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LE TEORIE CLASSICHE DELLE EMOZIONI Che cosa fa s che proviamo delle emozioni?

Quali sono le componenti di unemozione che vengono per prime e provocano le altre? I primi studiosi cercarono di scoprire la sequenza, o ordine causale, di tre componenti: la sensazione soggettiva di unemozione, le modificazioni fisiologiche e il comportamento espressivo. Oggi l'interesse si focalizzato in larga misura sulla connessione causale fra due componenti: la valutazione cognitiva (i pensieri) e le emozioni soggettive (le sensazioni).

LA TEORIA DI JAMES-LANGE Negli anni 1884-1885, il pi eminente psicologo americano, William James, e uno psicologo danese, Carl Lange, pubblicarono, indipendentemente luno dallaltro, una teoria analoga dellemozione. Lo scopo che entrambi si proponevano era di sfidare quella che essi definivano la teoria del senso comune, secondo la quale, quando a qualcuno viene chiesto perch trema, di solito risponde: "Perch ho paura", oppure, alla domanda perch piange, replica: "Perch sono triste". Queste risposte implicano la convinzione che prima vengono le sensazioni, le quali, a loro volta, producono gli aspetti fisiologici ed espressivi delle emozioni. Secondo James e Lange, bisogna combattere la teoria del senso comune, dal momento che non piangiamo perch siamo tristi, ma ci sentiamo tristi perch piangiamo; non tremiamo perch siamo spaventati, ma proviamo paura perch stiamo tremando. Il cuore non batte pi in fretta perch siamo arrabbiati, ma siamo in collera perch il cuore batte pi in fretta. Gli studi successivi (Izard, 1979; Schwartz et al.,1976) hanno sostenuto la tesi a proposito delle espressioni facciali: non ridiamo perch siamo felici, ma proviamo una sensazione piacevole perch ridiamo. La teoria di James-Lange sostiene che lemozione la sensazione di modificazioni fisiologiche.

Le modificazioni corporee seguono direttamente la percezione di un fatto eccitantela nostra sensazione delle modificazioni che intervengono lemozioneSe immaginiamo unemozione intensa e poi cerchiamo di estrarre dalla consapevolezza che ne abbiamo tutte le sensazioni relative ai suoi sintomi somatici, scopriamo che non abbiamo tralasciato nulla, nessun "contenuto mentale" senza il quale non vi pu essere emozione e che tutto ci che resta uno stato, freddo e neutrale, di percezione intellettuale (James,1890).

Per quanto concordassero sul fatto che lemozione la sensazione di modificazioni fisiologiche, James e Lange evidenziarono meccanismi fisiologici differenti. Per James, le basi fisiologiche delle sensazioni erano le viscere (lo stomaco e il cuore, ad esempio), le espressioni del volto, lattivit motoria e la tensione muscolare, mentre per Lange erano le modificazioni del battito cardiaco e la pressione sanguigna. LA TEORIA DI CANNON-BARD

