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numero 20 anno VI 28 maggio 2014


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GIULIANO PISAPIA TRA IL LABIRINTO E IL LETTO DI SPINE


Luca Beltrami Gadola
Ci voleva, e come se ci voleva la
vittoria di PD-Renzi anche e soprattutto a Milano. Un segnale che la
vittoria del centro sinistra alle ultime
comunali era uninversione di tendenza e non un accidente della storia politica milanese. Lascio volentieri agli analisti del voto il loro compito - chi siano gli artefici della vittoria - io so solo che luned mattina,
dopo tanto tempo, mi soni svegliato
di buon umore. Ci voleva perch
alle volte viene da domandarsi se la
vicenda di Expo 2015 non sia in realt che lultimo atto di una tragedia,
una tragedia perfetta: unit di tempo
(il nostro), unit di luogo (RhoPero), unit dazione (Expo 2015).
Tragedia greca con le sue maschere e soprattutto il coro. Da una scena allaltra trascorre un personaggio, il sindaco Giuliano Pisapia, incrollabile nella sua fede in un successo ma maledettamente sfortunato. Forse un eroe omerico e dunque ce la far. Tutto complotta contro di lui e quando il mattino apriamo
il giornale, tremiamo: colpi micidiali,
scenari che nemmeno il pi maldisposto scenografo riuscirebbe a inventare. Lultimo ha addirittura un
aspetto labirintico: penso alla vicenda Maltauro. Che sia stato violato il
protocollo di legalit sembra ovvio
dal punto di vista politico ma non
con altrettanta sicurezza dal punto
di vista giuridico. Avvocati del Comune e della societ Expo sono al
lavoro e se il sindaco sembra sicu-

ro, la societ Expo e il suo amministratore delegato sembrano pi cauti.


Pi volte abbiamo detto che le leggi
italiane sono un labirinto e quelle in
materia di appalto pubblico sono il
labirinto dei labirinti. Alla vicenda
sintrecciano poi questioni collaterali
ma non marginali come il problema
delloccupazione degli addetti. La
rescissione del contratto non poi
una procedura cos semplice ed
ben difficile che avvenga senza
uninterruzione dei lavori in cantiere
pi o meno lunga. Ma perch sembra che tutti questi problemi li debba
risolvere Pisapia? Perch a lui
che si chiede di spiegare la scelta di
Celant come curatore della mostra
Art&Food e il relativo compenso?
Mostra che coster 5 milioni e passa per il suo allestimento? Il tutto in
affidamento diretto e senza alcuna
gara? Perch si chiede praticamente a lui conto degli altri incarichi e
dei relativi costi (Triennale 622 mila
euro, Fondazione Feltrinelli 1,8 milioni, Fondazione Mondadori 850
mila euro)?
Senza trascurare le osservazioni di
chi (Pinacoteca di Brera) lamenta
per una sproporzione tra i destinatari dei contributi in conto Expo,
unosservazione va fatta. Expo SPA
ha questi soci: Governo della Repubblica Italiana (Ministero dellEconomia e delle Finanze, 40%), Regione Lombardia (20%), Comune di
Milano (20%), Provincia di Milano

(10%), Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato (10%).


Il Comune di Milano un socio di
minoranza e soprattutto il sindaco
non pi nemmeno commissario.
Maurizio Martina, bergamasco,
stato delegato dal Consiglio dei Ministri per occuparsi di Expo 2015.
Cosa voglia dire e che poteri abbia
una nebulosa.
E per, a cominciare da due amici,
Giangiacomo Schiavi sul Corriere
della Sera, cui si affianca Marco Vitale con una sua lettera aperta, tutti
fanno appello ai milanesi perch si
diano da fare, perch siano positivi, perch riscoprano le vecchie
virt civiche che hanno fatto grande
Milano. Ottimo ma mi sia permessa
unosservazione: tutto questo mentre i poteri decisionali sono altrove
ma non certo alla civitas milanese.
A cominciare dal suo sindaco. Dobbiamo solo assistere attoniti ai rigurgiti di un malaffare per impedire
il quale avevamo idee ma non strumenti? Il sindaco Pisapia si beccato la legacy (eredit per i monoglotti caparbi), un letto di spine,
senza il beneficio di inventario: non
dimentichiamolo mai. Grazie dunque per le esortazioni, ma vorremmo anche che si esortassero i decisori di certe operazioni a uscire allo
scoperto dichiarandosene padri o
madri e dandocene conto. Tanto per
cominciare, anche solo per ringraziare o forse no.

TAXISTI E UBER, DI APP IN APP


Marco Ponti
Molto si scritto sulla tragica vicenda, ma vale la pena di richiamare
qualche punto generale. Il settore
dei taxi e quello, simile, del "noleggio con conducente" (NCC) ha un
rilevante ruolo economico nei paesi
sviluppati: si pensi che a Milano il
fatturato del settore probabilmente
comparabile a quello del trasporto
pubblico (in area urbana), cio
dell'ordine dei 300 milioni di euro
annui.
Ma il settore caratterizzato in Italia
(e non solo) da una ridotta governabilit e un alto grado di monopolio:
composto solo da artigiani individuali proprietari del veicolo (le imprese con molti veicoli e personale
dipendente sono addirittura proibite!), e non prevede alcuna possibilit di concorrenza tariffaria. I vincoli
normativi imposti dai tassisti al NCC
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infatti limitano a una nicchia poco


rilevante questo tipo di servizio, che
ha l'obbligo di rimanere in autorimessa fino a che l'utente non gli telefoni, e spesso di operare solo nel
comune di residenza. Le licenze
hanno raggiunto valori rilevanti nel
"mercato secondario", che consentito. Tale valore espressione
diretta della rendita di monopolio
che si genera nel settore. I titolari
delle licenze giustificano questi alti
valori come "alternativa alle pensioni di cui non godono"; concetto alquanto peculiare, se dovesse essere esteso a tutte le attivit artigiane
che operano nel mercato .
Un monopolio perfetto dunque, capace di paralizzare grandi realt urbane, e di condizionare con una
massa compatta di voti il consenso
locale. I tentativi di riforma gi falliti

sono numerosi, e clamorosi: ci prov anche il governo Monti, a introdurre elementi di liberalizzazione,
che furono via via ammorbiditi fino a
che il tema fu cancellato del tutto
dal programma. Anche la neocostituita autorit indipendente dei
trasporti, per buona misura, sembra
sia stata esautorata dall'occuparsi
del settore, per non correre rischi di
possibili sorprese future, e questa
decisione sarebbe urgentemente da
ripensare.
Recentemente abbiamo assistito a
una clamorosa conferma dell'estrema difficolt di aprire il settore all'innovazione, con le proteste contro
l'amministrazione milanese che non
avrebbe imposto vincoli sufficienti a
un nuovo soggetto, Uber, che ha
tentato di entrare nel mercato (e finora con buon successo). Proteste
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fatte con metodi anche oltre al limite


della legalit, ma comunque appoggiate alla normativa esistente, che,
come si detto, impedisce di fatto
ogni ragionevole concorrenza, che
in questo caso non neppure diretta. Si tratta infatti di un servizio a
chiamata internet (mediante una
"app") che garantisce l'ottimizzazione dell'uso dei veicoli procurando al
cliente la disponibilit della macchina pi prossima, ma con tariffe mediamente pi alte di quelle dei taxi
(e macchine pi lussuose). Certo,
trattandosi di autonoleggio, questa
app non prevede che il veicolo sia
obbligato a sostare in garage, come
obbligherebbe l'assurda e antidiluviana norma attuale. Si ricorda che
Uber una impresa statunitense,
dove il servizio consolidato e apprezzato da molto tempo, e si rivolge soprattutto a una clientela d'affari.
Si tratta dunque di una concorrenza
sulla qualit, e non sui prezzi.
Questultima forma di concorrenza,
certamente possibile abbassando
un po lalto standard dei veicoli di
Uber, sarebbe assai pi devastante

per gli interessi dei tassisti, e assai


pi benefica per gli utenti. Ma
linnovazione rischia di non fermarsi
neppure qui: Uber stessa opera un
servizio informatico per i noleggi
con conducente quasi peer to peer
(Uber Pop), cio per mettere in contatto chi disposto a offrire e guidare la propria auto anche occasionalmente, a chi ne ha bisogno. Il
tutto in un quadro di club, cio di
garanzie assicurate dalla societ
che fornisce il servizio.
Ma giustamente la corporazione dei
tassisti, come tutti i monopolisti, si
oppone violentemente al principio
stesso della concorrenza: una volta
aperta una falla a favore degli utenti, non si sa pi dove si potrebbe
andare a finire .
Che hanno fatto allora i tre protagonisti politici preposti al settore, cio
Lupi come ministro dei trasporti,
Maroni per la Regione Lombardia,
Pisapia per il Comune di Milano,
uniti come mai in questo caso nella
lotta contro gli interessi dei cittadini?
In primis ovviamente hanno dichiarato di non essere contro linnovazione e la concorrenza (!?!?), poi

hanno subito aggiunto che il monopolio dei tassisti non si tocca, senza
se e senza ma. Che occorra urgentemente cambiare la normativa
visto sia il mutato contesto tecnologico che linteresse pubblico, neanche a parlarne. La politica non l
per ammodernare le leggi, ma per
proteggere i voti sicuri dei monopolisti, soprattutto se molto vocali, e
non certo quelli, assai meno controllabili, degli utenti.
Sul piano pratico linnovazione normativa, come scrive anche Franco
Morganti sul Corriere della Sera,
ovviamente quella di accelerare la
transizione a sistemi tipo Uber, cio
di contatto diretto utenti - taxisti,
NCC, e, con adeguate garanzie,
anche privati, ponendo fine alle assurde distinzioni di oggi.
Come minimo si doveva dare un
robusto annuncio allopinione pubblica in questa direzione. Ma anche
qui, come in tutti i settori dei trasporti pubblici, forse meglio non insinuare nei cittadini strane idee che si
possa migliorare la loro mobilit con
pericolose innovazioni tecnologiche
o gestionali . .

CITT METROPOLITANA. IDEE FORTI E QUESTIONI ISTITUZIONALI


Giancarlo Consonni
* Una sfida da raccogliere - Le critiche si sono appuntate sulle province, fino a farne le (finte) vittime sacrificali. stato un modo per mascherare un fallimento ben pi ampio. Da tempo gli Enti Locali si sono
dimostrati inadeguati a rispondere
alle questioni sociali, economiche e
territoriali indotte dai processi di metropolitanizzazione. Regioni e province appaiono sempre pi incapaci
di promuovere un uso oculato delle
risorse e di attrezzare i contesti
amministrati perch sappiano far
fronte alle sfide della globalizzazione. I comuni, dal canto loro, hanno
subito uninvoluzione che, salvo rare
eccezioni, li ha portati a essere
cointeressati allassalto delle risorse
territoriali da parte del mercato.
Per questo una riforma del governo
locale in Italia era/ pi che mai necessaria. Ma, nellistituire la Citt
Metropolitana, il legislatore non solo
ha proceduto senza aver prima
tracciato un bilancio delle politiche
amministrative a livello locale: non
ha nemmeno avvertito il bisogno di
pronunciarsi sugli obiettivi, di indicare una prospettiva. difficile fugare
il sospetto che si insegua un'idea di
dirigismo forte come risposta salvifica.

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Si aumentano cos i pericoli per la


gi debole democrazia italiana.
Mentre salgono e scendono linee
separatiste, ora nemmeno pi camuffate sotto la maschera del Federalismo - di fatto movimenti che puntano alla disgregazione dello Stato , loperazione Citt Metropolitana,
priva com di un progetto politico
meditato e condiviso, si configura
come una risposta ispirata alla vulgata manageriale. Da un lato abbiamo un accentramento di poteri
che non ha l'eguale nella storia del
Paese se non nelle figure del Podest dello sciagurato Ventennio;
dallaltro incertezze, lacune e contraddizioni di una legge istitutiva che
lasciano presagire un futuro prossimo di conflitti senza fine con la Regione da un lato e con i Comuni
dallaltro.
Comunque sia, con questa creatura
della Legge 7 aprile 2014, n. 56 si
deve fare i conti. Sulla Citt Metropolitana si gioca la credibilit dello
Stato e della politica, lavanzamento
o il regresso della democrazia. E
non si pu stare a guardare. Molto
ancora affidato allinterpretazione
fattiva della legge, a cominciare dal
primo appuntamento: lelaborazione
dello Statuto della Citt Metropolitana. Allo stesso tempo la messa a

punto dellarchitettura istituzionale


non pu prescindere dal fare chiarezza sugli obiettivi strategici.
Ma, perch ci si intenda, bene
premettere alcune considerazioni
sul fenomeno metropolitano.
* La metropoli contemporanea. Caratteri generali e specificit del contesto lombardo - La metropoli contemporanea rappresenta il modo
proprio di organizzazione degli insediamenti umani nellera del capitalismo: un modo basato sulla messa a frutto delle differenze tra aree
geografiche, a cominciare dallinnesco di una nuova dinamica divisione
del lavoro fra citt campagna. Questo processo, che ha visto la rivoluzione industriale attecchire nelle
campagne prima che nelle citt, ha
consentito di inventare e mettere in
circolo
energie
insospettabili
nellAntico Regime, con il risultato di
rendere tanto le citt quanto le
campagne assai meno esposte di
un tempo alle crisi economiche.
Con gli sviluppi maturi, il processo
di metropolitanizzazione presenta
per costi sociali sempre pi elevati.
Tre i dati macroscopici: 1) la progressiva erosione della campagna;
2) laggressione alla citt compatta,
con elevati fenomeni di specializzazione funzionale e di ridisegno della

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topografia sociale in senso classista; 3) la formazione di unimmensa
periferia metropolitana con insediamenti a bassi tassi di urbanit e relazioni quotidiane a elevata entropia.
Queste dinamiche, pur con notevoli
difformit legate alle specificit dei
contesti, hanno interessato dapprima lEuropa per poi estendersi ad
altri continenti. Lintero quadro
mondiale ormai caratterizzato dai
processi di metropolitanizzazione,
sicch la realt del pianeta in larga parte rappresentabile come un
sistema di metropoli.
Se la metropoli contemporanea un
congegno territoriale che per lungo
tempo si dimostrato capace di favorire lo sviluppo economico, la globalizzazione e la crisi attuale mettono in discussione tale prerogativa.
cresciuta notevolmente la competizione fra metropoli. Un fattore primario sono gli spostamenti selvaggi
dei capitali alla ricerca della massima remunerazione, con un posto di
primo piano riservato al saccheggio
immobiliarista. Ma vengono anche
in luce aspetti non strettamente economici che pure sono determinanti per lesito della competizione.
Su questo torner pi avanti.
Sul contesto metropolitano facente
capo a Milano gravita un sistema di
aree metropolitane minori incardinate sulle citt di corona (Varese, Como, Lecco, Bergamo Brescia, in
primo luogo, ma anche Pavia e
Mantova). Un sistema di metropoli a
grappolo con Milano in posizione
cardinale (Cfr. G. Consonni, G. Tonon, La terra degli ossimori. Caratteri del territorio e del paesaggio
della Lombardia contemporanea, in
Aa. Vv., Storia dItalia. Le regioni
dallUnit a oggi. La Lombardia, a
cura di D. Bigazzi e M. Meriggi, Einaudi, Torino 2001, pp. 51-187).
Questo assetto, se opportunamente
indirizzato in senso sinergico, potrebbe offrire vantaggi competitivi,
anche grazie a due peculiarit virtuose: 1) sul fronte dellerosione della campagna, la linea di resistenza
rappresentata dai parchi a varia
scala di importanza, a cominciare
dal Parco Agricolo Sud Milano; 2)
sul fronte dellassetto insediativo, la
relativa tenuta del policentrismo storico.
* Citt Metropolitana: questioni terminologiche e di sostanza - La locuzione citt metropolitana piuttosto
recente: viene buonultima dopo citt-regione e area metropolitana. Vi
si potrebbe scorgere un intento positivo: lespressione sembra mossa
dalla volont di mettere a frutto il
meglio della citt (per come ce lha
consegnata la storia) e il meglio del-

