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numero 41 anno VI 26 novembre 2014


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IL SINDACO DI MILANO DEL 2016


Luca Beltrami Gadola
Rieccoci con i problemi della sinistra, non ne sentivamo la mancanza: il sindaco della Milano del 2016.
La bomba scoppiata sabato scorso e da qualche giorno i posizionamenti sono cronaca quotidiana.
Che il sindaco Pisapia avesse lasciato circolare voci su una sua
stanchezza, voci prontamente
smentite soprattutto dallassessore
DAlfonso, non un mistero ma cosa abbia realmente innescato la
bomba non chiaro. Fortunatamente il tutto successo prima che si
sapessero i risultati delle elezioni
regionali altrimenti sarebbe stato
facile dire che il Pd di Renzi approfittava delloccasione di aver vinto
raccogliendo in Emilia Romagna il
17% (il 44% del 40%) di consensi
tra gli aventi diritto al voto, per forzare la mano verso una soluzione
milanese tutta Pd. Detto per inciso
anche il 20% della Lega vale l8% e
Forza Italia si piazza al 4% sempre
considerando gli aventi diritto al voto. Tutti dati allinsegna della sconfitta della politica.
Ma veniamo a Milano e al sindaco
Pisapia. Alla domanda del Pd ha
risposto con una frase sibillina: non
mi far imporre lagenda. Come dire
far la mia scelta quando mi parr
pi opportuno. Viene alle labbra una
domanda: pi opportuno per lui, per
la sinistra o per la citt? Questo non
lha detto.
Dobbiamo riconoscergli che questa
sortita del Pd stata quanto meno
inopportuna e se, come pare,
liniziativa partita da Roma, evidentemente non hanno ben presente la situazione milanese: c troppa

carne al fuoco. Al posto donore


mettiamoci lExpo che per il sindaco
rappresenta un rischio altissimo: se
andr senza eccessivi inconvenienti, che il meglio che possa succedere, nessuno ne attribuir a lui il
merito, non grande anche perch
obbiettivamente poco avrebbe potuto fare per rimediare alle malefatte
altrui; se andr male e il nome di
Milano ne soffrir, i suoi compagni
di strada lo lasceranno solo, alla
merc di unopposizione dimentica
di essere allorigine dei guai.
Veniamo al dolente tasto delledilizia
popolare. Questa questione gli
scoppiata tra le mani. Che la crisi
economica e il relativo disagio sociale avrebbero aumentato il rischio
di occupazioni abusive era ormai
evidente: i segnali cerano tutti e disdire la convenzione con Aler e caricarsi il fardello casa sulle spalle
in questo momento senza avere
lunica cosa che serviva a risolvere
il problema - denari in cassa - stato forse un errore politico. Al terzo
posto metterei la citt metropolitana.
Forse di tutti i problemi quello che
gli interessa meno ma pur vero
che il 1 gennaio ne diventer sindaco e si trover invischiato in quel
pasticcio tutto italiano che porta la
firma di Delrio. Al quarto posto c il
Seveso con le sue esondazioni e il
difficile compito di dover scegliere
una soluzione in un contesto di
grandi incertezze tecniche e con il
rischio di sceglierne una che assomigli solo a un placebo per
lopinione pubblica. Ultimo, la M4:
anche qui scelte difficili, viziate da
un pregresso morattiano che pesa

come una palla al piede. Questi due


ultimi problemi si risolvono dopo aver sentito i tecnici. Ma chi sono
costoro e da dove vengono? Sarebbe interessante saperlo perch
nello sceglierli che si vede la stoffa
del politico. Il prezzemolo su tutto:
una situazione finanziaria a dir poco
penosa e senza prospettive di un
vicino miglioramento.
Con tutta questa carne al fuoco fossi Pisapia ci penserei due volte ad
accettare un secondo mandato ma
anche da parte del Pd mi guarderei
bene dal creare disagio e tensioni delle quali si vorrebbe volentieri fare
a meno - semprech il desiderio di
egemonia, lansia rottamatrice e la
vecchia maligna litigiosit della sinistra non abbiano la meglio sul disegno di mantenere a Milano una
giunta di sinistra: quello che la
maggioranza di noi vorrebbe. Qualcuno vuol mandare a casa lattuale
sindaco? Forse s. Chi culla questo
disegno sappia trovare la persona
giusta, quella in grado di risolvere i
problemi sul tappeto che ho elencato e che nel 2016 saranno ancora l
perch il tempo vola incurante di
leggi, burocrazia e tribunali amministrativi.
Una soluzione? Non lho. Forse
qualche consiglio per chi vuol restare o per chi vuol arrivare: comunicare meglio con la citt e rinforzare la
squadra guardandosi intorno, magari di l dal cerchio magico, lontano.
La citt brontola ma da qualche
tempo anche propone e si d da
fare e questo un fatto nuovo. Saperne approfittare.

PISAPIA E IL PD: A CHI TOCCA IL CERINO?


Giuseppe Ucciero
Manca un anno e mezzo alle prossime elezioni comunali, ma il Pd ha
molta fretta e chiede a Pisapia se
vuol restare o no. La domanda
irrituale fino alla maleducazione, e
fa specie sulla bocca di un Guerini,
del quale ordinariamente si ricorda,
tanto felpato, non tanto cosa dice
ma cosa fa. Il Sindaco sbotta e rimanda al mittente: lo scambio di
cortesie certifica un grave, ma finora
sotterraneo, conflitto politico. Questa drammatizzazione, questo senso
d'urgenza
incontenibile,
questangoscia da horror vacui, che
sembra pervadere il Pd locale e nazionale, trova una qualche spiegazione davvero politica e quale, o
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quali? Fino a qualche tempo fa pareva non ci fossero storie, Pisapia


era il Sindaco pi amato degli ultimi
vent'anni (non che ci volesse molto,
d'accordo), i milanesi l'avrebbero
rivotato in massa e il Pd avrebbe
seguito l'onda.
Poi qualcosa cambiato, anzi molto. Intanto la figura di Pisapia qualche colpo l'ha ricevuto: alcune vicende tra Seveso e periferie bollenti, ne hanno un po offuscato meriti e
popolarit. Poi, il centrodestra che
pareva destinato a sicura sconfitta,
rialza la testa e con le figure di Lupi
e Salvini avanza candidature di una
qualche consistenza, specie se affiancate in un ticket, dove possa

comporsi la rassicurante mediocrit


istituzionale del primo, tanto cara ai
moderati, e il populismo arruffone
del secondo, cos vicina al montante
Lepenismo. Ma in realt tutto questo alla fine poco conta.
Ci che conta che cambiato il
Pd, sono cambiati, con i toni, anche
e soprattutto le politiche.
Pisapia stato il sindaco della riscossa arancione, della proposta
sinistra-sinistra, l'antesignano di una
stagione, poi abortita, della sinistra
movimento che si faceva maggioranza, usando e abusando del corpaccione imbelle del Pd, eunuco
della politica, gigante impotente, paralizzato da inesauste rivalit e in2

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terminabili conflitti interni. Quella


fase, l'infanzia del Pd, terminata:
arrivato Renzi, sedicente castigamatti della casta, ma soprattutto eversore di una visione della sinistra
ancora, per lui, troppo impigrita attorno ai resti del socialismo che fu.
Per Renzi, e per i nostri renzini milanesi, bisogna cambiare verso anche a Milano, ma su questa strada
Pisapia un ostacolo, almeno lo il
Pisapia che si propone non come
l'alfiere del Pd maggioritario e asso
pigliatutto ma come l'erede di una
tradizione, sia pure innovata, di alleanze tra le diverse anime della
sinistra. La sua candidatura, nata
extrapartitica, trov diverse e progressive sedi di competizione e accordo tra Pd e Rifondazione Comunista, Comitati Arancioni e Verdi,
SeL e Psi, e quanta fatica per comporre l'alleanza e poi per gestirla.
Ma aldil del politicismo, conta il
segno: il linguaggio, prima ancora
dei contenuti, di Renzi urtano la
sensibilit di tanta parte delle truppe
che ancora oggi supportano il nostro Sindaco. Di questa diversit, di
questa contraddizione culturale prima che politica, di questa diversit
di linguaggi e destinatari sociali, sono ben coscienti tanto il Pd che Pisapia.

Ora che il partito di maggioranza


non proponga al suo Sindaco, al
tuttora popolare sindaco di Milano,
di ricandidarsi, ma gli destini un laconico messaggio del tipo ci faccia
sapere, poco meno che un avviso
di sfratto. Freddezza nei toni e distanza nei contenuti, e Pisapia
politico troppo avveduto per non cogliere il cambio di clima, finora trattenuto nella riservatezza degli inner
circles, e ora invece tracimato nella
comunicazione pubblica. Ma, si diceva tempo fa, Pisapia da parte sua
deve decidere cosa fare da grande, se lanciarsi nel grande spazio
che il Pd renziano sta generando a
sinistra, o mantenere il punto su Milano, con tutte le avvertenze e le
perplessit che gli giungono dal suo
azionista di maggioranza.
un grande snodo, un punto critico,
e anche un passaggio azzardato
per tutti. Se Pisapia optasse per un
protagonismo politico su scala nazionale, correrebbe molti rischi di
insuccesso, perch nessuno gli pu
garantire, e come, la ripetizione pi
ampia del successo del 2011. Se
rimanesse, ha gi ben capito che il
Pd non lo gradisce gi ora e gli si
prospetta, nel migliore dei casi, un
quinquennio da separati in casa.

Intanto, il centrodestra non sta a


guardare, e anche per questo il Pd,
formalmente diretto da Bussolati ma
eteroguidato da Guerini e Renzi, da
un lato ha bisogno di tempo per far
crescere una nuova figura, preparando per tempo terreno e munizioni, ma dall'altro valuta i rischi della
messa a riposo di Pisapia. E anche
per questo Guerini, doroteo da prima repubblica, per s non si pronuncia ma chiede all'altro se vorr
ancora esserci, cercando di togliersi
di dosso, ora per allora, la colpa della sua eventuale cacciata.
Infine, mentre ciascuno pensa e
gioca le sue carte, bisogna pur ricordare che il candidato sindaco del
Pd lo sceglieranno le primarie e che
il risultato sar fortemente influenzato dagli elettori che effettivamente si
presenteranno alle urne: ancora
quelli della sinistra pisapiana del
2011 o quelli nuovi del Renzi vincente del 2013? E quanti, poi vista
l'aria che tira?
Insomma, ben che vada grande incertezza sul futuro. in gioco la
principale piazza politica locale d'Italia e con essa tanta parte degli
snodi politici futuri, Regione Lombardia compresa.
Tutti ne sono coscienti e lasciano
volentieri il cerino in mano altrui.

