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numero 42 anno VI 3 dicembre 2014


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EXPO TRA COMPIACENTI REGALI E BANALI SCOPIAZZATURE


Luca Beltrami Gadola
Cosa ci possiamo fare? Nulla ma
almeno abbiamo il diritto di sapere
chi ci ha messo la faccia (la firma),
semprech la nebbiosa burocrazia
nostrana non si renda complice
nelloccultare autori e responsabilit. Sto riavvolgendo il film con le
ultime puntate di Expo2015 show.
Il dottor Cantone, langelo custode
della legalit della nostra esposizione universale, ha dato il via libera
allAlbero della vita. Peccato. Se lo
avesse bloccato avrebbe preso due
piccioni con una fava: impedire lo
spreco di denaro ed evitarci la figuraccia di copiare altrove quello che
dovrebbe essere il simbolo imperituro dellExpo. Spendere con leggerezza 8 milioni e mezzo dei quali 2,5
nel budget del Padiglione Italia, di
questi tempi fa male: basta guardarsi attorno. Non importa se 5,8
milioni sono degli sponsor bresciani:
vorrei che fossimo tutti daccordo
nel dire che con i tempi che corrono
chiunque spenda male i suoi soldi fa
un torto al Paese.
Dico male perch per di pi li
spendiamo nel realizzare qualcosa
che sembra proprio copiato, vedi
foto, dai Gardens by the Bay di Singapore, aperti nel 2012 e che forse
sono rimasti impressi nella fantasia
di Marco Balich, il nostrano poco
fantasioso autore. Sempre riavvolgendo il film mi trovo per le mani la
questione del Cirque du Soleil. La
cosa era poco risaputa ma ormai se
ne parla sui giornali: questo famoso
circo sar a Expo2015 con un contratto di 6 milioni di euro. La scelta
quantomeno curiosa. Perch andare a cercare questi eccezionali
mimi, acrobati e giocolieri? Per fare
pi cassa vista la poca attrattivit
dellExpo milanese?
Si dice che faranno uno spettacolo
speciale dedicato al cibo e mi viene
la curiosit di sapere se declineranno il tema della nutrizione (o meglio
della denutrizione) mandando in
scena scheletrici giocolieri dello
Zambia, lo Stato pi affamato del
mondo, insieme a qualche Nord Coreano, o fedeli alla loro cultura francese, non faranno camminare sul
filo lobeso Pantagruel. Ma noi non
eravamo proprio capaci di allestire

uno spettacolo? Noi che abbiamo


inventato la commedia dellarte, il
carro di Tespi, il teatro di strada,
lopera buffa, noi, i veri inventori dei
giochi circensi (magari con qualche
innocente vittima cristiana allora)?
Sempre riavvolgendo il film arriviamo alla passerella che collega larea
di Expo a Cascina Merlata che sta
di l della ferrovia ed costata oltre
9 milioni di euro a carico di Expo. La
ragione di tanto impegnativo cavalcavia pedonale sarebbero quelle di
consentire il passaggio di 1300 persone (gli addetti di Expo alloggiati a
Cascina Merlata secondo i calcoli di
Euromilano, loperatore immobiliare)
per raggiungere il sito espositivo
durante i sei mesi di Expo. Come
dire 37 euro al giorno per persona:
degli autobus navetta ci sarebbero
costati meno di un quinto ma Euromilano non avrebbe incassato gli
affitti n si sarebbe trovata alla fine
un ulteriore collegamento alla sua
area poco servita con la futura area
del dopo Expo e i suoi per il momento incerti destini. Insomma una
bella valorizzazione a spese della
collettivit.
Ma la vicenda di Cascina Merlata
non partita ieri. Anche qui riavvolgiamo il film. La vicenda si perde
nella notte dei tempi e su questarea
le ambizioni degli immobiliaristi milanesi si susseguono e si accavallano e, se se ne segue la storia, ben
documentata nella sezione Milano
che cambia del sito dellOrdine degli
Architetti di Milano, si possono ripercorrere tutte le fasi della legislazione urbanistica e dei destini delle
aree milanesi dellultimo decennio.
Storia serpeggiante comunque quella di Cascina Merlata e che vede nel
2009 anche il ministro Lupi, allora
assessore allUrbanistica, presentare in conferenza stampa il Progetto
Cascina Merlata: a Milano la prima
grande stazione attrezzata per i Tir.
Abbandonato quel progetto, la vocazione edilizia residenziale prevale
e alla fine si arriva alla svolta finale.
Nella scintillante cornice del cinema
Odeon, siamo nella primavera del
2011, Euromilano SPA, unimmobiliare non ancora salita agli onori
della cronaca, di fronte a un parterre

des rois tra immobiliaristi e politici,


presenta il suo progetto di Cascina
Merlata, frutto di un Accordo di Programma tra Comune, Regione, Provincia e la suddetta SPA. Per chi
non se lo ricorda il cosiddetto Accordo di Programma era il grimaldello
che
apriva
le
porte
allurbanistica fai da te.
Ne scrissi allora su la Repubblica e,
se fossimo al giorno doggi, sarei
stato definito un gufo ma ci avevo
visto giusto. Quello che allora feci
notare che si era saldato un fronte
impressionante: nel progetto di Cascina Merlata cerano dentro tutti,
cooperative rosse, bianche, quindi
destra e sinistra, immobiliaristi di
varia natura e, forse insieme per la
prima volta, persino le Coop e Bernardo Caprotti, visto che nellarea
doveva sorgere un centro commerciale importante. Alla presentazione
dellAccordo di Programma in Consiglio comunale la sinistra fece una
blanda opposizione, allora cera una
sinistra milanese che si era autorelegata per tre legislature a restare
allopposizione e dunque incline ad
ammettere che il suo braccio secolare - la Lega delle Cooperative facesse accordi anche col diavolo
ma si sa, gli affari sono affari.
Oggi tutto cambiato: la crisi
delledilizia che gi nel 2011 cominciava a mordere e solo gli sprovveduti pensavano a un ciclo di breve
periodo, ha messo in crisi Euromilano e tutta loperazione, almeno a
quanto scrive Il sole 24 Radiocorr
nello scorso mese di settembre e
che consiglio vivamente di leggere.
Mali di pancia per tutti, tutti litigano
con tutti, i consigli di amministrazione diventano risse, anche per IntesaSanPaolo impigliata, a quanto si
dice, in questoperazione per 300
milioni (come dire la cifra del salvataggio di Alitalia). Nellintreccio di
interessi compare anche la Cassa di
Depositi e Prestiti, ma che ci fa? Un
bel pasticcio allitaliana legato a
doppio filo alle sorti di Expo ma soprattutto al destino delle aree nel
dopo expo. Nuvoloni allorizzonte.
La bolla immobiliare si trasforma in
tante bollicine avvelenate. Avevano
ragione i gufi?

BREVE NOTA SULLAPPROVAZIONE DEFINITIVA DEL REGOLAMENTO EDILIZIO.


Ugo Targetti
Il Regolamento edilizio di Milano
stato definitivamente approvato con
le controdeduzioni alle osservazioni.

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Un centinaio tra accolte e parzialmente accolte e poco meno di quattrocento non accolte. Si completa

cos, con la partecipazione dei cittadini - tecnici, unoperazione di aggiornamento e adeguamento dello

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strumento allevolversi dellattivit


edilizia; non cambia molto nel rapporto Stato - cittadino.
Molte delle osservazioni non accolte
riguardano i requisiti degli alloggi:
superfici minime degli ambienti,
rapporti aeroilluminanti, caratteristiche di cucine e vani cottura, servizi
igienici, soppalchi, ecc.. Le motivazioni del respingimento si riferiscono
spesso al parere dellASL (appunto
un parere) ma anche a norme nazionali.
Tra le osservazioni respinte una
(presentata dal sottoscritto) affermava il principio che ai cittadini deve essere garantita piena libert di
organizzare il proprio spazio abitativo (come in Francia) purch non
contrasti con linteresse pubblico o
diritti di terzi. Di conseguenza con
losservazione si chiedeva che le
norme che riguardano linterno degli
alloggi non valessero per i progetti
presentati dai proprietari residenti.
Larticolo proposto era il seguente.
Art 115 bis - Il proprietario(*) di un
immobile utilizzato come propria abitazione, o il promissario acquirente di un appartamento in via di costruzione che intende utilizzare come propria abitazione, hanno diritto
di trasformare limmobile esistente,
o di realizzare la nuova abitazione,
in difformit alle disposizioni dei
CAPI II, III, IV e V del Titolo II, della
PARTE IV, relative alla residenza
privata.
La non applicazione delle suddette
norme deve essere esplicitamente
richiesta al progettista e allimpresa

costruttrice, che sono di conseguenza sollevati da ogni responsabilit, e deve essere segnalata negli
eventuali, successivi atti di compravendita, o affitto, o cessione a qualsiasi titolo, dellimmobile.
Del contrasto con alcune norme nazionali (e con il parere dellASL) si
era ben consapevoli. Losservazione sollecitava una scelta politica
da parte del Comune e la relazione
allosservazione indicava un principio giuridico di prevalenza, in base
al quale risolvere il contrasto. Si riporta uno stralcio: Le norme nazionali sono recepite dal Regolamento
Edilizio. Tuttavia con larticolo proposto il comune di Milano ne definisce meglio il campo di applicazione,
escludendo dallapplicazione generalizzata casi specifici per ragioni
dordine superiore alla finalit della
norma, in quanto attengono ai diritti
fondamentali dei cittadini..
Losservazione stata respinta con
due motivazioni: una risibile: respinta perch losservazione propone
un articolo aggiuntivo e non
unosservazione al testo adottato;
laltra burocratica: Larticolo contrasterebbe con ampie parti del regolamento (in realt non contrasterebbe con il Regolamento ma articolerebbe i campi di applicazione di alcune norme) e con la normativa nazionale e regionale;
Alla motivazione dellosservazione che il nocciolo politico dellosservazione - cio laffermazione di un
diritto, non data risposta. Se ne
deduce che il Comune o non

daccordo sul principio di libert affermato nellosservazione o non intende impegnarsi in unazione di
rinnovamento su tale materia, come
sta facendo in altri campi, per esempio in quello dei diritti civili, sui
quali ha aperto un deciso scontro
giuridico con lo Stato centrale.
Laccoglimento dellosservazione da
parte del Comune di Milano si sarebbe collocato in una pi ampia
prospettiva di riforma del rapporto
Stato cittadino, che vedrebbe ridurre
il controllo pubblico sulle prestazioni
edilizie, lasciando ai rapporti tra privati la verifica di qualit del prodotto
edilizio, come parte del sempre auspicato e poco praticato processo di
semplificazione normativa, anche
in previsione dellannunciato regolamento edilizio unico nazionale.
Una prospettiva di riforma che impegni lo Stato a perseguire i grandi
obbiettivi destinati a far migliorare le
condizioni generali della collettivit,
(per esempio a Milano a far funzionare bene la Citt metropolitana) e
daltra parte lo impegni a ridurre i
campi di regolamentazione di dettaglio
della
vita
dei
cittadini
(unosservazione chiedeva che il
Regolamento edilizio precisasse
meglio quale parte dellangolo cottura deve essere lavabile: stata accolta!).
Nota (*) Sarebbe stato meglio il proprietario o chi in possesso

DA ALER A MM: IL MOMENTO DI FARE ORDINE


Elena Grandi*
Nelle ultime settimane si molto
parlato e scritto a proposito delle
case popolari, del cambio di gestione di quelle di propriet comunale
da Aler a MM, e di una situazione
che rischia di divenire fuori controllo. Gli articoli su ArcipelagoMilano di
Luca Beltrami Gadola, di Lucia Castellano, di Franco DAlfonso, di
Maurizio Spada e di altri, hanno
rappresentato da diverse angolazioni una realt complessa e sfaccettata. Quotidiani e televisioni dedicano quasi ogni giorno ampio
spazio allargomento.
Occupazioni e sgomberi, proteste e
atti intimidatori suscitano, giustamente, lattenzione non solo dei
media, ma soprattutto degli amministratori, che sono consapevoli di
quanto sia delicato il momento e
che stanno cercando di trovare delle
soluzioni condivise che vadano nel-

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la direzione del rispetto della legalit


e, al tempo stesso, del diritto di tutti
alla casa.
Ci di cui forse si parla meno del
malessere diffuso, della disperazione silenziosa, della sfiducia che ha
sostituito la rabbia, del senso di abbandono e di solitudine, del timore
di essere ingiustamente perseguiti,
di chi abita nelle case popolari. Una
buona gestione del complesso delle
case del Comune non potr che
passare attraverso la soluzione di
questi problemi: che, a conti fatti,
altro non sono che il prodromo di
quelle manifestazioni pi eclatanti
che oggi sfociano in episodi violenti
e incontrollabili.
A Milano vi sono circa 71.000 alloggi in case popolari, di cui 42.000
sono di propriet di ALER e 29.000
del Comune. Tra quelli di propriet
comunale quasi 1.500 risultano oc-

cupati abusivamente e circa 3.000


sono vuoti, a volte da anni. Il tasso
di morosit tra gli inquilini regolari
del 30% e in lista dattesa vi sono in
quasi 25.000 richieste: questo per
tutte le case popolari della citt siano esse di ALER o del Comune.
Il primo di dicembre divenuto effettivo il cambio di gestione delle
case di propriet del Comune di Milano da ALER a MM: ci significa
che il patrimonio delle case popolari
del Comune sar ora amministrato
da una societ interamente partecipata dal Comune stesso: una societ solida che, sebbene consapevole
delle difficolt che dovr sostenere,
si appresta ad affrontare il nuovo
onere con impegno e determinazione.
Siamo davanti a una scelta politica
importante e coraggiosa che si spera riesca a invertire la tendenza del