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la metropoli. Ma corre lobbligo di


andare a vedere a che punto sono
la citt e la metropoli.
I due termini non sono sinonimi.
Semmai, se si guarda alle logiche e
alle tensioni costitutive, si tratta di
realt in conflitto. Citt ha a che vedere soprattutto con le relazioni di
prossimit, le quali, quanto allurbs,
hanno negli spazi pubblici (aperti e
chiusi) larmatura portante. I luoghi
urbani sono per eccellenza i luoghi
del vivere condiviso, luoghi sicuri in
quanto presidiati naturalmente, quotidianamente dagli abitanti della citt. La citt esiste in quanto sistema
di luoghi ed la qualit dei luoghi, e
il loro costituirsi come spina dorsale
dei tessuti insediativi, a fare la qualit delle citt.
Nella tradizione europea la citt era
una federazione di comunit (Gaston Bardet). Operava almeno un
doppio livello relazionale: la comunit di quartiere o di contrada e la
comunit della citt intera che si riconosceva nei due simboli del potere istituzionale: il Broletto (presente
nellItalia centro-settentrionale) per il
potere civile; il Duomo, per quello
religioso. Quel mondo si dissolto
con lallentarsi dei legami comunitari
su base locale (legami che non si
possono reinventare a bacchetta,
magari invocando Adriano Olivetti).
Oggi luomo metropolitano pu avere la possibilit di far parte di pi
comunit, ma queste sono per lo pi
svincolate da un luogo, da un territorio.
Con il venir meno della comunit su
base locale sono insorti problemi di
grande portata. Si prenda la questione della sicurezza: la sua crescita esponenziale nei contesti metropolitani anche il risultato della caduta delle relazioni comunitarie.
Quali contromisure si possono
prendere? La militarizzazione non
certo la risposta. Occorre invece
ritrovare nuove basi per un patto
sociale degli abitanti (di quartiere, di
citt e di metropoli) che metta al
centro delle azioni politiche e dei
comportamenti la difesa, la valorizzazione
e,
dove
serve,
la
(ri)costruzione dei luoghi del vivere
condiviso. Su questo obiettivo vanno fatte convergere le energie intellettuali e quelle degli operatori economici. Ma questo possibile se il
governo centrale e le articolazioni
del governo locale, ciascuno per le
proprie competenze, assumono il
ruolo di indirizzo, di regia (promozione/concertazione) e di verifica.
Un cambiamento profondo che pu
scaturire solo da una rinnovata consapevolezza condivisa.
Laltro versante quello della metropoli. La questione che in qualche

modo comprende tutte le altre la


competizione mondiale fra ambiti
metropolitani. Su questo terreno
conta certamente la capacit dei
vari contesti di produrre ricerca e
innovazione e di attrarre investimenti propulsivi; ma non meno decisivo
quanto si riesce a fare su quattro
fronti: a) la convivenza civile e le
politiche di inclusione; b) il contenimento dello spreco di energie; c) la
valorizzazione delle risorse (da
quelle naturali a quelle culturali in
senso lato); d) la conquista/difesa di
unalta qualit della vita.
* Precisazioni sulla competizione fra
metropoli - Competizione un termine che di questi tempi ricorre ossessivamente. Nellutilizzarlo a nostra volta, potremmo lasciar intendere unadesione a questo luogo
comune. Ma dietro questa ossessione non c solo unideologia rivestita da esercizi retorici e riverberata
dai media. Se cos fosse, per liberarcene, basterebbe contrapporre
argomenti e altre strategie discorsive. Invece, che lo si voglia o no, la
competizione un dato di fatto, che
si declina su pi versanti e in pi
modi: in primis la competizione fra
aziende, ma anche quella fra nazioni, fino a precisarsi nella concorrenza fra regioni. Il che chiama in causa la dimensione metropolitana, nel
senso che, a dispetto della finanziarizzazione, leconomia non mai
decontestualizzata: le condizioni
ambientali intervengono nel definire
la tenuta o meno, sul medio lungo
periodo, di uneconomia. Una tenuta
che non si misura solo in termini di
attrattivit degli investimenti propulsivi ma anche con la capacit dei
vari ambiti metropolitani di assicurare risorse per il vivere.
Ecco allora che fattori spesso ritenuti extra-economici - e che hanno
a che vedere con ci che chiamiamo qualit della vita, equilibrio e inclusione sociale, oculatezza nelluso
delle risorse non riproducibili - risultano decisivi sullo stesso terreno
economico. un insieme di questioni su cui, in Europa, le metropoli
pi dinamiche hanno da tempo preso misure.
La qualit della vita spesso associata alla vivibilit; ma, per uscire da
ambiguit consumistiche, credo vada sostanziata con il termine urbanit (che porta in campo labitare
condiviso e i modi civili delle relazioni).
Allo stesso tempo, merita di essere
rilanciata lespressione cattaneana
di magnificenza civile, in cui entra
in campo la qualit della citt, sia
sul versante dellurbs (la citt fisica)
che su quello della civitas (la citt
degli esseri umani). Se lItalia per

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eccellenza il paese dei beni culturali, lo si deve al fatto che il primo bene culturale la citt. Ma questo
fatto non ha il posto che merita nelle
strategie di investimento.
C un altro fattore di cui non si pu
ignorare la portata strategica: se
nellera fordista a essere decisiva
era la competizione fra apparati
produttivi di beni materiali (determinante anche per lesito dei due conflitti mondiali), nella fase attuale la
partita si gioca pi che mai sul terreno della produzione di conoscenza. La delocalizzazione ci indica
che, per i contesti metropolitani interessati dalla prima rivoluzione industriale, la concorrenza legata al contenimento del costo del lavoro da
tempo una partita persa: se non vogliono retrocedere a condizioni da
quarto mondo, le metropoli europee
sono obbligate a reinventarsi ambiti
e modi della produzione di beni e
servizi. E, in questo, la produzione
di conoscenza un motore essenziale da cui non poco dipende lesito
di una competizione che anche
lotta per la sopravvivenza.
Uno dei problemi strategici del Paese, e delle sue metropoli, dunque
il potenziamento della ricerca e della formazione e la messa in sinergia
delle potenzialit in campo. Parrebbe una scelta ovvia, ma, per quello
che si visto negli ultimi decenni,
questo obiettivo non mai diventato
una priorit n per il governo centrale n per quelli locali.
* Urge un governo locale allaltezza
dei problemi e delle forze in campo Per ritrovare il senso delle cose e
una linea di azione che non sia in
bala delle forze che spadroneggiano nel mercato ma sappia indirizzare le energie pubbliche e private a
fini sociali, si deve innanzitutto avere consapevolezza che, se si lascia
libero spazio alla rendita immobiliare, non si pu che assistere
allestendersi dei processi in atto:
quelli per cui citt e metropoli sono
ormai da tempo divenute realt in
conflitto.
Il conflitto fra citt e metropoli non
insanabile, purch si sappiano
prendere le giuste misure. Su questo hanno visto giusto quelle realt
amministrative - si pensi a Barcellona, a Parigi, alle citt del Randstad
Holland e a quelle del Nord-Europa
- in cui agli interventi per migliorare
le relazioni metropolitane si sono
affiancate politiche di Rinascimento
urbano,
volte
a
migliorare
labitabilit, la vivibilit e spesso anche la bellezza dellhabitat.
Come attrezzare i contesti metropolitani per affrontare la sfida della
competizione globale e come difen-

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dere/rifondare
qualit
urbana
nellambito delle metropoli?
Se si ha chiaro che questi sono i
problemi, o almeno alcuni dei problemi di fondo, anche le questioni
relative agli assetti istituzionali possono essere affrontate in modo adeguato. Credo debba valere un
principio di fondo: poich ogni cittadino metropolitano ha a che fare
con un luogo, un quartiere, una citt, una metropoli ecc., le articolazioni del governo locale e le linee di
azione devono aderire alle varie
scale a cui i problemi si presentano.
Questo il nodo essenziale su cui
si deve misurare la definizione dello
Statuto della Citt Metropolitana.
* Elementi per un programma in
quattro punti
1. Perseguire lurbanit - La qualit
urbana dei luoghi e delle relazioni
(in una logica inclusiva) una qualit che chiamiamo urbanit deve
diventare per le Amministrazioni Locali lobiettivo primario nei processi
di governo delle trasformazioni territoriali. Su questo la Citt Metropolitana pu e deve svolgere un ruolo
di indirizzo, di coordinamento e di
verifica. Un progetto urbanistico per
il contesto milanese e lombardo non
pu che affidarsi al ruolo portante
degli spazi pubblici: una rete relazionale imperniata sul sistema policentrico delle focalit storiche e sulla sua necessaria estensione nella
periferia storica e in quella metropolitana.
Allo stesso tempo occorre saper riguardare le formazioni insediative
da fuori. Lattenzione al verde residuale, quello che rimane dei paesaggi agrari (di quando lagricoltura
si faceva carico del mantenimento
delle capacit riproduttive della terra), un modo efficace e potenzialmente fecondo per affrontare il
tema della qualit dellhabitat nel
suo insieme, ma soprattutto per affrontare il problema della riqualificazione delle periferie urbane e metropolitane.
Ma nulla si muover su questo terreno finch non si prender atto che
lurbanit una risorsa primaria e
che per (ri)conquistarla occorre saper fare citt nella metropoli.
La metropoli contemporanea anche il teatro, per dirla con uno slogan, in cui la grande bruttezza si
mangiata la grande bellezza. Porre,
in uno con quella dellurbanit, anche la questione della bellezza non
un lusso in un Paese la cui storia
contrassegnata dallarte del fare
citt.
2. Nutrire la metropoli - Il perseguimento dellurbanit deve andare di
pari passo con unopera di difesa e
medicamento dei paesaggi. Va ri-

trovato un equilibrio fra habitat e


spazi verdi. una questione strutturale, legata a un cambiamento del
modello di sviluppo e su questo il
governo metropolitano pu fare da
regia: dove tutto deve andare a
convergere (dalle politiche europee
agli incentivi regionali alle politiche
di governo del territorio) rafforzando
le connessioni fra i grandi capisaldi
verdi (a cominciare da quella straordinaria risorsa che il Parco Agricolo Sud Milano). Un progetto che
chiamerei Nutrire la metropoli (per
fare il verso a Nutrire il Pianeta).
Allo stesso tempo vanno create le
condizioni per una riappropriazione
da parte dei cittadini metropolitani
della ricchezza costituita dai parchi
sovracomunali nei quali lagricoltura
pu ancora svolgere un compito
fondamentale.
3. Ridurre lentropia nelle relazioni
metropolitane - Quanto detto per il
verde
vale
per
il
sistema
dellistruzione, la cultura, la sanit, i
trasporti, le reti di comunicazione e
cos via. Occorre rafforzare e mettere in sinergia i capisaldi della vita
collettiva della metropoli uscendo
dallarbitrariet (leggi: interessi forti,
clientele e campanilismi) con cui si
proceduto a scelte localizzative e
di gestione di portata strategica. La
storia di questi ultimi decenni piena di decisioni discutibili. Si pensi
alla Citt della salute, o allo stesso
polo di Rho e a molti altri interventi
privati che hanno dato vita a polarit
insediative poco o per nulla servite
dal trasporto pubblico (San Raffaele, Multimedica, Forum di Assago
ecc.). La citt metropolitana pu essere unopportunit per evitare il ripetersi di simili incongruenze e per
affrontare le scelte insediative in
modo coerente con il quadro delle
reti di trasporto pubblico.
Mentre si perseguito e si persegue il miglioramento dei collegamenti fra grandi aree metropolitane,
la politica dei trasporti a scala regionale appare fortemente in ritardo.
Basti pensare, per fare un esempio,
che i collegamenti ferroviari tra Milano e Como hanno tempi di percorrenza non lontani da quelli degli anni venti del secolo scorso.
Ma il problema va ben aldil della
politica di settore (la mobilit territoriale). La forte entropia che la Lombardia registra sul fronte degli spostamenti metropolitani - le 900 mila
auto che si riversano ogni giorno sul
capoluogo regionale sono un indicatore - frutto di una scelta di fondo:
quella che ha assegnato ai comuni
un ruolo di meri facilitatori degli investimenti edilizi, rendendo i loro
bilanci per certi versi dipendenti
dalliniziativa privata e dallespan-

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sione delledificato, comunque e ovunque. Il risultato lo sprawl insediativo e un sistema metropolitano
inefficiente che presenta un prezzo
sociale duplice: la perdita di competitivit dellorganismo nel suo insieme e gli elevati costi diretti accollati
agli abitanti della metropoli. Costi in
termini di tempo e denaro; ma costi
ancor
pi
complessivi:
dati
dallassenza di citt e dalla scarsa
urbanit dellhabitat e delle relazioni.
Per non dire di quanto stato accollato ai futuri bilanci delle amministrazioni locali: il costo di manutenzione delle reti su cui si regge
linsediamento diffuso. Un problema
gigantesco, in cui emerge, come
non mai, la natura della rendita immobiliare: il suo essere per larga
parte un travaso di risorse dal pubblico al privato. Un fatto che mostra
quale follia sia la svendita del territorio in cambio di modesti vantaggi

temporanei apportati ai bilanci degli


enti locali.
4. Puntare su ricerca, formazione e
sviluppo - Questo ambito di questioni strettamente connesso ai tre
precedenti (le qualit architettoniche
e ambientali dei luoghi in cui ogni
contesto si articola concorrono a
definire la capacit di una metropoli
di competere con le altre). C un
problema culturale di fondo che
chiama in causa vari ambiti e fra
questi il mondo della scuola e
delluniversit, dove limpegno su
questioni di rilevanza sociale si da
tempo alquanto appannato.
Labbraccio universit-mercato, promosso da chi ha responsabilit di
governo degli Atenei come la soluzione per compensare il disimpegno
dei governi che si sono succeduti
sul terreno della scuola pubblica,
dimostra drammaticamente il suo
corto respiro. Occorre che il sistema
dellistruzione nel suo insieme ritrovi

lorizzonte dei grandi obiettivi: che


faccia della conoscenza e della crescita culturale collettiva il suo ambito di azione primario.
Le universit milanesi e lombarde
hanno ancora un grande potenziale
e la Citt Metropolitana pu svolgere un ruolo di stimolo e di incentivazione, purch si tenga lontana dai
corto-circuiti nefasti tra potere accademico
e
potere
politicoamministrativo.
Ma, pi in generale, sar bene che il
governo metropolitano non si chiami
fuori dai problemi di scelta strategica nel campo delleconomia, svolgendo un ruolo di ascolto, di indagine, di stimolo e di facilitatore.
Gruppo Petfi - Dialoghi sulla Citt Metropolitana /2

