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Liceo scientifico "N.

Copernico"

a.s. 2004 - 2005

Note e appunti sul pensiero di Aristotele

La metafisica

Una precisazione sui rapporti tra Aristotele e Platone


Prima di lanciarsi in ardite speculazioni che mettano a confronto questi due colossi del pensiero greco, opportuno fermarsi su alcuni dati di fatto. Il dato di fatto pi eclatante in questo senso che Aristotele fece parte per vent'anni dell'Accademia e se ne allontan solo dopo la morte di Platone. Questo non vuol certo dire che per tutto questo tempo lo Stagirita abbia condiviso al 100% le posizioni platoniche, anzi sensato supporre che un'intelligenza cos vivace abbia portato ben presto frutti autonomi, ma non possiamo nemmeno impostare il problema dei rapporti tra i due filosofi solo all'insegna della "discontinuit" (cio sulla base delle differenze). Le affinit tra Platone e Aristotele sono numerose e importanti: 1) L'amore per la filosofia in se stessa non affatto una affinit banale o di poco conto; non dimentichiamo che la "cultura del momento" era quella sofistica e la linea vincente nel campo della Paideia era quella di Isocrate, chi cercava il sapere per il sapere doveva apparire un poco fuori di senno, come il Socrate delle "Nuvole". 2) La filosofia dell'essere (realismo epistemologico) la coraggiosa risposta al dilemma di Parmenide: entrambi i pensatori la sostengono (seppure in termini diversi) contro lo scetticismo dei sofisti. 3) E' la filosofia che "rende migliori gli uomini" ed su di essa che si fonda la Paideia (contro la concezione Isocratea). 4) Alcuni interessi per matematica, geometria e medicina, anche se furono sviluppati con accenti diversi e diversamente inseriti nel resto del corpo dottrinale. In sintesi, considerando la rilevanza di tali affinit, ci sembra di poter sottoscrivere l'affermazione di Diogene Laerzio per cui: "Aristotele fu il pi genuino discepolo di Platone". Infatti genuino discepolo di una grande maestro non colui che ne ripete stancamente le dottrine, ma colui che riesce a portarne a compimento lo spirito, anche andando oltre la lettera delle sue affermazioni. Le differenze tra i due pensatori sono comunque significative: 1) Rifiuto della dottrina delle idee separate, che costituiva uno dei capisaldi del pensiero platonico e che Aristotele abbandon in nome della concezione delle forme immanenti nelle cose. 2) Dal "filosofare" platonico alla "filosofia" aristotelica. Per Platone la filosofia era un'attivit di ricerca continua, di ascesi, per il suo illustre discepolo consiste nella conoscenza delle cause della realt; cause che non vanno ricercate in un mondo iperuranio, ma nelle cose stesse. 3) Interesse per tutte le scienze empiriche (e non solo per la matematica): le singole scienze non hanno per Aristotele una funzione meramente propedeutica o simbolica, ma hanno una dignit ed una verit intrinseche. Naturalmente non dobbiamo esagerare le conseguenze di questa pur significativa differenza: qui si vuol dire semplicemente che troviamo in Aristotele interessi assenti in Platone, come accade l'inverso per altri tipi di interessi (quelli poetico-religiosi); non si vuole affatto affermare che tutto il pensiero di Platone e tutto il pensiero di Aristotele vadano interpretati (come fecero gli Umanisti) alla luce di questa differenza facendo del primo esclusivamente un mistico e del secondo un puro empirista1. 4) Sistematizzazione del sapere e sua divisione in "branche"; una logica conseguenza del rilievo dato ai fenomeni empirici in quanto tali: Platone tendeva a risolvere l'intera esperienza intellettuale in un'unica
Il Reale sottolinea e sintetizza con chiarezza questo punto: "Platone, oltre che filosofo, anche un mistico (e un poeta); Aristotele, invece, oltre che filosofo anche uno scienziato. Tuttavia questo plus di segno opposto che differenzia marcatamente i due uomini, li differenzia appunto nei loro interessi umani extrafilosofici, per cos dire, e non gi nel nucleo speculativo del loro pensiero" (G. Reale, Storia della filosofia antica, Vita e Pensiero, Milano, vol. II, p. 399). Le ultime parole citate vogliono evidentemente alludere ai frutti della "seconda navigazione", che costituiscono la cifra speculativa del pensiero di entrambi questi colossi della filosofia antica, tanto che, con la perdita di tali frutti, avremo un mutamento qualitativo di proporzioni notevolissime in tutta la cultura antica.
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mobilissima "spirale", Aristotele fissa quei quadri del sapere filosofico che saranno le vie maestre su cui correr tutta la problematica successiva: Logica, Fisica, Psicologia, Metafisica, Etica, Politica, Estetica. In sintesi possiamo dire che da un lato i rapporti tra Platone e Aristotele sono molto stretti, cos come cospicuo il debito intellettuale del secondo rispetto al primo, dall'altro lato Aristotele rivela fin da giovane una propria cifra spirituale: non il discepolo che ripete stancamente le dottrine del maestro, ma lo ripensa e lo fa rivivere innestandolo nel tronco della propria personale attivit speculativa.

