Sei sulla pagina 1di 16

L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA

 Storia dell’immigrazione in Italia


 Caratteristiche
 Gli immigrati oggi in Italia (Europei,
Asiatici, Africani, Americani)
 Come arrivano in Italia gli immigrati
(migrazione oggi)
 Immigrazione clandestina
 Sopra la media europea (condizioni,
lavoro, integrazione, religione)
 Insediamenti in Italia
 Gli stereotipi
STORIA DELL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA
L'Italia, per gran parte della sua storia recente è stato un paese di emigrazione; si
stima che tra il 1876 e il 1976 partirono oltre 24 milioni di persone (con una
punta massima nel 1913 di oltre 870.000 partenze), al punto che oggi si parla di
grande emigrazione. Per tutto questo periodo, il fenomeno dell'‘immigrazione
era stato invece pressoché inesistente, ove si eccettuino le migrazioni dovute alle
conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, come l‘esodo istriano o il rientro
degli italiani dalle ex-colonie d'Africa. Tali fenomeni tuttavia avevano un
carattere episodico e non presentavano sostanziali problemi d'integrazione dal
punto di vista sociale o culturale. L'Italia rimase tendenzialmente un paese dal
saldo migratorio negativo; il fenomeno dell'emigrazione cominciò ad affievolirsi
decisamente solo a partire dagli anni Sessanta. In particolare, nel 1973, l’Italia
ebbe un saldo migratorio positivo (101 ingressi ogni 100 espatri), caratteristica
che sarebbe diventata costante, amplificandosi negli anni a venire. È da notare
tuttavia che in tale periodo gli ingressi erano ancora in gran parte costituiti da
emigranti italiani che rientravano nel Paese, piuttosto che da stranieri. Il flusso
di stranieri cominciò a prendere consistenza solo verso la fine degli anni
Settanta, sia per la "politica delle porte aperte" praticata dall'Italia, sia per
politiche più restrittive adottate da altri paesi. Nel 1981, il primo censimento
Istat degli stranieri in Italia calcolava la presenza di 321.000 stranieri, di cui
circa un terzo "stabili" e il rimanente "temporanei". Un anno dopo, nel 1982
veniva proposto un primo programma di regolarizzazione degli immigrati privi
di documenti, mentre nel 1986 fu varata la prima legge in materia, con cui ci si
poneva l'obiettivo di garantire ai lavoratori extracomunitari gli stessi diritti dei
lavoratori italiani. Nel 1991 il numero di stranieri residenti era di fatto
raddoppiato, passando a 625.000 unità. Negli anni Novanta il saldo migratorio
ha continuato a crescere e, dal 1993 (anno in cui per la prima volta il saldo
naturale è diventato negativo), è diventato il solo responsabile della crescita
della popolazione italiana. Nel 1990 veniva emanata la cosiddetta legge
Martelli, che cercava per la prima volta di introdurre una programmazione dei
flussi d'ingresso, oltre a costituire una sanatoria per quelli che si trovavano già
nel territorio italiano: allo scadere dei sei mesi previsti vennero regolarizzati
circa 200.000 stranieri, provenienti principalmente dal Nordafrica.
Nel 1991 l'Italia dovette anche confrontarsi con la prima "immigrazione di
massa", dall'‘Albania (originata dal crollo del blocco comunista), risolta con
accordi bilaterali. Negli anni seguenti ulteriori accordi bilaterali verranno
stipulati con altri Paesi, principalmente dell'area mediterranea. Secondo dati
stimati dalla Caritas, nel 1996 erano presenti in Italia 924.500 stranieri.
È del 1998 la legge Turco-Napolitano, che cercava di regolamentare
ulteriormente i flussi in ingresso, cercando tra l'altro di scoraggiare
l‘immigrazione clandestina e istituendo, per la prima volta in Italia, i centri di
permanenza temporanea per quegli stranieri "sottoposti a provvedimenti di
espulsione". La materia sarà tuttavia regolamentata nuovamente nel 2002 con la
cosiddetta legge Fini-Bossi, che prevede, tra l'altro, anche la possibilità
dell'espulsione immediata dei clandestini da parte della forza pubblica.
Alla data del censimento della popolazione del 2001 risultavano presenti in Italia
1.334.889 stranieri, mentre le comunità maggiormente rappresentate erano
quella marocchina (180.103 persone) e albanese (173.064).
CARATTERISTICHE