LE DELUSIONI DELLURBANISTICA MILANESE


Gianni Zenoni
Gioved 5 novembre nella sala Assimpredil Ance di Milano l'assessore
all'Urbanistica Avv. De Cesaris, ospite del convegno il PGT e il futuro
di Milano, ha parlato di una possibile evoluzione dello stesso PGT. Dopo l'intervista sul Corriere di alcuni
giorni prima c'era molta attesa tra gli
operatori e la sala era completa.
Personalmente sono rimasto deluso
e cerco di darne una spiegazione.
Delusione per aver sentito argomentazioni pi vaghe e meno incisive di quelle che apparivano invece
dalla lunga intervista sul Corriere. Si
capiva che un conto unintervista
diretta a tutti i Milanesi senza possibilit di repliche, un altro parlare di
fronte a operatori consci dello psicodramma che ha caratterizzato la
storia di questo primo PGT milanese e pronti alle repliche pungenti
che abbiamo ascoltato dal tavolo
della presidenza e dal pubblico.
Delusione al sentire che un PGT
elaborato
faticosamente
da
unAmministrazione precedente e
prima di essere approvato in via definitiva, e modificato profondamente
dall'Amministrazione attuale allun-

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gando cos a dismisura i tempi della


sua entrata in vigore, poteva essere
ulteriormente messo in discussione.
Va bene che modificare un PGT
previsto dalla legge Regionale 12
ma farlo appena entrato in vigore e
sembra in modo sostanziale (solo
dai dati percepiti nellintervista sul
Corriere) mi sembra veramente
troppo.
Delusione e scoraggiamento nell'apprendere che l'Amministrazione attuale vuol oggi proporre un aumento
dei volumi costruibili e quindi degli
abitanti e funzioni insediabili dopo
che nella sua riforma del primo PGT
ne aveva invece drasticamente tagliato la consistenza. Un cambio di
linea politica in tempi brevissimi e
francamente incomprensibile in presenza di decisioni prese dall'Amministrazione stessa che in altri campi
sembra vogliano combattere l'inquinamento.
Delusione nel capire il nuovo atteggiamento che sembra sottostimare
che Milano collocata nella zona
pi inquinata d'Europa grazie alla
sua situazione territoriale e meteorologica, peggiorata dal fatto di es-

sere circondata strettamente dalle


tangenziali e autostrade dove un
carosello continuo di Tir alimenta,
per le note caratteristiche delle citt
in zone poco ventilate, la formazione della colonna di calore che si innalza dalla citt aspirando aria dalla
quota zero che comprende appunto
autostrade e tangenziali. E che
questa situazione non potr che
peggiorare aumentando il numero di
abitanti e funzioni insediati in questo
perimetro ristretto.
Delusione per non avere pensato
alla Citt Metropolitana anche se
nelle dimensioni della sola Provincia
e quindi del tutto inadatta a rappresentare la vera Citt Metropolitana,
(quella che milioni di cittadini vivono
tutti i giorni) come unica possibilit
dincremento di abitanti e funzioni
fuori dalla barriera autostrade e tangenziali, dove l'aria meno inquinata. E che quindi sarebbe meglio limitare l'inserimento di nuovi abitanti e
funzioni in Milano, come d'altronde
avevano sostenuto nel PGT approvato.
Delusione per sentire attaccare in
pubblico per l'ennesima volta la

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classe professionale stavolta colpevole di non usare abbastanza l'autocertificazione dei progetti. Come
se non bastasse ricorrere ad avvocati per ogni nuovo progetto e trovarsi comunque nella situazione tutta italiana di non potersi addossare
le responsabilit che leggi, regolamenti e sentenze tribunalizie incerte
e fluttuanti impongono agli autocerti-

ficanti. Situazione illustrata benissimo da un professionista in un intervento nella stessa serata con Lei
presente.
Delusione perch questa amministrazione non riesce a capire che la
realizzazione di Edilizia Residenziale Pubblica non pu essere caricata
sui gi risicati programmi economici
dell'edilizia privata, specie in questa

situazione di crisi del mercato edilizio, se non con incentivi volumetrici


che per creerebbero un addensamento urbanistico insopportabile per
le ragioni descritte nei precedenti
commi. Ritengo comunque che
lEdilizia Residenziale pubblica deve
essere fatta con denari pubblici, inalienabile e a rotazione.

DECENTRARE MILANO: POCO, MET, TANTO O TUTTO


Valentino Ballabio
Entusiasmo ed enfasi circa le magnifiche sorti della citt metropolitana stanno prendendo l'abbrivio di un
vorticoso mulino di parole, storica
nemesi dopo decenni di diffusa (escluso pochi affezionati) sottovalutazione e rimozione della stessa,
derubricata a materia di ingegneria
istituzionale non degna di attenzione e impegno da parte dei politici
puri. Oggi al contrario siamo passati repentinamente ad un corale
fervore costituente ma la mancanza di retroterra, in termini di elaborazione e progetto, rischia di produrre improvvisazione ed approssimazione difficilmente colmabili con la
delega a pur prestigiosi centri studi
ed illustri accademici.
Il contributo di tecnici e studiosi risulterebbe infatti utile sia nella fase
preliminare di inquadramento del
contesto che in quella finale della
definizione formale e di dettaglio;
ma in mezzo non pu mancare il filo
rosso della discussione e dell'opzione politica. Nel caso milanese infatti
la bozza di statuto metropolitano a
tutt'oggi
nota
(commissionata
dall'Assessorato al PIM, subappaltata a titolati professori universitari e
infine girata alla Commissione Statuto del Consiglio Metropolitano)
rimanda infatti al soggetto politico la
piena sussistenza delle condizioni
che rendano plausibile l'elezione
diretta di Sindaco e Consiglio (Art.
24 c. 2), ovvero dell'unica manifestazione di volont politica sinora
pervenuta da pressoch tutti i partiti,
liste, consiglieri e commissari in
causa, nonch dallo stesso sindaco
metropolitano!
Quindi il nocciolo duro della questione rimane inesplorato riguardando la ripartizione del Comune di
Milano in zone dotate di autonomia
amministrativa ovvero di: organi
politico -amministrativi eletti direttamente dai cittadini; attribuzione di
una quota significativa delle decisioni inerenti il territorio e la popolazione; autonomia di spesa e risorse
strumentali e di personale. Si tratta
allora di scegliere semplificando in

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prima analisi tra quattro opzioni


con l'avvertenza che tale scelta non
riguarda solo il comune capoluogo
bens, per le evidenti implicazioni
sulla natura stessa della istituenda
citt, coinvolge indirettamente tutti i
comuni interni e anche esterni all'attuale perimetro, collocabili nell'intera
area metropolitana.
Si tratta allora di decidere se il Comune di Milano deve essere decentrato: 1) poco, 2) a met, 3) molto,
4) tutto.
1 - Poco. Il Comune di Milano nella
sua dimensione e forma attuale ha
quasi un secolo di vita, dal 1923,
allorquando la legge comunale provinciale mussoliniana ne complet l'allargamento dei confini inglobando i comuni circostanti e accentrando poteri e forza economica e
politica. Il tentativo di decentramento avviato negli anni '70 in venti zone, operato in particolare dall'allora
assessore Carlo Cuomo, esaur ben
presto la sua spinta propulsiva. I
Consigli di circoscrizione ridotti di
numero sono sopravvissuti in seguito pro-forma, per quanto elettivi e
retribuiti, e il ri-accentramento riebbe e mantiene tuttora pieno vigore.
La struttura verticale e dicasteriale
degli Assessorati, confacente all'establishment politico-burocratico in
carica, rafforza inevitabilmente una
vischiosa resistenza al cambiamento. Quindi la tentazione di minimizzare e simulare la quota significativa dei poteri da attribuire forte,
con l'effetto di conservare sostanzialmente lo status quo e ricondurre
la citt metropolitana alla subalternit propria della ex provincia (ma
anche reiterare la propria impotenza
quando i comuni a nord cementificano e Seveso e Lambro esondano). Il gattopardo si lecca i baffi.
2 - Met. Si allarga la quota delle
funzioni decentrate. Ma allora si
moltiplica il rischio di doppioni e sovrapposizioni con quello che resta a
Palazzo Marino. Ci immaginiamo la
convivenza di un assessore zonale
e comunale (nonch regionale pi il
delegato metropolitano) per una

medesima materia? I recenti avvenimenti nelle periferie romane, con


sgradevole rimpallo di responsabilit tra Municipi e Campidoglio fanno
testo. Invece di semplificare si complica su pi livelli, col rischio di incrementare la spesa e ridurre l'efficienza nonch la partecipazione e
la democrazia che esigono interlocutori certi e responsabilit chiare
nei confronti dei cittadini.
3 - Tanto. Allora le Zone autonome
assumono un ruolo decisivo nel
rapporto con i quartieri, in particolare periferici, sopratutto in materia di
servizi alla persona, socialit, manutenzione e cura del patrimonio pubblico, polizia locale. Un po' come
avviene normalmente nei comuni
dell'hinterland che non a caso - anche quando hanno presente forti
insediamenti di edilizia pubblica
non hanno subito le recenti traversie
riguardo i seri problemi di degrado
disagio e degenerazione che hanno
colpito Giambellino, Corvetto, ecc.
Ma allora al centro che cosa rimarrebbe, posto che le aziende partecipate controllate e simili trattando per
lo pi materie di vasta area come
trasporti, energia, infrastrutture, acqua potabile e depurazione, smaltimento rifiuti, ecc. sarebbero ragionevolmente destinate alla competenza metropolitana?
4 - Tutto. Appare la soluzione pi
semplice e razionale. Il gattopardo
finalmente si roderebbe le unghie.
Solo due livelli elettivi al di sotto della Regione, mentre i restanti possono organizzarsi in zone omogenee
tanto per il coordinamento delle zone autonome nell'ex comune di Milano quanto per i raggruppamenti
dei piccoli e medi comuni nel resto
di una Metropoli policentrica e autorevole circa le questioni strategiche
inerenti governo del territorio, mobilit, ambiente, alta cultura e innovazione (*). Verrebbe per altro meno il
motivo che ha spinto lodigiani e sopratutto monzesi-brianzoli ad abbandonare la ex provincia, accusata
spesso non senza ragione di subalternit al verticismo milanocentrico.

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Si tornerebbe allora ad applicare il
primo comma dell'art. 22 della legge
istituiva, al pari delle altre citt metropolitane under tre milioni, surrettiziamente eluso nel testo dei professori (per quanto a sua volta ne-

cessitante di semplificazione per gli


inestricabili rimandi a successive
improbabili norme e provvedimenti
nazionali regionali referendari!).
Ma sovviene l'amara ironia di Bertolt
Brecht: la semplicit che difficile

a farsi! (*) Come sostenuto dal Forum


Civico Metropolitano con l'audizione
presso la Commissione Statuto metropolitano del 21/11/2014 in Palazzo Isimbardi

LE TASSE SONO UNA COSA BELLISSIMA. EBBENE S


Oreste Bossini
Parliamo di tasse. Non una esortazione,
bens
quello
che
lAssociazione Civile Giorgio Ambrosoli ha intenzione di fare a Milano il prossimo 4 dicembre nel corso
della IV edizione della Giornata della Virt Civile. Lidea di ragionare
con i cittadini milanesi, soprattutto
con gli studenti, di equit fiscale, un
tema annoso e finora trattato in
maniera inconcludente dalla politica, ma che la crisi economica nella
quale siamo sprofondati ha reso
ormai di estrema attualit. La Giornata prende spunto dalla figura di
Tommaso Padoa-Schioppa, scomparso nel 2010. La sua famosa dichiarazione che le tasse sono una
cosa bellissima, pronunciata da
Ministro dellEconomia nel secondo
Governo Prodi, era una sfida coraggiosa lanciata al populismo dilagante, alimentato dalla retorica di
chi ha cercato dimpedire con ogni
mezzo una qualunque forma di equit fiscale. Padoa-Schioppa
stato una delle figure di maggior
rilievo uscite dallUniversit Bocconi, che partner dellAssociazione
nellorganizzazione della Giornata.
NellAula Magna, alle 17, il Procuratore Nazionale Antimafia Franco
Roberti terr la Lezione Giorgio
Ambrosoli su economia, finanza e
legalit, prima della consegna delle
borse di studio triennali che
lAssociazione, in collaborazione
con il Centro Paolo Baffi, assegna
ogni anno agli studenti della Bocconi pi meritevoli. Parlare di tasse
non facile con i ragazzi delle

scuole primarie. Per questo la mattina lAula Consiliare del Comune


ospita il gioco delle Belle tasse inventato dal professor Franco Fichera, docente emerito di Diritto tributario allUniversit Orsola Benincasa
di Napoli. Per un giorno gli alunni
delle elementari si trasformano in
cittadini e governanti, che devono
amministrare i contributi raccolti in
moneta di cioccolato tra i compagni,
secondo criteri stabiliti dagli stessi
ragazzi. Il gioco stato gi sperimentato in diverse citt italiane, con
risultati sorprendenti su ci che i
bambini possono insegnare agli
adulti in tema di diritti e doveri di
una comunit.
Per gli studenti delle scuole secondarie invece sono previsti due concorsi sul tema delle tasse, uno di
scrittura giornalistica per quelli di
primo grado e uno di fotografia per
le superiori intitolato Scatti di legalit: I tanti ris-volti delle tasse. I
vincitori saranno premiati nel pomeriggio al Teatro Dal Verme con le
Medaglie del Presidente della Repubblica, che ha concesso anche
questanno il suo Alto Patronato alla
manifestazione. La Giornata culmina nella Sala Grande del Dal Verme alle 19.30 con il Concerto Civile
Giorgio Ambrosoli, offerto come tutti
gli anni dallOrchestra dei Pomeriggi Musicali. Nel 2009, un gruppo di
cittadini milanesi ha pensato di ricordare con uniniziativa pubblica, a
30 anni dalla sua uccisione, il coraggioso liquidatore del Banco Ambrosiano, che Corrado Stajano ave-

