamo ampi settori delluniversit che riproducono un sapere invecchiato, usurato e scontato. Nelluniversit ideale i parametri didattici, come linsegnamento, la ricerca e linternazionalizzazione, avrebbero la stessa importanza e attenzione di parametri sociali, quali borse

Nella pagina accanto, Guidobaldo I da Montefeltro. Al centro Valentino Rossi e Rita Levi Montalcini. Sotto una vista dellUniversit di Oxford. A anco il sociologo Mario Ricciardi. In basso, lantropologa Francesca Declich

Lantropologa Declich: Oxford unaltra cosa

Inarrivabile Trinity college


GIOVANNI RUGGIERO

n grande prato verde animato da un formicolo di ragazzi che corrono, leggono seduti sotto un albero, chiacchierano in gruppo. Alle loro spalle i palazzi medievali e tutto intorno un cielo cronicamente plumbeo. Con un po di immaginazione e un pizzico di provocazione - potrebbe essere al tempo stesso Urbino vista dalla fortezza Albornoz o uno dei pi classici dei campus allinglese, come quello di Oxford. indiscutibile il prestigio di cui gode lateneo pi antico del mondo anglosassone, da sempre in cima alle classiche mondiali anche per la qualit della vita che lorganizzazione del suo campus riesce a offrire: Urbino una citt bellissima - racconta lantropologa Francesca Declich, ricercatrice nei primi anni90 a Oxford e dal96 docente della facolt di scienze politiche alla Carlo Bo - che lega la sua storia secolare alluniversit. Sono contenta di lavorare qui, ma sono convinta che la nostra citt-campus abbia tutte le potenzialit per migliorare puntando al modello inglese. Una universit un mondo fatto di migliaia di studenti fuori sede, docenti, ricercatori e dipendenti. Una risorsa economica importante per entrambe le citt. La differenza sta nel modo di sfruttarla: Nella citt di Oxford dice la professoressa Declich ci sono molti pub e locali dove studenti e docenti posso-

no studiare comodamente perch durante il giorno non c musica o tv accesa con il volume alto; a seconda degli orari c chi prende un caff o una birra, ma in un ambiente confortevole abbastanza per poter conversare o leggere un libro. Bisognerebbe rivedere una cultura dellaccoglienza appositamente pensata per gli studenti urbinati, considerando che chi frequenta luniversit non vive di solo svago quando fuori dalle aule: servono pi luoghi per la socializzazione che magari gli stessi esercizi commerciali legati alla ristorazione possono offrire guadagnandoci. La carenza di spazi a Urbino un problema sentito da tanti. Resiste da alcuni anni un caff letterario in via Veterani, ma unoasi troppo nascosta e poco nota: Se meglio conosciuti questi spazi migliorerebbero la qualit della vita universitaria fuori dalle canoniche ore di lavoro aggiunge la docente si potrebbero organizzare a Urbino cene come quelle settimanali nei college di Oxford: contribuendo con una piccola quota, si ha loccasione di incontrare gente di diverse facolt e anche importanti docenti che altrimenti sarebbe difcile incrociare nella normale attivit quotidiana. Con loro ho potuto commentare i loro lavori e scambiare opinioni: sono momenti preziosi nei quali diverse generazioni si confrontano e arricchiscono la vita nel campus, come dovrebbe essere una vera comunit.

LUNIVERSIT IDEALE

Nel 1506, daccordo con Giulio II della Rovere

E Guidobaldo disse: Mi piacerebbe avere una bella Universit


ANTONELLA FERRARA

ra il 1506, gli anni in cui Giovanna La Pazza saliva sul trono di Castiglia e in Italia i Comuni si trasformavano in Signorie. Michelangelo metteva mano alla tomba di papa Giulio II e nel borgo di S. Pietro si apriva il cantiere per realizzare la famosa basilica. Nel cuore della penisola, incastrato tra lo Stato Ponticio e il Ducato di Toscana, il Ducato di Urbino stava scrivendo una delle pi belle pagine della sua storia: nel clima di grande slancio artistico- culturale, mentre artisti e letterati si stringevano intorno alla corte dei Duchi, nasceva lUniversit. A volerla furono papa Giulio II e il duca Guidobaldo I: da una parte lo Stato della Chiesa e dallaltra la casata dei Montefeltro. Pare infatti che un Collegio dei Dottori a Urbino esistesse gi ma sarebbe stata la bolla di Giulio II della Rovere a consolidarne i poteri nel 1507: il papa gli riconosceva la facolt di dottorare cio di attribuire il titolo di dottori in legge. Il documento papalino era stato preceduto nel 1506 da un decreto del duca Guidobaldo I. Le prerogative del Collegio sarebbero state poi ampliate con lintervento di un altro papa, Pio IV De Medici, che gli confer il potere di laureare poeti e medici, nonch di nominare notai. Per evitare che le prerogative rimanessero delle sterili parole scritte sulla carta, nel 1565 Guidobaldo II decret che da quel momento sarebbero state valide solo le lauree attribuite dal Collegio e che nessuno avrebbe potuto rivestire cariche se non avesse ottenuto il titolo richiesto. Nel 1601 con il consenso di Francesco Maria II della Rovere, il Collegio dei dottori si trasforma in Studio pubblico. Ci che rende esclusiva la storia delluniversit di Urbino rispetto agli altri atenei italiani, non solo il legame inscindibile con la Curia romana ma levoluzione stessa dellateneo, nato non come accorpamento di vari insegnamenti indipendenti (come era avvenuto per luniversit di Bologna) ma come evoluzione di un Collegio preesistente. La repentina caduta del Ducato non trascin con s lUniversit che, dopo lestinzione dei Duchi, venne protetta dalla comunit cittadina.Fu proprio in quegli anni che la Comunit cerc di accrescerne il prestigio, istituendo nuove cattedre, come quella di matematica afdata a Muzio Oddi, e organizzando cicli di letture pubbliche che si tenevano nei palazzi pi importanti di Urbino. Quelle di citt e Universit

sono due storie allo specchio spesso unite dalla forza politica di grandi personaggi come lurbinate Gian Francesco Albani, passato alla storia come papa Clemente XI. Profondamente legato alla sua Urbino, il papa volle aumentarne il prestigio investendo su quellUniversit in cui egli stesso si era formato. Quando Clemente XI mor, i suoi familiari continuarono la politica culturale avviata dal pontece e il cardinale Annibale Albani alla sua morte lasci allUniversit tremila scudi perch venisse istituita una cattedra di lingua greca. Larrivo delle truppe napoleoniche segn linizio di un periodo buio per lAteneo: chiuso negli anni di occupazione francese, fu riaperto durante la Restaurazione. LUnit dItalia e la breccia di Porta Pia non potevano che segnare la storia di ununiversit nata con il favore dei papi. Nel 1862 un decreto regio la trasform in Libera Universit, dotata di un suo statuto e di una nuova piramide amministrativa. nel secondo dopoguerra che tra le aule della storica Universit di Urbino comincia a spirare un vento nuovo e inaspettato. Negli anni 50-60 la citt cambia volto. Il tessuto urbano si vivacizza con i colori dei nuovi collegi, con il movimento a spirale delle scale, con quelle arditezze architettoniche mai invasive e capaci di dialogare armonicamente con la citt storica. Il sogno di Giancarlo de Carlo prende forma e la citt dei Duchi si trasforma nella citt degli universitari. Solo i sognatori sono in grado di fare qualcosa diceva Carlo Bo agli amici che incrociava a Palazzo Madama. Bo e De Carlo, il letterato e larchitetto. Furono loro a realizzare a Urbino il sogno di una cittadella universitaria sospesa nellamenit dei colli del Montefeltro. Rettore dal 1947 al 2001, Carlo Bo, traghetta lateneo verso la modernit, investendo sulle nuove facolt di Lettere e Filosoa, Economia e Scienze politiche. Nel 2003 proprio a lui, al Rettore con il sigaro, che viene intitolato lAteneo. Nel 2006 stato avviato il processo di statalizzazione conclusosi nel novembre del 2012. La lunga storia dellUniversit di Urbino sopravvive nei volumi delle biblioteche e il prestigio del passato aleggia nelle volte, negli scaloni e nelle aule sontuose degli edici in cui si tengono le lezioni. Quei cinquecento anni di storia sembrano essere tutti racchiusi nel gonfalone dellUniversit in cui limmacolata con le mani giunte sovrasta lo stemma a strisce gialle e blu della casata dei Montefeltro.

Lauree honoris causa: il 46 della discordia

Le vittorie di Rita e Vale


C
VIRGINIA DELLA SALA entosettantanove teste decorate dal 1921 a causa dellonore: non elegante come in latinohonoris causa ma funzionale a giusticare i riconoscimenti che, periodicamente, luniversit di Urbino assegna a personalit di spicco di ogni ramo della conoscenza. Menti, intellettualit della giurisprudenza, delle scienze politiche economiche e umane, della materie letterarie e scientiche no ai riconoscimenti per le attivit sportive. Carlo Rubbia, Andrea Camilleri e Corrado Clini gli ultimi decorati. Male che vada, nella diaspora anonima delle giovani menti italiane, Urbino si terr stretta la schieradidottori adhonorem,garantidinotoriet,gi sparsi in tutto il mondo, oppure il ricordo e gli insegnamenti di quelli gi morti da tempo. A Enrico Mattei, fondatore dellEni e personalit di spicco della politica e delleconomia italiana, la Carlo Bo fece appena in tempo a consegnare la laurea in Economia e commercio nellanno della sua morte, il 1962. Era nato ad Acqualagna e la sua terra gli regal lultimo riconoscimento. A Scevola Mariotti, nato a Pesaro con gi scritto nel nome il suo destino di latinista e redattore del vocabolario della lingua latina IL, luniversit riconobbe la dedizione nellinsegnamento nel 1982. Al presidente Rai e giornalista Sergio Zavoli nel 1986: per lui, alla cerimonia di consegna e alla lectio magistralis, era presente anche il regista e amico Federico Fellini. Allautore statunitense di Morte di un commesso viaggiatore, Arthur Miller, tocc di essere decorato nel 1988, seguito nel 1990 dal riconoscimento in Scienze Biologiche a Una piccola signora dalla volont indomita e dal piglio di principessa, come Primo Levi deniva Rita Levi Montalcini, Nobel per la medicina nel 1986. Gli anni 90 si aprirono in polemica: il primo laureato ad honorem in Scienze politiche fu Benedetto, detto Bettino, Craxi. Il 1992 segn il turno di Riccardo Muti che seppe mostrare con lesempio tutta la forza di uno spirito partenopeo: Questa per me una giornata a doppia faccia disse il direttore dorchestra della Scala di Milano - e mentre ritiro la laurea mio padre sta nendo i suoi giorni a Napoli. Proprio lui, quando ha saputo che avrei ricevuto questo riconoscimento, mi ha raccomandato: preparati bene, perch quella di Urbino unUniversit colta. Pochi mesi dopo Calisto Tanzi riceve dalle mani del rettore Carlo Bo la laurea in Scienze biologiche per linvenzione del latte a lunga conservazione. La scadenza, dieci anni dopo, per la bancarotta fraudolenta della Parmalat. La laurea di Urbino mi fece piacere dichiarava Vittorio Gassman nel 1999, riferendosi alla consegna del 93- perch tutto sommato io sono un piccolo alere della tradizione. Nel 1997 Luc Montagnier (che scopr il virus dellHIV) a Urbino parlava di un vaccino contro lAids necessario, possibile e sempre pi vicino, giusto qualche anno prima dei riconoscimenti a Luciano Pavarotti e Piero Angela e a quasi un decennio dalla discussa laurea in Comunicazione assegnata a Valentino Rossi (che allepoca andava in gara con il suo mitico numero 46) e foriera di polemiche in tutta Italia . Dopo di lui, si esce dalle piste con la laurea allo scrittore Luis Sepulveda, al premio Nobel Walcott Derek e al Cardinale Gianfranco Ravasi.

il Ducato

Nonostante le difficolt, tentiamo di garantire uno sviluppo equilibrato

La parola al magnico Pivato


Lobiettivo una citt campus, il potenziamento degli spin off e il progetto Erasmus Placement
MARTA CIONCOLONI

a Carlo Bo allottavo posto nella classica del Censis tra le universit di media grandezza. Un gradino in pi rispetto allanno scorso, conquistato grazie ai voti positivi per i servizi, le strutture, lorganizzazione web, le borse di studio e i contributi per gli studenti. Ha perso preferenze, invece, alla voce internazionalizzazione, precisamente cinque punti in meno rispetto allo scorso anno accademico. Al di l dei numeri ci chiediamo se la situazione dellateneo sia veramente cos rosea come appare. Rettore Pivato, quali sono i saldi dellultimo bilancio unico dateneo? Qual il trend rispetto agli anni passati? E vero che le risorse si stanno spostando dalle materie umanistiche a quelle scientiche? I risultati del bilancio sono positivi. Il Consuntivo sar approvato e trasmetteremo subito i dati. Stiamo garantendo uno sviluppo uniforme ed equilibrato di tutte le aree. Purtroppo un vizio dellAccademia non solo gridare al lupo, ma presumere che la propria materia - o la propria area - sia pi importante di unaltra. E il peggior vizio che lAccademia ha mutuato dalla politica. Luniversit italiana dovrebbe andare sempre pi verso la digitalizzazione. Questo comporta, ad esempio, leliminazione dei libretti cartacei: la Carlo Bo a che punto ? Molto lavoro stato fatto in questa direzione. Fra i risultati pi signicativi indicherei la verbalizzazione degli esami online. Per il resto si sta avanzando a tappe forzate. Perch oggi si investe tanto sulla formula degli spin-off?

