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numero 26 anno VI 9 luglio 2014


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GIULIANO PISAPIA ALLA GUERRA DEL SEVESO


Luca Beltrami Gadola
Per il suo ultimo miglio il sindaco
Giuliano Pisapia ha indicato tre obbiettivi a dir poco impegnativi: Seveso, periferie e casa. Li ho messi
io arbitrariamente in questordine,
quello che chiamerei lordine di responsabilit decrescente: la soluzione del problema Seveso dipende
solo in parte da lui, per le periferie
diciamo al 50% e per la casa
al100%. Questultima attribuzione
forse ingenerosa perch il mercato
fa la sua parte e ora sembra si sia
messo di traverso. Ma visto quel
che successo nella notte tra luned e marted scorso vorrei parlare
solo del Seveso (e della Citt Metropolitana).
Da quando sento parlare del Seveso e delle sue esondazioni? Non ho
voglia di far conti che servono soltanto a farti sentire pi vecchio, basta ricordare che persino i Romani
ci misero mano ma lui e le sue acque, malgrado le intemperanze avevano, ebbero, un ruolo bonario
fino ai primi del 900: servirono di
difesa dai nemici, furono forza meccanica per macinar grano e, ahim
scarico di rifiuti per tessiture e altre
aziende, fin quando lambientalismo
non prese le prime mosse concrete
con i relativi provvedimenti.
Sul che fare da allora generazioni di
ingegneri idraulici si sono cimentati

e, prendendo in parte a prestito il


titolo di un famoso film di Castellani,
i progetti nel cassetto non si contano pi. Lultimo atto amministrativo
che riguarda il Seveso deve essere
il Contratto di fiume Seveso firmato
il 13 dicembre 2006 e che vide intorno al tavolo 17 Comuni della Provincia di Milano e 29 della provincia
di Como. Neppure questo contratto
di fiume serv a qualcosa. Ricordo
anche un progetto redatto dalla MM
che, se non sbaglio, riguardava un
canale che avrebbe dovuto passare
sotto le zone nord est di Milano per
collegarsi al Lambro. Non voglio qui
fare linventario dei progetti e delle
vasche che erano previste in quasi
tutti, vasche sgradite ai residenti: il
festival della sindrome di NIMBY. Mi
viene tuttavia unosservazione: gli
ultimi progetti prevedevano vasche
che, normalmente piene per non
danneggiare il paesaggio, venivano
svuotate per tempo per accogliere
le onde di piena dovute alle perturbazioni che i metereologi pensavano di poter prevedere.
Oggi sembra che questa disciplina,
la meteorologia, debba veder crollare molte delle certezze che le statistiche degli anni passati avevano
dato. Il cielo ci riserva da qualche
tempo una novit: le bombe
dacqua. La variabilit improvvisa

un fatto acquisito e con lei sono


probabilmente saltati tutti i calcoli
sulla portata delle piene. Tutto da
rifare dunque. Probabilmente.
Leffetto Seveso incrocia curiosamente uno dei dibattiti in corso che
pi anima la scena politica, la Citt
Metropolitana: la soluzione, ormai
improcrastinabile, della questione
Seveso - possibile solo a grande
scala territoriale - sar la cartina al
tornasole di questo nuovo livello
amministrativo che per il momento
muove i primi passi tra i dubbi
dellarchitettura istituzionale e il problema di dare voce ai cittadini che
ne saranno coinvolti.
Vincer il buon senso, la coesione
sociale, lo spirito di partecipazione
convinta o sotto sotto la sindrome di
Nimby avr la meglio e non solo per
il Seveso? Questa una domanda
che dobbiamo porci sulla Citt Metropolitana e sar il Seveso a darci
la misura del suo successo. Una
nota storica: al tempo degli Austriaci
lingegner Pietro Parea prospett un
progetto il cui costo parve elevatissimo: un milione di lire milanesi. I
governanti di allora lo affrontarono
considerando che i danni provocati
dalle esondazioni erano assai maggiori di quella spesa. A futura memoria.

NORMA E PROGETTO. NUOVO REGOLAMENTO EDILIZIO DI MILANO, DISCUSSIONE APERTA


Valeria Bottelli*
Il nuovo Regolamento Edilizio, da
qualche giorno pubblicato completo
degli emendamenti approvati,
giunto allultimo miglio di un lungo
percorso iniziato nel lontano 2008.
Ora vi sono 30 giorni per le osservazioni, quindi gli ultimi 60 giorni in
cui il Consiglio Comunale dovr valutare le osservazioni pervenute e
licenziare il testo finale.
Alla vigilia della pubblicazione, lo
scorso 3 luglio, il nostro Ordine ha
organizzato in Triennale lincontro
Rinnovare labitare. Prescrizioni e
prestazioni per il vivere urbano con
lobiettivo di ragionare concretamente sul rapporto tra norme e progetto,
mettendo a confronto i diversi attori
della filiera edilizia in un dibattito
aperto e costruttivo.
A questo fine, la prima parte
dellincontro ha visto susseguirsi le
testimonianze di esponenti delluniversit (Emilio Pizzi, che ha aperto
lincontro ragionando a tutto campo
su cosa abbia senso oggi normare
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attraverso i regolamenti, auspicando


sintesi, semplificazione e prestazionalit) e di altre amministrazioni urbane (Bologna, Bolzano, Torino),
interpellate come best practice italiane che, pur con tutte le differenze
di scala e di territorio rispetto alla
nostra citt, hanno portato alcuni
esempi virtuosi di regolamenti: un
confronto, utile e interessante, da
cui prendere spunto per la discussione.
In particolare Maria Chiara Pasquali, Assessore allurbanistica del Comune di Bolzano, Giovanni Fini, Dirigente del settore Ambiente del
Comune di Bologna e Maria Pia Dal
Bianco, Presidente della Commissione Igienico Edilizia di Torino, ci
hanno esposto alcune procedure
allavanguardia in ambito di semplificazione e di sostenibilit, a partire
dalla
certificazione
CasaClima,
standard a Bolzano e luso dellindice RIE, Riduzione dellimpat-to
edilizio, uno strumento prestaziona-

le che comprende lanalisi di materiali, recupero di anidride carbonica


e linverdimento sia di superficie che
pensile, in sintonia con il patto dei
sindaci di Bruxelles, utilizzato sia a
Bolzano che a Bologna. I masterplan sono strumento di programmazione, caratterizzati da riduzione del
consumo di suolo, partecipazione,
diminuzione dei consumi, risparmio
energetico, lapplicazione di standard CasaClima A, percorsi di superficie solo pedonali. La premialit
volumetrica, tema comune a tutti gli
intervenuti, pur con diverse modalit, riguarda i casi virtuosi di risparmio energetico, non solo dellinvolucro, ma anche degli impianti
adottati.
I risultati della ricerca Habito, a
cura di Carlo Berizzi e Matteo Tartufoli, intervenuti per AIM, hanno poi
portato un contributo concreto di
analisi dellincidenza di migliori
norme per consentire la produzione
di migliori progetti, dimostrando co2

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me 32 esempi contemporanei di social housing di qualit riconosciuta


sarebbero irrealizzabili con il Regolamento Edilizio in vigore ma sarebbero in realt quasi interamente realizzabili con il nuovo Regolamento
Edilizio nella versione appena pubblicata, sottolineandone quindi la
portata di innovazione. La ricerca si
interrogava sulla necessit di innovare le tipologie abitative, in linea
con quanto accade in Europa, per
adeguarle a un rinnovato scenario
sia sociale, che di costi che di parametri di efficienza energetica e di
quanto questa esigenza sia collegata al rinnovamento degli strumenti
normativi.
Questa constatazione pragmatica e
concreta ci ha introdotto alla tavola
rotonda di discussione sul Regolamento Edilizio di Milano vero e proprio con al tavolo oltre allAssessore
De Cesaris, estensore del Regolamento, rappresentanti dei costruttori
e della propriet immobiliare (Claudio De Albertis, Rodolfo Petrosino e
lavvocato Carlo Cerami) e Giorgio
Ciconali, Direttore del Servizio di
Igiene Pubblica della ASL di Milano.
Molte le questioni sul tappeto che
hanno animato un dibattito vivace e
controverso, con punti di vista molto
diversi tra i vari attori della filiera.
Il punto di partenza un giudizio
generalmente favorevole di molti
aspetti del nuovo Regolamento, in
particolare per quanto riguarda il
suo focus sul riuso e la trasformazione dellesistente. La citt ormai

del tutto costruita: ne consegue che


loggetto di un regolamento edilizio
oggi sia soprattutto disciplinare e
aiutare la conversione e la trasformazione del patrimonio esistente
senza nuovo consumo di suolo.
Vanno in questo senso gli articoli
sulla premialit, sia energetica che
concorsuale, sulla manutenzione e
verifica statica dellesistente, sulligiene edilizia.
Peraltro molti dei contenuti del nuovo Regolamento sono pienamente
in sintonia con il processo di rinnovamento normativo in atto in questo
momento a livello nazionale, soprattutto ai fini del riuso e della rigenerazione urbana, sui quali il nostro
Consiglio Nazionale e il Governo
sono impegnati proprio in questi
giorni.
Con pochi accorgimenti normativi
ancora da migliorare, una parte del
patrimonio edilizio del terziario pubblico e privato nel Milanese potrebbe tornare a nuova vita. La nostra
visione dinsieme delle questioni
edilizie ci suggerisce di spostare la
linea del Piave sulla quale intendiamo resistere sui temi della prestazione, lasciando da parte le troppe prescrizioni che, a detta di tutti i
presenti al dibattito, costituiscono un
nodo difficilissimo da districare, interpretare e rimodellare.
Nei prossimi giorni saremo quindi
impegnati a formulare osservazioni
su alcuni articoli del Regolamento
soprattutto nella direzione di difendere i moltissimi passi avanti fatti in

questi mesi di lavoro congiunto


dellAmministrazione con le parti
sociali e la societ civile, e, al contempo, lavorare per modificare alcuni articoli nella direzione di una
pi decisa spinta al riuso, al rinnovamento tipologico e alla trasformazione del costruito. una scelta decisa a sostegno del contenimento di
uso del suolo e della necessaria riqualificazione energetica del patrimonio esistente, occasioni di grande sostenibilit ambientale.
Un altro obiettivo contribuire almeno in parte alla semplificazione.
La normativa vigente infatti il frutto
di stratificazioni legislative continue,
anche contraddittorie, e di difficile
lettura e armonizzazione. Un cambiamento di rotta, in questo senso,
stato chiesto da tutti i presenti a Palazzo Marino, e in certo modo rivendicato dal Comune stesso.
Il nostro auspicio, come Ordine che
tutela la buona progettazione a favore dei cittadini, che questo dialogo continui ora in fase di lettura
del Regolamento e di presentazione
e discussione delle osservazioni.
Le osservazioni non mancheranno,
ma il clima di apertura mostrato dal
Comune e dagli uffici della ASL
decisivi per la buona riuscita del
Regolamento e presenti al dibattito ci fanno ben sperare.
*Presidente Ordine degli Architetti PP di
Milano

TROTTER. PASSARE DAL DIRE AL FARE, IL VERO PROBLEMA


Dino Barra*
La decisione di valorizzare il parco
scolastico del Trotter un merito
della giunta Pisapia. Questa scelta
ha comportato lo stanziamento di 3
milioni di euro, a cui si aggiungono
8 milioni di euro della Fondazione
Cariplo; soldi destinati alla ristrutturazione delledificio pi importante
del Trotter, lex convitto, che accoglier, oltre alla nuova scuola media, attivit sociali al servizio del
quartiere e della citt.
Il Trotter un pezzo importante di
Milano. un parco scolastico nato
nel 1922, una scuola allaperto, la
pi grande dEuropa, da sempre un
luogo straordinario di innovazione
didattica, invidiato da tutto il mondo,
la cui storia continua anche oggi. Il
Trotter ha un immenso valore sociale. Posto nel cuore del quartiere pi
multietnico della citt la via Padova esso forse il principale luogo

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di incontro e di integrazione delle


mille culture che abitano il quartiere.
Limpegno costante e appassionato
della scuola, dei genitori, delle associazioni, dei cittadini ha difeso il
Trotter dal degrado e dallabbandono, trasformandolo in un luogo di
coesione sociale e cittadinanza attiva prezioso per il quartiere e per la
citt. I soldi stanziati dalla giunta
Pisapia sono dunque soldi ben spesi. Anche perch dalla riqualificazione del Trotter dovrebbe poter
partire una spinta alla riqualificazione sociale e culturale dellintera via
Padova.
Tutto bene, dunque? Non proprio.
La ristrutturazione dellex convitto,
che doveva partire nel giugno del
2014, in ritardo e probabilmente
partir in autunno. Della progettazione partecipata riguardante la parte di convitto destinata a un uso sociale promessa e annunciata pi

di un anno fa non vi traccia. Il


Comune risponde che, nonostante il
ritardo nellinizio lavori nellex convitto, la scadenza (inizi del 2016)
sar rispettata. E per la progettazione partecipata c ancora molto
tempo davanti.
Ma nel frattempo? Nel frattempo, la
situazione non delle migliori. Da
due anni a questa parte assistiamo
a una recrudescenza degli atti vandalici a danno delle strutture scolastiche. In orario scolastico quando
il parco vietato a chi non della
scuola e i bambini sono fuori a far
lezione si trova per i viali gente
estranea, anche gente ubriaca che
dorme.
Fuori dallorario scolastico si assiste
a episodi di microspaccio e non
raro trovare siringhe nellerba. Per
non parlare dei cocci di bottiglia, testimonianza degli sbevazzamenti
notturni di chi entra nel parco anche