La Metafisica di Aristotele
La metafisica e le scienze teoretiche
Il fatto che l'attivit intellettuale sia la vetta e il culmine dell'attivit umana gi saldamente acquisito grazie al guadagno della speculazione di Socrate e Platone. Esso pu dunque a buon motivo essere il punto di partenza della speculazione aristotelica, che distingue le grandi branche delle scienze: a) scienze teoretiche, che ricercano il sapere per se stesso sono: metafisica, fisica (che include anche la psicologia), matematica; b) scienze pratiche, che ricercano il sapere per raggiungere attraverso di esso la perfezione morale; c) scienze poietiche o produttive, che ricercano il sapere in vista del fare, cio per produrre determinati oggetti. Un altro chiarimento preliminare riguarda il fatto che inizieremo la trattazione di Aristotele a partire dalla Metafisica, che indubbiamente la scienza pi difficile ed elevata, e non dalla logica o dalla fisica, che sarebbero pi adatte ad un approccio propedeutico (anche la classificazione delle opere fatta da Livio Andronico inizia con le opere di logica, procede con quelle di fisica, per arrivare poi alla metafisica). Va detto che la distinzione delle varie "branche" della filosofia una caratteristica propria dell'et ellenistica, che riprende effettivamente categorie aristoteliche ma si fonda su un'idea radicalmente diversa dell'attivit filosofica: per i filosofi di et ellenistica (come vedremo) la filosofia un sistema ben conchiuso, composto di tre parti distinte (logica, fisica ed etica) e mirante ad un fine ben preciso (risolvere il problema della felicit dell'uomo); per Aristotele, come per Platone e tutti i filosofi precedenti, la filosofia ricerca delle cause ultime (dell'Arch), ha un compito sostanzialmente speculativo, libera da interessi pratici e, semmai, incontra "per strada" i criteri in base a cui distinguere diverse branche del sapere. La pi significativa risposta al quesito sulle cause ultime viene data (per Aristotele come per Platone) in ambito metafisico e sar alla luce delle scoperte metafisiche che dovremo intendere tutte le altre parti del pensiero aristotelico.

Linee essenziali della metafisica aristotelica


La metafisica di Aristotele riunisce in una potente sintesi tutte le linee di forza del pensiero da Talete a Platone, essa infatti costituisce il problema filosofico per eccellenza ed ci a cui (consapevolmente o meno) tendevano gli sforzi dei filosofi precedenti. Aristotele, che non usa propriamente il termine metafisica1 ma piuttosto filosofia prima2, ne d quattro definizioni: -1- la metafisica indaga le cause prime e i principi supremi -2- la metafisica indaga l'essere in quanto essere -3- la metafisica indaga la sostanza -4- la metafisica indaga Dio e la sostanza soprasensibile. Per sommi capi vediamo come a queste quattro definizioni aristoteliche corrispondano i nodi problematici fondamentali dei filosofi delle generazioni precedenti: -1- la prima accezione di metafisica porta a compimento le istanze di tutti i filosofi che hanno cercato l'"Arch", cio il principio o causa prima, uno o molteplice, materiale o ideale, che fosse.
Il termine stato coniato dai Peripatetici o forse addirittura da Andronico di Rodi (I sec. a. C.) in occasione dell'edizione delle opere aristoteliche. In tale circostanza starebbe a indicare i libri posti (nell'edizione) dopo quelli di fisica e la cultura Occidentale ha accolto tale indicazione come pi significativa e pregnante per indicare ci che va oltre la fisica, ossia quella disciplina che si occupa di quelle realt che stanno oltre e al di sopra delle realt fisiche. 2 In opposizione alla filosofia seconda, che sarebbe la fisica.
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-2- il problema dell'essere tematizzato in modo esplicito a partire da Parmenide, ma sotteso in ogni speculazione filosofica: la "fysis" per i fisici il vero essere, come per Platone lo il mondo delle idee. -3- una volta superato il monismo che culmina nella posizione eleatica e appurato che esistono molti esseri e molti tipi di essere, bisogna appurare quale o quali siano i pi fondamentali, cio quale sia l'"ousa" della realt; Parmenide stesso aveva chiaramente sottolineato la distinzione tra la via della pura verit e le vie dell'opinione e dell'errore. -4- tutti i naturalisti indicarono come Dio o divino il principio da loro trovato e la stessa cosa, a pi alto livello, fece Platone identificando il divino con le Idee; anche in Aristotele la dimensione soprasensibile o "divina" quella che, oltre a rendere ragione della realt sensibile, costituisce il momento essenziale e definitorio dello sforzo metafisico: "Se, d'altra parte, esiste qualcosa di eterno e di immobile e di separabile dalla materia, evidente che la conoscenza di ci pertinenza di uuna scienza teoretica, ma non certo della fisica [giacch questa si ocupa solo di alcuni enti mobili], n della matematica, ma di un'altra scienza che ha la precedenza su entrambe. Infatti la fisica si occupa di enti che esistono separatamente ma non sono immobili, e dal canto suo la matematica si occupa di enti che sono, s, immobili, ma che forse non esistono separatamente e sono presenti in una materia, invece la "scienza prima" si occupa di cose che esistono separatamente e che sono immobili. E se tutte le cause sono necessariamente eterne, a maggior ragione lo sono quelle di cui si occupa questa scienza, giacch esse sono cause di quelle cose divine che si manifestano ai sensi nostri. Quindi ci saranno tre specie di filosofie teoretiche, cio la matematica, la fisica e la teologia, essendo abbastanza chiaro che se la divinit presente in qualche luogo, essa presente in una natura siffatta, ed indispensabile che la scienza pi veneranda si occupi del genere pi venerando. Epper, se le scienze contemplative sono preferibili alle altre, questa preferibile alle altre scienze contemplative. [...] se, pertanto, non si ammette l'esistenza di alcun'altra sostanza al di fuori di quelle che sono naturalmente composte, la fisica, allora, dovrebbe essere la scienza prima; ma se esiste una certa sostanza immobile, la scienza che si occupa di questa deve avere la precedenza e deve essere filosofia prima, e la sua universalit risiede appunto nel fatto che essa prima; e sar compito di questa scienza contemplare l'esserein-quanto-essere, cio l'essenza e le propriet che l'essere possiede in-quanto-essere."3 Si viene cos a delineare anche la famosa dottrina dei tre gradi di astrazione, che caratterizza la divisione aristotelica delle scienze teoretiche in: 1) fisiche (astrazione dalla materia individuale) 2) matematiche (quantit astratta) 3) teologia o metafisica (astrazione da ogni materialit). Un'altra importante caratteristica della metafisica considerata in se stessa come scienza la sua assoluta libert: essa non asservita ad altri scopi, ricercata per se stessa e vale per se stessa e, perci, la scienza pi alta e "sovrana". Dice Aristotele: "E' chiaro, allora, che noi ci dedichiamo a tale indagine senza mirare ad alcun bisogno che ad essa sia estraneo, ma, come noi chiamiamo libero un uomo che vive per s e non per un altro, cos anche consideriamo tale scienza come la sola che sia libera, giacch essa soltanto esiste di per s. [...] Tutte le altre [scienze], pertanto, saranno pi necessarie per gli uomini, ma superiore a questa nessuna."4 In prima battuta esamineremo i contenuti principali della metafisica di Aristotele secondo l'ordine delle quattro definizioni da cui abbiamo preso le mosse, in modo da chiarire preliminarmente il piano concettuale dell'opera, per poi addentrarci nelle singole argomentazioni. -1- Nella ricerca delle cause ultime della realt ci si imbatte in quattro tipi di cause: - la causa materiale, - la causa formale, - la causa efficiente, - la causa finale.
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Metafisica, libro VI (E), 1026a, ed. BUL pp. 175-176. Metafisica, A2, 982b-983a, ed. BUL, pp. 9-10. "Ad usum privatum studentium" 3