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passato (che non ha certo portato a
buoni risultati), che ha visto dapprima affidare, con il Sindaco Albertini,
le case del Comune a un pool di tre
gestori privati (Edilnord, Gefi, Romeo); e poi, con il Sindaco Moratti,
ad ALER. I risultati di queste scelte
sono sotto gli occhi di tutti: a causa
della mancanza di comunicazione e
di uniformit di programmi (anche
informatici) di gestione, dapprima i
tre privati e poi ALER non hanno
potuto che soccombere al caos. A
questo si aggiunge la disastrosa
gestione di ALER che, come ha sottolineato giustamente anche Lucia
Castellano, ha totalmente abdicato
alla sua funzione sociale, a favore di
una politica da immobiliarista: in altre parole ALER, invece che investire nella ristrutturazione degli alloggi,
ha preferito dedicarsi alla costruzione di nuovi quartieri.
Ora sar il Comune stesso, con lo
strumento di una societ interamente partecipata, a amministrare i suoi
beni: ci si augura che, essendo la
propriet a gestire il proprio patrimonio, sia posta maggiore attenzione, pi oculatezza nelle scelte, pi
rigore e un interesse costante nella
gestione e nella manutenzione.
Questo lauspicio per il futuro.
In queste settimane ho partecipato
ad alcuni incontri, dapprima con
lAssessorato al Demanio e con MM
e quindi con gli inquilini delle case
popolari del Comune, lAssessora
Benelli, i funzionari del settore, i dirigenti di MM, incontri organizzati
sia dai Consigli di Zona che dal
Comitato Milano Civica.

Prima degli incontri ho distribuito di


persona, andando casa per casa, i
volantini con linvito a partecipare.
stata un esperienza istruttiva. Ho
parlato con molte persone: anziani
soli, invalidi, persone indigenti, impiegati, madri di famiglia, operai,
commercianti, giovani coppie, oltrech con i custodi. Ognuno aveva
qualcosa da dire: a proposito della
manutenzione delle parti comuni
(infiltrazioni dacqua, caldaie rotte,
luci rotte da anni, androni e scale
buie, ascensori bloccati); delle bollette con misteriosi conguagli che
indicavano la necessit di pagare
cifre insostenibili per i pi; delle lettere di sfratto per supposte occupazioni abusive contraddette da bollettini di regolari pagamenti; delle decine di appartamenti vuoti da anni e
spesso, per questo motivo, essi s
oggetto di occupazioni abusive.
Sappiamo che MM insieme agli uffici del Demanio Comunale stanno
apprestandosi a fare ordine in quegli ormai famosi 1.800 scatoloni
pieni di pratiche che rappresentano
il caotico storico degli inquilini: sar
un lavoro difficile ma sar anche il
punto di partenza della necessaria
ristrutturazione di un sistema di gestione che fino a oggi ha fatto acqua
da tutte le parti.
Nel frattempo MM si sta attrezzando: assumer 250 nuovi dipendenti,
rivedr i contratti dei custodi e fornir loro corsi di formazione (il ruolo
dei custodi, che passeranno da 120
a 150, infatti fondamentale per
monitorare la situazione degli stabili), aprir delle filiali dislocate sul territorio (dapprima due, per poi ag-

giungerne altre) dove gli inquilini


potranno trovare personale in grado
di rispondere alle loro domande, di
chiarire dubbi, di recepire informazioni e denunce sullo stato degli
stabili e degli alloggi; attiver un
numero verde attivo 24 ore su 24
per le emergenze e non solo.
Quando avremo ottenuto la fiducia
degli inquilini che finalmente sapranno che le loro richieste e i loro
dubbi non cadono pi in un silenzio
cieco e protervo, ma che questi
vengono accolti e recepiti, saremo
ben oltre la met dellopera.
Certo, poi bisogner lavorare sul
tema delle occupazioni abusive, su
quello delle morosit, sulle richieste
di cambio di alloggio, valutando
sempre caso per caso ogni singola
situazione. Perch sappiamo bene
che spesso un inquilino diventa moroso per un improvviso aumento del
canone o perch gli venuto a
mancare lapporto economico di un
convivente o per altre ragioni che
non possono sempre essere ignorate.
Per fare tutto questo ci vorr del
tempo e limpegno di molti, ma se
MM riuscir a dare una nuova e positiva impronta alla gestione,
allamministrazione, alla manutenzione delle case del Comune in maniera trasparente ed efficiente, questa Amministrazione avr ottenuto
una grande vittoria e, inoltre, avr
dimostrato che possibile creare un
modello virtuoso di buon governo
del patrimonio pubblico delle case
popolari.
*presidente Verde Ambiente Demanio
Casa - CdZ 1

STATUTO METROPOLITANO: LE NORME TRANSITORIE E LA VOLONT POLITICA


Fabio Arrigoni*
Si avvicina il termine entro cui la Citt metropolitana deve definire il
proprio Statuto. Questione complessa, per un ente di cui si parla da
pi di ventanni, senza mai metter
mano, su carta, a contenuti e impronta istituzionale.
Ovviamente, lo Statuto tratter molte questioni (pur se in Italia si dovrebbe cercare di contenere il numero degli articoli e dei comma, nella cui proliferazione siamo maestri).
A premessa va annotato che siamo
ancora alle bozze, quindi occorre
cautela.
Su una questione, tuttavia, occorre
una maggiorazione di attenzione:
quella delle norme transitorie (che
vanno a braccetto con le norme
finali). In queste, sta la questione

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della elezione diretta del Sindaco


della Citt metropolitana.
Detto che, in gran maggioranza, si
concorda sul fatto che lelezione
debba essere diretta per arrivare a
questo devono essere assolte tre
condizioni: - la articolazione dellEnte in aree omogenee, che va decisa
di intesa con la Regione (il che
presuppone, quindi, un accordo); la dotazione di poteri veri alle Zone
di Milano, atti a farli divenire Municipi (il che presuppone che il Comune
di Milano ceda alle Zone una gran
parte delle sua competenze); - la
legge elettorale fatta dallo Stato.
Ora, dato atto che lo Stato si spera
faccia una legge elettorale uguale a
quella attuale dei Comuni (al fine di
non averne unaltra ancora) i nodi
sono quelli delle aree omogenee e

del Municipi milanesi. Sulle aree


omogenee si spera che la regione
eviti dilazioni e veti: la definizione
delle stesse richiede un coinvolgimento dei diversi gruppi del Consiglio metropolitano (maggioranza e
opposizione).
Sui Consigli di Zona che si trasformano in Municipi si sta lavorando,
finalmente con una certa accelerazione: un testo di iniziativa consigliare (basato sulla cornice delineata dalle Zone) dovrebbe approdare
a Palazzo Marino fra fine 2014 e
inizio 2015; modello ipotizzato quello di Roma, con modifiche atte a
evitare le criticit riscontrate (in
specie in tema di bilancio). Solo
quando il testo completo per la discussione sar sul tavolo, si potr

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dire se la cosa andr in porto e pronosticare come.
Se una di queste condizioni non si
avvereranno, la norma transitoria
prevede che il Sindaco della Citt
metropolitana rimanga il Sindaco
del Comune Capoluogo e che
lelezione del Consiglio, come oggi,
resti di secondo livello (i consiglieri
dei Comuni votano i propri rappresentanti).
In questo quadro, la domanda da
porsi la seguente: per la scadenza
del 2016 (inizio nuovo mandato

Comune di Milano) le tre fatidiche


condizioni saranno assolte? In caso
contrario, infatti, il nuovo assetto
della Citt Metropolitana slitter al
2021.
C un anno di tempo per agire affinch le condizioni siano assolte: di
per s la cosa non cos complicata (anche se, nel nostro Paese, laddove non c una scadenza a data
fissa, si tende a far con fin troppa
calma). Il punto che, per velocizzare occorre quella che viene chia-

mata volont (politica). Ed questa


che occorrerebbe pretendere.
In altro caso, non solo si perderebbe loccasione di rendere finalmente
realt in tutto la Citt metropolitana, ma si profilerebbe il rischio di
lasciare lEnte in una condizione di
sonnolenza, che talora diviene regressione. Insomma, c da darsi da
fare cosicch , cosicch le norme
transitorie non diventino finali.
*Presidente Consiglio di Zona 1 Centro
Storico

MILANO. LA MEMORIA E L'ARCHITETTURA MODERNA


Nicola Rovere
A seguito della fondazione e ramificazione delle prime Soprintendenze, avvenuta dopo l'Unit d'Italia,
esiste nel nostro Paese un immenso corpus di normative che fissa ci
che merita di essere assoggettato a
tutela e quindi annoverato tra quei
beni culturali e del paesaggio per i
quali sia stata definita una soglia
d'attenzione, e ci che non lo merita. Questo metodo, che dovrebbe
garantire la qualit degli interventi
che si affacciano sul suolo pubblico
e non, oggi ereditato anche dalle
Commissioni per il Paesaggio, stabilisce inesorabilmente un divario e
quindi una disparit di trattamento
tra singoli edifici e parti di citt.
La velocit con cui si producono e
ci si appropria di oggetti elettronici,
proporzionale a quella con cui gli
stessi si accumulano nelle discariche. Alla stessa maniera, anche la
citt dimentica alcuni edifici negli
interstizi catastali, mentre ne glorifica altri, fisiologico.
La citt di Milano, anche a seguito
degli sviluppi territoriali degli ultimi
anni ha modificato integralmente,
nel bene e nel male, il suo appeal e
la morfologia di quegli spazi pubblici, marcati dalla stessa presenza
estetizzante degli edifici icona che l
vi si riflettono. Nello stesso tempo,
per mancanza di attenzione e di
strategia, sono stati trascurati e abbandonati al loro destino alcuni edifici che, tra gli altri, appartengono a
uno specifico periodo storico del
novecento, il Movimento Moderno
(le cui architetture risultano, peral-

tro, inesistenti o quasi nellintera


nostra penisola, dove solo alcuni
architetti avevano accolto le ansie
dei traumatici movimenti europei).
Da alcuni anni, sulla copertura di
uno degli edifici che circoscrive
Piazzale Lagosta, campeggia un
cartellone pubblicitario. Non ricordo
pi quando stato installato ma
oggi parte integrante delledificio
e della memoria collettiva dei cittadini, che velocemente e subliminalmente si adattano ai veloci cambiamenti del territorio che attraversano. Ledificio in questione la
Casa Ghiringhelli di Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri (1920-1937) e
come altre, edificate in quel periodo
a firma degli stessi autori (Casa
Toninello in via Perasto e Casa
Comolli-Rustici in via Pepe) rischiano, anche a causa di abusivismo,
condonismo ed evidente trasandatezza manutentiva, di essere dimenticate o accerchiate da interventi circostanti non curanti della
loro stimolante presenza.
Certo, stiamo parlando di architetture non pi confacenti al marketing
territoriale, e che immancabilmente
evocano momenti ereditati da epoche storiche non certo entusiasmanti per il nostro Paese, o sulle
quali non necessariamente vige, o
vigeva, un vincolo monumentale.
Basti registrare lincomprensione
dei loro contenuti, da parte dell'opinione pubblica in generale, e scorrere la lista dei casi specifici di incuria o abbandono che arrivano a
tempi a noi assai pi prossimi, co-

me per lo scempio consumato sulla


Casa Tognella (Casa al Parco) di
Ignazio Gardella, o per lIstituto Superiore Marchiondi-Spagliardi di
Vittoriano Vigan, ormai considerato unantica rovina, utile solo a studi
accademici.
Cosa sia da considerare patrimonio
monumentale e culturale, o meno e
se sia l'unica modalit di prendersi
cura di un edificio o di un luogo collettivo, un problema eccezionalmente vasto e complesso, anche se
coniugato a un tema apparentemente
ristretto
come
quello
dellarchitettura Moderna milanese.
Rimane il fatto che, da un lato, la
non curanza con cui vengono abbandonati a se stessi determinati
edifici particolarmente esemplare
e sottolinea una continuit di miopia
degli Enti preposti che si succedono, rispetto alla consapevolezza di
quanto accade; dall'altro, la mancanza di proposte significative originate dallambito privato, tali da
essere ritenute innovative, rischiano
di definire un abbassamento generale del tono della citt, definendo
delle aree-discarica che rispecchiano lo stesso disinteresse per lo
spazio pubblico. Vorrei ricordare
che, parafrasando l'ancora attuale
Manuel de Sola-Morales, la ricchezza civile e architettonica, urbanistica e morfologica di una citt
quella dei suoi spazi collettivi, quella di tutti i luoghi in cui la vita quotidiana si svolge, si rappresenta e si
ricorda.

