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Istituto Statale di Istruzione Superiore Archimede

IL DOLORE ESISTENZIALE
DELLUOMO.

Tayeb Subhi
Classe 5 sezione E lic.
Anno scolastico: 2014/2015

Indice:
1. Letteratura Italiana: Giacomo Leopardi, il poeta della vita.
Cenni biografici
Il pensiero
2. Filosofia: Arthur Schopenhauer e il pessimismo irrazionalistico.
Cenni biografici e opere
Il pensiero
Le vie della liberazione dal dolore.
3. Storia dell'arte: Edvard Munch; importante precursore dell'arte
espressionista.

1. Giacomo Leopardi: il poeta della vita.


Cenni biografici.
Giacomo Leopardi nasce il 29 giugno 1798, nellarretrata Recanati,
primogenito del conte Monaldo e di Adelaide Antici. Giacomo viene istruito
da precettori ecclesiastici, in seguito, prosegue i suoi studi da solo,
chiudendosi nella biblioteca paterna per quei sette anni di studio matto e
disperatissimo come egli stesso definisce e che contribuirono a minare il suo
fisico gi fragile. In questo periodo egli compone le sue prime opere, ispirate a
modelli arcadico-illuministici; ne emerge dunque una cultura arcaica e ormai
superata. Tra il 1815 e il 1816, Leopardi attua quella che egli stesso chiama
La conversione dallerudizione al bello, ovvero, abbandona gli aridi studi
filologici e si entusiasma per i grandi poeti quali Omero, Virgilio, Dante;
inoltre, comincia a leggere i moderni, Rosseau, la Vita di Alfieri, LOrtis.
Nellestate del 1819 tenta la fuga dalla casa paterna, ma il tentativo viene
scoperto e sventato: questa situazione lo port a uno stato di totale
prostrazione e aridit. Questa crisi del 1819 segna un altro passaggio, sempre
a detta di Leopardi stesso, dal bello al vero, ovvero dalla poesia
dimmaginazione alla filosofia. Nel 1822 compie un viaggio a Roma, terminato
per in una cocente delusione, infatti, gli ambienti letterari della Capitale gli
apparvero vuoti e meschini. Tornato a Recanati, si dedica alla composizione
delle Operette Morali. Successivamente lascia ancora la famiglia, per
soggiornare a Bologna e a Firenze e nel frattempo lavora per leditore Stella.
In seguito costretto a tornare a Recanati per problemi economici. Qui
comporr i Grandi Idilli. Nel 1830 si stabilisce a Firenze, citt dove fa
lesperienza della passione amorosa con Fanny Targioni Tozzetti. Negli ultimi
anni di vita si trasferisce a Napoli dove lo coglier la tanto attesa morte, nel 14
giugno del 1837.

Il pensiero di Leopardi.
Leopardi, in versi come in prosa, ha trovato gli accenti pi intensi e al tempo
stesso pi limpidi per esprimere il male di vivere, ovvero linfelicit
necessariamente connaturata con la condizione umana. Ma Leopardi non un
lamentoso poeta adolescenziale, ripiegato vittimisticamente a contemplare la
propria infelicit, isolato dal mondo e dai suoi problemi. Egli non il poeta del
nulla, bens il poeta della vita, infatti, il suo pessimismo non ha le radici in un
vagheggiamento compiaciuto della sconfitta e della rinuncia a vivere. Il dato
primario dellesperienza leopardiana al contrario un bisogno di pienezza e
gioia vitale , vita intensa, attiva ed energica. Il pessimismo, deriva dalla
delusione di queste profonde aspirazioni. A questo proposito, il poeta scrive in
una lettera destinata al fratello Carlo: Amami, per Dio. Ho bisogno d'amore, amore,
amore, fuoco, entusiasmo, vita: il mondo non mi par fatto per me 1.
Leopardi, identifica la felicit con il piacere sensibile e materiale, ma luomo
non desidera un piacere, bens il piacere: aspira cio a un piacere che sia
infinito, per estensione e per durata. Pertanto, siccome nessuno dei piaceri
particolari goduti dalluomo pu soddisfare questa esigenza, nasce in lui un
senso di insoddisfazione perpetua. Luomo , dunque, necessariamente
infelice. In un primo periodo, egli, afferma, che la natura, ha voluto sin dalle
origini offrire un rimedio alluomo: limmaginazione e le illusioni, che hanno il
compito di velare agli occhi della misera creatura le sue effettive condizioni.
Questa prima fase del pensiero leopardiano chiamata fase del pessimismo
storico, ed tutta costruita sullantitesi tra natura e ragione, tra antichi e
moderni. Successivamente la concezione di una natura benigna e
provvidenziale entra in crisi. Egli comincia a concepire la natura come un
meccanismo cieco e totalmente indifferente alla sorte delle sue creature.
Questa fase del pensiero leopardiano viene chiamata fase del pessimismo
cosmico ed quella che caratterizzer il poeta per il resto della vita:
linfelicit diviene un dato eterno e immutabile di natura. Il poeta recanatese,
tuttavia, nellultimo periodo di vita, arriver a costruire tutta una concezione
della vita sociale e del progresso, dove il senso dellesistenza dato dalla
compassione e dal conforto reciproco tra gli uomini.

