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Commento Operetta Morale Leopardi [ Dialogo Della Natura e Di Un Islandese

Commento Operetta Morale Leopardi [ Dialogo Della Natura e Di Un Islandese

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Ronzio Francesco

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Commento “Dialogo della Natura e di un Islandese” di Giacomo Leopardi

Quest’opera fa parte della raccolta intitolata “operette morali” composta da Leopardi tra il 1824 e il 1832. Lo scopo di questa operetta era quello di educare i cittadini italiani ad utilizzare la ragione. Leopardi utilizza il dialogo perché era considerato dagli antichi il metodo filosofico per eccellenza, infatti secondo i filosofi greco-romani la verità è in ogni uomo ed emerge attraverso il dialogo. In questo componimento,in particolare, l’autore giunge alla formulazione del “pessimismo cosmico”. I protagonisti dell’opera sono un’islandese e la natura. L’islandese appare in rappresentanza dell’uomo e, non a caso Leopardi sceglie un islandese, perché all’epoca l’Islanda era una terra considerata un po’ misteriosa. Prima della composizione di quest’opera, Leopardi credeva che le cause dell’infelicità dell’uomo fossero la società frenetica e il progresso. L’autore sceglie un islandese come rappresentante dell’uomo proprio perché è il paradigma dell’uomo che vive a contatto con la natura e che quindi ha la possibilità, teoricamente, di essere felice. Leopardi confuta questa tesi e giunge alla conclusione che l’infelicità è causata dalla vita stessa e che l’uomo non possa fare nulla per cambiare la propria condizione. In particolare Leopardi attribuisce la colpa di questa condizione alla natura, rappresentata nell’opera come una donna dalle dimensioni smisurate, che è indifferente nei confronti della situazione di insicurezza e infelicità in cui si trova l’uomo. L’unico interesse della natura è la prosecuzione della vita degli esseri presenti sulla terra attraverso un continuo “circolo di produzione e distribuzione”. dopo aver viaggiato in ogni luogo senza trovare gratificazione, l’islandese perde ogni speranza giungendo al pessimismo cosmico. Alle insistenti domande dell’Islandese Natura risponde con indifferenza. Essa concepisce l’universo come un circuito di distribuzione e produzione con caratteristiche meccanicoscientifiche, così come lo interpretavano i filosofi illuministi. L’autore in quest’caso enfatizza i concetti ma questo non fa altro che rendere ancor più veritiera la sua tesi. Leopardi è addirittura in contrasto con il pensiero dei filosofi illuministi e con il romanticismo, asserendo che il singolo uomo non è importante. Questa teoria avrà grandi consensi nel periodo del decadentismo del novecento. L’islandese domanda allora quale sia il senso dell’esistenza umana, rappresentando la specificità del pensiero di Leopardi che si discosta, infatti, da quello dei filosofi illuministi. A questo punto l’opera si conclude con due possibili finali ironici forniti da Leopardi, ”secondo alcuni” l’islandese fu mangiato da una coppia di leoni affamati, a conferma della tesi di Natura sull’universo visto come una catena di distribuzione e produzione; mentre secondo altri egli fu sotterrato dalla sabbia sollevata dal vento, che creò un mausoleo di sabbia, che conservò come una mummia da museo il corpo dell’islandese. In quest’ultimo finale Leopardi muove una critica nei confronti dei musei e della archeologia, visti dall’autore come una cultura fine a se stessa e che non perviene a conclusioni filosofiche. In sostanza la risposta che natura da alle domande esistenziali dell’uomo è la morte, il fine ultimo di tutto.

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