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numero 28 anno VI 23 luglio 2014


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LA MILANO DI FRANKENSTEIN JUNIOR


Luca Beltrami Gadola
Ve lo ricordate il film di Mel Brooks,
con un fantastico Gene Wilder nella
parte del Dr. Frederick Frankenstein? Se ve lo siete perso su You
Tube ne trovate pezzi divertentissimi e anche un integrale ma a pagamento. C una scena nella quale
il giovane Frederick, compulsando i
testi del terribile avo grida Si pu
fare!: un grido che qualche volta mi
risuona nellorecchio e una di queste volte stata quando ho saputo
delloperazione Atelier Castello progetto di architettura partecipata.
Ho pensato si pu fare anche se
mi sembrato un gran pasticcio ma
siccome da sempre mi lamento della mancata partecipazione dei cittadini alle scelte dellAmministrazione
sulla citt, questa volta ci stanno
provando e dunque evviva!
Ma il pasticcio rimane, accompagnato da una curiosa sensazione
che si tratti del vecchio trucco di far
levare la castagna dal fuoco dalla
zampa del gatto. Di nuovo mi rifaccio alla vostra memoria: La scimmia e il gatto di La Fontaine. La
scimmia blandisce il gatto finch,
carico di orgoglio, questi mostra il
suo coraggio levando le castagne
dal fuoco: si brucia. Personaggi e
interpreti? Il Gatto, la Triennale, la
scimmia, iI Comune. Torniamo a
essere seri. Il Comune, in una sua
dichiarazione, dice che di questa
iniziativa le modalit sono inedite e
pi inedite di cos non si potrebbe
ma la cosa curiosa il ruolo della
Triennale che ha scelto i dieci studi
di architettura da coinvolgere

nelloperazione: ottime scelte tra


laltro.
qui che si voluto far togliere la
castagna dal fuoco sulla scelta?
Mancanza di coraggio dellamministrazione?
Fretta
e
dunque
limpossibilit di un percorso tradizionale (bando, commissione selezionatrice .)? Timore di ricorsi?
Questultimo scongiurato se nessuno dei partecipanti percepisca un
qualsivoglia compenso: si tratterebbe di denaro pubblico e quindi .
Ma la gloria e la fama di un eventuale successo professionale con la
relativa notoriet non sono essi
stessi un compenso? Credo che
ormai ci si affidi al buon cuore dei
cittadini, milanes cont el coeur in
man, per non mettere pi nemmeno
uno stuzzicadenti nelle ruote di Expo. Alla prossima occasione forse
sar meglio essere un po pi formali ma per carit non abbandoniamo la strada della partecipazione. Una piccola spina nel cuore: la
Triennale e altri mezzi di comunicazione hanno parlato di riunioni
dellAtelier Castello allExpo Gate in
Largo Luca Beltrami invece che in
Via Luca Beltrami, solo il Corriere
della Sera fa eccezione, forse in
omaggio al progettista della sua sede storica. Pignolerie senili.
Ma se mi vien da gridare si pu fare! c anche qualcosa che mi vien
voglia di gridare non si faccia!:
lAlbero della vita del Padiglione Italia. Oltre a sollevare sacrosante
perplessit da parte di Basilio Rizzo,
presidente del Consiglio Comunale,

sullammontare dellinvestimento - 8
milioni e mezzo in tempo di crisi
con le file di milanesi alle mense
caritatevoli, ha sollevato anche molte polemiche sullestetica, come
quasi tutto quello che riguarda
limmagine di Expo 2015. Come dice Philippe Daverio nella sua intervista a questo giornale di qualche
tempo fa, per quanto riguarda il gusto, molte di queste scelte sono
lepilogo di venti anni di trash.
Personalmente la prima volta che
ho visto il rendering mi venuto in
mente una coppa da champagne
Baccarat in cristallo molato, quella
nella tagre dei nonni, niente a che
vedere con un albero. Lautore italiano una celebrit internazionale,
ma questo non vuol dir nulla: anche
le orrende residenze a CityLife di
Zaha Hadid sono pure loro di una
star internazionale. A una qualche
giuria o commissione sar piaciuto,
che non piaccia a me irrilevante,
daccordo. Sugli 8 milioni e passa
ho qualcosa da dire invece: chi lo
vuole, di fronte alle critiche per un
investimento effimero ma costoso
(sei mesi di vita ma qualcuno mormora che rester come la torre Eiffel), dice che per pi di 5 milioni sar pagato da sponsor. vero che a
caval donato non si guarda in bocca, ma con laria che tira mi accodo
allopinione di Basilio Rizzo, la parsimonia doverosa. Forse qualcuno
in Expo spa come Maria Antonietta che suggeriva, mancando il pane,
di mangiare brioches. I potenti non
cambiano mai.

RUBY, MADRINA DELLA TERZA REPUBBLICA


Giuseppe Ucciero
Puntuale, la cambiale giunta a
scadenza e puntualmente stata
onorata. La sentenza Ruby suggella
loperativit del Patto del Nazareno,
ma ne arriveranno altre, siamo ben
lontani dal saldo. Diverse sono le
aspettative, molte e sempre pi corpose, e altre quindi le evoluzioni politiche, delicatissime e pericolose,
che registreremo in futuro.
Intanto i due firmatari son contenti,
ma noi? E il Paese? Il signor B. si
vede restituito in un sol colpo onore
perduto e alleggerimento del casellario giudiziale. Il nostro caro
leader, dal canto suo, lega ancor
pi attorno a s e alla sua avventura
un sodale vitalmente interessato al
buon esito delle sue riforme, alleggerendo cos la crescente presn. 28 VI 23 luglio 2014

sione di M5S e dei suoi residui antagonisti interni.


In un altro mio contributo invitavo ad
attenersi ai fatti, nel valutare. La
sentenza del cosiddetto processo
Ruby un fatto come temuto: B.
aspettava un segno di buona volont e il segno arrivato, eccome.
Del resto, seppure tra i due non
manca quella simpatia che scatta
sempre quando i simili si incontrano, vi sono profonde ragioni a spingere verso unintesa politica forte.
Non priva di tensioni e di possibili
incidenti, ma strutturale perch ancorata a interessi strategici di entrambi. Il signor B., messo allangolo
dalla totale perdita di credibilit derivante dallintreccio del fallimento
della sua politica con vicissitudini

personali al limite dellinfamia, vitalmente interessato a recitare il


ruolo politico che gli consente di tutelare propriet e libert, le sue personali naturalmente. Il Presidente
del Consiglio, che destruttura sempre pi velocemente quanto resta di
sinistra nella prassi del Partito Democratico, da un lato ha bisogno di
accreditarsi presso il pubblico,
pardon, gli elettori che, orfani del
signor B., cercano un nuovo punto
di riferimento, e dallaltro, ha bisogno dei suoi voti in Parlamento.
Questa duplice convergenza, peraltro, non solo effetto di un calcolo
di vantaggi, cosa che peraltro non
manca, ma ritrova la sua ragione
pi profonda in un sentire, in una
visione che si potrebbe ormai dire
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simile, vicina. Se qualcuno si prendesse la briga di confrontare il programma del 94 del signor B. e quello del 2014 del nostro caro leader,
troverebbe ben pi che un elenco
nutrito di assonanze: rintraccerebbe
gli elementi di una visione di societ
e di futuro assai vicine, entrambe
collocate su di un giudizio che individua negli animal spirits imprenditoriali la maggior ricchezza del Paese e nei mille lacci e laccioli dello
stato il maggior ostacolo al loro benefico dispiegamento (deregulation,
mai sentito?).
Questa la base culturale che connota il passaggio tra la seconda e la
terza repubblica, con la sostanziale
differenza che nella seconda il mito
del libero intraprendere era
lemblema della pseudo rivoluzione
liberale delloligopolista signor B.,
mentre nella nascente terza lo stendardo passato nelle mani di chi vi
si era opposto finora.
Ora, quella bandiera raccolta da
Renzi, che ha coinvolto nella sua
avventura tanta parte del partito e
degli elettori. Grandi sono le speranze suscitate, ma a conti fatti, per
ora, ancora ridotti i risultati e soprattutto molto pericolosa la china intrapresa. Una china di riforme del sistema di rappresentanza politica
tanto confuse quanto illecitamente
invocate perch ce lo chiede
lEuropa.
Nulla di vero, essendo invece vero
che la UE, dalla famosa lettera della
BCE a Berlusconi nellestate del
2011, chiedeva Misure significative
per accrescere il potenziale di crescita e Misure immediate e decise
per assicurare la sostenibilit delle
finanze pubbliche, ovvero misure di
correzione del bilancio, clausola di
riduzione automatica del deficit,
stretto controllo su l'assunzione di
indebitamento, anche commerciale,
e delle spese delle autorit regionali
e locali, insomma riforme del bilan-

cio e dei meccanismi di spesa, del


mercato del lavoro, del sistema fiscale, della concorrenza, ma nulla
sul sistema politico.
Le riforme politiche di Renzi sono
in realt losso gettato alla canea
antica casta: non solo non risolvono
i problemi, ma li enfatizzeranno, nel
momento in cui indeboliscono o annullano il rapporto tra rappresentanza e governo, destabilizzando per di
pi i delicatissimi equilibri tra poteri
dello Stato. Di nuovo qui, e non poteva essere diversamente, il signor
B. d man forte a una visione che si
propone
come
semplificatoria
delloperativit dellazione di governo, del tutto coerente al mantra che
tuttora fonda il racconto del fallimento della sua politica: come Mussolini, aveva delle belle idee, ma non
gliele hanno fatte realizzare, poveretto!
Come Mussolini, il signor B. perseguir anche la sua Repubblica di
Sal, non come entit statale naturalmente, ma come tardiva e perversa occasione di revanche: oggi
Ruby mi rid lonore, domani una
nuova legge mi dar lagibilit politica, dopodomani la grazia non mi
potr essere negata, tutto questo
mentre da Padre della Patria mette
mano alla nuova Costituzione e a
ogni passaggio riformatore si vedr legittimato, con i voti e con le
sentenze la carte, a chiedere
sempre di pi, pena il saltare del
tavolo.
Naturalmente, Renzi ben conosce
questi rischi, e come per lasino di
Buridano attacca la carota a debita
distanza dal muso del signor B.,
sperando di trarre vantaggio dal suo
procedere verso la direzione stabilita. Non gli mancano astuzia e spregiudicatezza, ma, ci chiediamo, chi
si stancher per primo? Chi, avendo
suscitato o nutrito speranze oltre il
possibile, grider al tradimento?

Signor B. e Renzi giocano una partita comune, ma in filigrana sono evidenti la partita personale, le ambiguit, il calcolo degli interessi, il gioco perverso in cui le aspettative diventano presto ricatti e dove, pi
sar vicina la meta, e pi pesante
sar il prezzo da pagare.
Sotto questo sole, dunque, nasce la
terza repubblica, contaminata e
compromessa dallatmosfera che ne
segna i primi vagiti, un'atmosfera a
cui non mancano sorde ma feroci
conflitti tra procure, le cui dinamiche, anche personalistiche, completano ma non cambiano il verso del
quadro generale.
Unatmosfera che vorrebbe essere
pura, ma che appare gi ammorbata dai ricatti, dalle connivenze, dalle
omissioni, inevitabilmente necessarie per garantire a B. il suo buon rientro in societ, unatmosfera dove
il sentimento anticasta trover, in un
gioco al rialzo (o al ribasso, fate voi)
senza fine, ulteriori ragioni o pretesti
per chiedere altre teste, altri pezzi
della Costituzione, letterale e materiale, in pasto alla demagogia della
inutilit della politica.
Ci toccher allora, pur di togliere di
mezzo il Senato Elettivo, di vedere
Berlusconi al fine Senatore a Vita?
E pur di assegnare il 55 % dei seggi
a una coalizione con il 38% dei voti,
di vedere Ghedini alla Corte Costituzionale? Son questi i giusti prezzi
per tanti risultati?
Ruby, giovanissima prostituta, assidua frequentatrice delle feste eleganti di Arcore, ladra e spregiudicata taccheggiatrice di anziani miliardari, protagonista di un processo
che scandalo nello scandalo, potr allora ben gridare sono come
voi, anzi meglio di voi, madrina di
una Repubblica, la Terza, che nasce tra i lazzi di chi, tradendo gli spiriti innovatori della Seconda, fa carne di porco della Prima.

VIA PADOVA: UN A SFIDA "MILANESE" ALL'INTEGRAZIONE


Elena Comelli
Di via Padova si fa un gran parlare quartiere difficile, luogo di illegalit e
micro criminalit diffusa, opportunit
di integrazione e coesione sociale.
C per un aspetto che, anche nei
progetti che puntano sulle caratteristiche positive e sul potenziale del
quartiere, rimane sempre sullo
sfondo: la costruzione di una collettivit nuova e cosmopolita a partire
dalla realt quotidiana di via Padova
e dalle persone che vi abitano e vi
lavorano. Questa la vera sfida che

n. 28 VI 23 luglio 2014

si pone a chi vuole dare una risposta efficace alla questione integrazione.
Via Padova uno dei quartieri di
Milano con il maggior tasso di immigrazione, senza per che vi sia la
predominanza di una comunit o di
una etnia sulle altre. Gli stranieri residenti sono oltre il 30% e le attivit
commerciali e produttive gestite da
cittadini non italiani sono ormai quasi il 50%. Con un aspetto interessante e in crescita negli anni: il su-

peramento, lento ma evidente, della


specificit etnica, con unofferta
commerciale sempre pi trasversale
alle comunit e alle geografie di
provenienza:
ristoranti
cinesisudamericani, minimarket con prodotti da tutto il mondo, gelaterie e
pasticcerie multietniche. Un fenomeno che, affiancando le attivit
storiche del quartiere, ne ha rinnovato la tradizionale vivacit commerciale, trasformando il primo tratto della via in un luogo con

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unofferta forse unica in tutta Milano:
un quartiere dove non solo si possono comprare prodotti etnici o specialit di altri paesi, ma dove si trovano pane, latte e frutta fresca a
tutte le ore del giorno e tutti i giorni
dellanno.
Eppure, nonostante questo indubbio
patrimonio, manca una rete o
unassociazione di commercianti in
grado di dar voce ai cambiamenti
che il quartiere sta vivendo e di contribuire alla trasformazione della via.
Ed essere, al tempo stesso, presidio
di legalit. Pu sembrare difficile
pensare a unassociazione del
commercio in una zona dove i
commercianti hanno origini e culture
diverse, ma lo si pu fare, lavorando
e facendo leva sul terreno comune,
sullinteresse che tutti (o quasi)
hanno a ribaltare la percezione di
via Padova come area periferica e
pericolosa e a valorizzarne la ricchezza commerciale e culturale.
Questa la proposta che il PD di
via Padova, partecipando al progetto Luoghi Idea(li), lancia alla politica
e al quartiere: parlare di rigenerazione urbana e di coesione sociale
in un modo nuovo, partendo appunto dallesistente: dalla vita e dalla
realt quotidiana della zona, valorizzandone loriginalit e il potenziale e promuovendo la creazione di

una comunit cosmopolita, coesa,


nuova e originale, con un forte senso di appartenenza e di apertura al
mondo.
La strada scelta, e avviata negli
scorsi mesi, quella di partire dal
commercio per arrivare alle culture
la cultura del cibo e dellalimentazione, le arti e la storia dei
paesi dorigine. I negozi diventano
cos vetrine del mondo che qui ha
trovato casa, valorizzando la storia
e le tradizioni dei paesi dorigine e
raccontandone le evoluzioni e i
cambiamenti portati dallincontro
con le culture altre quella del paese di destinazione, lItalia, e quelle
delle comunit che in via Padova
sono diventate vicine di casa. Da
qui pu nascere un doppio processo
di contaminazione: tra etnie e comunit differenti che si avviano a un
processo di trasformazione ed evoluzione reciproca e tra forme di cultura diverse.
La valorizzazione della cultura del
cibo (elemento che, tra laltro, non
pu essere sottovalutato in ottica
Expo) pu essere un volano per la
valorizzazione di altre forme di conoscenza: dalla riscoperta della ricchezza architettonica e paesaggistica del quartiere (il parco Trotter, le
ville della Martesana, i percorsi ciclabili che partono dal fondo di via

Padova) alla creazione di nuove


forme darte e di riappropriazione
degli spazi comuni: lutilizzo delle
saracinesche dei negozi come tele
per artisti urbani trasforma la via in
una galleria darte a cielo aperto, in
un percorso che racconta il quartiere e la sua storia e previene il degrado delle tag e delle saracinesche
imbrattate. Le aree comuni oggi anonime e degradate (slarghi sui
marciapiedi e piccole aree verdi)
diventano laboratori per installazioni
artistiche temporanee, dando vita a
nuove forme di recupero degli spazi:
cos via Padova si trasforma in un
laboratorio di coesione, innovazione
culturale e creativit.
Perch tutto ci accada, serve per
unaccelerazione da parte della politica e un dialogo aperto e schietto
con tutte le anime di via Padova
partiti, associazionismo, reti informali di cittadini, comunit etniche e
religiose e la convinzione forte
che si possa fare. Luoghi Idea(li) va
in questa direzione: confronto, apertura e condivisione di fatica e successi. Con tutti coloro che, dentro e
fuori il Partito Democratico, avranno
voglia di mettersi in gioco pensando, prima di tutto, al futuro di via
Padova e di Milano.

