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NUMERO DEL 19/02/2009

ECONOMIA BRAMBILLA VOTA LEGA F ranco Morganti Volete sapere perch Brambilla ha votato Lega? E perch nei Comuni sedi di distretti industriali del Nord il PdL ha sfiorato il 70% con la Lega maggioritaria, al 40%? Ve lo spiego con un esercizio fiscale: quello che Brambilla ha dovuto imparare a fare in questi anni. Brambilla ha il 100% di una Srl che fa 100 di utili prima delle tasse. Quando l'Ires era al 33% pagava 33. Adesso che Visco l'ha ridotta al 27,5% (per allinearsi agli altri paesi europei, stato detto), paga 27,5. Vedremo poi che il suo risparmio non di 5,5 punti perch, come ha chiarito lo stesso Visco, la riduzione stata fatta a parit di gettito, quindi con allargamento della cosiddetta base imponibile. Calcoliamo ora l'Irap, questo ircocervo che la UE non ancora riuscita a debellare o almeno a rendere deducibile ai fini Ires. Se la Srl di Brambilla fa 100 di utili, avr presumibilmente un fatturato di 1000, con costi del lavoro (dipendenti e assimilati) del 60% (hanno il 50% le maggiori societ di software, quotate, ma Brambilla ha meno brand e subisce i prezzi dei clienti), quindi 600, che dopo lo sconto di 5000 euro per la riduzione del cuneo fiscale (diciamo un 13%) sono diventati 522. C' qualcos'altro nel cuneo fiscale, ma si tratta di minori contributi, gi elevatissimi, non di riduzioni fiscali. Come tutti sanno l'Irap (ora al 3,9%, altra concessione di Visco, prima era al 4,25%) non si applica solo sugli utili, ma su tutto il valore aggiunto, quindi anche sui salari e sugli interessi passivi. Gli osservatori internazionali, Ocse e Eurostat in testa, si dimenticano di questo non piccolo particolare quando dicono che l'Italia tassa gli utili societari al 27,5+3,9, cio al 31,4%. Ma falso. Trascuriamo gli interessi passivi, per non fare ipotesi sull'indebitamento di Brambilla. E trascuriamo per carit di patria anche la non deducibilit degli interessi che superano il 30% del margine lordo, ultima trovata di Visco. Ma sui salari e sull'utile lordo, cio su 622, pagher il 3,9%, cio 24,26, che aggiunti all'Ires di 27,5 fanno la bellezza di 51,76 su 100. Gli restano 48,24. Ma non finita. I crediti di imposta sugli utili societari sono stati aboliti, ma l'Irpef si paga ancora, sia pure solo sul 40% degli utili societari, che Visco prontamente ha portato al 49,72, sempre per recuperare con la sinistra quello che aveva tolto con la destra. Quindi quando Brambilla compila la propria dichiarazione dei redditi, sul 49,72% di quei 48,24 pagher la sua brava aliquota Irpef, diciamo il 40%, quindi 9,59. Intanto si dimostra che il famoso vantaggio di 5,5 punti sull'Ires che Visco ha sbandierato si attenua, visto che sulla met dei maggiori utili finisce per pagare il 40% (anzich il 27,5% dell'Ires). Se poi addirittura i maggiori utili gli fanno saltare scaglione, peggio che andar di notte: il coefficiente pu diventare il 43%. Non insistiamo su questo punto. Siamo rimasti a un reddito personale netto di 48,24 - 9,59, cio 36,65. Ma non finita. Se Brambilla, socio della Srl, ha in questa la sua attivit prevalente, dovr pagare il 19% (sui 100 iniziali) di contributi all'Inps commercianti. Il suo reddito netto diventa quindi di 19,65. Ha versato allo stato l'80,35% del reddito prodotto. Gli rimane meno del 20% per mangiare, lui e la sua famiglia. Naturalmente Brambilla tutt'altro che stupido e quindi dichiarer all'Inps che la sua attivit prevalente quella di operatore ecologico indipendente. E la sua Srl sar posseduta da una Sarl basata in Lussemburgo o in Irlanda. Ma avrete capito perch si stufato delle chiacchiere da "Porta a porta". Resta da vedere se i nuovi leader sanno fare questi conti. Ma Tremonti un tributarista.

ARTE & CULTURA DUE MOSTRE ANZI TRE: CARAVAGGIO, FUNI, BORRA. Antonio Piva A chi avesse gia visitato la mostra che espone quattro opere di Caravaggio presso la sala XV della Pinacoteca di Brera e quelle dedicate ad Achille Funi e a Pompeo Borra al Museo della Permanente, vorrei rivolgere alcune osservazioni. Non vi sono relazioni tra le due manifestazioni che rappresentano storie prestigiose della nostra storia artistica lombarda indagata da eccellenti studiosi che si sono applicati ancora alla fortuna critica di Caravaggio ed ai due maestri del novecento italiano, certamente meno noti, ma interessanti per quello che ciascuno ha rappresentato nel contesto culturale in cui ha vissuto. Lelemento che le pu accomunare pu essere soltanto il sistema espositivo adottato per le opere che pu fare riflettere sui danni che questi sistemi, loro malgrado, comportano. Danni, bene sintende, che non riguardano la sicurezza delle opere, ma danni che riguardano lo spirito. Cercher di spiegarmi meglio: la tecnica espositiva di unopera darte non si improvvisa perch richiede una profonda conoscenza non solo dellopera e delle sue peculiarit tecniche ma anche del pubblico che a queste opere si avviciner. Lesposizione rientra a tutto tondo nei sistemi di comunicazione che possono stabilire una relazione tra opera darte, spazio architettonico e lanima di chi guarda e percepisce. Le tre coordinate assumono ruoli fondamentali che si coordinano tra loro a nostra insaputa ed agiscono in profondit. Labilit di chi progetta un allestimento sta dunque, a mio parere, nella scelta e nella realizzazione di un ambiente complessivo in cui il corpo e la mente possano attivare una comunicazione reciproca che si apre agli occhi, allemotivit, alludito, allintelligenza per aggiungere alla conoscenza quello che in ciascuno di noi manca e che nellopera si va cercando. Tornando a Caravaggio vorrei dire che il luogo in cui stato esposto mi pare poco adatto perch appartiene alla pinacoteca nella parte aperta al pubblico dove i quadri alla pareti rientrano nel percorso espositivo tradizionale. Si mescolano dunque due categorie di utenza anche se Caravaggio esposto su quattro espositori che si dispongono al centro della sala, iscritti in un cerchio, creando simmetrie, un recto ed un verso. Il percorso contempla la osservazione di quattro opere visibili dal centro del cerchio con piccoli spostamenti del corpo. Solitamente lordinamento richiede una sequenza di lettura che esprime un pensiero e che in questo caso non emerge perch sembra indifferente leggere partendo da destra o da sinistra, partire dunque dal Fanciullo con il Canestro di frutta, oppure dal Concerto, oppure iniziare dal confronto tra le due tele che raffigurano la Cena di Emmaus che, per chi entra ,risultano pi evidenti. La sala attraversata nello spazio che ci sovrasta da archetti metallici con le alimentazioni elettriche che invadono anche i pavimento. La luce naturale che proviene dal lucernario interferisce con quella artificiale che crea sui fondali espositivi ombre che con il loro disegno interagiscono con le opere. Le opere sono appese ai fondali di legno che adottano il colore di fondo delle cene di Emmaus senza favorire quei distacchi che molto spesso sono opportuni per aiutare la concentrazione sullopera. Potrei continuare ancora per documentare una sciatteria generale che non costa meno delleleganza e che invece rende pi difficile il rapporto con lanima. Alla Permanente il problema diventa ancora pi serio perch gli spazi destinati allesposizione mantengono lo squallore che dura da troppo tempo e che rende quasi impossibile comporre con le opere esposte quelle relazioni di cui abbiamo accennato. La stampa di questi giorni ci informa di nuovi progetti per il rinnovo del Castello Sforzesco: e lArengario? E Palazzo Reale?, E lAnsaldo? E il Museo dArte Contemporanea? Con quale pudore possibile continuamente annunciare e tradire le aspettative? I cantieri aperti potrebbero essere una benedizione mentre il silenzio pesa quanto la sciatteria che ci allontana dalle conquiste del pensiero e della ricerca che affogano nella banalit provinciale di quello che possiamo vedere.