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quando questo chiuso, perch le
serrature dei cancelli sono rotte da
mesi. Tutte cose non conciliabili con
il fatto di essere il Trotter un
parco scolastico frequentato in orario extrascolastico prevalentemente
da bambini e famiglie.
Si dir che questi sono problemi
comuni a tutti i parchi cittadini. Ma
non tutti i parchi cittadini sono parchi scolastici, dove i bambini vivono
otto ore dal luned al venerd e dopo
la scuola rimangono a ruzzolare nel
prato. La scuola e le associazioni
hanno a pi riprese segnalato il
problema.
Sulla scorta di questa denuncia
stato convocato un tavolo istituzionale presieduto dallassessore alla
sicurezza
Granelli,
coadiuvato
dallassessore allEducazione Cappelli. In quella sede, di fronte alla
impreparazione su come fronteggiare il problema da parte dei soggetti
istituzionali preposti, la scuola e le
associazioni dei genitori e dei cittadini hanno presentato proposte
concrete. Alcune di pi complicata

attuazione, come lattivazione di un


presidio fisso di vigilanza urbana nel
parco in grado di servire anche aree
vicine di forte disagio sociale; altre,
di pi immediata attuazione, come
la verifica degli allarmi di tutti i padiglioni scolastici, la sostituzione delle
serrature dei cancelli di ingresso
rotte da mesi, la valorizzazione del
ruolo delle Gev (le guardie ecologiche) che hanno una loro sede nel
Trotter ma che sono di fatto inesistenti.
A distanza di un anno, quasi nulla di
quanto richiesto e anche promesso
stato realizzato. Soltanto una
maggiore presenza di vigilanza urbana e forze dellordine durante le
ore pomeridiane e un presidio giornaliero di pulizia da parte dellAMSA. Misure che non hanno contribuito finora a risolvere il problema.
In questa vicenda, la cosa che colpisce il contrasto entro cui lAmministrazione Comunale si dimena, il
contrasto tra la prospettiva e la dimensione presente. Si procede a
riqualificare il Trotter con un inter-

vento importante, ma si trascura il


problema immediato del degrado e
con ci si offusca il valore della prospettiva. Ci si chiede se non si stiano spendendo tanti soldi per ricostruire un ex convitto le cui finestre
saranno rotte il giorno dopo
linaugurazione. La sensazione
che si stia procedendo per frammenti, per pezzi separati, senza alcuna visione organica. Se questa
visione organica ci fosse, il tema
della sicurezza diventerebbe centrale sin dora, accanto alla riprogettazione degli edifici.
In questo momento, proprio la
mancanza di un disegno complessivo di riqualificazione da parte dellAmministrazione Comunale il problema principale per il Trotter. Corriamo il rischio di sprecare unoccasione, di gettare soldi al vento. Toccher ancora una volta ai cittadini
vigilare.
*comitato genitori delle scuole del parco
scolastico del Trotter

AMBROSIANEUM: EXPO, LA REALT (CRITICA) E LE SPERANZE


Alessandra Rozzi
Esistono diversi validi motivi per cui
i milanesi e non solo loro dovrebbero leggere il Rapporto sulla
Citt Milano 2014 dedicato a Expo, laboratorio metropolitano cantiere per un mondo nuovo. Il primo
sta nel fatto che il Rapporto, pubblicato dalla Fondazione Culturale
Ambrosianeum in collaborazione
con diverse universit cittadine grazie al contributo di Fondazione Cariplo ed edito da Franco Angeli, punta i riflettori a tutto tondo - per la
prima volta - sulla manifestazione
che nel 2015 tenter di promuovere
la nostra citt a fulcro di un discorso
inedito su modelli di sviluppo e lotta
alle diseguaglianze: partendo dal
tema alto con cui Milano si aggiudicata Expo 2015 -Nutrire il pianeta. Energia per la vita - la scommessa vorrebbe infatti essere quella
di rendere la citt pi inclusiva, operosa e pioniera, anche per rispondere alla domanda di nuovo umanesimo (parole del cardinale Scola),
che si leva da pi parti a fronte di
evidenti segni di disagio nel tessuto
sociale.
Non che le cose, sul fronte Expo,
siano fin qui andate per il meglio.
Ma se la crisi economica, i ritardi, i
problemi di governance e di assetto
dei suoli, i progetti via via ridotti in
base a finanziamenti sempre pi
scarni (aspetti, questi, ben indagati
dal Rapporto), e soprattutto le in-

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chieste giudiziarie (delle quali, invece, il Rapporto non d conto) hanno


per molti versi costretto a ridimensionare le ambizioni connesse alla
manifestazione, restano tuttavia aperti margini di speranza. Quegli
stessi margini indicati dal presidente
Ambrosianeum Marco Garzonio nella Prefazione al volume, dove attraverso un articolato esalogo giocato
tra purificazione e vigilanza,
chiarezza e responsabilit, deserto e perseveranza, si propone
uno scatto d'orgoglio in senso etico,
offrendo alcuni punti fermi per chi
vorr approfondire, personalmente
e in un confronto comune, uscire dal
contingente, riprendere a volare alto, a sognare.
Perch, ha spiegato Garzonio alla
presentazione del Rapporto, il senso vero della manifestazione potr
venire solo dal far slittare il motto di
Expo, in origine basato sulla nutrizione e sul suo pur imprescindibile
aspetto materiale, verso una dimensione culturale, morale ed etica. Solo se ci si nutre di idee, di valori, di
responsabilit e di impegni, Expo
2015 sar un successo. Altrimenti
resteremo schiavi degli scandali e
delle polemiche. Ma ricordiamoci:
Milano, in passato, uscita dai guai
soltanto quando, al di l del fare,
ha saputo preoccuparsi del verso
dove.

Fin qui lo spirito del volume. Quanto


ai contenuti, spaziano a 360 gradi
attorno a una manifestazione ancora forzosamente alla ricerca di una
propria fisionomia definita, mettendo
in luce alcuni nuclei tematici forti,
supportati da dati inequivocabili, in
grado di offrire efficaci spunti di riflessione a chi voglia metter mano,
nei mesi che restano, al senso di
Expo 2015.
Ecco allora il fronte occupazionale,
su cui tanto si era scommesso: rispetto alle aspettative, numeri alla
mano, la rassegna ha finora creato
poco lavoro, e quel poco flessibile,
in un settore - per adesso le costruzioni, pi avanti servizi, turismo, industria e made in Italy - dove i rapporti sono per loro natura a termine.
Vero che un bilancio definitivo si
potr tracciare solo a manifestazione conclusa, ma resta il fatto che i
dati di Camera di Commercio, Societ Expo 2015 e Ipsos convergono. Con laggravante, si spera momentanea, della relativa sfiducia
con la quale le imprese milanesi
guardano alla manifestazione: solo
il 3% delle imprese cittadine infatti
direttamente coinvolta in Expo, solo
il 14% crede che ne trarr vantaggi
di fatturato, e solo il 12% conta su
nuovi business con lestero.
Strettamente connessa al tema portante di Expo, ecco poi la questione
del diritto al cibo e della povert a-

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limentare, ormai pressante a Milano
e nel territorio, come testimoniano i
dati del Banco Alimentare e di Caritas Ambrosiana, che dipingono una
citt sempre pi povera, pi affollata
di bisognosi, pi esigente in termini
di aiuti alimentari (76% di assistiti in
pi dal 2008 al 2013).
Infine, tra spunti sullagricoltura periurbana, status di smart city, food
safety (in citt dovrebbe nascere
una Scuola di Alta Formazione internazionale), impegno del mondo

cattolico (il Refettorio ambrosiano


promosso dalla Diocesi) e molto altro, dal Rapporto emerge prepotente la questione della legacy di Expo, ovvero di quel che rester alla
citt e ai suoi abitanti una volta
chiusi i cancelli della manifestazione. Un tema, questo, non ancora
esplorato a fondo, ma assolutamente fondamentale spiega la curatrice Rosangela Lodigiani, ricercatrice
di Sociologia della Cattolica Ne
un esempio virtuoso la Fondazione

Cascina Triulza, con i suoi 40 e pi


soci che animeranno il padiglione
della societ civile destinato a restare alla citt a Expo conclusa.
Il volume attualmente in vendita alla
Fondazione Ambrosianeum al prezzo
scontato di 20 euro invece dei 27 di copertina, da settembre sar in distribuzione in libreria. Per informazioni:
info@ambrosianeum.org

LE CITT METROPOLITANE: QUALCHE SPUNTO PER NUOVE SOLUZIONI


Ilaria Li Vigni
ll 4 aprile scorso diventato legge
(n.56/2014) il cosidetto disegno di
legge Delrio, contenente disposizioni sulle Citt Metropolitane, sulle
Province, sulle unioni e fusioni dei
Comuni. La legge, formalmente gi
entrata in vigore, dispiegher i suoi
effetti a far data dal 1 gennaio
2015, quando la Citt Metropolitana
subentra alla Provincia e ne assume patrimonio, personale e funzioni, con relativa cessazione del Presidente e della Giunta provinciale.
La legge individua nove Citt Metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, cui si
aggiunge la citt metropolitana di
Roma capitale. Il territorio della Citt Metropolitana coincider con
quello della Provincia omonima.
Gli organi della Citt Metropolitana
saranno il sindaco metropolitano, il
consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana. Il sindaco metropolitano il sindaco del comune
capoluogo che indir le elezioni per
il consiglio metropolitano entro il 30
settembre 2014. Il consiglio metropolitano composto dal sindaco
metropolitano e da un numero di
consiglieri variabile in base alla popolazione (da 24 a 14), scelti con
voto ponderato tra i sindaci e i consiglieri comunali della Provincia.
Il consiglio lorgano di indirizzo e
controllo: approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta
ogni altro atto a esso sottoposto dal
sindaco metropolitano; ha altres
potere di proposta dello statuto e
poteri
decisori
finali
per
lapprovazione del bilancio.
Lo statuto pu comunque prevedere lelezione diretta a suffragio universale del sindaco e del consiglio
metropolitano, previa approvazione
della legge statale sul sistema elettorale e previa articolazione del
comune capoluogo in pi comuni o,
nelle Citt Metropolitane con popolazione superiore a 3 milioni di abi-

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tanti, in zone dotate di autonomia


amministrativa.
In concomitanza con lelezione del
consiglio metropolitano, si insedia
la conferenza metropolitana, composta da tutti i sindaci della Provincia. La conferenza metropolitana
composta dal sindaco metropolitano e dai sindaci dei comuni della
citt metropolitana. competente
per ladozione dello statuto e ha
potere consultivo per lapprovazione dei bilanci. I primi statuti delle
singole Citt Metropolitane dovranno essere approvati dalla conferenza entro il 31 dicembre 2014.
Sono altres definiti i contenuti dello
statuto, che disciplina, tra laltro, i
rapporti tra i Comuni e la Citt Metropolitana per lorganizzazione e
lesercizio delle funzioni metropolitane e comunali, prevedendo anche
forme di organizzazione in comune.
Alle Citt Metropolitane sono attribuite le funzioni fondamentali delle
Province, nonch le seguenti funzioni fondamentali proprie: a) piano
strategico del territorio metropolitano; b) pianificazione territoriale generale; c) organizzazione dei servizi
pubblici di interesse generale di
ambito metropolitano; d) mobilit e
viabilit; e) promozione e coordinamento dello sviluppo economico
e sociale; f) sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito
metropolitano.
Fin qui, il dato normativo della legge, per la verit non molto differente - salvo che in alcune precisazioni
temporali - rispetto al disegno di
legge presentato dal Governo e su
cui gi si scritto su questo settimanale.
La questione unaltra, ad avviso di
chi scrive. E ci si riferisce
alleffettiva qualit istituzionale dei
nascenti Enti Locali che, al di l
dellaccorpamento numerico - sempre benvenuto, in Italia in questi
tempi!- devono anche costituire un
quid pluris rispetto alle Province.

E questo qualcosa in pi pu essere trovato solo se le nascenti Citt Metropolitane potranno essere
concretamente rette da quel concetto di democrazia partecipata,
coinvolgendo direttamente il mondo
dellimpresa,
delle
professioni,
dellassociazionismo e del volontariato.
Ma come possibile con una struttura istituzionale che ricalca in buona parte quella delle abolite Province? Ad avviso di chi scrive, anzitutto bisogna lavorare sullelezione
diretta del sindaco e del consiglio
metropolitano: sarebbe gi un primo passo di contatto con la cittadinanza e con il territorio senza il
quale perde ogni senso questo mutamento istituzionale.
Ma non sufficiente: occorrer prevedere dei momenti consultivi, cui
si dovr fornire una cornice istituzionale, in cui il sindaco e il consiglio metropolitano devono interfacciarsi con il mondo dellimpresa,
delle professioni e dellassociazionismo, prevedendo non solo dei
tavoli di confronto, ma una vera e
propria compartecipazione decisionale.
Anche il bilancio dovr riflettere
questo spirito di partecipazione, estremamente importante in momenti quale quello attuale in cui la trasparenza nelle Pubbliche Amministrazioni valore quanto mai richiesto, dovendo pertanto essere spiegato nelle sue linee guida e liberamente accessibile ai cittadini, con
possibilit di interpellanze e di richieste in merito.
Tutti questi elementi dovranno essere perfezionati negli statuti, approvati dal 30 settembre al 30 dicembre 2014 che davvero segneranno la linea di confine tra
unistituzione davvero nuova e una
fotocopia ingrandita della vecchia
e superata Provincia.

