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numero 29 anno VI 3 settembre 2014


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POLITICA MILANESE: LA BANDIERA DEL SINDACO


Luca Beltrami Gadola
Inutile puntare i piedi, da questa estate da non ricordare dobbiamo pur
tornare a immergerci nella realt
quotidiana mondiale, italiana e, perch no, milanese. Sul mondo e le
sue guerre di medioevale ferocia
non ci resta che lorrore puro, salvo
ricordarci che i venditori di armi, i
signori della guerra, sono come gli
scarafaggi, ineliminabili. Ma si possono combattere.
LItalia, per altro verso, sembra affondare in una recessione inarrestabile e i provvedimenti annunciati,
in piccola parte attuati, dispiegheranno forse i loro effetti quando il
cavallo sar morto o almeno ridotto
a uno scheletro, un magro cavallo di
Troia dal cui ventre scenderanno i
soliti: i signori della guerra, i finanzieri dassalto con i loro servi, gli
evasori fiscali e i piccoli profittatori.
La storia qualche volta ama ripetersi.
In questo poco allegro panorama
una notizia invece squisitamente
milanese ha destato stupore, perplessit ma anche malumori: il sindaco Giuliano Pisapia vuol raccogliere sotto la sua bandiera le truppe sparse, in parte in rotta, della sinistra milanese, quella che non si
riconosce ma soprattutto non vuole
riconoscersi nel Pd, il Pd di Renzi
che per alcuni troppo socialdemo-

cratico e per altri non lo abbastanza. Poi ci sono le vecchie ruggini, le


idiosincrasie e malgrado il rinnovo
generazionale, rispuntano vecchi
fantasmi del passato che sembra
intorbidino lacqua della concordia.
Se le cose che ho descritte corrispondono al vero questa truppa che
il sindaco vorrebbe sotto la sua
bandiera non si raduner facilmente: una sorta di sogno del buon
senso che invece temo sia la culla
del vecchio detto che la speranza
lultima a morire. Alcune prese di
distanza si sono gi manifestate.
Possibile che questo sia il vero disegno? La notizia di questo appello
di qualche giorno fa stata prima
smentita poi autorevolmente confermata in conferenza stampa e
dunque ha il crisma della verit del
suo autore. Non sappiamo se fare
credito al sogno o se dietro di esso
non si debba leggere qualcosa di
diverso perch se cos non fosse ci
domanderemmo solo se fosse proprio il miglior momento per buttare
lo scompiglio nelle forze della maggioranza e soprattutto innescare
malumori e divisioni nel Pd milanese che per la prima volta da molti
anni in qua sta facendo un festival
che non sia una mera carrellata della casta e dei suoi pi vicini.

Verrebbe da pensare a una strategia mirata banalmente a far capire


alla sinistra che alle prossime scadenze elettorali o si mostra realmente unita o la vittoria sar difficile
ma sopratutto incertissima: non basta la faccia di Salvini (aggiunta a
quello che dice) a far pendere lago
della bilancia.
Verrebbe da pensare a una strategia di ben pi ampio respiro, di respiro nazionale: per s o per la citt.
Perch anche questo un problema. Uno dei pochi territori nel nostro
Paese che abbia le caratteristiche
sociali ed economiche per guidare
la ripresa produttiva italiana quello
nostro, per cultura, per capacit e
per risorse umane. Allora a questo
progetto che pensa Pisapia? Lo dica o ci dica altro se altro ha in mente. Le alleanze non si fanno con
confuse buone intenzioni ma con
progetti e idee chiare che non ci sono ancora. Vorremmo vedere le carte.
LExpo, scoglio inevitabile, va superato, la citt metropolitana va fatta,
pensare a un secondo mandato
pi che lecito ma per il poi diciamo il
pensiero fino in fondo. Tra forza
gentile e pi forza meglio il secondo.
.

LEGGE DEL RIO: ZONE O COMUNI? SOLO ARCHITETTURA ISTITUZIONALE?


Giacomo Selmi*
Su la Repubblica Milano del 23 luglio Giancarlo Consonni si spende
in modo netto contro l'opzione, pur
prevista dal decreto Delrio, di spezzettamento del Comune di Milano in
9 Zone. Poich da queste pagine
circa un mese fa avevo auspicato
tale soluzione come gesto di vera e
coraggiosa riforma, mi sento in
qualche modo spinto a rispondere. Il
punto di partenza potrebbe essere
proprio la sensazione che le critiche
di Consonni partano da alcune considerazioni a volte anche condivisibili ma che arrivino a conclusioni a
oggi secondo me indimostrabili.
Lipotesi di fondo che le attuali
Zone siano enti pletorici e distaccati
dai cittadini, anche in senso identitario, in ogni caso inutili per il buon
funzionamento dellamministrazione
milanese; anzi, a volte pure dannosi, sia a causa dei fondi che assorbirebbero per il loro funzionamento,
sia a causa della scarsa qualit del
personale politico.

n. 29 VI - 3 settembre 2014

Devo dire, da consigliere di Zona,


che per certi aspetti non riesco a
contraddire queste affermazioni;
certo, non concordo con l'accusa di
essere dannosi (e per il momento
non commento sulla qualit del personale politico), ma sicuramente c'
del vero nell'accusa di essere enti
pletorici. Una spiegazione per c',
e non vuole assolutamente essere
una scusa; vero per che i consigli di Zona sono (legittimamente,
per altro) schiacciati dal Consiglio
Comunale e, soprattutto, dalla Giunta, che operano secondo il mandato
elettorale ricevuto, e cio amministrare la citt.
Certo, ma anche i Consigli di Zona
dovrebbero avere lo stesso mandato, mi si potrebbe obiettare; ovvio
per che in assenza di una chiara e
ben definita autonomia amministrativa per le Zone, con chiare competenze e confini, la situazione corrente inevitabile e il mandato dei CdZ
diventa pressoch inutile. Ed chia-

ro che senza una modifica


allassetto istituzionale (modifica
che sarebbe anche stata in qualche
modo iniziata), la situazione si continuer a riproporre all'infinito, rendendo ovviamente e naturalmente
pletorica l'azione o anche solo la
riunione dei Consigli.
Le soluzioni, come ho gi avuto
modo di dire, possono essere due.
La prima quella pi o meno caldeggiata da Consonni, e cio
leliminazione delle Zone. In linea di
principio sarei anche daccordo, ma
perch la scelta abbia senso, le Zone devono essere cancellazione in
toto, proprio per evitare il riproporsi
di una situazione anche solo simile
a quella attuale. Lalternativa prevede leliminazione del problema dando una precisa autonomia ai Consigli di Zona. Ma se togliamo una parte delle competenze al Comune per
darlo alle Zone, e ne togliamo
unaltra parte per darlo alla Citt
Metropolitana, cosa resta del Co-

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mune? Un ente pletorico come sono


oggi le Zone! E allora tanto vale andare fino in fondo alla strada ed eliminare quello che diventerebbe
nullaltro che un livello intermedio, e
cio il Comune di Milano.
Per lassetto che ne deriverebbe,
vorrei fare riferimento esplicitamente all'organizzazione di Londra, dove una autorit metropolitana decide su linee di indirizzo strategico e
per tutto ci che comune, mentre
la gestione che afferisce pi prettamente alle questioni territoriali
demandata ai Borough, quelli che a
Milano sarebbero le Zone trasformate in Municipi, in pi o meno totale autonomia; si pu citare ad esempio la decisone del Borough di
Islington, che ha per primo e unilateralmente trasformato l'intero suo
territorio in Zona a 20 mph, la nostra
Zona 30, scelta che ha degli effetti
(positivi) sul territorio locale ma che
non entra in conflitto con gli indirizzi
dati dal Major.
In linea di principio proprio questa
autonomia amministrativa, dove le
competenze sono ben definite e delineate, che permette una gestione
pi puntuale e pi legata ai problemi
reali del territorio, senza per questo
scatenare eccessi di localismo o
proliferazione di enti inutili.
Per quanto riguarda la questione
identitaria, e cio quanto un cittadino (di Milano) si possa sentire legato ad una Zona piuttosto che alla
citt, ho la sensazione che sia un
problema molto meno sentito di
quello che si pensi. Gi oggi la percezione di Milano tra i cittadini abbraccia unarea molto pi vasta della citt in senso stretto; i cittadini
dell'area metropolitana cio, gi og-

gi pensano a Milano in termini metropolitani. Se il problema che Zona "x" un nome poco affascinante,
si possono sempre cambiare i nomi
alle Zone ribattezzandole in modo
da legarle maggiormente alla tradizione.
In ogni caso la definizione delle Zone sarebbe con funzione prevalentemente amministrativa, in modo da
dare ai cittadini un gruppo di referenti e amministratori (effettivi) molto pi vicini a loro e alle loro esigenze e problemi. E non sar certo
questo che far perdere alla citt
(metropolitana) il focus su una strategia urbanistica o di sviluppo coerente con i propri territori: la direzione strategica resta (e deve restare!)
ben salda in mando allente Citt
Metropolitana, che verrebbe per
sgravato dalle incombenze pi territoriali, demandate a enti realmente
vicini ai territori.
Ovvio che non sto implicando che il
Comune oggi non si occupi dei territori, ma evidente che per quanto
riguarda lamministrazione spicciola", ben diverso gestire una citt di
un milione e duecentomila abitanti e
o una di centomila. Prova ne che
per un cittadino di, per dire, Cusano
molto pi facile parlare con il suo
Sindaco di uno specifico problema
che non per un cittadino di Milano,
che ha sicuramente maggiori difficolt ad accedere al suo Sindaco e
spesso non ha idea di chi sia (o di
cosa faccia) il Presidente della sua
Zona. Oltretutto un assetto simile
porterebbe anche a un riequilibrio
(anche di potere) tra i vari soggetti
amministrativi presenti allinterno
della Citt Metropolitana.

Lultima questione infine quella


legata al personale politico, tema
per altro difficile da affrontare perch - essendo io consigliere di Zona
- sono effettivamente in conflitto di
interessi.
Nonostante questo, due pensieri
vale la pena provare ad inanellarli.
Innanzitutto lerrore per me non
ritenere che le Zone esprimano una
politica scadente: in molti casi, ahim, proprio cos; lerrore invece
ritenere che la situazione non possa
cambiare, che sempre e indipendentemente dallassetto istituzionale, le Zone possano solo esprimere
una politica scadente; o addirittura
pensare che una loro elevazione al
rango di vera amministrazione a
scapito del Comune sia causa, oggi
e per sempre, esclusivamente di
ulteriori costi.
La questione va invece, a mio avviso, capovolta: vero infatti che la
politica scadente spesso solo il
risultato dellinefficacia dei provvedimenti che le Zone adottano, inefficacia che causata dalla quasi irrilevanza delle Zone stesse dal punto
di vista amministrativo. Conferire
quindi alle Zone uno status amministrativo pieno, sostituendole al Comune, forzerebbe la costruzione di
politiche pi forti, perch queste verrebbero effettivamente testate sul
territorio con effetti concreti: premiati (con la rielezione) se positivi o puniti se negativi; la conseguenza pi
o meno diretta sarebbe poi quella
di consentire alla qualit di emergere.

