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ARTE

IL CUBISMO
Il Cubismo è una delle avanguardie del Novecento. Coloro che hanno dato origine al Cubismo sono stati Picasso e
Braque. Precursore del Cubismo fu Cezanne (sesann), infatti egli rappresentava la realtà in modo solido, geometrico e
tridimensionale, non come gli impressionisti che utilizzavano delle macchie che era bidimensionali. Era solito
rappresentare cappelli che potevano avere la forma di un cilindro, parallelepipedi, cubi. Il termine “cubismo” fu dato da un
critico d’arte chiamato Louis Vauxcelles in maniera dispregiativa , il quale aveva già coniato in senso dispregiativo il
termine “Fauves”(fov). Egli definì ironicamente alcuni paesaggi di Braque come composti da banali cubi. Fu così che il
Cubismo, così come l’impressionismo, una volta assunto il nome che gli era stato attribuito per scherno, ne fece la
bandiera della più grande rivoluzione artistica del secolo.
La prima parte del Cubismo è detta Cubismo analitico, cioè Picasso e Braque prendevano una forma intera e la facevano
a pezzettini, cioè scomponevano i semplici oggetti della realtà quotidiana secondo i principali piani che la compongono.
E’ per questo motivo che con il cubismo analitico entra in gioco il concetto della “quarta dimensione”, cioè è un concetto,
cioè è come se in un quadro gli artisti vedessero dei diversi pezzi di quella pittura e ogni pezzo visto da un punto di vista
diverso (es. metteva il naso di fronte a lui, le spalle di lato), quindi lui non vede i diversi punti di vista ma li immagina. Con
Picasso inizia l’arte concettuale, infatti lui diceva “io non dipingo quello che vedo, ma quello che sento o ricordo”. La
“quarta dimensione”, però, in realtà è un rapporto spazio-tempo, perché il pittore riporta all’interno dell’opera diversi
punti di vista che possono essere visti solo in diversi momenti, però lui li rappresenta nella stessa scena, quindi deve
essere capace di immaginare e ricordare come è l’oggetto nei diversi punti di vista.
Les demoiselles d’Avignon è considerato il primo quadro cubista ed è appartenente al cubismo analitico. E’ stato
realizzato da Picasso, e in particolare la ragazza in basso viene realizzata con diversi pezzi rappresentati da punti di vista
diversi e diversi momenti, infatti il corpo è visto da dietro, mentre la testa è vista davanti.
Con l’avanzare del tempo, Braque e Picasso si resero conto che, con le loro rappresentazioni troppo geometrizzate, si
stavano allontanando troppo dalla realtà, e rappresentavano quasi una realtà astratta (astrattismo significa
rappresentare qualcosa in cui non è presente neanche una forma che corrisponda alla realtà). Decisero allora non più di
scomporre la figura, ma di ricomporla, ed è per questo motivo che si parla di cubismo sintetico. Per realizzare opere di
cubismo sintetico presero spunto anche dai collage (es. di opera del cubismo sintetico : “Natura morta con sedia
impagliata” di Picasso).
Il Cubismo fu un movimento di sinistra, come tutte le avanguardie, a parte il Futurismo che fu quello che si avvicino
maggiormente al Fascismo. I cubisti non erano a favore della guerra, erano contro il Fascismo, contro Hitler, contro
Francisco Franco, che fu colui che impose il totalitarismo in Spagna.

