Sei sulla pagina 1di 12

1

Carlo Rovelli e Giovanni Schiava LA VERITA TRA SCIENZA, RELATIVISMO E DIO Dialogo su facebook, novembre 2011.
Si tratta di un dibattito tra utenti di Facebook accomunati dallessere amici di Carlo Rovelli, il fisico fondatore della Gravit Quantistica a Loop, la celebre teoria che cerca di unificare le apparentemente incompatibili teorie della meccanica quantistica e della relativit generale1 di Einstein. Il confronto si apre in seguito alla pubblicazione che Carlo Rovelli fa nella sua bacheca del link di unintervista televisiva allo scienziato Steven Weinberg che racconta il proprio ateismo.2 Io, Giovanni Schiava, ho ritenuto pi adatto presentare soltanto i post degli interlocutori che hanno interagito con me, escludendo tutti gli altri. Ci mi ha consentito di circoscrivere i contenuti, incentrandoli essenzialmente intorno alla questione del relativismo.3 E interessante osservare come il fisico Carlo Rovelli disposto ad un confronto aperto e non controllato nel rispetto delle regole di libert di un social network quale Facebook, a dimostrazione che i luoghi di discussione seria non sono appannaggio delle accademie e delle editorie che ne dettano le modalit di svolgimento secondo particolari interessi. Al momento del mio ingresso, la discussione gi avviata e ruota intorno alle prove ragionevoli che si possono addurre per dimostrare lesistenza o la non-esistenza di Dio. Il primo post con il quale intervengo io il link di un mio precedente articolo titolato Religione o Scienza? Una vale laltra4. A questo punto Carlo Rovelli risponde al mio post:

1 Carlo Rovelli No, Giovanni, non sono proprio d'accordo. Non vero che tutto eguale. Non trovo interessante questa filosofia! 2 Giovanni Schiava Credo che si ottengano pi risultati (sia per la scienza che per la vita in genere) se assumiamo una posizione di apertura verso ogni proposta umana da sottoporre al giudizio e al confronto,
1 2

Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Gravit%C3%A0_quantistica_a_loop) Il link il seguente: http://www.youtube.com/watch?v=66CeQb4EVOI&feature=share (Steven Weinberg's Athiesm). 3 Per chi volesse visionare la discussione in formato originale ed integro, pu trovarla al seguente link: http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=103313666451388&id=607296956&notif_t=share_reply (Discussione svoltasi dal 12 al 16/11/2011) In ogni caso ho salvato una copia trascrivendola in Word, a disposizione di chiunque ne faccia richiesta a gioschiava@libero.it 4 Giovanni Schiava, Religione o scienza? Una vale laltra (http://www.facebook.com/note.php?note_id=129231947095733)

