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Lavoro dignitoso, migrazioni e sviluppo

Lavoro dignitoso per tutti! Migrazioni per lo sviluppo un progetto europeo con lobiettivo di sensibilizzare i cittadini e i responsabili politici sul rapporto tra lavoro dignitoso, migrazione e sviluppo, e sulla necessit di garantire pari diritti di base a tutti i lavoratori dellUnione europea, indipendentemente dalla loro origine e dal loro status giuridico. LIstituto Sindacale per la Cooperazione allo Sviluppo Iscos cIsl realizza questo progetto in Italia, in collaborazione con altre sei organizzazioni europee che fanno parte della rete di Solidar. Il progetto, cofinanziato dalla Commissione europea, ha una durata triennale (2010-2013). Con la pubblicazione di Lavoro dignitoso, migrazioni e sviluppo, iScoS ciSl vuole offrire una panoramica delle migrazioni internazionali, con un approfondimento della situazione italiana e delle sfide poste dallobiettivo di un lavoro dignitoso per tutti. Oggetto di una particolare attenzione la relazione tra le migrazioni e le opportunit di miglioramento coordinato e concertato delle condizioni economiche dei paesi di origine e di destinazione delle migrazioni attraverso strategie di cosviluppo. Oltre ad uno strumento di informazione, iScoS ciSl propone alcune raccomandazioni ai responsabili politici per le future decisioni politiche e legislative. ...................................................................................... LIstituto Sindacale per la Cooperazione allo Sviluppo - Iscos cIsl nasce dallesperienza sindacale della ciSl e dalladesione ai principi della Confederazione Sindacale Internazionale. Costituito nel 1983, iScoS ciSl opera come organizzazione non governativa in tutte le aree del mondo. Oltre venticinque anni di esperienza e il contributo della solidariet dei lavoratori italiani rappresentano il valore aggiunto degli interventi di iScoS. iScoS ciSl fa parte della rete europea di solIdar (www.solidar.org), impegnata nella promozione della giustizia sociale in Europa e nel mondo.

Iscos cIsl
Largo A. Vessella, 31 00199 - Roma (Italia) +39.06.44341280 www.iscos.cisl.it Autori: Mara Clemente e Loredana Teodorescu Coordinamento progetto: Gemma Arpaia

Indice

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migrazioni internazionali

Una visione globale La situazione italiana

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coS il lavoro dignitoSo ?

alcuni miti da Sfatare

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i migranti Sono attori di Sviluppo

In Italia Nei Paesi di origine

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come valorizzare la riSorSa migrazione ?

Valorizzare il capitale umano Valorizzare il capitale finanziario

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cooperazione allo Sviluppo e migrazioni

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raccomandazioni

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coSa fa iScoS ciSl ?

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Migrazioni internazionali

Migrazioni internazionali Una visione globale


La migrazione internazionale riguarda centinaia di milioni di persone. Il 90% di queste emigrano alla ricerca di un lavoro o per ricongiungere la famiglia, i cui membri sono migrati per ragioni di lavoro. Negli ultimi decenni la visione del nesso tra migrazione e sviluppo stata caratterizzata dallalternarsi di entusiasmo e pessimismo, ma oggi piuttosto condivisa lidea che i lavoratori migranti offrano unimportante occasione di sviluppo economico, oltre che sociale, culturale e politico, sia ai paesi di origine sia a quelli di destinazione. Per i paesi demigrazione, il contributo allo sviluppo economico da parte dei lavoratori migranti connesso allinvio delle rimesse, ai loro investimenti in patria e al trasferimento di competenze attraverso il ritorno di personale professionalmente e tecnologicamente qualificato. I lavoratori migranti contribuiscono anche allo sviluppo dei paesi dimmigrazione ringiovanendo la forza lavoro (specie in Europa), rispondendo alla domanda di manodopera, versando alle casse pubbliche importi sempre pi rilevanti in relazione alla loro presenza e alle prestazioni e servizi ricevuti. A tuttoggi il contributo dei lavoratori migranti non sempre riconosciuto allinterno delle societ di accoglienza e il loro potenziale limitato da risposte politiche inadeguate.

La stima dei migranti internazionali per il 2010 di 214 milioni di persone: essi costituiscono il 3% della popolazione globale.1 I lavoratori migranti e le loro famiglie rappresentano circa il 90% del totale della popolazione migrante. Nel 2010 i lavoratori migranti economicamente attivi sono circa 105 milioni. Il flusso delle rimesse dei lavoratori migranti nel 2009 stato di 441 miliardi di dollari (333 miliardi di euro).2 Nel 2008 circa 2,3 milioni di persone sono emigrate da uno Stato membro dellue. Il numero totale degli stranieri, cio delle persone che non sono cittadine del paese di residenza e che vivono sul territorio dellue, al 1 gennaio 2009, di 31,8 milioni, pari al 6,4% della popolazione europea. Due terzi di questi provengono da un paese esterno allue.

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ilo, A Rights Based Approach, ilo, 2010 World Bank, Outlook for Remittance 2010-2011, Migration and Development Brief 12, 23 Aprile 2010

La situazione italiana

In Italia il fenomeno dellimmigrazione come quello dellemigrazione ha un carattere strutturale. Con la seconda met degli anni Novanta si registra un aumento dei flussi migratori verso e attraverso lItalia e nel 2010 la popolazione straniera sul territorio italiano supera i quattro milioni e mezzo di presenze. Pi della met degli stranieri residenti in Italia sono di origine europea.
All8 aprile 2010, gli italiani iscritti allAnagrafe degli Italiani Residenti allEstero (aire) del Ministero dellInterno sono pi di 4 milioni. La collettivit di origine italiana allestero assai pi ampia di quella degli italiani iscritti allaire: secondo le stime del Ministero degli Affari Esteri del 2000, di circa 60 milioni. I migranti sul territorio italiano sono circa 4 milioni e 919 mila: si tratta di 1 migrante ogni 12 residenti.3 Pi della met degli stranieri residenti in Italia sono donne (51,3%) e il 22% sono minori di et. Il 53,6% degli stranieri residenti in Italia sono di origine europea, il 22% di essi di origine africana, il 16,2% proviene dal continente asiatico e solo l8,1% di origine americana.4

In Italia i lavoratori migranti contribuiscono in maniera sostanziale allo sviluppo economico del paese. Essi rispondono allofferta di lavoro di quei settori produttivi considerati meno appetibili agli italiani e versano alle casse pubbliche pi di quanto ricevono in prestazioni e servizi. A causa dellalta ricorrenza di contratti temporanei e a tempo parziale in settori come quello agricolo e del lavoro di cura, i lavoratori migranti hanno redditi inferiori di oltre un terzo al reddito medio dei lavoratori italiani.5
Secondo le statistiche inail, in Italia pi della met dei lavoratori migranti occupati impiegata nel settore dei servizi (55,9%) e il 12,8% di essi svolge attivit presso le famiglie. Altri settori di occupazione sono lindustria (31,9%) e lagricoltura e la pesca (8,7%). In Italia i lavoratori migranti contribuiscono al pil per l11,15%,6 pur costituendo solo il 7% della popolazione italiana. Per il 2008 lammontare dei versamenti contributivi generati dagli stranieri stato di circa 7,5 miliardi di euro, pari al 4% di tutti i contributi previdenziali versati in Italia nel corso dellanno. I lavoratori migranti dichiarano al fisco circa 37 miliardi lanno contribuendo per 3,5 miliardi al gettito fiscale.

