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espress

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paranoia
dal disturbo di personalità
alLA PSICOSI delirante

Ugo Fornari

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indice

Presentazione di Franco Freilone 7

PREMESSA 11

capitolo primo. LA RICOSTRUZIONE STORICA 13


La scuola francese 13
La scuola tedesca 17
L’avvento di Kraepelin 34
La scuola italiana 36
Altri contributi 60
L’evoluzione attuale 62

capitolo secondo. ALCUNI CASI STORICI 69


1° caso: Resoconto su due omicidi
commessi da un uomo affetto
da monomania con allucinazioni 69
2° caso: Monomania erotica 78
3° caso: Monomania istintiva 91
Carlo Guiteau, il presenticida 101
Davide Lazzaretti, il profeta del monte Amiata 102

capitolo terzo. LA CASISTICA PERSONALE 104


Sindromi paranoidi senza
destrutturazione della personalità
(disturbi deliranti acuti, psicosi deliranti) 105
Caso 1 105
Caso 2 110
Caso 3 116
Caso 4 121
Caso 5 126
Caso 6 129
Caso 7 135
Caso 8 142

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Sindromi paranoidi con
destrutturazione della personalità
(schizofrenie paranoidi, psicosi cicloidi sviluppi deliranti) 150
Caso 9 150
Caso 10 156
Caso 11 163
Caso 12 171
Caso 13 180
Caso 14 188
Caso 15 195
Caso 16 204

capitolo quarto. EPICRISI DELLA CASISTICA PERSONALE 213

capitolo quinto. FENOMENOLOGIA DEL GRUPPO IN ESAME 215

capitolo sesto. LE DIMENSIONI CRIMINOGENETICHE


E CRIMINODINAMICHE 220
Caso 1 220
Caso 2 221
Caso 3 221
Caso 4 222
Caso 5 222
Caso 6 223
Caso 7 223
Caso 8 224
Caso 9 224
Caso 10 225
Caso 11 225
Caso 12 226
Caso 13 226
Caso 14 227
Caso 15 228
Caso 16 228

capitolo settimo. LE IMPLICAZIONI PSICHIATRICO-FORENSI 230

capitolo ottavo. CONSIDERAZIONI CRITICHE CONCLUSIVE 235

bibliografia essenziale 252

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PRESENTAZIONE
Il tema della paranoia e della declinazione del continuum
paranoideo-paranoicale nei contesti forensi è argomen-
to di straordinario fascino attrattivo. Allo stesso tempo
trasporta in una dimensione clinica notevolmente com-
plessa, non solo come distinzione diagnostica (la diagno-
si che si lega necessariamente alla comprensione, se non
alla spiegazione, dei fenomeni), ma soprattutto come po-
tenziale riferimento all’analisi criminogenetica e crimino-
dinamica, senza la quale abbiamo una psichiatria forense
e una psicopatologia clinica appiattite, meramente «cro-
nologiche» e non vitalmente ricostruttive della qualità del
nesso eziologico fra l’atto-reato e la dimensione paranoi-
deo-paranoicale.
Fornari, il cui pensiero fa da scuola nella psichiatria foren-
se (chi non conosce o non cita il suo trattato e le sue ope-
re, quando ci si occupa in ambito di studio di questi argo-
menti o ci si confronta come periti e consulenti nelle aule
giudiziarie), conduce il lettore a riflettere sul «significato di
infermità dell’atto», in modo responsabile e approfondi-
to, soffermandosi sulle poliedriche sfaccettature del pen-
siero (e dell’esistenza vissuta) di coloro che sono al centro
di quella trasformazione di senso, ad alta infusione di ag-
gressività, di natura paranoideo-paranoicale.
Mi pare che uno – fra i tanti – punti di attenzione clinica
indicati da Fornari sia proprio nei passaggi, nelle sottili di-
stinzioni e negli sviluppi che vi possono essere, nel corso
del tempo, fra il disturbo di personalità paranoide (talvolta
in contiguità con altre entità, quali il disturbo narcisistico e
altri disturbi di personalità), il disturbo delirante e quindi la
schizofrenia paranoide.
La rappresentazione dei quadri clinici, delegata in modo 1.
rigido al modello categoriale (del DSM-IV-TR1 e, domani, Che il clinico forense deve, io
credo, avere ben presente e
del DSM-V), rischia forse di perdere di vista le aree grigie di utilizzare in modo adeguato
transizione fra un quadro e l’altro e il peculiare «funziona- nel contesto giudiziario,
tenendo in fondo in giusta
mento dell’Io» in quella specifica situazione, che per il cli- considerazione quelle che
nico forense non è un «momento» fra i tanti dell’esistenza sono le «precauzioni» iniziali
indicate dal manuale stesso
mentale, relazionale e comportamentale di una persona sull’uso in ambito legale.

