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2015

MADE IN CHINA
Un anno di Cina al lavoro

Foto: REUTERS

ONG chiuse o rese inefficaci, fondi della cooperazione


internazionale bloccati, stampa imbavagliata, sar questa la
nuova, preoccupante normalit cinese per il 2016?
EDITORIALE

Una nuova preoccupante normalit?


SCIOPERI

La battaglia della Lide

NUMERI CINESI

Una seconda generazione di poveri


CAMBOGIA

Svenire in fabbrica per Armani


ANNO 4 | 2015

2015

MADE IN CHINA
Un anno di Cina al lavoro

MADE IN CHINA - Un anno di Cina al lavoro (2015)


Made in China has been produced with the financial assistance of the European Union. The
contents of this document are the sole responsibility of Iscos and can under no circumstances be
regarded as reflecting the position of the European Union.
A cura di: Ivan Franceschini, Laura Battistin, Tommaso Facchin

Foto di Copertina (REUTERS):


Maggio 2015, Mille donne cinesi ricevono un trattamento di bellezza
in un centro sportivo a Jinan per il Guinness World Record.

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2015

MADE IN CHINA
Un anno di Cina al lavoro

Contenuti / MADE IN CHINA 2015

4 / Editoriale - Una nuova, preoccupante, normalit


6 / Gennaio - Febbraio 2015
7 / Numeri Cinesi - Il lavoro nel 2014 in dieci casi modello
8 / Marzo 2015
9 / Aprile 2015; Numeri Cinesi - Nuovo rapporto annuale sulla situazione dei lavoratori migranti
10 / Cambogia - Svenire in fabbrica per Armani
11 / Maggio 2015
12 / Giugno 2015
13 / In sciopero - La battaglia della Lide
16 / Luglio - Agosto 2015

17 / In sciopero - Un cambio di rotta negli scioperi del settore manifatturiero?
19 / Numeri Cinesi - Nuove malattie croniche per i lavoratori cinesi
21 / Settembre - Ottobre 2015
22 / Numeri Cinesi - Una seconda generazione di poveri
23 / Novembre - Dicembre 2015
24 / Numeri Cinesi - La forza lavoro cinese nella nuova normalit

EDITORIALE

Una nuova, preoccupante, normalit


ONG chiuse o rese inefficaci, fondi della cooperazione internazionale
bloccati, stampa imbavagliata, sar questa la nuova normalit cinese
nel 2016?
di Ivan Franceschini

l 2015 sar ricordato come un annus horribilis per


le ONG del lavoro cinesi. Dopo mesi e mesi di intimidazioni e chiusure forzate di organizzazioni,
allinizio di dicembre, gli organi di polizia hanno arrestato
una ventina di attivisti basati per lo pi a Guangzhou e
Foshan, una mossa che si tradotta nellincriminazione di
sette di loro per reati vari, tra cui appropriazione indebita
e incitazione di disordini. Tra essi, Zeng Feiyang, leader
del Centro per i Lavoratori Migranti di Panyu, stato
sottoposto a una violentissima campagna denigratoria sui
media statali, con un lungo articolo sullagenzia ufficiale
Xinhua, poi ripreso dalla televisione nazionale, in cui lo
si accusava, tra altre cose, di aver usato per fini personali
fondi illegalmente ottenuti dallestero, di essere assetato
di soldi e visibilit senza alcun riguardo per gli interessi
dei lavoratori, nonch di tutta una serie di riprovevoli atti
sessuali. Ancora non si sa quando avr luogo il processo,
ma ci sono ben poche ragioni di essere ottimisti sullesito.
Nonostante lopacit della politica cinese, non difficile intuire il ruolo del sindacato ufficiale dietro le quinte
di questultima campagna di repressione. Sebbene non
siano certo sindacati indipendenti, le ONG del lavoro sono percepite come una minaccia da un sindacato in
forte crisi di legittimit, tanto pi in quei casi ancora
relativamente rari, ma sempre pi comuni in cui queste
realt promuovono strumenti di lotta quali la contrattazione collettiva. Una simile ostilit si vista chiaramente
alla fine di febbraio, quando Li Yufu, Vice-Presidente della Federazione Nazionale dei Sindacati Cinesi, ha lanciato
un duro attacco contro queste ONG e le organizzazioni
internazionali che le sostengono. Notando la forte crescita
delle dispute sul lavoro in Cina, Li denunciava lintensificazione delle interferenze da parte delle forze ostili straniere, forze che, a suo avviso, si servirebbero di alcune
organizzazioni e individui che agiscono illegalmente per
la tutela dei diritti sul lavoro per contendere i lavoratori
al sindacato, rompendo la solidariet dello schieramento
della classe operaia e lunit sindacale.
Tuttavia la stretta del governo cinese sulla societ civi4

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le non riguarda solo il mondo del lavoro, bens qualsiasi


settore che sia coinvolto anche in maniera marginale nella
tutela dei diritti delle masse deboli tanto care alla retorica del Partito. Non certo un caso se nellultimo anno il
movimento per la tutela dei diritti, composto da migliaia di avvocati progressisti che non esitavano ad accettare
casi politicamente sensibili per espandere i confini dello
stato di diritto, stato praticamente smantellato, con i
suoi principali protagonisti deprivati della possibilit di
esercitare, incarcerati, oppure fuggiti allestero. Da questo
punto di vista, lungi dallessere un fenomeno contingente,
lultima ondata di repressione sembra essere un disegno
pi articolato, mirato a riprendere le redini della societ
cinese e rimodellarla in chiave corporativa. In sostanza,
onde prevenire lemergere di forze sociali che, sfruttando
la stessa retorica ufficiale sullo stato di diritto, potrebbero
sfidare la sua legittimit a governare, il Partito-Stato si
sta riprendendo alcune di quelle funzioni che negli anni
aveva ceduto alla societ civile. Questo comporta non solo
unestensione e rafforzamento dellapparato statale e di
Partito, ma anche un duro attacco a ogni possibile alternativa, per quanto debole e frammentata.

Uno dei tanti appelli per la liberazione dei sette attivisti arrestati a inizio dicembre.

Che si tratti di un disegno politico articolato evidente


se si considera che, oltre alle consuete forme di repressione poliziesca e giudiziaria, le autorit di Pechino si sono

attivate per colpire la linfa vitale che finora ha permesso


la sopravvivenza di tante ONG in settori politicamente
rischiosi: i fondi dallestero. C forte preoccupazione per
limminente approvazione di una nuova legge sulle ONG
straniere che, se adottata senza significative modifiche rispetto a una bozza pubblicata lo scorso maggio, limiter
drasticamente il sostegno della societ civile globale alle
organizzazioni cinesi. Le norme incluse nella bozza infatti
non solo rafforzano i poteri degli organi della pubblica
sicurezza nella gestione delle ONG, ma anche impongono a queste ultime una serie di oneri burocratici assolutamente irrealistici. Il testo include clausole che darebbero
agli organi di polizia il potere di ispezionare in qualsiasi
momento gli uffici di unONG, interrogando il personale
e sequestrando documenti e altri materiali, nonch severe
punizioni per cittadini e organizzazioni cinesi che ricevono fondi da ONG straniere non registrate in Cina. Tutto
ci renderebbe pressoch impossibile ogni forma di sostegno dallestero.
Si detto che la presente ondata di repressione rappresenta uno sforzo di riorganizzare la societ cinese in
chiave corporativa, ma la realt potrebbe essere ben pi
inquietante. Se si considera che lannientamento perch
di questo si tratta della societ civile politicamente e
socialmente pi attiva sta procedendo di pari passo con
limbavagliamento di quei pochi giornali e riviste che negli anni passati osavano proporre al pubblico giornalismo
investigativo di qualit e con una crescente censura sul
web, paventare lo spettro del totalitarismo non sembra poi
cos eccessivo. Per questa ragione, importante continuare a seguire con attenzione quanto sta accadendo in Cina
e avviare una discussione realistica in seno alle organizzazioni internazionali e alla societ civile globale su come
arginare le conseguenze umane, politiche e sociali della
nuova normalit cinese.

Caixin, 02/03/2015 - Se i robot possono


farlo, fateglielo fare!

Fenghuang Zhoukan, 05/08/2015 - Le


difficolt dei bambini lasciati indietro

Canberra, 28 dicembre 2015

Caijing, 07/09/2015 - Aggiornare il


manifatturiero cinese
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GEN
2015

MIGRANTI

Cos muore una


lavoratrice migrante

Protestava per una storia di salari arretrati,


lhanno massacrata di botte. Succede a
Taiyuan nello Shanxi. Ferito anche il
marito.

Il marito di Zhou Xiuyun mostra le foto della donna


durante laggressione e mentre giace a terra senza
vita ai piedi di un agente di polizia.

Il 13 dicembre del 2014, Zhou Xiuyun, una migrante di 47 anni proveniente dalla provincia dello
Henan, morta per le violenze subite per mano della
polizia locale mentre protestava fuori da un cantiere
di Taiyuan, Shanxi, per richiedere ilpagamento di
salari arretrati. Durante lo scontro, anche il marito
della donna stato attaccato ed finito in ospedale
con diverse costole rotte. La foto del corpo della
donna coricato sullasfalto ai piedi di un ufficiale di
polizia ha fatto il giro del web. Stando al racconto
del figlio della vittima, nei due mesi in cui avevano
lavorato in quel cantiere, in tredici avevano accumulato salari arretrati per un totale di 29,000 yuan.
Quando, il 13 dicembre, si sono recati al cantiere
per pretendere il pagamento in vista della Festa di
Primavera, le guardie si sono rifiutate di farli entrare
e hanno chiamato la polizia. Un ufficiale di polizia
ha tirato mia madre per i capelli e le ha torto il collo.
rimasta a terra per quasi unora e il poliziotto le ha
calpestato i capelli accusandola di far finta di essere
morta, ha raccontato il giovane. Tra le reazioni del
pubblico, si segnala lalettera apertadi una coalizione di accademici cinesi in cui si denuncia come la
morte di Zhou, lungi dallessere un caso isolato, sia il
segnale di un problema endemico per i migranti nel
settore edile. Alla fine di dicembre, tre poliziotti sono
stati arrestati. La famiglia della vittima harifiutato un risarcimentodi oltre mezzo milione di yuan
proposto dalla polizia per mediare il caso al di fuori
del tribunale. Il 16 gennaio, unindagine ufficiale ha
concluso che il problema dei salari non pagati non
sussisteva e che la disputa era scoppiata quando il
figlio della donna e quattro colleghi avevano tentato
di entrare nel cantiere senza avere la tessera.
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MADE IN CHINA | 2015

LEGGI E RIFORME

Riforma delle pensioni: meno disparit fra


dipendenti pubblici e privati
Una nuova riforma delle pensioni obbliga i dipendenti
pubblici a versare i contributi come i lavoratori nelle
aziende private. Preoccupazione per possibili proteste.
Il 14 gennaio, il Consiglio degli Affari di Stato ha annunciato importanti misure per la riforma delle pensioni. Oggi in Cinadipendenti
privati e pubblici sono sottoposti a regimi differenti. Mentre i primi sono obbligati a versare il 28% del proprio salario di base come
contributo al fondo pensione, i secondi sono esentati da qualsiasi
contributo. Paradossalmente questo significa che il trattamento nel
settore privato, dove i lavoratori si trovano a dover dividere i fondi
con pensionati pi vecchi che non hanno mai contribuito, molto
meno generoso che nel settore pubblico, dove la pensione erogata
direttamente dalle casse statali. Le nuove norme, cheentreranno in
vigore in ottobre, eliminano questa distinzione, obbligando i dipendenti pubblici a versare la stessa percentuale di contributi. La nuova
politica ha attirato non poche critiche, con diversi accademici e funzionari che hanno rilevato come il tasso sia eccessivamente alto, tanto
per i contribuenti quanto per i governi locali. Sebbene il Ministero
delle Risorse Umane e della Sicurezza Sociale abbia promesso dei tagli,
considerando che tra il 2013 e il 2048 la percentuale di sessantenni
nella popolazione salir dal 14.9% al 34.2%, questa diminuzione
difficilmente potr essere realizzata senza aumentare let pensionabile.
Resta da vedere come idipendenti pubblici, non nuovi a proteste per
ragioni simili,prenderanno questa novit.

