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numero 36 anno VI 22 ottobre 2014


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MM4 PI FACILE DIRE S CHE NO. SBAGLIANDO


Luca Beltrami Gadola
In politica spesso pi facile dire s
che no, perch per dire no ci vuole
pi coraggio. Due anni fa si doveva
dire no a Expo nei tempi e nei modi
nei quali la giunta Moratti laveva
lasciata in eredit alla nuova giunta.
Si persa anche loccasione di
chiedere una proroga di un anno, e
lo si poteva fare visto il precedente
della Francia e tutto il mondo lo avrebbe capito: lo scenario mondiale
del 2008, data di assegnazione
allItalia rispetto a quello del 2011,
Giuliano Pisapia eletto sindaco, era
radicalmente cambiato e ancor pi
cambiata era la situazione economica italiana; sarebbe stato probabilmente anche il tempo necessario
a rivedere alcuni progetti di Expo
troppo costosi.
Ma da questa esperienza, non ancora conclusa, bisogna trarre secondo me un insegnamento: le opere pubbliche da noi si realizzano
con tale lentezza - inutile raccontare
per lennesima volta i perch - che
quando finalmente sono finite la loro
ragion dessere non c pi o almeno assai sfumata. Ma possiamo
aggiungere qualcosaltro: ammesso
che miracolosamente i tempi che
intercorrono dallideazione alla realizzazione di unopera pubblica si
portino a livello europeo, oggi la velocit del cambiamento economico
e sociale tale che diventano veramente interessanti solo i progetti
dotati di flessibilit e di capacit di
incorporare il progresso tecnologico
e i cambiamenti e di non subirli.
Aggiungerei unaltra cosa: in un Paese come il nostro che si dibatte
nella morsa della scarsit di risorse
pubbliche,
anche
le
priorit
nellinvestire quel poco che si ha
possono e devono cambiare. Queste sono le ragioni che mi portano a

dire che la linea MM4 va quantomeno ripensata radicalmente se non


addirittura cancellata dai programmi
di investimento pubblico a Milano.
Lo spauracchio delle perdite di finanziamenti pubblici non vale:
spendere male i soldi solo perche ci
sono , in questo momento, non
una sciocchezza ma una sorta di
reato.
Ma per restare al tema M4, vi sono
altre e altrettanto serie ragioni che ci
fanno dire di no. Gi la MM5 pesa
sul bilancio del Comune per circa 90
milioni lanno, se vi si aggiungono
almeno altri cento per la futura MM4
e a questi quel che gi si spende
per il trasporto pubblico locale ci avviciniamo a una cifra che andrebbe
a rappresentare circa un terzo della
spesa corrente del bilancio comunale: una situazione del tutto insostenibile e che inesorabilmente comprometterebbe qualunque altro investimento
dellamministrazione.
Questo inammissibile in una situazione nella quale vi sono investimenti improrogabili come la manutenzione delle scuole o le case
popolari, tanto per dire.
Se questi argomenti non fossero
sufficienti, ve ne sono altri come il
contratto di partenariato per esecuzione di questa nuova linea: siamo
alla bufala della collaborazione tra
pubblico e privato fatta nellinteresse del pubblico. Come ho gi avuto
modo di dire, in questa operazione,
a prescindere dai costi di gestione,
si vede lintervento privato nella sola
misura del 25% e, cos come sono
fatti i conti, andr a rappresentare
assai meno in realt perch il controllo dei costi non stato certificato
da nessuno e dunque il privato, se
le cose vanno male, ci rimette gli
utili ma difficilmente va in perdita.

Come in tutti questi contratti dunque


il privato guadagna (o non perde) e
il pubblico ha solo costi e rischi.
Perch insistere?
Lidea poi che si metta sottosopra
anche il centro citt con nuovi cantieri per portare passeggeri l dove
le attivit di terziario stanno scappando o per lobsolescenza degli
edifici oggi vuoti o per il loro prezzo
altissimo, mi sembra assurdo rispetto a eventuali migliori collegamenti
con larea della futura citt metropolitana. In questi ultimi giorni son state pubblicate sui quotidiani alcune
lettere alle quali qualcuno dovrebbe
rispondere: perch non ci si limita a
collegare Linate con il Passante in
piazzale Dateo, se il problema il
collegamento allaeroporto cittadino? Perch non si utilizza il binario
ferroviario gi esistente? Perch
non si pu arrivare a Linate con un
prolungamento della linea Gialla dal
terminal di San Donato dal quale si
pu vedere addirittura limbocco pista dellaeroporto? E vorrei aggiungere unultima domanda: perch
spendiamo in infrastrutture prima di
spendere sulla valorizzazione del
capitale umano? Come dire scuola,
universit, ricerca, gli unici veri investimenti per il futuro in Italia?
Si dice che questi lavori porteranno
occupazione. Verissimo ma se si
scelta una politica delloccupazione
perch si privilegiato un tipo di attivit edilizia nel quale lincidenza
della mano dopera una delle pi
basse, vista la preponderante meccanizzazione. Una riflessione generale sulla citt, sul suo futuro e sulle
sue necessit pi urgenti sembra
opportuna ma in fretta perch il
cambiamento non fa sconti a nessuno.

LA LEGA NON C' PI: QUELLA DUNA VOLTA


Walter Marossi
Il risultato pi significativo della manifestazione ben organizzata e ben
partecipata di sabato scorso a Milano uno solo: lo scioglimento della
Lega. Nata per rivendicare la separazione del nord dal sud, della Lombardia dall'Italia, del Veneto dai terroni, felice di ricordare il passato
austrungarico e le origini celtiche
non cattoliche delle popolazioni padane il popolo ex bossiano sabato
marciava al grido: salviamo l'Italia,

n. 35 VI 12 novembre 2014

chi non difende i confini un traditore, chi non salta musulmano .


Una vera e propria mutazione genetica. Esemplare la cospicua partecipazione di Casa Pound che con lo
slogan socializzazione e autarchia
caratterizzava il corteo, evidenziando anche una netta superiorit culturale rispetto agli sbragatissimi slogan salviniani incentrati sul vaffa.
la fine di un equivoco durato decenni. La retorica secessionista pa-

danoveneta che non si mai concretizzata in un solo atto di governo


significativo nonostante decenni di
governi regionali in Lombardia, Veneto, Piemonte e il governo di decine di provincie e citt e risulta essere ormai improponibile.
Vent'anni fa erano leghisti:il sindaco
di Milano Marco Formentini, il presidente della regione Lombardia Paolo Arrigoni, il presidente della provincia di Milano Massimo Zanello.

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Mai nessun partito ha avuto un ruolo cos significativo, mai le realizzazione concrete sono state cos modeste in relazione agli obiettivi. Successivamente Albertini e Formigoni
hanno imbrigliato, cloroformizzato e
svuotato di ogni significato la partecipazione dei leghisti ai governi locali.
Da allora il declino del ruolo politico
e amministrativo della Lega stato
costante. Cos come stato costante ma non uniforme il calo degli elettori. Paradossalmente per un partito
che dell'identit localistica faceva
vangelo, nelle elezioni in cui c' una
minore partecipazione al voto e una
scarsa relazione tra eletti e territorio, come le europee la Lega va
meglio.
Nell'ultima tornata delle amministrative la Lega non supera il 10% dei
voti a Bergamo (nel 2009 era oltre il
14%), a Cremona il 7% (nel 2009
aveva l'11%), cos come a Pavia
dove ha perso un terzo dei suoi voti
in percentuale e quasi la met in
valori assoluti. N va meglio nei
comuni non capoluogo dove anzi
subisce un ulteriore erosione a favore di liste civiche varie. Va anche
ricordato che alle europee del 2009
in Lombardia prese 1.221.000 voti
contro i 714.000 di quest'anno.
Anche in questo c' un elemento
della mutazione genetica della Lega: non pi bravi amministratori
magari un p ciula e naif ma profondamente legati al territorio come
per anni si detto piuttosto protestatori populisti a tutto campo. La
modestia amministrativa evidenziata
in questi anni dai leghisti, e in generale dal centro destra che ha consentito al centro sinistra di conquistare il governo di quasi tutti i comuni capoluogo della Lombardia
pesa e ha pesato nel declino della

Lega cos come gli innumerevoli


scandali e scandaletti ma sabato si
palesato qual la cura di Salvini
per fermare il declino: basta localismi e territorio, basta secessione
ma una vision nazionalpopulista da
destra tradizionale.
Si deve cambiare totalmente registro per sopravvivere e il popolo della Lega sceso numeroso in piazza
ha benedetto e legittimato il cambiamento in un tripudio di bandiere
da quelle dei sudisti americani ai
tricolori del movimento patria sociale da quelle con i teschi a quelle della bielorussia; e di cartelli da quelli
per Putin a quelli contro i clandestini, gli immigrati, Alfano ma sopratutto contro l'invasione.
Lontani gli anni in cui si poteva
chiedeva l'indipendenza e si celebrava il sacro Po ma ancor pi lontani gli anni degli auspicati gemellaggi (in genere respinti dagli anelati
partner) con irlandesi e catalani nel
mito di Braveheart. Il patetico tentativo del vecchio Bossi, gentilmente
ospitato sul palco, di parlare di indipendenza ha ottenuto distratti applausi. La piazza con rispetto e anche affetto lo ha archiviato e con lui
tutta la nomenclatura ministerialmaroniana. Solo alcuni impavidi giovani padani gridavano chi non salta
italiano a pochi metri dai ben pi
numerosi seguaci di Casa Pound
con lo striscione prima gli italiani.
Diciamoci la verit l'indipendentismo
sta alla Lega di oggi come il berlinguerismo al Pd di Renzi: nostalgico
folklore fan per vecchi militanti.
Cos' quindi oggi il centrale nell'identit, cultura e politica leghista?
La difesa della patria dall'invasione
di immigrati e di non cristiani. Nessuna secessione nessun referendum separatista ma al massimo una
bavarizzazione del lombardoveneto;

non un caso che l'unico a parlare


di macroregioni oggi Caldoro. L'alleanza con Le Pen non un espediente tattico per ottenere una qualche visibilit, una convinzione profonda e radicata.
Il centro sinistra pu festeggiare e
deve essere per pi ragioni grato a
Matteo Salvini che:
1) restituisce il federalismo al suo
contesto democratico progressista
2) riporta in piazza la destra cattolica e fascista in modo ordinato e non
eversivo, cooptando, almeno per
ora, anche le frange pi estremiste
3) rid senso alla vittoria di Pisapia.
Il centro sinistra riesce a definirsi
grazie all'opposizione a questo centro destra
4) crea un nuovo avversario simbolo
(in politica serve sempre) in sostituzione dell'ormai sbiadito Berlusconi
5) apre contraddizioni difficilmente
sanabili nel centro destra, tant' che
gli slogan pi insultanti erano per
Alfano
6) ipoteca il mantenimento di Palazzo Marino al centrosinistra, perch
l'autocandidatura dello stesso Salvini rende elettoralmente favorito
qualsiasi
candidato
renziano
foss'anche il mio gatto
E cancella definitivamente una delle
pi fantastiche stupidaggini che ci
allietano dal 1995 quando fu proclamato: la Lega una nostra costola, stato il sintomo pi evidente
e robusto della crisi del nostro sistema politico e si esprime attraverso un anti-statalismo democratico e
anche antifascista che non ha nulla
a vedere con un blocco organico di
destra.
Oggi possiamo tranquillamente affermare che la Lega fascista. Con
una non trascurabile differenza: al
posto di Mussolini c' Salvini.

CASE POPOLARI: RIANNODARE UN GLORIOSO PASSATO


Franco DAlfonso
Il Comune si riprende le sue case.
Linterruzione del rapporto con Aler
e la decisione di gestire direttamente il proprio patrimonio immobiliare
da parte della Giunta comunale di
Milano non stata una decisione
tecnica.
Si dato finalmente seguito a una
delle promesse elettorali del progetto Pisapia del 2011, quella di
recuperare un ruolo di regia pubblica nella politica della casa. Questo
ruolo a Milano vanta origini antiche
e risultati straordinari, a partire dalla
vera e propria invenzione delle case per il popolo che si deve alla so-

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ciet Umanitaria che, nei primi anni


del Novecento , partendo dal lascito
di Mois Loria si diede il compito di
dare abitazioni con caratteristiche
innovative per l'epoca con la presenza dentro ogni appartamento di
un piccolo vano di servizi provvisto
di WC, lavandino e colonna diretta
alle cantine per l'espulsione dei rifiuti.
Le case di via Solari e viale Lombardia , ancora oggi in uso , furono
realizzate nel pi completo disinteresse per le leggi del mercato immobiliare e per gli interessi privati
che in quegli anni cominciavano a

costituirsi come potere forte di alcune famiglie giunto fino ai giorni


nostri. E non rispettava le leggi di
mercato ma se ne inventava di nuove anche il movimento cooperativo
con le edificazioni di Niguarda,
Lampugnano, Rogoredo, Trenno,
solo per citarne alcune, che hanno
ancora un grande patrimonio indiviso destinato allaffitto e che, di fatto,
costituiscono nella nostra citt
lunico tenue elemento di regolazione di questo mercato, di fatto annientato da anni di dissennate politiche di privatizzazione.

