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numero 35 anno VI 15 ottobre 2014


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MILANO GUARDI A GENOVA E RIFLETTA


Luca Beltrami Gadola
Come sempre accade in queste circostanze anche per il disastro di
Genova si scatenata la caccia al
responsabile e sul banco degli imputati, oltre ai metereologi e ai loro
modelli matematici, sono finiti tutti,
sindaco in testa. Per la prima volta
dal versante degli imputati si levata uninsolita voce in difesa: il presidente del Tar della Liguria, chiamato in causa come responsabile del
mancato avvio dei lavori di messa in
sicurezza dei corsi dacqua, per i
quali vi erano i soldi gi stanziati, le
gare dappalto fatte ma il tutto bloccato dai ricorsi delle imprese.
Nellintervista che rilascia a Repubblica con largomento usato per difendersi ha messo il dito nella piaga: i bandi di gara sono fatti male e
prestano il fianco ai ricorsi e quando
arrivano vanno comunque esaminati. Dopo aver fatto per oltre cinquantanni il costruttore e aver partecipato a centinaia di gare
dappalto pubbliche, aver visto in
una stessa gara presentare pi di
un ricorso (oggi 10 nel caso di Genova su 15 partecipanti), mi sono
fatto due domande, e, come me le
sono fatte io, avrebbero dovuto farsele da tempo a maggior ragione gli
assessori a lavori pubblici invece di
limitarsi a star a guardare: pi colpevole il legislatore che ha disciplinato in maniera demenziale (oltre
che torbida) il settore delle opere
pubbliche o pi colpevole la burocrazia che queste leggi ha applicato? Per me entrambi in parti uguali,
in un combinato disposto che potremmo battezzare Opere pubbli-

che Italia, vista la moda di dare un


nome nuovo a cose vecchie.
Del disastro legislativo ne ho parlato
sin troppo (anche a proposito di corruzione) e mi rimasta solo la curiosit di vedere come si muover il
governo Renzi dopo aver annunciato di voler rifare il Codice degli appalti. Della burocrazia invece vorrei
parlare ora ma anche della classe
politica che la governa. Quando il
dottor Caruso, Presidente di sezione del Tar Liguria dice bandi, dice
in una sola parole pi cose, pi elementi: un bando non solo un avviso di gara ma fa riferimento a un
progetto, a una descrizione, a un
contratto, a un sistema di aggiudicazione, a una procedura di scelta
del contraente, a un verbale di aggiudicazione, tutti prodotti della burocrazia.
I ricorsi nella maggior parte dei casi
sono presentati da imprese che si
vedono scartate contestando gli elementi di giudizio delle commissioni
aggiudicatrici, elementi dubbi, basati
su progetti e descrizioni mal fatte,
documentazione incompleta e nella
stessa intervista del dottor Caruso
ne troviamo la palmare dimostrazione: . Le loro offerte non potevano
essere ammesse, poich avrebbero
comportato modifiche ai progetti
(dellamministrazione
appaltante
N.d.R.). Abbiamo chiesto una consulenza agli esperti del Politecnico
di Milano: ci hanno detto che le varianti erano necessarie. Perci abbiamo accolto il loro ricorso. In
questo esempio c tutto.
Da troppo tempo assistiamo a questo sinistro balletto di rinvii, sospen-

sive, cause, intralci e non pi accettabile che lintera classe politica


si trinceri dietro linefficienza della
burocrazia: ai vertici chi ci sta? Loro
o un destino cinico e baro? Chi non
sa o non vuole controllare? Chi non
ha il coraggio di sollevare il velo?
Non vorrei sentirmi dire che non tutte le mele sono marce perch ovviamente tra le marce e le sane
prevalgono le prime. Come rimediare? A Milano, per lExpo, tra le tante
follie, si anche stabilito, per ricuperare il tempo colpevolmente perso da altri, che i ricorsi delle imprese non potessero sospendere lavori
avviati o assegnati, lasciando aperta
solo la via del risarcimento del danno per chi fosse ingiustamente escluso da un appalto. Un rimedio
peggiore del male: la resa di fronte
alla mala gestio.
Ma, per finire, visto che limmagine del sindaco che ci va di mezzo,
perch nessuno prova a chiamare a
rapporto la sua giunta e chiede ai
suoi assessori se hanno mai messo
mano a serie verifiche di capacit
dei loro subordinati, visti i risultati
sotto gli occhi di tutti? Il contratto
collettivo dei dipendenti pubblici
una montagna invalicabile? I diritti
acquisiti non si toccano? Il problema
irresolubile? Lasciamo le mele
marce al loro posto? Due torti in uno: per i dipendenti capaci e laboriosi accusati nel mucchio e per i
cittadini vittime. La via della ripresa
del Paese che cerchiamo affannosamente si allunga allinfinito. Se
non parte da Milano da dove?

COPERNICO, MILANO E LA CITT METROPOLITANA


Valentino Ballabio
Senza un mutamento consapevole
di prospettiva, uno spostamento
netto del punto di osservazione le
parole riforma o revisione o anche
rivoluzione perdono significato. O
ne assumono uno finto: simulazione
apparente del cambiamento per coprire la conservazione gattopardesca del modo di vedere, e di agire,
preesistente. Cos la discussione
apertasi sulla questione metropolitana, spesso assai improvvisata dopo decenni di rinvio e rimozione,
necessita di un minimo dialogo sui
massimi sistemi, preliminare all'interpretazione delle virgole dei commi degli articoli di una legge piuttosto sconclusionata, opera del sinda-

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co di una media citt emiliana mentre il pi importante sindaco metropolitano predestinato dormiva.
Si tratta allora di verificare, con metodo verosimilmente sperimentale,
dove risieda il centro reale del sistema e di conseguenza come girino le orbite dei soggetti istituzionali
vaganti nell'universo (si fa per dire)
sub-regionale. Vale la pena di abbozzare una piccola rivoluzione
copernicana, un passaggio possibile nella cultura politico-amministrativa ben pi rilevante e sostanziale
della versione cartacea della grida
manzoniana di turno. A partire
dall'osservazione oggettiva della
realt territoriale per pervenire a

una rappresentazione istituzionale il


pi possibile coerente e confacente,
mettendo nel dovuto conto resistenze e reazioni di dottori aristotelici
restii a porre l'occhio nel telescopio
e inquisitori esperti in torture e abjure.
Allora se la visione tradizionale concepisce il sistema con il Comune di
Milano stabile al centro, la ex Provincia ruotante nel primo cerchio, i
Comuni dell'hinterland e della cintura nelle orbite successive e le zone
di decentramento (come i cani e i
mendicanti della rappresentazione
brechtiana) all'estrema periferia, si
tratta di immaginare invece un diverso movimento astrale che veda

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al centro la nuova Citt Metropolitana. Soluzioni politiche pasticciate


e di compromesso non sono possibili: il sistema o geocentrico o
eliocentrico. Un sistema bi-solare
non sostenibile! La gravitazione
non attribuibile a pioggia, con
buona pace dei pur volonterosi distributori di competenze e poteri tra
soggetti istituzionali vecchi e nuovi!
Proviamo a immaginare la convivenza strategica di un Sindaco di
Milano e di un Sindaco Metropolitano (pure lui direttamente eletto, secondo le intenzioni dichiarate da tutti gli indirettamente neo-eletti consiglieri metropolitani) allorch si debba decidere se dare la priorit a
nuove linee MM nel centro urbano
oppure prolungare le esistenti verso
i comuni esterni dell'area? Oppure
ricollocare la citt della salute dentro o fuori la cinta daziaria? (Va b,
li decide e appalta la Regione). Il
conflitto di interessi (elettorali pertanto legittimi!) evidente, come
assicurato l'interesse (personale e
di carriera, pertanto meno legittimo)
dello establishment politico-burocratico arroccato nel Palazzo Marino di

ritardare - come avvenuto negli ultimi tre decenni - ovvero svuotare in


partenza la nuova istituzione.
Sarebbe invece vantaggioso per i
Sindaci dei circa duecento Comuni
dell'area metropolitana (quella vera,
ricomprendente anche tutta la
Brianza e il Seprio) - qualora staccassero per un attimo lo sguardo al
di sopra dei pressanti ma limitati
problemi locali - allargare la visuale
sulle problematiche comuni, non
risolvibili se non nella dimensione
sussidiaria pi ampia, anche qualora si richieda un'efficace cessione
di sovranit verso un vero governo
di vasta area. Altrimenti inquinamento atmosferico, dissesto idrogeologico, compromissione del verde,
crisi della mobilit, sovradimensionamento e caoticit degli insediamenti resteranno problemi irrisolti o
ancora aggravai dalla concorrenza
campanilistica e dalla frammentazione localistica.
Invece purtroppo l'azione dei Sindaci dell'area non risulta coordinata da
alcun indirizzo politico coerente,
stante lo stato debole e informe dei
partiti di riferimento. I pi importanti

di loro, per storia e consistenza,


quali Sesto e Monza anzich guidare l'accerchiamento del capoluogo
(una lunga marcia dalle campagne
alla citt!) per riequilibrare i rapporti
con il centro si sono invece separati
in distinte province, favorendo in
modo autolesionistico il divide et
impera milanese. Pur ritrovandosi
esponenti dello stesso partito e pur
essendo stati preavvertiti al riguardo
ben prima che la punitiva legge Delrio confermasse l'assurda proliferazione delle province per quanto decapitate degli organi elettivi (*).
Pertanto l'iniziativa torna al capoluogo, laddove il Sindaco si consola
poich il collega di Barcellona gli ha
confessato che ci sono voluti
vent'anni per farne una citt metropolitana. Gi, ma loro hanno il vantaggio di aver cominciato quasi quaranta anni prima!
(*) Vedi ArcipelagoMilano del
8/2/2012: Sesto e Monza: estendere a nord la svolta milanese

GLI STATUTI METROPOLITANI E LESEMPIO DELLE MTROPOLES FRANCESI


Roberto Camagni*
Lavvio delle Citt Metropolitane,
avvenuto con lelezione di secondo
livello dei loro Consigli, certamente benvenuto: si tratta infatti di una
innovazione attesa da tempo nel
governo (istituzionale) e nella governance (procedurale e funzionale)
dei territori metropolitani, dalla quale
i cittadini si attendono azioni concrete in direzione di due obiettivi: migliorare lefficienza territoriale e la
qualit territoriale del nostro paese,
nel senso di una maggiore competitivit e insieme di una migliore vivibilit.
Un poco meno benvenuta
levidente debolezza della nuova
istituzione metropolitana, che ha
spinto recentemente alcuni sindaci,
fra cui il sindaco Pisapia, a dubitare
dei risultati effettivamente perseguibili. Fortunatamente oggi resta aperta una cruciale e giuridicamente
lungimirante opportunit offerta dalla legge 56/2014 per il rafforzamento del nuovo ente: ci riferiamo alla
redazione degli Statuti metropolitani, cui si attribuisce una inconsueta
autonomia (Vandelli) al fine di meglio adattarsi alle specificit dei territori e alle preferenze espresse dalle
comunit insediate. Gli Statuti infatti, oltre a stabilire le norme fondamentali dellorganizzazione dellen-

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te, indicano le attribuzioni degli


organi nonch larticolazione delle
loro competenze (art. 1 c. 10); e
possono prevedere che i comuni e
le loro unioni deleghino ()
lesercizio di specifiche funzioni
alle C.M. (comma 11). Infine la legge prevede che lo Stato e le Regioni possono attribuire ulteriori funzioni alle C.M. (comma 46), al di l
di quanto esplicitamente indicato
nella legge.
Dunque una opportunit da non
perdere assolutamente, ma cui non
si dedica la priorit che merita: viene da supporre proprio per il fatto
che una citt metropolitana debole
va bene a molti: ai sindaci che non
perderebbero autonomia e alle regioni perch non vedrebbero formarsi un possibile contro-potere.
Vorrei proporre due brevi riflessioni:
la prima sui limiti del disegno istituzionale nazionale, anche alla luce
delle risposte che in questi stessi
mesi sono date in Francia allo stesso obiettivo della costituzione delle
mtropoles; la seconda sulle possibili novit che sarebbe assolutamente necessario introdurre negli
Statuti, solo che la politica locale
voglia prendere in mano seriamente
la materia.