Anziana donna cinese. Con linnalzamento delle aspettative di vita la


popolazione cinese sta invecchiando molto rapidamente.

FEB
2015

FOXCONN

Botta e risposta fra sindacato e Foxconn


Lazienda taiwanese accusata di ripetute
violazioni delle norme sugli orari di lavoro.

Il 2 febbraio, Guo Jun, direttore del Dipartimento per il Lavoro Legale


della Federazione Nazionale dei Sindacati Cinesi (FNSC), ha citato la
Foxconn come esempio diazienda recidivanelviolare le normesugli
orari di lavoro. Secondo Guo, gli orari di lavoro eccessivi avrebbero
causatoproblemi psicologiciin parte dei dipendenti, e ci in alcuni
casi si sarebbe tradotto in morti per affaticamento o suicidi. Questaccusa, formulata durante una conferenza stampa del sindacato ufficiale,
ha spinto i vertici dellazienda a rispondere con una lettera aperta al
quotidianoGlobal Times. Con questo documento, la Foxconn da un
lato ribadiva limpegno dellazienda ad applicare le norme vigenti sugli
orari di lavoro e ad automatizzare quelle funzioni produttive ripetitive
e stancanti; dallaltro, criticava Guo Jun per aver tracciato un nesso
causale tra orari di lavoro eccessivi e i suicidi dei dipendenti senza aver
mai messo piede in un campus dellazienda. Questo scambio ha avuto
granderisonanza sui media cinesi, con molte voci che si sono levate per
rilevare i problemi di un sistema in cui i lavoratori si trovano costretti
afare straordinariper guadagnare unsalario dignitoso.

NUMERI CINESI

Il lavoro nel 2014 in dieci casi modello

di LAURA BATTISTIN
Universit degli Studi di Napoli LOrientale
Negli ultimi anni il panorama del diritto del
lavoro cinese cambiato moltissimo, con la
promulgazione di nuove leggi e regolamenti che
affrontano praticamente ogni aspetto dei rapporti di lavoro, dai contratti alla sicurezza sociale.
Eppure, a dispetto dei notevoli passi avanti, i
lavoratori cinesi si trovano a confrontarsi con gli
stessi problemi di sempre, almeno stando auna
lista di dieci casi modello del 2014pubblicata
in gennaio dal sindacato ufficiale.
Analizzando questo elenco ci rendiamo conto
che in Cina le regole non mancano, ma che fin
troppo spesso queste non sono applicate. Alcuni
dei casi descritti rimandano a problemi endemici,
come ad esempio lamancata firma del contratto
di lavoro, il mancato pagamento dei salari(particolarmente grave nelledilizia), o ancora la scarsa
sicurezza sul lavoro, come nel caso dellazienda a
Kunshan dove decine di lavoratori hanno perso la
vita lo scorso agosto.

trovare posto nella lista del sindacato ad esempio il caso di una segretaria in unazienda del
Jiangsu, licenziata dopo aver annunciato al datore
di lavoro il proprio stato di gravidanza. Diffusa
anche la discriminazione nei confronti dei sindacalisti che cercano di fare il proprio lavoro, una
realt ben rappresentata dalla vicenda avvenuta lo
scorso dicembre in un impianto della Pepsi nella
provincia dello Heilongjiang, quando il presidente della sezione sindacale aziendale stato
licenziato per aver riportato al management linsoddisfazione dei lavoratori nei confronti del tagli
dei sussidi per il riscaldamento. Solamente dopo
lintervento del sindacato cittadino, il rappresentante sindacale stato reintegrato.
Non manca poi lannoso problemadellavoro
minorile, rappresentato dai casi di due aziende
di Shenzhen che impiegavano ragazzi che non
avevano ancora compiuto sedici anni. Entrambe le
vicende si sono conclusi con multe salate.
La lista si chiude con un caso rappresentativo di
un nuovo ordine di problemi, quelli legati allasicurezza sociale: lo sciopero di decine di migliaia
di dipendenti della Yueyuan di Dongguan, che
lo scorso aprile hanno incrociato le braccia per
protestare contro irregolarit nel pagamento dei
contributi da parte dellazienda. Se fino a qualche
anno fa i lavoratori cinesi erano infatti pronti a
rinunciare alla sicurezza sociale in cambio di un
salario pi alto, ora che let media in crescita,
pensione e assicurazioni sociali cominciano ad
essere una priorit. Per questa ragione lecito
attendersi sempre pi controversie e scioperi di
questo tipo nei prossimi anni.

Sempre rilevante il problema delladiscriminazione. Due dei dieci casi della lista riguardano
la questione della discriminazione di genere e la
mancanza di pari opportunit in fase di reclutamento. Molte aziende preferiscono assumere solo
uomini, nonostante vi siano donne altrettanto
qualificate per tale posizione, perch in genere si
ritiene che le donne non siano ugualmente dedite
al lavoro a causa delle incombenze famigliari. A
MADE IN CHINA | 2015

MAR
2015

SINDACATO

Il sindacato denuncia interferenze


straniere tra i lavoratori

Li Yufu, alto dirigente del sindacato ufficiale, condanna


senza mezzi termini il ruolo delle ONG cinesi e
internazionali nel movimento dei lavoratori cinesi.

Lavoratori cinesi in sciopero. Sotto accusa il ruolo delle ONG del lavoro
cinesi e straniere e la loro influenza tra i lavoratori.

In unintervista pubblicata alla fine di febbraio sul settimanaleLiaowang Zhoukan, Li Yufu, Vice Presidente della Federazione Nazionale
dei Sindacati Cinesi (FNSC) e Segretario della Sezione di Partito interna al sindacato, si soffermato sulle sfide senza precedenti insite in
questa fase dello sviluppo cinese. Le tendenze nelle relazioni industriali sono complesse e intricate, ha affermato. Le contraddizioni sono
gi entrate in una fase di intensificazione e moltiplicazione, le dispute
sul lavoro in alcune zone rimangono alte e non accennano a scendere,
mentre di tanto in tanto si verificano scioperi e incidenti di massa; lo
schieramento dei lavoratori e degli impiegati sta vivendo cambiamenti
strutturali, mentre i loro interessi stanno subendo unulteriore diversificazione; leinterferenze da parte delle forze ostili stranieresi stanno intensificando, con queste ultime che tentano futilmente di servirsi delle
relazioni industriali per fare breccia. Secondo Li, queste forze ostili si
servono di alcune organizzazioni e individui che agiscono illegalmente
per la tutela dei diritti sul lavoro percontendere i lavoratori al sindacato, rompendo la solidariet dello schieramento della classe operaia e
lunit sindacale. Queste osservazioni sono giunte nel mezzo dellennesimacampagna di repressioneai danni delle ONG del lavoro cinesi,
mentre le autorit discutono una nuova legge sulle ONG internazionali
che ridurr ulteriormente i gi limitati spazi dazione della societ civile
in Cina.

LEGGI E RIFORME

Una nuova opinione sullo


stabilimento di relazioni industriali
armoniose
In un nuovo documento politico, i vertici
del Partito gettano le basi per rapporti di
lavoro pi armoniosi.
Il 21 marzo il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e il Consiglio degli Affari di Stato hanno
diffuso un nuovo documento politico intitolato
Opinione sullo stabilimento di relazioni industriali
armoniose. Riconoscendo che le relazioni industriali
cinesi stanno attraversando una fase critica in cui gli
interessi degli attori coinvolti sono sempre pi diversi, i lavoratori spesso non sono tutelati e i conflitti
lavorativi sono in continua crescita, questo testo si
propone di gettare le basi di un sistema pi armonioso in cui lo Stato,assistito dal sindacato ufficiale,
gioca un ruolo molto forte attraverso lo stabilimento
di uno stato di diritto in campo lavoristico. Le nuove linee guida sottolineano in particolare la necessit
di tutelare quattro diritti dei lavoratori: il diritto a
ottenere una remunerazione per il proprio lavoro; il
diritto al riposo e alle ferie; il diritto a un ambiente
lavorativo sicuro e salubre; e il diritto alla previdenza
sociale e alladdestramento professionale. Non mancano poi i consueti accenni al bisogno dirafforzare la
democraziasul posto di lavoro. Importante il riferimento allanegoziazione collettiva come meccanismo
di mediazione nelle relazioni industriali, conferma
che le autorit continuano ad attribuire importanza a questo strumento anche dopo che lassenza di
riferimenti in merito nel discorso del Primo Ministro
Li Keqiang allultima sessione dellAssemblea Nazionale Popolare aveva creato allarme tra accademici e
attivisti. Nel documento non si fa riferimento a un
possibile ruolo della societ civile nella risoluzione
dei conflitti lavorativi.

LEGGI E RIFORME

Piani per linnalzamento dellet pensionabile


Di fronte al progressivo invecchiamento della forza lavoro,
il Ministero per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale
allopera su una riforma controversa ma inevitabile.
Il 10 marzo, parlando a una conferenza stampa ai margini della
sessione annuale dellAssemblea Nazionale Popolare, il Ministro delle
Risorse Umane e della Sicurezza Sociale Yin Weimin ha annunciato
che il Ministero da lui presieduto al lavoro su un piano per linnalzamento dellet pensionabile, laprima riformain questo sensodagli
anni Cinquanta. Il piano, che dovrebbe essere completato entro la fine
di questanno, sar sottoposto allattenzione del pubblico nel 2016, per
essere approvato nel 2017. Secondo il Ministro, saranno per necessari
almeno altri cinque anni perch le nuove misure entrino in vigore. La
questione dellinnalzamento dellet pensionabile da anni al centro di
8

MADE IN CHINA | 2015

Il primo ministro cinese Li Keqiang, in carica dal 15


marzo 2013.

un aspro dibattito. Se da un lato diversi accademici


hanno rilevato linevitabilit di questa scelta alla luce
del progressivo invecchiamentodella forza lavoro
cinese se oggi ogni pensionato supportato da 3.04
lavoratori, si prevede che 2050 la proporzione scender a 1 a 1.3 dallaltro la societ cinese ha mostrato notevoli resistenze allidea. Tra le possibilit sotto
scrutinio, vi lidea di innalzare let pensionabile
di due mesi il primo anno e quattro mesi il secondo.
Lunica certezza che le riforme saranno graduali e
precedute da ampie sperimentazioni.

APR
2015

DIRITTI

Attivisti del lavoro aggrediti


a Zhongshan

NUMERI CINESI

Nuovo rapporto annuale sulla situazione


dei lavoratori migranti.

Si erano uniti ai lavoratori che protestavano


per i salari troppo bassi e il mancato
pagamento di bonus e contributi previdenziali
in una fabbrica giapponese di borse.
Lennesimo caso diviolenze ai danni di lavoratori e
attivistiha avuto luogo nel sud della Cina. Allinizio
di aprile, alcuni attivisti sono stati attaccati mentre
prestavano assistenza a circa duecento lavoratori della
Cuiheng, una fabbrica giapponese di borse, impegnati in unosciopero a Zhongshan, nella provincia del
Guangdong. La protesta scoppiata a met marzo,
a causa dellinsoddisfazione dei lavoratori per i salari
troppo bassie per il mancato pagamento di bonus,
benefit e contributi previdenziali da parte dellazienda.
Scontrandosi con lindifferenza del management, il 22
marzo gli scioperanti hanno contattato Chen Huihai,
titolare di unONG del lavoro basata a Guangzhou, il
quale immediatamente accorso sul posto e ha aiutato
gli scioperanti a selezionare alcuni rappresentanti per
contrattare con il management. stato allora che la
situazione precipitata. Centinaia dipoliziotti in assetto
anti-sommossahanno attaccato i manifestanti, arrestandone 26 quattro dei quali sono rimasti in detenzione
per dieci giorni e ferendone diversi altri.

Lavoratrici in sciopero a Zhongshan. Una mobilitazione


iniziata a met marzo presso lazienda giapponese produttrice di borse Cuiheng.