facolt prima, o dipartimento ora si sottrae alla valutazione. Inevitabile che i risultati siano diversi, ma i motivi sono molteplici. Come si scelgono i destinatari delle lauree ad honorem e quale stata la consegna pi emozionante nel corso degli anni? Liter per lassegnazione di una laurea ad honorem nasce da una proposta del Dipartimento che individua personaggi della cultura o della scienza che hanno conseguito meriti particolari nel loro campo. Lemozione c sempre, ma particolare quando si conferisce a un self made man che ha raggiunto grandi risultati nella letteratura o nelleconomia o nelle scienze senza possedere quella laurea che magari i genitori avevano tanto sognato. Il culmine della cerimonia poi la lectio magistralis tenuta dal laureato. Straordinaria fu quella di Monsignor Gianfranco Ravasi nel 2007. Quale la sua visione di universit ideale? Ci sono degli esempi allestero a cui ispirarsi? delle altre? Il loro modello trasponibile ad altre facolt? Sono tanti i fattori che incidono sulle graduatorie del Censis e molte le classiche stilate sugli atenei, che sono sempre pi attrezzati sul fronte della valutazione. Soprattutto ora che le magre risorse di uno Stato, che dal 2009 ha sottratto 1 miliardo di euro alle universit, sono erogate anche in base a criteri valutativi cui fa capo lAnvur, come la valutazione della didattica da parte degli studenti, nessuna Luniversit ideale frutto di una sequenza di sogni progressivi, che nascono dal desiderio di conoscenza delluomo. Oggi alluniversit si va per imparare a imparare, per crescere nella propria dimensione umana oltre che culturale, durante una fase della vita che non pu trascurare le relazioni. Urbino si sempre votata a riassumere queste caratteristiche senza essere staccata dal mondo, dalle esigenze della societ attuale e dalle aspettative delle famiglie.

Stefano Pivato, rettore dellUniversit di Urbino Carlo Bo


zione tra Facolt. Questa linea continuer ad essere perseguita anche nel nuovo quadro. La riforma dei dipartimenti non ha un effetto diretto sugli insegnamenti e sulle cattedre. Quale la situazione dei ricercatori di Urbino? I ricercatori sono un patrimonio prezioso per lAteneo. Sono docenti a tutti gli effetti, ma la loro condizione subordinata alla legislazione vigente a livello nazionale. Pur in un quadro penalizzante, lUniversit di Urbino si sempre mossa attraverso modalit concertative con la categoria dei ricercatori. Quali sono i punti di forza e le eccellenze delluniversit di Urbino? Perch gli studenti la scelgono o dovrebbero sceglierla? Quali invece le criticit? Urbino vuole riassumersi nella denizione di Citt Campus. Luogo ideale per conciliare studio, relazioni umane, tranquillit, qualit degli insegnamenti con il fondamentale valore aggiunto del contatto quotidiano docente-discente. Che opportunit di stage ci sono per i ragazzi durante e dopo il percorso universitario? Offrono una reale possibilit lavorativa, anche internazionale? In cosa dovrebbero essere diversi e come pu luniversit puntare ancor pi su di loro? Grazie a una rete di oltre tremila convenzioni con enti e aziende, gli allievi hanno numerose opportunit di svolgere tirocini o progetti lavorativi che vengono segnalati dallufcio placement di Ateneo e pubblicati nel sito. Le aziende che operano con i mercati esteri offrono occasioni interessanti anche a livello internazionale. Per lestero, lAteneo attiva annualmente il progetto Erasmus Placement. Per accrescere gli sbocchi occupazionali i giovani devono accrescere le capacit relazionali e la disponibilit a muoversi in un mercato del lavoro globale. Scienze motorie e sociologia sono le uniche due facolt arrivate nei primi 3 posti delle classiche del Censis. Come fanno a eccellere? Cosa hanno in pi

La grandezza di un regno
S
ospeso su una nuvola di nebbia, inerpicato sulla cima di una roccia, si nasconde un regno racchiuso tra spesse mura di piccoli mattoncini rosa. Per accedervi bisogna passare attraverso una porta incorniciata da due aquile. Da l un brulicho di giovani che sciamano tra i vicoletti e si infilano di buon mattino nei portoni dei palazzi storici. Diciassette dei quali ospitano le aule dellUniversit Carlo Bo che, silenziosa e discreta, ha messo radici nella citt, incorporandosi in essa. Sono circa 14.500 gli studenti che da pi parti della Penisola ma anche dalla Grecia e dallAlbania studiano sui banchi della citt rinascimentale. Duemilaquattrocento sono i nuovi immatricolati, arrivati a Urbino appena diciottenni per cominciare il loro percorso accademico e godere dellinebriante spensieratezza di un gioved universitario. Vengono nella citt del duca per iscriversi a uno degli otto dipartimenti che compongono la struttura universitaria: tre di area scientifica, tre di area umanistica e due di area giuridica o economica. Chiusi nelle camere dei collegi disegnati per loro dallarchitetto Giancarlo De Carlo, consumano pagine di libri ed evidenziatori per passare sotto il torchio dei 368 docenti che coltivano le loro menti e le mettono a dura prova durante le sessioni desame. Seduti al caff Basili, allora dellaperitivo dopo le lezioni, pu capitare di vedere alcuni di questi professori che discutono e si confrontano insieme ai colleghi o con gli studenti. I professori ordinari dellUniversit degli Studi Carlo Bo di Urbino sono settantatre, mentre gli associati centoquattro. Ma la citt accoglie anche numerosi ricercatori: sono 171 e guadagnano circa duemila euro lanno ma non si fermano a Urbino per pi di tre tendenzialmente. Piazza della Repubblica, con la sua fontana centrale, lo sfondo delle fotografie dei giovani laureati che con amici e parenti festeggiano la conclusione degli studi: nel corso del 2011, 2726 corone dalloro sono state scagliate in alto verso il cielo, un volta ottenuto il titolo di dottore. E per loro, i giovani diciottenni arrivati impauriti nella citt ducale per dare inizio alla vita matura tempo di fare i pacchi, chiudere i libri in valigia e andare lontano. Gli appartamenti terra-cielo di Urbino si svuotano in estate ma prima dellautunno successivo altri pullman si fermeranno a Borgo Mercatale e da l usciranno nuovi ragazzi carichi di bagagli e con gli occhi increduli di chi rimane stupito per tanta bellezza e ha la paura adrenalinica di quello che verr. Passeranno anche essi da Porta Valbona e verranno risucchiati nel grembo di questa cittuniversit, scrigno incontaminato del sapere. (G.A)

Per un ateneo lo spin-off non solo lo strumento fondamentale per rendere concreta la formazione, ma anche per instaurare una collaborazione sempre pi stretta fra Universit e mondo del lavoro. Perch negli ultimi anni si prediligono i professori a contratto rispetto a quelli strutturati? Ci sono problemi di copertura degli insegnamenti? Con la riforma dei dipartimenti potrebbero essere tagliati alcuni insegnamenti e le cattedre a esse collegate? Il ricorso a docenti a contratto dovuto da un lato allesigenza di attingere competenze dal mondo delle professioni per certi tipi dinsegnamento, dallaltro alla necessit di far fronte ai pensionamenti e al grado di strutturazione dellAteneo. In questi anni i problemi di copertura degli insegnamenti sono stati risolti grazie alluso integrato del personale docente e alla coopera-

PRESENTE E PASSATO
CARLO BO, LERA MODERNA
Mai cognome fu meno profetico. A maggior ragione allinterno delle mura della citt ducale dove, da quella domenica di ottobre del 1938 quando lappena ventisettenne Carlo Bo vi si stabil, questa sillaba e la sua fama non hanno smesso di rimbalzare per tutti i vicoli e riecheggiare tra le spesse mura accademiche. Eletto rettore a trentasei anni, mantenne la carica per pi di mezzo secolo e sotto la sua guida lUniversit di Urbino si arricch di nuove facolt, corsi, centri di studio e di ricerca. Tra i tanti, il Centro Internazionale di Semiotica e di Linguistica, il Centro Internazionale di Studi di Cultura Greca, il Centro Studi per la Storia del Modernismo e lIstituto di Scienze Religiose. Nel 1984 fu nominato senatore a vita da Sandro Pertini, ma non smise di dedicarsi alluniversit urbinate. Dalla sua poltrona di velluto rosso del Circolo Culturale di Urbino, dove andava spesso a leggere e riettere, sigaro in bocca, scriveva: Soprattutto c quellaria di vera Italia, c quel cielo puro, quel senso buono di storia e di arte che nutre la speranza e ispira la scienza del vivere. Luniversit si fusa con la citt, diventata una cosa sola.

In 150 anni il testimone passato per le mani di undici personalit

Un secolo e mezzo di rettori


Nel 1922, Vanni: Nomina superiore alle mie forze. Nel 1924 Canzio Ricci esult: Il Duce ci guarda

a memoria dei primi rettori dellUniversit di Urbino sembra essersi fermata ai conni del Montefeltro. solo spulciando tra gli annuari accademici e i discorsi rettorali, conservati nellemeroteca universitaria, che se ne possono ritrovare le tracce quasi perdute. Il primo fu Carlo Negroni nel 1863, nominato subito dopo lentrata in vigore dello Statuto che adeguava lordinamento dellateneo alle norme del Regno dItalia. Professore di diritto costituzionale e diritto romano, mor ad appena quarantasei anni ed ricordato nei discorsi rettorali di Gramantieri e Mircoli, suoi successori:Troppo presto rapito alla scienza, della quale non so se fosse maggiore la dottrina o lamore verso questo antico focolare degli studi. Il secondo, Giambattista Villanova, fu rettore no al 1876. Originario di Madrid e professore di Matematiche Pure, gli fu tolta la cattedraquasi a viva forza come scrisse Antonio Vanni ventanni dopo per lavvenuta soppressione della facolt. Fino al 1888 ci fu Vincenzo Vanni, da Monteveglio. Laureato in medicina allUniversit di Bologna, a Urbino ricopr anche le cariche pubbliche di consigliere comunale, della Cassa di Risparmio, ispettore dellospedale, presidente della Congregazione di Carit. Durante il suo rettorato furono aumentate le risorse delle facolt di giurisprudenza, farmacia e ostetricia. Filemone Mircoli, oltre che rettore per due mandati nel biennio 1888 - 1890 e dal 1892 al 1895, fu professore di medicina legale e primario dellospedale della citt. Al posto di uno dei suoi discorsi di apertura dellanno scolastico si legge la nota: Le molte

sue occupazioni gli hanno impedito di consegnare a tempo debito il predetto scientico lavoro; onde evitare che scorresse lintero anno senza la stampa dellannuario, fu gioco forza pubblicare questo privo del consueto discorso di inaugurazione. Tra i due mandati di Mircoli ci fu quello dellavvocato e cavaliere Demetrio Gramantieri, originario di Alfonsine. Arriv a Urbino allet di venticinque anni e poco dopo la riforma scolastica Casati. Vinse il concorso per la cattedra di losoa della storia, ma presto

fu trasferito alle materie giuridiche. Il successore fu un senese, lavvocato AntonioVanni da Belforte, in carica no al 1922 e maestro di discipline romaniste. Nel suo discorso di inaugurazione si legge: Designato contro ogni mio merito allufcio di Rettore di questo libero ateneo, esitai ad accettarlo, parendomi, com davvero, ufcio superiore alle mie povere forze. In seguito e solo per un anno, no alla nomina a senatore, fu rettore Adolfo Zerboglio. Gli subentr, prima come pro-rettore e

poi come rettore, il medico Canzio Ricci che rester no alla ne del fascismo. Nel suo primo discorso di inaugurazione troviamo il segno dei tempi che correvano: Il Duce sa che i destini delle Nazioni si preparano e si maturano dentro le Universit; e di questi centri esuberanti di vita Egli doveva pur sentire il grido () Egli vedeva sicuramente voi, o giovani carissimi, spuntare e farsi avanti fra i primi, nel promettente, limpido crepuscolo notturno della Patria rinnovata. Per accrescere lafusso di studenti istitu

la Facolt di Magistero. Sono gli anni in cui Carlo Bo arriva a Urbino, ma anche quelli in cui molti professori sono costretti ad abbandonare linsegnamento, in seguito alle leggi razziali. Due tra tutti Cesare Musatti e Renato Treves. Tra la ne della Seconda Guerra Mondiale e il regno di Carlo Bo fu rettore Giuseppe Branca, in seguito eletto giudice costituzionale del Parlamento. Dal 2001 al 2009, prima dellattuale rettore Stefano Pivato, lateneo fu guidato da Giovanni Bogliolo. (M.C.)