PUBBLICIT SESSISTA: MILANO RALLENTA GLI ALTRI CORRONO. FARE DI PI


Donatella Martini*
Il sessismo nei media (e nella societ) un problema culturale e come
tale dovrebbe essere affrontato, sicuramente partendo dalleducazione
di base dei nostri figli ma
(in)formando anche gli adulti, siano
essi genitori o insegnanti, come dicevamo sul queste colonne il 9 luglio.
Le proposte suggerite dalle componenti del tavolo Donne e pubblicit,
costituito dalla delegata alle Pari
Opportunit del Sindaco Pisapia,
partivano proprio dal cambiamento
culturale, affrontato su due livelli: il
primo e pi importante sicuramente
riguarda il lavoro nelle scuole ma
richiede tempi lunghi e quindi, data
lemergenza, deve essere coadiuvato dallintervento del legislatore,
come gi successo in molti paesi
europei. Con una legge, la societ
cambia, evolve pi rapidamente,
come sta gi succedendo per esempio con la legge Golfo/Mosca
sulle quote rosa nei Consigli di amministrazione: finalmente il processo
di cooptazione dei componenti dei
C.d.A. si aperto anche alle donne.

n. 28 VI 23 luglio 2014

Il Comitato Immagine Differente,


formato dalla CGIL - Camera del
Lavoro di Milano, da DonneinQuota
e da unaltra associazione, le Amiche di ABCD, al tavolo Donne e
Pubblicit del Comune di Milano
aveva chiesto il sostegno al disegno
di legge Sulla parit e la non discriminazione
tra
i
generi
nellambito della pubblicit e dei
mezzi di comunicazione, depositato
in Parlamento nel 2010. In Italia esiste infatti un vuoto normativo che
altri paesi europei hanno colmato da
anni. In Spagna poi, la pubblicit
sessista illegale e la proibizione
inserita nella legge contro la violenza di genere. una legge del 2004
e si intitola Misure di prevenzione
contro le violenze di genere.
Il disegno di legge proposto del
Comitato Immagine Differente tutela
la dignit della donna, ma anche
delluomo, nella pubblicit e nei
mezzi di comunicazione e promuove laffermazione di unimmagine
egualitaria e non stereotipata di
ambedue i generi nella societ. E
istituisce una Commissione garante
nel Ministero per le Pari Opportuni-

t, che ha il compito di valutare


dufficio o su segnalazione la liceit
della pubblicit e della comunicazione e pu disporre con provvedimento motivato la sospensione
provvisoria di campagne pubblicitarie in violazione della presente legge e ordinare la rimozione delle
medesime.
Questo articolo , a nostro avviso,
molto importante perch attribuisce
il controllo dellimmagine delle donne nei media al Ministero delle Pari
Opportunit (o dei Diritti delle Donne, come piacerebbe a noi si chiamasse), un ente pubblico preparato
a farlo. Peccato che dal governo
Monti in poi il Ministero delle Pari
Opportunit sia stato declassato a
semplice Dipartimento e, di conseguenza, non abbiamo una Ministra
alle Pari Opportunit dai tempi di
Mara Carfagna. Ma questa
unaltra questione.
, secondo noi, un grosso errore
delegare allIstituto di Autodisciplina
Pubblicitaria (IAP) la gestione
dellimmagine delle donne in pubblicit. Lo IAP formato da avvocati e
giuristi che non si capisce come mai

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si debbano intendere di pubblicit,
men che meno di sessismo in pubblicit. Si avvalgono anche di consulenti esterni per affrontare alcune
tematiche ma non di esperte di genere, le uniche in questo caso con
la preparazione idonea. Ci che
propone il ddl differisce totalmente
da quanto fatto finora, a partire dal
protocollo che la Ministra alle Pari
Opportunit Mara Carfagna firm
con lo IAP nel 2011, gi citato nel
precedente articolo.
Le intenzioni della Ministra erano
buone in quanto cercava di ovviare
a una grossa magagna dello IAP: la
lentezza nei procedimenti. Le campagne pubblicitarie, infatti, durano
15 giorni e se la verifica delle segnalazioni non avviene celermente,
perfettamente inutile farle. Ma
prima di firmare questo protocollo
bisognava, secondo noi, ragionare
sullo IAP. La Ministra non lha fatto,
ha scelto di non ascoltare il territorio. E noi stiamo ancora pagando i
suoi errori e le sue omissioni.
La nostra richiesta di sostegno al
ddl non stata accolta dalla delegata del Sindaco Pisapia, forse perch
necessitava troppo coraggio. Gi
nel 2010 alla prima audizione
sullargomento che la Commissione
Pari Opportunit del Comune di Milano, allora guidata da Patrizia
Quartieri, DonneinQuota propose
una soluzione semplice, a costo zero: far firmare alle concessionarie di
pubblicit un codice etico, contestualmente alla firma del contratto di
concessione degli spazi pubblicitari,
a protezione dellimmagine delle
donne. Nel caso di infrazione, la
concessionaria perde la concessione ma deve continuare a pagare gli
spazi.
Allora la giunta era di centro destra
e, come ci aspettavamo, non ha accolto la nostra proposta. Dalla giunta Pisapia invece non ci aspettavamo proprio questo finto ascolto.

LItalia per fortunatamente non


solo Milano, con la sua delibera tanto sbandierata ma poco efficace
perch interessa solo il 7% degli
spazi pubblicitari. Dapprima Rimini
nel 2012 ma questanno in regione
Emilia Romagna e proprio in questi
giorni a Bologna stanno accadendo
cose interessanti.
Il Protocollo contro la pubblicit
sessista del Comune di Rimini, fortissimamente voluto dallAssessora
alle Politiche di Genere Nadia Rossi, un encomiabile esempio di
pragmatismo, replicabile nelle piccole citt. Le agenzie di pubblicit e
di comunicazione presenti sul territorio riminese si sono impegnate a
rispettare la normativa europea in
materia (la gi citata Risoluzione del
Parlamento Europeo n 2038/2008
e successive) e a non diffondere
immagini discriminatorie contro le
donne.
La citt di Bologna, invece, potrebbe essere la prima citt in Italia a
vietare
negli
spazi
pubblici
laffissione di pubblicit sessiste. La
Presidente del Consiglio Comunale
Simona Lembi e la consigliera Mariaraffaella Ferri hanno presentato
proprio in questi giorni un Ordine del
giorno in Consiglio per modificare il
regolamento comunale per le concessioni pubblicitarie.
datato marzo di questanno il Protocollo dintesa che lassessora alle
Pari Opportunit della Regione Emilia Romagna, Donatella Bortolazzi,
ha firmato con la presidente del Corecom (Comitato Regionale per le
comunicazioni) della stessa regione,
Giovanna Cosenza, e con altri ancora. Anche se non specificatamente diretto alla pubblicit, i firmatari si propongono di incidere sui
cambiamenti culturali, promuovendo
unimmagine equilibrata e plurale di
donne e uomini, che contrasti gli
stereotipi di genere nei media e favorisca la conoscenza e la diffusio-

ne dei principi di uguaglianza, pari


opportunit e valorizzazione delle
differenze.
Giovanna Cosenza, docente di semiologia allUniversit di Bologna, si
occupa da anni di pubblicit sessista e non ci sorprende che, diventata Presidente del Corecom nel
2013, abbia egregiamente lavorato
sul tema. Ci piacerebbe che tutte/i
le/i presidenti dei Corecom si adoperassero in merito, a partire da
Federica Zanella, la Presidente del
Corecom Lombardia.
Dal 2008, anno in cui DonneinQuota
ha iniziato a occuparsi di pubblicit
sessista, a oggi la situazione
cambiata. Innanzitutto lopinione
pubblica ha acquisito sensibilit al
tema, grazie allopera di divulgazione alla cittadinanza di tante associazioni femminili come la nostra.
Ma altre donne hanno risposto
allappello, a partire dallex Ministra
Mara Carfagna per finire alle consigliere e assessore comunali, provinciali e regionali di tutta Italia o
alla Presidente del Corecom Emilia
Romagna. Hanno sicuramente aiutato le esternazioni sul tema dellex
Ministra Elsa Fornero e della Presidente della Camera, Laura Boldrini.
Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si espresso pi volte sul sessismo in pubblicit.
Certo, non tutto quello che stato
fatto buono, ma pu essere sicuramente migliorato se si ascoltano
le realt che si occupano di questo
tema da anni. Per quanto ci riguarda la soluzione alquanto semplice:
educazione alla parit dalle scuole
materne e una legge nazionale contro il sessismo nei media. Bisogna
solo volerlo.
*presidente associazione Donne in
Quota

MAGGIO 2015. LA SPERANZA DI UN'EXPO DIFFUSA E CREATIVA


Marco Vitale
A partire dal 31 marzo 2008 (data di
assegnazione a Milano dellExpo
2015) feci parte, con larchitetto Emilio Battisti, di un gruppo di opinione che, riconoscendo nellExpo
un evento che poteva stimolare importanti movimenti positivi per Milano, concentr la sua attenzione e i
suoi contributi su due temi. lExpo
diffusa e la legacy dellExpo (quella che in linguaggio corrente si
chiama: dopo Expo).
Sul primo punto sostenemmo che
lExpo, oltre a sviluppare le sue

n. 28 VI 23 luglio 2014

strutture in un sito determinato, come richiesto dal BIE, doveva favorire a stimolare manifestazioni di Expo diffusa, come avvenuto con il
Fuori Salone, a partire dagli anni
novanta, in concomitanza con il Salone Internazionale del Mobile.
Questa poteva essere la vera novit dellExpo milanese. Sul secondo
punto sostenemmo che la legacy
dellExpo, cio ci che levento lascia alla citt in modo stabile, sia
sul piano materiale che immateriale, un aspetto fondamentale dello

stesso. Su entrambi i punti fummo


ignorati e, in qualche caso, irrisi.
stato ora pubblicato dalla Fondazione Ambrosianeum il Rapporto
sulla Citt 2014, tutto dedicato a:
Expo, laboratorio metropolitano
cantiere per un mondo nuovo. Si
tratta di un ottimo Rapporto (anche
se contiene qualche saggio che riproduce acriticamente le esagerate
attese in termini economici e occupazionali), che aiuta una riflessione
seria e aggiornata sullExpo. I due
temi che pi ci interessano sono

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presenti in vari saggi, ma in modo
pi specifico nei due ottimi saggi di
Silvia Mugnano, ricercatrice di sociologia urbana dellUniversit di
Milano Bicocca: Expo 2015 come
evento diffuso nella citt e di Giuliana Costa, ricercatrice di Sociologia presso il Politecnico di Milano:
Impatti e legacy sociali dei grandi
eventi, esperienze internazionali,
sfide e opportunit per Milano
2015.
La Mugnano analizza la storia dei
grandi eventi e fa emergere tre punti fondamentali:
- I grandi eventi (esposizioni, olimpiadi, campionati del mondo di calcio) hanno effetti positivi durevoli
quando si inseriscono in una precisa strategia di sviluppo della citt
che li ospita. stato cos con Barcellona che a partire dal 1978 a oggi ha ospitato ben cinque importanti
manifestazioni, tutte inserite in un
piano strategico preciso, complesso
e articolato del quale la citt si
dotata.
- I grandi eventi assumono
unimportanza particolare quando si
sviluppano in una successione di
eventi particolari e non restano isolati. Ancora una volta vale lesempio
di Barcellona. Ma notevole il percorso di Rio de Janeiro che tra il
2007 e il 2016 si trover a ospitare
parecchie manifestazioni importanti:
giochi para americani (2007), giochi
mondiali militari (2011), copa confederacion Fifa (2013), la giornata
mondiale della giovent cattolica,
(2013), i mondiali di calcio (2014),
le Olimpiadi e para olimpiadi
(2016). Il caso di Rio de Janeiro
evidenzia
anche
che
lorganizzazione di grandi eventi di
ultimissima generazione sembra
rispondere a una logica di diffusione sul territorio, non limitandosi a
uno spazio specifico della citt.
Commenta la Mugnano: Non ancora valutabile se il modello proposto da Rio de Janeiro sar sostenibile oppure se la citt, dopo tale
calendario si trover sfibrata; quello
che certamente questo modello
brasiliano sta presentando un superamento dellunicit degli eventi e
la necessit di far diventare la manifestazione un tema di area vasta.
- Il tema della legacy essenziale,
anche se non nuovo. Basti pensare alla Tour Eiffel di Parigi (1889),
allanello sopraelevato della metropolitana di Chicago realizzato in
vista dellEsposizione del 1893), ma
anche allAcquario e al ricupero
dellarea portuale di Genova in occasione dellEsposizione Internazionale del 1992 o del piccolo ma
grazioso acquario di Milano, frutto
dellExpo 1906. Ma nei pi recenti

n. 28 VI 23 luglio 2014

eventi di nuova generazione che il


tema della legacy (concetto presente anche nei documenti degli
organismi organizzatori internazionali e nella letteratura specializzata,
sotto il profilo sia materiale che sociale e culturale), ha assunto un
ruolo essenziale e al contempo
cresciuta la consapevolezza che il
tema del post va pensato e attivato prima.
Qui lesempio pi limpido quello
delle Olimpiadi 2012 di Londra: Le
Olimpiadi 2012 di Londra hanno
fatto del tema della legacy il loro
punto di forza e di innovazione. Gi
nella fase preparatoria, il Sindaco di
Londra Ken Livington (febbraio
2004) attraverso il documento Spatial Development Strategy evidenziava come le Olimpiadi 2012 dovevano avere lobiettivo di porre le
basi della citt dei prossimi
ventanni, individuando sia gli strumenti di pianificazione della legacy
che un organo di gestione del processo post-eventi. In effetti il modello di Olimpiadi di Londra includeva
anche il Legacy Community Scheme, un piano di trasformazione
complessivo che prevede un nuovo
assetto dellarea post-olimpiadi da
attuare in un periodo medio lungo di
diciotto-ventanni e la definizione di
nuove funzioni accompagnate da
obiettivi di carattere politico. Tale
policy implementata da un organismo formalmente costituito - la
London Development Corporation
(Ldc) che si dedica esclusivamente alla gestione della legacy (Silvia
Mugnano). Sul tema della legacy,
Giuliana Costa aggiunge una constatazione fondamentale: La realizzazione di grandi eventi pu per
essere foriera di impatti e legacy
altamente positive se non lasciata
alla sola regia dei loro proprietari.
necessario considerare che la
diversit dei contesti in cui si organizzano i grandi eventi fa spesso la
differenza e in particolare la fa il
livello di stateness, la forza dello
Stato (nelle sue diverse articolazioni) nel perseguire interessi collettivi
e nellindirizzare al meglio le risorse
pubbliche impiegate, costruendo
nel contempo relazioni virtuose con
gli attori privati (anchessi variamente articolati).
Sulla base di queste preziose analisi delle esperienze precedenti e dei
concetti fondamentali dalle stesse
enucleabili possibile fare il punto
sulla situazione di Expo 2015 e di
Milano, che non esaltante su nessuno dei due temi che ci interessano.
Sul tema della legacy nessuno ne
parla seriamente, se non nellambito della Fondazione Triulzia che ,

forse, lunico seme potenzialmente


positivo gettato sul terreno. Mi riferisco alla legacy immateriale della
quale Giuliana Costa, correttamente, scrive: parere di chi scrive,
infatti, che i temi di legacy di Expo
siano davvero marginali per la stragrande maggioranza degli attori che
attorno alla manifestazione gravano. Sugli interventi strutturali che
avrebbero
dovuto
migliorare
lassetto della citt, i metodi disastrosi con i quali stato condotto
lintero progetto dalle autorit statali
e locali competenti, hanno accumulato ritardi che avranno serie ripercussioni sulla realizzazione in se e
per s, ma soprattutto sulleredit
che si lascer alla citt (Silvia Mugnano). Caduto, in pratica, il progetto Vie dAcqua, che era lunico che
poteva arricchire veramente il territorio, operati tagli importanti agli
altri progetti per i ritardi accumulati,
resta ben poco. Resta la risistemazione della grande area espositiva
che, per ora, gestita in modo che
non esagerato definire demenziale e che se proseguir sulla direttrice assunta finir con una epica rissa generale, non dissimile da quella
iniziale.
Sicch, sottolineata lassenza del
tema della legacy nellagenda di
Societ Expo, Giuliana Costa pensa che allorizzonte si profilano anche dei rischi, nel senso che la manifestazione milanese pu trasformarsi in unoccasione mancata per
aumentare la qualit della vita della
popolazione. Il tema incomincia solo ora a essere dibattuto e non esiste una riflessione riconoscibile cui
poter attingere e con cui confrontarsi in questo momento.
Laltro tema, quello dellExpo diffusa, tema in realt connesso con
quello della legacy, rappresenta
una nuova tendenza: Gli eventi di
ultima generazione superano in
parte il modello della sede espositiva e tentano (non ancora avvenuto) di promuovere manifestazioni
diffuse sul territorio Il connubio
tra mega eventi ed eventi off particolarmente recente e il primo esperimento di una certa rilevanza
stato il progetto Marseille 2013, legato al mega evento Marsiglia Capitale della Cultura. Questo evento
off, assolutamente bottom up, costruito a partire dal basso, ha proposto, durante il periodo del mega
evento, un calendario culturale e
artistico alternativo per la citt, in
grado di dimostrare le potenzialit
in questo campo e la sua predisposizione alla cultura, al di l di quella
imposta dallUnione Europea (Silvia Mugnano).

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Milano, grazie alla notevole esperienza in materia di manifestazioni
diffuse, poteva trovare proprio qui
un suo unicum, una sua caratterizzazione innovativa. Ma le suggestioni in questa direzione che non
sono mancate, per tempo e qualificate, sono state, come gi detto,
ignorate o irrise. Sicch La citt di
Milano sembrerebbe affrontare il
mega evento Expo 2015 con degli
strumenti e delle prospettive di azioni che rimarcano modelli organizzativi del passato(Silvia Mugnano).
Ma qui, forse, non tutto perduto.
Sia pur molto tardivamente, Comune e Camera di Commercio hanno
dato vita a un soggetto denominato
Expo in citt che ha il compito di
stimolare, coordinare, filtrare le ini-

ziative bottom up che nascono dalla


citt, il fuori salone Expo 2015.
Grazie a questa iniziativa i cittadini
hanno, finalmente. un soggetto con
cui parlare e confrontarsi. Non solo
la provvida iniziativa partita, ma
stata, miracolosamente, affidata a
una persona competente, per bene
e ottimo organizzatore. Per cui sono molto convinto che far bene.
Purtroppo stato commesso un
grande errore. Larea affidata a Expo in citt viene fatta coincidere
con la citt metropolitana che, sciaguratamente, coincide con la Provincia di Milano. Cos se arrivano
delle proposte interessanti non dico
da Brescia (luogo dei pi interessanti resti romani a unora di treno)
ma da Monza (che persino Bonvesin de la Riva includeva nel contado

milanese) non potrebbero essere


accettate. un limite grandissimo e
assurdo che va subito rimosso.
Ma questa, pur tardiva, apertura
verso lExpo diffusa lunica buona
notizia da parecchio tempo. Se
lExpo 2015 non si ridurr a un banale Fiera di paese, realizzata in
qualche modo tra ritardi, disagi e
contenziosi, accompagnata da
qualche alta manifestazione di propaganda politica, ci avverr solo
se la Citt riuscir, grazie a questo
nuovo canale, a dar vita a una Expo
diffusa e creativa, degna della tradizione di Milano. Il salvataggio
dellExpo 2015 , come non mai,
nelle mani dei cittadini milanesi e
lombardi. il nostro ultimo treno.