La debolezza della legge 56 e


lesempio francese delle costituende mtropoles.
La parte della legge Delrio che tratta
della citt metropolitana certamente fragilissima, quella in cui la
distanza fra obiettivi e soluzioni
tale da far temere unennesima occasione mancata per il paese.
Servirebbe infatti, come recita la relazione al disegno di legge iniziale,
uno strumento di governo flessibile,
dalle ampie e robuste competenze,
in grado di essere motore di sviluppo e di inserire le aree pi produttive nella grande rete delle citt del
mondo. Dunque servirebbe una
istituzione davvero forte, cui delegare dal livello comunale e regionale
funzioni di programmazione e di
pianificazione di area vasta, capace
di interpretare i nuovi bisogni
delleconomia e della societ e di
rilanciare nuove progettualit.
Ma la proposta legislativa sembra
andare in tuttaltra direzione: le citt
metropolitane assomigliano in larghissima misura alle (nuove) province, gi deboli istituzionalmente e
ulteriormente indebolite; enti governati dai sindaci che prestano
gratuitamente i loro servizi, senza
risorse per le poche competenze
aggiuntive. Le funzioni assegnate

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sono infatti le funzioni fondamentali
delle province (pianificazione territoriale di puro coordinamento, infrastrutture interne e servizi di mobilit,
ambiente, rete scolastica). Di nuovo
e sostanziale troviamo:
- il piano strategico: uno strumento
di coordinamento e di indirizzo, che
possibile (e utilissimo) attivare anche in assenza di rivoluzioni istituzionali, come ha dimostrato la recentissima esperienza realizzata
con qualche successo dalla Provincia e dal Comune di Bologna;
- la promozione dello sviluppo e il
supporto alle attivit economiche e
di ricerca innovative, ma lasciati totalmente senza risorse;
- la pianificazione territoriale generale, non meglio definita e dimenticata allart. 1 comma 2 della legge
laddove si elencano funzioni e finalit istituzionali generali; una funzione
che duplica e rischia di appiattirsi
sulla vecchia pianificazione di coordinamento provinciale.
La attribuzione del compito della
pianificazione territoriale a istituzioni
di secondo livello (governate dai
sindaci) accettabile, ma a condizione che se ne definiscano i veri
poteri, le funzioni conferite dal livello
comunale e dal livello regionale, il
sistema di incentivi e, in sintesi, che
si evidenzi ladeguatezza del nuovo
ente per queste funzioni (ricordiamo
che il livello comunale non quello
adeguato per effettuare una pianificazione territoriale efficace). Si sarebbe anche potuto assimilarla alla
pianificazione intercomunale di
struttura prevista in alcune Leggi
regionali, come era stato autorevolmente ma inutilmente suggerito
da molti.
Esiste poi un potenziale conflitto di
interessi, non solo in ambito pianificatorio, fra le cariche di sindaco e
consigliere metropolitano da una
parte e le stesse cariche ricoperte a
livello comunale dalle stesse persone dallaltra. La soluzione pi democratica, consistente nel passare
allelezione a suffragio universale
del sindaco e dei consiglieri, per
ostacolata dalla imposizione di inutili
condizionalit: larticolazione del
comune centrale in pi comuni (o in
zone dotate di autonomia amministrativa per le citt maggiori) (art. 1
comma 22): unidea antica e confutabile, che indebolirebbe il comune
centrale allinterno di una istituzione
metropolitana gi debole.
Sul fronte finanziario e fiscale le risorse a disposizione della CM sarebbero in prima istanza quelle delle
attuali province: non si indicano
nuove risorse fiscali proprie, n si
impongono partecipazioni a risorse
attualmente in capo a Comuni e

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Regioni. La possibilit, che resta


aperta, di spontanee attribuzioni
consensuali di risorse fiscali da parte di questi enti alla nuova istituzione appare oggi poco probabile.
Colpisce infine lassenza di nuovi
cruciali obiettivi da attribuire alla Citt Metropolitana, quali emergono
dal dibattito politico e culturale attuale: monitoraggio e riduzione dei
consumi di suolo, incentivazione
alla rigenerazione urbana, azioni
per favorire la fruibilit di immobili
inutilizzati, azioni in direzione di una
vera coesione sociale e territoriale.
Appare a questo punto interessante
una breve analisi delle soluzioni adottate in Francia nella nuova legge
istitutiva delle Mtropoles, approvata quasi contemporaneamente alla
legge 56 nel gennaio 2014: la
MAPTAM (Loi de modernisation de
laction publique territoriale et daffirmation des mtropoles, n. 201458). Non interessano qui i dettagli
n una illustrazione complessiva,
ma solo la focalizzazione di alcuni
elementi di base sui quali sembra
utile riflettere, al fine di un possibile
rafforzamento del nostro nuovo ente
(1) (Gibelli, 2014).
Con la loi 58 si istituiscono per il
momento solo tre Mtropoles: Paris,
Lyon, Aix-Marseille-Provence; solo
Lione sperimenter da subito
lelezione diretta del consiglio metropolitano, grazie alla sua lunga
tradizione di efficace cooperazione
intercomunale.
La natura giuridica. Le tre mtropoles sono "enti pubblici a fiscalit
propria EPCI e a statuto speciale", le cui competenze sono assai
vaste e specificate dalla legge per
ciascuna di esse. Come le communauts dagglomration e le communauts urbaines, sono titolari di
entrate fiscali proprie, rappresentate
da quote delle imposte fondiarie e
immobiliari comunali, pagate da famiglie e imprese, sulle quali hanno
competenza quanto a tassi e quote.
Le funzioni. Sono specificate per
ciascuna metropoli e comprendono
ambiti precedentemente attribuiti ad
altri enti, comuni e dipartimenti. Nel
caso del Grand Paris, la mtropole
sostituisce a pieno diritto i Comuni
nellesercizio delle seguenti funzioni:
- pianificazione territoriale di livello
metropolitano (con lo schma de
cohrence territoriale e gli schmas
de secteur); costituzione di riserve
fondiarie di interesse metropolitano;
politica della casa e logement social;
- tutela dellambiente e della qualit
della vita;
- politique de la ville (dispositivi negoziali e contrattuali di sviluppo ur-

bano finanziati dallo stato); grandi


progetti di trasformazione urbana;
pianificazione dei trasporti;
- sviluppo e pianificazione (amnagement) economica, sociale e culturale.
Nel caso di Lione, alla mtropole
assegnata anche la competenza sui
piani urbanistici (plan local durbanisme) e la gestione dei grandi servizi urbani.
Si istituisce in ciascuna mtropole
un Conseil de dveloppement che
riunisce i partner economici, sociali
e culturali ed consultato sugli orientamenti strategici.
La costituzione effettiva delle mtropoles prevista l1 gennaio 2016;
da qui ad allora prevista, e gi
realizzata, la costituzione di una
mission de prfiguration: una commissione tecnico-politica di alto livello cui partecipano il prefetto della
regione, i politici locali (lus) e i partner socio-economici, con il compito
di predisporre lo statuto metropolitano, lorganizzazione e la struttura
budgettaria dellente, un documento
di diagnosi generale del territorio
che costituisce la base per il successivo "progetto metropolitano",
nonch soprattutto un "patto finanziario e fiscale" che legher la metropoli e i suoi comuni.
Come appare in piena evidenza, nel
caso francese possiamo certamente
parlare di "uno strumento di governo
dalle ampie e robuste competenze,
in grado di essere motore di sviluppo", per le funzioni attribuite e le risorse proprie assegnate, e di un
processo temporale di costruzione
istituzionale coerente, serio, ben
strutturato e non improvvisato. Ma
soprattutto, traspare dal caso francese una precisa volont di costruzione di una intercomunalit vera ed
efficace.
Loccasione degli Statuti metropolitani.
Tornando al caso del nostro paese,
esiste oggi una possibilit concreta
di rafforzare funzioni e strumenti a
disposizione del nuovo ente attraverso una attenta e lungimirante
scrittura degli Statuti metropolitani.
Si tratta di una importante innovazione, dettata dallopportunit di
prevedere differenziazioni connesse
con le specificit dei diversi territori,
le preferenze espresse dai cittadini,
le diverse priorit individuate dalla
politica.
Con lavvenuta elezione dei Consigli
metropolitani, che ha fin qui monopolizzato lattenzione politica locale,
si apre una fase nuova e cruciale di
discussione, dibattito e negoziazione. Gli attori sono naturalmente i
Sindaci metropolitani che presiedono ai lavori, i Consigli in cui si nego-

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zier la possibilit di attribuire alle
CM funzioni e risorse oggi in capo ai
Comuni, le Conferenze metropolitane che adottano gli Statuti approvati
dai Consigli, le Conferenze Statutarie da eleggere, che redigono la
prima proposta di Statuto, ma anche
le Regioni e lo Stato nel caso di una
negoziazione su nuove competenze
e risorse.
Sulla base di quanto detto in precedenza, suggerisco che gli Statuti
metropolitani includano almeno
questi nuovi obiettivi e competenze:
- una forte competenza di pianificazione territoriale di struttura, con
deleghe dal basso per una efficace
pianificazione intercomunale;
- una competenza delegata (dai
Comuni, dalle Regioni e dallo Stato)
sulla fiscalit locale diretta agli operatori immobiliari in materia di trasformazioni urbanistiche e delle relative rendite e capital gain, adeguatamente negoziata. Da una parte
oggi questa fiscalit mantenuta a
livelli incompatibili col finanziamento
finanche delle infrastrutture di base

e della manutenzione urbana;


daltra parte, essendo in larga misura appannaggio dei singoli comuni,
essa utilizzata come strumento di
competizione nella attrazione di localizzazioni commerciali, industriali
e dufficio, con effetti distorsivi e
sconti generalizzati;
- una fiscalit a carattere patrimoniale, diretta a famiglie e imprese, in
compartecipazione alle attuali imposte comunali che possa costituire
una fonte di finanziamento del livello
di governo metropolitano per interventi strutturali, come nellesempio
francese;
- un esplicito obiettivo di riduzione
dei consumi di suolo, da realizzarsi
anche attraverso la rigenerazione
urbana che necessita di appropriati
incentivi e di dissuasioni regolamentari sulla dispersione insediativa;
- un obiettivo di semplificazione,
compattamento ed efficientamento
della gestione delle aree produttive,
- una competenza forte su housing
sociale e riuso del patrimonio edilizio inutilizzato,

- listituzione di un Consiglio di sviluppo metropolitano con le parti sociali, economiche e culturali,


sullesempio francese, che affianchi
il governo locale nella valutazione e
nellattivazione di grandi progetti
nonch nel percorso partenariale
del piano strategico;
- limposizione di regole di trasparenza nelle decisioni e di anticorruzione negli appalti;
- la proposizione di credibili ed efficaci procedure per la partecipazione
dei cittadini,
- unazione di comunicazione che
supporti la costruzione di unidentit
metropolitana.
Si tratta di funzioni e di obiettivi essenziali, sui quali la legge 56 appare
sostanzialmente muta.
*Politecnico di Milano
(1) Si veda larticolo di Maria Cristina
Gibelli (2014), Milano citt metropolitana fra deregolazione e nuova progettualit, Meridiana, n. 80, numero monografico sulla Citt Metropolitana, 41-64

