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LEZIONE 33:

Quindi con questo strumento possiamo conoscere il flusso possiamo conoscere la variazione di
volume nel nostro soggetto però attenzione quale variazione di volume? La stessa che posso vedere
quando uso lo spirometro non riesco comunque a trovare il volume che sto cercando è per quello
che adesso vedrete come si fa ad usare questo strumento
Quindi viene misurato il flusso qui il volume e poi viene misurato anche vedete con un altro
trasduttore la pressione che c’è in questa camera quindi in questo box qua che è la pressione
dell’aerea contenuta nella camera allora la logica è questa considerate adesso il soggetto a fine
espirazione con le vie aeree chiuse il nostro soggetto ha un volume di aria nelle vie aeree questo
volume di aria è il volume che corrisponde alla capacità funzionale residua e ha anche nelle vie
aeree una pressione che chiamiamo Po il prodotto di Po per il volume della capacità funzionale
residua è la nostra costante adesso io chiedo al nostro soggetto di fare un’inspirazione a bocca
chiusa in questo pneumotacografo può essere chiuso da una valvola in modo che può fare uno forzo
inspiratorio con la bocca chiusa perché si crea un gradiente di pressione tra l’interno dell’alveolo e
l’esterno o posso fare uno sforzo inspiratorio con naso e bocca chiusa l’aria non entra però un
pochino la gabbia toracica si espande perché l’aria è un gas che si può comprimere o estendere
quindi posso fare uno sforzo inspiratorio e allargare la gabbia toracica così come posso fare uno
sforzo espiratorio e ridurre il volume della la gabbia toracica quando faccio la inspirazione a bocca
chiusa la pressione cambia non cambia solo il volume che aumenta un po’ ma il volume aumenta e
invece di avere il volume che è la capacità funzionale residua abbiamo un volume che è un po’ più
grande capacità funzionale residua più il Dv (delta v) che ho raggiunto durante la inspirazione..la
pressione diminuisce perché pv=k quindi se v aumenta p diminuisce di un valore che corrisponde
alla variazione della pressione alveolare perché essendo la bocca chiusa nel momento che la
pressione nell’alveolo diminuisce la pressione in tutto l’albero respiratorio diminuisce ora abbiamo
due condizioni una (di fine espirazione) in cui k è uguale a Po per la capacità funzionale residua
l’altra in cui k è uguale a Po meno Dp alveolare per Vcfr più Dv quindi possiamo fare l’uguaglianza
uguagliando questo prodotto per il prodotto di questi due valori e il risultato è

