Materiali Viscoelastici
Materiali Viscoelastici
Materiali viscoelastici
La reologia consiste nello studio del comportamento dei materiali durante i processi
deformativi sotto carico. Il comportamento reologico si descrive ricorrendo alla definizione
di proprietà fondamentali: elasticità, viscosità, plasticità.
La risposta del materiale può distinguersi come:
- elastica
- viscosa
- plastica
- elasto-plastica
- visco-elastica
I materiali oggetto del nostro studio sono i materiali viscoelastici. I materiali viscoelastici
sono quelli per i quali la relazione fra sforzo e deformazione dipende dal tempo. Tipici
fenomeni che si riscontrano nei materiali viscoelastici sono:
- creep
- rilassamento
- rigidezza K funzione della velocità di applicazione del carico
- isteresi
- attenuazione rumore
In particolare:
il creep è quel fenomeno che si manifesta con un incremento della deformazione sotto
una tensione costante; tale fenomeno è riscontrabile, ad esempio, nei materiali metallici
quando la temperatura di esercizio è al di sopra della temperatura di scorrimento ( ),
coincidente indicativamente con la temperatura di ricristallizzazione e approssimabile, in
media, alla metà della temperatura di fusione misurata in gradi K;
il rilassamento, invece si presenta con una diminuzione dello stato tensionale in
presenza di deformazione costante. Esempio di rilassamento si riscontra nei polimeri e
si spiega con una riorganizzazione delle catene polimeriche atta a far raggiungere una
-7-
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Molti materiali ingegneristici sono descritti, per piccole deformazioni, dalla legge di
Hooke, cioè da una legge lineare elastica: la tensione è proporzionale alla deformazione
. La legge di Hooke in un modello monodimensionale si presenta come:
1.1.1
con modulo di Young. Tale legge per i materiali elastici può anche essere scritta in
termini di cedevolezza :
1.1.2
1.1.3
Contrariamente ai materiali elastici, un materiale viscoso segue una legge del tipo:
-8-
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.1.4
Lo scorrimento viscoso, detto creep, è una lenta e progressiva deformazione del materiale
sottoposto a uno stato tensionale costante.
Considerando uno stato di tensione monoassiale e supponendo la storia di carico
dipendente dal tempo secondo una funzione a gradino H (Appendice Elementi di
analisi), si può scrivere:
H 1.2.1
H è definita come:
0
H =
1
1.2.2
dove tale rapporto è chiamato creep compliance (cedevolezza di scorrimento viscoso). Nei
materiali linearmente viscoelastici il creep compliance è indipendente dal livello
tensionale applicato.
I materiali elastici costituiscono un particolare caso per cui
-9-
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
La funzione segue il concetto fisico di casualità, secondo cui l’effetto non precede la
causa; è allora possibile generalizzare considerando
H * 1.2.3
- 10 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
H * = 1 1.2.4
Plottando la deformazione nel tempo, si possono individuare tre regioni di creep come
mostrato in Fig. (1.2). È possibile individuare tre zone. La prima zona è chiamata di creep
- 11 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
primario o transient stage, nella quale la curva mostra una concavità verso il basso; qui la
velocità di deformazione tende a diminuire nel tempo. La zona di creep secondario o
steady-state stage ha un andamento rettilineo e quindi presenta una velocità di
deformazione costante. In ultimo si ha il creep terziario, in cui la velocità di deformazione
aumenta rapidamente, questo segna la zona che porta a rottura il pezzo.
Fig. 1.2 Regioni di creep. Curva di deformazione per differenti livelli di carico.
H 1.2.5
- 12 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
H * 1.2.6
1.2.7
Nei materiali viscoelastici tale modulo è indipendente dal livello di deformazione, dipende
esclusivamente dal tempo.
Come nel caso di creep e recupero, anche qui si nota la diversità di risposta dei vari
modelli di comportamento.
- 13 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Nel caso di sforzo di taglio la funzione verrà indicata con , per lo sforzo normale
, per la deformazione volumetrica . Per il modulo di rilassamento si utilizzerà
in presenza di sforzo di taglio, in presenza di deformazione volumetrica.
