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DIRITTO DEL LAVORO COMPARATO 

2° LEZIONE 11.02.20 
L'articolo 39 e 40 sono articoli fondamentali del diritto sindacale, ovvero quella parte che studia la 
funzione e la struttura del sindacato, la sua attività e l'influenza che ha sul lavoro e sulla vita politica 
dello stato.  
Il sindacato agisce attraverso 2 modalità: 
1) Lo strumento collettivo 
2) Lo sciopero  
 
Come e perché nascono i sindacati?  
Nelle epoche più antiche il lavoro delle persone era visto in maniera negativa. A lavorare infatti erano 
gli schiavi, che non erano altro che oggetti, risorse a disposizione di un padrone, erano quindi privi di 
dignità ed effettuavano lavori pesanti e pericolosi. Lavorare era una cosa di cui vergognarsi. Lavorava 
solo chi aveva bisogno, ossia le classi più basse, contadini e servi della gleba. Il lavoro però è sempre 
esistito ed è parte integrante della società.  
UBI SOCIETAS BIBI LABOR (​in ogni società c'è lavoro). Nel Medioevo c'è un incremento 
demografico e nascono le prime città. Le persone si spostano quindi dalle campagne per trasferirsi in 
città. Nascono anche le prime fabbriche. Tra 1700 e 1800 assistiamo alla Rivoluzione Industriale che 
porta all'impiego di nuove fonti di energia, all'invenzione e alla costruzione delle prime macchine. Si 
assiste quindi alla trasformazione dei metodi di produzione e lavoro. Molti uomini entrano in fabbrica, 
ma anche bambini e donne(anche in periodo di gravidanza). Questi venivano impiegati 
indistintamente in qualsiasi tipo di attività, erano forza lavoro che veniva pagata di meno nonostante 
venissero adibiti alle stesse mansioni. Si tratta quindi di una discriminazione. Poi verrà attuata una 
tutela speciale per questi due gruppi. Era quindi un lavoro privo di regole, privo di limiti allo 
sfruttamento della forza lavoro. Inizia quindi ad emergere la ​QUESTIONE S​ociale, un periodo di crisi 
in cui sorgono problemi legati al mantenimento della famiglia, alla sicurezza, alla salute, all'istruzione 
e soprattutto al lavoro. Gruppi di lavoratori, mossi da bisogni e necessità comuni, cominciano a 
chiedere delle tutele, delle garanzie come retribuzione equa, ambiente sicuro, tutela della salute, 
limitando l'orario di lavoro e richiedendo dei turni. Si inizia a notare che più un bisogno era comune 
più il datore di lavoro diventava flessibile. Nascono così i primi sindacati prima, associazioni di 
lavoratori con interessi comuni, che iniziano a chiedere garanzie ai propri datori di lavoro. Con il 
passare degli anni il fenomeno inizia a coinvolgere anche lo Stato. Nasce così il diritto sindacale che 
costituisce la parte più importante del diritto del lavoro. I primi sindacati In Italia nascono nel 
1700/1800 come società di mutuo soccorso, cioè di società che si aiutano a vicenda, con sostituzioni 
o aiuti economico a malati, vedove e orfani. Si trattava di auto- protezioni. La situazione cambia 
quando l'aiuto economico arriva dallo Stato. Servono rivendicazioni, rivoluzioni per cambiare 
qualcosa. Inizialmente i sindacati nascono come associazioni spontanee libere e private. Con il 
passare degli anni in Italia inizia il regime fascista(regime corporativo) per il quale poteva esistere 
solo un sindacato per ogni categoria . Questo sindacato non era più un'associazione privata ma 
pubblica, si trattava di strumenti del regime. Le rivendicazioni, i contratti collettivi erano diversi, in 
quanto erano frutto di decisioni prese in comune con lo Stato. Furono fatte importanti leggi a tutela 
dei lavoratori e lavoratrici. Inoltre viene data importanza alla famiglia, vengono introdotti sussidi in 
base al numero dei figli, prime forma di assegni familiari e limitata la disoccupazione. 
Con la caduta del Fascismo il sindacato cambia nuovamente , torna ad essere quello delle origini: 
libero, spontaneo, privato. La Costituzione segna la fine di un periodo storico, ma anche la nascita 
della Repubblica Italiana. I nuovi sindacati hanno poche regole.  
Nella ​l​egge 20 maggio 1970 n.300 dello Statuto dei lavoratori​ c​i sono norme che riguardano solo i 
sindacati maggiormente rappresentativi.  
Nell​'​articolo 18​ della Costituzione i sindacati trovano la loro legittimazione.  
I sindacati hanno il diritto di associarsi liberamente, per fini che non siano vietati dalla legge penale. 
L'articolo 18 deve essere coordinato con l'articolo 39.   
L'​articolo 39 ​ha 4 Commi, di cui solo il primo è stato realmente attuato: 
● L'organizzazione sindacale è libera. Si tratta del principio di libertà sindacale. Essa contiene 
quattro significati: 
1: la libertà di promuovere l'organizzazione di attività sindacali. E’ possibile il pluralismo 
sindacale anche all'interno della stessa categoria, cosa che non accadeva nel periodo 
corporativo. 
2: libertà di iscriversi (libertà positiva) ma anche di non iscriversi al sindacato (libertà 
negativa).  
3: libertà di fare attività sindacale attraverso gli strumenti di contratto collettivo è sciopero.  
4: libertà dai controlli pubblici, ossia libertà nei confronti dello Stato. 
 
