Sei sulla pagina 1di 72

il giogo

17

Collana diretta da Luca Greccm

hwv yp LOX O'U~uyoiJ(JL KUL OLKll,


JtOLU ~1JV(pL 'tWVOE KUp'tEp0Yt8pa;
Eschllo, Frammento 267.

-rv nt8EL ~aeo 8v'tu KUpLW EXEl,v


Eschilo, Agamennone, 177.

~U""cppEL (JWcppOVELV urt m:VEL


Eschilo, Eumenidi, 520.

oihtC OWQ)pOVcLV nLm;aouL


Eschilo, Prometeo, 982.

In copertina:

Giovanni Casertano

Trono Ludovisi.
Rilievo centrale, manno. 460-450 a,C, circa,
Museo Nazionale Romano.

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA


VISTA DAI GRECI

GIOVANNI CASERTANO,

In appendice

La nascita della filosofia vista dai Greci.


Prima ed, "Il Tripode srl

fl
,

Napoli, 1977.

Pu ancora Talete essere considerato il "primo filosofo"?

In appendice:

Pu ancora Talete essere considerato ilI/primo filosofo"?

ISBN 88-7588-013-1

Copyright
2007

J6I1 ,di"",

~)ffde p/Mance
Via di Valdibrana 311 - 51100 Pistoia
Tel.: 0573-480013 - Fax: 0573-480914
C. c. postale 44510527
www.petiteplaisance.it
e-mail: injo@petiteplaisance.it

Chi non spera quello


che non sembra sperabile
non potr scoprirne la realt,
poich lo avrjatto diventare,
con il suo non sperarlo,
qualcosa che non pu essere trovato
e a cui non porta nessuna strada.
ERACLITO

'div1~n<;jdacf
",>c'rvlclO de

de Navarra
Bibliotecas

PREMESSA A QUESTA EDIZIONE

Anche nella storiografia filosofica, e quindi anche nella storiografia


'sulI'antico, ci sono le mode. Ci sono, vero, alcuni autori (esempio facile:

Platone, Aristotele ... ) sui quali, e fin dal loro tempo, non si sono mai
interrotte le ricerche, le problematizzazioni, le messe a punto, le revisioni,

ma ci sono anche alcuni autori ed alcune tematiche che hanno conosciuto,


nell'interesse degli storici, invece che un andamento continuo, un
andamento ondilineo, e quindi con creste e gole. Ci significa che gli
studi su questi ultimi sono il semplice effetto di quelle mode? A volte s
e a volte no; il pi delle volte no. E infatti poi, passato un certo tempo,
essi ritornano alla ribalta, vengono ripresi e portati avanti in nuovi
orizzonti e in nuove prospettive (ed a volterimaniiono nel mirino degli
storiografi, altre volte scompaiono ancora).
Un problema che appassion molti studiosi dell' antico e fu molto
dibattuto nella seconda met degli anni Settanta del Novecento fu quello
della "nascita della filosofia". Era un problema complesso, perch
interessava varie angolature e varie tematiche: se la filosofia nata, in
cosa si distingueva da altre forme di cultura, o meglio di culture ad essa
precedenti e contemporanee; se nata in Grecia oppure nell'Oriente
antico; quando e con chi nata; perch nata. Problemi, come si vede
subito, che per essere sviscerati esigevano competenze diverse e
complementari, come la filosofia, certo, ma anche la letteratura, e non
solo quella greca, ma anche, almeno, quella egiziana e quelle
mesopotamiche, le arti visive, l'archeologia. Problemi, insomma, che per
essere affrontati e discussi avrebbero avuto bisogno di un impegno
autenticamente e non superficialmente interdisciplinare. Impegno che,
credo ancora oggi, o non vi fu o fu scarsamente perseguito. Ma credo di
poter dire ancora un' altra cosa: in quei lavori di trenl'anni fa, alcuni dei
quali indubbiamente eccellenti, mancava una prospettiva a mio avviso
essenziale, quella dei diretti interessati, cio quella dei Greci. Cio,
ammesso dai pi che la filosofia era nata in Grecia, e quindi che i primi
veri filosofi furono i Greci, non si era tenuto conto di ci che i Greci
stessi avessero pensato della loro "filosofia"; e ammesso che i rapporti
culturali di quei primi "filosofi" greci con le culture orientali fossero
5

Premessa a questa edizione

stati certamente rilevanti, che cosa pensavano i Greci stessi di questo


loro udebito" con l'Oriente.
Questi furono i due interrogativi principali che mi posi trent'anni fa.
Ed il lavoro che ne risult fu un tentativo non tanto di rispondervi
esaurientemente, quanto di aprire una via di ricerca importante ma poco
battuta. Se lo ripropongo oggi, cos come apparve, perch credo, innanzi
tutto, che quel problema sia ancora vitale per chi si svolge indagini di
storia della filosofia, e di storia della filosofia antica, ma anche perch la
prospettiva e le problematiche entro le quali esso si collocava potrebbero
essere ancora feconde di nuove ricerche e di nuovi risultati, non inutili
alla coscienza storiografica dell'oggi. In appendice, con lo studio su
"Talete primo filosofo", * propongo invece un primo tentativo di saggiare
nel concreto quella metodologia e quell' orizzonte ermeneutico che nel
libro avevo seguito ed inseguito. Come trent'anni fa, ancora una proposta
e non soluzioni definitive.
Debbo infine ringraziare l'Editore, ed in particolare Luca Grecchi,
per 1'occasione che mi hanno gentilmente offerto. E, come trent'anni fa,
dedico questo lavoro purtroppo non pi ai miei genitori, ma alla loro
memoria.

GIOVANNI CASERTANO

*Apparso.c?n il titolo .pu ancor~ Talete ~ssere considerato il "primo filosofo"? in Miscellanea di
studi claSSICI m onore di E. Manm, GiorgIO Bretschneider, Roma 1980, Tomo II, pp. 395-411.
6

MO' D'INTRODUZIONE

Questo lavoro nato dall' esigenza di sottolineare un aspetto del


problema della "nascita della filosofia" e delle" origini o fonti orientali"
della filosofia greca. Se vero, come noi crediamo, che non si pu
pretendere di capire il presente - e tanto meno il futuro - se non si capisce
ed assimila il passato, e se vero, come anche crediamo che quest'opera
di riflessione e di assimilazione non mai un' opera compiuta, che
raggiunge risultati definitivi, perch in ultima analisi un' opera che
affonda le sue radici in esigenze sociali e individuali che cambiano
continuamente, in un "tempo presente" che continuamente impegna
l'uomo a trarre nuove lezioni da quel mondo opaco che il suo passato,
ad illuminarlo di nuove luci per poter pi consapevolmente proiettarsi
nel Usuo" futuro; se tutto questo vero, non ci sembra inutile, ancora
oggi, una rimeditazione sul senso e sulle prospettive della filosofia.
Oggi si parla di "morte della filosofia", e se ne parla in sensi molto
diversi; si va - attraverso varie sfumature ed accentuazioni - da posizioni
che riprendono certi accenni e spunti di Marx e di Engels a posizioni che
ripropongono certe vecchie contrapposizioni tra sapere mondanodiabolico-filosofico e sapere spirituale-divino-religioso. Noi non
vogliamo entrare qui in questa disputa; ma nemmeno vogliamo fare
una difesa della"categoria" filosofia, esaltandone il suo eterno valore
nel campo teoretico-conoscitivo o in quello pratico-morale. Vogliamo
soltanto osservare che se la filosofia morta o destinata a morire, essa
deve essere pure in un certo tempo e da certi genitori nata: anche in
questa prospettiva ci sembra quindi legittima una ricerca in tal senso. E
nell'ambito del nostro discorso, pur se non li richiamiamo direttamente
(ma sono fatti a bella posta), molti sono i raffronti, i richiami, le analogie,
le allusioni - polemiche o no - a posizioni culturali, a tesi, a dottrine, a
dibattiti dell'oggi: non sar difficile per il lettore scoprirli. Crediamo, in
altre parole, che qualsiasi fatto, qualsiasi evento vada storicizzato, cio
considerato e analizzato storicamente: non tanto importante lo spiegare
e il dimostrare semplicemente - razionalmente - che la filosofia muore,
nel XX secolo dopo Cristo, dopo esser nata nel V secolo avanti Cristo,
I

LA NASCITA DELLA FILOSOFlA VISTA DAI GRECI

quanto il mostrare come e perch, con quali caratteristiche e con quali


motivazioni, in base a quali esigenze e a quali finalit, all'interno di
quell'irreversibile processo dinamico-temporale che la realt nella sua
totalit, si potuto parlare e si parla della nascita o della morte della
filosofia.
Tuttavia, il nostro saggio non una risposta a queste esigenze, e non
soltanto perch si pone il problema della nascita e non quello della morte.
Diciamo che una preparazione a certe risposte. La lettura del passato
avviene sempre - e, non pu non avvenire - attraverso cerfi occhiali che
non ci dato mai, tanto fanno parte di noi stessi, toglierci dal naso; ci
nonostante crediamo sia doveroso - e possibile - spogliarci di quell'ottica
che oggi comincia finalmente ad esser considerata poco credibile e che
consiste, per usare un'espressione di Jean Bernhardt, in una lettura
all'indietro della storia. Questo tipo di lettura, che non a caso stata
tanto usata da una certa storiografia storicistico-idealistica, vede dovunque
"precursori" e filosofie del u non ancora" e comunque un "processo", in
positivo o in negativo, che ineluttabilmente porta all'oggi. Cio porta
alla propria "filosofia", soltanto a partire dalla quale possibile
ripercorrere retrospettivamente e veritieramente il passato e collocare
ogni cosa - ogni dottrina, ogni teoria, ogni filosofo - nella sua giusta
casella. Ma possibile, allora, pur rimanendo in tutto e per tutto uomini
del nostro tempo, evitare questo scoglio? Crediamo di s; e crediamo
che l'unica via sia quella di un contatto diretto con le fonti. Non alla
maniera heideggeriana, si badi, nella quale l"'oggi" e il "proprio"
finiscono per soffocare, pur mentre dichiarano di valerIa esaltare,
1'autenticit, delle fonti dell'ieri e dell'altro; bens attraverso una rilettura
dei documenti da un lato diretta e immediata, dall' altro slorica nel senso
pi pieno del termine, e cio cosciente delle molte mediazioni e dei vari
piani attraverso i quali deve muoversi !'indagine storiografica per
cogliere nella massima possibile "verit" il fatto, il documento, il
personaggio. Questo tipo di riconsiderazione e di rimeditazione del
passato consente, se non altro (e specialmente quando andiamo ad
esaminare fatti tanto complessi quali quello, appunto, della nascita di
quel fenomeno culturale che chlamiamo filosofia), di evitare due pericoli.
Da un lato, quello, cui abbiamo accennato, di trasferire nel passato
tematiche e problematiche che del passato non erano, ma appartengono
al presente o ad epoche diverse da quella che prendiamo in esame,
cadendo cos in una sorta di anacronismo" che non tanto di date, di
tempi o di fatti, quanto di impostazioni culturali e di atteggiamenti

A mo' d'introduzione

mentali; dall' altro, quello di schematizzare e semplificare - sotto la spinta


del bisogno, pur legittimo, di individuare e caratterizzare gli elementi
specifici di una situazione culturale - una realt che si dimostra sempre
molto pi complessa delle nostre ricostruzioni. Naturaimente, non
agevole assolvere un tale compito. Crediamo anzi che possa esser assolto
soltanto da un'indagine che sia autenticamente e non epidermicamente
interdisciplinare. Ecco perch abbiamo detto che in fondo questo nostro
. lavoro non presenta risposte, ma solo prepara a certe risposte. Anche in
relazione, cio, al problema particolare che ci eravamo proposto (la
nascita della filosofia e il rapporto della filosofia greca con le culture
orientali) abbiamo dovuto operare una scelta di prospettiva e ci siamo
posti delle limitazioni. La scelta stata quella di affrontare il problema
dal punto di vista, diciamo cos, dei Greci: visto che tutta la storiografia
sulla nascita della filosofia si muove grosso modo intorno a un certo secolo
ed intorno a certe dottrine - per dare una risposta positiva o negativa al
problema, non conta dal nostro punto di vista - ci siamo chiesti cosa
pensassero dell' argomento gli stessi personaggi cui essa si riferiva.
Naturalmente, e in parte anche, per lo stato delle stesse fonti prese in
esame, dal VI al IV secolo a.c., mentre per alcune dottrine il discorso
stato pi ampio, per altre si son fatti solo degli accenni. Le limitazioni,
invece, riguardano il materiale preso in esame; specialmente per quanto
riguarda il rapporto con le culture orientali, ci siamo fermati ad alcuni
"sondaggi": per il V secolo a.c. ad Erodoto e Tucidide, per il IV a Platone
ed Aristotele, per il I a Diodoro, per il I secolo d.C. a Plutarco, per il II-III
a Clemente e Numenio. Semplici sondaggi, come si vede, ma, almeno
speriamo, abbastanza significativi. Siamo quindi perfettamente convinti
che il discorso non completo e dovrebbe essere approfondito - e anche
soltanto nell' ambito del taglio che vi abbiamo dato -; cos come siamo
convinti che le stesse conclusioni cui siamo pervenuti debbano essere
considerate piuttosto aperte e problematiche, come del resto ci siamo
sforzati di presentarle, che risolutrici e definitive. Contiamo, comunque,
di riprendere il discorso. Confidiamo, per, che esso non risulti inutile;
se non altro, come invito a tener presente e nella considerazione che
merita (nel dibattito storiografico sulle origini della filosofia) una
prospettiva non secondaria e non sottovalutabile: e cio la coscienza che
ebbero di se stessi i "filosofi" di cui noi oggi parliamo.

Il

LI.
L'ARGOMENTO

(E IL SUO COMPLICARSI)

Il problema delle "origini della filosofia" o della "nascita della


filosofia" innanzi tutto ... un problema, nel senso che non una falsa

questione o una questione mal posta, ma di esso si possono con maggiore


o minore precisione individuare e definire i termini, si pu impostare
uno sviluppo, abbozzare o dare una soluzione. Questo lavoro in effetti
stato fatto e continua ad esser fatto: egregi studiosi, nell' affrontare questa
questione, hanno offerto, alla storiografia filosofica ed alle ricerche di
storia della cultura e di storia delle civilt, materiali abbondantissimi,
hanno individuato connessioni insospettate, hanno compiuto riflessioni
profonde. Molti preconcetti sono stati abbattuti o per lo meno messi in
crisi, molte prospettive rivoluzionarie sono state aperte. La sola notazione
che vorremmo fare, per ora, che nel quadro di questa storiografia sono
davvero molto pochi i punti che si possono dire generalmente acquisiti
ed accettati e sono molto poche le tesi che non hanno trovato delle
controtesi altrettanto validamente e appassionatamente enunciate e
difese. Se c' chi ha parlato della "nascita" della filosofia in Grecia, c'
d'altra parte chi ha parlato di una" filosofia" prima dei Greci; se la

filosofia stata presentata come la rottura del discorso mitologico, essa


stata anche presentata come l'erede naturale del mito; se si visto
nella filosofia, al suo sorgere, il porsi del problema metafisico, si altres
visto in essa l'affacciarsi del pensiero scientifico.
Tutto ci certamente naturale e pienamente legittimo. Se vero,
come gi chiaramente aveva detto Hegel, che non possibile fare storia
della filosofia senza avere un concetto di cosa sia la filosofia,! perch
per poter individuare e riconoscere nelle sue manifestazioni 1'oggetto

del nostro discorso dobbiamo ben possedeme gi il concetto,' la diversit


delle tesi e delle prospettive circa il nostro problema si spiega certamente
con la diversit dei punti di vista, su che cosa sia la filosofia, da cui i vari
studiosi si sono posti. Ebbene, indubbio che questa molteplicit di punti
di vista rispecchia tendenze e situazioni storiche, atteggiamenti culturali,
posizioni personali; altrettanto indubbio, per, che essa debba essere
11

LA NASCITA DELLA FILOSOFlA VISTA DAI GRECl

sempre tenuta presente - ma in lutti i piani sui quali si articola - da


chiunque affronti il problema pi importante di ogni ricerca storiografica
e cio proprio del suo spessore storico. Chi discute, critica o accetta
tesi e prospettive - su questo come su qualunque altro problema - deve
certamente giudicare non semplicemente con l'adottare il criterio del
ci che vero e ci che falso, ma anche e soprattutto conYindividuare
le matrici storiche e culturali sul cui sfondo emergono appunto un vero
e un falso.
Facciamo un esempio concreto. In un punto dell'Estetica,3 Hegel
riferisce il famoso passo del Protagora platonico,' noto comunemente
come Mito di Protagora. Il mito, raccontato da Protagora, narra della
nascita delle specie mortali ad un certo punto della storia della terra e
dei cieli, e come gli di decidessero di attribuire alle singole specie le
forze e le qualit necessarie alla vita. Il compito fu affidato a Prometeo
ed Epimeteo; quest'ultimo chiese ed ottenne dal fratello di eseguire lui
questa ripartizione. Ma quando Prometeo ispezion l'opera del fratello, .
not che tutti i viventi erano stati dotati del necessario, ma l'uomo era
rimasto nudo, indifeso e senza protezione. Allora Prometeo sottrasse
agli di la saggezza di Efesto e di Atena - il fuoco - e ne fece dono agli
uomini. Con ci era data all'uomo la possibilit della vita ma non l'arte
politica. Allora Zeus, temendo che la nostra specie perisse
completamente, invi Ermes a portare agli uomini - a tutti gli uominirispetto e giustizia (alMl e OLK'l), uniche garanzie per la vita sociale.
Dopo aver riportato il mito, Hegel cos conclude: In questi passi
esplicitamente sottolineata la differenza fra i fini immediati della vita, .
che si riferiscono al benessere fisico, alla cura di soddisfare i bisogni
diretti, e !'istituzione dello Stato, che fa a suo fine lo spirituale, i costumi,
la legge, il diritto di propriet, la libert, la vita comune.' Orbene, allo
studioso di storia della filosofia che si ponga dinanzi queste pagine
hegeliane, non pu sfuggire la necessit di muoversi per lo meno su tre
piani: 1) il discorso di Protagora; 2) il discorso di Platone; 3) il discorso
di Hegel (ad essere ancora pi precisi, a questi tre piani se ne
aggiungerebbe anche un quarto, che il nostro, cio del lettore di quelle
pagine: dell'interesse che lo ha mosso a le!;gerle, delle finalit implicite
od esplicite che lo hanno guidato, delle tendenze e delle direzioni che
assume il suo discorso storico). Ciascuno di questi tre piani presenta una
sua (relativa) autonomia ed una complessit maggiore o minore, ed
certamente compito dello storico cercare di individuarle e definirle con
la maggior chiarezza possibile, se non vuoI cadere in equivoci ed attribuire
12

L'argomento (e il suo complicarsi)

all'uno quello che dell' altro e viceversa. E infatti la distinzione tra benessere
fisico e io spirituale, tra i bisogni diretti dell'uomo e !'istituzione dell~
Stato col diritto di propriet e la libert, che Hegel vede COSI
esplicitamente sottolineata nei passi riportati, se certamente
funzionale al discorso che Hegel in questo punto sta facendo sul processo
di formazione dell' arte classica, in particolare sulla lotta fra gli di antichi
e nuovi, e in generale alla sua teoria sul sorgere e sulla funzion.e dello
Stato, non d'altra parte riscontrabile intutto il contesto ~latomco, nel
quale la preoccupazione fondamentale dI Socrate-Platone e quella della
dimostrazione della non-insegnabilit della virt e della soluzIOne del
problema dell'unicit della virt, o della relazio~e tra la virt. e le sue
parti. Cos pure fuor di dubbio che la problematIca dello spmtuale. o
del diritto di propriet, come appartiene ad H~gel e non a Platon~ questo punto -, a maggior ragione no~ appartiene a Protagora, Il cm
fine precipuo era un altro ancora e clOe quello dI rIvalutare un. vOlAo
sulla linea di una qnJOL non costretta e compressa ma potenzIata ed
ordinata.
Ritornando al nostro problema, anche in esso bisogna distinguere
allora almeno due piani, variamente complessi ed articolati al loro
interno: 1) chi ha posto (quando lo ha posto, come lo ha sviluppato,
come lo ha risolto e perch) il problema della nascita della filosofia i~
Grecia e delle sue origini (o fonti) orientali; 2) che cosa hanno pensato I
Greci della loro <,filosofia e del loro debito verso l'Oriente. Scopo di
questo nostro saggio quello di offrire: muovendoci sul secondo dei
piani cui abbiamo accennato, degli spuntI per ~n.a rICostruzIOne, sIa pure
in maniera soltanto problematIca, del termml della questIOne come
furono visti dall' altra parte, cio dai Greci stessi.
Prima per vorremmo soffermarci brevemente soltant~ su. alc~n~
indicazioni metodologiche utili per affrontare il nostro tema, mdlcazlOill
metodologiche proprie di posizioni storia grafiche che a buon diritt~
possono esser definite classiche: intendiamo quelle dI Hegel, dI
Windelband, di Zeller.

u:

13

I. 2.
NOTE DI METODO: HEGEL

Se intendiamo soffermarci per un momento sulle posizioni di Hegel,


Windelband e Zeller, perch crediamo che questi tre autori abbiano
con estrema chiarezza individuato alcuni aspetti metodologici
estremamente importanti per lo studio della filosofia greca alle sue
origini. E queste indicazioni sono tanto pi importanti - oseremmo dire
che costituiscono ormai dei punti fermi dell'indagine storiografica - se
pensiamo che quasi nessuna delle conclusioni particolari di Hegel, una
gran parte di quelle di Windelband, alcune di quelle di Zeller, non sono
pi sostenibili oggi alla luce dei nuovi risultati raggiunti dalla ricerca
storica e filologica relativamente all' antica filosofia greca.
Hegel stato forse il primo a stabilire con estrema chiarezza, contro
le tendenze e le aspirazioni alla oggettivit ed alla neutralit della
ricerca storico-filosofica (non esclusive del tempo suo, ma ricorrenti
ancora oggi), la necessaria parzialit della storia e della filosofia. giusto
esigere che la storia, quale ne sia l'argomento, racconti i fatti senza
parzialit, senza pretendere d'avvalorare interessi o scopi particolari.
Ma tale esigenza un luogo comune, che approda a ben poco, giacch la
storia d'un argomento necessariamente collegata in modo strettissimo
all'idea che ci facciamo di esso.6 Sembra plausibile che lo storiografo
della filosofia non abbia un sistema proprio, n metta nella sua opera
alcunch di suo, n pronunzi il proprio giudizio. Anzi, specialmente la
storia della filosofia dovrebbe avere come risultato siffatta imparzialit,
e per questo motivo sembrerebbe magari consigliabile di limitarsi a dare
estratti dei vari filosofi. Certamente chi dell' argomento non capisce un
elle e non ha alcun sistema, ma soltanto cognizioni storiche, pu
mostrarsi imparziale. 7
La necessaria parzialit, quindi, non una caratteristica propria

soltanto della ricerca filosofica, secondo il vecchio adagio che in filosofia


ogni cosa si pu sostenere ed ogni opinione valida, mentre ci non
avverrebbe nella scienza, ma una delle strutture fondanti di ogni tipo
di ricerca, dalla storica (dove non ha luogo la distinzione tra cronaca15

LA NASCITA DELLA PILOSOFlA VISTA DAI GRECl

presunta narratrice di fatti separati dalle opinioni - e storia come


interpretazione dei fatti, perch nella cronaca stessa, scegliendo i fatti,
selezionando i particolari, non foss' altro che in base al criterio della
importanza, opera pienamente l'intero plillto di vista del narratore)
alla stessa scienza (dove i cosiddetti fattori oggettivi, concreti, gli stessi
fatti, esperimenti, portano a conclusioni completamente diverse: e basti
pensare a come lo stesso fatto del salto di orbita dell'elettrone ruotante
intorno al nucleo porta un Heisenberg ed un Planck a delle riflessioni
diametralmente opposte).
Ma il merito di Hegel non soltanto di aver messo in luce questa
parzialit. Questa rivendicazione, in effetti, potrebbe anche portare a
conclusioni scettiche ed addirittura nichiliste, conclusioni delle quali
infatti Hegel stato accusato dai nostalgici della verit assoluta e
sovratemporale. 8 Il suo merito consiste bens nell'aver messo in luce
come la parzialit nella ricerca e nella filosofia debba essere o per lo meno
sforzarsi di essere pur sempre strettamente e dialetticamente unita alla
verit, e quindi come ogni ricerca e ogni filosofia, pur essendo parziali,
non siano mere opinioni, ma possano essere al contempo vere.
Parlando delle concezioni volgari sulla storia della filosofia e di
quell' ossequio verso tutte le opinioni che allora come oggi sembra
conquistare i sostenitori del ciascuno deve avere le proprie opinioni,
farsele da s, Hegel cos commentava: In tal modo si rinunzia allo
scopo di conoscere la verit. vero che la propria convinzione costituisce
il fondamento ultimo e assolutamente essenziale, che stimola alla
conoscenza la ragione e la sua filosofia, dal punto di vista soggettivo;
ma vi differenza fra la convinzione che s'appoggia su sentimenti,
presentimenti, intuizioni ecc., vale a dire su moventi soggettivi, in genere
sulla peculiarit del soggetto, e quella che si basa sul pensiero, che la
trae dali'approfondimento del concetto e della natura delle cose. La prima
forma di convinzione non altro che opinione.9 In altre parole, se
vero che ogni opinione ha pur sempre una sua validit, altres sempre
da ricordare che sussiste sempre lilla differenza essenziale, od anche
lilla opposizione, tra opinione e verit, e che la ricerca filosofica, come
quella scientifica, dev'essere sempre strettamente connessa alla verit e
non all' opinione. Il fatto importante che appunto questa verit non
mai assoluta e sovratemporale, ma sempre un sapere storico.
Accanto alla rivendicazione della parzialit e della verit della ricerca
storico-filosofica, un'altra precisazione hegeliana merita di venir meditata
nella considerazione del nostro problema, e cio l'individuazione di un
16

Note di metodo: Hegel

apparente circolo vizioso che avvolge chiunque si ponga il compito di


esaminare la nascita della filosofia. Abbiamo gi ricordato come per
Hegel sia impossibile fare storia della filosofia senza possedere un
concetto della filosofia: in particolare non possiamo dire che la filosofia
<<nata in un dato periodo (VII-VI secolo a.c.) e in una data area
geografico-storica (la Grecia del fiorire delle :n:OAEL o, se si vuole, della
loro decadenza), se non diamo gi un concetto di filosofia che ci permetta,
.appunto, di dire che prima di quel momento e al di fuori di quell' area
essa non c'era. Ma questo circolo vizioso apparente, o, per meglio dire,
non arbitrario e va assunto come tale senza pretendere di scioglierlo
preliminarmente. Per Hegel, infatti, non si possono per questo solo
motivo assegnare siffatte considerazioni preliminari alla categoria delle
premesse arbitrarie. E sebbene per quanto riguarda il loro processo
giustificativo esse siano soltanto dei risultati, tuttavia importa
premetterle, allo stesso modo e per lo stesso motivo per cui si fa precedere
a una scienza qualsiasi lilla notizia sonunaria del contenuto generalissimo
dellamedesimal0 C' qui in Hegel non solo l'individuazione dellegame
dialettico di unit-distinzione tra presupposto dell'indagine, momento
didattico-espositivo, processo giustificativo e storico dell'indagine,
risultato dell'indagine; ma c' altres la definizione in termini espliciti e
dialettici di quel vecchio paradosso della conoscenza - chi va alla ricerca
di qualcosa conosce gi ci di cui va in cerca, perch altrimenti non
saprebbe cosa cercare, ma in effetti non lo conosce ancora, perch
altrimenti non ne andrebbe alla ricerca - che Platone in termini immortali
individu e defin nel suo Menone.
Naturalmente queste precisazioni preliminari alla ricerca storiografica
sono in Hegel strettamente congiunte a quella che la sua peculiare
visione della filosofia e della storia della filosofia. Sono quindi
strettamente congiunte all'idea di una storia della filosofia come storia
del pensiero che cerca e trova se stesso,'! cio del processo dell'Idea che
nel suo svolgimento comprende se stessa, cio diviene ci che P perch
essa fuori del tempo ed nel tempo/, sono congiunte all'idea della
necessit di ogni filosofia}' del carattere pi ricco e profondo della
filosofia pi nuova. 15 Tutte tesi, queste, che a nostro avviso non possono
essere pi accettate, come pure non pu essere accettata (a prescindere
dalle aporie interne allo stesso concetto) quella presenza ossessionante
dell'Idea gi tutta determinata che passa all' esistenza e quindi si fa storia,
conia conseguenza fastidiosa di un processo, di uno sviluppo che solo
apparente ed illusorio perch tutti i suoi momenti sono gi determinati
17

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA V1STA DAI GRECI

necessariamente a priori nella e dalla sua idea.!6 Ma su questi concetti


non ci fermeremo, sia per non uscire troppo dal nostro tema, sia perch
meriterebbero di esser trattati molto pi ampiamente, e con tutta una
serie di giustificazioni e di argomentazioni che qui non possiamo dare. 17
Quello che crediamo invece sostenibile che queste conclusioni non
accettabili di Hegel non inficiano certe sue precisazioni metodologiche .
che crediamo tuttora valide. E che questa distinzione sia possibile ci
sembra confermato dal fatto che, mentre Hegel avverte doversi trattare
lo studio delle filosofie antiche con metodo storico, e attribuire a ciascuna
di esse soltanto ci che ci attestato,!8 che cosa giustissima, pure parla
di un Parmenide, per esempio, come di colui che ha scoperto che il
pensiero produce se stesso; e ci che vien prodotto lUl pensiero,19 che
cosa assolutamente non provabile n sulla base di B 8, cui Hegel si
riferisce, n sulla base degli altri frammenti dell'Eleata. Cos come pure
giusta l'affermazione che una cosa la storia della filosofia, altra cosa
la storia della cultura: pur essendo il campo della filosofia certamente
connesso con quello della scienza, dell' arte, della poesia, della religione,
non corretto per chi faccia storia della filosofia confondere questa con
la cultura generale di un'epoca." Altro merito infine, e non piccolo se si
pensa allo stadio dei lavori storico-filologici del tempo, della
ricostruzione hegeliana, l'uso corretto delle testimonianze degli antichi
nel campo intricato, per esempio, della filosofia presocratica, nel senso
che ogni testimonianza viene ricondotta - per quanto possibile _
all' ambiente storico di cui 1'espressione; e questo, ripetiamo, nonostante
la discutibilit di molti dei risultati a cui lo stesso Hegel giunge.

18

1. 3.
NOTE DI METODO: WINDELBAND

Maturata nell' ambiente culturale del neo-kantismo di Heidelberg,


l'opera storiografica di Windelband presenta, rispetto a quella di Hegel
e per quanto riguarda il nostro problema, dei progressi, ma anche delle
contraddizioni. Innanzi tutto, viene criticata !'idea hegeliana di storia
della filosofia, perch se giusto che questa non pu essere una pura e
semplice raccolta di opinioni, non giusto per che sia la serie
temporale in cui le categorie eterne appaiono storicamente nei sistemi
filosofici.'! Quest'idea non pu essere accettata perch nella storia della
filosofia <<non si tratta infatti soltanto del pensiero dell'umanit o dello
spirito del mondo, ma altres delle riflessioni, delle esigenze spirituali,
delle concezioni personali dei singoli filosofi in quanto uomini:" dove
viene il dubbio che accanto alle riflessioni ed alle esigenze degli uomini
continui pur sempre ad esistere un pensiero dell'umanit ed uno
spirito del mondo. E infatti per Windelband il risultato complessivo
della storia della filosofia e la variet dei movimenti ideali sono
determinati in ultima istanza da tre fattori: l) un fattore che egli chiama
pragmatico e che consiste nello scoprire che i problemi filosofici sono,
quanto alla loro sostanza, gi dati e nel corso storico si ripresentano come
gli enigmi originari dell'esistenza; in questo senso il progresso nella storia
della filosofia dev'essere inteso come scaturiente dall'intima necessit
del pensiero e dalla logica delle cose;23 2) un fattore dello sviluppo della
civilt, che consiste nello stretto rapporto tra arte, religione, momento
sociale, momento politico e filosofia, per cui a un certo punto i sistemi
filosofici si rivelano addirittura come la coscienza riflessa di un
determinato secolo;" 3) e infine un fattore individuale, per cui anche le
convinzioni generali ricevono l'impronta delle singole personalit. 25
A merito del Windelband va, invece, ascritta la piena coscienza
dell'impossibilit di una determinazione, che sia universalmente valida,
della filosofia come scienza speciale e quindi di una definizione valida
una volta per tutte del rapporto tra la filosofia e le altre scienze. 26
Coscienza che si traduce nella giusta precisazione metodologica che, se
19

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

andiamo ricercando la filosofia nella storia della filosofia, come pur


necessario, dobbiamo essere sempre attenti al continuo spostamento di
significato della parola e del termine filosofia nel corso dei secoli. Tutto
ci va bene, ma il fatto che per il Windelband questo continuo
spostamento di significato della parola filosofia - oltre ad essere
certamente un fatto storico e spiegabile storicamente - si presenta anche
come una serie di "tentativi di concretare l'idea generale di filosofia, come
trattazione scientifica dei problemi universali circa la conoscenza del
mondo e la concezione della vita, in definizioni ben deterrninate,27
In conclusione, anche in Windelband, come in Hegel, sembra di dover
avvertire quello iato fastidioso tra la filosofia e le filosofie, dove,
nonostante tutto, il primato sembra doversi attribuire pur sempre alla
prima sulle seconde, col risultato che il progresso - o meglio il processo
- delle filosofie non faccia altro che seguire una norma, un disegno,
comunque una linea gi tutta bella e definita. Prova ne sia non tanto la
ormai - almeno si spera - sorpassata divisione che il Windelband fa
della filosofia greca fino al 322 a. C. nei tre periodi cosmologico,
antropologico, sistematico;28 quanto l'assai sintomatica giustificazione
che se ne d: "E di questa eccellenza sono una prova la limpidezza e la
semplicit della linea generale di sviluppo di questa filosofia, che
dapprima port l'indagine dello spirito verso l'esterno, poi lo ricondusse
su s medesimo e quindi, per l'appunto da questo ritorno, parve attingere
una pi profonda comprensione di tutta quanta la realt."

20

I. 4.
NOTE DI METODO: ZELLER

Ben diversa personalit scientifica, Edoardo Zeller ci ha lasciato, con


La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, un lavoro che per i suoi
"intendimenti di genuina e impregiudicata ricostruzione storica, che egli
ha sempre cercato di tradurre in atto)}, per il suo metodo di presentare
ai lettori, nella pi larga misura possibile, il materiale documentario e
l'apparato bibliografico, per metterli in grado di rendersi conto adeguato
della interpretazione offerta e di discuterla e valutaria a ragion veduta,30
rimane uno strumento insostituibile a tutt' oggi per chi voglia orientarsi
nel movimento degli studi di filosofia greca. E in effetti la ricostruzione
zelleriana, per il costante contatto con lo sviluppo della letteratura critica
storico-filologica che si svolgeva contemporaneamente a Zeller, per il
rigore scientifico della sua critica, che batteva in breccia le tante fantasie
che ricorrentemente - ed ancora oggi - vengono fatte passare per studi
di filosofia antica, costituisce anCora un modello di storia della filosofia
greca insuperato per vastit, profondit e scientificit. 31
Il lavoro dello Zeller inizia con la necessaria e giusta costatazione
che il termine filosofia stalo adoperato dai Greci in significati ed
estensioni molto variabili: 32 da Omero ad Erodoto e Tucidide, fino a
Socrate, a Platone, ad Aristotele, e gi fino alle scuole postaristoteliche
ed ai Neoplatonici, per filosofia si sono intese le cose pi svariate. Per
cui, se volessimo accogliere in una storia della filosofia greca tutto ci
che dai Greci stessi stato chiamato o compare in opere filosofiche,
verremmo o a restringere troppo i confini della trattazione o, pi spesso,
ad allargarli troppo. Ecco che allora si pone preliruinarmente il problema:
ci che filosofico, a qual contrassegno lo si pu riconoscere e
differenziare da ci che non filosofico?." Essendo ovvio che questo
criterio distintivo pu essere cercato solo nel concetto di filosofia, e che
questo a sua volta cambia con l'angolo visuale dei singoli e delle et, ne
consegue la necessit, per lo storiografo, di dare una propria
chiarificatrice definizione. Quella che lo Zeller adotta la seguente: "lo
considero adunque la filosofia come una attivit puramente teoretica,
21

LA NASC1TA DELLA FlLOSOFfA VISTA DAI GRECI

Note di metodo: Zeller

cio tale che in essa si tratti solo di conoscere; una scienza, cio una
riflessione metodica, [ ... ] tale che si ponga coscientemente per fine una
conoscenza razionale delle cose.34 Naturalmente, come ogni altra
definizione, anche questa dello Zeller si presta, sia per il suo carattere
intellettualistico, sia per le sue sottintese od esplicite implicazioni, ad
obiezioni e critiche pi o meno valide e fondate; essa ha comunque, da
un lato, il merito, come direbbe Hegel, di aborder la question con precisione,
franchezza ed onest,35 dall'altro di essere sempre e consapevolmente
aperta nei confronti di tutto ci che si escluso. Ed infatti lo stesso
Zeller, subito dopo, a mettere in guardia dal pericolo di rompere con
una tale delimitazione la reale connessione storica, allorquando
perdessimo di vista il molteplice intrecciarsi del filosofico col non
filosofico, la gradualit dello sviluppo col quale la scienza si elabor la
propria esistenza autonoma, la peculiarit del posteriore sincretismo, il
valore della filosofia per la cultura generale e la sua dipendenza
dall'ambiente generale.36
Questa coscienza, che deriva allo Zeller dalla migliore tradizione
hegeliana, si arricchisce in lui di tutta una serie di indicazioni
metodologiche che non possono affatto esser sottovalutate anche da parte
di chi non accetta tutte le conclusioni particolari della sua mirabile
ricostruzione storiografica. E infatti, mentre da un lato si critica la
hegeliana successione dei sistemi filosofici ricalcata sulla successione
logica dei concetti," si rivendica dall' altro lato una legittima connessione
ed esposizione storica, solo non costruita speculativamente dall' alto,
ma ricostruita positivamente dal basso, col materiale che ci dato;38
mentre da un lato - sulla scia della hegeliana parzialit dello storicosi rivendica la necessaria preparazione filosofica e la necessit di un
proprio angolo visuale filosofico per chi si accinga a fare storia della
filosofia,39 dall' altro lato si esce da quel famoso circolo vizioso indicato
da Hegel (solo chi comprende la storia della filosofia raggiunge la
filosofia, e solo chi raggiunge la filosofia comprende la storia della
filosofia) con una conclusione cos aperta e tesa piuttosto verso il futuro
che verso il passato, con una fiducia cos riaffermata e sincera nella
ricerca, nella scoperta, nella storicit del sapere e della riflessione critica,
da lasciarsi completamente alle spalle quell'impressione di risolto chiuso
definitivo che traspariva dalle pagine di Hegel: Ci che peraltro ne
consegue si soltanto questo, che mai e poi mai dobbiamo tenere per
terminato il lavoro scientifico, cos nel campo storico come nel filosofico.
Come anzi in genere la filosofia e la scienza sperimentale si esigono e si

condizionano a vicenda, cos accade anche in questo caso: ogni progresso

22

della conoscenza filosofica apre alla riflessione storica nuovi angoli


visuali, le facilita l'intelligenza dei sistemi anteriori, e delle loro
connessioni e relazioni; ma reciprocamente anche ogni conoscenza
novellamente raggiunta intorno alla maniera, in cm i compiti della ricerca
filosofica sian stati compresi e risolti dagli altri, e intorno alle ragioni,
alla connessione interna, e alle conseguenze delle loro ipotesi, ci istruisce
. anche sui problemi, la cui soluzione incombe alla filosofia, sulle differenti
vie che per ci si possono seguire, e sui risultati che da ciascuna di tali
vie sono da attendersi.40

23

II. 1.
L'ALTRO ARGOMENTO

Nell' affrontare ora l'altra questione che ci eravamo proposta, che cosa

i Greci hanno pensato di dovere all'Oriente e che cosa hanno pensato


essere la filosofia, dobbiamo subito dire che anche a proposito di questo
problema, per non restare nel vago e nell'impreciso e per non rendere
ancora pi numerose le PU! necessarie omissioni, si rendono
indispensabili ulteriori delimitazioni del tema. Poich vogliamo parlare
delle origini della filosofia greca, abbiamo deciso di non slargare
l'orizzonte del nostro discorso al di l dell'ultimo ventennio del IV secolo
a.c., cio praticamente fino ad Aristotele, per quanto riguarda una ricerca
del sorgere e del significarsi autonomo del termine e del concetto di
filosofia; la verifica del senso di un nuovo termine, che sempre
portatore di un nuovo concetto, sar falta d'altra parte - per le ragioni
che diremo - principalmente su Platone e su Aristotele. D'altro canto, la
ricerca, nelle testimonianze degli antichi Greci, di un rapporto di
dipendenza o meno della cultura greca dalle culture orientali, sar
condotta su di un piano molto pi vasto, giungendo fino all' era volgare,
ma proprio per questo non potr andare molto in profondit. Insomma,
quello che vorremmo con queste poche note non gi definire o risolvere
questo problema - perch nessun problema si definisce o si risolve mai
compiutamente -, quanto di offrire alla nostra meditazione un certo
materiale di lavoro e certe linee ermeneutiche suscettibili, cos speriamo,
almeno di venir prese in considerazione.

