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Neoclassicismo

 Generale:
o Winkelmann
o Villa Albani
o Architettura utopistica
o C.N.Ledoux: Le saline reali
 Canova:
o Amore e Psiche
o Dedalo e Icaro
o Paolina Borghese
o Le tre grazie
o Napoleone come Marte pacificatore
o Monumento funebre a clemente XIII
o Monumento funebre a Clemente XIV
o Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria
 J.L.David:
o Belisario che chiede l’elemosina
o Il giuramento degli Orazi
o Morte di Marat
o Ritratto di Madame Recamier
o Le Sabine
o Napoleone valica il Gran San Bernardo
 Ingres:
o Il ritratto della principessa Pauline De Broglie
o La Grande odalisca
o Bagno turco

Romanticismo

 Fussli:
o L’artista commosso davanti alla grandezza delle rovine
o Macbeth consulta la testa del cavaliere
o L’incubo
 Goya:
o La famiglia dell’infante Don Luis
o Capriccio 43
o Maja desnuda
o Maja vestida
Winkelmann
In questo periodo si ha un grande amore per l’antichità. Vengono scoperte le città di Pompei ed
Ercolano e Roma diventa un punto molto importante dal punto di vista culturale e proprio a Roma
arriva un importante storico dell’arte che è Winkelmann. Il suo pensiero influenzerà tutto il
Neoclassicismo. Per lui lo stile grandioso apparteneva solo a Fidia, poi è presente anche lo stile
dell’imitazione a cui appartiene Roma ma anche tutto l’ellenismo. Gli etruschi apprezzavano
moltissimo l’arte greca e quindi la imitavano però spesso le imitazioni nella storia non hanno
grande fortuna infatti l’arte romana spesso risulta un po’ una copia dell’arte greca.

Canova
Il Canova prenderà a riferimento le indicazioni di Winkelmann e quindi l’arte greca ma in realtà lui
aveva sempre visto l’arte romana. Canova nasce in Veneto e si trasferisce a Roma ma lui in realtà
l’arte greca non l’aveva mai vista e solo nel 1816 quando arrivano a Londra i marmi del Partenone
lui riesce ad andare a Londra per vederli. Una volta viste le opere di Fidia rimane assolutamente
sconvolto ed esclama che a lui sembrano proprio fatti di vera carne.

Winkelmann
Roma è importante perché ha sviluppato questa grande passione per i reperti archeologici e arriva
Winkelmann al servizio del cardinale Albani che come incarico aveva quello di bibliotecario e
curatore di tutti i reperti archeologici. Winkelmann porta quindi in Italia tutta la sua concezione
neoclassica ma l’Italia era già predisposta a questo.

Villa Albani
Il cardinale Albani si fa costruire una villa dall’architetto Carlo Marchionni che cerca di conciliare
l’architettura con le opere classiche che doveva ospitare. Ritorna il concetto di natura che subisce
le regole della progettazione e diventa giardino. All’interno del giardino viene posizionata tutta la
sua collezione di opere classiche ma non viene seguito un ordine particolare ma l’ordine è più o
meno casuale in base a come stava bene quel reperto in quella zona. La raccolta prevedeva anche
rovine pittoresche e le passeggiate lungo i giardini e i viali erano una delle principali attrattive della
Roma dell’epoca. Tutto questo ha permesso di sviluppare ancora maggiormente l’amore nei
confronti dell’arte classica. Nel cortile del belvedere viene esposto per esempio il Laocoonte che
testimonia un po’ tutta l’ideologia neoclassica. Lui sosteneva che l’espressione delle figure greche
nelle sculture, per quanto sia agitata da passioni mostra sempre un’anima grande e posata.

Winkelmann
C’è sempre una nobile semplicità e una quieta grandezza che sono le parole chiave del
Winkelmann e verranno riprese in diversi settori. 

