Sei sulla pagina 1di 168

Carlo Cellucci

La filosofia della matematica del Novecento

I matematici hanno altrettanto bisogno di essere filosofi quanto i filosofi di essere matematici. Leibniz 1965, I, p. 356.

Premessa

Questo libro non una storia della filosofia della matematica, ma un esame filosofico delle concezioni della matematica del Novecento, e ne offre un bilancio. Il cap. I discute il punto di vista prevalente sulla filosofia della matematica. Il cap. II esamina le tre pi importanti scuole di filosofia della matematica della prima met del Novecento logicismo, formalismo e intuizionismo limitatamente ai fondatori, Frege, Hilbert e Brouwer, perch il contributo dei loro continuatori filosoficamente minore. Viene tralasciato anche Wittgenstein, perch le sue frammentarie e anche incoerenti osservazioni sui fondamenti della matematica non configurano una compiuta concezione della matematica. Il cap. III esamina le pi significative scuole di filosofia della matematica della seconda met del Novecento neologicismo, platonismo, implicazionismo, strutturalismo, finzionalismo, internalismo, costruttivismo, congetturalismo, empirismo e cognitivismo. Il cap. IV delinea alcuni caratteri che la filosofia della matematica dovrebbe avere per evitare i difetti delle scuole di filosofia della matematica del Novecento. Il cap. V espone i teoremi di incompletezza di Gdel ed altri risultati limitativi. Essi vengono trattati in un capitolo a parte per separare gli aspetti tecnici da quelli filosofici, ma lo studio di questo capitolo essenziale per la comprensione degli altri capitoli del libro. I rimandi interni sono indicati tra parentesi quadre. Per esempio, [V.4.2.] rimanda al par. 4.2 del cap. V.

I Filosofia e matematica

1. Lortodossia prevalente 1.1. Matematica contro filosofia della matematica La filosofia della matematica un argomento antico e, secondo lortodossia prevalente, dal 1884 stata un grande argomento. Ma questa opinione contrasta con latteggiamento critico di molti matematici nei suoi confronti. Per esempio, Gowers afferma: Supponiamo che domani venga pubblicato un articolo che dia un argomento nuovo e molto convincente per una certa posizione di filosofia della matematica, e che esso faccia s che molti filosofi abbandonino le loro vecchie credenze e abbraccino un -ismo completamente nuovo. Quale effetto avrebbe sulla matematica? Io affermo che non ne avrebbe quasi nessuno, questo sviluppo passerebbe virtualmente inosservato1. Questo atteggiamento critico deriva dal fatto che molti matematici ritengono che la filosofia della matematica si occupi di questioni irrilevanti per limpresa reale del fare matematica. Per esempio, di nuovo Gowers afferma: Le questioni considerate fondamentali dai filosofi sono questioni strane, esterne, che sembrano non fare alcuna differenza per limpresa reale, interna del fare matematica2. 1.2. Filosofia della matematica contro tradizione filosofica La ragione per cui, secondo lortodossia prevalente, la filosofia della matematica dal 1884 stata un grande argomento, che per essa la filosofia della matematica nata con la pubblicazione delle Grundlagen der Arithmetik di Frege. Per esempio, Kenny afferma che la misura della grandezza di Frege come filosofo della matematica sta nel fatto che la sua opera rese
1 2

Gowers 2006, p. 198. Ibid.

completamente antiquato tutto quanto era stato scritto prima3. Anche se altri autori prima di Frege hanno considerato la matematica da un punto di vista filosofico, essi appartengono alla preistoria della filosofia della matematica, tanto che oggi nessuno pu prendere sul serio lopera neppure dei pi grandi autori precedenti sullargomento4. Addirittura, secondo lortodossia prevalente, basandosi sulla logica matematica da lui creata come strumento della filosofia della matematica, Frege ha prodotto una rivoluzione in filosofia che ha cambiato laspetto della disciplina. Per esempio, Dummett afferma che Frege ha realizzato una rivoluzione in filosofia perch ha fatto del suo approccio alla filosofia il punto di partenza per lintera disciplina5. La nuova filosofia si fonda su quellanalisi della struttura generale dei nostri pensieri che sta alla base della logica matematica moderna e che fu iniziata da Frege6. Perci chiedere quanto la logica matematica abbia contribuito alla filosofia porre la domanda sbagliata7. La nuova filosofia scritta da persone a cui i principi basilari della rappresentazione delle proposizioni nella forma quantificazionale che il linguaggio della logica matematica sono familiari quanto lalfabeto8. 2. Limiti dellortodossia prevalente 2.1. Limiti dellautonomia della filosofia della matematica Queste tesi dellortodossia prevalente, per, appaiono scarsamente fondate. Innanzitutto, affermare che la filosofia della matematica nata con Frege ingiustificato. I numerosi filosofi che che si sono occupati della natura della matematica prima di Frege i Pitagorici, Platone, Aristotele, Proclo, Descartes, Pascal, Hobbes, Locke, Leibniz, Berkeley, Hume, Kant, Bolzano, Mill, per non menzionarne che alcuni non appartengono alla preistoria della filosofia della matematica ma, almeno alcuni di essi, sono pietre miliari nella sua storia. vero che, a partire da Frege, la filosofia della matematica stata sviluppata come una disciplina autonoma, e che Frege stato il primo filosofo della matematica a tempo pieno9. Ma questo non significa che
3 4

Kenny 1995, p. 211. Ibid. 5 Dummett 1981, pp. 665-666. 6 Dummett 1991a, p. 2. 7 Ibid. 8 Ivi, pp. 2-3. 9 Hersh 1997, p. 141.

sviluppare la filosofia della matematica come una disciplina autonoma sia una buona idea, n che essere un filosofo della matematica a tempo pieno sia una buona cosa. Pensare che si possa sviluppare la filosofia della matematica come una disciplina autonoma si basa sullassunzione che la natura della matematica possa essere indagata senza impegnarsi in questioni concernenti la percezione, la mente, ecc.. Ma si tratta di unassunzione ingiustificata, perch quale matematica facciamo dipende essenzialmente da quale apparato percettivo, mente, ecc., abbiamo. Inoltre, essere un filosofo della matematica a tempo pieno significa avere una visione unilaterale ed impoverita della matematica. Frege dice che un filosofo che non abbia alcuna familiarit con la geometria solo un filosofo dimezzato10. Ma nello stesso modo si pu dire che un filosofo della matematica a tempo pieno solo un filosofo dimezzato. 2.2. Limiti della polemica contro la tradizione filosofica anche ingiustificato affermare che, basandosi sulla logica matematica da lui creata come strumento della filosofia della matematica, Frege ha prodotto una rivoluzione in filosofia che ha cambiato laspetto della disciplina. Tale affermazione intende essere polemica verso la tradizione filosofica precedente. Ma si tratta di una polemica ingiustificata, perch le principali idee filosofiche di Frege sulla matematica furono da lui mutuate dalla tradizione filosofica. In realt, lungi dallaver dato origine ad un nuovo tipo di filosofia che ha cambiato laspetto della disciplina, il contributo di Frege alla filosofia stato abbastanza modesto. Lo stesso vale per Hilbert e per Brouwer che, secondo lortodossia prevalente, sono gli zii della filosofia della matematica, cos come Frege ne il padre. Anchessi mutuarono le loro principali idee sulla matematica dalla tradizione filosofica. Questo non significa che Frege, Hilbert e Brouwer non abbiano aggiunto nulla di nuovo alla tradizione filosofica. Ma ci che vi hanno aggiunto essenzialmente di natura tecnica, non filosofica, e alla fine si rivelato inaccettabile.

10

Frege 1969, p. 293.

II La filosofia della matematica di ieri

1. Frege 1.1. Le motivazioni di Frege Secondo Frege (1848-1925), il compito della filosofia della matematica indagare il fondamento della certezza della matematica. La necessit di una tale indagine deriva dal fatto che la matematica si allontanata per qualche tempo dal rigore euclideo1. La mancanza di rigore si accentu con la scoperta dellanalisi matematica, nella quale parvero elevarsi difficolt gravi, quasi insormontabili, contro ogni tentativo di esporre lanalisi in forma rigorosa2. Per porre rimedio a questa situazione non basta una pura e semplice persuasione morale, fondata sul gran numero di applicazioni riuscite3. Occorre unindagine sui fondamenti della matematica Unindagine del genere non necessaria per la geometria, perch il suo fondamento stato definitivamente chiarito da Kant che, chiamando le verit della geometria sintetiche e a priori, ha rivelato la loro vera natura4. necessaria, invece, per laritmetica, sul cui fondamento Kant si sbagliato. Si deve perci chiarire il concetto di numero, a cominciare da quello di numero naturale perch, se non si fatta completa luce sul fondamento stesso delledificio aritmetico, riuscir ben pi difficile spiegare con perfetta chiarezza i numeri negativi, frazionari e complessi5. 1.2. Il programma di Frege Secondo Frege, il fondamento della certezza dellaritmetica la logica. Laritmetica una branca della logica, perci non ha bisogno di
1 2

Frege 1961, p. 1. Ibid. 3 Ibid. 4 Ivi, pp. 101-102. 5 Ivi, p. II.

prendere alcun fondamento della dimostrazione n dallesperienza n dallintuizione6. Le verit aritmetiche sono analitiche7. Quindi sono verit logiche. Nel dire che le verit aritmetiche sono analitiche, Frege usa il termine analitico in un senso diverso da di Kant. Per Kant una proposizione analitica se e solo se in essa il predicato B appartiene al soggetto A come qualcosa che contenuto (occultamente) in tale concetto A, quindi se e solo se non aggiunge nulla, mediante il predicato, al concetto del soggetto, limitandosi a dividere, per analisi, il concetto del soggetto nei suoi concetti parziali, che erano gi stati pensati in esso (sebbene confusamente)8. Per Frege, invece, una proposizione analitica se e solo se pu essere dimostrata a partire da verit primitive logiche facendo uso solo di leggi logiche generali e di definizioni9. Quindi, analitica se e solo se pu essere dedotta da verit primitive logiche. Queste devono essere in numero finito, perch questa ipotesi di infinite verit primitive indimostrabili incongrua e paradossale, essendo in conflitto col requisito della ragione di una completa perspicuit dei primi fondamenti10. In definitiva, perci, una proposizione analitica se e solo se deducibile da un insieme finito di verit primitive logiche. Pertanto, le verit aritmetiche sono verit logiche in quanto sono deducibili da un insieme finito di verit primitive logiche. Dunque, per mostrare che le verit aritmetiche sono verit logiche, occorre mostrare che esse sono deducibili da un insieme finito di verit primitive logiche. Questo il programma logicista di Frege. Se esso fosse realizzabile, si potrebbe affermare che non si pu tracciare alcun confine netto tra la logica e laritmetica ma esse insieme costituiscono una scienza unificata11. Quindi non esiste un modo di inferenza peculiarmente aritmetico che non possa essere ridotto ai modi di inferenza generali della logica12. 1.3. La concezione della logica di Frege Ma che cos la logica per Frege? Non la logica naturale, cio quella capacit di ragionare che ogni essere umano possiede, perch questa
6 7

Frege 1962, I, p. 1. Frege 1961, p. 118. 8 Kant 1900, III, p. 33 (B 10-11). 9 Frege 1961, p. 4. 10 Ivi, p. 6. 11 Frege 1990, p. 103. 12 Ivi, p. 104.

non propriamente una logica dal momento che ci che naturale per luno pu non esserlo per laltro. invece la scienza del pensiero, inteso non come un processo della mente ma come ci che trova espressione in una proposizione. Perci la logica strettamente legata al linguaggio. Inoltre essa non descrittiva, non descrive come di fatto pensiamo, ma normativa, ci dice come dobbiamo pensare se non vogliamo contravvenire alla verit. Non essendo descrittiva, la logica non si occupa di come arriviamo a scoprire nuove verit nelle singole scienze, ma di come arriviamo a giustificare verit gi trovate, cio a dar loro il pi solido fondamento, inferendole da altre verit che stanno a fondamento. Perci la logica si occupa delle leggi dellesser vero non dellesser vero in ambiti particolari, che oggetto delle singole scienze, ma delle leggi pi generali dellesser vero. Quanto alle verit logiche primitive, cio le verit che stanno a fondamento, esse non possono essere giustificate dalla logica ma ci sono date dallintuizione intellettuale. Nel trattare la logica Frege nella sua prima opera, la Begriffsschrift pubblicata nel 1879 innova rispetto alla tradizione logica precedente. La principale innovazione che egli tratta un concetto come una funzione unaria F ( x ) a due valori, 1 (= vero) e 0 (= falso), tale che, per ogni a, F ( a ) = 1 se a cade sotto quel concetto, F ( a ) = 0 altrimenti. Per esempio, il concetto di uomo la funzione unaria F ( x ) tale che per ogni a, F ( a ) = 1 se a cade sotto il concetto di uomo, F ( a ) = 0 altrimenti. Pi in generale, Frege tratta una relazione n-aria come una funzione n-aria F ( x1 ,..., xn ) tale che, per ogni a1 ,..., an , F (a1 ,..., an ) = 1 se a1 ,..., an stanno in quella relazione, F (a1 ,..., an ) = 0 altrimenti. Cos egli supera le difficolt della tradizione logica precedente nel trattare le relazioni. 1.4. Il debito di Frege verso Kant e Leibniz Nel formulare il suo programma, Frege mutua le sue principali idee sulla logica e sulla matematica da Kant, tranne due che egli mutua da Leibniz. 1) Da Kant, Frege mutua lidea che la logica non la logica naturale, la quale non propriamente una logica, perch ci che naturale per luno pu essere innaturale per laltro13. Kant, infatti, aveva detto che la logica naturale, o la logica della ragione comune (sensus communis), non propriamente una logica, ma
13

Frege 1969, p. 158.

una scienza antropologica che ha solo principi empirici14. Solo la logica artificiale o scientifica merita questo nome quale scienza delle regole necessarie e universali del pensiero, le quali possono e devono essere conosciute a priori, indipendentemente dalluso naturale in concreto dellintelletto e della ragione 15. Tale logica si dice scientifica perch un corpo di dottrina dimostrata16. 2) Da Kant, Frege mutua lidea che, poich la logica non la logica naturale, nessuna indagine psicologica pu giustificare le leggi della logica17. Altrimenti queste sarebbero puramente contingenti, mentre esse sono necessarie, perch necessaria una proposizione per la quale si pu indicare lesistenza di giudizi universali da cui la proposizione pu essere dedotta18. Perci si deve evitare la nociva intrusione della psicologia nella logica19. Kant, infatti, aveva detto che la logica non desume nulla dalla psicologia, la quale perci non ha assolutamente alcuna influenza sul canone dellintelletto20. Se i principi della logica venissero basati sulla psicologia, le leggi della logica sarebbero leggi puramente contingenti, mentre in logica non si tratta di regole contingenti ma necessarie21. Perci ogni osservazione psicologica deve essere esclusa dalla logica22. 3) Da Kant, Frege mutua lidea che la logica la scienza del pensiero, inteso non come un processo della mente ma come ci che trova espressione in un enunciato assertorio. Pensieri sono, ad esempio, le leggi naturali, le leggi matematiche, i fatti storici: tutti quanti trovano espressione negli enunciati assertori23. Perci il nostro pensiero strettamente legato al linguaggio24. Dunque la logica strettamente legata al linguaggio. Kant, infatti, aveva detto che la logica la scienza che si occupa del pensiero in generale, indipendentemente dalloggetto25. Il nostro

14 15

Kant 1900, IX, p. 17. Ivi, IX, p. 17. 16 Ivi, III, p. 77 (B 78). 17 Frege 1969, p. 190. 18 Frege 1964, p. 4. 19 Frege 1962, I, p. XIV. 20 Kant 1900, III, pp. 76-77 (B 78). 21 Ivi, IX, p. 14. 22 Ivi, XXIV, p. 694. 23 Frege 1969, p. 142. 24 Ivi, p. 288. 25 Kant 1900, XXIX, p. 13.

pensiero strettamente legato al linguaggio perch noi pensiamo con parole26. Il linguaggio significa il pensiero e, dallaltro lato, il mezzo par excellence della significazione intellettuale il linguaggio27. La forma del linguaggio e la forma del pensiero sono parallele luna allaltra e sono simili28. Dunque la logica strettamente legata al linguaggio. 4) Da Kant, Frege mutua lidea che la logica non descrittiva ma una scienza normativa, come letica29. Le leggi logiche non sono descrizioni di come effettivamente si svolge il pensiero, di come si arriva ad una convinzione, ma sono prescrizioni per il giudicare, di cui il giudizio deve avvalersi se non vuole lasciarsi sfuggire la verit30. Per leggi logiche si devono intendere quelle che prescrivono come si deve pensare31. Kant, infatti, aveva detto che nella logica non si tratta di come pensiamo ma di come dobbiamo pensare32. In essa noi non vogliamo sapere come lintelletto e pensa e come ha proceduto finora nel pensare, ma come dovrebbe procedere nel pensare. La logica deve insegnarci il retto uso dellintelletto33. Essa come letica pura, la quale non contiene altro che le leggi morali necessarie di una volont libera in generale34. 5) Da Kant, Frege mutua lidea che la logica, non essendo descrittiva ma normativa, non pu occuparsi di come arriviamo a scoprire verit, cio di come siamo arrivati gradualmente ad una data proposizione35. Kant, infatti, aveva detto che la logica non unindicazione della maniera in cui una determinata conoscenza deve essere ottenuta36. Essa non pu essere una euristica, perch astrae da ogni contenuto della conoscenza. Perci non pu produrre nuova conoscenza.37

26 27

Ivi, XXIX, p. 31. Ivi, VII, p. 192. 28 Ivi, XXIX, p. 31. 29 Frege 1969, p. 139. 30 Ivi, p. 157. 31 Frege 1962, I, p. XVI. 32 Kant 1900, IX, p. 14. 33 Ibid. 34 Ivi, III, p. 77 (B79). 35 Frege 1964, p. IX. 36 Kant 1900, IX, p. 13. 37 Kant 1998, II, p. 279.

6) Da Kant, Frege mutua lidea che la logica in particolare non pu occuparsi di come arriviamo a scoprire verit nelle singole scienze, quindi non si addentra nella specificit delle singole discipline e dei loro oggetti, ma si occupa di ci che vi di pi generale, di valido in tutti i campi del pensiero38. Kant, infatti, aveva detto che la logica una scienza delle leggi necessarie del pensiero, ma non riguardo a oggetti particolari, bens a tutti gli oggetti in generale39. Essa concerne lintelletto, a prescindere dalla variet degli oggetti a cui esso pu essere rivolto40 Infatti, astrae da ogni contenuto della conoscenza intellettuale e dalla variet dei suoi oggetti, non trattando che della semplice forma del pensiero41. 7) Da Kant, Frege mutua lidea che la logica si occupa solo di come giustifichiamo verit gi trovate, cio di come, per ogni verit gi trovata, arriviamo a darle il pi solido fondamento42. Kant, infatti, aveva detto che la logica non pu servire ad ampliare la nostra conoscenza, ma semplicemente a vagliarla e a correggerla43. Essa ha una funzione di fondazione trascendentale della conoscenza, serve a costituire la possibilit di questultima44. 8) Da Kant, Frege mutua lidea che la logica tratta delle leggi dellesser vero45. Non dellesser vero in ambiti particolari, ma delle leggi pi generali dellesser vero46. Kant, infatti, aveva detto che la logica anche giustamente chiamata logica della verit, perch contiene le regole necessarie di ogni verit (formale)47. 9) Da Kant, Frege mutua lidea che le verit logiche primitive non possono essere giustificate dalla logica, perch cercare di giustificarle mediante la logica sarebbe come tentare di uscir fuori della propria pelle48. O giudicare senza giudicare, o lavare la pelliccia senza

38 39

Frege 1969, p. 139. Kant 1900, IX, p. 16. 40 Ivi, III, p. 75 (B 76). 41 Ivi, III, p. 76 (B 78). 42 Frege 1964, p. IX. 43 Kant 1900, IX, p. 13. 44 Ivi, IV, p. 279. 45 Frege 1969, p. 161. 46 Ivi, p. 139. 47 Kant 1900, IX, p. 16. 48 Frege 1962, I, p. XVII.

bagnarla49. Perci, rispetto alle verit logiche primitive, la logica dovr rimanere debitrice della risposta50. Kant, infatti, aveva detto che i principi logici, non possono essere dimostrati affatto, n a priori n empiricamente51. 10) Da Kant, Frege mutua lidea che la matematica assolutamente certa ma, una volta convinti dellimmobilit di una roccia, per aver tentato invano di spostarla, ci si pu chiedere che cosa la sostenga con tanta saldezza52. Cio, quale sia il suo fondamento. Kant, infatti, aveva detto che la matematica una grande e verificata conoscenza, che ha in s, da parte a parte, una certezza apodittica, cio una assoluta necessit53. Perci non ci deve domandare se le conoscenze matematiche sono possibili, perch esse sono date a sufficienza, e certo con una realt di incontestabile certezza54. Ci si deve domandare invece come esse sono possibili55. Si deve cio indagare il fondamento di tale possibilit, e domandare come possibile questa conoscenza56. 11) Da Kant, Frege mutua lidea che gli elementi di tutte le costruzioni geometriche sono intuizioni, e la geometria si rivolge allintuizione come alla fonte di tutti i suoi assiomi57. Essa si basa su assiomi che derivano la loro validit dalla natura della nostra facolt intuitiva58. Kant, infatti, aveva detto che tutti i principi geometrici, per esempio che in un triangolo la somma di due lati maggiore del terzo, non sono mai derivati dai concetti generali di linea e di triangolo, ma dallintuizione59. 12) Da Leibniz, Frege mutua lidea che laritmetica semplicemente uno sviluppo della logica, ed ogni proposizione dellaritmetica una legge della logica, sebbene derivata60. Le leggi

49 50

Frege 1961, p. 36. Frege 1962, I, p. XVII. 51 Kant 1900, XXIV, p. 694. 52 Frege 1961, p. 2. 53 Kant 1900, IV, p. 280. 54 Ivi, IV, p. 276. 55 Ivi, III, p. 40 (B 20). 56 Ibid. 57 Frege 1990, p. 50. 58 Ivi, p. 1. 59 Kant 1900, III, p. 53 (B 39). 60 Frege 1961, p. 99.

10

aritmetiche sono giudizi analitici61. Dunque Kant si sbagli riguardo allaritmetica62. Leibniz, infatti, aveva detto che le verit logiche primitive sono sufficienti per dimostrare tutta laritmetica63. 13) Da Leibniz, Frege mutua lidea che le verit logiche primitive sono date dalla fonte conoscitiva logica64. Cio, dallintuizione intellettuale. Leibniz, infatti, aveva detto che le verit primitive che si conoscono per mezzo dellintuizione comprendono in primo luogo le verit logiche primitive, che io chiamo col nome generico di identiche65. 1.5. Deviazioni da Leibniz A differenza di Leibniz, per, Frege non un logicista assolutamente coerente. Per Leibniz i principi logici sono sufficienti per dimostrare tutta laritmetica e tutta la geometria, cio tutti i principi matematici66. Per Frege, invece, c una notevole differenza tra la geometria e laritmetica nel modo in cui esse fondano i loro principi67. Mentre le verit aritmetiche sono leggi logiche, le verit geometriche si basano sullintuizione sensibile pura. Ma a partire da Descartes si sa che la geometria euclidea pu essere interpretata nella teoria dei numeri reali, e quindi nellaritmetica intesa come la scienza del numero in generale. Perci, se le verit aritmetiche sono verit logiche, anche le verit geometriche lo sono. 1.6. Gli argomenti di Frege contro Kant Frege motiva la sua affermazione che Kant si sbaglia riguardo allaritmetica, muovendogli alcune obiezioni, che per risultano infondate. 1) Frege obietta che noi possiamo sempre assumere lopposto di questo o di quellassioma geometrico, senza cadere perci in autocontraddizione quando procediamo alle nostre deduzioni, nonostante il conflitto tra le nostre assunzioni e la nostra intuizione,

61 62

Ivi p. 99. Ivi, p. 102. 63 Leibniz 1965, VII, p. 355. 64 Frege 1969, p. 298. 65 Leibniz 1965, V, p. 343. 66 Ivi, VII, p. 355. 67 Frege 1990, p. 50.

11

perci gli assiomi geometrici sono indipendenti tra loro, e di conseguenza sono sintetici68. Invece, la negazione di una qualsiasi delle leggi fondamentali della scienza del numero ci fa cadere in autocontraddizione quando procediamo alle nostre deduzioni, con la conseguenza che cade tutto in confusione69. Ma non cos. Infatti, si pu negare ogni singolo assioma dellaritmetica senza cadere in autocontraddizione. Inoltre, anche secondo Kant si pu assumere lopposto di questo o di quellassioma geometrico senza cadere in autocontraddizione. Infatti, Kant afferma che una scienza di tutti questi tipi possibili di spazio, euclidei e non euclidei, sarebbe indubbiamente la pi alta geometria che un intelletto finito potrebbe intraprendere70. Anzi, se possibile che si diano estensioni di altre dimensioni oltre le tre della geometria euclidea, anche molto probabile che Dio le abbia realmente collocate da qualche parte, anche se spazi siffatti non apparterrebbero affatto al nostro mondo ma dovrebbero costituire universi propri, bench eventualmente collegati col nostro71. Kant, dunque, ammette la possibilit di geometrie basate su assiomi contraddittori con quelli di Euclide. E avrebbe potuto ammettere anche la possibilit di aritmetiche basate su assiomi contraddittori con quelli dellaritmetica ordinaria se assiomi per laritmetica ordinaria fossero stati noti alla sua epoca, ma essi sarebbero stati formulati solo successivamente. 2) Frege obietta che, a differenza delle proposizioni fondamentali su cui si basa la geometria, le proposizioni fondamentali su cui si basa laritmetica non possono applicarsi semplicemente ad unarea limitata, le cui peculiarit esse esprimono cos come gli assiomi della geometria esprimono le peculiarit di ci che spaziale72. Infatti, si pu contare quasi tutto ci che pu essere oggetto del pensiero: lideale come il reale, i concetti come gli oggetti, le entit spaziali come quelle temporali, gli eventi come i corpi, i metodi come i teoremi73. Perci le proposizioni fondamentali su cui si basa laritmetica devono estendersi a tutto il pensabile; e una proposizione generalissima siffatta la si attribuisce molto a buon diritto alla logica74.

68 69

Frege 1961, pp. 20-21. Ivi, p. 21. 70 Kant 1900, I, p. 24. 71 Ivi, I, p. 25. 72 Frege 1990, p. 103. 73 Ibid. 74 Ibid.

12

Ma non cos. Non affatto vero che le proposizioni fondamentali su cui si basa laritmetica, in quanto si estendendono a tutto il pensabile, possano attribuirsi alla logica. Le leggi della logica di Frege non si estendendono a tutto il pensabile, per esempio non si estendono agli oggetti della matematica intuizionista, per i quali non vale il principio del terzo escluso. Inoltre, anche Kant avrebbe potuto affermare che le proposizioni fondamentali su cui si basa laritmetica si estendono a tutto il pensabile, anche a ci che non pu essere dato nellintuizione, per esempio a enti immaginari. Ma egli avrebbe aggiunto le proposizioni fondamentali applicate a ci che non pu essere dato nellintuizione non ci danno conoscenza sul nostro mondo, eventualmente solo su un qualche altro mondo possibile. 3) Frege obietta che, poich nella geometria le proposizioni generali derivano dallintuizione, comprensibile che i punti, le linee, i piani intuiti, cio le immagini che li rappresentano, non hanno propriamente alcuna particolarit, e perci possono servire come rappresentati del loro intero genere75. Ma con i numeri le cose stanno in modo differente: ciascuno di essi ha la sua particolarit. In che misura un determinato numero possa rappresentare tutti gli altri, e dove invece entri in gioco il suo carattere particolare, non pu essere stabilito senzaltro76. Cio, mentre una particolare immagine di triangolo pu rappresentare luniversalit del concetto di triangolo, una particolare immagine di numero, per esempio cinque punti, non pu rappresentare luniversalit del concetto di numero. Ma non cos. Infatti, se si assume che gli oggetti su cui vengono condotte le dimostrazioni della geometria non sono oggetti particolari ma sono oggetti generali, si ottiene una contraddizione 77. Inoltre, lobiezione assume che per Kant un concetto geometrico come quello di triangolo possa essere rappresentato da unimmagine particolare. Ma questo negato da Kant, il quale afferma che nessuna immagine sarebbe mai adeguata al concetto di triangolo in generale. Infatti limmagine non potrebbe in nessun caso accedere alla generalit del concetto, che lo rende valido per ogni triangolo, sia esso rettangolo o di un altro genere, e resterebbe sempre circoscritta a una parte soltanto di questa sfera78. Perci alla base dei nostri concetti sensibili

75 76

Frege 1961, pp. 19-20. Ivi, p. 20. 77 V. Cellucci 2007. 78 Kant 1900, III, p. 136 (B 180).

13

puri non vi sono le immagini degli oggetti ma gli schemi79. Per schema di un concetto si intende la rappresentazione del procedimento generale mediante il quale limmaginazione fornisce al concetto la sua immagine80. Ma limmagine non deve essere effettivamente prodotta, basta mostrare la possibilit di farlo in linea di principio, dando la regola per farlo. Per esempio, sufficiente mostrare la possibilit di esibire il concetto di un chiliagono, cio un poligono di mille lati, in unintuizione, dando la regola secondo la quale questo pu essere fatto, quanto basta per fondare la possibilit di questo oggetto in matematica. Allora, infatti, la costruzione delloggetto pu essere prescritta completamente81. Similmente Kant si esprime sullaritmetica, riguardo alla quale afferma che, se dispongo di seguito cinque punti: ..... , questa unimmagine del numero cinque. Se invece soltanto penso un numero in generale, che sia cinque o cento, questo pensiero pi la rappresentazione di un metodo per rappresentare una molteplicit (per esempio, mille) in unimmagine, in base ad un certo concetto, che questa immagine stessa, la quale, in questo caso, sarebbe difficilmente esaminabile interamente e raffrontabile col concetto82. Tale pensiero cio uno schema, una regola per rappresentare una molteplicit in unimmagine. Si ha cos una situazione simile a quella del chiliagono, come si vede dal fatto che Kant afferma che essa diventa tanto pi evidente quanto pi grandi sono i numeri presi in considerazione83. 1.7. Il principio di Hume Frege avvia la realizzazione del suo programma di dedurre, da un insieme finito di verit logiche primitive, tutte le verit aritmetiche note, nella sua seconda opera, le Grundlagen der Arithmetik, pubblicata nel 1884. La realizzazione del programma gli richiede innanzitutto di definire il concetto di numero naturale. Ma, poich per Frege il fondamento della certezza dellaritmetica non lintuizione sensibile pura, questo gli pone il problema: Come pu esserci dato un numero se non possiamo averne alcuna rappresentazione o intuizione?84. La risposta di Frege fa appello al principio del contesto: Solo nel
79 80

Ibid. Ibid., p. 135 (B 179-180). 81 Ivi, XI, p. 46. 82 Ivi, III, p. 135 (B 179). 83 Ivi, III, p. 37 (B 16). 84 Frege 1961, p. 73.

14

contesto di una proposizione le parole hanno un significato85. Perci, per definire il concetto di numero, occorre spiegare il senso di una proposizione in cui compare un numerale86. Cio, il nome di un numero. Questo, per, lascia ancora molto spazio allarbitrio87. Infatti non chiarisce di quali proposizioni in cui compare un numerale occorra spiegare il senso. Per chiarirlo, Frege afferma che i numerali sono oggetti autosussistenti, cio hanno unidentit che ne consente il riconoscimento sempre di nuovo88. Questo richiede di dare un criterio per decidere se un numerale lo stesso di un altro numerale. A tale scopo, secondo Frege, dobbiamo definire il senso della proposizione il numero che appartiene al concetto F lo stesso del numero che appartiene al concetto G89. Infatti unaffermazione su un numero sempre unaffermazione sul numero che appartiene ad un concetto. Per esempio, laffermazione che Giove ha quattro lune laffermazione che quattro il numero che appartiene al concetto lune di Giove. Perci, per dare un criterio per decidere se un numerale lo stesso di un altro numerale, dobbiamo definire il senso della proposizione il numero che appartiene al concetto F lo stesso del numero che appartiene al concetto G. Tale proposizione, con il suo articolo determinativo, assume per che siamo gi in grado di decidere se un numerale lo stesso di un altro numerale. Perci la si deve riformulare senza far uso dellespressione il numero che appartiene al concetto F 90. Per farlo, Frege si ispira a Hume, il quale afferma che quando due numeri sono combinati in modo tale che luno ha sempre ununit corrispondente ad ogni unit dellaltro, li dichiariamo eguali91. Perci Frege definisce il numero che appartiene al concetto F lo stesso del numero che appartiene al concetto G come Esiste una corrispondenza biunivoca R tra gli oggetti che cadono sotto F e gli oggetti che cadono sotto G , che egli abbrevia in Il concetto F equinumeroso al concetto G 92. Poich tale definizione si ispira a Hume, essa va sotto il nome di principio di Hume.
85 86

Ibid. Ibid. 87 Ibid. 88 Ibid. 89 Ibid. 90 Ibid. 91 Hume 1978, p. 71. 92 Frege 1961, p. 85.

15

Indicando il numero che appartiene al concetto F con NxF ( x ) , e F equinumeroso a G con F G , il principio di Hume : (HP)
NxF ( x ) = NxG ( x ) F G ,

che esprime Il numero che appartiene al concetto F eguale al numero che appartiene al concetto G se e solo se F equinumeroso a G. F G definito, senza far uso dellespressione NxF ( x ) , da: (1) R (x ( F ( x ) ! y (G ( y ) R ( x , y )))
y (G ( y ) ! x ( F ( x ) R ( x , y )))) , che esprime Esiste una relazione R che fa corrispondere, a ogni oggetto che cade sotto F, un unico oggetto che cade sotto G, e viceversa, a ogni oggetto che cade sotto G, un unico oggetto che cade sotto F, dunque esprime Esiste una corrispondenza biunivoca R tra gli oggetti che cadono sotto F e gli oggetti che cadono sotto G . Mentre F G definito esplicitamente da (1), NxF ( x ) definito da (HP) solo contestualmente. Tra definizioni esplicite e definizioni contestuali vi una sostanziale differenza. Una definizione esplicita permette di sostituire lespressione definita con lespressione definente in ogni contesto in cui lespressione definita occorre. Per esempio, la definizione di F G data da (1) permette di sostituire lespressione definita F G con lespressione definente (1) in ogni contesto in cui F G occorre. Invece una definizione contestuale non permette di sostituire lespressione definita con lespressione definente in ogni contesto in cui lespressione definita occorre, ma solo in contesti di una particolare forma. Per esempio, (HP) permette di sostituire lespressione definita NxF ( x ) con lespressione definente F G solo in contesti della forma NxF ( x ) = NxG ( x ) . Per mezzo di (HP) si pu sviluppare laritmetica dei numeri naturali. Cos, 0 definito da Nx ( x x ) , che esprime: Il numero che appartiene al concetto non identico a se stesso93. La relazione binaria y il successore di x , scritta S ( x , y ) , definita da: F (NwF ( w ) = y z ( F ( z ) Nw( F ( w ) w z ) = x )) ,

93

Ivi, p. 87.

16

che esprime Esiste un concetto F tale che y il numero che appartiene a F ed esiste un z tale che z cade sotto F e x il numero che appartiene al concetto cade sotto F ma diverso da z. La propriet N(w), che esprime w un numero naturale, definita da:
F ( F (0) xy ( F ( x) S ( x, y ) F ( y )) F ( w)) ,

che esprime w cade sotto ogni concetto F tale che 0 cade sotto F e, se x cade sotto F, anche il successore y di x cade sotto F . Con queste definizioni, da (HP) si possono dedurre gli assiomi dellaritmetica di Peano. Questo risultato va sotto il nome di teorema di Frege. 1.8. Il problema di Cesare Tuttavia (HP) va incontro alla difficolt che esso non permette di decidere se una proposizione della forma NxF ( x ) = q vera o falsa quando q non ha la forma NxG ( x ) , per esempio quando q Giulio Cesare. Infatti, per stabilire NxF ( x ) = q , occorrerebbe stabilire G (NxG ( x ) = q F G ) , ma questo richiederebbe che si potesse stabilire NxG ( x ) = q , il che darebbe luogo ad un rimando allinfinito. Questa difficolt va sotto il nome di problema di Cesare. Essa costituisce un serio problema per Frege perch, come abbiamo visto, egli introduce (HP) allo scopo di dare un criterio per decidere se un numerale lo stesso di un altro numerale. Non permettendo di decidere se una proposizione della forma NxF ( x ) = q vera o falsa quando q non ha la forma NxG ( x ) , (HP) non fornisce un tale criterio. Per superare questa difficolt Frege considera la possibilit di dare una definizione esplicita di NxF ( x ) . La definizione che egli d in termini della nozione di estensione di un concetto F. Se indichiamo lestensione di F con {x : F ( x )} , allora egli definisce NxF ( x ) come

{X : X

F } . Infatti afferma: Io perci definisco: Il numero che

appartiene al concetto F lestensione del concetto equinumeroso al concetto F 94. Con questa definizione di NxF ( x ) , (HP) diventa:
(HP ')

{X : X

F } = { X : X G} F G ,

94

Ivi, pp. 79-80.

17

che esprime: Lestensione del concetto equinumeroso al concetto F la stessa dellestensione del concetto equinumeroso al concetto G se e solo se il concetto F equinumeroso al concetto G95. 1.9. La difficolt di definire lestensione di un concetto Definendo NxF ( x ) come { X : X F } , Frege pensa di poter risolvere il problema di Cesare, ma non cos. Tale definizione, infatti, permette decidere se Giulio Cesare il numero appartenente ad un concetto solo se gi stato deciso se Giulio Cesare lestensione di un concetto. Questo presuppone che si sappia che cos lestensione di un concetto, ma Frege, nelle Grundlagen der Arithmetik, non spiega che cosa sia, si limita a dire che in questa definizione egli suppone noto il senso dellespressione estensione di un concetto si suppone noto96. Cio, egli suppone che si sappia che cos lestensione di un concetto97. Ma questo insoddisfacente, e lo stesso Frege consapevole che non ci si pu aspettare che questo modo di superare la difficolt incontri unapprovazione universale98. Nondimeno dichiara: Io non attribuisco alcuna importanza decisiva al far intervenire lestensione di un concetto99. Invece avrebbe dovuto attribuirgli unimportanza decisiva, perch, senza far intervenire lestensione di un concetto, il problema di Cesare non pu considerarsi risolto. Ma spiegare che cos lestensione di un concetto costituisce una difficolt per Frege, perch egli non in grado di dare una definizione esplicita dellestensione di un concetto. Nella tradizione logica precedente lestensione di un concetto era definita esplicitamente come la quantit delle cose contenute sotto il concetto100. Cio, come linsieme degli oggetti che cadono sotto il concetto. Ma Frege non pu definire lestensione di un concetto in questo modo, perch egli definisce un insieme come lestensione di un concetto. Per lui un insieme non pu essere definito come un aggregato, perch un aggregato una riunione di oggetti in un tutto, e, se ci dato un tutto, non ancora determinato quali debbano essere considerate le sue parti, mentre quando dato un insieme,
95 96

Ivi, p. 85. Ivi, p. 117. 97 Ivi, p. 80, nota. 98 Ivi, p. 117. 99 Ibid. 100 Kant 1900, XXIV, p. 911.

18

determinato quali oggetti appartengano ad esso101. Perci un insieme deve essere definito come lestensione di un concetto, e in effetti ci che i matematici chiamano insieme non altro che lestensione di un concetto102. Ma, definendo un insieme come lestensione di un concetto, Frege non pu definire lestensione di un concetto come linsieme degli oggetti che cadono sotto il concetto, perch ci darebbe luogo ad un circolo. Per questo motivo egli non in grado di dare una definizione esplicita dellestensione di un concetto. Ne segue che, definendo NxF ( x ) come { X : X F } , Frege non risolve il problema di Cesare. 1.10. Lacme del programma di Frege Non essendo in grado di dare una definizione esplicita dellestensione di un concetto, Frege nei due volumi, pubblicati rispettivamente nel 1893 e nel 1903, della sua terza e pi importante opera, i Grundgesetze der Arithmetik, che contiene la formulazione finale della sua ideografia, cio del suo sistema logico ne d solo una definizione contestuale. Egli lo fa mediante il quinto assioma dellideografia, la cosiddetta legge fondamentale 5: (LF5)

{x : F ( x )} = {x : G ( x )} x ( F ( x ) G ( x )) ,

che esprime Due concetti F e G hanno la stessa estensione se e solo se, per lo stesso argomento x, F e G hanno lo stesso valore, cio, un oggetto x cade sotto F se e solo se cade sotto G 103. Tale legge, per Frege, deve considerarsi una legge logica104. Da (LF5) e dagli altri assiomi dellideografia si possono dedurre gli assiomi di Peano, gli assiomi dei numeri reali e degli altri tipi di numeri. Perci Frege afferma di aver dato, nelle Grundgesetze der Arithmetik, la deduzione delle leggi pi semplici dei numeri mediante mezzi puramente logici105. La validit di tale deduzione dipende naturalmente dalla verit degli assiomi dellideografia. Di essa Frege era cos convinto da dichiarare: Come confutazione riconoscerei soltanto che qualcuno mi Frege 1976, pp. 222-223. Frege 1962, II, p. 148. 103 La formulazione originaria di Frege un po pi generale, perch considera non solo concetti ma funzioni qualsiasi. Ma questo inessenziale qui. 104 Frege 1962, I, p. 14. 105 Ivi, I, p. 1.
102 101

19

mostrasse con i fatti che un edificio migliore e pi duraturo pu essere costruito sopra convinzioni fondamentali differenti, oppure che qualcuno mi mostrasse che i miei principi conducono a conseguenze palesemente false. Ma questo non riuscir a nessuno106. 1.11. Ancora il problema di Cesare Ma (LF5) va incontro a grosse difficolt. Tanto per cominciare, non risolve il problema di Cesare. Per risolvere tale problema, Frege parte dallidea di considerare ogni oggetto come lestensione di un concetto sotto il quale cade solo quelloggetto107. Questo risolverebbe il problema di Cesare, perch allora Giulio Cesare potrebbe essere concepito, per esempio, come lestensione del concetto vincitore di Pompeo a Farsalo. Ma, come lo stesso Frege sottolinea, mentre questa idea possibile per ogni oggetto che non ci sia gi dato come lestensione di un concetto, nel caso di un oggetto che ci sia gi dato come lestensione di un concetto si pone il problema se questa idea non sia contraddittoria108. In effetti lo perch, in base ad essa, ogni oggetto viene identificato col suo insieme unit, cio con linsieme il cui solo elemento quelloggetto. Ma ovviamente non ogni oggetto pu essere identificato col suo insieme unit, specificamente nessun insieme che abbia pi di un elemento pu essere identificato con esso. Questo suggerisce di sostituire lidea in questione con quella di considerare ogni oggetto che non sia lestensione di un concetto come lestensione di un concetto sotto cui cade solo quelloggetto. In base a tale idea, ogni oggetto che non sia lestensione di un concetto viene identificato col suo insieme unit. Ma anche questa idea inadeguata perch, se un oggetto non lestensione di un concetto, allora, in base a tale idea, esso lestensione di un concetto, il suo insieme unit, il che contraddittorio. Questo a sua volta suggerisce di sostituire questa idea con lulteriore idea di considerare ogni oggetto che non ci sia gi dato come lestensione di un concetto, come lestensione di un concetto sotto cui cade solo quelloggetto. In base a tale idea, ogni oggetto che non ci sia gi dato come lestensione di un concetto viene identificato col suo insieme unit. Ma allora, che cosa sia un oggetto dipende dal modo in

106 107

Ivi, I, p. XXVI. Ivi, I, p. 18, nota 1. 108 Ibid.

