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numero 34 anno VI 8 ottobre 2014


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MILANO CITT METROPOLITANA: LAVVIO DI UN PASTICCIO RETR


Luca Beltrami Gadola
Il primo gradino, la nomina del Consiglio metropolitano, stato fatto e
la legge Delrio in corso di attuazione. Parlare male di questa legge
come sparare sulla Croce Rossa,
perch il varo delle Citt metropolitane, ma soprattutto il riordino delle
restanti provincie, erano uno del
must del nostro Presidente del
Consiglio, come operazione essenzialmente di revisione e contenimento della spesa pubblica (che
nello specifico non ci sar). Certo
per che lufficio legislativo del Presidenza del Consiglio non ci fa una
bella figura e ci sforna una delle solite leggi italiane meandro di rinvii e
piena di contraddizioni oltre ai difetti
politici intrinseci.
Le contestazioni e i probabili ricorsi
non mancheranno, soprattutto in
materia di segretezza del voto, perch il meccanismo previsto consente agevolmente di capire chi ha votato per chi. Personalmente non annetto una sostanziale importanza
alla questione ma quando si dice
che il voto segreto deve esserlo
sul serio.
Unosservazione pi di fondo riguarda invece il primo compito del
Consiglio metropolitano: la predisposizione di una proposta di Statuto da sottoporre alla conferenza metropolitana che composta dal sindaco metropolitano e dai sindaci dei
comuni della citt metropolitana
stessa.

La redazione di uno Statuto non


cosa n semplice n facile, richiede
competenze specifiche e non un
documento soltanto politico.
E dunque qui entra in gioco il criterio di scelta dei candidati alle elezioni di domenica 28 scorso e il loro
risultato. Non credo sia sfuggito a
nessuno che tra tutti i criteri possibili
per la scelta di candidati quello della
competenza specifica sia stato proprio lultimo. Certo non si pu dimenticare che questi grandi elettori furono votati a loro volta con criteri del tutto diversi e dunque erano
quello che erano. Non voglio fare
paragoni fuori luogo ma quando,
dopo la caduta del fascismo, i partiti
scelsero i candidati da eleggere
allAssemblea costituente che scrisse la nostra Costituzione, mandarono in assemblea un nutritissimo
drappello di giuristi e di politici di
lunga lena con esperienza legislativa alle spalle: di alcuni interventi
allora in aula, del loro spessore politico e culturale e della passione se
ne parla ancora oggi a settantanni
di distanza.
La conseguenza di questo deprecabile disposto della legge Delrio
evidente: qualcuno si dar da fare al
di fuori del consiglio metropolitano
per produrre una o pi bozze e i
consiglieri su quello discuteranno,
privilegiando ovviamente i contenuti
politici e cos commettendo lerrore
che render ardua la vita alla Citt

metropolitana e alla sua gestione.


Ma questo vizio di origine non si
ferma allo Statuto ma scender per
li rami quando si tratter di redigere
e discutere una non irrilevante appendice allo Statuto: i Regolamenti
dei singoli istituti e del loro funzionamento e in questo le indicazioni
della legge Delrio sono un pessimo
avvio. Qualche bozza comincia a
circolare: una generica predisposta
dallANCI lAssociazione Nazionale dei Comuni Italiani che tra laltro
non vede certo di buon occhio le
citt metropolitane e una dal gruppo
che ruota attorno a Lofficina per
lambiente, una rivista vicina alla
Casa della Cultura di Milano.
La prima delle due un ponderoso
documento in stile burocratico legislativo italiota, la seconda un breve testo di pochi articoli evidentemente insufficiente ma di miglior
approccio.
Lo sviluppo della vicenda non sar
n breve n entusiasmante e temo
deluder tutti quelli che, come me,
speravano, malgrado la legge Delrio, riuscissimo a dar vita a un livello
amministrativo esemplare per la sua
modernit, la sua efficienza e la capacit di risolvere problemi. Finiremo nellennesimo pantano ossia
una Provincia di Milano ribattezzata
ma che sar ancora pi lontana dai
cittadini perch nata da elezioni di
secondo grado: un recinto ideale
per nuove caste?

LE ACQUE INCRESPATE IN REGIONE LOMBARDIA ANNUNCIANO TEMPESTA?


Umberto Ambrosoli
Caro Direttore, riscontro la leggerezza con cui il Governatore della
Regione Lombardia, dopo l'avvenuta notifica di un avviso di garanzia a
carico del suo braccio destro Gibelli,
ha commentato le indagini in corso.
"Accuse ridicole", Cose vecchie
dice Roberto Maroni che sottolinea
di sentirsi sereno e tranquillo, e di
escludere anche ogni possibile rimpasto della Giunta, di cui per i
giornali gi riportano nomi e nomine, non proprio allinsegna di quella
competenza tante volte richiamata
dal Governatore solo a parole.
Tanta serenit invidiabile. Io invece non nascondo di sentirmi un po
infastidito, come Consigliere regionale, quando vedo la Lombardia finire sulle pagine dei giornali nazionali per Bobo e Boba o allatten-

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zione della rete con tweet tipo:


#Gibelli indagato x #Expo, #Maroni
x assunzioni non regolari nelle partecipate. In Lombardia finira' male
come con #Formigoni?.
Ma, fastidio a parte, ho anche qualche fondata preoccupazione che, in
assenza di concreti e ben definiti
obiettivi di governo, di una visione
larga e lungimirante, ben oltre Expo,
su cui collocare le linee di sviluppo
della nostra regione, si rischi tra
veti incrociati, equilibrismi di correnti, pressioni varie- di ristagnare nella
mediocrit e di provocare un inarrestabile degrado del clima politico.
proprio questa laria che si respira
in Consiglio. ormai da qualche
settimana infatti che tra le forze politiche componenti la maggioranza,
sia in Consiglio che nelle Commis-

sioni, si registrano continue scene di


nervosismo e spaccature non sempre comprensibili. Una delle Consigliere pi in vista della Lista Maroni
ha abbandonato il suo gruppo, e
dopo qualche settimana da indipendent ha costituito il Gruppo dei
Popolari per lItalia, di Mario Mauro.
Il Consigliere Carugo, che ha sempre e responsabilmente difeso posizioni moderate, arrivato al punto
di dimettersi da relatore sulla questione vitalizi, quandessa era ormai
in dirittura darrivo. Ancora pi clamorosa luscita dallaula del suo
gruppo, NCD - Nuovo Centrodestra,
durante il voto sullo stesso argomento, in polemica con il resto della
maggioranza.
Nello stesso momento in aula si registrava un violento attacco del ca-

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pogruppo di Forza Italia contro il


presidente del Consiglio regionale
Raffaele Cattaneo: forse reo di aver
espresso opinioni non molto allineate con la oltranzista linea della Lega,
soprattutto
nei
confronti
dellingannevole referendum autonomista (il cui costo di 30 milioni)
che sta creando sempre pi imbarazzo tra gli alleati della Lega. Poco
prima, nella discussione sulla eterologa, lo stesso capogruppo di Forza
Italia, si era gi espresso, non con
minor vigore, ma stavolta contro la
Lega. Nondimeno il Coordinatore
milanese di Forza Italia, al referendum contro la libera apertura degli
esercizi commerciali, proposto dalla
sua maggioranza, ha votato contro,
unendosi al Patto Civico.
Tali screzi e divisioni sono arrivati al
punto da far saltare una delle riunioni della Giunta dei regolamenti,
la quale ha dovuto bloccare i suoi
lavori perch due membri della
maggioranza hanno disertato la riunione, facendo cos saltare lordine
del giorno in programma per la seduta di Consiglio, un Consiglio
sempre pi svuotato di iniziativa
propria. Non si tratta di semplici
questioni procedurali, ma il modo
con cui la Giunta governa anche il
Consiglio: prova ne sia la questione
del PdL sul consumo di suolo.
da tempo evidente il bisogno di
una legge seria, che per la Lombardia punti pi sulla rigenerazione del
costruito piuttosto che su un ulteriore consumo di aree verdi e agricole.
Ma su questo, prima dellestate, si

avuta una plateale spaccatura del


centrodestra. Contrasti forti che finora Maroni non riuscito a mediare: pi volte ha annunciato e rinviato
l'arrivo della legge, arrivando nei
giorni scorsi ad indicare pubblicamente l'11 novembre come data per
la sua approvazione. Peccato che in
Commissione a oggi non si sia ancora visto n calendarizzato alcun
testo!
Ancora. In Commissione Affari Istituzionali il capogruppo leghista, a
sorpresa, ha presentato un complesso di cinque differenti progetti di
legge che propongono variazioni
allo Statuto della Regione Lombardia. Proposte considerate irricevibili
dai gruppi di opposizione, perch
stravolgerebbero lo Statuto regionale allinsegna del folklore celtico e
della solita propaganda anti immigrati, ma che comunque perseguono soprattutto un obiettivo ben pi
concreto: abbassare dagli attuali
due terzi alla semplice maggioranza
assoluta il quorum necessario in
Consiglio per lindizione di un referendum. Ecco trovata la strada da
parte della Lega, per mettere al sicuro la proposta di indizione di una
consultazione sullautonomia che,
ad oggi, ben lontana dallavere i
numeri richiesti.
In aula, quindi, osserviamo acque
continuamente increspate nella
maggioranza che, per quanto finalizzate a trattative su poltrone e benefici in eventuali rimpasti di Giunta,
danno comunque il segno di un continuo logoramento. E queste incre-

spature potrebbero diventare tempesta, ogni qualvolta tornano alla


ribalta le vicende giudiziarie che
sempre aleggiano su Palazzo Lombardia: la risposta negativa da parte
del Tribunale alla richiesta di patteggiamento fatta dallex manager
Rognoni, rischia di drammatizzare
un processo che coinvolge comunque scelte della Giunta; e nuvole pi
pesanti sembrano addensarsi su
Maroni stesso dopo lavviso di garanzia notificato a Gibelli dai carabinieri del Noe nellambito dellinchiesta affidata al pm Fusco. Un avviso resosi necessario, sembra, dopo le audizioni in Procura di una serie di testimoni.
Lindagine, come noto, riguarda
presunte pressioni da parte di Maroni, il quale tramite un suo collaboratore (anchegli indagato) avrebbe
illegittimamente fatto ottenere due
contratti di lavoro, uno con Expo e
laltro con Eupolis, a due sue ex collaboratrici. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo rientrano nelle
previsioni della Legge Severino, secondo la quale gi in caso di condanna in primo grado il Presidente
della Regione sarebbe sospeso.
Lavviso di garanzia a Gibelli indica
che la fase delle indagini ancora
aperta, ma il presidente della Regione sa che un eventuale giudizio
immediato potrebbe portare ad un
dibattimento a breve.
Quando Maroni si dice sereno e
tranquillo, sembra quasi di sentire ...
il sindaco De Magistris!

CITT METROPOLITANA: POVERI IN CANNA E ANCHE UN PO' CONFUSI


Daniele Vittorio Comero
Il tema delle risorse economiche a
disposizione della Citt metropolitana di Milano certamente fondamentale, per capirne la dimensione
e la capacit di azione, se potr fare
qualcosa di buono o se vivr di
stenti. Domenica 28 settembre, dopo aver votato, il sindaco Pisapia ha
dichiarato che c il rischio che non
cambi nulla rispetto alla Provincia,
se non ci saranno i fondi necessari
per lo sviluppo e soprattutto maggiore chiarezza sui poteri assegnati. Sui conti Pisapia ha certamente
ragione, i numeri che girano sono
pochi e difficili da trovare. Qualcosa
si trova sul sito web della Provincia,
sezione bilancio, dove si possono
vedere le poste che la Citt metropolitana erediter: nel 2015 un bilancio pluriennale che dovrebbe pareggiare a 435 milioni di euro. Entrate proprie per circa 386 milioni di

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euro (tributi, extratributi e trasferimenti), su basi imponibili tendenzialmente in caduta, come attualmente il mercato dellauto e delle
assicurazioni auto. Entrate tributarie
a scatola chiusa, senza alcuna possibilit di poter controllare il gettito.
A queste entrate in parte aleatorie si
contrappongono delle uscite molto
rigide. Le spese correnti nel bilancio
di previsione del 2015 sono stimate
in oltre 353 milioni, pi la quota di
rimborso prestiti, stimata in 42 milioni, quindi gi oltre le entrate.
Scontando gi un risparmio effettivo
di circa 4 milio di euro per
leliminazione della giunta e del
consiglio provinciale. Infine, occorre
aggiungere il pezzo importante: le
spese per gli investimenti, in conto
capitale, stimate in 40 milioni, da
coprire con improbabili trasferimenti
dallo Stato o dalla Regione. In alter-

nativa, vendendo immobili e gioielli


di famiglia, pazientemente accumulati in oltre un secolo e mezzo di attivit. Nellultima delibera di variazione di bilancio pi volte si legge la
nota:Si ribadisce in ogni caso ancora una volta la necessit di incassare 40 milioni di euro da alienazioni
patrimoniali per poter rispettare
lobiettivo 2014. Alienazioni vuol
dire vendite di immobili, di palazzi e
case, su un mercato che praticamente fermo, con prezzi molto bassi.
Nel prossimo passaggio di consegne, tra la Provincia che chiude e la
Citt metropolitana che apre, non ci
saranno sconti o bonus da utilizzare, il Governo non ha concesso nulla. Il patto di stabilit strozzer sia
lente in chiusura che quello in apertura di attivit. Intanto, per sicurezza, la Regione Lombardia ha preso

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in custodia per un paio danni il forziere con il tesoro della Provincia (la
Serravalle spa). I nuovo Ad Sarmi
parla di quotazioni in borsa e costituzione di un gruppo autostradale
del nord. Certo che da qui al 2016 il
tesoro avr messo le gambe e correr cos veloce che difficile pensare che torni allovile.
Da questi pochi numeri evidente
che sarebbe stato opportuno avere i
conti prima di chiamare al voto i
grandi elettori il 28 settembre. Del
resto lAnci ha ben presente le difficolt attuali. Infatti, in un recente
comunicato stampa dice di voler:
Accelerare sull'osservatorio nazionale per l'attuazione della legge Delrio, in particolar modo per quanto
riguarda laccordo di partenariato
che contiene in s il nodo risorse
per le Citt metropolitane e le nuove
Province.. Questa richiesta dellAnci, formulata in Conferenza Unificata
luned 29 settembre, getta una luce
fosca su tutta la riforma Delrio, che
doveva essere il fiore allocchiello
del Governo. I nodi da sciogliere
sono ancora parecchi: oltre alle risorse, come si visto, sono incerte
le funzioni e leffettiva capacit di
agire di questi organi appena eletti.