*Consigliere di Zona 1

80 EURO E POI? TRA ME E ME, ALTROVE, AL DI L


Giuseppe Gario
Tra me e me, che farei con gli 80
euro mensili del governo Renzi?
Continuerei come prima a pagare i
debiti e, se fossi cos fortunato da
non averne, risparmierei spendendo
lo stretto necessario. Non ho patrimonio ma in casa mia, pur se in affitto, vorrei restarci, perci seguirei
una logica patrimoniale perch, con
tante buone persone, se non bado a
me stesso, nessuno bader a me.
Come disse trentanni fa un conoscente, per comprare casa devi capire quanto gli amici possono prestarti, e fidarsi. Il mondo del commercio e dei servizi non ha registrato alcun aumento dei miei consumi
perch, pagati affitto e bollette
(sempre pi care), vado per mercati

n. 29 VI - 3 settembre 2014

e ONLUS. Potrei fare una vacanza


a modo mio, ma fuori statistica, che
per i ricchi che possono scegliere.
Voto di (s)cambio o no, i soldi del
governo servono anche perch non
sono spesi come ci si aspetterebbe,
e cos confermano che questa
una depressione patrimoniale, dove
la priorit la difendere ci che si
ha (dignit inclusa: meglio far invidia
che pena, come si dice). Per la ripresa economica lo Stato che deve spendere, dando lavoro e reddito: le statistiche se ne accorgerebbero. Certo, da noi il problema
che i soldi dello Stato non sai dove
finiscono, deviati in modi spesso
disonesti anche se legali. Dato che
si ruba soprattutto nei lavori pubbli-

ci, lo Stato deve allora spendere in


ricerca, istruzione, beni culturali e
ambiente; sono le nostre materie
prime, ma anche qui siamo molto
indietro in Europa. Inoltre, in questi
ambiti rubare molto meno facile (e
legale) che nel mattone.
Linvestimento statale necessario
per innovare, come ricorda e dimostra Marianna Mazzucato, docente
alluniversit di Sussex, nel libro Lo
Stato innovatore. Il privato investe
se ha ritorni a breve, meglio se immediati, mentre lo Stato ben governato guarda lontano. Internet nata
con investimenti della Difesa USA; il
Web e lo schermo tattile, nei laboratori CERN con i soldi UE; il sistema
di scorrimento multitouch nellUni-

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versit del Delaware con i soldi
pubblici USA. LItalia sembra aver
rinunciato allinnovazione, nonostante la fase migliore della sua economia sia stata generata, nel dopoguerra, proprio da questa (Filippo Astone, recensore del libro, Il
Sole 24Ore, 10/8/14, p. 25). Oggi,
invece, unintera generazione ha
investito pi nella casa che
nellistruzione dei figli, con risultati
che ormai si vedono chiaramente
(Mario Deaglio, Il Sole 24Ore,
17/8/14, p. 33). Eh gi.
Altrove, a Londra dove sono stato a
giugno e luglio, in un mese ho visto
tante persone a passeggio col cane
quante in unora a Milano. Ma in
quel mese sono stati incriminati,
giudicati, condannati, incarcerati
lassistente per la comunicazione
del premier Cameron e un lord, stella tv per decenni. Uno stato riconosciuto colpevole di cospirazione
(intercettava e falsificava comunicazioni elettroniche), laltro di pedofilia.
Cameron stato redarguito dalla
Corte per essersi scusato, dopo la

sentenza, della scelta (ma era stato


messo in guardia e, comunque, ai
politici non lecito parlare di sentenze che li riguardano). Il caso
dellex lord, autore di un famoso ritratto della regina, ha dato luogo
alle dimissioni della presidente della
commissione dinchiesta, voluta da
Cameron, dopo che la si scoperta
parente di un altro grande del regno
indagato per pedofilia.
I politici britannici non si tengono
bordone, chi si fa cogliere con le
mani nel sacco non degno di essere dei loro: errare umano, ma
aiutarlo a perseverare diabolico,
peggio, un errore. Questi politici sono rispettati perch dimostrano di
rispettare la giustizia, non si coprono lun laltro e curano il loro standard di qualit ( il loro brand) scaricando i condannati in giustizia, arroganti e vittime della loro stupidit.
Questi politici sanno che tutti sanno
che le mele marce mandano in malora lintero cesto della politica.
Al di l dellAtlantico un altro economista italiano, un giovane in USA

prima per studi e poi per lavoro, individua le maggiori debolezze italiane nella mancanza di legalit e di
innovazione. Le due cose si tengono: dove non si pu fare conto sulla
legge, soldi e idee non girano, perch facilissimi da rubare. Da noi il
peggio non che i politici si coprono
le spalle e i condannati in giustizia
condannano le sentenze, ma che gli
italiani ancora li ammirano e votano,
a conferma che si hanno i politici
che si meritano anche (anzi, soprattutto) quando le cose vanno male.
Il giovane economista esprime in
linguaggio corrente quanto scrisse
oltre due secoli fa il filosofo Adam
Smith: leconomia di mercato funziona solo in societ ben governate
perch, se ognuno il miglior giudice dei propri interessi, la giustizia
non esiste quando ognuno il giudice di se stesso. Il mercato stesso
non esiste se il governo non garantisce la concorrenza (leva dellinnovazione) e la giustizia (tutela
dellinnovazione).

PIANETA DA NUTRIRE O MILANO (ANCORA, DOPO PENATI) DA BERE?


Valentino Ballabio
Le storie si ripetono la prima volta
come tragedia la seconda come farsa. Tale appare la vicenda di alcuni
protagonisti dello scandalo Expo
2014, tardo-recidivi dei fasti della
grande tangentopoli di vent'anni
addietro. Cos da non scandalizzare
pi di tanto, data la ormai consolidata prevedibilit di complicanze corruttive legate alle grandi Opere e ai
grandi Eventi, in realt solo la punta
dell'iceberg di un esteso sommerso,
di una pesante e diffusa tara che
aggrava ogni velleit di ripresa economica e recupero sociale e solidale. Semmai la novit stata che
mentre normalmente lo strascico
giudiziario segue l'evento, questa
volta lo ha preceduto!
Pertanto Milano si segnala ancora
all'avanguardia su tale sdrucciolevole terreno, per quanto i concorrenti
siano numerosi e agguerriti in tutte
le aree del Paese. Certamente la
partita aperta: malgrado difficolt
esterne e anche interne regge il ruolo della magistratura, e una parte
pur minoritaria della societ civile
tiene fermo con lucidit e rigore il
discrimine etico-politico nel comportamento pubblico. L'eco del triplice
appello a resistere di Francesco
Saverio Borrelli risuona ancora. Ma
la politica in senso proprio come reagisce e come agisce al riguardo? A
destra il quadro appare ovviamente
desolante, ma a sinistra? Con quale

n. 29 VI - 3 settembre 2014

nerbo il centrosinistra e in particolare il PD, gonfio di consensi elettorali


e di velleit riformatrici, intende
cambiare verso anche su questo
infido ma non eludibile terreno?
Qui pesa come un macigno, a mio
modesto ma sperimentato avviso, il
postumo dell'affare Penati, un lutto
rimosso e mai elaborato. Al di l
delle strette vicende giudiziarie (dagli esiti talvolta ilari come la prescrizione abbreviata con legge ad hoc
piovuta dal cielo e applicata obtorto
collo da un giudice pignolo!) non si
forse mai riflettuto abbastanza sul
penatismo, ossia un'idea di fondo
delle motivazioni e delle modalit
del fare politica. L'idea cio, tratta
dalle pratiche del PSI craxiano e del
PCI (milanese) post-berlingueriano,
che il potere sia un fine in s e non
un mezzo per guidare il cambiamento della societ. Quest'ultima
per altro non sarebbe modificabile,
tutt'al pi migliorabile tramite gli
spontanei meccanismi di mercato.
Pertanto la politica si deve sostanzialmente limitare alla conquista e
all'occupazione delle posizioni di
comando e di comodo da parte di
una distinta categoria, autoreferenziale e cooptata, che in breve si sarebbe guadagnata la poco commendevole nomea di casta.
Tale limitata e strumentale cultura
politica ha portato il Nostro, coadiuvato e acclamato da un quadro in-

termedio mediocre e omologato (tuttavia destinato a future pi o meno


brillanti carriere) e da una base devota e acritica (sempre fedele al
Segretario in carica, nel caso imposto dal Vertice con repentino contrordine in luogo dell'ottima Fiorella
Ghilardotti, candidata della sera
prima), a cercare di riprodurre in
sedicesimo il berlusconismo allora
trionfante, assimilandone e imitandone i metodi: personalizzazione
del discorso pubblico, cura dell'immagine, controllo dei media, staff e
yes-men in luogo delle istanze di
partito, campagne elettorali spettacolari e dispendiose. Finanziare con
ogni mezzo tutto questo, disponendo per altro di un partito beneficiario
di un generoso finanziamento pubblico ma non certo del partitoazienda dalle enormi disponibilit
dell'emergente campione concorrente, non risultata che la logica
conseguenza.
E non si tratta solo di finanziamenti
illeciti e tangenti imbustate, come
dimostra l'ormai ampia letteratura
sull'evoluzione di forme e modi della
corruzione nel ventennio (*), bens
di un pi diffuso mutamento del
senso comune a partire dalla classe
dirigente in senso lato. L'offuscarsi
di quei valori, non alti ma medi e
normali, quali la etica laica (Piero
Gobetti) e lo spirito pubblico (Antonio Gramsci, per il quale inoltre il

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moderno Principe sarebbe banditore della riforma intellettuale e morale). Vale allora forse la pena di riprendere qualche accenno sul rapporto tra etica e politica, ammesso
che quest'ultima riesca a riemergere
in qualche modo dal miope pragmatismo dilagante e darsi ragione del
proprio ruolo e missione.
Senza disconoscere il valore
dellautonomia della politica, che
deve giustamente rifuggire lappiattimento sul moralismo o addirittura
sul confessionalismo, per non cadere nella involuzione dello Stato etico" o persino "teocratico: viviamo
giustamente nella patria di Machiavelli che per primo riconobbe le ragioni proprie della politica, distinte

dalle false coperture moralistiche.


