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numero 40 anno VI 19 novembre 2014


edizione stampabile

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MILANO, I SUOI DISASTRI E LE DECISIONI COLLETTIVE


Luca Beltrami Gadola
Il maltempo ci sta dando una tregua, giusto per riprendere fiato ma
anche il tempo per le prime inevitabili riflessioni non solo sulle esondazioni ma anche sulle occupazioni
abusive e sugli scontri di piazza.
Nelle interviste alla televisione, in
quelle sui giornali e nei commenti di
opinionisti e gente comune, sul
banco degli imputati ci sono i politici, passati e presenti, per la loro
incapacit a prendere i provvedimenti a suo tempo necessari, per la
loro inerzia di fronte alla burocrazia
lenta nellavviare i lavori gi deliberati e a sua volta pessima nel monitorarne la qualit, spesso corrotta
che consente a molti di rubare a
man salva su appalti e forniture.
I politici. Sono quelli che abbiamo
eletto e quelli che a loro volta nominano assessori e amministratori nelle societ partecipate o possedute,
quelli che abbiamo anche lasciato
eleggere con unastensione dal voto
che ha raggiunto livelli pericolosi per
la tenuta politica e sociale del nostro
Paese: una sorta di decisione collettiva al suicidio. Questa la responsabilit di una parte consistente della societ civile: voltare la testa
dallaltra parte. Una societ sfiduciata e rassegnata, specchio di una
politica chiusa in s? Forse. quel-

lo che in ogni caso dicono sociologi


e antropologi il cui illuminato parere non ci risparmiano mai.
Altrettanto generosi nellindicare le
cause dei mali e le responsabilit
della politica siamo noi, quelli che
comunicano il proprio pensiero ad
altri pubblicandolo, a platee pi o
meno grandi o piccolissime come lo
sono la maggior parte dei blog. Noi
e loro, i sociologi e gli antropologi, ci
guardiamo bene, per, dal suggerire
seriamente i rimedi ai mali che puntigliosamente descriviamo o, quando lo facciamo, ci dimentichiamo
che molti dei suggerimenti offerti
comportano investimenti e che nel
nostro paese la ricchezza un vaso
chiuso, non cresce e non possiamo
indebitarci ulteriormente: insomma
si sempre di fronte alla scelta tra
dare a qualcuno e togliere a qualcun altro. Ogni volta che si propone
un investimento, bisogna avere il
coraggio di dire, anche e soprattutto, a chi si toglie. Se non lo si pu o
non lo si sa fare, meglio tacere in
ossequio al vecchio detto milanese
meta denee met paree.
Ma in concreto lo si potrebbe fare?
Pochissimi ci riuscirebbero, raramente e con grande difficolt. Si
tratta di un compito difficile nel Bel
Paese dove i conti pubblici sono un

labirinto inestricabile, dove compaiono insperati tesoretti, dove i


residui accantonati per opere non
eseguite non si sa bene dove siano;
dove i Comuni fanno i bilanci sulla
presunzione di oneri di urbanizzazione collegati ai Piani di Governo
del Territorio e il cui gettito legato
allandamento incerto dellattivit
edilizia e alle sue ricorrenti crisi; dove le multe per infrazioni al codice
della strada sono una fonte variabilissima ma importante per le casse
comunali (far cassa sullindisciplina!); dove persino i ministeri
operano sul mercato dei derivati con
esiti incerti e spesso con aggravio
per gli enti interessati. Un labirinto
contabile forse voluto perch nei
meandri c chi comunque si sa
muovere lontano da occhi indiscreti.
Degli open data inutile parlare: a
quelli veri non ci siamo ancora arrivati e spesso sono un ipocrita paravento alla trasparenza per scoraggiare i volonterosi.
Bloccati dunque, non ci restano che
due soluzioni: dare suggerimenti e
consigli fuori contesto, sapendo di
correre il rischio di sentirsi accusare
di superficialit o, peggio, sparare a
caso nel mucchio: qualcuno lo becchi e raramente sbagli. Ma questa
non civilt. Non informazione.

M4: TUTTE LE RAGIONI PER FARLA


Edoardo Croci
un dibattito male impostato quello
che domina in questi giorni sui media in relazione allopportunit di realizzare la quarta linea della metropolitana di Milano. La tesi che in
modo pi o meno palese aleggia
che poich lamministrazione Pisapia ha ereditato progetti e piani finanziari dalle amministrazioni precedenti, si troverebbe ora a dover
portare avanti unopera pubblica di
costo eccessivo e scarsa utilit e
quindi farebbe bene a cancellarla.
Per fornire elementi di comprensione e valutazione ai lettori, bene
inquadrare il tema dello sviluppo
delle infrastrutture per la mobilit
milanese, mettendone in evidenza
le tappe fondamentali.
50 anni fa si inaugura la prima linea
metropolitana milanese. Nel 1969
la volta della seconda. Nel 1990 della terza. Ciascuna delle linee si estende poi con successivi prolungamenti. Gi si studiano nuove linee, ma nel 1992 scoppia tangentopoli. Finisce a Milano lepoca dei sinn.40 VI 19 novembre 2014

daci socialisti. Si scopre che tutti i


partiti milanesi (per la verit con
leccezione del PLI e del MSI) si
spartivano secondo percentuali predefinite le tangenti generate dalle
opere pubbliche comunali, tra cui la
costruzione della linea 3 della metropolitana.
Nel 1993 diventa sindaco il leghista
Formentini. Di nuove linee non se
ne parla pi.
Con larrivo del sindaco Albertini
(dal 1997 al 2006), che viene nominato anche commissario di governo
allemergenza traffico, la costruzione di due nuove linee, la 4 e la 5,
diventa una priorit politica. Il mandato di Albertini si conclude per
senza che le opere vengano avviate. Il problema finanziario. Albertini ottiene dallallora premier Berlusconi limpegno a contributi rilevanti
da parte dello Stato, ma nonostante
le rimostranze del sindaco i soldi
non arrivano. Sul finire del mandato
Albertini riesce ad aggiudicare la M5
(o meglio quella che oggi la prima

tratta della M5 che corre lungo viale


Zara) e a indire la gara per
laggiudicazione della M4, per la
prima tratta da Lorenteggio al Policlinico. Pur in assenza delle risorse
economiche necessarie, Albertini
lascia un tesoretto di 160 milioni di
euro frutto di un maxidividendo della
SEA (che poi la Moratti utilizzer
per ricomprare azioni di A2A).
Nel 2006 con linsediamento della
giunta Moratti - e con laccorpamento delle deleghe assessorili
alla mobilit, trasporti e ambiente in
capo a me - gli obiettivi di miglioramento dellambiente diventano prioritari (viene tra laltro istituito il pedaggio urbano) e tra questi lo sviluppo della rete metropolitana. Il
primo provvedimento lunificazione della prima tratta della linea 5,
di cui nel 2007 partono i cantieri,
con la seconda tratta da Garibaldi a
San Siro (prima concepite come
due metropolitane separate). Nasce
il tavolo Milano tra il Comune e il
governo, con premier Prodi, proprio
2

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per affrontare le specifiche esigenze


della citt. Si completa la progettazione definitiva delle linee 4 e 5 (e si
pianificano nuove linee). Il ministro
delle infrastrutture Di Pietro garantisce il finanziamento da parte dello
Stato del 40% dei costi delle linee 4
e 5.
Ma non basta per sostenere limponente investimento che per lintera
linea 4 ammonta a 1 miliardo e 700
milioni di euro e per la seconda tratta della 5 a 790 milioni di euro: in
totale investimenti per oltre 2 miliardi e 350 milioni di euro (senza contare i 557 della prima tratta della 5).
La soluzione si trova con la candidatura e laggiudicazione a Milano
dellEXPO 2015. Il finanziamento
dello Stato alle metropolitane milanesi sale al 60%. Inoltre linserimento della seconda tratta della M4
(da Policlinico a Linate) tra le opere
essenziali dellEXPO consente,
sotto il quarto governo Berlusconi,
di ottenere un finanziamento statale
dedicato di 480 milioni di euro. Con
la delibera CIPE del 6 novembre
2009 il quadro finanziario per la realizzazione integrale delle linee 4 e 5
completo. Se ne prevede il completamento per il 2015, prima
dellEXPO.
Che cosa succede dopo? Come mai
oggi si ritorna sulle decisioni prese a
quel tempo?
Nellultimo anno della giunta Moratti,
con la vacatio dellassessore allambiente, dopo le mie dimissioni, si
rallenta il processo di aggiudicazione della M4, che si conclude solo
nel maggio 2011.
La giunta Pisapia, insediatasi poco
dopo, eredita il completamento
della prima tratta della M5, che viene inaugurata nel febbraio 2013,
mentre prosegue la costruzione della seconda tratta. Senza fretta si
aprono i cantieri della M4 (a oggi
stata scavata la galleria lungo
lintero viale Forlanini). Ma si verifica
un primo intoppo finanziario. Il consorzio di imprese che sta realizzando i lavori si vede riconoscere dal
Comune extra costi per 172 milioni
di euro (per inciso sarebbe opportuno che lamministrazione comunale
spiegasse chiaramente le ragioni di
questo aumento). Il Comune non
in grado di mettere a disposizione
questo extra. Interviene lo Stato, col
ministro dei trasporti Lupi, che accetta di farsene carico, purch il
Comune definisca entro la fine del
2014 il contratto di finanziamento e

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la convenzione di concessione con


la societ mista M4.
C infatti un secondo intoppo: le
banche nicchiano nel finanziare
lopera, forse perch la formula di
project
financing
scelta
sin
dallepoca Albertini diversa dal
solito. Il soggetto concessionario,
che costruisce e gestisce lopera
non infatti un consorzio privato,
ma una societ mista pubblicoprivata, in cui il Comune detiene i
due terzi del capitale. Le banche si
fidano poco a finanziare i privati in
minoranza. La soluzione dovrebbe
essere la revisione dello statuto della societ mista, offrendo maggiori
garanzie ai privati, che viene approvato il 27/6/2014 da parte della societ EXPO, cui il Comune fa ricorso per utilizzare i poteri straordinari
di accelerazione delle opere. Tutto
bene, dunque? Non proprio perch
intanto, a opere avviate e risorse
disponibili, una parte della maggioranza del sindaco Pisapia propone
di cancellare la M4 perch scopre
che a fronte del contributo dei privati, il Comune dovr per circa 30 anni
farsi carico di un canone annuale
dellordine di decine di milioni di euro che peseranno cos sui bilanci
futuri. Questa, in sintesi, la vicenda.
Ora qualche considerazione.
1. Qual la visione di sviluppo di
Milano?
La M4, insieme alla M5 e alla estensione delle altre linee metropolitane, fa parte di un grande progetto
di sviluppo della mobilit sostenibile
nellarea milanese. Lintroduzione
prima di ecopass e poi di Area C e i
nuovi sistemi di bike e car sharing
fanno parte di questo disegno complessivo che tende a ridurre progressivamente luso dellauto privata
e a favorire il mezzo pubblico. Cancellare la M4 vorrebbe dire fare
marcia indietro rispetto a questa direzione di marcia. Vorrebbe dire anche ignorare lesito dei 5 referendum milanesi promossi da Milanosimuove che, proprio al primo referendum, chiedeva di andare avanti
su questa strada.
2. Vale la pena gravare il bilancio
comunale di costi cos elevati per
decenni?
Quando si realizza unopera come
una metropolitana i soldi forniti dai
privati non sono un regalo, ma
unanticipazione rispetto a flussi di
cassa futuri. Formalmente linvestimento viene ripagato con una
quota della tariffa del trasporto pubblico, ma dalle casse del Comune

che escono i fondi (come entrano i


ricavi del trasporto pubblico). Per
non far pesare questi flussi di uscite
sul bilancio comunale sarebbe necessario che il numero dei passeggeri aumentasse in modo rilevantissimo, o che venisse aumentato il
costo del biglietto. Il numero dei
passeggeri trasportati dalla rete metropolitana si prevede avr un forte
aumento, ma in parte a discapito
delle linee di superficie, e comunque non tale da ripagare lintero
prestito. Aumentare il prezzo del
biglietto, dopo il sensibile aumento
gi approvato da questa Amministrazione, sarebbe impo-polare e
difficilmente giustificabile.
Ma questo ragionamento rischia di
portare a ritenere inopportuno qualsiasi investimento pubblico, senza
tener conto dei vantaggi per la salute dei cittadini nel ridurre le auto circolanti, nella rapidit e comodit
degli spostamenti - con un aumento
dal 40 al 60% della popolazione milanese che avrebbe a disposizione
una fermata della metro entro 500
metri da casa - nellattrattivit della
citt per business e turismo. Se Milano vuole puntare su questi elementi di sviluppo economico e sociale e migliorare la qualit della vita
e dei servizi, non pu rinunciare alle
nuove metropolitane. Per inciso le
nuove metropolitane devono essere
anche unopportunit per riqualificare la superficie, realizzando nuove
piste ciclabili e piantando nuovi alberi (a questo proposito sar bene
rivedere il posizionamento del cantiere in prossimit del parco Solari).
3. Qual la soluzione?
C una soluzione evidente che
consentirebbe di realizzare le nuove
metropolitane senza gravare sul bilancio comunale. quella, ben presente nei referendum, di allargare
progressivamente lArea C fino alla
cerchia ferroviaria. I ricavi (stimati in
200 milioni di euro solo arrivando
alla cerchia filoviaria) sarebbero largamente superiori agli oneri sul bilancio comunale. In pi lo sviluppo
della rete metropolitana costituisce
proprio un elemento chiave per
consentire di estendere Area C e
ridurre cos ulteriormente il traffico.
Una bella opportunit per questa
Amministrazione comunale che se
vero che si trova a gestire progetti
elaborati da quelle precedenti, trova
anche le condizioni e gli strumenti
per portarli avanti a beneficio della
citt.