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caritaS/migranteS, Dossier Statistico Immigrazione 2010 (Elaborazioni su fonti varie) iStat - Bilancio demografico, 2009 (http://demo.istat.it) caritaS/migranteS, Dossier Statistico Immigrazione 2010 (Elaborazioni su fonti varie) Rapporto unioncamere 2008

Cos il lavoro dignitoso?

Cos il lavoro dignitoso?

Per lavoro dignitoso si intende un lavoro in condizioni di libert, sicurezza, dignit ed uguaglianza a cui vengano corrisposte adeguate retribuzione e protezione sociale. Il lavoro dignitoso riassume le aspirazioni delle persone riguardo la propria vita lavorativa: laspirazione ad accedere a un lavoro e a una giusta retribuzione, a godere dei propri diritti, a potersi esprimere e a essere ascoltate, a beneficiare della stabilit familiare e dello sviluppo personale, a vedersi garantite la giustizia e luguaglianza di genere. La ricerca di un lavoro dignitoso una delle principali spinte alla migrazione di un numero crescente di persone in et lavorativa proveniente dai paesi del sud del mondo.
La met dei lavoratori del mondo guadagnano meno di 2 dollari al giorno. 12,3 milioni di donne e uomini lavorano in condizioni di schiavit. 200 milioni di bambini sotto i 15 anni lavorano invece di andare a scuola. 2,2 milioni di persone muoiono ogni anno per incidenti sul lavoro o per malattie professionali.

Gli uomini e le donne che decidono di migrare generalmente non hanno unoccupazione decente, non hanno accesso a un salario che permetta loro e alle loro famiglie di vivere dignitosamente, non sono tutelati dalle discriminazioni. Non loro riconosciuta la protezione sociale in caso di malattia, anzianit, gravidanza, non hanno il riconoscimento e la tutela dei loro diritti di lavoratori. Insomma, questi uomini e queste donne non si trovano in una condizione di libert dallo sfruttamento e per questo motivo decidono di migrare. In molti paesi del sud del mondo i lavoratori e i sindacalisti che si battono per un lavoro dignitoso vengono licenziati, minacciati, imprigionati, uccisi. Lavoro dignitoso significa anche per i lavoratori la possibilit di organizzarsi per rappresentare i propri diritti in modo collettivo e di partecipare a un dialogo sociale autentico in quanto cittadini e lavoratori.
LAgenda del Lavoro dignitoso, definita nel 1999 dallOrganizzazione Internazionale del Lavoro, individua quattro obiettivi strategici: i principi e i diritti fondamentali nel lavoro e le norme internazionali del lavoro; le opportunit di occupazione e remunerazione; la protezione e la sicurezza sociale; il dialogo sociale e il tripartitismo. Questi obiettivi valgono per tutti i lavoratori: uomini e donne delleconomia formale e informale, lavoratori in proprio o impiegati a casa o fuori casa, nei campi, nelle fabbriche, negli uffici.

Nel paesi del nord del mondo per i lavoratori migranti si ripropone spesso il mancato rispetto del diritto a un lavoro dignitoso. Essi sono generalmente occupati in settori sensibili alle fluttuazioni economiche, sottoscrivono accordi contrattuali poco sicuri, occupano impieghi temporanei e mal retribuiti, possono essere soggetti a licenziamenti
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selettivi. Non di rado mancano di protezione sociale e di rappresentanza. Inoltre il debito contratto per realizzare il proprio progetto migratorio e il condizionamento dei loro permessi di soggiorno al possesso di un contratto di lavoro espongono questi lavoratori al ricatto, allo sfruttamento e allinsicurezza economica e sociale.
Le donne migranti pagano il prezzo pi alto Le donne rappresentano quasi il 50% dei migranti internazionali e una percentuale elevata di esse migra autonomamente. Le analisi dei modelli migratori interni e intraregionali mettono in evidenza che molte donne migranti trovano lavoro nei settori agricoli e orientati allesportazione, dove i salari relativamente bassi delle donne costituiscono un vantaggio competitivo per le imprese. In questi settori le condizioni di lavoro sono spesso di grave sfruttamento e loccupazione precaria e informale. Nel settore manifatturiero per le esportazioni, lassunzione di giovani lavoratrici, flessibili ed economiche, costituisce una strategia esplicita dei governi e delle grandi multinazionali. Molti paesi emergenti hanno basato la propria crescita economica sul salario basso delle donne migranti. In Europa, le donne migranti contribuiscono al sostegno del sistema economico e sociale attraverso il loro lavoro nel settore domestico e di cura. In maniera simile a quanto avvenuto in altre regioni del mondo, la ristrutturazione delle economie europee ha contribuito alla informalizzazione e flessibilizzazione, accrescendo la precariet del lavoro e la pressione al ribasso sui salari.

La tutela dei lavoratori migranti A livello internazionale i diritti dei lavoratori migranti sono tutelati con: Convenzioni delle Nazioni Unite: - Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo - Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti di tutti i Lavoratori migranti e i membri delle loro famiglie Convenzioni dellOrganizzazione Internazionale del Lavoro: - Convenzione sulla migrazione per motivi di lavoro (riveduta), 97/1949 - Convenzione sui Lavoratori migranti (disposizioni complementari), 143/1975 Sebbene molti paesi del sud del mondo abbiano ratificato la Convenzione dellonu sulla Protezione dei Diritti di tutti i Lavoratori migranti e i membri delle loro famiglie, nessuno stato membro dellUnione Europea ha fatto altrettanto. Inoltre soltanto 8 Stati membri (Belgio, Cipro, Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna e Regno Unito) hanno ratificato la Convenzione ilo n. 97 e solo 4 (Cipro, Italia, Slovenia e Svezia) hanno ratificato la n. 143. 9

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Alcuni miti da sfatare

Alcuni miti da sfatare

Il discorso politico, quello mediale e lopinione pubblica sono attraversati da numerosi miti, luoghi comuni e paure dietro le quali si nasconde una realt differente da quella descritta. Siamo sicuri che la povert sia sufficiente a dar conto delle migrazioni e che queste riguardino solo uomini disperati provenienti dai paesi pi poveri della terra? Siamo certi che i migranti tolgano lavoro agli italiani? Pensiamo davvero che i migranti rappresentino un pericolo per la sicurezza ? Da dove arrivano i migranti? Una convinzione assai diffusa vuole che i flussi migratori seguano principalmente la rotta da sud a nord del mondo, dai paesi poveri a quelli ricchi. La situazione reale pi complessa e il flusso sud-nord corrisponde solo a un terzo dei flussi migratori internazionali. In particolare, la migrazione dalle aree di povert assoluta assai ridotta rispetto a quella che caratterizza i paesi a medio tasso di sviluppo e di povert relativa rispetto ai paesi industrializzati. La povert cronica e le crisi umanitarie siccit, carestie, inondazioni provocano spostamenti per lo pi allinterno dello stesso paese o verso i paesi limitrofi, lasciando a una minoranza le scelte migratorie pi radicali. Lequazione povertmigrazione non tiene conto del fatto che, per migrare, occorrono alcune precondizioni come la consapevolezza di volerlo e poterlo fare e il possesso dellintraprendenza e dei mezzi necessari per farlo. Tra gli elementi che incoraggiano la scelta migratoria e il paese di destinazione vi sono, inoltre, la distanza geografica, i legami storico-culturali, le informazioni disponibili, le normative sulla circolazione delle persone, le reti familiari, ecc. In Italia pi della met della popolazione migrante presente sul territorio proviene da un paese europeo e meno di un quarto di essa proviene da un paese africano. Sempre in Italia, i marocchini sono pi numerosi rispetto ai somali o ai congolesi, nonostante le condizioni economiche e politiche della Somalia e del Congo siano peggiori rispetto a quelle del Marocco.

