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numero 25 anno VI 2 luglio 2014


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EXPO E CANTONE: LA LEGALIT E IL TONFO DELLE ILLUSIONI


Luca Beltrami Gadola
Come non essere daccordo con
Gianni Santucci, che sul Corriere
della Sera di sabato scorso, nelle
pagine milanesi, titola Quei guardiani distratti il suo pezzo sui distratti controllori che siedono negli
organismi di controllo degli enti e
delle societ (Expo spa in particolare), messi l da varie leggi proprio a
tutela e vigilanza sulla correttezza e
legittimit degli atti. Che cosa facessero non si sa bene, quel che
certo che sono tutte persone dai
lauti stipendi, sarebbe bene che per
la loro inefficienza fossero accusati
di danno erariale e condannati a restituire compensi inutilmente percepiti.
Le ultime vicende expo-milanesi e
mose-veneziane assai simili tra di
loro checch se ne dica sono
licona di un Paese che legifera forsennatamente sui controlli con i risultati che vediamo. Il Presidente
del Consiglio Renzi in una delle sue
proverbiali dichiarazione mi sembra
abbia detto: Le regole ci sono, sono gli uomini che rubano. Il suo
amore per i proverbi potrebbe ricordargliene uno calzante: Loccasione f luomo ladro. E le nostre
leggi sono una splendida occasione.
Detto questo, veniamo alle ultime
mosse governative: il Decreto legge
24 giugno 2014 n. 90 entrato in vigore dopo una lunga (perch?) gestazione il 25 giugno ultimo scorso
che le autorit milanesi hanno accolto come salva Expo e gratificato
di consensi e applausi.
Di Expo si parla allarticolo 30 (Unit
operativa speciale per Expo 2015),
la cui lettura, che consiglio a tutti al
colto e allinclita come esempio di
fumo puro, indica in sintesi quel che
si deve fare: verificare in via preventiva, controllare i corretti adempimenti in materia di trasparenza, si
assegnano poteri ispettivi, si d accesso a banche dati gi attribuiti
alla soppressa Autorit di vigilanza
(1)
sui contratti pubblici
, eccetera
eccetera. Insomma si tratta semplicemente di aver soppresso una au-

torit, quella di vigilanza sui contratti


pubblici, che implicitamente si accusa di incapacit, e di avene trasferito i poteri allANAC, lAutorit Nazionale Anti Corruzione. Di nome in
nome. Posso aver preso un abbaglio, e me ne scuserei con i lettori,
ma del potere di commissariare
singoli cantieri di imprese colte con
le mani nel sacco della corruzione
non ne vedo traccia. Forse si pensa
di ricorrere ai famosi patti dintegrit sottoscritti dalle imprese in
fase contrattuale, dove per altro
prevista s la rescissione del contratto ma nessuna forma di commissariamento.
Il penultimo comma di questo benedetto articolo 30 va guardato con
particolare attenzione dove si stabilisce che il Presidente dell'ANAC
(ora Raffaele Cantone), per svolgere i suoi compiti di alta sorveglianza sui lavori Expo, pu partecipare
[...] alle riunioni della sezione specializzata del Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle
grandi opere presieduta dal Prefetto
di Milano... . Il suddetto Comitato
di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere (Ccasgo)
ha dimostrato, con le sue lineeguida, di essere pi che altro fumo
negli occhi.
Secondo le direttive dello stesso, ai
sette alti funzionari del cosiddetto
gruppo Interforze sono attribuiti
solo compiti burocratici, senza che
essi possano operare ispezioni di
sorta. Essi devono semplicemente
costruire, anche graficamente, una
mappa aggiornata dei cantieri, che
consenta di percepire con immediatezza lincidenza di eventuali elementi di sospetto meritevoli di approfondimento. Dopo di che, se
percepiscono elementi di sospetto,
essi devono riferirli al Prefetto. Allora il Prefetto valuter la situazione
prospettatagli, dopo di che potr
autorizzare, cognita causa, lintervento degli organismi territoriali delle Forze di Polizia. Ma dopo
leventuale decisione prefettizia i

sette funzionari devono prima provvedere alla messa a punto del dispositivo dintervento, fissandone
tempi e modalit e soltanto dopo
potr esserci laccesso ai cantieri. E
questo solo un esempio delle
possibilit dintervento agile e tempestivo necessario a ricondurre
Expo sui binari della legalit. Cosa
volevamo di pi?
Raffaele Cantone, cui tutti guardiamo caricandolo di aspettative, avr
bisogno di un paio di mesi per organizzare i suoi uffici e la sua gente,
con in mezzo il mese di agosto: se
tutto va bene sar operativo in settembre, 7 mesi prima dellapertura
di Expo. Dire altro? S: aver chiuso
la stalla con quel che segue.
Lo spettacolo per desolante:
lapplauso della classe politica
(sconfitta) per larrivo di un magistrato chiamato a fare quello che lei
stessa e gli uomini da lei scelti non
hanno saputo o voluto fare.
La massaia di Voghera, poco dotta
ma non stupida, si domanda: ma
chi ne ha fatte di tutti i colori fino
adesso, la far franca?. Non sa
nulla dellobbligatoriet dellazione
penale ci nonostante .
(1) L'Autorit per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, o
semplicemente l'Autorit di vigilanza dei
contratti pubblici o ancora AVCP, l'erede dell'Autorit per la vigilanza sui lavori pubblici, o AVLP, istituita dalla legge
n. 109/1994, la cosiddetta legge Merloni,
per portare ordine nel mondo degli appalti pubblici, ma limitatamente al settore
dei lavori di opere e costruzioni. Con
l'approvazione del nuovo codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture,
il D. Lgs n. 12 aprile 2006, n. 163, la
struttura dell'Autorit venne completamente riorganizzata per ampliare le sue
funzioni, non pi limitate ai lavori, bens
anche alle forniture di beni e quelle di
servizi, includendo, in pratica, qualunque
tipo di appalto effettuato da parte di una
pubblica amministrazione. Con quali risultati?

CENT'ANNI FA IL PRIMO SINDACO SOCIALISTA A MILANO


Walter Marossi
Riformismo l'uovo che si accetta
oggi rinunciando alla gallina domani questa frase tranchant di un
noto rivoluzionario: Filippo Turati,
che proseguiva: nulla di simile
mai allignato nel socialismo positivo.
Il quale nell'azione sua fa bens
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conquista di successive riforme; ma


queste stanno coordinate al fine ultimo di emancipazione che informa
tutto il movimento. E ancor pi netto Treves. I socialisti riformisti sono
prima di tutto dei socialisti ... il riformismo il metodo onde si applica-

no le idealit animatrici del socialismo ai problemi della vita, non un


emporio di riforme a 49 centesimi il
pezzo-liquidazione di fine stagione.
Mi piace ricordare questi due interventi, per parlare del centenario della prima elezione di un sindaco so2

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cialista al comune di Milano onde


mettere subito in chiaro che la vittoria socialista alle elezioni provoc
una frattura profonda nella citt,
perch la contrapposizione socialisti
versus moderati, socialisti versus
cattolici, era durissima. Oggi una
certa vulgata vuole che tutti si possano dire riformisti ma in passato
non era cos e la reazione fascista
sostenuta dalla borghesia e dalla
chiesa contro le amministrazioni
rosse sta li a dimostrarlo.
Presentare la storia politica della
citt come un progressivo evolversi
positivista falso; la citt stata ed
attraversata da rotture profonde
anche e sopratutto nella sua dimensione amministrativa. Per questo il
dibattito svoltosi a Palazzo Marino
con Pisapia, Tognoli, De Bortoli, De
Cleva in occasione dell'uscita del
volume di Maurizio Punzo Un Barbarossa a Palazzo Marino Edizioni
Ornitorinco non ha avuto nulla di
rituale.
Il 27 maggio 1914 il Corriere della
Sera con un articolo dal titolo Barbarossa e le elezioni amministrative chiamava a raccolta la borghesia milanese per un voto utile onde
opporsi allo scempio che di li a poco
i socialisti avrebbero fatto della citt.
Non si era in una situazione tranquilla, il clima nel paese pesante:
il 9 giugno verr proclamato lo sciopero generale per l'eccidio di Ancona; Malatesta e Nenni capeggiano
occupazioni e rivolte: la settimana
rossa, un vero moto insurrezionale
A Milano a quattro giorni dalle elezioni migliaia di scioperanti si riunirono allArena per ascoltare tra gli
altri Corridoni e Mussolini (che era
in lista) che dir: "converr armarci,
avere la volutt del pericolo, spingerci in guerra per vendicare le vittime di oggi e di ieri e scalzare questo
regime
sociale
basato
sullingiustizia e liniquit. Conviene
che questo sciopero generale sia
sentito; andiamo in piazza, ci sono i
caff aperti, le carrozze che vanno;
ci sono i teatri e i caff concerti dove la borghesia va ad abbrutirsi:
Questi locali devono essere chiusi.
Lavoratori! Proseguiamo nella lotta.
Evviva lo sciopero generale! Evviva
la rivoluzione!" Viene chiesta la cacciata dei Savoia mentre si annuncia
che le porte di Palazzo Marino sa-

ranno sempre chiuse per il monarca.


L'avvicinamento al governo della
citt durava da oltre un decennio:12
consiglieri socialisti erano stati eletti
nel 1899 ed erano entrati in giunta
nel 1903 (sindaco Barinetti) con Majno, Filippetti e Arienti, negoziando
una politica a favore della municipalizzazione dellenergia elettrica e
delle case operaie. Da diversi anni, i
socialisti, avevano acquisito una
cultura di governo municipale che
cresceva in direzione diversa da
quella insurrezionalistica e fin dal
1907 avevano posto laccento sulla
difesa dei consumatori e contro i
rincari delle abitazioni e dei viveri,
cercando di allargare la propria base oltre agli operai, anche ai commercianti, agli impiegati, ai piccoli
professionisti.
Il programma elettorale di Caldara,
avvocato, collaboratore di Critica
sociale e primo segretario dell'ANCI
quello approvato il 16 maggio in
14 punti; a rileggerli sembra pi che
attuale: modifiche dell'impostazione
del bilancio e richiesta di autonomia
finanziaria da Roma, riforma del sistema sanitario ospedaliero, municipalizzazione dei trasporti, riorganizzazione della raccolta dei rifiuti,
municipalizzazione degli asili infantili, refezione scolastica e campi gioco, riorganizzazione e decentramento degli uffici comunali, revisione dei regolamenti comunali, porte
aperte alla cittadinanza, sistemazione dei rapporti con i comuni limitrofi etc.
Il 14 giugno la lista socialista vinse
le elezioni. Gli elettori furono
77.584, il 54% degli aventi diritto.
Primo degli eletti socialisti il rettore
della Bocconi Luigi Majno naturale
candidato a sindaco ma anziano e
malato che rinuncia a favore di Caldara arrivato secondo. Il 4 luglio
viene nominata la giunta, tra gli assessori, il romanziere di best sellers
Virgilio Brocchi e l'ideologo del municipalismo socialista Alessandro
Schiavi, Mussolini viene nominato in
Cariplo.
Se la campagna elettorale si era
svolta in un clima difficile l'avvio della nuova amministrazione contemporaneo all'attentato di Sarajevo
e allo svilupparsi dello scontro tra
interventisti e neutralisti che tra l'al-

tro lacer il PSI milanese. La giunta


cerca di mantenersi in equilibrio tra
la convinzione neutralista della
maggioranza socialista e i compiti di
gestione ma con lo scoppio della
guerra, tale cultura di governo acquis un carattere felicemente e inevitabilmente dirigistico.
Caldara intervenne sugli industriali
per una riduzione dellorario di lavoro, impegn gli operai licenziati nei
posti comunali lasciati liberi dai richiamati alle armi, pretese una imposta volontaria, procedette alla
municipalizzazione dei forni, avvi
un maestoso programma di assistenza pubblica per le famiglie dei
richiamati e per gli sfollati.
N furono dimenticati gli obbiettivi
strategici: nel 1916 vennero municipalizzai i trasporti pubblici, nel 1917,
si cre lAzienda consorziale dei
consumi, che intendeva vendere
direttamente
al
consumatore.
Lopposizione naturalmente in entrambi i casi lament il pericolo per
la libera concorrenza.
Con la fine della guerra Caldara
propose una serie di progetti avanzatissimi dalla edificazione di
unenorme area di duecentomila
metri quadrati poi da adibire a Case
popolari alla costruzione di un porto
fluviale, dalle scuole allaperto alla
municipalizzazione della Scala, dal
decentramento degli uffici al progetto di una metropolitana (13 kilometri, spesa prevista 140 milioni).
Ma l'epoca del socialismo municipale volgeva al tramonto, la rivoluzione russa aveva portato alla radicalizzazione dei socialisti. Per le nuove elezioni comunali del 1920 la frazione comunista fece votare un Ordine del giorno nel quale si chiedeva che gli amministratori governassero per il trionfo del comunismo
indipendentemente e contro ove occorra alle leggi vigenti.
Caldara pur essendo in minoranza
si candid per sostenere la lista
(sort il primo eletto con 73.000) ma
come sindaco il Psi scelse il pi radicale suo ex assessore Angelo Filippetti. Non ebbe tempo di fare molto nell'agosto del '22 i fascisti occuparono palazzo Marino e il prefetto
sollecitato dai vari Radice Fossati
commissarier il comune.