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L'essere e il divenire delle cose richiedono innanzitutto questi tipi di cause, che sono le cause prossime, per poi procedere oltre le stesse fino ad arrivare ai moti dei cieli ed al Motore Immobile. -2- Interrogandosi sull'essere in quanto tale si scopre che esso non pu essere inteso, come lo intendeva Parmenide, quasi che si trattasse di una realt e di un concetto univoci, ma "essere si dice in molti sensi" cio un concetto analogico. Platone altres aveva gi intuito la molteplicit intrinseca all'essere (formato dall'Uno e dalla Diade), ma lo aveva collocato nel mondo delle idee, come un genere trascendente. -3- Tale pluralit intrinseca all'idea di essere si stratifica secondo le sue due dimensioni fondamentali: la sostanza e gli accidenti. La suddetta distinzione permette di spiegare (dal punto di vista della causalit materiale e formale) quel divenire che per l'essere univoco di Parmenide risultava inintelligibile. Alla distinzione tra sostanza e accidenti fa seguito anche quella di potenza e atto, che consente di cogliere la funzione positiva del non-essere (inteso come privazione) per spiegare il divenire e risolvere in modo definitivo il dilemma di Parmenide. -4- Il culmine della speculazione metafisica costituito dalle sostanze soprasensibili, punto d'arrivo della "seconda navigazione" platonica. Il passo successivo del pensiero aristotelico quello di dimostrare l'esistenza delle sostanze soprasensibili, come vedremo pi oltre. Tali sostanze sono principi del moto di ci che corruttibile, ma non sono esse stesse (prese in senso generico) il Principio Primo: deve dunque esistere un motore Primo, assolutamente immobile, atto puro, origine e causa di ogni movimento.

