- DIRITTO DEL LAVORO
- EVOLUZIONE DEL DIRITTO
- FONTI DEL DIRITTO DEL LAVORO
- TIPOLOGIE DI LAVORO
- ENTI E ISTITUZIONI NELLA GESTIONE DEL PERSONALE
Il diritto del lavoro, a livello di definizione, è il complesso di norme che disciplinano il rapporto
di lavoro e che tutelano oltre che l'interesse economico, anche la libertà, la dignità e la personalità
del lavoratore.
Il diritto del lavoro inteso in senso lato, è l'insieme delle norme che disciplinano la relazione
giuridica intercorrente tra il prestatore ed il datore di lavoro.
Tale relazione rappresenta un rapporto giuridico complesso, avente ad oggetto:
- l'obbligo del lavoratore di prestare la propria attività;
- l'obbligo del datore di corrispondere la retribuzione;
- una molteplicità di situazioni giuridiche soggettive attive (diritti) e passive (obblighi o doveri),
facenti capo alle due parti del rapporto.
Il diritto del lavoro è costituito da:
- norme di diritto privato,che disciplinano il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro, dalla sua
costituzione alla sua estinzione;
- norme di diritto pubblico (cd. Legislazione sociale), che impongono obblighi legali a carico
delle parti del rapporto;
- norme di diritto sindacale, che regolano la costituzione, la struttura e l'attività delle
associazioni rappresentative dei lavoratori dei datori di lavoro.
Oggetto e finalità
L’oggetto del diritto del lavoro è la disciplina della giuridica relazione tra il datore di lavoro ed il
lavoratore, che trova la sua fonte in un contratto vincolato dalla subordinazione.
Oggetto del diritto del lavoro è pertanto la disciplina del rapporto di lavoro subordinato, nelle sue
diverse forme contrattuali (lavoro a termine, part time, apprendistato…) anche se esso ha
manifestato nel corso della sua evoluzione la tendenza ad espandersi verso prestazioni di lavoro
prive del carattere della subordinazione.
Il Diritto del Lavoro ha una storia molto recente. E' figlio infatti della Rivoluzione Industriale di
metà 800'. Durante tale Rivoluzione una gran massa di lavoratori si è spostata nell'industrie. La
condizione di questi lavoratori è molto precaria. I loro stipendi spesso sono imposti dai capitalisti
dato che l'offerta di lavoro è sempre maggiore della domanda e quindi devono lavorare anche a
condizioni salariali molto basse altrimenti rischiano di perdere l'occupazione. Non esistono norme
di diritto che regolino tali attività. Non ci sono misure di sicurezza a tutela del lavoratore. Se il
lavoratore moriva la famiglia non aveva alcun sussidio e se restava infortunato veniva licenziato.
Questo portò a moti sociali con numerosi scioperi al punto che la questione dei lavoratori divenne
un problema sociale. Alla fine dell'800' abbiamo le prime leggi a tutela dei lavoratori.
Il Regno d'Italia obbliga i datori di lavoro, ad esempio, di stipulare delle assicurazioni che al
verificarsi dell'infortunio concedessero un indennizzo al lavoratore. Queste assicurazioni
diventeranno poi pubbliche creando l'INAIL. Questo è il primo segnale che farà nascere il Diritto
del Lavoro Italiano. Si susseguiranno nel tempo vari interventi legislativi. A dare man forte a
questa evoluzione normativa è sicuramente il fenomeno del Sindacato. Nel 700' ci si rende conto
che il lavoratore non è singolo ma è posto in una relazione con gli altri lavoratori. Non è il singolo
lavoratore, quindi, ad avere un problema ma è la collettività degli stessi e per essere superati basta
essere uniti e organizzati. Nascono così le associazioni sindacali che si occupano delle condizioni
dei lavoratori subordinati. Nasce lo sciopero che è l'astensione collettiva dal lavoro. Nasce la
contrattazione collettiva cioè la contrattazione tra il datore di lavoro e la collettività dei lavoratori
rappresentanti dai sindacati. Negli anni del Totalitarismo Fascista, il Sindacato, come gli altri
fenomeni sociali fu represso. Egli rinasce solo con l'emanazione della Costituzione che all'articolo
39 ne sancisce la libertà.
