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RISONANZA MAGNETICA

INTRODUZIONE............................................................................................................................................................. 2

PRINCIPI FISICI DI RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE ............................................................................. 4


Comportamento dei nuclei in un Campo Magnetico esterno ......................................................................................... 5
Dalle equazioni di Bloch ai Fenomeni di rilassamento ............................................................................................... 12

HARDWARE MRI ......................................................................................................................................................... 16


Magnete principale ...................................................................................................................................................... 16
Bobine di gradiente ...................................................................................................................................................... 17
RF Coil......................................................................................................................................................................... 22
RF Surface Coil ....................................................................................................................................................... 22
Saddle shape RF coil ............................................................................................................................................... 26
Bobine ausiliarie .......................................................................................................................................................... 27
Bobine di shimming................................................................................................................................................. 27
Bobine di schermatura (shielding) .......................................................................................................................... 27
La Radiofrequenza ....................................................................................................................................................... 27
Impulso RF .............................................................................................................................................................. 28
Modulazione SSB.................................................................................................................................................... 31
Separatore................................................................................................................................................................ 33

FORMAZIONE DELLE IMMAGINI MRI ................................................................................................................ 35


Gradiente di campo...................................................................................................................................................... 35
Selezione della fetta ..................................................................................................................................................... 35
Codifica in frequenza ................................................................................................................................................... 36
Codifica in fase ............................................................................................................................................................ 37
Equazione delle immagini dall’equazione di Bloch ..................................................................................................... 37
Immagini a risonanza magnetica 2-D .......................................................................................................................... 38
Ricostruzione con retroproiezione ............................................................................................................................... 39
Ricostruzione con la trasformata di Fourier 2D .......................................................................................................... 46
La trasformata di Fourier bidimensionale ................................................................................................................... 51
Sequenze di eccitazione................................................................................................................................................ 52
Sequenza 90-FID ..................................................................................................................................................... 53
Sequenza Spin-Echo ................................................................................................................................................ 53
Imaging con sequenze Spin-Echo ........................................................................................................................... 54
Sequenza Inversion Recovery ................................................................................................................................. 55
Imaging con sequenze Inversion Recovery ............................................................................................................. 56
Imaging con sequenze Gradient Echo ..................................................................................................................... 57
Immagini pesate T1 e T2 .............................................................................................................................................. 58
K spazio........................................................................................................................................................................ 62
FOV e risoluzione ........................................................................................................................................................ 65
Aliasing ........................................................................................................................................................................ 66

1
INTRODUZIONE
La Risonanza magnetica per Imaging (MRI) è una tecnica di diagnostica per immagini basata
sull’utilizzo di campi RF e campi magnetici. L’MRI è basata sui principi della Risonanza
Magnetica Nucleare (NMR), una tecnica spettroscopica usata dai ricercatori per ottenere
informazioni di tipo microscopico, chimico e fisico, sulle molecole. L’MRI è una tecnica di
imaging tomografico, in grado cioè di produrre un’immagine del segnale NMR di una sottile fetta
del corpo umano. Ciascuna fetta in cui possiamo pensare suddiviso il distretto anatomico in esame
ha un determinato spessore (thickness). Ricordiamo che con il termine “imaging tomografico” si
intende una modalità di imaging in grado di produrre l’immagine di una “fetta” del corpo umano.
Una fetta è composta di vari elementi tridimensionali detti voxel. L’ immagine tomografica è
composta da molti elementi bidimensionali chiamati pixel; l’ intensità di un pixel è proporzionale
all’ intensità del segnale NMR del voxel corrispondente.

Figura 1: immagini rappresentative di voxel e pixel

Le informazioni date dalle immagini di risonanza magnetica sono essenzialmente di natura diversa
rispetto a quelle degli altri metodi di imaging, infatti è possibile la discriminazione tra tessuti sulla
base della loro composizione biochimica. L’imaging a risonanza magnetica è basato
sull’assorbimento e l’emissione di energia nel range delle frequenze radio dello spettro
elettromagnetico. Le immagini vengono prodotte sulla base di variazioni spaziali in fase e frequenza
dell'energia assorbita ed emessa dall'oggetto esaminato.

Figura 2: Imaging a risonanza magnetica di un cervello sano (a destra) e di un cervello affetto dal morbo di
Alzheimer (a sinistra)

2
L'RM è generalmente considerata non dannosa nei confronti del paziente, e quest'ultimo non è
sottoposto a radiazioni ionizzanti come nel caso delle tecniche facenti uso di raggi X o di isotopi
radioattivi. Tuttavia gli svantaggi dell'utilizzo di questa tecnica sono principalmente i costi e i tempi
necessari all'acquisizione delle immagini.

3
PRINCIPI FISICI DI RISONANZA MAGNETICA
NUCLEARE
Per comprendere l’MRI dobbiamo comprendere i principi fisici basilari dell’NMR fenomeno per il
quale alcuni nuclei esibiscono un certo comportamento in presenza di un campo magnetico. Il corpo
umano è principalmente costituito da grasso e acqua. Grasso e acqua contengono atomi di idrogeno
in una misura pari al 63% del totale degli atomi di idrogeno del corpo umano. I nuclei di idrogeno
possono generare un segnale NMR. Il segnale MRI rappresenta il segnale NMR proveniente dai
nuclei di idrogeno opportunamente “sollecitati”. Per l’MRI, quindi, l’idrogeno è l’elemento più
significativo per via dell’ elevata concentrazione nel corpo umano delle molecole d’acqua. Ciascun
voxel di una immagine del corpo umano contiene uno o più tessuti. Per esempio possiamo avere un
voxel costituito da un unico tipo di tessuto. All’ interno di ogni singolo voxel sono presenti le
cellule. In ogni cellula ci sono molecole di acqua che come sappiamo sono costituite da un atomo di
ossigeno e due di idrogeno. Ogni atomo di idrogeno è costituito da un singolo protone dotato di uno
spin (spin nucleare) a cui può essere associato un piccolo campo magnetico (momento magnetico)
grazie al quale gli atomi di idrogeno interagiscono a sollecitazioni magnetiche esterne.
Che cosa è lo spin? Lo spin è una proprietà fondamentale della natura come la carica elettrica o la
massa. In meccanica quantistica lo spin è il momento angolare intrinseco associato alle particelle
(legato alla rotazione di un corpo intorno al suo centro di massa). Lo spin assume valori multipli di
1/2 e puo' essere positivo (+) o negativo (-). I protoni, gli elettroni e i neutroni possiedono uno spin.
In MRI si prende in considerazione l’ interazione del singolo protone dell’atomo di idrogeno con il
campo magnetico statico B o . Due o piu' particelle con spin di segno opposto possono appaiarsi ed
annullare gli effetti misurabili dello spin risultante dell’ intero atomo. Sono gli spin nucleari spaiati
ad essere importanti nell'NMR. In questo caso il nucleo dell’atomo di idrogeno ha un momento
magnetico “somma” diverso da zero e pari proprio a quello del protone, quindi può interagire con
un campo magnetico esterno. Ad esempio, consideriamo un nucleo con due protoni come un
sistema isolato. Il principio di esclusione di Pauli indica che il momento angolare di ogni protone
deve assumere spin opposti. Questa è la configurazione energetica più stabile. In questa
configurazione il momento magnetico netto del nucleo è zero. Pertanto tali nuclei non
interagiscono con un campo magnetico esterno. Per nuclei che hanno un numero dispari di protoni è
impossibile arrangiare gli spin per produrre un momento magnetico netto pari a zero. Nei nuclei con
magnetizzazione netta diversa da zero si ha interazione con il campo magnetico esterno e si verifica
il fenomeno della risonanza magnetica nucleare.

Nuclei Protoni Spaiati Neutroni Spaiati Spin Risultante γ (MHz/T)


1
H 1 0 1/2 42.58
2
H 1 1 1 6.54
31
P 1 0 1/2 17.25
23
Na 1 2 3/2 11.27
14
N 1 1 1 3.08
13
C 0 1 1/2 10.71
19
F 1 0 1/2 40.08
Tabella 1: configurazione degli spin in vari atomi e relativi valori del rapporto giromagnetico

In altre parole per comprendere il significato dello spin si può immaginare il protone come una
piccola sfera di carica positiva distribuita che ruota ad alta velocità intorno al suo asse. Poiché il
protone ha una massa la rotazione genera un momento angolare. Ma il protone ha anche una carica:
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al movimento della carica si associa una corrente. Questa corrente produce un piccolo campo
magnetico analogo a quello generato da un piccolo magnete (dipolo magnetico) a cui è possibile
associare un momento magnetico (μ). Quindi allo spin può essere associato un momento magnetico
(μ) analogo a quello generato da un piccolo magnete (dipolo magnetico). La relazione fra il
momento angolare J e il momento magnetico μ di un nucleo è

μ= γ*J (1.1)

Figura 3: piccolo magnete con un polo nord e un polo sud

dove γè una costante di proporzionalità caratteristica del nucleo conosciuta come rapporto
giromagnetico.

Comportamento dei nuclei in un Campo Magnetico esterno

Ora consideriamo gli effetti legati all’applicazione di un campo magnetico esterno B o (per
convenzione nella direzione z) ad un protone isolato. Il protone (si considera solo la sua
componente z) può assumere una fra due possibili posizioni di equilibrio rispetto al campo
applicato. C’è una configurazione o stato di bassa energia in cui i poli sono allineati al campo
magnetico principale e uno stato di alta energia in cui i vettori sono antiparalleli.

Bo μ

Figura 4: Configurazioni possibili del momento magnetico del protone sotto l’azione di un campo magnetico
esterno
Entrambe gli stati sono considerati stabili, sebbene l’energia associata allo stato parallelo è minore
di quella associata allo stato antiparallelo.
Riepilogando quando un certo materiale viene sottoposto all’azione di un campo magnetico
esterno, i suoi nuclei originariamente orientati in maniera casuale, subiscono un momento
magnetico torcente che tende ad allinearli in due distinte direzioni: parallela ed antiparallela. La
percentuale di nuclei orientati in una direzione o nell’altra dipende dall’intensità del campo
magnetico e dall’agitazione termica; alla temperatura ambiente questa percentuale è relativamente
bassa. Da notare che quando si parla di campo magnetico, si intende una densità di flusso
magnetico.

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Figura 5: Livelli energetici di spin in presenza di un campo magnetico esterno.

L’energia potenziale magnetostatica E del singolo dipolo μ m dipende dall’angolo che esso possiede
rispetto alla direzione del campo magnetico B di modulo B 0 secondo la relazione
E (θ ) = − μ m cos θ ⋅ B0 (1.2)
Si osserva che per θ= 0°, posizione parallela, l’energia potenziale E(θ) è minima e vale -μ m ·B 0 ,
mentre essa risulta massima per θ= 180°, posizione antiparallela, e vale μ m ·B 0 . Ne deriva che
l’energia ΔE da fornire ad un protone di momento magnetico μ m , per passare dallo stato parallelo a
quello antiparallelo, è pari a
∆E = E max − E min = 2 µ m B0 (1.3)
Questa relazione è nota come effetto Zeeman, all’equilibrio termico il numero di nuclei nello stato
energetico superiore è leggermente inferiore al numero di nuclei nello stato energetico inferiore. Un
nucleo dello stato energetico superiore può decadere nello stato inferiore emettendo un fotone di
energia pari alla differenza dei due stati, mentre un nucleo dello stato energetico inferiore può
saltare allo stato superiore assorbendo un fotone di energia pari alla differenza dei due stati.
In realtà sarebbe più corretto parlare di allineamento della componente z del momento magnetico
del protone perché l’ interazione con il campo magnetico determina la rotazione (precessione) del
momento magnetico elementare μ intorno alla direzione di B o con una precisa frequenza angolare
f o , detta frequenza di Larmor o frequenza di risonanza, che dipende dal tipo di nucleo e dall’
intensità del campo magnetico B o .

f o = γ * B o (1.4)
γ è il rapporto giromagnetico ed è caratteristico di ogni nucleo atomico che presenta il fen omeno
della risonanza. Per l'idrogeno, γ = 42.58 MHz / T.

Figura 6: Movimento “giroscopico” del momento magnetico del protone rispetto alla direzione del campo
magnetico B o

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La differenza di energia fra i due stati è
ΔE=2μ m B 0 . (1.5)

Quindi se un protone “flippa”(cambia da uno stato di energia a un altro) esso emetterà o assorbirà
un fotone alla frequenza ν. Questa frequenza può essere ricavata dalla relazione di Bohr

ΔE=hν. (1.6)

Combinando le 1.5 e 1.6 si dimostra che la frequenza è direttamente proporzionale all’ intensità del
campo magnetico.
ν= 2μ m B 0 /h (1.7)

Si considera ora l’effetto del campo magnetico applicato sul movimento del momento magnetico.
(Vedi appendice). Senza perdere di generalità, si può assumere che l’istante iniziale è zero, ed il
momento magnetico è
∧ ∧ ∧
μ(0 ) = x μ x0 + y μ y0 + z μ z0
(1.8)
Il momento torcente che agisce sul momento magnetico è
τ = μ× B 0 (1.9)
D’altronde il momento torcente che agisce su un qualsiasi oggetto è proporzionale al suo momento
angolare, in base alla definizione di momento angolare
dJ
τ=
dt (1.10)
Ricordando la relazione (1.1) e combinando le (1.9) e (1.10) si ha

= γ( μ× B 0 )
dt (1.11)
Tale equazione rappresenta tre equazioni scalari 1
dμ x
= γμ y B0
dt (1.12)
dμ y
= −γμ x B0
dt (1.13)
dμ z
=0
dt (1.14)
Che risolte con la condizione iniziale (1.8) forniscono
μ(t ) = x(μ x0 cosωt + μ y0 sinωt ) + y (μ y0 cosωt − μ x0 sinωt ) + z μ z0
∧ ∧ ∧

(1.15)
Dove ω = γΒ 0. Questa espressione rappresenta la precessione del momento magnetico intorno
all’asse del campo applicato

1
le equazioni scalari si ottengono considerando le tre componenti del prodotto vettoriale µ x Bo.
Ricordando che Bo ha componenti (0,0,Bo) e µ ha componenti (µx, µy, µz)

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Figura 7: Un protone precede intorno all’asse del campo magnetico applicato.

La frequenza di tale moto di precessione è


ω γB0
f = =
2π 2π (1.16)
Che è la frequenza di Larmor, o di risonanza, del nucleo. Da cui si ha che

γB0 2 μ z
f = = B0 (1.17)
2π h
Che corrisponde alla stessa frequenza della radiazione scambiata nella transizione tra gli stati
parallelo ed antiparallelo.