piuttosto che partire dall'assunto che deve esistere da qualche parte una verit definitiva che va ricercata. La prima posizione offre maggiori possibilit per la "creazione di un mondo", sottraendolo all'autorit dei pochi, la seconda posizione parte da pregiudizi che si impongono con autorit. 3 Carlo Rovelli Si, Giovanni, con quello che scrivi nel tuo post sono del tutto d'accordo. Ma poi bisogna stare attenti a non fare l'errore di pensare che apertura verso ogni proposta voglia dire che tutte le idee sono eguali, e tutti i punti di vista sono equivalenti. Noi scegliamo. Discutiamo, e spesso alla fine c' chi ha ragione e chi a torto. C'era chi pensava che la Terra fosse piatta e chi pensava che la Terra fosse una sfera. Abbiamo discusso, e uno dei due aveva ragione. Non sempre, ma spesso cos. C' tutto un capitolo del mio ultimo libro su questo, se ti interessa.5 4 Giovanni Schiava Il tuo libro mi interessa e lo legger. In questa sede non mi addentrer in argomentazioni strettamente filosofiche, perch non so se ti pu interessare, ma, per spiegare meglio il post precedente, credo sarebbe pi proficuo pensare che la Terra risulti sferica non perch sia un "dato di fatto", ma perch sia una accordo tra gli uomini. Un giorno, sempre per un accordo tra uomini che cambiano, la Terra potrebbe non essere pi sferica, come accaduto che lo spazio e il tempo non sono stati pi "assoluti" sia per Einstein che per te, Carlo6. Voglio dire che pensare al mondo come un' "invenzione" e non come ad un dato di fatto, un qualcosa che sta "l fuori", non compromette la ricerca scientifica ma altres apre pi strade alla stessa. 5 Carlo Rovelli Giovanni, la Terra pi o meno sferica. Non per un accordo fra gli uomini. E il giorno in cui cambieremo idea su *questo* non arriver. Scommettiamo? 6 Giovanni Schiava Io potrei scommettere, ma: 1) non detto che necessariamente "cambieremo idea" sulla sfericit della Terra; 2) E' ovvio che se ci dovesse accadere, non sarebbe nei prossimi anni, non vivremmo abbastanza per riscuotere la vincita della scommessa. Non avrei nulla da perdere nello
Si tratta dellultima pubblicazione di Carlo Rovelli: Che cos' la scienza. La rivoluzione di Anassimandro, Mondadori Universit, settembre 2011. 6 Albert Einstein (1879-1955), forse lo scienziato pi famoso, con la sua teoria della relativit offri nuovi modi di concepire matematicamente lo spazio e il tempo. Prima di lui queste due misure sembravano essere state definitivamente fissate, in modo assoluto, dallo scienziato Isaac Newton (1643-1727), tuttoggi ancora valide solo se circoscritte allambito della meccanica classica. I pi recenti studi di Carlo Rovelli, rivolti al tentativo di accordare in qualche modo la relativit generale di Einstein e la meccanica quantistica, sono approdati ad ulteriori rivoluzionarie conclusioni: secondo Rovelli lo spazio fatto di grani di spazio mentre il tempo non esiste (Carlo Rovelli, Cos il tempo? Cos lo spazio?, Di Renzo Editore, Roma, 2004).
5

scommettere. Ti rigiro la frittata: in tutta sincerit, tu credi che Newton avrebbe accettato di scommettere su un tempo ed uno spazio non assoluti?7 7 Carlo Rovelli Buona domanda. Penso che Newton non avrebbe scommesso niente sul tempo e lo spazio assoluti, altrimenti non avrebbe speso tante pagine per argomentare sottilmente contro Cartesio secondo il quale questi esistono. Ma penso che Newton *avrebbe* scommesso che non cambieremo mai idea sul fatto che la Terra non sia il centro dell'Universo. E avrebbe vinto. Pi esplicitamente: vero che non siamo mai sicuri che la struttura ultima dell'universo sia quello che pensiamo, ma questo non ci impedisce di considerare molti risultati come assodati. Chi le nega non ha "un altro punto di vista". Ha torto. Sapere che ci si pu sempre sbagliare non vuol dire non poter dire chi ha ragione e chi a torto. 8 Giovanni Schiava Ritengo pericolosa l'eredit che la scienza ha ricevuto dalla filosofia, cio l'idea che noi dobbiamo andare alla ricerca di una Verit ultima, di una verit accertata e prima o poi definitivamente "assodata" (posizione metafisica). La scienza non ha bisogno di questa posizione poich, con o senza, i suoi termini non cambiano. Per la scienza, la sua "posizione metafisica" solo un'ideale regolativo, ha solo la funzione di stimolare la fantasia e la passione di spingersi in avanti verso un qualcosa, ma ai fini della metodologia non ha alcuna utilit. D'altro canto la posizione metafisica, come ti avevo detto in un post precedente, pu limitare, rallentare e compromettere la ricerca scientifica (la storia piena di esempi): in nome di unipotetica verit ultima si pu esercitare una certa autorit impositiva. La cosa pi grave, al giorno d'oggi, che la posizione metafisica della scienza risulta essere la maggiore minaccia per il mondo, poich la scienza, convinta di ricercare e raccontare la Verit, sinveste di quell'autorit impositiva (che prima era solo della filosofia e della religione) per la quale indica la Retta Via da seguire. Se, invece, spostiamo la scienza da una posizione metafisica ad una posizione pi "debole" e aperta, che aprioristicamente accetta la possibilit di tutto, essa non ha nulla da perdere ma tutto da guadagnare. O meglio, perder la pretesa di dire la Verit, ma guadagner in maggiori e pi numerose possibilit di costruire ed inventare il mondo secondo le aspirazioni umane mediate dal confronto e dall'accordo. Difatti, la sua metodologia, sulla quale si fonda, non verr compromessa, perch la scienza filtrer ogni proposta attraverso quella (metodologia), che altro non il linguaggio elaborato e condiviso dalla comunit scientifica, un linguaggio scaturito da un accordo (e in ogni caso anche questo cangiabile nel tempo). Come vedi l'unica cosa alla quale deve rinunciare la scienza la vecchia e inveterata Verit. Tale rinuncia le far perdere autorit suprema, ma , ai fini dell' "invenzione del mondo (tu diresti scoperta delle cose dell'universo), render la scienza pi feconda.