Secondo i dati Istat più recenti, relativi al 1° gennaio 2009, sono presenti
in Italia 3.891.295 stranieri, pari al 6,5% della popolazione totale, con un
incremento, rispetto all'anno precedente, del 13,4% (458.644 persone,
valore inferiore solo a quello dell'anno precedente, pari a 493.000 unità).
In questo valore non sono comprese le naturalizzazioni (53.696, fenomeno
ancora relativamente limitato, seppure in crescita costante negli ultimi
anni), né ovviamente gli irregolari .
Tale popolazione presenta un'età media decisamente più bassa di quella
italiana; i minorenni sono 862 mila (tra un quarto e un quinto del totale)
mentre gli stranieri nati in Italia (le cosiddette seconde generazioni) sono
ormai 519 mila, cioè il 13,3% del totale degli stranieri
Analizzando le zone di provenienza, si nota come negli ultimi anni ci sia
stato un deciso incremento dei flussi provenienti dall‘Europa orientale,
che hanno superato quelli relativi ai paesi del Nordafrica, molto forti fino
agli anni novanta. Ciò è dovuto in particolare al rapido incremento della
comunità rumena che, in particolare nel 2007, è all'incirca raddoppiata,
passando da 342.000 a 625.000 persone e rappresentando quindi la
principale comunità straniera in Italia. Ciò è dipeso, verosimilmente,
dall'ingresso della Romania nell'‘Unione Europea che ha facilitato i flussi.
Accanto a questi le principali comunità straniere presenti in Italia sono
quella albanese, marocchina, cinese ed ucraina.
Secondo l'ultimo dossier statistico presentato da Caritas e Fondazione
Migrantes nel novembre 2008, al 31/12/2007 i cristiani sono la prima
comunità straniera d'Italia: 2.099.564 persone (in massima parte
ortodossi), seguite da 1.253.704 musulmani, che costituiscono il secondo
gruppo.
Anche la distribuzione sul territorio italiano è fortemente disomogenea:
nel Nord-ovest risiede il 35,2% degli stranieri, nel Nord-est il 27%, nel
Centro il 25,1% e nel Mezzogiorno e isole il 12,8%. All'interno di tale
distribuzione si nota inoltre una forte disparità tra i capoluoghi di
provincia (con maggiori presenze) e le zone rurali. Tra le province
italiane, quella con la comunità straniera più grande è Milano (371.670),
seguita da quella di Roma (366.360), quindi Torino (185.073) e Brescia
(149.753). Nonostante ciò, le province che hanno avuto gli incrementi
percentuali maggiori sono proprio quelle centro-meridionali e insulari
(Latina: +30,2%; Caltanisetta: +24,7%; Nuoro: +24,4%; Enna: +23,1%).
STRANIERI RESIDENTI IN ITALIA NEL 2009 PER PAESE DI
PROVENIENZA
GLI IMMIGRATI OGGI IN ITALIA

Il maggior numero di immigrati in Italia è costituito da Africani, Americani,


Asiatici ed infine da Europei.
GLI IMMIGRATI EUROPEI IN ITALIA

La maggior parte di noi pensa che gli immigrati europei in Italia


provengano quasi esclusivamente dai Paesi dell’Ex Jugoslavia e dai Paesi
dell’Est. Come dimostra il grafico, invece, numerosi sono gli immigrati
provenienti dai Paesi della C.E.E.
GLI AFRICANI IN ITALIA

In particolare: Nord Africa: Marocco, Tunisia ed Egitto. Africa


Centro-Meridionale: Somalia, Senegal, Etiopia e Ghana.
GLI AMERICANI IN ITALIA

Anche questo grafico ci mostra un dato che contrasta con molti


dei luoghi comuni a cui siamo abituati. La netta maggioranza
degli Americani immigrati nel nostro Paese proviene dagli Stati
Uniti. Questo fatto si spiega con la presenza dei soldati
statunitensi impiegati nelle basi NATO in Italia.
GLI ASIATICI IN ITALIA