Vcfr=Dv *(Po-Dp alv)/Dp alv

Dv variazione di volume indotta dalla inspirazione

Adesso devo vedere se il mio sistema mi consente di misurare tutti questi parametri il Dv viene
misurato in relazione alla variazione di pressione della camera perché immaginate di avere un
palloncino che è la signora e fuori dell’aria se il volume aumenta l’aria contenuta nella camera
viene compressa il volume contenuto nella camera diminuisce e la sua pressione aumenta allora
misuro la pressione nella camera e posso mettere in relazione la pressione della camera col volume
cioè prima che la signora entri io faccio una serie di prove facendo variare il volume del palloncino
proprio all’interno della camera un palloncino apposito che si usa per tarare il pletismografo
corporeo e aumento il volume del palloncino come se fosse la signora e posso costruire un
diagramma in cui metto le variazioni di volume e la pressione del box
Che il volume cambi nell’apparato respiratorio del soggetto o nel pallone è la stessa cosa a me
interessa vedere che relazione c’è tra le variazioni di volume nel gas del box e le variazioni di
pressione che ne derivano quando io ho questa curva che si chiama curva di taratura che viene fatta
per tutti gli strumenti faccio fare alla signora le manovre che mi interessano e misuro la pressione
della camera e ho il volume quindi posso derivare dalle variazioni di pressione quelle di volume
Po lo conosco perché la pressione che c’è nelle vie aeree alla fine dell’espirazione in genere è 0
perché viene chiesto al soggetto di inserirsi al pletismografo con le vie aeree aperte quindi con la
pressione uguale a 0
Il Dp alv è il parametro che viene misurato attraverso un tubino collegato alla bocca del soggetto e
la misura della pressione alla bocca è una misura della pressione alveolare se le vie aeree sono
chiuse se sono aperte no provate a pensare ad un tubo e in questo passa dell’acqua da A verso B che
scorre la pressione del punto A sarà maggiore della pressione del punto B ma se io metto un tappo
qua e chiudo il tubo nel momento in cui io chiudo il tubo la pressione diventa uguale in tutti i punti
tanto è vero che io non ho flusso e la pressione di B prima minore diventa uguale a quella di A
La stessa cosa nelle vie aeree il motivo per cui l’aria entra nelle vie aeree e raggiunge l’alveolo è
che l’abbassamento del diaframma causa un aumento della pressione transmurale dell’alveolo e
questo determina una diminuzione della pressione nell’alveolo così alla bocca la pressione è 0
nell’alveolo di poco negativo e questo gradiente basta per causare un flusso di aria dalla bocca
all’alveolo viceversa quando espiriamo il rilasciamento dei muscoli inspiratori causa un aumento
verso valori leggermente positivi della pressione dell’aria nell’alveolo la pressione un po’ superiore
a quella della bocca e l’aria esce
si tratta di rendere la pressione un po’ più negativa durante la inspirazione o di renderla un po’ più
positiva durante la espirazione
se invece metto un boccaglio alla bocca e lo chiudo con una valvola tutto il pezzo dalla valvola
all’alveolo assume la stessa pressione come il tubo in cui ho messo il tappo quindi posso misurare la
pressione in qualsiasi punto è chiaro che è più facile misurare la pressione a livello della bocca
rispetto a misurarla a livello dell’alveolo lo si può fare in animali da esperimento anestetizzati e
paralizzati ma non di certo nell’uomo
la misura della pressione alla bocca è uguale alla misura della pressione dell’alveolo a vie aeree
chiuse quindi le uguaglianze della pressione alla bocca misurate da questo tubino collegato ad un
trasduttore di pressione che si verificano durante le nostre manovre ci danno le variazioni di
pressioni alveolari che voglio vedere
quindi faccio la manovra respiratoria inspirando fino a fine inspirazione misuro le variazioni di
volume grazie alla misura di pressione nella camera misuro le variazioni di pressione alveolare
grazie alla pressione alla bocca e risolvendo questa semplice equazione trovo il volume che
corrisponde alla capacità funzionale residua
siccome le variazioni di volume vengono misurate non direttamente ma grazie a questo
stratagemma della misura della pressione nella camera questo uso del pletismografo viene chiamato
a variazione della pressione perché viene misurato il volume in base alla pressione
un altro sistema di misurazione più semplice per misurare la capacità funzionale residua però
utilizzando il pletismografo a variazione di volume
è la stessa cosa solo che le variazioni di volume della gabbia toracica del soggetto vengono misurate
direttamente le variazioni di volume dell’aria contenuta nella scatola con uno spirometro collegato
direttamente alla scatola per valutare le variazioni di volume dell’aria nella scatola
si può fare anche utilizzando il pneumotacografo e misurando le variazioni di volume nel soggetto
ma queste non misurano la capacità funzionale residua perché dobbiamo sapere le variazioni totali
di volume che ci vengono date dallo spirometro
le variazioni di volume nella gabbia toracica del soggetto sono uguali e contrarie alle variazioni di
volume dell’aria della scatola se io aumento il volume della gabbia toracica di 2 litri quelli vanno ad
occupare il volume che prima era occupato dall’aria che c’è nel box quindi il volume dell’aria nel
box diminuisce mentre aumenta il volume di aria nelle vie aeree del nostro soggetto
è una misura alternativa all’utilizzo di elio per misurare il volume della capacità funzionale residua