In Africa occidentale esiste unantica tradizione migratoria intraregionale che risale ad unepoca precedente a quella coloniale e che incoraggiata dalle rotte dei commerci e dallagricoltura. Queste tendenze persistono tuttoggi e la gran parte dei migranti dellAfrica occidentale vive e lavora allinterno del proprio continente. Il Nord America continua ad essere una meta privilegiata per molti migranti del Sud della regione. Su un totale di 25 milioni di latinoamericani che vivono allestero, 19.720.000 vivono in Nord America. In ogni caso le tendenze regionali variano molto e circa la met dei migranti provenienti dalla regione andina (Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador, Per) si muove verso altri paesi sudamericani. In Italia i migranti romeni sono i pi numerosi: quasi 900 mila presenze, pari al 21% della popolazione migrante. Essi sono seguiti dagli albanesi e dai marocchini (circa mezzo milione), e dai cinesi e dagli ucraini (circa 200 mila). 7

iStat - Bilancio demografico

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Chi sono i migranti? assai diffusa lidea che i migranti siano per lo pi uomini poveri e disperati, con un basso livello distruzione e con una scarsa qualifica professionale. In realt la migrazione ha dei costi elevati che i pi poveri non possono sostenere e spesso la scelta migratoria riguarda i pi acculturati. Singapore, Brunei e Malesia sono i paesi del continente asiatico con i pi alti tassi di migrazione allestero, pur essendo paesi con indici di sviluppo alti. Questo dovuto al fatto che il rapido processo di industrializzazione che ha riguardato questi tre paesi ha drammaticamente aumentato le disuguaglianze allinterno delle loro societ e ha spinto molte persone istruite e qualificate a migrare allestero. Anche la Banca Mondiale ha evidenziato che la maggioranza di coloro che emigrano sono uomini e donne sui quali la comunit di origine ha investito in termini educativi e che cercano allestero occasioni migliori. La gran parte dei migranti sono persone con almeno 10 anni di istruzione formale in cerca di migliori opportunit.8 Insomma, emigra chi pu permetterselo in termini economici, ma anche di conoscenze e istruzione, oltre che di salute, iniziativa e intraprendenza. I migranti tolgono lavoro agli italiani? I migranti, catalizzando il malumore connesso alle difficolt del sistema economico e agli effetti della crisi degli ultimi anni, si vedono frequentemente attribuita la responsabilit dellalto tasso di disoccupazione italiana che si accompagna spesso a precariet lavorativa e a scarsi livelli di retribuzione. Eppure le prove che la migrazione abbia un effetto sui livelli di occupazione dei cittadini dei paesi di destinazione sono piuttosto scarse. In Italia i lavoratori migranti svolgono una funzione complementare rispetto a quella dei lavoratori italiani favorendo loro la possibilit di migliori opportunit occupazionali: il caso delle donne liberate dal lavoro di cura e pi disponibili per i lavori pi qualificati.
Il fabbisogno italiano di manodopera straniera Secondo le stime dei tecnici del Ministero del Welfare italiano, nel periodo 2011-2015, il fabbisogno medio annuo di immigrati dovrebbe essere pari a circa 100.000, mentre, nel periodo 2016-2020, dovrebbe portarsi a 260.000. Il fabbisogno di manodopera sarebbe legato alle variazioni della domanda e dellofferta di lavoro: dal lato dellofferta, si prevede che tra il 2010 e il 2020 vi sar una diminuzione della popolazione in et attiva tra il 5,5% e il 7,9%; dal lato della domanda, gli occupati crescerebbero in 10 anni a un tasso compreso tra lo 0,2% e lo 0,9%.9

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Solidar, Co-development: win-win solution for all? MiniStero del Welfare, rapporto Limmigrazione per lavoro in Italia del 23 febbraio 2011

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Qual limpatto dei lavoratori migranti sul sistema economico italiano? Stime e analisi dei costi e dei benefici finanziari del fenomeno migratorio sono piuttosto complesse e difficilmente portano a risultati convergenti. Inoltre, in Italia, questi studi sono ancora piuttosto limitati. Un recente studio sullopinione pubblica nordamericana e europea in relazione allimmigrazione mette in evidenza che in tutti i paesi diffusa lidea che gli immigrati traggano maggiori benefici in termini di servizi sanitari e sociali rispetto al loro contributo in termini di tasse.10 Tuttavia in Italia gli stranieri, che rappresentano il 7,5% della forza lavoro del paese, con stipendi intorno ai 900/1000 euro mensili ed unet media di circa 15 anni pi bassa di quella degli italiani, contribuiscono all11,15% del pil del paese, costituiscono circa l1% del gettito fiscale complessivo e forniscono circa il 4% dei contributi previdenziali ricevendo per ora una quota minima dei trattamenti pensionistici. Insomma, la percezione che gli immigrati rappresentino un onere per i conti pubblici non suffragata dai dati che evidenziano che, in Italia, i lavoratori migranti pagano in tasse pi di quanto ricevono in servizi. Dai lavoratori migranti proviene, oltre a un significativo apporto produttivo, contributivo e fiscale, anche un contributo al consumo: secondo le stime, l87% del loro reddito speso nel paese di destinazione.11 La migrazione un pericolo per la sicurezza? A partire dalla seconda met degli anni Novanta, con laumento dei flussi migratori, maturato un atteggiamento di diffidenza e la propensione ad attribuire agli immigrati la causa di molti problemi, a partire dalla criminalit. I primi ad essere presi di mira sono stati i marocchini, poi gli albanesi, oggi lo sono i romeni. I rom continuano ad essere un gruppo particolarmente discusso. Rispetto al biennio 2007-2008, i toni si sono ridimensionati ma lassociazione migrazione-criminalit permane e il tasso di criminalit attribuito ai nuovi ingressi maggiore rispetto a quello attribuito ai residenti.12 Eppure lanalisi dei dati dimostra la mancanza di un parallelismo tra laumento dellimmigrazione e laumento diretto e proporzionale della criminalit.13 Nel periodo 2005-2008, sebbene gli stranieri residenti siano aumentati del 45,7%, le denunce contro questi sono aumentate del 19%. Le analisi del cnel mettono in evidenza, inoltre, che nonostante la forte accusa che investe i romeni, la popolazione migrante pi numerosa sul territorio italiano, il loro coinvolgimento in fatti criminali pi ridotto rispetto alla generalit dei migranti. Inoltre, dal 2007 al 2009, la percentuale delle denunce a carico degli stranieri presenti sul territorio italiano diminuita, passando dal 35,5% al 31,7%.14 Tuttavia la rilevante percentuale della popolazione straniera detenuta nelle carceri italiane pone una seconda importante domanda sulle cause della detenzione degli immigrati.

