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La morale

pagana e la
morale
cristiana
Ellenizzazione ed essenza
del cristianesimo
Dario Coviello

Premessa
Il termine morale, dal latino mos-moris, significa costume ed utilizzato per indicare
linsieme di princpi e comportamenti condivisi nellambito di una comunit. Il suo corrispettivo in
greco ethos, da cui litaliano etica.1
In questa accezione letica opera in un campo pi vasto di quello filosofico, come dimostra
la presenza in ogni cultura di nozioni e precetti, in base ai quali definire cosa giusto, lecito e
virtuoso, oltre che doveroso. Per contro occorre riconoscere che solo a partire dal pensiero greco,
e da quelo dei sofisti in particolare, si siviluppa una scienza delletica, ossia dellagire morale,
articolata attraverso unanalisi metodologica razionale.2
Il punto di partenza dei Sofisti la constatazione delle Antilogie sviluppata da Protagora, di
cui ci parla Diogene Laerzio, 3 in base alle quali in comunit e contesti sociali differenti, possono
esistere opposti valori morali. Infatti se in base alla tradizione di una comunit alcuni princpi
possono sembrare ovvi, considerati alla luce della cultura di un altro popolo, gli stessi valori
possono diventare del tutto discutibili.4
Sar Socrate, opponendosi a questa relativizzazione dei valori, ad affermare per primo la
centralit dei principi etici. Agire bene, perseguendo ci che la ragione dimostra avere maggior
valore, ci che davvero conta. Solo cos infatti luomo potr essere davvero felice.
Alla soggettivit dei sofisti, che ammetteva ogni singolo punto di vista individuale come
verit, si contrappone loggettivit e luniversalit del pensiero prima di Socrate poi di Platone,
infine di Aristotele.5
Ognuno di loro affronta, sebbene su basi diverse, le questioni etiche proposte dai sofisti,
tracciando una linea di continuit che, attraversando il pensiero ellenistico, influenza la filosofia

cfr.ANTONIO DA RE, Introduzione, p. XI, in Filosofia morale: storia, teorie, argomenti, Bruno Mondadori, Milano 2008.
Nellambito della filosofia morale tuttavia gli specialisiti attribuiscono un diverso senso (spesso non condiviso), ai due
termini. Interessante la posizione di Ricoeur che, scegliendo di utilizzarli in modo interscambabile, gli attribuisce una
duplice funzione. La prima designa le norme, ossia i parametri in base a cui stabilire cosa permesso o vietato, la
seconda rivolta al rapporto dellindividuo con le norme. In altre parole il come il soggetto si sente obbligato.
Prendono vita cos due etiche: una a monte delle norme (etica antecedente), la seconda a valle (etica posteriore). Al
centro restano le norme in base alle quali si dovr o meno fare qualcosa, che categorizzano cio lesperienza comune,
essendo applicate a diverse situazioni. In questo senso letica, basandosi sulla norma, formale ossia applicabile a pi
contesti differenti. Attraverso la sua riflessione Ricoeur recupera il concetto classico, aristotelico e prima ancora
socratico, di etica come volont di fare il bene, grazie a una antropologia filosofica che fonde la morale degli
Antichi e quella dei Moderni attraverso il concetto di capacit delluomo di fare il bene. cfr. PAUL RICOEUR, Il giusto,
II, trad. It. Effat, Cantalupa 2007, pp. 64-77.
2
Ibidem.
3
cfr. DIOGENE LAERZIO, Vite dei filosofi, IX 51= 80 A 1 Diels-Kranz, in MARIO UNTERSTEINER, ANTONIO MARIO BATTEGAZZORE (a
cura di), Sofisti. Testimonianze e frammenti, Bompiani, Milano 2009. Intorno ad ogni cosa ci sono due ragionamenti
che si contrappongono fra loro.
4
cfr. DIOGENE, Vite, op. cit., Diels, 90, 2. La conclusione della riflessione sofista che non esiste alcuna morale oggettiva,
naturale, valida per tutti allo stesso modo. La virt, il bene, non definibile in senso assoluto piuttosto, per dirla con le
parole di Menone:In base a ogni attivit e a ogni et, per ogni occupazione per ciascuno di noi c la virt, cos come
credo, o Socrate, ci sia anche il vizio. PLATONE, Menone, 72a in ENRICO VITTORIO MALTESE (a cura di), Platone tutte le
Opere, Newton Compton editori, Roma 2013. Cfr. DANIELE VIGNALI, I sofisti: retori, filosofi ed educatori, Armando Editore,
Roma 2006, pp. 195-196.
5
cfr. ANTONIO GARGANO, I sofisti, Socrate e Platone, La Citt del Sole, Napoli 1996; FRANCESCA CAPUTO, Etica e pedagogia.
Linee di teorizzazione etica e pedagogica nel pensiero classico e medievale, I, Pellegrini Editore, Cosenza 2005, pp. 33-34.