CITT METROPOLITANA: IL NOSTRO BONSAI


Gianni Zenoni
Ho letto i sempre pi numerosi articoli ospitati da ArcipelagoMilano
sulla formazione della Citt Metropolitana Milanese, dovuti alla curiosit e all'interesse per questa nuova
forma di Governo Locale. Ma in tutte queste interessanti opinioni che
hanno riguardato l'importante e attesa riforma, probabilmente a causa
di insufficiente attenzione o distrazione, due argomenti sono assolutamente assenti; e non sono argomenti da poco. Possiamo dire che
uno politico e l'altro amministrativo. Ma sono ambedue enormi problemi che renderanno inutile questa
finta trasformazione dei quali nessuno dei volonterosi che hanno partecipato al dibattito su ArcipelagoMilano ha fatto cenno.
Il primo, quello politico, che non si
sono resi conto di quanto modesta,
vecchia ma tipicamente italiana sia
la proposta politica, la quale trascura il fatto che milioni di cittadini, operatori ed Enti pubblici e privati la Citt Metropolitana la vivono gi nei
loro atti di tutti i giorni, malauguratamente affaticati per dalle sovrapposizioni dei vari poteri amministrativi decentrati che dominano e intralciano le loro attivit. Cittadini,
operatori ed Enti pubblici e privati
che resteranno per la maggior parte
fuori dai confini della Citt Metropolitana formata dalla Provincia di Mi-

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

lano, la pi piccola, dopo Napoli, tra


i capoluoghi delle regioni italiane.
Questa deludente proposta politica
si pu inquadrare invece nel pi puro gattopardismo italiano: se vogliamo che tutto rimanga com', bisogna che tutto cambi. Quello che ci
racconta Alan Friedman nel suo ultimo libro Ammazziamo il Gattopardo. E farcelo ricordare da lui, italoamericano ma esperto di politica
italiana, che solo dopo questo libro
(guarda caso!) tornato agli onori
dei dibattiti televisivi, un ulteriore
segno della crisi in cui ci ha sprofondato la classe politica del dopo
Mani pulite. La trasformazione della
Provincia di Milano in Citt Metropolitana fa loro comodo anche se dovranno rinunciare a una parte di remunerazioni ma che probabilmente
recupereranno, dovendo scriverne
lo Statuto, spostando e creando
nuove inutili funzioni o istituti sempre nello stesso spazio. Esattamente come ci insegn Tomasi di Lampedusa.
Il secondo argomento, quello amministrativo ma fondamentale, la dimensione della Citt Metropolitana.
La riforma tanto attesa per migliorare le condizioni di vita dei Milanesi si
tradurrebbe quindi nell'avere una
Citt Metropolitana, nulla di pi che
l'attuale Provincia, gi mutilata dalle
recenti autonomie di Monza - Brianza e Lodi che stanno ancora inau-

gurandosi le loro sedi senza badare


a spese.
Ma, io mi chiedo, come si pu pensare ad una Citt Metropolitana Milanese senza la provincie di Monza/Brianza e Lodi? Ma non abbiamo
sempre parlato di industria e agricoltura come facenti parte con il sistema bancario, la moda e il design
dell'identit di Milano? L'industria
della Brianza ora in Provincia con
Monza, Varese, Como e Lecco e
l'agricoltura, quella vera e non quella mitizzata del Parco Agricolo Sud
Milano, attorno a Lodi a Pavia e a
Cremona.
Questa nuova legge doveva essere
l'occasione per riparare gli incredibili
errori del recente passato consistente nel fornire Provincie a semplice richiesta da parte di partiti avidi
di poltrone.
Gli stessi uomini politici milanesi
che avevano accettato in modo colpevolmente superficiale il ridimensionamento amministrativo della
Provincia di Milano non hanno colto
la grande occasione della legge sulla Citt Metropolitana per recuperare la dignit persa mutilando la loro
Provincia. Quando in Italia si cominci a parlare di Citt Metropolitana
si pens subito al territorio milanese, poi per non chiare ragioni politiche ne furono previste altre 9.
Ebbene Milano, che doveva essere
l'unica vera Citt Metropolitana ita-

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liana a livello europeo, si trover ad
essere la pi piccola tra quelle Italiane (dopo Napoli) cio con le dimensioni della ex Provincia esistente.
La Citt Metropolitana milanese se
volesse coprire la sua reale dimensione economica dovrebbe riassorbire in toto le ex Provincie di Monza
Brianza e di Lodi - ma anche molti
Comuni della parte sud delle ex
Provincie di Como, Lecco e Varese
nonch della parte nord di quelle di
Cremona e Pavia.
Luned 14 luglio presso l'Assimpredil, nell'occasione della presentazione del nuovo PTCP, si percepiva

l'imbarazzo dei relatori ad accettare


un piano che non dovrebbe esserci.
Non sono intervenuto sui contenuti
ma solo per far notare il differente
approccio del mondo degli operatori
e quello della politica, prendendo
esempio dall'Assimpredil che ci ospitava, la quale ritiene naturale che
il territorio di sua competenza sia
formato dalle Provincie di Milano,
Monza/Brianza e Lodi, dimensione
che pi si avvicina, anche se non
basta, alla reale e ragionevole Citt
Metropolitana.
Certo, lo so bene che questa legge
in elaborazione da pi di venti anni
ma ora vigente, a leggerla bene po-

trebbe non impedire una soluzione


pi ragionevole, ma stava ai politici
milanesi avere un sussulto di dignit
e non partire come hanno fatto a
queste condizioni umilianti.
Proponendo invece una immediata
modifica alla legge e nel frattempo
aprendo un tavolo con la Regione
Lombardia per definire i nuovi limiti
necessari per riconoscere la vera
Citt Metropolitana che non pu essere che quella, non formalizzata
amministrativamente, che pi di tre
milioni di cittadini vivono gi, ma rifiutando la gattopardesca trasformazione della Provincia.

UNA PERSONA NON UN CONSUMATORE. UN CONVEGNO A MILANO


Stefano Zamagni
Nellevoluzione del rapporto tra economia e impresa, da considerare come il tema del bene comune,
categoria di pensiero un tempo al
centro del pensiero economico,
andato a scomparire del tutto anche
dal suo lessico, a partire dalla fine
del XVIII secolo. Ci accaduto per
il risultato congiunto di due fenomeni: lavvento delleconomia di
mercato capitalistica, e la predominanza delletica utilitaristica di Bentham. Negli ultimi anni in particolare, la stessa scienza economica
non pu fare a meno di percepire i
gravi limiti cui si autocondanna, escludendo dal proprio orizzonte la
nozione di bene comune.
Una scienza economica aperta alla
dimensione umana e quindi relazionale, avrebbe da guadagnare sia
sotto il profilo della sua maggiore
capacit di far presa sulla realt, sia
della sua migliore accoglienza
presso il vasto pubblico, poich essa non rende un buon servizio n a
s n agli altri, se continua a occuparsi di relazioni tra variabili e ignora le relazioni tra individui che vivono in societ. Linteresse di ogni
individuo e quindi la sua human satisfaction, nella visione proposta al
convegno AISM (Associazione Italiana Marketing), si realizza infatti
assieme a quella degli altri, non gi
contro (come accade per il bene
privato) n a prescindere da (come
accade per il bene pubblico). Comune infatti il luogo umano delle
relazioni interpersonali. Negli ultimi
decenni non sono mancate voci di
economisti che hanno denunciato il
deficit antropologico dellattuale
scienza economia, e hanno cercato

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

di introdurre nuovi paradigmi e nuovi strumenti concettuali, lasciandosi


contaminare e ispirare dalla filosofia
e dalle altre scienze umane, al fine
di comprendere meglio il mondo, e
magari renderlo pi vivibile.
Tra i nuovi paradigmi, leconomia
civile e di comunione offrono un
modello di pensiero e di prassi economica che coniuga individuo e
comunit, libert e fraternit, mercati e vita civile, gratuit e contratto.
Quindi un risveglio umanistico
delleconomia e del marketing, in
cui ci pare che il paradigma della
human satisfaction proposto da
Marzio Bonferroni, tendente a integrare il modello customer satisfaction e consumatore, possa trovare una sua collocazione per contribuire a questa evoluzione.
Concludo con un noto aforisma di
Oscar Wilde: Chi il cinico? Colui
che sa il prezzo di ogni cosa e il
valore di nulla. stato ripreso dal
Nobel per leconomia Amartya Sen,
per definire leconomista, spesso
accusato di aver consigliato una
terapia rivelatasi poi mortale. Fin
dalla sua fondazione infatti la
scienza economia ha sofferto di
una forte parsimonia antropologica
per essersi basata sullidea riduzionista di homo oeconomicus.
Questa fondazione antropologica
parziale ha tutto sommato retto fino
a quando il mondo che si voleva
studiare era semplicemente basato
su una netta distinzione tra sfere
(economica, politica, familiare).
Quando invece, a partire dalla met
del XX secolo la dinamica sociale
ed economica hanno iniziato a
complicarsi, e le sfere a intrecciarsi

in modo inestricabile, leconomia a


debordare da suoi confini occupando regioni sempre nuove della vita
in comune, la scienza economica
entrata in una crisi progressiva per
eccessiva obsolescenza delle sue
promesse, fino a implodere sotto le
maglie della globalizzazione, fenomeno che ha cambiato decisamente e drasticamente le dinamiche
sociali, politiche ed economiche,
con lintroduzione di nuovi paradigmi umanistici.
Un economista di fine Ottocento,
Alfred Marshall, espresse un altro
aforisma ben noto: un economista
che solo economista, un cattivo
economista. Sono ottimi economisti coloro che sono andati al di l
della loro disciplina, lasciandosi
contaminare e ispirare dalla filosofia
e dalle altre scienze sociali, sulla
base della legge aurea della reciprocit, fecondissima nella sua applicazione ai saperi.
Nel convegno da considerare in
sintonia ci pare con la reciprocit
derivante dalla contaminazione,
come dalla prospettiva della human
satisfaction derivi la multicreativit
quale risultato del metodo del lavoro di team multidisciplinare, in cui
discipline umanistiche possono trovare una collaborazione per lobiettivo comune della pi completa
soddisfazione della persona integrale, non pi soltanto consumatore, nelle aree dellemotivit, razionalit ed etica che, nel loro insieme,
comprendono le necessit umane
da misurare con un attento ascolto, per poi tendere a soddisfarle
nel modo pi completo possibile.