PABLO PICASSO
Picasso nasce il 25 Ottobre 1881 in Andalusia. Suo padre insegnante nella locale scuola d’arte, lo avvia precocemente
all’apprendistato artistico. Il giovane dimostra uno straordinario talento, tanto che ad appena 14 anni espone già un suo
primo dipinto a una mostra di Barcellona, ottenendo il meravigliato consenso della critica. D’animo fantasioso, irrequieto e
indipendente, l’artista si affranca ben presto dalla famiglia, e nonostante la giovanissima età, compie numerosi viaggi
nell’amata Catalogna. Una volta tornato a Madrid frequenta il museo del Prado, applicandosi in modo particolare allo
studio dei grandi pittori spagnoli del passato, tra cui Goya. Nell’ottobre del 1900 Picasso si reca per la prima volta a Parigi
ritornandovi l’anno successivo e restandovi poi per quasi mezzo secolo. Seguiranno i periodi più significativi e rivoluzionari
della sua ricerca artistica. Pablo Picasso muore in Costa Azzurra, l’8 aprile 1973. Con lui scompariva senza dubbio il più
grande artista del Novecento. Nell’autunno del 1901 la pittura dell’artista, che fino ad allora non aveva maturato ancora
uno stile personale, oscillando tra l’ammirazione per Cèzanne e le tematiche postimpressioniste, ha una prima decisiva
svolta. Si inaugura infatti il cosiddetto “periodo blu”, il quale si tratta di un tipo di pittura giocato tutto sui colori freddi
(blu, azzurro, grigio, turchino) quasi che gli occhi dell’artista fossero velati da un cristallo azzurrato e il suo cuore da una
perenne malinconia. Anche i personaggi sono poveri e malinconici, segnati dal dolore e sconfitti dalla vita. A partire dal
1905 la tavolozza di Picasso cambia improvvisamente tono e subentrano le più tiepide gradazioni dei rosa, degli ocra e
degli arancio. Ha così inizio il secondo importante momento della sua maturazione artistica, detto “periodo rosa”. Al
mondo degli sfruttati e degli emarginati del periodo blu si sostituiscono ora soggetti ripresi in prevalenza dall’ambiente
del circo. Gli ultimi mesi del 1906 segnano il cosiddetto periodo africano allora definito anche epoca negra, nel corso del
quale Picasso si interessa in modo approfondito alla scultura rituale africana e polinesiana, che i fiorenti commerci con le
colonie hanno contribuito a diffondere in molti ambienti intellettuali parigini. In queste opere, egli ricerca le testimonianze
di un’umanità spontanea e incorrotta, non ancora contaminata dalla troppa ideologia e dai condizionamenti sociali e
culturali della tradizione occidentale, e un esempio di questo sono le opere “Testa di uomo” e “Testa di Donna”. Nel 1907
l’artista espone “Les Demoiselles d’Avignon”, l’opera considerata come la capostipite del movimento cubista. È questo il
periodo più intenso e felice del cubismo picassiano. L’uso del collage dà a ogni composizione un significato nuovo e
provocatorio.
Gli esordi pittorici di Picasso risentono delle esperienze postimpressioniste.
In “Bevitrice di assenzio” sono evidenti l’allusione all’assenzio di Degas. Il profilo marcato gli occhi bistrati, le labbra
scarlatte, le mani lunghe fanno pensare a una donna sola e infelice forse malata a cui nulla è rimasto nella vita se non lo
stordimento che la “fata verde”, così veniva poeticamente chiamato l’assenzio, poteva offrire a buon mercato.
Al primo periodo blu risale “Poveri in riva al mare” noto anche come “Tragedia” realizzato a Barcellona nel 1903. I tre
personaggi scalzi e infreddoliti sono la dolorosa metafora moderna della Sacra Famiglia. Nonostante il loro misero aspetto
essi spiccano per la dignità quasi monumentale che assumono. Soprattutto la severa figura della madre, vista di spalle,
richiama la solida volumetria di certe donne giottesche. Nonostante l’uso di una tavolozza quasi monocroma l’artista riesce
a differenziare i 3 elementi primigeni della natura e della filosofia antica: terra (la spiaggia) acqua (il mare) e aria (il cielo) le
tre fasce orizzontali che vengono così a crearsi contrastano con i 3 personaggi in primo piano, contribuendo a isolarli nella
scena al fine di sottolineare il loro muto dramma.
Nel 1905 Picasso dipinge la “Famiglia di saltimbanchi” e utilizza varie e delicate gradazioni di rossi, di rosa e di arancioni.