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Lavoriamo, pertanto, per suggerire
alla politica, in modo rigoroso e forte, alcune linee-guida per questi

statuti che davvero ci stanno a cuore, solo cos contribuiremo a far nascere una realt istituzionale, la Cit-

t Metropolitana, davvero nuova e


portatrice di bene comune.

GLI AFFARI DELLA PUBBLICIT IN UNA CITT SESSISTA: MILANO


Donatella Martini*
Rompo gli induci e dico senza mezzi termini la mia. Contro la pubblicit
sessista il Comune di Milano non ha
fatto quel che doveva. Non voglio
apparire come una guastafeste, n
assumere un atteggiamento ipercritico. Intendo spiegare, dati alla mano, perch sono scoraggiata. E il
verbo scoraggiare non rende appieno la mia posizione di presidente
dellassociazione
DonneinQuota,
impegnata su questo fronte dal
2008, a partire dalla pubblicazione
della Risoluzione del Parlamento
Europeo sull'impatto del marketing e
della pubblicit sulla parit tra donne e uomini (2038/2008)
Oggi la sensibilit dellopinione
pubblica cambiata ed pi attenta
a questi temi. Lo dimostra lultimo
caso che ha fatto recentemente discutere (e meno male): quello della
pubblicit SantAnna, con cui sono
stati tappezzati i mezzi pubblici della
citt con tanto di succo di frutta associato alla gigantografia del sedere
di una ragazza. Ma anche la campagna contro la pubblicit sessista
che il Presidente dellArt Directors
Club Italiano (ADCI), il pubblicitario
Massimo Guastini, ha lanciato nel
2013 e che in breve tempo ha raccolto decine di migliaia di firme.
La metropoli che si prepara allExpo
2015 ha grattacieli pi alti, piste ciclabili che sembra quasi possibile
attraversarla tutta in bicicletta, nuove stazioni della metro lilla, che
pure un bel colore. Ma, su molte
facciate di antichi palazzi e su molti
ponteggi che proteggono i cantieri,
continuano a comparire gigantografie di donne-corpo, di donnerichiamo sessista per gli acquisti.
Una infamante peculiarit milanese
che Giuliano Pisapia, cos sostenuto
e trascinato verso la responsabilit
di sindaco dalle associazioni femminili, non ha saputo (o non ha voluto?) azzerare.
Come invece bisognerebbe fare e
come ci aspettavamo che succedesse. stato istituito un tavolo per
fronteggiare lemergenza civile della
pubblicit offensiva in citt, e il tavolo rimasto solo. Uno a uno se ne
sono andati tutti quelli che da anni lassociazione che presiedo in primis - combattono le volgarit e le
discriminazioni di genere che filtrano dai cartelloni affissi sotto i nostri
occhi, senza che i nostri occhi pos-

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sano fare alcunch per evitare di


vederli. E assimilare, mi riferisco
soprattutto ai pi giovani, lidea che
del corpo di una donna, e di una
donna, si possa fare tutto ci che ci
passa per la testa.
La delegata del sindaco su questo
tema, Francesca Zajczyk, subito
dopo la nomina aveva ufficialmente
dichiarato che il suo primo impegno
sarebbe stata listituzione di un Giur
sulla pubblicit sessista. E il Giur
non si mai neanche lontanamente
visto. Si vista, invece e addirittura,
lo abbiamo denunciato su questo
giornale chiedendone inutilmente lo
stralcio, la delibera del 28 giugno
2013, "Indirizzi fondamentali in materia di pubblicit discriminatoria e
lesiva della dignit della donna" che
al punto 2 impegna il Comune a
contrastare le immagini volgari,
indecenti, ripugnanti, devianti da
quello che la comunit percepisce
come normale, tali da ledere la sensibilit del pubblico.
Pi rileggo questo passaggio, pi
rifletto su questa delibera, e pi non
credo possibile che la giunta arancione di Milano abbia potuto partorire un simile obbrobrio. Che sostanzialmente legittima anzich contrastare labbassamento della percezione del livello di violenza sulle
donne, inclusa quella che passa dai
manifesti oltraggiosi della dignit
femminile. Da menti aperte ed esperte era obiettivamente scontato
aspettarsi qualcosa di meno normale e inefficace.
E qui voglio fare autocritica. Ho
commesso un errore nel non dire
subito, pubblicamente e con energia, che listituzione di una figura-filtro
sulla questione Pari opportunit, e
dunque anche sessismo, era sbagliata e ambigua. Al di l dellincisivit e della competenza della delegata Zajczyk, proprio il fatto che
Giuliano Pisapia non abbia ritenuto
di prevedere uno specifico assessorato (magari con portafoglio) che
andava censurato.
Subito. Senza tentennamenti, mediazioni e attese risultati poi del tutto
vani. A rileggere oggi il suo comportamento, sembra che tutto limpegno del sindaco dellarcobaleno si
sia esaurito con il 50 e 50 della formazione della giunta e poco altro.
Per il resto, sullenorme questione
della citt imbellettata di sessismo,

la fascia tricolore di Giuliano Pisapia


non si imposta con la decisione
che ci si aspettava.
Per dare il senso di quanto sia
grande il problema, ho chiesto a
Paola Ciccioli, amica giornalista che
spesso ospita le attivit di DonneinQuota sul blog di Donne della
realt, di andare in Comune per capire, una volta per tutte quali siano i
numeri interessati dal business della
pubblicit stradale, quella a pi alta
incidenza di stereotipi e violenza
visiva a Milano. Il quadro che Paola
Ciccioli ha delineato grazie alla collaborazione dellarchitetto Mario Zito
e del direttore del settore pubblicit
Fabio Mancuso questo:
1) Laffissione dei manifesti in citt
segue due strade. La prima afferisce direttamente al Comune, la seconda data in concessione alle
agenzie che gestiscono gli impianti
privati. Questa la premessa da
tenere bene a mente.
2) Sotto il diretto controllo comunale
ci sono 3.114 strutture su cui affiggere le pubblicit e queste strutture
occupano complessivamente una
superficie di 24 mila metri quadrati.
Qual , invece, la superficie totale in
mano ai privati che, senza vincoli di
sorta, viene ricoperta da gigantografie in cui, troppo spesso, a un nuovo
modello di macchina si affianca un
sedere di donna, a un pacchetto di
spaghetti in offerta speciale una
bocca allusiva, a un nuovo brand di
abbigliamento il pi denudato possibile pezzo di corpo femminile?
Questa superficie pari a 300 mila
metri quadrati, una citt nella citt,
insomma. Senza leggi, senza controllo, senza lobbligo di rispettare
anche i pi flebili richiami delle pi
equivoche delibere.
3) Fatta 100 la torta pubblicit, dunque, il 93 per cento del business
in mano ai concessionari. Ci che il
Comune pu ripulire con la delibera
soltanto il 7 per cento del totale.
Lo spicchio direttamente gestito
dallamministrazione si traduce in
introiti pari a un milione e 900 mila
euro allanno. La grande torta in
mano ai privati, invece, porta nelle
casse di Palazzo Marino intorno ai 9
milioni di euro ogni anno, che lievitano a 19 milioni se si includono anche le insegne di esercizio, cio, per
fare uno dei tanti esempi, quelle dei

www.arcipelagomilano.org
sexy shop (le cifre sono aggiornate
a circa 3 mesi fa).
Non sar che non si vuole dare fastidio ai concessionari di pubblicit
per timore che il flusso di denaro
che entra nelle casse del Comune
diminuisca? Lascio a voi lardua
sentenza. Rimane il fatto grave,
gravissimo che la Giunta Pisapia
abbia adottato uno stile di finto ascolto del territorio ma alla fine come chi lha preceduta - abbia fatto
calare dallalto le sue decisioni, oltretutto mal formulate e/o sbandierate come risolutive quando invece
riguardano, come abbiamo visto,
una esigua fetta dellaffare pubblicit.
Alcune parole sul Protocollo che
lANCI (Associazione Nazionale

Comuni Italiani) ha siglato a marzo


di questanno con lIstituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), per la
tutela della dignit femminile nelle
affissioni locali. Si tratta dello stesso
protocollo che la Ministra Mara Carfagna firm nel 2011 con lo IAP e
che non stato mai applicato per
mancanza di volont politica. Ma
come mai ce lo ripropongono a 3
anni di distanza? Non siamo riuscite
a chiarire la questione con lANCI
perch sia il presidente, Piero Fassino, che la responsabile alle Pari
Opportunit, non hanno accettato di
rispondere alle nostre domande,
neanche per iscritto.
In conclusione, riteniamo che Palazzo Marino debba aprirsi realmente a un percorso vero e costruttivo

che coinvolga le realt cittadine che


da anni lavorano sul territorio per
poter poi offrire alla citt soluzioni
che contrastino effettivamente il
sessismo in pubblicit. Il sessismo
un problema culturale e come tale
dovrebbe essere affrontato. Milano
si deve proporre come laboratorio di
sperimentazione educativa a partire
dalle scuole materne.
Il discorso talmente ampio che ci
riserviamo di approfondire tutti i
punti sensibili confidando ancora
nellospitalit di ArcipelagoMilano.
*Presidente Associazione DonneinQuota

SODDISFARE IL CONSUMATORE O LUOMO: UNA STRATEGIA PER LA CRESCITA ECONOMICA

Marzio Bonferroni
Gli esseri umani, di fronte a cambiamenti epocali come quello che
stiamo vivendo, si sono sempre posti una domanda, in molti casi con
lautorevolezza di filosofi e pensatori
in ogni disciplina: che fare? Nel
mondo delle imprese la domanda
la stessa, e ci che possibile prevedere in questa area pu avere un
valore di metafora per altri ambiti,
dato che alla base di ogni costruzione sociale il destinatario finale
sempre lui: lessere umano integrale, da comprendere e rispettare come tale.
Non esiste, e non mai esistita in
ogni epoca, ununica risposta alla
domanda - che fare ? - nel sentire
comune oltre che scientifico. Pur
avendo coscienza di questa realt,
proponiamo in questa sede di considerare, nellambito del marketing e
delle imprese, una proposta nascente
dalla
stessa
natura
dellessere umano. Nel 2000, per
una serie di circostanze, ebbi
loccasione in un convegno per formulare lidea relativa allopportunit
di evolvere e integrare il modello
consumatore e la stessa customer
satisfaction, in una pi ampia concezione esprimibile in human satisfaction. Nel 2005 scrissi un libro
dallo stesso titolo edito da Franco
Angeli, con prime riflessioni su questa visione e sul conseguente metodo multicreativit, espressione del
lavoro multidisciplinare. Il libro riportava anche le opinioni di autorevoli
filosofi, sociologi, psicologi, imprenditori e marketing manager, che
condividevano la visione e il nascente metodo per la strategia e
comunicazione dimpresa. Ricordo
in quellanno una mail di Philip Kot-

n. 26 VI 9 luglio 2014

ler in cui testualmente mi scriveva:


I like your transforming the idea
from a customer approach to a human approach.
Rispetto alla customer satisfaction,
e in particolar modo rispetto al modello consumatore, rivelatosi negli
anni sempre pi obsoleto, la human
satisfaction si pone quale visione e
metodo integrativi, considerando
umanamente ed economicamente
utile contribuire a promuovere la
centralit dellessere umano integrale, con una filosofia e un conseguente metodo nello stesso interesse dellimpresa e della diffusione
ottimale dei suoi prodotti e servizi,
ottenuta quale conseguenza del
raggiungimento di obiettivi di soddisfazione delle necessit presenti
nelle persone-clienti, misurabili in
modo pi esteso rispetto alla tradizionale customer satisfaction, individuandole nelle tre aree della psiche: emotivit, razionalit, etica.
Non facile superare le abitudini
generate nel tempo dal modello
consumatore, in cui limpresa tende
a imporre i propri prodotti, in una
sorta di monologo in cui il consumatore considerato da condizionare e convincere allacquisto. Questo frutto delleconomia razionalista per la quale lhomo oeconomicus per sua natura sempre proteso alla esclusiva ricerca del massimo profitto personale.
Lapplicazione della human satisfaction prevede, come prima e fondamentale fase di analisi, un profondo
ascolto delle necessit integrali
della persona-cliente e della sua
soddisfazione razionale, identificabili quali necessit (items, per i ricercatori),
misurabili
nelle
aree

dellemozione, della ragione e


delletica, per collegarle una per una
alle soddisfazioni che limpresa e il
brand in esame tendono a dare, misurando la distanza (gap) tra tali
necessit rilevabili nella psiche e la
soddisfazione percepita dalla persona-cliente. Questa analisi richiede
il concentrarsi come prima fase
sullascolto, con la chiara volont
dellimpresa di mettere costantemente in discussione le proprie
convinzioni consolidate non considerandole mai definitive.
da ritenersi che la cultura
dellascolto e della misurazione
delle necessit delle persone e dei
gap, debbano essere prima di tutto
condivise dai pi Alti Vertici
dellimpresa.
Come apparso chiaro e documentato da molti colloqui con sociologi,
psicologi, filosofi e imprenditori, il
passaggio culturale dal territorio
del monologo tra imprese e consumatori al territorio del dialogo tra
imprese e persone-clienti, evitando i
condizionamenti pavloviani, puntando a scelte libere e consapevoli basate pur sempre sullimmediatezza,
la forma, la passione e limpatto
dei messaggi, che per non siano
fine a se stessi, promuovendo contenuti innovativi storytelling, con
informazione, dialogo e servizio,
promuovendo
decisamente
lo
scambio di idee tra impresa e pubblico per una comunicazione intesa
in modo partecipativo quale azione
comune.
Da casi realizzati in vari settori, gli
elementi integrativi e misurabili
dellapproccio human satisfaction
oriented rispetto allapproccio cu-

www.arcipelagomilano.org
stomer satisfaction oriented, sono in
particolare:
a) I valori percepiti dalle personeclienti, derivanti dalla comprensione
e dalla soluzione delle loro necessit analizzate in modo olistico nelle
tre aree della psiche (emozione
ragione - etica).
b) I valori della relazione che si incrementa tra marca e persone, misurabile in qualit e quantit.
c) I valori della fidelizzazione, in particolare nella parte alta della piramide di mercato, dalla quale
limpresa ricava la maggior quota di

fatturato e di contributo al profitto, e


in cui crescono e si sviluppano i migliori venditori di unimpresa, ovvero le persone-clienti soddisfatte che
mettono in moto il pi attuale, efficace e gratuito medium di comunicazione interattiva: il passa-parola.
d) I contenuti della comunicazione
interna ed esterna che con la multicreativit per la human satisfaction,
espressa da un team multidisciplinare, si arricchiscono di elementi
informativi e di dialogo, integrativi
ed evolutivi rispetto alla comunicazione-monologo.