Quando, il 2 aprile, colleghi di Chen hanno fatto visita


in ospedale a una lavoratrice ferita, alcuni poliziotti in
borghese li hanno avvicinati. Ne derivato un alterco
cos violento che ha portato lattivista Peng Jiayong
a essere a sua volta ricoverato con una protrusione al
disco lombare. Quando, la mattina seguente, Chen e
tre colleghi si sono recati alla stazione di polizia locale
per discutere laccaduto,sono stati a loro volta attaccati. Mentre parcheggiavano la macchina, un uomo che
indossava un casco li ha presi di mira con due mattoni,
mancando di poco la testa di Chen, per poi saltare su
una moto in attesa e fuggire. Stando alla testimonianza
di Chen, la polizia presente alla scena non ha fatto alcun
tentativo di inseguirlo. Lo sciopero si concluso a fine
aprile, quando il management haspezzato la solidariettra i lavoratori attraverso concessioni mirate.

IVAN FRANCESCHINI,
Australian Centre on China in the World
Come da tradizione, in aprile lUfficio Statistico Nazionale
cinese ha pubblicato il nuovo rapporto sulla situazione dei
lavoratori migranti. I nuovi dati confermano tre tendenze per
il mercato del lavoro cinese:
a) Nel 2014 in Cina si contavano273,950,000 migranti, un
aumento dell1.9% rispetto allanno precedente. Questo significa che il tasso di crescita in calo per il quinto anno consecutivo, dal 5.4% del 2010. Questo accade perch il bacino di
popolazione in et lavorativa si sta restringendo, anche a causa
delle politiche di controllo delle nascite;
b) Ancora una volta il numero dei migranti trasferitisi nei
pressi del proprio paese dorigine cresciuto maggiormente
(105,740,000 individui, +2.8%) rispetto a coloro che si sono
trasferiti in altre contee o provincie (168,210,000, +1.3%).
Si tratta dellennesimo segnale di ungenerale riequilibrioa
livello geograficodello sviluppo cinese, un fenomeno che
sta rendendo le migrazioni a lungo raggio meno appetibili.
Questa dinamica evidente anche qualora si consideri come
il numero dei migranti attivi nelle regioni orientali del paese
(164 milioni) sia cresciuto appena dell1.6%, contro il 4.1%
dei lavoratori attivi nelle meno sviluppate regioni occidentali
(51 milioni);
c)I migranti stanno invecchiando. Nel 2014 il 3.5% dei migranti aveva tra i 16 e i 20 anni; il 30.2% tra i 21 e i 30 anni; il
22.8% tra i 31 e i 40 anni; il 26.4% tra i 41 e i 50 anni; mentre
il 17.1% aveva oltre 50 anni. La percentuale di migranti sotto
i 40 anni scesa dal 65.9% del 2010 al 56.5% del 2014, mentre let media passata da 35.5 a 38.3 anni.
Se il reddito medio ha continuato a crescere, toccando i 2,864
yuan, un aumento del 9.8% rispetto allanno precedente,
i dati sullatutela dei dirittirimangono preoccupanti. Nel
2014, il 40.8% dei migranti lavorava pi di otto ore al giorno,
con l85.4% che superava le 44 ore settimanali previste dalla
legislazione sul lavoro. Solo il 38% aveva firmato un contratto
di lavoro. Il tasso dipartecipazione agli schemi previdenzialirimaneva bassissimo: il 26.2% pagava lassicurazione contro
gli incidenti sul lavoro; il 17.6% lassicurazione sanitaria; il
16.7% il fondo pensione; il 10.5% lassicurazione per la disoccupazione; il 7.8% il fondo per la maternit; il 5.5% il fondo
cumulativo per la casa. Oltre 2 milioni di migranti si sono trovati con salari non pagati, per una media pro-capite di 9,511
yuan, un problema particolarmente diffuso nel settore edile.

MADE IN CHINA | 2015

FINESTRA SULLASIA / CAMBOGIA

Svenire in fabbrica per Armani


Da mesi, organizzazioni della societ civile cambogiane denunciano le condizioni di
lavoro in una fabbrica tessile che produce capi di vestiario per Armani. Non solo, il
management della fabbrica si sarebbe anche appropriato di una sostanziale somma in
contributi mai versati.

Lavoratrici cambogiane del settore tessile in uno stabilimento della


Kin Tai Garment Co. Ltd, fornitore di Armani. Gli svenimenti e le
pratiche tradizionali per cercare di alleviare lo stress.

di Joel Preston - Center for the Alleiance of Labour and Human Rights (CENTRAL)

industria cambogiana dellabbigliamento impiega


pi di 600,000 lavoratori (al 90% donne) in oltre
600 fabbriche registrate. Nel 2014, le esportazioni
cambogiane di vestiario hanno superato i cinque miliardi
di euro. La quota di mercato dellUnione Europea in
continua crescita e al momento supera gi il 40% del totale
delle esportazioni dabiti del Regno. Stando ai dati sulle
esportazioni, molti dei capi di vestiario destinati allUnione
Europea finiscono ain Italia, nei negozi di Giorgio Armani,
Prada, Conbipel, Calzedonia, Diesel, Champion, Gruppo
Benetton e altri.
Nonostante gli enormi profitti per marchi e aziende, i
salari dei lavoratori tessili cambogiani rimangono incredibilmente bassi, aggirandosi intorno ai 133 euro al mese.
Per mettere questa cifra in prospettiva, basta pensare che
lattuale salario minimo legale supera di appena 7 euro la
soglia della povert a Phnom Penh, la capitale del Paese.
Ricerche hanno poi dimostrato che i lavoratori tessili cambogiani spendono appena 1.15 euro al giorno per il cibo.
Un incredibile 42% dei lavoratori soffre di anemia, il 16%
sottopeso e l8% seriamente denutrito.
10

MADE IN CHINA | 2015

Nonostante i problemi di salute, per il 95% dei lavoratori tessili cambogiani fare straordinari rientra nella norma.
Alla maggior parte dei lavoratori richiesto di completare
almeno 60 ore di lavoro alla settimana. Questo reso ancor
pi difficile dal fatto che le temperature negli impianti dei
fornitori di imprese straniere la temperatura spesso sfiora i
quaranta gradi.
Questa combinazione di fattori recentemente ha fatto
precipitare la situazione in un fornitore di Armani, Kin Tai
Garment Co., Ltd.
Da novembre 2014 a maggio 2015, lavoratori malnutriti, stanchi e accaldati sono ripetutamente svenuti mentre
si trovavano al lavoro. Per alleviare lo stress ed evitare di
perdere coscienza, essi hanno dovuto ricorrere alla pratica
del gua sha, un metodo tradizionale cinese in cui si graffia
la pelle (foto sopra).
Questi lavoratori soffrivano non solo a causa di orari di
lavoro troppo lunghi in un ambiente eccessivamente caldo,
ma anche per un reddito troppo basso, insufficiente a
comprare abbastanza cibo per se stessi e per i propri figli.
Indagini successive hanno dimostrato come il fornitore

di Armani praticasse anche il furto dei salari, una pratica


comune in Cambogia per cui bonus di anzianit e sussidi
di maternit non sono corrisposti. Lammontare dei benefit
sottratti stato calcolato in oltre 35,000 euro.
Nonostante fosse stata informata da oltre un anno delle
temperature eccessive e del furto dei salari nellimpianto del
suo fornitore, Armani non ha fatto nulla per affrontare la
questione. Solamente dopo lintervento dei nostri partner
italiani FEMCA, ISCOS e Fair Coop, Armani ha cominciato a riconoscere lesistenza del problema e ha spinto la
fabbrica a installare sistemi di raffreddamento appropriati.
I benefit rubati non sono ancora stati corrisposti e i lavoratori continueranno la lotta per ottenere dallazienda e da
Armani il pagamento di quanto gli spetta per legge.
Quella della Kin Tai solo una di tante storie di sfruttamento di lavoratori cambogiani da parte di fornitori di
marchi europei e italiani. I sindacati cambogiani stanno
lottando, ma si trovano ad affrontare violenze e persecuzioni estreme nel tentativo di organizzare i lavoratori. Lanno
scorso la presidentessa della Cambodian Alliance of Trade
Unions della Kin Tai (nella foto sotto mentre guida una
manifestazione di protesta) non solo stata licenziata, ma
anche arrestata per il suo ruolo negli scioperi e nelle dimostrazioni per migliorare salari e condizioni di lavoro.
In tutta lindustria, i sindacalisti devono affrontare continuamente discriminazione e violenze. Negli ultimi due anni
abbiamo ricevuto oltre 3,500 casi di licenziamenti illegali,
oltre 100 casi di violenza o ferite gravi, e oltre 50 casi di
sindacalisti arrestati o convocati in tribunale.
Alcuni dei peggiori casi di violenza contro i lavoratori
tessili hanno avuto luogo lanno scorso, mentre i lavoratori
continuavano a protestare in tutto il paese per chiedere al
governo di innalzare il salario minimo ad appena 157 euro
al mese. Nel gennaio del 2014, poliziotti e personale militare hanno sparato con proiettili reali contro i lavoratori che
manifestavano nei pressi di un parco industriale a Phnom
Penh, uccidendo almeno quattro scioperanti. Le vittime
erano impiegate in fabbriche che producevano vestiti per
diverse multinazionali che esportano in Italia, incluse Puma
e Adidas. Altre 38 persone, alcune delle quali lavoravano
in fornitori di Benetton, sono state ricoverate in ospedale
durante lattacco, tra queste 25 per ferite da arma da fuoco.
Altri 23 sono stati arrestati.
Nonostante le violenze e gli attacchi, il movimento sindacale cambogiano prosegue la propria lotta per salari e condizioni di lavoro migliori e per dare ai lavoratori la possibilit
di avere una vita dignitosa. Vorremmo ringraziare i nostri
partner italiani per la loro solidariet e il loro intervento.
Speriamo di poter continuare insieme la lotta per i diritti
dei lavoratori in Cambogia, nella regione e nel mondo.

MAG
2015

LEGGI E RIFORME

Pubblicazione della bozza di


legge sulle ONG straniere

A inizio maggio le autorit centrali pubblicano


una bozza di legge sulla gestione delle ONG
straniere che, se approvata nella presente forma,
assester un colpo durissimo alla societ civile
cinese.

Importanti cambiamenti legislativi in vista per quanto riguarda


le ONG straniere in Cina.

Il 5 maggio lAssemblea Nazionale Popolare ha sottoposto


allattenzione dellopinione pubblica la seconda bozza di una
Legge sulla gestione delle organizzazioni non governative
straniere. Le nuove norme di fattoesautorano il Ministero
degli Affari Civili, lorganismo finora preposto alla gestione
delle ONG straniere, e attribuiscono le responsabilit di registrazione e controllo di tali realt agli organi della pubblica
sicurezza. Analisti hanno evidenziato diversi punti critici della
bozza, in particolare: a) Unadefinizione troppo vagadi organizzazione non governativa, che includerebbe nel novero
anche universit, associazioni professionali internazionali,
gruppi dinteresse, gruppi artistici, etc.; b) Una serie dioneri
amministrativieccessivi, nellambito di un sistema di doppia registrazione che include non solo uno sponsor ufficiale
autorizzato dal Consiglio di Stato, ma anche il Ministero
della Pubblica Sicurezza; c)Ostacolialle attivit temporanee
in Cina, anche in situazioni di emergenza; d) Limpossibilitdi stabilire filiali in pi province e localit; e) Linserimento diclausoleche danno alla pubblica sicurezza il potere
di ispezionare in qualsiasi momento gli uffici di unONG,
interrogando il personale e sequestrando documenti e altri
materiali; f ) Laggiunta dipeneper cittadini e organizzazioni
cinesi che ricevono fondi da ONG straniere non registrate
in Cina. Lopinione pubblica ha avuto un mese di tempo per
commentare la bozza. Se approvata in questa forma, la Legge
costituir un colpo durissimo non solo per le ONG straniere
in Cina, ma anche per quelle organizzazioni cinesi della societ civile attive in campi sensibili come il lavoro, oggi quasi
interamente dipendenti da fondi esteri.

MADE IN CHINA | 2015

11

GIU
2015

MIGRANTI

Quattro bambini morti


bevendo pesticida

Allinizio di giugno fa notizia il suicidio


di quattro bambini in una delle zone pi
arretrate del Paese. Erano figli lasciati
indietro da lavoratori migranti.

Un figlio lasciato indietro, in un villaggio della provincia dello Yunnan.