In questi ultimi tempi è cresciuto il numero di Kurdi che sono


scappati in Italia ed hanno chiesto asilo politico. Il popolo
kurdo da anni ormai è costretto a subire le persecuzioni
perpetrate soprattutto dall’Iraq, ma anche da Iran e Turchia.
COME ARRIVANO IN ITALIA GLI IMMIGRATI?
Come avveniva un tempo per gli emigranti italiani, le persone che oggi
vogliono venire in Italia sono quasi sempre contattate da altre persone che
organizzano i viaggi. Molte volte gli organizzatori dei viaggi, veri e propri
trafficanti di uomini, sono italiani legati alla mafia.
Spesso il viaggio è fatto via mare, su navi mercantili o gommoni, mezzi non
sicuri, che, a volte, fanno naufragio, perdendo in mare il loro carico umano.
Coloro che riescono ad arrivare in Italia scoprono che il lavoro sognato e
promesso non esiste.
Quasi sempre i trafficanti di uomini rubano i documenti di identità agli
immigrati, che così non possono in alcun modo soggiornare legalmente nel
nostro Paese e, quindi, cercare un lavoro e una casa regolari. L'alternativa a
questo punto è o consegnarsi alla polizia italiana ed essere rimpatriati oppure
sottostare ai ricatti dei trafficanti e delle organizzazioni criminali.

MIGRAZIONE OGGI
Dai primi anni Ottanta l’Italia, assieme ad altri Paesi del Primo Mondo,
diventa meta di flussi migratori provenienti dai Paesi del Terzo Mondo e dai
Paesi dell’Europa dell’Est, ex Paesi socialisti.
Questo è un fenomeno nuovo per l’Italia.
IMMIGRATI CLANDESTINI – FOTO
INSEDIAMENTI DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA - CARTA

Si tratta della carta delle prime comunità straniere per regione, delle presenze più
significative sul territorio nazionale e delle particolari concentrazioni comunitarie.
LA PRESENZA SOCIALE DEGLI IMMIGRATI ITALIANI

Gli immigrati che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2008 secondo la
Caritas sono circa 40.000 e sono quadruplicate rispetto al 2000.
Neppure la rigidità della normativa riesce ad arginare il fenomeno perché o
restano in Italia ad aspettare il requisito di anzianità o si sposano.
In questo ultimo caso ci sono stati 222.521 matrimoni misti e circa 23.500 solo
nell’ultimo anno: in questi matrimoni sono frequenti le disfatte (6.7% le
separazioni e 5.7% i divorzi) dato che manca l’humus sociale e la preparazione
interculturale.
Anche la volontà di acquistare casa da parte degli immigrati, nonostante la
normativa rigida in caso di disoccupazione, si afferma: circa il 12% della
popolazione immigrata possiede un alloggio.
Ci sono anche delle ombre: sono migliaia le segnalazioni arrivate all’ UNAR
(Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), di cui 511 riconducibili a forme
discriminatorie e in 4 casi su 10 riguardano immigrati africani, soprattutto
magrebini.

STIMA DOSSIER DELLA PRESENZA STRANIERA REGOLARE


COMPLESSIVA (AL 31 DICEMBRE 2008)

3.432.651 Residenti stranieri a fine 2007


407.941 Nuovi lavoratori registrati nel 2008
72.472 Nuovi nati da entrambi i genitori stranieri nel 2008
150.507 Familiari ricongiunti nel 2008
19.757 Persone venute per motivi di studio nel 2008
4.279 Persone venute per motivi religiosi nel 2008
3.896 Persone venute per residenza elettiva nel 2008
1.887 Persone venute per lavoro autonomo nel 2008
30.000 Persone venute per domanda di asilo nel 2008
5.560 Persone venute per altri motivi (inserimento stabile) nel 2008
200.000 Sofferenza anagrafica
4.329.000 Presenza regolare complessiva a fine 2008
LA FALSA INVASIONE RELIGIOSA

Molte persone continuano a vedere nell’immigrazione una invasione


religiosa, ma non si capisce di quale invasione si parli, dato che
più della metà degli immigrati sono cristiani.
I musulmani mostrano un atteggiamento aperto, che non sempre viene
corrisposto dagli Italiani, che infatti sono, seconda l’Agenzia
europea per i diritti fondamentali, fra i più intolleranti nei loro
confronti.
Bisogna riconoscere i segni positivi della multireligiosità, concetto espresso
nel Concilio Vaticano II.
Sono positive le esperienze che si stanno facendo con i cristiani ortodossi, i
cui preti celebrano messe in chiede cattoliche, e con i pastori
protestanti, che si occupano degli immigrati in varie parti del
mondo.
Per Caritas e Fondazione Migrantes è fondamentale cercare la verità nella
carità e unire conoscenza e solidarietà.

