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numero 18 anno VI 14 maggio 2014


edizione stampabile

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I MASCALZONI DI EXPO E I CANI CHE ABBAIANO ALLA LUNA


Luca Beltrami Gadola
No, non si pu dire the show must
go on e tirare diritto. Non lo pu
dire Renzi e, scendendo la scala
gerarchica della politica, non lo pu
dire nessuno perch i cani abbaiavano e speravano di non abbaiare
alla luna. Nessuno pu nemmeno
chiosare dicendo troppo facile dire
lavevo detto. Chi accetta il potere
lo sa che non una sine cura, non
glielo ha ordinato il medico: le difficolt sono il suo pane quotidiano.
Nessuno pu dire: ci sono ovunque
mele marce ma anche tante persone oneste. Ne abbiamo abbastanza
di questo repertorio buono per ogni
scandalo. N si pu dire che quel
che saltato fuori lo si debba ai
controlli milanesi: una vicenda che
viene da lontano come ricaduta di
altre indagini: i controlli milanesi riguardavano le infiltrazioni mafiose
ma per gli ultimi arresti si tratta di
associazione a delinquere mafia
free come si direbbe oggi. Che poi
questa delinquenza sia la pronuba
della mafia lo abbiamo detto da
sempre.
In un Paese normale il presidente
della societ Expo spa darebbe le
dimissioni: Diana Bracco, il presidente, non fa un pliss come se lei
e lintero consiglio di amministrazione fossero altrove e l solo a fare le
belle statuine, buoni per i pranzi di
gala e i concerti di Bocelli. Forse chi
stato presidente di Assolombarda,
e prima ancora presidente di Federchimica, dovrebbe dare ai suoi colleghi imprenditori un esempio di
comportamento coerente: anche se
non si hanno responsabilit dirette
nei fatti accaduti, se non altro si
prende atto di essere venuti meno
allobbligo della sorveglianza o di
non aver saputo scegliere i propri

collaboratori. Non voglio sentirmi


dire che lei e il consiglio di amministrazione non contavano nulla: hanno accettato la carica, fatti loro. Ogni carica comporta oneri, non solo
onori: scusandosi lascino la scena.
A seguire sulla loro scia si accodino
tutti quelli che avevano e lasciavano
intendere di avere qualche potere
decisionale nella macchina infernale
che si rivelata essere Expo.
E delle imprese che sono l a fare
lavori acquisiti con limbroglio cosa
ne vogliamo fare? Un buffetto sulla
guancia? Un piccolo rimpasto in
consiglio di amministrazione tanto
per mostrare facce nuove? Ma in
quelle aziende le cattive abitudini
normalmente scendono per i rami il
che equivale a dire pessimi lavori.
Veniamo ai cani che abbaiano (inutilmente) alla luna, che per definizione non reagisce. Da tempo su
queste colonne si denunciavano
condizioni generali inaccettabili, a
cominciare dallarticolo di Emilio
Battisti del 26 marzo 2009 dal titolo
Expo cavallo di Troia della ndrangheta. Siamo poi spesso tornati
alla carica anche dicendo che, indipendentemente da Expo, la legislazione sui lavori pubblici un colabrodo e che malgrado laspetto di
unarchitettura legislativa articolata
e pignola lascia varchi aperti alle pi
spudorate manipolazioni, in particolare quando si decide dellassegnazione dei lavori secondo la formula della offerta economicamente
pi vantaggiosa (per chi?). Solo gli
sciocchi ritenevano questo essere il
rimedio contro la corruzione che si
nascondeva dietro le offerte al massimo ribasso. Potete starne certi, se
la cosiddetta offerta economicamente pi vantaggiosa non fosse stata il

varco perfetto per le manipolazioni


pi spudorate con i suoi criteri discrezionali, si sarebbe fatto in modo
di non poterla utilizzare, invece
piaciuta a tutti: bipartisan.
Ma prima ancora bisogna che i lettori sappiano che la tecnica anche
quella di bandire gare con un capitolato fatto come un vestitino su misura per qualcuno, magari cercando
di ridurre al minimo consentito dalla
legge il tempo per studiare una offerta, tempo spesso chiaramente
insufficiente. Ma qualcuno sa tutto
da molto prima e non viene colto
impreparato. Non vorrei dover qui
fare il manuale del perfetto manipolatore ma quello che successo, e
le intercettazioni ne sono la conferma, lo avevamo detto per tempo. I
rimedi? Cerano nella stessa legislazione se la si fosse applicata
come forse immaginava il legislatore che per non conosceva fino in
fondo tutte le trappole che evidentemente la lobby dei disonesti aveva
teso: troppi varchi aperti.
E allora? Stiamo aspettando per
vedere se dal cilindro esce un coniglio (con le manette) o qualcosa di
buono. Per il futuro immediato si
potrebbe cominciare col far approvare i bandi e i capitolati dalle associazioni di categoria interessate che,
forse pensando a evitare favori ora
a questo ora a quello, farebbero
linteresse dellinsieme dei loro associati e contemporaneamente del
bene comune. Una rivincita della
mano invisibile? E poi rimettiamo
mano allintera legislazione sugli
appalti e non solo in edilizia. A
quando?

VIVA LA TRASPARENZA: BANDO PILOTA PER I CONCORSI DI PROGETTAZIONE


Paolo Mazzoleni
Da molti anni, ormai, lOrdine degli
Architetti P.P.C. della Provincia di
Milano segue con attenzione il tema
dei concorsi di progettazione. Lo fa
attraverso una propria commissione, organizzata congiuntamente
allOrdine degli Ingegneri, che vaglia
tutti i concorsi banditi sul territorio
milanese. Lo fa sostenendo in ogni
sede listituto del concorso, nonostante le diffidenze, nonostante gli
ostacoli normativi, nonostante molte
resistenze. Lo fa aiutando le ammi-

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nistrazioni a organizzare concorsi.


Lo fa sostenendo e incentivando i
concorsi privati. Lo fa promuovendo
i concorsi tra i professionisti.
Anche se possiamo certamente affermare che la scena italiana sia
molto migliorata in questi anni, ancora molta distanza ci separa dalla
maggior parte dei paesi europei,
dove il concorso la via maestra
tanto per i progettisti alla ricerca di
nuove opportunit quanto per le

amministrazioni che vogliono assicurasi architetture di qualit.


Oltre al ridotto numero di concorsi
banditi, uno dei maggiori problemi
riscontrati in questi anni di lavoro
lassenza di procedure efficaci,
semplici e standardizzate. Abbiamo
per questo deciso di cimentarci nella redazione di un bando tipo che le
amministrazioni potessero utilizzare
per bandire concorsi con un alto
standard qualitativo, a partire dal
punto di vista procedurale. Abbiamo

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condiviso questa strada con il Comune di Milano, che ha messo a


disposizione il suo know-how e la
sua vasta esperienza e che, per
primo, ha deciso di bandire due
concorsi utilizzando il bando-pilota
come base.
Il risultato di questo lavoro il bando per un concorso di progettazione
aperto in due fasi. Il bando raccoglie
le indicazioni emerse da questi anni
di lavoro, nello sforzo di migliorare
la qualit delle procedure concorsuali, soprattutto nellottica della
semplificazione e della trasparenza:
un unico bando, per questioni di
chiarezza, risparmio economico,
logistico e celerit dei processi.
Il bando-pilota studiato perch sia
garanzia di concorrenza solidale: a
una prima fase molto leggera, che
non richiede cio investimenti particolari dei concorrenti e alla quale
possono partecipare tutti i progettisti
interessati, segue una seconda fase
ristretta pi impegnativa che prevede non solo un rimborso spese, ma
anche lassegnazione dellincarico:

lAmministrazione infatti, qualora


intenda realizzare il progetto, vincolata a proseguire il rapporto con il
vincitore.
Il vincitore gode inoltre della facolt
di avvalimento a posteriori, ossia
pu reperire assegnazione
dincarico alla mano i requisiti economico-finanziari
e
tecnicoorganizzativi richiesti per legge dopo essersi aggiudicato il concorso.
Una innovazione importante, perch
il progettista o il team di professionisti vincitori hanno il tempo di organizzarsi, reperendo le risorse migliori e investendo energie e sostanze
in vista di un lavoro sicuro.
I concorsi banditi con il bando-pilota
proposto si svolgeranno interamente on line. Tutta la gestione del bando e del concorso sostenuta infatti
da un nuovo software che abbiamo
chiamato Concorrimi, sviluppato
appositamente dallOrdine, dotato di
certificazioni di sicurezza di altissimo livello, che permette la conduzione completa di tutte le fasi concorsuali, dal bando alla corrispon-

denza (anonima) del RUP coi partecipanti, alla consegna della prima e
della seconda fase, nonch di tutte
le comunicazioni intermedie. La
piattaforma informatica semplice
nelluso e garantisce una uniformit
completa e condivisa di e da tutti gli
attori, d loro sin dal principio regole
certe, non ammette nessuna ambiguit.
Lefficacia del lavoro fatto verr testata nei due concorsi che il Comune di Milano ha recentemente bandito (il Centro Civico del quartiere
Isola - Garibaldi, e il Cavalcavia
Bussa) e molte correzioni si possono probabilmente ancora fare. Molti
passaggi del bando risentono, inoltre, di una normativa nazionale
complessa e non sempre condivisibile. Un primo importante risultato
stato per raggiunto e non possiamo che auspicare che il bandopilota e il software da noi sviluppati
vengano utilizzati per organizzare
quanti pi concorsi possibile nel nostro paese.
.

SCONTRI DI PIAZZA E COMUNICAZIONE OSCENA


Alberto Negri
Da parecchi anni vado scrivendo di
comunicazione iperrealista. Lho fatto in un libro sul cinema postmoderno (Ludici disincanti), lho fatto in
un libro sulla comunicazione televisiva (Immagini del sentire. La neon-televisione) e infine ne ho scritto
analizzando la comunicazione politica contemporanea (La svolta fiduciaria). Non mi sarei aspettato di
trovarmi a riparlarne a proposito di
scontri di piazza e di violenze fra
manifestanti e reparti della Celere (o
reparti mobili come si chiamano oggi). Eppure proprio un articolo apparso in questi giorni sul giornale
La Repubblica (19 aprile 2014)
con unintervista interessante a uomini della polizia mi induce a riprendere questo argomento.
Mi rendo conto infatti che oggi pi
che mai ogni forma di narrazione
pubblica tende ad assumere quei
contorni della comunicazione iperrealista, cos come lho definita in
questi anni. Prima di entrare in medias res, vale dunque la pena di riprendere e approfondire questa categoria.
Uno dei primi a parlare di societ
iperrealista fu il filosofo francese
Baudrillard. Egli dice che il voler
mettere in scena il visibile pi del
visibile significa entrare nellestasi
oscena della comunicazione. Oggi,
infatti, viviamo sempre di pi nella

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societ della troppit. La realt vista


o raccontata con occhi normali
sembra non soddisfare pi. Bisogna
alzare il volume, bisogna stupire,
creare il botto. Bisogna superare il
limite, andare oltre il confine, uscire
cio dalla scena (o-sceno). In particolare mi riferisco a quella narrazione iperrealista che, se da un lato
recupera alcuni aspetti del movimento artistico iperrealista, per esempio lattenzione ossessiva per il
dettaglio e la contaminazione dei
linguaggi espressivi, dallaltro fonda
il proprio statuto sulle categorie
delleccessivit, della dilatazione e
della deformazione, della simulazione, avviando cos veri e propri processi di derealizzazione perch
liper-reale non uguale a un plusreale, ma a un minus-reale. In questo modo la verit non pi adeguazione del discorso a un referente ma un effetto pirotecnico di senso. Lo sguardo iperrealista diventa
uno sguardo prostituito, vuole vedere tutto per vedere poco o niente.
Cos un racconto iperrealista si fonda soprattutto sulla pratica dettagliante. Il dettaglio da parte di un
sistema diventa esso stesso sistema, non pi una sineddoche, cio
la parte che rinvia al tutto, ma esso
stesso il tutto.
Veniamo ora a quanto successo a
Roma negli scontri fra polizia e ma-

nifestanti. Limmagine, che riporta il


dettaglio del poliziotto che calpesta
il corpo di una ragazza a terra, ha
fatto il giro del mondo, stata postata quasi in tempo reale in
quellaltrove che la Rete e poi ripresa da tutti i programmi di informazione televisiva e dalla stampa.
Questo proprio lesempio in cui il
dettaglio osceno perde il valore retorico della sineddoche, cio di una
parte che rinvia a un tutto a un sistema intero, da cui stato tratto,
ritagliato (dal francese: de-tail), ma
esso stessa diventa sistema, diventa il tutto. Lattenzione dello sguardo
degli spettatori verte tutto e unicamente su quel dettaglio, su quel
particolare degli anfibi del poliziotto
che calpesta. In questo modo subito
si perde di vista linsieme, cio quel
contesto della piazza fatto di violenza, paura, rabbia, di bombe carta
lanciate contro i poliziotti, bombe
che ti schiacciano lo sterno e ti
spingono alla vendetta, cos raccontano gli ispettori di polizia al
giornalista. Lo sguardo di tutti diventa circoscritto a quel dettaglio e quel
dettaglio diventa tutto e crea indignazione, rabbia, desideri di vendetta e di giustizia sommaria.
Ma quel dettaglio osceno, proprio
perch costringe il nostro sguardo a
collocarsi fuori dalla scena che si
sta svolgendo nella piazza. Una

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scena di scontro e violenza concitata, che vede coinvolti soggetti diversi, avversari e nemici. vero oggi
con gli smartphone e le videocamere la piazza ha mille occhi. Ma il
rischio che questo vedere troppo
non ci porti ad avvicinarci di pi alla
realt e alla verit, ma anzi finisca
per diventare un plus-vedere fine a
se stesso, che serve solo a muovere le nostre emozioni basiche, la
pancia, senza aiutarci a capire il
senso di ci che realmente avviene

nelle piazze e fuori dagli stadi


quando esplode quella violenza resa ancora pi irrazionale da
uninformazione iperrealista.
Senza voler giustificare un atto assurdo e violento come quello di colpire una ragazza inerme a terra, sono convinto che bisognerebbe davvero interrogarsi sui limiti e sulle regole di questa informazione pornografica (il cinema pornografico
stato infatti il primo genere audiovisivo a utilizzare la pratica del detta-

glio fine a se stesso). Dopo essere


stata coltivata nellimmaginario collettivo da tonnellate di spot pubblicitari e dalla televisione dei reality oggi la narrazione iperrealista prolifera
sulla rete, dove ha trovato il suo terreno ideale al fine di produrre emozionoidi, cio emozioni artificialmente indotte e nel contempo scintille di
irrazionalit, di cui non abbiamo certo bisogno.