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Transatlantic trends. Immigrazione 2010 l. demaret, p.tran, Dispelling the migrant myth, World of World, n. 57, ilo, 2006 VII Rapporto cnel sugli indici di integrazione degli immigrati 2010 VII Rapporto cnel sugli indici di integrazione degli immigrati 2010 caritaS/migranteS, Dossier Statistico Immigrazione 2010 (Elaborazioni su dati del Ministero Interno/Dip. P.S.)

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PoPolazIone detenuta allInterno deglI IstItutI PenItenzIarI Per PosIzIone gIurIdIca


cIttadInanza
italiana straniera

ImPutatI 16.836 13.062 29.898

condannatI 22.340 10.907 33.247

InternatI 1.673 156 1.829

da ImPostare

totale 40.915 24.152 65.067

66 27 93

ToTale

Fonte: dati DAP al 13 gennaio 2010

Sebbene non sia scontata lindividuazione di tutti i fattori che intervengono sulla devianza migrante, vi chi annovera tra le variabili in grado di esercitare un effetto causale sulla criminalit degli immigrati il reddito da lavoro (allaumento del reddito diminuisce il tasso dei condannati) e il lavoro qualificato, oltre che il livello di criminalit organizzata.15 Quando gli immigrati sono regolari sono meno soggetti al rischio di coinvolgimento in fatti criminali.16 Laffermazione sostenuta da diversi anni dalla Fondazione iSmu muove da alcuni studi che evidenziano che una percentuale dei reati dei migranti che oscilla tra il 70 e il 90% perpetrata dagli stranieri senza permesso di soggiorno e che i tassi di delittuosit degli stranieri regolari sono pi bassi di quelli dei cittadini italiani. A conferma della relazione tra irregolarit e criminalit vi sarebbe la stessa natura dei reati per i quali gli stranieri sono maggiormente denunciati (furti, falsit, rapine), tutti strettamente connessi alla irregolarit e allindigenza in cui si vengono a trovare. La relazione tra la devianza straniera e laccesso a un lavoro dignitoso rinnova limportanza e lurgenza di garantire questo ultimo a tutti i lavoratori tenendo conto che le politiche del lavoro e le politiche migratorie non sono tra di loro indipendenti.

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fondazione iSmu, Quindicesimo Rapporto sulle migrazioni 2009, Milano, Franco Angeli, 2010 fondazione iSmu, Nono Rapporto sulle migrazioni 2003, Milano, Franco Angeli, 2004

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I migranti sono attori di sviluppo

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I migranti sono attori di sviluppo In Italia


Il contributo socio-demografico In molti paesi ocSe, negli ultimi anni, gran parte della crescita demografica ascrivibile alla migrazione internazionale e si calcola che, tra il 2003 e il 2007, essa abbia inciso per il 59%.17 Anche in Italia, dove si registra un elevato ritmo di invecchiamento della popolazione, i migranti contribuiscono al riequilibrio demografico e al ringiovanimento della forza lavoro. La presenza di giovani lavoratori stranieri con un forte desiderio di migliorarsi incrementa la popolazione attiva e rappresenta una positiva iniezione di entusiasmo in ambito sociale, oltre che lavorativo. Il contributo economico I lavoratori migranti sono oggi indispensabili nellassistenza alle famiglie ma anche in altri comparti come lagricoltura, ledilizia e lindustria. Molti stranieri sono titolari di imprese del settore edilizio, del commercio, dellindustria e della ristorazione. I lavoratori migranti e le loro famiglie rappresentano, inoltre, un elemento propulsore per lulteriore sviluppo di settori quali lalloggio, la ristorazione, le agenzie di viaggi, gli Internet point, ecc.
Limprenditoria straniera Nonostante la crisi economico-finanziaria, gli immigrati sono sempre pi attivi anche nel lavoro autonomo e imprenditoriale. In Italia: gli immigrati sono titolari del 3,5% delle imprese, tra cui prevalgono quelle artigiane; ogni 30 imprenditori 1 immigrato; tra questi prevalgono i marocchini dediti al commercio, seguiti dai romeni, presenti soprattutto nellimprenditoria edile; al 31 maggio 2010 si contano 213.267 imprese a conduzione straniera; se ai titolari di impresa si sommano gli amministratori e soci di aziende, la cifra sale a 400 mila imprese.
Fonte: Terzo rapporto EMN Italia, Mercato occupazionale e immigrazione, novembre 2010

Il contributo culturale I lavoratori migranti rappresentano unimportante occasione di arricchimento culturale a diversi livelli linguistico, letterario, religioso, artistico, gastronomico, ecc. La presenza delle seconde generazioni e di spazi di partecipazione comunitaria contribuiscono ad innescare dinamiche transculturali che arricchiscono e vivacizzano il tessuto sociale e culturale del paese.

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Sopemi, International Migration Outlook 2010

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Il contributo politico La presenza migrante occasione di riaffermazione degli ideali democratici che costituiscono il fondamento degli Stati moderni come lItalia. In particolare, la partecipazione politica dei migranti al centro del dibattito giuridico-politico, italiano ed europeo, sullimmigrazione. Daltra parte, a tuttoggi, tale dibattito confinato a livello locale e riguarda solo coloro che risiedono regolarmente sul territorio nazionale. Il lavoratore migrante rappresenta anche unopportunit per rivitalizzare e espandere il ruolo dei sindacati, oltre che lattivit di solidariet e difesa dei diritti di molte organizzazioni.

Immagine di Manlio Masucci

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I migranti sono attori di sviluppo Nei paesi di origine


Attraverso linvio delle rimesse i lavoratori migranti contribuiscono al miglioramento delle condizioni di vita delle loro famiglie di origine che acquistano un maggiore potere dacquisto in ambiti come lalimentazione, lalloggio, listruzione e la salute. Talvolta le loro rimesse vengono utilizzate per finanziare attivit produttive come cooperative o piccole e medie imprese. Spesso le pi ampie comunit, oltre che le famiglie di origine, beneficiano della solidariet sporadica o regolare, spontanea o organizzata dei cittadini residenti allestero che cos contribuiscono al pi ampio sviluppo locale. Pi in generale, le rimesse dei lavoratori migranti costituiscono un prezioso introito di moneta pregiata che serve tanto a stabilizzare la moneta locale quanto a facilitare il pagamento del debito estero. In diversi paesi di emigrazione, laumento del pil connesso allinvio delle rimesse ha dimostrato di avere benefiche ripercussioni sugli indici di povert di quei paesi.
Le rimesse monetarie dallItalia nel 2009 hanno superato i 6,7 miliardi di euro.18 Le rimesse monetarie che nel corso del 2009 i lavoratori stranieri hanno inviato dallEuropa verso i paesi di origine sono pari a 29,6 miliardi di euro.19 Senza i flussi finanziari generati dalle rimesse il deficit di paesi come la Romania e la Polonia sarebbe maggiore del 55%

Oltre alle rimesse dei lavoratori migranti, un forte potenziale di sviluppo proviene dal trasferimento di competenze e conoscenze acquisite da questi durante lesperienza migratoria nel momento in cui ritornano nei loro paesi di origine. Il progressivo aumento della percentuale della presenza femminile nel contingente migratorio mondiale ha innestato nuove dinamiche di genere allinterno delle famiglie dei migranti, accelerando spesso il processo di rinegoziazione dei ruoli tradizionali. Le famiglie transazionali hanno elaborato nuovi modi di relazionarsi tra marito e moglie e tra genitori e figli. Per molti uomini e donne lesperienza migratoria rappresenta anche la possibilit di conoscere da vicino democrazie di antica tradizione e di approfondire la conoscenza dei propri diritti. Sulla base dellesperienza accumulata allestero, molti migranti, al loro rientro, decidono di impegnarsi in politica nei paesi di origine. Pi in generale, chi ritorna in patria dopo unesperienza migratoria mostra una maggiore propensione per limpegno sociale, contribuendo in questo modo al un rinnovamento sociopolitico del paese.