Nel caso più generale, si considera un campione di un materiale non magnetico, in condizioni di
equilibrio termodinamico con l’ambiente esterno. Prima dell’applicazione del campo sono presenti
protoni, e quindi spin, orientati casualmente in tutte le direzioni e ciò comporta un momento
magnetico risultante nullo

Figura 8: Un campione di un materiale non magnetico, in assenza di campo applicato, non ha un momento
magnetico risultante, a causa dell’orientamento casuale dei momenti magnetici individuali dei nuclei.

Poiché si è interessati solo ai nuclei di idrogeno 1H, si trascura l’effetto di altri nuclei sulla
magnetizzazione del materiale. Una volta che il campo magnetico è applicato, ogni singolo
momento magnetico deve allinearsi nello stesso verso o nel verso opposto del campo esterno.
Nel seguito si indica con α lo stato energetico inferiore, cioè parallelo, e con β lo stato energetico
superiore, cioè antiparallelo; inoltre si suppone che Nα rappresenta la probabilità che un certo
nucleo si trovi nello statoα, e che Nβ rappresenta la probabilità che si trovi nello stato β. Dato che
un certo protone deve assumere necessariamente uno stato si ha

8
Nα + Nβ = 1
(1.20)
Se il sistema è in condizioni di equilibrio termico, le probabilità sono governate dalla statistica di
Boltzmann
Nα  ΔE 
= exp 
Nβ κ
 B 
T
(1.21)
Dove κ Β è la costante di Boltzmann e vale 1.38 × 10-23 J·K, T è la temperatura assoluta del
campione e ∆E è la differenza energetica tra i due stati. Per i protoni a 20 °C vale la cosiddetta high
temperature approximation
Nα ΔE
≈1+
Nβ κ BT
(1.22)
Supponendo N α ≈ N β ≈ 1/2 si ha
ΔE
Nα − Nβ ≈
2κ B T (1.23)
L’equazione (1.23) rappresenta una stima della percentuale totale di protoni che sono allineati alla
direzione del campo magnetico esterno. Il momento magnetico risultante per unità di volume, o
magnetizzazione M, è pari a
ΔE
M = (N α − N β )nμ z zˆ ≈ nμ z zˆ
2κ B T (1.24)
Dove n indica il numero di protoni per unità di volume. Si può osservare che la magnetizzazione
scompare all’aumentare della temperatura ed inoltre, poiché ∆E è proporzionale a B0, ne consegue
che è proporzionale all’intensità del campo applicato.

Figura 9: Moto di precessione delle due sottopopolazioni di nuclei che ruotano intorno all’asse z.

Adesso si considera l’effetto della radiazione a radiofrequenza sulla magnetizzazione complessiva


del campione, in presenza di un campo magnetico applicato uniformemente. Per fare ciò, è
necessario sviluppare le equazioni che governano il comportamento della magnetizzazione in
presenza di campi magnetici.

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Quando un campione di un materiale viene posto in un campo magnetico uniforme diretto lungo la
direzione z, esso sviluppa una magnetizzazione nella stessa direzione. Si suppone che all’istante t =
0 la magnetizzazione è diretta nella direzione, come indicato in figura (10 b)
M (0 ) = xˆ M x 0 + zˆ M z 0 (1.25)
L’equazione (1.25) è la condizione iniziale di un problema con le seguenti tre equazioni
differenziali 2
dM x
= γM y B0
dt (1.26)
dM y
= − γM x B0
dt (1.27)
dM z
=0
dt (1.28)
La soluzione a queste equazioni è
M = M x 0 (xˆ cosωt − yˆ sinωt ) + zˆ M z 0 (1.29)
Dove ω = γΒ 0 è la frequenza angolare di precessione ed il vettore magnetizzazione M ruota nel
verso orario. L’espressione (1.29) rappresenta la traiettoria del vettore magnetizzazione nel sistema
di riferimento di laboratorio, che è un sistema di riferimento fisso. Si vuole trovare un sistema di
riferimento in cui il vettore magnetizzazione è stazionario, per fare ciò si sceglie un insieme di
vettori di base (x’, y’, z’) con
xˆ ′ = xˆ cosωr t − yˆ sinωr t (1.30)
yˆ ′ = xˆ sinωr t + yˆ cosωr t (1.31)
zˆ ′ = zˆ (1.32)
Dove ωr è la frequenza angolare del riferimento, che si definisce sistema di riferimento rotante. Se
si assume ωr = γΒ 0 , il vettore magnetizzazione nel sistema di riferimento rotante risulta come
M = xˆ ′M x 0 + zˆ ′M z 0 (1.33)
Tale espressione è costante e ciò mostra che il vettore magnetizzazione è stazionario nel sistema di
riferimento rotante.

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Si noti come la forma delle tre equazioni scalari sia analoga a quella del momento magnetico µ del singolo protone.
Stiamo osservando infatti adesso la magnetizzazione netta nell’intero volume dato dalla somma degli effetti dei
momenti magnetici dei vari protoni presenti nel campione di interesse.

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Figura 10: (a) Il vettore magnetizzazione precede intorno all’asse del campo magnetico applicato, nel sistema di
riferimento di laboratorio. (b) Il vettore magnetizzazione, in presenza di un campo magnetico esterno, è
stazionario nel sistema di riferimento rotante.

A questo punto si è pronti per esaminare gli effetti di un campo magnetico a RF, a polarizzazione
lineare nella direzione x, sul vettore magnetizzazione. Per convenzione, tale campo si indica B1. Si
considera ancora la situazione per cui B0 è diretto lungo la direzione z e lo stato iniziale di M è
M (0 ) = ẑM 0 (1.34)
Si nota che il campo magnetico a RF può scriversi come
B1 = x̂B10 cosωt = B CW + B CCW (1.35)
Dove
B10 (xˆ cosωt − yˆ sinωt )
1
B CW =
2 (1.36)
= B10 (xˆ cosωt + yˆ sinωt )
1
B CC W
2 (1.37)
Con B10 ampiezza del campo magnetico.
Ciò indica che B1 nell’equazione (1.35) si può considerare come la somma di due campi magnetici
rotanti, altrimenti detti campi a polarizzazione circolare: uno è BCW e ruota in senso orario, mentre
l’altro è BCCW e ruota in senso antiorario.
La linearità del sistema assicura che l’effetto totale del campo a RF può essere ottenuto mediante la
somma degli effetti dei suoi componenti: in realtà si studia solo l’effetto di BCW, poiché BCCW
non ha effetti apprezzabili sul vettore magnetizzazione.
Si parte dall’equazione del moto nel sistema di riferimento rotante
dM
= γM × B
dt (1.38)
Con
= (xˆ ′M x′ + yˆ ′M y′ + zˆ ′M z′ )
dM d
dt dt
dxˆ ′ dyˆ ′ dzˆ ′ δM x′ δM y′ δM z′
= M x′ + M y′ + M z′ + xˆ ′ + yˆ ′ + zˆ ′
dt dt dt δt δt δt (1.39)
Dalle equazioni (1.30), (1.31) e (1.32) si ha
dM δM
= Ω×M +
dt δt (1.40)
Dove

Ω = −ω r z (1.41)
E δΜ/δt rappresenta la derivata temporale di M vista dal sistema di riferimento rotante.
Combinando le equazioni (1.40) e (1.38) si ha
δM dM  Ω
= − Ω × M = γM × B - Ω × M = γM ×  B +  = γM × B eff
δt dt  γ (1.42)
Il valore del campo magnetico efficace, Beff, nel sistema di riferimento rotante, considerando il
solo effetto di BCW, è pari a
 ω  B
B eff = zˆ ′ B0 − r  + xˆ ′ 10
 γ  2 (1.43)

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Poiché la frequenza di rotazione del riferimento è stata scelta pari alla frequenza di Larmor, cioè
ω r = γΒ 0 , la componente lungo z = z’ del campo magnetico efficace scompare e quindi si ha che il
vettore magnetizzazione precede intorno al campo magnetico efficace nel sistema di riferimento
rotante, che adesso è semplicemente
B
B eff = x̂′ 10
2 (1.44)
La rotazione avviene ad una frequenza angolare
ω rot = γB eff (1.45)
Il moto risultante del vettore magnetizzazione viene di solito indicato nutazione.

Figura 11: Applicando un campo magnetico a RF nella direzione x’, il vettore magnetizzazione può essere
spostato dalla sua posizione di equilibrio.

È chiaro allora che, applicando un campo magnetico rotante nel piano trasverso x-y, si ha la
rotazione del vettore magnetizzazione di un qualsiasi angolo, formato con la sua posizione di
equilibrio. Tale deflessione angolare, per una durata di T secondi di un impulso a RF, è pari a
θ = γB eff T (1.46)

Dalle equazioni di Bloch ai Fenomeni di rilassamento


Abbiamo introdotto nel precedente paragrafo le equazioni di Bloch ossia le equazioni che
forniscono un modello molto semplice per la descrizione del comportamento di un sistema di spin,
in seguito all’applicazione di un impulso a RF. L’unica limitazione del modello è che si basa su
principi della meccanica classica e pertanto non può giustificare i dettagli del fenomeno della
risonanza magnetica nucleare, dal momento che questi sono di natura prettamente quantistica.
Le equazioni di Bloch possono riscriversi come
dM x,y M x,y
= γ (M × B )x,y -
dt T2 (1.47)
M −Mz
= γ (M × B )z + 0
dM z
dt T1 (1.48)
Dove M0 è il valore di equilibrio della magnetizzazione, che si assume giacente lungo la direzione
z, e T2 e T1 sono i cosiddetti tempi di rilassamento, il rilassamento longitudinale T1 (o
rilassamento spin-reticolo) che si riferisce alla componente della magnetizzazione lungo la
direzione z, ed il rilassamento trasversale T2 (o rilassamento spin-spin) che si riferisce alla
componente della magnetizzazione giacente sul piano x-y ortogonale alla direzione z. Vi sono,
inoltre, altri effetti di sfasamento collegati all’inomogeneità del campo o con gradienti di campo

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appositamente inseriti come nel caso delle immagini. Questi effetti aggiuntivi modificano la
costante di tempo del decadimento trasverso.
Per le non omogeneità risulta pari a:

1/ T2* = 1/ T2 + γΔH/2
Dove ΔH è la disomogeneità del campo
Per i gradienti di campo necessari a produrre l’immagine si ha:
1/ T2** = 1/ T2* + γGr
Dove Gr è il gradiente di campo

E’ utile ricordare che in genere risulta:


T2** ≤ T2* ≤ T2 ≤ T1
La forma delle equazioni (1.47) e (1.48) è molto simile a quelle sviluppate quando si è considerato
il comportamento di un momento magnetico isolato: infatti, le cause fisiche del rilassamento sono
da ricercare nell’influenza reciproca dei momenti magnetici e nell’interazione con l’ambiente
circostante.
Si esamina il caso particolare in cui la magnetizzazione è stata ruotata da un impulso a 90°, dopo
l’applicazione dell’impulso si suppone che persiste il campo esterno B0 e si è interessati al
comportamento della magnetizzazione.
Inizialmente si ha
M (0 ) = x̂M 0 (1.49)
Risolvendo l’equazione (1.47), che può essere scritta come
dM x M
= γM y B0 - x
dt T2 (1.50)
dM y My
= − γM x B0 -
dt T2 (1.51)
Si ottiene
 t 
M x (t ) = M 0 exp − cos(γB0 t )
 T2  (1.52)
 t 
M y (t ) = − M 0 exp − sin (γB0 t )
 T2  (1.53)
Il segnale ricevuto è spesso chiamato FID, o free induction decay, ed ha un andamento tipico
evidenziato nella figura 1.9

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Figura 12: Andamento della traiettoria del vettore magnetizzazione, visto dal sistema di riferimento di
laboratorio, che ritorna alla posizione di equilibrio.

Rivolgendo l’attenzione alla componente longitudinale, si nota che dal momento che B giace
interamente lungo la direzione z, il prodotto vettoriale M×B non ha mai una componente lungo z
diversa da zero, e pertanto l’equazione di Bloch (1.48) diventa
dM z M 0 − M z
=
dt T1 (1.54)
Con una condizione iniziale
M z (0 ) = 0 (1.55)
La soluzione di tale equazione è pari a
  t 
M z (t ) = M 0 1 − exp − 
  T1  (1.56)
Da cui si evince che la magnetizzazione si riporta gradualmente lungo la direzione z.
Per comprendere l’origine fisica del rilassamento, è necessario considerarne la spiegazione classica.
Un campione di un materiale, in assenza di campo magnetico applicato, presenta i momenti
magnetici dei nuclei orientati casualmente, e ciò conduce ad un momento magnetico risultante
nullo. Quando si applica il campo B0, tutti i nuclei precedono intorno all’asse z alla frequenza di
Larmor, con un certo angolo di precessione θ 0 .. Come già illustrato nella figura 1.6, alcuni nuclei
precedono intorno al semiasse +z, mentre i rimanenti precedono intorno al semiasse –z. In pratica si
formano due “coni” di precessione, uno superiore ed uno inferiore, che rappresentano
rispettivamente lo stato parallelo ed antiparallelo. È fondamentale osservare che la fase dei nuclei
nei due coni è casuale, pertanto la magnetizzazione trasversa M XY è nulla, anche se ogni nucleo
presenta una componente trasversa del proprio momento magnetico. In seguito all’applicazione
dell’impulso a RF, si stabilisce la coerenza di fase in entrambi i coni e, poiché l’impulso a RF è alla
frequenza di risonanza, si ottiene il passaggio di alcuni nuclei verso il cono antiparallelo. Se si
considera un impulso a 90°, allora la popolazione dei nuclei in ogni cono è la stessa e ne consegue
che non c’è una magnetizzazione assiale risultante.
Dopo l’impulso a RF a 90°, si verificano i due rilassamenti, longitudinale e trasverso, quando la
magnetizzazione precede nel piano trasverso.
Nel rilassamento longitudinale, quantificato dal tempo T1, la magnetizzazione assiale ritorna alla
posizione di equilibrio; mentre nel rilassamento trasversale, quantificato dal tempo T2, la
magnetizzazione trasversa scompare. Nella maggior parte dei materiali si ha T2<T1.