Tuttavia i mezzi spregiudicati (il
Principe deve "simulare e dissimulare", usare la golpe ed il lione, ecc.)
sono messi a servizio di un fine eticamente valido ("il bene dello Stato") non del potere fine a se stesso;
tanto da suscitare le diffidenze del
Guicciardini, teorico dello scetticismo opportunista nonch dellindifferenza gastronomica tra Franza e
Spagna!
Altrimenti il primato assoluto della
politica, il totus politicus di stampo
giacobino, porta alla distorsione uguale e contraria: la convinzione
che il potere politico possa prevaricare garanzie e regole, anche in
democrazia, mediante una fattuale

"dittatura della maggioranza. Vale


invece la lezione di Norberto Bobbio
che riconosce un rapporto di autonomia senza separazione, di reciproca feconda influenza tra etica e
politica. No allo Stato etico che le
identifica e insieme no alla "cieca
prassi" del potere che le estranea.
Si alla "etica pubblica" ovvero alla
politica orientata ai valori e principi
costituzionali, non sottomessa al
sistema di sotto-potere e allintreccio con gli affari. Se ancora possibile.
(*) in particolare: W. Mapelli G. Santucci,
La democrazia dei corrotti, BUR, 2012

NUOVI SPAZI PER ATTIVIT PRODUTTIVE: LO SCENARIO CAMBIA


Gregorio Praderio
Ho avuto la fortuna di seguire ultimamente la parte urbanistica di due
interventi di riuso di aree industriali
dismesse per funzioni produttive nel
Nord Milano. Funzioni produttive su
brownfield, in corso di realizzazione, certo non una cosa usuale, in
questi tempi! Ho seguito anche altre
iniziative per l'insediamento di funzioni produttive che invece purtroppo non sono andate a buon fine,
pi che altro per motivi amministrativi; da tutte queste esperienze credo comunque si possa trarre qualche utile indicazione.
I tradizionali fattori di localizzazione
valgono ancora: accessibilit, prossimit a fonti energetiche e reti di
comunicazione, presenza di personale e fornitori specializzati all'intorno (siamo ancora messi bene),
contenimento del costo dei terreni,
possibilit di ampliarsi se le cose
vanno bene: fattori che valevano un
tempo e che valgono tuttora.
Ci sono per in parte anche delle
novit:
* chi interviene oramai difficilmente
l'utilizzatore finale, ma piuttosto
uno sviluppatore immobiliare che
poi affitter gli spazi. Deve essere
quindi un operatore specializzato,
che conosce bene le esigenze dei
suoi clienti; la capacit di rispondere rapidamente, in tempi certi, alle
domande di insediamento che si
presentano, adattando il progetto a
specifiche richieste, quindi un fattore essenziale di successo;
* conseguentemente un fattore
cruciale la collaborazione dell'Amministrazione Pubblica, nelle sue
parti tecniche e politiche; non per
cercare aiutini, ma banalmente
nell'essere affidabili, non perdere
tempo, non cambiare idea, ecc.

n. 29 VI - 3 settembre 2014

* le attivit produttive non sono pi


solo attivit industriali in senso
stretto: c' la produzione di beni
immateriali (software e altro), il coordinamento a distanza di produzioni delocalizzate, la compresenza
di fattori produttivi, di ricerca e di
commercializzazione, o i servizi alle
imprese (trattamento dati, certificazioni, ecc.) che non possono essere
ricondotti alla categoria del direzionale; c' un grande mondo insomma fra le due categorie economiche tradizionalmente usate nella
normativa urbanistica;
* dove maggiormente c' bisogno di
fare chiarezza il migliore raccordo
fra la disciplina urbanistica dei piani
comunali e altre disposizioni, come
quelle relative agli oneri: inutile fare
piani innovativi con categorie funzionali moderne, se poi le tabelle
comunali restano quelle di un tempo (i margini per le funzioni produttive non sono elevati, basta passare
alla categoria direzionale dove gli
oneri sono quasi sempre molto alti,
per uccidere un'iniziativa); non parliamo poi dei piani che rimandano il
tema al triennale opere pubbliche
(come purtroppo sciaguratamente
la legge regionale consente).
Cosa invece non funziona:
* i tentennamenti e le inutili complicazioni della P.A. E in particolare le
richieste dell'ultimo minuto in sede
di piani attuativi: una tattica che
viene dalle esperienze tipo PII, dove i Comuni hanno imparato a
chiedere un asilo o una passerella
in pi il giorno prima dell'adozione:
l funziona, perch con i cambi a
residenza o commercio i margini
sono elevati; con il produttivo, anche qui si rischia di ammazzare le
iniziative;

* pu funzionare invece la chiara


richiesta preventiva di benefici pubblici aggiuntivi fatta in sede di pianificazione generale: va a incidere sui
prezzi dei terreni e non stravolge
pi di tanto i business plan;
* non aiutano invece i mix funzionali
troppo aperti, in particolare se ammettono senza limiti funzioni pi
remunerative e facilmente vendibili
come la residenza o il commercio di
media e grande distribuzione: i valori dei terreni crescono troppo e,
come mi diceva un operatore del
settore, a questo punto non sviluppo pi, conviene vendere e guadagnarci con meno fatica sul delta
funzionale;
* non funzionano particolarmente i
contributi finanziari diretti troppo
complessi, sia perch i tempi della
loro erogazione sono sempre incerti, sia perch vale sempre il vecchio
principio per cui le iniziative devono
camminare sulle loro gambe (un
altro operatore, a fronte di un'offerta
da parte di un Comune di farsi carico con risorse proprie di parte dei
costi di intervento, comment: l'unico incentivo di cui ho bisogno
che non mi mettano i bastoni fra le
ruote - e beninteso non si parlava
di eludere qualche normativa, anzi,
ma solo di applicarle con rapidit ed
efficienza);
* non funzionano neanche tanto gli
incentivi volumetrici alle funzioni
produttive all'interno di mix funzionali variegati (residenza, ecc.), sia
perch si tratta di sviluppatori con
profili ed esigenze diversi, sia perch le densit risultanti spesso finiscono per essere troppo elevate,
per cui da una parte il produttivo
finisce un po' per sporcare le altre
funzioni (nessuno ha interesse ad

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avere poniamo un 20% in pi di slp
che aggiunge poco valore e che
non si sa dove mettere), dall'altra si
perde la possibilit di espansione

futura che uno dei punti di forza


ricercati.
Insomma a volte basta un po' di intelligenza urbanistica che in fondo
non costa niente nell'impostazio-

ne dei piani per fare la differenza e


ottenere dei risultati interessanti.
Peccato che purtroppo non sempre
sia cos.

PRIVATI DEL BENE COMUNE: PARCHEGGIO SELVAGGIO


Andrea Bonessa
Per il premio Nobel Paul Samuelson
i beni comuni sono caratterizzati da
due tratti: a) il principio della non
rivalit: l'utilizzo del bene da parte di
una persona non diminuisce le possibilit d'utilizzo da parte di un'altra
persona; b) il principio di non esclusivit: nessuna persona e nessuna
comunit pu essere esclusa dal
loro utilizzo. A partire dalla met del
Novecento, da quando Samuelson
ha introdotto questa definizione di
beni comuni (non-rivalit e nonesclusivit), in corso un dibattito
intenso sulla loro gestione, che ha
interessato sicurezza, aria, acqua,
etc. ma che pu incominciare anche
dal semplice utilizzo di un parcheggio stradale.
Passo da piazza Tommaseo e la
trovo bella, ordinata , pulita, e accogliente: e mi viene in mente Pupi
Solari, a capo di un folto gruppo di
cittadini, che si opponeva al parcheggio sotterraneo e al progetto di
risistemazione dello spazio antistante il suo famoso ed esclusivo negozio. Poi attraverso Piazza Novelli
che ricordavo sporca, trasandata,
famosa solo per la sede dell'Aeronautica Militare. E la scopro rimessa
a nuovo grazie a un parcheggio interrato. E allora mi vengono in mente Piazza XXV Aprile o Piazza
SantAmbrogio e gli anni di blocco
cantiere per le proteste dei cittadini o via San Calimero e i comitati di
bottarghiani che manifestavano per
quattro panchine e due fontane che
avrebbero richiamato trib di senzatetto sotto le loro finestre.
E per finire non posso non rammentare le urla di gioia dei Comitati di
piazza Lavater quando si deciso
di bloccare il parcheggio salvo poi
avere uno spazio occupato, in ogni
ordine e grado, di auto quasi sovrapposte una sopra laltra. E girando per a citt vedo anche viali alberati pieni di auto posteggiate sulle
aiuole alla base di bagolari e querce, e penso a tutti quei cittadini che
si sono opposti, si oppongono e sono pronto a opporsi di nuovo ai parcheggi sotterranei. E non riesco a
non pensare male.
A non pensare male di tutti quelli
che bloccano il miglioramento della
citt, che non vedono oltre al loro
naso e difendono un presunto diritto

n. 29 VI - 3 settembre 2014

a occupare la strada, i marciapiedi e


ogni spazio pubblico con la loro ferraglia adducendo false motivazione
solo per evitare il fastidio dei lavori
di un cantiere sotto casa e mantenere la comodit del posto a un tiro
di schioppo, chiaramente gratis e
possibilmente esclusivo.
Ma vedo anche i silos di Via Mascagni o Piazza Diaz con gli stalli a
rotazione sempre semivuoti e le auto parcheggiate in sosta vietata in
superficie. Fenomeni che sembrano
tra loro diversi ma che invece concorrono tutti a definire una convinzione ormai radicata del cittadino
milanese secondo la quale il solo
fatto di viverci o lavorarci gli da il
diritto di occuparne, senza nessuna
remora, qualsiasi spazio libero con
tutti i mezzi che ha a disposizione.
Convinzione che trova il suo apice
nellatteggiamento dei Commercianti, che ormai, scomparse le portinerie, sono i padroni indiscussi di tutto
ci che avviene al piede delle nostre
abitazione, di cui ne fanno un uso
esclusivo e proprietario. Dove c
unattivit commerciale che attiri un
minimo interesse ecco proliferare
parcheggi selvaggi, doppie e triple
file, traffico congestionato, il tutto
condito da un contrasto assoluto a
ogni politica di pedonalizzazioni. Un
atteggiamento di rifiuto delle regole
a cui si aggiunge larroganza di molti nel ritagliarsi un loro spazio privato ed esclusivo a discapito di quello
comune e pubblico.
E allora crescono i biglietti sui cruscotti delle auto parcheggiate su
righe gialle e blu per ricordare che il
proprietario il negoziante l vicino,
i parcheggi quotidiani in sosta vietata in spazi dove a un comune mortale rimuoverebbero subito l'auto,
lappropriazione di aree destinate al
parcheggio come estensioni della
propria attivit, i marciapiedi a uso
esclusivo per i propri mezzi, le vie
intasate dalle auto in doppia e tripla
fila tutti i giorni e alla stessa ora davanti a locali noti e stranoti.
Non si tratta della maleducazione
contingente, del momento ed estemporanea, del singolo automobilista contro cui la lotta delle forze
dellordine sicuramente impari. Si
tratta di un utilizzo quotidiano, programmato, tacito e accettato di uno

spazio comune a discapito della collettivit. Le auto sui marciapiedi e


luso proprietario degli spazi pubblici
da parte di pochi sono la cartina
tornasole di quello che una politica
di privilegi ha generato negli ultimi
venti anni. Privilegi che chi ha acquisito non vuole assolutamente
mollare. Non si tratta di una lotta di
quattro vecchietti che si lamentano
dellauto parcheggiata in doppia fila.
Si tratta di ribadire, subito e gi dagli aspetti marginali della vita collettiva, il predominio del bene comune
rispetto allegoismo del singolo.
Se non si percorre questa strada
quando lazione di rinnovamento
non richiede nuove leggi, nuove disposizioni, ma solo ed esclusivamente il rispetto di quelle esistenti,
se non si ha il coraggio di fare ci
che normale ed evidente, sar difficilissimo, se non impossibile, recuperare il senso di appartenenza alla
collettivit che indispensabile ritrovare nelle nostre comunit.
Senza un ritorno alla normalit della norma i cittadini continueranno a
vivere un senso di impotenza misto
a irritazione che li isoler sempre di
pi. Pi illegalit frequentiamo, soprattutto spicciola ed evidente, pi
difficile mantenere comportamenti
virtuosi. La trasgressione diventa un
sistema di difesa che vede laltro
come il nemico a cui rubare spazio
e territorio. Con il paradosso che pi
territori si sono conquistati, pi se
ne vogliono conquistare e dominare
in modo incontrastato.
Chi si sente maggiormente attaccato , per assurdo, proprio chi si
appropriato, con tutti i mezzi, del
nostro bene comune e lo ritiene ormai di sua propriet. Le ronde preestive richieste e organizzate dai
negozianti del quartiere Venezia a
Milano ne sono un chiaro esempio. I
commercianti, ormai convinti di aver
il totale controllo del territorio, ritenendolo un loro esclusivo dominio ,
non accettano che venga occupato
da nessuno che non sia da loro ben
accetto e che, cosa ancora pi importante, non porti loro dei vantaggi.
Non una questione di ordine, pulizia, igiene come ci vorrebbero far
credere. Questi aspetti, sicuramente
importanti, sono utilizzati strumentalmente per fomentare gli animi e a