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euroStat, Statistics in focus, 40/2010 euroStat, Statistics in focus, 40/2010

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Come valorizzare la risorsa migrazione ?

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Come valorizzare la risorsa migrazione?


I paesi possono cooperare per avere una triplice vittoria: per i migranti, per i paesi di origine, per i paesi di accoglienza. Kofi Annan

Quanto detto sin ora sottolinea il valore dei lavoratori migranti in quanto capitale umano, sociale e finanziario. Essi costituiscono un capitale umano in quanto risorse umane, intelligenze, capacit, abilit. Rappresentano una risorsa sociale per il loro grado di coesione sociale, la loro capacit associativa, il loro rapporto con il contesto di arrivo e con quello di origine. Sono un capitale finanziario per le loro capacit imprenditoriali, per il reddito che spendono nei paesi di destinazione e per le rimesse che generano e trasferiscono ai paesi di origine.
Tra il 50 e l80% dei laureati di molti piccoli paesi emergenti vivono allestero. Ci sono pi medici del Malawi nel Regno Unito che in Malawi. Nella gran parte dei casi i lavoratori migranti svolgono lavori sotto qualificati con la conseguenza di un inutile spreco di cervelli: se oltre la met degli occupati stranieri possiede il diploma o la laurea, circa i tre quarti svolge una professione operaia o non qualificata.

Questi importanti attori del processo di globalizzazione vengono spesso sotto-utilizzati o mal-utilizzati, oltre che sfruttati a vantaggio di terzi. La migrazione pu generare brain drain, ovvero sottrazione di migranti istruiti e di competenze professionali al paese di origine, e brain waste, ovvero lo spreco delle competenze professionali dei migranti con il mancato riconoscimento dei titoli di studio esteri e limpiego degli stranieri istruiti nei lavori pi umili e mal pagati.
Talvolta il brain drain pu avere dei risvolti positivi incoraggiando chi rimane nel paese a studiare e migliorare la propria preparazione nellaspettativa di migliori opportunit di carriera.

Valorizzare il capitale umano La migrazione pu rappresentare uno strumento per valorizzare il capitale umano dei lavoratori migranti favorendo il co-sviluppo dei paesi di origine e di quelli di destinazione. Il co-sviluppo il miglioramento coordinato e concertato delle condizioni economiche dei paesi di origine e di destinazione delle migrazioni. Esso mette in relazione migrazione e sviluppo in modo che sia i paesi di origine sia i paesi di accoglienza possano beneficiare del flusso migratorio. Il co-sviluppo presuppone una relazione consensuale tra i due paesi impegnati nel fare in modo che il
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contributo che il migrante rappresenta per il paese di destinazione non comporti una perdita per il paese di origine. Questo possibile attraverso un processo di integrazione dei migranti nel paese di destinazione che si colleghi con lo sviluppo dei paesi di origine.
In Francia una recente legge prevede il rilascio di visti per abilit e talenti, favorendo una maggiore mobilit: chi ne fa richiesta, deve dimostrare il proprio contributo allo sviluppo economico, intellettuale e culturale della Francia e del paese di origine ed impegnarsi a rientrare nel paese di origine dopo 6 anni. I potenziali lavoratori migranti possono chiedere questo visto solo se i loro paesi di origine hanno firmato con la Francia un accordo di co-sviluppo.

Fino ad ora lUnione europea ha considerato il co-sviluppo proprio come lAiuto Pubblico allo Sviluppo (apS) come una scorciatoia per la gestione del fenomeno migratorio, ovvero come un tentativo di implementare politiche di rientro dei migranti nei paesi di origine: fino ad oggi le iniziative di dialogo e collaborazione promosse dai paesi di destinazione nei confronti dei paesi di origine sembrano puntare prevalentemente sulla richiesta di una maggiore cooperazione nel rimpatrio dei migranti e nella lotta allemigrazione irregolare. Eppure n la cooperazione allo sviluppo n il co-sviluppo possono avere lobiettivo che sarebbe perdente di frenare la migrazione. In ogni caso, non sono state ancora individuate pratiche di co-sviluppo che garantiscano in maniera assoluta i risultati attesi. Spesso si tratta di percorsi non analizzati e verificati sul campo e si ancora lontani dallindividuazione di una pratica di co-sviluppo esente da errori o svantaggi. Una migrazione circolare pu contenere il brain drain facendo beneficiare i paesi di origine delle qualifiche che i lavoratori migranti hanno acquisito allestero. Per questo motivo si organizzano training e attivit di formazione per ricercatori, intellettuali, studiosi. Tuttavia i soggetti che avrebbero maggiore bisogno di questo aiuto formativo sono invece i lavoratori migranti con basse qualifiche. Politiche che favoriscano un tipo di migrazione temporanea sono incoraggiate anche dal successo di quei lavoratori migranti che, tornando nei loro paesi di origine, avviano o partecipano ad attivit economiche produttive: tecnici e ingegneri coreani che negli anni Settanta erano impiegati nelle grandi opere in Medio Oriente sono ritenuti gli artefici del boom economico e di industrializzazione della Corea negli anni Ottanta. Daltra parte, sono numerosi i migranti che, dopo il rientro nei loro paesi, non hanno potuto utilizzare le competenze acquisite allestero per le specifiche condizioni del paese o delle loro comunit di origine, non dotate di infrastrutture necessarie alla valorizzazione delle loro capacit o caratterizzate da un economia troppo stagnante. Deve far riflettere la circostanza per cui il tasso di disoccupazione dei migranti di ritorno di norma pi alto di quello degli abitanti locali. La migrazione di ritorno non sufficiente a garantire la crescita economica dei paesi di origine che, daltra parte, un prerequisito per incentivare il rientro dei migranti.
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Migrazioni circolari Le migrazioni circolari rappresentano una forma di migrazione temporanea, in cui periodi di permanenza nei paesi di destinazione si alternano a periodi di rientro nei paesi di origine. In Italia lo sviluppo di processi migratori in senso circolare non incoraggiato da nessuna legge, ma parzialmente riconducibile al lavoro subordinato a carattere stagionale (per lo pi agricolo) al quale si collega la maggioranza degli ingressi per lavoro in Italia. In ambito europeo, la Comunicazione della Commissione del 2007 suggerisce di istituire partenariati per la mobilit e di organizzare la migrazione circolare per agevolare la circolazione dei cittadini tra i paesi terzi e lUnione europea. Eppure, a livello europeo, alla relazione tra migrazione e sviluppo sembra prevalere la relazione tra migrazione e sicurezza e il problema maggiormente affrontato riguarda il controllo dei confini.