COMUNE DI MILANO: AZIONISTA SCONSIDERATO DI A2A


Francesco Silva
Nel 2007 esistevano due municipalizzate, Aem - Milano - e Asm - Brescia , che davano lavoro a poco
meno di 5.000 dipendenti. Dalla loro
fusione e incorporazione di altre societ tra cui le municipalizzate Amsa
(Milano) e Aprica (Bresci) nacque
(2008) a2a che assommava 8.500
dipendenti. In seguito ad acquisizioni e iniziative varie - in particolare
Edipower, EPCG (Montenegro), Acerra - a2a nel 2102 risulta essere
la maggiore multiutility italiana: quasi 12.000 dipendenti e un fatturato
di circa 6.5 miliardi. La crescita tumultuosa ha prodotto una societ
carica di debiti - e un rating pericolosamente vicino alla spazzatura e con un organigramma assai confuso, e dal 2012 la dinamica del
mercato elettrico - pi di met del
fatturato del gruppo - stata negativa. La dirigenza e il c.d.a. duale
(gestione pi sorveglianza) nominata nel 2012 riduce significativamente l'indebitamento, e produce e distribuisce utili: il titolo a2a cresce di
oltre il 30%. Questo avvenuto in
due anni soprattutto con buoni interventi sul mercato elettrico e del
gas e con una politica di riorganizzazione e efficientizzazione interna,
che ha trovato il pieno sostegno del
personale, che si ridotto solo marginalmente.
I due azionisti di maggioranza - Milano e Brescia 27,5% ciascuno - avrebbero dovuto essere contenti,
ma cos non . Per motivi in parte
definibili ideologici - l'amministra-

n. 20 VI - 28 maggio 2014

zione duale ritenuta superata


(forse s, ma quali sono gli argomenti concreti?) - e, forse, anche
per motivi politici o personali inconfessabili, i due sindaci decidono di
cambiare, optando per la governance tradizionale. La vecchia dirigenza
decade e senza alcuna spiegazione
il vertice viene totalmente modificato. L'incertezza blocca ogni decisione della societ da gennaio a giugno. La nuova governance, che per
la prima volta mette piede in a2a,
avr bisogno di molti mesi per elaborare un proprio piano, e dovr
riuscire nella non semplice impresa
di preservare l'attuale solidit interna della societ. Si aggiunga che i
geniali azionisti di maggioranza dopo aver deciso di vendere il 7% circa delle azioni sembrano aver cambiato idea: contrordine, nessuna
vendita. Comunque nel nuovo c.d.a.
entrano amministratori nominati dai
soci di minoranza.
Quella appena raccontata solo la
parte della storia che riguarda i due
comuni nella loro veste di azionisti.
Essi per sono anche - e direi soprattutto - stakeholder, ossia soggetti interessati ai buoni servizi di
a2a: illuminazione, rifiuti, teleriscaldamento, etc. Il Comune stakeholder ha dato migliori prove di s rispetto al Comune azionista? Vi da
dubitarne.
Si tenga presente che con la crescita sopra descritta la societ molto
pi della somma di due municipalizzate. ora una grande impresa che

opera primariamente in un settore


declinante -produzione elettrica tradizionale -, cos che per evitare l'eutanasia deve crescere su altri mercati. Certamente deve investire fuori
dalla Lombardia, forse all'estero. Il
settore pi ovvio, date le competenze quello dei rifiuti. Potrebbe per
anche investire in reti di teleriscaldamento o in servizi per la citt intelligente. Il fatto che per decidere necessario un interlocutore
pubblico, che rappresenta la domanda, e forse uno o pi partner
finanziari. Ovvio pensare al Comune
di Milano, per quanto riguarda la
domanda. Da tempo quest'ultimo, e
la Regione Lombardia devono elaborare un piano regionale per ridurre il C02, e il teleriscaldamento
parte integrante del progetto. Ma il
Comune di Milano non solo non d
segnali per il futuro, ma anche nel
passato ha mancato di chiarire al
suo interlocutore-societ partecipata
che cosa intendeva fare. Rispetto a
quello di Milano il Comune di Brescia, pur muovendosi in una prospettiva pi provinciale, nostalgica
di Asm, si fa sentire, diversamente
da Milano. A difesa di Milano vi
forse da dire che la criticit di EXPO
non aiuta a concentrarsi su aspetti
apparentemente meno urgenti, ma
alla lunga pi importanti.
A2A ancora una grande societ,
sana e operante in attivit di grande
interesse per Milano. Certamente
per l'attuale proprietario e stake-

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holder non un fattore di tranquillit

per il futuro.

FRANZ KAFKA ASSICURATORE. OGGI DIREMMO SECOND LIFE


Massimo Cingolani
C un lato assai poco noto della
produzione intellettuale di Franz
Kafka: gli scritti che riguardano la
sua apprezzata attivit professionale di assicuratore. Il 28 maggio
2014, la Sezione Provinciale di Milano dello SNA (Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione) e la casa editrice LOrnitorinco, presentano il volume Kafka Assicuratore alla
Fondazione Stelline. Il libro si occupa del Kafka privato, quando lavorava presso una compagnia di assicurazione,
da
qui
il
titolo
dellantologia, infatti, sono state tradotte le relazioni dedicate a temi
assicurativi scritte nella lingua ufficiale della Pubblica Amministrazione del regno Austro-Ungarico, cio
il tedesco.
Attraverso questi scritti Kafka si rivela un tecnico minuzioso e preciso, che analizza il rischio non solo
in termini statistici, ma anche mettendo lessere umano al centro delle proprie riflessioni. Infatti presta
particolare attenzione alle condizioni di lavoro degli operai, sottolineando come un migliore ambiente di
lavoro riduca la possibilit di rischi,
con vantaggi per tutti: lavoratori e
assicuratori.
Oltre alle relazioni tecniche, non
mancano gli scritti che descrivono
le dinamiche aziendali, con la retorica delle decisioni prese nellinteresse comune e le difficolt nel far
carriera. Kafka era considerato
dallistituto assicurativo una preziosa risorsa, infatti le relazioni pi im-

portanti gli sono commissionate gi


nel medesimo anno in cui era stato
assunto, come quella sul Campo di
applicazione dellobbligo assicurativo per le attivit industriali edilizie.
Lattivit letteraria va di pari passo
con quella professionale infatti, nello stesso anno in cui scrisse Il verdetto, La metamorfosi e il Disperso,
viene nominato tesoriere della Societ dei funzionari tedeschi
dellente assicurativo nel quale lavora. Nella sua visione, il mondo
delle leggi per il lavoratore sarebbe
potuto diventare oscuro e impenetrabile, proprio come accadeva in
molti dei suoi romanzi, da Il processo a Il castello. Se si trattava di far
valere un suo diritto, Kafka non aveva nessuna remora nei confronti
dei superiori, come del resto non
laveva nel contestare il legislatore.
Non ci vuole molto per immaginare
che la sensazione di grottesco, irreale e persecutorio che riporta nei
suoi racconti abbia unorigine assicurativa, e comunque Kafka, a discapito di quanto spesso il sentire
comune, non era uno scrittore esclusivamente immerso nella propria realt parallela, ma, al contrario, agiva concretamente nella quotidianit, spendendosi senza risparmio a favore delle cause che
riteneva giuste.
Nelle relazioni che saranno presentate ce ne sono alcune scritte negli
anni della grande guerra, ed evidenziano un Kafka pieno di sentimenti patriottici nei confronti dei

soldati imperiali, feriti e mutilati. Durante il conflitto le compagnie di assicurazione dei paesi belligeranti
ebbero
un
ruolo
importante
nellassicurare i combattenti.
Questo interesse e partecipazione
nei confronti dellesercito, probabilmente dato dal fatto che dal 1778
lesercito austro-ungarico inizi ad
arruolare soldati ebrei, primo tra
tutti gli stati europei. Allinizio del
XX secolo era di religione ebraica il
quattro per cento del totale dei militari e quasi un quinto degli ufficiali
della riserva; numerosi erano inoltre
gli ufficiali di alto grado e i generali.
Durante la prima guerra mondiale
servirono nellesercito Imperial Regio circa 300.000 ebrei.
Un altro grande scrittore mitteleuropeo di origine ebraica Joseph Roth,
combatter volontario nella Grande
Guerra. Per ironia della sorte, il suo
patriottismo - come quello di Kafka sar ripagato dalla persecuzione
nazista. Roth abbandoner la Germania, mentre la famiglia di Kafka,
a cominciare dalle sorelle sar deportata nei campi di sterminio da
cui non far pi ritorno.
Gli ultimi anni di lavoro per Kafka
furono segnati dalla malattia, tanto
che il suo rapporto lavorativo con il
mondo assicurativo fin con un prepensionamento che gli consentiva a
mala pena di sopravvivere, in una
Berlino divorata dallinflazione.

PUBBLICA PIAZZA. CASTELLO E NON SOLO: ONORI E ONERI


Giulia Mattace Raso
Le polemiche su piazza Castello
non si placano. Forse meglio dirsele alcune cose: quello che finora
si visto ben al di sotto delle aspettative, difficile controbattere alle
proteste. Lo scarto tra le ragioni declamate per la pedonalizzazione, i
principi nobili, e la realt vissuta
troppo stridente. Per ora la ricerca
del genius loci della piazza, che
qualche mese fa ci proponeva Stefano DOnofrio su queste colonne, si
arenata nellallestimento di Iniziative commerciali di vendita e/o
somministrazione, traducendo dal
burocratese: un mercatino.
Cos con poca fantasia lesordio trionfale della nuova piazza si risolto

n. 20 VI - 28 maggio 2014

in un mese continuato di mercatini


Dal 05/05/2014 al 08/06/2014: Lun
Dom: 9-24 in nome del Passeggiamo al Castello, aperta la nuova
area pedonale (come recita
lineffabile portale del turismo a Milano, frontiera estrema del nostro
marketing territoriale, provare per
credere). Pensare di mutuare il successo degli Oh Bej Oh Bej che durano tre giorni, proponendo un mercato che dura dieci volte tanto, senza scatenare le proteste dei residenti e user abituali pura utopia.
Trattare da snob chi protesta un
altro autogol: anche in piazza Tirana
si sarebbero imbufaliti! Non si pu
tacitare di snobismo chi si ritrova

con gli olezzi e la pattumiera sotto le


finestre, cos come non lo si fatto
con gli abitanti di SantAgostino, esasperati per gli odori, che protestavano per il mercato Papiniano, ma
si sono cercate soluzioni. E Papiniano un mercato che si tiene due
volte la settimana: il marted fino
alle 13 e il sabato fino alle 17: ben
diversa la cadenza e la durata.
A fronte poi delle delibere del Consiglio di Zona e del Consiglio comunale che ponevano dei limiti alluso
commerciale della piazza e del rispetto del suo decoro. Perch altrettanto vero che piazza Castello
non una piazza qualsiasi, e basterebbe la maestosit del suo impian-

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to e limponenza delle sue architetture a generare la ragione dessere
della sua pedonalizzazione, senza
voler a tutti costi rievocare un
genius loci alieno. Sensibilit che
allassessorato deve venir meno a
fronte
dei
probabili
incassi
dalloccupazione di suolo, cos come mettere le htte del mercatino
francese in piazza Gae Aulenti sotto
Natale. La stessa indifferenza ai
luoghi e al loro senso.
Io personalmente non condivido
lhorror vacui della pedonalizzazione, e ritengo che lofferta culturale e
ricreativa che da un lato promette
lExpo Gate e dallaltro il Castello
Sforzesco (e i musei civici) con il
parco Sempione sia pi che sufficiente a vivificare la piazza.

Nella sua Lettera al Sindaco e alla


Giunta su Piazza Castello la consigliera Elisabetta Strada, capogruppo di Milano Civica in Consiglio
Comunale, reclama qualit per le
iniziative alla stessa stregua di
quanto avvenuto in questo mese di
Citt Expo, quella qualit che sanno
esprimere anche i Consigli di Zona
quando promuovono il reading maratona dei Promessi Sposi in piazza
San Fedele, o il Teatro in piazza.
Un po come per il Salone del Mobile o per Piano City si soprassiede al
disagio a fronte della qualit del
contenuto e della proposta culturale.
Per ora si polemizzato sulle sedie
a sdraio ma della programmazione
vera e propria la citt non ancora
stata messa a parte. Ma al di l di

questa non guasterebbe una maggiore cura del dettaglio: banalmente come possibile che dieci giorni
dopo linaugurazione di Expo Gate
ci fossero ancora cesate di cantiere
e scarti di lavorazione abbandonati
alle spalle della struttura? Non c
proprio nessuno almeno nello smaliziato ufficio comunicazione di Expo
che si accorga del boomerang?
PS -Chi sostiene che il progetto degli Expo Gate sia brutto e mal si inserisce nel contesto forse non ricorda gli esiti del concorso, Gianni
Biondillo ne scrisse per ArcipelagoMilano nel marzo del 2013:Infopoint
Expo: labbiamo scampata bella.

RISULTATI ELETTORALI: PD LOMBARDO TUTTO DA VERIFICARE


Walter Marossi
Dopo questi risultati elettorali la politica italiana e quella lombarda cambia significativamente, non sar un
1948 ma certamente un 1953, vediamoli sommariamente.
1) il PD in regione ha il miglior risultato di sempre in termini percentuali. Pi in generale il centro sinistra
non vedeva questi numeri dai tempi
di Prodi e dell'Ulivo.
2) il PD in Lombardia, sfonda sia in
termini percentuali rispetto alle politiche di un anno fa ma anche in valori assoluti da 1.466.000 a
1.971.000. Sfondamento che diffuso su tutto il territorio: 44% a Como, 46,5% a Brescia, 43,8% a Bergamo, (ma anche 53% a Roncobello in Val Brembana), 42% a Pavia,
52% Mantova. un dato abbastanza uniforme e impensabile poco
tempo fa, come il 42% di Varese
che solo un anno fa alle regionali
era un 25%, e che determina una
serie di successi
nelle elezioni
amministrative. il ritorno al voto
progressista del popolo delle partite
Iva, degli artigiani, dei "vessati dalle
tasse"?
3) scompaiono le formazioni minori
potenziali alleati del centro sinistra:
Montiani et similia, Di pietristi, Verdi
e scompaiono proprio nelle elezioni
nelle quali da sempre, per la loro
caratteristica di "mega sondaggio",
erano avvantaggiati. La vocazione
maggioritaria di Veltroni si realizza
proprio grazie al fatto che non c'
pi Veltroni e il gruppo dirigente ex
Pci. un fatto positivo sopratutto se
la prossima legge elettorale nazionale non sar basata sulle coalizioni.
4) Berlusconi quasi al suo minimo
storico e anche sommando tutti i

n. 20 VI - 28 maggio 2014

frammenti, la vecchia coalizione di


centrodestra sotto il solo PD. Parte ancora per da un 35/38%, patrimonio importante per un futuro
leader del centro destra. Il centro
destra ha perso quell'elettorato d'opinione laico, liberale e progressista che votava PDL perch irriducibile agli ex comunisti e che era gi
parzialmente migrato verso i montiani. Il 16,9% di FI peraltro non
lontano dal 16,7% del PDL alle regionali. Gli alfaniani nonostante il
presumibile appoggio ciellino a Lupi
e le candidature di vari big o presunti tali non sembrano essere un
interlocutore localmente significativo.
5) la sinistra (Tsipras) con 171.000
voti in Lombardia, prende pi voti in
valore assoluto e percentuale che
Sel alle politiche e Sel pi Etico alle
regionali. Non affatto un risultato
negativo e consente al PD di avere
un possibile interlocutore nel caso di
elezioni per coalizione, come sono
ad esempio quelle regionali.
6) il Movimento 5 stelle mantiene in
valore assoluto i voti che aveva preso alle regionali, se non fosse stato
per il sondaggismo taroccato che ci
allieta (D'Alema l'aveva detto che
quei numeri ipotetici aiutavano la
speculazione finanziaria) oggi potrebbe considerarsi quasi soddisfatto e resta un soggetto imprescindibile per i futuri equilibri. Non credo
che vada ripetuto l'errore a suo
tempo commesso con la Lega della
quale si diceva " un voto momentaneo di protesta" mentre oggi il
partito pi vecchio rappresentato in
parlamento. La battaglia tra Renzi e
Grillo non affatto finita.