patristica e la scolastica, giungendo fino ai nostri giorni.6 La sintesi fra la morale pagana dei
pensatori greci e letica cristiana operata dei Padri greci, in particolare da Agostino di Ippona, si
dimostr un formidabile strumento di veicolazione della dottrina cristiana.
Adottando le categorie di pensiero ellenistiche, in breve il cristianesimo si diffuse
allinterno dI tutti confini dellimpero greco-romano. Tuttavia in questo processo letica giudaicocristiana originale si trasform, dando vita a quella nuova morale che Tommaso DAquino
sintetizzer nel suo pensiero e che dominer la teologia fino all umanesimo rinascimentale.7
Dalla Riforma in poi, fino ai nostri giorni, non poche voci si sono levate a favore di una deellenizzazione del cristianesimo ed altrettante, allopposto in suo favore. 8 Le prime sollecitando il
ritorno al pensiero giudaico-cristiano delle origini, le altre rivendicando il valore e limportanza
della sintesi effettuata dalla patristica e dalla scolastica.
ELLENISMO E CENTRALIT DELLETICA
Con la morte di Aristotele nel 322 a.C. e soprattutto con quella del suo ex discepolo
Alessandro Magno, avvenuta lanno precedente, termina lepoca classica e inizia un periodo nuovo
nella storia della Grecia, chiamato ellenismo.
unepoca di profonda crisi e disorientamento, in cui scompaiono i tradizionali punti di
riferimento, in seguito alla fine dellindipendenza politica delle poleis, sottoposte alla dominazione
macedone.9
Per luomo greco la propria polis rappresenta la societ ideale in cui poter raggiungere la
perfezione, in quanto un animale politico, come afferma Aristotele, creato per vivere in
societ.10 Fuori dalla polis non c possibilit di vivere una vita buona, tanto meno di
sopravvivere.11
Con la fine dellellenismo tutto ci scompare, producendo una clima di incertezza che si
riflette nella filosofia, il cui obiettivo diviene la terapia dellanima, infondere larte di saper vivere
sopportando i mali della vita.12 Per questa ragione, le filosofie ellenistiche privilegiarono la
riflessione sulle questioni morali, gi emerse in epoca classica, indirizzate a definire cosa sia
eudaimona (felicit) e aret (virt),13 a scapito della politica posta in secondo piano.14
6

cfr. CAPUTO, Etica op. cit. p. 34.