La teoria di James-Lange ha dominato per parecchi anni e ha stimolato numerose ricerche sui processi fisiologici implicati negli stati emotivi. In seguito un fisiologo, Walter Cannon (1927), ne pubblic una critica che incontr un notevole successo. I suoi scritti sollevarono molte ed importanti obiezioni alla teoria di James-Lange e convinsero molti psicologi che era una teoria insostenibile. Cannon mise in evidenza che gli organi viscerali sono strutture relativamente insensibili, scarsamente fornite di nervi. Per questo motivo, le modificazioni viscerali sono piuttosto lente - pi lente delle modificazioni che noi sentiamo negli stati emotivi. Ma allora come possibile che siano le modificazioni viscerali a produrre i nostri rapidi cambiamenti di umore? Inoltre, le reazioni emotive sono presenti anche quando gli organi viscerali sono stati chirurgicamente isolati dal SNC. Quando in un cane venivano resecati il midollo spinale e i nervi del vago, in modo che le viscere non avevano pi nessuna connessione con il cervello, lanimale si comportava ancora come se provasse delle emozioni. Quando veniva minacciato o colpito, si metteva ad abbaiare, ringhiava e tentava di azzannare, esattamente come faceva prima dellintervento. Secondo la teoria di James-Lange, veniamo a conoscenza delle nostre emozioni per i cambiamenti fisiologici specifici che segnalano ogni sensazione. Cannon, invece fece rilevare che le ricerche non avevano affatto dimostrato che ogni emozione accompagnata da un unico evento fisiologico. Lo stesso stato generale di attivazione del sistema nervoso simpatico presente, anzi, in molte e differenti emozioni. Ad esempio, gli stati viscerali che accompagnano la paura e la rabbia sono esattamente gli stessi che sono associati alle sensazioni di freddo e alla febbre. Non sembra, dunque, possibile che le modificazioni fisiologiche negli organi viscerali provochino emozioni riconoscibilmente differenziate. Lultima obiezione sollevata da Cannon che certe sostanze producono modificazioni viscerali identiche a quelle notate negli stati di attivazione emotiva intensa, ma non generano unautentica esperienza emotiva. Ad esempio, Gregorio Maranon (1924) iniett ad un gruppo di volontari delladrenalina, lormone secreto dal midollare del surrene. Nella maggior parte dei soggetti, ladrenalina provoc modificazioni fisiologiche - ad esempio un aumento del battito cardiaco e una restrizione delle pupille. Alla richiesta di scrivere quello che sentivano, il 71% dei volontari rifer i sintomi fisici, ma nessuna emozione. Cannon (1927) avanz una sua ipotesi sullorigine delle emozioni, ipotesi che venne successivamente elaborata da Philip Bard (1929), secondo la quale il talamo a svolgere un ruolo critico nellesperienza emotiva. Per Cannon e Bard (teoria di Cannon Bard), gli impulsi nervosi che fanno passare le informazioni sensoriali vengono poi ritrasmessi attraverso il talamo. Ricevendo questo input verso lalto della corteccia (provocando unesperienza emotiva soggettiva) e verso il basso ai muscoli, alle ghiandole e agli organi viscerali (producendo delle modificazioni fisiologiche). Cannon e Bard sostenevano che le componenti soggettive e fisiologiche dellemozione sono simultanee, discordando, in ci da James, il quale sosteneva che le modificazioni fisiologiche precedono e attivano gli stati soggettivi. Altre ricerche, successive, hanno indicato che sono lipotalamo e il sistema limbico e non il talamo le principali strutture cerebrali implicate nella regolazione delle emozioni. A Cannon resta, comunque il merito di avere sollevato alcune importanti critiche sulla teoria di James Lange e di avere introdotto nel dibattito un importante punto di vista alternativo sulla sequenza degli eventi emotivi. LA CRITICA DI CANNON BARD RIVISITATA Nei sessantanni trascorsi da quando Cannon avanz le sue critiche alla teoria di James Lange si sono accumulate nuove prove che mettono in dubbio alcune delle sue argomentazioni. Queste

scoperte evidenziano ulteriormente la necessit di riconsiderare le ipotesi fondamentali sulle emozioni. Cannon aveva osservato che gli animali manifestavano alcuni comportamenti emotivi anche dopo che erano state praticate delle lesioni nelle connessioni dei nervi afferenti che forniscono al cervello il feedback proveniente dalle viscere. Cannon quindi contest lipotesi di James, secondo cui le sensazioni viscerali sono lingrediente centrale delle sensazioni emotive. Questa critica stata messa in dubbio per vari motivi. Innanzi tutto i primi esperimenti erano stati contestati perch non erano state resecate tutte le connessioni nervose fra il cervello e gli organi interni. In secondo luogo, James non aveva mai sostenuto che le modificazioni viscerali fossero le uniche sensazioni delle emozioni, in quanto aveva sottolineato il contributo del feedback proveniente dai cambiamenti verificatisi nelle espressioni facciali e nei muscoli scheletrici. Queste fonti di feedback fisiologico rimanevano attive negli animali in cui Cannon aveva prodotto delle lesioni. Infine, per quanto gli esperimenti sugli animali avessero dimostrato che il comportamento emotivo persiste in assenza di un feedback viscerale, tuttavia non dicevano se le sensazioni soggettive dellemozione venissero limitate dalloperazione. Pu essere rischioso ipotizzare che comportamento e sensazioni corrispondano esattamente. Per quanto la teoria di James- Lange faccia delle previsioni specifiche sulle sensazioni, risulta difficile studiarle nei cani, che non possono dire nulla sulle loro esperienze emotive interne. Per cercare di scoprire se le sensazioni fisiologiche sono necessarie per produrre delle emozioni, George Hohmann (1966) ha intervistato dei veterani dellesercito a cui era stato reciso il midollo spinale. Alcuni di questi uomini avevano delle lesioni nella parte alta del midollo spinale, per cui avevano perso la sensibilit della maggior parte delle funzioni somatiche che si producevano al di sotto delle spalle (rimanevano comunque le sensazioni provenienti dal cuore). Questi individui, rimasti privi di un feedback viscerale e di quello relativo ai muscoli scheletrici, descrivevano di avere esperienze emotive meno intense, anche se spesso si comportavano in modo del tutto emotivo. Erano diminuite, in modo particolare, le sensazioni di autentica paura e rabbia. Come disse uno di loro: Ora non ho pi una sensazione di animazione fisica, una specie di rabbia fredda. A volte mi comporto come se fossi arrabbiato, quando vedo qualche ingiustizia. Mi metto a gridare e impreco e mando al diavolo, perch se non si fa cos qualche volta, ho imparato che gli altri hanno il sopravvento, ma non c alcun calore nel fare ci. E un tipo di rabbia mentale (Hohmann,1966). Cannon, inoltre, afferm che le modificazioni viscerali sono molto generali e troppo indistinte per arrivare a comunicare differenti emozioni. Per quanto le ricerche fatte negli anni 20 e 30 non riuscissero a dimostrare le modificazioni fisiologiche caratteristiche che accompagnano ogni emozione, le scoperte fatte successivamente ne rivelano alcune. Ad esempio Albert Ax (1953) ha usato un poligrafo per registrare la pressione del sangue, la RGP, la respirazione e la tensione muscolare. Mentre venivano fatte le registrazioni, gli sperimentatori mettevano i soggetti in uno stato di irritazione riempiendoli di insulti oppure li impaurivano facendo uscire delle scintille dal poligrafo. Ax scopr che la met (7 su 14) dei dati fisiologici raccolti con il poligrafo differenziava la rabbia dalla paura. Ad esempio la pressione diastolica del sangue era notevolmente pi alta nello stato di collera. Altre ricerche, successivamente, hanno convalidato ed esteso questi dati. Schwartz e i suoi colleghi (Schwartz,Weinberger e Singer, 1981) hanno studiato 32 studenti universitari che erano stati addestrati a fingere alcune situazioni. Questi ricercatori registrarono la pressione sanguigna ed il battito cardiaco dei soggetti mentre immaginavano di salire e scendere le scale, mentre si sentivano

