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numero 16 anno VI 30 aprile 2014


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25 APRILE E PRIMO MAGGIO. UNOCCASIONE PER CHI? PER COSA?


Luca Beltrami Gadola
Dal 46 a oggi le due feste nazionali,
il 25 aprile e il Primo maggio, si sono sociologicamente trasformate, in
peggio: dunque dobbiamo riflettere
sulle cause e sui rimedi. Un fatto
certo: ogni manifestazione buona
per gli infiltrati, la curva sud della
societ; dunque che la curva sud ci
sia anche il 25 aprile o il Primo
maggio non stupisce ma riguarda la
pi o meno diffusa rabbia sociale
senza particolare colore politico.
Primo maggio e 25 aprile sono per
qualcosa di diverso per lesplicito
contenuto politico che connota fortemente queste due ricorrenze e
che le riconduce inevitabilmente a
valori non universalmente riconosciuti dalla cittadinanza, in particolare il 25 aprile.
Chi vi si riconosce annette alla libert, alla democrazia, alluguaglianza,
allantifascismo, allantimilitarismo,
alla lotta al razzismo valori non negoziabili, come si dice da qualche
tempo. Sono valori tutti che attengono alla sfera morale individuale e
che, per chi vi si riconosce porta a
costituire una collettivit, fortunatamente numerosa, di sentimenti unitari.
Proprio per questa particolare condizione vedo con pena e infinita
amarezza la consuetudine della destra a sollecitare la partecipazione
di un sindaco di sinistra, a Milano
Giuliano Pisapia, perch partecipi a
manifestazioni indette da forze politiche che si richiamano a valori opposti, dichiarando lo deve fare
perch il sindaco sindaco di tutti.
Non cos. Il sindaco, con fascia e
senza fascia, il sindaco di tutti

strettamente nellambito delle questioni amministrative della citt,


quando si occupa dei beni comuni e
del benessere economico e sociale
dei suoi concittadini. Negli altri casi,
quelli nei quali sono in gioco i suoi
valori non negoziabili, valori nei
quali si sono riconosciuti i suoi elettori, ha il dovere di prendere le distanze. Non mi scandalizzerei di
certo se un sindaco eletto nelle file
dellestrema destra si rifiutasse di
partecipare alle celebrazioni del 25
aprile, e, se partecipasse, sarebbe
in mala fede, o opportunista: la razza spregevole.
Il Primo maggio non proprio come
il 25 aprile perch la festa del lavoro, che in Italia si celebra dal
1890. Ci fu la pausa mussoliniana: il
duce la abol nel 1923 dopo larresto
di moltissimi militanti comunisti e il
licenziamento di migliaia ferrovieri
che avevano partecipato a uno
sciopero. La festa fu sostituta con
quella del 21 aprile, Natale di Roma.
Nel 45 fu subito ripristinata e rimase indissolubilmente legata ai valori
che rappresentava prima dellabolizione fascista e in odio ai quali fu
abolita. La sua connotazione prevalente certamente di sinistra e da
qui ripetuti tentativi della destra di
abolirla nuovamente o di avvelenarne il clima infiltrandosi nei cortei e
provocando disordini e danni materiali per intimorire la cosiddetta
maggioranza silenziosa.
Disordini evitabili nelluna e nellaltra
celebrazione? Nelle manifestazioni
in genere? Dobbiamo parlare lambiguo linguaggio della pacificazione: lillusione permanente. Qui e

ora il discorso si farebbe meritatamente lungo: ne riparleremo. Tanto


per cominciare, chi ha lasciato correre quando Sgarbi diede la stura
alle risse negli studi della televisione
pubblica e introdusse la violenza
verbale nel dibattito, ingrediente
ormai ineliminabile per fare audience? Chi lucr e lucra denaro sulle
curve sud e la loro violenza? Chi ha
visto spargere i semi della violenza
verbale che inesorabilmente si trasforma in violenza fisica voltandosi
dallaltra parte? Quanti intellettuali
hanno guardato al fenomeno con
eburnea indifferenza? I cattivi sentimenti sono come la cattiva moneta
che scaccia quella buona. Il male
fatto ma non si deve disarmare cominciando a tenere la schiena pi
dritta ma anche imparando qualcosa.
Durante le sfilate, se sul palco ci
sono le autorit o ancora meglio se
sfilano, qualche sberleffo inevitabile: loccasione per far sentire la
propria voce troppo ghiotta, magari per ribadire che c ancora troppa
distanza tra eletti ed elettori, ancorch della stessa area politica, anche
allargata. A Milano qualcuno ha
chiesto a gran voce pi partecipazione. Il discorso di nuovo si fa lungo e lo riprenderemo perch merita
attenta riflessione: la partecipazione
sta facendo i primi incerti passi, non
la simprovvisa da un giorno allaltro.
Partecipazione e democrazia sono
due direzioni verso mete irraggiungibili: ci possono essere sempre
maggior partecipazione e maggior
democrazia. Ci vuole una paziente
costante volont.

LAVORO. SCAVARE NEI GIACIMENTI MILANESI


Francesco Bizzotto*
Renzi apre sul lavoro: favorisce iniziative, attrae investimenti. Non lasciamolo solo. Ha detto: la via delle
rigidit e delle chiusure ha fallito.
Cambiamo. Elementare, per chi
ama la cultura industriale o di massa. "La sua legge quella del mercato" diceva Edgar Morin in Lo spirito del tempo (1962). Porta a "ridimensionare la cultura alta". Se la
tua offerta non convince, se non
vendi, o la cambi o chiudi. Ma,
proprio il libero mercato il nodo non
sciolto. Nel lavoro non c', perch
non ci sono condizioni di reciproca
scelta. Mancano Istituzioni per le
Politiche attive, che favoriscano la
mobilit e rendano dinamico il mern. 10 VI 12 marzo 2014

cato. In Europa siamo ultimi, e arretriamo. Cos diamo spazio alla malattia anti mercato - l'antagonismo che non considera le differenze e il
conflitto come aspetti necessari, vitali della realt.
Per fare cosa, chiediamolo ai
26enni milanesi Vincenzo Di Salvo
e Filippo Malavasi, che hanno creato "B 2 Bevents", network di incontro
e dialogo, conoscenza e reciproca
scelta tra imprese e professionisti
con vocazione dipendente o autonoma. Ne parla il Corriere della Sera del 18 marzo.
Il contesto sembra volere che tutto
accada al centro. A Roma. E in logica negativa, sacrificale. Sullo stesso

Corriere, Maurizio Sacconi: ok Renzi al 100%; ora serve "una maggior


protezione del disoccupato e una
regolazione europea del licenziamento fondata sulla deterrenza di
un adeguato indennizzo". E Alesina
e Giavazzi (quasi un appello nell'editoriale): si "consenta alle aziende
di licenziare con costi crescenti".
L'impressione penosa. Governare
vuol dire indirizzare in positivo la
realt sociale per anticipare i problemi. Non viverci sopra. Certo, anche rimediare ai guai, tutelare il bisogno, ma soprattutto anticipare.
Chi si concentra su guai e rimedi,
fuori tempo e funereo.

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La lettura positiva vuole un mercato


del lavoro dinamico, che aumenti la
produttivit per via di coesione, cura, creativit e innovazione; un lavoro che contribuisca a rendere competitive le nostre imprese, crei valore (anche per s) e ridia respiro al
mercato interno. Societ e creativit
si deprimono senza un mercato interno sobrio, di qualit alta. Che non
si fa da solo.
Dobbiamo liberare il mercato dal
vizio congenito di sopprimere le
proprie condizioni di buon funzionamento, diceva Massimo Cacciari.
Tema che la sinistra non ha saputo
declinare. Pi chiaro Michael Walzer: Poich la societ civile, lasciata a se stessa, ingenera rapporti di
potere radicalmente disuguali, che
solo il potere dello stato pu sfidare
() lo stato non pu mai essere,
come appare nella teoria liberale,
una mera struttura per la societ
civile. altres strumento di lotta,
usato per dare una forma particolare alla vita comune. (Il filo della politica, ed. Diabasis, 2002, p. 91).
Calza bene con l'invito ai giovani di
Mario Draghi a scoprire nella flessibilit la creativit, nellincertezza
l'imprenditorialit
(Corriere,
28.10.07). Principi che stavano a
base dell'indirizzo europeo: "La flessibilit significa assicurare ai lavoratori posti di lavoro migliori, la 'mobilit ascendente', lo sviluppo ottimale
dei talenti". (Comunicazione della
Commissione europea - Bruxelles,
27.06.'07). Un filo logico da recuperare. l'intenzione del neo ministro
Poletti: sono ministro della disoccupazione, ha detto, e voglio "tornare
a un ruolo attivo: creare le condizioni per favorire l'occupazione" (Corriere della Sera 22 marzo).

Ora, guardiamo a Milano citt metropolitana. matura l'idea di un'Istituzione per la mobilit del lavoro
che sposti le tutele dall'azienda al
territorio, dai pochi a tutti. E liberi
insieme l'impresa e i lavori. Maggiori
sicurezze e produttivit conseguiranno a servizi mirati di orientamento, formazione, sostegno all'autoimpresa e dialogo tra domanda e
offerta. E sar pi facile e meno costoso confermare affinare le iniziative di sostegno alle parti sociali
svantaggiate.
Senza l'Istituzione per la mobilit dei
lavori, l'impresa si concentrer sui
costi di produzione e la precariet
sar la regola. Sarebbe un indirizzo
politico sbagliato: la precariet fa
perdere la nostra economia. Occorre piuttosto coinvolgere, motivare e
responsabilizzare le intelligenze che
abbiamo. Il capitale umano (conoscenze, competenze) il nostro
punto di forza, per le imprese e anche per la Politica (ma un altro
discorso). Qui Milano leader in
Europa, dice l'Ocse.
L'indirizzo auspicato riflesso nella
scelta della larga maggioranza delle
imprese che reggono la crisi (ed esportano). Hanno fatto un patto serio con i collaboratori (e i sindacati),
per tener duro e innovare. Sono fucine di idee ed esperienze; laboratori del miglior brainstorming che mai
si sia visto. Si inventano di tutto: girano e rigirano i prodotti, i servizi e
l'assistenza, dialogano con utenti ed
esperti; cercano ossessivamente di
cambiare e migliorare, per sorprendere e farsi apprezzare (alzare il
prezzo). Come la rete di una decina
di micro fabbriche del lecchese, che
ha inventato il lampione stradale

che si pulisce da solo (Dario Di Vico, tempo fa, sul Corriere).


Insomma, se il lavoro acquista dignit e ruolo (il contrario della precariet), dipende dalla Politica locale. Dalla forza e dai progetti delle
sue Istituzioni preposte. Possono
rendere inutile l'art. 18.
La Milano che guarda avanti (e che
pensa opportunamente alle Leap
Zones - zone a giurisdizione speciale) deve metterci mano. Chiedersi
come sta cambiando il lavoro e perch, puntare diritta alla sua qualit,
quando il 50% delle coppie pensa a
un lavoro part time per entrambi,
per gestirsi al meglio - sondaggio
InfoJobs.it. Cosa osservare?
1. il dialogo che c' nelle aziende e
tra imprese (reti); 2. le professioni
autonome e l'auto-impresa giovanile, pi gentili e geniali, meno ossessive; 3. lo sviluppo tecnologico dirompente; 4. il ruolo del volontariato
(terzo settore);
Siamo lungimiranti:
* la democrazia economica un valore latente altamente produttivo, da
far emergere;
* le "Partita iva" sono lavoratori che
creano, rischiano, diffondono misura
e sostenibilit;
* lo sviluppo tecnologico libera; non
pu diventare timore e spiazzamento;
* il terzo settore merita risorse (
l'articolarsi delle attivit che coglie il
meglio: il volontariato).
Istituzione partecipata per il mercato del lavoro, Leap Zone: chiediamo
a Renzi di fare un test.
*(ex presidente Afol Nord Milano)

CITT BENE COMUNE 2014: QUATTRO LIBRI PER DISCUTERE


Renzo Riboldazzi
Alla Casa della Cultura di Milano ha
preso il via il ciclo di incontri Citt
Bene Comune. Ospiti di questa seconda edizione curata chi scrive e
organizzata con il Dipartimento di
Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano sono gli autori di
quattro pubblicazioni che trattano,
da differenti punti di vista, temi e
questioni inerenti il progetto e il governo della citt e del territorio.
Luned scorso (il 28 aprile) ha inaugurato la serie Iolanda Romano che
nel suo Cosa fare, come fare (Chiarelettere, 2012) affronta il tema della
partecipazione dei cittadini alle decisioni che li riguardano, soprattutto
quelle sulla citt, il territorio,

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lambiente. La fondatrice e presidente di Avventura urbana societ


che si occupa di mettere a punto e
gestire processi partecipativi ha
ribadito la necessit di imboccare la
strada di una progettualit diffusa
come prassi operativa tesa a migliorare complessivamente la struttura della nostra democrazia.
Lautrice anche sulla base della
sua lunga esperienza sul campo
crede infatti nella possibilit di costruire un processo vivo in cui tutti
abbiano spazio e voce []: il modo
pi autentico afferma di fare politica. Le questioni che suscita
quella che Gustavo Zagrebelsky ha
definito una teoria dellagire delibe-

rativo in tutte le sue strutturazioni


pratiche sono diverse specie se
rapportate al progetto urbano e territoriale, ai meccanismi consolidati
che regolano i processi pianificatori
e, non ultimo, alla cultura urbanistica maturata prevalentemente nel
corso del novecento. Ne hanno discusso con lautrice Matteo Goldstein Bolocan (docente di urbanistica e geografia urbana al Politecnico di Milano), Alessandro Maggioni (presidente di CCL Cerchi Casa e
di Federabitazione Confcooperative
Lombardia) e Paola Savoldi (docente di strategie e politiche urbane al
Politecnico di Milano).

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Luned prossimo (il 5 maggio alle
18:00) sar invece la volta di Elena
Granata e Paolo Pileri, coautori di
Amor Loci: suolo, ambiente, cultura
civile (Cortina, 2012). Anche in questo caso si tratta di un libro militante e partigiano che denuncia le
gravissime conseguenze di un dissennato consumo del suolo e, pi in
generale, quelle di una cultura diffusa ben poco attenta ai valori paesistici e ambientali. Se come scrivono Pileri e Granata il modo in
cui una societ usa la propria terra
da sempre lo specchio della sua
cultura civile, guardando ai paesaggi che ci circondano o riflettendo
sulle condizioni ambientali che lasceremo a chi verr dopo di noi vien
da chiedersi quale cultura civile custodisca la nostra societ e soprattutto quale cultura urbanistica e politico-amministrativa abbia nutrito le
trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato la citt e il
territorio in cui viviamo. Secondo gli
autori la risposta chiara: si trattato di una cultura del progetto urbano e del governo del territorio miope che scrivono nellintroduzione
al libro anzich difendere i beni
comuni e interpretare al meglio gli
interessi collettivi, stata uno dei
principali garanti dellinteresse privato, venendo meno alla sua missione culturale e regolativa e rimanendo colpevolmente elusiva sulla
questione ambientale. Di questa
lettura e di altre questioni sollevate
nel libro Paolo Pileri e Elena Granata discuteranno con Damiano Di
Simine (presidente di Legambiente
Lombardia), Luca Martinelli (giornalista e redattore di Altreconomia),
Paolo Sinigaglia (presidente di Italia
Nostra Lombardia).