Risulta importante distinguere come si caratterizzano queste funzioni per i materiali
viscoelastici solidi e liquidi. Un solido viscoelastico è un materiale per cui e
tendono, per un tempo infinito, ad un valore finito diverso da zero; mentre per un liquido
viscoelastico tende a zero e tende ad infinito.
La scala del tempo si estende da zero ad infinito. Nella pratica i fenomeni di creep o
rilassamento si manifestano in certe regioni della scala del tempo in cui risulta difficoltosa
l’indagine. Infatti regioni dell’ordine del sono realmente inaccessibili nella
maggior parte dei transient experiments in cui il carico è applicato secondo una funzione a
gradino, quindi in maniera brusca. Considerando che il tempo di osservazione del
fenomeno risulta palesemente limitato, è utile definire il Deborah number:
1.3.1
- 14 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.3.2
che avrà andamento sinusoidale nel tempo, ma con un ritardo rispetto alla tensione pari a
un angolo . La relazione esistente tra l’angolo e lo sfasamento temporale fra le due
sinusoidi è:
1.3.3
1.3.4
Infatti considerando:
[ ]
[ ]
Esisterà:
- 15 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
- 16 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Fig. 1.5 Scomposizione della storia di deformazione e della rispettiva risposta tensionale.
- 17 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
[H –H – ] 1.4.1
Ricordando che per una storia di deformazione come quella considerata in (1.2.5) la
risposta è del tipo:
[ – ] 1.4.2
Si consideri ora una storia di deformazione arbitraria, funzione del tempo, assunta
essere nulla prima del tempo , così come mostrata in Fig. 1.6.
- 18 -
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[H –H – ] 1.4.3
[ – – ] 1.4.4
Essendo
– – –
–
1.4.5
–
∫ 1.4.6
- 19 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Il secondo termine nasce da l fatto che la deformazione finale al tempo non è zero,
come nel caso di un impulso isolato, quindi l’ultimo incremento con ε che va da zero a
è fino a quando non si verifica il rilassamento. Integrando la relazione
(1.4.6) si ottiene la formulazione finale dell’integrale di sovrapposizione di Boltzmann.
Infatti integrando per parti:
–
∫ [ – ] ∫ –
– – ∫ –
∫ –
Si ricava
∫ 1.4.8
∫ 1.4.9
∫ 1.4.10
- 20 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.4.11
∫ –
- 21 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
∬ – – 1.4.12
∬ – – 1.4.13
Se la densità di energia deve essere non negativa durante il rilassamento, per una storia di
deformazione a gradino, vale:
1.4.14
1.4.15
Per un materiale che segue il Principle of fading memory, secondo cui, con il trascorrere
del tempo il materiale tende a dimenticare la sua storia più remota, vale a dire che le
deformazioni cui esso è stato sottoposto nel passato tendono ad avere sempre minore
influenza sulla deformazione attuale, man mano che detto passato si fa più lontano, vale la
seguente relazione:
- 22 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
| | | | 1.4.16
L [ ] L [ ]
L [ ] = L [ ] = L [ – ]
Si ottiene infine:
1.4.17
- 23 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.4.18
1.4.19
1.4.20
∫ – ∫ 1.4.21
Si supponga che il materiale sia soggetto ad una storia di deformazione a velocità costante
definita come segue:
0
ε (t) =
Rt
- 24 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
∫
1.4.22
∫ – ∫ ∫
1.4.23
Tipiche funzioni di risposta che si incontrano nei fenomeni di viscoelasticità sono quelle ad
andamento esponenziale; nel caso del rilassamento si può considerare
1.4.24
- 25 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.4.25
- modello di Maxwell
- modello di Voigt
- 26 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.4.26
1.4.27
1.4.28
1.4.29
Si osservi che quest’ultima forma non è adatta per la descrizione del creep primario in
quanto da una risposta di tipo lineare con il tempo e quindi differisce dalle curve rilevate
sperimentalmente.