va definito un eroe borghese. Il


successo del primo Concerto ha
indotto i promotori a proseguire il
lavoro di testimonianza in una forma pi strutturata, fondando
unAssociazione intitolata ad Ambrosoli e presieduta dal figlio Umberto.
Nel sito dellAssociazione si possono trovare tutte le informazioni e il
programma completo della manifestazione. Gli obiettivi dellAssociazione sono semplici e ambiziosi allo
stesso tempo, dare un contributo
per rigenerare la coscienza civile di
una societ sempre pi minacciata
dai segni del disfacimento. Il terreno migliore su cui gettare questi
semi sono i giovani, ai quali indicare dei personaggi e delle storie che
incarnano i valori di giustizia, equit
e solidariet, fondamentali per riconoscersi in una comunit. Oltre
Ambrosoli, la Giornata della Virt
civile stata intitolata a Guido Galli,
Libero Grassi, Carlo Alberto Dalla
Chiesa, don Pino Puglisi. Prima del
Concerto, una tavola rotonda, moderata dal direttore di Rai Radio3
Marino Sinibaldi, ricorder la figura
di Padoa-Schioppa con la figlia Caterina, il vice presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, il direttore del
Corriere della Sera Ferruccio de
Bortoli e Umberto Ambrosoli.
Nella Vita di Galileo Bertolt Brecht
scriveva Sventurata la terra che ha
bisogno di eroi, riferendosi in realt
alla Germania nazista. Qui anche
parlare di tasse rischia di apparire
unimpresa da eroi.

CITT METROPOLITANA: ABOLIRE IL CAPOLUOGO


Giuseppe Natale*
Non affatto casuale che, ciclicamente e in particolare oggi,
nellocchio del ciclone della crisi sono precipitate le periferie urbane e
metropolitane. E proprio i problemi
delle periferie dovrebbero costituire la preoccupazione principale di
chi governa le istituzioni, in primis
quelle locali. Banco di prova decisivo la nascita delle dieci Citt Metropolitane, che rappresentano il
31,5% della popolazione italiana,

n. 41 VI - 26 novembre 2014

l11,1% del territorio nazionale e il


33,9% del PIL. Molto dipender dalla forma istituzionale del nuovo ente, dalla sua articolazione e partecipazione democratica, dalla sua qualit di sistema equilibrato di comuni.
Sulla debolezza e fragilit e sulla
necessit di unirsi e fondersi dei
comuni piccoli e piccolissimi si gi
scritto. Per completare lanalisi e
prospettare unipotesi concreta di
riequilibrio e pari dignit dei centri

urbani dellarea metropolitana, occorrerebbe attuare come prevede


anche la legge 56 / 2014, c. 22
larticolazione in pi comuni del capoluogo.
Lostacolo pi difficile da superare
sta nei capoluoghi (nomen omen)
delle dieci aree metropolitane. Per
le sue dimensioni ogni capoluogo si
caratterizza come mastodontica
macchina centralistica lontana dai
cittadini. Grande comune unico e

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autoreferenziale, decide le politiche
strategiche dellarea metropolitana e
nel contempo si dimostra incapace
di amministrare in modo equo la
propria comunit a scapito soprattutto dei cittadini delle periferie.
Prendiamo il caso Milano. La nostra
citt si ampliata oltre la sua storica
cinta daziaria, assorbendo i piccoli
comuni limitrofi, a partire dallultimo
ventennio del 1800 fino a completare nel 1923 lopera di annessione
con la politica autoritaria e accentratrice del fascismo. La ripresa economica e industriale del secondo
dopoguerra si accompagna alla rinascita della democrazia repubblicana e ai movimenti di lotta ed emancipazione dei lavoratori e dei
cittadini. Organizzati nei partiti popolari e di massa e/o attivi in comitati di quartiere e associazioni,
gruppi di cittadinanza impegnata
danno vita a iniziative finalizzate a
migliorare le condizioni di vita quotidiana nei quartieri periferici (casa,
salute, scuole, trasporti ecc.) e a
rivendicare un Comune pi vicino ai
cittadini. I comitati di quartiere, incrociando i movimenti studenteschi
e giovanili del '68, diventano protagonisti di lotte democratiche per il
decentramento amministrativo e la
partecipazione dal basso al governo
delle citt.
Nel 1968, con delibera del Consiglio
comunale di Milano del 16 luglio, si
conquista il primo decentramento
amministrativo del Comune che viene suddiviso in 20 Zone, con propri
organi (Consiglio, Presidente e Aggiunto del Sindaco). Larticolazione

amministrativa si modella sui quartieri storici e sui vecchi comuni annessi: Centro storico Centro direzionale / Greco/Zara Venezia /
Buenos Aires Vittoria / Romana /
Molise Ticinese / Genova Magenta / Sempione Bovisa / Dergano Affori / Comasina / Bruzzano
Niguarda / Ca Granda / Bicocca
Monza / Padova Citt Studi / Argonne Feltre / Cimiano Forlanini
/ Taliedo Corvetto / RogoredoVigentina - Chiesa Rossa / Gratosoglio Barona / Ronchetto sul Naviglio Lorenteggio / Inganni
Baggio / Forze Armate San Siro /
Q.T.8 / Gallaratese Vialba / Quarto Oggiaro / Certosa.
I Consigli di Zona nascono come
organi consultivi, ma costituiscono
un primo passo importante per la
promozione della pi ampia partecipazione democratica dei cittadini
alla vita politico-amministrativa della
citt (art. 9 /Reg.1968). Nel 1997
viene approvato un nuovo Regolamento (mai applicato!) che decentra
alcune funzioni e compiti e assegna
una maggiore autonomia ai Consigli
di Zona nella prospettiva di trasformarli in municipi/comuni, di abolire
capoluogo e provincia e istituire la
Citt Metropolitana. Nel 1999 i Consigli vengono ridotti a 9 con dimensioni di medio - grandi citt, che operano come semplici appendici
dellamministrazione centrale; esprimono pareri non vincolanti; fanno delibere a carattere consultivo
che quasi mai vengono accolte dal
potere centrale.

Di fatto sono in funzione 9 centri di


spesa per gli stipendi ai presidenti
(4.000 euro lordi al mese) e i gettoni
di presenza ai consiglieri, che non
hanno poteri di amministrazione territoriale. Accentramento e finto decentramento sono un danno e un
costo assai rilevante per la comunit: sprechi di danaro pubblico e soprattutto crescente distanza / separazione tra Comune unico e cittadini, miopia politico-amministrativa
che non vede oltre la cerchia dei
navigli o antica cinta daziaria sovraccaricando il centro storico di
funzioni pregiate e lasciando a se
stessi i quartieri in particolare quelli
delle periferie, il cui abbandono e
degrado aumentano in maniera
preoccupante ed esplosiva.
Lunico centro di potere amministrativo Palazzo Marino che simboleggia un anacronistico Moloch (mitico e negativo mostro divino), nel
significato pi pregnante di organizzazione irrazionale che soffoca i
diritti, le esigenze individuali e sociali delle persone (v. dizionario).
proprio questo moloch che occorre
sconfiggere. Non c pi tempo da
perdere per avviare finalmente la
riforma democratica del governo
delle aree urbane e riconoscere i
diritti e i doveri della cittadinanza
metropolitana in un sistema di citt /
comuni equilibrato e di pari dignit
governato dallEnte intermedio Citt
Metropolitana cui Regione e Comuni devono cedere compiti e funzioni
di governo di area vasta.
*Forum Civico Metropolitano

ESONDAZIONI: PREDICIBILIT DELLA FISICA E PREDICIBILIT DELLA POLITICA


Renzo Rosso
Nel dopoguerra la questione idrogeologica in Italia, iniziata tre mesi
dopo la breccia di Porta Pia, riemerse con la tragedia del Polesine
(1951) e le terribili alluvioni in Calabria, Campania e Sardegna, mentre
le due alluvione genovesi del 1951
e quella del 1953 passarono quasi
inosservate. Il Piano Trentennale
del Governo si focalizz sulle arginature dei grandi fiumi e le sistemazioni forestali, secondo lo schema
logico della bonifica integrale di
fascista memoria. Meno della met
dei soldi previsti vennero per spesi
e il Piano mor di consunzione. Poi
vennero Agrigento, Firenze, Venezia e il Veneto nel 1966, il Piemonte
nel 1968 e Genova nel 1970.
La Commissione De Marchi licenzi
quellanno un piano organico a scala nazionale. Una visione lungimirante, che si tradusse in molti pro-

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getti importanti, come lo scolmatore


del Bisagno a Genova del 1971. E i
genovesi lo attendono da allora. La
copertura del Bisagno lo stesso
prodotto culturale progressista del
Ventennio che produsse il tombamento del Seveso e dei Navigli a
Milano. E ormai tutti sanno leffetto
che fa. La difesa del suolo ha le sue
mode. Oltre agli scolmatori, che non
solo per il Bisagno ma anche per il
Seveso sarebbe lunica soluzione
per garantire alla citt un rischio accettabile, si parl per un po anche
di dighe. Invece di aumentare la
conduttivit idraulica, le dighe laminano la piena, addolcendone il picco. Delle dighe previste sullArno
(quasi 20) ne fu realizzata una soltanto, anche perch del flusso dei
finanziamenti promessi non si vide
mai neanche lombra. E Venezia
aspetta ancora il MOSE, che da ne-

olaureato feci per primo dondolare


in laboratorio. Era il 1975.
La ricaduta negli anni 70 fu positiva. Si diffuse una cultura scientifica
che inser il nostro paese tra le nazioni pi progredite nel settore. Pietre miliari furono la nascita di corsi
inter-disciplinari: il primo nella nuova
Universit della Calabria, poi con
lingegneria ambientale nel Politecnico di Milano. Era il 1989. Nello
stesso anno una legge organica introdusse i Piani di Bacino, che anticip molti aspetti delle direttive europee. Le stesse direttive che oggi
sono in larga parte disattese, dopo
lo svuotamento di quella legge. E
qui cambi anche la moda, iniziando a proporre in tutto il paese una
grandinata di casse di espansione,
che un modo diverso di laminare
le piene. In rarissimi casi sono state
realizzate, spesso con risultati me-