Quali politiche implementare? Lipotesi di una immigrazione zero non realistica e neppure desiderabile per le societ europee: quanto precisato da Eurostat, secondo cui lItalia perderebbe un sesto della sua popolazione in mezzo secolo. Limmigrazione funzionale allo sviluppo dei paesi e pu portare benefici condivisi, ma richiede innanzitutto una visione innovativa e un miglioramento delle politiche migratorie. Le migrazioni circolari sono scarsamente teorizzate in Italia e del tutto assenti dalla legislazione nazionale o regionale pur rappresentando un triplo vantaggio in termini di sviluppo: per i paesi interessati sia quelli di origine sia quelli di destinazione e per il migrante stesso. Esse infatti, da un lato, compensano il deficit di manodopera e, dallaltro, forniscono un contributo alleconomia dei paesi di origine, attraverso le rimesse valutarie. I migranti, daltra parte, diventano un effettivo attore economico e culturale di mediazione fra i due paesi e acquisiscono know how e capacit che possono rivelarsi preziose al loro ritorno nei paesi di partenza. La prossimit geografica resta un fattore influente rispetto alla possibilit di una circolarit migratoria. Vi sono per altri fattori condizionanti: gli accordi bilaterali fra gli stati implicati e le reciproche legislazioni migratorie. Per agevolare le migrazioni circolari, le politiche nazionali potrebbero prevedere visti per entrate multiple e una pi agevole riammissione nei paesi. Infatti, quanto pi stretto il controllo alle frontiere, tanto maggiore la reticenza dei migranti nel riattraversare i confini e la loro propensione a una lunga o definitiva permanenza, con il conseguente aumento della richiesta di ricongiungimenti familiari. Nel 1980, negli Usa, il 50% dei migranti di origine messicana rientrava al suo paese dopo un anno di lavoro allestero; nel 2000, dopo ladozione di una politica di restrizione alla frontiera, rientrava soltanto il 25% di essi. Durante i dodici mesi di permesso di soggiorno che usualmente i paesi europei concedono a chi ha un contratto di lavoro, il lavoratore migrante non riesce mai a risparmiare abbastanza per essere invogliato a rientrare nel paese di origine.
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Valorizzare il capitale finanziario Le rimesse che i lavoratori migranti generano e trasferiscono nei paesi di origine fanno di essi un importante capitale finanziario. Il denaro inviato a casa dai migranti notevolmente maggiore della cifra dellAiuto Pubblico allo Sviluppo (apS) e, secondo le stime di Banca Mondiale, esso costituisce la seconda fonte di reddito per paesi emergenti dopo gli Investimenti Diretti Esteri (ide). Nel 2008, le rimesse ufficialmente registrate hanno raggiunto 305 miliardi di dollari, tre volte la cifra dellapS (119,8 miliardi di dollari) e quasi due terzi degli ide (517,7 miliardi di dollari). Tale importo rappresenta solo una parte delle somme effettivamente trasferite poich grandi somme di denaro sono trasferite attraverso canali informali.20 Le rimesse possono essere uno strumento di sviluppo importante, contribuendo in maniera significativa alla riduzione della povert e costituendo un riparo per le famiglie nei momenti di crisi politica o economica. Tuttavia anche le rimesse descrivono un quadro di luci e ombre e leccessiva dipendenza dalle rimesse pu produrre svantaggi. Le rimesse tendono ad essere utilizzate dalle famiglie per il consumo domestico e in misura minore per listruzione, lassistenza sanitaria o micro-attivit imprenditoriali. Esse non sono utilizzate per finanziare grandi opere infrastrutturali o per lincremento dellofferta di lavoro, che possono invece essere sostenuti dagli investimenti provenienti dallapS. Lutilizzo delle rimesse non oggetto di una politica pubblica e una forte dipendenza dalle rimesse per coprire le esigenze di base pu incoraggiare un sempre minore investimento nel welfare da parte dei governi e avere come conseguenza un aumento della spinta migratoria. Non va dimenticato che le rimesse tendono ad essere vulnerabili alle fluttuazioni economiche come mostra lattuale crisi finanziaria globale: dallepoca della registrazione delle rimesse, nel 2008, per la prima volta si assistito a un calo dei flussi di rimesse a causa della crisi economica mondiale. Il flusso delle rimesse pu ridurre le esportazioni e la competitivit facendo alzare il corso della valuta di un paese. Contare troppo sulle rimesse espone i paesi al rischio di improvvisi tracolli nel caso di crisi dei paesi dove vivono i migranti: il caso della crisi economica dei paesi asiatici, quando i lavoratori indonesiani furono espulsi dalla Malesia e dalla Tailandia. A livello locale le rimesse possono provocare tensioni perch fanno aumentare il costo della vita ed alimentano la competizione per il possesso di risorse scarse come la terra, un bene che le famiglie dei migranti tendono ad acquistare con le rimesse ricevute. Le rimesse possono inizialmente provocare disequilibri sociali nelle comunit locali, tra le famiglie che hanno parenti allestero e coloro che non ne hanno. Dal momento che i migranti provengono spesso dalle famiglie pi ricche, lo squilibrio sociale si accentua. Nel medio termine per anche famiglie pi povere fanno migrare propri familiari e quindi si livella lo squilibrio iniziale.
20 european Social Watch report, Migrant Workers remittances: A development Instrument in Question, 2009

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In ogni caso le rimesse sono motivo di aumento della migrazione: sempre pi individui vogliono migrare perch vedono laffluenza delle rimesse nelle famiglie che hanno migranti. Le elite dei migranti ricercatori, intellettuali, professionisti, i cui salari sono considerevolmente pi alti di quelli dei migranti con basse qualifiche tendono a inviare in proporzione molte meno rimesse o addirittura nulla. Il volume di rimesse inversamente proporzionale al livello di scolarit. Per ridurre la povert nei paesi emergenti attraverso le rimesse bisognerebbe che emigrassero i pi poveri, con basse qualifiche ed invece e proprio contro di essi che i paesi di destinazione pongono problemi di visti e altre barriere legali. I governi dei paesi ricchi hanno paura ad incoraggiare le rimesse perch temono che attraverso le compagnie di trasferimento di valuta si possa riciclare denaro sporco o finanziare gruppi terroristici. In Italia una recente operazione di polizia ha scoperto 400 agenzie illegali di trasferimento valuta. Le autorit italiane stimano che il 30% delle agenzie di trasferimento sono illegali e che la criminalit organizzata le usa su grande scala.