felici, tristi, arrabbiati, impauriti o rilassati. Gli sperimentatori, inoltre, registrarono le risposte fisiologiche dei soggetti mentre salivano e scendevano le scale, come avrebbero fatto normalmente. Infine i soggetti salirono le scale mentre i loro atteggiamenti facciali e posturali esprimevano ciascuna delle emozioni considerate; anche in questo caso vennero registrate le loro risposte fisiologiche. I risultati indicarono che, dopo aver immaginato uno stato di collera, la pressione sanguigna diastolica era pi alta rispetto a quando avevano immaginato tutte le altre emozioni. Sembra, quindi, che la pressione sanguigna diastolica aumenti notevolmente quando i soggetti sono realmente arrabbiati, come avveniva nelle ricerche di Ax (1953) o anche se immaginavano di esserlo. Inoltre, quando nelle ricerche di Schwartz e dei suoi colleghi gli studenti universitari si erano esercitati a mimare uno stato di collera, il loro battito cardiaco accelerava pi del solito. Oltre a ci, aumentava anche la pressione sanguigna sistolica, che rimaneva abnormemente elevata anche dopo che avevano finito di rimanere in quello stato. Questi dati inducono alla formulazione di una interessante ipotesi su ci che accada quando le persone si sottopongono ad un faticoso esercizio fisico in uno stato mentale di frustrazione e di collera. Allenarsi quando le condizioni psichiche sono di questo tipo pu mettere sotto sforzo il sistema cardiovascolare. E possibile che Cannon abbia sottovalutato limportanza di sensazioni fisiologiche differenziate nella produzione di esperienze emotive, ma a lui spetta, indubbiamente, il merito di aver introdotto il concetto che per provocare delle emozioni sono necessari gli input che provengono sia dalla corteccia cerebrale sia dal SNA. Verso la fine degli anni 50 gli psicologi cognitivisti hanno ampliato questo punto di vista, suggerendo che il fattore pi importante dellemozione che sentiamo il modo in cui valutiamo ed interpretiamo le situazioni. In altre parole, non lambiente in s che influisce su di noi, bens il modo in cui ci rappresentiamo lambiente stesso. ARNOLD : LA TEORIA DELLA VALUTAZIONE COGNITIVA Una delle prime teorie cognitiviste dellemozione stata quella formulata da Magda Arnold (Arnold, 1960; Mandler, 1982; Sommers e Scioli, 1986). La sua teoria della valutazione cognitiva suggerisce che quando ci imbattiamo per la prima volta in una situazione la valutiamo spontaneamente come buona o cattiva, utile o dannosa. Secondo Arnold queste prime valutazioni sono mediate dal sistema limbico. Le valutazioni, a loro volta, introducono delle "tendenze ad agire". Una sensazione di attrazione ci trascina verso situazioni che abbiamo valutato come cattive. Le emozioni emergono sia dalla nostra valutazione della situazione sia dalle nostre azioni. Ad esempio, la gioia compare quando valutiamo qualcosa come buono e siamo spinti nella sua direzione. Si ha, invece, uno stato di rabbia quando giudichiamo cattivo un evento e ne proviamo avversione. SCHACHTER: LA TEORIA DEI DUE FATTORI Nel 1964, Stanley Schachter ha formulato una teoria che per pi di due decenni rimasta il modello interpretativo dominante dellemozione. Rientrano nella sua teoria sia limportanza attribuita da Arnold alla valutazione cognitiva sia il rilievo dato da James alle sensazioni fisiologiche. Per questo motivo, il modello di Schachter viene definito teoria dei due fattori. Secondo Schachter, si prova unemozione quando si sceglie unetichetta cognitiva per designare uno stato diffuso di attivazione fisiologica cui diamo il nome di una particolare sensazione. A differenza di James, Schachter non avanza lipotesi che le sensazioni fisiologiche sono emozioni e che ciascuna emozione accompagnata da modificazioni fisiologiche differenziate. Schachter