ONERI DI URBANIZZAZIONE: TROPPE QUESTIONI IN SOSPESO


Gregorio Praderio
Ho qualche perplessit sulla proposta di Andrea Bonessa, che in grande sintesi potrebbe essere espressa
cos: facilitiamo il recupero della cit-

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

t esistente riducendo gli oneri per


chi demolisce e ricostruisce; cos
riduciamo il consumo di suolo, rilan-

ciamo ledilizia e facilitiamo labbattimento dei costi per chi cerca casa.
Detta cos, una proposta interessante, soprattutto dove propone di

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distinguere lintervento in aree gi
edificate e in aree libere (brownfields e greenfields, insomma).
Ho paura per che i problemi siano
pi complessi, e quindi anche le relative soluzioni. C insomma anche
un problema culturale, di corretta
impostazione dei problemi.
Non dimentichiamoci infatti che gli
oneri non servono solo a puntellare i
bilanci dei Comuni (anzi questa funzione dovrebbe del tutto sparire).
Servono invece a realizzare e a
manutenere le infrastrutture e i servizi della citt, soprattutto dove non
c capacit sufficiente a reggere
utilizzi pi intensi (spesso infatti si
d per scontato che la citt assorba
tutto, un po come una volta si buttava la spazzatura nel mare: ma
non cos, le infrastrutture, se pur
sovradimensionate un tempo dai
nostri previdenti antenati, hanno dei
limiti).
Ma il tema diventa anche pi complesso quando si sente dire: un operatore, una volta che ha pagato il
terreno, le bonifiche, gli oneri, la costruzione con quello che ha speso per quella casa, alla fine costa di
pi di quel che disposto a pagare
il mercato. E quindi abbassare gli
oneri sarebbe una maniera di recuperare fattibilit. Bisognerebbe invece chiedersi: non che invece
un cattivo imprenditore? Non che
ha pagato troppo l'area e sottostimato i costi? Purtroppo molti operatori immobiliari si sono abituati a
guadagnare non tanto nelloffrire un
buon prodotto, quanto a scremare
dal delta regole: compro unarea
con una destinazione, poi ne ottengo unaltra pi remunerativa, poi indici pi alti; e cos il valore cresce

senza far niente. E se non basta,


chiedo meno standard, meno edilizia pubblica, meno oneri: e cos
altro valore che si genera, nel presupposto di una situazione urbanistica bloccata, dove comunque il
metro quadro di slp virtuale vuol dire
guadagno sicuro. Fino a quando i
prezzi diventano insostenibili, e alla
minima riduzione di qualcuno dei
parametri ecco che i conti non tornano pi. Davvero crediamo che
abbassando gli oneri i prodotti migliorerebbero? O sarebbe invece
una maniera per ottenere un altro
prestito in banca?
Laltra questione che, come sa chi
abbia seguito un po di business
plan, gli oneri non pesano poi cos
tanto sulla redditivit. Contano molto pi lequity, i tassi di interesse, il
ritorno atteso; ma soprattutto i tempi. Si dissipa pi valore nelle incertezze generate da leggi oscure in
continua mutazione e da procedure
farraginose, che utilizzando gli oneri
per fare opere utili alla citt.
E quindi in definitiva le questioni vere sono due: una il funzionamento
della Pubblica amministrazione,
laltra landamento del settore immobiliare.
Su questultimo, sgomberiamo il
campo da un equivoco: inutile continuare a pensare indistintamente a
una speculazione edilizia che
scippa spazi. Il settore immobiliare
unattivit economica come unaltra, tutti noi abitiamo, lavoriamo e
passiamo il tempo in edifici costruiti
da qualcuno che ci ha guadagnato
sopra. Ma anche qui ci sono imprenditori bravi e altri meno bravi:
c chi vuole guadagnare fornendo
un buon prodotto a un prezzo ade-

guato, e chi screma sul delta regole. E su questo bisogna dire che i
tempi dellurbanistica gallina dalle
uova doro sono probabilmente finiti: in tanti hanno capito il meccanismo della valorizzazione, e il presupposto della situazione urbanistica bloccata non c pi; c piuttosto
linverso, leccesso di offerta (non ci
sar mai domanda per i 180mila e
passa nuovi abitanti stimati dal PGT
di Milano, n per il milione di abitanti
in pi per la Lombardia previsti dalla
somma dei vari piani regolatori). E
quindi bisogna iniziare a pensare
che piano piano i prezzi delle aree
di trasformazione dovrebbero essere destinati a scendere e a sgonfiarsi (per qualcuno certo sar doloroso, almeno quanto stato piacevole
a suo tempo vederli alzarsi!)
Sulla prima, credo che se ci fossero
regole semplici, chiare e tempi certi,
leffetto positivo sul settore immobiliare sarebbe superiore a quello della riduzione indiscriminata degli oneri. In generale, servirebbe poi
pianificazione urbanistica pi realista e pi attenta alle caratteristiche
reali del territorio e delle sue necessit di trasformazione (e un po meno agli slogan del momento perch mai ad esempio una maggiore
densit dovrebbe essere sempre e
comunque un valore positivo?
lerrore simmetrico e inverso di
quanto si diceva un tempo, quando
bastava che i volumi fossero bassi
per giudicare bene un intervento.
Da uno slogan al suo opposto, si
tratta pur sempre di un errore). (*)
(*) sintesi con precisazioni dellintervento al seminario del 17 novembre Recuperiamo terreno

RISCALDAMENTO: LA TEMPERATURA DEGLI STOLTI


Giuseppe Santagostino
Sino a oggi litaliano standard non
ha mai considerato Enel ed Eni dei
fornitori esosi, tanto che le bollette,
per quanto possano risultare salate,
difficilmente sollevano la sua indignazione, come invece accade per
il bottegaio sotto casa quando viene
paragonato al centro commerciale,
lontano molti chilometri. Per motivi
che solo un antropologo potrebbe
spiegare lenergia non viene considerata un bene di consumo, al pari
del pane o del detersivo, e i cittadini
non si pongono seriamente problemi se e come sarebbe possibile ridurne il costo.
Se ad esempio una persona qualsiasi sinterrogasse sul perch per
avere 20 in un ambiente riscaldato
lacqua dei termosifoni del suo im-

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

pianto debba circolare a 65 (con un


costoso differenziale di 45), comprenderebbe facilmente che la ragione sta nella sua stessa abitazione. Infatti non solo la ridotta massa
radiante del calorifero riesce a cedere caldo allambiente soltanto se
la temperatura in esso contenuta
sufficientemente alta, ma la sua casa non costruita per risparmiare
energia.
Nei paesi del Nord Europa, dove il
freddo pi intenso e prolungato,
da molti decenni la progettazione
edilizia impiega masse radianti assai pi estese (pannelli a pavimento) che consentono di impiegare
temperature del fluido di riscaldamento di gran lunga inferiori (3540) e, come naturale conseguenza

di questo differenziale assai pi


contenuto (15-20), di ottenere economie di esercizio impensabili per il
nostro attuale standard tecnologico
medio. Ci accade con ogni tipo di
tecnologia di riscaldamento: la tradizionale caldaia a condensazione,
oppure le tecnologie alternative in
pompa di calore (tipicamente la
geotermia da sonde) che amplificano il risparmio energetico, pur con
un costo di impianto superiore. La
stessa attenzione viene posta ai
materiali componenti linvolucro della casa per minimizzare quei costi
energetici a cui noi non guardiamo,
ostentando un distacco signorile
che avvantaggia i monopoli energetici.

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Questa notazione ha per un riscontro ancor pi grave quando si
passa dalle scelte del singolo, che
hanno come abbiamo visto un retroterra antropologico, a coloro che
fanno scelte pubbliche, i quali un po
di conti dovrebbero farli dimostrando di avere a cuore il bene comune.
Ebbene cos non sembrerebbe,
perch le loro scelte si limitano a
considerare l'alternativa tra il riscaldamento convenzionale e il teleriscaldamento, con una preferenza
attribuita a questultimo per linnegabile vantaggio della concentrazione
nella produzione di energia termica,
oltre che di controllo delle emissioni.
Nei nostri sistemi di teleriscaldamento sin qui sperimentati, il caldo
viene distribuito in alta temperatura
nellipotesi, lunica evidentemente
ritenuta plausibile, di doverlo comunque fornire secondo le esigenze
dellutenza finale, indipendentemente dal suo grado di efficienza.
Daltra parte dal camino di un termovalorizzatore lacqua esce a
temperature ben superiori ai 100,
tanto che viene prima impiegata per
produrre energia elettrica sfruttando
la forza del vapore e solo quando
arriva attorno al punto di ebollizione
viene distribuita in rete. Ci permette pertanto di effettuare la distribuzione allutenza finale in modo da
consentire a questa di scambiare
lenergia termica richiesta in forma
diretta, e dunque di alimentare impianti di tipo tradizionale senza alcuna necessit di integrazione.
Non potendo o non volendo modificare queste condizioni di scambio
diretto, non vi sono al momento alternative nel distribuire in rete
lacqua di riscaldamento a temperature prossime al punto di ebollizione
e ci comporta scelte tecnologiche
sui materiali componenti la rete assai gravose e, quel che pi conta,
una serie di costi elevati proprio per
mantenere in temperatura la rete
stessa, esposta cos a un grande
costo di esercizio che riduce fortemente i vantaggi ottenuti con le economie di scala derivanti dalla
concentrazione della produzione.
La stessa quantit di energia potrebbe, ad esempio, sostentare una
massa dacqua doppia con temperatura di 65 ma, a questo punto,
pur essendo la gestione della rete
assolutamente pi efficiente e meno

dispersiva, non sarebbe pi in grado


di alimentare direttamente, per tutta
la stagione, le utenze finali.
E qui ritorniamo alla nostra sindrome che non demonizza mai e per
nessuna ragione i consumi energetici, anche quando questi rappresentano il costo maggiore nella
conduzione di un edificio (in particolare nel Nord Italia). Laspetto pi
sconcertante linsensibilit individuale e collettiva verso il problema
principale dellItalia, ovvero la sua
dipendenza energetica da fonti esterne e in particolare, da fonti non
rinnovabili fossili, il cui consumo
smodato a sua volta genera problemi di natura ecologica, accanto a
quelli finanziari da cui siamo gi afflitti. Questa insensibilit si traduce
nell' incapacit pubblica di indicare
una vera direzione al risparmio energetico, tramite la riqualificazione
del patrimonio edilizio e di quello
impiantistico che lo sostiene, e, di
conseguenza, anche al miglioramento della salute dellambiente.
Ci chiediamo per: vi una alternativa possibile, mantenendo la produzione accentrata e la distribuzione in rete? La risposta positiva:
per risparmiare e riacquistare
lautonomia energetica perduta, occorre consumare la minor energia
possibile (quindi ristrutturare il patrimonio edilizio e le relative masse
radianti) e, contestualmente, disperderne il meno possibile con la
rete (quindi cercare quindi di distribuire con temperature inferiori alle
attuali), giungendo alloptimum energetico che il cosiddetto free
heating ovvero lo scambio in bassa
temperatura fra rete e utenza finale.
In questa prospettiva acquistano
uno spazio preponderante le tecnologie in pompa di calore e, per quel
che riguarda la Pianura Padana assisa quasi a sua insaputa su di un
gigantesco giacimento di petrolio
rappresentato dallacqua di falda,
quelle che la utilizzano in geotermia
diretta: i centri commerciali, i grossi
insediamenti privati e le strutture
pubbliche di nuova costruzione impiegano ormai prevalentemente
questa tecnologia e ci la dice lunga
sulla convenienza economica.
Se si considera che la produzione
geotermica ha unefficienza pi che
doppia rispetto alla produzione derivante da combustione (ci significa

che con una caldaia tradizionale io


uso 1 kW energetico per produrre
un kW termico, mentre con una
pompa di calore questo rapporto
arriva a raddoppiare o triplicare grazie allestrazione della temperatura
contenuta nellacqua di falda), la
pompa di calore potrebbe diventare
la fonte principale del teleriscaldamento, mentre la produzione in alta
temperatura ne arriverebbe a integrare soltanto la quantit necessaria
ad arrivare ad alimentare il circuito a
60-65. Quello che manca nei singoli edifici (se manca) verr poi integrato con un fonte locale.
A questo punto si aprirebbero scenari ancor pi affascinanti: il passo
successivo sarebbe di affiancare un
circuito di tele raffrescamento che
fornisca durante lanno il freddo richiesto dalle utenze commerciali
(banchi frigo) e nella stagione estiva
il freddo per condizionare gli ambienti, potendo contare su macchine
con efficienza pi che doppia rispetto ai condizionatori oggi impiegati. I
due circuiti paralleli, sfruttando luno
lo scarto del fluido prodotto
dallaltro, generano, nei limiti imposti
dal bilanciamento delle due produzioni, un pendolo (quasi) perfetto
che, con poca acqua prelevata dal
sottosuolo, sinventa tutta lenergia
termica (calda e fredda) necessaria.
La particolare morfologia della Pianura Padana, e il livello di falda molto prossimo alla superficie nel milanese, rendono ulteriormente economico il ricorso allacqua sotterranea come combustibile a costo
(quasi) zero: se la politica larte di
governo della polis invece di incartarsi in dibattiti sui massimi sistemi,
forse sarebbe opportuno concentrarsi sulle vere emergenze e tentare, con intelligenza e coraggio, di
risolverle. Abbiamo la fortuna (per
cos dire) che in questi anni il costo
dellenergia diventato talmente
improbo da imporre azioni decise
per ridimensionarne limpatto sulleconomia da rendere pressoch
naturale il ricorso a tecnologie pi
ecologiche immediatamente disponibili in forma illimitata.
Lo scambio tra risorse interne pulite,
energetiche e tecniche, contro fonti
esterne inquinanti, potrebbe in un
futuro prossimo mettere la parola
fine a una pratica di vero e proprio
autolesionismo energetico collettivo.