Il 9 giugno un ragazzo di tredici anni statotrovato


in fin di vitafuori dalla sua abitazione nel villaggio di Cizhu, a Bijie, nella provincia del Guizhou,
unarea particolarmente povera del Paese. Giunti
sul posto, i soccorritori hanno poi scoperto che non
lontano giacevano agonizzanti altre tre bambine di
cinque, otto e nove anni, sorelle del ragazzo. La corsa
in ospedale stata inutile e i quattro sono morti
poco tempo dopo. Si erano suicidati ingerendo del
pesticida. Indagini successive hanno dimostrato come
i quattro fossero figli lasciati indietro da genitori
migranti. Prima di trasferirsi di nuovo a Bijie nel
2011, la famiglia aveva vissuto per anni a Hainan. L
la coppia picchiava regolarmente i figli, tanto che il
figlio maggiore in passato era stato medicato per un
braccio dislocato e le orecchie lacerate. Dopo il rientro, il padre era ripartito per cercare lavoro, mentre la
madre si era fermata fino al 2013. Stando a testimonianze di abitanti del villaggio, il padre era tornato
per un paio di settimane in febbraio, in occasione
del capodanno lunare, mentre la madre questanno
non si era ancora fatta vedere. Nel mese precedente la
tragedia, i figli,rimasti completamente soli, si erano
chiusi in casa e si rifiutavano di aprire a chiunque,
anche ai parenti e agli insegnanti. La vicenda ha
riportato allattenzione del pubblico le difficolt dei
figli lasciati indietro da genitori migranti. Si stima
che oggi in Cina ci sianocirca 61 milionidi figli di
migranti rimasti in campagna a vivere con i nonni o
altri parenti anziani. Il Primo Ministro Li Keqiang ha
sollecitato i funzionari locali in tutto il Paese a prevenire tragedie del genere e ha chiesto pene severe per i
funzionari locali responsabili. Nel 2012 Bijie era gi
stata teatro di un dramma analogo, quando cinque
ragazzi sono morti per le esalazioni di monossido di
carbonio dopo aver acceso un fuoco in un cassonetto
per ripararsi dal freddo.
12

MADE IN CHINA | 2015

SOCIET CIVILE

Due attivisti anti-discriminazione arrestati


Il 12 giugno altri due giovani attivisti sono arrestati con
laccusa di aver gestito illegalmente unattivit. Erano
legati a Yirenping.
Pochi giorni dopo che le autorit cinesi si sono formalmente impegnate
a rispettare le promesse nel campo della lotta alla discriminazione in vista
della candidatura di Pechino per le Olimpiadi invernali del 2022, altri due
attivisti anti-discriminazione sono stati arrestati. La notte del 12 giugno
poliziotti hanno prelevatoYang Zhanqingdalla sua abitazione a Huizhou,
nella provincia del Guangdong; nello stesso momentoGuo Binveniva
arrestato in un ospedale di Shenzhen, mentre si trovava al capezzale del
figlio di due anni, operato la settimana precedente. Entrambi sono stati
poi trasferiti in un centro di detenzione a Zhengzhou, nella provincia
dello Henan, con laccusa di aver gestito illegalmente unattivit. Sia
Yang Zhanqing che Guo Bin in passato hanno lavorato con Yirenping,
unimportante organizzazione della societ civile cinese attiva soprattutto
con portatori del virus dellepatite B e HIV, disabili, lavoratori migranti e
donne.

Guo Bin, fra i fondatori della sede di Yirenping a Shenzhen, fra gli
attivisti arrestati dalle autorit cinesi.

Nellultimo anno Yirenping e altre organizzazioni a essa legate sono state


oggetto dicontinue intimidazioni, quali ispezioni da parte degli organi
della pubblica sicurezza e arresti di dipendenti. Il caso di pi alto profilo
ha avuto luogo in marzo, quando cinque giovani attiviste per i diritti delle
donne sono state arrestate alla vigilia della Festa delle Donne mentre stavano organizzando unazione dimostrativa contro le molestie sessuali sui
mezzi di trasporto pubblico. Le cinque ragazze sono rimaste in detenzione
per oltre un mese, per poi essere rilasciate su cauzione. Yang e Guo sono
stati rilasciati dopo circa un mese.

REPORTAGE
Spazi Invisibili
di Tommaso Facchin, 19
European Union

(IN)VISIBLE
SPACES

Come operano le associazioni della societ


civile nella Cina orientale? Quali sono
le difficolt che incontrano e cosa c da
together with NGOs in Eastern China
aspettarsi per il loro futuro? Queste e altre
domande sono state rivolte a operatori locali, attivisti ed esperti internazionali nel corso
di un viaggio fra le realt associative pi ata mini-doc by
tive nella Cina orientale. Spazi Invisibili il
TOMMASO FACCHIN
video reportage che racconta questo viaggio,
fianco a fianco con alcuni partner di ISCOS
durante le loro attivit al servizio di lavoratori, disabili, donne, e gruppi svantaggiati
della societ cinese. Con la partecipazione di: Huang Caigen, Jean Philippe Beja, Ivan
Franceschini, Zheng Xuejun, Yu Fangqiang, Shi Yan.
Xuzhou
Huaian

Nanjing

Yongkang

produced by ISCOS Cisl in cooperation with the European Union, 19 min

IN SCIOPERO

La battaglia della Lide


Per ben otto mesii lavoratori di unazienda calzaturiera a Canton si sono mobilitati
per ottenere quanto spettava loro in occasione della rilocazione della fabbrica. Tra intimidazioni e violenze, con laiuto di unONG del lavoro locale sono riusciti ad ottenere unimportante vittoria.

Lavoratrici della Lide a Guangzhou protestano in risposta a un


piano di rilocazione della produzione

di Kevin Lin - University of Technology, Sidney

l 16 maggio, dopo otto mesi di organizzazione e tre


diversi scioperi, i lavoratori della Lide, unazienda a
capitale straniero nel distretto industriale di Panyu
a Guangzhou che produce calzature per diversi marchi
internazionali, hanno celebrato la propria meritata vittoria. In risposta alpiano di rilocazione della produzione, i
2,500 dipendenti sono riusciti ad assicurarsi una serie di
risarcimenti che spettavano loro per legge, incluse intere
annate di mancati versamenti di contributi previdenziali
e ai fondi per gli alloggi, ma anche un pagamento una
tantum per un permesso annuale che in precedenza non
esisteva, per la maternit e per i sussidi per il riscaldamento, cos come una liquidazione per coloro che dovessero
decidere di non continuare a lavorare nel nuovo impianto.
Scioperi e proteste dovuti alla rilocazione di fabbriche
sono comuni in questa parte del Paese e i lavoratori sempre pi spesso esigono che i propri datori di lavoro versino i contributi previdenziali e partecipino ai fondi per
gli alloggi. La lotta dei lavoratori della Lide cominciata
nella seconda met del 2014, quando circolata la voce
che lazienda aveva intenzione di rilocare la produzione
a Nansha, un altro distretto industriale a Guangzhou. In

maniera del tutto prevedibile, mentre le linee di produzione e i lavoratori venivano gradualmente trasferiti nella
nuova struttura, il management si rifiutava una discussione con i lavoratori. stato allora, nellagosto del 2014,
che un gruppo di lavoratori si rivolto al Centro di Servizio ai Lavoratori Migranti di Panyu per chiedere assistenza nellavviare un negoziatocon i propri datori di lavoro.
IlCentro di Servizio ai Lavoratori Migranti di Panyu
unONG del lavoro molto conosciuta, attiva a Guangzhou
da quasi ventanni. Gestita da un ex-lavoratore migrante
poi diventato avvocato scalzo, una delle poche ONG
del lavoro in Cina che hanno deciso di andare oltre la
semplice fornitura di servizi sociali e legali e assistono
i lavoratori in dispute lavorative individuali e collettive.
Alla Lide, il Centro ha dato un contributo fondamentale
aiutando i lavoratori a eleggere dei rappresentanti, redigere gli accordi e elaborare una strategia. Come un membro
dello staff del Centro coinvolto nella disputa ha dichiarato ai media: Il nostro ruolo stato quello di consulenti,
abbiamo facilitato il negoziato collettivo tra lavoro e capitale, fornito assistenza legale ai lavoratori e li abbiamo
aiutati a organizzare degli incontri. Non abbiamo giocato
un ruolo di guida. Alla fine, dipende tutto dalla forza
MADE IN CHINA | 2015

13

della solidariet tra i lavoratori. Tuttavia, proprio a causa


di questo ruolo, il direttore e uno dei membri dello staff
del Centro sarebbero stati aggrediti fisicamente e minacciati prima dalla polizia, poi da un gruppo di uomini non
identificati.
Sebbene ci si aspettasse un negoziato senza troppi intoppi, nel novembre del 2014 la disputa si intensificata,
quando il management ha costretto i lavoratori a firmare
un nuovo contratto con condizioni modificate e ha minacciato di licenziare coloro che si fossero rifiutati. I lavoratori non si sono lasciati intimidire. Il 6 dicembre, un
gruppo di rappresentanti dei lavoratori che, infuriati, si
erano incontrati la notte precedente, ha lanciato uno sciopero. La mobilitazione, iniziata in una sola officina, si
rapidamente estesa a tutta la fabbrica. Immediatamente,
i rappresentanti dei lavoratori hanno tenuto un incontro
per eleggere undici negoziatori incaricati di partecipare ai
negoziati collettivi convocati dal management per il giorno stesso.
Lincontro ha portato solamente a un accordo provvisorio: i lavoratori sarebbero dovuti tornare al lavoro quello
stesso pomeriggio, in attesa che si negoziasse un nuovo
contratto. Tuttavia i lavoratori in sciopero, convinti che
il management non avesse intenzione di affrontare le loro
principali preoccupazione, hanno rifiutato laccordo e
hanno deciso di proseguire lo sciopero. Come uno degli
scioperanti ha rimarcato sul suo account Weibo, se i lavoratori si organizzano, lequilibrio di forze tra lavoro e
capitale cambia immediatamente Lorganizzazione dei
lavoratori della Lide e lenorme forza dimostrata dai lavoratori in questo processo riafferma la grande sapienza
e consapevolezza della classe operaia cinese. Solidariet
per sempre! Anche se questo verdetto era prematuro, gli
eventi successivi ne hanno confermato la validit.
La sera i rappresentanti dei lavoratori si sono incontrati per discutere il da farsi. Indicativo del livello di organizzazione, i rappresentanti non solo hanno eletto una
nuova squadra di negoziatori per il secondo giro di negoziati collettivi, ma si sono anche assicurati di delegare
la responsabilit a tre negoziatori principali. In aggiunta,
durante lincontro sono stati eletti tre lavoratori incaricati
di gestire il fondo di solidariet, cinque lavoratori con la
delega di pubblicizzare lo sciopero sui social media, e alcuni marescialli per organizzare i picchetti. I negoziatori
poi hanno raccolto le richieste dei lavoratori e hanno preparato una proposta con delle tempistiche precise per il
negoziato successivo.
Il giorno successivo, il 7 dicembre, durante il secondo
giro di trattative, i negoziatori hanno presentato una lista
complessiva di tredici domande in accordo con la legisla14