Protagonista del terzo incontro (luned 12 maggio alle 18:00) sar


Graziella Tonon che nel suo La citt
necessaria (Mimesis, 2013) riflette
sui controversi esiti di certi approcci
caratteristici della modernit e della contemporaneit alla trasformazione degli spazi urbani e dei
paesaggi che sostiene hanno
dato luogo a contesti [dove] nessuno sembra pi in grado di fare
citt, di prendersi cura delle cose, di
lodare il mondo e di costringersi
allumano. Se scrive il principio ordinatore degli assetti fisici e
funzionali [la sola] remunerativit
degli investimenti e la riduzione a
valore di scambio di ogni cosa ne
risultano citt che si configurano
sempre meno [come] luogo
dellabitare civile e dove quella unit inscindibile di civitas e urbs
tipica della cultura urbana europea
viene meno. Lautrice insiste invece
sulla necessit di contrastare la
dissoluzione dellurbano (un modello insediativo afferma molto
pi sostenibile di quello metropolitano) sia riprendendo la lezione vivente che ancora sa impartire la
citt storica sia ritrovando il terreno
del senso che ha sempre guidato la
costruzione dei luoghi. Discuteranno con Graziella Tonon di questo
modo di intendere lurbanistica e il
ruolo dellurbanista nella societ
contemporanea Giacomo Borella
(architetto associato dello Studio
Albori), Stefano Levi Della Torre
(docente di storia dellarte contemporanea al Politecnico di Milano,
pittore e saggista) e Pierluigi Panza
(giornalista del Corriere della Sera
e docente di estetica al Politecnico
di Milano).
Chiude il ciclo di incontri (luned 19
maggio alle 18:00) Stefano Moroni

che nel suo La citt responsabile.


Rinnovamento istituzionale e rinascita civica (Carocci, 2013) tratta la
questione delle regole che disciplinano la convivenza urbana, in particolare quelle urbanistiche che
scrive hanno un impatto enorme
sulle nostre vite e sul nostro benessere, sulle formazioni sociali e
sullattivit economica. Moroni
riprendendo alcuni tratti della concezione liberale classica e al tempo stesso prendendo le distanze dal
cosiddetto neoliberalismo ne critica anzitutto luso strumentale (alla merc delle maggioranze del
momento) e lamplificarsi contorto
che finiscono con lindebolire quel
tacito patto sociale su cui da secoli
si fonda lidea stessa di citt. In alternativa propone una regolazione
pubblica fondata su unetica delle
regole condivisa, una sorta di cornice impersonale per la pacifica e
benefica convivenza sociale che
afferma pu riuscire solo se
semplice, imparziale e stabile. Un
contesto normativo in cui i cittadini
possano esercitare la loro libert
attivamente ma con onest perch
sostiene solo la coesistenza di
diritto responsabile e libert individuali onestamente esercitate []
favoriscono una citt prospera e
creativa. A discutere con Stefano
Moroni di quella che, prima che
dellurbanistica, una visione della
societ sono stati invitati Luca Beltrami Gadola (direttore di ArcipelagoMilano), Marco Romano (gi direttore di Urbanistica e docente di
estetica della citt) e Eugenio Somaini (docente di politica economica
allUniversit di Parma).

QUALCHE RIFLESSIONE SULLE MANIFESTAZIONI DEL 25 APRILE OGGI


Giuliano Banfi*
Il Paese sta attraversando una congiuntura economica, sociale e politica particolarmente delicata e complessa. Si sta anche affrontando
una improrogabile riforma della Costituzione Repubblicana; Calamandrei sosteneva che il progetto di societ democratica e progressista
delineato dalla Costituzione la traduzione in norme giuridiche dei contenuti e dei valori che hanno presieduto alla Resistenza e alla lotta unitaria per la riconquista della libert e
della democrazia dall'occupazione
nazista e dalla dittatura fascista.
In questi ultimi sessanta anni la
connessione e l'interdipendenza tra
Costituzione e Resistenza e lotta di

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liberazione stato fortissima: la difesa intransigente della Costituzione, nata dalla Resistenza, e della
sua completa attuazione stata una
linea permanente e vincente nonostante i tentativi di aggressione nei
confronti dei valori fondanti della
Costituzione stessa. In questo quadro le manifestazioni per celebrare il
25 aprile, che quest'anno precedono
di un mese le elezioni europee, mai
cos importanti per il nostro futuro,
vanno analizzate con grande attenzione.
A Milano, nella manifestazione centrale, la presenza di oltre 120.000
persone, con molti giovani pacifici,
vitali, allegri, mi ha tranquillizzato

rispetto al pericolo che il 25 aprile


diventasse una cerimonia rituale, di
memoria ossificata, incapace di
contrastare con efficacia l'oblio dopo
70 anni, n di respingere quei processi di deformazione - addirittura di
negazionismo - che circolano cos
pericolosamente in Europa, ma anche da noi, anche a Milano, citt
medaglia d'oro della Resistenza.
L'altra cosa positiva che in questi
anni recenti gli storici, le universit,
le scuole, gli istituti storici della Resistenza, le associazioni (quali
l'ANPI e l'ANED) che si richiamano
ai partigiani o alla storia della deportazione politica e razziale e di tutti
coloro che ne furono vittime, la co-

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munit ebraica, gli stessi militari, le
diverse confessioni religiose, hanno
studiato, approfondito, documentato, ricercato molti aspetti della Resistenza raggiungendo risultati importanti: complessivamente questi studi
ci consentono di poterci avvicinare
maggiormente a una verit storica
consolidata e indiscutibile, depurando la retorica resistenziale dalle
semplificazioni manichee e dalle
letture strumentali delle egemonie
culturali di parte, facendo cosi riemergere interamente il grande valore unitario della lotta di Liberazione,
frutto di un confronto anche molto
aspro ma capace di trovare sintesi
positive.
Il compito che ci aspetta quello di
diffondere verso i giovani e le scuo-

le queste verit storiche, che presentano anche aspetti entusiasmanti per la fantasia delle soluzioni adottate, per il rigore dei comportamenti, per la moralit dei protagonisti, per l'utilizzo dell'intelligenza delle risorse umane di tutti i ceti sociali
coinvolti, in modo che le manifestazioni del 25 aprile siano sempre pi
celebrazioni consapevoli ed utili per
le scelte rivolte al futuro. In questo
modo emergeranno la volgarit intollerabile e le ignobili falsificazioni,
che grandi ignoranti di storia patria
diffondono con incredibile leggerezza ed offensiva e criminale superficialit nei confronti di chi ha sacrificato la vita per la nostra libert.

*Vice presidente dell'Associazione


Nazionale Ex Deportati, sezione di
Milano.
P.S.
Il
presidente
nazionale
dell'ANPI senatore Smuraglia dal
palco del 25 aprile ha criticato duramente sia legge elettorale votata
alla Camera dei Deputati (legge ordinaria) sia la riforma del Senato
proposta dal Governo (legge costituzionale). Il mio parere al riguardo
che vengano perseguiti tutti i miglioramenti possibili; tuttavia vanno
trovate delle mediazioni efficaci e
garantiste che non dilatino ulteriormente i tempi rispetto a un cambiamento radicale che non pu essere
pi dilazionato.

CIARLATANI, MAFIOSI, E LA MEDICINA CHE AMMAZZA IL CAVALLO


Andrea Bonessa
Prima di Pasqua ho partecipato a
due incontri con i cittadini. Due dibattiti come i tanti che vengono
quotidianamente organizzati da associazioni, partiti, enti e comitati.
Uno dedicato alla necessit di legalit negli appalti, laltro alla vicenda
Stamina, quella del ciarlatano che
grazie alla sua faccia tosta e alla
credulit incolpevole dei malati, ha
tenuto in scacco per mesi
limmagine della sanit italiana.
Due fenomeni a cui si continua a
rispondere chiedendo maggiori controlli, un inasprimento delle norme,
nuove leggi, altri pali e paletti. Richieste che sento da quando sono
bambino. Ma da quando sono
bambino non ho visto nessun miglioramento. In tutti i campi lItalia
allavanguardia nella definizione di
norme e protocolli, regole e indirizzi, disposizioni e divieti. E in tutti i
campi lItalia allavanguardia, nel
mondo occidentale, per corruzione,
abusivismo, illegalit amministrativa, delinquenza organizzata. E allora?
Allora forse venuto il momento di
domandarsi se la medicina che
stiamo utilizzando da anni, e di cui
chiediamo continuamente di aumentare le dosi, non solo non sia
efficace ma se non stia addirittura
uccidendo il cavallo. Chiedersi cio
se non sia il caso di ridurre controlli,
verifiche, lacci e lacciuoli che condizionano qualsiasi attivit che si
desideri sviluppare in questo paese.
Il vero problema che le stesse
difficolt che penalizzano la volont
di intraprendere degli onesti facilitano chi delle regole se ne fa un
baffo, garantendogli un vantaggio
concorrenziale incalcolabile.

n. 16 VI - 30 aprile 2014

Se lungo un viale aggiungiamo ogni


giorno un semaforo prolungheremo
sicuramente il tempo di percorrenza
del ligio conducente ma allo stesso
tempo aumenteremo il suo distacco
da chi passa impunemente con il
rosso. Perch chi si disinteressa di
un semaforo non ha problemi a non
rispettarne dieci. E se mettiamo un
vigile a ogni incrocio il disonesto,
sempre che venga sorpreso, non
avr problemi a corromperlo e a
farselo amico. La sicurezza di arrivare primo sar sufficiente a giustificarne anche i costi della corruzione, che aumenteranno fino a che il
corrotto non si sar convinto, moltiplicando esponenzialmente le file
dei disonesti.
Ma il paradosso anche un altro. Il
rispetto delle regole, sempre pi
restrittive, si trasforma in costi che
per l'onesto sono spesso proibitivi e
che lo mandano fuori mercato. Costi invece che il disonesto, quando
decide di svolgere unattivit seguendo le regole, sono assolutamente sostenibili, avendo a disposizione tutta la liquidit derivante
dai suoi traffici illeciti. Si tratta di
una esigenza di semplificazione
che non possiamo pi rimandare
per permettere alle attivit produttive di ripartire e di diminuire lo strato
di crisi, povert e indigenza, che
sono il terreno fertile di crescita delle mafie e del sottobosco illegale.
Unesigenza che nel settore pubblico poi assolutamente improrogabile. Chi lavora nel pubblico sa che i
processi decisionali, gli affidamenti,
le procedure sono talmente restrittive che il tempo di evasione di qualsiasi azione assolutamente biblico
e moltiplicato rispetto al settore pri-

vato, ma sa anche, e i continui


scandali lo dimostrano, che nonostante questo la corruzione e il malaffare non tendono assolutamente
a diminuire. E quindi a fronte di una
perdita di competitivit non assolutamente garantita la minima legalit. Chi vuole corrompere si mette
d'accordo con il corrotto e, come il
gatto e la volpe, gabba tranquillamente il povero pinocchio, l'ingenuo
cittadino, responsabile magari di
qualche veniale bugia, ma sicuramente estraneo alla pratica strutturata e organizzata del malaffare.
Non si tratta chiaramente di eliminare norme e recinti, paletti e controlli. Si tratta per di chiedersi se
sia vincente la strada del loro continuo inasprimento rispetto invece a
una efficace semplificazione. Una
strada che spesso chiedono le forze e le persone "di sinistra", ingenuamente convinte che i paletti
blocchino le diseguaglianze e lo
sfruttamento da parte di chi domina
il mercato e le attivit economiche.
Si pensa di bloccare l'illegalit dandole invece sempre pi nutrimento.
Lenorme quantit di leggi e leggine, norme e regolamenti sono il sottobosco in cui sguazzano i distinguo, le precisazioni, lo scaricabarile
delle responsabilit, per cui, anche
quando viene scoperto il malaffare,
non si riesce mai a trovare il vero
colpevole. Sono anche il sottobosco
di cui si alimenta una burocrazia
ridondante e inefficiente che spesso
si motiva creando dal niente nuovi e
diversi ostacoli. La paura del ladro
sta dividendo questo paese in una
miriade di piccoli recinti, tutti allarmati, in cui ci stiamo richiudendo

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senza nessuna possibilit di sviluppo.
Spesso le cose potrebbero essere
pi semplici di quello che sembrano. Prendiamo ad esempio il caso
Stamina, che ha interessato magistratura, governo, ministeri, e chi
pi ne ha pi ne metta, senza, per il
momento, aver ancora scritto la parola fine a una delle pi brutte pagine della cialtroneria pseudo medica
italiana.
Ci sar un processo, ci sono degli
imputati, ma c' anche il principale
di questi che, tranquillo, tranquillo,
si presenta alle elezioni Europee e
che, probabilmente, trover anche

chi lo voter. La senatrice a vita


Cattaneo, che ha seguito da scienziata tutta la vicenda, ci raccontava
che i medici hanno somministrato ai
pazienti un prodotto, di cui non conoscevano la formula o il contenuto
perch tenuto volutamente segreto.
Gli veniva passato dai non medici
di Stamina che non erano autorizzati a iniettarlo . Ebbene, una norma del codice deontologica dei medici, lart. 13, stabilisce che il terapeuta non pu somministrare in
nessun modo ai pazienti prodotti di
cui non conosce contenuto, effetti,
controindicazioni. Sarebbe bastato
fermarsi qui. Radiare questi medici,

licenziarli dai loro ospedali, dare un


esempio fattivo di applicazione
semplice e rapida della legge, per
bloccare un processo che invece
andr sicuramente per le lunghe.
Pochi principi, pochi controlli. Molte
certezze. Incisive, serie, senza se e
senza ma. Un grande architetto diceva: Less is more. Un insegnamento disatteso non solo in architettura ma soprattutto nelle pratiche
di governo che non sembrano avere, neanche a livello locale,
lintenzione di semplificare e snellire
la macchina burocratica.

SEMESTRE EUROPEO, ASEM, EXPO: MILANO C'?