20

cui quelloggetto ci dato, e, come Frege riconosce, lo stesso oggetto ci pu essere dato in molti modi differenti109. Se ne conclude che la nostra apprensione delle estensioni di concetti come oggetti non pu essere spiegata unicamente in termini di (LF5). Quindi (LF5) non risolve il problema di Cesare. 1.12. Il paradosso di Russell Ma (LF5) va incontro ad una difficolt ancor pi grave: da essa si pu dedurre una contraddizione. Tale contraddizione fu comunicata da Russell a Frege con una lettera datata 16 giugno 1902, mentre Frege stava per pubblicare il secondo volume dei Grundgesetze der Arithmetik, e perci va sotto il nome di paradosso di Russell. Informalmente il paradosso di Russell pu essere ottenuto nel modo seguente. Sia y linsieme di tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi. Chiediamoci: y appartiene a se stesso? Sia la risposta affermativa che quella negativa danno luogo ad una contraddizione. Infatti, se y appartiene a se stesso, allora a y appartiene un insieme che appartiene a se stesso, contraddicendo la scelta di y in virt della quale a y appartengono solo insiemi che non appartengono a se stessi. Se invece y non appartiene a se stesso, allora a y non appartiene un insieme che non appartiene a se stesso, contraddicendo la scelta di y in virt della quale a y appartengono tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi. Formalmente il paradosso di Russell pu essere dedotto da (LF5) nel modo seguente. Definiamo lappartenenza x y come: (1)
X ( y = {z : X ( z )} X ( x )) . y = {x : F ( x )} x ( x y F ( x )) ,

Dimostriamo innanzitutto: (2)

cio che Se y lestensione del concetto F, allora y contiene come membri tutti e solo quegli oggetti x che cadono sotto F . Per dimostrare (2) assumiamo y = {x : F ( x )} . Allora:

x y

x {x : F ( x )}
X ({ x z( == X{ (z z )) ( X ( x ))X ( x )) :F F((zx))} :X z )}

per per (1) (LF5)

109

Ibid.

21

F ( x) .

Dunque x ( x y F ( x )) . Si cos dimostrato (2). Sia allora y = {x : x x} , cio lestensione del concetto x non appartiene a se stesso, ovvero linsieme di tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi. Prendendo in (2) x x come F ( x ) si ottiene x ( x y x x ) , da cui segue in particolare y y y y , che una contraddizione. Il paradosso di Russell fu un duro colpo per Frege perch scosse uno dei fondamenti del suo edificio110. Per alcuni anni egli tent di modificare (LF5) in modo che da essa non si potesse pi dedurre una contraddizione pur rimanendo una legge logica, ma alla fine riconobbe: I miei sforzi di chiarire ci che si vuole chiamare numero sono finiti in un completo fallimento111. Perci ho dovuto abbandonare la mia idea che laritmetica sia una branca della logica112. Il fallimento dei tentativi di Frege non fu dovuto a suoi limiti: anche i tentativi fatti da altri, da Russell a Ramsey, fallirono. Fu dovuto, invece, al fatto che il primo teorema di incompletezza di Gdel, pubblicato nel 1931, implica che il programma di Frege non realizzabile. 1.13. Il crollo del programma di Frege Che il primo teorema di incompletezza di Gdel implichi che il programma di Frege non realizzabile pu essere visto nel modo seguente. Supponiamo che tutte le verit aritmetiche siano verit logiche in quanto sono deducibili da un insieme finito LT di verit logiche primitive. Sia T la teoria tutti i cui assiomi sono costituiti da LT. Poich tutte le verit aritmetiche sono deducibili da LT, tutte le verit aritmetiche sono dimostrabili in T, perci banalmente T una teoria sufficientemente potente in senso esteso [V.4.9]. Inoltre, poich linsieme LT finito, banalmente T una teoria RE [V.3.3]. E ancora, poich LT contiene solo verit logiche, T coerente. Ma allora, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2, V.7.2], esiste un enunciato della forma x ( f ( x ) = 0) , dove f una funzione ricorsiva primitiva, che vero ma non deducibile da LT. Dunque tale enunciato fornisce un esempio di verit aritmetica che non deducibile da LT. Ma
110 111

Ivi, II, p. 253. Frege 1969, p. 282. 112 Ivi, p. 298.

22

per ipotesi tutte le verit aritmetiche sono deducibili da LT. Contraddizione. Se ne conclude che non tutte le verit aritmetiche sono deducibili da LT, e dunque che non tutte le verit aritmetiche sono verit logiche. Contro laffermazione che il primo teorema di incompletezza di Gdel implichi che il programma di Frege non realizzabile e perci era destinato al fallimento fin dal principio, Hale e Wright hanno per obiettato che essa semplicemente un errore. Anche con la formulazione pi impegnativa del logicismo come la tesi che si pu vedere che tutte le verit aritmetiche sono verit logiche, per lo meno opinabile che il teorema di Gdel ne segnali il fallimento113. Infatti la verit logica si sottrae ad una caratterizzazione deduttiva completa114. Perci sarebbe una petizione di principio trarre dal risultato di Gdel la conclusione che non tutte le verit aritmetiche sono verit logiche, perch ci richiederebbe lidentificazione della logica con la logica del primo ordine, e questa unidentificazione che il logicista fregeano respinge, e deve respingere, in ogni caso115. Se il logicista autorizzato a considerare la logica come comprendente la logica del secondo ordine, tale risultato non fa nascere alcuno speciale problema per lui. In breve, il risultato di incompletezza di Gdel non ha alcuna specifica rilevanza per il progetto logicista116. Lobiezione di Hale e Wright che il fatto che, per il primo teorema di incompletezza di Gdel, per ogni insieme finito LT di verit logiche primitive esista un enunciato della forma x ( f ( x ) = 0) , dove f una funzione ricorsiva primitiva, che vero ma non deducibile da LT, non prova che tale enunciato non una verit logica. Infatti, se non si restringe la logica alla logica del primo ordine, lenunciato in questione pu benissimo essere una verit logica, pur non essendo deducibile da LT, perch, per un corollario del teorema di incompletezza forte della logica del secondo ordine [V.7.6], nella teoria T i cui assiomi sono costituiti da LT e che, come abbiamo visto, RE, non sono dimostrabili tutti gli enunciati logicamente validi del linguaggio di T. Ora, se lenunciato dato dal primo teorema di incompletezza di Gdel una verit logica, questo equivale a dire che esso logicamente valido. Perci tale enunciato pu benissimo essere una verit logica e non essere dimostrabile in T.

113 114

Hale-Wright 2001, p. 4, nota 5. Ibid. 115 Ivi, pp. 4-5, nota 5. 116 Ivi, p. 5, nota 5.

23

Ma lobiezione di Hale e Wright fallace. Infatti, lenunciato dato dal primo teorema di incompletezza di Gdel, avendo la forma x ( f ( x ) = 0) , un enunciato del primo ordine, e gli assiomi logici e le regole di deduzione logica di T comprendono quelli della logica del primo ordine. Ora, per il teorema di completezza della logica del primo ordine [V.1.5], tutti gli enunciati del primo ordine logicamente validi sono dimostrabili in T mediante gli assiomi logici e le regole di deduzione logica di T. Perci, se lenunciato in questione fosse una verit logica, e quindi un enunciato logicamente valido, esso dovrebbe essere dimostrabile in T. Dal fatto che tale enunciato non dimostrabile in T, ne segue che esso non pu essere una verit logica. Questa conclusione non presuppone lidentificazione della logica con la logica del primo ordine, fa solo uso del teorema di completezza della logica del primo ordine. Dunque, contrariamente a quanto affermano Hale e Wright, il primo teorema di incompletezza di Gdel davvero implica che il programma di Frege non realizzabile, e quindi ha una rilevanza assolutamente specifica per il progetto logicista. 1.14. La reazione finale di Frege La reazione finale di Frege al paradosso di Russell fu labbandono dellidea che le verit aritmetiche sono verit logiche. Labbandono fu cos totale che in seguito Frege non mostr alcun interesse per gli sviluppi di quella logica matematica che, pure, lui aveva creato. Questo dipese dal fatto che la logica matematica era per Frege solo un mezzo rispetto al fine di mostrare che le verit aritmetiche sono verit logiche. Una volta rivelatosi irraggiungibile tale fine, il mezzo perse interesse. Lo scopo logico di Frege di mostrare che le verit aritmetiche sono verit logiche era funzionale al suo scopo epistemologico di mostrare il fondamento della certezza della matematica. Quando lassunzione che il fondamento della certezza dellaritmetica era la logica si rivel insostenibile, Frege la sostitu con quella che tale fondamento fosse la geometria. Le verit aritmetiche sono verit geometriche, e perci tutta la matematica , propriamente, geometria. La matematica appare cos perfettamente unitaria nella sua essenza117. Laritmetica e la geometria, e quindi lintera matematica, scaturiscono da ununica fonte conoscitiva, cio quella geometrica118. Come la geometria, anche laritmetica mutua il suo fondamento dimostrativo dallintuizione, dove per intuizione si intende la fonte conoscitiva geometrica, cio
117 118

Frege 1969, p. 297. Ivi, p. 299.

24

lintuizione sensibile pura spaziale, che quella fonte conoscitiva da cui derivano gli assiomi della geometria119. Questo contraddice la precedente assunzione di Frege, che la base concettuale dellaritmetica non pu essere lintuizione spaziale; cos, infatti, la disciplina si ridurrebbe alla geometria120. Ad ogni modo, anche lassunzione che le verit aritmetiche sono verit geometriche era funzionale allo scopo epistemologico di mostrare il fondamento della certezza della matematica. Per mostrare che le verit aritmetiche sono verit geometriche, invece di costruire il campo dei numeri partendo dai numeri naturali e passando poi ai numeri negativi, frazionari e complessi, Frege si dirige direttamente alla meta finale, cio ai numeri complessi121. Egli introduce un sistema i cui concetti primitivi sono linea e punto, e la cui unica relazione primitiva : Il punto A simmetrico al punto B rispetto alla linea l122. In esso si pu dimostrare che, ad ogni rapporto di due segmenti in un dato piano corrisponde un unico punto C nel piano. Un numero complesso pu essere identificato con tale punto. Perci Frege definisce un numero complesso come un rapporto tra due segmenti in un dato piano. Tutti gli altri tipi di numeri saranno definiti in termini dei numeri complessi. Filosoficamente, questa mossa di Frege era un ritorno a Kant, sebbene di tipo anomalo perch, mentre per Kant le proposizioni aritmetiche si fondano sullintuizione spaziale e temporale, Frege afferma che esse si basano solo sullintuizione spaziale. Lo fa senza sentire il bisogno di spiegare perch non consideri pi valida la sua precedente affermazione che non si pu definire il numero geometricamente, come un rapporto tra lunghezze o superfici in quanto questo presuppone come gi conosciuti i concetti di grandezza e di rapporto tra grandezze, per cui la definizione di numero in senso stretto, di numero cardinale, sar tuttaltro che superflua123 Matematicamente, la mossa di Frege era disperata, perch la nozione di rapporto in termini della quale egli definisce i numeri complessi non pu essere quella usuale, che si fonda sul confronto tra grandezze. Infatti, quando si confrontano due segmenti con il metodo di Frege e si fa corrispondere al loro rapporto un punto del piano, il punto dipender anche dallangolo con cui i segmenti sono orientati luno
119 120

Ivi, p. 298. Frege 1990, p. 104. 121 Frege 1969, p. 299. 122 Ivi, p. 300. 123 Frege 1961, p. 25.

25

rispetto allaltro. Perci due coppie di segmenti che hanno lo stesso rapporto nel senso usuale non avranno lo stesso rapporto nel senso di Frege. Ma allora non chiaro che cosa si guadagni definendo i numeri complessi come rapporti tra segmenti. In definitiva, dunque, Frege mutu le sue principali idee sulla natura della logica e della matematica da Kant, tranne due, che egli mutu da Leibniz, e il suo unico contributo originale alla filosofia della matematica che era di natura non filosofica ma tecnica: il progetto di dedurre le verit aritmetiche da un insieme finito di verit logiche si risolse in un fallimento. Questo lo convinse a ritornare a Kant, sebbene in un modo filosoficamente anomalo e matematicamente disperato. 2. Hilbert 2.1. Le motivazioni di Hilbert Anche secondo Hilbert (1862-1943) il compito della filosofia della matematica indagare il fondamento della certezza della matematica. Lesigenza di una tale indagine nata col calcolo infinitesimale di Newton e Leibniz, che dava luogo a paradossi. Per eliminarli Weierstrass, Dedekind e Cantor diedero una fondazione del calcolo infinitesimale, che per dava luogo anchessa a paradossi, i paradossi della teoria degli insiemi. In particolare, una contraddizione scoperta da Zermelo e Russell ebbe un effetto addirittura catastrofico quando divenne nota nel mondo matematico124. A causa di essa la matematica stata colpita per due decenni come da un incubo125. Addirittura Brouwer ha preteso che si dovesse rinunciare a parti sostanziali della matematica. Ma, seguendo questi riformatori, corriamo il pericolo di perdere una gran parte dei nostri pi prezioni tesori126. Ad ogni modo, la situazione creata dalla contraddizione scoperta da Zermelo e Russell non pu essere sopportata a lungo. Si pensi: nella matematica, in questo modello di sicurezza e di verit, le concettualizzazioni e le inferenze che tutti imparano, insegnano e adoperano portano ad assurdit. E dove si pu trovare altrove sicurezza e verit se persino il pensiero matematico viene meno?127. Che ne sarebbe della verit della nostra conoscenza, che ne sarebbe dellesistenza e del progresso della scienza, se nemmeno nella matematica ci fosse una verit sicura?128. Perci, dovunque ci si
124 125

Hilbert 1926, p. 169. Hilbert 1929, p. 2. 126 Hilbert 1970b, p. 159. 127 Hilbert 1926, p. 170. 128 Hilbert 1929, p 9.

26

presenti anche solo una minima speranza, noi vogliamo esaminare accuratamente tutte le concettualizzazioni e i ragionamenti fecondi, consolidarli e renderli passibili di impiego129. 2.2. Matematica finitaria e matematica infinitaria A tale scopo Hilbert distingue, allinterno della matematica, una sua parte, detta matematica finitaria, che si basa unicamente sullintuizione sensibile pura e corrisponde grosso modo alla matematica sviluppata dallantichit fino ai primi decenni dellOttocento. La matematica nel suo complesso consiste dalla matematica finitaria pi le integrazioni introdotte da Weierstrass, Dedekind e Cantor per dare una fondazione del calcolo infinitesimale, integrazioni che comportano luso di oggetti e metodi astratti, e specificamente dellinfinito attuale. Perci la matematica nel suo complesso pu essere detta matematica infinitaria. La matematica finitaria una parte abbastanza ristretta della matematica infinitaria, perch non contiene gi parti rilevanti dellaritmetica. Questultima si basa in modo sostanziale su principi di ragionamento aggiuntivi di tipo infinitario, perci la matematica finitaria una parte propria dellaritmetica, dunque i metodi finitari sono gi compresi come parte propria nellaritmetica usuale130. Nella matematica finitaria abbiamo i segni numerici |, ||, |||, ||||, 131. Essi vengono indicati con 1, 2, 3, 4, . Inoltre abbiamo i segni +, = e altri che servono per comunicare asserzioni. Cos 2 + 3 = 3 + 2 serve per comunicare che, tenendo conto delle abbreviazioni adoperate, 2 + 3 e 3 + 2 sono lo stesso segno numerico, cio |||||132. E ancora, abbiamo lettere a, b, c per segni numerici133. Esse servono per lo stesso scopo. Cos a + b = b + a serve per comunicare che a + b lo stesso di b + a 134. Ma gi un enunciato come Esiste un numero primo > p , dove p indica il pi grande numero primo attualmente noto, non appartiene alla matematica finitaria. Esso, infatti, sta per p + 1 oppure p + 2 oppure p + 3 oppure in infinitum un numero primo, dunque sta per una disgiunzione infinita, e perci, dal punto di vista della matematica

129 130

Hilbert 1926, p. 170. Hilbert-Bernays 1968-70, I, p. 42. 131 Hilbert 1926, p. 171. 132 Ibid. 133 Ibid. 134 Ibid.

27

finitaria, privo di senso135. Dunque, gi quantificando esistenzialmente un enunciato della matematica finitaria si pu andare oltre la matematica finitaria. Solo gli enunciati della matematica finitaria hanno propriamente un contenuto, mentre quelli della matematica infinitaria in s non significano niente136. Sono semplicemente un modo di dire137. Infatti, mentre gli enunciati della matematica finitaria sono relativi ad oggetti che possono essere dati nellintuizione sensibile pura, quindi esistono in un senso reale, e perci possono essere detti enunciati reali, gli enunciati della matematica infinitaria sono relativi ad oggetti che, comportando un riferimento allinfinito attuale, non possono essere dati nellintuizione sensibile pura, quindi non esistono in un senso reale, sono solo cose ideali, e perci possono essere detti enunciati ideali138. La descrizione di Hilbert della matematica finitaria non molto precisa. Egli stesso dichiara di usare finitario non come un termine nettamente delimitato, ma solo come una designazione di un principio guida metodologico che, vero, ci permette di riconoscere conclusivamente certi tipi di formazioni di concetti e di inferenze come finitari, certi altri come non finitari, ma non fornisce una linea di divisione precisa tra quelli che soddisfano i requisiti dei metodi finitari e quelli che non li soddisfano139. Nondimeno, che cosa Hilbert intenda per matematica finitaria chiaro, perch egli dichiara che la teoria dei numeri contenutistica finitaria formalizzata mediante laritmetica ricorsiva primitiva140. Si ammettono come enunciati finitari solo quegli enunciati che possono essere espressi nel formalismo dellaritmetica ricorsiva primitiva141. Dunque per Hilbert la matematica finitaria quella formalizzata dallaritmetica ricorsiva primitiva PRA [V.2.2]. Ci implica che tutti gli enunciati della matematica finitaria possono essere espressi nella forma x ( f ( x ) = 0) , dove f una funzione ricorsiva primitiva. 2.3. Lintento di Hilbert

135 136

Ivi, p. 173. Ivi, p. 175. 137 Ivi, p. 162. 138 Hilbert 1928, p. 72. 139 Hilbert-Bernays 1968-70, I, p. 361. 140 Ivi, II, p. 224. 141 Ivi, II, p. 362.

28

La ragione per cui Hilbert distingue, nellambito della matematica, la matematica finitaria, che egli la considera assolutamente certa in quanto basata sullintuizione sensibile pura. I dubbi possono nascere solo riguardo alla matematica infinitaria, la quale ammette operazioni astratte su estensioni di concetti e contenuti di concetti generali che comportano un riferimento allinfinito attuale. Infatti, i paradossi della teoria degli insiemi mostrano che proprio loperare astratto con estensioni di concetti e contenuti di concetti generali che risultato difettoso e insicuro142. Tuttavia la matematica infinitaria, e in particolare la teoria degli insiemi, importante per la fondazione dellanalisi infinitesimale di Weierstrass, Dedekind e Cantor, perch gli enunciati ideali permettono di abbreviare le dimostrazioni degli enunciati reali, e perci di semplificare e concludere la teoria. Per questo motivo Hilbert afferma: Nessuno deve poterci mai scacciare dal paradiso che Cantor ha creato per noi143. Si deve per essere sicuri che, mediante luso di enunciati ideali, non si possano dimostrare enunciati reali falsi. Per esserlo si deve mostrare che, mediante luso di enuciati ideali, non si possono dimostrare enunciati reali che non siano dimostrabili senza di esso, cio non siano dimostrabili nella matematica finitaria, e perci non siano veri. Mostrarlo assicurerebbe che i modi inferenziali basati sullinfinito possono essere sostituiti con processi finiti che danno esattamente gli stessi risultati144. 2.4. Il programma della conservazione Per mostrarlo Hilbert formula un programma, detto programma della conservazione, che consta dei seguenti due passi: 1) Formalizzare la matematica infinitaria mediante una teoria T. 2) Dimostrare nella matematica finitaria che T esternamente coerente [V.4.7]. Col passo 1) del programma della conservazione, tutto ci che costituisce la matematica nel senso corrente, cio la matematica infinitaria, viene rigorosamente formalizzato, cosicch la matematica propriamente detta, o matematica in senso stretto, diventa un patrimonio di formule145. Essa comprende, in primo luogo, le
142 143

Hilbert 1970b, p. 162. Hilbert 1926, p. 170. 144 Ivi, p. 162. 145 Hilbert 1931a, p. 489.

29

formule a cui corrispondono comunicazioni contenutistiche di enunciati finitari, cio esprimono enunciati reali, e, in secondo luogo, altre formule che non significano niente e che sono i costrutti ideali della nostra teoria146. Cio esprimono enunciati ideali. La necessit di formalizzare la matematica infinitaria nasce dal fatto che, alle formule che esprimono enunciati ideali, che quindi non significano niente, non si possono applicare contenutisticamente le operazioni logiche e anche le stesse dimostrazioni matematiche. perci necessario formalizzare le operazioni logiche e anche le stesse dimostrazioni matematiche; ci richiede che le relazioni logiche siano tradotte in formule147. Formalizzare la matematica infinitaria ci evita di dover assegnare uninterpretazione agli enunciati ideali. In effetti non per nulla ragionevole la richiesta generale che ogni singola formula che compare in una dimostrazione sia interpretabile per se stessa; corrisponde invece alla natura di una teoria il fatto che noi non dobbiamo ricorrere allintuizione o al significato nel suo sviluppo148. La formalizzazione ci evita di dover ricorrere allintuizione e al significato, perch con essa la matematica infinitaria si trasforma in qualcosa che ha lo stesso carattere degli oggetti della matematica finitaria. Infatti le formule che esprimono enunciati ideali sono stringhe di segni-base di un linguaggio segnico, quindi sono oggetti concreti che esistono intuitivamente. E le dimostrazioni formali contenenti formule che esprimono enunciati ideali sono successioni finite di formule, quindi sono oggetti concreti che esistono intuitivamente. Per assicurare che le dimostrazioni formali siano oggetti concreti che esistono intuitivamente, la teoria T che formalizza la matematica infinitaria innanzitutto deve essere RE perch, in virt della propriet delle teorie RE [V.3.3], questo assicura che si possa riconoscere nella matematica finitaria che una dimostrazione formale una dimostrazione. Ma perch la teoria T possa considerarsi una formalizzazione adeguata della matematica infinitaria, essa deve soddisfare anche altre condizioni. a) T deve permettere di esprimere tutti i concetti della matematica infinitaria. Questo assicura che tutti i concetti matematici sono inclusi nelledificio della matematica come componenti formali149.
146 147

Hilbert 1926, pp. 175-176. Ivi, p. 176. 148 Hilbert 1928, p. 79. 149 Hilbert 1970b, p. 165.

30

b) T deve permettere di dimostrare tutti gli enunciati veri della matematica finitaria. Questo assicura che le regole di T sono sufficienti nellambito della teoria dei numeri150. c) T deve permettere di decidere, per ogni enunciato, se dimostrabile o non dimostrabile in T. Questo assicura che si pu dare una risposta affermativa alla questione della decidibilit mediante un numero finito di operazioni151. d) T deve permettere di dimostrare tutti gli enunciati logicamente validi. Questo assicura che le regole formalizzate del ragionamento logico sono comunque sufficienti per dimostrare tutte le asserzioni logiche universalmente valide152. Tali regole devono essere quelle della logica del secondo ordine, perch la formalizzazione della matematica infinitaria richiede quantificazioni su specie superiori di variabili153. Solo cos si pu avere la completezza dei sistemi di assiomi per la teoria dei numeri e per lanalisi, anche se essa va stabilita con unargomentazione differente dalla usuale argomentazione con cui si mostra che due realizzazioni qualsiasi del sistema di assiomi della teoria dei numeri, rispettivamente, dellanalisi, devono essere isomorfe, che non soddisfa i requisiti del rigore finitario154. Si noti che lassunzione c) di Hilbert, che T debba permettere di decidere, per ogni enunciato, se dimostrabile o non dimostrabile in T, non va confusa con unaltra sua assunzione, il principio della solubilit di ogni problema matematico, secondo cui ogni problema matematico suscettibile di soluzione155. Cio, suscettibile di una rigorosa sistemazione, o riuscendo a dare una soluzione alla questione posta oppure mostrando limpossibilit di una sua soluzione e quindi la necessit dellinsuccesso di ogni tentativo156. Infatti, il principio della solubilit di ogni problema matematico non si riferisce solo alla solubilit per mezzo degli assiomi di una teoria RE data, ma alla solubilit con qualsiasi mezzo, perci lassunzione c) solo un caso particolare di tale principio. In effetti Hilbert asserisce il principio della solubilit di ogni problema matematico non in relazione al programma della conservazione, ma in polemica con du BoisReymond, il quale aveva affermato che lo scienziato non pu limitarsi a
150 151

Hilbert 1929, p. 7. Hilbert 1970a, p. 155. 152 Hilbert 1929, pp. 7-8. 153 Ivi, p. 6. 154 Ibid. 155 Hilbert 1926, p. 180. 156 Hilbert 1970c, p. 297.

31

dire ignoramus ma deve, una volta per sempre, decidersi per il verdetto molto pi duro da pronunciare: ignorabimus157. E in polemica con coloro che oggi, con unaria da filosofi e con tono di superiorit profetizzano il tramonto della cultura e si compiacciono dello ignorabimus158. Ci appare evidente dal fatto che Hilbert riassume il principio della solubilit di ogni problema matematico nel motto: In matematica non esiste alcun ignorabimus159. Col passo 2) del programma della conservazione si dimostra, con i metodi assolutamente certi della matematica finitaria, che ogni enunciato esprimente un enunciato reale dimostrabile in T vero. Dimostrarlo essenziale perch solo cos lestensione mediante aggiunta di elementi ideali ammissibile160. In questo modo, infatti, si assicura che ogni enunciato ideale pu essere eliminato da una dimostrazione di un enunciato reale, nel senso che le figure composte con esso possono essere rimpiazzate da segni numerici in modo tale che le formule che costituiscono gli enunciati reali si trasformano con questi rimpiazzamenti in formule vere161. Cos si certi che gli assiomi infinitari non possono mai portare ad un risultato dimostrabilmente falso162. E perci che le asserzioni matematiche sono realmente verit incontestabili e definitive163. Inoltre, la dimostrazione del fatto che ogni enunciato esprimente un enunciato reale dimostrabile in T vero deve essere data nella matematica finitaria, perch loperare con linfinito pu essere reso sicuro solo mediante il finito164. 2.5. Il programma della coerenza Secondo Hilbert, per realizzare il programma della conservazione basta realizzare un programma strettamente connesso con esso, detto programma della coerenza, che consta dei seguenti due passi: 1) Formalizzare la matematica infinitaria mediante una teoria T. 2) Dimostrare nella matematica finitaria che T coerente.

157 158

du Bois-Reymond 1967, p. 51. Hilbert 1970e, p. 387. 159 Hilbert 1926, p. 180. 160 Hilbert 1928, p. 73. 161 Ivi, p. 82. 162 Hilbert-Bernays 1968-70, I, p. 44. 163 Hilbert 1970b, p. 162. 164 Hilbert 1926, p. 190.

32

Col passo 1) del programma della coerenza, di nuovo, la matematica infinitaria viene rigorosamente formalizzata. Col passo 2) del programma della coerenza si dimostra, con i metodi assolutamente certi della matematica finitaria, che in T non si possono dimostrare enunciati contraddittori tra loro. Dimostrarlo essenziale perch cos si assicura che, con lintroduzione di costrutti ideali, non possono venir fuori due enunciati che si contrappongono logicamente luno allaltro A, A165. Questo importante perch in una teoria incoerente possiamo dimostrare la falsit di ogni enunciato corretto166. Ma, per Hilbert, dimostrare che T coerente non serve soltanto per garantirsi che in T non si possono dimostrare enunciati contraddittori tra loro, ha anche una valenza positiva: la coerenza una condizione necessaria e sufficiente per la verit degli assiomi di T. Infatti, se assiomi arbitrariamente stabiliti non sono in contraddizione tra loro, con tutte le loro conseguenze, allora essi sono veri167. E vale anche linverso. Dunque non contraddittorio identico a vero, e parimenti falso e portante ad una contraddizione sono identici168. La dimostrazione del fatto che T coerente deve essere data nella matematica finitaria, di nuovo perch loperare con linfinito pu essere reso sicuro solo mediante il finito. Mentre il programma della conservazione richiede di mostrare che tutti gli infiniti enunciati esprimenti enunciati reali dimostrabili in T sono veri, il programma della coerenza ha il vantaggio che esso richiede solo di mostrare che un singolo enunciato non una formula dimostrabile169. Infatti, per lequivalenza tra coerenza e indimostrabilit di 0 = 1 [V.2.3], per mostrare la coerenza di T basta mostrare che 0 = 1 non dimostrabile in T. 2.6. Sufficienza del programma della coerenza Mostriamo che, come afferma Hilbert, per realizzare il programma della conservazione basta realizzare quello della coerenza. Supponiamo che i passi 1) e 2) del programma della coerenza siano realizzabili. Allora banalmente il passo 1) del programma della conservazione realizzabile perch coincide col passo 1) del

165 166

Hilbert 1928, p. 74. Hilbert 1905, p. 217. 167 Hilbert 1976, p. 66. 168 Hilbert 1931b, pp. 122-123. 169 Hilbert 1928, p. 74.

33

programma della coerenza. Mostriamo che anche il passo 2) del programma della conservazione realizzabile. Supponiamo che esso non sia realizzabile. Allora qualche enunciato reale, quindi della forma x ( f ( x ) = 0) dove f una funzione ricorsiva primitiva [V.2.2], dimostrabile in T ma falso. Questo significa che, per qualche numero naturale m, nella matematica finitaria si pu stabilire che f ( m ) 0 . Inoltre si pu ottenere questa equazione come formula dimostrabile, esprimendo la determinazione della differenza tra f ( m ) e 0 sotto forma di una dimostrazione170. Cio, f ( m ) 0 dimostrabile nella matematica finitaria. Ma allora, per il passo 1) del programma della coerenza, f ( m ) 0 dimostrabile anche in T. Daltra parte, dal fatto che x ( f ( x ) = 0) dimostrabile in T, segue in particolare che f ( m ) = 0 dimostrabile in T. Perci T incoerente. Ma, per il passo 2) del programma della coerenza, T coerente, e la dimostrazione della coerenza mostra questo in modo finitario171. Contraddizione. Se ne conclude che lenunciato x ( f ( x ) = 0) non pu essere falso, e quindi deve essere vero. Pertanto il passo 2) del programma della conservazione realizzabile. 2.7. Il debito di Hilbert verso Kant Hilbert mutua le sue principali idee sulla natura della matematica da Kant. 1) Da Kant, Hilbert mutua lidea che nella matematica domina una completa sicurezza del ragionamento e un manifesto accordo tra tutti i risultati172. Tuttavia, dovunque emergano concetti matematici, sorge il compito di indagare i principi che stanno alla base di questi concetti173. Infatti, una scienza come la matematica non pu sostenersi su credenze, per quanto forti esse siano, ma ha il dovere di una chiarificazione totale174. Tale chiarificazione non serve per consolidare singole teorie matematiche175. Serve invece per mostrare il fondamento della loro certezza.

170 171

Ivi, p. 78. Ivi, p. 79. 172 Hilbert 1970b, p. 159. 173 Hilbert 1970d, p. 295. 174 Hilbert 1931a, p. 488. 175 Hilbert 1970b, p. 157.

34

Kant, infatti, aveva detto che la matematica conoscenza dotata di certezza apodittiche, ma ci si deve domandare come questo sia possibile e indagare il fondamento di tale possibilit [II.1.4]. 2) Da Kant, Hilbert mutua lidea che ci possibile avere conoscenza matematica solo di oggetti che possono essere dati in modo immediatamente intuitivo176. Kant, infatti, aveva detto che ci possibile avere conoscenza di un oggetto solo in quanto oggetto dellintuizione sensibile177. 3) Da Kant, Hilbert mutua lidea che nondimeno nella matematica si possono usare enunciati ideali, che sono utili in quanto indirizzano meglio e pi a fondo nel dimostrare enunciati reali, permettendo cos di semplificare e concludere la teoria178. Tali enunciati ideali, e i concetti che intervengono in essi, non servono ad estendere la nostra conoscenza oltre gli oggetti reali ma svolgono il ruolo di una idea, se per idea, secondo laccezione di Kant, si intende un concetto della ragione che trascende ogni esperienza e per mezzo del quale il concreto viene completato in una totalit179. Kant, infatti, aveva detto che le idee della ragion pura sono utili in quanto, anche se per mezzo di esse non pu essere determinato alcun oggetto, tuttavia per mezzo di esse lintelletto, nella conoscenza degli oggetti conoscibili, indirizzato meglio e pi a fondo180. Tali idee non servono ad estendere la nostra conoscenza oltre gli oggetti dellesperienza possibile, bens ad esprimere lunit sistematica che deve farci da guida nelluso empirico della ragione181. 4) Da Kant, Hilbert mutua lidea che luso degli enunciati ideali giustificato nella misura in cui per mezzo di essi non si pu dimostrare alcun nuovo enunciato reale non dimostrabile senza di essi, perch ci garantisce che nel vecchio dominio sono sempre valide le relazioni che risultano per i vecchi oggetti eliminando gli oggetti ideali182. Kant, infatti, aveva detto che luso delle idee della ragion pura giustificato nella misura in cui per mezzo di esse lintelletto non pu conoscere alcun oggetto oltre quelli conoscibili con i suoi concetti183.

176 177

Ivi, p. 162. Kant 1900, III, p. 16 (B XXVI). 178 Hilbert 1970c, p. 187. 179 Hilbert 1926, p. 190. 180 Kant 1900, III, p. 255 (B 385). 181 Ivi, III, p. 445 (B 702-703). 182 Hilbert 1928, p. 73. 183 Kant 1900, III, p. 255 (B 385).

35

5) Da Kant, Hilbert mutua lidea che, per giustificare luso degli enunciati ideali, basta dimostrarne la coerenza, perch c una condizione, una sola ma assolutamente necessaria, alla quale collegato luso degli enunciati ideali, e questa la dimostrazione della non contraddittoriet184. Kant, infatti, aveva detto che, per giustificare luso delle idee della ragion pura, basta dimostrare che esse sono non contraddittorie, perch io posso pensare ci che voglio purch non mi contraddica, ossia purch il mio concetto sia un pensiero possibile, quantunque io non possa garantire che, nellinsieme di tutte le possibilit, gli corrisponda anche un oggetto185. 6) Da Kant, Hilbert mutua lidea che si possa dare una risposta affermativa alla questione della decidibilit di un problema matematico mediante un numero finito di operazioni186. Kant, infatti, aveva detto che, nella natura di scienze come la matematica, implicito che ogni questione da esse sollevata debba poter ottenere immediatamente una risposta a partire da ci che si sa, cio dai dati, assiomi o teoremi, per il fatto che la risposta deve essere desunta dalle fonti stesse della domanda, senza dunque che sia lecito appellarsi ad una irrimediabile ignoranza, ma dovendosi in ogni caso fornire una soluzione187. Perci la matematica pu richiedere e aspettarsi, rispetto a tutte le questioni che rientrano nel suo ambito (quaestiones domesticae), esclusivamente soluzioni certe, anche se per il momento non ancora disponibili188. 2.8. Deviazioni da Kant Hilbert, per, interpreta alcune delle idee che egli mutua da Kant in modo deviante rispetto a Kant. 1) Per Hilbert, il compito di indagare il fondamento della certezza della matematica non pu essere realizzato dalla filosofia ma solo dalla matematica, perch questultima non dipende da alcuna autorit esterna, in particolare per la sua fondazione non ha bisogno n del buon Dio, come Kronecker, n dellassunzione di una particolare capacit del nostro intelletto sintonizzata col principio di induzione completa, come Poincar, n dellintuizione originaria di Brouwer, e neppure infine, come Russell e Whitehead, di assiomi dellinfinito, di riducibilit o di

184 185

Hilbert 1926, p. 179. Kant 1900, III, p. 17 nota (B XXVI nota). 186 Hilbert 1970a, p. 153. 187 Kant 1900, III, p. 330 (B 504). 188 Ivi, III, p. 332 (B 508).

36

completezza189. Specificamente, per indagare il fondamento della certezza della matematica, si deve far uso della logica matematica, che una branca della matematica creata specificamente a tale scopo e con la quale alla matematica vera e propria si aggiunge una matematica in certo senso nuova, una metamatematica190. Invece, per Kant, il compito di indagare il fondamento della certezza della matematica deve essere realizzato della filosofia, perch rientra nel problema vero e proprio della ragion pura che contenuto nella domanda: Come sono possibili giudizi sintetici a priori?191. Nella soluzione del suddetto problema contenuta nello stesso tempo la possibilit delluso puro della ragione nel fondare e nelledificare tutte le scienze che contengono una conoscenza teoretica a priori di oggetti, cio la risposta alle domande: Come possibili la matematica pura? Come possibile la fisica pura?192. 2) Per Hilbert, gli oggetti matematici ci sono dati dallintuizione, perch qualcosa ci gi dato in anticipo nella rappresentazione, cio certi oggetti concreti extra-logici che esistono intuitivamente come esperienze immediate prima di ogni pensiero193. Invece, per Kant, gli oggetti matematici non ci sono dati dallintuizione, ma sono costruzioni di concetti matematici, cio esibizioni di concetti matematici nellintuizione, perch la conoscenza matematica conoscenza razionale per costruzione di concetti, dove costruire un concetto significa esibire a priori lintuizione ad esso corrispondente194. 3) Per Hilbert, al posto dello stolto ignorabimus, la nostra parola dordine invece: noi dobbiamo sapere, noi sapremo195. Invece, per Kant, la ragione umana ha il peculiare destino di essere tormentata da problemi che non pu evitare, perch le sono imposti dalla sua stessa natura, ma a cui tuttavia non in grado di dare soluzione, perch oltrepassano tutti i suoi poteri196 2.9. Aspettative sulla realizzabilit dei programmi Hilbert era convinto che i suoi programmi fossero realizzabili, e in uno scritto pubblicato nel 1931 addirittura dichiara: Credo di aver
189 190

Hilbert 1928, p. 85 Hilbert 1970b, p 174. 191 Kant 1900, III, p. 39 (B 19). 192 Ivi, III, p. 40 (B 20). 193 Hilbert 1931a, p. 486. 194 Kant 1900, III, p. 469 (B 741). 195 Hilbert 1970e, p. 387. 196 Kant 1900, III, p. 7 (A VII).

37

raggiunto completamente ci che volevo e avevo promesso: il problema dei fondamenti della matematica in quanto tale stato con ci definitivamente eliminato197. Ma il 7 settembre 1930, durante una discussione ad un convegno tenuto a Knigsberg, Gdel aveva gi annunciato quel suo primo teorema di incompletezza che, insieme ad altri risultati limitativi, avrebbe segnato il crollo dei programmi di Hilbert. Aveva detto, infatti, che (sotto lipotesi della coerenza della matematica classica) si possono dare persino esempi di asserzioni che sono contenutisticamente vere ma non sono dimostrabili nel sistema formale della matematica classica198. 2.10. Il crollo del programma della coerenza I teoremi di incompletezza di Gdel e altri risultati limitativi implicano che nessuno dei passi dei programmi di Hilbert realizzabile. Il passo 1) del programma della coerenza richiede di formalizzare tutta la matematica infinitaria mediante una teoria T che sia RE e soddisfi le condizioni a) - d) di [II.2.4]. Ma, per il teorema di indefinibilit della verit insiemistica [V.5.4], linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati del linguaggio di T che sono veri nella gerarchia cumulativa V [III.2.2] non pu essere definito in V da alcuna formula di tale linguaggio. Perci T non permette di esprimere un concetto della matematica infinitaria, ossia quello di insieme dei numeri di Gdel di tali enunciati. Dunque la condizione a) non pu essere soddisfatta. Per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2, V.4.9], se T coerente, esiste un enunciato della forma x ( f ( x ) = 0) , dove f una funzione ricorsiva primitiva, quindi un enunciato della matematica finitaria, che vero in N ma non dimostrabile in T. Dunque la condizione b) non pu essere soddisfatta. Anche prescindendo dalla nozione di verit in N, per il teorema di incompletezza di Rosser [V.4.6, V.4.9], se T coerente, esiste un enunciato della forma x ( f ( x ) = 0) , dove f una funzione ricorsiva primitiva, dunque un enunciato della matematica finitaria, tale che n esso n la sua negazione sono dimostrabili in T. Dunque T non permette di determinare tutti i suoi enunciati. Per il teorema di indecidibilit [V.5.2, V.5.4], se T coerente, T non permette di decidere, per ogni enunciato di T, se dimostrabile o non dimostrabile in T. Dunque la condizione c) non pu essere
197 198

Hilbert 1931a, p. 494. Gdel 1986-2002, I, p. 202.

38

soddisfatta. Addirittura, per il teorema di indecidibilit della logica del secondo ordine [V.7.3], gli assiomi logici e le regole di deduzione logiche della logica del secondo ordine non permettono di decidere se un enunciato del secondo ordine logicamente valido, e, per il teorema di Church [V.5.3], lo stesso vale per gli assiomi logici e regole di deduzione logiche della logica del primo ordine. Per un corollario del teorema di incompletezza forte della logica del secondo ordine [V.7.6], non esiste alcun insieme di assiomi logici e regole di deduzione logiche della logica del secondo ordine che sia RE e tale che tutti gli enunciati logicamente validi siano dimostrabili per mezzo di tali assiomi logici e regole di deduzione logiche. Quindi la condizione d) non pu essere soddisfatta. Ne segue che il passo 1) del programma della coerenza non pu essere realizzato. Per stabilirlo basterebbe che non potesse essere soddisfatta una delle condizioni a) - d), ma il fatto che non possa essere soddisfatta nessuna di esse lo stabilisce ad abundantiam. Il passo 2) del programma della coerenza richiede di dimostrare nella matematica finitaria che T coerente. Ma questa condizione non pu essere soddisfatta perch, per il secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4, V.4.9], se T coerente, lenunciato ConT che esprime canonicamente la coerenza di T non dimostrabile in T. Per dimostrarlo c sempre bisogno di qualche metodo dimostrativo che trascende il sistema199. Non essendo dimostrabile in T, a maggior ragione ConT non dimostrabile nella matematica finitaria, perch questultima una parte propria della matematica infinitaria e, per il passo 1) del programma della coerenza, T deve contenere tutta la matematica infinitaria. Poich il requisito di dimostrare nella matematica finitaria che T coerente non pu essere soddisfatto, ne segue che il passo 2) del programma della coerenza non pu essere realizzato. 2.11. Lobiezione di Detlefsen Questa conclusione si fonda sul secondo teorema di incompletezza di Gdel, la cui validit dipende in modo essenziale dal requisito che lenunciato ConT che esprime la coerenza di T la esprima canonicamente [V.4.4]. Senza tale requisito, la coerenza (nel senso della indimostrabilit di una proposizione e della sua negazione), anche di sistemi T molto forti, pu essere dimostrabile in T200. Infatti,

199 200

Ivi, III, p. 34 Ivi, II, p. 305.

39

che esprimono la coerenza di T ma non esistono enunciati ConT

canonicamente, i quali sono dimostrabili in T [V.4.5]. Detlefsen ha perci obiettato che il secondo teorema di incompletezza di Gdel non prova conclusivamente che il passo 2) del programma della coerenza non pu essere realizzato. La condizione che lenunciato ConT che esprime la coerenza di T debba esprimerla canonicamente non qualcosa a cui lhilbertiano impegnato dalla natura della sua impresa perch non esiste alcuna ragione per supporlo, e perci non si pu dire che il secondo teorema di incompletezza di Gdel si applichi al programma di Hilbert in s201. Come vedremo, per, anche se lobiezione di Detlefsen fosse valida, questo non salverebbe il programma della coerenza dal crollo. 2.12. Il crollo del programma della conservazione Si pu infatti dimostrare che il passo 2) del programma della conservazione non pu essere realizzato, senza far uso del secondo teorema di incompletezza di Gdel. Il passo 2) del programma della conservazione richiede di dimostrare nella matematica finitaria che T esternamente coerente. Ma questa condizione non pu essere soddisfatta perch, per il terzo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.7], se T coerente, lenunciato ExtConT che esprime la coerenza esterna di T non dimostrabile in T. Non essendo dimostrabile in T, a maggior ragione ExtConT non dimostrabile nella matematica finitaria, perch questultima una parte propria della matematica infinitaria e, per il passo 1) del programma della conservazione, T deve contenere tutta la matematica infinitaria. La validit del terzo teorema di incompletezza di Gdel non dipende da alcuno speciale requisito su ExtConT. Contro questa conclusione non si pu dunque avanzare unobiezione simile a quella di Detlefsen [II.2.11]. Perci Gdel afferma che il terzo teorema di incompletezza la versione migliore e pi generale dellindimostrabilit della coerenza nel sistema202. Poich il requisito di dimostrare nella matematica finitaria che T esternamente coerente non pu essere soddisfatto, ne segue che il passo 2) del programma della conservazione non pu essere realizzato. Daltra parte neppure il passo 1) del programma della conservazione pu essere realizzato, perch coincide col passo 1) del programma della

201 202

Detlefsen 1990, 345. Gdel 1986-2002, II, p. 305.