MADE IN CHINA | 2015

zione cinese sul lavoro. Queste richieste si concentravano


soprattutto sul mancato versamento dei contributi previdenziali e al fondo per gli alloggi, ma anche sul pagamento
del permesso annuale, della maternit e del sussidio per il
riscaldamento, cos come sulla concessione di un giorno di
riposo a settimana, ma niente su salari e riforma sindacale.
Ma i lavoratori avevano ben chiaro che tutto ci spettava loro per diritto. La proposta si apriva con le seguenti
parole: Siamo tutti lavoratori della Lide e abbiamo lavorato qui per molti anni. Anche se non possiamo dire
di aver creato unenormit di profitti per la Lide, il fatto
che lazienda abbia potuto raggiungere i risultati di oggi
inseparabile dai nostri sforzi come lavoratori. Il profitto
e il valore che abbiamo creato superano di gran lunga i
nostri magri salari, ma non possiamo neppure godere della
previdenza sociale dei benefici.
In seguito ad un acceso negoziato, lazienda a quel punto ha pubblicato un annuncio unilaterale, in cui a grandi
linee si accettava la legittimit delle richieste dei lavoratori ma senza specificare alcun piano o alcuna scadenza. In
risposta, il capo-negoziatore dei lavoratori ha convocato
unassemblea di tutto lo staff, che a sua volta ha prodotto
una serie di richieste molto dettagliate con relative scadenze, e ha richiesto al management un terzo giro di negoziati, che si sarebbe dovuto tenere il 14 dicembre. Nel
frattempo, mentre la disputa si intensificava, i lavoratori
diventavano sempre pi coinvolti e organizzati. In questa fase, oltre 1,800 lavoratori si erano dichiarati disposti
a proteggere i propri diritti e avevano contribuito venti
yuan a testa al fondo di solidariet per lo sciopero.
Mentre i rappresentanti dei lavoratori e i negoziatori
stavano redigendo laccordo, il management dellazienda
ha convocato la propria assemblea di tutto lo staff e ha
annunciato il proprio piano. Questo accadeva il giorno
precedente il terzo giro di negoziati. Chiaramente il management sperava di prevenire le trattative e stabilire i termini dellaccordo. Tuttavia, poich i dettagli dellannuncio
riguardo le tempistiche e lammontare del pagamento non
corrispondevano alle aspettative dei lavoratori, i rappresentanti dei lavoratori hanno rifiutato la proposta unilaterale dellazienda.
Due giorni dopo, il 15 dicembre, i lavoratori sono scesi
in sciopero per una seconda volta contro il rifiuto dellazienda di negoziare. Il management ha provato a bloccare
le porte delle officine per impedire ai lavoratori di uscire,
ma questi ultimi hanno formato una catena umana e se ne
sono andati comunque. Nel primo pomeriggio, la grande
maggioranza dei lavoratori aveva aderito allo sciopero. La
mobilitazione proseguita anche il giorno successivo. I
lavoratori hanno abbandonato i propri reparti, si sono ri-

uniti nel piazzale della fabbrica e, gridando slogan come


I capi non mantengono le promesse: i lavoratori vogliono
dignit!, hanno marciato nella fabbrica. Quando alcuni
dirigenti hanno rimosso gli striscioni degli scioperanti,
un gruppo di lavoratori si recato direttamente nel loro
ufficio e ha chiesto delle scuse immediate. Sotto pressione, il management ha accettato di avviare nuove trattative, questa volta sotto la supervisione del sindacato locale
e delle autorit. Il management ha fatto alcune ulteriori
concessioni e i rappresentanti dei lavoratori ha accettato
un accordo che rispettava largamente le richieste dei lavoratori. Anche mentre esultavano per la vittoria, i lavoratori rimanevano consapevoli della difficolt di negoziare
la questione rimanente: lammontare della liquidazione e
lapplicazione dellaccordo.
stato allora che sono apparse le prime divisioni tra
i rappresentanti dei lavoratori. Si diceva che i principali
negoziatori fossero andati contro gli interessi dei lavoratori e avessero negoziato segretamente con il management,
quindi erano sati rimossi dagli altri negoziatori. E quando,
il 19 aprile, i rappresentanti rimanenti e altri lavoratori si
sono incontrati in un hotel per discutere la strategia da
seguire ed eleggere nuovi negoziatori, pi di un centinaio
di poliziotti hanno fatto irruzione nellhotel, attaccando e
arrestando i lavoratori. Altri lavoratori si sono presto raccolti intorno alla stazione di polizia locale, richiedendo il
rilascio immediato dei proprio colleghi. Tutti sono stati
prontamente liberati.
Il giorno dopo, il 20 aprile, i lavoratori sonoscesi in
scioperoper la terza volta per protestare contro la mancata
applicazione dellaccordo raggiunto nei mesi precedenti.
Questa volta, il governo intervenuto con maggiore forza. Il segretario di Partito della contea ha supervisionato
il negoziato tra management e negoziatori dei lavoratori
insieme a delegati degli uffici locali del lavoro e delle tasse,
cos come rappresentati del sindacato locale. Lo sciopero
proseguito anche il giorno successivo. Un altro negoziato
ha avuto luogo nella sala riunioni del governo di contea e
il governo ha lasciato chiaramente intendere che avrebbe
spinto entrambe le parti a raggiungere un compromesso,
pur prendendo largamente le difese dei lavoratori. Sotto
pressione da parte delle autorit, il general manager dellazienda ha accettato la maggior parte delle richieste dei
lavoratori, in particolare per quanto riguardava le tempistiche del pagamento, che sarebbe dovuto avvenire prima
della rilocazione della fabbrica, prevista per giugno del
2015. Nel frattempo, centinaia di lavoratori hanno fatto a
turno per tenere in piedi i picchetti intorno alla fabbrica
anche di notte, in modo che nessun prodotto finito potesse lasciare limpianto.
Il 22 aprile, manager e negoziatori hanno convocato

unassemblea di tutto lo staff nel piazzale della fabbrica.


Ancora insoddisfatti per le tempistiche del pagamento e la
mancanza di un accordo scritto, i lavoratori hanno continuato con lo sciopero e i picchetti. Finalmente, la sera del
23 aprile lazienda e il governo di contea hanno emesso
un comunicato congiunto in cui si facevano ulteriori concessioni ai lavoratori. Con il timbro di entrambe le parti
sullaccordo, la squadra di negoziatori, che ora includeva
anche un consulente dal Centro di Servizio ai Lavoratori
Migranti di Panyu, ha sollecitato i lavoratori ad accettarne
i termini, sottolineando come un ritorno coordinato al lavoro fosse ugualmente una dimostrazione di forza.
Il 25 aprile, lazienda ha eseguito un pagamento una
tantum direttamente sui conti bancari dei lavoratori per il
fondo per gli alloggi e altre compensazioni, mentre qualche progresso stato fatto sul fronte dei contributi alla
previdenza sociale, un tema pi complesso in quanto si
richiedeva che tanto i lavoratori quanto lazienda versassero il dovuto al locale ufficio delle tasse. Il risultato ha
rappresentato un considerevole successo per i lavoratori.
In tutto, in base alle stime del Centro di Servizio ai Lavoratori Migranti di Panyu, lazienda hasborsato compensazioniper oltre120 milioni di yuan. Questo non sarebbe
mai stato possibile senza un attivismo operaio sostenuto e
altamente organizzato. Le azioni collettive dei lavoratori
della Lide sono eccezionali nella costanza dellorganizzazione in un periodo di otto mesi da agosto del 2014 ad
aprile del 2015. Se ognuno dei tre scioperi ha avuto breve
durata, per un totale di undici giorni di sciopero, inclusi
sei giorni di blocco della fabbrica, definito dai lavoratori
protezione della fabbrica, queste mobilitazioni hanno
avuto un notevole successo nello spingere il management
a negoziare e fare concessioni. Ogni volta che il management ha cercato di stabilire i termini dellaccordo facendo
annunci unilaterali, i lavoratori si sono ribellati.
Nel corso di questo processo, i lavoratori hanno tenuto
quattro giri di negoziato, due elezioni di rappresentanti,
tre elezioni di negoziatori, tre incontri di rappresentanti,
pi di venti consultazioni tra rappresentanti dei lavoratori e negoziatori fuori dalla fabbrica, e tre assemblee di
tutto lo staff. Essi hanno eletto rappresentanti, preparato
richieste, mobilitato scioperi e condotto negoziati con il
management e le autorit locali. Lintervento di unONG
del lavoro stato funzionale a garantire loro esperienza e
strategie. Comera prevedibile, di fronte ad unazione collettiva cos sostenuta governo e management non hanno
esitato a far ricorso a minacce e violenza e il rischio per
la sicurezza di coloro che erano coinvolti non mai mancato. Tuttavia i lavoratori in sciopero e gli attivisti hanno
dimostrato con la propria organizzazione che questo tipo
di intimidazioni pu essere sconfitto.
MADE IN CHINA | 2015

15

LUG
2015

SOCIET CIVILE

Unaltra ONG del lavoro chiusa nel


Guangdong

Anche destate la campagna di repressione delle autorit


cinesi contro gli attivisti del lavoro non si ferma. Alla fine
di giugno toccato allONG Xiang yanghua, a Canton.
Continua la campagna di repressione delle autorit cinesi ai danni degli
attivisti del lavoro. Il 23 giugno le responsabili dellorganizzazione non
governativa Xiangyanghua (Centro di Servizi Sociali Girasoli), basata
nel distretto di Panyu a Guangzhou, hanno ricevuto dal locale dipartimento degli affari civili uningiunzione checancellava la loro registrazione. Il Centro stato fondato alla fine del 2011 ed stato registrato
come ente no profit nellagosto del 2012, approfittando di un periodo
di relativo rilassamento delle procedure per la registrazione delle ONG
nella provincia meridionale del Guangdong. Xiangyanghua si rivolgeva
in particolare alle lavoratrici migranti, organizzando soprattutto attivit
ricreative, quali corsi di informatica, proiezioni di film, forum e incontri di discussione, il tutto nellottica di innalzare la consapevolezza delle
migranti in materia di salute femminile e diritti sul lavoro. Dalla fine
del 2012, lorganizzazione ha deciso di allargare la propria area dazione
alle dispute collettive sul lavoro, intervenendo in pi occasioni perassistere i lavoratorinei negoziati con i propri datori di lavoro. Proprio
questasvolta militantepotrebbe aver causato lira delle autorit locali,
che dal 2013 hanno costretto il Centro a cambiare ufficio tre volte. La
notifica del cancellamento della registrazione arrivata in un momento
critico per lorganizzazione, proprio quando le attiviste rimaste erano
costrette a lavorare da casa dopo lennesimo sfratto. Ironicamente, una
delle ragioni citate dalle autorit per la revoca della licenza era lassenza di una sede di lavoro fissa. Le attiviste hanno fatto ricorso.

AGO
2015

FOXCONN

La Foxconn annuncia massiccio


investimento in India

La Foxconn torna a far parlare di s per due morti sospette


nellimpianto di Zhengzhou. Allo stesso tempo, i piani per il
rafforzamento della presenza dellazienda in India hanno
scatenato speculazioni sul futuro del Made in China.
Durante lestate si tornato a parlare di Foxconn. Il 4 agosto, un
dipendente dellaziendasi suicidatosaltando da un edificio nellimpianto di Zhengzhou. Tre giorni dopo, una lavoratrice stata trovata
senza vita ai piedi di un altro dormitorio aziendale a Zhengzhou,
alimentando le voci su un altro gesto disperato. Nel frattempo, l8
agosto il colosso taiwanese dellelettronica ha firmato un accordo con lo
Stato indiano del Maharashtra per un investimento di cinque miliardi
di dollari spalmato sui prossimi cinque anni. Terry Gou, il presidente
dellazienda, ha annunciato che il nuovo impianto si concentrer suricerca e sviluppoeproduzionee dar lavoro ad almeno50,000 lavoratori. Questo sar solamente un primo passo nel consolidamento della
presenza dellazienda nel Paese. La dirigenza aziendale infatti ha reso
nota lintenzione di aprire dai dieci ai dodici nuovi impianti produttivi in India entro il 2020, una mossa che creer un milione di nuovi
posti di lavoro. La notizia ha alimentato le preoccupazioni per il futuro
dellindustria manifatturiera cinese. Stando a un rapporto del Boston
Consulting Group citato dalla rivista cinese Di Yi Caijing Ribao, icosti
di produzione in Cina ormai sono quasi alla pari con quelli negli Stati
16

MADE IN CHINA | 2015

ECONOMIA

Nuove misure per stimolare i


consumi interni
Mentre leconomia cinese rallenta, il
governo di Pechino cerca in tutti i modi di
stimolare i consumi interni agendo su salari
e altre forme di incentivi.

Supermercato cinese. Stimolare i consumi interni


diventata la priorit del governo cinese.