Vedi la nota precedente.

9 Carlo Rovelli Sono d'accordo con Lorenzo [ndr: un altro interlocutore di cui leggeremo alcuni post pi in avanti]. Cambierei solo un dettaglio: non direi che non ci sono prove per l'esistenza di dio8 "per un fisico o uno scienziato". Direi piuttosto che non vedo alcuna argomentazione ragionevole, per chiunque. Non mi sembra una questione di essere fisici o scienziati. E 'una questione di essere ragionevoli. Gli argomenti usuali per l'esistenza di dio mi sembrano infantili, o palesemente assurdi. D'altra parte, ci sono molti argomenti molto convincenti contro l'esistenza di quella buffa entit che la gente descrive quando parla di dio. Solo un esempio: se un dio esistesse, perch giocherebbe a nascondino, invece di farsi vedere chiaramente? L'intera storia di dio suona come un gioco. E' tutto come i due miracoli nella Messa: il primo miracolo che il pane si trasforma in carne, il secondo miracolo che questa carne ha tutta l'apparenza del pane (non sto inventando: nella dottrina cattolica ufficiale). Cos i miracoli li so fare pure io! Ho molto rispetto per tutti, naturalmente: ognuno ha il diritto di pensare ci che vuole. Se qualcuno vuole pensare che lui/lei avr una vita eterna, o domani diventer ricco come Berlusconi, o Napoleone, ok per me. Ma a mio parere le persone ragionevoli sono cresciute e non prendono pi questi giochi infantili sul serio. Credo che quello che porta la gente a idee come quella di dio, sia sopratutto la paura: paura di accettare che non sappiamo molte risposte sull'universo, su noi stessi, paura di sentirsi solo, dopo che mamma e pap non ci sono pi a prendersi cura di noi, paura di non avere qualcuno dove rifugiarsi. Capisco questa paura, e capisco perch l'immagine di un "padre buono" aiuta ad affrontarla. per questo che rispetto le persone che giocano a questo gioco con se stessi. Ma io preferisco l'onest. Accettare la realt: siamo ignoranti, limitati, moriremo, e non ci sono pi mamma e pap a proteggerci. S, penso che sia essenzialmente una questione di onest: vogliamo ingannare noi stessi in false credenze per sentirci meglio, oppure avere il coraggio di accettare ci che siamo? Penso che accettare la realt sia pi coraggioso, pi bello, e, ancora, soprattutto pi onesto. 10 Giovanni Schiava Carlo, mi ritrovo perfettamente in quello che dici. L'unica differenza che ultimamente sto imparando a non distinguere una posizione dall'altra ritenendole una vera e l'altra falsa, ma a considerarle una pi utile dell'altra in base alle aspirazioni dei singoli uomini o gruppi. Per quanto Dio a te non possa piacere, hai gi osservato come possa essere pi utile della scienza a molti uomini. D'altronde, non credi che la stessa scienza riuscita a farsi strada facendo leva su quella paura verso l'ignoto, di cui tu egregiamente parli? Non la stessa paura che ha fatto spostare molti uomini dalle certezze di Dio alle certezze della scienza? E non potrebbe essere la medesima paura di vivere in un mondo di incertezze che spinge alla ricerca di una Verit ultima, di un "realt assodata"?
8

Volontariamente Carlo Rovelli scrive dio con la lettera minuscola.