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sofferente, ma è il «momento di un fatto», dove la soffe-
renza personale ricade sull’altro, ne viola l’esistenza e di-
venta reato (talvolta grave e comunque contaminato dalle
ricadute purulente dell’aggressività persecutoria e para-
noide-paranoicale).
Il pensiero di Fornari sulla paranoia permette a tutti noi,
con la consueta generosità didattica e applicativa «con-
creta», presente in tutti i suoi scritti, di costruire un im-
pianto teorico ed esplicativo, a cui proverò ad accenna-
re, del tutto approssimativamente, attraverso quattro punti
fondamentali.
Il primo rappresentato dalla ricca «ricostruzione storica»,
dove il clinico sia evoluto sia in formazione avrà modo di
ripercorrere un «sentiero» di linguaggi, denso di sfumature
di significato e articolato nelle sue tappe storiche (fin dal-
la metà dell’Ottocento) e «transculturali» (italiana, tedesca
e francese), dipanando un intreccio fondante di riferimenti
alla psichiatria classica, che costituisce il complesso milieu
su cui si è radicato il concetto di paranoia e quindi di distur-
bo delirante.
Un secondo punto, rigoroso, fa venire in mente la ricerca
costante del principio organizzatore della psicopatologia
classica, dove le distinzioni diagnostiche ed evolutive chia-
riscono la proteiforme «complessità» della «paranoia».
Particolarmente interessante, nella sua potenziale ricaduta
giuridica, è la visione d’insieme fra disturbi deliranti acuti e
cronici e, in particolare, fra gravi forme senza destruttura-
zione della personalità e forme con destrutturazione della
personalità, indicando quindi un punto di riferimento valu-
tativo non scontato.
L’osservazione dubitativa di Fornari sullo «scompenso
transitorio» e sulla psicopatologia come «fulmine a ciel
sereno» che compare e rapidamente si esaurisce, senza
postumo alcuno, mi pare altrettanto significativa.
Un terzo punto è dato dall’illustrare un numero così am-
pio di casi clinici (storici e soprattutto legati alla profonda
esperienza forense di Fornari) da lasciare l’impressione che
questa parte del libro rappresenti l’integrazione per imma-
gini psichiatrico-forensi, o meglio, attraverso storie e vis-
suti per immagini, ed essere uno straordinario valore ag-
giunto al libro.

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Ultimo, ma non dimenticato, è il richiamo alla dimensione
criminogenetica e criminodinamica, alla diversificazione
del passaggio all’atto all’interno di deliroidi fugaci (il quid
novi o il quid pluris e la connessione con i fattori di stress)
dal reato invece assorbito nelle metamorfosi di significa-
to persecutorio della paranoia (del disturbo delirante tout
court) e della schizofrenia paranoide. Per concludere, il la-
voro di Fornari è un richiamo innanzitutto alla psicopato-
logia clinica e alla necessità di una psicopatologia forense
consapevole, fondatamente scientifica e doverosamente
umana, attenta sia all’esperienza vissuta di quello specifico
soggetto (autore di reato) sia alla peculiarità fenomenolo-
gia dell’atto criminoso in sé, quando si sia chiamati a por-
tare il proprio conoscere nelle aule giudiziarie.