25

II. 2.
DI QUANDO IL FILOSOFO, IL FISICO E IL SOFISTA
VIVEVANO IN ARMONIA

Il terrrline filosofia non appare per la prima volta in Platone, ma


forse con Platone che riceve una prima definizione, o - meglio - una
prima serie di definizioni. Per quanto riguarda la speculazione
preplatonica, ci troviamo di fronte a non pi di un paio di testimonianze
attendibili e ad una massa di notizie e testimonianze (anche molto tarde)
difficilmente controllabili e tra le quali bisogna muoversi con estrema
cautela. La cosa non desta meraviglia se appena si pensi allo stato delle
fonti su cui siamo costretti a lavorare per i pensatori presocratici. Ma
accanto alla parola filosofia, troviamo almeno altri tre termini che
debbono venir presi in considerazione: ao!po, aO!pLat1J e !pL,oao!po, i
cui significati nei presocratici e fino a Platone e ad Aristotele inclusi, si
intrecciano, si separano, si intrecciano di nuovo.
Chi rappresentavano queste nuove figure che a partire dal VI secolo
appaiono sulla scena della cultura greca? Un'antica tradizione ci presenta
sette uomini sapienti (ao!poL), sul cui nome nemmeno gli antichi si
accordavano,41 e la cui sapienza pare consistesse in una riflessione sui
temi della vita morale e politica. In un'epoca posteriore vennero composte
delle raccolte delle loro sentenze,42 ma sono cataloghi molto sospetti, sia
per la loro redazione sia per le attribuzioni particolari." Dicearco sostiene
che essi non furono n sapienti n filosofi, ma uomini esperti e legislatori
(OmE aocpo omE cpLoaocpou ... auVE'tO b 'tI,va KUL VO~08E'tLKoU)>>;44
mentre Aristotele li chiama sofisti cio possessori di una sapienza
rivolta all'etica e alla pratica della vita, esercitatori di sapienza." In
questo senso i termini aO!pLu e ao!po erano gi stati usati da Omeroed
Esiodo per indicare il possesso di un'arte," ed Erodoto ancora li usa per
indicare una sapienza - tutta greca - rivolta s alle cose pratiche, ma
dove queste non hanno nulla a che vedere con le ricchezze accumulate
da barbari quali il re Creso, nel noto episodio di Solone," o il tracio
Salmoside, inutilmente discepolo del sapiente Pitagora. 48 Di
quest'ultimo abbiamo delle testimonianze che ce lo presentano come un
filosofo: Esichio ci dice che Pitagora si diede alla filosofia, dedicandosi
alla retorica, e inventando per primo i ragionamenti eristici;49 Aezio ci
J

27

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

riferisce, en passantI parlando dei numeri come dei principi, che Pitagora
per primo chiam la filosofia con questo nome.50 Come si vede, oocpo,
oo<pLm1\ e <pLOOO<pO non hanno ancora acquisito sensi e significati
ben precisi: una certa sapienza di vita, un possesso generico di cultura,
o comunque di ogni specie di arte o di sapere.
N le cose vanno meglio per gli altri presocratici. Parmenide
probabilmente distinse, secondo Diogene Laerzio, la filosofia Ka1:a
a1\8fLav da quella Kma 06;av,51 intendendo con ci non solo la ricerca
logica e metodologica, ma anche quella fisica; Zenone, per cui il pregio
essenziale della filosofia il disprezzo della morte, chiamato filosofo
fisico e vero politico;" Empedocle eccelle nello studio della filosofia
naturale;53 Melisso chiamato epuOlKO54 e come cpLOOOcpO ricordato
a capo della flotta di Samo contro gli Ateniesi;55 lppocrate di Chio,
commerciante ed esperto di geometria,56 raggiunse la sua notevole abilit
nella geometria solo quando, giunto ad Atene, cominci a frequentare i
cpLOOOCPOL;57 Archelao, cpUOLKO CPLAOOOcpO, fu il primo a condurre,
secondo Suida, dalla lonia lo studio della natura, e nel suo libro intitolato
<p'Uocooy,a trattava di ' O'KULOV e di ' alOXPov sostenendo che fossero
o <pDon, aa vOIl0:58 discepolo di Anassagora, pare che sia stato
maestro di Socrate;59 Ecateo di Abdera, <pLOOO<pO, fu anche KpL'tLK
ypallllmLKo (scrisse un libro: Sulla poesia di Omera e di Esiodo),60 ma,
come pare, fu <pLoao<po alla KU' nE p' ,a npa;EL lKuvcirtmo, cio
non soltanto filosofo ma insieme anche espertissimo negli affari;61
Democrito, <pLMoo<po e <p'UOCKO, il migliore dei filosofi (iipLmo ,wv
CPLAOOOCPWV),62 soprannominato sapienza (2:ocpLa),63 si rec fino ai paesi
dei Persiani e degli Indi e degli Egizi e presso quei popoli fu istruito
nella sapienza a loro propria (,a nap'EKamoL "nULOED8l'] oo<pa)>>."
Anche nell'ambito di queste testimonianze, quindi, emerge un quadro
di cultura estremamente ricco, mobile e vario: i <pLMoo<pOL di questo
periodo - prescindendo volutamente dall' esaminare il contenuto
specifico delle loro dottrine e quindi di commisurarlo ad una nostra idea
di filosofia e ad un nostro criterio di giudizio - appaiono come uomini
la cui caratteristica predominante una forte curiosit di sapere in molti
campi, congiunta ad un forte spirito pratico e attivo: comunque, un essere
insoddisfatti ed un non accontentarsi del dato, del trasmesso, del
tradizionale; sono logici e studiosi della natura, ma anche commercianti
e uomini di affari, sono studiosi di geometria, di etica, di letteratura, ma
anche valenti politici e generali. Ed anche se esaminiamo la prima
apparizione, questa volta in un contesto diretto e forse autentico, del
28

Di quando il filosofo, il fisico e il sofista vivevano in armonia

termine cpLOOOcpO, che si trova in Eraclito, non usciamo dalla cornice di


questo quadro: xPl yap d llaa nOwv '(mopu <PLOOO<pou iivopu
ELva!" Ka8' HpaKAEL'tOV. 65
Una maggiore precisazione dell' ambito concettuale dei termini di
oO<pLm1\ e <pLOOO<pO sembrerebbe doversi avere intorno al V secolo,
col movimento culturale della sofistica. Ma anche qui non ci troviamo
di fronte a posizioni nette e precise. Forse per primo, Protagora
. rivendicava a pieno diritto la qualifica di sofista; ma questa comporta
per lui la capacit di nULoEDELV av8pwnou, !'insegnamento di una
E~ula mp'twv olKElOlV ... mp'twv 'tf nOEOl.66 Il sofista quindi un
educatore, ma un educatore che insegna agli uomini non solo un retto
discernimento etico e politico (si pensi all'incarico affidato da Pericle a
Protagora di preparare la legislazione di Turii),67 ma anche la fisica,68 la
giurisprudenza,69 la fisiologia,7 la geometria,71 la grammatica. 72 Se
pensiamo ad un Gorgia, abilissimo oratore,73 uomo politico74 di un fiuto
e di una sensibilit notevoli," studioso della sfera celeste," della
fisiologia dell'uomo," ammiratore dell'intelligenza e della sapienza
umane che si rivelano nei discorsi degli studiosi di cose celesti, di cose
politiche, nei discorsi dei <PLOOO<pOL;78 se pensiamo ad un Prodico,
abilissimo oratore politico, professore di <pLOOO<p'u e di retorica,79 filosofo
CPUOLKO}O scrittore di fenomeni celesti}l grammatico e linguista,82
studioso delle origini della religione," forte pensatore morale;84 se
pensiamo ad un Ippia, anch' egli uomo politico,85 scrittore di astronomia,
di musica, di metrica, di pittura e di scultura, di storia, di genealogie}6
esperto nella storia delle colonie, delle antiche citt e delle loro
costituzioni e quindi di quella che diremmo la storia antica,
l'apxmooy,u,87 valente matematico e geometra - invent la quadratrice,
risolvendo il problema della trisezione dell' angolo rettilineo88 - e valente
artigiano (fabbricava per s anelli, sigilli, ampolline, mantelli, tuniche
che eguagliavano in bellezza i pi ricchi manufatti persiani);89 se
pensiamo infine ad un Antifonte, scrittore di cose di fisica edi
astronomia,9 di anatomia e di fisiologia,91 valente matematico e
geometra - pare che abbia seguto gli studi di Ippocrate di Chio sulle
lunole e su questa base proposto la soluzione del problema della
quadratura del cerchio con il metodo della divisione all'infinito92 -, forte
pensatore politico ed etico;93 Se pensiamo cio a tutto il vario e ricco
movimento culturale della sofistica, dobbiamo ancora una volta
concluderne !'impossibilit di separare il <pLOOO<pO dal <p'UOCKO non
solo, ma anche dal oO<pLm1\ e dal oo<po.
29

LA NASCITA DELLA FILOSOPIA VISTA DAI GRECI

Ma almeno la parola sofista non acquist ben presto, grazie alla


polemica che contro i soHsti condussero Platone, Aristofane, Aristotele,
un senso ben preciso, con delle connotazioni negative tali che - a partire
almeno dalla fine del V e dal IV secolo - non avrebbero permesso pi di
accomunarla a quella di sapiente e di filosofo? In effetti in tutta l'opera
platonica corre sempre, sottintesa od esplicita, una continua polemica
nei confronti dei sofisti, spesso velata dalla sapientissima ironia di
Platone, a volte anche dura e violenta. Contemporaneamente a Platone,
con un disprezzo fors' anche maggiore, Senofonte scriveva che quelli che
vendono la sapienza a chiunque vengono chiamati sofisti, che come
dire prostituti ("opVOV).94 Ed Aristotele icasticamente cos definiva:
sofistica aoepta apparente, non reale; aoepLCYtTJ uno smerciatore di
oO'PLU apparente, non reale.95 Eppure, questa definizione cos netta e
concisa, questa delimitazione concettuale - in negativo - cos chiara ed esplicita,
valsa paradossalmente pi per l'et moderna fino ai giorni nostri, che per gli
antichi e anzi per coloro stessi che l'avevano formulata. E infatti, se da un lato
lo stesso Platone professava una sincera ammirazione per Protagora,96
Gorgia," Prodico,98 Ippia," e addirittura in un luogo chiamava sofista lo
stesso dio;'O se Aristotele aveva chiamato sofisti - e senza alcun tono
spregiativo - i Sette Sapienti;'01 ancora nel II secolo dopo Cristo un Elio
Aristide poteva scrivere che non si conosceva non solo l'origine, ma

neppure il significato della parola filosofia presso i Greci [... ] Erodoto


non ha chiamato sofista Salone e poi ancora Pitagora? Androzione non
d ai Sette l'appellativo di sofisti e non chiama poi sofista anche Socrate?
Lisia non chiama sofista tanto Platone che Eschine? [... ] Ma io credo
piuttosto che la parola sofista fosse semplicemente un epiteto generico,
e che per filosofia s'intendesse una specie di buon gusto e passione per
l'arte del ragionare (qJLAoOO'PLU Kut6La'tpLj3i] "Ept 6yov) [... ] una cultura
in generale ("m6Eu KOLVW)>>.102 Dove non solo sparita qualsiasi
accentuazione negativa del termine sofista, ma la 'PLOOO'PLU - dopo
Platone, Aristotele, stoici, epicurei, i medio-platonici - ancora una specie
di "m6Eu KOLVW. E del resto, sempre nel II secolo d.C., Clemente
Alessandrino chiamava Orfeo che ammansiva le fiere col canto un
8p<;'tKLO o0'PLo"'l, nel senso di musica, poeta (protr. 3 Stahlin).

30

II. 3.
POI IL FILOSOFO
CERC DI METTERE DA PARTE IL FISICO

Se per i presocratici dunque non stato possibile dare una univoca


determinazione concettuale dei termini di filosofo, saggio, sofista,
vediamo se ci possibile per Platone, con il quale bene o male si assiste
ad una svolta nella storia del pensiero greco. Premettiamo subito che
tanto per Platone, quanto per Aristotele di cui parleremo fra poco, non
ci potevamo proporre di offrire una caratterizzazione della loro
dilosofia - cosa che del resto abbiamo evitato di fare anche per i
presocratici -, e nemmeno di far scaturire da quello che il contenuto
delle loro dottrine una qualche definizione che bene o male e a nostro
avviso fosse il condensato di quel contenuto stesso. A parte la difficolt
di questo tentativo - certamente non attuabile nel ristretto ambito di
questo nostro saggio -, difficolt che per Platone quasi insuperabile (e
si pensi, per esempio, al fallito tentativo del Windelband di presentare
un sistema platonico), non era questo lo scopo del nostro lavoro.
Quello che vorremmo mettere in evidenza, sia nel pensiero platonico
che in quello aristotelico, piuttosto la presenza di certe linee di tendenza
e di valutazione che, collegandosi alla speculazione precedente,
contribuiscano a chiarire se non altro l'aspetto formalizzato (nel modo
in cui fu impostato da questi autori) del problema che qui stiamo
discutendo. In questo senso quindi utilizzeremo le testimonianze
platoniche ed aristoteliche. Siamo altres perfettamente coscienti che le
linee che indicheremo potrebbero essere corrette, ampliate o anche
contraddette (noi stessi le consideriamo piuttosto delle proposte di
risoluzione che delle risposte al nostro problema); confidiamo tuttavia
che esse possano perlomeno apparire significative e non infondate. Un
semilavorato sempre un male minore di un lavoro infondato.
Platone sembra ereditare dalla cultura filosofica e scientifica
precedente quello spirito di curiosit, quell'incessante ansia di ricerca,
quell'amore del nuovo, dell'ignoto, della scoperta, quando pone a
fondamento dell'atteggiamento filosofico la meraviglia: Ed proprio del
filosofo questo che tu provi, di essere pieno di meraviglia; n altro
31

LA NASCITA DELLA FILOSOFTA VISTA DAI GRECI

Poi il filosofo cerc di mettere da parte il fisico

cOnUnciamento ha il filosofare che questo.103 Il filosofo sembra esser


qui, per Platone, colui che pronto a ricercare, a indagare, a sapere tutto.
Eppure, gi in quelle parole, c' una limitazione che ad un Ippia, per
esempio, o ad un Protagora, sarebbe parsa inaccettabile. A ben guardare,
questo non un programma del sapere filosofico: piuttosto
l'indicazione dell' atteggiamento, del movente psicologico che spinge un
uomo ad aspirare alla filosofia. L'esser pieno di meraviglia non che il
cominciamento del filosofare, necessario s, ma che non apre a tutte le
direzioni. E infatti, se si passa alla "mOELu di un qJLoao<jJo, questa
comprende la musica, la ginnastica, la matematica, la geometria, la
stereometria, l'armonia e la scienza dei suoni, la dialettica. 104 Sembra
allora gi aprirsi, nel pensiero platonico, una dicotomia: da un lato c' la
<jJLoao<jJLu come atteggiamento curioso e meravigliato, ricerca della
sapienza che vuoI conoscere e conquistarsi tutto; dall'altro la nul,oc:Lu
del filosofo che incanala, che restringe, che delimita quell'ingenuo slancio'
dell' animo.
Che la filosofia sia amore di apprendere, che filosofare sia ricercare
la sapienza - secondo, del resto, l'etimo stesso della parola -
affermazione che Platone ripete pi volte. 105 Se la filosofia non
filodossia, nel senso che pur sempre tesa alla verit,'06 e se la
caratteristica del filosofo quella di non essere n ignorante n di sapere
tutto,'07 ebbene, sembrerebbe proprio che qui Platone metta l'accento
non solo sul momento attivo della ricerca, sullo sforzo, ma anche sul
polo cui mira questa tensione, e cio una conoscenza non mai conclusa
n concludibile, ma sempre aperta a nuovi sviluppi, a nuove prospettive,
ad abbracciare nuovi campi. Lo conferma l'espressione del Fedro, che
solo dio il ao<p6, mentre l'uomo non pu che essere - e questa la sua
caratteristica e il suo vanto - cpL6/aocpo.l08 Ma questa caratterizzazione
della <jJLoao<jJLu distinta dalla aO<jJLu, se da un lato sembra essere una
definizione aperta, nel senso che d all'uomo il senso di un orizzonte
ampio e non mai conchiuso, di un regno dell'uomo nel quale ogni
conquista sempre una tappa, una fase e non una mta definitiva - e
l'uomo si distingue dal dio proprio perch vuoI sapere, vuoI conoscere
sempre di pi e sempre meglio, mentre il dio sa gi tutto, di una sapienza
che gi data e non potr mai esser diversa o altra da ci che -; dall' altro
lato rappresenta anche una chiusura, una limitazione che era sconosciuta
ai pensatori precedenti. E infatti, se ripensiamo alle discipline che
formano l'oggetto dell' educazione del <jJLao<jJo, ci colpisce subito
l'assenza di quelle indagini sulla natura che, come abbiamo visto, erano

parte cos essenziale del!' attivit del aO<jJLat1\ e del <jJLao<jJo delle et
precedenti. E non si tratta di una dimenticanza di Platone, quanto di
una impostazione programmatica che rimarr costante per tutti i lunghi
anni della sua attivit di pensatore e di scrittore. In uno dei primissimi
dialoghi Platone dichiara che il <jJLoao<jJELv consiste nell'adoprarsi a
conoscere se stesso e gli altri ;109 difendendosi dall' accusa di Aristofane
che lo aveva messo m ridicolo come colui che mdagava quel che c'
sotto terra e quello che in cielo, Socrate dichiara del tutto seriamente
che di tali cose egli non s'intende n molto n pOCO.'1O Ma aggiunge
subito dopo, con ironia, che questo lo dice non per disprezzo di quella
tale scienza, se pure vero che di tale scienza ci sono scienziati: Dico solo
che realmente, o cittadini ateniesi, di queste cose io non mi occupo
affatto.111 La sapienza, di cui Socrate si dichiara possessore, una
sapienza umana e quei tali di cui parlava (i sofisti), o saranno sapienti
di una sapienza pi che umana, o io non so che cosa dire: certo la sapienza
di costoro io non la conosco.112 Quello che Socrate professa dunque il
conoscere se stesso e gli altri, e quest'idea costituisce tm filo continuo
che attraversa tutti i dialoghi platonici e ad essa viene data un'impronta
di sacralit col farla derivare direttamente dall' oracolo delfico. '13
Da un lato, dunque, la sapienza divina, inaccessibile, gi data,
dall' altro la sapienza umana; ma questa sapienza esclusivamente della
propria anima. Conoscere se stessi conoscere la propria anima,114 la
conoscenza di se stessi la vera saggezza: ll5 Dunque il ao<p6, lui solo
conoscer se stesso e sar capace di esaminare cosa si trovi a sapere e
cosa no,116 Questa sapienza umana s una sapienza sempre in fieri,
mai conclusa e sempre aperta, ma una sapienza il cui contenuto non
abbraccia pi la cpuaL, l'av8pwJto e il v6~o, bens sembra essersi
costretta intorno ad uno solo di questi argomenti; e poich
quesf argomento tale che non ammetter una conoscenza ed una
conclusione definitive, sembra che quegli altri campi dell' antica aocpLu
debbano essere esclusi per sempre dalla <jJLoao<jJLu. Sintomatica a
questo pllltO la dichiarazione che Socrate fa nel Fedro: "Ed io non ho
certo tempo per queste occupazioni; ed eccone la ragione, mio caro: che
non riesco ancora a conoscere me stesso come vuole il motto delfico. Mi
sembra proprio ridicolo che io, mentre sono ancora alYoscuro di questo,
mi ponga ad indagare problemi che mi stanno di fuori.'"
Ma questa svalutazione delle ricerche "Ept cpUaew, e questa loro
esclusione dall' ambito della <jJLoao<jJLu, pu servirci veramente nel
nostro tentativo di dare una definizione quanto pi precisa possibile

32

33

LA NASCITA DELLA FILOSOFiA VISTA DAI GRECI

della valenza concettuale del termine filosofia in Platone? Ci troviamo


di fronte a due possibilit per tentare di risolvere questo problema. Da
un lato, possiamo ricercare il senso che Platone d al suo rapporto con
gli antichi "filosofi, il significato delle riserve che egli muove alle loro
indagini, e per questa via vedere se possibile ricavar dai testi degli
elementi che ci permettano di stabilire se quei pred~cessori per Platone
fossero veramente o no dei cpLOOOcpOL, e perch. E una via certo non
facile, non foss' altro che per quella magistrale e tremenda ironia con cui
Platone immancabilmente accompagna ogni discorso di questo tipo.
Dall' altro lato, possiamo ricercare se al di l di quelle definizioni piuttosto
generiche della OO<jlLU che abbiamo ricordato, vi siano nel contesto
platonico delle indicazioni pi precise che ci permettano di dare una
maggiore concretezza ed una maggiore "specificit al concetto della
filosofia platonica.
.
Per quanto riguarda il primo punto di vista, abbiamo da indicare
anzitutto un argomento sul quale gli antichi, secondo Platone, non si
sono espressi correttamente: il discorso sulla "nascita degli dei e degli
esseri viventi nell'Epinomide. Questa nascita stata malamente
rappresentata dagli antichi, che non hanno insistito abbastanza sul fatto
che vi sono di i quali si prendono cura di tutte le cose, piccole e grandi,
e che sono davvero inflessibili su ci che riguarda la giustizia;118 cos
come non hanno visto che ogni anima pi anziana di un qualsivoglia
corpo, perch ci che "superiore (aftE Lvov), pi antico ("UaL6~EPO\:~,
pi somigliante agli di (8BOELMo8EpOV) da credere che Sia pm
venerabile di ci che inferiore (XELpovo), pi giovane (VEOJtpau), meno
degno (inLftmpou>.119 L'intonazione del passo senza dubbio religiosa
e del resto corrisponde a quella moraleggiante e trascendentistica di quel
lungo passo delle Leggi,!" dove Platone condanna gli "empi antichi
che avevano sostenuto un' origine tutta umana, e dinamico-storica potremmo dire - delle leggi e dello Stato, dottrina che egli critica:a in
nome dell'idea di uno Stato fondato su valon morali eterm che
trascendono l'uomo e la sua storia (l'opposizione tra un Protagora ed
un Prodico da un lato e Platone dall' altro non poteva essere, su questo
punto, pi netta, completa, insanabile). Ma se andiamo ad esaminare
pi da vicino qualche passo in cui Platone affronta pi concretamente il
contenuto dottrinale degli antichi filosofi, potremmo fare altre
interessanti considerazioni. In un passo del 50fista,121 Platone ci parla
delle dottrine degli antichi <pL6oo<pOL sull' essere: Ciascuno di questi
mi pare ci racconti una favola, quasi fossimo bambini; uno dice che
34

Poi il filosofo cerc di mettere da parte il fisico

l'essere in quanto tale tre cose e talvolta alcune di queste combattono


fra loro in qualche modo, talaltra divengono amiche e fanno nozze,
generano figli ed altro che sia ai figli di nutrimento;!" un altro afferma
che due cose, l'umido e il secco oppure il caldo e il freddo e queste cose
fa coabitare insieme ed lll1isce in matrimonio. 123 Da noi invece la gente
eleatica, che discende da Senofane e anche da pi lontano, racconta le
sue favole, partendo dall'ipotesi che ci che si indica comunemente con
-"tutte le cose" non sia che una cosa sola. Certe Muse di Jonia e pi
recentemente di Sicilia hanno pensato che via pi sicura di tutte era
fondere le due concezioni e dire che ci che , molteplice e uno, e per
amore e per odio sta insieme. Le pi intonate di queste Muse dicono che
nel udisaccordo sempre concorda";124 quelle invece meno rigide
allentarono la necessit di questo sempre esser cos dicendo che, con
alterna vicenda, ora il tutto uno e amico a se,tesso per opera di Afrodite,
ora molteplice ed a se stesso neIrco p.er l'azione di una certa discordia;l25
[... ] sarebbe difficile e fuori luogo fare rimproveri su questioni di cos
grande portata ad uomini tanto illustri ed antichi; una cosa invece ci
dato di dichiarare senza attirare su di noi alcuna impopolarit [... ]: che
essi hanno troppo avuto in dispregio la moltitudine che noi siamo
guardandoci dal!'alto: infatti senza badare minimamente se noi seguiamo
le loro parole oppure se noi li lasciamo andare soli, ciascuno di essi batte
la propria strada fino in fondo. Si tratta di un passo complesso e che si
presta a tutta una serie di considerazioni interessanti. Anzitutto l'ironia
platonica sottile, ma forte; e non solo per l'accenno alla difficolt di
fare rimproveri a persone tanto illustri ed antiche, o per il timore di
rischiare l'Impopolarit, bens anche per quel sottolioeare che tutte queste
dottrine non sono che favole da bambini, ftU80L. Dove !'ironia diventa
anche una autoironia, se solo si pensa all'importanza fondamentale che
il mito ha nella dottrina platonica, e se si pensa che in questo stesso
dialogo, poco pi avanti, Platone fa un elogio (in contrapposizione al
mito?) proprio del discorso, del discorso dialettico per serrati argomenti
e concatenazioni logiche.!'6 Ma se andiamo un po' al di l della lettera
del passo, ci accorgiamo che non possiamo leggere questa critica agli
antichi filosofi come espressione di un'accusa di mancanza di discorsivit
e di dialetticit. In fondo quei filosofi raccontano favole non perch i loro
non sono dei veri e propri discorsi, ma perch per i loro discorsi essi hanno
scelto l'argomento sbagliato. 127 Prova ne sia quell' altro famoso passo del
Fedone, dove Socrate ironizza sulla sua vecchia "passione per quella
scienza che chiamano indagine della natura,128 e che comprende i
35

LA NASCITA DELLA FILOSmlA VISTA DAI GIlliO

problemi della nascita e della crescita degli esseri viventi, della fisiologia
e della percezione e della sensazione, delle vicende del cielo e della
terra: in una parola, quasi tutta la qnJOLooyLa dei primi pensatori; incluso
quell' Anassagora dal quale tanto aveva sperato quando aveva sentito
dire che parlava di un vo ordinatore di tutte le cose. 129 E quando gli
antichi filosofi non hanno scelto l'argomento sbagliato, parlano sempre
su di una lunghezza d'onda sulla quale Platone non sente di doversi e
potersi sintonizzare, perch le loro argomentazioni, che potrebbero essere
anche corrette, portano in effetti a conclusioni completamente diverse
da quelle a cui dovrebbero condurre. Nel Liside, ricordando il verso di
Omero sempre il dio mena il simile al suo simile ,130 cos Platone
commenta: E non ti capitato di leggere gli scritti dei pi grandi filosofi
che affermano la stessa cosa, che il simile sempre amico del suo simile?
Questi filosofi sono quelli che hanno parlato nei loro scritti sia della
natura che del tutto. Forse hanno ragione per met, forse del tutto,
ma noi non lo comprendiamo. Ci sembra, infatti, che il cattivo quanto
pi si avvicina e frequenta un cattivo, tanto pi nemico diventer a costui.
[... ] Ma a me sembra che quei gran saggi intendono dire che solo i buoni
sono simili e amici tra loro [ ... J. Questo, a mio parere, vogliono significare,
mio caro amico, quelli che dicono che il simile amico del suo simile,
che cio solo il buono amico del buono, mentre il cattivo non ha vera
amicizia n per il buono n per il cattivo.131 Dove si vede chiaramente
che un principio - il simile col simile - il quale, se applicato al campo
della morale e dei rapporti etici, ha un qualche significato e porta a delle
giuste conclusioni, applicato invece al campo della natura come hanno
fatto quei grandi cpLMaocpOL per spiegare il moto delle stelle o la fisiologia
dell'uomo, diventa incomprensibile: potrebbe essere giusto, potrebbe
essere sbagliato, ma in ogni caso diventa per noi incomprensibile e non
ci tocca affatto.
Possiamo ricavare allora da questa via d'indagine un risultato chiaro
e preciso per il nostro problema? Sembrerebbe proprio di no. Certo,
possiamo concludere che d che interessa Platone la conoscenza
dell' anima e che la qnJOLooy[a un insieme di ricerche che non hanno
una grande importanza per la soluzione dei problemi vitali dell'uomo.
Queste due caratteristiche costituiscono certamente un ambito
concettuale proprio della cpLoaocp[a platonica; ma possiamo assumere
il concetto che ne deriva come criterio di giudizio in base al quale
commisurare le altre dottrine e sostenere che, se questa la filosofia per
Platone, Platone stesso escluderebbe tutte le altre dottrine e tutte le altre
36

Poi il filosofo cerc di mettere da parte il fisico

problematiche dall' ambito proprio della filosofia? A noi sembra di


no. E, pur senza voler prescindere dalYironia platonica sugli antichi,
ci sembra di poter dire che, per quanto errassero, per quanto facessero
confusione di principi e di dimostrazioni, per quanto si interessassero
di pi cose di quante in effetti dovessero, essi per Platone rimanevano
pur sempre dei cpLoaocpOL.
Resta l'altra via a cui abbiamo accelUlato prima, cio di cercare delle
Indicazioni pi precise per il concetto di filosofia in Platone e vedere se
in base ad esse possibile operare - sempre nel contesto platonico - una
distinzione tra ci che filosofia (Platone) e ci che filosofia non (i
preplatonici?). In un passo del Sofista, e quindi successivamente a
quell' elenco di discipline rientranti nella "moda del filosofo che ci era
stato offerto nella Repubblica, Platone distingue la granunatica, che l'arte
di conoscere quali lettere possono essere unite ad altre determinate,
dalla musica, che l'arte di riconoscere quali [suoni] si accordano e
quali no. La scienza invece che si preoccupa di dimostrare con
precisione e correttamente quali sono i generi che si accordano con altri
determinati e quali invece fra loro non ammettono di collegarsi, di
vedere se ce ne sono alcuni che mantengono la loro continuit attraverso
tutti gli altri, di vedere se ci sono altri generi cause della suddivisione
fra complesso e complesso di generi, appunto la scienza pi
importante, la cpLoaocp[a, e quell' arte appunto la dialettica, il saper
distinguere per generi, vedendo dove ciascuno di essi pu e dove non
pu entrare in comunicazione. Questa arte dialettica non appartiene
a nessun altro che non sia il puro e il vero cpL6aocpo.132 Il filosofo
[... ] costantemente mediante i suoi ragionamenti si stringe alla natura
propria di ci che ".133 In questo contesto, lafilosofia ha acquistato senza
dubbio un significato pi concreto rispetto a quello alquanto generico
di amor di sapere, il suo oggetto sono gli 8Lll, il suo strumento la
dialettica, come capacit di collegamento degli c'LO'l. Naturaimente questa
non una conquista del Sofista (perch gi da diverso tempo che Platone
ricercava il TL, il T DV, anche se in questo dialogo possiamo trovare delle
espressioni che pi si prestano ad un uso definitorio, ed anche se in
questo dialogo viene considerata possibile se non necessaria la
conoscenza del collegamento tra gli ELO'l che altrove era stato dichiarato
impossibile (per esempio, nel Fedone). Fra le tante testimonianze al
riguardo, ne scegliamo una della Repubblica. Dopo aver distinto la
conoscenza dall'ignoranza e dall'opinione, in quanto la prima attinge
l'essere, la seconda si muove sul campo del non-essere, la terza uno
37

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

strano miscuglio di essere e di non-essere, Platone conclude che il vero


filosofo, colui che possiede la vera scienza (Jtu:mlf!'l), colui che conosce
ci che , perch la scienza per natura destinata a ci che (~ cv), a
conoscere che ci che (yVJVUL 0 son,; DV)).134
Ma, allora, se questa la filosofia, e questo il filosofo, con che diritto
escluderemo dal campo della filosofia e non chiameremo a pieno titolo
filosofi tutti quegli antichi che si erano cos tenacemente e
caparbiamente occupati dell' essere nel senso pi pieno, e proprio per
questa ragione erano stati presi in giro e criticati da Platone nel Liside e
nello stesso Sofista? Ma c' un'altra considerazione pi importante da
fare: poche righe prima che il filosofo fosse definito esclusivamente come
colui che vuole YV&VUL 0 san,; DV, esso veniva caratterizzato come
colui che non desidera solo un ramo della sapienza (aoepLa) ed un altro no,
ma la sapienza tutta (ov ~~ f!v, ~~ ii' ov, & "&01']>;135 Chi dunque
pronto a gustare ogni disciplina ("av~ f!a8>lf!a~o) e va volentieri ad
apprendere senza mai saziarsene, avremo ragione di dirlo un filosofo .136
Con il che, non solo ogni criterio per distinguere la aoepLa dalla epLoaoepLa
e il aoep6 dal epL6aoepo viene di nuovo smarrito, ma sembra che siamo
costretti a ritornare al punto di partenza, dal momento che la caratteristica
pi vera ed autentica, quella che rende tale il filosofo, di nuovo quel
voler sapere tutto e in tutti i campi che costituiva la nota saliente
del!' atteggiamento culturale dei presocratici.

38

II. 4.
QUI, INVECE, IL FISICO E IL FILOSOFO SI RICONCILIANO,
MA SI DIVIDONO I RUOLI

Anche per Aristotele, come per Platone, ci che offre lo spunto al


filosofare la meraviglia; ma anche per Aristotele, come per Platone, se
!'inizio della riflessione filosofica la meraviglia, pure chi ha
propensione per la leggenda in un certo qual modo filosofo, giacch il
mito un insieme di cose meravigliose.137 Nessuna opposizione,
dunque, tra mito e filosofia, nessuna irriducibilit: il primo sembra essere
nient'altro che una forma di rivestimento, tra fantastico e poetico, di
verit fisiche o filosofiche o politiche che altrimenti rimarrebbero
incomprensibili alle masse, una specie - si sarebbe delta secoli dopo - di
instrumentum regni. Infatti, gli antichi pensatori, al "''<m, hanno
tramandato ai posteri sotto forme mitiche che questi corpi celesti sono
di e che la divinit contiene in s l'intera natura. E le altre cose sono
state aggiunte in tempi posteriori sempre in forma mitica per suscitare
persuasione nelle masse e per indurle al rispetto delle leggi e delle comuni
utilit.'38 limito, quindi, dimostra la sua stretta parentela con la filosofia
ed ha tra i suoi elementi positivi il fatto che, comunque, per quanto
fantastico possa essere, individua ed esprime pur sempre un
collegamento, una struttura razionale dei fatti che altrimenti sarebbero
incomprensibili. Quest'idea accennata o addirittura svolta estesamente
da Aristotele nella Poetica, in molti luoghi. E che questa sia un'idea che
per Aristotele ha un suo valore costante dimostrato anche da altri passi
di altre opere dove, mentre si sta parlando di altri argomenti, un rapido
accenno al mito o ai mitologi ci fa scorgere questo stesso atteggiamento
cwturale e questo stesso giudizio. E si sa che gli accenni, le ammissioni
o i giudizi dati di passaggio esprimono quasi sempre il pi sincero e
significativo pensiero dello scrittore. In un punto della Politica,'39 per
esempio, Aristotele sta parlando della libert concessa alle donne in
alcuni stati e sostiene che essa dannosa alla costituzione ed alla felicit
dello Stato. Le legislazioni che badano solo ai rapporti tra gli uomini e
trascurano di definire la posizione delle donne rendono la met dello
stato senza leggi.140 Ed ecco l'inciso: E non senza ragione pare che
39

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano, ma si dividono i ruoli

l'autore primo dei miti (o llu80oyYjaa :n:pwm) abbia congiunto Ares


ed Afrodite, perch si vede che tutti gli uomini di tal sorta sono attratti
dall'intimit cogli uomini o con le donne. In altre parole, colui che ha
stabilito la favola degli amori tra il dio della guerra e la dea dell'amore
ha inteso rappresentare in maniera fantastica e popolare un
atteggiamento, lilla disposizione, lill comportamento tipico del guerriero,
per lo meno nei suoi momenti di riposo. Ma non solo nel campo dei
comportamenti umani il lnito esprime verit sotto forma di racconto
fantastico: Ed ragionevole la favola che gli antichi composero sull'aula:
dicono che Atena, inventato l'aula, lo gett via. Certo non sta male dire
che la dea lo fece adirata per la deformazione delle guance: nondimeno
pi naturale che ci avvenne perch lo studio dell' auletica non ha
nessun effetto sull'intelligenza e ad Atena attribuiamo la scienza e
rarte141. Qui, insieme al racconto viene fornita subito anche la
spiegazione razionale del fatto: ma quel che conta che la spiegazione
mitica, pur essendo diversa o se si vuole in contrasto con quella razionale,
filosofica, non viene per svalutata e rigettata. l42 Sembra, in questo
passo, che Aristotele non solo pensi al mito come strumento utile a
suscitar persuasione tra le masse (in accordo con quell' altra
testimonianza della Metafisica che abbiamo riportato sopra), ma anche
ad una distinzione di piani tra mito-fantasia-religione e verit-ragionefilosofia, secondo quello schema della complementarit e non della
opposizione tra discorso morale (e di fede) e discorso scientifico (e di
ragione) che tanto sviluppo avr dall'Umanesimo all'Ottocento.
Eppure, se quest'atteggiamento culturale sembra cos fondato e
documentato, non mancano per altri tipi di affermazioni, nello stesso
Aristotele, a segnare di un colore diverso il suo giudizio sul mito. Se
questo, nei passi riportati, esprime pur sempre un contenuto di verit, a
volte su questa verit viene gettata un' ombra di dubbio. A proposito
degli attentati ai sovrani e delle versioni dell'uccisione di Sardanapalo,
noi leggiamo per esempio questo significativo inciso: El u'18fJ 'r:aVTa al
llu80oyoVV'l:E youmv. '43 E in un luogo della Retorica!44 leggiamo che
illlU80oyfLv adatto all' et dei pi vecchi, ma quando non si di
tale et sconveniente (U1tpE1t)>>. Quella Iniziale complementarit fra
mito e filosofia sembra dunque andare via via svanendo, e specialmente
se ci avviciniamo al campo delle scienze della natura. Qui i racconti dei
llu80oym sono messi sullo stesso piano delle opinioni della gente
comune: anche i pescatori sul concepimento dei pesci raccontano
l'ingenua storia gi ripetuta a saziet che troviamo anche nel favolista

Erodoto ('Hpooom Ollu80oyo)>>145 Finch giungiamo ad un contrasto


abbastanza netto, non solo di forma, ma anche di contenuti dottrinali
veri e propri, e ad un giudizio abbastanza negativo su coloro che usano
il mito come strumento di spiegazione: il racconto non pi 1m racconto
fantastico adombrante una certa verit, ma una vera e propria
fantasticheria, ed il 8EOOyO viene accomunato alllU80oyo. Parlando
infatti dei principi ed esaminando la questione se quelli delle cose
corruttibili e quelli delle cose incorruttibili siano i medesimi o siano
diversi, Aristotele cos si esprime: <<1 seguaci di Esiodo e tutti quanti i
teologi si sono preoccupati di dire unicamente ci che loro pareva
convincente e si sono scordati di noi. Esaminando infatti il verso di
Omero,I46 in cui si definisce mortale tutto ci che non gusta nettare e
ambrosia, Aristotele ne rileva l'ambiguit, perch, dal momento che gli
di si nutrono di nettare ed ambrosia, se se ne nutrono per provare piacere
allora essi non sono la causa deIIa loro esistenza, se la loro vita invece
dipende da essi, allora gli di non sono eterni. E cos commenta:
Evidentemente, a loro il significato di tali termini doveva essere ben
noto; ma ci che hanno detto a proposito della applicazione di queste
cause sta al di sopra della nostra capacit di comprendere [ ... l. Ma non
val la pena di prendere seriamente in considerazione queste elucubrazioni
mitologiche. Bisogna, invece, cercare di imparare da coloro che dimostrano
ci che dicono.147 Dove non si tratta pi soltanto di una forma mitica
distinta da un discorso argomentativo, ma piuttosto anche di un nucleo
di pensiero proprio della mitologia, che in contrasto con quello della
filosofia. E infatti, in un altro luogo, si criticano esplicitamente le opinioni
dei 8EOoym che fanno derivare tutto dalla notte dal momento che
non hanno saputo intendere il rapporto potenza-atto.!48
Chi tratta, quindi, di questi argomenti, secondo Aristotele, deve farlo
in una certa maniera, rispettando certe regole e certe strutture di
linguaggio e di pensiero. -Pu essere molto significativa, a questo
proposito, la lettura di un brano del De anima dove quel contrasto viene
visto per cos dire dall'interno: l'errore della teoria di Platone e di quella
della maggior parte dei filosofi intorno all' anima consiste in questo, che
essi congiungono o anche collocano l'anTIna nel corpo senza poi spiegare
n la ragione di questa unione n la condizione del corpo [... l. Questi
filosofi si preoccupano soltanto di spiegare la natura dell' anima, ma
niente determinano del corpo destinato ad accoglierla, quasi fosse
possibile che, come narrano i miti pitagorici (KU'l: TO TIu8ayopLKo
llu80u), qualunque anima entri in qualunque corpo - e invece evidente