EXPO: SI GIOCA LA PARTITA PUBBLICO-PRIVATO. IL NO PROFIT NEL MEZZO


Michela Cairo
Unesposizione una mostra che,
qualsiasi sia il suo titolo, ha come
fine principale leducazione del pubblico: pu presentare i mezzi a disposizione delluomo per affrontare
le necessit della civilizzazione, o
dimostrare i progressi raggiunti in
uno o pi settori dello scibile umano, o mostrare le prospettive per il
futuro (BIE, Protocollo 1988). Questa la definizione di Expo, termine
coniato dallUfficio Internazionale
delle Esposizioni (Bureau International des Expositions, BIE), che ha
sede a Parigi e ha sviluppato il concept.
Expo2015 nel suo sito ci tiene a
specificare che lExpo in particolare
non una fiera, ma unesposizione
universale di natura non commerciale, essendo il suo ruolo quello di
esporre le maggiori novit tecnologiche,
ed
essendo
orientata
allinterpretazione delle sfide collettive a cui lumanit chiamata a rispondere.
Tutto chiaro, peccato per che lo
sviluppo dellumanit passi attraverso i prodotti dellindustria, della
scienza, della tecnologia e delle arti.
E prodotti quindi diventa la parola
chiave. Inutile negarlo, le aziende
sono il motore stesso della ricerca e
del progresso e innegabili protagoniste di ogni esposizione. Qualunque sia il suo tema e qualunque
siano i paesi partecipanti. I paesi
espongono le loro produzioni, s
certo in risposta alle sfide
dellumanit, ma di conseguenza gli
interessi economici a esse collegate
sono determinanti. Il sito stesso
un grande prodotto di architettura e

n. 28 VI 23 luglio 2014

servizi nuovamente realizzato e offerto dalle aziende coinvolte.


E qui arriviamo al nodo della questione:
come
pu
coesistere
lobiettivo di creare un luogo alto di
dibattito e educazione su alimentazione, cibo, risorse e benessere,
grandi temi dellumanit, in un contesto dove predominano gli interessi
privati? Bisogna essere in due:
Pubblico e Privato, e devono giocare due ruoli non contrapposti ma
complementari, non individuali ma
collettivi. Gli interessi sono s privati
ma al servizio della comunit, per
una sana competizione e uno sviluppo dellumanit secondo linee
condivise.
Gi
i
PPP,
Public
Private
Partnership che lEuropean PPP
Expertise Centre (EPEC) dellUnione Europea nel 2011 ha deciso di
sostenere con forti misure economiche, rappresentano lo strumento
pensato e costruito per favorire lo
sviluppo sostenibile, la ricerca e
linnovazione grazie alla creazione
della concorrenza e al coinvolgimento delle imprese private. I partenariati pubblico-privato - sottolinea
lUnione Europea - possono contribuire alla ripresa economica e allo
sviluppo sostenibile attraverso la
combinazione delle capacit e dei
capitali pubblici e privati. Si chiama
partnership pubblico privato, di fatto,
una collaborazione volontaria tra
pubblico e privato per migliorare la
vita della comunit.
Questa collaborazione si attua con
la condivisione, da parte delle aziende private, dei rischi e delle
spese normalmente sostenute dal
settore pubblico e di conseguenza

delle responsabilit. Il successo per di queste collaborazioni passa


attraverso la capacit della pubblica
amministrazione di collaborare con
le imprese e con esse definire obiettivi comuni verificandone insieme la
loro realizzazione.
E qui si delinea la prima condizione
importante non scontata di questi
tempi: le istituzioni pubbliche fino a
oggi si sono comportante come il
padre padrone che pu permettersi
di fare il bello e cattivo tempo, senza limite alcuno al proprio operato.
Difficile quindi pensare che possano
sottomettersi alla verifica condivisa
con la realt del privato che va a
determinare le risorse a disposizione. Con unaggravante data dal fatto che in questo periodo storico le
risorse a disposizione sono sempre
meno pubbliche e sempre pi private, sbilanciando cos le posizioni di
forza.
Seconda condizione importante
che in questo dualismo venga considerata anche la terra di mezzo
rappresentata dal mondo del non
profit, motore dazione della societ
civile, soprattutto per quello che
viene chiamato il fuori expo che
incider in modo importante sullo
sviluppo locale. E anche qui la strada dissestata e scoscesa con sviluppi significativi relativi solo a tempi
recenti.
Expo 2015 a Milano ha puntato molto in alto, elevando il tema di dialogo dellesposizione a un livello realmente importante per lo sviluppo
dellumanit. Solo se ci sar capacit di condivisione da parte della
pubblica amministrazione del governo e dello sviluppo della comuni-

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t e unapertura al terzo settore,
fonte innovativa di soluzioni collettive, assisteremo a un dopo Expo.
Una grande opportunit dunque.

Se ci accadr, per Expo2015,


quello che rester non saranno i resti il mattino dopo la festa ma un
importante occasione di crescita per

Milano e soprattutto la Lombardia,


che forse ne ha maggior bisogno.

PARCO AGRICOLO SUD MILANO, UN BENE INESTIMABILE IN CERCA DI GOVERNANCE


Reato Aquilani*
Nel complesso passaggio di consegne dalla Provincia alla Citt Metropolitana milanese c un convitato di
pietra che rischia, per il suo peso e
ruolo, di far aumentare a dismisura
le complicazioni: il Parco Agricolo
Sud Milano.
Istituito con legge regionale nel
1990, ha caratteristiche che lo rendono unico. Esteso su 61 comuni a
est, sud e ovest di Milano, comprende la gran parte delle aree verdi
e
agricole
della
citt
e
dellhinterland. Le sue finalit non
sono, come per gli altri Parchi regionali, naturalistiche (anche se non
mancano al suo interno oasi e aree
di grande valore ambientale), ma
risiedono su due funzioni cardine:
parco di cintura urbana - capace di
contenere le spinte di espansione
urbanistica incontrollata - e parco
agricolo.
Altro elemento di unicit, la sua
governance: a differenza degli altri
parchi regionali, questo stato sinora gestito dalla Provincia: lo presiede il presidente della Provincia (o un
suo delegato) e il suo Direttivo, oltre
al presidente, composto da 10
membri, di cui 4 nominati dalla Provincia, 5 dallAssemblea dei Sindaci
(Milano esprime il vicepresidente), 1
rappresentante delle associazioni
agricole e 1 di quelle ambientaliste.
evidente che con la costituzione
della Citt Metropolitana cambia tutto: tanto per cominciare sar necessaria la riscrittura della legge istitutiva regionale del Parco Sud, che dovr rimettere mano alle forme di governo e gli strumenti. Passaggi ben
poco scontati e di cui si parla poco,
troppo poco, almeno pubblicamente.
difficile approcciare al futuro del
Parco Sud senza unanalisi dei quasi 25 anni di gestione della Provincia. Il bilancio complessivo profondamente deludente, deficitario
sia sotto il profilo dello sviluppo di
progetti di fruizione da parte dei cittadini sia relativamente alla protezione e salvaguardia del territorio.
L'Ente Parco non ha opposto una
ferma difesa contro i grandi progetti
di urbanizzazione: cancellazione di
aree dal Parco come nel caso del
Cerba (620.000 mq nel sud Milano),
a Rosate e a Vignate (in totale
150.000 mq), nonch contro lo sfa-

n. 28 VI 23 luglio 2014

scio del sistema agricolo conseguente alla realizzazione della devastante Tangenziale est esterna
(Teem). Ma ancora pi colpevole
stata la trascuratezza dell'Ente Parco sul lato della progettualit. La
legge istitutiva, infatti, prevedeva
piani settoriali, ma la maggior parte
di questi sono rimasti lettera morta,
come il piano della fruizione: un
Parco che non si offre ai cittadini
rimane sulla carta, misconosciuto
anche a coloro che vi abitano.
Le dinamiche positive non sono tuttavia mancate, ma tutte sono partite
dal basso: il Parco stato difeso e
valorizzato da tanti comitati e associazioni locali, che lo hanno elevato
a vessillo in lotte a difesa dei propri
territori. Ma c di pi: in diversi casi
si assistito a una pianificazione
dal basso che ha coinvolto associazioni, comitati e amministratori avveduti: "pezzi di Parco" a ridosso
dellurbanizzato sono stati realizzati
o messi in progetto, come il Parco
del Ticinello, Bosco in citt, Parco
delle Cave, della Vettabbia, ecc.
Progetti dove convivono agricoltura
e fruizione, destinati a durare perch, in genere, si stati attenti a
prevedere una gestione oculata,
spesso effettuata dagli agricoltori.
Altro aspetto positivo, certo non stimolato dall'Ente Parco, stata
lautoriforma del settore agricolo. Si
assistito a un profondo rivolgimento avviatosi proprio in questi anni
della crisi, che ha portato alla nascita dei consorzi e dei distretti rurali
quali il Dam (Distretto agricolo milanese), Riso e Rane, delle Tre Acque, della Valle dell'Olona. Gli agricoltori, in precedenza deboli e sulla
difensiva, hanno imboccato la strada della progettualit. Un'autoriorganizzazione del settore, indipendente dalle rappresentanze sindacali, che ha portato allo sviluppo
della multifunzionalit: non pi la
massimizzazione della produzione,
ma laffiancamento di agriturismi, la
vendita diretta dei prodotti, la didattica e soprattutto la tutela del territorio e del suo peculiare paesaggio,
vista anche come traino per promuovere limmagine di qualit dei
propri prodotti. Non di minore importanza stata la costituzione del
Desr (Distretto di economia solidale
rurale), punto di convergenza tra le

nuove esigenze dei consumatori e


le crescenti sensibilit degli operatori agricoli per le produzioni biologiche, a basso impatto ambientale e a
km zero.
Tornando al presente, per la sua
storia e per la profonda connessione del suo territorio con la nuova
area metropolitana, il Parco Sud ne
rappresenta un lascito naturale: il
pezzo di gran lunga pi importante
del suo sistema verde e agricolo.
Siamo preoccupati, per, che questo nuovo organismo nasca nella
maniera corretta, con una visione di
area vasta, capace di assimilare fino in fondo le funzionalit strategiche del Parco Sud. Lo si vedr gi
nella scrittura del suo statuto se
prevarr una impostazione forte e
autorevole o si limiter a riproporsi
(un po come la vecchia Provincia)
come contenitore di istanze di comuni egoisti, inclini alle lusinghe
delle
immobiliari,
col
rischio
dellerosione dallinterno dei territori
del Parco.
Tra le istanze che proponiamo, vi
la celere messa a punto di una
macchina amministrativa con una
visione del territorio vasta, retta da
politici consapevoli del proprio ruolo:
insomma, c bisogno di una nuova
classe di amministratori e politici
allaltezza dei bisogni e delle sfide
insite nella realizzazione di questa
nuovo ente. La Citt Metropolitana
deve dotarsi di strumenti di pianificazione del territorio forti, capaci di
contrastare gli effetti deleteri del localismo e di tutelare adeguatamente
il verde e la qualit della vita. Anche
a tal fine, con la sua istituzione devono essere garantiti adeguati
strumenti di democrazia dal basso,
come listituzione di tavoli allargati
alle realt attive nel territorio (tra cui
agricoltori e ambientalisti). Infine,
l'elezione diretta del sindaco della
citt metropolitana fondamentale
per garantire la possibilit ai cittadini
di scegliere consapevolmente le politiche di gestione del proprio territorio.
Ma anche col verificarsi di tutte
queste condizioni, il Parco Agricolo
Sud Milano e deve rimanere un
parco Regionale, con un proprio governo autonomo aperto, com oggi,
alle realt sociali del Parco e ben
bilanciato tra le istanze locali (i Co-

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muni) e quelle di area vasta (Citt
Metropolitana). Circola unipotesi,
forse interessata, di creazione di
unAgenzia regionale per la gestione del Parco Sud e forse, di tutte le
proprie aree protette. Alla visione
miope e cementificatrice dei Comuni
non pu contrapporsi il centralismo
regionale, che ha sempre considerato i Parchi area sacrificale a
unidea di sviluppo incentrata sulle
infrastrutture, e in particolare sulle
autostrade.
Pi ragionevole lipotesi che la
Regione nomini un Commissario
straordinario ad hoc. Una figura
magari di elevata caratura tecnica e
non partitica, che in tempi prestabili-

ti traghetti il Parco in questa fase


complessa. Tra i suoi compiti: la redazione di una proposta di nuova
legge regionale sul Parco Sud, limitata alla riscrittura delle norme sulla
governance, la riscrittura del regolamento e la gestione dellapparato
tecnico-amministrativo, evitando altres tentazioni di imporre atti straordinari come modifiche dei confini.
In conclusione, il Parco Agricolo
Sud Milano ha ancora tanto da offrire alla metropoli milanese in termini
di verde, di qualit dellaria, delle
acque e della vita dei propri abitanti,
di paesaggio, di agricoltura di vicinato, di svago, nonch di tutela e
valorizzazione dei beni storici e mo-

numentali diffusi nel territorio milanese. La Citt Metropolitana deve


far proprio questo bene e valorizzarlo. Pi in generale deve sentirlo come parte importante di propria funzione primaria: il sistema del verde
metropolitano. Puntando finalmente
a creare un coordinamento strategico anche con tutti i Parchi della
Provincia, per dotarsi di una efficace
Cintura Verde (Green Belt), che bilanci le congestionate aree urbanizzate.
*Presidente Associazione per il Parco Sud Milano
Gruppo Petofi

LA SANIT LOMBARDA: SEI CARDINI E UN LIBRO BIANCO


Umberto Ambrosoli
Lultimo giorno di giugno, e dopo
averlo annunciato in Aula del Consiglio regionale, la Giunta ha pubblicato un Libro Bianco sullo sviluppo
del sistema sociosanitario in Lombardia, per la cui definizione si sottolinea come abbiano lavorato insieme i due assessorati (alla Salute,
alla Famiglia, alla Solidariet sociale
) e le relative strutture competenti
per materia. Le seguenti considerazioni, che affido allattenzione dei
lettori di ArcipelagoMilano, non si
propongono come una rassegna
critica definitiva delle soluzioni proposte (molte delle quali a una prima
lettura anche condivisibili), bens
come un primo confronto tra quelle
indicazioni che emergono dal Libro
Bianco e le proposte contenute nel
programma elettorale del Patto Civico (i sei punti cardine per una riforma della Sanit lombarda).
Il Libro Bianco parte da una corretta
rappresentazione della realt che la
Sanit lombarda deve affrontare: mi
riferisco in modo particolare al rilievo che le cronicit hanno e avranno
negli anni a venire, e gli esempi sono molteplici (e peraltro pi volte
affrontati nelle sedute della Commissione sanit).
certamente apprezzabile il metodo che il Presidente ha voluto adottare: tecnici per l'analisi della realt,
"saggi" che vivono all'interno del sistema per un contributo ulteriore
rispetto a quella degli uffici regionali,
presentazione di un insieme di interventi (di riforma, aggiornamento o
sviluppo solo questione lessicale)
a tutti gli attori, per dare avvio alla
condivisione con tutte le rappresentanze - istituzionali, sociali e politiche - della scelta delle proposte da
trasformare in Legge.

n. 28 VI 23 luglio 2014

Apprezzo, come dicevo, molte delle


proposte: le quali vanno nella direzione che anche il Centrosinistra
aveva elaborato nella competizione
elettorale e sulle quali non mancher di presentare specifiche proposte
anche in Aula.
Ritenendo perci superfluo concentrare il confronto sulle proposte che
si condividono, nelle pagine seguenti mi limito a evidenziare (nel
senso letterale del termine) le impressioni critiche pi immediate a
seguito di una prima lettura del documento presentato dal Presidente
della Regione. Non questa la sede, poi, per un'analisi della effettiva
corrispondenza tra quanto oggi presentato, quanto annunciato un mese fa in Consiglio dal Presidente in
occasione della discussione sulla
sfiducia all'Assessore Mantovani, ...
e quanto poi effettivamente la maggioranza (in costante fibrillazione sui
temi della sanit ) sapr concordare al proprio interno. Certo, le
cronache di questi giorni fanno temere un potenziale ridimensionamento degli annunci riformisti, con
mediazioni al ribasso. Ma speriamo
di essere smentiti: per il bene della
sanit lombarda e dei cittadini che a
essa si affidano.
1. LEGALIT, TRASPARENZA E
SENSO DEL SERVIZIO PUBBLICO
- A fronte del problema della corruzione, espressione dellinefficienza
e delliniquit del Servizio Pubblico,
il Libro Bianco propone una Struttura Regionale di Controllo e Promozione dellAppropriatezza e Qualit
non meglio precisata (ad esempio:
con
quale
indipendenza
dallesecutivo regionale?); oltre a
una Rotazione e Ricambio della
Dirigenza prevista alla scadenza
degli incarichi e adottando specifi-

che attivit formative. Niente viene


detto sul rapporto tra Politica e
Amministrazione, sulle responsabilit gestionali e professionali, sui conflitti di interesse presenti nel sistema
sanitario.
Oltre che per il titolo di spesa la sanit la principale competenza della Regione: legalit, trasparenza e
controllo sono perci indispensabili;
essi sono anche obiettivi possibili,
facilmente perseguibili con un sistema di chiara autonomia e responsabilizzazione aziendale delle
competenze gestionali e professionali, della modalit tecnica di selezione e valorizzazione delle stesse
professionalit, oltre che da politiche della salute integrate che trovino attuazione in tutte le principali
politiche sociali della Regione: da
quelle dellambiente, a quelle della
casa, a quelle di un equilibrato sviluppo economico. Tutto ci assente nel Libro Bianco.
2. DALLA COMPETIZIONE ALLA
COLLABORAZIONE - Ridisegnare
lintera offerta sanitaria, riequilibrando il rapporto tra pubblico e privato
anche per evitare le duplicazioni di
strutture di offerta e gli scandali che
hanno messo e mettono a rischio
molti posti di lavoro dovrebbe essere un obiettivo fondamentale della
riforma lombarda. Il Libro Bianco
nulla di nuovo dice sul rapporto con
i privati e su come evitare di considerare la salute non come un business, ma come un fondamentale
servizio pubblico. E resta anche sullo sfondo quello che invece uno
dei patrimoni pi fruttuosi della regione Lombardia: cio quella rete di
Universit pubbliche e private che
possono sviluppare una profonda
sinergia col sistema sociosanitario,
dando il via a immense opportunit.