La struttura dell'ente, le quattro cause, sostanza e forma


Le quattro cause
Il concetto di causa in Aristotele va inteso nel senso di elemento fondante o strutturale, ovvero ci che bisogna ammettere per spiegare l'essere e il divenire di qualcosa. Possiamo cos dunque schematizzare l'analisi aristotelica delle cause di ci che esiste: dal punto di vista STATICO, ci che spiega e fonda l'essere : la causa formale ovvero la forma5 o essenza delle cose, ci che profondamente la struttura in un certo modo piuttosto che in un altro la causa materiale ovvero "ci di cui" fatta una cosa che, tra l'altro, consente la distinzione fisica di cose aventi la stessa forma (due monete identiche non sarebbero numericamente distinte se non fossero state coniate in due diverse porzioni di metallo) dal punto di vista DINAMICO, ci che rende possibile il mutamento : la causa efficiente o "ci da cui" il movimento proviene (il padre dal figlio, il calcio dal "motrice" piede...); la causa finale essa costituisce il fine o scopo6 delle azioni, ovvero "ci in vista di cui" ogni
Si tratta, ad esempio, dell'anima per gli animali, di precisi rapporti formali per le figure geometriche (es. circonferenza = il luogo dei punti equidistanti da un punto detto centro), ecc... 6 Il concetto di fine o scopo in termini metafisici non va inteso in un senso antropomorfico, quasi che Aristotele immagini una sorta di "attivit cosciente" in ogni realt esistente: si tratta di una determinazione di tipo puramente strutturale per cui significativo distinguere (in un processo di divenire) i momenti intermedi dal momento terminale e, quanto al momento terminale, se tale di diritto oppure meramente di fatto. Possiamo spiegarci con un esempio che non di Aristotele ma, a nostro avviso, ne esprime fedelmente lo spirito: I momento: nasce una larva, un bruco, che inizialmente vive come tale; II momento: il bruco entra in una fase di metamorfosi; III momento: il bruco diventato una farfalla. Si noti che lo "status" di farfalla evidentemente non solo la fine ma anche il fine di tutto il processo descritto, ci a cui la natura stessa del bruco tende. Chi ce lo dice? Nessuno! E' semplicemente l'evidenza dei fatti che ci presenta un movimento chiaramente orientato ad un certo punto d'approdo e tale "orientamento" qualcosa di reale (tanto vero che tutti i bruchi, se non intervengono problemi esterni, diventano farfalle e quando questo non accade diremo che il processo non giunto a termine, non ha raggiunto il suo fine) e ci dice qualcosa di
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cosa o diviene, il che ci che Aristotele chiama il suo bene.

Essere si dice in molti sensi


La seconda delle definizioni della metafisica, si visto, riguarda l'"essere in quanto essere", formula che esplicitamente richiama temi propri della speculazione parmenidea. Gli eleati avevano creduto che l'essere doveva venire inteso come assolutamente identico, ossia secondo un unico significato7, il che comportava anche la sua unicit e l'assorbimento di tutta la realt in questo EssereUno, che risultava cos assolutamente immobile. Aristotele individua perfettamente la radice dell'errore degli Eleati, affermando di contro che l'essere si dice in molti sensi, secondo un significato che non univoco ma che potremmo dire analogico e tale molteplicit significativa dell'ente non derivata, ma originaria: "Il termine "essere" usato in molte accezioni, ma si riferisce in ogni caso ad una cosa sola e ad un'unica natura e non per omonimia; ma, come tutto ci che sano si riferisce in ogni caso alla salute - sia in quanto la conserva sia in quanto la procura sia in quanto la manifesta sia in quanto in grado di riceverla - e come tutto ci che medico si rapporta alla medicina (giacch una cosa si dice medica perch possiede l'arte della medicina, e un'altra perch naturalmente adatta ad essa e un'altra ancora perch opera della stessa medicina - anzi possiamo assumere anche altri termini usati in modo simile a quelli precedenti), cos anche il termine "essere" viene usato in molte accezioni, ma ciascuna di queste si riferisce pur sempre ad un unico principio."8 Il fatto che nell'essere sia inclusa una molteplicit originaria non vuol dire che esso non abbia nessun tipo di unit (senn sarebbe un concetto puramente equivoco), si tratta di vedere di che tipo di unit si tratti: non una unit di specie o di genere (l'ente non un genere), ma si tratta di una unit di riferimento ossia di diversi significati che traggono unit dal riferirsi principalmente ad un'unica realt (es. "sano") e tale realt la sostanza, come afferma Aristotele nel seguito del brano citato poc'anzi: "Alcune cose, infatti, si chiamano "esseri" perch sono sostanze, altre perch sono determinazioni affettive della sostanza, altre perch aprono la via verso la sostanza o ne indicano la distruzione o la privazione o le qualit, o perch sono produttrici o generatrici di una sostanza ovvero dei termini relativi alla sostanza, o anche perch sono negazioni di qualcuno di questi termini o della sostanza; ed questo il motivo per cui noi diciamo che anche il non-essere in-quanto-non-essere. E come, dunque, di tutte le cose sane esiste un'unica scienza, parimenti avviene questo anche per le altre cose. Difatti riservato ad un'unica scienza lo studio non solo di quei termini che esprimono una nozione comune, ma anche di quei termini che sono relativi ad una sola natura, giacch anche questi ultimi, in un certo senso, esprimono una nozione comune. Quindi chiaro che spetta ad un'unica scienza anche lo studio degli esseri-in-quanto-esseri. In ogni caso, poi, la scienza ha come suo oggetto peculiare ci che primo, ossia ci da cui le altre cose dipendono e mediante cui esse ricevono le loro denominazioni. Pertanto, se questa prima cosa si identifica con la sostanza, allora il filosofo dovr avere in suo dominio i princpi e le cause, appunto, delle sostanze."9 La sostanza , in altri termini, il centro unificatore dei significati dell'essere: quell'unit che i precedenti filosofi avevano postulato a livello fisico (Parmenide) o metafisico (Platone) viene da Aristotele ritrovata al livello della conoscenza; vi sono realt diverse, vi sono tanti modi di essere, ma tutti dicono riferimento ad uno, cio alla sostanza. Queste precisazioni, come ben sottolinea il Reale, servono a farci correttamente intendere la famosa formula essere in quanto essere, che indica l'oggetto proprio della Metafisica:
estremamente significativo sulla natura e il senso di quella metamorfosi, anche se a nessuno viene in mente di pensare che il bruco tenda "coscientemente" a diventare una farfalla. 7 In termini scolastici potremmo dire "univocamente". Si tenga presente che la speculazione eleatica va collocata nell'orizzonte della filosofia della fysis, il cui problema consisteva nell'identificazione del principio unico (Arch), che fosse ad un tempo causa materiale, efficiente e formale di tutto ci che o diviene: una volta identificato tale principio con l'essere la sua unicit veniva di conseguenza, non era nemmeno in questione. 8 Metafisica, libro IV (G), 1003a-1003b, ed. BUL pag. 86. 9 ibid. 1003b. Prof. A. Porcarelli "Ad usum privatum studentium" 5