cfr. TOMMASO DAQUINO, Summa Theologiae, I, q.1, a.8, ad 2.
8
cfr. BENEDETTO XVI, Discorso allUniversit di Regensburg, 12 settembre 2006, La Traccia, 2006,9, pp. 893- 901;
sulla posizione di Von Harnack cfr. BATTISTA MONDIN, Storia della Teologia, IV, ESD, Bologna 1997, pp. 144-147.
9
cfr. BATTISTA MONDIN, Storia della metafisica,I,ESD Bologna 1998, p. 388
10
Aristotele, LEtica Nicomachea, 1-2-5-3 a 7 in Tommaso DAquino, Commento alla Politica di Aristotele, II ESD,
Bologna 1996, pp. 61-66; Cfr. MONDIN, Storia, op. cit. p. 389; per una lettura politica dello stesso passo di Aristotele,
in cui si evince la nascita dello stato sociale da un contratto fra i singoli nel corso della loro evoluzione come specie cfr.
LUIGI MARCO BASSANI, STEFANO BRUNO GALLI, FRANCO LIVORSI, Da Platone a Rawls. Lineamenti di storia del pensiero politico,
Giappicchelli Editore, Torino 2012, pp. 25-26.
11
Aristotele, LEtica op. cit. p. 61.
12
La filosofia diviene la fonte da cui luomo ellenistico attinge quei valori che prima attingeva dalla polis: offre nuovi
contenuti di vita spirituale, illumina le cosienze, aiuta luomo a vivere e gli insegna come essere felice anche nelal
tragica et in cui vive, nella quale tutti gli antichi valori sembrano sovvertiti. GIOVANNI REALE, Storia della Filosofia
Antica, III, Vita e Pensiero, Milano 1997, p. 12.
13
Quali che siano la forma assunta dalleudaimonia, la sua sede ultima e privilegiata (i piaceri del corpo o dellanima,
lautorealizzazione sociale oppure intellettuale), essa costituir sempre per let antica il fine, la motivazione, la
promessa dellazione morale. MARIO VEGETTI, letica degli antichi, Laterza, Roma-Bari 1989, pp.10-11.
7

Come la medicina ha il compito di alleviare la sofferenza fisica, la ragion dessere della


filosofia alleviare i mali dello spirito, attraverso una riflessione critica sul pensiero e lo studio del
comportamento.15
Un rilevante elemento etico, comune a tutte le scuole ellenistiche la mancanza di valore
attribuita alle emozioni, considerate deleterie. Passioni e sentimenti devono essere sradicate, in
quanto causa delle inquietudini dellanima.
Nellellenismo non esistono emozioni positive o negative. Poich le emozioni sono capaci di
prevaricare la ragione, impedendone luso, tutte sono considerate potenzialmente dannose e di
conseguenza da estirpare.
Non si deve odiare ma nemmeno amare, e langoscia, lira e linvidia sono da fuggire allo
stesso modo della piet, compassione e misericordia. Qualsiasi sentimento considerato un vizio
dellanima.16
Il comportamento considerato virtuoso, etico, quello conforme al logs universale, inteso
come ordine razionale che governa il mondo a cui gi faceva riferimento Socrate. Per Platone
invece questo logs si identificava con la giustizia, mentre per Aristotele si trattava della felicit.
Per gli stoici diviene il senso del dovere.
PRINCIPALI FILOSOFIE ED ETICHE ELLENISTICHE
Per lo stoicismo esercitare il proprio dovere lunica via per vivere unesistenza dignitosa,
che valga la pena di essere vissuta. Essendo fondata sulla razionalit la virt non consente mezze
misure. 17 Letica si paragona in un certo modo a una scienza, dove una teoria non pu essere
quasi vera o quasi falsa. Allo stesso modo in ambito morale non si ammettono comportamenti
quasi virtuosi o quasi viziosi. Ne consegue che, quando non pi possibile adempiere i propri
obblighi morali, il suicidio diviene non semplicemente lecito ma necessario.
Si tratta di unazione doverosa che si contrappone a quelle istintuali.18