● l'unico obbligo è la loro registrazione presso uffici pubblici. 
● la condizione per la registrazione è quella di avere uno statuto, un regolamento 
interno. 
● Solo i sindacati registrati hanno personalità giuridica e possono stipulare contratti 
collettivi di lavoro ​con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie 
alle quali il contratto si riferisce. 
 
I Commi 2 e 3 sono stati rifiutati in quanto costituiscono un modello simile a quello fascista, 
in quanto sarebbero controllati dallo Stato. Di conseguenza non è stato applicato nemmeno il 
comma 4. I contratti collettivi ci sono ma vengono fatti da soggetti privati. un contratto 
privato lega solo le parti che stipulano, non terzi.  
 
 
Dal 1948 fino a metà degli anni Ottanta i sindacati che avevano il monopolio erano la CGIL 
(sinistra), la CISL e l'UIL (più moderati, più centristi). Erano storicamente più rappresentativi. 
CONFEDERAZIONI SINDACALI STORICHE.  
Alla fine degli anni Ottanta però altri gruppi sindacali hanno cominciato a prendere forma. Si tratta di 
sindacati autonomi che erano rappresentativi degli interessi dei Lavoratori. I tre sindacati entrano in 
crisi al loro interno, in quanto subentrano divergenze su alcune decisioni. CGIL infatti comincia a 
discostarsi. Avviene quindi una crisi dell'Unità sindacale e delle confederazioni. Si tratta di un segnale 
di allarme, in quanto se avessero perso la maggioranza avrebbero perso anche i diritti.  
Ci sono degli indicatori entro i quali i sindacati vengono considerati maggiormente 
rappresentativi?  
La risposta è no, ma non essendoci delle norme è subentrata la giurisprudenza che ha creato degli 
indici di maggiore rappresentatività: 
1. Numero degli iscritti 
2. presenza del sindacato a livello locale e nazionale 
3. presenza dello stesso sindacato in più settori produttivi 
4. l'attività di quel sindacato, quanti contratti collettivi sono stati stipulati. 
 
Questi indici fino alla fine degli anni 80 erano posseduti solo dai tre sindacati storici.  
 
Le confederazioni storica sindacali nel 1993 stipularono un accordo con il governo. (accordo 
interconfederale) attraverso il quale vengono istituiti organismi sindacali anche a livello di azienda.  
 
​L’ art. 19 St.Lav​ ​ : ​le rappresentazioni sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei 
lavoratori in ogni unità produttiva o nell'ambito delle associazioni aderenti alle Confederazioni 
maggiormente rappresentative sul piano nazionale o anche in ambito delle associazioni sindacali , non 
affiliate alle Confederazioni, che siano firmatarie di contratti collettivi nazionali.  

Quando il confederalismo è entrato in crisi i tre sindacati hanno chiesto di eliminare questo articolo. 
Nel 1995 ci fu referendum popolare sulla modifica dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. Ebbe 
esito positivo e portò ad una grande modifica. Nel nuovo articolo 19, che esiste ancora oggi, non è più 
richiesta l'appartenenza alle confederazioni e il contratto collettivo non deve essere necessariamente 
nazionale, ma anche aziendale o di lavoro.  