In sintesi, la human satisfaction si


propone quale visione e metodo olistico e integrativo identificabile nella
metafora edificio di comunicazione
per limpresa, con alle fondamenta
lascolto delle necessit, la motivazione dei gap tra necessit e soddisfazioni percepite, e la strategia per
ridurre i gap con i concept di comunicazione, al primo piano la comunicazione e formazione interna, al secondo la comunicazione esterna, e
al terzo lo sviluppo della comunit di
marca.

LEGIFERARE ALLITALIANA: RENDERE SUDDITI USANDO IL LINGUAGGIO


Ileana Alesso e Gianni Clocchiatti
Rendere sudditi Chi non ha mai
provato limpulso di mandare a quel
paese linformatico che snocciola il
suo tecnologico sapere mentre noi,
persi in un universo parallelo, ci capiamo meno di niente? Chi non ha
provato il medesimo impulso verso
quei medici o quegli avvocati che ci
rovesciano addosso il loro criptico
linguaggio mentre il nostro problema resta desolatamente irrisolto?
Non tutti gli specialisti sono ovviamente cos, alcuni sono anche ridicoli. Come quelli che hanno deciso
che il biglietto del treno non si timbra bens si oblitera, che la multa
si eleva, il mutuo si contrae e la
sanzione pecuniaria si irroga.
Questo linguaggio viene definito burocratese, una sottospecie deviata
del legalese, ma guardandone gli
effetti possiamo ben dire che il
linguaggio della sudditanza, lesatto
contrario del linguaggio della cittadinanza. Un linguaggio che, con la
scusa della competenza tecnica e
della precisione scientifica, genera
distanza e diseguaglianza tra le
persone. La cosa divertente che
ribalta i suoi perversi effetti su tutti,
nessuno escluso, linformatico prima
o poi si recher da un medico e
questi magari avr bisogno di consultare un avvocato che ovviamente
un giorno avr bisogno di un informatico il quale a sua volta dovr
andare prima o poi da un meccanico. E il gioco continua: avete mai
scambiato due parole con il meccanico sulle cause del guasto alla vostra auto? Idiomi diversi nella loro
specificit tecnica, ma eguali nel

meccanismo che alimenta reciproca


distanza e soggezione.
Ma il peggio lo si raggiunge con i
testi di legge. Un esempio a caso?
Prendete il decreto legge, n. 90,
pubblicato il 24 giugno scorso in
tema di misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per lefficienza degli uffici giudiziari che tratta della pubblica
amministrazione, del ricambio generazionale negli uffici pubblici, di Expo e altro. Provate a leggerlo. Non
temete. Al di l delle intenzioni del
legislatore e dei contenuti praticamente illeggibile, anche per noi
addetti ai lavori. Solo con lesperienza riusciamo a venirne a capo,
investendoci del tempo e saltellando
attraverso commi, sottocommi, articoli e abrogazioni varie. E pensare
che lUnione Europea nel 2009, con
il Decalogue for Smart Regulation,
ha ribadito allItalia il dovere di scrivere le leggi in modo chiaro cos
che i suoi destinatari le possano
comprendere.
Gi ma chi sono i destinatari delle
leggi? Sono forse i funzionari della
Casta dei burocrati che le scrivono?
Ovviamente no, sono i cittadini,
quegli esseri che ancora eleggono i
propri rappresentanti confidando
che prima o poi abbiano il rispetto di
esprimersi nella stessa lingua dei
loro rappresentati mentre invece il
meccanismo perverso della lingua
indecifrabile rende, da decenni, destinataria delle leggi proprio quella
oscura Casta di burocrati, estensori
delle norme e imperituri nel succedere a ogni maggioranza e governo.

Rileggiamo la Costituzione o lo Statuto dei Lavoratori. Sono chiarissime. Scritte con un linguaggio semplice, diretto, con testi brevi che evidenziano il senso, finalizzate sia alla
comprensione che alla agevole lettura grazie al rispetto che hanno
della dignit dei cittadini - destinatari.
Pensiamo poi alle sentenze. Sono
pronunciate in nome del popolo italiano, ma scritte in modo tale che
quel popolo non messo in grado di
attingervi direttamente, ma possono
esistere linguaggi tecnici che coniughino precisione e partecipazione,
che siano al contempo rigorosi e
comprensibili?
La
sfida
di
Fronte
Verso
(www.fronteverso.it) proprio questa, dimostrare, a partire dalle sentenze, che possibile farsi comprendere utilizzando un linguaggio
accessibile senza rinunciare al rigore e alla completezza dei concetti ivi
espressi. Fronte Verso riscrive a
fronte le sentenze in modo chiaro e
comprensibile a tutti e, per completezza, pubblica a verso il testo originario. La nostra idea diventata
un progetto che ormai al suo secondo anno di vita e oggi un
network, sviluppato anche con il
contributo di Maurizia Borea, a cui
partecipano professionisti ed esperti
di varie discipline che condividono il
valore di una comunicazione responsabile e accettano la sfida di
contribuire allaccessibilit del diritto. Perch, come ci piace dire, conoscere il diritto un diritto.

MILANO: NOI CI METTIAMO LACQUA, IL FUOCO, IL CONDIMENTO E LA MANIFATTURA


Giulia Mattace Raso
Avete presente il pranzo alla romana in Tot e Peppino e i fuorilegge?

n. 26 VI 9 luglio 2014

Peppino porta due etti di pasta, due


salsicce e una mela: ... e voi che ci

mettete? noi ci mettiamo lacqua, il


fuoco, il condimento e la manifattu-

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ra la risposta di Tot. Facendo la
tara al cinismo del principe De Curtis rimane il fatto che senza le condizioni al contorno, il pranzo non si
cucina. E ciascuno mette la sua parte.
Credo che leconomia della crisi abbia fatto da volano, ma che a monte
ci sia anche la scelta di uno stile di
governo: quello di condividere con
le forze sociali le spinte al rinnovamento. Lultimo esempio, e forse il
pi eclatante, quello dei miniappartamenti offerti a un affitto calmierato ai giovani in cambio di un monte ore da dedicare a quelli che un
tempo si sarebbero detti servizi sociali. Una profonda convinzione che
una citt prima di tutto una comunit, e che uno dei principali compiti
del comune, per lappunto, sia
quello di farla esprimere.
E cos i processi di rigenerazione
urbana si fondano sul recupero delle relazioni, tra le persone e nei luoghi che le ospitano. il senso delle
feste di vicinato che il Comune ha
promosso di recente nei quartieri
popolari, facendosi social media
nel senso letterale del termine,
quanto Facebook lo per il fenomeno social street. La condivisione

di un bisogno, il desiderio di incontrarsi, leconomia dello scambio, il


paradigma dello sharing si intrecciano nello strutturare nuove forme
di socialit urbane o nel rinverdirne
di antiche.
Alla stessa stregua gli edifici abbandonati sono come buchi neri nel
tessuto cittadino, recano una offesa
pi profonda del degrado appariscente che generano: risucchiano
fiducia. Per fugare i fantasmi il Comune ci mette ledificio e conta su
chi ci pu mettere linvestimento
per animarlo. In una sorta di economia circolare urbana, recuperare
e valorizzare gli spazi e le aree abbandonate un modo per allungarne la vita, il tentativo di superarne
lobsolescenza e dotarli di una vita
rotonda. Nella logica in cui il servizio pu essere pi interessante del
semplice possesso di un prodotto, si
fa alla romana e ognuno mette la
sua parte. Parte che sempre pi
spesso agita da una pluralit di
soggetti che condividono un obiettivo.
Non un luogo abbandonato, ma
come tutte le sue sorelle, le stazioni
del Passante ferroviario, soffre di
solitudine. Enormit di spazi in cer-

ca di autore. La stazione di Porta


Vittoria sembra averne trovato in
quantit: diventato il palcoscenico
di artepassante, un progetto ambizioso e avvincente studiato da un
gruppo di realt culturali, artistiche e
formative della citt di Milano, in cui
arti figurative, immagini, teatro, letteratura, poesia, musica vengono
qui rappresentate nel tentativo di
portare la cultura, nelle sue pi diverse forme, a un pubblico nuovo e
diverso da quello che abitualmente
ne frequenta i luoghi istituzionali.
Una decina di associazioni, lAccademia di Brera, i due licei artistici
della citt insieme allItsos hanno
ottenuto il finanziamento della Fondazione Cariplo per il bando "Avvicinare nuovo pubblico alla cultura".
Si rivitalizzano i luoghi, vi si porta
vita davvero, si costruiscono reti inedite tra enti e associazioni, una
eredit di relazioni che saranno facilmente attivabili alla prossima occasione. Questo anche il portato
specifico dei nuovi bandi, che promuovono e premiano la capacit di
fare rete, a garanzia del pi ampio
coinvolgimento di persone possibile.

OPEN GOVERNMENT E CULTURA DELLA PARTECIPAZIONE IN LOMBARDIA


Luca Montani
Dovremmo
farcela.
Questa
limpressione dominante emersa
durante un incontro sullOpen Government dove sono stati chiamati a
raccolta alcuni tra i protagonisti del
momento. Levento, organizzato
dallAssociazione Umberto Ambrosoli e svoltosi a Palazzo Turati gioved 3 luglio, ha permesso di fare il
punto sulle distanze dal raggiungimento dellobiettivo multilaterale internazionale che vede decine di nazioni impegnate nel cosiddetto governo aperto.
S, dovremmo farcela, anche se i
ritardi endemici sono moltissimi e a
richiamarli tutti ci hanno pensato
alcuni esperti che da anni lavorano
sul tema: Ernesto Belisario, Direttore Osservatorio Open Government;
Flavia Marzano, Presidente di Stati
Generali dell'innovazione; Stefano
Pizzicannella, Direttore per gli affari
internazionali presso il Dipartimento
della Funzione Pubblica e Guido
Romeo Data&business editor a Wired Italia. Ospite donore Christopher M. Wurst, Console degli Stati
Uniti a Milano, di fresca nomina ma
con unesperienza consolidata sul
tema.
Un ottimo panel di invitati per raccogliere un sfida, quella dellasso-

n. 26 VI 9 luglio 2014

ciazione Ambrosoli, tuttaltro che


banale: il cambiamento arriva? Gi,
perch ad attenderlo, questo cambiamento, il sistema istituzionale e
amministrativo italiano e insieme a
questo, leconomia, e tutti noi.
Non un tema per addetti ai lavori e
a sottolinearlo da subito stato
Guido Romeo, moderatore del confronto. Cosa sia, nel dettaglio, lo ha
detto Umberto Ambrosoli: Per Open Government si intende una
prassi di amministrazione del bene
pubblico trasparente e accessibile,
perseguita nell'ambito dell'Agenda
Digitale per l'Italia rispondendo agli
obblighi di pubblicit, trasparenza e
diffusione di informazioni da parte
delle Pubbliche Amministrazioni.
Per il nostro Paese rappresenta,
dunque, una grande opportunit e
forse risponde anche alla necessit
di rendicontare, mettere in luce, dimostrare che non siamo il fanalino
di coda. Per lItalia ha proseguito
Ambrosoli lo scopo aumentare il
grado di apertura e accessibilit
dell'operato delle amministrazioni
nei confronti dei cittadini, tanto in
termini informativi quanto di partecipazione al processo decisionale.
Sono stati raccontati esempi noti,
primo tra tutti quello promosso dal