[Ndr: interviene un terzo interlocutore, Lorenzo Fatibene, gi citato da Carlo Rovelli] 11 Lorenzo Fatibene Carlo Rovelli, concordo. Quando ho usato la parola "scienziati" intendevo "persona ragionevole". (Devo dire che la tua posizione ti espone comunque a critiche). La *TUA* definizione di "ragionevole" relativa e tu le vuoi dare un senso assoluto. Ovviamente sono d'accordo che *ha* un senso assoluto (o il "meglio che abbiamo ora" come diresti tu) 9 ma se discutessi con un creazionista questo basterebbe a spedire la tua discussione sulla luna. Credo che il valore assoluto della nostra definizione di "ragionevole" sia in effetti una propriet della comunit che la condivide pi che una propriet della cosa stessa. Ma questa un'altra storia. Il mio insegnante di filosofia una volta ha detto: non dovete rispettare le idee. Le idee sono fatte per essere combattute, se non volete considerare il nazismo come una dottrina politica come tutte le altre. L'illuminismo non insegna a rispettare le idee. Insegna a rispettare le persone che le hanno. (Poi questo atteggiamento l'eredit di Anassimandro, ma questa ancora un'altra storia.] A proposito di transustanziazione: il Papa ha recentemente spiegato che il miracolo non va inteso nel senso fisico ma riguarda un livello "pi alto e fondamentale di realt". Naturalmente non vedo nessuna ragione di ritenere che esistano altri livelli di realt oltre quello fisico (a meno di riferirsi alla letteratura, ai sogni, ...) n per ritenere che i livelli di realt possano essere gerarchicamente ordinati. Come Carlo ha detto, tutto questo suona molto come un balbettio infantile. 12 Giovanni Schiava Lorenzo Fatibene, condivido quando dici: "Credo che il valore assoluto della nostra definizione di "ragionevole" sia in effetti una propriet della comunit che la condivide pi che una propriet della cosa stessa." [Ndr: interviene un quarto interlocutore, Giacomo Tarsi]

Il creazionismo la teoria secondo la quale lUniverso contiene un disegno intelligente che necessariamente presuppone un Architetto, un Dio creatore. In un dibattito tutto attuale, questa teoria si contrappone a quella evoluzionistica di Darwin.

13 Giacomo Tarsi Giovanni Schiava, francamente questo tuo ragionamento tutto utilitaristico non mi piace per nulla (anche truffare la gente utile per chi lo fa, e per restare in tema direi che le gerarchie ecclesiastiche sono protagoniste di una truffa, e allora? Dobbiamo per questo sdoganare la truffa perch utile a qualcuno o smettere di considerarla disonesta?). Secondo me stai decisamente travisando il concetto che la scienza non arrivi a verit definitive. Il fatto che le teorie scientifiche progrediscano e migliorino non significa che ogni affermazione pu essere messa sullo stesso piano e si tratti solo di valutare quale sia la "pi utile al momento". Di nuovo torniamo all'esempio della Terra che una volta era considerata piatta, poi la si scoperta dapprima sferica, poi come schiacciata ai poli (ellissoide di rotazione), poi piriforme, ecc... Le misure potranno ancora migliorare, ma nessuno potr mai pi trovare argomenti seri in favore di una Terra piatta perch la teoria stata ampiamente falsificata. Poi ci sar sempre qualcuno come i membri della Societ della Terra Piatta10, ma non si meritano nulla di pi di una sonora pernacchia. 14 Carlo Rovelli Giovanni Schiava: ho capito che a te piace una filosofia alla Heidegger, Vattimo11, ecc. A me invece non piace neanche un po'. Semplicemente, non vero che non c' nozione di verit al di fuori delle comunit che la condividono. Altrimenti non cambieremmo mai idea. Invece, succede spesso che scopriamo di avere torto. Per esempio, tu imbocchi in auto una strada che credi continui e, invece, un vicolo cieco. Per quanto tu sia d'accordo coi tuoi amici, per il muro non ci passi. Per cos divaghiamo. Forse meglio non andare in questa direzione, che non c'entra nulla, mi pare. 15 Giovanni Schiava Giacomo Tarsi, ho gi esposto la mia posizione in qualche post pi in su. Per rispondere nello specifico al tuo appunto sull' "utilitarismo", ovvio che io non lo concepisca fine a se stesso. Non si tratta di un'utilit di principio ma di "considerazione". Se un uomo truffa sar soggetto al giudizio degli altri che si confrontano in base ai singoli desideri. Probabilmente stabiliranno che per la convivenza pacifica non bene approvare la truffa (in breve ho fatto un excursus di come nato il diritto). Voglio dire che personalmente propongo di considerare la realt una nostra
10