40

coerenza, che, come abbiamo visto, non pu essere realizzato. Pertanto il programma della conservazione non pu essere realizzato. Ma allora neppure il programma della coerenza pu essere realizzato, perch, come abbiamo visto, per realizzare il programma della conservazione, basta realizzare il programma della coerenza. 2.13. Inadeguatezza della coerenza Un ulteriore limite dei programmi di Hilbert che, secondo Hilbert, la coerenza una condizione necessaria e sufficiente per la verit degli assiomi di T [II.2.5]. Ma questo smentito dal fatto che, per il teorema dellesistenza di teorie coerenti false [V.4.3], la coerenza non una condizione sufficiente per la verit degli assiomi di T. 2.14. Le ragioni di Kant I teoremi di incompletezza di Gdel segnano il crollo dei programmi della conservazione e della coerenza. Ma, indipendentemente da essi, gi alcuni indizi avrebbero permesso ad Hilbert di rendersi conto dellintrinseca debolezza dei suoi programmi. 1) Il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2, V.4.9] mostra che nessuna teoria T mediante la quale si formalizzi la matematica infinitaria permette di dimostrare tutte le verit matematiche. Ma Hilbert non aveva bisogno di Gdel per rendersi conto di questo. Infatti, gi Kant aveva affermato che nella geometria il matematico arriva ad una soluzione del problema illuminante e nello stesso tempo generale non semplicemente deducendo conseguenze dagli assiomi, ma attraverso una catene di inferenze che sempre guidata dallintuizione203. Dunque nella dimostrazione di teoremi geometrici abbiamo bisogno dellintuizione, e perci una deduzione puramente logica di ogni teorema geometrica da assiomi impossibile. E Gdel sottolinea che, sebbene questa affermazione di Kant sia scorretta se presa alla lettera, cio se riferita alla geometria, nondimeno, se in essa sostituiamo il termine geometrico con matematico o insiemistico, allora diventa una proposizione dimostrabilmente vera204. 2) Il secondo e il terzo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4, V.4.7, V.4.9] mostrano che nessuna teoria T mediante la quale si formalizzi la matematica infinitaria pu essere giustificata mediante i
203 204

Kant 1900, p. 471 (B 745-746). Gdel 1986-2002, III, p. 385.

41

metodi della matematica finitaria. Perci gli enunciati ideali e i concetti che intervengono in essi che corrispondono a ci che Kant chiamava le idee della ragion pura non ammettono alcuna giustificazione assoluta. Ma Hilbert non aveva bisogno di Gdel per rendersi conto di questo. Infatti, gi Kant aveva sottolineato che non propriamente possibile alcuna deduzione oggettiva delle idee della ragion pura, perch esse non intrattengono alcun rapporto con un qualsiasi oggetto che possa essere dato in modo adeguato, e ci appunto perch non si tratta che di idee205. Per deduzione Kant intende qui giustificazione e legittimazione, perch usa tale termine nel senso dei giuristi, i quali chiamano la prova che deve dimostrare la legittimit o anche la pretesa giuridica, deduzione206. Dunque, affermando che per le idee della ragion pura non propriamente possibile alcuna deduzione oggettiva, Kant vuole dire che per esse non possibile alcuna giustificazione assoluta. Le idee della ragion pura vengono assunte solo come principi euristici, e senza che si pretenda di poterne dare una deduzione trascendentale207. Di esse si pu dare solo una deduzione soggettiva208. Uneventuale fallacia che si annidi in esse non pu venir contenuta nei suoi limiti per mezzo di alcuna indagine oggettiva e dogmatica delle cose perch una tale indagine impossibile, ma solo per mezzo di unindagine soggettiva sulla ragione stessa, in quanto la fonte delle idee209. 3) Il teorema dellesistenza di teorie coerenti false [V.4.3], che un corollario del primo teorema di incompletezza di Gdel, mostra che la coerenza non una condizione sufficiente per la verit degli assiomi di una teoria T mediante la quale si formalizzi la matematica infinitaria. Ma Hilbert non aveva bisogno di Gdel per rendersi conto di questo. Infatti, gi Kant aveva sottolineato che certamente una condizione logica necessaria che un dato concetto non debba contenere alcuna contraddizione; ma questo non affatto sufficiente a garantire la realt oggettiva del concetto, ossia la possibilit delloggetto che viene pensato mediante il concetto210. Infatti, un nostro giudizio pu essere esente da contraddizioni e tuttavia unire i concetti in un modo contrastante con loggetto; e dunque pu unirli anche se manca un fondamento che giustifichi, a priori o a posteriori,
205 206

Kant 1900, III, p. 259 (B 393). Ivi, III, p. 99 (B 116). 207 Ivi, III, p. 439 (B 691-692). 208 Ibid. 209 Ivi, IV, p. 329. 210 Ivi, III, p. 187 (B 267-268).

42

tale giudizio. In tal caso il giudizio, pur essendo esente da ogni contraddizione interna, pu essere falso o infondato211. 2.15. La reazione finale di Hilbert La portata distruttiva dei risultati di Gdel per i programmi di Hilbert non venne riconosciuta da Hilbert. Egli infatti dichiar che si dimostrata errata lopinione temporaneamente accolta che da certi nuovi risultati di Gdel segua limpraticabilit della mia teoria212. Da essi segue soltanto che, per lo sviluppo della dimostrazione di coerenza, si deve utilizzare il punto di vista finitario in un modo pi acuto di quanto richiesto dalla trattazione di formalismi elementari213. A tale scopo basta estendere la precedente delimitazione del punto di vista finitario214. Cio, basta ammettere che la matematica finitaria vada oltre quella formalizzata nellaritmetica ricorsiva primitiva PRA. Ma non cos. Infatti, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2, V.4.9], se la teoria T mediante la quale si formalizza la matematica infinitaria coerente, esister comunque un enunciato della forma x ( f ( x ) = 0) , dove f una funzione ricorsiva primitiva, vero ma non dimostrabile in T, e tale enunciato ovviamente sar finitario anche nel senso esteso. Inoltre, per il secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4], se T coerente, lenunciato ConT che esprime canonicamente la coerenza di T non sar dimostrabile in T, cio nella matematica infinitaria, e quindi neppure nella matematica finitaria nel senso esteso, che sar comunque una parte di quella formalizzata da T. Dunque i risultati di Gdel segnano davvero il crollo dei programmi di Hilbert, e per questi non vi alcuna possibilit di salvezza. In definitiva, dunque, Hilbert mutu le sue principali idee sulla matematica da Kant, e il suo unico contributo originale alla filosofia della matematica che era di natura tecnica: il progetto di dimostrare nella matematica finitaria la coerenza di una formalizzazione di tutta la matematica si risolse in un fallimento. 3. Brouwer 3.1. Le motivazioni di Brouwer

211 212

Ivi, III, p. 141 (B 190). Hilbert-Bernays 1968-70, I, p. VII. 213 Ibid. 214 Ivi, II, p. VII.

43

Anche secondo Brouwer (1881-1966) il compito della filosofia della matematica indagare il fondamento della certezza della matematica. Ma per lui la matematica esistente non assolutamente certa nella sua totalit. Questo dipende dal fatto che, per dare una fondazione dellanalisi infinitesimale, Weierstrass, Dedekind e Cantor hanno introdotto oggetti e metodi astratti che non possono essere dati dallintuizione, e nelle dimostrazioni hanno fatto uso del principio del terzo escluso che non pu essere giustificato dallintuizione. Alcuni, come Hilbert, hanno sperato che la scienza matematica eretta secondo i loro principi sarebbe stata coronata un giorno da una dimostrazione di non contraddittoriet, ma questa speranza non mai stata soddisfatta e oggi, visti i risultati di certe indagini degli ultimissimi decenni, stata, sembra, abbandonata215. Si deve perci lasciar perdere la matematica classica, cio la matematica risultante dalla fondazione di Weierstrass, Dedekind e Cantor, e riconoscere che non pu esistere alcuna matematica che non sia stata costruita intuitivamente216. Un oggetto o metodo legittimo se e solo se si pu darne una costruzione basata sullintuizione, perch lunico possibile fondamento della matematica va ricercato in questa costruzione217. Parimenti, un enunciato matematico vero se e solo se si pu darne una dimostrazione, perch non si possono ammettere verit prima che tali verit siano state esperite218. 3.2. Il programma di Brouwer Abbandonare la matematica classica comporta ricostruire daccapo parecchie teorie della matematica vera e propria con incrollabile certezza219. In particolare, si deve dare una nuova fondazione dellanalisi infinitesimale in cui si usino solo oggetti e metodi che possono essere dati dallintuizione, e nelle dimostrazioni si usino solo principi che possono essere giustificati dallintuizione. Si deve quindi sviluppare una nuova matematica, alternativa a quella classica, la quale, per il ruolo che vi dovr avere lintuizione, pu dirsi matematica intuizionista. Non essendo semplicemente una restrizione della matematica classica ma avendo oggetti e metodi suoi

215 216

Brouwer 1975, p. 508. Ivi, p. 52. 217 Ibid. 218 Ivi, p. 488. 219 Ivi, p. 412.

44

propri, la matematica intuizionista non sar confrontabile con quella classica. Questo il programma di Brouwer, che egli cerc di realizzare, ed effettivamente realizz, per alcuni decenni, ricostruendo daccapo parecchie teorie della matematica classica in base ai suoi principi. 3.3. Il rifiuto del principio del terzo escluso Uno degli aspetti pi noti del programma di Brouwer il rifiuto del principio del terzo escluso. Tale principio asserisce che ogni supposizione vera o falsa, il che per Brouwer significa che ogni supposizione, o si pu stabilirla mediante una costruzione oppure si pu arrivare, mediante una costruzione, allarresto del processo220. Cio, o si pu dimostrarla oppure si pu mostrare che la supposizione che si possa dimostrarla porta ad unassurdit. Ma allora ogni asserzione matematica che non stata dimostrata, e per la quale non si sa mostrare che la supposizione che essa sia dimostrabile porta ad unassurdit, d luogo ad una confutazione del principio del terzo escluso221. Tale il caso, ad esempio, della congettura di Goldbach, Ogni numero pari maggiore di 2 la somma di due numeri primi. Il principio del terzo escluso, inteso come lo intende Brouwer, equivalente al principio di Hilbert della solubilit di ogni problema matematico [II.2.4]. Infatti, dire che ogni supposizione, o si pu dimostrarla oppure si pu mostrare che la supposizione che si possa dimostrarla porta ad unassurdit, equivale a dire che ogni problema matematico solubile. Questo viene sottolineato da Brouwer dicendo che la questione della validit del principio del terzo escluso equivalente alla questione se possano esistere problemi matematici insolubili222. Se, come Hilbert, si ottimisti sulle capacit umane e si ritiene che ogni problema matematico suscettibile di soluzione, allora il principio del terzo escluso sar ammissibile. Si dir che tale principio non ha mai prodotto il minimo errore, in particolare non ha la minima colpa per la comparsa dei noti paradossi della teoria degli insiemi, e che negare al matematico luso di tale principio sarebbe come vietare allastronomo il telescopio o al pugile luso dei pugni223. E ci si meraviglier del fatto che un matematico possa dubitare della rigorosa validit del principio in questione, e che, sotto linfluenza di Brouwer,
220 221

Ivi, p. 109. Ivi, p. 552. 222 Ivi, p. 109. 223 Hilbert 1928, p. 80.

45

unintera comunit di matematici si sia oggi ritrovata a fare questo, il che mostra che la capacit di suggestione di un singolo uomo, dotato di un forte carattere e ricco ingegno, riesce ad esercitare la pi improbabili ed eccentriche influenze224. Se invece, come Brouwer, si pessimisti sulle capacit umane e si ritiene che non vi ombra di prova per la convinzione che non esistano problemi matematici insolubili, allora il principio del terzo escluso non sar ammissibile, non essendo affidabile come principio di ragionamento225. Si dir che la credenza nella validit di tale principio un fenomeno della storia della civilt dello stesso tipo della credenza di un tempo nella razionalit di o nella rotazione del firmamento su un asse passante per la terra226. 3.4. La nozione intuizionista di dimostrazione Se il rifiuto del principio del terzo escluso uno degli aspetti pi noti del programma di Brouwer, la nozione di dimostrazione di Brouwer uno degli aspetti meno noti e meno compresi di tale programma. Secondo unopinione diffusa, Brouwer rifiuterebbe il metodo assiomatico riducendo la dimostrazione matematica ad unilluminazione. Ma tale opinione contraddetta dal fatto che Brouwer definisce la matematica intuizionista come una matematica che deduce teoremi, sebbene li deduca esclusivamente per mezzo della costruzione introspettiva227. Cio, la matematica intuizionista una matematica che deduce teoremi da assiomi basati sullintuizione, mediante deduzioni basate sullintuizione. Ci che Brouwer rifiuta non dunque il metodo assiomatico, ma solo il metodo assiomatico formale di Hilbert, che deduce teoremi mediante dimostrazioni formali le quali possono contenere formule che non significano niente, e perci non poggiano sullintuizione. Secondo Brouwer, per assicurare laffidabilit dei ragionamenti matematici, si deve partire da assiomi basati sullintuizione e proseguire mediante inferenze deduttive anchesse basate sullintuizione. quanto fanno le dimostrazioni di Euclide, che accompagnano il passaggio, per mezzo di una catena di tautologie, da relazioni (cio, sottostrutture) chiaramente percepite mediante lintuizione, a nuove relazioni che non sono percepite immediatamente228.

224 225

Ivi, pp. 80-81. Brouwer 1975, p. 109. 226 Ivi, p. 492. 227 Ivi, p. 488. 228 Ivi, p. 76.

46

In generale, in una dimostrazione matematica si comincia costruendo una struttura che soddisfa parte delle relazioni richieste, cio, costruendo assiomi basandosi sullintuizione, poi si cerca di dedurre da queste relazioni, per mezzo di tautologie, altre relazioni sempre basandosi sullintuizione, in modo che queste nuove relazioni, combinate con quelle che non sono ancora state usate, diano luogo ad un sistema di condizioni adatto come punto di partenza per la costruzione della struttura richiesta229. Dunque per Brouwer le dimostrazioni matematiche sono dimostrazioni assiomatiche, sebbene assiomatiche non nel senso di Hilbert ma nel senso di Euclide. Questo confermato da Heyting il principale allievo e continuatore di Brouwer il quale afferma che il metodo assiomatico , nella matematica intuizionista, uno strumento altrettanto importante che nella matematica classica230. A condizione, naturalmente, che esso venga usato, come Euclide, per descrivere oggetti matematici che sono considerati esistenti in quanto basati sullintuizione, e non, come Hilbert, per introdurre oggetti matematici che non hanno alcuna base nellintuizione, perch nella matematica intuizionista un oggetto matematico viene considerato esistente solo dopo la sua costruzione, e perci non pu essere portato in essere da un sistema di assiomi231. 3.5. I due atti dellintuizionismo Secondo Brouwer, lintuizionismo si basa su due assunzioni fondamentali o atti232. Il primo atto dellintuizionismo riconosce che la matematica intuizionista unattivit essenzialmente alinguistica della mente che ha la sua origine nella percezione di un passaggio di tempo, cio nello scindersi di un momento di vita in due cose distinte, una delle quali cede il passo allaltra, ma conservata dalla memoria233. Se la duit cos nata viene spogliata di tutte le qualit, rimane la forma vuota del sostrato comune di tutte le duit, ed questo sostrato comune, questa forma vuota, che lintuizione base della matematica234. Dunque il fenomeno base della matematica la semplice intuizione del tempo235.
229 230

Ibid. Heyting 1962, p. 240. 231 Ivi, p. 239. 232 Brouwer 1975, p. 509. 233 Ivi, p. 510. 234 Ibid. 235 Ivi, p. 53.

47

Il primo atto dellintuizionismo crea non solo i numeri uno e due, ma anche tutti i numeri ordinali finiti, in quanto uno degli elementi della duit pu essere pensato come una nuova duit, e questo processo pu essere ripetuto indefinitamente236. Perci il primo atto dellintuizionismo sta alla base dellaritmetica dei numeri naturali. Col primo atto dellintuizionismo si possono generare per solo successioni infinite predeterminate che, come quelle classiche, procedono in modo che il loro m-esimo termine fissato dallinizio per ogni m237. Questo potrebbe far temere che la matematica intuizionista debba necessariamente essere povera e anemica, e in particolare che in essa non vi sia posto per lanalisi matematica, ma non cos; al contrario, un campo di sviluppo molto pi ampio, che comprende lanalisi, e in molto punti va ben oltre le frontiere della matematica classica, viene aperto dal secondo atto dellintuizionismo238. Il secondo atto dellintuizionismo riconosce la possibilit di generare nuovi enti matematici: in primo luogo, sotto forma di successioni di scelte, cio di successioni che proseguono allinfinito i cui termini sono scelti pi o meno liberamente tra enti matematici precedentemente acquisiti; e, in secondo luogo, sotto forma di specie matematiche, cio di propriet ipotizzabili per enti matematici precedentemente acquisiti, che si dicono elementi della specie239. Il secondo atto dellintuizionismo crea la possibilit di introdurre il continuo intuizionista come la specie delle successioni infinite convergenti di numeri razionali che proseguono pi o meno liberamente240. Vedremo in seguito come il secondo atto dellintuizionismo crei tale possibilit. 3.6. Il debito di Brouwer verso Kant Anche Brouwer mutua le sue principali idee sulla natura della matematica da Kant. 1) Da Kant, Brouwer mutua lidea che non pu esistere alcuna matematica che non sia stata costruita intuitivamente, in particolare che una costruzione logica della matematica, indipendente dallintuizione matematica, impossibile241.

236 237

Ivi, pp. 127-128. Ivi, p. 511. 238 Ibid. 239 Ibid. 240 Ivi, pp. 511-512. 241 Ivi, p. 97.

48

Kant, infatti, aveva detto che la matematica non pu concludere nulla col semplice concetto, e si volge subito allintuizione per considerarvi il concetto in concreto242. 2) Da Kant, Brouwer mutua lidea che lintuizione base della matematica, che crea i numeri naturali, lintuizione temporale, sicch lapriorit del tempo qualifica le propriet dellaritmetica come giudizi sintetici a priori243. Kant, infatti, aveva detto che la matematica riesce a costruire i suoi concetti di numero mediante una successiva aggiunta delle unit nel tempo244. 3) Da Kant, Brouwer mutua lidea che la costruzione intuitiva della matematica non ha nulla di psicologico, perci le interpretazioni psicologistiche della matematica intuizionista, per quanto interessanti, non possono mai essere adeguate245. Kant, infatti, aveva detto che la costruzione di concetti in cui consiste la matematica non ha nulla di psicologico, perch non esiste una psicologia razionale come dottrina capace di incrementare la conoscenza246. 4) Da Kant, Brouwer mutua lidea che la dimostrazione matematica parte da verit immediate (assiomi) basate sullintuizione, e prosegue per mezzo di inferenze deduttive basate sullintuizione. Dunque le dimostrazioni matematiche sono dimostrazioni assiomatiche [II.3.4]. Kant, infatti, aveva detto che la dimostrazione parte da assiomi che sono proposizioni fondamentali le quali possono essere esibite nellintuizione247. E prosegue con inferenze deduttive immediate fondate sullintuizione, perch non possibile che essa proceda di un passo se le manca lintuizione pura248. Dunque le dimostrazioni matematiche sono dimostrazioni assiomatiche. Che ogni passo di una dimostrazione si fondi sullintuizione mostra che le dimostrazioni, come il loro stesso nome sta a significare, procedono nellintuizione delloggetto249. Il nome dimostrazione viene da monstrare, mostrare, porre dinanzi agli occhi. Perci esso pu essere usato in senso proprio e reale solo per prove in cui loggetto viene presentato
242 243

Kant 1900, III, p. 470 (B 743-744). Brouwer 1975, p. 128. 244 Kant 1900, IV, p. 283. 245 Brouwer 2004, p. 76. 246 Kant 1900, III, p. 274 (B 421). 247 Ivi, IX, 110. 248 Ivi, IV, p. 283. 249 Ivi, III, p. 482 (B 763).

49

nellintuizione e in cui la verit viene conosciuta non solo in modo discorsivo ma anche intuitivo250. 3.7. Le deviazioni da Kant Anche Brouwer, per, interpreta alcune delle idee che egli mutua da Kant in modo deviante rispetto a Kant. 1) Per Brouwer, lintuizione temporale genera successivamente ciascun numero naturale, la successione procedente allinfinito dei numeri naturali251. Invece, per Kant, il numero lo schema puro della quantit, e consiste in una rappresentazione che abbraccia la successiva aggiunta di uno ad uno (omogenei), perci non altro che lunit della sintesi del molteplice di una intuizione omogenea in generale, per il fatto che io genero il tempo stesso nellapprensione dellintuizione252. Essendo uno schema, il numero non generato dallintuizione temporale. 2) Per Brouwer, le successioni di scelte sono date nellintuizione temporale in quanto incorporano una delle caratteristiche centrali di questultima, cio il carattere aperto del futuro, perch lo sviluppo delle successioni di scelte non predeterminato ma ad ogni passo i loro termini sono scelti pi o meno liberamente tra enti matematici precedentemente acquisiti253. Invece, per Kant, una successione che procede in indefinitum non pu mai essere data nellintuizione (come un tutto)254. solo un processo continuato indeterminatamente (in indefinitum)255. Tale processo obbedisce s ad una regola, la quale porta da qualsiasi membro della successione, in quanto condizionato, ad un membro pi remoto256. Ma essa non conduce ad uno sviluppo ben determinato, si limita a dire che, per quanto possiamo aver proceduto nella serie delle condizioni empiriche, non ci mai lecito ammettere un limite assoluto257. Perci non determina loggetto nella sua totalit. Per questo motivo lo sviluppo di una tale successione non pu essere dato in unintuizione collettiva258.

250 251

Ivi, XXIV, p. 894. Brouwer 1975, p. 523. 252 Kant 1900, III, p. 137 (B 182). 253 Brouwer 1975, p. 523. 254 Kant 1900, III, p. 355 (B 547). 255 Ivi, III, p. 354 (B 546). 256 Ivi, III, p. 356 (B 549). 257 Ivi, III, p. 355 (B 547). 258 Ivi, III, p. 357 (B 551).

50

3) Per Brouwer, lintuizione temporale il fondamento non solo dellaritmetica ma anche della geometria, perch alla scoperta della geometria non euclidea si pu rispondere solo abbandonando lapriorit dello spazio di Kant e aderendo ancor pi risolutamente allapriorit del tempo259. da questa intuizione del tempo, indipendente dallesperienza, che sono stati costruiti tutti i sistemi matematici, inclusi gli spazi con le loro geometrie260. Invece, per Kant, la geometria pone a fondamento lintuizione pura dello spazio261. 4) Per Brouwer, il principio del terzo escluso non vale perch ogni asserto matematico che non stato dimostrato vero n stato dimostrato falso, e per il quale non conosciamo alcun metodo che permetta di dimostrare che vero oppure che falso, d luogo ad una confutazione del principio del terzo escluso [II.3.3]. Invece, per Kant, il principio del terzo escluso vale perch su di esso che si fonda la necessit (logica) di una conoscenza il fatto che la si debba giudicare necessariamente cos e non altrimenti, cio che lopposto sia falso per giudizi apodittici262. 5) Per Brouwer, la matematica una costruzione mentale essenzialmente indipendente dal linguaggio263. Le parole di una dimostrazione matematica semplicemente accompagnano una costruzione matematica che effettuata senza parole264. Invece, per Kant, la matematica unattivit che si basa sul linguaggio, perch conoscenza razionale per costruzione di concetti, e i concetti, cos come i giudizi di cui fanno parte, si basano in modo essenziale sul linguaggio, perch senza parole noi non giudicheremmo affatto265. Infatti, come potete pensare i giudizi senza parole?266. 3.8. Il continuo intuizionista Vediamo ora come il secondo atto dellintuizionismo crei la possibilit di introdurre il continuo intuizionista come la specie delle successioni infinite convergenti di numeri razionali che proseguono pi o meno liberamente.

259 260

Brouwer 1975, p. 127. Ivi, p. 116. 261 Kant 1900, IV, p. 283. 262 Ivi, IX, p. 53. 263 Brouwer 1975, p. 477. 264 Ivi, p. 73. 265 Kant 1900, IX, p. 109. 266 Ivi, XXIV, p. 934.

51

Chiamiamo successione fondamentale una successione di scelte r1 , r2 , r3 ,... di numeri razionali tale che
k nmp( rn + m rn + p < 2 k ) . Cio r1 , r2 , r3 ,... tale che, per ogni k, da un certo punto n in poi, i membri della successione r1 , r2 , r3 ,... avranno tra loro una distanza minore di 2 k . Diciamo che due successioni fondamentali
r1 , r2 , r3 ,...

s1 , s2 , s3 ,... coincidono se e solo se

k nm ( rn + m sn + m < 2 ) .

Cio r1 , r2 , r3 ,... e s1 , s2 , s3 ,... sono tali che, per ogni k, da un certo punto n in poi, i membri corrispondenti delle successioni r1 , r2 , r3 ,... e
s1 , s2 , s3 ,... avranno tra loro una distanza minore di 2 k .

Chiamiamo numero reale la specie delle successioni fondamentali che coincidono con una data successione fondamentale. Cio un numero reale la propriet di coincidere con una data successione fondamentale. Ogni successione fondamentale r1 , r2 , r3 ,... determina un numero reale r, cio la specie delle successioni fondamentali che coincidono con tale successione fondamentale. Per esempio la successione fondamentale 1, 1.4, 1.41, 1.414, 1.4142, 1.41421, ... . determina il numero reale 2 , che la specie delle successioni fondamentali che coincidono con tale successione fondamentale. A questa specie appartiene anche, ad esempio, la successione fondamentale 2, 1.5, 1.42, 1.415, 1.4143, 1.41422, perch essa coincide, nel senso gi definito, con la successione fondamentale precedente. Chiamiamo continuo intuizionista la specie dei numeri reali. Cio il continuo intuizionista la propriet di essere un numero reale. Questa definizione del continuo intuizionista si basa sulle nozioni di successione di scelte e di specie, perci resa possibile dal secondo atto dellintuizionismo.

52

3.9. Il teorema di continuit Un risultato fondamentale della matematica intuizionista il teorema di continuit. Una funzione f dai numeri reali ai numeri reali si dice continua se soddisfa la condizione:
k xmy ( x y < 2
m

f ( x) f ( y) < 2 ) .

Dunque una funzione continua una funzione il cui grafico dato una curva che non presenta interruzioni n salti. Il teorema di continuit asserisce allora che tutte le funzioni definite ovunque sui numeri reali sono continue. Tale teorema non vale nella matematica classica, nella quale esistono funzioni definite ovunque e discontinue. Quindi il teorema di continuit fornisce un esempio di teorema che vale nella matematica intuizionista ma non in quella classica. Viceversa, vi sono teoremi che valgono nella matematica classica ma non in quella intuizionista. Un esempio dato dal teorema di Bolzano-Weierstrass Ne segue che la matematica intuizionista e la matematica classica non sono confrontabili tra loro, nel senso che enti matematici riconosciuti sia dalla matematica intuizionista sia da quella classica soddisfano teoremi che per laltra scuola sono o falsi, o privi di senso, o anche in un certo modo contraddittori267. La loro non confrontabilit dipende dal fatto che la matematica intuizionista non applica il principio del terzo escluso, ma ammette successioni che proseguono allinfinito i cui termini sono scelti pi o meno liberamente, e viceversa la matematica classica applica il principio del terzo escluso, ma si limita a successioni infinite predeterminate per le quali ln-esimo elemento fissato dallinizio per ogni n268. 3.10. I limiti del programma di Brouwer Anche il programma di Brouwer di costruire un nuovo tipo di matematica fallito, non perch egli non sia riuscito a realizzarlo, ma perch la matematica intuizionista non costituisce una valida alternativa alla matematica classica. Una prova di ci data dal fatto che, nella matematica intuizionista non esistono certi oggetti matematici che sono importanti per la fisica, per esempio non esiste alcuna funzione definita ovunque
267 268

Brouwer 1975, p. 489. Ivi, p. 488.

53

sui numeri reali e discontinua269. Ci segue dal teorema di continuit, per il quale tutte le funzioni definite ovunque sui numeri reali sono continue. Questo non significa che nella matematica intuizionista non esistano funzioni discontinue. In essa si possono considerare funzioni che sono definite su sottospecie ovunque dense del continuo e che possono benissimo essere discontinue270. Tuttavia in essa non esistono funzioni definite ovunque sui numeri reali e discontinue. Che nella matematica intuizionista non esistano funzioni definite ovunque sui numeri reali e discontinue pu essere anche visto, senza ricorrere al teorema di continuit, mediante il seguente controesempio. Sia f la funzione definita da:

0 se x = 0 f ( x) = , per ogni numero reale x. 1 se x 0


Tale funzione f discontinua nel punto x = 0 perch, come mostra la seguente figura,

y f(x) 0 x

la curva che costituisce il grafico di f presenta un salto nel punto x = 0 . Facciamo vedere che, nella matematica intuizionista, la funzione f non esiste. Infatti, supponiamo che f esista. Sia A(n ) una propriet dei numeri naturali tale che, per ogni n, si sa se vale A(n ) ma non se vale nA( n ) , perci non si pu decidere nA( n ) nA( n ) . Per esempio, si pu prendere come A(n ) la propriet 2 n + 4 la somma di due numeri primi perch, per tale A(n ) , nA( n ) esprime la congettura di

269 270

Ivi, p. 558. Ibid.

54

Goldbach, Ogni numero pari maggiore di 2 la somma di due numeri primi. Definiamo allora una successione r1 , r2 , r3 ,... di numeri razionali nel modo seguente:
rn =

2- n se k nA( k ), -k 2 se A( k ) k n m < kA( m ).


r1 , r2 , r3 ,... tale che, se vale nA( n ) , allora r1 , r2 , r3 ,...
k k k

Cio

1,1 2 ,1 3,1 4,... , ma se ad un certo punto si trova un k tale che

A(k ) , allora r1 , r2 , r3 ,... 1,1 2 ,1 3,1 4,...,1 / 2 ,1 / 2 ,1 / 2 ,...

facile vedere che n m( rn rm < 2 m ) , perci r1 , r2 , r3 ,... una successione fondamentale. Dunque r1 , r2 , r3 ,... determina un numero reale r, cio la specie delle successioni fondamentali che coincidono con r1 , r2 , r3 ,... . Per tale numero reale r vale: (1) r = 0 nA( n ) . Infatti, per la definizione di r1 , r2 , r3 ,... , se nA( n ) , allora ovviamente
r = 0 ; viceversa, se r = 0 , allora necessariamente, per tutti gli n, rn +1 < 2 n , e perci, per tutti gli n, A( n ) , cio nA( n ) . Poich la funzione f esiste, si pu calcolare il valore di f ( x ) per ogni numero reale x. Perci in particolare si pu calcolare il valore di f ( r ) . Ma allora si pu decidere f ( r ) = 0 f ( r ) = 1 . Perci per la definizione di f si pu decidere r = 0 r 0 , e quindi per (1) si pu decidere nA( n ) nA( n ) . Ma, per la scelta di A( n ) , non si pu decidere nA( n ) nA( n ) . Contraddizione. Se ne conclude, perci, che, nella matematica intuizionista, la funzione f non esiste.

3.11. Lestetismo di Brouwer Che nella matematica intuizionista non esistano certi oggetti matematici, come le funzioni definite ovunque sui numeri reali e discontinue, che sono importanti per la fisica, non preoccupa minimamente Brouwer, perch egli non solo non interessato alluso

55

della matematica nella fisica ma rifiuta lallargamento del dominio umano sulla natura271. Per Brouwer la matematica ricerca del bello, mentre in una matematica che serva da strumento per lallargamento del dominio umano sulla natura non si trover bellezza272. La bellezza soprattutto bellezza del costruire, che appare talora quando lattivit del costruire cose viene esercitata per gioco273. Ma la bellezza pi piena del costruire la bellezza introspettiva della matematica, nella quale, invece di elementi di azione causale fatta per gioco, lintuizione base della matematica viene lasciata dispiegarsi liberamente. Tale dispiegarsi non vincolato dal mondo esterno, e quindi dalla finitezza e dalla responsabilit; perci le sue armonie introspettive possono raggiungere ogni grado di ricchezza e chiarezza274. Ma queste affermazioni di Brouwer sono ingiustificate perch la matematica intuizionista esteticamente povera. piena di distinzioni scarsamente perspicue, farraginosa e poco lineare. Perci, considerare la matematica intuizionista ricerca del bello non credibile. 3.12. Il crollo del programma di Brouwer Che nella matematica intuizionista non esistano certi oggetti matematici che sono importanti per la fisica non lunica prova dellinadeguatezza del programma di Brouwer. Unaltra prova la seguente. Come abbiamo visto, Brouwer assume che un enunciato matematico vero se e solo se si pu darne una dimostrazione, dove per dimostrazione si intende una dimostrazione assiomatica [II.3.4]. In particolare, allora, un enunciato dellaritmetica vero se e solo si pu darne una dimostrazione in un certa teoria T. Ora, per tale teoria T, facile vedere che la funzione corrispondente prf T [V.3.3] non pu essere aritmetica, nel senso che non pu esistere alcuna formula A( x, y ) di T contenente come sue uniche variabili individuali libere x e y, tale che, per ogni numero naturale k e p, se prfT (k, p) = 1 allora si pu dare una dimostrazione di A( k , p ) in T, mentre se prfT (k, p) = 0 allora si pu dare una dimostrazione di A( k , p ) in T.

271 272

Ivi, p. 483. Ibid. 273 Ivi, p. 484. 274 Ibid.

56

Infatti, supponiamo che

prf T

sia aritmetica. Applicando il

teorema del punto fisso [V.4.1] alla formula xA( x, y ) , otteniamo un termine chiuso t tale che si pu dare una dimostrazione di t = xA( x, t ) in T. Con una dimostrazione del tutto simile a quella del primo teorema di di incompletezza di Gdel [V.4.2] si vede allora che lenunciato xA( x, t ) vero ma non se ne pu dare una dimostrazione in T. Ma, poich xA( x, t ) vero, per lassunzione su T questo significa che se ne pu dare una dimostrazione in T. Contraddizione. Se ne conclude che la funzione prfT non pu essere aritmetica. Che la funzione prfT non possa essere aritmetica implica che la propriet di essere una dimostrazione in T deve essere molto astratta. Ma, secondo Brouwer, una dimostrazione matematica parte da assiomi basati sullintuizione e prosegue con una deduzione basata sullintuizione, perci essa deve essere cos immediata per la mente e il suo risultato cos chiaro da non richiedere assolutamente alcun fondamento275. Dunque la propriet di essere una dimostrazione in T non pu essere molto astratta. Contraddizione. Se ne conclude che lassunzione di Brouwer, che un enunciato matematico vero se e solo se si pu darne una dimostrazione, insostenibile. Crolla cos uno dei capisaldi della concezione della matematica di Brouwer. In definitiva, dunque, Brouwer mutu le sue principali idee sulla matematica da Kant, e il suo unico contributo originale alla filosofia della matematica che era di natura tecnica: il progetto di sviluppare una matematica alternativa alla matematica classica si risolse in un fallimento. 4. Conclusioni sulla filosofia della matematica di ieri Lanalisi dei programmi di Frege, Hilbert e Brouwer mostra che laffermazione dellortodossia prevalente, polemica verso la tradizione filosofica precedente, che Frege abbia prodotto una rivoluzione in filosofia che ha cambiato laspetto della disciplina, insostenibile. La tradizione filosofica precedente avr avuto i suoi difetti, ma Frege, Hilbert e Brouwer non crearono unalternativa ad essa. Al contrario, presero a prestito da essa le loro principali idee filosofiche, e ci che vi aggiunsero, che era di natura tecnica, non filosofica, alla fine si rivelato insostenibile.
275

Heyting 1956, p. 6.

57

III La filosofia della matematica oggi

1. Due reazioni mancate 1.1. Una reazione matematica mancata Come abbiamo visto, i risultati di Gdel svolgono un ruolo decisivo nel mostrare linsostenibilit dei programmi di Frege, Hilbert e Brouwer. In particolare, il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2] confuta unassunzione che non solo sta alla base di tali programmi ma condivisa dalla stragrande maggioranza dei matematici, cio che il metodo della matematica il metodo assiomatico. Ci si sarebbe potuto aspettare che ci inducesse i matematici ad abbandonare questa assunzione, ma non stato cos. Presumibilmente questo dipeso dal fatto che la stragrande maggioranza dei matematici ritiene che i teoremi di incompletezza di Gdel sono qualcosa che riguarda solo i programmi fondazionali di Frege, Hilbert e Brouwer, e non limpresa reale del fare matematica. Ma questa opinione ingiustificata perch, come si detto, la stragrande maggioranza dei matematici assume che il metodo della matematica il metodo assiomatico, perci il primo teorema di incompletezza di Gdel li riguarda anche loro, e li riguarda in pieno. 1.2. Una reazione filosofica mancata Ancor pi sorprendente che il primo teorema di incompletezza di Gdel non abbia indotto molte scuole di filosofia della matematica della seconda met del Novecento neologicismo, platonismo, implicazionismo, strutturalismo, finzionalismo, internalismo, costruttivismo ad abbandonare lassunzione che il metodo della matematica il metodo assiomatico. Ci deriva dal fatto che tali scuole sono variazioni su temi di Frege, Hilbert e Brouwer. In particolare, il neologicismo e il platonismo sono variazioni su temi di Frege, limplicazionismo, lo strutturalismo, il finzionalismo e linternalismo su temi di Hilbert, il costruttivismo su temi di Brouwer. Perci, per tali scuole, abbandonare lassunzione che il metodo della matematica il metodo assiomatico avrebbe significato recidere un legame essenziale con la tradizione su cui esse poggiano.

58

vero che per altre scuole di filosofia della matematica della seconda met del Novecento che non sono variazioni su temi di Frege, Hilbert e Brouwer congetturalismo, empirismo, cognitivismo lassunzione che il metodo della matematica il metodo assiomatico inessenziale. Ma esse offrono unanalisi insufficiente dellesperienza matematica, e per questo motivo la loro influenza stata limitata. In questo capitolo esamineremo le concezioni filosofiche della matematica della seconda met del Novecento e ne mostreremo i limiti. 2. Le concezioni filosofiche della seconda met del Novecento 2.1. Neologicismo Il neologicismo sostiene che le verit aritmetiche sono analitiche, non nel senso di Frege [II.1.2], che secondo il neologicismo troppo restrittivo, ma nel senso che tali verit sono deducibili da proposizioni analitiche primitive, cio da proposizioni che danno definizioni contestuali dei concetti che intendono spiegare. Nel caso delle verit aritmetiche, la proposizione analitica primitiva da cui esse sono deducibili il principio di Hume (HP). Questo, pur non essendo una verit logica perch fa intervenire un concetto matematico come NxF ( x ) , una proposizione analitica primitiva perch d una definizione contestuale del concetto di numero. La teoria del secondo ordine il cui unico assioma non logico (HP) coerente, e perci non va incontro alla difficolt dellideografia di Frege. Il neologicismo stato sostenuto soprattutto da Wright e Hale. Secondo Wright (1942) e Hale, il risultato dellaggiunta del principio di Hume (HP) alla logica del secondo ordine un sistema coerente che sufficiente come fondamento dellaritmetica, nel senso che tutte le leggi fondamentali dellaritmetica sono derivabili in esso come teoremi1. Questo costituisce una giustificazione del logicismo, in base ad una ragionevole interpretazione di quella tesi2. Infatti, pur non essendo analitico nel senso di Frege, (HP) analitico in quanto determina il concetto che esso con ci serve a spiegare3. Cio, fornisce una definizione contestuale del concetto di numero naturale. Perci la deducibilit da (HP) dovrebbe bastare per dimostrare lanaliticit dellaritmetica4. Questa va intesa non nel senso che laritmetica sia una parte della logica, ma nel senso che essa trascende la logica solo in quanto fa uso di un principio, cio (HP), il cui lato
1 2

Hale-Wright 2001, p. 4. Ivi, pp. 4-5. 3 Ivi, p. 14. 4 Ivi, p. 279.

59

destro impiega solo nozioni logiche, perci tale posizione merita ancora di essere descritto come logicismo5. Il neologicismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato. 1. Il neologicismo sostiene che le verit aritmetiche sono analitiche nel senso che sono deducibili da proposizioni analitiche primitive, e precisamente da (HP), dunque sono dimostrabili nella teoria del secondo ordine T il cui unico assioma (HP). Ma questa affermazione confutata dal primo teorema di incompletezza di Gdel. Supponiamo, infatti, che tutte le verit aritmetiche siano analitiche nel senso che sono dimostrabili in T. Poich T ha un unico assioma, banalmente T RE. Poich tutte le verit aritmetiche sono dimostrabili in T, T sufficientemente potente in senso esteso [V.7.2]. Inoltre T coerente. Perci per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2, V.7.2] esiste un enunciato della forma x ( f ( x ) = 0) , dove f una funzione ricorsiva primitiva, che vero ma non dimostrabile in T. Poich
x ( f ( x ) = 0) esprime una verit aritmetica, esso fornisce un esempio di verit aritmetica che non dimostrabile in T. Ma per ipotesi tutte le verit aritmetiche sono dimostrabili in T. Contraddizione. Se ne conclude che non tutte le verit aritmetiche sono dimostrabili in T, e perci che non tutte le verit aritmetiche sono analitiche. Contro la conclusione che laffermazione che le verit aritmetiche sono analitiche nel senso che sono dimostrabili in T sia confutata dal primo teorema di incompletezza di Gdel, si potrebbe avanzare unobiezione simile a quella di Hale e Wright [II.1.3]. Cio, si potrebbe

obiettare che lenunciato della forma x ( f ( x ) = 0) dato dal primo teorema di incompletezza di Gdel pu benissimo essere una verit logica, e quindi essere logicamente valido, pur non essendo dimostrabile in T perch, per un corollario del teorema di incompletezza forte della logica del secondo ordine [V.7.6], gli assiomi logici e le regole di deduzione logica in un linguaggio del secondo ordine possono non essere abbastanza potenti per dimostrare tale enunciato in T, cio per dedurlo da (HP). Ma questa obiezione insostenibile perch, per il neologicismo, una verit aritmetica analitica se e solo se deducibile da proposizioni analitiche primitive. Per essere analitico, lenunciato in questione deve quindi essere deducibile da una proposizione che analitica in quanto fornisce una definizione contestuale del concetto di numero. Ma, secondo il neologicismo, la proposizione che fornisce una definizione contestuale
5

Ivi, p. 280.