Canova
Oggi cerchiamo di introdurre il modo di scolpire del Canova, lui si distacca fortemente dal
Rinascimento e infatti il suo scopo era di ricreare la bella natura e quindi di conferirle sentimento.
Lui si trasferisce a Roma nel 1779 quindi presto e avrà una grande abilità tecnica. È importante
perché lui stabilisce un nuovo modo di progettare. Abbiamo visto una serie di artisti che
lavoravano in uno studio o a bottega ma non erano propensi e delegare parte del lavoro quindi
l’artista era colui che creava l’opera mentre Canova è uno dei primi artisti moderni che si era fatto
uno studio amplissimo e creava soltanto l’idea iniziale per poi rifinire l’opera. Lui ha dato
importanza al concetto dell’idea dell’opera d’arte che era realizzata attraverso una serie di veloci
disegni o bozzetti in creta. L’artista realizzava una serie di idee e una volta definiti questi bozzetti
realizzava una statua a dimensioni reali sempre in creta. Veniva fatta l’opera in creta e sull’opera
venivano infilate delle lamelle sottili che erano i settori dello stampo in gesso. I suoi collaboratori
facevano il gesso e lo stampo in gesso e sul gesso venivano collocati una serie di chiodini in bronzo
che servivano per sbozzare il blocco di marmo. Lui arriva quando ormai il blocco di marmo è già
sbozzato e deve soltanto rifinire l’opera. Canova leviga l’opera fin nei minimi dettagli con i classici
metodi come la pietra pomice o la paglia. In alcuni incantati per cercare di rendere il contrasto tra
il panneggio bianco e l’i carnato roseo lui metteva un velo di cera rosata sul marmo per renderlo
più idealizzato e divino. Se guardiamo il bozzetto di Amore e Psiche si vede come lui abbia usato la
gradina. Solo nei bozzetti c’è la vera mano dell’artista e in tutto questo c’è un concetto
fondamentale per tutta l’arte moderna che è la valorizzazione del concetto di progetto e di idea.
Roberto Longhi che è uno storico dell’arte molto importante ha scritto un viatico per 5 secoli
d’arte veneziana ma il Canova non viene mai considerato in questo viatico proprio perché secondo
lui il Canova non era degno ma era solo espressione di una bellezza morta. Lui lo definiva l’artista
nato morto perché non faceva nascere una nuova arte ma continuava a recuperare le forme già
esistenti e poi perché ha realizzato tantissimi monumenti funebri ma altri storici dell’arte lo
valorizzano tantissimo. Lui ha riprodotto una marea di statue simili usando diversi materiali e
vendeva i suoi gessi. I suoi committenti li faceva entrare nel suo studio con tantissimi gessi per far
loro scegliere quello che preferivano di più. Quando Canova muore nel 1822, il fratello aveva
paura che tutti i maestranti che stavano nel suo studio potessero ricreare le sue opere anche se lui
era già morto e così prende tutti i gessi e li porta in una gipsoteca in modo che gli altri non
potessero ricreare le sue opere per arricchirsi alle sue spalle.

Canova: Amore e Psiche


In Amore e Psiche la particolarità è che secondo lui tutte le sue opere dovevano potersi osservare
da tanti punti di vista perché doveva essere perfetta come il creato da tutte le angolazioni. Quindi
quest’opera doveva essere rifinita alla perfezione da tutti i punti di vista. Il nostro Canova essendo
un grande amante della scultura classica riprende il chiasmo e per esempio in Amore e Psiche è
presente nell’incrocio dei due abbracci e nelle ali. È importantissimo vedere anche che molte delle
opere di Canova riprendono la mitologia che era un punto di riferimento fondamentale. Il succo è
che Venere, essendo molto invidiosa della bellezza di Psiche, manda Cupido a infliggere una freccia
a Psiche per farla innamorare di un uomo malvagio però Cupido sbaglia perché se la infligge da
solo e si innamora lui di Psiche. Psiche deve quindi scendere nell’Ade e riceve una bella scatolina
chiusa e quindi la apre e cade in un sonno profondo. Questo della scultura è il momento del
risveglio che precede il bacio e quindi un momento appassionato ma anche molto aggraziato. Non
era il momento delle passioni più incontenibili perché non era quello l’obiettivo dei neoclassici. 
Adesso vediamo un’opera degli esordi che è