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diocri sotto il profilo ambientale. E
talora anche dubbi sotto laspetto
idrologico.
Nel frattempo, da un anno allaltro,
da un assestamento di bilancio
allaltro, mai si avuta la certezza
delle risorse che il paese metteva in
gioco per affrontare la questione
idrogeologica. In fisica, la predicibilit la possibilit o meno di prevedere un evento nel tempo e nello
spazio: dove e quando. La predicibilit delle meteore, che solo in Italia
chiamiamo bombe dacqua, dubbia. Alcuni processi fisici sono caotici e lincertezza regna sovrana. Ma
le politiche e le priorit e le risorse
disponibili per la difesa del suolo
sono del tutto impredicibili. Insomma, la politica assai pi caotica
della fisica. Il fallimento sta tutto qui,
nellimpredicibilit delle politiche di
difesa del suolo. E nella distanza
abissale tra il dire e il fare. I politici
si sono talora inventati tecnici della
provvidenza dopo qualche disastro,
ma imputare loro una scarsa dimestichezza con la meteorologia o
lidraulica non ha senso.
Ci che mancato la visione, il
disegno del futuro, il progetto e la
decisione coerente, prima sotto il
profilo culturale e poi, ma soltanto
poi sotto quello economico. Un segnale ai tecnici di navigare a vista, a
cavallo tra la rincorsa allutopia e la
miseria delle contingenze. Alla gente di invocare i santi. Una politica
saggia, dopo i continui allagamenti
milanesi prodotti del Seveso negli
anni 70 (5 nel solo 1979) avrebbe

detto, prima ai tecnici e poi alla gente: Nei prossimi 20 anni in Italia
potremo dedicare poche risorse alla
questione, diciamo non pi di 300
milioni di Euro lanno.. Tecnici e
cittadini avrebbero capito che il "rischio accettabile" era molto elevato
ma andava accettato.
Nessun tecnico avrebbe proposto
soluzioni impegnative e, magari, avrebbe suggerito tecniche di difesa
locale, sia a scala di isolato, sia di
singoli edifici: misure organizzate di
"flood proofing" corredate da una
capillare preparazione agli eventi
estremi, sia individuale sia collettiva.
Tutte cose che costano poco e hanno lobiettivo di rendere minimo
limpatto degli eventi quando si accetta un alto rischio. Al contrario la
politica ha alimentato le illusioni. Tra
il dire e il fare c andata di mezzo
la roba della gente, quando non la
vita. E continua ad andarci.
Non c dubbio che servano molti
quattrini per la difesa del suolo in
Italia. Pi meno gli stessi previsti
dalla Commissione De Marchi nel
1970. Per esempio, nel Genovesato
ci vogliono pi di 400 milioni di misure strutturali e forse altrettanti per
i bacini compresi tra il Ticino e
lAdda. Non sono pochi, ma vanno
confrontati con altre voci di spesa
pubblica meno importanti e, forse,
anche meno urgenti. Un vate del
neoliberismo come Oscar Giannino
afferma che le tasse di scopo legate
allassetto del territorio e alla difesa
del suolo rendono allo Stato circa
3,4 miliardi di Euro ogni anno, pi o

meno la stessa cifra che il Regno


Unito dedica alla difesa del suolo e
alladattamento di cambiamenti climatici, che in gran parte poi la
stessa cosa. E se Giannino tiene
conto di tutti i balzelli "verdi, si arriva quasi a 40. Peccato che lItalia
dedichi a questa voce meno di un
decimo delle risorse britanniche.
Come lItalia sia oggi in grado di
spenderli e con quanta efficacia,
caso mai arrivassero quei 3 miliardi
e pi ogni anno, invece un capitolo tutto da valutare. E con grande
attenzione, realismo, onest. Intellettuale prima di tutto. Per esempio,
nel Milanese si vuole ladeguamento
dello scolmatore di Nord-Ovest da
30 a 36 metri cubi al secondo, una
miglioria del 20% ma quasi insignificante in termini assoluti. Costerebbe pi di 23 milioni di Euro, vale a
dire quasi 4 milioni di Euro per metro cubo al secondo: il record
mondiale di costo per unit di prodotto, se si pensa che lo scolmatore
genovese costa circa 300 mila euro
per metro cubo al secondo e i parsimoniosi cugini liguri, martoriati da
terribili alluvioni, lo hanno finora trovato un po caro. Eppure ai tempi
di Albertini una soluzione un po pi
seria (progettata da MM) lavevano
trovata, ma convenuto a tutti dimenticarla.
(Ordinario di Costruzioni Idrauliche e
Marittime e Idrologia nel Politecnico di
Milano dal 1986. Premio Darcy 2010,
Premio Borland 2005, Premio Legambiente 2002)

GRATTANUVOLE A MILANO, CHI SEMINA VENTO..


Jacopo Muzio
Fino al 6 dicembre presso la Fondazione Catella di Via De Castilia a
Milano visibile la mostra Grattanuvole, curata dalla monzese Alessandra Coppa. Inaugurata all'insegna di un memorabile intervento
della curatrice "La verticalit nel
Dna della citt, fin dalla guglia maggiore del Duomo di Francesco Croce" e con al centro dello spazio espositivo un modello permanente
dell'area di trasformazione Porta
Nuova-Garibaldi (in parte propriet
della multinazionale texana Hines),
il percorso espositivo inizia con i disegni della torre Galfa, ex propriet
del mentore di Catella, Salvatore
Ligresti, per concludersi con una
collezione di cartoline da New York
di Italo Rota.
Una quadreria di video-interviste a
esponenti di un sempreverde ct
meneghino - dall'ex sindaco Gabriele Albertini a Roberto Caputo - ac-

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compagnano una video proiezione


dagli spiccati tratti promozionali che
esemplifica, con una soluzione grafica a funghi crescenti, l'evoluzione
dei "grattanuvole" dal Duomo alla
torre Unicredit, senza soluzione di
continuit.
Nei video alcune sommesse ammissioni di colpa (Fuksas: Diciamolo: i grattacieli fanno la felicit unicamente degli imprenditori edili;
Cino Zucchi: I grattacieli sono degli
Ogm) si alternano a un maggioritario tifo aziendale da parte di autorevoli direttori di riviste, progettisti, eredi di progettisti, progettisti di eredi.
Le voci di critici buoni per ogni stagione, ammaliati dalla progettazione
del piede degli edifici di piazza
Gae Aulenti e dintorni, in grado di
generare quartiere (del resto, come noto, Fondazione Catella ha
come primaria mission i Progetti
della Gente, con la maiuscola)

fluidificando i flussi invece che fare tappo, accompagnano il visitatore fino all'uscita. A piedi, nel deserto
pomeridiano, solo la pioggia battente risveglia i sensi da tanto balugino, ripresa ancor pi brusca se accompagnata dalla lettura de Le
Mani su Milano di Franco Stefanoni, edizioni Laterza, 2014.
Nonostante le sollecitazioni della
mostra e degli intervistati, non risulta n storicamente n criticamente
convincente la tesi per cui i grattacieli siano nel Dna di Mediolanum, il
quale genius loci, se proprio bisogna immaginarne uno, come sosteneva Vittorio Gregotti, pi prossimo all'orizzontalit delle marcite,
delle risaie, delle cascine, dell'orizzonte convesso della pianura padana e dei filari di platani.
Milano non San Gimignano, posta
in cima a una collina sulla via Francigena, dove le torri inizialmente

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crebbero come osservatorio di difesa ma divennero ben presto sterile
simbolo di potere feudale, come osservato da Le Corbusier in occasione del suo Grand Tour italiano. Milano non nemmeno Pisa, dove i
fiorentini, subito dopo la conquista,
decisero di far capitozzare tutte le
superbe torri della citt, come antidoto futuro al torcicollo. Milano zucchero e catrame, come cantava
Lucio Dalla - ha subto la cupola volutamente pi larga di San Pietro e
pi alta del Duomo, opera di Don
Verz per il suo San Raffaele (a
noi oggi i debiti, Deo gratias!) con
alla sommit un minaccioso arcangelo tutto nudo e dorato, pi brillante della Madonnina.
A Milano si sono dimenticate le fabbriche, le case di ringhiera, le stadre, perfino la distruzione del Lazzaretto e l'intenzione di costruire sul
parco Sempione; si sono dimenticati

anche i bombardamenti, la Villa Triste e la Resistenza ma almeno il


tu vv fa l'americano, il voglio ma
non posso, no! Quale sterile discussione, nel 2015, sostenere e legittimare la politica dei nuovi grattacieli
ispirati al deserto culturale di Dubai,
ennesimo paradiso fiscale; Blade
Runner contro Delirious New York,
dove l'estensione di ogni grattacielo
corrisponde alla potenza economica
di una major; chiss che cosa ne
penserebbero davvero i maestri e
intellettuali milanesi citati in mostra
come Gio Ponti, Caccia Dominioni,
Castiglioni, i BBPR, Gae Aulenti, ma
anche Strehler o Pasolini, di questo
tributo al rito ambrosiano del mattone, cinque milioni di mq costruiti
nell'ultimo decennio, alla visione del
mondo dei nuovi padroni della citt.
Il grattacielo, massimizzazione del
profitto nella minor area possibile,
dove c' chi sta ai piani alti e chi ai

piani bassi, tutti uniti appassionatamente in un frigor climatizzato dai


costi al metro quadro stellari, corrisponde a una precisa forma mentis.
A Parigi quando fecero una mostra
del genere voluta dalla destra di
Sarkozy, ci fu una mezza sommossa popolare. A Milano, che ha perso
400.000 abitanti e il valore del mattone calato inesorabilmente, dove
le banche, dopo la magistratura, si
son prese quel che resta di imperi
immobiliari dalle origini oscure, dove
la criminalit organizzata un colossal reale, fatto anche di scavi e
betoniere - non come nelle straccione Gangs of New York - pensavamo di esserci lasciati alle spalle
un futuro cinematografico da Gotham City, da decadente provincia
dell'impero di stampo anglosassone,
malamente scopiazzata negli schizzi romantici di Sant'Elia.. e Batman
che fine ha fatto?

LA GRANDE SCOMMESSA: RIGENERAZIONE URBANA, ONERI, CONSUMO DI SUOLO


Giulia Mattace Raso
Siamo disposti a vivere in case pi
piccole? Siamo disposti a non comprare (pi, altre..) seconde case?
Siamo disposti a pagare un onere
urbanistico come individuale contributo di cittadinanza? Siamo disposti
a
traslocare
temporaneamente
mentre demoliscono e ricostruiscono le nostre case, perch inadeguate, non sicure, energeticamente dispendiose? Siamo disposti a rinunciare all'auto? Perch quando parliamo di densificazione non dovremmo in primis liberare il suolo
urbano dalle auto?
Questa la scommessa. Quanto
siamo disposti a cambiare i nostri
comportamenti, il nostro modo di
abitare la citt e il territorio, a rispondere s ad almeno una o a tutte
insieme le domande qui sopra. Un
modo piuttosto radicale di affrontare
la questione del consumo di suolo,
ma forse quello pi diretto, la prova
del nove del cittadino qualunque.
Per accettare la scommessa si dovrebbe avere contezza della contropartita: queste le rinunce, quali i benefici. La sfida della rigenerazione
urbana andrebbe raccontata fino in
fondo. Solo cos si potrebbe capire
che riqualificare e ristrutturare
ledilizia priva di qualit (estetica ed
energetica) non solo una strada
per tentare il riequilibrio delle citt,
del territorio e la tutela del paesaggio, ma anche loccasione per intervenire sia sul degrado fisico e
ambientale che sulleliminazione
dellesclusione e della marginalit
comune, potenziando il capitale

n. 41 VI - 26 novembre 2014

sociale presente e facendo grande


attenzione alle fragilit collettive ed
economiche delle minoranze e delle
identit culturali.
Il grande presupposto avere un
politica urbana (abitativa e urbanistica), una politica assente a livello
nazionale dal punto di vista strategico da quando il controllo del territorio stato appaltato alle regioni. E il
confronto fra le diverse normative
regionali (lombarde, toscane, sarde..) non fa che raccontare
dellipertrofia legislativa e dei tentativi molteplici e disomogenei di affrontare lo stesso problema.
Un problema cos complesso che
richiede competenze e funzioni diverse, sinergia tra istituzioni, universit, urbanisti, associazioni ambientaliste e costruttori, oltre che
con tutti i gruppo sociali portatori di
interessi, sistema bancario, sindacati e forze culturali. Sono quelle
che ArcipelagoMilano ha chiamato a
raccolta - luned 17 novembre 2014
- intorno a un tavolo metaforicamente rotondo per discutere di una proposta che ha trovato ospitalit sulle
pagine del settimanale: lipotesi di
incentivare fiscalmente la Sostituzione Edilizia, nuovo strumento del
Regolamento Edilizio di Milano, al
fine di dare slancio ad attivit minute ma non meno essenziali alla trasformazione urbana.
Una discussione intensa e stimolante, proprio per la ricchezza dei punti
di vista (la registrazione integrale
scaricabile qui, o ne trovate una
sintesi efficace sul sito dellOrdine

degli Architetti di Milano) e dei nodi


emersi: la fiscalit come leva, la necessaria riforma organica della fiscalit locale (gli effetti distorsivi
degli oneri di urbanizzazione utilizzati nella spesa corrente; la fiscalit
di profitto pi che di onere); la semplificazione normativa e la certezza
dei tempi amministrativi (quindi di
tempi di percorrenza dellinvestimento per ridurre i costi finanziari e
non dissipare valore) come unico
strumento per attrarre capitali da
attuare allinterno di una politica
industriale della costruzione.
Il confronto con le realt europee,
gli strumenti regolativi adottati e gli
asset di sviluppo che hanno messo
in atto processi di rigenerazione urbana: la scelta della Francia che ha
individuato come chiave di volta della politica sulla casa il tema dellenergia. Il paradigma energetico
declinato sul tema della obsolescenza del patrimonio edilizio e al
tempo stesso delle infrastrutture di
urbanizzazione primaria, il bilancio
idrico della rete fognaria pensata
nell800 con la logica dello smaltimento a valle in un contesto mutato di tappeto urbano. Il rischio idrogeologico e la rottamazione dellabusivismo.
Il valore di una buona pianificazione
urbanistica (che richiede tempo e
costanza pi lunghi dei cicli amministrativi) come strumento per costruire trame di socialit. La necessit di
introdurre indicatori di sostenibilit
dei progetti per aprire la gestione
della complessit. I (non) effetti di