  

L’'articolo 39 è collegato all'articolo 40.  

​Lo Statuto dei lavoratori ( o Legge 20 maggio 1970, n. 300)​ ​è l'unica legge ordinaria che riguarda 
anche i sindacati. Si occupa del sostegno al sindacato ma anche dei diritti che riguardano i lavoratori. 
Nonostante sia stata modificata nel corso del tempo, i suoi ​obiettivi ​sono rimasti invariati: 

1. Tutelare la libertà è la dignità del lavoratore contro ogni discriminazione 


2. rafforzare il principio della libertà sindacale 
3. intensificare il sostegno delle organizzazioni sindacali dei lavoratori 

Nel ​primo titolo (1-13)​ sono presenti articoli che si preoccupano di tutelare la libertà è la dignità. 
L'articolo 1 ​riguarda la libertà di opinione: ogni cittadino è libero di manifestare la propria opinione 
nei limiti della Costituzione e delle leggi. ​L’articolo 8:​ il datore di lavoro non può effettuare indagini 
sul lavoratore se queste non influenzano il lavoro. 

Nel ​secondo titolo (14-18)​ è importante: ​art. 17​: il datore non può creare un sindacato dei Lavoratori 
finanziandolo, in quanto questo limiterebbe la sua libertà. 

Terzo titolo (19-27)​: si tracciano le prerogative dell’attività sindacale. Importante è l’​articolo 19.  

Titolo Quarto:​ vi sono disposizioni e norme 

Importante è l’​art. 28:​ garantisce la tutela al sindacato sul piano processuale.  


 

DIRITTO DEL LAVORO COMPARATO 


3° LEZIONE 18.02.20 
IL CONTRATTO COLLETTIVO  
Cos'è il contratto collettivo?​ E un "negozio giuridico" in cui si incontrano 2 parti e nel quale si 
definiscono delle clausole che vanno accettate da entrambe le parti.  
Il contratto collettivo si forma attraverso vari momenti. Fase 1: incontro; Fase 2: accordo; Fase 
3:accordo per iscritto e sottoscrizione (firma) del contratto. 
Per essere un contratto è necessaria la presenza di 2 parti, anche in quello individuale. Stessa cosa con 
il collettivo, ma le due parti non sono due persone fisiche: almeno una delle 2 parti è sempre e 
comunque un gruppo, una parte collettiva.  
Contratto collettivo: stipulato dal sindacato dei lavoratori e dell'altra parte. 1 parte: sindacato dei 
lavoratori che agisce per conto dei lavoratori stessi, i quali hanno dato un mandato al sindaco per farsi 
rappresentare 2 parte: datori di lavoro. Ne derivano precisi obblighi e diritti da entrambe le parti 
(BILATERALITÀ’). Il contratto collettivo è un atto di autonomia collettiva.  
Questo non significa che sia pubblico: è ​PRIVATO​, poiché i soggetti che stipulano il contratto 
collettivo sono privati. In esso vengono scritte le clausole che riguardano i lavoratori, al fine di 
rappresentare i loro interessi (non ogni singolo interesse individuale, ma quelli che 
rilevano a livello collettivo).  
Il contratto collettivo è un mezzo di composizione pacifica di interessi contrapposti di tipo economico. 
E’ composto di clausole che dispongono queste​ condizioni​: 
● può essere stipulato come c​ontratto nazionale(centrato) o aziendale(decentrato).​ Se ce ne 
sono entrambi è la giurisprudenza che interviene. ​ Ma quale prevale? ​ Se il contratto 
aziendale contiene delle clausole più specifiche e più favorevoli del contratto nazionale, 
prevale il primo. Si applica quello che meglio riesce ad attuare i bisogni dei lavoratori.   
● Il contratto collettivo ha una sua ​validità limitata,​ va rinnovato dai 2 ai 4 anni.   
● Ha ​due funzion​i: 
1. ​Normativa​: La prima parte è quella per cui certe clausole vanno a riguardare 
direttamente anche i contratti individuali. Si tratta di aspetti che riguardano 
l'inderogabilità del contratto collettivo che non è derogabile in modo peggiorativo nel 
contratto individuale.  
2. Obbligatoria​: questa ha il compito di regolare i rapporti tra i sindacati , tra soggetti 
collettivi. Si tratta di clausole che devono essere rispettate dai sindacati. Per esempio 
la clausola di tregua sindacale, ovvero il divieto di organizzare scioperi dalla data di 
scadenza di un contratto fino al rinnovo del prossimo contatto. Queste condizioni 
riguardano il contratto collettivo che attualmente è in vigore in Italia.​ CONTRATTO 
COLLETTIVO DI CARATTERE COMUNE. 
 