Canova: Dedalo e Icaro


Dedalo e Icaro e quindi è sempre una rappresentazione mitologica. Il padre in quest’opera è
troppo su con gli anni rispetto al figlio però bisogna considerare che Canova perde il padre quando
lui aveva solo 4 anni e vive quindi tutta la sua vita con il nonno e la figura del nonno si
contrappone con quella del padre quindi quando lui si trova a dover rappresentare padre e figlio
introduce anche la sua esperienza personale e vuole ritrarre anche il nonno che gli ha fatto da
padre. Per quanto Canova ritragga solo la quieta grandezza lui cerca di staccarsi dalle emozioni
però nello stesso tempo comunque qualcosa dei suoi eventi biografici è presente anche nelle
opere.
Canova: Paolina Borghese
Ora vediamo Paolina Borghese che è famosissima. Lei era la sorella di Napoleone Bonaparte e
sposa Camillo Borghese. Paolina Borghese è stata ritratta per volere ovviamente di Camillo ma
anche perché all’epoca erano molto comuni i ritratti con sembianze in atteggiamento divinizzato
quindi lei è ritratta come se fosse una venere e anche qui ovviamente bisogna considerare la
mitologia però è comunque un ritratto un po’ particolare perché anche in questo caso lui utilizza
una tecnica per lui l’incarnato viene levigato tantissimo con la cera in contrasto con il panneggio.
Anche qua c’è una tecnica che permette di poter ruotare l’opera ed è stata esposta nella villa
Borghese per molto tempo ma questo ritratto è stato accolto male perché questo è un ritratto di
famiglia ma è scolpita nuda. Tutti andavano a vedere questa Paolina Borghese con tutte le
attrattive del caso e c’erano una serie di disquisizioni in merito al ritratto di una donna così famosa
rappresentata come una venere e si era creato anche un clima particolare quindi a un certo punto
viene tolta dalla villa. Nel momento in cui la scultura viene divinizzata ma acquisisce sembianze di
ritratto fa scalpore e non viene accettata senza polemiche.

Canova: Napoleone come Marte pacificatore


Napoleone pacificatore è stata realizzata da Canova che era stato chiamato nel 1802 a Parigi da
Napoleone per fargli un ritratto a mezzo busto. Di questo ritratto non si hanno testimonianze se
non dei gessi che sono stati ritrovati nella sua gipsoteca. Ovviamente Canova una volta arrivato a
Parigi riesce a farsi commissionare anche un’altra opera che è Napoleone come Marte
pacificatore. Quando Napoleone vede quest’opera dice che è nudo ed è rappresentato come
Marte. Marte è il Dio della guerra e Napoleone di guerre ne aveva fatte parecchie però sotto
Napoleone regnava la pace quindi Napoleone non apprezza. Ci sono anche delle discrepanze tra la
figura di Marte e quella di Napoleone perché lui era basso mentre Marte era alto e muscoloso.
Sicuramente Napoleone aveva un atteggiamento fiero ma era sempre vestito e mai nudo. Il
ritratto è piaciuto lo stesso moltissimo e una volta arrivato in Italia lui finisce quest’opera è il
figliastro di Napoleone gli commissiona un bronzo identico quindi qua ritorna il concetto dell’opera
che non è una riproduzione ma risulta un’opera a se, fatta e finita nonostante sia identica. Nella
pinacoteca di Brera c’è il bronzo e all’epoca i gessi erano molto importanti. Un gesso è esposto in
una delle sale principali della pinacoteca perché all’epoca i coordinatori della pinacoteca avevano
ordinato uno dei tanti gessi che erano stati utilizzati per riprodurre l’opera. La statua originale in
marmo era stata conservata a Parigi ma non era stata esposta perché non piaceva a Napoleone
ma quando lui perde tutte le opere che lo ritraggono vengono in parte distrutte e in parte nascoste
e la stessa cosa succede con Napoleone pacificatore che viene dato in regalo al duca di Wellington
che è stato colui che ha sconfitto a Waterloo Napoleone. Una serie di personaggi all’epoca
avevano criticato la sua scelta perché si era messo in casa il suo acerrimo nemico ma lui aveva
risposto che così si ricordava quanto era forte.