Ministro per la Coesione Territoriale


sugli Open Data, ma non sufficiente perch Open Government
ancora molto di pi. Ambrosoli ha
insistito molto su questo punto, fino
a definire lOpen Government
unambizione di trasparenza ed efficacia che dovrebbe caratterizzare
tutti, soprattutto chi si occupa di
tracciare le regole del gioco e la tutela degli interessi dei cittadini.
La sbornia di consultazioni per
usare le parole di Belisario ha generato molte ombre anche per gli
strumenti utilizzati e per la mancanza di obiettivi specifici. Sugli obiettivi
raggiunti e su quelli mancati si
soffermato Pizzicannella con uno
sguardo lucido: in questo importante e irreversibile processo di modernizzazione della PA, il cambio di
cinque governi in pochi anni certo
non ha facilitato.
Wurst oltre a raccontare la sua esperienza diplomatica nella lotta a
favore della trasparenza nellazione
politica, ha mostrato un video incoraggiante sullesperienza We the
people: un sistema per la consultazione dei cittadini Usa. Il Console ha
anche citato una frase memorabile
del giudice Brandeis che, sul tema,
diventato un must pi volte condi-

www.arcipelagomilano.org
viso su Twitter con lhastag #uaopengov: la trasparenza il miglior
disinfettante, la luce del sole il miglior poliziotto.
Da segnalare anche alcuni impegni
inediti che ha preso Umberto Ambrosoli, cercando di declinare il tema Open Gov in Lombardia e a Milano. Racconter periodicamente
come evolve il sistema di Regione,
monitorando le azioni istituzionali, il
funzionamento degli URP, le attivit
di formazione e documentazione
che Regione Lombardia e la citt di
Milano mettono a disposizione di
tutti i cittadini. Ognuno con la propria parte di competenza: io non
sono un giornalista e non faccio il
tecnico, ma la ricaduta sociale locale di un gap cos grande non possiamo ignorarla. Altri gli impegni

assunti: verifica dellaggiornamento


dei dati dei cittadini, promozione di
azioni per la diffusione del commercio elettronico e dei sistemi di pagamento digitali (per aprire il mercato, ridisegnare la logistica delle
merci e sconfiggere fenomeni patologici come levasione fiscale e il
riciclaggio del denaro sporco), promozione delle potenzialit del fascicolo sanitario elettronico; e poi il riavvio di un progetto ambizioso per
la realizzazione di una rete per
lascolto e la consultazione on line
dei cittadini. Noi, per mancanza di
risorse, abbiamo fermato un nostro
progetto davvero importante ma che
varrebbe la pena di riprendere.
Impegni che paiono di difficile attuazione senza il coinvolgimento di esperti. Ecco perch favorire la na-

scita di un gruppo di lavoro milanese che non sia il doppione di un ennesimo tavolo di confronto, bens un
gruppo di persone disponibili a raccogliere pratiche ed esperienze che
negli anni hanno trasformato i beni
e i servizi di Milano proiettandola nel
mondo con un ruolo di leadership
riconosciuta.
A concludere lincontro una riflessione sul fatto che la cultura della
partecipazione in Italia non ancora
diffusa: limpegno deve essere rivolto, quindi, a fare in modo che la partecipazione diventi un fenomeno
reale e capillare. Anche questo
moltiplicare le difese immunitarie
contro le tossine dellantipolitica e
del qualunquismo.

Scrive Alessandra Nannei a proposito del ponteggio di via Cappuccio


L'appaltante deve pagare un affitto
giornaliero alla ditta proprietaria del
ponteggio che installa. Per questi
motivi le imprese hanno l'abitudine

di montare il ponteggio molto prima


- anche anni - di iniziare i lavori. Milano piena di questi ponteggi abbandonati. Vorrei sapere quanto ha

pagato e quanto sta pagando il Comune di Milano per questo da voi


segnalato.

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Non lo so ancora
Regia di Fabiana Sargentini [Italia, 2013, 83]
con Giulio Brogi e Anna Finocchiaro
Non lo so ancora lesordio nel
lungometraggio di Fabiana Sargentini, premiata documentarista che ha
molto bene raccontato le donne e gli
uomini (bel campionario di ritratti di
neopadri in Sono incinta', del 2003,
e altrettanto belle le interviste a tante donne ragazze e bambine che
parlano delle proprie madri, le descrivono, ne raccontano somiglianze, o le ricordano nelle paure di essere diventate madri, il Di madre in
figlia', del 2004, tutti e due premiati
al Festival di Bellaria), un film indipendente, girato con basso budget in 4 settimane, senza finanziamenti statali, ma sostenuto dalla
Genova Film Commission e premiato al Festival di Pesaro nel 2013,
con poche occasioni di essere visto,
per cui risultano preziosi i passaggi
del 7 luglio al Mexico e le serate dal
9 in poi al cinema Beltrade.

n. 26 VI 9 luglio 2014

Girato a Levanto, racconta una


giornata particolare di fine estate,
tra sole, vicoli e mare, nella vita di
due persone alquanto diverse, un
uomo e una donna Giulia e Ettore,
distanti per generazione e carattere,
che si incontrano dopo essersi sottoposti a controlli medici nello stesso ospedale, la donna a quarantanni per una maternit desiderata e forse negata, luomo pi vecchio per una brutta tosse che porta
con s i timori di un serio male.
Un film intimo, fatto di momenti che
costruiscono una giornata dattesa,
in un tempo sospeso e un po irreale come la descrive la regista; un
tempo che scorre lento e tranquillo
senza scosse, dove lazione naturale interrotta solo ogni tanto, con
discrezione, come piccole sospensioni, dagli acquerelli di Luca Padroni e dagli scorci del panorama
della cittadella ligure.

Ettore, un burbero colto e malandato, che ha la bella faccia ruvida e


a tratti stupita di Giulio Brogi, raro
frequentatore degli schermi negli
ultimi tempi, mentre Anna Finocchiaro regala intensit a Giulia,
donna interessante, in bilico tra la
solitudine e il desiderio di maternit.
Si ritrovano casualmente insieme
nel parcheggio dellospedale e insieme, non cos casualmente, aspettano fino al mattino dopo lesito
di un esame, importante per ognuno
a suo modo, in una comune condizione dattesa.
Il film ha la collaborazione alla sceneggiatura di Morando Morandini,
decano dei critici cinematografici,
che con la regista ha intrattenuto
una fitta corrispondenza epistolare
che ha prodotto un racconto da cui
si sviluppato la tessitura del film
che restituisce anche il rapporto

10

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empatico tra la documentarista e il
critico.

Adele H.

A Milano, il 7 luglio al cinema Mexico e dal 9 al cinema Beltrade.

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Monica e Clara
Luned sera la Milanesiana sembrava offrirci come un miraggio un
concerto dal vivo di Clara Schumann in memoria di Robert; Claretta
o Chiarina, come la chiamava quel
marito perdutamente innamorato di
lei, era di quasi 10 anni pi giovane
di lui, ne aveva 21 quando riusc
finalmente a sposarlo, poco pi di
30 quando fu costretta a fare i conti
con il declino della sua mente, 37
infine quando Robert, dopo un tentativo di suicidio e due anni di ospedale psichiatrico, la lasci vedova;
Clara visse altri quarantanni dividendosi fra il ricordo di Robert e
laffetto di Brahms.
Clara Schumann che fu grandissima pianista a prescindere dai due
geni che lhanno amata sembrava
reincarnata laltra sera in unaltra
grandissima pianista, nella bella figura femminile di Monica Leone che
interpretava con lo stesso amore di
lei due famose opere del suo Robert: le Variazioni ABEGG opera 1
del 1830 e Arabesque opera 18 del
1839. Di Monica Leone qualche lettore ricorder lincantamento che
raccontai quando, lanno scorso,
esegu le Variazioni Goldberg per
PianoCity; e in questa sorta di immedesimazione di Monica in Clara
(due vite interamente dedicate alla
musica e al loro compagno musicista), ho trovato sorprendente che la
prima abbia potuto raggiungere risultati di qualit altrettanto elevata
sia in Bach che in Schumann; se
facile immaginare che un pianista
eccella in un autore, in un genere, in
unepoca, molto pi difficile credere
che possa farsi profondo interprete
di mondi tanto diversi. Ma Bach e
Schumann sono nati a pochi chilometri uno dallaltro e vissero entrambi a lungo a Lipsia, anche se a
pi di un secolo di distanza uno
dallaltro. Significher qualcosa?
Peraltro difficile pensare e raccontare queste storie senza inquadrarle
fisicamente nellambiente della Turingia e della Sassonia (ancora venticinque anni fa era Germania Orientale) che, a dispetto di nomi vagamente duri e severi, sono dolcissimi paesi dalle colline verdi e dai
meravigliosi cieli continentali. un
quadrilatero le cui diagonali misura-

n. 26 VI 9 luglio 2014

no poco pi e poco meno di 200 km,


in cui si trovano Eisenach, Erfurt,
Weimar, Zwickau, Lipsia, Dresda e,
a poche ore di carrozza a cavalli,
Praga, Karlsbad (o Karlovy Vary),
Bayreuth, Bamberg, Francoforte e
sono le terre che per pi di duecento anni sono state il vero crogiuolo
della musica occidentale: Bach nasce nel 1685 ad Eisenach, Clara
Wieck Schumann muore nel 1896 a
Francoforte, ma in quei duecento
anni chi dei grandi musicisti e letterati non andato regolarmente a
Weimar a visitare Goethe, e a Lipsia
dove Mendelssohn aveva creato la
Gewandhaus?
Veniamo al programma di luned
sera, ricco di allusioni, rimandi, giochi di specchi.
Le Variazioni (il tema composto
dalle note la, si bemolle, mi, sol,
sol e cio ABEGG secondo la nomenclatura anglosassone) sono il
risultato di una sorta di bravata:
Schumann aveva ventanni e durante un viaggio a Mannheim gli capita
di fare un giro di valzer con una giovane pianista di nome Meta Abegg;
torna a Zwickau e, lasciando intendere di essere un grande sciupafemmine, scrive questo pezzo e lo
dedica a una immaginaria Contessina Pauline von Abegg. Per fortuna il ventenne sapeva gi scrivere
musica in modo delizioso e queste
Variazioni sono una vera chicca.
Altra chicca Arabesque, o meglio
Arabeske come nelloriginale, di nove anni pi tardi, quando Schumann
si trovava a Vienna per cercare di
affermarsi come critico musicale e
cos convincere il suo maestro di
pianoforte Friedrich Wieck a concedergli la mano della figlia Clara; ebbe scarsissimi risultati, sia sul piano
professionale che personale, tuttavia un anno dopo, sia pur attraversando mille difficolt, riuscir a sposare lamata mentre la sua rivista
Neue Zeitschrift fr Musik avr
ugualmente, ma altrove, grande
successo. Arabesque un pezzo
che Schumann vuole leggero e tenero (leicht und zart) ed dedicato
a una tale Majorin Friederike Serre
di Maxen che probabilmente doveva
introdurlo
nellodioso
ambiente
viennese (dominato da quei filistei

contro cui tuoner per anni dalla


sua rivista, quasi anticipando Hans
Fazzari!), ma ha invece tutte le
stigmate dellinnamoramento per
Clara che lo esegu con successo
durante tutta la sua lunga carriera di
concertista. E Monica, vincendo la
tremenda difficolt di suonare al
fianco di un rumorosissimo impianto
di condizionamento (al Politecnico,
nel regno delle tecnologie ), lo ha
suonato con identico amore e dedizione, con leggerezza e precisione,
con lintima forza dellaffetto.
Curioso anche ci che successo
dopo, nella seconda parte del concerto. Monica Leone lascia i panni
di Clara ed esegue due pezzi celeberrimi di Liszt, Venezia e Napoli,
supplemento al secondo quaderno
delle Annes de Plerinage - la cui
prima versione del 1838, dunque
coeva di Arabesque - che abbiamo
sentito tante volte eseguite dal suo
celebre marito Michele Campanella.
Una circostanza inquietante alla luce di quella immedesimazione: Clara e Roberto nella prima parte, Monica e Michele nella seconda. E un
altro gesto damore, quello di Liszt
per lItalia. Di pi, a sorpresa, quando il concerto sembra giunto alla
fine, dopo gli interminabili applausi
alla romantica dominatrice assoluta
della serata, non previsto dal programma compare Campanella in
persona, che si siede al pianoforte a
fianco della moglie e si tuffa con lei
in un capolavoro della classicit
viennese come il Grand Rondeau in
la maggiore, ultima opera scritta
per pianoforte a quattro mani da
Schubert nel 1828, dunque quasi
coeva al primo Schumann e tuttavia
appartenente a un mondo diverso,
ancora beethoveniano.
La scommessa della Milanesiana
quella di fondere poesia, filosofia,
arte, musica intorno a una categoria
dello spirito (luned era il destino)
ha avuto un senso anche nel racconto con cui Vittorio Gregotti, introducendo la serata senza paludamenti, ha svelato il suo amore per
larchitettura e la citt, e descritto il
lungo percorso professionale fra i
maestri che ha amato e quelli da cui
stato amato. Architettura come
musica, lapprendimento attraverso

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la partecipazione emotiva, larte non
per se stessi ma per gli altri.
Una atmosfera magica, un po surreale e intrisa di bellezza, di umanit, di affetti, che ha avuto il suo
culmine nel gioco di rinvii fra Monica

Leoni e Clara Wieck; Monica, con la


dolcezza e la sicurezza della grande
professionista, non suonava n per
s stessa n genericamente per il
pubblico, ma per qualcuno, per
amore, in un intreccio di sentimenti

assolutamente particolare. E il pubblico se ne visibilmente commosso.