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3. UNA SANIT APPROPRIATA E
DI QUALIT - La Lombardia ha investito per anni sulla produttivit
ospedaliera e la competizione, perdendo la sfida dellappropriatezza e
della qualit. Serviva una stagione
che rilanciasse la prevenzione; che
si occupasse di cosa e come si produce e non solo di quanto e a che
costi; che rilanciasse insomma le
ASL e i Distretti. Invece di prevenzione nel Libro Bianco non c cenno.
Le vecchie ASL, invece che essere
rafforzate, sono trasformate in Agenzie, diventano di fatto delle vecchie mutue, articolazione della Centrale Regionale Unica di Committenza. Nascono le AIS (Aziende Integrate Sanitarie), con una identit
poco chiara e un assetto macchinoso. Di esse potranno, ma anche non
potranno, fare parte i grandi Ospedali, gli Istituti di Ricovero e Cura a
Carattere Scientifico.
Le eccellenze cliniche che esistono
nella nostra Regione invece di trovare valorizzazione e espressione in
una rete di presidi e servizi che collaborano operativamente tra di loro,
non necessariamente appartenendo
alla stessa AIS (come se a un paziente di Mantova non siano maggiormente garantite la qualit delle
cure dalla diretta e continua collaborazione tra, per esempio, loncologia
ospedaliera mantovana e lIstituto
Tumori, piuttosto che dalla presenza
nella stessa azienda delloncologia
di Mantova e Cremona). La que-

stione fondamentale dellassetto dei


servizi
sanitari
e
ospedalieri
nellArea Metropolitana ancora
una volta rinviata.
4. SANIT, SOCIALE E SOCIOSANITARIO COSTITUISCONO UN
CONTINUUM CHE NON DEVE
ESSERE PI FRAMMENTATO - Il
Libro Bianco riconosce come problema fondamentale il prevalere di
patologie croniche e legate alla terza e quarta et e che questo richiede servizi integrati. Ma non sembra
che questi facciano perno su servizi
domiciliari e ambulatoriali, ma sugli
Ospedali che con la loro pesante
organizzazione burocratica tendano
ad assorbire la maggioranza delle
risorse. Inoltre non si riconosce nei
Comuni, nella nuova dimensione
dellintercomunalit, gli attori referenti della Regione per il cambiamento e per lintegrazione sociosanitaria.
5. DALLE APPARTENENZE AL
MERITO - Professionalit, merito ed
etica del servizio pubblico sono alla
base di un Servizio Sanitario Regionale efficace ed efficiente. Niente ho
letto sulla rivoluzione delle attuali
logiche di selezione e promozione di
manager e professionisti, su come
effettivamente e in concreto evitare
nomine di Direttori Generali e di
primari con criteri di lottizzazione e
di appartenenza partitica.
6. INNOVARE I SERVIZI, DECENTRARE E RESPONSABILIZZARE
LE GESTIONI - La indispensabile
riorganizzazione delle attuali Azien-

de Sanitarie e Ospedaliere, con soluzioni differenziate tra aree metropolitane e non della Lombardia, viene basata dal Libro Bianco in modo
omogeneo e centralistico su sei attori. (1) la Giunta Regionale e
lormai famoso super Assessorato,
(2) la Struttura Tecnica Regionale di
Controllo, (3) le Agenzie Sanitarie
Locali con nuovi Ambiti Territoriali,
(4) Centrale Unica di Committenza,
(5) Aziende Integrate per la Salute e
IRCCS (?), (6) Fondazione per la
Ricerca Biomedica.
Il disegno contenuto nel Libro Bianco mi sembra avventuroso, soprattutto perch poco chiaro. Esso fa
prevedere una lunga e, probabilmente contrastata, fase di messa a
punto e attuativa. Questo a fronte
dellevidente e urgente necessit di
affrontare una situazione di sprechi
e di demotivazione nei servizi pubblici, oltre che di preminente attenzione al business e a sviluppare attivit a pagamento da parte dei servizi sanitari privati. Niente infine si
dice, su quanto previsto anche dal
nuovo previsto Patto per la Salute,
circa lutilizzo dei risparmi da realizzare per gli indispensabili investimenti tecnologici di ammodernamento del Servizio Sanitario Regionale.
Da queste considerazioni critiche
nasceranno contributi e proposte
che come Centrosinistra porteremo
in Aula come contributo a una percorribile riforma della sanit Lombarda.

CITT METROPOLITANA CON ATTORI COATTI E DISTRATTI: IN ATTESA DELLA "PRIMA"


Beppe Merlo
Che per governare le grandi aree
urbane complesse occorra un apposito modello di Governance un
dato pi che consolidato per molte
metropoli del globo; in Italia il legislatore ha iniziato ad affrontare la
questione nel lontano 1992 (L.142),
ma ci sono voluti ben pi di quattro
lustri per legittimare la costituzione
delle citt metropolitane. La lunghezza dei tempi, la contrastata
complessit delliter decisionale, la
ridotta vision dellimpianto legislativo emanato, evidenziano, purtroppo, il perdurare di una cultura politica di governo incoerente con le esigenze dellepoca in cui viviamo.
La legge 56 del 2014, espressione
di questi limiti, gi causa principale
del grave ritardo, ne inflaziona ingiustificatamente il numero e impone un percorso costitutivo di tipo
top down, antitetico alle consolidate prassi adottate negli altri Paesi;
da limpressione di essere pi una

n. 28 VI 23 luglio 2014

scelta surrogatoria allabolizione


delle Province che la piena e autentica attuazione dellArt.114 della
Costituzione.
Giova riflettere su cosa si intenda, a
livello di Unione Europea, per Citt
Metropolitana; che in collaborazione
con Eurostat e OECD ha attualizzato il concetto di area metropolitana,
andando oltre ai limiti di una visione
riduttivamente amministrativa. Viene
definita Citt Metropolitana: unarea
urbana e una unit economica funzionale che si caratterizza per i nuclei urbani densamente abitati con
un hinterland, in cui il mercato del
lavoro fortemente integrato con i
nuclei stessi; semplificato con dati
quantitativi: per densit si fa riferimento ad almeno 1500 abitanti per
kmq, e, per comuni considerati urbani, si intendono quelli in cui il 15%
dei residenti occupati lavorano nel
centro urbano principale.

Un posizionamento che si inquadra con le aspettative della U.E.,


che, individua nelle aree metropolitane uno dei volani per il rilancio di
competitivit del sistema Europa, e
che ha tale sostegno prevede di investire dai 10 ai 12 miliardi di Euro,
da qui al 2020; risorse cui si dovrebbe o si potrebbe aggiungere
quelle ottenibili dalladozione delle
direttive per la riduzione delle emissioni inquinanti, per la salvaguardia
dellambiente, per il risparmio energetico e la diffusione di fonti rinnovabili.
La citt metropolitana ha una missione e un ruolo che va ben oltre a
quello di unistituzione amministrativo-funzionale di secondo livello, cui
le capacit di governo debbano essere prima circoscritte e poi mediate
col network dei municipi, causa la
presenza di interessi precostituiti
nelluso del suolo, nonch il rischio
di aspettative incoerenti con principi

10

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di generazione multipla di valori;
aspetti, che, nei fatti, possono minare lautorevolezza della Governance
che una Citt Metropolitana richiede. Se indubbio tenere ben presente che il nuovo livello di Governance si inserisce in un contesto
politico amministrativo i cui sistemi
di governo si sono consolidati nel
tempo, e che tenerne razionalmente
conto sarebbe un atto di funzionale
coerenza, non deve per essere
sottaciuta la preoccupazione per
lassenza o la sottovalutazione del
futuro ruolo strategico di Milano Metropolitana nellagenda, del recente
confronto politico per il rinnovo delle
amministrazioni comunali.
Per chi riflette sulla insufficiente attenzione o la distrazione che sta accompagnando il processo costitutivo
di Milano Citt Metropolitana, del
tutto evidente la necessit politica e
civile di supportarne il percorso attraverso iniziative finalizzate alla
inclusivit, inclusione che non pu
circoscriversi al network degli amministratori; pertanto seppur in ritardo, a fianco del percorso imposto
dal legislatore, diventa assolutamente indispensabile promuovere
iniziative per il pi ampio coinvolgimento della comunit in senso lato
e della sua ricchezza di cognizioni
e saperi; la cui sollecitazione a
rendersi disponibile potrebbe rappresentare il fattore critico di successo per il disegno di una Governance, moderna ed adeguata
allepoca in cui vive la citt e che
diversa da quella percepita dal legislatore.
del tutto evidente che in una congiuntura come lattuale, nella quale
le istituzioni non godono di pregiudiziale consenso, il modello costitutivo
di una nuova Governace, per di pi
strategica per gli obiettivi che la
U.E.: assegna, impone un percorso
di legittimazione che non pu limitarsi allautolegittimazione concessa
dalle istituzioni coinvolte n tanto
meno dai partiti e movimenti che le
hanno generate.

La legittimazione si ottiene dal consenso della comunit, e nella fattispecie pu essere ottenuta solo
tramite lelezione diretta del sindaco
dei membri del Consiglio, anchessi
in modo uninominale nei 22 collegi;
una soluzione non tanto in ossequio
al mito del capo taumaturgo ma
per rafforzare e rendere condivisibile la responsabilit per una Governance, che per missione ha lo scopo di esercitare il governo pi che
rappresentare, e pertanto gli eletti
concorrono a costituire una squadra
che deve esercitare con coerenza la
missione che il disegno di Governance si dato con lo Statuto.
Il pi ampio e articolato consenso
una pregiudiziale per lautorevolezza della nuova Governance, che
chiamata individuare le coordinate
per governare unarea complessa in
quanto fortemente antropizzata, in
parte strutturalmente debole di fronte alla intensit e alla velocit degli
eventi e perci non pi esponibile a
forme di governo affrancate da una
declinazione, di esigenze e aspettative che non abbiano il pi ampio
interesse collettivo, ovvero di una
visione di insieme nella quale sia
prevalente linteresse per il bene
comune, da rendere condivisibile
sia da una prospettiva culturalcomportamentale e sia per la coerente condivisione dei processi decisionali.
Presupporre i due tempi in ossequio
allaristotelico primum vivere deinde philosophari, un errore, in
quanto il percorso normo-istituzionale imposto nella prima fase costituente solo un aspetto temporaneo del problema; riflettere e confrontarsi sulle funzioni che dovranno
competere alla nuova Governance,
evidenziare in modo palese gli obiettivi da perseguire e indicare le
modalit con cui si realizzano, prevedere i dati e le risorse informative
di riferimento incluse le competenze
necessarie, definire il modello di organizzazione nonch le piattaforme
a supporto nellambito di un disegno

di esercizio di un governo strategicamente votato a favorire la socializzazione inclusiva inteso quale elemento caratterizzante della governabilit, sono priorit per una interpretazione della Governace coerente con lepoca e nonch indispensabile discontinuit con ogni tipo di
approccio normo burocratico, che
finirebbero per minare sin dal suo
sorgere la qualit della Governance
di Milano Metropolitana.
I compiti che la U.E. assegna alla
Citt Metropolitana: dalla intellegibile trasparenza dei suoi bilanci, la
qualit della vita con particolare focus su mobilit e risparmio / conversione energetica, la salvaguardia
del territorio dalluso improprio e
non nellinteresse collettivo, necessitano di un modus operandi diverso, e di competenze appropriate e
conseguentemente risorse adeguate.
La nascita della Citta Metropolitana
a Milano, avviene nellepoca nella
quale la rivoluzione tecnologica
nonch i sequel che genera impattano in modo significativo sia sui
comportamenti individuale e sia su
quelli collettivi, e un livello istituzionale di nuova costituzione che prescindesse da questa finirebbe per
minarne, sin dal suo sorgere, fiducia
e autorevolezza e soprattutto la fiducia democratica, con il rischio di
renderla esposta a ogni latente revanscismo locale esercitabile in
nome del proprio popolo sovrano.
Inclusione e condivisione sono la
sola metrica della vera partecipazione, e lo sono ancor pi
nellepoca di internet e dei social,
non considerarli quale pietra angolare di un modello di Governance
adeguato, sottovalutarlo sarebbe un
grave errore sia dal punto di vista
dellautorevolezza e sia da quello
del consenso che costituiscono il
fondamento di ogni democrazia governante.

CITT METROPOLITANA: C' TUTTO O QUASI MA LE RISORSE NO


Sergio Vicario
Lennesimo straripamento del Seveso, al di l della ricerca delle responsabilit contingenti sui ritardi
nella segnalazione dellemergenza,
rimanda alla necessit di un governo del territorio che travalichi i confini della cinta daziaria di Milano.
In tanti e diversi autorevoli commenti, il riferimento immediato diventata la ormai imminente entrata in
scena della Citt Metropolitana. Al

n. 28 VI 23 luglio 2014

riguardo, sono stati anche citati i


numerosi progetti elaborati nel tempo, ma rimasti nel cassetto perch
non si trovava laccordo tra i rappresentanti delle istituzioni, soprattutto i
Comuni, e a seguire la Provincia e
la Regione, che a diverso titolo
hanno competenza sul Seveso e gli
altri corsi dacqua che dal nord milanese arrivano in citt.

Sul tema della Citt metropolitana,


in vista dellelezione del Sindaco e
dei consiglieri metropolitani, al momento eletti indirettamente, e della
definizione dello Statuto, le forze
politiche e sociali stanno dando vita
a convegni e incontri da cui emergono molteplici proposte sul che cosa e come deve fare il nuovo ente e,
da ultimo ma non meno importante,

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su chi deve essere chiamato a dirigerlo.
Il Movimento Milano Civica ad esempio ha scritto: Nella costituzione della Citt metropolitana vediamo una grande opportunit per: individuare un nuovo modello di sviluppo economico/territoriale coerente con la nuova centralit delle citt
riscontrata a livello mondiale, a partire dalla rivoluzione metropolitana
concretizzatasi negli USA; definire
la strategia di posizionamento di Milano e del suo apparato produttivo
allinterno delle reti logistiche, informatiche, sociali e culturali europee
e mondiali, le cosiddette reti lunghe, attraverso un piano strategico
metropolitano che ormai strumento di governo irrinunciabile per le
grandi aree urbane; potenziare la
coesione e la qualit di una nuova
classe dirigente milanese (politica,
amministrativa, economica) che si
rapporti autorevolmente sia con il
livello regionale che con il livello nazionale ed europeo; mettere in atto
strumenti operativi per lintegrazione
politico/istituzionale e della rete dei
servizi locali in una comunit territo-

riale che gi metropoli; dar vita a


una nuova stagione democratica e
partecipativa, a cominciare da un
nuovo protagonismo dei Comuni e
da un decentramento del Capoluogo rafforzato e riconfigurato in Municipi.
Nessuno, per, in particolare tra le
forze del centro-sinistra, forse temendo di disturbare il manovratore,
affronta il tema dei mezzi con cui
conseguire i fini. Al massimo, senza
quantificarli, si fa riferimento ai risparmi
che
si
otterrebbero
dallintegrazione e razionalizzazione
delle diverse societ di servizi costituite dai Comuni. Risparmi che per
difficilmente riuscirebbero a finanziare quello che De Gaulle avrebbe
definito un vaste programme.
A oggi, il cambiamento istituzionale
ipotizzato per la costituzione della
CM sembra seguire il modello di un
trasferimento di funzioni, a fronte
del prevalente mantenimento di un
controllo centralistico del gettito fiscale. La Citt metropolitana verrebbe ad assumere una rilevante
responsabilit non solo gestionale
ma anche politica, a fronte di cre-

scenti domande sociali, senza averne di fatto i poteri, perch priva del
controllo e della disponibilit della
maggior parte delle entrate fiscali.
Nellattuale dibattito tuttavia del
tutto assente non solo la richiesta di
una maggior autonomia fiscale della
Citt Metropolitana e dei Comuni a
parit di pressione fiscale, ma neppure lavvio di un confronto con il
Governo centrale, affinch una quota percentuale del gettito fiscale annuale, che si produce nellarea metropolitana, resti automaticamente
sul territorio, riducendo cos il perimetro delle contrattazioni annuali
riguardanti le ripartizioni dei fondi.
Solo vincendo con chiarezza il confronto sulle risorse e la loro collocazione, la nascita della Citt Metropolitana porter realmente numerosi
vantaggi a tutti i Comuni e, di conseguenza, ai loro cittadini. In caso
contrario, le alte aspettative che
vengono suscitate produrranno solo
grandi delusioni.
Rovesciando e reinterpretando uno
dei punti cardini del federalismo verrebbe da dire: no rapresentation,
without fiscal compensation.