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convincere i cittadini a supportarli
nel controllo esclusivo del territorio,
perch basta frequentare alla mattina un quartiere con dei locali di ritrovo serale, per rendersi conto del

disinteresse che viene dimostrato


per la manutenzione e il decoro dello spazio pubblico. Non dobbiamo
inventarci nuove leggi, ordinanze,
delibere. Il senso di appartenenza e

difesa dei beni comuni passa dal


rispetto delle regole che ci siamo
dati. Perch queste sono il primo
bene comune che abbiamo.

L'OSSERVATORIO SULLA SICUREZZA DEL LAVORO A MILANO: TEMPO DI BILANCI


Ilaria Li Vigni
Nel 2010 stato costituito presso il
Tribunale di Milano il primo Osservatorio sulla Sicurezza del Lavoro
(OSL), sulla base di un protocollo di
intesa tra il Tribunale, lINAIL Lombardia e il CPT (comitato paritetico
territoriale delledilizia sicurezza in
edilizia). Si tratta del primo Osservatorio tra magistrati, tecnici, medici,
imprenditori e lavoratori per studiare
e analizzare i problemi interpretativi,
applicativi, operativi nella materia
della sicurezza del lavoro dopo la
riforma del testo unico sulla sicurezza (D. Lgs. 106/09, in riforma del D.
Lgs. 81/08).
Materia che, come gli addetti ai lavori sanno, si presenta sempre pi
complessa e frastagliata sia da un
punto di vista strettamente normativo sia per quanto riguarda la prassi
giurisprudenziale che prende le
mosse da svariati, differenti casi
pratici. Davamo conto, circa due
anni fa, dalle pagine di questo settimanale, del lavoro dellOsservatorio, sottolineandone lassoluta importanza in un settore davvero estremamente delicato per la vita del
cittadino, per il benessere delle imprese e di tutta leconomia nazionale.
LOSL si occupa di formazione e
informazione, di elaborare e raccogliere le migliori esperienze applicative da portare allattenzione dei datori di lavoro, delle imprese, dei responsabili della sicurezza, dei magistrati, dei lavoratori, delle parti sociali ed Enti. QuestOsservatorio,

operativo ormai da oltre quattro anni, ha certamente svolto e sta


svolgendo tuttora - un utile lavoro di
studio e di scambio di informazioni
sulla tematica, ma la strada da fare
ancora molto lunga, soprattutto
nella nostra citt in questo ultimo
scorcio di anno che ci separa da
Expo 2015.
C da dire che, tra le molte criticit
che in questi mesi la cronaca ci ha
posto davanti per quanto concerne
la gestione dei cantieri Expo, la situazione degli infortuni gravi sul lavoro non sembra particolarmente
allarmante. Va premesso che molto difficile trovare dei dati attendibili
circa gli episodi di lesioni gravi o
gravissime o addirittura di perdite di
vite umane di quanti lavorano nei
cantieri Expo, ma i casi appaiono
molto limitati come sottolineato in
varie occasioni dai componenti del
consiglio di amministrazione di Expo
2015. Ma le complessit devono
ancora venire: infatti con linizio
della costruzione dei padiglioni, in
tempi certamente contingentati, che
si porranno le problematiche pi serie in materia di sicurezza sul luogo
di lavoro.
Secondo recenti conclusioni dei
mesi scorsi dellosservatorio Cgil di
Milano, gli operatori dellAsl dedicati
alla prevenzione e ai controlli sono
troppo pochi: si tratta di una questione che rischia di esplodere proprio nel momento in cui nellarea
Expo si lavora a ritmo frenetico per
recuperare i ritardi. Tali dati riporta-

no che, nelle 105 ispezioni eseguite


dallAsl fino al 31 dicembre 2013 sul
sito Expo e sulle opere essenziali
connesse, ben 98 sono state le contestazioni di non conformit delle 71
imprese controllate.
Le cose non vanno meglio nei cantieri delle nuove linee della metropolitana 4 e 5 e del prolungamento
della 1, la cui realizzazione legata
allesposizione: al 28 febbraio 2014
nei 415 accessi ispettivi, per un totale di 116 imprese controllate, le
non conformit sono state 242. A
tali numeri si aggiunge poi un altro
particolare: fino alla settimana scorsa il Piano di emergenza ed evacuazione relativo allarea Expo presentava diverse criticit sia tecniche
sia strutturali cui si dovr dar soluzione nei prossimi mesi.
Insomma, il lavoro dellOSL e delle
autorit competenti non si fermi
allapprofondimento e allo studio
teorico della normativa, ma contempli applicazioni pratiche che consentano una sicurezza su tutti i luoghi di
lavoro, in particolare i pi pericolosi
quali ledilizia. E i tempi stretti di Expo 2015 non siano una scusa per
mettere da parte alcune regole
fondamentali di prudenza e sicurezza per chi opera nei cantieri, ma anche per i semplici cittadini che si
trovano a transitare nei cantieri
stessi o sulle strutture costruite.
una battaglia di civilt cui non
dobbiamo rinunciare per nessuna
ragione.

DALLECONOMIA FINANZIARIA QUELLA REALE: INVESTIMENTI PRIVATI QUI E ORA


Massimo Cingolani
Con il Decreto Crescita il Governo
Renzi ha posto le basi per un nuovo
sviluppo nel nostro paese. stata
data una notevole importanza alle
infrastrutture, sono state privilegiate
le grandi opere come aeroporti, autostrade, alta velocit e sono previsti anche investimenti privati. A sinistra. Gli investimenti privati non sono ancora percepiti fino in fondo
come opportunit.
Solo qualche giorno fa il responsabile degli investimenti di Allianz, il
pi grande gruppo assicurativo europeo, in unintervista ha affermato

n. 29 VI - 3 settembre 2014

che la mancanza di sostegno politico impedisce agli investitori di contribuire con pi soldi a progetti di
infrastrutture come strade, reti elettriche e del gas. I politici sono ancora convinti che le infrastrutture
devono essere fornite dal governo
ha affermato Maximilian Zimmerer.
Zimmerer sovrintende 556 miliardi
di Euro di asset gestiti per conto di
clienti assicurativi da Allianz e ha
previsto di spostare le attivit a reddito fisso in beni reali, quali le infrastrutture e le energie rinnovabili
in grado di offrire rendimenti pi e-

levati. Alla fine del primo trimestre


l89% degli investimenti di Allianz
erano in titoli a reddito fisso. Diverse
compagnie di assicurazione in Europa, come ad esempio Axa, hanno
ribadito di voler investire in progetti
infrastrutturali per migliorare i rendimenti a fronte di bassi tassi di interesse.
Passare dalla finanza speculativa
alle infrastrutture, cio dalleconomia virtuale a quella reale per cercare rendimenti, non pu che essere un passaggio positivo. Allianz ha
gi investito 4,6 miliardi di euro nel

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finanziamento di una tangenziale a
Marsiglia e dellauto-strada M8 in
Scozia. Inoltre il gruppo assicurativo
ha destinato 1,7 miliardi di euro in
risorse energetiche rinnovabili come
i parchi eolici in Germania, Francia
e Svezia. In questo momento abbiamo abbastanza soldi da investire, ma i progetti infrastrutturali non
sono abbastanza, e siamo interessati a tutto ha ribadito il responsabile di Allianz.
Sembra un appello al nostro governo e manifesta un ottimismo verso
le prospettive di crescita simili a

quelle di BlackRock, la pi grande


societ di investimento nel mondo
che gestisce un patrimonio totale di
4320 miliardi di dollari, il primo gestore indipendente quotato alla Borsa di New York in termini di masse
gestite. Leader in America e presente nella piazza finanziaria di Milano
con una gamma di prodotti quotati
sull'indice ETF Plus della Borsa Italiana, che si ritrovato per tre giorni
a Milano, prime delle ferie estive per
valutare le possibilit di crescita
dellItalia.

A Milano e in Lombardia, non mancano le necessit e opportunit di


investimento dei privati, dalla Pedemontana, alla riqualificazione antisismica, alla prevenzione delle calamit naturali, fino alla ricerca nelle
universit lombarde e milanesi in
particolari. Gli interlocutori politici
non sono solo il Governo nazionale,
anche Regione e Comune possono
dare un indirizzo allo sviluppo.
A questo punto la palla in mano
alla politica, che deve cercare di
non sbagliare il passaggio.