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"Questa formula non pu significare un astratto uniforme e univoco ens generalissimum, come molti credono. Vedemmo, infatti, che l'essere non solo non una specie ma neppure un genere, e che esprime un concetto transgenerico e transpecifico. Dunque, la formula "essere in quanto essere" non potr che esprimere la molteplicit stessa dei significati dell'essere e la relazione che formalmente li lega e che fa s, appunto, che ciascuno sia essere. Allora l'"essere in quanto essere" significher la sostanza e tutto ci che in molteplici modi si riferisce alla sostanza. In ogni caso, resta fuori discussione che, per Aristotele, la formula "essere in quanto essere" perde ogni significato fuori del contesto del discorso sulla molteplicit di significati dell'essere: chi ad essa attribuisce il senso di essere generalissimo o di puro essere, al di qual o al di sopra delle molteplici determinazioni dell'essere, resta vittima dell'arcaico modo di ragionare degli Eleati e tradisce completamente il significato della riforma aristotelica."10

I significati dell'essere
Chiarito il rispettivo "status" dei diversi significati dell'essere, possiamo schematicamente enumerarli: a) l'essere per se, che si riferisce in primo luogo alla sostanza e, di riflesso, a tutte le categorie11; b) l'essere accidentale, che il mero fortuito, un essere che dipende da un altro essere pur senza essere legato ad esso da alcun vincolo essenziale, pi vicino al non essere che all'essere (es. un negro musicista: il fatto che negro ha una causa, il fatto che musicista ha una causa, ma il concorrere dei due fatti in un soggetto determinato non ha, propriamente parlando, una causa), si tratta di ci che pu non esserci, di ci che non n sempre n per lo pi; c) l'essere come vero, che l'essere logico o di ragione; d) l'essere come potenza e atto, che a sua volta si stratifica a due livelli: la potenza e l'atto rispetto alla forma (es. la ghianda in potenza una quercia), la potenza e l'atto rispetto all'operazione (es. il puro possesso e l'esercizio della scienza). Si tratta di quattro gruppi di significati dell'essere, ciascuno dei quali si pu riferire a tutti gli altri, sicch l'essere non viene inteso in modo univoco nemmeno all'interno di ciascun singolo gruppo di significati (es. l'essere per se - distinto come tale dall'essere accidentale - pu essere vero o falso, in potenza o in atto; dunque nemmeno l'essere per se si dice in un solo modo, ma pu dirsi in molti sensi).