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Lo smantellamento del sistemacase dei fondi di garanzia delle Assicurazioni, lo scioglimento degli
Iacp e il loro accorpamento nelle
Aler gestite con criteri privatistici,
lalimentazione sconsiderata di un
sistema per il quale quasi l80 %
delle famiglie milanesi vive in casa
di propriet pi di un terzo delle
quali gravato da mutuo , insomma
quaranta anni di inno acritico alle
bolle edilizie ha portato a una situazione nella quale perfino i rappresentanti della propriet immobiliare
da anni ormai invocano la presenza
di un soggetto in grado di immettere
un numero di case in affitto in grado
di far esistere, pi che ripartire, il
mercato dellaffitto.
Nella onirica visione nella quale i
vantaggi di una gestione privatistica
degli alloggi pubblici avrebbe portato vantaggi per tutti si dato vita ai
mostri Aler, agglomerati societari
senza coerenza (i quattro quinti delle case popolari sono nel territorio
della citt metropolitana di Milano e
la governance della societ era
per il novanta per cento divisa fra
enti e persone del resto della Regione, solo per fare un esempio), si
sono affidate a terzi gestione e ma-

nutenzioni, con il risultato scontato


di aver lasciato nel degrado gli immobili, si perso del tutto il governo
di interi fabbricati e quartieri, in mano di fatto ad abusivi e racket che
affittano con ben altra capacit di
riscossione del canone le case occupate a regolari e clandestini in
maniera estremamente democratica.
Il patrimonio immobiliare del Comune di Milano comprende una quota
relativamente ridotta delle case popolari che insistono sul nostro territorio e non costituisce massa critica
sufficiente a incidere come attore
forte sul mercato degli affitti. Ma il
fatto che queste case frutto di lasciti
dei cittadini milanesi nei secoli nonch degli investimenti fatti con i soldi del bilancio comunale milanese
ritornino a essere gestite direttamente dal nostro Comune un segnale politico forte che pu fare, al
contrario, massa critica politica
magari per convincere anche gli esitanti esponenti di sindacati e anche
di partito che hanno criticato la decisione della Giunta e del sindaco.
Ma con questa decisione sono
daccordo centinaia di cittadini che
stanno affollando le assemblee or-

ganizzate dal Movimento Milano Civica nei quartieri di propriet civica


storica come San Leonardo, Solari,
Quarto Oggiaro, che chiedono informazioni e danno consigli, cos
come sempre successo nella nostra citt.
E sono sicuro che sarebbe
daccordo con noi anche il banchiere Commendator Giuseppe Levi che
nel 1904 "Fortemente impressionato
dalle pietosissime condizioni in cui
trovansi i senza tetto e per assecondare un sentimento del mio animo di fare in vita un'opera pubblica
di beneficenza, ho acquistato la casa di via Cicco Simonetta 15 coll'intenzione di offrirla in dono, come
offro colla presente, a codesto onor.
Municipio, a pro dei senza tetto
senza distinzione di religione". Ma
sarebbe ancor pi contento, di questo ne sono ancor pi sicuro, di sapere che a Milano oggi sindaco
Giuliano Pisapia che riporta a casa i
beni cittadini e non Gabriele Albertini che per pura ideologia ignor la
volont del donatore e quella casa
se l venduta.

LA MISSIONE DELLA CITT METROPOLITANA


Ugo Targetti
Il 28 settembre scorso sono stati
eletti gli organi di governo della Citt
Metropolitana (CM) di Milano. Il dibattito sulla missione della nuova
istituzione sta coinvolgendo solo
addetti e vecchi fans; assai meno
la societ e la politica milanesi che
hanno sempre avuto difficolt a coglierne la rilevanza. Effetto anche
dellelezione di secondo grado che
escludendo i cittadini dal voto, coinvolge solo amministratori comunali
e partiti. Ora i nuovi amministratori
metropolitani devono redigere e approvare lo Statuto che dovrebbe fissare natura e missione della CM,
nonch poteri e principi organizzativi.
Sulla natura del nuovo ente, le partizioni territoriali, il sistema elettorale
e la rappresentanza democratica,
diversi autori hanno gi scritto su
ArcipelagoMilano (V. Ballabio, G.
Consonni, R. Camagni e altri). Comunque la maggioranza delle forze
politiche ritiene che lo Statuto debba
prevedere lelezione diretta del sindaco e del Consiglio metropolitano.
Ma lo Statuto dovr definire anche
la missione della CM, indicarne il
ruolo specifico e gli obbiettivi concreti: accrescere la competitivit
dellarea metropolitana; migliorare la

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qualit dellabitare, in particolare


nelle periferie; migliorare le condizioni dellambiente; ricomporre il
paesaggio destrutturato, ecc. Per
raggiungere tali obbiettivi il ruolo
della CM dovrebbe essere prevalentemente orientato al governo del
territorio, cio alla componente fisica del sistema metropolitano. A tale
riguardo gli atti che la CM deve assumere in un prossimo futuro sono
tre.
Lo Statuto che deve definire funzioni e competenze della CM e deve
essere approvato entro dicembre. Il
Piano strategico del territorio metropolitano che ha carattere programmatico e deve individuare le priorit
tra gli obbiettivi statutari; poich costituisce il nucleo centrale del programma politico amministrativo dovrebbe essere approvato entro i
primi mesi dellanno prossimo. Il Piano territoriale generale (nuovo
strumento urbanistico introdotto dalla legge) che deve collocare sul territorio gli obbiettivi statutari e strategici e organizzare le condizione fisiche per la loro attuazione. Lavvio
della formazione del Piano territoriale e del Piano strategico dovrebbero
essere contestuali anche se la con-

clusione del primo avr tempi pi


lunghi.
Lo Statuto: funzioni e competenze
della CM - Dunque se gli obbiettivi
della CM sono lefficienza del sistema territoriale, la ricomposizione del
paesaggio metropolitano, laccrescimento della qualit ambientale, il
rinnovo delle periferie, ecc. lo Statuto deve stabilire le competenze e gli
strumenti che la CM deve avere per
sviluppare il proprio ruolo. Le funzioni e le competenze indicate nella
proposta di Statuto presentata nel
2005 da V. Ballabio, G. Boatti, G.
Natale e dal sottoscritto e fatta propria dal Forum Civico Metropolitano
(2011) sono sostanzialmente quelle
necessarie a raggiungere un superiore livello di organizzazione territoriale. Poich la lettura dellelenco
delle competenze indicate nella
proposta di Statuto potrebbe risultare un po pedante, lo si ripropone in
calce allarticolo, lasciando al lettore
di cogliere gli spunti di maggiore interesse.
Lattribuzione di tali funzioni alla CM
presuppone una significativa cessione di potere da parte dei comuni,
ma soprattutto da parte della Regione. Il Consiglio regionale dunque, non solo lesecutivo, dovrebbe

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partecipare attivamente alla formazione dello Statuto, perch si tratta
di rendere coerenti, con legge, poteri e attribuzioni della nuova istituzione con il sistema amministrativo regionale, ma anche perch la Lombardia dovrebbe rivendicare il ruolo
nazionale della CM di Milano.
Piano strategico del territorio metropolitano, organi di governo e risorse
- Il Piano strategico che la CM deve
adottare per legge e che ha valenza
di atto di indirizzo per i comuni, dovr definire le priorit tra gli obbiettivi statutari e individuare mezzi e risorse per la loro attuazione. Il Piano
strategico costituisce dunque il nucleo essenziale delle scelte politiche
che spettano al Consiglio metropolitano e alla Conferenza dei sindaci.
Lo Statuto deve pertanto definire
anche il rapporto tra gestione corrente, Piano strategico e organi di
governo della CM. La legge non
prevede la giunta metropolitana, ma
solo il Consiglio metropolitano. Ai
membri del Consiglio possono essere delegate particolari funzioni. Lo
Statuto potrebbe prevedere di affidare ai consiglieri responsabilit per
Progetti, ovvero per obbiettivi del
Piano strategico che dovrebbero
essere gli obbiettivi politicamente
significativi e qualificanti. La gestione corrente pertanto sar necessariamente governata, per settori, dai
dirigenti, sotto la responsabilit politica del Sindaco metropolitano.
La questione delle risorse. La CM
avr le risorse della Provincia di Milano, gi ampiamente ridotte dai
provvedimenti di contenimento della
spesa pubblica degli anni scorsi:
sar difficile garantire una buona
gestione corrente. il Sindaco di Milano, neosindaco metropolitano, ha
gi chiesto alla Regione e al Governo una quota delladdizionale IRPEF. Si potrebbe dunque pensare
che la nuova istituzione non potendo fare investimenti, anzi dovendo
alienare beni, non conter molto pi
della provincia (vedi larticolo di D.V.
Comero in ArcipelagoMilano dell8
ottobre scorso) e non potr contribuire in modo significativo alla crescita del Paese. In effetti le risorse
per gli investimenti pubblici di scala
metropolitana, nel prossimo futuro,
deriveranno prevalentemente dal
bilancio dellUnione europea, mentre lannunciato allentamento del
patto di stabilit (?) dovr essere
usato per gli interventi comunali. Il
Piano strategico dovr dunque fondarsi sui progetti europei e la CM
dovr diventare utilizzatore capace
e privilegiato delle risorse destinate
allItalia per il ruolo che pu svolgere per la crescita del Paese; ma tale
ruolo va conquistato sul piano orga-

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nizzativo, progettuale e politico. Se


interventi come il riuso delle aree
EXPO (nel 2016) la formazione di
nuovi parchi metropolitani (i piani di
Cintura urbana del Parco Sud) la
rigenerazione delle periferie, del patrimonio abitativo pubblico e del
demanio ex statale, ecc. rientrano
nei programmi europei dinvestimento, la CM dovr svilupparne i
progetti.
Piano territoriale generale e Statuto
- Tra le funzioni della CM la legge
indica la pianificazione territoriale
generale. Il Piano territoriale generale della Citt Metropolitana PTG
o PTGM come possibili acronimi sarebbe dunque un nuovo strumento di cui la legge non definisce n
contenuti n poteri; potrebbe avere
un carattere composito tra piano
territoriale e piano regolatore generale (lINU Lombardia ha discusso il
tema in un recente convegno). Il
PTGM dovrebbe dunque avere un
duplice carattere: un carattere di
piano strutturale che indica lassetto
fondamentale del territorio (infrastrutture, insediamenti di livello metropolitano, pesi insediativi degli abitati, parchi, aree di tutela ambientale
e agricole, ecc.) ma non conforma i
diritti edificatori e un carattere attuativo per parti limitate di territorio (infrastrutture e funzioni di livello metropolitano) da pianificare attraverso
accordi di programma con i comuni
interessati o meglio con le zone
omogenee cui dovrebbero corrispondere unioni o fusioni di comuni.
Natura e poteri del nuovo Piano metropolitano dovrebbero essere definiti dalla legge regionale (e forse
anche nazionale) ma in attesa (la
regione Lombardia ci mise 10 anni
per normare i contenuti dei Piani
Territoriali di Coordinamento Provinciali istituiti dalla 142 nel 1990) le
prerogative del PTGM dovrebbero
essere definite nello Statuto, con il
consenso della Conferenza dei comuni e della stessa Regione.
Per avviare la pianificazione metropolitana il primo PTGM dovrebbe
sintetizzare e comporre i Documenti
di piano dei 130 comuni dellarea
metropolitana, compreso Milano, e
prevedere una messa a punto progressiva, coerente con gli obbiettivi
statutari e del Piano strategico.
La legge non stabilisce le procedure
di approvazione del PTGM, ma impone alle regioni di adeguare la
propria legislazione alle disposizioni
della presente legge entro dodici
mesi dalla sua entrata un vigore..
La maggioranza di centro destra
che ha serie difficolt al suo interno
sulle proposte di legge sul consumo
di suolo, avr anche maggiori difficolt ad affrontare la revisione della

legge urbanistica e a regolare le


competenze della CM. Tuttavia poich ladozione del PTGM un obbligo di legge sarebbe auspicabile
che il neo sindaco metropolitano
proceda subito, anche in assenza
della legislazione regionale.

Estratto dalla proposta di Statuto


per la Citt metropolitana - Forum
Civico Metropolitano (2005 - 2011)
Art. 6. Funzioni della CM
1. La CM esercita sul proprio territorio tutte le funzioni della Provincia
integrate dalle funzioni di livello metropolitano, come definite dalla legislazione e precisate come segue.
a) Pianificazione territoriale
La CM al fine di uno sviluppo territoriale equilibrato e sostenibile pianifica con il Piano territoriale metropolitano, PTM, ( leggi Piano Territoriale
Generale -) la fondamentale struttura del territorio metropolitano, costituita dalle reti delle principali infrastrutture, dalle funzioni e servizi di
livello metropolitano o superiore, dai
poli di sviluppo, dai principali insediamenti residenziali e produttivi, dai
nodi di interscambio funzionali al
sistema dei trasporti, dalle aree a
parco e dalle aree destinate in modo stabile alla produzione agricola:
Il PTM stabilisce le principali misure
di tutela del patrimonio storico, architettonico,culturale, naturalistico ambientale e del paesaggio; il PTM
stabilisce altres i principi di assetto
del territorio atti a ridurre e prevenire l' inquinamento.
b) Pianificazione urbanistica
Alla CM sono attribuite competenze
in materia urbanistica limitatamente
alla definizione degli elementi del
PTM e alla definizione dell' assetto
urbanistico di specifici ambiti, individuati dal PTM o indicati dagli stessi
comuni, che comprendono territori
di pi comuni.
La CM verifica la conformit al PTM
di tutti glia atti costitutivi dei PGT e
loro varianti anche parziali e degli
atti di pianificazione comunale, anche attuativa, che riguardano specifiche previsioni del PTM.
c) Pianificazione, attuazione e gestione delle principali infrastrutture
La CM pianifica la rete delle principali infrastrutture, ivi comprese quelle di carattere regionale e statale,
attraverso il PTM, in accordo con la
regione Lombardia e con il Ministero
delle infrastrutture.
La CM attua le infrastrutture i servizi
e gli impianti di livello metropolitano,
direttamente o tramite altre amministrazioni, enti e societ di settore.
d) Attuazione e sviluppo dei parchi
di livello metropolitano

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La CM, sostiene la gestione dei
parchi, promuove la formazione di
nuovi parchi, istituisce insieme ai
comuni interessati, parchi locali di
interesse sovracomunale.
e) Attuazione e gestione del trasporto pubblico
La CM esercita le competenze comunali e provinciali in materia di
trasporto pubblico; il territorio della
CM costituisce pertanto bacino unitario del trasporto pubblico.
f) Gestione della mobilit e del traffico
La CM esercita le competenze in
materia di programmazione della
mobilit complessiva, anche ciclabile e del traffico. La CM adotta il Piano metropolitano della mobilit e del
traffico, in coerenza con il PTM: il
Piano distingue i compiti attuativi e
di gestione diretta della CM e dei
comuni.
g) Attuazione dell'edilizia residenziale sociale

In aggiunta all' attivit dei Comuni la


CM adotta programmi straordinari di
edilizia pubblica o privata convenzionata, localizzati sulla base del
PTM, concordandone con i comuni
le forme di gestione.
h) Pianificazione commerciale della
grande distribuzione
La CM pianifica la grande distribuzione e le grandi strutture di vendita,
in coerenza con il PTM e rilascia le
relativa autorizzazioni.
i) Tutela e valorizzazione dell' ambiente
Alla CM sono attribuite le competenze in materia di programmazione, realizzazione e gestione dei
servizi pubblici a rete nei settori del
ciclo integrato dell' acqua, dell' energia e dello smaltimento dei rifiuti,
di controllo delle immissioni in atmosfera; di tutela dell' assetto idrogeologico, di tutela e sviluppo degli
elementi di naturalit.

l) Sanit, scuola e formazione professionale.