7) la Lega con 714.000 voti recupera rispetto alle regionali (ma perde
se si considerano voti leghisti tutti
quelli andati alla lista Maroni) ed
stabile rispetto alle politiche. Un risultato abbastanza sorprendente
che evidenzia come il voto antieuropa ha una sua base solida.
8) A Milano il PD guadagna circa
50.000 elettori rispetto alle politiche
e 90.000 rispetto alle regionali. La
coalizione Pisapia ampiamente
maggioritaria. Inutile stare a disquisire se questo significa che il PD
milanese pu alzare la voce nei
confronti della giunta. Il voto al PD
non un voto di appartenenza perch il PD non un partito ma un
rassemblement, una coalizione che
legittima il proprio gruppo dirigente
attraverso le primarie e (laddove ci
sono) le preferenze e quindi l'elettore di oggi potrebbe domani optare
per liste civiche o liste del candidato. La fiducia data per le europee
non significa cambiale in bianco per
le amministrative. Il dato unificante
di questo elettorato Renzi, non il
simbolo di partito n quello italiano
n quello socialdemocratico europeo. Mettiamola cos: a Milano con
Pisapia si realizzata quell'alleanza
di sinistra e sinistra riformista che
non si realizzava dai tempi di Tognoli, con queste elezioni questa
alleanza si allargata al centro. In
citt la trasmigrazione dell'elettorato
moderato verso il PD evidente nei
risultati del NCD che pure candidava l'ex sindaco Albertini e il presidente della provincia Podest che
prende un bel 1390 preferenze con
le quali avrebbe fatto fatica a entrare in consiglio comunale.

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9) l'affluenza alle urne stata inferiore di 10 punti rispetto alle regionali dello scorso anno (con le politiche) ma superiore a quella delle regionali precedenti, si tratta quindi di
dati sui quali si possono fare ragionamenti fondati anche per le prossime tornate.
Poich non credo minimamente
all'analisi dei flussi, in genere fatte
con le stesse metodologie dei sondaggi e quindi non si capisce perch dovrebbero essere pi attendibili, avanzo alcune ipotesi delle motivazioni di questo successo.
1) proprio perch il PD milanese e
lombardo non ha leadership forti il
messaggio renziano arriva senza
mediazioni o intermediazioni, come
invece avviene in altre regioni specie al sud. Qui non ci sono ingombranti sindaci o presidenti di regione
e non ci sono nemmeno le feroci
divisioni che ci sono altrove. Che sia
un voto per Renzi innanzitutto e poi
un voto per il PD lo evidenziano le
elezioni amministrative. A Bergamo
i 27.242 voti delle europee diventano 28.281 alla coalizione comunale
ma il PD passa dal 43,8% al
23,55%; a Cremona dal 43,1% al

29,44%; a Pavia dal 42% al 30%


con un tracollo anche in valori assoluti per la coalizione di centro sinistra. Le liste civiche sono in questa
elezioni una componente significativa del successo europeo del PD ma
sono tutt'altro che morte alle amministrative.
2) la paura del grillismo o meglio la
paura dell'avventura che pervade il
popolo dei Bot cresciuta contemporaneamente ai numeri dei sondaggi e il renzismo parso il pi efficace argine, perch si presentato
come il partito di governo e il partito
europeista. Non vero che non si
parlato di Europa se ne parlato e
l'elettorato europeista ha scelta il
PD. Quando un partito di governo
vince le elezioni perch da sicurezza, in questo non errato paragonare il PD di Renzi alla DC.
3) la rottamazione del vecchio gruppo dirigente ha consentito di rimuovere quel grumo di paura e pi ancora risentimento che caratterizzava
un elettorato gi liberale, socialista
e che gli impediva di votare il PD
bersaniano. Siamo di fronte a una
riconciliazione che mancava da decenni.

4) il renzismo avvia la creazione di


quello che un tempo si sarebbe
chiamato un nuovo blocco sociale,
quello che vanamente avevano cercati altri leader e lo fa cancellando
pezzi importanti della storia dei fondatori del PD. Sono convinto che la
rottura con la CGIL sia stato il segnale pi rassicurante per quel
mondo di partite Iva, artigiani, che
vedono il sindacato come il difensore del parastato, del totem del mansionario, della sacralit del diritto
acquisito.
Paradossalmente a me il risultato
elettorale lascia un po' di amaro in
bocca perch questi numeri si realizzano in un elezione che tutto
sommato conta poco. Peccato che
accecati dal sondaggismo de noantri (che non ne azzecca una manco
per caso; son pi sensate le quartine di Nostradamus e fanno meno
danni) abbiano abolito il Porcellum
con il quale avremmo potuto votare
subito alle politiche e archiviare definitivamente la seconda repubblica,
non politically correct ma sai la
soddisfazione.

RENZI: IL TRIONFO DELLA NARRAZIONE


Alberto Negri
Qualcuno oggi dice che la vittoria di
Matteo Renzi era scontata, essendo
lultimo e unico leader rimasto sulla
piazza. Nessuno per, di l dai sondaggi che sono solo un espediente
retorico - comunicazionale lontano
dalla realt, aveva immaginato uno
tsunami di tali proporzioni.
Io sono convinto che, di l dalla paura del popolo italiano moderato e
dei voti della militanza PD, si debba
fare i conti con una comunicazione
renziana davvero vincente o per
meglio dire davvero con-vincente.
Ha vinto Renzi, ma soprattutto ha
vinto la sua narrazione fiduciaria, la
sua capacit di conquistare la fiducia degli Italiani senza distinzione
fra destra e sinistra, che si pu sintetizzare nello slogan: la fiducia
siamo Noi.
La fiducia siamo noi, dove il noi
formato dal frame io Renzi con gli
Italiani, ha sconfitto la fiducia sono
Io, Silvio Berlusconi, ormai ritenuta
obsoleta, e la fiducia sono Io Beppe Grillo, troppo narcisista, troppo
autoreferenziale, troppo pericolosa
fino al punto di collocarsi al di l di
Hitler.
Renzi, a differenza di Grillo, non ha
costruito alcun racconto del nemico,
ma ha semplicemente proposto un
racconto della speranza. La speran-

n. 20 VI - 28 maggio 2014

za, come ha detto lui stesso commentando il risultato, ha vinto sulla


rabbia. Come Obama negli USA,
come Pisapia e il movimento arancione a Milano, cos Renzi si rivolto direttamente alle famiglie italiane
proponendo un racconto che si configurava come lattesa di un futuro
migliore, di unItalia forte in Europa
e ancora capace di crescita economica e di redistribuzione del benessere.
Grillo ha invece riproposto la vecchia narrazione dellantagonista,
dellessere contro tutti, ma questa
volta con toni non pi iperrealisti,
bens surrealisti. E questo ha prodotto un effetto contrario, di allontanamento del suo elettorato. Parlare
di Gelli, di massoneria, di Berlinguer, di Hitler, stato un grave errore, perch in questo modo ha evocato dei fantasmi del passato che la
maggior parte del suo elettorato o
non sapeva chi fossero oppure, come nel caso di Hitler, li viveva come
comunque come uno spettro di cui
aver paura. Inoltre dipingendo Renzi
come il male assoluto ha in realt
prodotto un avvicinamento dei moderati al Premier che forse senza
queste narrazioni da paura, senza
queste narrazioni terroristiche di
Grillo, non avrebbe mai avuto.

Qualsiasi progetto politico deve incorporare il massimo di realt possibile e ricollocarla in un sogno. La
narrazione deve anticipare un orizzonte nelloggi, tracciare un futuro
possibile e suscitare lenergia necessaria perch quel progetto sia
palpabile, qui e ora, deve farlo sentire adesso. Questa stata ed la
mission perfettamente riuscita di
Matteo Renzi.
Egli ha raccontato una storia accogliente, inclusiva, empatica, in cui gli
Italiani si sono sentiti protagonisti di
un cambiamento reale, supportato
anche dal racconto molto concreto e
reale degli 80 euro che ha collocato
il fare in un percorso di verit fattuale molto forte (chiunque poteva provare la verit delle parole di Renzi
osservando il cedolino della sua busta paga). Renzi leroe di frontiera, bravo nel far immaginare la meta verso cui ci si dirige, attivatore di
tutte le energie necessarie per raggiungerla, e stimolatore nellelettorato del desiderio di condividere un
percorso. La storia che il Premier ci
ha veicolato una storia comune
nel senso che tutti insieme possiamo sentire di costruirla. Lui ha messo in pratica lo slogan obamiano:
Noi siamo il cambiamento che cerchiamo.

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I racconti della politica per avere
successo devono comprendere tre
tappe. Una prima richiede di spiegare agli elettori che cosa non va nel
paese e nel governo attuale, cio
quali sono i problemi principali. La
seconda chiama in causa il mettere
a fuoco il o i rimedi per quel o quei
problemi, al fine di delineare un orizzonte di senso nuovo, cio come
apparir il paese dopo che quel
problema sar risolto. La terza inve-

ce spiega perch solo quel candidato, solo lui, quello che ci porter
dove abbiamo deciso di andare,
cio verso la soluzione dei problemi
individuati allinizio.
Per concludere possiamo dire che
una storia deve sempre saper rispecchiare il vissuto e i desideri della maggioranza dellelettorato in
quella fase storica, saper cio cogliere il vento che sta cambiando,
le attese, le aspettative, i nuovi bi-

sogni, le speranze che sono presenti fra la gente. Questo quello che
ha fatto Renzi, trasformando cos la
sua narrazione in quel grande racconto collettivo che si chiama sogno condiviso. E niente forse pi
reale di un sogno condiviso da pi
del 40 per cento dellelettorato. Il
realismo emozionale renziano ha
cos toccato il cuore di milioni di Italiani, producendo un exploit senza
precedenti.

NORME URBANISTICHE E LARRIVO DI ALIEN A MILANO


Gianni Zenoni
Negli anni passati gli amministratori
dell'urbanistica regionale e milanese
hanno fatto a gara per aumentare le
volumetrie costruibili senza fare varianti al PRG dell'80 (se non intaccavano gli standard), e cos l'altezza
virtuale passava da 3,30 a 3,00, si
scorporarono dalla SLP scale ascensori e pianerottoli e addirittura i
cavedi tecnologici per scarichi e
canne fumarie, dalla SLP poteva
essere detratta la muratura perimetrale degli edifici, ma anche i locali a
uso comune dei proprietari degli alloggi. Questo sistema ha di fatto
prodotto edifici sempre pi voluminosi, meno verde al loro intorno ma
pi superficie commerciale da vendere senza che si cambiassero i parametri fondamentali del PRG vigente. Un ottimo esempio per l'urbanistica del detto La botte piena e
la moglie ubriaca.
Per continuare ad aumentare le superfici commerciali da vendere e in
mancanza di altre stravaganti trovate senza intaccare i PRG, ci pens
la Regione con la legge sul recupero dei Sottotetti Esistenti poi successivamente degenerata attraverso altre due versioni della stessa
legge. Perch i sottotetti? Perch
basta vedere con Google Map che
le coperture dominanti a Milano come in tutte le citt del Nord e in parte del centro Italia sono i tetti a falde
tanto da poterli definire un valore
paesaggistico da proteggere. Ma
contemporaneamente un volume
esistente non utilizzato.
E il concetto di utilizzare questo volume era accettabile perch si ottenevano nuove superfici vendibili ma
uniformemente distribuite sul territorio, gravando cos di poco sulla rete
dei servizi nel sottosuolo e sui servizi di pubblico trasporto, e senza
alzare gli edifici ma creando invece
tipologie abitative differenti, in una
citt dove le tipologie abitative alternative al solito condominio sono
sempre state poche e anche quelle
esistenti nel tempo, le famose Zone

n. 20 VI - 28 maggio 2014

X del PRG dell'80 sono state erose


e trasformate nella tipologia dominante. Senza contare che gli interventi sui sottotetti esistenti avrebbero forzatamente migliorato la tenuta
energetica dell'intera costruzione.
Ma il successivo drammatico stravolgimento dei principi iniziali attraverso le due leggi regionali successive, le circolari interpretative comunali, il loro trasferimento nei Regolamenti Edilizi e il concetto ribadito dalle due ultime Commissioni per
il Paesaggio hanno, di fatto, trasformato il recupero dei sottotetti in
un primo momento in una serie di
tetti massacrati da abbaini i pi vari
tali da variare in modo negativo la
scena urbana e lo sky-line della citt, per arrivare, col fondamentale
apporto delle Commissioni Paesaggistiche, a una pura e semplice sopraelevazione di un piano intero alto
solo 2,40 con copertura piana.
Come se, ai fini della qualit abitativa, un nuovo piano alto solo 2,40
con copertura piana e tipologia
standard fosse meglio di un vero
sottotetto che introduceva una variante di valore alle tipologie esistenti consentendo una migliore
qualit del confort e della bellezza
dell'abitare. Mentre la copertura
piana cominciava a intaccare l'aspetto paesaggistico delle coperture
a falde avvicinando Milano, la capitale del Nord, alle coperture prevalentemente piane delle citt Mediterranee con larga esibizione dei casotti degli impianti tecnologici e dei
serbatoi per la raccolta dell'acqua
senza alcun controllo del loro design.
E a questo punto, traslando
dallarchitettura alla cinematografia,
mi ricordo il primo film della serie
degli Alien, dove il momento pi
spaventoso era quando un cosmonauta che aveva subito unaggressione da parte di questi animaletti
ne era rimasto ingravidato fino alla
drammatica scena del parto dove

dal suo addome squarciato emergeva Alien.


Ebbene a questorribile scena che
ho pensato quando al semaforo
rosso di piazza Wagner ho alzato gli
occhi sull'edificio d'angolo tra le vie
Buonarroti e Marghera con una dignitosa facciata milanese del secolo
scorso, e ho visto uscire da una parte del tetto a falde tradizionale, quella pi importante sull'angolo Buonarroti-Marghera una cosa, non
saprei definirla altrimenti, Aliena alla
stessa casa dalla quale emergeva,
ma anche alla scena urbana circostante e per di pi alta due piani su
una casa di 5 piani, naturalmente
adottando un tetto piano, mentre
sulle parti non sopraelevate dello
stesso edificio rimaneva il tetto a
falde tradizionale.
Sconvolta la scena urbana planivolumetricamente perch la cosanon
cresce su tutte le fronti dell'edificio,
ma senza una logica comprensibile
si ferma prima dei confini senza
cercare di coprire neanche il frontespizio nudo su via Buonarroti che
resta bellamente in vista come prima.
Oltretutto nella cosa non c' traccia di contestualizzazione con l'esistente, colori, materiali, ritmi architettonici, niente. Ovviamente, come
nel PII della poco lontana via Tolstoj, impietoso anche in questo
caso il confronto con il sobrio edificio sottostante prodotto della corrente dell'architettura milanese dei
primi del 1900. Ma mentre in via
Tolstoj la palazzina esistente rimasta integra e fortunatamente isolata tanto da poterla classificare
come punto cospicuo per l'intero
Lorenteggio qui l'edificio Alieno si
appoggia, annichilendola, sulla sobria ma elegante casa sottostante.
Peggiorando cos la scena urbana
della Piazza Wagner importante e
viva grazie ai numerosi servizi presenti, chiesa, mercato comunale,
fermata MM1, alberghi e servizi
commerciali.

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E cos, una legge che portava un
leggero ma diffuso utilizzo di volumi
esistenti mantenendo la caratteristica del paesaggio, stata stravolta
da politici dilettanti, amministratori

onniscienti e Commissioni per il Paesaggio che distruggono quello che


dovevano proteggere, mentre lo
sky-line delle vie milanesi comincia
ad assumere l'aspetto delle favelas

di una nazione che ha almeno 1000


anni di cultura meno di noi. Complimenti!