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una urbanistica coercitiva, lipotesi
di una trasformazione urbana a
somma zero, lonere perpetuo come
contributo di cittadinanza, riconoscimento di valore della qualit urbana in essere.
Lassunzione del paradigma che
vede nelle citt la ricchezza data

dalla densit di capitale umano (di


conoscenza): il suolo smette di essere lunico parametro significativo,
quanto invece il sapere con conseguente ribaltamento dellapproccio.
Tante istanze a confronto che hanno bisogno di approfondimenti e sin-

tesi successive. Il dibattito on line


continuer sui prossimi numeri di
ArcipelagoMilano: meglio rimanere sintonizzati.

DISCUTERE DI PACE CONDIZIONE PER IL BENESSERE A MILANO


Rita Bramante
Proviamo a navigare in una mappa
geografica molto particolare e con
contorni ad un primo sguardo deformati: www.worldmapper.org. In
questa mappa la grandezza dei paesi commisurata al numero di
bambini malnutriti: quanto pi le aree geografiche appaiono grandi,
tanto pi si tratta di zone a maggior
rischio di sicurezza alimentare, prive
di cibo sicuro, sostenibile e sufficiente a garantire una vita sana e
attiva per tutti.
Siamo alla scadenza degli otto Obiettivi del Millennio, fissati e sottoscritti dai 191 stati membri dellONU
ormai quindici anni orsono per migliorare le condizioni degli esseri
umani del Pianeta, e se vero che
passi avanti sono stati fatti, tuttavia
fame, malnutrizione, analfabetismo,
epidemie, malattie infettive e trasmissibili, diseguaglianze di genere
continuano ad essere condizioni
che creano tensioni e aggressivit e
che devono essere affrontate per
migliorare la qualit della vita.
Al count down, allapprossimarsi
della definizione di una nuova Agenda per lo sviluppo sostenibile dei
prossimi decenni, si intensificano le
analisi su quanto resti ancora da
fare prima che i costi sociali diventi-

no insostenibili. Con una nuova


sessione di studi presso lUniversit
Bocconi, la Fondazione Veronesi ha
messo a tema della Sesta Conferenza Mondiale Science for Peace
la pace come condizione di benessere. Titolo efficace e che di fatto si
presta ad essere letto anche al contrario, cio benessere come condizione necessaria e sufficiente per
garantire pace e dignit a tutti i popoli della Terra .
Pace non significa solo assenza di
guerra, ma sradicare la fame e la
sete, ridurre ancora di pi la mortalit infantile, garantire un accesso
generalizzato allistruzione primaria,
ridurre e debellare le malattie che
ancora affliggono le popolazioni pi
deboli. Combattere la violenza contro le donne, la lapidazione, lo sfregio con lacido, la mutilazione genitale, il reclutamento di bambini soldato. Perseguire un nuovo contratto
sociale tra i popoli del mondo per
controllare il mercato globale degli
armamenti.
Questi obiettivi possono far vedere il
futuro anche a chi oggi non pu vederlo, possono tracciare il cammino
verso la direzione del superamento
delle drammatiche differenze legate
allo svantaggio sociale, in quanto

per produrre salute, benessere e


pace bisogna investire in nutrizione,
empowerment delle donne, efficaci
politiche di integrazione sociale, educazione e ricerca. La ricerca di
nuove soluzioni e nuove strategie di
intervento deve assolutamente continuare, affinch una migliore qualit
della vita possa essere un bene di
tutti e non soltanto il privilegio di una
minoranza.
Come si misura la qualit della vita
di una popolazione? Non sono pi
soltanto alcuni visionari a sostenere
la necessit di abbandonare i soli
parametri economici del PIL come
indice standard, ponendo al centro
delle scelte politiche un nuovo concetto di benessere, calibrato su
principi di equit e sostenibilit, come testimoniano anche i Rapporti
ONU sulla Felicit, compilati a partire dal 2012.
La statistica deve fare un salto di
qualit e misurarsi con grandi temi
che poco le appartengono, come la
pace, la sostenibilit, la vulnerabilit, la capacit di resilienza e il capitale sociale. Nuovi indici per una
pagella etica del funzionamento
delle nostre societ.

Scrive Luigi Santambrogio* a Edoardo Croci proposito di M4 e giunta Formentini


Egregio Direttore, nellarticolo pubblicato nel numero 40 di mercoled
19 novembre 2014 dal titolo
M4:tutte le ragioni per farla,
lautore, Edoardo Croci fa una ricostruzione della storia dello sviluppo
della linea4 della metropolitana milanese molto personale e in alcune
parti superficiale, evasiva o non veritiera.
Sicuramente non veritiera laddove
afferma che con lamministrazione
Formentini di nuove linee non se
parla pi. Nel 1996 fu proprio
lamministrazione Formentini ad avviare la progettazione della Linea 4

n. 41 VI - 26 novembre 2014

da Linate a Lorenteggio lungo un


tracciato che sostanzialmente
quello confermato sino a oggi, salvo
il nodo di San Babila. Agli inizi di
quel anno, in occasione del bilancio
preventivo, il Consiglio Comunale
approv una nuova voce di spesa
per la progettazione preliminare della linea4 che fu subito dopo affidata
ad MM spa. La linea 4 rientrava
allinterno di una pi ampia e articolata strategia per la mobilit, che sin
dallinizio affront la mobilit milanese quale nodo di un pi vasto sistema di reti a partire da quelle intercontinentale/continentale, attra-

verso quelle nazionali fino a quelle


di dimensione regionale e metropolitana.
Tale affermazione ampiamente
documentata dal programma di governo del Sindaco Formentini del
1993 e da due corposi documenti di
piano e precisamente: il Piano Urbano del Traffico, approvato nel
giugno del 1995 dal Consiglio Comunale e dal Piano della Mobilit
approvato dalla Giunta comunale
nel febbraio del 1997. Nei sopracitati documenti di piano la Linea 4, che
riprendeva un tracciato ipotizzato
sin dai primi anni 70 dalla ammini-

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strazione Aniasi, svolgeva e assolve
molteplici funzioni di grande importanza, che si confermano sino a oggi, sia di raccordo tra i due aeroporti
di Linate e Malpensa e dellAlta Velocit, attraverso la corrispondenza
con il Passante Ferroviario e le altre
tre linee metropolitane, sia di miglior
servizio non solo delle zone centro/sud della Citt ma anche dei corrispondenti centri urbani esterni
quali Milano San Felice, Pioltello,
Cesano Boscone e oltre.
Qualcuno potrebbe obiettare che
lamministrazione Formentini ritard
lavvio della progettazione di quella
linea ma prima del 96 non sarebbe
stato possibile per una serie di diverse ragioni che impegnarono i

primi due anni di quella amministrazione e che possono essere principalmente ricondotte: sia alla elaborazione dei sopracitati documenti di
piano, che si svolse attraverso un
processo partecipato, ampio e multilivello a partire dalla scala europea
per scendere sino alle realt zonali,
sia agli impegni di rifinanziamento e
talvolta di progettazione di altre opere quale il passante ferroviario e i
prolungamenti della linea 2 e 3 (-1
novembre 1994 prolungamento
MM2 Romolo / Famagosta; -16 dicembre 1995 prolungamento MM3
Sondrio / Zara; -1997 apertura del
primo tratto del Passante ferroviario
Bovisa - Lancetti - Porta Venezia).

Progettazioni, finanziamenti, piani di


appalti e cantieri che allo scoppiare
di Tangentopoli tra il 1991 e il 1993
non solo si fermarono ma costrinsero, dal giugno del 1993, la nuova
amministrazione Formentini, la prima post tangentopoli ,ad assumere
un approccio comprensibilmente e
radicalmente diverso. Non intendo
proseguire, per lo meno in questa
lettera di precisazione, nella ricostruzione delle molteplici successive
ragioni che dal maggio del 1997 a
oggi non hanno permesso, dopo
quasi ventanni, la realizzazione di
questa infrastruttura cos importante
per il benessere della nostra Comunit. *Assessore mobilit e ambiente del Comune di Milano 1994-97

Replica Edoardo Croci


Comprendo che l'aver liquidato nel
mio articolo il ruolo della giunta
Formentini a mezza riga ("Nel 1993
diventa sindaco il leghista Formentini. Di nuove linee non se ne parla
pi.") possa non far piacere all'allora
Assessore al traffico Santambrogio,
ma confermo che le cose stanno
proprio cos. Chi non ricorda pu
rileggere i giornali dell'epoca. Formentini teorizz l'inutilit delle grandi opere costose come le metropolitane, a favore delle "metrotranvie".
Un'impostazione "ideologica" per

segnare un distacco rispetto all'epoca delle tangenti che avevano caratterizzato la costruzione della linea 3.
Santambrogio evidenzia che nei
piani comunali la linea 4 rimase e
ne prosegu l'iter di progettazione,
ma riconosce che il comportamento
della giunta fu visto come causa di
ritardo nell'effettiva realizzazione
della nuova linea. Infatti furono i
successivi sindaci, Albertini e Moratti, a impegnarsi per il reperimento
dei fondi necessari all'opera.

Oggi nella giunta Pisapia qualcuno


esprime posizioni di avversione alle
grandi opere che somigliano a quelle del leghista Formentini. Se prevalessero si fermerebbe lo sviluppo
delle politiche per la mobilit sostenibile che sono state avviate con
risultati importanti e che, tra l'altro,
hanno visto proprio la costruzione di
nuove metropolitane come principale linea di sviluppo e l'eliminazione
degli ingombranti jumbo tram dal
centro.

Scrive Sergio Brenna a Ugo Targetti su Expo e rigenerazione metropolitana


Concordo totalmente con Targetti
sulle prospettive di riuso dell'area
nel dopo Expo: per quanto resa
molto pi accessibile dall'evento
Expo, l'area rimane quanto mai inadatta all'uso prevalentemente residenziale per il suo carattere autocentrico rispetto al contesto (proprio
quello che la gestione ciellina di
Fondazione Fiera e Regione probabilmente pensava di utilizzare per
una sorta di "feudo" fidelizzato al
proprio cooperativismo in campo
edilizio e dei servizi urbani). Invece
sarebbe utile confermarne il carattere di eccezionalit nazionale e metropolitano - regionale nella promozione e indirizzo di attivit innovative e da questo punto di vista
senz'altro necessario il duraturo incentivo pubblico in campo fiscale,
facendone una sorta di "porto franco".