PRIMO PIANO DEMANIO COMUNALE - FACCIAMOCI DEL BENE Claudio Cristofani Lestate scorsa, approvando la Legge n. 133/2008, il Parlamento ha offerto a comuni, province, regioni e altri enti locali, la possibilit di utilizzare una procedura assai semplificata (art. 58) per vendere congrue quantit di edifici e terreni, ponendo sostanzialmente come unica condizione che fossero non strumentali allesercizio delle proprie funzioni istituzionali. Con riguardo alle aree, merita particolare attenzione il fatto

che i comuni - pare che gli altri enti non abbiano questa chance - possano attribuirne una nuova destinazione urbanistica, senza necessit di verifiche di conformit ai piani comunali vigenti, escluse comunque le aree agricole per le quali occorre una specie di assenso da parte degli enti sovraordinati. Fin qui tutto bene, si fa per dire. Il Comune di Milano, approvando il proprio bilancio di previsione per il 2009, ha elencato gli edifici e le aree che intende alienare, e per queste ultime ha provveduto a modificare la destinazione urbanistica, passando da una previsione di verde pubblico o di servizi comunali, a una di edificabilit residenziale. Lo scopo, fin troppo evidente, quello di massimizzare la rendita, non diversamente da quello che chiedono normalmente gli speculatori immobiliari per i propri terreni originariamente inedificabili. Tuttavia, se non dimentichiamo che lAmministrazione comunale rappresenta noi stessi, dovremmo essere assolutamente soddisfatti che tutto ci finalmente avvenga favorendo noi e non i soliti palazzinari. Ovviamente a condizione che i terreni posti in vendita scontino un buon indice di gradimento e quindi una remunerazione elevata a favore del venditore, cosa che, di questi tempi, tuttaltro che certa. In ogni caso, anche senza scomodare lurbanistica o, se preferite, le teorie di governo del territorio, il cittadino ha il sacrosanto diritto-dovere di chiedersi come impiegare il denaro ottenuto dalla rinuncia al verde o ai servizi pubblici che su quelle aree, di propriet collettiva, si sarebbero potute realizzare. Direi che lottima idea di valorizzare i propri terreni mediante una nuova destinazione urbanistica che li renda appetibili al mercato (cosa che solo il Comune, giustamente, pu fare) dimostra che la nuda terra, quella sulla quale possono crescere edifici, oppure (disgiunzione) alberi, ha due prezzi di mercato, proprio in relazione alle sopradette possibilit di crescita. Ecco quindi la strada da percorrere: dopo avere venduto a caro prezzo i terreni pubblici sui quali autorizzare la crescita degli edifici, il Comune deve lanciare unOPA per lacquisto di una ben superiore quantit di terreni sui quali esso stesso seminer gli alberi. Ladesione allOPA non sar generalizzata ma sufficiente a ricollocare il ricavato della prima vendita e altrettanto ovviamente garantendo che i terreni acquistati non saranno mai pi destinati alla crescita di edifici. Qualche malizia in questo percorso non guaster. Per esempio i terreni da acquistare dovrebbero essere gi da ora poco idonei alla produzione agricola, magari perch troppo vicini a fonti dinquinamento come le autostrade e le tangenziali, esistenti o progettate. Inoltre il prezzo minimo dellOPA dovrebbe essere superiore a quello del mercato delle aree agricole. Anche la compatibilit con le ipotesi perequative (tutte da sperimentare) di cui dovrebbe farsi carico il Piano (Comunale) di Governo del Territorio, potrebbe raggiungersi classificando con una certa precisione il territorio inedificato. Renzo Piano, dalle colonne di Repubblica del 7 novembre scorso, parlava della necessit di tracciare una linea verde oltre la quale Milano non deve costruire pi. Io penso che intendesse questa linea verde non come una sottile riga del suo mitico pennarello, ma come il largo segno di un permanent marker verde scuro, che in scala 1:50.000 ci garantirebbe 400 metri di greenbelt forestata da attraversare radialmente o da camminare in moto concentrico. Finalizzare le risorse dellart. 58 per lattuazione di questo progetto sarebbe condiviso certamente da tutti i cittadini, non solo milanesi.

AMBIENTE & SCIENZA IL GAMBER DEL LAMBER UN MARCATORE ECOLOGICO Riccardo Lo Schiavo Austropotamobius pallipes - Specie dalle esigenze ecologiche piuttosto strette (temperature non superiori ai 25 C, acque basiche, elevate concentrazioni di ossigeno disciolto), abita acque correnti anche sorgive e si rinviene in torrenti montani o collinari o pi raramente nel tratto medio dei fiumi maggiori o in laghi naturali o artificiali. In Italia diffusa soprattutto nelle regioni centro settentrionali. E' lungo poco pi di dieci centimetri, ha le zampette chiare e due robuste chele per difendersi. Vive nascosto in piccole tane, ama poco la compagnia dei suoi simili ed sostanzialmente pacifico. Durante il periodo della riproduzione si trasforma, diventa violento e pu addirittura arrivare a mutilare o uccidere la femmina che si rifiuta di rovesciarsi sul dorso per laccoppiamento frontale. La scomparsa della specie da molte localit avvenuta massicciamente all'inizio degli anni '70 stata causata dall'alterazione degli habitat dei corsi d'acqua, da inquinamento di vario genere (pesticidi, fertilizzanti, rifiuti organici) e dalla pesca di frodo. (fonte ministero dellAmbiente)

La specie considerata purtroppo vulnerabile in base ai criteri della IUCN red list a causa della presenza di Crostacei esotici introdotti dalle attivit umane, in particolare sfuggiti ad allevamenti. Tale presenza genera competizione per le risorse disponibili, e contagio da malattie sconosciute alla specie autoctona ma anche dallinquinamento organico da metalli pesanti che diminuisce il tenore di ossigeno nelle acque, che rende impossibile la presenza del gambero. Il progetto di tutela e reintroduzione del gambero dacqua dolce Austropotamobius pallipes iniziato nel 2002 attraverso la collaborazione tra il Parco Agricolo Sud Milano e il Dipartimento di Biologia Animale dellUniversit degli Studi di Pavia.Purtroppo la relazione 2006 non da esiti confortanti. Monitoraggio degli interventi di reintroduzione del gambero di acqua dolce A.Pallipes,Http://www.unipv.it /acquint/ pdf_collegati /agricolo /relazione agricolo sud202006_def.pdf Ma in passato, il risotto con i gamberi era noto anzi... 560 kg di gamberi era la quantit giornaliera consumata dai 200.000 abitanti della Milano del XIII secolo. Fino alla prima guerra mondiale, i gamberi acqua dolce avevano una larga parte nella gastronomia lombarda. Purtroppo l'inquinamento delle acque e l'estensione delle costruzioni e le industrie, hanno fatto quasi scomparire i gamberi d'acqua dolce, e con essi il famoso risotto che si fa ancora in Valganna, dove evidentemente le acque sono meno inquinate che altrove. Quello del gambero di fiume un classico esempio di come in passato si facesse un saggio uso del territorio, senza sperperarne le risorse e anzi connotando la vita cittadina con figure tipiche quali: Arrivava quel di gamber portando la sua merce in un cesto infilato nel braccio: Gh' quel di gamber pescaa in del Lamber cotti col sale e l'erba bonna! Oh quanti gamber Salati e bonni! Cinq ghei a l'etto Cinquanta al chilo Gamber del Nilo! Gamber del Nilo! G.Staccotti http://www.anticacredenzasantambrogiomilano.org/cucina/gamberi in lombardia.pdf