DOPO MAASTRICHT LEUROPA CHE NEGA SE STESSA


Mercedes Bresso
Le ricette fai da te per uscire
dalleuro e lItalia sottomessa ai
clandestini. La Germania che non
crede ai lager e lunione monetaria
come una guerra economicosociale. Tutto piuttosto surreale,
ma tutto tristemente vero: mai come
in questo 2014 una tornata europea
ha dovuto fare i conti con la paradossale negazione di se stessa.
Lantieuropeismo sembra ovunque:
sempre pi trasversale, prescinde
colori, appartenenze e geografia
politica. La demagogia oggi rappresenta un affare vantaggioso per la
politica; se non altro per una questione di economia semantica, laddove si liquidano in dieci parole
problemi che affondano le radici in
scenari socioeconomici vecchi anche di trentanni e che richiederebbero quindi preparazione e competenza per poter essere maneggiati.
perfettamente comprensibile la
rabbia provata da molti cittadini.
Negli ultimi anni hanno assistito impotenti al crescere della disoccupazione e allerosione del potere
dacquisto, mentre lEuropa si allontanava sempre pi dal sentire comune, sposando un approccio burocratico e rinunciando alla sua vocazione politica. A fronte di scelte di
austerity sempre pi pesanti,
mancata quasi totalmente una poli-

tica di investimenti produttivi, un salario minimo garantito, una politica


di immigrazione euromediterranea.
Cavalcare quello scontento, per,
additando lEuropa come il nostro
carceriere, resta comunque una
scelta comoda. Ad alcuni consente
di celare un vuoto di idee e di programmi, ad altri di rifarsi una verginit.
In Europa come ovunque, gli organi
di governo hanno maggioranze e
vertici politici: e in tutti gli anni della
crisi sono stati i conservatori a dettare la linea. Si dimentica spesso
che il vicepresidente della Commissione un italiano, Antonio Tajani,
voluto dall'allora premier Berlusconi.
Quello stesso Berlusconi che ora
gioca a rintuzzare i peggiori sentimenti antieuropei, mettendo in seria
difficolt perfino il suo candidato
premier, Jean Claude Juncker. Il
quale bolla come vergognose le
sue affermazioni ma non per questo
vuol privarsi dei suoi voti. LEuropa
che nega se stessa, si diceva.
Noi del Pd non abbiamo voluto starci. Abbiamo scelto e continueremo a
scegliere di parlare alla testa e non
alla pancia delle persone: perch
crediamo nelle loro intelligenze, e
siamo convinti che i cittadini, per
quanto esasperati, non dovrebbero
lasciarsi trasformare in una massa

che strilla, applaude e lincia a comando. Sappiamo anche, per, che


questa Europa non va pi difesa,
ma cambiata. Nemmeno i padri fondatori volevano un'Unione Europea
che fosse, per i cittadini, una severa
matrigna che impone pesanti sacrifici per il rispetto dei parametri di
bilancio. L'obiettivo iniziale era un
altro: superare i nazionalismi che
portarono gli europei al macello in
due guerre mondiali. Ripartire dal
sogno dei padri fondatori non risolver tutto, ma di certo contribuirebbe a ritrovare un comune slancio
ideale.
Altiero Spinelli, confinato a Ventotene, anzich odiare i responsabili del
suo esilio poneva le basi per una
federazione europea. L'Europa non
solo mercato comune, ma anche
un grande progetto di valori condivisi: e in questi anni troppe cose non
hanno funzionato. Si rafforzata
lidea di unUnione governata da
meri tecnicismi, come se la politica
avesse derogato ai funzionari il governo dello spazio comune europeo.
Ma laddove una parte politica fallisce, c n unaltra che raccoglie il
timone, indicando una nuova rotta
che porti fuori dalla palude. In democrazia le cose si fanno cos.

IL CASO DEL MUSEO ALFA ROMEO ARRIVA IN PARLAMENTO


Giulia Mattace Raso
Un nuovo caso per lispettore Ferraro? Il caso del Museo Alfa Romeo.
Si tenta di capire se di delitto si tratti: indiziati, testimoni, alibi e moventi, gli ingredienti ci sono tutti. Perch il museo stato chiuso? Cosa
impedisce la sua riapertura se tutti
si dichiarano concordi? Un balletto
tra propriet e soprintendenza, tra
provvedimenti di tutela e ricorsi al
Tar, partenariato con Expo, piani di

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riqualificazione complessiva e interpellanze parlamentari. Andiamo


con ordine e partiamo dalla fine.
Ilaria Borletti DellAcqua sottosegretario ai beni culturali ha risposto in
aula pochi giorni fa alla interpellanza urgente dellonorevole Rampi
(Pd) che chiedeva quali iniziative
intenda intraprendere questo Ministero per la riapertura del museo
ubicato all'interno dell'ex stabilimen-

to Alfa Romeo, nell'area ex Alfa di


Arese.
Tecnicamente linterpellanza ha valenza prettamente politica, si chiede
al governo di illustrare la propria
linea presente e futura sulloggetto
dellinterpellanza, e dunque la risposta della Borletti particolarmente significativa quando afferma
Premetto che il Ministero pienamente consapevole dell'importanza

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non solo culturale, ma anche economica e sociale del marchio Alfa
Romeo, nella convinzione che il futuro di tale glorioso marchio dell'industria italiana, celebre nel mondo,
sia strettamente connesso alla tutela e alla valorizzazione della sua
memoria storica.
Rimando alla lettura della trascrizione integrale che illustra quanto
avvenuto tra il 2011 e oggi, dopo il
provvedimento di tutela emanato,
con decreto del direttore regionale
per i beni culturali e paesaggistici
della Lombardia, in data 31 gennaio
2011 e brevemente sottolineo alcuni passaggi che ritengo significativi: il decreto posto su istanza
del comune di Arese quindi per
iniziativa della comunit locale che
teme che la collezione storica venga spostata a Torino, che un simile
patrimonio potesse esser perso,
sparpagliato come disse lallora
sindaco Gianluigi Fornaro, a fronte
delle operazioni immobiliari previste
nellex area produttiva di Arese.
Altrettanto significativa la risposta
del gruppo Fiat che una settimana
dopo - 8 febbraio 2011 - chiude repentinamente il museo segnalando
la necessit di opere di manutenzione straordinaria. La chiusura
era solo il prodromo dellimminente
ricorso al Tar per lannullamento del
vincolo presentato nella primavera
del 2011. Chiusura ingiustificata per
un museo che senza alcuna pubblicizzazione, nel 2010 era stato visitato da 24.000 appassionati, un tesoro nascosto con grandi potenzialit raccontate su queste stesse colonne pochi mesi fa da Pablo Rossi,
il curatore dellArchivio Giuseppe
Eugenio Luraghi.
Nellaprile 2013 Fiat diventa global
partner di Expo 2015 e nellottica di
questo accordo il Ministero promuove listanza della riapertura del
Museo e della sua valorizzazione.
Nel luglio 2013 Fiat chiede a Regione Lombardia un tavolo di concertazione con la Soprintendenza e

presenta un piano di riqualificazione


complessiva cui nel gennaio 2014
stato dato parere favorevole corredato da suggerimenti utili a finalizzare la pratica in tempo utile per
permettere la riapertura per Expo.
Tutto bene quel che finisce bene.
Apparentemente. Perch il ricorso
al Tar
di Fiat ancora pendente, e potrebbe vanificare gli sforzi fin qui
fatti.
Quello che emblematico in questo
caso sono gli attori coinvolti: in tutto
questo processo non hanno veste
ufficiale gli appassionati, le forze
sociali, le comunit locali, lopinione
pubblica tutta che in questi anni si
spesa perch il Museo venisse riaperto, e che ha costituito quella
lobby trasversale che ha portato il
caso in parlamento. Lonorevole
Rampi in replica si dice parzialmente soddisfatto e sollecita un tavolo
straordinario e un sopralluogo: andiamo a constatare di persona, a
vedere materialmente le condizioni
di questo museo forse perch il
segreto di Pulcinella che il museo
in buone condizioni e potrebbe
essere riaperto dalloggi al domani,
nello stesso modo in cui fu chiuso.
Appurata la volont politica delle
istituzioni (centrali e locali) si tratta
capire dove stia puntando la strategia di marketing di FCA, forse smettere di rivolgersi a Sergio Marchionne, un po distratto al punto di
dichiarare che tenta di riaprire un
museo da sei anni quando chiuso
da tre, e sperare che Harald Wester
Chief Technology Officer Head of
Alfa Romeo and Maserati che il 7
maggio allInvestor Day declama il
suo amore per l'Alfa come quello di
una mamma per un neonato, oltre i
cinque miliardi di investimenti che
impegner per rilanciare l'Alfa Romeo, tutta italiana dalla progettazione all'assemblaggio, sappia recuperare il filo con la storia e con il
suo territorio. Inutile sponsorizzare
lAlfa Romeo Sound City a Milano

se non si in grado di ascoltare


listanza di una rete sociale, reale,
attiva e disponibile, che vale ben
pi di mille social network. Assurdo
voler rilanciare un marchio e chiudere il proprio museo storico.
Ci auguriamo che il nuovo cuore
pulsante produttivo di Alfa Romeo
ritrovi il legame con la sua storia,
quella storia cos speciale di cultura
industriale che riportiamo con le
parole di Jacopo Gardella nel novembre 2012 su ArcipelagoMilano:
() Museo Storico, dove sono riuniti e conservati esemplari ancora
funzionanti di vari tipi di vetture,
prodotti nel corso della gloriosa vita
della fabbrica. Per mantenere ciascuno di questi esemplari in condizione tale da essere ancora utilizzabili, e capaci di spostarsi e di correre, si voluto affiancare al Museo
un reparto di manutenzione, una
officina meccanica dotata delle
stesse attrezzature richieste dalle
normali auto in uso. Un Museo di
tale complessit e di cos ammirevole lungimiranza non si crea facilmente. Il suo destino non pu essere legato alle vicende immobiliari
delle costruzioni edili a cui collegato e insieme alle quali nato; la
sua creazione fa parte di un programma unitario e organico che aveva presieduto alla creazione
dell'intero complesso industriale
Alfa Romeo. All'interno di questo
programma, del quale l'ultimo promotore e sostenitore stato l'ingegner Giuseppe Luraghi, per molti
anni illuminato presidente di Alfa
Romeo, il Museo rappresentava
una stretta integrazione di attivit
produttive con interessi culturali;
era la testimonianza di un modo
illuminato e aperto di concepire il
lavoro operaio, non pi esclusivamente circoscritto alla efficienza
operativa, ma anche aperto alla curiosit e alla conoscenza dei pi
vasti orizzonti entro cui si colloca
l'attivit manuale.

EXPO E CORRUZIONE: CHE FARE E NON SOLO A MILANO


Marco Vitale
Il prevedibile e previsto completamento della retata dei ladri della
matrice di Infrastrutture Lombarde,
e degli altri manigoldi infiltrati
nelloperazione Expo, richiede una
reazione nettamente divisa in due
parti. La prima deve riferirsi al da
farsi per lExpo. La seconda al da
farsi per lItalia. La prima deve essere immediata, lucida, coraggiosa,
disperata. La seconda deve essere
altrettanto disperata ma meditata,

n. 18 VI - 14 maggio 2014

approfondita, scadenzata su tempi


lunghi e su un programma politico
articolato.
Il da farsi per lExpo semplice: bisogna unire le forze e le volont, e
fare tutto il possibile per contenere
le implicazioni negative. Ma con la
consapevolezza che questultima
mazzata, che cade su un gi gravoso accumulo di ritardi, inadempienze, pasticci vari, non uno scherzo.
Il tempo ormai agli sgoccioli, i ri-

tardi accumulati sono enormi, gli


effetti di questultima mazzata sulla
macchina operativa interna, sui paesi espositori, sulla credibilit
dellintera operazione sono, per ora,
difficili da valutare. Il rischio di fallimento diventato reale, dove per
fallimento deve intendersi anche la
realizzazione di una manifestazione
pasticciata, insoddisfacente, priva di
quella capacit di trascinamento
che molti hanno visto nellExpo,

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spesso in misura esagerata. Ma per
questo non bastano le dichiarazioni
di volont, di impegno, di fiducia.
Non bastano le pacche sulle spalle.
Sono necessari dei gesti effettivi,
efficaci ed emblematici. Il pi importante gesto non verr fatto, anche
se sarebbe il pi importante ed un
gesto che andava fatto sin
dallinizio. La direzione lavori di progetti di questa natura e complessit
non va affidata, sostituendo Angelo
Paris, a un altro ingegnere isolato
(anche se questa volta sperabilmente si avr laccortezza di prestare
attenzione che non sia, direttamente
o indirettamente, collegato alla scuderia di Infrastrutture Lombarde,
Compagnia delle Opere, Cooperative di sinistra e simili, cupola che
imperversa su Milano ormai da decenni). La direzione di opere di questo livello va affidata a una societ
di ingegneria di elevato standing
internazionale, in grado di: mettere
in pista squadre operative di portata
tale che nessun singolo potr offrire;
dare unalta assicurazione di essere
fuori dai giochi italioti; offrire credibilit al resto del mondo. Io approverei immediatamente un decreto legge che dia al commissario di Expo,
la possibilit di affidare senza gara,
intuitu personae, e sotto la sua personale responsabilit a una societ
di ingegneria di livello internazionale
la direzione lavori e il controllo degli
acquisti.
Siccome questo non si far perch
soluzione troppo innovativa e professionale per i nostri, in questa materia, incompetenti e superprovinciali amministratori pubblici (che gi
sono allopera per suggerire loro
stessi, nella loro smisurata incompetenza, il degno successore di Paris e di Rognoni) almeno necessario costituire, un organo collegiale,
formato da persone di alta credibilit
professionale, che affianchi e supervisioni il direttore lavori. Questa
raccomandazione non certo suggerita da esigenze di efficienza, ma
solo come tentativo di elevare la
credibilit e laffidabilit tra gli espositori e di contenere, almeno in parte, gli effetti negativi che dellondata
di fango che le recenti vicende giudiziarie hanno gettato sullExpo.
Unaltra cosa da fare rivedere il
programma e la tempificazione.
Meglio ridurre il programma e rinunciare, in anticipo, a qualche capitolo,
che intestardirsi a fare cose ormai
evidentemente irrealizzabili, puntando su miracoli, che non si realizzeranno (in questa logica va rivisto
anche il complessissimo Padiglione
Italia). Con un programma ridotto e
realistico e sperando che non si verifichino altri infortuni, forse sar an-