GiULiA: L'ASSOCIAZIONE TRA GIORNALISTE E LA SUA "VIA DELLA CONCILIAZIONE


Marina Cosi
C'era una battuta da ragazzi, una
vecchia battuta stante la mia et, ed
era, rivolti a chi raccontava qualcosa con spiegazioni complicate o fumose: fammi un disegno. E cos anche noi del concorso Lo sguardo di
GiULiA a stiamo chiedendo a tutti di
illustrare con una foto come si possano condividere responsabilmente
impegni e diritti. In famiglia, in azienda, nella vita. Con cinque istituzioni a patrocinare il concorso e ora
anche con premi concreti ai tre vincitori. Perch - di fronte all'Europa
che invita a trattare quest'anno di
conciliazione, guardando in Italia
all'ultima proposta di legge bipartisan (scorso 11 giugno su Voucher
universale per i servizi alla persona
e alla famiglia: se ne discusso in
convegno a Roma gioved scorso),
davanti infine alla desolante ricerca
Ocse su 26 Paesi che dimostra come in vent'anni il peso della conciliazione vita/lavoro continui a gravare quasi nello stesso modo sulle
spalle delle donne - ci si potrebbe
perdere. O deprimere. Tuttavia proprio l'estenuante durata della crisi
economica spinge verso soluzioni di
"alleanza di progetto", anche fra
uomini e donne.
Il nostro corpaccione sociale ha gi
attivato le sue storiche buone pratiche di solidariet intrafamiliare, in-

n. 28 VI 23 luglio 2014

tergenerazionale e di prossimit.
Riducendo e modificando i consumi
come un qualsiasi orso bianco che
ha da passa 'a invernata e si d al
letargo: respiro rallentato, bassa
temperatura corporea, consumo del
risparmio ossia del proprio grasso.
Se per la stagione rigida e si protrae pi a lungo del consueto, molti
orsi non arriveranno a vedere la
primavera. E purtroppo a questo
siamo, con sei milioni di italiani in
condizioni di povert assoluta (ISTAT). ora che il corpo sociale
venga aiutato a praticare anche un
po' di solidariet obbligata. Non
buonismo. nostro interesse se si
vuol vivere bene.
Il contributo dell'associazione di
giornaliste GiULiA sta nel proporre
la partecipazione libera e aperta a
una gara creativa che illustri con
una foto, ma anche tre o sette foto,
con un mini video, insomma con
immagini realistiche o simboliche,
divertenti o provocatorie - e le immagini quando sono riuscite spiegano pi di mille parole - l'importanza e i benefici di un concetto complesso e poco riassumibile qual la
conciliazione: andare d'accordo nella differenza, non prevaricare, mettere assieme i talenti, rispettare le
peculiarit come una ricchezza, ma
anche condividere fette del nostro

tempo, moltiplicare le esperienze,


semplificare i passaggi, inventare
nuovi modi, soprattutto costruire
ponti, divertirsi a scambiare "ruoli",
rottamare gli stereotipi, insomma
vivere con e non contro le altre persone ovvero vivere in pace con tutti
quei s che abitano dentro di noi.
L'anno scorso il concorso fotografico era andato benissimo. Aveva un
titolo che parla da solo: "Chiamala
violenza, non amore". Ha girato in
mostra l'Italia e ancora molto richiesto. Quest'anno la sfida pi
ardua ma pi esaltante e per partecipare c' tempo sino al 27 settembre. Fotografi professionisti, fotografi amatoriali, fotografi della domenica, studenti, appassionati di ogni
et hanno dunque due mesi abbondanti per scattare e inviare le loro
opere al premio fotografico annuale
"Concilia? Tra lavoro, cura e tempo
per s", bandito dall'associazione
nazionale di giornaliste GiULiA e
organizzato da GiULiALombardia,
col patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di
Milano, Comune di Sesto San Giovanni, Ordine dei Giornalisti della
Lombardia. Il premio partecipa al
progetto Cos sono, se mi pare.
Oltre gli stereotipi, la sfida della parit nell'ambito dell'iniziativa regio-

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nale "Progettare la parit in Lombardia 2014".

Premi e info: Tutti gli autori delle foto prescelte riceveranno una targa
incisa e personalizzata con la motivazione della giuria. Ai primi tre
premiati andranno anche una macchina fotografica Canon IXUS 155,
una macchina fotografica Panasonic

XS1 e una videocamera digitale Polaroid Dvf 130, offerte da AIfoto


(www.aifotoweb.it). A ogni concorrente verr consegnato un certificato "pergamena" di partecipazione e
naturalmente l'invito alla cerimonia
di premiazione che si terr a met
ottobre. Le foto o i video, sia quelli
premiati sia quelli segnalati dalla
giuria, verranno diffusi sui principali
media e quindi impaginati e stampa-

ti su grandi pannelli per essere esposti in una mostra che debutter


a Sesto San Giovanni e quindi a Milano per poi venire ospitata in altre
citt italiane.
Clicca qui per il bando completo e i
moduli.
Informazioni:giulia.lombardia@gmail.com,
sguardodigiulia@gmail.com

BIENNALE DI ARCHITETTURA 2014: QUALE MODERNIT?


Emilio Battisti
Nella prima parte del nostro resoconto abbiamo trattato delle due sezioni Elements of Architecture e
Monditalia realizzate rispettivamente nel Padiglione Centrale dei Giardini e nelle Corderie dellArsenale.
Prendiamo ora in considerazione
come alcuni dei 66 paesi partecipanti hanno affrontato e restituito la
propria interpretazione del tema Absorbing Modernity 1914 2014 proposto da Rem Koolhaas.
Larco di tempo tra i pi travagliati
della nostra storia, comprende il cosiddetto secolo breve che Eric J.
Hobsbawm fa iniziare proprio nel
giugno del 1914 con lassassinio di
Sarajevo e ha visto laffermazione
dei totalitarismi, due guerre mondiali, la fine dei colonialismi, il boom
economico, la guerra fredda, la
competizione tra economia liberista
e pianificata e la caduta del muro di
Berlino.
Si chiude nel 1991 con la fine
dellUnione Sovietica e il superamento degli equilibri che avevano
tenuto sotto controllo il pianeta,
dando sbocco alla situazione di generalizzata instabilit nella quale ci
troviamo attualmente e allavvento
della questione islamica.
Una storia molto complessa nei cui
confronti ciascun paese ha necessariamente dovuto operare delle
scelte, incorrendo in omissioni e
semplificazioni spesso incomprensibili, come la Germania nel cui padiglione stata ricostruita una porzione del cosiddetto Kanzlerbungalow - il bungalow del cancelliere residenza realizzata nel 1964 a
Bonn per Ludwig Erhard. Questo
edificio viene messo direttamente a
confronto con ledificio che lo contiene, il padiglione della Germania
appunto, realizzato pi di un secolo
fa, nel 1909, originariamente come
Padiglione Bavarese e rimodellato
nel 1938 per renderlo pi consono
alla Germania del Reich.
veramente difficile comprendere il
significato che si pretende di ricavare dalla giustapposizione materiale

n. 28 VI 23 luglio 2014

di questi due edifici e sembra che


lestrema sintesi alla quale si fatto
ricorso rappresenti il dispositivo di
una grande rimozione rispetto alle
vicende del passato, ma anche rispetto a quelle della contemporaneit, della riunificazione, del trasferimento della capitale di nuovo a Berlino accompagnata dai fasti architettonici della nuova sede del Bundestag di cui siamo stati testimoni. Per
quanto non sia possibile riferire
compiutamente come ogni Paese
abbia affrontato il tema assegnato
da Koolhaas va riconosciuto che i
pi se ne sono fatti carico con particolare impegno e senza eludere le
questioni fondamentali.
Come il padiglione Francese, curato
da Jean Louis Cohen che ponendosi linterrogativo La Modernit, promesse ou menace? affronta le contraddizioni della grande accelerazione tecnologica della prima met
del secolo scorso, presentando e
commentando criticamente 101 interventi, uno per anno, dal 1914 al
2014 domandandosi ad esempio, se
la prefabbricazione pesante sia stata economia di scala o monotonia o
se i grand ensembles dhabitation
siano stati una salvifica eterotopia
o luoghi di reclusione. Ma anche
con ironia citando il film di Jacques
Tatie Mon Oncle, di cui si pu anche ammirare il bel modello della
casa ipermoderna che teneva in ostaggio i suoi abitanti, con leffetto di
trasformare un oggetto di desiderio
e uno status symbol in un ridicolo
meccanismo.
Oppure la Clokwork Jerusalem della
Gran Bretagna che ripercorre
litinerario storico che dalla Jerusalem di William Blake attraverso il
post-modernismo delle Arts and
Craft, il radicalismo delle Citt Giardino di Howard e lidealismo riformista delle New Towns del dopoguerra approda al Modernismo britannico che, per quanto pragmatico e
ancorato alla tradizione, ha generato il radicalismo di carattere tipologico insediativo degli Smithson,

lutopico meccanicismo degli Archigram, che hanno avuto come corrispettivo letterario il surrealismo fantascientifico di James Ballard. Un
modernismo che con la sua istituzionale ambizione di essere politicamente, socialmente e architettonicamente incisivo, ci suggerisce un
futuro che, per quanto sia oggi impensabile, potrebbe usare la stessa
immaginazione per elaborare gli
scenari e le strategie della contemporaneit.
O ancora Svezia, Finlandia e Norvegia, paesi non compromessi con
un passato coloniale che, nel loro
splendido padiglione dei Paesi Nordici, ci presentano con la mostra
Forms of Freedom gli esiti della collaborazione, avviata con i Paesi
dellAfrica Orientale negli anni 6080 del secolo scorso realizzando
numerosi edifici. Un repertorio di
icone di modernit architettonica
che avrebbero dovuto favorire crescita economica e benessere sociale, ma quasi sempre senza ottenere
i risultati auspicati.
Poi la Spagna, sempre esemplare,
che affronta il tema trattando il modo in cui la propria cultura architettonica ha saputo confrontarsi con
molte problematiche degli spazi interni a fronte dellevoluzione tecnologica e dellaffermarsi della questione energetica con una settantina
di casi a catalogo, dodici dei quali
realizzati negli ultimi dieci anni non
solo in Spagna e presentati con riproduzioni di sezioni prospettiche in
grande scala.
Ciascuna poi accompagnata da
una sintetica rassegna di possibili
riferimenti appartenenti allarchitettura spagnola del secolo scorso,
facendo reagire storia e presente.
Coinvolgente, per quanto un po nostalgico, il padiglione olandese dedicato alla rievocazione e celebrazione di Jaap Bakema, figura centrale del Movimento Moderno, che
coltiv lideale di una societ egualitaria e allo stesso tempo aperta,
democratica e inclusiva. Come ar-

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chitetto militante egli ha creduto
fermamente che larchitettura avrebbe
potuto
favorire
lemancipazione delle masse insieme a quella dellindividuo e, da alcuni filmati che lo ritraggono al lavoro, si nota con quanta ingenua immediatezza egli abbia progettato gli
spazi e le funzioni della citt razionalista. Open liniziativa del Centro Studi Jaap Bakema che programma di raccogliere proposte e
suggerimenti, validi oggi, per una
societ aperta che possa in qualche
modo portare avanti quegli ideali
(open.jaapbakemastudycentre.nl ).
Trai padiglioni dei paesi non europei
quello Cileno, premiato con il Leone
dArgento, con titolo Monolith Controversies affronta le problematiche
sociali e culturali della politica abitativa del governo di Salvador Allende. Politica perseguita con la prefabbricazione pesante simbolizzata
da un elemento edilizio standardizzato - un modulo di muro prefabbricato di calcestruzzo - utilizzato anche in Unione Sovietica per realizzare 170 milioni di abitazioni nella
seconda met del secolo scorso. Si
entra nel padiglione attraversando
la casa operaia di carattere piccolo
borghese e kitsch della quale sono
stati presi ad esempio soggiorno e
sala da pranzo della signora Silvia
Gutirrez con i 514 oggetti che ne
costituiscono larredamento. Questo
allestimento ci mostra come il singolo abitante abbia tentato di difendere la propria individualit caratterizzando labitazione assegnatagli
senza tuttavia poter evitare leffetto
claustrofobico dovuto alla dimensione degli spazi.
Si pu comprendere, soprattutto in
base al suo significato politico,
lassegnazione del Leone dOro al
padiglione coreano che propone
una improbabile ricomposizione della millenaria cultura del Paese misurandosi con linsanabile contraddizione seguita alla divisione in due
stati ideologicamente e politicamente contrapposti che da decenni
stanno perseguendo linee di sviluppo economico e sociale totalmente
alternative. The Korean Peninsula,
lentit geografica che attualmente
costituisce lunica realt comune,
assunta quale scenario di questa
scissione restituita in modo esemplare dalle immagini fotografiche di
Alessandro Belgiojoso che ha fatto
e documentato, ante litteram, un
impossibile viaggio tra i due paesi..
Poco comprensibile il padiglione Cinese intitolato Mountains beyond
Mountains nella consueta localizzazione alle Gaggiandre adiacente a
quello italiano, che sembra eludere
sostanzialmente il tema, lasciando

n. 28 VI 23 luglio 2014

al visitatore il compito di approfondirlo raccogliendo informazioni sulle


singole architetture rappresentate
attraverso 400 cartoline aventi come
soggetto edifici cinesi degli ultimi
100 anni. Lo scenario del padiglione
realizzato con la giustapposizione
e sovrapposizione di moduli, ottenuti dal recupero delle confezioni del
latte, a formare un paesaggio interno di spalti e gradoni per favorire la
sosta e momenti di socialit, alludendo alla stretta correlazione tra la
mostra e la vita reale.
Mountains beyond Mountains non
quindi una vetrina per architetti e
pretende di essere un evento a favore dellarchitettura ma eludendo le
questioni che hanno riguardato la
turbolenta storia del paese: la fine
delle dinastie imperiali, la Lunga
Marcia con lavvento del comunismo, la rivoluzione culturale e il capitalismo di stato della fase attuale.
Molto pi interessante del padiglione degli Emirati, la ricognizione presentata dal Regno del Bahrain Fundamentalists and Other Arab Modernisms, Architecture from Arab
World 1914 2014 (a Selection),
svolta su cento edifici individuati in
ventidue stati dal Marocco allIraq.
Nella brevissima introduzione al volume a disposizione dei visitatori in
migliaia di copie nel bellallestimento, larchitetto libanese Bernard
Khoury ci fa notare che levoluzione
dellarchitettura nel mondo arabo ha
accompagnato la nascita e lo sviluppo del progetto pan-arabo per la
costituzione di una grande unica
nazione, che coinciso, a sua volta,
con il germogliare del modernismo, i
cui semi vi arrivarono attraverso le
potenze coloniali europee: una contraddizione originaria che fece fallire
il progetto come condizionato dalla
assunzione di una modernit senza
basi e che favor la nascita dei nazionalismi e dei fondamentalismi. I
cento edifici rappresentano il tentativo di documentare leredit architettonica dellultimo secolo, in parallelo con specifici eventi politico sociali che si sono verificati durante lo
stesso periodo storico. istruttivo
osservare come, in molti casi, i progettisti di cultura islamica abbiano
assunto alcuni stereotipi dellarchitettura occidentale e come gli architetti occidentali abbiano cercato di
interpretare gli stilemi della tradizione islamica.
Tema ripreso con meno consapevolezza e incisivit dal Marocco che
anchesso gioca con il titolo della
Biennale che declina come Fundamental(ism)s proponendosi di interpretare il tema proposto da Koolhaas rispetto a ci che il Paese e il
suo territorio desertico hanno susci-

tato in quanto a scelte radicali e


sperimentali. Mentre una prima sezione illustra, in modo abbastanza
frammentario, il percorso storico dal
1914, una seconda sezione presenta i fantasiosi progetti del concorso
Abitare il Deserto, bandito per
loccasione, al quale hanno partecipato sia Stefano Boeri Architetti che
Ultra Architettura.
francamente difficile immaginare
cosa potr uscire dalle complesse
attivit programmate da Hans Ulrich
Obrist per il Padiglione della Svizzera per rivisitare il recente passato
dellarchitettura come mezzo per
comprendere il futuro, attraverso
una retrospettiva dedicata allo svizzero Lucius Burkhardt e allinglese
Cedric Price. Entrambi scomparsi
nel 2003 sono stati due grandi visionari per i quali ha assunto importanza particolare la pratica del disegno. Gli archivi dei loro disegni, visibili attraverso pareti vetrate ma
non accessibili al pubblico (sic), sono la componente fondamentale
dellallestimento di Herzog & de
Meuron ospitato nel padiglione.
Questo, per i sei mesi di durata della Biennale, dovr funzionare come
una mostra in costante evoluzione e
come scuola di architettura che metter in relazione i visitatori-studenti
con una rete internazionale di pensatori e ricercatori per riflettere sul
paesaggio contemporaneo.
Poich non possibile commentare
ogni singolo padiglione nazionale,
mi sono limitato ad alcuni che, mi
sembra, abbiano presentato le interpretazioni pi significative del tema oppure che labbiano ingiustificatamente eluso. In ogni caso, il
materiale su cui riflettere offerto a
tutti noi e le occasioni di studio per
gli storici, non solo dellarchitettura,
sono molto consistenti e danno riscontro al proposito di Koolhaas di
superare il monografismo autoriale
delle riviste e della pubblicistica,
cercando di parlare di architettura e
non di architetti.
C la possibilit di ricomporre il
quadro delle interazioni che si sono
avute a scala mondiale, in una nuova storiografia dellarchitettura che
dia conto dei reciproci influssi, anche se le circostanze che li hanno
favoriti sono state la colonizzazione
diretta e indiretta e la subordinazione politico culturale esercitata dai
paesi egemoni. Cercando tuttavia di
capire veramente come i processi di
modernizzazione siano stati declinati nei differenti contesti, ove si sia
avuto sviluppo e progresso oppure
solo crescita e sfruttamento.
Koolhaas non ha fatto una Biennale
partendo da ci che egli conosce
meglio ma proponendosi di mettere

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in luce proprio ci che tutti noi conosciamo meno. Ha ribaltato il
format della manifestazione da
unoccasione per informare e promuovere a unopportunit per ricer-

care e conoscere facendone, pi


che una mostra, un laboratorio.
Questo quanto ci stato prospettato allinaugurazione ma bisogner

vedere se le promesse potranno


essere mantenute.

Scrive Pietro Vismara a proposito del Seveso


Non mi molto chiaro quale sia il
progetto MM per le esondazioni del
Seveso sponsorizzato da Salvatore
Crapanzano. Spero che non sia
quello del nuovo scolmatore che

avrebbe riversato le acque dell'inquinatissimo Seveso nel pulitissimo


Ticino! Le esondazioni sono causate dalla troppo intensa urbanizzazione del Nord Milano ed l che il

problema va risolto, non scaricandolo ( la parola giusta) su chi invece


le sue risorse fluviali riuscito con
grandi sacrifici a preservarle.