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Nel rilassamento longitudinale, i nuclei, grazie al campo applicato B0, recuperano gradualmente il
loro stato parallelo e ristabiliscono la distribuzione di popolazione di equilibrio: nei liquidi, le
molecole sono più libere di ruotare e spostarsi e di conseguenza, il tempo T1 è minore nei liquidi
rispetto ai solidi.
Nel rilassamento trasversale, i nuclei precedono e perdono gradualmente la loro coerenza di fase,
fino a quando non si ha una magnetizzazione trasversa risultante nulla: i nuclei precedono più
rapidamente nelle regioni in cui ci sono forti campi magnetici locali, e nei solidi questi campi
possono persistere per lunghi periodi di tempo, al contrario di quanto accade nei liquidi, e di
conseguenza il tempo T2 è generalmente minore nei solidi rispetto ai liquidi.

15
HARDWARE MRI
Uno scanner MRI è principalmente formato da elementi che creano campi magnetici statici oppure
variabili nel tempo e nello spazio, coordinati da una complessa elettronica di controllo. Tali
elementi sono:

1. Il magnete principale, la cui funzione è creare un campo magnetico statico e omogeneo di


elevata intensità per permettere la polarizzazione dei nuclei.
2. Le bobine a radiofrequenza, che generano il campo magnetico rotante alla frequenza di
Larmor.
3. Le bobine di gradiente, che generano campi magnetici che variano linearmente nello
spazio, indispensabili alla generazione di immagini.
4. Varie bobine ausiliarie, che servono a compensare per eventuali disomogeneità o per
modificare in altro modo le geometrie dei campi principali.

Figura 13: schema hardware di un’apparecchiatura MRI

Magnete principale
Il magnete principale è il componente più grande e costoso dello scanner, e tutto il resto dello
scanner può essere considerato ausiliario ad esso. La sua funzione è quella di creare un campo
magnetico costante nello spazio e nel tempo. La specifica più importante di un magnete per
l'imaging a risonanza magnetica è l'intensità del campo prodotto. Campi magnetici di maggiore
intensità aumentano il rapporto segnale rumore (SNR) dell'immagine, permettendo risoluzioni più
alte o scansioni più rapide. Tuttavia, intensità più alte richiedono magneti più costosi e con costi di
manutenzione più elevati, oltre ad avere bisogno di misure di sicurezza più accurate. Al momento
campi magnetici a 1,5 T sono considerati un buon compromesso tra costo e prestazioni per l'uso
clinico generale.
Un parametro altrettanto importante per valutare la qualità di un magnete è la sua omogeneità.
16
Tre tipologie di magnete sono usate:

• Magnete permanente. Magneti convenzionali fatti di materiali ferromagnetici (ad esempio


acciaio) possono essere usati per ottenere il campo principale. Magneti di questo tipo sono
estremamente ingombranti (con un peso che può superare le 100 tonnellate), ma una volta
installati necessitano di pochi costi di manutenzione. I magneti permanenti possono
raggiungere solo intensità di campo limitate (normalmente inferiori a 0,4 T) ed hanno
stabilità nel tempo ed omogeneità non eccellenti. Pongono inoltre problemi di sicurezza, in
quanto il campo magnetico non può essere mai disattivato.
• Elettromagnete resistivo. Si tratta di un solenoide di cavo di rame. I vantaggi di questo tipo
di magnete sono il basso costo, ma l'intensità di campo è limitata e la stabilità scarsa.
L'elettromagnete richiede una corrente elettrica notevole per mantenere attivo il campo, il
che lo rende costoso da utilizzare. Questa soluzione è in generale obsoleta.
• Elettromagnete a superconduttore. Quando una lega di niobio-titanio è raffreddata da elio
liquido a 4 K, essa diventa superconduttiva, cioè riduce la propria resistenza elettrica a zero.
Costruendo un elettromagnete con cavo superconduttivo, è possibile ottenere intensità di
campo molto alte con ottime caratteristiche di stabilità. La costruzione di un tale magnete è
estremamente costosa, e l'elio per il raffreddamento è costoso e molto difficile da
maneggiare. Tuttavia, nonostante il costo, magneti a superconduttore raffreddati ad elio sono
i più comunemente usati negli scanner moderni. Nonostante l'isolamento termico, il calore
presente nell'ambiente attorno allo scanner causa una lenta ebollizione ed evaporazione
dell'elio liquido. Di conseguenza è necessario rabboccare regolarmente l'elio. Per questo
motivo, un criostato può essere usato per ricondensare l'elio che evapora. Sono anche
attualmente disponibili scanner privi di raffreddamento ad elio, in cui il cavo del magnete è
direttamente raffreddato dal criostato.

I magneti principali sono disponibili in diverse forme. Tuttavia, i magneti permanenti sono più
frequentemente fatti a forma di ferro di cavallo, mentre quelli a superconduttore sono in genere
toroidali. Tuttavia, magneti a superconduttore a ferro di cavallo e magneti permanenti quadrati sono
a volte usati.

Bobine di gradiente
Per la “formazione” delle immagini è fondamentale l’applicazione di gradienti di campo. Si tratta di
campi magnetici statici la cui intensità varia linearmente con la posizione. Tali campi sono generati
dalle bobine di gradiente. Si tratta di avvolgimenti in cui la corrente che vi scorre è modulata a
seconda delle direttive della sequenza di eccitazione, e che hanno lo scopo di modificare l'intensità
del campo magnetico lungo i tre assi spaziali. La loro caratteristica principale è la generazione di
campi magnetici che variano linearmente di intensità lungo una direzione, e sono uniformi rispetto
alle altre due.
Ad esempio, attivando solo la bobina di gradiente lungo l'asse Z (convenzionalmente la direzione in
cui è orientato il campo magnetico principale), si avrà all'interno del magnete un campo uniforme in
ogni piano XY, mentre nella direzione Z varierà secondo la formula B 0 + G z z, dove B 0 è l'intensità
iniziale del campo magnetico, e G z è l'intensità del gradiente, misurata in T/m. Valori tipici per i
sistemi di gradienti degli scanner attualmente in commercio vanno da 20 mT/m fino a 100 mT/m. In
pratica considerando uno scanner che abbia una zona utile per l'imaging (field of view) lunga 50cm,
ed una intensità di campo di 1,5 T, quando una bobina di gradiente da 20mT/m è attiva alla
massima intensità, si avranno 1,495 T ad una estremità e 1,505 T all'altra.
L'effetto delle bobine di gradiente è quello di modificare la frequenza di risonanza dei nuclei in
maniera dipendente dalla posizione spaziale. Questo concetto è alla base della generazione di
immagini.

17
Analizziamo adesso l’andamento del campo magnetico generato da una bobina di gradiente.
Assumendo un sistema di coordinate convenzionale nel quale il campo magnetico B o è applicato
lungo l'asse Z, un gradiente di B o nella direzione Z è realizzato con un tipo di bobina anti-
Helmholtz (Maxwell Coil). Per poter comprendere intuitivamente come è possibile ottenere il
gradiente di campo dobbiamo ricordare l’andamento del campo magnetico generato da una spira
lungo il suo asse:
µ 0 Ia 2
Bz = zˆ
[ ]
3
2 z2 + a2 2

0.14

0.12

0.1
z
B (Gauss)

0.08
P
0.06
R
0.04

0.02
a y 0
x 0 2 4 6
z (cm)
8 10

Figura 14: andamento del campo magnetico generato da una spira percorsa

Dove a è il raggio della spira e z è la distanza fra il punto P e il centro della spira .

Si può dimostrare che il campo di due spire circolari parallele, poste a distanza d e percorse da
correnti circolanti nello stesso verso (configurazione Helmotz coil), calcolato sul loro asse centrale
è dato da:
µ 0 Ia 2 µ 0 Ia 2
Bz = +
[ ] [ ]
3 3
2 (d 2 − z ) + a 2 2 2 (d 2 + z ) + a 2 2
2 2

18
0.2

z=-d/2
0.15

B (Gauss)
0.1
z=0

0.05

z=d/2
0
-10 -5 0 5 10

z (cm)
Figura 15: andamento del campo magnetico generato con una configurazione Helmotz coil

Nella configurazione anti-Helmotz (o Maxwell coil) la corrente nelle due bobine, passando in
direzione opposta, crea un gradiente di campo magnetico tra le due bobine. Il campo magnetico B di
una bobina si somma a B o , mentre il campo B al centro dell'altra bobina si sottrae a B o .

µ 0 Ia 2 µ 0 Ia 2
Bz = −
[ ] [ ]
3 3
2 (d 2 − z ) + a 2 2 (d 2 + z ) + a 2
2 2 2 2

0.15

0.1
z=-d/2
B (Gauss)

0.05

z=0 -0.05

-0.1

z=d/2 -10 -5 0 5 10

z (cm)

19
Figura 15: andamento del campo magnetico generato con una configurazione anti-Helmotz coil (Maxwell)

I gradienti di campo B o lungo X e Y sono quindi creati da una coppia di bobine a forma di 8
(GOLAY TRASVERS GRADIENT COIL) quella dell'asse X crea un gradiente di B o nella
direzione X in accordo alla direzione della corrente che circola nelle bobine;

Si può dimostrare infatti che il campo prodotto da strisce parallele percorse da correnti uguali ma di
verso opposto sia un campo variabile linearmente con la coordinata y.

y
y

Figura 16: configurazione delle bobine di gradiente lungo l’asse y

Ovviamente ruotando di 90° l’arrangiamento, il campo prodotto varia linearmente con la coordinata
x.

20
Figura 17: configurazione delle bobine di gradiente lungo l’asse x

La maggior parte degli scanner attualmente in commercio hanno un magnete a superconduttore di


forma toroidale. Per questo motivo le bobine di gradiente hanno geometrie diverse a seconda della
direzione spaziale in cui sono attive (vedi figura), così da poter essere integrate nella struttura dello
scanner.

Figura 18: Rappresentazione schematica della geometria delle bobine di gradiente in uno scanner toroidale. In
viola, la bobina agente lungo l'asse Z, in verde e arancio le bobine agenti lungo gli assi X e Y

A causa della diversa forma geometrica, le prestazioni delle bobine non sono uguali. In generale la
bobina diretta lungo l'asse Z produce un campo magnetico più omogeneo e lineare, in quanto è
solenoidale e le equazioni che regolano il campo in queste condizioni sono di soluzione
relativamente semplice.
Tuttavia, a causa delle proprietà fisiche del campo magnetico, è impossibile ottenere un campo
perfettamente lineare ed orientato in una unica direzione. In particolare, la terza equazione di
Maxwell:

nega la possibilità di creare un campo variabile linearmente nello spazio senza che si formino campi
varianti in modo diverso orientati nelle altre direzioni spaziali (detti campi concomitanti o campi di
Maxwell). Per questo motivo, le bobine di gradiente, per quanto ben progettate, non possono
mantenere una qualità uniforme in tutto lo spazio disponibile per l'imaging, e nella pratica sono
necessari alcuni interventi di correzione dell'immagine finale che tengano conto della non idealità

21
del campo. In particolare, i campi concomitanti aumentano di intensità in maniera proporzionale al
quadrato della distanza dal centro del magnete, e sono soprattutto visibili nelle immagini di fase.

RF Coil

Le bobine di radiofrequenza (RF) creano il campo magnetico B 1 che, in una sequenza di impulsi,
ruota la magnetizzazione risultante. Queste, inoltre, rivelano la magnetizzazione trasversale e come
essa si muove di moto di precessione nel piano XY. Le bobine di RF possono essere divise in tre
categorie generali; 1) bobine trasmittenti e riceventi, 2) bobine solamente riceventi e 3) bobine
solamente trasmittenti. Le bobine che trasmettono e ricevono servono come trasmettitori dei campi
B 1 e ricevitori dell'energia di RF proveniente dall'oggetto esaminato. Una bobina di sola
trasmissione è usata per creare il campo B 1 e una bobina solo ricevente è usata in congiunzione con
essa per captare o ricevere il segnale dagli spin dell'oggetto esaminato. Per ciascun tipo di bobina
esistono molte varianti. Una bobina deve risuonare o produrre energia in maniera efficiente alla
frequenza di Larmor. Tutte le bobine sono composte di un induttore, o elementi induttivi, e un set di
elementi capacitivi. La frequenza di risonanza ν di una bobina RF è determinata dall'induttanza (L)
dell'induttore e dalla capacità (C) del condensatore.

Alcuni modelli di bobine per imaging necessitano di essere accordate in funzione delle
caratteristiche fisiche di ciascun paziente variando la capacità del condensatore. Un altro requisito
di una bobina per imaging è che il campo B 1 deve essere perpendicolare al campo magnetico B o . Ci
sono molti tipi di bobine per imaging. Le bobine di volume circondano l'oggetto da esaminare
mentre le bobine di superfice sono poste in prossimità della parte esaminata. Le bobine per uso
interno sono disegnate per registrare l'informazione da regioni esterne alla bobina, quale ad esempio
una bobina a catetere progettata per essere inserita in una vaso sanguigno. Alcune bobine possono
operare sia come trasmettitori del campo B 1 che come ricevitori del segnale RF; altre solo come
ricevitori del segnale RF. Quando si utilizza una bobina per la sola ricezione, viene usata una
bobina più grande come trasmettitore di energia RF per produrre gli impulsi a 90o e 180o.
Riportiamo alcune delle più comuni bobine per imaging con la categoria di appartenenza, il modo di
operare (trasmittenti/riceventi-T/R o solo riceventi-R), un diagramma ed un riferimento alla
letteratura. I diagrammi mostrano la direzione del campo B 1 .