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DOPO LA PROVINCIA: IL PASSAGGIO DI CONSEGNE PERICOLOSO, PER TUTTI


Daniele Vittorio Comero
Il riassetto impostato dalla legge
Delrio sugli enti territoriali di area
vasta si concluso domenica 12
ottobre, con il voto del gruppo pi
consistente di Province e Citt metropolitane. A Milano le elezioni metropolitane si erano gi svolte il 28
settembre, con qualche possibile
coda legale da valutare. Settimana
scorsa i nuovi consiglieri si sono ritrovati a Palazzo Isimbardi per la
prima riunione di insediamento,
svoltasi in un clima festoso, con foto
finale di gruppo sui gradini del cortile donore. I discorsi hanno declinato, con varie tonalit, le buone intenzioni per lapertura del periodo
costituente della Citt metropolitana
di Milano. Nessuno ha voluto guastare il buon umore dei nuovi eletti
con noiose letture di documenti o
leggi di dubbia interpretazione, evitando di toccare temi scottanti come
leffettivo ruolo del Consiglio in questo periodo di transizione dalla vecchia Provincia alla nuova Citt metropolitana. In seguito, non sar difficile trovare un giorno pi favorevole a tale scopo.
Sabato 11 ottobre, si svolta la
prima assemblea aperta della lista
Civica Costituente per la partecipazione La citt dei Comuni.
Lincontro ha avuto un titolo significativo - Qui comincia lavventura
che rende bene lidea del
compito che i due consiglieri eletti,
Roberto Biscardini e Marco Cappato, avranno davanti nei prossimi
mesi. Prima dellincontro vero e
proprio ci sono state tre relazioni
tecniche: una di Fiorella De Cindio,
presidente della Fondazione Rete
Civica Milano, una seconda svolta
da me sulla legge Delrio e i prossimi
step politico-amministrativi e infine
una terza di Milena Bertani sui parchi metropolitani.
Nella mia relazione ho ripreso i temi
sviluppati nei precedenti articoli
pubblicati su questo giornale, soffermando lattenzione sugli organi di
governo previsti dalla Delrio: il Sindaco metropolitano, il Consiglio e la
Conferenza metropolitana. Il vero
dominus del nuovo ente territoriale
il sindaco Pisapia, al quale la leg-

ge concede poteri molto forti, un


reggente che sovraintende al funzionamento della macchina amministrativa e allesecuzione degli atti,
che propone al Consiglio programmi, regolamenti e piani. una figura
notevole in tutto il processo di riforma, che rischia seriamente di sovraccaricarsi, con un compito che si
aggiunge ai molti che gi possiede,
come sindaco del capoluogo.
Il Consiglio dovrebbe affiancare il
sindaco, per ancora incerta la
sua vera natura, se un organo collegiale tipo giunta, sodale con il sindaco, oppure se una miniassemblea, con maggioranza e minoranza, con gruppi consiliari ben
definiti. La legge stabilisce solo che
un organo di controllo e indirizzo,
che ha due compiti fondamentali in
questo momento: redigere una bozza di statuto e predisporre uno
schema di bilancio. Entrambi i documenti sono da sottoporre alla
Conferenza metropolitana dei 134
sindaci, che finora non stata mai
convocata, per cui il processo di
formazione della Citt metropolitana
rimasto un po sospeso ai piani
alti.
Sarebbe importante che tutti i livelli
di governo siano attivati al pi presto, non solo per compensare il deficit di democrazia che un sistema
elettorale di secondo livello ha insito
in s, ma per riequilibrare tutte le
varie componenti del territorio con
una partecipazione attiva. Altrimenti
il rischio quello di innescare dei
processi centrifughi, di comuni insoddisfatti dellente metropolitano,
che complicherebbero non poco la
vita dei cittadini.
Molta attenzione destinata alle
questioni dello statuto e del sistema
elettorale per riportare allelezione
diretta i cittadini. Lo statuto, come
ho gi scritto, in questo momento
condizionato dallincertezza sulle
funzioni e sulle risorse, per cui nulla
vieta di utilizzare in pieno la deroga
concessa fino a giugno del prossimo anno, utilizzando gli attuali statuti e regolamenti. In questo modo si
avrebbe il tempo di fare un buon
lavoro coinvolgendo i tutti i comuni

soprattutto nella costruzione delle


zone omogenee e delle unioni di
comuni.
Per quanto riguarda la legge elettorale, cio di riportare il cittadino a
votare direttamente il sindaco e il
consiglio metropolitano, c da dire
che non completamente alla portata dei milanesi. La legge pone tre
condizioni, due riguardano Milano e
una, la principale, dipende da Roma. Infatti, occorre che il Parlamento scriva una apposita legge elettorale che, in questo, appare altamente improbabile vista la forte ostilit
espressa in tal senso dallAnci e dal
PD con Piero Fassino. Ostilit ben
motivata, nel senso che i comuni
non vogliono ripristinare il precedente livello di governo della provincia
gerarchicamente sovraordinata ai
sindaci. Le altre condizioni sono pi
realizzabili, poich si richiede di inserire nello statuto tale possibilit e
la costituzione di zone omogenee,
formate da gruppi di comuni, pi il
decentramento amministrativo del
Comune di Milano.
Come si vede sono passaggi che
richiedono comunque molto tempo,
che non dovrebbero distrarre
lattenzione da alcuni urgenti adempimenti previsti nei prossimi mesi. In
primis il passaggio di consegne, tra
la Provincia che chiude e la Citt
metropolitana che apre. Occorre
tenere a mente che non ci saranno
sconti o bonus da utilizzare, il Governo non ha concesso deroghe o
periodi di prova. Il rispetto del patto
di stabilit potrebbe strozzare sia
lente in chiusura che quello in apertura di attivit.
Nella relazione di bilancio 2014 approvata dalla Provincia a luglio si
legge Su queste basi ci si pu
chiedere che senso e fondatezza
possa avere listituzione delle Citt
Metropolitane senza aver previsto le
risorse necessarie per il loro funzionamento. un avvertimento esplicito, scritto pochi mesi fa, valido sia
per i nuovi Amministratori che hanno appena iniziato la loro avventura,
che per il futuro dei Lavoratori coinvolti a vario titolo nella Citt metropolitana.

ARCHITETTURA: L'ORIZZONTE CRITICO DELL'AMMINISTRAZIONE MILANESE


Nicola Rovere
Per la rappresentazione, anche comunicativa, della figura umana, sono accettati e condivisi specifici canoni estetici; per cui la giovent, la
freschezza e l'agilit, sono media-

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

mente elementi pi apprezzati e


quindi pi ricercati e utilizzati, rispetto ai relativi opposti. Ci chiediamo,
se anche per quelli relativi alla costruzione del paesaggio metropoli-

tano, sia lo stesso. Se chiaro e


condiviso, questo canone, tra gli
operatori privati, sembra infatti esserlo un po' meno per le Amministrazioni pubbliche.

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Mentre il prossimo 19 novembre, a
Francoforte, con la proclamazione
del vincitore dell'International Highrise Award 2014, con cui si premier l'edificio a torre pi bello e innovativo del mondo realizzato nel
2014, nella cui lista dei cinque favoriti spicca "il Bosco Verticale" progettato dallo studio Boeri, si avvier
trionfalmente a conclusione la stagione immobiliare del developer
americano Hines, relativa allo sviluppo dell'area denominata Porta
Nuova, non altrettanto chiara, risultata la scelta degli ultimi progetti,
esiti di procedure concorsuali pubbliche a completamento di due aree
situate ai margini della suddetta trasformazione urbana, da parte
dell'Amministrazione comunale Milanese.
Se da un lato infatti troviamo una
serie di edifici stilisticamente riconducibili a scelte di campo ben precise, legate al marketing territoriale e
alla ricerca di una fotogenia delle
immagini iper-iconiche proposte,
dall'altro, ci chiediamo, quale sia
stata la musa ispiratrice, ovvero l'idea di citt, secondo la quale sono
stati premiati i progetti, al di l del
giudizio forzatamente sintetico rilasciato dalle giurie.
I progetti in questione sono quelli
per il nuovo Centro Civico e la sistemazione superficiale del cavalcavia Eugenio Bussa. Il primo, sep-

pur nel suo complesso sia definito


da un disegno razionale e da un
quadro distributivo apparentemente
molto funzionale, in maniera un po'
ingenua dichiara di evocare dei caratteri stilistici e tipologici, tipici della
Milano "tradizionale". Lo fa, infatti,
travisandone il significato intrinseco
e giocando a un'architettura della
metafora, dove l'ambiguit rischia di
sfociare nel vernacolare e invece di
evocare un monumento (certo, "alla
piccola scala", che cos' d'altronde
un Centro Civico?) rischia di ricordare un piccolo edificio pubblico,
realizzato alla fine degli anni settanta, per ospitare gli uffici di una ASL
di periferia.
Per quanto riguarda il cavalcavia
Eugenio Bussa, il progetto vincitore,
indica una soluzione interessante
per le due testate verdi, integrandole nel sistema e donandogli nuova
vita. Propone per una visione generale che cerca di strizzare l'occhio
alla High Line newyorchese, senza
coglierne la portata innovativa, ma
limitandosi a riprodurre una sistemazione superficiale nella quale si
alternano, aree verdi, per il gioco e
per lo sport, dimenticandosi di dare
maggior enfasi a quel verde, che
come accade invece a New York,
diventa l'assoluto protagonista della
rovina di ruggine.
Ma l'aspetto pi sorprendente e caratterizzante il progetto, il gigante-

sco "fossile" che si attesta sul lato


ovest del ponte, che stato appositamente proposto, a una scala paragonabile a quella degli edifici che
svettano alle sue spalle. Evidente
illusione, solo per chi lo possa traguardare volando su un elicottero o
viaggiando, da Torino a Milano, su
un treno cabriolet. Per chi invece
abiter il ponte, avr la probabile
sensazione, che la scelta di un architettura dell'effimero si sia tramutata in quella di un architettura del
precario dove, al posto dell'installazione diafana di Piazza Castello per
Expo 2015, ci troveremo di fronte ad
una impalcatura, figlia di una cultura
dell'evento e dell'improvvisazione,
che invece di programmare la cura
del paesaggio, preferisce optare per
continue e occasionali riparazioni
dello stesso.
Forse, nella perdita di un significato collettivamente condiviso, o almeno compreso, delle forme, che
potremmo trovare una risposta. Fatto sta che questi concorsi, seppur
figli di una innovazione condivisibile
nelle premesse, che tendono ad
agevolare l'ingresso delle nuove
generazioni di architetti nel mondo
della progettazione degli edifici
pubblici, ci invitano a riflettere sulle
modalit di selezione dell'Amministrazione, poich gli attuali risultati
denunciano i limiti del suo stesso
orizzonte critico.

NON BASTA FARE DEL BENE, SERVE FARE BENE DEL BENE: FINANZA D'IMPATTO
Sergio Murelli
Impatto, impatto: un termine che
dice tutto e dice niente, tanto che
qualcuno tentato ad associarlo al
Carneade di manzoniana memoria.
Se consultiamo la Treccani troviamo
almeno sette definizioni che spaziano dalla balistica allastronautica,
dal linguaggio marinaro a quello
comune di influenza esercitata da
qualche cosa.
Eppure in questi ultimi tempi si parla
insistentemente di impatto con riferimento alla sfera sociale e cresce,
piano piano, addirittura una cultura
della finanza d'impatto intesa come
quell'insieme di investimenti che come dice Alessandro Messina di
Vita - si preoccupano anche dei
ritorni sociali e ambientali oltre che
di quelli finanziari. importante sottolineare la parolina anche, che
serve a distinguere linvestimento
(impact investment) dalle tradizionali forme di charity basate sulla gratuit che si esaurisce con latto di
donare.
LImpact Investing, secondo lapproccio SDA Bocconi, significa defi-

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

nire modelli scalabili, in grado di attrarre investitori proponendo la generazione di valore attraverso innovazioni di prodotto, servizio e processo in mercati un tempo occupati
prevalentemente dal settore pubblico o non-profit tradizionalmente inteso, come leducazione, la sanit, il
welfare, la cura degli anziani,
lhousing sociale.
Ma esattamente di cosa stiamo parlando in soldoni, tanto per usare
una terminologia che anche in questo campo suona meno blasfema?
Secondo l'ultimo report pubblicato
dal Global Impact Investing Network
(Giin) ammontano a 46 mld di dollari
gli asset impiegati a fine 2013 e si
prevede una crescita di circa il 20%
durante il 2014 (fonte Vita). Purtroppo solo l'8% degli investimenti
riguarda l'Europa, (contro il 22% gli
Stati Uniti d'America e il restante
70% tra in America Latina, Africa,
Asia, Europa dell'Est) e dei 125 operatori all lover the world, nessuno
italiano (fonte Vita).