Tornando allo spirometro oltre al suo utilizzo a circuito chiuso perché il soggetto inspira l’aria che
viene dalla campana (aria formata da ossigeno puro o da ossigeno più azoto) e poi espira di nuovo
nella campana per cui c’è un circuito chiuso tra l’aria nelle vie aeree del soggetto e l’aria nello
spirometro è un continuo scambio tanto è vero che devo mettere l’assorbitore di calce sodata per
evitare che la CO2 espirata entri nell’aria e il soggetto incominci ad iperventilare come un matto
invece nel caso del circuito aperto il soggetto insipra dall’ambiente e si espira nella campana cioè
per passare dal circuito chiuso a quello aperto si toglie l’assorbitore di calce sodata si svuota
completamente la campana e alla base dei tubi ci sono dei rubinetti che vengono girati per
permettere al soggetto (nella via inspiratoria) di tirare dentro l’aria proveniente dalla campana o
dall’ambiente allora il soggetto inspira l’aria dall’ambiente ma espira nella campana che diventa
una specie di raccoglitore di aria avremo azoto ossigeno CO2 perché abbiamo tolto l’assorbitore di
calce sodata perché l’aria viene dall’esterno e siamo sicuri che non c’è CO2 e raccogliamo l’aria
nella campana ciò ci dice quanta aria viene espirata (volume d’aria espirato) e possiamo servirci
dell’aria espirata nella campana per fare un prelievo dell’aria con un siringone di vetro ed effettuare
una gas analisi e conoscere quali sono le concentrazioni di azoto ossigeno e CO2 e fare degli studi
siccome non c’è più lo stesso tipo di circuito l’andamento del volume non sarà più come prima
(circuito chiuso) ma sarà un tracciato a scaletta perché all’inizio la campana è tutta vuota e il
contrappeso è in alto e il volume è su in cima quando il soggetto inspira si descrive una linea piatta
perché siccome inspira il volume dall’esterno non intacca il volume dalla campana quando invece
espira l’aria finisce nella campana che aumenta di volume si alza un po’ il contrappeso scende e si
descrive un segmento obliquo perché essendo un rullo che scorre nel tempo una diminuzione del
livello del volume si manifesta con una linea obliqua
la campana si riempie tutta d’aria finchè l’operatore deve svuotare velocemente la campana e si
può tornare ad avere delle espirazioni di questo tipo il volume che ci interessa è quello espirato
indicato dall’altezza di questi segmenti obliqui ogni volta che il soggetto espira c’è un volume
espirato in funzione del tempo la pendenza dei trattini rossi della fase espiratoria indica il flusso
espiratorio la pendenza del singolo trattino rosso è la pendenza di ogni singola espirazione ed è
definita flusso espiratorio istantaneo invece la pendenza totale della curva che è inferiore
rappresenta il flusso espiratorio medio ed è inferiore rispetto al flusso istantaneo perché tiene conto
anche della pausa inspiratoria. Come mai la pendenza è un flusso espiratorio medio? Indico e
visualizzo un certo numero di atti respiratori: inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro,
dopo per esempio 4 atti respiratori qual è il volume di aria espirata? Ho espirato il volume che
manca. Per esempio questa variazione di volume io in questi due atti respiratori io ce l’ ho in un
certo intervallo di tempo delta t quindi la pendenza di questa relazione, di questa regressione è il
flusso espiratorio medio. Cosa ce ne facciamo del flusso espiratorio medio? Andiamo a misurare in