CITT & SOCIET LA FIDUCIA IL MERCATO E GLI SLOGAN Giovanni Agnesi Da cattolico credo alle conversioni e anche ai miracoli, ma ho dei dubbi di fronte a tanti cambiamenti di pensiero espressi ultimamente da parecchi economisti e politici. Ricordo ancora tanti messaggi martellanti sui mass media negli ultimi anni, tipo: il mercato deve essere libero, perch nella sua corsa al profitto si autogoverna, basta lacci e lacciuoli, pi mercato, meno Stato, s al liberalismo e alla deregulation, investite in Borsa, viva la globalizzazione totale, dobbiamo rimettere i dazi, salviamo il mercato interno, ecc.. Ebbene oggi gli stessi personaggi invocano lintervento massiccio del vituperato Stato per salvare leconomia nazionale e internazionale, per proteggere le banche e i risparmiatori colpiti dai derivati statunitensi, considerati gi nel 2002 dalleconomista Buffet armi finanziarie di distruzione di massa. Questi esperti colpiti dal crollo delleconomia e dei mercati mondiali scoprono non solo lesigenza di regole e controlli, ma invocano il pensiero etico a tutto campo, come il nostro ministro delleconomia durante linaugurazione dellanno accademico dellUniversit Cattolica. Inoltre, a mio modesto parere, la globalizzazione, che necessita di un adeguato controllo, unesperienza inarrestabile che dimostra lunicit della comunit mondiale, pertanto da questa crisi si esce solo operando insieme. Mi rimbombano ancora nelle orecchie queste tamburellanti frasi: non metteremo le mani nelle tasche degli italiani, una forte imposizione fiscale un furto, condonare, condonare, condonare, rigore, rigore, rigore, anche i ricchi piangono, gli italiano devono imparare a indebitarsi per rilanciare i consumi, la produttivit e loccupazione,ridurre le tasse ai redditi pi alti per incrementare i consumi e rilanciare il mercato, anche i banchieri e i petrolieri piangono. Dopo tanta deregulation invocata e attuata, il governo Prodi-Padoa Schioppa ha svolto una rigorosa politica del contenimento del debito pubblico, una redistribuzione del carico fiscale a favore dei redditi pi bassi e unaccanita lotta allevasione fiscale. Politica allora pesantemente condannata dallopposizione, ma poi giustamente perseguita dallattuale ministro Tremonti che nel 2005 con il Paese in forte recessione si ritrov il PIL azzerato. A fronte dellattuale grave crisi che ci colpisce invito chiunque ad evitare di lanciare messaggi falsamente ottimistici qualispendere, spendere, spendere, italiani non cambiate le vostre abitudini. La gente sfiduciata e spaesata da tante frasi ad effetto e contraddittorie, da exploit di

superman e di gufi, la gente ha bisogno di azioni ed iniziative chiare con obiettivi lungimiranti capaci di responsabilizzare ognuno di fronte alla grave realt da affrontare tutti insieme. Il ritorno dello Stato sulla scena economica, invocato oggi a gran voce, comporta inevitabilmente una adeguata imposizione fiscale finalizzata ad acquisire le risorse necessarie per intervenire con giustizia ed equit. Ovviamente deve ritornare al centro della scena la politica, che come la finanza e il mercato deve superare la propria crisi, innanzitutto etica, per ritrovare i propri fondamenti recuperando il senso del bene comune. Ho sofferto in questi anni di fronte allidolatria del mercato e allirrisione dei valori cristiani/umani espressi dalla Dottrina Sociale della Chiesa e delle parole profetiche di Papa Giovanni Paolo II (nel 2001): leconomia di mercato un modo per rispondere adeguatamente alle necessit economiche delle persone [], ma deve essere controllata dalla comunit, dal corpo sociale con il suo bene comune, [] il bene comune universale a esigere che la logica intrinseca al mercato sia accompagnata da meccanismi di controllo. Ci essenziale al fine di evitare di ridurre tutti i rapporti sociali a fattori economici e di tutelare quanti sono vittime di forme di esclusione e di emarginazione. Di fatto spetta alla sfera politica regolamentare i mercati, sottoporre le leggi del mercato a quelle della solidariet, affinch le persone e le societ non siano in balia di cambiamenti economici di ogni tipo e siano protette dalle scosse legate alla deregolamentazione dei mercati. Tanto pi mi addolora constatare di persona quanta disperazione sta lasciando sul campo sociale di Milano lo scoppio della bomba speculativa del mercato finanziario anarchico, basta verificare quanti milanesi, nuovi poveri provenienti anche dal ceto medio-basso, stanno andando ad ingrossare le code delle mense dei poveri. Ormai la percentuale si aggira attorno al 25% e tende ad aumentare incrementato da pensionati, disoccupati, uomini separati e divorziati. A fronte di tale disastro annunciato, da anni a Milano, un vero esercito di cosiddetti buonisti distribuisce gratuitamente e volontariamente pasti caldi (1.397.445 nel 2007) e pacchi viveri (circa 20.000 nel 2007), ai quali si aggiunge il Comune con il servizio pasti caldi a domicilio (309.737 sempre nel 2007); come accertato da una ricerca svolta con la collaborazione del Comune di Milano, Universit Bicocca e il Coordinamento Mense della Caritas Ambrosiana. Nel mio sereno e, credo, ragionato ottimismo spero che lattuale pesante crisi possa aiutare a rivedere vecchi schemi errati e recuperare con nuova sensibilit il senso etico di buona societ e buona economia che si hanno tramite: un mercato sano, non drogato, sprecone e consumista - un sistema bancario fidato e non strozzino una finanza che parta dal lavoro e non sia speculativa una politica attenta al bene comune, alla solidariet e allequit in tutte le sue sfumature.

APPROFONDIMENTI MILANO ALLINDICE Pietro Cafiero Pars destruens Con la deliberazione n. 53 del 10 dicembre 2008, il Comune di Milano, il Sindaco, la sua maggioranza e lassessore Masseroli hanno decretato, modificando lindice territoriale, lesplosione della citt. Due milioni di abitanti. La massa critica (parole che riecheggiano meltdown nucleari) indispensabile per innescare processi virtuosi di rigenerazione della citt, di start up economico e sociale. Secondo gli amministratori meneghini. Ammesso e non concesso che ci sia vero, la domanda sorge spontanea. Li deportiamo in massa da Desio, Seregno e Carate Brianza i cittadini necessari a fare cifra tonda? Dove li mettiamo? E chi li paga i nuovi alloggi? Perch a vedere i prezzi del nuovo in Milano c da mettersi le mani nei capelli. Se a Citylife bisogna sborsare dagli 8 ai 12 mila euro a metro quadro per abitare a Casa Hadid, cifre analoghe si raggiungono per Santa Giulia (quando poi spostandosi di pochi metri a Rogoredo il prezzo medio non supera i 2 mila euro), che infatti rischia il fallimento per le mancate vendite. Ma anche qui forse arrivano gli sceicchi di Dubai come a Sesto San Giovanni. Andiamo con ordine. La nuova delibera, che modifica il Documento di Inquadramento intitolato enfaticamente Costruire la Grande Milano, introduce la possibilit di utilizzare nei nuovi PII (Piani Integrati di Intervento) un indice di utilizzazione territoriale (UT) di 1mq/mq invece del precedente 0,65 mq/mq. Un terzo in pi, in buona sostanza. Densificazione, per il Comune. Speculazione edilizia, direbbe Calvino.