Giulia Mattace Raso
Forse non tutti sanno che il calendario questo. 1 maggio 2014:
count down, meno un anno a Expo.
1 luglio 2014 lItalia assume la Presidenza semestrale del Consiglio
dellUnione: Milano centro di gravit del semestre europeo per creare collegamenti organici e funzionali
tra presidenza italiana della Ue e
Expo. 12 settembre 2014: a Milano
avr luogo lXI meeting ASEM dei
Ministri delle Finanze, da 49 paesi
membri dellAsia Europe Meeting
(ASEM) a confronto su questioni
economiche globali e ulteriori opportunit di cooperazione economica
tra Asia ed Europa. 16-17 ottobre
2014 si terr a Milano il X Summit
ASEM, il vertice dei Capi di Stato e
di Governo: creato nel 1996, luogo
privilegiato per il dialogo e la cooperazione tra Europa e Asia, ASEM ha
attualmente 51 soci e sta rappresentando la met del PIL mondiale,
quasi il 60% della popolazione
mondiale e il 60% del commercio
globale.
La maggior parte dei Consigli informali ed il Vertice ASEM si svolgeranno a Milano al fine di evidenziare
la continuit fra alcune priorit strategiche della presidenza (ad esempio, in tema di ambiente, agricoltura,

energia) e il tema dellExpo 2015


Nutrire il Pianeta Energia per la
Vita sottolineandone, inoltre, la valenza in chiave di rilancio della crescita e delloccupazione attraverso
la ricerca e la collaborazione internazionale sulle tecnologie innovative. Queste le intenzioni dellallora
ministro Moavero e del presidente
Enrico Letta che hanno saputo incardinare Milano e lExpo in un asse
italo europeo, cristallizzato nel dicembre 2013 con la firma del protocollo di partecipazione della Ue
allExpo. Alberto Quadrio Curzio
sul Sole 24 Ore del 17 aprile ne parla come di un europeismo globale
con lExpo e lancia lappello per un
europeismo industriale e tecnologico: partire da Milano e dalla Lombardia che una delle regioni pi
industrializzate dEuropa per rilanciare lItalia in termini di innovazione
e internazionalizzazione una occasione che nel semestre europeo
non dobbiamo perdere e sulla quale
vari ministri a cominciare da quella
dello Sviluppo Economico, Federica
Guidi, dovrebbero concentrarsi.
In questo quadro il Comune di Milano si candida a ospitare il vertice
europeo sulloccupazione giovanile,
rivendica il ruolo delle amministra-

zioni locali nella progettazione e nella gestione delle risorse legate alla
Garanzia Giovani (Youth Guarantee) e con lassessore Cristina Tajani
vanta con orgoglio lesperienza realizzata negli ultimi due anni dando
avvio a percorsi a sostegno delle
giovani start-up (circa 150 quelle
nate nei 4 incubatori dimpresa frutto delle collaborazione tra Comune,
Universit e soggetti privati come
Speed MI Up, Poli-Hub, e Air dedicato alleconomia carceraria) e a
esperienze di co-working che si sono affiancate ai percorsi pi tradizionali di presa in carico dei soggetti
pi fragili. Giovani imprese che dimostrano di credere nel sistema
Paese e nella sua capacita di reagire alla crisi, esplorando nuovi segmenti di mercato e nuove opportunit come quelle offerte dal terzo settore. Proprio in questo particolare
ambito, ad esempio, abbiamo dato
origine a FabriQ il primo incubatore
esplicitamente rivolto a realt sia
profit sia no profit a forte vocazione
sociale che in meno di tre mesi ha
fatto registrare ben 50 progetti
dimpresa che chiedono di essere
incubati e aiutati a crescere. .
Milano caput mundi?

RENZI: VINCERE CON ORFANI, PENSIONATI E VEDOVE DELLA POLITICA. MALGRADO GRILLO
Walter Marossi
Bondi berlusconiano. Bondi diventa renziano. I berlusconiani diventano renziani. Ergo Renzi vince le elezioni europee. L'articolo potrebbe
finire qui con la annunciata vittoria
per abbandono dell'avversario. Volendo essere pi sofisticati il premier
per la prima volta sta realizzando un
cambiamento dei flussi: da destra

n. 16 VI - 30 aprile 2014

verso il PD; che siano flussi momentanei legati all'effimero delle europee o pi stabili lo vedremo in futuro.
La partecipazione al voto in calo:
alle europee del 2009 aveva votato
il 73,3% (nel 2004 il 76%), alle politiche del 2013 l'80% circa (precedenti 85%), alle regionali del 2013 il

64,7% (precedenti 76,71%). Per evitare che il voto assomigli a un mega


sondaggio bisogna augurarsi che
voti pi del 60% degli aventi diritto,
fatto non scontato visto che il vantaggioso abbinamento alle amministrative compensato dal voto in un
unica giornata.

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Cinque anni fa in Lombardia il PD
aveva il 21,3% superato dalla Lega
al 22% e da Forza Italia al 33,9% e
con un 11% di voti andati alla sua
sinistra (IDV, SEL etc). Alle regionali
il PD ha preso il 25% e la lista Ambrosoli (de facto renziani della prima
ora) il 7%. Mentre la sinistra praticamente scompariva prosciugata da
Grillo e Renzi, il Popolo delle Libert
non raggiungeva il 17% ma veniva
salvato da Maroni che tra Lega e
lista autonoma arrivava al 23%. Ad
Ambrosoli sarebbe bastato il 4,5%
in pi per vincere. Meno bene era
andata a Bersani (coalizione) che al
Senato ha preso il 29,7%, contro il
10% di Monti e il 37,6 di Berlusconi.
Basta guardare questi numeri per
rendersi conto che nella peggiore
delle ipotesi il PD guadagner sulle
europee precedenti (abbondantemente), sulle politiche e sulle regionali. In passato il sistema elettorale
pi proporzionalistico delle europee
favoriva i partiti minori ma nel disastrato quadro di montiani, vendoliani, ingroiani, di pietristi et similia
viene facile pensare che non sar
cos.
Insomma il PD ha gi vinto. Meglio,
Renzi ha gi vinto, che in poche
mosse ha: 1) chiuso l'annosa querelle sul posizionamento del PD aderendo alla famiglia socialista; 2)
sbaraccato il meccanismo paritetico
che vigeva dai tempi della fusione
Ds Margherita per cui i cattolici interni avevano un ruolo importante
perch garantivano che il Pd non
era solo sinistra; 3) rottamato i meccanismi di corrente, compreso la
sua; 4)cooptato nel gruppo dirigente
renziano di tutto e di pi.
In pratica ha trasformato il PD lombardo, qui stato pi facile perch
la struttura partito era pi debole
che altrove, in una coalizione dove
in forme e modi diversi accanto ai
fondatori e ai nativi PD, convivono
ex arancioni e arancioni in servizio
(pardon adepti del civismo democratico), ex dipietristi e dipietristi in
servizio, ex montiani e montiani in
servizio, ex socialisti e socialisti in
servizio, ex sinistra e libert e sellini
in esercizio, consiglieri e sindaci di
liste scelte con le primarie, consiglieri e sindaci di liste locali, consiglieri e sindaci di coalizioni l'una diversa dall'altra.
Per anni la sinistra ha cercato il Mitterand (casualmente lo chiamavano
il fiorentino) italiano e alla fine l'ha
trovato: oggi la Lombardia progressista tutta renziana. Lo sono i sindaci che non possono che condividere un meccanismo di selezione
presidenziale e un meccanismo di
coalizione incentrato sulle "cose da
fare". Lo sono i dirigenti di partito

n. 16 VI - 30 aprile 2014

che per quel poco che dirigono, riescono tuttavia a ripartire i successi
di immagine e di voto del leader e lo
sono a tal punto che non vi pi
distinzione tra i sansepolcristi e i
nuovi arrivati. Anzi Renzi tiene a
precisare che l'importante non che
il gatto sia bianco o nero ma che
prenda i topi.
Lo sono buona parte dei vendoliani
e apparentati che hanno capito che
finito il tempo di "pas des ennemi
a gauche" e che attendono di essere cooptati. Lo sono i moderati di
centro che possono governare grazie all'accordo con il nostro e attendono con ansia un futuro da indipendenti eletti nelle liste del PD. Lo
sono persino quei berlusconiani che
originavano nella Milano laica degli
anni '80 che vedono in Renzi un baluardo contro la demagogia giustizialista. Lo sono gli imprenditori
dell'Assolombarda e quelli delle cooperative che vedono in Renzi un
baluardo contro la CGIL ormai identificata dalla maggioranza renziana
come il principale avversario comunista (come notoriamente erano la
Camusso ed Epifani).
Insomma un sincretismo politico
come non si era mai visto. Certo il
primo collante la paura delle elezioni quelle vere; gli eletti sanno infatti che saranno decimati, gli aspiranti eletti non sanno neanche come
si voter e sopratutto come si faranno le liste mentre i partitini sono
di fronte a uno sbarramento simile
al burdizzo e i berlusconiani sono in
attesa dei riti funebri per il loro
leader.
Cancellando il rischio elezioni Renzi
ha rapidamente riposizionato anche
il dibattito interno al PD: se prima di
andare al governo si dovevano fare
tre primarie al giorno, dopo, come
per le europee, si pu tornare al pi
rassicurante rituale delle direzioni
romane. Se prima bisognava rottamare tutti a tutti i costi dopo si possono ricandidare tutti a tutti i costi e
sputazzare i Boeri e gli Emiliano
come da copione. In sostanza a
Renzi delle vicende locali non importa pi nulla.
In Lombardia come negli ultimi venti
anni, tutto avviene in modo ovattato
senza grandi conflitti (non volendo
considerare tale il dibattito Majorino
Alfieri), senza leadership ingombranti e sopratutto senza una visione, delegata in citt a Pisapia (che
per marcare il proprio ruolo sbeffeggia il segretario PD sulle nomine)
altrove agli altri sindaci, in regione
alle parche. Certo c' uno strato di
malpancisti del "non dura, dura
minga, non pu durare" ma praticano un attivit quasi carbonara e
sembrano pensare pi ai futuri or-

ganigrammi comunali e parlamentari che alla politica.


La campagna elettorale si preannuncia senza grandi investimenti n
politici (nessun leader significativo
in campo) n economici, con i candidati scatenati nella ricerca delle
preferenze e i partiti poco propensi
a spendere danari, tant' che in
Forza Italia sono pi le cene per
raccogliere fondi che quelle per raccogliere voti. La stretta del parlamento sulle varie forme di "rimborso
elettorale" si fa gi sentire anche se
il governo Renzi mantiene il tratto
furbesco dei suoi predecessori, cos
sono state abolite le agevolazioni
postali per i candidati ma a partire
dalla settimana successiva al voto
(sic). La misura del peso politico dei
singoli protagonisti e dei loro sponsor saranno le preferenze (nel 2009
Cofferati 201.000, Toia 128.888,
Panzeri 87.000, Susta 46.000, Balzani 45.000), ricandidati i primi 3,
con Mercedes Bresso in sostituzione di Susta e Alessia Mosca capolista non dovrebbero esserci sorprese per gli eletti anche se sar una
gara a impedire un successone della Mosca.
Alle elezioni europee sono abbinate
le elezioni amministrative del 67,6%
(1043) dei comuni lombardi tra cui
Bergamo, Cremona e Pavia, tre capoluoghi di centro destra e 33 comuni oltre i 15.000 abitanti che votano con il sistema del doppio turno.
Tutti gli altri comuni votano con il
turno unico e con le nuove norme
del decreto Del Rio che consentono
ad esempio il terzo mandato. In
molti casi si tratta di elezioni curiose
perch si presenta una sola lista,
spesso frutto di accordi tra parti
contrapposte nelle contemporanee
elezioni europee. Che sia segno di
un disinteresse verso la politica alta
o di un maggior senso della misura
(considerato che ci sono comuni
con poche decine/centinaia di elettori) lo vedremo.
A Cremona i candidati sindaco sono
11 con 21 liste, a Pavia i candidati
sono 8, a Bergamo 6 con 500 aspiranti consiglieri. Gli schieramenti
non presentano originalit: NCD con
Forza Italia, Lega da sola, svariate
liste civiche o pseudo tali, SEL con il
PD, grillini da soli.
Paradossalmente le elezioni amministrative possono dare un segnale
politico diverso dalle europee. Il
centro sinistra deve necessariamente strappare almeno uno dei tre capoluoghi di provincia al centrodestra
per poter smantellare il sistema moderato che governa in Lombardia da
pi di vent'anni, viceversa si confermerebbe l'esistenza di uno zoccolo duro moderato, di una maggio-

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ranza silenziosa che aspetta solo un
nuovo leader.
A Bergamo come a Cremona e Pavia alle ultime politiche le due coalizioni si bilanciavano, determinante
sar quindi la capacit di portare
verso i candidati progressisti quell'area montiana che valeva pi del
10% e contemporaneamente non
perdere voti verso le liste minori.
Tuttavia pi che la coalizione conta
il candidato e si vedr se l'opinione

delle primarie corrisponde a quello


dell'elettorato.
in piccolo lo stesso problema che
c' al nazionale: se il PD sceglie un
profilo pi centrista le sue possibilit
di espansione, ampie, sono legate
alla capacit di attrarre definitivamente quell'area moderata montiana che irriducibile al berlusconismo e contemporaneamente un po'
di orfani del berlusconismo liberale;
se sceglie un profilo pi marcata-

mente di centro sinistra le sue possibilit di espansione sono minori e


dipendono tutte dalla capacit di
recuperare voti grillini, che sono il
vero "nemico" di Renzi visto con la
loro semplice esistenza mettono
numericamente in difficolt qualsiasi
maggioranza elettorale. Espandersi
su entrambi i fronti difficile quasi impossibile. Improbabile, almeno per
ora, riportare al voto gli astenuti.