RF Surface Coil

Un’antenna superficiale è una semplice spira posta in


vicinanza dell’oggetto da insonorizzare munita di
condensatore di accordo (CT) e di condensatore di
accoppiamento (CM). Il condensatore di accordo (CT)
permette di accordare il circuito alla frequenza voluta e il
condensatore di accoppiamento (CM) permette di ottenere
un’impedenza di ingresso voluta, generalmente pari a 50
Ω. Il modello di un’antenna superficiale è dato da una
induttanza in serie ad una resistenza. CT è il condensatore
di accordo e CM il condensatore di accoppiamento.
Usando il metodo dell’impedenza complessa si può

22
valutare il comportamento del circuito

cT B0

B1
cm
Figura 19 : bobina di superficie

Cm

R
L CT

Figura 20: modello di un’antenna superficiale

Ricordando che l’impedenza del capacitore è data da ZC=1/jωC, quella dell’induttore da ZL=jωL,
con ω=2πf, e quella del resistore da ZR=R. L’impedenza di ingressosi può scrivere come:

−1 −1
 1 1   1 
Z = Z Cm +  +  = Z Cm +  jωCT + =
 Z CT R + Z L   R + jωL 
−1
 jRωCT + 1 − ω2 LCT  1  R + j ωL 
Z Cm +   = + =
 R + j ωL  jωC  jRωCT + 1 − ω LCT 
2

1 + jRωCT − ω2 LCT + jωRCM − ω2 LC M 1 + jωR(CT + CM ) − ω2 L(CT + CM )


=
jRωCT + 1 − ω2 LCT (
jωCM jRωCT + 1 − ω2 LCT )

La frequenza di risonanza del circuito è data da:

1
ω2 =
L(CT + CM )

23
L’impedenza alla frequenza di risonanza è data da:

R(CT + CM )
Z0 =
(
CM 1 + jRωCT − ω2 LCT )
Se si vuole che l’impedenza sia pari a 50 Ω si ha:

50
=
(CT + CM ) =
(CT + CM )2
R  CT  CM [CM + jRωCT (CT + CM )]
CM 1 + jRωCT −
 (CT + CM )

Trascurando il termine jRωCT (CT + CM ) si ottiene:


2
50  CT 
= 1 + 
R  CM 

Dalla precedente relazione e dall’equazione della frequenza di risonanza si ottengono i valori di CT


e CM

Ovviamente quando la resistenza non è nulla si ha dissipazione di energia nel circuito. La qualità
del circuito è data da:

quantità massima di energia immagazzin ata


Q=
energia totale dissipata in un periodo

Conoscendo i valori di CT e CM e usando la precedente definizione è possibile calcolare il valore di


Q.
1 L
Q=
R CT + CM

Per circuiti più complessi si calcola come :

ωr
Q=
∆ω

L’antenna superficiale è un’antenna che presenta una buona qualità in trasmissione e un alto
rapporto segnale rumore in ricezione. Il limite è nel ridotto spazio che viene interessato. Per
ottenere un volume maggiore si può ricorrere ad un array di antenne superficiali. In figura sono
riportati i modelli dell’antenna in ricezione (M = magnetizzazione) e in trasmissione (B2 = campo
magnetico generato).

24
M B2

(E1,H1) (E2,H2)
~
I1 V2
Figura 21: modelli dell’antenna in ricezione (M = magnetizzazione) e in trasmissione (B2 = campo magnetico
generato)

Le bobine di superficie sono molto usate perché sono bobine solo riceventi e hanno un buon
rapporto segnale-rumore per tessuti vicini alla bobina. In generale, la sensibilità di una bobina di
superficie decresce al crescere della distanza dalla bobina. Riportiamo di seguito, a titolo di
esempio, un'immagine della parte più bassa della colonna vertebrale ottenuta con una bobina di
superficie.

Figura 22 : immagine della parte più bassa della colonna vertebrale ottenuta con una bobina di superficie.

In figura è riportata l'immagine di una bobina di superficie circolare piatta col suo cavo di
connessione.

Figura 23 : bobina di superficie circolare piatta

Il cavo consente la connessione all'apparecchio. Questa è l'immagine di una bobina di superficie


creata per adattarsi al retro di un ginocchio.

25
Figura 24 : una bobina di superficie creata per adattarsi al retro di un ginocchio.

Saddle shape RF coil

Il saddle shaped coil realizza una approssimazione di una corrente superficiale distribuita come sinϕ
con soli sei punti. Ovviamente, come mostrato in figura, i punti a 0° e a 180° non portano corrente e
quindi i relativi fili non sono necessari. In questo caso è facile realizzare la distribuzione delle 4
correnti come mostrato in figura.

Figura 25 : saddle shaped coil.

BirdCage Resonator Coil

Il Birdcage Resonator Coil realizza una approssimazione di una corrente superficiale distribuita
come sinϕ con più di sei punti. Lo sfasamento si dovrebbe ottenere utilizzando circonferenze di
lunghezza pari ad una lunghezza d’onda. Ad una frequenza di 85 MHz (campo B0 di 2 Tesla) la
circonferenza dovrebbe avere un diametro di 1,18 metri. Circonferenze di diametro ridotto si
possono ottenere aggiungendo elementi capacitivi come sfasatori.

26
Figura 26: BirdCage Resonator Coil

Bobine ausiliarie
Attorno al magnete principale si trovano anche altre bobine oltre alle bobine di gradiente, che hanno
la funzione di migliorare le caratteristiche del sistema stesso.

Bobine di shimming

Queste bobine hanno lo scopo di creare campi magnetici tali da annullare le imperfezioni e non
linearità del campo magnetico principale, in modo da renderlo più omogeneo e quindi mantenere il
più costante possibile la frequenza di Larmor nella zona di cui si vuole fare l'imaging.
Al posto di bobine controllate elettronicamente, o più spesso in aggiunta ad esse, si utilizza anche
uno shimming passivo, costituito da elementi in materiale ferromagnetico posti nei dintorni del
campo magnetico principale, che ne distorcono le linee di flusso

Bobine di schermatura (shielding)

Queste bobine possono essere comandate autonomamente (schermatura attiva) oppure essere
semplici avvolgimenti accoppiati induttivamente con le bobine di gradiente.
Lo scopo di questi avvolgimenti consiste nel generare un campo magnetico che si annulli col campo
primario o col campo prodotto dalle bobine di gradiente nei punti in cui non è desiderato un effetto
magnetico, ad esempio all'esterno del magnete.
Nonostante non siano noti effetti nocivi di un campo magnetico statico sui tessuti organici, almeno
alle intensità usate per l'imaging diagnostico, è buona norma cercare di ridurre i campi indesiderati,
sia per motivi precauzionali che per la salvaguarda delle apparecchiature elettriche ed elettroniche
nei dintorni dello scanner ed all'interno dello scanner stesso. I campi magnetici variabili creano nei
materiali conduttori delle correnti indotte (dette eddy currents, letteralmente correnti a vortice
perché scorrono lungo linee circolari) che possono creare interferenza nelle apparecchiature ed
effetti biologici negli esseri viventi, in quanto interferiscono con il debole campo elettrico dei
neuroni, creando stimolazioni periferiche dei motoneuroni o, nei casi più gravi, disturbi temporanei
alla vista fino alla stimolazione delle fibre cardiache, con rischio di fibrillazione ventricolare.

La Radiofrequenza
Il blocco di Radiofrequenza consente la generazione di un segnale modulato alla frequenza di
risonanza e la sua trasmissione al volume di interesse. Poi occorre ricevere l’eco trasmesso dal
paziente, demodularlo e ricavare il segnale che consente la ricostruzione dell’immagine.

27
Figura 27: blocco di Radiofrequenza

Il main computer genera la radiofrequenza e le forme d’onda di gradiente e ricostruisce


l’immagine dopo l’acquisizione dei dati. Il waveform synthesizer (GR) genera le forme d’onda del
gradiente che vengono applicate alle bobine x,y,z. dopo essere state amplificate. Il waveform
synthesizer (RF) genera la portante che viene modulata. Il segnale viene amplificato e trasferito
alla RF coil attraverso il disaccoppiatore. Il circuito disaccoppiatore commuta tra le operazioni di
trasmissione e ricezione. L’impulso a RF trasmesso eccita gli spin nucleari nel campione. Nella
modalità di ricezione il segnale è indotto sulla RF coil e poi è trasmesso all’amplificatore in
ricezione attraverso il disaccoppiatore. Il segnale nucleare amplificato è demodulato con il segnale
RF di riferimento ed è inviato alla parte di acquisizione dati. I segnali nucleari acquisiti (FID or
ECO signal) sono poi digitalizzati e trasferiti al computer principale attraverso il microcomputer.
Questi dati sono usati per la ricostruzione dell’immagine.
Lo scopo della modulazione è eccitare una banda specifica di frequenze corrispondente a un
particolare volume.

Impulso RF

L’impulso rettangolare (“hard pulse”) è un impulso a forma di funzione RECT. Gli impulsi che
variano nel tempo o hanno una forma smussata sono detti “soft pulses”. Gli “hard pulse” possono
essere usati quando non è richiesta alcuna selezione spaziale o spettrale. Sono convenienti perché di
breve durata. In genere, sono utilizzati senza attivare un gradiente in parallelo, ma presentano
comunque una banda abbastanza ampia da attivare gli spin in un vasto range di frequenze.

L’angolo di rotazione è direttamente proporzionale all’ampiezza B1 ed alla durata T.


Ad esempio se si genera un campo a radiofrequenza pari a 30 T (= 0,3 Gauss), la durata
dell’impulso per provocare una rotazione di 90° è:
π 2 π 2
T= = = 1.96 ⋅10 − 4 s = 196 µs
γB1 (2π ⋅ 42.57 MHz / T )30 µT

28
B1

Figura 28:

per la banda si ottiene:


1.21 1.21
∆f = = = 6.173kHz
T 196 *10 −6

Gli Hard pulse non sono usati nelle sequenze che generano immagini, dove è richiesta selezione
spaziale e spettrale. Sono utilizzati per alcune operazioni accessorie come il “trasferimento di
magnetizzazione”. Un sistema elettronico non è in grado di riprodurre fedelmente un tale impulso.
Approssimazioni usate: mezza semionda del seno; forma trapezoidale.

Tabella 2: principali caratteristiche degli impulsi

Nella tabella sono riportate le principali caratteristiche degli impulsi di tipo “hard”.
Ciò che è importante è che questi impulsi abbiano una banda sufficientemente larga per attivare tutti
gli spin che interessano.

29
Dalla tabella è possibile vedere che impulsi di durata tra 100 e 500 μs corrispondono a frequenze tra
2 e 10 kHz, che coprono facilmente l’intervallo delle frequenze di risonanza in un volume in
assenza di gradiente.

Gli impulsi a forma di funzione SINC sono molto usati nelle operazioni di eccitazione selettiva
degli spin, saturazione e messa a fuoco.
Un impulso di questo tipo può essere descritto come la sequenza di lobi di polarità diversa, il lobo
centrale è di ampiezza maggiore e durata doppia.

t0

Figura 29: impulso sinc

Lo spettro della funzione è una RECT.


Quando si tronca la SINC lo spettro diventa una approssimazione della RECT.
La sua formulazione matematica è:
  πt 
 sin  
  πt 
B1 (t ) =  A ⋅ SINC   = A ⋅ t0 ⋅  0 
t
- N Lt0 ≤ t ≤ N R t0
  t0  πt
0 altrove

dove A è l’ampiezza di picco dell’impulso RF


t 0 è pari a metà durata del lobo centrale
NL e NR rappresentano il numero di attraversamenti per lo zero a sinistra e a destra del lobo
centrale.
Se NL = NR la funzione è simmetrica.

Con buona approssimazione la banda dell’impulso a forma di SINC è data da:

1
∆f =
t0

Il valore dell’area dell’impulso così generato è calcolabile con la funzione seno integrale. Nel caso
NL = NR = 2 l’area è pari a 0,9 A t0 (caso dell’impulso a tre lobi).

30
Nel caso dell’integrale della funzione SINC tra meno infinito e più infinito il suo valore è uguale ad
A t0.
L’angolo di rotazione è direttamente proporzionale all’area:

θ = γ ⋅ 0.9 ⋅ A⋅ t0

Posto A = B1, per provocare una rotazione di 90° (π/2) si ha:

π 2 π 2
t0 = = = 2.18 ⋅10 − 4 s = 218µs
γ ⋅ 0.9 ⋅ B1 (2π ⋅ 42.57 MHz / T ) ⋅ 0.9 ⋅ 30µT

La durata totale dell’impulso è però quattro volte la durata del semi lobo centrale pari a t0, per cui
l’impulso dura praticamente 872 micro-secondi ma la sua banda è solo:
1 1
∆f = = = 4.6kHz
t0 218µs
Ovviamente se si scelgono durate maggiori, ad esempio 3.2 milli-secondi, la banda diminuisce, in
tal caso è pari a 1250 Hz.

Modulazione SSB

Per ottenere l’impulso a radiofrequenza è necessario modulare una portante a radiofrequenza con
una finestra (rettangolare o di altra forma). Questo approccio è molto semplice circuitalmente ma in
questo caso tutte le sezioni della parte elettronica lavorano a frequenza f0 (frequenza di risonanza).
In tal caso, il segnale generato da una parte del circuito (ad esempio il generatore) può essere
captato dall’antenna in fase di ricezione.

Fo

FT
Fo
0 t

Figura 30: impulse a RF e trasformata di Fourier

Per evitare questa condizione, si genera un impulso ad una frequenze intermedia e,


successivamente, lo si trasla alla frequenza di risonanza. In tal modo, la maggior parte dei circuiti
funziona ad una frequenza diversa dalla risonanza (è opportuno scegliere una frequenza intermedia
che non abbia multipli o sottomultipli pari alla frequenza di risonanza).
Per traslare il segnale alla frequenza di risonanza si può utilizzare un semplice moltiplicatore.

31
Oscillatore
a F0

Generatore D
All’amplificatore
di forme A X
d’onda C di potenza RF
Segnale a
frequenza FI

Figura 31: modulazione dell’impulso a RF

Nella seguente figura si riporta lo spettro ottenuto con uno schema a modulazione a partire dalla
frequenza intermedia FI. Una parte della potenza generata cade fuori risonanza.

F o-F I Fo Fo+ FI

Frequency
Figura 32: effetto della modulazione dell’impulso a RF

Per evitare questo fatto è necessario attuare uno schema a modulazione a singola banda (SSB).
L’impulso a frequenza intermedia è generato secondo lo schema seguente. Successivamente, lo si
trasla alla frequenza di risonanza. In tal modo la maggior parte dei circuiti funziona ad una
frequenza diversa dalla risonanza.
reale
DBM
All’amplificatore
0° di potenza rf
Generatore D Segnale rf
di forme A Sfasatore a 90° sommatore
d’onda C 90°

DBM
immaginario
Figura 33: schema a modulazione a singola banda (SSB)
Nella seguente figura si riporta lo spettro ottenuto con uno schema a modulazione SSB a partire
dalla frequenza intermedia FI. Tutta la potenza generata cade in banda.

32
F o-F I Fo Fo+ FI

Figura 34: effetto della modulazione a singola banda (SSB)

In ricezione si usa un demodulatore bilanciato per ridurre la potenza di rumore. Avendo fornito un
impulso ad una determinata frequenza (SSB) la risposta che arriverà sarà un segnale non simmetrico
intorno a ω0 . E’ necessario dunque, per eliminare la portante e la banda inferiore, che porta solo
rumore, utilizzare un demodulatore bilanciato.