BOGLIOLO
Giovanni Bogliolo, rettore dal 2001 al 2009. Professore emerito dellUniversit di Urbino, collabora con La Stampa. Nel 1991 gli fu assegnato il Premio Grinzane Cavour per la traduzione.

BRANCA
Giuseppe Branca, rettore dal 1944 al 1947. Nacque a La Maddalena nel 1907. A Urbino fu docente di Diritto Romano. Oltre che giudice costituzionale, fu eletto senatore nel 1971.

RICCI
Canzio Ricci, rettore dal 1924 al 1943. Medico nativo di Macerata Feltria, subentr inizialmente come prorettore. Rester alla guida dellateneo per lintero periodo fascista.

ZERBOGLIO
Adolfo Zerboglio, rettore dal 1923 al 1924. Giurista nato a Torino, a Urbino fu professore di Diritto e Procedura Penale. Senatore del Regno, consultore nazionale e senatore della Repubblica.

il Ducato

Dietro sigle incomprensibili si forma la nuova Universit dei dipartimenti

Meno lettere e pi scienza


Ma nella Carlo Bo la tendenza poco rilevante e non c stato lo svuotamento delle facolt umanistiche
FEDERICO CAPEZZA
(Disbef, Disb e DiSteVA), 12 allArea Umanistica (Discum, Dipsum e Disti) e 9 allArea Geps (Digiur e Desp). Le strutture scientiche sono premiate inoltre dalla distribuzione delle risorse per la ricerca: ad esempio il Dipartimento di Scienze Biomolecolari ha ricevuto dallAteneo 142 mila euro , contro i 72 mila destinati al Dipartimento di Scienze dellUomo. il costo della ricerca scientica commenta FlavioVetrano, direttore del Disbef un dipartimento che utilizza un reattore chimico deve comprare continuamente i reagenti e arriva a spendere in un mese ci che un dipartimento umanistico spende in ricerca in un anno intero. Ma da qui a dire che Urbino sta cambiando pelle ce ne passa: Non c una vera inversione di tendenza spiega Vetrano chiaro che se ci riferiamo agli ultimi tempi forse si pu parlare di cambiamento, ma i dati appaiono pi evidenti alla luce del calo complessivo delle iscrizioni, che pi marcato nel campo umanistico. Urbino virtuosamente molto stabile, ma le facolt scientiche sono state capaci di attrarre non solo gli studenti ma anche nanziamenti di soggetti esterni allAteneo. .. Non vedo uno sbilanciamento a favore dellarea scientica ribadisce il professor Settimio Lanciotti, coordinatore della Scuola di Lettere Arti e Filosoa anche gli alti tassi di iscrizione non si ripeteranno nei prossimi anni perch anche in quel campo il mercato del lavoro arriver a saturarsi e i rapporti tra corsi scientici e umanistici si riequilibreranno. Non abbiamo avuto turn over per almeno 7 anni, e dunque abbiamo dovuto comprimere anche lofferta didattica, ma non credo che larea umanistica nir per diventare un ramo secco.Del resto lo stesso rettore Stefano Pivato (vedi intervista a pag.4) ad assicurare che si sta lavorando su entrambi i fronti: garantendo uno sviluppo uniforme ed equilibrato di tutte le aree, ma una cosa sicura: allombra dei Torricini, lUmanesimo non potr che essere scientico.

iSTeVA, Disbef, Desp: pi che nomi, un elenco di acronimi a portata degli addetti ai lavori. Sono i dipartimenti, otto in tutto, che da maggio 2012 hanno soppiantato le facolt dellUniversit Carlo Bo. Un obbligo imposto dalla riforma Gelmini che ha fatto conuire in un unico soggetto le funzioni didattiche e di ricerca. Una veste nuova per lateneo urbinate, ma non lunica metamorfosi di questi ultimi anni: dopo mezzo millennio di storia, lUniversit sempre meno centro umanistico e sempre pi polo scientico. Un cambio di passo visibile soprattutto se si guardano i dati delle nuove immatricolazioni: a registrare un salto in avanti il Disbef (Dipartimento di Scienze di Base e Fondamenti, che comprende la scuola di Conservazione e Restauro) con un aumento degli iscritti del 15,60% rispetto allo scorso anno accademico. Cresce il numero delle matricole anche al DiSTeVA (Dipartimento di Scienze della Terra, della Vita e dellAmbiente) e del Disb (Dipartimento di Scienze Biomolecolari), con un incremento del 4,75% e del 3,47%. Unico dipartimento dellArea Umanistica a conservare appeal il Disti (Dipartimento di Studi Internazionali, Storie Lingue e Culture, lex Facolt di Lingue) con un trend delle immatricolazioni del 10%. Calano le iscrizioni, invece, negli altri quattro dipartimenti: Digiur (ex Giurisprudenza, -6,86%), Dipsum (Dipartimento delle Scienze dellUomo, ex Scienze della Formazione, -10%), Discum (Dipartimento di Scienze della Comunicazione e discipline Umanistiche, -11%) e Desp (Dipartimento di Economia Societ e Politica, -12,57%). Anche lofferta didattica conferma il crescente peso delle materie scientiche in un Ateneo tradizionalmente umanistico: dei 35 corsi di laurea triennale, specialistica o a ciclo unico , 14 appartengono allArea Scientica

Uno dei laboratori del DiSTeVA. Nella pagina accanto, ricercatori in laboratorio

DOCENTI A PUNTI
Centotrentaquattro docenti in meno negli ultimi dieci anni alla Carlo Bo, mentre il numero dei ricercatori lo stesso. La colpa, in parte, della docenza a punti, ovvero di quei punti organico che il ministero attribuisce alle universit statali e che corrispondono al budget per il personale. In una scala di valori, dunque, un docente ordinario vale molto pi di un ricercatore, poich costa di pi. Va di conseguenza che, dovendo coprire un corso di laurea e dovendo rimanere in un limite di spesa vincolato alla statalizzazione dellUniversit, la preferenza ricade sui ricercatori. (V.D.S.)

PENSIONATI A CONTRATTO
Cosa succede se un professore ordinario va in pensione? LUniversit dovr fare bene i conti, rompere il salvadanaio e accertare che ci siano le risorse economiche necessarie per bandire un concorso e sostituirlo. Spesso i soldi non ci sono e per rimpiazzare il docente o si afda annualmente lincarico oppure il professore ordinario, se vuole, uscito dalla porta rientra dalla nestra come docente a contratto. La scorciatoia economicamente conveniente per lUniversit che cos facendo dovr pagare allinsegnante uno stipendio di soli 3\4000 euro e non sar costretta a bandire nuovi concorsi. (A.F.)

DOCENTI E FACOLT

Sono 171 su 368 docenti. Lo stipendio oscilla fra i 25.000 e i 35.000 euro

La pazienza dei ricercatori


Per arrivare alla cattedra, la strada lunga e piena di ostacoli. Come sempre, ci vorrebbe una riforma
MARIO MARCIS
Sociologia di Urbino. Si occupa di ricerche sul locale, in particolar modo di branding, vuoi perch c maggiore richiesta, ma soprattutto per lutile ricaduta che si produce sul territorio. Ha un contratto a tempo determinato rinnovabile per altri due anni, un modello contrattuale definito di fascia A, come la maggior parte dei suoi colleghi delluniversit di Urbino, diverso da quello di fascia B che non rinnovabile. Lavora 30-40 ore a settimana, studio individuale a parte, e guadagna circa 2000 euro al mese. Una precaria in piena regola: ad attenderla labisso burocratico del percorso di abilitazione alla docenza, un vero e proprio esame per titoli che non assicura un posto di lavoro, ma solo unabilitazione. I criteri di valutazione sono molto rigidi. Occorre aver fatto attivit di ricerca in maniera continuativa e aver pubblicato il pi possibile: le commissioni del Miur valutano i ricercatori secondo criteri bibliometrici (legati alla quantit) basati sulle mediane. Chi non pubblica pi della media stabilita dal Ministero praticamente tagliato fuori. Difficilmente si tiene conto della qualit della ricerca. Una volta idonei alla cattedra, gli atenei bandiscono concorsi nazionali. Delle commissioni esterne li giudicheranno, a prescindere dalle esigenze delle diverse universit, sulla base di titoli. Lesame per la cattedra di associati tiene pi conto della qualit della ricerca a differenza dellesame di abilitazione. Il problema dei ricercatori, oltre alla loro condizione di precariet, secondo Erika DAmico, non di responsabilit degli atenei, ma dipende da questa assurda doppia trafila. Il primo passaggio inutile, basterebbe fissare dei criteri di idoneit e lasciare come momento selettivo principale quello del concorso per associati. Per fortuna, spiega la giovane ricercatrice, alcune commissioni ministeriali hanno iniziato a valutare la ricerca anche sulla base della qualit, pur mantenendo il criterio quantitativo come dato di riferimento. A rovinarsi la vista dietro microscopi e libri impolverati, oggi, a Urbino, sono in 171, su un totale di 368 docenti. Il numero rimasto costante negli ultimi anni a differenza di quello di ordinari e associati, drasticamente diminuito. I loro contratti prevedono, per i ricercatori a tempo pieno, 350 ore lanno tra didattica e servizi agli studenti (esami, ricevimento) e 200 per quelli a tempo denito. I loro stipendi oscillano tra i 25.000 e i 35.000 euro lordi annui, un docente ordinario allapice della sua carriera pu sorare i 100.000 euro. Il terreno che unisce i ricercatori e la didattica, in tempi di crisi e tagli lineari allUniversit e alla ricerca, sempre pi fertile. Nulla da eccepire, se Urbino si confermer prima in Italia, tra i medi atenei, per indice di produttivit scientica come nel 2004.

l camice, le provette, i microscopi o, per alcuni, solo mastodontici scaffali di libri. Oltre a questi, il ricercatore del nuovo millennio ha bisogno di un altro grande strumento: la pazienza. C da aspettare anni per una cattedra che non si sa se si liberer, mesi per un finanziamento che non si sa se arriver, giorni per unanalisi di laboratorio che non si sa se dar i risultati sperati. La ricerca, a Urbino, come in tutti gli altri atenei, lanello che unisce i palazzi accademici e la piazza. Dalle idee dei ricercatori nascono le scoperte, i brevetti, le nuove tecniche e metodologie che diventeranno guadagni per le aziende e per la societ. Lindustria del sapere costa ogni anno milioni di euro. Nel 2011 lUniversit d i Ur b i n o h a r i c e v u t o 4.639.000 euro di finanziamenti alla ricerca. I canali sono vari: c il Miur con i fondi pubblici e i progetti Prin (Progetti di ricerca di interesse nazionale), lUnione europea con i programmi quadro, i privati con i finanziamenti in conto terzi e gli spin-off, forme di compartecipazione societaria tra lAteneo e i giovani ricercatori. Con il decreto legge Profumo i fondi alla ricerca saranno ridotti fino all80%. LAteneo urbinate ha comunque garantito circa 700.000 euro di fondi, una cifra costante negli ultimi anni, spiega Roberto Maci, responsabile dellarea ricerca. Erika DAmico ha 35 anni ed ricercatrice in cinema, fotografia e media alla Facolt di