14

cfr. MONDIN, Storia op. cit. p. 389; CARMEN DAL MONTE, Ethos e Kairos. Un percorso etico dai sofisti all'economia
globale, Silvano Pagani Editore, Bologna 20102, pp. 45-46.
15
cfr. EPICURO cit. in SENECA, lettere a Lucilio, 8,7 in CATENA BARONE, Seneca Lucio Anneo, Lettera a Lucilio, Garzanti,
Milano 2008; EPICURO, lettera a Meneceo, 122- 127 in ETTORE BRIGNONE, Epicuro, opere, frammenti, testimonianze sulla
vita, introd. di GABRIELE GIANNANTONI, LATERZA, BARI 2003; MONDIN, Storia op. cit. p. 389. Quella epicurea una ricerca
svolta nellambito di veri e propri sistemi etici, fondati su princpi scientifici e sostenuti da un peculiare metodo
analitico. Inizia in questo periodo la divisione della filosofia in tre parti: logica (che comprende anche la teoria della
conoscenza), fisica ed etica. Per la Suddivisione delle filosofie ellenistiche in tre parti cfr. DAL MONTE, Ethos, op. cit. p. 46.
16
cfr. MONDIN, Storia, op. cit. pp. 390-391. Con Platone e Aristotele la via della salvezza consisteva nella conoscenza
della verit. Con le filosofie ellenistiche la via della salvezza consiste nellagire. In modo pi preciso nel praticare la
virt. Queste via identificata rispettivamente da Zenone con la soppressione di tutte le passioni, (apatia), Da Epicuro
con leliminazione di ogni turbamento dellanimo, (atarassia), e da Pirrone, fondatore dello scetticismo, con la
completa rinuncia a ogni passione e sentimento. In altre parole con la totale indifferenza e insensibilit.
17
cfr. GIOVANNI REALE, il pensiero antico,Vita e Pensiero, Milano 2001, pp. 319-322. La scuola stoica deriva il proprio
nome dal portico dipinto (in greco sto) sotto il quale insegnava il fondatore, Zenone. Diffusosi a partire dal 300 a.C.,
in campo etico lo stoicismo insegnava che per attuare il comportamento virtuoso, doveroso agire obbedendo alla
coscienza, voce della ragione che parla allinterno dellanima.
18
cfr. DAL MONTE, Ethos, op.cit. pp. 50-51. Gli stoici, identificano tre tipi di azioni: istintuali doverose (curare i figli),
istintuali ma opposte al senso del dovere (mettersi in salvo in battaglia) e istintuali ma eticamente irrilevanti (dormire
quando si stanchi).

Cronologicamente antecedente alla scuola Stoica ma caratterizzata da minore vivacit e


longevit la scuola Epicurea, seconda grande corrente filosofica ellenistica, fondata da Epicuro.19
Il suo ideale etico il saggio, colui che veramente felice, ossia ha raggiunto una
condizione di imperturbabilit (in greco atarassia), cio di mancanza di turbamento. Si pu vedere
che il concetto di felicit epicureo negativo, lo scopo della filosofia raggiungere questa
condizione.
Letica di Epicuro proprone un modello meno rigido e intransigente di quella stoica. Lidea
centrale lequilibrio fra piaceri e rinunce. Ogni uomo cerca di diminuire il dolore e massimizzare il
piacere, ed la ragione lo strumento per riuscirvi.20
In questa prospettiva dunque ammissibile qualunque comportamento etico teso a
conseguire il maggior piacere soggettivo, a patto che ogni scelta sia compiuta in base alla
razionalit.
Diverso lattegiamento ispirato dal pensiero scettico che, privo di inclinazioni e opinioni,
proteso a vigilare di non averne, professa unetica fondata sullassenza di qualsiasi verit. Di fronte
alla necessit di prendere una posizione lo scettico opta per la scelta pi conservatrice, confortata
dalla tradizione, dallopinione comune, dalla legge positiva e dal buon senso. Propender in
definitiva per le soluzioni pi pratiche e antiche, che garantiscono le minori possibilit di errore.21
IL NEOPLATONISMO
Lultima significativa filosofia antica il neoplatonismo di Plotino.22 Il pensiero
neoplatonico si sviluppa nel III secolo d.C., quando la parabola culturale dellellenismo era
conclusa da tempo23 e limpero romano si trova alle prese con alcune delle pi gravi crisi della sua
storia.
Plotino cerca di trovare una risposta al senso di precariet esistenziale che affligge i suoi
contemporanei, elaborando un ottimismo razionalistico. Tramite la ragione e la certezza che
luomo possieda natura divina, offre la speranza di una salvezza dellanima.