Canova: Grazie
La tematica delle grazie era molto in uso all’epoca ed era stata trattata anche in epoche
rinascimentali. La particolarità di Canova era che lui riprende il passato ma introducendo delle
alterazioni dell’iconografia tradizionale e di solito noi abbiamo una delle grazie che da le spalle
all’osservatore mentre in quest’opera no. Le grazie si guardano tutte e 3 tra di loro e non sono
rappresentate nel momento classico della danza ma sono in un momento di abbraccio corale tra di
loro. All’epoca le donne non erano ritratte con i capelli sciolti ma andavano molto di moda le
acconciature con degli oggetti preziosi tra i capelli.
Louis David
Oggi introduciamo un’artista nuovo che è Jacques Louis David. Abbiamo visto che il neoclassicismo
recupera quello che è il modello estetico delle opere classiche. Canova recupera per esempio l’arte
greca mentre David recupera l’etica e la morale della classicità. Lui pensa che una radicale riforma
dell’arte fosse mossa proprio da esigenze estetiche ma anche morali. Lui utilizza esempi della
storia antica per far vedere quella che sarebbe la giusta condotta della società. Nella sua
contemporaneità bisogna guardare alla storia antica e prenderne spunto. Lui sarà molto attivo
politicamente come per esempio nella rivoluzione francese. Lui sarà grande sostenitore della
rivoluzione e partecipò attivamente ricoprendo degli incarichi e vota per la morte di Luigi XVI. Il
padre doveva portare il figlio nei musei perché nei musei c’erano delle opere che potevano essere
usate come insegnamento per la storia. Lui durante la rivoluzione francese organizza anche feste,
cerimonie per la repubblica e si dedica all’urbanistica quindi era molto attivo. Lui nasce da una
famiglia parigina borghese però gli muore giovanissimo il padre quindi viene affidato allo zio che
era architetto e cerca di fargli intraprendere gli stessi studi ma a lui non interessano perché voleva
dipingere e quindi si dedica alla pittura. Nel 1774 vince il premio di Roma, nel 1762/1763 viene
istituito in Francia questo premio per cui gli artisti che lo vincono possono andare in Italia per
vedere l’arte italiana. Non era agile il viaggio in Grecia quindi si poteva avere una visione della
classicità attraverso la magna Grecia quindi Roma, Napoli e la Sicilia. Gli anni in Italia di David non
sono molto felici perché lui si rende conto di non essere all’altezza e quindi non riesce a produrre
come vorrebbe ma ad un certo punto arriva a Napoli e si illumina improvvisamente. Trova la sua
strada e incontra anche grandi maestri e uno dei dipinti che realizzerà nell’81 in Francia è un
Belisario che chiede l’elemosina.

Loius David: Belisario che chiede l’elemosina


Narra di una vicenda antica perché il Belisario era un generale Bizantino che era stato accusato di
complotto contro l’imperatore. Il messaggio è la caducità della memoria e quindi il fatto che la
gloria non può durare in eterno. Il soldato del dipinto è rimasto stupito vedendo il generale in
condizioni così misere. Il bambino tiene in mano un elmo che è simbolico perché è girato al
contrario e ci fa capire come la gloria non sia durevole ma possa svanire da un momento all’altro.
Le colonne rimandano all’architettura classica, sul fondo c’è un obelisco che dovrebbe farci
tornare alla mente la tradizione delle vedute pittoresche romane classiche. C’è anche una donna
che fa la carità con una brocca in mano e questo è un gesto che rimanda al tema generale
dell’opera e cioè che doveva essere come esempio per aiutare il prossimo. I personaggi di età
differenti simboleggiano le tre età della storia. Dal punto di vista della composizione vediamo che
il centro del quadro sono i gesti dei personaggi. La composizione è in diagonale. La prospettiva è
con fuoco laterale che esce dalla scena indotta da questa catena di mani che si rincorrono. 