Storia di una borsista emigrata negli Usa

Lucia, mamma coraggio


U
na borsa di ricerca per due anni in America. Avr bisogno di una valigia molto grande, avr pensato Lucia Casadei prima di affrontare il viaggio che lha portata dallUniversit di Urbino alla Ohio State University. Dentro ci ha messo i giocattoli dei suoi tre gli e lamore incondizionato di suo marito. Lucia Casadei una ricercatrice di Urbino di 37 anni, mamma di tre gli. In Ohio si portata la sua famiglia, un caso unico, lontano dallo stereotipo del ricercatore solitario che pensa solo alla carriera. Io e mio marito abbiamo sempre messo la famiglia prima di tutto, racconta Lucia. Ad attenderla a Columbus, i laboratori del Professor Carlo Maria Croce, uno dei massimi esempi di cervello italiano in fuga, conosciuto per gli studi su alcune proteine antitumorali. Una vera e propria colonia italiana, quella di Columbus. Lucia Casadei, formatasi tra Bologna, Milano e Urbino, dove si specializzata nello studio delle proteine ricombinanti con il professor Vilberto Stocchi, solo lultimo tassello di una lunga emigrazione. Ho fatto domanda per questa borsa, quasi per gioco. I laboratori di Carlo Maria Croce, sono tra i pi prestigiosi degli Usa, racconta . Il marito non ci ha pensato su, ha lasciato il lavoro di export manager per una ditta di Gallo e, in soli due giorni, hanno deciso di partire. Pensiero comune che si vada a fare ricerca allestero per guadagnare di pi. Il suo contratto di ricerca prevede uno stipendio di 45.000 dollari allanno, al netto delle spese sanitarie. Se non fosse per le agevolazioni del sco americano (un ricercatore straniero per i primi due anni non paga tasse), non sarebbe molto pi ricca di un collega italiano. Molto pi spesso si va allestero per imparare. Gli istituti di ricerca americani hanno a disposizione risorse economiche che in Italia non si possono neanche immaginare. Un paziente, una cura - racconta Lucia - i campioni sui quali lavoriamo arrivano direttamente dallospedale. Capita che il tuo capo venga da te e ti dica: il paziente sta aspettando i risultati. Negli Usa non ci si occupa di didattica, si fa solo ricerca. Ci si sente pi liberi rispetto allItalia per questo? Secondo Lucia Casadei no, perch bisogna partecipare a tantissimi corsi di aggiornamento e poi ci sono gli studenti che fanno ricerca tesi e fanno perdere tanto tempo. Quando vengono, gli studenti - racconta - si stupiscono dellentusiasmo che metto nellinsegnamento. Non sono abituati allo stesso modo con i miei colleghi americani. Partire, ma anche tornare lobbiettivo di Lucia. Si spera che un curriculum pi ricco possa aiutare a immaginare un futuro simile al suo presente americano. Con un marito, tre gli e una valigia ancora pi grande. (M.M)

il Ducato

Parla il popolo degli studenti universitari che hanno scelto la citt ducale

Urbino, un amore facile facile


Un luogo accogliente, professori disponibili. Ma le tasse sono elevate e le lezioni spesso si sovrappongono
LUCIA LAMANTEA
Urbino una citt per universitari, comoda, tutto concentrato, non faccio fatica a trovare i libri e sono a contatto con giovani che studiano come me. Qui non sei mai solo, trovi spesso qualcuno che sa aiutarti. In fondo siamo tutti nella stessa barca, conclude Giulia sorridendo, mentre raggiunge gli amici in Piazza della Repubblica. Dopo tre anni a Roma ho scelto Urbino perch cercavo un contesto piccolo - spiega Arianna Caldarella studentessa di Lettere originaria di Siracusa - il pregio immediato che siamo pochi, siamo seguiti e abbiamo un rapporto diretto con gli insegnanti, basta bussare al loro studio per essere ascoltati. Lambiente familiare e i professori dialogano con te, quando li incontri ti salutano e ti fanno sentire parte di un mondo che in altre universit ti farebbe sentire un estraneo. Anche se nel tuo piccolo e se sei giovane, qui hai una tua credibilit. Nota dolente sono gli edifici dellUniversit. La nostra struttura di palazzo Veterani vecchia e siamo senza ascensore. Nel 2013 - racconta Arianna - ci sono ancora barriere architettoniche per i disabili, uno dei ragazzi quando viene a fare lesame costretto a farsi prendere in braccio. Il cortiletto fuori lasciato allo sbando, c caldo e una puzza atroce, non si pu entrare. Ormai sono anni che la situazione questa. Una cosa che adoro a Urbino invece poter andare allUniversit in tuta. Qua non interessa a nessuno come sei vestito. Gi, non mai labito che fa il monaco.

a centinaia di anni gli studenti universitari camminano per le strade di Urbino, affollano le sue piazze, si sdraiano alla Fortezza Albornoz vivendo appieno la citt ducale. Oggi sono circa 14.500 e dalle loro voci emergono pregi e difetti di uno dei centri di studio pi antichi dItalia. Uno dei punti di forza la dimensione di cittadella universitaria che Urbino offre, un centro a misura duomo e alla portata di tutti. Elisa Crocetti ha lentusiasmo travolgente di una studentessa al primo anno quando racconta della decisione di studiare qui. Ho scelto la facolt di Lingue aziendali facendo ricerche su internet, una volta arrivata mi sono innamorata della citt, che ha fatto la vera differenza. Urbino piena di studenti, piccola, ma funzionale. Lesperienza che sto vivendo positiva, i professori sono competenti e disponibili. Lunica difficolt sono le lezioni che a volte si sovrappongono e non posso seguirle tutte. Libri in mano e zainetto in spalla, Davide Bergonzini studente di Scienze motorie spiega che questanno il problema che ci sono stati molti iscritti e il numero alto crea problemi di spazio e di organizzazione. Per il resto la citt vivibile e accogliente. Seduta sugli scalini del Duomo mentre sfoglia un libro di diritto Valentina, che frequenta Giurisprudenza, lancia una proposta Lasciare aperte le biblioteche la sera sarebbe uniniziativa lodevole, darebbe la possibilit di fare dei gruppi di studio durante i periodi desame senza dover andare per forza ai Collegi, problematico la sera sopratutto per chi abita in centro. C chi tra le mura ducali si sente stretto. Ilenia Olettini, studentessa di Giurisprudenza di 22 anni, racconta: Non sono molto felice di questa scelta, non per la facolt, ma perch il paese troppo piccolo, non offre molto a chi studia qui. Luniversit invece okay, non ho mai avuto problemi con i professori. Solo le tasse sono un po care, ma il costo della vita non eccessivo. Facolt prestigiose e allaltezza delle aspettative, ci che spesso contestano gli studenti per la poca organizzazione: Gli avvisi non arrivano in tempo, siamo informati dei cambi orario delle lezioni pochi minuti prima ed un problema, non tanto per me che abito in centro, ma per chi vive fuori - si lamenta Giulia Lenti studentessa di Lingue - per della mia facolt sono contenta, le lezioni sono interessanti e ci sono molti corsi a scelta quindi ho la possibilit di focalizzarmi sugli argomenti che preferisco.

Esempio: per il triennio di economia, 1200 euro

RAPPRESENTANZA
Come avvicinarsi ai movimenti studenteschi di Urbino? Innanzitutto bisogna avere molta intraprendenza e voglia di fare, mettersi a disposizione per le diverse attivit destinate agli universitari. Con queste caratteristiche, il passo successivo quello di partecipare ai vari incontri che i diversi gruppi degli studenti organizzano di settimana in settimana. Alle riunioni si discutono le questioni che, di volta in volta, riguardano il mondo universitario. Ognuno libero di proporre le proprie idee, contribuendo alle delibere che, di norma, concludono gli incontri. La tenacia e limpegno sono ripagate con la possibilit di candidarsi ai diversi ruoli di rappresentanza. A questo punto solo un assiduo contatto con gli studenti pu favorire la possibilit di essere eletti. (L.N)

Libri, la rapina di carta


MARTA MANZO

e sei fuorisede - oltre alla retta universitaria - paghi aftto, utenze e vita fuori casa. Quando sei residente, questi costi li abbattono direttamente mamma e pap. Ma una spesa che rimane uguale per tutti c: i libri universitari. Quanto incide il loro acquisto sul budget delle famiglie? Abbiamo provato a fare un rapido calcolo. Il nostro campione un laurea triennale in Economia aziendale. Classe L-18, quello in analisi il curriculum in economia e management, otto esami nei primi due anni, con una spesa media di 60 euro per ogni prova, salvo lultimo anno, con sei esami. Ventidue esami totali, la media annuale spesa in testi si aggira sui 300 350 euro. Primo anno, 57 crediti formativi. Sul sito della facolt programmi e testi utilizzati dai docenti per ogni materia. Sommando il prezzo di listino dei testi per il primo anno le materie affrontate sono microeconomia, istituzioni di diritto privato, matematica generale, ragioneria generale e applicata, storia economica, gestione informatica dei dati aziendali e lingua inglese il totale raggiunge la cifra (arrotondata per difetto) di circa 450 euro. Secondo anno, 58 crediti. Le materie sono programmazione e controllo, economia e gestione delle imprese, macroeconomia, dirit-

to commerciale, matematica nanziaria, statistica, informatica avanzata, economia regionale 1, scienza delle nanze, economia monetaria. Anche questa volta, la spesa media di 60 euro per ogni prova. Sul totale pi basso questa volta, perch si aggira intorno ai 280 euro incidono materie che non si pagano, per le quali i docenti hanno reso il materiale didattico disponibile in segreteria del dipartimento o direttamente online. Terzo anno, 65 crediti. Politica economica, economia industriale, economia del sistema agroalimentare, diritto del lavoro 1, marketing, ragioneria generale e applicata II, economia e gestione delle imprese internazionali, marketing e management delle imprese di servizi. Spesa media: 60 euro a seduta.Di alcuni, per, sono oggetto desame solo alcuni capitoli dei libri: se la somma delle pagine non supera il 15% dellintero testo, allacquisto si sostituirebbero le fotocopie. Sommando, comunque, i prezzi di listino di questi testi, per questultimo anno raggiungiamo, soldo pi soldo meno, quasi 500 euro di spesa. Alla ne del triennio, quindi, uno studente di terza fascia (con un Isee da 22mila a 26mila euro), pagher oltre alla retta in due rate pari a 1.249 euro, quasi 1.200 euro in libri. A meno che, tra librerie che trattano lusato e siti online, non scelga testi di seconda o terza mano.

GLI STUDENTI
Laureati e mondo del lavoro

Sempre cos: le faremo sapere

Sono stata fortunata ho trovato un posto

LORENZO NICOLETTI

S
Nelle immagini a sinistra e sopra studenti attratti dal fascino dellUrbino rinascimentale. A destra Federico, studente laureato nel 2012 e Giorgia, ex studentessa laureata nel 2006

Poche occasioni, rimborsi insufcienti

Vita dura da stagisti


I
n Italia andare alluniversit spesso fare i conti con molta teoria e poca pratica. E tra le poche occasioni, quelle da non perdere perfarsi le ossa sul campo sono i tirocini formativi, curriculari o extra curriculari che siano. Negli ultimi 4 anni gli stage attivati a Urbino sono stati sempre meno. Secondo i dati forniti dallufcio stage dellUniversit (aggiornati a dicembre 2012) dai 2438 tirocini attivati nel 2008, nel 2011 si scesi no a 1861. La scelta ricade, per il 90% dei casi, nel settore terziario: il 31% nel settore della pubblica amministrazione, il 20% in ambito sanitario, un 10% nel settore di industria e artigianato e la parte restante nel settore agricolo. Per attivare un tirocinio si stipula una convenzione tra ateneo e azienda, con un progetto formativo ad hoc formalizzato in un documento che descrive, nel dettaglio, i contenuti del tirocinio stesso. La normativa di riferimento il pacchetto Treu, con larticolo 18 della legge 196 del 1997 sulla promozione delloccupazione e il decreto ministeriale 142 del marzo 98 sui tirocini, con successive modiche e integrazioni.Se per quasi tutti i tirocini curriculari non sono previste facilitazioni compensi, buoni pasto, rimborsi spese per quelli post lauream uno scarso 1 per cento garantisce un rientro economico. Per questi ultimi tra poco le cose dovrebbero cambiare: la Regione recepisce le linee guida dettate dalla conferenza Stato Regione a seguito della legge 92 del giugno 2012 (di riforma del mercato del lavoro) e potranno essere attivati soltanto quei tirocini extra curriculari con indennit minima di 300 euro. Niente cambier, invece, per quelli curriculari. Ho un rimborso spese di 300 euro come responsabile comunicazione spiega Fabio, 25 anni, laureato in Editoria e stagista post lauream in unazienda a conduzione familiare - e il tirocinio me lo sono trovato da solo. S, perch, spesso, preferibile muoversi autonomamente rispetto allufcio dellateneo: le possibilit di lavorare si ampliano, ove possibile, e le speranze di farsi assumere sembrano baluginare un po di pi. Ma chi ha la colpa? Non lUniversit afferma deciso Fabio certo, dovrebbe sforzarsi per trovare qualcosa in pi, ma il problema che siamo tanti, forse troppi. gi abbandonata lei, con la crisi e i fondi che non ci sono. Bisogna rimboccarsi le maniche e fare da soli. E dello stesso avviso Domenico Donnanno, dellUfcio stage e job placement. Solo con un costante contatto con aziende e associazioni di categoria afferma Donnanno - possibile innalzare il livello qualitativo dei tirocini. Questo per richiede un notevole sforzo in termini di tempo e risorse. (M.M.)

tudiare, laurearsi in tempo e trovare un lavoro adeguato alla propria formazione. Sogni e speranze comuni a milioni di universitari spazzati via dalla crisi economica degli ultimi cinque anni. E questa la difcile realt che descrive Federico, laurea triennale e specialistica in Lettere, con un impiego part-time dopo nove mesi di disoccupazione. Il suo calvario iniziato lo scorso settembre, quando ha cominciato a cercare un occupazione. Ho mandato centinaia di curriculum, fatto decine e decine di colloquiLa risposta, quando arrivata, sempre la stessa: le faremo sapere - afferma quasi sconsolato - sono molte le porte delle aziende a cui ho bussato, ma praticamente nessuna si aperta. In realt, una concreta opportunit di lavoro stata offerta a Federico da unazienda della zona, lunico problema era il misero rimborso spese mensile di soli 100-120 euro. Una situazione molto frustrante per Federico, che prosegue: Arrivare a ventisei anni senza avere dei soldi tuoi ed essere costretto a ricorrere ai familiari una delle cose pi desolanti. Questo signica dover programmare una spesa con anticipo, cos per comprare il regalo di compleanno alla mia danzata inizio a risparmiare due euro al giorno gia da alcuni mesi prima. Ad alleviare parzialmente le difcolt economiche, da circa un mese, sono i soldi che Federico guadagna con un lavoro occasionale. Cercando su internet mi sono imbattuto in una societ che raccoglie fondi per SaveThe Children e altre organizzazioni. Il suo ruolo quello del dialogatore, girando di settimana in settimana le citt italiane per cercare sostegni economici. Non molto, mi rendo conto- dice ancora - ma per ora va bene cosiAlmeno ho qualcosa di cui vivere senza chiedere a nessuno . Il sogno nel cassetto di Federico quello di diventare insegnante ma nuove norme che hanno reso pi difcile conseguire labilitazione allinsegnamento e i fondi sempre pi scarsi lo rendono, al momento, soltanto un lontano miraggio.