40

41

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAl GREO

che ogni corpo ha una sua propria forma e figura .'49 Quello che colpisce
in questo giudizio che Aristotele sta parlando di dottrine che hanno la
dignit di filosofia e non di mito, e pur criticando queste dottrine
platoniche e pitagoriche non esita a collocare i loro autori tra ifilosofh
e non tra i mitologi; eppure, quando queste dottrine diventano assurde,
inspiegabili, arbitrarie, Aristotele sembra voler declassare quelle
dottrine da filosofie a semplici miti, dando quindi un senso tutto negativo
a questi di contro alla positivit di quelle.
Stabilita cos, bene o male, una linea di demarcazione tra mitologia e
filosofia, resta da vedere da un lato che cosa possa definirsi filosofia
nel contesto aristotelico, e se essa si possa distinguere dalla pi generica
sofia; dall'altro lato, sulla base di queste definizioni, vedere se quei
nauL, quei nu~aaLoL, cui accenna Aristotele, possano o no a buon
diritto chiamarsi filosofi. Per quanto riguarda il primo problema, c' da
notare anzitutto che la filosofia una scienza teoretica e non pratica;
mentre il suo fine, infatti, la verit, quello delle scienze pratiche
l'operare. E vero che anche i pratici operano una sorta di
considerazione teoretica delle cose, ma ci che a loro interessa non
tanto l'eterno nelle cose, quanto le relazioni tra di esse. 150 Ma se questo
lill atteggiamento della filosofia, lilla prima caratterizzazione di essa,
non possiamo sulla sua base tentare una distinzione tra filosofia e aocpLu,
se vero che anche quest'ultima una peTi] 6LaVOrp:LK1j151 e si distingue
anzi dalla saggezza ('PPov'lm) perch mentre questa riguarda le cose
utili alla vita, la sapienza (ao'PLa) invece rivolta a quelle cose che
non hanno alcuna attinenza e alcun rapporto con l'utilit immediata
della vita. 152 Se cerchiamo poi di caratterizzare in maniera pi specifica
questi concetti, incontriamo nel contesto aristotelico una serie di
definizioni generali della filosofia-sapienza come scienza delle cause,'53
della sapienza che concerne le cause prime e i principi,154 della scienza
(mar1jfLrll che sempre dell'universale,''' e infine una prima distinzione
della filosofia in rapporto alle sostanze: se l'essere si divide in generi, le
scienze seguono questa divisione e quindi la filosofia si distingue in
filosofia prima e filosofie seconde .'56
Scendendo pi nel concreto, abbiamo tre specie di filosofie (scienze)
teoretiche: matematica, fisica, teologia. '57 bene precisare subito che il
termine teologia in questo contesto non ha nulla a che vedere con il
contenuto dei racconti dei 8EOoym che Aristotele aveva prima criticato;
teologia qui siguifica quello che noi chiamiamo metafisica158 e che lo
Stagirita chiamava appunto filosofia prima. La teologia si occupa della
42

Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano, ma si dividono i ruoli

sostanza immobile e quindi ha una precedenza sulle altre due scienze


teoretiche: , quindi, filosofia prima, e ad essa spetter il compito di
studiare l'essere in quanto essere, cio che cosa l'essere sia e quali gli
attributi che, in quanto essere, gli appartengono.159 La matematica si
occupa di linee angoli numeri o di qualche altro determinato tipo di
quantit, considerando questi non in quanto esseri [... ] invece la filosofia
non svolge la sua indagine intorno ad oggetti particolari e in quanto
. dotati di caratteristiche particolari, ma svolge la sua indagine sull' essere
e su ciasclilla cosa in quanto essere. Analogamente per la fisica; essa
infatti studia le propriet ed i principi degli esseri in quanto sono in
movimento e non gi in quanto esseri, mentre - si detto - la filosofia
prima si occupa di questi oggetti nella misura in cui essi sono esseri.
[... ] Perci, e la fisica e la matematica vanno considerate solamente come
parti della sapienza.'60
Che cosa possiamo dedurre, ai fini del nostro problema, da questi
passi? Anzitutto, che sia la matematica che la fisica fanno parte della
aO'PLa, sono parti essenziali e costitutive di essa. Se pensiamo che per
Aristotele un punto fermo che la fisica , s, una aocpLu, ma non la
prima sapienza,161 sembrerebbe allora che il vecchio concetto di lilla
sofia, di cui era parte integrante l'indagine sui fenomeni naturali, si
sia tutto trasferito e sia entrato di diritto nell' ambito concettuale del
termine 'PLoao'PLa. Ma non esattamente cos. Perch da un lato fisica
e matematica, in quanto specie determinate della sapienza e quindi della
filosofia (sia pure come filosofie seconde), appartengono alla sfera delle
scienze teoretiche, per cui rimarrebbero fuori dall' ambito della sapienzafilosofia quelle scienze pratiche e poetiche quali l'etica, la politica,
l'economia, la storia, la poetica, la retorica, che pure facevano parte di
diritto della aO'PLa presocratica; dall' altro lato il 'PLoao'Po aristotelico
rimane pur sempre colui che specula intorno alla sostanza tutta e alla
natura di essa ,che possiede la conoscenza degli esseri in quanto
esseri .162 La scienza del filosofo ha per oggetto r essere in quanto essere,
considerato in universale.l63 Eppure, questa scienza del filosofo non
costituisce, ancora una volta, il proprio della filosofia, bens caratterizza
anche la sofia, la quale sembra identificarsi con la 1tpUn:'l 'PLoao'PLa, dal
momento che Y} -cv npO:rtwv pXJv KUl, uL,tLwv 8SWpY)'tLKTJ. 164 Non ci
troviamo allora di fronte, anche per Aristotele, ad una oscillazione
continua tra un' accezione larga del termine aocpLu, per cui il oocpo che
allo stesso tempo un 'PLMao'Po, esperto di matematica, di fisica e di
metafisica; ed un' accezione stretta per cui il cpL,oaocpo non pi n
43

Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano, ma si dividono i ruoli

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

matematico n fisico? E se questo vero, possiamo allora dare una


definizione precisa e univoca del sapiente e del filosofo? E in questo caso
quale rapporto stabiliremo tra ao<p(a, <pLoao<p(a ed Emm>lfl'l?
C' un passo dell'Etica Nicomachea in cui questa oscillazione - o, se si
preferisce, questa distinzione - tra una aocp(a in senso assoluto ed una
aocpLa di cose determinate ritorna in maniera emblematica ma, ancora
una volta, abbastanza ambigua. Dice Aristotele: "Attribuiamo la sapienza
nelle arti a coloro che le esercitano nel modo pi perfetto. Cos chlamiamo
Fidia sapiente scultore in pietra, Policleto sapiente statuario, indicando
qui col nome di sapienza'null'altro che la virt dell'arte. Riteniamo poi
che vi siano taluni sapienti in senso assoluto e non nei particolari o in
una cosa determinata. [... ] Cosicch evidente che la sapienza dev'essere
la pi perfetta delle scienze. Quindi il sapiente non deve conoscere
soltanto ci che deriva dai principi, bens essere nel vero anche intorno
ai principi.165 Con il che, tutta la nostra ricostruzione viene di nuovo
ribaltata e messa in crisi: qui la sofia non pili quella sapienza che si
identifica con la filosofia e che si distingue in metafisica (filosofia prima),
matematica e fisica (filosofie seconde); qui ao<po, oltre ad essere il
conoscitore dei principi e della loro verit, ancora una volta lo scultore
e l'artista in genere (possiamo dire il possessore di una qualsiasi TXV'l?).
E se ritormamo alla Metafisica, per ritrovare il conforto di quella certezza
che ci sembrava di aver prima acquisita, ci imbattiamo in quest'altra
definizione: evidente, dunque, [... ] che compito di un'unica scienza
occuparsi di queste nozioni e della sostanza [... ], e che compito del filosofo
il saper indagare intorno a tutte queste cose. Il filosofo, dunque, si occupa
non solo della sostanza, ma di tutte le sue determinazioni: sar compito
della scienza di cui si detto conoscere la loro essenza e le loro
caratteristiche. E coloro che indagano queste propriet non errano perch
non fanno indagine filosofica, ma perch [... ] della sostanza essi non
dicono nulla.166
Quello che vorremmo sottolineare che dal contesto aristotelico non
ricavabile ancora, nell' ambito della cultura greca del N secolo, una
definizione univoca della filosofia. Ancora in Aristotele, la filosofia
appare come un campo non solo molto pi vasto di quello che comincer
ad essere qualche secolo dopo di lui, ma anche un campo i cui contorm
appaiono sfumarsi nelle direziom pi varie. bens vero che c' un passo
di un' opera perduta di Aristotele che traccia come uno schema o un
programma di ricerca per la aocpLa - cpLAoaocpLa, e che in certo qual
modo sembra costituire, da un lato, il disegno di una evoluzione storica
44

.1

II

I.

di quei concetti, e dali' altro sembra poter dare le linee essenziali per una
sistemazione gerarchica dei loro vari significati. In questo passo,167
dopo aver accennato ad una etimologia di ao<p(a da aa<pELa e di aa<p
da <pa (perch la sapienza porta alla luce le realt nascoste e
specialmente <<le realt intelligibili e divine), si danno cinque sensi del
termine sofia. In primo luogo questa indicava la capacit di escogitare e
di scoprire tutto ci che occorreva e che giovava alle necessit della vita
, dei primi uomini, e sapienti furono detti coloro che possedevano questa
capacit. Poi la sapienza indic la capacit di inventare le arti, quelle
arti costituite non per le sole necessit della vita ma che via via
pervennero fino a ci che bello e civile. In terzo luogo la sapienza
indic tutto ci che riguardava le faccende politiche e sapienti furono
coloro (come i sette sapienti) che scoprirono le leggi e tutto ci che tiene
insieme le citt. Poi sapienti furono coloro che volsero la loro attenzione
ai corpi stessi e alla natura che li ha prodotti: l'inizio dell'indagine
naturale; i ricercatori sono i cpuaLOA6yoL. Infine, i sapienti furono coloro
che indagarono le realt divine e alla conoscenza di queste realt dettero
nel modo pi appropriato il nome di sapienza. Ma se da questo passo
possiamo dedurre uno schema generale, una tavola dei significati della
sofia (il cui grado ultimo corrisponderebbe stricto sensu alla filosofia),
d'altra parte non possiamo ricavare n la ricchezza di determinazioni
che in altre opere, giovanili o meno, di .Aristotele quei termini
acquistano, n un criterio sicuro e rigoroso (<<geometrico, alla maniera
delle definizioni di Spinoza) per poter distinguere con la massima
precisione sofia da filosofia. E infatti, oltre quelle che gi abbiamo ricordato,
noi troviamo ancora in Aristotele queste altre indicaziom: filosofia
ricerca;168 filosofia essere buoni cittadini e trascorrere utilmente la vita,
ma anche la scienza che presiede a tutte le altre;!69 filosofia s scienza
contemplativa, che riguarda a ci che eterno, in s e per s, ma anche
guida alla pratica;170 filosofia ancora il godere dei piaceri veri e buoni,171
il perseguire la felicit. 172 N si pu pensare che le definiziom larghe
della filosofia appartengano ad un periodo giovanile della produzione
aristotelica, mentre quelle che restringono l'orizzonte concettuale del
termine apparterrebbero alle opere della maturit (o viceversa). A parte
la difficolt di determinare con la massima precisione una cronologia
delle opere di Aristotele, noi ritroviamo la stessa oscillazione tra i due
tipi di definzione in tutto il corpus aristotelico. Cos, per esempio, nelle
Parti degli animali noi leggiamo che Empedocle, Anassagora, Democrito
furono i primi filosofi (ol apxaLOL KU( "p&tOL <pLoao<P>laUVTE) che si
45

Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano, ma si dividono i ruoli

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

fortuna o dal caso, esiste qualche causa determinata,182 interessante


notare che di questi antichi sapienti era stato detto poco prima che il
loro era un antico discorso, che eliminava il caso (nu,uL ,oyo 6
avmpmv ~i}v 'tUX"Y]v): un 6yo, dunque, sia pure criticabile, ma non un
flu80, Ma nella stessa Fisica l83 essi sono chiamati i primi filosofi; e
altrove si dice che, a proposito del problema della generazione e
corruzione, ol apxuLoL cpL,OOOcpOL appaiono divisi: alcuni sostengono
, che quel processo un' alterazione, altri che generazione e alterazione
sono diversi: e si citano Empedocle, Anassagora, i monisti, Leucippo e
Democrito/84 dei quali si critica ancora l'opinione che il pensare sia
corporeo al pari del sentire, mentre invece l'ul.o8aVe08uL altro dal
VOELve dal CPPOVeLV. 185
Appare dunque abbastanza evidente che per Aristotele questi antichi
fisiologi, a partire da Talete in poi, anche se errano, anche se furono
ingenui, o stolti, o vanitosi, o confusi, possono per con ogni diritto essere
considerati dei sapienti-filosofi. A ulteriore conferma e riprova citiamo
un passo sintomatico dalle Parti degli animali. Dopo aver detto che questi
filosofi indagarono per primi intorno alla natura, rivolgendo le loro
ricerche sul principio e la causa materiale,186 e dopo aver criticato le loro
opinioni, e specialmente quelle di Democrito, Aristotele dice che queste
affermazioni sono dunque eccessivamente semplicistiche:187 chiaro
pertanto che il discorso dei fisiologi non corretto .188 Sicch, anche da
questo punto divista, chi studia la natura (<pUmo6yo) dovr parlare
pi dell' anima che della materia, tanto pi che la materia natura grazie
alla prima, piuttosto che il contrario [... ]. Considerando quanto si detto
fin qui, ci si potrebbe porre il problema se spetti alla scienza della natura
trattare dell' anima intera o solo di qualche sua parte, giacch se verte
sul!'anima intera, non rester nessun altro sapere filosofico oltre la scienza
naturale. Il pensiero infatti relativo a ci che pensabile: cos la
conoscenza naturalistica verterebbe su tutto; tocca infatti alla stessa scienza
studiare il pensiero e il pensabile, poich sono correlati, e di ogni gruppo di
correlati vi un'unica conoscenza, come avviene anche per la percezione
sensoriale e ci che percepibile. Ma certo non l' anima nella sua totalit
ad esser principio di mutamento, n tutte quante le sue parti. [... ]
chiaro, dunque, che non occorre parlare di ogni parte dell' anima, perch
non tutte sono natura, ma solo una o pi di esse. Inoltre: la scienza della
natura non pu vertere su alcun oggetto risultante da astrazione (ES
a<pmpaEw), giacch la natura fa tutto in vista di un fine.'89 Dove
interessante notare che mentre si riconosce piena dignit filosofica alle

occuparono della natura,173 mentre ai tempi di Socrate, pur essendo


trascurate le indagini sulla natura, furono sempre filosofi (ol
<pLoao<poi)v~E) quelli cherivolsero i loro studi alla virt pratica e alla
politica (Jtp 'ti}v XPT)aLllOV Kal 'ti}v JtOL'tLKT)V)>>;'" e ancora, nella
Politica, Aristotele accetta la distinzione, cos come la fanno quelli che si
occupano di filosofia (ol EV <pLoao<pLa), tra melodie etiche, d'azione ed
entusiastiche. 175
Anche in Aristotele, in conclusione, pur nella maggiore
determinatezza - rispetto a quello platonico - del contesto linguistico e
concettuale, abbastanza difficile trovare delle definizioni univoche in
base alle quali si possano comprendere o escludere certi significati e
certe valenze dei termini di cui ci stiamo occupando. Pi lineare sembra
invece la risoluzione dell' altro quesito, se cio gli apxaiOL cui Aristotele
si riferisce possano esser definiti - date le premesse concettuali e il punto
di vista aristotelico - dei filosofi oppure no. A questo proposito Aristotele
effettivamente alquanto pi preciso. Egli dichiara esplicitamente che
la sua ricerca deve rifarsi a quelli che prima di noi hanno affrontato lo
studio degli esseri ed hanno filosofato intorno alla realt .'76 Coloro che
hanno pensato ad una sostanza materiale permanente e quindi hanno
enunciato il principio che nulla nasce e nulla perisce sono appunto i
filosofi pi antichi>,177 e Talete a buon diritto l'iniziatore di questo
tipo di filosofia178 Questo materialismo degli antichi filosofi, sul
quale invero Aristotele ritorna pi d'una volta, costituisce uno dei loro
pi gravi errori,''' insieme all' altro loro principio che nulla nasce e nulla
perisce. Infatti, quelli che primamente filosofarono, indagando sulla
verit e sulla natura degli enti, furono tratti, per cos dire, verso una via
sbagliata, spinti dalla loro inesperienza. Essi affermano che nessuno degli
enti si genera o perisce [... ]180 Ma gli antichi filosofi non seppero fare
questa distinzione e caddero in errore, e per questa loro ignoranza
avanzarono tanto nell'ignoranza stessa da credere che nessun' altra cosa
si generi o sia, e da eliminare tutto il divenire. Anche noi affermiamo
che in senso assoluto nulla diviene dal non-ente, ma che, comunque, c'
una generazione dal non-ente [... ].181 Naturalmente, anche a proposito
di questi antichi, non possiamo stabilire con precisione se siano stati
dei ao<poL o dei<pL6ao<p0L. Premesso che, in genere, questiarchaioi ebbero
dottrine confuse o incomplete, comunque per un verso o per l'altro
criticate da Aristotele, essi sono citati - per esempio Empedocle e
Democrito - come antichi ao<poL quando hanno detto che nulla deriva
dalla fortuna (-ruX"Y]), ma che di ogni cosa che noi diciamo derivare dalla
46

~:<
-/ I

47

LA NASCITA DELLA l'!LOSOFlA VISTA DAI GRECI

ricerche dei fisiologi, le si critica poi per il loro semplicismo materialistico


che non tiene conto dei campi correlati; anche se, a guardar bene,
Aristotele sembra tenere, in questo passo, pi per una distinzione che
per una indistinzione di questi campi.
Comunque, a parte le critiche e le riserve che fa loro, sembra che per
Aristotele un punto fermo ci sia: i primi 'PL,OOO'POL, e non fLu80,0YOL o
8fO,OYOL, sono stati coloro che hanno indagato la realt, ne hanno
ricercato la sostanza permanente, i principi primi, la natura degli enti, la
verit; ed il primo di questi uomini nuovi stato Talete. Eppure ... ,
eppure, proprio subito dopo aver affermato che Talete ha iniziato quel
nuovo tipo di indagine che si chiama filosofia, subito dopo aver chiarito
la particolare natura del 'PL,ooo'PeLv "epC qmoel e ,,"pC a,Yj8eCu, appena
sette righe dopo, Aristotele vien fuori con questa affermazione: ma anche
gli antichissimi che per primi hanno trattato degli di, molto prima della
presente generazione, [hanno] avuto questa concezione della realt
naturale:'90 emblematica espressione della sua costante fedelt al
platonismo o profonda e nascosta nostalgia di un mondo in cui il
8fO,oyeLv in senso stretto e non il 'PL,ooo'PeLv rappresentava la mta pi
alta della oO'PCu dell'uomo?

GLI EGIZIANI
RACCONTANO FAVOLE AD ERODOTO

I
I

I
I

I
!

iI

II
'I

48

IILL

Passando infine all'ultimo problema che ci eravamo proposti (che


cosa hanno pensato i Greci del loro debito verso l'Oriente), vogliamo
offrire qui semplicemente degli spunti che, sulla base di un certo numero
di testimonianze necessariamente non ampio, possano darci perlomeno
degli elementi di giudizio sulla questione del rapporto di dipendenza o
meno della cultura greca, in generale, e della filosofia in particolare, dalle
culture orientali.
Di un' antica sapienza orientale, di una sapienza riposta e
misteriosa, tramandata segretamente per generazioni e gelosamente
custodita, certo si favoleggia alle origini della stessa cultura greca,'9' n
sono mancati i tentativi di ricondurre tutto il pensiero di alcuni tra i pi
significativi pensatori presocratici alle dottrine indiane, mesopotamiche,
..
1925'
' stregoni e sciamani venivano presentati
egIZIane.
aggI, sacerd
otrI
come i depositari appunto di quest' antichissima sapienza, che affondava
le sue radici in tempi remoti e lontanissimi, fuori della portata della
memoria umana. Ma tutto questo appartiene a leggende e a miti, la cui
veridicit storica molto dubbia ed il cui interesse storico pi quello
di essere un segno e un sintomo dell' epoca in cui furono elaborati che di
esprimere delle verit documentabili e provabili. Si potrebbe obiettare
che il dato di fatto che i Greci ebbero in genere un atteggiamento di
disprezzo o per lo meno di condiscendenza verso tutto ci che fosse
espressione di civilt e di costumi propri dei pappapoL, mentre al
contrario dimostrarono sempre una certa ammirazione per le antiche
civilt orientali, e specie per l'Egitto, dovrebbe pur significare qualcosa.
Ma in effetti anche questo disprezzo e questa ammirazione sono un dato
storico, e non si conservano costanti e con le stesse caratteristiche lungo
tutto l'arco di secoli in cui si svolge la civilt greca. Non resta dunque,
ancora una volta, che interrogare le fonti. Quelle che esamineremo, e
che crediamo siano abbastanza significative, coprono un arco di tempo
che va dal V secolo a.c. al III secolo d.C.

49

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

Erodoto costituisce certamente una delle fonti pi interessanti e


significative. Nato e vissuto ad Alicarnasso, probabilmente fino al quinto
decennio del V secolo (quando dovette espatriare), in un ambiente nel
quale vigeva ammirazione e ven~razione (si pe;,si all' opera della
tiranna Artemisia che in quel penodo dommava m AlIcarnasso) per
il Gran Re dei Persiani, del quale la citt era vassalla, Erodoto rappresenta
certo una fonte che non pu essere sospettata di filoellenismo a tutti ~
costi: nessun preconcetto di superiorit dei Greci, nesstm prec?_ncet~o dr
inferiorit dei barbari. Anzi, mentre in un punto delle sue Stone sostIene
che anche i Greci, tm tempo, erano dei barbari,193 numerose volte egli
non nasconde ma professa apertamente la sua simpatia per l'Egitto.!94
Per queste ragioni ci sembra che Erodoto si presti egregiamente ad essere
interrogato in rapporto al problema dI CUI ~ra stIamo dlsc.utendo.
Naturalmente, non troveremo delle risposte bell e fatte ed esaunenti. alle.
nostre domande; ma degli indizi e delle testimonianze abbastanza slcun
potremo ricavarli.
Innanzi tutto, Erodoto ci d una notazione che dovrebbe rendere per
lo meno pi cauti coloro che parlano della est~ema facilit e della
naturalezza con cui avvenivano gli scambI culturalI tra GrecIa e Onente.
A proposito dei Persiani, infatti, Erodoto ci testimonia che tutto ci che
greco da loro considerato nemico. Poich i Persiani considerano l'AsIa
e i popoli che vi abitano come cosa loro; con l'Europa, rnvece, e con Il
mondo greco in particolare, ritengono di non aver nulla in co~une.1.95
Analoga resistenza all' accoglimento di costumanze stranrere, e In
particolare greche, dimostrano gli Egiziani.'96 Ma al di l di queste
affermazioni, delle quali chi volesse potrebbe, forse, nello stesso testo
erodoteo trovare delle smentite, ci sembra importante sottolineare una
notazione, diremmo oggi, di psicologia dei gruppi etnico-sociali, che
Erodoto fa a proposito dei Persiani, ma che potrebbe essere attnbUlta
probabilmente a tutti i popoli dell'antichit, Greci co~presL Nota
Erodoto: Tra tutti, stimano in primo luogo se stessI e quellI che abItano
le regioni loro pi vicine; in secondo luogo quelli che sono a una distanza
media; poi, gradatamente, misurano la stIma In proporZIOne ~ella
distanza. All'ultimo grado della loro considerazione tengono quellI che
abitano i luoghi pi lontani, convinti di rappresentare essi il massimo
della perfezione sotto tutti i rapporti fra gli uomini; che gli altrI onorano
la virt secondo la proporzione citata e che i pi lontam da loro sono
certo i peggiori di tutti.J97 Se pensiamo a quanto questo schema mentale
e quest' atteggiamento psicologico siano operanti ancor oggi,''' possiamo

Gli Egiziani raccontano favole ad Erodoto

per lo meno cercare di intuire una serie di difficolt che oggettivamente


si frapponevano, non tanto allo scambio di prodotti e merci necessari
alla vita e al commercio, quanto alla piena e completa osmosi delle culture
di venticinque secoli fa.!99
Ma veniamo alle testimonianze che pi da vicino interessano il nostro
tema. Sembra che Erodoto parli, Con una certa insistenza, delle influenze
culturali dell'Oriente e dell'Egitto sulla Grecia. In I 94 si dice che i Lidi
furono i primi a coniare e ad usare monete d'oro e d'argento, e cos si
continua: Secondo i Lidi stessi, anche i giochi, che ora si praticano presso
di loro e presso i Greci, sarebbero stati da loro inventati. In un altro
passo,'DO Erodoto sostiene in prima persona che la figura e il culto di
Eracle siano originari dell'Egitto e di l i Greci li abbiano derivati; anzi,
critica esplicitamente alcuni racconti che i Greci fanno dell' eroe-dio. Cos,
in II 50, si dice che quasi tutti gli altri di sono venuti in Grecia dall'Egitto,
ma subito dopo lo scrittore aggiunge: Io ripeto quanto affermano gli
stessi Egiziani; mentre in II 58 si affenna che l'abitudine alle processioni,
alle cerimonie, alle feste nazionali, i Greci l'impararono dagli Egiziani,
che furono i primi fra gli uomini a celebrarle. Se dai miti e dai culti
passiamo al campo delle scienze, leggiamo, in II 4, che gli Egiziani
raccontavano di essere stati i primi a dividere l'anno e le stagioni,
praticamente ad inventare il calendario sulla base di una determinazione
astronomica del tempo. Questa loro invenzione pass ai Greci e forse _
e qui Erodoto stesso che commenta - il loro calendario pi esatto e
preciso di quello dei Greci. In un altro passo20! Erodoto ci dice che fu
dall' esigenza di misurare i campi dopo le inondazioni ed il reflusso delle
acque del Nilo (esigenza dovuta al bisogno di stabilire con esattezza le
variazioni dell'estensione dei campi in ragione del contributo da versare
alle casse del faraone) che nacque la geometria. 202 Quella geometria che
fu poi introdotta in Grecia; mentre l'orologio solare, la meridiana e la
divisione del giorno in dodici parti, i Greci li ereditarono dai Babilonesi.
E se lasciamo il campo delle scienze, e consideriamo il campo della storia
antica (quella apXaLo.oyLa in cui Ippia era maestro), ci troviamo di fronte
a questa testimonianza: Quando io chiesi ai sacerdoti se erano
sciocchezze o meno quelle che i Greci raccontavano sui fatti di Ilio, essi
risposero quanto segue, affermando di averlo saputo da Menelao in
persona.203 Altrove, Erodotodice che Solone attinse la sua legge sulla
dichiarazione dei redditi direttamente dalla legislazione di Amasi.20'
Se poi passiamo al campo della filosofia, o se si vuole della psicologia,
leggiamo: A quanto dicono gli Egiziani, i signori del mondo sotterraneo

50
51

Gli Egiziani raccontrlnO favole ad Erodoto

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAl GRECI

sono Demetra e Dioniso; e furono ancora gli Egiziani a formulare per


primi la dottrina che 1'anima dell'uomo immortale, e, quando il corpo
si dissolve, entra in un altro animale che, di volta in volta, viene al mondo.
[ ... ] Di questa teoria si valsero alcuni fra ifilosofi greci.205
Possiamo ritenere fondata, sulla base di queste testimonianze
erodotee, un' idea greca dell' origine orientale della filosofia nel V secolo?
Anoi pare di no. Quello che potrebbe sembrare fondato, che ai Greci
derivarono dall'Egitto culti e credenze "popolari, matematica e
geometria, forse astronomia; dai Babilonesi astronomia ed alcuni
strumenti tecnici come orologio e meridiana. Ma che il calendario
egiziano fosse pi preciso di quello greco e che la metensomatosi fosse
dottrina di origine egiziana, appare abbastanza chiaro dal contesto che
sono supposizioni e commenti di Erodoto stesso. Il quale del resto, e
proprio laddove ci parla della trasmigrazione delle anime,'06 aveva
sentito il bisogno di fare questa chiara e sintomatica precisazione: Di
tutto quanto raccontano gli Egiziani si valga pure colui che tali cose ritiene
credibili; quanto a me, io mi sono proposto in tutta la mia storia di
scrivere, come le ho sentite, le cose narrate dagli uni e dagli altri. Qui si
tocca con mano in effetti il punctum dolens della questione: da un lato
questo passaggio dall'Oriente alla Grecia riguarda miti, leggi,
cognizioni tecniche, ma senza alcun accenno alla <jJLoao<jJ(u, qualunque
sia il significato di questo termine; dall' altro lato chi parla delle origini
orientali della civilt greca e ne parla con pi che evidenti invenzioni e
falsificazioni, sono proprio gli Egiziani. Possiamo mai credere infatti che
sia stato Menelao in persona a raccontare ai sacerdoti egiziani la vera
verit sulla guerra di Troia, o che Solone abbia copiato una delle sue
leggi dalla legislazione di Amasi, quando la salita al trono di quest'ultimo
cade circa venti anni dopo la costituzione soloniana? Del resto, riserve e
cautele nei confronti dei racconti da lui stesso riportati, Erodoto ne fa
spesso, come abbiamo visto nei passi citati. Altrove, anche quando non
appare apertamente un dissenso, l'inverosimiglianza stessa
dell' appunto che ci fa sentire il distacco dello scrittore; come quando si
dice, cos, di sfuggita, che gli Egiziani sono i pi intelligenti fra gli
uomini,'07 o che i sacerdoti hanno registrato fedelmente le date del loro
208
regno dal tempo in cui sull'Egitto a regnare erano gli stessi di. Altrove,
infine, si critica apertamente la poca credibilit dei racconti dei sacerdoti,
notando la loro abitudine, anche a proposito di fatti che conoscono
benissimo, a deformare la verit.209 Certo, anche quelle invenzioni
dovevano avere una loro giustificazione storica (sintomatico , per
52

I
!

esempio, l'accenno alla politica filelenica di Amasi, che Erodoto stesso


fa in II 178), e questa potrebbe essere stata costituita dall' interesse
politico di mostrarsi ai Greci (al cui aiuto si era fatto ricorso per la
liberazione dal giogo persiano) come loro progenitori spirihtali e quasi
madrepatria, di cui essi fossero in dovere di interessarsi per vincoli di
parentela.210
In Tucidide, una conferma. E vero che moltissimi sono i passi in cui
con la massima naturalezza si parla della normalit dei rapporti tra Greci
e barbari,211 o comunque stranieri (e non bisogna dimenticare che stranieri
sono, per gli AteniesF12 come per gli uomini della Beozia,213 per esempio,
tutti coloro che abitano altre citt, sia pure della stessa Grecia); ma
anche vero che questa normalit di rapporti riguarda principalmente il
fatto delle alleanze militari. E, dal tempo in cui gli Spartani si allearono
con i Persiani, gli antichi acerrimi nemici, a quello in cui Francesco I si
allea con il Turco, in poi, le alleanze militari stipulate e sciolte in base al
calcolo dell'utile politico non significano necessariamente contatti culhuali
e facilit di osmosi tra culture diverse. vero ancora che Tucidide usa il
termine barbaro in un senso che potremmo dire neutro,214 e questo
perfino nel corpo del famoso discorso di Peride in onore ai morti caduti
in guerra,'15 che pure innegabilmente un inno ad Atene ed all'Ellade;
ma anche vero che laddove Tucidide istituisce direttamente una serie
di raffronti di vita e di costumi tra la Grecia e il mondo barbaro, e trova
simiglianze ed analogie, queste sono pur sempre tra 1'antico mondo
ellenico e i paesi barbari dell' epoca presente,216 quasi a sottolineare una
capacit di evolversi, di svilupparsi, di cambiare, di fronte ad un
immobilismo, ad un'assenza di dinamicit interna. Ma, del resto, un
giudizio in fondo negativo su ci che barbaro e non greco possibile
leggerlo - sia pure indirettamente - nei passi in cui Tucidide parla del
fastidio di Pausania per le tradizioni greche2)7 e della sua simpatia per
tutto ci che sapeva di persiano;218 e ancora, nel discorso di Peride, in
I 140 sgg., dove, rispetto ai barbari, i Greci sono coloro che fidano pi
nella luce dell'intelligenza che nella cecit della fortuna, pi nello spirito
indomito che nelle forze materiali;219 e, infine, nell' orgoglioso discorso
che i Plateesi, caduta la loro citt in mano dei Tebani (427 a.c.), tengono
dinanzi ai giudici di Sparta, rivendicando i meriti della citt di Platea quando su tutti incombeva la schiavit del barbaro - che seppe
opporre il proprio valore alla potenza di Serse.220 El comunque, non si
pu non accennare alla limpida e ragionata e lucida esaltazione
dell'Ellade e di Atene in particolare, che Tucidide fa nel discorso di
53

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

Periele, in II 35-46. Dove non si tratta, a nostro avviso, di una posizione


grettamente '<nazionalistica (basti pensare, del resto, alla forte capacit
autocritica che Tucidide dimostra, laddove dipinge con tocchi
estremamente felici e disincantati, per bocca di Cleone, il rovescio della
medaglia, e cio i pericoli, le assurdit, le vere e proprie schiavit che si
riscontrano nelle istituzioni democratiche),'" quanto della
consapevolezza di una civilt e di una cultura che - sia pure attraverso
un processo, anzi proprio grazie ad una capacit di svilupparsi e di
migliorare partendo magari da uno stesso livello o addirittura da livelli
pi bassi - hanno ormai una fisionomia e delle caratteristiche tali da
renderle il frutto pi completo e maturo di un intero periodo storico. 222
E in questo stesso discorso appare in Tucidide l'uso del termine
<pLoao<jJELv: "L'amore del bello non ci insegna lo sforzo, n la cultura
c'infiacchisce (<pLoao<poUf!EV aVE'll f!UUK[U) [ ... ] nelle imprese noi
rechiamo il pi ardito coraggio non disgiunto dalla pi matura
riflessione. Agli altri invece !'ignoranza d vigore, la conoscenza infonde
trepidazione. E si devono ritenere fortissbni d'animo coloro che vedono
lucidamente i pericoli, e apprezzano le dolcezze della vita, ma non per
questo arretrano dinanzi al rischio.223 Dove in quel cpLoao<pdv avev
f!uaK[u sono proprio da vedere non delle capacit tecniche e specifiche,
ma proprio quelle caratteristiche che si dimostrano essenziali - in
Tucidide - per l'uomo greco della seconda met del V secolo: coraggio e
insieme capacit di riflettere, forza e insieme lucidit di giudizio, amore
e desiderio di conoscenza, partecipazione attiva, appassionata e
disinteressata alla vita politica, capacit di godere di tutto ci che di
bello di dolce di piacevole ci si pu offrire, e insieme quell' avbpELu che
non ci fa arretrare dinanzi ai rischi ma ci fa accettare con fermezza e
serenit i pericoli e gli scacchi che ci pone dinanzi l'imprevedibile gioco
della vita.

54

III. 2.
LA FAVOLA CONTINUA

Per quanto riguarda Platone ed Aristotele, le loro testbnonianze ed il


loro rapporto con l'Oriente appaiono pi complessi e, almeno per
Platone, pi contraddittori. Platone riconosce volentieri la sua
ammirazione per gli Egiziani, sia che si tratti delle loro istituzioni
politiche,''' sia che si tratti della matematica, della geometria,
dell'astronomia, la cui invenzione attribuita proprio agli Egiziani. 225
Ma c' un passo della Repubblica, in cui Platone fa una distinzione tra i
Greci e gli altri popoli, per quanto riguarda il loro carattere e la loro
indole. La caratteristica dei Greci sarebbe quella di avere un animo
<pLof!u8i, quella dei Traci, degli Sciti e dei popoli nordici in genere, un
animo 8'llf!oELbi, quella dei Fenici e degli Egiziani un animo
<pLOXP>lf!UWV.226 E che queste non siano delle caratteristiche
eselusivamente psicologiche, ma riguardino anche un atteggiamento che
investe la considerazione delle vere e proprie scienze, sembra essere
testimoniato da un passo del V libro delle Leggi, dove si dice che questo
carattere degli Egiziani si fa presente a proposito di quella che dovrebbe
essere la disciplina scientifica per eccellenza, la matematica, cosicch
anche in essa gli Egiziani portano quel loro attaccamento al concreto,
all'interesse pratico, che invece dovrebbe esser tenuto completamente
fuori. 227 La matematica ha, infatti, un interesse esclusivamente
intellettuale e non pratico e deve essere disgiunta da qualsiasi
considerazione utilitaria, analogamente alle riflessioni del grammatico
sulle lettere dell' alfabeto. 228 Ma quel giudizio negativo delle Leggi trova
una smentita non solo nel seguito di quel passo del Fedro - gi citato dove, dopo aver detto che gli Egiziani hanno inventato la matematica, si
dice che proprio questa matematica aliena da qualsiasi carattere pratico
e utilitario, perch esclusivamente un f!V>lf!l1 'tE KUL ao<p[u
<papf!UKOv;229 bens anche nel VII libro delle stesse Leggi, dove si esalta
la pedagogia e la didattica dell'insegnamento della matematica, proprio
presso gli Egizi, perch costoro non usano fare lezioni astratte e noiose,
ma le legano agli interessi concreti e vitali del bambino (il gioco, il piacere,
l'utile), rendendole molto pi avvincenti e proficue. 230
55

LA NASCITA DELLA FILOSOfIA VISTA DAI GRECI

Se lasciamo per un attimo l'Egitto, e cerchiamo in Platone tracce di


una antichissima filosofia in quello che noi moderni potremmo
chiamare mondo egeo e miceneo, ci imbattiamo in questo passo del
Protagora: La filosofia pi antica e pi viva che in alcun altro popolo
greco si trova a Creta e a Sparta, ma gli abitanti di quelle citt lo negano
per non apparire superiori agli altri Greci anche in sapienza oltre che
nel far la guerra e nel coraggio. Cos hanno ingannato i filospartani che
non sanno far altro che ammaccarsi le orecchie e indossare mantelli corti.
Ma quando sono tra di loro si intrattengono a lungo con i sapienti. In
questi due stati non solo vi sono uomini, ma anche donne, che vanno
fieri della loro paideim,. E che nei ragionamenti filosofici gli Spartani
hanno un' ottima formazione provato dal fatto che chi parla con uno
spartano, costui gli sembrer un uomo di nessun valore solo che, poi,
dove gli si presenter l'occasione del discorso, scaglier, come ottimo
arciere, una frase significativa, breve e densa, s che il suo interlocutore
far la figura di non esser di pi di un bambino. Ci si accorti che
laconizzare significa filosofare molto pi che andar pazzi per la
ginnastica, poich si sono resi conti che pronunciare tali frasi da uomini
che hanno ricevuto una perfetta paideia. Chi ben comprese questo furono
i Sette Sapienti, tutti emuli, ammiratori, seguaci della paideia spartana e
chiunque pu comprendere che la loro sapienza dello stesso stampo
di quella spartana. L'ambito della filosofia antica era dunque una
certa qual brachilogia spartana.231 Anche questo passo, per, non ci
di grande aiuto. Innanzitutto, dobbiamo ammettere, sia pure in via di
ipotesi, che tutto questo discorso probabilmente non altro che una
replica ironica di Socrate alla tesi di Protagora sull' antichit della sofistica;
e l'ironia potrebbe gi essere presente, per esempio, nelfatto che i Cretesi
e gli Spartani non avevano alcuna voglia di apparire superiori agli altri
Greci anche nella omp(o. oltre che nell' arte militare, oppure nel fatto che
gli Spartani amano apparire uomini semplici e ingenui, ma poi, dopo
aver fatto a lungo parlare l'interlocutore, lo distruggono con una sola
frase lapidaria e significativa. Ma a prendere pi seriamente il discorso
e a spremerne il succo, noi vediamo che questa famosa antica filosofia
altro non che, da un lato, una critica di coloro che scinuniottano solo
gli aspetti pi esteriori della famosa paideia spartana (che altrove Platone
stesso mostra di ammirare), come quell' andar pazzi per la ginnastica;
e dall' altro lato sembra ridursi a quella mitica capacit di sentenziare,
cio di esprimere concetti profondi e densi di significato specialmente
etico in poche parole, usare cio quella famosa brachilogia spartana
56