La Societ della Terra Piatta unassociazione nata in Inghilterra nel XIX secolo e ancora tenuta in vita in California per difende la teoria della Terra piatta (http://theflatearthsociety.org/cms/). 11 Martin Heidegger (1889-1976) tra i maggiori filosofi del Novecento. Sullonda di Nietzsche, muove una severa critica alla metafisica e, contro ogni certezza, propone una vita sospesa nellattesa dello svelamento dellessere. Gianni Vattimo considerato il principale esponente italiano (e tra i maggiori internazionali) di una filosofia che coglie linvito di Nietzsche e Heidegger ad abbandonare la certezza della conoscenza delle verit definitive e assolute. Per Vattimo esistono solo interpretazioni e non fatti, e anche questa uninterpretazione. Tale filosofia denominata dagli avversari col termine relativismo.

"invenzione" piuttosto che un "dato di fatto", probabilmente, per le nostre ambizioni, otterremmo pi risultati per i motivi esposti nel post a cui tu, Giacomo, hai fatto riferimento. Carlo Rovelli, il ragionamento che fai penso sia pienamente legittimo. Ho gi cercato di spiegarti come io credo sia pi fecondo per la scienza pensare che essa "inventi" la realt piuttosto che pensarla come esistente "l fuori" (espressione di Richard Rorty12). D'altro canto, un po' mi meraviglio come uno scienziato come te, che ha "immaginato" le cose pi impensabili per il senso comune (ad esempio che il tempo non esiste13), si rifiuti di assumere questa posizione di maggiore apertura, che prevede di accettare come possibile ogni cosa. Credo sia pi utile alla scienza pensare che tu, Carlo, come Einstein, sia riuscito a tradurre nel linguaggio condiviso della scienza, quelle che sono delle tue "invenzioni". Ci non le nullifica, se esse vengono accettate come utili, "opportune" allo scopo condiviso. La storia piena di casi di uomini di scienza che non sono riusciti a far passare per buone le proprie idee, per poi essere ripescate in un secondo momento di maggiore tolleranza. ...Tra l'altro, Carlo, dando anche un'occhiata alla tua biografia, ritengo tu sia uno dei pochi scienziati cos tolleranti e aperti alla multidisciplinariet. Penso tu ti stia avviando ad una posizione "non-metafisica". 16 Lorenzo Fatibene Giovanni Schiava, sopra dicevo che "il valore assoluto della conoscenza una propriet della comunit". Non che risiede nella comunit. Non che ha senso nella comunit. Ma semplicemente che registrato sotto forma di conoscenze condivise. Credo che tu mi abbia frainteso prima di condividere. Ovviamente io posso sbagliare (e sicuramente l'espressione fuorviante) ma non intendo assolutamente dire niente tipo che la verit giustificata sociologicamente o dipende dalla comunit (qualcosa tipo il modo in cui Khun letto spesso per intenderci). Il discorso un po' fuori tema, quindi eviterei... Al contrario, sono *completamente ed assolutamente* d'accordo con Carlo. Credo che Einstein sia pi giusto di Newton, che pi giusto di Aristotele in un senso