LA LEGGE REGIONALE MANGIA SUOLO: UNA CONTRADDIZIONE IN VISTA DI EXPO?


Marco Pompilio
Nellarticolo pubblicato il 5 novembre avevo evidenziato alcune contraddizioni nel progetto di legge sul

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

consumo di suolo della Giunta regionale, che rimangono anche nel


testo finale. Qui avanzo alcune ipo-

tesi sulle conseguenze di questa


legge alla luce degli emendamenti
introdotti in fase di approvazione:

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* FINALITA GENERALI (articolo 1).
La definizione di suolo come bene
comune riprende quanto gi affermato dalla LR 31/2008, ma ampliandolo anche al suolo non agricolo. Potrebbe aprirsi una strada per
rimettere almeno formalmente la
finalit pubblica al centro della pianificazione. Per ora il resto della legge
contraddice questo principio privilegiano palesemente liniziativa privata e marginalizzando la finalit pubblica. Il nuovo comma 4, che richiama al traguardo di consumo zero al 2050 fissato dalla Commissione Europea, appare fuori luogo nel
contesto di una norma che punta
prima di tale data ad accelerare il
consumo di tutto l urbanizzabile
(circa 550 milioni di m2 !).
* DEFINIZIONI (articolo 2). Alcune
delle definizioni sono state leggermente modificate ma nella sostanza
rimangono i due punti controversi
gi sottolineati in precedenza:
- Il suolo urbanizzabile (ossia le
previsioni dei piani non attuate) viene equiparato a quello urbanizzato
e questo potrebbe fare venire meno
la natura non conformativa degli
ambiti di trasformazione del Documento di Piano, uno dei pilastri su
cui era stata costruita la LR
12/2005, con le conseguenze che si
possono immaginare, anche ai fini
fiscali.
- Il meccanismo del bilancio ecologico del suolo innesca situazioni paradossali, al limite del grottesco. Per
esempio: se 10 ettari oggi programmati a residenziale ma di fatto
coltivati ad agricolo vengono trasferiti in altra localizzazione agricola
per costruire, supponiamo, un centro commerciale di 10 ettari, il consumo di suolo pari a zero (citato
da art 2 c.1 lett d) della legge). Se
dei 10 ettari solo 8 vengono trasferiti
per altri usi e 10 ritornano ad agricolo si realizza addirittura un bilancio
negativo, ossia per la legge ho re-

cuperato terreno agricolo, anche se


nei fatti ne ho consumati 8 ettari.
In questo modo si favoriscono i comuni spreconi, che nel passato
hanno fatto previsioni esagerate per
fini clientelari, e che oggi le possono
rimettere sul mercato fregiandosi
del titolo di comune a consumo di
suolo zero, magari prendendo uno
dei premi per le buone pratiche previsti allarticolo 4 comma 7. Mentre i
comuni che in passato sono stati
virtuosi, resistendo con sacrificio ed
inventiva alle pressioni, si trovano
oggi ingessati e penalizzati. I comuni che volessero in futuro percorrere
una strada virtuosa sono avvertiti.
* MODIFICHE ALLA LR 12/2005
(articolo 3). Con emendamento
vengono a sorpresa aggiunti i piani
associati comunali che dove previsti
sostituiscono i PGT dei comuni. La
novit molto rilevante ed in generale positiva. Il problema che ancora una volta si introducono modifiche di rilievo alla LR 12/2005 con
interventi episodici, collocati in altri
contesti normativi. Come mostrano
le esperienze di altre regioni i piani
associati possono essere una soluzione molto macchinosa, poco snella e tempestiva, se non vengono
accompagnati dalla definizione di
apposite modalit e procedure di
approvazione, e dal raccordo con gli
altri livelli di pianificazione territoriale. Si continua a rinviarla, ma ormai
serve una riforma complessiva della
12 dove inquadrare queste novit in
modo organico.
* NORMA TRANSITORIA (articolo
5). Una nota positiva al comma 7:
con emendamento sono state limitate le casistiche nelle quali il privato
pu chiedere alla regione la nomina
del commissario ad acta in caso di
inerzia del comune. Al comma 10 il
contributo relativo al costo di costruzione stato incrementato
quando riferito al suolo agricolo
nello stato di fatto non ricompreso

nel tessuto urbano consolidato. Al


di l del fatto che un incremento del
20-30% un disincentivo piuttosto
blando per gli imprenditori, non
chiaro se lurbanizzabile rientri nel
tessuto urbano consolidato. Per
come impostata la legge (vedi
considerazioni sopra) sembrerebbe
che sia incluso, e quindi il disincentivo non si applicherebbe di fatto
prima della scadenza dei 30 mesi di
periodo transitorio. Viceversa si
presenterebbe unevidente contraddizione con il bilancio ecologico del
suolo di cui allarticolo 2.
Senza entrare troppo nel dettaglio
lelenco riporta solo alcune delle
questioni pi importanti. Rimangono
due contraddizioni per le quali difficile trovare una spiegazione razionale.
* Le misure di contenimento del
consumo di suolo sono solo annunciate e rinviate ad un lungo e tortuoso percorso futuro. Intanto la legge
si preoccupa di dotare il privato di
strumenti giuridici ed economici per
attuare tutto lurbanizzabile (550 milioni di m2 ricordo !), di fatto espropriando per molti anni sindaci e
consigli comunali dei loro poteri di
pianificazione. Stupisce che i sindaci, quasi tutti, abbiano accolto senza
protestare questa legge. Forse bisogna decidersi una buona volta a
scendere in piazza, per chiedere di
sganciare gli oneri di urbanizzazione dalle spese correnti.
* Come gi evidenziato nellarticolo
precedente rimane la perplessit di
questa iniziativa normativa alla vigilia di Expo. I tempi stretti ne rendono inutilizzabili i vantaggi, ma la
legge pu influire molto negativamente sullimmagine dell evento,
che dedicato allalimentazione, e
che viene ospitato in una regione
che cos poco considera il proprio
suolo agricolo.

I COSTI DELLA MALPRACTICE NELLA SANIT


Massimo Cingolani
Le regioni italiane hanno intrapreso
con decisione la strada dellautoassicurazione e della non assicurazione, per fronteggiare i rischi di responsabilit civile nei casi di malasanit. Gli enti locali gestiscono per
proprio conto le richieste di risarcimenti con schemi regionali o affidati
alle singole Asl. Se si rivolgono a un
assicuratore, lo fanno ormai solo
per coprire i sinistri di maggiore entit, per importi superiori ai 250500mila euro.

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

In questi frangenti il minore ricorso


alle assicurazioni comporta un pi
debole sistema di garanzie, dando
minori certezze di risarcimenti equi
a chi rimasto vittima di un episodio
di malasanit e rendendo pi incerta
lattivit del personale sanitario, esposto a maggiori rischi professionali.
Appena due anni fa, secondo
unindagine parlamentare sugli errori medici conclusa allinizio del 2013,
il 72,2% delle Asl italiane risultava
ancora coperto da una polizza. Un

cos rapido cambiamento la conseguenza del continuo aumento nei


costi dei risarcimenti e della crescente difficolt a stimare i rischi,
che ha spinto le principali compagnie di assicurazione italiane e straniere a essere pi selettive nella
copertura dei danni. Per limitare il
fenomeno della malpractice, necessario intervenire per circoscrivere la responsabilit dei medici e delle strutture sanitarie, attuare idonee
misure di gestione del rischio, porre
un tetto ai danni non patrimoniali

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con lapprovazione delle tabelle di
risarcimento dei danni biologici, definire linee guida mediche, anche
per contrastare il fenomeno della
medicina difensiva che pesa per oltre l11,8% sulla spesa sanitaria.
La medicina difensiva grande causa
dellaumento dei costi, consiste nella pratica di diagnostiche o di misure terapeutiche condotte principalmente, non tanto per assicurare la
salute del paziente, quanto come
garanzia delle responsabilit medico legale seguente alle cure mediche prestate. Evitare la possibilit di
un contenzioso legale la motivazione principale del porre in atto
pratiche di medicina difensiva. Viene praticata specialmente nella medicina di emergenza, nei reparti di
ostetricia e in altri interventi specialistici ad alto rischio.
Il comportamento cautelativo si esplica nel ricorso a servizi aggiuntivi
non necessari (analisi, visite e trattamenti) atti a: diminuire la possibilit che si verifichino risultati negativi;
dissuadere i pazienti dalla possibilit di presentare ricorsi;redigere documentazione che attesti che il medico ha operato secondo gli standard di cura previsti, in modo da
cautelarsi da eventuali future azioni
legali. Si manifesta nel caso in cui il
medico eviti di occuparsi di determinati pazienti o dall'eseguire interventi ritenuti ad alto rischio.

La medicina difensiva ritenuta un


fenomeno da arginare nell'interesse
del medico, del paziente e anche
delle casse dello Stato. Tra i rimedi
suggeriti, quelli di migliorare la formazione degli studenti in medicina
con maggiore attenzione al rapporto
medico-paziente, di rendere gli orari
di lavoro meno stressanti, di favorire
il ricorso alla conciliazione in caso di
errori medici. Il ricorso a strumenti
stragiudiziali per la risoluzione delle
controversie divenuto indispensabile anche allo scopo di evitare
l'immediato ricorso al tribunale.
La fonte di questo articolo Wikipedia, la moderna enciclopedia, di facile consultazione anche per politici
locali e nazionali che potrebbero
prendere spunto per le proposte di
riforma della sanit, ispirata al
buonsenso.
Ma perch in Italia la malpractice
negli Ospedali diventata un fenomeno ingovernabile? Con le sentenze della Corte di Cassazione
succedutesi dal 1999 a oggi medici
e strutture sanitarie sono stati considerati assoggettabili a una responsabilit contrattuale, ci comporta linversione dellonere della
prova, posta a carico dei sanitari, la
dilatazione dei tempi di prescrizione
da 5 a 10 anni e anche una sorta di
garanzia di risultato sulle cure prestate. Se queste non raggiungono
leffetto sperato si pu essere chiamati a risponderne. Nella gran parte

dei paesi europei, invece, vengono


indennizzati soltanto i danni causati
dagli errori medici, che il paziente
deve provare di aver subito e normalmente a un medico che si attiene alle linee guida professionali non
imputabile molto.
Il decreto Balduzzi, che avrebbe dovuto razionalizzare il sistema sanitario, ma che molti definiscono la pi
evanescente tra le riforme della sanit, imponeva ladozione delle
medesime tabelle previste per i sinistri nella R.C. Auto per il danno biologico, ma il relativo decreto, mancava di chiare regole impartite alle
regioni che decidono di coprire per
proprio conto il rischio di malasanit. assente, in particolate, un obbligo a costituire fondi appropriati,
sul modello delle riserve assicurative. Tutto ci espone gli enti locali, a
causa del lungo iter dei sinistri prima di venire risarciti, al rischio di
accumulare nel tempo impegni ingenti di ammontare pari se non superiore a quelli che negli anni passati hanno messo sotto stress i bilanci regionali.
Negli altri paesi il fenomeno della
medical malpractice non rappresenta pi unemergenza, perch le varie riforme sono state presentate
circa 15 anni fa. Per finire, come
sempre la palla passa alla politica,
che pu trovare spunto da Wikipedia.

I BILANCI DELLA SALUTE: WI-FI PER TUTTI?


Franca Maffei e Antonella Nappi
Ci sono realt presenti in maniera
sempre pi aggressive in citt e di
cui bisogna rendere visibili i pericoli,
perch la paura una via di salvaguardia, una fra tutte le problematiche legate all'elettromagnetismo.
Oggi siamo in presenza di dispositivi che trasmettono onde elettromagnetiche a varie frequenze, ma la
maggior parte di noi non ne conosce il funzionamento n limpatto
biologico sul corpo umano e
sullambiente. Dobbiamo imparare
che questi strumenti emettono radiazioni che entrano in contatto con
il nostro corpo e possono abbassare
le difese immunitarie fino a farci
ammalare. Lesposizione diventata intensa e fitta a partire dagli ultimi
venti anni. A questo
proposito
lItalia ha un triste primato: il maggior numero di bambini colpiti da
tumore sotto lanno di vita (parliamo
quindi di effetti che arrivano dalla
generazione precedente: problemi
legati per lo pi allesposizione prenatale).