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PERIFERIE E SEVESO, ESONDAZIONI DIVERSE. ASPETTARE ANCORA?


Walter Cherubini*
Periferie allordine del giorno! I buoi
sono scappati, si chiude la stalla,
verrebbe da dire. E un po come il
fiume Seveso: esonda da 40 anni e
continua a esondare. Qualcuno osserva: se a Niguarda ci fossero state le sedi di Comune di Milano (Palazzo Marino), Fondazione Cariplo e
Corriere della Sera, la soluzione sarebbe stata trovata e non ci sarebbero pi allagamenti, da tempo! Ma
tant. Oggi bisogna salvare le periferie, i prossimi trentanni devono
essere destinati a trasformare le periferie in citt, perch se non lo facciamo sar la barbarie. Pi chiaro
di cos non poteva essere lappello
che l'architetto e senatore a vita
Renzo Piano ha rivolto anche a docenti e studenti del Politecnico di
Milano in occasione della recente
apertura dellanno accademico.
Ma la situazione cos grave, c
davvero un pericolo barbarie? I
gravi incidenti accaduti negli ultimi
anni nelle periferie di altre metropoli
europee, da Parigi a Londra a Stoccolma, sembravano non riguardare
una citt come la nostra Milano con
il cuore in mano.
Ma, quanto sta accadendo in numerosi quartieri popolari ben oltre
lemergenza, segno evidente che

Milano non tutta uguale, che bisogna provvedere con modalit diverse, corrispondenti alle specifiche
necessit. Altrimenti, le periferie diventano solo terreno di conquista e
di scorribande.
Com stato fatto per lArea C (C
come Centro), bisogna dedicare la
stessa attenzione allArea P (P
come Periferia), vista nel suo insieme, per i suoi vari aspetti problematici, ma anche propositivi. Le periferie sono ricche di energie e di capacit di proposta, di cittadinanza attiva, vero anticorpo alla disgregazione sociale, ma che non pu essere abbandonata a se stessa, bens accompagnata da un solido sistema istituzionale cittadino, che
invece frammentato in una serie di
competenze spesso autoreferenziali che non trovano una sintesi,
che non sono un sistema.
Tra laltro, in ogni zona periferica
oltre a numerose associazioni operano molteplici funzioni comunali.
Ma non c una regia territoriale,
con i Consigli di Zona che continuano a rimanere unincompiuta: per
quanto ancora? Le periferie dalle
mille risorse saranno capaci di fare
sistema? Oppure continueranno ad
essere luoghi sconosciuti, luoghi

marginali e tenuti ai margini, in una


Milano che un operoso alveare,
con tante celle che non comunicano
tra di loro. Una Milano che non fa
sistema? (Indagine Ipsos).
Nel 2009, dalle pagine del Corriere
della Sera, venne lanciato il
Manifesto per Milano. In proposito,
Giuseppe Guzzetti, Presidente di
Fondazione Cariplo, chiese di tenere conto delle periferie degradate,
Un piano per le periferie titolava il
Corriere.
Siamo nel 2014, cinque anni dopo: il
Piano c? Qualcuno lha fatto?
Qualcuno ha intenzione di farlo?
Ma, non basta fare il proprio dovere,
la situazione richiede un di pi,
anche un cambiamento dei propri
modi di operare, da parte di tutti.
Allora, non forse il caso che chi
ritiene che debba essere fatto un
piano per le periferie, chiami a
raccolta gli interessati e ci si metta
allopera? O vogliamo ancora aspettare?
Intanto, il Seveso esonda, esonda,
esonda ed anche le Periferie
stanno ingrossando. E proprio necessario aspettare che esondino?
*Consulta Periferie Milano

NOTE PER LO STATUTO DELLA CITT METROPOLITANA


Marilisa DAmico
La Commissione Statutaria del Consiglio metropolitano di Milano sta
discutendo, proprio in questi giorni,
la prima bozza del testo dello Statuto della citt metropolitana di Milano, elaborato da un Comitato di esperti dei diversi Atenei milanesi.
Si tratta di una fase fondamentale
nel percorso che porter allistituzione definitiva della Citt metropolitana. Lo Statuto rappresenter, infatti, una sorta di Costituzione della Citt metropolitana, delineando la
tavola dei principi fondamentali su
cui si fonder il nuovo ente.
Tra questi principi non pu essere
escluso il principio costituzionale di
parit fra i generi. Anzi, lelaborazione dei testi statutari delle citt
metropolitane deve essere una occasione per ribadire anche a livello
metropolitano i principi costituzionali.
Venerd 14 novembre 2014, sono
stata chiamata dalla Commissione
statutaria del Consiglio metropolitano ad esporre suggerimenti e proposte riguardo alla bozza dello Sta-

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tuto. Bozza che personalmente ritengo un lavoro di altissimo pregio.


Tuttavia, essa prevede solo una
norma, tra gli obiettivi programmatici dedicata alla parit genere.
Larti 3 stabilisce, infatti, che La citt metropolitana assicura condizioni
di pari opportunit tra donne e uomini, garantendo unequa rappresentanza di entrambi i generi in tutti
i propri organi e strutture amministrative, nonch negli organi collegiali degli enti, delle aziende e delle
Istituzioni da essa dipendenti..
La parit, cos come prevista dalla
bozza di Statuto, rischia di rimanere
un principio sancito solo sulla carta,
senza alcuna garanzia di concretezza ed effettivit.
In primo luogo, indispensabile
prevedere linserimento tra i principi
generali del divieto di discriminazione, nonch la codificazione
dellimpegno della Citt metropolitana a promuovere una parit effettiva
tra i sessi. Un buon esempio in tal
senso rappresentato dallart. 11
Statuto della Regione Lombardia,
che ha recepito a livello giuridico il

concetto di democrazia paritaria,


obiettivo da promuovere nella vita
sociale, culturale, economica e politica.
Vero che si tratta di regole gi
stabilite in Costituzione, ma credo
sia importante ribadirle nel testo dello Statuto di un ente nuovo, del quale non conosciamo ancora prassi e
meccanismi.
In secondo luogo, necessario declinare e specificare il principio di
parit anche in altri settori di competenza dello Statuto. Come proposto anche da Tiziana Scalco della
CGIL durante laudizione al Consiglio metropolitano, lo Statuto dovrebbe indicare come obiettivo prioritario della Citt metropolitana quello della lotta e della prevenzione
alla violenza di genere. un impegno che discende direttamente
dagli obblighi internazionali, e in
particolare dalla Convenzione di Istanbul, che coinvolge anche gli enti
locali alla lotta contro ogni genere di
violenza contro le donne.
Lo Statuto dovr, inoltre, garantire
la parit di genere nella composi-

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zione degli organi non elettivi della citt Metropolitana. Mi riferisco
agli enti, delle aziende e istituzioni
dipendenti della Citt metropolitana
stessa, nonch alle nomine dei consiglieri ai quali il Sindaco metropolitano potr assegnare deleghe. Riguardo agli organi elettivi, bene
precisare che la legge statale ad
avere la competenza a dettare norme per lelezione del Consiglio metropolitano. La legge n. 56 del 2014,
recante disposizioni sulle Citt metropolitane, stabilisce che nelle liste
di candidati al Consiglio, nessuno
dei due sessi pu essere rappresentato in misura superiore al 60
per cento.
Importanti disposizioni in tema di
uguaglianza possono essere ricondotte nel piano strategico triennale per la promozione e coordinamento dello sviluppo economico e

sociale, che costituisce la cornice


di riferimento generale dellazione
della citt metropolitana.
Nel piano strategico potrebbero cos
essere comprese politiche di promozione delleguaglianza, di riduzione delle discriminazioni e del
contrasto alla diffusione di stereotipi
di genere.
Sarebbe poi fondamentale prevedere statutariamente il coinvolgimento
delle associazioni che quotidianamente si occupano delle tematiche
di genere, istituzionalizzando lesperienza dei tavoli di lavoro portata
avanti dal Comune di Milano. Sul
punto, ho notato che la norma dedicata dalla Bozza di Statuto al Forum metropolitano della societ
civile si concentra in particolar
modo sullo sviluppo economico, trascurando invece lo sviluppo sociale.
Perch limitare il confronto alle sole

prospettive di sviluppo economico


dellarea metropolitana? Il confronto
tra le istituzioni e lassociazionismo
potrebbe essere un momento fondamentale per individuare politiche
sociali di promozione delleguaglianza e di riduzione delle discriminazioni idonee alle esigenze del territorio.
Infine, strumento utile ai fini della
individuazione delle soluzioni concrete al problema della discriminazione di genere il meccanismo del
cosddetto bilancio di genere, che
consente di leggere la spesa pubblica in relazione alla sua incidenza
sulla vita di uomini e donne.
Con la redazione dello Statuto sceglieremo qual il modello di Citt
metropolitana che vogliamo e io
credo che luguaglianza e la non
discriminazione rappresentino i principi fondamentali da cui partire.

SITO EXPO. VERSO LA RIGENERAZIONE METROPOLITANA?


Ugo Targetti
Il dopo EXPO come caso di rigenerazione urbana / metropolitana
stato il tema di uno dei convegni di
URBANPROMO tenutosi alla Triennale di Milano l11 novembre
scorso. Pochi giorni dopo, lesito
negativo della gara per la vendita
delle aree del sito espositivo di EXPO 2015 ha riportato la questione
allattenzione del dibattito politico
milanese.
I precedenti - Ruolo e destino del
sito dellEXPO erano stati stabiliti
dallAccordo di Programma (AdP)
dellagosto 2011, tra regione Lombardia, comune di Milano, comune
di Rho, provincia di Milano e Poste
italiane, (ai promotori si sono successivamente aggiunti Expo 2015 e
AREXPO Srl.).
Nel maggio dello stesso anno era
stata costituita AREXPO Srl societ
di diritto privato e capitale pubblico
(soci: Regione, Comune di Milano,
Comune di Rho, Provincia di Milano, Fondazione Fiera di Milano) che
ha acquisito le aree del sito, parte
con finanziamento diretto e parte
con prestiti bancari e le ha assegnate in comodato duso a EXPO
2015 per lo sviluppo dellEsposizione Universale. Al termine della
manifestazione le aree urbanizzate
torneranno ad AREXPO che, secondo lAdP, dovr riqualificare il
sito espositivo privilegiando progetti
miranti a realizzare una pi elevata
qualit del contesto sociale, economico e territoriale.
AREXPO per statuto pu gestire le
aree sulla base di un Piano urbanistico da concordare con i comuni

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(Piano integrato di intervento) o


venderle per rientrare dei capitali
investiti. In questo caso lacquirente
deve essere individuato attraverso
una gara di evidenza pubblica.
Il bando per la vendita dellarea e il
Masterplan - AREXPO ha deciso di
vendere le aree in ununica soluzione, sulla base di uno schema urbanistico guida (Masterplan). Sarebbe
stato poi il promotore, acquirente
delle aree, a presentare il Piano
integrato di intervento ai comuni di
Milano e Rho, competenti per territorio.
AREXPO ha redatto il Masterplan
(febbraio 2014) e ha pubblicato il
bando; il termine di presentazione
delle offerte era il 15 novembre
scorso. La cifra a base dasta con
offerte solo al rialzo era di 315 milioni oltre a 25 milioni da versare ad
EXPO 2015 allatto della vendita,
per unedificabilit complessiva di
oltre 500.000 mq di Slp, comprensiva di una quota di housing sociale
(lincidenza del costo delle aree sarebbe stata dunque di 680 /mq di
Slp).
Il Masterplan del dopo EXPO, allegato al bando, stato concepito per
garantire i contenuti irrinunciabile di
interesse pubblico e nello stesso
tempo per consentire i necessari
gradi di flessibilit e adattamento
allo sviluppo del processo attuativo.
Tuttavia lo strumento stato impostato in previsione dellalienazione
in blocco dellarea e orientato alla
residenza come funzione centrale
in quanto ritenuta pi collocabile sul
mercato.