maniera diretta il consumo di ossigeno. Che cos’è il consumo di ossigeno? è il volume di ossigeno
che viene assorbito nell’unità di tempo che è per esempio un minuto. Il consumo di ossigeno a
riposo è di circa di 250 millilitri al minuto e parlando anche del sistema circolatorio che può
aumentare notevolmente grandemente in relazione anche alle variazioni della gittata cardiaca come
facciamo a servirci della spirometria a circuito aperto per arrivare alla misura del consumo di
ossigeno che è che è un parametro importante funzionale. Ieri abbiamo visto utilizzando la
pendenza dello spirometro a circuito chiuso. Questo È un sistema per il consumo di ossigeno che
però da una serie di problematiche ed in genere viene utilizzata questa che è più attendibile ma è
anche più difficile. Possiamo definire il consumo di ossigeno VO2 come la differenza tra il flusso di
che viene inspirato e meno il flusso che viene espirato. Io faccio un ispirazione: tiro dentro
dell’aria, in quell’aria lì c’è azoto ed ossigeno, ne tiro dentro un po’ ed assorbo l’ossigeno che ho
tirato dentro, quello che non assorbo lo butto fuori. Quindi avrò una quota tirata dentro ed una quota
tirata fuori quello che ho quello che manca tra quello che ho inspirato e c’è una quota che ho buttato
dentro e buttato fuori il consumo di ossigeno è quindi la differenza tra il flusso di ossigeno che ho
inspirato ed il flusso di ossigeno che ho espirato ma quant’è il flusso di ossigeno che ho inspirato?
Nell’aria sappiamo che c’è una quota di ossigeno che corrisponde al 21% circa quindi se inspiro un
certo flusso di aria con una percentuale di gas del 100% l’ossigeno occupa il 20,93% quindi per
sapere il flusso di ossigeno che ho inspirato dovrò fare il prodotto tra il flusso di aria inspirata per la
pressione inspiratoria di ossigeno per esempio se inspiro 3 litri/min di aria per avere il flusso
dell’ossigeno inspirato li moltiplico per 0,2093 meno il flusso di ossigeno espirato di aria
moltiplicato per la frazione espiratoria di ossigeno
Ora possiamo misurare tutti i parametri con la spirometria a circuito aperto partendo dalla seconda
parte della sottrazione Ve lo conosciamo perché è la pendenza della linea blu misurata col circuito
aperto VO2 espirato lo conosciamo perché abbiamo raccolto l’aria nella campana possiamo servirci
di apparecchiature per misurare le frazioni dell’aria (ossimetri che sfruttano l’elettromagnetismo
dell’ossigeno per misurarne la concentrazione prelevando l’aria sotto la campana =veniamo a
conoscenza della frazione espiratoria dell’ossigeno e la stessa cosa può essere fatta per l’azoto o per
CO2) il problema è il flusso inspiratorio perché VO2 inspirato è 0,2093 mentre questo è diverso dal
flusso espiratorio perché sarebbe uguale solo se il quoziente respiratorio fosse 1
Noi non possiamo dire che i due flussi espiratorio ed inspiratorio sono uguali perché non sappiamo
il quoziente respiratorio e dobbiamo ricorrere all’azoto perché come gas inerte viene inspirato ed
espirato senza essere assorbito prodotto o metabolizzato quindi il flusso di azoto inspirato è uguale
a quello espirato allora il flusso inspiratorio di azoto è uguale al flusso inspiratorio per la frazione
inspiratoria di azoto e il flusso espiratorio di azoto è uguale al flusso espiratorio per la frazione
espiratoria di azoto quindi posso ricavare il flusso inspiratorio uguale al prodotto di Ve*Fe N2/Fi N2
ma allora possiamo sostituire e ricavare l’equazione successiva