n. 18 VI - 14 maggio 2014

cora possibile puntare al 1 Maggio


2015, perch le persone e le imprese serie che lavorano nellarea Expo
sono la maggioranza, perch la direzione seria e per bene e la sua
squadra fondamentalmente buona,
perch nonostante tutto, intorno
allExpo si sono messe in moto energie positive e diffuse, perch, per
ora, i danni delle manipolazioni
sembrano contenuti. Respingiamo,
dunque, lo scoramento, restiamo
positivi e fiduciosi, ma chiediamo
con forza che sindaci, presidenti di
regioni, presidenti di consiglio, ministri, facciano il loro mestiere, cio la
politica, e non mettano mano a materie che non conoscono e per le
quali non sono culturalmente attrezzati, e cio la direzione di sistemi
complessi com lExpo 2015 e la
nomina dei direttori dei lavori o affini.
Pi complessa la seconda parte.
Cosa fare per lItalia. Complessa
perch questa , come alcuni vanno
dicendo da anni, insieme alla collegata questione della malavita organizzata, che nella corruzione ci
sguazza, il principale problema
delleconomia e della societ italiana. Non di semplice questione etica
si tratta ma della massima questione politica. Eppure, anche questa
volta ci capitato di leggere da anime belle che la corruzione c dovunque e che quindi si tratta solo di
togliere le mele marce e poi si riparte.
Ma il muro dellinsensibilit e della
superficialit dei politici sul tema si
va incrinando. Cos il numero uno
del Governo, Graziano Delrio, ha
detto: la corruzione presente in
tutti i paesi del mondo, ma da noi ha
proporzioni fuori misura. Questa
una buona partenza! Eppure sino a
poco fa, nelle dichiarazioni di governo, ivi compreso quelle del governo Renzi, la lotta alla corruzione
era ignorata, come ha scritto bene
Furio Colombo (Il Fatto Quotidiano,
20 aprile 2014): Un grande vuoto fa
da contenitore al male che impedisce ogni ritorno dellItalia alla normalit e la rende pericolosa e infetta. Per ora, avrete notato, non si levano voci. Anzi di solito cambiano
discorso. Recentemente laccumularsi incredibile di episodi sconvolgenti e di malaffare ha portato al
levarsi di molte voci.
Ma la maggior parte sono voci false
e depistanti. Come quelle che parlano di mele marce; quelle che indirizzano verso una nuova Tangentopoli (mentre si tratta di una situazione ben diversa e ben peggiore di
allora); quelle che cinicamente esprimono meraviglia (Ma cosa vi
aspettavate dopo che, da allora, la

classe politica non ha fatto altro che


legiferare a favore della corruzione:
abolendo il falso in bilancio, la concussione per induzione, la possibilit di trasferire da un processo
allaltro le prove raccolte, e garantendo, attraverso prescrizioni brevi e
altre diavolerie, una complessiva
impunit ai soggetti politici coinvolti,
mentre la classe imprenditoriale non
ha fatto niente, assolutamente niente per combattere la corruzione al
suo interno?); quelle che riducono la
vicenda Expo a una vicenda di vecchi arnesi come Frigerio e Greganti
e dicono che la politica non centra,
mentre una vicenda modernissima, con al centro una macchina
pensata e programmata per la corruzione, come Infrastrutture Lombarde, un soggetto politico voluto e
gestito dalla politica. La verit che
la politica, certamente in forme nuove e pi raffinate e per finalit in
parte nuove, rimane al centro della
corruzione. E cos sar sino a
quando ci saranno strutture come
Infrastrutture Lombarde, che semplicemente, non dovrebbero esistere e sino a quando le nomine e la
gestione nella Sanit (il maggior
strumento di corruzione e di saccheggio di denaro pubblico del Paese, una vera e propria bomba atomica) continueranno a essere fatte
come sono fatte ora.
Unaltra voce corretta , invece,
quella del commissario anti-corruzione recentemente nominato dal
governo, il magistrato Raffaele Cantone, persona che non solo ha i
numeri per il compito cui stato
chiamato, ma ha anche le idee giuste: Pensare che qualcuno abbia la
bacchetta magica per bloccare una
situazione simile illusorio. Io, ovviamente, la bacchetta non ce lho.
Una lotta dura come questa non
pu essere vinta n in 6 mesi, n in
due anni, ma lobiettivo di provare
a invertire il trend, cio creare le
condizioni perch il fenomeno regredisca a condizioni fisiologiche,
perch i fenomeni correttivi esistono
sempre e in qualsiasi forma di Stato. La questione chiave quella di
riportare il livello della corruzione a
quella delle societ occidentali evolute .
E questobiettivo necessario per
poter restare nel novero delle societ occidentali evolute. Altrimenti saremo, come sta gi avvenendo, inevitabilmente spinti ai margini e poi
espulsi dalle stesse e la nostra
competitivit diminuir continuamente mentre la nostra disoccupazione aumenter sempre di pi e le
uniche organizzazioni a gioire di
questa situazione saranno le mafie.
Come in Calabria, la regione pi

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povera dEuropa controllata dalla
mafia pi ricca dEuropa. Cantone
continua con unaltra affermazione
fondamentale: evidente che
lAuthority anti-corruzione non pu
cambiare da sola la situazione della
lotta alla corruzione, Il mio ufficio
solo un tassello che richiede tutta
unaltra serie del puzzle.
Dunque occorre un progetto a lungo
termine (ma che incominci subito!)
che si prefissi degli obiettivi a tre,
cinque, dieci anni e che coinvolga
aspetti normativi (tutta la materia
della definizione dei reati, delle prescrizioni, delle sanzioni va rifatta
alle radici); provvedimenti amministrativi e organizzativi (uffici di controlli interni efficaci e diffusi); smantellamento di gestioni economiche
dirette (come Infrastrutture Lombarde, un mostro di incontrollato potere

economico); ridisegno completo delle procedure di nomina; riesame


delle barocche e inutili procedure
dappalto; impegno delle organizzazioni imprenditoriali e produttive a
essere partecipi di tale lotta: imprese recidive come la Maltauro, ovviamente se gli addebiti verranno
provati, devono essere espulse dal
mondo imprenditoriale perch sono
nemiche della concorrenza, del
mercato, degli altri imprenditori e
devono essere impedite, per sempre, di partecipare ad appalti pubblici.
Ed altre cose ancora che conosciamo molto bene e che suggeriamo
da tempo. Ma la verit che sino a
ora il patto latente in Italia tra governo centrale e in Lombardia tra
governo regionale e borghesia produttiva era il seguente: rubate, cor-

rompete, evadete; io vi favorisco in


questo, voi per datemi tanti voti,
che mi servono per rubare a mia
volta e per assicurarmi il potere utile
a mantenere in vita il patto. Sino a
quanto qualcuno non romper questo patto, continueremo a pestare
acqua nel mortaio e ci rester solo
la difesa a cose fatte estrema ed
eroica della Magistratura (grazie
ancora per il Vostro impegno!). In
Lombardia ci abbiamo provato a
rompere questo patto e a creare discontinuit. Abbiamo perso. E quello che sta succedendo non altro
che la prevedibile conseguenza della continuit voluta e votata dagli
elettori lombardi.
Ma ci proveremo ancora.

PONTI FF.S. IN CITT NUOVE PROSPETTIVE


Gianni Zenoni
I tracciati delle FF.S. allinterno delle
citt italiane non solo hanno inciso
in maniera determinante sulla predisposizione dei Piani Regolatori, ma
ne hanno influenzato negativamente
la mobilit pubblica e privata, causando l'allungamento dei percorsi
nella circolazione tra le varie zone
della citt separate dalla rete ferroviaria.
Queste infrastrutture, realizzate
quasi tutte nella prima met del secolo scorso, fanno emergere
lindifferenza delle FF.S. verso una
corretta pianificazione della citt,
facendo correre i binari su semplici
terrapieni continui con pochissimi
passaggi o addirittura, nelle citt pi
piccole, a quota zero con la deprecabile presenza dei passaggi a livello nelle zone urbanizzate.
Nelle nazioni europee pi avanzate
sul piano della cultura della citt (e
delle infrastrutture) nello stesso periodo o anche prima che da noi, le
linee ferroviarie venivano posate su
veri e propri viadotti in ferro o muratura che garantivano una forte permeabilit tra le zone attraversate.
Trovando poi, in caso di dismissioni
dei servizi di trasporto interessanti
soluzioni per il disegno urbano.
I terrapieni ferroviari nostrani, con i
loro risicati passaggi sulle radiali
storiche, hanno contribuito a creare,
anche in zone ormai centrali per la
citt, aree intercluse o di difficile accesso che sono spesso oggetto di
degrado o di utilizzazioni con funzioni di bassa efficienza, stante la
difficolt dei collegamenti con il resto della citt.

n. 18 VI - 14 maggio 2014

Il dialogo tra le Amministrazioni locali e le FF.S. sempre stato difficile e ha visto sempre perdente lEnte
locale. Solo in questi ultimi anni, dato il nuovo assetto societario delle
FF.S., si notata una certa attenzione alle zone interessate dal passaggio della ferrovia, ahim per,
solo al fine di sfruttare al meglio le
nuove stazioni dal punto di vista
commerciale.
Nel frattempo lallungamento dei
percorsi e le lunghe soste in colonna, provocate dal superamento delle barriere ferroviarie nellambito
delle zone urbanizzate, avevano
raggiunto livelli da far considerare
tangibile laumento dellinquinamento atmosferico da loro provocato.
Ma, se tutto questo non bastasse,
emersa da tale situazione un aspetto particolarmente fastidioso: infatti i
pochi passaggi lasciati nei terrapieni
ferroviari e i ponti per la loro visibilit estesa, diventano, per la loro frequentazione e la lentezza di attraversamento, tra i siti pi ricercati
dalle Societ del ramo Pubblicitario,
che si sforzano di fornire ai loro
clienti posizioni altamente redditizie.
Ebbene, di fronte alla possibilit di
introiti non indifferenti, le FF.S. hanno ricoperto di cartelloni pubblicitari
non solo le ripe, ma addirittura le
strutture architettoniche, spesso
pregevoli, dei pochi sottopassi o
ponti. Contando sulla troppa condiscendenza delle Amministrazioni
cittadine.
Di fatto a queste infrastrutture non
dato riconoscimento di architettura,
ma solo di supporti della pubblicit,

nascondendo cos alla citt strutture


in ferro reticolare o in cemento e
mattoni, spesso di buon disegno e,
comunque, testimoni di unepoca.
Le strutture architettoniche di queste infrastrutture, agli effetti del disegno urbano sono da considerarsi
punti cospicui nellambito della diffusione di altre tipologie, spesso ripetitive, come le cortine edilizie, costituendo varianti ambientali che
possono caratterizzare in meglio il
disegno urbano della citt.
Nell'articolo scritto e pubblicato nel
2003 sulla rivista ARCHITETTI e poi
ribadito nel 2009 su ArcipelagoMilano mi domandavo perch queste
strutture architettoniche non sono
state protette come gli edifici religiosi, i monumenti o le vecchie e pregevoli costruzioni, tanto pi che, per
la loro tipologia, porterebbero variabili in un paesaggio urbano troppo
spesso monotipo. A questo principio, condiviso anche da ARCXMI,
mi sono adeguato presentando,
prima in alcuni convegni e poi in sede di osservazioni al recente PGT la
richiesta di allegare un elenco di infrastrutture urbane meritevoli di
salvaguardia come quello gi previsto dal PGT per gli edifici Moderni di
Autore sull'allegato 5 del DDP Contenuti Paesistici del Piano.
Ma in un primo tempo gli uffici del
Piano hanno controdedotto questa
osservazione con Proposta di non
accogliere. Ma dopo la ripresentazione di un PGT modificato nella
nuova, ma identica alla prima controdeduzione, la osservazione stata accettata con questa definizione:
... inserendo i manufatti ferroviari

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tra gli edifici e ambiti di rilevanza
civile, religiosa, storica e culturale,
segnalandoli come classe di sensibilit molto alta sull'allegato 2 del
PdR Carta di attribuzione del giudizio sintetico di sensibilit paesaggistica. Anche se sulle mappe alcuni
ponti sono dimenticati e altri sba-

gliati come posizione, ma sperando


in un loro rapido aggiornamento.
Soddisfatti da questo risultato che
dovrebbe produrre un netto miglioramento della scena urbana dove
tali infrastrutture sono presenti, con
ARCXMI abbiamo allora preso contatto con gli uffici deputati alla pub-

blicit e poi con il vice Sindaco De


Cesaris al fine di tradurre al pi presto possibile, e sarebbe bello per
l'EXPO, in un tangibile risultato la
nuova prescrizione del PGT.

LA SANIT LOMBARDA. RIPARTIRE COL PIEDE GIUSTO


Sara Valmaggi* e Carlo Borghetti**
Riflessioni stimolanti quelle di Massimo Cingolani, che offrono lo spunto per presentare il progetto di legge
di riforma del sistema sanitario, elaborato in questi mesi dal Pd lombardo. Che il modello formigoniano
di sanit abbia fallito ormai chiaro
a tutti, come dimostrano anche i
numerosi scandali che anche in
questi giorni occupano intere pagine
di cronaca. Il sistema attuale non
pi in grado di dare risposte efficaci
ai bisogni di cura, n tanto meno di
tutelare i pi deboli. E questo in
presenza di una crisi economica
che ha portato a una maggiore diffusione della povert e alla comparsa di nuove fragilit. Gi ad oggi il
21% della spesa sanitaria (senza
calcolare i ticket) a carico dei cittadini. Ma non solo. Nellultimo decennio la speranza di vita aumentata e i bisogni sono cambiati. Le
patologie croniche sono in costante
crescita: il 32% dei lombardi utilizza
da solo l80% delle risorse. La Lombardia non ha saputo dare risposte
efficaci ai nuovi bisogni dei cittadini.
Per questo, per ridurre le diseguaglianze e ottimizzare le risorse,
necessaria una radicale e tempestiva riorganizzazione del sistema.
Una riforma che il Pd ha elaborato e
depositer al pi presto, dopo una
consultazione con operatori sanitari
e territori. Idea centrale del progetto
superare la separazione fra cure
in ospedale e cure territoriali, per
creare una sinergia virtuosa tra rete
socio sanitaria regionale e servizi
territoriali di assistenza e garantire
la presa in carico e la continuit della cura. Questo anche con il coinvolgimento dei Comuni, che devono
avere voce in capitolo sulla programmazione sanitaria nei loro territori.
In questo contesto a essere integrati
sono dunque il Piano socio sanitario
regionale, i piani socio sanitari locali
e i piani sociali di zona dei Comuni.
Il sistema sanitario regionale (Ssr) si
trasforma in sistema socio sanitario
regionale (Sssr) e fa capo a un unico assessorato, che include Sanit

n. 18 VI - 14 maggio 2014

e Welfare. La nuova struttura ha un


unico bilancio, ununica direzione,
con un evidente risparmio di risorse
pubbliche e la garanzia di una regia
unica.
A supporto dellassessorato operano tre agenzie. La prima lagenzia
regionale per la programmazione,
laccreditamento, lacquisto e il controllo delle prestazioni, che programma e regola i servizi accreditati, acquista le prestazioni sanitarie e
controlla le procedure amministrative (funzioni oggi in capo dalle Asl).
La seconda, lagenzia regionale per
linnovazione, la ricerca e il governo
clinico, realizza i controlli sulla qualit delle prestazioni cliniche, (svolti
oggi dalle Asl in modo puramente
formale) e fa da centro propulsore
della ricerca e dellinnovazione. La
terza lagenzia regionale per
lemergenza-urgenza (Areu), che
gestisce il 118, lunica attiva gi oggi.
Le Asl sono trasformate in Asst (Aziende socio-sanitarie territoriali) a
cui fanno capo le cure primarie, intermedie, le prestazioni specialistiche territoriali, la prevenzione e il
raccordo con i Comuni. A loro va sia
la gestione diretta degli Ospedali di
Riferimento, grandi strutture ad alta
intensit di cura, con un bacino di
utenza corrispondente in genere a
un livello territoriale provinciale, un
DEA per lemergenza-urgenza e
numerose specialit, sia la gestione
degli Ospedali di Territorio, presidi a
media intensit di cura, con un bacino dutenza medio basso, un pronto soccorso e poche specialit.
Fanno capo alle Asst anche i Presidi di Comunit (vera novit nello
scenario regionale), strutture a bassa intensit di cura, diffuse su tutto il
territorio, che erogano prestazioni
sia in regime di ricovero (possono
offrire posti letto per subacuti e postacuti) che day hospital, ma soprattutto aggregano gli ambulatori dei
medici di base e dei pediatri, gli
specialistici e i riabilitativi, divenendo il vero luogo della presa in carico
dei pazienti, soprattutto cronici.