La CM programma e promuove servizi di area vasta nei settori della
sanit, della scuola e della formazione professionale.
m) Universit, centri di ricerca e
rapporto tra imprese e ricerca
Al fine di sostenere la competitivit
del proprio sistema produttivo, la
CM organizza e promuove le ricerca
scientifica e tecnologica e il rapporto
tra questa e le imprese.
La CM definisce con gli atenei i programmi di sviluppo delle sedi nel
territorio metropolitano e collabora
alla programmazione delle sedi a
livello regionale.
n) Politiche attive del lavoro
La CM realizza e gestisce i servizi
per lo sviluppo e per le politiche attive del lavoro.

LAMMINISTRAZIONE MILANESE, I CONCORSI DI PROGETTAZIONE E LDEA DEL BELLO


Valeria Bottelli*
Su ArcipelagomMilano della scorsa
settimana Nicola Rovere invocava
una bellezza con canoni condivisi
per le persone e le cose, ascrivendo addirittura al mondo immobiliare
milanese la custodia del codice indiscutibile dellurbana armonia e
grazia. Largomento in discussione
la presunta bellezza o bruttezza,
o comunque inadeguatezza, rispetto a canoni condivisi di estetica urbana del quartiere Garibaldi - Repubblica, di tre progetti di concorso
per spazi ed edifici pubblici banditi
dal Comune di Milano e recentemente assegnati.
Esula dalle nostre intenzioni discutere a qualsiasi titolo di tali presunti
canoni condivisi, lasciando a chi ne
ha le competenze specifiche una
trattazione sullevoluzione del concetto di relativismo estetico e di
quanto questo sia un prodotto culturale complesso in continua evoluzione. Se per un riferimento estetico va scelto, al di l delle locuzioni
di arboriana memoria - non bello
ci che bello ma che bello, che
bello, che bello - , preferisco il bello
il buono e nel caso dei tre progetti citati credo che il buono ci sia.
infatti dal 2013 che una proficua,
e inedita, collaborazione tra il Comune di Milano e gli Ordini degli
Architetti e degli Ingegneri ha prodotto un bando tipo di concorso anonimo, trasparente, aperto e in
due fasi, indirizzato a diventare uno
standard condiviso per la selezione

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

dei migliori progetti per i luoghi


pubblici della citt.
Il lavoro della commissione che ha
lavorato a tale bando stato intenso, generoso e innovativo, nellesclusivo interesse della citt, per
costruire, pur nello stretto percorso
consentito da norme rigide, che assimilano i servizi di architettura a
quelli di pulizie, un bando di concorso davvero aperto a tutti i professionisti europei nella prima fase,
con una selezione al massimo di 10
concorrenti per la seconda fase,
tutti con rimborso spese e con la
garanzia dellincarico al vincitore.
LOrdine degli Architetti di Milano,
che presiedo, con lOrdine degli Ingegneri, dopo un primo test, hanno
deciso di investire nella realizzazione di una piattaforma online denominata Concorrimi, a servizio di
tale bando, che rendesse la procedura semplice, garantita e poco costosa sia per lamministrazione che
per i partecipanti, eliminando sia
errori formali che inutili code, sigilli
in ceralacca e molte altre amenit
alle quali siamo ahim abituati.
Non solo: il lavoro comune ha posto
lenfasi anche sullimportanza per
lente banditore di produrre un documento di concorso di qualit, di
allocare le risorse per la realizzazione dellopera prima di bandire il
concorso, e per tutti i soggetti coinvolti di nominare una giuria composta da persone competenti, indipendenti, selezionate per merito e

con una rappresentanza significativa di progettisti, da noi designati.


Indiscutibilmente ognuno ha fatto la
sua parte e abbiamo avuto tre giurie indipendenti e di qualit che affiancavano a architetti e responsabili del procedimento anche rappresentanti della citt, cio della committenza ultima di queste opere
pubbliche: una ludoteca per bambini disabili, un centro civico e la trasformazione del Cavalcavia Bussa,
finora destinato a parcheggio abusivo, in piazza urbana.
da poco stato assegnato il terzo
dei tre concorsi che, il caso ha voluto, hanno premiato tre gruppi di
progettazione di cui due italiani e
uno spagnolo, di et compresa tra i
27 e i 40 anni, che non avrebbero
mai avuto la possibilit di concorrere in una selezione per curricula, o
peggio ancora con appalto integrato, quale quella utilizzata in questi
giorni ad esempio dal Governo per
la progettazione delle scuole, grande occasione persa.
Tutto ci in una citt che allonore
delle cronache in questo momento
per ben altre procedure e ben altri
esiti.
Noi andiamo avanti, cercando di
proporre questa procedura innovativa adottata dal Comune di Milano
per la progettazione di tutti gli spazi
pubblici in citt, a partire dalla destinazione definitiva post-EXPO di
Piazza Castello, ad altre amministrazioni e anche a operatori privati,
convinti che sia una strada leggera,

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positiva e sostenibile per dotare i
cittadini del miglior progetto, ossia
di quello pi buono, selezionato
con una procedura trasparente, anonima, meritocratica e verificabile
in ogni suo passaggio.

Ad altri, e al futuro, il giudizio critico,


sullevoluzione dei linguaggi nel
tempo, sulla efficacia, fruibilit, adeguatezza, flessibilit, accoglienza
e bellezza degli edifici e degli spazi

pubblici che ne derivano, come di


tutti gli altri.
*presidente Ordine Architetti di Milano e
provincia

CITT METROPOLITANA DI BOLOGNA: UNESPERIENZA DI DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA


Giuseppe Natale*
Si ritiene importante e utile continuare a informare e discutere sulla
distanza tra cittadini e istituzioni, in
particolare tra cittadinanza attiva ed
enti di governo urbano e sovracomunale e sui tentativi per colmarla. Il processo controverso di revisione e riorganizzazione degli enti
locali vede al suo centro la costituzione della Citt Metropolitana. Oggi
pochi addetti ai lavori, non eletti dal
popolo, stanno scrivendo lo statuto
del nuovo ente, tenendo lontano i
cittadini. In un clima torbido e inquinato, in cui si minano i pilastri della
democrazia rappresentativa e si accelera il processo di esclusione dei
cittadini, un po di ossigeno ci arriva
da esperienze positive come quella
bolognese.
Partendo dalla legge 35/2012 (Riordino delle province, istituzione delle
citt metropolitane e riorganizzazione dei comuni) del governo Monti,
ma decaduta per incostituzionalit,
a Bologna si sperimentato per due
anni (ottobre 2012 - aprile 2014) un
processo di partecipazione attiva
dei cittadini con lesplicita finalit di
accorciare le distanze tra societ e
istituzioni e con lobiettivo di raccogliere indicazioni e proposte per la
definizione dello statuto della citt
metropolitana.
Lesperienza partecipativa ha visto
protagonisti 6 enti e istituzioni locali,
in testa Comune di Bologna e Comunit montane; 20 associazioni, di
cui si citano le principali: i Comitati
Dossetti, Salviamo la Costituzione,
Legambiente, Codacons, Scuola
Citt, i sindacati dei pensionati CGIL
e CISL , Forum del terzo settore.
Attraverso limpiego di una pluralit
di metodologie e strumenti tecnici di
ricerca e comunicazione - non solo
interviste e sondaggi ma coinvolgimenti e interventi diretti dei partecipanti - il percorso partecipativo si
svolto in 5 eventi informativi, 12 incontri pubblici rivolti alla popolazione dei diversi territori, 16 open
space cio spazi aperti di approfondimento su tre versanti (tecnologico,
territoriale, tematico).
Nella prima fase lattivit si concentrata sullinformazione, in primo

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

luogo attorno alla domanda principale La CM e il suo Statuto: come


renderli unoccasione concreta per
una vita buona per tutte e tutti?.
1500 partecipanti, circa 20.000 cittadine/i contattati. Su un campione
rappresentativo di 963 persone, 330
si sono iscritti e 224 (65% di Bologna e 35% di altri comuni) hanno
partecipato alla seconda fase progettuale e deliberativa svoltasi attraverso lE.T.M. cio lElectronic
Town Meeting guidato da esperti del
comitato di azione / ricerca.
Tre i momenti di informazione studio
e discussione. Nella prima sessione
si sono approfonditi i principi e i valori, le modalit di attuazione della
Costituzione e delle Carte internazionali dei diritti e doveri; si sono
esaltate le virt civiche di socialit
collaborazione e fiducia, a fondamento dellidentit della Citt Metropolitana e del profilo della cittadinanza metropolitana. Una CM che
deve tutelare i beni comuni, ambientali artistici e storici; promuovere
saperi e culture; avere come pilastro
portante la democrazia partecipativa
e deliberativa prevedendo forme
diverse di intervento e decisione
popolari: referendum propositivo,
bilancio partecipato, forum permanente di cittadini sorteggiati e chiamati ad esprimersi su decisioni importanti (piani regolatori, mobilit e
grandi opere), obbligo da parte
degli amministratori di prendere in
considerazione le proposte dei cittadini, autorit terza garante dei
processi partecipativi.
Nella seconda sessione si sono individuate le funzioni della Citt Metropolitana. In primo luogo la Citt
Metropolitana deve detenere il potere di pianificazione strategica e territoriale incardinata sul limite di consumo di suolo e sul recupero, sulla
tutela dellambiente e delle risorse
naturali (aria, acqua, paesaggio,
energia, beni collettivi); deve fare
della partecipazione dei cittadini la
base di un nuovo modello di governo e favorire la diffusione degli investimenti produttivi che in modo
squilibrato si concentrano sul capoluogo. Lorientamento maggioritario

emerso dai partecipanti afferma il


ruolo forte della CM a cui la Regione deve cedere poteri e funzioni gestionali (65%); l84% sostiene
lunificazione a livello metropolitano
di tributi tariffe e regolamenti (mobilit e trasporti, servizi sociali, rifiuti
ecc.).
Nella terza sessione si sono affrontate le questioni riguardanti il governo metropolitano e i sistemi elettorali. Gli orientamenti emersi riaffermano che lo Statuto deve: favorire la
partecipazione dei cittadini e la democrazia deliberativa (96%); stabilire lelezione diretta e universale del
sindaco e del consiglio metropolitano, rispettando i criteri della rappresentanza plurale; prevedere la
scomposizione del comune unico
del capoluogo e il riequilibrio tra i
centri urbani dellarea (77%, di cui il
41% esclude del tutto il secondo
livello e il 36% lo prevede fino al
2016).
Per la scomposizione del Comune
di Bologna si espresso il 66%:
37% perch la condizione per
rendere possibile lelezione diretta
del sindaco e del consiglio metropolitano, 29% perch altrimenti il
Comune di Bologna avrebbe un peso eccessivo rispetto agli altri; dicono no per lo pi quelli che optano
per lente di secondo livello.
Non si sa ancora se i membri del
consiglio metropolitano bolognese,
che non sono - come del resto quelli
delle altre CM - espressione del suffragio elettorale universale e popolare, accoglieranno le indicazioni gli
orientamenti e le proposte dei cittadini protagonisti della partecipazione democratica che si qui sintetizzata.
Rimane comunque limportanza di
questa esperienza, che ci si augura
si diffonda e si pratichi nelle altre
aree metropolitane, a cominciare da
quella milanese. I semi della democrazia partecipativa e deliberativa
non possono e non debbono morire.
Devono entrare nel terreno fertile
per far crescere e germogliare alberi
ricchi di frutti buoni e gustosi.
*Forum Civico Metropolitano