19

cfr. REALE, il pensiero, op. cit. p. 295; DAL MONTE, Ethos op. cit. pp. 46-50.
Ivi, pp. 295-298.
21
ivi pp. 349-350. Antesignano delle scuole Stoica ed Epicurea il movimento scettico non si propone come una scuola.
Infatti, fondato da Pirrone intorno al 323 a.C., non raccolse discepoli e non fiss i propri precetti in alcun testo.
Riprendendo lesempio di Socrate lo scetticismo era convinto che la saggezza filosofica si potesse comunicare in modo
autentico solo con lesempio di vita. Ed in questa idea che risiede la differenza sostanziale fra il pensiero di Pirrone e
le altre filsofie della sua epoca. Lo scettico convinto che sia possibile vivere con arte una vita felice, anche senza
la verit e senza i valori, almeno cos come erano stati concepiti e venerati in passato.
22
Le informazioni sulla la vita di Plotino ci arrivando da la Vita di Plotino, scritta dal suo discepolo Porfirio. Risulta che
Plotino nacque in Egitto (a Licopoli), nel 205 d.C. e ventottenne inizi a frequntare la scuola di Ammonio ad
Alessandria. Raggiunti i quarantanni si trasfer a Roma, fondando una scuola frequentata sia dalla classe politica
romana che da alcuni cristiani, probabilmente di matrice gnostica. cfr. GIUSEPPE FAGGIN (a cura di), Plotino. Enneadi,
Rusconi, Milano 1992.
23
La fine dellellenismo datata convenzionalmente con la battaglia di Azio del 31 d.C., con cui i Romani sconfissero
lultima monarchia dEgitto, trasformando le poleis da citt stato, in semplici unit amministrative. cfr. FRANCO GIUSTINELLI,
Letteratura e pregiudizio: diversit e identit nella cultura greca, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2005, pp. 417-418.
20

Il neoplatonismo recupera in pieno la dimensione metafisica, arrivando a sostenere che


tutta la realt sensibile frutto dellemanazione di un principio assolutamente primo chiamato
Uno, a cui luomo deve ricongiungersi.24
Per il neoplatonismo la radice del male risiede nella materialit, intesa come assenza di
bene, essendo la parte della realt pi lontana dalla sorgente di bene e di essere che lUno.25
Il modo con cui Plotino descrive questo principio religioso, difatti il neoplatonismo si
propone come unalternativa alla religione, soprattutto al cristianesimo.26
Molti temi della filosofia di Plotino influenzeranno la nascente filosofia cristiana dei padri
della Chiesa, primo fra tutti Agostino.
LA MORALE CRISTIANA
Con la chiusura delle scuole filosofiche imperiali di Atene, decretata nel 529 d.C.
dallimperatore doriente Giustiniano, termina la filosofia antica. Il cristianesimo da tempo si era
diffuso nellimpero, divenendo dal 381 con Teodosio religione ufficiale. Con la sua concezione
religiosa e la nuova visione del mondo, influenz il pensiero filosofico.
Parallelamente possibile rintracciare nelletica cristiana, gi a partire dalle prime tre
scuole teologiche di Alessandria, Cesarea ed Antiochia,27 e successivamente in tutto il pensiero
medievale,28 elementi eudemonistici di continuit con letica pagana.
In primo luogo si continua a identificare lo scopo dellesistenza con la felicit (beatitudo),
raggiungibile grazie a una vita buona, in cui manifestando le virt si realizza la vita umana. Quindi
solo chi virtuoso felice. Tuttavia per letica cristiana la felicit non si pu mai separare dalla
pratica delle virt ed a quelle morali si aggiungono le virt teologali.29
Ulteriore elemento di continuit fra etica pagana e cristiana, il suo fondarsi in
unantropologia a sua volta basata su di una ontologia. In altri termini, per comprendere cosa
bene per luomo prima devo sapere chi lessere umano e ci richiede una visione dinsieme della
realt.
Altrettanto rilevanti appaiono le novit frutto della diffferente visione ontologica, derivante
dal radicamento nella rivelazione contenuta nella Bibbia del pensiero cristiano.30 In primo luogo
24