Tuttavia perch questo abbia effetto


nel medio-lungo periodo occorre
che la propriet gestrice dell'area
non sia gravata dalle ristrettezze
finanziarie in cui oggi si dibattono gli
Enti locali consoci di Arexpo. Infatti,
mentre Fondazione Fiera vi entrata scendendo dall'80% di propriet
delle aree acquisite a prezzo agricolo al 27,66% di quota societaria,
conferendo la rimanenza ai consoci,
questi hanno acquisito le proprie
quote (soprattutto Regione e Comune di Milano col 34,67% ciascuno) mediante esborso di denaro a
debito e valutando le aree a un
prezzo edificatorio oggi non confermato dal mercato, proprio con la
diserzione dal bando di vendita.
Ci crea un'asimmetria di comportamento dei consoci tra chi gravato da oneri finanziari oggi difficilmente sostenibili a lungo (Regione,
Comuni, Provincia) e vorrebbe e-

stinguere rapidamente il debito con


la vendita e chi (Fondazione Fiera)
pu attendere pi agevolmente che
a spingere in tal senso siano i consoci, in attesa del conseguimento di
una rendita fondiaria netta.
Occorre sventare il rischio che si
cerchi di scaricare questa contraddizione con un incremento di edificabilit dell'area, pur di tenere fisse
le quote sociali e il ricavato totale
atteso, e procedere invece ad un
riassetto della compagine societaria, mediante l'ingresso di investitori
capaci di reggere scelte di lungo
periodo.
Altrimenti l'opportunit della rigenerazione metropolitana dell'area naufragher sugli scogli dello spezzatino speculativo
*ordinario di urbanistica, DASTU Dipartimento di Architettura e Studi
Urbani del Politecnico di Milano

Scrive Edoardo Courir a Paolo Viola a proposito del libro di Paolo Isotta
Ho letto il Suo articolo sull'autobiografia di Paolo Isotta. Condivido
pienamente tutto quel che Lei ha
scritto su Isotta in generale e sul

n. 41 VI - 26 novembre 2014

suo libro. Vorrei anzi complimentarmi con Lei e ringraziarLa per aver
scritto un pezzo misurato e nobile
davanti a un episodio letterario (let-

terario?) ignobile e meschino, del


resto pienamente in sintonia con il
suo autore.

10

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Scrive Sandro Gerbi a Paolo Viola a proposito del libro di Paolo Isotta
Caro Paolo, hai fatto benissimo a
scrivere quello che hai scritto su Isotta. Io il suo libro non l'ho nemmeno aperto. Mi bastata qualche

sua intervista preparatoria per uscirne disgustato. E bada che io non


sono affatto un moralista o un bacchettone. Bene anche le tue solleci-

tazioni a Ferruccio de Bortoli e a


Muti perch prendano una posizione chiara in proposito.

Scrive Adriana Grippolo Bravo Paolo Viola, grazie.

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
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Musica da camera
Anche nella musica classica si sta
inverando il detto che small is beautiful, nel senso di un ritorno alle dimensioni reali della musica da camera. Da oltre due secoli la grande
musica articolata in tre grandi filoni: la musica lirica scritta per il teatro, la musica sinfonica scritta per
orchestre di maggiori o minori dimensioni, e la musica da camera
per essere eseguita da uno o da
pochi strumenti (il duo, il trio, il quartetto, eccetera). Ciascuna delle tre
forme aveva un luogo specifico in
cui la musica doveva essere ascoltata: il teatro per lopera, la grande
sala o auditorium per il concerto sinfonico e - per la musica da camera la casa, il castello, la villa. Poi gli
spazi si sono impropriamente dilatati e cos la musica sinfonica occupa
spesso lo spazio del teatro lirico, la
musica da camera ha invaso le sale
da concerto e occupa spazi sempre
maggiori, tanto che pu capitare di
sentire in una immensa piazza le
note di Chopin diffuse da potentissimi amplificatori. successo anche
recentemente a Milano in piazza del
Duomo. Orrore.
La scorsa settimana ho provato la
gioia - pur comprendendone lanacronismo e il privilegio - di ascoltare
due concerti di musica da camera
in senso stretto, cio in spazi appropriati, con un pubblico ridotto e
selezionato, con programmi adeguati; oltre che un ritorno allantico
stata anche occasione per approfondire aspetti non secondari del
repertorio. Due situazioni non molto
usuali, una allinizio di un ciclo,
laltra alla fine.
Guido e Luisa Bizzi hanno una fabbrica di clavicembali in una magnifica villa del seicento presso il lago di
Varese (www.villabossi.it), dove ospitano anche la piccola casa discografica Sheva collection di Ermanno De Stefani. Avendo a disposizione un ambiente molto raffi-

n. 41 VI - 26 novembre 2014

nato e spazi adeguati, hanno deciso


di organizzare una stagione di musica da camera aperta al pubblico
ma poco pubblicizzata, in modo da
avere un numero molto contenuto di
ospiti. Laltra sera una trentina di
privilegiati hanno potuto ascoltare
una magnifica Ciaccona di Bach
magistralmente eseguita al violino
da Stefan Coles che poi accompagnato al pianoforte da Chiharu
Aizawa, e dimostrando unenergia
sorprendente ci ha ancora regalato la Sonata K.304 di Mozart,
lopera 24 (la cosiddetta Primavera) di Beethoven e lo Scherzo dalla
Sonata cosiddetta collettiva di
Brahms (gli altri tempi della Sonata,
che ha una storia molto curiosa, sono di Dietrich e di Schumann). E il
tutto veniva raccontato e commentato da Robert Slitrenny che, da
grande direttore dorchestra quale ,
ha offerto agli ascoltatori una magnifica interpretazione letteraria e
poetica delle partiture che venivano
eseguite.
Un mese fa avevo gi raccontato di
una casa discografica la Limen
(www.limenmusic.com) che, in un
bellissimo spazio nella periferia milanese, ha sistemato un elegante
teatro-studio di registrazione in cui,
prima di realizzarne le incisioni, presenta i suoi artisti e le loro opere.
Michele e Raffaella Forzani, che
hanno creato Limen e che ora hanno deciso di trasferirla in Umbria in
una grande residenza-studio, hanno
dato laddio allo spazio milanese
con una serata straordinaria dal titolo Il corpo del musicista in cui il
violista Danilo Rossi e il poeta Davide Rondoni hanno incrociato le armi
in un fantastico duetto: mentre Rossi eseguiva incantevoli brani dalle
prime due Suites per viola sola di
Bach, dalla Suite n. 1 di Reger e
dalla Sonata opera 25 n. 1 di Hindemith, Rondoni con un lungo, pungente monologo commentava il

senso dellessere musicista: esisterebbe Mozart, sarebbe qualcosa


senza le migliaia, i milioni di gomiti,
di fiato, di bocche ritorte che lhanno
suonato? senza il calore e il dolore
di migliaia di petti nellombra, sotto
le camice inamidate, i colli tesi come cani nel colletto o collare col
cravattino...
Due serate molto diverse dal solito
per lambiente, per il modo di ascoltare, per il rapporto fra parole e musica, per lemozione anche fisica di
noi spettatori e ascoltatori che vibravamo insieme agli strumenti e ai
corpi dei musicisti - li si poteva quasi toccare - con i muscoli tesi e le
espressioni del volto che raccontavano anchessi la musica. Due solisti che vengono da una lunga militanza nelle orchestre (Rossi da
tempo immemorabile viola di spalla dellOrchestra della Scala, Coles
lo stato nelle orchestre di Bucarest, poi di Torino e di Palermo prima di creare la sua Accademia a
Erba) giusto per smentire la regola
che vuole i musicisti uccisi
dallOrchestra (dice Rossi dipende
da come ci stai, in orchestra). E
anche due poeti, uno attratto dalla
fisicit della musica, laltro dai suoi
pi profondi significati.
Come tutto ci diverso dallesser
seduto in una poltrona di platea di
una grande sala da concerto, insieme ad altre mille, duemila persone,
senza alcun rapporto fisico con i
musicisti e gli strumenti! Se quella
una modalit appropriata alla grande orchestra, assolutamente inadeguata allascolto di solisti o di piccoli ensemble la cui musica necessita di raccoglimento, intimit, fisicit. Non solo per goderla ma anche
per capirla, per coglierne i dettagli;
la stessa differenza che passa fra
lascolto dal vivo e quello mediato
dalla registrazione. Una differenza
che assomiglia a quella che corre

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tra parlarsi a quattrocchi e parlarsi

al telefono.

ARTE
questa rubrica a cura di Benedetta Marchesi
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Tra Leonardo e Milano prosegue felicemente il sodalizio
Se in una pigra domenica sera emerge nel milanese unincontenibile
voglia di visitare una mostra, quali
sono le proposte della citt? Intorno
alle 19.30 non molte in realt: Palazzo Reale cos come i grandi musei del centro sono gi in procinto di
chiudere. Una per attira lattenzione, sar per la posizione cos
centrale o forse proprio per il fatto
che ancora aperta.
Quella dedicata al genio di Leonardo Da Vinci, affacciata sulla Galleria
Vittorio Emanuele, una mostra in
continua espansione che periodicamente si arricchisce di nuovi elementi frutto delle ricerche dal Centro
Studi Leonardo3, ideatore e organizzatore della mostra nonch
gruppo attento di studiosi. Se Leonardo produsse durante la sua vita
uninfinit di disegni e schizzi, L3 si
pone come obiettivo quello di studiare a fondo la produzione del genio tostano e renderla fruibile a tutte
le tipologie di pubblico con linguaggi
comprensibile e divulgativi offrendo

un momento ludico di intrattenimento educativo, adatto sia per bambini


che per adulti.
Quasi 500 mq ricchi di modelli tridimensionali e pannelli multimediali
che permettono realmente di scoprire le molteplici sfaccettature del
pensiero e delloperato leonardesco:
macchine volanti o articolati strumenti musicali possono essere
smontate e rimontate; riproduzioni
del Codice Atlantico e di altri manoscritti sono tutte da sfogliare, ingrandire e leggere; ci sono giochi di
ruolo a schermo nei quali i visitatori
vestono i panni dello stesso Da Vinci. La produzione artistica non dimenticata, anzi: unintera sala dedicata ai pi famosi capolavori
dellartista con un grande pannello e
due touchscreen dedicati al restauro
digitale dellUltima cena, alla Gioconda e a due autoritratti dellautore.
Inaugurata nel marzo 2013, prorogata prima fino a febbraio 2014 e
ancora fino al 31 ottobre 2015, la

mostra ha superato le 250 mila visite imponendosi come centro attrattivo per turisti e cittadini. Un buon risultato, ma forse basso considerando lalta qualit della mostra e la
posizione decisamente strategica. Il
successo di pubblico sarebbe stato
migliore (forse) con un maggiore
rilievo dato dalla stampa e dei social
network, e da un costo del biglietto
pi calmierato. Ma c ancora tempo, e loccasione giusta alle porte:
non perdiamola e anzi, dimostriamo
che anche a Milano ci sono centri di
ricerca capaci di produrre mostre
interessanti senza necessariamente
creare allestimenti costosi ed esporre opere o modelli originali.
Leonardo3 - Il Mondo di Leonardo
1 marzo 2013 - 31 ottobre 2015
Piazza della Scala, Ingresso Galleria Vittorio Emanuele II Aperta tutti i
giorni, dalle 10:00 alle 23:00 compresi festivi Biglietti: 12/10/9 euro

Il re delle Alpi conquista anche Palazzo della Ragione


Quella al Palazzo della Ragione non
solo una mostra di fotografia sui
grandi spazi, come riporta il titolo,
unode alle avventure e alle montagne di Walter Bonatti. 97 gli scatti
presentati in quella che si sta imponendo sempre di pi come una sede espositiva di valore della citt di
Milano.
Ma alle grandi fotografie del mondo,
alle riproduzioni audio e video si affiancano alcuni degli oggetti che
hanno da sempre accompagnato
Bonatti: gli scarponi di cuoio oramai
consunti, la Ferrania Condoretta,
una piccola macchina fotografica
che us sul Petit Dru, e la macchina
per scrivere: una Serio, modello Everest-K2, che gli venne regalata
dalla stessa azienda produttrice
perch raccontasse la vera storia di
ci che successe sul K2 nel 1954.
forse grazie a quel dono che Bonatti prese ad affiancare allalpi-

nismo e allesplorazione delle vette


anche la narrazione. Acuto e attento
osservatore del mondo, Bonatti attraverso i suoi reportage dar voce
a realt lontane appassionando i
lettori delle pi grandi riviste italiane,
prima tra tutte Epoca.
Un uomo decisamente in controtendenza rispetto al contesto nel quale
viveva: nellItalia post-bellica del
boom economico Bonatti sceglie
lallontanamento dalla realt per andare a scoprire mondi nuovi e inesplorati. Mai lo sfiora il pensiero di
rimanere, anzi torna sempre a casa
per raccontare il suo vissuto: da
ciascun viaggio porta con s racconti, riflessioni e tante, tantissime
immagini per far sognare chi non
riesce a partire con lui.
Le immagini in mostra raccontano
dei grandi viaggi, della sua capacit
di errare solo e della sua grande
ammirazione per la potenza della

natura. Emerge anche una certa


consapevolezza di s: durante i suoi
viaggi Bonatti escogita una serie di
tecniche con fili e radiocomandi che
gli consentono di essere non solo
parte delle proprie fotografie, ma
romantico protagonista, quasi ultimo
e affascinante esploratore del mondo.
Una mostra che coinvolge il visitatore mescolando avventura, fotografia
e giornalismo, giungendo a delineare il profilo di un grande uomo che
ha contribuito a fare la storia del
Novecento.