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DUE CONCORSI DI ARCHITETTURA SENZA UNIDEA DI CITT


Alberto Caruso
Finalmente qualche concorso di architettura, aperto e con un bando
semplice ed efficace, frutto della
collaborazione tra Ordine e Comune. Era dai tempi lontanissimi
dellassessore Gianni Verga che
non si assisteva a una stagione di
concorsi, e dopo lenorme occasione persa di Expo. Speriamo che sia
un inizio.
Ma lesito non altrettanto entusiasmante, e rivela, come ha gi sottolineato Nicola Rovere nella conclusione del suo intervento su ArcipelagoMilano del 14 ottobre, i limiti
dellorizzonte critico dellAmministrazione milanese, la mancanza di
unidea di citt.
Prima di tutto c la questione del
processo partecipativo, che non
stato portato avanti fino alla formazione di orientamenti certi sulla destinazione degli spazi. Lelenco delle attivit da insediare sul cavalcavia Bussa era infinito, i partecipanti
erano invitati a scegliere tra tutte le
funzioni possibili, esclusa la residenza e le attivit produttive: verde
di ogni natura, spazi per cultura,
spettacoli, eventi, mostre, attivit
associative, sport di ogni disciplina,
commerci e scambi pi diversi.
La politica, sia essa centralizzata o
partecipata, non deve rinunciare a
decidere il programma, non pu rimandarlo alle idee degli architetti,
che hanno un altro compito, quello
di interpretare e progettare gli spazi
e le forme pi funzionali ed espressive per ospitare le attivit indicate
dal programma. Altrimenti le giurie
non sanno se giudicare la qualit
delle attivit proposte dagli architetti
o quella dellarchitettura che le deve
ospitare. E anche la successiva realizzazione dei progetti diventa critica
e incerta, in attesa di decidere quali
attivit ospitare.
In Svizzera o in Francia, dove ogni
opera pubblica (e non solo pubblica)
viene realizzata a seguito di un concorso, i programmi contenuti nei
bandi sono chiari e circostanziati, e
la comparazione tra le proposte

spaziali da parte della giuria diventa


immediata.
Il progetto vincitore del concorso del
cavalcavia Bussa risolve la questione con una serie di spazi diversi per
attivit diverse, e caratterizza il progetto con una struttura di tubolari
collocata sul bordo esterno del cavalcavia, un manufatto simile a
quello del MFO-Park di Zurigo Oerlikon. Questultimo risolve con leggerezza poetica uno spazio urbano
chiuso tra fabbricati, utilizzando la
terza dimensione per moltiplicare le
superfici con percorsi e aree di sosta in quota, senza la velleit di realizzare un landmark.
Milano ha forse bisogno di erigere i
simboli di un cantiere in corso
(un'impalcatura, figlia dellevento e
dellimprovvisazione, lha definita
Rovere), di rappresentazioni della
provvisoriet, dellincertezza e del
disorientamento sulla direzione della sua trasformazione urbana? E di
erigerli proprio qui, sul bordo di
questarea dove sono stati realizzati
enormi icone di vecchi modelli di
sviluppo, tarde imitazioni delle down
town americane di tanti decenni fa,
gi imitati con insuccesso da altre
citt europee?
E poi, lo scatolone del parcheggio
biciclette, collocato sul fianco della
stazione, a occultare il profilo della
sezione di Minoletti, Gentili Tedeschi e degli altri autori di questa opera eccellente della modernit milanese. Gi i nuovi fabbricati occultano la prospettiva di corso Como
per chi esce dalla stazione, impedendo di capire da che parte il
centro, di capire come fatta la citt. Con lo scatolone previsto in questo progetto si completa il misfatto,
impedendo a chi arriva da corso
Como di vedere la stazione, o comunque di apprezzarne larchitettura, lardito doppio aggetto della
copertura.
Riguardo al Centro Civico dellIsola,
il progetto vincitore va apprezzato
per levidente atteggiamento antispettacolare che lo distingue, ma il

manufatto (che nonostante la piccola scala avr una grande evidenza


nel parco) modesto. Non ci pare
possibile evitare il confronto, come
invece affermato nella relazione
illustrativa del progetto, con il concetto di monumentalit delledificio
pubblico. Ledificio pubblico si deve
distinguere dai manufatti dellarea
residenziale, perch ospita attivit
rare, eccezionali, e deve rappresentare la collettivit, la sua cultura, e
deve determinare il carattere dello
spazio che occupa. Altrimenti non
tale, non urbanisticamente appropriato.
Il fabbricato volta le spalle al percorso che lo collega allo storico
quartiere dellIsola e si apre invece
verso il parco, rivelando ladesione
dei suoi autori alla retorica dominante del verde, che ormai il surrogato vincente della mancanza di
unidea di citt.
Non condivido la richiesta, cui anche Rovere si appella criticando il
progetto del cavalcavia Bussa, di
riempire di verde le superfici pubbliche gi edificate, come il parterre
cementizio del cavalcavia. Consapevoli di avere riempito di case ogni
area libera di dimensione consistente, di non aver saputo governare e
disegnare il territorio resistendo alle
pressioni immobiliari, pensiamo di
rifarci una verginit progettuale enfatizzando leffetto del verde pensile, progettando prati e alberi sopra
strati di impermeabilizzazione, dotati
di irrigazione artificiale e di sistemi
di raccolta e convogliamento delle
acque.
Sarebbe pi importante impegnarsi
a individuare e progettare gli spazi
per realizzare boschi orizzontali, e
per sostenere le ragioni di una citt
nella quale gli spazi pubblici vuoti
(vuoti da disegnare, non da lasciare
nello stato di residui delle aree edificate) siano elementi determinanti
della forma urbana, proprio perch
luoghi di relazione intensa tra le parti edificate, non pause estranianti
rispetto alla citt costruita.

CITT METROPOLITANA: UNA PIATTAFORMA PER LA DISCUSSIONE


Mario Sartori *
La citt metropolitana ha mosso i
primi concreti passi con linsediamento del Consiglio metropolitano
che ha il compito di redigere e proporre alla Conferenza dei Sindaci, lo
Statuto della Citt metropolitana
entro il prossimo 31 dicembre.

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

Tra i temi emergenti che, nella legge Delrio, identificano il ruolo del
nuovo soggetto territoriale si colloca
il tema della partecipazione e di
come il governo della CM debba
distinguersi dallapproccio debole (in
molti casi nullo) che finora ha contraddistinto lazione politico-ammini-

strativa degli Enti locali sotto questo


profilo.
Parliamo di un metodo e di un approccio politico-culturale che devono entrare nelle prassi delle pubbliche amministrazioni e in particolare
degli enti locali, ma che nel caso
della nascita della Citt metropolita-

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na assumono un rilievo e una urgenza ancora maggiore. Si tratta
infatti di un organismo:
* che si propone per la prima volta e
che ha come tratto distintivo quello
di promuovere la ricerca di soluzioni
condivise e coordinate tra interlocutori finora abituati o costretti ad agire come monadi su problematiche
che sono ben pi vaste del contesto
in cui operano,
* i cui amministratori non hanno, o
non hanno ancora, un mandato diretto degli elettori ad agire in nome
dellintera comunit che rappresentano,
* che ha bisogno di far comprendere
alla cittadinanza il valore aggiunto
che pu derivare alla qualit della
vita delle persone da servizi integrati a livello metropolitano, recuperando sulla sfiducia e il pregiudizio che
di altro non si tratti se non della riproposizione depotenziata della
Provincia (a maggior ragione se i
cittadini fossero chiamati a votare
per un Sindaco e una nuova assemblea elettiva di cui non capissero lutilit).
Dipender dunque anche dallo Statuto il ruolo che avr la partecipazione - e la partecipazione attraver-

so la rete in particolare - nellassunzione e nellattuazione delle politiche della Citt metropolitana, un


organismo che fonda la sua stessa
ragion dessere nel far partecipare
134 comunit locali e milioni di cittadini alla costruzione di soluzioni
dinteresse comune.
Non si tratta soltanto di adottare un
astratto impegno alla partecipazione
da declamare tra i principi dellart.1
dello Statuto, ma di declinare le
modalit di attraverso le quali trasparenza, protagonismo civico e
sussidiariet caratterizzeranno i
percorsi di condivisione e di decisionalit della Citt metropolitana. In
pratica si tratta di mettere dei punti
fermi su come verranno assicurati:
la trasparenza e laccesso agli atti,
lorganizzazione dei servizi di comunicazione e di consultazione, i
diritti daccesso alla rete, la partecipazione e la democrazia, il ruolo
propositivo dei cittadini e degli Enti
locali.
Per questi motivi il dibattito e il confronto non possono mancare ed a
questi temi che dedichiamo sulla
piattaforma PartecipaMi uno spazio
on line in cui amministratori locali,
membri dei consigli comunali e di

zona, cittadini e forze politiche possono mettere in comune materiale


informativo, idee, proposte per contribuire alle decisioni che il Consiglio
Metropolitano dovr assumere.
La sezione di PartecipaMi dedicata
alla citt metropolitana attiva e vi
si accede dalla home page
(www.partecipami.it) o direttamente
da qui:
www.partecipami.it/cittametropolitana.

Nell'affrontare questa sfida facciamo


anche leva, grazie alla disponibilit
di Luca Beltrami Gadola, sulla collaborazione di ArcipelagoMilano con
lobiettivo di valorizzare anche tra i
partecipanti e frequentatori di PartecipaMi limportante dibattito che si
sviluppa qui.
Invitiamo dunque gli autori a dare
notizia (baster un link) su Partecipami di quanto hanno scritto e scriveranno sul tema e a partecipare
direttamente al confronto. Sar nostra cura aggiornare i lettori di ArcipelagoMilano sul dibattito che si svilupper su PartecipaMI.
*direttore di Fondazione RCM

PER UN PROGETTO DI RIGENERAZIONE URBANA DELLA GOCCIA DI BOVISA


Federico Oliva
La riqualificazione dellambito di Bovisa denominato la goccia rappresenta una delle pi complesse e
tormentate vicende milanesi, sin dal
1994 quando nel sito cessarono le
ultime attivit produttive. Da pi di
venti anni, gran parte dellambito
costituisce un vuoto urbano sottratto
alla fruizione dei cittadini e rappresenta una vicenda irrisolta per la
citt.
Le prospettive di trasformazione
dellarea, uno dei luoghi pi accessibili dal trasporto su ferro e potenzialmente pi strategici della citt
metropolitana, hanno visto susseguirsi complicati e irrealistici scenari
dintervento, causati dalla difficolt
di conciliare i diversi obiettivi e interessi in campo, dalla necessit di far
fronte a un costoso e necessario
intervento di bonifica, dalla conseguente modificazione nel tempo del
quadro urbanistico e normativo.
Anche se una qualche reazione a
questo stato di cose ha permesso di
insediare alcune funzioni di eccellenza, anticipatrici di uno sviluppo
futuro capace di interpretare il ruolo
strategico unico di questo ambito: il
secondo Polo di Ingegneria del Politecnico di Milano, che ha trasferito
allinterno della goccia di Bovisa

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

parte della didattica e degli istituti


legati allingegneria meccanica e
aeronautica e il centro di ricerca
dellIstituto Mario Negri.
In questo nuovo quadro si colloca
loperazione lanciata dal Comune di
Milano alla ricerca di una concreta e
fattibile operabilit della trasformazione e di uno scenario realistico di
riqualificazione dellarea, da sempre
caratterizzata da una compagine
proprietaria prevalentemente pubblica, cui si affiancano molteplici
propriet private minori. Negli ultimi
tre anni va dato allAmministrazione
milanese di aver operato per ridare
ossigeno e concretezza attuativa a
progetti di trasformazione incompiuti
e affaticati da una crisi economica
strutturale, che rappresentavano
ferite aperte nella citt. Ricercando
forme dinnovazione e di accompagnamento, capaci di sostenere interventi che restituissero ai territori
spazi aperti e attrezzature collettive
tali da completare e anticipare il disegno urbano pubblico su cui potessero prendere forma le trasformazioni future.
Con la stessa attenzione lAmministrazione ha rilanciato il complicato
processo di rigenerazione urbana di
Bovisa, arenatosi da troppi anni per

molti motivi non solo connessi alla


questione delle bonifiche, con una
serie di azioni che introducono elementi di novit rispetto a quanto fatto nelle stagioni precedenti: innanzitutto reinterpretando il destino e il
ruolo dellarea quale polo di eccellenza della ricerca e dello sviluppo
produttivo nella prospettiva dellarea
metropolitana milanese; successivamente decidendo di conseguire i
contenuti di un nuovo masterplan
attraverso un bando di concorso;
infine fondando su unintensa attivit di partecipazione gli indirizzi che
guideranno lo stesso concorso.
Unattivit che, pur essendo da poco iniziata, ha aperto la fase illustrativa del percorso progettuale in due
assemblee pubbliche, coinvolgendo
nella discussione cittadini, comitati e
rappresentanti di Zona.
In questa fase critica per il Paese e
per la citt, lamministrazione milanese ha svolto un ruolo meritorio,
assumendosi un ruolo di regia attiva
nella vicenda (che ha permesso di
inserire Bovisa tra i progetti selezionati e finanziati dal Piano Citt) e
attribuendosi la responsabilit di un
progetto di bonifica concreto e risolutivo, finalizzato alla rigenerazione

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dei suoli e alla tutela della salute dei
futuri abitanti e utenti.
Non pu essere dimenticato che nel
2001 la goccia stata riconosciuta
Sito di interesse nazionale (SIN) per
la gravit della contaminazione causata da ottantacinque anni di processi produttivi e attivit di trasformazione legate alla produzione di
gas. Contaminazione che nellarea
permane diffusa e profonda a causa
della movimentazione dei terreni
contaminati o dei rinterri che sono
avvenuti sullarea soprattutto tra la
met degli anni trenta e gli anni settanta. Una contaminazione non limitata agli strati superficiali del suolo,
ma presente anche in profondit,
come venti anni di reiterate indagini
hanno confermato e permesso di
evidenziare. Ben oltre, quindi, il primo metro di influenza.
Nel 2013 il passaggio dal SIN a Sito
di interesse regionale (SIR) non ha
cambiato lo stato dei suoli e la gravit dellinquinamento; ha permesso, invece, di riportare lazione di
bonifica al controllo e alla competenza comunale, consentendo, cos,
una maggior semplificazione delle
procedure e degli iter necessari per
avviare la riqualificazione dei suoli,
anche attraverso un nuovo progetto
di bonifica, capace di interpretare le
diverse condizioni di contesto e la
necessaria gradualit degli interventi, allinterno di una regia unitaria.
Le nostre leggi e direttive in merito
alla bonifica dei suoli non sono pi
severe e restrittive rispetto a quelle
di altri Paesi, che invece ci superano soprattutto nella pratica, adottando tecniche di intervento e misure di controllo assai pi efficaci, con
costi paragonabili, se non superiori
ai nostri quando si tratta di siti pericolosamente inquinati, quali quelli di
Bovisa.
quindi paradossale affermare che
la rigorosa normativa italiana sia
funzionale solo al business immobiliare, tanto da arrivare a equiparare
lindispensabile attivit di bonifica