La gara per la prevendita delle aree


andata deserta, ovvero non sono
state presentate offerte.
Un esito prevedibile considerando:
la recessione economica in atto, le
condizioni del mercato immobiliare
e in particolare la consistente offerta di immobili in quella direttrice
dellarea milanese: la difficolt di
gestire unoperazione di quelle dimensioni economiche, cio dellordine di oltre un miliardo di euro; la
peculiarit dellarea che offre grande potenzialit per funzioni rare, ma
assai meno appetibile per la residenza, ecc.. Da non trascurare infine il carico fiscale che graver annualmente sulle aree edificabili fino
allattuazione dellintervento il cui
orizzonte temporale dellordine
del decennio.
Il percorso stabilito dallAdP segna
dunque una battuta darresto e ora
gli enti pubblici devono decidere
una nuova strategia.
La trasformazione del sito EXPO se
considerata come pura operazione
immobiliare destinata al fallimento. La recente ipotesi della Regione
di vendere le aree a lotti (il cosiddetto spezzatino) anzich in una
unica soluzione, ma sempre nello
steso arco di tempo, non supera i
vincoli economici che hanno fatto
fallire il bando.
Il ruolo nazionale e metropolitano
del sito EXPO - necessario dunque ripensare al particolare ruolo
che il sito pu assumere nellarea
metropolitana di Milano e quindi nel
Paese e riconsiderare linteresse
pubblico delloperazione Gli obbiet-

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tivi dovrebbero essere quelli di
mantenere il carattere straordinario
del sito anche dopo Expo; rendere il
sito costantemente fruibile alla
maggior parte dei cittadini metropolitani; fare del sito un propulsore
costante di innovazione e crescita
economica. Questultimo punto richiede una politica di stimolo della
domanda diversa da quella del tradizionale mercato immobiliare. Richiede di mettere in campo una
strategia di livello nazionale ed europeo.
Il ruolo dello Stato -Lo sviluppo della ricerca e dellinnovazione deve
essere sostenuto dallo Stato (come
successo negli Stati Uniti fin dai
tempi della Sylicon Valley, come
sostiene da tempo Mariana Mazzuccato - Lo Stato innovatore). La
Lombardia e Milano nella sua nuova configurazione metropolitana,
dovrebbero chiedere allo Stato che
il sito EXPO assuma una funzione
nazionale come polo produttivo e di
sviluppo dellinnovazione. Loperazione di trasformazione delle aree
deve dunque rientrare in una strategia nazionale (programma operativo nazionale PON per lo sviluppo e linnovazione) di sostegno
mirato alle imprese - start up ma
non solo - che intendono insediarsi
in Expo e creare nuova occupazione. In questottica uno strumento
importante per rendere possibile la
creazione del polo EXPO la leva
fiscale: non illogico immaginare
una condizione specifica relativa al
sito come free tax area.
La Citt Metropolitana come nuovo
soggetto - Il Polo Expo deve assumere un ruolo nazionale ma di sicuro ha gi un ruolo metropolitano; se
ben sviluppato il sito Expo pu diventare, insieme al polo esterno
della Fiera, il pi consistente centro
dellarea metropolitana, dopo il
centro di Milano. Se la neonata
Citt Metropolitana (CM) rester
esclusa dalla gestione delloperazione vorr dire che i fondatori della
nuova istituzione non credono al
suo ruolo.
Il possibile ruolo della CM infatti
non solo quello della gestione territoriale, ma quello di inserire Expo
nei programmi europei per le citt
(citt, imprese e innovazione sono
gli obbiettivi dei fondi comunitari
2014 2020) programmi che a differenza del passato si attiveranno
nel rapporto diretto tra Comunit
europea e singole citt citt metropolitane e non pi attraverso lo
Stato o la Regione. Il dopo Expo
deve dunque rientrare nel Piano
Strategico della Citt metropolitana
di Milano che la nuova istituzione

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dovr approvare subito dopo lo Statuto, gi nel 2015.


Un diverso ruolo di AREXPO - In
questa prospettiva lipotesi pi concreta per la trasformazione delle
aree la gestione di lungo termine
delloperazione da parte di AREXPO Srl, attuale proprietaria delle
aree. Di fatto una gestione pubblica, scelta che confligge con il pensiero economico dominante, con la
convinzione diffusa che la gestione
pubblica sinonimo di spreco, con i
vincoli del patto di stabilit, con
limperativo dellalienazione dei beni
pubblici a tutti i costi. Eppure non
vedo altre soluzioni. Gestione pubblica infatti non significa trasferire le
perdite di unoperazione immobiliare destinata allinsuccesso al bilancio pubblico, ma significa investire
denaro pubblico in un fattore di sviluppo e di innovazione.
Il bilancio economico delloperazione dovr essere verificato nel
lungo periodo in termini di PIL, posti
di lavoro, nuovi flussi fiscali, per
unit di investimento pubblico, cio
in termini di crescita. Deve comunque restare lobbiettivo del pareggio
di bilancio di gestione, al netto
dellinvestimento
pubblico
e
lobbligo del ripianamento del debito
(banche), senza oneri ulteriori per
la finanza pubblica.
Loperazione dovrebbe assumere
quindi un connotato complesso tra
finalit pubbliche, non solo in termini di servizi ma anche di sviluppo e
finalit di profitto, attraverso lattivit
immobiliare (vendite e affitti) per
ripianare il debito con le banche
che dovranno per accettare un
rientro di lungo termine. Tutto ci
presuppone un piano di gestione
delle strutture e degli edifici che
EXPO 2015 trasferir nel 2016 ad
AREXPO (affitto dei padiglioni e
delle strutture pubbliche) e di trasformazione e valorizzazione immobiliare progressive, commisurate
ai tempi e allevoluzione del mercato.
Se questo lo scenario ne consegue che AREXPO deve assumere
un ruolo di gestore delloperazione,
differente da quello ipotizzato prima
del bando e che i contenuti del Masterplan vanno parzialmente ripensati.
AREXPO potrebbe svolgere la funzione di gestore della propriet sul
modello di E.U.R Spa. che gestisce
appunto la propriet immobiliare
pubblica dellEUR di Roma. (E.U.R
Spa presenta bilanci attivi, per
quanto si pu verificare dai documenti pubblicati sul sito) Nellipotesi
che venga scelta questa strada
AREXPO Srl dovrebbe: impostare
la gestione economica e immobilia-

re di lungo termine, redigere un Business Plan; riconsiderare ci che


da demolire e ci che da conservare; rivedere il Masterplan con un
processo di feed back tra i due studi; redigere e portare ad approvazione il PII e la relativa convenzione; gestire i rapporti con gli enti
pubblici compresa la gestione degli
spazi duso pubblico, per conto dei
comuni.
Rivedere il Masterplan - Il Masterplan costituisce la trasposizione
grafica della strategia di sviluppo e
di conseguenza la guida per la successiva predisposizione del Piano
urbanistico attuativo (PII). Alla luce
degli esiti del bando e di una indispensabile nuova strategia necessaria una riflessione sui suoi
contenuti.
Nella revisione del Masterplan va
mantenuto il principio delle invarianti di interesse pubblico, ma la grande area verde centrale del parco
tematico potrebbe costituire un elemento di rigidit rispetto a una
gestione progressiva dellintervento.
Pi funzionale a una gestione progressiva sembrerebbe laltra ipotesi
sviluppata dagli studi del Masterplan (schema 2 Out) ovvero di valorizzare lanello verde blu, cio il
canale dacqua in costruzione ai
bordi dellarea espositiva. In effetti
lelemento pubblico pi significativo
e straordinario del sito proprio
lanello dacqua che per dimensioni,
conformazione e possibilit duso
non ha riscontro nellarea metropolitana se non nellIdroscalo (avendo i
Navigli milanesi storie funzioni e usi
reali assai differenti).
Tale opportunit va sfruttata al meglio, sia come bene pubblico, sia
come valore commerciale dellarea
e sarebbe utile approfondire tutte le
ipotesi duso del canale, ludico,
sportivo, di spettacolo, e anche come di dotazione aggiuntiva di qualit delle funzioni che si affacceranno
su di esso.
Su uneventuale consistente presenza della residenza nellarea si
sono sollevati dubbi anche durante
il dibattito di URBANPROMO. Per
quanto il luogo sia ad alta accessibilit su gomma e in parte minore
su ferro, resterebbe comunque un
insediamento residenziale fisicamente isolato, sia dalla parte urbana di Milano, sia di Rho, circondato
da potenti infrastrutture solo teoricamente valicabili in bicicletta o a
piedi. La prevalenza della funzione
residenziale porterebbe a un insediamento di circa 12/15.000 abitanti, la dimensione di un comune medio per larea metropolitana di Milano e sarebbero necessarie dotazioni che garantiscano lautosuf-

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ficienza del quartiere. La residenza
dovrebbe invece essere limitata
come integrazione delle funzioni di
servizio, terziarie e produttive in misura da non richiedere le dotazioni
per un quartiere autosufficiente.

Le funzioni alternative imprese


tecnologicamente avanzate; servizi
per linnovazione e la ricerca spazi
di sostegno alle start up; ricerca e
sperimentazione per lagricoltura in
ambito urbano, servizi rari di livello
metropolitano, ma anche grandi

spazi per il divertimento, il tempo


libero e la cultura ecc - non possono essere inventate a tavolino dagli
urbanisti, ma dovranno emergere
progressivamente dal confronto con
i diversi attori a partire dalla Comunit europea.

MILANO PI DINAMICA CHE BELLA: FACCIAMOCENE UN PERCH?


Marco Romano
Alberto Caruso lamenta che vadano
accumulandosi interventi frammentati e discutibilissimi, e ne individua
il perch nella mancanza di unidea
di citt. Solo che non saprei enunciare in che cosa consista una tale
idea di citt e chi ne dovrebbe essere la levatrice e quali le procedure
per acclararla una buona volta con il
comune consenso.
Caro Alberto, il documento pi
prossimo a unidea di citt stato
per secoli il piano regolatore, con le
sue previsioni di come avrebbe dovuto diventare la forma visibile della
citt, ma a ben vedere poi anche i
piani regolatori sono per molti versi
rimasti sulla carta perch allatto
pratico molti soggetti non ne hanno
voluto sapere e perch in seguito
sopravvenuta unaltra idea di citt
incorporata in un altro piano regolatore.
Una passeggiata in Corso Garibaldi
mostra le tracce degli stretti lotti gotici, degli allargamenti incompiuti
suggeriti dai vari piani regolatori,
della variet delle altezze consentite
da successivi regolamenti edilizi, dei
portici frammentari che avrebbero
dovuto accompagnare la ricostruzione dellintera strada, delle facciate dellarchitettura pi varia a sottolineare il passare del tempo: cos
neanche il piano regolatore esprime
unidea persistente della citt, salvo
nel disegno della nuova rete stradale, quella a Milano tra il 1912 e il
1934.
Quello che invece persiste nei secoli lo stile di una citt: come a veder
bene lo stile nellabbigliamento di
una persona resta il medesimo per
tutta la vita pur nel variare delle mode, cos per lo stile di una citt, e i
cittadini di oggi lo apprendono de
visu per il semplice fatto di abitarla,
nativi o immigrati che siano.
Lo stile di una citt consiste in primo
luogo in un atteggiamento costante
nel rapporto con le proprie periferie,
citt che collocano i nuovi temi collettivi e i propri progetti verso il centro consolidato della citt e citt che
li collocano oltre i confini del momento.
Nel 1289 Bonvesin de la Riva esalter la perfetta circolarit di Milano,

n. 40 VI - 19 novembre 2014

con la curtis del broletto al centro, e


oggi ancora come nel XI secolo le
case al centro costano circa tre volte quelle della periferia, perch
lestablishment tende da secoli ad
abitare entro la cerchia dei Navigli o
almeno entro la cerchia dei bastioni.
E la forma mentis di Bonvesin oggi ancora cos pervasiva che un nutrito gruppo di maitre penser vorrebbe scoperchiare i Navigli per rievocare inconsciamente la profezia
di Bonvesin.
Sono un sostenitore, in quanto milanese, della battaglia sostenuta da
Luca Beltrami alla fine dell'800 per
ricostruire il castello sul fondo di via
Dante, ma so anche che questa ricostruzione riprende il principio di
chiudere il confine della citt proprio
sulla cerchia dei Navigli, mentre a
quei tempi a Parigi la sequenza degli Champs Elyses preludeva alla
Dfense, viale della Libert a Palermo apriva la strada a corso Strasburgo e a Mondello, a Monaco di
Baviera poi dalla piazza centrale,
con il teatro e il palazzo reale, erano
state tracciate tre spettacolose prospettive che hanno dato subito senso alle periferie pi nuove e lontane.
Negli stessi anni che Bonvesin magnificava la perfetta chiusura di Milano Arnolfo di Cambio disegnava
per Firenze un piano regolatore
grande cinque volte la citt esistente, e se Dante di questa cerchia si
lamentava da quel coerente reazionario che era, Cosimo I far dipingere dal Vasari, duecentocinquantanni dopo, sulla volta del salone dei Cinquecento a palazzo
Vecchio, proprio Arnolfo nellatto di
presentare il suo piano ai maggiorenti, tanto era consapevole di
quanto quel disegno avesse contribuito alla bellezza di Firenze.

Cos nessuno prende davvero sul


serio il disagio simbolico delle periferie recenti, senza una piazza o
una passeggiata a rallegrarle e a

insinuare nei loro cittadini il principio


di essere cittadini di Milano proprio
come quelli che abitano nella cerchia dei bastioni, e tutti sembrano
piuttosto inclini a tempestare sui
parcheggi nelle aree centrali - problema non cos chiaro nelle altre
citt europee - o a chiudere un concorso per recuperare un cavalcavia.
Lo stile di una citt consiste in secondo luogo in una certa parsimonia
edilizia, i palazzi dei maggiorenti
milanesi architettonicamente modesti - e non a caso il solo palazzo che
occupi un intero isolato sar quello
costruito da Galeazzo Alessi per un
mercante genovese, il Marino. E
quando fu il caso di scegliere un architetto condiviso dalla cittadinanza
per la Scala o per palazzo Reale e
per molti palazzi nobili, sar Piermarini luomo giusto, con la sue facciate decorate soltanto da lievi e poco
pretenziose lesene appiccicate sul
muro, niente a che vedere con il palazzo costruito a Napoli dal Barbaja
nel 1812 con unostentata colonnata
a tutto tondo come il Louvre.
Ma questa incertezza nelle decisioni
collettive che riguardano la sfera
estetica della citt hanno a Milano
radici lontane, e comportano quei
ripensamenti e quei frammenti che
per Alberto Caruso sono la manifestazione che manca unidea di citt
e che invece sono la manifestazione
che lo stile della citt da secoli
sempre il medesimo.
Quando Arnolfo di Cambio propone
di non costruire a Santa Maria del
Fiore il tiburio e la freccia delle cattedrali gotiche ma di rinforzare i pilastri per voltare una cupola di 42
metri di diametro - che non sapeva
come realizzare ma era larga quanto il Pantheon, che pure esisteva - i
reggitori del comune assumeranno
questo rischio culturale e aspetteranno centocinquantanni per vedere finalmente realizzata questa cupola.
Saranno invece passati soltanto
centanni quando i milanesi decideranno di costruire finalmente una
nuova cattedrale, ma di tenere conto del profumo di rinascimento che
veniva da Firenze, non se ne parler neppure, sicch ne verr fuori

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una sorta di patchwork, i grandi finestroni dellabside di un architetto
transalpino, il seguito del cantiere di
maestranze locali, la facciata finita
nellOttocento e spesso rimpianta.

foto 2 Santa Maria del Fiore e il Duomo

L davanti Piazza del Duomo, una


piazza circondata da unarchitettura
uniforme quando ormai erano passate di moda - nessunaltra citt in
Europa lavrebbe pi progettata a
quellepoca - sicch poi verr lasciata a met lasciandoci a pensare
come la potremmo fare oggi per allora.