60

del concetto di numero (HP), e, come abbiamo detto, lenunciato dato dal primo teorema di incompletezza di Gdel non deducibile da (HP). 2. Il neologicismo sostiene che (HP) fornisce una definizione contestuale del concetto di numero. Ma (HP) lascia indeterminato se NxF ( x ) sia un oggetto concreto come Giulio Cesare [II.1.8]. Perci nulla assicura che, poch (HP) introduce uninfinit di numeri, (HP) in questo modo non introduca uninfinit di oggetti concreti, mentre la logica non dovrebbe dire nulla su quali e quanti oggetti concreti esistono. 3. Il neologicismo considera irrilevante che in (HP) occorra un concetto matematico come NxF ( x ) , che non eliminabile perch, come abbiamo visto, (HP) permette di eliminarlo solo da contesti della forma NxF ( x ) = NxG ( x ) . Ma nei principi logici non dovrebbero comparire concetti matematici non eliminabili. 4. Il neologicismo considera (HP) come analitico perch fornisce una definizione contestuale del concetto di numero. Ma allora si dovrebbe considerare analitico, ad esempio, anche il principio di inerzia, Ogni corpo persiste nel proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fin quando lazione di una forza non alteri questo stato, perch fornisce una definizione contestuale del concetto di forza. Ma questo senso dellanaliticit toglie ogni pregnanza filosofica allaffermazione che le verit aritmetiche sono analitiche, perch in base ad esso anche le leggi fisiche sarebbero analitiche. 5. Il neologicismo assume che la teoria del secondo ordine T il cui unico assioma (HP) coerente. Lo fa appellandosi al risultato di Boolos secondo cui laritmetica di Peano del secondo ordine PA 2 coerente se e solo se T coerente 6. Ma cos esso d per scontato che PA 2 sia coerente. Ora, lo stesso Boolos osserva che (non nevrotico pensare che) noi non sappiamo se PA 2 coerente. Sappiamo davvero che un Russell altamente efficiente del ventitreesimo secolo non far a noi quello che Russell ha fatto a Frege?7. Del resto, T soddisfa le condizioni del secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4, V.4.9], perci per tale teorema lenunciato ConT che esprime canonicamente la coerenza di T non dimostrabile in T, quindi a maggior ragione non dimostrabile con alcun metodo assolutamente certo. Dunque non vi alcuna certezza che T sia coerente. 6. Il neologicismo non riesce ad andare oltre laritmetica dei numeri naturali. vero che Hale ha cercato di estenderlo allanalisi
6 7

V. Boolos 1998, pp. 190-196. Ivi, p. 313.

61

matematica, introducendo i numeri reali per astrazione come rapporti definiti su un dominio completo ordinato di quantit, dove le quantit, come la lunghezza o la massa, sono ottenute per astrazione da opportune relazioni di equivalenza sugli oggetti concreti di cui essi sono le lunghezze, le masse, ecc.8. Cos facendo Hale si richiama allidea di Frege che lapplicazione dei reali come misure di quantit essenziale per la loro stessa natura, e perci dovrebbe essere incorporata in una loro definizione adeguata9. Ma, come osserva Batitsky, questo modo di introdurre i numeri reali fa assunzioni che sono del tutto superflue per spiegare le applicazioni di misure di reali10. Inoltre implica che la natura delle quantit non pu essere completamente compresa in totale indipendenza dai fatti del mondo fisico, perch assume che le quantit siano astrazioni di relazioni e operazioni fisiche su oggetti concreti11. Infatti, nella formulazione di Hale, la lunghezza e la massa hanno esattamente la stessa struttura logica, ma Hale certo non vorrebbe dire che queste due quantit sono identiche o anche che sono intercambiabili in ogni applicazione12. Ora, la ragione per cui esse non sono identiche n intercambiabili (nonostante il fatto che abbiano strutture logiche identiche) pu trovarsi solo nel mondo fisico; per esempio, se x un oggetto concreto, le relazioni di equivalenza fisica lungo come x e pesante come x non determinano classi di equivalenza di oggetti concreti identiche tra loro. (Si pensi a due sbarre della stessa lunghezza, una delle quali di alluminio mentre laltra di piombo)13. Perci il tentativo di Hale inadeguato. Che il neologicismo non riesca ad andare oltre laritmetica dei numeri naturali mostra che esso scambia per filosofia di tutta la matematica una filosofia che potrebbe valere tuttal pi per laritmetica dei numeri naturali, e che, come abbiamo visto, non vale neppure per quella. 2.2. Platonismo Il platonismo sostiene che gli oggetti matematici sono gli insiemi. Essi sono dati dalla cosiddetta gerarchia cumulativa, che definita da: (i) V0 = ; (ii) V +1 = P (V ) per ogni ordinale , dove P (V ) la

8 9

Hale-Wright 2001, p. 409. Ivi, p. 403. 10 Batitsky 2002, p. 297. 11 Ivi, p. 301. 12 Ibid. 13 Ibid.

62

collezione di tutti i sottoinsiemi di V ; (iii) V = V per ogni allora V V . Infatti V0 = , V1 = {} , V2 = {{}} , ... . ordinale limite . Tale gerarchia si dice cumulativa perch, se ,
<

Gli insiemi formano una realt non sensibile, che esiste indipendentemente dagli atti della mente umana ed solo percepita da questultima. Nondimeno, noi abbiamo una sorta di percezione anche degli insiemi attraverso lintuizione, la quale sufficientemente chiara da produrre gli assiomi della teoria degli insiemi e una serie aperta di loro estensioni. Attraverso lintuizione gli insiemi vengono conosciuti con precisione, e le leggi generali relative ad essi possono essere riconosciute con certezza deducendole dagli assiomi. Lintuizione, per, non ci d una conoscenza immediata degli insiemi ma questa presuppone il concetto di insieme, che svolge un ruolo strettamente connesso con quello delle categorie dellintelletto puro di Kant. Infatti, la funzione di entrambi la sintesi, cio la generazione di unit a partire da molteplicit. Tuttavia, per avere conoscenza degli insiemi, tale concetto deve essere rappresentato nellintuizione. Una rappresentazione del concetto di insieme nellintuizione possibile perch noi possiamo estendere la nostra conoscenza di tale concetto concentrandoci pi attentamente su di esso. Inoltre, la verit degli assiomi della teoria degli insiemi pu essere colta non solo attraverso lintuizione ma anche, sebbene solo probabilisticamente, considerando le conseguenze verificabili degli assiomi. Il platonismo stato sostenuto soprattutto da Gdel, ma ha avuto anche molti altri sostenitori, da Hermite a Penrose. Secondo Gdel (1906-1978), gli oggetti matematici formano una realt non sensibile, che esiste indipendentemente dagli atti e dalle disposizioni della mente umana, e viene soltanto percepita, e probabilmente percepita molto incompletamente, dalla mente umana14. Ma, nonostante la loro lontananza dallesperienza sensoriale, noi abbiamo qualcosa come una percezione anche degli oggetti della teoria degli insiemi che ci data dalla intuizione matematica, la quale sufficientemente chiara da produrre gli assiomi della teoria degli insiemi e una serie aperta di loro estensioni15. Attraverso essa gli oggetti matematici sono conosciuti con precisione, e le leggi generali

14 15

Gdel 1986-2002, III, p. 323. Ivi, II, p. 268.

63

possono essere riconosciute con certezza, cio, mediante linferenza deduttiva16. Lintuizione, per, non ci d una conoscenza immediata degli oggetti considerati, ma noi formiamo le nostre idee degli oggetti matematici in base a qualcosaltro che dato immediatamente17. Questo qualcosaltro il concetto di insieme. C uno stretto rapporto tra il concetto di insieme e le categorie dellintelletto puro nel senso di Kant, in quanto la funzione di entrambi la sintesi, cio la generazione di unit a partire da molteplicit (per esempio, in Kant lidea di un oggetto a partire dai suoi vari aspetti)18. Ma, per avere conoscenza degli insiemi, il concetto di insieme deve essere rappresentato nellintuizione. Ci possibile perch noi possiamo estendere la nostra conoscenza di questi concetti astratti, cio rendere precisi tali concetti e afferrare in modo comprensivo e sicuro le relazioni fondamentali che sussistono tra essi, cio gli assiomi che valgono per essi, semplicemente coltivando (approfondendo) la conoscenza dei concetti astratti19. Il procedimento consister nel concentrarci pi attentamente sui concetti considerati, dirigendo la nostra attenzione in un certo modo, cio, sui nostri atti nellusare questi concetti, sul nostro potere di effettuare i nostri atti, ecc.20. Questo produrr in noi un nuovo stato di coscienza, in cui descriviamo in dettaglio i concetti basilari che noi usiamo nel nostro pensiero, o afferriamo altri concetti basilari finora sconosciuti a noi21. Cos otterremo un afferrare intuitivo di sempre nuovi assiomi che sono logicamente indipendenti da quelli precedenti22. Tuttavia, per ogni assioma della teoria degli insiemi, una decisione probabile circa la sua verit possibile anche in un altro modo, cio induttivamente, studiandone il successo, dove per successo si intende la fruttuosit rispetto alle conseguenze, in particolare alle conseguenze verificabili23. Dunque, oltre allintuizione matematica, esiste un altro criterio (sebbene soltanto probabile) per la verit degli assiomi matematici, cio la loro fruttuosit nella matematica e, si pu aggiungere, possibilmente anche nella

16 17

Ivi, III, p. 312, nota 18. Ivi, II, p. 268. 18 Ivi, II, p. 268, nota 40. 19 Ivi, III, p. 383. 20 Ibid. 21 Ibid. 22 Ivi, III, p. 385. 23 Ivi, II, p. 261.

64

fisica24. Il caso pi semplice di applicazione del criterio in questione si ha quando qualche assioma della teoria degli insiemi ha conseguenze della teoria dei numeri verificabili mediante un computo fino ad un intero qualsiasi dato25. Il platonismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato. 1. Il platonismo sostiene che noi abbiamo una sorta di percezione degli insiemi che data dallintuizione. Ma questo va incontro alla difficolt che, come nella percezione sensibile gli oggetti esercitano unazione causale su di noi, cos nellintuizione gli oggetti dovrebbero esercitare unazione causale su di noi. Per esempio, Kant afferma che, la sensazione leffetto di un oggetto sulla capacit rappresentativa, in quanto noi ne veniamo affetti26. Nello stesso modo lintuizione si riscontra solo quando loggetto dato; il che a sua volta possibile, per noi uomini almeno, solo se loggetto agisce, in qualche modo sul nostro animo27. Ma, mentre nella sensazione gli oggetti fisici esercitano unazione causale su di noi attraverso i nostri organi sensoriali, come potrebbero gli insiemi esercitare unazione causale su di noi nellintuizione? Wang ci informa che, in conversazioni con lui, Gdel avanz lipotesi che sia necessario qualche organo fisico per rendere possibile trattare impressioni astratte (in quanto contrapposte alle impressioni dei sensi), dal momento che noi abbiamo una certa debolezza nel trattare le impressioni astratte, a cui si rimedia vedendole a confronto con le, o in occasione delle, impressioni dei sensi. Tale organo sensoriale deve essere strettamente connesso col centro nervoso del linguaggio28. Ma dellesistenza di un organo sensoriale fisico capace di percepire gli oggetti della teoria degli insiemi non vi alcuna prova. 2. Il platonismo sostiene che lintuizione sufficientemente chiara da produrre gli assiomi della teoria degli insiemi e una serie aperta di loro estensioni. Ma, almeno a partire da Kant, lintuizione stata concepita come singolare. Cos Kant afferma che lintuizione una rappresentazione singolare, e perci differisce dal concetto, che una rappresentazione generale ovvero una rappresentazione di ci che comune a pi oggetti,

24 25

Ivi, II, p. 269. Ibid. 26 Kant 1900, III, p. 50 (B 34). 27 Ivi, III, p. 49 (B 33). 28 Wang 1996, p. 233.

65

quindi una rappresentazione in quanto pu essere contenuta in diverse altre29. Come pu allora lintuizione, che una rappresentazione singolare, farci conoscere gli assiomi della teoria degli insiemi, che sono generali? 3. Il platonismo sostiene che, attraverso lintuizione, gli insiemi sono conosciuti con precisione, e le leggi generali relative ad essi possono essere riconosciute con certezza deducendole dagli assiomi. Ma questo contraddetto dal fatto che la verit di nessun insieme di assiomi per la teoria degli insiemi pu essere riconosciuta con certezza, e perci a maggior ragione le leggi generali relative agli insiemi non possono essere riconosciute con certezza deducendole dagli assiomi. Infatti, per il secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4, V.4.9], se la teoria degli insiemi T RE e coerente, lenunciato ConT che esprime canonicamente la coerenza di T non dimostrabile in T. Ma allora, o (i) noi non siamo in grado di riconoscere con certezza la coerenza di T, e quindi neppure la verit degli assiomi di T, per cui T ingiustificata; oppure (ii) noi siamo in grado riconoscere con certezza la verit degli assiomi di T, e quindi la coerenza di T, ma ConT non dimostrabile in T, e allora T inadeguata perch non consente di dedurre neppure una semplice verit aritmetica come ConT . 4. Il platonismo sostiene che lintuizione non ci d una conoscenza immediata degli insiemi ma tale conoscenza presuppone il concetto di insieme, che svolge un ruolo strettamente connesso con quello delle categorie dellintelletto puro di Kant perch la funzione di entrambi la sintesi, cio la generazione di unit a partire da molteplicit, sebbene per avere conoscenza degli insiemi tale concetto debba essere rappresentato nellintuizione. Ci a cui il platonismo si riferisce qui il fatto che, secondo Kant, solo per mezzo delle categorie diviene in generale possibile pensare un qualunque oggetto dellesperienza30. Nello stesso modo, secondo il platonismo, solo per mezzo del concetto di insieme diviene in generale possibile pensare un qualunque insieme. E, secondo Kant, le funzioni del comporre (della sintesi) vengono prima, ma non hanno ancora alcun oggetto; lo ricevono mediante lo schematizzare, cio mediante intuizioni a priori alle quali possono essere applicate. Questo produce la conoscenza delle cose come fenomeni31. Nello stesso modo, secondo il platonismo, la funzione del
29 30

Kant 1900, IX, p. 91 e nota. Ivi, III, p. 105 (B 126). 31 Ivi, XIII, p. 468.

66

comporre (della sintesi) oggetti in un insieme, ossia il concetto di insieme, viene prima, ma non ha ancora alcun oggetto; lo riceve attraverso lo schematizzare, cio mediante intuizioni a priori alle quali tale concetto pu essere applicato, e questo produce la conoscenza degli insiemi. Ma, nel caso di Kant, schematizzare un concetto matematico, per esempio quello di triangolo, consiste nel rappresentare loggetto che corrisponde a questo concetto o per mezzo della semplice immaginazione, nellintuizione pura, o, basandomi su questa, anche sulla carta, nellintuizione empirica32. Perci, che cosa sia una rappresentazione nellintuizione del concetto di triangolo abbastanza chiaro. Invece, nel caso del platonismo, che cosa potrebbe essere una rappresentazione nellintuizione del concetto di insieme dato dalla gerarchia cumulativa del tutto oscuro. 5. Il platonismo sostiene che una rappresentazione del concetto di insieme nellintuizione possibile perch noi possiamo estendere la nostra conoscenza di tale concetto, concentrandoci pi attentamente su di esso. Ma questo insostenibile. Infatti, supponiamo che noi riusciamo a riconoscere con certezza la verit degli assiomi della teoria degli insiemi T, e perci la loro coerenza [V.1.5], attraverso unintuizione ottenuta attraverso la procedura del concentrarsi pi attentamente sul concetto di insieme, diciamo . Allora, supponendo che T sia RE, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2, V.4.9] esiste un enunciato A che vero rispetto a ma non dimostrabile in T. Perci la teoria T ' = T + A coerente [V.1.4], e quindi, per il teorema dellesistenza di un modello [V.1.5], ha un modello, diciamo ' . Allora A vero rispetto a ' , per cui A falso rispetto a ' . Pertanto e ' sono entrambi modelli di T, e perci sono entrambi concetti di insieme, ma A vero rispetto a e falso rispetto a ' . Per il teorema dellisomorfismo [V.1.6] allora e ' non possono essere isomorfi, dunque e ' sono concetti di insieme essenzialmente differenti. Ora se, come ci chiede di fare Gdel, ci concentriamo pi attentamente sul modo in cui abbiamo ottenuto ' , possiamo rappresentare nellintuizione il concetto di insieme ' . Abbiamo allora due intuizioni differenti, una delle quali ci assicura che il genuino concetto di insieme , mentre laltra ci assicura che il genuino concetto di insieme ' . Poich e ' non sono isomorfi, e dunque sono concetti di insieme essenzialmente differenti, questo fa nascere il problema: quale di e ' il genuino concetto di insieme? La
32

Ivi, III, p. 469.

67

procedura del concentrarci pi attentamente sul concetto di insieme non d una risposta a tale domanda. 6. Il platonismo sostiene che la verit degli assiomi della teoria degli insiemi pu essere colta non solo attraverso lintuizione ma anche, sebbene solo probabilisticamente, considerando le conseguenze verificabili degli assiomi. Ma, come riconosce lo stesso Gdel, il criterio della fruttuosit rispetto alle conseguenze non pu ancora essere applicato agli assiomi specificamente insiemistici (quali quelli relativi a grandi numeri cardinali), perch si sa molto poco sulle loro conseguenze in altri campi33. In particolare, per quanto riguarda la fruttuosit rispetto alle conseguenze verificabili, in base a quanto si sa oggi, non possibile rendere ragionevolmente probabile in questo modo la verit di alcun assioma della teoria degli insiemi34. Inoltre, il fatto che un insieme di assiomi abbia conseguenze verificabili la cui verit pu quindi essere accertata concretamente, per esempio mediante un computo fino ad un numero intero qualsiasi dato non ne garantisce neppure probabilisticamente la verit, perch da assiomi falsi si possono dedurre teoremi veri. Potrebbe darsi, perci, che le conseguenze degli assiomi trovate finora siano tutte vere ma che gli assiomi siano falsi. Come sottolinea Kant, inferire la verit di una conoscenza dalla verit delle sue conseguenze sarebbe ammissibile solo se tutte le sue possibili conseguenze sono vere, ma questa una procedura non fattibile, perch discernere tutte le possibili conseguenze di una proposizione accettata supera le nostre capacit35. Una conferma di ci data dal fatto che, per la non aritmeticit delle conseguenze logiche di PA 2 [V.7.7], linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati che sono conseguenze logiche degli assiomi non logici di PA 2 non ricorsivamente enumerabile. Non esiste dunque alcuna procedura algoritmica, e perci a maggior ragione nessuna procedura fattibile, che permetta di enumerare tutte le conseguenze degli assiomi di PA 2 . Quindi, come afferma Kant, inferire la verit degli assiomi matematici dalla verit delle loro conseguenze una procedura non fattibile, perch discernere tutte le possibili conseguenze degli assiomi supera le nostre capacit. 2.3. Implicazionismo Limplicazionismo sostiene che la matematica consiste nel trarre
33 34

Gdel 1986-2002, II, p. 269 Ibid. 35 Kant 1900, III, p. 514 (B 818).

68

conseguenze logiche da assiomi scelti arbitrariamente. Essa consta di tutte le asserzioni della forma A B tali che B una conseguenza logica di A, dove A un insieme, o una congiunzione, di assiomi e B unasserzione, la conclusione. Gli assiomi A sono scelti arbitrariamente. Non si richiede che esistano enti di cui essi sono veri, e neppure che essi siano coerenti. Che possano risultare incoerenti un rischio che dobbiamo correre senza prendere particolari precauzioni. Dopo tutto, noi dobbiamo continuamente affrontare rischi ben pi gravi nella vita e nella scienza 36. Limplicazionismo stato sostenuto nella seconda met del Novecento da Putnam, ma si basa su idee di Russell. Secondo Putnam (1926), si pu considerare compito essenziale del matematico puro far derivare conseguenze logiche da insiemi di assiomi37. Cio, compito del matematico puro dimostrare che, se esiste una struttura che soddisfa certi assiomi (per esempio, gli assiomi della teoria dei gruppi), allora quella struttura soddisfa certe altre asserzioni (alcuni teoremi della teoria dei gruppi o altri)38. Non si richiede di sapere che esista una struttura che soddisfa gli assiomi. Gli assiomi potrebbero un giorno rivelarsi incoerenti. E con ci? Questa la situazione; e noi dobbiamo costantemente affrontare rischi ben pi gravi nella vita e nella scienza39. Limplicazionismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato. 1. Limplicazionismo sostiene che la matematica consiste nel trarre conseguenze logiche da assiomi scelti arbitrariamente. Ma ci contraddetto dal fatto che molte parti della matematica, come la teoria dei numeri o la teoria delle equazioni differenziali parziali, non consistono in questo. 2. La nozione di conseguenza logica a cui si riferisce limplicazionismo definita in termini del concetto di insieme, perci presuppone la teoria degli insiemi. Ma, secondo limplicazionismo, la teoria degli insiemi consta di tutte le asserzioni della forma A B tali che B una conseguenza logica di A. Poich la nozione di conseguenza logica definita in termini del concetto di insieme, questo implica che la teoria degli insiemi presuppone la nozione di insieme. Ma da che cosa data tale nozione? Limplicazionismo non sa dare una risposta. Implicazionismo il nome dato originariamente a tale concezione da Menger 1979, p. 57. Essa anche denominata se-allorismo [ifthenism] da Putnam 1975, p. 20. 37 Putnam 1975, p. 41. 38 Ivi, p. 20. 39 Ivi, p. 34.
36

69

3. Limplicazionismo non sa spiegare perch, tra gli infiniti insiemi di assiomi possibili, se ne scelgano alcuni piuttosto di altri. Per esso, infatti, ogni scelta degli assiomi arbitraria, perci esso non in grado di offrire alcun criterio per la scelta degli assiomi. 4. Limplicazionismo sostiene che il fatto che gli assiomi potrebbero rivelarsi incoerenti un rischio che dobbiamo correre senza prendere particolari precauzioni. Ma, salvo pochi sconsiderati, i pi non affrontano i rischi della vita e della scienza senza prendere precauzioni. Secondo limplicazionismo, un matematico dovrebbe scegliere in modo arbitrario degli assiomi e trarre conseguenze logiche da essi, solo per scoprire alla fine della propria vita di averla sprecata impegnandosi in unattivit insensata, perch gli assiomi erano incoerenti e tutti i teoremi che egli ha cos faticosamente dimostrato sono assurdi. Ma nessun matematico accetterebbe programmaticamente di sprecare la propria vita in questo modo. 5. Limplicazionismo trascura che il fatto che gli assiomi potrebbero risultare incoerenti contraddice la sua assunzione che la matematica consti di asserzioni della forma A B tali che B una conseguenza logica di A. Infatti, se gli assiomi A fossero incoerenti, esisterebbero asserzioni C tali che sia C sia C sarebbero una conseguenza logica di A, perci sia A C sia A C farebbero parte della matematica, e quindi anche A A . Ma questo impossibile perch A non una conseguenza logica di A e, per limplicazionismo, della matematica fanno parte solo le asserzioni della forma A B tali che B una conseguenza logica di A. Per assicurarsi che non si presenti una situazione del genere si dovrebbe dimostrare che gli assiomi A sono coerenti, dunque che lasserzione Con A che esprime canonicamente la coerenza di A una conseguenza logica di un certo insieme di assiomi D. Ma il problema si riproporrebbe per D, e cos via allinfinito. E il rimando allinfinito non pu essere evitato a causa del secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4, V.4.9]. 6. Limplicazionismo non sa spiegare perch, tra le infinite conseguenze logiche degli assiomi adottati, si scelga di trarne alcune piuttosto di altre. Per esempio, se A B appartiene alla matematica, ad essa apparterr anche A (C B ) per unasserzione qualsiasi C. Ma nessun matematico, dopo aver dedotto dagli assiomi della geometria di Hilbert il teorema di Pitagora PT, ne trarrerrebe come ulteriore conseguenza logica 0 = 0 PT . E limplicazionismo non in grado di spiegare perch non dovrebbe farlo, dal momento che non fornisce alcun criterio su quali conseguenze logiche trarre e quali no. 2.4. Strutturalismo

70

Lo strutturalismo sostiene che la matematica lo studio deduttivo delle strutture. Una struttura ci che si ottiene da una collezione di oggetti considerando solo le relazioni tra gli oggetti, quindi ignorando ogni loro carattere che non incida sul modo in cui essi stanno in relazione con gli altri oggetti. Uno studio deduttivo delle strutture consiste nel formulare assiomi per una struttura e nel dedurre conseguenze logiche da essi. Lo strutturalismo stato sostenuto negli ultimi decenni del Novecento soprattutto da Shapiro e, in una forma un po differente, da Resnik, ma si basa su idee di Bourbaki e in parte gi di Dedekind. Secondo Shapiro, la matematica lo studio delle strutture40. Una struttura pu essere definita come la forma astratta di un sistema, che evidenzia le interrelazioni tra gli oggetti e ignora ogni loro carattere che non incida su come essi stanno in relazione con altri oggetti nel sistema41. Per esempio, nel caso della struttura dei numeri naturali, lunica cosa che importa sui numeri naturali la relazione in cui stanno luno con laltro42. Una struttura si ottiene attraverso un processo di astrazione. Si osservano parecchi sistemi con quella struttura, e si focalizza lattenzione sulle relazioni tra gli oggetti, ignorando quei caratteri degli oggetti che non sono rilevanti per tali relazioni43. Pi precisamente, la matematica (pura) lo studio deduttivo delle strutture in quanto tale44. Lo strutturalismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato. 1. Lo strutturalismo afferma che la matematica lo studio deduttivo delle strutture. Ma questo in contrasto col fatto che il lavoro in vari campi della matematica, come quelli della teoria dei numeri e della teoria delle equazioni differenziali parziali, non consiste nel formulare assiomi per una struttura e dedurre conseguenze logiche da essi. Per esempio, non di questo tipo il lavoro riguardante questioni come la distribuzione dei numeri primi o la trascendenza di o di e . 2. Lo strutturalismo scambia per reale natura della matematica quella che solo una caratteristica del tipo di matematica che stata fatta da una certa scuola, la scuola di Gttingen, la quale, attraverso lopera di Van der Waerden, Moderne Algebra, influenz anche Bourbaki. Per la sua astrattezza e mancanza di contatto con la realt, negli ultimi decenni questo tipo di matematica ha attraversato una crisi

40 41

Shapiro 2000, p. 257. Ivi, p. 259. 42 Shapiro 2004, p. 32. 43 Shapiro 2000, p. 259. 44 Ibid.

71

profonda, tanto che il 28 Aprile 1998 il quotidiano francese Liberation pubblic un articolo dal titolo Bourbaki morto, QED. 3. Lo strutturalismo ha avuto effetti negativi sullo sviluppo della matematica, perch ha portato a trascurare intere sue parti e a considerarla come unattivit autoreferenziale, separata dalla realt fisica. Addirittura Dieudonn, uno dei pi significativi rappresentanti del Bourbaki, rivendica che, tra tutti i sorprendenti progressi della matematica recente, neppure uno, con la possibile eccezione della teoria della distribuzione, ha avuto nulla a che fare con le applicazioni fisiche: e persino nella teoria delle equazioni differenziali parziali, laccento viene posto oggi molto di pi su problemi strutturali interni che su questioni aventi un significato fisico diretto45. 4. Lo strutturalismo incapace di dare un concetto di struttura primitivo, non definito in termini di quello di insieme. Shapiro definisce una struttura come ci che si ottiene per astrazione da pi sistemi considerando le relazioni tra gli oggetti che essi hanno in comune, dove un sistema un insieme di oggetti con certe relazioni tra loro. Dunque definisce il concetto di struttura in termini di quello di insieme. Lo stesso fa Bourbaki, il quale afferma che, esaminando linsieme dei numeri reali con laddizione, linsieme dei numeri interi con la moltiplicazione modulo un numero primo, e linsieme delle traslazioni nello spazio euclideo tridimensionale con la composizione delle traslazioni, si vede che in essi a due elementi dellinsieme si fa corrispondere un terzo elemento ben determinato, ed esaminando le propriet di questa operazione in ciascuno di essi, si constata che esse presentano un notevole parallelismo, e unanalisi porta a disimpegnare un piccolo numero di esse, cio lassociativit, lesistenza di un elemento neutro e lesistenza di un elemento inverso, e a constatare che tutte le altre propriet delloperazione in questione sono conseguenze delle tre precedenti46. Una struttura di gruppo allora un insieme su cui definita unoperazione che soddisfa le tre propriet precedenti; tali tre propriet si dicono gli assiomi delle strutture di gruppo, e derivarne le conseguenza fare la teoria assiomatica dei gruppi47. Ma se si definisce il concetto di struttura in termini di quello di insieme, allora il concetto di insieme primitivo e quello di struttura definito. Dunque la matematica non lo studio delle strutture bens lo
45 46

Dieudonn 1964, p. 248. Bourbaki 1962, pp. 38-39. 47 Ivi, p. 40.

72

studio delle relazioni che gli oggetti appartenenti a certi insiemi hanno in comune. Per evitare questa difficolt Shapiro formula una teoria assiomatica delle strutture che dovrebbe essere indipendente dalla teoria degli insiemi. Ma essa del tutto simile alla teoria degli insiemi, e non chiarisce alcuna questione n risolve alcun problema lasciato aperto da questultima. Lo stesso Shapiro ammette che la gerarchia degli insiemi e il regno delle strutture sono poco pi che varianti notazionali luno dellaltra48. Perci tutto ci che pu essere detto di uno dei due ambiti pu essere trasferito allaltro49. Ma allora il concetto di struttura non indipendente da quello di insieme. 5. Lo strutturalismo incapace di dire sotto quali condizioni una struttura esiste. Secondo lo strutturalismo, la matematica lo studio deduttivo delle strutture in quanto consiste nel formulare assiomi per una struttura e nel dedurne le conseguenze logiche. Ma sotto quali condizione gli assiomi sono non vuoti, cio esiste una struttura che li soddisfa? Per Shapiro, la condizione che gli assiomi siano un gruppo di enunciati coerente50. Ma Shapiro non pu intendere coerente nel senso della nozione sintattica di coerenza (Dagli assiomi non sono deducibili contraddizioni). Infatti, una deduzione una successione di stringhe di simboli, e la struttura delle stringhe di simboli isomorfa alla struttura dei numeri naturali, perci la coerenza nel senso della nozione sintattica di coerenza un fatto relativo alla struttura dei numeri naturali. Ma allora, dire che la struttura dei numeri naturali esiste sotto la condizione che dagli assiomi dellaritmetica di Peano del secondo ordine PA 2 non siano deducibili contraddizioni, equivarrebbe a dire che la struttura dei numeri naturali esiste sotto la condizione che la struttura dei numeri naturali esista, il che darebbe luogo ad un circolo. N Shapiro pu intendere coerente nel senso della nozione semantica di coerenza (Gli assiomi hanno un modello). Infatti, dire che una struttura che soddisfa gli assiomi esiste sotto la condizione che gli assiomi siano coerenti nel senso della nozione semantica di coerenza, equivarrebbe a dire che una struttura che soddisfa gli assiomi esiste sotto la condizione che una struttura che soddisfa gli assiomi esista, il che di nuovo darebbe luogo ad un circolo.

48 49

Shapiro 2004, p. 20. Shapiro 1997, p. 370. 50 Shapiro 2000, p. 286.

73

Shapiro afferma che questo circolo pu non essere vizioso, e forse possiamo convivere con esso51. Infatti, nella matematica la teoria degli insiemi la corte di appello finale per le questioni di esistenza. I dubbi sul fatto se un certo tipo di oggetto matematico esista vengono risolti mostrando che gli oggetti di questo tipo possono essere trovati o modellati nella gerarchia degli insiemi, e questa cos grande che pressoch qualsiasi struttura pu essere modellata o esemplificata in essa52. Ci in armonia con lo strutturalismo, secondo cui modellare una struttura significa trovare un sistema che la esemplifica. Se una struttura esemplificata da un sistema, allora sicuramente lassiomatizzazione coerente e la struttura possibile, e quindi per lo strutturalista essa esiste53. Dunque, secondo Shapiro, una struttura che soddisfa gli assiomi esiste sotto la condizione che essa possa essere modellata nella gerarchia degli insiemi, e quindi che la sua esistenza possa essere dimostrata nella teoria degli insiemi. Ma questo fa nascere il problema: che cosa ci fa pensare che la teoria degli insiemi sia coerente? Secondo Shapiro, anche se non possiamo giustificare la coerenza della teoria degli insiemi modellandola nella gerarchia degli insiemi perch il circolo sarebbe troppo sfacciato, nondimeno la coerenza della teoria degli insiemi presupposta da molta dellattivit fondazionale della matematica contemporanea. A ragione o a torto, la matematica presuppone che la soddisfacibilit (nella gerarchia degli insiemi) sia sufficiente per lesistenza, e gli strutturalisti accettano questo presupposto e ne fanno uso come chiunque altro, e non sono in una posizione migliore (e neppure peggiore) per giustificarlo54. Ma largomento di Shapiro che dobbiamo accettare la coerenza della teoria degli insiemi in quanto presupposta da molta dellattivit fondazionale della matematica contemporanea simile allargomento che noi dobbiamo accettare lesistenza di Dio perch presupposta dallesistenza del mondo, ed altrettanto infondato perch comporta un circolo. 6. Lo strutturalismo incapace di specificare ununica struttura come loggetto dellaritmetica. Secondo lo strutturalismo, bisogna distinguere tra due tipi di teorie, quelle come laritmetica, la teoria degli insiemi o la geometria

51 52

Ivi, p. 288. Ibid. 53 Ibid. 54 Ivi, pp. 288-289.

74

euclidea, che hanno per oggetto ununica struttura, e quelle come la teoria dei gruppi, che non hanno per oggetto ununica struttura. Per esempio, Bourbaki afferma che bisogna distinguere tra le teorie univalenti, cio tali che il sistema globale dei loro assiomi le determina completamente, come le assiomatizzazioni dellaritmetica di Dedekind e Peano, della geometria euclidea di Hilbert, e le teorie non univalenti, cio tali che il sistema globale dei loro assiomi non le determina completamente, come la teoria dei gruppi55. Specificamente, laffermazione che laritmetica abbia come oggetto ununica struttura si basa sul fatto che laritmetica di Peano del secondo ordine PA 2 categorica perch, per il teorema di categoricit di PA 2 [V.7.4], tutti i modelli di PA 2 sono isomorfi a N 2 , e quindi sono isomorfi tra loro. Ma questo non giustifica tale affermazione. Infatti, innanzitutto PA 2 ha modelli non standard, cio modelli deboli non isomorfi a N 2 [V.7.9]. In secondo luogo, PA 2 categorica solo relativamente ad un dato modello della teoria degli insiemi. Cio, non tutti i modelli di PA 2 sono isomorfi, ma solo quelli appartenenti ad uno stesso modello della teoria degli insiemi. Infatti, per dimostrare che tutti i modelli di PA 2 sono isomorfi a N 2 , dato un modello qualsiasi M di PA si definisce induttivamente una funzione h e si dimostra che h un isomorfismo di N 2 su M. Per dimostrarlo si fa uso del fatto che lassioma di induzione del secondo ordine di PA 2 vero in M [V.7.4]. Dunque si assume che tale assioma sia vero quando il dominio delle relazioni unarie di M P ( ) , linsieme di tutti i sottoinsiemi di . Ma linsieme P ( ) in un dato modello della teoria degli insiemi diverso dallinsieme P ( ) in un altro modello della teoria degli insiemi. Questo implica che non tutti i modelli di PA
2 2

sono isomorfi, ma solo quelli appartenenti ad uno


2

stesso modello della teoria degli insiemi, dunque PA categorica solo relativamente ad un dato modello della teoria degli insiemi. In terzo luogo, modelli isomorfi tra loro non sono realmente la stessa struttura. Secondo Shapiro, poich modelli isomorfi sono equivalenti, le propriet rilevanti di ogni modello dellassiomatizzazione sono le stesse, e perci, in un certo senso, ogni modello va altrettanto bene di qualsiasi altro. Possiamo studiare la struttura studiando una sua esemplificazione56. Dunque, tutto ci che
55 56

Bourbaki 1962, p. 45. Shapiro 2004, p. 32.

75

possiamo sapere sulla struttura dei numeri naturali, possiamo saperlo considerando una qualsiasi sua esemplificazione. Ora, la definizione dei numeri naturali di Zermelo, che identifica i numeri naturali 0, 1, 2, 3, con gli insiemi , {}, {{}}, {{}} , , e la definizione di von Neumann, che li

identifica con gli insiemi , {}, {, {}}, , {}, {, {}} , , forniscono due differenti esemplificazioni della struttura dei numeri naturali. Perci, in base a quanto afferma Shapiro, tutto ci che possiamo sapere sulla struttura dei numeri naturali considerando una di queste due esemplificazioni possiamo saperlo considerando laltra. Ma, come abbiamo visto, Shapiro definisce una struttura come la forma astratta di un sistema, che evidenzia le interrelazioni tra gli oggetti e ignora ogni loro carattere che non incida su come essi stanno in relazione con gli altri. Per esempio, nel caso della struttura dei numeri naturali, lunica cosa che importa sui numeri naturali la relazione in cui stanno tra loro. Ma allora, nelle esemplificazioni della struttura dei numeri naturali di Zermelo e von Neumann in cui i numeri naturali sono identificati con degli insiemi, lunica cosa che importa sui numeri naturali la relazione di appartenenza, perch questa la relazione in cui i numeri naturali stanno tra loro in tali esemplificazioni. Ma la relazione di appartenenza ha propriet differenti nelle due esemplificazioni in questione, perch nellesemplificazione di von Neumann si ha che 1 3 dal momento che {} , {}, {, {}} ,

mentre nellesemplificazione di Zermelo si ha che 1 3 dal momento che {} {{}} .

Questo pone di fronte allalternativa: o (i) rinunciare ad affermare che ogni modello di PA va altrettanto bene di qualsiasi altro; oppure (ii) ammettere che le definizioni dei numeri naturali di Zermelo e von Neumann non possono considerarsi entrambe esemplificazioni della struttura dei numeri naturali. Ma (i) segnerebbe la fine dello strutturalismo, perch contraddirebbe il suo assunto fondamentale che possiamo studiare la struttura dei numeri naturali studiando una qualsiasi sua esemplificazione. E (ii) farebbe nascere il problema: Quale tra le definizioni dei numeri naturali di Zermelo e von Neumann pu considerarsi una esemplificazione della struttura dei numeri naturali? O nessuna delle due? A queste domande lo strutturalismo non sa dare una risposta. Se ne conclude che modelli isomorfi tra loro non sono realmente la stessa struttura. 7. Lo strutturalismo incapace di specificare ununica struttura come loggetto della teoria degli insiemi.
2

76

Infatti, la teoria degli insiemi del secondo ordine di ZermeloFraenkel pi assioma di scelta ZFC2 non categorica. Ci segue dal fatto che, come facile verificare, V un modello di ZFC2 se e solo se un cardinale inaccessibile. Perci, se e ' sono cardinali inaccessibili con ' , V e V ' saranno entrambi modelli di ZFC2 pur non essendo isomorfi tra loro. 2.5. Finzionalismo Il finzionalismo sostiene che gli oggetti matematici sono finzioni nello stesso senso in cui lo sono i personaggi di un romanzo, e che le proposizioni matematiche sono vere nello stesso senso in cui lo sono quelle di un romanzo. Nondimeno la matematica utile perch permette di derivare conclusioni sul mondo fisico molto pi facilmente di quanto si potrebbe farlo senza il suo aiuto. Poich gli oggetti matematici sono finzioni, sarebbe molto strano se la matematica, da sola, permettesse di dimostrare fatti sul mondo fisico. Per essere sicuri che ci non accada, si deve dimostrare che la matematica conservativa rispetto alla scienza fisica, cio che tutte le conclusioni sul mondo fisico che possono ottenersi usando la matematica potrebbero ottenersi, sebbene in modo pi prolisso, senza far uso di essa, e quindi senza fare alcun riferimento ad enti matematici. Questo pu essere effettivamente dimostrato, perch esistono alcune strategie abbastanza generali che possono essere usate per depurare le teorie fisiche di ogni riferimento ad enti matematici. Lesempio paradigmatico costituito da una versione riscritta dei postulati della fisica newtoniana in cui le variabili variano su punti spazio-temporali e su regioni spazio-temporali, che sono oggetti concreti, e quindi non sono oggetti matematici. Il finzionalismo stato sostenuto da Field, ma le sue principali idee risalgono a Vaihinger. Secondo Field (1946), nella matematica abbiamo una buona storia sui numeri naturali, unaltra buona storia sugli insiemi, e cos via57. Una proposizione come 2+2=4 vera allincirca nello stesso senso in cui la proposizione Oliver Twist abitava a Londra vera: questultima vera solo nel senso che vera secondo una certa storia ben nota, e la prima vera solo in quanto vera secondo la matematica standard58. Perci credere che 2+2=4 significa credere che la

57 58

Field 1989, p. 22. Ivi, p. 3.

77

matematica standard dice che (o ha come conseguenza che) 2+2=459. Ma sebbene gli oggetti matematici siano solo finzioni e le asserzioni matematiche siano vere solo di finzioni, la matematica utile, perch noi possiamo usare la teoria matematica come mezzo per trarre conclusioni sul mondo fisico molto pi facilmente di quanto potremmo trarle per mezzo di una dimostrazione diretta60. Poich gli oggetti matematici sono finzioni, sarebbe estremamente sorprendente se si scoprisse che la matematica standard implica che nelluniverso esistono almeno 106 oggetti non matematici, o che la Comune di Parigi venne sconfitta61. Per essere sicuri che ci non accada, si deve dimostrare che la matematica conservativa rispetto alla scienza fisica, cio che le conclusioni a cui arriviamo aggiungendo la teoria matematica ai postulati di una teoria fisica non contenente riferimenti ad enti matematici, non sono genuinamente nuovi, sono gi derivabili in modo pi prolisso dai postulati della teoria fisica senza far ricorso ad enti matematici62. Se si riuscisse a dimostrarlo, si sarebbe sicuri che ogni deduzione che pu essere fatta con laiuto della matematica potrebbe essere fatta (di solito in modo pi prolisso) senza di essa63. Si potrebbe allora asserire che dopo tutto la matematica non realmente indispensabile64. E si sarebbe liberi di usare qualsivoglia matematica per dedurre conseguenze, essendo dispensabile la matematica che si usa65. Questo pu essere effettivamente dimostrato, perch esistono alcune strategie abbastanza generali che possono essere usate per depurare le teorie fisiche di ogni riferimento ad enti matematici66. Lesempio paradigmatico costituito da una versione riscritta della fisica newtoniana in cui le variabili variano su oggetti concreti, che equivale a formularla senza enti matematici67. Il finzionalismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato. 1. Il finzionalismo considera esempio paradigmatico di depurazione di una teoria fisica da ogni riferimento ad oggetti matematici una versione riscritta dei postulati della fisica newtoniana in
59 60

Ivi, p. 3. Field 1980, p. 28. 61 Ivi, p. 13. 62 Ivi, pp. 10-11. 63 Ivi, p. X. 64 Field 1989, p. 26. 65 Field 1980, p. 14. 66 Field 1989, p. 18. 67 Ivi, p. 18, nota 11.

78

cui le variabili variano su punti spazio-temporali e su regioni spaziotemporali, che sono oggetti concreti e quindi non sono oggetti matematici. Ma, per effettuare tale riscrittura, esso costretto ad attribuire ai punti e alle regioni spazio-temporali propriet che non appartengono ad oggetti concreti. Per esempio, costretto ad assumere che un punto non pu essere mosso, scomposto o distrutto, che non ha massa n estensione, che la sua esistenza non contingente, addirittura che non ha un luogo ma esso stesso un luogo. Ma cos tratta i punti come oggetti matematici piuttosto che come oggetti concreti. Pertanto, mentre pretende di eliminare gli oggetti matematici, in realt il finzionalismo introduce i punti e le regioni spazio-temporali come oggetti dotati di propriet da oggetti matematici piuttosto che come oggetti concreti. Questo trova conferma nel fatto che la versione riscritta dei postulati della fisica newtoniana implica che esiste una corrispondenza biunivoca tra i punti dello spazio-tempo e le quadruple di numeri reali, . Perci lo spazio ha la cio che lo spazio-tempo isomorfo a grandezza dellinsieme-potenza del continuo, ed esistono tanti oggetti fisici quanti sono gli elementi del continuo. Dunque la versione riscritta dei postulati della fisica newtoniana semplicemente sostituisce i numeri reali con i punti dello spazio-tempo, e quindi non depura la fisica newtoniana di ogni riferimento ad oggetti matematici ma incorpora la matematica nella teoria dello spazio-tempo. Secondo il finzionalismo, lobiezione contro luso dei numeri reali non dovuta alla loro cardinalit o alle assunzioni strutturali che tipicamente vengono fatte su di essi (per esempio, la completezza di Cauchy) ma alla loro astrattezza68. Perci postulare uninfinit non numerabile di enti fisici non costituisce una difficolt, n la costituisce postulare che questi enti fisici obbediscano ad assunzioni strutturali analoghe a quelle che i platonisti postulano per i numeri reali69. Ma cos il finzionalismo ammette che la sua mossa solo un trucco. Esso chiama enti fisici quelli che in realt sono enti matematici, e perci non risolve il problema di evitare enti astratti. Questo vale in generale per tutto il programma del finzionalismo di depurare le teorie fisiche di ogni riferimento ad enti matematici. La questione dove si fissa il confine tra lastratto e il fisico. Se, come nel caso della versione riscritta dei postulati della fisica newtoniana, lo si fissa in modo che il fisico comprenda lastratto, allora il problema diventa banalmente solubile, ma la sua soluzione non dimostra affatto
68 69

Field 1980, p. 31. Ibid.