orona dalloro in testa, pergamena tra le mani e tante aspirazioni per il futuro: questa limmagine che ogni neolaureato vorrebbe conservare il pi a lungo possibile. Unistantanea del giorno pi bello e importante, tanto sospirato, raggiunto solo dopo rinunce e sacrici. Quel ricordo, luminoso e raggiante, inizia tuttavia a sbiadire gi poco tempo dopo, quando dai banchi universitari si passa alla ricerca di un impiego. Avversit e problemi si susseguono in un vortice frenetico, ampliatosi a dismisura nel corso degli ultimi anni. Se infatti il percorso del lavoro oggi arduo e tortuoso, minori difcolt erano quelle che i giovani trovavano in passato. Cos racconta Giorgia, una ragazza della provincia di Macerata, laureata nel 2006 in Scienze dellEducazione primaria e sostegno e ora insegnate di ruolo in una scuola elementare. Mi sento molto fortunata ad avere un posto ssoafferma subito prima di fare un passo indietro: a mio parere una differenza notevole tra ieri e oggi sta nel diverso ruolo del tirocinio: a suo tempo era molto valorizzato e per me stata la via principale per una vera occupazione. Grazie a questa esperienza ho rmato un contratto di lavoro in una struttura per ragazzi down, guadagnando il mio primo stipendio. A quel punto, quando ormai avevo perso le speranze- prosegue Giorgiasi sono aperte le porte dellinsegnamento, prima con alcune supplenze e poi a tempo indeterminato. Questo stesso percorso sarebbe al momento molto difcile perch, nel frattempo, gli ostacoli allinsegnamento si sono moltiplicati. La laurea infatti non garantisce pi quel margine di punti per ambire a una buona posizione nelle graduatorie, ma soltanto agli elenchi di terza fascia, rendendo quasi eterni i tempi per lassegnazione di una cattedra. A ci- continua Giorgia- bisogna aggiungere gli effetti della crisi, che impediscono le assunzioni, lasciando senza futuro chi ha affrontato gli studi con il nostro stesso impegno ma ha avuto la sfortuna di laurearsi al giorno doggi.

il Ducato

Parlano gli scrittori Matteo Cellini e Alessio Torino, gli della Carlo Bo

Qui c il seme dellintelligenza


Un diverso senso del tempo aiuta, ma indispensabile potenziare la vocazione universitaria della citt

GIUSEPPINA AVOLA ra le strade di una Urbino di met Novecento si aggirava uno studente di Legge. Uno tra i tanti. Uno che per riusc a conquistare ben due Premi Strega grazie ai suoi romanzi. Era Paolo Volponi, un urbinate come tanti, un urbinate come pochi. La corte dei Della Rovere riuscita a partorire letterati illustri e intellettuali di pregio per lintero Paese, anche secoli dopo la scomparsa dellultimo duca. E questo sicuramente per due peculiarit della citt: da una parte quella di essere la summa materiale dellintero Rinascimento che si respira tra i vicoletti, sulle facciate delle case, nei quadri appesi alle spoglie pareti di Palazzo Ducale; dallaltra per il suo essere fucina di menti fresche e brillanti che circolano tra i banchi e negli edici di quella che possiamo denire una citt-universit. Luniversit di Urbino afferma Matteo Cellini, urbinate di nascita, nalista al Premio Strega con il suo romanzo desordio Cate, io edito dalla Fazi Editore talmente integrata nella citt che non si riesce a distinguere dove inizia luna e nisce laltra. Studiare nelle sue aule cinquecentesche, respirare il suo passato nellarte e nella letteratura d alla citt quel tanto di fertilit che la rende grande. Lo storico Rettore delluniversit della citt, Carlo Bo, si dice avesse una grande ambizione: dare vita allintelligenza altrui. Stimolare lingegno attraverso la critica letteraria e linsegnamento universitario. Innestare il seme del genio e lasciare germogliare nuovi virgulti. Matteo Cellini uno degli ultimi prodotti del territorio. Uneccellenza emergente, formatasi tra i banchi delluniversit che Carlo Bo aveva sognato e realizzato nel tempo. E non lunico: AlessioTorino, anche lui urbinate, insegnante di Letteratura Latina nellateneo ducale, un altro scrittore, che si imposto nel panorama nazionale dopo la pubblicazione

del romanzo Tetano da parte della casa editrice romana Minimum Fax. In che misura la loro esperienza stata condizionata dalla formazione universitaria e dal territorio in cui vivono? Urbino spiega Cellini per come costruita, ha una sua dimensione fortemente legata allintimit, che altre realt universitarie non possiedono. Certo, questo pu far s che venga tacciata di provincialismo ma per alimentare il confronto, lincontro con altre menti credo che dove non arriva la geograa arrivi internet. Vivere in provincia afferma Alessio Torino ha dei limiti oggettivi, perch non si in contatto con alcune realt dinamiche e vitali. Per daltra parte questo isolamento permette di lavorare con un diverso senso del tempo, che favorisce la concentrazione come altrove non sarebbe possibile. Distinguere tra le nervature della citt racchiuse allinterno dello scrigno delle mura ci che rappresenta il cuore del mondo universitario e ci che invece tessuto di una citt che vive a prescindere dai giovani studenti che calpestano lacciottolato dei vicoletti, non cosa facile. Anche se secondo lautore di Tetano una distinzione andrebbe fatta. Luniversit di Urbino, con la sua vocazione internazionale spiega Torino una fucina di giovani menti. Assolve al suo compito di preparare culturalmente degli individui, creando entro certi limiti occasioni di confronto. E n qui tutto la. Poi c il territorio ed qui che si deve lavorare per creare ponti verso realt stimolanti ma per forza di cose lontane: invitare scrittori, editori, illustratori; organizzare possibilit di dialogo con i giovani che vivono la citt; rilanciare limmagine identitaria di Urbino, che quella di citt del libro, un aspetto concreto che andrebbe celebrato di pi. Nonostante la crisi economica, secondo Torino, alcuni tentativi in questo senso sono stati fatti da parte del Comune ma rimangono scoperti alcuni punti nevral-

gici della citt. Bisogna valorizzare quello che c gi continua lo scrittore e, piuttosto che creare nuove realt, occorre colmare le lacune esistenti. La pi grande delle quali nella vita culturale urbinate la mancanza di una biblioteca civica, esempio di come la vicinanza delluniversit condizioni inevitabilmente la vita di una piccola cittadina. Non un progetto a breve termine, certamente, ma dovremmo cominciare a programmare a lunga gittata per ricostruire il nostro tessuto civico. Urbino quindi la terra delle eccellenze che rimangono isolate? O forse la citt delle opportunit rimaste sommerse e sospese? la citt ideale che alimenta lispirazione e la nutre nel suo silenzio atemporale? Forse tutte queste cose insieme o forse non nessuna di queste. E luniversit come parte della citt ma anche come essenza di questa ha un ruolo fondamentale nellinnesto delle passioni e nel lavoro maieutico di portarle alla luce del sole. Ma forse qualcosa si perso rispetto al passato, nonostante la resistenza delle roccaforti del sapere.Come voleva Bo, luniversit rende ancora fertili le intelligenze altrui afferma Torino per c qualcosa che non va nel sistema delluniversit italiana.Dopo il cosiddetto 3+2 questa messa sotto pressione da logiche che esigono ritorni immediati. Non pi, o forse lo meno, un percorso deccellenza, in cui si ottiene la laurea con sacricio e fatica. Secondo me continua lo scrittore e docente ogni universit dovrebbe essere pi selettiva, laurearsi dovrebbe essere pi difcile, altrimenti tutto si riduce a foto, strette di mano, festa, banchetti e coriandoli. Tra le strade di Urbino ancora oggi si aggira uno studente di Legge o forse di Filosoa. Uno tra i tanti. Uno che per, noi ancora non lo sappiamo, ma probabilmente riuscir ad accaparrarsi Premi Strega grazie ai suoi romanzi. E sar un novello Volponi, un urbinate come tanti, un urbinate come pochi.

Nellimmagine in alto Matteo Cellini autore di Cate,io e nalista Premio Strega 2013. Qui sopra, Alessio Torino docente delluniversit di Urbino e autore di Tetano

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LE ECCELLENZE

Nella foto a sinistra, la piscina della facolt di scienze motorie. LUniversit ha stretto accordi con 200 federazioni sportive.

Nonostante le aule insufcienti e le difcolt di trovare un lavoro post laurea

Scienze motorie, facolt top


In quindici anni, la scuola di Urbino ai vertici. Nella sede del Sasso, macchinari davanguardia
DIANA OREFICE
zionali. Anche la ex-facolt di sociologia, ora ripartita in due diversi dipartimenti, stata sul podio del Censis negli ultimi anni. Il dato per meno significativo perch compete con un totale di quattro o cinque facolt. Al terzo posto in Italia? Non lo sapevo ammette Bernardo Valli, ex preside di sociologia e comunque ormai la facolt stata sotterrata. Vilberto Stocchi invece, preside di scienze motorie, sa bene di gareggiare per il primato italiano, e le graduatorie del Censis se le ricorda a memoria: Per quanto riguarda la ricerca abbiamo il massimo dei punti: pi della facolt di Roma, che nel totale la prima in classifica. E consapevole anche di guidare una facolt giovane: lui stesso, racconta, era in quella commissione di Berlinguer che diede vita alla laurea in scienze motorie come evoluzione del diploma Isef (Istituto superiore di educazione fisica). La transizione durata dal 1999 al 2001, e meno di quindici anni sono bastati per fare delluniversit di Urbino un modello esemplare nello studio dellattivit sportiva e della prevenzione. Abbiamo scelto di caratterizzarci per la ricerca spiega il professor Stocchi perch quella che ci d la conoscenza necessaria a migliorare la didattica. E cos lIstituto di ricerca sullattivit motoria, nascosto in localit Sasso, cela macchinari per oltre 6 milioni di euro. E per quanto riguarda le opportunit internazionali, altro criterio in cui ottiene ottimi voti dal Censis, la facolt vanta contatti con dodici universit sparse in tutta Europa: per lanno prossimo sono in partenza 25 ragazzi. Ma al di l dei sorrisi stampati sui depliant informativi, non mancano opinioni discordanti. Marco Torresi, di 29 anni, ha fatto la triennale e la specialistica in scienze motorie a Urbino e oggi il proprietario di un centro di attivit motoria chinesiologica e posturale a Jesi, in provincia di Ancona. Se sono arrivato fin qui spiega Marco non grazie alla laurea. Trovare lavoretti occasionali semplice, ma se vuoi una professione riconosciuta devi fare altri corsi, altrimenti sulla carta non sei nessuno. Un problema italiano, non solo di Urbino, che Stocchi ha a cuore: come presidente della Conferenza nazionale dei presidi di scienze motorie, e membro della Commissione in sport e salute del Ministero della salute, insiste da anni per il riconoscimento del laureato in scienze motorie, ad esempio, nella riabilitazione fisica dei pazienti dopo lintervento del fisioterapista. Per lo sport, invece, ha firmato convenzioni con oltre 200 federazioni per permettere ai suoi studenti di acquisire brevetti a prezzi bassi. Per chi sta ancora studiando, i problemi solo altri. Isabella Colella, rappresentante degli studenti della facolt, al primo anno di specialistica e si lamenta soprattutto degli spazi: le segreterie e la sede didattica sono in due parti diverse della citt, dinverno non il massimo fare sport nei palloni, e le aule non sono sufficienti per 720 iscritti. Anche Marco, che a suo tempo studiava con solo altri 250 ragazzi, ricorda che a volte doveva andare ad ascoltare la lezione al cinema Ducale. Eppure sembra che nel giro di qualche anno dovrebbe risolversi tutto: c chi promette in due anni di riunire la segreteria alle aule e chi di rimettere il numero chiuso. Isabella stessa ammette che lorganizzazione dellattivit sportiva e dei tirocini ottima perch si inizia subito a fare pratica, fin dal primo anno. E per quanto riguarda gli spazi, vero che le attrezzature migliori sono destinate alluso esclusivo dei ricercatori, ma tra aule e palloni gli studenti possono contare su sette palestre attrezzate, e hanno pur sempre la piscina migliore della citt. Rimane da chiedersi se sia possibile esportare questo modello di eccellenza alle altre facolt della Carlo Bo. Il rettore Stefano Pivato rimane vago: Sono tanti i fattori che incidono sulle graduatorie del Censis. E inevitabile che i risultati siano diversi, ma i motivi sono molteplici. Stocchi invece al proprio risultato ci tiene: La credibilit si acquista con le competenze, ci dice. E in questo caso, scalare la classifica non solo uno sport.