CITT METROPOLITANA. IL CENTROSINISTRA SI MUOVE


Lucia Castellano
La Provincia di Milano non esiste
pi. La sera del 24 giugno la coalizione di centro sinistra si riunita in

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assemblea, con gli amministratori e


i politici del territorio che costruiranno insieme la Citt Metropolitana. I

sindaci che si sono succeduti, per


cinque minuti, sul palco, avevano
una "parola chiave" per ciascuno su

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cui costruire la propria visione metropolitana: libert, semplicit, opportunit, democrazia, incisivit, sicurezze, servizi, territorio.
Hanno saputo delineare uno scenario sicuramente affascinante. Gli interventi dei segretari di PD, Sel, Rifondazione Comunista e Movimento
Milano Civica hanno poi rafforzato
la visione e impostato la linea politica. Sar un grande lavoro di coalizione. Milano far la sua parte, senza "egocentrismi n milanocentrismi". Lha promesso Giuliano Pisapia nel suo intervento, molto concreto, in cui ha sottolineato la difficolt
dell'operazione e gli ostacoli dovuti,
soprattutto, alla carenza di risorse.
Senza mai perdere il sogno, per.
C'eravamo tutti, ognuno con la propria identit politica, che diventa valore aggiunto per il centrosinistra.
Cerco di esaminare, in sintesi, il
passaggio dalla Provincia alla Citt
Metropolitana. "La nuova istituzione
che nasce pone le basi nei Comuni
che la costruiranno. Il suo governo
affidato alle stesse mani di chi governa i singoli territori" si legge nella
relazione dell'ANCI. Credo sia questo il punto da cui partire: a differenza della Provincia, la Citt Metropolitana nasce dalla capacit degli
amministratori locali di saper andare
oltre il proprio campanile e di realizzare funzioni e servizi di area vasta,
riconducibili a interessi e bisogni di
territori omogenei. Si crea cos un
interlocutore istituzionale nuovo, un
nuovo motore di sviluppo economico del Paese, con una notevole tensione extra nazionale: il futuro
dell'Europa dipende dal futuro delle
nostre citt. ben evidente, tanto
per fare un esempio, che la programmazione comunitaria 2014/20
sar modulata in relazione alle esigenze delle grandi aree urbane del
Paese.
Il percorso che la legge Del Rio ci
impone serrato: entro il 30 settembre andr eletto il Consiglio Me-

tropolitano, formato da 24 consiglieri/sindaci dei 134 Comuni che compongono la (ex) Provincia. Il Consiglio redige lo Statuto, strumento essenziale per gettare le reali fondamenta della Citt Metropolitana, che
verr approvato entro il 31/12/14. Il
primo gennaio 2015, finalmente, la
Citt Metropolitana subentrer alla
Provincia in tutte le funzioni.
chiaro che un'operazione di ricostruzione del territorio metropolitano, operata dal basso, con le forze
amministrative presenti, non possa
prescindere da una potente conoscenza del territorio e da un'altrettanto solida capacit di ridisegnarlo
per aree omogenee. Il decentramento di Milano, il superamento delle attuali Zone, la scomposizione
della citt in segmenti storici e identitari omogenei, riconducibili a uno o
pi elementi dinteresse precede
dunque, obbligatoriamente, la costruzione della CM. I temi da affrontare sono, successivamente (in
chiave metropolitana e non pi comunale) quelli che tutti conosciamo:
trasporti e mobilit, urbanistica e
territorio, ambiente, sviluppo economico e servizi alla persona, per
essere sintetici.
Se tutto questo vero, l'operazione
che ci accingiamo a mettere in
campo una gigantesca rivoluzione
istituzionale, corale. O si vince tutti
o si perde tutti. Primo requisito per
vincere la coesione tra i nuovi
consiglieri metropolitani, chiamati al
primo, grande passo: la redazione
dello Statuto. Il fatto che il centrosinistra presenti un'unica lista unitaria
di coalizione (allargata al movimento civico) un ottimo segnale in
questa direzione. Ma non basta.
Occorre che i protagonisti, gli eletti,
siano scelti per le loro competenze
di amministratori e per il tempo che
riusciranno a dedicare a questa
fondamentale fase, che richieder il
massimo impegno (a questo proposito: sindaci o consiglieri? Riflettia-

moci.). Inoltre, se la rivoluzione istituzionale nelle mani degli amministratori locali, occorre che siano loro
a scegliersi i rappresentanti, ma
davvero. Senza la mano occulta
della spartizione partitica, ma con
l'attenzione a che il consiglio metropolitano sia davvero espressione
dei territori. Dei quattro punti cardinali della Provincia di Milano, per
intenderci, rappresentati in modo
proporzionale. Dalle premesse che
abbiamo gettato il 24 giugno tutto fa
sperare che stavolta sia davvero
nuova politica.
Per concludere: squadra coesa e
fatica istituzionale nel declinare, in
modo nuovo, i compiti che abbiamo
elencato. L'assemblea del 24 giugno servita a riconoscerci in un'unica squadra e a stringerci intorno al
nostro Sindaco Metropolitano. Non
pu esistere crescita senza il comunicarsi fiducioso, senza conoscersi
profondamente, diceva Danilo Dolci.
Questa comunicazione del sogno,
questa conoscenza reciproca il 24
l'abbiamo sentita. Ci vuole ben altro,
adesso. Bisogna, prima di tutto,
perch la CM non diventi la mera
sommatoria di 134 comuni, creare
un ottimo statuto. Inoltre, bisogna
creare, adesso, un rapporto con la
Regione Lombardia che favorisca il
processo e delinei le funzioni attribuite alla CM e il loro finanziamento.
Cominciare con piccoli passi, individuando le priorit e realizzandole,
una per una: trasporti, servizi, anagrafe metropolitana, tanto per fare
degli esempi. Con questi passaggi
favoriremo la nascita dell'identit
metropolitana dei cittadini del nostro
territorio, processo lento ma essenziale per migliorare la qualit della
vita in un'area cos vasta e cos significativa. Ci vorr tempo, lavoro
infaticabile, pazienza e soprattutto
coesione. Mi ripeto: vinciamo o perdiamo tutti insieme.

LA CITT METROPOLITANA NEL SOCIALE E NEL LAVORO


Diana De Marchi
Lultimo consiglio della Provincia di
Milano si tenuto il 23 giugno e con
commozione ho partecipato ai lavori
che hanno chiuso lesperienza di
unassemblea nata nel 1860. Ora
parte la grande scommessa della
Citt metropolitana, con cui disegneremo il nostro futuro e delle generazioni che seguiranno. Voglio
cos riprendere il discorso sul percorso di alcuni ambiti di competenza
della Provincia nel passaggio alla
Citt metropolitana, come ad esem-

n. 25 VI - 2 luglio 2014

pio il tempo libero. LIdroscalo il


luogo simbolo di svago, sport e cultura per milanesi e nuovi cittadini. Si
tratta di un'area verde importante,
un parco pubblico valorizzato negli
anni e sul quale ora bisogna ragionare per trovare la forma migliore di
gestione tra Comune di Milano,
Comune di Segrate e Citt metropolitana.
Pensiamo anche ad altri importanti
interventi di carattere educativo per i
quali si faticosamente combattuto

negli anni: lassistenza educativa ad


personam per i ragazzi disabili e il
trasporto degli alunni con disabilit
negli istituti superiori. Occorre capire quante risorse siano necessarie e
prendere una decisione definitiva
per l'inserimento di questi ragazzi e
ragazze nella formazione professionale e negli istituti superiori. La Provincia, negli anni, si fatta carico
dei disabili sensoriali, competenza
che risale a un regio decreto del
1920. Anche su questo punto ne-

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cessario cogliere questa occasione
di cambiamento per costruire nuove
opportunit di coordinamento, in accordo anche con la direzione scolastica. Questo consentirebbe non
solo di garantire le competenze migliori per il servizio, ma anche la
certezza delle risorse economiche a
disposizione.
Un'altra importante competenza della Provincia la formazione degli
operatori sociali, educatori e volontari che operano sia nel settore
pubblico sia nel privato. importante che questo patrimonio formativo
rimanga anche nella Citt metropolitana, a servizio dei cittadini.
Serve sostenere il ruolo della polizia
provinciale e il lavoro di tutela ambientale che svolge. Occorre una
visione unitaria e sistematica tra le
istituzioni, per evitare inutili sovrapposizioni di ruoli e obiettivi. Anche la
Protezione Civile, e i tanti volontari
che ne fanno parte, ha bisogno di
poter definire nuovi traguardi e individuare percorsi lineari di crescita.
necessario un contesto normativo
adeguato e coerente - comunitario,
nazionale e regionale - che ne definisca compiti, ruoli, diritti e doveri.
Serve una norma unica nel rapporto
tra istituzioni e volontari cittadini.
Questo sistema oggi risente della
crisi dei bilanci delle istituzioni, ma
proprio per questo bisogna individuare delle linee di sviluppo possibili

nella Citt metropolitana. E per


quanto riguarda gli spazi, pensiamo
di restituirli alla cittadinanza? Bisogner rileggere le strutture che attualmente fanno parte del patrimonio della Provincia rispetto alle esigenze della Citt metropolitana e
dei suoi cittadini.
In questo momento di difficolt nel
mercato del lavoro serve dare alla
Citt metropolitana tutti gli strumenti
per sostenere politiche di sviluppo
economico efficaci. La Provincia,
dalla fine degli anni 90, ha contribuito al sostegno delle attivit lavorative, promuovendo le start up e la
creativit in aggregazione con il territorio. Perch non dare alla Citt
metropolitana un ruolo sui fondi sociali e fondi strutturali europei che
oggi sono negoziati tra Regione e
Bruxelles sulla base di linee guida
nazionali? Ora il momento, visto
che su queste possibilit si sta
chiudendo la programmazione a
Bruxelles.
Pensiamo anche alle Camere di
commercio: la Citt metropolitana
dovrebbe partecipare alla gestione
degli enti con i quali interagisce negli interventi sul mercato del lavoro.
Occorre necessariamente razionalizzare il sistema, ma deve essere
anche chiara la destinazione dei
fondi. Perch non si possono attribuire funzioni fondamentali al nuovo
ente, come quella dello sviluppo e-

conomico, senza porsi il problema


dei mezzi economici. Il nuovo ente
sar destinatario diretto o ente intermedio delle risorse?
La Citt metropolitana anche
loccasione per potenziare il sistema
delle Agenzie di formazione, orientamento, lavoro (Afol). Serve un'unica agenzia che sappia accorpare i
sistemi pubblici su scala metropolitana, in grado di garantire le esigenze territoriali, razionalizzando le
spese e i costi, grazie alla possibilit
di fare rete. Lobiettivo mettere
insieme bisogni e soluzioni per rilanciare la nostra area con un piano
industriale efficace. La Provincia dal
1996, prima a livello nazionale, ha
costruito un percorso sulla formazione e sul mercato del lavoro, creando un patrimonio di competenze
legato alle realt territoriali e allo
sviluppo locale. stata separata la
gestione della programmazione dalle misure di politiche del lavoro e
della formazione, rispettando le
specificit delle aree territoriali e facendo in modo che le strutture diventassero autonome. Negli anni si
sono sviluppate integrazioni e innovazioni di politiche occupazionali.
Questo percorso sinserisce perfettamente negli obiettivi della Citt
metropolitana ed un patrimonio
che non deve essere perso, deve
essere valorizzato.

MILANO CHE CAMBIA. SU QUALI BASI DI CONOSCENZA?


Francesco de Agostini
Riprendendo il filo di alcuni degli
interventi che mi hanno preceduto
su queste colonne attorno alle questioni territorialiste che caratterizzano la nascita della Citt Metropolitana, credo opportuno soffermarsi
su due caratteristiche evidenti: che
CM sia un fatto acquisito da tempo
- Gianni Dapri la riconduce alla
142/90, ma mi piace ricordare gli
anni eroici del Piano Intercomunale
Milanese che gi nel 63 sotto
legida di Giancarlo De Carlo proponeva formule fino allora inedite in
Italia di pianificazione sovra comunale; che la strumentazione di cui
dovr dotarsi piuttosto inedita,
essendo introdotta la pianificazione
territoriale generale, ivi comprese le
strutture di comunicazione, le reti di
servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunit metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi allattivit e
allesercizio delle funzioni dei comuni ricompresi nellarea, come
Franco Sacchi ha avuto modo di
scrivere, affiancandola alla pianifi-

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cazione territoriale di coordinamento, nonch alla tutela e valorizzazione dellambiente (art. 1, c. 85),
ereditata dalla Provincia cos come
riformata dalla medesima legge.
La sua costituzione coinvolge dunque numerosi attori chiamati non
solo a definire il quadro istituzionale, di cui altri hanno fornito spunti,
nello spirito multidisciplinare allinterno del quale il gruppo Petfi
nato, ma anche a identificare i problemi e a determinare procedure di
gestione dei medesimi. Tra questi,
sicuramente il tema delle conoscenze necessarie alla pianificazione territoriale secondo queste nuove premesse.
Milano che Cambia una sezione
del sito dellOrdine degli Architetti
della provincia di Milano dedicata
alla costruzione di un Atlante delle
trasformazioni urbane consultabile
in rete da tutti. Nasce da una domanda banale che ci siamo posti
quattro o cinque anni fa, nel pieno
della discussione attorno al nuovo
Piano di Governo del Territorio di

Milano. Lallora assessore allurbanistica vantava con un certo orgoglio un grande numero di gru e relativi cantieri presenti in citt, come
sintomo di un momento di trasformazione straordinaria, in Europa la
pi cospicua in termini quantitativi
del periodo, ma con qualche imbarazzo non era in grado di documentare che cosa realmente stesse
succedendo. Sintomo di uno sguardo piuttosto pulviscolare, certo non
di sistema, esito di una politica di
contrattazione locale che ha sortito
risultati molto distanti tra loro, in cui
ad unidea di citt - bella o brutta
che fosse - prevalsa la logica di
mercato. Un dato che con grande
evidenza possibile leggere nella
tabella di comparazione tra quantit
e indice di edificazione delle diverse
aree analizzate e che fa parte degli
strumenti che Milano che cambia
mette a disposizione di chi la consulta.
Una conoscenza che ci sembra banale affermare necessaria per orientare le buone scelte - sia tecni-