79

che si pu depurare qualsiasi teoria fisica di ogni riferimento ad enti matematici, perch in tal caso gli enti fisici sono stati introdotti semplicemente come enti matematici. 2. Il finzionalismo afferma che si pu dimostrare che la matematica conservativa rispetto alla scienza fisica, ma questo insostenibile. Infatti, il programma del finzionalismo di depurare qualsiasi teoria fisica di ogni riferimento ad enti matematici strutturalmente simile al programma della conservazione di Hilbert [II.2.4]. Se F la matematica finitaria e I la matematica infinitaria, il programma della conservazione di Hilbert richiede di mostrare che, se unasserzione A di F dimostrabile in F + I , allora A dimostrabile gi in F 70. Similmente, se N una teoria fisica priva di ogni riferimento ad enti matematici e M la teoria matematica che si aggiunge ad N, il programma del finzionalismo richiede di mostrare che, se unasserzione A di N dimostrabile in N + M , allora A dimostrabile gi in N. Inoltre, come nel programma della conservazione luso di I permette di dimostrare A in modo meno prolisso che mediante luso di F soltanto, cos nel programma del finzionalismo luso di M permette di dimostrare A in modo meno prolisso che mediante luso di N soltanto. Data la somiglianza strutturale del programma del finzionalismo col programma della conservazione di Hilbert, c da aspettarsi che, come questultimo non realizzabile, cos anche il programma del finzionalismo non sia realizzabile. In effetti cos perch, come ha sottolineato Shapiro, la classe dei punti dello spazio-tempo del , perci si possono modellare i finzionalismo isomorfa a numeri naturali nello spazio tempo, e in effetti, si pu fare laritmetica in N. Per dirla in un altro modo, la struttura dei numeri naturali esemplificata nelluniverso dello spazio-tempo71. Ma allora si pu mostrare che esiste un enunciato A espresso nel linguaggio di N che dimostrabile in N + M ma non in N, perch A vero in tutti i modelli di N ma non deducibile in N72. Perci, se la teoria N una descrizione accurata dello spazio-tempo, allora A vero nello spaziotempo, e quindi unasserzione rilevante dal punto di vista del finzionalismo. Lesistenza di tale enunciato A permette di confutare nel modo filosoficamente rilevante largomento del finzionalismo della conservativit della matematica rispetto alla fisica73.
70 71

In realt Hilbert assume che F I , perci F + I = I . Shapiro 1983, p. 526. 72 Ibid. 73 Ivi, p. 528.

80

3. Il fatto che, come abbiamo appena visto, la matematica M non conservativa rispetto alla fisica N, rende necessario assicurarsi che luso della matematica M nella fisica N non porti a conclusioni false sul mondo fisico a causa delleventuale incoerenza di M, cio rende necessario garantire che M sia coerente. Ma, per il secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4, V.4.9], non esiste alcun modo affidabile di farlo. 2.6. Internalismo Secondo linternalismo, la matematica deve essere intesa e valutata nei propri termini, perci ci si deve astenere dal criticarla o difenderla da un punto di vista extra-matematico. Essa non deve rispondere ad alcun tribunale extra-matematico, e non ha bisogno di alcuna giustificazione oltre la dimostrazione e il metodo assiomatico. Sono questi metodi, infatti, che hanno portato ai notevoli successi della matematica, ed essi poggiano solo su due sostegni, la logica deduttiva e gli assiomi della teoria degli insiemi. Ora, la logica deduttiva un processo inferenziale affidabile, e perci non richiede ulteriori giustificazioni. Gli assiomi della teoria degli insiemi, invece, richiedono una giustificazione. Questa deve essere data in base a due principi, il principio di massimizzazione (Gli assiomi insiemistici a partire dai quali si dimostrano i teoremi matematici devono essere quanto pi potenti e fruttuosi possibile), e il principio di unificazione (Si deve mirare ad ununica teoria degli insiemi fondamentale). Il principio di massimizzazione risponde allesigenza dei matematici di essere liberi di indagare qualunque cosa attiri il loro interesse. Il principio di unificazione risponde allesigenza di avere un singolo sistema in cui tutti gli oggetti e le strutture della matematica possano essere modellati o esemplificati. Linternalismo stato sostenuto da Maddy, ma posizioni simili sono state espresse da vari matematici. Secondo Maddy, la matematica deve essere intesa e valutata nei propri termini, perci ci si deve astenere dal criticarla o difenderla da un punto di vista extra-matematico74. Infatti non esiste alcuna base indipendente per pronunciarsi contro una conclusione dellintera comunit75. Ci che la comunit matematica fa non deve essere soggetto a critiche, e non ha bisogno di appoggio da alcun punto di vista esterno, presunto superiore76. La matematica non deve
74 75

Maddy 1997, p. 201. Ivi, p. 198. 76 Ivi, p. 184.

81

rispondere ad alcun tribunale extra-matematico, e non ha bisogno di alcuna giustificazione oltre i metodi su cui essa si basa, cio la dimostrazione e il metodo assiomatico77. In particolare, essa indipendente sia dalla filosofia prima sia dalla scienza naturale78. Perci, se la nostra spiegazione filosofica della matematica entra in conflitto con la pratica matematica che ha successo, la filosofia che deve cedere79. Lo stesso vale per la scienza naturale, perch anche quello della scienza un punto di vista extra-matematico80. Che la matematica non abbia bisogno di alcuna giustificazione oltre i metodi su cui essa si basa, cio la dimostrazione e il metodo assiomatico, dipende dal fatto che sono quei metodi i reali metodi della matematica che hanno portato ai notevoli successi della matematica moderna81. Tali metodi poggiano su due sostegni: linesorabile logica deduttiva, la sostanza della dimostrazione, e gli assiomi della teoria degli insiemi82. La deduzione un processo inferenziale affidabile83. Perci non richiede ulteriori giustificazioni. Invece gli assiomi della teoria degli insiemi richiedono una giustificazione, e questa deve essere data basandosi su due principi, il principio di massimizzazione e il principio di unificazione. Il principio di massimizzazione afferma che gli assiomi insiemistici a partire dai quali si devono dimostrare i teoremi matematici devono essere quanto pi potenti e fruttuosi possibile84. Ci risponde allesigenza che i matematici debbano essere liberi di indagare ogni oggetto, struttura e teoria che catturi il loro interesse matematico85. Il principio di unificazione afferma che si deve mirare ad ununica teoria degli insiemi fondamentale perch, se alla matematica deve essere consentito di svilupparsi liberamente in questo modo e la teoria degli insiemi deve svolgere lo sperato ruolo fondazionale, allora la teoria degli insiemi non deve imporre alcuna limitazione86. Ci risponde allesigenza di fornire un singolo sistema

77 78

Ivi, p. 184. Ibid. 79 Ivi, p. 161. 80 Ivi, p. 201. 81 Ibid. 82 Ivi, p. 1. 83 Maddy 1984, p. 49. 84 Maddy 1997, p. 211. 85 Ivi, p. 210. 86 Ivi, p. 209.

82

in cui tutti gli oggetti e le strutture della matematica possano essere modellati o esemplificati87. Linternalismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato. 1. Linternalismo sostiene che la matematica deve essere intesa e valutata nei propri termini, perci ci si deve astenere dal criticarla o difenderla da un punto di vista extra-matematico. Non vi spazio per una critica degli scopi che la comunit matematica si pone fatta dallesterno. Lunico criterio di validit ci su cui la comunit matematica raggiunge il sonsenso. La comunit matematica dunque una corporazione autarchica, che si d norme che ne regolano il consenso ed impervia alle critiche dallesterno. Ma ci contrasta col fatto che tra i matematici sorgono spesso divergenze circa le assunzioni fondamentali della loro disciplina, la direzione in cui svilupparla, i suoi scopi fondamentali, i criteri per giudicare limportanza del lavoro compiuto nelle sue varie aree. Un esempio limite di ci lesistenza di due matematiche alternative, la matematica classica e la matematica intuizionista, che non sono confrontabili tra loro [II.3.9]. In base a quale criterio interno la comunit matematica potrebbe arrivare a decidere quale di questi due tipi di matematica quella genuina? In realt lelemento decisivo costituito da fattori extra-matematici, come il fatto che la matematica intuizionista non in grado di trattare funzioni che sono importanti per la fisica. Inoltre, contrasta col fatto che molti problemi matematici hanno origini extra-matematiche, molte teorie matematiche rispondono ad esigenze extra-matematiche, e molti criteri di valutazione delle teorie matematiche riguardano la loro capacit di rispondere alle esigenze extra-matematiche da cui hanno tratto origine. Laffermazione che la matematica debba essere intesa e valutata nei propri termini viene portata alle estreme conseguenze e ridotta allassurdo da Maddy quando afferma che, se i matematici decidessero di rifiutare la vecchia massima contro lincoerenza cos che si potrebbero accettare sia 2 + 2 = 4 sia 2 + 2 = 5 in base alla considerazione che ci avrebbe un beneficio sociologico per lautostima degli scolari, allora, anche se questa potrebbe sembrare una sfacciata invasione di considerazioni non matematiche nella matematica, tuttavia, se i matematici insistessero che non cos, che essi perseguono uno scopo matematico legittimo, che tale scopo sopravanza i vari scopi tradizionali, non vi sarebbe alcuna ragione di
87

Ivi, pp. 208-209.

83

protestare88. Ma cos la decisione dei matematici sarebbe determinata non da uno scopo matematico bens da uno scopo extra-matematico. Maddy distingue tra il caso in cui i principi matematici vengano criticati o difesi dai matematici da un punto di vista extra-matematico, che Maddy considera perfettamente legittimo, e il caso in cui essi vengano criticati o difesi dai filosofi o dagli scienziati naturali di nuovo da un punto di vista extra-matematico, che invece considera illegittimo. Ma tale distinzione immotivata. 2. Linternalismo sostiene che la matematica non deve rispondere ad alcun tribunale extra-matematico e non ha bisogno di alcuna giustificazione oltre la dimostrazione e il metodo assiomatico. Ma in virt di che cosa la matematica pu ricevere un tale trattamento speciale? Nello stesso modo si potrebbe dire che lastrologia non deve rispondere ad alcun tribunale extra-astrologico e non ha bisogno di alcuna giustificazione oltre gli almanacchi e i manuali astrologici. A questa obiezione Maddy risponde che vi sono buone ragioni per trattare la matematica diversamente da altre discipline non scientifiche89. Infatti, il dominio della scienza comprende tutta la realt spazio-temporale, lintero ordine causale, e anche lastrologia pone nuovi poteri causali e fa nuove predizioni su eventi spaziotemporali, mentre la matematica pura non ha nulla da dire su tale dominio90. Perci la matematica pura essenzialmente diversa dalla scienza naturale, e quindi va giudicata nei propri termini. Lastrologia fa affermazioni scientifiche ordinarie, soggette al consueto esame scientifico, perci essa, con questa interpretazione, soggetta a correzioni scientifiche in un modo in cui non lo la matematica pura91. Ma questa risposta inaccettabile perch, come Maddy stessa ammette, si potrebbe dare unaltra interpretazione in base a cui lastrologia tratti di certe vibrazioni sovrannaturali che non interagiscono causalmente con i fenomeni fisici ordinari92. Con tale interpretazione, lastrologia sarebbe essenzialmente differente dalla scienza naturale e simile alla matematica. Per superare questa difficolt Maddy afferma che la matematica essenzialmente differente dallastrologia in quanto sbalorditivamente utile, apparentemente indispensabile, per la pratica della scienza

88 89

Ivi, p. 198, nota. Ivi, p. 204. 90 Ibid. 91 Ibid. 92 Ibid.

84

naturale, mentre lastrologia non lo 93. Perci linternalismo pu dare una spiegazione accettabile della matematica che non ha alcun parallelo nel caso dellastrologia, comunque questa venga interpretata94. Ma cos Maddy basa la differenza tra la matematica e lastrologia sullindispensabilit della matematica nella scienza fisica. Questo contraddice la sua tesi che la matematica indipendente dalla scienza naturale, e non vale per tutta la matematica ma solo per le sue parti realmente applicate o potenzialmente applicabili alla scienza naturale. A questa obiezione Maddy risponde che, anche se ci potrebbe apparentemente portare a concludere che noi abbiamo ragione di studiare quella parte della matematica che realmente o potenzialmente applicata, e non che abbiamo ragione di studiare tutta la matematica contemporanea, in realt non cos perch la matematica unimpresa unificata che noi abbiamo ragione di studiare cos com, e lo studio dei reali metodi della matematica, che comprende la matematica pura, rivela rapidamente che la matematica moderna ha anche scopi suoi propri, diversi dal suo ruolo nella scienza95. Ma questa non una risposta, perch non fornisce alcuna ragione per studiare quelle parti della matematica che non sono realmente applicate n sono potenzialmente applicabili alla scienza naturale. Dire che la matematica unimpresa unificata che noi abbiamo ragione di studiare cos com, non mostra affatto che la matematica essenzialmente differente dallastrologia. 3. Linternalismo sostiene che la giustificazione degli assiomi deve essere data in termini del principio di massimizzazione, perch ci risponde allesigenza dei matematici di essere liberi di indagare qualunque cosa attiri il loro interesse. In base a tale principio, Maddy afferma che si devono respingere assiomi che impongono restrizioni sugli insiemi, come lassioma di costruibilit V = L che asserisce che la classe V degli insiemi dati dalla gerarchia cumulativa [III.2.2] coincide con la classe L degli insiemi dati dalla gerarchia degli insiemi costruibili, definita da: (i) L0 = ; (ii)
L +1 = D ( L ) per ogni ordinale , dove D ( L ) la collezione di tutti

quei sottoinsiemi di L che sono definibili mediante una formula del

93 94

Ivi, p. 204. Ivi, p. 204-205. 95 Ivi, p. 205, nota 15.

85

linguaggio di ZFC i cui quantificatori sono ristretti a L ; (iii)


L = L per ogni ordinale limite .
<

Secondo Maddy, lassioma di costruibilit V = L va respinto perch restrittivo96. Esso limitante, minimale, e queste cose sono antitetiche alla nozione generale di insieme97. Ma, come la stessa Maddy riconosce, queste affermazioni sono in conflitto con la teoria ZFC+0# esiste, dove 0# un certo insieme non costruibile che codifica informazione su come L differisce da V. Tale teoria pi potente di ZFC + V = L perch in essa si pu dimostrare che esiste un insieme non costruibile, mentre in ZFC + V = L non si pu dimostrare lesistenza di alcun insieme non costruibile. Ma, mentre in ZFC + V = L si pu dimostrare che esistono molti ordinali non numerabili, nessun modello transitivo di ZFC+0# esiste pu contenere un ordinale non numerabile98. Da questo punto di vista, allora, lassioma V = L non appare restrittivo. Per superare questa difficolt Maddy propone un criterio formale per decidere quando una teoria restrittiva, ma, come lei stessa ammette, tale criterio formale classifica come restrittive certe teorie che non sembrano restrittive e non classifica come restrittive certe teorie che sembrano restrittive, il che mostra che il criterio formale ha bisogno di essere integrato con considerazioni informali di carattere pi ampio99. Ma questo equivale a riconoscere che il criterio formale inadeguato. Comunque, anche se si riuscisse a trovare una criterio formale adeguato, esso servirebbe solo come criterio negativo per decidere quali assiomi non aggiungere a ZFC, e non come criterio positivo per decidere quali assiomi aggiungere a ZFC senza far intervenire considerazioni extra-matematiche. 4. Linternalismo sostiene che la giustificazione degli assiomi deve essere data in termini del principio di unificazione, perch ci risponde allesigenza di fornire un singolo sistema in cui tutti gli oggetti e le strutture della matematica possono essere modellati o esemplificati. In particolare Maddy afferma che in questo modo la piena potenza dei principi insiemistici pi basilari pu essere messa in opera in problemi prima insolubili; si possono valutare nuove congetture per la fattibilit della dimostrazione100.
96 97

Ivi, p. 232. Ivi, p. 84. 98 Ivi, p. 214. 99 Ivi, p. 225. 100 Ivi, p. 28.

86

Ma Maddy non fornisce alcuna prova del fatto che problemi della matematica ordinaria possano essere risolti per mezzo di principi insiemistici relativi a livelli molto alti della gerarchia cumulativa. N fornisce alcuna prova del fatto che la variet dei metodi di dimostrazione adoperati nelle varie branche della matematica possa trovare adeguati omologhi nei metodi di dimostrazione della teoria degli insiemi. Perci le sue affermazioni sono mere petizioni di principio. 2.7. Costruttivismo Il costruttivismo sostiene che la matematica in senso proprio, o matematica costruttiva, si occupa della descrizione precisa di operazioni effettuabili finitamente che si riducono ad operazioni con i numeri interi. La matematica costruttiva non contiene tutti i teoremi della matematica classica ma, diversamente dalla matematica intuizionista, non contiene nuovi oggetti, come le successioni di scelte, che non hanno senso dal punto di vista della matematica classica. Essa una parte propria della matematica classica, e precisamente quella parte che pu essere sviluppata senza far uso del principio del terzo escluso n delle leggi logiche che dipendono da esso. Perci la matematica costruttiva non comporta labbandono della matematica classica, anzi in essa la matematica classica pu essere usata come guida. Certo, molti enunciati della matematica classica sono privi di validit empirica, perch nella matematica costruttiva non ci interessano propriet degli interi positivi che non hanno alcun significato descrittivo per esseri finiti. Cos in essa, per dimostrare che esiste un numero intero avente certe propriet, si deve indicare come trovarlo, mentre nella matematica classica la spiegazione di esiste non fa riferimento ai poteri di esseri finiti bens a quelli di un Dio. Ma nella matematica classica vi sono anche enunciati che hanno validit empirica. Si tratta allora di trovare versioni costruttive degli enunciati privi di validit empirica, onde ricavarne quellinformazione numerica che la versione originale non fornisce. vero che anche gli enunciati A della matematica classica privi di validit empirica possono conservare un valore nella matematica costruttiva, riscrivendoli sotto forma di implicazioni della forma TE A , dove TE il principio del terzo escluso. Ma la matematica classica inutile per le applicazioni al mondo fisico, perch le uniche sue parti applicabili sono quelle che hanno un contenuto costruttivo. Il costruttivismo stato sostenuto soprattutto da Bishop, ma ad esso hanno aderito anche da altri. Secondo Bishop (1928-1983), la matematica propriamente detta, o matematica costruttiva, si occupa della descrizione precisa di operazioni astratte effettuabili finitamente che si riducono ad

87

operazioni con gli interi101. Essa non contiene tutti i teoremi della matematica classica ma, diversamente dalla matematica intuizionista, non contiene nuovi oggetti, come le successioni di scelte libere, che rendono la matematica cos bizzarra che essa diventa inappetibile per i matematici102. Perci la matematica costruttiva non comporta labbandono della matematica classica, anzi in essa si pu usare la matematica classica, almeno inizialmente, come guida103. Certo, molti enunciati della matematica classica sono privi di validit empirica104. Nella matematica costruttiva non ci interessano propriet degli interi positivi che non hanno alcun significato descrittivo per luomo finito. Quando uno dimostra che esiste un intero positivo avente certe propriet, egli deve mostrare come trovarlo105. Invece la spiegazione di esiste data dalla matematica classica richiede la considerazione di un essere con poteri non finiti che lo si chiami Dio o come altro si voglia in aggiunta ai poteri posseduti dagli esseri finiti106. Ma nella matematica classica vi sono anche enunciati matematici di immediata validit empirica, che dicono che certe operazioni effettuabili produrranno certi risultati osservabili107. Si tratta allora di cercare di trovare versioni costruttive degli enunciati che sono privi di validit empirica, al fine di scoprire utile e incisiva informazione numerica108. vero che gli enunciati A della matematica classica privi di validit empirica possono conservare un valore nella matematica costruttiva riscrivendoli nella forma TE A , dove TE il principio del terzo escluso. Cos la matematica classica continuerebbe interamente come prima tranne che ogni teorema sarebbe scritto come unimplicazione109. Ma la matematica classica inutile per le applicazioni al mondo fisico, perch lunica ragione per cui la matematica applicabile (in fisica) il suo contenuto costruttivo intrinseco110. Il costruttivismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato.
101 102

Bishop 1970, p. 53. Bishop 1967, p. 6. 103 Bishop 1970, p. 54. 104 Bishop 1967, p. VIII. 105 Ivi, p. 2. 106 Bishop 1985, p. 9. 107 Bishop 1967, p. VIII. 108 Bishop 1970, p. 54. 109 Bishop 1975, p. 511. 110 Ivi, p. 514.

88

1. Il costruttivismo sostiene che nella matematica sono ammesse solo operazioni effettuabili finitamente, dove tutte tali operazioni si riducono ad operazioni con gli interi. Ma esso considera i numeri interi come oggetti astratti indipendenti da noi, perch afferma che i numeri interi sono un costrutto matematico irriducibile, dove questa affermazione va intesa nello spirito di Kronecker111. Cio va intesa nel senso che i numeri interi sono stati creati da Dio, e quindi non sono un prodotto della nostra mente. Ora, dire che nella matematica sono ammesse solo operazioni effettuabili finitamente dove tutte tali operazioni si riducono ad operazioni con gli interi, giustificato solo se, come Brouwer, si assume che i numeri interi siano creazioni della nostra mente, non se essi, come afferma il costruttivismo sono oggetti astratti indipendenti da noi. In tal caso, infatti, come potrebbe luomo finito accedere ad essi? 2. Il costruttivismo sostiene che la matematica costruttiva differisce da quella classica perch in questa la spiegazione di esiste non si riferisce ai poteri di un uomo finito bens a quelli di un Dio. Ma non cos. Nella matematica classica semplicemente si distingue il significato di esiste un intero tale che dal significato di si pu trovare un intero tale che. Quando si dice si pu trovare un intero tale che, si intende dire che dato un metodo per trovare un intero siffatto, mentre quando si dice esiste un intero tale che, non si assume che sia dato un tale metodo. Perci la differenza che il costruttivismo stabilisce tra gli enunciati dotati di validit empirica e quelli che invece ne sono privi semplicemente una distinzione tra teoremi allinterno della matematica classica. 3. Il costruttivismo sostiene che la matematica classica inutile per le applicazioni al mondo fisico, perch le uniche sue parti applicabili sono quelle che hanno un contenuto costruttivo. Ma questa affermazione contraddetta dal fatto che vi sono risultati della matematica classica che trovano applicazione nella fisica e di cui non si conosce alcuna versione costruttiva. Per esempio, gli operatori adoperati nella meccanica quantistica non sono costruttivi. 2.8. Congetturalismo Il congetturalismo sostiene che la conoscenza matematica si sviluppa in base al cosiddetto metodo delle dimostrazioni e delle confutazioni, che consta dei seguenti quattro passi: 1) la congettura primitiva; 2) la dimostrazione della congettura, che la scompone in sottocongetture o lemmi; 3) lemergere di controesempi alla congettura primitiva; 4) il
111

Bishop 1970, p. 53.

89

riesame della dimostrazione per individuare il lemma responsabile dei controesempi, lintroduzione di tale lemma come condizione nella congettura primitiva, e la sostituzione della congettura primitiva con la congettura migliorata cos ottenuta. La conoscenza matematica conoscenza di una realt che esiste indipendentemente da noi, la realt matematica. Per sottolinearne lindipendenza da noi, si pu anche dire che essa opera di Dio e non umana. La conoscenza che noi abbiamo della realt matematica fallibile, ma, col metodo delle dimostrazioni e delle confutazioni, la nostra conoscenza si approssima sempre di pi ad essa, e questo trasforma la matematica da mero gioco in una seria impresa fallibilista di approssimazione alla verit. Che la nostra conoscenza della realt matematica sia sempre fallibile dipende dal fatto che, poich la realt matematica esiste indipendentemente da noi, la conoscenza che possiamo averne pu essere solo congetturale. Noi non sappiamo mai, facciamo solo congetture, che possiamo criticare e migliorare, ma lunico modo che abbiamo di sapere se le abbiamo migliorate congetturarlo. Il congetturalismo stato sostenuto da Lakatos. Secondo Lakatos (1922-1974), la conoscenza matematica non cresce attraverso un aumento monotno del numero di teoremi indubitabilmente stabiliti, ma attraverso lincessante miglioramento delle congetture mediante la speculazione e la critica, in base al metodo delle dimostrazioni e delle confutazioni112. Tale metodo un modello euristico molto generale di scoperta matematica113. Esso consta di quattro passi, cio la congettura primitiva, la dimostrazione della congettura, lemergere di controesempi alla congettura primitiva e il riesame della dimostrazione per individuare il lemma responsabile dei controesempi. Ad essi se ne potrebbero aggiungere anche altri, ma essi costituiscono il nucleo essenziale dellanalisi della dimostrazione114. La conoscenza matematica conoscenza di una realt che esiste indipendentemente da noi, la realt matematica, perch, anche se allinizio i nominalisti sembrano pi vicini alla verit quando affermano che lunica cosa che oggetti matematici dello stesso tipo hanno in comune il loro nome, tuttavia, dopo alcuni secoli di dimostrazioni e confutazioni, con lo svilupparsi della teoria relativa a tali oggetti, lequilibrio cambia a favore del realista115. Per
112 113

Lakatos 1976, p. 5. Ivi, p. 127. 114 Ivi, p. 128. 115 Ivi, p. 92, nota 1.

90

sottolineare che la realt matematica esiste indipendentemente da noi, si pu anche dire che il grosso della logica e della matematica opera di Dio e non una convenzione umana116. La conoscenza che noi abbiamo della realt matematica fallibile, perch si ha fallibilit non solo nella scienza, ma anche nella matematica e nella logica117. Ma, col metodo delle dimostrazioni e delle confutazioni, la nostra conoscenza della realt matematica si approssima sempre di pi ad essa, e questo trasforma la matematica da mero gioco in un esercizio epistemologicamente razionale; da un insieme di spensierate mosse scettiche cercate per divertimento intellettuale, in una pi seria impresa fallibilista di approssimazione alla verit118. Che la nostra conoscenza della realt matematica sia sempre fallibile dipende dal fatto che, poich la realt matematica esiste indipendentemente da noi, la conoscenza che possiamo averne pu essere solo congetturale. Noi non sappiamo mai, facciamo solo congetture. Possiamo, vero, trasformare le nostre congetture in congetture criticabili, e criticarle e migliorarle119. Perci la questione centrale : Come miglioriamo le nostre congetture?120. Certo, linfaticabile scettico chieder ancora: Come sai che migliori le tue congetture?121. Lunica risposta possibile a questa domanda : Lo congetturo122. Il congetturalismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato. 1. Il congetturalismo afferma che la nostra conoscenza matematica cresce in base al metodo delle dimostrazioni e delle confutazioni, il cui primo passo costituito dalla congettura primitiva. Ma esso non dice nulla su come la si ottiene. Anzi, Lakatos dichiara che la speranza di trovare regole in base a cui la congettura primitiva possa essere ottenuta stata ora abbandonata: le moderne metodologie o logiche della scoperta consistono solo di un insieme di regole per la valutazione di teorie pronte, articolate123. Lunico senso in cui si pu parlare di una logica della scoperta come logica del progresso scientifico, e Popper ha gettato le basi di una tale logica della scoperta124. Ma la Lakatos 1978, II, p. 127. Ibid. 118 Ivi, I, pp. 113-114. 119 Ivi, II, pp. 9-10. 120 Ivi, II, p. 10. 121 Ibid. 122 Ibid. 123 Ivi, I, p. 103. 124 Lakatos 1976, pp. 143-144, nota 2.
117 116

91

logica della scoperta intesa come logica del progresso scientifico si limita ad individuare i passi attraverso cui la matematica cresce, non dice nulla sullaspetto pi importante dello sviluppo scientifico, cio su come, nel primo passo, si scopre la congettura primitiva. Dunque il congetturalismo non fornisce, n intende fornire, regole di scoperta. In effetti Lakatos afferma che la sua logica della scoperta semplicemente valuta teorie (o programmi di ricerca) pienamente articolate, ma non presume di dare consigli allo scienziato su come arrivare a buone teorie, e neppure su quale tra due programmi rivali impegnarsi125. Essa non prescrive al singolo scienziato che cosa cercare di fare in una situazione caratterizzata da due programmi di ricerca progressivi rivali: se cercare di sviluppare luno o laltro o ritirarsi da entrambi e cercare di sostituirli con un grande balzo in avanti dialettico126. Essa permette di giudicare quello che gli scienziati hanno fatto, permette di dire se hanno progredito oppure no, ma non pu n vuole dar loro consigli su di che cosa preoccuparsi esattamente e in quale direzione cercare di procedere127. Perci il congetturalismo non in grado di dire nulla su quello che anche dal suo punto di vista dovrebbe essere il passo pi importante dellattivit matematica, cio la scoperta della congettura primitiva. Tale passo rimane, per il congetturalismo, letteralmente inspiegabile. 2. Il congetturalismo sostiene che la nostra conoscenza matematica cresce in base al metodo delle dimostrazioni e delle confutazioni, il cui terzo passo costituito dallemergere di controesempi, che esso considera conclusivi. Infatti Lakatos afferma: Se hai un controesempio globale, cio un controesempio alla congettura primitiva, abbandona la tua congettura128. Ma questo in conflitto col fatto che, secondo il congetturalismo, noi non sappiamo mai, facciamo solo congetture, che possiamo, vero, criticare e migliorare, ma lunico modo che abbiamo di sapere se le abbiamo migliorate congetturarlo. Se noi non sappiamo mai, neppure i controesempi sono conoscenza, sono solo congetture, che noi non possiamo mai stabilire in modo conclusivo. Perci i controesempi non possono essere conclusivi. Su quale sia la natura dei controesempi capaci di portare allabbandono di una congettura i cosiddetti falsificatori potenziali Lakatos sembra avere idee vaghe perch, alla domanda quale sia la natura dei falsificatori potenziali delle teorie informali, e specificamente, se la matematica alla fine risulter essere
125 126

Lakatos 1971, p. 174. Ivi, p. 178. 127 Ibid. 128 Lakatos 1976, p. 50.

92

indirettamente empirica, oppure la sola fonte di verit da iniettare in unasserto-base matematico la costruzione, o lintuizione platonistica, o la convenzione, risponde che difficilmente la risposta sar una risposta monolitica. Un attento studio di casi storicocritico porter probabilmente ad una soluzione sofisticata e composita129. Ma cos Lakatos riconosce di non essere in grado di dare una risposta soddisfacente ad una questione che centrale per la sua concezione, e il rifugiarsi nelleclettismo il sintomo di questa sua incapacit. 3. Il congetturalismo sostiene, da un lato, che, col metodo delle dimostrazioni e delle confutazioni, la nostra conoscenza della realt matematica si approssima sempre pi ad essa, e, dallaltro lato, che noi non sappiamo mai, facciamo solo congetture, che possiamo, vero, criticare e migliorare, ma lunico modo che abbiamo di sapere se le abbiamo migliorate congetturarlo. Ma queste due tesi sono in conflitto tra loro perch, se noi non sappiamo mai, nulla ci autorizza ad affermare che la nostra conoscenza della realt matematica si approssima sempre di pi a tale realt. Il congetturalismo potrebbe ribattere che la nostra conoscenza della realt matematica si approssima sempre di pi a tale realt anche se noi non possiamo mai saperlo. Ma questo svuoterebbe di senso il metodo delle dimostrazioni e delle confutazioni, perch il suo scopo proprio quello di fornire una criterio per la crescita della conoscenza, e questo, dal punto di vista del congetturalismo, richiede che si fornisca un criterio per stabilire se si ha una migliore approssimazione alla realt matematica. 2.9. Empirismo Lempirismo sostiene che la matematica descrive caratteri strutturali del nostro mondo, che si manifestano nel comportamento degli esseri umani, o meglio, di agenti ideali che sono unidealizzazione degli esseri umani, non soggetti ai limiti biologici di questi ultimi. La relazione tra la matematica e le operazioni degli agenti reali che esistono nel nostro mondo simile a quella tra le leggi dei gas ideali e i gas reali che esistono nel nostro mondo. Come i gas ideali non esistono nella realt e per i gas reali soddisfano approssimativamente le leggi di un gas ideale, cos gli agenti ideali non esistono nella realt e per le operazioni degli agenti reali soddisfano approssimativamente le operazioni di un agente ideale.

129

Lakatos 1978, II, p. 40.

93

Questo vale per tutta la matematica, ivi compresa la teoria degli insiemi, perch la definizione della gerarchia cumulativa [III.2.2] pu considerarsi una descrizione dellattivit costruttiva iterata di un soggetto ideale. Ci implica che, poich la successione degli stadi della gerarchia cumulativa altamente sovranumerabile, se ciascuno degli stadi corrisponde ad un istante di vita del soggetto ideale, allora lattivit di tale soggetto viene effettuata in un sovratempo, analogo al nostro tempo ma ben pi ricco di esso. Certo, questo significa idealizzare ancora di pi rispetto alle nostre operazioni completamente finite, ma tale idealizzazione non differente in linea di principio da quelle consistenti nellastrarre dalla nostra mortalit o dalla nostra incapacit di passare in rassegna domini infiniti. Perci parlare di un soggetto ideale non significa postulare lesistenza di un essere misterioso dotato di poteri sovrumani. Lempirismo stato sostenuto soprattutto da Kitcher, anche se forme differenti di empirismo sono state formulate anche da altri. Secondo Kitcher (1947), la matematica descrive i caratteri strutturali del nostro mondo, caratteri che si manifestano nel comportamento di tutti gli abitanti del mondo130. Per esempio, laritmetica descrive quei caratteri strutturali del mondo in virt dei quali noi siamo in grado di separare e ricombinare oggetti131. Ma sarebbe inadeguato dire che i caratteri strutturali del mondo si manifestano interamente nelle operazioni che noi realmente effettuiamo perch, dati i nostri limiti biologici, le operazioni nelle quali noi realmente ci impegniamo, per esempio quella del separare e ricombinare oggetti, sono limitate132. Daltra parte, per, il fatto che noi non facciamo certe cose e che, nellarco della vita umana, non possiamo fare certe cose non va considerato come individuante un qualche tratto strutturale della realt133. Si deve dire, perci, che laritmetica deve la sua verit non alle operazioni reali di agenti umani reali, ma alle operazioni ideali effettuate da agenti ideali, e che essa pu essere considerata come il prodotto di un soggetto ideale, il cui status come soggetto ideale risiede nella sua libert da certe limitazioni accidentali a cui siamo sottoposti134. Parlare di un soggetto ideale non significa postulare lesistenza di un essere misterioso con poteri sovrumani, ma solo che le verit aritmetiche sono vere in virt di operazioni che in realt non sono
130 131

Kitcher 1983, p. 105. Ivi, p. 108. 132 Ivi, p. 109. 133 Ibid. 134 Ibid.

94

soddisfatte da nulla ma sono soddisfatte approssimativamente dalle operazioni che noi effettuiamo135. Il soggetto ideale non altro che unidealizzazione di noi stessi136. La relazione tra laritmetica e le operazioni reali di agenti umani parallela a quella tra le leggi dei gas ideali e i gas reali che esistono nel nostro mondo137. I gas ideali non esistono nel nostro mondo, tuttavia i gas reali soddisfano approssimativamente la condizione P V = R T , ed inoltre, se le molecole dei gas avessero una grandezza trascurabile e non esistessero forze intermolecolari, allora i gas obbedirebbero a tale legge138. Questo ci spinge ad astrarre da certi caratteri della situazione reale, introducendo la nozione di gas ideale per descrivere come si comporterebbero i gas reali se venissero rimossi i fattori complicanti139. Nello stesso modo, gli agenti ideali non esistono nel nostro mondo, tuttavia le operazioni del separare e ricombinare oggetti effettuate dagli agenti reali del nostro mondo soddisfano approssimativamente le condizioni di un agente ideale su tali operazioni, ed inoltre, se gli agenti reali non fossero soggetti ai limiti biologici, le loro operazioni soddisferebbero esattamente tali condizioni. Questo ci spinge a specificare le capacit dellagente ideale astraendo dalle limitazioni accidentali della nostra pratica del riunire140. Quanto detto per laritmetica vale per tutta la matematica, ivi compresa la teoria degli insiemi, perch la descrizione della gerarchia cumulativa pu considerarsi come un resoconto letterale dellattivit costruttiva iterata del soggetto matematico ideale141. Questo richiede di attribuire al soggetto ideale la capacit di effettuare unattivit di riunione iterata per una successione infinita di stadi142. Ci implica che, poich la successione degli stadi in cui vengono formati gli insiemi altamente sovranumerabile, se ciascuno degli stadi corrisponde ad un istante di vita del soggetto costruttivo, allora lattivit del soggetto viene effettuata in un mezzo analogo al tempo ma ben pi ricco del tempo. (Chiamiamolo sovratempo)143. Certo, questo significa idealizzare ancora di pi rispetto alle nostre
135 136

Ivi, p. 110. Ivi, p. 111. 137 Ivi, p. 110. 138 Ivi, p. 117. 139 Ibid. 140 Ibid. 141 Ivi, p. 133. 142 Ivi, p. 147. 143 Ivi, p. 146.

95

operazioni completamente finite, ma tale idealizzazione non diversa in linea di principio dalle idealizzazioni in base alle quali noi astraiamo dalla nostra mortalit o dalla nostra incapacit di passare in rassegna domini infiniti. Lidea del soggetto ideale come una idealizzazione di noi stessi non viene meno quando sciogliamo il soggetto dalle limitazioni del nostro tempo144. Lempirismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato. 1. Lempirismo sostiene che, come i gas ideali non esistono nel mondo reale e tuttavia i gas reali soddisfano approssimativamente le leggi di un gas ideale, cos gli agenti ideali non esistono nel mondo reale e tuttavia le operazioni degli agenti reali soddisfano approssimativamente le condizioni su tali operazioni di un agente ideale. Ma cos trascura che il comportamento di alcuni gas reali, sotto certi limiti di temperatura e di pressione, si approssima molto alle leggi di un gas ideale, e anzi il grado di approssimazione pu essere calcolato. Invece lagente ideale si suppone possa effettuare operazioni, per esempio operazioni infinite, che vanno ben al di l di ci che un qualsiasi agente reale potrebbe mai fare. 2. Lempirismo sostiene che la descrizione della gerarchia cumulativa pu considerarsi una descrizione dellattivit costruttiva iterata di un soggetto ideale. Ma per farlo costretto a riconoscere che, poich la successione degli stadi della gerarchia cumulativa altamente sovranumerabile, se ciascuno degli stadi corrisponde ad un istante della vita del soggetto ideale, allora lattivit del soggetto ideale deve essere effettuata in un sovratempo analogo al nostro tempo ma ben pi ricco di esso. Ora, mentre i gas reali soddisfano approssimativamente le leggi di un gas ideale, la struttura del nostro tempo non si approssima in alcun modo alla struttura di tale sovratempo a causa della sovranumerabilit di questultimo. Perci la struttura del sovratempo non sta alla struttura del nostro tempo cos come un gas ideale sta ai gas reali. Addirittura, sarebbe difficile immaginare quale agente ideale potrebbe generare la gerarchia cumulativa perch, come sottolinea Parsons, la mente di un tale agente ideale dovrebbe differire non solo dalle menti finite, ma anche dalla mente divina quale concepita dalla teologia filosofica, perch o questultima viene pensata come collocata nel tempo, e quindi come operante secondo un ordine che ha la stessa struttura di quello in base a cui operano gli esseri finiti, oppure la sua

144

Ivi, p. 147.

96

eternit viene interpretata come la liberazione completa da ogni successione145. 3. Lempirismo sostiene che considerare la descrizione della gerarchia cumulativa come una descrizione dellattivit costruttiva iterata di un soggetto ideale significa effettuare unidealizzazione che non diversa da quella consistente nellastrarre dalla nostra mortalit o dalla nostra incapacit di passare in rassegna domini infiniti, perci parlare di un soggetto ideale non significa postulare lesistenza di un essere misterioso con poteri sovrumani. Ma cos trascura che la mente di un agente ideale capace di generare la gerarchia cumulativa non sarebbe semplicemente unidealizzazione non diversa in linea di principio dalle idealizzazioni in base alle quali noi astraiamo dalla nostra mortalit o dalla nostra incapacit di passare in rassegna domini infiniti. Sarebbe invece qualcosa di radicalmente diverso dalla mente umana e, per quanto abbiamo detto sopra, anche dalla mente divina. Perci parlare di un tale soggetto ideale equivarrebbe proprio a postulare lesistenza di un essere misterioso con poteri sovrumani e persino sovradivini. 4. Lempirismo sostiene che la matematica descrive caratteri strutturali del nostro mondo, che si manifestano nel comportamento degli esseri umani, o meglio, di agenti ideali che sono unidealizzazione degli esseri umani, non soggetta ai limiti biologici di questi ultimi. Ma questo ingiustificato, perch i poteri sovrumani e persino sovradivini attribuiti agli agenti ideali non permettono di affermare che il loro comportamento manifesti caratteri strutturali del nostro mondo, dal momento che nel nostro mondo non sono presenti quei poteri. 5. Lempirismo sostiene che gli agenti ideali non esistono. Ma, come riconosce lo stesso Kitcher, cos gli enunciati matematici diventano vuotamente veri146. Infatti, un enunciato matematico avrebbe la forma x ( I ( x ) A( x )) , e il suo antecedente I ( x ) , che esprime x un agente ideale, sarebbe sempre falso perch non esistono gli agenti ideali, perci lenunciato sarebbe vuotamente vero. Esso sarebbe vuotamente vero anche nel caso in cui A( x ) fosse falso. Kitcher cerca di sfuggire a questa difficolt dicendo che un enunciato matematico si distingue dalla moltitudine di enunciati completamente privi di interesse e vuotamente veri per il fatto che le stipulazioni sullagente ideale fanno astrazione dalle limitazioni accidentali degli agenti umani147. Secondo Kitcher, cio, quello che
145 146

Parsons 1977, p. 339. Kitcher 1983, p. 117, nota 18. 147 Ibid.