La favola continua

che, se non era un vero e proprio luogo comune, era entrata ormai da
tempo nella tradizione letteraria e culturale. 232
Altrettanto complesso il lungo racconto che nel Timeo Salone fa del
suo viaggio in Egitto. 233 Salone parla agli Egiziani delle storie
antichissime dei Greci: Foraneo, il primo uomo vissuto sulla terra, il
diluvio, Deucalione e Pirra. Ma uno di quei sacerdoti, ch'era molto
vecchio, disse: - O Salone, Salone, voi Greci siete sempre fanciulli, e un
Greco vecchio non esiste! [... ] Voi siete tutti giovani d'anima, perch in
essa non avete riposta nessuna vecchia opinione d'antica tradizione,
nessun insegnamento canuto per l'et. E il sacerdote egizio continua
narrando dei tempi pi remoti, delle prime stirpi greche nate dagli di,
della favolosa Atlantide scomparsa nel mare. Quello che interessante,
ai fini del nostro discorso, che l'egiziano presenta tutto l'ordinamento
politico e sociale, tutta la scienza dell'Egitto contemporaneo, come le
conseguenze dirette e legittime di quella antichissima e favolosa civilt
greca scomparsa ormai da novemila anni e della quale i Greci
contemporanei hanno perso ogni ricordo. E infatti Salone trover ora
qui, in Egitto, molti esempi di quelle [leggi] che allora esistevano presso
di voi; e anzitutto, separata da tutte le altre classi, 't 'tON LcpWV yvor;"
e poi la classe degli artigiani separata anch' essa dalle altre, e cos pure la
classe dei guerrieri. In fatto di scienze, poi, la loro validit e la loro
garanzia consiste nel fatto che tutte - dalla ricerca nepe x6of.lou, alla
divinazione, alla medicina - obbediscono a quel criterio essenziale che
il far derivare da queste scienze divine quel che possa giovare alle cose
umane (ex 'tOU'tOlV 8eLOlV OV'tOlV el 't< v8pwmvo.)>>. Il lungo passo ci
utile per almeno tre serie di considerazioni. In primo luogo, la perfezione
dell' assetto politico-sociale e culturale vantata dal sacerdote egizio
troppo fortemente ricalcata su quelli che sono le idee, gli schemi, le
divisioni, gli ordinamenti illustrati da Platone nella Repubblica, per poter
essere presi come una testimonianza dell' antica civilt egizia, supposto
modello di quella greca. Si potrebbe sostenere, vero, che proprio
l'ordinamento descritto da Platone a modellarsi su quello pi antico degli
Egiziani, ma anche in questo caso non sarebbe, questa, una prova
oggettiva della derivazione della civilt greca da quella egiziana. In
secondo luogo, paradossalmente, nel discorso platonico, l'eccellenza e
la priorit della civilt un merito, se mai, greco e non egiziano, dal
momento che il sacerdote narra di quegli antichissimi tempi in cui i Greci
avevano raggiunto il culmine di ogni sapienza, della quale per proprio
i Greci avevano perso ogni memoria - per gli intercorsi diluvi, morbi,
57

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

distruzioni - mentre gli Egiziani ne erano invece gli autentici eredi,234


Infine, il passo una testimonianza, per Platone come gi per Erodoto, e
di quel mito dell'antichissima sapienza egiziana ed orientale, e di
quell' altro mito della periodica distruzione del genere umano e del
riapparire della stessa civilt in altri luoghi: miti che poi costituiranno
tanta parte di quell' atmosfera culturale che a partire dall'et alessandrina
e fino alla romana faranno favoleggiare dei contatti e delle trasmissioni
di sapienza dall'Oriente alla Grecia, simboleggiati dalle interminabili
serie di viaggi che si attribuiranno - in parte fondatamente e in parte no
- a tutti i primi sapienti e filosofi della Grecia. In ogni caso, questa
testimonianza platonica non pu essere assunta a dimostrazione della
fondatezza di un' origine orientale della filosofia greca in Platone, sia
per il significato e per la finalit troppo scopertamente platonici del
racconto, sia per gli evidenti elementi fantastici della narrazione, come
per esempio il fatto che i sacerdoti egizi avrebbero conservato per iscritto
negli archivi dei loro templi le cronache di quell' et ... antidiluviana:
fatto che fa il paio con quell'altra pretesa, nel contesto erodoteo, di
possedere le cronache scritte dell' et in cui sull'Egitto governavano gli
, 235
del.
Anche nel contesto aristotelico, non pare che si possa trovare una
qualche testimonianza che faccia risalire agli antichi popoli dell'Oriente
l'origine della filosofia. Innanzi tutto, non c' in Aristotele
quell' ammirazione, a volte incondizionata ed entusiastica, a volte venata
di riserve critiche o ironiche, che si ritrova in alcuni passi di Erodoto e di
Platone. Anche se in un luogo'36 Aristotele chiama gli Egiziani
PXULO'tU'tOL 'twv v6pw:1tov, in genere egli non tenero con le antiche
istituzioni sociali o costituzioni politiche: si veda, per esempio, la critica
che fa delle costituzioni di Creta e Sparta.'37 Per quanto riguarda pi in
particolare l'Egitto, Aristotele non ammira affatto quella separazione cos
netta delle classi, e specie di quella dei militari e dei contadini, che vigeva
ancora nella societ egiziana e che Platone, nel passo del Timeo sopra
ricordato, sembrava tanto apprezzare. Anzi, dice Aristotele, questa
divisione che esisteva in Egitto come a Creta - anche se la societ egiziana
sembra essere pi antica di quella cretese - non era in fondo una scoperta
nuova. Ma la cosa pi interessante che nel pass0238 possiamo leggere
questa acuta osservazione: Forse, per, si deve ritenere [sta parlando
della istituzione dei sissizi] che anche le altre istituzioni politiche furono
trovate molte volte nel lungo torrere del tempo, o piuttosto infinite volte,
perch naturale che lo stesso bisogno insegni i mezzi necessari per soddisfarlo.
58

La favola continua

[".] Che siano tutte antiche lo dimostrano quelle d'Egitto: gli Egiziani
infatti par che siano i pi antichi e hanno <sempre> avuto leggi e un
sistema politico. Dove, quale che possa essere la nostra valutazione di
uomini moderni, interessante notare la presenza, in Aristotele, di una
indicazione di filosofia della storia o, se si vuole, di un metodo di
lettura comparata della storia che bene o male resiste ancora oggi. La
non grande ammirazione, comunque, per le istituzioni e la costituzione
dell'Egitto, la si pu ricavare da quest' altro passo, che si presta anch' esso
ad utili considerazioni, purtroppo ancora attuali: Altro espediente
tirannico rendere i sudditi poveri: cos egli mantiene la guardia del
corpo ed essi, occupati nelle faccende quotidiane, non hanno tempo per
cospirare. Esempio di ci sono le piramidi d'Egitto.'39
Se passiamo poi al campo pi specifico della filosofia, quale che
possa essere il significato che questo termine assume nel contesto
aristotelico, ci troviamo di fronte a delle affermazioni in positivo, ma
troppo generiche e per di pi indirette. Intendiamo riferirci ad una
testimonianza di Diogene Laerzio: Aristotele nel primo libro dell' opera
Della filosofia afferma che i Magi erano ancora pi antichi degli Egizi e
che secondo loro due sono i principi, un demone buono e un demone
cattivo, il primo di nome Zeus e Oromasde, il secondo di nome Ade e
Arimane;240 e ad una di Plinio: Eudosso, il quale volle che tra le scuole
filosofiche quella dei Magi fosse considerata la pi illustre e la pi utile,
tramanda che Zoroastro visse seimila anni prima della morte di Platone.
E cos sostiene anche Aristotele.241 Qui ci troviamo, ancora una volta,
di fronte ad un discorso, tra mitico e religioso e filosofico, del quale per
non siamo in grado di specificare in maniera pi concreta il contenuto
ed il significato, se non dicendo che - probabilmente - Aristotele ritenne
che nelle civilt pregreche fossero esistite delle scuole filosofiche. Ma
del loro valore e della loro importanza nel giudizio aristotelico possiamo
forse farci un'idea se ripensiamo alle qualificazioni di ingenuit,
fanciullaggine, superficialit, stoltezza e vanit che lo Stagirita
ha dato delle filosofie greche a lui precedenti, fino a quella platonica.
Quello che tutt'al pi, allora, si potr dire in positivo e con certezza
dell'Egitto che l, prima che presso gli altri popoli, fiorirono le
matematiche. Anche in questo caso, per, pi dell'affermazione in s e
per s, importante la giustificazione che di questo fatto d Aristotele.
Di conseguenza, solo quando gi si erano costituite tutte le arti di questo
tipo [le tecniche, le arti pratiche], si pass alla scoperta di quelle scienze
che non sono dirette n al piacere n alle necessit della vita, e ci avvenne
59

T
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

dapprima in quei luoghi in cui gli uomini erano liberi da occupazioni


pratiche. Per questo le arti matematiche si costituirono per la prima volta
in Egitto: infatti, l era concessa questa libert alla casta dei sacerdoti.'42
Quale che possa essere la valutazione che di questa teoria aristotelica di
una nascita delle scienze soltanto dopo la liberazione dal bisogno noi
possiamo dare, ci sembra importante ricordare che tutt' altro era stato
l'indirizzo un secolo prima e nell'ambiente della sofistica, dove un
Protagora e un Prodico, per esempio, avevano derivato il sorgere delle
arti e delle scienze - compresa quella politica - dal bisogno vitale per la
specie umana di sopravvivere e di migliorarsi, modificando insieme se
stessa e il mondo in cui era costretta a vivere e ad agire.

60

III. 3.

IL CULMINE DELLA FAVOLA:


DOVE, COME SEMPRE ACCADE,
ESSA VIENE ORMAI RITENUTA VERIT

Fin qui, per dirla con lo Zeller, sull'origine orientale della filosofia
greca n fatti ben documentati n testimonianze degne di fede."3 Il
Mondolfo auspicava che dI problema (storicamente mal posto) della
"origine orientale della filosofia greca" si traducesse, in quello,
scientificamente assai pi giusto, delle "fonti orientali", alle quali la
filosofia greca possa aver attinto elementi della propria formazione e
del proprio sviluppo."4 Il che senz'altro giusto, perch ovvio che
una matrice dalla quale nasce un fatto culturale, sia pure nuovo e
rivoluzionario, deve per forza esserci, dal momento che nella natura
come nell'intelligenza dell'uomo nihil de nihilo fil. Ma ci, come da un
lato non pu significare riportare pedissequamente ogni elemento della
novit a ci che gi c'era prima /45 cos dalYaltro lato non toglie
legittimit ad analisi del tipo di quella abbozzata dallo Zeller sulle
testimonianze esterne sul problema, cio dichiarazioni esplicite od implicite
dei Greci che facessero risalire la propria filosofia all' antico Oriente. Dal
V secolo ad Aristotele, non troviamo nessuna di queste dichiarazioni,
pur tenendo conto della difficolt - come abbiamo visto - in cui ci siamo
trovati quando abbiamo cercato di definire un concetto per quanto
possibile univoco del termine epL,oaoepLa.
Nel I secolo a.c., in un'opera cos ricca ed interessante come la
Biblioteca di Diodoro Siculo, questo quadro sembra confermato. In un
luogo del V libro, Diodoro afferma che Orfeo fu il primo ad introdurre
tra i Greci le cerimonie sacre e i misteri;246 altrove dice che, secondo
una testimonianza di Callimaco,247 Pitagora alcuni problemi di
geometria trov lui stesso, altri introdusse in Grecia dall'Egitto:24' ancora
una volta, dunque, senza negare l'originalit dei Greci, dall'Oriente
vengono ai Greci miti religiosi, conoscenze matematiche, dottrine
particolari; e questo confermato da numerosi altri passi. 249 Siamo in
un' epoca in cui l'impero romano si ormai esteso su tutto il Mediterraneo
e la scienza greca dell'et alessandrina, sotto i Tolomei, ormai penetrata
profondamente - nel senso per lo meno che vive da pi di due secoli 61

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

Il culmine della favola: dove, come sempre accade, essa viene ormai ritenuta verit

in Egitto. Ali' onnipotente casta sacerdotale di questo paese - potente,


ma sempre bisognosa di tenersi buoni i nuovi dominatori - non basta
pi vantare una antica e originaria sapienza cui avrebbero attinto poeti,
sapienti e legislatori. Ed ecco allora che al nuovo storico che si reca a
visitare il loro paese, i sacerdoti egiziani non possono pi raccontare
soltanto (deducendolo naturalmente EK 'tWV avaypaipwv EV 'tal: lrpai
~flAOL!) che Orfeo, Museo, Omero, Licurgo e Solone sono andati a
visitarli ed a trarre lumi, ma sentono il bisogno di dirgli che in seguito
anche filosofi come un Pitagora, un Platone, un Democrito sono giunti
nel loro paese e solo dopo aver attinto alla loro sapienza sono divenuti
cos esperti, il primo, nella geometria e nella matematica, il secondo nella
matematica e nella psicologia, e il terzo nella fisica e nell' astronomia. E,
come ogni buon sacerdote che (aimeno allora!) si rispetti, non mancavano
di mostrare allo stupito storico greco delle reliquie di quei grandi uomini
a testimonianza della veridicit del loro racconto. 250
Se passiamo dal I secolo a.c. al I secolo d.C., ci imbattiamo in uno
scrittore che ci sembra estremamente significativo di tutto un clima
culturale: Plutarco. Della sua vasta produzione prenderemo in esame dato il fine e il taglio di queste nostre note, che non vogliono delineare
un quadro completo, ma offrire spunti ed elementi di giudizio sul
problema che qui ci interessa - solo quel libro che ha costituito in ogni
tempo la croce e la delizia degli egittologi, e cio il De lside et Osiride.
Crediamo infatti che questa sia un'opera emblematica nella produzione
di Plutarco, che visit l'Egitt0251 con l'interesse di filosofo e di sacerdote
(Plutarco lo fu del tempio di Apollo a Delfi), e che ebbe l'intento
abbastanza esplicito di assimilare gli di della Grecia a quelli dell'Egitto,
nello spirito del sincretismo proprio della sua epoca. Quest'opera di
assimilazione evidente e pi che documentata. Plutarco ci d dei
paralleli tra la cosmogonia egizia, quella esiodea e quella platonica,252
tra il dio - e gli di - degli Egizi e quello di Platone e di Aristotele. 253 A
proposito della morte di Osiride, per esempio, che cade il giorno 17,
Plutarco nota che anche i Pitagorici aborrono questo numero,'54 e Osiride
viene identificato con Dioniso. 255 Del resto, sul parallelismo dei miti greci
ed egiziani, Plutarco si diffonde a lungo,256 notando tra l'altro come i
miti dell'Egitto mostrano una qualche somiglianza con le dottrine
stoiche sugli di o~oLa 'tOL: ilJt 't(\W ~'t(DLKWV 8EOOy01J~VOL:.257 Non
ci sembra pero che quest'opera di avvicinamento di culture diverse sia sul piano della religione e del mito, sia su quello pi specifico della
filosofia - ci permetta di inferire dal testo plutarcheo un qualche rapporto

di dipendenza o di derivazione diretta della Grecia dall'Egitto. C' anzi


un passo in cui Plutarco sembra far derivare la sapienza dei poeti e dei
filosofi di ogni nazionalit da un pi antico sapere custodito da sapienti,
teologi e nomoteti. Dice, infatti, che quell' antichissima sentenza
(JtaflJtaAmO 061;a) espressa da Euripide, non possono star separati i
beni e i mali,'58 "da teologi e legislatori trapassa in poeti e filosofi, sia
tra i barbari che tra i Greci259 Analoghe sono infatti le sentenze e le
credenze persiane260 e quelle dei Greci,261 e anche i filosofi consentono a
questi miti, filosofi come Eraclito, Empedocle, i Pitagorici, Platone,
Aristotele. E Plutarco cos conclude: Dimostrer tutto questo il seguito
del nostro trattato, inteso a conciliare la credenza religiosa (8fOAoya)
degli Egizi con questa nostra filosofia.262 Qui ci sembra abbastanza
esplicito che quest'opera di avvicinamento e di conciliazione tra culture
diverse, quelle molto pi antiche dell'Egitto e della Persia e quella pi
recente della Grecia, se vero che non riguarda solo i miti e le credenze
religiose, ma coinvolge anche la filosofia, sia molto di pi un proposito,
un programma culturale di Plutarco, teso a dimostrare come un'unica
razionalit si esprima in forme diverse in popoli diversi, che non una
dichiarazione di filiazione culturale e filosofica della Grecia dai paesi
pi antichi. E che sia -cos provato, a nostro avviso, indirettamente e
direttamente da dichiarazioni, precisazioni, ammissioni sparse in tutto
il libro. Se da un lato, infatti, nonostante il suo programma, Plutarco
rimane pur sempre convinto della superiorit delle credenze e del culto
greci su quelli egizi,'63 dall' altro sembra anche reagire ad una tendenza
filo-orientale che certo nella sua epoca doveva essere gi abbastanza
forte. A proposito, per esempio, della facilit con cui il popolo crede ai
miti perch ritrova in essi spiegazioni di fatti naturali e familiari, Plutarco
commenta: Nulla di male, d'altronde, purch, anzitutto, serbino per
noi i nostri di, che sono tanto dei Greci che degli Egiziani, e, quindi,
non ne facciano una specie di monopolio egiziano. [... ] Tutti i popoli, in
verit, posseggono Iside e gli di del suo seguito e ne hanno conoscenza,
pur avendo appreso non da molto tempo a chiamare alcuni di tali di
con i nomi della tradizione egiziana,264
Questo, del resto, un atteggiamento di Plutarco a nostro avviso molto
significativo, questo muoversi tra un programma sincretistico di
assnilazione ed una coscienza sempre vigile del valore culturale proprio
dei Greci e, pi in generale, della ragione, che non deve lasciarsi
impaniare e sedurre dalla bellezza dei miti, ma deve sempre indagarli
alla scoperta di quel nucleo di verit filosofica che essi pur contengono.

62

63

LA NASCITA DELLA FILOSOFiA VlSTA DAl GRECI

I miti sono infatti interpretati allegoricamente: non bisogna lasciarsi


fuorviare da una loro lettura letterale, ma bisogna adottare nella loro
interpretazione le ragioni che derivano dalla filosofia (6yo K
cp'ooocpla). Dei rrti che, per esempio, gli Egizi narrano sugli di non
bisogna credere che il fatto cos racc.ontato sia realmer:te accaduto nell~
maniera in cui viene tramandato: bIsogna avere una a1l811 bo~av nepL
8Eiilv, perch la superstizione (OEWLOUCIlOV la) peggiore dell' ateismo. 265.
E dopo aver raccontato il mito di Iside e Osiride anche nei suoi aspeth
pi raccapriccianti e aver significativam~nte c0n:-me~t,ato che se gh
Egiziani hanno tali opinioni e riferisco~'l0 tah racco,:ti su clO.che pernahu~
beato e incorruttibile [... ] nella convmzlOne che SI tratti dI fatti ed evenh
realmente accaduti, allora "bisognerebbe davvero sputare e tergersi la
bocca", per usare le parole di Eschilo/66 Plutarco c0.nclud~ che:
comunque, questi rrti conservano pur sempre tracce dI dubbI e d,
esperienze (i:mop,iilv KaL "a8iilv}, poich il mito dI rifless? di una
verit superiore, che torce il pensiero ~mano ,In una dIr~z~?ne
sensibile,267 Ma Plutarco sembra esser COSCIente dI qualcosa dI plU, e
cio del fatto che il mito stesso non un qualcosa di compiuto e di dato una
volta per sempre, ma si evolve, ed suscettibile di ;edazioni div~rse, e quest~
redazioni esprimono a loro volta esigenze e processI d, asslmzlaZlO11e culturalz
diversi: a proposito del mito di Tifone, infatti,. egli nota: Ma quelli che
riferiscono che la fuga di Tifone dalla battagha fu fatta sul dorso dI un
asino e dur sette giorni e che, salvato in questo modo, gener poi du~
figli, Hierosolyrno e Giudeo, mirano evidentemente, come provano l
nomi stessi, a far entrare nel regno dei miti le tradizioni giudaiche,268
Ci sembra, in conclusione, di poter distinguere abbastanza
chiaramente il programma culturale di Plutarco dalla sua coscienza di
greco e dalla sua credenza in un 6yo, che, essendo comune a tutti gh
uomini, barbari e Greci, costituisce in definitiva la ragione ultima di quelle
analogie e di quegli accostamenti che pure egli in tutta la sua opera va
compiendo. Non dobbiamo pensare che gli di siano diversi tra loro,
da popolo a popolo; che siano, cio, di barbari e di g~eci o di australi
e di settentrionali. No, ma come il sole e la luna e Il CIelo e la terra e Il
mare sono comuni a tutti, mentre sono chiamati da chi in un modo e da
chi in un altro, cos, parimenti,le forme del culto e denominazioni, diverse
le une dalle altre, a seconda delle varie costumanze, sono pur sempre
espressione di un'unica razionalit che le ha tutte ordinate (EV 6you
'tou 'tau'ta KOOIlOUV'tO)>>.269 Ecco perch Plutarco tanto prudente
quando accenna ai rapporti diretti tra legislatori e filosofi greci e sacerdoti
64

Il culmine della favola: dove, come sempre accade, essa viene ormai ritenuta verit

l
I
,

~,l

egiziani: a proposito di quella famosa circospezione degli Egiziani nel


trattare le cose divine - che anche Erodoto ci ricorda tante volte -, la sua
testimonianza piena di come dicono e di come sembra: Attestano
tali cose anche i pi sapienti tra i Greci: Solone, Talete, Platone, Eudosso,
Pitagora, come alcuni dicono (J O' E'v,ol cpaol), ed anche Licurgo; i quali
tutti Vennero in Egitto e si incontrarono con i sacerdoti, Ciascuno di
loro, dicono (cpaol), fu istruito da un sacerdote e specialmente Pitagora,
come sembra (J Eocn), ammir il simbolismo e l'insegnamento
occulto. 270 Dove noi ritroviamo, in quegli incisi, a distanza di sei secoli,
la stessa riserva storica e razionalistica - e la cosa non cambierebbe se
anche fosse una riserva mentale - che faceva ammettere ad Erodoto che,
in ultima analisi, chi parla di una istruzione impartita dagli Egiziani
ai Greci sono in effetti proprio i prirr e non i secondi.
Il quadro comincia a cambiare e cambia effettivamente se ci spostiamo
al II-Ill secolo: ora il processo si completa e si perfeziona: ormai non
sono pi soltanto i sacerdoti egiziani a far derivare la cultura greca da
quella orientale, ma, in pieno ambiente giudaico-alessandrino, cristiano,
medio-platonico, anche gli stessi scrittori greci. Porteremo solo due
esempi, di un autore cristiano e di uno pagano, per mostrare come ci
che prima veniva messo in dubbio in base a considerazioni di carattere
storico o semplicemente razionale, o addirittura veniva negato, ora viene
accettato come una verit ormai accertata e acquisita.
Il primo autore Clemente. Questi non solo parla di una comunanza
di culti, anzi di una dipendenza dei culti greci da quelli egiziani, quando
afferma che Melampo trasport dall'Egitto nell'Ellade le feste di
Demetra,"1 ma estende questa dipendenza anche alla filosofia.
Esaminando le dottrine dei filosofi, infatti, si vedr che anche la stessa
filosofia per vanit di dottrina personifica la materia.'72 Cos, per
esempio, celebrano come principio di tutte le cose Talete l'acqua,
Anassimene l'aria, Ippaso ed Eraclito il fuoco, Empedocle i quattro
elementi e l'odio e l'amicizia. Questi filosofi, con una certa sapienza
che non sapienza adorarono la materia (aocpLa 'tWL oocpw 'tT]V Ul1V
"POO)(KUV>10av'tE)>>.273 Ma in questo erano stati preceduti da Persiani e
Medi e Egiziani: Riconoscano dunque i filosofi come loro maestri i
Persiani o i Suromati o i Magi, dai quali essi hanno appreso l'empiet di
considerare come oggetto di venerazione i prirr principi, ignorando il
primo autore di tutte le cose e creatore degli stessi principi.27' Quale
sia il valore storico di questa presentazione (di un Talete per esempio
che adora l'acqua, o di un Empedocle che adora i quattro elementi)
65

T
LA NASCITA DELLA FILOSOFiA VISTA DAI CREO

non qui il caso di discutere; quello che vogliamo notare solo che
questa lettura dei filosofi greci inquadrata in una visione escatologica:,
'anche della cultura, dalla quale non corretto astrarla. Anche altri filosofi,
come per certe loro dottrine Antistene 275 e Senofonte,276 derivarono la
propria sapienza dalla profetessa degli Ebrei".'"
Per Clemente, dunque, non soltanto tutti i filosofi greci non hanno
fatto altro che appropriarsi di parte dell' antica vera filosofia ebraica,
presentandola come propria,278 ma ormai pacifico ~he Pla;.on~ non er~
altro che o es E~pa,Ulv 'l'L,6aoqJo279 Platone non e che l unltatore di
Mos (l;1'j,Q)'t't MUluaw),'80 colui che, tra i filosofi, eccita la scintilla
dell'ebraica filosofia (-tO evaua",a 'tf Ej:\pmKf 'l'L,oa0'l',a
l;UlJtUpWV)".281 E in un altro luogo, rivolgendosi direttamente al filosofo
che pure, tra tutti, ammirava di pi e che, se.condo lui,. pi degli altri s~
era avvicinato o aveva precorso le dottrme del cnstianeslmo, COSI
Clemente esclama: Conosco i tuoi maestri, anche se tu voglia
nasconderli. Tu apprendi la geometria dagli Egiziani, l'astronomia dai
Babilonesi, ricevi dai Traci le salutari incantagioni, molte cose te le hanno
insegnate gli Assiri; ma nelle leggi, in quelle che sono veraci, e nella
credenza intorno a Dio, tu sei stato aiutato dagli stessi Ebrei,282
Il secondo autore di questo periodo cui volevamo accennare
Numenio di Apamea. Nonostante la tante volte professata ammirazione
per Platone, Numenio sosteneva che l'unica differenza tra questi e Mos
consisteva nel fatto che Platone era un Mos che parlava attico,283
Numenio, certo, uno dei rappresentanti pi significativi di quel
sincretismo religioso-filosofico a tutti i costi che caratteristica cos
essenziale del suo secolo. Oggettivamente in lui si fondono fonti egiziane,
giudaiche, pit.agoriche, eleatiche, eraclitee; e ancora platonismo,
stoicismo, gnosticismo, cristianesimo,284 Oggettivamente, ma anche
soggettivamente, se vero che il terzo libro del suo "Epe 't<'<ya8oi) voleva
essere un saggio di storia delle religioni, condotto con l'intento esplicito
di ravvisare le verit razionali del pensiero greco nelle religioni positive
orientali,285 Ma la questione importante e che qui pi ci interessa ai fini
del nostro discorso, un'altra: quale valore storico e storiografico
possiamo noi attribuire alle testimonianze di questi filosofi del II secolo?
Prendiamo per esempio un'operastorica di Numenio,286 In una storia
dell' Accademia da Speusippo ad Antioco di Ascalona, Numenio
rimprovera i seguaci di Sacra te perch non sono stati capaci di
comprendere la dottrina delle tre divinit" predicata dal filosofo
ateniese. Numenio afferma ora di voler divulgare questa dottrina che
66

Il culmine della favola: dove, come sempre accade, essa viene ormai ritenuta verit

Platone eredit da Socrate ed espose vagamente e velatamente nel Timeo.


Ma questa dottrina delle tre divinit" non era propriamente di Socrate,
perch questi a sua volta la aveva appresa dai pitagorici e Pitagora stesso
l'aveva appresa dalle antichissime religioni orientali.
E allora ci chiediamo: possiamo seriamente assumere questo tipo di
ricostruzioni e di dichiarazioni come materiale documentato e
fededegno sul quale impostare la ricerca di testimonianze dirette e
storiche, valide per stabilire l' origine" della filosofia greca nelle culture
orientali? O ne dobbiamo dedurre che in questo periodo, in questo
ambiente culturale, con questi autori, con queste testimonianze, con
questo tipo di argomentaziOli.i, che i Greci credono e parlano, essi stessi,
di una derivazione orientale della loro propria filosofia?

67

T
N.l.
UNA PRIMA BREVE CONCLUSIONE

Una conclusione, forse non del tutto soddisfacente, ma, ci sembra,


abbastanza corretta del nostro discorso, potrebbe essere questa. Che, se
vero - come abbiamo ricordato all'inizio - che non possibile affrontare
il problema della nascita della filosofia senza avere un adeguato
concetto di che cosa sia la filosofia, se vero che su questo problema
tutta la storia grafia filosofica, ed anche la pi attenta e scientifica, non
ha potuto dare una risposta univoca, perch naturalmente non llllvoci
erano i presupposti da cui partiva, da Hegel ai giorni nostri; altrettanto
vero che una risposta univoca al problema non ce la possono dare
nemmeno gli antichi, perch anch'essi o non si pongono affatto il
problema di che cosa sia la filosofia, o, se se lo pongono, non ne danno
delle definizioni nette, precise e prive di ambiguit. Ma se n i moderni
n gli antichi ci possono dare una unica risposta su che cosa sia la filosofia
e quindi su quando e dove essa sia nata e perch, dobbiamo dedurne
l'insolubilit - di tipo scettico, trascendentale o "popolar-volgare - del
problema, o dobbiamo cercare volta a volta di chiarire le motivazioni
storiche, ambientali, culturali, psicologiche, delle varie risposte e cos
cercare di comprenderne il significato e la direzione, le implicanze e le
finalit? Personalmente, siamo per questa seconda via; ma la cosa che ci
conforta leggere - ironia socratica a parte - queste parole nel vecchio,
sorpassato, metafisica e conservatore Platone: ,<1 preti del tempio di Zeus a
Dodona dicevano che le prime rivelazioni profetiche erano uscite da
una quercia. Alla gente di quei giorni, che non era sapiente come voi
giovani, bastava nella loro ingenuit udire ci che diceva /Ila quercia e la

pietra", purch dicesse il vero. Per te invece fa differenza chi che parla e da
quale paese viene: tu non ti accontenti di esaminare semplicemente se ci che
dice vero o falso. 287

69

T
IV. 2.
ED UN CODICILLO

A ben riflettere, questa conclusione si presta anche a delle altre


considerazioni abbastanza interessanti. Ed una potrebbe essere questa:
la notevole vicinanza tra impostazioni e conclusioni storiografiche
moderne e tesi e posizioni proprie dei Greci. Naturalmente, anche a
questo proposito, sia per le une che per le altre faremo soltanto degli
esempi i quali, se da un lato - e ne siamo pienamente coscienti - non
pretendono di essere n esaurienti n di rappresentare completamente
la gamma delle tesi antiche e moderne, dall' altro lato per costituiscono
- almeno speriamo - dei suggerimenti abbastanza interessanti e che
varrebbe la pena verificare.
Cos, per esempio, a proposito della tesi che il mito esprimele relazioni
naturali delle cose, tesi sostenuta tra gli altri da Robin,'88 da Frankfort,'89
da Vernant,290 o che la filosofia rappresenti nient'altro che una
trasposizione in forma laicizzata e astratta dello stesso sistema di
concetti proprio della religione, tesi sostenuta da Cornford,291 ricordiamo
che suggerimenti simili si possono trovare in Erodoto, in Aristotele, in
Plutarco e in Clemente;'92 a proposito della tesi che i primi filosofi
furono uomini attivi, pratici, tesi sostenuta per esempio da Farrington,293
ricordiamo gli spunti offerti da Aristotele e da altri;'94 a proposito della
tesi che vede nei primi filosofi (Talete, Anassimandro, lo stesso Eraclito)
i portatori di una sapienza orientale, tesi che gi fu di certa storiografia
romantica criticata da Zeller295 e oggi riproposta - sia pure con altre
sfumature e correzioni di tiro - da West/96 ricordiamo ancora alcune
testimonianze di Erodoto, e poi Clemente e Numenio;297 a proposito della
tesi che vede nella nascita della citt e nella conseguente nuova mentalit
del cittadino le basi essenziali ed indispensabili per il sorgere della
filosofia, tesi sostenuta da Paci298 e da Vemant/99 ricordiamo gli spunti
offerti da certi densi discorsi che troviamo in Tucidide;3O a proposito
infine del sorgere della filosofia in Grecia come primo affermarsi del
pensiero scientifico, tesi sostenuta per esempio da Farrington, da De
Santillana,301 da Sambursky,302 ma gi ,di Burnet303 e di Tannery,304
rimandiamo a certe testimonianze dello stesso Aristotele. 305

71
l;:
''fi/

:iL"

T
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VIS'D\ DAI GRECI

Quello che qui vogliamo far notare, e che crediamo sia suscettibile di
un approfondimento e di una verifica, da farsi naturabnente con indagini
e con esami ben pi circostanziati e storicizzati di quanto non siano questi
semplici suggerimenti, che talune impostazioni storiografiche moderne,
taluni tagli dati alla ricerca storiografica e metodologica sulla "filosofia
dei Greci e sui rapporti tra cultura greca e culture orientali, trovano i"
loro antecedenti pi naturali appunto nella presentazione e nella
coscienza che della propria filosofia (e della propria dipendenza o
meno dall'Oriente) gli stessi Greci ci hanno dato od hanno avuto: si
tratterebbe, allora, di storicizzare e di verificare volta a volta risposte
antiche e moderne a questi problemi e di intenderne cos nella miglior
maniera il senso pi pieno. Del resto, che una presentazione di un
personaggio o di un fatto del passato, con tutte le sue particolarit, con
tutte le sue prospettive, riprenda elementi, spunti e suggerimenti degli
stessi uomini e ambienti culturali del passato, cosa che nella storiografia
gi avvenuta: il ritratto di un Leonardo uomo Olmisciente, mago,
divino, ~~meraviglioso, miracoloso, presentatoci dal Vasari,306 non
ricalca forse nient'altro che le linee di un autoritratto, disegnato con
una voluta accentuazione di toni tra polemici e ironici 7307

V.I.
NOTA BIBLIOGRAFICA

1.1.l.

Nel corso del nostro saggio non abbiamo fatto riferimento alla
bibliografia esistente sugli argomenti di cui volta a volta abbiamo trattato
se non in pochissimi, particolari casi: l dove, per esempio, abbiamo fatt~
alcune affermazioni che avrebbero dovuto esser giustificate, ma la cui
giustificazione ci avrebbe portato troppo lontano; oppure l dove abbiamo
usato ~erte argomentazio~ o certe ricostruzioni che sarebbe stato troppo
complicato o dIspersIvo npresentare da parte nostra, dato il taglio di
questo nostro lavoro. Questo non significa, naturalmente, che non
abbiamo tenuto presenti, in qualche caso non condividendoli, in qualche
caso utilizzandoli, i lavori pi importanti sugli argomenti affrontati. Ecco
p:r~h o~friamo o~a qui, in questa nota, non una vera e propria
blbhografm, n:a del semplici suggerimenti utili specialmente per chi
vogha commClare ad approfondire i problemi cui abbiamo accennato. I
lavori che indicheremo sono rappresentativi di tendenze e di indirizzi
storiografici a volte anche opposti, ma comunque sono significativi dello
stato del dibattito intorno ai problemi cui ci riferiamo. Nei suggerimenti
sui singoli autori ci siamo limitati a segnalare solo i volumi, in genere
nell'ultima edizione o ristampa .
. Per ~omo~it~, c~ siamo serviti nel testo di traduzioni italiane gi
eSIstentI, che mdlchiamo volta per volta. Indicazioni molto pi ampie le
SI potranno reperire nelle grandi storie della filosofia o della filosofia
antica (De Ruggiero, AbbagnaIIO!WindeIQ1lnd, Geymonat, Dal Pra,
~~ller, G0111jJerz, Ioel, Kranz, Ueberweg-P@.""ht~r, Guthrie, F. Adorno),
oltre che nelle opere di consultazione (per esempio, la Pauly-Wissowa),
,:ei repertori bibliogr~fici (per esempio il Marouzeau), e nelle maggiori
nVlste dI fIlosofIa, dI stona della filosofia e di cultura classica. Utili
ori~ntamenti bibliografici sono contenuti in F. ADORNO, Il pensiero greco,
Ban 1969 e m F. ADORNO, Il pensiero greco-romano e il cristianesimo Bari

1970.

72

'

73

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

I.1.2.

HEGEL, Lezioni ~ G. W. F. HEGEL, Lezioni sulla storia della filosofia, tr. il.
di E. CODIGNOLA-G. SANNA, voI. I, Firenze 1967. Hegel, Estetica ~ G. W. F.
HEGEL, Estetica, tr. il. di N. Merker-N. Vaccaro, Torino 1967. HEGEL,
Enciclopedia ~ G. W. F. HEGEL, Enciclopedia delle scienze filosofiche in
compendio, tr. il. di B. Croce, Bari 1951.
1.3.

WINDELBAND, SI. d. filoso ~ W. WINDELBAND, Storia dellafilosofia, tr. il. di


C. Dentice D'Accadia, voI. I, Firenze 1967.
14.

ZELLER I, I ~ E. ZELLER, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, a


cura di R. Mondolfo, parte I, vol. I, Firenze 1967.

II.2.

ROBlN, Penso gr. ~ L. ROBlN, Storia del pensiero greco, tr. il.di P. Serini,
Milano 1962. UEBERWEG-PRAECHTER ~ F. UEBERWEG - K. PRAECHTER, Grundriss
der Geschichte der Phiosophie, Band I: Die Philosophie des Altertums, BaselStuttgart 1967. SNELL, Ausdrucke ~ B. SNELL, Die Ausdrucke fUr den Begriff
des Wissens in der vorplatonischen Phiosophie (aO'l'La, yVWft11, aUVWL,
lmopta, fta811fta, matllft11), Gilttingen 1922.

Per i presocratici, ci siamo serviti della classica raccolta di H. DIELSW. KRANz, Die Fragmente der Vorsokratiker, voli. 3, Dublin-Ziirich 196813 e
della traduzione italiana I presocratici, voll. 2, a cura di G. GIANNANTONI,
Bari 1969 (le traduzioni sono di G. Giannantoni, R. Laurenti, A.
Maddalena, P. Albertelli, V. E. Alfieri, M. Timpanaro Cardini). Si vedano
inoltre le traduzioni a cura di G. PRETI, I presocratici, Milano1942; A.
PASQUINELLI, I presocratici, Torino 1958; Q. CATAUDELLA, I frammenti dei
presocratici, Padova 1958; U. CURI, I presocratici, Padova 1967; A. CAPIZZI,
I presocratici, Firenze 1972.