MILANO: SELFIE DI CITT


Giulia Mattace Raso
Milano dagosto, lufficio stampa del
Comune approfitta per diramare
i selfie anagrafici della citt: i nomi
pi gettonati (Giulia e Leonardo), i
cognomi pi diffusi (Rossi resiste,
tallonato a da Hu, segue Colombo),
gli ultracentenari in aumento (633 in
tutto, solo due ne hanno109 ),
let media in cui ci si sposa (37 lui
e 33 lei, ma se la coppia solo italiana lui ne ha 39 e lei 35), quante
famiglie, tanti single.
Approssimando per cifre tonde gli
abitanti di Milano sono 1.300.000, la
pancia della curva demografica
riempita da due fasce det:
600.000 tra i 30 e i 54 anni, 170.000
tra i 18 e i 29 anni. Let media di
45 anni e pi della met dei nuclei
famigliari composto da 1 persona,
i picchi si registrano tra i 30 e i
44enni. Il/la milanese tipo si delinea
come single in et produttiva, il che
giustifica il dinamismo economico
della citt e la sua frenesia sociale.
davvero una citt luna park come la tratteggiava Vera Schiavazzi
questa estate su La Repubblica,
cara e talvolta insopportabile per
chi ha figli, divertente ed effimera
per chi solo, dentro i single gaudenti e fuori le famiglie con bambini? LItalia non fa che confermare

una tendenza europea: le famiglie si


spostano ai margini o fuori dalle citt, a causa dei prezzi, ma anche in
cerca di nuovi modelli abitativi, e di
una migliore qualit della vita.
O una citt alveare le cui celle
non comunicano tra loro? Come
sembra al 59% degli intervistati milanesi della ricerca Ipsos commissionata dal comitato Brand Milano.
Nella classifica stilata dai lettori di
Traveller Cond Nast Milano
allottavo posto nella top ten delle
citt inospitali a causa dellinfelicit
degli abitanti. Ma quale infelice avr incontrato il lettore-turista, sapr
distinguere il city user dal residente? Condividono la stessa infelicit,
il traffico soffocante? Nemico numero uno di questa amministrazione
che sulla mobilit sostenibile e sul
verde investe gran parte del suo bilancio, e della qualit della vita ha
fatto un vessillo, con un assessorato
dedicato.
Ma quale lobiettivo a lungo raggio? Il Pgt ha dettato le regole alla
forma urbis, ma quale il sogno che
ci accomuna (Amburgo: una citt
senza auto in venti anni), la visione sottesa di una Milano da qui a
trenta anni, il suo tratto distintivo?
Cosa e per chi stiamo costruendo,

che tipo di capacit attrattiva vogliamo esercitare? Le parole


dordine attuali, che definiscono
lorizzonte del desiderio, moderna,
innovativa, sostenibile e inclusiva,
tutte comprese e declinate in
smart, sono sufficienti?
Expo stato un banco di prova in
cui le celle dellalveare hanno cominciato a comunicare, o per rimanere nella metafora a noi cara, sono
stati gettati ponti tra le isole
dellarcipelago: ha funzionato il paradigma della share economy (bene
pubblico sviluppato per interessi privati) per alimentarne il business. Ma
sintomatico che ancora oggi, a un
anno dalla fine della manifestazione, il futuro dellarea dopo Expo non
sia stato definito, non se ne sia ancora decisa la sorte. Pesa certo il
peccato di nascita, lacquisto delle
aeree il cui costo va recuperato, ma
rimane una afasia collettiva sul suo
destino.
Il timore che non basti un nuovo
livello amministrativo, quello metropolitano, sulla carta pi adeguato
alla competizione con le citt globali, se manca lintenzione profonda
sulla direzione di sviluppo.

MILANO BLU, LISCIA O GASSATA


Rita Bramante
Fanno parte dell'arredo urbano, ma
non sono soltanto i simboli di un
passato storico ed estetico da salvaguardare: le fontanelle pubbliche,
battezzate 'toret' a Torino, 'nasoni' a
Roma, 'draghi verdi' o 'vedovelle' a
Milano, rappresentano soprattutto
un patrimonio che ha la precisa funzione sociale di garantire l'accesso
facile e sicuro a un'acqua di ottima

n. 29 VI - 3 settembre 2014

qualit, a costo zero e a chilometro


zero.
I 'draghi verdi' meneghini, realizzati
in ghisa con la stessa forma dal
1931 nel tipico colore verde ramarro
e con il rubinetto d'ottone a forma di
testa di drago, sono stati per lungo
tempo vittime di un processo di degrado, ma negli anni pi recenti sono stati rivalutati, con l'obiettivo di
creare intorno ad essi una forma di

condivisione della cultura dell'acqua


pubblica. In occasione dell'Expo saranno uno dei simboli caratteristici
della citt.
Grazie all'attenzione dell'amministrazione Pisapia, la cultura dell'acqua pubblica ha un nuovo testimonial urbano anche nelle nuove Case
dell'acqua, recentemente inaugurate
in diversi parchi cittadini. A Milano
ne sono state installate sei, in altret-

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tanti parchi della citt: nei Parchi di
Largo Marinai d'Italia, della Chiesa
Rossa, di via Livigno, di via Morgagni, di via Lessona e nel Giardino
Cassina de' Pomm di via Zuretti. Un
progetto voluto da Metropolitana
Milanese, che gestisce dal 2003 anche il Servizio Idrico Integrato della
citt di Milano, cui competono compiti di realizzazione di nuove reti e
impianti, nonch di cura della manutenzione di quelli esistenti.
L'acqua di Milano di qualit molto
alta, garantita da analisi quotidiane
per il monitoraggio dei parametri
chimici, chimico-fisici e microbiologici e fa pochissima strada: viene
prelevata da pozzi profondi circa
cento metri, quando serve trattata
e filtrata su carboni attivi e due o tre
ore prima di giungere al rubinetto si
trova ancora nel sottosuolo milanese.

Le Case dell'acqua erogano la stessa acqua che sgorga dai rubinetti


delle nostre case. Il servizio si attiva
gratuitamente mediante la Carta regionale dei servizi della Lombardia,
ovvero la tessera sanitaria, e possono essere prelevati fino a sei litri
di acqua al giorno a persona.
A fine giugno stata inaugurata
dall'assessore Maran anche la prima Casetta dell'acqua all'interno di
una struttura universitaria, l'Universit degli Studi di Milano che fa parte di un network internazionale impegnato sulle tematiche della sostenibilit ambientale: l'impianto situato nel campus di via Celoria
direttamente allacciato all'acquedotto milanese, quindi a km zero e ha
la capacit di erogare fino a 1.500
litri di acqua al giorno.
Il progetto Campus Sostenibile
promosso da Universit degli Studi

e Politecnico di Milano per incentivare studenti e ricercatori ad un


consumo responsabile delle preziose risorse idriche e per promuovere
abitudini e stili di vita a basso impatto ambientale non soltanto fra gli
studenti, ma pi in generale per la
cittadinanza del quartiere Citt Studi.
Con la garanzia di acqua controllata, di qualit e sempre disponibile, il
risparmio calcolato in mille bottiglie di plastica da un litro e mezzo al
giorno, con conseguente riduzione
dei rifiuti in plastica e dell'inquinamento dovuto al trasporto su gomma. Meno bottiglie di plastica, meno
inquinamento, soldi risparmiati e
sempre pi estimatori dellacqua di
rubinetto. E per chi la preferisce c'
anche la variante gasata.

Scrive Arnaldo Trinchero ad ArcipelagoMilano


Se non ricordo male il progetto era
nato con riferimento alla viabilit
sotterranea (cavalcavia Monteceneri) e alla "geometria che avrebbe
lasciato la parte inferiore dei tubi a
disposizione per operazioni sullacqua dalla depurazione al problema della falda e infine alle esondazioni. Da semplice consigliere
della zona 20 (allora) volontario e

non tecnico, ma abituato a ragionare sui problemi, io ne ero entusiasta


e ricordo gli entusiasmi di molti tecnici. Poi ? mancano i soldi, o forse bastavano per iniziare una vera
grande opera.
Poi ricordo la sindaco dellInter che
parlava solo di collegamento con
Linate e altri a costruirci sopra
linutile affermazione relativa al col-

legamento con Fiera ... alla fine nulla. I fiumi (compresi quelli del traffico) devono poter esondare e il problema non va risolto solo a Milano,
bisogna anche risalire nei paesi a
monte dove si costruito anche nei
fiumi: non soluzioni ma solo nuovi
costi veri e accessori.

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Milano Film Festival 2014
Apre gioved 4 settembre la XIX edizione del Milano Film Festival
2014 , appuntamento tra i pi attesi
dalla comunit cinefila milanese, ma
non solo. Molti gli appuntamenti da
non perdere dal 4 al 14 settembre,
del Festival prodotto da Esterni che
ha da sempre uno sguardo privilegiato su novit, corti e animazione:
qui il pdf del programma completo.
Il Focus animazione anche questo
anno propone unampia scelta dal
panorama delle produzioni animate
contemporanee, con anteprime come il lungometraggio O Menino e O
Mundo, del brasiliano Al Abreu,
mix di animazione tradizionale e digitale e stile documentario, e la

n. 29 VI - 3 settembre 2014

consueta maratona danimazione al


Parco Sempione, l8 settembre.
Molto varia la selezione dei corti in
concorso con un pezzo da 90 come
giuria:
lagenzia
internazionale
darte LUX - Artist Moving Image
che allinterno del MFF presenter
un programma speciale di "This is
now" .
Molte curiosit nel Concorso dei
Corti, divisi in pi sezioni, come i
cortometraggi Pedro Malheur di
Camila Beltran, e le salsicce bagnanti protagoniste di Wurst, proiettati - come tutti - 3 volte.
Ricco il programma della rassegna
Gli Outsiders, 14 film fuori concorso, tutti in anteprima italiana, come
lultimo film del maestro Alain Re-

snais con Sabine Azema, Hyppolite


Girardot e Andr Dussolier. Un racconto sul mondo del teatro con
ununica proiezione allo spazio Oberdan l8 settembre alle 21. Da non
perdere diversi prodotti italiani, da
Pippo del Bono a una sposa in fuga,
a volte inediti.
E ancora due eventi speciali che
guardano alla Svezia, realizzati in
collaborazione con VisitSweden: il
film Broken Hill Blues di Sofia Norlin
e la performance della deejay e
veejay di Stoccolma Frida Vega con
Matteo Perry.
Non solo cinema ma anche Parklive, dove si balla si ascolta musica e
si cena, in un vero festival di musica, nel cuore di Parco Sempione

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organizzato in collaborazione con
Jack Daniel's, con concerti live e Dj
set gratuiti curati dal collettivo I distratti.

