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Gli ingegneri del granduca di Toscana e i terremoti del Seicento: una nota sulleredit dellosservare e del descrivere

EMANUELA GUIDOBONI

Gli ingegneri del granduca di Toscana e i terremoti del Seicento: una nota sulleredit dellosservare e del descrivere
Premessa: unassonanza cognitiva perduta? Questa nota intende mettere in luce un aspetto, forse dimenticato, che ha caratterizzato a lungo la storia dellingegneria edile in epoca pre-contemporanea e che forse pu essere annoverato fra le radici storiche della scienza moderna del costruire, ossia la capacit di osservazione e di descrizione (in termini linguistici e/o grafici) intesa come strumento, per cos dire, del mestiere. Questa dimensione qualitativa, pressoch oggi perduta, che pu forse apparire arcaica e superata, si presta, a mio parere, a qualche motivo di riflessione. Loccasione di far luce su questa eredit perduta o sottovalutata ci data dai documenti e dalle perizie prodotte da alcuni ingegneri granducali in relazione ai danni dei terremoti del 22 marzo 1661 e dell11 aprile 1688, di cui si d nel seguito qualche ragguaglio specifico. I testi qui presentati sono fra le fonti storiche di primaria importanza per conoscere gli effetti di questi due forti terremoti. Il quadro dei danni delineato dagli ingegneri granducali nellarea dei maggiori effetti importante perch fu rilevato da un punto di vista specifico e unitario, in grado di valutare limportanza dei danni nei singoli edifici e di proporre interventi di riedificazione mirati: va tuttavia ricordato che non tutta ledilizia rientr in questa ottica, almeno fino agli inizi del Settecento, perch ci si limitava per lo pi alla propriet pubblica o a quella in qualche modo connessa. Gli ingegneri, in questo come in altri casi analoghi, erano scelti dai provveditori generali e quindi da un potere amministrativo centrale, in quanto esperti ed esplicitavano tale sapere ed esperienza nella capacit di guardare, capire, descrivere e progettare interventi di ripristino. Tutti i processi di valutazione e di restituzione dei dati avvenivano dunque entro un universo non numerico, ossia linguistico e qualitativo, ad esclusione della quantificazione del danno monetario (per altro non sempre richiesto). Questo approccio durato fino alla fine dellOttocento: abbiamo infatti ereditato un patrimonio enorme di perizie e di osservazioni tecniche sugli edifici danneggiati dai terremoti, che resta poco noto e poco utilizzato fuori dagli studi di sismologia storica. Queste fonti, a mio parere, possono essere viste anche da altri punti di vista, che forse pi interessano in questa sede. Infatti, ci si pu chiedere se in quellapproccio qualitativo si perso qualcosa di quei quadri di danno e, viceversa, se rilievi equivalenti attuali, su edilizia storica e monumenti, eseguiti da ingegneri, quindi entro una cultura e una mentalit scientifiche, pos-

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sano restituire quadri di danno pi precisi e unitari. Il problema si pone in termini non di competenza - argomento che non certo qui in discussione - ma piuttosto di assonanza cognitiva, come ci insegnano gli epistemologi. Infatti, mentre nelle perizie del Seicento cera omogeneit culturale fra osservatore e oggetto osservato (ledilizia del tempo), oggi ledificato storico e i monumenti sono oggetti sopravvissuti da epoche lontane o lontanissime, e appartengono a linguaggi costruttivi non praticati da chi li osserva. E poich un principio della conoscenza, secondo la formulazione dellepistemologia moderna, proprio che ognuno vede quello che sa, come superare concettualmente questo gap? La capacit di osservare pu essere usata come uno strumento di lavoro? Loccasione delle perizie: i due forti terremoti del 1661 e del 1688 Nellarco di diciassette anni, nel 1661 e nel 1688, accaddero due forti terremoti in unarea dellAppennino toscoemiliano e della pianura romagnola. Le informazioni su questi due eventi sono qui sintetizzate dallultima versione del Catalogo dei Forti Terremoti in Italia, a cui rimando per i riferimenti bibliografici completi e i parametri sismici di dettaglio1 . Il primo terremoto avvenne il 22 marzo 1661, e colp unarea di circa 570 kmq, compresa fra le vallate dei fiumi Montone, Bidente, Rabbi e parte della valle del Senio. Nella zona maggiormente danneggiata, su un patrimonio edili-