L’abbandono dei toni freddi del precedente periodo blu e l’inizio di quello rosa coincidono anche con le vicende umane
dell’artista che a Parigi incomincia a riscuotere qualche successo e conosce Fernande Olivier la prima donna importante
della sua vita. L’opera propone di nuovo la famiglia. I sei personaggi, tre adulti e tre bambini sono colti in un momento di
silenziosa attesa e la loro serietà pensosa stride con la variopinta stravaganza dei costumi di scena che indossano. Picasso è
sempre stato attratto anche dalla vita circense e conosceva il circo Medrano, il cui tendone era poco distante dalla sua
casa. Egli interpreta la dura quotidianità di clown, acrobati e giocolieri con grande sensibilità e discrezione, mettendone in
evidenza la misera vita del povero girovagare. L’arlecchino di spalle (nel quale l’artista ritrae se stesso) volge lo sguardo
lontano, mentre tiene teneramente per mano la bimba con il tutù e le scarpette rosa, che tanto ci ricorda le ballerine di
Degas. Il paesaggio deserto e desolato contribuisce a sottolineare la solitudine dei personaggi, ognuno dei quali,
nonostante la prossimità agli altri, è comunque solo con i propri pensieri, come in attesa del manifestarsi di qualche
misterioso evento. La loro definizione pittorica non fu semplice: le indagini ai raggi X hanno svelato la presenza di vari
pentimenti e correzioni, quasi che Picasso avesse dovuto giungere per gradi alla soluzione compositiva finale, senza averla
presente fin dall’inizio.
Altra importante opera realizzata da Picasso fu “Les demoiselles d’Avignon”. Partendo dalle solide volumetrie di Cézanne,
Picasso semplifica le geometrie dei corpi (che rappresentano cinque prostitute all’interno di un bordello). Anche le figure
femminili, dunque, non risultano più immerse nello spazio ma da esso compenetrate e, a parte il colore rosato dei nudi,
sembrano essere costituite della stessa materia solida, cosicché ogni differenza tra contenuto (i personaggi) e contenitore
(lo spazio) viene automaticamente annullata. Mentre nella realizzazione dei volti delle figure centrali Picasso si ispira alla
scultura iberica, quelli delle due figure di destra risentono dell’influsso delle maschere rituali dell’Africa nera. Le apparenti
incongruenze sono però finalizzate a una nuova e diversa percezione della realtà. Non più visiva, come era sempre stato
fino ad allora, ma mentale: cioè volta a rappresentare tutto quello che c’è e non solo quello che si vede. In questo senso
non deve dunque meravigliarci se di un personaggio vediamo contemporaneamente due o più lati: è come se vi girassimo
attorno e tentassimo poi di ricostruire le varie vedute sovrapponendole l’una all’altra.
Il Ritratto di Ambroise Vollard è tra i più celebri del periodo del Cubismo analitico. Vollard, collezionista e mercante
d’arte, è uno dei molti amici di Picasso che si presta a posare per un ritratto cubista. Osservando l’opera appare subito
evidente come l’artista miri più al contenuto che all’apparenza, rinunciando a qualsiasi tipo di verosimiglianza fotografica.
La composizione è minutamente frastagliata e sia il personaggio sia lo sfondo sono posti sul medesimo piano. Ecco allora
che dalla materia indistinta dello sfondo fuoriescono e prendono poco a poco forma la spaziosa fronte calva del
collezionista, una bottiglia appoggiata sul tavolo dello studio, un libro sullo scaffale, il giornale che Vollard sta leggendo,
ma anche innumerevoli altri dettagli, quali un bottone del panciotto, il fazzoletto nel taschino, la manica destra della
giacca.
