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SETTIMA LEZIONE: EMOZIONE

Nota: in blu approfondimenti dal libro (cose non dette a lezione). V. Fondamenti di Psicologia
Generale, Zorzi – Girotto.

EMOZIONE: è il segnale che vi è stato un cambiamento interno (es.emergere di un ricordo) o


esterno, soggettivamente percepito e saliente.
moto da => È qualcosa che nasce dentro ed esce fuori => processo attraverso cui si rende visibile
all'esterno una condizione interna.
Riguarda la sfera fisica e psichica.
E’ simile al sentimento ma questo ha una durata maggiore, l'emozione è transitoria.
Le emozioni sono modi di percepire il mondo, processi adattivi “intelligenti” di transizione con
l’ambiente, implicanti piani di comportamento e motivazioni ad agire nell’ambiente e
sull’ambiente, a livello quindi interpersonale e sociale oltre che intrapsichico.
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PROCESSO EMOTIVO
Si riconoscono diverse fasi:

EMERGERE DI UN EVENTO EMOTIGENO


VALUTAZIONE COGNITIVA (codifica, percezione)
MANIFESTAZIONE CORPOREA

Tale processo si caratterizza per SUBITANEITA’ e TRANSITORIETA’ (Ha una durata limitata. Più
forte è l'evento maggiore è la durata, ma entro un certo tempo si torna ad uno stato di equilibrio, che
non sarà necessariamente lo status quo es. la depressione dopo un lutto è uno stato di equilibrio, pur
non essendo lo stato di equilibrio che precedeva il lutto. Cessa l’allerta emotiva).
Non si tratta di un processo lineare. Parte con l’evento emotigeno, ma valutazione cognitiva e
manifestazione corporea sono legati da un rapporto di circolarità (come vedremo).

 Presenza di un EVENTO EMOTIGENO. L’evento emotigeno è definito a posteriori: un


evento è tale perché ha suscitato in qualcuno l’emozione. E’ SOGGETTIVO.
Ci sono, tuttavia, eventi che, per la loro particolare salienza, finiscono per essere emotigeni
quasi per definizione es. attentato alle Torri Gemelle.
Inoltre certi eventi sono prototipici di certe emozioni a causa dei condizionamenti culturali
(significati socialmente condivisi): la perdita => tristezza, il pericolo => paura, violazione
altrui di propri valori o scopi => rabbia, inadeguatezza del proprio comportamento pubblico
=> imbarazzo…

 VALUTAZIONE COGNITIVA dell’evento. Il soggetto deve dare una valutazione


dell'evento. Cioè deve valutare la portata che quell'evento ha per la propria vita, per i propri
desideri.
Dietro ad ogni emozione c’è qualcosa che l’individuo ha a cuore, un interesse, un motivo,
uno scopo, un valore. E’ il beneficio o il danno a tale interesse che rende un evento
emotivamente rilevante. Gli interessi individuali costituiscono perciò predisposizioni
emotive.
L’evento emotigeno è soggettivo: ogni soggetto può valutare diversamente la salienza e la
valenza (se è positivo o negativo) emotiva di un determinato evento. Addirittura per la stessa
persona lo stesso evento, in momenti diversi, può essere valutato diversamente.
Per prima cosa si valuta l’INTENSITA’, poi il SIGNIFICATO.
Un elemento molto importante per la valutazione è la CAPACITÀ DI COPING => capacità
di fronteggiare (dall’inglese to cope = fronteggiare), non farsi sopraffare dall’evento (a volte
la paura provoca panico se ci si sente senza difese).
*** La valutazione di un evento è un processo complesso e multidimensionale. Le
principali dimensioni sono:
capacità di coping
valenza (piacevole o spiacevole?)
salienza (è funzionale agli scopi?)
novità (era atteso? È conforme alle aspettative?)
controllo (la situazione è sotto controllo dell’individuo?)
certezza (quanto è probabile che l’evento abbia esito?)
fonte causale (chi ha causato l’evento?)
intenzionalità (è stato causato intenzionalmente?)
Specifiche configurazioni di valutazione caratterizzano emozioni diverse come gelosia e
gioia).
Ad esempio, la gelosia si caratterizza, tra l’altro, per la valenza negativa e per il fatto che gli eventi che la scatenano sono
inattesi e causati da altre persone.

Il processo di valutazione può essere sia consapevole (cognizioni analitiche: ragionamenti e


inferenze complessi) sia automatico (nessi automatici tra uno stimolo e il nostro background
esperienziale e di conoscenze). Possiamo provare un’emozione anche senza essere del tutto
coscienti del perché la proviamo.
Il sistema emotivo funziona sulla base di pochissime informazioni, anche inconsapevoli =>
un’emozione può insorgere in qualunque momento, indipendentemente da ciò che sta
facendo l’individuo: egli è comunque ricettivo agli stimoli emotigeni e può produrre una
risposta emotiva parallelamente ad altre azioni (modularità del sistema emotivo).