74

Nota bibliografica

Sulla civilt e sul pensiero degli antichi Greci si vedano inoltre le


seguenti opere:

F. ADORNO, Studi sul pensiero greco, Firenze 1966.


V. E. ALFIERI, M. UNTERSTElNER (a cura di), Studi di filosofia greca, Bari 1950.
F. ALBERGAMO, Mito e magia, Napoli 1970.
R. E. ALLEN, D. J. FURLEY (a cura di), Studies in Presocratic Philosophy,voll.
2, London 1970-1975.
J. P. ANToN, G. L. Kustas (a cura di) Essays in Ancient Greek Philosophy,
Albany 1972.
D. BABUT, La religion des philosophes grecs de Thals aux StoiCiens, Paris 1974.
E. BARKER, Greek Political Theory: Plato and his Predecessors, London 1957.
J. BRARD, La Magna Grecia, tr. il. di P. Bernardini Marzolla, Torino1963.
H. BERVE, Storia greca, tr. il. di. F. Codino, voll. 2, Bari 1966.
E. BIGNONE, Studi sul pensiero antica, Napoli 1938.
A. BILL, La morale et la loi dans la philosophie antique, Paris 1928.
J. BOARDMAN, The Greeks Overseas, Aylesbury, Bucks 1973.
J. M. BOCHENSKI, La logicaformale dai presocratici a Leibniz, tr. il. diA. Conte,
Torino 1972.
N. Bosco, Idea e concezioni della giustizia nelle civilt occidentali, VoI. I.
L'Antichit, Torino 1968.
J. BOWLE, Western Political Thought, London 1954.
C. M. BOWRA, L'esperienza greca, tr. il. di. V. Cosentino, Milano 1962.
P. BOYANC, Le culte des Muses chez les philosophes grecs, Paris 1937.
J. BURKHARDT, Storia della civilt greca, voli. 2, tr. il. di M. Attardo Magrini,
Firenze 1974.
J. BURNET, Early Greek Philosophy, London 1892.
J. BURNET, Greek Philosophy: Thales to Plato, London 1914.
G. CALOGERO, Storia della logica antica. I. L'et arcaica, Bari 1967.
G. CAMBIANO, Filosofia e scienza nel mondo antico, Torino 1976.
R. CANTARELLA, La letteratura greca classica, Firenze-Milano 1967.
E. CASSIRER, Logos, Dike, Kosmos in der Entwicklung der griechischen
Phiosophie, BerIin 1941.
S. A. CECCHlN, Patrios politeia, Torino 1969:
F. CHATELET (a cura di), La filosofia pagana, tr. il. di L. Sosia, Milano 1976.
H. CHERNISs,Aristotle's Criticism ofPresocratic Philosophy, Baltimore 1964'.
V. G. CHILDE, Il progresso nel mondo antico, tr. il. di A. Ruata, Torino 1963.
G. COLLI, La nascita della filosofia, Milano 1975.
75

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GREO

G. COLLI, La sapienza greca, voI. I, Milano 1977.


F. M. CORNFORO, Before and after Socrates, Cambridge 1932.
F. M. CORNFORD, From Religion to Philosophy, New York 1957.
F. M. CORNFORD, Principium Sapientiae, Cambridge 1952.
A. COVOTI!, I presocratici, Napoli 1934.
M. DAL PRA, La storiografia filosofica antica, Milano 1950.
J. DE ROMILLY, La loi dans la pense grecque des origines Aristate, Paris 1971.
G. DE SANCTIS, Storia dei Greci, voli. 2, Firenze 1975.
G. DE SANTILLANA, Le origini del pensiero scientifico, tr. il. di G. De Angelis,
Firenze 1966.
E. DEs PLACES, La religion grecque, Paris 1969.
M. DETIENNE, I maestri di verit nella Grecia arcaica, tr. il. di A. Fraschetti,
Roma-Bari 1977.
C. DLANo, Forma ed evento. Principi per una interpretazione del mondo greco,
Venezia 1952.
E. R. DODos, I Greci e l'irrazionale, tr. il. di V. Vacca De Bosis, Firenze 1959.
A. A. T. EHHARDT, Politische Metaphysik von Solon bis Augustin, Tiibingen
1969.
F. ENRIQUES-G. DE SANTILLANA, Storia del pensiero scientifico. Il mondo antico,
Milano 1932.
B. FARRlNGTON, Science in Antiquity, London 1939.
B. FARRlNGTON, Storia della scienza greca, tr. il. di G. Gnoli, Milano 1964.
B. FARRINGTON, Scienza e politica nel mondo antico, tr. il. di A. Rotond,
Milano 1960.
B. FARRlNGTON, Lavoro manuale e lavoro intellettuale nell'antica Grecia, tr. il.
di A. Omodeo, Milano 1970.
G. FASS, La democrazia greca, Bologna 1959.
G. FASS, Storia della filosofia del diritto, voI. I: Antichit e Medio Evo, Bologna
1974.
V. FAZIO-ALLMAYER, Studi sul pensiero antico, Firenze 1974.
M. L FINLEY, Gli antichi greci, tr. il. di F. Codino, Torino 1965.
M. L FINLEY, La Grecia dalla preistoria all'et arcaica, tr. il. di Berrini-De
Cervin-De Benedictis, Bari 1972.
M. L FINLEY, La democrazia degli antichi e dei moderni, tr. il. di Benedetto,
Roma-Bari 1973.
H. FRAENKEL, Wege and Formen fruhgriechischen Den/cens, Miinchen 1955.
H. FRAENKEL, Dichtung and Phiosopie des fruhen Griechentums, Miinchen
1962.
A. FRA)ESE, La matematica nel mondo antico, Roma 1951.
76

Nota bibliografica

K. FREEMAN, The Pre-socratics Philosophers, Oxford 1946.


R. FRANCHlNI, Le origini della dialettica, Napoli 1969.

H.-G. GADAMER (a cura di), Um die Begriffswelt der Vorsokratiker, Darmstadt


1968.
G. GIANNANTONI, La filosofia prearistotelica, Roma 1962-63.
M.GIGANTE, Nomos Basileus, Napoli 1956.
O. GIGON, Die Ursprung der griechischen Phihlosophie von Hesiod bis
Parmenides, Base11945.
TH. GOMPERZ, Pensatori greci, tr. il. di L. Bandini-D. Faucci, voli. 4, Firenze
1950.
A. GRILLI, Il problema della vita contemplativa nel mondo greco-romano,Milano
1953.
E. A. HAVELOCK, Cultura orale e civilt della scrittura. Da Omero a Platone, tr.
il. di M. Carpitella, Roma-Bari 1973.
F. M. HEICHELHEIM, Storia economica del mondo antico, tr. il. di S. Sciacca,
Bari 1972.
E. HEINIMANN, Nomos und Physis, Base11945.
R. HrRzEL, Agrafos Nomos, Leipzig 1900.
E. HUSSEY, I presocratici, tr. il. di L. Rampello, Milano 1977.
CH. Mc ILWAlN, Il pensiero politico occidentale dai Greci al tardo Medio Evo, tr.
il., Venezia 1959.
W. JAEGER, Paideia. La formazione dell'uomo greco, volI. 3, tr. il. di L. Emery,
Firenze 1970.
W. JAEGER, La teologia dei primi pensatori greci, tr. il. di E. Pocar, Firenze
1967.
F. JESI, Mito, Milano 1973.
H. S. JONES, Philosophy and medicine in Ancient Greece, Baltimore 1946.
G. S. KIRK, La natura dei miti greci, tr. il. di M. Carpitella, Roma-Bari 1977.
G. S. KIRK - J. E. RAVEN, The presocratic Philosophers, Cambridge 1957.
H. D. F. KrTTO, I Greci, tr. il. di F. Guidi, Firenze 1973.
A. KO)VE, Essai d'une histoire raisonne de la philosophie pai"enne. Tome I,
Les Presocratiques, Paris 1968.
L LANA, Studi sul pensiero politico classico, Napoli 1973.
A. LESKY, Storia della letteratura greca, voli. 3, tr. il. di F. Codino, Milano
1973.
P. LVQUE - P. VIDALNAQUET, Clistne l'Athnien. Essai sur la raprsentation
de /'espace et du temps dans la pense politique grecque de la fin du VI' sic/e
la mort de P/aton, Paris 1964.
G. E. R. LLOYD, Polarity and Analogy, Cambridge 1966.
77

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

G. E. R. LLOYD, Early Greel, Science. Thales to Aristotle, London 1970.


G. LORIA, Le scienze esatte nell'antica Grecia, Milano 1914.
M. LOSACCO, Storia della dialettica, Firenze 1922.
H. 1. MARRou, Storia dell'educazione nell'antichit, tr. it. di U. Massi, Roma
1971.
G. MARTANO, Studi di storia del pensiero antico, Napoli 1968.
G. MARTANo, Contrariet e dialettica nel pensiero antico. 1. Dai Milesii ad
Antifonte, Napoli 1972.
S. MAzzARlNo, Fra Oriente e Occidente. Ricerche di storia greca arcaica, Firenze
1947.
R. MONDOLFO, Alle origini della filosofia della cultura, Bologna 1956.
R. MONDOLFO, La comprensione del soggetto umano nell'antichit classica,
Firenze 1958.
R. MONDOLFO, L'infinito nel pensiero dell'antichit classica, Firenze 1967.
A. P. D. MouRELATos (a cura di), The Pre-Socratics, New York 1974.
W. NESTLE, Vom Mythos zum Logos, Stuttgart 1940.
W. NESTLE, Storia della religiosit greca; tr. il. di A. B., Firenze 1973.
O. NEUGEBAUER, Le scienze esatte, nell'antichit, tr. it. diA. Carugo, Milano
1974.
W. F. OTTO, Gli dei della Grecia, tr. it. di G. Federici Airoldi, Milanol968.
J. OWENS, A history of Ancient Western Philosophy, New York 1959.
A. PACCHI, Materia, Milano 1976.
E. PACI, Storia del pensiero presocratico, Torino 1957.
R. PETTAZZONI, La religione nella Grecia antica fino ad Alessandro, Bologna
1921.
E. D. PHILLlPS, Greek Medicine, London 1973.
A. PLEBE, Breve storia della retorica antica, Milano 1961.
G. PRETI, Storia del pensiero scientifico, Milano 1975.
M. POHLENZ, L'uomo greco, tr. it., Firenze 1962.
M. POHLENZ, La libert greca, tr. it. di M.Beliincioni, Brescia 1963.
G. REALE, I problemi del pensiero antico dalle origini fino ad Aristotele, Milano
1972.
A. REy, La science dans l'antiquit, Paris 1936-46.
E. RIVERSO, Natura e lago, Napoli 1966.
L. ROBIN, La morale antique, Paris 1938.
J. M. ROBINSON, An introduction to early Greele Philosophy, Bostonl968.
G. RODIER, tudes de philosophie grecque, Paris 1957.
E. ROHDE, Psyche, tr. it. di E. Codignola-A. Oberdorfer, voli. 2, Bari 1970.
S. SAMBURSKY, Il mondo fisico dei Greci, tr. it. di V. Geymonat, Milano 1967.
78

Nota bibliografica

G. SARTON, Introduction to the history of Science, Baltimore 1937-48.


F. SARTORI, Le Eterie nella vita politica ateniese del VI e V secolo a.c., Roma
1967.
R. SCHAERER, L'homme antique et la structure du monde interieur d'Omre
Socrate, Paris 1958.
P. M. SCHUHL, Essai sur la formation de la pense grecque, Paris 1934.
L. SICHIROLLO, Dialettica, Milano 1973.
TH. A. SINCLAIR, Il pensiero politico classico, tr. it. di A. Silvestri Giorgi-E.
Zallone, volI. 2, Roma-Bari 1973.
P. SINISCALCO, Mito e storia tra paganesimo e cristianesimo, Torino 1976.
B. SNELL, La cultura greca e le origini del pensiero europeo, tr. it. di V. Degli
Alberti e A. Solmi Marietti, Torino 1963.
J. STENZEL, Die Metaphysik des Altertums, Miinchen 1931.
P. TANNERY, Pour l'histoire de la science hellne, Paris 1930.
G. THoMSoN, I primi filosofi, tr. it. di P. Innocenti, Firenze 1973.
J. TOUCHARD, Storia del pensiero politico antico, voI. I, Milano 1963.
J. TOUTAIN, L'economia antica, tr. it. di F. Coarelli, Milano 1968.
M. UNTERSTEINER, La fisiologia del mito, Milano 1946.
M. VEGETTI, Ippocrate. Opere, Torino 1965.
J. P. VERNANT, Mito e pensiero presso i greci, tr. it. di M. Romano-B. Bravo,
Torino 1970.
J. P. VERNANT, Le origini del pensiero greco, tr. it. di F. Lodino, Roma 1976.
J. VOILQUIN, Les penseurs grecs avant Socrate. De Thales de Milet Prodicos,
Paris 1964.
U. WILAMOWITZ, Der Glaube der Hellenen, Berlin 1931-32.
S. ZEPPI, Studi sulla filosofia presocratica, Firenze 1962.
A. ZIMMERN, Il commonwealth greco, tr. it. di A. M. Targioni Violani, Milano
1967.
G. ZUNZT, Persephone. Three Essays on Religion and Thought in Magna Grecia,
Oxford 1971.

Si veda inoltre, in particolare, sui Milesii:


R. LAURENTI, Introduzione a Talete, Anassimandro, Anassimene, Bari 1971.

A. MADDALENA, Ionici, testimonianze e frammenti, Firenze 1970.


A. MADDALENA, Sulla cosmologia ionica da Talete a Eraclito, Padova 1940.
ZELLER-MoNDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Parte I, voI.
II, Firenze 1967.
79

LA NASCITA DELLA F1LOSQI'IA VISTA DAI GRECI

Nota bibliografica

Sui Pitagorici:

ZELLER-MONDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Parte l,val.
III a cura di G. Reale, Firenze 1967.

V. CAPPARELLI, La sapienza di Pitagora, Padova 1944.


A. DELATTE, tudes sur la literature pythagoricienne, Paris 1915.
K. VON FRITz, Mathematiker and Alcusmatilcer bei den alten Pythagoreen,
Miinchen 1960.
A. OLIVIERI, Civilt greca nell'Italia meridionale, Napoli 1931.
J. E. RAVEN, Pythagoreans and Eleatics, Cambridge 1948.
A. ROSTAGNI, Il verbo di Pitagora, Torino 1924.
M. TIMPANARO CARDINI, Pitagorici, testimonianze eframmenti, voll. 3, Firenze
1969.
ZELLER-MoNDOLFO, Lafilosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Parte I, val.
II, Firenze 1967.

Su Eraclito:

K. AXELos, Hraclite et la philosophie, Paris 1962.


E. BODRERO, Eraclito, Torino 1910.

J. BOLLACK-H. WISMAN, Hraclite ou la separation, Paris 1972.


F. J. BRECHT, Die Metaphysilc Heralclits, Berlin 1941.
M. CARDINI, Eraclito, Lanciano 1919.
A. COVOTI!, L'oscuro di Efeso, Napoli 1918.
O. GIGON, Untersuchungen zu Heraklit, Leipzig 1935.
R. LAURENTI, Eraclito, Roma-Bari 1974.
V. MACCFITORO, Eraclito, Bari 1920.
G. MAzZANTINI, Eraclito, Torino 1945.
R. MONDOLFO-L. TARAN, Eraclito, testimonianze e imitazioni, Firenze 1972.
A. PAGLIARO, Eraclito e illogos. Saggio di critica semantica, Firenze 1950.
C. RAMNoux, Hraclite ou l'homme entre les choses et les mots, Paris 1968.
B. SALUCCI-G. GILARDONl, Eraclito, tutti i frammenti, Firenze 1967.
R. WALZER, Eraclito, Firenze 1964.
ZELLER-MoNDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Parte l,voI.
IV, Firenze 1961.

Sugli Eleati:
G. CALOGERO, Studi sull'eleatismo, Roma 1932.
A. CAPIZZI, Introduzione a Parmenide, Roma-Bari 1975.
A. CAPIZZI, La porta di Parmenide, Roma 1975.
F. M. CORNFORD, Plato and Parmenides, London 1939.
H. P. D. LEE, Zeno of Elea, Cambridge 1936.
J. H. M. M. LOENEN, Parmenides, Melissus, Gorgias. A reinterpretation of
Eleatic Philosophy, Assen 1959.
A. P. D. MOURELATOS, The route of Parmenides, New York-London 1970.
J. E. RAVEN, Pythagoreans and Eleatics, Cambridge 1948.
G. REALE, Melisso, testimonianze eframmenti, Firenze 1970.
K. REINHARDT, Parmenides und die Geschichte der griechischen Philosophie,
Frankfurt 1959.
L. RUGGIU, Parmenide, Venezia-Padova 1975.
B. SALUCCI-G. GILARDONI, Parmenide, i frammenti, Firenze 1969.
M. UNTERSTIlINER, Senofane, testimonianze eframmenti, Firenze 1967.
M. UNTERSTIlINER, Parmenide, testimonianze e frammenti, Firenze 1967.
M. UNTERSTIlINER, Zenone, testimonianze e frammenti, Firenze 1970.
W. J. VERDENIUS, Parmenides. Some comments on his poem, Amsterdam 1964.
R. VITALI, Melisso di Samo, sul mondo o sull'essere, Urbino 1973.
J. ZAFIROPULO, L'ecole late, Paris 1950.
J. ZAFIROPULO, Vox Zenonis, Paris 1958.
80

Su Empedocle:

J. BAS, Empdocle d'Agrigente, Paris 1969.


E. BIGNONE, Empedocle, frammenti e testimonianze, Torino 1916.

J. BOLLACK, Empdocle, Paris 1965-1969.


J. BRUN, Empdocle, Paris 1966.

G. COLLI, Empedocle, Pisa 1949.


C. GALLAVOTII, Empedocle, Poema fisico e lustrale, Milano 1975.
W. KRANZ, Empedokles, Zurich 1949.
J. CH. LTH, Die Slruktur des Wirklichen im Empedokleischen System,
Meisenheim 1970.
G. NLoD, Empedocle d'Agrigente, Bruxelles 1959.
81

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VJSTA DAI GRECI

Nota bibliografica

D. O'BRIEN, Empedocles' Cosmie Cycle, Cambridge 1969.

Sui sofisti:

J. ZAFIRoruLO, Empdocle d'Agrigente, Paris 1953.


ZELLER-MoNDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Parte I, voI.
Va cura di A. Capizzi, Firenze 1969.

F. ADORNO, I sofisti e Sacra te, Torino 1967.


E. BODRERO, Protagora, Bari 1914.

M. Buccellato, La retorica sofistica negli scritti di Platone, Milano 1953.


A. CAPIZZI, Protagora, Firenze 1955.

A. CAPIZZI, I sofisti, Firenze 1976.


Su Anassagora:
R. M. AFNAN, Zoroaster's Influence on Anaxagoras, the greek Tragedians and

Socrates, New York 1969.


M. CARBONARA NADDEI,Spermata, nous, leremata nella dottrina di Anassagora,
Napoli 1969.
D. CIURNELLI, La filosofia di Anassagora, Padova 1947.
F. M. CLEVE, The Philosophy of Anaxagoras, The Hague 1973.
D. LANZA, Anassagora, testimonianze e frammenti, Firenze 1966.
F. ROMANO, Anassagora, Padova 1965.
J. ZAFIROPULO, Anaxagore de Clazomne, Paris 1948.
ZELLER-MoNDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Parte I, voI.
V, a cura di A. Capizzi, Firenze 1969.

Sugli atomisti:
V. E. ALFIERI, Atomos Idea, Firenze 1953.
C. BAILEY, The Greele Atomists, Oxford 1929.
A. TH. COLE, Democritus and the Sourees of Greele Anthropology, Cleveland
1967.
F. ENRIQUES-M. MAZZIOTII, Le dottrine di Democrito di Abdera, Bologna 1948.
V. FAZIO-ALLMAYER, Studi sull'atomismo greco, Palermo 1911.
D. J. FURLEY, Two Studies in Greele Atomists, Princeton 1967.
H. LANGERBECK, 'Doxis epirysme', Studien zu Demokrits Ethik un
Erkenntnisslehre, Berlin 1935.
A. G. M. VAN MELSEN, From Atomos to Atom, Pittsburg 1952.
P. NIZAN, Les materialistes de l'antiquit. Dmocrite, Epicure, Lucrce, Paris
1965.

82

G. CASERTANO, Natura e istituzioni umane nelle dottrine dei sofisti, Napoli-

Firenze 1971.
G. CASERTANO, Un discorso sui sofisti, Napoli 1974.
C. COREATO, Sofisti e politica ad Atene durante la guerra del Peloponneso, Trieste
1958.
E. DurREL, Les sophistes, Neuchatel1948.
H. GOMPERZ, Sophistik und Rhetorik, Leipzig-Berlin 1912.
J. KUBE, Tchne und Aret, Berlin-New York 1969.
I. LANA, Protagora, Torino 1950.
A. LEVI, Storia della sofistica, Napoli 1966.
J. MEWALDT, Kulturkampf der Sophistik, Tubingen 1928.
C. MORESCHINI, Gorgia, Torino 1959.
A. SAlITA, L'illuminismo della sofistica greca, Milano 1938.
M. UNTERSTEINER, Sofisti, testimonianze eframmenti, volI. 4, Firenze1967 (il
IV volume a cura di A. Battegazzore).
M. UNTERSTEINER, I sofisti, volI. 2, Milano 1967.
R. VITALI, Gorgia: retorica e filosofia, Urbino 1971.
S. ZEPPI, Protagora e la filosofia del suo tempo, Firenze 1961.

II.3.

Per i dialoghi platonici abbiamo usato l'edizione del BURNET, Oxford


1892-1906 e le seguenti traduzioni italiane che si trovano in PLATONE,
Opere complete, a cura di G. Giannantoni, Bari 1971:
Apologia di Socrate, Fedone, Teeteto, Critone: MANARA VALGIMIGLI.
Cratilo: L. MINIO P ALUELLO.
Sofista, Politico, Parmenide, Filebo, Leggi: A. ZADRO.
Simposio, Fedro, AZcibiade primo, Carmide, Lachete, Liside: P. PUCC!.
Timeo: C. GIARRATANO.
Eutidemo, Prolagora, Gorgia, Menone, Ippia maggiore, Ippia minore: F. ADORNO.
83

Nota bibliografica
LA NASClTA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

Si vedano inoltre le seguenti opere:

H. CAIRMS, Legai Philosophy from Plato to Hegel, Baltimore 1949.


G. CAMBIANO, Platone e le tecniche, Torino 1971.
A. CAPIZZI, Socrate e i personaggi filosofi di Platone, Roma 1970.
C. CARBONARA, Platone, Napoli 1969.
F. CHATELET, Platon, Paris 1965.
H. F. CHERNISS, Aristotle's Criticism ofPlato and the Academy, NewYork 1962.
F. M. CORNFORD, Plato and Parmenides, London 1939.
F. M. CORNFORD, Plato's Theory ofknowledge, London 1935.
P. COSENZA, L'incommensurabile nell'evoluzione filosofica di Platone, Napoli
1977.
R. E. CUSHMAN, Therapeia: Plato's Conception of Philosophy, London 1958.
A. DIs, Platon, Paris 1930.
A. DIs, Autour de Platon, Paris 1972.
E. DUPREL, La lgende socratique et les oeuvres de Platon, Bruxelles 1922.
J. N. FINDLAY, Plato. The written and unwritten doctrines, London-Boston
1974.
E. FRANK, Plato und die sogenannten Pythagoreer, Halle 1923.
M. GENTILE, La dottrina platonica delle idee numeri e Aristotele, Pisa 1930.
J. C. GOSLING, Plato, London-Boston 1973.
J. GillTTON, Platon, Paris 1960.
W. HIRScH, Platons Weg zum Mythos, Berlin-New York 1971.
E. HOFFMANN, Platon, Zurich 1960.
M. lSNARDI PARENTE, Techne. Momenti del pensiero greco da Platone a Epicuro,
Firenze 1966.
M. lSNARDI PARENTE, Filosofia e politica nelle lettere di Platone, Napoli 1970.
A. KOYR, Introduzione a Platone, tr. it. di L. Sichirollo, Firenze 1973.
D. MANNSPERGER, Physis bei Platon, Berlin 1968.
G. MARTANO-R. LAURENTI, Platone, la 'divina follia', Firenze 1977.
G. MARTIN, Platons Ideenlehre, Berlin-New York 1973.
R. MAURER, Platons Staat und die Demoleratie, Berlin 1970.
P. NATORP, Platons Ideenlehre, Leipzig 1903.
J. PIEPER, Ueber die platonischen Mythen, Miinchen 1965.
M. POHLENZ, Aus Plato Werdezeit, Berlin 1913.
L. ROBIN, Platone, tr. it. di F. Calabi, Milano 1971.
L. ROBIN, La teoria platonica dell'amore, tr. it. di D. Gavazzi Porta, Milano
1973.
D. Ross, Plato' Theory of Ideas, Oxford 1951.

w. C. RUNCIMAN, Plato's later Epistemology, Cambridge 1962.


G. RYLE, Plato's Progress, Cambridge 1966.
E. SCHMALZRIEDT, Platon. Der Schriftsteller und die Wahrheit, Miinchenl969.
P. M. SCHUHL, La fabulation platonicienne, Paris 1968.
M. F. SCIACCA, Platone, voll. 2, Milano 1967.
L. STEFANINI, Platone, Padova 1949.
J. STENZEL, Studien zur Entwiclelung der platonische Dialeletile von Solerates zu
Aristoteles, Darmstadt 1961.
J. STENZEL, Platone educatore, tr. it. di F. Gabrieli, Bari 1966.
J. A. STEWART, Plato's Doctrine ofldeas, New York 1964.
A. E. TAYLOR, Platone. L'uomo e l'opera, tr. it. di M. Corsi, Firenze 1968.
P. VARVARO, Studi su Platone, voll. 2, Palermo 1965/1969.
G. VLASTOS, Platonic Studies, Princeton N. J. 1973.
G. VLASTOS, Plato's Universe, London 1975.
ZELLER-MoNDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Parte II,
vo!. III, in due tomi, a cura di M. Isnardi Parente, Firenze 1974.

I1.4.
Per le opere aristoteliche abbiamo usato l'edizione della Bibliotheca
Oxoniensis, a cura di autori vari e le seguenti traduzioni italiane:
Organon, a cura di G. Colli, Torino 1955; Metafisica, a cura di G. Reale,
voll. 2, Napoli 1968; Protreptico, Della filosofia, Dell'educazione, a cura di
G. Giannantoni, Roma-Bari 1973; Fisica, a cura di L. Russo, Bari 1968;
Politica, a cura di R. Laurenti, Bari 1972; Riproduzione degli animali a cura
di D. Laura, Roma-Bari 1973; Parti degli animali, a cura di M. Vegetti,
Roma-Bari 1973; Dell'anima, a cura di R. Laurenti, Napoli-Firenze 1970;
Etica Nicomachea, a cura di A. Plebe, Roma-Bari 1973; Grande Etica, Etica
Eudemia, a cura di A. Plebe, Bari 1965; Poetica, a cura di F. Albeggiani,
Firenze 1974; Del cielo, a cura di O. Longo, Firenze 1962; Generazione e
corruzione, a cura di M. Migliori, Napoli 1976.
La maggior parte delle opere aristoteliche si trova tradotta da vari autori
in ARISTOTELE, Opere, a cura di G. Giannantoni, voI!. 4, Roma-Bari 1973; si
vedano inoltre le seguenti traduzioni: De motu animalium, a cura di L.
Torraca, Napoli 1958; Generazione e corruzione, a cura di P. Cristofolini,
Torino 1963; Fisica, a cura di G. Laurenza, Napoli 1967; Le categorie, a
cura di D. Pesce, Padova 1966 e a cura di D. Antiseri, Bergamo 1971;
85

84

LA NASCITA DELlA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

Nota bibliografica

Politica, Costituzione di Atene, a cura di A. Viano, Torino 1966; Opere


biologiche, a cura di M. Vegetti e D. Lanza, Torino 1972; Gli analitici primi,
a cura di M. Mignucci, Napoli 1969; De interpretatione, a cura di D.
Antiseri, Bergamo 1970; I topici, a cura diA. Zadro, Napoli 1974; I piccoli
trattati naturali, a cura di R. Laurenti, Bari 1971; Esortazione alla filosofia
(Protreptico), a cura di E. Berti, Padova 1969; Della filosofia, a cura di M.
Untersteiner, Roma 1963; Metafisica, a cura di C. A. Viano, Torino 1974;
Metafisica, a cura di A. Carlini, Bari 1965, ed a cura di L. Russo, Bari

L. ELDERS, Aristotle's Cosmology, Assen 1966.


B. FARRINGTDN, Aristotie: Founder of Scientific Philosophy, London 1965.
H. HAPP, Hyle. Studien zum aristotelischen Materie-Begrif.{, Berlin 1971.
T. HEATH, Mathematics in Aristotle, Oxford 1949.
J. HINTIKKA, Time and Necessity. Studies in Aristotle's Theory of Modality,
Oxford 1973.
W. JAEGER, Aristotele, tr. il. di G. Calogero, Firenze 1964.
W. KULLMANN, Wissenschaft und Methode. Interpretationen zur aristotelischen
Theorie der Naturwissenschaften, Berlin-New York 1974.
R. LAURENTI, Genesi e formazione della Politica di Aristotele, Padova 1965.
R. LAURENTI, Aristotele. Il libro della giustizia, Bari 1977.
M. P. LERNER, La notion de finalit chez Aristate, Paris 1969.
W. LESZL, Logic and Metaphysic in Aristotle, Padova 1970.
W. LESZL, Aristotie's Conception of Ontology, Padova 1975.
M. A. LEVI, Commento storico alla Respublica Atheniensium di Aristotele,
Milano-Varese 1968.
G. E. R. LLOYD, Aristotie: The Growth and Structure of his Thought,
Cambridge 1968.
L. LUGARINI, Il problema delle categorie in Aristotele, Milano 1955.
L. LUGARINI, Aristotele e l'idea di filosofia, Firenze 1972.
J. LUICASIEWICZ, Aristotle's Syllogistik from the Standpoint of Modern Formai
Logic, Oxford 1954.
A. MANSION, Introduction la physique aristotelicienne, Paris 1945.
H. MAYER, Die Syllogistik des Aristoteles, Leipzig 1936.
M. MIGNUCCI, La teoria aristotelica della scienza, Firenze 1965.
J. D. MONAN, Moral Knowledge and its Methodology in Aristotle, Oxford
1968.
J. MORAU, L'espace et le temps selon Aristate, Padova 1965.
C. MORPURGO-TAGLIABUE, Linguistica e stilistica in Aristotele, Roma 1967.
C. NEGRO, La sillogistica diAristotele come metodo della conoscenza scientifica,
Bologna 1968.
F. NUYENs, L'volution de la psychologie d'Aristate, Paris-Louvain 1948.
G. E. L. OwEN, The Platonism of Aristotie, London 1965.
L. PAREYSON, Il verisimile nella Poetica di Aristotele, Torino 1950.
G. PATZIG, Die aristotelische Syllogistik, Giittingen 1963.
A. PLEBE, Introduzione alla logica formale attraverso una lettura logistica di
Aristotele, Bari 1966.
W. RAmLE, Aristote/es und der Raum, Kie11965.
G. REALE, Il concetto di filosofia prima e l'unit della metafisica di Aristotele,

1971.

Della vastissima bibliografia su Aristotele ricordiamo soltanto:


AA. VV., Autour d'Aristate, Louvain 1955.
AA. VV., Aristotele nella critica e negli studi contemporanei, Milano 1956.
AA. Vv., Aristate et les poblmes de mthod, Louvain 1961.
AA. VV., La Politique d'Aristate, Vandoeuvres-Genve 1965.
N. ABBAGNANO, La nozione dell'infinito secondo Aristotele, Lanciano 1933.
W. ALBRECHT-A. HANISCH, Aristoteles assertorische Syllogistik, Berlin 1970.
D. J. ALLAN, La filosofia di Aristotele, tr. il. di F. Decleva Caizzi, Milano
1973.
P. AUBENQUE, Le problme de l'tre chez Aristate, Paris 1962.
E. BERTI, La filosofia del primo Aristotele, Padova 1962.
E. BERTI, L'unit del sapere in Aristotele, Padova 1965.
E. BERTI, Studi aristotelici, Padova 1975.
F. BIGNAMI, La poetica di Aristotele, Firenze 1932.
E. BIGNONE, L'Aristotele perduto e la formazione filosofica di Epicuro, voll. 2,
Firenze 1973.
L. BOURGEY, Observation et exprience chez Aristate, Paris 1955.
G. CALOGERO, I fondamenti della logica aristotelica, Firenze 1968.
S. CAMPESE, F. CALABI, D. LANZA, M. VEGETII, A. A. BELTRAMETII, Aristotele e
la crisi della politica, Napoli 1977.
C. CARBONARA, Aristotele, Napoli 1952.
P. COSENZA, Sensibilit percezione esperienza secondo Aristotele, Napoli 1968.
P. COSENZA, Tecniche di trasformazione nella sillogistica di Aristotele, Napoli
1972.
P. DONINI, L'etica dei Magna Moralia, Torino 1965.
G. DOWNEY, Aristotie and Greek Science, London 1964.
1. DURING, Aristotele, tr il. di P. Donini, Milano 1976.
86

I
I

87

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

Milano 1967.
G. REALE, Introduzione a Aristotele, Roma-Bari 1974.
E. RIONDATO, La teoria aristotelica dell'enunciazione, Padova 1957.
E. RIONDATO, Storia e metafisica nel pensiero di Aristotele, Padova 1961.
J. RITIER, Naturrecht bei Aristoteles, Stuttgart 1961.
L. ROBIN, Aristote, Paris 1944.
W. D. Ross, Aristotele, tr. it. di A. Spinelli, Milano 1971.
L. RUGGIU, Tempo coscienza e essere nella filosofia di Aristotele, Brescia 1968.
L. RUGGIU, Teoria e prassi in Aristotele, Napoli 1973.
A. Russo, La filosofia della retorica in Aristotele, Torino 1961.
F. SARTORI, La crisi del 411 a.c. nell'Athenaion Politeia di Aristotele, Padova
1951.
L. SICHIROLLO, Aristotelica, Urbino 1961.
E. SIEBECK, Aristotele, tr. it. di E. Codignola, Milano-Palermo-Napoli, s.d.
A. E. TAYLOR, Aristotle, London-New York 1964.
G. VATI'IMO, Il concetto di fare in Aristotele, Torino 1961.
C. A. VIANO, La logica di Aristotele, Torino 1955
W. WIELAND, Die aristotelische Physik, Gottingen 1962.
F. WIPLINGER, Physis und Logos, Miinchen-Wien 1971.
F. J. E. WOODBRIDGE, Aristotle's Vision ofNature, New York 1965.
ZELLER-MoNDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Parle II,
voI. VI, a cura di A. Plebe, Firenze 1966.

III.l.

Per le citazioni della nota 206, vedi sopra n.2 e n.3. Abbiamo
utilizzato, per Erodoto, l'edizione di PH. LEGRAND, Paris 1932-1954 e la
traduzione di L. Annibaletto, voli. 2, Milano 1963. Per Tucidide, l'edizione
oxoniense di H. S. JONES-J. E. POWELL, volI. 2, 1942 e la traduzione di P.
Sgroi, Napoli 1952.

88

Nofa bibliografica

Oltre le opere citate sotto n.2, si vedano ancora:


BURY, The ancient Greek Historians, London 1908.
L. CANFORA, Totalit e selezione nella storiografia classica, Bari 1972.
L. CANFORA, Teorie e tecnica della storiografia classica, Roma-Bari 1974.

F. CHATELET, La nascita della storia, tr. it. di M. Spinella, Bari 1974.


R. DREWS, The greek accounts of Eastern history, Cambridge (Massach.)1973.
. L. EDEISTEIN, The Idea of Progress in classical Antiquity, Baltimore 1967.

B. LAVAGNINI, Saggio sulla storiografia greca, Bari 1933.


S. MAzZARINO, Il pensiero storico classico, volI. 3, Bari 1966.
E. MEYER, Forschungen zur alten Geschichte, Hildesheim 1966.
L. PEARSON, Early Ionian Historians, Oxford 1939.

Su Erodoto si vedano inoltre:


I. BEcK, Die Ringkom position bei Herodot und ihre Bedeutung far die

Beweistechnik, Hildesheim-New York 1971.


H. F. BORNITz, Herodot-Studien. Beitrage zum Verstindnis der Einheit des
Geschichtwerkes, Berlin 1968.
J. COBET, Herodots Exkurse und die Frage der Einheit seines Werkes, Wiesbaden
1971.
C. W. Fornara, Herodotus. An interpretative essay, Oxford 1971.
W. W. How-J. WELLS, A Commentary on Herodotus, voli. 2, Oxford 1912.
H. lMMERWAHR, Form and Thought in Herodotus, Ohio Univo 1966.
M. KAISER, Herodots Begegnung mit Aegypten, Berlin 1968.
A. MADDALENA, Interpretazioni erodotee, Padova 1942.
A. MOMIGLIANO, Lo sviluppo della biografia greca, tr. it. di G. Donini, Torino
1974.
S. MORENZ, Die Begegnung Europas mit Aegypten, Berlin 1968.
J. L. MYREs, Herodotus,jather ofhistory, Oxford 1966.
M. POHLENZ, Herodot, der ersle Geschichtsschreiber der Abendlandes, Leipzig
1961.
J. E. POWELL, The history of Herodotus, Cambridge 1939.
A. ROVERI, La nascita delle forme storiche da Ecateo a Erodoto, Bologna 1963.
J. WELLES, Studies on Herodotus, Oxford 1923.
89

Nota bibliografica

LA NASCITA DELLA F1LOSOFIA V1STA DAI GRECl

Su Tucidide:
G. F. ABBOT, Thucydides. A Study in historical reality, London 1925.
F. E. ADCOCK, Thucydides and his history, Cambridge 196;\.

V. BARTOLETTI, Per la storia del testo di Tucidide, Firenze 1937.


H. BERVE, Thukydides, Frankfurt a. M. 1938.
L. CANFORA, Tucidide continuato, Padova 1970.
CH. N. COCHRANE, Thucydides and the Science ojHistory, Oxford 1929.
F. M. CORNFORD, Thucydides Mythistoricus, London 1965.
J. DE ROMILLY, Histoire et raison chez Thucydide, Paris 1956.
K. J. DOVER, Thucydides, Oxford 1973.
J. H. FINLEY, Thucydides, Harvard 1947.
J. H. FINLEY, Three essays on Thucydides, Cambridge 1967.
A. W. GOMME, A historical commentary on Thucydides, voI!. 3, Oxford 19501956.
P. HUART, Gnome chez Thucydide et ses contemporains, Paris 1973.
C. LONGO RUBBI, Un nuovo aspetto della questione tucididea. I discorsi e
l'evoluzione del metodo, Catania 1963.
A. MADDALENA, Thucydidis Historiarum liber primus, voll. 3, Firenze 1967.
C. MAYER, Die Urkunden im Geschichtswerk des Thukydides, Miinchen 1955.
E. SCHWARTZ, Das Geschichtswerk des Thulcydides, Hildesheim 1960.
H. P. STAHL, Thukydides, Miinchen 1966.
G. A. WOODHEAD, Thucydides on the nature oj power, Harvard Univo 1970.

Si veda inoltre, in particolare, su Diodoro:


H. KALLENBERG, Textkritik und Sprachgebrauch des Diodors, Berlin 1901.
G. PERL, Kritische Untersuchungen zu Diodors Romischen Jahrziihlung, Halle
1954.
W. SPOERRI, Spiithellenistische Bericht iiber We/t, Ku/tus und Gotter.
Untersuchungen zu Diodors von Sizilien, Base11959.

Su Plutarco:
D. BABUT, Plutarque et le stoi'cisme, Paris 1969.
D. BASSI, Il pensiero morale, pedagogico, religioso di Plutarco, Firenze 1927.
B. BucHER-IsLER, Norm und Individualitiit in den Biographien Plutarchus,
Stuttgart 1972.
J. FAVRE, La morale de Plutarque, Paris 1909.
R. FLAcELIRE, Sagesse de Plutarque, Paris 1964.
J. J. HARTMANN, De Plutarcho scriptore et philosopho, Leiden 1916.
R. HIRZEL, Plutarchos, Leipzig 1912.
C. P. JONES, Plutarch and Rome, Oxford 1971.
M. A. LEVI, Plutarco e il V secolo, Milano 1955.
G. SOURY, La dmonologie de Plutarque, Paris 1942.
R. VOLKMANN, Leben und Schriften des Plutarch von Chaeronea, Berlin 1970.
A. WEIZSACKER, Untersuchungen iiber Plutarchs biographische Technik, Berlin
1931.
K. ZIEGLER, Plutarco, Brescia 1970.

II1.3.

Per Diodoro Siculo si veda l'edizione della "Loeb Library" a cura di


C. H. OWFATHER-R. M. GEER; per Plutarco l'edizione della "Loeb Library
a cura di CHERNISS-HEMBOLT; per Clemente l'edizione di O. STAHLIN,
Leipzig 1905-1909; per Numenio i F. Ph. G. del MULLACH. Ci siamo serviti
delle seguenti traduzioni italiane: PWTARCO, Diatriba isiaca e dialoghi delfici,
a cura di V. Cilento, Firenze 1962 (contiene la traduzione di Iside e Osiride,
La E delfica, I responsi della Pizia, Il tramonto degli oracoli); CLEMENTE, Il
pedagogo, a cura diA. Boatti,Torino 1937; CLEMENTE, Protreptico ai Greci, a
cura di Q. Cataudella, Torino 1940.
90

Su Clemente:
CH. D. D. BIGG, The cristian Platonists oj Alexandria, Amsterdam 1968.
H. CHADWICK, Early christian thought and the classical tradition, Oxford 1966.
G. LAZZATI, Introduzione allo studio di Clemente alessandrino, Milano 1939.
A. MAYER, Das Bild Gottes in Menschen nach Klemens von Alexandria, Roma
1942.
91

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

J. MURcK, Untersuchungen uber Klemens von Alexandria, Stuttgart 1933.


E. F. OSBORN, The Philosophy oj Clemens oj Alexandria, Cambridge 1957.
M. PELLEGRINO, La catechesi cristologica di Clemente alessandrino, Milano
1940.
R. B. TOLLINTON, Clement oj Alexandria. A Study in christian liberalisrn,
London 1914.

Note a La nascita della filosofia vista dai Greci

1 HEGEL, Lezioni, p. 6. Tutti i titoli di opere citate nelle note si troveranno per esteso nella
nota bibliografica.
2 HEGEL, Lezioni, pp. 42-44,50 .
. 3

HEGEL, Estetica, pp. 518-520.

4 PLAT.
5

Su Numenio:

H. DE LEY, Macrobius and Numenius, Bruxelles 1972.


K. S. GunIRIE, Nurnenius oj Aparnea. Works, Biography, Message, Sources,
Influence, London 1917.
G. MARTANO, Numenio d'Aparnea, Napoli 1960.

Prat., 320 e sgg.

HEGEL, Estetica, p. 519.

6 HEGEL, Lezioni, p.S. Il passo cos continua: Questa [!'idea che ci facciamo] fissa gi in
precedenza che cosa si considera importante e conveniente per 1'argomento prescelto e
siffatto rapporto tra quanto accaduto e lo scopo che ci proponiamo porta seco la selezione
dei particolari da raccontare, il modo d'interpretarli, i punti di vista sotto i quali collocarli.
E cos, secondo lU1a certa idea che ci si fa di ci che sia uno Stato, pu avvenire che nella
storia politica d'un paese un lettore non trovi nulla di ci che vi cerca.
7 HEGEL, Lezioni, pp, 131-132: [ ... ] sicch in sostanza la storia della filosofia non pu esporsi
senza che intervenga il giudizio dello storiografo'"
8 Basti pensare, per i nostri tempi, ad uno Husserl ed al significato della sua rivendicazione
di una filosofia come (~scienza rigorosa,).
9 HEGEL, Lezioni, p. 23. Cfr. Enciclopedia 8, 400, 447, 471.
lO

HEGEL, Lezioni, pp. 7-8.