Buone pratiche I migranti senza documenti non possono usare i canali pi sicuri, economici ed efficaci per il trasferimento di denaro verso i paesi di origine. Negli Stati Uniti si sta sperimentando una soluzione per la quale i migranti messicani ricevono dal loro consolato un documento di identit con il quale le banche permettono di aprire conti correnti. Laccordo Citigroup e Vodafone tra Regno Unito e Kenia permette il trasferimento di valuta con operatori di telefonia mobile: il lavoratore migrante-cliente Vodafone versa i fondi da trasferire ad un ufficio della compagnia oppure on line, ed il beneficiario del trasferimento riceve un sms con il pin sul proprio cellulare. Il cash pu essere ritirato presso tutti gli sportelli postali o Safaricom in Kenia. N il migrante allestero n il ricevente in patria hanno bisogno di conto corrente ed il costo del trasferimento da pagare a Vodafone la met di quello previsto da Western Union. A queste esperienze si aggiungono i progetti di comunit e associazioni di migranti finalizzati alla moltiplicazione dei fondi. In Messico il governo federale ed i governi locali e regionali si sono impegnati ad aumentare ogni dollaro ricevuto come rimessa sul proprio territorio con un dollaro dei propri fondi. Il programma tre x uno prevede che a fronte di fondi ricevuti da associazioni di migranti per programmi educativi, sanitari o di infrastrutture, sia il governo centrale messicano che il governo regionale di Zacatecas stanzino una somma corrispettiva. In Italia una associazione di migranti latino americani realizza il programma 4+1: ad ogni biglietto della loro lotteria acquistato per 1 euro, fondazioni bancarie italiane e sudamericane donano 4 euro. I fondi sono destinati a progetti comunitari. In Inghilterra, associazioni africane si stanno mobilitando per ottenere un fondo alimentato dalla tassazione dei migranti che venga utilizzato per progetti di sviluppo nei paesi di origine. Altra proposta che il fondo ricavato dalle tasse sulle rimesse dei migranti sia trasferito ai paesi di origine dei migranti. 24

Cooperazione allo sviluppo e migrazioni

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Cooperazione allo sviluppo e migrazioni


Sviluppo e migrazioni internazionali sono legati da un rapporto complesso. Nelle pagine precedenti ci siamo soffermati a lungo sugli effetti delle migrazioni sullo sviluppo dei paesi di origine e di destinazione dei migranti, considerando gli aspetti problematici oltre che quelli pi positivi e incoraggianti. Poniamoci la domanda inversa: quale pu essere leffetto dello sviluppo sui flussi migratori provenienti dai paesi del sud del mondo? Unidea frequentemente riproposta vuole che lo sviluppo di questi paesi possa ridimensionare la portata dei flussi migratori. A partire da questo assunto, soprattutto in Italia, si recentemente diffuso il paradigma dellaiutamoli a casa loro.21 Eppure, come gi stato fatto notare, non esiste un rapporto di causalit tra povert e migrazione con la conseguenza che le azioni di cooperazione allo sviluppo non hanno necessariamente leffetto di limitare i flussi migratori. Piuttosto, quando la cooperazione riesce a realizzare lobiettivo di sviluppo dei paesi pi poveri, pu aversi una crescita dei flussi migratori, almeno nel breve periodo: la riduzione della povert e il maggiore benessere possono favorire le condizioni necessarie per immaginare, desiderare e realizzare la migrazione. La domanda che sorge, a questo punto, riguarda quali possano essere le strategie in materia di cooperazione allo sviluppo dei paesi come lItalia. A questo riguardo occorre tener conto che lapparato normativo che riguarda la cooperazione allo sviluppo italiana prevede che questa dovrebbe rivolgersi solo in maniera secondaria ai paesi con un medio livello di sviluppo e quindi di maggiore emigrazione.
Lart. 1 della legge 49/1987 - Nuova disciplina della cooperazione dellItalia con i Paesi in via di sviluppo individua gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo italiana che finalizzata al soddisfacimento dei bisogni primari e in primo luogo alla salvaguardia della vita umana, alla autosufficienza alimentare, alla valorizzazione delle risorse umane, alla conservazione del patrimonio ambientale, allattuazione e al consolidamento dei processi di sviluppo endogeno e alla crescita economica, sociale e culturale dei paesi in via di sviluppo. La cooperazione allo sviluppo deve essere altres finalizzata al miglioramento della condizione femminile e dellinfanzia ed al sostegno della promozione della donna.

In accordo con la normativa vigente (vedi l. 49/1997- Nuova disciplina della cooperazione dellItalia con i Paesi in via di sviluppo), i paesi sui quali si focalizza la cooperazione allo sviluppo italiana sono paesi a tasso basso di sviluppo o con uno sviluppo ostacolato da difficolt politiche.
Tra il 2007 e il 2008 i paesi che hanno maggiormente beneficiato degli interventi della cooperazione allo sviluppo italiana sono: Iraq, Afghanistan, Etiopia, Libia, Cina, Marocco, Palestina, Mozambico, Albania e Sierra Leone.

21 Per una pi ampia riflessione sul tema, vedi m. rotelli, g. di BlaSi, Aiutiamoli a casa loro: politiche migratorie e cooperazione allo sviluppo, in caritaS/migranteS, Dossier Statistico Immigrazione 2010, idoS, 2011

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Allinterno del quadro giuridico descritto dalla normativa vigente, i programmi di sviluppo dei paesi emergenti richiedono con sempre maggiore forza programmi di aiuto coerenti con le pi ampie politiche economiche e commerciali. Inoltre, essi dovrebbero essere ispirati a una visione politica e strategica di lunga durata e coordinata a livello europeo e internazionale. I programmi di cooperazione allo sviluppo richiedono anche un investimento maggiore di quello attuale. Al riguardo rileva il fatto che le rimesse inviate dai migranti dallItalia superano i flussi finanziari della cooperazione italiana, che subiscono continue riduzioni e che si aggirano intorno allo 0,14% del pil. I fenomeni di brain drain e brain waste richiedono, inoltre, un sempre maggiore investimento in una cooperazione allo sviluppo compensativa della perdita di cervelli e attenta alla promozione della cooperazione scientifica e universitaria.
Nel 2008 il flusso delle rimesse in uscita dallItalia ammontava a 6,2 miliardi di euro; nel 2009 esso salito a 6,5 miliardi di euro. Sempre nel 2008, gli investimenti nella cooperazione allo sviluppo del Governo italiano sono stati di 3,7 miliardi di euro; nel 2009 essi sono scesi a 2,1 miliardi di euro.
Fonte: Banca dItalia

Lapproccio attuale del Governo italiano verso limmigrazione prevalentemente emergenziale, mentre quello alla cooperazione allo sviluppo residuale e subordinato ai gravi problemi del bilancio pubblico. I pochi strumenti legislativi pi organici sono vecchi: la legge sulla cooperazione allo sviluppo del 1987 e la legge Bossi-Fini sullimmigrazione, che modifica il Testo Unico sullimmigrazione del 1998, oltre che contestata nei contenuti, del 2002. Oggi necessaria una pi moderna ed efficace strumentazione legislativa sia a livello nazionale sia delle singole regioni, ma il contesto politico-culturale della maggioranza politica attuale dominato da una accentuata ostilit verso limmigrazione e da disinteresse verso la cooperazione allo sviluppo. Intanto i flussi migratori verso lItalia saranno una costante di lungo periodo, influenzati dallinstabilit politica ed economica delle aree confinanti sia dellest-Europa sia del Medio Oriente e dellAfrica. Daltra parte, il Ministero del Welfare italiano prevede fabbisogni di manodopera immigrata nellordine dei 100.000/250.000 ingressi allanno per i prossimi 10 anni. necessaria una visione strategica che doti lItalia di strumenti legislativi nuovi e di adeguate risorse finanziarie, che sia basata su una coerenza e integrazione tra le politiche migratorie e di cooperazione allo sviluppo, nella quale sia presente una impostazione che valorizzi il co-sviluppo come strumento dintegrazione e di cooperazione internazionale.