Scrive Felice C. Besostri a proposito di elezioni e Citt Metropolitana


Poca attenzione si dedicata agli
aspetti procedimentali per la costituzione della citt metropolitana, un
ente atteso da oltre 20 anni. Con il
passare del tempo le soluzioni maturano o i problemi si incancreniscono. Credo che siamo nella seconda ipotesi, anche per la scelta di
farne organismi elettivi di secondo
grado. il trend inarrestabile del
momento: le elezioni dirette con sistemi maggioritari appartengono al
passato. La Corte Costituzionale
con la sentenza n. 1/2014 di annullamento parziale di parti essenziali
(premio di maggioranza e liste bloccate) del Porcellum ha posto dei paletti insuperabili in uno Stato di Diritto, ma siamo in Italia dove, grazie
all'autodichia del Parlamento ex art.
66 Cost., si pu approvare un Italikum pi incostituzionale del Porcellum.
Nel silenzio dell'opinione pubblica si
sta precostituendo una Corte Costituzionale al servizio del Governo,
pensate che a un certo punto era
emerso il nome dell'avvocato Ghidini, come frutto dell'accordo Renzi Verdini. La giustificazione delle leggi
elettorali maggioritarie era che per
la mitica governabilit dovevi sapere
la sera delle elezioni chi aveva vinto

e perci governer. Con le elezioni


di secondo grado si fa un passo in
AVANTI, perch saprai chi vincer
la sera prima delle elezioni. Il sistema quindi stato inaugurato per
citt metropolitane e province e sar
esteso al Senato.
Un vantaggio ulteriore che, secondo i soliti giuristi del principe, gli
artt. 48 e 51 Cost. non si applicano
alle elezioni di secondo grado,
quindi il voto non deve essere necessariamente libero, uguale e personale e non devono essere garantite le pari opportunit, anche di genere, nelle candidature. Se a ci si
aggiunge che il procedimento elettorale preparatorio si svolger in agosto la parola partecipazione popolare, anche nella forma pi modesta
di spettatori, sar esclusa dal vocabolario politico. Si aggiunga che la
fonte normativa principale di un processo elettorale costituita da una
Circolare del ministero degli Interni
per capire che protagonisti delle
nomine saranno dirigenti di Partiti,
che caso unico nei grandi paesi europei, non sono regolati da una legge e ci malgrado l'art. 49 della Costituzione.
Si capisce quindi l'amore per le liste
bloccate, che, se gli elettori sono

espropriati come tali, possono sempre recuperare un briciolo di influenza partecipando alle primarie di
quei partiti, che si fanno scegliere i
dirigenti dai passanti. staremo a vedere la fine di questo pasticcio, gi
ci son problemi nella platea degli
aventi diritto al voto come consiglieri
comunali con l'attribuzione dei pesi
elettorali. Ci si pu passare sopra,
garantisco che non ho intenzione di
occuparmi anche della legittimit di
queste elezioni, sono troppo occupato con la legge elettorale lombarda, anche se c' il rischio che il giudice penale arrivi prima di quello
costituzionale e amministrativo, e
con quelleuropea: il 3 settembre
sulla G.U. sar pubblicata l'ordinanza sulla legittimit della soglia d'accesso del 4%.
Un ultimo pensierino estivo perch i
francesi si eleggono gli organi metropolitani e gli inglesi quelli della
Grande Londra e noi no? Perch
dobbiamo fare le riforme che ci
chiede l'Europa e non dobbiamo
perdere il tempo, n con il bicameralismo n con organi rappresentativi eletti da una popolazione, che
vive al di sopra dei suoi mezzi. D'estate le cicale cantano e non votano.

Scriva Francesco Vescovi a proposito di Piazza Castello


Anche alla luce del bel dibattito che
avete organizzato sul tema dell'arredo urbano mi premeva sollecitare
un vostro commento sull'iniziativa
battezzata 'Atelier Castello'. Personalmente, ma ammetto di essere
poco informato al riguardo, trovo
l'operazione alquanto singolare per
una serie di motivi: Perch la Triennale si fa carico di una questione
che come mi pare sia emerso anche dal vostro dibattito - dovrebbe
essere affrontata dalla pubblica

n. 28 VI 23 luglio 2014

amministrazione? (Sospetto sia il


tentativo di eludere le difficolt di
una vicenda spinosa in termini di
consenso politico).
proprio necessario un processo di
partecipazione del genere per il disegno di quello spazio o si tratta di
retorica e fumo negli occhi per sostenere una visibile campagna pubblicitaria? Perch e con quale criterio vengono invitati ben undici studi
privati a titolo gratuito (ammesso
che sar davvero cos: suppongo

che l'iniziativa avr comunque dei


costi per il pubblico e almeno un
ampio ritorno d'immagine gratuito
per i partecipanti) a occuparsi del
tema? Non sarebbe stato forse pi
opportuno, allora, appellarsi al Politecnico quale sapere tecnico milanese al servizio della citt?
Oppure ricorrere a un bando pubblico come fu a suo tempo (nel 1999,
mi pare) per le Cinque Piazze? Non
sar forse che De Albertis confonde

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i suoi due ruoli di presidenza presso

l'Assimpredil e la Triennale?

Scrive Giampaolo Evangelista a proposito di Piazza Castello


Concordo con la visione del Professor Goggi (che ho avuto il piacere di
avere al Politecnico come insegnante di urbanistica) per quanto riguar-

da la pedonalizzazione di Piazza
Castello. Pedonalizzare Foro Bonaparte

sarebbe molto pi intelligente e razionale.

Scrive Alessandro Mercandalli a proposito di Pedemontana


Guardate che la Pedemontana, cos
come tutto il nuovo sistema autostradale intorno a Milano non c'entra
un tubo con Expo: stata progettata
molto prima che si iniziasse solo a

pensare a Expo e ha scopi che prescindono da esso. Che poi un minimo di beneficio possa comunque
trarne mi sembra oggettivamente
indiscutibile e che i finanziamenti

lumaca abbiano ricevuto un impulso


con la scusa di Expo altrettanto
innegabile.

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Estate al cinema
Anche questanno a Milano il cinema si pu vedere e godere anche
destate, da luglio a settembre:
allaperto con il programma ARIANTEO delle arene estive, quattro sedi
a Milano e una a Cinisello, in sale
centrali come Anteo e Apollo con
RIVEDIAMOLI con riduzioni speciali
un giorno alla settimana, allOberdan con le rassegne dedicate a
Tilda Swinton, Stephen Frears e Jim
Jarmush, e al cinema Beltrade che
da sempre propone pellicole di qualit. Per chi ha voglia e tempo di fare escursioni cinefile fuori porta,
lestate regala anche belle opportunit di vedere buon cinema e di incontrare i suoi protagonisti in luoghi
che meritano di essere visti, come a
Bobbio nelle colline piacentine, che
nella seconda met del mese di agosto ospita un festival di cinema
italiano curato dal regista Marco
Bellocchio.
Gli Anonimi Milanesi hanno selezionato per voi alcuni film, se li avete
persi, se li volete rivedere, se li volete consigliare, pescando tra blockbuster della passata stagione,
evergreen, nuovi arrivi e anticipi di
stagione, richiamando titoli che abbiamo gi recensito e proponendone di nuovi.
Tra i titoli che vi abbiamo proposto
da queste pagine potete ritrovare
interpretazioni eccellenti (Locke,
The Wolf of Wall Street, Nebraska,
Gigol per caso), ritratti di donne
forti (Venere in pelliccia di Polansky,
Philomena), pellicole di successo

n. 28 VI 23 luglio 2014

mainstream
(Monuments
men,
Grand Hotel Budapest, Jersey
Boys, Il capitale umano), piccoli e
indipendenti
film
stranieri
(Lunchbox, Ida) e italiani degni di
attenzione e troppo poco rimasti in
sala (Le meraviglie, La sedia della
Felicit, Piccola Patria, Smetto
quando voglio, In Grazia di Dio).
Per restare nella produzione nostrana,
chi
avesse
mancato
lappuntamento con lesordio di Pif,
pu recuperare La mafia uccide
solo destate, e rileggere gli anni
della mattanza mafiosa a Palermo
visti con gli occhi di un bambino.
Per proteggerlo e proteggersi la famiglia attribuisce i vari omicidi a ragioni personali delle vittime. Il ragazzo allinizio ci crede e addirittura
elegge Andreotti a mito; poi cresce,
capisce e diventa Pif.
Quasi a Ferragosto, il 13 si pu vedere o rivedere nel chiostro
dellUmanitaria, Sacro Gra, di Rosi,
premiato a Venezia nella scorsa edizione, dove la periferia pi disgraziata di Roma fa da contraltare alla
Grande Bellezza. Nulla bello,
neppure dove ci sono i soldi. Qui si
vive, lavora e sbarca il lunario.
O riflettere sul tema dellimmigrazione, attraverso lo sguardo anche ironico di un Docu-film fondato
su una storia vera accaduta nel novembre del 2013, Io sto con la
sposa che racconta come trovare
una soluzione originale e vincente a
un tema frequente dei nuovi migranti: come passare le frontiere che se-

parano lItalia dalla Svezia senza


dare nellocchio. un finto matrimonio
con un corteo di invitati.
Nella cineteca destate si trovano
anche due ritratti inediti: liconografico Alla ricerca di Vivian Meyer di John Maloof, su una tata con
la passione per la fotografia che silenziosamente ha ritratto i cambiamenti sociali con scatti degni dei
migliori fotografi, e lomaggio di Scola allamico regista Che strano
chiamarsi Federico, con una ricostruzione perfetta, piena di nostalgia
e tanto tanto amore per il cinema.
C anche loccasione di vedere Ridley Scott che dirige Cormac
McCarthy alla sua prima sceneggiatura originale. Con un cast stellare
The Counselor sulla carta era uno
dei film pi "hype" della stagione.
Purtroppo le aspettative si sono rivelate mal riposte: un plot squinternato, dialoghi interminabili dove tutti
sfoggiano le competenze filosofiche
di un docente di filosofia morale
dell'Universit di Tubinga. I tempi di
I Duellanti, Alien e Blade Runner
sono lontani, lontanissimi anche se
c' sempre qualcosa nelle recenti
opere non riuscite di Ridley Scott
che ti si appiccica addosso e rimane
in memoria e ci sono momenti in
The Counselor in cui il Male nella
sua spaventosa, ineluttabile banalit
fa veramente paura e la paura un
ingrediente sempre pi raro nel cinema Americano. Scott e McCarthy
qui dipingono la quieta, spaventosa

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(ir)ragionevolezza dell'Orrore e a
tratti ci riescono benissimo.
Guardando al miglior cinema europeo, merita attenzione invece un
piccolo capolavoro francese Moliere in bicicletta, dove si ride e si
pensa. Gauthier un attore che ha
avuto successo al cinema e in TV, e
vuole tornare a recitare in teatro
portando in scena Il Misantropo di
Molire, insieme a un amico e collega. una sfida intellettuale
nellandare a fondo del testo, un reincontrarsi di due uomini per cui il
teatro stato la vita, e, infine,
unulteriore prova di come il grande
teatro sia sempre moderno e i suoi
temi attuali. In un film leggero, gradevolissimo, nella sferzante Ile de
R, sentiamo tutte le ragioni del Misantropo, la sua autenticit, la sua
forza, eppure noi umani sappiamo
di essere pi simili a Gauthier.
Imperdibile un grande classico come Ninotchka, allUmanitaria il 28
luglio, unico film in cui la Garbo ride,
un piccolo gioiello. Commedia esilarante di Lubitsch del 1939, sceneggiata anche da Billy Wilder che
ironizza sul grigiore e la rigidit del
mondo sovietico. Greta Garbo un
tetra funzionaria bolscevica, inviata
a Parigi per controllare il lavoro di
tre emissari russi che si stanno facendo fuorviare dal mondo capitalistico e soprattutto dalla ville lumire.
Ovviamente si innamorer di un nobile charmant e la sua vita cambie-

r. Per il tema ne fu vietata la visione nei paesi del blocco comunista.


Abbinata vincente di cinema e musica al Conservatorio. Luned 28
luglio dove la visione di Bling Ring
di Sofia Coppola introdotta da un
concerto dal titolo Sax e America
(inizio concerto ore 20.30), mentre
gioved 31 luglio il concerto prevede
musiche di Bernstein, Gershwin,
Ellington prima di Saving Mr. Banks,
con Tom Hanks che veste i panni di
Walt Disney che vuole acquistare i
diritti di Mary Poppins dalla scrittrice
Pamela Travers, interpretata da
Emma Thompson.
AllOberdan dopo la rassegna su
Tilda Swinton e prima di quella su
Jim Jarmush, caldamente consigliati
i 10 film dellinglese Stephen Frears,
da My beautyfull laundrette, sceneggiato da Kureishi con un biondo,
bellissimo e giovanissimo Daniel
Day Lewis, al pi recente e costoso
The Queen.
Il Cinema Beltrade, propone anche
in estate una programmazione articolata con titoli diversi per ogni
spettacolo. Programma in costruzione.Qualche anteprima arriva da
Cannes e dintorni: Party Girl, Barbecue, Pazza Idea, nelle arene estive e Cheatin, il film di animazione
del maestro Bill Plympton premiato
questanno al Future Fest di Bologna, allOberdan dal 22 al 27 luglio
Due richiami a Festival estivi di diverse dimensioni, in luoghi facilmen-

te raggiungibili da chi resta in citt.


Dal 6 al 16 agosto, il Festival di
Locarno, con le proiezioni nella
piazza centrale della citt. Il 16 agosto in Val Trebbia si apre il Bobbio
Film Festival, con la direzione artistica di Marco Bellocchio. Quindici
giorni di proiezioni e incontri nel
Chiostro di San Colombano o nel
cinema Le Grazie, con presenze
annunciate dei migliori film, registi,
attori italiani dellanno. Il programma
sar a breve sul sito del Festival.
Un saluto cinefilo da Adele H., Tootsie, Dorothy Parker, Tom Doniphon.
Ci rivediamo in diretta a settembre.
ARIANTEO:
Location delle arene estive: il cortile
di Palazzo Reale, il conservatorio
Giuseppe Verdi, Il Chiostro dei Glicini dellUmanitaria, Piazza Castello
e Villa Ghirlanda a Cinisello.
Qui trovate info e programmi complete:
Milano
Cinisello
RiVediamoli
Cinema Apollo, tutti i marted fino al
30 settembre, 4 spettacoli dal pomeriggio, Euro 2,70
Cinema Anteo, tutti i gioved fino al
2 ottobre, (4 spettacoli dal pomeriggio), Euro 2,70.
Tootsie

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Bohme per voci e pianoforte
A Milano la musica andata anche
lei in vacanza, al mare o in montagna, lasciandoci ben poche occasioni di ascolto per lo pi nelle chiese, al riparo della grande calura estiva, o con quelle forme di contaminazioni di cui abbiamo riferito la
scorsa settimana. Roma, pi fortunata, ha (o avrebbe, ora vedremo
perch) una stagione lirica estiva di
tutto rispetto grazie anche a quello
spettacoloso spazio delle Terme di
Caracalla che sembra in concorrenza con lArena di Verona (che inizi
le sue stagioni estive nel 1913 per
cui questanno inizia il secondo secolo di programmazioni!).
In questi giorni alle Terme di Caracalla in programma una importante Bohme diretta dal giovane milanese Daniele Rustioni con rega e
scene - spettacolari e sorprendenti di Davide Livermore: 3.500 posti,

n. 28 VI 23 luglio 2014

tutti esauriti sia per la prima di luned 14 luglio che per le repliche.
Sennonch allultimo momento met orchestra decide di scioperare e
allaltra met non resta altro da fare
che presentarsi sul palcoscenico
per chiedere scusa. Abituati come
siamo ai capricci scaligeri, noi milanesi non possiamo neppure permetterci un sorrisetto. Ma siccome in
Italia siamo ricchi, soprattutto lo sono i teatri dellopera, possiamo permetterci tranquillamente di restituire
i 3.500 biglietti ai turisti provenienti
da mezzo mondo (senza ovviamente tralasciare di saldare il conto sacrosanto del direttore, dei cantanti e
di tutti coloro che avrebbero fatto
volentieri lo spettacolo).
Cos stava per accadere, ma bisognava comunque fare qualcosa per
quei tanti poveri cristi che nel frattempo si erano presentati alle Ter-

me, tutti in ghingheri nella torrida


estate romana, anche dopo aver
risolto il problema dei biglietti. In
questi casi gli italiani diventano geniali e sanno dare il meglio di s; a
Roma hanno dato una prova sublime di immaginazione.
Ricordate quando Muti alla Scala in
una identica circostanza era il 2
giugno 1995 si mise al pianoforte
e mand in scena una Traviata accompagnandola da solo al pianoforte, senza orchestra, ottenendo peraltro un grande successo personale? Un episodio simile, ma finito
peggio, era gi accaduto lo scorso
gennaio, sempre allOpera di Roma
ma al Teatro Costanzi, con il dittico
di Ravel L'heure espagnole e
L'enfant et les sortilges che doveva
essere diretto da Charles Dutoit (violinista) e che fu annullato perch
non si trov un pianista disponibile.