Louis David: Giuramento degli Orazi


Ora vediamo il giuramento degli Orazi che è del 1785 ed è la sintesi perfetta di contenuto e forma.
Era stato commissionato da Luigi XVI però quest’opera era stata realizzata a Roma ed è una pittore
di storia ed era stata fatta per incentivare l’amore della patria. Doveva trasmettere delle virtù
morali quindi eterne che dovevano essere rievocate in ogni momento storico perché la storia è
ciclica e i messaggi etici e morali sono sempre gli stessi. Questo dipinto è stato esposto al Saloon
che è l’ambitissima esposizione periodica della Francia alla quale tutti gli artisti cercano di
partecipare. Questo giuramento richiama un evento storico del 7 secolo avanti cristo che è lo
scontro tra 3 fratelli della famiglia degli Orazi con 3 fratelli dei Curiazi. Qua è rappresentato il
momento prima della battaglia e non la battaglia. Si esalta il momento in cui il padre da le armi ai
figli per andare a combattere per la pace e per la patria. I 3 giovani giurano al cospetto del padre
però la scena oltre ad essere carica di tensione, si vede anche la presenza di alcuni personaggi
femminili che però sono rappresentati con un andamento molto morbido che si contrappone al
ritmo rettilineo del gruppo spade, lancia, gambe tese, braccia tese. Queste donne stanno appunto
tristemente salutando i fratelli e in realtà è il presagio della fine perché succede che vincono gli
Orazi ma 2 su 3 muoiono e una di queste donne era la moglie di uno dei Curiazi quindi l’unico
fratello che torna la ammazza. David elimina totalmente gli elementi decorativi che si vedono solo
in un bozzetto preparativo. Il trono dove si siede una sorella era tutta intarsiata ma poi lui ci ha
messo su un drappo perché si è accorto che stava distogliendo l’attenzione. Si vede anche
l’ingresso di una casa romana e inizialmente sotto questo arco si vedeva parte della casa che però
è stata tolta. Quello che è rimasto è la disposizione dei 3 archi che incorniciano i 3 elementi
essenziali della scena cioè le donne (gli affetti), il padre (la patria) e i giovani (la vita stessa) che si
sacrificano. È importante ricordare il passato come esempio per la buona condotta nel presente.
La patria doveva essere difesa anche a costo della vita stessa e degli affetti delle persone care. 

Louis David: Morte di Marat


Ora vediamo un’altra opera che si chiama Morte di Marat che rappresenta non più un evento
storico del passato ma un fatto di cronaca attuale. Lui decide di fare un quadro in onore a Marat
che era stato ucciso da Charlotte Corday. Il bigliettino che ha in mano testimonia che Charlotte
voleva andare a trovarlo però lei era un’aristocratica che lo ha ucciso a tradimento. Lui non usa
elementi decorativi ma mette in scena degli elementi importanti. Il personaggio aveva una
malattia cutanea un po’ grave e l’unico modo per curarsi era fare dei bagni quindi viene
rappresentato in una vasca da bagno. Un elemento importante è una cassa ribaltata che veniva
usata come scrittoio. Era un elemento che indica il fatto che lui aveva combattuto per il popolo
quindi nulla di prezioso e di ricco. David elimina elementi drammatici e ripulisce un po’ il corpo. Il
dettaglio più evidente è la ripresa del gesto da degli esempi classici presenti nella storia ma anche
recenti e per esempio cristiani nel senso che lui assolutizza l’iconografia e la trasla a un episodio
laico. 