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

Le microonde, ossia onde ad alta


frequenza che hanno altissimo potere termico, producono un effetto di
riscaldamento ma hanno anche effetti biologici e nel tempo possono
causare danni come il cancro (o
quantomeno accelerare altre patologie). Anche baby monitor e cordless (a volte pi emittenti degli stessi cellulari) fanno parte di queste
categorie. Il telefonino, poi, si appoggia a una serie di antenne (radio-base) che irraggiano allintorno
e in parte possono farlo anche al di
sotto. Le nostre citt sono divise in
celle con un diametro piccolo di
qualche centinaio di metri e
allinterno di ognuna c unantenna,
ora gli impianti si moltiplicano perch c sempre pi bisogno di copertura: la connessione nella rete
continua, la gente chatta (ci sono
chatroom gratuite), va a caricare,
scaricare, ininterrottamente. Il peso
enorme! Le nostre abitudini aggravano quello che ci ricade addosso!

Nel 2011 lOMS (Organizzazione


Mondiale della Sanit) e la IARC
(Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) dopo uno studio
durato diverso tempo e condotto da
ricercatori di 13 paesi, hanno concluso che frequenze cos elevate
sono dei possibili cancerogeni, ponendole nella classe 2b (la stessa
dei pesticidi). Un grandissimo ricercatore italiano, Lorenzo Tomatis,
che ha fondato la IARC, salvo abbandonarla quando si accorto che
i ricercatori erano compromessi da
troppi conflitti di interesse, spiega
che la classe 2b una specie di
limbo nel quale vengono inserite le
sostanze che sono cancerogene,
ma che dietro hanno interessi economici cos forti, per cui non si
riesce a posizionarle pi in alto nella
classifica. La IARC ha preso questa
decisione dopo aver visto laumento
di tumori alla testa in persone che,
per lavoro o per motivi ludici, usano
il cellulare molto tempo al giorno.
Secondo Hardell, che ha raccolto

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pi dati di tutti sulla telefonia mobile,
il rischio aumenta anche se luso
inizia prima dei 20 anni.
Nella popolazione pi giovane (dai
9-10 anni ai 30-35) sta dilagando
una dipendenza molto forte. Ci sono
centinaia di studi in proposito. Si
stimano essere centinaia le persone
che non si alzano dal letto se non
hanno controllato il cellulare, che
durante la notte mandano decine di
messaggi, si collegano in rete scaricando, caricando musica , interrompono il sonno con effetti psicologici notevoli, manifestando poi difficolt attentive (anche a causa della radiazione) ecc. Troppe ragazze
tengono il cellulare sotto il cuscino.
Anche quando il cellulare nella
posizione off line (posizione aereo)
emette, a volte anche di pi. Nelle
scuole vediamo ragazzini imbambolati gi di primo mattino e incapaci di
reggere una lezione oltre le 10 del
mattino. Questo succede anche ai
trentenni. A questa situazione ha
molto contribuito la pressione dei
messaggi pubblicitari, dei produttori
delle reti. Ci dovrebbe essere una
informazione deterrente alle lunghe
telefonate, alluso dei cellulari sui
mezzi pubblici (con la lamiera e
lagganciarsi a diverse stazioni nel
percorso la radiazione cresce), al
telefonare se non c pieno campo,
all'utilizzare sistemi diversi che aggravano lesposizione entrando in

sinergia. Le Istituzioni si sono impegnate a darne informazione ma non


lo fanno.
Per luso del computer va assolutamente preferito limpianto cablato:
porta un segnale attraverso un cavo, pi sicuro e veloce, ne dispongono tutti gli uffici di Milano, lo
si pu mettere in casa. Quello wireless: senza filo, colloquia con un
altro dispositivo remoto (pu essere
anche il router wireless di casa nostra) attraverso onde elettromagnetiche, via etere. Non si capisce perch usare wireless dove non c
mobilit, se si sta davanti a una
scrivania per otto ore, non ce n
bisogno. I consigli dei medici sono
quelli di limitare la diffusione delle
reti wireless, non esporvi bambini e
donne in gravidanza, comprare abbonamenti illimitati di rete fissa,
chiedere rete fissa a scuola (sia per
lavagna elettromagnetica che per
registro di classe), nei luoghi di lavoro non sostare vicino a router wi-fi
in funzione, spegnere i dispositivi
durante notte, non usare computer
sulle gambe. Lo studioso russo Makov Grigoriev parla di esperimento
globale per quanto riguarda la tecnologia del wi-fi e chiede di implementare la tutela dei bambini perch non sappiamo quali saranno
per loro le conseguenze a lungo
termine (per ora conosciamo solo
quelle a breve termine che sono

laumento della sensibilizzazione


dellorganismo alle esposizioni).
Le ultime ricerche dicono che anche
esposizioni a limiti molto bassi (fino
a cento volte meno rispetto a quelli
fissati per la popolazione) possono
causare danni biologici, anche con
strumenti che hanno poca entit di
emissione. Uno studio del 2014
(Oxidizing and antioxidizing in Medical Science) riassume, 80 studi
fatti sullo stress ossidativo, e spiega
come la radiofrequenza possa portare allossidazione delle cellule,
questa va a colpirle e danneggia il
DNA. Anche piccole potenze del wifi possono essere incisive. Come?
Non lo sappiamo. Sappiamo molto
su telefonia mobile e altri dispositivi,
ancora poco su wi-fi perch in uso
da poco tempo. E questo rivela che
le cavie siamo noi, dovremmo far
prevalere in noi un principio di prudenza.
Di queste cose il gruppo difendiamo la salute (con laiuto di Laura
Masiero, Presidente della Associazione Per la Prevenzione e la Lotta
allElettromagnetismo - A.P.P.L.E.)
ha parlato il 12 novembre in sala
Alessi, allincontro pubblico organizzato dalle Commissioni Pari Opportunit e Cultura del Comune dal titolo: Proposte e Progetti delle donne
di Milano per una citt a misura di
tutte e tutti.

Scrive Rosellina Archinto a Luca Beltrami Gadola sul sindaco 2016


Gentile Luca, bello il tuo articolo sul
Sindaco milanese del 2016. Hai perfettamente ragione: comunque vada
l'Expo Pisapia non si potr prender-

si i meriti e i demeriti andranno tutti


a suo carico. Le malefatte altrui pesano su di lui come macigni. Mi dispiace molto ma vedo il futuro molto

difficile! Chiunque si presenti dovr


affrontare una citt molto confusa e
brontolona e dovr guardarsi intorno
con molta attenzione.

Scrive Felice C. Besostri a Luca Beltrami Gadola sul sindaco 2016


La scelta a monte da compiere non
quella personale di Pisapia se ricandidarsi per un secondo mandato, ma se nel 2016 si voter per un
Sindaco di Milano, che faccia anche
il Sindaco Metropolitano, ovvero per
2 sindaci eletti direttamente dai cittadini: il Sindaco di Milano e il Sindaco Metropolitano. Teoricamente
possibile, perch lo prevede l'art.
1.22 della L. n. 56/2014, ma a leggere bene chiaro lo sfavore del
legislatore, dell'ANCI e del suo Presidente per elezioni dirette. Un sindaco metropolitano eletto direttamente dovrebbe farlo del tutto gratuitamente perch non prevista
alcuna indennit e se andasse in

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

porto la revisione costituzionale,


approvata dal Senato, non potrebbe
concorrere alla nomina a senatore.
Assurdit di una legislazione che ha
perso ogni professionalit, forse per
l'esigenza di andare in fretta. Le Citt metropolitane sono state costituzionalizzate nel 2001, eppure se ne
sono dimenticati nella riforma del
contenzioso elettorale del dlgs
104/2010 o nella legge sul riequilibro della rappresentanza di genere
del 2012.
Dunque se ci fosse l'auspicabile
sdoppiamento tra Sindaco di Milano
e Sindaco Metropolitano, cosa sceglierebbe Pisapia o il PD per il suo
candidato in pectore? 2 meglio di

1 diceva una pubblicit e uno per


uno non fa male a nessuno. Per il
momento il disinteresse di Pisapia
per la Citt Metropolitana grande.
Convocati i comizi elettorali si estraniato dal procedimento fino al 28
settembre. Dopo la proclamazione
degli eletti nel Consiglio metropolitano ha nominato in gran fretta un
vice Sindaco Metropolitano, ovviamente del PD. Una scelta politica o
una mossa furba? La Provincia lascia in eredit un buco finanziario e
non rispettando il Patto di stabilit
un po' di sanzioni. Se la Provincia
non sarebbe stata in grado di far
fronte alle sue competenze ordinarie, che si far con i nuovi maggiori

10

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compiti della Citt Metropolitana?
Meglio tenersi lontani: l'Expo basta

e avanza per non dormire bene la


notte.

Scrive Giancarlo Consonni a Jacopo Muzio a proposito di Milano e grattacieli


Caro Jacopo, concordo. Mentre il
corteo dei laudatores urbis disiectae
si ingrossa e dilaga, sono ormai poche le voci critiche sul quel che viene avanti nel paesaggio di Milano.
Con Porta Nuova e CityLife, a Milano si avviato prepotentemente
l'abbandono del principio compositivo su cui, in una storia quasi millenaria, si fondata la bellezza delle
citt italiane: il principio basato
sull'interazione dialogica degli edifici
che eleggeva lo spazio pubblico a
teatro: a luogo primario del ritrovamento/celebrazione di una misura
civile nel segno dell'affabilit e della
convivialit. E appunto della bellezza.
Il nuovo skyline il risultato di voci
sconnesse e sopra le righe: mono-

loghi in un vuoto di senso e di relazioni che si approssimano alla follia


(Ernst Bloch). In questo modo, da
luogo di educazione intergenerazionale, silente ma potente, lo spazio
pubblico cambia radicalmente di
segno: insieme all'esibizione narcisistica, si afferma la regola della
compresenza nell'indifferenza.
Sono argomenti su cui, lo vedo gi,
chi guida la citt fa spallucce. L'ultima sponda attrarre capitali, quali
che siano, senza distinguere tra ci
che pu servire ad attrezzare la metropoli nella sfida globale e ci che
si configura come accaparramento
di rendite (frutto per lo pi di un lavoro collettivo). Il nuovo paesaggio
tra i risultati nefasti del corto respiro della politica: dei suoi tempi brevi

e del suo ridursi a schermaglie con


l'avversario, con il risultato che viene rottamata in partenza ogni considerazione e ogni preoccupazione
per ci che fa civilt (dove la "cultura materiale" ha un ruolo primario).
La bellezza delle citt tra i frutti
mirabili dell'intelligenza, della sensibilit e del lavoro collettivo. Ma quello della bellezza degli insediamenti
ormai tra gli argomenti tab. Chi,
nella drammatica crisi che stiamo
vivendo, si permette di sollevarlo
passa per stravagante, o, come si
diceva un tempo, per uno "spostato". Ma quanti altri valori, assieme a
quello della bellezza, sono finiti
all'indice!

Scrive Valeria Molone a Jacopo Muzio a proposito di Milano e grattacieli


Concordo anch'io.

Scrive Pierfrancesco Sacerdoti a Jacopo Muzio a proposito di Milano e grattacieli


L'articolo sui grattacieli magnifico
e pienamente condivisibile. Peccato
che ormai a pensarla cos siamo in
pochi. Tutti, architetti e non, sem-

brano entusiasti dei nuovi grattacieli


e della piazza Gae Aulenti (che si
star rivoltando nella tomba allidea
che un simile luogo le sia stato de-

dicato!).Ci penser la prossima generazione a correggere gli errori dei


padri? Chiss

Scrive Pietro Vismara a Giulia Mattace Raso su consumo di suolo


Vorrei sommessamente fare notare
a chi parla di "pagare un onere urbanistico come individuale contributo di cittadinanza" o addirittura di
"onere perpetuo" che questo onere
lo paghiamo gi: si chiamano "tasse". E non solo tasse sui redditi, che

gi i prendono oltre il 40% di quello


che guadagniamo, ma anche tasse
sulla casa come Imu, Tar, Tasi, ecc.
Gli oneri di urbanizzazione hanno il
vantaggio di incidere in modo equo
sul profitto di chi realizza una trasformazione urbana. Proporre di

spostare ulteriormente tale onere


sui cittadini incolpevoli non so se
derivi da improntitudine o da grande
superficialit nell'affrontare la materia.

Replica Giulia Mattace Raso


Il mio contributo faceva un riepilogo
ragionato degli spunti emersi nel

dibattito. Spero che l'autore della


proposta sull'onere di cittadinanza

raccolga l'invito ad approfondire le


sue considerazioni.

Scrive Vito Antonio Ayroldi a Giulia Mattace Raso su consumo di suolo


Concordo in pieno sui contenuti del
suo ottimo pezzo. Sull'importanza
della pianificazione di lungo periodo.
Corrette e precise le domande che
pone: e sappiamo dalla logica proposizionale che gli interrogativi affermano almeno quanto domandano; uno dei limiti della dialettica
socratica. E allora aggiungo alla
constatazione condivisibile della vetust "energivora" del nostro patrimonio edilizio il seguente quesito di
carattere psicosociale.