- 27 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.4.30
1.4.31
La risposta di rilassamento è invece costituita da una costante più una funzione delta.
Un modello più accurato e aderente alla realtà è quello s.l.s (standard linear solid), il quale
contempla tre elementi, una molla con caratteristica elastica in serie ad uno smorzatore,
entrambi in parallelo ad un altro elemento elastico caratterizzato da (si veda a tal
proposito la Fig.(1.8)). Il lato sinistro è costituito dal modello di Maxwell precedentemente
visto, per cui
1.4.32
con .
Per il lato destro del modello, dato che ,
- 28 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.4.33
Il carico totale, scritto come tensione, è dato dalla somma dei carichi di sinistra e destra del
modello:
1.4.34
1.4.34
Per ricavare la funzione di rilassamento e la funzione di creep per il modello s.l.s. si fa uso
della trasformata di Laplace dell’equazione differenziale precedente. Ricordando la
Trasformata di Laplace per derivate (Appendice 1)
L [ ] = –
e che
L [ ] = L [ ] L [ ]
si ottiene
- 29 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
– 1.4.35
[ ]
1.4.36
( )
[ ] [ ]
( ) ( )
1.4.37
( )
Ricordando che
- 30 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
H 1.4.38
( )
( )
1.4.39
( )
1.4.40
( ) ( )
( )
1.4.41
( )
- 31 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.4.42
con
1.4.43
1.4.44
1.4.45
- 32 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
– –
1.4.46
∑ 1.4.47
- 33 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
∫ 1.4.48
∫ 1.4.48´
In tutto lo sviluppo precedente, la principale ipotesi di base fatta era di essere in condizioni
di temperatura costante. Nella realtà la temperatura influenza notevolmente quelli che sono
i parametri principali che regolano il fenomeno viscoelastico, soprattutto il modulo di
elasticità .
Conseguentemente la funzione di rilassamento può essere riscritta nel seguente modo
- 34 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
con 1.4.49
- 35 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Lo shift factor dipende dalla temperatura e dal materiale. Molti materiali mostrano un
comportamento a creep dipendente dalla temperatura, tale comportamento segue la
relazione di Arrhenius, secondo cui
{ } 1.4.50
- 36 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
{ } 1.4.51
Facendo riferimento alla Fig.(1.10), per ottenere l’energia di attivazione necessaria per
attivare il processo, si considerino esperimenti a diversa temperatura e , e per tali
temperature il peak loss (tale concetto verrà affrontato in seguito in maniera più
approfondita) si ha rispettivamente alle frequenze . Si supponga di applicare la
relazione di Arrhenius, considerando l’incremento limite di velocità affinché venga
innescato il processo di movimento atomico o molecolare al di sopra di un certo valore
energetico.
Si consideri
{ }
{ }
{ }
{ }
{ }
- 37 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Il fattore di riduzione dipende dalla temperatura e dal materiale; ad esempio per i polimeri
la più importante relazione empirica è quella di WLF (Williams, Landel, Ferry)
1.4.52
La seguente figura mostra l’andamento generale della in funzione del tempo (tre
decadi temporali) ed al variare della temperatura.
- 38 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Le funzioni viscoelastiche fino ad ora discusse avevano alla base l’ipotesi di materiale
linearmente viscoelastico. In questo paragrafo verranno considerati gli effetti della non
linearità.
Si consideri il comportamento elastico nel caso monodimensionale, espresso dalla legge di
Hooke; la non linearità può esprimersi in tale modo:
- 39 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.4.53
con funzione della deformazione, non lineare. Il tempo non è coinvolto nell’analisi
elastica lineare o non lineare, non c’è creep ne rilassamento, il materiale recupera
totalmente e istantaneamente allo scarico, e il profilo della curva è il medesimo durante la
fase di carico e di scarico.
Per quanto riguarda la viscoelasticità non lineare esistono in letteratura varie relazioni
costitutive. La più semplice tra queste descrive il creep; un’equazione comunemente usata
per descrivere il creep primario e secondario è la Bailey-Norton relation:
1.4.54
dove , , sono costanti del materiale dipendenti dalla temperatura. Una formulazione
al creep di questo tipo non tiene conto del recupero ne della storie degli effetti.