ORA CON LA FINANZA ETICA SI PUO ANCHE GUADAGNARE (E MOLTO)


Sergio Murelli
Scriveva il Corriere della Sera (L.
Ferrarella) il 17 settembre 2013: In
Gran Bretagna c' un carcere, quello di Peterborough, dove se nel
2014 scender almeno del 7,5% il
tasso di recidiva di 3 mila detenuti ammessi nel 2010 a un programma
di reinserimento sociale attraverso
lavori finanziati con 5 milioni di sterline da 17 investitori privati - costoro
incasseranno un rendimento annuo
del 13% per 8 anni (meglio di qualunque titolo in Borsa), pagato dal
ministero della Giustizia inglese con
una quota dei soldi di una lotteria
nazionale. Negli Stati Uniti c' un
carcere, quello di Rikers Island,dove
la banca d'affari Goldman Sachs che con la garanzia della fondazione del sindaco newyorkese Bloomberg ha messo 9,6 milioni di dollari
in un progetto di riabilitazione attraverso il lavoro e lo studio di 3 mila
detenuti -guadagner 2,1 milioni di
dollari di interessi pagati dal governo americano se la recidiva dei detenuti sar scesa almeno del 10%..
Non si tratta di fantascienza buonista ma di serissima sperimentazione all'estero dei social impact bond,
conosciuti anche come Pay for
Success Bond, cio strumenti finanziari finalizzati alla raccolta, da parte
del settore pubblico, di finanziamenti privati. La remunerazione del capitale investito tramite questi strumenti agganciata al raggiungimento di
un determinato risultato sociale. In
un modello di Social Impact Bond
(SIB) realizzato correttamente, il
raggiungimento del risultato sociale
previsto produrr infatti un risparmio
per la Pubblica Amministrazione e
quindi un margine che potr essere
utilizzato per la remunerazione degli
investitori.
Lidea che sta alla base dei SIB
che lente pubblico attraverso programmi sociali realizzati e gestiti da
enti non profit, tendenzialmente atti
a evitare lemergere di situazioni di
disagio sociale, possa risparmiare
denaro e ottenere risultati pi soddi-

n. 16 VI - 30 aprile 2014

sfacenti di quelli che avrebbe agendo autonomamente. Infatti il pagamento del debito che lo Stato ha
acquisito nei confronti degli investitori attraverso i SIB legato al livello di successo raggiunto dal progetto cui essi fanno riferimento. Il saldo
del debito, infatti, avviene unicamente se gli standard stabiliti nel
momento in cui SIB sono stati emessi risultano essere stati raggiunti. L'ente pubblico, dunque, spende
denaro solo in caso di successo del
progetto.
Nella pratica il funzionamento avviene cos:
1) Un intermediario, tendenzialmente coincidente con un istituto bancario, in accordo con lente pubblico
emette social bonds collocandoli
presso investitori privati, che forniscono i capitali necessari a sostenere un progetto a carattere sociale.
2) Lente intermediario gira il denaro
ottenuto attraverso i SIB agli enti
non profit che si occupano di fornire
i servizi previsti dal progetto.
3) Attraverso le proprie attivit i
soggetti non profit dovrebbero garantire risultati sociali tali da sgravare il settore pubblico dallobbligo di
rispondere a bisogni potenzialmente
legati allevolversi dei rischi sociali,
su cui operano preventivamente
proprio gli enti non profit.
4) Se il progetto, a seguito di una
valutazione fornita da un ente indipendente, risponde agli standard
qualitativi imposti nel momento di
emissione dei bonds, lente pubblico
tenuto a versare quanto dovuto
pi una percentuale pre-stabilita
allintermediario,
5) lintermediario provveder a sua
volta a pagare gli investitori che
hanno fornito i capitali iniziali. In caso il progetto non risponda agli
standard previsti lente pubblico non
tenuto al versamento di alcuna
somma di denaro : spende denaro
solo in caso di successo del progetto.

Gi, ma chi misura il risultato finale


(performance) e certifica il raggiungimento dellobiettivo? Fondamentale la presenza di un valutatore indipendente (indipendent assessor)
che sappia misurare limpatto sociale creato attraverso la selezione di
un gruppo di trattamento allinterno
di una popolazione obiettivo. Il risultato deve essere ottenuto estrapolando i mutamenti introdotti dallo
specifico intervento da quelli che, in
un determinato lasso di tempo, si
sono verificati nel gruppo/territorio
oggetto dellintervento.
La PA deve poi essere in grado di
misurare i costi dei servizi gi esistenti che possono essere abbattuti
e di valutare la liquidabilit e la tempistica di questi risparmi (il costo
totale del servizio fornito dalla impresa sociale deve risultare inferiore
al risparmio che la PA ottiene dalla
riduzione della spesa per programmi esistenti). Stante la complessit
del calcolo necessaria, almeno in
una prima fase, lesistenza di investitori pi interessati al valore sociale che al rendimento finanziario tout
court.
Ma allora questi Sib sono rischiosi
per gli investitori? In linea di principio si: Il SIB uno strumento finanziario sofisticato, al pari dei derivati:
ma qui il sottostante rappresentato dallandamento di unattivit nel
campo dellinnovazione sociale
(linvestitore scommette sulla capacit di una attivit di generare valore
sociale e non pi sullandamento
aleatorio di un certo valore tipo azione, valuta, ecc.).
Al rischio finanziario si aggiunge la
variabile fiducia tra i partner che
prendono parte al gioco. Tutto il sistema si regge quindi sulla reputazione mancando clausole di tipi legale a tutela della posizione degli
investitori che rischiano capitale e
interessi e per di pi sono i soggetti
meno coinvolti nelloperativit e meno dotati di poteri di influenza sulle
scelte degli altri attori. (Quaderno

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n11 dellosservatorio Fondazione
Cariplo).
Forse se invece di rincorrere gli irrealistici rendimenti a due cifre della
Gran Bretagna, si operasse una accurata selezione dei progetti da finanziare da parte di Enti di provata
affidabilit (es. Fondazioni bancarie)
il rischio dellinvestitore, quantomeno in capitale, sarebbe attenuato.
E in Italia a che punto siamo? Con
una Pubblica Amministrazione che
non in grado di entrare in gioco
per i noti problemi di inefficienza, i
Social bond all'italiana sono obbligazioni tradizionali, di cui una parte
destinata alle attivit sociali. Ma da
qui pu nascere un nuovo mercato
molto fiorente in grado di sostenere
i costi del welfare: solo questione

di tempo, spiega Roberto Randazzo, professore di Non profit law


all'Universit Bocconi di Milano.
Servirebbe comunque una maggiore informazione mediatica dello
strumento.
Tra laltro, all'interno della task force
sulla finanza sociale del G7 fra breve il tavolo di lavoro italiano dovr
presentare una propria ipotesi di
Social Impact Bond. Un modello ibrido fra versione italiana e anglosassone allo studio dello staff di
San Patrignano. Un Social Impact
Bond sulle carceri, che metta a frutto la capacit da loro sviluppata
nell'aiutare i ragazzi a non cadere di
nuovo nell'illegalit e a non tornare
dentro. San Patrignano come service provider e, come emittente, una

fondazione bancaria o lo Stato o


una banca.
Ma molte altre applicazioni si possono ipotizzare nei diversi settori,
dal sanitario allospedaliero, dallo
scolastico al ricreativo. In un mondo
nel quale le risorse pubbliche e
quelle private nonprofit (filantropiche) sono insufficienti per affrontare
i problemi sociali globali, lutopia di
usare la finanza in modo utile
sganciandola dalla sola remunerazione del capitale - appare oggi alla
portata degli stakeholder .
Fondazione Sodalitas
*la presente nota un estratto dal materiale di studio di commissione interna sul
tema della finanza sociale.

IDEA DI CITT, ALLA POLITICA LE VERE SCELTE


Alberto Caruso*
Approfitto dellopportunit di ribattere al colto intervento di Cris Bono,
per precisare alcuni concetti su
quellidea di citt che oggi manca
alla politica milanese, e di cui parlavo in ArcipelagoMilano di un paio di
settimane fa.
Come temevo, passata, almeno
per Cris Bono, una lettura conservatrice del mio appello a non rinunciare a dettare alcune regole morfologiche fondamentali nella costruzione (ricostruzione, trasformazione)
della citt. (1) Oggi non chiedo certamente che si ritorni a un piano ottocentesco di allineamenti, ma che
si progetti avendo la consapevolezza di quale citt sia il contesto del
progetto, che non si progetti a prescindere dal luogo, dalla sua storia
e dalla sua geografia.
Non un modello, quindi, ma alcune
regole, cio alcuni criteri e orientamenti, e che siano condivisi. La
condivisione, questo il punto. Perch sia tale, e non un elenco di criteri inventati da un gruppo di tecnici
e intellettuali delegati allo scopo,
bisogna che la politica se ne faccia
carico, bisogna che la questione
della forma della citt diventi oggetto di elaborazione politico-culturale.
Un esempio eloquente. Alcuni anni
fa ho avuto loccasione di progettare
un insediamento residenziale sul
sito di un industria dimessa, in un
grande comune dellhinterland milanese. Lufficio tecnico comunale e la
commissione edilizia mi hanno
chiesto ben dodici successive e diverse soluzioni planivolumetriche,
da quella composta da basse cortine continue a quella di alte torri isolate nel verde e tante soluzioni intermedie. Poi hanno approvato

n. 16 VI - 30 aprile 2014

questultima, quella delle torri nel


verde, quella sbagliata, perch rinuncia a stabilire relazioni con un
contesto urbanizzato e disordinato,
bisognoso di intensi collegamenti e
della formazione di luoghi. La motivazione ufficiosa stata: la pi
moderna. E la politica, cio la giunta
municipale e il sindaco? Assenti dal
confronto, perch la questione era
tecnica, o al massimo culturale, non
politica.
Mi chiedo: non era questa una questione importante, decisiva, per il
modo di abitare quella parte del territorio? Perch la politica non deve
elaborare una posizione su quale
citt costruire, su quali relazioni territoriali meglio favorire? Perch
limitarsi, quando si discute del PGT,
a dibattere di quantit? Di quantit
importanti, intendiamoci, di servizi
sociali e di edilizia economica e di
verde, ma sempre solo di quantit,
e non della morfologia che questi
interventi devono assumere. La polemica esplode sui media e si formano comitati e assemblee, quando
la questione eclatante, quando c
in ballo la salute o il prato sotto casa. Le decisioni, invece, normalmente assunte dalle commissioni
per il paesaggio, che quasi quotidianamente determinano la qualit
dei luoghi pubblici e privati, rimangono delegate agli esperti e alle loro
opinioni personali.
Il nostro paesaggio ormai fatto,
come afferma Bono, di una geografia che ha gi consumato tutto il
suolo possibile, questa la condizione comune di tutto il territorio abitato, sia della citt compatta che di
quella diffusa, per questo che si
tratta di ricostruire e di trasformare,

e non pi di costruire ex novo. E


concordo anche sul fatto che bisogna fare riferimento alla nostra capacit di leggere e rileggere come
una nuova lingua una geografia
metropolitana completamente mutata, con centralit nuove, con la convivenza stretta e contradditoria di
elementi urbani e antiurbani. Ma
non possiamo saltare un passaggio,
quello della consapevolezza delle
ragioni per cui si storicamente determinata questa realt metropolitana. Se non interviene la politica e
non si modificano i processi (che
sono economici ma anche e soprattutto culturali) che hanno determinato la diffusione insediativa, non
cambia niente. Senza capire quali
attese hanno determinato la diffusione, non abbiamo gli strumenti per
progettare cercando di soddisfare le
attese in modo alternativo.
Stiamo a guardare quello che succede e, nel migliore dei casi, quando dobbiamo affrontare un delimitato compito progettuale, cerchiamo di
svolgerlo al meglio con gli strumenti
culturali conosciuti e inadeguati. La
politica degli interventi, di cui parla
Bono, deve comportare anche
unidea sulla forma che assumeranno gli stessi interventi, cio unidea
di citt. Succede, infatti, che citt
dotate di efficienti servizi e con abitazioni a basso costo, citt politicamente pi giuste di altre, siano
spesso citt costruite da culture
progettuali povere, prive di luoghi
significativi, dove le relazioni sociali
non riescono ad esprimere le loro
potenzialit.
E comunque la citt compatta cosa diversa da quella diffusa, e non
differisce dalla seconda solo per la

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maggiore densit. Se non si coglie
la differenza, si disperde ogni carattere e si apre la citt compatta ai
processi disintegrativi della diffusione. Nella citt c un mondo di cultura stratificata da scoprire in ogni
strada, e non ci si pu permettere di
sconvolgere un isolato novecentesco con un ignorante intervento di
sostituzione che spacca la cortina e
apre alla vista pubblica i fronti interni degli edifici. Non questione di
retri, di fronti non progettati, di seconda fila. questione di fronti progettati per la corte e non per la strada.
La bellissima novecentesca casa di
Gigiotti Zanini in piazza Duse, dal
fronte severamente metafisico, ha il
fronte verso la corte molto diverso,
espressivo e aperto, con i corpi scala rotondi e gli aggetti di scuola razionalista: rompere quellisolato per
aprire uno spazio di transito che
faccia appartenere questo fronte
alla strada e non pi alla corte, sarebbe un errore commesso contro
larchitettura e la citt.

Come hanno fatto altre citt europee negli ultimi anni, Milano deve
trasformarsi, adeguare il suo patrimonio edilizio alle mutate attese,
senza imitare modelli del passato.
Per alimentare una nuova fase della
cultura progettuale e mobilitare le
risorse culturali necessarie, bisogna
porsi degli obiettivi, elaborare
unidea di citt (si pensi, per esempio, alliniziativa ginevrina Densit Urbanit). In assenza di un dibattito
largo sul futuro della citt e delle
forme che deve assumere, il successo popolare di un nuovo spazio
cittadino, come piazza Gae Aulenti,
non pu certo essere assunto come
criterio di giudizio. In piazza del
Duomo per lExpo realizzeranno un
progetto di orti, che avr anchesso
un grande successo popolare, e se
il Comune vi realizzasse un bosco,
rimuovendo il pavimento lapideo
disegnato da Portaluppi, il successo
sarebbe ancora superiore .

* milanese, architetto, direttore di


Archi, rivista svizzera di architettura,
ingegneria e urbanistica.

(1) Nonostante gli esempi citati


dellampliamento della Bocconi delle
Grafton e di piazza Carlo Erba di
Eisenmann, che sono liberissime
interpretazioni, o dichiarate trasgressioni di regole. Nel primo caso,
lallineamento stradale su viale
Bligny stato subito deformato per
preparare allarretramento sullangolo con via Rngten, e alla magistrale estensione dello spazio pubblico
allintero
livello
terreno
delledificio. E nel caso di Eisenmann, la continuit della cortina
che consolida lisolato e fa citt, non
certo lallineamento. sempre avvenuto che le regole fossero interpretate e oggetto di forzature, si
pensi a casa Rustici di Terragni, in
corso Sempione, dove lobbligo
allallineamento dellintero fronte
stato realizzato con i terrazzi, per
cui lo spazio pubblico si espande
dentro al recinto della propriet.