E il ponte sul parco ferroviario delle


Varesina un altro residuo delle
incertezze culturali milanesi, traccia
della proposta del gruppo AR
nellautunno del 1945 di tagliare la
citt con una grande croce di strade
- un principio che intendeva protendere i tentacoli di Milano sul suo territorio - una proposta scarnificata
nel tempo proprio per questa sua
pretesa di oltrepassare la cerchia
cittadina, che lascer tuttavia qua e
l delle tracce, per quasi cinquantanni un sottopasso allo sbocco dellautostrada dei fiori per entrare nellasse attrezzato est-ovest,
lallargamento di via Cesariano per il
medesimo motivo, questo misterioso ponte sulle Varesine: ecco, non
esiste unidea di citt che non consista nello stile maturato nei secoli e
condiviso dai suoi cittadini di oggi, e
dunque un progetto frammentario
su quel cavalcavia rispecchia proprio lo stile di Milano. foto 3 E cos il
disastro dellinfopoint davanti al castello non altro che la manifestazione contemporanea di una ance-

strale incapacit della sfera pubblica


di prendere decisioni nella sfera estetica dellurbs corrispondenti alla
sua celebrit in molti altri campi:
una citt tra i primi posti nel mondo
per quanto sia attraente per la sua
vitalit ma non certo per la sua bellezza.

CIRCOLI POLITICI: LE NUOVE AGOR MILANESI


Emanuele Telesca
Nel PD milanese, e non solo, si sta
ragionando sulla vita e sulla funzione dei circoli. Presenza concreta e
tangibile sul territorio, troppo spesso
rischiano di divenire un luogo avulso
dal contesto sociale e abitativo nel
quale sono insediati. Non infrequente che gli abitanti del quartiere
non sappiano di avere, magari a
poche decine di metri, una sede locale di partito. Il problema certamente proprio di tutti i partiti, in una
fase nella quale ci si rivolge pi alla
rete (intesta come internet) che alla
cittadinanza, intesa come trama di
individui pensanti e desiderosi di
partecipare.
Il circolo, a mio modo di vedere, deve ripensare la propria funzione
nellottica del luogo dincontro per
eccellenza, una agor disponibile
per le singole e distinte comunit
dei quartieri; punti vivi in cui si trasmette e si condivide civismo. Il circolo di un partito non pu rassomigliare a un esclusivo club per tesserati, aperti in ristrette fasce orarie,
incapace dinvogliare lingresso ai
non iscritti.
Si badi bene: qui non vi
lintenzione di banalizzare la politica, n di annullare le sacrosante
distinzioni tra destra e sinistra. Non
faccio mia la visione del Partito della Nazione e del Partito Comunit
cos come inteso dal premier Renzi:
una nuova balena bianca costruita

n. 40 VI - 19 novembre 2014

ad arte sul successo e sullappeal


del segretario.
Per non si pu negare la funzione
pubblica della sede di partito, n un
suo benefico effetto sulla dialettica
politica l dove si prende sul serio
lidea di prendere decisioni promananti dal basso, dalla base. In
questottica il circolo parte integrante di una comunit perch ne
condivide le sorti, i destini, gli affanni e le preoccupazioni. Non pu
esulare da questo, pur rimarcando
ogni partito politico la propria visione del mondo, della storia e del futuro.
Dal circolo devono partire progetti
capaci di migliorare la qualit della
vita di tutti gli abitanti della zona di
riferimento, senza distinzioni di credo politico. Al circolo devono arrivare le lamentele dei cittadini, quale
raccordo con l'istituzione locale pi
vicina (Consiglio di Zona e/o Comune). Il circolo deve mantenere costantemente aperto un canale di ascolto, cos come pure un canale di
comunicazione verso lesterno. Input e output che non possono fare a
meno uno dellaltro.
Volendo riciclare uno slogan caro
allultima Leopolda, a Milano s che
per i circoli PD Il futuro solo
linizio. Nel futuro prossimo della
nostra citt incombe Expo, con il
suo vissuto fatto di lotte, contestazioni, abusi, scempi edilizi e occa-

sioni sprecate, grandi e piccole opere. Un evento di caratura planetaria


contraddistinto dal completo annullamento e disinteresse per la cittadinanza direttamente coinvolta dai
cantieri per Expo: i movimenti di
protesta, dal No Expo al No Canal,
sono nati in maniera spontanea e
senza che la politica sapesse come
gestirli. Persino la sinistra ha rischiato di abbandonarli, nella diffusa percezione che lesposizione universale nemmeno potesse patire
lonta della critica.
Ecco che questo futuro deve essere
linizio per una nuova visione della
funzione dei circoli di partito e, pi in
generale, dei partiti stessi. In questo
Milano pu essere, come ha fatto
da sempre nella storia, capofila.
Una citt che deve riscoprire il piacere del confronto e del sano scontro politico: non quello dei manganelli e della violenza, ma quello delle parole. Proprio la Milano di Berlusconi, che oramai gi storia del
recente passato. qui che nei
prossimi mesi incontreremo persone
provenienti da tutto il mondo, sperando in una buona affluenza ad
Expo.
Circoli di partito, governo dei territori, cittadinanza attiva: il termine ultimo quello di comunit, attenta e
impegnata a salvaguardare e perfezionare il bene comune. Sar interessante vedere come il PD milane-

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se e lombardo sapr sfruttare
loccasione di rinnovamento nella
prossima Assemblea metropolitana
del 1 dicembre e nella successiva
Conferenza Organizzativa regionale, momenti di riflessione pi ampia
per ripensare il ruolo dei partiti politici oggi (e delle loro presenze territoriali).
Concludo con le splendide parole di
una poesia di Douglas Malloch,
quanto mai attuale e attinente, utile
per riflettere sulla reale portata della

partecipazione democratica e paritaria ma, soprattutto, per ricordare


lenorme importanza di ognuno di
noi: Se non puoi essere un pino in
cima alla collina, sii una macchia
nella valle, ma sii la migliore, piccola
macchia accanto al ruscello; sii un
cespuglio, se non puoi essere un
albero. Se non puoi essere un cespuglio, sii un filo derba, e rendi pi
lieta la strada; se non puoi essere
un luccio, allora sii solo un pesce
persico- ma il persico pi vivace del

lago! Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche un


equipaggio. C qualcosa per tutti
noi qui, ci sono grandi compiti da
svolgere e ce ne sono anche di pi
piccoli, e quello che devi svolgere tu
li, vicino a te. Se non puoi essere
unautostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una
stella; non grazie alle dimensioni
che vincerai o perderai: sii il meglio
di qualunque cosa tu possa essere.

CONSAPEVOLEZZA, EDUCAZIONE E MEMORIA: UN FESTIVAL PER SFIDARE LA MAFIA


Martino Liva
La sfida per la legalit, noto, necessita sempre di nuovi stimoli, continui confronti e unincessante lotta
contro loblio. Anche nella nostra
citt, a dispetto di chi (lex prefetto
Valerio Lombardi) nel gennaio del
2010, durante la sua audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, andava sostenendo
che la mafia, a Milano, non esiste. Cos, con il desiderio di aggiungere ulteriori mattoni per la costruzione di una societ in cui siano
chiuse le porte a corrotti e corruttori,
si svolto, dal 6 al 9 novembre il
terzo Festival dei Beni confiscati alle
Mafie, promosso dal Comune di Milano e sostenuto da diversi partners,
tra cui Radio Popolare.
Tre giorni di dibattiti, letture, proiezioni, pedalate e giochi nei diversi
luoghi cittadini sequestrati alla criminalit organizzata e aperti al pubblico, quasi come fortini di legalit
da conoscere e condividere, dove
stanno nascendo e sviluppandosi
progetti sociali. Sono 161, attualmente, le unit immobiliari confiscate, di cui 140 gi affidate a una serie
di associazioni, fondazioni e cooperative concessionarie vincitrici dei
bandi di aggiudicazione effettuati ai
sensi del Decreto Legislativo n.
159/2011 (cd. Codice delle disposizioni antimafia). Si va da piccoli appartamenti, scantinati, box, mansarde sino alla cascina Chiaravalle, a
due passi dalla famosa abbazia, il
pi grande bene confiscato alla criminalit organizzata a Milano (2.000

metri quadrati e 15 ettari di terreno


agricolo) che sta divenendo un pensionato per famiglie senza casa e
un luogo per iniziative socio culturali
di promozione della legalit.
Qui, in particolare, si svolto forse
uno degli incontri pi sentiti della tre
giorni del Festival, con la presenza
di Walter Veltroni e Pif, lex iena regista del film La mafia uccide solo
destate. Un dibattito serio, franco,
appassionato per ricordare che dalla guerra senza sconti alla criminalit organizzata passa la ripresa del
nostro paese. Per immaginare come
dar corso da una sorta di rivoluzione
democratica contro un potere autoritario, che si concretizza anche in
piccoli gesti, come quello di riunirsi
in un salone dove si praticavano
spaccio di droga e riciclaggio di denaro per ricordare i tanti che alla
battaglia contro lillegalit hanno dato tutto, sino alla vita. S, perch infondo, come scriveva Norberto
Bobbio per frenare chi ha le mani
lunghe ci vuole, oltre alle buone
leggi, la virt civile dei cittadini.
Le prime le leggi - iniziano a esserci, anche sono perfettibili e migliorabili. Molta strada stata fatta
dallintuizione coraggiosa di Rognoni e La Torre confluita nella legge n.
646/1982 che introdusse in Italia il
reato di associazione mafiosa. Oggi
lattenzione si sposta sul gi citato
Codice delle disposizioni antimafia e
soprattutto sulle modalit di assegnazione dei beni ivi previste, nonch sul rafforzamento dei poteri e

delle strutture operative dellAgenzia


nazionale per l'amministrazione e la
destinazione dei beni sequestrati e
confiscati alla criminalit organizzata.
Quanto alla virt civile, essa richiede un continuo allenamento. Passa
dalla consapevolezza che non si
alimenta dalle gesta di eroi ma dalla
diffusione di piccole azioni quotidiane, dallo sviluppo delleduzione civica e, soprattutto, dalla memoria. Diceva ai suoi ragazzi don Pino Puglisi, il sacerdote palermitano ucciso
dalla mafia a Palermo il 15 settembre del 1993 che, infondo, temiamo la sofferenza, la malattia, la povert, la miseria per potremmo dire
che la sofferenza pi grande quella di essere soli. Solo fu quando fu
assassinato, al pari di molti altri, abbandonati a se stessi non solo dalle
istituzioni ma anche dalla propria
comunit.
evidente, quindi, come restituire
alla collettivit beni acquisiti con i
proventi dellillegalit sia un primo
messaggio per creare consapevolezza. Milano, con passi piccoli ma
fermi e rigorosi ci sta provando. E
per tornare a discutere di legalit e
coltivare il sogno di una citt immune dalla mafia, non servir aspettare il pessimo Festival, ma si potr
continuare a farlo tutto lanno, nella
nuova Casa della Legalit di via
Curtatone, inaugurata durante il Festival per farne un presidio permanente nel cuore della citt.