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And meglio due anni fa al Maggio
Musicale Fiorentino con una Anna
Bolena di Donizetti salvata in extremis da Andrea Severi il pianista del Teatro che sotto la direzione di Antonino Fogliani (sostituto del
fortunatissimo Roberto Abbado)
si mise al pianoforte proprio come
fece Muti.
Alle Terme di Caracalla invece Rustioni e il sovrintendente Carlo Fuortes, al momento di alzare il sipario,
vista persa la partita con i professori determinati a incrociare le braccia, chiedono alla pianista che aveva lavorato con i cantanti durante
tutte le prove di mettersi al pianoforte e di sostituire lorchestra. Ma
mentre Riccardo Muti ventanni fa si
era limitato a una carrellata di arie
dallopera Enrica Ruggiero - la pianista preparatrice - ha eseguito
lintera opera, a partire da Questo
Mar Rosso mi ammollisce e assidera fino al disperato Mim! di Rodolfo. E alla prima andata cos
bene che ha dovuto ripetere lexploit
anche alla recita successiva quando
avendo i sindacati confermato lo
sciopero il sovrintendente ha deciso di offrire lo spettacolo gratuitamente (non sappiamo cosa sia accaduto alle repliche successive).
Ho voluto raccontare questa storia
non milanese un po perch ci assomiglia purtroppo molto, vista

laffinit elettiva fra gli orchestrali dei


grandi teatri di Milano, di Roma, di
Firenze (pare che tutte le orchestre
siano eguali, da questo punto di vista, ma non ricordo uno sciopero
dellorchestra Verdi, nonostante le
enormi difficolt economiche che ha
attraversato negli anni passati che
sono ricadute principalmente sulle
spalle dei musicisti), e un po per
dire che la musica pu far fare veri
miracoli: non stato niente di eccezionale, il Teatro mi ha chiesto di
suonare e io ho fatto in modo che lo
spettacolo andasse in scena ha
detto la Ruggiero ai giornalisti dopo
gli applausi degli spettatori entusiasti, dimostrando di essere una
grande professionista e di possedere lopera pi che perfettamente.
Il ruolo degli accompagnatori di
cantanti dopera e di liederistica, dei
collaboratori di sala, o dei maestri
preparatori non compare mai sui
cartelloni ed sempre stato considerato assai poco al di fuori del
mondo degli addetti ai lavori, nonostante che il successo di uno spettacolo dipenda da loro in grandissima da parte. Enrica Ruggiero una
di loro, una giovane pianista nata e
cresciuta fra Pistoia e Lucca (forse
per questo ha Puccini nel cuore!)
che da dieci anni lavora per il Teatro
dellOpera di Roma (ma lo ha fatto
anche per la Staatsoper di Vienna)

e che si trovata improvvisamente


a sostenere il peso di unintera opera lirica, sola con il suo pianoforte in
mezzo al golfo mistico, per tre ore e
davanti a un pubblico arrabbiato e
deluso. Credo si sia meritata quegli
applausi uno per uno e che abbia
definitivamente conquistato ai maestri preparatori come lei il diritto di
comparire sulle locandine dellopera
insieme a quelli dei direttori e dei
cantanti.
E con questa nota, totalmente al di
fuori dalle mura milanesi, la rubrica
si congeda dai suoi lettori e d loro
appuntamento a settembre.
.. a Milano destate..
estate allAuditorium
BBC Earth Concert 24 luglio, 28 e
31 agosto, 2 settembre
Festival Tango
diretto da Luis Bacalov
dal 27 luglio al 24 agosto gioved
sera e domenica pomeriggio
Festival Internazionale di Musica
Antica
che dal 15 luglio al 28 agosto ci
offrir la frescura delle pi belle
chiese della citt assolata
(www.lacappellamusicale.com)

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Michele Mari
Roderick Duddle
Einaudi, Torino 2014
Pp. 496, euro 22
Roderick Duddle un romanzo insolitamente bello: da comprare e
portarselo dietro, nelle vacanze.
un romanzo davventura, nel senso
letterale del termine, dove la ventura (la fortuna) ora sorride, ora volta
le spalle e spesso lo fa con sovrana
indifferenza, al di fuori di schemi
preordinati. La storia ha il colore e il
sapore dei romanzi di Dickens e di
Stevenson: Roderick Oliver Twist
ma, verso la met del racconto,
quando prende il mare, diventa Jim
Hawkins. I modelli, per, non bastano a spiegare la fantastica ridda di
eventi che si susseguono a ritmo
frenetico, tra bordelli, conventi e rotte marine coi sapori di Moll Flanders
di Defoe e del romanzo picaresco.
Di questultimo ritroviamo il ritmo;
del romanzo dappendice il modo
accumulativo col quale gli eventi

n. 28 VI 23 luglio 2014

accadono, si intersecano, si stratificano. Ma, a differenza del romanzo


dappendice, non si richiede alcuna
partecipazione del lettore alle storie
dei personaggi: la loro letterariet
evidente, esibita; ma al lettore non
concesso prendere le distanze: il
gioco di seduzione rapido e il coinvolgimento inevitabile.
Le memorie letterarie sono tante,
ma lasciamo al lettore il gioco della
ricomposizione del mosaico e spostiamo lattenzione sullauctor. A differenza dei suoi modelli, egli non si
dimentica affatto di s: sempre l,
non ingombrante, ma necessario. Al
modo di Dorothy ne Il mago di Oz,
di Bastiano ne La storia infinita, nelle pagine iniziali, Michele (non pi
auctor, in quel punto, ma personaggio stranito e indifeso) fugge da un
mondo in cui si trova a disagio ed

entra a capofitto in una storia fantastica. E se, allinizio, riottoso e si


aggrappa disperatamente alla sua
identit (In verit io mi chiamo Michele Mari), nella seconda
parte della cornice, che chiude il
romanzo, non vorrebbe pi tornare
indietro (Nooo! Voglio essere Roderick! Voglio essere Roderick!).
Dentro la cornice la storia.
E nella storia, al modo di Boccaccio,
il narratore affabula col colore di
una narrazione orale: si ferma,
chiama il suo lettore, lo vezzeggia,
lo coccola, lo insulta. Lui vuole un
lettore dentro il libro, in un gioco
continuo di seduzione che rappresenta il doppio pi vistoso in una
fantasmagoria di doppi: la badessa calcolatrice e suor Allison la desiderata; la Grassa e la Magra; Leroy e McLane e molti altri per chiu-

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dere su quello centrale di Roderick
e Michael-Roderick. Ma doppio
da riferire alla natura bivalente di
molti personaggi: come Jones, per il
quale il crimine e la violenza sono
connaturali ma che, nel fondo, mostra un animo insospettabilmente
puro.
Roderick non fa eccezione: un
monello sveglio (capace di valutare
con esattezza, dotato di spirito
davventura, intelligente nei rapporti
umani, reattivo) che mostra, nel finale, una inaspettata natura remissiva. Forse perch quel che gli interessa raccontare: a modo suo e
non tutto. Roderick sceglie con sapienza cosa raccontare; costruisce
a suo modo la storia e Michael
pende dalle sue labbra. Come il lettore del romanzo, preso di continuo
in contropiede e soggiogato: quasi
niente va nella direzione prevista e
questo lo incuriosisce; il premio, la
sanzione, il riconoscimento non rispondono ai canoni cui abituato: e
non riesce a distaccarsi dalla pagina.
La storia di Roderick si svolge in un
piccolo universo coerente (rappre-

sentato nella piantina collocata


allinizio del volume), con le sue regole, le sue omissioni, le sue possibilit. Il quelluniverso domina la
legge del potrebbe essere e dello
sviluppo imprevisto, come dichiara
lo stesso Mari: Scrivendo Roderick
Duddle mi sono divertito a sviluppare lo spunto di partenza, che era
tutto quello che avevo (un orfano
miserabile che potrebbe ereditare
un'immensa fortuna), complicando
la trama a ogni paragrafo; a un certo punto mi sono reso conto del
sovraccarico narrativo, ma anzich farmene angosciare ne ho dedotto una sorta di euforia affabulatrice; finch l'istinto, a una trentina di
pagine da quello che si sarebbe rivelato il finale, mi ha suggerito di far
convergere tutte quelle fila in una
sintesi semplificatrice. (1)
Gi, perch un libro va finito; un
racconto non pu continuare in eterno. Cos Michael, che avrebbe
potuto diventare antagonista .;
cos Jones, che avrebbe potuto essere punito.; cos la Badessa che
avrebbe potuto appropriarsi . .No:

non possiamo svelare come la storia di Roderick si chiuda.


Ma possiamo, invece, tornare alla
cornice, in una citt sconosciuta,
enorme, grigia e sporca, con palazzi
altissimi e strane carrozze che si
muovevano senza cavalli, e tanti fili
tesi fra le case, e tipi di lampioni
rossi e verdi mai visti prima. Quel
posto era orribile, e orribili erano le
facce della gente.
E l Roderick perde la sua identit, il
piacere dellimprevisto, la maga
dellavventura. Come (forse) Michele; come gli abitanti di quella citt
sconosciuta (ma: Questa citt, rispose lo spazzino, si chiama Milano). C, per, una via di scampo:
buttarsi a capofitto in un libro e sentirsi per tutto il racconto Roderick,
Michael, Jones, Allison, Havelock,
la Magra e chiss potrebbe bastare sentirsi anche la stralunata,
fasulla Lady Pemberton.
Giuliana Nuvoli
(1) http://www.einaudi.it/speciali/Mi
chele-Mari-Roderick-Duddleintervista
.

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Reverence: estate 2014
Anche questanno si parlato, per
fortuna, di danza. Sipario si chiude, dopo aver presentato le emozioni che tut e punte hanno regalato agli spettatori e ai lettori, e fa la
sua reverence. Prima del saluto di
congedo, che non una morte del
cigno, ma semmai di unaraba fenice, ArcipelagoMilano vi vuole
accompagnare, perch la voce di
Tersicore non smetta di parlare anche in vacanza.
Il viaggio di Tersicore parte dal Nordeuropa, in cui partito il tour della
compagnia Alvin Ailey American
Dance Theater. Dal 25 giugno al
13 settembre la compagnia New
York si esibir a Oslo (Norvegia),
Copenaghen (Danimarca), Francoforte, Colonia e Monaco (Germania)
e Zurigo (Svizzera), portando in
scena lo spirito afroamericano della
modern dance, entro cui nel 1958
nata la compagnia di danza. Immancabile sar Revelations, il manifesto poetico-programmatico della
compagnia. Negli anni appena seguenti al rifiuto di Rosa Parks e al
boicottaggio degli autobus di Montgomery, gli anni che hanno preparato la resistenza non violenta di
Martin Luther King, Ailey con Revelations decise di esplorare la religion. 28 VI 23 luglio 2014

sit dei gospel, dei sermoni cantati


dei pastori battisti, dellholy blues,
con un inconfondibile stile che fonde
la modern dance (da Martha Graham) con i ritmi africani dei balli tradizionali e dei work song. Nel repertorio Ailey sar presente anche
Grace, una danza di veli bianchi che
richiama lintensit dellAfrica orientale e le melodie del blues, in cui i
movimenti si alternano da una fluidit
tutta
contemporanea
a
unesplosione di vitalit e ritmo: famoso e carico di espressione
lassolo dellangelo-danzatrice.
Con un salto Tersicore superer le
Alpi e scender in Italia con il Roberto Bolle &Friends dal 19 al 29
luglio. A Genova, a Roma (Terme di
Caracalla), allArena di Verona, a
Trieste e a Torre del Lago (LU) il
grande toile internazionale porter
in scena un programma ancora inedito, ma di nuovo con i colleghi
doltreoceano dallAmerican Ballet
Theatre e dal Boston Ballet (come
Petra Conti, gi sua collega al Teatro alla Scala, ora principal a Boston). Grande successo hanno
sempre riscosso gli eventi di Bolle,
che sono stati grandi collettori e
promotori della danza e del balletto,

anche tra il pubblico non specializzato.


Volgendo, infine, il piede, la danza
di Tersicore arriva a Milano. Anche
in estate, tra la fine di luglio e i primi
di agosto, non mancheranno spettacoli, per coloro che trascorreranno
i giorni di ferie in citt. Per la prima
volta in Italia, il noto cabaret di Avenue Gorge V.me di Parigi, il Crazy
Horse, esibisce la propria sensualit tutta burlesque, piume e paillets
al Teatro Nuovo di Piazza S. Babila:
lo spettacolo Forever Crazy, porta
sul palco il numero che dal 1989
apre tutti gli spettacoli del cabaret,
God Save Our Bare Skin (Dio salvi
la nostra pelle nuda), come omaggio al pap del Crazy Horse, Alain
Bernardin. Il teatro trasforma la propria cavea, classicamente arredata
con le poltrone in file, in una trasposizione del locale parigino, con i tavoli e candelabri e lo champagne.
Infine, allIdroscalo saranno presenti
alcune compagnie milanesi e non,
come il Balletto di Milano, che
rappresenter un omaggio danzato
alla canzone francese (Edith Piaf
&Co.) in Chansons e una revisione
del Bolero di Ravel (coreografie di
Adriana Mortelliti); i ragazzi di
Physical Theatre, che propongono
19

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Something, una creazione che fonde larte tersicorea con quella circense e la recitazione, in uno spettacolo di acrobazie, virtuosismi e

ironia; il calore gitano della Compaa Flamenca Contratiempos, con


la neocreazione della milanese Maria Giordano Dime que me quieres

(Dimmi che mi ami) in puro stile


flamenco dellAndalusia.
Domenico G. Muscianisi

Festival e non solo a teatro


Questo dovrebbe essere un pezzo
sui festival estivi di teatro, ma visto
che alcuni sono gi finiti (da poco
come il Festival di Santarcangelo e
il Festival delle Colline Torinesi, o
da tanto come, fra gli altri, il Festival
di Castrovillari o il Giardino delle
Esperidi) rinuncio ad avere un approccio omnicomprensivo e inizio
parlando daltro, di uno spettacolo
che io mi sarei immaginato pi invernale, se non altro per la
location, la Sala Grande del Teatro
Franco Parenti. Si tratta di Dipartita
finale, scritto e diretto da Franco
Branciaroli, programmato dal 21 al
25 luglio, che vede in scena, oltre
allo stesso Branciaroli, altri tre monumenti del teatro italiano: Gianrico
Tedeschi, Ugo Pagliai e Massimo
Popolizio. Probabilmente la scelta
inusuale del periodo stata fatta
perch, durante i mesi di stagione,
non sarebbe stato possibile averli
tutti e quattro contemporaneamente
liberi, e questo sta a testimoniare,
se
ce
ne
fosse
bisogno,
leccezionalit dellevento. Il testo di
Branciaroli ricorda Beckett fin dal
titolo, dalla trama e dal nome dei
personaggi: Pol, Pot e Supino. I tre
sono clochard che aspettano la fine
in una baracca lungo il Tevere e ri-

cevono la visita della morte, armata


di falce e interpretata dallo stesso
Branciaroli che dichiara: Il soggetto
apparente la morte ma , invece,
unestenuante battaglia per la vita,
un disperato ritardare lagonia. La
parodia, unica speranza per non
ridere delle cose serie.
Ma veniamo davvero ai festival e,
procedendo esclusivamente in ordine temporale, il primo di cui parlare
il Volterra Teatro Festival, che
animer il carcere e i dintorni dal 21
al 27 luglio. Ci sar, fra le altre proposte, lo spettacolo di Armando
Punzo con la compagnia dei detenuti del carcere La fortezza, Santo
Genet.
Dal 24 al 27 luglio a Soliera avr
luogo lArti Vive Festival, con gli
esiti del progetto Rabbia, condotto
da Cristian Ceresoli al Teatro Valle
Occupato, la stand up comedy di
Riccardo Goretti e un grande concerto organizzato il 26 luglio
dalletichetta Tempesta.
Dal 25 luglio al 2 agosto a Lari si
terr la XVI edizione del Collinarea
Teatro Festival, con un programma
molto interessante che, oltre a proporre compagnie gi affermate come Babilonia Teatri e Teatro Minimo
(ci sar la prima nazionale del Ric-

cardo III di Michele Sinisi) d grande spazio anche alle nuove realt.
Dal 25 luglio al 3 agosto ci sar Teatro a corte, che porta il teatro europeo a Torino e nelle dimore sabaude.
A Roma dal 1 al 9 agosto ci sar il
Padiglione Ludwig Festival, con in
scena, fra gli altri, Emma Dante,
Daniele Timpano, Moni Ovadia e
Iaia Forte con un testo di Paolo Sorrentino.
Nonostante il conflitto dinteressi,
non posso non parlare del Festival
Castel dei Mondi di Andria, dal 21
al
31
agosto
che,
oltre
allimperdibile Mio padre era come
un figlio per me dei Fratelli Dalla Via, alla prima di Namur di Antonio
Tarantino e agli spettacoli di Babilonia Teatri, Danio Manfredini e Arturo
Cirillo, vedr il debutto del mio testo
Homicide House, con la regia di
Marco Maccieri.
E per chi stanco del teatro italiano
e almeno destate vuole respirare
aria pi internazionale, vi ricordo
che dall8 al 31 agosto a Edimburgo
ci sar come ogni anno lEdinburgh
International Festival.
Buone vacanze.
Emanuele Aldrovandi

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Diocesano e Brera per le lunghe sere destate
Anche questanno il Museo Diocesano apre le porte delle sue collezioni in orario serale. Si avr modo
cos di poter ammirare i grandi
classici del Museo, come la Collezione Crespi, 45 tavole antiche a
fondo oro, spaziando fino al contemporaneo, con le sale dedicate a
Lucio Fontana e alla scultura novecentesca, senza per dimenticare le
nuove acquisizioni, su tutte la Collezione Antonio Sozzani con i pregiati
disegni di grandi artisti, italiani e
stranieri.
Se tutto questo non bastasse, ecco
che nel consueto spazio dedicato
alle mostre temporanee trova posto
una retrospettiva interessante, quella di Gabriella Benedini. Transiti e
incontri infatti il titolo di un percorso cronologico che propone allo

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spettatore un viaggio attraverso la


ricerca e la vicenda artistica della
Benedini, artista cremonese classe
1932.
L'esposizione ha inizio con un grande lavoro che fa parte del ciclo I Teatri della Melanconia, indagine che
allinizio degli anni ottanta ha portato lartista a interessarsi del significato profondo e mistico dellalchimia. Segue poi, come tematica di
indagine, l'interesse per il mondo
del mito, concretizzato nell'evocazione della storia di Psiche, un modo per per continuare il tema gi
indagato in precedenza: lunione di
mondo terreno e divino. Ecco dunque la Porta del cielo, le Vele di
Psiche e le Nozze di Psiche.
Spunto per altre metamorfosi e indagini ora il tema del Viaggio, sin-

tetizzato dalle Vele o Memorie del


vento: tre grandi sculture verticali
dalla forma concava che possono
accogliere il vento o memorie di
viaggi lontani. Ad esse si affiancano
una grande opera rotonda, allusione
al mappamondo, intitolata LEco del
mondo, e dodici piccole mappe fatte
con antiche scritture.
Allo spazio si sostituisce ora la profondit del tempo, scandita dai sette
Metronomi, affiancati da un altro
strumento di misurazione, lAstrolabio, scultura di ferro e legno. Non
manca la musica in questa ricerca a
360 gradi, che prende forma nella
sala delle Arpe, sculture polimateriche di grandi dimensioni, cui si affiancano piccoli strumenti fantastici,
ottenuti attraverso l'assemblaggio di