La questione della sostanza


Prima di Aristotele il problema della sostanza12 era stato impostato e risolto, sostanzialmente, in tre modi: a) i filosofi della fysis avevano identificato nella materia sensibile l'unica sostanza;
Reale, op. cit., vol II, pp. 414-415. Cfr. anche J. Owens, The Doctrine of Being in the Aristotelian Metaphysics, Toronto 1963. 11 Vale la pena di precisare che le categorie aristoteliche indicano qualcosa di molto pi solido dell'essere puramente accidentale, ma costituiscono (insieme e in dipendenza dall'essere della sostanza) la vera e propria trama strutturale dell'essere reale. Possiamo brevemente elencarle: -1- Sostanza (ousa) -2- Qualit (poin) -3- Quantit (posn) -4- Relazione (prs ti) -5- Azione (poien) -6- Passione (pschein) -7- Dove o luogo (po) -8- Quando o tempo (pot) -9- Avere (chein) -10- Giacere (kesthai). 12 Al di l della particolare connotazione che il termine assume in Aristotele, lo intendiamo qui preliminarmente nel senso generico di: "ci che esiste per s", ci che esiste veramente, ci in forza di cui ci che esiste esiste.
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b) Platone additava gli enti soprasensibili come unica vera sostanza; c) la mentalit comune sembrava individuarla negli enti concreti. Aristotele riaffronta ex novo questo spinoso problema, cercando di riformularlo in termini pi precisi e, per far questo, deve rispondere ad una prima domanda che cos' la sostanza in generale? E' la materia? E' la forma? E' il composto di materia e forma? Per rispondere alla domanda bisogner prendere le mosse da un punto di partenza sufficientemente saldo, vale a dire da uno comunemente ammesso; e pertanto lo Stagirita parte dalle sostanze sensibili: "Si , comunque d'accordo nel ritenere che alcune cose sensibili sono sostanze, e perci la nostra indagine deve fermarsi anzitutto su di esse. E' proficuo, infatti, procedere gradatamente verso ci che pi conoscibile per natura. Infatti in questa maniera tutti riescono ad acquistar conoscenza, passando cio alle cose che sono pi conoscibili attraverso quelle che sono meno conoscibili per natura; [...] nostro compito partire da ci che maggiormente conoscibile a ciascuno di noi individualmente per rendere conoscibile a ciascuno di noi quello che conoscibile per natura."13 Ci detto Aristotele constata che ciascuno dei suoi predecessori aveva colto una parte della verit, giacch per ousa possono intendersi, a diverso titolo, sia la forma, sia la materia, sia il sinolo di materia e forma: "Da queste cosiderazioni risulta con evidenza qual la sostanza sensibile e quali sono i modi della sua esistenza: infatti, sotto un profilo essa come materia, sotto un altro come forma e, in un terzo senso, essa il composto di queste due cose."14 Cerchiamo innanzitutto di enunciare le tre diverse accezioni: -a- Innanzitutto abbiamo la sostanza come forma (morph), che non deve essere intesa come la pura e semplice figura esteriore (che un accidente della quantit), ma come l'intima natura delle cose (es. per l'uomo o l'animale l'anima); ci a cui ci riferiamo quando definiamo una cosa, ci che fa s che una cosa sia quella che (e non un'altra). -b- In secondo luogo consideriamo la sostanza come materia, che ci che garantisce la concreta realizzazione degli esseri materiali (se uno scultore non avesse il bronzo stenterebbe a produrre una statua) e, a questo titolo, risulta fondamentale per la costituzione di certe cose e pertanto - entro questi limiti - potr dirsi sostanza delle cose materiali. -c- Infine si deve chiarire il concetto di sostanza come sinolo di materia e forma: tutte le sostanze materiali sono sostanze primariamente e precisamente in questo senso, cio in quanto sinoli concreti di materia e forma. Alla luce di quanto affermato si intende perch Aristotele enumeri i seguenti caratteri definitori della sostanza: 1) ci che non inerisce ad altro e non si predica di altro, 2) ci che pu sussistere per s o separatamente dal resto, 3) ci che in un certo modo determinato (= non astratto), 4) ci che intrinsecamente unitario, non un puro aggregato 5) ci che atto o in atto. Vediamo ora se e in che misura le tre diverse accezioni di sostanza posseggano questi caratteri definitori: la materia (-b-) possiede il primo dei caratteri definitori (non inerisce ad altro e non si predica di altro, ma ad essa inerisce tutto il resto), essa per non possiede nessuno degli altri caratteri definitori della sostanza (pu sussistere solo con la forma, non qualcosa di determinato, non ha nemmeno unit propria n tanto meno atto ma potenza); la forma (-a-) possiede in un certo modo tutti i caratteri suddetti, perch non deve il suo essere ad altro, pu separarsi15 dalla materia, qualcosa di determinato (anzi, propriamente parlando l'elemento determinante), principio dell'unit di ci che informa ed atto per eccellenza (forma e atto sono sinonimi); il sinolo (-c-) di materia e forma a sua volta sostanza secondo tutte le caratteristiche suddette, come appare in modo chiaro e manifesto. Sostanza per eccellenza la forma, sia nell'essere concreto (in quanto principio determinante,
Metafisica, libro VII (Z), 1029a-1029b, ed. BUL pag.188. ibid., libro VIII (H), 1043a, ed. BUL pag. 238. 15 Questo pu capitare in due sensi: in primo luogo in quanto la forma che d essere alla materia e non viceversa (quindi ne separabile almeno concettualmente); in secondo luogo (concretamente) in quelle sostanze che si esauriscono totalmente nella forma e assolutamente sono prive di materia.
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causa e ragion d'essere, ossia Arch della cosa singola), sia nell'orizzonte dell'essere cosmico in quanto, come vedremo, sono le realt soprasensibili (forme pure) il principio e fondamento di quelle sensibili (composte di materia e forma). Tale affermazione pare contraddire l'evidenza da cui eravamo partiti, per cui sembrava che sostanza per eccellenza dovesse essere considerata la sostanza concreta sensibile, ma non cos, infatti altro il punto di partenza dell'indagine (che quello pi vicino a noi) altro il punto d'arrivo della medesima (che quello pi fondamentale in se), come nota acutamente il Reale: "[...] se il sinolo esaurisse il concetto di sostanza in quanto tale, nulla che non fosse sinolo sarebbe sostanza, e, in tal modo, Dio e in genere l'immateriale e il soprasensibile non sarebbero sostanza! La forma pu dirsi, invece, sostanza per eccellenza: Dio e le intelligenze motrici delle sfere celesti sono pure forme immateriali, mentre le cose sensibili sono forme informanti la materia. La forma essenziale agli uni e agli altri enti, sia pure in diversa maniera."16