zio di circa 4.560 case, appartenenti a 15 centri abitati, 1.234 (27%) crollarono totalmente o divennero completamente inabitabili. Gli effetti furono distruttivi a Rocca San Casciano, Galeata e Civitella di Romagna. Danni ingenti, con crolli totali o parziali di abitazioni, furono rilevati in una trentina di altri paesi fra cui Meldola, Predappio, Marradi e Santa Sofia. In altre 30 localit circa, fra cui Cesena, Faenza e Forl, ci furono danni consistenti a edifici pubblici e privati. Per oltre un mese furono sentite molte repliche meno intense. Il terremoto ebbe effetti negativi su tutta leconomia locale, divisa fra attivit agro-pastorale e commerci. In questa area passavano le vie che collegavano Firenze alla costa adriatica, per cui i traffici subirono un notevole calo. Il secondo terremoto, che qui interessa, avvenne l11 aprile 1688, ebbe una durata di circa 20 secondi, e danneggi soprattutto la bassa pianura romagnola, che apparteneva allo stato della Chiesa. Solo una parte di paesi della montagna apparteneva al granducato di Toscana. A Cotignola le distruzioni colpirono gran parte dellabitato: 68 case crollarono totalmente e tutte le altre furono danneggiate gravemente e divennero inabitabili; gravi danni subirono anche gli edifici pubblici ed ecclesiastici del paese. Pure a Bagnacavallo i danni furono gravi ed estesi, molti edifici di rilievo, fra cui 11 chiese con gli annessi edifici monastici, crollarono parzialmente o furono lesionate in modo grave. A Solarolo, Russi e Lugo ci furono crolli di abitazioni. Ci furono danni rilevanti in

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altre 15 localit, fra cui Forl, Imola, Cesena e Ravenna. Subito dopo il terremoto dell11 aprile 1688, caddero piogge torrenziali. Il 27 aprile gli argini del fiume Senio si ruppero in tre punti, inondando le terre di Cotignola, Bagnacavallo e Lugo. I residenti, che dopo il terremoto si erano rifugiati in campagna e vi avevano costruito delle baracche, dovettero nuovamente fuggire: i raccolti furono distrutti e molti animali morirono. Successivamente un forte vento, che dur vari giorni, fece crollare alcune costruzioni rimaste pericolanti in seguito al terremoto. Il contesto istituzionale dei due terremoti Le aree colpite dai due terremoti appartenevano parte al granduca di Toscana e parte allo stato della Chiesa. I due governi, in modo indipendente e diverso, per entrambi i terremoti, cercarono di attuare una politica di intervento, che fu di efficacia diversa. Da parte pontifica si riproposero misure tradizionali, gi adottate in queste circostanze: lesenzione delle tasse camerali e la possibilit, da parte degli abbienti, di prendere a prestito del denaro per la ricostruzione, pagando come interessi le tasse camerali stesse. Da parte del granducato di Toscana le iniziative per la ricostruzione furono invece pi mirate e furono sviluppate in tre fasi: i) avere un quadro preciso dei danni subiti; ii) impedire il crollo delle economie locali, mettendo a disposizione denaro per la ricostruzione; iii) avviare le ricostruzioni delle opere pubbliche. Nelle fasi i) e iii) gli ingegneri era-

no direttamente coinvolti. Pochi giorni dopo il terremoto del 1661, Ferdinando II, granduca di Toscana, ordin una Visita alle localit colpite. Tali ricognizioni sul campo erano affidate a ingegneri o loro aiutanti, spesso accompagnati da mastri muratori. Le visite costituivano lo strumento tipico dinformazione richiesto dal potere amministrativo prima di predisporre un intervento. I periti, oltre a valutare i danni e la spesa per gli interventi di consolidamento o di ricostruzione necessari, davano anche talvolta alla popolazione dei consigli su come porre rimedio provvisorio alle case pericolanti. Per limportanza che tale documentazione aveva per le decisioni dellamministrazione centrale, gli ingegneri e i loro aiutanti erano accompagnati da un commissario governativo, che garantiva al governo centrale lautenticit delle descrizioni e delle valutazioni. Nello stato della Chiesa, sempre per lo stesso terremoto del 1661, non furono richieste perizie dei danni, solo stime complessive in denaro, che servirono per valutare la possibilit di esentare alcune tasse locali per un numero di anni diverso secondo il danno avuto. Per quanto riguarda il terremoto dell11 aprile 1688, nello stato della Chiesa ci furono i maggiori danni. Inoltre, se ne aggiunsero di nuovi a causa di uninondazione. Questa sequenza di eventi distruttivi, pur in un contesto economico produttivo, come era la pianura romagnola, innesc una crisi economica, dovuta soprattutto allemigrazione consistente di ceti produttivi. La sfiducia in una ricostruzione a breve termine indus-