Lanima deve spogliarsi di ogni realt esterna per rivolgersi totalmente in se stessa, senza nulla concedere al
mondo esteriore; bisogna pure che rinunci a conoscere ogni realt a partire da quelle sensibili fino alle forme
intelligibili, e addirittura a se stessa, per ritrovarsi nella contemplazione dellUno. PLOTINO, Enneadi VI 9,7.
25
La materia, pertanto, la causa della fragilit dellanima e del vizio; quindi la materia malvagia gi da prima, anzi
il primo male, il male in s PLOTINO, Enneadi I 8, 3, 40.
26
cfr. REALE, il pensiero, op cit., p. 450. Plotino non accett il messaggio cristiano, prendendo piuttosto posizione
contraria al dogma fondamentale della resurrezione della carne. Rifiut anche il principio fondamentale del
cristianesimo del Dio ch,e pur incarnato, resta vero Dio, divenendo allo stesso tempo vero uomo. Inoltre di questo
principio Plotino rifiut anche il significato di evento storico, oltre a quello metafisico e teologico. Infine anche la
dotrina della Grazia soprannaturale non trov il suo consenso.
27
cfr. CARMINE BENINCASA, L'altra scena. Saggi sul pensiero antico, medievale, controrinascimentale, Dedalo Libri, Bari 1979, pp.
110-129.
28
cfr. ibidem; e ivi pp. 365-374, per influenza dellaristotelismo sul pensiero medievale.
29
TOMMASO DAQUINO, Summa Theologiae, I-II, q. 62 a. 1, in La Somma Teologica, II, ESD, Bologna 1996, p. 466.
30
cfr. GIOVANNI BORTOLASO, Il senso della filosofia cristiana oggi,Civilit cattolica, 1979, II, pp. 34 (nota 3).
Si tratta di quel filosofare nella fede descritto da Etinne Gilson, in cui la fede cristiana lorizzonte che attribuisce
senso ad ogni cosa.

lapproccio etico viene fondato sulla trascendenza divina. Si tratta del Dio rivelato dalla Bibbia,
fonte di una legge morale (nomoteta), coincidente con la sua volont.31 Questa manifesta un Dio
personale, che vuole prendersi cura degli uomini, onnipotente e buono.32
Allo stesso tempo la volont divina pu non coincidere con i criteri di giustizia umani (es.
sacricificio di Isacco), e Dio pu chiedere azioni in apparenza contrarie alla legge. Perci qualit
principale per il credente diviene lobbedienza.
Anche i valori etici tradizionali vengono sovvertiti. Non pi la sapienza il cuore delletica, il
Regno dei cieli, afferma Ges, appartiene agli umili,33 concetto ulteriormente sviluppato
dallApostolo Paolo.34
Lintellettualismo etico di Socrate attribuiva a un errore della ragione la trasgressione etica,
in quanto nessuno pu desiderare il male. Al contrario, la morale ebraico-cristiana, parte dalla
consapevolezza di questa assurdit razionale. Lerrore morale il risultato di una disubbidienza al
volere di Dio, indipendente da scelte razionali. un atto di cattiva volont determinato dal
peccato.35
Si tratta di un concetto estraneo alletica greca, che Agostino approfondir affermando che
si nasce peccatori e non lo si diviene.36 Perci senza la grazia divina nessuno sarebbe con le sue
forze buono e virtuoso, la ragione da sola non riesce a porre solide fondamenta per la coscienza
etica. In questo modo negata lesistenza di una legge morale naturale , di principi etici universali
insiti nel cuore delluomo, generando un dibattito molto controverso, allinterno della chiesa.
Tommaso elabora una concezione opposta affermando che, luomo dotato di ragione
capace di elaborare con le sue forze una lex naturalis che stabilisce una serie di principi etici
minimi universalmente validi. Questa legge naturale, preesistente a quella di Dio, comunque
parte del programma divino.37
CONCLUSIONE
Partendo dalla sintesi operata dei padri greci e Agostino, fino al pensiero morale tardo
medievale di Tommaso possibile individuare significative affinit con letica ellenistica, di Plotino
e ancora prima con la filosofia di Platone e Aristotele.
Allo stesso tempo, altrettanto evidenti appaiono i nuovi significati attribuiti ai concetti di
bene, male felicit e virt da teologi quali Agostino e Tommaso, sulla base dello sforzo da loro
compiuto di elaborare unetica basta sullaccettazione della rivelazione cristiana.38
In primo luogo il concetto di male morale che nelletica cristiana diventa peccato, frutto
della libera volont umana, che rompe il patto con Dio. Si tratta di una prospettiva del tutto
31