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che sia politiche - rispetto al destino
del territorio, nel costruire unidea di
citt senza la quale ogni scelta
frutto dinteresse parziale, ovvero
negazione della citt come luogo
dellabitare collettivo.
Gli esiti del lavoro, per definizione
in continuo sviluppo, sono stati
condivisi negli ultimi due anni in una
sorta di Osservatorio partecipato
delle trasformazioni urbane, di cui
sono stati parte integrante PIM,
ANCE, e auspichiamo presto lo
siano il Politecnico cos come la
stessa istituzione nascente della
Citt Metropolitana.
Il Centro Studi PIM e lOrdine degli
Architetti della provincia di Milano
hanno realizzato, a partire dalla documentazione di Milano che cambia, del SIT progetti di PIM e del
Geoportale della Regione Lombardia, una Mappa che rappresenta
alla soglia di marzo 2012 le aree
oggetto di trasformazione di Milano
e dei Comuni della sua Provincia e
della provincia di Monza e Brianza.
Con riferimento ai 189 Comuni, sono stati censiti 3.400 interventi di
cui pi del 70% di previsione o in
corso di realizzazione, per un totale
di oltre 70 milioni di mq di Superficie Territoriale. Dalle analisi compiute emerge che di queste aree
circa il 50% prevista a destinazione residenziale; a sua volta, quasi
l80% accessibile solo su gomma,
e per il 53% si tratta di interventi su
suolo non urbanizzato. Dati che naturalmente sono stati solo un primo
grado di approssimazione alla realt, rispetto alla quale si avviato un
processo tentativo di messa a punto sia del data base di riferimento,
sia delle fonti pi aggiornate per il
rilievo del dato.
Nella successiva fase di lavoro, che
ha visto il coinvolgimento anche
della sezione e-Mapping di Assimpredil Ance, si compiuta
unazione di approfondimento sui
23 Comuni di prima cintura di Milano. Lesito del lavoro, riferito alla

soglia temporale di luglio 2013,


costituito da una mappa, consultabile in rete, attraverso cui possibile interrogare le diverse aree regestate, visualizzate secondo diversi
colori che rimandano allo stato di
avanzamento di previsione di Piano, i cui dati sono a loro volta sintetizzati in una scheda di approfondimento che si apre cliccando
sullarea stessa. Sono cos state
censite circa 400 aree di intervento,
per un totale di circa 25,5 milioni di
mq di superficie territoriale di cui
circa 19 milioni soggetti a programmazione, il 50% su suolo libero.
La distribuzione degli interventi
programmati secondo la loro dimensione colloca nei quadranti
nord i pi estensivi, che porterebbero dal 54% al 58% la superficie urbanizzata dei 23 comuni, con un
picco al 79% nel nord est. Abbiamo
infine formulato qualche ipotesi riguardo alle funzioni prevalenti insediabili in relazione al contesto, aprendo un nuovo corso di analisi
qualitativa che necessita naturalmente di ulteriori affinamenti.
Senza entrare troppo nel merito
degli esiti, qui pubblicati a complemento della mappa segnalata, cui si
rimanda, e di cui si ribadisce il carattere tentativo del risultato, ci
che mi sembra di qualche interesse
sottolineare in questo contesto - pur
consapevoli che questo lavoro rappresenti solo un primo passo di avvicinamento alla conoscenza reale
del quadro - quanto ancora potenzialmente in gioco a scala metropolitana. A questo riguardo appare cruciale, in ragione della sua rilevanza nello scacchiere metropolitano, includere quanto prima in questa mappa partecipata delle trasformazioni i dati del Comune di
Milano, cui vorremmo dedicare la
nostra prossima tappa di lavoro
perch abbia una qualche utilit
nella prospettiva di Citt Metropolitana.

Insomma, nelle mille difficolt della


costituente Citt Metropolitana
possibile scorgere una grande opportunit, intrinsecamente legata io
credo alle ragioni del suo concepimento, a dotarsi di strumenti aggiornabili dal basso, coinvolgendo
in un processo partecipato di pianificazione i diversi Comuni componenti la Citt Metropolitana, che a
loro volta ne restituiscano lidentit,
necessaria a guidare le scelte delle
trasformazioni altrimenti generate a
livello locale, magari, come spesso
avvenuto, in competizione tra amministrazioni limitrofe.
Una sorta di fotografia, in continuo
aggiornamento, dello stato duso
del suo territorio, a inverare le politiche di rigenerazione urbana, di
controllo del consumo di suolo, di
coordinamento delle politiche infrastrutturali di cui si diceva allinizio
Citt Metropolitana dovr rilanciare.
Il vantaggio dei tempi lunghi che
caratterizza lindustria delle costruzioni, in coincidenza con una fase
di grande decompressione del mercato come quella attuale, costituisce per la Citt Metropolitana una
buona occasione. Dunque, al di l
delle questioni di gestione e di rappresentanza, cruciali nella definizione del nuovo governo, necessario parallelamente immaginare e
avviare sin da subito tutte quelle
pratiche che consentano alla politica, quando finalmente avr trovato
il suo nuovo assetto, di formulare
una idea di citt che non sia demagogicamente intitolata a desideri
astratti quanto alla conoscenza dello stato del territorio e alla ottimizzazione delle sue risorse, secondo
traiettorie - alcune con puntualit
Giancarlo Consonni le ha gi preconizzate alle quali la costituente
citt metropolitana potr corrispondere con cognizione.
Gruppo Petfi, Dialoghi sulla citt
metropolitana/7

LA BAD GODESBERG DI RENZI: VERSO IL PARTITO NAZIONE?


Giuseppe Ucciero
Forse non tutti sanno che il calendario questo. 1 maggio 2014:
count down, meno un anno a Expo.
1 luglio 2014 lItalia assume la Presidenza semestrale del Consiglio
dellUnione: Milano centro di gravit del semestre europeo per creare collegamenti organici e funzionali
tra presidenza italiana della Ue e
Expo. 12 settembre 2014: a Milano
avr luogo lXI meeting ASEM dei
Ministri delle Finanze, da 49 paesi

n. 25 VI - 2 luglio 2014

membri dellAsia Europe Meeting


(ASEM) a confronto su questioni
economiche globali e ulteriori opportunit di cooperazione economica
tra Asia ed Europa. 16-17 ottobre
2014 si terr a Milano il X Summit
ASEM, il vertice dei Capi di Stato e
di Governo: creato nel 1996, luogo
privilegiato per il dialogo e la cooperazione tra Europa e Asia, ASEM ha
attualmente 51 soci e sta rappresentando la met del PIL mondiale,

quasi il 60% della popolazione


mondiale e il 60% del commercio
globale.
La maggior parte dei Consigli informali ed il Vertice ASEM si svolgeranno a Milano al fine di evidenziare
la continuit fra alcune priorit strategiche della presidenza (ad esempio, in tema di ambiente, agricoltura,
energia) e il tema dellExpo 2015
Nutrire il Pianeta Energia per la
Vita sottolineandone, inoltre, la va-

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lenza in chiave di rilancio della crescita e delloccupazione attraverso
la ricerca e la collaborazione internazionale sulle tecnologie innovative. Queste le intenzioni dellallora
ministro Moavero e del presidente
Enrico Letta che hanno saputo incardinare Milano e lExpo in un asse
italo europeo, cristallizzato nel dicembre 2013 con la firma del protocollo di partecipazione della Ue
allExpo. Alberto Quadrio Curzio
sul Sole 24 Ore del 17 aprile ne parla come di un europeismo globale
con lExpo e lancia lappello per un
europeismo industriale e tecnologico: partire da Milano e dalla Lombardia che una delle regioni pi
industrializzate dEuropa per rilanciare lItalia in termini di innovazione
e internazionalizzazione una occasione che nel semestre europeo
non dobbiamo perdere e sulla quale
vari ministri a cominciare da quella
dello Sviluppo Economico, Federica
Guidi, dovrebbero concentrarsi.
In questo quadro il Comune di Milano si candida a ospitare il vertice
europeo sulloccupazione giovanile,
rivendica il ruolo delle amministrazioni locali nella progettazione e nella gestione delle risorse legate alla
Garanzia Giovani (Youth Guarantee) e con lassessore Cristina Tajani
vanta con orgoglio lesperienza realizzata negli ultimi due anni dando
avvio a percorsi a sostegno delle
giovani start-up (circa 150 quelle
nate nei 4 incubatori dimpresa frutto delle collaborazione tra Comune,
Universit e soggetti privati come
Speed MI Up, Poli-Hub, e Air dedicato alleconomia carceraria) e a
esperienze di co-working che si sono affiancate ai percorsi pi tradizionali di presa in carico dei soggetti
pi fragili. Giovani imprese che dimostrano di credere nel sistema
Paese e nella sua capacita di reagire alla crisi, esplorando nuovi segmenti di mercato e nuove opportunit come quelle offerte dal terzo settore. Proprio in questo particolare
ambito, ad esempio, abbiamo dato
origine a FabriQ il primo incubatore
esplicitamente rivolto a realt sia
profit sia no profit a forte vocazione
sociale che in meno di tre mesi ha
fatto registrare ben 50 progetti
dimpresa che chiedono di essere
incubati e aiutati a crescere. .
Milano caput mundi? A Bad Godesberg, nel 1959, lSPD tedesca fece
i conti finali con i suoi antichi padri
fondatori (Marx, Engels, il rinnegato Kautsky ), tolse il sol
dellavvenire dalle sue bandiere e
declin il modo di produzione capitalista come societ di mercato. Fu
un gran lavoro teorico e simbolico,
cui lSPD si applic con metodo

n. 25 VI - 2 luglio 2014

germanico: il risultato fu il Patto Socialdemocratico, un compromesso


decisamente alto nella sua concezione, fondato su modelli di cogestione della produzione e del sociale. Cos, lSPD si istituiva nella duplice veste di rappresentante dei
lavoratori e garante degli assetti socio politici nazionali.
Per altre vie, pi tortuose, il PCI
proseguiva la sua revisione, espungendo le analisi e le parole dordine
meno gestibili nel quadro del compromesso socialdemocratico. Il 68,
sola vera grande rivoluzione culturale dellOccidente, fu riassorbito della
sua politica prudente, un po tartufesca, ma certamente efficace. In realt, i problemi di fondo erano solo
stati accantonati.
La Bolognina, le lacrime di Occhetto, segnarono momenti di autentico
dolore personale e collettivo, simbolo del trauma vissuto da un personale politico e da un popolo ancora
sentimentalmente legati al mito rivoluzionario. Se per lSPD, Bad Godesberg fu semplicemente la presa
datto di un amore finito tanto tempo
prima, per il PCI si tratt di un triste
e progressivo distacco da un amore
impossibile. Da allora, tanta confusione, la Cosa, DS, PDS, e infine il
PD.
In Italia niente Bad Godesberg, ma
piuttosto un susseguirsi di passaggi,
strattoni, tentativi, alla fine sfociati
nel PD. Ci si sarebbe attesi una sistematica rielaborazione dellanalisi,
della proposta, dellidentit, ma era
troppo tardi e troppo presto. Troppo
tardi perch la tradizione comunista
riuscisse a superare alcune tare originarie, troppo presto perch il tentativo di sintesi tra le diverse culture
andasse oltre il sincretismo volenteroso ma impotente del ma anche
veltroniano.
Il PD come partito socialdemocratico non mai nato e al suo posto
cresciuta la metastasi di un pluralismo oligarchico, tanto anarchico nei
litigi tra feudatari quanto opprimente
verso iscritti e popolo. Non poteva
andare avanti cos, e cos non andata avanti.
Ma la devastante crisi italiana alla
fine ha generato una rottura, in un
certo senso la nostra Bad Godesberg, naturalmente una Bad Godesberg confusa e raffazzonata, all'italiana, nella forma del plebiscito e
non del congresso, dellemozione e
non del ragionamento, del proclama
e non della tesi, che procede senza
ancora aprire la nuova galleria degli
antenati, ma solo questione di
tempo: Bettino attende, che gi sorride.
Di cosa parliamo? Ma naturalmente
dell'8 dicembre 2013, spartiacque

tra un'epoca della politica italiana e


un'altra. L8 dicembre crollarono,
con gli stanchi epigoni, le ideologie
storiche del centrosinistra fondatrici
del PD, quella cattolica e quella comunista, accomunate da visioni organiche e da missioni di rappresentanza sociale. Come sempre il Palazzo preso quando ormai vuoto, fuggiti i difensori: il dopo elezioni
2013 stato un martirio, e ha creato
le premesse per un cambiamento
radicale, non importa neppure quale, al punto in cui si era arrivati.
Ma in cosa consiste effettivamente
questa nostra Bad Godesberg, non
dichiarata ma in corso dopera? Nel
superamento della visione di societ
e futuro basata sulla lotta tra aggregati sociali, per lasciare spazio a un
nuovo contesto dove competono i
singoli (individuo, impresa, territorio)
e dove accelerazione tecnologica e
maggior libert dimpresa ridefiniscono il terreno ideale (la competizione) per assegnare i giusti meriti,
favorendo ricchezza e sviluppo, e
per questa strada anche risorse per
i bisogni dei perdenti.
Da una parte gli innovatori, dallaltra
i conservatori, tutti immersi nel
grande oceano della trasformazione. I conservatori, definiti tali quando rivendicano le identit sociali collettive come risorse essenziali per
conseguire leguaglianza tra i singoli, quando pretendono di porsi tra il
sociale e il pubblico, rappresentando e intermediando. Di qui il furore
iconoclasta contro province e prefetture, sindacati e rappresentanze
imprenditoriali, di qui la negazione
del loro valore aggiunto organizzativo, anzi lapposizione delle stimmate di mangiaufo a tradimento. Di
qui la ricerca del consenso lungo
tutto lo spettro sociale, senza pi
riconoscere alle identit sociali e
alle infrastrutture tecniche alcun valore intrinseco, anzi, ma stimolando
e accogliendo inclusivamente tutti
quanti siano disponibili a partecipare al gioco, dovunque si collochino.
Che non si tratti di una forzatura
viene chiaro quando si ascolta Matteo Renzi affermare, commentando
diaspora e velocissimo convergere
sul pianeta PD dei satelliti rottamati
di SEL, Chi guarda al PD trover
un partito aperto (...) che si pensa
come un vero e proprio partito della
nazione. Un Partito della Nazione!!!!
Un partito che non si pensa come
rappresentante di una parte sociale, ma ambisce a essere titolare di
un tutto trasversale e indifferenziato, totalizzante pi che maggioritario, il partito degli atomi sociali liberati della mano morta dei corpi intermedi, depositari parassiti di un

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mondo tramontato. E d'altra parte,
se il valore guida non eguaglianza ma cambiamento, se non vi
differenza sostanziale tra lavoratore
e gestore di fondi finanziari, tra operaio FIAT e Sergio Marchionne, tra
evasori e proletari digitali, allora non
vi alcuna ragione per non ambire
a rappresentare tutti, ma proprio tutti. Cosa resti qui di Gramsci e della
sua nozione di egemonia (le casematte del consenso ) facile
comprendere, e cosa dell'eguaglianza pure, del resto derubricata a
minor fattore dallo stesso Renzi,
commentando Bobbio su Destra e
sinistra.
Che prospettive effettive pu nutrire
questo disegno politico, nuovo ep-

pure autentico erede del PSI


dantan? E quale ruolo pu realisticamente desiderare una sinistra che
non svenda la sua primogenitura
per un piatto di lenticchie?
Il successo elettorale di Matteo
Renzi, stato conseguito in forza di
due essenziali precondizioni: l'assenza di leadership a destra, le aspettative dei ceti sganciatisi dal signor B. Sono compatibili queste aspettative con quelle del popolo di
centrosinistra? Fin che si tratta di far
fuori Province e Senato, tutto va
ben madama la marchesa, ma
quando si incider sulla carne viva
degli interessi sociali, qualche problema verr. Regger allora il Partito della Nazione?