SARPI - CANONICA: UN QUARTIERE STORICO IN MOVIMENTO


Giuliana Chiaretti* Liliana Padovani* Daniele Balboni**
Sarpi che cambia: questo che
stiamo osservando con uno sguardo
al breve e medio periodo, per organizzare un tessuto di ascolto e lettura dove sincontrano attori con diversi saperi e sguardi interpretativi.

n. 40 VI - 19 novembre 2014

Il progetto di Milano ODD su Sarpi


inizia nel 2013 e nasce dallesigenza di capire come si stia diffondendo in questarea della citt una
cultura partecipativa e la mentalit
collaborativa del fare insieme.

un progetto a tappe, aperto e interattivo; intensi momenti di lavoro si


sono alternati a pause e continui
sono stati gli aggiustamenti per cogliere le situazioni che si sono create lavorando sul campo. La parteci-

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pazione alle riunioni del Tavolo Interzonale nato nel 2013 per iniziativa dei Consigli di Zona 1 e 8 e delle
associazioni presenti nellarea
loccasione per familiarizzare con il
contesto e avviare un rapporto con
lamministrazione comunale, diviene
un punto di osservazione su un esperimento di coordinamento tra
soggetti portatori distanze diverse.
Al Tavolo si discusso molto su iniziative ed eventi che attivino le
competenze e risorse culturali
dellarea e le mettano in comunicazione con altre, esterne. In prospettiva si pu immaginare il Tavolo
come il luogo dove costruire una
comunit di interessi? Il contatto diretto con gli abitanti avviene prendendo parte alle iniziative di Natale
in Sarpi 2012 e 2013 e organizzando un punto di ascolto/interviste di
strada. Hanno raccontato di come si
vive nellarea, di cui apprezzano il
tratto multiculturale, laria di quartiere e meno di citt. C chi dice la
zona bella e lanziano che afferma mi sento come uno straniero in
casa propria.
Condiviso il desiderio di luoghi e
spazi dove ritrovarsi e creare un
senso di urbanit. Infine nellaprile
2014 lideazione e realizzazione insieme a Caff-Scienza Milano di
una giornata di studio e dibattito su
Larte dellabitare che vede la partecipazione di esperti, delle associazioni, dei rappresentanti dei due
Consigli di Zona e dei cittadini. Un
video l racconta levolversi dellintera giornata Si cos materializzata e resa comunicabile lidea di in-

trecciare saperi ed esperienze per


favorire un cambiamento culturale di
approcci e pratiche di cittadinanza.
Si precisa come focus del progetto
labitare gli spazi interni ed esterni
del quartiere: uno spazio pubblico/privato che ospita culture e pratiche di appropriazione e di uso diversi, i cui confini visibili e invisibili
non sono pi quelli di una volta e
non coincidono certo con quelli
amministrativi.
Il lavoro fin qui svolto segnala una
realt sociale e urbana diversificata
che rispecchia una specifica stratificazione storica fino ai recenti e veloci cambiamenti, dove coabitano
nazionalit generazioni e ceti diversi
e, rispetto alla quale il termine
Chinatown suona riduttivo anche se
la storia articolata e composita della
Comunit cinese e delle sue transizioni ha un posto di rilievo e un valore caratterizzante per Sarpi e per
la citt di Milano. A riguardo delle
differenze specifiche che connotano
larea nel contesto milanese, ecco
un primo elenco:
- unarea centrale con una articolata relazione nei confronti delle
nuove e vecchie polarit di collegamento e movimento circostanti,
unarea accessibile, con tratti di discrezione e riservatezza, che la distingue dalle vicine nuove polarit di
Porta Volta e City Life. La prima cos prossima da sollecitare lideazione di sinergie e valorizzazione
della diversit.
- la sua storia di sviluppo fine ottocento inizio novecento ha prodotto
un tessuto urbano, poroso, che pu

offrire interessanti possibilit di relazione tra gli spazi privati delle case
e dei laboratori, gli spazi collettivi
delle corti e gli spazi pubblici.
- la presenza della popolazione proveniente dalla Cina si oggi tradotta in unevidente stratificazione verticale: i piani superiori in gran parte
abitati da cittadini italiani e una sequenza di spazi commerciali ai piani
terra in gran parte gestiti da cittadini
cinesi. Se ne conosce la forte problematicit ma si vede anche
lemer-gere di un nuovo modo di
fare commercio soprattutto da parte
di giovani imprenditori cinesi.
- sono arrivati nuovi abitanti e attivit di punta si sono aperte, come rilevano anche altre indagini. Tutto
questo in parte esito di un processo di gentrificazione ancora nelle
sue fasi pionieristiche che favorisce
sia la coesistenza di ceti diversi, tra
i quali il nuovo ceto medio lultimo
arrivato, di pi generazioni e nazionalit, sia la compresenza di attivit
lavorative nuove, di un artigianato
creativo, di un commercio tradizionale con negozi storici di rilevanza
cittadina.
In sintesi una realt pi ricca e
complessa, nelle strutture fisiche,
nelle forme di vita urbana, nelle diverse progettualit che la attraversano, di quella che appare quando
si osserva da punti di vista parziali o
settoriali, che rischiano di semplificarla e ridurla a mera contrapposizione.
* Milano ODD
** Caffe-Scienza Milano

RISORSE COMUNALI MILANESI: SOTTRARRE O CONDIVIDERE?


Beppe Merlo
La decisione della Giunta milanese
di sottrarre dal bilancio comunale
nove milioni di Euro per destinarli ad
ogni zona per una sorta di autogestione per interventi infrastrutturali,
stata enfatizzata dallassessore ai
lavori pubblici come una soluzione
sia di presunta innovazione democratica nella governance e sia come
il necessario bypass di domande e
contestazioni che il diffuso effetto
NIMBY provoca nella comunit.
Luca Beltrami Gadola, con lucidit
ha espresso le perplessit verso
iniziative e scelte amministrative
che siano decontestualizzate dalla
fondamentale esigenza di ricostruire
innanzitutto una governance normale o perbene che possa poi evolvere nella governance adeguata
alle esigenze di una democrazia
moderna.

n. 40 VI - 19 novembre 2014

La contrapposizione dellinteresse
particolare a quello generale troppo
spesso si caratterizza come una
delle pi forti minacce al perseguimento del bene pubblico; in passato
erano le declinazioni ideologiche e/o
valoriali che promuovevano contrapposizioni distintive oggi, invece,
molto spesso il pregiudizio di
gruppi o comitati che si autodefiniscono onesti e migliori che molto
spesso diffondono nelle comunit e
nel paese un antagonismo preventivo a molte iniziative perch a parte
loro tutto marcio, tutto corrotto
tutto senza speranza.
Un professionismo politico e giornalistico che ha un bisogno vitale di
nuovi bersagli, eliminato uno avanti
con il prossimo che finisce per configurarsi in unofficina di veleni in cui
gli interessi individuali e corporativi
riescono sempre pi spesso a trova-

re rifugio e a ingrossare le fila. Se


pur vero che lo scenario nazionale
riesce costantemente a produrre
esempi che facilitano il pregiudizio,
non per questo le istituzioni devono
ricorre ad escamotage anzich affrontare alla radice il problema, che
la credibilit della governance istituzionale che si manifesta pi per le
decisioni che responsabilmente assume piuttosto che il pedigree di
perbenismo di chi la deve esercitare.
Non vi alcun pregiudizio, da parte
di chi scrive sullaffermazione
dellassessore Rozza, ma la considererebbe in modo diverso se
lassessore al bilancio avesse accolto e adottato le proposte in merito al
Bilancio in Arancio promosso e proposto da Milano Civica, affinch tutti
i milanesi, come i cittadini di molte
altre citt del globo, ricevessero nel-

10

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la propria casella della posta o in
quella elettronica il rendiconto di
come vengono gestite le loro tasse
e i contributi per i servizi, e che gli
stessi venissero ripartiti zona per
zona elencando le cose fatte e quelle che si stanno per fare e quelle
che si faranno.
Se questa la condizione necessaria non detto che sia sufficiente
per poter favorire la responsabilit e
la cultura di quel senso civico di responsabilit che pu e deve favorire
tutte le iniziative che tendono al bene comune. E fintanto che PGT,
pianificazioni di lavori pubblici, progetti di iniziative che consumano o
impattano sul suolo, vivono e
muoiono in cortocircuiti di addetti e

non riescono a manifestarsi e trovare compiutezza in modalit di informazione pervasiva che includano e
aiutino a comprendere quello che si
fa e quello che si vuole o vorrebbe
fare: dimostrando il dove, illustrando
il come e simulando il dove il rapporto tra la comunit e chi la governa sar confinato in un rapporto astratto e non finalizzato di fiducia.
I modelli di governance delle comunit post tecnologiche, per recuperare lautorevolezza e la credibilit
che ne il presupposto democratico, devono agire da promotore della
democrazia delle scelte condivise
per sommare idee e proposte da
finalizzare anzich sottrarre.

Pensare che competenze, culture e


capacit risiedano solo nellinvolucro dellamministrazione, o nei laboratori di partiti o in gruppi e gruppetti che tendenzialmente si autolegittimano assolutamente auto limitativo ed tutto da dimostrare che
la loro visione del bene comune sia
sempre coerente con lobiettivo da
perseguire.
Se la sottrazione con ripartizione va
in questa direzione, ma lo si evidenzi per, il consenso non potr
mancare, ma se rimane una estemporaneit, per di pi nelliter per la
costituzione della Milano metropolitana, essere diffidenti una necessit.

UNA CASA PER TUTTI: UN PASSO VERSO LA CIVILT


Maurizio Spada
Guardando le realizzazioni di edilizia popolare a Milano, a partire dalla
legge Luzzatti del 1903, si ha la triste impressione che la necessit di
dare la casa a masse di immigrati
che negli anni, soprattutto sessanta
e settanta, si trasferivano da sud a
nord del paese, sia stata una scusa
per costruire male. Dietro quelle soluzioni massificanti sintravedono le
ideologie di quegli anni che oggi, a
quaranta, cinquant'anni di distanza,
mostrano tutta la loro usura e le
conseguenze nefaste sulla vivibilit
di quei quartieri: la fiducia acritica
nel progresso tecnologico e nei
nuovi materiali, nella prefabbricazione pesante, nell'urbanistica dello
zoning, e di conseguenza della
semplificazione e del riduzionismo,
hanno generato l'emarginazione reale e simbolica delle nostre attuali
periferie.
Il termine stesso "casa popolare"
un errore storico che stiamo scontando a caro prezzo. Il bisogno di
casa non dovrebbe essere etichettato in base al censo o alla classe
sociale e suddiviso in localizzazioni
pi o meno separate, questo ha determinato la periferizzazione di
masse di cittadini che oggi siamo
impegnati a sanare. Questa necessit in teoria non dovrebbe essere
oggetto di affarismo e speculazione
ma al contrario avere la garanzia di
soddisfazione per tutti in quanto la
casa necessaria allo sviluppo psicofisico dell'individuo. Questo si
scontra con la realt del mercato
immobiliare ben lontana dalle finalit sociali e di mutuo soccorso.
Il bisogno di casa invece, come si
sa, fin dai tempi antichi sempre
stato oggetto di grandi speculazioni,
anche se il fenomeno delle periferie

n. 40 VI - 19 novembre 2014

un tipico prodotto della citt moderna industriale: nella citt antica


infatti le classi povere abitavano case povere ma all'interno delle mura
mescolate alle dimore dei signori di
cui erano al servizio. A fronte della
nascita dell'industria con le sue esigenze di mano d'opera nasce a fine
ottocento anche in Italia il problema
di dare rifugio abitativo a un gran
numero di lavoratori immigrati dalle
campagne.
Nasce cos il mondo cooperativistico e filantropico che vuole dare la
casa alle masse di diseredati e si
moltiplicano le proposte pi o meno
utopiche, vedi i quartieri modello
dell'Umanitaria o i progetti di quartieri residenziali. La citt giardino,
prevista in Porta Vittoria e realizzata
solo in parte nelle casette dei ferrovieri in via Lincoln, ne un esempio.
Oggi quel villaggetto appare perfettamente integrato nel tessuto cittadino ed diventato un luogo privilegiato abitato da ricchi intellettuali.
Leggendo dunque la storia di quegli
anni ci si rende conto che quanto ai
bisogni non cambiato molto da
allora. Sono nati, vero, gli IACP
(oggi Aler) ma contemporaneamente aumentata in maniera esponenziale la domanda di case a bassi
costi e oggi, dopo il trasferimento
delle industrie, in una tendenza alla
terziarizzazione della citt, le classi
meno abbienti sono mutate: oltre a
una fascia consistente prevalentemente composta di extracomunitari
immigrati in grado di accedere ai
bandi per le case popolari ve n
una pi cospicua di persone, per lo
pi giovani ma non solo, che non
hanno un reddito adeguato per il
libero mercato. Nel frattempo le periferie, generate dalla politica dell'e-

dilizia pubblica anni '60 e '70 con


concezioni riduttive e magniloquenti,
sono sempre pi invivibili.
In realt dal punto di vista abitativo
Milano risulta una citt a bassa vivibilit: a fronte di un centro che si
completamente terziarizzato con
funzioni forti, uffici di rappresentanza, banche, commercio di lusso e
spettacolo, dove abita una percentuale molto bassa di privilegiati si
riscontra una fascia periferica, che
ormai ingloba i comuni di prima cintura, dove risiede la maggior parte
della popolazione, spesso in condizioni di disagio per la mancanza di
servizi e di vita comunitaria. Si ha
un generale degrado rispetto a quella che un tempo era una normale
vita cittadina e il problema del traffico e dell'inquinamento nascono
proprio da questa citt rifiutata.
Essa, anche alla luce di una urbanologia influenzata dalla riflessione
ecologica, va concepita come un
insieme di sistemi interconnessi
che, come negli organismi viventi,
influiscono uno sull'altro: la complessit bellezza e tutto ci che si
semplifica decade. Non si possono
separare le funzioni dell'abitare
senza arrecare grave danno alla
qualit della vita. Con la concezione
riduttiva, meccanicistica e massificante dei decenni scorsi oggi abbiamo il problema di periferie da riqualificare pi che quello di costruire nuove case. L'ecologia dell'abitare nata proprio in ragione di dare
una risposta a questi eccessi e di
conseguenza le case "popolari", o
meglio a bassi costi con finalit sociali, dovrebbero essere programmate per risolvere queste contraddizioni anzich aumentarle. La so-

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stenibilit bioecologica delle funzioni
urbane dovrebbe dirigere le scelte.
La casa, in questa ottica, appare
come lo spazio della vita e quindi,
ormai lontana dalla definizione di
"macchina per vivere", ritrova una

dimensione perduta che ha una notevole valenza sulla salute psicofisica dell'individuo. assolutamente
inconcepibile che in un paese civile
siano ancora ammessi sfratti coercitivi e vi siano ancora bisogni cos

insoddisfatti da arrivare a numerosi


episodi di abusivismo dovuto a
norme anacronistiche e infinite lungaggini burocratiche.