La scusa che si pu attuare un indice pari ad 1 mq/mq a patto che ci sia una quota parte di edilizia convenzionata compresa in quelle superfici. Salvo poi, poche righe dopo, scrivere che si pu sostituire ledilizia convenzionata con una o pi opere pubbliche, ritenute strategiche. Gi, ma ritenute strategiche da chi? Quanti Arcimboldi ci aspettano nel prossimo futuro? Forse quella dellindice pu sembrare una pignoleria da addetti ai lavori. In realt una questione che riguarda tutti i cittadini, perch rischia, se mal governata, di trasformare Milano nel terreno di cultura dove far proliferare indisturbati e contenti palazzinari ed immobiliaristi. Cerchiamo di spiegarci con un esempio concreto. 700 mila nuovi abitanti, perch tanti ne servono per raggiungere il traguardo dei 2 milioni, equivalgono, secondo i canoni dellurbanistica (50 mq per abitante teorico) a 35.000.000 metri quadrati. In teoria con un indice di 1mq/mq arriviamo al paradosso di aver bisogno di 35 milioni di mq di aree libere edificabili. Considerando che il territorio comunale di 182 kmq stiamo parlando del 20% della superficie totale. Di pi. Se prendiamo come riferimento una delle torri residenziali di Cino Zucchi al Portello, esempio garbato di architettura attenta e rispettosa della milanesit, e lo utilizziamo come modulo insediativo base, un rapido calcolo ci dice che, per ospitare i famosi 700 mila, ne servono 7292 di quelle torri. Oppure 135 corsi Buenos Aires (considerando un altezza media di 6 piani e il doppio fronte da Piazzale Loreto a Piazza Oberdan). Questi esempi dimostrano come non si possa prendere sul serio la questione dei due milioni di abitanti, anche se la delibera comunale con le modifiche allindice approvata. quindi necessario vigilare sulle prossime trasformazioni (magari vendute come necessarie per lExpo 2015) perch, se mal governate, rischierebbero di causare deflagrazioni edilizie in tutta la citt con conseguenze difficili da immaginare. Non sarebbe per giusto se ci limitassimo ad una critica, pure aspra e legittima, senza riflettere sugli scenari possibili e soprattutto sulle priorit reali di una metropoli come Milano. Pars construens (pi o meno) Per fare di Milano una Grande citt serve a poco rinzepparla di cittadini, se prima non ne si ferma lemorragia degli ultimi decenni a favore dellhinterland e dei comuni pi lontani. Ma come si possono trattenere le persone in citt quando la dotazione dei servizi, la qualit dei trasporti pubblici e la crescita dei prezzi (e degli affitti) delle case sfuggono a qualsiasi logica di buon governo? Il tema dei trasporti strettamente legato a quello della mobilit e delle infrastrutture. Ed anche a quello dellabitare e del lavorare. Nel resto del mondo civilizzato prima di costruire un nuovo quartiere, prima di approvare un progetto urbano di grandi dimensioni, ci si accerta che la dotazione infrastrutturale sia adeguata al carico insediativo e se ne pretende la realizzazione, se non prima almeno in contemporanea. Detto in parole povere: tot nuovi abitanti, tot scuole, asili e linee di trasporto pubblico. Da costruire prima di vendere anche solo un metro quadro, e possibilmente non a carico della pubblica amministrazione. Invece a Milano si consente la realizzazione di maestosi (sulla carta) progetti urbani, senza imporre che i servizi e gli standard urbanistici vengano messi in opera nei tempi e nei modi che il buon senso suggerirebbe. E infatti la linea di tram che attraversa la Bicocca (che nel progetto originale doveva essere una metropolitana sopraelevata) stata terminata solo di recente. A City Life si scava, ma non per il prolungamento della linea 5 proveniente da Garibaldi, che dovrebbe toccare anche San Siro e il Portello (in cui si abita gi da un paio di anni), ma per gettare le fondazioni dei nuovi edifici. In compenso per la stessa linea fervono i lavori sulla tratta da Garibaldi a Bignami (Fulvio Testi) su un tracciato che sostanzialmente duplica lappena inaugurata metrotranvia per Cinisello Balsamo. Allo stesso modo della linea 4 (che verr realizzata dopo la 5, logico no?) si costruir prima il lotto S. Cristoforo Policlinico (entro il 2013), mentre il collegamento con laeroporto di Linate non sar pronto prima del 2016, a Expo terminata. Ma quando finalmente si potr andare in metropolitana allaeroporto cittadino questo verr chiuso perch incompatibile con Malpensa. Non chiara la logica della programmazione in queste scelte. Comunque, se ci limitiamo al quadro generale, osserviamo che nel prossimo decennio sono previste due nuove linee della metropolitana (tre se si considera il probabile sbinamento della linea 1 per razionalizzare i flussi di visitatori diretti allExpo), prolungamenti delle metrotranvie esistenti e un secondo passante ferroviario, visto che il primo nato gi vecchio. Opere necessarie alla citt del presente, e quindi presumibilmente insufficienti per la Grande Milano che verr. Tutto questo a prescindere da qualsiasi ragionamento sullinesorabilit del magmatico traffico metropolitano e sulla scarsit e pessima localizzazione dei parcheggi, ai primi posti nei problemi avvertiti dai cittadini, secondo tutti i sondaggi degli ultimi anni.

Se volgiamo infine lo sguardo al desolante panorama edilizio, sono due le questioni degne di nota. In primo luogo la mancanza di una politica efficace dellalloggio, della quale i lodevoli interventi scaturiti dai concorsi Abitare a Milano non costituiscono una soluzione, ma al limite la traccia labile di un percorso assai lungo ancora tutto da compiere. Se c realmente la volont di ripopolare Milano, servono profonde riflessioni sul tema delledilizia convenzionata e sullhousing sociale, che non possono essere lasciati solo alla libera iniziativa dei privati o trattati come merce di scambio nellesercizio del governo del territorio, ma vanno inseriti in un ragionamento pi ampio sul tipo di citt che si vuole. Il secondo elemento la scarsa qualit delledilizia cittadina in generale. Sia costruttiva che estetica. E non scontato che lassalto delle archistar alla diligenza milanese sia la soluzione del problema perch c il rischio che il paziente venga ucciso dalla cura, visto lalto tasso di autoreferenzialit di questi luminari. In realt le questioni da dibattere sono molte di pi. Il verde, i servizi, la citt metropolitana, solo per citarne alcune, meritano una trattazione pi approfondita e saranno oggetto di successivi articoli. Possiamo per dire che viste le trasformazioni in atto (vedi lExpo, ma non solo) ci troviamo in un momento di svolta. Limportante trovare un buon conducente e non sbagliare strada.

LAVORO TU SEI PIETRO * Pier Vito Antoniazzi In un azzurro quanto gelido tardo pomeriggio di febbraio, in una splendida fonderia napoleonica (e quando la sinistra comincer a considerare lestetica, non sar mai troppo tardi), Pietro Ichino ci ha scaldato il cuore cominciando dalla sua prima esperienza parlamentare (VIII Legislatura, 79-83), iniziata per caso al posto di Carlo Smuraglia (suo maestro) divenuto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Legislatura dedicata inutilmente a proporre una legge sul part-time osteggiata da Cgil e maggioranza PCI (quando il governo Craxi nell84 varer una legge sul part-time, il PCI voter contro ) per passare a quella in corso (XVI Legislatura, 2008.2013?) iniziata con una proposta sul contratto unico, questa volta firmata da tutta la presidenza del gruppo PD, ma non per questo meno osteggiata, a destra e a sinistra. Pietro si era rassegnato al ruolo di rompighiaccio, di precursore teorico cui la politica da ragione 10/15 anni dopo Conosce la differenza tra proposta intellettuale e ricerca del consenso politico, tra idee e sforzo di sintesi e mediazione. Ma questa volta Veltroni, sullentusiasmo della partenza di Torino, gli aveva detto vai, porta tutto il partito sullinnovazione E Pietro partito con la semplicit di chi crede nella forza delle idee, di chi crede nel dialogo, nellascolto. Le sue proposte sulla pubblica amministrazione partono dalla cosa pi semplice: la comparazione con le altre amministrazioni europee. Prendendo a modello quelle in cui a un audit interno si aggiunge la partecipazione e la voce dei cittadini. Come si pu rispondere alla crisi senza modificare, riformare le regole, le relazioni incancrenite? Come si pu attirare le migliori risorse umane ed economiche nel nostro paese senza un quadro chiaro delle responsabilit e dei costi? Il sindacato deve partecipare allinnovazione territoriale, deve condividere parte del rischio ma anche del successo dellimpresa Le parole di Pietro scorrono come un torrente in piena, con lentusiasmo di chi vuole convincere e non imporre. A fine serata mi viene in mente la citazione evangelica Tu sei Pietro e su questa pietra costruir . * Il senatore Pietro Ichino, avvocato giuslavorista tra i pi noti in Italia, luned sera alla Fonderia napoleonica di via Thaon de Revel ha tenuto una conferenza per parlare dei due primi due anni del suo nuovo incarico parlamentare, organizzato dallAssociazione La Fabbrichetta. La serata ha avuto un grande successo di pubblico e il dibattito che ne seguito ha offerto ai presenti lopportunit di porre a Ichino domande strettamente legate allattuale momento di dibattito politico e sindacale. Abbiamo deciso di offrire ai nostri

lettori uno stralcio del suo intervento nel nostro video. Chi volesse conoscere lattivit di Pietro Ichino pu andare sul sito www.pietroichino.it