Sulla questione dei poteri sarebbe


ora di dire le cose come stanno:
un gran pasticcio, con una sovrapposizione pericolosa tra politici uscenti e amministratori comunali entranti. Non una sorpresa, dal giorno dellapprovazione della legge si
sapeva di questo periodo di tre mesi
di interregno, da fine settembre al 1
gennaio 2015, quando la Citt metropolitana prender il posto della
Provincia e il sindaco Pisapia diventer sindaco metropolitano.
Nel frattempo il Consiglio metropolitano si riunisce con poteri incerti e
nellincertezza si dedicher a se
stesso e allunica funzione che gli
stata assegnata dalla legge: quella
di redigere il mitico statuto, come
fosse la panacea di tutti i mali e la
soluzione dei problemi. Caso mai
sar il contrario, un motivo in pi di
litigio. La faccenda dello statuto
importante, ma certamente sopravvalutata.
Occorre dire con chiarezza che lo
statuto non garantisce il cittadino o
migliori servizi alla comunit, altrimenti come credere che babbo
natale porter veramente un regalo, visto che entrambi dovrebbero
arrivare insieme a fine anno. stato

cos anche nel 1990, con la legge


142, che prometteva miracoli con gli
statuti comunali e provinciali. Miracoli che puntualmente non si sono
verificati per i cittadini, salvo che per
qualche professore beneficiato con
generosi incarichi professionali.
Anche la questione sollevata da
molti politici di riportare il voto ai cittadini una perdita di tempo. La volont politica del principale partito
che guida il Governo su questo punto fermissima ed stata ripetutamente espressa dallAnci, tramite il
suo presidente Piero Fassino: non
c spazio politico per un voto diretto degli elettori. A meno di importanti rivolgimenti politici in Parlamento.
In conclusione, forse conviene fare
bene i conti di ci che la Citt metropolitana avr in tasca a fine anno,
prima di dedicarsi alle dispute teoriche sullo statuto o lelezione diretta
del sindaco metropolitano. Il nuovo
ente in queste condizioni potrebbe
fare fatica a pagare gli stipendi dei
lavoratori, difficile pensare che possa avere le risorse per pagare il
conto molto salato di elezioni dirette.

PERCH RENZI NON BERLUSCONI ANCHE SE LO SI VUOL FAR CREDERE


Alberto Negri
In questi giorni va di moda nei talkshow, negli articoli dei giornali nazionali, nelle assemblee di partito in
streaming (unica vera grande rivoluzione del M5S), paragonare Renzi
a Berlusconi. Vignette, articoli di
fondo, discorsi sarcastici di exrottamati, si sprecano nellintento di
dimostrare che Renzi il figlio prediletto di Berlusconi. Che i due
hanno fatto un patto segreto perch
si assomigliano tanto. Sembra che
ad un tratto si sia aperto nei media
una agenda setting nuova con
lobbiettivo preciso di dire agli Italiani che i due leader sono uguali e
quindi se il primo ha fallito, anche il
secondo destinato al fallimento.
Se il primo ha preso in giro gli Italiani, cos far o gi sta facendo il secondo.
E il bello che questa lettura, che
potrebbe essere chiamata Attenti a
quei due, viaggia in modo trasversale lungo le strade comunicative di
tutti i media, sia essi connotati come
di destra o di sinistra. Si sta creando
una sorta di partito dalle larghissime
intese in cui personaggi come Ferruccio De Bortoli, Eugenio Scalfari,
Diego
Della
Valle,
Massimo
DAlema, Pierluigi Bersani, Stefano
Fassina, Beppe Grillo e tanti altri

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conduttori di talk show, si trovano


improvvisamente, fianco a fianco,
concordi e complici nella costruzione di un grande anti-racconto renziano, che possa convincere
lopinione pubblica delluguaglianza
fra lex-leader Berlusconi e il neoleader Renzi.
Tutto questo avviene dopo il 41 per
cento realizzato dal PD nelle elezioni europee. come se questo successo inaspettato di un partito di
sinistra spaventi a tal punto
lestablishment degli opinion leader,
da farli scendere in campo tutti insieme al fine di rimuovere chi stato protagonista di questo exploit elettorale. E per fare questo che cosa
meglio di una narrazione in cui
loggetto di disvalore la comparazione fra Matteo e Silvio?
Io invece voglio proporre una lettura
contro-corrente perch ritengo che,
dal punto di vista comunicativo, in
particolare nella costruzione del
rapporto fiduciario con gli elettori e
con gli Italiani vi sia una profonda
differenza fra i due. Certamente entrambi sono abili comunicatori, ma
questo lunico punto che li accomuna.
In realt le strategie fiduciarie utilizzate sono diverse. Ed proprio

questa diversit che marca un confine ineludibile fra questi due leader
della politica italiana. Perch il modo di comunicare non solo anche
il risultato di un modo di intendere la
politica e di mettersi in relazione con
gli Italiani , ma anche un indizio
utile al fine di distinguere la buonapolitica dalla malapolitica.
In primo luogo Silvio Berlusconi ha
costruito il proprio contratto fiduciario con il popolo italiano utilizzando
narrazioni in cui lunico eroe capace
di salvare il Paese dal nemico (i
comunisti) era lui. E lui lo faceva in
nome di un mandato che il suo elettorato e la sua storia di imprenditore
gli dava. Il cavaliere era abile nel
mettere in scena il simulacro narrativo di un potere capace di creare
milioni di posti di lavoro, di togliere
le tasse, di regalare ricchezza.
E tutto questo era possibile nel suo
racconto grazie al fatto di mettere in
scena in ogni occasione il suo fare
precedente allentrata in politica,
cio quel successo realizzato con le
sue aziende televisive. Berlusconi
ribadiva: io sono stato bravo come
imprenditore e quindi dovete darmi
fiducia perch sar altrettanto bravo
come Premier: io stesso sono la
fiducia.

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Matteo Renzi invece costruisce la
propria
narrazione
a
partire
dallaffermazione: la fiducia siamo
noi. Io da solo proprio non posso
fare niente per lItalia, io da solo o
solo con il PD non posso fare niente. Solamente insieme a tutti coloro
che credono ancora nel futuro di
questo Paese possiamo fare qualcosa. questo il racconto della
Speranza, una speranza a cui ci si
affida solo insieme. Il mio referente
non sono io stesso e neppure il mio
partito, il PD. Il mio referente, dice
Renzi, sono tutti gli Italiani, soprattutto le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. La sua comunicazione non autoreferenziale come
quella di Berlusconi ma , potremmo dire, italo-referenziale.
In secondo luogo il nemico di Renzi
non uno schieramento politico,
come lo era per Berlusconi. Il suo
nemico rappresentato da coloro
che, indipendentemente dal colore
politico, vogliono il fallimento
dellItalia. Nessuno naturalmente
pu identificarsi in questo nemico,
quindi quasi dobbligo essere con
chi non vuole questo fallimento,
quindi con Matteo e la sua squadra.
Chi oggi lo attacca si configura quasi automaticamente allinterno degli
schemi narrativi renziani, come il
male, rappresentato appunto da tutti

quelli che vogliono il fallimento del


Bel Paese. Se essere nemici di Berlusconi voleva dire essere comunisti, essere nemici di Renzi vuol dire
essere sfascisti, cio amanti del male del Paese (gufi della notte).
Inoltre se Berlusconi dettava
lagenda dei media spesso con le
sue vicende private o con promesse
miracolanti, Renzi detta lagenda
con la strategia degli annunci seriali.
Ogni giorno lattenzione dei media
deve essere pilotata verso qualcosa
di nuovo, si chiami articolo 18 piuttosto che TFR in busta paga, ecc.
Questa strategia crea un effetto di
distorsione dellattenzione dellopinione pubblica. In questo modo non
appena lattenzione si ferma su un
nodo, subito si deve prendere in
considerazione quello successivo,
proposto dal Premier e dalla sua
squadra comunicativa.
Berlusconi costruiva racconti in cui
loggetto di valore che mancava agli
Italiani era la libert (soprattutto di
fare affari e di farsi i propri affari
senza lostacolo di leggi e leggine).
Renzi invece costruisce racconti in
cui loggetto di valore che oggi
manca agli Italiani proprio la fiducia. Lo ha ribadito anche recentemente durante lintervista rilasciata
a Fabio Fazio nella trasmissione
Che tempo che fa (Rai 3 28-9-

2014). In questo modo il fine della


sua comunicazione, cio avere la
fiducia degli Italiani, anche
loggetto di valore che pi manca
agli Italiani, quelloggetto magico
che non permette al Paese di uscire
dal tunnel della crisi: la fiducia.
Infine se Berlusconi, ma anche Grillo, sono stati i figli, comunicativamente parlando, della famosa imbonitrice Vanna Marchi, Renzi figlio ed erede della comunicazione
obamiana, bagnata sulle rive
dellArno cio con in pi quellironia
tipicamente toscana che in Obama
non cera. Se lo slogan di Obama
era We can. Lo slogan di Renzi
We can?.
Poi se proprio si vuole a tutti i costi
gettare fango sul personaggio Mattero Renzi (e mi sembra che vittima
del metodo Boffo oggi in Italia sia
proprio il premier e segretario del
PD) allora penso che il metodo migliore sia proprio quello messo in
atto oggi, dal punto di vista comunicativo e mediatico, di avvicinarlo il
pi possibile a Berlusconi, creando
ad hoc storie di complotti, di complicit fra i due, di somiglianze narcisistiche. Basta essere consapevoli
del gioco narrativo che si sta giocando.

DI DUBBIO IN DUBBIO: ECCO LA CITT METROPOLITANA


Giuseppe Natale
fondata lopinione diffusa che la
L. 56/2014, Disposizioni sulle citt
metropolitane, sulle province, sulle
unioni e fusioni di comuni, oltre a
contenere elementi contraddittori e
farraginosi, sia inficiata da gravi violazioni dei diritti dei cittadini e della
pari dignit dei comuni del territorio.
Infatti gli organi delle 10 citt metropolitane (sindaco e consiglio) e
delle province, n abolite n ridotte,
non sono eletti dai cittadini a suffragio universale, ma dai sindaci e
consiglieri comunali, quasi seguendo il modello dei consigli di amministrazione delle aziende. Il sindaco
metropolitano viene addirittura imposto dautorit: di diritto il
sindaco del comune capoluogo
(comma 19)!
Non sono pochi i dubbi sulla legittimit costituzionale della legge. Si
mettono in evidenza la riduzione del
principio di sovranit popolare e
degli spazi di democrazia, la privazione del diritto di voto e
limpedimento
a
partecipare
allorganizzazione politica economica e sociale del Paese.

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

Appare inoltre evidente che la L. 56


viola la Carta Europea dellautonomia locale (1987), diventata legge dello Stato italiano, e specificatamente lart. 3 che stabilisce il diritto delle comunit locali di regolamentare ed amministrare il proprio
territorio nellambito della legge.
Tale diritto recita il 2 comma
esercitato da Consigli e Assemblee
costituiti da membri eletti a suffragio
libero, segreto, paritario, diretto ed
universale, in grado di disporre di
organi esecutivi responsabili nei
loro confronti. E questa forma
classica di democrazia rappresentativa non pregiudica il ricorso a
strumenti di democrazia diretta: referendum , assemblee ed altre forme di partecipazione dei cittadini.
Gruppi di cittadinanza attiva e forze
sociali e politiche, che le oligarchie
dei partiti e del potere che fanno di
tutto per escludere dalla partecipazione ai processi decisionali e costituenti
(come
nel
caso
dellistituzione delle Citt Metropolitane), tentano di farsi sentire con
appelli e lettere aperte e proposte,
di promuovere incontri e dibattiti

pubblici, di organizzare momenti di


riflessione ed elaborazione, di avviare ricorsi giuridici e manifestazioni
per difen-dere diritti inalienabili e
democrazia costituzionale
A Milano, dal 2005 il Comitato per
la Citt / Cittadinanza Metropolitana
confluito nel 2011 nel Forum Civico Metropolitano ha prodotto analisi e promosso iniziative sulla questione del governo delle aree metropolitane. Si segnalano due documenti significativi - una proposta
di statuto (2005) e un appello
(2011) per realizzare la Citt Metropolitana Milanese.
Alla vigilia dellelezione di secondo
grado dei 24 consiglieri, chiamati a
redigere lo statuto della Citt Metropolitana, il Forum Civico ha inviato una lettera aperta agli elettori
sindaci e consiglieri comunali
dellarea metropolitana milanese,
con la quale si ribadisce la denuncia del disegno autoritario generale
e della violazione dei diritti politici.
In quanto cittadini informati e consapevoli, si esprime la preoccupazione che proprio i Comuni, in particolare quelli piccolissimi piccoli e

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medi, rischiano anche per la riduzione drastica e lirrazionale distribuzione delle risorse finanziarie - di
trovarsi nelle condizioni di non poter
svolgere appieno i loro compiti istituzionali (erogazione dei servizi
fondamentali, sicurezza ambientale
e sociale ecc.) e di perdere il loro
ruolo primario di presidio democratico e partecipativo.
Diventa necessario e urgente, proprio nellattuale fase costituente della Citt Metropolitana, uscire dai
recinti autoreferenziali e dalla ristretta cerchia oligarchica, informare e coinvolgere i cittadini e i loro
comitati e associazioni, aprire il
confronto, ascoltare e accogliere i
contributi e le proposte che vanno
nella direzione di redigere uno Statuto democratico e coerente con i
dettami della Carta Costituzionale.
Forse ancora possibile rimettere
nellalveo costituzionale liter istitutivo degli Enti sovra-comunali e intermedi tra Regione e Comuni. A
partire dalla Citt Metropolitana, i
cui organi di governo (sindaco e
consiglio) possono essere eletti a
suffragio universale direttamente
dai cittadini, secondo la stessa
Legge 56 (comma 22), a condizione
che entro la data di indizione delle
elezioni si sia proceduto ad articolare il territorio del comune capoluogo
in pi comuni . Nel nostro caso,
spetta al Consiglio comunale di Milano di fare la proposta da sottoporre a referendum di abrogare il
comune unico del capoluogo e di
articolarlo in pi comuni.