Nel 1970 viene emanato lo Statuto dei Diritti del Lavoratore (Legge 20 maggio 1970 n.300) che
introduce nuovi diritti del lavoratore.
Si tratta di un corpo normativo fondamentale del diritto del lavoro italiano che, parzialmente
modificato e integrato nel corso di questi decenni, ancora oggi costituisce la disciplina di
riferimento per i rapporti tra lavoratore e impresa e i diritti sindacali. Si avvale di quattro titoli:
TITOLO I (artt. 1 – 13) disciplina diritti e divieti volti a garantire la libertà e dignità del
lavoratore; in particolare in materia di libertà di opinione del lavoratore (art. 1), regolamentazione
del potere di controllo (artt. 2 – 6) e disciplinare (art. 7), di mansioni e trasferimenti (art. 13).
TITOLO II (artt. 14 – 18), dedicato alla libertà sindacale, nell’affermare e disciplinare il principio
cardine del diritto di costituire associazioni sindacali nei luoghi di lavoro e di aderirvi (art. 14),
sancisce la nullità degli atti discriminatori (art. 15), pone il divieto di costituire o sostenere sindacati
di comodo (art. 17) e, allo scopo di rendere effettivi tali diritti, introduce la garanzia della stabilità
del posto di lavoro, disponendo le tutele accordate al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo
(art. 18).
TITOLO III si tracciano le prerogative dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro, attraverso il
riconoscimento al sindacato del potere di operare nella sfera giuridica dell’imprenditore, per il
conseguimento dei propri obiettivi di rappresentanza e di tutela.
Valgono a tale scopo il fondamentale diritto alla costituzione delle rappresentanze sindacali
aziendali (art. 19), nonché le ulteriori prescrizioni finalizzate a consentire l’esercizio dell’attività
sindacale nei luoghi di lavoro, nelle sue varie forme di manifestazione (assemblea, affissione,
permessi, locali e garanzie della funzione sindacale – artt. 20 – 27).
TITOLO IV: Tra le disposizioni del titolo IV, oltre a quelle in materia di permessi e aspettative
per i dirigenti sindacali (artt. 30 – 32), assume una posizione cruciale l’art. 28, che predispone un
particolare strumento giudiziario volto a reprimere condotte antisindacali, in quanto impeditive o
limitative dell’esercizio dell’attività sindacale o del diritto di sciopero.
Si tratta di una norma di centrale importanza nel disegno complessivo dello Statuto, in quanto
legittima il sindacato ad agire direttamente nei confronti dell’imprenditore e a ottenere una
pronuncia giudiziale di condanna, con ciò sancendo nella sostanza l’effettività dei diritti sindacali
enunciati.
Gli anni del 2000 presenteranno una novità di principio. Il comune denominatore di questi nuovi
interventi è la flessibilità.
Su questo principio si basa infatti la Riforma Biagi (da Marco Biagi docente di diritto del lavoro e
collaboratore del ministro Sacconi alla riforma ucciso dalle Nuove Brigate Rosse il 19 marzo 2002
a Bologna) del 2003 che creerà varie forme di flessibilità in entrata come la sommistrazione di
Lavoro e il Job Sharing. Dal 2010 si inizia a parlare anche di flessibilità in uscita rendendo quindi
più facile il licenziamento. Sarà il Governo Tecnico di Monti con la Legge Fornero (Legge
92/2012) a toccare per la prima volta il pilastro dell'articolo 18. Ma il colpo decisivo sarà dato solo
nel 2014 quando il Governo Renzi, con la Riforma denominata Jobs Act, porrà in sostanza fine
alla tutela dell'articolo 18 sostituendolo con un nuovo sistema di tutele che creano il
cosiddetto contratto a tutele crescenti e regolato dal Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 23
recante Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato. Si può affermare,
come molti giuristi fanno, che oggi il principio base che era un tempo della legislazione laburista
cioè la tutela del lavoratore sia sfumato a favore di un nuovo principio fondato sulla flessibilità.