A sinistra, la stagione dellegemonia


da rendita di posizione finita, e
bisogna ripensarsi (dentro e fuori il
PD). Se Eguaglianza, Lavoro e Diritti sono ancora valori di riferimento,
come rileggerli nel vivo dei processi
attuali, verso la potente domanda di
soggettivit che esprimono, rielaborando rappresentanza tradizionale e
sfera di partecipazione?
Se la terza via alla Blair e alla Renzi
una strada senza uscita, non si
vede ancora il percorso alternativo.
ancora buio. un enorme spazio
politico e culturale: a ciascuno la
sua Bad Godesberg.

ANTONIO VELLUTO: IL PENSIERO POSITIVO


Paolo Viola
Si dice spesso di una persona che
pensa positivo, ed io lo dicevo soprattutto di lui, mi sembrava
larchetipo del pensare positivo;
ma non era solo lui a pensare positivo, diffondeva intorno a s nella
sua grande famiglia (una vera trib,
molto articolata), nel lavoro (i giornalisti vivono tra la gente), con gli
amici (era un meridionale verace,
con una grande capacit di coltivare
lamicizia) una positivit consapevole, razionale, nulla a che fare con
lottimismo della volont, piuttosto
con la fiducia nella ragione. Era il
vero pensiero positivo.
Antonio Velluto mancato marted
scorso, nella sua bella casa di via
della Moscova, malato terminale di
molti mali sopportati con lo spirito e
la pazienza di un moderno Giobbe;
non lho mai visto senza quel sorriso
dolce, avvolgente, comprensivo, solare come suggeriva il verde azzurro
degli occhi. Sosteneva che quando
sarebbe arrivato il momento, lunica
cosa importante era essere preparati e nel limite del possibile avere la
coscienza a posto.
Lo conobbi nel 1952, da pochi mesi
era approdato a Milano con pochi
centesimi in tasca, portando con s
uno dei fratelli pi giovani per esplorare la possibilit di una vita pi
larga rispetto a quella che aveva
davanti nella piccola, deliziosa, amatissima Troia, sulle colline di
Foggia, di fronte al Gargano. Troia
stava troppo stretta a una famiglia
come la sua, tanto serena nellaccettare le ristrettezze postbelliche
quanto ambiziosa per chiedere orizzonti pi ampi sul piano sociale e
culturale.
Erano stati raccomandati a Padre
Zucca (ricordate il trafugatore del

n. 25 VI - 2 luglio 2014

corpo di Mussolini?) padre padrone


dellAngelicum (la sala di piazza
SantAngelo in cui ogni luned sera
si ascoltava una buona orchestra
sinfonica - con essa debutt il giovane Claudio Abbado - e gli altri
giorni si proiettavano film in lingua
originale) che per dare un lavoro ai
due ragazzi - quindici e diciassette
anni - mise loro addosso due improbabili smoking e li promosse
maschere del teatro. Dormivano e
mangiavano come e quando potevano ma la sera, nelle loro divise,
erano
impeccabili;
lambiente
daltronde era colto, la naturale affabilit li rese familiari ai professori
dorchestra, ai francescani pi intellettuali, ai giornalisti, ai borghesi
come me che frequentavano la sala.
L imparammo ad amare la musica,
allora Antonio divenne un mozartiano di ferro.
Cos nata una carriera da autentico milanese, con le stimmate
dellimmigrato-integrato che non ha
mai reciso i legami con le proprie
origini (ancora oggi la casa di Troia
frequentata da tutta la sua famiglia), che secondo la migliore tradizione stato raggiunto dal resto
della famiglia, sono nati figli e nipoti,
mentre lui, perfetto patriarca, seguiva, consigliava, appoggiava tutti.
Come sempre, dietro una grande
carriera vi una grande donna, e
Antonio lha trovata presto e non se
l pi persa.
stato giornalista a La Notte di
Nino Nutrizio, ha diretto per anni Il
Gazzettino Padano alla RAI, diventato Consigliere Comunale (era
un vero democristiano di sinistra,
molto distante dai cattocomunisti,
cresciuto nella scuderia di Marcora;
per lui la politica era un servizio civi-

le, nulla di pi) poi Assessore


allEdilizia Pubblica (contestato perch voleva integrare i quartieri popolari con quelli borghesi, vi ricordate la citt tappezzata di manifesti
Velluto pensaci! e Velluto resisti?). Chiusa la carriera propriamente politica per incompatibilit
con i valori (o disvalori) emergenti,
stato al vertice delle Associazione e
dei Sindacati dei Giornalisti, prima
Italiani poi Europei, ha diretto il Circolo della Stampa di Milano, stato
insignito di cavalierati e di onorificenze di ogni genere, compreso
lAmbrogino doro; ma lonorificenza
pi importante lha avuta marted,
nella chiesa di San Marco gremita,
dalle parole della moglie, di un fratello, di una figlia, scolpite nella pietra.
Ho raccontato questa storia perch,
pur appartenendo alla nostra generazione, diversa da quelle che arrivano oggi alle nostre orecchie: i
media non le raccontano perch
non fanno clamore, si dubita che
suscitino un minimo di audience; la
raccontiamo qui perch qualcuno si
accorga che la citt non dimentica
gli uomini migliori, non fatta dei
violenti e dei corrotti che invadono
la cronaca.
Si dice che lascensore sociale sia
bloccato, che non funzioni pi. Forse siamo noi a non saperlo usare.
Abbiamo perso quel pensiero positivo che fino a ieri assicurava speranza e fiducia nel futuro alle persone, alle famiglie, alla comunit. Sicuramente oggi pi difficile fare,
si sono inceppati tanti meccanismi
che aiutavano a vivere e a lavorare,
ma si anche smarrita o stato
marginalizzata la capacit di ascoltare, capire, aiutare, sostenere,

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la volont di partecipare. Antonio
Velluto, se potesse ricominciare oggi, ce la farebbe ancora perch la
sua forza morale si riverberava su
tutti quelli che incontrava, umili o

potenti che fossero. Sar un caso


che al funerale ci fosse il caro, vecchio sindaco Tognoli, ma non il gonfalone del Comune.

DECENZA AMMINISTRATIVA: IL MISTERO DEL GRANDE PONTEGGIO


Pablo Rossi
Un mistero si aggira nel Cappuccio: quel gigantesco ponteggio alto
almeno tre piani, che da oltre due
anni ingabbia il grande complesso
scolastico, che comprende le Scuole secondarie di 1 grado Luca Beltrami e Emilio De Marchi, il Liceo
Classico Tito Livio e lIstituto Tecnico Industriale per Edili Carlo Bazzi,
e che occupa via Circo dallincrocio
con via Cappuccio a piazza Mentana, la stessa via Cappuccio (e qui
riduce la sede stradale gi stretta di
suo) dallinizio fin quasi in via S. Orsola e porzioni notevoli di S. Orsola
e Mentana.
Per la maggior parte dei residenti
della zona presto divenuto uno dei
grandi misteri della storia, quasi
come il sito preistorico di Stonehenge, la leggenda di Atlantide, i moai
dellIsola di Pasqua perch da
quando stato eretto, nel 2012, non
pi accaduto nulla.
Qual la ragione di questo gigantesco ponteggio? Allinizio del 2012 (!)
dal tetto di uno degli edifici scolastici
sono cadute alcune tegole. Per sicurezza stato subito innalzato il
ponteggio, noleggiato da una ditta
privata. Fin qui, normale amministrazione. Ma da allora, in oltre due
anni nessun lavoratore salito su
tale ponteggio, n si registra qualche segno di attivit, e il problema
per cui stato eretto non stato
risolto.
Comune ed Enti pubblici interpellati
da diversi cittadini hanno sempre
fornito risposte vaghissime. Alla
questione sono stati interessati anche i principali quotidiani, che hanno
pubblicato le lettere dei residenti. Il
Comune, che di solito risponde a
ogni minimo accenno critico alla sua
attivit, questa volta rimasto silenzioso, e non ha spiegato per quale

motivo dobbiamo assistere a uno


spreco di tali proporzioni. Probabilmente si verificato anche un corto
circuito di informazione allinterno
del quartiere, per cui n i cittadini
che sono al corrente, n le direzioni
scolastiche interessate hanno diffuso notizie in merito.
Lunica informazione pubblica esistente rappresentata da un cartello dellAssessorato Infrastrutture e
Lavori Pubblici del Comune, appeso
alle inferriate della Scuola dellInfanzia di via S. Orsola 17. Il cartello,
ormai dantiquariato, narra di lavori
di manutenzione e messa in sicurezza dellimporto di 30.000 euro
per ledificio di via s. Orsola 15 (ingabbiato dal ponteggio). Peccato
che faccia riferimento a una Delibera della Giunta Comunale del 27
novembre 2008, a una gara
dappalto del 13 ottobre 2009 e annunci lavori con inizio l8 marzo
2012 e la fine per il 22 aprile 2012!
Ero pi o meno arrivato a questo
punto dellarticolo da proporre a ArcipelagoMilano, quando la redazione riuscita ad avere la spiegazione del mistero di tanta inerzia.
Sembra che i lavori sul ponteggio
dovessero partire ai primi di luglio di
questanno, ma qualche giorno fa
emerso che l'impresa edile arrivata
seconda nella gara d'appalto ha fatto ricorso. Di conseguenza, ora i
lavori sono bloccati per un minimo
di altri 9 mesi e il ponteggio rimarr
ancora per chiss quanto.
Per farla breve siamo in presenza di
una storia che riflette perfettamente
la confusione cronica delle normative del nostro Paese e lincapacit
della burocrazia di gestire anche
solo il rifacimento di un tetto.
Fare manutenzione che vorr
mai dire? Se si fosse provveduto

subito a risistemare le tegole, il tetto


in questione non sarebbe in queste
condizioni e quando piove lacqua
non allagherebbe lultimo piano. Invece, e proprio in un periodo di crisi,
per evitare qualsiasi responsabilit,
si intervenuti con provvedimenti
faraonici: lenorme ponteggio che
abbraccia quasi un intero isolato, un
grande progetto di rifacimento, che,
immagino, richiede considerevoli
risorse, quindi, gara dappalto basata su norme di legge dalle mille tortuosit, che generano ricorsi a raffica da parte di chi si sente ingiustamente escluso. Si sospettano tempi
biblici tra riunioni, consultazioni, udienze, verifiche, il tutto per ritrovarsi dopo oltre due anni di ponteggi e
relativi esborsi per il noleggio ad attendere un altro anno (se va bene),
infischiandosene dei disagi e degli
inconvenienti dei cittadini, sia di
quelli che nelle scuole ci studiano,
sia dei residenti dei dintorni.
Nel frattempo, il ponteggio si sta logorando, e a terra cominciano a cadere i coprigiunti in plastica. E allora, cari signori del Comune di Milano, perch non affrontare il problema, dandosi un preciso ordine di
priorit? In primo luogo vanno tutelati i cittadini. Come? Intervenendo
subito con piccole opere di manutenzione al tetto, chiudendo i buchi
che lasciano passare lacqua e effettuando le riparazioni pi urgenti.
Quindi, smontaggio del ponteggio,
in modo da evitare accuse di danno
erariale da parte della Corte dei
Conti.
Infine, quando tra qualche anno saranno risolti i problemi giuridicoburocratici relativi allappalto, intervenire su grande scala, naturalmente se ci saranno ancora i fondi.

LA BUONA POLITICA E LA PARTECIPAZIONE


Maurizio Spada
Il successo del PD, anche a Milano,
sembrerebbe premiare l'attuale
giunta Pisapia per il lavoro svolto in
questi due anni di amministrazione
ma a parer mio non cos. Ritengo
al contrario che vi sia una certa antipatia per il Palazzo del potere e

n. 25 VI - 2 luglio 2014

questo dovuto principalmente alla


scadente comunicazione e di conseguenza alla scarsa partecipazione anche se le cose si fanno e a
volte pure bene, come nel caso di
alcune scelte urbanistiche. Forse si
privilegiata l'idea che certe deci-

sioni si dovessero prendere senza


doverle giustificare e questo per il
buon funzionamento della macchina
amministrativa ma suonato come
dirigismo di vecchio stampo, contrario alle aspettative generate dal
programma elettorale e non c' co-

www.arcipelagomilano.org
me deludere per diventare antipatici.
Negli anni 60 e 70, durante i numerosi cortei della contestazione studentesca, si urlava: Libert partecipazione. Partiamo da qui per
spiegare il concetto. Esistono infatti
due libert in democrazia, libert da
e libert per. La prima la libert
fondamentale da chi ti opprime e ti
priva dei diritti fondamentali, la seconda quella che ti permette di
partecipare come cittadino alla gestione del potere ed al suo controllo.
Ad esempio, diceva Roberto Guiducci, i cui libri sull'argomento li
consiglierei ai politici attuali per una
buona rilettura, "non si tratta solo di
difendere il proprio diritto alla casa
ma di lottare per il diritto a radunarsi
autonomamente, di dissentire spontaneamente, di decidere sovranamente, d'essere insomma persone
pubbliche, di creare una sfera pubblica, di costruire un corpo politico
contro il potere e contro la sorveglianza burocratica".
Come arrivarci? Prima di tutto attraverso la trasparenza e soprattutto
con la possibilit di farsi ascoltare
da chi delegato a governarci attraverso l'assunzione transitoria del
potere. Per farsi ascoltare esistono

diverse strade quelle istituzionali e


quelle non, come le associazioni, i
comitati, i centri di cultura e cos via.
Queste sono le libert dei cittadini
ma, come giustamente ha fatto osservare Giorgio Galli qualche tempo
fa su questa stessa testata, nella
societ globalizzata il nuovo capitalismo ci ha trasformati in consumatori, siamo passati dal ruolo di sudditi, attraverso le rivoluzioni borghesi, a quello di cittadini e poi ultimamente, grazie al capitalismo globalizzato e ai mass-media asserviti, a
quello di consumatori.
Questa l'attuale degenerazione
delle democrazie che hanno mantenuto la prima libert ma hanno rinunciato alla seconda. Del resto
evidente se osserviamo le istituzioni
che a fine ottocento erano state
create con lo scopo di far partecipare al potere anche quelle fasce di
diseredati che nella tradizione erano
sempre stati esclusi, come ad esempio la Societ Umanitaria che
da centro di cultura e riscatto sociale diventata un centro congressi
che affitta le sale per ogni specie di
eventi del consumismo generale. La
buona politica ha il compito dunque
di favorire il ritorno da consumatori
a cittadini e dunque di favorire que-

ste espressioni non a parole ma nei


fatti. Il buon politico ha il dovere di
individuare le esigenze, di scegliere
il meglio della societ che governa
per metterlo al servizio di quest'ultima senza alcuna paura per il suo
potere. Insomma nei suoi incarichi
deve usare uno stretto metodo meritocratico palese e non quello clientelare, amicale o peggio familistico.
Come in tutte le manifestazioni umane o vi la paura o vi l'amore,
la paura di perdere il proprio potere
una delle peggiori in politica, non
permette di aprirsi agli altri, di trasmettere simpatia e fiducia. La sensazione che inconsciamente passa
quella di una difensiva sospettosa,
di una blindatura che non permette
di comunicare, nel paese del familismo amorale questo grave. E' la
sensazione che ora d questa amministrazione milanese: non importa
se poi le cose si fanno, magari anche meglio, ma non vi partecipazione. Forse l'amministrazione Tognoli stata amata proprio per questa sua apertura e l'aver chiamato la
sua associazione Amaremilano mette l'accento sul discorso dell'amore
che appunto apertura.