97

differenzia un enunciato matematico da una moltitudine di enunciati completamente privi di interesse e vuotamente veri che in esso lagente ideale I ha una speciale relazione con gli agenti reali per il fatto che si ottiene da essi facendo astrazione dalle limitazioni accidentali degli agenti umani. Ma questo ingiustificato, perch lagente ideale I non si ottiene dagli agenti umani facendo astrazione dalle loro limitazioni accidentali, dal momento che si suppone che esso abbia poteri non solo sovrumani ma addirittura sovradivini. 2.10. Cognitivismo Il cognitivismo sostiene che la matematica un prodotto degli esseri umani, che nasce dagli interessi e dalle attivit umane ed concettualizzato dagli esseri umani usando i meccanismi cognitivi del cervello. Perci la matematica limitata e strutturata dal cervello umano e dalle capacit mentali umane. Pertanto solo la scienza cognitiva cio lo studio interdisciplinare di mente, cervello e delle loro relazioni e non la filosofia, pu dare una risposta alla domanda quale la natura della matematica. Ora, la scienza cognitiva ci dice che noi abbiamo certe capacit innate, come la capacit di riconoscere istantaneamente piccoli numeri di oggetti e la capacit di effettuare le forme pi semplici di addizione e sottrazione di piccoli numeri. Tali capacit innate rendono conto, per, solo di una parte molto piccola ed elementare della matematica. Il passaggio alla matematica avanzata avviene concettualizzando concetti astratti in termini concreti attraverso la metafora. La metafora un meccanismo cognitivo che ci permette di ragionare su una specie di cose come se fosse unaltra cosa, perch unapplicazione tra due domini di cose differenti che conserva le inferenze. Dunque un meccanismo che ci permette di usare la struttura inferenziale di un dominio concettuale per ragionare su un altro dominio concettuale. Vi sono due tipi di metafore, le metafore situate e le metafore di collegamento. Le prime ci permettono di effettuare proiezioni da esperienze quotidiane (per esempio, porre cose in un mucchio) a concetti astratti (per esempio, laddizione). Le seconde collegano laritmetica con altre branche della matematica (per esempio, concepire i numeri come punti su una retta). Il cognitivismo stato sostenuto soprattutto da Lakoff e Nez. Secondo Lakoff (1941) e Nez, la matematica un prodotto degli esseri umani, che nasce da interessi e attivit umane e usa le risorse molto limitate e vincolate della biologia umana148. Perci essa
148

Lakoff-Nez 2000, p. 351.

98

limitata e strutturata dal cervello umano e dalle capacit mentali umane. Lunica matematica che conosciamo o possiamo conoscere una matematica basata su cervello e mente149. Dunque solo attraverso la scienza cognitiva lo studio interdisciplinare di mente, cervello, e le loro relazioni che possiamo dare una risposta alla domanda: Qual la natura dellunica matematica che gli esseri umani conoscono o possono conoscere?150. Ora, la scienza cognitiva ci dice che noi abbiamo certe capacit matematiche innate, come la capacit di riconoscere istantaneamente piccoli numeri di oggetti, o la capacit di effettuare le forme pi semplici di addizione e sottrazione di piccoli numeri151. Tali capacit innate rendono conto, per, solo di una parte molto piccola ed elementare della matematica. Il passaggio alla matematica avanzata avviene concettualizzando concetti astratti in termini concreti, usando idee e modi di ragionamento radicati nel sistema sensorio-motorio. Il meccanismo attraverso cui lastratto compreso in termini del concreto si dice metafora152. La metafora un meccanismo cognitivo che ci permette di ragionare su una specie di cose come se fosse unaltra cosa153. Vi sono due tipi di metafore, le metafore situate e le metafore di collegamento154. Le prime fondano le idee matematiche sullesperienza quotidiana. Per esempio, ci permettono di concettualizzare le operazioni aritmetiche in termini del formare collezioni, costruire oggetti, o muoversi attraverso lo spazio155. Le seconde collegano laritmetica con altre branche della matematica, come quando concepiamo i numeri come punti su una retta156. Mediante esse noi concettualizziamo un dominio o unidea matematica in termini di altri157. Il cognitivismo ha un certo numero di difetti che lo rendono inadeguato. 1. Il cognitivismo afferma che la matematica un prodotto degli esseri umani che nasce dagli interessi e dalle attivit umane. Ma non ci dice nulla su qual il ruolo della matematica nella vita umana.
149 150

Ivi, p. 1. Ivi, p. 3 151 Ivi, p. 51. 152 Ivi, p. 5. 153 Ivi, p. 6. 154 Ivi, pp. 52-53. 155 Lakoff-Nez 1997, p. 84. 156 Lakoff-Nez 2000, p. 53. 157 Lakoff-Nez 1997, p. 84.

99

2. Il cognitivismo sostiene che la matematica tale in quanto concettualizzata da esseri umani usando i meccanismi cognitivi del cervello. Ma non ci dice nulla su come la matematica avanzata dipende dai meccanismi cognitivi del cervello. Parlare genericamente di metafora non fornisce alcuna informazione al riguardo. 3. Il cognitivismo trascura che i meccanismi cognitivi del cervello su cui si basa la matematica sono il risultato della selezione naturale, e che, se questa avesse avuto luogo in un ambiente completamente differente, presumibilmente tali meccanismi cognitivi sarebbero stati differenti. Perci, per comprendere la natura della matematica, non basta la scienza cognitiva, occorre anche la scienza dellevoluzione. 4. Il cognitivismo individua nella metafora il meccanismo che sta alla base del passaggio dalle capacit matematiche innate alla matematica avanzata. Ma questo molto restrittivo perch, nella formazione di ipotesi della matematica avanzata, intervengono molte altre procedure, dallinduzione allanalogia alluso della figura allibridazione, che non possono in alcun modo essere ridotte alla metafora 158. 3. Conclusioni sulla filosofia della matematica di oggi Lanalisi delle concezioni filosofiche della matematica della seconda met del Novecento, sia di quelle che sono variazioni su temi di Frege, Hilbert e Brouwer sia di quelle che non lo sono, mostra che esse sono inadeguate. Pertanto la sostituzione dei grandi programmi fondazionali della prima met del Novecento con i meno ambiziosi programmi della seconda met del Novecento non ha portato ad alcun reale progresso nella comprensione della natura della matematica.

158

V. Cellucci 2003.

100

IV La filosofia della matematica di domani

1. Caratteri della filosofia della matematica di domani 1.1. Necessit di un nuovo inizio I difetti della filosofia della matematica di ieri e di oggi suggeriscono che la filosofia della matematica di domani dovr essere di tipo essenzialmente differente. Ci che si richiede non semplicemente un nuovo -ismo, ma un ripensamento della natura stessa della disciplina, in particolare labbandono delle assunzioni dellortodossia prevalente. Lanalisi dei difetti della filosofia della matematica di ieri e di oggi suggerisce che, per evitarli, la filosofia della matematica di domani dovrebbe partire dal riconoscimento dei seguenti punti. 1.2. Non autonomia della filosofia della matematica La filosofia della matematica non una disciplina autonoma, ma pu esistere solo come parte di una filosofia generale. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, i problemi filosofici della matematica e i suoi fondamenti possono essere affrontati o dallesterno, considerandone le relazioni con altri campi della filosofia, oppure dallinterno1. Ma il ritardo nello sviluppo degli altri domini della filosofia ostacola seriamente qualsiasi tentativo di affrontare il problema della filosofia della matematica dallesterno2. Perci lunico modo appropriato di affrontarli dallinterno. Ma questo insostenibile, perch affrontare i problemi filosofici della matematica dallinterno non offre criteri per stabilire quali problemi matematici abbiano rilevanza filosofica. Per stabilirlo si devono affrontare i problemi filosofici della matematica anche dallesterno. Lo stesso Frege attribuisce rilevanza filosofica al problema di stabilire che cosa sono i numeri naturali, non perch sia un problema interno alla teoria dei numeri, ma perch vuole dare una fondazione dellaritmetica dallesterno, riducendola alla logica.
1 2

Beth 1959, p. X. Ivi, p. 614.

101

La necessit di affrontare i problemi filosofici della matematica non solo dallinterno ma anche dallesterno deriva dal fatto che la matematica un prodotto dellevoluzione, ha innanzitutto uno scopo biologico e dipende dalle nostre architetture cognitive. Perci capire che cos la matematica richiede di esaminare questioni generali concernenti la natura degli organismi, della conoscenza, della mente, ecc., dunque questioni esterne alla matematica. Una filosofia della matematica possibile solo come parte di una filosofia generale in cui tali questioni vengano debitamente affrontate. 1.3. Relazione con la matematica La filosofia della matematica una disciplina i cui scopi non differiscono essenzialmente da quelli della matematica, perch mira a far progredire la conoscenza matematica. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, gli scopi dei matematici differiscono da quelli dei filosofi3. Mentre la matematica fa avanzare la conoscenza, la filosofia si limita a gettare luce su quello che gi conosciamo4. Essa non contribuisce al progresso della conoscenza: fa semplicemente chiarezza su ci che gi sappiamo5. Ma, riducendo il compito della filosofia della matematica a quello di far chiarezza su ci che gi sappiamo, si rende la filosofia una disciplina irrilevante. Se vuol essere rilevante, essa deve contribuire al progresso della conoscenza. 1.4. Limiti della questione del fondamento della matematica Poich la filosofia della matematica deve contribuire al progresso della matematica, la sua principale questione non pu essere quella del fondamento della matematica. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, la principale questione della filosofia della matematica quella del fondamento della matematica, nei tre sensi di fondamento: metafisico, epistemico, e matematico6. Un fondamento metafisico fornisce lontologia basilare della matematica7. Cio stabilisce quali oggetti matematici esistono. Un fondamento epistemico fornisce la giustificazione basilare di ogni branca fondata della matematica8. Un

3 4

Dummett 2001, p. 16. Ivi, p. 12. 5 Ivi, p. 24. 6 Shapiro 2004, p. 37. 7 Ivi, p. 17. 8 Ivi, p. 21.

102

fondamento matematico una teoria in cui si possono tradurre tutte le teorie, definizioni e dimostrazioni matematiche9. Ma dire che la principale questione della filosofia della matematica quella del fondamento della matematica in questi tre sensi, insostenibile. Infatti, la questione del fondamento metafisico, cio di quali oggetti matematici esistono, irrilevante per la matematica perch, che gli enti matematici esistano o no, non fa differenza per limpresa reale del fare matematica. Come osserva Locke, tutti i discorsi dei matematici sulla quadratura del cerchio, sulle sezioni coniche, o su qualunque altra parte della matematica, non concernono lesistenza di alcuna di quelle figure: ma le loro dimostrazioni, che dipendono dalle loro idee, sono le stesse, che esista o non esista alcun quadrato o circolo10. La questione del fondamento epistemico, cio della giustificazione basilare di ogni branca fondata della matematica, ininfluente per questultima. Per esempio, Frege cerca una giustificazione basilare dellaritmetica perch preoccupato del fatto che, per la domanda Che cos il numero 1?, la maggior parte dei matematici non ha pronta alcuna risposta soddisfacente11. Ma tale domanda irrilevante per la teoria dei numeri, perch nessuno dei suoi risultati dipende da essa. Inoltre, dare una giustificazione basilare di ogni branca fondata della matematica impossibile per il secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4, V.4.9]. La questione del fondamento matematico, cio di una teoria in cui si possono tradurre tutte le teorie, definizioni e dimostrazioni matematiche, ha una risposta negativa. Infatti, per il teorema di indefinibilit della verit insiemistica [V.5.4], linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati veri nella gerarchia cumulativa V non definibile in V. E, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2, V.4.9], per ogni teoria per tutta la matematica che sia RE e coerente, esiste un enunciato dellaritmetica vero ma non dimostrabile in essa. Perci non pu esistere una teoria in cui si possano tradurre tutte le teorie, definizioni e dimostrazioni matematiche. Allaffermazione che la principale questione della filosofia della matematica sia quella del fondamento della matematica, nei tre sensi di fondamento, metafisico, epistemico, e matematico, si pu contrapporre che, in primo luogo, gli oggetti matematici sono solo ipotesi introdotte
9

Ivi, p. 37. Locke 1975, p. 566 11 Frege1961, p. II.


10

103

per risolvere specifici problemi matematici 12. Lo sono nello stesso senso in cui la forza unipotesi introdotta per risolvere specifici problemi fisici. Come la forza non un ente in se stesso ma solo unipotesi, lo stesso vale per gli oggetti matematici. In secondo luogo, la giustificazione delle ipotesi unattivit concorrente con la scoperta matematica. Il processo della giustificazione fa parte di quello della scoperta. E, in terzo luogo, la ricerca di una teoria in cui si possano tradurre tutte le teorie, definizioni e dimostrazioni matematiche di natura puramente ideologica, perch, per esempio, sapere che i numeri naturali hanno dei surrogati nella gerarchia cumulativa [III.2.2] non di alcuna utilit per risolvere problemi della teoria dei numeri. 1.5. Centralit della questione della scoperta La principale questione della filosofia della matematica : Come si sviluppa la matematica? E dunque: Come avviene la scoperta matematica? Questo segue dal fatto che la filosofia della matematica deve proporsi di far progredire la matematica. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, la filosofia della matematica si occupa solo del prodotto del pensiero matematico; lo studio del processo di produzione affare della psicologia, non della filosofia13. Il matematico nel suo lavoro si basa su intuizioni sorprendentemente vaghe, e procede con attacchi e partenze annaspanti e con ripensamenti fin troppo frequenti. In questo quadro gli effettivi processi storici e individuali della scoperta matematica appaiono casuali ed illogici14. Ma ci contraddetto da numerosi casi storici, i quali mostrano che la matematica unattivit razionale in ogni suo momento, ivi compreso quello pi importante, la scoperta. Fin dallantichit molti hanno riconosciuto che la scoperta un processo razionale, e che per essa esiste un metodo, cio il metodo analitico. Il metodo analitico il metodo in base al quale, per risolvere un problema, si formula, mediante uninferenza non deduttiva a partire dal problema, unipotesi che una condizione sufficiente per la sua soluzione, e si controlla che essa sia plausibile, cio compatibile con i dati esistenti. Lipotesi costituisce a sua volta un problema che deve essere risolto, e viene risolto nello stesso modo, cio formulando, mediante uninferenza non deduttiva a partire dallipotesi, unaltra ipotesi che una condizione sufficiente per la soluzione del problema
12 13

V. Cellucci 2005, cap. 40. Dummett 1991b, p. 305. 14 Ivi, p. 77.

104

costituito dallipotesi precedente, e controllando che essa sia plausibile. E cos via. La scoperta la principale questione della filosofia della matematica, perch solo migliorando i metodi di scoperta esistenti, e inventandone di nuovi, la filosofia della matematica pu contribuire al progresso della conoscenza. Cos come vi contribuirono, ad esempio, Ippocrate di Chio e Platone, inventando il metodo analitico 15. E vi contribu ancora Platone, inventando il metodo di dimostrazione per induzione 16. La scoperta include la giustificazione, perch non semplicemente una parte dellattivit matematica ma la comprende tutta. Infatti, nel metodo analitico le ipotesi vengono formulate mediante inferenze non deduttive, tali inferenze permettono di ottenere pi ipotesi a partire dalle stesse premesse, e per sceglierne una si devono valutare le ragioni a favore e contro ciascuna di esse. Per esempio, le discussioni sullassioma di scelta dellinizio del Novecento costituirono una valutazione delle ragioni a favore e contro tale assioma. Poich, per scegliere tra pi ipotesi, si devono valutare le ragioni a favore e contro ciascuna di esse, questo cancella ogni netta distinzione tra scoperta e giustificazione. Tale distinzione, del resto, impossibile, perch mediante le inferenze non deduttive si possono ottenere cos tante ipotesi che generarle prima tutte e poi vagliarle non sarebbe fattibile. Perci la generazione delle ipotesi e la loro valutazione devono essere processi concorrenti, e quindi la giustificazione non separabile dalla scoperta. 2. Limmagine della matematica 2.1. Un requisito per la realizzazione del programma Limmagine della matematica proposta dalla filosofia della matematica di domani dovrebbe imperniarsi sui seguenti punti. 2.2. Matematica ed esperienza La matematica non indipendente dallesperienza ma ha bisogno di continui input da essa. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, la conoscenza matematica non ha costrizioni da parte dellesperienza, e perci entra nel mondo toccata solo dalla mano della riflessione17. Essa viene giustificata col puro raziocinio, perch losservazione percettiva
15 16

V. Cellucci 2005, cap. 8. Platone, Parmenides, 149 a7-c3. 17 George-Velleman 2002, p. 1.

105

attraverso una qualsiasi delle nostre cinque modalit sensoriali non necessaria e neppure rilevante18. Infatti la matematica il prodotto pi puro del pensiero concettuale19. Ma questo insostenibile. Per esempio, ingiustificato dire che laritmetica indipendente dallesperienza perch i suoi assiomi incorporano ci che intendiamo per numero20. Infatti, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2], nessuna teoria che sia RE e coerente pu incorporare ci che intendiamo per numero, perch esister un enunciato vero ma non dimostrabile in essa. In realt la matematica ha bisogno dellesperienza in ogni suo stadio. Moltissime teorie matematiche nascono da questioni suggerite dallesperienza. Trovare la soluzione di problemi matematici comporta processi tecnologici e biologici esterni alla mente individuale, e perci dipende dallesperienza 21. E lo stesso vale per la giustificazione della soluzione di problemi matematici. Questo chiarisce ulteriormente perch una filosofia della matematica possibile solo come parte di una filosofia generale in cui le questioni dellesperienza vengano debitamente affrontate. 2.3. Matematica e soluzione di problemi La matematica non dimostrazione di teoremi basata sul metodo assiomatico, ma soluzione di problemi basata sul metodo analitico. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, la matematica una disciplina in cui la logica deduttiva il solo arbitro della verit. Per questo motivo le verit matematiche stabilite al tempo di Euclide sono ritenute valide ancor oggi e sono ancora insegnate22. Perci, la matematica dimostrazione di teoremi basata sul metodo assiomastico. Ma questo insostenibile perch, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2, V.4.9], per ogni teoria relativa ad una data area della matematica, che soddisfi certe condizioni minime, esisteranno enunciati di quellarea veri ma non dimostrabili in quella teoria. Perci la matematica non pu essere dimostrazione di teoremi basata sul metodo assiomatico. In particolare insostenibile che le verit matematiche stabilite al tempo di Euclide siano ritenute valide ancor oggi e siano ancora insegnate perch sono state dedotte dai postulati di Euclide.
18 19

Ibid. Ibid. 20 Dummett 1998, p. 125. 21 V. Cellucci 2007. 22 Franks 1989, p. 68.

106

Innanzitutto, molte proposizioni di Euclide non possono essere dedotte dai postulati di Euclide, perch esistono modelli in cui i postulati di Euclide sono veri e tali proposizioni sono false. Perci esse non sono una conseguenza logica dei postulati di Euclide 23. In secondo luogo, come sottolinea Hamming, che la matematica consista nel dedurre teoremi da assiomi non corrisponde alla semplice osservazione. Se si scoprisse che il teorema di Pitagora non segue dai postulati di Euclide, noi continueremmo a cercare un modo di cambiare i postulati fino a che il teorema diventasse vero. I postulati di Euclide derivarono dal teorema di Pitagora, non avvenne linverso24. La matematica non consiste nel formulare alcuni postulati arbitrari e poi fare deduzioni, al contrario, in essa si parte da alcune delle cose che si vogliono e si cerca di trovare i postulati che li supportino25. 2.4. Matematica ed evoluzione La matematica un prodotto dellevoluzione, perch si basa su capacit che sono il risultato dellevoluzione. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, non solo esistono infiniti numeri primi ma anche, poich la dimostrazione di Euclide non fa riferimento a creature viventi, sarebbero esistiti infiniti numeri primi anche se la vita non si fosse mai evoluta. Perci gli oggetti richiesti dalla verit del suo teorema non possono essere mentali26. Ma questo insostenibile perch, se la vita non si fosse mai evoluta, non sarebbe mai esistita la matematica come disciplina. E, se la vita si fosse evoluta in un ambiente totalmente differente, la matematica, a cominciare da quella incorporata nella nostra struttura biologica, presumibilmente sarebbe stata differente. Levoluzione ha incorporato nella struttura biologica nostra e di vari altri organismi molta matematica complessa. grazie ad essa che tali organismi sopravvivono, e presumibilmente essa sarebbe stata differente se gli organismi si fossero evoluti in un ambiente totalmente differente. La natura ha progettato gli organismi per fare matematica progettato, si intende, nel senso della selezione naturale. Ed sulla base delle capacit matematiche di cui levoluzione biologica li ha dotati che, grazie allevoluzione culturale, gli esseri umani hanno sviluppato la matematica come disciplina. Levoluzione culturale una

23 V. Cellucci 2007. 24 Hamming 1980, p. 87. 25 Hamming 1998, p. 645. 26 Hart 1996, p. 3.

107

continuazione dellevoluzione biologica e poggia su di essa, perci per comprendere la natura della matematica non si pu prescindere dalle capacit matematiche di cui levoluzione ci ha dotati 27. 2.5. Matematica e architetture cognitive La matematica dipende essenzialmente dalle nostre architetture cognitive. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, per comprendere la natura della matematica non occorre porsi domande come Quale cervello, o attivit neurale, o architettura cognitiva rende possibile il pensiero matematica? o Quale tipo di ambiente necessario per facilitare lo sviluppo della capacit di tale pensiero?, perch esse riguardano fenomeni che in realt sono estranei alla natura del pensiero matematico, mentre ci che interessa ai filosofi la natura dei pensieri28. Ma questo insostenibile, perch lunica matematica che noi possiamo fare quella che il nostro cervello, la nostra attivit neurale, la nostra architettura cognitiva ci permettono di fare. Perci che cos la matematica legato ad esse, e quale tipo di pensiero matematico possiamo avere dipende da esse. 2.6. Matematica e sviluppo storico Per comprendere la natura della matematica importante considerarne lo sviluppo storico. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, non occorre considerare lo sviluppo della matematica perch leziologia delle idee matematiche, per quanto interessante, non qualcosa il cui studio promette di rivelare molto sulla struttura del pensiero: per la maggior parte, lorigine e lo sviluppo delle idee matematiche sono semplicemente troppo determinate da influenze estranee29. Ma questo insostenibile, perch la matematica come disciplina il risultato dellevoluzione culturale, e perci legata al suo sviluppo storico. Una prova dellimportanza di considerare lo sviluppo storico della matematica data dallo strutturalismo, che, come abbiamo visto [III.2.4], scambia per reale natura della matematica i caratteri della matematica praticata da una certa scuola in un certo momento storico.

27 28

V. Cellucci 2007. George-Velleman 2002, p. 2. 29 Ibid.

108

Unaltra prova data dallopinione diffusa che la matematica sia cumulativa, cio che i suoi risultati, una volta ottenuti, non vengano pi rimessi in discussione. Un esame dello sviluppo storico della matematica mostra invece che tale opinione infondata. Per esempio, le definizioni e le dimostrazioni della geometria di Euclide, accettate per pi di due millenni, alla fine dellOttocento erano ormai considerate inadeguate e addirittura non valide. Non considerare lo sviluppo storico della matematica porta a vedere la matematica come un sistema statico, basato su relazioni lineari di dipendenza logica tra assiomi e teoremi determinati a priori. Un esame dello sviluppo storico mostra invece che la matematica un sistema dinamico, che spesso si evolve per vie tortuose non determinate a priori, e procede attraverso false partenze e arresti, periodi di routine e svolte improvvise. 2.7. Matematica e verit La matematica non un insieme di verit, n tanto meno di verit assolutamente certe. solo un insieme di proposizioni plausibili, cio compatibili con i dati esistenti. Secondo i sostenitori dellortodossia prevalente, la matematica un corpo di verit, e anzi le verit note della matematica sono le verit pi assolute e incondizionate note nel modo pi certo a noi30. Pi precisamente, la matematica non solo un corpo di verit; anche un corpo di conoscenze31. Ma questo insostenibile perch, dal punto di vista dellortodossia prevalente secondo cui la matematica dimostrazione di teoremi basata sul metodo assiomatico per affermare che la matematica un insieme di verit, e anzi di verit assolutamente certe, occorrerebbe dimostrare che il metodo assiomatico non pu portare a falsit, e dimostrarlo con metodi assolutamente certi. Ma questo impossibile perch esistono teorie coerenti false [V.4.3]. Dunque non solo non si pu dimostrare che il metodo assiomatico non porta a falsit, ma anzi si pu dimostrare che esso, anche quando una teoria coerente, pu portare a falsit. Per di pi, non si pu dimostrare che il metodo assiomatico non porta a falsit neppure nel senso debole che non porta a contraddizioni. Infatti, per il secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4, V.4.9], la coerenza di una teoria T sufficientemente potente, RE e coerente non dimostrabile in T ma solo in unestensione propria di T. Il problema si
30 31

Hart 1996, p. 2. Ivi, p. 3.

109

riproporrebbe allora per tale estensione propria, e cos via allinfinito. Dunque non si pu dimostrare che il metodo assiomatico non porta a contraddizioni, perch dimostrarlo comporterebbe un rimando allinfinito. Poich non si pu dimostrare che il metodo assiomatico non porta a falsit, le proposizioni stabilite con tale metodo non possono considerarsi verit, n tanto meno verit assolutamente certe, ma solo opinioni riconosciute in base ad una valutazione delle ragioni a favore e contro di esse. Esse, quindi, hanno uno statuto simile a quello degli ndoxa di Aristotele 32. La matematica un insieme di conoscenze ma non contiene verit. Questo non significa che essa non abbia un contenuto oggettivo, ma solo che, come nel caso delle altre scienze, non consta di verit bens di affermazioni plausibili, quindi non assolutamente certe. Come sottolinea Hamming, i postulati della matematica non erano scolpiti sulle tavole di pietra che Mos port gi dal monte Sinai, non sono il verbo di alcun Dio, perci non possiamo esserne sicuri, e quindi non possiamo essere sicuri delle dimostrazioni correnti dei nostri teoremi33. Dal punto di vista della certezza, la matematica soggetta a quella stessa aleatoriet che propria di tutti i prodotti umani. Per pi di due millenni si pensato che la matematica fosse un insieme di verit assolutamente certe, ma oggi diventato chiaro che questa unillusione. Al pari di ogni altro insieme di conoscenze umane la matematica solo un insieme di proposizioni plausibili. La filosofia della matematica deve imparare a convivere con questo, e a renderne ragione.

32 33

V. Cellucci 2007. Hamming 1980, p. 86.

110

V I teoremi di incompletezza di Gdel

1. Logica del primo ordine 1.1. Linguaggi del primo ordine I linguaggi del primo ordine constano di simboli, termini e formule. I simboli di un linguaggio del primo ordine L comprendono infinite variabili individuali v0 , v1 , v2 , ... ; un numero qualsiasi di costanti individuali; per ogni numero intero positivo n un numero qualsiasi di costanti funzionali n-arie; per ogni numero intero positivo n un numero qualsiasi di costanti relazionali n-arie, tra le quali comunque deve essere compresa la costante relazionale binaria = per leguaglianza; i simboli (non), (se...allora), (per ogni); le parentesi ( e ) e la virgola , . Chiamiamo simboli non logici di L le costanti individuali, le costanti funzionali e le costanti relazionali diverse da = . Supponiamo che i simboli non logici di L formino un insieme finito o numerabile. I termini di un linguaggio del primo ordine L sono definiti nel modo seguente: (i) ogni variabile individuale un termine; (ii) ogni costante individuale un termine; (iii) se f una costante funzionale naria e t1 ,..., tn sono termini, allora f (t1 ,..., tn ) un termine. Diciamo che un termine t chiuso se e solo se nessuna variabile individuale occorre in t. Le formule atomiche di un linguaggio del primo ordine L sono tutte le espressioni della forma R (t1 ,..., tn ) , dove R una costante relazionale n-aria e t1 ,..., tn sono termini. Le formule di un linguaggio del primo ordine L sono definite nel modo seguente: (i) ogni formula atomica una formula; (ii) se A una formula, allora A una formula; (iii) se A e B sono formule, allora ( A B ) una formula; (iv) se vi una variabile individuale e A una formula, allora vi A una formula. Usiamo le lettere x , y , z , ... (eventualmente con indici) per le variabili individuali v0 , v1 , v2 , ... ; le lettere r , s , t , ... (eventualmente

111

con indici) per i termini; le lettere A, B , C , ... (eventualmente con indici) per le formule. Scriviamo (t1 = t2 ) per = (t1 , t2 ) ; (t1 t2 ) per (t1 = t2 ) ; ( A B ) per ( A B ) ; ( A B ) per (A B ) ; ( A B ) per
(( A B ) ( B A)) ; xA per xA ; x1... xn per x1...xn ; x1... xn per x1...xn ; ! xA per x ( A y ( A x = y )) . Nello scrivere i termini e le formule omettiamo le parentesi quando questo non pu dar luogo ad ambiguit. Diciamo che tutte le occorrenze di una variabile individuale vi in un termine t sono occorrenze libere. Le occorrenze libere di una variabile individuale vi in una formula sono definite nel modo seguente: (i) tutte le occorrenze di vi in una formula atomica R (t1 ,..., tn ) sono occorrenze libere; (ii) le occorrenze libere di vi in A sono le occorrenze libere di vi in A; (iii) le occorrenze libere di vi in ( A B ) sono le occorrenze libere di vi in A e le occorrenze libere di vi in B; (iv) le occorrenze libere di vi in v j A sono le occorrenze

libere di vi in A se j i ; se invece j = i , allora vi non ha alcuna occorrenza libera in v j A e in tal caso tutte le occorrenze di vi in v j A si dicono occorrenze vincolate. Diciamo che vi occorre libera in unespressione (termine o formula) se e solo se vi ha almeno unoccorrenza libera in A. Diciamo che vi una variabile individuale libera di A se e solo se una variabile individuale che occorre libera in A. Diciamo che unespressione (termine o formula) chiusa, o un enunciato, se e solo se nessuna variabile individuale occorre libera in essa. Diciamo che una formula A una generalizzazione di una formula B se e solo se, per qualche n 0 e per delle variabili individuali x1 ,..., xn , A x1... xn B . Se x1 ,..., xn comprendono tutte le variabili individuali libere di B, diciamo che A la chiusura universale di B. Dunque la chiusura universale di una formula un enunciato. Se x una variabile individuale e s e t sono termini, indichiamo con s[ x / t ] il risultato della sostituzione di ogni occorrenza libera di x in s con t. Se x una variabile individuale, t un termine e A una formula, indichiamo con A[ x / t ] il risultato della sostituzione di ogni occorrenza libera di x in A con t. Diciamo che una variabile individuale x sostituibile con un termine t in una formula A se e solo se nessuna occorrenza di una

112

variabile individuale in t diventa vincolata in seguito alla sostituzione di x con t in A, cio unoccorrenza vincolata in A[ x / t ] . In seguito, quando usiamo la notazione A[ x / t ] , assumiamo tacitamente che x sia sostituibile con t in A. 1.2. Assiomi e regole della logica del primo ordine Sia L un linguaggio del primo ordine. Introduciamo gli assiomi logici e le regole di deduzione logiche di L. Gli assiomi logici di L sono tutte le formule di L di una delle seguenti forme: L1. A ( B A) , L2. ( A ( B C )) (( A B ) ( A C )) , L3. (B A) ( A B ) , L4. x ( A B ) (xA xB ) , L5. xA A[ x / t ] , L6. A xA se x non occorre libera in A, L7. x = x , L8. x1 = y1 (... ( xn = yn f ( x1 ,..., xn ) = f ( y1 ,..., yn ))...) , L9. x1 = y1 (... ( xn = yn ( P( x1 ,..., xn ) P ( y1 ,..., yn )))...) , L10. Tutte le generalizzazioni di formule di una delle forme L1-L9. Le regole di deduzione logiche di L consistono di ununica regola, il modus ponens MP: Per ogni formula A e B di L, da A e A B si pu inferire B. Se un insieme di formule e A una formula di L, chiamiamo deduzione di A da una successione finita di formule C1 ,..., Cm tale che, per ogni i = 1,..., m , o Ci un assioma logico, oppure Ci , oppure Ci si ottiene da due membri precedenti C j e Ck della successione per mezzo di MP, cio Ck C j Ck , e Cm A. Diciamo che A deducibile da , e scriviamo A , se e solo se esiste una deduzione di A da . Se A una formula di L, chiamiamo dimostrazione di A una deduzione di A da . Diciamo che A dimostrabile, o che una legge logica, e scriviamo A , se e solo se esiste una dimostrazione di A. Dunque A ha lo stesso significato di A . Teorema di deduzione. Siano un insieme di formule e A, B formule di un linguaggio del primo ordine L. Se , A B allora A B .

113

La dimostrazione per induzione sulla generazione delle deduzioni di A da . 1.3. Modelli per linguaggi del primo ordine Un modello, o struttura, per un linguaggio del primo ordine L una coppia ordinata M = ( D, ) , dove D un insieme non vuoto, detto il dominio di M, e una funzione unaria, detta la funzione di interpretazione di M, che associa: (i) ad ogni costante individuale di L un membro di D; (ii) ad ogni costante funzionale n-aria di L una funzione n-aria su D; (iii) ad ogni costante relazionale n-aria di L una relazione n-aria su D. Se M = ( D, ) un modello per un linguaggio del primo ordine L, per ogni a D sia a una nuova costante individuale non in L, detta il nome di a. Indichiamo con L(M ) il linguaggio del primo ordine che si ottiene da L aggiungendo un nome a per ogni a D . Ad ogni termine chiuso t di L(M ) assegniamo un membro di D, scritto t M , detto il valore di t in M, nel modo seguente: (i) c M ( c ) , se c una costante individuale; (ii) a a, se a il nome di a; (iii) ( f (t1 ,..., tn )) M ( f )(t1M ,..., tnM )) , se f una costante funzionale n-aria e t1 ,..., tn sono termini. Ad ogni enunciato A di L(M ) assegniamo un membro dellinsieme {1,0} , scritto AM , detto il valore di verit di A in M, dove 1 si dice il valore di verit vero e 0 il valore di verit falso, nel modo seguente: (i) ( r = s ) M = 1 se e solo se r M = s M ; (ii) ( R (t1 ,..., tn )) M = 1 se e solo se ( R )(t1M ,..., tnM ) ; (iii) (B ) M = 1 se e solo se B M = 0 ; (iv) ( B C ) M = 1 se e solo se o B M = 0 oppure C M = 1 ; (v)
(xB ) M = 1 se e solo se ( B[ x / a ]) M = 1 per ogni a D . Per ogni formula A di un linguaggio del primo ordine L in cui solo x1 ,..., xn occorrono libere, per M-esempio di A intendiamo un enunciato
M

di L(M) della forma A[ x1 / a1 ,..., xn / a n ] , dove a1 ,..., an D . Diciamo che una formula A di un linguaggio del primo ordine L vera in M se e solo se ( A') M = 1 per ogni M-esempio A' di A. In particolare, un enunciato A di L vero in M se e solo se AM = 1 . Diciamo che A falsa in M se e solo se A non vera in M. Se A vera in M, diciamo che M un modello di A. Se un insieme di formule e ogni formula che membro di vera in M, diciamo che M un modello di .

114

Se A una formula e un insieme di formule di un linguaggio del primo ordine L, diciamo che A una conseguenza logica, o semplicemente una conseguenza, di , scritto A , se e solo se ogni modello di un modello di A. Se A una formula di un linguaggio del primo ordine L, diciamo che A logicamente valida, o semplicemente valida, scritto A , se e solo se ogni modello per L un modello di A. Dunque A ha lo stesso significato di A . Diciamo che un modello M soddisfa un insieme di formule se e solo se M un modello di . Diciamo soddisfacibile se e solo se ha un modello. 1.4. Coerenza Diciamo che un insieme di formule di un linguaggio del primo ordine L coerente se e solo se non esiste alcuna formula A di L tale e A e A ; incoerente se non coerente. Propriet della coerenza. Siano un insieme di formule e A una formula di un linguaggio del primo ordine L. (i) Se A , allora {A} coerente.

(ii) Se A , allora { A} coerente.

{A} B e {A} B , per qualche formula B. Perci, per il

(i) Supponiamo che A ma {A} incoerente. Allora

teorema di deduzione [V.1.2], A B e A B . Per la legge logica (A B ) ((A B ) A) ne segue che A . Contraddizione. Se ne conclude che {A} coerente. (ii) Similmente. 1.5. Correttezza e completezza Per gli assiomi logici e le regole di deduzione logiche di un linguaggio del primo ordine L vale il seguente risultato. Teorema di correttezza. Siano un insieme di formule e A una formula di un linguaggio del primo ordine L. Se A , allora A . La dimostrazione per per induzione sulla generazione delle deduzioni di A da . Esistenza di un modello implica coerenza. Sia un insieme di formule di un linguaggio del primo ordine L. Se ha un modello, allora coerente.

115

Infatti, supponiamo che abbia un modello M ma sia incoerente. Allora A e A per qualche formula A, perci per teorema di correttezza A e A . Poich M un modello di , ne segue che M un modello di A e di A , cio A vera in M e A non vera in M. Contraddizione. Se ne conclude che deve essere coerente. Esistenza di un modello. Sia un insieme di formule di un linguaggio del primo ordine L. Se coerente, allora ha un modello M. La dimostrazione di questo risultato abbastanza lunga e perci viene omessa. Teorema di completezza. Siano un insieme di formule e A una formula di un linguaggio del primo ordine L. Se A , allora A . Infatti, supponiamo che A ma A . Allora, per le propriet della coerenza [V.1.4], {A} coerente, quindi per il teorema dellesistenza di un modello ha un modello, diciamo M. Allora M un modello di e ( A)
M

= 1 , perci A

= 0 . Ma, poich M un
M

modello di e A , deve essere A Contraddizione. Se ne conclude che A . 1.6. Isomorfismo di modelli

= 1 , perci A

0.

Se M = ( D, ) e M ' = ( D ', ') sono modelli per un linguaggio del primo ordine L, diciamo che una funzione h un isomorfismo di M su M ' se e solo se soddisfa la seguenti condizioni: (i) h una funzione da D a D ' ; (ii) h biunivoca; (iii) h su D ' ; (iv) h ( ( c )) = '( c ) , se c una costante individuale di L; (v) h ( ( f )( a1 ,..., an )) = '( f )( h ( a1 ),..., h ( an )) per ogni a1 ,..., an D , se f una costante funzionale n-aria di L; (vi) ( R )( a1 ,..., an ) se e solo se '( R )( h ( a1 ),..., h ( an )) per ogni
a1 ,..., an D , se R una costante relazionale n-aria di L.

Diciamo che due modelli M e M ' per un linguaggio del primo ordine L sono isomorfi, o che M isomorfo a M ' , se e solo se esiste un isomorfismo di M su M ' .

116

Teorema dellisomorfismo. Siano M e M ' due modelli per un linguaggio del primo ordine L. Se M e M ' sono isomorfi, allora, per ogni enunciato A di L, A
A
M' M

= 1 se e solo se

= 1.

La dimostrazione per induzione sulla generazione di A. 1.7. Teorie del primo ordine Una teoria del primo ordine T caratterizzata da un linguaggio del primo ordine L, detto il linguaggio di T, dagli assiomi logici e le regole di deduzione logiche di L, e da un insieme di enunciati di L, detti gli assiomi non logici di T. Poich, per specificare un linguaggio del primo ordine L, occorre solo specificare i suoi simboli non logici, perch allora gli assiomi logici e le regole di deduzione logiche di L risultano determinati, per specificare una teoria del primo ordine T occorre specificare solo i simboli non logici del linguaggio L di T e gli assiomi non logici di T. Siano T una teoria del primo ordine, L il linguaggio di T, gli assiomi non logici di T e A una formula di L. Diciamo che una deduzione di A da una dimostrazione di A in T. Diciamo che A dimostrabile in T, o che A un teorema di T, e scriviamo T A , se e solo se esiste una dimostrazione di A in T. Chiamiamo modello di T un modello degli assiomi non logici di T. Se T e T ' sono teorie del primo ordine i cui linguaggi sono L e L ' rispettivamente, diciamo che T ' unestensione di T, e scriviamo T T ' , se e solo se tutti i simboli non logici di L sono simboli non logici di L ' e tutti i teoremi di T sono teoremi di T ' . Ovviamente, perch sia T T ' , occorre solo che gli assiomi non logici di T siano dimostrabili in T ' . Se T una teoria del primo ordine il cui linguaggio L e A un enunciato, indichiamo con T + A lestensione di T che si ottiene aggiungendo a L i simboli non logici che occorrono in A, e aggiungendo agli assiomi non logici di T lenunciato A. 2. Aritmetica ricorsiva primitiva 2.1. Funzioni ricorsive primitive Una funzione sui numeri naturali si dice ricorsiva primitiva se e solo se pu essere definita in un numero finito di passi per mezzo delle seguenti regole: PR1. Z ( x ) = 0 , PR2. S ( x ) = x + 1 ,

117

PR3. I in ( x1 ,..., xn ) = xi per i = 1,..., n , PR4. f ( x1 ,..., xn ) = g ( h1 ( x1 ,..., xn ),..., hm ( x1 ,..., xn )) , PR5.

f ( x1 ,..., xn , 0) = g ( x1 ,..., xn ) f ( x1 ,..., xn , y + 1) = h ( x1 ,..., xn , y , f ( x1 ,..., xn , y )).


n

Le funzioni Z , S e I i di PR1-PR3 sono le funzioni iniziali a partire dalle quali sono generate tutte le altre funzioni ricorsive primitive, e si dicono rispettivamente la funzione zero, la funzione successore e la funzione proiezione i-esima. La funzione f di PR4 si dice ottenuta da g , h1 , ..., hm per composizione. La funzione f di PR5 si dice ottenuta da g, h per ricorsione primitiva. Molte delle consuete funzioni sui numeri naturali sono ricorsive primitive. Per esempio, tale laddizione, perch si ottiene da g ( x ) = I1 ( x ) = x e h ( x , y , z ) = S ( I 3 ( x , y , z )) = S ( z ) per ricorsione primitiva:
1 x + 0 = x = I1 ( x) 3 x + ( y + 1) = ( x + y ) + 1 = S ( x + y ) = S ( I 3 ( x , y , x + y )).

2.2. La teoria PRA Introduciamo una teoria del primo ordine PRA, detta aritmetica ricorsiva primitiva, in cui si possono definire tutte le funzioni ricorsive primitive e dimostrarne le propriet. (Lacronimo PRA sta per Primive Recursive Arithmetic. Qui e in seguito usiamo acronimi corrispondenti ad espressioni della lingua inglese per conformit alluso nella letteratura). Il linguaggio L PRA di PRA contiene come unici simboli non logici la costante individuale 0 , una costante funzionale n-aria f per ogni funzione ricorsiva primitiva n-aria f, e la costante relazionale binaria = per leguaglianza. Scriviamo 0, 1, 2, ... per i termini 0, S (0), S ( S (0)),... , rispettivamente, che vengono detti numerali. Inoltre scriviamo s t per w( s + w = t ) ; x tA( x ) per x( x t A( x )) ; x1... xn tA( x ) per x1... xn ( x1 t ... xn t A( x )) . Gli assiomi non logici di PRA sono le chiusure universali delle seguenti formule: PRA1. Z ( x ) = 0 ,

118

PRA2. 0 S ( x ) , PRA3. S ( x ) = S ( y ) x = y , PRA4. I i ( x1 ,..., xn ) = xi per i = 1,..., n , PRA5. f ( x1 ,..., xn ) = g ( h 1 ( x1 ,..., xn ),..., h m ( x1 ,..., xn )) , se f si ottiene da g , h1 , ..., hm per composizione, PRA6.
n

f ( x1 ,..., xn , 0) = g ( x1 ,..., xn ) f ( x1 ,..., xn , S ( y )) = h ( x1 ,..., xn , y , f ( x1 ,..., xn , y )),


A( x )

PRA7.

se f si ottiene da g, h per ricorsione primitiva, A(0) x ( A( x ) A( S ( x ))) xA( x ) , se formula non contenente quantificatori.

una

Si noti che PRA7 uno schema perch sta per infinite formule, tante quante sono le formule A( x ) non contenenti quantificatori. Sia PRA7 ' come PRA7 eccetto che A( x ) pu essere una formula qualsiasi. Ovviamente anche PRA7 ' uno schema. Chiamiamo aritmetica di Peano del primo ordine la teoria del primo ordine PA il cui linguaggio L PRA e i cui assiomi non logici sono le chiusure universali di PRA1-PRA6, PRA7 ' . Chiamiamo modello standard per L PRA il modello N = ( , ) per
L PRA dove la funzione tale che (0) = 0 , ( S ) = S e, per

ogni constante funzionale n-aria f diversa da S , ( f ) = f . Teorema. N un modello di PRA e di PA. Infatti, chiaramente gli assiomi non logici di PRA sono veri in N e tale anche PRA7 ' . 2.3. Alcune propriet elementari di PRA Per riferimento successivo stabiliamo alcune propriet elementari di PRA. Propriet della relazione dordine. (i) PRA x 0 x = 0 ; (ii) PRA x S ( y ) x y x = S ( y ) ; (iii) PRA x y y x . La dimostrazione di queste propriet un semplice sebbene noioso esercizio.