I principi del divenire: atto e potenza, il Motore Immobile


Atto e potenza
La potenza indica "capacit" di ricevere o assumere una qualche forma o un atto: la materia esprime la forma pi pura di potenzialit: il bronzo potenza della statua perch effettiva capacit di ricevere la forma della statua. L'atto, che Aristotele chiama entelechia, indica la realizzazione di una capacit, dice perfezione attuantesi o attuata. Esso ha una assoluta priorit e superiorit rispetto alla potenza che infatti non si pu nemmeno conoscere come tale, se non riportandola all'atto di cui potenza; inoltre l'atto condizione, regola e fine della potenzialit: "... l'atto anteriore sia secondo la nozione sia secondo la sostanza; secondo il tempo, invece, l'atto anteriore sotto un certo profilo, ma sotto un altro no. Che esso sia anteriore secondo la nozione cosa ovvia (infatti ci che potenziale nella sua acccezione fondamentale, in tanto potenziale in quanto suscettibile di attuazione,...); secondo il tempo, invece, l'atto anteriore alla potenza nel senso che anteriore quell'attuale che identico al potenziale per specie, ma non quello che identico per numero. [...] Ma l'atto anteriore alla potenza anche relativamente alla sostanza, in primo luogo perch le cose che sono posteriori secondo la generazione sono anteriori secondo la forma e la sostanza (come, ad esempio, l'adulto anteriore al fanciullo e l'uomo anteriore al seme, perch l'uno ha gi la forma e l'altro no), e in secondo luogo perch tutto ci che generato procede verso il proprio principio, ossia verso il fine (giacch la causa finale principio, e in vista del fine si va attuando il divenire), e l'atto un fine, e in grazia di questo fine viene assunta la potenza. Infatti gli animali vedono non allo scopo di avere la vista, ma hanno la vista allo scopo di vedere, e allo stesso modo gli uomini posseggono l'arte della costruzione allo scopo di costruire e la capacit contemplativa al fine di contemplare, [...]. Inoltre la materia esiste in potenza, soltanto perch possa pervenire alla forma; e sta nella forma soltanto quando in atto. [...] Epper evidente che la sostanza e la forma sono atto. E cos, in base a questo ragionamento, risulta con chiarezza che, relativamente alla sostanza, l'atto anteriore alla potenza e, come dicevamo, un atto presuppone sempre, in ordine al tempo, un altro atto, finch non si pervenga all'atto del primo, eterno motore."17 Il composto di materia e forma perci stesso composto di potenza e atto, sar atto se lo si considera nella sua entelechia, sar potenza per quanto attiene alla sua materialit: tutte le cose che hanno materia avranno anche, in quanto tali, maggiore o minore potenzialit, se invece ci sono esseri immateriali (cio forme pure) questi saranno atti puri, privi di potenzialit. Dal punto di vista metafisico la dottrina della potenza e dell'atto consente ad Aristotele di risolvere le aporie eleatiche concernenti il divenire e il movimento: essi rientrano nell'orizzonte dell'essere, perch non sono un passaggio dal non-essere in senso assoluto all'essere in senso pieno, ma
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Reale, op. cit., vol. II, pag. 432. Aristotele, Metafisica, libro IX, 1049b-1050b; ed. BUL pp. 266-269. "Ad usum privatum studentium" 8

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semplicemente dall'essere-in-potenza all'essere-in-atto, ossia da essere a essere. La stessa dottrina consente anche allo Stagirita di risolvere l'aporia platonica dell'unit di materia e forma. Inoltre essa gioca un ruolo importantissimo nella dimostrazione dell'esistenza di Dio e in tutte le altre scienze.