ANCORA INSULTI ALLA BRIGATA EBRAICA


Massimo Cingolani
Anche questanno il 25 Aprile stato rovinato dagli insulti alla bandiera
della Brigata Ebraica. Ma perch
importante la sua presenza in questo anniversario? La brigata, costituita solo nel 1944, nonostante fosse richiesta fin dallinizio della guerra, fu inviata sul fronte italiano ed
era composta da giovani pi che
motivati e con la stella di David sulla
manica delluniforme, a dimostrazione che gli ebrei non erano solo
vittime predestinate, ma che sapevano rispondere colpo su colpo.
Il battesimo del fuoco fu sul fiume
Senio e nellassalto al monte Ghebbio. Le perdite furono pesanti, tanto
che il 14 Aprile la Brigata ricevette
lordine di fermarsi alla periferia di
Bologna e di non proseguire, molto
probabilmente il governo inglese
ebbe paura che si potesse pensare
che dei giovani ebrei erano stati
mandati deliberatamente a morire.
Era prassi per gli alleati, inviare
allassalto, come ad esempio a
Cassino e in generale sul fronte appenninico, truppe ausiliarie e coloniali come polacchi, indiani, marocchini, ecc.
Alla luce di questo chiaro che gli
insulti alla bandiera della Brigata
Ebraica sono un insulto alla Resistenza, ma la cosa ancora pi bizzarra lesposizione della bandiera

n. 16 VI - 30 aprile 2014

palestinese. A questo proposito vorrei ricordare che, come la stella di


Davide era cucita sulla manica dei
combattenti ebrei, i colori del movimento nazionalista arabo erano cuciti sulle maniche della Deutsche Arabische Bataillon, del Deutsche Arabische Lehr Abteilung e dei volontari arabi del centro militare A del
raggruppamento Frecce Rosse
costituito da Mussolini su richiesta
del Gran Mufti di Gerusalemme nel
corso della sua visita in Italia.
Il Gran Muft, nel 1941 fugg attraverso la Turchia nellItalia fascista,
dopo un incontro con Mussolini arriv a Berlino e successivamente Hitler gli garant che A un certo punto,non lontanissimo nel tempo, gli
eserciti tedeschi raggiungeranno il
confine meridionale del Caucaso. In
quel momento, il Fuhrer dir al
mondo arabo che giunta lora della liberazione. E il solo scopo della
Germania sar la distruzione degli
ebrei che vivono nel mondo arabo.
Sulla base di questa promessa il
Gran Muft, inizi una campagna di
reclutamento che port alla costituzione di una divisione SS musulmana forte di pi di 30.000 volontari: la
Division der SS Handschar, che
partecip alla difesa di Berlino contro lArmata Rossa. Nel suo ruolo di
reclutatore di volontari il Muft indi-

cava nelluccisione degli ebrei il


compito principale delle divisioni
musulmane di SS. Ebbe anche rapporti con Eichmann, il direttore generale di uno dei pi grandi genocidi
conosciuti, che in un incontro spieg
al suo ospite arabo come pensava
di risolvere la questione ebraica.
Hajji Amin Al-Husseini, il Gran Muft,
dopo la guerra ritorn nel Medio Oriente, portando la visione antisemita europea e fece da mentore a un
giovane palestinese suo lontano parente di nome Muhammad alHusseini, conosciuto anche con il
nome di Yasser Arafat.
Sulla base della storia, forse bene
che in certe ricorrenze alcune bandiere restino arrotolate, mentre
lesposizione di altre non deve determinare necessariamente insulti
per chi legittimamente ha il diritto di
farle sventolare.
Se qualcuno ha interesse ad approfondire una pagina di storia, che alcuni fanno finta di non conoscere,
consiglierei di leggere: La Brigata, di
Howard Blum, I carnefici stranieri di
Hitler di Christopher Hale, Reparti di
lite e forze speciali dellesercito
italiano,1940-1943 di Crociani e
Battistelli.

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SICUREZZA SUL LAVORO: QUESTIONE DI CHIMICA O DI CULTURA?


Valentina Magri
Unepidemia nascosta. Che miete
2,34 milioni di vittime. Numeri dietro
cui si celano i lavoratori di ogni impresa del mondo, vittime di incidenti
o malattie professionali. Cos stima
il rapporto elaborato dallOrganizzazione Internazionale del Lavoro
(ILO) per la Giornata Mondiale per
la Salute e Sicurezza sul Lavoro (il
28 aprile scorso). Le malattie professionali sono costose anche dal
punto di vista economico, oltrech
umano: lILO stima una perdita del
4% in termini di Pil a livello mondiale nel 2012.
Per quanto riguarda Milano, secondo lultimo Rapporto Regionale Inail,
tra il 2011 e il 2012 gli infortuni sono
calati del 5,1%, contro una media
lombarda del -7,8%. Numeri che
non sono il risultato di una diminuzione delloccupazione in Lombardia. Scendono anche le malattie
professionali, passate da 3.150 a
3.035 nel 2012 a livello lombardo.
La seconda citt pi colpita Milano
(443), che segue Bergamo (1.061).
Secondo lILO, molte malattie professionali sono dovute agli agenti
chimici. Peraltro, non esiste un modo per determinare in quanti lavoratori vi siano esposti e in che misura.
I rischi non riguardano solo i singoli,
ma anche le strutture che fanno uso
delle sostanze, la comunit e
lambiente circostante: si pensi al
disastro di Seveso, dove nel 1976 la
fuoriuscita di una nube di diossina
contamin
i
comuni
vicini
allICMESA di Meda.
Rischi per i singoli e per le comunit
di cui ben consapevole Saipem
Spa. Lazienda, con sede a San
Donato Milanese, leader mondiale
nei servizi di ingegneria e costruzioni per lindustria petrolifera on-shore
e off-shore. Spiega Andrea Forzan,
Vicepresident Operations del dipartimento HSE (Salute, Sicurezza e
Ambiente): Per unazienda del settore petrolio ed energia, sono prioritari: efficienza energetica, riduzione
delle emissioni in atmosfera e prevenzione degli incidenti ambientali,
associati prevalentemente agli sver-

samenti di idrocarburi. Con quali


strumenti,
precisamente?
Con
grandi sforzi e investimenti per ridurre i consumi di energia e incrementare lefficienza energetica nelle
attivit operative e quindi ridurre le
emissioni di gas serra e inquinanti.
Nel 2013 sono stati effettuate analisi
su mezzi navali ed edifici per identificare le aree di criticit e proporre
azioni per incrementare lefficienza
energetica. Analisi che saranno estese anche ad altri mezzi e ai cantieri di fabbricazione questanno.
Ma nel caso sfortunato di uno sversamento, il tempismo fondamentale. Per questo organizziamo periodicamente attivit di formazione
al personale operativo ed esercitazioni sia sui mezzi navali che a terra, racconta Forzan.
Lattenzione alla sicurezza affonda
le radici nel 2006, quando il top
management di Saipem Spa ritenne
moralmente inaccettabile il numero
di incidenti che si verificavano. Incidenti non dovuti alla pericolosit del
settore, ma alla mancanza della cultura della sicurezza. Urgeva diffonderla tra i circa 45mila dipendenti in
tutto il mondo e ai 30mila dell'indotto, cui Saipem fa adottare la sua
gestione della sicurezza.
Come riuscirci? Nel 2006 nato il
progetto
LHS,
acronimo
di
Leadership in Health and Safety",
rivela Davide Scotti, responsabile
del progetto e segretario generale
della Fondazione LHS, nata per diffondere la cultura della sicurezza in
Italia. Il progetto LHS vuole cambiare i comportamenti delle persone e
diffondere la cultura della sicurezza,
partendo dalla visione del film The
safer, the better, realizzato da Saipem. Che manda un messaggio forte: i migliori risultati aziendali si conseguono con i migliori risultati nella
sicurezza. Con quali frutti? Una
riduzione del numero di incidenti pi
gravi e mortali intorno al 70% e un
aumento del 300-400% dei leading
indicators (gli indicatori di prevenzione degli incidenti sul lavoro),
spiega ancora Scotti. Inoltre ogni

anno Saipem celebra la Giornata


Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro insieme alla Fondazione LHS,
con iniziative per stimolare la partecipazione e tenere alta lattenzione
sul tema. La manifestazione Sharing Love for Health & Safety d ai
dipendenti la possibilit di esprimere
e condividere con creativit il loro
rapporto con salute e sicurezza sul
lavoro attraverso dei concorsi annuali. Questanno il concorso Safe
Selfie ha invitato tutti i dipendenti a
completare la formula Sei un leader
della salute e sicurezza se con
lautoscatto pi creativo e originale.
In linea con la Fondazione LHS, anche Saipem vuole diffondere la cultura della sicurezza e della salute in
Italia. Come? Ad esempio con il
programma H Factor, che vuole diffonde la cultura della salute tra i dipendenti, nellauspicio che questi se
ne facciano portatori presso i propri
amici e parenti. Chiarisce Sabatino
De Sanctis, senior Vicepresident
HSE & Sustainability e vicepresidente operativo della Fondazione
LHS: Il programma H Factor, dove
h sta per health (salute) d valore al
cibo sano e bilanciato e al controllo
del peso come mezzi di prevenzione delle malattie non trasmissibili,
come diabete, ipertensione, stress,
obesit. Abbiamo notato che sono
calate queste malattie e quindi anche le spese dell'impresa per curarle. Un risparmio dell'ordine del 25%,
che sar reinvestito in nuovi progetti
del programma H Factor".
Sempre per diffondere la cultura
della sicurezza anche al di fuori
dellazienda, Sabatino De Sanctis e
Davide Scotti hanno appena pubblicato Il libro che ti salva la vita. Un
metodo per trasformare il mondo in
un posto pi sicuro (Sperling & Kupfer). Un testo coinvolgente, che si
rivolge a tutti spiegano gli autori
e che traendo spunto da esperienze di vita reale, illustra un codice
salvavita, utile a trasformare i livelli
di attenzione e il modo in cui valutiamo rischi e pericoli, sul lavoro e
nella vita di tutti i giorni.

CONCILIAZIONE: UNA SFIDA CON LARMA DELLE IMMAGINI


Marina Cosi
"Conciliazione". Concetto gi difficile
da spiegare con le parole, figuriamoci con le immagini. Eppure
proprio su di esso che abbiamo costruito il tema del secondo premio
fotografico de Lo sguardo di GiULiA

n. 16 VI - 30 aprile 2014

(GiULiA l'acronimo di un'associazione di giornaliste che picchia su


stereotipi e discriminazioni nel tentativo di cambiare l'informazione
di/sul genere e magari anche l'organizzazione nelle redazioni).

"Concilia? Fra lavoro, cura e tempo


per s" il didascalico titolo 2014.
L'anno scorso il tema era pi forte
ma anche pi semplice da affrontare - "Chiamala violenza, non amore"
- e difatti ha avuto un grande suc-

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cesso, portando le opere vincitrici in
tourne per l'Italia. Per inciso, dal 2
al 13 maggio la mostra sar a Torino presso la galleria Subalpina.
La conciliazione un atteggiamento
per individui responsabili e per societ mature e rispettose dei diritti di
tutti, che riescano a tenere assieme
bisogni diversi e talora anche interessi divergenti senza prevaricare.
Mica facile. E difatti storicamente si
preferito seguire la strada del "tu
fai quel che ti dico io", nel pubblico
come nel privato: un bel taglio al
nodo gordiano - schiavi di qua e padroni di l, donne di qua e uomini di
l - e non se ne parli pi.
Mica facile, ma da qualche parte
bisogna pur cominciare. Anche se
manca un welfare decente, se l'organizzazione del lavoro rigida e
quella degli spazi urbani pure, se le
leggi campa cavallo che le riformano. Cominciare magari da s, da chi
ti sta a fianco: in famiglia, in ufficio,
sul pianerottolo. Costruendo pratiche di reciprocit e di bilanciato mutuo soccorso. Anche per necessit
di costi; perch la crisi talora aiuta
... . E cos conciliare vita privata e
vita lavorativa, tempi di cura e tempi
di aggiornamento consente di ottenere non soltanto qualcosa che somigli finalmente alla parit fra generi, ma anche una vita pi serena ed
equilibrata: stavolta per tutti.
L'Europa, dove gi esistono esperienze di conciliazione avanzata, il

motore e l'esempio. Tuttavia tocca


alle singole persone fare i primi
passi, condividendo profondamente
con il compagno o la compagna la
gestione del quotidiano e gli impegni di cura, superando le gabbie dei
pregiudizi di genere, i "lavori da uomo" e i "doveri da donna". Tocca
alle stesse persone, nelle loro vesti
di lavoratrici e lavoratori, battersi per
contratti che abbiano flessibilit dei
tempi ed includano l'impegno a distanza. Persone che infine, in quanto cittadine/i, esigano un welfare
globale e dignitoso, eguale per tutti
e che non lasci indietro nessuno;
ma che soprattutto non risparmi in
investimenti semplicemente scaricando i propri obblighi sulle spalle
delle donne e del loro lavoro gratuito.
Una bella sfida per immagini, patrocinata da Ordine dei Giornalisti della
Lombardia, Comune di Milano, Provincia di Milano. I contributi a "Concilia? Fra lavoro, cura e tempo per
s" dovranno arrivare entro la mezzanotte del 14 giugno, mentre la
premiazione e la mostra delle opere
si terranno a fine ottobre a Milano e
poi entro una pi vasta iniziativa a
Sesto San Giovanni. L'obiettivo stavolta conquistare una partecipazione ancora pi ampia di quella del
2013 e proveniente da tutte le regioni d'Italia, da fotografe/i per professione o per passione e dalla me-

glio giovent delle nostre scuole superiori.


L'intento invece sempre lo stesso
di Giulia: cambiare l'informazione
lavorando innanzitutto sul linguaggio, anzi i linguaggi - parole e immagini - cos che un'informazione
pi consapevole e rispettosa contribuisca a sua volta a modificare in
meglio la convivenza sociale. Ci
proviamo...

Nota: Il bando lo si trova sul sito


www.giuliagiornaliste.it ne per ulteriori informazioni basta scrivere a
giulia.lombardia@gmail.com e giulia.lombardia@yahoo.it.
Comunque queste sono, in estrema
sintesi, le indicazioni operative:
La/le fotografie (massimo sette ad
alta risoluzione) o i filmati vanno inviati allindirizzo riservato sguardodigiulia@gmail.com, mediante una
piattaforma di trasferimento on line
(es. wetransfer.com o filedropper.com) entro il 14 giugno 2014.
Corredati da titolo e didascalia, dai
dati anagrafici e da un sinteticissimo
curriculum vitae, infine dalle previste
liberatorie. Ovviamente i materiali
dovranno essere originali, ossia non
pubblicati n vincitori di altri premi o
concorsi. I premi, al di l delle targhe e degli attestati, consisteranno
nella diffusione delle opere, tramite
pubblicazioni, allestimenti della mostra, catalogo.

Scrive Cristina Silvera ad ArcipelagoMilano


Tutti parlano del turismo che dovrebbe essere una fonte importante
di ricchezza per l'Italia ma nessuno
affronta mai i problemi che restano
sulla testa di chi nel settore ci lavora. Con la pedonalizzazione di piazza Castello i pullman turistici dove

potranno scaricare le persone? Il


Comune nonostante le sollecitazioni
non ha proposto nulla. Come affrontiamo questo problema in previsione
dell'Expo ma anche ora? A Milano
non previsto nulla in questo senso. Mettiamo sul metro gruppi di 50

persone magari anziani a San Donato nelle ore di punta? Tentiamo


degli scarichi in luoghi non permessi
a rischio multa? Diteci qualcosa.

Scrive Maria Grazia Campari a ArcipelagoMilano


A proposito del testo di LBG "La tasca stretta di un Comune smemorato", aggiungo. Da almeno un anno
mi chiedo (e ho chiesto pubblicamente in una riunione di cittadine
con alcuni assessori e consiglieri
comunali, senza ricevere risposta)
come mai una amministrazione che

lamenta buchi di bilancio insospettati non chiarisca in modo aperto e


leggibile lo stato passivo riscontrato
indicando poi le misure proposte per
il risparmio. Cos facendo potrebbe
motivare il venir meno di molte promesse elettorali e, in particolare,
quelle sul bilancio partecipato e il

bilancio di genere. Passano gli assessori (Tabacci, Balzani) ma i bilanci restano ermetici anche per
molti consiglieri comunali chiamati
ad approvarli. questo il cambiamento? Non direi.