In alternativa , prevista lelezione


diretta nelle citt metropolitane con
popolazione superiore ai 3 milioni di
abitanti ( Roma, Milano, Napoli, Torino), soltanto se il comune capoluogo che rimane unico si organizza in zone dotate di autonomia
amministrativa. Questa eventuale
scelta comporterebbe la ratifica del
predominio del capoluogo e della
divaricazione tra centro e periferie
al suo interno, il mantenimento dello squilibrio tra i centri urbani
dellarea, la violazione della parit
del diritto di voto.
Ad esempio, nellarea milanese il
cittadino metropolitano non potrebbe godere di pari diritti. Infatti, mentre i cittadini di Milano sarebbero
detentori del diritto di tre voti (per la
zona, il comune e la citt metropolitana) , gli altri dei 133 comuni di
due voti.
Per rimanere in casa nostra, dell
area / citt metropolitana milanese
si ignorano (o si fa finta di ignorare)
alcune questioni cruciali che necessitano di essere riprese, approfondite e risolte. Legocentrismo della
grande Milano come vecchio comune unico, quando invece Milano
(con la sua storia ed evoluzione) si
identifica in realt nella sua area
metropolitana, che, a sua volta, non
pu non comprendere altri territori
di province di antica e recente costituzione (in primis Monza / Brianza)
dentro i confini geografici e storici
tra il Ticino e lAdda. Il gigantismo di
Milano che schiaccia i comuni nani
dellarea: dei 133 comuni, 1 conta
689 abitanti; 7 hanno tra 1.196 /

1.975; 16 tra 2032 / 3979; 34 tra


4057 / 7991; 49 tra 8003 / 19649;
12 tra 20201 / 27193; appena 12
centri urbani registrano tra 31058 /
59147 ab.; soltanto Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo raggiungono rispettivamente 81130 e
74150 ab. La cittadinanza metropolitana , i cui diritti e doveri sono da
identificare meglio in rapporto sia ai
compiti e alle funzioni della Citt
Metropolitana che della Regione. Di
questultima sono da ridurre drasticamente le funzioni gestionali e gli
sprechi nella direzione del decentramento dei poteri e della distribuzione delle risorse. La partecipazione dei cittadini al processo decisionale per quanto riguarda soprattutto lambiente , il paesaggio e i
beni pubblici e comuni (secondo
quanto stabilito da leggi dello Stato
italiano che hanno recepito direttive, convenzioni e carte europee).
Si auspica che i 24 membri del
consiglio metropolitano , chiamati a
redigere lo statuto; il sindaco e i
consiglieri del Comune di Milano,
che hanno la grande responsabilit
di procedere ad articolare il territorio del comune capoluogo in pi
comuni ; i sindaci e i consiglieri che
hanno la responsabilit di procedere alle unioni e fusioni dei piccoli e
piccolissimi dei 133 comuni , vogliano e sappiano recepire le esigenze e i diritti dei cittadini metropolitani e vogliano ascoltare gruppi
di cittadinanza attiva come il Forum
Civico Metropolitano.
www.forumcivicometropolitano.it

BOVISA DA BONIFICARE: VERDE O PI CEMENTO?


Giuseppe Boatti, Carlotta Di Cerbo, Matteo Lonigro
A Milano, alla Bovisa esiste unarea
industriale abbandonata e chiusa da
decenni, di propriet di Comune,
A2A e Politecnico. Nota come La
Goccia per la sua forma, insieme
allattiguo e dismesso scalo Farini
costituisce un potenziale polmone
verde, paragonabile, in proporzione,
al Central Park di New York. Ed anzi qualcosa di pi perch il parco
Bovisa - Farini sarebbe la parte
terminale di una spina verde metropolitana lunga quasi 10 km,
dallhinterland fino a Porta Nuova.
Ad oggi la Goccia giace in stato di
abbandono nonostante contenga un
prezioso patrimonio: un complesso
industriale del primo 900, caratterizzato dalla presenza dei gasometri. Nellarea si poi sviluppata una
folta vegetazione, che in alcune parti ha assunto i connotati di un vero e
proprio bosco. Nel 1994 una rela-

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

zione del Corpo forestale stimava in


pi di 2000 gli alberi dalto fusto.
Oggi, la massa arborea paragonabile, sia pure per lieve difetto, a
quella del Parco Sempione.
La causa dellinaccessibilit e
dellincuria dellarea linquinamento dei suoli: al quale, dal 1994 (anno
di chiusura del sito industriale) non
si riusciti a porre rimedio, soprattutto per ragioni normative. Fino al
2006 risanare larea era praticamente impossibile. La legge in vigore, il
DM 471/1999, obbligava a bonificare il suolo da tutti gli inquinanti presenti a qualsiasi profondit e a prescindere dal rischio che avrebbero
potuto generare per la salute e per
lecosistema.
Nel 2006 il DM viene sostituito dal
D.lgs. 152; le normative differiscono
tra loro soprattutto per due punti
fondamentali: a. le concentrazioni

massime di inquinanti accettabili,


pur invariate, passano da valori
tassativi a soglie di attenzione. Prima, superati quei valori, scattava la
necessit della bonifica; oggi invece, in caso di superamento dei valori necessario procedere con analisi ulteriori; b. lintroduzione dellAnalisi di rischio, che ha lo scopo di accertare quali siano i rischi effettivi
per la salute umana, diretti e indiretti, connessi alle matrici ambientali
(aria, acqua, suolo).
Nella Goccia lanalisi di rischio non
stata ancora sviluppata. Ma in base ai dati finora raccolti possibile
formulare alcune prime riflessioni
sui possibili rischi derivanti dagli inquinanti presenti.
1) Laria allinterno della Goccia
presumibilmente simile a quella del
contesto milanese, e forse migliore,
grazie allisolamento dal traffico vei-

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colare e alla ricchezza di vegetazione. Questa assunzione suggerita
dal fatto che nessuna analisi
sullaria outdoor mai stata sviluppata in dieci anni di Conferenze dei
Servizi, a cui hanno partecipato tutti
gli enti responsabili per la salute e
per lambiente. Anzi, la proposta di
effettuare tali analisi, recentemente
avanzata dal Comitato la Goccia
(1) - un comitato che da due anni si
costituito per la salvaguardia
dellarea - non stata accolta dal
responsabile del procedimento. Si
deve dunque necessariamente ritenere che laria non presenti valori di
inquinamento peggiori di quelli del
contesto.
2) Per quanto riguarda la falda acquifera sembra ragionevole supporre che, dallinizio del 900 a oggi, gli
inquinanti presenti nel suolo siano
stati gi largamente dilavati dalle
piogge. Le analisi finora condotte
non possono essere assunte come
completamente probanti. I campioni
analizzati, infatti, sono stati prelevati
in maniera sporadica, e contemporaneamente a monte e a valle
dellarea, senza considerare n le
condizioni metereologiche n il
tempo di scorrimento della falda.
Comunque, dai dati finora raccolti si
rilevano solo alcuni (p.es. Benzene,
Toluene e Xilene) degli inquinanti
storici dellarea, e solo in pochi pozzi e in aree ben circoscritte. allarmante invece la diffusa concentrazione, fuori dai limiti, di solventi clorurati. Tali sostanze non furono utilizzate dai processi industriali del
sito, ed dunque da ritenersi che
provengano dallesterno dellarea.
Fermo restando la necessit di verifica, mediante metodiche adeguate,
delle origini di tutte le contaminazioni in falda, presumibile che nei
punti in cui appurata la presenza
di inquinanti storici occorra procedere con lasportazione e la bonifica
del suolo. Questa necessit sembra
fortunatamente molto circoscritta, e
tale da non comportare sbancamenti di aree boscate.
3) Il topsoil, il suolo superficiale, nelle aree coperte da vegetazione,
certamente costituito da humus,
formato dalla decomposizione per
decenni di residui vegetali. presumibile che non comporti rischi da
contatto/ingestione per i fruitori
dellarea e che dunque non necessiti di bonifica.
La normativa italiana definisce come suolo superficiale lo strato tra 0
e -1m di profondit: strato certamente eccessivo e irragionevole se
venisse assunto per valutare il rischio da contatto e ingestione occasionale. Le normative tedesca e
spagnola ad esempio, definiscono il

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

topsoil, come i primi 20/30 cm di


suolo; la normativa svizzera considera solo i primi 5 cm! Tuttavia il
Dlgs 152/2006 prevede che in detto
strato si analizzi almeno un campione di terreno, senza affatto escludere che detto strato possa essere
scomposto in pi campioni a varie
profondit. Esiste quindi la piena e
legittima possibilit, a patto di avere
buona volont, di creare un quadro
preciso delleffettiva presenza di inquinanti nei primissimi centimetri di
suolo, ben distinta da quella che si
trova pi in profondit.
Anche in questo caso il Comitato La
Goccia ha avanzato una specifica
proposta al Comune, chiedendo di
effettuare la ragionevole suddivisione analitica sopra citata: richiesta
anche in questo caso, respinta. Il
Comune intenderebbe invece considerare come rappresentativa delle
concentrazioni di inquinanti sul suolo superficiale, lintero carotaggio tra
0 e -1 metro; profondit alla quale
gli inquinanti sono presenti in misura rilevantissima e diffusa. In questo
modo, si finir per affermare, in modo totalmente arbitrario che tutto il
primo metro di terreno inquinato
allo stesso modo, e quindi da bonificare.
Gli effetti di questa scelta, possono
essere devastanti: comportare cio
lo sbancamento di unenorme quantit di suolo e dunque labbattimento
di gran parte del patrimonio arboreo
esistente, con una crescita esponenziale del costo della bonifica.
Insomma: danno ambientale e danno economico entrambi garantiti! A
vantaggio di chi?
Le differenze tra normativa italiana
e di altri paesi europei riguardano
anche i valori soglia delle concentrazioni di contaminanti. LItalia
mette in relazione i valori soglia a
due classi di destinazione duso:
verde pubblico o residenziale e
commerciale o terziario. Le soglie
ammesse per la destinazione verde
pubblico/residenziale sono di gran
lunga pi restrittive rispetto a quelle
per il commerciale/terziario: in alcuni casi addirittura 100/200 volte tanto.
Confrontando questi valori con quelli di altre normative europee (2) (tedesca, spagnola e svizzera) si scopre poi che la nostra normativa
altamente penalizzante per il verde,
con valori di concentrazioni di inquinanti in alcuni casi pi restrittivi addirittura di 200 volte!
possibile dunque affermare che la
legislazione italiana facilita fortemente (e malignamente) sui terreni
da bonificare, linsediamento di terziario e commerciale piuttosto che
la destinazione a verde pubblico.

Ma per fortuna lanalisi di rischio


pu e dunque deve correggere
queste distorsioni.
Qual ad oggi la posizione del
Comune di Milano sul futuro
dellarea? Lultimo progetto ufficiale
sulla Goccia (3), del 2012, prevede
la realizzazione di 730.000 mq di
superficie lorda di pavimento, pari a
circa 4.380.000 metri cubi reali
(grazie alla generosissima normativa urbanistica milanese) sui circa
450.000 mq di superficie territoriale,
con destinazioni, terziarie e residenziali. Questo comporta un indice
territoriale di 1,32 mq/mq, pari a
quasi quattro volte tanto il valore
normale previsto dal Piano di governo del territorio e un indice volumetrico fisico, sempre territoriale, di
quasi 10 mc/mq.
paradossale che, per rimediare a
un danno ambientale, l'inquinamento dei terreni, se ne crei un altro
peggiore: la cementificazione quasi
totale dell'area e la conseguente
distruzione della maggior parte del
grande patrimonio arboreo. Cementificazione programmata, per di pi,
in una fase di completa ipersaturazione dellofferta immobiliare.
La normativa del 1999 sulle bonifiche per molto tempo ha reso impossibile il riuso dellarea e la realizzazione del parco. La nuova normativa offre invece gli strumenti per
raggiungere tale obbiettivo. Se
lanalisi di rischio verr condotta in
modo corretto, la bonifica potr avvenire a costi molto contenuti e
conservando completamente il patrimonio arboreo ed architettonico.
Durante l'ultima Conferenza dei servizi, l'Amministrazione ha annunciato che intende pianificare e bonificare l'area per stralcio di singoli pezzi.
Ma come possibile procedere per
parti e senza una visione dinsieme,
nellurbanizzazione di unarea carente di tutte le infrastrutture? E
come possibile procedere alla bonifica senza un quadro complessivo
delle destinazioni duso?
Il comitato La Goccia ha tentato di
stabilire un dialogo con lamministrazione comunale, senza ottenere per ora risultati in termini di interlocuzione diretta. Di fronte a questa
chiusura alcuni membri del comitato
e del consiglio di zona si sono visti
costretti a presentare un ricorso al
TAR contro le storture del processo
di caratterizzazione propedeutico
alla bonifica e di pianificazione urbanistica per parti avviato dal Comune.
Sar necessario andare fino in fondo con le carte bollate, o la giunta
comunale accetter finalmente un
confronto?