Vi N2=Vi*%i N2 Ve N2=Ve*%e N2

VO2=Vi O2-Ve O2

VO2=Vi*Fi O2-Ve*Fe O2 Vi=Ve*Fe N2/Fi N2

VO2=Ve*(Fe N2/Fi N2 *Fi O2-Fe O2)

Posso sostituire ad ognuno di questi termini i valori misurati e potrò scrivere che

FeN2=1-FeO2-FeCO2 perché ho tre gas nell’aria che mi interessano

Allora

VO2=Ve*(FiO2/FiN2-FiO2*FeO2/FiN2-FiO2*FeCO2/FiN2-FeO2)

VO2=Ve*(0,21/0,79-0,21* FeO2/0,79-0,21FeCO2/0,79-FeO2)

VO2=Ve*(0,26-1,26FeO2-0,26FeCO2)

Questa è un’equazione generale che esprime il consumo di ossigeno in relazione alle frazioni
espiratorie di ossigeno e CO2 che posso ottenere dal circuito aperto e in funzione del flusso
espiratorio ottenibile ancora dal circuito aperto

-Ventilazione alveolare,consumo di ossigeno e produzione di CO2

mentre l’ossigeno nelle vie aeree viene dall’ambiente la CO2 che troviamo nell’alveolo nelle vie
aeree e nell’ambiente proviene solamente dal metabolismo animale dalla produzione di CO2 a
livello alveolare cellulare e poi nell’aria inquinata
Quindi possiamo dire che se ho alveolo e uscita delle vie aeree la CO2 viene prodotta qui e poi
insieme ai flussi espiratori esce allora io posso identificare un flusso di CO2 alveolare e un flusso di
CO2 espiratorio questi due parametri sono uguali e posso scrivere che il flusso di CO2 espirato è
uguale al flusso espirato per la frazione espirata della CO2 e sarà uguale al VCO2 alveolare che
corrisponde al flusso alveolare per la frazione alveolare di CO2
Il flusso di CO2 espirato ed alveolare sono uguali mentre non lo sono tutti questi parametri che
compaiono perché?
Parlando di Vc abbiamo detto che tutto il volume corrente che entra non va negli alveoli ma in parte
si ferma nello spazio morto per cui il Vc è uguale a Valv più volume dello spazio morto
Il flusso espiratorio è Vc per la frequenza respiratoria per cui il flusso alveolare è uguale a Vc meno
volume dello spazio morto per la frequenza respiratoria
Quindi Ve>Va

La CO2 non ha la stessa concentrazione nell’alveolo e nell’aria espirata è del 6% nell’alveolo e del
4% nell’aria espirata
il flusso di CO2 espirato è uguale al flusso di CO2 alveolare pur essendo il flusso espirato ed
alveolare diversi e le frazioni espirata ed alveolare diverse

FCO2=Falv*%alvCO2

%alvCO2=PalvCO2/Palv tot

Palv tot=Pdown-Pvapor acqueo=760-47=713

FCO2alv=PCO2/Pdown-47=40/713=0,056

PalvCO2=713*0,06=40mmHg

VCO2=Va*0,056 Va=VCO2/0,056=18*VCO2

Qr=VCO2/VO2 VCO2=Qr*VO2

Va=18*Qr*VO2

Questa relazione ci dice che quando aumenta la produzione di CO2 (aumentato consumo di O2)
aumenta linearmente con un parametro che vale circa 18 la espirazione alveolare in tutto il regno
animale invertebrati compresi l’aumento del flusso di CO2 quindi la tendenza all’aumento della
pressione parziale di CO2 nel sangue e poi nell’alveolo è l’elemento più importante nel controllo
della modificazione della respirazione
Come vedremo successivamente mentre l’ipossia determina una risposta respiratoria soltanto
quando la pressione parziale di O2 nell’alveolo scende da 100mmHg a 60mmHg invece la risposta
respiratoria all’aumento della pressione parziale di CO2 nell’alveolo è immediata e molto sensibile
La produzione di CO2 non è disgiunta dal consumo di O2 e la relazione tra i due è data dal quoziente
respiratorio allora VCO2 posso esprimerlo come quoziente respiratorio per il flusso di O2 e
sostituirlo per ottenere un’equazione che mi dice come varia la ventilazione quando varia il
consumo di O2 ed è importante perché al variare dell’impegno muscolare dell’attività motoria e del
consumo di O2 (ad esempio correlato ad alcuni fattori patologici come l’ipertiroidismo) aumenta la
ventilazione (iperventilazione)
Questa relazione varia a seconda del quoziente respiratorio modificando la tendenza della retta se il
quoziente respiratorio è 1 la retta è più in su se è 0,7 sarà più in giù di solito il quoziente respiratorio
medio è 0,843 misurato su un’ampia popolazione di mammiferi derivante da una mescolanza di
utilizzo di glucidi e di lipidi
La ventilazione alveolare espressa in funzione di VO2 o di CO2 è rappresentata dalla linea rossa
però attenzione perchè il VO2 non aumenta all’infinito e dipende dalla gittata cardiaca e dalla
differenza arterovenosa quando queste arrivano al massimo (la gittata cardiaca arriva al massimo
alla massima frequenza cardiaca e alla massima gittata sistolica) il consumo di O2 non aumenta più
e si arriva verso il raggiungimento del VO2 massimo
Fintanto che siamo in un regime di metabolismo aerobico l’andamento della curva è lineare via via
che ci approssimiamo al VO2 massimo il sistema anaerobico interviene progressivamente la curva
inizia a salire distanziandosi dall’andamento lineare
In questa condizione il Qr tende ad essere uguale ad 1 quando siamo in un prevalente metabolismo
anaerobico o tende ad essere maggiore ad 1 quando si instaura uno stato di acidosi tale per cui il
flusso di CO2 aumenta al di sopra di quanto previsto dal quoziente metabolico perché bisogna
affrontare il problema dell’acidificazione e quindi del tamponamento del sangue da parte del
sistema dei tamponi plasmatici