Giacomo Leopardi, lettera al fratello Carlo, 25 Novembre 1822, Roma.

2. Arthur Schopenhauer e il pessimismo irrazionalistico.


Cenni biografici.
Nacque a Danzica nel 1788. Suo padre era un banchiere; la madre una nota
scrittrice. Intraprese quindi gli studi presso le universit di Gottinga dove ebbe come
maestro il filosofo Schulze. Quindi nel 1811 and a Berlino per ascoltare le lezioni di
Fichte, e nel 1813 si laure a Jena. Durante gli studi pot confrontarsi sia con le
filosofie di Platone e di Kant, che con l'antica sapienza indiana dei Veda. Tra il 1813 e
il 1814, a Weimar, entr in contatto con Goethe. Nel 1819 pubblic il suo
capolavoro, Il mondo come volont e rappresentazione, che ottenne
un'accoglienza piuttosto fredda dal pubblico. Nel 1820 consegu a Berlino la libera
docenza: in quell'occasione entr in contrasto con Hegel, cui tent invano, nei
semestri accademici successivi, di contendere la fama. Nel 1833 si stabil a
Francoforte sul Meno, dove inizi a lavorare a una nuova edizione della sua opera
maggiore, la quale vedr la luce solo nel 1844. Il successo e il riconoscimento del
pubblico arrivarono per pi tardi, quando nel 1851 pubblic i Parerga e
paralipomena, un'opera che esponeva in forma divulgativa le dottrine del Mondo.
Mor infine nel 1861 a Francoforte sul Meno.

Il pensiero di Schopenhauer.
Leopardi e Schopenhauer sono una cosa. Quasi nello stesso tempo l'uno creava la metafisica e
l'altro la poesia del dolore. Leopardi vedeva il mondo cos, e non sapeva il perch. [...] Il perch l'ha
trovato Schopenhauer con la scoperta del Wille. 2