Quello vigente oggi in Italia non è l'unico tipo di contratto collettivo che abbiamo avuto.  
Quali sono i tipi di contratto collettivo? 
Ci sono 4 tipologie di contratto collettivo nell'ordinamento italiano. Ciascuna è stata tipica di un certo 
momento storico.  
1 tipo: CONTRATTO COLLETTIVO CORPORATIVO ​RiSale al periodo fascista. Questo è solo 
formalmente il 1 tipo, poiché in realtà anche prima i lavoratori avevano una sorta di forma di 
contratto:i concordati di tariffa, ovvero accordi che intercorrono riguardo la tariffa. Questi però 
definivano soltanto le retribuzioni. Durante il regime fascista, il sindacato era un'organizzazione 
pubblica gestita dallo Stato, e non c'era il pluralismo sindacale. Esisteva quindi un solo sindacato per 
ogni categoria lavorativa, che faceva un contratto di diritto pubblico: proprio per questo era efficace 
nei confronti dei lavoratori appartenenti alla categoria. C’era quindi un contratto collettivo per ogni 
categoria di sindacato, per esempio per regolarizzare gli operai di industrie tessili, ecc. ecc.  
Questo contratto ha due tipi di caratteristiche: 
1. ​"Efficacia erga omnes"​(efficacia verso tutti) : riguardava tutti i lavoratori che rientravano in 
quella categoria 
2. ​"Inderogabilità in peius"​:​ si è mantenuto in tutti i tipi di contratto collettivo; ciò che è scritto nel 
contratto non può essere cambiato in senso peggiorativo. Quindi anche qualunque 
Contratto individuale non può contenere clausole peggiorative per il lavoratore rispetto al Contratto 
collettivo. Questo è alla base di tutta la struttura del diritto del lavoro. 
2 tipo: CONTRATTO COLLETTIVO EX* ART. 39*​ "ex": "in base a", latino. 
Nasce dopo la caduta del regime corporativo. ll contratto collettivo scritto nell'Art. 39 è una norma 
particolare della Costituzione, specifica per il diritto sindacale. Questa norma è prevista dal 4° comma 
che esiste solo formalmente e non è mai stato posto in essere: dei 4 comma di cui è formato l’Art.39, 
solo il 1 è stato applicato. (​"L'organizzazione sindacale è libera". Riprende il comma 1 dell'Art. 18: 
cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai 
singoli dalla legge penale"​). Il 4° comma prevede infatti che i sindacati possano stipulare contratti 
collettivi con efficacia per tutta la categoria (​I sindacati registrati hanno personalità giuridica. 
Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di 
lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si 
riferisce").​ Questa parte però rimase inattuata: sarebbe stato sempre efficace erga omnes e 
inderogabile in peius, ma per arrivare a questo tipo di contratto i sindacati avrebbero dovuto 
registrarsi, diventare soggetti pubblici e acquistare personalità giuridica: solo in questo modo 
avrebbero potuto attuare l'efficacia erga omnes. I sindacati, però, non vogliono essere più soggetti 