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(1) Per maggiori informazioni sul Comitato la Goccia visitare il profilo facebook
www.facebook.com/comitato.lagoccia?fr
ef=ts
(2) possibile visionare la tabella di confronto tra normativa italiana - tedesca -

svizzera - spagnola consultando la tesi


di laurea Bovisa: dal Paradosso della
bonifica a un parco per il quartiere, cap
3.2.6 pag 75-80 allindirizzo web:
http://issuu.com/bdltesi/docs/bovisa_dal_
paradosso_della_bonifica

(3) Il documento interamente riportato


nella tesi di laurea sopracitata al cap 1.3
pag 27-41

MILANO E I BAMBINI: UN RAPPORTO PER ORA IRRISOLTO


Anna Catasta
Cosa offre Milano ai bambini di oggi
che nei diversi quartieri affrontano la
delicata e importantissima fase della
crescita? We Care, un progetto
promosso da Cascina Cuccagna e
dalla Fondazione Bertini Malgarini
con il finanziamento del Comune di
Milano (ex legge 285), ha promosso
una riflessione non tradizionale e
scontata su questo difficile rapporto.
Il tema, infatti, gi affrontato da diversi punti di vista e che ha portato
anche alla costituzione della rete
internazionale Le Citt dei bambini
a cui aderisce anche il Comune di
Milano, viene oggi osservato con
unottica nuova.
In primo luogo sono stati coinvolti
direttamente 629 bambini/ e ragazzi/e di 8 e 12 anni che frequentano
le scuole milanesi in diversi quartieri
della citt, che hanno espresso la
loro percezione della citt e la loro
opinione su Milano. I risultati della
ricerca, condotta dallUniversit Cattolica, danno unimmagine inedita e
per certi versi contraddittoria di Milano: la citt ottiene un voto buono
da circa il 50% delle risposte, ma
sono 14,% i sufficiente e 9,5 gli insufficiente mentre il voto ottimo si
attesta sul 25%.
Ma la percezione delle citt si basa
su una conoscenza complessivamente povera e limitata della citt
stessa; la maggior parte delle risposte indica il quartiere come luogo
principale di riferimento e di relazione dei bambini e dei ragazzi, mentre
Milano conosciuta solo attraverso

i luoghi simbolo (il Duomo, Piazza


Castello, i Giardini) che si contendono il primato con i centri commerciali.
Una citt quindi ancora da conoscere e da vivere che si deve per avvicinare ai bambini non solo attraverso le scuole e i servizi dedicati
(comunque essenziali e utilissimi)
ma anche attraverso un cambiamento che deve coinvolgere tutti i
luoghi e le relazioni a partire anche
dalla disponibilit degli attori che
agiscono nelle universit, nelle imprese, nel cuore della finanza, della
cultura etc.
Non si tratta solo di progettare la
citt a misura di bambino creando
percorsi, a volte artificiali e residuali
di conoscenza, ma di prevedere nel
funzionamento ordinario delle istituzioni importanti di Milano attivit
aperte ai bambini e alle loro famiglie
per costruire insieme progetti e identit. Le persone che sono state
intervistate dal progetto (tra gli altri
Ferruccio De Bortoli, Sergio Escobar) hanno manifestato linteresse
ad aprire questa riflessione non solo
per unazione pedagogica della citt
verso i bambini ma anche per favorire una maggiore creativit della
citt nel suo complesso.
Un punto di vista ancora diverso
stato espresso dai genitori che hanno risposto al questionario on line
su Le esperienze urbane delle famiglie a cura di CdIE. I genitori che
hanno risposto dichiarano che la
nascita dei figli ha cambiato radi-

calmente la loro percezione della


citt e le loro abitudini non solo perch frequentano i servizi dellinfanzia ma anche perch prestano
pi attenzione al quartiere dove abitano e alle relazioni con le persone.
Cambiano anche le abitudini riferite
alla mobilit perch si privilegiano
sistemi di trasporto dolce .
La percezione di Milano complessa perch anche se buona parte
delle risposte concorda nel preferire
luoghi fuori citt in quanto pi adatti
ai bambini, la maggioranza delle
risposte concorda nellidentificare la
citt e le sue diversit come
unopportunit di crescita culturale e
comportamentale. Il 52% delle risposte dichiara che il giudizio su
Milano peggiorato dopo la nascita
dei figli, mentre il 40 % non rileva
cambiamenti e solo l8% un miglioramento. I servizi per linfanzia, le
biblioteche e i parchi gioco sono
apprezzati complessivamente, ma si
rileva la scarsa manutenzione, la
sporcizia, la mancanza di attrezzature e anche linsicurezza per chi li
frequenta.
Una fotografia quindi inedita che il
progetto We Care offre alla citt per
stimolare un nuovo percorso di riflessione collettiva rivolto non solo
agli addetti ai lavori. Di tutto questo
si parler nel convegno Crescere
nella citt metropolitana che si terr
sabato 11 ottobre 2014 dalle ore 9
alle ore 13 nella Sala Alessi di Palazzo Marino.

MILANO LA CAPITALE DEI SINGLE: ADATTARE IL WELFARE


Giovanni Agnesi
Recupero alcune righe di un precedente articolo, per affrontare pi
concretamente il concetto di cura
di un nuovo Stato Sociale. Milano
la capitale dei single titolava un articolo giornalistico alcuni mesi fa,
dove i single rappresentano ormai
pi del 52% dei nuclei presenti in
citt. Una citt sempre pi composita in cui le madri e i padri soli con
figli sono circa 72.000 e 100.000 gli
ultrasessantenni soli, con la presenza di 95.000 ultraottantenni i cosiddetti grandi anziani. Cifre che tra-

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

sudano fatiche, sacrifici, delusioni e


solitudini, seguiti da un incremento
esponenziale delluso di psicofarmaci, con prospettive sempre pi
impegnative di interventi non solo
economici e di una cura tecnica, ma
innanzitutto di rapporti sociali. Rapporti sociali capaci di superare quella percezione, ormai generalizzata,
di vulnerabilit e fragilit che esprimono sentimenti ed emozioni che
non lasciano tranquilli buona parte
degli italiani.

Una volta si parlava di emarginazione e marginalit cio allessere dentro o fuori dalla societ in base a dei
termini minimi economici/sociali, intervenendo economicamente per
lintegrazione. Oggi parliamo molto
di pi di fragilit e vulnerabilit in
quanto lattenzione si spostata su
di noi, persone che sono dentro la
societ e che non sono pi sicure di
ci che hanno, dubbiose che le
condizioni attuali consentano una
vita sicura ed equilibrata, incerte
sulla capacit di affrontare gli im-

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previsti e che ci sia qualcuno che si
occupi di noi di fronte alle problematiche che possono nascere in futuro.
Di fronte a questa percezione che
colpisce inevitabilmente in termini
socio/sanitari molti italiani si prospetta uno sviluppo tragico, come
indica il dottor Ivo Lizzola, Preside
della Facolt di Scienze della Formazione dellUniversit di Bergamo:
Tra dieci anni dovremo decidere
dove prendere le risorse per la sanit. Pi o meno come accade ora
negli Stati Uniti, dove il presidente
Obama ha intrapreso una dura battaglia con la cultura liberista e individualista, per cercare di assicurare
la sanit gratuita almeno alle fasce
pi deboli della popolazione. La cultura liberista, individualista sta preparando il terreno, i concetti, le categorie per dire della necessit di
garantire a ciascuno un minimo di
qualit della vita. Per cui se non c
quel minimo di qualit perch farlo
vivere soffrendo? Se cos limitato
e scarsamente autonomo?.
Attenzione per la cura ha una dimensione tecnica, ma anche relazionale. La cura richiama loccuparsi
o interessarsi di qualcuno e quindi

dietro c una relazione. Anzi quello


che qualifica la cura la dimensione
della relazione. Nella vulnerabilit
non occorre rispondere, ma riattivare le potenzialit ancora presenti
relazionandole con altre. Curare se
stessi curare gli altri.
Oggi a causa del cambiamento demografico, lallungamento della vita,
il mutamento delle condizioni di lavoro, la crisi in atto, lo sfaldamento
delle relazioni familiari, laumento
delle separazioni, ecc. si sono inevitabilmente sbriciolati i vecchi legami
sociali che possono essere riorganizzati con nuove esperienze negli
attuali ambiti di vita quotidiana. Per
esempio nelle scuole come luoghi in
cui le famiglie possano incontrarsi e
raccontarsi, un asilo nido pu diventare un luogo di racconto, di confidenza e di tessitura di forme di
prossimit.
Creare luoghi che abbiano come
compito quello di fare incontrare e
far raccontare le proprie storie di
vulnerabilit. una grande intuizione quella del tempo libero alla quale
si deve dare spazi per realizzare
centri di aggregazione per tutte le
et nei diversi quartieri, sostenere

societ sportive per i piccoli coinvolgendo i genitori nellorganizzazione, organizzare presenze attive
attorno alle RSA, operare con la
grande esperienza degli Oratori e
sviluppare le iniziative dei GAS, delle banche del tempo, ecc. dove ognuno pu realizzare se stesso e
nello tempo aiutare gli altri a realizzarsi.
Da un incontro nasce attenzione,
collaborazione, amicizia e cura reciproca, un valido antidoto alla solitudine e alla depressione che facilita
la malattia in generale. Pertanto ben
vengano le iniziative del nostro Comune relative alla apertura delle
scuole oltre al tempo didattico mettendo a disposizione spazi socialmente preziosi, alla promozione di
feste di vicinato e di quartiere e tutte
quelle iniziative capaci di realizzare
momenti di incontro. Una rete di ascolto e solidariet capace di sviluppare un ulteriore concetto di cura
sanitaria resa pi umanizzata e pi
vicina alla persona nella sua totalit.
Senza dimenticare di liberare il nostro sistema socio sanitario da troppi interessi e sprechi.

IL PD SUL TERRITORIO: SAN SIRO LUOGO IDEALE?


Annibale Osti
In principio era il metodo... Dopo un
paio di mesi di lavoro, una dozzina
di interviste alle spalle, incontri con
associazioni, singoli cittadini, facciamo il punto: valutazione, trasparenza e verifica degli obiettivi iniziali
sono parte costitutiva e non accessoria del metodo di lavoro proposto
da Fabrizio Barca, facilitato da circa 100 volontari e finanziato da 583
donatori (con un originale esercizio
di crowdfunding, ah le collette militanti...).
Nell'Aprile del 2014 parte Luoghi
Idea(li), un progetto con cui i circoli
del PD di 11 territori italiani sceglievano di sperimentare dal vivo un
modo moderno di essere partito: un
partito palestra o di mobilitazione
cognitiva, capace di attrarre chi voglia cambiare le cose, di produrre
innovazioni e soluzioni, e quindi di
ricostruire rappresentanza: scegliere di liberare proprie energie da tentazioni burocratiche e logoranti del
partito schiacciato sulle Istituzioni e
immerso
nei
calcoli
correntizio/elettoralistici, per dedicarle invece a rappresentare e affrontare le
questioni vere della societ locale,
dialogando con un team nazionale e
mettendosi in rete con altri luoghi*.
Qui arriviamo alla esperienza del
gruppo di lavoro attivo nel Circolo

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

Pio La Torre di San Siro, che identifica in un programma di interviste e


animazioni di cortile, cio nella ricercazione, la specifica modalit
con cui articolare il proprio lavoro di
inchiesta sociale nel quadrilatero,
il quartiere San Siro di propriet
ALER.
Partecipare al progetto luoghi idea(li) promosso da Fabrizio Barca,
significa riannodare le fila di iniziative assunte dal Circolo, che intendevano riportare il Partito Democratico
nel vivo delle contraddizioni sociali
di un territorio estremamente complesso, ri-trovare il piacere del lavoro sociale fatto insieme, in cui i singoli contributi sono indirizzati su
modalit creative e artistiche collettive.
Il tema della immigrazione la caratteristica saliente del quartiere, in
particolare la stratificazione dei flussi migratori, che genera il conflitto
latente (esploso sul problema delle
occupazioni abusive) tra anziani italiani soli (immigrazione degli anni
'60) e immigrazione recente (principalmente giovani famiglie nordafricane). Il progetto ha come tema
portante il cortile: come valorizzare
il cortile, vero e proprio bene comune del quartiere. A questo fine dopo
le interviste parte la raccolta di do-

cumenti, fotografie, testimonianze


del viaggio, delle storie di migranti
recenti ed anziani. Attraverso animazioni, installazioni artistiche, giochi di strada, etc, lavoreremo a creare un ponte e un confronto tra le
due comunit. Il quartiere diviso e
non ci sono sufficienti occasioni di
confronto: il Progetto punta a far
emergere una comune identit di
appartenenza e familiarit con il
luogo, che anche grazie al Laboratorio di Quartiere ha subito delle positive trasformazioni negli anni recenti.
Il nodo centrale quindi la convinzione che "esiste uno scollamento
drammatico tra realt e percezione
della stessa da parte degli abitanti
(siano essi migranti di prima e seconda ondata)" e il Circolo pu fare
un lavoro importante di ri-composizione.
Gli strumenti della ricercazione
messi in campo per ritessere la trama circolo / quartiere sono: 1. scandagliare il senso di appartenenza /
identit con il territorio di riferimento,
da parte di vecchi e nuovi migranti;
2. identificare i cittadini attivi che
potranno collaborare / essere protagonisti degli incontri di cortile della
seconda fase del progetto luogoideale.