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se gran parte di artigiani e commercianti ad abbandonare larea. Il papa, Innocenzo XI, cerc di impedire lo spopolamento, gi verificatosi in occasioni simili, ma la disponibilit economica del bilancio dello stato pontificio, basato quasi unicamente sulle rendite fondiarie e sulle imposte fiscali, non consent progetti di significativa portata sociale ed economica. Per quanto riguarda gli strumenti dintervento lo stato pontificio aveva chiesto solo un semplice ragguaglio dei danni, dei quali sarebbe bastata una relazione a voce. Chiese invece una lista scritta dei cittadini benestanti, che furono obbligati alla riedificazione in misura del loro censo. Lorientamento amministrativo dello stato della Chiesa si limit allo sgravio dei pesi camerali, non furono redatte perizie, solo stime molto generiche dei danni economici.

Per quanto riguarda larea toscana, essa fu solo marginalmente colpita da questo stesso terremoto del 1688, tuttavia il granduca Cosimo III richiese ugualmente, come era di regola, una Visita dei danni e affid lincarico allingegnere Ferri. Sulla base di quella ricognizione, il provveditore generale alle fortezze propose poi al granduca di finanziare il ripristino non solo degli edifici militari granducali, ma anche delle case che vi stavano attorno e che pi avevano subito danni. Visite e perizie come strumenti amministrativi e tecnici Pochi giorni dopo il terremoto del 22 marzo 1661, come si ricordato, Ferdinando II, granduca di Toscana, ordin una Visita alle localit colpite: incaricato fu lingegnere-architetto Giovan Battista Pieratti, (Fig.1) personaggio noto

Fig. 1 - Litinerario di Giovan Battista Pieratti, inviato dal granduca di Toscana nellalta Romagna dopo il terremoto del 1661

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Fig. 2 La fortezza disegnata dallingegnere Ridolfo Giamberti, che ne perizi i danni causati dal terremoto del 1661

nella Toscana del tempo: era nato nel 1599 e mor un anno dopo il terremoto, nel 1662. La sua Visita scritta come un diario di viaggio, concluso il 28 marzo, giorno stesso in cui invi la sua relazione al granduca. Il linguaggio della Visita, come si pu rilevare dalla parte di testo che segue, era poco tecnica e mirava a dare della situazione un quadro complessivo e unitario, impiegando un tempo pi breve possibile. Se pensiamo che non esistevano altri mezzi che la parola e il disegno per riferire i danni, non si pu non ammirare e riflettere su questo sforzo. La sua relazione inizia cos: Ci partimmo di Firenze p[er] arri-

vare in Romagna p[er] veder le rovine, cagionate dal terremoto, e p[ri]ma. Non sentimmo niente di rovina insino S.Godenzo, dove era rovinato un cammino, e fatto alcune fessure nella chiesa metropolitana di non troppa considerazione, e con grande spavento de popoli. E di l arrivammo a Castel dellAlpe dove era rovinato la chiesa pi di mezza, e 3 case del med[esi]mo luogo similm[en]te rovinate, et il restante delle case non si potevano abitare, et i popoli dormivano alla campagna. Arrivammo poi Crevalcore [ma Premilcuore] e vedemmo nel castello la

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Fig. 3 Castrocaro: una pagina della perizia dellingegnere granducale Antonio Ferri sui danni causati alla fortezza dal terremoto del 1688

rocca che minacciava rovina, e si era aperta in grado, che non credo si possa fare di meno di scapezzarla a una parte, acci non faccia rovinare alcune case contigue, e fui pregato adarrivare alla chiesa della parrocchia p[er] vedere q[ue]llo haverei fatto, p[er]ch non rovinasse; gli dissi che facessero due catene, e lui dette ordine di comprare i ferramenti che vi bisognavano, et alcune case di d[ett]o luogo havevano patito.2 Il quadro generale fu poi completato da perizie specifiche: il granduca volle verificare i danni del terremoto del 1661 nelle fortezze di Castrocaro, Terra del Sole e Monte Poggiolo. Ferdinando II diede lincarico allaiuto ingegnere

Ridolfo Giamberti, che concluse i lavori il 23 aprile 1661, un mese dopo il terremoto. La perizia, minuziosa e corredata da disegni (Fig. 2), fornisce un quadro generale dei danni e indica inoltre alcuni elementi corresponsabili del cattivo stato di conservazione degli edifici, precedente al terremoto, quali lerosione dei fiumi, lo scolo delle acque piovane libere e i ghiacci invernali. Gli interventi segnalati come urgenti miravano per lo pi a fermare un degrado gi avanzato: mettere catene e travi di sostegno costituiva un intervento volto pi a superare unemergenza che a consolidare stabilmente la strutture. Secondo lingegnere Giamberti tali interventi non avrebbero tutelato ledificio da ulteriori