Canova: monumenti funebri


Il tema della morte è stato molto utilizzato anche nel barocco. Quello che ci deve interessare è la
differenza tra i monumenti funebri barocchi e quelli neoclassici. Nei monumenti barocchi vi è per
esempio una moltiplicazione delle figure che mettono in scena il dramma della morte ma anche un
molteplicità dei colori. Nel monumento funebre del Bernini vediamo alcuni elementi che ricorrono
spesso come i leoni. Per poter passare dalla vita terrena alla vita dopo la morte ci vuole una certa
fortezza e il leone rappresenta questa fortezza. Poi vediamo delle figure allegoriche che sono i
geni. Longhi aveva definito Canova lo scultore nato morto anche perché lui continuava a fare una
serie di monumenti funebri, Canova aveva preso ispirazione dal Bernini. Nel monumento del
Bernini la cosa evidente è la presenza di questo pontefice in cima a questa struttura che ha questa
impostazione a Piramide. 

Monumento funebre per Clemente XIV


Il monumento funebre del Canova per Clemente XIV va paragonato con quello del Bernini. Ci sono
degli elementi comuni come la presenza del papa seduto in trono. Nel Canova l’atteggiamento del
saluto risulta essere moderato mentre nel Bernini è molto meno pacato. Il monumento del Canova
è fatto da un marmo di Carrara bianca e quello che emerge è un pacato riposo e cioè
l’accettazione religiosa della fine della vita. Nel monumento del Bernini c’è un vorticoso accenno di
emozioni che il neoclassicismo non accetta di condividere perché manteneva la linea data dal
Winkelmann. Nel monumento del Canova risulta una sorta di dolcezza e una nuova ricerca nel
tentativo di comprendere meglio il passaggio tra la vita e la morte. Le passioni nel neoclassicismo
devono essere contenute, non devono esplodere nella rappresentazione. Di solito si tiene sempre
presente la visione dell’osservatore quando si descrivono le opere. 

monumento funebre del Canova per Clemente XIII


Ora vediamo il monumento funebre a Clemente XIII sempre del Canova e non si deve considerare
la policromia che c’è intorno perché questa è data dal contesto in cui è stato collocato.
L’impaginazione è sempre piramidale con al vertice il pontefice in preghiera e il sentimento è una
meditazione nel confronto del tema della morte. Vediamo una matrona che rappresenta la
religione con degli elementi decorativi ma molto semplici poiché non bisognava distogliere
l’attenzione dagli elementi allegorici. 
Dall’altra parte vediamo un genio che tiene in mano una fiaccola capovolta e sta a rappresentare
la brevità della vita terrena. Lui fa vedere che la luce si può spegnere ed è particolare perché di
solito la fiaccola era portata in alto ed era accesa. Questa scultura nasconde un perfetto equilibrio
in tutte le parti ma la cosa che dobbiamo tener presente è il tema della morte nel neoclassicismo.

Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria


Successivamente realizza il monumento funebre a Maria a Cristina d’Austria, mantiene
l’impaginazione piramidale con un riferimento al monumento funebre più famoso che è quello
della piramide egizia. Canova mette in scena anche uno sfogo personale e sentimentale e questo è
un’elegia. Abbiamo visto la presenza di una porta che ovviamente è l’ingresso verso la conoscenza
del mistero della morte quindi verso la vita eterna che però in realtà è molto sconosciuta e può
incutere timore, ecco perché la porta è buia. C’è anche la presenza di un corteo dove c’è la figura
allegorica della pietà che sta portando l’urna con le ceneri di Maria Cristina seguita da una figura
che rappresenta la beneficienza. Vediamo ancora un riferimento evidente alle tre età dell’uomo
che procedono inevitabilmente verso la tomba. In alto è presente il ritratto di Maria Cristina e ci
sono dei chiari riferimenti alla cristianità e alla classicità. Il ritratto è sorretto da una figura
allegorica che rappresenta la felicità. La cornice del ritratto è un serpente ed è un riferimento alla
vita eterna e cioè che continua per sempre. A destra abbiamo sempre la fortezza rappresentata
dal leone e a lato il nostro genio del dolore che giace languido e rappresenta in maniera molto
precisa la sublimazione delle passioni quindi non è un’immagine che esprime il dolore Barocco ma
rappresenta la passione contenuta. Questo giovane si abbandona con le sue membra,
abbandonato al destino e quello che emerge in realtà è un momento del trapasso che però non
lascia intravedere nessuna speranza. Si allontana quindi dalle indicazioni cristiane. Emerge una
infinita tristezza e una nostalgia nei confronti della vita terrena e questa è la differenza
fondamentale che c’è nei confronti degli altri monumenti funebri. La pietà ha in mano l’urna con le
ceneri e simboleggia il dolore universale, un dolore che nei confronti del mistero della morte
accoglie tutta l’umanità e non solo il singolo individuo