Le seguenti relazioni non lineari (1.4.55; 1.4.56) tengono conto della dipendenza dalla
storia del materiale; si tratta di una forma integrale chiamata nonlinear superposition. Per
la funzione di rilassamento è espressa come:
∫ – 1.4.55
- 40 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
∫ – 1.4.56
Questo tipo di equazione non lineare è usata per predire il comportamento dei tessuti molli.
L’equazione (1.4.55) descrive uno specifico tipo di non linearità; predice, per esempio, che
il recupero avviene con la stessa velocità del rilassamento e questo non è vero per tutti i
materiali.
Una relazione non lineare integrale usata per le gomme è la BKZ relation (Bernstein,
Kearsley, Zapas):
∫ – 1.4.57
{ } 1.4.58
{ }
in cui è il extension ratio, definito come il rapporto tra la lunghezza in seguito alla
deformazione e la lunghezza iniziale, e sono funzioni del tempo, è una
costante. Una misura della deformazione appropriata per grandi finite deformazioni,
espressa in termini di extension ratio, è:
- 41 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Occorre comunque precisare che anche l’equazione (1.4.58) descrive uno specifico tipo di
non linearità.
Una formulazione del creep usata da Schapery, derivata dal principio termodinamico
dell’irreversibilità, considera uno stato tensionale indotto shiftato nella scala temporale:
∫ – 1.4.59
∫ ∫
[ ] [ ]
La quantità [ ] è uno shift factor che dipende dalla tensione; questa, a sua volta,
dipende dal tempo. Questa relazione, dato che contiene cinque funzioni e una costante;
risulta essere molto adattabile.
É possibile considerare infine due relazioni formulate utilizzando il modulo di rilassamento
e il modulo di compliance:
∫
1.4.60
∬ ( )( )
∫
1.4.61
∬ ( )( )
- 42 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.4.62
con tensore del modulo elastico. La relazione (1.4.62) può essere riscritta nella forma:
- 43 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
∑∑
1.4.63
- 44 -
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∫ 1.4.64
∫ ∫ 1.4.65
Ci sono due funzioni viscoelastiche indipendenti che possono avere differente dipendenza
temporale. Anche in questo caso è possibile risalire alle costanti ingegneristiche.
- 45 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Per ottenere il comportamento dinamico del materiale, si consideri una storia deformativa
espressa nella forma complessa (Appendice 2) come mostrato in Fig. 1.15,
1.5.1
∫ 1.5.2
- 46 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
con
chiamato modulo di equilibrio (nel contesto dei polimeri). Si ricordi che per i solidi
e per i liquidi (Paragrafo 1.2). Sostituendo nella relazione (1.5.2) ed
esprimendo la deformazione come velocità di deformazione:
∫ 1.5.3
Ricordando che
- 47 -
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[∫ ∫ ]
[ ∫ ∫ ]
[ ∫ ∫ ]
Ottenendo:
[ ∫ ∫ ] 1.5.4
1.5.5
1.5.6
∫ 1.5.7
∫ 1.5.8
- 48 -
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1.5.9
e ricordando che:
Si consegue:
∫ 1.5.10
- 49 -
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∫ 1.5.11
è la funzione di rilassamento.
Utilizzando un cambio di variabile:
–
con .
| | 1.5.12
| | 1.5.13
- 50 -
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1.5.14
1.5.15
1.5.16
- 51 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.5.17
Per l’evidente analogia nella formulazione della cedevolezza con il modulo di rilassamento
è possibile considerare la cedevolezza di equilibrio. Si ricordi che per i solidi e per
i liquidi diverge (Paragrafo 1.2).
∫ [ ] 1.5.18
∫ [ ] 1.5.19
- 52 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.5.20
1.5.21
- 53 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Si consideri l’intersezione della curva con l’asse delle , indicata con , assumendo che
corrisponda al tempo ; si può scrivere:
- 54 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Sostituendo
(√ )
1.5.22
è max per
cioè quando
In tali condizioni si ha
( )
- 55 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.5.23
Si vuole ottenere, ora, una relazione fra e la curva ellittica tensione-deformazione; a tal
fine si consideri .