suggerisce, invece, che lo stato di attivazione soltanto unattivazione generalizzata del SNA, finch non lo colleghiamo cognitivamente a uninterpretazione relativa ad unemozione. Ad esempio, al giudizio: " I crampi allo stomaco mi sono venuti perch questuomo mi sta minacciando" seguir una sensazione di paura. Comunque, non si proveranno emozioni se gli stimoli esterni non vengono associati su basi cognitive allo stato di attivazione. Pu succedere, ad esempio, che io noti di avere mal di stomaco e che quellindividuo sembri molto irritato, ma questi due eventi, non correlati tra loro non provocano alcuna emozione. Per Schachter, le sensazioni sono come un jukebox, unanalogia suggerita quasi negli stessi anni anche da George Mandler (1962). Se le monete non mettono in moto la macchina, non verr suonato nessun disco. Ma una volta che il jukebox si messo in funzione, possiamo scegliere quale canzone ascoltare. Mettere in funzione la macchina con le monete un processo analogo allattivazione fisiologica. Lattivazione determina lintensit di una esperienza emotiva. Il processo di selezione di un disco analogo a quello della valutazione cognitiva e produce la qualit dellesperienza emotiva. Secondo la teoria dei due fattori, o del jukebox, perch si abbia una sensazione, devono esserci sia unattivazione sia unetichetta (o spiegazione) adeguata dello stato interiore. Prendiamo ad esempio lamore. Noi siamo sempre a contatto con persone attraenti e piacevoli, eppure nessuna cattura la nostra fantasia perch dentro di noi non "si accende" niente. Pio, ad una festa, nel corso di una gradevole conversazione tra pi persone, fra cui alcune che conosciamo, un vassoio cade facendoci sussultare e producendo un aumento del nostro battito cardiaco. Quando la conversazione riprende, pu succedere che noi attribuiamo lo stato di attivazione ai sentimenti evocati da una persona presente. Gli esperimenti di Schachter e Singer In un esperimento classico, Schachter e Jerome Singer (1962) sottoposero a verifica la teoria dei due fattori. Il loro lavoro era stato in parte anticipato da unosservazione fatta quasi quarantanni prima da Gregorio Maranon (1924), il quale aveva osservato che uniniezione di adrenalina non provoca reazioni autentiche, anche se produce uno stato di attivazione fisiologica. Ma Maranon rifer anche un interessante aneddoto. Prima di fare liniezione, a volte parlava ai soggetti della perdita dei loro genitori o di un bambino malato. Quando si trovavano in uno stato fisiologico di non attivazione, i partecipanti dellesperimento affrontavano con calma questi argomenti. Quando, per, Maranon proponeva gli stessi temi dopo liniezione, i soggetti esprimevano sensazioni molto pi intense. Secondo Maranon, i pensieri che risultavano innocui in uno stato di tranquillit provocano emozioni nel corso dellattivazione fisiologica prodotta dalladrenalina. Schachter e Singer dedussero che i soggetti di Maranon avevano capito che le loro sensazioni erano causate da un farmaco e quindi non tendevano a interpretare il loro stato di attivazione come il segno di unemozione. Nelle loro previsioni, i soggetti ai quali non era stata fornita unadeguata spiegazione del loro stato di attivazione ne avrebbero cercato la causa nella situazione immediata, avrebbero cio pensato di provare effettivamente delle emozioni invece che gli stati emotivi del "come se" riferiti dai soggetti di Maranon. Schachter e Singer dissero ai loro soggetti che erano stati reclutati per un esperimento che doveva valutare gli effetti prodotti sulla vista da un prodotto vitaminico, il Suproxin. Al gruppo di controllo venne iniettato un placebo, vale a dire una sostanza inattiva. I restanti soggetti vennero poi suddivisi in tre gruppi - quelli informati, quelli non informati e quelli informati inadeguatamente tutti ricevettero una piccola dose di adrenalina. Al gruppo informato venne detto che doveva aspettarsi determinati effetti dal Suproxin, fra cui alterazione del battito cardiaco e tremiti (gli effetti prodotti in realt dalladrenalina). Al gruppo non informato gli sperimentatori riferirono che il Suproxin era