LA SFIDA DELLA SEMPLIFICAZIONE : IL PROCESSO EDILIZIO


Ugo Targetti
La semplificazione normativa una
delle riforme indispensabili alla crescita del Paese: non richiede risorse
e potrebbe liberarne di ingenti. Per
riformare strutturalmente la pubblica
amministrazione necessario ridefinire la scala delle priorit degli interessi collettivi che lo Stato deve
garantire; solo cos sar possibile
ridefinire e semplificare i processi
burocratici della pubblica amministrazione. Non sfugge a tale regola
la ridefinizione del processo autorizzativo nelledilizia.
Oggi la pubblica amministrazione
svolge tre tipi di verifiche preventive
sul progetto edilizio: la verifica del
rispetto delle norme urbanistiche, la
verifica di congruenza con i criteri di
tutela del paesaggio e la verifica
delle norme edilizie (igienico edilizie). Lintero impianto normativo andrebbe riformato sulla base della
ridefinizione degli interessi collettivi
preminenti, dei diritti dei cittadini e
della conseguente semplificazione
del rapporto tra Stato e cittadino. Le
note seguenti vogliono offrire spunti
di riflessione sulla riformulazione
dellinteresse pubblico nella istituzione delle norme edilizie (igienico edilizie) e nel processo di controllo
delle stesse.
La garanzia che gli edifici avessero
caratteristiche prestazionali minime
era un preminente interesse pubblico quando gli speculatori edilizi
lucravano sulla bassa qualit edilizia a fronte di una domanda di abitazioni drammatica; il controllo pubblico presidiava pertanto una oggettiva condizione di debolezza del
cittadino utente.
Oggi la garanzia delle prestazioni
minime degli edifici pu essere trasferita, almeno in parte, dal controllo
pubblico alla contrattazione tra privati, in quanto edifici di scarso valore tecnico - prestazionale non saranno pi collocabili sul mercato,
perch lofferta alta e chi compra
o prende in affitto informato e attento. Quindi una sostanziale riduzione dellintervento pubblico nel
campo degli standard edilizi possibile ed utile alla semplificazione
del rapporto cittadino / produttore /
pubblica amministrazione.
Inoltre nellambito di una riforma dei
principi che regolano il rapporto tra

n. 20 VI - 28 maggio 2014

cittadini e Stato, deve essere affermata e garantita una fondamentale


libert: la libert di ciascuno di organizzare il proprio spazio di vita
come meglio crede, fintanto che ci
non confligga con gli interessi e la
libert degli altri. I cittadini devono
quindi essere liberi di realizzare,
trasformare e usare la propria abitazione o luogo di lavoro, come vogliono, se ci non contrasta con
linteresse pubblico, ovvero con le
norme urbanistiche e paesaggistiche.
Tali assunti di principio sono necessari per conseguire semplificazioni
strutturali del processo edilizio e
non aggiustamenti puntuali spesso
forieri di effetti contraddittori. Il processo di semplificazione dovrebbe
quindi mantenere in capo ai comuni
il controllo preliminare dei progetti
nei campi di interesse pubblico
preminente ed essenziale, ovvero: i
parametri urbanistici (destinazioni
duso, indici di edificabilit, altezze,
distanze, rapporti di copertura,
ecc.); il rapporto tra edificio, spazio
pubblico e urbanizzazioni; la qualit
e la coerenza dellarchitettura in relazione al contesto urbano e al paesaggio.
I comuni invece non dovrebbero pi
avere compiti di verifica preliminare
degli standard dimensionali minimi e
prestazionali degli edifici e dei relativi impianti. La qualit del prodotto
edilizio andrebbe certificata alla fine
del processo, nei rapporti tra privati,
ovvero in fase di vendita o affitto e
la norma dovrebbe prevedere diversi livelli di qualit del prodotto edilizio. La garanzia pubblica starebbe
nellobbligo di veridicit delle certificazioni (e nella sanzione delle asserzioni mendaci) come avviene per
i prodotti industriali.
Ne consegue che i regolamenti edilizi comunali non avrebbero pi ragion dessere e che potrebbero essere sostituiti da un regolamento
edilizio nazionale, essenziale che
raccolga le disposizioni di tipo prestazionale degli edifici oggetto di
certificazione finale, secondo le seguenti categorie di intervento e relative procedure.
Per gli interventi promossi dal proprietario dellimmobile per proprio
uso non dovrebbe pi essere rispet-

tato n certificato alcun parametro


dimensionale e prestazionale; resterebbero valide le verifiche urbanistiche preventive da parte del comune, se necessarie. Lattivit edilizia
sarebbe in tale caso totalmente libera e andrebbe solamente comunicata al comune.
Per gli edifici aperti al pubblico dovrebbe sussistere lobbligo di rispettare standard di agibilit e sicurezza
gi oggi fissati in gran parte dalle
norme nazionali (barriere architettoniche, vie di fuga, norme antincendio, minime dotazioni sanitarie, ecc)
ma da certificare alla fine del processo edilizio, con lautorizzazione
alluso delledificio.
Per gli interventi che riguardano edifici da vendere o affittare dovrebbero essere rispettati standard edilizi
minimi, nazionali, ma anche questi
andrebbero certificati alla fine del
processo edilizio, come condizione
obbligatoria per la vendita o affitto
del bene, secondo categorie di qualit variabili. La certificazione dovrebbe essere sottoscritta da liberi
professionisti che eserciterebbero
cos il ruolo pubblico che lordinamento assegna loro, fatta salva la
possibilit dellacquirente in corso
dopera di esercitare il proprio diritto
di variare come crede il proprio bene, assumendone esplicitamente la
responsabilit.
In tutti i casi potrebbe essere richiesto il rispetto dei massimi consumi
energetici consentiti, in quanto la
riduzione dei consumi costituisce un
interesse collettivo, ma tale rispetto
andrebbe comunque certificato e
comunicato al comune alla fine dei
lavori (anche questa materia in realt potrebbe essere lasciata allintelligenza dei cittadini, visto che il risparmio energetico anche e soprattutto un interesse del singolo
cittadino e dellimpresa.)
Questa proposta di riforma non va
intesa come mera riduzione del
campo di intervento pubblico, ma
come ridefinizione delle priorit e
riallocazione delle risorse pubbliche
nelle attivit di preminente interesse
pubblico. Oggi i comuni impiegano
rilevanti risorse umane ed economiche per esercitare i controlli preventivi sullattivit edilizia, risorse che
potrebbero essere meglio impiegate

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in attivit di maggior interesse pubblico, ove si riscontrano spesso carenze strutturali, ad esempio: lo sviluppo, laggiornamento e la gestione
della pianificazione urbanistica; il
monitoraggio dei parametri ambientali indicati dalle VIA; la progettazione delle opere e degli spazi pubblici;
il controllo dellabusivismo sostan-

ziale, ancora rilevante in alcune parti di Italia (interi edifici abusivi costruiti su aree demaniali o su aree
soggette a vincoli di inedificabilit
totale, ecc); il controllo della sicurezza sui cantieri, ecc..
La ridefinizione degli obbiettivi di
interesse pubblico e la conseguente
diversa allocazione di risorse sa-

rebbe anche unoccasione di riqualificazione dei dipendenti pubblici, di


miglior impiego delle loro competenze tecniche e professionali e in
ultima istanza di maggior gratificazione del lavoro allinterno della
pubblica amministrazione.

CONSUMO DI SUOLO, PROGETTI DI LEGGE: IL LASTRICO DELLE BUONE INTENZIONI


Gregorio Praderio
Di recente sono stati presentati - sia
a livello regionale che nazionale alcuni progetti di legge per limitare il
consumo di suolo e salvaguardare
le aree inedificate. Senza entrare
nel merito delle proposte alternative,
entrambi i progetti governativi (delle
larghe intese e del centrodestra
lombardo) contengono principi simili: contenere se non ridurre come
detto il consumo di suolo, privilegiare il riuso di aree gi compromesse
o edificate, verificare l'effettiva domanda insediativa e la fattibilit economica degli interventi prospettati, destinare gli oneri a interventi di
riqualificazione urbana e non ad altre esigenze di bilancio, ecc.; oltre a
qualche elemento forse un po' superato, come il riferimento al ruolo delle Province per la pianificazione di
area vasta.
Prima di valutare l'effettiva efficacia
di tali testi, bisogner vederne la
formulazione definitiva. Ma, ci si potrebbe intanto chiedere: che ragioni
ci sono per ribadire a livello normativo tali principi, largamente condivisibili? Non potrebbe bastare una
buona pianificazione comunale? Evidentemente, a tali iniziative sotteso un giudizio non molto lusinghiero (ma non sorprendente) su
tanti piani urbanistici dei Comuni:

che spesso e volentieri tali principi


evidentemente non seguono. E in
effetti, esaminando i PGT di molti
Comuni, anche grandi, prestigiosi (e
magari di sinistra), si trova spesso
tutto il contrario: aree verdi rese tutte edificabili, capacit insediative
(ancorch largamente sottostimate)
di molto, ma molto superiori all'effettiva domanda (in questi casi si parla
di scommessa o cose simili), bilanci economici del tutto deficitari,
percentuali addirittura di riduzione
del consumo di suolo del tutto ipotetiche, indimostrate se non inventate
di sana pianta: il panorama in effetti
spesso desolante, e si capisce
che si voglia intervenire; con una
certa inversione di tendenza per,
bisogna registrare, rispetto ai periodi in cui si riteneva che il Comune,
in quanto istituzione pi vicina ai
cittadini, dovesse godere della pi
ampia autonomia in materia.
Evidentemente questa autonomia
adesso si ritiene sia stata utilizzata
male, per produrre piani irrealistici
buoni solo a incrementare i valori
nominali dei terreni, o forse cambiato il punto di vista dei decisori:
tanto che si propone che gli stessi
indici edificatori (oltre che gli standard, chiamati per adesso dotazioni territoriali) diventino (o tornino)

competenza statale, e poi gi a cascata regionali, provinciali e solo


alla fine comunali: con un processo
top-down che sotto molti punti di
vista l'esatto contrario di quello
che da pi parti stato sostenuto
negli ultimi anni.
Comuni di nuovo sotto tutela, quindi? Un altro e in parte diverso progetto di legge, di principi di politiche
territoriali e trasformazione urbana,
sembra volere, oltre introdurre varie
nuove bizzarrie (come obbligare a
far pagare meno oneri al crescere
delle volumetrie - pi costruisco,
meno pago - o a indennizzare i diritti
volumetrici compravenduti al venir
meno della loro necessit - mentre
per i terreni non cos), anche proiettare su scala nazionale tutta una
serie di innovazione legislative
lombarde di era formigoniana, di
cui qui ahim si stanno iniziando a
percepire i limiti.
Ben vengano quindi le innovazioni
normative; ma forse prima servirebbe capire cosa impedisce una buona urbanistica comunale; e quindi
un'attenta riflessione (se non meglio
un'autocritica) sui contenuti e sui
motivi di molta attuale pianificazione
urbanistica a livello comunale.

ANCORA SULLA PIET RONDANINI


Isabella Ventura
Sui trasferimenti della Piet Rondanini, prima a San Vittore, e poi nella
sala rinnovata dellOspedale Spagnolo del Castello Sforzesco, si sono gi espressi esperti e addetti ai
lavori. Condivido pienamente le osservazioni di Amedeo Bellini (Corriere della Sera, pagine milanesi
5/5/14), ma aggiungo, come cittadina milanese, qualche commento ad
alcune affermazioni contenute in
recenti interventi.
Lidea di uno spostamento (temporaneo) della Piet Rondanini nel
carcere di San Vittore stata (fortunatamente) accantonata, ma qualcuno la rimpiange. Tra questi,

n. 20 VI - 28 maggio 2014

larchitetto Stefano Boeri (Corriere


della Sera, pagine milanesi 5/5/14),
perch sarebbe servita a richiamare lo sguardo del mondo verso un
luogo che incarna la vergogna delle
condizioni delle carceri italiane. Ma
il mondo ne gi perfettamente informato: lEuropa ha condannato
lItalia per le condizioni del suo sistema carcerario. Oggi c bisogno
urgente di misure concrete. Oltre a
quelle che prender il governo,
quanti erano pronti a sponsorizzare
la Piet a San Vittore farebbero
meglio a finanziare misure specifiche a favore degli abitanti del carce-

re, in particolare quelle che riducono


le recidive.
Lo smantellamento dellattuale allestimento della Piet per trasferirla in
unaltra sala del Castello Sforzesco,
invece,

purtroppo
ancora
allordine del giorno, anche se la
rinuncia al progetto sarebbe da
considerare un atto di coraggioso
buon senso, non certo una marcia
indietro.
Strenua difesa di dogmi ideologici
stata definita dal soprintendente
Alberto Artioli (Corriere della Sera,
pagine milanesi, 13/4/14) lopinione
di quanti preferiscono lasciare la

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Piet Rondanini dove e come stata per pi di cinquanta anni.
Secondo il sopraintendente, inoltre,
le critiche al progetto di spostamento si concentrano sulla salvaguardia dei valori dellopera dei BBPR,
dimenticando di considerare laltro
valore in campo: Michelangelo. Ma
non il valore dellopera di Michelangelo che in discussione, lo la
sua collocazione, sotto il duplice
aspetto sia della valorizzazione sia
dellopera, sia soprattutto della percezione che di essa hanno i visitatori. Le ragioni per cui si vuole lasciarla dov? Lo hanno ben spiegato
Amedeo Bellini, ed altri prima di lui.
In particolare, progetti esistono o
potrebbero essere ricercati per facilitare ai disabili il godimento
dellopera. Se i visitatori sono troppi
rispetto agli spazi si pu ricorrere

alle prenotazioni, come si fa in tutto


il mondo. Lopera ben visibile a
360 gradi, anche se non da lontano.
Ma sul fondo della questione, utile
citare lo stesso promotore iniziale
dello spostamento, larchitetto Stefano Boeri, che ha qualificato
lallestimento attuale come operazione importante e sofisticata, alla
quale riconosce nobilt e intelligenza (ArcipelagoMilano, 22/1/14). Poi
per ha voluto giustificare lo spostamento della Piet per liberare la
sua potenza dai lacci delleleganza
e dello stile (Corriere della Sera,
pagine milanesi 2/4/14). Ma proprio il connubio tra potenza ed eleganza, che si esprime nellattuale
allestimento dellopera, che caratterizza al meglio lanima di Milano e
delle sue opere pi amate, dal
Duomo alle Case Museo.

Quanti criticano lo spostamento esprimono non lattaccamento a un


dogma, ma, democraticamente, la
ragionevole e fondatissima difesa di
un elemento importante e prezioso
del patrimonio della citt, forse mai
valorizzato finora da un efficace
progetto di comunicazione, e che
dovrebbe esserlo senza bisogno di
smantellamenti. Il fatto che la sensibilit del pubblico, la sua capacit di
lettura e di interpretazione abbiano
subito,
come

normale,
unevoluzione rispetto a cinquanta
anni fa, non implica affatto che
lattuale allestimento precluda altre,
nuove letture dellopera o ne riduca
il valore simbolico e identificativo.
La dimostrazione della necessit del
cambiamento non stata fatta.