Da inserire nel discorso di ieri


Abbiamo il gruppo valvolare la parte tra le due valvole ed il boccaglio viene chiamato spazio morto
aggiunto ed ha un po’ le stesse caratteristiche dello spazio morto cioè in questo spazio si mescola
l’aria inspirata con quella espirata non è così in tutto il sistema dello spirometro nel tubo
inspiratorio passa soltanto aria inspirata che proviene dallo spirometro nella via espiratoria passa
soltanto aria espirata che proviene dal soggetto ma qui in andata e in ritorno si rimescola quindi ha
la stessa caratteristica dello spazio morto in cui l’aria che entra si rimescola con quella che esce
È importantissimo che lo spazio morto sia il più piccolo possibile compatibilmente con la
costruzione del gruppo valvolare questo perché la presenza di uno spazio morto aggiunto troppo
grande aumenta tanto il volume dello spazio morto e siccome noi tiriamo dentro un volume di aria
che è il volume corrente Vc se a questo spazio morto che è fisiologico fatto dalle vie aeree di
conduzione aggiungiamo lo spazio morto aggiunto l’aria che tiriamo dentro si ferma nello spazio
morto e non va’ nell’alveolo quindi l’alveolo riceve dentro meno aria così facendo si risciacqua di
meno l’alveolo aumenta la concentrazione alveolare di CO2 e si comincia a iperventilare e
rischiamo di fare una spirometria al soggetto che iperventila perché gli abbiamo messo un volume
morto aggiunto troppo grande
Il flusso di CO2 espirato è lo stesso flusso che arriva dall’alveolo il che non significa che quello che
esce dall’alveolo sono esattamente le stesse molecole che butto fuori dalla bocca ma significa che ci
sarà della CO2 che passa dall’alveolo allo spazio morto un po’ della CO2 che proviene dallo spazio
morto viene buttata fuori e la CO2 che era nell’alveolo va’ a rimpiazzare quella che viene buttata
fuori al netto lo spostamento di CO2 tra l’alveolo e lo spazio morto è uguale allo spostamento di
CO2 tra lo spazio morto e l’esterno così che al netto il flusso di CO2 espirato è uguale al flusso di
CO2 alveolare

Parlare di flusso o di volume è uguale il flusso viene considerato in un minuto il volume invece ad
ogni atto respiratorio