HEGEL, Lezioni, p. 13: La storia, cui ci accingiamo, quella del pensiero che trova se
stesso; e il pensiero trova se stesso soltanto in quanto crea se stesso, anzi esiste ed attivo
soltanto in quanto si trova. Siffattiritrovamenti sono le filosofie; e la serie di queste scoperte,
che costituiscono il processo attraverso il quale il pensiero scopre se stesso, l'opera di
due millenni e mezzo}).
12 HEGEL, Lezioni, p. 30: [ ... ] la natura dell'Idea essenZialmente quella di svolgersi e di
comprendere se stessa soltanto attraverso lo svolgimento, di divenire ci ch'essa .
13 HEGEL, Lezioni, p. 43: Questo essere determinato e quindi essere nel tempo, un momento
[ ... ] dello svolgimento dell'idea filosofica nell' elemento del pensiero. Infatti l'Idea, pensata
nella sua quiete, indubbiamente senza tempo; pensarla nella sua quiete vuoI dire fermarla
nella forma dell'immediatezza, il che equivale alla intuizione interna di essa. Ma, come si
gi detto, l'Idea, in quanto concreta, in quanto unit di indifferenti, essenzialmente non
quiete [ ... ]; solo come differenziazione in s e quindi svolgimento essa perviene in se
stessa a esserci e a estrinsecarsi nell' elemento del pensiero; quindi nel pensiero la filosofia
pura appare come un'esistenza progressiva nel tempo}).
14 HEGEL, Lezioni, p. 48: [.,.] ogni filosofia stata necessaria, e tale ancora; nessuna quindi
scomparsa, anzi tutte sono conservate affermativamente nella filosofia come momenti
d'un tuttO. Cfr. anche a p. 51.
15 HEGEL, Lezioni, p. 53: [ ... ] la filosofia pi tarda, pi recente, pi giovane, pi nuova,
anche la pi progredita, ricca, profonda>J..
16 HEGEL, Lezioni, p. 44: nell'universalit concreta dell'Idea sono contenuti tutti i modi ed
aspetti, nel cui svolgimento lo spirito secondo l'Idea e si fa oggetto a se stesso,,; pp. 4711

92

93

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

48: [ ... ] il complesso della storia della filosofia costituisce un processo in s necessario,
coerente, determinato in s razionalmente a priori dalla sua idea. [... ] Lo svolgimento dei
concetti non soltanto necessario nella filosofia, ma ne costituisce anche la storia; il
progresso stimolato dalla dialettica interna delle formazioni; p. 50: il compito dei filosofi
consiste appunto nell' aver tratto il razionale in s dalle profondit dello spirito, dov' esso
si trova dapprima soltanto come sostanza, come essenza interiore, e nell'averlo recato alla
luce, nell'averlo sollevato alla coscienza, al sapere; consiste, insomma, in un progressivo
risveglio. Si veda anche alle pp. 14, 42, 67.
17 Pensiamo specialmente alla difficolt di una fondazione non contraddittoria del concetto
di storicit in Hegel ed al rapporto tra sapere storico e sapere assoluto.
18 HEGEL, Lezioni, p. 54: un pericolo, per chi tratta delle filosofie antiche, certamente quello
d'addebitar loro conseguenze e affermazioni ch'esse non fecero n pensarono.
certamente forte la tentazione di prestare ai filosofi antichi le forme della nostra rif1essione)~
(p. 56). Non dobbiamo credere di poter trovare negli antichi la risposta agl'interrogativi
della nostra coscienza, agl'interessi del mondo odierno (p. 57).
19 HEGEL, Lezioni, p. 279.
20 HEGEL, Lezioni, pp. 68-109. Per le stesse ragioni dev' essere escluso dalla storia della filosofia
il mito: In filosofia non si tratta soltanto di filosofemi in generale, di pensieri che siano
contenuti impliciti in una rappresentazione qualsiasi, sibbene di pensieri espliciti, in quanto
sono espliciti, p. 98.
21 WINDELBAND, St. d. filos., p. 20.
22

Ibidem.

WWDELBAND, St. d.filos., pp. 21-22. Sintomatico che il Windelband a questo punto si
riferisca esplicitamente alle antinomie della ragion pura di Kant, indicando proprio
nell'antinomismo un metodo per estendere storicamente e sistematicamente il risultato
di questo tipo di indagini.
24 WINDELBAND, St. d. filos., pp. 22-23.
25 WlNDELBAND, St. d. filos., p. 24.
26 WWDELBAND, St. d.filos., pp. 13-14.
27 WINDELBAND, St. d. filos., p. 9. I corsivi sono nostri.
2B WlNDELBAND, St. d. filos., p. 39.
29 WWDELBAND, St. d. filos., p. 39.
30 MONDOLFO in ZELLER I, I, pp. VIII-IX.
31 Vale la pena di rileggere, dal momento che in genere alle prefazioni non si dedica quasi
mai molta attenzione, questa pagina zelleriana: Sono anzi, come prima, d'opinione che
la comprensione filosofica d'un sistema filosofico, la quale pure qualcosa di diverso
dalla critica filosofica di esso, coincida completamente con quella storica. lo non chiamer
mai solida una trattazione storica, nella quale si mettano in fila dottrine e opinioni isolate,
senza preoccuparsi del loro intimo cehtro di gravit, senza indagare la loro connessione,
senza seguire le tracce del loro proprio intendimento, senza stabilire la loro relazione
coll' organismo del sistema e commisurare a questo la loro importanza; ma mi guarder
sempre, per contro, dal far servire l'onorifico titolo di filosofia al sistema di spogliare le
manifestazioni storiche della loro determinatezza reale, d'imporre agli antichi filosofi
deduzioni, contro le quali la loro stessa voce leva protesta, e d'impastare le contraddizioni
23

94

Note

e le lacune dei loro sistemi con ingredienti di nostra fabbricazione. Le grandi manifestazioni
del passato stanno per me troppo in alto, perch io possa credere di render loro un servizio,
qualora le traessi fuori dalle loro condizioni storiche e dai loro limiti. Simile falsa
idealizzazione non le ingrandisce, ma le rimpicciolisce ai miei occhi. In nessun caso poi
essa potrebbe condurre a quel fine, davanti al quale ogni preferenza per particolari persone
o scuole deve piegarsi: la verit storica, ZELLER I, I, pp. XIV-XV; come pure sono
fondamentali, per la lezione di prudenza scientifica che ci danno, i passi che seguono
sull'uso delle testimonianze e dei frammenti, specialmente per quanto riguarda i filosofi
presocratici.
32 ZELLER I, I, p. 1.
33 ZELLER I, I, p. 6.
34 ZELLER I, I, pp. 7-8.
35 HEGEL, Lezioni, p. 78: Non possiamo trovare il pretesto che la questione troppo delicata,
n ricorrere a giri di parole o a scappatoie, di modo che nessuno in ultima analisi sappia
che cosa s' voluto dire.
36 ZELLER I, I, p. 8.
37 ZELLER I, I, pp. 14-16. Cfr. anche pp. 17-21.
38 ZELLER I, I, p. 22.
39 ZELLER I, I, p. 24: La condizione di libert da preconcetti nello storico non consiste,
quindi, nell' esigenza che nella considerazione degli avvenimenti egli non porti con s
assolutamente nessun presupposto; ma invece nell'esigenza che porti i presupposti
appropriati a tale considerazione. Chi non abbia alcun angolo visuale filosofico non
tuttavia perci privo in generale di qualsiasi angolo visuale; chi non si formato alcun
convincimento scientifico sopra le questioni filosofiche, ha su di esse un'opinione
antiscientifica; e dire che non dobbiamo portar con noi nella storia della filosofia alcuna
filosofia nostra propria, significa che per la sua trattazione dobbiamo dar la preferenza
alle concezioni antiscientifiche sopra i concetti scientifici)~.
4(1 ZELLER I, I, pp. 24-25.
41 Un elenco di epoca classica, datoci da Platone (Prat. 343 a), comprende i nomi di Talete
di Mileto, Pittaco di Mileto, Biante di Priene, Solone (questi figurano in tutti i cataloghl),
Cleobulo di Lindo, Misone di Chene, Chione di Sparta. Altre allusioni a tutti o a qualcuno
di loro in Charm. 364 d; Hipp. ma. 284 C; Resp. 600 a.
42 Per esempio in 5mB. fior. III 1, 172 = DK lO, 3.
43 Cfr. ROBlN, Pens, gr., p. 46.
44 DlCEARCO (fr, 28 FHG II 243 = fr. 30 Wehrli) ap. DIOG. LAERT. I, 40.
45 Ehjmol. Magn. p. 772, 1647 = ARISTOT. n. tp~),.oa. fr. 5 Rose, Waizer, Ross.
46 Cfr. UEBERVVEG-PRAECHTER, p. 1; SNELL, Ausdriicke, passim.
47 HEROD. I, 29 sgg.
48 HEROD. IV, 95-96.
49 HESYCH. onomatol. ap. SCHOL. PLAT. Resp. 600 c (= DK 80A3).
50 AliT. I 3, 8 (= Dox. 280 = DK 58 B 15). La notizia probabilmente di fonte plutarchea.
51 DIOG. LAERT. IX 22 = DK 28 A 1.

52

Cfr. TERTULL. apologet. 50 = DK 29 A 19, e SCHOL. ad Alcib. I 119 a.

95

Note

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

75

53 GELL. noct. atto XVII 21, 14 "" DK 31 A 9.


54

76 [PLUT.J vito X orat. p. 838 D = DK 82A 17; SOPATER in Hermogenem ed. WalzRhetores Graeci
VIII 23 = DK 82 B 3l.

55 PLUTARCH. PericI. 26 DK 30 A 3.
56 ARISTOT. eth. Eud. 1247 a 17 ;:;: DK 42 A 2.
57

77PLAT. Menon 76 a sgg.:;;; DK 82 B 4; cfr. anche 'EAEV. eyKw[.L.15-17.


'EE'V. yKW!l. 13.

PHILOP. in phys. 31, 3 ;:;: DK 42 A 2.

59

DK 60 A 2.
Ibidem; cfr. PORPHIR. hist. philos. fr. 12, p. Il,23 = DK 60 A 3.

60

SUID. S.V.

78

58 SUrD. S. V. ;:;:

61 IOSEPH.

C.

""

DK 73 A 1.

DrOG. LAERT. IX 40 ;:;: DK68Al.

63

DroG. LAERT. IX 50 DK 68 Ala.

64 SUID. S.V.

81 AruSTOPH. nubes 360 = DK 84 A 5; cfr. SCHOL. ad ARISTOPH. aves 692. E interessante, in


questo scoliasta, il passo che segue: A torto Callimaco elenca Prodico tra i retori; perch
evidente che in questi versi egli appare un filosofo. Dal che si deduce non solo che Prodico
sia stato un qlLlaoc:po qnJ01CO, ma, dal momento che pure un suo critico non tanto benevolo
come lo Scoliasta si rifiuta di collocarlo semplicemente V'tol pr,-copm, anche che la sua
fama di filosofo e saggio dovette permanere a lungo nell'antichit.
82 Numerose le testimonianze; le si vedano in DK 84 A 9-19.

DK 68 A 2.

65 Cunvf. ALEX. V 141 (II 421, 4) ;:;: DK22 B35. TI frammento stato da alcuni ritenuto spurio,
perch sarebbe in contraddizione con B 40, B 56, B 57, B 81, BIOS, B 106, nei quali
continuamente presa di mira la nO'U!lu8Lll di Esiodo, Omero, Pitagora, Senofane, dal
momento che costoro, pur accumulando una notevole massa di nozioni, non sarebbero
riusciti a trasformare la loro Jto'U!lu8(1l in un'autentica sapienza (si veda anche DK I, p.
159). TI PRAECfITER, in UEBERWEG-PRAECfITER, pp. 1-3, difende l'autenticit del frammento,
notando che una cosa il viel Wissen, che pur sempre necessario al filosofo, altra cosa
la Vielwissereh>, che un sapere che non approda a nuna. In effetti, Eraclito non combatte
il sapere in s e nemmeno il sapere molte cose, quanto il non saper trar profitto da questo
sapere, il rimanere sordi e ciechi dinanzi alle cose che si hanno dinanzi, l'essere come
dormienti nel mondo che ci circonda: il non riconoscere in fondo il logos - la legge la
necessit la ragione il significato l'autenticit - delle esperienze quotidiane (e di questo
abbiamo numerose prove in BI, B 2, B 16, B 123, B 50, B 72, B 115, B 17, B 22, B 34, B 51, B
71, B 72, B 95, B 26, B 73, B 87, B 89). Del resto, questa la stessa prospettiva che faceva dire
ad HEGEL, Lezioni, p. 30: Ci che si maneggia e s'adopera senza esame, ci di cui ci si serve
nella vita, appunto ci che ignoto, se non si ha educazione filosofica; oppure ancora:
[ ... ] la tradizione non una massaia, che si limita a custodire fedelmente quel che ha
ricevuto e a conservarlo e trasmetterlo immutato ai posteri (Lezioni, p. IO), una congerie
di cognizioni non fa scienza (Lezioni,p. 42).
66 PLAT. Prot. 317b sgg. DK 80 A5.
67

79 PHILOSTRAT. V. soph.12;:;: DK 84A1 a; PLAT. Hipp. mai. 282 c= DK84A3; PLAT. Prot. 315 cd = DK 84 A 2; XENOPH. simp. 4,62 = DK 84 A 4a.
80 SUID. s.V.; CrC. de orat. III 32,128 = DK 84 B 3.

Ap. 1183 = DK 73 B 15.

62

DIOG. LAERT. IX 50 = DK 80 A 1.

EUSTAlli. Od. 1547,53 (cfr. fr.146b Kock, S. II 253, 18):;;; DK80A11. Le testimonianze che
citeremo da questa fino alla nota 71 sono in genere polemiche e critiche: ci non toglie che
da esse si debba pur dedurre il forte interesse di Protagora per il mondo naturale.

83 THEMIST. or. 30 p. 422 Dind. :;;; DK 84 B 5. Cfr. anche SEXT. adv. math. IX, 18; PHILODEM. de
piet. cr. 9, 7, p. 756; MINuc. FEL. Oct. 21,2.
84 XENOPH. mem. II 1, 21-34:;;; ""Qpm = DK 84 B 2.
85 PLAT. Hipp. mai. 281 a, 282 d-e, 286 a = DK 86 A 6, A 7, A 9.
86 PliILOSIRAT. v. soph. I 11, 1-3:;;; DK 86A2.
87 PLAT. Hipp. mai. 285 b :;;; DK 86 A 11.
88 PROCL. in Eucl. p. 272, 3 Friedl. = DK 86 B 21.
89 PLAT. Hipp. mai. 368 b = DK 86 A 12.

'o ABT, II 20, 15 = DK 87 B 26; AT, II 28, 20 = DK 87 B 27; ABT, II 29, 3 = DK 87 B 28,
GALEN. de med. nom. = DK 87 B 29 a; POLLUX onomast. II 223 = DK 87836.

91

I!
r

68

69

PLUTARCH. PericI. 36: si tratta di trovare il colpevole Ku-c -cv op8o-cu'tOv OyOV.

70

SIMPL. phys. 1108, 18 ad AmSTOT. phys. 250 a 19.

7l

ARISTOT. metaph. 997 b 32.

72

DIOG. LAERT. IX 52-54.

73

PHILOSTRAT. V. soph. 19,2 = DK 82 A 1.

74

DIODOR. XII 53, 1 (Arconte EucIes,427) = DK 82A4.

96

Cfr. PHIL05TRAT. V. soph. 19,4 = DK 82A1;PLUTARCH. Coni. prae. 43p.144 b-c = DK82A 1;

B 8 a.

PLUTARCH. Themist. 2 ;:;: DK 30 A 3.

I
I

lli

92 .ARISTOT. phys. 185 a 14 = DK 87 B 13; cfr. anche SIMPL. phys. 54, 12; THEMIST. phys. 4,2.
Naturahnente il metodo fu ampiamente criticato da Aristotele: cfr.an. posto 75 b 40; soph.
d. 172 a 4.

OXYRH, PAr, Xln, 1364 ed, Htmt (coll, 1-7); n, 1364 (coL 2); XV 120, n, 1797 (coll, 1-2),
XENOPH. mem. 6, 13.

o;
94

95.ARISTOT. soph. el. 165 a 21; cfr. anche metaph. 1004 b 16-26. Altrove si dice che i sofisti
discutono sull'accidente (m::pL't O'U[.LPfPllKO), metaph. 1026 b 15; o sul non essere (metaph.
1064 b 29); o si dice che cavillano con ragionamenti estranei all'argomento (aoc:pLsoVLm
,OL:pLm AOYOL), eth. Eud. 1218 b 23.
96 PLAT. Prot. 317-349; Menon 91 d.
97

PLAT. Apol. 19 e; Menon 70 a-b.

98

PLAT. Symp. 117b; Apol. 19 e; Menon 96 d; Prato 341 a.

99

PLAT. Apol. 19 e; Hipp. min. 368 b.


PLAT. Cratyl403 e.

100

101

AruSTOT. n. cpLoa. fr. 5 Ross.

97

LA NASClTA DELLA FILOSOFIA VISTA DAl GRECI

102

EL. ARIST. or. 46.

103

PLAT. Theaet. 155 d.

Note

128

Per intendere meglio il rifiuto non soltanto dottrinale, ma anche psicologico, delle
dottrine dei qJLAOOO<pOL CPUOL1co(, e l'insignificanza delle loro speculazioni per colui che ha
deciso di dedicarsi solo all' anima e di conoscere se stesso, sar utile meditare su questo
passo di sapore popolare del Fedone (96 c-e): Infatti, prima di allora, credevo fosse chiaro a
chiunque che l'uomo cresce per il mangiare e per il bere. [ ... 1lo credevo, per esempio, di
avere un'idea giusta e sufficiente quando, posto un uomo grande accanto a uno piccolo,
costui mi appariva pi grande non per altro. che per la testa. [ ... 1E ancora, [ ... ] mi pareva
che dieci fosse pi di otto per il due che ha in pi. [ ... 1- E ora, disse Cebete, qual la tua
opinione su queste cose? - Oh, disse, ben lontano io sono dal credere di conoscere la causa
di una qualunque di queste cose!.
130 Od. XVII, 218.

PLAT. Resp. 521 b-535 a.


105 PLAT. Resp. 376 bi Phaedr. 278 d-279 ai Euthyd. 274 e-275 a, 282 c-d, 306 e-3D7 Ci Prot. 335
d; Lys. 218 a-b.
106 PLAT. Resp. 479 d-480 a.
104

107

PLAT. Lys. 218 ai Symp. 202 a-b.

108

PLAT. Phaedr. 278 d.

109

PLAT. ApoI. 28 e.

FLAT. Phaed. 96 a sgg.

129

Apol. 19 C.
Ibidem.
112 PLAT. ApoI. 20 d-e.
113 PLAT. Prot. 343 bi Alc. 1124 bi Hipparch. 228 ei elit. 408 bi Phil. 19 c, 48 C.-di Timae. 34 bi
Leg. XI 923 a.
114 PLAT. A1c. I 129 b-132 b.
115 PLAT. Charm. 164 c-165 b.
116 PLAT. Charm. 167 a.
117 PLAT. Phaedr. 229 e-230 a.
118 PLAT. Epinom. 980 c-d.
119 Ibidem, d-e.
120 PLAT. Leg. X 888 e-907 d.
121 PLAT. Soph. 242 e-243 b.
122 Si tratta forse di Ferecide (VI sec.) o di Ione di Chio (V sec.).
110 PUT.

111

131

PLAT. Lys. 214 a-d.

132

PLAT. Soph. 253

133

PLAT. Soph. 254 a.

a~e.

134 PLAT. Resp. 477b; si veda tutto il passo fino alla fine del libro. chiara a questo punto la
contraddizione tra questo passo ed altri passi platonici che pure abbiamo ricordato. Se nel
Liside (218 a) e nel Simposio (202 a-b) Plato.ne aveva detto che il filosofo non n ignerante
n sa tutto, e se, sulla base della Repubblica, la conoscenza si distingue dall'ignoranza e
dall' opinione, il campo d'azione del filosofo dovrebbe essere non la conoscenza (dio solo
sa: Fedro 278 d) ma l'opinione. Ma, d'altra parte, nella stessa Repubblica (478 d-480 a), si
condanna la filodossia di contro alla filosofia. Ma queste sfasature, in Platone, non mancano,
e questa forse una delle ragioni della vivezza e del fascino della sua opera.
135 PLAT, Resp. 475 b.
136

PLAT. Resp. 475

137

ARISTOT. metaph. 982 b 10-24.

C.

123

Alcmeone o Archelao di Atene (V sec.).

138

ARISIOT. metaph.l074 b

124

Eraclito (cfr. DK 22 AlO).'

139

ARISIOT. poI. 1269 b.

125

Si tratta di Empedocle.

PLAT. Soph. 259 d-e: [ ... ] il cercare di staccare ogni cosa da ogni a~tra n?n soltanto dire~
che uno sbaglio, ma anzi cosa degna di chi privo totalmente del dom delle Mu~e e d~
filosofia. [ ... 1Lo slegare ogni cosa da ogni altra il pi completo annullamento dI ogm
discorso.
127 Stranamente, e paradossalmente, questa posizione platonica potreb.be essere ~i~vv~cinat~
all'tEpt 't'oD I-ti] ovw di Gorgia: per l'Ate~iese com.e per. il ~e.nt~nese tut~l 1 dI~CorSI
sull'essere, sui principi universali, sull'umt, sono d1scorsi pnvi d1 senso, dIscorsI certo
ben fatti e conseguenti, ma che non ci toccano minimamente. Ma con questa f?ndamentale
differenza: che mentre per Gorgia il discorso deve scendere dalle sfere dell astrattezza e
dell'universalit e farsi concreto, vkino agli interessi mutevoli e reali dell'uomo, improntato
ad un conseguente empirismo, per Platone invece ~l discor~o sul nepL ."{;~D oV'w, pur se
deve continuare a cercare l'universale al di l del particolare,l eterno al dII~ del transeunte~
deve proprio perci abbandonare la sfera della natura, dell' esterno a nOI, per cercare d1
risolvere il problema dell'uomo trovando il fondamento assoluto e trascendente della sua
mortale, relativa e temporale vita terrena.

14D

126

98

141

1~4.

Cfr. anche ARISIOT. poI. 1260 b 13-20.


AruSIOT. polo 1341 b.

142 La stessa considerazione del mito come portatore di valori filosofici, espressi solo in
maniera pi piacevole, sar per esempio ancora in PLuTARCH. de aud. poeto 1 p. 14 E: ed
chiaro comunque che i giovani godono molto di pi e si mostrano ubbidienti e docili
verso quegli argomenti filosofici che appaiono. trattati non filosoficamente e non troppo
seriamente. Per cui leggendo non solo le favole di Esopo e le invenzioni dei poeti, ma
anche l'Abari di Eraclide, il Licone di Aristone [di CeoJ e le dottrine sulle anime mescolate
ai miti si entusiasmano con piacere.
143 ARISIOT. poI. 1312 a 2.
1441395 a 5.

145

ARISTOT. de gen. animo 756 b 6.

146

n. XIX, 38.

147

AruSTOT. metaph. 1000 a 9-20.

148

AruSIOT. metaph.l071 b 23-26; cfr. 1075 b 24-26. Aristotele si riferisce qui probabilmente

99

Note

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAl GRECI

ad Orfeo (DK 1 il 12), a Museo (DK2 B 14), ad Epimenide (DK 3 B 5), ad Acusilao (DK 9 B
l, 3), ad Esiodo (theog. 116 sg.; op. 17). Un giudizio globale e negativo - ~ non ~roppo
generoso - sugli antichi filosofi, giuntoci ~~r via ind~etta: se,m,bra a:e.r pro~unCtato A~stotele
nel suo Protreptico: e cos Aristotele, cnticando gli antichI filosofI, l qualI ~vevano r~tenuto
che la filosofia, grazie ai loro sforzi intellettuali, era divenuta perfetta, d~ce che eSSI erano
stati o sommamente stolti o infinitamente vanitosi, ma che eglI al contrano constatava che
essa in pochi anni aveva fatto un grandissimo progresso e che in breve tempo essa sarebbe
stata del tutto perfetta)(Crc. tuse, disp, III 28, 69 = ARISTOT. npo'tp. fr. 53 Rose; 8 Walzer,
Ross}. Notiamo qui di sfuggita che forse proprio Aristotele il prm:o ~d usar~ que~ n~fast~
canone storiografico del non aver saputo ancora veder~), pe~, Cul g~ errorI d,el filosofi
del passato consistono principalmente ~el non av~r prevl,sto CIO c~e SI sarebbe detto d~po
di loro non solo' ma i loro stessi errorI sono tali proprIO perche non sono ... le dottrme
posteriori (in ge~ere quella di chi ~ que~ mo~ento sta parlando), ~n es~mpio di ci ,n,on
solo nel passo ora citato, ma anche m tanti altn. Sempre restando nell ~~lto ~ella Me!afislCa,
leggiamo per esempio che i primi filosofi non hanno fatto ~lt:o che hmltar~l a co~slderare
solamente due delle cause (quella materiale e quella effICIente) che nOI - ArIstotele abbiamo distinto (985 a 11); neppure quei pensatori sembrano essere .veram~nt: ~
conoscenza di ci che affennano; infatti non risulta che essi si servano di questi loro prmc[li)1,
se non in minima parte (985 a 16}i nessuno ha introdotto altre cause oltre ~uelle che nOIAristotele _ abbiamo precisato, anzi tutti, in certo qual modo, sembra abbIano accennato
proprio a quelle, anche se in maniera confusa (988 a 20)i ne hanno parlato confusamente
e, in un certo senso, tutte, da loro, sono state menzionate, mentre, in un altro ~enso, non
sono state affatto menzionate. La filosofia primitiva, infatti, sembra che balbetti su tutte le
cose, essendo essa giovane e ai suoi primi passh (993 a 10~16). Con il che, se.~a ~ lato
vien fatto di pensare a quel brano del Sofista platonico (242 c-243 b) che gm a~bIam~
ricordato e che presentava un atteggiamento analogo; dall'altro ven:ebbe la tent~zlOne. dI
indicare proprio nello stesso Aristotele la matrice di que~' altro ~tt:gglc:m~nto stonografIco
che, in parte in Heget e poi in buona parte nella stonog:afia Ide~tlc?, ba~eva tanto
l'accento sull'ingenuit, sulla primitivit, sui balbettamenti della pnma nflesslOne greca.
149

ARISTOT. de an, 407 b.

150

ARISTOT. metaph. 993 b 19 sgg.

ARISTOT. eth. Nic. 1139 b 17.


ARISTOT. magn. mor.1197b 3. Anche questa distinzione, per, non cos netta da separare
compiutamente i due campi. Nella stessa Etica Nicomachea, in un P~SS? chepe~ al.quant?
incerto sia per la forma che per il contenuto (1141 a 21-b 23), nel distinguere Il sap1e~t? ~o
ompo) dal saggio (6 <ppovq,w) sia sulla base della inutilit della sapienza e dell~ utilita)
della saggezza, sia sulla base dell'attingimento dell'universale d~ par.t~ dell~ pnma e d~~
particolare da parte della seconda, Aristotele sembra sfumare e naVVlcrnare l due campI,
e sembra doversi intendere la eppovY]ot non solo e prevalentemente come conoscenza del
particolare, ma anche - in un senso pi l~to - come la stessa scienza de1~'univers~e .(e in
questo caso si identificherebbe con la sofia), dal momento che non solo nguarda l aZlOne,
ma i principi stessi dell'azione, e i pri~cipi rap~resentano. senza ~ubbio l'universale.
Riportiamo comunque il passo: la sapIenza tutti devono, dIre che. e la stess~, mentre la
saggezza volta a volta diversa. Infatti si pu chiamare saggezza il vedere ~ be~e n~ll~
cose particolari e in queste ci si rimette all'uomo saggio. Perci anche alc~l1n arumah .Sl
dice che siano saggi, se appaiono avere una facolt di provvedere alla loro VIta. [:~.] Da CI
che si detto chiaro che la sapienza insieme scienza e intelletto delle cose plU eccelse
151

152

per natura. Perci si dice che Anassagora e Talete e siffatti uomini sono sapienti e non
saggi, giacch si vede che non conoscono ci che giova a loro stessi, mentre si dice che
conoscono cose eccezionali, meravigliose, difficili e sovrumane, ma inutili, giacch essi
non indagano intorno ai beni umani. [ ... ] La saggezza poi non soltanto dell'universale,
bens deve conoscere anche i particolari: essa infatti riguarda l'azione, e l'azione riguarda
i casi particolari. [ ... ] Quindi la saggezza riguarda l'azione; cosicch essa deve sapere
entrambe le cose, l'universale e il particolare, ma soprattutto questo.
153 ARISTOT. metaph. 982a 8-19; 982 a 32-b 2i 996 b.
, 154

ARISTOT. metaph. 981 b 25-32.

m ARISTOT. metaph.1003 a 15; 1059 b 26; 1060 b 20; 1086 b 37; 1087 a 11-25; 1026 b 4; 1027 a
20; 1064 b 31; 1065 a 4; 1077 b 34.
156

ARiSTOT. metaph. 1004 a 3.

157

AmSTOT. metaph.l026 a 18; cfr. 1059 b 14-21.

158

Cfr. ARISTOT. metaph. 1064 b 1-5.

159

ARISTOT. rnetaph. 1026. a 18-32.

160 ARISTOT. metaph. 1061 b 18-33. Si confronti, per la fisica come attivit contemplativa, e
quindi filosofia seconda, 1025 b 19-29, 1037 a14-17; e ancora 1061 b 5-9 e 992 a 24-32,
dove si criticano invece 'quei filosofi contemporanel> (l'accenno forse a Speusippo) che
identificano filosofia e matematica invece di distinguerle, come va fatto. C' un passo
della Fisica, per, dove si dice che questa scienza deve non solo conoscere <da materia ma
in certa misura anche la forma e la causa finale e il fine: Per chi si attiene, invero, agli
antichi l'oggetto della fisica potrebbe risultare essere la materia (in piccola parte, infatti,
Empedocle e Democrito si accostano alla forma o al concetto!)i d'altra parte, per, se l'arte
imita la natura ed compito della medesima scienza conoscere fino a un certo punto la
forma e la materia [ ... ], certamente sar compito anche della fisica conoscere entrambe le
nature. Inoltre, compito della medesima conoscere la causa finale e il fine e quante cose
sono in virt di questi.
Fino a qual segno, allora, il fisico deve conoscere la forma e il
concetto? Forse egli deve conoscere queste due cose allo stesso modo che il medico conosce
il nervo e lo scultore il bronzo, cio fino al segno in cui ciascuna di esse riguarda il fine
della sua scienza, e deve attenersi a quelle cose che sono separabili per forma, ma rientrano
nella stessa materia? L'uomo, infatti, generato dall'uomo, ma anche dal sole. Determinare,
per, la modalit e il concetto del"separato" compito della filosofia prima (AmSTOT.
phys. 194 a-b).
161 ARISTOT. metaph. 1005 a 29-36.

r... ]

162

ARIsTOT. metaph. 1005 b 5-11.

163

AmSTOT. metaph. 1060 b 31.

164

ARISTOT. metaph. 996 b 9 sgg.; cfr. 1059 a 18 sgg.

165

ARIsTOT. eth. Nic. 1141 a 9-18.

166

AmSTOT. metaph. 1004 a 34-b 9.

167

PHlLOPON. in Mcom. isagog. 1,1 = ARISTOT. n. <plOO. fr. 13 Rose; 8 Walzer, Ross.

168 ELIAS in Porphyr. isagog. [e. A. G. XVIII 1] p. 3, 17-23 = AmSTOT. :rtp01:p. fr. 51 Rosei 2
Walzer, Ross. Cosi anche nell' opera Dell'educazione, dove si dice che l'esser pieno di dubbi
proprio delle nature filosoficamente dotate (PLUTARCH. quaest. conv. VII IO, p. 734 d =
ARTSTOT. n. nmb. fr. 62 Rosei 1 Ross). Ma cfr. ARISTOT. eth. Nic.1177 a 23-27, dove si dice, al

"d cl d" Navar ra

100

uniV"~S' a

Serv lCIO de

B.ibliotecas

101

r
LA NASCITA DELLA

FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

contrario: Pensiamo poi che alla felicit debba esser congiunto il piacere e si conviene
che la migliore delle attivit conformi a virt quella relativa alla sapienza; sembra invero
che la filosofia apporti piaceri meravigliosi per la loro purezza e solidit; ed logico che il
corso della vita sia pi piacevole per chi conosce che non per chi ancora ricerca il vero.
169 J.AM:SL. protr. 6 p. 37, 2-22 Pistelli = ARISTOT. npm:p. fr. 4 Walzer, Ross,
170 JAMBL.
171

protr. 10 p. 54, lO-56, 12 Pistelli = ARIsTOT. npm:p. fr. 13 Walzer, Ross.

JAMBL. protr. 11 p. 56, 13-59, 18 Pistelli ARISTOT. npm:p. fr. 14 Walzer, Ross.

172 ele. de fin. V 5, 12 = ARIsTOT. rtpm:p. fr. 18 Walzer, Ross.


173 ARISTOT. de parto animo 640 b 5 sgg.
174 ARISTOT. de part. animo 642 a 29-30.
175 ARIsTOT. polo 1341 b 33; cfr. anche poeto 1447 a 26-27. Che l'etica e la politica, del resto,
facciano parte a pieno titolo della filosofia, se non ne costituiscono addirittura la fase
suprema, si ricava - tra l'altro - da questo passo: Poich in tutte le scienze e arti il fine
un bene e il bene pi grande e nel pi alto grado si trova in quella pi importante di tutte,
che appunto la scienza politica, [ ... ] tutti [ ... ] concordano coi trattati filosofici (o\' Ku-c
cptoo<p(uv oym) in cui si sono stabilite conclusioni su questioni di etica>} (po!. 1182 b).
Altrove si dice che la legislazione e tutto ci che riguarda il governo fa parte della ~~filosofia
dell'uomo}) (Yj rtEp. 't av8pJmvu cpIOOOcpLU: eth. Nic. 1181 b 14-16).
ARISTOT. metaph.-983 b 1.
177 ARISTOT. metaph. 983 b 6-12. Ma si veda anche l'altro passo in 1069 a 27-29.

176

178

ARISTOT. metaph. 983 b-20.

179 Cfr. ARlSTOT. phys. 194 a 19.


180 ARlSTOT. phys. 191 a 20-25.
181

I
II

"Il

I
I
I

II
~

ARISTOT. phys. 191 b 10.

182 ARISTOT. phys. 196 a-b.


183

ARlSTOT. phys.191 a 23.

1M ARISTOT. de gen. et corro 314 a-b.


185 ARISTOT, de ano 427 a-b.
186 ARISTOT. de parto animo 640 b 4 sgg.: qui ci si riferisce ad Empedocle, Anassagora e
Democrito.
187 ARISTOT. de parto animo 641 a 5.
188 ARISTOT. de parto animo 641 a 15.
189 ARIsTOT, de parto animo 641 a 29-b 13. Per la critica al materialismo ed all'assenza di
finalismo degli antichi fisiologi, si veda tra l'altro questo passo: infatti la generazione
che si adegua alla essenza, ed in funzione dell' essenza, e non questa alla generazione.
Gli antichi studiosi della natura ritennero invece il contrario. La causa di ci che non
vedevano che le cause sono parecchie, ma soltanto la materia e il mutamento, e queste
senza distinguerle, mentre non avevano preso in considerazione n l'essenza n il fine.
Ogni cosa dunque esiste in funzione di un fine, e si produce sia per questa causa sia per le
rimanenti, e tutto ci che compreso nella essenza di ciascuna o in funzione di un fine o
il fine in vista del quale}) (ARrsOT. de gen. animo 778 b 7 sgg.).
190 ARISTOT, metaph. 983 b 27. E che Aristotele credesse ad un'antichissima filosofia,

II
I
!

!
t

,K

,Ii
I

102

Note
cristallizzata nel corso dei secoli nella sapienza dei 8EOOYOL e perfino nei proverbi popolari,
sembra confermato da quest'altra testimonianza: seppure anche il proverbio cosa saggia.
E come potrebbero non esserlo tutte quelle che Aristotele dice tracce di un'antica filosofia,
andata perduta nelle immani catastrofi dell'umanit, ma che si sono salvate per la loro
concisione e per la loro acutezza?}) (SYNES. calvit. encom. 22 p. 85 C = ARISTOT.1t. cpLoa. fr. 13
Rose; 8 Walzer, Ross).
191 Si'veda per questo problema la nota bibliografica del MONDOLFO, in ZELLER I, I pp. 35-39.
192

Sar sempre utile riconsultare le pagine dello ZELLER a questo proposito e la equilibrata

Nota sui rapporti fra la cultura e speculazione orientale e la filosofia e la scienza greca del MONDOLFO,
in ZELLER I, I pp. 63-99.
193 HEROD. I 58, e aggiunge: mi pare che nessun altro popolo dei Pelasgi, essendo barbaro,
abbia fatto mai cos vasti progressi)}.
194 Si veda, fra i tanti esempi, HEROD. II 35, e 148 (dove si dice che tutte le costruzioni e le
opere d'arte dei Greci sono di gran lunga inferiori alle piramidi e al Labirinto degli Egiziani),
195 HEROD. 14. E bens vero che altrove (I 135) Erodoto ci dice che i Persiani pi di tutti gli
altri popoli amano accogliere usi forestieri, ma l'unico costume che hanno accolto dai
Greci sembra esser quello di praticare l'amore verso i giovani.
196HEROD. II 91. Anche qui, per, subito dopo (II 92), la smentita: gli Egiziani che abitano le
paludi vivono - secondo l'uso greco - con una moglie sola.
197 HEROD. I 134.
198 E non solo tra i popoli o le classi dominanti, bens anche tra quelli soggetti: si pensi, per
esempio, al ~(rifiuto scambievole delle culture 'rappresentate dagli emigranti e dalle
popolazioni dei paesi ospitanti.
199 A proposito, per esempio, della questione della lingua, bisogna pur tenere presente la
testimonianza erodotea (II 153-154) che non fa risalire a prima del VII secolo il contatto
diretto delle due culture - egiziana e greca - attraverso l'utilizzazione di veri e propri
interpreti. Utile anche la notazione che Erodoto fa (II 166-167) di un altro atteggiamento
comune a Greci e a quasi tutti i barbari a proposito del lavoro manuale, ugualmente da
tutti disprezzato e ritenuto indegno di uomini liberi: qui Erodoto nega esplicitamente che
questa consuetudine di vita possa esser derivata dai barbari ai Greci o viceversa.
200 HEROD. Il 43-45.

201

HEROD. II 109.

202 La spiegazione di Erodoto in contrasto con quella di Aristotele (metaph. 981 b 20-24):
vedi al paragrafo seguente.
203 HEROD. II 118. Una certa credibilit al racconto dei sacerdoti egiziani sulle vicende di
Elena e sulla guerra di Troia, nonostante tutto, Erodoto sembra conferirla.
204 HEROD. II 177.
205

HEROD. II 123.

Che un problema quanto mai delicato, sia per la determinazione precisa della dottrina,
sia per l'attribuzione a questo o a quel pensatore, a questa o a quella scuola. Generalmente
si dice che una dottrina orfico-pitagorica, che una formula che dice tutto e non dice
niente. Probabilmente una dottrina orfica e non pitagorica, se vero che nessuno l'attribui
ai pitagorici prima di Eraclide Pontico (III secolo a.c.), in un periodo in cui i confini e i
limiti tra orfismo, pitagorismo, platonismo, si andavano confondendo e perdendo. Sulla
206

103

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

Note

questione si veda, fra l'altro, MADDALENA, Pitagorici, p. 351 e pp. 360-361; VARVARO, Studi,
voL l,p. 774.
207 HEROD. II 121.

vantano di costituire una casta separata dalle altre e proprio per questo di conservare
meglio di tutte l'antica saggezza e nobilt di costumi, e nel Politico (290 d-e) si fa una
critica abbastanza dura dell' orgoglio della casta sacerdotale egiziana, del suo sfrenato amore
del potere politico, dell'uso che fa della violenza, della sua natura servile per eccellenza,
236 ARlSTOT, meteor. 352 b 21.

208

HEROD. II 142-144.

2Cl9

HEROD, III 2,

210

ZELLER I, I, p, 40, n. 2,

2ll THuCID, I 82, 104, 135, 137; H 29; N 25 (qui i barbari sono, per esempio, i Siculi che
abitano i monti dell'interno e che scendono in massa per respingere i Messeni che stavano
attaccando Nassa, ma non lo sono n i Messeni n i Nassi).
212 THUCID. N 95,

213

THUCID. IV 92,

214 THUCID. I 89, 97. Altrove invece si ha una vera e propria ammirazione, dove, per esempio,
si esalta il regno degli Sciti, rispetto al quale non v' n in Europa n inAsia un altro regno
che per benessere civile e assetto politico possa stargli a paragone (H, 97).
215 THUCID, II 37,
216

THUClD. I 6.

217

TRUCID. I 130.

218

THUCID. I 132.

219

THUCID. I 144,

220

TRUCID. III 56.

221

THUCID. III 37-38,

= Cfr, THUCID. II 41.

237 ~RISTOT.

poI. 1271 a-b.

238

ARrsTOT. poI. 1329 b,

239

ARIsTOT, poI. 1313 b 22; nel seguito si fanno per anche esempi di tiranni greci,

240

DIOG. LAERT. 18 :=: ARISTOT. n, cpLoa. fr. 6 Rose, Walzer, Ross,

241

PLIN. nat, hist. 30,3 =.AruSTOT, n, cpL,oa. fr, 6 Rose, Walzer, Ross.

ARISTOT. metaph. 981 b 20-24. Quest'idea degli uomir che si dedicano alla filosofia dopo
aver soccorso alle necessit della vita presente anche altrove in Aristotele; si veda, per
esempio, ARlSTOT, npm:p. fr, 53 Rose; 8 Walzer, Ross = JAMBL. de comm. math. scient. 26 p. 83,
6-22 Festa,
. 243 ZELLER I, I, p. 63.
242

244 MONDOLFO in ZELLER I, I, p, 45, Vero che lo stesso Zeller si poneva il problema non
tanto di vedere l'origine orientale o meno della filosofia greca, quanto quello di vedere se
alla sua formazione abbian cooperato in genere dottrine orientali e fin dove si estenda
quest'influsso straniero (ZELLER I, I, p. 44),
245 Dove c' da notare soltanto di passaggio che i due canoni storiograficidella continuit
o della frattura)} possono essere ambedue corretti, ma anche ambedue unilaterali e sbagliati
se usati con un' ottica ristretta e viziata da preconcetti: in tal caso il primo porterebbe ad un
appiattimento e ad un'insignificanza di qualsiasi posizione nuova e di qualsiasi mutazione
di contesto culturale, mentre il secondo alla scoperta di una continua serie di miracoli}} e
di fatti in ultima istanza inspiegabili.
246 DIODOR. V 64 = DK 1 A 15,

223

THUCID. II 40.