Scrive Walter Monici ad ArcipelagoMilano


Leggo con preoccupazione che il
comune ha pubblicato un bando
di concorso internazionale per la

n. 16 VI - 30 aprile 2014

costruzione del centro civico del


quartiere Isola Garibaldi. L'ordine
architetti gioisce perch viene uti-

lizzato per la prima volta questa


formula ma nessuno evidentemente si chiede se sia opportuno.

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Gli architetti sono contenti solo se
costruiscono, gli amministratori
solo se spendono e i cittadini
hanno altro a cui pensare. Ma si
tratta di 900 mq di superficie calpestabile, e se fosse su un unico
piano sarebbero 900 mq sottratti
al gi scarso verde della cosiddetta biblioteca degli alberi. Horror
vacui, sembra che si debba riempire, cementificare, incasellare,

qualunque spazio vuoto, e in


quella collinetta artificiale sotto tre
grattacieli e sopra a Esselunga e
a un megaparcheggio si vuole
ancora costruire qualcosa.
Ma proprio non basta mai, la fame
di denaro. A cosa serve questo
centro civico in mezzo a quel parchettino? solo a ridurlo a una burla. Con tutto quello che si cosruito per la gran parte opprimen-

te, e con tutto quello che si e distrutto, una bella parte della vecchia Milano, possibile che non esistano spazi adeguati nei dintorni. Esistono ma si fa finta di non
vederli, l'importante spendere,
costruire e riempirsi la bocca di
belle parole, fingere di fare cultura
architettonica, e non pensare al
contesto e al benessere collettivo.
Sono indignato.

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Piccola patria
di Alessandro Rossetto [Italia, 2014, 111']
Con Maria Roveran, Roberta Da Soller, Lucia Mascino, Diego Ribon, Vladimir Doda, Giulio Brogi
Nel vuoto di una campagna veneta
che stenta a risvegliarsi dalla sbornia del boom, due giovani amiche
sognano di partire. Luisa, solare e
trasgressiva e Renata, pi schiva e
ossessionata dai soldi, tra un lavoretto in un albergo e un losco affare
di sesso e denaro cercano di racimolare il necessario per andarsene.
Le circonda una realt fatta di ignoranza e diffidenza, inquietudine e
mancanza di prospettive, una spirale di autodistruzione che finisce per
coinvolgere tutto e tutti. Compreso
Bilal, il ragazzo albanese di Luisa,
un onesto lavoratore mosso dai migliori sentimenti che vede i suoi sogni infrangersi contro un muro di
pregiudizi e tradimenti.
Alessandro Rossetto nasce come
regista di documentari e, al suo primo lungometraggio di finzione, at-

tinge a mani basse dalla sua formazione, ma bravo a piegare le molte scene documentaristiche a servizio della trama. Le riprese aeree e
le immagini (vere, non solo verosimili) di un comizio indipendentista
veneto sinseriscono perfettamente
nellintreccio. La scelta del dialetto,
nei dialoghi come nella colonna sonora, contribuisce al tono iperrealistico del film, ritratto lucidissimo
di un mondo disorientato e insicuro.
Gli attori, la maggior parte alla prima
interpretazione, dimostrano un affiatamento sorprendente, frutto anche
della precisa scelta del regista di
farli vivere insieme gi da un mese
prima dellinizio delle riprese, in modo da riuscire a riportare sullo
schermo quella verit e realt nei
rapporti che il regista tanto cerca.

Nonostante alcuni stacchi rischino


di rendere il film disomogeneo e di
rallentarlo, il ritmo, grazie soprattutto allimpennata finale, rimane coerente. Inquadrature mai banali e una
fotografia nuda ed essenziale, unite
allabile montaggio con cui Rossetto
riesce a trasformare in punti di forza
anche i vari problemi di fuoco, fanno
s che questo suo primo lungometraggio cosiddetto di finzione, sia da
considerarsi assolutamente riuscito.
con piacere dunque che registriamo il successo crescente di un
cinema di qualit, che prende le
mosse dal documentario, cinema
che nell'ultimo anno sta diventando
sempre pi protagonista nel panorama italiano e internazionale.
Emiliano Mariotti e Matteo Polo

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Musica di Pasqua
La grande musica stata benedetta
durante le ultime due settimane,
prima e dopo Pasqua; concerti e
opere fantastici, non solo nei luoghi
canonici ma ovunque, musica dappertutto.
Ci che mi ha pi colpito sono stati
indubbiamente la conclusione del
ciclo dei Quartetti di Beethoven, al
Conservatorio, e lopera Les Troyens di Berlioz alla Scala; due eventi tra loro non paragonabili, tutti
e due ai massimi livelli di qualit e bench in modo assai diverso - entrambi sorprendenti.

n. 16 VI - 30 aprile 2014

Cominciamo da Beethoven per ringraziare la Societ del Quartetto


che in questa stagione, a poca distanza uno dallaltro, ha portato a
termine i due cicli straordinari delle
Sonate per pianoforte (per mani di
Andras Schiff) e dei Quartetti darchi
(a opera del magnifico Quartetto di
Cremona).
Sentire cos ravvicinate le ultime tre
Sonate (opere 109, 110 e 111) e gli
ultimi tre Quartetti (opere 130, 131 e
132) di quel gigante che - alla fine di
una vita tanto tormentata e tuttaltro
che serena - ha voluto e saputo e-

sprimere una sorta di quintessenza


del pensiero musicale, libero da ogni genere di patinatura, musica che
diventa puro pensiero filosofico,
sentimenti di cui si intuisce
limmensa profondit ma che non
possono essere banalmente classificati come gioia o dolore, serenit o
tormento, calma o agitazione sono emozioni che si possono provare
solo quando si impegnano grandissimi interpreti che hanno raggiunto
la maturit necessaria per affrontarli. E nonostante le riserve che spesso ho avanzato sul carattere e

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sullapproccio di Schiff, e non avendo per nascosto la grandissima
ammirazione per il relativamente
giovane Quartetto di Cremona (Cristiano Gualco, Paolo Andreoli, Simone Gramaglia, Giovanni Scaglione), devo dire che in queste due occasioni sono state raggiunte vette
talmente alte - o abissi cos profondi
(curiosamente le due immagini possono essere considerate parimenti
appropriate) - da far venire le vertigini.
Nessuno come Beethoven ha tracciato un percorso di crescita musicale tanto evidente e riconoscibile
nellarco della vita; per nessun altro
compositore altrettanto appropriata la scansione delle opere in periodi successivi, tanto da poter dire le
opere giovanili, della maturit, le
ultime (e come si sente che sono
proprio le ultime!). Nel caso di Beethoven si deve anche aggiungere
che, nonostante la sua grande vocazione sinfonica, il meglio di s lo
ha dato proprio nelle Sonate e nei
Quartetti che non a caso sono stati i
generi cui si dedicato negli anni
estremi, dal 1820 al 1827; le eccezioni delle Variazioni Diabelli opera
120, della Missa Solemnis opera
123, e soprattutto della Nona Sinfonia opera 125 - ultimata nel 1824
ma iniziata otto anni prima - sono
proprio quelle che confermano la
regola. Vale la pena ascoltare una
di seguito allaltra la Canzona
(lHeiliger Dankesang ecc.) dellultimo quartetto e lArietta dellultima
Sonata per avere contezza della
imminente conclusione della sua
esistenza, per sentire le sue ultime
parole e percepirle come indirizzate
personalmente a noi, una sorta di
testamento ma anche di confessione, di riflessione definitiva sul senso
della vita e sulla cognizione della
morte.
Il 15 aprile si chiudeva il ciclo dei
Quartetti ma gi l8 cera stata la

prima di Les Troyens alla Scala; un


capolavoro che pochi di noi ricordano di aver ascoltato nel 1960 (diretto da Rafael Kubelik), nel 1982
(Georges Prtre) o nel 1996 (Sir
Colin Davis), per un totale di sole 13
recite.
Dice Massimo Mila, e non vi motivo di dubitarne, che questa gigantesca opera il cui libretto tratto liberamente
ma
scrupolosamente
dallEneide di Virgilio, stata pensata da Hector Berlioz come risposta
sottilmente polemica alla tetralogia
wagneriana: la mitologia nata nelle
acque del mediterraneo contrapposta a quella nordica, le leggende
sulle origini di Roma (Enea dopo la
sconfitta di Troia e la lunga pausa
damore a Cartagine, costretto dal
Fato a lasciare Didone per mettere
la prua delle sue navi verso lItalia)
a confronto con il mondo fantastico
dei Nibelunghi sulle acque assai diverse del Reno. Ma anche per contrapporre lamore di Didone ed Enea
gi prima di allora tanto celebrati
dalla musica a quello di Tristano e
Isotta di quattro anni precedente
Les Troyens. Wagner era un personaggio molto ingombrante nel panorama musicale della seconda met
dellottocento, Francia e Germania
erano in competizione su molti fronti
ma Berlino, Lipsia, Weimar, Vienna
erano le indiscusse capitali della
musica; Berlioz ha voluto dimostrare
che la cultura mediterranea non era
da meno ed ha scritto questo capolavoro di rara bellezza, che dura pi
di cinque ore ma non ci si accorge
del tempo che passa. (Seduto accanto a me un ascoltatore confessava di essere venuto a riascoltarlo
dopo aver assistito alla prima, un
altro - arrossendo un poco - ha rivelato di essere tornato a tutte le repliche, ed era gi alla quarta )
Forse non tutto era perfetto: se bravissima stata lAntonacci (Cassandra) e brava la Barcellona (Di-

done), non erano proprio in stato di


grazia n Gregory Kunde (Enea) n
la Radner (Anna); ma la perfezione
assoluta e la musicalit di Pappano
da una parte, e la bellissima rega di
David Mc Vicar dallaltra, hanno fatto il miracolo. Perch ci sbracciamo
tanto per la serata di apertura della
stagione e poi facciamo passare
quasi inosservato un evento tanto
importante? Perch in queste cos
rare occasioni non proviamo a ripetere le proiezioni in contemporanea
sugli schermi in piazza, in galleria,
nei cinematografi?
Infine vorrei fare un accenno a un
terzo evento, tanto significativo e
attraente per le intenzioni quanto
discutibile nellesito. Nei giorni intorno a Pasqua lorchestra cosiddetta
barocca della Verdi (confesso che
non mi del tutto chiara la differenza concreta fra le due compagini)
diretta da Ruben Jais ha eseguito
sia allAuditorium che in Duomo la
Passione secondo Giovanni e
lOratorio di Pasqua di Johann Sebastian Bach. Non si pu non essere favorevoli a questa tradizione di
eseguire a Capodanno la Nona Sinfonia di Beethoven e a Pasqua e a
Natale gli Oratori, bachiani e non
solo. Inoltre, essendo un dichiarato
fan dellOrchestra Verdi e dei suoi
programmi, mi fa particolarmente
piacere che per queste iniziative essa riscuota ampi consensi e trovi i
giusti riscontri sulla stampa nazionale e internazionale. Questa volta ho
fatto per fatica a seguire Paolo Isotta il manicheo (ogni sua recensione battezza un immenso capolavoro o una tragica nefandezza!) che
nel Corriere del 19 scorso ha affermato perentoriamente, ripetuto e
sottolineato, che la Johannes Passion sia stata eseguita in modo
straordinario. Io credo che avrebbe
potuto essere un po meno asettica,
pi commossa e soprattutto pi
commovente.

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Gianrico e Francesco Carofiglio
La casa nel bosco
Rizzoli editore, Milano, 2014
pp. 185, euro 14,00
Gianrico Carofiglio uno scrittore
da 4 milioni di copie, vendute in Italia. I suoi libri sono tradotti in 24 lingue. La prima cosa che ci si chiede
quale sia il suo segreto. Non sono
necessarie indagini approfondite per
scoprire quali attrezzi del mestiere

n. 16 VI - 30 aprile 2014

usa. Basta iniziare a leggere. Tutte


le domande sono esaudite molto
prima di giungere alla fine.
La scrittura essenziale e asciutta
quasi insopportabile per quanto
bella. Gianrico potrebbe raccontare
qualsiasi storia, perch lui padro-

neggia larte della sintesi. Ed tutto


vero. Tutto accaduto, pi o meno
cos che ha inizio il suo ultimo
romanzo La casa nel bosco, scritto
a quattro mani con il fratello Francesco, architetto e regista.

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Nel pi o meno si spalancano le
porte della fantasia, che si mescola
con la realt di un passato lontano,
fino a formare unaltra storia, nella
quale i fatti ordinari si dilatano e diventano leggendari.
Tutto si svolge in una vecchia casa
di campagna, nella foresta di Mercadante, dove i due autori trascorrevano sempre le vacanze estive.
Ma ora autunno: il paesaggio interpreta la visione malinconica di
una natura che si sta avvizzendo,
dove la luce perde la limpidezza.
Nelle ombre, che si allungano, la
mente dei protagonisti parte per un
bellissimo viaggio evocativo degli
anni Settanta, nellet della spensieratezza.