Figura 35: schema in ricezione della demodulazione

Separatore

Il Coupler è un circuito di disaccoppiamento/accoppiamento che spesso agisce come una gate


commutando tra il trasmettitore a RF e quello di ricezione. Questo circuito veicola la potenza del
segnale e a radiofrequenza alla RF coil così come trasmette il segnale NMR al ricevitore. Per
raccogliere segnali NMR una RF coil è necessaria per interagire con lo spin del sistema ; cioè una
RF coil deve circondare il campione così che una corrente può essere indotta.
Durante la trasmissione, essendo l’ampiezza del segnale trasmesso molto maggiore di un volt
(soglia di conduzione dei diodi 0.6V), i diodi D1 si cortocircuitano ed essendo montati in controfase
lasciano passare il segnale. In prima approssimazione si può considerare la spira L e la capacità
variabile C M come un circuito risonante parallelo che risuona alla frequenza ω 0 che è data dalla
formula
ω 0 LC T ≈ 1

33
Se noi guardiamo nel punto A della figura vediamo un’ impedenza molto elevata, dal momento che
si tratta di un circuito risonanza in parallelo. Così se esso fosse connesso direttamente
all’amplificatore di potenza si avrebbe un forte disadattamento di impedenza e la maggior parte
della potenza verrebbe riflessa all’amplificatore (indietro). Pertanto la presenza della linea a lambda
e del condensatore C M è essenziale per creare la condizione di carico adattato.
Ricordiamo che l’impedenza di una linea di lunghezza pari ad un quarto di lunghezza d’onda è data
dalla:
zin = z02 zl
dove Z0 è l’impedenza della linea, normalmente pari a 50 ohm, Zl è la resistenza del carico e Zin la
resistenza all’ingresso della linea.
Se Zl = Z0 allora Zin = Z0
Se Zl = 0 allora Zin = ∞
Quindi un circuito risonante parallelo come carico di una linea di lunghezza pari ad un quarto di
lunghezza d’onda consente la condizione di adattamento del carico.
D’altra parte per non disperdere il segnale, devo fare in modo che anche la coppia di diodi D2 sia in
conduzione, in tal modo ho una linea a λ/4 chiusa su cortocircuito ad un’estremità; per quello che
abbiamo visto precedentemente, una linea a λ/4 chiusa su cortocircuito ad un’estremità presenterà
un’impedenza infinita all’altra estremità.
In ricezione se la tensione è inferiore a 0,6 volt i diodi D1 risultano aperti quindi il segnale arriva al
ricevitore. La coppia di diodi D2, comunque, protegge il preamplificatore quando vengono applicati
alla RF coil segnali a RF di elevata potenza. Il ricevitore è importante perché è da esso che dipende
la qualità dell’immagine finale. La parte bassa dello schema del separatore insieme con la RF coil
rappresenta lo schema generale di un tipico sistema di ricezione. Il primo elemento è la spira di
ricezione che è in questo schema la stessa usata per la trasmissione. La spira di ricezione deve avere
un Q (fattore di qualità) quanto più elevato possibile dal momento che questo determinerà il miglior
rapporto segnale rumore. Il ricevitore dovrebbe essere ben isolato dal trasmettitore durante la
trasmissione dell’impulso RF. Come visto in figura durante la trasmissione, entrambe i set di diodi
conducono.

Trasmettitore D1 CM A

λ/4
CT
λ/4

Ricevitore
D2

Figura 36: schema elettrico del separatore

34
FORMAZIONE DELLE IMMAGINI MRI
In MRI come in tutte le tecniche NMR viene perturbato il sistema in esame rispetto alla condizione
di equilibrio e, mediante un opportuno ricevitore, viene registrato il segnale emesso durante la fase
di ritorno all’ equilibrio. Quindi la generazione di immagini avviene attraverso la ripetuta
acquisizione di segnali provenienti dal corpo e attraverso l’opportuno pilotaggio delle bobine di
gradiente. Il primo problema che si pone è quello di codificare il segnale in modo tale che vi siano
contenute tutte le informazioni spaziali necessarie alla ricostruzione di un’immagine. Facendo in
modo che ogni voxel dell’ immagine abbia una frequenza e/o una fase diversa rispetto a tutti gli
altri si riescono a separare i segnali provenienti da una singola fetta.

L’ imaging in genere avviene attraverso tre processi separati:


1) la selezione della “fetta” (slice)
2) la codifica in frequenza
3) la codifica di fase

Gradiente di campo
Per poter comprendere i principi dell’imaging in MRI è necessario chiarire che cosa è un gradiente
di campo magnetico. Un gradiente di campo magnetico è una variazione del campo magnetico
rispetto alla posizione. Un gradiente mono-direzionale è una variazione rispetto ad una direzione,
mentre un gradiente bi-direzionale è una variazione rispetto a due direzioni. Il tipo di gradiente più
utile nell'MRI è un gradiente di campo magnetico lineare mono-direzionale. Un gradiente di campo
magnetico mono-direzionale lungo l'asse x in un campo magnetico B o indica che il campo
magnetico va aumentando lungo la direzione x. La lunghezza dei vettori rappresenta l'intensità del
campo magnetico.

Figura 37:
I simboli per un gradiente di campo magnetico nelle direzioni x, y, z sono rispettivamente G x , G y e
Gz.

Selezione della fetta


Il primo passo da compiere a tale scopo è quello di codificare una slice di interesse, ossia una
sezione del sistema in esame. Tutto questo si realizza mediante l’applicazione di un gradiente di
campo magnetico G z lungo l’asse z, direzione del campo magnetico statico B o. operando in tal
modo la frequenza di risonanza del sistema in esame risulta
ω=γ*(B o +G z z)
applicando un’onda elettromagnetica alla frequenza di risonanza è possibile eccitare selettivamente
solo gli spin della sezione alla quota desiderata. Lo spessore della sezione eccitata è legato all’
intensità del gradiente G z ed alla larghezza di banda dell’impulso RF mediante la relazione

35
Δz=Δω RF /γG z

Figura 38: selezione della fetta

Il gradiente G z viene detto, proprio per la funzione spiegata sopra “Slice selection Gradient”.
In altre parole l’applicazione di un gradiente lungo una direzione fa si che la frequenza di Larmor
degli atomi vari linearmente lungo quella direzione. Come conseguenza il corpo all’interno del
magnete viene suddiviso in piani isofrequenziali paralleli. Un impulso radio ad una specifica
frequenza (monocromatico) applicato mentre il gradiente è attivo ecciterà un solo piano, lasciando
in condizione di equilibrio tutti gli altri.

Figura 39: Rappresentazione del meccanismo di selezione della fetta. L'applicazione del gradiente fa variare
linearmente la frequenza di Larmor all'interno del volume. Un impulso radio monocromatico eccita solamente
un piano del volume.

Il passo successivo è quello di codificare il segnale per caratterizzare i diversi punti all’interno di
una stessa sezione: ciò si ottiene mediante due procedure che vengono dette “codifica di fase” e
“codifica in frequenza”

Codifica in frequenza
Applicando un gradiente dopo l’impulso a radiofrequenza e durante l’acquisizione del segnale
emesso, si varia linearmente lungo lo spazio la frequenza di emissione da parte dei protoni.
Utilizzando la trasformata di Fourier è possibile decomporre tale segnale nelle sue componenti
frequenziali. Facendo corrispondere ad ogni frequenza una posizione spaziale, si ottiene una

36
localizzazione in una dimensione. Per localizzare gli spin anche nella seconda direzione spaziale è
necessario utilizzare la codifica di fase.

Figura 40: Rappresentazione schematica della codifica in frequenza.

Codifica in fase
Il gradiente nella seconda direzione spaziale viene applicato dopo l'impulso a radiofrequenza ma
prima dell'acquisizione. Gli spin lungo quella direzione al momento dell'acquisizione avranno
acquistato una fase pari a f L G y yt dove f L è la frequenza di Larmor, y è la coordinata lungo l'asse
della codifica e t è il tempo di applicazione del gradiente. Una sola codifica di fase non è sufficiente
per ottenere informazioni spaziali, per questo è necessario che la sequenza venga ripetuta un certo
numero di volte per ottenere un campionamento significativo lungo la direzione della fase. Quindi
la stessa sequenza verrà ripetuta più volte variando o in ampiezza o in durata il gradiente di codifica
di fase per ottenere n segnali da campionare per riempire il K spazio (di cui si tratterà
approfonditamente in seguito).
In seguito alla codifica di fase e di frequenza il segnale registrato è dato dalla somma dei contributi
delle singole magnetizzazioni elementari ciascuna caratterizzata da una propria fase e da una
propria frequenza in funzione della posizione.

Equazione delle immagini dall’equazione di Bloch


Ritorniamo al formalismo utilizzato in precedenza per le equazioni di Bloch. L’equazione di Bloch
per la magnetizzazione trasversa in presenza di un gradiente lineare è data da:
dM xy  1 
=  iω0 − − iγbz  M xy
dt  T2 

Dove ω 0 è pari a γB 0 (frequenza di Larmor), T 2 è la costante di rilassamento trasverso, γ il rapporto


giromagnetico, M xy è la magnetizzazione trasversa (nel piano xy può essere anche scritta come
M xy =M x +jM y ) e la funzione bz è definita da:

[ ]
bz = (xx̂ + yŷ + zẑ ) ⋅ G x (t )x̂ + G y (t )ŷ + G z (t )ẑ = r ⋅ G (t )
37
dove x̂, ŷ , ẑ sono i versori del sistema di riferimento r = xx̂ + yŷ + zẑ è il vettore posizione
e G (t ) = Gx (t )x̂ + G y (t )ŷ + Gz (t )ẑ il vettore gradiente applicato.
La soluzione dell’equazione precedente può essere data nella forma:

 t

M x y = M 0ρ(r )e x p− iγr ⋅ ∫ G (t ')d t'
 0 

dove M0 è la Magnetizzazione all’equilibrio termico e ρ(r) è la densità degli spin che include la
dipendenza implicita da T1 e T2. E’ stato inoltre eliminato dalla soluzione il termine a frequenza
più alta intorno a ω0, considerata come una portante ed eliminabile con un apposito rilevatore. Il
segnale rilevato è dunque l’integrazione su tutto il volume eccitato:

s (t ) = ∫M xy (r , t )d 3 r
che può essere riscritta come:

 t

s (t ) = M 0 ∫ ρ(r )e x p− iγr ⋅ ∫ G (t ')d t' d 3 r
 0 

Questa equazione rappresenta il segnale NMR che possiamo vedere come trasformata di Fourier di
ρ.
Il segnale rilevabile nel caso di immagine tridimensionale esprimendo i vettori r e b nelle tre
componenti spaziali è dato da:

s(t ) = M 0 ∫∫∫ ρ(x, y , z )

 
[ ]
t
× exp− iγ (xx̂ + yŷ + zẑ )∫ Gx (t ')x̂ + G y (t ')ŷ + Gz (t ')ẑ dt 'dxdydz
 0 

 
[ ]
t
= M 0 ∫∫∫ ρ(x, y , z )exp− iγ ∫ xGx (t ') + yG y (t ') + zGz (t ') dt 'dxdydz
∞  0 

dove ρ(x,y,z) rappresenta la distribuzione della densità di spin 3-D nel volume e Gx Gy Gz i
gradienti di campo applicati lungo x,y e z per ottenere l’immagine. S(t) è detto segnale di eco o FID
(Free Induction Decay). Nell’equazione precedente il ruolo delle costanti di tempo T1, T2 non è
esplicitato chiaramente, anche se viene indicato dalla dipendenza del segnale s dal tempo.

Immagini a risonanza magnetica 2-D


Nel caso bidimensionale il segnale rilevabile applicando il gradiente è dato da un integrale doppio
esteso a tutta la superficie di coordinata z=z0:

 
[ ]
t
s (t ) = M 0 ∫ ∫ ρ(x, y; z = z0 )exp− iγ (xx̂ + yŷ )∫ Gx (t ')x̂ + G y (t ')ŷ dt 'dxdy 38
∞  0 
dove ρ(x,y;z=z0) rappresenta la distribuzione della densità di spin 2-D a z=z0 e Gx Gy i gradienti di
campo applicati lungo x,y per ottenere l’immagine. S(t) è detto segnale di eco o FID (Free Induction
Decay). Consideriamo ora il gradiente G(t) fisso per un certo periodo di tempo, l’integrale
nell’esponenziale si riduce a:


[ ]
s (g x , t y ) = M 0 ∫ ∫ ρ(x, y; z = z0 )exp{− iγ xg xTx + yG y t y }dxdy

Nel caso bidimensionale il segnale rilevabile ottenuto applicando il gradiente è dato da un integrale
doppio esteso alla fetta selezionata:


[
s (t x , t y ) = M 0 ∫ ∫ ρ(x, y; z = z0 )exp{− iγ xGx t x + yG y t y }dxdy ]

si può scrivere:

ω x = γGx t x ;
ω y = γG y t y ;


[
s (ω x , ω y ) = M 0 ∫ ∫ ρ(x, y; z = z0 )exp{− i xω x + yω y }dxdy ]

Da cui si ha:


[ ]
ρ(x, y; z = z0 ) = c ∫ ∫ s (ω x , ω y )exp{i xω x + yω y }dω x dω y

Ricostruzione con retroproiezione


L’applicazione del metodo di ricostruzione con retroproiezione in NMR imaging è piuttosto simile
a quella della TC o della tomografia ad emissionee ha avuto applicazioni cliniche che non si
sarebbero potute raggiungere con l’imaging tramite Fourier.
Nel caso bidimensionale il segnale rilevabile può essere riscritto anche nel modo seguente:

sφ (t ) = M 0 ∫ ∫ ρ(x, y )exp{− iγGφ x' t}dx' dy'
dove : ∞

39
 x'   cos φ sin φ   x 
 y' = − sin φ cos φ  y 
    

e Gφ è dato da:

Gφ = Gx cos φ + G y sin φ

e la frequenza di Larmour è data da:

ω x' = γGφt

da cui si può scrivere:


sφ (ω x' ) = M 0 ∫ ∫ ρ(x, y )exp{− iω x' x'}dx' dy'
−∞

da cui applicando applicando la retroproiezione filtrata si ottiene:


π ∞
ρ(x, y ) = M 0 ∫ ∫ s φ (ω x' )exp{iω x' x'}ω x' dω x' dφ
0 −∞

si può notare che la sequenza di ricostruzione da retroproiezione è ottenuta sostituendo il termine


del gradiente di campo “tempo-dipendente”con un gradiente di campo dipendente da un angolo di
proiezione
L'imaging di retroproiezione fu una delle prime tecniche di MRI ad essere dimostrata. La
retroproiezione è una estensione della procedura di codifica in frequenza descritta in precedenza che
qui di seguito approfondiamo.