pubblici per paura di essere nuovamente controllati dallo Stato come nel periodo fascista. Sono quindi 
rimasti privati e non hanno mai concretamente posto in essere questo tipo di contratto collettivo.  
3 TIPO: CONTRATTO COLLETTIVO EX LEGGE n* 741 del 1959 
Siamo a un decennio dalla Costituzione. Il Parlamento crea la legge n° 741, una legge delega (legge 
in cui delega il potere esecutivo a emanare decreti legislativi su un certo aspetto). Questa legge 
delegava il Governo ad emanare decreti legislativi che andassero a fissare i minimi retributivi per tutte 
quelle categorie di lavoratori sprovvisti di una tutela a livello collettivo. Il Governo inizia a creare 
questi decreti per tutelare i lavoratori, ma c'era un problema: la legge n° 741 era una legge delega con 
caratteristiche d'urgenza, quindi aveva una validità di 1 anno. Il Governo, quindi, avrebbe dovuto 
creare questi decreti in 1 anno. Allo scadere dell'anno, molti decreti non erano stati creati; così venne 
chiesta una proroga della legge delega. Accettare la proroga è compito della Corte Costituzionale, che 
in quella sede rifiutò la richiesta. Ciò che non era ancora stato fatto rimaneva fuori. Questo tipo di 
contratto, quindi, ebbe vita molto breve. Inoltre si riuscirono a stipulare contratti solo per alcuni 
lavoratori. Questi contratti erano scritti all'interno delle leggi, quindi erano contratti collettivi pubblici, 
con le stesse caratteristiche dei precedenti. (inderogabilità in peius, efficacia erga omnes) 
4° TIPO: CONTRATTO COLLETTIVO DI DIRITTO COMUNE 
Si tratta del contratto attuale. Non produce i suoi effetti su terze persone ma solo tra le parti che 
l'hanno instaurato. ogni lavoratore ha il diritto di iscriversi almeno ad un sindacato. chi non è iscritto 
sindacato non ha il diritto al contratto. tecnicamente è efficace solo a quei lavoratori che sono iscritti a 
quel sindacato che ha fatto quel contratto collettivo.   
Come fare a tutelare entrambi i lavoratori iscritti e non?  
Soluzioni: 
1. quando un datore di lavoro stipula un contratto individuale con un lavoratore puoi inserire la 
clausola in cui il lavoratore Ha comunque diritto al contratto collettivo. Ciò vuol dire che il 
contratto individuale rimanga al contratto collettivo. 
2. se all'interno del contratto non vi è alcuna clausola e giunge una controversia tra le due parti, 
ci si reca dal giudice, soggetto terzo che deve leggere il contratto ed informarsi. Quest’ultimo 
può estendere l’efficacia del contratto collettivo anche a chi non è iscritto. 
Ciò’ è scritto anche nel ​Codice Civile​. 
Art. 2099, secondo comma​: ​in mancanza di accordo tra le due parti, la retribuzione è decisa dal 
giudice. 
Art. 2077​: i contratti individuali dei lavoratori devono uniformarsi alle disposizioni del contratto 
collettivo. I contratti individuale hanno: derogabilità in peius e derogabilità in meius. 
 
