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1.

PROBLEMI DELL' “ULTIMO PLATONE”

Nei dialoghi della vecchiaia Platone rivede ed approfondisce la sua dottrina filosofia
giungendo a nuove soluzioni. Le rielaborazioni filosofiche sono legate a due temi
fondamentali:
• come pensare il mondo delle idee?
• come concepire il rapporto tra le idee e le realtà naturali?

Il confronto con Parmenide

Nel "Parmenide" Platone affronta due tematiche che troveranno la loro soluzione nel
sofista :
1) l'uno - molti, rapporto idea-cose;
2) il problema del non essere.
Con la tematica uno - molti Platone s’interroga sulla validità della teoria delle idee,
ed in particolare, in che modo e cosa significa che l’unità è diffusa in molti oggetti o
e partecipata da essi senza che questa perda la sua unitarietà ?
Questa nozione di idea contiene in se un effetto moltiplicatore all’infinito dell’idea
stessa. Infatti, “L’argomentazione del "terzo uomo" mette in evidenza la
contraddizione della teoria delle idee ed in particolare il rapporto idea-cose.
L’argomentazione del "terzo uomo" non è presente nel Parmenide.
Con la tematica del non essere Platone si confronta con il principio dell’eleatismo:
“l’essere è, mentre il non essere non è”.
Il principio eleatico è la negazione della teoria delle idee: affermare che l’essere è
unico o che il non essere non esiste, significa negare la molteplicità delle idee ed i
rapporti tra di loro. Platone, nonostante le obiezioni, afferma la validità delle idee
quale strumento ordinatore della molteplicità del sensibile. Anche nel Teeteto, Platone
afferma che si può raggiungere la vera la scienza solo attraverso l’essere, cioè l'idea,
negando validità al relativismo gnoseologico dei sofisti i quali ritenevano che fossero i
sensi a determinare la conoscenza.

I generi dell’ essere e il problema del nulla

Per dimostrare che la molteplicità delle idee sono indispensabili per raggiungere la
scienza, Platone deve superare l’ostacolo costituito dal principio eleatico dell’unicità
dell’essere.
Nel Sofista Platone, con la teoria dei “generi sommi “, propone una nuova concezione
dell’essere in cui spiega le ragioni dell’esistenza della molteplicità delle idee e come
possano comunicare fra loro, superando contestualmente il problema del non essere e
dell’errore del filosofo di Elea.

Dottrina dei generi sommi: L'attributo fondamentale delle idee sono i generi sommi,
tutte le idee sono comprese nei 5 generi sommi: 1) l’essere, ogni idea esiste, 2)
l’identico, ogni idea è identica a se stessa, 3) il diverso, se ogni idea è identica a se
stessa e diversa dalle altre, 4) la quiete, ogni idea può stare in se , 5) il movimento
ogni idea può entrare in relazione con altre idee. Poiché per Platone “l’essere
diverso” e “l’essere“ sono due generi sommi differenti, l’errore di Parmenide consiste
nell’attribuire al “non essere” un valore assoluto cioè che non esiste. Per Platone il
“non essere” ha un valore relativo ( A non è B) cioè - A è “diverso”da B - quindi il non
essere è un essere diverso è un essere–altro. Anche il non essere, in quanto essere
diverso partecipa alla forma dell’essere. Il nulla assoluto non esiste per definizione,
il Parmenicidio è compiuto.

Attraverso questa dottrina Platone supera anche il problema dell’errore. Gli eristi e
Parmenide sostenevano che l'errore è dire il nulla , quindi l’errore non può esiste,
perché il nulla non esiste. Per Parmenide si dice e si pensa solo ciò che è, che esiste:
dire le cose come non sono è impossibile. Platone nell’ammette la realtà del non essere
ammette l’esistenza dell’errore: errore significa dire le cose in modo diverso da come
realmente sono. Con i generi sommi ( essere, identico e diverso) viene giustificata la
pluralità delle idee.

La nozione generale di “essere”

L'essere per Platone non può identificarsi con la materialità né con l’immaterialità
perché l’essere appartiene sia alle cose materiali che a quelle immateriali . Poiché il
nuovo concetto dell'essere deve contenere i 5 generi sommi, Platone giunge ad una
definizione universale del concetto di essere: “essere è Possibilità”. L’Essere è
qualunque cosa che abbia la capacità o la possibilità di entrare in relazione, di agire o
subire la relazione con un’altra cosa.
Esiste tutto ciò che può entrare in relazione , il nulla non esiste in quanto non può
entrare in relazione.
Questo nuovo concetto di essere, inteso come possibilità di relazione , assieme ai 5
generi sommi si applicano alle idee ma anche alle cose naturali e all’uomo.
2. La Dialettica

