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Geografia economica.

Le Garzantine.

Geografia urbana.
Agglomerato urbano → insieme formato da una città e dal territorio urbanizzato
circostante che da essa dipende per la presenza di strutture produttive, servizi
amministrativi, direzionali, commerciali. I limiti dell'agglomerato vengono individuati in
base a criteri quali la densità di popolamento, la continuità dello spazio edificato, i
movimenti pendolari.

Area metropolitana → sistema composto da una città principale e da numerosi centri


minori legati al centro maggiore da quotidiani rapporti sociali ed economici. A seconda
della struttura geografica del complesso urbano considerato, l'area metropolitana
corrisponde ad un agglomerato, a una conurbazione, a una regione urbana.

Città → insediamenti di rilevanti dimensioni in cui si concentrano funzioni economiche,


politiche-amministrative, culturali. Caratteri essenziali della città sono la complessità e
la diversificazione delle funzioni di coordinamento, non soltanto per la popolazione
residente, ma anche per gli abitanti di una più o meno vasta regione circostante. La
geografia della città, o geografia urbana, prende in esame i problemi connessi
all'origine, alla sviluppo e alla distribuzione del fenomeno urbano, nonché quelli connessi
al processo di diversificazione delle funzioni e alle relazioni che via via si sono stabilite
tra le città e le rispettive aree di influenza e dominio.

Conurbazione → insieme di città vicine che hanno sviluppato funzioni diverse oppure che
hanno attività autonome e complete, ma di livello qualitativo inferiore a quello di un
centro principale. La conurbazione si distingue dall'agglomerato urbano perchè
mantiene la polarizzazione (attrazione, concentrazione) delle singole città e una
gerarchia di rapporti fra di esse, anche quando l'urbanizzazione è spinta al punto che
le estreme propaggini (diramazioni, prolungamenti) dei diversi centri si confondono fra
loro, o nastri di urbanizzazione costeggiano le principali arterie di collegamento fra le
varie città. Ne sono esempi la regione della Ruhr in Germania e le Midlands in Gran
Bretagna.

Funzioni urbane → l'insieme delle attività svolte da una città e applicate al proprio
ambito di influenza territoriale. Le funzioni urbane creano un campo di attrazione (o di
gravitazione), in quanto lo popolazione che risiede nel territorio circostante deve
riferirsi alla città per l'acquisizione di beni, servizi o informazioni. Esse possono essere:
locali, destinate cioè alla soddisfazione dei bisogni della popolazione residente; regionali,
quando interessano aree rurali e altri minori nuclei urbani; nazionali o internazionali
come nel caso delle capitali o delle metropoli. Da un punto di vista settoriale si
individuano funzioni residenziali (legate alla presenza di quartieri residenziali),
direzionali, politiche ed economico-commerciali connesse alla presenza di attività
terziarie e direzionali, sociali, religiose, turistiche, industriali, militari.

Megalopoli → il termine è stato coniato negli anni '60 dal geografo francese J. Gottmann
per indicare la conurbazione litoranea statunitense che si estende per circa 600 km da
Boston a Washington, comprendendo gli agglomerati (cumulo, gruppo) di New York,
Filadelfia, Baltimora. Sono identificabili altre due megalopoli, quella dell'Europa
nordoccidentale, che si sviluppa lungo la direttrice Milano-Parigi-Londra includendo
l'asse renano, e quella litoranea giapponese. Per estensione, il termine megalopoli è
usato per designare ogni regione urbanizzata con elevata concentrazione di popolazione
e attività economiche e come sinonimo di metropoli, per indicare centri urbani con molti
milioni di abitanti, ma isolati.

Metropoli → termine che si riferisce a grandissime città con ruolo di capitali regionali,
la cui influenza si estende su città satelliti più o meno distanti; tale raggio di influenza
è detto area metropolitana.

Principali indicatori economici e di sviluppo.