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

Siamo disposti a riconsiderare quello stile di vita che induce nelle proprie abitazioni come nelle universit,
nelle biblioteche moltissima gente a
stare in Gennaio in maglietta e/o
shorts come se si fosse in un telefilm di Miami vice per poi coprirsi
d'estate dal condizionamento "sparato a palla"? Il combinato di questi
due atteggiamenti quanti altri mai
"energivoro" ancorch demenziale.
Sotto questo aspetto Milano un
osservatorio sociale formidabile di

abitudini sociali e private che non


stenterei a definire bizzarre. Ecco
una di quelle domande che afferma
almeno quanto chiede, e cio che la
nostra impronta energetica dipende
non solo dall'hardware leggasi abitazioni ma, e forse soprattutto, da
come ci vivi in quelle abitazioni e nei
luoghi pubblici. E non dipende tanto
da come son fatti i muri delle case,
ma da come sono costruite le prigioni in cui rinchiudiamo le nostre
menti.

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Scrive Gregorio Praderio a Gianni Zenoni sulle modifiche al PGT


Spiace leggere che Gianni Zenoni
sia rimasto deluso dall'idea dell'Assessora De Cesaris di modificare
l'attuale PGT. Non ero presente al
convegno dell'Assimpredil del 5 novembre, ma ho letto l'intervista sul
Corriere del 12 ottobre e mi sembrano tutte proposte ragionevoli e

largamente condivisibili. Distinguere


gli interventi su aree dismesse da
quelli su aree libere, incentivando i
primi e scoraggiando i secondi; ragionare in un'ottica metropolitana;
porsi il problema di come accedere
alla casa a prezzi abbordabili; semplificare le norme: cosa vogliamo di

pi? E se questo vuol dire modificare un PGT oggettivamente mal fatto,


ben venga! Si tratta pur sempre di
uno strumento, non delle tavole della legge: se non funziona, o funziona male, si cambia.

Scrive Antonella Nappi a Rita Bramante su pace e benessere e ogm


Larticolo di Rita Bramante tralascia
due problemi importanti: da molti
anni conosciamo la moltiplicazione
esponenziale degli abitanti della terra e solo pochi si prendono la responsabilit di dire che abbiamo bisogno di controllare il nostro numero sul pianeta, che molte strategie e
investimenti, molte ricerche scientifiche delle discipline umanistiche e

molto denaro, dovrebbero essere


spesi per questo scopo. questa
linnovazione che dobbiamo ormai
riconoscere. Il secondo che i produttori di OGM sono accaniti politici
e distribuiscono, immagino io, laute
prebende agli enti che li sostengono. Sento crescere una pubblicit
che manda allo sbaraglio i bambini
e non si cura della prevenzione pri-

maria della salute: vorrei si dicesse:


Niente OGM, alla Bocconi, se vogliamo pace e benessere. Soprattutto prevenzione primaria dalle malattie. Se ci affidiamo ai contadini capaci invece che alla grande industria, io credo favoriremmo il benessere, a giustizia sociale e la possibilit di alimentarci.

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Fidelio alla Scala
Come tutte le prime settimane di
dicembre la citt entra in fibrillazione per la serata inaugurale della
Scala e per lopera che viene prescelta. Per non andar troppo lontano, limitandoci allera Barenboim,
successo nel 2007 con Tristano e
Isolda, lanno successivo con Don
Carlo, poi con Carmen, la Valchiria,
il Don Giovanni e il Lohengrin fino al
delirio dellanno scorso con La Traviata. Tranne il Don Carlo che fu
diretto da Daniele Gatti e La Traviata da Dmitri Tcherniakov, tutte le
altre inaugurazioni hanno portato la
firma di Barennboim, e non senza
polemiche. Ricordiamo le aspre critiche al Lohengrin (con quel povero
eroe, depresso, costretto a cantare
a bagnomaria in uno stagno) e al
Don Giovanni (con il fallito tentativo
di stupro di donnAnna inopinatamente trasformato in un felice e
condiviso amplesso!).
Tutto per cominci molto bene,
con quellindimenticabile Tristano
(2007) in cui Barenboim sembr finalmente luomo giusto, arrivato al
momento giusto al posto giusto, nel
senso di un grande e generoso direttore consapevole di salire sul podio di uno dei pi importanti teatri al
mondo e determinato a lavorare alacremente alla sua ricostruzione
morale e artistica.

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

Poi non fu proprio cos, se non saltuariamente: il direttore scaligero


prese ad allargarsi occupando tutti
gli spazi possibili; oltre a fare il lavoro per cui era stato chiamato, faceva il pianista solista, il pianista accompagnatore, andava in televisione, suonava e dirigeva insieme e la
qualit andata via via scemando
fino allaltra sera quando in televisione, da Fazio, ha eseguito un improvviso di Schubert come avrebbe
potuto farlo un bravo dilettante in
casa di amici.
Eppure Barenboim uno dei musicisti pi dotati di questepoca, stato capace di creare momenti magici
e sublimi, sia da pianista - quando
era giovane - che da direttore negli
anni pi avanzati. Ha voluto fare di
pi, sempre di pi, di tutto, di troppo, fidandosi ciecamente della propria memoria, esperienza, sensibilit e cultura; era diventato una sorta
di grande improvvisatore, vittima dei
suoi successi provava poco e studiava ancora meno, diviso comera
fra Berlino, Milano e mille altri impegni.
dunque comprensibile che in questo momento ci sia una grande attesa per la sua ultima prima (sic)
scaligera, per la quale ha scelto
unopera altamente significativa da
molti punti di vista, e cio quel Fidelio dalla storia martoriata, persegui-

tato fin dalla nascita da mille problemi. Il povero Beethoven, che tanto lo amava ( di tutte le mie creature, il Fidelio quella la cui nascita
mi costata i pi aspri dolori, quella
che mi ha procurato i maggiori dispiaceri ) stato suo malgrado
costretto a scriverlo tre volte (nel
1804, nel 1806 e ancora nel 1814)
per renderlo accettabile al suo pubblico (che pure non gli ha mai fatto
mancare affetto e ammirazione).
Unopera di cui si detto tutto e il
contrario di tutto, probabilmente
perch non era nelle corde di Beethoven scrivere un Singspiel (o una
Pice de sauvetage, come si vuole:
prematuramente finiti gli anni di Mozart, Beethoven - come Rossini era alla ricerca di una forma teatrale
nuova) e tantomeno esaltare
lamore coniugale (lui, che questo
amore lo ha forse desiderato ma
mai conosciuto). Si detto che il
Fidelio un inno alla libert, figlio
della rivoluzione francese e delle
illusioni di Ludwig nei confronti dei
Lumi vincenti (Fidelio coevo della
terza Sinfonia, lEroica, inizialmente
dedicata proprio a Napoleone primo console di Francia); ma si anche scritto che una anticipazione
dellInno alla Gioia della Nona Sinfonia. In realt lopera ha una struttura drammatica molto debole, comincia come una commediola leg-

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gera, vira poco a poco in tragedia e
si risolve in un classico arrivano i
nostri (il sauvetage, appunto).
Eppure quanto bella!
Ho avuto la ventura di assistere
domenica sera alla prova generale:
una Scala gremita di gente attenta e
interessata, un bel pubblico con
molti giovani e in particolare molte
ragazze che si destreggiavano bene
con la trama non sempre chiara,
cantata e raccontata in tedesco.
Sar sicuramente vero che lopera
sostanzialmente ingenua, poco avvincente e affetta da un eccessivo
moralismo (il titolo dellopera originale di Bouilly da cui il Fidelio tratto - Leonore ou lamour conjugal la dice lunga sulla pasta di cui fatto), ma la musica di Beethoven
struggente e ha il peso e lo spessore delle sue opere pi famose, quelle che tutti conosciamo, e si capisce
molto bene lamore di cui lautore la
gratificava. Una musica che prendeva le distanze dal classicismo di
Mozart e di Haydn e cominciava ad

anticipare il secolo nuovo, le tempeste dellanima.


Ma la cosa che riferisco con maggiore
entusiasmo

che
nelloccasione del suo addio alla
Scala (che sar sicuramente un arrivederci) con questo Fidelio Daniel
Barenboim riscatta lo scarso impegno dedicato al Teatro nel suo settennato, sfodera le armi migliori,
sfoggia una accurata concertazione
con un ottimo cast di cantanti: soprattutto rivela una grande intesa
con i due veri grandi protagonisti
dellopera, la strepitosa soprano austriaca, quasi italiana Anja Kampe
nei difficili panni ( proprio il caso di
dirlo!) di Leonora/Fidelio, e con il
basso sudcoreano Kwangchul Youn
nei pi facili eppur delicatissimi
panni del capo carceriere Rocco.
Curiosa e molto raffinata, infine, la
regia di Deborah Warner che aveva
gi realizzato un Fidelio nel 2001 al
Festival di Glyndebourne e che in
questa occasione si giovata delle
semplici e belle scene di Chloe

Obolensky e delle luci di Jean Kalman, forse un po troppo basse


(daltronde siamo o dovremmo essere in una prigione, ancorch trasfigurata in una fabbrica dismessa,
e non so come se la caveranno con
le riprese televisive!); dico una regia
curiosa perch da perfetta inglese
la Warner rappresenta lamore coniugale di una castit inverosimilmente monacale, con i due sposi
che - finalmente ritrovatisi in condizioni di fortissima emotivit - si dicono parole piene di passione (O
namenlose Freude! Mein Mann an
meiner Brust! An Leonorens Brust!
Oh gioia indicibile! Il mio sposo al
mio petto! Al petto di Leonora!) senza minimamente avvicinarsi n tantomeno abbracciarsi, restando a
cinque rispettosi metri di distanza
luno dallaltra. Ah gli inglesi!!
Vi saranno diverse repliche fra
SantAmbrogio e Natale e pare che
vi siano ancora posti disponibili;
posso consigliare di andare a vederlo?

ARTE
questa rubrica a cura di Benedetta Marchesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Nel Blu di Klein e Fontana al Museo del Novecento
Uno straordinario racconto di un
dopoguerra animato da artisti, collezionisti, intellettuali e mercanti lo
scenario che si immagina faccia da
sfondo alla relazione di amicizia tra
Yves Klein e Lucio Fontana raccontata nella mostra in corso al Museo
del Novecento e che immergono chi
vi coinvolto con stimoli visivi e
suggestioni intellettuali.
Due citt, Milano e Parigi, e due artisti, distanti per et anagrafica, provenienza, formazione e stile ma con
in comune la ricerca artistica che si
articola verso nuove dimensioni
spaziali e concettuali. Ripercorrendo
il tradizionale allestimento cronologico del Museo ci si accosta progressivamente al rapporto tra i due:
pi questo si fa intenso e pi aumenta la densit di opere che si incontrano dei due artisti. Lapice del
sodalizio si raggiunge quando si
spalanca la vetrata sopra piazza del
Duomo con la Struttura al neon di

Lucio Fontana sul soffitto e la distesa blu di Pigment Pur di Klein. Un


dialogo straordinario allinterno del
quale il visitatore non pu che sentirsi coinvolto ed estasiato ammiratore.
Cinque sono gli anni cui la mostra
dedicata: dal 1957, anno in cui Yves
Klein espone per la prima volta a
Milano alla Galleria Apollinaire una
serie di monocromi blu, al 1962, anno della morte dello stesso Klein.
Linaugurazione della mostra in Brera loccasione in cui i due artisti si
incontrano per la prima volta e Fontana tra i primi acquirenti di un
monocromo dellartista francese,
diventando poi uno dei suoi pi importanti collezionisti in Italia.
Nellesposizione sono documentati
cinque anni di lettere, incontri, viaggi e condivisione di due artisti che
hanno segnato profondamente, ognuno a modo proprio, la storia
dellarte novecentesca. Laffinit in-

tellettuale e artistica emerge laddove le aperture spaziali di Fontana


(fisiche e concettuali) trovano corrispondenza nel procedere di Klein
dal monocromo al vuoto. Entrambi
perseguono uno spazio immateriale,
cosmico o spirituale, che forse appartiene a unaltra realt.
Una mostra da non perdere Yves
Klein Lucio Fontana, Milano Parigi
1957-1962, che per la ricerca storico-artistica e le scelte curatoriali
non appaga solo la fame conoscitiva del visitatore, ma soprattutto fa s
che venga immerso in un mondo blu
splendente che offre un profondo
godimento emozionale.
Klein Fontana. Milano Parigi
1957-1962 Museo del Novecento
piazza Duomo fino al 15 marzo
2015 luned 14.30 19.30 marted,
mercoled, venerd e domenica 9.30
19.30 gioved e sabato 9.30
22.30 Biglietti :10/8/5 euro

Tra Leonardo e Milano prosegue felicemente il sodalizio


Se in una pigra domenica sera emerge nel milanese unincontenibile
voglia di visitare una mostra, quali
sono le proposte della citt? Intorno
alle 19.30 non molte in realt: Pa-