Le fonti del diritto del lavoro si possono riassumere nei seguenti tre punti, che
qui di seguito andremo ad esaminare:
- fonti statuali o legislative,
- fonti internazionali, o sopranazionali,
- fonti contrattuali e sindacali.
(1) Le fonti statuali o legislative
La Costituzione
- art. 1: l'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro,
- art. 4: la repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto,
- art. 35: la repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni,
- art. 36: il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo
lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa,
- art. 37: parità di trattamento fra uomo e donna e tutela dei minori,
- art. 38: diritto alla previdenza ed assistenza.
Le leggi ordinarie e gli atti aventi forza di legge
(e quindi le leggi ordinarie del parlamento e gli atti aventi forza di legge, quali il
decreto legislativo ed i decreti legge).
Sono da ricordare in particolare:
- il codice civile, che tratta del lavoro nel libro quinto,
- la legge 15/7/1966 n. 604, modificata dalla legge11/5/1990 n. 108 sui
licenziamenti individuali,
- legge 20/5/1970 n. 300, nota come “statuto dei lavoratori”,
- legge 11/8/1973 n. 533 sulle controversie individuali di lavoro,
- legge 9/12/1977 n. 903, integrata poi dalla successiva legge 10/4/1991 n.
125, sulla parità tra uomo e donna in materia di lavoro,
- legge 12/6/1990 n. 146 sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali,
- legge 28/2/1987 n. 56 e legge 27/7/1991 n. 223 sul mercato del lavoro,
- legge 8/8/1995 n. 335 sulla riforma del sistema pensionistico
- legge 30/3/2003, detta anche “riforma Biagi”.
Regolamenti di attuazione o di esecuzione degli atti aventi forza di legge
emanati dal governo o dai ministri o da altre autorità competenti.
Tali atti contengono norme giuridiche con efficacia di atti amministrativi, pur non
essendo leggi in senso formale, né atti con forza di legge.
(2) Fonti internazionali o sovranazionali
Trattati internazionali
(ai sensi art. 35 cost.)
- carta internazionale del lavoro di Versailles del 1919,
- dichiarazione di Filadelfia del 1944,
- carta sociale europea di Torino del 1961,
- codice europeo di sicurezza sociale del 1964,
- patto delle Nazioni Unite del 1966.
Convenzioni dell’O.I.L.(organizzazione internazionale del lavoro)
che sono fonti indirette, poiché necessitano di un intervento legislativo da parte dello Stato che le
ha ratificate, per diventare effettive (come previsto dall’art. 19
della carta costitutiva dell’OIL).
Regolamenti e decisioni della CE (comunità europea) e della CECA (comunità
europea del carbone e dell’acciaio)
tali regolamenti e decisioni costituiscono fonti normative dirette ed obbligano,,
quindi, direttamente gli stati membri, senza dover ricorrere a leggi di ratifica;
ricordiamo, fra i provvedimenti più importanti:
- la libera circolazione dei lavoratori all’interno della comunità,
- la sicurezza sociale dei lavoratori emigrati,
- il fondo sociale europeo.
(3) Fonti contrattuali e sindacali
Contratto individuale di lavoro
con il quale l’accordo viene raggiunto direttamente tra il singolo datore di lavoro
ed il singolo prestatore di lavoro,
I contratti collettivi di lavoro
ricordiamo, a questo proposito, che possono contenere solo norme più favorevoli ai lavoratori,
rispetto alle leggi, ma non possono peggiorare la disciplina posta da una legge. E' in sostanza il
principio del favore per i lavoratori subordinati. Ricordiamo che il Ministro del lavoro, nel 2001,
ha presentato un progetto per dare l’addio ai contratti collettivi nazionali, che si vorrebbero
sostituire con un contratto cornice contenente le regole minime sul rapporto di lavoro e dare quindi
via libera alla contrattazione individuale, con salari differenziati a seconda della produttività
aziendale e dell’area geografica.