224

PLAT. Leg. H 656 b, VII 799,

225

PLAT, Phaedr. 274 c; Leg. VII 819 a-b.

247

CALLlMACH. fr, 83 a Sclmeider.

226

PLAT. Resp, 435 e-436 a,

248

DIODOR. X 6 = DK 58 B 3.

227

PLAT. Leg, V 747 e.

249

DIODOR. I 16, 69, 81, 98.

228

PLAT. Phil, 18.

250

DrODOR. I 96,

229

PLAT. Phaedr, 274 e.

251

PLUTARCH. mor, 678 c,

230

PLAT. Leg. VII 819 b-d,

231

PLAT. Prot. 342 a-343 b.

232 Si veda, per esempio, in THUCID, IV 84 sgg, il non proprio breve discorso di Brasida
spartano prima dell'entrata in Acanto (424 a, C.) e l'ammiccante commento di Tucidide
stesso: per essere Spartano l'eloquenza non gli mancava!,
233

PLAT. Tim. 21 e sgg,

L'orgoglio nazionale prevale, nonostante tutto, sull'ammirazione per la societ


conservatrice dell'Egitto?
235 Per non considerare la contraddizione, con questo racconto cos ... ieratico, eli altri passi
platonici che lo smentiscono, e su punti di non piccola importanza, Qui i sacerdoti egiziani
si vantano di aver scoperto e usato per primi la scrittura, e nel Fedro (275 a) la scrittura
viene criticata come produttrice di una aocpLu 86;u e non di UA:llBELU; qui i sacerdoti si
234

104

PLUTARCH. de Is, et Osir. cc, 56-57.


Ibidem, C. 60,
254 Ibidem, C. 42,
255 Ibidem, C. 35,
256 Ibidem, cc. 36-38.
257 Ibidem, c. 40. Su questo parallelismo, cfr. ancora C. 41,44, 69, 75, 78.
258 T.C.P. n. 21, Aeolus.
259 PLUTARCH, de Is, et Osir. C. 45.
260 Ibidem, cc. 46-47.
261 Ibidem, c. 48,
252
253

105

Note

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

262

28!l

CLEM. ALEX. paed. III 11.

263

281

CLEM. ALEX. paed. II 1.

282

CLEM. ALEX. potr. c. 53.

Ibidem, c. 48.
Ibidem, C. 71.
264 PLUTARCH. de Is. et Osir. c. 66.
265 Ibidem, c. 11.

283

La notizia riportata da CLEM. ALEX. in EUSEB. p.e. IX 6, 9.

266

T.G.F. n. 354.

284

Cfr. per questo MARTANO, Numenio, pp. 84-98.

267

PLUTARCH. de Is. et Osir. c. 20.

285

MARTANO, Numenio, p. 14.

PLUTARCH. de Is. et Osir. c. 31.


269 Ibidem c. 67.
270 Ibidem c. lO.
271 CLEM. ALEX. protr. c. 12 Stahlin. interessante notare che tutto il discorso di Clemente
sui miti non ha ormai pi niente a che vedere con quell' attenzione e quel desiderio di
capire e di spiegare che erano propri, come abbiamo visto, di Erodoto e dello stesso Plutarco:
il suo riferire miti e misteri greci, indugiando a volte anche (morbosamente?) sui particolari
pi scabrosi, finalizzato ideologicamente ad una critica radicale delle religioI pagane
e ad una esaltazione della religione cristiana. Per conto mio, questi uomini, padri di empi
miti e di perniciosa superstizione, io li chiamerei originatori dei mali, poich furono essi
che piantarono nella vita umana quel seme di male e di rovina che sono i misteri }} (protr.
c. 12 StahIin). Dopo aver svolto una critica radicale dei misteri (c. 12 sgg.), di fronte ai
quali perfino gli ate>} Evemero, Diagora e Ippone erano preferibili, perch purnon avendo
conosciuto la verit stessa, [ ... ] almeno hanno sospettato l'errore}), Clemente conclude
che punti estremi dell'ignoranza (!J.u8(u) sono dunque l'ateismo e l'adorazione dei
demoni (c. 18). Anzi, migliori delle greche sono addirittura le divinit degli Egiziani che,
sebbene siano degli animali, non sono adultere, non sono lascive e neppure una di esse
va in caccia di piaceri che siano contro natura}) (c. 29). Naturalmente, a questo atteggiamento
di critica radicale, si accompagna in Clemente quell' altra sua tipica concezione di uno
sviluppo, bene o male, di un oyo e di un' 6.1l8uu che si esprimono a sprazzi nelle dottrine
dei pagani - naturalmente, di alcuni pagani - per trovare poi la loro piena e completa
estrinsecazione nel cristianesimo: I Greci, infatti, avendo indubbiamente ricevuto talune
scintille del Verbo divino, abbiano [pure] fatto sentire solo pochi accenni della verit,
testimoniano la potenza di essa che non stata nascosta; ma insieme, d'altra parte, rivelano
la propria debolezza, perch non giunsero fino al termine (c. 57). E ancora, dopo aver
riportato dei passi di Cleante e di Pitagora, Clemente conclude: Bastano anche queste
cose, riferite dagli stessi pagani per ispirazione di Dio, e da noi scelte, come una guida verso la
conoscenza di Dio, a colui che capace, sebbene in piccola misura, di scorgere la verit (c.
55).
272 CLEM. ALEX. protr. c. 48.
273 Ibidem c. 49.
268

274

Ibidem c. 50.

275

ANTISTH. fr. 24 Mullach EP.G. II, p. 277.

276XENOPH.

288

L. ROBIN, Storia del pensiero greco, tr. it. di P. Serini, Milano 1962.

289

FRANKFORT e altri, La filosofia prima dei Greci, tr. it. di E. Zolla, Torino 1963.

29{)

J.-P. VERNANT, Mito e pensiero presso i Greci, tr. it. di M. Romano e B. Bravo, Torino 1965.

E M. CORNFORD, From Religion to Philosophy, London 1912; Principium Sapientiae, Oxford


1952.
292 Vedi sopra a III.1., III.2., IIl3.
291

293

B. FARRINGTON, Storia della scienza greca, tr. it. di G. Gnoli, Milano 1964.

294

Vedi sopra a H.4. e II.2.

295

Zeller I, I, pp. 49 e sgg.

M. L. WEST, Early Greek Philosophy and the OrientI Oxford 1971.


297 Vedi sopra a IIl1., 11l3.
298 E. PACI, Stona del pensiero presocratico, Torino 1957.
299 Oltre il lavoro gi citato, si veda J.-P, VERNANT, Le origini del pensiero greco, tr. it. di E
Codino, Roma 1976.
300 Vedi sopra a III.1.
296

301

G DE' SANTILLANA, Le origini del pensiero scientifico, tr. it. di G. De Angelis, Firenze 1966.

302

S. SAMBURSKY, Il mondo fisico dei Greci, tr. di V. Geymonat, Milano 1967.

303

J. BURNET, Early Greek Philosophy, London 1892.

P. TANNERY, Pour l'histoire de la science hellne, Paris 19302 .


305 Vedi sopra a II.4., III.2.
304

306

Cfr. G. VASARI, Opere, val. W, Firenze 1906, e Trattato della pittura, Lanciano 1924.

Cos E. GARIN, Universalit di Leonardo, in Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano,
Bari 19722, p. 95.
307

memor. W 3,13-14.

277

CLEM. ALEX. protr. c. 54.

278

CLEM. ALEX. strom. 312 c, 320 a.

279

CLEM. ALEX. strom. 274 b.

106

La si ricava da EUSEB. p. e. XIV 4, 5; cfr. MARTANO, Numenio, pp. 71-72 n. 3.


287 PLAT. Phaedr. 275 b-c.
286

107

Appendice

Pu ANCORA T ALETE
ESSERE CONSIDERATO IL PRIMO FILOSOFO?

Apparso in Miscellanea di studi classici in onore di E, Manni, Giorgio Bretschneider, Roma


1980, Tomo II, pp. 395-411.

Crediamo sia utile, prima di affrontare direttamente la nostra


domanda, annotare alcune indicazioni di carattere metodologico, a nostro
avviso estremamente importanti sia per inquadrare meglio il senso
proprio della domanda stessa, sia, pi in generale, per cercare di fissare
il pi chiaramente possibile il senso della nostra opera di ricostruzione
di epoche o di concezioni tanto lontane dalle nostre, come appunto i
primi secoli della cultura ~(filosofica e scientifica~~ dei Greci,
La lettura del passato un fatto costante della nostra cultura - anzi
di ogni tipo di cultura - e non sembra che l'incalzare ed il potenziarsi
degli aspetti tecnici e tecnologici in una civilt attenui od annulli
quest'esigenza. Leggere il passato per comprendere il presente pu essere
l'espressione del bisogno di individuare nessi e costanti nella storia
dell'uomo e delle sue idee, di valutarne la consistenza, di verificarne la
validit; pu essere quindi l'espressione del bisogno di rifuggire da
qualsiasi giudizio sul nostro presente che sia improntato al nostro
impulso (pi o meno velleitario) del momento, al nostro slancio
sentimentale e passeggero, alla nostra esigenza individualistica; in una
parola, al bisogno di rifuggire da una visione, tanto per usare il linguaggio
hegeliano, che in fondo astratta, per ritrovare invece e riaffermare la
necessit del vitale e concreto nesso particolare-universale. Ma la lettura
del passato pu anche avvenire - e purtroppo avviene ancora - perch
si vuole "dimenticare il presente ed i problemi che in esso urgono, perch
si intende, se non ritornare, almeno rifugiarsi in un mondo ormai
scomparso che assume il valore di un asilo, agognato per i valori che in
esso si vedono o si credono di vedere affermati. Anche questo secondo
tipo di lettura del passato in fondo espressione di una esigenza del
presente, ma molto spesso le letture di questo tipo ci offrono degli esempi
chiarissimi di come spesso chi parla non fa altro che monologare:
aspirazioni, sentimenti, concetti, idee, che lo studioso crede di scoprire
nel libro - nel documento - che ha dinanzinon sono altro che aspirazioni,
sentimenti, concetti, idee suoi propri e che appartengono soltanto a lui.
Una lettura del passato quindi che sia tale in maniera autentica - una
lettura che sia storica o storicamente accettabile - deve sforzarsi
soprattutto di evitare tre pericoli.
111

Pu ANCORA TALETE ESSERE CONSIDERATO IL PRIMO FILOSOFO?

Appendice

1. OPERARE ANACRONISMI
Dove per anacronismo non si intende tanto l'invertire date o fatti,
quanto l'operare trasposizione di tematiche, di atteggiamenti mentali,
di impostazioni culturali. In genere questa trasposizione avviene quasi
sempre dal presente al passato, nel senso che questo viene visto
esclusivamente in funzione di quello, nel senso che questo prepara e perci
non ancora, ma preannunciao precorre quello. un modello di storicit
malintesa che funge in questo caso, ed il pericolo quello di perdere lo
specifico e l'autentico di un' epoca, di un fatto o di un documento. Un
esempio dell'anacronismo di questo tipo, che potremmo chiamare
positivo, un' affermazione del genere: La tesi di Talete che l'acqua il
principio e la causa di ogni cosa una tesi in fondo errata perch tiene
conto soltanto della causa di tipo materiale e trascura altri tipi di cause,
come quella formale, quella efficiente, quella finale. a tutti noto che
affermazioni anacronistiche di questo tipo si trovano spesso nell' opera
e nei giudizi di Aristotele. Ma la trasposizione pu anche avvenire in
senso inverso (e l'anacronismo risultare, per cos dire, negativo), quando
ci ostiniamo a non vedere la novit emergente da un contesto
formalmente tradizionale. Un esempio di anacronismo negativo
un' affermazione di questo tipo: La tesi di Senofane secondo la quale
gli uoInini sono fatti di terra e di acqua non altro in fondo che la ripresa
del vecchio mito di Pandora narrato da Esiodo ne Le opere e i giorni,
secondo il quale Efesto crea la prima donna, Pandora, impastando della
terra con dell'acqua e dandole forma. a tutti noto che affermazioni
anacronistiche di questo tipo cominciano di nuovo a riaffiorare in recenti
saggi di storiografia antica. Nell'anacronismo positivo si compie 1'errore
di portare il presente nel passato; nell' anacronismo negativo si compie
l'errore inverso di prolungare il passato nel presente.

dell' altro, del diverso, di ci che non quadra con il disegno prefissato

2. OPERARE SCHEMATIZZAZIONI
Lo schema assolutamente necessario alla scienza; l'errore consiste

nel sovrapporre lo schema ai fatti, nel costringere questi in quello,


laddove al contrario necessario sempre che lo schema sia verificato
dai fatti. Lo schema - cio l'interpret!1zione - deve dar conto dei fatti,
come si dice, nel senso che deve costituire la loro trama,la loro chiave
di lettura; non deve sovrapporsi ai fatti, come pure si dice, nel senso
che non deve dichiararli illegibili o confusi allorquando essi non
rientrano in regole solo nostre. La validit di uno schema - cio di
un'interpretazione - si ha specialmente laddove esso renda conto
112

e con le tesi assunte: in una parola la validit di uno schema e di


un'interpretazione si ha speciaimente laddove esso nella sua legittima
opera di semplificare e di raccordare non perde il contatto con
l'individuale e lo specifico, cio con la complessit della realt culturale
alla quale si sta applicando.
3. OPERARE ASSOLUTIZZAZIONI
Non si pu ritenere di riflettere sul passato, di capirlo e di assimilarlo
considerando definitiva una qualunque soluzione. L'opera di
comprensione e di assimilazione non mai un' opera compiuta, un' opera
che raggiunge risultati dati una volta per tutte. Sia nel campo storico,
come in quello filosofico, come in quello scientifico il lavoro non mai
terminato: ogni nuova acquisizione, ogni nuova conoscenza, sia pure
quando non rimettono in discussione risultati gi acquisiti o addirittura
pacificamente riconosciuti, rendono per sempre necessario un lavoro
di ricognizione, di rifondazione e di ripensamento, che porta a nuovi
angoli visuali, a nuova intelligenza di sistemi anteriori, a nuove scoperte
cii connessioni e relazioni. Non assolutizzare il senso della propria ricerca
significa perci non soltanto non affermare ingenuamente di ritenere
verit assolute i risultati della propria ricerca, ma soprattutto essere
coscienti che ogni risultato ottenuto, ogni punto fermo stabilito in
tanto sono validi in quanto riescono a porre nuovi problemi e ad aprire
nuove vie d'indagine. Una ricerca non assolutizzante, una ricerca
aperta in questo senso in effetti la vera ricerca storica, perch in
definitiva affonda le sue radici in esigenze sociali e individuali che
cambiano continuamente, in un tempo presente che continuamente
impegna l'uomo a trarre nuove lezioni da quel mondo opaco che il
suo passato, ed illuminano di nuove luci per poter pi consapevolmente
proiettarsi nel suo futuro.

Queste indicazioni metodologiche, che crediamo valide per una


ricerca su qualsiasi campo della storia umana passata, acquistano un

particolare rilievo proprio se intendiamo analizzare fenomeni culturali


di epoche temporaimente tanto lontane dalla nostra, come appunto il
caso di questa nostra analisi, che vuole cercare di mettere in luce il
significato di un sapere filosofico e di un sapere scientifico nella cultura
greca del V-IV secolo a.c., le loro connessioni, il loro costituirsi autonomo
di fronte ad altre forme di sapere molto pi antiche o ancora ad essi
113

Pu ANCORA TALETE ESSERE CONSIDERATO IL PRIMO FILOSOFO?

contemporanee.-Ed infatti, nel momento in cui noi parliamo di scienza


e di ,<filosofia riferendoci ad una cultura di 2500 anni fa, la prima
domanda - legittima - che possiamo porci : siamo proprio sicuri che
ci che noi intendiamo con filosofia e scienza lo stesso di ci che
intendevano quegli antichl Greci? In effetti una distinzione tra ci a cui
pensiamo noi quando parliamo di scienza e filosofia e ci a cui p,,;,savano
i Greci dovremmo pur farla: il non farla comporterebbe proprIO 11 cadere
in una delle prime due forme di anacronismo che prima abbiamo indicato
come errori da evitare. Ma noi crediamo che sia pi opportuno e in
definitiva pi corretto non premettere al nostro discorso questa
distinzione, bens farla emergere dalla discussione stessa e dagli esempi
che faremo. Tenendo fermo per un punto: che la distinzione - pur
necessaria - non potr mai essere assoluta, non potr mai cio separare
due gruppi di entit culturali assolutamente imparagonabili tra di loro.
E ci per due ordini di motivi. Una prima ragione costituita dal fatto
che se ci trovassimo di fronte, per dir cos, a due grandezze
incommensurabili, non potremmo neanche affrontare il problema, perch
insolubile per principio. La seconda ragione costituita dal fatto che inevitabilmente - il nostro intelletto portato ad istituire analogie, in
positivo o in negativo (per contrapposizione), ed in quest'opera noi non
possiamo mai abbandonare la nostra ottica (nel caso, il nostro concetto
di scienza e di filosofia). Possiamo, s, e dobbiamo correggerla con una
metodologia storica nel senso cui prima abbiamo sommariamente
accennato, con l'assumere cio quell' atteggiamento non preconce~to che
ci rende capaci di riconoscere il diverso: ma questo dwerso,
necessariamente, sar sempre omologo al nostro. llnostro discorso, quindi,
proceder su questo duplice binario del distinguere e del riconoscer~. . .
Filosofia e scienza: non solo assistiamo nella cultura greca delle onguu
ad un processo continuo di agglutinazione in maniera diversa ed in tempi
diversi di diversi significati intorno ai due concetti, ma addirittura il
nostro termine scienza non compare affatto nella lingua greca: scienza
in effetti categoria non antica, ma moderna. Eppure noi diciamo, e a
nostro avviso a ragione, che la scienza nata in Grecia. In effetti
traduciamo col nostro termine scienza parole e concetti greci a volte anche
completamente diversi: i Greci usavano i termini sophia(che noi
traduciamo con sapienza, saggezza, conoscenza), phzlosophla (che nOi
traduciamo con amore del sapere, amore della conoscenza, o non
traduciamo affatto e traslitteriamo, semplicemente, in filosofia), theoria
(che noi traduciamo con riflessione, speculazione, contemplazione, o
114

Appendice

traslitteriamo ancora in teoria), episteme (che traduciamo con conoscenza,


abilit nell'applicazione, nello studio), per physeos historia (che
traduciamo con ricerca, indagine, studio della natura). Ora, se vero
che l'uso di questi termini avviene in contesti tali che ci inducono a
tradurli col nostro termine di scienza senza in fondo falsare o alterare
il senso e la valenza di quelle esperienze culturali, anche vero d'altra
parte che ciascuno di questi termini, pur indicando ricerche e
procedimenti intellettuali che noi non esiteremmo a chiamare
scientifici, non corrisponde letterahnente e pienamente al significato
che noi diamo al nostro concetto di scienza. Tant' vero che molti degli
autori antichi ai quali noi - sia pure legittimamente - diamo il nome di
scienziati non solo avevano idee diverse sui metodi e sugli oggetti delle
proprie analisi, ma addirittura, come vedremo, si criticavano l'un l'altro
rimproverandosi proprio di non essere saggi o filosofi o fisici~>.
Diverso il caso di filosofia: il termine compare, probabilmenteper la
prima volta, in un contesto autentico del Vsecolo a.c., precisamente in
un frammento di Eraclito di Efeso, che afferma la necessit per i filosofi,
di essere esperti di molte cose.1 Comunque, il termine sta ad indicare,
nello sviluppo della riflessione greca tra il VI ed il V secolo, atteggiamenti
diversi e, quel che pi conta, comprende campi di indagine che poco
hanno a che fare con quelli che noi oggi comprendiamo sotto il termine
di "filosofia.
Tanto per fare solo qualche esempio, in una rapidissima panoramica,
ricordiamo la tradizione che attribuisce a Pitagora di Samo, per la prima
volta, il termine di filosofo; e la sua "filosofia comprendeva la retorica,
la matematica, la geometria, la ricerca sugli astri e l'indagine dell'anima.'
La filosofia di Senofane di Colofone era un discorso sugli di teso ad
una loro pi rigorosa detenninazione concettuale cii contro alla tradizione
religiosa e mitica, ma era anche una ricerca sulla natura (sua la tesi
della infinit dei mondi, un'infinit di terre ed una infinit di soli che
vivono le loro trasformazioni nell'unit del cosmo),3 era una ricerca che
noi oggi chlameremmo di geologia o di paleogeografia o di paleontologia
(sua la tesi che dall' osservazione di resti fossili di animali acquatici in
contesti terrestri o montani bisognava concludere all' affermazione di
una continua trasformazione dei mondi e delle condizioni di vita in essi),'
era una ricerca, infine, che riguardava l'uomo come specie animale
omogenea alle altre (sua la tesi che tutto ci che nasce e cresce, in una
parola tutti gli esseri viventi, sono composti di terra e di acqua, ed anche
l'anima dell'uomo composta di terra e cii acqua).' TI "filosofo Senofane,
115

Pu ANCORA TALETE ESSERE CONSIDERATO IL PRThfO PILOSOFO?

Appendice

il teologo Senofane era anche dunque un fisico, come lo chiama


infatti Strabone,6 nel senso pi vasto del termine.
Cos il filosofo Parmenide si preoccupava non soltanto di determinare
le condizioni metodologiche indispensabili per giungere a conclusioni
vere in ogni campo di ricerca,7 era quindi tm metodologo, ma anche di
stabilire il corso delle stelle e dei pianeti, 8 di stabilire le norme che
presiedono alla formazione del feto nell'utero materno,' di stabilire le
norme che regolano la determinazione del sesso del nascituro,t di
stabilire le norme che governano la formazione della mente e del pensiero
nella specie umana;l1 era quindi un astronomo, un biologo, un
embriologo, un fisiologo.
Cos, pi tardi, i sofisti, che secondo la tradizione sono coloro che si
occupano soltanto di retorica e di ragionamenti eristici, abbracciano
ancora nella loro filosofia quasi tutti i campi dell'umano sapere:
Protagora l'uomo che insegna etica e politica,12 ma si occupa anche di
fisica, di giurisprudenza, di fisiologia, di geometria, di grammatica;13
Gorgia, abilissimo oratore e uomo politico, studioso della sfera celeste,
della fisiologia dell'uomo;" Pradico, abilissimo oratore politico,
ricordato esplicitamente come professore di filosofia, ma questa
comprende lo studio della natura, i fenomeni celesti, la grammatica, la
linguistica, la morale, le origini della religione;15 Ippia, uomo politico,
scrittore di astronomia; di musica, di metrica, esperto di pittura e di
scultura, di storia, specializzato nella storia delle colonie, delle antiche
citt e delle lora costituzioni, matematico e geometra, oltre ad essere
tanto valente artigiano da fabbricarsi da s anelli, sigilli, mantelli, fibbie,
tuniche, che eguagliavano in bellezza i pi ricchi manufatti persiani;16
Antifonte scrittore di fisica e di astronomia, di anatomia e di fisiologia,
valente matematico e geometra, pensatore politico ed eticoP
Ed infine, il dilosofo Democrito si occupa di tanti e tali problemi
che il solo elenco delle sue opere, anche se ne espungiamo alcuni titoli
quasi sicuramente spuri, farebbe tremare le vene e i polsi a qualsiasi
filosofo e scienziato od anche al cosiddetto uomo di cultura di oggi,
sempre comunque superspecializzato. I titoli dei suoi libri, che sono
secondo la tradizione 70,18 comprendono argomenti storici e logici, etici,
fisici, matematici, musicali, tecnici, medici, astronomici, grammaticali:
baster citarne solo alctmi per farsi un'idea di cosa fosse la filosofia
democritea: la Grande e la Piccola Cosmologia, Della virt, Sul benessere,

Questioni intorno ai suoni, Questioni intorno agli animali, Questioni intorno


alla calamita, Sulla tangente al cerchio e alla sfera, Sulla geometria, Numeri,
Proiezioni, Geografia, Dei ritmi e dell'armonia, Sulla poesia, Su Omero ovvero
sulla propriet dell' espressione e le locuzioni dialeltali, Prognosi, Della pittura. 19

Sui pianeti, Sulla natura, Dell'anima, Dei sapori, Dei colori, Dei cambiamenti
di forma, Dei ragionamenti, Questioni astronomiche, Questioni atmosferiche,
116

Una tale straordinaria ricchezza d'interessi, una tale apertura mentale


e curiosit scientifica verso ogni campo dell'umano sapere fecero ben
presto di Democrito una figura leggendaria per sapienza fin
dall'antichit, tanto da fargli attribuire l'epiteto di lottatore20 o
addirittura di sapienza,'1 e spiegano inoltre l'ostilit di Platone, per il
quale la filosofia deve abbandonare ogni ricerca intorno alla natura e
dedicarsi allo studio della virt e di ci che utile alla vita, cio della
politica." TI quale Platone, mentre fa menzione di quasi tutti gli antichi
filosofi, non ricorda mai il nome di Democrito, neppure l dove proprio
dovrebbe polemizzare con lui, ben sapendo che si sarebbe cimentato col
migliore dei filosofi;23 secondo Aristosseno24 addirittura egli avrebbe
voluto bruciare tutte le opere di Democrito, ma ne fu dissuaso dai
pitagorici Amicla e Clinia, che lo convinsero solo facendogli osservare
che quei libri ormai erano nelle mani di moltissimi. 25 Viceversa, la
straordinaria capacit di indagare e di penetrare nel cuore dei problemi,
il possesso quindi del metodo scientifico e l'importanza dei risultati
raggiunti in ogni campo della theoria sulla physis, cio dello studio e della
scienza della natura, da parte di Democrito, ci sono autorevolmente
testimoniati da Aristotele, per il quale sembra che nessuno degli antichi
sia stato mai in grado di superare l'aspetto superficiale delle cose in un
qualsiasi problema affrontato, tranne appunto il solo Democrito. 26
Questa rapidissima indagine ci porta dunque a concludere che gli
ambiti degli interessi e dei problemi che noi includiamo sotto le etichette
di filosofia e di scienza, che per noi oggi sono ambiti distinti e
separati, per i Greci vissuti fino alla prima met del IV secolo erano invece
strettamente connessi ed indistinguibili. Se ci per risponde ad una
parte del nostro quesito, e precisamente cosa fosse per i Greci di quel
periodo cultura scientifica e cultura filosofica, resta ancora da esaminare
un altro aspetto del problema. Ammesso dunque che quegli uomini,
facendo scienza e filosofia, si occupassero dello stesso oggetto di indagine
di cui ci occupiamo noi oggi quando facciamo scienza e filosofia separando per i campi e suddividendoli inoltre molte volte all'interno
di ciascun ambito -, basta questo semplice fatto ad autorizzarci a parlare
di una scienza~~ e di una filosofia in quella cultura?

117

Pu ANCORA TALETE ESSERE CONSIDERATO IL PRIMO FILOSOFO?

Appendice

In altre parole, basta !'identit dell' argomento a giustificare la


trasposizione nel passato delle nostre categorie di scienza e di filosofia?
un problema, questo, molto importante dal momento che, com' a
tutti noto, di quegli stessi argomenti si occupavano in fondo,
precedentemente o contemporaneamente agli uomini che abbiamo
ricordato, la mitologia tradizionale, la religione, i poemi di Omero e di
Esiodo. In altre parole ancora, abbiamo la possibilit di distinguere,
poniamo, il mito di Deucalione e Pirra sull'origine del genere umano
dalle vedute che sullo stesso argomento hanno un Parmenide, un
Empedocle ed un Democrito? O dobbiamo assimilare i due tipi di risposte
e concluderne o che scienza in effetti c' sempre stata, e non solo nella
cultura greca precedente i filosofi-scienziati del VI-V secolo, ma anche
nelle culture pregreche; o che, per lo meno fino a Platone e ad Aristotele,
di filosofia e di scienza non si pu parlare, risolvendosi la cultura dei
cosiddetti presocratici ad una pi o meno tradizionale sophia, o sapienza,
mitica o mistica, o mitica e mistica insieme? Tutt' e due queste vie, comI
noto, sono state seguite, ed i risultati raggiunti (di una cultura sapienziale
protraentesi fino al IV secolo o di un' estensione della categoria di scienza
alla civilt, per esempio, egiziana ed a quella mesopotamica) appaiono
a volte puramente fantasiosi ed artificiosi, a volte invece degni della
massima attenzione e capaci di aprire nuove prospettive storiografiche
o di illuminare di nuova luce vecchi modi di impostare il problema."
Personalmente, siamo convinti che quell' assimilazione non possa farsi
e che i presocratici abbiano aperto effettivamente la strada alla ricerca
scientifica e filosofica, nel senso che hanno avuto per la prima volta nella
storia delle culture l'intuizione, e la coscienza di quest'intuizione, della
differenza tra i metodi della ricerca scientifica e filosofica ed i contenuti
della tradizione mitica e poetica.
Uno studioso inglese, il Lloyd, ha sottolineato giustamente due
ragioni fondamentali che ci permettono di parlare della originalit e della
novit dei pensatori greci del VI secolo a.c. Il primo tratto distintivo dei
milesi la scoperta della natura, cio il riconoscimento che i fenomeni
naturali non sono prodotti dal caso o dall' arbitrio ma regolati e governati
da accertabili successioni di cause ed effetti. Molte concezioni attribuite
ai milesi conservano forti reminiscenze di miti pi antichi, ma se ne
differenziano per l'omissione di qualsiasi riferimento a forze
soprannaturali.28 I.:esempio, a questo proposito, di Talete che sosteneva
che i terremoti erano dovuti all'agitarsi dell' acqua su cui poggiava la
terra,29 invece che all'ira di Poseidone, dio del mare, illuminante. Il

secondo tratto distintivo 1'esercizio del dibattito, cio il fatto che


molti dei primi filosofi greci conoscevano e criticavano le teorie altrui,30
Di questo fatto abbiamo molti esempi: Senofane che critica dottrine
popolari e miti della tradizione; Eracito che critica Senofane e Pitagora e
le assurde concezioni di poeti quali Omero ed Esiodo; Parmenide che
critica dottrine pitagoriche e del cosiddetto senso comune; Empedocle
ed Anassagora che riprendono le dottrine parmenidee ed operano una
forte critica delle teorie di poeti e indovini a loro precedenti e
contemporanei. Tutto ci effettivamente significativo di un aperto
antagonismo tra le concezioni di questi cosiddetti presocratici e quelle
dei loro predecessori. Per dirla ancora con il Lloyd, la tematica
dell' antica mitologia mediorientale o greca includeva interrogativi
sull'origine del mondo, sulla rotazione del sole intorno alla terra, o sul
sostegno della volta celeste, ma ogni mito relativo a un singolo tema era
autonomo rispetto agli altri [... ] quando un cantore narrava uno di questi
miti non era obbligato a prestare attenzione alle altre credenze [".] e
difficiimente sarebbe stato turbato dalla loro incompatibilit. E si pu
pensare che non avvertisse il contrasto esistente fra la propria spiegazione
e le altre.'! Al contrario, se torniamo agli antichi filosofi greci,
riscontriamo una differenza di fondo: molti di loro affrontano gli stessi
problemi e indagano sui medesimi fenomeni naturali, ma col tacito
presupposto che le diverse teorie e spiegazioni da essi proposte sono in
diretta competizione. Quello che li spinge la ricerca della spiegazione
migliore, della teoria pi adeguata, e sono quindi costretti a valutare il
fondamento delle proprie idee, le prove e gli argomenti in loro favore,
nonch i punti deboli delle teorie rivali.32
La novit, quindi, della prima filosofia-scienza si manifesta nella
impostazione stessa delle teorie dei primi pensa tori greci e nelle
dimostrazioni che di esse vengono date. Di esempi illuminanti della loro
originalit se ne possono fare molti. Baster qui soffermarci ad analizzare
molto brevemente alcuni aspetti delle dottrine di colui che la tradizione
storiografica, basandosi del resto sulla testimonianza aristotelica,
considera il primo dei filosofi-scienziati greci.
Talete, questo strano personaggio che siamo stati abituati a
considerare, sulla scia peraltro di una semplificazione e di un
travisamento della testimonianza aristotelica, come un fissato
dell' acqua, perch riteneva ostinatamente che tutte le cose derivassero
dali' acqua e l'acqua fosse l'arch di tutti i fenomeni naturali, Talete fu il
primo che spiegasse ai Greci il meccanismo delle eclissi e degli equinozi. 33

118

119

Pu ANCORA TALETE ESSERE CONSIDERATO IL PRIMO FILOSOFO?

Appendice

Lungi dal rappresentare biblicamente il segno della volont divina


esprimente ira o sdegno del dio nei confronti degli uomini, esprimente
quindi un miracolo, cio la rottura di un ordine cosmico, per Talete le
eclissi solari sono dovute semplicemente, naturalmente, al fatto che la
luna nel suo correre si viene a trovare in certi particolari situazioni e
tempi - calcolabili - al di sotto del sole. 34 Lungi dal considerare l'astro
che ogni giorno illumina la terra una divinit, Talete primo tra i Greci
determin la grandezza e la natura del sole,35 rapport quindi un fatto
celeste ad un criterio di valutazione e di misurazione che valeva per
tutti gli altri fenomeni osservabili sulla terra. E infatti, Talete e i suoi
discepoli dicevano che uno il cosmo,36 e gli astri sono composti di
terra infuocata." Ma Talete fu anche un grande geometra: per primo
dimostr che il cerchio diviso in due parti uguli dal diametro, per
primo scopri che gli angoli alla base di ogni triangolo isoscele sono uguali,
anche se arcaicamente chiam simili gli uguali, dimostrando quindi il
teorema sulle rette parallele che ancora oggi porta il suo nome. 38 Abbiamo
una bellissima testimonianza di Apuleio che ci fa vedere quale fascino
dovette esercitare sulla cultura antica la figura di questo saggio, di
questo sapiente che parlava di argomenti gi noti, portando per in
essi tutta la carica di un pensiero innovatore che scopre nel gi dato,
nell'acquisito, significativi nuovi, che scopre nell'usuale o nel
miracoloso la presenza di una razionalit sempre operante e per di
pi raggiungibile con uno sforzo conoscitivo della mente umana. Dice
Apuleio: Talete di Mileto fu senza dubbio il pi importante tra quei
sette famosi per la loro sapienza (e infatti tra i Greci fu il primo scopritore
della geometria, l'osservatore sicurissimo della natura, lo studioso
dottissimo delle stelle): con poche linee escopri cose grandissime, la
durata delle stagioni, il soffiare dei venti, il cammino delle stelle, il
prodigioso risuonare del tuono, il corso obliquo delle costellazioni,
l'annuale ritorno del sole; fu lui a scoprire il crescere della luna che nasce,
il diminuire di quella che cala e gli ostacoli di quella che s'eclissa. Sulla
soglia ormai della vecchiaia, riusc a stabilire il rapporto divino che io
non solo ho appreso ma comprovato con le mie esperienze tra la
grandezza del sole e l'orbita che percorre.39
Ma anche se consideriamo la classica dottrina di Talete tramandata
da Aristotele, che cio sostanza fondamentale di tutte le cose l'acqua,
che l'acqua !'identico, l'elemento che permane nel variare e nel divenire
della molteplicit deifenomeni,40 questa dottrina, pur essendo in questa
formulazione forse molto pi aristotelica che taletiana, si presta tuttavia

a delle considerazioni utili a dimostrare come il metodo usato dai milesi


sia non solo antitetico rispetto alle narrazioni cosmogoniche della
mitologia, ma rappresenti anche una via d'indagine in effetti propria e
alla scienza e alla filosofia. E infatti lo stesso Aristotele che ci dice che,
sostenendo che l'acqua il principio, Talete ha tratto forse tale
supposizione vedendo che il nutrimento di tutte le cose umido, che il
caldo stesso deriva da questa e di questa vive (e ci da cuile cose derivano
. il loro principio): di qui, dunque, egli ha tratto tale supposizione e dal
fatto che i semi di tutte le cose hanno natura umida - e l'acqua il
principio naturale delle cose umide,41 La preziosa indicazione
metodologica di Aristotele concorda pienamente con la testimonianza
di Plutarco (Talete riusc a determinare l'altezza delle piramidi piantando
un' asta al limite dell' ombra che la piramide proiettava e dimostrando
che, paragonando i triangoli ottenuti dalla piramide e dall' asta investite
dai raggi del sole, l'altezza della piramide e l'altezza dell' asta stanno tra
loro nella stessa proporzione in cui stanno le loro ombre)42 e con la
testimonianza di Proco (Talete scopr il teorema secondo il quale triangoli
aventi un lato e due angoli adiacenti uguali sono uguali, perch il
metodo col quale si dice che egli dimostrasse la distanza delle navi in
mare esige l'uso di tale teorema)." Queste testimonianze mettono
chiaramente in luce come, se anche l'affermazione che l'acqua il
principio di tutte le cose un' affermazione comune a Talete ed alle
antiche cosmogonie mediorientali od anche greche - per Omero, per
esempio, Oceano e Tetide sono gli autori della generazione dellecose-,44
un abisso in effetti separa le due concezioni e le due mentalit. Da un
lato ci troviamo di fronte ad una mentalit, per dirla con Aristotele,
teologizzante, che afferma ma non spiega, che offre una soluzione
senza offrire contemporaneamente gli strumenti logici e materiali atti a
verificarla; con Talete invece ci troviamo di fronte ad una mentalit che
ha ormai acquisito meccanismi d'indagine e di spiegazione
completamente diversi. Una mentalit che sa combinare insieme e sa
collegare nella giusta misura osservazione, esperienza e ragionamento,
che sa passare dal caso particolare alla legge generale attraverso processi
analogici e inferenziali che rendono possibile il salto dalla ripetizione
delle esperienze concrete al principio astratto e universale (l'acqua, perch
l'umido la vita e l'acqua il principio naturale dell'umido), e viceversa
che sa risolvere il problema particolare deducendolo dal principio
matematico e geometrico generale (il problema dell' altezza delle piramidi
ridotto ad una semplice equazione di primo grado); una mentalit, in

120

121

r
Pu ANCORA TALETE ESSERE CONSIDERATO IL PRIMU FILOSOFO?

Appendice

definitiva, che individua problemi laddove la tradizione offriva miti,


che offre soluzioni razionali e contemporaneamente spiegazione delle
soluzioni, che dichiara cio i fondamenti ed i meccanismi che sono alla
base del suo procedere e che possono essere provati e seguiti da chiunque,
laddove la tradizione si limitava semplicemente a comunicare delle
verit che dovevano essere credute anche se non potevano essere
provate.
Analoghe osservazioni potrebbero essere fatte anche a proposito degli
altri milesi Anassimandro ed Anassimene ma qui non esaminiamo le
loro dottrine. Quello che comunque emerge dall' analisi delle posizioni
dottrinali e metodologiche dei rappresentanti della cosiddetta scuola
ionica sono proprio le caratteristiche essenziali di ogni procedere
scientifico: la generalizzazione e la razionalizzazione dell' esperienza; la
spiegazione con un minimo di ipotesi di un massimo di fenomeni, che
potremmo anche chiamare in altri termini il passaggio dalla qualit alla
quantit o dal fenomeno alla legge; l'utilizzazione di modelli meccanici
nella spiegazione di fenomeni celesti (pensiamo qui in particolare alla
teoria di Anassimandro dei corpi celesti come cerchi di fuoco, alla sua
idea di disegnare su tavolette la terra abitata," ed alla sua costruzione
di una sfera che comprendesse i contorni della terra e dell' acqua ed il
globo dei cieli)." Con la scuola ionica, insieme al tentativo di
razionalizzare i fenomeni e di spiegarli nel quadro di ipotesi generali,
nasce l'idea fondamentale del mondo, del cosmo, come una unit regolata
ed ordinata da leggi. Il fatto che quest'idea nascesse in una mentalit
che non distingueva affatto scienze naturali da filosofia non ostacol,
ma al contrario favor il fine che questi pensatori di 2500 anni fa si
proponevano, e cio appunto quello di dare una interpretazione
razionale agli eventi naturali, precedentemente spiegati dalle antiche
mitologie [.. .]. Liberando lo studio della natura dal controllo delle fantasie
mitologiche, si apriva la strada per lo sviluppo della scienza come sistema
razionale.47
La spiegazione diTalete dei terremoti, dunque, non solo la negazione
della volont arbitraria e capricciosa di Poseidone, ma anche la scoperta
di una legge che regola non questo terremoto qui ed ora, ma tutti i
possibili terremoti; inoltre una legge che pu essere compresa e verificata
da tutti ed ogni volta che il fenomeno si verifica, non pi una rivelazione
fatta agli uomini dalla casta chiusa dei sacerdoti e degli indovini con
motivazioni che possono essere volta a volta diverse.