Indice di sviluppo umano (ISU) → indicatore elaborato dall'ONU nel 1990 per misurare
il grado di 'sviluppo umano' raggiunto nei paesi del mondo. L'indice viene determinato
come sintesi di quattro indicatori: speranza di vita alla nascita, livello di istruzione –
misurato dal tasso di alfabetizzazione degli adulti e dal numero medio di anni di scuola
frequentati – tenore di vita, espresso dal reddito pro capite (corretto rispetto alle
differenze di potere d'acquisto). L'HDI (sigla dell'inglese Human Development Index)
assume valori compresi tra 0 e 1 ed è tanto più basso quanto più gli indicatori presentano
valori che si allontanano dalle seguenti indicazioni ideali: speranza di vita di 85 anni,
durata scolastica media di 15 anni, 100 % di alfabetizzazione degli adulti.

Inflazione → aumento generalizzato del livello dei prezzi e conseguente diminuzione del
potere d'acquisto della moneta. L'impulso iniziale all'inflazione può venire da eccesso di
domanda o da aumenti dei singoli prezzi ed è in ogni caso difficile determinare se si è
in presenza di inflazione da costi o da domanda.

Investimenti diretti esteri (IDE) → investimenti destinati ad acquisire un interesse


duraturo nella gestione (10% o più del capitale azionario) di un'impresa che opera in un
paese diverso da quello dell'investitore. È la somma di capitale privato, reinvestimento
dei guadagni, altro capitale a lungo termine e capitale a breve termine.

Prodotto interno lordo (PIL) → è la misura della ricchezza prodotta in un paese nel
corso di un anno e può essere ottenuta sommando i valori aggiunti dei settori produttivi.
Nella contabilità nazionale è definito come il valore monetario dei beni e servizi finali
prodotti in un anno sul territorio nazionale al lordo degli ammortamenti (ossia la parte
del prodotto destinata a reintegrare la perdita di valore subita dal capitale).
Aggiungendo al PIL il reddito prodotto all'estero da operatori nazionali e sottraendovi
il reddito prodotto all'interno da residenti esteri si ha il prodotto nazionale lordo (PNL).

Prodotto interno lordo pro capite → rapporto tra il PIL di un paese e la relativa
popolazione; è il principale indicatore del livello di sviluppo economico e della ricchezza
di un paese. Il PIL dei diversi paesi, espresso in moneta nazionale, viene convertito in
dollari USA per esigenze di comparabilità. Esistono due metodi di conversione: il metodo
della Banca mondiale e il metodo della parità del potere d'acquisto (PPA). In base al
primo il prodotto interno è convertito in dollari USA mediante un tasso di conversione
che è la media ponderata dei tassi di cambio degli ultimi tre anni. Con questo sistema di
conversione non si ottiene tuttavia un'idea dell'effettivo potere d'acquisto del PIL pro
capite di un paese. È stato così elaborato il metodo della PPA, in cui il fattore di
conversione è definito come il numero di unità monetarie, in moneta nazionale,
necessarie per acquistare sul mercato interno lo stesso 'paniere' di beni che è possibile
acquistare con un dollaro negli Stati Uniti.

Agricoltura.
Nel 2004 il 51% della popolazione mondiale viveva nelle campagne e il 43 % era occupato
in agricoltura. La popolazione rurale è scesa dal 1980 di 10 punti percentuali e gli
occupati in agricoltura di 11 punti, mentre i terreni arabili sono saliti dal 10 al 10,5 %
della superficie mondiale complessiva e la produzione complessiva è aumentata
mediamente di quasi il 2,4 % annuo. Le attività agricole continuano ad essere praticate
dalla maggioranza degli abitanti dell'Asia e dell'Africa con mezzi per lo più modesti e
tecniche arretrate: così bastano una lunga siccità o un eccesso di piogge per decimare
i raccolti e innescare pericolose carestie. Nei paesi industrializzati, al contrario, gli
occupati si sono ridotti a meno del 3 % ma la ricchezza di tecniche e mezzi fa sì che il
settore sia molto produttivo, con eccessi di produzione che rendono necessario
l'intervento pubblico per sostenere i prezzi delle derrate (generi alimentari, prodotti
agricoli) e i redditi dei contadini.
L'agricoltura biotech → le prime colture (piantagioni) biotech, o geneticamente
modificate (OGM), sono state commercializzate nel 1995 e in pochi anni si sono estese
in diversi paesi, sviluppati e in via di sviluppo. Tra le colture OGM la più diffusa è la soia,
seguita da mais e cotone. La coltivazione estensiva degli OGM vede ai primi posti gli
USA e l'Argentina.