Di fronte al persistente rallentamento delleconomia, le autorit cinesi continuano ad adottare nuove


misure nel tentativo distimolare i consumi interni. Allinizio di luglio, quattordici province e citt
cinesi (Hunan, Hainan, Tibet, Tianjin, Shenzhen,
Shandong, Shaanxi, Beijing, Guangdong, Shanghai,
Gansu, Shanxi, Sichuan e Mongolia Interna) avevano
dichiarato lintenzione di innalzare il salario minimo
locale per il 2015. Tra queste, Shenzhen aveva gi
aumentato il salario minimo mensile a2,030 yuan,
superando per la prima volta in Cina limportante
soglia psicologica dei duemila yuan. A questo si sono
accompagnate nuove politiche del governo centrale
mirate a stimolare limprenditorialit dei migranti. In
particolare, il 21 giugno il Consiglio degli Affari di
Stato ha pubblicato un nuovo documento programmatico che prevede una serie di misure di sostegno ai
migranti che intendanotornarenelle proprie localit
dorigine peraprire unattivit. A fare notizia per
stato soprattutto un altro documento, intitolato
Alcune opinioni del Consiglio degli Affari di Stato
su un ulteriore stimolo agli investimenti e ai consumi
turistici. In questo testo, pubblicato l11 agosto,
le autorit cinesi hanno invitato i datori di lavoro a
concedere ai propri dipendenti due giorni e mezzo di
riposo ogni settimana, in modo dapermettere loro di
viaggiaree, naturalmente, spendere. In un Paese in
cui gli straordinari sono allordine del giorno e in cui,
fin troppo spesso, i lavoratori sono costretti a lavorare
anche nel fine settimana, la proposta stata accolta
con notevole scetticismo.
Uniti per uno stesso prodotto che negli Stati Uniti
costa un dollaro, il costo di produzione in Cina
sarebbe di 0.96 dollari. Secondo gli estensori dello
studio, questo sarebbe dovuto a tre fattori: laumento dei salari dei lavoratori, lapprezzamento dello
yuan nei confronti del dollaro, e laumento dei costi
energetici.

IN SCIOPERO

Un cambio di rotta negli scioperi


del settore manifatturiero?
Negli ultimi mesi il rallentamento delleconomia cinese e lindebolimento del settore
delle esportazioni hanno portato a un aumento esponenziale delle proteste operaie
legate alla rilocazione degli impianti produttivi. Ora che i lavoratori cinesi sono impegnati a lottare per ottenere la liquidazione e il pagamento di contributi mai versati,
esistono ancora i margini per lotte pi incisive?

Mobilitazioni dei lavoratori di un fornitore di Uniqlo, noto rivenditore


giapponese di abbigliamento, nel giugno 2015.

di Kevin Lin - University of Technology, Sidney

l rallentamento delleconomia cinese, con lindebolimento del settore delle esportazioni, ha fatto da
cornice alla pi recente ondata di proteste operaie
nel settore manifatturiero. Anche se stando ai dati ufficiali il tasso di crescita cinese si mantiene su uno stabile 7%,
ci sono segni tangibili di sofferenza e attivit industriale
in declino. La svalutazione dello yuan in agosto indica
uno sforzo da parte delle autorit cinesi di stimolare delle
esportazioni in difficolt.
Questo rallentamento sta contribuendo a rafforzare
una tendenza di lungo termine alla rilocazione dei capitali tanto allinterno di regioni industriali, quanto dalle pi
sviluppate province della costa meridionale a quelle pi
arretrate della Cina centrale e occidentale. Il risultato
un aumento degli scioperi legati ai piani di trasferimento
e chiusura delle fabbriche, in cui i lavoratori si mobilitano per reclamare la liquidazione e un risarcimento per
anni e anni di mancati contributi previdenziali e al fondo
per gli alloggi.
La mia ultima rubrica perquesta newsletter si concen-

trava proprio su uno di questi casi. Alla fine del 2014, i


dipendenti dellazienda calzaturiera Lide a Canton sono
scesi in sciopero dopo aver sentito delle voci su unimminente rilocazione dellimpresa. Molti di essi non erano disposti a trasferirsi presso la nuova sede produttiva
e richiedevano una liquidazione e altri risarcimenti per
gli anni trascorsi in servizio. Il rifiuto del management di
negoziare equamente con i lavoratori ha scatenato diversi
mesi di proteste e negoziati, uneccezione rispetto alla generalit degli scioperi, che solitamente durano solo qualche giorno o, al massimo, qualche settimana. Solo alla
met del 2015 i lavoratori della Lide finalmente hanno
ottenuto buona parte di quanto richiesto.
Nello stesso periodo, un altro caso simile ha attirato
lattenzione dei media, poich coinvolgeva Artigas, un
fornitore di Uniqlo, un famoso rivenditore giapponese di
abbigliamento con oltre quattrocento negozi in Cina. Artigas unazienda di abbigliamento e pelletteria orientata
allesportazione che stata stabilita a Shenzhen nel 1992
con capitale di Hong Kong. Nel 2014 il management ha
MADE IN CHINA | 2015

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pianificato il trasferimento della produzione in un altro


parco industriale senza alcuna consultazione o trattativa
con i dipendenti e in dicembre ci ha scatenando una
protesta di nove giorni, conclusasi con lintervento della
polizia.
Il nove giugno di questanno, di fronte al tentativo da
parte dellazienda di chiudere la fabbrica e rimuovere i
macchinari, oltre novecento lavoratori hanno occupato limpianto. Richiedevano che si avviasse un negoziato
sulla liquidazione e i vari risarcimenti, in particolare per
quanto riguardava la previdenza sociale, uno dei temi caldi delle proteste di questo periodo. Nei giorni successivi,
alcuni lavoratori della Artigas hanno lanciato uno sciopero della fame. A quel punto, la direzione aziendale ha
deciso di utilizzare la mano pesante, adottando strategie
quali lintimidazione e la detenzione degli scioperanti da
parte della polizia locale.
Dopo tre settimane di occupazione, il management ha
finalmente accettato di avviare delle trattative, ma solo su
piano individuale. Ogni richiesta di avviare un procedimento di contrattazione collettiva stata rifiutata e loccupazione proseguita.
Mentre lo sciopero entrava in una fase di stallo, circa
duecento lavoratori si sono recati a Guangzhou per inscenare una protesta di fronte agli uffici del Governo Provinciale. Dopo aver dormito per diversi giorni in un parco
nei pressi, sono stati rimossi con la forza e detenuti per
un breve periodo dalla polizia. Il management allora ha
stretto la presa sugli ultimi occupanti rimasti e ha tagliato completamente i servizi allinterno della fabbrica. Alla
fine, con lassistenza della polizia, i lavoratori sono stati
chiusi fuori dalla fabbrica.
I casi della Lide e dellArtigas, cos come molti altri
scioperi simili accaduti negli ultimi mesi, riflettono le
conseguenze deleterie del rallentamento del settore delle
esportazioni sui lavoratori manifatturieri. Dovendo operare con margini di profitto esigui, le aziende manifatturiere si trovano a dover rilocare, ridurre la produzione e
tagliare i costi legati al lavoro. In risposta, gli scioperi dei
lavoratori hanno spesso preso la forma di ripetuti blocchi
del lavoro, occupazione degli impianti e lunghe trattative
collettive con il management.
Una caratteristica chiave di questi casi lo sviluppo di
una mobilitazione sostenuta e di unorganizzazione disciplinata in un arco di tempo relativamente lungo. Lassistenza delle ONG del lavoro indubbiamente garantisce
esperienza e conoscenze giuridiche agli organizzatori, ma
il coinvolgimento di queste realt non essenziale. I lavoratori hanno organizzato molti degli scioperi pi recenti
interamente da soli e costituiscono invariabilmente la forza propulsiva di queste proteste. Mentre il management e
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MADE IN CHINA | 2015

la polizia locale uniscono le forze per bloccare le proteste e


far riprendere la produzione, la mobilitazione e solidariet
degli operai si dimostrata di cruciale importanza.
Un senso di titolarit dovuto allaver lavorato per molti
anni in una stessa azienda d ai lavoratori forti motivazioni morali e giuridiche e rafforza la loro determinazione ad
agire. Essi adottano slogan sullazienda che si appropria
dei frutti del loro lavoro, presentando le proprie richieste
come una questione di titolarit e diritti. Il fatto che molti di essi si trovano a confrontarsi con un licenziamento
certo, oppure sono addirittura disposti ad abbandonare la
propria posizione, potrebbe contribuire alla decisione di
correre certi rischi.
Questo tipo di scioperi probabilmente dominer il settore manifatturiero cinese nei prossimi tempi e impone
una riflessione pi ampia sulle caratteristiche del movimento dei lavoratori cinesi. Diversi studi sulle azioni collettive dei lavoratori cinesi hanno sostenuto che intorno
allultimo decennio il movimento operaio in Cina ha
sperimentato un processo di transizione da movimento
soprattutto difensivo contro il mancato pagamento dei
salari a movimento offensivo per richiedere salari pi
alti. Se questa formulazione necessariamente una generalizzazione di fatto, il mancato pagamento dei salari
rimane ancora oggi la ragione alla base della maggioranza
delle proteste operaie cionondimeno utile per rilevare
unimportante tendenza.
La recente crescita degli scioperi dovuti a rilocazioni segnala un passo indietro da lotte offensive a lotte difensive?
O si tratta semplicemente di una breve interruzione nella
tendenza sul lungo periodo descritta? Il fatto che molti
lavoratori sono costretti a scegliere la strada della liquidazione eroder la fiducia della classe operaia nella lotta per
salari pi alti? La militanza dei lavoratori scomparir di
fronte alla chiusura degli spazi per lotte offensive dovuta
allindebolimento delleconomia? Queste domande sono
fondamentali per comprendere il movimento operaio cinese.
Questo articolo offre uninterpretazione. Il fatto che i
lavoratori rivendichino il pagamento dei contributi previdenziali e per lalloggio cui hanno diritto in realt importante quanto le lotte per salari pi elevati.
Poich la previdenza sociale e i contributi al fondo per
lalloggio sono diritti da tempo riconosciuti nella legislazione sul lavoro esistente, la loro rivendicazione rappresenta comunque un importante passo avanti. vero che
i lavoratori migranti sono stati riluttanti a pretendere le
assicurazioni sociali perch devono contribuire di tasca
propria con i propri miseri salari e non sanno con certezza
se ne beneficeranno veramente, ma ora che molti di loro
si stanno avvicinando allet della pensione, questa sta di-

ventando una questione sempre pi rilevante.


Inoltre, andrebbe sottolineato che i lavoratori in sciopero tra le proprie richieste hanno sollevato anche la maternit e i risarcimenti per le temperature elevate sul luogo di
lavoro. Sebbene durante i negoziati in genere queste pretese siano ignorate dal management, nondimeno ci riflette
una maggiore consapevolezza dei diritti. Queste garanzie
legali permettono ai lavoratori di servirsi con abilit e in
maniera tattica della legge nei propri negoziati.
Definire questi scioperi difensivi non rende loro giustizia. Lottare per queste richieste non in alcun modo pi
semplice che mobilitarsi per richiedere salari pi elevati
ed comunque una strategia offensiva in quanto amplia
il pacchetto delle domande. Nella maggioranza dei casi
potrebbe essere addirittura pi complicato, se si considera
che un pagamento forfettario delle liquidazioni e dei contributi alla previdenza sociale e agli alloggi facilmente raggiunge somme multimilionarie anche per una fabbrica di
dimensioni modeste. In aggiunta, questi scioperi iniziano
i lavoratori alla mobilitazione e alla rappresentanza e deliberazione democratiche, al negoziato e alla trattativa, lo
stesso tipo di esperienze che si avrebbero con gli scioperi
offensivi propriamente detti.
Sarebbe ingenuo pensare che un qualsiasi movimento
operaio possa seguire una progressione lineare. Il fatto
che il movimento della classe operaia cinese abbia visto

unintensificazione delle azioni collettive negli ultimi tre


decenni, in particolare dallo sciopero della Honda del
2010, potrebbe aver contribuito ad alimentare questa
prospettiva lineare. Nella pratica, la capacit organizzativa e la consapevolezza dei lavoratori cinesi sempre stata
geograficamente e settorialmente sbilanciata. Allo stesso
modo, la situazione attuale dei lavoratori manifatturieri
non andrebbe generalizzata al movimento operaio cinese
nella sua interezza.
Nonostante ci, il rallentamento del settore per le esportazioni probabilmente continuer nel tempo e il governo
considera la riduzione della dipendenza dalle esportazioni
essenziale per il ribilanciamento delleconomia cinese. La
conseguente rilocazione di capitali e la relativa ristrutturazione dellindustria manifatturiera con ogni probabilit
eroderanno le conquiste dei lavoratori, almeno per un certo periodo. Questi cambiamenti sradicheranno i lavoratori
e potrebbero anche portare a una certa disorganizzazione e
frammentazione del nascente movimento operaio. Ci vorr del tempo perch si formino nuove lotte e nuove reti,
ma si tratta di unesperienza formativa inevitabile e necessaria per un movimento dei lavoratori ancora giovane. Le
presenti esperienze di organizzazione e mobilitazione dei
lavoratori cinesi potrebbero rivelarsi fondamentali per le
lotte future.