CARNEADE UN NUOVO TUNNEL E UN VECCHIO CONIGLIO C arneade Aprendo uno dei quotidiani cittadini locchio mi cade su un nuovo grandioso progetto con tanto di mappa: un tunnel sotterraneo stradale con pi uscite in grado di attraversare in diagonale lintera citt, da Linate fino ai nuovi terreni dove dovrebbe sorgere lExpo. Ricompare dal cilindro del prestigiatore un vecchio coniglio di qualche anno fa che speravamo dimenticato, oggi con qualche aggiunta. Molte domande a questo punto. Una prima riguarda Milano in generale e la sua storia perch i progetti che la riguardano sono quasi sempre pensati in grande ma realizzati (quando questo accade) in piccolo o in minimo. E un vizio storico: da quando agli inizi dellOttocento larchitetto Antolini inventava la vasta, pubblica e aulica piazza del Castello, luogo dincontri e celebrazioni cittadine, e il progetto stato scimmiottato poi anni dopo dai ricchi borghesi per le loro abitazioni private, ovviamente ridotta per respiro culturale, scopi e funzioni, ribattezandolo pomposamente Foro Bonaparte. Oggi siamo allennesima fantasia progettuale: il tunnel che non mi pare, tra laltro, faccia parte delle ipotesi accolte sinora nel Piano di Governo del Territorio per andare ad aggiungersi alle improbabili e improponibili vie dacqua e vie di terra che i promotori dellExpo stanno sbandierando a tutti i venti. Possibile che allultimo minuto si aggiunga anche questa al gi vasto programma di opere infrastrutturali? Con quali risorse finanziarie? Ci culliamo ancora la finanza di progetto allitaliana? Un tunnel a pedaggio che i privati costruiscono con i soldi garantiti dal pubblico e incassando i ricavi? C gi la lista dei candidati eccellenti? Proviamo comunque a riflettere. Il tunnel parte da Linate, ossia tra un aeroporto il cui destino nelle mani di Dio, o meglio di CAI, e giunge fino allExpo, il cui futuro invece nelle mani di Tremonti. Ossia parte dal forse nulla e giunge al probabilmente nulla. Lidea prende corpo in un particolare momento storico ed economico, dove in tutto il mondo si costretti a ripensare alle modalit di trasporto urbano e non, mentre tutti sembrano volersi mettere a calcolare i costi e i danni planetari derivati dalle quotidiane immissioni di Co2 nellatmosfera terrestre. Ecco, come del resto stanno anche pensando nellara delle ex-Varesine o al Portello, che invece Milano sinventa una super autostrada urbana, dedicata ovviamente al trasporto privato su gomma come se i gas di scarico se li mangiassero le viscere della terra. Questa superautostrada prevede delle uscite intermedie, collocate abbastanza casualmente sul suo inflessibile tracciato diagonale: in dieci o pi punti della cosiddetta citt consolidata verranno a trovarsi nel bel mezzo delle nostre strade vere e proprie uscite autostradali, con rampe di accesso e uscita, oltre naturalmente alle torrette per lo sfiato dei gas di scarico. Dove il progettista pensi di trovare anche solo gli spazi fisici sufficienti per realizzare tutto ci rimane un mistero e se spera che nessuno dei numerosissimi comitati cittadini, perennemente e giustamente sul piede di guerra di fronte a minimo mutare dei delicati equilibri della citt, tacciano di fronte a questo mostro ecologico, pecca se non altro dingenuit. Nelle grandi citt americane, dove il problema del traffico su gomma certamente pi grave e sentito che in Italia, centri come Boston hanno scelto di chiudere e riutilizzare alcune delle autostrade pi centrali trasformandole in luoghi verdi e di socializzazione riconnettendo cos tra loro parti di citt prima troncate dalla barriera autostradale.

RUBRICHE
ARTE Questa rubrica curata da Silvia DellOrso MILANO CITT DARTE Questo spazio vuole essere un osservatorio su quanto offre Milano a chi sinteressa di belle arti, denominazione vetusta, rispolverata di recente anche per lennesima riforma dellamministrazione statale dei beni culturali, ma in questo caso sufficientemente capace a evocare pi aspetti in uno. Si tratter infatti di mostre, musei, ecomusei, singole opere darte o anche luoghi darte, collezioni darte, case-museo, atelier dartisti, gallerie (e, perch no, anche protagonisti di questo universo variegato). Milano ne piena, da vera citt darte, anche se come tale non viene percepita. Un recente sondaggio effettuato da Demoskopea sul ruolo della cultura a Milano opportunamente voluto dal neo-assessore comunale alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory che, una volta tanto, si preoccupato di ascoltare la voce della citt ha fornito alcune interessanti informazioni: alla domanda quanti musei ci sono a Milano la risposta stata in media 31, mentre tra grandi, piccoli, pubblici, privati se ne contano quasi tre volte tanti (81); solo il 55 per cento degli intervistati sa che Palazzo Sormani una biblioteca; il 65 per cento ignora che la Piet Rondanini di Michelangelo al Castello Sforzesco e che lo Sposalizio della Vergine di Raffaello si trova a Brera; il 73 per cento non sa neppure dove sia il Museo del Risorgimento e appena il 14 per cento ha visitato il Poldi Pezzoli; e ancora, emerso che le mostre giudicate pi interessanti, con voto da 1 a 10, sono quelle dedicate alla pittura dell800 (7.17), seguite dalle installazioni urbane (7.01) e dalle mostre di quadri antichi (6.84); in ultima posizione, le mostre di arte moderna (5.48). Negli ultimi anni non stato facile capire quali siano stati i criteri di scelta che hanno guidato i programmi espositivi milanesi. Veniamo da una stagione in cui, nel principale spazio pubblico della citt, Palazzo Reale, ha imperato lhorror vacui, insieme a bizzarre convivenze di generi, epoche e artisti. Il Pac si defilato e la Besana ha ricercato invano la propria identit, mentre abbiamo visto crescere lincisivit della Triennale. Si potuto toccare con mano che spesso richiama pi visitatori una singola opera darte, vigorosamente promossa, di mostre corpose e articolate: il Caravaggio Odescalchi a Palazzo Marino docet e il Museo Diocesano ha da tempo fatto sua questa modalit. Ma anche che un capolavoro assoluto come il Cristo morto del Mantegna, in pianta stabile a Brera, non fa impennare i dati di affluenza del museo, mentre diventa imperdibile se trasferito a Mantova a Palazzo Te, come avvenuto tre anni fa in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte del maestro. Vedremo quale sorte toccher al bis caravaggesco in corso in questi giorni nella galleria braidense, con tre importanti prestiti affiancati alla magnifica Cena in Emmaus del Merisi, appartenente alla collezione permanente. Adesso, fra laltro, di scena il Futurismo, nel centenario della sua nascita, con un fitto calendario di mostre e manifestazioni di varia natura. Ma questanno Milano punta anche sul Giappone con tre rassegne a Palazzo Reale che, direttamente o indirettamente, a quello rinviano. Su un protagonista del 900 americano come Edward Hopper, e poi, fra laltro, a proposito della predilezione dei milanesi per l800, sulla Scapigliatura lombarda e su Emilio Longoni. Avremo modo di parlarne, di queste rassegne e di molto altro. Definirla mostra troppo, ma forse anche troppo poco. Quella in corso a Brera una piccola esposizione di grandi capolavori che tonifica la Pinacoteca e appaga le attese dei visitatori. A dare avvio alle celebrazioni per il bicentenario della fondazione di Brera stata scelta una formula insieme minimalista e ambiziosa, affiancando tre opere del Caravaggio alla Cena in Emmaus del Merisi che gi la galleria milanese possiede dal 1939. Grazie a un dono degli Amici di Brera e per merito del ruolo decisivo giocato allepoca dall`ex soprintendente di Milano Ettore Modigliani, la tela, dipinta dal Caravaggio attorno al 1606, tra la fine del soggiorno romano e la fuga da Roma dopo la condanna per omicidio, tra le molte star del percorso espositivo braidense e non capita tutti i giorni la fortuna di poterla ammirare vis vis con la versione di qualche anno precedente oggi alla National Gallery di Londra. Concessa in prestito, questultima, insieme ad altri due dipinti appartenenti alla fase giovanile del maestro lombardo, il Ragazzo con canestro di frutta della Galleria Borghese vale a dire il giovane dio Vertunno con cesto di frutta, anticipazione della Canestra custodita alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano e i Musici, dal 1953 al Metropolitan Museum di New York. Tutti e quattro in sala XV, mentre accanto, nella sala XVIII, si pu vedere una tela di Simone

Peterzano, maestro del Caravaggio: una Venere e Cupido con due satiri in un paesaggio, sottratta per loccasione ai depositi del museo. Caravaggio ospita Caravaggio. Pinacoteca di Brera, via Brera 28 orario: marted-domenica 8.30/19.15, chiuso luned. Fino al 29 marzo.