Nel Fedro Platone considera la dialettica come la tecnica del discorso filosofico, la
quale si svolge in due fase: 1) determinazione e definizione di un’idea; 2) divisione
dell’idea nelle sue articolazioni interne.
Nel Sofista Platone espone in modo organico il procedimento dialettico: la dialettica è
la suprema scienza delle idee, che determina una mappa delle possibili relazioni tra le
idee. Presupposto della dialettica è la possibile relazione delle idee (alcune idee sono
combinabili fra di loro ed altre non lo sono). Si escludono le ipotesi estreme in cui la
dialettica non ha senso : tutte le idee comunicano tra loro = (ogni discorso è vero),
oppure nessuna idea comunica con altre = (ogni discorso è impossibile). La dialettica
consiste nel definire un’idea attraverso successive identificazioni e diversificazioni,
mediante un procedimento “ dicotomico” che divide l’idea fino ad arrivare all’idea
indivisibile, alla definizione specifica che cercavamo. Attraverso questo procedimento
possiamo costruire altre mappe dicotomiche di definizioni per capire meglio l’idea.
Questo procedimento dialettico è caratterizzato da: 1) una base ipotetica ; 2) una
struttura di ricerca inesauribile.

3. Il bene per l’uomo: il Filebo

Inizialmente Platone poneva l'idea del bene al vertice della gerarchia delle idee,
come idea suprema che esprimeva l'ordine e l'armonia. Quando nel Filebo torna ad
occuparsi del bene, Platone ha un concetto di bene diverso, perché, come abbiamo
visto nel sofista, Platone include nel concetto di essere anche l’uomo. Nel Filebo
delimita il problema del bene, intendendo che cos’ è il bene per l'uomo. Poiché la vita
umana è una vita mista, una mescolanza tra la ricerca del piacere e l’esercizio
dell’intelligenza, il bene per l’uomo sarà quello di vivere una vita in cui vi sia una giusta
misura di piacere e di intelligenza. Per Platone il bene è un problema di misura e di
proporzione: l'indagine morale si trasforma in una indagine metafisico-matematico.
Platone ricorre ai concetti pitagorici del limite e dell'illimitato: Il piacere è un
illimitato, a esso bisogna imporre un limite affinchè acquisti un ordine, una misura; Il
limite è imposto dalla intelligenza, che trasforma l’illimitato in un ordine, in una
misura, in una proporzione numerica. La vita dell’uomo è composta dalla intelligenza,
che è la causa dell’ordine e della misura, e dal piacere che dovrà essere ordinato con
un limite.

Nella vita deve entrare a far parte qualsiasi forma di conoscenza che sia utile
all’uomo, compresa l’opinione. Dei piaceri, entrano a far parte nella vita mista solo
quelli puri, cioè quelli estetici che derivano dalla contemplazione delle belle forme, dei
bei colori, ecc. Nel Filebo Platone stabilisce per l’uomo una gerarchia di valori:
il bene supremo è dato, dall'ordine,dalla misura, dal giusto mezzo;

Al secondo posto, tutto ciò che è proporzionato, bello e compiuto.

Al terzo, l'intelligenza come causa della proporzione e della bellezza;

al quarto, le scienze e l'opinione;

al quinto, i piaceri puri.

Con Platone la virtù come scienza di Socrate si trasforma in una scienza della misura
come unica guida per la condotta dell'uomo.

4. Il Timeo e la dottrina delle idee-numeri

Il mito del demiurgo - Nel Timeo viene approfondita l'origine della formazione
dell’universo. Platone nel tentativo di capire il rapporto tra mondo delle idee e mondo
delle cose, introduce la figura-mito del demiurgo, un divino artefice dotato di
intelligenza e volontà, un mediatore tra il mondo delle idee e il mondo delle cose.
All’inizio il mondo sensibile era solo un eterno caos informe senza vita (il chòra). Il
Demiurgo, essendo amante del bene, ordina e plasma (non crea) questa materia
modellando le cose del mondo ad immagine e somiglianza delle idee, trasferendo a
esse un riflesso di perfezione dei modelli iperuranici:

- ha fornito le cose di un'anima del mondo, è un’anima cosmologica che vivifica ed


ordina la materia dando forma all'informe;
- ha generato il tempo, definito da Platone “l’immagine mobile dell’eternità” ,
intendendo che il tempo con il suo succedersi riproduce l’ordine immutabile
dell’eternità.

Il tempo è misurato dal moto degli astri, di essi si serve il demiurgo per formare e
governare la scala gerarchica degli enti.

L’opera del divino artefice è limitata dalla imperfezione-negatività della materia, a cui
Platone attribuisce tutti i mali del mondo, mentre tutto ciò che esiste di positivo e
armonico è dovuto al demiurgo, all’intelligenza e alle idee.

Federica Pittalis