119

Equivalenza tra coerenza e indimostrabilit di 0 = 1 . PRA coerente se e solo se PRA 0 = 1 . Infatti, supponiamo che PRA sia coerente e PRA 0 = 1 . Allora, poich PRA 0 1 , PRA incoerente. Contraddizione. Se ne conclude che PRA 0 = 1 . Viceversa, supponiamo che PRA 0 = 1 e PRA incoerente. Allora, per qualche formula A, PRA A e PRA A . Da ci per la legge logica A ( A 0 = 1) segue che PRA 0 = 1 . Contraddizione. Se ne conclude che PRA deve essere coerente. Computabilit delleguaglianza in PRA. Per ogni k e p: (i) se k = p allora PRA k = p ; (ii) se k p allora PRA k p . (i) Immediato da PRA x = x . (ii) Supponiamo che k p . Allora o k > p oppure k < p . Supponiamo che k > p . Sia q = k p 1 . Allora PRA S ( q) 0 . Poich
PRA S ( S ( q)) = S (0) S ( q) = 0 ,

da

ci

si

ottiene

PRA S ( S ( q)) S (0) . Nello stesso modo da ci si ottiene

PRA S ( S ( S ( q))) S ( S (0)) , e cos via. Ripetendo il procedimento

esattamente p volte si ottiene PRA k p e quindi PRA p k . Similmente nel caso k < p . Computabilit delle funzioni ricorsive primitive in PRA. Sia f ( x1 ,..., xn ) una funzione ricorsiva primitiva. Per ogni
k1 ,..., kn :

(i) se f ( k1 ,..., k n ) = p allora PRA f ( k 1 ,..., k n ) = p ;


f ( k 1 ,..., k n ) p . (ii) se f ( k1 ,..., k n ) p allora PRA

(i) Per induzione sulla generazione di f a partire dalle funzioni iniziali. (ii) Supponiamo che f ( k1 ,..., k n ) p e f ( k1 ,..., k n ) = m . Allora
f ( k 1 ,..., k n ) = m . Poich m p , per la computabilit per (i) PRA

delleguaglianza

in

PRA

si

ha

che

PRA m p.

Perci

PRA f ( k 1 ,..., k n ) p .

2.4. Teorie sufficientemente potenti

120

Diciamo che una teoria del primo ordine T sufficientemente potente se e solo se il linguaggio di T L PRA e PRA T . Ovviamente PRA e PA sono teorie sufficientemente potenti. 3. Codificazione 3.1. Numeri di Gdel Sia L un linguaggio del primo ordine. Siano c0 , c1 , c2 ,... le sue costanti individuali, f0 , f1 , f 2 ,...
n n n

le

sue

costanti

funzionali
2

n-arie,

R0 , R1 , R2 ,... le sue costanti relazionali n-arie, dove R0 = . Sia T

una teoria del primo ordine il cui linguaggio L. Assegniamo ad ogni simbolo di L un numero seguente: nel modo

( 1

) 3

5
2

7
4

9
2

vi
25
0
i

ci
2 5
2
i

fi
3

n i
4

Ri

n
n i

2 3 5

2 3 5

Per esempio, R0 = 2 3 5 = 144 . Indichiamo con pi lo i+1-esimo numero primo in ordine di grandezza, cio p0 = 2, p1 = 3, p2 = 5,... . Assegniamo ad ogni successione
x0 ,..., xn =

finita
x +1 p0 0

di

numeri .

naturali

x0 ,..., xn

il

numero

...

x pn n +1

Assegniamo ad ogni termine t di L un numero seguente:


n

nel modo (ii)

(i)

vi fi
n

ci

sono .

gi

stati

definiti;

fi ( t1 ,..., tn ) =

, t1 ,..., tn

Assegniamo ad ogni formula A di L un numero seguente:


B = vi B = C1 , ..., Cm =

nel modo ; (ii) ; (iv)

(i)
, B

n Ri ( t1 ,..., tn )

n Ri

, t1 ,..., tn

; (iii) .

BC =

, B , C

, vi , B

Assegniamo ad ogni dimostrazione C1 ,..., Cm in T il numero


C1 ,..., Cm

121

Per ogni espressione (termine, formula, dimostrazione) di T chiamiamo il numero di Gdel di . Se


= k , per semplicit

usiamo per indicare sia il numero k sia il termine k . Quale dei due venga indicato apparir chiaro dal contesto. 3.2. Insiemi RE Chiamiamo funzione di verit una funzione binaria f sui numeri naturali tale che, per ogni k e p, f ( k , p ) = 1 oppure f ( k , p ) = 0 . Diciamo che un insieme non vuoto X di numeri naturali ricorsivamente enumerabile, o brevemente RE, se e solo se esiste una funzione di verit ricorsiva primitiva f tale che per ogni p, p X se e solo se x ( f ( x, p ) = 1) . 3.3. Teorie RE Sia T una teoria del primo ordine. Indichiamo con THM T linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati dimostrabili in T. Diciamo che T una teoria RE se e solo se linsieme THM T RE. Sia prf T la funzione di verit definita da: prfT (k, p) = 1 se k il numero di Gdel di una dimostrazione in T dellenunciato con numero di Gdel p, e prfT (k, p) = 0 altrimenti. Propriet delle teorie RE. T una teoria RE se e solo se la funzione prf T ricorsiva primitiva. Infatti, per ogni p, p THM T se e solo se x ( prf T ( x, p ) = 1) . Perci THM T RE se e solo se prf T ricorsiva primitiva. facile vedere che PRA e PA sono teorie RE. 3.4. Alcune utili funzioni ricorsive primitive Si possono definire facilmente le seguenti funzioni ricorsive primitive: (1) una funzione ricorsiva primitiva binaria sub tale che, per ogni formula A( y ) di L PRA contenente come sua unica variabile individuale libera y, e per ogni funzione ricorsiva primitiva unaria f,
sub( A( y ) , f ) = A( f ( f )) ; (2) una funzione ricorsiva primitiva unaria num tale, per ogni k,

num( k ) = k ;

122

(3) una funzione ricorsiva primitiva binaria opp tale che, per ogni enunciato A di L PRA , opp ( A , A ) = 1 e opp ( A , A ) = 1 . 4. Teoremi di incompletezza 4.1. Teorema del punto fisso Il principale strumento per la dimostrazione dei teoremi di incompletezza di Gdel e degli altri risultati limitativi il seguente risultato, la cui denominazione di teorema del punto fisso si basa su unanalogia con la matematica, nella quale si chiama punto fisso di una funzione f un x tale che x = f ( x ) . Teorema del punto fisso. Ad ogni formula A( y ) di L PRA contenente come sua unica variabile individuale libera y si pu associare un termine chiuso t tale che PRA t = A( t ) . Infatti, sia f ( x ) la funzione sub( A( y ) , x ) . Sia t il termine chiuso f ( f ) . Ora:
f ( f ) = sub( A( y ) , f ) = A( f ( f )) .

Perci, per la computabilit delle funzioni ricorsive primitive in PRA [V.2.3], PRA f ( f ) = A( f ( f )) , cio PRA t = A( t ) . Si noti che il teorema del punto fisso viene formulato di solito nella forma: Ad ogni formula A( y ) di L PRA contenente come sua unica variabile individuale libera y si pu associare un enunciato B tale che PRA B A( B ) . Rispetto a tale formulazione, quella data sopra ha il vantaggio che il termine chiuso t esprime direttamente il numero di Gdel di A(t ) , mentre lenunciato B esprime soltanto unasserzione equivalente ad A( B ) , Corollario del teorema del punto fisso. Esiste un termine chiuso t tale che PRA t = x ( prf T ( x , t ) = 0) . Infatti, basta applicare il teorema del punto fisso alla formula x ( prf T ( x , y ) = 0) . Si noti che lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) dato dal corollario del teorema del punto fisso autoreferenziale, nel senso che descrive una

123

propriet di se stesso. Infatti, poich PRA t = x ( prf T ( x , t ) = 0) e N un modello di PRA [V.2.2], lenunciato t = x ( prfT ( x , t ) = 0) vero in N. Perci x ( prf T ( x , t ) = 0) esprime in N la propria indimostrabilit in T. 4.2. Primo teorema di incompletezza di Gdel Vale il seguente risultato. Primo teorema di incompletezza di Gdel. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Se T coerente, allora lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) dato dal corollario del teorema del punto T x ( prf T ( x , t ) = 0) . fisso vero in N ma

Infatti, supponiamo che T x ( prf T ( x , t ) = 0) . qualche k,


prfT ( k , x ( prfT ( x , t ) = 0) ) 0 ,

Allora, per per la

perci,

computabilit delle funzioni ricorsive primitive in PRA [V.2.3],


T prf T ( k , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) 0 . Da ci, poich per il corollario

del teorema del punto fisso T t = x ( prfT ( x , t ) = 0) , segue che: (1)


T prf T ( k , t ) 0 . T x ( prfT ( x , t ) = 0)

Daltra parte, dallipotesi

si ottiene in che si ha

particolare T prfT ( k , t ) = 0 . Da ci e da (1) segue che T incoerente. Contraddizione. T x ( prf T ( x , t ) = 0) . Poich


prfT ( k , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) = 0 ,

Se

ne per

conclude ogni k

T x ( prfT ( x , t ) = 0) ,

perci

lenunciato

x ( prf T ( x , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) = 0) vero in N. Ma, poich N un

modello di PRA [V.2.2], anche t = x ( prf T ( x , t ) = 0) Ne segue che x ( prf T ( x , t ) = 0) vero in N.

vero in N.

Completamento del primo teorema di incompletezza di Gdel. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Se N un modello di T, allora lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) dato dal

124

corollario del teorema del punto fisso vero in N ma T x ( prf T ( x , t ) = 0) e T x ( prf T ( x , t ) = 0) . Infatti, se N un modello di T, allora, poich esistenza di un modello implica coerenza [V.1.5], si ha che T coerente. Perci, per il primo teorema di incompletezza di Gdel, lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) vero in N ma T x ( prf T ( x , t ) = 0) . Supponiamo che T x ( prfT ( x , t ) = 0) . Allora, poich N un modello di T,
x ( prf T ( x , t ) = 0)

vero

in

N,

perci

x ( prf T ( x , t ) = 0) non vero in N. Contraddizione. Se ne conclude

che T x ( prf T ( x , t ) = 0) . La condizione che N debba essere un modello di T soddisfatta se T PRA o PA [V.2.2]. Tale condizione pu anche essere sostituita dalla seguente condizione pi debole. Diciamo che una teoria T il cui linguaggio L PRA -coerente se e solo se non esiste alcuna formula A( x ) tale che T xA( x ) e per ogni numero naturale k, T A( k ) ; -incoerente se non -coerente. -coerenza implica coerenza. Sia T una teoria sufficientemente potente. Se T -coerente, allora T coerente. Infatti, supponiamo che T sia -coerente ma incoerente. Allora, per una A( x ) qualsiasi, T xA( x ) e T xA( x ) . Da T xA( x ) segue che, per ogni numero naturale k, T A( k ) . Quindi T incoerente. Contraddizione. Se ne conclude che T coerente. Versione originaria del primo teorema di incompletezza di Gdel. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Se T -coerente, allora lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) dato dal corollario del teorema del punto fisso vero in N ma T x ( prf T ( x , t ) = 0) e T x ( prf T ( x , t ) = 0) . Infatti, poich -coerenza implica coerenza, T coerente, perci per il primo teorema di incompletezza di Gdel lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) vero in N ma T x ( prf T ( x , t ) = 0) . Supponiamo che
T x ( prfT ( x , t ) = 0) .

Poich ha che

T x ( prf T ( x , t ) = 0) ,

per

ogni

si

125

prfT ( k , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) = 0 , e quindi, per la computabilit delle

funzioni

ricorsive

primitive

in

PRA

[V.2.3],

T prf T ( k , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) = 0 . Ma, per il corollario del

teorema del punto fisso, T t = x ( prfT ( x , t ) = 0) . Perci, per ogni k, T prfT ( k , t ) = 0 . Da ci e da T x ( prfT ( x , t ) = 0) segue che T -incoerente. Contraddizione. Se ne conclude che T x ( prfT ( x , t ) = 0) . 4.3. Corollari del primo teorema di incompletezza di Gdel Chiamiamo modello non standard di una teoria sufficientemente potente T un modello di T che non isomorfo ad N . Esistenza di modelli non standard. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Se T coerente, allora esiste un modello non standard di T. Infatti, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2], lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) dato dal corollario del teorema del punto fisso vero in N ma T x ( prf T ( x , t ) = 0) . Allora, per le propriet della coerenza [V.1.4], la teoria T ' = T + x ( prfT ( x , t ) = 0) coerente. Dunque, per il teorema dellesistenza di un modello [V.1.5], T ' ha un modello, diciamo M. Allora x ( prfT ( x , t ) = 0) vero in M, e perci x ( prf T ( x , t ) = 0) falso in M. Poich x ( prf T ( x , t ) = 0) vero in N e falso in M, per il teorema dellisomorfismo [V.1.6] M non pu essere isomorfo a N, dunque M un modello non standard di T. Esistenza di teorie coerenti false. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Allora esiste unestensione T ' di T tale che T ' RE, T ' coerente ma in T si pu dimostrare un enunciato falso in N. Infatti, sia T ' come nella dimostrazione del teorema dellesistenza di modelli non standard. Poich T RE, anche T ' RE. Inoltre, come abbiamo visto, T ' coerente. Banalmente T ' x ( prf T ( x , t ) = 0) . Ma, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2], x ( prf T ( x , t ) = 0) vero in N. Perci x ( prfT ( x , t ) = 0) falso in N.

126

Esistenza di teorie coerenti ma -incoerenti. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Allora esiste unestensione T ' di T che RE e coerente ma -incoerente. Infatti, sia T ' come nella dimostrazione del teorema dellesistenza di modelli non standard. Poich T RE, anche T ' RE. Inoltre, come abbiamo visto, T ' coerente. Banalmente T ' x ( prf T ( x , t ) = 0) . Per il primo teorema T x ( prf T ( x , t ) = 0) . funzioni ricorsive di incompletezza di Perci, per Gdel [V.4.2] ogni k,

prfT ( k , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) = 0 , e quindi, per la computabilit delle

primitive

in

PRA

[V.2.3],

T ' prfT ( k , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) = 0 . Ma, per il corollario del

teorema del punto fisso, T ' t = x ( prf T ( x , t ) = 0) . Perci, per ogni k, T ' prf T ( k , t ) = 0 . Dunque T ' -incoerente. 4.4. Secondo teorema di incompletezza di Gdel Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Indichiamo con ConT lenunciato
( x ( prf T ( x , A ) 0) x ( prfT ( x , A ) 0)) ,

dove A un enunciato qualsiasi del linguaggio di T. Allora ConT esprime in N la coerenza di T. Si noti che ConT non un singolo enunciato ma uno schema perch sta per infiniti enunciati, tanti quanti sono gli enunciati A. Diciamo che la funzione prf T ( x , y ) canonica per T se e solo se, per ogni enunciato A della forma x ( f ( x ) = 0) dove f una funzione ricorsiva primitiva, si ha: (CAN)
PRA A x ( prfT ( x , A ) 0) .

Diciamo che ConT canonico, o esprime canonicamente la coerenza di T, se e solo se la funzione prf T ( x , y ) in termini della quale formulata ConT canonica per T.

127

Secondo teorema di incompletezza di Gdel. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Se T coerente e ConT esprime canonicamente la coerenza di T, allora T ConT . Infatti, indichiamo con A lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) dato dal corollario del teorema del punto fisso [V.4.1]. Allora in base a questultimo si ha: (1)
Tt = A .

Supponiamo che T ConT per tale A, cio che: (2)


T ( x ( prf T ( x , A ) 0) x ( prf T ( x , A ) 0)) .

Poich

x ( prf T ( x , t ) = 0) ,

banalmente

si

ha

T A x ( prfT ( x , t ) = 0) , da cui T A x ( prfT ( x , t ) 0)

e quindi per (1): (3)


T A x ( prfT ( x , A ) 0) .

Daltra parte, poich ConT esprime canonicamente la coerenza di T, per (CAN) si ha: (4)
T A x ( prfT ( x , A ) 0) .

Da (3) e (4) si ottiene: (5) T A ( x ( prf T ( x , A ) 0) x ( prf T ( x , A ) 0)) . Da (2) e (5) segue T A . Ma, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2], T A . Contraddizione. Se ne conclude che T ConT . Si intende che T ConT significa che in T non dimostrabile un caso particolare di ConT , cio quello in cui A x ( prf T ( x , t ) = 0) . 4.5. Importanza dellespressione della coerenza Il requisito che ConT debba esprimere canonicamente la coerenza di T essenziale per la validit del secondo teorema di incompletezza di che esprimono in N la Gdel [V.4.4]. Infatti, esistono enunciati ConT coerenza di T ma non canonicamente i quali sono dimostrabili in T. Questo pu essere visto nel modo seguente.

128

( x , y ) 0 la formula: Indichiamo con prfT


prfT ( x , y ) 0 zw x (opp ( w, y ) 0 prfT ( z , w) = 0) .

lenunciato Indichiamo con ConT


( x , A ) 0) x ( prf ( x , A ) 0)) , ( x ( prf T T

dove A un enunciato qualsiasi del linguaggio di T. Chiaramente ConT


formalmente del tutto simile a ConT ma definito in termini di
( x , y ) invece che di prf T ( x , y ) . prf T

. Indichiamo con B ( x2 ) la Facciamo vedere che T ConT


formula:
prfT ( x2 , A ) 0 zw x2 (opp ( w, A ) 0 prfT ( z , w) = 0)

e con C ( x1 ) la formula:
prfT ( x1 , A ) 0 zw x1 (opp ( w, A ) 0 prf T ( z , w) = 0) .

Supponiamo che B ( x2 ) C ( x1 ) . Allora B ( x2 ) e C ( x1 ) . perci possiamo distinguere due casi. Caso 1. x1 x2 . Allora, per B ( x2 ) , (1)
w x2 (opp ( w, A ) 0 prf T ( x1 , w) = 0) .

Per le

propriet della relazione dordine [V.2.3], PRA x1 x2 x2 x1 ,

Ma, poich opp ( A , A ) 0 [V.3.4], per la computabilit delle funzioni ricorsive primitive in PRA [V.2.3],
T opp ( A , A ) 0 . Perci da (1) segue prfT ( x1 , A ) = 0 . Ma

allora C ( x1 ) , e quindi ( B ( x2 ) C ( x1 )) . Caso 2. x2 x1 . Allora, per C ( x1 ) , (2)


w x1 (opp ( w, A ) 0 prf T ( x2 , w) = 0) .

Ma, poich opp ( A , A ) 0 [V.3.4], per la computabilit delle funzioni ricorsive primitive in PRA [V.2.3],

129

T opp ( A , A ) 0 . Perci da (2) segue prfT ( x2 , A ) = 0 . Ma allora B ( x2 ) , e quindi ( B ( x2 ) C ( x1 )) . Per la legge logica ( A A) A si conclude allora che
T ( B ( x2 ) C ( x1 )) , . T ConT

donde

T ( xB ( x ) xC ( x )) ,

cio ossia

( x , A ) 0) x ( prf ( x , A ) 0)) , T ( x ( prf T T

significa che Con dimostrabile in T Si intende che T ConT T


per un enunciato qualsiasi A del linguaggio di T. Ovviamente, se T coerente, per ogni k e p, ( k , p ) , perci per la computabilit delle funzioni prf T ( k , p ) = prf T ricorsive primitive in PRA
(k , p) , [V.2.3] T prf T ( k , p ) = prf T

( x , y ) hanno la stessa estensione. Esse, per, dunque prfT ( x , y ) e prfT


hanno intensioni differenti perch le loro definizioni esprimono idee differenti. Una riprova di ci data dal fatto che T ConT e
. T ConT

4.6. Teorema di incompletezza di Rosser In termini di [V.4.5] si pu stabilire un rafforzamento del primo teorema di incompletezza di Gdel. Teorema di incompletezza di Rosser. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Se T coerente, allora ( x , t ) = 0) dato dal corollario del lenunciato x ( prf T teorema del punto fisso applicato alla formula ( x , y ) = 0) di [V.4.5] invece che alla formula x ( prf T
( x , t ) = 0) x ( prf T ( x , y ) = 0) , vero in N ma T x ( prf T ( x , t ) = 0) . e T x ( prf T

Infatti, per il teorema del punto fisso [V.4.1], alla formula ( x , y ) = 0) si pu associare un termine chiuso t tale che: x ( prf T (1)
( x , t ) = 0) . T t = x ( prf T

Come abbiamo gi osservato in [V.4.5], poich T coerente, per ogni k ( k , p ) e T prf ( k , p ) = prf ( k , p ) . e p si ha che prf T ( k , p ) = prf T T T Perci la dimostrazione del primo teorema di incompletezza di Gdel

130

[V.4.2]

si

applica

immutata vero in

a N

( x , y ) = 0) . x ( prf T
ma

Dunque

( x , t ) = 0) x ( prf T

( x , t ) = 0) . T x ( prfT

( x , t ) = 0) . Allora, per qualche k, Supponiamo ora che T x ( prf T ( k , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) 0 e quindi, per la computabilit prfT

delle

funzioni

ricorsive

primitive da

in

PRA cui

[V.2.3], che

( k , x ( prfT ( x , t ) = 0) ) 0 , T prf T

segue

( x , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) 0) . Da ci e da T Con T x ( prf T T

[V.4.5] si ottiene quindi per (1)

( x , x ( prf T ( x , t ) = 0) ) 0) T x ( prf T
( x , t ) 0) , T x ( prf T

da cui si ottiene

( x , t ) = 0) . Contraddizione. ( x , t ) = 0) . Ma T x ( prfT T x ( prf T ( x , t ) = 0) . Se ne conclude che T x ( prf T

Poich esistono teorie coerenti ma -incoerenti [V.4.3], il teorema di incompletezza di Rosser un genuino rafforzamento del primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2]. 4.7. Terzo teorema di incompletezza di Gdel Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Diciamo che T esternamente coerente se e solo se, per ogni enunciato della forma x ( f ( x ) = 0) , dove f una funzione ricorsiva primitiva, se
T x ( f ( x ) = 0) allora x ( f ( x ) = 0) vero in N. Indichiamo con ExtConT lenunciato: x ( prf T ( x , x ( f ( x ) = 0) ) 0) x ( f ( x ) = 0) ,

dove f una funzione ricorsiva primitiva. Allora ExtConT esprime in N la coerenza esterna di T. Si noti che ExtConT non un singolo enunciato ma uno schema perch sta per infiniti enunciati, tanti quante sono le funzioni ricorsive primitive f. Terzo teorema di incompletezza di Gdel. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Se T coerente, allora T ExtConT . Infatti, indichiamo con A lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) dato dal corollario del teorema del punto fisso [V.4.1].

131

Supponiamo che T ExtConT . Allora in particolare si ha


T x ( prf T ( x , A ) 0) A ,

da

cui segue

si
T A,

ottiene cio

T x ( prf T ( x , A ) = 0) A , cio T A A . Da questultima

per

la

legge

logica

( A A) A

T x ( prf T ( x , t ) = 0) . Ma, per il primo teorema di incompletezza di

Gdel [V.4.2],

T x ( prf T ( x , t ) = 0) .

Contraddizione. Se ne

conclude che T ExtConT . Si intende che T ExtConT significa che in T non dimostrabile un caso particolare di ExtConT , cio quello in cui
x ( f ( x ) = 0) x ( prf T ( x , t ) = 0) .

4.8. Confronto tra i teoremi di incompletezza di Gdel Il terzo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.7] una versione del primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2]. Esso, infatti, pu essere riformulato nel modo seguente. Riformulazione del terzo teorema di incompletezza di Gdel. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Se T coerente, allora per qualche enunciato A tale che A vero in N ma T A , si ha T x ( prfT ( x , A ) 0) A . Questo immediato dalla dimostrazione del terzo teorema di incompletezza di Gdel. Poich il terzo teorema di incompletezza di Gdel una formulazione del primo teorema di incompletezza di Gdel, la sua validit non richiede che la funzione prf T ( x, y ) sia canonica per T. Il secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4] invece un risultato pi forte del terzo teorema di incompletezza di Gdel. Esso, infatti, pu essere riformulato nel modo seguente. Riformulazione del secondo teorema di incompletezza di Gdel. Sia T una teoria sufficientemente potente e RE. Se T coerente e la funzione prf T ( x, y ) canonica per T, allora per T A si ha ogni enunciato A tale che
T x ( prf T ( x , A ) 0) A .

Infatti, sia A un enunciato tale T A . Supponiamo che


T x ( prf T ( x , A ) 0) A . Allora T x ( prfT ( x , A ) 0) ,

132

da cui segue T ( x ( prf T ( x , A ) 0) x ( prf T ( x , A ) 0)) , cio T ConT . Ma, per il secondo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.4], T ConT . Contraddizione. Se ne conclude che
T x ( prf T ( x , A ) 0) A .

Dunque, mentre il terzo

teorema di incompletezza di Gdel

stabilisce che T x ( prf T ( x , A ) 0) A per qualche enunciato A tale che A vero in N ma T A , il secondo teorema di incompletezza di Gdel stabilisce che T x ( prf T ( x , A ) 0) A per ogni enunciato A tale che T A , perci un risultato pi forte. 4.9. Estensione ad altre teorie Vi sono svariate teorie del primo ordine T, a cominciare dalla teoria degli insiemi, che non si potrebbe negare siano sufficientemente potenti e tuttavia non sono sufficientemente potenti nel senso di [V.2.4]. Introduciamo perci la seguente nozione pi ampia. Sia L un linguaggio del primo ordine, e sia N ( x ) una formula di L contenente come sua unica variabile individuale libera x. Per ogni enunciato C di L chiamiamo relativizzazione di C a N ( x ) il risultato della sostituzione di ogni parte di C della forma xA con x ( N ( x ) A) . Diciamo che una teoria del primo ordine T il cui linguaggio L sufficientemente potente in senso esteso se e solo se: (i) la nozione di numero naturale definita in T da una formula N ( x ) di L contenente come sua unica variabile individuale libera x; (ii) tutti i simboli non logici di L PRA sono definibili in T da formule di L; (iii) le relativizzazioni di tutti gli assiomi non logici di PRA a N ( x ) sono dimostrabili in T. Per esempio, nel caso della teoria degli insiemi, N ( x ) la formula x . Chiaramente, i teoremi di incompletezza di Gdel e corollari [V.4.2, V.4.3. V.4.4, V.4.6, V.4.7] valgono anche per le teorie che sono sufficientemente potenti in senso esteso. 5. Altri risultati limitativi 5.1. Teoremi di indefinibilit di Tarski Diciamo che una formula A( y ) di L PRA contenente come sua unica variabile individuale libera y definisce un insieme di numeri naturali X in N se e solo se, per ogni numero naturale k:

133

k X se e solo se A( k ) vero in N.

Diciamo che un insieme di numeri naturali X definibile in N, o aritmetico, se e solo se esiste una formula che definisce X in N. Indichiamo con TRUE( N ) linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati di L PRA che sono veri in N. Primo teorema di indefinibilit di Tarski. Linsieme TRUE( N ) non aritmetico. Infatti, supponiamo che lo sia. Allora esiste una formula A( y ) che definisce TRUE( N ) in N. Per il teorema del punto fisso [V.4.1], ad A( y ) si pu associare un termine chiuso t tale che
PRA t = A( t ) . Poich N un modello di PRA [V.2.2], ne segue che:

(1) Sia

t = A( t ) vero in N.

k = A( t ) . Poich

A( y )

definisce

TRUE( N )

in N,

k TRUE( N ) se e solo se A( k ) vero in N. Perci A( t ) vero in N

se e solo se A( A( t ) ) vero in N. Da ci per (1) segue che A( t ) vero in N se e solo se A( t ) vero in N, e quindi che A( t ) non vero in N se e solo se A( t ) vero in N. Contraddizione. Se ne conclude che TRUE( N ) non aritmetico. Sia T una teoria il cui linguaggio L PRA . Diciamo che una formula A( y ) di L PRA contenente come sua unica variabile individuale libera y una definizione di verit per T se e solo se, per ogni enunciato C, T A( C ) C . Questa nozione di definizione di verit motivata dal fatto che, in base alla concezione della verit come corrispondenza, lenunciato La neve bianca vero se e solo se la neve bianca. La formula A( y ) esprime appunto la propriet di essere vero. Secondo teorema di indefinibilit di Tarski. Sia T una teoria sufficientemente potente. Se T coerente, allora non esiste una definizione di verit per T. Infatti, supponiamo che esista una definizione di verit A( y ) per T. Per il teorema del punto fisso [V.4.1], ad A( y ) si pu associare un termine chiuso t tale che:

134

(1) PRA t = A( t ) . Poich


A( y )

una

definizione

di

verit

per

T,

si

ha

T A( A( t ) ) A( t ) , da cui per (1) segue T A( t ) A( t ) . Da ci per le leggi logiche (A A) A e ( A A) A si ottiene che T A( t ) e T A( t ) . Quindi T incoerente. Contraddizione. Se ne conclude che non esiste una definizione di verit per T. Si noti che, mentre il primo teorema di indefinibilit di Tarski asserisce che non esiste una formula avente una certa propriet semantica, il secondo teorema di indefinibilit di Tarski asserisce che non esiste una formula avente una certa propriet sintattica. Ma lidea che sta alla base di entrambi i teoremi la stessa: la propriet di essere un enunciato vero in N non esprimibile in L PRA . Diciamo che una teoria T aritmetica se e solo se linsieme THM T aritmetico.

Teorema di incompletezza debole per teorie aritmetiche. Sia T una teoria sufficientemente potente e aritmetica. Se N un modello di T, allora esiste almeno un enunciato A di T tale che A vero in N ma T A e T A . Infatti, poich N un modello di T, THM T TRUE(N ) . Inoltre, poich T aritmetica, THM T aritmetico. Ma, per il primo teorema di indefinibilit di Tarski, TRUE( N ) non aritmetico. Perci
THM T TRUE(N ) . Dunque esiste almeno un enunciato A di T tale che A vero in N ma T A . Supponiamo che T A . Poich N un modello di T allora A vero in N, perci A non vero in N. Contraddizione. Se ne conclude che T A . Questo mostra che un teorema di incompletezza debole un corollario del primo teorema di indefinibilit di Tarski. Tale teorema di incompletezza debole sia in quanto dipende dallassunzione forte che N sia un modello di T sia in quanto non fornisce alcun esempio di enunciato vero in N ma non dimostrabile in T.

5.2. Teorema di indecidibilit Diciamo che un insieme di numeri naturali X ricorsivo se e solo se esiste una formula A( y ) di L PRA contenente come sua unica variabile individuale libera y tale che, per ogni numero naturale k: (i) se k X , allora PRA A( k ) , (ii) se k X , allora PRA A( k ) .

135

Dunque X ricorsivo se e solo se, per ogni k, si pu decidere in PRA se k X oppure k X . Teorema di indecidibilit. Sia T una teoria sufficientemente potente. Se T coerente, allora linsieme THM T non ricorsivo. Infatti, supponiamo che THM T sia ricorsivo. Allora esiste una formula A( y ) tale che, per ogni numero naturale k, se k THM T allora PRA A( k ) , e se k THM T allora PRA A( k ) . Per il teorema del punto fisso [V.4.1], ad A( y ) si pu associare un termine chiuso t tale che: (1)
PRA t = A( t ) .

Sia k = A( t ) . Allora o T A( t )
T A( t ) ,

oppure T A( t ) . Se PRA A( k ) , cio

allora

k THM T ,

perci

PRA A( A( t ) ) , quindi T A( A( t ) ) , da cui per (1) segue che T A( t ) , dunque T incoerente. Contraddizione. Se T A( t ) ,

allora k THM T , perci PRA A( k ) , cio PRA A( A( t ) ) , quindi T A( A( t ) ) , da cui per (1) segue che T A( t ) . Contraddizione. Se ne conclude che THM T non ricorsivo. 5.3. Teorema di Church Ad ogni funzione ricorsiva primitiva binaria f associamo un insieme finito di enunciati e una formula A( y ) di L PRA contenente come sua unica variabile individuale libera y nel modo seguente. Poich f una funzione ricorsiva primitiva, esister una successione finita di funzioni ricorsive primitive f0 ,..., f r tale che per ogni i, 0 i r , fi la funzione zero o la funzione successore o la funzione proiezione i-esima, oppure si ottiene da funzioni precedenti della successione per composizione o per ricorsione primitiva, e f r la funzione f. Linsieme conster di uno o due enunciati per ogni fi con
i > 0 . Se fi la funzione zero, lenunciato sar (1) x ( fi ( x ) = 0) . Se

fi la funzione successore, lenunciato sar (2) x ( fi ( x ) = S ( x )) . Se

136

fi

la

funzione per

proiezione

i-esima,

lenunciato

sar sar

(3) (4)

x1 ... xn ( fi ( x1 ,..., xn ) = xi ) . Se fi si ottiene da f k e f j1 ,..., f jm , dove k , j1 ,..., jm < i ,

composizione,
1

lenunciato
m

x1 ... xn ( fi ( x1 ,..., xn ) = f k ( f j ( x1 ,..., xn ),..., f j ( x1 ,..., xn ))) . Se fi si

ottiene da f j enunciati

e f k , dove (5a)

j, k < i , per ricorsione primitiva, gli x ( fi ( x , 0) = f j ( x ))

saranno

(5b)

xy ( fi ( x , S ( y )) = f k ( x , y , fi ( x , y ))) . (Per semplicit indichiamo un


unico argomento x invece di n argomenti x1 ,..., xn ). La formula A( y ) sar allora x ( f r ( x , y ) = 1) . Indichiamo con la congiunzione degli enunciati di . Diciamo che adeguato per fi se e solo se, per ogni e1 ,..., en , q , se
fi ( e1 ,.., en ) = q allora fi ( e1 ,..., e n ) = q .

Lemma di adeguatezza. adeguato per ogni fi , 0 i r . Infatti, se fi la funzione zero o la funzione successore o la funzione proiezione i-esima, adeguato per fi perch contiene gli enunciati (1)-(3). Rimane da dimostrare che: (a) Se fi stata ottenuta per composizione da funzioni f k e f j1 ,..., f jm per cui adeguato, allora adeguato per fi ; (b) Se fi stata ottenuta per ricorsione primitiva da funzioni f j e f k per cui adeguato, allora adeguato per fi . Per esempio, dimostriamo (b). (Per semplicit consideriamo un unico argomento e invece di n argomenti e1 ,..., en ). Supponiamo che fi ( e, p ) = q . Per ogni s p sia qs = f i ( e, s ) . Dunque q p = q . Poich fi stata ottenuta per ricorsione primitiva da
fj

f k , si ha q0 = f i ( e, 0) = f j ( e) , e per ogni s < p si ha

qS ( s ) = f i ( e, S ( s )) = f k ( e, s, fi ( e, s )) = f k ( e, s, qs ) . Poich adeguato

per

fj

fk

si ha allora che (6a) f j ( e) = q0 e (6b) Da (6a) e (5a) si ottiene (7a)

f k ( e, s, q s ) = q S ( s ) .

137

f i ( e, 0) = q0 .

Da

(6b)

(5b)

si

ottiene

(7b)

( f i ( e, s ) = q s f i ( e, S ( s )) = q S ( s ) ) . Da (7a) e da (7b) per s = 0

si ottiene f i ( e,1) = q1 , dalla quale e da (7b) per s = 1 si ottiene


fi ( e, 2) = q 2 , dalla quale e da (7b) per s = 2 si ottiene f i ( e,3) = q3 , e cos via fino a f i ( e, p ) = q p , cio fi ( e, p ) = q . Dunque adeguato per fi .

Lemma equazionale. Per ogni numero naturale p, A( p ) se e solo se x ( f ( x , p ) = 1) . Infatti, supponiamo che A( p ) ma non x ( f ( x , p ) = 1) . Chiaramente N un modello di mentre, poich non x ( f ( x , p ) = 1) , N non un modello di A( p ) . Quindi A( p ) . Contraddizione. Se ne conclude che x ( f ( x , p ) = 1) . Dunque, se A( p ) allora x ( f ( x , p ) = 1) . Viceversa, supponiamo che x ( f ( x , p ) = 1) . Sia f ( e, p ) = 1 , cio f r ( e, p ) = 1 . Per il lemma di adeguatezza adeguato per f r , cio per f. Da f r ( e, p ) = 1 segue allora che f r ( e, p ) = 1 , da cui
x ( f r ( x , p ) = 1) , cio A( p ) .

Indichiamo con VAL L linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati di un linguaggio del primo ordine L che sono logicamente validi. Teorema di indecidibilit della validit del primo ordine. Linsieme VAL L non ricorsivo. Infatti, associamo alla funzione ricorsiva primitiva binaria prf PRA un insieme finito di enunciati e una formula A( y ) nel modo indicato sopra. Allora, per il lemma equazionale, per ogni numero naturale p si ha (1) A( p ) se e solo se x ( prf PRA ( x , p ) = 1) . Supponiamo che VAL L sia ricorsivo. Allora in particolare sar ricorsivo linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati logicamente validi della forma

A( p ) .

Perci

per

(1)

sar

ricorsivo

linsieme

138

{ p : x( prf

PRA

( x , p ) = 1) , cio THM PRA . Ma, per il teorema di

indecidibilit [V.5.2], poich PRA coerente [V.2.2], THM PRA non ricorsivo. Contraddizione. Se ne conclude che VAL L non ricorsivo. Indichiamo con THM L linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati di un linguaggio del primo ordine L che sono dimostrabili mediante gli assiomi e le regole della logica del primo ordine. Teorema di Church. Linsieme THM L non ricorsivo. Per il teorema di indecidibilit della validit del primo ordine VAL L non ricorsivo. Ma per il teorema di completezza [V.1.5]
VAL L

THM L . Perci THM L non ricorsivo.

5.4. Estensione ad altre teorie Chiaramente i risultati limitativi di [V.5.1, V.5.2] valgono per le teorie che sono sufficientemente potenti in senso esteso [V.4.9]. Vale inoltre il seguente rafforzamento del primo teorema di indefinibilit di Tarski [V.5.1]. Sia L il linguaggio della teoria degli insiemi. Diciamo che una formula A( y ) di L contenente come sua unica variabile individuale libera y definisce un insieme di numeri naturali X nella gerarchia cumulativa degli insiemi V se e solo se, per ogni numero naturale k:
k X se e solo se A( k ) vero in V.

Diciamo che un insieme di numeri naturali X definibile in V, o insiemistico, se e solo se esiste una formula che definisce X in V. Indichiamo con TRUE(V ) linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati di L che sono veri in V. Teorema di indefinibilit della verit insiemistica. TRUE(V ) non insiemistico. La dimostrazione del tutto simile a quella del primo teorema di indefinibilit di Tarski [V.5.1]. 6. Logica del secondo ordine 6.1. Linguaggi del secondo ordine I linguaggi del secondo ordine sono definiti come i linguaggi del primo ordine [V.1.1] ma con le seguenti aggiunte.

139

I simboli di un linguaggio del secondo ordine L2 comprendono quelli di un linguaggio del primo ordine e per ogni numero intero positivo n infinite variabili relazionali n-arie V0 , V1 , V2 , ... . I termini di un linguaggio del secondo ordine L2 sono definiti come i termini di un linguaggio del primo ordine. Le formule atomiche di un linguaggio del secondo ordine L2 comprendono quelle di un linguaggio del primo ordine e tutte le espressioni della forma Vi n (t1 ,..., tn ) dove Vi n una variabile relazionale n-aria e t1 , ..., tn sono termini. Le formule di un linguaggio del secondo ordine L2 sono definite come le formule di un linguaggio del primo ordine, con in pi la seguente clausola: (vi) se Vi n una variabile relazionale n-aria e A una formula, allora Vi A una formula.
X , Y , Z , ... o semplicemente Usiamo le lettere X , Y , Z , ... (eventualmente con indici) per le variabili relazionali nn n n
n

arie V0 , V1 , V2 , ... . Scriviamo XA per X A ; 1 ... n A per 1... n A , e


1 ... n A per 1... n A , dove 1 ,..., n sono variabili individuali

o relazionali. In un linguaggio del secondo ordine L2 non occorre assumere che tra le costanti relazionali n-arie sia compresa una costante relazionale binaria = per leguaglianza perch si pu definire ( t1 = t2 ) come X ( X ( t1 ) X ( t2 )) . Le occorrenze libere di una variabile relazionale n-aria Vi n in una formula sono definite come le occorrenze libere di una variabile individuale vi in una formula, con in pi la seguente clausola: (v) le occorrenze libere di Vi n in V j A sono le occorrenze libere di Vi n in A se j i ; se invece j = i , allora Vi n non ha alcuna occorrenza libera in
V j A e in tal caso tutte le occorrenze di Vi n in V j A si dicono occorrenze vincolate. Diciamo che una formula chiusa, o un enunciato, se e solo se nessuna variabile individuale e nessuna variabile relazionale n-aria occorre libera in essa.
n n n

140

Diciamo che una formula A una generalizzazione di una formula B se e solo se, per qualche n 0 e per delle variabili individuali o relazionali 1 ,..., n , la formula A 1 ... n B . Se 1 ,..., n comprendono tutte le variabili individuali libere di B, diciamo che A la chiusura universale di B. Dunque la chiusura universale di una formula un enunciato. Se X una variabile relazionale n-aria, una variabile relazionale n-aria o una costante relazionale n-aria e A una formula, indichiamo con A[ X / ] il risultato della sostituzione di ogni occorrenza libera di X in A con . Diciamo che una variabile relazionale n-aria X sostituibile con una variabile relazionale n-aria o una costante relazionale n-aria in una formula A se e solo se o una costante relazionale n-aria oppure una variabile relazionale n-aria e non diventa vincolata in seguito alla sostituzione di X con in A, cio non unoccorrenza vincolata in A[ X / ] . In seguito, quando usiamo la notazione A[ X / ] , assumiamo tacitamente che X sia sostituibile con in A. 6.2. Assiomi e regole della logica del secondo ordine Sia L2 un linguaggio del secondo ordine. Introduciamo gli assiomi logici e le regole di deduzione logiche di L2 . Gli assiomi logici di L2 sono tutte le formule di L2 di una delle forme L1-L9 di [V.1.2] o di una delle seguenti forme: L11. X ( A B ) (XA XB ) , L12. X A A[ X / ] , L13. A XA se X non occorre libera in A, L14. x1 = y1 (... ( xn = yn ( X ( x1 ,..., xn ) X ( y1 ,..., yn )))...) , L15. X x1...xn ( X ( x1 ,..., xn ) A) se X non occorre libera in A, L16. Tutte le generalizzazioni di una formula di una delle forme L1-L9, L11-L15. Le regole di deduzioni logiche di L2 consistono di ununica regola, il modus ponens MP: Per ogni formula A e B di L2 , da A e A B si pu inferire B. Le nozioni di deduzione, deducibilit, dimostrazione, dimostrabilit, legge logica sono definite come le nozioni corrispondenti della logica del primo ordine [V.1.2].
n

141

Se si definisce ( t1 = t2 ) come X ( X ( t1 ) X ( t2 )) si possono eliminare gli assiomi logici L7-L9, L14 perch con tale definizione essi diventano dimostrabili. 6.3. Modelli per linguaggi del secondo ordine Un modello, o struttura, per un linguaggio del secondo ordine L2 una tripla ordinata M = ( D, (D n )n =1,2,... , ) , dove D un insieme non vuoto, detto il dominio degli individui di M, D n , n = 1, 2,... , linsieme di tutte le relazioni n-arie su D, detto il dominio delle relazioni n-arie di M, e una funzione unaria, detta la funzione di interpretazione di M, che associa (i) ad ogni costante individuale di L2 un membro di D, (ii) ad ogni costante funzionale n-aria di L2 una funzione n-aria su D; (iii) ad ogni costante relazionale n-aria di L2 un membro di D n . Se M = ( D, (D n )n =1,2,... , ) un modello per un linguaggio del secondo ordine L2 , per ogni a D sia a una nuova costante individuale non in L2 , detta il nome di a e, per ogni R D n ,
n = 1, 2,... , sia R una nuova costante relazionale n-aria non in L2 ,

detta il nome di R. Indichiamo con L2 ( M ) il linguaggio del secondo ordine che si ottiene da L2 aggiungendo un nome a per ogni a D e un nome R per ogni R D n , n = 1, 2,... . Ad ogni termine chiuso t di L2 ( M ) assegniamo un membro di D, scritto t , detto il valore di t in M, come nel caso dei termini chiusi di un linguaggio del primo ordine [V.1.3]. Ad ogni enunciato A di L2 ( M ) assegniamo un membro dellinsieme {1, 0} , scritto AM , detto il valore di verit di A in M, dove 1 si dice il valore di verit vero e 0 il valore di verit falso, come nel caso degli enunciati di un linguaggio del primo ordine [V.1.3], con in pi la seguente
M

clausola:

(vi)

(XB )

=1

se

solo

se

( B[ X / R ])

= 1 per ogni R Dn .