12

Richard Rorty (1931-2007) probabilmente il filosofo americano pragmatista che pi di altri andato gradualmente a conquistare una posizione estrema. Appartenuto alla filosofia del linguaggio, egli giunto a sostenere che tutto espressione del linguaggio personale. Concetti come natura o fondamento non hanno consistenza se non come parole espresse da singoli uomini e condivise per comunicare stati ed impressioni. Non esiste una natura, una realt che sta l fuori, ma solo parole che esprimono concetti personali. Per Rorty luomo non si regge su categorie fisse e stabili, ma cambia e si modifica, come cambia e si modifica ogni cosa. Unalternativa che egli definisce ironica: La situazione spiega Rorty - di chi non mai del tutto capace di prendersi sul serio perch sempre consapevole che le parole con cui si autodescrive sono destinate a cambiare, di chi sempre cosciente della contingenza e fragilit del suo vocabolario decisivo, e quindi di se stesso (R. Rorty," La filosofia dopo la filosofia, Editori Laterza", Bari, 2003, p.90)
13

Vedi nota 6

**assoluto** e che ora che lo abbiamo scoperto rester cos fino a quando esisteremo (escludendo ovviamente il rincitrullimento globale). 17 Giovanni Schiava Lorenzo Fatibene, credo proprio di averti frainteso, avevo capito il contrario. E comunque non penso che il discorso sia fuori tema. Se non erro, si partiti per dibattere sull'esistenza di Dio, su ci che pi vero o pi falso. L'impostazione che io do, detta volgarmente "relativismo", uno dei possibili modi per affrontare il tema. Certo, un modo che chiede di spostarsi su un altro piano, alla stregua di come il tema del "tempo" e dello "spazio" possono essere affrontati su piani diversi (Newton, Einstein, meccanica quantistica, ecc). Se l'esempio calzante, credo si tratti di accettare la posizione detta volgarmente "relativistica" (come la teoria di Einstein), come uno dei piani possibili su cui affrontare il tema e non come un fuori-tema. Nella fattispecie, la storica disputa sulle prove dell'esistenza di Dio (che per la filosofia ufficiale materia trita e ritrita, e sembra essersi conclusa con Kant14) viene ricondotta ad una visione dove sembra opportuno che ogni punto di vista (credere in Dio, essere ateo o essere agnostico) abbia diritto di essere "pronunciato", raccontato, senza alcuna preclusione (altro non che l'idea di tolleranza e democrazia diffusasi dall'epoca dell'Illuminismo ai giorni nostri). Star alle parti che si confrontano, discutere e valutare, in base alle singole propensioni e al comune interesse, ci che pi di "opportuno" possa esserci. La resistenza ad aprirsi a tutto ci sembra essere dovuta pi alla paura di perdere Autorit (vale sia per la scienza che per la religione), piuttosto per una paura di perdere credibilit, di non poter essere fecondi. Abbracciare una posizione detta volgarmente "relativistica" non fa perdere credibilit alla scienza poich non intaccher la sua metodologia di ricerca, anch'essa condivisa di comune accordo. In conclusione, credo che se si vuol dimostrare o negare l'esistenza di Dio argomentando con una mentalit scientifica, non si vorr ottenere nulla di pi che "l'avere ragione", ma ai fini della fecondit scientifica non sar servito a nulla.
14