DUE VOLTE GENITORI


di Claudio Cipolletti [Italia, 2009,
96']
E chi ho da esse? So un servaggio. Cos risponde lindigeno a Cristoforo Colombo che gli domanda
chi sia ne La scoperta dellAmerica
di Cesare Pascarella. Il documentario di Claudio Cipolletti racconta
lesperienza di genitori di ragazzi
omosessuali di fronte al disvelamento dellorientamento dei figli.
Una delle frasi che ricorrono maggiormente, in questa narrazione, :
pap, mamma: io sono sempre io.
Unaltra : mio figlio solo, stato
solo tutto questo tempo, devo costruire un ponte che mi riconduca a
mio figlio, e devo costruirlo solido,

forte perch su questo ponte dovr


far passare mio marito, gli altri figli, i
nonni, gli amici
Questo documentario racconta la
perdita dellequilibrio, la solitudine
nellaffrontare una situazione di cui
non si parla, o non si parlava, nei
manuali di puericultura. Racconta il
riconoscere di aver bisogno di aiuto.
E racconta di come si diventa genitori di un figlio nuovo perch non
lo si era conosciuto prima.
Racconta, ancora, di come si rinasca persone nuove, conoscendosi
pi profondamente, analizzando i
propri pregiudizi, i propri tab, la
propria paura dello sguardo altrui su
di s, e amando pi consapevolmente.
Lintento del documentario, voluto
dallAgedo Associazione di genitori di omosessuali quello di aiutare genitori di fronte al coming out
dei figli, ma vederlo pu essere utile
a tutti i genitori durante ladolescenza dei propri ragazzi. In quel

passaggio, il figlio, etero o omosessuale che sia, talmente altro da s


da essere percepito come il servaggio di Pascarella. E a lui altro
non resta che sentirsi servaggio ,
appunto.
Il 5 settembre, il Milano Film Festival, allinterno della sezione Seven, propone la visione di Due volte genitori di Claudio Cipolletti. Il
documentario gi stato distribuito
nelle sale milanesi, ed stato diffuso allinterno delliniziativa 9 zone
contro lomofobia patrocinata dal
Comune di Milano.
Vale la pena di vederlo ancora, sperando che venga distribuito nelle
sale e che le scuole lo trasmettano
nella versione preparata appositamente per gli studenti, per sentirci
tutti meno servaggi e vivere compiutamente la nostra umanit.
Tootsie

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Bach al Festival di Edimburgo
Con lultima nota pre-estiva ci eravamo spostati a Roma per occuparci delle disavventure di quel Teatro
dellOpera e di una magnifica pianista che con un colpo dala gli ha
salvato la faccia; con la nota di oggi,
di ripresa dopo le Feriae Augusti,
ripartiamo ancora lontani da Milano
- dove ci sta aspettando MI.TO - e
andiamo a Edimburgo dove, come
tutti i mesi di Agosto, un Festival
Internazionale di Musica, Teatro e
Danza sconvolge la citt trasformandola in un unico grande palcoscenico sul quale accade di tutto: le
strade piene di vita, di allegria, ragazzi che parlano tutte le lingue
possibili e immaginabili, centinaia di
spettacoli e spettacolini, concerti e
rappresentazioni, mimi e clown,
cantastorie e funamboli, per non dire delle numerosissime rievocazioni
e allusioni relative alle leggende della citt esoterica e misteriosa di epoca vittoriana e degli oscuri tempi
che la precedettero. Un divertente e
vitale irediddio.
Ma oltre a questo bailamme detto
Fringe (che un po come dire il
nostro fuorisalone, rispetto al Salone del Mobile, elevato allennesima
potenza) vi il Festival ufficiale che
riempie teatri, auditorium, chiese,
sale e locali di ogni genere e tipo,
con un programma stampato in car-

n. 29 VI - 3 settembre 2014

ta patinata e distribuito ovunque con


grande liberalit che prevede opere
liriche, concerti e pice teatrali per
tutti i gusti, ma anche dibattiti, seminari, tavole rotonde e chi pi ne ha
pi ne metta. La qualit molto variegata ma nellinsieme piuttosto elevata: cito solo per esempio alcuni
solisti, orchestre e direttori di fama
internazionale che tutti conosciamo
molto bene come Lars Vogt, Paul
Lewis, sir Andrew Davis, Ute Lemper, Vladimir Jurowski, John Axelrod, Andras Schiff, Gianandrea Noseda, il Quartetto Arditti, lHilliard
Ensemble, e tanti altri compreso il
grande tenore Ian Bostridge accompagnato come sempre Julius
Dreake.
in questa ammoina che abbiamo
scoperto un concerto veramente
speciale, non solo per il livello e la
notoriet degli esecutori ma anche
per il programma e soprattutto per
la sua collocazione nel contesto appena descritto. Nella pi bella sala
della citt, la Usher Hall (famosa per
la sua acustica perfetta nonostante i
suoi 2.300 comodissimi posti a sedere), il pi celebre ensemble bachiano del mondo - il Collegium Vocale Gent diretto dal suo fondatore
Philippe Herreweghe - eseguiva la
pi monumentale delle musiche sacre scritte dal grande Johann Seba-

stian: la Messa in si minore per soli,


doppio coro e orchestra. Ve lo sareste mai aspettato? Io no, e infatti mi
sono precipitato ad ascoltare.
Ed ecco i motivi per cui ne parlo in
questa rubrica.
Siamo da tempo avvezzi a districarci fra opposte interpretazioni / esecuzioni filologiche o moderne della musica cosiddetta barocca,
con polemiche senza fine che divennero apicali qualche anno fa ai
tempi dellintegrale delle Cantate di
Bach promossa dalla Societ del
Quartetto; allora i giudizi non furono
mai netti, si capivano le ragioni degli
uni e degli altri e forse anche le letture storiche con strumenti depoca
erano meno radicali di quella ora
ascoltata in Scozia. In questa occasione invece, forse per il feroce contrasto con la contemporaneit di tutto quanto accadeva intorno, forse
perch Herreweghe ha ritenuto che,
trovandosi di fronte a un pubblico
che ha nel proprio DNA il suono antico e le nenie gaeliche delle cornamuse, poteva abbandonarsi senza remore alla piattezza della esecuzione ritenuta storica, la Messa di
Bach stata la pi noiosa e pedante di quante sia mai capitato di ascoltare.
Probabilmente ha influito anche il
fatto (spiacevole, che noi conoscia-

10

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mo bene, ma in questo caso amplificato a dismisura) che il pubblico
aveva unet media molto elevata,
che i giovani si contavano con le
dita di una mano, e che il direttore
ha interpretato questa situazione
come idonea alla sopportazione e
alla pazienza degli ascoltatori, fatto
sta che dalla Messa sono scomparsi
quei contrasti, quelle contraddizioni
e quelle urticazioni con cui Bach
racconta e commenta il dramma
della liturgia cristiana sostituiti da un
cantico nostalgico, amorevole e
mieloso assolutamente incongruo ai
testi evangelici.
Le Messe venivano ascoltate come
commento musicale al rito che si
svolgeva sullaltare, con i suoni che
provenivano dalle terga degli ascoltatori, e dunque vero o verosimile
che a Lipsia, nella chiesa di San
Tommaso, la Messa domenicale di
Bach, specialmente nelle grandi occasioni, venisse eseguita sottotono
per non sovrastare lufficio religioso.
Ma quando quella stessa musica
viene eseguita due secoli pi tardi
sul palco di una sala da concerto e
per un pubblico che prescinde da
ogni interesse religioso e non deve
fare altro che concentrarsi su di es-

sa per ascoltarla, capirla, goderla,


va da s che essa si trasformi in
soggetto autonomo di rappresentazione e fonte unica di emozioni e di
vibrazioni senza le quali perde di
senso, si affloscia e si immiserisce.
Herreweghe pensa che con le voci
esili e frenate, e con gli strumenti
afoni di una volta, lascolto diventi
pi rigoroso, intellettuale, concettuale; in realt solo pi noioso, e siccome i suoi musicisti sono di una
precisione e di una raffinatezza
senza pari, ascoltarli come viaggiare su una Ferrari con il freno a
mano tirato.
La musica non archeologia, piuttosto architettura, e deve non solo
evocare antiche magnificenze da
tracce e reperti ma anche riproporsi
ogni volta come nuova sorprendendo lascoltatore e rivelandogli atmosfere e mondi ogni volta ancora
sconosciuti; altrimenti a che servirebbe passare unintera vita ad ascoltare lo stesso repertorio se non
per provare ogni volta nuove emozioni e per essere sempre colti di
sorpresa dalla modernit dei grandi
capolavori del passato?
Mi permetta di ricordarle, caro e
bravo Philippe Herreweghe, che

Bach amava molto scrivere musica


pura (pensi solo al Clavicembalo
ben temperato, allOfferta Musicale,
ai Concerti non solo Branderburghesi, alle Goldberg, alle Suite e via
di seguito) mentre scriveva musica
sacra pi per dovere di ufficio obbligato dal contratto leonino con il
Comune di Lipsia che malgrado tutto lui ha sempre onorato con grandi
capolavori! - che per il proprio piacere; e dunque questa ossessiva
ricerca storica sulle originali prassi
esecutive bachiane - che sicuramente utile, preziosa e anche necessaria in un contesto accademico
e di studio o in una rassegna specializzata - non per nulla dobbligo
in concerto in una grande sala, nel
contesto di una intera citt allegramente in festa. Anche per questo,
forse, lei si ritrovato con un pubblico di ottantenni venuto come me
ad ascoltarla in omaggio alla sua
fama di grande musicista e alla celebrit dellopera che proponeva ma
che si chiesto perch lei labbia
cos crudelmente fustigato e gli abbia negato il sano godimento di una
bella festa musicale.

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
John M. Najemey
Storia di Firenze 1200-1575
Einaudi, 2014
pp. 643, euro 42
La nuova edizione della monumentale "Storia di Firenze 1200-1575"di
John M. Najemy sta replicando il
grande successo delle due precedenti, apparse nel 2006 e nel 2008.
Del resto l'ampiezza, il rigore e l'originalit delle ricerche dello storico
della Cornell University avevano
impressionato il pubblico degli appassionati e la comunit degli esperti del Rinascimento italiano fin
dai tempi dei "Discours of Powers
and Desires", del '93 e del celebre
"Italy in the Age of the Renaissance
1300-1550" del 2004.
Chi si immerga - il caso di dirlonella lettura di quest'ultimo capolavoro di Najemy rimane sorpreso e
affascinato dalla prospettiva "laica"
a cui l'intera opera risponde, prospettiva svincolata dalla leggenda e
dal mito di Firenze, citt che si presenta come un miracolo inspiegabile, terra incantata di geni le cui opere suscitano ammirazione e stupore,
anche perch, mai nemmeno tenta-

n. 29 VI - 3 settembre 2014

te in precedenza (come la Commedia di Dante o la cupola del Brunelleschi) e subito assunte ad archetipi
culturali - e tecnici- insuperati.
Cos pure la vulgata storiografica si
attardata a presentare i protagonisti della vita economica e politica
della citt nella loro immagine idealizzata di mecenati illuminati, promotori di cultura, modelli di civilt.
In realt gli ottimati e i sedicenti patrizi del Rinascimento fiorentino furono talvolta e in parte anche emuli
di Pericle (come spesso amano
presentarsi) ma soprattutto, e sotto
questo profilo il racconto di Najemy
veramente esemplare, gestori e
interpreti attenti e determinati,
quando non spietati, di strenui conflitti sociali politici ed economici con
le altre due classi emerse nel ribollire della citt e del contado: in primo
luogo il "popolo" che fond la Repubblica delle arti e dei mestieri,
subito dopo i lavoratori addetti a
quelle produzioni di eccellenza che

costituirono i segni visibili della cultura materiale di quei secoli, dalle


pregiatissime stoffe alle pietre, con
cui furono costruite le splendide abitazioni dei ricchi.
Per la verit questi conflitti e antagonismi di classe, che Machiavelli
defin "divisioni", si manifestarono
durante il XIII secolo in moltissime
citt italiane, da Padova a Bologna,
Siena, Perugia, e persino a Roma,
dando vita a un fenomeno che non
aveva precedenti nella storia d'Europa.
A Firenze per, la sfida politica lanciata dal popolo, organizzato nelle
arti di mestiere e, va aggiunto, nelle
compagnie militari di quartiere, insieme a quello dei lavoratori ad alta
specializzazione, riusc, se non a
rimpiazzare l'lite degli ottimati, almeno a trasformarla, sortendo effetti
pi profondi che in qualsiasi altra
citt italiana e, pi tardi, europea.
Di fatto, per la prima volta nella storia dell'Occidente, una "nobilt eu-