una medicina molto blanda che non produceva alcun effetto. Infine, al gruppo informato inadeguatamente dissero di aspettarsi alcuni effetti improbabili , come intorpidimento ai piedi, prurito e leggero mal di testa. Schachter e Singer si aspettavano che i soggetti degli ultimi due gruppi, che non avevano ricevuto spiegazioni soddisfacenti per lo stato di attivazione in cui sarebbero entrati, avrebbero cercato nellambiente gli indizi per capire perch si sentivano cos attivati. Alcuni indizi li fornirono i ricercatori, usando un "complice" che fingeva di essere uno studente che aspettava di fare il test della vista e si comportava in modo da suscitare euforia o rabbia. Nella condizione di euforia rideva e scherzava, giocava con hula hoop e invitava i soggetti a partecipare al gioco. Nella condizione di rabbia, il complice e i soggetti erano seduti luno accanto allaltro e dovevano completare un questionario di cinque pagine, molto personale, che comprendeva domande impertinenti del tipo: Quante volte alla settimana ha rapporti sessuali? Con quanti uomini, al di fuori del matrimonio, ha avuto delle relazioni sua madre? Quale componente della sua famiglia non si fa il bagno o non si lava regolarmente? Quale, tra i suoi familiari, sembra aver bisogno di cure psichiatriche? Mentre compilavano il questionario, il complice si mostrava sempre pi irritato, fino ad arrivare a strappare il questionario e a precipitarsi fuori dalla stanza. I risultati dellesperimento hanno confermato per molti versi le aspettative dei ricercatori. Chi non aveva ricevuto informazioni o ne aveva ricevute di inadeguate tendeva ad assumere lumore del complice: si lamentava nella situazione che produceva uno stato di collera e si comportava in modo frivolo in quella euforizzante. I soggetti informati, che sapevano come spiegare il loro stato di attivazione fisiologica, tendevano in misura minore ad imitare il complice. Alcune delle scoperte fatte da Schachter e Singer, tuttavia, non coincidono con la teoria dei due fattori. Ad esempio, il gruppo di controllo i soggetti ai quali era stato dato un placebo e non avevano subito alcuna attivazione a livello del SNS apparivano pi arrabbiati rispetto a quelli informati. Perch, se non erano in uno stato di attivazione, i soggetti del gruppo di controllo agivano come se fossero in collera? Nel tentativo di risolvere questa discrepanza Schachter e Singer avanzarono lipotesi che un placebo non impedisce il verificarsi di uno stato di attivazione. Di conseguenza, possibile che anche in alcuni soggetti che avevano ricevuto il placebo si fosse verificato un incremento dellattivazione provocata dal SNS, per il solo fatto di partecipare allesperimento. Unattenta analisi dimostr che, fra i soggetti chi era stato somministrato il placebo, i soli ad imitare il complice erano quelli che erano stati attivati fisiologicamente nel corso dellesperimento. Secondo Schachter e Singer, questo dato coerente con quanto avevano sostenuto fin dallinizio: gli studenti si comportavano emotivamente solo se si sentivano attivati e obbligati a scoprire una spiegazione al loro stato di attivazione. Anche il fatto che i soggetti i quali agivano in modo irritato insieme con il complice non riferissero sensazioni di fastidio sconcertante. In realt, dicevano di sentirsi felici. Questa discrepanza ci ricorda che possibile che i comportamenti emotivi e le esperienze emotive soggettive non si presentino sempre insieme. I veterani con lesioni al midollo spinale studiati da Hohmann (1966) esprimevano molto chiaramente questo punto, quando riferivano che a volte si comportavano in modo emotivo, anche quando sentivano che le loro sensazioni non corrispondevano alle azioni che