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materiali di recupero: la possibilit
combinatoria infinita e suggestiva.
Tempo, musica, scrittura, tutto si
mescola e confluisce nel dialogo di
una Meridiana con le sculture pensili e con i Libri, posati su leggii
come fossero spartiti. Concludono
la rassegna due film di artista, Diutop (Il giorno di utopia) e Il deserto,
realizzati in super 8 negli anni Settanta.
Biglietto scontato e orario serale.
Farsi due passi fino in Porta Ticinese val bene la pena.
Cos come un orario speciale lo applica anche la Pinacoteca di Brera,

che per tutti i venerd di luglio far


orario continuato fino alle 21.30.
Unoccasione in pi per visitare anche, nelle Sale XXIX-XXX, la mostra
Antonio Lpez Garca, Caravaggio.
Cena per due, pittura della realt,
con opere a confronto dei due artisti, Caravaggio il grande e il contemporaneo Lopez Garcia, definito
come il pi grande dei pittori realisti da Robert Hughes nel New York
Times. Grazie a un inedito allestimento che vede La Cena di Lpez
Garca di fronte alla Cena in Emmaus di Caravaggio, il pubblico assister a un dialogo senza prece-

denti tra due Maestri della realt, a


partire da un soggetto iconografico
caro anche allExpo 2015.
Museo Diocesano Dal 24 giugno al
30 agosto 2014: mar-sab: 19-23 La
biglietteria chiude alle ore 22.30
INGRESSO RIDOTTO A 5 EURO
Pinacoteca di Brera Antonio Lpez
Garca - Caravaggio Cena per due,
pittura della realt 1 luglio - 7 settembre Orario di apertura: mar, mer,
gio, sab, dom 8.30 - 19.15 ven 8.30
- 21.15 euro 6,00 Intero euro 3,00
Ridotto

La genesi della bellezza di Salgado


Un fotografo tra i pi amati inaugura
il nuovo Palazzo della Ragione.
Nuovo perch finalmente il Comune
di Milano ha deciso di usare lo storico palazzo per farlo diventare il centro deputato ad accogliere qualcosa
di continuativo, nello specifico mostre di fotografia. Dopo la chiusura
di Spazio Forma, si tenta di ripartire
puntando sul riutilizzo di un edificio
centralissimo e davvero suggestivo,
a contatto con una forma espressiva
tra le pi amate degli ultimi anni.
Ecco perch per la prima mostra in
loco si scelto di partire davvero in
grande con il progetto Genesi,
lultima fatica del brasiliano Sebastiao Salgado.
Genesi un progetto decennale,
iniziato nel 2003 e concepito, usando le parole di Salgado stesso, come un canto damore per la terra e
un monito per gli uomini. Un viaggio
fatto di 245 scatti in bianco e nero
divisi in cinque sezioni per raccontare un mondo primigenio e ancora
puro, un mondo fatto di animali, natura e uomini che vivono insieme in
armonia ed equilibrio. Quello stesso
equilibrio che viene rovinato ogni

giorno dalla noncuranza della maggior parte del mondo civilizzato,


che sembra dimenticarsi delle sue
stesse origini.
Sono a tratti commoventi le immagini presentate, dagli scatti dei maestosi ghiacciai del circolo polare
artico, alle dune del deserto che
creano disegni quasi perfetti, passando per tutti i cinque continenti.
Montagne, foreste pluviali, canyon,
animali della savana o mandrie di
renne, pinguini e iguane, abitanti di
trib quasi estinte con tradizioni per
noi quasi intollerabili alla vista, come la scarificazione, scorrono davanti agli occhi dello spettatore per
ricordagli la ricchezza e la vastit
del nostro mondo. Cos era allinizio,
cos dovr essere sempre, sembra
ammonire Salgado.
Un vero e proprio atlante animale e
antropologico, che diventa non solo
un viaggio affascinante alla scoperta del nostro pianeta, ma soprattutto
un grido di allarme per cercare di
riparare ai danni fatti e alla preservazione della flora e della fauna
mondiali.

Una immersione a tutto tondo quella


di Salgado, non solo perch il fotografo stesso ha vissuto per diverso
tempo in ambienti estremi e a contatto con la natura pi vera, ma anche perch Salgado porta in mostra
frammenti di mondo che sembrano
essere lontanissimo da noi, come le
immagini delle trib del Congo, dei
Boscimani e degli indigeni brasiliani,
ritratti davvero in totale armonia con
il proprio habitat naturale.
Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo fatto una scoperta molto interessante: circa il 46% del mondo
ancora come il giorno della genesi
ha detto Salgado in conferenza
stampa, aggiungendo che insieme
tutti possiamo continuare a fare in
modo che la bellezza della Genesi
non scompaia mai.
Genesi, Sebastiao Salgado Fino al
2 novembre Milano, Palazzo della
Ragione Orari: mar - merc - dom:
9.30-20.30 giov - sab: 9.30-22.30
Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8,50
euro.

Decollages e retro daffiche: Rotella torna a Milano


Mimmo Rotella. Dcollages e retro
daffiches, la mostra curata da
Germano Celant che tenta di ricostruire in modo puntuale la nascita e
lo sviluppo dellarte di Rotella, noto
ai pi per i famosi manifesti strappati. La retrospettiva soprattutto una
ricognizione incentrata sugli anni
giovanili dellartista, e grazie a circa
centosessanta opere presenti, si
focalizza sul periodo che si estende
dal 1953, anno delle prime sperimentazioni sul manifesto lacerato,
per arrivare al 1964 quando Rotella
partecipa alla XXXII Biennale di Venezia.
Il percorso dellesposizione, costruito curiosamente a ritroso, analizza

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alcuni momenti fondanti dell'inizio


della carriera dellartista. Il visitatore
partendo dalla prima sala, il trionfo
di Rotella in Biennale nel 1964, avr
modo di assaporare quegli anni vitali, frenetici e ricchi di sperimentazioni artistiche. Iniziando dalla fine si
arriva gradatamente a comprendere, passo dopo passo, perch Rotella inizi a strappare e usare manifesti pubblicitari presi dalla strada,
quegli stessi manifesti che diventarono il suo marchio di fabbrica.
Il clima vivace dellepoca testimoniato anche dalla scelta, tre o quattro per sala, di opere di altri artisti,
pi o meno direttamente legati a
Rotella. Amici, colleghi, esempi ispi-

ratori e a lui contemporanei sono


affiancati ai manifesti per testimoniare di una influenza forte e reciproca, di un modo altro di intendere
larte, unarte che si concentrava
sulla materia, i materiali poveri e
soprattutto limmagine, dallesplosione della Pop art in poi. Iniziando
dai futuristi Marinetti e Prampolini, il
percorso di Rotella si arricchisce
grazie agli influssi fondamentali di
precursori come Kurt Schwitters e
Hannah Hch; passando poi per
Jean Fautrier, Alberto Burri, Lucio
Fontana, Piero Manzoni, Raymond
Hains, Andy Warhol e Michelangelo
Pistoletto.

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Dal linguaggio maturo del 1964
allintuizione della lacerazione del
1953, il percorso della mostra racconta un artista complesso e presente nel suo tempo, come dimostra
anche la vicinanza al Nouveau Realisme, movimento fondato dal critico
Pierre Restany, quasi un parallelo
europeo della Pop art americana.
Ed proprio allinizio degli anni 50
che Rotella arriva al manifesto,
alluso dellimmagine pop e rivisitata: il manifesto pubblicitario usato
come mezzo per avvicinarsi alla vita
reale. Nasce il decollage, lo strappo

dai muri di manifesti che vengono


assemblati su un supporto dallartista, che li lacera poi una seconda
volta grazie a pennelli o raschietti.
Contemporaneamente a queste opere, Rotella inizia anche a sperimentare i retro daffiches: manifesti
sempre tratti dalla strada ma applicati sul supporto al verso.
Rotella, morto nel 2006, rivive a pochi anni di distanza da unaltra mostra a lui dedicata proprio a Palazzo
Reale, mostrando ancora una volta
il grande apprezzamento rivolto a
questo artista dalla critica, proprio a

lui che un tempo fu soprannominato


malignamente pittore della carta
incollata.

Mimmo Rotella. Dcollages e retro daffiches Fino al 31 agosto,


Palazzo Reale. Orari: Marted, mercoled, venerd, domenica dalle 9.30
alle 19.30. Gioved e sabato dalle
9.30 alle 22.30; luned dalle 14.30
alle 19.30. Prezzi: Intero 11,00,
Ridotto 9,50

Il design al tempo della crisi


Se il caldo impazza e si ha voglia di
vedere qualcosa di alternativo e diverso dalle solite mostre, ecco che
la Triennale di Milano offre tante valide opportunit. Ricco come sempre il ventaglio delle mostre temporanee di architettura, ma interessante ancor di pi il nuovo allestimento del TDM, il Triennale Design Museum, giunto alla sua settima edizione.
Dopo La sindrome dellinfluenza,
tema delanno scorso, per la nuova
versione ci si concentrati su temi
quanto mai cruciali, che hanno a
che fare molto e soprattutto con gli
ultimi anni: Autarchia, austerit, autoproduzione sono le parole chiave
che fanno da titolo e da fondo
alledizione di questanno. Un racconto concentrato sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e
affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta,
gli anni settanta e gli anni zero. La
crisi ai giorni nostri, insomma.
Sotto la direzione di Silvana Annichiarico, con la curatela scientifica
di Beppe Finessi, lidea alla base
che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione
particolarmente favorevole allo stimolo della creativit progettuale: da
sempre condizioni difficili stimolano
lingegno, e se questo vero nelle
piccole cose, evidente ancor di pi
parlando del design made in Italy.

Dal design negli anni trenta, in cui


grandi progettisti hanno realizzato
opere esemplari, ai distretti produttivi (nati negli anni settanta in piccole
aree geografiche tra patrimoni basati su tradizioni locali e disponibilit
diretta di materie prime) per arrivare
alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione.
Viene delineata una storia alternativa del design italiano, fatta anche di
episodi allapparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti,
Carlo Mollino, Franco Albini, Gio
Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero
Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore
Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi,
Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.
Il percorso si sviluppa cronologicamente: si comincia con una stanza
dedicata a Fortunato Depero, artista
poliedrico e davvero a tutto tondo, e
alla sua bottega Casa dArte a Rovereto (dove realizzava quadri e arazzi, mobili e arredamenti, giocattoli e abiti, manifesti pubblicitari e allestimenti) e termina con una stanza
a cura di Denis Santachiara dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.

In mezzo, un racconto fatto di corridoi, box e vetrine, che mette in scena i diversi protagonisti che, dagli
anni trenta a oggi, hanno saputo
sperimentare in modo libero creando nuovi linguaggi e nuove modalit
di produrre. Uno fra tutti Enzo Mari
con la sua semplice e disarmante
autoprogettazione.
Il percorso si arricchisce anche di
momenti dedicati ai diversi materiali, alle diverse aree regionali, alle
varie tecniche o citt che hanno dato vita a opere irripetibili, quasi uniche, come recitano i pannelli esplicativi.
Anche lallestimento segue il concept di base: sono stati scelti infatti
materiali che rievocano il lavoro artigianale e autoprodotto: il metallo e
lOSB (materiale composito di pezzi
di legno di pioppo del Monferrato).
Dopo aver risposto alla domanda
Che Cosa il Design Italiano? con
Le Sette Ossessioni del Design Italiano, Serie Fuori Serie, Quali cose
siamo, Le fabbriche dei sogni,
TDM5: grafica italiana e Design, La
sindrome dellinfluenza, arriviamo a
scoprire come il design si salva al
tempo della crisi.
Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerit, autoproduzione
Triennale Design Museum, Orari:
Martedi - Domenica 10.30 - 20.30
Gioved 10.30 - 23.00 Biglietti: 8,00
euro intero, 6,50 euro ridotto

Leonardo Icon
Leonardo Da Vinci ancora una volta
protagonista di Milano. Si inaugurata ieri sera la scultura intitolata
Leonardo Icon, opera ispirata al
genio di Leonardo e appositamente
disegnata dallarchitetto Daniel Libeskind per valorizzare la piazza
Pio XI recentemente pedonalizzata.
Leonardo continua quindi a dialogare, con un rapporto lungo decenni,
con la Biblioteca e la Pinacoteca

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Ambrosiana che sorgono sulla piazza, scrigni darte contenenti tra


laltro il famoso Ritratto di Musico e
limportantissimo Codice Atlantico, a
opera del maestro toscano.
Luogo e posizione centralissima per
la scultura dellarchistar Libeskind,
che oltre ad impreziosire la riqualificata piazza, ha giocato con Leonardo non solo per omaggiare il suo
genio, ma anche sottolineandone il

talento artistico, creando per la scultura un basamento circolare riproducente la mappa della citt di Milano cos come Leonardo stesso
laveva descritta.
Unoperazione in linea con il programma di Expo 2015, che tenta di
arricchire la citt con opere e trasformazioni di ambito culturale a cui
il grande pubblico pu relazionarsi e

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magari farle diventare nuovi punti di
riferimento urbano.
Leonardo Icon si presenta come un
totem di quasi tre metri, fatto di leghe metalliche, che lamministrazione comunale ritiene particolarmente significativo per il rilancio della piazza Pio XI.

Questopera si trova allinterno di


un simbolo della trasformazione della nostra citt: due anni fa questa
piazza era un parcheggio selvaggio
ora un gioiello pedonale che vogliamo sia conosciuto da sempre
pi milanesi e turisti, ha dichiarato
lassessore alla Mobilit Pierfran-

cesco Maran. Per questo larrivo


dellopera di Libeskind doppiamente importante, perch racconta
la Pinacoteca e Leonardo ai milanesi in un nuovo contesto pedonale
ancora tutto da scoprire. Oggi nasce
una nuova stagione, la Pinacoteca
riprende il suo giusto ruolo in citt.

Munari politecnico
Il genio di Bruno Munari ha spaziato
in diversi campi: dalla grafica
alleditoria, dalla pedagogia al design, passando per larte pi pura.
La mostra Munari politecnico, allestita nello spazio mostre del Museo
del 900, propone un percorso affascinante su alcune delle sperimentazioni/invenzioni progettate dallartista.
I pezzi in mostra provengono tutti
dalla Fondazione di Bruno Danese
e Jacqueline Vodoz di Milano, che
nella molteplice veste di amici, collezionisti, editori e industriali, per
decenni hanno sostenuto e incentivato Munari a sperimentare linguaggi diversi. Lobiettivo della mostra dunque rivelare la propensione artistica di Munari, compito
che idealmente prosegue lesposizione allestita nel 1996 nelle sale
della Fondazione stessa, rileggendone per la collezione e aprendola
a un dialogo con una generazione di
artisti, presenti in mostra, che con
Munari hanno avuto un rapporto
dialettico.
La mostra divisa in sezioni, attraverso le quali appaiono gli orientamenti artistici di Munari attraverso il

disegno e il collage, con un modo di


intendere larte vicino alle pratiche
delle avanguardie storiche; ma dalle
quali emerge anche il suo rapporto
con la ricerca scientifica, come supporto di intuizioni plastiche e meccaniche; per arrivare poi alla produzione artistica vera e propria.
Soprattutto queste opere vivono di
corrispondenze e influenze, citate
da Munari nei suoi libri quali quelle
di Mary Vieira e Victor Vasarely; ma
in mostra ci sono anche pezzi di artisti che hanno esposto e condiviso
ricerche con lui come Enzo Mari,
Max Bill, Franco Grignani e Max
Huber; e di artisti che lo hanno frequentato come Getulio Alviani e Marina Apollonio. Senza dimenticarsi di
coloro che hanno condiviso momenti importanti del suo percorso, come
Gillo Dorfles e Carlo Belloli, e successivamente il Gruppo T. Infine,
questa stessa sezione include figure
che con Munari hanno mantenuto
un rapporto ideale in termini di capacit e ispirazione, come Giulio
Paolini e Davide Mosconi.
Le opere degli artisti selezionati discutono, dialogano e si relazionano,
oggi come allora, con limmaginario

estetico di Munari, anche grazie a


un sistema di allestimento fatto di
strutture e supporti legati tramite
incastro e gravit, ma con aspetto
leggero. Quella stessa leggerezza
di cui Munari fece vivere le sue opere, tra cui le famose Sculture da viaggio, le 10 forchette impossibili e
i libri illeggibili, tutti esposti in mostra.
Accanto alla mostra principale il Focus dedicato allopera fotografica,
in parte inedita, realizzata da Ada
Ardessi e Atto, autori che per decenni hanno lavorato a stretto contatto con Munari, testimoniando i
principali momenti della vicenda
professionale e umana dellautore.
Lesposizione ha come titolo Chi
s visto s visto locuzione molto
amata da Munari e che racchiude
tramite immagini, lartista e luomo a
tutto tondo.
Munari politecnico fino al 7 settembre Museo del Novecento
lun.14.30 - 19.30 mar. mer. ven. e
dom. 9.30 - 19.30 gio. e sab. 9.30 22.30

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di

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inserirsi in questa felice congiuntura


temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi
di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e

supporti metallici che fanno sentire


losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso

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un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture
che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che

un congegno in ferro del 1700,


sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio

una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 - biglietti: intero 6
euro, ridotto 4 euro orari: marted domenica: 10.00 -18.00.

GALLERY

VIDEO

Raffaele Cantone
APPALTI, CORRUZIONE E GIUSTIZIA (Seminario del 14.07.1014)
http://youtu.be/u3cvoO0o5YQ

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