Quello che in definitiva ci pare che bene esprima il senso della scienzafilosofia dei milesi, e dei presocratici in generale, la coscienza di
dover ormai considerare la realt nella molteplicit dei suoi aspetti, dalle
stelle all'uomo, come un tutto regolato da un'unica legge razionale che
si esprime s in varie maniere, ma tutte pienamente riconoscibili, di
considerare la realt nella molteplicit dei suoi aspetti, dalla morfologia
delle societ umane, alla stessa mente dell'uomo, non come un qualche
cosa di fisso, di statico, di immutabile, ma al contrario come una realt
perennemente evolventesi, all'interno della quale i rapporti uomo-natura
e uomo-uomo acquistano connotaziOl e valori sempre diversi, e sempre
suscettibili di miglioramento.

122

Note a Pu ancora Talele essere consideralo il primo filosofo?


1 CLEM. ALEX. strom. V 141 :;:: DK 22 B 35. Indichiamo, com' d'uso, con la sigla DK la
raccolta delle testimonianze e dei frammenti dei presocratici curata dal Diels e riveduta
dal Kranz (H. DrnLS-W. l<RANz, Die Fragmente der Vorsokratiker, DublinjZiiTich 1968, l3a
ristampa della 6a edizione del 1951).
2 Si veda DK 14 e DK 58.
'IfIpPOL. ref. 14, p. 17, 12 = DK21 A33.
4 Ibidem.
5 SIMPLIC. phys, 188,32 :;:: DK 21 B 29; SEXT, EMP, adv, math, X 314 := DK 21 B 33; MACROB. s.
Scip. I 14, 19 = DK21A20.
'STRAB. XIV p. 643 = DK 21 A 20.
'DK28 B l-B 6.
'DK 28 B 10-B 15.
'DK28 B 12, B 18.
'" DK 28 B 18, B 17.
11 DK 28 B 16. Per Parmenide metodologo e pensatore scientifico rimandiamo al nostro
lavoro Parmenide il metodo la scienza l'esperienza, Napoli, 1978, 1989.
12 PLAT. Prot, 317 b sgg. = DK 80 A 5; DIOG. LAERT. IX 50 :;:: DK 80 A 1.

123

Pu ANCORA TALETE ESSERE CONSIDERATO IL PRIMO FILOSOFO?

Appendice

13 EUSTATH. Od. 1547,53:= DK 80A 11; PLUTARCH. Fericl. 36; SIMPuc. phys. 1108, 18 ad ARIsTOT.
phys. 250 a 19; ARIsTOT. metaph. 997 b 32; DIOG. LAERT. IX 52-54.
14 PHlLOSTRAT. v. soph. I 9,2:= DK 82A 1; DIODOR. XII53,1:= DK 82A4; PHILOSTRAT. v. soph. I
9,4:= DK82A 1; PLUTARCH. coni. prae. 43p.144b-c:::: DK82A 1 (cfr. anche B 8a); [PLUTARCH.1
vito X orat. p. 838 D:= DK 82A 17; SOPATER. in Herm. ed WALZ Rhetores Graeci VIII 23:= DK 82
B 31; PLAT. Men. 76 a sgg.:= DK 82 B 4.
15 PHlLOSTRAT. v. soph. 12:::: DK84A la; PLAT. Hipp. mai. 282 c:::: DK 84A3; PLAT. Prot. 315 cd:::: DK84A2.;XENOPH. simp. 4, 62:::: DK84A4a; SUID. S.V.; Crc. de orat. III 32,128:= DK 84
B 3; AruSTOPH. nubes 360:::: DK 84A5; THEMIST. or. 30 p. 422 Dind.:= DK 84 B 5, Cfr. inoltre

dei Greci nel suo sviluppo storico, p. 1, v. I, Firenze 1967); R. MONDOLFO, Alle origini della
filosofia della cultura, Bologna 1956; W. NESTLE, Vom Mythos zum Logos, Shlttgart 1940; B.
SNELL, La cultura greca e le origini del pensiero europeo, tr. it. di V. Degli Alberti e A. Sohni
Marietti, Torino 1963; C. THOMSON, I primi filosofi, tr. it. di P. Innocenti, Firenze 1973; J. P.
VERNANT, Mito e pensiero presso i Greci, tr. it. di M. Romano e B. Bravo, Tormo 1970; J. P.
VERNANT, Le origini del pensiero greco, tr. it. di F. Codino, Roma 1976.
28 C. E. R. LLOYD, La se. d. Gr., cit" p, lO.
29 SENEC, nat, quaest. III 14 p.l06, 9:= DK 11 A 15.
30 G. E. R. LLOYD, La se. d. Gr" cit., pp. 11-12,
. 31 Ibidem, p, 13.
32 Ibidem, pp. 13-14.

DK 84 A 9-A 19.

16PLAT.Hipp. mai. 281 a,282 d-e, 286 a= DK86A6,A7,A9; PHlLOSTRAT.V. soph. I 11, 1-3 = DK
86 A 2; PLAT. Hipp. mai. 285 b := DK 86 A 11; PROLC. in Eucl. p. 272, 3 Friedl. := DK 86 B 21;
PLAT. Hipp. mai. 368 b :::: DK 86 A 12.
"MT. U20, 15 = DK 87B 26;MT.1I28, 20 = DK 87 B 27; AP.T. 1129,3 = DK87B286; GALEN.
de med. nom.:::: DK 87 B 29 a; POLLUX onomast. II 223 = DK 87 B 36; ARlSTOT. phys. 185 a 14 =
DK 87 B 13; OXYRH. PAP.XI fu. 1364 ed. Hunt (coll.1-7), n. 1364 (col. 2), XV 120 n. 1797 (colI.
1-2) = DK87B 44.
18 DIOG. LAERT. IX 45-49 = DK 68 A 33.
19 DK 68 B O-B 34.
20 Ed egli era veramente in filosofia lottatore di pentatlon, dice Diogene Laerzio (IX 37)
riferendosi a [FLAT.] Amat, 135, 136 b:::: DK 68 A 1,
21 SInO. S.V. := DK 68 A 2; DIOG. LAERF. IX 50 = DK 68 A la.
22 Cfr. ARlSTOT. de part, animo 642 a 24; metaph. 987 a 30-987 b 6.
2.'l DroG. LAERT, IX 40 :::: DK 68 A 1.
24 Fr. 83 EH.C. II 290.
25 Cfr. DIOG. LAERT. IX 40:= DK 68 A 1,
26 Cfr. per esempio ARISTOT, depart. animo 642 a 24:= DK 68 A36; ARISTOT. degen. elcorr. 315
a3=DK68A35.
27 Su questo argomento esiste ormai una vasta bibliografia, Citiamo soltanto alcuni volumi
che pi direttamente se ne occupano: J, BRARD, La Magna Grecia, tr. it. di P. Bemardini
Marzolla, Torino 1963; H. BERVE, Storia greca, tr.di F. Codino, vol12, Bari 1966; J. BOARDMAN,
The Greeks Overseas, Aylesbury, Bucks 1973; C. M. BoWRA, L'esperienza greca, tr. it, di V.
Cosentino, Milano 1962; J, BURNET, Early Greek Philosophy, London 1892; J. BOONET, Greek
Philosophy: Thales to Plato, London 1914; G, CASERTANO, La nascita della filosofia vista dai Greci,
Napoli 1977; V. G. CHILDE, Il progresso nel mondo antico, tr. H. di A Ruata, Torino 1963; C.
COLLI, La nascita della filosofia, :Milano 1975; F. M, CORNFORD, From Religion to Philosophy,
New York 1957; F. M. CORNFORD, Principium Sapientiae, Cambridge 1952; C. DE SANTILLANA,
Le origini del pensiero scientifico, tr. it. di C. De Angelis, Firenze 1966; M. DETIENNE, I maestri
di verit nella Grecia arcaica, tr. it. diA Fraschetti, Roma-Bari 1977; C. DIANO, Forma ed evento.
Principi per una intetpretazione del mondo greco, Venezia 1952; M.l. FINLEY, Gli antichi Greci,
tr. it. di F. Codino, Torino 1965; H. FRAENKEL, Wege und Fonnen fruhgriechischen Denkens,
Mtinchen 1955; TH. GOMPERZ, Pensatori greci, val. I, tr. di L. Bandini, Firenze 1967; E. A
HAVELOCK, Cultura orale e civilt della scrittura, Da Omero a Platone, tr. it. di M. Carpitella,
Roma-Bari 1973; E. HUSSEY, I presocratici, tr. it. di L. Rampello, Milano 1977; C. S, KIRK, La
natura dei miti greci, tr. it, diM. Carpitella, Roma-Bari 1977; H e H A FRANKFORT (a cura di),
La filosofia prima dei Greci, tr. it. di E. Zolla, Tormo 1963; G. E. R. LLOYD, La scienza dei Greci,
tr. it. di A Salvadori e L. Libutti, Roma-Bari 1978; R. MONDOLFO, Nota sui rapporti fra la
cultura e speculazione orientale e la filosofia e scienza greca (sta in ZELLER-MoNDOLFO, La filosofia

124

34

SUID. s.V.:= DK 11 A2.


SCHOL. PLAT, Resp. 600 a := DK 11 A 3; cfr. AnT. II, 1 :o:: DK 11 A 17 a.

35

Ibidem,

33

"MT. II 1,2 = DK llA13b.


37 ABT, II 13, 1 = DK 11 A 17 a.
38 PROCL. in Eucl. 157, lO; 250, 20; 299, 1 = DK 11 A20.
39 AEUL.flor, 18:= DK 11 A 19

ARISTOT. metaph. 983 b 17.


ARISTOT. metaph, 983 b 17 = DK 11 A 12.
42 PLUTARCH. conv, VII sap. 2 p. 347 a; leggermente diversa la testimonianza di Plinio, secondo
la quale Talete risolse il problema misurando l'ombra nel momento m cui suole essere
pari al corpo che la proietta (PLIN. nat. hist. XXXVI82 := DK 11 A 21).
43 PROCL. in Eucl, 352, 14 = DK 11 A 20,
44 HOM. Il, XIV 201.
45 AGATHEMER. I 1 DK 12 A 6.
46 DroG. LAERT, II:::: DK 12 A L
47 S. SAMBURSKY, Il mondo fisico dei Greci, tr, it. di V, Geymonat, Milano 1967, p. 22.
40
41

125

~:r

INDICE DEI NOMI

Abbagnano N. 73, 86
Abbot G. F. 90
. Acusilao 100
Adcock F. E. 90
Adorno F. 73, 75, 83
Aezio 27,95, 97, 124, 125
Afnan R. M. 82
Afrodite 35, 40
Albeggiani F. 85
Albergarno F. 75
Albertelli P. 74
Albrecht W. 86
Alcmeone 98
Alfieri V. E. 74, 75, 82
Allan D. J. 86
Allen R. E. 75
Amasi 51, 52, 53
Amida 117
Anassagora
28, 36, 45, 47, 82, IDI, 102, 119
Anassimandro n, 79, 122
Anassimene 65, 79, 122
Androzione 30
Antifonte 29, 116
Antioco di Ascalona 66
Antiseri D. 85, 86
Antistene 66, 106
Anton J. P. 75
Apollo 62
Apuleio 120, 125
Archelao 28
Archelao di Atene 98
Ares 40
Aristofane 30, 33, 124
Aristone di Ceo 99
Aristosseno 117
Aristotele
5, 9, 21, 25, 27, 30, 31, 39, 40, 41, 42,
43, 44, 46, 47, 48, 55, 58, 59, 61, 62, 63, 71,

84, 85, 86, 87, 88, 95, 96, 97, 98, 99, 100,
101, 102, 103, 105, 112, 117, 118, 120,
21, 124, 125

Artemisia 50
Atena 12, 40
Attardo Magrini M. 75
Auhenque P. 86
Axelos K. 81

Babut D. 75, 91
Bailey C. 82
Bandini L. 77, 124
Barker E. 75
Bartoletti V, 90
Bas). 81
Bassi D, 91
Battegazzore A. 83
Beck I. 89
Bellincioni M, 78
Beltrametti A. A. 86
Brard J, 75, 124
Bernardini p, 75, 124
Bernhardt J. 8
Berti E. 86
Berve H. 75, 90
Biante di Priene 95
Bigg Ch. D. D. 91
Bignami F. 86
Bignone E. 75, 81, 86
BiliA. 75
Boardman J, 75, 124
Boatti A. 90
Bocbenski J. M. 75
Bodrero B, 81, 83
BollackJ. 81
Bornitz H. F. 89
BoscoN. 75
Bourgey L. 86
Bowle J. 75
Bowra C. M, 75, 124
Boyanc P. 75
Bravo B. 79, 107, 125

127

Indice dei nomi

Brech! F. J. 81
Brun]. 81

Buccellato M. 83
Bucher-Isler B. 91
Burkhardt J. 75
Bume! J. 71, 75, 83, 107, 124

Codignola E. 74, 78, 88


Codino F. 75, 76, 77, 107, 124, 125
Cole A. Th. 82
Colli G. 75, 76, 81, 85, 124
ConteA. 75
Corbato C. 83
Cornford F. M.

c
CairmsH. 84
Calabi F. 84, 86
Callimaco 61, 97, 105
Calogero G. 75, 80, 86, 87
Cambiano G. 75, 84
Campese S. 86
Canfora L. 89, 90
Cantarella R. 75
Capizzi A. 74, 80, 82, 83, 84
Capparelli V. 80
Carbonara C. 84, 86
Carbonara Naddei M. 82
Cardini M. 81
Carlini A. 86
Carpitella M. 77, 124
Carugo A. 78
Casertano G. 83, 124
Cassirer E. 75
Cataudella Q. 74, 90
Cecchin S. A. 75
Chadwick H. 91
Cha!ele! F. 75, 84, 89
Cherniss H. F. 75, 84, 90
Childe V. G. 75, 124
Chiane di Sparta 95
Cicerone M. T. 102
Cilento V. 90
Ciurnelli D. 82
Cleante 106
Clemente Alessandrino
9, ll iD, Il'> 7l, 'll, 9L 92, %, 10') JOl, ID
Cleoblo di Lindo 95
Cleone 54
Cleve F. M. 82
Clinia 117
Coarelli F. 79
Cobe! J. 89
Cochrane Ch. N. 90

128

71, 76, 80, 84, 90, 107, 124


CorsiM. 85
Cosentino V. 75, 124
Cosenza P. 84, 86
Covotti A. 76, 81
Creso 27
Cristofolini P. 85
Critone 83
Croce B. 74
Curi U. 74
Cushman R. E. 84

Dal Pra M. 73, 76


De Angelis G. 76, 107, 124
De LeyH. 92
De Romilly J. 76, 90
De Sanctis G. 76
De Santillana G. 71, 76, 107, 124
Decleva Caizzi F. 86
Degli Alberti V. 79, 125
Delatte A. 80
Demetra 52, 65
Democrito
28, 45, 46, 47, 61, 61, 1m, 104 11& 117, 118
Dentice D'Accadia C. 74
Des Places E. 76
Detienne M. 76, 124
Deucalione 57, 118
Diagora 106
Diano C. 76, 124
Dicearco 27, 95
Diels H.-Kranz W.
74, 96, 97, 98, 100, 105, 123, 124, 125
DisA. 84
Diodoro Siculo
9, 61, 90, 91, 96, 105, 124
Diogene Laerzio
28, 59, 95, 96, 105, 123, 124, 125

Indice dei nomi

Dioniso 52, 62
Dodds E. R. 76
DoniniG. 89
Donini P. 86
Dover K. J. 90
DowneyG. 86
Drews R. 89
Duprel E. 83
During I. 86

Ecateo diAbdera 28, 89


Edeistein L. 89
Efesto 12, 112
Ehhard! A. A. T. 76
Elders L. 87
Elio Aristide 30
Emery L. 77
Empedocle
28, 45, 46, 47, 63, 65, 81, 82, 98,
101, 102, 118, 119
Engels F. 7
Enriques F. 76, 82
Epicuro 82, 84, 86
Epimenide 100
Epimeteo 12
Eraclide Pontico 99, 103
Eraclito 29, 63, 71, 79, 81, 98, 115, 119
Elmes 12
Erodoto
9, 21, 27, 30, 41, 49, 50, 51, 52,
53, 58, 65, 71, 88, 89, 95, 103, 104
Eschilo 64
Esichio 27,95
Esiodo
27, 28, 41, 96, 100, 112, 118, 119
Esopo 99
Eudosso 59, 65
Euripide 63
Eusebio 107
Eustazio 96, 124
Eutidemo 83
Evemero 106

Farrington B. 71, 76, 87, 107


Fass G. 76
Faucci D. 77
Favre J. 91
Fazio-Allmayer V. 76, 82
Federici Airoldi G. 78
Ferecide 98
Filodemo 97
Filopono 96, 101
Filostrato 96, 97, 124
FindJay J. N. 84
FinleyJ.H. 90
Finley M. I. 76, 124
Flacelire R. 91
Fomara C. W. 89
Foroneo 57
Fraenkel H. 76, 124
Frajese A. 76
Francesco I 53
Franchini R. 77
Frank E. 84
Frankfort H. A. 71, 107, 124
FraschettiA. 76, 124
Freeman K. 77
Friedl 124
Fritz K. von 80
Furley D. J. 75, 82

Gadamer H.-G. 77
Gallavotti C. 81
Garin E. 107
Gavazzi Porta D. 84
GeerR. M. 90
Gentile M. 84
Geymonat V. 73, 78, 107
Giamblico 102, 105
Giannantoni G. 74, 77, 83, 85
Giarratano C. 83
Gigante M. 77
Gigon O. 77, 81
Gilardoni G. 80, 81
Giuseppe 96
Gnoli G. 76, 107

129

Indice dei nomi

Gomme A. W. 90
Gomperz H. 73, 83
Gomperz Th. 77, 124
Gorgia 29, 30, 80, 83, 98, 116
Gosling J. C. 84
Grecchi L. 6
GrilliA. 77
Guidi F. 77
GuittonJ. 84
Guthrie K. S. 73, 92

Jaeger W. 77, 87
Jesi F. 77
)001 73
Jones C. P. 91
Jones H. S. 77, 88

Indice dei nomi


Loenen J. H. M. M. 80
LongoO.85
Longo Rubbi C. 90
Loria G. 78
Losacco M. 78
Lucrezio 82
Lugarini L. 87
Luicasiewicz J. 87
Liith). eh. 81

HanischA 86
HappH.87
Harhnann).). 91
Havelock E. A. 77, 124
Heath T. 87
Hegel G. W. F.
11, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 19, 20,
22, 69, 74, 84, 93, 94, 95, 96, 100
Heichelheim F. M. 77
Heinimann E. 77
Heisenberg W. K. 16
Hembolt 90
Hintikka). 87
Hirsch W. 84
Hirzel R. 77, 91
Hoffrnann E. 84
HowW. W. 89
HuartP. 90
Husserl E. 93
Hussey E. 77, 124

Immerwahr H. 89
hmocenti P. 79, 125
Ione di Chio 98
Ippia 29, 30, 32, 116
Ippocrate di Chio 28, 29
Ippolito 123
Ippone 106
Iside 62, 90
Isnardi Parente M. 84, 85

130

KaiserM. 89
Kallenberg H. 91
Kirk G. S. 77, 124
Kitto H. D. F. 77
KojveA.77
KoyrA. 84
Kranz W. 73, 81, 123
Kube). 83
Kullmann W. 87
Kustas G. L. 75

Lana L 77, 83
Langerbeck H. 82
Lanza D. 82, 86
Laura D. 85
Laurenti R. 74, 79, 81, 84, 85, 86, 87
Laurenza G. 85
Lavagnini B. 89
Lazzati G. 91
Lee H. P. D. 80
Legrand Ph. 88
Leonardo da Vinci 72
Lemer M. P. 87
Lesky A. 77
Leszl W. 87
Leucippo 47
Lvque P. 77
Levi M. A. 83, 87, 91
Libutti L. 124
Licurgo 62
Lloyd G. E. R.
77, 78, 87, 118, 119, 124, 125
Lodino F. 79

Macchioro V. 81
Macrobio 123
Maddalena A. 74, 79, 89, 90,104
Manara Valgimigli 83
Manni E. 6, 110
Mannsperger D. 84
MansionA 87
Marouzeau 73
Marrou H. L 78
Martano G. 78, 84, 92, 107
MartinG. 84
MarxK. 7
Massi U. 78
Maurer R. 84
MayerA. 91
MayerC. 90
MayerH.87
Mazzantini G. 81
Mazzarino S. 78, 89
Mazziotti M. 82
Mc Ilwain Ch. 77
Melampo 65
Melisso di Samo 28, 80
Melsen A G. M. van 82
Menelao 51, 52
Menone 83
MerkerN.74
MewaldtJ. 83
Meyer E. 89
Migliori M. 85
Mignucci M. 86, 87
Minio Paluello L. 83
Minucio 97
Misone di Chene 95
Momigliano A 89

Monan). D. 87
MondolfoR.
61, 74, 78, 79, 80, 81, 82, 85, 88, 94,
103, 124, 125
MorauJ. 87
MorenzS. 89
Moreschini C. 83
Morpurgo C. 87
Mos 66
Mourelatos A. P. D. 78, 80
Mullach 90, 106
MurckJ. 92
Museo 62, 100
Myres). L. 89

N
Natorp P. 84
NegroC. 87
Nlod G. 81
Nestle W. 78, 125
Neugebauer o. 78
NizanP. 82
Numenio d'Apamea
9, 66,71, 90, 92, 107
NuyensF. 87

o
Oberdorfer A 78
O'Brien D. 82
Oceano 121
01dfather C. H. 90
Olivieri A 80
Omero
2L 'lJ, 28, 41, 61, 77,
121, 124, 125
OmodeoA. 76
Orfeo 30, 61, 62, 100
Osbom E. F. 92
Osiride 62, 90
Otto W. F. 78
Owen G. E. L. 87
OwensJ.78

~,

!li, TI'?, l18, 119,

131

Indice dei Iwmi

Indice dei nomi

p
Pacchi A. 78
Paci E. 71, 78, 107
Pagliaro A. 81
Pandora 112
Pareyson L. 87
Parmenide
18, 28, 80, 83, 116, 118, 119, 123
Pasquinelli A. 74
Patzig G. 87
Pauly-Wissowa 73
Pausania 53
Pearson L. 89
Pellegrino M, 92
Peride 53, 54, 124
Peri G. 91
Pesce D. 85
PeUazzoni R. 78
Phillips E. D. 78
Pieper J. 84
Firta 57, 118
Piste11i 102
Pitagora
27, 28, 3D, 61, 62, 65, 67, 80, 96,
106, 115, 119
Pittaco di Mileto 95
Planck 16
Platone
5, 9, 12, 13, 17, 21, 25, 27, 30, 31, 32,
33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 41, 55, 56, 57, 58,
62, 63, 65, 66, 67, 69, 77, 80, 83,
84, 85, 93, 95, 96, 97, 98, 99, 104, 107,
117, 118, 123, 124
Plebe A. 78, 85, 87, 88
Plinio 59, 105, 125
Plutarco
9, 62, 63, 64, 71, 90, 91, 96, 97, 99,
101, 105, 106, 121, 124, 125
Pocar E. 77
Pohlenz M. 78, 84, 89
Policleto 44
Pollux 97, 124
Porfirio 96
Poseidone 118, 122
Powell J. E. 88, 89
Praechter K. 74, 95, 96
Preti G. 74, 78
Prodo 97,121,124,125

132

Prodico 29, 30, 34, 60, 79, 97, 116


Prometeo 12
Protagora 12, 29, 3D, 32, 34, 56, 60, 83
Pucd P. 83

vi
.'

R
RaibleW. 87
Ramnoux C. 81
Rampello L. 77,124
Raven J. K 77, 80
Reale G. 78, 80, 81, 85, 87, 88
Reinhardt K. 80
Rey A. 78
Riondato K 88
Ritter J. 88
Riverso E. 78
Robin L. 71, 74, 78; 84, 88, 95, 107
Robinson J. M. 78
Rodier G. 78

RohdeE. 78
Romano F. 82
Romano M. 79, 107, 125
Rose 95, 100, 101, 103
RossW. D.
84, 88, 95, 97, 100, 101, 102, 103, 105
Rostagni A. 80
Rotond A. 76
Roveri A. 89
Ruata A. 75, 124
Ruggiu L. 80, 88
Runciman W. C. 85
Russo A. 88
Russo L. 85, 86
Ryle G. 85

S
SaittaA. 83
Salmoside 27
Salucci B. 80, 81
Salvadori A. 124
Sambursky S. 71, 78, 107, 125
Sanna G. 74
Sarton G. 79
Sartori F. 79, 88

Schaerer R. 79
Scluna1zriedt E. 85

Schuhl P. M. 79, 85
Schwartz E. 90
Sciacca M. F. 85
Sciacca S. 77
Seneca 125
Senofane 96, 112, 115, 116, 119
~enofonte 30, 66, 97, 106, 124
Sedni P. 74, 107
Serse 53
Sesto Empirico 97, 123
Sgroi P. 88
Sichirollo L. 79, 84, 88
Siebeck E. 88
Silvestri Giorgi A. 79
Simplicio 96, 97,123, 124
Sinclair Th, A. 79
Siniscalco P. 79
Snell B. 74, 79, 95, 125
Socrate 13, 21, 28, 30, 33, 35, 46, 56,
66, 67, 79, 83, 84
Solmi Marietti A. 79, 125
Solone 27, 30, 51, 52, 57, 62, 65, 95
Sopater 97, 124
Sosio L. 75
Soury G. 91
Speusippo 66
Spinella M, 89
Spinelli A. 88
Spinoza B. 45
Spoerri W. 91
Stahl H. P. 90
Stahlin O. 90, 106
Stefanini L. 85
Stenzel J. 79, 85
Stewart J. A. 85
Stobeo 95
Strabone 123
Suida 28,96, 124, 125

Tanln L. 81
Targioni Violani A. M. 79
Taylor A. E. 85, 88
Temistocle 97, 124
Tertulliano 95
Tetide 121
Thomson G. 79, 125
Tifone 64
Timpanaro Cardini M. 74, 80
Tollinton R. B. 92
Torraca L. 85
Touchard J. 79
ToutainJ. 79
Tucidide 9, 21, 53, 54, 71, 88, 90, 104

Ueberweg F. 73, 74, 95, 96


UntersteinerM. 79, 80, 83, 86

v
Vacca De Bosis V. 76
Vaccaro N, 74
Varvaro P. 85, 104
Vasari G. 72, 107
Vattimo G. 88
Vegetti M. 79, 85, 86
Verdenius W, J. 80
Vemant J.-P. 71, 79, 107, 125
Viano C. A. 86, 88
Vidal Naquet P. 77
Vitali R. 80, 83
V1astos G. 85
Voilquin J. 79
Volkmann R. 91

w
T

WalzerR.

Talete

Weizsiicker A. 91
WellesJ. 89
West M. L. 71, 107
Wieland W. 88

6, 46, 47, 48, 65, n, 79, 95, Wl, 109,


110, 112, 118, 119, 120, 121, 122, 125
Tannery P. 71, 79, 107

81, 95, 97, 100, 101, 102, 103, 105

133

Indice dei nomi

Wilamowitz U. 79
Windelband W.
13, 15, 19, 20, 31, 73, 74, 94
Wiplinger F. 88
WismanH. 81
Woodbridge F. J. E. 88
Woodhead G. A. 90

Zaclro A. 83, 86
Zafiropulo J.- 80, 82
Zallone E. 79
Zeller E.
13, 15, 21, 22, 61, 71, 73, 74, 79, SO,
81, 82, 85, 88, 94, 95, 103, 104, 105, 107, 124
Zenone 28, 80
Zeppi S. 79, 83
Zeus 12
Ziegler K. 91
ZimmemA. 79
Zolla E. 107, 124

ZunztG.79

Sommario

Premessa a questa edizione ............................................................... 5


A mo' d'introduzione ......................................................................... 7
I. l. L'argomento (e il suo complicarsi) ..................................................... 11
I. 2. Note di metodo: Hegel ........................................................................ 15
I. 3. Note di metodo: Windelband ............................................................. 19
I. 4. Note di metodo: Zeller ....................................................................... 21

II. l. L'altro argomento ................................................................................ 25


II. 2. Di quando il filosofo, il fisico e il sofista
vivevano in armonia ........................................................................ 27
II. 3. Poi il filosofo
cerc di mettere da parte il fisico ................................................... 31

II. 4. Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano,


ma si dividono i ruoli ....................................................................... 39

III. 1. Gli Egiziani raccontano favole ad Erodoto .................................... 49


III. 2. La favola continua ............................................................................. 55
134

135

III. 3. Il culmine della favola:


dove, come sempre accade,
essa viene ormai ritenuta verit ..................................................... 61

IV. 1. Una prima breve conclusione .......................................................... 69


IV. 2. Ed un codicillo .................................................................................... 71

V. 1. Nola bibliografica ................................................................................ 73

Nole a La nascita della filosofia vista dai Greci ............................................ 93

***
ApPENDICE

Pu ancora Talele essere consideralo il "primo filosofo? ................. 109


Nole .................................................................................................. 123

o,"

se uno

ha veramente a cuore la sapienza,


non la ricerchi in vani giri,

come di chi volesse raccogliere le foglie


cadute da tma pianta e gi disperse dal vento,
sperando di rimetterle sul ramo.

Indice dei nomi ............................................................................................ 127

La sapienza una pianta che rinasce


solo dalla radice, una e molteplice.
Chi vuoI vederla frondeggiare alla luce
discenda nel profondo, l dove opera il dio,
segua il germoglio nel suo cammino verticale
e avr del retto desiderio il retto
adempimento: dovunque egli sia
non gli occorre altro viaggio.
MARGHERITA GUIDACO

136

137

T
altri nostri titoli
il giogo
1. Luca Grecchi, La verit umana nel pensiero religioso di Sergio Quinzio.
2, AA. Vv., Sumballein. Riflessioni sugli scritti di Umberto Galimberti. Federico
Bardonaro, L'et della tecnica? Appunti di lettura di ({Psiche e Techne - Michele Marolla,
Dalla crisi della ragione alla coscienza simbolica. Esposizione e osservazioni critiche intorno
al saggio di U. Galimberti, La terra senza il male. Jung: dal!' inconscio al simbolo - Franco
Toscani, Sacro, tecnica, etica nel pensiero di Umberto Galimberti - Diego Melegari,
Dall'equivoco alla possibilit - Alberto Giovanni Siuso, Corpo e Tempo - Costanzo
Preve, Marx e Heidegger. Pervasivit' della tecnica e critica culturale al capitalismo nei
due classici ed in alcuni loro interpreti contemporanei - Giuseppe Bailone, La malattia
genetica del marxismo. Obiezioni al Marx e Heidegger di Costanzo Preve - Giuseppe
Bailone, I vizi di Galimberti e il peccato di Aracne.
3. Umberto Galimberti - Luca Grecchi, Filosofia e Biografia.
4. Luca Grecchi, Nel pensiero filosofico di Emanuele Severino.
5. Luca Grecchi, Corrispondenze di metafisica umanistica.
6. Luca Grecchi, Il necessario fondamento umanistico della metafisica.
7. Costanzo Preve - Luca Grecchi, Marx e gli antichi Greci.
8. AA. W., Dialettica oggi. Costanzo Preve, Elogio della filosofia. Fondamento, verit e
sistema nella conoscenza e nella pratica filosofica dai greci alla situazione contemporanea Giuseppe Bailone, La verit si pu mettere ai voti? - Enrico Berti, Si pu parlare di una
evoluzione della dialettica platonica? - Mario Vegetti, La dialettica nella Repubblica di
Platone - Domenico Losurdo, Contraddizione oggettiva e analisi della societ: Kant,
Hegel, Marx - Giovanni Stelli, Alcune osservazioni sulla dialettica hegeliana - Nello De
Bellis, Note a margine sulla dialettica di Hegel - Alberto Giovanni Biuso, Dialettica e
benedizione. Sul!'antropologia greca di Friedrich Nietzsche - Michele Marolla, Riflessioni
sull'attualit della dialettica.
9. Luca Grecchi, Conoscenza della felicit. Premessa di Mario Vegetti.
lO. Luca Grecchi, Il pensiero filosofico di Umberto Galimberti. Presentazione di Carmelo
Vigna.
11. Costanzo Preve, Storia della Dialettica.
12. Marino Gentile, La metafisica presofistica. Con una Appendice su "Il valore classico
della metafisica antica". Introduzione di Enrico Berti.
13. Costanzo Preve, Storia dell'Etica.
14. Enrico Berti, Incontri con la filosofia contemporanea.
15. Luca Grecchi, Il presente della filosofia italiana.
16. Costanzo Preve, Storia del Materialismo.
17. Giovanni Casertano, La nascita della filosofia vista dai Greci.
18. Mario Vegetti, Scritti con la mano sinistra.

138

Massimo Bontempelli, Il respiro del Novecento. Percorso di storia del XX secolo (1914-

1945).
Paul'Forman, Fisici a Weimar. La cultura di Weimar, la causalit e la teoria quantistica. A
cura di Tito M. Tonietti.
Costanzo Preve, Hegel Marx Heidegger. Un percorso nella filosofia contemporanea.
Luca Grecchi, L'anima umana come fondamenta della verit.
Daniela Belliti, Dopo il totalitarismo. Filosofia e politica nel pensiero di Hannah Arendt.
Luca Grecchi, KarI Marx nel sentiero della verit.
Gianfranco La Grassa, Il capitalismo oggi. Dalla propriet al conflitto strategico. Per una

teoria del capitalismo.


Luca Grecchi, Verit e dialettica. La dialettica di Hegel e la teoria di Marx.
Costanzo Preve, Le contraddizioni di Norberto Bobbio. Per una critica del bobbianesimo

cerimoniale.
Eric Weil, Pensare il mondo. Filosofia Dialettica Realt.
Costanzo Preve, Un secolo di marxismo. Idee e ideologie.
Carlo Carrara, La domanda del senso. Per una filosofia del "ri-trovamento".
Giancarlo Paciello, Quale processo di pace? Cinquant'anni di espulsioni e di espropriazioni
di terre ai palestinesi.
Costanzo Preve, Verit filosofica e critica sociale. Religione, filosofia, marxismo
Massimo Bontempelli, Filosofia e Realt. Saggia sul concetto di realt in Hegel e sul
nichilismo contemporaneo.
Federico Dinucci, Marx prima di Marx. Teoria del valore e processi di globalizzazione.
Diego Melegari, Il problema scongiurato. Note su Antonio Negri e il "partito" del GeneraI
Inlellecl.
Costanzo Preve, Individui liberati, comunit solidali. Sulla questione della societ degli
individui.
Marino Badiale, La Mappa e il Paesaggio. Osseroazioni critiche sull'epistemologia del
Novecento.
Costanzo Preve, Il bombardamento etico. Saggio sull'Interventismo Umanitario,
sull'Embargo Terapeutico e sulla Menzogna Evidente.
Marco Salvioli, Kenosi e De-centramento. Il concetto di Dio tra J. Derrida e M. C. Taylor.
Costanzo Preve, Marxismo, Filosofia, Verit.
Massimo Bontempelli-Costanzo Preve, Ges uomo nella storia, Dio nel pensiero.
Federico Dinucci, Materialismo aleatorio. Saggio sulla filosofia dell'ultimo AIthusser.
Massimo Bontempelli - Costanzo Preve, Nichilismo Verit Storia. Un manifesto filosofico
della fine del XX secolo.
Costanzo Preve, I secoli difficili. Introduzione al pensiero filosofico dell'Ottocento e del
Novecento.
Giancarlo Paciello, La nuova Intifada. Per il diritto alla vita del popolo palestinese.
Andrea Cavazzini, Teoria, Ideologia, Storia. Note critiche su un inedito di Althusser.
Gianfranco La Grassa, L'imperialismo. Teoria ed epoca di crisi.

139

T
Costanzo Preve, L'educazione filosofica. Memoria del passato - Compito del presente -

Sfida del futuro.


Andrea Cavazzini, Evento e concetto. Filosofia e Storia della Filosofia.
Costanzo Preve, Le avventure dell'ateismo. Religione e materialismo oggi.
Massimo Bontempelli, La conoscenza del bene e del male.
Costanzo Preve, Destra e Sinistra. La natura inservibile di due categorie tradizionali.
Fabio Bentivoglio, Aristotele: Metafisica. Scienza, natura e destino dell'uomo
Costanzo Preve, Marxismo e Filosofia. Note, riflessioni e alcune novit.
Paolo Turi, mile Durkheim e il problema dell'ordine.
Giancarlo Padello, La conquista della Palestina. Le origini della tragedia palestinese.
Massimo Bontempelli, Tempo e Memoria. La filosofia del tempo tra memoria del passato,
identit del presente e progetto del futuro.
Fabio Bentivoglio, Giustizia conoscenza efelicit. Idee, miti e attualit ne LA REPUBBLICA

di Platone.

EGERIA
Letteratura, arte, pensiero d'Europa

Scrittrici del Novecento europeo.


K. BOYE - G. MANZIN:I - E. LASKER-SCHLER - V. WOOLF - S. WEIL - M. CVETAEVA.
Interventi di: D. Marcheschi - M. Ghilardi - U. Treder - M. Del Serra - G. Fiori - C. Graziadei.

La Minima. Due atti di MAURA DEL SERRA, con una nota di Daniela Marcheschi.
Novanta. Verso un'arte di pensiero, di AMEDEO ANELLI.
E. ABBOZZO - G. BAI - S. CARDINALI - A. CAVALIERI - A. CESARI - F. DE BERNARDI - F. FEDI - G.
GIN! - S. NlliLN - C. ROSI - F. SCATOLI - M. TRAINI - W. XERRA.

Prose e interviste di MARGHERITA GillDACCl. A cura di Ilaria Rabatti.


Di poesia e d'altro - vol. I, di MAURA DEL SERRA.
M. MADDALENA - JACOPONE - L. DELLA ROBBIA - W. SHAKESPEARE - G. HERBERT - J. 1. DE LA
CRUZ - G. B. VICO - U. FOSCOLO - C. COLLODI - E NIETZSCrIE.

Poeti del Novecento europeo.


G. TRAKL -A. ACHMATOVA - T. S. EUOT - F. G. LORCA - P. PAOLO PASOLlNI - E. SOOERGRAN.
Interventi di: R. Carifi - M. Colucci - R. Sanesi - A. Melis - M. Del Serra - D. Marcheschi.

Il fuoco e la rosa.
I "Quattro Quartetti" di Eliot e Studi su Eliot, di MARGHERITA GUIDACCI. A cura di Ilaria Rabatti.
Di storia in storia: la biblioteca italiana di Hjalmar Bergman, di YRJA HAGLUND.

Il Segugio del Cielo e altre poesie, di FRANOS THOMPSON. A cura di Maura Del Serra.
Drammaturghi del Novecento europeo.
H. IBSEN - L. PIRANDELW - A. CA11US - B. BRECHT - S. BECKETI.
Interventi di: G. Antonucci - M. Argenziana - U. Ranfani - L. Zagari - K. Elam.
Di poesia e d'altro - vaL II, di MAURA DEL SERRA.
E THOMPSON - A. PANZINI- E. LASKER~SCHLER - D. CAMPANA

A. ONOFIU- V. S. SOLOV'Ev.

Filo di perle
AIN ZARA MAGNO, Parole d'amore. A cura di Ilaria Rabatti.
LUISA GIACONI, Dalla mia notte lontana. A cura di Ilaria Rabatti.
MARGHERITA GUIDACCI, La voce dell'acqua. Quaderno di traduzioni, a cura di Giancarlo
Battaglia e liaria Rabatti [autori tradotti: William Blake, Hilda Doolitle, Thomas S. Eliot, Gabriela
Mistral, Richard Eberhart, Robert Frost, Archlbald MacLeish, Ezra Pound, Tu Fu, Mao Tse-tung,
Federico Garda Lorca, VicenteAleixandre, Jorge Guilln, Cristopher Smart, Marie Under, Kath1een
Raine, Henrik Visnapuu, Francis Thompson, Czeslaw Milosz, Elizabeth Bishop, Jolm Keats].

140

141

T
Nel vento
MAURA DEL SERRA, Crescita e costruzione: immagini del giardino,
GruSEPPE GIUSTI, II Gingillino, A cura di Giampiero Giampieri e Luigi Angeli
SIMONE WEIL, Le Poesie. Introduzione e traduzione di Maura Del Serra.
DANIELA MARCHESCHI, Destino e sorpresa. Per Giuseppe Pontiggia, con i suoi primo scritti sul

"verri".
NICOLA LISI, Voci da una parlata e altri segni. Con uno scritto di Margherita Guidacci, Lisi o la

celestiale assenza.
MAURA DEL SERRA, Congiunzioni. Ventiquattro poesie inedite,
ALBERTO GIOVANNI Bruso, Inni alla Luce,

Antigone, collana di teatro


MAURA DEL SERRA, La Minima. Con lUla nota di Daniela Marcheschi.
MAURA DEL SERRA, Dialogo di Natura e Anima.
ALBERTO SEVERI, Aracne. Con lUlO scritto di Alberto Pozzolini.
CHIARA GUARDUCCI, La neve in cambio, Lucifero, La Carogna, Camera ardente.
MAURA DEL SERRA, Eraclito. Due risvegli, Con lUlO scritto di Jacopo Marma.
COSTANZA CAGLl, L'amore con Erode. Con lUlO scritto di Isolina Baldi e Postfazione di Maura
Del Serra,
MAURA DEL SERRA, Scintilla d'Africa. Cinque scene. Con lUlO scritto di Marco Beck
ANTONELLA LUMINI, Caino. Dramma del buio e della luce, Con lUlO scritto di Paolo Coccheri.

142

Universi-dad d'e Na.varra


Servicio

de

Bibliotecas