La difficoltà di interpretazione dei dipinti cubisti è un problema che sia Braque sia Picasso si sono sempre posti, entrambi
attenti a che la loro pittura non sconfinasse mai nell’astrazione, cioè in qualcosa di puramente mentale, senza più alcun
rapporto concreto con la realtà. È per questo che nel periodo del Cubismo sintetico (1912-1913) i due artisti
incominciano a introdurre nelle loro opere anche lettere dell’alfabeto e numeri. In questo modo ogni fuga verso
l’astrazione viene volontariamente bloccata dall’immediata riconoscibilità di questi elementi, subito riconducibili alla
concretezza del quotidiano. Sempre al fine di radicare nella realtà la propria pittura, Picasso adotta la tecnica del collage,
cioè dell’incollaggio sulla tela di materiali eterogenei che saranno in grado, meglio di qualsiasi pittura, di richiamare
direttamente alla mente gli oggetti reali in quanto reali essi stessi. Uno dei primi e più significativi collage di Picasso è la
“Natura morta con sedia impagliata”, realizzato nel 1912. L’opera rappresenta una natura morta ambientata all’interno di
un caffè parigino. Sulla destra vi sono infatti un limone tagliato a metà e un’ostrica, al centro un bicchiere scomposto
analiticamente, a sinistra si riconoscono un giornale e una pipa.
Nei “Tre musici”, Picasso – all’indomani della Grande Guerra – riprende temi propri del Cubismo sintetico, solo che vi
applica un gusto del colore assolutamente nuovo e un’ironia quasi fumettistica.
Il dipinto raffigura due personaggi tipici della commedia dell’arte: un Pulcinella che suona il flauto e un Arlecchino
chitarrista che, insieme a un monaco con uno spartito fra le mani, improvvisano un allegro terzetto musicale, mentre un
grosso cane se ne sta accucciato sotto il tavolo. Il senso di profondità, assolutamente negato nei personaggi, viene
recuperato simbolicamente nelle pareti laterali e nel pavimento della stanza.
Altra importante opera è “il ritratto femminile”. Nel “Ritratto di Dora Maar” è rappresentata la giovane e colta fotografa
di origine croata Henriette Theodora Markovich, che con l’artista intreccerà una turbinosa relazione intellettuale e
sentimentale. Dora siede su una poltroncina nera con braccioli, sullo sfondo di una piccola stanza dalla prospettiva incerta,
che ne esalta ulteriormente la figura, snella ed elegantemente vestita, così come lo sguardo, chiaro e ammaliatore.
L’analisi cubista le frantuma il bel volto regolare con l’occhio destro enorme, languido e profondissimo. La mano destra si
regge la testa dalla scura capigliatura e termina con ben curate unghie rosse smaltate.
Altra importante opera di Picasso fu “Guernica”. Il 26 aprile 1937, nel pieno della guerra civile spagnola che i franchisti
(seguaci di Francisco Franco, generale e uomo politico spagnolo che nel 1936 rovesciò con un colpo di Stato il legittimo
governo repubblicano gettando la Spagna in una sanguinosa guerra civile, instaurando poi un regime dittatoriale),
sostenuti dalle forze nazifasciste di Germania e Italia, avevano scatenato contro il legittimo governo del Paese. Picasso è
sconvolto dalle notizie sul bombardamento della cittadina basca di Guernica.
La Guernica è un quadro bandiera, perché è un grido contro la guerra. La posizione politica di Picasso, del resto, è sempre
stata convintamente democratica e antifascista, tanto che nella Germania nazista alcune sue opere vennero
pubblicamente bruciate sulle piazze come esempio di arte degenerata.
Guernica, con le sue dimensioni (circa 3,5 metri di altezza e quasi 8 di lunghezza), denuncia la propria funzione di
manifesto ideologico e politico, fatto per essere contemporaneamente osservato dal numero di persone più grande
possibile. Il dipinto rappresenta il drammatico momento del bombardamento. Il colore, sinonimo di vita, viene
abbandonato in favore di un colore grigio e nero, che ricordano la morte e la guerra; le figure appaiono come spettri
urlanti, illuminate all’improvviso dai bagliori sinistri delle esplosioni. La composizione, apparentemente caotica, è invece
organizzata in tre fasce verticali: le due laterali sono più strette, fra loro uguali e simmetriche a quella centrale; in
quest’ultima, più larga, è ammassato il maggior numero di personaggi, nella disposizione dei quali prevalgono allineamenti
fortemente geometrizzati.