rbino? Culla del Rinascimento, patria di Raffaello, capitale artistica e culturale. Ma nelle aule e nei centri di ricerca di ununiversit vecchia di 500 anni, lo sport a far eccellere la citt di Raffaello a livello nazionale. Sar che le salite e le discese del centro storico tengono in allenamento i polmoni degli urbinati, ma la Carlo Bo ai primi posti in Italia proprio per quanto riguarda lattivit motoria e la prevenzione della salute. Secondo le classifiche stilate dal Censis nel 2012, la facolt di scienze motorie di Urbino che dovrebbe chiamarsi scuola dopo la riforma Gelmini la terza in Italia su un totale di trentadue. Nel 2011 era al secondo posto, e nel 2010 al quinto. I criteri di posizionamento si basano, ad esempio, sui tassi di regolarit dei laureati, sulla qualit degli insegnamenti, sui progetti di ricerca e sulle opportunit interna-

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il Ducato

LUniversit non solo una fabbrica culturale. Ma anche un impero immobiliare

Il grande potere dellAteneo


Nei registri dellAgenzia delle Entrate, la storia di ipoteche, debiti, compravendite di fabbricati e terreni

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Nella cartina le principali propriet immobiliari dellUniversit nel centro storico di Urbino. 1- In via Saf il Nuovo magistero ospita la Facolt di Sociologia e lex convento di Santa Caterina la Facolt di Economia. 2- Ex-convento di SantAgostino, nel quale ha sede la Facolt di Giurisprudenza. 3- Ex-convento di Santa Chiara che ospita la sede dellIsia (Istituto Superiore Industrie Artistiche). 4- Collegio Raffaello, gi Palazzo degli Scolopi. 5- Palazzo Bonaventura con il Rettorato; Palazzo Petrangolini con la Facolt di Lingue e Letterature straniere; ex-Seminario con le Facolt di Farmacia e Scienze politiche. 6- Palazzo Passionei-Paciotti, sede della Biblioteca Carlo Bo. 7- Palazzo Albani, con la Facolt di Lettere e Filosoa; Orto botanico. 8- Palazzo Genga, sede del corso di Design e Discipline della moda. 9- Palazzo Veterani, sede dellIstituto di Filologia moderna, Civilt antiche e Linguistica. 10- Palazzo Garampi, sede del Centro linguistico dAteneo.
AGNESE FIORETTI
mentale urbinate aveva trovato la sua culla e praticato i suoi interessi. Le sedi universitarie sono spesso palazzi storici, pareti tra cui scorso il sangue blu dei duchi e quello ecclesiastico delle confraternite religiose. Palazzo Bonaventura, il cui grande stemma in pietra sopra il portone dingresso dedicato a Nicol di Federico Novello Montefeltro e alla moglie Orlandina di Armanno Brancaleoni, apparteneva certamente alla famiglia ducale nel 1300. Passato poi ai Bonaventura per 2200 fiorini versati in contanti, fu acquistato dalluniversit il 12 marzo 1834 al prezzo di 2.977 scudi romani. Oggi ospita il Rettorato. Fiorini, bolognini e scudi romani sono diventati banconote dellUnione Europea, le cifre sono lievitate, ma gli atti di compravendita della Carlo Bo si sono secolarmente mantenuti. Non invecchia lattivit finanziaria delluniversit urbinate che, negli ultimi dieci anni, stata coinvolta in 22 operazioni tra vendite, acquisti, cessioni e ipoteche. Lo psicologo, scrittore e archeologo italiano Gabriele Mandel Khan volle festeggiare le 500 candeline che la Carlo Bo spense nel 2006 ricordando come cinque secoli di insegnamento equivalgono a cinque secoli di luce e una miriade di stelle. Linsegnamento luce e luniversit il folle uomo nietzschiano che accende la sua lanterna nella calda luce del mercato mattutino. Un surplus di luce, come quello che luniversit ha sempre dovuto infondere nei suoi studenti e che a Urbino si carica di una valenza ancor pi evocativa. Sovra il non aspro giogo, onde si sente il Metauro mugghiar, dolce mio nido Urbin siede eminente: la Urbino del poeta e matematico Bernardino Baldi, e non solo, una citt accoccolata su un dirupo, arroccata perch ideale. Carlo Bo, spesso criticato per il suo tratto utopico ed elitario, era fiero di un nucleo distante dal brusio di autostrade, stazioni e aeroporti. Quelli che il sociologo Marc Aug definiva non-luoghi erano (e sono) tenuti a distanza dalla citt di Raffaello, dalla citt in cui la luce del Rinascimento matematico si mescola a quella rossa dei mattoni bruciati. Luniversit luce, un distributore di sapere e un signore togato che istruisce noi lillipuziani venuti da lontano. La Carlo Bo profumo di storia, imboccare il vicolo di SantAgostino scendendo via Saffi, bussare a un piccolo portale dingresso con lo stemma di papa Sisto IV Della Rovere e scoprire che dove vivevano gli agostiniani e poi i bambini dellorfanotrofio voluto dallarcivescovo Alessandro Angeloni oggi transitano studenti di Giurisprudenza. scoprire che Palazzo Veterani, attualmente sede degli studi di filologia moderna, linguistica e civilt antiche, si trova in una via omonima che dal XV al XVII secolo era detta androne dei giudei, a causa delle varie famiglie israelitiche che vi abitavano. Perch luniversit non solo in Urbino, come vuole il dialetto della zona, ma Urbino. una ramificazione vestita dalla eredit delle casate nobiliari, dove ogni pezzo racconta una fetta del passato e il mosaico che ne deriva la storia della citt ideale. Ideale, ma anche materiale. Perch la Carlo Bo sempre stata e continua a essere un business, una macchina guidata da manovre imprenditoriali. Luniversit unazienda che in soli tre anni, dal 1971 al 1974, fece quindici acquisti di beni mobili e immobili e che sempre in tre anni, dal 1968 al 1970, incass i guadagni di quindici vendite. Negli ultimi dieci anni la quantit di attivit si ridotta, a differenza delle somme in ballo. Gli esempi pi significativi riguardano la compravendita di edifici e terreni e le ipoteche. Nel 2008 il collegio Tridente fu venduto alla Regione Marche per un importo di 14.500.000 euro, mentre tre anni prima luniversit aveva acquistato Palazzo Albani per 3.718.489,67 euro. I dati registrati presso lUfficio provinciale di Pesaro-Urbino dellAgenzia delle entrate dimostrano come la Carlo Bo sia stata protagonista, negli ultimi dieci anni, di altri grandi atti di compravendita e abbia sottoscritto due ipoteche volontarie. Nel 2004, dopo un mutuo concessole dalla Banca delle Marche, ipotec per 20 anni e per un valore complessivo di 64 milioni di euro sette beni immobili, ossia scuole e laboratori scientifici. Unipoteca che lUniversit non ha ancora estinto, come quella da 5.410.500 euro del 2011, fissata a seguito di una concessione a garanzia di finanziamento da parte della Cassa depositi e prestiti. Questultima ipoteca stata creata su dei terreni posseduti a Urbino, mentre alcuni di quelli che lUniversit ha nel comune di Fermignano, per un totale di 5123 metri quadrati, sono stati venduti nel 2003 alla Catani Costruzioni S.r.l. al prezzo di 261.000 euro.

u quella casa posta in la cit di Urbino in la quatra de la posterla appresso le vie da tre lati e la casa degli eredi di mastro Agnolo aveva diritto Urbano di ser Vanne, al quale fu strappata dal conte Ugolino Baldi che la tenne per 27 anni. Ma il 16 maggio 1421 una sentenza condann il Bandi a risarcire la parte lesa con 275 ducati e la lite termin definitivamente nel 1438 con altri 315 ducati ceduti a Urbano di ser Vanne dal Baldi, che mantenne il possesso pacifico della casa e del vicino terreno ortivo presso le mura cittadine. Con queste vicende iniziarono le trasformazioni dellattuale Palazzo Passionei-Paciotti: appartenuto a pi famiglie nobiliari, divenne orfanotrofio femminile nel 1842 e fu acquistato dallUniversit degli studi di Urbino il 26 giugno 1972. Oggi sede della biblioteca dedicata a Carlo Bo, il rettore pi longevo a cui luniversit fu intitolata nel 2003. Dove oggi si assiepano studenti, libri e docenti, brulicano gli accenti e i dialetti italiani pi disparati accanto alle lingue straniere, la cultura rinasci-

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LUNIVERSIT E LA CITT

Parlano gli esercenti e i commercianti

Gli studenti sono lunica ricchezza della citt che muore


Mimmo, il titolare del Caff del Sole
ELISA TOMASSO
opravvivere. E la parola dordine di tutti i commercianti di Urbino. E senza studenti? Moriremmo. Tra la crisi e lestate che si sta avvicinando c molta preoccupazione per le strade della citt. Perch anche se si fatica ad arrivare a ne mese, non ci sono molte alternative. E pare che le politiche dellamministrazione non aiutino granch. E il leitmotiv delle voci raccolte da via Raffaello a via Veneto, da piazza della Repubblica a piazza Rinascimento, da Marcatale a via Mazzini. Stanno chiudendo tutte le piccole librerie, o ci si afda alle grandi catene o si muore dice con triste consapevolezza la signora Tiziana, titolare da una vita della libreria Montefeltro. Oggi Amazon, gli e-book, internet e le nuove tecnologie ci stanno distruggendo. C una forte diminuzione delle vendite, anche per la crisi e per il calo degli studenti. Senza di loro la libreria Montefeltro chiuderebbe, come chiuderebbe quella del signor Guido, Universitaria. Una realt con una gran massa di giovani dovrebbe poter pensare anche alle opportunit, a creare nuove imprese sulla scia dellinnovazione che qui, c dice. E c la sua rma, insieme a quella di Legambiente, Cittadinanza Attiva, Acli, Agor e Comitato Centro Storico, nella lettera che a breve render pubblica per non lasciare morire la citt e per realizzare una vivibilit entro le mura [] che spinga luniversit a superare quella tendenza allautosufcienza che la caratterizza. Lesigenza del creare legami e identit diffusa nel tessuto socio-economico di Urbino. E una domanda forte, che viene dal basso, da giovani e meno giovani, ma che non trova risposte. Una domanda che viene anche dai commercianti, anche dagli studenti. Mimmo, lucano, gestisce da 15 anni il Caff del Sole e non ha mai dichiarato fallimento, anche se la crisi si sente e la clientela cambiata oltre che diminuita. Racconta che per molto tempo il suo bar stato frequentato per l80% da universitari e che poi con il pendolarismo e la fuga dal centro per gli aftti troppo cari cambiato tutto. Posto che senza gli studenti, comunque, non ce la faremmo, dovremmo solo chiudere e andare a cercar fortuna altrove, fa notare che a Urbino, in realt, manca qualcosa. Non pi vivace come prima, manca la gente, manca di identit. Pi esattamente, questa citt dovrebbe uscire dallossessione del culturale ne a se stesso, elitario, fatto di iniziative per pochi intimi, pesante e fa alcune proposte. Bisogna tornare al mercato, alle grosse ere cittadine che coinvolgano tutta la citt. Al baratto, per affrontare la crisi con quella semplicit, con quel calore umano e con quel senso di unit che abbiamo perso. Una sorta di sabato del villaggio. Insieme a questo, responsabilizzare la gente, creando, ad esempio, per ogni via un rappresentante che si faccia carico delle esigenze di quel piccolo mondo e si occupi, in accordo con lamministrazione, di rivivacizzare il quartiere. Per Mimmo, solo se si creer una nuova identit degli urbinati, studenti compresi, potranno riorire le attivit commerciali. Si chiama invece Tierra Mestizia, terra meticcia, il piccolo negozio di souvenirs di Margarita, in via Mazzini. Margarita colombiana, una vita da venditrice ambulante e di sacrici, la sua. Alla solita domanda, stessa risposta. Senza studenti sarebbe costretta a chiudere. Lei si adeguata alle loro esigenze. Piccoli oggetti, prezzi stracciati, piccoli pensieri, regalini, questo offre. Perch gli studenti hanno pochi soldi e diminuiscono. E poi c unaltra storia, legata alla cattivissima amministrazione, come la denisce lei. Di qui questanno passato l1% dei giovani in gita. La colpa? Secondo Margarita dellUrbino Servizi, quindi, del Comune. Fanno i loro interessi, accolgono i turisti a Mercatale e poi li fanno salire al centro con lascensore, 50 centesimi il costo del servizio. E via Mazzini, lingresso pi naturale verso piazza della Repubblica, viene penalizzata. Prima noi commercianti eravamo molto uniti, ma adesso tutto cos frammentato, disorganizzato, i negozi qui aprono e chiudono a vista docchio. Sa quanti ne ho visti?. Giorgio Ubaldi, presidente della Urbino Servizi, smentisce. La s.p.a. lavora per conto dellamministrazione e lobiettivo primario la promozione turistica del territorio. Fatto sta che Margarita sta pensando di andare a vivere a Senigallia. Se non fosse per gli studenti, sarebbe emigrata ancora. In cerca di una cittadina in cui sentirsi a casa e non pi di passaggio.