Per ogni formula A di un linguaggio del secondo ordine L2 in cui solo x1 ,..., xn , X 1 , ..., X m occorrono libere, per M-esempio di A intendiamo un enunciato di L2 ( M ) dove della forma e A[ x1 / a 1 ,..., xn / a n , X 1 / R 1 , ..., X m / R m ]
a1 ,..., an D

Ri D j , per i = 1,..., m e per qualche j = 1, 2,... .

142

Diciamo che una formula A di un linguaggio del secondo ordine L vera in M se e solo se ( A') M = 1 per ogni M-esempio A ' di A. In
2

particolare, un enunciato A di L2 vero in M se e solo se AM = 1 . Diciamo che A falsa in M se e solo se A non vera in M. Le nozioni di modello di una formula o di un insieme di formule di un linguaggio del secondo ordine L2 , di conseguenza logica o conseguenza, di formula logicamente valida o valida, e di soddisfacibilit sono definite come le nozioni corrispondenti per un linguaggio del primo ordine [V.1.3]. 6.4. Isomorfismo di modelli Se M = ( D, (D n )n =1,2,... , ) e M ' = ( D ',(D ' n ) n =1,2,... , ') sono modelli per un linguaggio del secondo ordine L2 , la nozione di isomorfismo di M su M ' definita come la nozione corrispondente per un linguaggio del primo ordine [V.1.6]. Teorema dellisomorfismo. Siano M e M ' due modelli per un linguaggio del secondo ordine L2 . Se M e M ' sono isomorfi allora, per ogni enunciato A di L2 , AM = 1
A
M'

se e solo se

= 1.

La dimostrazione come quella del risultato corrispondente per un linguaggio del primo ordine [V.1.6]. 6.5. Teorie del secondo ordine Le nozioni di teoria del secondo ordine, linguaggio di una teoria del secondo ordine, assiomi non logici di una teoria del secondo ordine, dimostrazione in una teoria del secondo ordine, formula dimostrabile in o teorema di una teoria del secondo ordine, modello di una teoria del secondo ordine, ed estensione di una teoria del secondo ordine sono definite come le nozioni corrispondenti per le teorie del primo ordine [V.1.7]. 7. Aritmetica di Peano del secondo ordine 7.1. La teoria PA 2 Introduciamo una teoria PA 2 , detta aritmetica di Peano del secondo ordine. Il linguaggio L 2 di PA 2 contiene come unici simboli non
PA

logici la costante individuale 0 e la costante funzionale unaria S .

143

Scriviamo

0, 1, 2, ...

per

termini
1

0, S (0), S ( S (0)),... ,

rispettivamente. Definiamo ( t1 = t2 ) come X ( X ( t1 ) X ( t2 )) . Gli assiomi non logici di PA 2 sono le chiusure universali delle seguenti formule:
PA 1 . 0 S ( x ) ,
PA 2 . S ( x ) = S ( y ) x = y ,
2 2 2

PA 3 . X (0) x ( X ( x ) X ( S ( x )) xX ( x ) .

Chiamiamo PA 3 lassioma di induzione del secondo ordine. Si noti che, a differenza di PRA7 ' che uno schema, PA 3 una singola formula. L 2 il modello Chiamiamo modello standard per
PA 2

N = ( ,(D n ) n =1,2,... , ) per

PA 2

dove la funzione tale che

(0) = 0 e ( S ) = S .
Teorema. N un modello di PA 2 . Infatti, chiaramente gli assiomi non logici di PA 2 sono veri in
N .
2 2

7.2. Teoremi di incompletezza di Gdel per PA 2 Sebbene PA 2 non sia una teoria sufficientemente potente [V.2.4], facile vedere che essa sufficientemente potente in senso esteso [V.4.9]. Per esempio laddizione x + y = z definita in PA 2 da
X ( X (0, x ) uv ( X (u, v ) X ( S (u ), S ( v ))) X ( y , z )) .

Allora i teoremi di incompletezza di Gdel e corollari [V.4.2, V.4.3. V.4.4, V.4.6, V.4.7] valgono anche per PA 2 . 7.3. Altri risultati limitativi per PA 2 Anche gli altri risultati limitativi di [V.5.1, V.5.2] valgono per PA 2 . Vale inoltre il seguente risultato. Indichiamo con THM 2 linsieme dei numeri di Gdel degli
L

enunciati di un linguaggio del secondo ordine L2 che sono dimostrabili mediante gli assiomi e le regole della logica del secondo ordine.

144

Teorema di indecidibilit della logica del secondo ordine. Linsieme THM 2 non ricorsivo.
L

Infatti, sia PA la congiunzione degli assiomi non logici di PA 2 . Per ogni enunciato C di L
PA C . Perci THM
2 PA 2

si ha che PA C se e solo se
PA2

PA2

ricorsivo se e solo se THM L

ricorsivo. Ma, per il teorema di indecibilit per PA 2 [V.5.3, V.7.3], THM 2 non ricorsivo. Perci THM L non ricorsivo.
PA PA2

7.4. Categoricit di PA 2 Diciamo che una teoria del secondo ordine T categorica se e solo se due modelli qualsiasi di T sono isomorfi. Categoricit di PA 2 . Tutti i modelli di PA 2 sono isomorfi a N 2 , perci PA 2 categorica. Infatti, sia M = ( D, (D n )n =1,2,... , ') un modello qualsiasi di PA 2 , e siano '(0) = o e '( S ) = s . Poich M un modello di PA 2 , gli assiomi non logici di PA 2 sono veri in M, perci per ogni a , b D e per ogni E D si ha: (1) o s ( a ) , (2) se s ( a ) = s ( b) , allora a = b , (3) se o E , e se c E allora s ( c) E per ogni c D , allora E = D .

Sia h la funzione definita induttivamente nel modo seguente:


h (0) = o h ( m + 1) = s ( h ( m )).

Mostriamo che h un isomorfismo di N 2 su M, cio soddisfa le condizioni [V.1.6 (i)-(v)]. (Non occorre considerare la condizione [V.1.6 (vi)] poich L 2 non contiene costanti relazionali).
PA

(i) h una funzione da a D. Questo segue immediatamente dal fatto che o D e s una funzione da D a D. (ii) h biunivoca. Dobbiamo dimostrare che, per ogni m, n , se h ( m ) = h ( n ) allora m = n . Infatti, supponiamo che h ( m ) = h ( n ) ma m n . Allora o m > n oppure m < n . Se m > n , allora applicando

145

ripetutamente (2) da h ( m ) = h ( n ) segue che h (0) = h ( m n ) , cio o = s( h( m n 1)) . Ma per (1) o s( h( m n 1)) . Contraddizione. Perci non m > n . Similmente nel caso m < n . Se ne conclude che m=n. (iii) h su D. Se E il codominio di h, dobbiamo mostrare che E = D . Infatti o E , e se c E , allora c = h ( m ) per qualche m, per cui h ( m + 1) = s ( c ) e quindi s ( c ) E . Da ci per (3) segue che E = D. (iv) h ( (0)) = '(0) . Infatti h ( (0)) = h (0) = o = '(0) . (v) h ( ( S )( m )) = '( S )( h ( m )) , per ogni m. Infatti h ( ( S )( m )) = h ( m + 1) = s ( h ( m )) = '( S )( h ( m )) . Dunque h un isomorfismo di N 2 su M, e quindi M isomorfo a N 2 . Poich M un modello qualsiasi di PA 2 , se ne conclude che tutti i modelli di PA 2 sono isomorfi a N 2 e quindi sono isomorfi tra loro, dunque PA 2 categorica. 7.5. Relazione tra enumerabilit ricorsiva e aritmeticit Tra enumerabilit ricorsiva e aritmeticit sussiste la seguente relazione. Enumerabilit ricorsiva implica aritmeticit. Sia X un insieme di numeri naturali. Se X RE allora X aritmetico. Infatti, supponiamo che X sia RE. Allora esiste una funzione di verit ricorsiva primitiva f tale che per ogni p, p X se e solo se x ( f ( x, p ) = 1) . Perci, per ogni p, p X se e solo se lenunciato
x ( f ( x, p ) = 1) vero in N. Ma allora la formula x ( f ( x, y ) = 1) definisce X in N, e dunque X aritmetico.

7.6. Incompletezza forte della logica del secondo ordine Indichiamo con VAL
L2

linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati

di un linguaggio del secondo ordine L2 che sono logicamente validi. Teorema di incompletezza forte della logica del secondo ordine. Linsieme VAL 2 non aritmetico, perci a maggior
L

ragione non RE. Infatti, sia PA la congiunzione degli assiomi non logici di PA 2 . Sia C un enunciato qualsiasi di L 2 del primo ordine. Allora C vero
PA 2

in N se e solo se C vero in N 2 . Perci, per il teorema

146

dellisomorfismo [V.6.4], C vero in N se e solo C se vero in tutti i modelli isomorfi a N 2 . Dunque, per la categoricit di PA 2 [V.7.4], C vero in N se e solo se C vero in tutti i modelli di PA 2 . Quindi: (1) C vero in N se e solo se PA C logicamente valido. Supponiamo che VAL
L2 2 2

sia aritmetico, per un linguaggio


PA2

qualsiasi del secondo ordine L . Allora in particolare VAL L


L
2

aritmetico. Perci linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati di


PA 2

della forma PA C che sono logicamente validi, dove C un

enunciato del primo ordine, aritmetico. Dunque per (1) anche linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati C del primo ordine di L 2 che sono veri in N aritmetico. Ma, per il primo teorema di
PA

indefinibilit di Tarski [V.5.1], tale insieme non aritmetico. Contraddizione. Se ne conclude che VAL 2 non aritmetico. Poich
L

enumerabilit ricorsiva implica aritmeticit [V.7.5], VAL neppure RE.

L2

non

Corollario del teorema di incompletezza forte della logica del secondo ordine. Non esiste alcun insieme di assiomi logici e regole di deduzione logiche della logica del secondo ordine in un linguaggio del secondo ordine L2 che sia aritmetico e tale che tutti gli enunciati logicamente validi di L2 siano dimostrabili per mezzo di quegli assiomi logici e regole di deduzione logiche. A maggior ragione ci vale con RE al posto di aritmetico. Infatti, supponiamo che un tale insieme di assiomi logici e regole di deduzione logiche esista. Allora tutti gli enunciati logicamente validi di L2 sono dimostrabili nella teoria del secondo ordine T il cui linguaggio L2 , il cui insieme di assiomi non logici vuoto e che aritmetica. Poich T aritmetica, THM T aritmetico. Ma, per il teorema di incompletezza forte della logica del secondo ordine, VAL 2
L

non aritmetico. Perci, poich tutti gli enunciati logicamente validi di L2 sono dimostrabili in T, THM T non aritmetico. Contraddizione. Se ne conclude che un tale insieme di assiomi logici e regole di deduzione logiche non esiste. Poich enumerabilit ricorsiva implica aritmeticit [V.7.5], ci vale anche con RE al posto di aritmetico.

147

7.7. Non aritmeticit delle conseguenze logiche di PA 2 Indichiamo con CN(PA 2 ) linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati che sono conseguenze logiche di PA 2 . Non aritmeticit delle conseguenze logiche di PA 2 . Linsieme CN(PA 2 ) non aritmetico, perci a maggior ragione non RE. Infatti, sia PA la congiunzione degli assiomi non logici di PA 2 . Supponiamo che CN(PA 2 ) sia aritmetico. Allora anche linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati di L
PA 2 2

della forma PA C , dove C

un enunciato del primo ordine, che sono logicamente validi aritmetico. Ma, come abbiamo visto nella dimostrazione del teorema di incompletezza forte della logica del secondo ordine [V.7.6], C vero in N se e solo se PA C logicamente valido. Perci, anche linsieme dei numeri di Gdel degli enunciati C del primo ordine di L 2 veri in N aritmetico. Ma, per il primo teorema di
PA 2

indefinibilit do Tarski [V.5.1], tale insieme non aritmetico. Contraddizione. Se ne conclude che CN(PA 2 ) non aritmetico. Poich enumerabilit ricorsiva implica aritmeticit [V.7.5], a maggior ragione CN(PA 2 ) non RE. 7.8. Modelli deboli per i linguaggi del secondo ordine Per il corollario del teorema di incompletezza forte della logica del secondo ordine [V.7.6], per nessun insieme aritmetico di assiomi logici e regole di deduzione logiche della logica del secondo ordine pu valere un risultato corrispondente al teorema di completezza per la logica del primo ordine [V.1.5]. Tuttavia un risultato corrispondente a tale teorema vale se si sostituisce la nozione di modello per un linguaggio del secondo ordine L2 con una nozione di modello debole. Un modello, o struttura, debole per un linguaggio del secondo ordine L2 definito come un modello [V.6.3], tranne che ogni D n , n = 1, 2,... , semplicemente un insieme di relazioni n-arie su D, non necessariamente linsieme di tutte le relazioni n-arie su D. Le nozioni di modello debole di una formula o un insieme di formule di un linguaggio del secondo ordine L2 , e di conseguenza

148

logica debole, o conseguenza debole, sono definite come le nozioni corrispondenti di [V.6.3]. Esistenza di un modello debole. Sia un insieme di formule di un linguaggio del secondo ordine L2 . Se coerente, allora ha un modello debole. La dimostrazione simile a quella teorema dellesistenza di un modello per la logica del primo ordine [V.1.5]. Dal teorema dellesistenza di un modello debole si ottiene un teorema di completezza debole per la logica del secondo ordine come indicato in [V.1.5]. 7.9. Modelli non standard di PA 2 Chiamiamo modello non standard di PA 2 un modello debole di PA 2 che non isomorfo a N 2 . Esistenza di un modello non standard di PA 2 . Esiste un modello non standard di PA 2 . Infatti, per il primo teorema di incompletezza di Gdel [V.4.2, V.7.2], se PA 2 coerente, allora lenunciato x ( prf T ( x , t ) = 0) dato dal corollario del teorema del punto fisso vero in N, e quindi anche in
N ,
2

ma
2

PA x ( prfT ( x , t ) = 0) .

Perci

la

teoria

T ' = PA + x ( prf T ( x , t ) = 0) coerente [V.1.4], e quindi, per il

teorema dellesistenza di un modello debole [V.7.8], ha un modello debole, diciamo M. Allora x ( prf T ( x , t ) = 0) vero in M, e perci
x ( prf T ( x , t ) = 0) non vero in M. Poich x ( prf T ( x , t ) = 0) vero

in N, per il teorema dellisomorfismo [V.6.4] ne segue che M non isomorfo a N , e quindi M un modello non standard di PA 2 .
2

149

Cosaltro leggere

La letteratura sulla filosofia della matematica, in articoli o libri, molto vasta. Quella che segue una scelta ristretta di libri. Manuali di filosofia della matematica I manuali correnti di filosofia della matematica trattano solo alcuni aspetti dellargomento. Limitati alle scuole di filosofia della matematica della prima met del Novecento sono George-Velleman 2002, Giaquinto 2002, Potter 2000. Una copertura pi ampia si trova in Shapiro 2000 e soprattutto in Shapiro 2005, dove per la filosofia della matematica della seconda met del Novecento limitata alle scuole che sono variazioni su temi di Frege, Hilbert e Brouwer. Oltre ai manuali vi sono le antologie. Tra le pi recenti Ewald 1996, Hart 1996, Hersh 2006, Jacquette 2002, Tymoczko 1998. Presupposti logici Sebbene il cap. V sia autosufficiente, la sua lettura sar molto facilitata se si conoscono i primi elementi della logica matematica. Unintroduzione alla logica matematica basata su una formulazione della logica del primo ordine abbastanza simile a quella del cap. V Margaris 1990. Unintroduzione alla logica matematica di esemplare chiarezza, ma basata su una formulazione della logica del primo ordine leggermente differente, Robbin 2006. Filosofia e matematica Vari modi di intendere i rapporti tra filosofia e matematica sono presentati nelle introduzioni a George-Velleman 2002, Hersh 2006, Jacquette 2002, Tymoczko 1998, nella prima parte di Hersh 1997 e nella prima parte di Shapiro 2000. La filosofia della matematica di ieri Per Frege, v. Frege 1961, 1962, 1964, 1969, 1976, 1990, Dummett 1991b, Kenny 1995, Wright 1983. Per Hilbert, v. Hilbert 1970f, 1985, Hilbert-Bernays 1968-70. Per Brouwer, v. Brouwer 1975, 1981, 1992, van Atten 2004, van Stigt 1990. La filosofia della matematica di oggi

150

Per il neologicismo, v. Wright 1983, Hale-Wright 2001. Per il platonismo, v. Gdel 1986-2002. Per limplicazionismo, v. Putnam 1975. Per lo strutturalismo, v. Resnik 1997, Shapiro 1997. Per il finzionalismo, v. Field 1980, 1989. Per linternalismo, v. Maddy 1997. Per il costruttivismo, v. Bishop 1967, 1986. Per il congetturalismo, v. Lakatos 1976, 1978. Per lempirismo, v. Kitcher 1983. Per il cognitivismo, v. Lakoff e Nez 2000. La filosofia della matematica di domani Per un approfondimento dei temi trattati nel cap. IV, v. Cellucci 2003, 2007. I teoremi di incompletezza di Gdel La presentazione dei risultati limitativi del cap. V nello spirito di Jeroslow 1973 ma non fa uso del suo enunciato autoreferenziale. Per altre presentazioni, v. Murawski 1999, Smullyan 1992, Tourlakis 2003. Sui risultati di incompletezza di Gdel per la teoria degli insiemi, v. anche Hinman 2005.

151

Bibliografia
Batitsky, Vadim (2002), Some Measurement-Theoretic Concerns about Hales Reals by Abstraction, Philosophia Mathematica, vol. 10, pp. 286-303. Beth, Evert Willem (1959), The Foundations of Mathematics. A Study in the Philosophy of Science, North-Holland, Amsterdam. Bishop, Errett (1967), Foundations of Constructive Analysis, McGrawHill, New York. Bishop, Errett (1970), Mathematics as a Numerical Language, in Akiko Kino, John Myhill e Richard E. Vesley (a cura di) (1970), Intuitionism and Proof Theory. Proceedings of the Summer Conference at Buffalo N.Y. 1968, North-Holland, Amsterdam, pp. 53-71. Bishop, Errett (1975), The Crisis in Contemporary Mathematics, Historia Mathematica, vol. 2, pp. 507-517. Bishop, Errett (1985), Schizophrenia in Contemporary Mathematics, in M. Rosenblatt (a cura di), Errett Bishop: Reflections on Him and His Research, Contemporary Mathematics, vol. 39, pp. 1-32. Bishop, Errett (1986), Selected Papers, World Scientific Publishing, Singapore. Boolos, George S. (1998), Logic, Logic, and Logic, a cura di Richard Jeffrey, Harvard University Press, Cambridge, MA. Bourbaki, Nicolas (1962), Larchitecture des mathmatiques, in Franois Le Lionnais, (a cura di), Les grands courants de la pense mathmatique, Blanchard, Paris, pp. 35-47. Brouwer, Luitzen Egbertus Jan (1975), Collected Works, vol. I: Philosophy and the Foundations of Mathematics, a cura di Arend Heyting, North-Holland, Amsterdam. Brouwer, Luitzen Egbertus Jan (1981), Cambridge Lectures in Intuitionism, a cura di Dirk van Dalen, Cambridge University Press, Cambridge. [Trad. it. in Luitzen Egbertus Jan Brouwer, Lezioni sullintuizionismo, Boringhieri, Torino 1983]. Brouwer, Luitzen Egbertus Jan (1992), Intuitionismus, a cura di Dirk van Dalen, Bibliographisches Institut-Wissenschaftsverlag, Mannheim. Brouwer, Luitzen Egbertus Jan (2004), Lettera a Van Dantzig 24.8.1949, in Mark Van Atten, On Brouwer, Wadsworth, Belmont, CA, pp. 75-76. Cellucci, Carlo (2003), Filosofia e matematica, Laterza, Roma-Bari. Cellucci, Carlo (2005), Le ragioni della logica, Laterza, Roma-Bari. Cellucci, Carlo (2007), Filosofia e conoscenza, Laterza, Roma-Bari.

152

Detlefsen, Michael (1990), On an Alleged Refutation of Hilberts Program Using Gdels First Incompleteness Theorem, Journal of Philosophical Logic, vol. 19, pp. 343-377. Dieudonn, Jean (1964), Recent Developments in Mathematics, The American Mathematical Monthly, vol. 71, pp. 239-248. du Bois-Reymond, Emil (1967), ber die Grenzen des Naturerkennens, de Gruyter, Berlin. Dummett, Michael (1981), Frege. Philosophy of Language, Duckworth, London. Dummett, Michael (1991a), The Logical Basis of Methaphysics, Harvard University Press, Cambridge, MA. Dummett, Michael (1991b), Frege. Philosophy of Mathematics, Duckworth, London. Dummett, Michael (1998), The Philosophy of Mathematics, in Anthony C. Grayling, (a cura di), Philosophy 2. Further Through the Subject, Oxford University Press, Oxford, pp. 122-196. Dummett, Michael (2001), La natura e il futuro della filosofia, il melangolo, Genova. Ewald, William (a cura di) (1996), From Kant to Hilbert. A Source Book in the Foundations of Mathematics, Oxford University Press, Oxford. Field, Hartry (1980), Science Without Numbers, Blackwell, Oxford. Field, Hartry (1989), Realism, Mathematics and Modality, Blackwell, Oxford. Franks, John (1989), Review of James Gleick (1987), Chaos. Making a New Science, Viking Penguin, New York, The Mathematical Intelligencer, vol. 11, no. 1, pp. 65-69. Frege, Gottlob (1961), Die Grundlagen der Arithmetik. Eine logisch mathematische Untersuchung ber den Begriff der Zahl, Georg Olms, Hildesheim. [Trad. it. in Gottlob Frege, Logica e aritmetica, a cura di Corrado Mangione, Boringhieri, Torino 1965, pp. 211-349]. Frege, Gottlob (1962), Grundgesetze der Arithmetik. Begriffsschriftlich abgeleitet, Olms, Hildesheim. [Trad. it. parziale fino al 48 in Gottlob Frege, Leggi fondamentali dellaritmetica, a cura di Carlo Cellucci, Edizioni Teknos, Roma 1995]. Frege, Gottlob (1964), Begriffsschrift und andere aufstze, a cura di Ignacio Angelelli, Olms, Hildesheim. [Trad. it. della Begriffsschrift in Gottlob Frege, Logica e aritmetica, a cura di Corrado Mangione, Boringhieri, Torino 1965, pp. 103-206]. Frege, Gottlob (1969), Nachgelassene Schriften, a cura di Hans Hermes, Friedrich Kambartel e Fiedrich Kaulbach, Felix Meiner, Hamburg. [Trad. it. in Gottlob Frege, Scritti Postumi, a cura di Eva Picardi, Bibliopolis, Napoli 1987].

153

Frege, Gottlob (1976), Wissenschaftlicher Briefwechsel, a cura di Gottfried Gabriel, Hans Hermes, Friedrich Kambartel, Christian Thiel e Albert Veraart, Meiner, Hamburg. [Trad. it. in Gottlob Frege, Alle origini della nuova logica. Carteggio scientifico, Boringhieri, Torino 1983]. Frege, Gottlob (1990), Kleine Schriften, a cura di Ignacio Angelelli, Olms, Hildesheim. George, Alexander e Velleman, Daniel J. (2002), Philosophies of Mathematics, Blackwell, Oxford. Giaquinto, Marcus (2002), The Search for Certainty. A Philosophical Account of Foundations of Mathematics, Oxford University Press, Oxford. Gdel, Kurt (1986-2002), Collected Works, a cura di Solomon Feferman, John William Dawson, Stephen Cole Kleene, Gregory H. Moore, Robert M. Solovay e Jean van Heijenoort, Oxford University Press, Oxford [Trad. it., Opere, voll. I-III, Boringhieri, Torino 1999-2006]. Gowers, William Timothy (2006), Does Mathematics Need a Philosophy?, in Reuben Hersh (a cura di), 18 Unconventional Essays on the Nature of Mathematics, Springer-Verlag, New York, pp. 182-200. Hale, Bob e Wright, Crispin (2001), The Reasons Proper Study. Essays towards a Neo-Fregean Philosophy of Mathematics, Oxford University Press, Oxford. Hamming, Richard Wesley (1980), The Unreasonable Effectiveness of Mathematics, The American Mathematical Monthly, vol. 87, pp. 81-90. Hamming, Richard Wesley (1998), Mathematics on a Distant Planet, The American Mathematical Monthly, vol. 105, pp. 640-650. Hart, W.D. (a cura di) (1996), The Philosophy of Mathematics, Oxford University Press, Oxford. Hersh, Reuben (1997), What is Mathematics, Really?, Oxford University Press, Oxford [Trad. it. Cosa davvero la matematica, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2003]. Heyting, Arend (1956), Intuitionism An Introduction. North-Holland, Amsterdam. Heyting, Arend (1962), Axiomatic Method and Intuitionism, in Yehoshua Bar-Hillel, E.I.J. Poznanski, Michael O. Rabin, e Abraham Robinson (a cura di), Essays on the Foundations of Mathematics, Jerusalem Academic Press, Jerusalem, pp. 237-247. Hilbert, David (1905), Logische Principien des mathematischen Denkens, a cura di Ernst Hellinger, Mathematisches Institut, Georg-August Universitt, Gttingen.

154

Hilbert, David (1926), ber das Unendliche, Mathematische Annalen, vol. 95, pp. 161-190 [Trad. it. in Hilbert 1985, pp. 233266]. Hilbert, David (1928), Die Grundlagen der Mathematik, Abhandlungen aus dem mathematischen Seminar der Hamburgischen Universitt, vol. 6, pp. 65-85 [Trad. it. in Hilbert 1985, pp. 267-289]. Hilbert, David (1929), Probleme der Grundlegung der Mathematik, Mathematische Annalen, vol. 102, pp. 1-9 [Trad. it. in Hilbert 1985, pp. 291-300]. Hilbert, David (1931a), Die Grundlegung der elementaren Zahlenlehre, Mathematische Annalen, vol. 104, pp. 485-494 [Trad. it. in Hilbert 1985, pp. 313-323]. Hilbert, David (1931b), Beweis des Tertium non datur, Nachrichten von der Gesellschaft der Wissenschaften zu Gttingen, Math.-Phys. Klasse, pp. 120-125 [Trad. it. in Hilbert 1985, pp. 325-330]. Hilbert, David (1970a), Axiomatisches Denken, in Hilbert 1970f, pp. 146-156 [Trad. it. in Hilbert 1985, pp. 177-188]. Hilbert, David (1970b), Neubegrndung der Mathematik. Erste Mitteilung, in Hilbert 1970f, pp. 157-177. [Trad. it. in Hilbert 1985, pp. 189-213]. Hilbert, David (1970c), Die logische Grundlagen der Mathematik, in Hilbert 1970f, pp. 178-191. [Trad. it. in Hilbert 1985, pp. 215-231]. Hilbert, David (1970d), Mathematische Probleme, in Hilbert 1970f, pp. 290-329. [Trad. it. parziale in Hilbert 1985, pp. 145-162]. Hilbert, David (1970e), Naturerkennen und Logik, in Hilbert 1970f, pp. 378-387 [Trad. it. in Hilbert 1985, pp. 301-311]. Hilbert, David (1970f), Gesammelte Abhandlungen, vol. III, SpringerVerlag, Berlin. Hilbert, David (1976), Lettera a Frege 29.12.1899, in Gottlob Frege, Wissenschaftlicher Briefwechsel, Meiner, Hamburg, pp. 65-68 [Trad. it. in Gottlob Frege, Alle origini della nuova logica. Carteggio scientifico, Boringhieri, Torino 1983, pp. 49-53]. Hilbert, David (1985), Ricerche sui fondamenti della matematica, a cura di Vito Michele Abrusci, Bibliopolis, Napoli. Hilbert, David e Bernays, Paul (1968-70), Grundlagen der Mathematik I-II, Springer-Verlag, Berlin. [Pubblicazione 1934-1939]. Hinman, Peter G. (2005), Fundamentals of Mathematical Logic, A K Peters, Wellesley, Massachusetts. Hume, David (1978), A Treatise of Human Nature, a cura di Lewis Amherst Selby-Bigge e Peter Harold Nidditch, Oxford University Press, Oxford. Jacquette, Dale (2002) (a cura di), Philosophy of Mathematics. An Anthology, Blackwell, Oxford.

155

Jeroslow, Robert G. (1973), Redundancies in the Hilbert-Bernays derivability conditions for Gdels Second Incompletenss Theorem, The Journal of Symbolic Logic, vol. 38, pp. 359-367. Kant, Immanuel (1900), Gesammelte Schriften, a cura della Kniglich Preuischen Akademie der Wissenschaften, De Gruyter, Berlin. [Trad. it. del vol. III in Immanuel Kant, Critica della ragion pura, a cura di Pietro Chiodi, UTET, Torino 1967; di parte del vol. IV in Immanuel Kant, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che potr presentarsi come scienza, a cura di Pantaleo Carabellese, Laterza, Roma 1996; del vol. IX in Immanuel Kant, Logica. Un manuale per lezioni, a cura di Mirella Capozzi, Bibliopolis, Napoli 1990]. Kant, Immanuel (1998), Logik-Vorlesung. Unverffentlichte Nachschriften I-II, a cura di Tillmann Pinder, Meiner, Hamburg. Kenny, Anthony (1995), Frege, Penguin Books, London. [Trad. it. in Anthony Kenny, Frege. Unintroduzione, Einaudi, Torino 2003]. Kitcher, Philip (1983), The Nature of Mathematical Knowledge, Oxford University Press, Oxford. Lakatos, Imre (1971), Reply to Critics, in Roger C. Buck e Robert S. Cohen (a cura di), PSA 1970. In Memory of Rudolf Carnap, Reidel, Dordrecht, pp. 174-182. Lakatos, Imre (1976), Proofs and Refutations. The Logic of Mathematical Discovery, a cura di John Worrall e Elie Zahar, Cambridge University Press, Cambridge [Trad. it. Dimostrazioni e confutazioni. La logica della scoperta matematica, Feltrinelli, Milano 1979]. Lakatos, Imre (1978), Philosophical Papers, a cura di John Worrall e Gregory Currie, Cambridge University Press, Cambridge. [Trad. it. Scritti filosofici, il Saggiatore, Milano 1985] Lakoff, George e Nez (1997), The Metaphorical Structure of Mathematics: Sketching Out Cognitive Foundations for a MindBased Mathematics, in Lyn D. English (a cura di), Mathematical Reasoning. Analogies, Metaphors, and Images, Lawrence Erlbaum Associates, Mahwah, NJ, pp. 21-89. Lakoff, George e Nez, Rafael E. (2000), Where Mathematics Comes From. How the Embodied Mind Brings Mathematics into Being, Basic Books, New York [Trad. it. Da dove viene la matematica. Come la mente embodied d origine alla matematica, Boringhieri, Torino 2005]. Leibniz, Gottfried Wilhelm (1965), Die philosophischen Schriften, a cura di Carl Immanuel Gerhardt, Olms, Hildesheim. [Trad. it. parziale in Gottfried Wilhelm Leibniz, Scritti filosofici, a cura di Massimo Mugnai e Enrico Pasini, UTET, Torino 2000].

156

Locke, John (1975), An essay concerning human understanding, Peter H. Nidditch (cura), Oxford University Press, Oxford (edizione originale 1690). Maddy, Penelope (1984), Mathematical Epistemology: What is the Question, The Monist, vol. 67, pp. 46-55. Maddy, Penelope (1997), Naturalism in Mathematics, Oxford University Press, Oxford. Margaris, Angelo (1990), First Order Mathematical Logic, Dover, Mineola, NY. Menger, Karl, 1979, Selected Papers in Logic and Foundations, Didactics, Economics, Reidel, Dordrecht. Murawski, Roman (1999), Recursive Functions and Metamathematics. Problems of Completeness and Decidability, Gdels Theorems, Kluwer, Dordrecht. Parsons, Charles (1977), What is the Iterative Conception of Set?, in Robert E. Butts e Jaakko Hintikka, (a cura di), Logic, Foundations of Mathematics and Computability Theory, Kluwer, Dordrecht, pp. 335-367. Potter, Michael (2000), Reasons Nearest Kin. Philosophies of Arithmetic from Kant to Carnap, Oxford University Press, Oxford. Putnam, Hilary (1975), Philosophical Papers, vol. I, Cambridge University Press, Cambridge [Trad. it. Matematica, materia e metodo, Adelphi, Milano 1993]. Resnik, Michael D. (1997), Mathematics as a Science of Patterns, Oxford University Press, Oxford. Robbin, Joel W. (2006), Mathematical Logic. A First Course, Dover, Mineola, NY. Shapiro, Stewart (1983), Conservativeness and Incompleteness, Journal of Philosophy, vol. 80, pp. 521-531. Shapiro, Stewart (1997), Philosophy of Mathematics. Structure and Ontology, Oxford University Press, Oxford. Shapiro, Stewart (2000), Thinking about Mathematics. The Philosophy of Mathematics, Oxford University Press, Oxford. Shapiro, Stewart (2004), Foundations of Mathematics: Metaphysics, Epistemology, Structure, The Philosophical Quarterly, vol. 54, pp. 16-37. Shapiro, Stewart (a cura di) (2005), The Oxford Handbook of Philosophy of Mathematics and Logic, Clarendon Press, Oxford. Smullyan, Raymond M. (1992), Gdels Incompleteness Theorems, Oxford University Press, Oxford. Tourlakis, George (2003), Lectures in Logic and Set Theory, Cambridge University Press, Cambridge. Tymoczko, Thomas (a cura di) (1998), New Directions in the Philosophy of Mathematics, Princeton University Press, Princeton.

157

van Atten, Mark (2004), On Brouwer, Wadsworth, Belmont, CA. van Stigt, Walter P. (1990), Brouwers Intuitionism, North-Holland, Amsterdam. Wang, Hao (1996), A Logical Journey. From Gdel to Philosophy, The MIT Press, Cambridge, Mass.. Wright, Crispin (1983), Freges Conception of Numbers as Objects, Aberdeen University Press, Aberdeen.

158

Lautore

Carlo Cellucci (Santa Maria Capua Vetere, 1940), dopo aver insegnato nelle Universit del Sussex (UK), di Siena e della Calabria, insegna Logica presso la Facolt di Filosofia dellUniversit di Roma La Sapienza. Ha pubblicato Teoria della dimostrazione (Boringhieri, Torino 1978), Le ragioni della logica (Laterza, Bari-Roma 1998, 20054), Filosofia e matematica (Laterza, Roma-Bari 2002, 20032), Filosofia e conoscenza (Laterza, Roma-Bari 2007). Ha curato La filosofia della matematica (Laterza, Roma-Bari 1967), Il paradiso di Cantor. Il dibattito sui fondamenti della teoria degli insiemi (Bibliopolis, Napoli 1979).

159

Indice dei nomi

Aristotele, Batitsky, Vadim Berkeley, George, Bernays, Paul, Beth, Evert Willem, Bishop, Errett, Bolzano, Bernard, Boolos, George S., Bourbaki, Nicolas, Brouwer, Luitzen Egbertus Jan, Cantor, Georg, Cauchy, Augustin-Louis, Cellucci, Carlo, Church, Alonzo, Dedekind, Julius Wilhelm Richard, Descartes, Ren Detlefsen, Michael, Dieudonn, Jean, du Bois-Reymond, Emil, Dummett, Michael, Euclide, Ewald, William, Field, Hartry, Fraenkel, Abraham Adolf, Franks, John, Frege, Gottlob, George, Alexander, Giaquinto, Marcus, Gdel, Kurt, Goldbach, Christian, Gowers, William Timothy, Hale, Bob, Hamming, Richard Wesley, Hart, W.D.,

Hermite, Charles, Hersh, Reuben, Heyting, Arend, Hilbert, David, Hinman, Peter G., Hobbes, Thomas, Hume, David, Ippocrate di Chio, Jacquette, Dale, Jeroslow, Robert G., Kant, Immanuel, Kenny, Anthony, Kitcher, Philip, Kronecker, Leopold, Lakatos, Imre, Lakoff, George, Leibniz, Gottfried Wilhelm, Locke, John, Maddy, Penelope, Margaris, Angelo, Menger, Karl, Mill, John Stuart, Murawski, Roman, Newton, Isaac, Nez, Rafael E., Parsons, Charles, Pascal, Blaise, Peano, Giuseppe, Penrose, Roger, Pitagora, Platone, Poincar, Henri, Popper, Karl, Raimund, Potter, Michael, Proclo, Putnam, Hilary,

160

Ramsey, Frank Plumpton, Resnik, Michael D., Robbin, Joel W., Rosser, John Barkley, Russell, Bertrand, Shapiro, Stewart, Smullyan, Raymond M., Tarski, Alfred, Tourlakis, George, Tymoczko, Thomas, Vaihinger, Hans, van Atten, Mark,

Van der Waerden, Bartel Leendert, van Stigt, Walter P., Velleman, Daniel J., von Neumann, John, Wang, Hao, Weierstrass, Karl Wilhelm, Whitehead, Alfred North, Wittgenstein, Ludwig, Wright, Crispin, Zermelo, Ernst,

161

Indice del volume

Premessa I. Filosofia e matematica


1. Lortodossia prevalente 1.1. Matematica contro filosofia della matematica - 1.2. Filosofia della matematica contro tradizione filosofica 2. Limiti dellortodossia prevalente 2.1. Limiti dellautonomia della filosofia della matematica 2.2. Limiti della polemica contro la tradizione filosofica

II.

La filosofia della matematica di ieri


1. Frege 1.1. Le motivazioni di Frege - 1.2. Il programma di Frege 1.3. La concezione della logica di Frege - 1.4. Il debito di Frege verso Kant e Leibniz - 1.5. Deviazioni da Leibniz - 1.6. Gli argomenti di Frege contro Kant - 1.7. Il principio di Hume - 1.8. Il problema di Cesare - 1.9. La difficolt di definire lestensione di un concetto - 1.10. Lacme del programma di Frege - 1.11. Ancora il problema di Cesare - 1.12. Il paradosso di Russell - 1.13. Il crollo del programma di Frege 1.14. La reazione finale di Frege 2. Hilbert 2.1. Le motivazioni di Hilbert - 2.2. Matematica finitaria matematica e infinitaria - 2.3. Lintento di Hilbert - 2.4. Il programma della conservazione - 2.5. Il programma della coerenza - 2.6. Sufficienza del programma della coerenza 2.7. Il debito di Hilbert verso Kant - 2.8. Le deviazioni da Kant - 2.9. Aspettative sulla realizzabilit dei programmi 2.10. Il crollo del programma della coerenza - 2.11.

162

Lobiezione di Detlefsen - 2.12. Il crollo del programma della conservazione - 2.13. Inadeguatezza della coerenza - 2.14. Le ragioni di Kant - 2.15. La reazione finale di Hilbert 3. Brouwer 3.1. Le motivazioni di Brouwer - 3.2. Il programma di Brouwer - 3.3. Il rifiuto del principio del terzo escluso - 3.4. La nozione intuizionista di dimostrazione - 3.5. I due atti dellintuizionismo - 3.6. Il debito di Brouwer verso Kant - 3.7. Le deviazioni da Kant - 3.8. Il continuo intuizionista - 3.9. Il teorema di continuit - 3.10. I limiti del programma di Brouwer - 3.11. Lestetismo di Brouwer - 3.12. Il crollo del programma di Brouwer 4. Conclusioni sulla filosofia della matematica di ieri

III.

La filosofia della matematica di oggi


1. Due reazioni mancate 1.1. Una reazione matematica mancata - 1.2. Una reazione filosofica mancata 2. Le concezioni filosofiche della seconda met del Novecento 2.1. Neologicismo - 2.2. Platonismo - 2.3. Implicazionismo 2.4. Strutturalismo - 2.5. Finzionalismo - 2.6. Internalismo 2.7. Costruttivismo - 2.8. Congetturalismo - 2.9. Empirismo 2.10. Cognitivismo 3. Conclusioni sulla filosofia della matematica di oggi

IV.

La filosofia della matematica di domani


1. Caratteri della filosofia della matematica di domani 1.1. Necessit di un nuovo inizio - 1.2. Non autonomia della filosofia della matematica - 1.3. Relazione con la matematica - 1.4. Limiti della questione del fondamento della matematica - 1.5. Centralit della questione della scoperta 2. Limmagine della matematica 2.1. Un requisito per la realizzazione del programma - 2.2. Matematica ed esperienza - 2.3. Matematica e soluzione di problemi - 2.4. Matematica ed evoluzione - 2.5. Matematica e

163

architetture cognitive - 2.6. Matematica e sviluppo storico 2.7. Matematica e verit

V.

I teoremi di incompletezza di Gdel


1. Logica del primo ordine 1.1. Linguaggi del primo ordine - 1.2. Assiomi e regole della logica del primo ordine - 1.3. Modelli per linguaggi del primo ordine - 1.4. Coerenza - 1.5. Correttezza e completezza - 1.6. Isomorfismo di modelli - 1.7. Teorie del primo ordine 2. Aritmetica ricorsiva primitiva 2.1. Funzioni ricorsive primitive - 2.2. La teoria PRA - 2.3. Alcune propriet elementari di PRA - 2.4. Teorie sufficientemente potenti 3. Codificazione 3.1. Numeri di Gdel - 3.2. Insiemi RE - 3.3. Teorie RE 3.4. Alcune utili funzioni ricorsive primitive 4. Teoremi di incompletezza 4.1. Teorema del punto fisso - 4.2. Primo teorema di incompletezza di Gdel - 4.3. Corollari del primo teorema di incompletezza di Gdel - 4.4. Secondo teorema di incompletezza di Gdel - 4.5. Importanza dellespressione della coerenza - 4.6. Teorema di incompletezza di Rosser 4.7. Terzo teorema di incompletezza di Gdel - 4.8. Confronto tra i teoremi di incompletezza di Gdel - 4.9. Estensione ad altre teorie 5. Altri risultati limitativi 5.1. Teoremi di indefinibilit di Tarski - 5.2. Teorema di indecidibilit - 5.3. Teorema di Church - 5.4. Estensione ad altre teorie 6. Logica del secondo ordine 6.1. Linguaggi del secondo ordine - 6.2. Assiomi e regole della logica del secondo ordine - 6.3. Modelli per linguaggi del secondo ordine - 6.4. Isomorfismo di modelli - 6.5. Teorie del secondo ordine 7. Aritmetica di Peano del secondo ordine 7.1. La teoria PA 2 - 7.2. Teoremi di incompletezza di Gdel

164

per PA 2 - 7.3. Altri risultati limitativi per PA 2 - 7.4. Categoricit di PA 2 - 7.5. Relazione tra enumerabilit ricorsiva e aritmeticit - 7.6. Incompletezza forte della logica del secondo ordine - 7.7. Non aritmeticit delle conseguenze logiche di PA 2 - 7.8. Modelli deboli per i linguaggi del secondo ordine - 7.9. Modelli non standard di PA 2 Cosaltro leggere Bibliografia Lautore

165