La globalizzazione dell'economia.
Il mondo globale. → Nel corso degli ultimi vent'anni l'economia mondiale è stata
caratterizzata da una forte intensificazione degli scambi internazionali di merci e di
servizi, da un vertiginoso aumento dei flussi finanziari tra i diversi mercati e da
un'autentica impennata degli investimenti diretti esteri (IDE). Questi tre fattori,
amplificati dalla reciproca interazione, sono i veri pilastri della 'globalizzazione
dell'economia',che consiste nella progressiva edificazione di un sistema economico a
elevato grado di integrazione planetaria, nella formazione di un unico mercato mondiale
e nella progressiva marginalizzazione di tutte le forme di isolamento produttivo.
Il termine 'globalizzazione' (globalization) è stato impiegato per la prima volta nel 1983
dall'economista statunitense Theodore Levitt, in un momento storico in cui i processi
di integrazione economica e culturale a livello planetario erano ancora allo stato
embrionale, anche a causa della spaccatura tra sistema capitalista e sistema comunista
e di un sistema di comunicazioni meno avanzato di quello attuale. Levitt dava della
globalizzazione un'interpretazione essenzialmente economica (essa si sarebbe infatti
realizzata contestualmente all'unificazione del mercato mondiale). Il significato
economico è rimasto prevalente, ma la globalizzazione dell'economia si basa su quella
della comunicazione e dei valori culturali teorizzata da Marshall McLuhan. Secondo il
sociologo canadese è stata l'evoluzione dei mass media a trasformare il mondo in un
'villaggio globale', dove girano valori culturali sempre più omogenei e condivisi.
La globalizzazione è stata favorita anche dal progressivo abbattimento delle barriere
economiche, che ostacolavano le esportazioni di merci e capitali. La nuova politica di
apertura è stata sostenuta soprattutto dagli USA, che nella globalizzazione hanno visto
una grande opportunità di profitto economico e di affermazione dei propri modelli
politico-culturali. I principali protagonisti della globalizzazione sono state infatti le
multinazionali americane e in primo luogo i colossi della pubblicità, che hanno colonizzato
il mondo con un'unica cultura consumistica di matrice statunitense.
Il nuovo grande spazio forte dell'economia mondiale è senza dubbio l'Asia orientale,
dove la crescita economica ha assunto un ritmo addirittura travolgente. In una prima
fase (anni '80 e '90) i processi di sviluppo si sono concentrati nel Sud-est asiatico, ma
il grande protagonista è oggi la Cina, il cui decollo produttivo procede a ritmi
impressionanti e con volumi tali da incidere sull'intera economia mondiale.
Lo sviluppo del commercio internazionale → l'aspetto più concreto della odierna
globalizzazione dell'economia è l'impetuoso sviluppo del commercio internazionale, che
cresce molto più in fretta rispetto al PIL mondiale. Tra il 1990 e il 2002 infatti la
crescita media del PIL mondiale è stata circa del 3 % annuo, mentre quella delle
esportazioni ha superato il 6 % ed è diventata il traino principale dello sviluppo
economico. Particolarmente rapido è stato l'incremento delle esportazioni industriali,
che sono aumentate 5 volte più in fretta rispetto a quelle di prodotti agricoli e minerari.
L'impennata del commercio internazionale è dovuta a molteplici fattori: miglioramento
dei trasporti e delle comunicazioni, progressivo abbattimento delle barriere doganali,
istituzione di zone di libero scambio sempre più ampie (l'Unione Europea, in primo luogo),
decentramento produttivo delle multinazionali (le cui filiali estere alimentano circa il