Nota
l’articolo 2078 del codice civile dispone: “in mancanza di disposizioni di legge o di contratto
collettivo, si applicano gli usi (consuetudine). Tuttavia, gli usi più favorevoli ai prestatori di
lavoro prevalgono sulle norme dispositive di legge. Gli usi non prevalgono sui contratti individuali
di lavoro”. Quindi gli usi prevalgono sulle disposizioni di legge se più favorevoli ai prestatori di
lavoro, contrariamente a quanto previsto normalmente dall’art 8 delle disposizioni sulla legge in
generale del codice civile.
Il lavoro comprende diverse tipologie di prestazioni lavorativi. Spesso si tende ad utilizzare la
parola lavoro per indicare soltanto il lavoro subordinato in quanto caratterizza gran parte del
mercato del lavoro. Tuttavia, la classe lavoro non si limita ai soli lavoratori subordinati ma
comprende anche altre forme di lavoro che, spesso, non sono tutelate allo stesso modo dal diritto
del lavoro. Altre forme di lavoro sono, ad esempio, il lavoro autonomo, il lavoro imprenditoriale,
il lavoro artistico, il lavoro professionale, il lavoro intellettuale. La disparità di trattamento
giuridico del lavoro deriva dall'obiettivo del legislatore di tutelare il lavoro subordinato (lavoro
dipendente ) in quanto parte più debole del rapporto di lavoro nella storia. Le masse dei lavoratori
subordinati dipendono socialmente ed economicamente dalla domanda di lavoro da parte delle
imprese. Lo squilibrio tra l'offerta e la domanda del lavoro determina lo scarso potere contrattuale
e negoziale di ogni singolo lavoratore ed aumenta il rischio dello sfruttamento del lavoro. Per
questa ragione il diritto del lavoro è in gran parte dedicato a disciplinare il rapporto di lavoro
subordinato. Tuttavia, la storia contemporanea ha dimostrato che anche le altre forme di lavoro
possono subire uno sfruttamento a causa della loro individualità, del loro isolamento e dell'assenza
di forme di rappresentanza come parti sociali.
Lavoro Subordinato – E’ un contratto di diritto privato. Il C.c. non offre una definizione di
contratto di lavoro subordinato ma del prestatore di lavoro subordinato (Srt. 2094 c.c.). Il
lavoratore dipende dal potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro.
Lavoro Parasubordinato – La prestazione del lavoratore è prevalentemente personale; transitoria
ma non occasionale; coordinata in maniera funzionale con la struttura del committente e tesa alla
realizzazione di un progetto. Abrogati [Link]. (Art. 2 Dlgs 81/2015), restano i [Link]. .
Lavoro Autonomo – Il lavoratore si autodetermina e assume in proprio il rischio economico del
suo lavoro.
Lavoro Occasionale – Il lavoro ha carattere di saltuarietà e può essere gestito con varie tipologie:
autonomo occasionale, c.d. mini [Link], occasionale accessorio.
INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale), il quale ha il compito di erogare le prestazioni
economiche, sia connesse al verificarsi di determinati eventi connessi al rapporto di lavoro sia di
tipo semplicemente assistenziale non direttamente in relazione all'esistenza di un rapporto di
lavoro. All’interno dell’INPS si trovano varie gestioni divise sia a seconda del tipo di prestazione
sociale erogata e sia a seconda della attività lavorativa di inquadramento.
Le principali presenti sono: fondo I.V.S. (invalidità vecchiaia e superstiti) di cui al fondo F.P.L.D.