compivano. La maggior parte di noi evidenzia regolarmente lo stesso principio nella vita di tutti i giorni, come quando ci comportiamo come se fossimo tristi per mostrare solidariet con i problemi di una persona o quando sembriamo felici, malgrado i problemi che ci affliggono. Una valutazione della teoria di Schachter R. Reisenzein (1983) ha passato in rassegna i numerosi esperimenti condotti per verificare la teoria di Schachter, allo scopo di stabilire quanto reggesse al test del tempo. Dapprima Reisenzein valut se un calo dellattenzione attutisse le emozioni e critic le conclusioni tratte dalle ricerche sui pazienti con lesioni al midollo spinale. Poich queste persone risentono di una diminuzione dellattivazione fisiologica e delle emozioni, si dedotto che la perdita della possibilit di attivarsi fisiologicamente produce un ottundimento delle emozioni. Secondo Reisenzein, possibile che le cause di questo ottundimento non siano necessariamente fisiologiche. Di fronte a persone handicappate ci si pu sentire imbarazzati , incapaci di interagire o in grado soltanto di trattarle diversamente da come erano prima dellincidente. I pazienti con lesioni probabilmente affrontano questa situazione imparando a reprimere le emozioni, come un mezzo per affrontare un senso di disagio e di scoraggiamento. Lattenuazione dellesperienza emotiva, quindi, pu essere pi in relazione con la situazione depressiva della persona che con la perdita di stimoli fisiologici. Reisenzein ha passato in rassegna anche i dati provenienti da ricerche che avevano fatto uso di una nuova classe di farmaci, i beta-bloccanti. Il propranololo e altri beta-bloccanti impediscono che lattivazione prodotta dal SNA agisca sul cuore. Se la teoria di Schachter esatta, alcuni farmaci, fra cui il propranololo, dovrebbero attutire lesperienza emotiva, dal momento che riducono le sensazioni cardiache. E invece succede che i beta-bloccanti non impediscono alle persone sane di sentirsi in ansia o in collera quando queste emozioni vengono indotte in una situazione di laboratorio. In alcuni pazienti che denunciano come segnale di ansia unaccelerazione del battito cardiaco, il propranololo, riportando alla normalit il battito cardiaco, allevia la sensazione di ansia. I beta-bloccanti, tuttavia, non aiutano gli altri pazienti che soffrono di ansia e non producono alcun effetto ansiolitico, come fanno il Librium e il Valium. Basandosi su queste ricerche, Reisenzein arrivato a una conclusione drastica, suggerendo che tutte le teorie classiche sullemozione, comprese quelle di William James, Walter Cannon e Stanley Schachter, hanno sopravvalutato il ruolo delle sensazioni fisiologiche nel produrre le esperienze emotive. A suo parere, non esistono prove convincenti a sostegno della tesi che necessario uno stato di attivazione perch si verifichino delle emozioni. Reinsenzein trov un supporto ad una versione pi moderata della teoria dei due fattori di Schachter. Se lattivazione indotta artificialmente, ad esempio per mezzo di uniniezione di adrenalina e se una persona portata a interpretare lattivazione come segnale di uno stato emotivo, allora viene intensificato uno stato di sensazione. In questa congiuntura, difficile valutare la teoria di Schachter. Sembra che sia possibile riprodurre numerosi dati rilevati da Schachter e Singer se esistono effettivamente alcune circostanze specifiche. Rimane comunque aperta una questione importante, vale a dire se il fenomeno studiato da Schachter sia rappresentativo di una normale esperienza emotiva. Quante volte ci capita di provare uno stato inspiegabile di attivazione emotiva e di sentirci costretti a cercare una spiegazione? Indubbiamente, succede pi spesso che sappiamo che cosa proviamo e perch.