sui suoli contaminati alla volont di


cementificazione degli stessi. Affermazioni ancora pi paradossali
nel caso in questione, dove la bonifica dei suoli contaminati finalizzata alla creazione di un parco pubblico, quale sar il Parco dei Gasometri.
Nel 2012, infatti, il Comune di Milano ha presentato la candidatura
dellarea di Bovisa (in particolare
dellambito ex SIN) al Bando Piano
Citt, promosso dal Ministero dello
Sviluppo Economico in collaborazione con Anci. Lintento era di ottenere risorse necessarie allavvio
delle operazioni di bonifica e innescare, cos, un processo di riqualificazione, che da quelle prime risorse
potesse successivamente avviare il
completamento della riqualificazione
ambientale e urbanistica del sito. Il
finanziamento ottenuto, pari a cinque milioni di euro, pur inferiore a
quanto richiesto risultato sufficiente a far partire un primo lotto di intervento, relativo al Parco dei "Gasometri", unarea di 80.000 metri
quadrati, posta in corrispondenza
dei due gasometri storici e di altri
edifici di archeologia industriale da
recuperare. Larea, che sar destinata a parco pubblico, comprende
le preesistenze di storia industriale
da recuperare e si pone come elemento di collegamento tra la zona
Sud e la parte Nord della goccia.
La normativa vigente in materia di
bonifiche di suoli contaminati individua correttamente il verde pubblico
tra le destinazioni urbane pi sensibili alla contaminazione del suolo e
pertanto ne prescrive soglie di attenzione pi elevate rispetto a quelle per esempio riservate alle attivit
economiche (commerciali, terziarie,
artigianali e industriali). Non per favorire queste ultime rispetto alle
prime, ma per assicurare maggiore
tutela della salute dei cittadini e degli utenti pi esposti e sensibili (per
esempio bambini e anziani). Queste
disposizioni nazionali, non solo rap-

presentano un contenuto di legge


perseguibile penalmente se eluso,
ma costituiscono la prassi utilizzata
in questi anni a Milano nella realizzazione di tutti i parchi, i giardini e le
aree a verde attrezzato riutilizzando
aree dismesse che presentavano
suoli contaminati. Peraltro, la bonifica preventiva dei suoli contaminati
ha costituito una misura che
lattuale Amministrazione ha sempre
perseguito per assicurare la salubrit pubblica dei siti in trasformazione
e contrastare comportamenti illeciti,
frequenti in questo settore di intervento.
Credo, pertanto, che lidea di rinunciare a un organico progetto di rigenerazione della goccia per favorire
la conservazione integrale della vegetazione spontanea cresciuta in
questi venti anni sia impraticabile e
inopportuna. Impraticabile in quanto
priva dei requisiti minimi di legge
per assicurare quei livelli di salubrit
del suolo ai fini della fruizione pubblica, che nessuna analisi di rischio
seria e circostanziata potr eludere.
Inopportuna sotto il profilo di un pi
consapevole disegno del suolo e
degli spazi aperti e di un pi interessante progetto di paesaggio che
non si limiti alla semplice conferma
di uno stato presente spontaneamente determinatosi, ma sappia
leggerne gli elementi pi interessanti da preservare e valorizzare nella
prospettiva di un disegno futuro, con
le stesse attenzioni che oggi si
stanno riservando nel progetto del
primo stralcio. E ancora di pi, perch, nellagitare lo spettro della cementificazione e sostenere la contingente condizione di vuoto urbano,
rinuncia a cogliere le opportunit di
rigenerazione di unarea ancora inutilizzata e inquinata, oggi sottratta
alla vita urbana, destinandola al non
uso e quindi di fatto a degrado per
ancora molti anni, mettendo a serio
rischio lambiente circostante e sottostante, compresa la falda.

HUMAN SATISFACTION: STRATEGIE DI MARKETING


Paolo Ricotti
Se vero che al centro di ogni pensiero filosofico, scientifico, sociale
ed economico c luomo con la sua
individualit, le sue esperienze, le
sue competenze, la sua cultura e le
sue emozioni, al centro dellEconomia Sostenibile c il territorio con le
sue comunit, le sue imprese, le
sue amministrazioni, le sue forze, le
sue tradizioni, le sue caratteristiche
geo-pedoclimatiche, i suoi paesaggi.

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

Se poi occorre immaginarsi un modello economico in grado di far fronte alla crisi dei sistemi di mercato
derivante dalla degenerazione di
una finanza speculativa che, con la
sua cultura imperniata sulla Exit
Philosophy (Hirsham 1979), sta
creando squilibri globali e crisi strutturali planetarie, non si pu che tentare di identificare un percorso virtuoso di una nuova economia in

grado di rigenerare il bene e benessere per tutti.


E allora dobbiamo ripartire dalle basi dello sviluppo sostenibile che non
pu che rifarsi agli equilibri universali dei principi naturali sia scientifici, sia filosofici - come riferimento
primario per ogni scelta e decisione.
In questo senso, poich uno dei pi
importanti principi della natura afferma che levoluzione armonica e
sostenibile delle specie avviene at-

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traverso unevoluzione che parte
sempre dal piccolo eccellente che
poi si evolve in grande a tal punto di
influenzare lintero eco-sistema a
cui appartiene (e non viceversa),
ecco che ritroviamo le fondamenta
logiche che abbiamo sopra accennato sia in relazione alla centralit
delluomo, sia alla possibile rigenerazione delleconomia tramite il sostegno e sviluppo della Piccola e
Media Impresa e del suo territorio.
Luomo poi un composto complesso di valori materiali derivanti
dal suo essere una specie animale,
ma anche derivanti dalle sue componenti immateriali che caratterizzano il suo pensiero, il suo saper
fare, e la sua spiritualit: anima e
corpo in un equilibrio armonico che
da sempre ha caratterizzato la sua
evoluzione sia biologica, sia culturale.
Cos si verifica anche nellimpresa
di successo che, per poter affermare un proprio ruolo competitivo, deve saper comprendere che la sua
forza non deriva solo dal suo Patrimonio materiale e dai suoi bilanci
farciti di Hard Facts e beni tangibili, ma soprattutto dalla sua Anima
immateriale (saper fare, marchi, cultura propria, tradizioni locali, specificit delle caratteristiche dei propri
prodotti/servizi e del territorio di appartenenza, ecc.), gli unici in verit
difficilmente replicabili altrove o facilmente trasferibili.
Ecco perch noi mettiamo al centro
del nostro pensiero economico la
Piccola e Media Impresa del Territo-

rio, ricca di valenze immateriali e,


dunque, di straordinarie forze competitive, che nessuno potr mai imitarci: cos come unico e non replicabile luomo e la sua individualit,
sempre diversa.
Questo approccio ben diverso da
quello teorizzato da Schumacher
Piccolo bello perch non entra in
una logica competitiva contrapposta
tra le PMI e le grandi imprese, ma
indica il processo evolutivo corretto
e uno scopo superiore ispirato, appunto, da come si comporta la natura nelle sue leggi universali.
Vale inoltre ricordare che la competitivit che si basa su prodotti e servizi in prevalenza materiali per la
maggior parte di appannaggio delle
grandi imprese e grandi mercati che
fruiscono di importanti economie di
scala e forte flessibilit organizzativa, mentre le imprese che presentano prodotti e servizi ad elevato
contenuto immateriale (arte, musica, sport, intrattenimento, spettacolo, wellness, ICT, turismo, beni naturali, beni storici, beni relazionali)
riescono a competere proprio in virt del contenuto esclusivo e poco
replicabile dei propri beni, con elevatissimi valori aggiunti.
In altre parole chi opera con prodotti
ad elevato contenuto di materialit
normalmente compete con la leva
del prezzo (minimo) e riesce a prevalere in relazione ai propri margini
bassi ed elevatissimi volumi; chi opera con elevato contenuto di immaterialit trova il suo carattere e
strategia competitiva nella sua di-

stintivit esclusiva, cos generando


ingenti valori complessivi in grado di
creare vero benessere per tutti coloro che concorrono con questa realt.
Questo modello di Economia Sostenibile a basso contenuto di materialit, e quindi di minimo impatto
ambientale, di elevato contenuto di
soddisfazione, relazione e piacere
per il cittadino (Human Satisfaction),
ed elevata competitivit, valore strategico e valore aggiunto quello pi
adatto al nostro paese: lItalia potenzialmente il paese pi ricco del
mondo per lEconomia Sostenibile e
per tutte le imprese che lo sapranno
correttamente applicare.
Il nostro ruolo, come uomini dimpresa, proprio quello di individuare
i cosi-detti fattori bloccanti per
laffermazione di questo modello
gestionale (es. limprescindibilit del
profitto, gli indici di bilancio,
lefficienza esasperata, la minimizzazione dei costi fissi, ecc.) al fine di
riuscire a identificare strumenti, metodologie e processi operativi concreti in grado di saperli correttamente superare, cos migliorando complessivamente lintera cultura dimpresa anche al di l delle mode del
momento - normalmente importate che non ci appartengono.
Il nostro ruolo quello di disegnare
unorganizzazione sistemica di mercato in grado di generare un elevato
tasso di benessere e di Human Satisfaction.

LA SOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA MOBILIT


Stefano DOnofrio
Apro questo articolo con un'immagine(foto 1), un incrocio cittadino.
Forse a prima vista la situazione
pu apparire del tutto normale, stupendoci magari del poco traffico,
abituati come siamo alla tipicit milanese. Ci sono in realt tante piccole caratteristiche che mostrano
importanti differenze tra questo incrocio, berlinese, e uno italiano.
La prima caratteristica importante
riguarda la dimensione della strada.
A Milano chiunque vedesse una
strada del genere penserebbe a una
strada a senso unico, invece a Berlino strade di queste dimensioni sono a doppio senso: il risultato della
scelta attuata a Berlino (e non solo)
quello di imporre alle automobili
una velocit molto ridotta per essere
certi di non toccare l'eventuale auto
in arrivo di fronte. Le due auto si incroceranno senza problemi, idem
due furgoni o due ambulanze, diffi-

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

cilmente due camion; ma perch


dovrebbero incrociarsi due camion
lungo una strada residenziale?
La seconda caratteristica strettamente collegata alla prima, ed il
parcheggio delle auto: non parallele
n a pettine ma perpendicolari alla
strada, cosa che, oltre alleffetto di
restringere la carreggiata, determina
contemporaneamente un aumento
dei posti auto disponibili e pi facilit di ingresso e uscita. Inoltre quasi
tutte le auto sono rivolte con il muso
in avanti, permettendo una maggiore visibilit per chi intende uscire dal
parcheggio, aumentando la sicurezza per gli altri utenti della strada.
Altre caratteristiche sono forse meno attinenti al tema stretto della mobilit, ma sono quelle che istintivamente e forse senza nemmeno farci
caso ci fanno ritenere pi bella e
civile una strada rispetto a un altra:
alberi lungo i marciapiedi, barriere

non invasive che proteggano dalle


auto, spazi adeguati per i pedoni
che intendono attraversare. Esempi
di come scelte non particolarmente
aggressive n onerose possano
portare un cambiamento e un beneficio immediato alla mobilit di un
incrocio, poi di un isolato e, se replicato, a un intero quartiere o una citt.
In questaltra foto (foto2)qui le differenze, per chi conosce le nostre forze di Polizia Locale, sono certamente pi evidenti. Si tratta di un rappresentante del "ufficio dell'ordine",
un nome forse un po' sinistro ma
che, a mio parere, rispecchia perfettamente la loro attivit: controllo
continuo del rispetto della regolarit
della sosta, ossia l'elemento di
maggiore disordine di cui soffre la
citt di Milano, assediata giorno e
notte da un esercito immobile di
veicoli grandi e piccoli disposti o-

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vunque vi sia uno spazio adatto a
ospitarli, regolare o irregolare che
sia.
A Milano il controllo della sosta
affidato sia alla Polizia Locale sia
agli "ausiliari della sosta", dipendenti
di Atm, alla quale, nel contratto di
servizio stipulato con il Comune,
spetta anche la gestione della sosta
a pagamento (strisce blu, parcheggi
di corrispondenza). La differenza
con gli agenti della Polizia Locale
visibile: gli operatori dell'ufficio
dell'ordine non sono armati, niente
manganello, niente pistola, niente
spray, niente manette. Un apparecchio elettronico per elevare le contravvenzioni, una divisa riconoscibile e un paio di scarpe resistenti sono il bagaglio necessario.
La differenza con gli ausiliari della
sosta nostrani, invece, difficile da
spiegare in una foto, poich dovrei
illustrare ogni singolo incontro con
gli ordnungsamt, in media due volte il giorno, in ogni quartiere, con
ogni clima e, soprattutto, a ogni orario. Va, infatti, aggiunto che unaltra
arma a disposizione rappresentata da una piccola torcia elettrica,
usata per verificare tagliandi e autorizzazioni alla sosta anche nel buio
della notte.
Dove sta, infine, l'altra grande differenza, che rende senza nessuna
ombra di dubbio estremamente efficace l'operato dei manutentori
dell'ordine? Nella loro dipendenza
diretta dagli organi decentrati di Berlino, ossia dall'equivalente dei nostri
Consigli di Zona, che li possono organizzare in modo da coprire tutte
le strade ogni giorno. Esempio perfetto di come il decentramento di
una funzione indiscutibilmente legata al territorio ha come effetto una
migliore gestione e un conseguente
miglior risultato, sempre che si ritenga che il controllo della sosta sia
una funzione essenziale per la vita
e il funzionamento di una citt: potremmo realizzare un sondaggio qui

su Arcipelago e avere una risposta,


parziale ma interessante.
Infine il terzo e ultimo esempio, pi
per mancanza di spazio e tempo
che per volont e importanza, di
come con attuazioni "leggere" si
possano ottenere effetti di grande
sostenibilit.
Questo certamente uno degli esempi pi classici, su un tema che i
milanesi hanno imparato a conoscere e di cui anche qui su Arcipelago
abbiamo parlato spesso: le piste
ciclabili.
Non c' bisogno di spendere pi di
qualche parola per mostrare come
una tracciatura sull'asfalto sia estremamente efficace per delimitare
quale e quanto spazio sia da riservare alle biciclette. In questo caso
particolare vediamo la tracciatura di
una pista per le bici che intendono
proseguire diritto a un incrocio con
possibile svolta a destra: al contrario che a casa nostra, dove interrompiamo le piste a 20 metri da ogni incrocio a destra, a Berlino (e
non solo) le auto che vogliono girare
dovranno dare la precedenza alle
bici e spostarsi alla loro destra,
mentre la pista ciclabile prosegue
parallela alle altre corsie veicolari,
come una normalissima componente del traffico quale, infatti, la bicicletta .
Chiaramente a Berlino esistono piste ciclabili diversissime, ve n' di
tracciate sull'asfalto, di separate sulla carreggiata stradale, di separate
sul marciapiede: un campionario di
tutte le opzioni possibili, con un'assoluta predominanza delle piste cosiddette "in segnaletica", spesso
anche posizionate a sinistra degli
spazi di sosta.
Tre esempi di come ottenere risultati efficaci attraverso azioni a basso
impatto, forse coraggiose per gli
standard italiani e milanesi (biciclette in mezzo alla strada? auto che si
sfiorano incrociandosi? "vigili" a tut-

te le ore e disarmati?) ma sperimentate e usate in tante altre citt.