Dio e le sostanze soprasensibili


A questo punto ci si pu porre il problema fondamentale della "seconda navigazione" platonica: esistono sostanze soprasensibili? Aristotele individua nella pluriforme realt dell'essere (che "si dice in molti sensi") tre generi di sostanze gerarchicamente ordinate: a) le sostanze sensibili generabili e corruttibili, b) le sostanze sensibili incorruttibili, c) le sostanze eterne, che trascendono il sensibile. Tale partizione gerarchica delle sostanze esistenti guadagnata alla luce dei concetti di potenza e atto: le sostanze generabili e corruttibili (a) sono costituite di una materia la cui potenzialit non pu essere esaurita da una sola forma, perch tale materia ammette tutti i contrari; le sostanze corporee ma incorruttibili (b), come ad esempio i corpi celesti, sono costituiti di una materia strutturalmente incorruttibile (l'etere o quinta18 essenza) che passibile solo di movimento locale ed esclude tutti i contrari; le sostanze incorporee (c) sono forme pure, prive di ogni potenzialit. Il punto d'arrivo della speculazione metafisica costituito dalle sostanze soprasensibili, termine della "seconda navigazione" platonica. Il passo successivo del pensiero aristotelico quello di DIMOSTRARE L'ESISTENZA DELLE SOSTANZE SOPRASENSIBILI, nel modo che schematicamente illustriamo: le sostanze sono realt prime e tutti gli altri modi di essere dipendono dalla sostanza, se tutte le sostanze fossero corruttibili non esisterebbe nulla di incorruttibile, ma, al contrario, esistono cose incorruttibili (come il tempo19 e il movimento; si pensi agli astri), dunque esistono anche sostanze incorruttibili. Tali sostanze sono principi del moto di ci che corruttibile, ma non sono esse stesse (prese in senso generico) il Principio Primo: se ci che causa del moto20 di qualcos'altro anch'esso mobile avr bisogno a sua volta di qualcosa che sia causa del proprio moto, i principi incorruttibili di cui sopra sono causa dei moti dei corpi, ma sono a loro volta mossi, non si pu procedere all'infinito, deve dunque esistere un motore Primo, assolutamente immobile, atto puro, origine e causa di ogni movimento. Il motore immobile dovr dunque muovere ogni cosa senza essere esso stesso in movimento, ma come possibile ci? Aristotele risponde che la causalit propria di Dio non la causalit efficiente (che suppone un mutamento anche nell'agente, almeno per Aristotele), ma propriamente la causalit finale: Dio muove attraendo ogni cosa a se e il mondo, anche se influenzato da questa attrazione divina, non ha
Le altre quattro essenze materiali sono, evidentemente, quelle dei quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. La dimostrazione dell'incorruttibilit di tempo e movimento forse una delle parti pi deboli della costruzione metafisica di Aristotele, specialmente se si pensa che su di essa che si basa la dimostrazione dell'esistenza del soprasensibile; tale dimostrazione riassunta dal Reale in un testo che vale la pena di riportare: "Il tempo non si generato n si corromper: infatti, anteriormente alla generazione del tempo, avrebbe dovuto esserci un "prima", e posteriormente alla distruzione del tempo avrebbe dovuto esserci un "poi". Ora, "prima" e "poi" altro non sono che tempo.. In altri termini: per le ragioni viste, c' sempre tempo prima o dopo qualsiasi supposto inizio o termine del tempo; dunque, il tempo eterno. Lo stesso ragionamento vale anche per il movimento, perch, secondo Aristotele, il tempo non altro che una determinazione del movimento; dunque, non c' tempo senza movimento, e, quindi, l'eternit del primo postula l'eternit anche del secondo." (op. cit., vol. II, pag. 440). 20 Il termine "moto" va inteso non come spostamento locale, ma come passaggio dalla potenza all'atto (nel senso di mutamento, divenire).
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avuto inizio e non vi fu mai un momento in cui il caos precedesse il cosmo (altrimenti verrebbe contraddetto quanto si disse sulla priorit dell'atto rispetto alla potenza) e Dio dall'eternit attrae a se il mondo, che dall'eternit dunque un cosmo ordinato.

Natura del divino e i suoi rapporti con il mondo


Tale motore dunque "immobile" nel senso che non pu mutare in se stesso, ma non nel senso che un'entit amorfa e inerte: egli Vita, anzi la forma pi nobile e perfetta di vita che Aristotele potesse concepire, ossia la vita del puro pensiero, dell'attivit contemplativa: "E' questo, dunque, il principio da cui dipendono il cielo e la natura. Ed esso una vita simile a quella che, per breve tempo, per noi la migliore. Esso , invero, eternamente in questo stato (cosa impossibile per noi!), poich il suo atto anche piacere (e per questo motivo il ridestarsi, il provare una sensazione, il pensare sono atti molto piacevoli, e in grazia di questi atti anche speranze e ricordi arrecano piacere). E il pensiero nella sua essenza ha per oggetto ci che, nella propria essenza, ottimo, e quanto pi esso autenticamente se stesso, tanto pi ha come suo oggetto ci che ottimo nel modo pi autentico. L'intelletto pensa se stesso per partecipazione dell'intellegibile, giacch esso stesso diventa intellegibile venendo a contatto col suo oggetto e pensandolo, di modo che intelletto e intellegibile vengono a identificarsi. E', infatti, l'intelletto il ricettacolo dell'intellegibile, ossia dell'essenza, e l'intelletto, nel momento in cui ha il possesso del suo oggetto, in atto, e di conseguenza l'atto, piuttosto che la potenza, ci che di divino l'intelletto sembra possedere, e l'atto della contemplazione cosa piacevole e buona al massimo grado. Se pertanto Dio sempre in quello stato di beatitudine in cui noi veniamo a trovarci solo talvolta, un tale stato meraviglioso; e se la beatitudine di Dio ancora maggiore, essa oggetto di meraviglia ancora pi grande. Ma Dio , appunto, in tale stato! Ed sua propriet la vita, perch l'atto dell'intelletto vita, ed ottima ed eterna. Noi affermiamo, allora, che Dio un essere vivente, sicch a Dio appartengono vita e durata continua ed eterna: tutto questo, appunto, Dio!"21 Gerarchicamente sottoposte a questo Primo Motore Immobile sono tutte le altre sostanze soprasensibili, quali le 55 intelligenze che muovono i cieli, che sono cos Dei inferiori, dipendenti dal primo non quanto all'essere, ma quanto al loro operare.

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Metafisica, libro XII, 1072b, ed. BUL pp. 357-358. "Ad usum privatum studentium" 10

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