DA ISPRA NESSUNA NOTIZIA PER NOI SUL PERICOLO NUCLEARE. PERCH?


Fiorello Cortiana
Il disastro di Fukushima segna uno
spartiacque per il popolo giapponese e richiama tutti noi a non essere
spettatori distanti e distratti. La distinzione tra nucleare cattivo e
nucleare buono, l'assunto per il
quale le centrali giapponesi costituivano la dimostrazione che l'uso pacifico dell'energia nucleare sicuro, sono improvvisamente venuti
meno: il re nudo. Un popolo disciplinato e incline al rispetto dell'autorit e della verit che essa propone,
che fa proprie le ragioni dell'azienda
per cui lavora, tanto da farne un atto
di fede, dall'11 marzo 2011 ha iniziato a porsi e a porre degli interrogativi e delle rivendicazioni.
Questo passaggio, che implica una
ricomposizione con l'uranio delle
bombe di Hiroshima e Nagasaki,
ben documentato in due libri editi
anche in Italia grazie alla cura del
Centro di documentazione semi
sotto la neve di Pisa, nato per condividere conoscenza e informazioni
tra le societ civili italiana e giapponese. La pubblicazione di Fukushima, l'anno zero di Naomi Toyoda si deve alla sensibilit e al coraggio di Jaka Book che, fuori dall'istantanea della cronaca, mantiene

n. 25 VI - 2 luglio 2014

viva la memoria e ci rende conto del


cambiamento in corso nella societ
giapponese e nella sua mentalit.
Naomi Toyoda il fotoreporter
giapponese che ha scelto di andare
a Fukushima dopo il disastro, il suo
viaggio, documentato da immagini,
racconti e informazioni, stato un
percorso che lo ha portato a fare i
conti con i luoghi e gli attori che incarnano i miti giapponesi.
Cos l'Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Ministero
dell'Economia, la NHK, la radiotelevisione di stato, il professore dell'Universit di Tokyo, la TEPCO che
gestisce l'impianto nucleare, il capo
segretario di gabinetto del ministero,
signor Edano, nel comunicare e
commentare il disastro passano dalla sicurezza intrinseca alla rassicurazione minimizzante perch omissiva Siamo stati informati che si
verificato una sorta di fenomeno esplosivo. Una sorta? L'ambiguit
proposta affinch ogni cittadino
giapponese si preoccupi di non turbare la propria quotidianit abituale.
Questo balletto distraente, messo in
scena dagli attori con titolarit di verit scientifica e istituzionale, arriva
sotto forma di comunicazione uffi-

ciale nell'auto e nel computer di Toyoda.


C' una stridente tensione con
quanto egli documenta, attraverso
le immagini e le informazioni dirette.
Siano legate alle conseguenze dello
tsunami o al suicidio dell'agricoltore
Shigekyo Kanno e dei messaggi
che ha lasciato, in gesso sulle pareti
di compensato Chiedo a tutti gli allevatori rimasti di tener duro, non
arrendersi alla centrale nucleare e
a moglie e figli Perdonatemi. Mi dispiace, sono un padre che non
stato capace di offrirvi nulla. Le vite
sradicate dei 150.000 sfollati, che
cucinano i pasti con i prodotti locali
come non fosse successo niente, si
accompagnano al silenzio che traspare dalle immagini dei villaggi abbandonati perch contaminati dalle
radiazioni. La calma inesorabile di
una vita divenuta ormai precaria.
Piani di decontaminazione inattendibili, solo cinque centimetri di terreno. Il professor Yamashita dell'Universit di Nagasaky, nominato
consigliere per la gestione del rischio sanitario dovuto alle radiazioni
a Fukushima, ha risposto a chi
chiedeva se a Iwaki i bambini potessero giocare all'aperto S certo,

10

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andate e giocate. Lo stesso vale per
Fukushima. Non c' nulla di cui preoccuparsi. Fatelo sapere a tutti.. Il
professor Yamashita e i suoi collegi
rassicuratori sono stati citati a giudizio da un giornalista e da un
reporter, Hirose e Akashi, che li
hanno denunciati per gravi crimini
contro l'umanit equivalenti a omicidio colposo industriale.
Ancora un anno dopo il disastro:
rassicurazioni sulla cessazione
dell'allarme radioattivo e distribuzione di pillole preventive per stabilizzare lo iodio nella tiroide degli abitanti nel raggio di 50 Km dalla centrale. La Tepco e il suo balletto di
ammissioni e rassicurazioni "non ci
sono tassi di aumento anomalo della radioattivit". Due anni dopo il disastro affermava che il livello di radiazioni nei pressi del serbatoio che
contiene acqua contaminata si attestava a 100 millisievert, molto sopra
i livelli previsti dalla legge giapponese, che di 50 millisievert l'ora per i
lavoratori delle centrali. Poi la Tepco
ha annunciato che il livello di radiazioni 18 volte pi alto:1.800 millisievert all'ora, in particolare in uno
di quattro siti nei pressi della zona.
Non solo i giornalisti, che fanno girare le informazioni su internet, sono le madri che lottano, soffrono e si
consumano contro gli impuniti che
hanno provocato l'incidente e che si
muovono indifferenti. Dal racconto e
dalle fotografie di Toyoda traspare

la compassione per i suoi connazionali, una comune passione, un sentimento di condivisione oltre la discrezione dell'osservatore. Qualcosa sta cambiando anche in Giappone, da oltre 9 mesi nessuno dei 54
reattori attivo e arrivano all'80%
della rilevazione coloro che dicono
basta con il nucleare, oltre il mito.
Toyoda ha passato 800 giorni nella
zona del disastro e continua a tornare a Fukushima perch penso
che sia ci che posso fare per discolparmi con i bambini di oggi e di
domani.
Il secondo libro parte da qui la storia
a fumetti di una bambina che con le
sue domande e con gli studi mette a
nudo l'inganno e la presunzione nucleare e insieme ai giovani giapponesi gli dice addio, a favore delle
energie rinnovabili. Yuka Nishioka I
Dragoni atomici di Fukushima. Nella forma dei cartoon giapponesi
questo manga, impaginato per la
lettura da destra a sinistra cos leggiamo come i giappponesi, ha una
immediatezza divulgativa e la carica
del cambiamento generazionale. Le
nuove generazioni hanno fatto propria l'indicazione di Don Milani per
cui l'obbedienza non pi una virt.
Perch queste testimonianze giapponesi di cambiamento ci riguardano? Perch l'allarme non cessato
e gli inquinanti nucleari non si fermano dentro il perimetro di divieto di

pesca fissato dal governo giapponese e viaggiano nei pesci lungo i


mari. Perch dal sito di ISPRA poco
dopo l'11 marzo 2011 scomparsa
la pubblicazione delle rilevazioni sui
radionuclidi del fall out che ha interessato l'Italia e i dati non sono pi
apparsi. Perch il decreto del Presidente del Consiglio Berlusconi sulla
gestione delle emergenze nucleari
dovute alle centrali francesi e slovene di confine scomparso anch'esso.
Perch il nuovo piano energetico,
presentato dal Governo il 25 febbraio scorso, indica il nucleare come
una "importante fonte elettrica per il
baseload", per un mix energetico
assieme alle fonti rinnovabili e ai
combustibili fossili. Mentre la strategia di Obama si concentra su due
fonti di energia: i gas naturali e le
rinnovabili. Perch il report di Greenpeace Francia sugli investimenti
necessari per aggiornare i 58 reattori nucleari di EDF richiederebbero in
media 133 euro per megawattora.
Ci renderebbe lenergia dellatomo
di gran lunga meno competitiva rispetto leolico a terra gi dal prossimo anno. Per questo il ministro
dellEnergia Segolene Royal presenter lo schema di legge sulla
transizione energetica per ridurre la
quota di energia atomica al 50 per
cento rispetto allattuale 75 per cento entro il 2025.

Scriva Sergio Brenna a proposito di piazza Gino Valle


Apprezzo e condivido il commento
di Gianni Biondillo su piazza Valle
allex Portello posta a confronto con
piazza Duomo e la sua storia. In
fondo sono le stesse considerazioni
che Giuseppe Rovani nel suo Cento anni (Milano 1859, cap. X, Gar-

zanti 1975, pp. 604-611) faceva


svolgere tra due dotti sfaccendati a
proposito dellultimazione di piazza
Duomo, allora ancora in costruzione, in una notte di festeggiamenti
allaperto tra il 28 e il 29 giugno del
1766, in cui la protagonista del ro-

manzo viene liberata dal suo rapimento. 250 anni fa (150 se vogliamo stare alla data di pubblicazione)
e ancora non abbiamo appreso la
lezione.

Scrive Renzo Riboldazzi a proposito di piazza Gino Valle


Caro Biondillo, complimenti per il
suo articolo. Non ho ancora visitato
di persona piazza Gino Valle ma

non ho dubbi che sia come lei la


descrive. la condizione della gran
parte dei luoghi che ci ostiniamo a

chiamare "piazze" nonostante non


lo siano praticamente mai.

Scrive Vito Antonio Ayroldi a proposito di piazza Gino Valle


Concordo con l'ottimo Biondillo.
Aggiungendo che il parcheggio
rinvia obbligatoriamente alla concezione di mobilit che il progetto
presuppone. Evidentemente Milano oltre Area C non intende sforzarsi e le scelte poi sono quelle
che sono. Ma la committenza a-

n. 25 VI - 2 luglio 2014

vr avuto un ruolo, delle responsabilit? Chi impone a chi la visione, l'idea che sottende un progetto urbanistico? Anche a queste
domande, forse, sarebbe utile dare una risposta.
Il mondo sta andando tutto da
un'altra parte ma chi progetta, fi-

nanzia, autorizza immagina che i


cittadini milanesi e lombardi non
potranno che andarci in automobile. un modo ....
Ho trascorso una settimana nella
Capitale dovendola girare in lungo
e in largo. La citt conciata in tal
guisa che un visitatore non deve

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fare alcun sforzo per riconoscere
quelle caratteristiche tipiche di
confusione, rumore, incivilt che
Marziale e Giovenale descrivevano ai tempi dell'antica Roma. Eppure bellissima. Una cagna in
mezzo ai maiali cantava De Gre-

gori. La celebre nuvola di Fuksas


ad esempio circondata da ruderi
ancora in piedi, che conferiscono
al luogo l'aspetto di una quartiere
bombardato tipo Beirut. In realt
l'Eur, il celebre quartiere fascista
voluto da Mussolini, progettato da

Piacentini, e costruito in et Repubblicana, sic! Al ritorno in citt,


Milano mi sembrata Stoccolma !
Mi consolo con l'aglietto come dicono l. Che al peggio non c'
fine.

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Jersey Boys
di Clint Eastwood [USA, 2014, 134']
con C. Walken, F. Tingley, J. L. Young, J. Luke, F. Eastwood, B. Gardell, K. Narducci, S. Whalen, V. Piazza,
"C'erano tre modi per uscire dal
quartiere: entravi nellesercito e magari finivi ucciso; diventavi mafioso
e magari finivi ammazzato; o diventavi famoso". Il quartiere il New
Jersey, la comunit quella italoamericana immersa nel clima mafioso.
Comincia cos lultimo film di Clint
Eastwood con la storia di un gruppo
di ragazzi che pi o meno riescono
a schivare la vita del malavitoso e
del soldato per dedicarsi al canto.
la storia di Frankie Valli e dei Four
Seasons, forse con i Beach Boys il
gruppo pi famoso negli Usa dei
primi anni 60. La narrazione alterna
pezzi di vita dei protagonisti alle esibizioni canore senza che il film sia
un musical.
Sullo schermo compaiono i ragazzi
che faranno parte della band, gran
parte di loro ha passato ladolescenza dentro e fuori dal riformatorio come fosse un percorso formativo. Frankie Castelluccio (in arte Valli) viene esentato da questa forma-

zione sul campo: sotto la protezione del boss della zona Gyp De
Carlo (un bravissimo Christopher
Walker) che lo ha sentito cantare e
che punta sulla sua voce dangelo
per portare al successo un suo
ragazzo. Bench lavori come garzone nella bottega di un barbiere
Frankie comincia a cantare la sera
in locali in compagnia e sotto
locchio vigile di Tommy De Vito, gi
al servizio del capo zona e futuro
chitarrista della band.
Non sar un percorso facile quello
del successo e il gruppo avr varie
formazioni fino allarrivo di Bob
Gaudio tastierista e autore. Ma successo e fama comportano anche
gravi costi sul piano personale e
privato, in pi la band si trova in un
mare debiti. come se ci fosse una
maledizione e alcuni non riescono a
sottrarsi al destino di mettersi nei
guai.
Tutto questo narrato con leggerezza affetto e nostalgia, senza ap-

profondire lo sfondo sociale per non


togliere troppo spazio alla parte musicale. E forse qui sta una debolezza del lavoro di Eastwood: da un
lato vuole rivelarci cosa fermenta
sotto i bravi ragazzi del New Jersey
sempre invischiati in relazioni mafiose e dallaltro vuole assolutizzare
i momenti musicali, ma le due cose
non sempre riescono a integrarsi.
Perfetta come sempre la ricostruzione delle atmosfere dellepoca fatte di brillantina, capelli che si allungano e coloratissime cabrio pinnate.
Interessante luso degli a parte in
cui i vari protagonisti escono dalla
scena e ci spiegano la loro versione
dei fatti. Da notare che gli attori sono in gran parte gli stessi che, da
otto anni, mettono in scena a Broadway la storia dei Four Season.
Jersey Boys non sicuramente uno
dei migliori film di Eastwood, ma
chapeau.
Dorothy Parker