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Marco Ghizzoni
Il cappello del maresciallo
Guanda Editore, Parma, 2014
pp. 250, euro 16,00
Al suo esordio, Marco Ghizzoni fa
centro nel difficile mercato della letteratura con uno stile nuovo e originale, che si distingue dalle altre
tendenze degli indiscussi maestri
del romanzo. Loredana Rotundo,
con il suo finissimo fiuto, a scovarlo
in mezzo a una foresta di principianti, che vogliono emergere. In meno
di ventiquattro ore, Ghizzoni ha il
contratto della casa editrice Guanda
sul tavolo.
Allegro e vivace, come lautore, Il
cappello del maresciallo ha gi
conquistato la platea dei lettori. Sin
dalla prima riga, il sorriso garantito. I brevi capitoli si susseguono con
scene a sorpresa che catturano
lattenzione. Lironia, nella giusta
dose, ci guida tra le pagine, dove si
dipana unimbarazzante ed equivoca storia di provincia.
Ci troviamo a Boscobasso, un borgo
della provincia di Cremona. Il nome
inventato, certamente, ma non
abbastanza per non capire che la
fantasia dellautore ispirata da una
realt di provincia nella Bassa, fatta

di pettegolezzi, sotterfugi e azioni


da nascondere. Cosa non si fa per
una donna! Soprattutto per Edwige
Dalmasso, la moglie del liutaio del
paese, che fa in modo che un bottone del vestito si slacci sul davanti
lasciando intravvedere quel neo sul
seno sinistro che aveva fatto girare
la testa a non pochi uomini.
Sembra che la fortuna aiuti gli audaci, o meglio, pare che non tutti i
mali vengano per nuocere, poich,
ora che il liutaio Arcari morto, il
becchino di Boscobasso sillude di
poter conquistare la vedova. disposto a tutto per soddisfare i desideri di Edwige, che aspira a un posto in vista nel cimitero, in cui deporre il marito defunto. E, al fine di
accontentare la donna, il becchino
escogiter un piano perfetto con
laiuto del nipote del macellaio. Il
piano prevede unazione illegale: un
cambio tomba con lex sindaco.
Peccato che il primo cittadino di Boscobasso, a furia di mangiare, fosse
diventato molto grasso, tanto che

avevano dovuto costruire per lui una


bara su misura.
La questione dei pesi e delle misure, oltre alla mancanza dintraprendenza dei due improvvisati ladri di
cadaveri, complica la situazione.
Inevitabile lerrore.
Quando finalmente il cimitero ritorna
nel silenzio di sempre, la voce del
maresciallo Bellomo, di ritorno dalla
sua Agrigento, si alza per le prime
indagini. In soli due giorni, mezzo
paese viene interrogato, compresa
la bella Edwige che fa perdere la
testa al maresciallo, e il cappello,
pure.
Sullo sfondo della nebbia cremonese, che sale dal Po e si attacca addosso come una gigantesca e fredda ragnatela, si svolgono le indagini di questa commedia in giallo. E
mentre Edwige fa la prima cosa utile
che le viene in mente bacia a lungo il becchino il maresciallo e i
suoi appuntati fanno lultima cosa
che rimane da compiere tirare le
fila di questa incredibile storia.
Cristina Bellon

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Da Milano il Don Chisciotte della Scala vola in Kazakhstan
Lo scorso 4 luglio si conclusa la
tourne scaligera al Teatr Opery i
Baleta Astana Opera nella capitale kazaka. Il corpo di ballo della
Scala ha portato in scena la nuova
produzione del Don Chisciotte (versione Nuriev), che a Milano sar in
scena il prossimo settembre, con gli
artisti principali Ivan Vasilev (ABT
New York) e Tamara Rojo (ENB
Londra), alternati a Leonid Sarafanov (Michajlovskij San Pietroburgo)
e Natalja Osipova (ROH Londra).

n. 26 VI 9 luglio 2014

Ad Astana il Teatro alla Scala ha


mandato le nuove leve: i neonomiati primi ballerini, i giovani solisti e
i pi giovani componenti del corpo
di ballo, nonch per i ruoli mimici i
danzatori con pi esperienza. Nei
ruoli principali di Kitri e Basilio si sono cimentati per la prima volta Nicoletta Manni con Carlo Di Lanno, Virna Toppi con Antonino Sutera (gi
interprete) e Lusymay Di Stefano
con Claudio Coviello. Accanto a loro
sono saliti sul palco Giuseppe Conte (Don Chisciotte), Gianluca Schia-

voni (Sancho Panza), Riccardo


Massimi e Marco Messina in alternanza (Gamache), Matthew Endicott (Lorenzo, amico di Basilio), Alessandra Vassallo (Ballerina di
Strada), in alternanza Mick Zeni,
Marco Agostino e Massimo Garon
(Torero Espada), Virna Toppi alternata a Nicolatta Manni (Dulcinea,
Regina delle Driadi), Serena Sarnataro a recite alterne con Daniela
Cavalleri (Amore), Federico Fresi
(Zingaro), Virna Toppi alternata a
Lusymay Di Stefano (Damigella

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dOnore), e infine Lusymay Di Stefano alternata a Denise Gazzo e
Vittoria Valerio (due Amiche di Kitri).
Della trama del balletto si gi parlato su queste colonne in marzo,
lunica differenza da sottolineare sta
nella maggiore forza virtuosistica ed
espressiva del protagonista maschile (Basilio) che Nuriev ha voluto caricare rispetto alloriginale balletto di

carattere ottocentesco di Petipa:


infatti, Nuriev aveva lasciato nella
prima produzione del 1966 alla Staatsoper di Vienna il ruolo di Basilio
per se stesso.
Il successo della troupe scaligera ad
Astana stato strepitoso. Il gazzettino dellAstana Opera pieno di
parole entusiaste, che parlano di
una vitalit tutta mediterranea per

interpretare al meglio il balletto di


ambientazione spagnola, e di fotografie che testimoniano linterpretazione studiata, ma anche il genuino piacere di danzare, in una cornice di tecnica impeccabile e linee
belle e precise.
Domenico G. Muscianisi

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
La genesi della bellezza di Salgado
Un fotografo tra i pi amati inaugura
il nuovo Palazzo della Ragione.
Nuovo perch finalmente il Comune
di Milano ha deciso di usare lo storico palazzo per farlo diventare il centro deputato ad accogliere qualcosa
di continuativo, nello specifico mostre di fotografia. Dopo la chiusura
di Spazio Forma, si tenta di ripartire
puntando sul riutilizzo di un edificio
centralissimo e davvero suggestivo,
a contatto con una forma espressiva
tra le pi amate degli ultimi anni.
Ecco perch per la prima mostra in
loco si scelto di partire davvero in
grande con il progetto Genesi,
lultima fatica del brasiliano Sebastiao Salgado.
Genesi un progetto decennale,
iniziato nel 2003 e concepito, usando le parole di Salgado stesso, come un canto damore per la terra e
un monito per gli uomini. Un viaggio
fatto di 245 scatti in bianco e nero
divisi in cinque sezioni per raccontare un mondo primigenio e ancora
puro, un mondo fatto di animali, natura e uomini che vivono insieme in
armonia ed equilibrio. Quello stesso
equilibrio che viene rovinato ogni

giorno dalla noncuranza della maggior parte del mondo civilizzato,


che sembra dimenticarsi delle sue
stesse origini.
Sono a tratti commoventi le immagini presentate, dagli scatti dei maestosi ghiacciai del circolo polare
artico, alle dune del deserto che
creano disegni quasi perfetti, passando per tutti i cinque continenti.
Montagne, foreste pluviali, canyon,
animali della savana o mandrie di
renne, pinguini e iguane, abitanti di
trib quasi estinte con tradizioni per
noi quasi intollerabili alla vista, come la scarificazione, scorrono davanti agli occhi dello spettatore per
ricordagli la ricchezza e la vastit
del nostro mondo. Cos era allinizio,
cos dovr essere sempre, sembra
ammonire Salgado.
Un vero e proprio atlante animale e
antropologico, che diventa non solo
un viaggio affascinante alla scoperta del nostro pianeta, ma soprattutto
un grido di allarme per cercare di
riparare ai danni fatti e alla preservazione della flora e della fauna
mondiali.

Una immersione a tutto tondo quella


di Salgado, non solo perch il fotografo stesso ha vissuto per diverso
tempo in ambienti estremi e a contatto con la natura pi vera, ma anche perch Salgado porta in mostra
frammenti di mondo che sembrano
essere lontanissimo da noi, come le
immagini delle trib del Congo, dei
Boscimani e degli indigeni brasiliani,
ritratti davvero in totale armonia con
il proprio habitat naturale.
Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo fatto una scoperta molto interessante: circa il 46% del mondo
ancora come il giorno della genesi
ha detto Salgado in conferenza
stampa, aggiungendo che insieme
tutti possiamo continuare a fare in
modo che la bellezza della Genesi
non scompaia mai.
Genesi, Sebastiao Salgado Fino al
2 novembre Milano, Palazzo della
Ragione Orari: mar - merc - dom:
9.30-20.30 giov - sab: 9.30-22.30
Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8,50
euro.

Decollages e retro daffiche: Rotella torna a Milano


Mimmo Rotella. Dcollages e retro
daffiches, la mostra curata da
Germano Celant che tenta di ricostruire in modo puntuale la nascita e
lo sviluppo dellarte di Rotella, noto
ai pi per i famosi manifesti strappati. La retrospettiva soprattutto una
ricognizione incentrata sugli anni
giovanili dellartista, e grazie a circa
centosessanta opere presenti, si
focalizza sul periodo che si estende
dal 1953, anno delle prime sperimentazioni sul manifesto lacerato,
per arrivare al 1964 quando Rotella

n. 26 VI 9 luglio 2014

partecipa alla XXXII Biennale di Venezia.


Il percorso dellesposizione, costruito curiosamente a ritroso, analizza
alcuni momenti fondanti dell'inizio
della carriera dellartista. Il visitatore
partendo dalla prima sala, il trionfo
di Rotella in Biennale nel 1964, avr
modo di assaporare quegli anni vitali, frenetici e ricchi di sperimentazioni artistiche. Iniziando dalla fine si
arriva gradatamente a comprendere, passo dopo passo, perch Rotella inizi a strappare e usare manifesti pubblicitari presi dalla strada,

quegli stessi manifesti che diventarono il suo marchio di fabbrica.


Il clima vivace dellepoca testimoniato anche dalla scelta, tre o quattro per sala, di opere di altri artisti,
pi o meno direttamente legati a
Rotella. Amici, colleghi, esempi ispiratori e a lui contemporanei sono
affiancati ai manifesti per testimoniare di una influenza forte e reciproca, di un modo altro di intendere
larte, unarte che si concentrava
sulla materia, i materiali poveri e
soprattutto limmagine, dallesplosione della Pop art in poi. Iniziando

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dai futuristi Marinetti e Prampolini, il
percorso di Rotella si arricchisce
grazie agli influssi fondamentali di
precursori come Kurt Schwitters e
Hannah Hch; passando poi per
Jean Fautrier, Alberto Burri, Lucio
Fontana, Piero Manzoni, Raymond
Hains, Andy Warhol e Michelangelo
Pistoletto.
Dal linguaggio maturo del 1964
allintuizione della lacerazione del
1953, il percorso della mostra racconta un artista complesso e presente nel suo tempo, come dimostra
anche la vicinanza al Nouveau Realisme, movimento fondato dal critico
Pierre Restany, quasi un parallelo
europeo della Pop art americana.