PROCESSI COGNITIVI O EMOZIONALI: CHI VIENE PRIMA? In questi ultimi anni sono state avanzate due teorie sulle normali esperienze emotive, teorie che dedicano unattenzione relativamente scarsa al ruolo delle modificazioni biologiche e dellattivazione fisiologica. La controversia attualmente centrata su che cosa venga prima, se la valutazione cognitiva o le sensazioni soggettive. ZAJONC: VIENE PRIMA LEMOZIONE Nel 1980, Robert Zajonc ha pubblicato un articolo provocatorio intitolato "Feeling and Thinking: preference need no Inferences". Nellarticolo Zajonc cita i versi di E. E. Cummings che sostengono con la massima semplicit che " per primo viene il sentimento". Concordando con questa affermazione, Zajonc contesta lipotesi avanzata dalla psicologia cognitivista secondo cui, per provare una sensazione relativa a un evento, prima si deve interpretare o valutare levento stesso. Secondo Zajonc, le emozioni soggettive e volte sono la primissima risposta che una persona fornisce ad un evento; le reazioni emotive, inoltre, non sono necessariamente accompagnate da pensieri e non compaiono pi rapidamente rispetto alle valutazioni cognitive. A volte, ad esempio, noi proviamo una simpatia immediata per qualcuno che attraversa una stanza o unavversione per qualcun altro, per il modo in cui risponde al telefono. In questi casi, si tratta di reazioni emotive che compaiono prima che noi disponiamo di informazioni sufficienti per valutare una persona su basi razionali. Zajonc ha messo in dubbio la convinzione che noi di solito affrontiamo la vita come bravi scienziati, vagliando le prove prima che prima di decidere quali sensazioni proviamo. A volte, quando vengono per prime le sensazioni, ci comportiamo da veri romantici, lasciando che i pensieri cadano dove possono. Per Zajonc, ragionevole concludere che le sensazioni soggettive e le valutazioni cognitive sono, almeno in parte, indipendenti. A suo parere, le sensazioni possono comparire prima, dopo o contemporaneamente ai processi cognitivi. Inoltre, le sensazioni a volte forniscono energie al comportamento emotivo, indipendentemente dal fatto che siano o meno rinforzate dal pensiero. Secondo Zajonc, "Non sulla base di una dettagliata analisi cognitiva dei pro e dei contro delle loro azioni che le persone si sposano o divorziano, uccidono o si suicidano oppure rinunciano alla libert". A riprova del fatto che pu esserci emozione senza elaborazione cognitiva , Zajonc cita una ricerca di William Wilson (1979). In un esperimento programmato allo scopo di verificare se la simpatia (sensazione soggettiva) pu comparire in assenza di riconoscimento (valutazione cognitiva) , Wilson ha usato un test basato sullascolto dicotomico, facendo ascoltare un breve racconto attraverso uno dei due auricolari di una cuffia stereo. Ai soggetti si chiedeva di correggere le bozze del racconto su di un foglio scritto a macchina, individuando gli errori. Attraverso laltro auricolare Wilson faceva ascoltare alcuni brani musicali ripetendoli cinque volte. Nella seconda parte dellesperimento, Wilson faceva riascoltare i brani precedenti pi alcuni altri, e chiedeva ai partecipanti di segnalare quelli che avevano gi sentito. I soggetti erano talmente assorbiti dal compito principale, che la percentuale delle risposte esatte (il 53% in una ricerca e il 59% nellaltra) non risultava molto superiore a quella che si ottiene quando si cerca di indovinare. I soggetti, inoltre, dovevano segnalare la preferenza per ciascun brano, usando una scala da 0 a 6 punti, dove 6 segnalava il gradimento maggiore. I risultati dimostrano che le preferenze andavano alle melodie che erano gi state ascoltate, piuttosto che a quelle nuove, anche se i soggetti non erano in grado di riconoscere le nuove rispetto a quelle gi ascoltate. Questi dati concordano con la premessa fatta da

Zajonc, secondo cui lattrazione che una sensazione soggettiva, si manifesta prima del riconoscimento, che una valutazione cognitiva. Una ricerca pi recente fatta da W. R. Kunst- Wilson e Zajonc (1980) dimostra che le preferenze emotive per le forme si sviluppano anche quando le figure sono visibili per un periodo di tempo estremamente breve. Ai soggetti vennero mostrate delle diapositive che riproducevano forme ottogonali irregolari, cinque volte ciascuna per un solo millisecondo. Successivamente, gli sperimentatori fecero vedere alcune coppie di ottagoni, allinterno delle quali chiesero di scegliere quella preferita e che sembrava gi nota. Solo 5 soggetti su 34 riconobbero gli stimoli a un livello superiore rispetto al caso, mentre 16 preferirono gli ottagoni "vecchi" rispetto ai "nuovi". Quando i soggetti dicevano che stavano cercando di indovinare, sia il riconoscimento sia la discriminazione emotiva rientravano nella casualit. La precisione del riconoscimento rimaneva in questo ambito anche quando i soggetti erano pi sicuri delle proprie scelte, mentre il riconoscimento emotivo diventava molto pi accurato. Non si scoperto il motivo per cui le valutazioni emotive possono venire affinate con tanta maggiore rapidit rispetto a quelle cognitive. Una spiegazione potrebbe essere che la nostra sopravvivenza legata ad un meccanismo potente ad una sensazione di attrazione- che ci porta a dirigerci verso ci che familiare e ad allontanarci da ci che non lo e che quindi potenzialmente pericoloso.