GUERRA 15-18. DOPO IL FRAGORE DELLA MORTE MELODIE DI PACE


Rita Bramante
'Silenzio, si muore': riflettere sul
passato, perch ci che accaduto
non deve pi succedere. Per capire
l'Europa del 2014 indispensabile
conoscere da vicino quella del
1914: con questo obiettivo il giornalista e scrittore Paolo Rumiz ha intrapreso, nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della Grande
Guerra, un viaggio nella memoria
storica e in quella orale per comprendere attraverso la ricostruzione
di cause e effetti degli eventi quanto
il mondo attuale ne sia stato influenzato e per suscitare una memoria collettiva europea rispetto a
vicende che hanno segnato nel profondo la nostra storia.
Nell'ambito del progetto un omaggio
particolare al potere della musica,
capace di superare le divisioni e unire gli uomini: un evento collettivo
con il coinvolgimento di trombettisti
di tutti i Paesi allora belligeranti per
suonare brani musicali a tema in
luoghi significativi per le vicende
storiche, belliche o culturali dei singoli paesi in segno di commemorazione e omaggio ai caduti nel conflitto. Un dovuto atto di riverenza, di
memoria, di amore, nellunica lingua
che tutti conoscono e condividono:
la musica, ha sottolineato Rumiz.
A fine luglio, nello stesso momento
in cui il musicista italiano Paolo Fresu ha innalzato il suo strumento
verso il cielo e ha iniziato a suonare
"Il silenzio", la musica che nelle ca-

serme segna la fine della giornata e


il momento del riposo, altri trombettisti in altri 16 paesi europei, da Budapest fino a Tirana, si sono uniti a
lui in una sorta di grande coro di pace, una poesia di suoni che vuole
essere appunto un messaggio corale di pace nel momento in cui si ricorda linizio della Grande Guerra.
In Italia le note della tromba del maestro Fresu si sono levate dai prati
del Forte Dosso delle Somme chiamato anche Forte Serrada, in Trentino a oltre 1600 metri, uno dei principali teatri della prima Guerra mondiale, costellato dai resti di triceramenti, piazzeforti e gallerie, principali strutture difensive austroungariche di tutto il nostro fronte. E
la montagna a suo modo ha riprodotto le note con un eco di forte impatto emotivo. E il racconto emozionale della "Grande" Guerra - come
lo ha definito Fresu - proseguito
attraverso tante canzoni da Reginella a O surdato innamurato, da La
canzone del Piave a Va l'Alpin con
la poesia di tre semplici strumenti la tromba, il flicorno e il bandoneon
di Daniele Di Bonaventura -, alternate a momenti di silenzio, perch
morire provoca sempre un certo
fragore.
I ragazzi del Novantanove cantavano i canti popolari, canti scanzonati
o malinconici, inni e temi militari;
esiste uno sterminato repertorio di
musiche, di partiture ritrovate nelle

trincee e nei luoghi di prigionia, una


memoria in gran parte ancora dimenticata, da raccogliere e studiare
sistematicamente, come sta cercando di fare Carlo Perucchetti, che
partendo dalla memoria di suo nonno sta archiviando il vasto repertorio
delle musiche composte durante la
guerra. Canzoni che spesso furono
ideate da una parte del fronte e poi
vennero cantate nell'altro schieramento: un nemico invisibile, una terra da difendere, una trincea di separazione; un filo sottile dove la musica poteva comunicare meglio delle
parole, unendo idealmente i nemici
solo con lo scarno pensiero di un
suono (Fresu).
Il regista Ermanno Olmi ha presentato la suo nuova pellicola 'Torneranno i prati', il film con la colonna
sonora "Del soldato in trincea" di
Paolo Fresu, che arriva nei cinema
in questi giorni e che parla della
guerra del 1915-1918 vissuta in
trincea. Olmi ha sintetizzato il pensiero di tutti dicendo che ''non facile parlare di pace perch le parole
sembrano gi consumate: anche
per questo tanto spazio al silenzio e
alla musica, anche a Redipuglia
con il concerto ideato e diretto dal
maestro Riccardo Muti, evento collettivo di forte impatto e significato,
un appuntamento con la musica e la
storia per celebrare i valori dell'amicizia e della pace in luoghi e in modi
non rituali.

Scrive Gianfranco Brambati a Paolo Viola a proposito di Grattacieli e nuove architetture


Concordo in pieno con l'analisi fatta
alla quale aggiungerei, se possibile,
il non trascurabile dettaglio del "vuoto" che c' dietro alle nuove costruzioni. Sulla stessa piazza Gae Aulenti, la "solita" banca sta costruendo un ulteriore palazzotto destinato
a essere uno spazio per attivit "varie", il tutto a fronte degli spazi vuoti
che si trovano nell'edificio situato
sulla medesima piazza (quello che a

piano terra ospita alcuni negozi come Colmar, Muji e Grom). Tutta la
zona di Porta Nuova, eletta a simbolo del rinnovamento edilizio,
piena di edifici vuoti! Dalla Torre
Galfa agli ex uffici dell'INPS in Melchiorre Gioia passando per via Sassetti (ex uffici della Regione Lombardia), tutti con l'immancabile cartello: "Affittasi Uffici". Possibile che
tutti questi spazi non possano esse-

re riutilizzati e che si continuino a


costruire uffici per aziende inesistenti? Di questo passo finiremo con
l'avere una citt piena di palazzi da
guardare ma non da abitare, nell'attesa che il tempo faccia il suo lavoro... (perch se crollata la reggia
del re di Cnosso, prima o poi anche
la Torre Galfa destinata a crollare.
E non lo dico io, ce lo dice la storia...).

Scrive Luciano Onida a Paolo Viola a proposito di Grattacieli e nuove architetture

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dell'articolo sui grattacieli di Milano.
Piazza Giulio Cesare divenuta un
orrore snaturando il piacevole angolo di Milano come era prima e come
me la ricordo io tanto tempo fa (ho
81 anni). La zona Porta Nuova
divenuta la sede del "bosco verticale" che solo le lucertole potranno

percorrerlo e non i bipedi incapaci di


camminare sul piano verticale. Qualunque balcone con piante rampicanti appare pi verde di questo
"bosco". II giardinetto sottostante
bellino ma quando ci sar il sole
della bella stagione sar impossibile
sedersi all'ombra perch le panchine sono lontane dagli alberi. Piazza

Gai Aulenti raggiungibile con una


"ciclabile" in salita inadatta a bambini e anziani. I "giardini di Porta Nuova" sono ancora una buca di terra
nuda e brulla, li vedranno i nostri
nipoti perch gli alberi richiedono 20
anni per divenire veri alberi.

Scrive Michele Palma a Lucia Castellano a proposito di Emegenza abitativa


In passato si data la casa a milioni
di italiani finanziandoli col patto di
riscatto. A queste condizioni tutti
potevano costruire, Cooperative,
Comuni ed enti vari. Gli assegnatari,

felici, custodivano il bene con ogni


dedizione e rispetto delle quote di
riscatto. Oggi meglio chiudere
queste aziende politiche e regalare
il patrimonio, inciviliremo gli utenti e

miglioreremo la societ: faremo ottenere ben altri risparmi ai bilanci


pubblici.

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Paolo Isotta, Muti e il Corriere
Qualche settimana fa uscito in libreria un libro autobiografico di Paolo Isotta, noto a tutti per essere il
critico musicale del Corriere della
Sera e un grande ammiratore di
Riccardo Muti. Considerandone l'incredibile volgarit, e non volendogli
fare pubblicit, non ne citer il titolo.
Confesso anche di non essere andato oltre il primo terzo del volume,
perch tutto mi lascia supporre che
gli altri due terzi siano fatti della
stessa pasta. Mi chiederete dunque
perch ne scrivo in questa rubrica e
dico subito che lo faccio perch lo
ritengo un dovere morale.
Mi spiego. Da anni Isotta andato
sempre pi esponendosi a severe
critiche, sia per luso di un linguaggio pomposo e arcaico, sia per il
carattere iperbolico e apodittico dei
suoi giudizi (il migliore di ogni
epoca il peggiore che abbia mai
ascoltato ecc.) tendenti sempre a
irridere alcuni - meglio se grandissimi, come Claudio Abbado o Maurizio Pollini - e a magnificare altri,
meglio se sconosciuti: limportante
per lui pater les bourgeois e con
ci costruirsi la fama di supremo
giudice che tutti sovrasta.
Oltre alla curiosit del linguaggio e
alla violenza dei giudizi, il nostro
sfoggia sempre una conoscenza
illimitata di autori, di interpreti, di testi. Non posso confermare o smentire le sue infinite citazioni di esecutori e di esecuzioni, di concerti e di
opere, ascoltati in date e in luoghi
anche remoti, di particolari e di aneddoti sulle vite di grandi e di pic-

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coli musicisti di ogni epoca, dagli


esordi ai contemporanei. Sar tutto
vero? Speriamo. A noi non resta
che ammirare tanta erudizione e
soprattutto invidiare una cos vasta
e precisa memoria.
Ed proprio di fronte a questo possente sfoggio di erudizione che c
da rimanere esterrefatti cogliendo
nel libro ben altro che il nobile interesse per la storia della musica e
della sua interpretazione, ma piuttosto quello sordido per il peggior
gossip che si possa immaginare, a
sfondo scandalistico e pornografico,
dedicato anche a persone - e ci mi
scandalizza - che non ci sono pi e
che dunque non possono n smentirlo n querelarlo.
Trovo indegno svelare e pubblicare
vicende personali, delicate e intime,
di chi in vita non ha mai ritenuto di
renderle pubbliche. il caso - ecco
il motivo per cui ne parlo - del suo
insegnante di pianoforte, di cui qui
non riporto il nome per non aggravare il pettegolezzo; segnalo solo
che un celeberrimo insegnante
scomparso trentanni fa, uomo di
immensa cultura e di grandissima
levatura e professionalit, con alle
spalle una nobilissima storia di dedizione alla musica e allinsegnamento, di amore e di disponibilit
senza confini verso allievi e allieve
fra cui moltissimi divenuti celebri e
celeberrimi. Lo stesso Isotta ne parla come del pi grande Maestro del
novecento.
Che interesse pu avere parlare
della sua omosessualit - argomen-

to che forse lui, nato nel 1908 e


sempre vissuto a Napoli, avrebbe
desiderato non mettere in piazza - e
ancor pi con dovizia di dettagli
scabrosi? Non si ha idea di come,
dal libro di cui stiamo parlando, esca devastata la figura di questo
grandissimo Maestro insieme con
quelle di tanti altri, noti e meno noti,
citati sempre con grande sfacciataggine con nome e cognome, quasi
che nella Napoli socialmente disastrata del secondo dopoguerra non
ci fosse altro degno di memoria. Isotta scriva quello che vuole, ma
non offenda la memoria di chi non
c' pi, e soprattutto ricordi che non
si ha il diritto di rovistare nel privato
e nellintimit di chi ha vissuto tutta
la vita con rigorosa riservatezza e
dignit.
Quando, qualche giorno fa, il libro
stato presentato al Conservatorio di
Napoli, diversi professori che conoscevano bene il Maestro si sono rifiutati di partecipare alla cerimonia
inviando lettere indignate; e io aggiungo di non aver molto apprezzato che, a Milano, lAuditorium si sia
precipitato a presentarlo non appena uscito. Per fortuna lha fatto in
sordina, e voglio immaginare che in
teatro non lo avesse ancora letto
nessuno!
***
Nel titolo ho accostato al nome di
Isotta quelli di Muti e del Corriere,
ed presto detto il perch: Riccardo
Muti uno dei pi celebri allievi di
quel Maestro, nei confronti del quale
non ha mai lesinato parole di affetto

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e di riconoscenza; cosa aspetta a
dire una parola in difesa del suo insegnante? mai possibile che non
senta il dovere di prendere le distanze da quel critico che anche
un suo acritico adoratore? Ha paura
di perdere il sostegno del Corriere
della Sera?

E Ferruccio De Bortoli, che in occasione della lite fra Isotta e il Teatro


alla Scala difese molto elegantemente il suo collaboratore - e in
questa rubrica riconoscemmo doverosamente che dimostr essere un
grande direttore - come far a ignorare lorrenda caduta di stile di una

delle firme ormai storiche del suo


giornale, e a consentirgli ancora di
sparare - da quel pulpito - giudizi
apodittici su tutto e su tutti?