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

lazzo Reale cos come i grandi musei del centro sono gi in procinto di
chiudere. Una per attira lattenzione, sar per la posizione cos

centrale o forse proprio per il fatto


che ancora aperta.
Quella dedicata al genio di Leonardo Da Vinci, affacciata sulla Galleria
Vittorio Emanuele, una mostra in

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continua espansione che periodicamente si arricchisce di nuovi elementi frutto delle ricerche dal Centro
Studi Leonardo3, ideatore e organizzatore della mostra nonch
gruppo attento di studiosi. Se Leonardo produsse durante la sua vita
uninfinit di disegni e schizzi, L3 si
pone come obiettivo quello di studiare a fondo la produzione del genio tostano e renderla fruibile a tutte
le tipologie di pubblico con linguaggi
comprensibile e divulgativi offrendo
un momento ludico di intrattenimento educativo, adatto sia per bambini
che per adulti.
Quasi 500 mq ricchi di modelli tridimensionali e pannelli multimediali
che permettono realmente di scoprire le molteplici sfaccettature del
pensiero e delloperato leonardesco:
macchine volanti o articolati stru-

menti musicali possono essere


smontate e rimontate; riproduzioni
del Codice Atlantico e di altri manoscritti sono tutte da sfogliare, ingrandire e leggere; ci sono giochi di
ruolo a schermo nei quali i visitatori
vestono i panni dello stesso Da Vinci. La produzione artistica non dimenticata, anzi: unintera sala dedicata ai pi famosi capolavori
dellartista con un grande pannello e
due touchscreen dedicati al restauro
digitale dellUltima cena, alla Gioconda e a due autoritratti dellautore.
Inaugurata nel marzo 2013, prorogata prima fino a febbraio 2014 e
ancora fino al 31 ottobre 2015, la
mostra ha superato le 250 mila visite imponendosi come centro attrattivo per turisti e cittadini. Un buon risultato, ma forse basso consideran-

do lalta qualit della mostra e la


posizione decisamente strategica. Il
successo di pubblico sarebbe stato
migliore (forse) con un maggiore
rilievo dato dalla stampa e dei social
network, e da un costo del biglietto
pi calmierato. Ma c ancora tempo, e loccasione giusta alle porte:
non perdiamola e anzi, dimostriamo
che anche a Milano ci sono centri di
ricerca capaci di produrre mostre
interessanti senza necessariamente
creare allestimenti costosi ed esporre opere o modelli originali.
Leonardo3 - Il Mondo di Leonardo
1 marzo 2013 - 31 ottobre 2015
Piazza della Scala, Ingresso Galleria Vittorio Emanuele II Aperta tutti i
giorni, dalle 10:00 alle 23:00 compresi festivi Biglietti: 12/10/9 euro

Il re delle Alpi conquista anche Palazzo della Ragione


Quella al Palazzo della Ragione non
solo una mostra di fotografia sui
grandi spazi, come riporta il titolo,
unode alle avventure e alle montagne di Walter Bonatti. 97 gli scatti
presentati in quella che si sta imponendo sempre di pi come una sede espositiva di valore della citt di
Milano.
Ma alle grandi fotografie del mondo,
alle riproduzioni audio e video si affiancano alcuni degli oggetti che
hanno da sempre accompagnato
Bonatti: gli scarponi di cuoio oramai
consunti, la Ferrania Condoretta,
una piccola macchina fotografica
che us sul Petit Dru, e la macchina
per scrivere: una Serio, modello Everest-K2, che gli venne regalata
dalla stessa azienda produttrice
perch raccontasse la vera storia di
ci che successe sul K2 nel 1954.
forse grazie a quel dono che Bonatti prese ad affiancare allalpi-

nismo e allesplorazione delle vette


anche la narrazione. Acuto e attento
osservatore del mondo, Bonatti attraverso i suoi reportage dar voce
a realt lontane appassionando i
lettori delle pi grandi riviste italiane,
prima tra tutte Epoca.
Un uomo decisamente in controtendenza rispetto al contesto nel quale
viveva: nellItalia post-bellica del
boom economico Bonatti sceglie
lallontanamento dalla realt per andare a scoprire mondi nuovi e inesplorati. Mai lo sfiora il pensiero di
rimanere, anzi torna sempre a casa
per raccontare il suo vissuto: da
ciascun viaggio porta con s racconti, riflessioni e tante, tantissime
immagini per far sognare chi non
riesce a partire con lui.
Le immagini in mostra raccontano
dei grandi viaggi, della sua capacit
di errare solo e della sua grande
ammirazione per la potenza della

natura. Emerge anche una certa


consapevolezza di s: durante i suoi
viaggi Bonatti escogita una serie di
tecniche con fili e radiocomandi che
gli consentono di essere non solo
parte delle proprie fotografie, ma
romantico protagonista, quasi ultimo
e affascinante esploratore del mondo.
Una mostra che coinvolge il visitatore mescolando avventura, fotografia
e giornalismo, giungendo a delineare il profilo di un grande uomo che
ha contribuito a fare la storia del
Novecento.

Walter Bonatti. Fotografie dai


grandi spazi Palazzo della Ragione
Milano - Orari Tutti i giorni: 9.30 20.30 // Gioved e sabato: 9.30 22.30 La biglietteria chiude unora
prima dellorario di chiusura Luned
chiuso Ingresso 10 euro

Marc Chagall porta la leggerezza a Palazzo Reale


Non si pu essere a Milano
nellautunno 2014 e non aver visitato la grande retrospettiva dedicata a
Marc Chagall, tale stato il battage
pubblicitario che ha tappezzato
lintera citt. Non solo, ma Chagall
anche uno di quegli artisti che rimangono nei ricordi anni dopo la
fine degli studi, che sembra facile
capire e apprezzare e per i quali si
pi predisposti a mettersi in fila per
andarne a vedere una grande mostra. Su questa scia stato pensato
il percorso che ha condotto
allideazione della mostra, che
prende proprio le mosse dalla domanda Chi stato Marc Chagall? E
cosa rappresenta oggi?

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

Lesposizione, a Palazzo Reale fino


al 1 febbraio, accompagna il visitatore in una graduale avvicinamento
allartista; attraverso 15 sale e 220
opere si scopre lartista affiancando
lesperienza artistica alla sua crescita anagrafica. Uomo attento e profondamente sensibile al mondo che
lo circonda, Chagall, figlio ed erede di tre culture con le quali si
confrontato e che nel suo lavoro ritornano spesso: la tradizione ebraica dalla quale eredita figure ricorrenti, come lebreo errante, e immagini cariche di simbologie; quella
russa, sua terra natia dei bianchi
paesaggi e delle chiese con le cupole a cipolla, e quella francese del-

le avanguardie artistiche, incontrata


pi volte durante i suoi soggiorni.
Queste eredit si manifestano in
maniera eterogenea e armonica in
uno stile che rimarr nella storia per
essere solo suo: colori pieni di forma e sostanza, animali e uomini
coprotagonisti in una sinergia magica, latmosfera quasi onirica e
lamore assoluto che ritorna in ogni
coppia raffigurata, quello tra Marc e
Bella Chagall e che intride di felicit
e leggerezza ogni altro oggetto raffigurato intorno a loro. Persino il secondo conflitto mondiale e poi la
morte dellamata Belle paiono non
appesantire il suo lavoro, quanto
invece lo conducono a una maggio-

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re profondit e pregnanza di significato.
Limmediato godimento della mostra, che potrebbe essere ostacolata dalla lunghezza e dal corpus cos
importante di opere, dato anche
dalla capacit didattica della audioguida e dei pannelli di mediare tra il
pensiero e il valore pittorico dellartista e locchio poco allenato del visitatore. I supporti presenti in mostra contestualizzano in maniera
chiara il periodo e i lavori del pittore,
offrendo tal volta una descrizione,
tal volta un approfondimento nelle
voci della curatrice Claudia Zevi o
dellerede dellartista, Meret Meyer.

La mostra racconta anche la poliedricit dellartista: attraverso i costumi, i decori e le grandi scenografie che lartista ha realizzato per il
Teatro Ebraico Kamerny di Mosca
emerge lo Chagall sostenitore entusiasta e attivo protagonista in ambito culturale della Rivoluzione dottobre; nelle illustrazioni per le Favole di La Fontaine e nelle incisioni
per Ma vie (la sua autobiografia) si
incontra un altro Chagall ancora,
che non teme in nessun modo il
mettersi alla prova con qualcosa di
nuovo e diverso.
Uomo e artista che si fondono in
una personalit quasi magica che al

termine della percorso espositivo


non si pu non apprezzare e che
sancisce, ancora una volta, il ruolo
dellartista nella storia dellarte moderna.
Marc Chagall. Una retrospettiva
1908 - 1985 - fino al 1 febbraio 2015
Palazzo Reale, piazza del Duomo
Milano - Luned: 14.30-19.30 Marted, mercoled, venerd e domenica: 9.30-19.30 Gioved e sabato:
9.30-22.30

Il PAC si mostra tra arte e cinema: Glitch


Glitch la distorsione, linterferenza non prevista allinterno di
una riproduzione audio o video.
anche il titolo della mostra, al PAC
fino al 6 gennaio, dedicata alle interazioni tra arte e cinema: attraverso
il video si compie una ricerca molto
soggettiva, indirizzata talvolta a raccontare delle storie, tal altre a documentare accadimenti o performance, altre ancora a sperimentare
tecniche espressive. Il glitch, la fermatura improvvisa della proiezione,
offre una pausa alla visione e
unoccasione per cogliere una sfumatura che altrimenti passerebbe
inosservata. Tra arte e cinema il
confine quasi invisibile, sempre
opinabile e mai definibile laddove
ciascuna voce lecita e autorevole.
La mostra raccoglie 64 video realizzati da artisti italiani che, raggruppati per aree tematiche, vengono proposti in loop nei tre mini-cinema allestiti negli spazi del museo in palin-

sesti ripetuti a giorni alterni. Al fianco delle proiezioni vengono presentate una selezione di opere di artisti
che hanno scelto il video come
mezzo espressivo ma che si avvalgono anche delloggetto come concretizzazione tangibile dellidea artistica.
Tra le opere di maggiore impatto:
Mastequoia Op. 09-013, una lunga
striscia di frame selezionati da un
girato di 54 ore su un viaggio compiuto dai tre artisti tra Rotterdam,
Fs e Tokyo (vero e proprio film,
vincitore del premio Lo schermo
dellarte 2013); attraverso luso del
VHS come supporto la qualit perde
molta definizione acquisendo per
un velo quasi melanconico e onirico,
oltre che di ricordo che si va lentamente sbiadendo.
Per rendere pi esaustivo il tema
stato presentato poi un fitto palinsesto di proiezioni e performance che
vanno ad ampliare ancora di pi la

panoramica sul tema che lesposizione si propone di offrire, dando


la possibilit al pubblico di ascoltare
il contributo diretto che lartista pu
dare.
Alla mostra, per, come se mancasse un collante tra le opere: ciascuna porta con s un valore riconosciuto e condiviso ma sembra
non essere in dialogo con quelle a
fianco, privando di conseguenza il
visitatore di quellaccrescimento dato dallinterazione e dal confronto
con un percorso complesso che
presenti artisti differenti.
Glitch fino al 6 gennaio 2015 al
PAC via Palestro - Orari da marted
a domenica 9.30 - 19.30; gioved
9.30- 22.30 Biglietti Abbonamento
10,00: consente un accesso illimitato alle proiezioni e agli eventi della
mostra, Intero 8,00 Ridotto 6,50
Ridotto speciale 4,00: per tutti i
visitatori ogni gioved a partire dalle
19.00;

Giovanni Segantini tra colore e simbolo


Una retrospettiva come Milano non
ne vedeva da tempo: 18 sale ricche
di ricerca, dipinti e testi che ripercorrono la vita e il lavoro del maggiore
divisionista italiano, Giovanni Segantini. Si tratta di un ritorno ideale
quello di Segantini a Milano, il capoluogo lombardo rappresent infatti il
polo di riferimento intellettuale e artistico per lartista; era la Milano della rivoluzione divisionista che stava
lentamente dimenticando lo spirito
scapigliata per cogliere la sfida simbolista. Al fianco del Segantini maturo delle valli e delle montagne
svizzere si riscopre anche un giovane Segantini che a Milano compie il
proprio apprendistato e ritrae i Navigli sotto la neve o delle giovani
donne che passeggiano in via San
Marco.

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

La mostra un racconto complesso


sul mondo di Giovanni Segantini
che accompagna il visitatore in un
graduale avvicinamento allartista,
che lo invita ad avvicinarsi attraverso i quadri, alle emozioni, ai pensieri
e alle riflessioni che alle opere sono
vincolati.
I grandi spazi, gli animali, le montagne sono elementi non di complemento e non casuali in Segantini ma
anzi, acquisiscono un valore mistico
e quasi panteistico che permea
lintero lavoro, frutto del forte legame tra lartista e la natura.
Questultima, madre spirituale per
lartista (e orfano di quella biologica), spesso resa (co)protagonista
delle opere al punto che giocando
sui titoli e sulla compresenza tra
uomo e animali si arrivi interrogarsi
su quale sia il vero protagonista.