Con queste brevi e concise parole, lo scrittore e critico Francesco De Sanctis,


descrive il rapporto fra la poesia leopardiana e la filosofia di Schopenhauer.
La filosofia di Schopenhauer si apre con la distinzione kantiana tra fenomeno e
noumeno, ovvero tra cosa cos come appare e cosa in s. Il fenomeno
parvenza, illusione e sogno mentre il noumeno quella realt che si
nasconde dietro lingannevole trama del fenomeno, inoltre, tale fenomeno di cui
parla Schopenhauer, coincide con la rappresentazione, ed esiste solo dentro la
coscienza. La rappresentazione ha due aspetti essenziali e inseparabili: il soggetto
rappresentante e loggetto rappresentato: essi sono le facce della stessa medaglia.
In seguito, il filosofo, continua affermando che il nostro sistema nervoso e cerebrale,
risultano corredati da tre forme a priori: spazio, tempo e causalit. Le tre forme a
priori sono paragonate a dei vetri sfaccettati attraverso cui la visione delle cose si
deforma: da qui nasce la concezione della vita, considerata come un sogno, o ancor
pi precisamente, un tessuto di apparenze.
Noi uomini, in quanto animali metafisici non possiamo fare a meno di interrogarci
sullessenza ultima della vita, ovvero sul noumeno. Ma come si ha accesso al
noumeno? Se noi fossimo soltanto rappresentazione e conoscenza, non potremmo
mai uscire dal mondo fenomenico, ma poich siamo dati a noi medesimi non solo
come rappresentazione, ma anche come corpo, non ci limitiamo a vederci dal di
fuori, bens ci viviamo anche dal di dentro, godendo e soffrendo. Ripiegandoci cos
su noi stessi, ci rendiamo conto che lessenza profonda del nostro io, la volont
di vivere (Wille zum leben), cio un impulso prepotente e irresistibile che ci spinge
ad esistere e ad agire. La volont di vivere, si trova al di l del fenomeno, dunque, si
sottrae alle tre forme a priori; la Wille risulta cos inconscia, unica, eterna, incausata
e senza scopo.

Schopenhauer e Leopardi, Francesco De Sanctis, pubblicato su Rivista Contemporanea nel 1858.

La concezione della vita come dolore, arriva proprio affermando che lessere
nientaltro che la manifestazione di una volont infinita, infatti, volere significa
desiderare e desiderare significa trovarsi in uno stato di tensione per la mancanza di
qualcosa che si vorrebbe avere. Cos, per Schopenhauer, la gioia e il godimento, gi
come aveva sostenuto Leopardi, non sono altro che una cessazione di dolore. E il
ripetersi di tale cessazione, ossia, di tale gioia o godimento, porta inevitabilmente
alla noia; usando le stesse parole del filosofo, si potrebbe riassumere il tutto nella
seguente citazione: La vita umana come un pendolo che oscilla incessantemente tra il
dolore e la noia, passando per l'intervallo fugace, e per di pi illusorio, del piacere e della gioia. 3

Arthur Schopenhauer, Il mondo come Volont e Rappresentazione,

Le vie della liberazione dal dolore: Per Schopenhauer, la risposta al dolore del
mondo, consiste nella liberazione dalla volont di vivere. Questo processo pu
avvenire solamente con la presa di coscienza del dolore e con il disinganno di fronte
alle illusioni dellesistenza. Liter salvifico delluomo viene cos articolato in tre
momenti essenziali:

LArte: Mentre la conoscenza scientifica imbrigliata delle forme a priori dello


spazio e del tempo e asservita ai bisogni della volont, larte conoscenza libera
e disinteressata, che si rivolge alle idee. Larte sottrae lindividuo alla catena
infinita dei bisogni e dei desideri quotidiani, offrendogli un appagamento
immobile e compiuto. Dunque larte catartica per essenza: grazie a essa
luomo, pi che vivere, contempla la vita, elevandosi al di sopra della volont, del
dolore del tempo. Citando direttamente Schopenhauer: Se percepiamo pi
facilmente l'idea nell'opera d'arte che nella contemplazione diretta della natura e della realt,
ci si deve al fatto che l'artista, il quale non si fissa che nell'idea e non volge pi l'occhio alla
realt, riproduce anche nell'opera d'arte l'idea pura, distaccata dalla realt e libera da tutte le
contingenze che potrebbero turbarla.4

Etica: Letica, secondo il filosofo, implica un impegno nel mondo a favore del
prossimo, un tentativo di superare legoismo e di vivere un sentimento di piet o
compassione nei confronti del prossimo. Cos come scriveva Leopardi: Viviamo,
Porfirio mio, e confortiamoci insieme: non ricusiamo di portare quella parte che il destino ci ha
stabilita, dei mali della nostra specie. S bene attendiamo a tenerci compagnia lun laltro; e
andiamoci incoraggiando, e dando mano e soccorso scambievolmente; per compiere nel
miglior modo questa fatica della vita. La quale senza alcun fallo sar breve.5
Lascesi: Con la parola ascesi [] io intendo, nel senso pi stretto, il deliberato
infrangimento della volont, mediante lastensione del piacevole e la ricerco dello spiacevole,
lespiazione e la macerazione spontaneamente scelta, per la continuata mortificazione della
volont.6 Il primo gradino per lascesi la castit perfetta che libera da una