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Le meraviglie
di Alice Rohrwacher [Italia, 2014, 111']
con Maria Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Alba Rohrwacher, Sanine Timoteo, A.Graziani e M.Bellucci
Per
Gelsomina,
alle
soglie
delladolescenza, sembra giunto il
momento di scegliere tra gli affetti
familiari e i richiami del mondo esterno. Prima di quattro figlie, cresciuta in un cascinale della campagna umbra, ha un rapporto contrastante con il burbero padre e contende alla sorella minore laffetto di
una madre premurosa (Alba Rohrwacher). La sua vita scorre monotona tra le arnie del padre apicoltore, finch non viene a contatto con il
fascino irresistibile della tv.
Lincontro casuale con una troupe
televisiva locale e una fata (una azzeccatissima Monica Bellucci) che
pubblicizza un concorso di prodotti
tipici le instillano una curiosit quasi
morbosa per quel mondo. Curiosit
che cercher fino allultimo di nascondere
al
padre,
che
sintestardisce nel preservare le
proprie figlie dalla corruzione di un
mondo che sicuro essere prossimo alla fine. Come se non bastas-

se, larrivo di Martin, ragazzo taciturno e problematico piombato in


casa per un programma di reinserimento,
accelera
ulteriormente
luscita di Gelsomina dallinfanzia.
Alice Rohrwacher, al suo secondo
film, conferma ottime doti nel dipingere figure credibili di giovani ragazze alle prese con il mondo degli
adulti: dopo la Marta di Corpo Celeste tocca ora a Gelsomina. Rispetto
alla pellicola desordio, per, Le Meraviglie aggiungono uno spiccato
accento autobiografico alla narrazione: come le quattro bambine del
film, anche le sorelle Rohrwacher
sono cresciute in un ambiente bucolico e sono figlie di un apicoltore tedesco e di una contadina umbra. La
regista, con un abile uso di soggettive e dettagli, brava a porsi fin da
subito dal punto di vista della ragazzina per raccontare il suo mondo.
Dunque, in un universo fuori dal
tempo, in cui la tv sembra essere
lunico sbocco verso lesterno, la

Rohrwacher traccia una ritratto iperrealistico, con una colonna sonora


assente, e allo stesso tempo atemporale e indefinito. Questo almeno
fino agli ultimi venti minuti, quando il
sapiente equilibrio tra fiaba e realt
si scioglie sprofondando in una dimensione onirica e ingiustificata, a
nostro avviso eccessivamente paradossale e quasi fuori luogo.
Ci non toglie nulla alla regia accurata, alla ortografia nitida ed essenziale e allottima direzione degli attori. Da sottolineare soprattutto il rapporto di profonda fiducia con le attrici pi giovani, che sembrano a loro
agio anche nelle scene di maggior
impatto. Grand Prix della Giuria e
dodici minuti di applausi a Cannes
per un film per certi versi spiazzante
ma da considerarsi senza dubbio
unopera di qualit, nel solco di un
cinema italiano che sembra tornare
a contare qualcosa anche a livello
internazionale.
Emiliano Mariotti e Matteo Polo

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Schumann e Campanella

n. 20 VI - 28 maggio 2014

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Durante un saggio musicale di


bambini ai primi anni della scuola di
pianoforte ho riascoltato in questi
giorni alcuni dei 43 pezzi che compongono il celebre Album per la
giovent (Album fr die Jugend,
opera 68) pubblicato da Robert
Schumann nel 1848 per le sue tre
figlie. Di questi pezzi - suddivisi in
due parti, i primi 18 per i pi piccoli
e gli altri 25 per i pi grandi - lo
stesso autore in una lettera alla sua
Clara ebbe a dirne queste cose
ti stupiranno, cose folli e qualche
volta solenni, scritte ridendo e piangendo . Una magnifica chiave
interpretativa se si pensa al valore
didattico di questi piccoli capolavori;
e non c nulla di meglio che ascoltare i bambini alle prese con le loro
prime importanti opere musicali per
capire la drammaticit del conflitto,
o la difficile coniugazione, fra tecnica e interpretazione.
Questi pezzi sono stati registrati pochi anni fa da Michele Campanella che fra un mese avremo occasione
di risentire alla Milanesiana nellAula
Magna del Politecnico, in concerto
con Monica Leoni - e ripropongo qui
di seguito la bella nota tolta dalla
copertina del CD con cui il pianista
prende con grande acutezza le distanze dalla tecnica fine a se stessa:
Penso siano ben pochi i pianisti
che non abbiano avuto occasione di
conoscere qualche brano dellAlbum
per la giovent di Schumann durante i primi approcci con lo strumento.
I pregi didattici dellopera sono fuori
discussione: nelle loro piccolissime
dimensioni i frammenti della raccolta sono assai ricchi di spunti per
linsegnamento e per lapprendimento del fraseggio, del canto, della
caratterizzazione; ma il loro valore
soltanto questo? Sono degni di essere eseguiti da un pianista maturo,
di essere inclusi nel repertorio alla
pari con le altre raccolte schumanniane? Se son qui a scriverne evidentemente penso di s, ma per decenni ho sacrificato questa piccola

grande opera alla doverosa indagine sulle opere maggiori di Schumann, quelle che lui stesso chiamava Groes stcke; e dava sui suoi
Kleines stcke giudizi sempre pi
distaccati. Con il metro estetico di
oggi, Papillons e Intermezzi, Kleines
stcke giovanili appunto, sono
linveramento della sua grande rivoluzione, la svolta che eleva il frammento sino a renderlo alternativo
alla Forma Sonata tradizionale,
ormai sclerotizzata.
Negli anni in cui Schumann scriveva
Trii, Quartetti e Sinfonie, la produzione per pianoforte si ridusse drasticamente e perci il numero
dopera e lanno di pubblicazione
rappresentano un significativo ed
eccezionale sguardo allindietro.
Sguardo arricchito da due motivi
che si erano sviluppati in quegli anni: il Lied e lHausmusik. Dimensioni
che avevano entrambe prodotto
spettacolari risultati musicali e aperto nuove prospettive alla creativit
schumanniana. Nel nostro caso le
conseguenze di queste diverse esperienze si manifestano nel linguaggio: tutto canto, canto senza
parole ma inequivocabilmente vocale. E il Lied ha affinato in Schumann
la capacit di miniaturizzare una
forma semplificata, ma efficace, e
straordinariamente
comunicativa.
Con essa nascono il quadretto di
genere, il bozzetto, il ritratto, luoghi
dove appunto si realizza ci che
lHausmusik predilige (si veda Canto del nord, Siciliana, Canto dei marinai italiani, La Befana, La canzone
del nuovo anno e tanti altri). Il salotto chopiniano o lisztiano si riduce al
soggiorno di casa, per un ascolto
limitato alla famiglia borghese ove
non c posto per grandi gesti, n
pianistici n letterari. Questa riduzione al minimo esprime da una
parte un mestiere, una maturit
formale indiscutibile, dallaltra quella
tendenza allarretramento che caratterizza - si pu grossolanamente
dire - la creazione del tardo Schumann. Gli slanci e il coraggio dei

primi brani pianistici sono gradatamente abbandonati per conquistare


una solidit e una pacatezza consona ai fruitori musicali della classe
borghese tedesca cui Schumann si
rivolgeva. Canto popolare, corale
luterano, oltre a un prudente gusto
per lesotismo (Sheherazade) e un
certo sapore zuccherino, sono insieme stili musicali e annotazioni di
costume. Resta intatto il prodigioso
dono della poesia, la quale si annida anche nelle paginette che si preannunciano di maniera.
Ecco perch, al di l del poco prestigio che pu produrre il rispolverare lAlbum, questi brani emanano un
fascino discreto e malizioso (ascoltate Mignon ) a cui, una volta preso in mano lo spartito, non si resiste.
Si pensa che lAlbum sia unopera
facile, per principianti: lo . Ma come tutte le opere facili in cui manca
uno spessore denso e virtuosistico
del dettato pianistico, lAlbum fr die
Jugend nella concretezza si rivela
molto pericoloso: il pericolo sta nel
fatto che le piccole cose richiedono
un controllo del suono ben superiore a una Rapsodia Ungherese. La
tecnica non virtuosismo, espresso prevalentemente in velocit e
forza, bens produzione del suono.
Un solo accordo richiede definizione
tecnica affinch produca la sua
giusta ed efficace sonorit. E
lAlbum quindi, nei fatti, difficile
(M. Campanella, 2003)
Proprio in questa settimana, in piazza del Duomo, si presume davanti a
pi delle 50.000 persone dellanno
scorso, Lang Lang esegue il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra
di Rachmaminov, con la Filarmonica
della Scala diretta da Esa-Pekka
Salonen; ho la sensazione che si
tratti di un altro mondo, diverso da
quello di cui stavamo parlando, e
sono in difficolt a immaginare cosa
ne penserebbe Rachmaninov.

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Andrea Kerbaker
Breve storia del libro (a modo mio)
Ponte alle Grazie, 2014
pp. 268, euro 16,80
Andrea Kerbaker, gi nel 2013, con
il suo "Lo scaffale infinito", ci aveva
preso per mano e condotti a visitare

n. 20 VI - 28 maggio 2014

le pi belle, o le pi celebrate collezioni di libri di uomini illustri o ignoti,


personaggi ricordati ancora oggi o

oramai dimenticati: Francesco Petrarca, con i suoi amatissimi scritti di


Virgilio, Hernando Coln, figlio ille-

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gittimo di Cristoforo Colombo, cardinali potentissimi come il Mazarino
e Federico Borromeo, il duca di Noailles, ambasciatore del re di Francia presso il Pontefice, a cui si deve
la pubblicazione dei "Discorsi" di
Galileo Galilei, a dispetto del silenzio imposto dal Santo Uffizio al
grande scienziato.
Oggi, nel 2014, Kerbaker ci trascina
in un turbinio di eventi aneddoti,
momenti essenziali nella storia della
cultura e della tecnologia, nomi divenuti toponimi nella storia del libro
a stampa, quali Gutenberg (al secolo Johanness Gensfleisch zum Laden zum Gutenberg) Aldo Manuzio,
Elzevier, Bodoni. E tanto, tanto altro.
Questo immenso e fascinoso materiale raccolto nella sua "Breve storia del libro, A modo mio" che attraversa con arguzia, disincanto e profondo coinvolgimento, tutti propri
dell'autore, le scritture rupestri, i
manoscritti degli amanuensi, il trionfo della stampa, le mille miopie delle
mille censure, i libri dell'illuminismo
e l'illusione della modernit, il "copy
right act" del 1709 e la successiva
formalizzazione del diritto d'autore
nella Francia rivoluzionaria del
1793, la nascita dell'industria editoriale sulle spalle dei giganti dell'Ottocento, quella del marketing e dei

premi letterari, l'editoria diffusa del


secondo dopoguerra ... . E poi? Al
poi, al domani del libro, l'autore dedica un'analisi accurata e profonda
che si pu riassumere nella constatazione che la storia del libro uno
dei tanti tortuosi sentieri che percorre la libert nella faticosa impresa di
migliorare l'esistenza di ognuno.
Ma anche in questa prospettiva
consolante, l'opera di Kerbaker ci fa
balenare con impietosa lucidit una
serie di interrogativi. Se il libro possa essere considerato, secondo
quanto diceva quaranta anni fa Mc
Luhan, l'archetipo della cultura di
massa e prodotto tecnico e sociale
di istanze di conoscenza, che tendono a "leggere" il mondo invece di
guardarlo e analizzarlo, invece di
penetrarlo e viverlo nella sua complessit. Se la stampa si sia manifestata come la "prima merce uniformemente ripetibile, facendo s che il
libro celebrasse il trionfo di un processo profondo di omogeneizzazione visiva di ogni esperienza a danno di tutti gli altri strumenti di conoscenza sensoriale.
La risposta positiva a queste domande porta a una prima conclusione convincente o quanto meno
plausibile: che il libro ha assunto nei
secoli e fino a oggi il ruolo di oggetto portatore di un messaggio al let-

tore-utente che ne percepisce l'unit


comunicativa e che riconosce in se
stesso il terminale privilegiato della
azione del leggere. Il libro, dunque,
andato assumendo un ruolo di
primo piano nell'apparente privatizzazione dell'esperienza culturale e
dell'apprendimento, tipica delle comunicazioni di massa, nelle societ
pan-alfabetizzate. Si aperta cos
la strada all'avvento universale della
comunicazione digitale, che ne ha
messo in crisi l'indiscussa preminenza.
"L'Encyclopdie" ha costituito probabilmente il pi alto grado di ambizione sociale del libro a stampa come modello teorico e come strategia
di conoscenza, saturando il campo
di attenzione del lettore con l'attivit
di un solo senso: la vista, proponendosi come "copia del mondo"
con un forza diffusiva e un consenso sociale mai conosciuti in passato
e che oggi si ritrovano puntualmente, con un processo di moltiplicazione illimitato, in internet e nella rete
in generale.
C' da essere certi che l'ingegno di
Andrea Kerbaker non mancher tra
breve di stupirci di nuovo, misurandosi per il piacere sei suoi lettori con
questi nuovi interrogativi.
Paolo Bonaccorsi

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Intervista a Massimo Sgorbani
In questi giorni sei in scena con
due spettacoli, Blondi al Piccolo
e Per soli uomini al Teatro Libero.
Il primo fa parte della trilogia Innamorate dello spavento, mentre
laltro un testo che hai scritto
pi di dieci anni fa. Come sono
nati questi due progetti? Innamorate dello spavento racconta la storia di tre donne che amarono Adolf
Hitler e morirono insieme a lui nel
bunker. Eva Braun, la sua amante
(e moglie per 24 ore), Magda Goebbels, la moglie di Goebbels che
avvelen se stessa e i suoi sei figli e
Blondi, il cane, un pastore tedesco.
Avevo fatto leggere questo monologo a Federica Fracassi, le era piaciuto molto e aspettavamo l'occasione per metterlo in scena. Poi nel
2012 Federica ha vinto il Premio
Duse come miglior attrice, mi ha
chiesto se poteva leggere un pezzo
del monologo alla serata di premiazione, che sarebbe stata al Piccolo.
Io ovviamente le ho detto di s. La
lettura stata molto apprezzata, e
da l nata l'idea di una con. 20 VI - 28 maggio 2014

produzione tra Teatro I e il Piccolo.


Merito anche di Federica che, nello
stesso anno, aveva vinto lUbu ed
era lattrice italiana pi premiata del
momento.
Altrimenti sarebbe stato pi difficile, per un autore italiano vivo,
arrivare a essere messo in scena
al Piccolo. Nel mio caso pensavo
che sarebbe stato impossibile. Per
cui stata una sorpresa pi che
piacevole. Mi ha telefonato Federica
e mi ha detto: lo facciamo al Piccolo, va bene? E io, come puoi immaginare, ho risposto: No, guarda,
non sono sicuro, preferirei un teatro
pi piccolo di periferia. (ride)
Sei rimasto contento dellallestimento? S, moltissimo. Anche se
laspetto problematico delle grosse
produzioni che poi difficile farle
andare in giro. Ma lo spettacolo
venuto molto bene, secondo me.
Per soli uomini invece ha una
storia diversa. S, un testo che
ho scritto molti anni fa, prima di Angelo della gravit e Le cose sottili
nellaria, cio prima di iniziare a

scrivere dei monologhi. Perch da l


in poi, pi o meno e con qualche
eccezione ovviamente, ho scritto
quasi solo dei monologhi.
Come mai? Non lo so. Forse perch il monologo ti permette di esplorare delle connessioni non-logiche
o, meglio, pre-logiche e quindi di
entrare pi in profondit in un personaggio. Con i dialoghi pi difficile - o forse non sono capace io, eh perch nel botta e risposta si rischia
di rimanere nello schema logico,
nella dialettica dell'azione presente.
Invece nel monologo, inteso soprattutto come monologo interiore, si
svolge in un flusso ininterrotto che
attualizza di continuo il passato, lo
rimugina, lo trasfigura, lo ripropone
in veste di presente. , per dirla cos, un passo indietro verso il caos,
un luogo dove le parole non hanno
ancora assunto un significato univoco perch, a ben vedere, chi monologa non ha come primo fine quello
della comunicazione, e tanto meno
quello dell'informazione.