Ci sono altre situazioni che ho documentato nell'ultimo soggiorno berlinese, altre leggere soluzioni per
una mobilit sostenibile che potremmo rapidamente mettere in pratica nella nostra citt. Se Arcipelago
vorr ospitarle, ci rivediamo alla
prossima puntata.

foto 1

foto 2

foto 3

A SCUOLA LACUSTICA NON UN OPTIONAL


Rita Bramante
Dal lontano 1967 la normativa in
materia di acustica in edilizia ha riservato unattenzione specifica anche agli edifici scolastici e le raccomandazioni sono andate via via arricchendosi e adeguandosi ai parametri europei. Purtroppo, per, nella
maggior parte delle nostre scuole le
aule e gli spazi comuni non hanno
ancora oggi requisiti acustici neppure sufficienti e gli interventi di bonifica acustica sono ancora tutti da realizzare, fatta eccezione per qualche

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

oasi felice come il Trentino Alto Adige e per un numero limitato di scuole interessate da recenti interventi di
ristrutturazione o da progetti pilota e
ricerche di respiro nazionale e internazionale.
Lacustica non curata una barriera
architettonica, non soltanto per gli
alunni con disabilit uditive, ma per
tutti coloro che operano nella scuola, luogo che pi di ogni altro dovrebbe essere un ambiente di vita a
misura duomo e di bambino. Con-

dizioni acustiche sfavorevoli comportano necessariamente difficolt


di concentrazione, distrazione, irritabilit, rumore di fondo generato
dagli alunni, stanchezza, sforzo vocale dellinsegnante; al contrario un
buon ambiente acustico infonde
tranquillit, produce spontaneamente un effetto biblioteca, ovvero invita a essere pi silenziosi e a un
maggiore autocontrollo del tono della voce.

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Le ricerche dimostrano che interventi di ottimizzazione acustica effettuati su ambienti troppo riverberati diminuiscono il carico vocale, la
frequenza cardiaca e i livelli di
stress, migliorano lintelleggibilit
del parlato anche nel fondo
dellaula, favoriscono lautodisciplina
e comportamenti adeguati individuali e di gruppo. Dopo quasi 50 anni
dai primi interventi normativi gli ambienti educativi fondati in prevalenza
sulla parola sono ancora troppo penalizzati da unacustica povera; e
pensiamo a quali potrebbero essere
i benefici negli ambienti educativi
per la musica, ove lottimizzazione
acustica pu dare pieno sostegno
alle caratteristiche degli strumenti
musicali e alla loro ricchezza tonale.
Di questi temi si parlato in uno
spazio multi confort polifunzionale

nellhinterland di Milano - SaintGobain Habitat Lab, Corsico - riferimento di una nuova "cultura
dellabitare", ispirata al benessere
dell'uomo e alla salvaguardia
dell'ambiente. Design Acustico negli Edifici Scolastici. Limportanza di
un ambiente acustico ottimale
stato un appuntamento seminariale
innovativo, rivolto ad architetti e
rappresentanti degli enti locali, interior designer e acustici, dirigenti
scolastici e insegnanti, per favorire
lo scambio di conoscenze sugli ambienti di apprendimento e dimostrare attraverso gli esiti di recenti studi
e ricerche che unacustica ottimale
pu migliorare notevolmente le fasi
di apprendimento e insegnamento.
Tra le tematiche trattate, le esperienze sensoriali dei bambini nello
spazio, gli effetti del rumore su tutte

le persone che vivono nella scuola


molte ore della giornata, i parametri
per la realizzazione di spazi sonori
ottimali che permettano anche agli
studenti con deficit uditivo, o non
madrelingua, di apprendere con
maggiore facilit e ai docenti di affaticarsi di meno.
Queste aule da sogno, anche in un
momento di difficolt economica
come quello attuale, non richiedono
investimenti da capogiro: in fondo
per realizzare un buon intervento di
correzione acustica si tratta di installare con poche ore di lavoro controsoffitti e pannelli fonoassorbenti
allavanguardia sotto il profilo della
tecnologia dei materiali. Un investimento ragionevole per la salute e il
benessere a scuola.

Scrive Andrea Sacerdoti su appalti pubblici e ricorsi


Caro Beltrami Gadola, il suo articolo
mi lascia perplesso. Si parla di ricorsi e controricorsi all'assegnazione di una gara pubblica come un
male, cosa che appare ormai chiaro
alla maggioranza dei cittadini, anche a seguito del caso Genova. Poi
si dice che la soluzione di Milano
per l'Expo di non accettare sospen-

sioni dei lavori per i ricorsi, ma solo


di concedere eventuali risarcimenti,
un rimedio peggiore del male;
perch?
A me questa pare l'unica soluzione.
Non so, credo che all'estero questo
balletto di ricorsi al Tar per i lavori
pubblici esista; se una impresa perde una gara, accetti il verdetto, co-

me si fa nel privato; eventualmente


ricorra alla giustizia civile per un risarcimento, se crede di avere avuto
dei torti sostanziali, ma senza poter
sospendere le aggiudicazioni. per
non sono uno specialista e il suo
parere in merito mi interessa.

Replica Luca Beltrami Gadola


Ho detto che il rimedio peggiore
del male nel senso che si aggira la
norma con poteri speciali commis-

sariali. Questo un costume che


va stigmatizzato. Allestero, dove ho
lavorato (Francia e Svizzera), i ri-

corsi sono rarissimi perch i bandi


sono ben fatti e consentono aggiudicazioni ineccepibili.

Scrive Adalisa Innocenti ad ArcipelagoMilano


Per mia fortuna,faccio parte dei residenti "anziani" di questa complessa citt. Mi ha divertito la cronistoria
dei benefici ottenuti, nonostante la
contestazione di molti abitanti delle
zone interessate a un qualche cambiamento, del noto e abitudinario
assetto-logistico e paesaggistico.
Siamo una citt abitata da molti anziani conservatori, ancora con la
mente attiva, pieni di esperienza,
non pi produttiva, quindi sprecata e
un poco frustrati. Daltra parte, il
buono di questa citt lhanno creato
loro. Tutto si ripete.
Ho assistito alla contestazione del
libretto rosso dei tempi di Mao. Erano in ballo principi fondamentali,
alla cui base cera il rispetto degli
individui. In piccolo, oggi c il ri-

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

spetto di persone di altri paesi, alle


quali, per negare lacqua, si privano
i Giardini Pubblici di un numero adeguato di fontanelle, cominciando,
dalle pi ovvie, di area cani. Ma, il
bene comune, non fa pi parte
della nostra cultura, e i cambiamenti
di ammodernamento per rendere
pi funzionali delle realt urbane,
induce resistenza, credo per quel
senso di insicurezza, che queste
persone, messe da parte per motivi
di et, inconsciamente ostacolano i
cambiamenti.
Spesso gli interventi sul territorio
urbano, proposta da giovani, non
tiene conto della storia del luogo,
sempre risultato di quotidiani interventi dei residenti, che hanno svolto
la loro vita, giorno per giorno, nella

zona oggetto di modifiche. C' un


significato in ogni metro di una Citt.
Pensiamo al famoso albero della
zona del Museo Brera/ Orto botanico. Ora non mi ricordo,il motivo del
contendere, ma mi ricordo, oltre alla
solita prevalenza degli affari,
quellalbero era significativo, per gli
abitanti del quartiere.
Voglio dire in definitiva, che bisogna
avere rispetto dei propri valori, ma
anche degli altri da s. Il bieco divieto dellinstallazione delle fontanelle,
per motivi, in sintesi, razzisti, ha
creato danno ai risedenti e allimmagine di una citt, che dovrebbe aprirsi al mondo con la prossima esposizione mondiale: EXPO 2015,
nutrire il pianeta, ma solo quelli che
conosciamo?

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MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Le Goldberg di Bahrami
Il Corriere della Sera ha messo in
vendita la settimana scorsa il primo
di una serie di 12 CD contenenti le
opere per tastiera di Bach eseguite
al pianoforte dal trentottenne iraniano ormai anche tedesco e italiano,
come lui stesso dice di ritenersi
Ramin Bahrami di cui avevo scritto
due anni fa quando esegu alla Scala, in un recital per il Museo Diocesano, diverse composizioni di Bach
e di Domenico Scarlatti. Fui molto
deluso da quel concerto, e scrissi
fra laltro che fu una esibizione in
chiave esclusivamente virtuosistica,
spinta al punto da rendere le partiture irriconoscibili, omologate da una
velocit vertiginosa, da togliere il
respiro; tutto stato eseguito bout-de-souffle eliminando anche
quellessenziale riprender fiato che
precede i ritornelli, quando la musica ritorna su s stessa e si ripete
per invitare lascoltatore a concentrarsi e a memorizzarla. Una diabolica corsa per arrivare alla fine di
ogni pezzo.
Questo primo CD contiene le famosissime Variazioni Goldberg o meglio quella Aria con diverse variazioni per Cembalo a due tastiere
che poche settimane fa - per MI.TO.
- aveva eseguito al clavicembalo tal
Onofrio Della Rosa del quale scrissi
che ne aveva dato una lettura scolastica e pedante, senzanima e
senza convinzione, persino imprecisa, e tanto noiosa da sentire il bisogno nella seconda parte di saltare qualche ritornello per accorciarne
i tempi solo note, una dopo laltra,
senza capo n coda.
Ho dunque ascoltato questo primo
CD di Bahrami con grande interesse
e attenzione, sia perch il ragazzo che nel frattempo non pi tale -
diventato una star (e lo sar ancora
di pi con questo lancio del Corriere e dopo una impresa cos impegnativa), sia perch le Goldberg sono diventate in questi ultimi cinquantanni e cio da quando ascoltammo la prima versione al pianoforte di Glenn Gould - una sorta di
cartina di tornasole non solo sulla
tecnica, come ovvio, ma ancor pi
sulla maturit di un pianista.
Ho dovuto ascoltarlo pi volte in
questi giorni per farmene una idea e

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

confesso di aver faticato non poco a


venirne a capo perch in questi 80
minuti di intensissima musica vi sono elementi tanto contraddittori da
disorientare lascoltatore.
Dico subito che lAria quella pagina iniziale, magica, che presenta e
insieme nasconde il tema dellopera
eseguita in maniera perfetta,
morbida, scavata in profondit, essenziale e priva di orpelli; ci introduce subito nella speciale atmosfera
sonora di questopera ed capace
di farci penetrare in quel sistema di
relazioni fra suoni che la trama
stessa della composizione; insomma Bahrami ci mette nello stato
danimo perfetto per entrare
nellopera. Una delizia.
Siamo dunque davanti alla porta,
stiamo per entrare, ma ahim veniamo subito presi a sberle: la prima
Variazione, che dovrebbe prenderci
per mano e infonderci fiducia per
iniziarci al lungo percorso delle successive ventinove, ce la aspetteremmo eseguita sommessamente,
con leggerezza, friendly. Dovrebbe
fin dalle prime battute farci capire il
legame con il tema appena presentatoci, cominciare a svelarlo ci
che ineluttabilmente avverr poco a
poco, Variazione dopo Variazione
in altre parole ci aspetteremmo di
non uscire dallatmosfera dellAria
introduttiva per iniziare subito ad
approfondirne il significato. Ma Bahrami fa tutto il contrario, sembra
volerci sorprendere e prendersi gioco di noi, la affronta come usando
un colpo di frusta, velocissimo, fortissimo, senza fiato, esattamente
come suon due anni fa alla Scala.
La seconda Variazione segue la
medesima sorte e viene anchessa
sparata, anche se a volume e velocit ridotti. Bisogna arrivare fino
alla terza (il Canone allunisono,
cui seguiranno, ogni tre Variazioni, i
Canoni alla seconda, alla terza, alla
quarta e cos via fino alla nona) per
ritrovare un po di quiete, capire bene di che si tratta e scoprire il tema
che era ben nascosto nelle note pi
basse.
Dicevo di elementi contraddittori e
disorientanti perch Bahrami prosegue in modo molto discontinuo, alcune Variazioni sono meditate e cu-

rate come lAria iniziale ma altre sono dominate dalla nefasta attitudine
al virtuosismo e alla pura tecnica
(che certo non gli manca). In particolare ho trovato molto suggestive
la quindicesima - il Canone alla
quinta che conclude la prima parte
dellopera - e magnifica la venticinquesima che ne rappresenta il culmine, il momento pi intenso e profondo. Quindicesima e venticinquesima sono peraltro le uniche due
Variazioni per le quali lAutore indica
il tempo, rispettivamente andante
e adagio, senza con ci autorizzare i presto e i prestissimo che
molti esecutori adottano per altre
Variazioni e che Bahrami impone
alla ventottesima e alla ventinovesima rendendole incomprensibili.
Ho trovato ottima anche la sedicesima, quella Ouverture che Enzo
Beacco, nella sua Offerta Musicale, descrive come grandiosa,
inconfondibile per lincedere solenne ritmato delle sezioni laterali e per
il denso fugato di quella centrale, e
con piacere riconosco allinterprete
la raffinatezza con cui ripete lAria
alla fine, dandole un significato diverso da quello della sua iniziale
presentazione; assegnandole cio,
come giusto che sia, il compito di
evocare il lungo percorso effettuato
facendone una sorta di eco, quasi di
addio. Comincia bene, dunque, e
conclude ancor meglio. Peccato che
non abbia voluto o saputo creare
una architettura coerente e compatta, facendo nascere ogni Variazione
dalla precedente e preparando con
essa quella che segue, legandole
con un unico filo e tenendole sempre strette allAria che le ha generate.
Si tratta comunque di unopera difficilissima, unopera aperta che
consente interpretazioni molto diverse fra loro (basterebbe osservare
le durate complessive, che vanno
dai 50 minuti di Gould, prima versione, agli 80 di Schiff e di Bahrami), che necessita di grandi capacit tecniche (non sono molti i pianisti
in grado di affrontarle seriamente),
che crea enormi aspettative negli
ascoltatori affascinati in modo particolare dalle opere laiche di Bach.
Interessante osservare come, diver-

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samente da Schiff che nel cofanetto
di 12 CD contenente la stessa inte-

grale bachiana colloca le Goldberg


nellultimo disco, Ramin Bahrami

abbia coraggiosamente iniziato proprio con limpresa pi ardua.