LO SCIOPERO 
Lo sciopero come il contratto collettivo, è un mezzo per avere maggiori tutele e garanzie. Esso però si 
esprime in maniera differente:è una vera e propria protesta, un mezzo molto più dinamico, rumoroso e 
corale del contratto collettivo, che è un semplice accordo. Lo sciopero appare come la principale 
forma di autotutela dei lavoratori, che in questo modo esercitano una pressione verso la controparte 
per indurla a fare/ non fare qualcosa. Di solito la controparte corrisponde ai datori di lavoro, ma lo 
sciopero può essere rivolto anche al Governo o al Parlamento (rivendicazioni politiche). Esistono 
anche altri mezzi di protesta e autotutela, ma non tutti hanno la stessa valenza dello sciopero, che è 
ammesso dall’ordinamento giuridico.  
Anche la ​serrata del datore di lavoro​(risposta del datore di lavoro allo sciopero) è una forma di 
protesta, che consiste nel chiudere le sedi di lavoro. Questo non è un reato, ma il datore si assume 
delle responsabilità e ci sono delle conseguenze a livello civilistico: impedimento della la prestazione 
lavorativa, ​mora credendi, ​ossia​ ​ritardo del creditore e inadempimento del contratto. Non ha la stessa 
considerazione sul piano giuridico dello sciopero, in quanto essa è una libertà , mentre lo sciopero è 
un ​diritto​.  
Lo sciopero assume una precisa collocazione nella nostra Costituzione. E’ un diritto tutelato secondo 
L'Art. 40​ [Il ​diritto​ di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano] e chi lo pone in 
essere deve essere un lavoratore e non una persona qualunque. Chi lo esercita non avrà conseguenze 
sul piano penale e nemmeno ripercussioni a livello contrattuale come nel caso della serrata. Quindi 
non ci sono responsabilità a livello penale o civile, non è un reato e nemmeno un inadempimento 
contrattuale. Non si può licenziare chi ha partecipato ad uno sciopero, si tratta di licenziamenti nulli e 
discriminatori. L’unica conseguenza negativa è che il lavoratore non percepisce la retribuzione .  
C’è una sola legge che regola lo sciopero, in particolare quello dei servizi pubblici essenziali: questo è 
l'unico caso in cui lo sciopero è regolamentato per legge. Infatti dando delle regole agli scioperi si 
darebbero delle limitazioni, ma essendo lo sciopero un diritto importante per i lavoratori, il legislatore 
non ha voluto regolamentarlo per non porre dei limiti. 
Quale diritto si esercita con uno sciopero?  
Nei confronti dello stato e dei cittadini è un ​diritto di libertà​ (art. 13), lo posso porre in essere. 
Nei confronti del datore di lavoro è un ​diritto potestativo​: questa definizione vale per tutte le branche 
del diritto. E un diritto di ogni soggetto che può scegliere se esercitare o meno. Se il soggetto lo 
esercita, va ad influire sulla sfera giuridica di un altro soggetto (per es. il datore di lavoro). Nel 
momento in cui questo accade, il datore di lavoro non può opporsi (soggetto passivo). Quindi il diritto 
potestativo racchiude il diritto di sciopero e la sua natura giuridica.  
MUTAMENTI NEL CORSO DEL TEMPO 
Lo sciopero però non è stato sempre uguale. La protesta dei lavoratori c'è sempre stata, dalla 
questione sociale, ma è diventato diritto solo nel 1948, con l'emanazione della Costituzione. 
Fino alla fine del 1800 lo sciopero era considerato un reato, ed era punito penalmente. 
Nel 1889 fu emanato un codice penale diverso da quello di oggi, il "​Codice Zanardelli ​(da Giuseppe 
Zanardelli, l'allora Ministro della Giustizia). Questo codice abroga quello che prima era chiamato 
divieto di coalizione tra operai. Lo sciopero non è più un reato, non è più presente nel codice penale. 
Anche se non era più un reato, non era nemmeno un diritto: questo significava che i lavoratori 
rischiavano, per esempio, di essere licenziato. Dal 1889 fino agli anni 20/30, lo sciopero era una 
libertà che aveva però delle conseguenze a livello civile.  
Con il regime corporativo, lo sciopero era di nuovo perseguibile penalmente. Nel 1926 viene inserita 
la protesta dei lavoratori all'interno di figure criminose, come sciopero politico, boicottaggio, 
sabotaggio ecc.. Inoltre si crea un nuovo codice penale, il "​Codice Rocco​" (1931) che è un codice 
vigente, presente ancora oggi. Questo codice inserisce alcune figure considerate reati: lo sciopero di 
solidarietà, per politica, per fini contrattuali ecc,sono tutti dei reati. In questo periodo la libertà 
sindacale era davvero limitata. Anche se il Codice Rocco è il codice vigente, lo sciopero diventa un 
diritto con l’entrata in vigore della ​Costituzione nel 1948​. Rimane il fatto che non possa causare 
danni a impianti o persone. Lo sciopero politico che era punito nel periodo corporativo, non è più 
punito. L'unico limite imposto dalla corte costituzionale, è che può essere tollerato a meno che non sia 
diretto a sovvertire l'ordine statale, cioè il colpo di stato.  
L'articolo 40​ fu ispirato: 
1. Dalla necessità di contrapporre l'attuale ordinamento a quello corporativo.  
2. Per dare maggiore effettività all'articolo 39 primo comma.  
3. Per Contrapporre lo sciopero alla serata che è una libertà. Questo dimostra che Datore e 
prestatore non sono sullo stesso piano.  
4. Per Far sì che i lavoratori possano partecipare alla vita economica e politica del paese.  
  
Diverse forme di sciopero: 
Le forme di sciopero articolato sono: 
Bianco​:​ I lavoratori vanno nel posto di lavoro, adempiono alla lettera e lentamente ai loro compiti.  
A singhiozzo​ ​: i lavoratori scioperano ad intervalli diversi.  
A scacchiera​ : vari reparti che scioperano in momenti diversi.  
Sono legittimi o illegittimi?​ Dipende da se incidono o meno sulla produzione o sulla produttività.  
 
 
Lezione n 4 (recupera)