La tensione corrispondente alla massima deformazione risulta
1.5.24
quindi
1.5.25
- 56 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.5.26
Tale termine è individuato dall’intersezione del ciclo di carico con l’asse delle ordinate
(Fig. 1.17).
Volendo ricavare una relazione analoga alla precedente ma in funzione della cedevolezza,
si supponga .
- 57 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.5.27
quindi
1.5.28
L’inclinazione della retta passante per l’origine e per il punto di massima tensione è pari a
⁄ come indicato in Fig.(1.17). Si osservi che
Si ricordi che il modello standard linear solid presenta una funzione di rilassamento con
andamento esponenziale rispetto al tempo:
- 58 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Sapendo che:
∫ ∫
1.5.29
( )
1.5.30
( )
- 59 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
si ottiene
1.5.31
√
con
√
Detto ciò, anche ha un Debye peak, ma con uno shift nella frequenza. Il Debye peak
o damping peak verrà discusso in maniera più approfondita nel paragrafo successivo.
Di seguito viene riportato un andamento della parte reale e immaginaria del modulo di
rilassamento, e dell’angolo δ in funzione della frequenza.
- 60 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
A basse frequenze il materiale si trova nella regione gommosa, dove la parte reale è
relativamente piccola e quasi costante. Invece ad alte frequenze il materiale si presenta
molto rigido, con comportamento vetroso. Nella regione vetrosa, la parte reale del modulo
risulta essere ancora costante ma molto più grande di quella della regione gommosa, di
circa - ordini di grandezza.
L’intervallo di frequenze intermedio viene chiamato di transizione; qui la tangente di δ,
che rappresenta la dissipazione, è molto elevata.
Di seguito verranno calcolate alcune relazioni che risulteranno molto utili in seguito, in
particolare nel Capitolo 3, partendo dal modello standard linear solid schematizzato in Fig.
(1.9) e dalla relazione (1.4.48´). Si consideri dunque la relazione precedentemente trovata
∫ 1.5.32
- 61 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
∫ 1.5.33
∬
1.5.34
( )
∫ ∫
( ) ( )
∫ [ ]
( ) ( )
Sostituendo:
∫ ∫
1.5.35
( )
Ponendo
∫ 1.5.36
∫ 1.5.37
- 62 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Ora si osservi che se quella che si misura è la risposta del sistema a frequenze
elevatissime che sarà obbligatoriamente elastica e senza dissipazione, per cui dalla
relazione precedente si può scrivere
Relazione già trovata precedentemente. Ora sostituendo tale quantità nella relazione
(1.5.37) si ottiene
∫ ( )
∫ ( ) 1.5.38
[ ] ∫ [ ] 1.5.39
̅ , quindi
[ ]
1.5.40
[ ] ∫ 1.5.41
- 63 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Facendo riferimento alla Fig. (1.17), l’ellisse del diagramma stress-deformazione per un
carico dinamico su un materiale linearmente viscoelastico racchiude un’area. Tale area
rappresenta la densità di energia dissipata all’interno del materiale per ciclo. Si esamini ora
come il meccanismo di smorzamento è collegato all’energia immagazzinata e dissipata. Si
consideri:
1.5.42
- 64 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
⁄ ⁄
∫ ∫ ∫
⁄
∫
1.5.43
⁄
∫ ( )
[ ]
∫ 1.5.44
Questa energia corrisponde all’area del triangolo in Fig. (1.17); tale area risulta
evidenziata meglio in Fig. (1.18). Questa energia è stata calcolata per un quarto di ciclo;
naturalmente dopo un ciclo completo il materiale ritorna nelle condizioni iniziali.
L’energia dissipata per un ciclo completo è proporzionale all’area interna all’ellisse. Per
poter confrontare le due quantità energetiche, tale energia è stata calcolata per un quarto di
ciclo considerando un quarto del valore dell’integrale sull’intero ciclo.