Al di fuori del controllo delle Asst


restano i Centri ad Elevata Intensit
e Complessit, veri e propri hub sanitari (si ipotizza che in Lombardia
non saranno pi di otto), sia pubblici
(le future aziende ospedaliere ) che
privati. Si tratta di grandi ospedali, (il
bacino di utenza di circa un milione di abitanti) con un dipartimento di
emergenza ad alta specialit (Eas),
attrezzati per gli interventi con la pi
alta intensit di cura.
Il nuovo sistema sanitario prevede,
infine, una rete della ricerca e della
formazione, che comprende gli Ircss
(Istituti di ricerca e cura a carattere
scientifico) sia pubblici che privati, le
universit, gli enti e le istituzioni di
ricerca. Agli Irccs sono destinate
maggiorazioni tariffarie per le prestazioni di ricovero come riconoscimento per le attivit di ricerca, elargite sulla base di criteri oggettivi di
valutazione, non pi in modo discrezionale, come accaduto troppe volte in passato.
Una riforma radicale del sistema
non pu prescindere, come sottolinea anche Cingolani, da una nuova
legge sulle nomine. Il Pd lombardo
ha da tempo elaborato una proposta, diversa da quella in vigore anche in altre Regioni governate dal
Centro sinistra, che prevede
listituzione di una commissione indipendente, altamente qualificata,
composta solo da componenti esterni. La commissione ha il compito
di valutare non solo lidoneit dei
candidati ma il merito e i titoli dei
direttori generali di Asl e Aziende
ospedaliere da nominare e di proporre alla giunta una rosa di nomi
(corredata da un parere sulla professionalit) doppia rispetto a quelli
da nominare. La proposta prevede,
inoltre, che direttori sanitari e amministrativi siano selezionati tramite
avviso pubblico, sulla base della loro professionalit.
*vicepresidente del Consiglio regionale
**consigliere regionale, capogruppo Pd
in Commissione Sanit

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TEMPO DI 730: PER RIDURRE LE TASSE BASTA A TAGLI O RIMBORSI LINEARI


Giovanni Agnesi
Da anni assistiamo nellambito fiscale a interventi cosiddetti lineari
cio tagli, rimborsi o deduzioni uguali per tutti i contribuenti, pertanto
ingiusti in quanto non tengono conto
delle diverse situazioni reddituali e
famigliari del singolo contribuente.
Si tradisce cos la Costituzione che
detta: I cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacit contributiva, in parole povere chi pi ha, pi
d. Infatti il sistema tributario informato a criteri di progressivit che
devono essere mantenuti anche a
fronte di interventi lineari, altrimenti
inevitabilmente vengono colpiti i
redditi pi bassi a favore di quelli pi
alti.
Per esempio per lIMU sono state
inique le detrazioni di 200.-per tutti
i possessori dellabitazione principale e di 50.-per ogni figlio a carico
sotto i 26 anni, sicuramente questo
intervento ha favorito le fasce di
reddito pi alte a scapito delle pi
basse, che avrebbero dovuto recuperare una cifra maggiore avendo
una capacit contributiva minore.
Pertanto bisogna armonizzare ogni
singolo intervento legandolo realmente al concetto di progressivit
costituzionale, come quando giustamente si pass dalla detrazione
da lavoro dipendente uguale per
tutti a una revisione che ha portato il
contributo massimo per i possessori
di reddito lordo annuo di 8.000.riducendolo via, via fino ad azzerarsi per i redditi pari e oltre i 55.000.
Secondo me si possono ridurre le
tasse anche rimodulando le detrazioni fiscali presenti nei nostri 730
riguardanti le spese sanitarie, veterinarie, dei funerali, degli interessi
dei mutui contratti per lacquisto del-

la prima casa, per lassicurazione


vita e infortuni, le spese scolastiche
e universitarie dei figli, per le palestre, per gli affitti degli studenti fuori
sede, ecc. rimborsi che valgono dai
500 milioni ai 4,5 miliardi di euro da
ridistribuire equamente tra i contribuenti. Si potrebbe ad esempio per
le spese mediche recuperabili oggi
al 19% per tutti gli aventi diritto, rimodulare il sistema riconoscendo
ad esempio un recupero del 22%
per la fascia di reddito pi bassa e
via, via ridurla fino al 15% per quelle
pi alte. Cos pure per tutte le altre
voci sopra elencate introducendo,
con particolari aggiustamenti, un
sistema fiscale che agisca in termini
inversamente proporzionali al reddito, concedendo meno sconti fiscali a
chi ne ha meno bisogno.
Anche laumento delle franchigie
uguali per tutti porta ai risultati perversi di discriminazione tra i contribuenti, senza contare la categoria
dei contribuenti incapienti i quali
avendo un reddito basso non possono recuperare totalmente le loro
spese detraibili, in quanto lo Stato
riconosce
le
detrazioni
fino
allazzeramento delle trattenute fiscali effettuate. Il che vuol dire che
non importa a quanto ammontano le
mie detrazioni, per esempio sulla
sanit, perch al massimo le recupero esclusivamente sulla tassazione del mio piccolo reddito annuo,
unulteriore iniquit, che colpisce i
poveri. Parlando di fisco ogni termine uguale per tutti che sembrerebbe avere una logica di uguaglianza in effetti si concretizza in
una perversa iniquit.
Un invito che mi permetto di fare al
Comune di Milano nellapplicazione
dellISEE (Indicatore della Situazio-

ne Economica Equivalente) per la


compartecipazione ai servizi comunali quali gli asili nido, assistenza
domiciliare, assistenza maternit,
sostegno alle famiglie, bonus beb,
ecc., consiste di applicare ulteriori
accertamenti per lassegnazione di
quanto dovuto. Tali nuovi accertamenti dovrebbero essere legati per
esempio allo stato lavorativo, di salute, alle diverse et dei richiedenti,
partendo dai bambini in quanto i bisogni cambiano con let.
Il Comune di Milano dovrebbe approfondire ed esprimere proposte
riguardo alle sperimentazioni del
Quoziente Parma e del Fattore
Famiglia della Regione Lombardia
per una reale e sempre pi precisa
equit. Inoltre, come afferma Cristiano Gori, docente di politica sociale allUniversit Cattolica lISEE
fa bene il suo lavoro se fotografa nel
modo il pi aderente possibile alla
realt le condizioni, ad esempio,
della famiglia con un anziano non
autosufficiente o di quella povera.
uno strumento, non suo compito
realizzare politiche per la non autosufficienza o contro la povert..
Spetta agli Enti locali, Regione e
Comuni sviluppare iniziative politiche per rispondere alle esigenze pi
drammatiche non solo di povert,
ma anche, per esempio, in termini
sanitari di fronte ai malati di SLA e
Alzheimer.
PS. A proposito del recupero sui
costi degli affitti degli studenti fuori
sede, visto lo scandalo scoppiato,
sarebbe bene una sana burocrazia
da parte degli atenei i quali solo di
fronte a contratti di locazione registrati dovrebbero offrire i servizi richiesti.

WRITER E PENNELLI ANTITAG A MILANO: CITTADINI VOLONTEROSI MA NON BASTA


Rita Bramante
Si avvicina la seconda edizione del
Cleaning Day Nazionale, appuntamento annuale che corona una serie di iniziative di quartiere mirate a
contrastare il degrado delle scritte
vandaliche e a tenere pi pulita la
citt con il coinvolgimento attivo dei
residenti. Quello del graffitismo urbano un fenomeno complesso:
possiamo trovarci di fronte a veri e
propri atti di vandalismo, manifestazioni illegali e degradanti o a espressioni artistiche, che colorano
gli spazi urbani e li rendono pi gradevoli.

n. 18 VI - 14 maggio 2014

I writer lasciano opere raffinate e


sorprendenti sui muri di mezzo
mondo, come Andr Saraiva che ha
iniziato a disegnare graffiti sui muri
di Parigi all'et di 13 anni e oggi,
che ne ha 42, uno dei creativi di
punta della scena francese o il newyorkese Billy the Artist, talento
dell'arte on the road, autore di inconfondibili graffiti dai tratti decisi e
dai colori sgargianti.
Ma un conto sono i writer che esprimono la loro creativit sui muri,
tutt'altra storia i vandali che imbrattano i muri della citt con scritte in-

sensate e insulti, o che riempiono di


scarabocchi monumenti, facciate di
palazzi, targhe stradali e panchine
dei giardini. Tutto questo non
street art, ma sono appunto scarabocchi, che hanno per di pi un alto
costo sociale. Per ripulire i treni della metropolitana Atm Milano spende
ogni anno circa 6 milioni di euro,
oltre 12 milioni Trenord per rimuovere scritte dai convogli e Assoedilizia
denuncia che i danni agli edifici privati imbrattati superano annualmente i 100 milioni di euro.

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Per iniziativa congiunta di Unicef e
Associazione Antigraffiti, Milano ha
sviluppato un programma nelle
scuole, per sensibilizzare i ragazzi e
mostrare loro quanto le scritte vandaliche deturpino palazzi e monumenti e derubino tutti noi della bellezza della citt, che un patrimonio fragile e da difendere. L'Associazione Antigraffiti rivolge un invito
anche agli abitanti delle diverse zone a intervenire in prima persona
contro il degrado urbano; residenti e
esercenti adottano porzioni di quartiere, fanno collette per acquistare
pennelli, vernici e mascherine, e insieme ai volontari antigraffiti ripuliscono le facciate dei palazzi di Milano imbrattate dalle bombolette
spray.

Cleaning condominiali, cleaning aziendali, cleaning di studenti e genitori delle scuole, un movimento responsabile, volonteroso e determinato, che si sta allargando, non solo
a Milano, ma anche in altre citt d'Italia, con la vocazione di ripulire la
citt dalle scritte e anche di tenere
alta la guardia dopo la pulizia, perch il rischio di nuovi imbrattamenti
sempre in agguato.
Al primo Cleaning Day nazionale del
maggio dello scorso anno ha partecipato anche il sindaco Pisapia;
Sergio Escobar ha dato il suo contributo a rimuovere le scritte dal Piccolo Teatro ed stato restituito il
decoro al monumento ai caduti dello
scultore Luciano Minguzzi e al chiostro bramantesco del vecchio mo-

nastero, ricoperti da centinaia di


scritte.
A Milano c' chi non si stanca di pulire e ripulire edifici e monumenti
della citt, anche di domenica mattina; il proposito cancellare ci che
imbratta e conservare invece ci a
cui si pu riconoscere un valore artistico, come i graffiti sui muri
dell'Ippodromo o il mosaico dei giovani artisti all'ex Centrale del latte. E
anche individuare muri e spazi legali
dove l'arte di strada possa esprimersi liberamente.
Contro gli imbrattamuri sabato 17
maggio a Milano si mobilitano i ragazzi delle scuole, un messaggio
chiaro di impegno attivo e senso
civico.

crive Pierfrancesco Gargano a LBG su Expo


Luca Beltrami Gadola affermava nel
suo articolo del 7 Maggio che se
qualcuno avr voglia di scrivere la
storia di EXPO 2015 non potr che
raccontare come una buona idea si
sia ormai trasformata in una sorta di
incubo. Una buona idea nata per
far diventare lItalia il riferimento
nellaccoglienza e nella produzione
agro-alimentare e per portare 29
milioni di visitatori italiani e di tutte le
nazionalit del mondo a Milano (circa i due terzi di tutti i turisti che visitano lItalia in un anno) ma, da chi
nello stesso momento mandava le
squadre sui mezzi pubblici alla ricerca di uomini, donne bambini
senza permesso di soggiorno o ne
cercava i bambini negli asili milanesi. Da questo stridore dintenti forse
qualcuno si sarebbe dovuto domandare se la vittoria su Smirne fosse
una occasione per il paese e per
dare risposte al problema della fame nel mondo o per i Io vi do tutti
gli appalti che volete.
Per me lExpo ha generato sempre
molte domande, come ogni grande
evento politico ed economico. Esso
ha avuto da subito dei lati chiari e
dei lati oscuri, come le caselle di
una scacchiera. E proprio su una
scacchiera sembrano muoversi le
tante pedine che, fino al 2015, sono
impegnate a giocare la partita per
lExpo con una certezza che
lopinione degli italiani e dei milanesi
non sar presa in considerazione,
fuori dalle stanze c il cartello non

disturbare i manovratori. Ma almeno chi si doveva porre le domande


indisturbato se le poste? Dopo
aver colpevolmente trascurato di
dare nuova vita alle aree interne alla
citt come lortomercato per scegliere di acquisirle fuori Milano quali insegnamenti hanno tratto dalle disastrose esposizioni spagnole sia universali (padiglioni costruiti dai partecipanti, durata 6 mesi) che internazionali (durata 3 mesi in una area
ridotta fino ad un massimo di 25.000
metri quadrati). Hanno per esempio
visionato i materiali avanzati alla
Milano Ristorazione? Hanno visionato la loro destinazione finale?
Hanno visionato il loro trattamento a
Bilancio?
Ma forse sono tutte domande secondarie rispetto a come sarebbe
potuta cambiare realmente Milano
con le nuove linee di metropolitana
e lidea delle vie dacqua, che accende gli entusiasmi dei fautori della
riapertura dei Navigli mirando a tingere di romanticismo lirruzione della modernit nel tessuto urbano
(vedi progetto City Life al posto della vecchia Fiera Campionaria).
possibile che lEXPO rappresenti il
futuro guardando al passato? E
perch cos tante voci, in citt, si
alzano contro la realizzazione della
via dacqua, che pare tecnicamente
irrealizzabile?
Pi le domande si moltiplicano e pi
iniziamo ad entrare nel vivo della
politica che ruota attorno allEXPO.