fondamentale manifestazione della volont di vivere, cio dallimpulso alla


generazione e quindi alla perpetuazione della specie. La rinuncia ai piaceri,
lumilt, il digiuno, la povert il sacrificio e lautomacerazione, tendono allo
stesso scopo, che quello di sciogliere la volont di vivere. La soppressione della
volont di vivere, , infatti, lunico vero atto di libert che sia possibile alluomo.
Bisogna specificare che nel misticismo ateo di Schopenhauer, il cammino verso la
salvezza mette capo al nirvana buddista, ovvero allesperienza del nulla, un nulla
che non il niente, ma una negazione del mondo stesso: Quel che rimane dopo la
soppressione completa della volont certamente il nulla per tutti coloro che sono pieni della
volont. Ma per gli altri, in cui la volont si disciolta da se stessa e rinnegata, questo nostro
universo tanto reale, con tutti i suoi soli e le sue vie lattee , esso, il nulla.7
4

A. Schopenhauer, il mondo come volont e rappresentazione, tr.it di A.Vigliani, Mursia, Milano 1982, p.234
Giacomo Leopardi, Operette Morali, Dialogo di Plotino e Porfirio.
6 A.Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, par.68
7 A.Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, par.71
5

3. Edvard Munch; importante precursore dell'arte espressionista.


Il dolore, la morte e langoscia sono le caratteristiche pi frequenti della pittura di
Munch. Egli ebbe uninfanzia che venne attraversata da due gravi lutti, quello per la
morte della madre, quando Munch aveva solo cinque anni e pi tardi quello per la
malattia e la morte della sorella maggiore, avvenuta a soli quindici anni.
Questultimo evento gli ispir l'opera La bambina malata. Le due donne morirono
entrambe di tubercolosi e il padre di Munch si ammal di depressione: da medico, si
rimproverava di non essere stato capace di modificare il destino dei suoi cari. 8
Munch rest segnato per sempre da questa tragedia, che contribu allinstabilit
emotiva del suo carattere e a formare una sensibilit unica. Sulla sua arte egli
dichiar: Mi rifiuto di realizzare piccole tele con la cornice dorata destinate a ornare le pareti
delle case borghesi. Non si possono ritrarre eternamente donne che lavorano a maglia e uomini
intenti alla lettura; voglio rappresentare esseri che respirano, provano sentimenti, amano e
soffrono. Lo spettatore deve prendere coscienza di ci che di sacro vi in loro, per poi scoprirsi il
capo davanti a essi come se fosse in chiesa .

Una sera passeggiavo per un


sentiero, da una parte stava la
citt e sotto di me il fiordo.
Ero stanco e malato.
Mi fermai e guardai al di l del
fiordo- il sole stava tramontandole nuvole erano tinte di un rosso
sangue. Sentii un urlo
attraversare la natura:
mi sembr quasi di udirlo.
Dipinsi questo quadro,
dipinsi le nuvole come sangue
vero.I colori stavano urlando.9

8
9

Di Stefano E., Munch, Firenze, 1994.


Edvard Munch, descrizione affiancata allopera Il grido.

Bibliografia:
Baldi-Giusso-Razetti-Zaccaria , Lattualit della letteratura, paravia editore
Giacomo Leopardi, Operette Morali, Dialogo di Plotino e Porfirio.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, tr.it di A.Vigliani,
Mursia, Milano 1982,
Arthur Schopenhauer, O si pensa o si crede, scritti sulla religione, Bur Classici
editore, 2000.
Icilio Vecchiotti, Introduzione a Schopenhauer, Editori Laterza, 19
Giovanni Fornero, Nicola Abbagnano, Il nuovo protagonisti e testi della filosofia, Da
Schopenhauer alle nuove tecnologie, Paravia Editore.
Demartini-Gatti-Tonetti- Villa, Il nuovo Vivere lArte, Ed.Scolastiche Bruno
Mondadori, vol. 3
Di Stefano, E. Munch, Firenze, 1994.