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Le interviste sono raccolte in strada,
spesso davanti alla sede di Alfabeti
(scuola di italiano per stranieri), sotto il cartello QUI SI RACCOLGONO STORIE. I passanti, vengono
invitati a sedere e a raccontare storie: una modalit conviviale, che ha
consentito di identificare attori motivati della socialit di quartiere con

progettare le prossime future attivit. Lobiettivo verificare il grado di


appartenenza degli intervistati a un
determinato
contesto
abitativo
(quartiere / territorio / paese) e identificare i vincoli / opportunit che li
metteranno in condizione di assumere un ruolo attivo in tale contesto
e partecipare alle animazioni: picco-

le fragili effimere mostre di oggetti in


cortile, fiere ambulanti o teatrini della memoria.
* A che punto sono i Luoghi idea(li)?
pubblicato
su
www.luoghidea(li).it il 19.09.2014

EXPO E UN EVER GREEN: BONVESIN DELLA RIVA


Massimo Cingolani
C unopera che potrebbe rappresentare bene Milano in occasione
dellExpo, si tratta del De magnalibus Mediolani (Le meraviglie di Milano), il testo scritto da Bonvesin da
la Riva nel 1288. Il libro stato recentemente ripubblicato, ma non si
trova traccia, almeno su internet, di
convegni sullargomento.
Bonvesin ci fa rivivere la realt cittadina del suo tempo, le condizioni
sociali, politiche ed economiche di
una citt dai fitti commerci e caratterizzata dalla nascente industria, ma
soprattutto ci racconta cosa mangiavano i milanesi alla fine del Duecento. Evita di descrivere gli ordinamenti politici e giuridici e sottolineando loperosit e linnovazione,
per usare un concetto moderno,
molto milanese. La descrizione
della citt e del contado come appare nel paradisum delitiarum entusiastica sia per la natura fisica di
Milano sia per le virt dei cittadini.
Certo sempre interessante vedere
come gi ai tempi del Bonvesin ci
fosse una rivalit con Roma, tanto
da definire Milano la vera capitale,
sia perch nel borgo di Monza gli
imperatori romani venivano incoronati re dItalia, sia perch Milano da
un punto di vista cronologico ha
preceduto Roma nella dignit metropolitana, infatti il suo primo vescovo, lapostolo Barnaba, giunto
a Milano il 13 marzo del 53, ben

quattro anni prima dellarrivo di Pietro a Roma.


Bonvesin preferisce esaltare il quadro socio economico di Milano, evidenziando proprio laspetto legato
allalimentazione, in particolare descrivendo il grano, la qualit della
carne bovina ,le insalate le erbe da
infuso, il mercato del pesce, per non
parlare poi dei vini.
Un capitolo importante delle Meraviglie di Milano descrive lacqua,
energia della vita, considerata migliore del vino e causa della longevit degli abitanti, che vivono fino a
et decrepita. Ma la parte pi intensa nellElogio di Milano per la
sua fertilit e la sovrabbondanza di
ogni bene dove sono evidenziati i
vari tipi di grano, i verdeggianti frutteti, gli orti i campi e le vigne ricchi
di ottimi frutti. Gli animali sia quadrupedi che uccelli, che soddisfano
lappetito degli uomini. Per poi descrivere il miele e il latte, le ricotte, il
burro e il cacio.
Le vie dacqua di Milano sono gi
esaltate, molto tempo prima dei navigli leonardeschi e la cura nella
manutenzione di rogge e fiumi
quella che abbiamo dimenticato,
vedesi le esondazioni del Seveso
odierne. Vengono esaltate perch
necessarie non solo per gli usi domestici, ma anche come forza motrice per mulini e per la giovane industria tessile, nonch per gli usi

militari, ad esempio per allagare i


territori invasi. C una particolare
cura nella gestione delle acque, che
non sarebbe male riconsiderare.
La passione per il pesce a Milano
ha origini lontane. Infatti pesci e
gamberi vengono importati non solo
dai fiumi e dai laghi lombardi, ma
anche dai centri rivieraschi attraverso i passi appenninici, ogni giorno
nella sola citt si mangiano sette
moggi di gamberi. Non mancano
ricette di vari tipo, dalle castagne al
ripieno di nocciole fino alla frittata
con 32 uova del nobile Uberto Della
Croce.
Comunque Milano non cambiata
molto e laffermazione: risulta evidente che nella nostra citt chi ha
sufficiente denaro vive ottimamente,
sapendo di avere a portata di mano
tutto quanto pu dare piacere
alluomo, ancora valida.
Alla luce di tutto questo, in vista di
Expo che ha per tema Nutrire il
Pianeta,Energia per la vita non sarebbe una cattiva idea riscoprire
questo testo, magari con un convegno organizzato non da professori,
ma da studenti dei licei, cos avranno modo di approfondire il latino,
visto che in tale lingua scritto e
dagli studenti dellalberghiero per
elaborare e attualizzare alcune ricette medioevali.

EXPO: I LASCITI IMMATERIALI SONO GI SUL PIATTO


Giulia Mattace Raso
Ricapitolando: abbiamo comprato
un format per un parco tematico per
famiglie. Ce lha venduto il BIE, si
chiama Expo. Abbiamo voluto aprire
una finestra globale sul futuro alimentare del pianeta, e abbiamo
scelto il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. ( possibile garantire cibo e acqua alla popolazione mondiale? Aumentare la sicurezza alimentare? Proporre nuove
soluzioni e nuove prospettive in

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

grado di tutelare la biodiversit del


Pianeta?).
Ci siamo incartati sul lato materiale della questione: i cantieri, il dopo
expo, le vie dacqua, la corruzione,
le infiltrazioni mafiose, il malaffare,
le dimissioni, la M4 che sar a malapena iniziata, la M5 che non sar
del tutto collaudata.
Sullimmateriale siamo sul pezzo:
dal Festival dellAgricoltura allUrban
Food Policy Pact, dal Forum dei
Popoli alla cascina Triulza, limmi-

nente Asia Europe Peoples Forum


non fanno che raccontarci di un protagonismo consapevole sui temi sfidanti della sovranit alimentare, della sicurezza, dellenergia e dellambiente. Una riflessione svolta a tenaglia da un lato dalla societ civile
/ terzo settore dallaltro dal Corporate social responsability attraverso
il ruolo delle Fondazioni (da Cariplo
a Sodalitas) per misurarsi sullinnovazione sociale e sulla sostenibilit
del modello di sviluppo. Tra mondia-

10

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lit e internazionalizzazione Milano
trova la sua strada.
Enti filantropici e Terzo Settore insieme: il Padiglione della Societ
Civile a Expo, Cascina Triulza, cantiere per linnovazione sociale. Fondazione Cariplo ospiter a Milano
nel maggio 2015 lAGA meeting:
lassemblea annuale della EFC European Foundation Center, associazione delle principali fondazione
europee e nord americane convocata per discutere di Philanthropy, government and corporate engagement for social equality e di Community resilience.
Allinterno del sito Expo Milano 2015
sar Cascina Triulza - il Padiglione
della Societ Civile gestito da Fondazione Triulza - il luogo nel quale
gli enti filantropici e le realt del
Terzo Settore proporranno idee,
analisi, progetti per trovare risposte
concrete alle sfide che il tema di
Expo Milano 2015 pone alla terra e
allumanit. Cascina Triulza sar un
cantiere per linnovazione sociale
dove le organizzazioni della societ
civile proporranno alle realt del
mercato e alle Istituzioni Pubbliche
idee, strategie, progetti e nuovi modelli di collaborazione.
Urban Food Policy Pact, il patto tra
citt proposto dal Sindaco Giuliano
Pisapia che verr firmato dal numero pi alto possibile di realt urbane
nel corso di un grande evento in
chiusura di Expo Milano 2015. Nei

prossimi due anni Milano svolger il


ruolo di capofila del progetto Food
Smart Cities for Development, che
la Commissione Ue ha recentemente deciso di sostenere con un finanziamento di 2,7 milioni di euro.
Liniziativa si inserisce nel quadro
del Programma europeo DEAR
(Development, Education and Awareness Raising) e coinvolger dodici
realt urbane dEuropa, Africa e
America Latina. Tra i partner associati anche esponenti della societ
civile: Expo dei Popoli - coordinamento di Ong, associazioni, reti della societ civile italiana e internazionale che promuove il Forum dei
Popoli in programma per giugno
2015 a Milano, con un ruolo chiave
nellelaborazione del progetto - e le
reti del Commercio Equo e Solidale.
Milano non si sta preparando soltanto ad accogliere i capi di Stato e
di Governo europei e asiatici - tra
cui Vladimir Putin - ma anche la vera anima in prima linea in quei contesti: la societ civile. 400 delegati
previsti - dalla Malesia alle Filippine,
dalla Grecia alla Finlandia - e una
fitta agenda che toccher temi fondamentali per lattualit politica globale, lo sviluppo sostenibile, il
commercio equo e la cooperazione.
Il decimo summit dei Capi e di Governo ASEM si terr a Milano il 16 e
17 ottobre 2014 sotto la guida del
presidente del Consiglio Europeo
insieme al Presidente della Com-

missione Europea. Si tratta di un


processo informale di dialogo e cooperazione che coinvolger 29 Paesi europei, 20 Stati asiatici, l'Unione Europea e il segretariato dell'Aesan (Association of South-East
Asian Nations). Il vertice si tiene
ogni due anni, e per questo motivo
anche la societ civile internazionale ha deciso di organizzare un Forum - l'Asia Europe People's Forum
- per il fine settimana precedente al
summit, tra il 10 e il 12 ottobre
2014.
Last Call to Europe 2020, la Conferenza Internazionale dedicata alla
Sostenibilit organizzata da Fondazione Sodalitas in collaborazione
con CSR Europe, che si terr lanno
prossimo allinterno di Expo 2015, a
distanza di soli 5 anni al termine indicato dalla Commissione Europea
nella Strategia Europe 2020 per
realizzare una crescita intelligente,
sostenibile e inclusiva. In quelloccasione, verr presentato il Milan
CSR Manifesto, che indicher alla
Commissione Europea le priorit e
gli impegni delle imprese pi avanzate di tutta Europa per costruire un
futuro di crescita e inclusione.
Dimenticare leffetto sagra e concentrarsi sul potenziale, accantonare i disastri e scommettere sulle opportunit: i lasciti immateriali sono
gi sul piatto.

SAPER FARE: A PROPOSITO DI NUTRIRE IL PIANETA (E NOI STESSI)


Giuseppe Gario
Un azzeccato marketing diceva
tempo fa che un elettricista pu pi
di un assicuratore, salvare casa e
vita. La cultura anche, nutre e d la
vita. Richard Koo, capo economista
del Nomura Research Institute di
Tokyo, stato economista della Federal Reserve Bank di New York
(1981-84), doctoral fellow nel Board
of Governors del Federal Reserve
System (1979-81), poi consigliere di
premier giapponesi sui problemi
bancari e economici; consigliere
anziano del Center for Strategic and
International Studies (Washington)
e nel comitato consultivo dellInstitute for New Economic Thinking (NY). Insomma, ben informato. tra gli autori di Economic Reform Now. A Global Manifesto to
Rescue our Sinking Economies
(Palgrave MacMillan, NY 2013).
Koo scrive che questa crisi ha precedenti solo in USA (1929) e in
Giappone (1990). Fortemente indebitatesi quando era facile e conveniente, famiglie e imprese hanno di

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

colpo subto il crollo del valore dei


loro beni e la simultanea richiesta di
restituire i prestiti: ancora una volta
finita cos la bolla di una crescita
economica fasulla perch speculativa. E per salvare il patrimonio, ancora una volta famiglie e imprese
risparmiano allosso, non vogliono
pi credito, sia pure gratis; le imprese, neanche con previsioni di alti
profitti. una recessione patrimoniale.
Se prima spendevano 100, risparmiando il 10%, ora spendono 900,
lanno dopo 810, poi 656 e via cos,
provocando una recessione. Poich
il fisco ne risente, lo Stato spende
meno, aggravando la recessione.
Le banche centrali possono erogare
a tasso zero tutto il denaro che vogliono (possono), ma va in speculazione, anche sui generi di prima necessit, ampliando la crisi.
In questi casi, lo Stato deve compensare leccesso di risparmio di
famiglie e imprese, aumentando la
spesa. Il Giappone, negli anni pi

bui della crisi, ha aumentato la spesa pubblica (a debito) di 460 trilioni


di yen, comprando 2.000 trilioni di
prodotto interno lordo: un affare. La
politiche fiscali proattive sono urgenti e indispensabili fin che famiglie e imprese, superato il trauma
della possibile perdita del patrimonio, riprendono a consumare, investire e indebitarsi, rilanciando leconomia. il turno dello Stato ridurre il
suo debito, favorito dalle maggiori
entrate fiscali correlate con la ripresa.
Per i debitori il trauma terribile. In
USA il credito tornato a livelli 1929
solo nel 1959, dopo trentanni, nonostante il New Deal, la seconda
guerra mondiale, la Corea e la guerra fredda. In Giappone, dopo venticinque anni, tuttora gli imprenditori
non ricorrono al credito, neppure a
tassi irrisori, e la liquidit finisce in
titoli di Stato, che paga meno dell1
per cento di interesse anche col pi
alto debito pubblico al mondo.