Come e se saranno rappresentate


tutte le migliaia di aziende italiane
della produzione agroalimentare
nella grande vetrina di visibilit internazionale e quale lettura della
solidariet nazionale/internazionale
italiana si dar sul tema fame? Ancora, lEXPO la grande occasione
per lItalia per riscoprire lagricoltura
e per lanciare politiche di consumo
ecosostenibile e responsabile?
Trascurando e lasciando alla magistratura le questioni se sia davvero
possibile costruire senza che una
parte dei soldi vadano nelle tasche
della mafia e se saranno rispettate
le regole sulla sicurezza nei cantieri;
il punto finale : come verr utilizzata dopo EXPO limmensa piastra di
cemento e gli edifici di contorno
allesposizione?
Caro Luca una certezza cera
allinizio dellavventura e continua
ad esserci, su quanto deciso nulla si
poteva fare contro la profusione di
questa immane quantit di investimenti governati da partecipate per
nulla trasparenti, ma non esistono
milanesi silenti che aspettano sulla
riva del fiume il cadavere di EXPO
2015 perch le sconfitte della nostra
citt non sono solo mie o tue ma
sono di tutti noi italiani e soprattutto
di tutti i contribuenti stremati dalla
crisi e, al contrario siamo in tanti e
pronti a voler fare per beneficiare
tutti.

Scrive Renzo Rosso a LBG su Expo

n. 18 VI - 14 maggio 2014

10

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A differenza di molti, il giorno in cui
Milano vinse su Smirne, e soprattutto dopo il primo seminario in Assolombarda dove venivano esibiti
qualche premio Nobel e alcuni preclari colleghi e amici anglosassoni
che come me hanno dedicato la vita
allacqua e allambiente, pensai che

il mio paese stava iniziando a sprofondare per davvero. Lo avremmo


fatto con il nostro stile: coprendoci
di ridicolo. Con una probabilit non
proprio trascurabile. Ho appena visto alcuni progetti degli effimeri padiglioni di Expo. E penso che pioggia e sole e fango e acqua sporca e

soprattutto aria e vento e burrasca


riserveranno parecchie sorprese.
Qualcuno si metter a ridere, ma
sar un riso amaro. (Ordinario di
Costruzioni Idrauliche e Marittime e
Idrologia nel Politecnico di Milano)

Scrive Angelo dAuria a LBG su Expo


Ho letto il suo articolo No expo,
no canal e lamarezza dei non violenti, e desideravo iscrivere il Comitato
Quarto
Oggiaro
per
linterramento della Gronda Nord,
superstrada di collegamento strategico allEXPO in costruzione tra le
case di Quarto Oggiaro, al gruppo
dei cittadini delusi e amareggiati.
Noi non siamo nati come Comitato
di contrasto, quello era il lavoro che
doveva fare a suo tempo il Comitato
contro la GRONDA Nord, ma come
comitato di proposta, ovvero di 390
metri di superstrada (110 m a raso,
120 m in scivolo, 160 m in trincea),
che chiediamo dinterrare, per impedire che squarcino il quartiere e si
mangino una parte consistente di
suolo.
Da settembre 2013 ad oggi in corso una estenuante e sleale trattativa (trattative nelle quali mafiosi e
tifosi sono stati trattati con maggior
rispetto, attenzione e risultati, trattative che nellambito dellEXPO
prendono il nome di infiltrazioni).
Estenuante perch per ottenere di

essere prima sentiti e poi ascoltati in


parte, abbiamo dovuto raccogliere
600 firme in un mese, convocare 2
partecipate assemblee pubbliche,
volantinare, attaccare striscioni
(puntualmente rimossi!) organizzare
incontri, collette ecc. insomma tutto
quello che un comitato fa, solo per
amore della propria causa, del proprio territorio, della propria salute e
che loro snobbano sempre, derubricandola come strumentalizzazione
politica.
Laltro ritornello che usano quello
che loro sanno che cosa buono
per noi, perch quando vengono
eletti, diventano gli eletti e i cittadini, la cui considerazione funzionale solo al consenso, denunciano con
la loro partecipazione, il fallimento e
larroganza della rappresentanza.
Abbiamo offerto loro unopportunit
per dimostrare che non c ipocrisia
nella mission dellExpo e che
levento costruito per ricordare al
mondo il rispetto delle persone e
dellambiente in cui vivono, co-

struito in assoluto rispetto dei tanto


strombazzati slogans, lo si chieda ai
cittadini delle aree che ospitano il
grande evento e che subiscono
loltraggio e le conseguenze delle
infrastrutture, senza goderne alcun
beneficio.
Ci delude la slealt della controparte che ci ha portati ad un negoziato
piuttosto che ad un confronto, come
in una contrapposizione di interessi,
piuttosto che in una comprensione
delle ragioni che, a nostro avviso
sarebbe linterramento totale del
tratto di superstrada Eritrea - Fabrizi, senza se e senza ma. Consapevoli purtroppo, che con il voto firmiamo un assegno in bianco, siamo
costretti ad accettare qualunque
concessione che la nostra aggressivit riesce a strappare e rivendicarla anche come un successo, lasciando pure alla controparte
la difesa di una posizione, le cui uniche ragioni sono costituite dalla
difesa della propria posizione.

Scrive Luigi Lunari a LBG su Expo


Egregio direttore, solitamente d'accordo in toto, stavolta ho qualcosa
da obbiettare. Il giorno della vittoria
di Milano su Smirne, il mio atteggiamento stato decisamente controcorrente. Ricordo ancora l'indecoroso balletto della Moratti e di Penati, osannanti per l'affermazione. Milano aveva battuto Smirne, va bene!
Ma non un po' come immaginare
la Juventus prevalere su l'Ambri Piotta, e vedere Agnelli e Conte che si
abbandonano a giubilazioni irrefrenabili? E poi: dov'erano le citt parigrado di Milano? Non dico Londra o
Parigi, che hanno altra dimensione,
ma Lione. Monaco, Marsiglia, Francoforte, Madrid e Lisbona... a nessuna di queste interessava accaparrarsi la ghiotta e meritoria "occasione storica" di diventare, come Lei
dice, "paese si riferimento per affrontare in maniera civile e corretta il
problema della fame nel mondo"?
Gi questa diffusa latitanza mi ha
fatto subito insospettire, e fatto nascere in me il sospetto che il tutto

n. 18 VI - 14 maggio 2014

fosse solo una furbata all'italiana


per beccarsi qualche sovvenzione
nazionale ed europea... a vantaggio
di una piccola casta di profittatori
pronti a gettarsi sull'affare. Del resto, come dice Lei, sta andando ben
diversamente: "tra liti, voracit, stupidit e nessun senso del bene comune e chiusura totale a qualunque
apporto esterno". Ma - mi scusi tutto questo una novit generata
dal progetto Expo? Non cos da
sempre, nei nostri usi e costumi politici, sociali, industriali e civili? Perch stupirsene? Quella "chiusura
totale" che Lei denuncia, io l'ho avvertita sempre, a Milano, tutte le volte che - competente quale io sono in
un sia pur piccolo settore operativo ho provato ad avanzare proposte di
razionalizzazione dei procedimenti,
di economica gestione delle risorse,
di pulizia da interessi creati e privilegi. Sempre mi sono trovato di fronte a un muro di gomma, a un atteggiamento di ignorazione (diverso da
ignoranza, che indica uno "stato"

mentre "ignorazione" implica la volont di ignorare. Un neologismo,


okay: never mind!). Nessuna reazione, mai: solo il "non parlare al
manovratore" come giustamente
rispolvera Lei, solo il rapido infilare
sotto il tappeto la polvere da me sollevata... e schluss! sempre prevalsa la "castit" del sistema Milano
e del sistema Italia: "castit" nel neologistico senso di adesione al sistema delle "caste". Ciascuna chiusa in se stessa e sorda ad ogni apporto estremo, quale il mio nel mio
caso. L'Expo si far, ne sar strombazzata l'inaugurazione con un sacco di cose non ancora pronte e non
finite, i milioni di visitatori attesi non
ci saranno (oggi il mondo si muove
in modo tale che non c' pi bisogno delle esposizioni universali o
delle fiere campionarie, poich ognuno va dove vuole quando vuole),
e a beneficiare della baraccata sar
un piccola casta di furbetti del quartierino che hanno messo le mani in
pasta al momento giusto.

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Scrive Valentino Ballabio a Franco D'Alfonso sulla citt metropolitana


Esprimo viva solidariet per l'abnegazione con cui insisti nell'indicare
la dimensione metropolitana come
prospettiva per il bilancio, se non il
governo complessivo, della Grande
Milano dei prossimi anni. Purtroppo,
in realt, il combinato disposto di
una pessima legge (Renzi - Delrio)
e di una impenetrabile indifferenza e
sottovalutazione (Pisapia - Benelli)
da parte del capoluogo della pi importante area metropolitana italiana
- Roma Capitale esclusa - non de-

clinano a favore. Sul primo punto la


cosiddetta citt metropolitana viene
ridotta alla ex-provincia dimezzata
nel territorio, isterilita nelle competenze e deprivata di organi politici
elettivi. Sul secondo la mancata attenzione e iniziativa di Sindaco ed
Assessore competente (con tanto
di Dirigente appositamente incaricato di specifico progetto al seguito,
nonch dossieraggio PIM buono per
tutti gli usi) registrano un disarmante
vuoto di interesse e di idee. Perch,

altrimenti, la tua benemerita convocazione al circolo De Amicis del 14


gennaio al riguardo, pregevolmente
partecipata e autorevolmente incoraggiata anche da Piero Bassetti,
non ha avuto alcun seguito? Chi ha
paura di entrare nel merito di un
cambiamento istituzionale vero, non
limitato ai biglietti da visita e alla
carta intestata di probabili autorit e
organi metropolitani improvvisati e
posticci?

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Grand Budapest Hotel
di Wes Anderson [Usa, 2014, 100']
con Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Adrien Brody, Willem Dafoe, Tilda Swinton, Edward Norton, Jeff
Goldblum
Quanto poco l'etichetta di realismo
magico si attaglia al compianto Gabriel Garcia Marquez, quanto sarebbe perfetta per questo film
dall'andamento rapsodico e concitato. Lo spettatore non ha il tempo di
annoiarsi, le situazioni si susseguono in un quadro immaginario nel
quale i personaggi hanno uno spessore e una reale verit di fondo.
Anderson ha interiorizzato, e riesce
a trasmettercela, una personale visione umoristica della vita che gli
permette di trasformare la drammaticit in commedia senza mai tradire
l'approfondimento psicologico dei
personaggi e il realismo della storia.
Storia, o, per meglio dire, le storie.
Perch sono almeno tre le storie o
cornici a incastro, che come scatole
cinesi si sovrappongono e antepongono alla vicenda centrale introducendo personaggi che concorrono a
definire la trama del film: una ragazza che lascia una chiave di una
stanza d'hotel ai piedi di un monumento eretto in memoria di uno
scrittore scomparso; lo stesso scrittore anziano a cui vengono raccontate storie che scriver; un giovane
scrittore, interpretato da Jude Law,

che per sfuggire a una patologica


solitudine diventa cliente dellhotel
ormai in decadenza dove incontra
Zero Moustafa (F. Murray Abraham).
La storia avventurosa di Zero la
vera e propria trama del film. Giovanissimo assunto da Monsieur
Gustav H., uno strepitoso Ralph
Fiennes mitico concierge del pluristellato Grand Budapest Hotel, magnificente edificio situato nella immaginaria citt di Zubrowka.
Ms. Gustav circondato dalle attenzioni di attempate e ricche bionde signore, che frequentano l'hotel
solo perch c' lui; quando una di
queste, madame D., improvvisamente muore, si scatenano contro il
concierge le accuse del figlio di lei,
Dimitry (Adrien Brody), che porteranno Gustav in prigione, con
laccusa di omicidio. Sar proprio il
giovane Moustafa, cui legato a
doppio filo, ad aiutarlo in questa vicenda rocambolesca.
La vicenda, complessa e con pi
livelli di narrazione, ma perfettamente comprensibile, un pretesto per
mettere in azione un film formalmente fantasioso e inusuale, pieno

di trovate e di gag dal sapore fumettistico. Surreale, eccentrico, ricco di


colpi di scena, in una parola: divertente.
Il film di Anderson attraversa cinquant'anni di storia, soffermandosi
in particolare sugli anni Trenta: anni
bui nella storia europea, omaggiando apertamente lo scrittore Stefan
Zweig, scrittore allindice, a cui il
Nazismo nel 1933 aveva bruciato
tutti i libri.
In fondo il Grand Budapest Hotel il
nostro mondo, le sue stanze e i suoi
ospiti siamo noi, che facciamo fatica
a osservarci dall'esterno e Anderson
dipinge i personaggi con tale cura e
minuziosit nei particolari attraverso
acconciature, abiti, gesti, che li rende cos reali pur nella spettacolarizzazione da farceli accettare anche
nelle situazioni pi strane, come noi
accettiamo noi stessi. In ogni caso.
Un cast stellare, Premio della critica
al festival di Berlino 2014, un film
coinvolgente e straniante, da vedere.
La strana coppia