Un vero e proprio affondo nella personalit del fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti. A lui consacrata la rassegna allestita nella Sala del Collezionista alle Stelline che, in onore di tanto ospite, raddoppia i suoi spazi conquistando il seminterrato, invaso per loccasione dalle parolibere marinettiane, Tra le tante novit di questa rassegna a cura di Luigi Sansone, autentico segugio degli archivi del Futurismo spicca Il bombardamento di Adrianopoli, una grande china su carta realizzata da Marinetti nel 1913-14, esposta per la prima volta grazie al prestito concesso dalla University of California di Los Angeles (Ucla) dove custodito l'archivio del poeta inglese Harold Monroe (1879-1932), grande ammiratore del Futurismo, da cui proviene questa tavola. Ma la mostra riserva molto altro, tra ritratti e caricature di Marinetti, opere di Boccioni, Balla, Cangiullo, Depero, e altri protagonisti, affiancate da fotografie, cataloghi d'epoca, cartoline, riviste e volumi marinettiani come Zang Tumb Tuuum - Adrianopoli ottobre 1912- Parole in libert (Edizioni futuriste di Poesia, Milano 1914), il primo libro parolibero di Marinetti ispirato dalla guerra, intesa come spettacolo simultaneo di situazioni, rumori, odori, polifonie: perch il Futurismo era anche questo. F.T. Marinetti=Futurismo. Fondazione Stelline. Sala del Collezionista, corso Magenta 61 orario: marted-domenica 10/20. Fino al 7 giugno.

Folgorato da Antonio Lopez Garcia. Come il grande maestro del Realismo madrileno, anche Taiana dipinge rigorosamente dal vero e predilige scorci urbani al punto da spostarsi con un furgone e non esitare ad aprire il cavalletto anche accanto a un guardrail, se ci che vede lo suggestiona. Di origine comasca ma milanese dadozione, diplomato allAccademia di Brera, ma formatosi soprattutto alla scuola di Devalle, lartista presenta alcuni dei suoi dipinti pi recenti in un museo dedicato allarte antica, ma attento anche alla contemporaneit. Riccardo Taiana. Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95 orario: marted-domenica 10/18, chiuso luned. Fino all8 marzo.

CINEMA & TV Questa rubrica curata da Simone Mancuso Operazione Valchiria di Brian Singer Devo riconoscere al regista la sua capacit, da sempre dimostrata, di non avere una direzione delle immagini irruenta. Mi spiego. Brian Singer uno di quei registi molto bravi nel non dare allo spettatore la sensazione che ci sia qualcuno dietro la macchina da presa, che fa delle scelte precise, anzi, proprio capace di non dare la percezione che ci sia qualcosa. E cos privo di elementi autoriali, che lo spettatore viene avvolto nel turbino del film, senza accorgersi di nulla. Ovviamente il fatto di non essere un regista dautore, non assolutamente un danno, anzi lui dimostra il contrario. Come ogni non autoriale regista che si rispetti, Singer si circonda di collaboratori veramente validi, e rigorosamente sempre gli stessi: dallo sceneggiatore Christopher McQuarrie, che per lui ha curato la sceneggiatura de I soliti sospetti e X-Men, al direttore della fotografia Newton Sigel. Tutto da copione dunque, se non fosse per qualcosa di non esattamente decifrabile, che alla fine ti fa uscire un po insoddisfatto, come se il prodotto nel suo complesso non fosse solamente frutto di una sapiente regia e della sua trasposizione di unottima sceneggiatura. Questo, fino a quando nei titoli di coda leggi: produttore esecutivo Tom Cruise. Allora capisci che qualcuno a messo il naso

in qualcosa che non gli competeva e di cui non in grado. Tra laltro a discapito della recitazione del suo personaggio, che molto appiattito, e molto al di sotto delle possibilit dellattore. Insomma il film merita, ma probabilmente, senza il disturbo del signor Cruise come produttore esecutivo, avremmo avuto una migliore recitazione del protagonista e, di conseguenza, un miglior prodotto finale.

Lasciami entrare di Tomas Alfredson Torna lhorror! Dopo anni di assenza, a parte qualche parentesi commerciale interessante,(vedi Blair Witch Project) finalmente un film che merita desser chiamato horror. Il regista fa un lavoro su una delle cose pi trascurate in questi anni di assoluto buio per il genere: la suspence. Questa viene creata in maniera che non sia fine a se stessa, o legata ad immagini orribili, ma serve per creare la paura prima nello spettatore e poi sullo schermo.Questa la vera differenza con i film finora visti, i quali anteponevano le immagini horror, alla creazione della paura per suscitare orrore nello spettatore. La paura non devessere una sensazione creata con limpatto violento delle immagini, ma va coltivata allinterno dello spettatore che arriva alla scena horror che ha gi paura. Un film riuscitissimo, soprattutto se si considera che sia il regista svedese Alfredson, sia lo sceneggiatore e soggettista John Lindqvist erano al loro primo lungometraggio, girato tra laltro in pellicola 35 mm. Lode allhorror svedese dunque, e chiss che non prendano il posto che aveva nel genere lItalia negli anni doro di Dario Argento. Se dovessi fare un paragone, per, la cosa che pi manca in questo film rispetto a quelli italiani la cura della colonna sonora. Argento si affidava ai Goblin, non riesco a pensare a chi si possano affidare gli svedesi oggi. MILK di Gus Van Sant Un film che riceve otto nomine alloscar gi un successo direi. Vorrei concentrare lattenzione su di tre elementi di quegli otto per cui candidato. I tre elementi sono: il montaggio, la regia e lattore protagonista. I primi due sono stati studiati dal consapevole regista pluricandidato per avere un film anni 70(montaggio affidato a Elliot Graham gi montatore di X-Men2 e Superman Returns). Non solo perch ambientato negli anni 70, ma proprio perch stato girato come si giravano i film allepoca. Gus Van Sant fa unoperazione filmica in cui mette in quadro una sceneggiatura non sua, con le inquadrature, la pellicola e i movimenti di macchina tipici del cinema sperimentale americano di quegli anni. E come se il regista volesse convicersi e convicere lo spettatore di essere in quegli anni, volendo rafforzare attraverso unoperazione puramente cinematografica, il significato universale del film, rendendo universale lo spazio e il tempo filmico a discapito di quello reale. Quindi loggi e lallora, di fronte a problemi e situazioni simili a quelle vissute da Harvey Milk nel 72 , sono la stessa cosa, si confondono, perch i valori in cui credere, come il cinema, sono le uniche cose che il tempo non corrode. Il terzo elemento la recitazione di Sean Penn, il quale a mio avviso ha superato se stesso, visto che aveva vinto loscar come miglior attore per la sua interpretazione in Mystic River e personalmente pensavo fosse la sua migliore interpretazione di sempre. Ma dopo aver visto quella di Harvey Milk, in cui tira fuori tutta la sua parte femminile, riuscendo a gestire linterpretazione di un ruolo solo con quella, mi sono dovuto ricredere. Tra laltro quello dellinterpretazione di un omosessuale da parte di un attore eterosessuale, ho da sempre pensato che non sia una prova di recitazione, ma, la prova di recitazione. Infatti molti altri attori del film che hanno una parte da omosessuale, lo sono anche nella vita. Chiss che anche questanno non porti a casa lambita statuetta? Una curiosit: negli anni settanta i inefils francesi andavano a vedere i film di Truffaut e Godard sedendosi il pi avanti possibile, se era la prima fila era meglio, perch cos,dicevano, si rompe la barriera spaziotemporale tra film e spettatore, entrando nel film. Ecco, questo un film che vale la pena di vedere alla francese. (S.M. 12.02)

Frost/Nixon di Ron Howard Conferma le sue magistrali abilit tecniche di regista Ron Howard, che dirige il film in maniera che anche lo spettatore pi distratto, con nella mano sinistra la coca-cola e nella destra i pop-corn, non riesca a distogliere sguardo ed attenzione da questo appassionante duello. La riflessione maggiore che il film stimola sulla

straordinaria efficacia democratica del quarto potere negli Stati Uniti, in questo caso sotto forma di un unico medium, diretto e a volte pericoloso: la televisione. Senza di essa e senza lintervista di Frost, limmagine del presidente Nixon agli occhi della storia e dellopinione pubblica, sarebbe stata differente. Anche qui una storia ereditata dagli anni settanta, che lo sceneggiatore Peter Morgan ha trascritto per il cinema dal suo originale soggetto per il teatro. Anche lui, come Ron Howard per la regia, candidato alloscar per la miglior sceneggiatura non originale(poich in precedenza opera teatrale),e non mancano quella per miglior film, montaggio e miglior attore protagonista a Frank Langella nella parte di Nixon. C anche un bravissimo Michael Sheen nella parte dello showman David Frost, il quale aveva interpretato, in maniera eccellente, lex premier britannico Tony Blair in The queen, il cui sceneggiatore era Peter Morgan. Unaltra curiosit che come direttore della fotografia c, ormai collaudato, litaliano Salvatore Totino, gi alla sua quarta collaborazione per la fotografia con Howard, come ne Il codice Da Vinci. Una nota la meritano anche le musiche del grande Hans Zimmer. (S.M. 12.02)