Il passato ritorna in quella casa nel


bosco, soprattutto ora che arrivato
il momento di consegnare le chiavi
al nuovo proprietario. Gli oggetti
sono oggetti ce lo siamo detti un
sacco di volte, in questi ultimi giorni.
giusto lasciarli andare via.
Come succede a Proust, un insieme di odori a catapultare Gianrico e Francesco indietro nel tempo.
Lodore delloleificio, del camino; il
profumo intenso di pigne e di resina,
dei germogli tardivi del mirto, dei
tagliolini con la salsa al pomodoro,
peperoni e vongole, della pasta al
forno della nonna E mentre riemergono alla memoria piccole cose
con sapori forti e colori brillanti, amori vissuti e delusioni sofferte, i

due fratelli, che hanno caratteri diversi, piano piano si riscoprono, e si


trovano inaspettatamente a camminare sulla stessa strada, nel fitto
bosco dellesistenza.
Cos, quella casa e quel bosco, visti
con occhi diversi, si trasformano in
una nuova dimensione, un luogo
dove potersi riconciliare, e scoprire
che la diversit unisce e non divide.
E quando si giunge allultima riga, il
libro non finisce. No. La storia continua, perch ognuno di noi ha una
casa nel bosco, una baracca nei
campi o un rifugio sullalbero, da
ricordare.
Cristina Bellon

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Aria di novit per il Lago dei cigni alla Scala
Dal 15 aprile all'11 maggio andr in
scena al Teatro alla Scala il Lago
dei cigni. Il balletto non nuovo, la
versione di Nuriev da sempre nel
repertorio scaligero ed diventata
oramai un classico. Le sorprese,
invece, non mancano mai. Infatti,
quasi del tutto nuovo il cast nelle
diverse serate.
Per la prima volta la coppia moscovita di toiles del Boloj, composta
dallucraina Svetlana Zacharova e
dallamericano David Hallberg, si
esibita insieme sul palco della Scala
nella serata di apertura e in altre
serate (15, 17 e 19 aprile). Grande
l'applauso per la prima straordinaria
Zacharova, come sempre in tutto,
forse poco 'Nuriev' per il ruolo del
cigno nero Odile, nel senso che
sembra aver trasmesso una personalit meno ombrosa e tetra di quello che desiderava il coreografo e pi
classico-romantica, come si aspettava il gusto degli spettatori dell'Ottocento: di grande presenza scenica
il principe Siegfried e il mago Rothbart (Mick Zeni). Laltra artista ospite Polina Semnova (prima bal-

lerina dalla Staatsoper di Berlino e


all'ABT di New York che ha danzato
insieme a Carlo Di Lanno, giovanissima promessa del corpo di ballo
milanese (24, 27 e 29 aprile). Per le
altre serate protagonista il da poco primo ballerino Claudio Coviello
che danzer con tre neopromosse
danzatrici della Scala (in due serate
Siegfried sar interpretato da Carlo
Di Lanno).
Dei primi di aprile sono le notizie
relative ad alcune nuove nomine
che riassestano gli equilibri allinterno del Corpo di ballo. Virna Toppi, Vittoria Valerio e Federico Fresi
sono stati nominati solisti e Nicoletta
Manni, che aveva fatto il suo debutto proprio nel doppio ruolo Odette/Odile la stagione scorsa, stata
nominata prima ballerina.
Nicoletta Manni, di 23 anni, ha mostrato una spiccata sensibilit per il
ruolo di Odette, mostrando una notevole capacit di interpretazione e
presenza scenica. La coppia con
Coviello, forse, nuova, ma le alte
aspettative non resteranno deluse,
considerando le doti dei due inter-

preti. Virna Toppi e Vittoria Valerio


si alterneranno per il ruolo principale, da danzare con Coviello. Queste
serate saranno il loro debutto in un
ruolo da protagonista.
Novit anche per un ruolo importantissimo della versione Nuriev del
Lago, Rothbart, il mago che incanta
la principessa Odette trasformandola in cigno e che crea limmagine di
Odile (il cigno nero) per ingannare il
principe. Nuriev aveva creato questo ruolo (insieme a quello di Wolfgang, il precettore del principe) per
se stesso, concependolo non solo
come antagonista (cio il cattivo),
ma uno specchio del protagonista,
perch lui il motore dellazione
drammatica, cui tutti sono vittime.
una delle prove pi complesse per i
danzatori, sia a livello tecnico sia a
livello scenico-interpretativo. Debutto nel doppio ruolo Rothbart / Wolfgang di Christian Fagetti, attualmente membro del Corpo di Ballo,
cui si augura presto una promozione.
Domenico G. Muscianisi

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Munari politecnico
Il genio di Bruno Munari ha spaziato
in diversi campi: dalla grafica
alleditoria, dalla pedagogia al design, passando per larte pi pura.
La mostra Munari politecnico, allen. 16 VI - 30 aprile 2014

stita nello spazio mostre del Museo


del 900, propone un percorso affascinante su alcune delle sperimentazioni/invenzioni
progettate
dallartista.

I pezzi in mostra provengono tutti


dalla Fondazione di Bruno Danese
e Jacqueline Vodoz di Milano, che
nella molteplice veste di amici, collezionisti, editori e industriali, per
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decenni hanno sostenuto e incentivato Munari a sperimentare linguaggi diversi. Lobiettivo della mostra dunque rivelare la propensione artistica di Munari, compito
che
idealmente
prosegue
lesposizione allestita nel 1996 nelle
sale della Fondazione stessa, rileggendone per la collezione e aprendola a un dialogo con una generazione di artisti, presenti in mostra, che con Munari hanno avuto
un rapporto dialettico.
La mostra divisa in sezioni, attraverso le quali appaiono gli orientamenti artistici di Munari attraverso il
disegno e il collage, con un modo di
intendere larte vicino alle pratiche
delle avanguardie storiche; ma dalle
quali emerge anche il suo rapporto
con la ricerca scientifica, come supporto di intuizioni plastiche e meccaniche; per arrivare poi alla produzione artistica vera e propria.
Soprattutto queste opere vivono di
corrispondenze e influenze, citate

da Munari nei suoi libri quali quelle


di Mary Vieira e Victor Vasarely; ma
in mostra ci sono anche pezzi di artisti che hanno esposto e condiviso
ricerche con lui come Enzo Mari,
Max Bill, Franco Grignani e Max
Huber; e di artisti che lo hanno frequentato come Getulio Alviani e Marina Apollonio. Senza dimenticarsi di
coloro che hanno condiviso momenti importanti del suo percorso, come
Gillo Dorfles e Carlo Belloli, e successivamente il Gruppo T. Infine,
questa stessa sezione include figure
che con Munari hanno mantenuto
un rapporto ideale in termini di capacit e ispirazione, come Giulio
Paolini e Davide Mosconi.
Le opere degli artisti selezionati discutono, dialogano e si relazionano,
oggi come allora, con limmaginario
estetico di Munari, anche grazie a
un sistema di allestimento fatto di
strutture e supporti legati tramite
incastro e gravit, ma con aspetto
leggero. Quella stessa leggerezza

di cui Munari fece vivere le sue opere, tra cui le famose Sculture da viaggio, le 10 forchette impossibili e
i libri illeggibili, tutti esposti in mostra.
Accanto alla mostra principale il Focus dedicato allopera fotografica,
in parte inedita, realizzata da Ada
Ardessi e Atto, autori che per decenni hanno lavorato a stretto contatto con Munari, testimoniando i
principali momenti della vicenda
professionale e umana dellautore.
Lesposizione ha come titolo Chi
s visto s visto locuzione molto
amata da Munari e che racchiude
tramite immagini, lartista e luomo a
tutto tondo.
Munari politecnico fino al 7 settembre Museo del Novecento
lun.14.30 - 19.30 mar. mer. ven. e
dom. 9.30 - 19.30 gio. e sab. 9.30 22.30

Rondini colorate per salvare larte antica


Dopo le lumache e le rane, Milano
invasa dalle rondini: quelle plasticose e multicolor di Cracking Art,
gruppo artistico nato ventanni fa e
con allattivo interventi in grandi citt, con opere che fanno dialogare
arte e ambiente. Lultimo progetto
a favore soprattutto dellarte, nello
specifico quella antica, con lo scopo
di promuovere e sostenere economicamente il restauro conservativo
del monumento equestre di Bernab Visconti, realizzato in marmo da
Bonino da Campione nel 1363, simbolo del museo di arte antica del
Castello e posto allingresso delle
sale espositive.
Loperazione si intitola: Deponi un
uovo, fai rinascere un monumento,
e tutti i cittadini sono invitati, insieme alle autorit cittadine e agli artisti di Cracking Art, a contribuire alla
rigenerazione del monumento al
Castello Sforzesco, deponendo un
uovo di rondine.

Dopo linaugurazione ufficiale del


Nido di Rondini, creato in collaborazione con Italia Nostra e FIAT, il
pubblico invitato, fino al 30 giugno
2014, ad acquistare i multipli di rondine messi a disposizione per
liniziativa dal gruppo Cracking Art,
versando a Italia Nostra un contributo di venti euro. Si potr avere in
cambio una scultura multipla di rondine piccola e depositare poi un uovo nel nido, appositamente allestito
dagli artisti di Cracking Art, firmando
cos il proprio gesto rigenerativo. Il
ricavato, come in occasione delle
installazioni del Duomo e della Darsena, andr proprio in favore del
restauro del monumento equestre.
Ma quella delle rondini sar
uninvasione generale, ma pacifica,
in giro per la citt: altre rondini e uova saranno posizionate nel corso
della rassegna in luoghi simbolo
della cultura milanese: il cortile di
Palazzo Reale, il Museo del Risorgimento e Palazzo Morando.

Il progetto Rigeneramento di
Cracking Art ha un mantra ben preciso: l'Arte che rigenera l'arte, ovvero un obbiettivo che anche il nuovo corso del movimento, inaugurato
nell'ottobre 2012 fra le guglie del
Duomo di Milano, per sostenere con
fondi nuovi il restauro della guglia
maggiore. Operazione proseguita
anche la primavera successiva (aprile 2013), con una invasione di
migliaia di rane colorate nelle acque
del Naviglio, fino alla Darsena, con
l'obbiettivo di contribuire al recupero
delle chiuse leonardesche alla Conca dell'Incoronata, in San Marco a
Milano.
In questo caso Cracking Art assume
limpegno sociale e culturale di portare larte contemporanea a un confronto attivo con larte antica e monumentale, e anche questa volta
ogni parte sociale chiamata a partecipare in modo attivo per unottima
causa.

Bernardino Luini e figli: una saga lunga un secolo


Dopo un silenzio durato quasi cinquantanni, Bernardino Luini torna
protagonista di una mostra, e lo fa
in grande stile. Il pittore di Dumenza, chiamato per da tutti di Luino,
il centro di una esposizione come
da tempo non se ne vedevano, con
200 opere esposte per chiarire a
tutto tondo una personalit significativa ma discussa, soprattutto per la

n. 16 VI - 30 aprile 2014

mancanza di dati certi che caratterizza la biografia dellartista.


Da gioved 10 aprile sar possibile
scoprire Bernardino, i suoi figli e la
sua bottega, le influenze illustri che
lo ispirarono (Leonardo, Bramantino, i veneti, persino un certo che
di Raffaello) e pi in generale cosa
succedeva a Milano e dintorni agli
inizi del 500.

Quello sviluppato in mostra un


percorso ricco e vario, che oltre a
moltissime opere del Luini, presenta
anche il lavoro dei suoi contemporanei pi famosi, Vincenzo Foppa,
Bramantino, Lorenzo Lotto, Andrea
Solario, Giovanni Francesco Caroto,
Cesare da Sesto e molti altri, che
spesso giocarono un ruolo chiave
nel definire lestetica artistica milanese.

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Un percorso lungo quasi un secolo,
che dalla prima opera di Bernardino,
datata 1500, arriva a coprire anche
le orme del figlio Aurelio, vero continuatore dellattivit di bottega, se
pur gi contaminato da quel Manierismo che stava dilagando nella penisola.
La mostra occuper lintero piano
nobile di Palazzo Reale, e si concluder in maniera scenografica nella sala delle Cariatidi, presentando,
in alcuni casi per la prima volta, tavole, tele, affreschi staccati, arazzi,
sculture, disegni e prove grafiche.
Oltre a prestiti milanesi, con opere
provenienti da Brera, dallAmbrosiana e dal Castello sforzesco, si
affiancano importanti contributi in-

ternazionali provenienti dal Louvre e


dal museo Jacquemart-Andr di Parigi, dallAlbertina di Vienna, dal
Szpmvszeti Mzeum di Budapest, dai musei di Houston e Washington.
Il progetto, curato da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, oltre a essere
la pi grande retrospettiva mai dedicata a uno dei protagonisti dellarte
del Cinquecento in Lombardia,
una saga famigliare in dodici sezioni, ognuna dedicata allapprofondimento di un momento della vita
dei Luini e delle loro commissioni
pi importanti. Degni di nota sono
gli straordinari affreschi per la Villa
Pelucca di Gerolamo Rabia, mirabile ciclo decorativo tra sacro e profa-

no; e la casa degli Atellani, con una


rassegna di effigi dei duchi di Milano
e delle loro consorti, ricostruita
dallarchitetto Piero Lissoni, responsabile dellallestimento.
Dopo tante mostre dedicate ai contemporanei, la mostra un tuffo in
unepoca che per Milano fu davvero
doro, un momento in cui la citt ma
anche la stessa Lombardia, regalarono un apice artistico in seguito
difficile da eguagliare.
Bernardino Luini e i suoi figli Palazzo Reale, fino al 13 luglio 2014
Orari: Luned 14.30_19.30 da Marted a Domenica 9.30_19.30 Gioved e Sabato 9.30_22.30 Biglietti Intero 11,00 Ridotto 9,50

Quel provocatore di Manzoni


Ironico, irriverente, scandaloso, incompreso. Piero Manzoni questo
e molto altro. A 50 anni dalla morte
dellartista, scomparso prematuramente allet di 30 anni, Milano propone una grande retrospettiva con
pi di 100 opere per celebrare il genio di questo surrealista mancato,
che ebbe solo sette anni di attivit
artistica. Una parabola fulminante
che, dalla originaria Soncino, lo porta a legarsi a doppio filo alla Milano
di met anni 50, ponendosi a fianco
di artisti quali Lucio Fontana e il
gruppo degli spazialisti.
In mostra si potr ripercorrere il breve cammino di Manzoni, dai lavori
desordio, nella sezione dedicata
alle opere nucleari, fino alle serie
pi note. Immancabili i tre grandi
filoni tematici su cui Manzoni oper
e che sono ormai immediatamente
associati al suo nome: gli Achrome,
le Linee e la famosa Merda dartista.
In particolare degli Achrome la mostra ben nutrita: sono tanti e fatti
di materiali diversi, dai sassi al polistirolo, dalla pelle di coniglio alla
carta, dal peluche ai panini. Sono le
opere forse pi interessanti di Manzoni, in cui, attraverso la neutralit
del colore bianco, sempre prevalente, Manzoni cerca uno spazio totale.
Secondo la definizione stessa data
dallartista, sono "superfici acrome",
senza colore, aperte a infiniti significati possibili. Inizialmente fatti di
gesso, colla e caolino, gli Achrome
non sono manipolati, ma lasciati a-

sciugare naturalmente, affidando la


trasformazione del materiale in opera darte a un processo che avviene
da s. Se per Fontana o Pollock il
gesto dellartista era fondamentale,
costruiva o distruggeva lopera, per
Manzoni quel potere creativo
bloccato, congelato, lasciando questo dono allopera stessa.
Altro filone affrontato quello della
linea: strisce di carta di diverse lunghezze prodotte in maniera meccanica, misurate, inscatolate e pronte
per la vendita, cos come pronte
per il consumo erano le uova sode
che Manzoni cre per un happening
in galleria dal titolo Divorare larte,
del 1960: uova sode, simbolo di rinascita, erano offerte ai visitatori per
essere mangiate. Lo scopo era
quello di rendere lo spettatore opera
darte, renderlo partecipe della performance, dargli un ruolo attivo nella vita artistica. Le uova rimangono
poi protagonista dellopera di Manzoni, quando in quello stesso anno
decise di contrassegnarle con la
sua impronta digitale, creando
unidentit inequivocabile tra lopera
e lartista stesso.
Manzoni non era nuovo a questo
tipo di exploit, tanto che lanno dopo
decise di firmare i corpi di spettatori
e curiosi, con tanto di autentica e
bollini riconoscitivi. Lo spettatore
diventa arte vivente.
In mostra completano la panoramica anche i celebri fiati dartista, i
corpi daria (palloncini gonfiati che

sembrano sculture) e le basi magiche per le cosiddette sculture viventi.