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Per soli uomini invece ha due
personaggi... Due, s, e un dialogo
abbastanza serrato, anche se intervallato da alcuni monologhi - anche
stavolta. Questa produzione di Per
soli uomini stata realizzata grazie
a Teatro Libero, ed nata da
uniniziativa di Giovanni Battaglia,
che mio amico da molto tempo e
in questo caso fa sia lattore che il
regista.
Per soli uomini, insieme ad alcuni
altri tuoi testi, era gi stato messo in scena al Franco Parenti dalla Shammah in un rassegna dedicata a te. Beh, detta cos sembra
una cosa molto grossa. Ma in effetti
stato cos.
Una personale su un autore vivente in un teatro importante
una cosa abbastanza rara. S, infatti stato un momento molto bello
e sono grato alla Shammah. Purtroppo la rassegna durata solo
cinque giorni. Ripeto: la cosa difficile in Italia farli girare, gli spettacoli.
Com la scena teatrale milanese? Secondo me una delle migliori
dItalia. Perch ci sono teatri con
ottime stagioni e c la possibilit di
vedere di tutto. A Roma, per esempio, ci sono tanti teatri, pi che a
Milano, ma la mia sensazione che
molti facciano spettacoli locali, che
nascono e muoiono l. Lo dico con
grande affetto, perch ho vissuto
per quindici anni a Roma e la considero la mia citt d'adozione. Per,
lultima volta che ci sono stato, in
giro ho visto solo cartelloni di comici, di spettacoli brillanti. E oltretutto
gli attori non erano fotografati con i

costumi di scena, ma cera solo la


faccia con un sorriso invitante, come a dire vieni a vedere ME attore,
non lo spettacolo. Eppure conosco
tanti bravissimi drammaturghi romani, o che vivono a Roma, e sarebbe bello che ci fosse pi spazio
per i loro testi, non solo per un teatro di intrattenimento che di per s
non ha niente di male, ma che non
dovrebbe monopolizzare le scene di
una citt.
Ti capitato di dover scrivere su
commissione e come ti ci sei
rapportato? Per il teatro no. Mi
capitato per la televisione. Ho scritto
qualche serie insieme a Angelo
Longoni, che come me uscito dalla Paolo Grassi, ma la maggior parte delle volte lidea e il soggetto partiva da noi, quindi non stato frustrante come pu essere non so
scrivere per una fiction in cui ci sono
dieci sceneggiatori ma la storia
gi decisa. stata una bella esperienza e secondo me abbiamo fatto
anche delle belle mini-serie. Certo,
io adesso sto seguendo molto le
serie americane degli ultimi anni e
le trovo strepitose. C molto metodo ma sono anche creativi. Hanno
creato una scuola e facendo cos
non istruiscono solo dei bravi ragionieri, ma anche gente che poi si inventa qualcosa. un peccato che in
Italia la Rai non abbia seguito la
stessa strada.
Che importanza ha avuto per te
laccademia? Pi che altro mi ha
fatto entrare in un mondo nel quale
era considerato possibile fare
questo lavoro. Prima sembrava tutto

molto astratto, molto scollegato dalla realt. Invece quando fai


unaccademia incontri attori, registi
e altri drammaturghi e che considerano il teatro una professione, non
un hobby. Questo ti aiuta a prendere pi sul serio la tua passione e ovviamente - ti permette anche di
conoscere persone con le quali sviluppare dei progetti. Dal punto di
vista dellinsegnamento della scrittura, invece, sono sempre stato convinto - e lo sono ancora - che sia
molto difficile da trasmettere. Puoi
dare dei modelli, ma poi dipende
tutto da quello che uno ha da dire.
Se ce lha.
Da cosa parte di solito la tua
scrittura? Dipende. Mi capitato di
prendere spunto da una notizia di
cronaca (Angelo della Gravit), dalla lettura di un libro (le visioni mistiche di Angela da Foligno per Causa
di Beatificazione), o dalla suggestione di una persona reale (la
guardiana dei bagni negli autogrill
per Tutto Scorre). E a volte niente di
tutto questo, perch le idee, per definizione, sono quelle che ti vengono in mente, e non sai nemmeno tu
perch.
Come vorresti che fosse il teatro
italiano fra dieci anni? Risposta
ovvia, forse, ma inevitabile: vorrei
che ci fossero pi testi di autori italiani contemporanei, che il teatro
fosse una cosa viva, presente, non
solo il luogo dove si mettono in scena i classici.
Emanuele Aldrovandi

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Leonardo Icon
Leonardo Da Vinci ancora una volta
protagonista di Milano. Si inaugurata ieri sera la scultura intitolata
Leonardo Icon, opera ispirata al
genio di Leonardo e appositamente
disegnata dallarchitetto Daniel Libeskind per valorizzare la piazza
Pio XI recentemente pedonalizzata.
Leonardo continua quindi a dialogare, con un rapporto lungo decenni,
con la Biblioteca e la Pinacoteca
Ambrosiana che sorgono sulla piazza, scrigni darte contenenti tra
laltro il famoso Ritratto di Musico e
limportantissimo Codice Atlantico, a
opera del maestro toscano.
Luogo e posizione centralissima per
la scultura dellarchistar Libeskind,
che oltre ad impreziosire la riqualifi-

n. 20 VI - 28 maggio 2014

cata piazza, ha giocato con Leonardo non solo per omaggiare il suo
genio, ma anche sottolineandone il
talento artistico, creando per la scultura un basamento circolare riproducente la mappa della citt di Milano cos come Leonardo stesso
laveva descritta.
Unoperazione in linea con il programma di Expo 2015, che tenta di
arricchire la citt con opere e trasformazioni di ambito culturale a cui
il grande pubblico pu relazionarsi e
magari farle diventare nuovi punti di
riferimento urbano.
Leonardo Icon si presenta come un
totem di quasi tre metri, fatto di leghe metalliche, che lamministrazione comunale ritiene particolar-

mente significativo per il rilancio della piazza Pio XI.


Questopera si trova allinterno di
un simbolo della trasformazione della nostra citt: due anni fa questa
piazza era un parcheggio selvaggio
ora un gioiello pedonale che vogliamo sia conosciuto da sempre
pi milanesi e turisti, ha dichiarato
lassessore alla Mobilit Pierfrancesco Maran. Per questo larrivo
dellopera di Libeskind doppiamente importante, perch racconta
la Pinacoteca e Leonardo ai milanesi in un nuovo contesto pedonale
ancora tutto da scoprire. Oggi nasce
una nuova stagione, la Pinacoteca
riprende il suo giusto ruolo in citt.

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Fragilit, equilibrio e critica per Meireles alla Bicocca


Ancora una volta lHangar Bicocca
non sbaglia un colpo. La mostra dedicata a Cildo Meireles, Installations
tutta da vedere e provare. Coinvolgente, poetica, critica e polisensoriale, la mostra la prima manifestazione italiana dedicata allartista
brasiliano, considerato fin dagli anni
60 un pioniere di quellarte intesa
soprattutto come uno scambio attivo
e vitale con il pubblico, come un
rapporto vivo e attivo in grado di coinvolgere lo spettatore in una esperienza multisensoriale.
La personale, a cura di Vicente Todol, comprende 12 tra le pi importanti installazioni realizzate dallartista tra il 1970 e oggi, ed un percorso ricco di suggestioni che portano lo spettatore ad essere parte
dellopera darte, a farla vivere, ma
anche a mostrargli una realt concettuale nascosta e su cui riflettere.
Cildo Meireles affronta da sempre
tematiche sociali e culturali attraverso opere che rivelano pienamente il
loro significato solo nel momento in
cui sono attraversate e vissute,
coinvolgendo oltre alla vista, anche
ludito, il tatto, lolfatto e addirittura il
gusto.
Il percorso spiazzante, poich si
passa da opere di ridottissime dimensioni ad altre decisamente monumentali. Si inizia con Cruzeiro de
Sul, un cubo di legno di 9 mm, che
rimanda per a concetti e credenze
sacre nella cultura dei Tupi, popolazione india del Brasile con cui Meireles entr in contatto.
Si arriva poi ad Atravs, labirinto
trasparente lastricato da frammenti
di vetro rotti, che fa percepire allo
spettatore una sensazione di instabilit e di potenziale pericolo, dovendosi districare lentamente tra filo
spinato, tendaggi, superfici vetrate
(persino due acquari), attraverso le
quali sembra di vedere una via
duscita, resa difficile per dai materiali che creano il percorso. Lattraversamento del titolo simboleggia

dunque un percorso interiore accidentato, ogni passo spezza sempre


di pi il vetro sotto ai piedi, simbolo
della fragilit umana, ed sempre
pi difficile andare avanti.
Passando dalla torre fatta di radio
antiche e moderne, Babel, per arrivare ai cubi bianchi e neri sporcabili di Cinza, quello che colpisce la
variet dei materiali usati, scelti
dallartista solo in base alle loro caratteristiche simboliche o sensoriali,
mettendo insieme elementi contrastanti anche dal punto di vista semantico o visivo.
E in effetti Olvido, un tepee indiano
costruito con 6.000 banconote di
diversi paesi americani, circondato
da tre tonnellate di ossa bovine contenute da 70.000 candele, espressione di questo concetto. Mentre gli occhi sono impegnati a distinguere i diversi elementi, le ossa
emanano un odore difficile da sopportare e dal centro della tende fuoriesce un rumore continuo di sega
elettrica. Opera con una critica di
stampo post-colonialista, spesso
presente nei lavori di Meireles, non
affronta per lo spettatore direttamente, imbarazzandolo, ma suggerisce il suo messaggio accostando
elementi dal valore simbolico.
Una delle opere pi amate e fotografate sui social, sicuramente
Amerikka, un pavimento fatto di
22.000 uova di legno dipinte, su cui
troneggia un soffitto fatto da proiettili
sporgenti. Mentre lo spettatore
invitato ad attraversare scalzo lo
spazio bianco delle uova, in una situazione di instabilit, la minaccia
ulteriormente rimarcata da migliaia
di proiettili rivolti al suolo. Opera s
di spaesamento ma di incredibile
impatto visivo e percettivo.
Meireles lavora con tutti e cinque i
sensi. Ecco perch con Entrevendo,
un enorme struttura di legno a forma di imbuto, lo spettatore invitato
ad entrare in questo cono, da cui
esce aria calda, mettendosi prima in

bocca due cubetti di ghiaccio per


sperimentare, man mano che ci si
avvicina alla fonte di calore, lo sciogliersi del ghiaccio in pochi istanti,
per un coinvolgimento completo dei
sensi.
E poi si arriva allopera pi poetica
della mostra, Marulho, la simulazione di un pontile circondato dalle onde del mare, nella luce delicata del
tramonto. Solo ad una visione pi
attenta si scorgono i dettagli, ovvero
che le onde sono fatte da immagini
di acqua rilegate in migliaia di libretti
disseminati sul pavimento, giocando
sulla ripetizione e laccumulo, con
un effetto non solo visivo ma anche
simbolico.
Mentre ci si perde a osservare le
immagini, ecco che voci, tutto intorno, ripetono allinfinito la parola acqua in 85 lingue diverse, creando
una nenia simile allo sciabordio delle onde. Solo allora si scopre che,
ovviamente, un fondo c, la parete
lilla che delimita lorizzonte. Quello
che si crea allora nello spettatore
una curiosa sensazione alla The
Truman show, accorgendosi che in
realt tutto finto e costruito. Di naturale, non c nulla. Lopera vive
inoltre di riferimenti ad artisti del
passato che hanno giocato sulla
monocromia, come Piero Manzoni,
citato anche in unaltra opera della
mostra, Atlas, e Yves Klein.
Tra suoni, attraversamenti e sensazioni, la personale di Meireles intende mostrare come lo spazio sia
una componente fondamentale
nellenfatizzare i paradossi e le metafore, elementi chiave nella sua
arte, espressi da queste dodici
coinvolgenti installazioni.
Cildo Meireles, Installations fino al
20 luglio 2014 HangarBicocca / via
Chiese 2, Milano / Orario: gioved
domenica 11.00 23.00 Ingresso
libero

Munari politecnico
Il genio di Bruno Munari ha spaziato
in diversi campi: dalla grafica
alleditoria, dalla pedagogia al design, passando per larte pi pura.
La mostra Munari politecnico, allestita nello spazio mostre del Museo
del 900, propone un percorso affascinante su alcune delle sperimentazioni/invenzioni progettate dallartista.
I pezzi in mostra provengono tutti
dalla Fondazione di Bruno Danese

n. 20 VI - 28 maggio 2014

e Jacqueline Vodoz di Milano, che


nella molteplice veste di amici, collezionisti, editori e industriali, per
decenni hanno sostenuto e incentivato Munari a sperimentare linguaggi diversi. Lobiettivo della mostra dunque rivelare la propensione artistica di Munari, compito
che idealmente prosegue lesposizione allestita nel 1996 nelle sale
della Fondazione stessa, rileggendone per la collezione e aprendola

a un dialogo con una generazione di


artisti, presenti in mostra, che con
Munari hanno avuto un rapporto
dialettico.
La mostra divisa in sezioni, attraverso le quali appaiono gli orientamenti artistici di Munari attraverso il
disegno e il collage, con un modo di
intendere larte vicino alle pratiche
delle avanguardie storiche; ma dalle
quali emerge anche il suo rapporto
con la ricerca scientifica, come sup-

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porto di intuizioni plastiche e meccaniche; per arrivare poi alla produzione artistica vera e propria.
Soprattutto queste opere vivono di
corrispondenze e influenze, citate
da Munari nei suoi libri quali quelle
di Mary Vieira e Victor Vasarely; ma
in mostra ci sono anche pezzi di artisti che hanno esposto e condiviso
ricerche con lui come Enzo Mari,
Max Bill, Franco Grignani e Max
Huber; e di artisti che lo hanno frequentato come Getulio Alviani e Marina Apollonio. Senza dimenticarsi di
coloro che hanno condiviso momenti importanti del suo percorso, come
Gillo Dorfles e Carlo Belloli, e successivamente il Gruppo T. Infine,
questa stessa sezione include figure

che con Munari hanno mantenuto


un rapporto ideale in termini di capacit e ispirazione, come Giulio
Paolini e Davide Mosconi.
Le opere degli artisti selezionati discutono, dialogano e si relazionano,
oggi come allora, con limmaginario
estetico di Munari, anche grazie a
un sistema di allestimento fatto di
strutture e supporti legati tramite
incastro e gravit, ma con aspetto
leggero. Quella stessa leggerezza
di cui Munari fece vivere le sue opere, tra cui le famose Sculture da viaggio, le 10 forchette impossibili e
i libri illeggibili, tutti esposti in mostra.
Accanto alla mostra principale il Focus dedicato allopera fotografica,

in parte inedita, realizzata da Ada


Ardessi e Atto, autori che per decenni hanno lavorato a stretto contatto con Munari, testimoniando i
principali momenti della vicenda
professionale e umana dellautore.
Lesposizione ha come titolo Chi
s visto s visto locuzione molto
amata da Munari e che racchiude
tramite immagini, lartista e luomo a
tutto tondo.
Munari politecnico fino al 7 settembre Museo del Novecento
lun.14.30 - 19.30 mar. mer. ven. e
dom. 9.30 - 19.30 gio. e sab. 9.30 22.30

Bernardino Luini e figli: una saga lunga un secolo


Dopo un silenzio durato quasi cinquantanni, Bernardino Luini torna
protagonista di una mostra, e lo fa
in grande stile. Il pittore di Dumenza, chiamato per da tutti di Luino,
il centro di una esposizione come
da tempo non se ne vedevano, con
200 opere esposte per chiarire a
tutto tondo una personalit significativa ma discussa, soprattutto per la
mancanza di dati certi che caratterizza la biografia dellartista.
Da gioved 10 aprile sar possibile
scoprire Bernardino, i suoi figli e la
sua bottega, le influenze illustri che
lo ispirarono (Leonardo, Bramantino, i veneti, persino un certo che
di Raffaello) e pi in generale cosa
succedeva a Milano e dintorni agli
inizi del 500.
Quello sviluppato in mostra un
percorso ricco e vario, che oltre a
moltissime opere del Luini, presenta
anche il lavoro dei suoi contemporanei pi famosi, Vincenzo Foppa,
Bramantino, Lorenzo Lotto, Andrea
Solario, Giovanni Francesco Caroto,
Cesare da Sesto e molti altri, che
spesso giocarono un ruolo chiave

nel definire lestetica artistica milanese.