Il punto al centro del magnete in cui (x,y,z) =0,0,0 è chiamato isocentro. Il campo magnetico
all'isocentro è B o e la frequenza di risonanza è ν o . Per spiegare ciò che succede in modo empirico si
può fare riferimento all’immagine in figura 41. Se un gradiente di campo magnetico lineare viene
applicato alla nostra ipotetica testa con sole tre regioni contenenti spin, le tre regioni subiranno
campi magnetici diversi. Il risultato è uno spettro NMR con più di un segnale (l'ampiezza del
segnale è proporzionale al numero degli spin in un piano perpendicolare al gradiente). Questa
procedura è chiamata codifica in frequenza e fa sì che la frequenza di risonanza sia proporzionale
alla posizione dello spin.

ν = γ (B o + x G x ) = ν o + γ x G x
x = (ν - ν o ) / (γ G x )
Nella tecnica della retroproiezione l'oggetto viene inizialmente posizionato in un campo magnetico.

40
Figura 41: rappresentazione empirica del processo di ricostruzione con retroproiezione
Viene poi applicato un gradiente di campo magnetico mono-dimensionale a varie angolazioni e, per
ciascuno di questi, viene registrato lo spettro NMR. Supponiamo ad esempio di voler produrre
l'immagine di un oggetto nel piano YZ. Viene applicato all'oggetto un gradiente di campo
magnetico nella direzione +Y e viene registrato lo spettro NMR.

Figura 42: rappresentazione empirica del processo di ricostruzione con retroproiezione

Viene poi registrato un secondo spettro con il gradiente lungo una direzione che forma con l'asse
+Y un angolo di un grado. Il processo è ripetuto per i 360 angoli compresi tra 0o e 359o.

Figura 43: rappresentazione empirica del processo di ricostruzione con retroproiezione

Una volta registrati tutti i dati nella memoria del computer, questi possono essere retroproiettati
nello spazio.

41
Figura 44: rappresentazione empirica del processo di ricostruzione con retroproiezione

Infine, soppressa l'intensità di fondo, l'immagine diventa visibile.

Figura 45: rappresentazione empirica del processo di ricostruzione con retroproiezione

L'attuale schema di retroproiezione è chiamato trasformata inversa di Radon.

In una sequenza di imaging convenzionale 90-FID questa procedura può essere applicata con l'aiuto
della seguente sequenza di impulsi.

42
Figura 46: sequenza convenzionale 90 FID

La variazione dell'angolo ϑ del gradiente è realizzata mediante l'applicazione di combinazioni


lineari di due gradienti. Per ottenere il gradiente G f di codifica in frequenza richiesto, vengono
applicati dei gradienti lungo Y e X nelle seguenti proporzioni:

G y = G f Sin ϑ
G x = G f Cos ϑ

Nell’ imaging basato sulla tecnica di retroproiezione è necessario selezionare i soli spin di un sottile
strato (fetta). Il gradiente G z serve a questo scopo. La selezione del piano immagine in MRI è la
selezione degli spin appartenenti ad un piano che seziona l'oggetto (piano di imaging o piano
immagine). Il principio alla base della selezione del piano di imaging (fetta) è contenuto
nell'equazione di risonanza. La selezione è realizzata applicando un impulso RF in presenza di un
gradiente di campo magnetico (lineare mono-dimensionale) in direzione perpendicolare al piano da
acquisire. Un impulso a 90o, applicato contemporaneamente ad un gradiente di campo magnetico,
ruoterà gli spin che sono localizzati in una fetta dell'oggetto. L'immagine mostra cosa questo voglia
dire se consideriamo un cubo di piccoli vettori di magnetizzazione netta.

Figura 47: processo di selezione della fetta

Per meglio capire cosa avviene è necessario esaminare il contenuto in frequenza di un impulso a
90o. Un impulso squadrato a 90o contiene un intervallo di frequenze. Ci si può rendere conto di
questo guardando la trasformata di Fourier dell'impulso che ha la forma di una funzione sinc. La
figura che segue mostra le componenti reali di questo impulso.

43
Figura 48: componenti dell’impulso RF

L'ampiezza della funzione sinc è massima alla frequenza della RF attivata; questa frequenza sarà
ruotata di 90o mentre le altre frequenze minori e maggiori saranno ruotate di angoli inferiori.

L'applicazione di questo impulso a 90o, con un gradiente di campo magnetico nella direzione x,
ruoterà di 90o alcuni degli spin in un piano perpendicolare all'asse x. Il termine "alcuni" è stato usato
poiché alcune delle frequenze hanno un B 1 minore di quello richiesto per una rotazione di 90o. Di
conseguenza, gli spin selezionati non costituiscono effettivamente una fetta.

Figura 49: processo di selezione della fetta

Una soluzione alla scarsa definizione del profilo della fetta consiste nel modellare l'impulso a 90o
secondo la forma di un impulso sinc. L'impulso sinc ha una distribuzione in frequenza a onda
quadra

44
Figura 50: componenti dell’impulso RF

Un'immagine tomografica di retroproiezione può essere ottenuta con l'applicazione dei seguenti
impulsi.

Figura 51: esempio di sequenza per ottenere un imaging di retroproiezione

Un impulso a 90o, modellato come impulso sinc, è applicato in congiunzione con un gradiente di
selezione della fetta (G z ). Un gradiente di codifica in frequenza viene applicato una volta che il
gradiente di selezione della fetta viene spento. Il gradiente di codifica in frequenza è composto, in

45
questo esempio, da una coppia di gradienti G x e G y . I FID sono trasformati secondo Fourier per
produrre gli spettri nel dominio delle frequenze che retroproiettati produrranno l'immagine.
Sebbene altamente istruttiva, la tecnica di retroproiezione non viene di fatto mai utilizzata al giorno
d'oggi. Vengono invece usate le tecniche basate sulla trasformata di Fourier, che verranno descritte
di seguito.

Ricostruzione con la trasformata di Fourier 2D

Abbiamo visto come ottenere immagini bidimensionali usando la tecnica della retroproiezione.
Adesso vediamo come i gradienti di codifica di fase uniti ai gradienti di selezione della fetta e ai
gradienti di codifica in frequenza, sono al giorno d'oggi usati nell'imaging tomografico di risonanza
magnetica basato sulla trasformata di Fourier.
Il gradiente di codifica di fase è un gradiente del campo magnetico B o usato per impartire al vettore
di magnetizzazione trasversale un angolo di fase specifico. L'angolo di fase dipende dalla
localizzazione, in un determinato istante di tempo, del vettore di magnetizzazione trasversale.
Per esempio, immaginate di avere tre regioni con spin; il vettore di magnetizzazione trasversale
relativo a ciascuno spin sia stato ruotato ad una certa posizione rispetto all'asse delle X. Ora, i tre
vettori hanno in un campo magnetico uniforme la stessa frequenza di Larmor.
Se applichiamo un gradiente di campo magnetico lungo la direzione X, i tre vettori ruoteranno
attorno alla direzione del campo magnetico applicato ad una frequenza data dall'equazione di
risonanza.
ν = γ (B o + x G x ) = ν o + γ x G x

Mentre il gradiente di codifica di fase è acceso, ciascun vettore di magnetizzazione trasversale ha la


sua propria (unica) frequenza di Larmor. Finora, la descrizione della codifica di fase è la stessa di
quella della codifica in frequenza. Vediamo ora le differenze. Se il gradiente nella direzione X viene
spento, il campo magnetico esterno subito da ciascuno spin è identico. Perciò la frequenza di
Larmor di ciascun vettore di magnetizzazione trasversale è identica.

L'angolo della fase di ciascun vettore, d'altra parte, non è identico. L'angolo della fase è l'angolo
che il vettore di magnetizzazione forma con un asse di riferimento, detto asse Y, al tempo in cui il
gradiente di codifica di fase viene spento.

Come negli esempi relativi al gradiente di codifica in frequenza, se avessimo un modo per misurare
la fase dei vettori di rotazione, potremmo loro assegnare una posizione lungo l'asse X. Siamo pronti
adesso per spiegare la semplice sequenza usata per ottenere immagini tomografiche con l'uso della
trasformata di Fourier.

Uno dei migliori modi per capire una nuova sequenza di imaging è esaminare il suo diagramma
temporale nel quale vengono riportati, in funzione del tempo, la radiofrequenza, i gradienti di
campo magnetico ed il segnale. La più semplice sequenza per imaging con la trasformata di Fourier
contiene un impulso a 90o di selezione della fetta, un gradiente per la selezione della fetta, un
gradiente per la codifica di fase, un gradiente per la codifica in frequenza e un segnale. Gli impulsi
relativi ai tre gradienti sono rappresentativi dell'intensità (ampiezza) e della durata degli stessi. Il
reale diagramma temporale per questa sequenza è un po' più complicato di quello proposto, che ne è
una semplificazione per scopi introduttivi.

46
Figura 52: sequenza di imaging

Il primo evento che ha luogo secondo questa sequenza di imaging è l'attivazione del gradiente per
la selezione della fetta. L'impulso RF per la selezione della fetta è applicato nello stesso istante.
L'impulso RF per la selezione della fetta è una "breve e intensa" cessione di energia con un impulso
che ha la forma della funzione sinc. Al termine dell'impulso RF, il gradiente per la selezione della
fetta viene spento e viene attivato il gradiente per la codifica di fase. Una volta che il gradiente per
la codifica di fase viene spento, viene acceso il gradiente per la codifica in frequenza e viene
registrato un segnale. Questo segnale ha la forma di un echo o di un FID. La sequenza di impulsi di
solito è ripetuta 128 o 256 volte per raccogliere tutti i dati necessari a produrre un'immagine. Il
tempo tra le ripetizioni della sequenza è chiamato il tempo di ripetizione, TR. Ogni volta che la
sequenza viene ripetuta l'intensità del gradiente di codifica della fase cambia. L'intensità viene
incrementata con un certo "passo" a partire dal valore minimo fino alla massima ampiezza del
gradienteIl gradiente di selezione della fetta è sempre applicato perpendicolarmente al piano della
fetta. Il gradiente di codifica di fase è applicato lungo uno dei lati del piano immagine mentre il
gradiente di codifica in frequenza è applicato lungo il rimanente lato del piano immagine. La tabella
seguente indica le possibili combinazioni dei gradienti di selezione della fetta, di codifica di fase e
di codifica in frequenza.

Gradiente
Piano immagine Selezione fetta Fase Frequenza
XY Z XoY YoX
XZ Y XoZ ZoX
YZ X YoZ ZoY
Tabella 3 : possibili combinazioni dei gradienti di selezione della fetta, di codifica di fase e di codifica in
frequenza.

Esamineremo ora la sequenza da una prospettiva macroscopica dei vettori di spin. Immaginate un
cubo di spin messo in un campo magnetico. Il cubo sia composto da molti elementi di volume,
47
ognuno col suo proprio vettore di magnetizzazione netta. Supponete di voler creare l'immagine di
una fetta nel piano XY. Il campo magnetico B o sia lungo l'asse Z.

Figura 53: magnetizzazione con campo applicato lungo l’asse z

Il gradiente di selezione della fetta è applicato lungo l'asse Z e gli impulsi RF fanno ruotare
solamente quei pacchetti di spin nel cubo che soddisfano la condizione di risonanza. Questi
pacchetti di spin sono localizzati, in questo esempio, in un piano XY. La localizzazione del piano
lungo l'asse Z rispetto all'isocentro è data da:

Z= ν / γ Gs

dove ν è la deviazione dalla frequenza ν o (i.e. ν - ν o ), G s l'intensità del gradiente di selezione della
fetta e γ il rapporto giromagnetico.

Figura 54: selezione della fetta

Gli spin localizzati sopra e sotto questo piano non sono interessati dagli impulsi RF; saranno perciò
trascurati per gli scopi di questa presentazione. Per semplicità, ci concentreremo su un sottoinsieme
di 3x3 vettori di magnetizzazione netta. L'immagine di questi spin in questo piano sarà del tipo.

48
Direzione Y

direzione X

Figura 55: processo di codifica della fetta selezionata

Una volta ruotati nel piano XY questi vettori ruoteranno alla frequenza di Larmor data dal campo
magnetico che ognuno stava subendo. Se il campo magnetico fosse uniforme, ognuna delle nove
frequenze di precessione sarebbe uguale. Nella sequenza per imaging, dopo il gradiente di selezione
della fetta è applicato un gradiente di codifica di fase. Assumendo che questo sia applicato lungo
l'asse X, gli spin a diverse posizioni lungo l'asse X cominciano a muoversi di moto di precessione a
frequenze di Larmor diverse. Quando il gradiente di codifica di fase viene spento, i vettori di
magnetizzazione netta ruotano con ugual frequenza ma possiedono fasi diverse. Infatti ricordiamo
che la fase è l’integrale della frequenza e quindi a parità di tempo di integrazione se varia la
frequenza linearmente il risultato sarà una variazione di fase lineare. La fase è determinata dalla
durata e dall'ampiezza degli impulsi del gradiente di codifica di fase. Terminato l'impulso del
gradiente di codifica di fase, viene attivato un impulso del gradiente di codifica in frequenza. In
questo esempio il gradiente di codifica in frequenza è nella direzione -Y. Il gradiente di codifica in
frequenza causa una precessione dei pacchetti di spin a velocità dipendenti dalla loro localizzazione
su Y. Ora, fate attenzione al fatto che ognuno dei nove vettori di magnetizzazione netta è
caratterizzato da un unico angolo della fase e un'unica frequenza di precessione. Se avessimo un
modo per determinare fase e frequenza del segnale generato da un vettore di magnetizzazione netta,
potremmo associarlo a uno dei nove elementi.