Certo lopera che tutti si aspettano
la serie delle Merde dartista, in cui
Manzoni polemizza contro il nuovo
mercato dellarte, sempre pi attento ai meccanismi economici e sempre meno alloggetto artistico in s.
Ecco perch con unoperazione
quasi duchampiana, Manzoni insegna che, ai giorni nostri, tutto pu
ormai essere considerato arte, a
discapito della qualit e del contenuto . Ecco perch decise di
vendere queste confezioni a peso
doro (700 lire al grammo, indicandolo in trenta grammi doro).
Artista che ammicca mentre bacchetta, con le sue opere ha decontestualizzato e ribaltato il senso
dellopera darte. Lallestimento non
brilla per inventiva, ma almeno ha il
pregio di presentare fotografie
dellartista allopera e citazioni dello
stesso, attraverso le quali si potr
comprendere pi a fondo luniverso
di questa meteora dellarte italiana
che ebbe per un ruolo di rottura
con larte del suo tempo.
Piero Manzoni 1933 1963 Palazzo Reale Fino al 2 giugno 2014 Orari: luned 14.30-19.30 da marted a
domenica 9.30-19.30 gioved e sabato 9.30-22.30 biglietti: Intero
11,00 - Ridotto 9,50

Klimt, Beethoven e la Secessione Viennese


Gustav Klimt il maestro indiscusso
della Secessione viennese, movimento artistico sviluppatosi tra la
fine dell800 ed esauritosi alla fine
degli anni 10 in Austria e che dilag
anche in citt come Monaco e Berli-

n. 16 VI - 30 aprile 2014

no. uno degli artisti pi amati,


ammirati e idolatrati di sempre, bench il corpus delle sue opere sia relativamente esiguo, 250 lavori circa.
Nulla a confronto della prolificit di
artisti come Picasso, Warhol o Kan-

dinsky, per citare solo alcuni degli


artisti ospitati di recente a Palazzo
Reale.
Ed proprio qui che da mercoled
12 marzo sar possibile scoprire e
ammirare anche i capolavori del

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maestro viennese. Klimt. Alle origini di un mito lultima mostra promossa dal Comune di Milano e dal
Sole24 Ore.
bene dire fin da subito che non
una monografica su Klimt, ma piuttosto una panoramica su Klimt, sui
fratelli Georg e Ernst e su alcuni
degli artisti pi significativi della Secessione. Di lavori puramente klimtiani ce ne sono una ventina. Piuttosto quella proposta da Palazzo Reale una mostra, con un allestimento
molto accattivante e suggestivo, con
opere notevoli e lavori che faranno
capire il senso di quella straordinaria rivoluzione artistica che va sotto
il nome di Art Nouveau, Art Dec o,
appunto, Secessione.
Il motivo presto spiegato. I capolavori di Klimt non sono pi assicurabili, spiega il curatore della mostra, Alfred Weidinger, che cura
lesposizione insieme a unaltra
grande esperta klimtiana, Eva di
Stefano. I premi assicurativi sono
altissimi, le opere troppo significative perch i musei se ne possano
separare con facilit. Retrospettive
importanti a livello numerico sono
ormai rarissime. Per gli amanti dei
numeri basti ricordare che 'Il ritratto
di Adele Bloch Bauer' fu acquistato
nel 2006 da Ronald Lauder per 135
milioni di dollari, diventando uno tra
i quadri pi costosi di sempre.
Nonostante tutto le opere in mostra
sono comunque tante, un centinaio,
divise in sezioni. Si inizia con la sezione sulla famiglia Klimt, significativa perch mostra qualcosa di forse
poco noto, lorigine della vocazione
artistica del maestro. Il padre, orafo,
passa ai tre figli maschi la passione
e la pratica dellarte, che i ragazzi

portano avanti studiando presso la


Kunstgewerbeschule (scuola d'arte
e mestieri), dove si esercitano in
pittura e in svariate tecniche, il tutto
ancora seguendo uno stile storicista
ed eclettico. Particolare attenzione
stata dedicata all'opera giovanile,
alla formazione di Klimt e ai suoi
inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza
lungo il nuovissimo Ring di Vienna.
La sezione successiva dedicata
alla Kunstler-Compagnie, la Compagnia degli Artisti che Klimt cre
con i fratelli Ernst e Georg insieme a
Matsch, e alla quale vennero affidate prestigiose commissioni ufficiali e
onorificenze, riprendendo e portando avanti lo stile pomposo del loro
maestro Hans Makart.
Ma il nuovo stava per arrivare. Abbandonato lo stile storicista Gustav
Klimt e compagni, nel 1898, dopo lo
scandalo causato con i dipinti per
luniversit di Vienna (bruciati in un
incendio ma riproposti in mostra
tramite incisioni) inaugurano la prima mostra della Secessione viennese, con la pubblicazione della rivista ufficiale, Ver Sacrum. lanno
in cui larchitetto Otto Wagner crea il
famoso Palazzo della Secessione,
decorato internamente dagli stessi
artisti.
in questo ambito che nascono alcuni dei capolavori esposti, come la
bellissima Giuditta II. Salom, prestito della veneziana Ca' Pesaro,
Adamo ed Eva, Acqua Mossa, Fuochi fatui (una chicca di collezione
privata difficilmente prestata in mostra) e altre opere preziose, ricche
di decorazioni eleganti e sinuose, in
cui il corpo femminile diventa protagonista. La donna prima madre poi

femme fatale, intrigante e sensuale,


portatrice di estasi e di tormento il
soggetto prediletto da Klimt.
Paesaggi (con lincredibile Girasole)
e ritratti sono altre sezioni della mostra, disseminate qua e l dagli
straordinari disegni su carta. Opere
che mostrano tutta labilit del grande maestro che con un solo tratto di
matita riusciva a creare un languido
corpo femminile.
Ma varrebbe il costo del biglietto
anche solo la straordinaria ricostruzione del Fregio di Beethoven, a
met percorso, ispirato dalla nona
sinfonia del musicista e creato per il
Palazzo della Secessione di Vienna.
Copia dell'originale, irremovibile e
danneggiato, realizzata durante il
complesso lavoro di restauro compiuto negli anni 70-80, stato ricostruito cos come Klimt laveva allestito nel 1902, con 7 pannelli di 2
metri di altezza per 24 di lunghezza.
Tributo a un musicista considerato
leggendario dagli artisti viennesi, il
Fregio rappresentata leterna contrapposizione tra il bene e il male, il
viaggio delluomo - cavaliere e
laspirazione al riscatto e alla salvezza possibili solo attraverso larte,
rappresentata dalla donna; unopera
forte di quel messaggio allegorico
sempre presente nelle opere di
Klimt. Maestro indiscusso di eleganza e raffinatezza.
Klimt. Alle origini di un mito Palazzo Reale, fino al 13 luglio Aperture e costi: Luned dalle ore 14:30
alle ore 19:30, da marted a domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30,
gioved e sabato orario prolungato
fino alle ore 22:30 Biglietto intero 11
euro, ridotto 9,50.

105 disegni di grandi artisti per il Museo Diocesano


Una nuova collezione arricchir il
gi nutrito percorso artistico del Museo Diocesano di Milano. Da venerd 24 gennaio sar infatti possibile
ammirare un nuovo lascito, esposto
insieme alla collezioni vescovili e
della diocesi, donato al Museo dal
grande collezionista e uomo daffari
Antonio Sozzani. Centocinque disegni, perlopi inediti, saranno esposti
in maniera permanente dopo un
lungo restauro che ha visto protagonisti non solo queste preziose e
delicate opere, ma anche le loro
cornici originali.
Sozzani, uomo di spicco della finanza milanese e grande collezionista
di arte dellOttocento francese, su
consiglio di Giovanni Testori, amico
e consigliere, inizia a comprare e
collezionare disegni su carta di molti
significativi maestri, italiani e non,

n. 16 VI - 30 aprile 2014

mettendo insieme una ricca collezione di cui Testori stesso assunse


la guida scientifica.
Forse fu su consiglio di un altro amico, quellAlberto Crespi gi donatore dellomonima collezione Crespi
di fondi oro italiani, depositata presso lo stesso Diocesano, che Sozzani decise di donare anche i suoi disegni al Museo. Con delle clausole
ben precise: i disegni dovevano essere esposti tutti e tutti insieme, con
le loro cornici, e mai conservati o
esposti diversamente.
La raccolta Sozzani costituita da
disegni databili dal XV al XX secolo,
eseguiti da artisti principalmente italiani e stranieri, soprattutto francesi,
offrendo una ricca variet di fogli
riconducibili a scuole diverse, per
epoca e geografia. Tra questi, per la
sezione antica, spiccano i nomi di

Matteo Rosselli, Luca Cambiaso,


Bartolomeo Passarotti, Ludovico
Carracci, Guercino, Elisabetta Sirani, Gian Lorenzo Bernini, Carlo
Francesco Nuvolone, Francisco
Goya, e altri ancora.
Cospicuo anche il nucleo di disegni attribuiti a maestri dellOttocento
francese e dellImpressionismo,
come Jacques Louis David, JeanAuguste-Dominique Ingres, Camille
Corot, Eugne Delacroix, Thodore
Gericault, Gustave Courbet, douard Manet, Auguste Rodin, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir,
Camille Pisarro, Paul Gauguin, Vincent van Gogh.
Per il Novecento sono presenti alcuni lavori di autori quali Lucio Fontana, Jaques Lipchitz, Marcello Dudovich, Jean Cocteau, Balthus, Toti
Scialoja, Graham Sutherland.

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Lapertura di questa nuova sezione
sar accompagnata da un catalogo
scientifico, a cura di Paolo Biscottini
e Giulio Bora, che propone, oltre ai
saggi introduttivi sulla storia e sullo
studio scientifico della collezione
Sozzani, la pubblicazione integrale

dei disegni, quasi tutti inediti, corredata da una documentazione fotografica e da schede scientifiche.
La collezione Antonio Sozzani Museo Diocesano di Milano (Milano,
c.so Porta Ticinese 95)

Dal 24 gennaio 2014 Orari di apertura: marted - domenica, 10.0018.00 (la biglietteria chiude alle ore
17.30) Ingresso: intero: 8.00, Ridotto: 5.00, marted 4 euro

Kandinsky e la nascita della pittura astratta


Che cos lastrattismo? Che significato hanno cerchi, linee, macchie di
colori a prima vista casuali ma di
gran impatto visivo? C qualcosa
oltre la superficie del quadro? Per
rispondere a questi leciti interrogativi arriva a Milano una grande retrospettiva dedicata a uno degli artisti
pi significativi del secolo scorso:
Vassily Kandinsky.
Sono oltre 80 le opere in mostra,
tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e tutte firmate dal padre dellastrattismo. Una esposizione che offre una panoramica completa dellevoluzione dellartista, partito da una figurazione semplice e
legata alla tradizione, ma che arrivato a concepire alcune delle teorie
artistiche pi interessanti del 900.
Un percorso di ricerca lungo e fatto
di molte sperimentazioni, che caratterizza larte di Kandinsky come
qualcosa di complesso ed estremamente affascinante.
Lapertura di grande impatto, con
la ricostruzione, per la prima volta
portata
fuori
dalla
Francia,
dell"ambiente artistico totale" ricreato nel 1977 dal restauratore Jean
Vidal, ovvero pitture parietali eseguite riportando fedelmente i cinque
guazzi originali con cui Kandinsky
decor il salone ottagonale della
Juryfreie Kunstausstellung di Berlino, esposte tra il 1911 e il 1930.
Il percorso prosegue poi in ordine
cronologico, esaminando le tante
fasi vissute da Kandinsky. Gi dalle
prime opere lartista russo dimostra
una passione per il colore, le atmosfere di gusto impressionista e fau-

ve con unattenzione ai temi leggendari e legati al passato, come ad


esempio i cavalieri, soggetti che si
trova ad affrontare allinizio del 900.
Abbandonata la Russia, Monaco
sembra offrire una vita migliore a
Kandinsky, che frequenta lAccademia di Belle Arti e si lega ad artisti
che sperimentano con lui un tipo di
arte ancora di gusto Art Nouveau:
il momento del gruppo Phalanx.
Dopo viaggi che lo conducono in
giro per il mondo insieme alla nuova
compagna, la pittrice Gabriele Munter, Kandinsky si trasferisce a Murnau, in Baviera, ed l che, passo
dopo passo, nascer lastrattismo.
Gradatamente i disegni si fanno
piatti, il colore prende piede e nel
1910 vedr la luce il primo acquerello astratto, dipinto con i colori primari che hanno, agli occhi dellartista,
una valenza e un significato unico e
fondamentale.
Nel 1912, in compagnia dellamico
Franz Marc, nascer il celebre
Blaue Reiter, quel Cavaliere Azzurro protagonista degli esordi di Kandinsky e che diverr anche un fortunato almanacco artistico. Seguir a
breve Lo spirituale nellarte, trascrizione del pensiero e della dottrina di
Kandinsky sullarte astratta.
Con lo scoppio della guerra Kandinsky costretto a tornare in Russia, momento in cui torner a una
fugace figurazione e in cui conoscer la futura moglie Nina. Nel 1922
accetta il prestigioso invito del Bauhaus di Gropius e si trasferisce a
Dessau come insegnante. Dopo la
chiusura nazista di questa prestigio-

sa scuola, Kandinsky decide di recarsi a Parigi, sua ultima meta e citt allora pervasa dalle grandi novit
del cubismo e del surrealismo, corrente questultima, che influenzer
fortemente gli ultimi lavori dellartista.
Figure biomorfe sembrano galleggiare leggere e impalpabili su cieli
blu, diagonali di colore, griglie e colori pastello. Il cielo e la luce tanto
amata della ville lumiere lasceranno
unultima suggestione nelle grandi
composizioni cos come nei piccoli
dipinti su cartone che Kandinsky
cre durante la Guerra.
In mostra sono presenti alcune delle
opere pi significative dellartista,
quelle che tenne per s costantemente appese in casa o che don
allamata moglie Nina, e che danno
quindi il resoconto esatto di unarte
che si rivelata fondamentale anche per i pittori moderni. Molto dovettero a Kandinsky Pollock e i suoi
irascibili, cos come, larte astratta
e lInformale ebbero un debito enorme nei confronti di questuomo
che ebbe il coraggio di dire che le
forme e i colori sono fondamentali,
spirituali, e che la pittura deve trasmettere lessenza pi profonda di
chi la crea e di chi la guarda.
Kandinsky: la collezione del Centre Pompidou fino al 4 maggio
2014 Orari: luned:14.30 - 19.30 dal
marted alla domenica: 9.30 - 19.30
gioved e sabato: 9.30 - 22.30 Biglietti: intero 11,5, ridotto 9,5

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.

n. 16 VI - 30 aprile 2014

Perch riaprire proprio ora? Nel


2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.

Il Museo un piccolo gioiello, per la


qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi
di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue

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di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.

C anche il Cerano con uno dei


Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso
un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture
che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva

davvero in chiusura, con le porte


bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

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http://youtu.be/rGsjiJ7Yhew

n. 16 VI - 30 aprile 2014

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