Immanuel Kant (1724-1804) tra i principali protagonisti della storia della filosofia. La sua personale rivoluzione copernicana ha condizionato il pensiero filosofico e scientifico. Nel Cinquecento, lastronomo Copernico, per poter spiegare certi fenomeni celesti rimasti fino ai suoi tempi indecifrabili col sistema tolemaico, prov a sostituire al centro dellUniverso la Terra con il Sole. In questo modo molti di quei fenomeni venivano meglio compresi. Allo stesso modo, Kant, per poter spiegare certe incongruenze relative al sistema della conoscenza umana, prov a sostituire le posizione tra i due termini della conoscenza, il soggetto che conosce e loggetto che conosciuto. Fino ad allora loggetto era stato messo al centro della conoscenza, mentre il soggetto che doveva conoscere gli ruotava attorno. Kant, al contrario, mise il soggetto al centro facendo ruotare intorno loggetto. Fuor di metafora, Kant cerc di dimostrare che se presupponiamo lesistenza di una realt esterna, essa non si d a noi, ma siamo noi che con le nostre categorie la rendiamo intellegibile. In questo modo, secondo Kant, si spiega come mai tutti i tentativi di dimostrare lesistenza di Dio sono miseramente falliti, poich le prime categorie necessarie per la conoscenza di qualcosa sono quelle della sensibilit, dellesperienza sensibile. E evidente che su ci di cui non abbiamo esperienza non possiamo applicare alcun altra categoria (a maggior ragione le categorie dellintelletto). Pertanto di Dio, non avendo alcuna esperienza sensibile, non possiamo dire di conoscerlo, ma possiamo solo dire che ci crediamo per intimo sentimento di fede. La filosofia di Kant diede una sferzata al cammino del pensiero umano, poich, attribuendo alluomo un ruolo sine qua non nella conoscenza, rese il terreno fertile per le filosofie relativistiche.

18 Lorenzo Fatibene Giovanni Schiava, la relativit di Einstein , malgrado il nome, una teoria dell'assoluto. Dice esattamente che esiste una descrizione del mondo fisico che indipendente dall'osservatore. (Scusa per prima. Quello che ho scritto era facilmente fraintendibile. Mi riferivo ad un discorso fatto in precedenza con Carlo, ma le parole scelte, viste da fuori, erano particolarmente fraintendibili.) 19 Giovanni Schiava Lorenzo Fatibene, lo so che la teoria di Einstein, nonostante il nome, vuole essere una teoria dell'assoluto. Einstein stesso stato chiaro su questo (tra l'altro era alla ricerca della Teoria del Tutto). Quello che volevo dire che nonostante Einstein (come Carlo Rovelli con i suoi concetti di spazio e tempo, e in ogni caso tutta la fisica quantistica) abbia inteso spiegare meglio la realt, o come lui diceva il "reale fisico", credo sia opportuno considerarli degli esempi involontari di come i punti di vista comunemente pi assurdi abbiano diritto di essere enunciati. Einstein ha potuto enunciare la sua relativit, la fisica quantistica la sua, Darwin la sua, Freud la sua, ecc. non perch l'ipotetico progresso umano sia giunto ad un punto che ha consentito tutto ci, ma pi probabile che sia dovuto alla maggiore apertura e tolleranza verso la "diversit", del tutto pi improbabile in altre culture ed epoche storiche. Ad esempio, le condizioni dell'impero romano erano ideali per uno sviluppo scientifico a certi livelli. Ci non accadde, perch? Io credo per una non sufficiente apertura della mentalit, nonostante i romani siano stati tra i pi aperti. 20 Carlo Rovelli Giovanni, io sono completamente d'accordo con te quando vuoi che "i punti di vista comunemente pi assurdi abbiano diritto di essere enunciati". E sono d'accordo con te quando parli dell'apertura a punti di vista diversi, e sopratutto con l'idea che bisogna sempre tenere presente la possibilit che ci stiamo sbagliando, e che qualcun'altro abbia ragione. D'accordo al 100% ! E forse vero che ho capito male quello che dicevi, se questo che dicevi. Solo che di solito per "relativismo" si intende solitamente qualcosa di molto diverso, e mi sembrava che tu in certi momenti scivolassi su questo qualcosa di diverso. E cio l'idea che tutti i punti di vista sono alla fine equivalenti, che non ha senso discutere e cercare di stabilire chi ha ragione o chi ha torto, perch tanto la verit solo relativa al gruppo di persone che parlano. Penso che questa idea, ben diversa dalla precedente, sia sbagliata nei fatti e pericolosa culturalmente. Non vero che tutto eguale. Se uno sostiene che lavarsi le mani prima di aiutare le donne a partorire diminuisce la mortalit e un'altro sostiene che non vero, perch ha idee generali diverse, non vero che le due opinioni sono sullo stesso piano. Uno ha ragione e uno torto. E per fortuna si discusso e si arrivati a stabilire chi dei due aveva ragione! La mortalit delle mamme al parto si divisa per
10