Il Comune promette: attenzione per i giovani

Il triste vuoto dellestate


L
a Primavera di Urbino arriva a settembre, quindi, facendo un calcolo rapido, sta cominciando il vero inverno ed luglio il mese pi triste nella citt ducale. Gli esami niscono, i corsi universitari anche e un popolo di 14.000 studenti torna a casa. A parlare, lassessore alle Politiche Giovanili, Lorenzo Tempesta. Cosa fa il Comune per i giovani studenti di Urbino? Innanzitutto, abbiamo risposto alla forte domanda di aggregazione e partecipazione alla vita della citt, istanze antiche, ma che nalmente si stanno concretizzando. Attraverso il Golem , il centro culturale a disposizione delle associazioni, e la Consulta dei giovani, prevista da un regolamento ad hoc e ancor prima da direttive europee, punto di incontro e confronto di idee che poi si relazionano con il nostro ufcio tecnico. Si tratta di iniziative estemporanee o pensate anche al medio-lungo termine,al futuro di questi giovani? Mettiamo le cose in chiaro. Essendo questa una citt di servizi, c molto terziario ed difcile pensare e vedere uno sbocco per i giovani. Vedo questa citt e lesperienza accademica che vi si vive pi come un trampolino di lancio verso lesterno. Pi un buon punto di partenza, ma non di approdo. Anche se poi da realt come quella del Golem, ad esempio, dove gli studenti e le associazioni possono mettere in campo ogni tipo di attivit culturale, non detto che da cosa non nasca cosa. Penso a corsi, ad esempio di pittura, a laboratori teatrali a piccole cooperative di servizi che si specializzano in un settore. Il Golem gestito ed di propriet del Comune.Come anche la Casa della Musica, il Centro di Educazione Ambientale, lo sportello estero per gli studenti. Dove trovate le risorse per i giovani in questi tempi di crisi? Stiamo attenti a ci che ci succede intorno, alle opportunit che vengono dallEuropa, ad esempio. Il progetto Kit realizzato con lUniversit, lErsu e le associazioni e che punta, tra le altre cose, a rafforzare la partecipazione degli studenti, migliorarne le condizioni di studio, favorire la qualit degli aftti e supportare gli studenti stranieri stato nanziato a suo tempo da Presidenza del Consiglio, Ministero della Giovent e Anci. A giugno faremo il bilancio con i fondi del Kit e poi vedremo. E tutto un work in progress, non c nulla di certo, ma la volont, quella s. Come Comune siamo anche partner della Provincia nel progetto Adrinet, che punta a creare occasioni di incontro e confronto tra giovani in vista di idee e prospettive di lavoro. (E.T.)

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il Ducato

Il futuro trasforma le universit in formidabili centri di consulenze e soluzioni

Porte aperte con lo spinoff


DiSTeVA, Ecoman: dietro queste sigle, le ricerche pi avanzate in materia di lavoro e di difesa ambientale
VALERIA STRAMBI
gare gli studi fatti in ambito universitario al mondo del lavoro. In pratica, le professionalit vengono messe al servizio di tutte quelle imprese che hanno bisogno di una consulenza in materia ambientale. Ecoman stato inaugurato il 10 maggio alla camera di commercio della provincia, ma opera gi dal novembre 2012. Lidea del professor Gaetano Cecchetti, il primo ad aver diretto il dipartimento DiSTeVA. Ora in pensione, ma da sempre impegnato in progetti di ricerca, ha deciso di coinvolgere personalit dalle pi svariate competenze, dai chimici, agli ecologi, agli avvocati, per costruire un progetto di cooperazione tra universit, enti pubblici e privati. Le imprese oggi si trovano a far fronte a due ordini di problemi continua il professor Cuppini da una parte devono garantire unadeguata igiene del lavoro per chi opera al loro interno, dallaltra non possono pi ignorare limpatto che la loro produzione ha sullambiente. Con lo spin-off luniversit pu fornire una consulenza a 360 gradi per superare questi ostacoli. Se le grandi realt imprenditoriali hanno dato una risposta entusiasta, confermando collaborazioni che esistevano gi prima della creazione di Ecoman, ora importante inviare segnali positivi anche alle aziende pi piccole del territorio. La sda cruciale conclude Cuppini attrarre le strutture locali, che purtroppo hanno una minore disponibilit economica. Un ruolo chiave viene anche dalla mediazione di Regione, Provincia e degli enti pubblici in generale. Ad oggi sono tre i docenti del dipartimento coinvolti nel progetto Ecoman, due zoologi e un ecologo che, accanto allattivit di ricerca, hanno voluto impegnarsi partecipando individualmente con il loro capitale. necessario estendere il pi possibile quello che il codice etico verso lambiente sostiene la zoologa Maria Balsamo non pi sufficiente fare ricerca universitaria in s e per s, ci deve essere interazione con il mondo del lavoro, soprattutto per i nostri ragazzi. Qui sono circa una decina i dottorandi, a loro che dobbiamo parlare. Il campus conta diversi laboratori e a breve ne verranno attivati almeno altri tre. La dottoressa Marta Iacobucci si muove tra i campioni da analizzare come fosse a casa sua. Attraverso Ecoman le aziende si rivolgono a noi, ad esempio per misurare il livello di emissioni dannose, cos facciamo i sopralluoghi e svolgiamo le analisi qui in laboratorio. Poi uniamo le nostre ricerche a quelle di colleghi con altre competenze e insieme stendiamo un fascicolo che andr ad operare sulle richieste che ci sono state fatte. un lavoro sinergico che non resta chiuso in questa stanza, ma viene portato direttamente a chi pu beneficiarne.

a strada rossa a Urbino la conoscono tutti.Salendo da Mercatale in direzione dei collegi universitari, a un certo punto, sulla sinistra, si affaccia un cartello dalla scritta minacciosa che pi che indicare sembra avvertire. Dopo pochi metri lasfalto inizia a sciuparsi e la strada si fonde con il bosco trasformandosi in sentiero. Allestremit opposta si trova Fermignano che diventa irraggiungibile nei lunghi e freddi inverni urbinati e che resta un miraggio quando la neve inghiotte la terra. In realt sono in molti quelli che si avventurano lungo la strada rossa: c chi lo fa per evitare il traffico, chi per godersi qualche chilometro di silenzio e chi perch in mezzo a quella meraviglia della natura ci lavora o studia. A circa tre chilometri da Urbino, nascosto tra gli alberi e appoggiato sulla collina come un fortino, si trova il futuristico edificio che ospita il Dipartimento di Scienze della terra, della vita e dellambiente (DiSTeVA). Il campus scientifico Enrico Mattei, ex Sogesta, allo stesso tempo un luogo di vita, di studio e di lavoro. Una parte della struttura destinata agli alloggi e alla mensa, laltra agli uffici dei docenti, alle aule per le lezioni e ai laboratori di analisi. tutto perfettamente fuso con il contesto in cui si trova, immense vetrate fanno entrare la natura fin dentro le stanze e le pareti perdono la loro funzione di barriera e divengono un prolungamento di quello che c allesterno. Questa filosofia di compenetrazione rappresenta un po lo spirito con cui luniversit deve affrontare il futuro racconta il professor Riccardo Cuppini, direttore del dipartimento oggi non basta pi racchiudersi nel proprio guscio, necessario allargare i confini, uscire dalle ristrettezze spaziali e mentali. Il campus potrebbe sembrare autosufficiente se visto nel suo isolamento, cos come fino a non molti anni fa era considerata luniversit. Eppure oggi impensabile prescindere dal confronto con il mondo vero. La realt accademica da sempre un serbatoio di idee, ma il rischio che queste rimangano tali, siano buone solo in potenza, non trovando poi una loro applicabilit al di fuori. Allora come fare per liberare luniversit da questa autoreferenzialit atavica fin troppo legata agli schemi del passato? Secondo il professor Cuppini la formula dello spin-off rappresenta unopportunit da cogliere sia per i docenti che gi operano nel dipartimento, sia per gli studenti interessati a fare ricerca. Lo spin-off, e nel caso specifico Ecoman (ecological management), una societ di capitali che si propone di colle-

Ormai completato il processo di digitalizzazione

Addio libretto, addio


O
re 12, Dipartimento di Giurisprudenza, esame di Fondamenti del diritto europeo. Laula affollatissima e capannelli di studenti terrorizzati ripassano nervosamente gli appunti. Ognuno con il suo libretto, ognuno pronto a sdare se stesso e il professore. Sembrerebbe una normale sessione desame, invece c qualcosa di diverso, o almeno dovrebbe esserci. Luniversit di Urbino sta completando il passaggio alla digitalizzazione: eliminare i vecchi libretti cartacei a vantaggio di una procedura completamente online lultimo passo di unavanguardia che la Carlo Bo si conquistata da diversi anni. In questa fase abbiamo deciso di mantenere entrambi i sistemi racconta il professor Alessandro Bogliolo studenti e docenti si stanno adeguando e comprendono limportanza della dematerializzazione dei dati. Il valore documentale ora ce lha il voto inserito direttamente nel database, senza passare pi dalla lenta e faticosa ricopiatura. Alcuni docenti per incontrano difcolt, una ragazza conda: Liscrizione agli esami avviene in rete, comodissima, peccato che oggi il professore non sia riuscito ad avere la lista dei candidati perch non sapeva come connettersi. Unaltra ragazza osserva: La scomparsa del libretto sarebbe una tutela per noi, nessuno si farebbe inuenzare dai voti precedenti. Il libretto cartaceo aveva il vantaggio di essere la carta didentit dello studente, quello online cancella, almeno nellimmediato, il passato accademico. Ogni professore, purch dotato di tempo e costanza, al momento dellesame potr comunque controllare il prolo digitale di ciascun esaminato. Insieme al libretto svanir anche la rma dello studente, lunico a rmare, perch riconosciuto dal sistema, sar il docente. Questo non signica togliere diritti agli esaminandi continua il professor Bogliolo la possibilit di riutare o contestare il voto resta. La digitalizzazione, oltre al risparmio di carta e allo snellimento dei processi burocratici, porter diversi vantaggi. Ad esempio conclude Bogliolo da questa sessione il questionario di valutazione dello studente compilato online, cos anche i non frequentanti potranno dire la loro. In pi, tutti dovranno dare un giudizio, senza il rischio di ricevere risposte in bianco. Questi progressi rischiano per di subire un freno. A livello regionale stato deciso di uniformare i sistemi di lavoro delle quattro sedi Ersu delle universit marchigiane. Liniziativa potrebbe rappresentare un valore aggiunto, se non fosse che come ente capola stata scelta luniversit di Camerino, molto pi indietro rispetto ai sistemi avanzati della Carlo Bo. (V.S.)

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IL FUTURO

Grazie agli Erasmus, accordi con 170 Atenei

in Montefeltro lultimo melting pot


Allo studio la cooperazione con il gigante emergente: la Cina
FEDERICA SALVATI

Nella foto a sinistra, la sede del DiSTeVA (Dipartimento di Scienze della Terra, della Vita e dellAmbiente), conosciuto come il Polo Scientico Enrico Mattei. In alto, due studentesse straniere: Soukaina dal Marocco e Virginia dalla Spagna

n americano a Urbino. M a anche un cinese, un australiano, un vietnamita, un messicano o un camerunense. E al posto del celebre maccarone, la sfogliata romagnola. Tramite luniversit arrivano ogni anno nella citt ducale molti studenti, docenti e ricercatori di ogni parte del mondo. Per essere aggiornati, per interagire con il mondo e per donare prestigio alluniversit la parola chiave : internazionalizzazione. Per la prima volta, dal 23 al 26 maggio, la Regione Marche ha promosso linternational week, un fine settimana di incontri per presentare gli atenei della regione. Gioved 23 stata la volta di Urbino: circa 30 docenti stranieri hanno assistito alla conferenza di presentazione delle facolt e sono stati portati a visitare i luoghi pi rappresentativi della citt, con tanto di pranzo alla mensa studentesca. Luniversit di Urbino abituata ad accogliere ospiti non italiani: dal 1954 organizza corsi estivi per studenti di altre nazionalit e ha accordi di cooperazione con 170 accademie di tutto il mondo nellambito del progetto Erasmus. Questanno, il dato sulla mobili-

t degli studenti incrementato e ulteriori progressi sono previsti a partire da settembre: Gli scorsi anni ricevevamo circa 8090 studenti erasmus spiega Fabrizio Maci, direttore dellUfficio Relazioni Internazionali questanno siamo quasi a 120. E per il 2013-2014 sono gi pervenute 130 richieste. Il dato in crescita si spiega con un rinnovato interesse per la lingua e la cultura italiana che comunque resta una scelta di nicchia e non troppo blasonata. Oltre allo scambio tra studenti, le collaborazioni riguardano anche la mobilit docenti: Urbino ospita ogni anno una ventina di insegnanti che svolgono seminari compattati di una settimana nelle varie facolt. Dellelite di ammiratori dellitaliano (e di Urbino in particolare) fa parte lAmerica, da cui partono molti studenti per approdare nei vicoli della citt di Federico da Montefeltro. Esiste unassociazione (ISEP), di cui fanno parte pi di 100 universit americane, che fa da mediatrice tra gli atenei e il resto del mondo. Tra i partner italiani compaiono 4 citt: Pavia, Milano, Trieste e, appunto, Urbino. Due programmi di collaborazione sono attualmente vivi: uno con lUniversity of Texas at SantAntonio (facolt di architettura) e uno con la Villanova University della Pannsylvania. Trenta studenti di architettura vengono ogni anno per imparare litaliano

I NUMERI

Lezioni ex-cathedra e poca tecnologia

Chi viene e dove si va


Nellanno accademico 2012-2013 sono partiti da Urbino 183 studenti nellambito del progetto Erasmus. Queste le mete preferite: il 29% ha scelto la Spagna, molto apprezzate anche la Germania (14%) e il Regno Unito (13%). Il restante 44% degli studenti si diviso tra Francia e Irlanda. 117 sono invece gli studenti stranieri approdati a Urbino. Sono arrivati da tutta Europa: ci sono austriaci, belgi e francesi ma anche uno sloveno, 7 polacchi, 2 turchi e 4 ungheresi. (F.S.)