Ed proprio allinizio degli anni 50


che Rotella arriva al manifesto,
alluso dellimmagine pop e rivisitata: il manifesto pubblicitario usato
come mezzo per avvicinarsi alla vita
reale. Nasce il decollage, lo strappo
dai muri di manifesti che vengono
assemblati su un supporto dallartista, che li lacera poi una seconda
volta grazie a pennelli o raschietti.
Contemporaneamente a queste opere, Rotella inizia anche a sperimentare i retro daffiches: manifesti
sempre tratti dalla strada ma applicati sul supporto al verso.
Rotella, morto nel 2006, rivive a pochi anni di distanza da unaltra mostra a lui dedicata proprio a Palazzo

Reale, mostrando ancora una volta


il grande apprezzamento rivolto a
questo artista dalla critica, proprio a
lui che un tempo fu soprannominato
malignamente pittore della carta
incollata.
Mimmo Rotella. Dcollages e retro daffiches Fino al 31 agosto,
Palazzo Reale. Orari: Marted, mercoled, venerd, domenica dalle 9.30
alle 19.30. Gioved e sabato dalle
9.30 alle 22.30; luned dalle 14.30
alle 19.30. Prezzi: Intero 11,00,
Ridotto 9,50

Lindia fotografata da Sonja Quarone


La Triennale di Milano nello Spazio
Material ConneXion presenta la
mostra fotografica "Sonja Quarone.
Cuore d'Oriente", che ha come protagonisti scatti fotografici inediti e
installazioni nate dalla riflessione
dellartista durante un viaggio in India. La rassegna, a cura di Fortunato D'Amico, articolata in tre sezioni: Architetture & Landscape, Design (e) Motion, e People. Attraverso 50 scatti la mostra offre un approfondito e personalissimo quadro
dell'India visto con gli occhi dell'artista di Vigevano, classe 1972.
I soggetti presenti in mostra spaziano dall'architettura al paesaggio,
dalle persone agli oggetti e fanno
emergere la riflessione di Sonja
Quarone sulla societ orientale.
Partendo dalla considerazione che il
cosiddetto primo mondo entrato
in crisi a causa del consumismo
senza freni, la Quarone prova a fotografare sul territorio indiano scelte
e modi di vita che potrebbero, agli
occhi degli occidentali, divenire
possibili spunti per tentare di integrare meglio culture, attivit e economie sociali diverse, perdute dalla
nostra parte del pianete, durante
questi anni.
L'artista tramite la messa a fuoco di
alcuni elementi e un'accurata elaborazione digitale, mette in risalto precisi dettagli dellinquadratura, come
si nota soprattutto nelle architetture
e nei volti di donne, uomini e bam-

bini, dove le immagini sfocate conservano nitidi alcuni dettagli degli


edifici e di tratti significativi come
sguardi, espressioni e gesti delle
mani. L'assenza degli sfondi sostituiti da tenui tonalit monocrome
crea un effetto scenografico che isola il soggetto dalla realt circostante
e ne fa risaltare a pieno il significato.
Nelle opere delle sezioni Architetture & Landscape, Design (e) Motion,
spiccano scatti in cui l'obiettivo coglie elementi molto diversi fra loro,
come grattacieli accanto a vecchie
case diroccate; piazze in cui si affacciano antichi templi ricchi di storia accanto a edifici anonimi; strade
con fabbricati moderni in cui il traffico automobilistico fatto anche da
carri trainati da buoi; oppure alberghi obsoleti davanti ai quali sostano
un vecchio taxi ed un cammello.
Squarci di architetture e di vita sociale si alternano dando vita a un
panorama variegato che rende
lidea di un mondo diverso e pi
sfaccettato, rispetto al nostro.
Gli scatti, stampati su supporti differenti fra cui tessuto, la resina e il
Krion, dialogano con i mobili antichi
indiani utilizzati per le installazioni
fotografiche. Fra questi in particolare Vie di fuga, volti stampati su tessuto collocati su unantica portantina
in legno per elefanti; Anime, ritratti
di persone di ogni et disposte nelle
nicchie della libreria policroma, sul

cui retro collocata la serie Nutrimento con chioschi isolati su spiagge deserte e persone nell'atto di cibarsi.
Sul letto ricavato da un unico tronco
di teak e dalle linee essenziali collocata limmagine dell'anziano religioso dormiente a significare il valore della meditazione. Non passa inosservata la gigantografia su carta
da parati Tutto nel mezzo, attorno
alla quale sono collocate numerose
foto di piccole dimensioni dal titolo
Foto ricordo, che riportano alle immagini votive presenti nei templi.
Negli scatti di Sonja Quarone si avverte il pensiero relativo alla societ
indiana di oggi, che nonostante sia
caratterizzata da conflitti, rigide scale sociali e sincretismo, riuscita a
preservare le proprie antiche tradizioni. Una naturale predisposizione
al viaggio, la curiosit e il desiderio
di sapere, spingono lartista a utilizzare la fotografia documentaria come strumento per esplorare regioni
lontane dalla cultura occidentale,
ma vicine al suo sentire. L'India non
solo un luogo fisico del mondo,
ma anche lo spazio interiore
dellartista.
Sonja Quarone. Cuore d'Oriente
Spazio Material ConneXion - Triennale di Milano 20 giugno - 23 luglio
2014 Orari marted - domenica
10.30 - 13.30 / 14.30 - 20.00 Ingresso libero

Fragilit, equilibrio e critica per Meireles alla Bicocca


Ancora una volta lHangar Bicocca
non sbaglia un colpo. La mostra dedicata a Cildo Meireles, Installations
tutta da vedere e provare. Coinvolgente, poetica, critica e polisensoriale, la mostra la prima manifestazione italiana dedicata allartista
brasiliano, considerato fin dagli anni

n. 26 VI 9 luglio 2014

60 un pioniere di quellarte intesa


soprattutto come uno scambio attivo
e vitale con il pubblico, come un
rapporto vivo e attivo in grado di coinvolgere lo spettatore in una esperienza multisensoriale.
La personale, a cura di Vicente Todol, comprende 12 tra le pi impor-

tanti installazioni realizzate dallartista tra il 1970 e oggi, ed un percorso ricco di suggestioni che portano lo spettatore ad essere parte
dellopera darte, a farla vivere, ma
anche a mostrargli una realt concettuale nascosta e su cui riflettere.
Cildo Meireles affronta da sempre

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tematiche sociali e culturali attraverso opere che rivelano pienamente il
loro significato solo nel momento in
cui sono attraversate e vissute,
coinvolgendo oltre alla vista, anche
ludito, il tatto, lolfatto e addirittura il
gusto.
Il percorso spiazzante, poich si
passa da opere di ridottissime dimensioni ad altre decisamente monumentali. Si inizia con Cruzeiro de
Sul, un cubo di legno di 9 mm, che
rimanda per a concetti e credenze
sacre nella cultura dei Tupi, popolazione india del Brasile con cui Meireles entr in contatto.
Si arriva poi ad Atravs, labirinto
trasparente lastricato da frammenti
di vetro rotti, che fa percepire allo
spettatore una sensazione di instabilit e di potenziale pericolo, dovendosi districare lentamente tra filo
spinato, tendaggi, superfici vetrate
(persino due acquari), attraverso le
quali sembra di vedere una via
duscita, resa difficile per dai materiali che creano il percorso.
Lattraversamento del titolo simboleggia dunque un percorso interiore
accidentato, ogni passo spezza
sempre di pi il vetro sotto ai piedi,
simbolo della fragilit umana, ed
sempre pi difficile andare avanti.
Passando dalla torre fatta di radio
antiche e moderne, Babel, per arrivare ai cubi bianchi e neri sporcabili di Cinza, quello che colpisce la
variet dei materiali usati, scelti
dallartista solo in base alle loro caratteristiche simboliche o sensoriali,
mettendo insieme elementi contrastanti anche dal punto di vista semantico o visivo.
E in effetti Olvido, un tepee indiano
costruito con 6.000 banconote di

diversi paesi americani, circondato


da tre tonnellate di ossa bovine contenute da 70.000 candele, espressione di questo concetto. Mentre gli occhi sono impegnati a distinguere i diversi elementi, le ossa
emanano un odore difficile da sopportare e dal centro della tende fuoriesce un rumore continuo di sega
elettrica. Opera con una critica di
stampo post-colonialista, spesso
presente nei lavori di Meireles, non
affronta per lo spettatore direttamente, imbarazzandolo, ma suggerisce il suo messaggio accostando
elementi dal valore simbolico.
Una delle opere pi amate e fotografate sui social, sicuramente
Amerikka, un pavimento fatto di
22.000 uova di legno dipinte, su cui
troneggia un soffitto fatto da proiettili
sporgenti. Mentre lo spettatore
invitato ad attraversare scalzo lo
spazio bianco delle uova, in una situazione di instabilit, la minaccia
ulteriormente rimarcata da migliaia
di proiettili rivolti al suolo. Opera s
di spaesamento ma di incredibile
impatto visivo e percettivo.
Meireles lavora con tutti e cinque i
sensi. Ecco perch con Entrevendo,
un enorme struttura di legno a forma di imbuto, lo spettatore invitato
ad entrare in questo cono, da cui
esce aria calda, mettendosi prima in
bocca due cubetti di ghiaccio per
sperimentare, man mano che ci si
avvicina alla fonte di calore, lo sciogliersi del ghiaccio in pochi istanti,
per un coinvolgimento completo dei
sensi.
E poi si arriva allopera pi poetica
della mostra, Marulho, la simulazione di un pontile circondato dalle onde del mare, nella luce delicata del

tramonto. Solo ad una visione pi


attenta si scorgono i dettagli, ovvero
che le onde sono fatte da immagini
di acqua rilegate in migliaia di libretti
disseminati sul pavimento, giocando
sulla ripetizione e laccumulo, con
un effetto non solo visivo ma anche
simbolico.
Mentre ci si perde a osservare le
immagini, ecco che voci, tutto intorno, ripetono allinfinito la parola acqua in 85 lingue diverse, creando
una nenia simile allo sciabordio delle onde. Solo allora si scopre che,
ovviamente, un fondo c, la parete
lilla che delimita lorizzonte. Quello
che si crea allora nello spettatore
una curiosa sensazione alla The
Truman show, accorgendosi che in
realt tutto finto e costruito. Di naturale, non c nulla. Lopera vive
inoltre di riferimenti ad artisti del
passato che hanno giocato sulla
monocromia, come Piero Manzoni,
citato anche in unaltra opera della
mostra, Atlas, e Yves Klein.
Tra suoni, attraversamenti e sensazioni, la personale di Meireles intende mostrare come lo spazio sia
una componente fondamentale
nellenfatizzare i paradossi e le metafore, elementi chiave nella sua
arte, espressi da queste dodici
coinvolgenti installazioni.
Cildo Meireles, Installations fino al
20 luglio 2014 HangarBicocca / via
Chiese 2, Milano / Orario: gioved
domenica 11.00 23.00 Ingresso
libero

Il design al tempo della crisi


Se il caldo impazza e si ha voglia di
vedere qualcosa di alternativo e diverso dalle solite mostre, ecco che
la Triennale di Milano offre tante valide opportunit. Ricco come sempre il ventaglio delle mostre temporanee di architettura, ma interessante ancor di pi il nuovo allestimento del TDM, il Triennale Design Museum, giunto alla sua settima edizione.
Dopo La sindrome dellinfluenza,
tema delanno scorso, per la nuova
versione ci si concentrati su temi
quanto mai cruciali, che hanno a
che fare molto e soprattutto con gli
ultimi anni: Autarchia, austerit, autoproduzione sono le parole chiave
che fanno da titolo e da fondo
alledizione di questanno. Un racconto concentrato sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e

n. 26 VI 9 luglio 2014

affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta,
gli anni settanta e gli anni zero. La
crisi ai giorni nostri, insomma.
Sotto la direzione di Silvana Annichiarico, con la curatela scientifica
di Beppe Finessi, lidea alla base
che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione
particolarmente favorevole allo stimolo della creativit progettuale: da
sempre condizioni difficili stimolano
lingegno, e se questo vero nelle
piccole cose, evidente ancor di pi
parlando del design made in Italy.
Dal design negli anni trenta, in cui
grandi progettisti hanno realizzato
opere esemplari, ai distretti produttivi (nati negli anni settanta in piccole
aree geografiche tra patrimoni basati su tradizioni locali e disponibilit
diretta di materie prime) per arrivare

alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione.


Viene delineata una storia alternativa del design italiano, fatta anche di
episodi allapparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti,
Carlo Mollino, Franco Albini, Gio
Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero
Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore
Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi,
Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.
Il percorso si sviluppa cronologicamente: si comincia con una stanza
dedicata a Fortunato Depero, artista
poliedrico e davvero a tutto tondo, e

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alla sua bottega Casa dArte a Rovereto (dove realizzava quadri e arazzi, mobili e arredamenti, giocattoli e abiti, manifesti pubblicitari e allestimenti) e termina con una stanza
a cura di Denis Santachiara dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.
In mezzo, un racconto fatto di corridoi, box e vetrine, che mette in scena i diversi protagonisti che, dagli
anni trenta a oggi, hanno saputo
sperimentare in modo libero creando nuovi linguaggi e nuove modalit
di produrre. Uno fra tutti Enzo Mari

con la sua semplice e disarmante


autoprogettazione.
Il percorso si arricchisce anche di
momenti dedicati ai diversi materiali, alle diverse aree regionali, alle
varie tecniche o citt che hanno dato vita a opere irripetibili, quasi uniche, come recitano i pannelli esplicativi.
Anche lallestimento segue il concept di base: sono stati scelti infatti
materiali che rievocano il lavoro artigianale e autoprodotto: il metallo e
lOSB (materiale composito di pezzi
di legno di pioppo del Monferrato).

Dopo aver risposto alla domanda


Che Cosa il Design Italiano? con
Le Sette Ossessioni del Design Italiano, Serie Fuori Serie, Quali cose
siamo, Le fabbriche dei sogni,
TDM5: grafica italiana e Design, La
sindrome dellinfluenza, arriviamo a
scoprire come il design si salva al
tempo della crisi.
Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerit, autoproduzione
Triennale Design Museum, Orari:
Martedi - Domenica 10.30 - 20.30
Gioved 10.30 - 23.00 Biglietti: 8,00
euro intero, 6,50 euro ridotto

Leonardo Icon
Leonardo Da Vinci ancora una volta
protagonista di Milano. Si inaugurata ieri sera la scultura intitolata
Leonardo Icon, opera ispirata al
genio di Leonardo e appositamente
disegnata dallarchitetto Daniel Libeskind per valorizzare la piazza
Pio XI recentemente pedonalizzata.
Leonardo continua quindi a dialogare, con un rapporto lungo decenni,
con la Biblioteca e la Pinacoteca
Ambrosiana che sorgono sulla piazza, scrigni darte contenenti tra
laltro il famoso Ritratto di Musico e
limportantissimo Codice Atlantico, a
opera del maestro toscano.
Luogo e posizione centralissima per
la scultura dellarchistar Libeskind,
che oltre ad impreziosire la riqualifi-

cata piazza, ha giocato con Leonardo non solo per omaggiare il suo
genio, ma anche sottolineandone il
talento artistico, creando per la scultura un basamento circolare riproducente la mappa della citt di Milano cos come Leonardo stesso
laveva descritta.
Unoperazione in linea con il programma di Expo 2015, che tenta di
arricchire la citt con opere e trasformazioni di ambito culturale a cui
il grande pubblico pu relazionarsi e
magari farle diventare nuovi punti di
riferimento urbano.
Leonardo Icon si presenta come un
totem di quasi tre metri, fatto di leghe metalliche, che lamministrazione comunale ritiene particolar-

mente significativo per il rilancio della piazza Pio XI.