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danni e nel lungo periodo potevano rivelarsi pi costosi del riattamento accurato. Il consiglio dellingegnere fu accolto poi da Cosimo III, succeduto a Ferdinando II: il granduca ordin, una decina danni dopo, che i castelli di Monte Poggiolo e Castrocaro fossero disarmati dai materiali da guerra e sguarniti dei militari per concentrare tutto nel castello di Terra del Sole. Anche in questo caso pu essere interessante conoscere direttamente almeno una parte del testo di Giamberti, che correda i suoi disegni. [...] Ho visitato il mastio segnato A, il quale per cagione dei predetti terremoti restato quasi tutto scoperto ed il pilastro del mezzo che regge la tettoia tutto aperto e mal condizionato ed i pilastri che gli sono attorno sono andati gi quasi tutti insieme col parapetto perci sar necessario che prontamente si deva ricoprire detto mastio con rifarci i suoi pilastri attorno e parapetti acci lacqua piovana non infradicino la volta che gl sotto con rifondare e rifare ancora a poco a poco il detto pilastro di quello, il quale in questa occasione sarei di parere che si dovesse sbassare un braccio acci la tettoia non abbia tanto pendio e le lastre con la quale coperta non possino ad ogni minimo vento sdrucciolare siccome del continuo fanno con molto danno de tetti che gli sono sotto, si dover ancora riscoprire il sotto tettoio del medesimo mastio segn. B che gli gira attorno acci riguardi e conservi la muraglia dallacque piovane che la spesa per fare tutti gli suddetti acconcimi si crede che ascender a s[cudi] trecen-

Fig. 4 Terra del Sole: la chiesa di Santa Barbara come si presentava dopo il terremoto del 1688 nella perizia dellingegnere granducale Antonio Ferri

tocinquanta in circa. Visto ancora che li corridori che girano a torno a parte del mastio se ne sono ancora loro buona parte andati in rovina come si vede nello schizzo segnato C eseguito, conviene anco questi rifargli e ricoprirgli come prima acci mantenghino e conservino la muraglia dallacqua con rifarvi i suoi pilastri e parapetti secondo quelli che vi sono rimasti e si far ancora il pezzo della cortina che vi manca nel modo e forma della vecchia, la quale circa braccia 32, che in tutto sar una spesa di circa scudi centocinquanta dico 150. Un casino segnato D, che sopra il mulino della chiesa rovinata, si dover finire di demolire affatto per essere andato gi buona parte s come anche il restante del parapetto o merli segnati E, acci non venghino a rovinare s come in breve faranno sopra le case dei quartieri segn. F con rifarvi la sua coperta

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Fig. 5 Terra del Sole: lesioni al palazzo del Provveditore causati dal terremoto del 1688 i cui danni furono rilevati nella perizia dellingegnere granducale Antonio Ferri

che conserva la volta che gli sotto dallacque che piovono e questo si far con spesa di scudi trenta. Necessario ancora sbassare la cortina segnato G dalla parte del fiume tagliata che per essere la met della sua altezza tutta smossa e parte rotta si dover demolire sino dove si vede che ha patito che sar una lunghezza di braccia 50 e rifarla sino che venga allaltezza di braccia 12, siccome ancora rifare un [...] del tetto del torrione segnato H perch la facciata di verso la fortezza segnato M si tutta aperta che sarebbe necessario gettare un arco che reggesse la coperta del tetto e demolire parte del muro che gli resta sotto giacch i fianchi non hanno molto patito di farlo volendo mattone sopra mattone che tanto serve e quando rimanesse arco aperto potrebbe stare, che il tutto ascender a spesa di scudi cinquanta.