Una semplice trasformata di Fourier è in grado di far questo per ogni singolo vettore di
magnetizzazione netta localizzato in qualche punto nello spazio 3x3. Per esempio, se un singolo
vettore fosse localizzato nel punto (X,Y) = 2,2, i suoi FID conterrebbero una sinusoide di frequenza
2 e fase 2. Una trasformata di Fourier di questo segnale produrrebbe un picco a frequenza 2 e fase 2.
Purtroppo una trasformata di Fourier monodimensionale non è in grado di far questo in una matrice
3x3, quando più di un vettore è localizzato in una differente posizione lungo la direzione della
codifica di fase. Ci vorrebbe un incremento del gradiente di codifica di fase per ciascuna
localizzazione nella direzione del gradiente di codifica di fase (di fatto, abbiamo bisogno di
un'equazione per ciascuna incognita). Quindi, se ci sono tre localizzazioni lungo la direzione della

49
codifica di fase saranno necessarie tre differenti intensità del gradiente di codifica di fase e tre unici
FID. Se vogliamo risolvere 256 punti nella direzione della codifica di fase avremo bisogno di 256
differenti intensità di gradiente di codifica di fase e registreremo 256 differenti FID.

Ritornando ad un formalismo più matematico ricordando l’espressione ottenuta per la ricostruzione


con retroproiezione si ha:

Pφ (ω x ' ) = sφ (t ) = M 0 ∫ ∫ ρ ( x, y ) exp{− iγGφ x' t}dx' dy ' =


x' y'

= M 0 ∫ pφ (x') exp{− iγGφ x' t}dx' = M 0 ∫ pφ ( x') exp{− iω x ' x' t}dx'
x' x'

dove ω x ' = γ Gφ t e Gφ = Gx cos φ + G y sin φ

Per calcolare in maniera semplice l’antitrasformata di Fourier è necessario disporre di un insieme di


dati F(ωx, ωy) in coordinate cartesiane ωx, ωy. Un campionamento di questo tipo, dovendo essere
uniforme in coordinate cartesiane, risulta variabile nell’angolo φ. In risonanza Magnetica è possibile
ottenere questo tipo di campionamento variando Gφ con l’angolo φ.

Un esempio di come si ottiene il campionamento uniforme è dato nella figura considerando il


ω∆x’(φ1). In tal caso è possibile ottenere i punti per campionamento 1-D.

Figura 56: campionamento uniforme

In caso di dati campionati in maniera concentrica circolare, come ottenuto nella convenzionale
proiezione, è necessario un campionamento 2-D per ottenere il punto P. Il campionamento
concentrico può essere facilmente ottenuto variando l’intensità del gradiente Gϕ.

50
Figura 57: campionamento concentrico

La trasformata di Fourier bidimensionale


La trasformata di Fourier bidimensionale (2DFT) e' una FT fatta su una matrice di dati
bidimensionale. Considerate la matrice di dati bidimensionale riportata nella seguente figura.

Figura 58: matrice di dati bidimensionale

Questi dati hanno una dimensione t' e una t". La FT viene effettuata sui dati prima rispetto ad una
dimensione e poi rispetto all'altra. Il primo set di trasformate di Fourier e' effettuato rispetto alla
dimensione t' per produrre un insieme di dati ν',t".

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Figura 59: trasformate di Fourier direzione t’

Il secondo set di trasformate di Fourier e' fatto rispetto alla dimensione t" per produrre un insieme di
dati ν',ν".

Figura 60: trasformate di Fourier direzione t’’

Nell'MRI allo stato dell'arte e' richiesta la 2DFT. Durante una scansione l'apparecchiatura raccoglie
un insieme di dati nell'equivalente delle dimensioni t' e t", chiamato spazio-k. Questi dati grezzi
sono trasformati con la FT per produrre l'immagine di risonanza magnetica che e' l'equivalente
dell'insieme di dati ν',ν" sopra descritto. Poiche' il risultato di una FT e' una funzione complessa, per
la visualizzazione dell'immagine di risonanza magnetica viene normalmente effettuata
un'operazione di modulo. Il modulo e' uguale alla radice quadrata della somma dei quadrati della
componente reale e di quella immaginaria.

Sequenze di eccitazione
Una successione di impulsi a RF e di applicazione di gradienti costituisce le cosiddette sequenze di
impulsi o sequenze di eccitazione. Gli impulsi a RF hanno la funzione di perturbare l’equilibrio

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degli spin e di generare il segnale, mentre gli impulsi di gradiente influenzano la frequenza e la fase
del segnale ricevuto e sono necessari all’ottenimento dell’ immagine

Sequenza 90-FID

Nella sequenza 90 FID la magnetizzazione risultante è ruotata in basso nel piano x’ y’ con un
impulso a 90.

Figura 61: magnetizzazione ruotata nel piano x’y’

Il vettore di magnetizzazione comincia un moto di precessione intorno all’asse z e l’intensità del


vettore decade nel tempo. Ogni aspetto di una sequenza di impulsi, in funzione del tempo, può
essere descritto da un grafico ad assi multipli detto diagramma temporale. Il diagramma temporale
di una sequenza di impulsi 90-FID riporta in funzione del tempo l'energia RF ed il segnale

Figura 62: impulso RF e segnale FID

Quando questa sequenza viene ripetuta, se per esempio si intende migliorare l’SNR, l’ampiezza del
segnale dopo aver effettuato la trasformata di Fourier (S) dipenderà dal tempo T1 e dal tempo che
intercorre fra le ripetizioni, chiamato tempo di ripetizione Tr
S = k ρ ( 1 - e-TR/T1 )

Sequenza Spin-Echo

Questa sequenza di impulsi è comunemente utilizzata per produrre un segnale NMR cosiddetto di
echo. Ad un sistema di spin, viene prima applicato un impulso RF a 90o che ribalta la
magnetizzazione nel piano X'Y'; la magnetizzazione trasversale comincia a perdere fase. Dopo un
certo tempo dall'impulso a 90o viene applicato un impulso a 180o. Tale impulso ruota la
magnetizzazione di 180o rispetto all'asse X' e fa sì che la magnetizzazione, almeno parzialmente,

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ritorni in fase e produca un segnale chiamato echo. Il diagramma temporale mostra le relative
posizioni dei due impulsi di RF e del segnale.

Figura 63: diagramma temporale di una sequenza SPIN-ECHO

L'equazione del segnale per una sequenza spin echo ripetuta, espressa in funzione del tempo di
ripetizione (TR) e del tempo di echo (TE), definito come il tempo tra un impulso di 90o e la
massima ampiezza dell'echo, è:

S = k ρ ( 1 - e-TR/T1 ) e-TE/T2

(equazione valida a condizione che il TR >> TE).

Imaging con sequenze Spin-Echo

Abbiamo visto che un segnale di risonanza magnetica puo' essere prodotto con una sequenza spin-
echo. Un vantaggio nell'uso della sequenza spin-echo e' che essa introduce nel segnale la
dipendenza dal T 2 . Poiche' alcuni tessuti e patologie hanno valori simili di T 1 ma differenti valori di
T 2 e' vantaggioso avere una sequenza di imaging che produca immagini T 2 -dipendenti.

Nel diagramma temporale per una sequenza di imaging spin-echo sono riportati gli impulsi RF, i
gradienti di campo magnetico e il segnale.

Figura 64: diagramma temporale di una sequenza SPIN-ECHO

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Un impulso RF a 90o di selezione della fetta viene applicato insieme con un gradiente di selezione
della fetta. Passa un periodo di tempo uguale a TE/2 e viene applicato un impulso a 180o in
congiunzione con il gradiente di selezione della fetta. Un gradiente di codifica di fase viene
applicato tra gli impulsi a 90o e 180o.Come nelle precedenti sequenze di imaging, il gradiente di
codifica di fase e' variato tra G m e -G m in 128 o 256 passi. Il gradiente di codifica di fase potrebbe
essere applicato dopo l'impulso a 180o, pero' se vogliamo minimizzare il periodo TE, il gradiente va
applicato tra gli impulsi RF di 90o e 180o. Il gradiente di codifica in frequenza viene applicato dopo
l'impulso a 180o durante il tempo in cui viene raccolto l'echo. L'echo e' il segnale registrato; il FID,
che si genera dopo ogni impulso a 90o, non viene usato. Un ulteriore gradiente viene applicato tra
gli impulsi a 90o e 180o. Questo gradiente agisce lungo la stessa direzione del gradiente di codifica
in frequenza e sfasa gli spin in modo che tornino in fase al centro dell'echo. In effetti questo
gradiente fa si' che il segnale si trovi all'estremita' dello spazio-k quando inizia l'acquisizione
dell'echo.
L'intera sequenza viene ripetuta ogni TR secondi fino al completamento di tutti i passi della codifica
di fase.

Sequenza Inversion Recovery

Anche una sequenza di impulsi inversion-recovery può essere usata per registrare uno spettro NMR.
In questa sequenza, viene prima applicato un impulso a 180o; questo fa ruotare la magnetizzazione
lungo l'asse -Z.

Figura 65: senso di rotazione della magnetizzazione in una sequenza Inversion Recovery

La magnetizzazione è sottoposta ad un rilassamento spin-reticolo e tende a ritornare alla sua


posizione di equilibrio lungo l'asse +Z. Prima del raggiungimento dell'equilibrio, dopo un tempo TI
dall'impulso a 180o, viene applicato un impulso a 90o che ruota la magnetizzazione longitudinale nel
piano XY. La magnetizzazione risultante, ora nel piano XY, inizia a ruotare attorno all'asse Z e a
perdere fase generando un segnale tipo FID. Ancora una volta il diagramma temporale mostra le
relative posizioni dei due impulsi di radiofrequenza e del segnale.

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Figura 66: diagramma temporale di una sequenza Inversion Recovery (segnale RF e relativo FID)

Il tempo TI, definito come il tempo che intercorre tra l'impulso a 180o e quello a 90o, è detto tempo
di inversione. Il segnale in funzione del TI quando la sequenza non è ripetuta è:

S = k ρ ( 1 - 2e-TI/T1 )

Notate che il segnale va a zero quando TI = T 1 ln2.

Quando per mediare il segnale o produrre immagini la sequenza è ripetuta ogni TR secondi,
l'equazione del segnale diventa
S = k ρ ( 1 - 2e-TI/T1 + e-TR/T1)

Imaging con sequenze Inversion Recovery

Abbiamo visto che un segnale di risonanza magnetica puo' essere prodotto con una sequenza
inversion recovery. Un vantaggio nell'uso di una sequenza inversion recovery e' che consente
l'annullamento del segnale proveniente da un tessuto in base al suo T 1 . Ricordate che l'intensita' del
segnale e' zero quando TI = T 1 ln2. Verra' presentata una sequenza inversion recovery che usa una
sequenza spin-echo per rivelare la magnetizzazione. Gli impulsi RF sono 180-90-180. Una
sequenza inversion recovery che utilizzi un 90-FID per la rivelazione del segnale e' del tutto simile,
con l'eccezione che un 90-FID prende il posto della componente spin echo della sequenza.
Il diagramma temporale per una sequenza di imaging inversion recovery presenta gli impulsi RF, i
gradienti di campo magnetico e il segnale.

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Figura 67: : diagramma temporale di una sequenza Inversion Recovery

Viene applicato un impulso RF a 180o selettivo di uno strato insieme con un gradiente di selezione
dello strato. Trascorso un periodo di tempo uguale a TI, viene applicata una sequenza spin-echo. Il
resto della sequenza e' equivalente ad una sequenza spin-echo. Questa componente spin-echo
registra la magnetizzazione presente al tempo TI dopo il primo impulso a 180o (come gia' detto
potrebbe essere utilizzata una sequenza con 90-FID al posto della spin-echo). Tutti gli impulsi RF
nella sequenza spin-echo sono selettivi di strato. Gli impulsi RF vengono applicati insieme ai
gradienti di selezione degli strati. Tra gli impulsi di 90o e 180o viene applicato un gradiente di
codifica di fase. Il gradiente di codifica di fase viene variato tra G m e -G m in 128 o 256 passi.
Il gradiente di codifica di fase non potrebbe essere applicato dopo il primo impulso a 180o perche' in
quell'istante non avremmo magnetizzazione trasversale per codificare la fase. Il gradiente di
codifica in frequenza viene applicato dopo il secondo impulso a 180o durante il periodo in cui viene
raccolto l'echo.
L'echo e' il segnale registrato. Il FID dopo l'impulso a 90o non viene utilizzato. Il gradiente di
defasamento e' applicato tra gli impulsi a 90o e 180o per posizionare l'inizio dell'acquisizione del
segnale all'estremita' dello spazio-k. L'intera sequenza viene ripetuta ogni TR secondi.

Imaging con sequenze Gradient Echo

Le sequenze di imaging menzionate finora hanno un grande svantaggio. Per ottenere il massimo
segnale richiedono tutte che la magnetizzazione riacquisti la sua posizione di equilibrio lungo l'asse
Z prima che venga ripetuta la sequenza. Quando il T1 e' lungo, questo puo' prolungare
significativamente la sequenza di imaging. Se la magnetizzazione non riacquista completamente
l'equilibrio, il segnale e' minore di quello che si avrebbe nel caso del completo recupero.Se la
magnetizzazione viene ruotata di un angolo ϑ minore di 90° la sua componente Mz riacquistera'
l'equilibrio molto piu' rapidamente, ma ci sara' un minor segnale dal momento che il segnale e'
proporzionale al Senϑ. Cosi' perdiamo segnale a vantaggio del tempo di imaging. In alcuni casi, per
recuperare segnale possono essere raccolte e mediate insieme piu' immagini.
La sequenza di imaging gradient echo e' l'applicazione di questi principi. Questo e' il suo
diagramma temporale.

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Figura 68: : diagramma temporale di una sequenza Gradient Echo

Nella sequenza di imaging gradient echo viene applicato all'oggetto da esaminare un impulso RF di
selezione dello strato. Questo impulso RF produce tipicamente un angolo di rotazione tra 10° e 90°.
Insieme all'impulso RF viene applicato un gradiente di selezione dello strato.
Poi viene applicato un gradiente di codifica di fase. Il gradiente di codifica di fase viene variato tra
G m e -G m in 128 o 256 passi come e' stato fatto per tutte le altre sequenze.
Un gradiente di defasamento e di codifica in frequenza viene applicato contemporaneamente al
gradiente di codifica di fase per far si' che gli spin siano in fase al centro del periodo di
acquisizione. Questo gradiente e' di segno negativo rispetto al gradiente di codifica in frequenza
acceso durante l'acquisizione del segnale. Quest'ultimo, quando attivato, produce un echo perche'
consente il recupero della perdita di fase avvenuta a causa del gradiente di defasamento.
Il tempo di echo (TE) e' definito come il tempo che intercorre tra l'inizio dell'impulso RF ed il
valore massimo nel segnale. La sequenza viene ripetuta ogni TR secondi. Il periodo TR e'
dell'ordine delle decine di millisecondi.
Puo' essere utile a questo punto sottolineare le differenze tra una sequenza gradient echo e una
sequenza spin echo. In una sequenza gradient echo il rifasamento degli spin viene ottenuto usando
un gradiente di campo magnetico invece che un impulso RF a 180°. L'uso di un gradiente di
rifasamento rende l'imaging gradient echo intrinsecamente piu' sensibile alle disomogeneita' di
campo magnetico. D'altro canto, l'uso di un angolo di rotazione minore di 90° e di un gradiente di
rifasamento conferiscono a questa sequenza un vantaggio in termini di tempo.