Goya: la famiglia dell’infante Don Luis

Lui pone molta attenzione nei confronti degli umili, dell’animo umano e rifiuta l’idealizzazione. Quindi cerca
di far emergere quelli che sono i nostri sentimenti nascosti che nelle correnti precedenti non dovevano
emergere. Questo dipinto si chiama la famiglia dell’infante Don Luis e c’è un parallelismo a Las Meninas
anche se lui non riuscirà mai ad arrivare alla complessità a cui arrivava Velazquez. C’è sempre il quadro
dove non vi è ancora nulla e quindi non lascia capire cosa il nostro autore stia dipingendo ma vediamo che
lui sta rappresentando un momento di vita quotidiana familiare. Si vede che è un momento di vita normale
prima della notte quindi si stanno preparando per andare a dormire. Maria Teresa sta aspettando che il
marito smetta di giocare a carte e che l’inserviente le sciolga i capelli. Il volto della nostra Maria Teresa
sembra un po’ assente così come tutti gli sguardi. Tutti i personaggi ritratti sono in un loro isolamento
psicologico. L’unico personaggio che ha lo sguardo un po’ vivo è quello che sta guardando l’osservatore.
Goya era molto stimato come artista dai Borbone però lui era comunque un pittore di corte, un uomo
rispettoso delle regole sociali e dipingeva quello che il pubblico voleva che rappresentasse.

Pittura scura(Capriccio 32)

Lui aveva anche un’altra tipologia di pittura che era la pittura scura. I suoi ritratti sono reali con dei colori
molto luminosi e un’impaginazione molto tradizionale però ci sono anche una serie di ritratti scuri dove lui
rappresenta quello che voleva lui.

Maya vestida / des nuda

Lui dipinge una coppia di ritratti femminili della stessa donna (uno vestito e uno nudo). La cosa che ha fatto
scandalo è che non c’è nessun riferimento alla Venere della mitologia greca. Era una donna contemporanea
rappresentata con diverse tecniche. Si ha una maggiore attenzione al colore che è più naturale e realistico
nella rappresentazione della Maya vestita mentre nella Maya desnuda le forme sono un po’ più ridotte e le
pennellate risultano essere più mosse. I colori sono più freddi e le pennellate sono abbozzate come se
volesse rappresentare in maniera sfuggevole quello che la società non voleva che si rappresentasse.

Ingres

Ora vediamo Ingres che cercava di fare delle rappresentazioni con tematiche non comuni per l’epoca.
Ingres è stato un allievo di David però se ne è discostato per una serie di motivi. Soprattutto si è discostato
dalla tecnica cromatica perché i colori di David erano netti mentre lui darà molta importanza alla resa
chiaroscurale. Replica con una fedeltà fotografica la rappresentazione dei materiali e questa è la
particolarità. Lui rappresenta molto la realtà e viene collocato nel filone del Neoraffaellismo. Lui
ovviamente tra il 1820 e il 1824 fa un viaggio in Italia e vede Raffaello agli Uffizi. Lui prenderà la pittura di
Raffaello per cercare di rielaborarla e quindi lui viene collocato tra il romanticismo e il neoclassicismo
perché dal neoclassicismo lui riprende la semplicità delle forme però in realtà lui non rappresenta la
bellezza ideale come Raffaello ma la bellezza reale con una chiarezza formale molto nitida. Lui crea una
sintesi tra forma, linea, colore, volumi e luce. Questo che vediamo è il ritratto della principessa Olinde de
Broglie e lui aggiunge l’indagine psicologica del soggetto.