Come si vede tutta la spesa ascende a scudi quattrocentoventicinque [...]. Ridolfo Giamberti.3 Dopo il terremoto dell11 aprile 1688, il granduca di Toscana, Cosimo III, invi nellarea danneggiata, limitata come si detto a pochi paesi, un perito per valutare esclusivamente i danni alle fortezze. Fu laiuto ingegnere Antonio Ferri, (Fig.3) ad eseguire il mandato: curioso osservare che pi per scrupolo che per dovere come egli stesso scrisse annot anche i danni subiti dalle case private e che necessitavano di restauri urgenti. Sulla base della perizia di Ferri, purtroppo limitata agli abitati di Terra del Sole e Castrocaro, il provveditore generale propose poi al granduca Cosimo III di finanziare anche la ricostruzione privata, recuperando i costi e permettendo ai beneficiari di rateizzare il debito contratto, secondo una consuetudine consolidata in area toscana. Il testo che segue costituisce una parte della perizia, da cui si possono evincere la qualit descrittiva e la tipologia di interventi suggeriti: La facciata d[e]lla Chiesa di S.Barbera (Fig. 4) si aperta, e sgranata, ci anderebbe messo una catena lunga braccia 9, sar spesa di s[cudi] 8. La casa dove abita il Sig. Prov[edito]re (Fig. 5) stata scossa malamente, et ha bisogno glapp[ress]o resarcim[en]ti. La parete della cucina p[er] e[sser]e aperta, come mostra il disegno, vi anderebbe messo due catene, ma p[er] non esser nel mezzo muri capaci p[er] raccomandarvi d[ett]e catene, bisogner pigliare da una facciata allaltra, e farle di due pezzi, con il

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suo occhio doppio p[er] meglio maneggiarle, e p[er] e[sser]e sopra d[ett]a cucina una colombaia, la leverei, et abbasserei il tetto, dove si risparmierebbe una catena, e si leverebbe buona parte del muro pi sgranato, sar spesa di s[cudi] 40. La cantonata d[e]lla d[ett]a casa ci v messo una catena lunga braccia 20 p[er] tenerle assieme, essendosi aperta: sar spesa di s[cudi] 8. In una cam[e]ra, che riesce sop[r]a lorto, vanno palettati due trave, con i suoi bandelloni, sar spesa di s[cudi] 3. Ho ordinato d[ett]o sig.r Prov[edito]re, che riserri due finestre d capo, p[er] fortificare la d[ett]a cantonata, sar spesa di s[cudi] 2. Vanno rifatti molti archi, che si son staccati, ristuccare gli screpoli, che vi sono, rifare un cammino rovinato, rivedere il tetto, sar spesa di s[cudi] 15. Venendo alle case di Particolari, le quali le ho numerate, nella forma, che sono: 1. Allivellata, paga l[ire] 14 annue, ci v ristuccato alcune aperture, rimesso un architrave ad una porta, rifare un cammino rovinato, rivedere il tetto, sar spesa di s[cudi] 6.4
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Conclusioni La storia, in questo caso di una disciplina importante come lingegneria delledificato, consente di affinare lesercizio critico, inteso come etica e comprensione dei processi in corso, e forse pu talvolta offrire occasione per qualche riflessione. Ledilizia storica e i monumenti testimoniano epoche lontane, che rimandano a quadri culturali sostanzialmente diversi da quello nostro attuale. Se vero che questo patrimonio architettonico non del tutto riconducibile ad analisi numeriche - come ci insegnano gli esperti del settore - sembrerebbe opportuno il ricorso ad altri strumenti cognitivi. Mi chiedo se losservazione qualitativa possa essere uno strumento da riusare e se la capacit di osservare e descrivere possa essere considerata una eredit preziosa. Forse la consapevolezza del problema e la capacit di mettersi in relazione con la diversit storica potrebbero aprire qualche discussione, se questi elementi non fossero del tutto elusi e ignorati.

GUIDOBONI, E., G. FERRARI, D. MARIOTTI, A. COMASTRI, G. TARABUSI, AND G. VALENSISE, 2007-. CFTI4Med, Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C. 1997) and Mediterranean Area (760 B.C. 1500), INGV-SGA, available at http://storing.ingv.it/cfti4med/
2 ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Miscellanea medicea, reg.444, cc.112-115, Diario di etichetta (16591662), Relazione di Giovanni Battista Pieratti al granduca Ferdinando II sulla visita fatta nei paesi della Romagna danneggiati dal terremoto del 22 marzo 1661, Firenze 28 marzo 1661.

ASF, Capitani di parte guelfa, numeri neri, Rapporti, filza 1073 (1661), n.46, Relazione dellaiuto ingegnere Ridolfo Giamberti ai Capitani di parte sui danni causati nella fortezza di Modigliana dal terremoto del 22 marzo 1661, Firenze aprile 1661.
4 ASF, Fabbriche granducali, filza 1928, n.65, Relazione dellaiuto ingegnere Antonio Ferri al provveditore generale delle fortezze Ferdinando della Rena sui danni causati dal terremoto dell11 aprile 1688 nelle fortezze di Terra del Sole, Castrocaro e Montepoggiolo, Firenze 30 aprile 1688.

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