APPARTENENZE RELIGIOSE DEGLI IMMIGRATI

2007 2008 2008


(valori assoluti)
CRISTIANI 50.3% 51.7% 2.011.000
Ortodossi 26.5% 28.4% 1.105.000
Cattolici 19.3% 19.0% 739.000
Protestanti 3.3% 3.1% 121.000
MUSULMANI 33.5% 33.2% 1.292.000
ALTRE RELIGIONI 5.6% 5.5% 214.000
NON CREDENTI E 10.7% 10.7% 416.000
NON CENSITI
GLI IMMIGRATI E IL LAVORO

L’apporto lavorativo degli immigrati nel 2007 è stato di oltre 134 miliardi
di euro, circa il 9.7% del PIL nazionale: un enorme contributo, concentrato
nei servizi alla persona e nell’industria
(settore costruzioni) e anche nell’agricoltura.
Nel 2007 gli stranieri iscritti all’INPS erano circa 2.100.000, cioè il 7%
della forza lavoro.
L’ammontare dei contributi generati era di 6.5 miliardi di euro tra i
lavoratori dipendenti (2 miliardi a carico del lavoratore, 4.5 a carico dei
datori di lavoro), 317 milioni di euro agli autonomi e 242 milioni per i
parasubordinati.
In base a dati INPS, i redditi lavorativi degli immigrati del 2006 erano di
circa il 40% inferiori al reddito medio di un italiano, dovuto soprattutto a
contratti a tempo determinato o a tempo parziale in alcuni settori lavorativi
(es.agricoltura).
Il minor gettito fiscale viene compensato dalla struttura del welfare
italiano, orientata verso prestazioni previdenziali e servizi socio-sanitari
per gli anziani, dei quali gli immigrati beneficiano ben poco (la loro età
media è di 31 anni e quella italiana di 45 anni), anche perché la normativa
proibisce loro il pensionamento sotto i 65 anni.
STEREOTIPI

 “Gli immigrati portano malattie”


Spesso gli italiani temono che gli immigrati portino malattie contagiose, come l'AIDS
e la tubercolosi.
Dal rapporto Naga-Milano emerge una realtà diversa da quella immaginata.
Il Naga, struttura di volontariato, che visita nei propri ambulatori, ormai da 10 anni,
circa 70 immigrati al giorno, afferma che:

l'AIDS è più diffusa in Italia che nei Paesi di provenienza degli immigrati
(es. Senegal); si è verificato in 10 anni un solo caso di lebbra (la malattia è
maggiormente diffusa in Uganda, Rep. Centroafricana e Costa d'Avorio, Paesi da
cui non arriva nel nostro Paese un gran numero di immigrati).
La tubercolosi ha un rischio di contagio limitato - è una malattia endemica nei Paesi
di provenienza degli immigrati e le loro cattive condizioni di vita in Italia acutizza
la malattia.
Gli immigrati usufruiscono dell'assistenza sanitaria solo se sono in possesso di
permesso di soggiorno.

“Gli immigrati ci rubano il lavoro”


"Che vogliono questi? Vengono qui e ci rubano il lavoro." Una delle tante affermazioni

sentite ogni giorno sugli immigrati. Vediamo se è vera.


L'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza europea) il 24 luglio ‘97
afferma:"Gli immigrati non hanno colpa dell'aumento della disoccupazione nei Paesi che
ospitano...nessuna diretta correlazione esiste tra l'incremento del flusso di ingresso di
stranieri e l‘evoluzione del tasso di disoccupazione".
Svizzera e Lussemburgo sono i Paesi con la più alta percentuale di immigrati e con il più

basso tasso di disoccupazione. Spagna e Finlandia hanno un tasso di disoccupazione


elevato, 23% la prima e 17% la seconda, ma hanno una limitatissima presenza di

immigrati.