NUMERI CINESI

Nuove malattie croniche per i lavoratori cinesi

di LAURA BATTISTIN
Universit degli Studi di Napoli LOrientale

Il problema della salute sul luogo di lavoro


continua a piagare la fabbrica del mondo. Se
le malattie occupazionali dovute allinalazione di polveri sono tuttora diffuse in diverse
industrie, in particolare quella mineraria,
oggi si discute anche di altre emergenze sa-

nitarie che colpiscono i lavoratori di settori


tradizionalmente pi protetti.
Il problema della salute sul luogo di lavoro,
della prevenzione alle malattie occupazionali
e dellassistenza medica per i lavoratori cinesi,
in particolare migranti, rimane una grave piaga nella fabbrica del mondo. Solo negli ultimi
anni il governo cinese ha iniziato a prestare
attenzione al problema e ad adottare alcune
riforme in materia. Ne un esempio lemendamento del gennaio del 2012 alla legge sulle
malattie occupazionali, che ha notevolmente
semplificato il processo di certificazione, da
sempre uno dei principali ostacoli per i lavoratori cinesi. Tuttavia, limplementazione della legge rimane carente, come risulta evidente
se si considerano i dati contenuti in diverse
indagini pubblicate negli ultimi anni.

MADE IN CHINA | 2015

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Nellagosto del 2013,unispezionefatta


nelle piccole e medie imprese nella provincia
del Guangdong ha messo in luce una situazione allarmante. Nelle aziende esaminate, pi
di cinque milioni di lavoratori erano esposti a
sostanze pericolose o erano a rischio di intossicazione. Sempre al 2013 si riferisce lo studio
nazionale pi recente sui casi accertati di malattie professionali. In quellanno, nelle trenta
province e citt metropolitane prese in considerazione in questoreportdel Ministero della
Salute e della Pianificazione Famigliare, i casi
certificati erano ben 26,393. Di questi, l88%
(23,152 casi) erano casi di silicosi, mentre il
restante 12% era suddiviso tra casi di avvelenamento, tumori e altre malattie dellapparato
otorinolaringoiatrico.
Questi dati mostrano come in Cina la
presenza di polveri rimanga un problema
gravissimo in molti ambienti lavorativi, in
particolare nel settore minerario. Si stima che
oggi nel paese ci siano quasi sei milioni di
persone affette da silicosi, moltissime delle
quali non riescono ad ottenere una certificazione ufficiale che riconosca la natura occupazionale della loro malattia. I media cinesi
e internazionali ne hanno parlato spesso e
nei mesi scorsi ha avuto risonanza il toccante
documentarioDying to Breathedella fotografa Sim Chi Yin, in cui si racconta la storia
di He Quangui, uno dei tanti minatori dello
Shaanxi che hanno contratto la silicosi (He
morto allinizio di agosto dopo dieci anni di
sofferenze).
Oggi per in Cina si assiste anche allemergere di nuovi rischi occupazionali che
colpiscono lavoratori di altri settori. Ne parla
ad esempio ilrapporto 2015sulle condizioni
di salute e di assistenza sanitaria dei lavoratori cinesi, commissionato dallassicurazione
Pingan e prodotto dallHorizon Research
Consultancy Group. Questo studio ha messo
in evidenza come circa il 60% dei lavoratori
cinesi soffra oggi di malattie croniche e sottolinea come lo stress relativo al lavoro rappresenti il rischio principale.
Lo studio include i risultati di interviste
fatte in quindici citt cinesi con 499 responsabili delle risorse umane e 2,099 dipenden20

MADE IN CHINA | 2015

ti in otto settori industriali diversi. Da test


realizzati durante le interviste, i ricercatori
hanno scoperto che, in termini di energia e
dinamicit, i lavoratori cinesi hanno unet
di 5.7 anni superiore alla loro et anagrafica
e che problemi ai cervicali e insonnia sono i
due disturbi rilevati pi frequentemente. Ci
che suscita maggior preoccupazione per la
disparit tra le reali necessit mediche dei dipendenti e quello che viene offerto dallazienda o dallassicurazione sanitaria. Ad esempio,
circa il 25% dei lavoratori intervistati vede un
dottore in media tre volte allanno, nonostante
alla maggior parte degli intervistati siano concessi solo da uno a quattro giorni di malattia.
Questo significa che molti dipendenti vanno
al lavoro anche se ammalati.
Dai report e le varie analisi si evincono diversi fattori che continuano a mettere a rischio
la salute dei lavoratori, dallinadeguata supervisione da parte del governo alle violazioni
della legislazione esistente da parte datori di
lavoro, dalla mancanza di trasparenza nelle
diagnosi e certificazioni mediche alla scarsa
consapevolezza dei lavoratori riguardo a salute
e sicurezza sul luogo di lavoro.
Lo studio di Horizon conclude suggerendo
ai datori di lavoro una maggiore attenzione
alla salute dei propri dipendenti. Questo per
potrebbe non essere abbastanza in assenza di
pi incisive azioni del governo in materia di
ispezioni e formazione dei lavoratori.

Le foto pubblicate in questo articolo sono tratte dal progetto


della fotografa cinese Sim Chi Yin dedicato ai minatori malati di
pneumoconoiosi intitolato Dying to Breathe.

SET
2015

SOCIET CIVILE

SOCIET CIVILE

Da Pechino limpegno a una maggiore


attenzione alla parit di genere

Il Partito rafforza la propria presenza


allinterno delle ONG

Il ventesimo anniversario della Quarta Conferenza delle


Nazioni Unite sulle Donne, tenutasi a Pechino nel 1995,
si trasforma in unoccasione per tornare a discutere di
questioni di genere in Cina.

Xi Jinping a New York, nel corso di una conferenza dei leader globali,
tornato a parlare di questioni di genere in Cina.

Il ricorrere in settembre del ventesimo anniversario della Quarta Conferenza delle Nazioni Unite sulle Donne tenutasi a Pechino nel 1995
un evento seminale per la rinascita della societ civile cinese dopo
il periodo di gelo seguito ai fatti di Tiananmen si trasformato in
unoccasione per tornare a discutere di questioni di genere in Cina.Il
27 settembre, nellambito di una conferenza di leader globali tenutasi
a New York per celebrare lanniversario, il Presidente cinese Xi Jinping
ha confermato limpegno delle autorit cinesi a promuovere leguaglianza di genere e lo sviluppo delle donne. Questa dichiarazione
stata preceduta dalla pubblicazione di un Libro bianco sulleguaglianza di genere e lo sviluppo delle donne, il terzo libro bianco sullargomento pubblicato dalle autorit cinesi negli ultimi due decenni. Le
celebrazioni sembrano tuttavia essere rimaste confinate allufficialit. Se
la Federazione Nazionale delle Donne Cinesi ha organizzato un forum
per celebrare lanniversario, le organizzazioni della societ civile sono
state costrette al silenzio. Pochi hanno dimenticato quanto accaduto
qualche mese fa alle cinque giovani femministe arrestate alla vigilia
della Festa della Donna e poi detenute per un mese per aver tentato di
organizzare una protesta contro le molestie sessuali sui mezzi pubblici.

Un nuovo documento del Partito richiede


la creazione di sezioni allinterno di
organizzazioni della societ civile,
fondazioni e sindacati.
Il 28 settembre il Dipartimento Organizzativo del
Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha
rilasciato un documento intitolato Opinione sperimentale sul rafforzamento dellopera di costruzione
del Partito allinterno delle organizzazioni sociali.Con questo testo, la leadership cinese incoraggia
la creazione di sezioni di Partito allinterno di organizzazioni non governative, sindacati e fondazioni, e
richiede che il numero di membri del Partito presenti
in tali realt venga incrementato. In particolare, si
richiede che le ONG, i sindacati e le fondazioni con
pi di tre membri del Partito stabiliscano una sezione
e, l dove non si arrivi a questo numero, si incoraggia a reclutare nuovi membri, in particolare tra i
dirigenti. Gli organi di Partito sarebbero poi tenuti a
guidare queste organizzazioni nella giusta direzione
politica vale a dire la promozione e applicazione
delle politiche stabilite dalle autorit cinesi nonch a mobilitare ed educare le persone comuni ad
opporsi alle influenze negati e le attivit illegali. Il
nuovo documento si inserisce nella campagna con cui
le autorit cinesi cercano di riportare le organizzazioni della societ civile attive in Cina sotto il proprio
controllo.

LEGGI E RIFORME

OTT
2015

Novit per le pensioni


Le autorit annunciano la decisione di
estendere la copertura pensionistica a
tutta la popolazione e permettono ai fondi
pensione locali di investire in borsa.

Il 27 ottobre, durante una conferenza per celebrare il quinto anniversario della promulgazione della Legge sulla Sicurezza Sociale, Jin
Weigang, dirigente del Ministero delle Risorse Umane e della Sicurezza
Sociale, ha rilasciato alcuni nuovi dati riguardanti la situazione delle
pensioni in Cina. Secondo Jin, alla fine del 2014 erano 842 milioni gli
individui che partecipavano al sistema pensionistico, una crescita del
133% rispetto al 2010. Nello stesso arco temporale, la pensione media
pro-capite mensile per la popolazione rurale e urbana sarebbe salita da
55 a 100 yuan, con 70 yuan provenienti dalle casse del governo centrale. Negli stessi giorni, le autorit cinesi hanno annunciato due nuove
importanti misure in materia pensionistica: la prima la decisione del
Comitato Centrale del Partito di estendere la copertura del sistema

Pensionati svolgono attivit fisica in un parco di Canton.

pensionistico a tutta la popolazione cinese, attingendo a fondi messi a disposizione dal governo centrale;
la seconda quella di permettere per la prima volta ai
fondi pensione gestiti dalle autorit locali nel Paese
di investire in borsa, una mossa che potenzialmente
rivitalizzer la borsa cinese attraverso liniezione di
centinaia di miliardi di yuan. Unaltra novit che,
anche se non direttamente collegata alle pensioni, sul
lungo periodo avr un enorme impatto sul sistema
previdenziale cinese la decisione del Partito di abolire la politica del figlio unico e permettere a tutte le
coppie cinesi di avere due figli.
MADE IN CHINA | 2015

21

NUMERI CINESI

Una seconda generazione di poveri

di LAURA BATTISTIN
Universit degli Studi di Napoli LOrientale
Lo scorso ottobre lAccademia Cinese delle
Scienze Sociali ha pubblicato unreportsulla situazione delloccupazione tra i laureati nellanno
2013. A fare scalpore stato soprattutto il fatto
che nel 2015, il 30.5% dei ragazzi provenienti
da famiglie rurali fosse ancora disoccupato a due
anni di distanza dal conseguimento del titolo.
Questo ha portato a una discussione che ruotava
attorno a due questioni fondamentali: lassenza di
pari opportunit per laureati con un background
famigliare svantaggiato e la riduzione della mobilit sociale.
Gi allinizio del 2015, ilQuotidiano del Popolo, inun articolosullallargamento della forbice
della disuguaglianza in Cina, aveva evidenziato
come nel Paese si stia assistendo ad una trasmissione inter-generazionale della povert. Oggigiorno, momenti di difficolt temporanea spesso si
traducono in condizioni di povert permanente,
una situazione che porta a una rigida stratificazione sociale e produce una seconda generazione
di poveri. Questo fenomeno, letto alla luce di
quel 30,5% di neolaureati disoccupati, tanto
pi preoccupante se si considera come garantire
uneducazione universitaria per i propri figli ponga unenorme pressione economica sulle famiglie
con basso reddito. Se i figli non sono in grado
di trovare un lavoro dignitoso dopo la laurea o il
diploma, ci pu facilmente tradursi in povert
per lintera famiglia.
La China Youth Development Foundation ha
recentemente commissionato una ricerca tra 1200
studenti provenienti da famiglie a basso reddito.
22