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ropea" dovette rivedere in forma radicale la propria azione politica, la
propria cultura e i propri comportamenti sociali per resistere alla pressione costante di altre classi, parallele e non subordinate, suscitando
un'enorme quantit di dibattiti, riflessioni, cronache, polemiche da
parte di umanisti, poeti e teorici del-

la politica appartenenti ai soggetti


sociali in lotta.
Ecco dunque l'inestimabile specificit della storia sociale e politica di
Firenze, che ha avuto il pregio di
coinvolgere ogni aspetto della vita
della citt, dalle alleanze matrimoniali ai legami di clientela e patronato, alle tattiche di guerriglia urbana,

ai meccanismi di formazione del


consenso all'interno delle fazioni,
dei quartieri e delle corporazioni.
E di tutto ci Najemy offre un caleidoscopio dai colori vivissimi, degno
della migliore pittura fiorentina del
"3-400".
Paolo Bonaccorsi

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Il Miles gloriosus di Plauto al Tindari
Testo Plauto. Traduzione teatrale F. Amoroso. Regia Alvaro Piccardi. Scene L. Ghiglia. Costumi D. Cernigliaro. Musiche S. Marcucci.
[In ordine di apparizione] Pirgopolinice Edoardo Siravo. Artotrogo Antonio Silvia. Palestrione Marco Simeoli. Periplectomeno Renato
Campese (sostituito da Alvaro Piccardi). Sceledro Francesco Scilella. Filocomasia Lara Balbo. Pleusicle Ruggero Cecchi. Acroteleuzio
Giulia Di Quilio. Milfidippa Leidys Candy Rojas Martnez.

Mercoled 20 agosto si concluso il


cartellone estivo del Festival Teatro
dei Due Mari con una nuova versione del Miles di Plauto al teatro antico di Tindari (unica rappresentazione), messa in scena dalla compagnia di Edoardo Siravo, presidente
dellAssociazione Teatro dei Due
Mari, per la regia di Alvaro Piccardi.
Il copione si basato sulla traduzione teatrale Il soldato smargiasso a
cura del professor Filippo Amoroso,
direttore artistico dellassociazione e
gi docente di Drammaturgia
dellAntichit allUniversit di Palermo.
Sulla splendida e antica cornice del
teatro antico lallestimento del Teatro dei Due Mari si limitato al minimalismo di due mezze colonne e
un capitello corinzio e una scenografia a due porte (le due case dei
protagonisti) ispirata ai colori e allo
stile degli affreschi di Pompei, tutto
in perfetto stile romano. La storia
tratta del raggiro operato ai danni di
un militare fanfarone e vanaglorioso
da parte di uno schiavo furbo e del
vecchio vicino di casa del soldato.
Il giovane ateniese Pleusicle e la
bella compaesana Filocomasia si
amano. Durante unassenza del
giovane, la ragazza viene rapita dal
miles Pirgopolinice, un soldato fanfarone, a cui il parassita Artotrogo fa
credere di essere irresistibile con le
donne, e viene portata a Efeso. Palestrione, schiavo fedele di Pleusicle, parte per avvertire il padrone di
ci che accaduto, ma viene rapito
dai pirati e finisce per essere venduto proprio al miles. Pleusicle, avvertito di nascosto da Palestrione, si fa
ospitare da Periplectomeno, un amico del padre, che anche vicino
di casa del miles. Palestrione pratica una breccia nel muro di confine

n. 29 VI - 3 settembre 2014

tra le due case, consentendo agli


amanti di incontrarsi. Tuttavia, Sceledro, un pauroso schiavo del miles,
li scorge mentre si baciano, e minaccia di rivelare tutto al padrone.
Ci costringe Palestrione a escogitare una serie di inganni per salvare
i due amanti, fingendo che esista
una gemella di Filocomasia, di nome Giustina, venuta a trovare la sorella dopo anni di lontananza. I tre
ateniesi e Periplectomeno organizzano una feroce beffa ai danni di
Pirgopolinice per vendicarsi dei torti
e dargli una bella lezione di modestia: gli fanno credere che la nuova
giovanissima moglie di Periplectomeno sia pazzamente innamorata di
lui. Il miles, eccitato per la nuova
avventura, licenzia in un sol colpo
Filocomasia e Palestrione, dando
loro la libert di tornare ad Atene
con Pleusicle, che si finge marinaio
mandato dalla madre delle gemelle. Quando per, Pirgopolinice entra nella casa di Periplectomeno per
lappuntamento galante, trova il finto
marito furibondo e i suoi schiavi
pronti a fustigarlo ignominiosamente
come adultero.
Per gli antichi Romani le risate cominciavano gi dai nomi dei personaggi: il soldato fanfarone si chiama
Pirgopolinice, che vuol dire ironicamente espugnatore di fortezze e di
citt; lo schiavo furbo e ingegnoso
Palestrione, quello che architetta;
il vecchio Periplectomeno quello
che si trova invischiato in situazioni
poco edificanti; il parassita Artotrogo
quello che rosicchia il cibo; Pleusicle quello che trova gloria/vittoria nella navigazione (dallespediente di fingersi marinaio), etc.
Oggi purtroppo questi significati non
sono pi compresi, ma ladattamento moderno a una commedia

dialettale con i vari personaggi


che nei costumi e nel linguaggio ricordano le maschere della commedia dellarte, funziona benissimo
dando rinnovata vitalit alla commedia antica: Palestrione il furbone Pulcinella napoletano, Periplectomeno il vecchio nobiluomo veneziano Pantalone, la giovane Filocomasia la svampita Colombina,
Artotrogo un trasteverino deccezione, Sceledro un pauroso
servetto barese, mentre le due meretrici assoldate dal vecchio, Acroteleuzio e Milfidippa, sono due abili e
formose donne del Sud (siciliana e
latinoamericana).
Oltre allelemento della fruizione del
pubblico, attraverso ladattamento
alle maschere e alla commedia
dellarte, la direzione artistica non
ha voluto dimenticare unattenzione
filologica: le commedie antiche erano strutturate da parti in versi occupati dalla recitazione e al proseguimento della vicenda e dai cantica,
parti in versi lirici, forse cantate, dedicate alla descrizione di un personaggio o un evento. Pur se non si
sa con certezza se i cantica di Plauto fossero cantati o recitati con accompagnamento o eseguiti in altra
maniera, nellallestimento la regia
ha scelto di cantare gli antichi cantica, rendendo la rappresentazione
pi leggera, quasi come un musical.
Plauto forse lunico autore del
mondo classico che riesce a trasmettere il senso delle proprie
commedie intatto ancora oggi, direttamente dal II secolo avanti Cristo, il
successo assicurato: duemila anni
di risate ancora fragorose!
Prevista, ma ancora da definire, per
novembre 2014 una rappresentazione al Teatro Menotti di Milano.
Domenico G. Muscianisi

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ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Da Milano a New York
A volte i sogni si realizzano. Anche
quelli che sembrano impossibili, anche quelli che avevi nel cassetto da
anni. E a volte, la persona fortunata
sei proprio tu.
La Fondazione Banca del Monte di
Lombardia ogni anno finanzia il
Progetto Professionalit Ivano Becchi, un fondo che permette a 25
giovani, tra i 18 e i 36 anni residenti
in Lombardia, di poter fare una esperienza professionalizzante nel
proprio campo lavorativo, per approfondire e acquisire competenze pratiche, tecniche e teoriche, da poter
poi spendere nel proprio lavoro. Il
tutto interamente spesato.
Per candidarsi, oltre ai requisiti di
base, bisogna presentare un progetto da svolgere in Italia o allestero,
per un massimo di 6 mesi, in un istituto/azienda/universit ecc che possa portare un valore aggiunto al
proprio percorso formativo.
Mi hanno informata quasi per caso
di questo bando, e con grandi speranze ma poca fede, ho deciso di
parteciparvi. Con grande emozione,
al momento dei risultati, ho scoperto
di essere una dei candidati vincitori

dellultima edizione del bando e il


progetto formativo da me proposto
mi porter per 6 mesi negli Stati Uniti, destinazione New York, nello
specifico New Museum.
Lavorer presso il dipartimento curatoriale di uno dei musei dedicati
allarte contemporanea pi importanti in America, a fianco di Massimiliano Gioni, curatore associato e
direttore delle esposizioni, curatore
di fama mondiale che tanti ruoli significativi riveste anche in Italia. Sua
lultima Biennale di Venezia.
Avr la grande opportunit di vedere da dentro come funziona un museo che ogni anno ha migliaia di visitatori, organizza mostre, retrospettive e nel 2015 anche una Triennale. Potr imparare davvero il lavoro
cos particolare e variegato del curatore di mostre darte contemporanea.
La mia permanenza negli USA verr
arricchita da soggiorni a Washington e Miami, dovr potr visitare
istituti e fiere di settore tra le pi significative; ma anche frequentare
corsi specializzati presso la casa
daste Sothebys di New York, sem-

pre essendo spesata dal Progetto


Professionalit.
Tanto lavoro e sacrifici negli anni, la
fortuna di aver trovato chi ha apprezzato e sostenuto il mio progetto
durante le selezioni hanno fatto s
che potessi raggiungere questo obiettivo, per me fondamentale: New
York da sempre non solo il sogno
ma un punto di riferimento imprescindibile per il settore dellarte. Vivere la citt con tutto quello che in
campo artistico pu offrire sar impagabile.
Ecco perch questo sar lultimo
pezzo che scriver per ArcipelagoMilano, almeno per un po di tempo.
E vuole essere un saluto e un ringraziamento ai lettori che mi hanno
accompagnata in questi anni. Ma
anche, e soprattutto, vuol essere
anche un incoraggiamento a tutti
quei giovani che ancora ci sperano,
in una grande opportunit. A volte,
accade.
Virginia Colombo