E pensare che lItalia pu vantare


una lunga e gloriosa storia nellattivit finanziaria che oggi noi chiamiamo a impatto: sin da prima
dell'unit nazionale! (la potente
Fondazione Rockefeller coni, insieme con JP Morgan, il termine
impact investing soltanto cinque anni fa). La esercitano le banche mutualistiche, le cooperative sociali, i
fondi mutualistici, i finanziatori delle
istituzioni non profit ecc.. E perch
non declinare le forme pi smart di
Venture Philantropy, dai mini bond
alla micro finanza, dal crowdfunding
al social lending fino ai Social Performance Bond (SIB), dei quali abbiamo gi parlato su ArcipelagoMilano (n.16 del 30 aprile 2014).
Ma torniamo al titolo: come si fa a
misurare la bont del bene fatto?
Anche qui una parolina semplice e
allo stesso tempo alquanto complessa da realizzare: outcome. Facciamo il caso di una organizzazione
che si occupi delleducazione di
soggetti analfabeti e che si faccia
finanziare un programma di alfabe-

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tizzazione rivolto a 50 soggetti. Tutti
e 50 frequentano i corsi: bene, abbiamo raggiunto il risultato! No, abbiamo solo raccolto un output!
Quanti, una volta finito il corso, saranno effettivamente in grado di
leggere e scrivere? In altre parole
quale sar loutcome della attivit
svolta?
E se in questo banale esempio non
sar difficile ottenere una misurazione realistica, esistono situazioni

in cui la focalizzazione delloutcome


sar pi ardua (vi ricordate il caso
della misurazione della riduzione
della recidiva per i carcerati di Peterborough?). La difficolt sta nel
saper tradurre in numeri concrti un
risultato sociale, ma niente paura!
La finanza sociale capace di ibridare gli strumenti di analisi della sorella maggiore profit e ricavare degli
indicatori come lo SROI (Social
Return of Investments) che fornisce

un approccio per capire e gestire il


valore degli outcomes sociali, economici e ambientali creati da una
attivit o organizzazione. E adesso
torniamo alla Treccani per inserire
una definizione di impatto che mancava e abituiamoci a ragionare per
risultati concreti anche quando facciamo del bene.

QUARTIERE SARPI: UNO SGUARDO IN PROSPETTIVA EXPO


Pier Franco Lionetto
Milano, citt dellEXPO, del tema
dellalimentazione, che individua nel
suo quartiere pi aperto al mondo, il
luogo per ospitare eventi legati al
tema nutrire il pianeta e ristoranti
dei paesi del mondo, italiani, indiani,
coreani, thai, arabi, giapponesi e
...cinesi, naturalmente!
Era quanto come Associazione Vivisarpi prospettavamo gi anni fa
per il quartiere Sarpi - Bramante Canonica in vista di EXPO 2015 e
quanto ci aspettavamo dalla amministrazione Pisapia.
Tutti in quartiere ricordano l'assemblea pubblica del 15 dicembre 2011
quando il sindaco in persona, accompagnato da tre assessori, assunse impegni certi per un cambiamento, un treno che, a partire dai
diversi problemi del quartiere, aveva
come obiettivo finale, in un opportuno orizzonte temporale, la rivitalizzazione del quartiere con la delocalizzazione dell'ingrosso.
A tre anni da quell'assemblea, il
treno sembra finito su un binario
morto. Il quartiere si conferma una
piattaforma logistica per il commercio all'ingrosso di merce di bassa
qualit, attraversato a qualunque
ora del giorno da furgoni, biciclette,
carrelli ricolmi di scatoloni, con cartoni depositati ovunque, cestini costantemente stracolmi di rifiuti e degrado a ogni angolo di strada. La
vivibilit del quartiere pesantemente compromessa come conseguenza dell'uso di un unico spazio
fisico per due funzioni, residenza e
commercio all'ingrosso, fra loro incompatibili e confliggenti, cos come
peraltro confermato dal nuovo PGT
che vieta in quartiere l'apertura di
nuovi esercizi all'ingrosso. Il concetto di spazio pubblico come bene
comune completamente calpestato, sacrificato al business commerciale.

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

La ZTL Merci istituita dalla giunta


Pisapia per controllare con telecamere gli orari di carico e scarico
merci, non incide se non marginalmente sulla condizione attuale. Le
aree esterne alla zona controllata
sono piattaforme logistiche per il
carico/scarico merci in spregio a
ogni orario, mentre nessun controllo
esercitato, confermando cos nei
grossisti la certezza che le regole
sono fatte proprio per essere disattese.
Anche il PGT, pi volte sbandierato
come lo strumento che avrebbe
fermato nuovi insediamenti all'ingrosso, non ha finora trovato applicazione alcuna: nuovi esercizi all'ingrosso sono stati aperti nella stessa
via Sarpi pedonalizzata.
Non resta allora alcuna prospettiva?
Ci chiediamo continuamente se sia
accettabile che, proprio in vista di
EXPO, un quartiere cos centrale si
presenti in maniera cos degradata.
proprio impossibile per l'Amministrazione Comunale trovare con le
autorit cinesi un gentlemen's agreement per risolvere il problema
dell'ingrosso in quartiere, visti anche
i rilevanti investimenti che la Cina
sta facendo per il padiglione EXPO
(65 milioni di euro!)? Non dovrebbe
essere anche interesse delle stessa
Cina porre fine a questa degradata
rappresentazione della realt cinese
che il quartiere oggi offre?
Noi crediamo che questo approccio
potrebbe portare a un reale punto di
svolta, cos da recuperare alla via
Paolo Sarpi la funzione di asse
commerciale tra i prioritari della citt
e attorno a esso ricostruire nuovi
tessuti socio economici al fine di ricomporre un centro commerciale
naturale che valorizzi fra l'altro la
peculiarit del commercio etnico a
partire da quello cinese, depurato
dalle dequalificanti attivit allingros-

so e trasformato in commercio al
dettaglio di qualit.
Fondamentale in questa prospettiva
il ruolo dellAmministrazione Comunale con la messa in campo di politiche attive per il commercio, quali
forme di incentivazione ad hoc (abbattimento dellIMU commerciale,
della tassa smaltimento rifiuti, utilizzo di forme di sostegno pubblico
agli affitti specie nei tanti immobili di
propriet comunale, convenzioni
con gli enti erogatori delle pubbliche
utenze tipo gas, luce, ecc.) atte sia
a rendere attrattivo il ritorno di alcuni operatori commerciali e culturali
specializzati sia sopratutto a favorire
insediamenti di imprenditoria giovanile e di imprenditoria multietnica di
qualit non solo cinese cos da fare
del quartiere un incrocio di culture
diverse che si contaminano senza
sopraffarsi ma salvaguardando le
peculiarit di tutti. Questo anche in
linea con la reale composizione del
quartiere ove solo meno del 15%
sono cittadini cinesi come confermato dalle rilevazioni dell'ultimo
censimento.
Lo strumento del Distretto Urbano
del Commercio, oggi ridotto a occuparsi della pulizia del suolo pubblico
(sigh!) dovrebbe essere da subito
rivitalizzato e diventare, in accordo
alla sua vocazione originaria, motore primo per un ruolo propositivo in
tal senso, come gi avviene in Italia
e all'estero (Vital'Quartier a Parigi).
Sono idee e proposte sinora rimaste
lettera morta: e pensare che erano
condivise da politici che oggi rivestono anche cariche assessorili! Ma
se c' la volont politica, forse non
troppo tardi!
*Presidente associazione Vivisarpi

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CHE COMUNIT SAREMO DOPO EXPO 2015?


Emanuele Telesca
Qualche giorno fa ho avuto loccasione di partecipare a una interessante discussione nella magnifica
cornice della Fabbrica del giocattolo
di Cormano. Oggetto il libro Le mani su Milano di Franco Stefanoni,
edito da Laterza. Presenti, oltre
allautore, Pippo Civati e il giornalista del Fatto Quotidiano Mario Portanova. Il dibattito ha avuto quale
focus il tema delledilizia, dellabusivismo e della schizofrenia del cemento,
cuore
della
ricerca
nellinchiesta di Stefanoni: sottotitolo
del suo libro , non a caso, Gli oligarchi del cemento da Ligresti
allExpo.
Molte riflessioni sul tema dellesposizione universale sono possibili ma
una lavverto quale di primaria importanza: quanto il concetto di comunit sia stato smantellato dalla
modalit di realizzazione di Expo da
parte dei nostri governanti. Una costruzione verticista, un modello verticale di utilizzazione delle risorse e
del suolo pubblico, installazione di
opere e strutture senza un reale coinvolgimento democratico della cittadinanza. Expo 2015, la grande
occasione per Milano e lItalia, si
trasformata inesorabilmente nellennesimo scandalo nostrano. La popolazione dei quartieri e dei paesi
maggiormente interessati dalla manifestazione si sono visti piombare,
tra capo e collo, ruspe e gru. In
nessuna occasione amministratori
locali, manager e funzionari di Expo
si sono esposti in prima persona,
presentando i progetti che potevano
interessare la vita quotidiana della
cittadinanza. Si abbandonato il
valore della sussidiariet, che rende

protagonisti gli enti locali rispetto al


governo nazionale quali centri di
potere, e di scelte politicoamministrative, pi vicini a ognuno
di noi.
La reazione stata inevitabile: un
rifiuto sempre maggiore nei confronti dellevento, una sfiducia diffusa, la
nascita di numerosi movimenti di
protesta. Una battuta di Civati, riportata dalla direzione nazionale del
PD, emblematica: come faranno a
terminare i lavori in soli sei mesi,
quando nello stesso tempo faccio
fatica a terminare i lavori di ristrutturazione del mio bagno di casa?
Il tema della comunit, e della sussidiariet, non casuale. Esso
presente nelle dinamiche della politica cittadina degli ultimi giorni. La
scelta della giunta Pisapia di spingere sulle trascrizioni di matrimoni
omosessuali eseguiti allestero pu
essere interpretata in questo senso.
Dando pieno senso al termine di
comunit, un bene collettivo il riconoscimento di unioni civili tra persone dello stesso sesso: vi un valore affettivo, legale e persino economico da tutelare. Lente comunale
diviene sussidiario di un governo e
un Parlamento nazionale bloccati
sui temi dei diritti civili, avviluppati in
dinamiche di mera strategia politica
dalle pastoie conservatici del NCD.
La scelta della giunta Pisapia, e della maggioranza di Palazzo Marino,
puramente politica, recuperando il
senso pi lindo e nobile del termine.
Comunit e sussidiariet che a Milano sono state spinte ai vertici pi
alti dellagire con le politiche di accoglienza riservate ai cittadini siriani. La citt ha mostrato il suo volto

migliore, mettendo a disposizione le


scuole per fornire ai nuovi arrivati un
luogo di transito verso il nord Europa che fosse tutelato e sicuro. Un
intervento di supplenza alle assenze
degli enti territorialmente e gerarchicamente superiori, leggasi Regione Lombardia e governo italiano.
Concludo lanciando un allarme: la
nuova conformazione della policy
amministrativa, con labbandono
meramente figurato delle provincie
e la nascita della citt metropolitana, rischia di allontanare ulteriormente i governati dai governanti. Il
disinteresse per le nuove regole, e
le dinamiche che ne sono figlie,
diffuso tra i cittadini. Non potrebbe
essere diversamente in un contesto
nel quale prevalgono le nomine alle
elezioni, in cui la politica si avvita in
una costruzione cieca dei desideri di
partecipazione alle dinamiche del
bene pubblico.
Disperdere il valore laico e civile di
comunit e sussidiariet vuol dire
dimenticare le nostri origini costituzionali e repubblicane, violando quel
contratto sociale nato dalle ceneri
dello stato autoritario e fascista. Expo 2015 oramai alle porte: ci
che stato, stato. Dobbiamo lavorare per costruire nuove dinamiche
virtuose con uno sguardo rivolto al
2016, anno di elezioni, nel quale
torneremo a esprimere il nostro parere allinterno di una cabina elettorale. Ma con lambizione di un coinvolgimento continuo, quali membri
di una comunit costantemente impegnata a progettare il proprio futuro.
.