Questopera si trova allinterno di
un simbolo della trasformazione della nostra citt: due anni fa questa
piazza era un parcheggio selvaggio
ora un gioiello pedonale che vogliamo sia conosciuto da sempre
pi milanesi e turisti, ha dichiarato
lassessore alla Mobilit Pierfrancesco Maran. Per questo larrivo
dellopera di Libeskind doppiamente importante, perch racconta
la Pinacoteca e Leonardo ai milanesi in un nuovo contesto pedonale
ancora tutto da scoprire. Oggi nasce
una nuova stagione, la Pinacoteca
riprende il suo giusto ruolo in citt.

Munari politecnico
Il genio di Bruno Munari ha spaziato
in diversi campi: dalla grafica
alleditoria, dalla pedagogia al design, passando per larte pi pura.
La mostra Munari politecnico, allestita nello spazio mostre del Museo
del 900, propone un percorso affascinante su alcune delle sperimentazioni/invenzioni progettate dallartista.
I pezzi in mostra provengono tutti
dalla Fondazione di Bruno Danese
e Jacqueline Vodoz di Milano, che
nella molteplice veste di amici, collezionisti, editori e industriali, per
decenni hanno sostenuto e incentivato Munari a sperimentare linguaggi diversi. Lobiettivo della mostra dunque rivelare la propensione artistica di Munari, compito
che idealmente prosegue lesposizione allestita nel 1996 nelle sale
della Fondazione stessa, rileggendone per la collezione e aprendola
a un dialogo con una generazione di
artisti, presenti in mostra, che con
Munari hanno avuto un rapporto
dialettico.

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La mostra divisa in sezioni, attraverso le quali appaiono gli orientamenti artistici di Munari attraverso il
disegno e il collage, con un modo di
intendere larte vicino alle pratiche
delle avanguardie storiche; ma dalle
quali emerge anche il suo rapporto
con la ricerca scientifica, come supporto di intuizioni plastiche e meccaniche; per arrivare poi alla produzione artistica vera e propria.
Soprattutto queste opere vivono di
corrispondenze e influenze, citate
da Munari nei suoi libri quali quelle
di Mary Vieira e Victor Vasarely; ma
in mostra ci sono anche pezzi di artisti che hanno esposto e condiviso
ricerche con lui come Enzo Mari,
Max Bill, Franco Grignani e Max
Huber; e di artisti che lo hanno frequentato come Getulio Alviani e Marina Apollonio. Senza dimenticarsi di
coloro che hanno condiviso momenti importanti del suo percorso, come
Gillo Dorfles e Carlo Belloli, e successivamente il Gruppo T. Infine,
questa stessa sezione include figure
che con Munari hanno mantenuto
un rapporto ideale in termini di ca-

pacit e ispirazione, come Giulio


Paolini e Davide Mosconi.
Le opere degli artisti selezionati discutono, dialogano e si relazionano,
oggi come allora, con limmaginario
estetico di Munari, anche grazie a
un sistema di allestimento fatto di
strutture e supporti legati tramite
incastro e gravit, ma con aspetto
leggero. Quella stessa leggerezza
di cui Munari fece vivere le sue opere, tra cui le famose Sculture da viaggio, le 10 forchette impossibili e
i libri illeggibili, tutti esposti in mostra.
Accanto alla mostra principale il Focus dedicato allopera fotografica,
in parte inedita, realizzata da Ada
Ardessi e Atto, autori che per decenni hanno lavorato a stretto contatto con Munari, testimoniando i
principali momenti della vicenda
professionale e umana dellautore.
Lesposizione ha come titolo Chi
s visto s visto locuzione molto
amata da Munari e che racchiude
tramite immagini, lartista e luomo a
tutto tondo.

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Munari politecnico fino al 7 settembre Museo del Novecento
lun.14.30 - 19.30 mar. mer. ven. e

dom. 9.30 - 19.30 gio. e sab. 9.30 22.30

Bernardino Luini e figli: una saga lunga un secolo


Dopo un silenzio durato quasi cinquantanni, Bernardino Luini torna
protagonista di una mostra, e lo fa
in grande stile. Il pittore di Dumenza, chiamato per da tutti di Luino,
il centro di una esposizione come
da tempo non se ne vedevano, con
200 opere esposte per chiarire a
tutto tondo una personalit significativa ma discussa, soprattutto per la
mancanza di dati certi che caratterizza la biografia dellartista.
Da gioved 10 aprile sar possibile
scoprire Bernardino, i suoi figli e la
sua bottega, le influenze illustri che
lo ispirarono (Leonardo, Bramantino, i veneti, persino un certo che
di Raffaello) e pi in generale cosa
succedeva a Milano e dintorni agli
inizi del 500.
Quello sviluppato in mostra un
percorso ricco e vario, che oltre a
moltissime opere del Luini, presenta
anche il lavoro dei suoi contemporanei pi famosi, Vincenzo Foppa,
Bramantino, Lorenzo Lotto, Andrea
Solario, Giovanni Francesco Caroto,
Cesare da Sesto e molti altri, che
spesso giocarono un ruolo chiave

nel definire lestetica artistica milanese.


Un percorso lungo quasi un secolo,
che dalla prima opera di Bernardino,
datata 1500, arriva a coprire anche
le orme del figlio Aurelio, vero continuatore dellattivit di bottega, se
pur gi contaminato da quel Manierismo che stava dilagando nella penisola.
La mostra occuper lintero piano
nobile di Palazzo Reale, e si concluder in maniera scenografica nella sala delle Cariatidi, presentando,
in alcuni casi per la prima volta, tavole, tele, affreschi staccati, arazzi,
sculture, disegni e prove grafiche.
Oltre a prestiti milanesi, con opere
provenienti da Brera, dallAmbrosiana e dal Castello sforzesco, si
affiancano importanti contributi internazionali provenienti dal Louvre e
dal museo Jacquemart-Andr di Parigi, dallAlbertina di Vienna, dal
Szpmvszeti Mzeum di Budapest, dai musei di Houston e Washington.
Il progetto, curato da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, oltre a essere
la pi grande retrospettiva mai dedi-

cata a uno dei protagonisti dellarte


del Cinquecento in Lombardia,
una saga famigliare in dodici sezioni, ognuna dedicata allapprofondimento di un momento della vita
dei Luini e delle loro commissioni
pi importanti. Degni di nota sono
gli straordinari affreschi per la Villa
Pelucca di Gerolamo Rabia, mirabile ciclo decorativo tra sacro e profano; e la casa degli Atellani, con una
rassegna di effigi dei duchi di Milano
e delle loro consorti, ricostruita
dallarchitetto Piero Lissoni, responsabile dellallestimento.
Dopo tante mostre dedicate ai contemporanei, la mostra un tuffo in
unepoca che per Milano fu davvero
doro, un momento in cui la citt ma
anche la stessa Lombardia, regalarono un apice artistico in seguito
difficile da eguagliare.
Bernardino Luini e i suoi figli Palazzo Reale, fino al 13 luglio 2014
Orari: Luned 14.30_19.30 da Marted a Domenica 9.30_19.30 Gioved e Sabato 9.30_22.30 Biglietti Intero 11,00 Ridotto 9,50

Klimt, Beethoven e la Secessione Viennese


Gustav Klimt il maestro indiscusso
della Secessione viennese, movimento artistico sviluppatosi tra la
fine dell800 ed esauritosi alla fine
degli anni 10 in Austria e che dilag
anche in citt come Monaco e Berlino. uno degli artisti pi amati,
ammirati e idolatrati di sempre, bench il corpus delle sue opere sia relativamente esiguo, 250 lavori circa.
Nulla a confronto della prolificit di
artisti come Picasso, Warhol o Kandinsky, per citare solo alcuni degli
artisti ospitati di recente a Palazzo
Reale.
Ed proprio qui che da mercoled
12 marzo sar possibile scoprire e
ammirare anche i capolavori del
maestro viennese. Klimt. Alle origini di un mito lultima mostra promossa dal Comune di Milano e dal
Sole24 Ore.
bene dire fin da subito che non
una monografica su Klimt, ma piuttosto una panoramica su Klimt, sui
fratelli Georg e Ernst e su alcuni
degli artisti pi significativi della Secessione. Di lavori puramente klimtiani ce ne sono una ventina. Piuttosto quella proposta da Palazzo Reale una mostra, con un allestimento

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molto accattivante e suggestivo, con


opere notevoli e lavori che faranno
capire il senso di quella straordinaria rivoluzione artistica che va sotto
il nome di Art Nouveau, Art Dec o,
appunto, Secessione.
Il motivo presto spiegato. I capolavori di Klimt non sono pi assicurabili, spiega il curatore della mostra, Alfred Weidinger, che cura
lesposizione insieme a unaltra
grande esperta klimtiana, Eva di
Stefano. I premi assicurativi sono
altissimi, le opere troppo significative perch i musei se ne possano
separare con facilit. Retrospettive
importanti a livello numerico sono
ormai rarissime. Per gli amanti dei
numeri basti ricordare che 'Il ritratto
di Adele Bloch Bauer' fu acquistato
nel 2006 da Ronald Lauder per 135
milioni di dollari, diventando uno tra
i quadri pi costosi di sempre.
Nonostante tutto le opere in mostra
sono comunque tante, un centinaio,
divise in sezioni. Si inizia con la sezione sulla famiglia Klimt, significativa perch mostra qualcosa di forse
poco noto, lorigine della vocazione
artistica del maestro. Il padre, orafo,
passa ai tre figli maschi la passione

e la pratica dellarte, che i ragazzi


portano avanti studiando presso la
Kunstgewerbeschule (scuola d'arte
e mestieri), dove si esercitano in
pittura e in svariate tecniche, il tutto
ancora seguendo uno stile storicista
ed eclettico. Particolare attenzione
stata dedicata all'opera giovanile,
alla formazione di Klimt e ai suoi
inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza
lungo il nuovissimo Ring di Vienna.
La sezione successiva dedicata
alla Kunstler-Compagnie, la Compagnia degli Artisti che Klimt cre
con i fratelli Ernst e Georg insieme a
Matsch, e alla quale vennero affidate prestigiose commissioni ufficiali e
onorificenze, riprendendo e portando avanti lo stile pomposo del loro
maestro Hans Makart.
Ma il nuovo stava per arrivare. Abbandonato lo stile storicista Gustav
Klimt e compagni, nel 1898, dopo lo
scandalo causato con i dipinti per
luniversit di Vienna (bruciati in un
incendio ma riproposti in mostra
tramite incisioni) inaugurano la prima mostra della Secessione viennese, con la pubblicazione della rivista ufficiale, Ver Sacrum. lanno

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in cui larchitetto Otto Wagner crea il
famoso Palazzo della Secessione,
decorato internamente dagli stessi
artisti.
in questo ambito che nascono alcuni dei capolavori esposti, come la
bellissima Giuditta II. Salom, prestito della veneziana Ca' Pesaro,
Adamo ed Eva, Acqua Mossa, Fuochi fatui (una chicca di collezione
privata difficilmente prestata in mostra) e altre opere preziose, ricche
di decorazioni eleganti e sinuose, in
cui il corpo femminile diventa protagonista. La donna prima madre poi
femme fatale, intrigante e sensuale,
portatrice di estasi e di tormento il
soggetto prediletto da Klimt.
Paesaggi (con lincredibile Girasole)
e ritratti sono altre sezioni della mostra, disseminate qua e l dagli

straordinari disegni su carta. Opere


che mostrano tutta labilit del grande maestro che con un solo tratto di
matita riusciva a creare un languido
corpo femminile.
Ma varrebbe il costo del biglietto
anche solo la straordinaria ricostruzione del Fregio di Beethoven, a
met percorso, ispirato dalla nona
sinfonia del musicista e creato per il
Palazzo della Secessione di Vienna.
Copia dell'originale, irremovibile e
danneggiato, realizzata durante il
complesso lavoro di restauro compiuto negli anni 70-80, stato ricostruito cos come Klimt laveva allestito nel 1902, con 7 pannelli di 2
metri di altezza per 24 di lunghezza.
Tributo a un musicista considerato
leggendario dagli artisti viennesi, il
Fregio rappresentata leterna con-

trapposizione tra il bene e il male, il


viaggio delluomo - cavaliere e
laspirazione al riscatto e alla salvezza possibili solo attraverso larte,
rappresentata dalla donna; unopera
forte di quel messaggio allegorico
sempre presente nelle opere di
Klimt. Maestro indiscusso di eleganza e raffinatezza.
Klimt. Alle origini di un mito Palazzo Reale, fino al 13 luglio Aperture e costi: Luned dalle ore 14:30
alle ore 19:30, da marted a domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30,
gioved e sabato orario prolungato
fino alle ore 22:30 Biglietto intero 11
euro, ridotto 9,50.

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VIDEO

Marco Vitale
IL SEMESTRE ITALIANO UE, UNA GRANDE OCCASIONE PER MILANO
http://youtu.be/BlpnwH-sRBI

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