Walter Bonatti. Fotografie dai


grandi spazi Palazzo della Ragione
Milano - Orari Tutti i giorni: 9.30 20.30 // Gioved e sabato: 9.30 22.30 La biglietteria chiude unora
prima dellorario di chiusura Luned
chiuso Ingresso 10 euro

Marc Chagall porta la leggerezza a Palazzo Reale


Non si pu essere a Milano
nellautunno 2014 e non aver visita-

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to la grande retrospettiva dedicata a


Marc Chagall, tale stato il battage

pubblicitario che ha tappezzato


lintera citt. Non solo, ma Chagall

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anche uno di quegli artisti che rimangono nei ricordi anni dopo la
fine degli studi, che sembra facile
capire e apprezzare e per i quali si
pi predisposti a mettersi in fila per
andarne a vedere una grande mostra. Su questa scia stato pensato
il percorso che ha condotto
allideazione della mostra, che
prende proprio le mosse dalla domanda Chi stato Marc Chagall? E
cosa rappresenta oggi?
Lesposizione, a Palazzo Reale fino
al 1 febbraio, accompagna il visitatore in una graduale avvicinamento
allartista; attraverso 15 sale e 220
opere si scopre lartista affiancando
lesperienza artistica alla sua crescita anagrafica. Uomo attento e profondamente sensibile al mondo che
lo circonda, Chagall, figlio ed erede di tre culture con le quali si
confrontato e che nel suo lavoro ritornano spesso: la tradizione ebraica dalla quale eredita figure ricorrenti, come lebreo errante, e immagini cariche di simbologie; quella
russa, sua terra natia dei bianchi
paesaggi e delle chiese con le cupole a cipolla, e quella francese delle avanguardie artistiche, incontrata
pi volte durante i suoi soggiorni.

Queste eredit si manifestano in


maniera eterogenea e armonica in
uno stile che rimarr nella storia per
essere solo suo: colori pieni di forma e sostanza, animali e uomini
coprotagonisti in una sinergia magica, latmosfera quasi onirica e
lamore assoluto che ritorna in ogni
coppia raffigurata, quello tra Marc e
Bella Chagall e che intride di felicit
e leggerezza ogni altro oggetto raffigurato intorno a loro. Persino il secondo conflitto mondiale e poi la
morte dellamata Belle paiono non
appesantire il suo lavoro, quanto
invece lo conducono a una maggiore profondit e pregnanza di significato.
Limmediato godimento della mostra, che potrebbe essere ostacolata dalla lunghezza e dal corpus cos
importante di opere, dato anche
dalla capacit didattica della audioguida e dei pannelli di mediare tra il
pensiero e il valore pittorico dellartista e locchio poco allenato del visitatore. I supporti presenti in mostra contestualizzano in maniera
chiara il periodo e i lavori del pittore,
offrendo tal volta una descrizione,
tal volta un approfondimento nelle

voci della curatrice Claudia Zevi o


dellerede dellartista, Meret Meyer.
La mostra racconta anche la poliedricit dellartista: attraverso i costumi, i decori e le grandi scenografie che lartista ha realizzato per il
Teatro Ebraico Kamerny di Mosca
emerge lo Chagall sostenitore entusiasta e attivo protagonista in ambito culturale della Rivoluzione dottobre; nelle illustrazioni per le Favole di La Fontaine e nelle incisioni
per Ma vie (la sua autobiografia) si
incontra un altro Chagall ancora,
che non teme in nessun modo il
mettersi alla prova con qualcosa di
nuovo e diverso.
Uomo e artista che si fondono in
una personalit quasi magica che al
termine della percorso espositivo
non si pu non apprezzare e che
sancisce, ancora una volta, il ruolo
dellartista nella storia dellarte moderna.
Marc Chagall. Una retrospettiva
1908 - 1985 - fino al 1 febbraio 2015
Palazzo Reale, piazza del Duomo
Milano - Luned: 14.30-19.30 Marted, mercoled, venerd e domenica: 9.30-19.30 Gioved e sabato:
9.30-22.30

Il PAC si mostra tra arte e cinema: Glitch


Glitch la distorsione, linterferenza non prevista allinterno di
una riproduzione audio o video.
anche il titolo della mostra, al PAC
fino al 6 gennaio, dedicata alle interazioni tra arte e cinema: attraverso
il video si compie una ricerca molto
soggettiva, indirizzata talvolta a raccontare delle storie, tal altre a documentare accadimenti o performance, altre ancora a sperimentare
tecniche espressive. Il glitch, la fermatura improvvisa della proiezione,
offre una pausa alla visione e
unoccasione per cogliere una sfumatura che altrimenti passerebbe
inosservata. Tra arte e cinema il
confine quasi invisibile, sempre
opinabile e mai definibile laddove
ciascuna voce lecita e autorevole.
La mostra raccoglie 64 video realizzati da artisti italiani che, raggruppati per aree tematiche, vengono proposti in loop nei tre mini-cinema allestiti negli spazi del museo in palin-

sesti ripetuti a giorni alterni. Al fianco delle proiezioni vengono presentate una selezione di opere di artisti
che hanno scelto il video come
mezzo espressivo ma che si avvalgono anche delloggetto come concretizzazione tangibile dellidea artistica.
Tra le opere di maggiore impatto:
Mastequoia Op. 09-013, una lunga
striscia di frame selezionati da un
girato di 54 ore su un viaggio compiuto dai tre artisti tra Rotterdam,
Fs e Tokyo (vero e proprio film,
vincitore del premio Lo schermo
dellarte 2013); attraverso luso del
VHS come supporto la qualit perde
molta definizione acquisendo per
un velo quasi melanconico e onirico,
oltre che di ricordo che si va lentamente sbiadendo.
Per rendere pi esaustivo il tema
stato presentato poi un fitto palinsesto di proiezioni e performance che
vanno ad ampliare ancora di pi la

panoramica sul tema che lesposizione si propone di offrire, dando


la possibilit al pubblico di ascoltare
il contributo diretto che lartista pu
dare.
Alla mostra, per, come se mancasse un collante tra le opere: ciascuna porta con s un valore riconosciuto e condiviso ma sembra
non essere in dialogo con quelle a
fianco, privando di conseguenza il
visitatore di quellaccrescimento dato dallinterazione e dal confronto
con un percorso complesso che
presenti artisti differenti.
Glitch fino al 6 gennaio 2015 al
PAC via Palestro - Orari da marted
a domenica 9.30 - 19.30; gioved
9.30- 22.30 Biglietti Abbonamento
10,00: consente un accesso illimitato alle proiezioni e agli eventi della
mostra, Intero 8,00 Ridotto 6,50
Ridotto speciale 4,00: per tutti i
visitatori ogni gioved a partire dalle
19.00;

Giovanni Segantini tra colore e simbolo


Una retrospettiva come Milano non
ne vedeva da tempo: 18 sale ricche
di ricerca, dipinti e testi che ripercorrono la vita e il lavoro del maggiore
divisionista italiano, Giovanni Segantini. Si tratta di un ritorno ideale
quello di Segantini a Milano, il capo-

n. 41 VI - 26 novembre 2014

luogo lombardo rappresent infatti il


polo di riferimento intellettuale e artistico per lartista; era la Milano della rivoluzione divisionista che stava
lentamente dimenticando lo spirito
scapigliata per cogliere la sfida simbolista. Al fianco del Segantini ma-

turo delle valli e delle montagne


svizzere si riscopre anche un giovane Segantini che a Milano compie il
proprio apprendistato e ritrae i Navigli sotto la neve o delle giovani
donne che passeggiano in via San
Marco.

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La mostra un racconto complesso
sul mondo di Giovanni Segantini
che accompagna il visitatore in un
graduale avvicinamento allartista,
che lo invita ad avvicinarsi attraverso i quadri, alle emozioni, ai pensieri
e alle riflessioni che alle opere sono
vincolati.
I grandi spazi, gli animali, le montagne sono elementi non di complemento e non casuali in Segantini ma
anzi, acquisiscono un valore mistico
e quasi panteistico che permea
lintero lavoro, frutto del forte legame tra lartista e la natura.
Questultima, madre spirituale per
lartista (e orfano di quella biologica), spesso resa (co)protagonista
delle opere al punto che giocando
sui titoli e sulla compresenza tra
uomo e animali si arrivi interrogarsi
su quale sia il vero protagonista.
Luso dei colori, che si scopre con il
tempo, sempre pi potente grazie
alla giustapposizione dei colori
complementari e uno dei momenti
culmine si raggiunge nellazzurro
senza eguali del cielo di Mezzogiorno sulle alpi (1891).

La mostra pu essere percorsa e


goduta in diverse maniere: in ordine
cronologico seguendo levoluzione
artistica e personale dellartista accompagnati dallo scandire degli accadimenti della vita dellartista, oppure seguendo le sette sezioni tematiche in cui lesposizione suddivisa: Gli esordi, Il ritratto, Il vero ripensato, Natura e vita dei campi,
Natura e Simbolo attraverso i pannelli chiari e lineari che accompagnano ciascun gruppo di sale; o ancora, lasciandosi trasportare dalluso magistrale della tavolozza dei
colori, che ha reso Segantini il maggiore esponente del divisionismo
italiano. una delle poche occasioni dove le scelte curatoriali e allestitive consentono al visitatore di unire
la vita e il lavoro dellartista creando
un percorso omogeneo dal quale
emerge la complessit del carattere
dellartista, composto, come tutti gli
uomini, da vari ruoli: figlio, padre,
uomo, artista. Qualsiasi modalit si
sia scelta per la fruizione della mostra se ne uscir con appagata la
necessit di bellezza e colore, ma
pi vivida quella di percorrere le

montagna e le valli tanto amate


dallartista.
Una nota positiva: i toni alle pareti
che vengono giustapposti uno dopo
l'altro, stanza dopo stanza, creando
come una rappresentazione visiva
al sedimentarsi delle conoscenze
dellartista.
Una nota negativa: nessuna segnalazione allingresso della mostra sul
numero di sale e il tempo previsto di
visita, lorario di chiusura sono le
19.30 ma dalle 19 i custodi provvedono incessantemente a fare presente la questione facendo uscire il
pubblico dalle sale alcuni minuti
prima dello scoccare della mezza.
Alla stessa ora chiude anche il bookshop, non una scelta vincente laddove questultimo rappresenta notoriamente una delle maggiori fonti di
entrata per mostre e musei.
Segantini fino al 18 gennaio 2015
Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12 20121 Milano) Biglietti (con audioguida in omaggio) 12/10/6 Orari
Luned: 14.30-19.30 Marted, Mercoled, Venerd e Domenica: 9.3019.30 Gioved e Sabato: 9.30-22.30