Scrive Gianluca Pirovano a proposito di Citt Metropolitana


Leggo dun fiato l'ultimo numero e
tutti gli articoli sulla citt metropolitana. Diavolo, grondano di sfiducia
e pessimismo. La legge perfettibile,
i finanziamenti che non ci sono, i
diritti costituzionali violati . No,
non ci siamo! Scontato il miglioramento possibile delle norme nazionali istitutive, non si deve buttare
tutto dalla finestra; dopo secoli politici di attesa oggi abbiamo in mano
il destino della nostra Citta Metropolitana. E la nostra classe dirigente

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

dimostra la profondit della sua crisi; crisi di fiducia, di speranza e soprattutto, crisi di visione. Gli editorialisti criticano, rivolti al passato; forse
per dar loro ragione, gli eletti al
Consiglio Metropolitano si inabissano, come un fiume carsico.
Staniamoli e costringiamoli, Sindaco
in testa, a discutere pubblicamente
lo Statuto, perche roba nostra!
Costringiamoli a patteggiare con i
Consigli di Zona, che aspettano da
secoli politici di assumere respon-

sabilit vere! Discutiamo di redistribuzione dei compiti e delle risorse


tra CM e Comuni/Municipalit. Soprattutto, coinvolgiamo nel processo
il cittadino gnaro ma pronto a interessarsi magari con competenza e
passione. Dannazione, questo
centrosinistra che costruisce politica
nuova e buona, altro che retroguardia, magari sullarticolo 18. (Presidente comm. Decentramento C.d Z
2)

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Scrive Pietro Vismara a proposito di Regolamento Edilizio


Qualcuno avvisi per cortesia Silvia
Sacchi che il nuovo Regolamento
Edilizio non contiene nessuna disposizione che limiti l'eccesso di
nuova edificazione (stabilito in realt
dal PGT) o i sopralzi (stabiliti da una
legge regionale a cui Milano, pur

potendolo, non ha messo freno).


Per fortuna ha la correttezza di
premettere di non essere esperta
della materia, e quindi un errore
scusabile. Ma bisognerebbe pur
sempre distinguere gli "annunci" e le
dichiarazioni dei politici da quelli che

sono gli esiti delle loro disposizioni.


Riusare l'esistente e non eccedere
con inutili nuove edificazioni certo
un bel principio; peccato che nel
nuovo Regolamento Edilizio (ma
soprattutto nel PGT) non si trovino
gli atti conseguenti.

Replica Silvia Sacchi


La ringrazio per la sua precisazione,
possibile che nella fretta di fare
una sintesi io non mi sia espressa
correttamente. Il mio commento si
riferisce a quanto ho letto il 3 ottobre quando, presentando il nuovo
regolamento edilizio, sui giornali veniva sottolineato tra l'altro che si
trattava di "una rivoluzione. Basata

su alcuni principi guida. Il primo:


stop al consumo di suolo, recupero
dellesistente". Questo principio di
non continuare a consumare il suolo
cittadino in favore del recupero
dell'esistente mi trova completamente d'accordo. Qualche giorno
dopo, l'11 ottobre, l'assessora De
Cesaris ha annunciato di voler avvi-

are una discussione in citt per rimettere mano al Ptg basandosi "su
quattro cardini: la riduzione del consumo di suolo, la rigenerazione urbana, il riassetto ambientale e idrogeologico e una risposta efficace
alla domanda di casa". Se saranno
solo parole non lo so. Sinceramente
da cittadina spero che non sia cos.

Scrive Umberta Colella Tommasi a proposito di Renzi e Berlusconi


Per ora voglio solo ringraziare Alberto Negri per il suo articolo, chiaro, semplice, lucido su Renzi / Berlusconi.Lo diffonder il pi possibile
perch purtroppo in questa confu-

sione mediatica c il rischio" fatale


per il paese di perdere di vista chi
veramente rema contro ogni volta
che la sinistra (per me la politica di
Renzi di sinistra) chiamata dal

popolo (quel popolo di cui i detrattori


di Renzi si riempiono la bocca) a
governare.

Scrive Alexandra Gatti a proposito di Expo


Ho letto con piacere l'articolo di
Massimo Cingolani, trovo che l'idea
di riscoprire Bonvesin de la Riva attraverso il coinvolgimento dei giovani studenti in occasione di Expo sia
un'occasione per rivivere una Mila-

no lontana ma non cos tanto, anche dal punto di vista culinario. Il


limite di questa bella occasione? Il
costo zero e, quindi, troppo a portata di mano per essere presa in considerazione e soprattutto troppo Mi-

lanese, meglio cercare tra qualcosa


di pi dispendioso e che forse con il
senso di questo Expo non ha molto
a che vedere.

Scrive Vito Antonio Ayroldi a proposito dei lasciti di Expo


Gentile Giulia Mattace Raso la seguo da tempo e ritengo che la fiducia e la speranza che investe su
protocolli di nessun valore cogente
o anche solo indicativo, sottoscritti a
Milano tanto per produrre la solita
fuffa ad usum media, di cui la citt
notoriamente esportatrice netta verso il mondo siano sinceramente riposte. Quanto egli enti filantropici e
al terzo settore, la mitizzata ma forse poco ben compresa economia
civile inventata dal professor Stefano Zamagni, grande supporter di
quel galantuomo di Romano Prodi,
in realt non si tratta di un vero e
proprio settore bens di una giungla
al cui confronto quella vera un
giardino molto ben curato.
E visto che si tratta di alimentazione
le faccio un piccolissimo esempio
esplicativo agganciato al tema
dell'agricoltura che tanto la interes-

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

sa. Sono ancora oggi onlus ovvero


organizzazioni non lucrative sociali
certi circoli del golf che hanno incassato sovvenzioni UE destinate
all'agricoltura!!! Ora a parte l'attribuzione tecnica di "sociale" conferita a
un circolo che di sociale ha ben poco essendo in realt postacci molti
escludenti, non dovrebbe sfuggire
che il settore del "non profit distribution" un settore che i profitti li consegue, esattamente come il privato
di cui assimila la logica di gestione,
soltanto che non li distribuisce, di
qui la definizione completa pi
spesso omessa o addirittura comunemente alterata in no profit. Non
contabilmente diciamo. Sapr vista
la sua attenzione per l'ambiente che
quei prati per restare perfettamente
rasati come piace a certi snob soprattutto milans ..... se magnano
'na quantit de diserbanti che solo

spargendo napalm se farebbe peggio. La Lombardia e la provincia di


Milano e la Brianza, di circoli del
golf infestato e si continua a progettarne e costruirne in regione. Un
sport ideato da pastori sfaccendati
delle Highland che richiede alle nostre latitudini un consumo di preziosissima .... acqua ... e ritorniamo a
bomba al tema Expo assolutamente
demenziale oltre che in contrasto
non solo con la ragione sociale di
Expo ma del semplice buon senso.
In tema di fisco, profitti, diritti di propriet e regolazione dei mercati nulla in questo nostro paese mai come sembra. E il terzo settore pi
parte dei problemi di quanto ne sia
la soluzione. Quanto ai lasciti materiali aspettiamoci che la magistratura ci metta i piedi, in quel piatto. Col
tempo, of course. Ma quella sar
un'altra storia.

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MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
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Scarlatti e Isotta
Alessandro Scarlatti (Palermo o
Trapani, 1660-1725), Johann Sebastian Bach (Eisenach, 1685-1750) e
Franois Couperin (Parigi, 16681733), appartenevano a tre famiglie
che si tramandavano da una generazione allaltra lesercizio della professione musicale (M. Mila); interessante osservare come queste
tre grandi famiglie - praticamente
contemporanee - fossero rispettivamente una italiana, una tedesca e
laltra francese. Inoltre Scarlatti aveva solo un anno meno di Henry
Purcell (nato e vissuto in Inghilterra,
morto come Mozart a soli trentasei
anni) ed era un po pi vecchio degli
altri due; ma curiosamente suo figlio
Domenico (che fin per diventare
prima portoghese e poi spagnolo)
era nato lo stesso anno in cui nacquero Bach e Hndel (questultimo,
per trovare nuovi spazi professionali, era di fatto diventato inglese), sicch a cavallo dellanno 1700 questi
pochi grandissimi musicisti occupavano praticamente lintera area europea.
Interessa anche osservare che
Couperin ha vissuto sempre a Parigi, molto vicino alla Corte e alla nobilt francese; Bach stato un musicista altrettanto stanziale, avendo consumato la vita fra la Turingia
e la Sassonia, in un raggio di qualche decina di chilometri; ma anche
Alessandro Scarlatti, pur spostandosi in continuazione dalla Sicilia a
Roma, da Firenze a Napoli (dove
morir ritirato allombra Vesuvio),
non ha girato molto e ha vissuto
sempre in Italia.
La storia comparata di questi tre
musicisti offre anche altri spunti di
riflessione; in particolare vale la pena di ricordare che mentre Bach
tocca una ampissima gamma di generi musicali, dal sacro al profano,
escludendo praticamente il solo melodramma, e mentre al contrario
Couperin scrive quasi esclusivamente musiche per clavicembalo,
Alessandro Scarlatti ha scritto ben
60 opere liriche diventando il padre
nobile di questo genere e il fondatore della scuola napoletana e dunque