Calcolo del volume dello spazio morto

Ve*%eCO2=Valv*%alvCO2

Valv=Ve-Vspazio morto

Ve*FeCO2=Ve*FaCO2-Vd*FaCO2

Vd/Ve=FCO2alv-FCO2esp/FCO2alv
FCO2esp=0,04 FCO2alv=0,06

Sostituendo Vd/Ve=0,02/0,06=0,03

Rilievo patologico Vd/Ve=0,85

In un soggetto con respirazione normale il volume dello spazio morto conta circa per il 30% del
volume corrente se il volume corrente è di circa 500 ml il volume dello spazio morto è di circa 160
ml quello si ferma nello spazio morto e tutto il resto arriva nell’alveolo
Se il volume dello spazio morto misurato nel paziente è di 0,85 vuol dire che il volume dello spazio
morto occupa l’85% di quello che il paziente inspira vuol dire che solo il15% arriva nell’alveolo e il
volume alveolare è ampiamente insufficiente a sostenere un consumo di O2 necessario e questo dà
luogo ad una grave patologia (insufficienza respiratoria) il paziente ha rapporti Vd/Ve di questo tipo
il rapporto aumenta perchè diminuisce il volume alveolare se io ho un progressivo collassamento
delle vie aeree se ho un’acidosi per cui il polmone non riesce più ad espandersi correttamente allora
in proporzione al volume di aria negli alveoli una parte maggiore finirà nello spazio morto in tutti
casi il volume alveolare non si ampia a sufficienza per consentire un’adeguata ventilazione e quindi
un’adeguata ossigenazione e un’adeguata perdita di CO2

-Equazione dei gas alveolari

spiega un aspetto molto importante della ventilazione mette in relazione la PO2 e la PCO2 rispetto a
Paria inspirata

alla mia cellula servono due cose:che gli sia fornito l’ossigeno e che la CO2 venga eliminata
l’ossigeno deve arrivare per sostenere il metabolismo cellulare la CO2 deve essere portata via
perché quella che rimane produce acidosi che non fa bene alle reazioni biochimiche influenzate da
pH temperatura e presenza dei substrati giusti
Come facciamo a garantire alla cellula la fornitura di O2 e l’eliminazione di CO2?
Bisogna che nel sangue ci sia adeguato apporto di O2 e che ci sia una pressione parziale di CO2
sufficientemente bassa da consentirne lo smaltimento dalla cellula al sangue a livello del tessuto
Ma chi controlla la pressione parziale dell’O2 e della CO2 nel sangue che arriva alla cellula?
l’alveolo che deve contenere un’aria che consenta che l’ossigeno venga scambiato in maniera
ottimale e che la CO2 possa essere persa in modo da consentire che nel sangue arterioso che esce dal
polmone tramite le vene polmonari ci siano quelle caratteristiche che consentono poi alla cellula di
mantenere il suo metabolismo come previsto
però può essere che ci siano delle modificazioni per esempio se uno và in montagna la pressione
parziale dell’ossigeno diminuisce perché diminuisce la pressione totale del gas subentra un
problema perché se io devo garantire una pressione costante di CO2 nel sangue arterioso come
faccio se l’aria ambiente che io inspiro è già svantaggiosa perché la pressione parziale dell’ossigeno
è diminuita?
C’è un sistema che ovvia a questo problema ed è descritto da questa equazione che ci dice qual è la
pressione alveolare di O2 in relazione ad altre pressioni la PO2inspirata =PO2barometrica-47mmHg
Espressione della pressione parziale di O2 nell’ambiente

Il Qr è di solito uguale a 1
PO2alv=PO2ins-PCO2alv/Qr+(PCO2alv*FO2ins*1-Qr/Qr)

In condizioni normali o a livello del mare

PO2alv=(760-47)*0,2093- PCO2alv/Qr+(PCO2alv*FO2ins*1-Qr/Qr)

PO2alv=149mmHg-40mmHg/0,83+(40mmHg*0,2093*1-0,83/0,83)