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Gran finale
Domenica 29 giugno giorno di San
Pietro e Paolo, come preannunciato, si celebrato il 150 anniversario
del primo concerto della Societ del
Quartetto di Milano (29 giugno
1864). Un evento unico e un po
sorprendente. La giornata di musica
incominciata alle 11 del mattino e
finita alle 11 della sera, con il pubblico che cambiava fra un programma e laltro, spostandosi dalla
sala Verdi del Conservatorio
allattigua Basilica di Santa Maria
della Passione e viceversa. Musica

n. 25 VI - 2 luglio 2014

non per ogni gusto ma per gusti


molto diversi, tutti per gusti sottili.
La giornata iniziata con un programma leggero ma gustoso, con
lorchestra di fiati della Valtellina che
ha eseguito musiche festose di fine
ottocento in parte molto note (una
Fantasia per tromba e una Marcia di
Ponchielli, una Marcia di Puccini,
una Fanfara di Rossini) e altre meno note (Petrali, Boccalari, Delle
Cese, De Nardis) in ricordo
dellatmosfera che dominava i primi
decenni di vita del Quartetto; un intervallo per la colazione ed eccoci

subito dopo nella Basilica ad ascoltare uno strepitoso concerto per due
organi (loriginale del 600 e quello
recentemente inaugurato dal Mascioni, alle tastiere Maurizio Salerno
e Antonio Frig) con musiche di
Bach, Corelli ed Hndel.
Si rientra al Conservatorio per ascoltare i sempiterni Carmina Burana di Carl Orff eseguiti dalla FuturOrchestra e dal Coro SONG della
Lombardia, i fantastici organici dei
giovanissimi emuli italiani del famoso Sistema venezuelano di Abreu;
questi 250 ragazzi (dalle voci bian-

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che delle elementari agli adolescenti
impegnati negli strumenti pi delicati) cominciano a farsi conoscere e
apprezzare un po ovunque, diretti
dal bravo Alessandro Cadario, solisti Ivanna Speranza, Gianluca Pasolini e Sergio Vitale. Un pienone di
persone e di entusiasmo, di amici e
parenti. Una vera festa.
Ed eccoci arrivare al clou della giornata, quando entrano in scena Andrea Lucchesini, il Trio di Parma e il
Quartetto di Cremona con due programmi che sarebbe meglio chiamare una maratona: uno dalle 16.30
alle 19.30, laltro dalle 20.30 alle 23!
di musiche prese dai programmi di
sala di centocinquantanni fa: un bel
Trio di Martucci, il famosissimo Trio
detto dellArciduca, di Beethoven e,
sempre di Beethoven, il Quarto
Concerto per pianoforte e orchestra
in una curiosissima versione
depoca per pochi strumenti. Tra
luno e laltro tre Klavierstcke per
pianoforte di Brahms e due pezzi
contemporanei: il magnifico Alone
per violoncello solo di Giovanni Sollima (eseguito al mattino da Giovanni Scaglione del Quartetto di
Cremona e alla sera da Enrico
Bronzi del Trio di Parma, uno pi

bravo dellaltro per un pezzo difficilissimo e toccante), accolto con


grande entusiasmo dal pubblico, e
un quartetto per archi Monos di
Omar Dodaro accolto con un minore
entusiasmo, entrambi scritti per impulso della Societ ospitante. Molto
singolare infine - anche se dimostra
quanta poca dimestichezza avessero i compositori italiani con la musica da camera, perfino dopo essersi
recati a Lipsia a studiare con Mendelssohn - un altro quartetto per archi, di tal Antonio Bazzini, che fu
commissionato dalla medesima Societ del Quartetto per una delle
prime serate della prima stagione
del 1864.
Ho voluto raccontare per intero il
programma per dare merito alla festeggiata non solo del grande rispetto della propria storia e per aver
tenuto fede alle ragioni della propria
esistenza, ma anche per apprezzare il fatto di essersi astenuta dalla
ricerca di un successo fin troppo
facile pur disponendo, per questa
storica giornata, di grandissimi interpreti. Avrebbe potuto creare molto pi clamore con un programma
pi accattivante. Invece ha premiato la fedelt alle proprie radici.

Scelte coraggiose e prima di ogni


altra le porte aperte; offrire alla citt un regalo di tale portata non da
tutti, occorre molta fantasia e ancor
pi coraggio. Si rischiato di avere
la folla ma anche - avendo scelto
una domenica estiva per rispettare
la storica data - di trovarsi con la
sala vuota. andata bene; non era
n vuota n gremita, con un pubblico molto attento e interessato fino
allultima nota che affrontava un
programma complesso e non tutto
facile, che univa celebrit ed esordienti, musica nota e ignota, generi
tanto diversi da far storcere il naso a
qualche appassionato di un altro
genere, una maratona sfibrante per
un pubblico che mediamente, purtroppo, non tanto giovane.
Bene, adesso le classiche stagioni
milanesi sono finite, si ricomincer
con MITO fra due mesi. Intanto
possiamo goderci i programmi estivi
della Verdi e il Festival Internazionale
di
Musica
Antica
(www.lacappellamusicale.com) che
dal 15 luglio al 28 agosto ci offrir la
frescura delle pi belle chiese della
citt assolata.

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Stefano Valenti
La fabbrica del panico
Feltrinelli 2014, giugno 2103
pp.124, euro 11
Vincitore Premio Campiello Opera Prima
Il libro verr presentato gioved 3
luglio,ore 20,30 alla "Villa dei Vescovi", imponente costruzione cinquecentesca dell'architetto Giulio
Romano, a Luvigliano di Torreglia
(PD), di propriet del FAI. Intervista
l'Autore Marilena Poletti Pasero, Unione Lettori Italiani Milano
Premio Campiello Opera Prima,
Stefano Valenti con il suo romanzo
d'esordio La fabbrica del panico, si
pone nel filone di Ottiero Ottieri con
il suo Donnarumma all'assalto e
Paolo Volponi, il Memoriale, che
negli anni '60 inaugurarono quella
particolare forma di letteratura denominata "di fabbrica", poich la
fabbrica era l'habitat dal quale scaturiva la narrazione. Ma allora eravamo in pieno boom economico,
oggi siamo in una situazione all'opposto, dove la cosiddetta mutazione
antropologica a seguito della rivoluzione industriale e l'avvento di un
agguerrito proletariato, lascia il pas-

n. 25 VI - 2 luglio 2014

so alla scomparsa delle fabbriche a


favore del terziario, in Occidente.
Romanzo dolente e feroce questo di
Valenti, dove subdolo protagonista
silenzioso l'amianto killer che ha
mietuto nel tempo migliaia di ignari,
innocenti operai che, come vittime
sacrificali sono stati immolati sull'altare del profitto, novelli militi ignari di
una guerra non dichiarata. Il padre
dell'autore era uno di loro, operaio
alla Breda Fucine di Sesto San Giovanni, che alla fine degli anni '60
contava 20.000 lavoratori, oggi abbandonata e deserta.
E dire che sin dal 1974 i rapporti
dello Smal (Servizi di medicina preventiva per gli ambienti di lavoro)
avevano segnalato la pericolosit
dell'amianto in fabbrica, a tutti i livelli, alla direzione aziendale, al consiglio di fabbrica, all'ufficiale sanitario,
all'Assessorato alla sanit, ai sindacati tutti, come riportato nel libro "Operai carne da macello" in internet.

Nulla accadde, in un colpevole ritardo, per inseguire uno sviluppo industriale basato sul tacito ricatto "stipendio- salute". Un binomio che si
riproposto all'Ilva di Taranto, della
qual cosa non si sente pi parlare.
Per questo ha fatto clamore la recente sentenza del 2013, della Corte d'Appello di Torino, nel processo
contro la Eternit di Casale Monferrato, che ha comminato diciotto anni
di reclusione all'industriale svizzero
Schmidheiny per disastro doloso, a
differenza della sentenza del 2003
che mandava assolti due dirigenti
della Breda, accusati di omicidio
colposo di sei operai, perch "il fatto
non sussiste".
Il romanzo dunque un peana al
padre, eroe dolente ma orgoglioso,
che grazie al suo sogno coltivato
con pervicacia, diventare pittore, ha
potuto sopportare gli indicibili disagi
del suo lavoro di saldatore alla Breda, non senza alla fine soccombere

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per mesotelioma, il cancro ai polmoni provocato dall'amianto che
maneggiava ogni giorno dinnanzi
all'Altoforno, sei piani di altezza,
come una cattedrale, dal calore infernale di 1800 gradi.
Ragazzo della Valtellina, il padre
era sceso a valle per entrare alla
Breda di Sesto, la Stalingrado d'Italia, come operaio saldatore, costretto ad abitare in una stanza loculo
con altri compagni di lavoro, in una
Milano nebbiosa e ostile, solo un
corso serale all'Accademia di Brera
a illuminare la sua squallida vita. E
non gli rimane che il ritorno alle amate vallate, ormai malato, a rimirare in silenzio e solitudine le sue
montagne, ma con il pennello in
mano a lenire la sua sconfitta e disperazione esistenziale.
Sua disperazione, e per un gioco
maligno di transfert, anche di suo
figlio, l'autore, che aveva introiettato
quel senso di panico, di vergogna,
di umiliazione che aveva vissuto il

padre in quella fabbrica di morte,


senza potersi ribellare, sotto il controllo continuo dei suoi capi, pena
ammonizioni, multe, licenziamento,
con la paura che il fisico cedesse
alla fatica e all'aria ribollente, densa
di particelle microscopiche di amianto dissolte nell'aria irrespirabile della
fabbrica.
Magistrale, quasi da psicoanalista
la descrizione del malessere, che
coglie con crisi improvvise di panico
il figlio, che non si d pace per la
morte del padre e per i disagi che
ha dovuto subire. Per sua fortuna
per una luce si accende anche per
lui, l'incontro con il sindacalista Cesare, che con il padre aveva fondato
il Comitato per la salute in fabbrica,
grazie al quale iniziano le prime inchieste su quelle morti sospette in
fabbrica.
Fu cos che il figlio si dedic anima
e corpo alla raccolta di materiale
utile a inchiodare la Breda alle sue
responsabilit per colpevole ritardo

nel prendere provvedimenti per la


salute dei suoi lavoratori, come l'installazione di ventilatori nell'ambiente di lavoro, mai concessi nonostante le ripetute richieste. Mezzo litro di
latte a testa per lavoratore era l'unico rimedio-beffa offerto agli operai,
ignari del pericolo che correvano
ogni giorno.
E accanto ai tre protagonisti, il padre, il figlio, l'amico sindacalista, si
affianca, come in una tragedia greca, il coro, con le voci di quanti sono
sfilati al processo a testimoniare,
prima titubanti, poi accusatori consapevoli, la veridicit dei fatti denunciati.
"Letteratura di fabbrica" a pieno titolo questo romanzo, che a differenza
di quelli degli anni '60, non vive pi
la fabbrica come un luogo privilegiato di appartenenza, sulla scia dell'esperienza olivettiana, ma come necessit per sopravvivere.

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Teatro a Milano: le nuove stagioni
Sono state presentate le stagioni
dei pi importanti teatri milanesi:

una buona occasione per studiare i


cartelloni!
Piccolo

Franco Parenti
Elfo Puccini
Emanuele Aldrovandi

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Decollages e retro daffiche: Rotella torna a Milano
Mimmo Rotella. Dcollages e retro
daffiches, la mostra curata da
Germano Celant che tenta di ricostruire in modo puntuale la nascita e
lo sviluppo dellarte di Rotella, noto
ai pi per i famosi manifesti strappati. La retrospettiva soprattutto una
ricognizione incentrata sugli anni
giovanili dellartista, e grazie a circa
centosessanta opere presenti, si
focalizza sul periodo che si estende
dal 1953, anno delle prime sperimentazioni sul manifesto lacerato,
per arrivare al 1964 quando Rotella
partecipa alla XXXII Biennale di Venezia.
Il percorso dellesposizione, costruito curiosamente a ritroso, analizza
alcuni momenti fondanti dell'inizio
della carriera dellartista. Il visitatore
partendo dalla prima sala, il trionfo
di Rotella in Biennale nel 1964, avr
modo di assaporare quegli anni vitali, frenetici e ricchi di sperimentazion. 25 VI - 2 luglio 2014

ni artistiche. Iniziando dalla fine si


arriva gradatamente a comprendere, passo dopo passo, perch Rotella inizi a strappare e usare manifesti pubblicitari presi dalla strada,
quegli stessi manifesti che diventarono il suo marchio di fabbrica.
Il clima vivace dellepoca testimoniato anche dalla scelta, tre o quattro per sala, di opere di altri artisti,
pi o meno direttamente legati a
Rotella. Amici, colleghi, esempi ispiratori e a lui contemporanei sono
affiancati ai manifesti per testimoniare di una influenza forte e reciproca, di un modo altro di intendere
larte, unarte che si concentrava
sulla materia, i materiali poveri e
soprattutto
limmagine,
dallesplosione della Pop art in poi.
Iniziando dai futuristi Marinetti e
Prampolini, il percorso di Rotella si
arricchisce grazie agli influssi fondamentali di precursori come Kurt

Schwitters e Hannah Hch; passando poi per Jean Fautrier, Alberto


Burri, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Raymond Hains, Andy Warhol e
Michelangelo Pistoletto.
Dal linguaggio maturo del 1964
allintuizione della lacerazione del
1953, il percorso della mostra racconta un artista complesso e presente nel suo tempo, come dimostra
anche la vicinanza al Nouveau Realisme, movimento fondato dal critico
Pierre Restany, quasi un parallelo
europeo della Pop art americana.
Ed proprio allinizio degli anni 50
che Rotella arriva al manifesto,
alluso dellimmagine pop e rivisitata: il manifesto pubblicitario usato
come mezzo per avvicinarsi alla vita
reale. Nasce il decollage, lo strappo
dai muri di manifesti che vengono
assemblati
su
un
supporto
dallartista, che li lacera poi una seconda volta grazie a pennelli o ra14

www.arcipelagomilano.org
schietti. Contemporaneamente a
queste opere, Rotella inizia anche a
sperimentare i retro daffiches: manifesti sempre tratti dalla strada ma
applicati sul supporto al verso.
Rotella, morto nel 2006, rivive a pochi anni di distanza da unaltra mostra a lui dedicata proprio a Palazzo

Reale, mostrando ancora una volta


il grande apprezzamento rivolto a
questo artista dalla critica, proprio a
lui che un tempo fu soprannominato
malignamente pittore della carta
incollata.