ARTE
questa rubrica a cura di Benedetta Marchesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Alla Triennale di Milano tutte le Trame del rame
Dalla pepita, forma in cui il rame
viene trovato e raccolto, al Tracciatore di vertici a silici dellesperimento BaBar, Trame un inno al
cuprum, uno degli elementi chimici
con maggiore duttilit, conducibilit
di calore e energia, e al tempo stesso lesaltazione delluomo e delle
capacit di trasformare questo elemento. Il percorso espositivo, alla
Triennale di Milano fino al 9 novembre, si articola in quattro sezioni
quasi concentriche attraverso le
quali si esplorano molteplici sfaccettature del prezioso metallo.
Nucleo centrale, cuore della mostra,
la sala dedicata al design, nel
senso pi completo del termine, che
attraverso pi di 100 oggetti spazia
dallilluminazione alla moda, dagli
arredi alloreficeria, dagli strumenti
di cucina alle forme per budini offrendo al visitatore una panoramica
di grandi nomi che hanno giocato
con il rame creando oggetti di altissimo livello. Tom Dixon, Odoardo
Fioravanti, Shiro Kuramata, Ross
Lovegrove, Gi Ponti/Paolo De Poli,
Ettore Sottsass, Oskar Zieta Giorgio
Vigna, Prada sono solo alcuni dei
nomi presenti.

Larchitettura da un lato e la tecnologia dallaltro circondano la sala


dedicata al design; nella prima attraverso modellini, fotografie e video
si evidenzia quanto il rame sia
strumento plasmabile e al contempo
caratterizzante nelle mani degli architetti. La sezione di Tecnologia,
realizzata in collaborazione con il
Museo Nazionale della Scienza e
della Tecnologia Leonardo da Vinci
di Milano, raccoglie le applicazioni
pratiche delluso del rame: minerali
in vari stadi di produzione, macchine elettromagnetiche e alternatori,
interfacce di computer, telefoni, rilevatori di particelle. Oggetti, alcuni,
che portano con s il fascino di aver
cambiato la storia: tra tutte la pila di
Alessandro Volta.
Come a creare un abbraccio inclusivo attorno a tutto questo la sezione dedicata allarte: una trentina
di opere di artisti contemporanei che
hanno studiato, analizzato, sperimentato il rame e le sue caratteristiche. Ogni artista plasma a suo piacimento il rame, facendogli assumere caratteri e colori unici e sempre
diversi: chi tessendolo una spirale
che tende allinfinito come Marisa

Merz; chi rendendolo una parabola


riflettente quasi mistica come fa
Marco Bagnoli nel suo Janua Coeli;
e ancora, chi giocando con le sue
qualit ossidative che attraverso
lelettrolisi con il piombo realizza disegni sulle pagine del libro di Anselm Kiefer Unter den Linden.
Camminando tra le opere si percepisce la sfida che il rame lancia e
che lartista coglie: nellincontro tra i
due si creano sodalizi meravigliosi
che veicolano messaggi e pensieri
alla materia.
Il percorso espositivo inaugura un
nuovo modo di concepire la mostra:
non pi legata solo alla bellezza e al
messaggio delle opere esposte ma
volta ad indagarne la loro essenza
concreta.
Benedetta Marchesi
Trame - Le forme del rame tra arte contemporanea, design, tecnologia e architettura Fino al 9 novembre alla Triennale di Milano Orari Marted - Domenica 10.30 20.30 Gioved 10.30 - 23.00 Ingresso 8,00/6,50/5,50 euro

Viaggio nellAfrica ignota


In anteprima per lItalia si inaugura
l11 ottobre la mostra Viaggio
nellAfrica Ignota. Il continente nero
tra 800 e 900 nelle immagini della
Societ Geografica Italiana. Composta di 54 riproduzioni digitali di
fotografie dellepoca, lesposizione
racconta lAfrica nera e ancora misteriosa della fine dell800 e dei
primi del 900 attraverso una selezione degli scatti pi belli conservati
dalla Societ Geografica Italiana.
Realizzate per la maggior parte nel
corso di missioni esplorative italiane
e internazionali, le fotografie - di ritratto, di reportage e di paesaggio mostrano come dovessero apparire
ai primi visitatori occidentali le popolazioni e i panorami di quello che

allepoca era il continente meno conosciuto del pianeta.


Strutturata attraverso le collezioni
della Societ Geografica Italiana da
cui sono state tratte le fotografie, di
cui molte scattate durante le spedizioni geografiche di esplorazione,
lesposizione di snoda in un affascinante percorso che attraversa molti
dei paesi di cui si compone il continente africano. Un viaggio che partendo dallAfrica Orientale allepoca
delle colonie italiane ci porta
nellAfrica Sub Sahariana, quindi
nellAfrica delle foreste equatoriali e
fin gi nellAfrica Australe. A produrre le immagini erano in alcuni casi
fotografi professionisti al seguito
delle spedizioni, in altri gli stessi

protagonisti delle spedizioni, spesso


appassionati e preparati utilizzatori
del mezzo fotografico. Aperta fino al
14 novembre, ultima di tre esposizioni in programma per il 2014, la
mostra inserita in History & Photography, rassegna annuale che ha
per obiettivi principali raccontare la
storia del mondo contemporaneo
attraverso la fotografia e rendere
fruibili al grande pubblico collezioni
e archivi fotografici spesso sconosciuti perfino agli addetti ai lavori.
Alessandro Luigi Perna
Viaggio nellAfrica ignota La Casa
di Vetro di via Luisa Sanfelice 3, Milano, 11 ottobre -14 novembre h 1519, ingresso libero

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novem-

n. 36 VI - 22 ottobre 2014

bre, festa di San Carlo, ha riaperto


le sue porte e le sue collezioni il

Grande Museo del Duomo. Ospitato


negli spazi di Palazzo Reale, pro-

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prio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi
di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.

E lallestimento colpisce e coinvolge


gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso
un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture

che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

Il design al tempo della crisi


Se il caldo impazza e si ha voglia di
vedere qualcosa di alternativo e diverso dalle solite mostre, ecco che
la Triennale di Milano offre tante valide opportunit. Ricco come sempre il ventaglio delle mostre temporanee di architettura, ma interessante ancor di pi il nuovo allestimento del TDM, il Triennale Design Museum, giunto alla sua settima edizione.
Dopo La sindrome dellinfluenza,
tema delanno scorso, per la nuova
versione ci si concentrati su temi
quanto mai cruciali, che hanno a
che fare molto e soprattutto con gli
ultimi anni: Autarchia, austerit, autoproduzione sono le parole chiave
che fanno da titolo e da fondo
alledizione di questanno. Un racconto concentrato sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e
affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta,
gli anni settanta e gli anni zero. La
crisi ai giorni nostri, insomma.
Sotto la direzione di Silvana Annichiarico, con la curatela scientifica
di Beppe Finessi, lidea alla base
che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione
particolarmente favorevole allo stimolo della creativit progettuale: da

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sempre condizioni difficili stimolano


lingegno, e se questo vero nelle
piccole cose, evidente ancor di pi
parlando del design made in Italy.
Dal design negli anni trenta, in cui
grandi progettisti hanno realizzato
opere esemplari, ai distretti produttivi (nati negli anni settanta in piccole
aree geografiche tra patrimoni basati su tradizioni locali e disponibilit
diretta di materie prime) per arrivare
alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione.
Viene delineata una storia alternativa del design italiano, fatta anche di
episodi allapparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti,
Carlo Mollino, Franco Albini, Gio
Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero
Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore
Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi,
Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.
Il percorso si sviluppa cronologicamente: si comincia con una stanza
dedicata a Fortunato Depero, artista
poliedrico e davvero a tutto tondo, e

alla sua bottega Casa dArte a Rovereto (dove realizzava quadri e arazzi, mobili e arredamenti, giocattoli e abiti, manifesti pubblicitari e allestimenti) e termina con una stanza
a cura di Denis Santachiara dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.
In mezzo, un racconto fatto di corridoi, box e vetrine, che mette in scena i diversi protagonisti che, dagli
anni trenta a oggi, hanno saputo
sperimentare in modo libero creando nuovi linguaggi e nuove modalit
di produrre. Uno fra tutti Enzo Mari
con la sua semplice e disarmante
autoprogettazione.
Il percorso si arricchisce anche di
momenti dedicati ai diversi materiali, alle diverse aree regionali, alle
varie tecniche o citt che hanno dato vita a opere irripetibili, quasi uniche, come recitano i pannelli esplicativi.
Anche lallestimento segue il concept di base: sono stati scelti infatti
materiali che rievocano il lavoro artigianale e autoprodotto: il metallo e
lOSB (materiale composito di pezzi
di legno di pioppo del Monferrato).
Dopo aver risposto alla domanda
Che Cosa il Design Italiano? con
Le Sette Ossessioni del Design Ita-

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liano, Serie Fuori Serie, Quali cose
siamo, Le fabbriche dei sogni,
TDM5: grafica italiana e Design, La
sindrome dellinfluenza, arriviamo a

scoprire come il design si salva al


tempo della crisi.
Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerit, autoproduzione

Triennale Design Museum, Orari:


Martedi - Domenica 10.30 - 20.30
Gioved 10.30 - 23.00 Biglietti: 8,00
euro intero, 6,50 euro ridotto

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Ilaria Borletti Buitoni
Cammino contro corrente
Mondadori Electa, sett. 2014
pp. 214, euro 16,90
"Da quando sono entrata in politica
con le elezioni del febbraio 2013, in
Parlamento e poi al Governo, sono
divenuta relativamente nota al
grande pubblico soprattutto per i
miei molti capelli e i miei molti cognomi". Con questa ironia inizia la
prima parte, autobiografica, del suo
libro, Ilaria Borletti Buitoni. Che ci
propone uno spaccato della storia
italiana degli ultimi 100 anni, attraverso il "fil rouge" della sua famiglia,
che seppe imporsi sul palcoscenico
della vita industriale e culturale, milanese e internazionale, sin dal '700:
una lunga storia "fatta non gi di
nobilt ereditata, quanto di impegno
e rischio in prima persona".
Forte delle molteplici esperienze
(amicizie cosmopolite, viaggi), che il
suo status le ha riservato, l'autrice
ha saputo uniformare la sua vita a
un forte impegno sociale, nel no
profit, detto terzo settore: sia in
quello sanitario, con la presidenza
sin dal 1993, dell' AMREF Italia, che
si occupa di problematiche in Africa,
dove l'autrice ha passato ogni anno
un mese, come volontaria, per dieci
anni. Sia in quello culturale, con la
presidenza del Fai (Fondo per l'Ambiente Italiano) dal 2011 al 2013.
Sempre facendo leva sul senso di
responsabilit, cardine dell'insegnamento di Mazzini "prima il dovere, poi i diritti": perci, studentessa
universitaria, ader all'allora PRI giovani, occupandosi del collegio
elettorale della deputata Susanna
Agnelli.
Una storia lombarda, che ha il suo
incipit pi eclatante quel 7 dicembre
1918 allorch il re Vittorio Emanuele
III inaugur la Rinascente, costruita
dal nonno paterno di Ilaria, Senatore Borletti, grazie all'acquisto degli
empori "Alle citt d'Italia" dei Fratelli
Bocconi. Dando vita cos ai primi
grandi magazzini italiani, alla maniera di Printemps e Lafayettes a Parigi. Anni concitati quelli, segnati
dall'impresa di Fiume di D'Annunzio,
grande amico del nonno: fu lui a in-

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ventare il nome "La Rinascente",


dietro il lauto compenso di 30 lire in
monete d'oro. Dal sodalizio poi con
Marcello Dudovich, che "disegn
quasi 100 manifesti per la Rinascente, scatur una della pi efficaci
e durature campagne pubblicitarie
della storia della societ di massa".
Ma dopo 15 giorni dall'inaugurazione, la Rinascente and letteralmente in fumo, causa un devastante incendio. Fu cos che il nonno Senatore Borletti disse a sua moglie Anna, prima di andare alla Scala
:"Nan, met su i giuei" in rigoroso
dialetto milanese, al fine da indurre i
banchieri a elargirgli ancora prestiti
per la ricostruzione della nuova Rinascente, che infatti riapr i battenti
dopo due anni nel 1921.
In realt la storia dei Borletti partiva
dal lago d'Orta nel '700: con il loro
trasferimento a Milano, inizi l'avventura del tessile, delle sveglie italiane, delle spolette per le bombe. E
dopo la prima guerra mondiale la
fabbrica fu destinata alla produzione
di macchine da cucire. Ma la vicenda legata alle bombe, non pass
inosservata al direttore del Corriere
Luigi Albertini che denunci il fatto,
e si inimic cos per sempre i Borletti, che non furono poi estranei alla
sua "estromissione" dal Corriere da
parte di Mussolini.
Incisiva la descrizione dell'autrice
della paura crescente, negli appartenenti al suo "recinto sociale" (habitus di determinate mete turistiche,
Liguria , Engadina, Versilia), all'avvento di nuove idee politiche socialisteggianti, destabilizzanti della loro
sicurezza, foriere anni dopo del centro-sinistra. Spicca in tutto quel
milieu, per intelligenza, cultura, intraprendenza sua madre, definita
con diffidenza dalla nonna paterna
"un'intellettuale", fondatrice e anima
del Teatro di via Durini, pi all'avanguardia dello stesso Piccolo Teatro.
Proveniente da una famiglia di professori universitari del Salento, sua
madre scapp nel dopoguerra con

suo padre, detto "Micio", e nel 1950


ne divenne la seconda moglie, solo
civilmente. Soffr per l'ukase della
societ "codina" milanese, e insieme a lei la stessa autrice, nata nel
'55, battezzata da don Gnocchi,
perch il parroco della clinica si rifiut di farlo.
Ma per magia l'ostracismo nei loro
confronti svan, quando il padre divenne presidente della Rinascente
alla fine degli anni '50. Tenente d'aviazione, fu ferito gravemente alla
testa nel '41, e dopo il campo di prigionia in Australia, fu liberato e riusc a raggiungere la Svizzera da
dove rientr in Italia da clandestino
nelle file della Resistenza. Nel '55
istitu con Gi Ponti il Premio Compasso d'Oro, evidenziando l'eccellenza del design italiano. Di mente
aperta, costitu filiali della Rinascente in tutto in centro sud, persuaso
che il Meridione non dovesse essere escluso dal benessere diffusosi
nel Nord. Se fosse vissuto, per,
non sarebbe stato al passo con i
tempi, gravidi di insorgenti rivendicazioni sociali, afferma l' autrice.
Mor nel 1967 ancora giovane per
una caduta da cavallo, lasciando
sola la figlia 13enne. E il Teatro di
via Durini senza pi finanziamenti!
La stessa Rinascente, senza la sua
guida, fu venduta nel 1969, all'insaputa della vedova, non senza danno
economico per Ilaria Borletti, sfavorita rispetto ai fratellastri .
L'autrice ripercorre poi i terribili anni
'70, contestazioni, rapimenti, delitti
politici, sbandamento della borghesia, che non sar mai pi la stessa,
quella del grande mecenatismo a
vantaggio dei meno privilegiati. Nel
'73 il debito pubblico cominci a salire, evidenziando sin da allora la
fragilit e la non competitivit della
nostra economia. E Craxi, Tangentopoli, la Lega Nord e quell'emergente Berlusconi, che acquist casa
Borletti, la sua casa, di via XX settembre, con lo smembramento della
sua smisurata biblioteca.