(fondo pensioni lavoratori dipendenti), Mat (maternità), Mal (malattia), DS (disoccupazione
involontaria), CIG e CIGS (cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria), Mob (mobilità),
CUAF (cassa unica assegni nucleo familiare), TFR (fondo garanzia Tfr), gestione separata (per i
cococo e altri lavoratori autonomi), gestione [Link]. (per artigiani e commercianti), più altri forme
di prestazioni dovute, tra le quali ad esempio il finanziamento ai fondi interprofessionali per la
formazione continua e quello per i patronati.
INAIL (Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro), il quale ha il compito
di garantire copertura assicurativa a tutti gli eventi connessi agli infortuni sul lavoro e malattie
professionali, anch’esso diviso in varie gestioni di polizze assicurative contro il rischio, a seconda
dell’attività lavorativa svolta;
DRL/DPL (Direzioni Regionali/Provinciali del Lavoro, ovvero gli ex Ispettorati del lavoro),
diretta emanazione territoriale del Ministero del lavoro, le quali sono demandate principalmente
al controllo del mondo del lavoro attraverso l'organizzazione e la messa in pratica delle ispezioni
sul luogo di lavoro, effettuate dagli ispettori del lavoro, nonché a varie altre funzioni sussidiarie;
Organizzazioni Sindacali, divise tra quelle dei lavoratori, ossia i sindacati (dette anche O.S. al
singolare e [Link]. al plurale) come ad esempio CGIL, CISL, UIL, UGL, CISAL, RDB, SLP, etc, e
quelle dei datori di lavoro, come ad esempio Confindustria, Confcommercio, etc, le quali
determinano il contenuto dei vari CCNL (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro);
Agenzia delle Entrate, strutturata in uffici territoriali distribuiti su tutto il territorio nazionale,
organismo emanazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze, la quale esercita tutta una
serie di attività inerenti, per il mondo del lavoro, alla verifica del corretto e puntuale versamento
allo Stato delle imposte gravanti sul lavoro;
Regioni, le quali possono essere demandate dal governo centrale a regolamentare particolari
normative, come avviene ad esempio nel caso dell'apprendistato nonché per la determinazione delle
addizionali regionali all’Irpef;
Centri per l'Impiego, gestiti dalle Provincie, le quali hanno compiti precisi in tema di
organizzazione del mercato del lavoro;
CCIAA (Camere di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato), stabilite su base territoriale,
le quali svolgono vari ruoli tra cui quello di tenuta del Registro delle imprese, nonché quello della
tenuta per le imprese artigiane della sezione speciale Albo imprese artigiane, sempre all’interno
del suddetto registro, ai sensi dell’art. 2188 c.c., per il quale: “il registro delle imprese è tenuto
dall'ufficio del registro delle imprese sotto la vigilanza di un giudice delegato dal presidente del
tribunale, il registro è pubblico”;
Comuni, i quali determinano la misura delle addizionali comunali ed in vari casi erogano
prestazioni assistenziali, si pensi ad esempio agli assegni di famiglia per nuclei con almeno tre figli
a carico, ai contributi sul canone di affitto in base ai parametri ISE e ISEE (Indicatore di Situazione
Economica - Equivalente);
Ministeri, in particolare: Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Ministero dell'economia
e delle finanze e Ministero dell'interno, i quali svolgono ruoli diretti in tema di trattative sindacali
e occupazionali, lavoratori stranieri, lavoratori italiani all'estero, etc;
Prefetture-UTG (Ufficio Territoriale del Governo), Questure, Commissariati e autorità di P.S.
(pubblica sicurezza) in genere, come ad esempio il Sindaco nei piccoli comuni, in quanto gestiscono
molti degli aspetti connessi alla gestione del lavoro degli stranieri, al contrasto dell'immigrazione
clandestina ed in quanto copia della denuncia di infortunio deve essere trasmessa all’autorità di P.S.