L’ambientazione è contemporaneamente interna (come si deduce dal lampadario appeso in alto, quasi al centro del
dipinto) ed esterna (come è invece suggerito dall’edificio in fiamme all’estrema destra) .Questa contemporaneità di visione
non è solo cubista, ma vuole rendere con violenta immediatezza la tragedia del bombardamento, che all’improvviso
sventra e demolisce interi palazzi sparpagliando impietosamente all’aperto anche gli oggetti più intimi di ogni famiglia. In
questo spazio caotico e indifferenziato uomini, donne e animali fuggono e urlano come impazziti, sovrapponendosi e
compenetrandosi, accomunati dallo stesso dolore e dalla stessa violenza. All’estrema sinistra della composizione una
madre lancia al cielo il suo grido straziante, mentre stringe fra le braccia il cadavere del figlioletto, nel quale il naso
rovesciato costituisce il tragico indizio della morte appena sopraggiunta. Dal lato opposto della tela le fa eco l’urlo
disperato di un altro personaggio femminile che alza urlando le braccia al cielo in segno di orrore e disperazione. Al centro
un cavallo ferito, simbolo del laborioso e onesto popolo spagnolo, nitrisce dolorosamente protendendo verso l’alto una
lingua aguzza come una scheggia di vetro. Ovunque solo morte e distruzione. Chi può cerca di fuggire, come la donna che,
dall’angolo inferiore destro, si slancia diagonalmente verso il toro, all’angolo superiore sinistro, simbolo di violenza e
bestialità. Un’altra donna si affaccia disperatamente a una finestra reggendo una lampada a petrolio, simbolo della
regressione alla quale la guerra inevitabilmente conduce. Al suolo, tra le macerie, si assiste all’orrore dei cadaveri straziati.
Sempre in basso, esattamente al centro, un’altra mano serra ancora una spada spezzata, sullo sfondo di un fiore intatto,
simbolo della vita, della speranza e della ragionevolezza che, nonostante tutto, avranno comunque la meglio sulla morte e
sulla barbarie. In questo dipinto, preceduto da almeno una cinquantina di schizzi e bozzetti preparatori, Picasso riesce
mirabilmente a superare e fondere Cubismo analitico e Cubismo sintetico. Picasso non esita a schierarsi con la
democrazia e la civiltà, contro ogni forma di fascismo e di dittatura. E ancora una volta torna straordinariamente attuale
l’insegnamento di Francisco Goya, verso il quale l’artista andaluso non ha mai cessato di sentirsi intimamente debitore: «Il
sonno della ragione genera mostri».
Nel secondo dopoguerra Picasso realizza “Nobiluomo con pipa” in cui rappresenta una sorta di ironico autoritratto, nel
quale Picasso schematizza la figura di un uomo che fuma vestito in costume di altri tempi.

* Picasso fu spagnolo. Era un amante delle maschere africane che venivano utilizzate per dei rituali, e anche se erano
rappresentate quasi come delle caricature e brutte, ma per gli artisti erano belle perché rappresentavano l’autenticità.
Picasso, all’inizio della sua carriera, aveva preso parte dei Fauves(fov) in Francia, ma in seguito divenne cubista. Esistono
diversi periodi dell’arte di Picasso tra cui il periodo blu, periodo rosa e periodo cubista.
Durante il periodo blu Picasso ama dipingere la vita dei poveri. Il periodo blu viene definito così poiché la tonalità che
predominava era il blu.
Amava rappresentare anche la vita del circo, che era la vita di persone umili e durante questo periodo prevale il periodo
rosa, poiché il colore che prevale è il rosa.
Con les demoiselles d’Avignon (le ragazze di Avignone) inizia il suo periodo cubista, e fu un’opera che lui inizialmente non
fece vedere, ma 30 anni dopo decide di venderla e da tale opera riscosse grande successo. Rappresenta 5 ragazze in un
bordello, e inizia per la prima volta a frantumare e a fare a pezzi.