PO2alv=102,5mmHg

PO2alv=PO2ins-PCO2alv approssimazione semplificata

In alta quota immediatamente diminuisce la PO2ins da 149mmHg (andando a 5500metri in modo


veloce) il valore si dimezza e và a 75mmHg
Il sistema respiratorio si è modificato in maniera eccellente perchè inizia la iperventilazione marcata
che porta un maggiore volume di aria nell’alveolo perché il volume dello spazio morto è sempre
quello ma iperventilando aumenta il flusso alveolare e succede che l’aria che arriva dall’ambiente
che è priva di CO2 risciacqua l’alveolo che contiene CO2 e quindi l’iperventilazione comporta
sempre (anche nel caso dell’esercizio fisico in cui la CO2 tende ad essere prodotta con un flusso
maggiore) una diminuzione della pressione parziale di CO2 a livello alveolare
In questo modo io innalzo la PO2alv e non potendo cambiare la PO2 dell’aria inspirata il sistema
respiratorio tampona riduce anche la PCO2alv con l’iperventilazione che però (legge di Henderson)
fa aumentare il pH del sangue e dei liquidi corporei tendendo ad andare in alcalosi e una delle
conseguenze dell’ascensione in alta quota è che le urine diventano basiche perché si è basicizzato il
plasma
Comunque è una conseguenza sopportabile se viene garantita la PO2alv necessaria al metabolismo
cellulare quindi questa equazione è importante perché mette in relazione la PO2alv e la PCO2alv
nell’ambiente alveolare
La pressione arteriosa di O2 se non ci sono shunt è uguale circa alla pressione alveolare se la PO2i la
PCO2alv è inferiore però la distanza orizzontale tra le due linee diminuisce quando si iperventila e
quindi il peso della PCO2alv sottratta alla PO2i nel determinare la PO2alv diminuisce
progressivamente

Il limite della permanenza prolungata delle popolazioni in alta quota è di circa 5500metri
La PCO2alv a livello del mare è circa 40mmHg a livello dell’Everest è circa 10mmHg
Coloro che hanno l’ipertensione non vanno in montagna perché una delle risposte caratteristiche
dell’ascesa in alta quota e dell’ipossia è una risposta vasocostrittrice a livello delle arteriole del
circolo polmonare quindi non solo la pressione aumenta ulteriormente e si ha un’ipertensione
arteriosa polmonare e diminuendo il raggio delle arteriole si ha una minore perfusione del polmone
e quindi quel poco ossigeno che c’è viene trasportato con ancora maggiore difficoltà
Subentrano altri disturbi quali insonnia nausea vomito disturbi respiratori il sistema nervoso
centrale è molto sensibile all’ipossia il vomito e la nausea sono causa della sofferenza del tronco
encefalico in cui ci sono centri respiratori e centri legati ad alcune risposte vegetative del sistema
digerente tra cui appunto la nausea ed il vomito l’insonnia è legata ad una sorta di eccitazione del
centro del sonno viene inibito il processo del sonno i disturbi respiratori soprattutto dispnea
(respirazione anomala a frequenza variabile) ci sono nella notte addirittura dei casi di apnea
prolungata a lungo andare anoressia legata a nausea e vomito non viene fame non si ha voglia di
mangiare disturbi gastroenterici (vomito accentuato)
Collasso imminente per coloro che non sono allenati al di sopra dei 6000 metri non ci sono
popolazioni residenti perché non si riesce a sopravvivere per lunghi periodi ma solo per periodi
brevi (la discesa è spesso più pericolosa della salita per vari fattori il primo è che si va’ più veloci e
perché si è troppo stanchi e poi perché fanno effetto tutti gli elementi che incidono sul sistema
nervoso centrale) riepilogando da 760mmHg salendo in alta quota la pressione inspirata in cima
all’Everest è 205mmHg il che porta ad una PO2 nell’aria inspirata che invece di essere 143mmHg
diventa 43mmHg e la PO2alv è di circa 3mmHg se non si iperventila l’iperventilazione porta la
PCO2alv dai 40mmHg a livello del mare fino a 8mmHg così che 43-8 è 35mmHg ma è una
condizione in cui almeno si ragiona
L’unica cosa che si può fare se c’è con voi una persona che sta male di mal di montagna è portarlo
giù il più in fretta possibile una volta giù gli date i diuretici.