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Per non sacrificare intere generazioni, come oggi accade, indispensabile un tempestivo, deciso e
durevole intervento pubblico. Qui
Koo fornisce linformazione pi importante: i politici che lhanno fatto
sono stati puniti. I liberaldemocratici
giapponesi, nonostante il successo
della loro politica, nel 2009 hanno
perso a favore del liberista Abe; e in
Gran Bretagna Gordon Brown ha
perso le elezioni nel 2010 contro
lultraliberista Cameron, lo stesso
anno in cui Obama ha perso le elezioni a medio termine per il Congresso. Dove sta il problema? Il
pubblico e lelettorato, spiega Koo,

non sanno quello che fanno: Chi


evita una crisi non diventa mai un
eroe. Hollywood insegna che non ci
sono eroi senza crisi.
In democrazia, precisa, estremamente difficile sostenere per il tempo necessario un intervento pubblico straordinario, senza una guerra
che ne semplifichi il perch e il come. Nessun argomento, per quanto
chiaro e convincente, ha lelementarit animale della guerra. Ci vuole
cultura. Ecco perch ci d da mangiare e salva la vita. Nella ricca
Germania sono comparsi gli Pfandsammler, i raccoglitori di vuoti a
rendere, un autoimpiego duro e

ambientalista, che a modo suo incarna i valori tedeschi. Eccetto die


Linke, la politica li ignora, quando
non li nega (the guardian, 3/7/2014,
p. 21; pfandgeben.de).
A proposito di nutrire il pianeta,
nellExpo di Milano doveroso dare
spazio alla cultura, specie a quella
economica e politica necessaria per
uscire da questa crisi senza dar
fuoco alle polveri, come accade
sempre pi di frequente intorno a
noi europei, nel Mediterraneo e sul
continente, e ora anche allinterno
dellUnione Europea, con i risorgenti
estremismi nazionalisti.

Scrive Gabriele Minardi a proposito di biciclette contromano


Anche se purtroppo partecipo poco
al dibattito sugli argomenti inerenti
l'uso della bicicletta a Milano e in
Italia, in questo caso non riesco a
trattenermi dal dare la mia opinione.
Ma davvero stiamo a discutere se
dare o meno il senso unico eccetto
bici? In un Paese dove nelle grandi
citt (e anche meno grandi) siamo
indietro almeno 30 anni rispetto alle
citt europee "moderne", ci perdiamo su queste norme da presa in
giro del ciclista?
Primo: in una citt come Milano dare il senso unico eccetto bici una
norma che rappresenterebbe, se ci
fossero sufficienti ciclisti, un incentivo all'estinzione fisica del ciclista

stesso, come se gi non bastasse la


atavica mancanza di cultura delle 2
ruote. Per fortuna i ciclisti sono solo
quelli dell'area C, quelli delle BikeMi, come se la bicicletta nelle zone
fuori dalla cerchia non fosse utile.
Le piste ciclabili fuori da questa fascia sono si e no delle strisce gialle
sull'asfalto che incitano, anche loro,
all'impresa estrema il ciclista impavido o incosciente.
Secondo: chi vuole va gi in controsenso o sui marciapiedi! non c' bisogno della norma, perch comunque non c' chi fa rispettare le norme, lo standard italiano. Quindi, di
cosa parliamo?

Quali norme mi farebbero pensare a


un inversione di tendenza? rastrelliere per parcheggio bici obbligatorie
in tutti i luoghi pubblici o nei condomini; facilitazioni e sconti per ciclisti
(e tesserati) su metropolitana, treno,
bus, musei, teatri, cinema, ecc.; disegno, progettazione, realizzazione
di rete di piste ciclabili nel vero senso della parola; incentivi alla diminuzione delle auto, alla rottamazione senza sostituzione; tolleranza
zero alle auto sui marciapiedi o in
doppia fila; estensione delle aree no
auto, delle isole pedonali; leggi tipo
comprare casa ammissibile solo se
non si possiede l'auto. Tutto il resto
sono chiacchiere da bar.

Replica Eugenio Galli


Rispetto l'opinione ma non la condivido. Trovo che sia anche piuttosto
"benaltrista": ci vuol ben altro... E

comunque sui mezzi pubblici ATM


la bici gi oggi viaggia gratis.

Scrive Francesco Pentecoste a proposito di biciclette contromano


Ho letto con attenzione il vostro articolo e mi sento di aggiungere una
sola cosa: ho vissuto per molti anni
a Busto Arsizio e gi negli anni '50
esisteva questa "regola". La citt

allora era il regno della bicicletta ed


era normale trovare strade a senso
unico "eccetto biciclette" e questo
succedeva in quasi tutte le cittadine
della pianura Padana ... . Vero che

la densit di auto non era minimamente paragonabile a oggi, ma con


un minimo di buona volont e tolleranza auto e bici possono ancora
coesistere

Scrive Vito Antonio Ayroldi a proposito di M4


Finalmente ! Finalmente non concordo con Lei, egregio Direttore. Io
no ho capito bene di quale letteratura parli, perch sulla normativa degli
appalti si scrive di tutto e il suo contrario. Le assicuro che nel Comune
di Milano, come per altro in moltissime strutture pubbliche le compe-

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

tenze esistono e nonostante i magri


compensi sono sorprendentemente
per Lei, magari, di ottimo livello. Le
competenze per quello che Lei
chiama risk assesment, che in lingua italiana suona molto pi elegantemente come "valutazione dei rischi" sono tutte presenti. Mi chiedo

poi a che pro utilizzare l'inglese dove non serve.


Il Comune di Milano controlla una
societ a capitale interamente pubblico, ATM che si aggiudica appalti
nel mondo. La sapranno fare 'na
"valutazione dei rischi", che dice?
Oppure dovremmo credere che

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quando partecipano alle gare le vincono perch tirano i dadi e gli va di
c***? Il Comune di Milano potr utilizzare il personale di una sua controllata Lo ha fatto lo Stato con FS
che adesso comanda in Expo, tanto
per dirne una. ATM gestisce servizi
di mobilit a Copenaghen, come ho
avuto modo di scrivere proprio su
ArcipelagoMilano. Partecipa a gare
e le vince pure. Di cosa stiamo parlando? Il Comune controlla una societ di ingegneria con altissime

qualifiche MM. Di cosa stiamo parlando?


Ahhhhhh, Lei dice della legge sugli
appalti. Ahhhhh, ma allora non
questione di competenze tecniche,
pubbliche o private caro Direttore. I
tecnici pubblici o privati lavorano
con le regole che ci sono. Non capisco a chi giovi rappresentare una
P.A. sprovveduta contro il potente e
competente settore privato delle costruzioni, pi spesso infarcito di cialtroni, tangentisti e marchettari che di
gente seria. Lei molto lontano dal

vero. Nella P.A. c' gente seria,


competente e spesso anche con un
rigore morale che nel privato di
difficile riscontro. A proposito ma......
il brand Milano? Che fine ha fatto?
Ahhhhh, mi dir che era solo fuffa!
Ma Milano non era la citt del design, dell'innovazione? Del privato di
qui, e del privato di l. Una tangente
qui, una marchetta l. No, caro Direttore. Milano non n l'una n altra. una citt complessa. Starei
molto attento a fare certe classificazioni.

Scrive Luca Benassai a proposito della illuminazione pubblica a led


Ho letto qualche giorno fa che sono
state presentate le nuove illuminazioni a led per la citt di Milano. Vorrei sapere com' possibile che non
si tenga conto del valore estetico di
questi corpi illuminanti e della modifica che apporteranno all'atmosfera
della nostra citt. Ho visto un video
dove Maran parla del risparmio energetico mantenendo gli stessi
standard qualitativi, e subito dopo
ho visto delle foto che rappresentavano il prima e il dopo l'intervento,
ma non cos ... Che fine faranno

tutte quelle luci gialle che avvolgono


la nostra citt? Sostituite da delle
freddissime luci bianche ... ma se
era per il risparmio energetico, non
si poteva pensare a dei led a luce
calda? Perch di queste cose se ne
occupa l'assessore alla mobilit
senza una commissioni di architetti
e urbanisti (in gamba)??
E poi ... parlano tanto di risparmio
energetico e ci sono interi palazzi
(vedi zona Garibaldi) che di notte
rimangono completamente accesi.
Ok... forse sono privati...e delle

nuove opere pubbliche che sono


sempre sovraesposte all'illuminazione artificiale? adesso mi viene in
mente la nuova piazza accanto a
Sant'Ambrogio, ci vai alle due di
notte e sembra di stare in pieno
giorno. Davvero non capisco. Scusate il mio sfogo, scrivo a voi perch
vorrei una Milano sempre pi bella,
come si merita di essere (NON
sempre pi brutta), ma non so come
fare per poter cambiare le cose, e
so che la vostra redazione una
voce che si fa sentire.

Scrive Andrea Giorcelli a proposito del Regolamento Edilizio


L'Assessora De Cesaris si compiaciuta delle poche osservazioni,
perch significherebbe che il R.E.
ben fatto. Pu essere, ma ci stato indubbiamente indotto, almeno in
parte, dal solito periodo di ricezione

vacanziero, tra luglio e agosto. Le


osservazioni accolte poi sono pochissime e, come ora dichiarato,
orientate alla semplificazione e accelerazione delle procedure, secondo le esigenze degli operatori piut-

tosto che dei cittadini. Non doveva


essere questa la Giunta della partecipazione, del cambiamento?
*Consigliere della zona 7 (capogruppo Verdi - Ecologisti)

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Un Requiem per Abbado
veramente difficile sottrarsi alla
commozione per quanto accaduto
alla Scala venerd e sabato scorsi,
con le due recite della Messa da
Requiem diretta da Riccardo Chailly
in memoria di Claudio Abbado. Da
anni non capitava di assistere a tanto impegno e a tanta concentrazione da parte dei duecento e pi musicisti dellOrchestra e del Coro del
Teatro, di sentirli in perfetta armonia
con il direttore e con i solisti, di vivere alla Scala uno di quei momenti
magici e irripetibili che si vorrebbero
eterni e che, quando finiscono, ci
fanno sentire svuotati e inebetiti
come quando scendiamo da una
cima che non avremmo mai immaginato di poter raggiungere.

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

Si creata una incredibile tensione


sin dal primo istante, quando Chailly
salito sul podio ed rimasto quasi
un minuto immobile, davanti alla
sua nuova orchestra, nel silenzio
assoluto del pubblico che gremiva
sala palchi e loggione - non cera un
posto vuoto - e senza capire se era
soltanto la necessit del direttore di
concentrarsi, o un invito a tutti a rispettare il rituale minuto di silenzio
in memoria del grande scomparso.
Per non dire dellattacco, quel pianissimo tanto misterioso e impercettibile che quasi non permetteva di
capire se la musica era gi iniziata o
se lorchestra stava ancora prendendo la misura.

Cos, poco a poco, il Requiem aeternam dona eis, domine ci ha introdotto nel percorso che serve a
Verdi per entrare in una dimensione
altra rispetto alla realt, a portarsi
dalla vita terrena a quellaltra, sconosciuta e misteriosa, meditando
sul passaggio dalla vita alla morte;
Chailly prende per mano gli ascoltatori e sapientemente, con un crescendo di tensione e di brividi, li
prepara e li accompagna verso la
Grande Visione. Ed ecco che il cielo
si squarcia improvvisamente e i
tuoni e i lampi del Dies irae, dies
illa squassano le nostre coscienze
e ci sradicano definitivamente dalle
poltrone, dalla sala, dal mondo reale. Ed qui che i direttori dellorche-

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stra e del coro hanno unidea geniale: subito dopo i quattro squilli in fortissimo del tutti orchestrale, fanno
alzare in piedi i 120 coristi, tutti insieme, contemporaneamente alla
loro nota dattacco. Un colpo di teatro di grandissimo effetto che rafforza incredibilmente la tumultuosa
pagina verdiana che si ripeter pi
volte, come un memento lungo tutta
la Messa.
Questa Messa, come il Requiem
mozartiano, sorprende per la sua
profonda laicit; noto che nessuno
dei due grandi musicisti era credente o quanto meno credente devoto e
attento alle questioni liturgiche; tanto che alla prima di quella verdiana
ci fu un pasticcio diplomatico con
lautorit ecclesiastica per le contraddizioni fra i riti ambrosiano e
romano. Pi che testimonianza di
religiosit il Requiem una riflessione filosofica sulla morte, rappresentazione dello sgomento e
dellangoscia delluomo prossimo
alla fine, piet dei vivi per i morti.
Verdi dedic il suo Requiem ad Alessandro Manzoni per eseguirlo
nella chiesa di San Marco nel giorno
anniversario della di lui morte, nel
1874, e centoquarantanni dopo
Chailly replica lintenzione dedicandolo al Direttore di cui allinizio della
carriera, proprio in quel Teatro, fu
lassistente. Una storia tutta milanese e tutta scaligera che rende onore
al Teatro e alla Citt.
Laltra sera alla Scala era palpabile
la sensazione - condivisa da un
pubblico molto interessato e concentrato, assai diverso da quelli delle prime delle opere liriche e degli
abbonati e degli sponsor della Filarmonica - di trovarsi davanti a un
sublime apice della nostra civilt
musicale, sia di ieri (la creazione di
questa straordinaria opera) che di
oggi (con leccelsa qualit della sua