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org

n. 18 VI - 14 maggio 2014

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Canone inverso
Milano proprio una citt dalle mille
sorprendenti iniziative, e c da
chiedersi come si possano tenere
sotto controllo quelle che ci appassionano. Quanti sanno, per esempio, che da Aprile a Giugno ogni
domenica pomeriggio in una delle
antiche Abbazie, in citt o appena
fuori dalle mura, si svolge un delizioso concerto di musica da camera
affidato a ottimi musicisti e con gradevolissimi programmi?
Lassociazione Canone Inverso di
Buccinasco, ad esempio, erede della pi antica Musica Laudantes, da
qualche anno organizza una stagione primaverile denominata Abbazie, Arte e Musica che di domenica
in domenica porta il suo pubblico
non solo ad ascoltare musica di
qualit, ma anche a conoscere spazi e monumenti spesso ignorati o
poco frequentati.
Questanno sono previsti dodici
concerti e le location sono San
Bernardino alle Ossa, San Francesco al Fopponino, SantApollinare di
Baggio, la Cascina Robbiolo di Buccinasco, lAbbazia di Mirasole a Opera, Santa Maria alla Fonte,
SantAlessandro, il Circolo Filologico, lAbbazia di Monlu, San Bernardino alle Monache, Santa Maria
alla Fontana di Locate e la Certosa
di Vigano a Gaggiano.
Domenica scorsa il sesto concerto
della stagione si svolto nella meravigliosa chiesa romanica di via
Chiesa Rossa e sono state eseguite
le prime tre delle sei Sonate per violino e cembalo di Bach - essendo le
altre tre previste per domenica 8
giugno a San Bernardino alle Mo-

nache in via Lanzone - tutte affidate


a due noti e valorosi musicisti milanesi: il violinista Fulvio Luciani e il
cembalista Ruggero Lagan.
Il primo un violinista di razza,
lerede del mitico Quartetto Italiano
- fondato da Paolo Borciani con Elisa Pegreffi, Lionello Forzanti, poi
sostituito per ben due volte, e Franco Rossi - attivo per ben trentacinque anni (dal1945 al 1980); Luciani
stato infatti allievo di Borciani e
fondatore - insieme a Elena Ponzoni, Roberto Tarenzi e Claudia Ravetto - di quel Quartetto Borciani
che per altri due decenni (19842005) tenne altissimo in Italia il livello della musica da camera (livello
peraltro invidiatoci da tutto il mondo
grazie a straordinarie compagini
come il Trio di Trieste, attivo dal
1933 al 1995, per sessantadue anni
ininterrotti, e da gruppi assai pi recenti come il Trio di Parma o il
Quartetto di Cremona).
Ruggero Lagan un musicista
molto complesso e completo: si occupa soprattutto di tastiere storiche
- suonandole, scrivendone, insegnandole al Conservatorio ma
anche compositore e musicologo
dai mille interessi e impegni: basti
pensare che autore di opere liriche (la sua prima opera,Trottola,
ovvero gli incanti del mercato in un
atto, and in scena alla Piccola Scala nel 1982 quando aveva solo ventisei anni), un grande conoscitore
della musica del sei e settecento impropriamente detta barocca - e
protagonista di quella contemporanea (ha interpretato musiche di
Corghi, Sciarrino e molti altri). Dun-

que un musicista come raramente


capita di incontrare, perch i compositori di solito non suonano musiche scritte da altri, quantomeno in
pubblico, e gran parte degli interpreti non ha n tempo n voglia di scrivere musica nuova. Posso testimoniare che ascoltare Lagan suonare
il clavicembalo uno dei grandi piaceri che la musica concede ai suoi
amanti.
Tutto questo per rimarcare la preziosit dellevento di cui stiamo parlando: due musicisti importanti che
si mettono insieme per eseguire
lintegrale delle Sonate dedicate da
Bach ai loro strumenti, due concerti
impegnativi per una stagione non
pubblicizzata e dunque poco nota,
dedicati a un pubblico non numeroso (nella Chiesa di Santa Maria alla
Fontana vi sar stato un centinaio di
persone) ma probabilmente affezionato e itinerante. Si sarebbe detto
quasi un evento privato, esclusivo, a
inviti, cosa ancor pi verosimile in
quanto non solo il concerto si svolge
in un orario insolito (e devo dire anche un po scomodo, alle 15.30!),
ma anche perch alla fine prevista
una visita guidata allAbbazia o al
luogo in cui il concerto si svolto.
Invece no, i biglietti di ingresso si
pagano, ancorch di importo assai
contenuto, e pare che la stagione si
sostenga solo grazie a essi. Un vero
miracolo in unepoca in cui tutto gira
intorno al denaro. Sar anche per
questo, oltre che per la bella citazione contrappuntistica, che il promotore si chiama Canone Inverso?

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Jerry Brotton
La storia del mondo in dodici mappe
Feltrinelli, 2013
pagg. 526, euro 39,00
Lidea che le mappe fossero entit a
s stanti, cos come la scienza della
loro creazione, sono in realt interpretazioni relativamente recenti. Per
migliaia di anni i manufatti che differenti culture hanno chiamato mappe furono realizzati da individui che
non pensavano che potessero essere disgiunti dalla scrittura di documenti ufficiali, dalla pittura e dal disegno, o dalliscrizione di diagrammi
su una variegata serie di supporti

n. 18 VI - 14 maggio 2014

che andavano dalla pietra al legno,


alla carta.
I rapporti tra mappe e ci che oggi
chiamiamo geografia sono ancora
pi sottili. A partire dagli antichi greci la geografia stata definita come
lo studio grafico (grphein) della terra (ge), ma come disciplina intellettuale a s stante la geografia, in
Occidente, non fu codificata formalmente come materia di studio

accademico che a partire dal XIX


secolo.
Grazie allavvincente libro di Jerry
Brotton, docente di studi rinascimentali alla Queen Mary University
di Londra ed esperto autorevole di
storia delle mappe e di cartografia
rinascimentale, possibile fare un
viaggio nel tempo e nello spazio e,
seguendo la traccia lasciata dalle
dodici mappe, comprendere quanto
la storia delle carte geografiche ab-

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bia modellato la nostra visione del
mondo.
Partendo dallanalisi del loro significato, a partire dalle rappresentazioni della storia antica, per finire con
le immagini satellitari contemporanee, la ricerca di Brotton ci fornisce
la prova di come ciascuna di esse
trasmetta unimmagine estremamente personale del mondo. E come il mondo sia un concetto sociale, creato dalluomo.
Le dodici mappe di cui si parla nel
libro presentano infatti un disegno
dello spazio fisico del mondo che
deriva da idee e valori di cui sono
permeate. Come dire che una certa
visione del mondo produce una
mappa del mondo, ma questa definisce, a sua volta, la visione del
mondo della cultura che lha creata.
E si delinea in base a temi che vanno dalla scienza alla politica, la religione e leconomia fino alla globalizzazione.
"Ma non sempre" - sostiene lautore
- "le mappe sono modellate in maniera consapevole o inconsapevole
dallideologia. Hanno avuto un ruolo

nella loro realizzazione anche confuse forze emotive. Gli esempi riportati nel libro vanno dalla ricerca di
uno scambio intellettuale nella
mappa islamica del XII secolo alle
concezioni globali di tolleranza e
uguaglianza nella controversa mappa del mondo pubblicata dallo storico e cartografo tedesco Arno Peters
nel 1973."
La prospettiva cristiana centrata su
Gerusalemme della mappamundi di
Hereford del XIV sec (n.d.r. una delle pi famose mappe medioevali,
custodita nella cattedrale di Hereford,Inghilterra); la pi antica mappa
coreana che mostra la terra intera,
compresa lEuropa; la prima autentica visione del mondo globalizzato
del cartografo ed esploratore portoghese Diogo Ribeiro agli inizi del
XVI sec.; la proiezione degli anni
Settanta del Novecento che aveva
lambizione di dare uguale dignit e
importanza al terzo mondo; le applicazioni geospaziali secondo Google Earth, non sono dunque che
linnesco per la creazione di mappe
in grado di farci meglio comprende-

re le civilt che le hanno prodotte. E


ci permettono anche di sognare di
luoghi sconosciuti che non vedremo
mai, di tempi antichi che solo con la
fantasia possono essere ricreati.
Forse la migliore definizione metaforica delle mappe, ci suggerisce
Brotton, un graffito impresso a
grandi caratteri su un muro che affianca la linea ferroviaria di Paddington Station a Londra e che dice
Ci che lontano, a portata di
mano nelle immagini dellaltrove.
"Il mondo cambia di continuo", ammonisce Brotton, "dopo quasi due
millenni in cui si sono create mappe
su pietra, pelli danimale e carta, le
immagini che lo raffigurano sono
ora digitalizzate e virtuali, e si trovano ad affrontare il rischio di una rapida obsolescenza. Ma tutte, come
le pi antiche e ormai sconfessate o
imprecise, o dimenticate, restano
utili testimonianze del fatto che la
storia e la comprensione del nostro
mondo passano anche attraverso la
storia della definizione degli spazi
fisici".
Daniela Muti

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Anna Della Rosa: Dal Piccolo a La grande bellezza
In questi giorni sei in scena al
Piccolo con Clture de lamour,
scritto e diretto da Pascal Rambert, il racconto attraverso due
monologhi della fine di un amore. Che tipo di spettacolo ?
uno spettacolo molto intimo, ma non
per questo cervellotico o psicologico, una grande riflessione sul linguaggio che spazia da temi filosofici
complessi ai dettagli intimi di un
mondo che si disfa. Un lavoro delicato ma potente. Molto vicino al
cuore.
Lo spettacolo era gi stato rappresentato in Francia dallo stesso regista con altri attori, tu e Luca Lazzareschi avete sentito il
peso di quella messa in scena? E
come vi ci siete rapportati? Allora,
quando sono stata presa anchio mi
domandavo: ma lui rifar quello
che ha gi fatto in Francia oppure
no? E invece stato stupendo. E la
prima cosa che Pascal ci ha detto
stata: io voglio fare lo spettacolo
con voi, e voglio capire chi sei tu
Anna e chi sei tu Luca e vedere chi
possono essere i vostri personaggi
con la vostra voce, il vostro corpo e
la vostra sensibilit. E non erano
parole. Io e Luca avevamo visto lo
spettacolo, perch ERT lha ospitato
a Modena nella versione francese,
n. 18 VI - 14 maggio 2014

ma come poi il regista ci ha detto


avremmo fatto meglio a non vederlo
perch in effetti nei primi giorni di
prove ci portavamo dentro il ricordo
di come lavevano interpretato i due
attori francesi, ma come dicevo lui
ha voluto che i personaggi uscissero da noi e effettivamente lo spettacolo, alla fine, molto diverso.
Limpianto lo stesso e ovviamente
anche il testo salvo due o tre versi
che Pascal ha aggiunto al personaggio di Luca per fargli descrivere
il mio personaggio in modo ancora
pi specifico ma il modo in cui viviamo il testo e il rapporto fra i nostri
personaggi nostro.
Questanno sei stata in scena al
Franco Parenti con Peperoni difficili, scritto e diretto da Rosario
Lisma, che anche tuo marito.
Qual la differenza fra un progetto pi istituzionale (almeno dal
punto di vista della produzione)
come Clture de lamour e uno
pi fatto in casa come questo?
S, sicuramente dal punto di vista
affettivo fatto in casa, visto che gli
altri due attori, oltre che bravissimi,
sono amici di una vita, per a livello
artistico e produttivo (anche perch
una coproduzione fra il Teatro
Franco Parenti e la nostra compagnia) fin da subito abbiamo avuto

lambizione - e mi sembra che poi si


sia realizzata - che nascesse in casa ma non fosse un prodotto da
casa, bens fosse allaltezza di tutte
le realt istituzionali. Con un coinvolgimento ancora maggiore, perch quando tu sei in prima persona
e la compagnia tua ti senti ancora
pi responsabile. molto bello lavorare con persone con cui hai una
tale intimit.
C la volont di continuare, magari creando una compagnia? S,
la compagnia c gi, si chiama Jacovacci e Busacca e c assolutamente la volont di continuare: Rosario sta gi pensando a un testo
nuovo, sempre con noi. Per quanto
riguarda le differenze fra i due progetti, sono innanzitutto nel linguaggio. Clture de lamour costituito
da due lunghi monologhi caratterizzati da una ricerca molto specifica
sul linguaggio, che a tratti lirico.
Peperoni difficili invece un testo
naturalistico, con i tempi proprio della commedia tradizionale. Alcuni dei
modelli di Rosario sono Eduardo,
Risi, Monicelli, Scola...
Vorreste farne un film? S, vogliamo. E ci sono state delle coincidenze per cui questo nostro desiderio pare non essere completamente
campato in aria. Per un progetto
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che richiede molto tempo e quindi
vedremo. Per il desiderio c.
Visto che siamo arrivati a parlare
di cinema ti far la domanda pi
banale possibile: com stato lavorare ne La grande bellezza? Al
tuo primo film hai gi vinto
lOscar, vorresti dedicarti di pi al
cinema o preferisci il teatro? Perch banale, anzi sono ben felice di
parlare di unesperienza cos bella!
Il mio desiderio principale di fare
teatro. il mondo in cui io trovo linfa, necessit e piacere. Poi chiaro
che unesperienza come La grande
bellezza stata meravigliosa, esaltante. Per cui ti dici: se io potessi,
una volta ogni due anni fare una cosa di questo livello sarei felicissima.
Ma non ho nessuna intenzione di
concentrare le mie energie per fare
cinema. Se poi arriva perch si incastrano costellazioni in modo fortunato, accetter sicuramente. Poi
ne La grande bellezza ho fatto una
parte abbastanza piccola. Probabilmente fare un film da protagonista ti d un senso di appartenenza
diverso. Qui io mi sentivo ospite di
una bellissima festa. Sorrentino mi
piaciuto tantissimo, fin dal primo
provino.
Lui
ha
una
cura,
unintelligenza nello sguardo che

ritrovi in quello che scrive e che vedi


da come gira ogni scena. E poi un
uomo di una grande ironia, con
quella flemma napoletana sorniona
e geniale, per cui lavorare con lui
era semplice. E pur nella confusione
delle scene con moltissime comparse le famose feste del film lui
era calmo e trasmetteva serenit.
Poi recitavo con Verdone che, oltre
a essere un attore fantastico, una
persona di una grande gentilezza.
Quindi, come prima esperienza, direi che sono stata fortunatissima.
Tornando al teatro, come ti sembra la scena milanese? La migliore
dItalia. Io credo che ci siano grande
ricchezza e seriet e dei criteri reali,
legati alla qualit del prodotto e non
ad altre dinamiche. E poi variegata: puoi trovare uno spettacolo che
viene dallestero oppure una compagnia realmente giovane che sta
sperimentando. una realt multiforme e non troppo modaiola. E
questo un bene secondo me perch mi pare che la modaiolit possa a volte dare origine a equivoci.
Tipo? Tipo spettacoli in cui si fa fatica ad afferrarne il senso profondo,
la ragione, che non tengono minimamente conto del pubblico e che a
volte, proprio per questo, mi pare

siano anche offensivi, non della morale ma dellintelligenza degli spettatori.


Come vorresti che fosse fra dieci
anni il teatro italiano? Visto che
tutti dicono che siamo a un passo
dal collasso, io spero che davvero si
possa toccare il fondo per poi risalire, rinnovando delle dinamiche che
ritornino a un pragmatismo e a un
verit di dialogo con il pubblico. Vorrei che il teatro non fosse assoggettato a logiche economiche fuorvianti, per cui ci sono dei cartelloni incoerenti e sconclusionati. Spero si riesca a ricreare un dialogo con le persone che ci vengono a vedere, che
si riescano ad aprire dei mondi in
cui far perdere e vivere il pubblico.
Anche perch alla gente, giustamente, cosa gliene frega del teatro
se quando ci va si annoia o vede
della gente spogliarsi a caso? Vorrei
che si andasse in questa direzione.
difficile, ma credo che ci si possa
riuscire.
E tu? Io spero di portare avanti il
cammino con la nostra compagnia e
di continuare a fare cose belle anche al di fuori di essa, con onest e
passione.
Emanuele Aldrovandi

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
TCI: 120 anni al servizio del turismo italiano
Una grande mostra festeggia i 120
anni di storia e successi del Touring
Club Italiano. In viaggio con lItalia
il titolo della mostra promossa da
TCI e Comune di Milano per celebrare lattivit pionieristica del Touring, che, si potrebbe dire, pi di un
secolo or sono invent il turismo in
Italia.
Nelle belle sale del Palazzo della
Ragione, il progetto, curato da Studio Azzurro, racconta la nascita di
questo Club, nato dalla volont di
cinquanta amatori velocipedisti, tra
cui spiccano Luigi Vittorio Bertarelli
e Federico Johnson, che nel 1894
fondarono il Touring Club Ciclistico
Italiano. Una mostra che racconta il
Touring attraverso il viaggio, fisico e
simbolico e lungo pi di un secolo
dei suoi fondatori e associati. Attraverso installazioni multimediali e interattive Studio Azzurro racconta il
percorso svolto finora, i primi passi
mossi da questa associazione e gli
importanti risultati oggi raggiunti.