LAZARUS: VIENE PRIMA LA VALUTAZIONE COGNITIVA Opponendosi nettamente al punto di vista di Zajonc, Richard Lazarus (1982) afferma che perch compaia unemozione necessario e sufficiente il pensiero (la valutazione cognitiva) ( i termini necessario e sufficiente descrivono i requisiti logici per ogni evento: nessun evento pu avere luogo senza la condizione necessaria, mentre pu accadere in presenza della condizione sufficiente). La tesi di Lazarus assomiglia a quella di Magda Arnold ( di cui abbiamo parlato in precedenza), in quanto entrambi ipotizzano che le nostre esperienze emotive sono sempre il risultato del pensiero, vale a dire di una valutazione cognitiva del significato degli eventi responsabili del nostro benessere qui ed ora. Secondo Lazarus, Zajonc ha dato uninterpretazione errata dei processi cognitivi, equiparandoli al pensiero intenzionale, razionale e consapevole. Per Lazarus un processo cognitivo cos ponderoso non la condizione necessaria e sufficiente dellemozione. Al contrario, Lazarus sostiene che prima di provare una normale emozione noi valutamo gli eventi in modo rapido o inconscio, basando i nostri pensieri su informazioni minime, facendo ricorso perfino a premesse irrazionali. Le valutazioni cognitive che si formano molto rapidamente e provocano una risposta emotiva istantanea (ad esempio "Quellorso sta per assalirmi") prendono il nome di processi cognitivi caldi e sono i precursori dellemozione. Altri processi cognitivi, pi lenti (ad esempio "Quellorso ha una pelliccia nera molto folta") non destano alcuna emozione e vengono quindi definiti processi cognitivi freddi. Secondo Lazarus, i processi cognitivi caldi precedono sempre le emozioni.

IL DIBATTITO SUCCESSIVO SULLE CAUSE DELLEMOZIONE Lazarus (1984) e Zajonc (1984) hanno continuato a polemizzare sulle pagine dellAmerican Psychologist. Ancora una volta Zajonc ha ribadito la tesi che prima vengono le sensazioni, le quali si formano senza essere necessariamente precedute dai processi cognitivi. Per Zajonc, inoltre la

spiegazione di Lazarus di tipo circolare, o tautologico (una tautologia una semplice definizione che si maschera dietro una spiegazione causale). Poich Lazarus ha gi definito lemozione come lo stato psicologico che deriva da un processo di valutazione, la sua conclusione che ogni volta che si osserva unemozione deve essersi verificata una valutazione- vera solo per definizione. Zajonc ha insistito sul fatto che deve essere possibile misurare i processi cognitivi indipendentemente dalle emozioni al fine di verificare se il pensiero sempre il precursore di una sensazione. Quando Wilson (1975) ha valutato i processi cognitivi, verificando se le persone sono in grado di riconoscere gli oggetti per cui affermano di provare attrazione, ha trovato che in realt non vi riescono. In risposta alla critica di Zajonc, Lazarus ha respinto lesperimento di Wilson come irrilevante. Secondo Lazarus, quando troviamo gradevoli una musica, delle parole o delle immagini, non esprimiamo una vera emozione, ma ci muoviamo nellambito di una valutazione estetica; laffermazione "Mi piace questa melodia" soltanto un processo cognitivo freddo, non il precursore di una sensazione. Perch si abbia un processo cognitivo caldo, emotivo, largomento deve essere pi significativo per la persona: le emozioni autentiche devono essere provocate da oggetti, eventi o persone che potenzialmente possano portarci un vantaggio o un danno. Non possibile stabilire rigorosamente che abbia ragione, se Zajonc o Lazarus, in quanto le critiche sollevate da entrambi sono certamente importanti e significative. Zajonc pu avere ragione quando afferma che la teoria di Lazarus non verificabile, dal momento che questi afferma che le valutazioni i processi cognitivi caldi sono presenti indipendentemente dal fatto che possano venire osservati. Poich la posizione di Lazarus vera per definizione, non pu essere ritenuta falsa sulla base di unindagine scientifica. Daltra parte, Lazarus ha probabilmente ragione quando afferma che quando diciamo che una musica gradevole difficilmente siamo di fronte a una vera emozione. Le sensazioni che accompagnano la domanda "Mi piace questa musica?" sono tuttaltra cosa rispetto a quelle che accompagnano linterrogativo "Affronterei la morte per i miei compatrioti?". Gli esperimenti di Wilson, comunque, sollevano alcuni problemi importanti su come si possano misurare le valutazioni cognitive. Anche se i suoi soggetti non erano in grado di dire con sufficiente affidabilit quali musiche avevano ascoltato, quando ne preferivano alcune si comportavano come se le ricordassero. Wilson si chiesto se essi, in realt avessero riconosciuto quei brani, senza esserne consapevoli. Sembra che i soggetti potessero inconsciamente dimostrare di averne conservato il ricordo tramite la preferenza che esprimevano per essi. A livello cosciente, per, non potevano dimostrare di ricordarli, in quanto non erano in grado di fornire un resoconto cognitivo del riconoscimento. Questo dato indica che mancava una valutazione cognitiva oppure che questa era presente, ma al di sotto del livello di consapevolezza? Il dibattito promette di essere denso di importanza. Paradossalmente pu essere che gli psicologi cognitivisti siano stati i primi a fornire un supporto convincente a uno principi della teoria freudiana: lesistenza di eventi mentali inconsci.