moderna interpretazione); una di


quelle occasioni, ahim rarissime, in
cui ci si sente fieri e felici di essere
immersi in un mondo capace di raggiungere vette tanto alte di creativit
e di spiritualit e grati per poterla
contemplare e godere.
Un encomio a parte va ai solisti: la
soprano tedesca Anja Harteros e la
mezzosoprano lettone Elina Garana, due magnifiche cantanti che gi
due anni fa alla Scala avevano eseguito lo stesso Requiem diretto da
Barenboim, hanno dato prova di
grande maturit musicale non solo
nelle parti solistiche ma sopratutto
nei due duetti - del Recordare e
dellAgnus Dei - in cui il loro affiatamento parso meraviglioso. Ottimo basso il pescarese Ildebrando
DArcangelo che ha sfoggiato una
voce di grande profondit nel commovente Confutatis maledictis,
mentre il tenore americano Matthew
Polenzani, che sostituiva lattesissimo (soprattutto dalle signore, grazie alla sua nota avvenenza) Jonas
Kaufmann, soprattutto nella prima
parte parso un po in difficolt, con
una voce poco verdiana.
Non posso chiudere questa nota
senza dire che lOrchestra e il Coro
della Scala sono stati fantastici, dimostrando che quando vogliono
possono arrivare dappertutto. Quante volte negli ultimi anni questa Orchestra - che con i Berliner e i Wiener era fra le migliori dEuropa - ci
sembrata appannata, svogliata, con
scarsa disciplina e poco impegno?
Laltra sera era perfetta. Sar stato
solo merito di Chailly? E il coro?
Sdoppiato nella Fuga a due Cori
del Sanctus, con Chailly che, deposta la bacchetta (lo ha fatto pi
volte, quando raccontare la musica
diventa pi importante che imprimerle un ritmo), ha letteralmente
tolto il fiato al pubblico. Ma soprat-

tutto grazie al suo direttore Bruno


Casoni che ne ha fatto un miracolo
di sorprendente classicit (si sentiva
il respiro bachiano) e insieme di
modernit (un ritmo fortemente serrato).
Ha osservato lamico Silipo che
Chailly ha esaltato la struttura lirica
del Requiem con il coro e lorchestra tesi a mettere in risalto le parti
solistiche, la narrazione, la drammaturgia, grazie ad accorgimenti come
quello di non staccare tra loro tutte
le singole parti dellopera ma di dividerla solo nelle due parti essenziali:
prima Requiem aeternam, Kyrie e
Dies irae, poi - dopo una pausa breve ma significativa - Offertorio,
Sanctus, Agnus Dei, Lux aeterna e
Libera me. Potrebbe sembrare poca
cosa ma leffetto stato tale da far
sentire lintero impianto dellopera
pi verdiano del solito.
Non vorrei fare della polemica fuori
luogo, memore oltretutto di un passato recente non sempre glorioso anzi - del nostro grande Teatro lirico, ma questa straordinaria esecuzione sembrata quasi una risposta
allo sconquasso della vicenda
dellOpera di Roma; e Chailly non
poteva cominciare meglio la sua
nuova stagione, quella che tutti vorremmo tornasse al decoro, alla seriet, alla professionalit e allaltezza dellepoca di Abbado, superando di un balzo quelle che gli sono succedute. Lui cera, se ne ricorda, e con queste due serate ha dimostrato di poterlo fare. Intanto diciamo grazie a lui, a Casoni, alla
Scala e al pubblico milanese che ha
contribuito con grande consapevolezza e partecipazione, dimostrandola come ha scritto Girardi sul
Corriere il giorno dopo con il lungo bellissimo silenzio prima dello
scoppiare degli applausi che, aggiungo, sembravano non finire mai.

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Viaggio nellAfrica ignota
In anteprima per lItalia si inaugura
l11 ottobre la mostra Viaggio
nellAfrica Ignota. Il continente nero
tra 800 e 900 nelle immagini della
Societ Geografica Italiana. Composta di 54 riproduzioni digitali di
fotografie dellepoca, lesposizione
racconta lAfrica nera e ancora misteriosa della fine dell800 e dei
primi del 900 attraverso una selezione degli scatti pi belli conservati
dalla Societ Geografica Italiana.

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

Realizzate per la maggior parte nel


corso di missioni esplorative italiane
e internazionali, le fotografie - di ritratto, di reportage e di paesaggio mostrano come dovessero apparire
ai primi visitatori occidentali le popolazioni e i panorami di quello che
allepoca era il continente meno conosciuto del pianeta.
Strutturata attraverso le collezioni
della Societ Geografica Italiana da
cui sono state tratte le fotografie, di

cui molte scattate durante le spedizioni geografiche di esplorazione,


lesposizione di snoda in un affascinante percorso che attraversa molti
dei paesi di cui si compone il continente africano. Un viaggio che partendo dallAfrica Orientale allepoca
delle colonie italiane ci porta
nellAfrica Sub Sahariana, quindi
nellAfrica delle foreste equatoriali e
fin gi nellAfrica Australe. A produrre le immagini erano in alcuni casi

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fotografi professionisti al seguito
delle spedizioni, in altri gli stessi
protagonisti delle spedizioni, spesso
appassionati e preparati utilizzatori
del mezzo fotografico. Aperta fino al
14 novembre, ultima di tre esposizioni in programma per il 2014, la

mostra inserita in History & Photography, rassegna annuale che ha


per obiettivi principali raccontare la
storia del mondo contemporaneo
attraverso la fotografia e rendere
fruibili al grande pubblico collezioni
e archivi fotografici spesso scono-

sciuti perfino agli addetti ai lavori.


Alessandro Luigi Perna
Viaggio nellAfrica ignota La Casa
di Vetro di via Luisa Sanfelice 3, Milano, 11 ottobre -14 novembre h 1519, ingresso libero

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi

di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso

un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture


che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

Il design al tempo della crisi


Se il caldo impazza e si ha voglia di
vedere qualcosa di alternativo e diverso dalle solite mostre, ecco che
la Triennale di Milano offre tante valide opportunit. Ricco come sempre il ventaglio delle mostre temporanee di architettura, ma interessante ancor di pi il nuovo allestimento del TDM, il Triennale Design Museum, giunto alla sua settima edizione.
Dopo La sindrome dellinfluenza,
tema delanno scorso, per la nuova
versione ci si concentrati su temi
quanto mai cruciali, che hanno a
che fare molto e soprattutto con gli
ultimi anni: Autarchia, austerit, autoproduzione sono le parole chiave
che fanno da titolo e da fondo
alledizione di questanno. Un rac-

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

conto concentrato sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e


affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta,
gli anni settanta e gli anni zero. La
crisi ai giorni nostri, insomma.
Sotto la direzione di Silvana Annichiarico, con la curatela scientifica
di Beppe Finessi, lidea alla base
che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione
particolarmente favorevole allo stimolo della creativit progettuale: da
sempre condizioni difficili stimolano
lingegno, e se questo vero nelle
piccole cose, evidente ancor di pi
parlando del design made in Italy.
Dal design negli anni trenta, in cui
grandi progettisti hanno realizzato
opere esemplari, ai distretti produtti-

vi (nati negli anni settanta in piccole


aree geografiche tra patrimoni basati su tradizioni locali e disponibilit
diretta di materie prime) per arrivare
alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione.
Viene delineata una storia alternativa del design italiano, fatta anche di
episodi allapparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti,
Carlo Mollino, Franco Albini, Gio
Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero
Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore
Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi,
Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lo-

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renzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.
Il percorso si sviluppa cronologicamente: si comincia con una stanza
dedicata a Fortunato Depero, artista
poliedrico e davvero a tutto tondo, e
alla sua bottega Casa dArte a Rovereto (dove realizzava quadri e arazzi, mobili e arredamenti, giocattoli e abiti, manifesti pubblicitari e allestimenti) e termina con una stanza
a cura di Denis Santachiara dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.
In mezzo, un racconto fatto di corridoi, box e vetrine, che mette in scena i diversi protagonisti che, dagli
anni trenta a oggi, hanno saputo

sperimentare in modo libero creando nuovi linguaggi e nuove modalit


di produrre. Uno fra tutti Enzo Mari
con la sua semplice e disarmante
autoprogettazione.
Il percorso si arricchisce anche di
momenti dedicati ai diversi materiali, alle diverse aree regionali, alle
varie tecniche o citt che hanno dato vita a opere irripetibili, quasi uniche, come recitano i pannelli esplicativi.
Anche lallestimento segue il concept di base: sono stati scelti infatti
materiali che rievocano il lavoro artigianale e autoprodotto: il metallo e
lOSB (materiale composito di pezzi
di legno di pioppo del Monferrato).

Dopo aver risposto alla domanda


Che Cosa il Design Italiano? con
Le Sette Ossessioni del Design Italiano, Serie Fuori Serie, Quali cose
siamo, Le fabbriche dei sogni,
TDM5: grafica italiana e Design, La
sindrome dellinfluenza, arriviamo a
scoprire come il design si salva al
tempo della crisi.
Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerit, autoproduzione
Triennale Design Museum, Orari:
Martedi - Domenica 10.30 - 20.30
Gioved 10.30 - 23.00 Biglietti: 8,00
euro intero, 6,50 euro ridotto

La genesi della bellezza di Salgado


Un fotografo tra i pi amati inaugura
il nuovo Palazzo della Ragione.
Nuovo perch finalmente il Comune
di Milano ha deciso di usare lo storico palazzo per farlo diventare il centro deputato ad accogliere qualcosa
di continuativo, nello specifico mostre di fotografia. Dopo la chiusura
di Spazio Forma, si tenta di ripartire
puntando sul riutilizzo di un edificio
centralissimo e davvero suggestivo,
a contatto con una forma espressiva
tra le pi amate degli ultimi anni.
Ecco perch per la prima mostra in
loco si scelto di partire davvero in
grande con il progetto Genesi,
lultima fatica del brasiliano Sebastiao Salgado.
Genesi un progetto decennale,
iniziato nel 2003 e concepito, usando le parole di Salgado stesso, come un canto damore per la terra e
un monito per gli uomini. Un viaggio
fatto di 245 scatti in bianco e nero
divisi in cinque sezioni per raccontare un mondo primigenio e ancora
puro, un mondo fatto di animali, natura e uomini che vivono insieme in
armonia ed equilibrio. Quello stesso
equilibrio che viene rovinato ogni

giorno dalla noncuranza della maggior parte del mondo civilizzato,


che sembra dimenticarsi delle sue
stesse origini.
Sono a tratti commoventi le immagini presentate, dagli scatti dei maestosi ghiacciai del circolo polare
artico, alle dune del deserto che
creano disegni quasi perfetti, passando per tutti i cinque continenti.
Montagne, foreste pluviali, canyon,
animali della savana o mandrie di
renne, pinguini e iguane, abitanti di
trib quasi estinte con tradizioni per
noi quasi intollerabili alla vista, come la scarificazione, scorrono davanti agli occhi dello spettatore per
ricordagli la ricchezza e la vastit
del nostro mondo. Cos era allinizio,
cos dovr essere sempre, sembra
ammonire Salgado.
Un vero e proprio atlante animale e
antropologico, che diventa non solo
un viaggio affascinante alla scoperta del nostro pianeta, ma soprattutto
un grido di allarme per cercare di
riparare ai danni fatti e alla preservazione della flora e della fauna
mondiali.

Una immersione a tutto tondo quella


di Salgado, non solo perch il fotografo stesso ha vissuto per diverso
tempo in ambienti estremi e a contatto con la natura pi vera, ma anche perch Salgado porta in mostra
frammenti di mondo che sembrano
essere lontanissimo da noi, come le
immagini delle trib del Congo, dei
Boscimani e degli indigeni brasiliani,
ritratti davvero in totale armonia con
il proprio habitat naturale.
Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo fatto una scoperta molto interessante: circa il 46% del mondo
ancora come il giorno della genesi
ha detto Salgado in conferenza
stampa, aggiungendo che insieme
tutti possiamo continuare a fare in
modo che la bellezza della Genesi
non scompaia mai.
Genesi, Sebastiao Salgado Fino al
2 novembre Milano, Palazzo della
Ragione Orari: mar - merc - dom:
9.30-20.30 giov - sab: 9.30-22.30
Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8,50
euro.

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Vittorio Sgarbi
Il punto di vista del cavallo
Bompiani, Milano, 2014 pp. 148, euro 12,00
Vittorio Sgarbi, critico darte per eccellenza, ci presenta uno degli artisti
pi caratteristici del Seicento, tratteggiandone la personalit e lo stile,
con una passione che travolge. Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, nasce nel 1571, ma come molti

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

geni incompresi, precursori di una


modernit acerba per il proprio tempo, diventa celebre nel 1951, quando, alla mostra allestita a Palazzo
Reale, a Milano, attira ben seicentomila visitatori, o almeno cos vuole
la leggenda.