ARTE
questa rubrica a cura di Benedetta Marchesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Il re delle Alpi conquista anche Palazzo della Ragione
Quella al Palazzo della Ragione non
solo una mostra di fotografia sui
grandi spazi, come riporta il titolo,
unode alle avventure e alle montagne di Walter Bonatti. 97 gli scatti
presentati in quella che si sta imponendo sempre di pi come una sede espositiva di valore della citt di
Milano.
Ma alle grandi fotografie del mondo,
alle riproduzioni audio e video si affiancano alcuni degli oggetti che
hanno da sempre accompagnato
Bonatti: gli scarponi di cuoio oramai
consunti, la Ferrania Condoretta,
una piccola macchina fotografica
che us sul Petit Dru, e la macchina
per scrivere: una Serio, modello Everest-K2, che gli venne regalata
dalla stessa azienda produttrice
perch raccontasse la vera storia di
ci che successe sul K2 nel 1954.
forse grazie a quel dono che Bonatti prese ad affiancare allalpi-

nismo e allesplorazione delle vette


anche la narrazione. Acuto e attento
osservatore del mondo, Bonatti attraverso i suoi reportage dar voce
a realt lontane appassionando i
lettori delle pi grandi riviste italiane,
prima tra tutte Epoca.
Un uomo decisamente in controtendenza rispetto al contesto nel quale
viveva: nellItalia post-bellica del
boom economico Bonatti sceglie
lallontanamento dalla realt per andare a scoprire mondi nuovi e inesplorati. Mai lo sfiora il pensiero di
rimanere, anzi torna sempre a casa
per raccontare il suo vissuto: da
ciascun viaggio porta con s racconti, riflessioni e tante, tantissime
immagini per far sognare chi non
riesce a partire con lui.
Le immagini in mostra raccontano
dei grandi viaggi, della sua capacit
di errare solo e della sua grande
ammirazione per la potenza della

natura. Emerge anche una certa


consapevolezza di s: durante i suoi
viaggi Bonatti escogita una serie di
tecniche con fili e radiocomandi che
gli consentono di essere non solo
parte delle proprie fotografie, ma
romantico protagonista, quasi ultimo
e affascinante esploratore del mondo.
Una mostra che coinvolge il visitatore mescolando avventura, fotografia
e giornalismo, giungendo a delineare il profilo di un grande uomo che
ha contribuito a fare la storia del
Novecento.

Walter Bonatti. Fotografie dai


grandi spazi Palazzo della Ragione
Milano - Orari Tutti i giorni: 9.30 20.30 // Gioved e sabato: 9.30 22.30 La biglietteria chiude unora
prima dellorario di chiusura Luned
chiuso Ingresso 10 euro

Marc Chagall porta la leggerezza a Palazzo Reale


Non si pu essere a Milano
nellautunno 2014 e non aver visitato la grande retrospettiva dedicata a
Marc Chagall, tale stato il battage
pubblicitario che ha tappezzato
lintera citt. Non solo, ma Chagall
anche uno di quegli artisti che rimangono nei ricordi anni dopo la
fine degli studi, che sembra facile
capire e apprezzare e per i quali si
pi predisposti a mettersi in fila per
andarne a vedere una grande mostra. Su questa scia stato pensato
il percorso che ha condotto
allideazione della mostra, che
prende proprio le mosse dalla domanda Chi stato Marc Chagall? E
cosa rappresenta oggi?
Lesposizione, a Palazzo Reale fino
al 1 febbraio, accompagna il visitatore in una graduale avvicinamento
allartista; attraverso 15 sale e 220
opere si scopre lartista affiancando
lesperienza artistica alla sua crescita anagrafica. Uomo attento e pro-

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fondamente sensibile al mondo che


lo circonda, Chagall, figlio ed erede di tre culture con le quali si
confrontato e che nel suo lavoro ritornano spesso: la tradizione ebraica dalla quale eredita figure ricorrenti, come lebreo errante, e immagini cariche di simbologie; quella
russa, sua terra natia dei bianchi
paesaggi e delle chiese con le cupole a cipolla, e quella francese delle avanguardie artistiche, incontrata
pi volte durante i suoi soggiorni.
Queste eredit si manifestano in
maniera eterogenea e armonica in
uno stile che rimarr nella storia per
essere solo suo: colori pieni di forma e sostanza, animali e uomini
coprotagonisti in una sinergia magica, latmosfera quasi onirica e
lamore assoluto che ritorna in ogni
coppia raffigurata, quello tra Marc e
Bella Chagall e che intride di felicit
e leggerezza ogni altro oggetto raffigurato intorno a loro. Persino il se-

condo conflitto mondiale e poi la


morte dellamata Belle paiono non
appesantire il suo lavoro, quanto
invece lo conducono a una maggiore profondit e pregnanza di significato.
Limmediato godimento della mostra, che potrebbe essere ostacolata dalla lunghezza e dal corpus cos
importante di opere, dato anche
dalla capacit didattica della audioguida e dei pannelli di mediare tra il
pensiero e il valore pittorico dellartista e locchio poco allenato del visitatore. I supporti presenti in mostra contestualizzano in maniera
chiara il periodo e i lavori del pittore,
offrendo tal volta una descrizione,
tal volta un approfondimento nelle
voci della curatrice Claudia Zevi o
dellerede dellartista, Meret Meyer.
La mostra racconta anche la poliedricit dellartista: attraverso i costumi, i decori e le grandi scenografie che lartista ha realizzato per il

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Teatro Ebraico Kamerny di Mosca
emerge lo Chagall sostenitore entusiasta e attivo protagonista in ambito culturale della Rivoluzione dottobre; nelle illustrazioni per le Favole di La Fontaine e nelle incisioni
per Ma vie (la sua autobiografia) si
incontra un altro Chagall ancora,
che non teme in nessun modo il

mettersi alla prova con qualcosa di


nuovo e diverso.
Uomo e artista che si fondono in
una personalit quasi magica che al
termine della percorso espositivo
non si pu non apprezzare e che
sancisce, ancora una volta, il ruolo
dellartista nella storia dellarte moderna.

Marc Chagall. Una retrospettiva


1908 - 1985 - fino al 1 febbraio 2015
Palazzo Reale, piazza del Duomo
Milano - Luned: 14.30-19.30 Marted, mercoled, venerd e domenica: 9.30-19.30 Gioved e sabato:
9.30-22.30

Il PAC si mostra tra arte e cinema: Glitch


Glitch la distorsione, linterferenza non prevista allinterno di
una riproduzione audio o video.
anche il titolo della mostra, al PAC
fino al 6 gennaio, dedicata alle interazioni tra arte e cinema: attraverso
il video si compie una ricerca molto
soggettiva, indirizzata talvolta a raccontare delle storie, tal altre a documentare accadimenti o performance, altre ancora a sperimentare
tecniche espressive. Il glitch, la fermatura improvvisa della proiezione,
offre una pausa alla visione e
unoccasione per cogliere una sfumatura che altrimenti passerebbe
inosservata. Tra arte e cinema il
confine quasi invisibile, sempre
opinabile e mai definibile laddove
ciascuna voce lecita e autorevole.
La mostra raccoglie 64 video realizzati da artisti italiani che, raggruppati per aree tematiche, vengono proposti in loop nei tre mini-cinema allestiti negli spazi del museo in palin-

sesti ripetuti a giorni alterni. Al fianco delle proiezioni vengono presentate una selezione di opere di artisti
che hanno scelto il video come
mezzo espressivo ma che si avvalgono anche delloggetto come concretizzazione tangibile dellidea artistica.
Tra le opere di maggiore impatto:
Mastequoia Op. 09-013, una lunga
striscia di frame selezionati da un
girato di 54 ore su un viaggio compiuto dai tre artisti tra Rotterdam,
Fs e Tokyo (vero e proprio film,
vincitore del premio Lo schermo
dellarte 2013); attraverso luso del
VHS come supporto la qualit perde
molta definizione acquisendo per
un velo quasi melanconico e onirico,
oltre che di ricordo che si va lentamente sbiadendo.
Per rendere pi esaustivo il tema
stato presentato poi un fitto palinsesto di proiezioni e performance che
vanno ad ampliare ancora di pi la

panoramica sul tema che lesposizione si propone di offrire, dando


la possibilit al pubblico di ascoltare
il contributo diretto che lartista pu
dare.
Alla mostra, per, come se mancasse un collante tra le opere: ciascuna porta con s un valore riconosciuto e condiviso ma sembra
non essere in dialogo con quelle a
fianco, privando di conseguenza il
visitatore di quellaccrescimento dato dallinterazione e dal confronto
con un percorso complesso che
presenti artisti differenti.
Glitch fino al 6 gennaio 2015 al
PAC via Palestro - Orari da marted
a domenica 9.30 - 19.30; gioved
9.30- 22.30 Biglietti Abbonamento
10,00: consente un accesso illimitato alle proiezioni e agli eventi della
mostra, Intero 8,00 Ridotto 6,50
Ridotto speciale 4,00: per tutti i
visitatori ogni gioved a partire dalle
19.00;

Giovanni Segantini tra colore e simbolo


Una retrospettiva come Milano non
ne vedeva da tempo: 18 sale ricche
di ricerca, dipinti e testi che ripercorrono la vita e il lavoro del maggiore
divisionista italiano, Giovanni Segantini. Si tratta di un ritorno ideale
quello di Segantini a Milano, il capoluogo lombardo rappresent infatti il
polo di riferimento intellettuale e artistico per lartista; era la Milano della rivoluzione divisionista che stava
lentamente dimenticando lo spirito
scapigliata per cogliere la sfida simbolista. Al fianco del Segantini maturo delle valli e delle montagne
svizzere si riscopre anche un giovane Segantini che a Milano compie il
proprio apprendistato e ritrae i Navigli sotto la neve o delle giovani
donne che passeggiano in via San
Marco.
La mostra un racconto complesso
sul mondo di Giovanni Segantini
che accompagna il visitatore in un
graduale avvicinamento allartista,
che lo invita ad avvicinarsi attraverso i quadri, alle emozioni, ai pensieri
e alle riflessioni che alle opere sono
vincolati.

n. 40 VI - 19 novembre 2014

I grandi spazi, gli animali, le montagne sono elementi non di complemento e non casuali in Segantini ma
anzi, acquisiscono un valore mistico
e quasi panteistico che permea
lintero lavoro, frutto del forte legame tra lartista e la natura.
Questultima, madre spirituale per
lartista (e orfano di quella biologica), spesso resa (co)protagonista
delle opere al punto che giocando
sui titoli e sulla compresenza tra
uomo e animali si arrivi interrogarsi
su quale sia il vero protagonista.
Luso dei colori, che si scopre con il
tempo, sempre pi potente grazie
alla giustapposizione dei colori
complementari e uno dei momenti
culmine si raggiunge nellazzurro
senza eguali del cielo di Mezzogiorno sulle alpi (1891).
La mostra pu essere percorsa e
goduta in diverse maniere: in ordine
cronologico seguendo levoluzione
artistica e personale dellartista accompagnati dallo scandire degli accadimenti della vita dellartista, oppure seguendo le sette sezioni tematiche in cui lesposizione suddivisa: Gli esordi, Il ritratto, Il vero ri-

pensato, Natura e vita dei campi,


Natura e Simbolo attraverso i pannelli chiari e lineari che accompagnano ciascun gruppo di sale; o ancora, lasciandosi trasportare dalluso magistrale della tavolozza dei
colori, che ha reso Segantini il maggiore esponente del divisionismo
italiano. una delle poche occasioni dove le scelte curatoriali e allestitive consentono al visitatore di unire
la vita e il lavoro dellartista creando
un percorso omogeneo dal quale
emerge la complessit del carattere
dellartista, composto, come tutti gli
uomini, da vari ruoli: figlio, padre,
uomo, artista. Qualsiasi modalit si
sia scelta per la fruizione della mostra se ne uscir con appagata la
necessit di bellezza e colore, ma
pi vivida quella di percorrere le
montagna e le valli tanto amate
dallartista.
Una nota positiva: i toni alle pareti
che vengono giustapposti uno dopo
l'altro, stanza dopo stanza, creando
come una rappresentazione visiva
al sedimentarsi delle conoscenze
dellartista.

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Una nota negativa: nessuna segnalazione allingresso della mostra sul
numero di sale e il tempo previsto di
visita, lorario di chiusura sono le
19.30 ma dalle 19 i custodi provvedono incessantemente a fare presente la questione facendo uscire il

pubblico dalle sale alcuni minuti


prima dello scoccare della mezza.
Alla stessa ora chiude anche il bookshop, non una scelta vincente laddove questultimo rappresenta notoriamente una delle maggiori fonti di
entrata per mostre e musei.