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in ultima analisi del melodramma


italiano (ovvero del melodramma
tout-court).
Tutto questo per dire con quanta
devozione stato accolto mercoled
scorso, 8 ottobre, allAuditorium,
lOratorio o dramma sacro Davidis
pugna et victoria che Alessandro
Scarlatti allapice della sua fama ha
scritto su un testo latino, pubblicato
ed eseguito nellanno 1700 per
lArciconfraternita del Santissimo
Crocifisso di Roma, lo stesso anno
in cui Arcangelo Corelli dava alle
stampe la sua Follia e solo undici
anni dopo la pubblicazione postuma
del Dido and Aeneas di Purcell. Insomma un momento magico della
storia della musica e un modo per
capire le origini del melodramma,
limportanza della musica italiana
nel vorticoso esplodere della musica
delloccidente europeo.
Non solo, ma la settimana scorsa vi
era anche una particolare aspettativa
per
lesecuzione
affidata
allorchestra detta laBarocca e
allEnsemble Vocale con lo stesso
nome che da una parte indica la
stretta parentela con laVerdi,
dallaltra marca la peculiarit di
questi organici dedicati a unepoca
e a una prassi esecutiva molto specifiche e dunque particolarmente
adatti allOratorio dello Scarlattino
(come il grande Alessandro veniva
chiamato nella Roma di fine secolo).
Anche largomento dellOratorio
allettante: si tratta, come dice il titolo, della lotta fra il piccolo Davide e il
gigante Golia, una lotta impari cui
vengono affidate le sorti della guerra fra Israeliti e Filistei, con le tensioni che si determinano fra i due
schieramenti e fra i due contendenti;
una situazione che non pu non offrire fantastici spunti considerando il
periodo in cui la musica iniziava un
percorso di drammatizzazione fino
ad allora poco conosciuto.
Io non so bene cosa sia successo,
ma non posso fare a meno di dire
che nonostante le premesse il concerto si rivelato noiosissimo; sostanzialmente banale la musica,
chiaramente di circostanza, poco

sentita dallAutore di opere memorabili come le Toccate, le Sonate, le


Sinfonie, e ancor pi ingenua e molto frammentata lesecuzione, una
serie di Recitativi e di Arie con saltuarie incursioni dei due Cori, tutti
brani slegati fra loro e incapaci di
costruire un dramma. Di drammatico non cera nulla, nemmeno nel
momento culminante in cui Davide
atterra Golia e i due cori/eserciti intonano - in una sorta di duetto - i
canti contrapposti della inebriante
vittoria (in maggiore) e della bruciante sconfitta (in minore).
Probabilmente ha giocato a sfavore
il fatto di disporre di soli sedici coristi (otto per coro) e di unorchestra
composta da altrettanti strumenti:
troppo pochi per una sala grande
come lAuditorium e tenuti in sordina dai due direttori Ruben Jais e
Gianluca Capuano. Troppo peso,
per contro, hanno avuto le voci soliste del controtenore Filippo Mineccia (Saul), delle soprano Roberta
Mameli (Jonatha) e Raffaella Milanesi (Davide), del basso Marco
Granata (Golia) e del tenore Mirko
Guadagnini (il textus); bravi tutti,
ma accompagnati quasi sempre dal
solo basso continuo affidato a due
soli strumenti - un violoncello e un
organo alternato a un cembalo troppo deboli per costituire un vero
sostegno armonico alle voci squillanti (specialmente quelle da soprano) che evocavano battaglie, vittorie
e sconfitte.
Con grande sorpresa mi sono dunque imbattuto nei commenti di Paolo Isotta che - come sempre sopra
le righe - prima, nel programma di
sala, scrive che questo Oratorio si
eleva a un vertice che nella storia,
quanto a letteratura oratoriale, non
verr pi raggiunto (e Bach? e
Mendelssohn? mah ) e poi, sul
Corriere della Sera del giorno successivo, che Jais ne ha ricavato, da
interprete, una versione autorevole,
raffinata e al tempo stesso potentemente drammatica. Viene da
chiedersi se labbia mai ascoltato e
se mercoled scorso fosse davvero
dalle parti di largo Mahler .

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ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
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Viaggio nellAfrica ignota
In anteprima per lItalia si inaugura
l11 ottobre la mostra Viaggio
nellAfrica Ignota. Il continente nero
tra 800 e 900 nelle immagini della
Societ Geografica Italiana. Composta di 54 riproduzioni digitali di
fotografie dellepoca, lesposizione
racconta lAfrica nera e ancora misteriosa della fine dell800 e dei
primi del 900 attraverso una selezione degli scatti pi belli conservati
dalla Societ Geografica Italiana.
Realizzate per la maggior parte nel
corso di missioni esplorative italiane
e internazionali, le fotografie - di ritratto, di reportage e di paesaggio mostrano come dovessero apparire
ai primi visitatori occidentali le popolazioni e i panorami di quello che

allepoca era il continente meno conosciuto del pianeta.


Strutturata attraverso le collezioni
della Societ Geografica Italiana da
cui sono state tratte le fotografie, di
cui molte scattate durante le spedizioni geografiche di esplorazione,
lesposizione di snoda in un affascinante percorso che attraversa molti
dei paesi di cui si compone il continente africano. Un viaggio che partendo dallAfrica Orientale allepoca
delle colonie italiane ci porta
nellAfrica Sub Sahariana, quindi
nellAfrica delle foreste equatoriali e
fin gi nellAfrica Australe. A produrre le immagini erano in alcuni casi
fotografi professionisti al seguito
delle spedizioni, in altri gli stessi

protagonisti delle spedizioni, spesso


appassionati e preparati utilizzatori
del mezzo fotografico. Aperta fino al
14 novembre, ultima di tre esposizioni in programma per il 2014, la
mostra inserita in History & Photography, rassegna annuale che ha
per obiettivi principali raccontare la
storia del mondo contemporaneo
attraverso la fotografia e rendere
fruibili al grande pubblico collezioni
e archivi fotografici spesso sconosciuti perfino agli addetti ai lavori.
Alessandro Luigi Perna
Viaggio nellAfrica ignota La Casa
di Vetro di via Luisa Sanfelice 3, Milano, 11 ottobre -14 novembre h 1519, ingresso libero

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso

un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture


che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

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Il design al tempo della crisi


Se il caldo impazza e si ha voglia di
vedere qualcosa di alternativo e diverso dalle solite mostre, ecco che
la Triennale di Milano offre tante valide opportunit. Ricco come sempre il ventaglio delle mostre temporanee di architettura, ma interessante ancor di pi il nuovo allestimento del TDM, il Triennale Design Museum, giunto alla sua settima edizione.
Dopo La sindrome dellinfluenza,
tema delanno scorso, per la nuova
versione ci si concentrati su temi
quanto mai cruciali, che hanno a
che fare molto e soprattutto con gli
ultimi anni: Autarchia, austerit, autoproduzione sono le parole chiave
che fanno da titolo e da fondo
alledizione di questanno. Un racconto concentrato sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e
affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta,
gli anni settanta e gli anni zero. La
crisi ai giorni nostri, insomma.
Sotto la direzione di Silvana Annichiarico, con la curatela scientifica
di Beppe Finessi, lidea alla base
che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione
particolarmente favorevole allo stimolo della creativit progettuale: da
sempre condizioni difficili stimolano
lingegno, e se questo vero nelle
piccole cose, evidente ancor di pi
parlando del design made in Italy.

Dal design negli anni trenta, in cui


grandi progettisti hanno realizzato
opere esemplari, ai distretti produttivi (nati negli anni settanta in piccole
aree geografiche tra patrimoni basati su tradizioni locali e disponibilit
diretta di materie prime) per arrivare
alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione.
Viene delineata una storia alternativa del design italiano, fatta anche di
episodi allapparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti,
Carlo Mollino, Franco Albini, Gio
Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero
Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore
Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi,
Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.
Il percorso si sviluppa cronologicamente: si comincia con una stanza
dedicata a Fortunato Depero, artista
poliedrico e davvero a tutto tondo, e
alla sua bottega Casa dArte a Rovereto (dove realizzava quadri e arazzi, mobili e arredamenti, giocattoli e abiti, manifesti pubblicitari e allestimenti) e termina con una stanza
a cura di Denis Santachiara dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.

In mezzo, un racconto fatto di corridoi, box e vetrine, che mette in scena i diversi protagonisti che, dagli
anni trenta a oggi, hanno saputo
sperimentare in modo libero creando nuovi linguaggi e nuove modalit
di produrre. Uno fra tutti Enzo Mari
con la sua semplice e disarmante
autoprogettazione.
Il percorso si arricchisce anche di
momenti dedicati ai diversi materiali, alle diverse aree regionali, alle
varie tecniche o citt che hanno dato vita a opere irripetibili, quasi uniche, come recitano i pannelli esplicativi.
Anche lallestimento segue il concept di base: sono stati scelti infatti
materiali che rievocano il lavoro artigianale e autoprodotto: il metallo e
lOSB (materiale composito di pezzi
di legno di pioppo del Monferrato).
Dopo aver risposto alla domanda
Che Cosa il Design Italiano? con
Le Sette Ossessioni del Design Italiano, Serie Fuori Serie, Quali cose
siamo, Le fabbriche dei sogni,
TDM5: grafica italiana e Design, La
sindrome dellinfluenza, arriviamo a
scoprire come il design si salva al
tempo della crisi.
Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerit, autoproduzione
Triennale Design Museum, Orari:
Martedi - Domenica 10.30 - 20.30
Gioved 10.30 - 23.00 Biglietti: 8,00
euro intero, 6,50 euro ridotto

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Luigi Rainero Fossati
MAL D'ALCOL
Il racconto di un grande medico per non cadere nella trappola
Salani Editore, 2013
pp.182, euro 12
Il libro verr presentato mercoled
15 ottobre, ore 18, presso Palazzo
Sormani, sala del rechetto,via F.
Sforza 7,Milano con Isabella Bossi
Fedrigotti, Valentina Fortichiari, Mariagrazia Mazzitelli, a cura di Unione
Lettori Italiani Milano
Un'opera semplice, agile, esemplare. Luigi Rainero Fassati, Ordinario
di Chirurgia all'Universit di Milano,
Direttore del Dipartimento Trapianti
dell'Ospedale Policlinico e storico
maestro dei trapianti di fegato, affronta il drammatico tema dell'alcolismo giovanile. "La mia esperienza

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

personale - racconta Fassati - vissuta al fianco di tanti ragazzi ridotti


male per aver bevuto troppo, stata
cos traumatizzante che mi ha fatto
capire l'importanza di trasmetterla ai
giovani per farlo partecipi dei rischi,
spesso mortali, che si corrono
quando si esagera con l'alcool. Cos
ho incominciato ad andare in giro
per le scuole medie superiori di Milano e Provincia a raccontare quello
che mi era capitato".
L'efficace metodo comunicativo adottato dall'Autore quello dei casi
esemplari ispirati da due storie vissute in prima persona, che costitui-

scono da un lato uno spaccato significativo del nostro sistema terapeutico e, dall'altro, gli innumerevoli
rischi e trabocchetti che l'uso e l'abuso dei superalcolici, anche occasionali, provoca alle giovani vite. La
prima la storia di Alex, 18 anni,
che vive il dramma della dipendenza dall'alcol e dei rischi , sempre
dietro l'angolo, delle ricadute dopo
apparenti guarigioni. Nella seconda,
Viola, la protagonista, per una bravata dimostrativa, seguita a una banale lite in famiglia, va in coma per
overdose etilica.