cfr. GIOVANNI REALE, DARIO ANTISERI, Storia della filosofia. Dalle Origini a Oggi, III, Bompiani Milano, 2004.
Ibidem.
33
cfr. Mt. 5:1-7:29.
34
cfr. Gt. 3:1-14. Paolo, afferma lincapacit della Legge che non crea giustizia ma legalit (opere), indicando cosa fare
o non fare ma non come raggiungere il bene. La legge appare per certi versi simile, in qesta prospettiva, al daimn socratico.
35
GASPARE MURA (a cura di), MARSILIO FICINO, La religione Cristiana, Citt Nuova Editrice, Roma 2005, pp. 195-198.
36
cfr. LUIGI MANCA, Il primato della volont in Agostino e Massimo il Confessore, Armando Editore, Roma 2002, p. 225.
Per una definzione di peccato nel cristianesimo cfr. BATTISTA MONDIN, Etica e politica, ESD, Bologna 2000, pp. 138- 144;
37
TOMMASO DAQUINO, Summa Theologiae, I-II, q. 94 aa. 1, 2 in La Somma Teologica, XII, ESD, Bologna 1985, pp. 90-95.
38
DA RE, Filosofia, op. cit., p. 46.
32

assente nelletica pagana. Come pure la concezione di un Dio personale, nomoteta e interessato
alle sorti delluomo.
Tuttavia, la ricezione delle dottrine platoniche nellorizzonte di pensiero cristiano, ha dato
vita a quel processo di acculturazione del messaggio che Adolf Von Harnack defin ellenizzazione
del cristianesimo.39 Un processo culminante con la grande sintesi operata in chiave aristostelica da
Tommaso, che integrando e non sostituendo il platonismo agostiniano,40 allo stesso tempo ci
interroga in merito al significato di questa sintesi fra teologia cristiana e filosofia pagana.
Secondo Cantalamessa lellenizzazione perfettamente in armonia con lindole del
cristianesimo, religione dell Incarnazione e religione universale: religione cio che per sua natura
capace di incarnarsi in ogni cultura [...] Coerentemente bisognerebbe fare il processo alla
romanizzazione del cristianesimo [...] ma anche alla germanizzazione, allafricanizzazione [...] non
resterebbe che tornare alla fase del giudeo-cristianesimo, alle tesi, cio, di coloro che condannavano ogni
tentativo di trapianto del messaggio evangelico fuori delluniverso spirituale della Bibbia.41

In alternativa occorrerebbe chiedersi se questa prospettiva cos negativa o piuttosto


prendere atto, con Hans von Campenhausen che La Chiesa, proprio durante la sua speciosa
ascesa culturale e materiale, rischia di perdere la sua essenza profonda e la coscienza della propria
missione, e mentre sembra dominare la situazione, lentamente aggrava sempre pi la sua
responsabilit di fronte al futuro.42
In questo caso avrebbe ragione Von Harnack a ritenere che la peculiarit del cristianesimo
si dissolse una volta a contatto con le strutture argomentative ed i nuclei concettuali precipui della
metafisica greca dando luogo, a suo modo di vedere, ad una mondanizzazione, una sorta di
compromesso che gener una consunzione razionalistica del cristianesimo.

39

Per approfondimento critico sullellenizazione cfr. ADOLF VON HARNACK, Storia del Dogma. Un compendio, Claudiana,
Torino 2006; CHRISTOPH SCHNBORN, MICHAEL KONRAD et alii, Dio invi suo figlio: cristologia, trad. it., Editoriale Jaca Book,
Milano 2002 , pp. 78-80; DAVID THEUNIS RUNIA, Filone di Alessandria nella prima letteratura cristiana: uno studio
d'insieme, trad. It., Vita e Pensiero, Milano 1999, p. 55.
40
DA RE, Filosofia, op.cit., p. 43.
41
cfr.RANIERO CANTALAMESSA, Cristianesimo primitivo e filosofia greca, in ID (a cura di), il cristianesimo e le filosofie, Vita
e Pensiero, Milano 1971, pp. 26-57.
42
HANS VON CAMPENHAUSEN, I padri greci, Paideia, Brescia 1967, pp. 107-108.

BIBLIOGRAFIA
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