Un percorso lungo quasi un secolo,
che dalla prima opera di Bernardino,
datata 1500, arriva a coprire anche
le orme del figlio Aurelio, vero continuatore dellattivit di bottega, se
pur gi contaminato da quel Manierismo che stava dilagando nella penisola.
La mostra occuper lintero piano
nobile di Palazzo Reale, e si concluder in maniera scenografica nella sala delle Cariatidi, presentando,
in alcuni casi per la prima volta, tavole, tele, affreschi staccati, arazzi,
sculture, disegni e prove grafiche.
Oltre a prestiti milanesi, con opere
provenienti da Brera, dallAmbrosiana e dal Castello sforzesco, si
affiancano importanti contributi internazionali provenienti dal Louvre e
dal museo Jacquemart-Andr di Parigi, dallAlbertina di Vienna, dal
Szpmvszeti Mzeum di Budapest, dai musei di Houston e Washington.
Il progetto, curato da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, oltre a essere
la pi grande retrospettiva mai dedi-

cata a uno dei protagonisti dellarte


del Cinquecento in Lombardia,
una saga famigliare in dodici sezioni, ognuna dedicata allapprofondimento di un momento della vita
dei Luini e delle loro commissioni
pi importanti. Degni di nota sono
gli straordinari affreschi per la Villa
Pelucca di Gerolamo Rabia, mirabile ciclo decorativo tra sacro e profano; e la casa degli Atellani, con una
rassegna di effigi dei duchi di Milano
e delle loro consorti, ricostruita
dallarchitetto Piero Lissoni, responsabile dellallestimento.
Dopo tante mostre dedicate ai contemporanei, la mostra un tuffo in
unepoca che per Milano fu davvero
doro, un momento in cui la citt ma
anche la stessa Lombardia, regalarono un apice artistico in seguito
difficile da eguagliare.
Bernardino Luini e i suoi figli Palazzo Reale, fino al 13 luglio 2014
Orari: Luned 14.30_19.30 da Marted a Domenica 9.30_19.30 Gioved e Sabato 9.30_22.30 Biglietti Intero 11,00 Ridotto 9,50

Quel provocatore di Manzoni


Ironico, irriverente, scandaloso, incompreso. Piero Manzoni questo
e molto altro. A 50 anni dalla morte
dellartista, scomparso prematuramente allet di 30 anni, Milano propone una grande retrospettiva con
pi di 100 opere per celebrare il genio di questo surrealista mancato,
che ebbe solo sette anni di attivit
artistica. Una parabola fulminante
che, dalla originaria Soncino, lo porta a legarsi a doppio filo alla Milano
di met anni 50, ponendosi a fianco
di artisti quali Lucio Fontana e il
gruppo degli spazialisti.

n. 20 VI - 28 maggio 2014

In mostra si potr ripercorrere il breve cammino di Manzoni, dai lavori


desordio, nella sezione dedicata
alle opere nucleari, fino alle serie
pi note. Immancabili i tre grandi
filoni tematici su cui Manzoni oper
e che sono ormai immediatamente
associati al suo nome: gli Achrome,
le Linee e la famosa Merda dartista.
In particolare degli Achrome la mostra ben nutrita: sono tanti e fatti
di materiali diversi, dai sassi al polistirolo, dalla pelle di coniglio alla
carta, dal peluche ai panini. Sono le
opere forse pi interessanti di Man-

zoni, in cui, attraverso la neutralit


del colore bianco, sempre prevalente, Manzoni cerca uno spazio totale.
Secondo la definizione stessa data
dallartista, sono "superfici acrome",
senza colore, aperte a infiniti significati possibili. Inizialmente fatti di
gesso, colla e caolino, gli Achrome
non sono manipolati, ma lasciati asciugare naturalmente, affidando la
trasformazione del materiale in opera darte a un processo che avviene
da s. Se per Fontana o Pollock il
gesto dellartista era fondamentale,
costruiva o distruggeva lopera, per

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Manzoni quel potere creativo
bloccato, congelato, lasciando questo dono allopera stessa.
Altro filone affrontato quello della
linea: strisce di carta di diverse lunghezze prodotte in maniera meccanica, misurate, inscatolate e pronte
per la vendita, cos come pronte
per il consumo erano le uova sode
che Manzoni cre per un happening
in galleria dal titolo Divorare larte,
del 1960: uova sode, simbolo di rinascita, erano offerte ai visitatori per
essere mangiate. Lo scopo era
quello di rendere lo spettatore opera
darte, renderlo partecipe della performance, dargli un ruolo attivo nella vita artistica. Le uova rimangono
poi protagonista dellopera di Manzoni, quando in quello stesso anno
decise di contrassegnarle con la
sua impronta digitale, creando
unidentit inequivocabile tra lopera
e lartista stesso.

Manzoni non era nuovo a questo


tipo di exploit, tanto che lanno dopo
decise di firmare i corpi di spettatori
e curiosi, con tanto di autentica e
bollini riconoscitivi. Lo spettatore
diventa arte vivente.
In mostra completano la panoramica anche i celebri fiati dartista, i
corpi daria (palloncini gonfiati che
sembrano sculture) e le basi magiche per le cosiddette sculture viventi.
Certo lopera che tutti si aspettano
la serie delle Merde dartista, in cui
Manzoni polemizza contro il nuovo
mercato dellarte, sempre pi attento ai meccanismi economici e sempre meno alloggetto artistico in s.
Ecco perch con unoperazione
quasi duchampiana, Manzoni insegna che, ai giorni nostri, tutto pu
ormai essere considerato arte, a
discapito della qualit e del contenuto . Ecco perch decise di

vendere queste confezioni a peso


doro (700 lire al grammo, indicandolo in trenta grammi doro).
Artista che ammicca mentre bacchetta, con le sue opere ha decontestualizzato e ribaltato il senso
dellopera darte. Lallestimento non
brilla per inventiva, ma almeno ha il
pregio di presentare fotografie
dellartista allopera e citazioni dello
stesso, attraverso le quali si potr
comprendere pi a fondo luniverso
di questa meteora dellarte italiana
che ebbe per un ruolo di rottura
con larte del suo tempo.
Piero Manzoni 1933 1963 Palazzo Reale Fino al 2 giugno 2014 Orari: luned 14.30-19.30 da marted a
domenica 9.30-19.30 gioved e sabato 9.30-22.30 biglietti: Intero
11,00 - Ridotto 9,50

Klimt, Beethoven e la Secessione Viennese


Gustav Klimt il maestro indiscusso
della Secessione viennese, movimento artistico sviluppatosi tra la
fine dell800 ed esauritosi alla fine
degli anni 10 in Austria e che dilag
anche in citt come Monaco e Berlino. uno degli artisti pi amati,
ammirati e idolatrati di sempre, bench il corpus delle sue opere sia relativamente esiguo, 250 lavori circa.
Nulla a confronto della prolificit di
artisti come Picasso, Warhol o Kandinsky, per citare solo alcuni degli
artisti ospitati di recente a Palazzo
Reale.
Ed proprio qui che da mercoled
12 marzo sar possibile scoprire e
ammirare anche i capolavori del
maestro viennese. Klimt. Alle origini di un mito lultima mostra promossa dal Comune di Milano e dal
Sole24 Ore.
bene dire fin da subito che non
una monografica su Klimt, ma piuttosto una panoramica su Klimt, sui
fratelli Georg e Ernst e su alcuni
degli artisti pi significativi della Secessione. Di lavori puramente klimtiani ce ne sono una ventina. Piuttosto quella proposta da Palazzo Reale una mostra, con un allestimento
molto accattivante e suggestivo, con
opere notevoli e lavori che faranno
capire il senso di quella straordinaria rivoluzione artistica che va sotto
il nome di Art Nouveau, Art Dec o,
appunto, Secessione.
Il motivo presto spiegato. I capolavori di Klimt non sono pi assicurabili, spiega il curatore della mostra, Alfred Weidinger, che cura
lesposizione insieme a unaltra
grande esperta klimtiana, Eva di

n. 20 VI - 28 maggio 2014

Stefano. I premi assicurativi sono


altissimi, le opere troppo significative perch i musei se ne possano
separare con facilit. Retrospettive
importanti a livello numerico sono
ormai rarissime. Per gli amanti dei
numeri basti ricordare che 'Il ritratto
di Adele Bloch Bauer' fu acquistato
nel 2006 da Ronald Lauder per 135
milioni di dollari, diventando uno tra
i quadri pi costosi di sempre.
Nonostante tutto le opere in mostra
sono comunque tante, un centinaio,
divise in sezioni. Si inizia con la sezione sulla famiglia Klimt, significativa perch mostra qualcosa di forse
poco noto, lorigine della vocazione
artistica del maestro. Il padre, orafo,
passa ai tre figli maschi la passione
e la pratica dellarte, che i ragazzi
portano avanti studiando presso la
Kunstgewerbeschule (scuola d'arte
e mestieri), dove si esercitano in
pittura e in svariate tecniche, il tutto
ancora seguendo uno stile storicista
ed eclettico. Particolare attenzione
stata dedicata all'opera giovanile,
alla formazione di Klimt e ai suoi
inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza
lungo il nuovissimo Ring di Vienna.
La sezione successiva dedicata
alla Kunstler-Compagnie, la Compagnia degli Artisti che Klimt cre
con i fratelli Ernst e Georg insieme a
Matsch, e alla quale vennero affidate prestigiose commissioni ufficiali e
onorificenze, riprendendo e portando avanti lo stile pomposo del loro
maestro Hans Makart.
Ma il nuovo stava per arrivare. Abbandonato lo stile storicista Gustav
Klimt e compagni, nel 1898, dopo lo

scandalo causato con i dipinti per


luniversit di Vienna (bruciati in un
incendio ma riproposti in mostra
tramite incisioni) inaugurano la prima mostra della Secessione viennese, con la pubblicazione della rivista ufficiale, Ver Sacrum. lanno
in cui larchitetto Otto Wagner crea il
famoso Palazzo della Secessione,
decorato internamente dagli stessi
artisti.
in questo ambito che nascono alcuni dei capolavori esposti, come la
bellissima Giuditta II. Salom, prestito della veneziana Ca' Pesaro,
Adamo ed Eva, Acqua Mossa, Fuochi fatui (una chicca di collezione
privata difficilmente prestata in mostra) e altre opere preziose, ricche
di decorazioni eleganti e sinuose, in
cui il corpo femminile diventa protagonista. La donna prima madre poi
femme fatale, intrigante e sensuale,
portatrice di estasi e di tormento il
soggetto prediletto da Klimt.
Paesaggi (con lincredibile Girasole)
e ritratti sono altre sezioni della mostra, disseminate qua e l dagli
straordinari disegni su carta. Opere
che mostrano tutta labilit del grande maestro che con un solo tratto di
matita riusciva a creare un languido
corpo femminile.
Ma varrebbe il costo del biglietto
anche solo la straordinaria ricostruzione del Fregio di Beethoven, a
met percorso, ispirato dalla nona
sinfonia del musicista e creato per il
Palazzo della Secessione di Vienna.
Copia dell'originale, irremovibile e
danneggiato, realizzata durante il
complesso lavoro di restauro compiuto negli anni 70-80, stato rico-

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struito cos come Klimt laveva allestito nel 1902, con 7 pannelli di 2
metri di altezza per 24 di lunghezza.
Tributo a un musicista considerato
leggendario dagli artisti viennesi, il
Fregio rappresentata leterna contrapposizione tra il bene e il male, il
viaggio delluomo - cavaliere e

laspirazione al riscatto e alla salvezza possibili solo attraverso larte,


rappresentata dalla donna; unopera
forte di quel messaggio allegorico
sempre presente nelle opere di
Klimt. Maestro indiscusso di eleganza e raffinatezza.

Klimt. Alle origini di un mito Palazzo Reale, fino al 13 luglio Aperture e costi: Luned dalle ore 14:30
alle ore 19:30, da marted a domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30,
gioved e sabato orario prolungato
fino alle ore 22:30 Biglietto intero 11
euro, ridotto 9,50.

105 disegni di grandi artisti per il Museo Diocesano


Una nuova collezione arricchir il
gi nutrito percorso artistico del Museo Diocesano di Milano. Da venerd 24 gennaio sar infatti possibile
ammirare un nuovo lascito, esposto
insieme alla collezioni vescovili e
della diocesi, donato al Museo dal
grande collezionista e uomo daffari
Antonio Sozzani. Centocinque disegni, perlopi inediti, saranno esposti
in maniera permanente dopo un
lungo restauro che ha visto protagonisti non solo queste preziose e
delicate opere, ma anche le loro
cornici originali.
Sozzani, uomo di spicco della finanza milanese e grande collezionista
di arte dellOttocento francese, su
consiglio di Giovanni Testori, amico
e consigliere, inizia a comprare e
collezionare disegni su carta di molti
significativi maestri, italiani e non,
mettendo insieme una ricca collezione di cui Testori stesso assunse
la guida scientifica.
Forse fu su consiglio di un altro amico, quellAlberto Crespi gi donatore dellomonima collezione Crespi
di fondi oro italiani, depositata pres-

so lo stesso Diocesano, che Sozzani decise di donare anche i suoi disegni al Museo. Con delle clausole
ben precise: i disegni dovevano essere esposti tutti e tutti insieme, con
le loro cornici, e mai conservati o
esposti diversamente.
La raccolta Sozzani costituita da
disegni databili dal XV al XX secolo,
eseguiti da artisti principalmente italiani e stranieri, soprattutto francesi,
offrendo una ricca variet di fogli
riconducibili a scuole diverse, per
epoca e geografia. Tra questi, per la
sezione antica, spiccano i nomi di
Matteo Rosselli, Luca Cambiaso,
Bartolomeo Passarotti, Ludovico
Carracci, Guercino, Elisabetta Sirani, Gian Lorenzo Bernini, Carlo
Francesco Nuvolone, Francisco
Goya, e altri ancora.
Cospicuo anche il nucleo di disegni attribuiti a maestri dellOttocento
francese e dellImpressionismo,
come Jacques Louis David, JeanAuguste-Dominique Ingres, Camille
Corot, Eugne Delacroix, Thodore
Gericault, Gustave Courbet, douard Manet, Auguste Rodin, E-

dgar Degas, Pierre-Auguste Renoir,


Camille Pisarro, Paul Gauguin, Vincent van Gogh.
Per il Novecento sono presenti alcuni lavori di autori quali Lucio Fontana, Jaques Lipchitz, Marcello Dudovich, Jean Cocteau, Balthus, Toti
Scialoja, Graham Sutherland.
Lapertura di questa nuova sezione
sar accompagnata da un catalogo
scientifico, a cura di Paolo Biscottini
e Giulio Bora, che propone, oltre ai
saggi introduttivi sulla storia e sullo
studio scientifico della collezione
Sozzani, la pubblicazione integrale
dei disegni, quasi tutti inediti, corredata da una documentazione fotografica e da schede scientifiche.
La collezione Antonio Sozzani Museo Diocesano di Milano (Milano,
c.so Porta Ticinese 95)
Dal 24 gennaio 2014 Orari di apertura: marted - domenica, 10.0018.00 (la biglietteria chiude alle ore
17.30) Ingresso: intero: 8.00, Ridotto: 5.00, marted 4 euro

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura

n. 20 VI - 28 maggio 2014

temporale, significativa per la citt,


dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi
di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso

tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso
un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture
che sembrano indicare la via, pas-

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www.arcipelagomilano.org
sando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contempo-

ranea. E al contemporaneo si arriva


davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che eb-

be inizio nel 1386 con la posa della


prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

GALLERY

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RAFFAELE GRASSI : I TAXISTI E UBER


http://youtu.be/sQX7YhYVX9w

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