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L'accattivante ricostruzione dei due
casi, clinici e umani, attuata con
un metodo e uno stile diretti, che
alternano nella medesima pagina le
riflessioni e le emozioni che attraversano la mente del medico, nel
corso delle terapie, e i gesti, le attese e i drammi dei due pazienti e dei
loro famigliari. Le 182 pagine del
volume scorrono cos senza un attimo di tregua fino alla diversa conclusione delle due vicende, entrambe ricche di una morale profonda e
umanissima.
Non mancano riflessioni amare che
Fassati riserva alla deplorevole subordinazione dei media e della Istituzioni di fronte all'onnipotenza del
mercato dell'alcol. "Sono sorpreso e
indignato - scrive l'Autore - che ci

siano in televisione pi di 3.000 ore


all'anno di pubblicit di prodotti a
base di alcol e che le icone di queste pubblicit siano sempre personaggi sicuri di s, giovani, belli, ricchi. vincenti, pronti a superare qualsiasi difficolt proprio grazie all'alcol.
Lo stesso vale per la carta stampata, che non certo seconda alla TV
nell'esaltare le gioie che l'alcol pu
procurare. E francamente trovo vergognoso che. a differenza di quanto
succede in molti paesi d'Europa,
non venga scritto sull'etichetta delle
bottiglie che l'alcol gravemente
dannoso per la salute, cos come
avviene per il tabacco":
Interessante,infine, una nomenclatura dei miti da sfatare a proposito
dei presunti vantaggi dell'alcol. Fas-

sati dimostra tra l'altro che bere vino


ai pasti o un amaro dopo mangiato
non aiuti la digestione, ma, al contrario la ostacoli. Che dare un grappino o un cognac a chi ha avuto uno
svenimento non aiuti affatto a tirarsi
su n a rimettersi in forze. E infine
che bere superalcolici per riscaldarsi quando fa freddo produce effettivamente una sensazione di calore,
ma solo perch il caldo che si avverte dipende dalla vasodilatazione
provocata dall'alcol, accompagnata
da una dispersione pi rapida del
calore, e, dunque, da una diminuzione della capacit del nostro corpo di sopportare il freddo.
Paolo Bonaccorsi

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Lemozione infinita del Romeo e Giulietta
Venerd 10 ottobre andata in scena la prima del Romeo e Giulietta di
Sir Kenneth MacMillan con ltoile
internazionale Roberto Bolle (La
Scala di Milano e ABT di New York)
e la prima ballerina Alina Somova
(Mariinskij di San Pietroburgo) nei
ruoli di testa. Grandi anche gli altri
artisti che danzeranno questo spettacolo a Milano, quasi una seconda
e terza prima: sabato 11 ottobre
con Claudio Coviello (primo ballerino Teatro alla Scala di Milano) e
Natalja Osipova (principal ROH
Londra e Michajlovskij di San Pietroburgo), e mercoled 21 ottobre
con Massimo Murru (toile Teatro
alla Scala di Milano) e Marianela
Nez (principal ROH Londra).
La storia quella di Shakespeare,
della tragedia che - forse pi di altre
- ha reso celebre il bardo inglese in
tutto il mondo e a tutti i livelli culturali. Il Romeo e Giulietta non solo la
tragedia dei due amanti contrastati,
perch centinaia sono le storie cos
in tutta larte del mondo; nel dramma shakespeariano entrano in gioco
e si mescolano tutte le altre emozioni che lumanit pu provare, un
compendio delle emozioni. Ed forse questa la peculiarit della tragedia e la sua sempre grande fortuna
sotto qualunque altra Musa il Romeo e Giulietta venga espresso.
Lodio ancestrale e irrazionale di
due famiglie rivali che si perde in un
passato remoto, di cui si sono perse
le reali cause, linnamoramento e
poi lamore, lamicizia, lassassinio e
la vendetta, la spesso difficile situazione della donna nel passato, la

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

triste condizione dellesule, lansia


del segreto e il suicidio (e se si pensa al suicidio in chiave storica del
XVI secolo, il peccato e la dannazione che dal suicidio derivava).
Una tragedia in vita, una tragedia in
morte, una tragedia dopo la morte,
per che cosa poi? Non c risposta
a questa domanda, bisogna solo
prendere atto degli eventi e piangere forse, purificarsi col e nel dramma (la catarsi).
Le riprese del Romeo e Giulietta
sono state fin dal primo momento
numerosissime e quasi in ogni forma artistica possibile trovare il fortunato soggetto shakespeariano,
pittura, poesia, cinema, opera e
danza. A mio parere le pi apprezzabili sono quelle che non cercano
loriginalit a tutti i costi, ma quelle
che riescono a esprimere lemozione infinita del dramma non in modo
nuovo, ma in modo diverso. stata
questa la maggiore difficolt di
MacMillan, coreografo gi di per s
stesso eccentrico, con cui negli anni
Sessanta si dovuto scontrare. Su
una musica difficile, che non sempre si adatta bene alle necessit del
balletto classico, come quella di
Sergej Sergeevi Prokofev, che aveva scritto la sua Op. 64 (Romeo i
Duletta) nel 1935 per il Kirov (oggi
Mariinskij) coreografato da Ivo Va
Psota, senza molta fortuna, MacMillan trentanni dopo (1965) doveva
affrontare il problema di superare la
coreografia originale e la allora recentissima coreografia di John
Cranko per lo Stuttgarter Ballett
(1962).

Il risultato stato un capolavoro.


MacMillan ha voluta dare una lettura
sanguigna alla tragedia, porre
laccento sullelemento della violenza del contesto che lega i due amanti, dando alla tecnica un assetto
neoclassico, sradicando un po il
vocabolario dellestetica classicoromantica del balletto. Mirabili sono
la guerriglia della prima scena, in
cui i Montecchi e i Capuleti sono
evidenziati rispettivamente dalle
sfumature cromatiche del rosso e
quelle del blu, il tutto genera in arcobaleno di colori, che abbaglia e
cattura lo spettatore; il pas de six
dei cavalieri al ballo e limmancabile
gran pas damour del balcone.
Nella scena del balcone la notte
stempera le arlecchinate delle scene precedenti con la dolcezza e la
passione dellamore appena confessato. Lintensit emotiva del Balcone si ritrova rovesciata nella rabbia e dolore nella Cripta, dove di
grande difficolt tecnica ed espressiva il pas de deux di Romeo con
laddormentata Giulietta (che crede
morta) e la scena di dolore di Giulietta appena sveglia che vede Romeo autoavvelenatosi e si trafigge
al cuore con il pugnale dellamato.
Non sono nuovi ai ruoli i ballerini
della stagione scaligera: sanno regalare tutti grandi emozioni. In particolare Roberto Bolle ha consacrato
la sua presenza a New York col ruolo di Romeo per laddio alle scene di
Alessandra Ferri al Metropolitan.
Domenico G. Muscianisi

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CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
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Della cattiveria o dello stato di cattivit degli (anti)eroi seriali
Guardando True detective passando attraverso House of cards
Torna lautunno e ci ritroviamo ancora volta dipendenti dalla dose settimanale di buone serie tv americane gi amate la scorsa stagione,
che riprendono con nuovi episodi
dopo unestate sospesa, con la
consolazione delle repliche che alimentano la curiosit e aiutano a
meglio comprender plot intricati e
ricchi di colpi di scena.
Avevamo gi raccontato qui della
predisposizione ad affezionarsi a
personaggi negativi, disposti a perdonare qualsiasi odioso comportamento in cambio di un manifesto e
indiscusso carisma del ruolo e degli
attori che sono diventati nostri beniamini in poco tempo, prefigurando
che alla ripresa della stagione ai
passati amori se ne aggiungessero
di nuovi, annunciati dai media e gi
blasonati nella patria di origine. Ecco dunque che altri protagonisti affiancano quelli gi noti, figure complesse che ancora una volta ci conquistano per i loro lati oscuri neanche troppo occultati, anzi pi spesso
ostentati o rivelati dopo poche battute.
Disponibili ad accettare che la cattiveria di Frank Underwood (protagonista di House of Cards impersonato da Kevin Spacey), capogruppo
dei Dem Usa nella passata serie ora
promosso Vicepresidente, gi a livelli di guardia nella prima serie,
cresca di puntata in puntata e diventi ancora pi densa. Pi aumenta il
numero dei delitti cinicamente compiuti, pi si azzerano gli scrupoli, pi
siamo affascinati dalla sua prepotente e sottile brama del potere per
il potere.
Ma altre figure inquiete si affacciano, e la nuova stagione porta con s
una nuova serie dirompente, i cui
protagonisti, due uomini in coppia,
sono destinati a contendere a Frank
il primato del personaggio pi cool e
dark delle tv series. La prima tornata di True detective, serie al top
negli States, dove ha raccolto audience di quasi 11 milioni a puntata,

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

in onda su Sky Atlantic dal 3 ottobre, un racconto noir in 8 puntate


che si sviluppa nellarco di 17 anni
dal 1995 al 2012. Trama nerissima,
costruita sul rapporto conflittuale e
dinamico tra due investigatori coinvolti per anni in una vicenda di omicidi in serie raccontata con salti
temporali continui: Rust Cohle (Matthew McConaughey) e Marty Hart
(Woody Harrelson).
I due lavorano insieme, ma nonostante gli inviti a cena e la prossimit del lavoro comune, non sono amici e stanno diversamente nel
mondo: uno solo, laltro ha una
bella famiglia, ma entrambi vivono
in una specie di stato cattivit. Come e perch il conflitto tra loro si
amplifichi, non chiaro ancora dalle
prime puntate, ma si percepisce che
qualcosa di irreparabile tra i due
succeder, portandoli oltre la rivalit
e listintiva insofferenza, che si sviluppa a dispetto della complicit sul
lavoro durante le prime indagini. E
nellattesa di questa rivelazione si
quasi morbosamente invischiati come spettatori.
La cattivit (che definisce lo stato
dellanimale che catturato dalluomo, vive e cresce suo malgrado fuori dal proprio habitat, in gabbie recinti o parchi naturali ricostruiti) la
condizione che ben descrive lo stato
dei due uomini sia allinizio della
storia sia alla resa dei conti successiva. Una cattivit fatta di rabbia
trattenuta e fobie malcelate, quella
del detective Rost, profondamente
segnato da un dramma familiare
che lo porta nella profonda provincia
di una Louisiana affascinante e desolante insieme, dopo essere stato
un cop infiltrato di citt.
Diversa la cattivit di Marty, investigatore nato e cresciuto nel Sud, ben
sposato e padre affettuoso, che si
sfoga nellaggressivit e volgarit
verbale e nei comportamenti scorretti inconsulti (il bussare alla porta
dellamante in piena notte, la rabbia
perch il collega ha tagliato lerba

del suo prato). Limpressione di due


persone in stato di cattivit resta
anche nellabito, nei gesti e atteggiamenti che prendono i due detective 17 anni dopo il primo omicidio
rituale, quando li vediamo interrogati
da altri su ci che allora successo.
La narrazione parte da un delitto
efferato, che probabilmente non
lunico ma appartiene a una serie,
avvenuto in un territorio della profonda provincia americana, dove i
predicatori raccolgono folle in tendoni in aperta campagna e i bordelli
autogestiti da prostitute navigate o
giovanissime sono confinati lontano
dagli occhi della gente perbene. Delitto per cui entrambi i poliziotti di
campagna vogliono caparbiamente
prendersi il merito di trovare il colpevole, prima che un ente governativo avochi a s il caso con tutti gli
onori.
Sceneggiato da ununica mano,
quella di Nic Pizzolato, scrittore poco conosciuto (unico suo testo edito
in Italia da Mondadori Galveston,
molto interessante), attraverso una
sceneggiatura molto scritta, anche
nei dialoghi perfetti, che alterna piani temporali lontani tra loro, ha il suo
punto di forza nelle prove di recitazione dei due attori principali, diretti
da un solo regista per tutti gli episodi. Storia realizzata a partire da un
punto di vista maschile, attorno al
quale ruota uno sfaccettato universo
di personalit femminili mai banali.
I rimandi alla Laura Palmer di Twin
Peaks, capostipite delle serie noir
per la TV, si sono sprecati. Pur sapendo che del capolavoro di Lynch
in arrivo il sequel (con il racconto
ambientato nella cittadina venti anni
dopo), e in attesa trepidante di vederlo, ci lasciamo intanto volentieri
intrigare da questo racconto cupo e
potente che rivela ancora una volta
come la Tv possa ancora proporre
nuovi contenuti di alta qualit e diventare occasione di formidabili
prove dattore.
Adele H

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IL FOTO RACCONTO DI URBAN FILE

LA NUOVA PISTA CICLABILE IN DARSENA

MILANO SECONDO [SILVIA]


Silvia Sacchi: I commenti alla settimana milanese 9/10 - 14/10/2014
http://youtu.be/GZYVeeraYi8

n. 35 VI - 15 ottobre 2014

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