MADE IN CHINA | 2015

I dati mostrano come questi studenti siano pi


preoccupati per la mancanza di eque opportunit
nella ricerca di un lavoro, che non per le difficolt
e le fatiche collegate allattivit lavorativa in s.
Questo problema poi si inserisce nel contesto di
un mercato del lavoro in cui la competizione tra i
colletti bianchi si sta facendo sempre pi feroce,
come ha dimostrato un recenterapporto del sito di
reclutamento Zhaopin.com. Questo studio spiega
come, a causa del rallentamento nella crescita economica, vi sia una diminuzione degli investimenti
in Cina e le aziende straniere siano in una fase di
riduzione del personale.
Uno studio pubblicato recentementeda Ka-Ho
Mok and Alfred Wu sulJournal of Education and
Workmostra tuttavia come in Cina il problema
della mancanza di eque opportunit lavorative
sussista gi da alcuni anni. Analizzando un set
di dati raccolti tra il 2003 ed il 2014, Mok e Wu
giungono alla conclusione che la massificazione
dellaccesso a uneducazione universitaria in Cina
ha avuto un effetto contraddittorio: da un lato,
ha promosso luguaglianza sociale; dallaltro ha
creato nuove tensioni dovute al fatto che a questo
innalzamento del livello educativo non sono
corrisposte sufficienti opportunit di mobilit
sociale. Inoltre, gli autori dimostrano come in
Cina studenti con diverso background famigliare
abbiano differenti opportunit occupazionali e di
mobilit sociale, uno squilibrio che porterebbe gli
studenti cinesi a dubitare dellimportanza delleducazione universitaria ai fini di incrementare la
propria competitivit sul mercato del lavoro.
Nel suo articolo, ilQuotidiano del Popoloha
affermato lurgenza di intervenire al fine di prevenire la trasmissione inter-generazionale della
povert e laumento del divario tra ricchi e poveri
nel paese. In assenza di significativi cambiamenti,
c il rischio che tra le famiglie cinesi si radichi
lidea che leducazione sia inutile. In un momento in cui i laureati cinesi si trovano ad affrontare grosse difficolt occupazionali, il governo
dovrebbe sforzarsi di assicurare una sana concorrenza sul mercato del lavoro, garantendo che i
meriti e la propria specializzazione pesino pi del
background famigliare.

NOV
2015

URBANIZZAZIONE

SOCIET CIVILE

Annunciato piano per registrare 13


milioni di cittadini fantasma

Ondata di arresti tra gli


attivisti del lavoro nel
Guangdong

Il Ministero della Pubblica Sicurezza annuncia nuove


politiche per risolvere il problema dei cittadini privi di
hukou.

Lo Hukou, il certificato di residenza riferito ad ogni cittadino cinese da tempo al


centro di un progetto di riforma da parte delle autorit governative.

Il 21 novembre, il Ministero della Pubblica Sicurezza ha tenuto una


conferenza in cui si discusso il problema della legalizzazione della
posizione dei cittadini privi di hukou, il certificato di residenza necessario, tra le altre cose, per avere accesso ai servizi pubblici fondamentali.
Stando a dati raccolti durante il censimento del 2010, in Cina sono
circa tredici milioni i cittadini in nero, il 60% dei quali privo di
registrazione poich nato in violazione della politica del figlio unico. In
mancanza di documenti ufficiali, costoro non possono partecipare alla
previdenza sociale, n hanno accesso a eque opportunit lavorative e
educative. Inoltre, in seguito alla crescente adozione di un sistema di
nomi reali nelle telecomunicazioni e nei trasporti pubblici, si trovano
ad affrontare complicazioni sempre maggiori anche nella vita quotidiana. Alla conferenza di novembre, il Ministero della Pubblica Sicurezza
ha annunciato ladozione di nuove politiche per legalizzare la posizione
di questi cittadini fantasma, un impegno ribadito dal Presidente Xi
Jinping a met dicembre, in occasione di un incontro del Gruppo Guida Centrale per lApprofondimento Generale delle Riforme.

INCIDENTI

DIC
2015

Una campagna repressiva di una violenza


senza precedenti colpisce le ONG del lavoro
nella provincia del Guangdong. Sette
attivisti mandati a processo.
Dopo mesi di intimidazioni, allinizio di dicembre gli
organi di polizia hanno arrestato una ventina di attivisti basati per lo pi a Guangzhou e Foshan. Sette
di loro sono stati incriminati e presto si troveranno
a processo per varie accuse, tra cui appropriazione
indebita e incitazione di disordini. Tutti gli arrestati sono collegati in un modo e nellaltro al Centro
per i Lavoratori Migranti di Panyu, una delle prime
ONG del lavoro stabilite nel Delta del Fiume delle
Perle nella seconda met degli anni Novanta. Negli
ultimi anni il Centro ha iniziato a promuovere la
contrattazione collettiva quale strumento di risoluzione delle dispute sul lavoro ed stato coinvolto in
diversi scioperi dalto profilo. Tra gli arrestati, Zeng
Feiyang, leader dellorganizzazione, stato sottoposto
a una violentissima campagna denigratoria sui media
statali, con un lungo articolo sullagenzia ufficiale
Xinhua, poi ripreso dalla televisione nazionale, in
cui lo si accusava, tra altre cose, di aver usato per fini
personali fondi illegalmente ottenuti dallestero, di
essere assetato di soldi e visibilit senza alcun riguardo per gli interessi dei lavoratori, nonch di tutta
una serie di atti sessuali. A unaltra attivista arrestata,
Zhu Xiaomei, non permesso di allattare la figlia. La
societ civile cinese e internazionale si mobilitata
per sostenere gli attivisti e diverse decine di avvocati
si sono offerti di formare una squadra difensiva in
vista del processo.

Smottamento travolge area industriale a Shenzhen


Unondata di fango alla periferia di Shenzhen, causa
danni ingenti e decine di vittime.
Il 20 dicembre una valanga di fango ha colpito un parco industriale nel
nuovo distretto di Guangming, alla periferia di Shenzhen, travolgendo
33 edifici residenziali e impianti produttivi, inclusi due dormitori per
i lavoratori. Migliaia di soccorritori siano accorsi sul posto per perlustrare i 380 mila metri quadri di detriti, ma unesplosione causata dalla
rottura di un tubo del gas ha complicato ulteriormente la situazione. Al 25 dicembre solamente quattro corpi erano stati estratti dalle
macerie e almeno 75 persone risultavano ancora disperse. Unindagine
ufficiale ha concluso che il disastro non stato causato da un movimento geologico naturale, ma dallutilizzo di materiale di costruzione
di scarto in una vicina discarica. Apparentemente, lazienda incaricata
di costruire la discarica aveva denunciato la gravit della situazione alle
autorit locali gi lo scorso gennaio, ma era stata ignorata. Il governo centrale ha annunciato severe punizioni per i responsabili e il 27
dicembre lex direttore del Ufficio per la gestione urbana del distretto,
si suicidato saltando da un edificio.

Soccorritori e ruspe al lavoro nelle aree coinvolte dallo


smottamento che ha causato decine di vittime nel Distretto di
Guangming a Shenzhen.

MADE IN CHINA | 2015

23

NUMERI CINESI

La forza lavoro cinese nella nuova normalit


imprese di Stato, mentre i lavoratori del settore
agricolo rimanevano lultima ruota del carro. Preoccupante era lallargamento del gap tra i redditi,
con i lavoratori con i redditi pi elevati che guadagnavano ventuno volte quanto gli ultimi. Non
un caso se il coefficiente Gini nel 2014 abbia
raggiunto lo 0.558 per gli individui e lo 0.525 per
i nuclei famigliari.

di LAURA BATTISTIN
Universit degli Studi di Napoli LOrientale
Il 6 dicembre, il Centro per le Indagini Sociali dellUniversit Sun Yat-Sen di Canton ha
pubblicato i risultati di una nuova ricerca sulle
dinamiche della forza lavoro in Cina. Analizzando
un campione di 23,594 individui tra i quindici e i
sessantaquattro anni distribuiti in ventinove province, questo rapporto offre unistantanea della
forza lavoro cinese nel 2014, mettendone in luce
alcuni cambiamenti strutturali.
Stando ai dati raccolti, nel 2014 let media dei lavoratori cinesi era di 37.57 anni, con i
lavoratori sotto i trentanni che costituivano solo
il 33.07% della forza lavoro, rispetto al 31.86%
di quelli oltre i quarantacinque, un chiaro segnale
del progressivo invecchiamento della manodopera
cinese. Ci sufficiente a spiegare lurgenza con
cui le autorit cinesi stanno affrontando il problema della riforma delle pensioni.
Importanti sono anche i dati sui salari. Nel
2014, il salario medio ammontava a 30,197
yuan (4,714 dollari americani) e dal 2012 aveva
registrato una crescita annuale media del 9%.
Sconfortanti erano per le differenze di genere,
con i lavoratori maschi che guadagnavano 33,697
yuan lanno, rispetto ai soli 23,288 yuan delle
lavoratrici. Anche leducazione giocava un ruolo
fondamentale nel determinare il livello retributivo, con i lavoratori in possesso di una laurea che
guadagnavano circa 58,000 yuan lanno.
Le aziende straniere e le joint-venture offrivano i salari pi elevati, seguiti a stretto giro dalle
24

MADE IN CHINA | 2015

Per quanto riguarda gli orari di lavoro, nel


2014 i lavoratori cinesi lavoravano in media
quarantacinque ore a settimana, cinque ore in
meno rispetto al 2012. I lavoratori indipendenti
avevano gli orari pi lunghi.
Questi dati aiutano a comprendere quello che
il Fondo Monetario Internazionale (FMI), in uno
studio pubblicato nel luglio del 2015, ha definito
il mercato del lavoro cinese nella nuova normalit. In questo documento, il FMI fa riferimento
alla resilienza del mercato del lavoro cinese in
questa fase di rallentamento della crescita economica, notando come il livello di occupazione,
sebbene pi basso rispetto al periodo corrispondente nel 2014, rimanga elevato, con 3.2 milioni
di nuovi posti creati nel primo quadrimestre del
2015. Vi sarebbero poi altre tendenze strutturali
favorevoli a tale resilienza, in particolare i cambiamenti demografici, con la conseguente riduzione del surplus di lavoro rurale, e lespansione del
settore dei servizi.
Tuttavia, altri fenomeni demografici evidenziati
nel rapporto dellUniversit Sun Yat-Sen linvecchiamento della popolazione, il basso tasso
di fertilit, la contrazione della popolazione in
et lavorativa peseranno molto sulle dinamiche
della forza lavoro cinese negli anni a venire. Sar
interessante vedere se le misure adottate dalle autorit di Pechino in materia di controllo delle nascite e riforma dello hukou daranno i loro frutti.

2015

MADE IN CHINA
Un anno di Cina al lavoro

Perch Made in China?


Per la crescente importanza della realt cinese nelleconomia globale e le relative conseguenze
per lavoro e diritti, ISCOS, in collaborazione con il blog Cineresie.info, si fatto promotore
di una newsletter focalizzata sugli aspetti sindacali, sociali, economici e giuridici della situazione lavorativa in Cina. Made in China uno speciale annuale che nasce da questesperienza
con lobiettivo di facilitare ulteriormente la diffusione in ambito sindacale delle informazioni
su una realt complessa come quella cinese. Questo nella consapevolezza che in un mondo
sempre pi globalizzato importante conoscere e comprendere le dinamiche internazionali al
fine di difendere in maniera pi efficace i diritti dei lavoratori a livello sia locale che globale.

Istituto Sindacale per la Cooperazione allo Sviluppo


LISCOS unorganizzazione non governativa europea, promossa dalla CISL, apprezzata soprattutto nellarea della difesa dei diritti umani. Violazioni delle libert
sindacali nei paesi in via di sviluppo, diritti umani calpestati, povert estrema,
emergenze dovute a catastrofi naturali e guerre sono gli scenari nei quali ISCOS agisce dal
1983 portando i valori della solidariet dei lavoratori italiani ai loro colleghi del Sud del mondo. Dal 2008 siamo attivi in Cina, con iniziative a sostegno dei lavoratori, dei migranti, dei
disabili e delle vittime di discriminazione.

Cineresie
Cineresie nasce nel maggio del 2010 come sito dinformazione e analisi sulla societ
cinese contemporanea. La redazione, composta da giovani ricercatori, si propone di
dare alcune letture originali su quello che la Cina di oggi, scardinando la comune
visione di questo paese come una realt in bianco e nero. Per raggiungere questo obiettivo, Cineresie lascia, per quanto possibile, la parola ai cinesi stessi, fungendo da ponte tra questi ultimi
ed il lettore italiano.