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Tema della mostra il viaggio, ecco


allora che si parte dalla bicicletta,
simbolo di progresso alla fine
dell800, con fotografie e testimonianze provenienti dallarchivio Touring, che raccontano di unItalia che
oggi sembra distante mille anni: le
prime biciclette dalle ruote imponenti, gli attrezzi per ripararle, sistemati
dal Touring in punti pubblici e di
passaggio; la prima bicicletta sbarcata in Sardegna, le prime gare
amatoriali.
Il viaggio continua con il treno, la
macchina e laereo, mezzi che permettono un concetto di viaggio diverso, diventando col tempo non
solo mezzi di trasporto ma anche
strumenti per scoprire paesaggi e
territori. Si scopre allora la grande
importanza avuta dal Touring
allinizio del concetto di viaggio,
quando avendo diminuito la preminenza dellelemento ciclistico, si occupa di venire incontro alle necessit reali del viaggiatore e del turista,

occupandosi della sua sicurezza ma


anche degli aspetti pi piacevoli.
il Touring, mentre lItalia unita si
muove ancora a rilento, a mettere in
strada i primi cartelli stradali, a occuparsi di una rete di distributori di
benzina, ma anche a segnalare luoghi di interesse turistico ed enogastronomico, su segnalazioni dei
viaggiatori soci. Una sorta di TripAdvisor ante litteram. Ecco anche le
prime cartine stradali, i primi pieghevoli, i primi rilevamenti orografici, fino ad arrivare al primo grande
atlante italiano, frutto di un monumentale lavoro durato 10 anni.
Dopo La strada in viaggio, ecco
arrivare la seconda sezione, quella
dedicata alle Guide Rosse del Touring, strumento essenziale di studio
e lavoro per chi si occupa di arte,
viaggi e turismo. Un grande totem
rosso ne celebra i 100 anni, accompagnato da schermi con immagini
darchivio che mostrano unItalia
che in molti casi, non esiste pi.

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Lultima sezione dedicata ai sensi
del viaggio, un momento per fare il
punto sullItalia delle tradizioni e delle eccellenze di ieri e di oggi. Due
grandi tavole virtuali apparecchiate
si trasformano nel bancone di lavoro
di cuoche e artigiani per evidenziare, attraverso le materie prime tipiche di diverse regioni, le peculiarit
che sostengono ancora oggi il made
in Italy.

Sulle pareti, in ultima battuta, gli


scopi e i numeri del TCI oggi, tra
soci, responsabili e soprattutto volontari, essenziali per il prezioso lavoro di custodia e apertura di luoghi
e monumenti di interesse storicoartistico altrimenti non fruibili dai turisti e dai cittadini stessi.
Il TCI come strumento indispensabile, ieri come oggi, per promuovere il
turismo e le eccellenze italiane. Dalla bicicletta allaereo dei viaggi low

cost, dalle prime cartine stradali alle


Guide Rosse, il TCI si prepara per
altri 120 anni di supporto al turismo
e ai viaggi responsabili.
In viaggio con lItalia Fino 25
maggio 2014 - Ingresso gratuito Palazzo della Ragione - piazza
Mercanti 1, Milano

Fragilit, equilibrio e critica per Meireles alla Bicocca


Ancora una volta lHangar Bicocca
non sbaglia un colpo. La mostra dedicata a Cildo Meireles, Installations
tutta da vedere e provare. Coinvolgente, poetica, critica e polisensoriale, la mostra la prima manifestazione italiana dedicata allartista
brasiliano, considerato fin dagli anni
60 un pioniere di quellarte intesa
soprattutto come uno scambio attivo
e vitale con il pubblico, come un
rapporto vivo e attivo in grado di coinvolgere lo spettatore in una esperienza multisensoriale.
La personale, a cura di Vicente Todol, comprende 12 tra le pi importanti installazioni realizzate dallartista tra il 1970 e oggi, ed un percorso ricco di suggestioni che portano lo spettatore ad essere parte
dellopera darte, a farla vivere, ma
anche a mostrargli una realt concettuale nascosta e su cui riflettere.
Cildo Meireles affronta da sempre
tematiche sociali e culturali attraverso opere che rivelano pienamente il
loro significato solo nel momento in
cui sono attraversate e vissute,
coinvolgendo oltre alla vista, anche
ludito, il tatto, lolfatto e addirittura il
gusto.
Il percorso spiazzante, poich si
passa da opere di ridottissime dimensioni ad altre decisamente monumentali. Si inizia con Cruzeiro de
Sul, un cubo di legno di 9 mm, che
rimanda per a concetti e credenze
sacre nella cultura dei Tupi, popolazione india del Brasile con cui Meireles entr in contatto.
Si arriva poi ad Atravs, labirinto
trasparente lastricato da frammenti
di vetro rotti, che fa percepire allo
spettatore una sensazione di instabilit e di potenziale pericolo, dovendosi districare lentamente tra filo
spinato, tendaggi, superfici vetrate
(persino due acquari), attraverso le
quali sembra di vedere una via
duscita, resa difficile per dai materiali che creano il percorso. Lattraversamento del titolo simboleggia

dunque un percorso interiore accidentato, ogni passo spezza sempre


di pi il vetro sotto ai piedi, simbolo
della fragilit umana, ed sempre
pi difficile andare avanti.
Passando dalla torre fatta di radio
antiche e moderne, Babel, per arrivare ai cubi bianchi e neri sporcabili di Cinza, quello che colpisce la
variet dei materiali usati, scelti
dallartista solo in base alle loro caratteristiche simboliche o sensoriali,
mettendo insieme elementi contrastanti anche dal punto di vista semantico o visivo.
E in effetti Olvido, un tepee indiano
costruito con 6.000 banconote di
diversi paesi americani, circondato
da tre tonnellate di ossa bovine contenute da 70.000 candele, espressione di questo concetto. Mentre gli occhi sono impegnati a distinguere i diversi elementi, le ossa
emanano un odore difficile da sopportare e dal centro della tende fuoriesce un rumore continuo di sega
elettrica. Opera con una critica di
stampo post-colonialista, spesso
presente nei lavori di Meireles, non
affronta per lo spettatore direttamente, imbarazzandolo, ma suggerisce il suo messaggio accostando
elementi dal valore simbolico.
Una delle opere pi amate e fotografate sui social, sicuramente
Amerikka, un pavimento fatto di
22.000 uova di legno dipinte, su cui
troneggia un soffitto fatto da proiettili
sporgenti. Mentre lo spettatore
invitato ad attraversare scalzo lo
spazio bianco delle uova, in una situazione di instabilit, la minaccia
ulteriormente rimarcata da migliaia
di proiettili rivolti al suolo. Opera s
di spaesamento ma di incredibile
impatto visivo e percettivo.
Meireles lavora con tutti e cinque i
sensi. Ecco perch con Entrevendo,
un enorme struttura di legno a forma di imbuto, lo spettatore invitato
ad entrare in questo cono, da cui
esce aria calda, mettendosi prima in

bocca due cubetti di ghiaccio per


sperimentare, man mano che ci si
avvicina alla fonte di calore, lo sciogliersi del ghiaccio in pochi istanti,
per un coinvolgimento completo dei
sensi.
E poi si arriva allopera pi poetica
della mostra, Marulho, la simulazione di un pontile circondato dalle onde del mare, nella luce delicata del
tramonto. Solo ad una visione pi
attenta si scorgono i dettagli, ovvero
che le onde sono fatte da immagini
di acqua rilegate in migliaia di libretti
disseminati sul pavimento, giocando
sulla ripetizione e laccumulo, con
un effetto non solo visivo ma anche
simbolico.
Mentre ci si perde a osservare le
immagini, ecco che voci, tutto intorno, ripetono allinfinito la parola acqua in 85 lingue diverse, creando
una nenia simile allo sciabordio delle onde. Solo allora si scopre che,
ovviamente, un fondo c, la parete
lilla che delimita lorizzonte. Quello
che si crea allora nello spettatore
una curiosa sensazione alla The
Truman show, accorgendosi che in
realt tutto finto e costruito. Di naturale, non c nulla. Lopera vive
inoltre di riferimenti ad artisti del
passato che hanno giocato sulla
monocromia, come Piero Manzoni,
citato anche in unaltra opera della
mostra, Atlas, e Yves Klein.
Tra suoni, attraversamenti e sensazioni, la personale di Meireles intende mostrare come lo spazio sia
una componente fondamentale
nellenfatizzare i paradossi e le metafore, elementi chiave nella sua
arte, espressi da queste dodici
coinvolgenti installazioni.
Cildo Meireles, Installations fino al
20 luglio 2014 HangarBicocca / via
Chiese 2, Milano / Orario: gioved
domenica 11.00 23.00 Ingresso
libero

Munari politecnico

n. 18 VI - 14 maggio 2014

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Il genio di Bruno Munari ha spaziato
in diversi campi: dalla grafica
alleditoria, dalla pedagogia al design, passando per larte pi pura.
La mostra Munari politecnico, allestita nello spazio mostre del Museo
del 900, propone un percorso affascinante su alcune delle sperimentazioni/invenzioni progettate dallartista.
I pezzi in mostra provengono tutti
dalla Fondazione di Bruno Danese
e Jacqueline Vodoz di Milano, che
nella molteplice veste di amici, collezionisti, editori e industriali, per
decenni hanno sostenuto e incentivato Munari a sperimentare linguaggi diversi. Lobiettivo della mostra dunque rivelare la propensione artistica di Munari, compito
che idealmente prosegue lesposizione allestita nel 1996 nelle sale
della Fondazione stessa, rileggendone per la collezione e aprendola
a un dialogo con una generazione di
artisti, presenti in mostra, che con
Munari hanno avuto un rapporto
dialettico.
La mostra divisa in sezioni, attraverso le quali appaiono gli orientamenti artistici di Munari attraverso il

disegno e il collage, con un modo di


intendere larte vicino alle pratiche
delle avanguardie storiche; ma dalle
quali emerge anche il suo rapporto
con la ricerca scientifica, come supporto di intuizioni plastiche e meccaniche; per arrivare poi alla produzione artistica vera e propria.
Soprattutto queste opere vivono di
corrispondenze e influenze, citate
da Munari nei suoi libri quali quelle
di Mary Vieira e Victor Vasarely; ma
in mostra ci sono anche pezzi di artisti che hanno esposto e condiviso
ricerche con lui come Enzo Mari,
Max Bill, Franco Grignani e Max
Huber; e di artisti che lo hanno frequentato come Getulio Alviani e Marina Apollonio. Senza dimenticarsi di
coloro che hanno condiviso momenti importanti del suo percorso, come
Gillo Dorfles e Carlo Belloli, e successivamente il Gruppo T. Infine,
questa stessa sezione include figure
che con Munari hanno mantenuto
un rapporto ideale in termini di capacit e ispirazione, come Giulio
Paolini e Davide Mosconi.
Le opere degli artisti selezionati discutono, dialogano e si relazionano,
oggi come allora, con limmaginario

estetico di Munari, anche grazie a


un sistema di allestimento fatto di
strutture e supporti legati tramite
incastro e gravit, ma con aspetto
leggero. Quella stessa leggerezza
di cui Munari fece vivere le sue opere, tra cui le famose Sculture da viaggio, le 10 forchette impossibili e
i libri illeggibili, tutti esposti in mostra.
Accanto alla mostra principale il Focus dedicato allopera fotografica,
in parte inedita, realizzata da Ada
Ardessi e Atto, autori che per decenni hanno lavorato a stretto contatto con Munari, testimoniando i
principali momenti della vicenda
professionale e umana dellautore.
Lesposizione ha come titolo Chi
s visto s visto locuzione molto
amata da Munari e che racchiude
tramite immagini, lartista e luomo a
tutto tondo.
Munari politecnico fino al 7 settembre Museo del Novecento
lun.14.30 - 19.30 mar. mer. ven. e
dom. 9.30 - 19.30 gio. e sab. 9.30 22.30

Bernardino Luini e figli: una saga lunga un secolo


Dopo un silenzio durato quasi cinquantanni, Bernardino Luini torna
protagonista di una mostra, e lo fa
in grande stile. Il pittore di Dumenza, chiamato per da tutti di Luino,
il centro di una esposizione come
da tempo non se ne vedevano, con
200 opere esposte per chiarire a
tutto tondo una personalit significativa ma discussa, soprattutto per la
mancanza di dati certi che caratterizza la biografia dellartista.
Da gioved 10 aprile sar possibile
scoprire Bernardino, i suoi figli e la
sua bottega, le influenze illustri che
lo ispirarono (Leonardo, Bramantino, i veneti, persino un certo che
di Raffaello) e pi in generale cosa
succedeva a Milano e dintorni agli
inizi del 500.
Quello sviluppato in mostra un
percorso ricco e vario, che oltre a
moltissime opere del Luini, presenta
anche il lavoro dei suoi contemporanei pi famosi, Vincenzo Foppa,
Bramantino, Lorenzo Lotto, Andrea
Solario, Giovanni Francesco Caroto,
Cesare da Sesto e molti altri, che
spesso giocarono un ruolo chiave

nel definire lestetica artistica milanese.