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Raccomandazioni

Raccomandazioni

Nel corso della tavola rotonda Lavoro dignitoso per tutti! Migrazioni per lo Sviluppo, tenuta a Roma il 14 dicembre 2010, ciSl, anolf e iScoS hanno elencato alcune raccomandazioni al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e alla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri al fine di dispiegare tutte le potenzialit di crescita sociale e di sviluppo che le migrazioni hanno sia per i paesi di destinazione sia per i paesi di origine:
Prendere atto che la ricerca di un lavoro e di una vita dignitosa una delle principali cause di migrazione; Promuovere lagenda del Lavoro Dignitoso delloil nelle politiche di inclusione sociale dei migranti e nelle

politiche di cooperazione allo sviluppo, attuando in Italia e nei paesi di origine dei migranti interventi a favore di una occupazione giustamente retribuita, che valorizzi le capacit delle persone, e coperta da adeguata protezione sociale; migranti e delle loro famiglie. A ventanni dalla approvazione da parte dellAssemblea generale dellonu della Convenzione sui lavoratori migranti, nessuno degli Stati Membri della ue ha ratificato questa Convenzione. Chiediamo al Governo italiano di ratificarla e di promuovere la ratifica presso gli altri stati membri; di migranti sfruttati da organizzazioni malavitose e da imprese senza scrupoli;

Far ratificare dal governo italiano la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori

Comprendere che le assenze di politiche di cooperazione tra gli stati poveri e quelli ricchi portano a flussi Pervenire ad accordi bilaterali con i paesi ad alto tasso di emigrazione verso il nostro paese che consentano

normative sulle questioni di protezione sociale (pensioni, disoccupazione, assegni familiari, ecc.) ;

Sostenere politiche di cooperazione che mirino allaumento della ricchezza e della sua redistribuzione nei

paesi di origine attraverso iniziative progettuali che sappiano promuovere attivit produttive utilizzando sia le materie prime che loccupazione locale, comprese le alte professionalit, evitando la cosiddetta fuga di cervelli; con i paesi di origine (per es. accordi interuniversitari di scambio temporaneo) o realizzando, attraverso programmi di cooperazione allo sviluppo, interventi formativi compensativi;

Definire modalit di circolazione dei professionisti e dei ricercatori per una condivisione delle conoscenze

Aumentare le risorse finanziarie per le attivit di cooperazione internazionale e per lintegrazione sociale

dei migranti in Italia, ad oggi assolutamente insufficienti a garantire lavoro e vita dignitosa nei Paesi di origine e in Italia.

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Cosa fa iScoS ciSl ?

iScoS ciSl impegnato nella promozione del diritto al lavoro dignitoso con numerosi progetti nei diversi paesi in cui presente. Creare occupazione, tutelare i diritti dei lavoratori, rafforzare lassociazionismo, migliorare la protezione sociale, queste sono le finalit delle attivit di iScoS nelle aree pi povere del mondo, cos che migrare non sia una scelta obbligata. Le attivit di cooperazione internazionale delliScoS ciSl sono concentrate su quattro aree progettuali ed operative:
attivit di diffusione dei diritti umani e di supporto ai sindacati; attivit per la promozione dellautoimpiego, del lavoro associato e della costituzione di cooperative di

produzione-lavoro nel quadro della lotta alla povert e per garantire la sicurezza alimentare; attivit sono collocate nella macro area diritti umani);

attivit rivolta alla lotta al trafficking e di supporto dellemigrazione attraverso le buone politiche (queste attivit di educazione allo sviluppo ed alla mondializzazione nei sindacati, nelle scuole e verso altri attori

della societ civile in Italia ed in Europa. Nel 2010 i progetti che vedono impegnato iScoS sono 47. A queste attivit vanno aggiunte quelle sviluppate dagli iScoS regionali. Le attivit di progetto sono da lungo tempo localizzate in America latina (Repubblica Dominicana, Argentina, Brasile, Paraguay, Per, Uruguay) ed Africa (Burkina Faso, Burundi, Mali, Mozambico, Sudafrica). Pi recentemente si consolidata la presenza di iScoS in Asia (Cina, Pakistan, Sri Lanka, Thailandia, India) e nellEst europeo (Bulgaria, Estonia, Lituania, Moldavia, Repubblica Ceca, Romania) e Turchia. Le scelte effettuate corrispondono a criteri anchessi consolidati: i paesi di presenza storica delliScoS, i paesi prossimi allItalia sia per vicinanza geografica sia per flussi di immigrazione e di delocalizzazione di industrie italiane, i paesi investiti da calamit naturali o da guerre per i quali liScoS ha a disposizione risorse proprie ricevute da donatori privati o da raccolta fondi tra i lavoratori italiani. Sul tema della migrazione, unesperienza significativa quella del progetto Safe Bridges for Migrant Workers, promosso e gestito da iScoS ciSl e cofinanziato dalla Commissione Europea. Obiettivo del progetto la promozione di un modello di migrazione circolare che scoraggi percorsi illegali di migrazione, contenga lo spreco delle competenze dei lavoratori migranti sia nei paesi di origine sia in quelli di destinazione e prevenga il loro sfruttamento nei luoghi di lavoro. Tra gli aspetti innovativi del progetto vi il coinvolgimento dei sindacati dei paesi che vi partecipano Ucraina e Moldavia, oltre che Italia nella governance di una migrazione basata su una chiara e completa informazione preventiva e percorsi di formazione nel paese di origine; lesperienza di tirocini lavorativi in Italia; il successivo rientro in patria.
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Il progetto ha portato alla creazione, presso le sedi territoriali dei sindacati, di 20 info point in Ucraina e 10 in Moldavia con lo scopo di fornire servizi di informazione e supporto per i potenziali migranti e facilitare lincontro di domanda e offerta di lavoro tra paesi di origine e di destinazione. Inoltre sono stati coinvolti 60 operatori che hanno seguito specifici corsi di formazione finalizzati a fare di essi dei veri e propri ponti di collegamento tra Ucraina-Moldavia e Italia. I successivi step del progetto, tuttora in corso, prevedono la realizzazione di azioni pilota con gli strumenti descritti e gli attori disponibili a collaborare. Si tratta, in altri termini, di intraprendere percorsi sperimentali di mobilit lavorativa che potranno vedere la partecipazione di ulteriori attori come gli enti bilaterali, i servizi pubblici e privati per limpiego, gli enti pubblici territoriali e regionali, le associazioni di migranti in Italia, gli stessi organi ministeriali preposti a tale materia. Costruire ponti anzich muri non un obiettivo scontato. Con il progetto Safe bridges for Migrant Workers, iScoS ciSl rinnova il suo impegno a sostegno del diritto al lavoro dignitoso di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro origine e dal loro status giuridico, e a fare della migrazione unopportunit per tutti: i lavoratori, i loro paesi di origine e quelli di destinazione.

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Progetto realizzato con il supporto dellUnione Europea. I contenuti del documento sono di responsabilit di ISCOS e dei partner del progetto e non possono essere considerati come opinione dellUnione Europea.

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grafica Rita Giacalone - BitBazar