Da non perdere

The hurt locker di Kathryn Bigelow Assolutamente da non perdere lultimo film di Kathryn Bigelow la mitica regista di Point Break(1991) e del suo pi rappresentativo Strange Days(1995), mette in scena la guerra vista dallo sceneggiatore Mark Boal gi soggettista di Nella valle di Elah, il quale stato inviato per un periodo al seguito di un reparto speciale di artificieri. La colonna sonora curata dal nostro Marco Beltrami. Una curiosit: il film stato girato in super 16 per poi essere convertito in 35mm. Luomo che ama di Maria Sole Tognazzi Con il primo film Passato prossimo, non mi aveva entusiasmato, ma si sa, i debutti sono sempre particolari, soprattutto se hai il peso di un cognome che incide, e se il tuo film non esce negli anni 60. Quindi andrei a vedere questo film per tre motivi principali: il primo che un film italiano e penso che i film italiani vadano aiutati, almeno andandoli a vedere. Secondo perch con questo film passa dalla commedia al dramma sentimentale, e chiss se cambiando di genere non esca qualcosa di interesssante. Terzo perch ad una cineasta che dirige, scrive il soggetto e la sceneggiatura di un film, gli si pu attribuire una buona percentuale di paternit(anzi in questo caso di maternit)del prodotto, e quindi se usciamo dal cinema soddisfatti o schifati sar di sicuro colpa sua.

Il seme della discordia di Pappi Corsicato Uscito dopo londata dei film fautori della rinascita del cinema italiano come Il divo di Sorrentino e Gomorra di Garrone,(non dimentichiamo anche linizio del rinascimento con Respiro di Crialese), il film di C. non si pu inserire nel calderone del cambiamento, perch mantiene sempre, come la maggior parte dei lavori del regista, una sua identit che lo distingue da ci che gli succede intorno. Questo film lo trovo interessante, specialmente per il lavoro sperimentale che C. fa sul recitato, concentrando il suo talento registico quasi esclusivamento sul lavoro con gli attori e sulla loro recitazione dei personaggi. Questo il motivo principale per andare a vedere il seme della discordia, poich i fan di C. se andassero a vedere il film con il pregiudizio di trovarvici i soliti elementi che caratterizzano i film del regista, ne potrebbero rimanere delusi.

Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen

Scritto,sceneggiato e diretto dallormai ex regista di hollywood visto che gi il quarto film che non viene prodotto negli states per via dellincompatibilit dei suoi prodotti con il mercato americano e di conseguenza la difficolt di trovare una produzione, Allen si trasferisce dallinghilterra in cui aveva prodotto gli ultimi tre film, in Spagna per girare ancora una volta con la sua magnifica musa Scarlett Johansson, a costi pi contenuti. Il filone quello iniziato dal regista dopo il capolavoro Match Point, un film che parla di sociologia attraverso le storie amorose di tre protagonisti e di come lapproccio verso le situazioni sentimentali possa definire lindividuo nei suoi comportamenti sociali e viceversa.

MUSICA La rubrica MUSICA a cura di Paolo Viola 19 febbraio Com complicato immaginare un sistema di recensioni che accompagnino gli eventi musicali di Milano o della Grande Milano e offrano quotidianamente ai frequentatori dellopera e dei concerti una sorta di sponda con la quale misurare le proprie impressioni ed emozioni! Si usciva dal concerto entusiasti o dubbiosi e una volta accadeva lindomani mattina si trovava sul proprio quotidiano il giudizio competente del critico musicale con il quale ci si confrontava provando il sottile piacere della conferma del proprio giudizio o comunque quello, altrettanto gradevole, di ritornare sulle emozioni provate la sera prima; qualche volta non si era daccordo ma tant, faceva parte delle regole del gioco. Non pi possibile: gli eventi musicali sono troppi e molto spesso contemporanei, le recensioni non possono essere sempre pronte per lindomani (e il dopodomani ci si ormai dimenticati della musica ascoltata due sere prima), forse non neppure giusto che il critico faccia il cronista, obbligato ad ascoltare tutto ci che viene proposto dalla citt; ci sono grandi eventi che si svolgono altrove, anche lontano, ed essenziale riferirne ai lettori. Tutto giusto, fatto sta che a molti di noi semplici ascoltatori manca quella sponda, quel costante confronto che una volta entrati in sintonia con un critico ci aiuti a capire meglio ci che si visto o ascoltato, a giudicare intelligentemente linterpretazione, sopratutto a crescere come musicofili. Bisogna anche dire che questo strano e sconosciuto pubblico che riempie le sale da concerto non un pezzo omogeneo di societ; vi sono persone molto diversamente competenti e molto diversamente attente e interessate; c lascoltatore che gode della musica senza porsi molti problemi, quello che invece vorrebbe capire molto di pi di quanto non gli consentito dalla propria preparazione musicale; c anche chi si erge a giudice severo di ogni esecuzione pretendendo sempre la perfezione assoluta (come se esistesse e come se fosse avvicinabile con tanta frequenza...) Bene, se queste sono almeno in parte le attese del pubblico e le aspettative degli ascoltatori milanesi, bisogna dire che le risposte che oggi vengono loro date lasciano molto, ma molto a desiderare. La critica musicale milanese, come si pu osservare leggendo i principali quotidiani, si divide in due grandi categorie: da una parte una sorta di glorificazione per nulla critica delle opere e degli interpreti quali che siano, basata esclusivamente o quasi sui comunicati stampa degli enti promotori o al pi sui programmi di sala; dallaltra interventi critici pi impegnativi e competenti ma riservati quasi esclusivamente alle star, dunque a interpreti intoccabili e (ahim) non criticabili, spesso scritti in una lingua arcaica e incomprensibile ai pi, forse per riscattarsi dalla condizione di palese piaggeria. Un pacato ragionamento sullopera, sulla sua storia e sul percorso che lha portata sino a noi, valutazioni attente e scrupolose sulle scelte interpretative e sulla loro evoluzione negli anni, indicazioni

sullimpaginazione dei programmi e sui loro segreti intrecci e giochi di specchi, insomma qualcosa che aiuti a riflettere su ci che si va ad ascoltare o si appena ascoltato, merce rarissima. Dobbiamo dunque arrangiarci, e allora coraggio: come ci sforziamo di studiare la grammatica delle arti figurative, come le reminescenze scolastiche ci aiutano a godere della buona letteratura ed impariamo a scegliere ci che ci piace, e a capire perch ci piace, lavoriamo anche sulla musica e passiamo in libreria a cercare qualche bella storia della musica, un manualetto sulle forme musicali, qualche saggio sullinterpretazione. Cos, forse, non ci mancher pi la recensione dellindomani.

dal 19 febbraio al 10 marzo: suggerimenti e suggestioni Sulla fine dellinverno, queste settimane che vanno da met febbraio a met marzo ci offrono dei programmi musicali straordinari. E in questa stagione che Milano che d il meglio di s. Ne segnaliamo alcuni, fra i tanti, che ci sembrano particolarmente degni di nota: alla Scala il 21 e il 25 febbraio avremo le due ultime recite di quello straordinario Tristano e Isotta, diretto da Barenboim, con il quale a SantAmbrogio si inaugur trionfalmente la stagione dellOpera. Gli amanti dellOpera lirica che lavessero perso nella prima parte della stagione, hanno ora unoccasione irripetibile per godersi uno spettacolo dindimenticabile; sempre Barenboim ci offre altre due intriganti serate, il 22 e il 27 febbraio, questa volta sinfoniche, suonando - e dirigendo la Filarmonica scaligera - i concerti di Beethoven per pianoforte e orchestra numeri 2, 3 e 4 (il primo e il quinto li ha appena eseguiti) ma attenzione! alternandoli ai massimi capolavori sinfonici di Schnberg (e chi ne avesse paura si faccia coraggio, il confronto Beethoven-Schnberg sar una sorprendente scoperta); per restare alla Scala non si pu non segnalare un altro concerto della Filarmonica che il 9 marzo vedr il violinista e direttore greco Kavakos prima suonare e dirigere il famosissimo e trascinante concerto per violino e orchestra in mi minore di Mendelssohn-Bartholdy (cade questanno il bicentenario della nascita!) e poi riproporci la quarta sinfonia di Schumann. AllAuditorium di largo Mahler potremmo intanto godere due splendide serate: il 19, 20 e 22 febbraio lorchestra Verdi ci propone la Messa da Requiem di Verdi diretta da Wayne Marshall, mentre una settimana dopo - il 26, 27 e il 1 marzo potremo ascoltare la quinta sinfonia di Beethoven diretta da Martin Haselbck. So no due magnifici concerti che verranno proposti come sempre il gioved sera alle 20,30, il venerd sera alle 19,00 e la domenica alle 16,00. Passando alla grande sala Verdi del Conservatorio - che insieme alla pi piccola sala Puccini offre ogni sera musica di grandissima qualit - dobbiamo segnalare diversi concerti interessanti e in particolare: Andras Schiff, con la professionalit che contraddistingue tutte le sue prestazioni, il 23 febbraio, il 2 e il 9 marzo dedicher per le Serate Musicali del luned tre concerti interamente dedicati allopera pianistica di Mozart (una carrellata che si annuncia straordinaria, essendo oramai passati ben diciotto anni dallindigestione mozartiana che ci fecero fare in occasione del bicentenario della morte); la Societ del Quartetto, come sempre il marted, ci offrir il meglio della sua tradizione riproponendo due famosi e magnifici Quartetti darchi: il 10 marzo il Quartetto Emerson con un programma molto vario e il successivo 17 il Quartetto di Tokyo che in questoccasione si dedicher interamente ad Haydn; infine la Societ dei Concerti, come sempre il mercoled, affida ai Stuttgarter Philharmoniker diretti da Gabriel Felz, i Quadri di unesposizione di Musorgskij-Ravel e con Igor Levit al pianoforte il fantastico primo concerto per pianoforte e orchestra in re minore di Brahms. Vorrei per aggiungere dulcis in fundo una vera chicca: nellAula Magna dellUniversit degli Studi, dunque in via Festa del Perdono 7, la stagione diretta da Alessandro Crudele ci regala (nel vero senso della