Mimmo Rotella. Dcollages e retro daffiches Fino al 31 agosto,


Palazzo Reale. Orari: Marted, mercoled, venerd, domenica dalle 9.30
alle 19.30. Gioved e sabato dalle
9.30 alle 22.30; luned dalle 14.30
alle 19.30. Prezzi: Intero 11,00,
Ridotto 9,50

Lindia fotografata da Sonja Quarone


La Triennale di Milano nello Spazio
Material ConneXion presenta la
mostra fotografica "Sonja Quarone.
Cuore d'Oriente", che ha come protagonisti scatti fotografici inediti e
installazioni nate dalla riflessione
dellartista durante un viaggio in India. La rassegna, a cura di Fortunato D'Amico, articolata in tre sezioni: Architetture & Landscape, Design (e) Motion, e People. Attraverso 50 scatti la mostra offre un approfondito e personalissimo quadro
dell'India visto con gli occhi dell'artista di Vigevano, classe 1972.
I soggetti presenti in mostra spaziano dall'architettura al paesaggio,
dalle persone agli oggetti e fanno
emergere la riflessione di Sonja
Quarone sulla societ orientale.
Partendo dalla considerazione che il
cosiddetto primo mondo entrato
in crisi a causa del consumismo
senza freni, la Quarone prova a fotografare sul territorio indiano scelte
e modi di vita che potrebbero, agli
occhi degli occidentali, divenire
possibili spunti per tentare di integrare meglio culture, attivit e economie sociali diverse, perdute dalla
nostra parte del pianete, durante
questi anni.
L'artista tramite la messa a fuoco di
alcuni elementi e un'accurata elaborazione digitale, mette in risalto precisi dettagli dellinquadratura, come
si nota soprattutto nelle architetture
e nei volti di donne, uomini e bam-

bini, dove le immagini sfocate conservano nitidi alcuni dettagli degli


edifici e di tratti significativi come
sguardi, espressioni e gesti delle
mani. L'assenza degli sfondi sostituiti da tenui tonalit monocrome
crea un effetto scenografico che isola il soggetto dalla realt circostante
e ne fa risaltare a pieno il significato.
Nelle opere delle sezioni Architetture & Landscape, Design (e) Motion,
spiccano scatti in cui l'obiettivo coglie elementi molto diversi fra loro,
come grattacieli accanto a vecchie
case diroccate; piazze in cui si affacciano antichi templi ricchi di storia accanto a edifici anonimi; strade
con fabbricati moderni in cui il traffico automobilistico fatto anche da
carri trainati da buoi; oppure alberghi obsoleti davanti ai quali sostano
un vecchio taxi ed un cammello.
Squarci di architetture e di vita sociale si alternano dando vita a un
panorama variegato che rende
lidea di un mondo diverso e pi
sfaccettato, rispetto al nostro.
Gli scatti, stampati su supporti differenti fra cui tessuto, la resina e il
Krion, dialogano con i mobili antichi
indiani utilizzati per le installazioni
fotografiche. Fra questi in particolare Vie di fuga, volti stampati su tessuto collocati su unantica portantina
in legno per elefanti; Anime, ritratti
di persone di ogni et disposte nelle
nicchie della libreria policroma, sul

cui retro collocata la serie Nutrimento con chioschi isolati su spiagge deserte e persone nell'atto di cibarsi.
Sul letto ricavato da un unico tronco
di teak e dalle linee essenziali collocata limmagine dell'anziano religioso dormiente a significare il valore della meditazione. Non passa inosservata la gigantografia su carta
da parati Tutto nel mezzo, attorno
alla quale sono collocate numerose
foto di piccole dimensioni dal titolo
Foto ricordo, che riportano alle immagini votive presenti nei templi.
Negli scatti di Sonja Quarone si avverte il pensiero relativo alla societ
indiana di oggi, che nonostante sia
caratterizzata da conflitti, rigide scale sociali e sincretismo, riuscita a
preservare le proprie antiche tradizioni. Una naturale predisposizione
al viaggio, la curiosit e il desiderio
di sapere, spingono lartista a utilizzare la fotografia documentaria come strumento per esplorare regioni
lontane dalla cultura occidentale,
ma vicine al suo sentire. L'India non
solo un luogo fisico del mondo,
ma anche lo spazio interiore
dellartista.
Sonja Quarone. Cuore d'Oriente
Spazio Material ConneXion - Triennale di Milano 20 giugno - 23 luglio
2014 Orari marted - domenica
10.30 - 13.30 / 14.30 - 20.00 Ingresso libero

Fragilit, equilibrio e critica per Meireles alla Bicocca


Ancora una volta lHangar Bicocca
non sbaglia un colpo. La mostra dedicata a Cildo Meireles, Installations
tutta da vedere e provare. Coinvolgente, poetica, critica e polisensoriale, la mostra la prima manifestazione italiana dedicata allartista
brasiliano, considerato fin dagli anni
60 un pioniere di quellarte intesa
soprattutto come uno scambio attivo
e vitale con il pubblico, come un
rapporto vivo e attivo in grado di coinvolgere lo spettatore in una esperienza multisensoriale.
La personale, a cura di Vicente Todol, comprende 12 tra le pi importanti installazioni realizzate dallartista tra il 1970 e oggi, ed un per-

n. 25 VI - 2 luglio 2014

corso ricco di suggestioni che portano lo spettatore ad essere parte


dellopera darte, a farla vivere, ma
anche a mostrargli una realt concettuale nascosta e su cui riflettere.
Cildo Meireles affronta da sempre
tematiche sociali e culturali attraverso opere che rivelano pienamente il
loro significato solo nel momento in
cui sono attraversate e vissute,
coinvolgendo oltre alla vista, anche
ludito, il tatto, lolfatto e addirittura il
gusto.
Il percorso spiazzante, poich si
passa da opere di ridottissime dimensioni ad altre decisamente monumentali. Si inizia con Cruzeiro de
Sul, un cubo di legno di 9 mm, che

rimanda per a concetti e credenze


sacre nella cultura dei Tupi, popolazione india del Brasile con cui Meireles entr in contatto.
Si arriva poi ad Atravs, labirinto
trasparente lastricato da frammenti
di vetro rotti, che fa percepire allo
spettatore una sensazione di instabilit e di potenziale pericolo, dovendosi districare lentamente tra filo
spinato, tendaggi, superfici vetrate
(persino due acquari), attraverso le
quali sembra di vedere una via
duscita, resa difficile per dai materiali che creano il percorso.
Lattraversamento del titolo simboleggia dunque un percorso interiore
accidentato, ogni passo spezza

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sempre di pi il vetro sotto ai piedi,
simbolo della fragilit umana, ed
sempre pi difficile andare avanti.
Passando dalla torre fatta di radio
antiche e moderne, Babel, per arrivare ai cubi bianchi e neri sporcabili di Cinza, quello che colpisce la
variet dei materiali usati, scelti
dallartista solo in base alle loro caratteristiche simboliche o sensoriali,
mettendo insieme elementi contrastanti anche dal punto di vista semantico o visivo.
E in effetti Olvido, un tepee indiano
costruito con 6.000 banconote di
diversi paesi americani, circondato
da tre tonnellate di ossa bovine contenute da 70.000 candele, espressione di questo concetto. Mentre gli occhi sono impegnati a distinguere i diversi elementi, le ossa
emanano un odore difficile da sopportare e dal centro della tende fuoriesce un rumore continuo di sega
elettrica. Opera con una critica di
stampo post-colonialista, spesso
presente nei lavori di Meireles, non
affronta per lo spettatore direttamente, imbarazzandolo, ma suggerisce il suo messaggio accostando
elementi dal valore simbolico.
Una delle opere pi amate e fotografate sui social, sicuramente
Amerikka, un pavimento fatto di

22.000 uova di legno dipinte, su cui


troneggia un soffitto fatto da proiettili
sporgenti. Mentre lo spettatore
invitato ad attraversare scalzo lo
spazio bianco delle uova, in una situazione di instabilit, la minaccia
ulteriormente rimarcata da migliaia
di proiettili rivolti al suolo. Opera s
di spaesamento ma di incredibile
impatto visivo e percettivo.
Meireles lavora con tutti e cinque i
sensi. Ecco perch con Entrevendo,
un enorme struttura di legno a forma di imbuto, lo spettatore invitato
ad entrare in questo cono, da cui
esce aria calda, mettendosi prima in
bocca due cubetti di ghiaccio per
sperimentare, man mano che ci si
avvicina alla fonte di calore, lo sciogliersi del ghiaccio in pochi istanti,
per un coinvolgimento completo dei
sensi.
E poi si arriva allopera pi poetica
della mostra, Marulho, la simulazione di un pontile circondato dalle onde del mare, nella luce delicata del
tramonto. Solo ad una visione pi
attenta si scorgono i dettagli, ovvero
che le onde sono fatte da immagini
di acqua rilegate in migliaia di libretti
disseminati sul pavimento, giocando
sulla ripetizione e laccumulo, con
un effetto non solo visivo ma anche
simbolico.

Mentre ci si perde a osservare le


immagini, ecco che voci, tutto intorno, ripetono allinfinito la parola acqua in 85 lingue diverse, creando
una nenia simile allo sciabordio delle onde. Solo allora si scopre che,
ovviamente, un fondo c, la parete
lilla che delimita lorizzonte. Quello
che si crea allora nello spettatore
una curiosa sensazione alla The
Truman show, accorgendosi che in
realt tutto finto e costruito. Di naturale, non c nulla. Lopera vive
inoltre di riferimenti ad artisti del
passato che hanno giocato sulla
monocromia, come Piero Manzoni,
citato anche in unaltra opera della
mostra, Atlas, e Yves Klein.
Tra suoni, attraversamenti e sensazioni, la personale di Meireles intende mostrare come lo spazio sia
una componente fondamentale
nellenfatizzare i paradossi e le metafore, elementi chiave nella sua
arte, espressi da queste dodici
coinvolgenti installazioni.
Cildo Meireles, Installations fino al
20 luglio 2014 HangarBicocca / via
Chiese 2, Milano / Orario: gioved
domenica 11.00 23.00 Ingresso
libero

Il design al tempo della crisi


Se il caldo impazza e si ha voglia di
vedere qualcosa di alternativo e diverso dalle solite mostre, ecco che
la Triennale di Milano offre tante valide opportunit. Ricco come sempre il ventaglio delle mostre temporanee di architettura, ma interessante ancor di pi il nuovo allestimento del TDM, il Triennale Design Museum, giunto alla sua settima edizione.
Dopo La sindrome dellinfluenza,
tema delanno scorso, per la nuova
versione ci si concentrati su temi
quanto mai cruciali, che hanno a
che fare molto e soprattutto con gli
ultimi anni: Autarchia, austerit, autoproduzione sono le parole chiave
che fanno da titolo e da fondo
alledizione di questanno. Un racconto concentrato sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e
affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta,
gli anni settanta e gli anni zero. La
crisi ai giorni nostri, insomma.
Sotto la direzione di Silvana Annichiarico, con la curatela scientifica
di Beppe Finessi, lidea alla base
che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione
particolarmente favorevole allo stimolo della creativit progettuale: da

n. 25 VI - 2 luglio 2014

sempre condizioni difficili stimolano


lingegno, e se questo vero nelle
piccole cose, evidente ancor di pi
parlando del design made in Italy.
Dal design negli anni trenta, in cui
grandi progettisti hanno realizzato
opere esemplari, ai distretti produttivi (nati negli anni settanta in piccole
aree geografiche tra patrimoni basati su tradizioni locali e disponibilit
diretta di materie prime) per arrivare
alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione.
Viene delineata una storia alternativa del design italiano, fatta anche di
episodi allapparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti,
Carlo Mollino, Franco Albini, Gio
Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero
Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore
Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi,
Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.
Il percorso si sviluppa cronologicamente: si comincia con una stanza
dedicata a Fortunato Depero, artista
poliedrico e davvero a tutto tondo, e

alla sua bottega Casa dArte a Rovereto (dove realizzava quadri e arazzi, mobili e arredamenti, giocattoli e abiti, manifesti pubblicitari e allestimenti) e termina con una stanza
a cura di Denis Santachiara dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.
In mezzo, un racconto fatto di corridoi, box e vetrine, che mette in scena i diversi protagonisti che, dagli
anni trenta a oggi, hanno saputo
sperimentare in modo libero creando nuovi linguaggi e nuove modalit
di produrre. Uno fra tutti Enzo Mari
con la sua semplice e disarmante
autoprogettazione.
Il percorso si arricchisce anche di
momenti dedicati ai diversi materiali, alle diverse aree regionali, alle
varie tecniche o citt che hanno dato vita a opere irripetibili, quasi uniche, come recitano i pannelli esplicativi.
Anche lallestimento segue il concept di base: sono stati scelti infatti
materiali che rievocano il lavoro artigianale e autoprodotto: il metallo e
lOSB (materiale composito di pezzi
di legno di pioppo del Monferrato).
Dopo aver risposto alla domanda
Che Cosa il Design Italiano? con
Le Sette Ossessioni del Design Ita-

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liano, Serie Fuori Serie, Quali cose
siamo, Le fabbriche dei sogni,
TDM5: grafica italiana e Design, La
sindrome dellinfluenza, arriviamo a

scoprire come il design si salva al


tempo della crisi.
Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerit, autoproduzione

Triennale Design Museum, Orari:


Martedi - Domenica 10.30 - 20.30
Gioved 10.30 - 23.00 Biglietti: 8,00
euro intero, 6,50 euro ridotto

Leonardo Icon
Leonardo Da Vinci ancora una volta
protagonista di Milano. Si inaugurata ieri sera la scultura intitolata
Leonardo Icon, opera ispirata al
genio di Leonardo e appositamente
disegnata dallarchitetto Daniel Libeskind per valorizzare la piazza
Pio XI recentemente pedonalizzata.
Leonardo continua quindi a dialogare, con un rapporto lungo decenni,
con la Biblioteca e la Pinacoteca
Ambrosiana che sorgono sulla piazza, scrigni darte contenenti tra
laltro il famoso Ritratto di Musico e
limportantissimo Codice Atlantico, a
opera del maestro toscano.
Luogo e posizione centralissima per
la scultura dellarchistar Libeskind,
che oltre ad impreziosire la riqualifi-

cata piazza, ha giocato con Leonardo non solo per omaggiare il suo
genio, ma anche sottolineandone il
talento artistico, creando per la scultura un basamento circolare riproducente la mappa della citt di Milano cos come Leonardo stesso
laveva descritta.
Unoperazione in linea con il programma di Expo 2015, che tenta di
arricchire la citt con opere e trasformazioni di ambito culturale a cui
il grande pubblico pu relazionarsi e
magari farle diventare nuovi punti di
riferimento urbano.
Leonardo Icon si presenta come un
totem di quasi tre metri, fatto di leghe metalliche, che lamministrazione comunale ritiene particolar-

mente significativo per il rilancio della piazza Pio XI.