Luso dei colori, che si scopre con il


tempo, sempre pi potente grazie
alla giustapposizione dei colori
complementari e uno dei momenti
culmine si raggiunge nellazzurro
senza eguali del cielo di Mezzogiorno sulle alpi (1891).
La mostra pu essere percorsa e
goduta in diverse maniere: in ordine
cronologico seguendo levoluzione
artistica e personale dellartista accompagnati dallo scandire degli accadimenti della vita dellartista, oppure seguendo le sette sezioni tematiche in cui lesposizione suddivisa: Gli esordi, Il ritratto, Il vero ripensato, Natura e vita dei campi,
Natura e Simbolo attraverso i pannelli chiari e lineari che accompagnano ciascun gruppo di sale; o ancora, lasciandosi trasportare dalluso magistrale della tavolozza dei

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colori, che ha reso Segantini il maggiore esponente del divisionismo
italiano. una delle poche occasioni dove le scelte curatoriali e allestitive consentono al visitatore di unire
la vita e il lavoro dellartista creando
un percorso omogeneo dal quale
emerge la complessit del carattere
dellartista, composto, come tutti gli
uomini, da vari ruoli: figlio, padre,
uomo, artista. Qualsiasi modalit si
sia scelta per la fruizione della mostra se ne uscir con appagata la
necessit di bellezza e colore, ma
pi vivida quella di percorrere le

montagna e le valli tanto amate


dallartista.
Una nota positiva: i toni alle pareti
che vengono giustapposti uno dopo
l'altro, stanza dopo stanza, creando
come una rappresentazione visiva
al sedimentarsi delle conoscenze
dellartista.
Una nota negativa: nessuna segnalazione allingresso della mostra sul
numero di sale e il tempo previsto di
visita, lorario di chiusura sono le
19.30 ma dalle 19 i custodi provvedono incessantemente a fare presente la questione facendo uscire il

pubblico dalle sale alcuni minuti


prima dello scoccare della mezza.
Alla stessa ora chiude anche il bookshop, non una scelta vincente laddove questultimo rappresenta notoriamente una delle maggiori fonti di
entrata per mostre e musei.
Segantini fino al 18 gennaio 2015
Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12 20121 Milano) Biglietti (con audioguida in omaggio) 12/10/6 Orari
Luned: 14.30-19.30 Marted, Mercoled, Venerd e Domenica: 9.3019.30 Gioved e Sabato: 9.30-22.30

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Patrick Modiano
L'orizzonte
Einaudi 2014 pp. 154, euro 14
"Modiano, chi era costui". Novello
Carneade, questo si saranno chiesti
i bookmakers internazionali a Stoccolma all'attribuzione del Premio
Nobel 2014 per la letteratura a Patrick Modiano, invece che a Murakami o a Roth.
E lo stesso Modiano si stupito
all'annuncio, che ha considerato
bizzarro, quando finalmente la figlia
l'ha trovato per comunicargli la notizia, mentre lui ignaro passeggiava
per il Luxembourg a Parigi. Tra i
120 scrittori in lizza, di cui 36 per la
prima volta, i giurati svedesi hanno
scelto proprio Modiano, scrittore ebreo francese, di origine italiana, di
madre belga, con la motivazione
"per l'arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani pi inafferrabili e scoperto il mondo
dell'occupazione (nazista)".
In realt, nonostante nel 1978 Modiano abbia vinto il Premio Goncourt
con "Via delle Botteghe oscure"
(stampato solo ora, in prima edizione, da Bompiani ), e abbia al suo
attivo una trentina di romanzi, 4 film
tratti dai suoi libri, abbia lavorato
con il regista Ponti, sia il paroliere di
Franois Hardy, pochi lo conoscono
in Italia. Forse anche per la sua indole schiva. Singolare il numero diverso di case editrici presso le quali
egli ha pubblicato le sue opere,
Guanda, Lantana, Einaudi. Questo
editore ha dato alle stampe nel

n. 42 VI - 3 dicembre 2014

2012 "L'Orizzonte", la sua penultima


opera e pubblicher nel 2015 anche
la sua ultima "Pour que tu ne te
perds pas dans le quartier".
Lo scavo della memoria, l'ossessiva
ricerca di fare rivivere il passato,
ripescando brandelli del vissuto,
dando un senso ai ricordi ("a forma
di nuvole gallegianti")per ricostruire
l'insieme, fare emergere ombre, il
fine di tutta la sua scrittura. Perci
egli trascrive con cura maniacale
date, nomi, strade, nel timore di
perderli, di cadere "nella indifferenza e nell'anonimato". Cos egli ci
rivela nel L'Orizzonte, un toccante
racconto ove il protagonista il suo
alter ego, uno scrittore che dopo 40
anni si mette alla ricerca di un suo
antico amore, scomparso da Parigi,
per sfuggire un'oscura minaccia, e
che forse ritrover a Berlino proprietaria di in una antica libreria.
Spesso nelle sue righe incontriamo
stranieri, donne in fuga da ipotetici
persecutori, che emergono da un
passato, dove non sono estranei
incubi e persecuzioni naziste, in una
Parigi occupata. E aleggia il disgusto per il padre ebreo, collaborazionista pur di salvarsi la vita dalla deportazione. E su tutto un senso di
provvisorio, di incertezza, di rimpianto, alimentato forse anche dal
suo percorso di vita, in quanto Modiano fu abbandonato dal padre e
dalla madre, un'attrice sempre in

giro, ad un vecchio acrobata di circo, alle porte di Parigi. E traspare


una sorta di tacita invidia nei confronti di quanti, "di buona famiglia,
possono vantare sicurezza nello
sguardo per essere stati amati dai
loro genitori".
In quella sua scrittura quasi rarefatta, tanto sono brevi le frasi, magistrale la sua similitudine sulla massa dei ricordi perduti, paragonati alla
materia oscura, assai pi grande,
anzi infinita, rispetto al visibile. E
bella l'immagine di quelle scintille
disperse nell'oscurit, polvere di
stelle, che lo scrittore cerca di afferrare per dare un senso al presente.
Significativo anche l'immagine di
quelle migliaia di persone che percorrono Parigi "come biglie di un
gigantesco bigliardo elettrico, che
cozzano talvolta tra loro. Non ne
rimane nulla, nemmeno la traccia
luminosa, che lascia dietro a s una
lucciola".
Non per nulla l'autore dichiara che
Proust e Cline sono i suoi punti di
riferimento, come Raymond Queneau, amico di sua madre, suo mentore in giovent, grimaldello per conoscere ed entrare nel milieu intellettuale di Parigi.
Modiano ha dedicato il premio alla
sua nipotina, nata in Svezia da sua
figlia.
Marilena Poletti Pasero

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SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
CRT da 40 anni a Milano. L'archivio fa spettacolo
"40x40x10, un titolo che sembra
una sciarada, invece la celebrazione di un compleanno, i 40 anni
del CRT, con la programmazione di
una selezione in video di 10 spettacoli che raccontano i protagonisti di
stagioni spesso indimenticabili.
Un compleanno sempre occasione di riflessioni e di aspettative, di
ricordi e di progetti per il futuro. E
quale occasione migliore dei 40 anni per guardare in avanti partendo
dai ricordi di spettacoli a volte eccezionali e sempre significativi? Per
evitare il pericolo di una retorica autocelebrazione, hanno collaborato
con noi quaranta theatre-addicted,
critici, operatori, studiosi, che ci
hanno seguito in questi anni. A loro
abbiamo chiesto di indicare gli spettacoli che pi hanno lasciato il segno, che hanno emozionato sino a
lasciare una traccia che supera cos
lusura del tempo. I primi dieci spettacoli, indicati attraverso questa
consultazione complice e informale,
sono quelli che sar possibile rivedere, attraverso documentazioni

diverse e testimonianze personali,


nei mesi di novembre e dicembre.
40x40x10 la prima attivit del
Memory/Lab: un nuovo spazio, ma
anche una nuova piattaforma di ideazione e programmazione, e
nuovo nome dellArchivio del CRT
Milano, ricco di 3000 documenti in
video dagli anni settanta in poi, finora accessibili solo a studenti, ricercatori e operatori professionali. Da
novembre larchivio del CRT Milano
ha scelto il nome di Memory/Lab a
indicare la sua nuova funzione: non
pi solo documentazione ma occasione di iniziative originali, performance e spettacoli che utilizzeranno
in materia creativa i materiali
darchivio.
Larchivio dunque si mette in scena
come un corpo vivo e diventa occasione di spettacolo. Non pi e non
solo una banca dati museale, ma
materia viva ed essenziale, dove a
rotazione i documenti diventeranno
occasione di incontri, dibattiti, performance. Larchivio diviene un laboratorio e una piattaforma di dialogo con il presente."

5 > 21 dicembre
Primo atto // Tadeusz Kantor
Videoregistrazioni:
La Classe morta
Wielopole Wielopole
Candid Kantor
8 > 25 gennaio 2015
Secondo atto // Jerzy Grotowsky
Apocalypsis cum figuris nella videoregistrazione di Ermanno Olmi
29 gennaio > 15 febbraio 2015
Terzo atto // i Dervisci Rotanti
con le musiche di Kudsi Erguner
19 febbraio > 8 marzo 2015
Quarto atto // Thierry Salmon
Le Troiane
12 > 29 marzo 2015
Quinto atto // Teatro No e Teatro
Kabuki
Hideo Kanze e Ennosuke III
http://www.crtmilano.it/project/40x40
x1020-novembre-24-dicembre/

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Ritorno allAvana
di Laurent Cantet [Francia, 2014, 90']
con Jorge Perugorra, Isabel Santos, Fernando Hechevarria, Nestor Jimenez
Amedeo dopo sedici anni di Spagna
torna allAvana, lo accolgono i suoi
amici di giovent. Erano rivoluzionari, sostenitori di Castro. Non lo sono
pi, hanno pi di 50 anni, sono
cambiati e spesso hanno pagato un
prezzo salato per le loro libere opinioni coerenti. Rafa pittore non riesce pi a dipingere se non croste
per il mercato; Aldo, ingegnere, fa
loperaio e ha le mani bruciate dagli
acidi delle batterie che prepara abusivamente; Tania, oculista, che lavora per un compenso minimo e
rimpiange i figli emigrati a Miami.
Lunico che se la cava economicamente parlando Eddy, che si
piegato, diventato un funzionario
del partito, ha conti allestero ma
con gli amici se ne vergogna. Il festeggiato Amedeo, uno scrittore
fuggito in Spagna nei giorni seguiti
al crollo dellUrss, nel momento tragico in cui i cubani privati degli aiuti
n. 42 VI - 3 dicembre 2014

sovietici sono stati costretti a una


vita durissima e di fame.
Gli amici si trovano sulla terrazza di
Aldo da cui dominano un quartiere
della citt e vedono da lontano il
mare. Parlano fitto e a lungo del
passato e del presente, rivivono
sentimenti e prendono atto di una
realt molto lontana dai loro sogni; a
volte sembrano voler regolare qualche conto. Nel corso delle varie discussioni o dellinfinita discussione
che prende pieghe e toni diversi,
Amedeo viene accusato di aver abbandonato la moglie, lasciandola tra
laltro priva di medicine mentre il
cancro la divorava. Non cos, ma
la spiegazione agli amici nasconde
una ragione ancor pi dolorosa che
li coinvolge. Ora Amedeo tornato,
Cuba cambiata, anche se si fa fatica a vivere e i giovani, come il figlio di Aldo, non sognano che di
fuggire e diventare consumatori.

Forse nello spiraglio di tolleranza


che si aperto Amedeo torner a
scrivere.
Il film caratterizzato da dialoghi
serrati. Inoltre la quasi totalit delle
scene avviene sulla terrazza creando un effetto teatrale; moltissimi sono i primi piani, poich, come ha
dichiarato il regista Laurent Cantet,
nelle pieghe e nelle rughe si trovano
i sentimenti, le illusioni e le delusioni
dei protagonisti. I segni che la vita
lascia sui corpi.
Da notare che il regista non indugia
sulle bellezze di Cuba, il mare visto da lontano e solo di sera, il quartiere visto dalla terrazza degradato. Lisola un luogo di vita faticoso
dove, forse, si accende una piccola
speranza per chi ci vive. Il titolo originale del film Ritorno ad Itaca e
in effetti lopera segnata dal nostos, dal ritorno in patria e ai tempi
che hanno formato i cinque amici.
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www.arcipelagomilano.org
Il film intenso e ha un finale eccessivamente drammatico e inutile,
poich il messaggio era gi forte e
chiaro e ogni eccesso rende meno

credibile la vicenda. Ultima informazione: il film, nonostante il suo contenuto critico sul regime, stato

presentato anche a un festival


dellAvana.
Dorothy Parker

IL FOTO RACCONTO DI URBAN FILE

LUOGHI SEGRETI A MILANO: SAN SIRO


http://blog.urbanfile.org/2014/11/29/zona-lotto-la-chiesetta-di-san-siro-semi-nascosta/

MILANO SECONDO [Ruth]


Andre Ruth Shammah: LA MILANO EFFERVESCENTE NON VIRALE
http://youtu.be/y6gpyWmpYDQ

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