Immagini pesate T1 e T2
Affinche' una patologia o un qualsiasi tessuto di interesse in un'immagine di risonanza magnetica
risulti visibile e' necessario che ci sia contrasto, ovvero, una differenza nell'intensita' di segnale tra
la struttura di interesse ed i tessuti adiacenti. L'intensita' del segnale, S, e' determinata
dall'equazione del segnale per la specifica sequenza utilizzata. Alcune delle variabili intrinseche
sono:
Il tempo di rilassamento spin-reticolo, T 1
Il tempo di rilassamento spin-spin, T 2
La densita' degli spin, ρ
Il T 2 *
Tabella 4: variabili intrinseche che influenzano il segnale S ricevuto
La densita' di spin e' la concentrazione degli spin che generano il segnale. Le variabili strumentali
sono:

Il tempo di ripetizione, TR
Il tempo di echo, TE
Il tempo di inversione, TI
L'angolo di rotazione, ϑ
Il T 2 *
Tabella 5: : variabili strumentali che influenzano il segnale S ricevuto

T 2 * compare in entrambe le liste perche' contiene una componente dipendente dall'omogeneita' di


campo magnetico ed una dipendente dai moti molecolari. Le equazioni del segnale per le sequenze
di impulsi presentate finora sono:

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Spin-Echo
S = k ρ (1-exp(-TR/T 1 )) exp(-TE/T 2 )
Inversion-Recovery (180-90)
S = k ρ (1-2exp(-TI/T 1 )+exp(-TR/T 1 ))
Inversion-Recovery (180-90-180)
S = k ρ (1-2exp(-TI/T 1 )+exp(-TR/T 1 )) exp(-TE/T 2 )
Gradient-Echo
S = k ρ (1-exp(-TR/T 1 )) Sinϑ exp(-TE/T 2 *) / (1-Cosϑ exp(-TR/T 1 ))

In ognuna di queste equazioni, S rappresenta l'ampiezza del segnale nello spettro del dominio della
frequenza. La quantita' k e' una costante di proporzionalita' che dipende dalla sensibilita' del circuito
di rivelazione del segnale. I valori di T 1 , T 2 e ρ sono specifici per un tessuto o una patologia. La
seguente tabella elenca il range dei valori di T 1 , T 2 e ρ a 1.5 T per tessuti riconoscibili in
un'immagine di risonanza magnetica della testa umana.

Tessuto T 1 (s) T 2 (ms) ρ*


CSF 0.8 - 20 110 - 2000 70-230
Sostanza bianca 0.76 - 1.08 61-100 70-90
Sostanza grigia 1.09 - 2.15 61 - 109 85 - 125
Meningi 0.5 - 2.2 50 - 165 5 - 44
Muscolo 0.95 - 1.82 20 - 67 45 - 90
Grasso 0.2 - 0.75 53 - 94 50 - 100
*ρ=111 per una soluzione acquosa 12mM di NiCl 2
Tabella 6: valori caratteristici dei tempi T 1 e T 2 e ρ per differenti tessuti

Il contrasto, C, tra due tessuti A e B sara' uguale alla differenza tra il segnale del tessuto A, S A , e
quello del tessuto B, S B .

C = SA - SB

S A e S B sono determinati dalle equazioni del segnale date sopra. Per ogni coppia di tessuti ci sara'
un insieme di parametri che producono un contrasto massimo. Ad esempio, in una sequenza spin-
echo il contrasto tra due tessuti in funzione del TR e' rappresentato graficamente nella curva di
seguito riportata.

Figura 69: contrasto fra i tessuti in funzione di T R

La curva del contrasto per i tessuti A e B in funzione del TE e' qui' rappresentata.

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Figura 70: contrasto fra i tessuti in funzione di T E

La comunita' di risonanza magnetica ha adottato una nomenclatura per esprimere il meccanismo di


contrasto predominante in un'immagine. Le immagini il cui contrasto e' causato prevalentemente
dalle differenze dei T 1 dei tessuti, sono chiamate immagini T 1 -pesate. Similmente per il T 2 e per ρ,
le immagini sono chiamate T 2 -pesate e ρ-pesate (pesate in densita' protonica). La seguente tabella
contiene l'insieme delle condizioni necessarie per ottenere immagini pesate.

Pesatura TR TE
T1 < = T1 < < T2
T2 > > T1 > = T2
ρ > > T1 < < T2
Tabella 7: l'insieme delle condizioni necessarie per ottenere immagini pesate

E' impressionante vedere come la scelta dei parametri strumentali TR, TE, TI e ρ ha effetto sul
contrasto tra i vari tessuti del cervello. Le immagini spin-echo sono reali immagini di risonanza
magnetica del cervello umano. Le rimanenti, sono immagini calcolate facendo uso delle equazioni
del segnale sopramenzionate e di un insieme di immagini misurate di T1, T2 e ρ del cervello
umano. I due cerchi che si vedono in basso a destra ed a sinistra di ciascuna immagine calcolata
sono gli standard di densita' di spin, o fantocci, posizionati accanto alla testa.

TE=20 ms TE=40 ms

60
TE=60 ms TE=80 ms

Figura 71 (a) :Immagini Spin-Echo ottenute con un TR di 250 ms per differenti valori di TE (20,40,60,80 ms)
TR =250 ms

TE=20 ms TE=40 ms

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TE=60 ms TE=80 ms

Figura 71( b)Immagini Spin-Echo ottenute con un TR di 2000 ms per differenti valori di TE (20,40,60,80 ms)

K spazio
In MRI la decodifica del segnale e la conseguente realizzazione e visualizzazione passano
attraverso il formalismo del K spazio. Il segnale registrato S è funzione del tempo e della codifica in
fase e in frequenza utilizzate
S=f(t,G x ,G y ,T PE )

dove T PE è il tempo di applicazione del gradiente di codifica G y


Introducendo le seguenti grandezze
k x =γG x t

k y =γG y T PE

mediante un cambiamento di coordinate otteniamo:

S=f(k x , k y )
Il formalismo del k spazio prevede appunto la rappresentazione dei dati registrati nello spazio delle
coppie (k x ,k y ). Nella pratica si misura il segnale indotto lungo le due direzioni ortogonali x e y,
mediante due ricevitori posti lungo questi due assi. Si introduce allora la seguente notazione
complessa

S o =S x +jS y

Dove S x ed S y sono i due segnali registrati lungo le direzioni ortogonali x e y.


Il K spazio relativo all’acquisizione di un’immagine è rappresentato da una matrice bidimensionale
di numeri complessi nella quale il numero di righe è pari al numero di codifiche di fase mentre ogni
riga contiene i campionamenti di S o (t) per la rispettiva codifica di fase.
Ricordiamo infatti che il segnale non viene acquisito in modo continuo ma è campionato ad
intervalli di tempo ΔTs, dove 1/ ΔTs è la banda dei ricevitori usati. Il K spazio è quindi uno spazio
discreto in quanto non rappresenta l’immagine ma un insieme di dati che devono essere elaborati
per ottenere sommando tutti i contributi delle magnetizzazioni.

So≈∫∫ρ(x,y)exp(-j(k x x+k y y))dxdy

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dove ρ rappresenta la densità di magnetizzazione. Il k spazio consiste nella rappresentazione
dell’immagine nel dominio delle frequenze spaziali.

Full Image Intensity-Heavy Image Detail-Heavy Image

Full k- Lower k- Higher k-


Figura 72: effetto del filtraggio del K spazio sull’immagine originale

Le alte frequenze determinano la risoluzione spaziale, mentre le basse frequenze fanno riferimento
all’intensità media dell’immagine. Ogni elemento del k spazio si riferisce all’immagine nel suo
insieme e non ad un singolo punto.
1 2 4

ky ky ky

kx kx kx

Figura 73: effetto del filtraggio del K spazio sull’immagine originale

Dalla relazione precedentemente discussa



ρ(x, y; z = z0 ) = c ∫ ∫ s (ω x , ω y )exp{i[xω x + yω y ]}dω x dω y

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deduciamo che l’immagine è ottenuta dall’antitrasformata di Fourier del K spazio

ρ(x,y)=F-1(S o )

l’antitrasformata di Fourier dello spazio K è l’immagine di risonanza magnetica.


k-space Image space
ky y
I FT

kx x
FT

Acquired Data Final Image

Figura 74: relazione fra K spazio e immagini

Physical Space
K-Space

+Gy .. . . . . .. .
.. . . . . .. .
.. . . . . .. .
.. . . . . .. .
0 .. . . . . .. .
.. . . . . .. .
.. . . . . .. .
.. . . . . .. .
-Gy
.. . . . . .. .
-Gx 0 +Gx

Figura 75: relazione fra K spazio e immagini

Le sequenze utilizzate in MRI si differenziano per il modo in cui viene eseguita la codifica del
segnale e la registrazione del K spazio. In genere quest’ultimo viene completato per righe
successive, nel senso che vengono acquisiti tutti i dati campionati per ogni rispettiva codifica di
fase. La differenza temporale fra i due punti consecutivi del k spazio lungo l’asse di codifica in
frequenza (asse x) corrisponde al periodo di campionamento del segnale relativamente alla stessa
codifica di fase (ordine decimi di millesecondi); la differenza tra due punti consecutivi del k spazio
lungo l’asse di codifica in fase (assey) viene detta TR (Repetition Time) e dipende dalla particolare
sequenza, variando tra il decimo di secondo e qualche secondo.

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Ricordiamo che
k x =γG x t

k y =γG y T PE

e deduciamo che le spaziature

Δkx=γG x Δt

Δky= γΔG y T PE

Dove Δt coincide con il periodo di campionamento del segnale, ty è il tempo di applicazione del
gradiente di codifica, ΔGy è l’incremento di intensità di gradiente per ogni codifica

Le equazioni che governano le traiettorie nel K spazio sono quindi le seguenti:

Kx = γ/2π ∫Gx(t) dt

Ky = γ/2π ∫Gy(t) dt

Gy (ampiezza)
area

0 T t
Figura 76: variabilità dell’impulso di pilotaggio del gradiente

FOV e risoluzione
Il FOV (Field of View) rappresenta il campo di vista dell’immagine e definisce le dimensioni della
sezione geometrica dello spazio che verrà rappresentato sotto forma di immagine. I pedici x e y del
FOV fanno riferimento alle direzioni dei due assi x e y. In genere Δt e ty sono fissati, mentre il FOV
viene regolato agendo su i v alo ri Gx e ΔGy. La risoluzione spaziale dell’immagine, una volta
definito il FOV, dipende dal numero dei campionamenti temporali nx per ogni codifica in
frequenza e dal numero ny di codifiche di fase:

Δx=FOVx/nx=1/kx max -kx min


Δy= FOVy/ny=1/kymax -ky min

La risoluzione spaziale è dunque definita dopo aver scelto il FOV e la matrice di acquisizione (cioè
nx e ny). A questo punto, fissando lo spessore Δz della sezione scelta dell’immagine risultano
definite le dimensioni del voxel, vale a dire l’elemento minimo di volume della slice selezionata che
contribuisce alla formazione del segnale.

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Figura 77: relazione fra K spazio e FOV

Ricordiamo che quando due “oggetti” in un’immagine sono distinguibili, si dicono essere “risolti”.
L’abilità di risolvere due “oggetti” in un’immagine (risoluzione) MRI è funzione di molte variabili:
T 2 , rapporto SNR, fc,dimensione della fetta, dimensione della matrice di un’immagine.

Aliasing

In una macchina di risonanza magnetica, il computer non vede un segnale di FID continuo, ma
piuttosto un FID discreto che rappresenta il segnale campionato ad un intervallo di tempo costante
(opportunamente scelto sulla base del contenuto in frequenza del segnale). I valori di questi
campioni, che costituiscono il FID, avranno valori discreti di ampiezza e tempo. Di conseguenza,
per effettuare la FT, il computer interpreta il segnale misurato come una serie di funzioni delta che
variano in intensita'.

figura 78: Original continuous FID

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Figura 79: Sampled FID seen by FT algorithm in computer.

Come si calcola la FT di un segnale rappresentato da una serie di funzioni delta? Per rispondere alla
domanda, chiariamo le relazioni che intercorrono tra i dati campionati nel dominio del tempo ed il
corrispondente spettro nel dominio delle frequenze. Uno spettro di n punti nel dominio del tempo e'
campionato ad intervalli di tempo δt e impiega un tempo t per essere registrato.

Figura 80: campionamento del FID

Il corrispondente spettro nel dominio delle frequenze, prodotto della FT discreta, avra' anch'esso n
punti, un'ampiezza f e risoluzione δf. Le relazioni che intercorrono tra queste quantita' sono le
seguenti:
f = (1/δt)

δf = (1/t)

Se la frequenza di campionamento non e' opportunamente scelta, nell'immagine di risonanza


magnetica possono comparire degli artefatti. L'artefatto da ribaltamento si verifica quando, in
un'immagine di risonanza magnetica, una parte dell'oggetto in esame appare nel lato opposto a
quello in cui dovrebbe apparire.

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Il teorema di convoluzione puo' spiegare la presenza dell'artefatto come il risultato di un
campionamento ad una frequenza troppo bassa. Osservate innanzitutto come appare la FT di un FID
correttamente campionato.

Figura 81: FT di un FID correttamente campionato.

Con la rivelazione in quadratura, l'ampiezza dell'immagine e' uguale all'inverso della frequenza di
campionamento (ampiezza del riquadro verde). Quando la frequenza di campionamento e' minore
dell'ampiezza dello spettro (anche detta ampiezza di banda), succede che segnali di frequenza
maggiore della frequenza di campionamento vengono erroneamente interpretati come basse
frequenze, dando origine all'artefatto da ribaltamento.

Figura 82: FT di un FID erroneamente campionato.

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Un sottocampionamento risulta quindi in aliasing.

ky ky

kx kx

Figura 83: aliasing dovuto a sottocampionamento

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