Franco Freilone
Professore associato di Psicologia clinica presso la facoltà
di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino

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Premessa
Non c’è, cioè, una paranoia intesa come «malattia»;
ci sono solo «paranoici», intesi come soggetti portatori
di un delirare che possa essere colto, e interpretato
nella sua genesi, sulla base del carattere, dei modi
personali di fare-esperienza e dell’ambiente.
(Borgna 1999)

In un mondo in cui la sospettosità, il dubbio, il pregiudizio,


la tutela a oltranza dei propri diritti indipendentemente e
a spese di quelli altrui, la convinzione di essere sempre e
comunque dalla parte della ragione la fanno da padroni,
prende nuovo vigore e interesse la diagnosi differenziale
tra ciò che è frutto di patologia e la semplice espressione
di gravi distorsioni nelle relazioni umane.
Queste fanno ormai parte del nostro tempo e una loro
lettura deve essere fatta tenendo conto non solo di fatto-
ri «interni» o «endogeni» bensì anche, e talvolta in preva-
lenza, di fattori «esterni» e «contestuali», ambientali e sto-
rici. Voglio dire, in altre parole, che affermare l’esistenza
di complotti di vario contenuto e orientamento a nostro
danno non è la stessa cosa di vivere l’irriducibile convin-
zione di un’oscura, incombente minaccia di un danno che
attenta alla nostra vita. Il «qualcuno ce l’ha con me» assu-
me significati ben diversi se quel qualcuno è individuato in
una precisa persona o se è riferito a un personaggio senza
volto e identità; se è circoscritto e limitato o tende a dif-
fondersi a «macchia d’olio»; se si accompagna o meno a
un vissuto di scacco e di oggettivazione angoscianti; se ri-
entra in un certo funzionamento mentale o in un altro; se
si manifesta in agìti solo verbali o in atti di violenza auto
e/o eterodistruttivi; se è contenuto in una dimensione an-
cora interlocutoria e dialettica o è chiuso e impermeabile
a ogni tentativo di analisi e di critica.
Nella storia della psichiatria di tutto si è letto a questo pro-
posito, ma la difficoltà di distinguere tra il piano di quanto
appartiene ancora a uno stile di vita e a uno «stile cogni-

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tivo» eccentrico, disturbato e abnorme, e quello che indi-
vidua già uno slittamento nell’oscuro mondo della psicosi,
rimane a tutt’oggi argomento arduo e di non sempre age-
vole soluzione diagnostica e valutativa.
Anni di esperienza peritale e clinica mi hanno indotto a ri-
esaminare la letteratura in argomento e a esporre alcuni
casi clinici, che spero possano aiutare a portare un po’ di
luce per comprendere come una separazione tra quella
che è ancora una «variante abnorme dell’essere psichico»,
uno stile di vita, una modalità, pur particolare, di conferire
senso e significato a determinati accadimenti esistenzia-
li, e quella che è già una costruzione delirante risulti fon-
damentale nella clinica e nella valutazione forense sull’im-
putabilità. Ciò perché quella del cosiddetto «disturbo
paranoide» sembra essere una costruzione del tutto arti-
ficiosa e ai limiti della «normalità» mentale: pertanto con-
fusiva e spesso fuorviante, se è vero che «il pensiero para-
noide non è di per se stesso patologico» (Gabbard 1994:
393 sgg.) e se il termine «disturbo», che risponde di per
se stesso a un criterio per lo più statistico e non già clini-
co2, significa già «patologia» psichiatrica. Altra cosa è cer-
to il delirio che connota un funzionamento non più di una
personalità, bensì di uno psicotico ed è individuato da ben
precise caratteristiche psicopatologiche e comportamen-
tali. Su questo terreno oltremodo insidioso, ora prove-
rò a cimentarmi, prendendo le mosse da una review sto-
rica che di per se stessa documenta la difficoltà del tema
in esame. La paranoia è «una varietà degna di Babele» (La-
can 1980) o è possibile delimitarne chiaramente definizio-
ne e contenuto, conferendole quel significato di disturbo
psicotico che, in fondo e nelle diverse epoche storiche, sia
pur sotto mentite spoglie, imprecisioni terminologiche e
confusioni diagnostiche ha sempre avuto?

2.
Si ricordano anche numerosi
lavori pubblicati da me e/o
dai miei collaboratori su
«Rivista italiana di medicina
legale», «Rassegna italiana
di criminologia» e «Rivista
sperimentale di freniatria».

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