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
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Lucia Bisi
La piazza imbandita
Mercati storici lombardi tra il XVIII e il XX secolo
Skir - expo milano 2015
40 illustrazioni in quadricromia 160 pp, euro 29
Il libro verr presentato mercoled
26, ore 18, a Palazzo Sormani, sala
del Grechetto, via F. Sforza 7, Milano, relatori Marco Romano e Davide
Rampello, con Marilena Poletti Pasero, a cura di Unione Lettori Italiani
Nella disgregazione dellimpero carolingio nasceranno i comuni, modesti villaggi e citt appena pi
grandi, costituiti da cittadini giuridicamente liberi e soprattutto liberi di
desiderare qualsiasi cosa possa
renderli pi felici.
Se i desideri sono individuali nasce
un confronto tra i cittadini che nelle
loro scelte mostrano pubblicamente
il loro carattere e il loro status, un
confronto reso possibile e alimentato dal mercato, che poi prima di
tutto uno stato danimo che pervade
la consapevolezza collettiva di una
societ fondata sulla sua libert, un
mercato che prender poi corpo in
unistituzione giuridica e in uno spazio materiale, uno spiazzo libero ai
margini dellincasato.

n. 41 VI - 26 novembre 2014

E qui nasce il problema: perch per


essere cittadino di una citt dovevi
avere il possesso di una casa, base
della fiscalit cittadina: ma a questi
mercanti ambulanti, che pure guadagnano parecchio nello spiazzo
del mercato e nelle stradine della
citt, come faremo a far pagare le
imposte?
Le citt maggiori erigeranno cerchie
di mura, il cui ruolo militare era irrilevante ma che costituivano efficaci
cinte daziarie, mentre nelle citt minori e nei villaggi controllare lo
spiazzo del mercato era spesso un
problema per la permeabilit dei loro margini, fino a quando, alla fine
del XII secolo, verr inventata la
piazza - fino ad allora nessuno sapeva di piazze - la piazza principale
al centro dellabitato, sede dellassemblea che eleggeva il consiglio
comunale radunato nel grande salone del palazzo municipale affacciato sulla piazza - o a Milano al suo
centro - nelle citt lombarde con un
portico al piano terreno.

Il modello della piazza - uno spazio


chiuso da case - suggerir nelle citt pi grandi di promuovere
loriginario spiazzo del mercato a
una vera e propria piazza circondata da case, dove i mercanti erano
pi controllabili, ma le citt minori
non erano in grado di possedere
una piazza di mercato stabile sicch
il mercato settimanale verr ospitato
nella piazza principale, di fronte al
palazzo municipale.
Ora La piazza imbandita, (Skira,
2014, 29 euro) il bel libro di Lucia
Bisi che presenteremo questa sera
alla sala del Grechetto, di questi
mercati settimanali racconta le vicende in molte citt minori della
Lombardia ma anche a Milano, a
Cremona, a Mantova, nel periodo
dal '600 al '900.
Leggiamo nelle vicende esaminate il
tentativo di recuperare controllo e
dazi istituzionalizzando mercati, esistenti di fatto, in un giorno prestabilito, sotto la sorveglianza dei dazieri l
a riscuotere imposte locali ma so-

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prattutto statali, e non abbiamo neanche difficolt a immaginare che
ambulanti e bancarelle continuassero a proliferare anche nei giorni
proibiti, seppure con qualche rischio: del resto, in un ghiottissimo
quadro della fine del '600 di un Anonimo (scoperto dall'autrice in una
collezione privata e riprodotto nel
testo) che ritrae il Verziere di Milano
in piazza Fontana, vediamo un bricconcello scortato dai gendarmi verso il tribunale - in fondo alla via che
intravediamo a sinistra, ora diventato sede dei vigili urbani - e a dominare il mercato una gigantesca carrucola.
Come in tutti i documenti del tempo,
i loro estensori elencavano meticolosamente tutte le fattispecie normate, una meticolosit che fa un effetto
curioso quando sappiamo dal medesimo Manzoni le loro modeste
conseguenze effettive, che se tali
erano per la repressione dei bravi,

tali saranno state anche per la repressione delle regole del mercato.
Vero che davvero fondamentale
era il mercato dei grani - delle Erbe
- perch le cittadine, appena pi
grandi, gestivano un granaio con
una riserva, di solito frumentaria,
per almeno i tre anni di eventuali
carestie e dunque queste cittadine
erano anche il centro di raccolta delle riserve di grano, che dovevano
venire rinnovate quasi ogni settimana, rivendendo le granaglie vecchie
di tre anni e comperandone di nuove a prezzi calmierati.
Cos il mercato delle Erbe in un
sito privilegiato, a Milano nella corte
del Broletto e a Padova guardato
dal palazzo municipale, a Firenze
davanti al granaio, Orsammichele, e
a Edimburgo sul Grass Market,
mentre nelle citt minori gli vedremo
riservato un settore particolare, che
Lucia Bisi riesce spesso a rintracciare.

Restava il problema del mercato del


bestiame, e se spesso ma non
sempre era possibile relegare gli
animali fuori dallabitato: come racconta Lucia Bisi, poteva capitare
scappassero dalle gabbie e sciamassero dentro la cattedrale di
Cremona, e in ogni caso a Siena
alle pecore era vietatissimo abbeverarsi alla fonte Gaia.
Il mercato in Europa uno stato
danimo che coinvolge tutti i ceti sociali, e mentre i notabili di una citt
dellIslam mandavano al mercato i
loro servitori, il Verziere di Milano lo
vediamo, nel medesimo quadro, affollato di personaggi eleganti, signori nellabito nero della moda spagnola e vispe signore in abiti pi sgargianti intente a contrattare alla pari
con una pescivendola.
Il reprobo, il pescivendolo, la nobildonna e i suoi corteggiatori.
Marco Romano

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Mozart sulle punte per Amnesty International
La prossima domenica 30 novembre presso il Teatro di Milano andr
in scena Serata in Mozart, uno spettacolo di danza articolato in tre parti
interamente sulle note del compositore viennese classico per eccellenza. Lincasso sar devoluto a favore
della campagna Stop Tortura di
Amnesty Interational.
Le coreografie sono del Maestro
Alex Atzewi. Atzewi, di Nancy, intraprende gli studi di danza classica
al Consrvatoire di Nancy, entra in
contatto con le scuole dellOpra
Garnier di Parigi e dellAmerican
Ballet Theatre. Si specializza poi
nella danza moderna (jazz e anche
contemporaneo), ha una sua compagnia di danza, la Atzewi Dance
Company e dal 2002 collabora con
il Balletto di Milano per affiancare il
tradizionale insegnamento classico
con il moderno e il contemporaneo.
Il suo repertorio richiama costantemente il repertorio classico e neoclassico nei nomi e nelle scelte musicali (Le Spectre de la rose del
2009 dal famoso balletto di Michail

Fokin per i Ballets russes di Djagilev


con Vaclav Niinskij; oppure Carmen del 2010 dal balletto di Roland
Petit creato per Majja Pliseckaja).
Eppure lo sviluppo di Atzewi tutto
moderno e nuovo, incentrato sulla
quotidianit dellessere umano.
Lo spettacolo Serata in Mozart
strutturato come una cronostoria del
compositore: 1. Serate in Mozart I;
2. Poesia in Mozart; 3. Serate in
Mozart II. Si comincia, infatti, con le
musiche giovanili di stile barocco e
si conclude con larmonia classica e
tutta rococ e settecentesca.
Nel Barocco (XVII-XVIII secolo) il
motto poetico era del poeta il fin
la meraviglia, || parlo delleccellente
e non del goffo, || chi non sa far stupir, vada alla striglia (Gian Battista
Marino, 1608); con poeta si intendeva allora il creatore, quindi
lartista in ogni tipo di arte: infatti,
nelle coreografie si vedranno i virtuosismi del Barocco tramutati in
danza.
Nel Settecento invece cominciarono
gli interessi archeologici, vennero

scavati i primi siti e riportate alla luce le prime statue, i mosaici, gli affreschi del periodo classico (greco e
romano in particolare). Per questo si
preferiva uno stile pi riflessivo con
note e partiture strutturate dalle rigide regole dellarmonia dei Greci e
dei Romani: nelle coreografie di Atzewi si vedranno danza pi classiche.
Interpreti deccezione per lo spettacolo milanese: Beatrice Carbone
(solista Teatro alla Scala) e Leon
Cino (free-lance collabora con Atzewi) per Poesia in Mozart; Stefania Figliossi (solista di Aterballetto)
e soprattutto la prima ballerina Sabrina Brazzo col marito Andrea Volpintesta (entrambi dal Corpo di Ballo del Teatro alla Scala). Tutti si esibiranno insieme ai danzatori della
Atzewi Dance Company.
In scena al Teatro di Milano (via
Fezzan 11 - Milano), il 30 novembre 2014 alle ore 16:00. Incasso
devoluto ad Amnesty International.
Domenico G. Muscianisi

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org

n. 41 VI - 26 novembre 2014

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Due giorni e una notte


di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne [Belgio, 2014, 95']
con Marion Cotillard, Olivier Gourmet, Fabrizio Rongione
Sandra unoperaia in una fabbrica
di pannelli solari. rientrata da poco al lavoro dopo una depressione.
Con sua sorpresa in fabbrica si
svolto un referendum, voluto dal
proprietario, in cui i suoi 16 colleghi
hanno deciso di continuare senza di
lei e avere in cambio un bonus di
mille euro. Sono tutti segnati dalla
crisi, le loro famiglie fanno fatica ad
arrivare alla fine del mese e molti
nel week end fanno un lavoro al nero. Sandra licenziata. Con laiuto
di unamica, per, riesce a ottenere
che la votazione si ripeta; si sono,
infatti, verificate delle pressioni di un
caporeparto su alcuni operai.
venerd e la donna ha solo due
giorni e una notte per convincere i
colleghi a cambiare idea. Li capisce,
sa che difficile per ognuno di loro
rinunciare a un bonus, quei soldi
fanno la differenza in famiglie sulla
soglia della povert. Vorrebbe la-

sciare perdere, ma forte il rischio


di riprecipitare nella depressione. E
allora eccola bussare alle porte dei
colleghi, vedere le facce dei loro
famigliari, scoprire le loro vite, provare pudore, vergogna, solidariet.
Ogni visita la incoraggia o la deprime, ma in questo percorso Sandra
ritrova la voglia di vivere e lottare.
gi una nuova vita.
La storia sembra un po esile, quasi
una fiaba, e si basa molto sulla recitazione di Marion Cotillard. Lattrice
francese passa dal mondo di Dior
(di cui testimonial) ai quartieri popolari e si cala perfettamente nei
panni di unoperaia presa da problemi legati allesistenza. E lo fa
senza esagerazioni o estetismi del
dolore. Abiti sgualciti, capelli informi
e un po sporchi connotano una
donna reale, segnata dalla fatica e
da scarse speranze. Sandra fragile (tenta il suicidio) e forte allo stes-

so tempo, si esprime con linguaggio


secco, essenziale, privo di retorica.
Non c manierismo nello sfaldarsi
delle relazioni sociali, nellopporre
un proprio diritto ai bisogni degli altri. Alle parole si sostituiscono le
immagini. Dal lavoro della protagonista dipende la qualit della vita
della sua famiglia, senza il suo stipendio bisogna lasciare la casa, il
lavoro molto ma nel suo nome
non si pu svendere la coscienza.
I fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, registi pluripremiati in passato a
Cannes, da tempo affrontano il tema della dignit umana, quella dei
deboli in primo luogo. In questo film
scarno e controllato, dove il clima
derivante dalla crisi economica il
vero protagonista, gli spettatori partecipano al dramma di Sandra e alla
difficile ricerca di una soluzione che
sia soddisfacente e giusta.
Dorothy Parker

IL FOTO RACCONTO DI URBAN FILE

MILANO: LA CITT DELLE CULTURE IN VIA TORTONA


http://blog.urbanfile.org/2014/11/20/zona-tortona-la-meravigliosa-citta-delle-culture/

IL NOSTRO TEMPO
PSY - GANGNAM STYLE
http://youtu.be/9bZkp7q19f0

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