Quando | | ,
⁄
∫ 1.5.45
1.5.46
Come è evidente, fisicamente la loss tangent è associata al rapporto tra l’energia dissipata e
l’energia immagazzinata in un carico ciclico. Questo giustifica il suo essere considerato
- 65 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
una misura della “frizione interna”. In letteratura si trovano varie relazioni per quantificare
lo smorzamento, una di queste è conosciuta come specific damping capacity ψ
1.5.47
1.5.48
Come mostrato nella seguente figura, sia che esibiscono un massimo quando
vengono plottati in funzione della frequenza ω. Per un modello come quello mostrato in
Fig. (1.21-a), che in realtà è una diversa schematizzazione del modello precedentemente
introdotto come s.l.s., presenta il suo valore massimo per ⁄ . La quantità
- 66 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Fig. 1.21 a) Modello s.l.s.; b) tensione e deformazione dinamiche; c) ellisse al variare della frequenza;
d) andamento delle grandezze dissipative.
- 67 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Nella Fig. (1.21-d), è mostrato l’andamento delle grandezze indice della misura dissipativa.
Riferendoci ad un approccio microscopico, tale andamento è spiegabile considerando che
esistono dei movimenti nella struttura del materiale legati all’energia cinetica interna. Ad
alta frequenza non c’è abbastanza tempo per permettere tale movimento, si tratta di un
processo adiabatico, quindi non c’è dissipazione. A basse frequenze invece, tali movimenti
sono permessi, ma avvengono in condizioni di equilibrio termodinamico; si tratta infatti di
un processo quasi-statico o reversibile, non c’è quindi energia dissipata. A frequenze
intermedie (dipendenti dalle caratteristiche viscoelastiche del materiale), tali movimenti
avvengono ma tramite processi che si discostano lentamente dall’equilibrio
termodinamico, con conseguente dissipazione di energia. È in corrispondenza di tale
dissipazione che si ha il Debye peak o picco di smorzamento mostrato in Fig. (1.21-d).
Effettuando una piccola digressione sulla struttura degli elastomeri, che verranno trattati in
maniera più ampia nel Capitolo 2, si consideri la loro struttura come mostrato in Fig. (1.22-
a), in particolare, la disposizione dei legami e la loro rotazione in seguito all’applicazione
del carico tensionale o comunque all’aumento dell’energia cinetica interna.
- 68 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Per qualsiasi modello reologico costituito da molle e smorzatori lineari, che costituisce il
modello di un materiale linearmente viscoelastico, si presenta il ciclo ellittico di isteresi e
la risposta deformativa è proporzionale al carico tensionale applicato. Quindi, l’ampiezza
della deformazione è proporzionale all’ampiezza della tensione ; al contrario l’angolo
di ritardo non dipende da , ma esclusivamente da . Dato ciò, considerando vari cicli
ellittici d’isteresi in corrispondenza di differenti ad una data frequenza, essi conservano
le proporzioni tra loro, sono cioè simili, differiscono solo di size.
Riferendosi alla relazione (1.5.48), l’energia unitaria di smorzamento può essere espressa
come proporzionale al quadrato dell’ampiezza della tensione:
1.5.49
1.5.50
- 69 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
1.5.51
∫ 1.5.52
Tale funzione presenta un polo in , come mostrato nella Fig. (1.23); si sposti
leggermente il polo a sinistra di una quantità , cioè si ponga .
- 70 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
∫ ∫ 1.5.53
Þ 1.5.54
Ponendo
∫ ∫ ∫
- 71 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Þ ∫ ∫
Þ ∫
Data l’analiticità della funzione nel semipiano positivo di (si veda Appendice 1, funzioni
a variabile complessa), calcolando l’integrale lungo un cammino chiuso ℒ, si ha:
∮
ℒ
∫ ∫
Þ ∫
Sostituendo , si ottiene
Þ ∫ 1.5.55
Considerando
Þ ∫ Þ ∫
- 72 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico
Þ ∫
Þ ∫
- 73 -