Questopera si trova allinterno di
un simbolo della trasformazione della nostra citt: due anni fa questa
piazza era un parcheggio selvaggio
ora un gioiello pedonale che vogliamo sia conosciuto da sempre
pi milanesi e turisti, ha dichiarato
lassessore alla Mobilit Pierfrancesco Maran. Per questo larrivo
dellopera di Libeskind doppiamente importante, perch racconta
la Pinacoteca e Leonardo ai milanesi in un nuovo contesto pedonale
ancora tutto da scoprire. Oggi nasce
una nuova stagione, la Pinacoteca
riprende il suo giusto ruolo in citt.

Munari politecnico
Il genio di Bruno Munari ha spaziato
in diversi campi: dalla grafica
alleditoria, dalla pedagogia al design, passando per larte pi pura.
La mostra Munari politecnico, allestita nello spazio mostre del Museo
del 900, propone un percorso affascinante su alcune delle sperimentazioni/invenzioni progettate dallartista.
I pezzi in mostra provengono tutti
dalla Fondazione di Bruno Danese
e Jacqueline Vodoz di Milano, che
nella molteplice veste di amici, collezionisti, editori e industriali, per
decenni hanno sostenuto e incentivato Munari a sperimentare linguaggi diversi. Lobiettivo della mostra dunque rivelare la propensione artistica di Munari, compito
che idealmente prosegue lesposizione allestita nel 1996 nelle sale
della Fondazione stessa, rileggendone per la collezione e aprendola
a un dialogo con una generazione di
artisti, presenti in mostra, che con
Munari hanno avuto un rapporto
dialettico.
La mostra divisa in sezioni, attraverso le quali appaiono gli orientamenti artistici di Munari attraverso il

disegno e il collage, con un modo di


intendere larte vicino alle pratiche
delle avanguardie storiche; ma dalle
quali emerge anche il suo rapporto
con la ricerca scientifica, come supporto di intuizioni plastiche e meccaniche; per arrivare poi alla produzione artistica vera e propria.
Soprattutto queste opere vivono di
corrispondenze e influenze, citate
da Munari nei suoi libri quali quelle
di Mary Vieira e Victor Vasarely; ma
in mostra ci sono anche pezzi di artisti che hanno esposto e condiviso
ricerche con lui come Enzo Mari,
Max Bill, Franco Grignani e Max
Huber; e di artisti che lo hanno frequentato come Getulio Alviani e Marina Apollonio. Senza dimenticarsi di
coloro che hanno condiviso momenti importanti del suo percorso, come
Gillo Dorfles e Carlo Belloli, e successivamente il Gruppo T. Infine,
questa stessa sezione include figure
che con Munari hanno mantenuto
un rapporto ideale in termini di capacit e ispirazione, come Giulio
Paolini e Davide Mosconi.
Le opere degli artisti selezionati discutono, dialogano e si relazionano,
oggi come allora, con limmaginario

estetico di Munari, anche grazie a


un sistema di allestimento fatto di
strutture e supporti legati tramite
incastro e gravit, ma con aspetto
leggero. Quella stessa leggerezza
di cui Munari fece vivere le sue opere, tra cui le famose Sculture da viaggio, le 10 forchette impossibili e
i libri illeggibili, tutti esposti in mostra.
Accanto alla mostra principale il Focus dedicato allopera fotografica,
in parte inedita, realizzata da Ada
Ardessi e Atto, autori che per decenni hanno lavorato a stretto contatto con Munari, testimoniando i
principali momenti della vicenda
professionale e umana dellautore.
Lesposizione ha come titolo Chi
s visto s visto locuzione molto
amata da Munari e che racchiude
tramite immagini, lartista e luomo a
tutto tondo.
Munari politecnico fino al 7 settembre Museo del Novecento
lun.14.30 - 19.30 mar. mer. ven. e
dom. 9.30 - 19.30 gio. e sab. 9.30 22.30

Bernardino Luini e figli: una saga lunga un secolo


Dopo un silenzio durato quasi cinquantanni, Bernardino Luini torna
protagonista di una mostra, e lo fa
in grande stile. Il pittore di Dumenza, chiamato per da tutti di Luino,

n. 25 VI - 2 luglio 2014

il centro di una esposizione come


da tempo non se ne vedevano, con
200 opere esposte per chiarire a
tutto tondo una personalit significativa ma discussa, soprattutto per la

mancanza di dati certi che caratterizza la biografia dellartista.


Da gioved 10 aprile sar possibile
scoprire Bernardino, i suoi figli e la
sua bottega, le influenze illustri che

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lo ispirarono (Leonardo, Bramantino, i veneti, persino un certo che
di Raffaello) e pi in generale cosa
succedeva a Milano e dintorni agli
inizi del 500.
Quello sviluppato in mostra un
percorso ricco e vario, che oltre a
moltissime opere del Luini, presenta
anche il lavoro dei suoi contemporanei pi famosi, Vincenzo Foppa,
Bramantino, Lorenzo Lotto, Andrea
Solario, Giovanni Francesco Caroto,
Cesare da Sesto e molti altri, che
spesso giocarono un ruolo chiave
nel definire lestetica artistica milanese.
Un percorso lungo quasi un secolo,
che dalla prima opera di Bernardino,
datata 1500, arriva a coprire anche
le orme del figlio Aurelio, vero continuatore dellattivit di bottega, se
pur gi contaminato da quel Manierismo che stava dilagando nella penisola.

La mostra occuper lintero piano


nobile di Palazzo Reale, e si concluder in maniera scenografica nella sala delle Cariatidi, presentando,
in alcuni casi per la prima volta, tavole, tele, affreschi staccati, arazzi,
sculture, disegni e prove grafiche.
Oltre a prestiti milanesi, con opere
provenienti da Brera, dallAmbrosiana e dal Castello sforzesco, si
affiancano importanti contributi internazionali provenienti dal Louvre e
dal museo Jacquemart-Andr di Parigi, dallAlbertina di Vienna, dal
Szpmvszeti Mzeum di Budapest, dai musei di Houston e Washington.
Il progetto, curato da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, oltre a essere
la pi grande retrospettiva mai dedicata a uno dei protagonisti dellarte
del Cinquecento in Lombardia,
una saga famigliare in dodici sezioni, ognuna dedicata allapprofondimento di un momento della vita

dei Luini e delle loro commissioni


pi importanti. Degni di nota sono
gli straordinari affreschi per la Villa
Pelucca di Gerolamo Rabia, mirabile ciclo decorativo tra sacro e profano; e la casa degli Atellani, con una
rassegna di effigi dei duchi di Milano
e delle loro consorti, ricostruita
dallarchitetto Piero Lissoni, responsabile dellallestimento.
Dopo tante mostre dedicate ai contemporanei, la mostra un tuffo in
unepoca che per Milano fu davvero
doro, un momento in cui la citt ma
anche la stessa Lombardia, regalarono un apice artistico in seguito
difficile da eguagliare.
Bernardino Luini e i suoi figli Palazzo Reale, fino al 13 luglio 2014
Orari: Luned 14.30_19.30 da Marted a Domenica 9.30_19.30 Gioved e Sabato 9.30_22.30 Biglietti Intero 11,00 Ridotto 9,50

Klimt, Beethoven e la Secessione Viennese


Gustav Klimt il maestro indiscusso
della Secessione viennese, movimento artistico sviluppatosi tra la
fine dell800 ed esauritosi alla fine
degli anni 10 in Austria e che dilag
anche in citt come Monaco e Berlino. uno degli artisti pi amati,
ammirati e idolatrati di sempre, bench il corpus delle sue opere sia relativamente esiguo, 250 lavori circa.
Nulla a confronto della prolificit di
artisti come Picasso, Warhol o Kandinsky, per citare solo alcuni degli
artisti ospitati di recente a Palazzo
Reale.
Ed proprio qui che da mercoled
12 marzo sar possibile scoprire e
ammirare anche i capolavori del
maestro viennese. Klimt. Alle origini di un mito lultima mostra promossa dal Comune di Milano e dal
Sole24 Ore.
bene dire fin da subito che non
una monografica su Klimt, ma piuttosto una panoramica su Klimt, sui
fratelli Georg e Ernst e su alcuni
degli artisti pi significativi della Secessione. Di lavori puramente klimtiani ce ne sono una ventina. Piuttosto quella proposta da Palazzo Reale una mostra, con un allestimento
molto accattivante e suggestivo, con
opere notevoli e lavori che faranno
capire il senso di quella straordinaria rivoluzione artistica che va sotto
il nome di Art Nouveau, Art Dec o,
appunto, Secessione.
Il motivo presto spiegato. I capolavori di Klimt non sono pi assicurabili, spiega il curatore della mostra, Alfred Weidinger, che cura
lesposizione insieme a unaltra
grande esperta klimtiana, Eva di

n. 25 VI - 2 luglio 2014

Stefano. I premi assicurativi sono


altissimi, le opere troppo significative perch i musei se ne possano
separare con facilit. Retrospettive
importanti a livello numerico sono
ormai rarissime. Per gli amanti dei
numeri basti ricordare che 'Il ritratto
di Adele Bloch Bauer' fu acquistato
nel 2006 da Ronald Lauder per 135
milioni di dollari, diventando uno tra
i quadri pi costosi di sempre.
Nonostante tutto le opere in mostra
sono comunque tante, un centinaio,
divise in sezioni. Si inizia con la sezione sulla famiglia Klimt, significativa perch mostra qualcosa di forse
poco noto, lorigine della vocazione
artistica del maestro. Il padre, orafo,
passa ai tre figli maschi la passione
e la pratica dellarte, che i ragazzi
portano avanti studiando presso la
Kunstgewerbeschule (scuola d'arte
e mestieri), dove si esercitano in
pittura e in svariate tecniche, il tutto
ancora seguendo uno stile storicista
ed eclettico. Particolare attenzione
stata dedicata all'opera giovanile,
alla formazione di Klimt e ai suoi
inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza
lungo il nuovissimo Ring di Vienna.
La sezione successiva dedicata
alla Kunstler-Compagnie, la Compagnia degli Artisti che Klimt cre
con i fratelli Ernst e Georg insieme a
Matsch, e alla quale vennero affidate prestigiose commissioni ufficiali e
onorificenze, riprendendo e portando avanti lo stile pomposo del loro
maestro Hans Makart.
Ma il nuovo stava per arrivare. Abbandonato lo stile storicista Gustav
Klimt e compagni, nel 1898, dopo lo

scandalo causato con i dipinti per


luniversit di Vienna (bruciati in un
incendio ma riproposti in mostra
tramite incisioni) inaugurano la prima mostra della Secessione viennese, con la pubblicazione della rivista ufficiale, Ver Sacrum. lanno
in cui larchitetto Otto Wagner crea il
famoso Palazzo della Secessione,
decorato internamente dagli stessi
artisti.
in questo ambito che nascono alcuni dei capolavori esposti, come la
bellissima Giuditta II. Salom, prestito della veneziana Ca' Pesaro,
Adamo ed Eva, Acqua Mossa, Fuochi fatui (una chicca di collezione
privata difficilmente prestata in mostra) e altre opere preziose, ricche
di decorazioni eleganti e sinuose, in
cui il corpo femminile diventa protagonista. La donna prima madre poi
femme fatale, intrigante e sensuale,
portatrice di estasi e di tormento il
soggetto prediletto da Klimt.
Paesaggi (con lincredibile Girasole)
e ritratti sono altre sezioni della mostra, disseminate qua e l dagli
straordinari disegni su carta. Opere
che mostrano tutta labilit del grande maestro che con un solo tratto di
matita riusciva a creare un languido
corpo femminile.
Ma varrebbe il costo del biglietto
anche solo la straordinaria ricostruzione del Fregio di Beethoven, a
met percorso, ispirato dalla nona
sinfonia del musicista e creato per il
Palazzo della Secessione di Vienna.
Copia dell'originale, irremovibile e
danneggiato, realizzata durante il
complesso lavoro di restauro compiuto negli anni 70-80, stato rico-

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struito cos come Klimt laveva allestito nel 1902, con 7 pannelli di 2
metri di altezza per 24 di lunghezza.
Tributo a un musicista considerato
leggendario dagli artisti viennesi, il
Fregio rappresentata leterna contrapposizione tra il bene e il male, il
viaggio delluomo - cavaliere e

laspirazione al riscatto e alla salvezza possibili solo attraverso larte,


rappresentata dalla donna; unopera
forte di quel messaggio allegorico
sempre presente nelle opere di
Klimt. Maestro indiscusso di eleganza e raffinatezza.

Klimt. Alle origini di un mito Palazzo Reale, fino al 13 luglio Aperture e costi: Luned dalle ore 14:30
alle ore 19:30, da marted a domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30,
gioved e sabato orario prolungato
fino alle ore 22:30 Biglietto intero 11
euro, ridotto 9,50.

GALLERY

SUGGERIMENTO VIDEO

Tullio Quaianni
CAPPELLA DI S BERNARDO A CHIARAVALLE
http://youtu.be/TWn0gpdHlkw

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