dieci! Per secoli i popoli del Mediterraneo pensavano che la Terra fosse una palla, mentre i Cinesi pensavano che la Terra fosse piatta. Uno aveva ragione e l'altro torto. Credo che il pericolo sia pensare che ci siano solo due alternative: o esiste una sola Verit Assoluta, la Nostra, oppure tutto eguale e tutte le verit sono egualmente buone. Porre questa alternativa il trucco, secondo me un po' sporco, che sta facendo il nostro Papa attuale da anni. E' un trucco. Perch in realt c' una terza via intermedia: essere sempre consapevoli che quello che crediamo pu rivelarsi sbagliato, ascoltare sempre i punti di vista diversi, ma cercare sempre, ad ogni momento di chiedersi chi ha ragione e chi ha torto. Da secoli la scienza funziona (o vorrebbe funzionare) cos, su questa terza via. Io penso sia la via migliore: essere aperti e prendere sul serio le opinioni diverse, ma non rinunciare a chiedersi sempre chi ha ragione e chi ha torto. E sai perch? Perch molto spesso diventa, poi, evidente che qualcuno aveva torto. Realmente torto. La Terra non piatta. 21 Giovanni Schiava Carlo, sono d'accordo con te. Il Papa esercita un'Autorit basata su delle leggi assolute che gli garantisco quella stessa autorit. Per quanto riguarda il "relativismo", a mio avviso, per definizione, non pu essere catalogato e chiuso entro delle mura. Essere relativista, probabilmente, non significa essere qualcosa in assoluto, ma essere qualcosa di diverso rispetto alle idee di chi ti definisce "relativista". Nel mio caso, l'invito ad assumere un atteggiamento mentale diverso dal solito, che suggerisce di accantonare l'idea della "verit", o della realt esistente per s, come idea regolativa (poich nasconde l'insidia dell'Autorit in nome della quale io posso giustificare in modo assoluto la mia posizione, contravvenendo alle regole della tolleranza, della democrazia e dell'amore). Nel caso specifico della scienza, accantonare la "verit" non significa perdere capacit di ricerca scientifica, perdere valore speculativo, cio non essere pi in grado di "scoprire il mondo" (io direi "inventare il mondo"), anzi, probabilmente significa accrescere la propria capacit speculativa, perch questa coinciderebbe con la medesima capacit dell'artista di creare il mondo. D'altro canto renderebbe lo scienziato necessariamente pi responsabile di quello che fa, perch consapevole non di "scoprire la verit gi esistente" (per la quale lui non avrebbe nessuna colpa dell'esistenza), ma perch lo scienziato stesso a proporre idee di verit, o meglio, a proporre possibilit di essere delle cose, nella consapevolezza che queste sono solo proposte che bisogna far accettare alla comunit scientifica, e quand'anche fossero accettate resterebbero pur sempre "proposte condivise". Alla fine, lo scienziato non sarebbe altro che un artista creatore. Pertanto, Carlo, la mia posizione (che sicuramente si avvicina e si nutrita di Vattimo, Rorty e altri, ma pu generare qualcosa di diverso, come tu hai osservato) comprensibile solo se ci si dispone ad un cambiamento di mentalit, come la "relativit" di Einstein per essere compresa richiede un cambiamento di mentalit, come la tua teoria, secondo cui il tempo non esisterebbe15, richiede
15

Vedi nota 6

11

un'immane sforzo di cambiamento di mentalit per poter essere compresa. Tu capirai che dicendomi laconicamente che la Terra non pu essere piatta, o che se vado contro un muro necessariamente ci sbatter, allo stesso modo io potrei dirti che tu te la canti e te la suoni quando dici che il tempo non esiste (detto con simpatia). Non basterebbero tutte le prove del senso comune, dell'esperienza comune, a dimostrarmi che io non sono invecchiato, che per me il tempo non passato. Perch tu possa farmi accettare questa idea dovrai cambiare i parametri del comune ragionare, ed quello che hai fatto.

12