 MANIFESTAZIONE = è l'interfaccia corporea


si divide in :

 Manifestazioni che coinvolgono la muscolatura somatica


esempi: saltare dalla gioia, caduta delle braccia, tensione muscolare per la rabbia, piangere,
tremare, balbettare, alterazioni del tono della voce, impallidire, arrossire, svenire...
Gli atteggiamenti posturali sono in parte innati e in parte condizionati da caratteri culturali.
I più eclatanti sono le ESPRESSIONI FACCIALI.
 Manifestazioni che coinvolgono la muscolatura viscerale
esempi: vasodilatazione, tachicardia, attivazione delle ghiandole sudoripare, contrazione
della vescica, secchezza delle fauci…

Le manifestazioni somatiche possono essere controllate (es. giocatori di poker), le


manifestazioni viscerali no. E’ su questo che si basa l’idea della Macchina della verità:
registra le manifestazioni viscerali.

E’ possibile registrare le manifestazioni viscerali dalla proiezione delle loro attività


all’esterno es. la vasodilatazione fa arrossire, l’attivazione delle ghiandole sudoripare fa
sudare…
Ci sono anche attività viscerali più interne ex: contrazione vescica.

Se gli eventi emotigeni sono soggettivi, le emozioni sono universali (uguali nel tempo e nello
spazio). Universali, ma modulate culturalmente nella manifestazione (all’interno di una stessa
comunità ci possono essere delle distinzioni prettamente culturali es. può essere considerato più
consono che pianga una donna piuttosto che un uomo).

La CODIFICA (capacità di manifestare le emozioni) e DECODIFICA (capacità di leggere le


emozioni) dell'emozione tende a essere la stessa per tutti gli individui sotto tutte le latitudini.
Nonostante le varianti delle manifestazioni (determinate dalla cultura) il fatto che le emozioni siano
universali è importante dal punto di vista comunicativo: la comunicazione delle emozioni è
naturale.

Fino a poco tempo fa le emozioni non erano nei libri di psicologia perché si pensava fossero
determinate da fluidi => ex: la bile (che però è solo un liquido gastrico).

TEORIE SUL PROCESSO EMOTIVO

TEORIA CENTRALE DELLE EMOZIONI o CLASSICA (Cannon e Bard) => presuppone una
catena di eventi secondo una successione:
evento emotigeno => valutazione => manifestazione
“piango perché sono triste”

si contrappone ad un'altra teoria più provocatoria:

TEORIA PERIFERICA O VISCEROGENA (James e Lange) => presuppone una catena di eventi
secondo una successione:
evento emotigeno => manifestazione => valutazione
“sono triste perché piango”

Basandosi sull’immediatezza della reazione, J&L sostenevano che essa dovesse precedere la
valutazione e che la lettura di un evento emotigeno innescasse direttamente una risposta viscerale
che, a sua volta percepita, innescava l’emozione corrispondente.

Punto debole della teoria viscerogena: i cambiamenti viscerali non hanno una gamma sufficiente a 
spiegare la varietà delle nostre emozioni. Infatti i medesimi cambiamenti viscerali sono sottesi a sta­
ti emotivi molto diversi fra loro.
Tuttavia è vero che non c’è una netta priorità tra valutazione e manifestazione. Si tratta piuttosto di
circolarità. Lettura dell’evento e manifestazione viscerale vanno di pari passo.
Infatti è vero che le manifestazioni delle emozioni causano emozioni. Emblematica l’empatia: vedo
una persona piangere e mi sento triste.
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EMOZIONI UNIVERSALI: ritenute tali da tutte le culture.


Se esiste una parola, esiste anche il concetto rappresentato da quella parola.
Ci sono però concetti che non hanno parole che li traducono. A volte ci sono in altre lingue ma non
nella nostra.
Ci sono emozioni universalmente riconosciute e sono 6 (per alcuni 8 o 9):
1) gioia, allegria, contentezza
2) paura, timore, spavento
3) rabbia,collera
4) tristezza
5) sorpresa
6) disgusto, schifo
7) vergogna (non tutti la considerano universale)

8) eccitazione (generica, adrenalina, o sessuale)


9) perplessità (x il proF, è una sorta di mancanza di emozioni)

Al di là dei condizionamenti culturali (che portano a nascondere o enfatizzare la manifestazione di


certe emozioni piuttosto che altre), queste 6 emozioni (o 9) hanno delle manifestazioni
universalmente riconoscibili es. la paura dà la tachicardia a tutti.

Le emozioni sono universali, ma modulate nell’espressione e influenzate nella valutazione dal


contesto sociale e culturale: un bambino è predisposto a provare vergogna. Non la prova perché non
ha ancora il condizionamento sociale.

Dallo studio dei macaco sono stati scoperti i NEURONI SPECCHIO.


Si attivano se si osserva qualcuno fare qualcosa. Se osservo qualcuno che fa qualcosa i neuroni
specchio fanno sì che si attivino nel mio cervello le stesse zone che si attiverebbero se dovessi
compiere la stessa azione (es. piangere). Sembra quindi che il comportamento agito e quello
osservato abbiano la stessa matrice.
Dunque possiamo rappresentare molto bene gli stati mentali altrui (condivisione).
Questa può essere una dimostrazione della base biologica dell'empatia.

(Gli autistici sono incapaci di condividere gli stati mentali, mentre gli affetti da morbo di Parkinson
non riescono ad esprimere emozioni con le espressioni facciali).