Il prof non usa le mail


P
rofumo di cibi esotici, voci che si affollano in ogni lingua del mondo, panni stesi sui corrimano delle scale; un lungo corridoio che scende per circa 6 piani con ingressi a destra e sinistra; blocchi di 8 camere con cucina aperta e bagno comune. Si presenta cos il braccio 3 del Collegio Tridente che, a dispetto del nome assimilabile a ricordi di prigionia, si potrebbe soprannominare il braccio della festa: qui alloggiano quasi tutti gli studenti erasmus di Urbino. LUniversit offre, tramite lErsu, camere a prezzi abbastanza modici: 238 euro per una singola. Mi trovo molto bene a Urbino racconta Maria Jos, studentessa di giurisprudenza proveniente da Siviglia perch ununiversit piccola e facile da vivere. Per ci sono professori anziani che non usano il computer e non rispondono alle mail, questo un po problematico. Concordano tutti sull arretratezza tecnologica dellateneo e, se per Maria Jos luniversit a misura duomo,Virginia, proveniente da Len, spiega che la facolt di scienze della formazione a Urbino pi grande della sua e le lezioni sono difcili da seguire: In Spagna si organizzano Focus group di circa 30 persone racconta tutti intervengono e interagiscono col docente. Per noi stranieri difcile seguire le lezioni frontali come usate voi italiani, un po per noia, un po per il problema della lingua. Per imparare litaliano ci sono corsi gratuiti organizzati dal CLA (centro linguistico dellateneo) ma c chi lamenta un livello di insegnamento troppo basso: Abbiamo chiesto di avere lezioni di livello superiore spiega Marta, studentessa di lettere e losoa proveniente da Villadolid forse bisognerebbe diversicare i corsi di italiano in base alla provenienza. Per noi spagnoli 3 settimane sono pi che sufcienti per raggiungere un livello base. Soukaina, studentessa marocchina proveniente dallUniversit di Granada, frequenta invece la facolt di Farmacia: Qui mi piace molto ma non si fa pratica quasi per nulla. In Spagna oltre alle lezioni si passa molto tempo nei laboratori. Poi spesso gli orari dei corsi coincidono e non possiamo seguirli tutti. Per vedersi riconosciuto lErasmus, gli studenti devono maturare 60 crediti formativi. Tra un gioved sera in piazza e il resto del tempo nel braccio della festa, bisogna anche studiare: Studiamo circa 6 ore al giorno raccontano ma troviamo il tempo per divertirci. E pur sempre una vacanza studi !. (F.S.)

e studiare storia dellarte, tra le creazioni di Raffaello e le meraviglie di palazzo Ducale; i ragazzi della Villanova affrontano invece corsi di lingua italiana e imparano usi e costumi del nostro paese. Tra le altre universit che cooperano con la Carlo Bo ci sono la messicana Aguascalientes, la University of Sunshine Cost del Queensland, la University of Sidney e lHanoi University vietnamita. Di particolare importanza la collaborazione con questultima: 40 studenti verranno a settembre per seguire dei corsi di lingua italiana e 4 di loro resteranno per tutto lanno accademico (linteresse per la nostra lingua giustificato dal fatto che lindustria pi importante del Vietnam litalianissima Piaggio); saranno anche attivate delle borse di studio per andare a studiare cinese in Vietnam. A proposito della collaborazione con la Cina, nel 2010, alla fiera di Shangai, Urbino era lunica rappresentante italiana ad avere uno stand. Si stanno discutendo programmi di collaborazione con lUniversit di Nanchino (Cina) nellambito dei corsi di lingua italiana e a settembre ci sar una delegazione di docenti cinesi nella citt ducale. Dopo lAmerica, lAsia e lAustralia, la Carlo Bo ha ideato programmi di cooperazione anche con il continente nero: la facolt di Farmacia, guidata dal preside Orazio Cantoni, ha promosso uniniziativa (con luniversit di Camerino) in collaborazione con luniversit de Dshang camerunense. Due ricercatori di Urbino sono andati in Africa a portare strumenti per i laboratori di farmacia e a settembre verranno in Italia i 20 migliori studenti camerunensi scelti da un corso di laurea sanitaria. Qui faranno il terzo anno conseguendo la laurea in Farmacia. Il tutto finanziato dal MIUR (Ministero Istruzione Universit e Ricerca) e da privati. Liniziativa volta a mettere in piedi un corso di farmacia a Dshang per fornire gli ospedali locali. Gli studenti camaerunensi laureati in Italia torneranno in patria con le conoscenze adeguate e potranno essere inseriti tra il personale della nascente facolt. A livello di orientamento lUniversit di Urbino offre agli studenti stranieri un corso chiamato Orientation Program nelle prime 3 settimane di settembre: previste una full immersion nella lingua italiana e visite guidate negli edifici della citt. Per supportare ancor meglio gli ospiti, alcuni giovani studenti italiani, laureati in lingue, hanno creato uno spin off di servizi (Lingua Ideale) per dare piena accoglienza ai colleghi internazionali.

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il Ducato

LUNIVERSIT E LA RETE

Radio URCa e UniurbPost: i canali di informazione dellUniversit di Urbino

Le due voci della Carlo Bo


Docenti e studenti collaborano insieme come nei pi grandi atenei mondiali, da Harvard alla Sorbonne
MONICA GENERALI no il magazine dellUniversit Carlo Bo, laltra la voce degli studenti. Uniurb Post e Radio URCa sono i mezzi di informazione dellateneo di Urbino, entrambi rigorosamente online. Urbino Radio Campus, pi conosciuta tra gli studenti come Radio URCa (www.radio-campus.it) nasce nel 2007 e oggi sta vivendo la sua seconda giovinezza grazie allo staff, allo station manager Lorenzo Cannavina e soprattutto ai nuovi programmi del palinsesto tutti condotti e ideati dagli studenti di Urbino. Da Guantamera a Radio 5 euri, da Cose di questo mondo a Ruoccole e Cicatielli, sulle frequenze streaming di Radio Urca passa tanto intrattenimento e, tra una canzone e laltra c spazio anche per linformazione. Dont you know, ad esempio, il programma che racconta tutto quello che non sapevi condotto da Alessandro Alessandrini e Filippo Montanari. La prima puntata- dice Filippo - andata in onda durante le elezioni . In tv si parlava solo di politica e noi abbiamo deciso di allargare lorizzonte e di raccontare ai ragazzi quello che succede al di fuori del nostro paese. Quarantacinque minuti ogni mercoled e in replica per tutta la settimana, il programma di informazione di Filippo e Alessandro offre qualcosa in pi di un semplice giornale-radio. Andando in onda una volta ogni sette giorni cerchiamo di approfondire notizie di cui non si parla sempre in tv - continua Filippo parliamo molto di politica estera, delle guerre dimenticate, riportando anche tematiche sociali, come le lotte in Siria e Mali. Per preparare il nostro gr guardiamo i telegiornali per assicurarci che nei giorni precedenti non parlino dei temi che vogliamo affrontare noi, cos da avere unesclusiva. Negli ultimi minuti di trasmissione, per alleggerire la diretta, parliamo anche delle cose pi strane del web. Niente programmi gi sentiti, solo novit. Le uniche repliche che si ascoltano a Radio URCa sono quelle dei programmi in rotazione
per tutta la settimana. Dallaltra parte della rete UniurbPost (post.uniurb.it), il magazine nato nel 2011 per approfondire e raccontare ci che accade intorno allAteneo: manifestazioni e iniziative nazionali e internazionali, notizie delle facolt e dai corsi, il magazine prende vita per far conoscere e rendere trasparente tutto ci che gira attorno al mondo dellUniversit. In questi anni il sito cresciuto molto e conta sempre pi visitatori e click: Professori ma anche cittadini interagiscono con noi ha detto il caporedattore Anuska Pambianchi - inviando mail per informarci su fatti e avvenimenti da poter trattare allinterno del sito. UniurbPost una testata giornalistica a tutti gli effetti, diretta da Lella Mazzoli, a cui lavorano professionisti universitari e collaboratori esterni. Il nostro progetto unico a livello regionale e nazionale continua la Pambianchi ci lavorano studenti e docenti insieme. Le altre universit hanno una sezione dedicata alle news allinterno del sito istituzionale, la nostra invece una novit a tutti gli effetti. Luniversit marchigiana pu quindi vantare questo primato, ma cosa succede al di l del confine? Oxford, Parigi, Harvard e San Pietroburgo: anche le universit straniere pi famose hanno siti istituzionali e di informazione dove scrivono studenti e docenti. Due tra le pi antiche e prestigiose universit mondiali, Oxford e Harvard, affiancano i loro siti istituzionali a dei magazine cartacei e online, dove docenti ed ex alunni pubblicano i loro lavori e pubblicano notizie sullateneo. A Parigi invece, il magazine se lo sono inventato gli studenti. Nouvelles Vogues il nome del blog nato nel 2012, un progetto giornalistico di tre studenti delluniversit di lettere e comunicazione Parigi 3, la Sorbonne Nouvelle. Cairo e Saint Petersburg university utilizzano invece un altro mezzo di comunicazione, preferendo ad una testata autonoma il classico sito istituzionale dove viene dedicata una sezione alle news, notizie didattiche, appuntamenti, recensioni di mostre tutte legate ai loro atenei.

Il magazine caso unico in Italia E la radio sta vivendo una seconda giovinezza

Lorenzo Cannavina, station manager di Radio URCa

UN NUOVO SEGNALE SORVOLA IL COLLE E IL TRIDENTE Centottantadue access point e un segnale che sar dieci volte pi veloce di quello attuale. Gi dalla ne di giugno gli studenti di Urbino che alloggiano ai collegi Colle e Tridente potranno usufruire del nuovo servizio nato da un accordo tra Universit e Comune. I lavori di intervento, approvati dal CdA dellErsu, cominceranno nei prossimi giorni e prevedono linstallazione di una linea telefonica interna e di una Adsl2, una rete che permette una capacit di trasmissione molto pi veloce della precedente. Per ogni gruppo di camere verr installato un apparecchio che tramite il wireless garantir la connessione in tutte le stanze. Il progetto prevede anche una serie di lavori a lungo termine di cui si occuper solo il Comune: la posa a terra di una bra ottica e una gestione dei lavori triennali con interventi di manutenzione e controllo.

ASSOCIAZIONE PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO, fondata da Carlo Bo. Presidente: STEFANO PIVATO, Rettore dell'Universit di Urbino "Carlo Bo". Consiglieri: per l'Universit: BRUNO BRUSCIOTTI, LELLA MAZZOLI, GIUSEPPE PAIONI; per l'Ordine: NICOLA DI FRANCESCO, STEFANO FABRIZI, SIMONETTA MARFOGLIA; per la Regione Marche: JACOPO FRATTINI, PIETRO TABANELLI; per la Fnsi: GIOVANNI ROSSI, GIANCARLO TARTAGLIA. ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO: Direttore: LELLA MAZZOLI, Direttore emerito: ENRICO MASCILLI MIGLIORINI. SCUOLA DI GIORNALISMO: Direttore GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI IL DUCATO Periodico dell'Ifg di Urbino Via della Stazione, 61029 - Urbino - 0722350581 - fax 0722328336 http://ifg.uniurb.it/giornalismo; e-mail: redazioneifgurbino@gmail.com Direttore responsabile: GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI Stampa: Arti Grafiche Editoriali Srl - Urbino - 0722328733 Registrazione Tribunale Urbino n. 154 del 31 gennaio 1991
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