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Ma gi a 21 anni l'Autrice decise di
andare controcorrente, da cui il titolo, e di investire in Italia, vicino a
Como, parte dei suoi capitali,rilevando un'impresa di distribuzione di prodotti farmaceutici, in
piena crisi petrolifera, quando invece la grande borghesia si rifugiava
all'estero. Ed ebbe ragione, perch
l'operazione si rivel una carta vincente, quando rivendette l'azienda.

A questa prima parte "storica" del


libro, seguono capitoli dedicati alla
sua amata Africa, al tema dell'amicizia, alla sua fulminante carriera
politica come sottosegretaria del
MiBACT (Ministero dei beni ed attivit culturali e del turismo) nei vari
governi Monti, Letta, e ancora nel
governo Renzi. Tutto ci a seguito
di "una campagna elettorale vera e
seria, documentata fino all'ultimo
euro", nonostante le maldicenze.

Appassionanti sono i due ultimi capitoli del libro, dove l'autrice delinea
la sua visione del mondo, spesso
controcorrente, per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali,sempre nel rispetto dell'art. 9 della
Costituzione, per un sodalizio intelligente tra il pubblico e il privato. Un
libro dedicato alle nuove generazioni, nell'immaginario dell'autrice e al
suo sposo.
Marilena Poletti Pasero

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Il teatro dovrebbe essere come una playstation
Intervista a Bruno Fornasari
Bruno Fornasari autore, regista
e co-direttore artistico insieme a
Tommaso Amadio del Teatro Filodrammatici. Quali sono le linee
guida della vostra direzione artistica? Quello che abbiamo fatto sei
anni fa, quando abbiamo iniziato,
stato uno screening sul territorio milanese, abbiamo valutato quali erano le sale teatrali della citt e che
programmazione offrivano, e abbiamo visto che un grosso buco era
quello legato alla drammaturgia
contemporanea. Per cui abbiamo
deciso di fare stagioni principalmente basate su quello. Quindi non un
contenitore che avesse dentro anche ogni tanto uno Shakespeare
siamo lunica sala in Italia Shakespeare-free ma un teatro dove
andassero in scena solo testi scritti
negli ultimi sessantanni. Unaltra
cosa molto importante da dire
che, oltre a dare spazio alla nuova
drammaturgia, siamo lunico teatro
che fa un workshop conoscitivo per
nuovi attori. Per dare lopportunit,
gratuita, a nuove persone e ai neodiplomati di farsi conoscere attraverso tre giorni di lavoro e non
semplicemente con unaudizione.
Tutto questo riusciamo a farlo con
totale libert visto che lAccademia,
che subentrata tre anni fa nella
gestione amministrativa, non chiede
di avere un controllo sulla programmazione.
Che effetto fa essere due direttori
artistici giovani in un paese di dinosauri? In questo momento, paradossalmente, meno strano rispetto a tre anni fa. La situazione
talmente in delirio che anche quello
che poteva essere definito un potentato gerontocratico sta andando
in crisi. Per cui credo che da questo
punto di vista saremo unavanguardia. Gi il Teatro Stabile di Bolzano, che ha affidato la direzione a

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Walter Zambaldi, ci considera tali. Io


credo che nei prossimi anni le cose
cambino in questa direzione e spero
che, anche in situazioni cos potenti
come gli stabili, il giovane sia uno
che ha voglia di fare il giovane e
non finisca invischiato nella burocrazia di questi mammut che ti impediscono di procedere.
Come sar la stagione 2014-2015
che inizia gioved 23 ottobre?
Ogni anno facciamo una scelta tematica, questanno abbiamo una
predilezione per testi che parlino di
donne o siano scritti da donne, declinato in varie direzioni. Poi ci sono
le nostre produzioni, che sono sempre instant play, cio testi che partono dellattualit per sviluppare una
riflessione sulla realt contemporanea.
Questanno la nuova produzione
sar N.E.R.D.S. in scena a maggio
2015: lacronimo indica la Non Erosive Reflux Desease Syndrome, la
malattia da reflusso non erosiva, ma
la parola Nerds si riferisce anche
alle persone che hanno una dipendenze dalla tecnologia e il testo, che
sto scrivendo in questo periodo,
cercher di far riflettere su quella
che a mio parare diventata quasi
una nuova specie, lHomo Nerds.
Poi abbiamo creato questo format
che spinge al massimo la contemporaneit, che tu conosci bene perch hai partecipato lanno scorso,
che ConTesto. Prendiamo le notizie dallultima settimana e le diamo
in mano a cinque drammaturghi
ecco, non ci va sempre bene (ride)
accoppiati con cinque registi, e poi
gli facciamo preparare dieci minuti
di spettacolo, in 24 ore di lavoro con
gli attori. Pi contemporaneo di cos
il teatro fa fatica ad esserlo. Lanno
prossimo sar la quarta edizione e
ci sar una versione EXPO, per cui

ci saranno solo autori che vengono


dallestero, e registi italiani.
Tu ti senti pi autore o regista?
Nel senso: parti da unidea scenica e poi scrivi il testo oppure parti da un testo e poi pensi a come
metterlo in scena? Cambia a seconda delle situazioni e sto vedendo
che a volte sono bravo a crearmi
delle difficolt da solo. Io cerco di
partire da un contenuto che risuona
con la realt pi immediata, che sia
contemporaneo. E questo complica
notevolmente, perch scegliere un
tema a monte e poi dover scrivere
non fatto.
come se ti facessi una commissione da solo. Esatto. Per cui
da questo punto di vista ho meno
libert di quella che pu sembrare.
Per lapproccio principale quello
di cercare di portare un contenuto,
una riflessione su un tema, e da
questo sviluppare poi lo spettacolo.
Quando scrivo mi aiuta pensare a
che attori potranno fare quello che
scrivo. Io credo molto nella qualit
del lavoro degli attori. Credo che nel
teatro sia s importante laspetto visuale, per mi diverto di pi quando
gli attori sono bravi e credibili, rispetto a quando ho solo delle belle
immagini da vedere. Certo, lideale
sarebbe riuscire a sviluppare insieme entrambi gli aspetti, come fa ad
esempio Robert Lepage, che per
ha il triplo dei nostri mezzi. Anche
perch sta in Canada. Ma il mio riferimento quello.
Com secondo te la scena teatrale milanese? Dipende cosa intendiamo. Se intendiamo come proposte al pubblico la scena Milanese
sicuramente molto ricca. Se invece intendiamo un ambiente, una rete di persone che partecipano sia
attivamente sia come spettatori allora un disastro. Ma non colpa di
Milano, colpa di un paese che non

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riesce a far s che gli intelletti collaborino e si sommino, ma li rende
sempre alternativi, in conflitto, separati.
Ad esempio a Londra la metro
piana di cartelloni pubblicitari di
spettacoli teatrali, a Milano no. E il
cartellone non importante perch
ti porta uno spettatore in pi, ma
perch fa status. Sarebbe bellissimo
se anche da noi il teatro venisse visto come una cosa cool, e questo
un discorso che andrebbe fatto a
pi ampio raggio possibile, con le
istituzioni e con gli altri teatri, lidea
dovrebbe essere che uno spettatore
che riesci a portare in un teatro
una ricchezza per tutti, perch viene
da te ma se rimane contento e passa una bella serata poi la volta dopo
viene anche da me. Finch invece
rimane una cosa di nicchia questo
non possibile. Ma a volte colpa
anche dei lavori che vengono pro-

posti. Ad esempio girando per i festival si vedono spettacoli di ricerca


che per non potresti mai e poi mai
portare per una settimana in citt.
Ecco, questo un altro punto che
volevo toccare: la ricerca. S, vedi, io credo che ci sia proprio un
problema di termini: fare ricerca
un termine scientifico che descrive
qualcosa fatto per qualcuno. In laboratorio ricerchi dei farmaci che poi
serviranno per curare delle malattie,
quindi spostando il termine in teatro
la cosa assurda che qualcuno
faccia pagare il pubblico per assistere a queste ricerche. Le ricerche giusto farle nelle sale prove
cos come vengono fatte a livello
scientifico nei laboratori ma poi al
pubblico bisogna far vedere il risultato. Io credo che sia veramente arrogante pretendere di far pagare
delle persone per vedere uno stu-

dio, o per vedere qualcosa di criptico.


Anche perch poi, se si annoiano, non vengono pi. Certo. Come
dice Mayorga: il teatro dovrebbe
essere misterioso, non criptico. Ti
faccio un esempio: perch nelle case delle persone ci sono tantissime
Playstation e pochissimi dvd di spettacoli teatrali? Perch una Playstation una cosa che pu usare un
bambino di otto anni, ma che per
progettarla c bisogno di un team di
ingegneri preparatissimi. E anche il
teatro dovrebbe essere cos: qualcosa fatto con la massima qualit
da persone perparatissime, che per pu essere apprezzato anche da
un bambino di otto anni.
E quindi in parte mi hai gi risposto come vorresti che fosse
il teatro italiano fra ventanni?
Come una Playstation.
Emanuele Aldrovandi

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Anime nere
di Francesco Muzzi [2014, Italia Francia, 103']
con: Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Barbara Bobulova, Aurora Quattrocchi
Luciano, Rocco e Luigi. Luciano
un agricoltore nella Locride; Rocco
un costruttore a Milano; Luigi un
narcotrafficante attivo tra la Locride
e Milano. I tre uomini sono fratelli. Il
loro padre stato assassinato molti
anni prima in una guerra tra cosche.
La
trama
del
film,
tratto
dallomonimo romanzo di Gioacchino Criaco, prende lavvio quando il
figlio di Luciano, Leo, per vendicare
uno sgarbo, distrugge le vetrine di
un bar protetto da una cosca.
Leo molto critico nei confronti di
Luciano che, essendo il maggiore
dei tre fratelli non aveva vendicato
luccisione del proprio padre, ma
aveva cercato di superare pacificamente quella profonda ferita. Il gesto di Leo rompe lequilibrio che Luciano aveva faticosamente costruito. Luciano vorrebbe piegare la testa, fare ammenda per il gesto del
figlio, Luigi invece cerca alleanze e
la famiglia entra in guerra.
un film fortissimo, carnale e passionale. Nemmeno di fronte alla

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morte violenta di un congiunto, le


forze dellordine vengono percepite
come solidali o amiche; lo Stato che
entra nelle case, che indaga sui
morti della famiglia estraneo,
nemico, forse pi nemico degli stessi assassini.
Le donne della famiglia sono totalmente consentanee ai gesti degli
uomini. Lanziana madre dei tre
uomini, interpretata da una straordinaria Aurora Quattrocchi, piange i
suoi lutti, ma ritrova tutto il suo orgoglio, la sua fierezza nellodio invincibile verso la polizia che le entra
in casa. La milanese moglie di Rocco, lunica estranea, che aveva creduto di poter vivere lambendo, senza esserne coinvolta, quel mondo,
viene trascinata nel gorgo della faida. I patti tra le famiglie, e son patti
criminali, si stringono arcaicamente
mangiando insieme, e facendo fidanzare i figli.
Il film recitato in dialetto calabrese, girato ad Africo nella Locride, le
comparse sono locali. un film da

vedere, recitato benissimo, con una


fotografia che gioca con la luce che
d spazio, e lo toglie, ai gesti, agli
sguardi. I dialoghi sono essenziali.
un linguaggio tribale, fatto di poche parole, pochi gesti, tutto teso
alla sopravvivenza, al dominio. Alla
religione uomini e donne si aggrappano non come a una fede, ma come a una superstizione.
Il regista Francesco Muzzi riuscito
a cogliere lumanit in una galleria
umana che sarebbe stato tanto pi
semplice stigmatizzare altrimenti.
un film da non perdere, aldil dei
fatti criminali e violenti, quel che si
sente fortissimo lamore che unisce questi uomini, questa gente,
questa civilt. Un amore che lega,
vincola, e forse non rende liberi, un
amore al quale sembra impossibile
sottrarsi. Un amore sbagliato, si potrebbe dire. Un amore da ricostruire. Comunque un amore.
Tootsie

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IL FOTO RACCONTO DI URBAN FILE

LA VISTA DAL GRATTACIELO ISOZAKI A CITYLIFE

MILANO SECONDO [SILVIA]


Silvia Sacchi: Milano si mostra
la settimana milanese 15/10 - 20/10/2014
http://youtu.be/ViYBJSf1zvE

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