Un percorso lungo quasi un secolo,
che dalla prima opera di Bernardino,
datata 1500, arriva a coprire anche
le orme del figlio Aurelio, vero continuatore dellattivit di bottega, se
pur gi contaminato da quel Manierismo che stava dilagando nella penisola.
La mostra occuper lintero piano
nobile di Palazzo Reale, e si concluder in maniera scenografica nella sala delle Cariatidi, presentando,
in alcuni casi per la prima volta, tavole, tele, affreschi staccati, arazzi,
sculture, disegni e prove grafiche.
Oltre a prestiti milanesi, con opere
provenienti da Brera, dallAmbrosiana e dal Castello sforzesco, si
affiancano importanti contributi internazionali provenienti dal Louvre e
dal museo Jacquemart-Andr di Parigi, dallAlbertina di Vienna, dal
Szpmvszeti Mzeum di Budapest, dai musei di Houston e Washington.
Il progetto, curato da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, oltre a essere
la pi grande retrospettiva mai dedi-

cata a uno dei protagonisti dellarte


del Cinquecento in Lombardia,
una saga famigliare in dodici sezioni, ognuna dedicata allapprofondimento di un momento della vita
dei Luini e delle loro commissioni
pi importanti. Degni di nota sono
gli straordinari affreschi per la Villa
Pelucca di Gerolamo Rabia, mirabile ciclo decorativo tra sacro e profano; e la casa degli Atellani, con una
rassegna di effigi dei duchi di Milano
e delle loro consorti, ricostruita
dallarchitetto Piero Lissoni, responsabile dellallestimento.
Dopo tante mostre dedicate ai contemporanei, la mostra un tuffo in
unepoca che per Milano fu davvero
doro, un momento in cui la citt ma
anche la stessa Lombardia, regalarono un apice artistico in seguito
difficile da eguagliare.
Bernardino Luini e i suoi figli Palazzo Reale, fino al 13 luglio 2014
Orari: Luned 14.30_19.30 da Marted a Domenica 9.30_19.30 Gioved e Sabato 9.30_22.30 Biglietti Intero 11,00 Ridotto 9,50

Quel provocatore di Manzoni


Ironico, irriverente, scandaloso, incompreso. Piero Manzoni questo
e molto altro. A 50 anni dalla morte

n. 18 VI - 14 maggio 2014

dellartista, scomparso prematuramente allet di 30 anni, Milano propone una grande retrospettiva con

pi di 100 opere per celebrare il genio di questo surrealista mancato,


che ebbe solo sette anni di attivit

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artistica. Una parabola fulminante
che, dalla originaria Soncino, lo porta a legarsi a doppio filo alla Milano
di met anni 50, ponendosi a fianco
di artisti quali Lucio Fontana e il
gruppo degli spazialisti.
In mostra si potr ripercorrere il breve cammino di Manzoni, dai lavori
desordio, nella sezione dedicata
alle opere nucleari, fino alle serie
pi note. Immancabili i tre grandi
filoni tematici su cui Manzoni oper
e che sono ormai immediatamente
associati al suo nome: gli Achrome,
le Linee e la famosa Merda dartista.
In particolare degli Achrome la mostra ben nutrita: sono tanti e fatti
di materiali diversi, dai sassi al polistirolo, dalla pelle di coniglio alla
carta, dal peluche ai panini. Sono le
opere forse pi interessanti di Manzoni, in cui, attraverso la neutralit
del colore bianco, sempre prevalente, Manzoni cerca uno spazio totale.
Secondo la definizione stessa data
dallartista, sono "superfici acrome",
senza colore, aperte a infiniti significati possibili. Inizialmente fatti di
gesso, colla e caolino, gli Achrome
non sono manipolati, ma lasciati asciugare naturalmente, affidando la
trasformazione del materiale in opera darte a un processo che avviene
da s. Se per Fontana o Pollock il
gesto dellartista era fondamentale,
costruiva o distruggeva lopera, per

Manzoni quel potere creativo


bloccato, congelato, lasciando questo dono allopera stessa.
Altro filone affrontato quello della
linea: strisce di carta di diverse lunghezze prodotte in maniera meccanica, misurate, inscatolate e pronte
per la vendita, cos come pronte
per il consumo erano le uova sode
che Manzoni cre per un happening
in galleria dal titolo Divorare larte,
del 1960: uova sode, simbolo di rinascita, erano offerte ai visitatori per
essere mangiate. Lo scopo era
quello di rendere lo spettatore opera
darte, renderlo partecipe della performance, dargli un ruolo attivo nella vita artistica. Le uova rimangono
poi protagonista dellopera di Manzoni, quando in quello stesso anno
decise di contrassegnarle con la
sua impronta digitale, creando
unidentit inequivocabile tra lopera
e lartista stesso.
Manzoni non era nuovo a questo
tipo di exploit, tanto che lanno dopo
decise di firmare i corpi di spettatori
e curiosi, con tanto di autentica e
bollini riconoscitivi. Lo spettatore
diventa arte vivente.
In mostra completano la panoramica anche i celebri fiati dartista, i
corpi daria (palloncini gonfiati che
sembrano sculture) e le basi magiche per le cosiddette sculture viventi.

Certo lopera che tutti si aspettano


la serie delle Merde dartista, in cui
Manzoni polemizza contro il nuovo
mercato dellarte, sempre pi attento ai meccanismi economici e sempre meno alloggetto artistico in s.
Ecco perch con unoperazione
quasi duchampiana, Manzoni insegna che, ai giorni nostri, tutto pu
ormai essere considerato arte, a
discapito della qualit e del contenuto . Ecco perch decise di
vendere queste confezioni a peso
doro (700 lire al grammo, indicandolo in trenta grammi doro).
Artista che ammicca mentre bacchetta, con le sue opere ha decontestualizzato e ribaltato il senso
dellopera darte. Lallestimento non
brilla per inventiva, ma almeno ha il
pregio di presentare fotografie
dellartista allopera e citazioni dello
stesso, attraverso le quali si potr
comprendere pi a fondo luniverso
di questa meteora dellarte italiana
che ebbe per un ruolo di rottura
con larte del suo tempo.
Piero Manzoni 1933 1963 Palazzo Reale Fino al 2 giugno 2014 Orari: luned 14.30-19.30 da marted a
domenica 9.30-19.30 gioved e sabato 9.30-22.30 biglietti: Intero
11,00 - Ridotto 9,50

Klimt, Beethoven e la Secessione Viennese


Gustav Klimt il maestro indiscusso
della Secessione viennese, movimento artistico sviluppatosi tra la
fine dell800 ed esauritosi alla fine
degli anni 10 in Austria e che dilag
anche in citt come Monaco e Berlino. uno degli artisti pi amati,
ammirati e idolatrati di sempre, bench il corpus delle sue opere sia relativamente esiguo, 250 lavori circa.
Nulla a confronto della prolificit di
artisti come Picasso, Warhol o Kandinsky, per citare solo alcuni degli
artisti ospitati di recente a Palazzo
Reale.
Ed proprio qui che da mercoled
12 marzo sar possibile scoprire e
ammirare anche i capolavori del
maestro viennese. Klimt. Alle origini di un mito lultima mostra promossa dal Comune di Milano e dal
Sole24 Ore.
bene dire fin da subito che non
una monografica su Klimt, ma piuttosto una panoramica su Klimt, sui
fratelli Georg e Ernst e su alcuni
degli artisti pi significativi della Secessione. Di lavori puramente klimtiani ce ne sono una ventina. Piuttosto quella proposta da Palazzo Reale una mostra, con un allestimento

n. 18 VI - 14 maggio 2014

molto accattivante e suggestivo, con


opere notevoli e lavori che faranno
capire il senso di quella straordinaria rivoluzione artistica che va sotto
il nome di Art Nouveau, Art Dec o,
appunto, Secessione.
Il motivo presto spiegato. I capolavori di Klimt non sono pi assicurabili, spiega il curatore della mostra, Alfred Weidinger, che cura
lesposizione insieme a unaltra
grande esperta klimtiana, Eva di
Stefano. I premi assicurativi sono
altissimi, le opere troppo significative perch i musei se ne possano
separare con facilit. Retrospettive
importanti a livello numerico sono
ormai rarissime. Per gli amanti dei
numeri basti ricordare che 'Il ritratto
di Adele Bloch Bauer' fu acquistato
nel 2006 da Ronald Lauder per 135
milioni di dollari, diventando uno tra
i quadri pi costosi di sempre.
Nonostante tutto le opere in mostra
sono comunque tante, un centinaio,
divise in sezioni. Si inizia con la sezione sulla famiglia Klimt, significativa perch mostra qualcosa di forse
poco noto, lorigine della vocazione
artistica del maestro. Il padre, orafo,
passa ai tre figli maschi la passione

e la pratica dellarte, che i ragazzi


portano avanti studiando presso la
Kunstgewerbeschule (scuola d'arte
e mestieri), dove si esercitano in
pittura e in svariate tecniche, il tutto
ancora seguendo uno stile storicista
ed eclettico. Particolare attenzione
stata dedicata all'opera giovanile,
alla formazione di Klimt e ai suoi
inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza
lungo il nuovissimo Ring di Vienna.
La sezione successiva dedicata
alla Kunstler-Compagnie, la Compagnia degli Artisti che Klimt cre
con i fratelli Ernst e Georg insieme a
Matsch, e alla quale vennero affidate prestigiose commissioni ufficiali e
onorificenze, riprendendo e portando avanti lo stile pomposo del loro
maestro Hans Makart.
Ma il nuovo stava per arrivare. Abbandonato lo stile storicista Gustav
Klimt e compagni, nel 1898, dopo lo
scandalo causato con i dipinti per
luniversit di Vienna (bruciati in un
incendio ma riproposti in mostra
tramite incisioni) inaugurano la prima mostra della Secessione viennese, con la pubblicazione della rivista ufficiale, Ver Sacrum. lanno

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in cui larchitetto Otto Wagner crea il
famoso Palazzo della Secessione,
decorato internamente dagli stessi
artisti.
in questo ambito che nascono alcuni dei capolavori esposti, come la
bellissima Giuditta II. Salom, prestito della veneziana Ca' Pesaro,
Adamo ed Eva, Acqua Mossa, Fuochi fatui (una chicca di collezione
privata difficilmente prestata in mostra) e altre opere preziose, ricche
di decorazioni eleganti e sinuose, in
cui il corpo femminile diventa protagonista. La donna prima madre poi
femme fatale, intrigante e sensuale,
portatrice di estasi e di tormento il
soggetto prediletto da Klimt.
Paesaggi (con lincredibile Girasole)
e ritratti sono altre sezioni della mostra, disseminate qua e l dagli

straordinari disegni su carta. Opere


che mostrano tutta labilit del grande maestro che con un solo tratto di
matita riusciva a creare un languido
corpo femminile.
Ma varrebbe il costo del biglietto
anche solo la straordinaria ricostruzione del Fregio di Beethoven, a
met percorso, ispirato dalla nona
sinfonia del musicista e creato per il
Palazzo della Secessione di Vienna.
Copia dell'originale, irremovibile e
danneggiato, realizzata durante il
complesso lavoro di restauro compiuto negli anni 70-80, stato ricostruito cos come Klimt laveva allestito nel 1902, con 7 pannelli di 2
metri di altezza per 24 di lunghezza.
Tributo a un musicista considerato
leggendario dagli artisti viennesi, il
Fregio rappresentata leterna con-

trapposizione tra il bene e il male, il


viaggio delluomo - cavaliere e
laspirazione al riscatto e alla salvezza possibili solo attraverso larte,
rappresentata dalla donna; unopera
forte di quel messaggio allegorico
sempre presente nelle opere di
Klimt. Maestro indiscusso di eleganza e raffinatezza.
Klimt. Alle origini di un mito Palazzo Reale, fino al 13 luglio Aperture e costi: Luned dalle ore 14:30
alle ore 19:30, da marted a domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30,
gioved e sabato orario prolungato
fino alle ore 22:30 Biglietto intero 11
euro, ridotto 9,50.

105 disegni di grandi artisti per il Museo Diocesano


Una nuova collezione arricchir il
gi nutrito percorso artistico del Museo Diocesano di Milano. Da venerd 24 gennaio sar infatti possibile
ammirare un nuovo lascito, esposto
insieme alla collezioni vescovili e
della diocesi, donato al Museo dal
grande collezionista e uomo daffari
Antonio Sozzani. Centocinque disegni, perlopi inediti, saranno esposti
in maniera permanente dopo un
lungo restauro che ha visto protagonisti non solo queste preziose e
delicate opere, ma anche le loro
cornici originali.
Sozzani, uomo di spicco della finanza milanese e grande collezionista
di arte dellOttocento francese, su
consiglio di Giovanni Testori, amico
e consigliere, inizia a comprare e
collezionare disegni su carta di molti
significativi maestri, italiani e non,
mettendo insieme una ricca collezione di cui Testori stesso assunse
la guida scientifica.
Forse fu su consiglio di un altro amico, quellAlberto Crespi gi donatore dellomonima collezione Crespi
di fondi oro italiani, depositata pres-

so lo stesso Diocesano, che Sozzani decise di donare anche i suoi disegni al Museo. Con delle clausole
ben precise: i disegni dovevano essere esposti tutti e tutti insieme, con
le loro cornici, e mai conservati o
esposti diversamente.
La raccolta Sozzani costituita da
disegni databili dal XV al XX secolo,
eseguiti da artisti principalmente italiani e stranieri, soprattutto francesi,
offrendo una ricca variet di fogli
riconducibili a scuole diverse, per
epoca e geografia. Tra questi, per la
sezione antica, spiccano i nomi di
Matteo Rosselli, Luca Cambiaso,
Bartolomeo Passarotti, Ludovico
Carracci, Guercino, Elisabetta Sirani, Gian Lorenzo Bernini, Carlo
Francesco Nuvolone, Francisco
Goya, e altri ancora.
Cospicuo anche il nucleo di disegni attribuiti a maestri dellOttocento
francese e dellImpressionismo,
come Jacques Louis David, JeanAuguste-Dominique Ingres, Camille
Corot, Eugne Delacroix, Thodore
Gericault, Gustave Courbet, douard Manet, Auguste Rodin, E-

dgar Degas, Pierre-Auguste Renoir,


Camille Pisarro, Paul Gauguin, Vincent van Gogh.
Per il Novecento sono presenti alcuni lavori di autori quali Lucio Fontana, Jaques Lipchitz, Marcello Dudovich, Jean Cocteau, Balthus, Toti
Scialoja, Graham Sutherland.
Lapertura di questa nuova sezione
sar accompagnata da un catalogo
scientifico, a cura di Paolo Biscottini
e Giulio Bora, che propone, oltre ai
saggi introduttivi sulla storia e sullo
studio scientifico della collezione
Sozzani, la pubblicazione integrale
dei disegni, quasi tutti inediti, corredata da una documentazione fotografica e da schede scientifiche.
La collezione Antonio Sozzani Museo Diocesano di Milano (Milano,
c.so Porta Ticinese 95)
Dal 24 gennaio 2014 Orari di apertura: marted - domenica, 10.0018.00 (la biglietteria chiude alle ore
17.30) Ingresso: intero: 8.00, Ridotto: 5.00, marted 4 euro

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta

n. 18 VI - 14 maggio 2014

darte, di fede e di persone, dal


quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di

inserirsi in questa felice congiuntura


temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi

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di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala al-

tamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso
un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture
che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che

un congegno in ferro del 1700,


sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

GALLERY

VIDEO
ELENA GRANDI: USIAMO LEUROPA PER UNA POLITICA VERDE
http://youtu.be/nwrVFHf5ezg

n. 18 VI - 14 maggio 2014

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