competente per luogo dell’infortunio, oltre che all’Inail;
ASL (Azienda Sanitaria Locale), con compiti di sorveglianza nell’ambito dell’igiene e medicina del
lavoro e della prevenzione infortuni, ovvero in concreto l’individuazione, l’accertamento e il
controllo dei fattori di nocività, di pericolosità e di deterioramento negli ambienti di vita e del
lavoro, l’indicazione delle misure idonee all’eliminazione dei fattori di rischio di lavoro, in
applicazione delle norme di legge vigenti in materia;
Ordini professionali, tra i quali ad esempio quello dei notai, degli avvocati, dei consulenti del
lavoro, dei commercialisti e degli esperti contabili, etc;
Istat (Istituto nazionale di Statistica) che studia il corso dell’inflazione e determina in concreto gli
indici di rivalutazione connessi all’andamento della stessa, senza il quale non sarebbe possibile
procedere all’aggiornamento delle voci retributive a livello di contrattazione in sede di rinnovo dei
minimi di retribuzione contenuti nei CCNL, oppure procedere all’erogazione del TFR nei casi in
cui sia necessario quantificarne la rivalutazione.
CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro), il quale tiene un archivio on line sul proprio sito
in cui trovano posto a titolo di documentazione tutti i CCNL esistenti, più i vari accordi di rinnovo,
all’interno di un utile motore di ricerca;
Enti Bilaterali previsti dai CCNL, come ad esempio Ebiterbo e Covelco per il settore commercio
e servizi, i quali sono enti con rappresentanti sia dei sindacati dei lavoratori che dei datori di lavoro,
obbligatori solo nei confronti degli iscritti ai sindacati stipulanti, demandati ad occuparsi della
positiva risoluzione delle controversie sindacali (ad esempio scioperi e simili) e ad altre situazioni
diverse (apprendistato, cassa integrazione, disoccupazione, sicurezza sul lavoro e simili);
Fondi ed Enti di previdenza pensionistica complementare, previsti (cd. fondi chiusi di comparto
o categoria) o no che siano dai CCNL di categoria applicati (cd. fondi aperti o contrattuali di
mercato);
Fondi ed Enti di assistenza sanitaria integrativa, i quali possono essere previsti dai CCNL;
Fondi ed Enti per l'erogazione di servizi formativi, come quelli dei dirigenti o quelli che entrano
in gioco nella formazione degli apprendisti;
Fondi e Casse di assicurazione per la responsabilità civile professionale contrattuale o
extracontrattuale o per particolari mansioni svolte (ad es maneggio denaro);
Patronati - Centri di assistenza fiscale ed assimilati, specialmente per pratiche di lavoratori
vicini alla pensione o pensionati, per la gestione delle denunce fiscali annuali, quali mod. 730, per
le pratiche di stranieri e Colf, etc;
Banche e Istituti di credito per quanto riguarda non solo l'attività finanziaria ma anche l'attività
amministrativa mensile connessa all'utilizzo dei conti correnti per il versamento delle imposte e
dei contributi relativi alla gestione del personale aziendale;
Finanziarie private che entrano in gioco nelle vicende del credito al consumo (prestiti concessi ai
dipendenti in cambio di cessione del quinto dello stipendio o di altre frazioni della retribuzione in
caso di sequestri o pignoramenti cui sia interessato il dipendente);
Enti previdenziali e assicurativi speciali, in base alle caratteristiche dell’attività svolta, quali ad
esempio:
o Casse previdenziali di categoria, come ad esempio quelle per i lavoratori professionisti
iscritti ad Albi professionali che lo richiedano (ad es. l’ENPACL);
o Enti previdenziali per i dirigenti, come ad esempio fondo Inpdai per i dirigenti industriali,
fondo Negri e Besusso per i dirigenti commerciali, etc;
o Casse Mutue Edili, relative ai rapporti di lavoro in edilizia, le quali erogano determinate
prestazioni economiche ai lavoratori (tredicesima etc);
o ENPALS (Ente Nazionale Previdenza Assistenza Lavoratori dello Spettacolo);
o INPGI (Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti);
o INPDAP (Istituto Nazionale Previdenza Dipendenti Aziende Pubbliche;
o ENPAIA (Ente Nazionale Previdenza Assistenza Impiegati Agricoltura);
o IPSEMA (Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo); etc.