40 % delle esportazioni di merci). I tre quarti degli scambi commerciali mondiali
avvengono all'interno della triade formata da Europa occidentale, Asia orientale e
Nordamerica. La novità portata dalla globalizzazione è l'inserimento tra i protagonisti
commerciali di alcuni paesi in via di sviluppo che stanno spezzando il monopolio dei paesi
industriali tradizionali. Il caso più significativo è quello della Cina, che fino ad una
ventina di anni fa era quasi inesistente allo scenario commerciale, mentre oggi compare
tra i primi esportatori mondiali, insieme agli USA, Germania, Giappone, Francia, e ormai
stabilmente davanti all'Italia.
Investimenti esteri diretti e delocalizzazione produttiva → se l'incremento delle
esportazioni e del commercio internazionale rappresenta l'elemento più lampante della
globalizzazione, gli investimenti diretti esteri costituiscono il vero fattore strategico
che sta rivoluzionando la geografia economica mondiale. Gli investimenti diretti esteri
(IDE, o Foreign Direct Investment, FDI) sono impieghi di capitale attraverso i quali
un'impresa crea una filiale all'estero o assume il controllo di una società estera,
acquisendone almeno il 10 % del capitale. In altre parole si tratta di investimenti fatti
al di fuori del paese di origine (home economy), ma all'interno della struttura produttiva
della compagnia che li effettua, che conserva il controllo delle risorse trasferite. Gli
IDE hanno carattere economico strutturale e si distinguono dai cosiddetti flussi di
portafoglio (portfolio investment flows), che sono movimenti di capitale di carattere
strettamente finanziario (prestiti, investimenti azionari e obbligazionari ecc.).
Gli investimenti diretti esteri favoriscono il processo di delocalizzazione produttiva
internazionale, cioè la tendenza delle imprese a trasferire le proprie strutture nei paesi
in via di sviluppo, o comunque in paesi diversi da quelli di origine, allo scopo di abbassare
i costi di produzione, di conquistare nuovi mercati e di ricollocarsi strategicamente
nell'economia globale.
Capitalismo globale → i flussi finanziari internazionali (flussi di portafoglio) consistono
in sostanza negli spostamenti di capitale da un paese all'altro, effettuati principalmente
per acquistare monete, titoli azionari e obbligazionari (pubblici e privati), e per
effettuare prestiti bancari. La globalizzazione finanziaria ha comportato ha
comportato anche la moltiplicazione dei paradisi fiscali e delle zone franche, cioè dei
territori che godono di un regime fiscale particolarmente favorevole e dove la legge
protegge la riservatezza delle operazioni. I paradisi fiscali accolgono i capitali, qualsiasi
sia la loro provenienza, garantendone tendenzialmente l'anonimato, proteggendo
l'inaccessibilità dell'origine e provvedendo alla loro collocazione in investimenti proficui.
Verso i santuari finanziari confluiscono capitali delle provenienze più svariate, compresi
quelli accumulati dalla criminalità organizzata e dai politici corrotti, che hanno la
necessità di ripulire i profitti illeciti.
Le imprese multinazionali → le multinazionali (ossia le imprese, dette anche
'transnazionali', che hanno almeno una filiale in un paese diverso da quello di origine, di
cui controllano almeno il 10 % del capitale) sono le vere protagoniste del processo di
globalizzazione dell'economia; ognuna dotata di sedi in diversi paesi del mondo,
alimentano il flusso degli investimenti esteri, originano la maggior parte delle
esportazioni e concentrano l'innovazione tecnologica.