La genesi della bellezza di Salgado


Un fotografo tra i pi amati inaugura
il nuovo Palazzo della Ragione.
Nuovo perch finalmente il Comune
di Milano ha deciso di usare lo storico palazzo per farlo diventare il centro deputato ad accogliere qualcosa
di continuativo, nello specifico mostre di fotografia. Dopo la chiusura
di Spazio Forma, si tenta di ripartire
puntando sul riutilizzo di un edificio
centralissimo e davvero suggestivo,
a contatto con una forma espressiva
tra le pi amate degli ultimi anni.
Ecco perch per la prima mostra in
loco si scelto di partire davvero in
grande con il progetto Genesi,
lultima fatica del brasiliano Sebastiao Salgado.
Genesi un progetto decennale,
iniziato nel 2003 e concepito, usando le parole di Salgado stesso, come un canto damore per la terra e
un monito per gli uomini. Un viaggio
fatto di 245 scatti in bianco e nero
divisi in cinque sezioni per raccontare un mondo primigenio e ancora
puro, un mondo fatto di animali, natura e uomini che vivono insieme in
armonia ed equilibrio. Quello stesso

n. 29 VI - 3 settembre 2014

equilibrio che viene rovinato ogni


giorno dalla noncuranza della maggior parte del mondo civilizzato,
che sembra dimenticarsi delle sue
stesse origini.
Sono a tratti commoventi le immagini presentate, dagli scatti dei maestosi ghiacciai del circolo polare
artico, alle dune del deserto che
creano disegni quasi perfetti, passando per tutti i cinque continenti.
Montagne, foreste pluviali, canyon,
animali della savana o mandrie di
renne, pinguini e iguane, abitanti di
trib quasi estinte con tradizioni per
noi quasi intollerabili alla vista, come la scarificazione, scorrono davanti agli occhi dello spettatore per
ricordagli la ricchezza e la vastit
del nostro mondo. Cos era allinizio,
cos dovr essere sempre, sembra
ammonire Salgado.
Un vero e proprio atlante animale e
antropologico, che diventa non solo
un viaggio affascinante alla scoperta del nostro pianeta, ma soprattutto
un grido di allarme per cercare di
riparare ai danni fatti e alla preser-

vazione della flora e della fauna


mondiali.
Una immersione a tutto tondo quella
di Salgado, non solo perch il fotografo stesso ha vissuto per diverso
tempo in ambienti estremi e a contatto con la natura pi vera, ma anche perch Salgado porta in mostra
frammenti di mondo che sembrano
essere lontanissimo da noi, come le
immagini delle trib del Congo, dei
Boscimani e degli indigeni brasiliani,
ritratti davvero in totale armonia con
il proprio habitat naturale.
Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo fatto una scoperta molto interessante: circa il 46% del mondo
ancora come il giorno della genesi
ha detto Salgado in conferenza
stampa, aggiungendo che insieme
tutti possiamo continuare a fare in
modo che la bellezza della Genesi
non scompaia mai.
Genesi, Sebastiao Salgado Fino al
2 novembre Milano, Palazzo della
Ragione Orari: mar - merc - dom:
9.30-20.30 giov - sab: 9.30-22.30

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Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8,50

euro.

Il design al tempo della crisi


Se il caldo impazza e si ha voglia di
vedere qualcosa di alternativo e diverso dalle solite mostre, ecco che
la Triennale di Milano offre tante valide opportunit. Ricco come sempre il ventaglio delle mostre temporanee di architettura, ma interessante ancor di pi il nuovo allestimento del TDM, il Triennale Design Museum, giunto alla sua settima edizione.
Dopo La sindrome dellinfluenza,
tema delanno scorso, per la nuova
versione ci si concentrati su temi
quanto mai cruciali, che hanno a
che fare molto e soprattutto con gli
ultimi anni: Autarchia, austerit, autoproduzione sono le parole chiave
che fanno da titolo e da fondo
alledizione di questanno. Un racconto concentrato sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e
affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta,
gli anni settanta e gli anni zero. La
crisi ai giorni nostri, insomma.
Sotto la direzione di Silvana Annichiarico, con la curatela scientifica
di Beppe Finessi, lidea alla base
che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione
particolarmente favorevole allo stimolo della creativit progettuale: da
sempre condizioni difficili stimolano
lingegno, e se questo vero nelle
piccole cose, evidente ancor di pi
parlando del design made in Italy.
Dal design negli anni trenta, in cui
grandi progettisti hanno realizzato

opere esemplari, ai distretti produttivi (nati negli anni settanta in piccole


aree geografiche tra patrimoni basati su tradizioni locali e disponibilit
diretta di materie prime) per arrivare
alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione.
Viene delineata una storia alternativa del design italiano, fatta anche di
episodi allapparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti,
Carlo Mollino, Franco Albini, Gio
Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero
Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore
Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi,
Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.
Il percorso si sviluppa cronologicamente: si comincia con una stanza
dedicata a Fortunato Depero, artista
poliedrico e davvero a tutto tondo, e
alla sua bottega Casa dArte a Rovereto (dove realizzava quadri e arazzi, mobili e arredamenti, giocattoli e abiti, manifesti pubblicitari e allestimenti) e termina con una stanza
a cura di Denis Santachiara dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.
In mezzo, un racconto fatto di corridoi, box e vetrine, che mette in scena i diversi protagonisti che, dagli
anni trenta a oggi, hanno saputo

sperimentare in modo libero creando nuovi linguaggi e nuove modalit


di produrre. Uno fra tutti Enzo Mari
con la sua semplice e disarmante
autoprogettazione.
Il percorso si arricchisce anche di
momenti dedicati ai diversi materiali, alle diverse aree regionali, alle
varie tecniche o citt che hanno dato vita a opere irripetibili, quasi uniche, come recitano i pannelli esplicativi.
Anche lallestimento segue il concept di base: sono stati scelti infatti
materiali che rievocano il lavoro artigianale e autoprodotto: il metallo e
lOSB (materiale composito di pezzi
di legno di pioppo del Monferrato).
Dopo aver risposto alla domanda
Che Cosa il Design Italiano? con
Le Sette Ossessioni del Design Italiano, Serie Fuori Serie, Quali cose
siamo, Le fabbriche dei sogni,
TDM5: grafica italiana e Design, La
sindrome dellinfluenza, arriviamo a
scoprire come il design si salva al
tempo della crisi.
Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerit, autoproduzione
Triennale Design Museum, Orari:
Martedi - Domenica 10.30 - 20.30
Gioved 10.30 - 23.00 Biglietti: 8,00
euro intero, 6,50 euro ridotto

Leonardo Icon
Leonardo Da Vinci ancora una volta
protagonista di Milano. Si inaugurata ieri sera la scultura intitolata
Leonardo Icon, opera ispirata al
genio di Leonardo e appositamente
disegnata dallarchitetto Daniel Libeskind per valorizzare la piazza
Pio XI recentemente pedonalizzata.
Leonardo continua quindi a dialogare, con un rapporto lungo decenni,
con la Biblioteca e la Pinacoteca
Ambrosiana che sorgono sulla piazza, scrigni darte contenenti tra
laltro il famoso Ritratto di Musico e
limportantissimo Codice Atlantico, a
opera del maestro toscano.
Luogo e posizione centralissima per
la scultura dellarchistar Libeskind,
che oltre ad impreziosire la riqualifi-

cata piazza, ha giocato con Leonardo non solo per omaggiare il suo
genio, ma anche sottolineandone il
talento artistico, creando per la scultura un basamento circolare riproducente la mappa della citt di Milano cos come Leonardo stesso
laveva descritta.
Unoperazione in linea con il programma di Expo 2015, che tenta di
arricchire la citt con opere e trasformazioni di ambito culturale a cui
il grande pubblico pu relazionarsi e
magari farle diventare nuovi punti di
riferimento urbano.
Leonardo Icon si presenta come un
totem di quasi tre metri, fatto di leghe metalliche, che lamministrazione comunale ritiene particolar-

mente significativo per il rilancio della piazza Pio XI.


Questopera si trova allinterno di
un simbolo della trasformazione della nostra citt: due anni fa questa
piazza era un parcheggio selvaggio
ora un gioiello pedonale che vogliamo sia conosciuto da sempre
pi milanesi e turisti, ha dichiarato
lassessore alla Mobilit Pierfrancesco Maran. Per questo larrivo
dellopera di Libeskind doppiamente importante, perch racconta
la Pinacoteca e Leonardo ai milanesi in un nuovo contesto pedonale
ancora tutto da scoprire. Oggi nasce
una nuova stagione, la Pinacoteca
riprende il suo giusto ruolo in citt.

Munari politecnico
Il genio di Bruno Munari ha spaziato
in diversi campi: dalla grafica

n. 29 VI - 3 settembre 2014

alleditoria, dalla pedagogia al design, passando per larte pi pura.

La mostra Munari politecnico, allestita nello spazio mostre del Museo

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del 900, propone un percorso affascinante su alcune delle sperimentazioni/invenzioni progettate dallartista.
I pezzi in mostra provengono tutti
dalla Fondazione di Bruno Danese
e Jacqueline Vodoz di Milano, che
nella molteplice veste di amici, collezionisti, editori e industriali, per
decenni hanno sostenuto e incentivato Munari a sperimentare linguaggi diversi. Lobiettivo della mostra dunque rivelare la propensione artistica di Munari, compito
che idealmente prosegue lesposizione allestita nel 1996 nelle sale
della Fondazione stessa, rileggendone per la collezione e aprendola
a un dialogo con una generazione di
artisti, presenti in mostra, che con
Munari hanno avuto un rapporto
dialettico.
La mostra divisa in sezioni, attraverso le quali appaiono gli orientamenti artistici di Munari attraverso il
disegno e il collage, con un modo di
intendere larte vicino alle pratiche
delle avanguardie storiche; ma dalle
quali emerge anche il suo rapporto

con la ricerca scientifica, come supporto di intuizioni plastiche e meccaniche; per arrivare poi alla produzione artistica vera e propria.
Soprattutto queste opere vivono di
corrispondenze e influenze, citate
da Munari nei suoi libri quali quelle
di Mary Vieira e Victor Vasarely; ma
in mostra ci sono anche pezzi di artisti che hanno esposto e condiviso
ricerche con lui come Enzo Mari,
Max Bill, Franco Grignani e Max
Huber; e di artisti che lo hanno frequentato come Getulio Alviani e Marina Apollonio. Senza dimenticarsi di
coloro che hanno condiviso momenti importanti del suo percorso, come
Gillo Dorfles e Carlo Belloli, e successivamente il Gruppo T. Infine,
questa stessa sezione include figure
che con Munari hanno mantenuto
un rapporto ideale in termini di capacit e ispirazione, come Giulio
Paolini e Davide Mosconi.
Le opere degli artisti selezionati discutono, dialogano e si relazionano,
oggi come allora, con limmaginario
estetico di Munari, anche grazie a
un sistema di allestimento fatto di

strutture e supporti legati tramite


incastro e gravit, ma con aspetto
leggero. Quella stessa leggerezza
di cui Munari fece vivere le sue opere, tra cui le famose Sculture da viaggio, le 10 forchette impossibili e
i libri illeggibili, tutti esposti in mostra.
Accanto alla mostra principale il Focus dedicato allopera fotografica,
in parte inedita, realizzata da Ada
Ardessi e Atto, autori che per decenni hanno lavorato a stretto contatto con Munari, testimoniando i
principali momenti della vicenda
professionale e umana dellautore.
Lesposizione ha come titolo Chi
s visto s visto locuzione molto
amata da Munari e che racchiude
tramite immagini, lartista e luomo a
tutto tondo.

Munari politecnico fino al 7 settembre Museo del Novecento


lun.14.30 - 19.30 mar. mer. ven. e
dom. 9.30 - 19.30 gio. e sab. 9.30 22.30

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi

n. 29 VI - 3 settembre 2014

di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso

un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture


che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

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GALLERY

VIDEO

MILANO SECONDO [MARCO]


Marco Vitale: I commenti alla settimana politica milanese
http://youtu.be/LR0kFpLbMck

n. 29 VI - 3 settembre 2014

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