Segantini fino al 18 gennaio 2015


Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12 20121 Milano) Biglietti (con audioguida in omaggio) 12/10/6 Orari
Luned: 14.30-19.30 Marted, Mercoled, Venerd e Domenica: 9.3019.30 Gioved e Sabato: 9.30-22.30

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Jim Baggott
Il bosone di Higgs
Adelphi, 2013 - pp.259, euro 23
La recente nomina della scienziata
Fabiola Gianotti a direttore generale
del CERN di Ginevra, ha rifocalizzato l'attenzione dei giornali, delle televisioni e della opinione pubblica
sulla attivit della grande istituzione
internazionale e in particolare sulle
vicende legate all'invenzione e alla
scoperta dell'Higgs, subito battezzato dai media, fin dalla data del 4 luglio 2012, giorno della sua scoperta,
la "particella di Dio".
Finalmente, si scrisse, "dopo 48 anni e molti miliardi di euro, erano stati
rilevati segnali compatibili con una
particella ipotizzata o inventata nel
1964, ma che era rimasta labile e
quasi inconoscibile fino ai giganteschi sforzi, compiuti tra mille difficolt e scacchi clamorosi, nei laboratori di Ginevra.
Jim Baggott, scrittore scientifico,
assai noto nel Regno Unito e nel
mondo anglofilo, autore del fortunatissimo "The Quantum story" (Storia
della fisica quantistica dal 1900 ad
oggi), apparso nel 2011, ricostruisce
l'affascinante percorso compiuto dai
ricercatori dei maggiori centri e laboratori dell'Occidente, operanti nei
settori della fisica e delle altre energie, verso la formulazione del cosiddetto Modello standard delle particelle elementari e delle forze che
tra queste interagiscono, creando
un quadro di riferimento unitario e

formidabile dell'universo nel suo


complesso.
Completato il quadro generale di
riferimento, le indagini si sono rivolte poi all'individuazione della particella associata al campo di Higgs,
subito rivestita dai giornalisti scientifici di aggettivi parateologici, invisi ai
ricercatori e temuti, se possibile, pi
dei tagli alle risorse pubbliche per le
indagini scientifiche.
Certo, sottolinea Baggott, molte delle conseguenze dell'esistenza del
campo di Higgs erano state sperimentalmente verificate con i giganteschi collisori di particelle, attivati
nei primi anni '80. Ma dedurre l'esistenza del campo non era la stessa
cosa che rivelare la leggendaria
particella a esso associata. quindi, prosegue l'autore, assai rassicurante sapere che il campo esiste ed
davvero ovunque.
Ovunque, perch la sua energia
pervade l'intero universo, facendo s
che le particelle elementari, di cui
composto ognuno di noi e l'intero
universo osservabile, acquisiscano
massa, senza della quale, per quanto possa apparire incomprensibile,
non esisterebbero. Questo perch,
senza il campo di Higgs la massa
non potrebbe formarsi e non sarebbe potuto esistere alcunch.
Baggott dedica pagine importanti al
ruolo di Fabiola Gianotti, ricordando

che alla ricercatrice italiana si deve


il coordinamento operativo, protrattosi per anni, del Rivelatore ATLAS,
fondamentale per la caccia al Bosone di Higgs e dei tremila fisici impegnati nel progetto e provenienti da
174 universit e laboratori di 38 paesi diversi. Non pu dunque non
affascinare questo gigantesco sforzo collettivo della comunit scientifica mondiale per scopi esclusivamente legati all'evoluzione del pensiero e non da finalit militari.
Sforzo che viene da lontano, addirittura dai primi acceleratori degli
anni '20, che studiavano le collisioni
di particelle nei raggi cosmici, dalla
messa a punto del ciclotrone da
parte di Lawrence, dal contributo di
Vander Meer. Il suo metodo di "raffreddamento stocastico" ha permesso a Rubbia e al suo gruppo ,
l'individuazione dei Bosoni W e Z,
decisivi per arrivare alla scoperta
del Bosone di Higgs e alla svolta
finale dell'ormai leggendario LHC
(Large Hadron Collider) che con i
suoi 1600 magneti superconduttori
ha permesso di sviluppare energie
senza precedenti.
Un cammino formidabile spinto, lo
ricordiamo ancora una volta, non
dalle emergenze di una guerra, ma
dal desiderio di ogni uomo di conoscere l'Universo.
Paolo Bonaccorsi

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Oliva porta in scena i re - Intervista ad Alberto Oliva
Nel 2014 sei gi stato in scena
con due spettacoli al Litta, uno al
Libero e uno allOut Off. Ora sei
allo Spazio Tertulliano con Kings,
in scena fino al 22 novembre.
Come nascono i tuoi spettacoli?

n. 40 VI - 19 novembre 2014

Non mi piace stare fermo. Mi piace


fare tanto, mettere in gioco il pi
possibile, quindi i progetti nascono
dalla mia voglia di fare. Poi a volte
un progetto lo puoi far partire da zero, controllando tutte le variabili, al-

tre invece incontri una produzione o


una commissione, che pu essere
pi o meno vincolante. Nel caso della trilogia di classici che abbiamo
fatto a Ivrea, gli autori sono stati
scelti dal Teatro di Ivrea e io dal se-

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condo anno ho avuto solo la libert
di scegliere il testo. Devo dire che
lincontro con la committenza a me
piace, mi stimola molto perch mi fa
conoscere autori e testi che magari
non farei di mia iniziativa. La cosa
che mi ha stupito di pi successa
con Il ventaglio di Goldoni, che io
assolutamente non volevo fare, ma
poi leggendolo, provando con gli
attori, lavorandoci, mi sono innamorato di quel testo, follemente, e adesso sono felicissimo che sia stato
quello, perch non lavrei mai scoperto e mi sarei perso uno degli autori pi straordinari che esistono e
che pu raccontare molto della nostra societ senza farlo direttamente. Questanno con Pirandello mi
sono trovato meno bene, nel senso
che a me piace meno Pirandello,
per stato bellissimo il confronto.
un autore che sento pi ostico,
pi lontano da me, quindi lho un po
adattato. Invece Goldoni non lho
toccato perch, dopo averlo studiato, lho trovato perfetto. La nostra
generazione spesso vede male
lidea di incontrare una produzione o
un committente, viene vissuto come
un compromesso con accezione
negativa, invece sono opportunit
da cui si pu provare a ottenere il
massimo, e non vero che si perde
libert. Anzi, bello incontrare gli
altri e aprirsi a un confronto, senza
chiudersi nella propria poetica immacolata.
Con Il giocatore invece stato un
percorso diverso? S, questo spettacolo porta avanti un progetto su
Dostoevskij che io e Mino Manni
stiamo facendo da diverso tempo.
Abbiamo fatto La confessione da I
demoni, Ivan e il diavolo da I fratelli
Karamazov e adesso ci buttiamo su
un romanzo intero, cio sulladattamento di un romanzo preso in
tutta la sua trama, anche se poi abbiamo cercato di stringere il fuoco
sul protagonista e sul tema del gioco. Lo faremo con Exen Media, che
una casa di produzione di video
diretta da Maurizio Losi, un giovane
video maker molto stimato allestero
e di conseguenza poco conosciuto
in Italia, che ha deciso di inaugurare
una produzione teatrale allinterno
della Exen, e hanno scelto noi e il

progetto Dostoevskij per unire le


forze e fare un lavoro insieme.
Quindi abbiamo la possibilit di affiancare al nostro lavoro una scenografia multimediale composta appositamente per lo spettacolo, che per
il teatro Out Off adattissima e che
secondo me funziona bene per raccontare questo vortice che il gioco, il perdersi allinterno della tentazione, la roulette, la pallina che gira.
Quello che ci piace raccontare
che il protagonista conteso fra le
due tentazioni pi forti che possono
contendersi lanimo umano: la donna e il gioco dazzardo, che alla fine
dello spettacolo finiscono per essere la stessa cosa. Il giocatore non
lo solo nel momento in cui gioca,
ma una condizione di vita.
Volendo trovare un percorso poetico nei tuoi primi anni di carriera
io vedo una certa propensione
per i classici, sia del teatro che
della letteratura. S, vero. In questi anni mi sono orientato prevalentemente sui classici. Sempre con
unidea di riscrittura e attualizzazione. A me piace molto cercare di interpretare la nostra societ con
locchio di chi non cera. Mi piace
riprendere i classici per dire qualcosa oggi. Loro mettono le parole, bellissime, e io ci metto la chiave di lettura. Faccio pi fatica con i testi
contemporanei perch credo che
proprio il mestiere del regista sia
diverso: il classico esiste gi, l in
libreria e te lo puoi comprare, e
quindi sei autorizzato se non obbligato a dire la tua, autorialmente,
devi fare il tuo Enrico IV. Mentre invece quando fai il teatro contemporaneo quel testo l deve venir fuori,
non che puoi permetterti di cambiarlo o interpretarlo quando la gente ancora non lo conosce. Cio, ci
sono di fatto due autori e io credo
che l il regista debba farsi un po
pi indietro, perch lautore
lautore del testo. Per questo trovo
molto pi stimolo nel prendere un
classico e farlo parlare alloggi. Ad
esempio quando ho fatto le Baccanti, senza cambiare una parola di Euripide, ho fatto uno spettacolo su
Berlusconi e sulla comunicazione di
massa.

Com secondo te la scena teatrale italiana e in particolare quella milanese? Io credo che ci sia
una vitalit pazzesca, che stiamo
vivendo uno dei momenti pi belli
della storia del teatro, per non lo
sappiamo. E Milano e lItalia sono
una testimonianza straordinaria di
come si pu essere sempre negativi
e diffidenti nonostante le cose vadano bene. Abbiamo appena vinto
lOscar, con un film che secondo me
bellissimo, un capolavoro assoluto, uno dei film pi belli che io abbia visto nella mia vita. Negli ultimi
due anni lItalia cinematografica ha
vinto tutti i premi pi importanti del
mondo: Lorso doro a Berlino con i
fratelli Taviani, Il festival di Venezia
con un documentario - bello o brutto
chi se ne frega, abbiamo vinto il festival di Venezia - il Golden Globe e
lOscar con La grande bellezza e
Cannes con Reality di Garrone. Abbiamo vinto tutto, in due anni. Possibile che non si possa riconoscere
che il cinema italiano forte nel
mondo, rinato e sta vivendo una
nuova primavera? Anche se non ci
piacciono i film che hanno vinto, ma
chi se ne frega! A me piace solo La
grande bellezza, gli altri no, ma chi
se ne frega, dovremmo riconoscere
che stiamo vivendo un buon momento. La stessa cosa vale per il
teatro: sta vivendo una stagione
strepitosa, di fermento, di variet, di
ricchezza, di giovani proposte, di
spettacoli stupendi, di teatri che aprono, piccoli spazi che cercano di
dare modo ai giovani di esprimersi.
Milano in particolare, secondo me
piena di teatri con bellissime stagioni. Per noi vediamo solo laspetto
negativo. Perch vero che purtroppo istituzionalmente e culturalmente lItalia un paese che si
piange addosso. Perch se noi valorizzassimo quello che gi c saremmo alla pari del mondo che tanto invidiamo, Berlino, Londra, eccetera. S, le istituzioni sono sorde, ma
sono lo specchio di una nostra diffidenza.
Come vorresti che fosse fra venti
anni? Vorrei che fosse cos ma che
tutti ne fossimo contenti.
Emanuele Aldrovandi

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
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Sils Maria
di Olivier Assayas [Svizzera Germania Francia, 2014, 124']
con Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloe Grace Moretz

n. 40 VI - 19 novembre 2014

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Maria Enders e la sua giovane assistente Valentine sono in viaggio


verso Zurigo, dove Maria ricever
per suo conto, un prestigioso premio vinto da Wilhelm Melchior, autore teatrale che laveva portata al
successo venti anni prima. La pice
del suo debutto, Moloja Snake,
parlava di due donne: Helena, imprenditrice affermata, sposata e con
figli e la giovane Sigrid che fa innamorare di s la donna pi anziana e
la porta alla rovina e al suicidio.
Maria aveva interpretato Sigrid, identificandosi completamente col
personaggio, comprendendolo nei
pi minuti dettagli e lasciandosene
forgiare. La sera in cui deve ricevere il premio, Maria viene raggiunta
dalla notizia che Wilhelm morto
nella sua casa in Engadina, a Sils
Maria.
Forse proprio per tributare un estremo omaggio allamico e mentore, Maria accetta la proposta, caldeggiata da Valentine, di un giovane regista di rimettere in scena Moloja Snake, interpretando questa
volta il ruolo di Helena. Nella casa di

Wilhelm a Sils Maria, lattrice non


studia solo una nuova parte, ma si
interroga sul passare del tempo, sul
non essere pi la donna che era
stata, e prova rabbia, paura, repulsione per Helena e forse per se
stessa.
Il testo teatrale, provato durante
lunghe passeggiate nella quiete della montagna, dialogo nel dialogo
tra le donne, Maria e Valentine, Sigrid e Helena, Maria e Helena, Maria e Sigrid.
Il dialogo con Valentine stringente:
due mondi, due culture, due et,
due modi di considerare larte e la
tecnologia; emerge sempre pi
chiara la richiesta di rispetto per le
proprie posizioni da parte di Valentine inizialmente adorante e ancillare e poi sempre pi libera e critica
nei confronti di Maria che non riesce
ad accettare di non essere pi Sigrid e di essersi definitivamente trasformata in Helena, di essere non
pi giovane, di non capire il tempo
nuovo, i nuovi miti, i nuovi idoli.
La parte di Sigrid viene affidata a
una giovane di grande successo,

abituata a un jet set in cui si muove


tra paparazzi, scandali ed eccessi.
Lincontro con questa giovane attrice, conferma a Maria di non essere
pi Sigrid, di dover passare il testimone, anzi, di averlo perso per
strada, il testimone, senza essersene accorta. Mi sono persa nei miei
ricordi ci dice allora.
Il testo di Olivier Assayas pieno di
ambiguit e di desiderio. La fotografia del film spazia dai magnifici paesaggi della valle, con la sua immensa pace, con le sue nuvole che si
muovono sinuose come un serpente, il Moloja Snake appunto, fino ai
minuti dettagli del volto di Maria,
una Juliette Binoche che non nasconde le rughe che cominciano a
impreziosirle il viso.
un film sulla fugacit della gloria,
sulla bellezza e grandiosit dellarte
che informa di s la vita e la rende
piena di senso, un film sulla lealt
e la generosit, sulla fedelt ai propri ideali e al proprio percorso umano e professionale. Un film da vedere.
Tootsie

IL FOTO RACCONTO DI URBAN FILE

M5 PER EXPO 5 NUOVE FERMATE. LOTTO: LA NUOVA PIAZZA


http://blog.urbanfile.org/2014/11/14/zona-lotto-m5-per-expo-5-nuove-fermate/

MILANO SECONDO [Alvise]


Alvise De Sanctis: MILANO ALLAGATA, PER
la settimana milanese 12/11 - 18/11/2014

http://youtu.be/7Rm_CiqI_b8

n. 40 VI - 19 novembre 2014

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