Dove sta la forza in Caravaggio? A


differenza dei suoi predecessori,
che rappresentano la realt rispettando la nobilt e il decoro del contenuto, lui fotografa lattimo, lo ruba
al presente, immortalando espressioni di volti colte di sorpresa. Nella

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scelta temporale della cattura
dellazione sta la rivoluzione che il
nostro artista avvia, sorpassando le
visioni idealizzate di Raffaello e Michelangelo. I suoi modelli non sono
fanciulle e gentiluomini della nobilt
italiana, ma soggetti scovati nei
bassifondi: prostitute, pezzenti, ragazzini di facili costumi, popolani
che lui trasforma in madonne, personaggi biblici e mitologici. La sua
scelta dunque una provocazione
che mette in crisi non solo i valori
tradizionali dellarte, ma anche quelli
etici e morali. convinto che il regno dei cieli appartenga agli umili e
non alle alte sfere del clero e della
nobilt.
Se c un autore del Novecento
dice Sgarbi che ha una somiglianza psicologica con Caravaggio,
quello Pasolini, che nei ragazzi di
borgata cercher lautenticit dellesistenza. Vi ricordate, nel romanzo
Ragazzi di vita, quando il Ricetto

incontra Alvaro con la sua faccia


piena dossa, che pareva tutta ammaccata, e un capoccione che se
un pidocchio ci avesse voluto fare
un giro intorno sarebbe morto di
vecchiaia? Ecco, il Caravaggio avrebbe fotografato quel pidocchio
sulla tela, cos come riproduce, nella sua autenticit, la Canestra di
frutta: una mela bacata, acini duva
troppo maturi, le foglie vizze accanto a quelle verdi. Nellopera Il ragazzo morso da un ramarro non
rappresenta un soggetto in posa,
ma la smorfia, lalterazione dellarmonia del volto di fronte al dolore
inatteso. Nel dipinto La conversione di San Paolo il cambiamento si
percepisce partendo dal punto di
vista. quello del cavallo, che osserva Paolo, luomo disarcionato,
steso a terra, in balia dellanimale. E
nel Bacchino malato esalta
lincarnato giallo, le labbra secche
del giovane, che hanno perso vitali-

t, per dimostrare che la realt non


solo bellezza, ma porta con s la
violenza del vivere.
Sgarbi afferma che Caravaggio
lunico pittore capace di guardare in
faccia al male e alla morte. Anche
alla sua. Dopo una vita scellerata,
che lo porter persino a uccidere un
uomo, mentre si avvia a spegnersi,
dipinge il suo ultimo capolavoro: Il
Davide con la testa di Golia. La testa di Golia ha la sua stessa espressione, forse il suo autoritratto.
lo specchio della realt, tragica e
terribilmente vera.
Il saggio si legge in un soffio e di
gran gusto, letteralmente non si pu
smettere, grazie allabilit dellautore, e non possiamo che commuoverci di fronte alla perfezione di quel
pennello non pi scindibile dalla vita
del pittore maledetto, che ha toccato le verit pi profonde dellesistenza.
Cristina Bellon

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Il teatro I compie dieci anni e guarda a dopo l'Expo
Intervista a Renzo Martinelli
Renzo Martinelli direttore artistico di Teatro I insieme a Federica Fracassi e Francesca Garolla.
Teatro I compie dieci anni, tempo di bilanci o di nuovi progetti?
Abbiamo iniziato a pensare alla
programmazione del decimo anno
con lidea di festeggiare un compleanno, ma io continuavo a dire quello che mi preoccupa non il decimo
anno, ma lundicesimo e ne sono
sempre pi convinto. Siamo stati
tutti
daccordo
nellevitare
lautocelebrazione o la mera retrospettiva, cercando invece di guardare il pi possibile al futuro. Cito
spesso una frase di Antonio Moresco: Noi pensiamo ad andare. Saranno gli altri, se lo vorranno, a disegnare le mappe. un po come
dire iniziamo a lavorare, a fare, e
la linfa di questo movimento la volont artistica: ideare, mettere in
scena, interpretare, scrivere. Quello
di cui abbiamo bisogno un movimento, non vogliamo rimanere fermi.
Cos Citt Balena?Le nostre stagioni nascono sempre da una spinta
teorica, da un tema che si traduce in
un titolo e quindi in manifesto poetico. Il manifesto poetico una tensione del gruppo e ispira la scelta
delle nostre produzioni, un focus
da cui nasce lesigenza di rivolgerci
a dei testi o di scriverne di nuovi.

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

Questanno abbiamo due titoli:


10anni, per celebrare il nostro compleanno, e Citt Balena che d il
nome a un progetto triennale per cui
Teatro i si apre anche a luoghi non
convenzionali, negozi, laboratori,
esercizi commerciai del quartiere,
con cui siamo in collaborazione e
dove proporremo parte della nostra
programmazione. Senza rinunciare
alla nostra proposta culturale, sempre legata alla ricerca e alla drammaturgia contemporanea. Il titolo,
Citt Balena si ispira a una poesia
che abbiamo scritto qualche anno fa
io e Federica. Scrivevamo: agli animi burattini/ questa citt balena/ al
ventre che inghiotte e sputa/ a tutte
le erbe sbocciate/ ai denti caduti/
nel tratto di questa terra disinfettata/
a quelli/ a tutti quelli/ che nuotano
senza mare/ dedicato a loro. Per
me il teatro che si riduce a un luogo
di spettacolo non esiste, il teatro
spazio da abitare, attraversare,
spazio di incontro: per questo abbiamo deciso di uscire di casa e di
portare spettacoli in tutto il quartiere.
Quali sono le vostre nuove produzioni di questanno? In questi
giorni siamo in prova con Magda e
lo spavento che la terza parte della trilogia di Massimo Sgorbani Innamorate dello spavento, incentrata
sulle donne di Hitler: Eva Brown, il

cane Blondi e Magda Gobbels. Lo


spettacolo debutter allinterno del
Fit, il Festival Internazionale del Teatro che si tiene in Svizzera, poi, dal
30 ottobre sar in scena a Teatro i
per un mese. Subito prima andremo
a Roma alla Rai e realizzeremo per
Il Teatro di Radio Tre ovviamente
in versione radiofonica tutta la trilogia.
Laltra produzione di questanno sar un testo di Francesca Garolla,
Non correre Amleto. Questo sar il
suo terzo testo, dopo N.N.- Figli di
nessuno e Solo di me che hanno
avuto buoni riscontri nelle stagioni
precedenti. N.N.- Figli di nessuno
stato tradotto e proposto in tre teatri
allinterno di Face face Parole di
Italia per scene di Francia mentre
Solo di me, che ha gi visto una sua
versione in ceco, ora al vaglio della Maison Antoine Vitez per essere
a sua volta tradotto in francese.
Come nasce in generale la scelta
di un progetto? una tensione
che nasce dal desiderio di indagare
il presente, proprio come accade
per la scelta del tema e del manifesto che contraddistingue le stagioni.
Ad esempio, prima di realizzare
Prima della pensione di Thomas
Bernhard stavamo indagando il tema della memoria: quanto la nostra
storia sia infondo dimenticata, macerie che non sono mai diventate

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rovine, che non hanno sedimentato
in noi, pur avendoci davvero condizionato. Volevamo lavorare su questo, ma non avevamo ancora trovato un testo da mettere in scena. In
quel periodo stavo leggendo Bernhard, ho incontrato quel testo e ne
sono stato folgorato: parlava del nazismo come se non fosse mai finito,
era ambientato negli anni 70, ma
per i protagonisti della pice il tempo non era mai passato, la memoria
condizionava il loro presente ibernandoli nel tempo. Per questo mi
venuta lidea di non far interpretare i
personaggi da attori in et, ma di
realizzarlo con attori giovani, come
se i protagonisti fossero rimasti immobili, fermi in quel tempo che continuano a celebrare. Questo un
buon esempio per descrivere come
nasce lesigenza di mettere in scena
qualcosa, di indagarlo.
Sicuramente abbiamo una preferenza, un motore, che ci spinge a
lavorare sulla drammaturgia contemporanea, ma cercando sempre
quelle che io chiamo parole che
restano: parole che riescano anche
ad avere un carattere universale.
Il Teatro I identificato come uno
dei teatri pi di ricerca di Milano. Sei daccordo? Cos per te
la ricerca? Purtroppo, nel tecnicismo teatrale, ricerca pu essere
solo unetichetta, ma se, per un attimo, proviamo a fare un ragiona-

mento pi ampio, per me, ricerca


significa provare a far accadere
qualcosa, parlare del presente che
attraversiamo, indagare nuovi linguaggi, interrogarsi sul pubblico.
Tutto il resto spesso un tentativo
di inscatolare. Spesso si dice teatro
contemporaneo o teatro giovane,
ma sono definizioni riduttive che a
noi non piacciono, perch cercano
di ridurre le pulsioni artistiche a mere categorie anagrafiche o stilistiche: compagnie che non riescono a
crescere, contesti di programmazione che coltivano bonsai, giovani
che rimarranno sempre giovani, anche da vecchi. Io penso invece
allorigine della parola ricerca, al
suo significato: per me la ricerca
deve essere una forma di amore e
di condivisione, in primo luogo, con
lo spettatore.
Secondo te com la situazione
teatrale italiana? Io percepisco una
forte curiosit da parte del pubblico
e un bacino di spettatori molto pi
ampio di quello che vediamo. Eppure spesso il sistema teatrale non
in grado di potenziare le sue proposte a 360 gradi, c un tappo, culturale, politico, economico che non
permette di crescere e questo disastroso. La stessa curiosit degli
spettatori non viene colta, alimentata, e invece le persone hanno voglia
di conoscere, di sperimentare, di
provare nuovi linguaggi. Faccio solo

un esempio, un poeta ottantenne


che ho conosciuto ieri (ndr Lionello
Grifo, presente durante lintervista)
ha intercettato un luogo, Teatro i, ha
voluto conoscerci, ha provato a indagare quello che facciamo, con
semplicit e senza sovrastrutture,
con quella curiosit che a volte
manca alle stesse istituzioni che si
occupano di cultura.
E come vorresti che fosse fra
ventanni? Pensare al futuro un
esercizio che facciamo spesso. Anche nel 2004, quando abbiamo aperto Teatro i, ci siamo chiesti:
Come sar Milano fra tre anni?
Come saremo noi?. E sono domande che continuiamo a farci: si
lavora nel presente per costruire nel
futuro. Per Teatro i mi auguro che
rimanga un luogo aperto, da abitare,
un luogo di creazione. Non vorrei
mai accorgermi di aver messo dei
paletti, di essermi limitato, mi auguro che tutti quelli che lo attraverseranno possano portare proposte ed
energie sempre nuove.
Per quello che riguarda il sistema
teatrale in modo pi generale sono
molte le cose che vorrei, ma a una
in particolare penso spesso, vorrei
che non mancasse mai il coraggio degli artisti, delle istituzioni, di tutti
coloro che compongono questo sistema difficile e lacunoso - perch a
lungo andare il coraggio paga.
Emanuele Aldrovandi

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Pasolini
di Abel Ferrara [Belgio Italia Francia, 2014, 86']
con William Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio
Un film da vedere. Forse un film
da rivedere perch, pasolinianamente, difficile e pieno di letture.
Non si pu non apprezzare il progetto ambizioso di Abel Ferrara nel
ripercorrere lultimo giorno di vita di
Pierpaolo Pasolini.
Il film procede su binari diversi: da
una parte la narrazione, material
fact, dello scorrere delle ore. A questa si sovrappone, anzi scorre accanto, la messa in scena, estremamente onirica, di Petrolio, romanzo
sul quale stava finendo di lavorare
Pasolini in quel periodo. Romanzo
su cui si interroga: Questo romanzo
riesce a dire dignitosamente e poeticamente quel che volevo dire?
Pasolini rientra a Roma da Stoccolma, e nelle 24 ore che precedono la sua morte rilascia unintervista
a Furio Colombo, incontra Ninetto

n. 34 VI - 8 ottobre 2014

Davoli con moglie e bimbo e racconta loro il personaggio di Epifanio,


si rammarica che il Nobel sia andato
a Montale e non a Sandro Penna,
pranza in famiglia e consiglia alla
cugina di leggere il nuovo libro di
Sciascia (La scomparsa di Majorana), gira per Roma e il litorale romano alla ricerca di ragazzi di vita.
In una intervista a un cronista francese Pasolini afferma che tutto
politica, che la sua vita politica, i
suoi
scritti,
il
suo
cinema.
Nellintervista a Furio Colombo, Pasolini spiega che la storia la fanno
coloro che dicono no. Solo il rifiuto
ha cambiato il mondo, e il rifiuto deve essere grande, assoluto e assurdo.
Parallelamente scorre Petrolio, con
il protagonista che, come Pasolini,
passa con sguardo ironico e traso-

gnato, incantato e sardonico nel


mondo. Si inginocchia religiosamente di fronte al sesso dei ragazzi di
vita e ascolta con distacco i maneggi clerical-politici di una Roma bene che vive di loschi intrecci.
Si rimane pieni di pensieri dopo aver visto questo film. Magnifico e
straordinariamente somigliante William Dafoe nella parte di Pasolini.
Manca per una lettura critica di tutta questa narrazione, la morte di
Pasolini viene descritta solo come
un pestaggio da parte di un gruppo
di ragazzi che hanno incontrato una
coppia omosessuale sulla spiaggia.
La matrice politica del tutto assente.
La scena di unorgia, eccessiva, infastidente, punto erotica perde mordente quando viene spiegata. Ninetto Davoli nostro contemporaneo, e il

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Ninetto Davoli contemporaneo di
Pasolini interpretato da Riccardo
Scamarcio, vengono attratti da un
rumore assordante. E viene spiegato loro che il mondo abitato da gay
e da lesbiche e che una volta
allanno questi si incontrano e si accoppiano.
Peccato che il politicamente corretto
di oggi, strida con quello che stato

Pasolini, il quale ha chiamato le cose con il loro nome, anche quando


era un nome eccessivo e infastidente. Nel 1975 a Roma non cerano i
gay, cerano i froci, gli invertiti, i ricchioni. Un film su Pasolini che non
riesce ad andare fino in fondo, a
premere sullacceleratore, ad essere grande, assoluto e assurdo come lui stato.

Bella la colonna sonora con La


passione secondo Matteo di Bach
e Maria Callas, sua amica e compagna, che canta Rossini. un film
da vedere, perch bello anche se
non si pu capire o spiegare come
scriveva Sandro Penna a Pasolini
nel 1970 in una lettera privata in cui
lodava Porcile.
Tootsie

LA FOTO DELLA SETTIMANA

ph_Marco Menghi

MILANO SECONDO [SILVIA]


Silvia Sacchi: I commenti alla settimana milanese 1/10 - 8/10/2014
http://youtu.be/tcLguGDMNQI

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