parola poich lingresso - alle ore 21 - libero) due concerti: uno, il 24 febbraio, del quartetto di clarinetti Alfea e un altro, il 10 marzo, di violino e pianoforte (Cicchini e Waccher) con un sontuoso e raffinato programma dedicato a Faur-Bach-Poulenc.

TEATRO Questa rubrica curata da Maria Laura Bianchi ai lettori Specchio e parlamento di una comunit. Questa la funzione sociale e civile del teatro, del quale Milano sicura capitale dItalia. Almeno secondo i dati 2007: novemila rappresentazioni, circa un centinaio di location coinvolte, duemilioniquattrocentomila spettatori, oltre ottantatr milioni di euro dincasso ai botteghini. E se i dati Siae relativi al primo semestre del 2008 parlano di una contrazione dei consumi culturali (per il teatro di prosa del 14,34%, dell'8,42% per il cinema, del 17,16% per mostre ed esposizioni. In generale la spesa culturale registra un -4,8%) pur vero che il numero di spettatori teatrali comunque superiore a quello dei tifosi di calcio e il Teatro degli Arcimboldi, tanto per citare una delle sale milanesi pi capienti (2.400 posti), non San Siro. La nostra citt stata, nel 1947, la prima a dotarsi di un teatro pubblico il Piccolo con una compagnia stabile che lavora dodici mesi lanno e una relazione cittadini-spettatori ampia e articolata. Il teatro un modo di amare le cose, il mondo, il nostro prossimo sosteneva Paolo Grassi. Questo lo spirito, questo lo sguardo con cui andremo a curiosare nei cartelloni di stagione, per scoprire lessenza di quellarte sensibile e democratica che il teatro. (M.L.B.)

La scuola delle mogli Diciannove anni dopo Le furberie di Scapino al Festival d'Avignon il regista francese Jean-Pierre Vincent torna a teatro con un altro classico di Molire in parte autobiografico - , chiamando sul palco, oggi come allora, il carismatico Daniel Auteuil. Il divo francese affronta sul palco del Piccolo Teatro Strehler il ruolo che Molire aveva riservato per s in scena: lui Arnolphe, cos ce lo racconta Vincent, un uomo ossessionato dagli inganni femminili, borghese e ipocrita al punto da mascherare di perbenismo il desiderio per la giovane Agns, di cui tutore. A lei impone un rigido sistema educativo, occupando gli spazio di autonomia della giovane con gli insegnamenti per farne la moglie ideale. La confina quindi in casa, lontana dal mondo; non deve scrivere, n ridere, camminare con gli occhi bassi e sempre obbedire. Un bel giorno per Agns sinnamora di un giovane passante. Per distrarla dai miraggi dellamore, Arnolphe ha urgente bisogno che la giovane dia prova di ragionevolezza: il vecchio tiranno imparer cos a proprie spese che manipolare la natura di una donna pu essere un grave errore. Dal 18 al 21 febbraio Piccolo Teatro Strehler, largo Greppi Orario: gio-ven 20.30, sab. 19.30 Info e prenotazioni: 848 800 304

Mi voleva Strehler Un attore di cabaret (Maurizio Micheli) deve sostenere davanti a Strehler un provino che gli aprir le porte del grande teatro. Quello che segue in scena un excursus della storia del teatro a cavallo tra gli anni 60 e il 70, politico e impegnato per definizione. Il registro dello spettacolo naturalmente ironico e divertente. Micheli, che firma il testo a quattro mani con Umberto Simonetta, ora tenero, ora buffo e malinconico, con tempi teatrali perfetti, mai sopra le righe o invadente. Questo spiega come il suo Mi voleva Strehler sia considerato, con le pi di mille repliche dal debutto (nellormai lontano 1978) un piccolo cult. Fino al 28 febbraio Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo 14 Orario: feriali 20.30, festivi 16

Info e prenotazioni: 02.59.99.52.06

Le fiamme e la ragione Forse tremate pi voi nel pronunciare questa sentenza che io nellascoltarla. Con queste parole Giordano Bruno fu condannato al rogo per eresia dal SantUffizio di Roma l8 febbraio 1600. Meno di dieci giorni dopo, il 17 febbraio, il filosofo nolano, con la lingua in giova (chiusa in una morsa perch non possa fare pubblici proclami) viene bruciato a Campo de' Fiori. Sotto la regia di Ruggero Cara lo scrittore e giornalista Corrado Augias ripercorre, nello spettacolo Le fiamme e la ragione, la vita e la morte del frate domenicano che os sostenere, in pieno Cinquecento, che la Terra si muove intorno al Sole. Il monologo di Augias (tratto dal suo libro omonimo) affronta temi qui e ora di scottante attualit: la libert di pensiero, la laicit dello stato, le ragioni della scienza, il ruolo delle religioni. Accompagnato da inserti musicali di Valentino Corvino e da suggestive immagini video (di Andrea Bocca) lo spettacolo in scena al Teatro Ciak. Dal 19 al 21 febbraio Teatro Ciak Webank.it Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4 Orario: 21 Info e prenotazioni:02.76.11.00.93 Once and for all were gonna tell you who we are so shut up and listen Abbiamo paura di - e per - loro. Pensiamo al loro futuro - e al nostro passato. Ci seducono, ci incantano, ci affascinano e lo sanno. La forza dello straordinario spettacolo belga in arrivo domenica dal Festival di Edimburgo (dove stato applauditissimo e premiato con il Total Theatre Awards 2008) sta nella scelta, ardita, di mettere in scena la giovinezza. Non una rappresentazione della giovent, ma la giovent stessa: che colpisce, inebria, fa ballare, sfida, diverte, commuove il pubblico adulto. Guardare i 13 adolescenti (tra i 14 e i 18 anni) sul palco come visitare uno zoo osservare una specie cos diversa da noi o forse un circo, con funamboli in equilibrio tra delicata innocenza e consumata esperienza. Guardarli una vertigine; avvertirne lirrequieta energia, il piacere di esplorare i propri confini senza controllo e senza limite ci mette a disagio e ci esalta. Tutto gi stato fatto dice impassibile uno di loro. Ma non da me. E non adesso. Guardiamo ipnotizzati la loro vitalit, il loro potenziale, la loro spavalderia, i loro segreti. E le loro tragedie. Possiamo rifarlo? chiede un ragazzo che sente esaurirsi la frenesia adrenalinica della giovinezza. Possiamo continuare senza musica? domanda un altro Ma la risposta : no, non si pu. Lo spettacolo cattura questo appassionato, invincibile, irripetibile capitolo delle nostre vite e lo ferma palpitante, vivo, violento sul palcoscenico. Dal 22 al 24 febbraio Teatro i, via Gaudenzio Ferrari 11 Orario: 21 Info e prenotazioni: 02.83.23.156