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Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Materiali viscoelastici

La reologia consiste nello studio del comportamento dei materiali durante i processi
deformativi sotto carico. Il comportamento reologico si descrive ricorrendo alla definizione
di proprietà fondamentali: elasticità, viscosità, plasticità.
La risposta del materiale può distinguersi come:

- elastica
- viscosa
- plastica
- elasto-plastica
- visco-elastica

I materiali oggetto del nostro studio sono i materiali viscoelastici. I materiali viscoelastici
sono quelli per i quali la relazione fra sforzo e deformazione dipende dal tempo. Tipici
fenomeni che si riscontrano nei materiali viscoelastici sono:

- creep
- rilassamento
- rigidezza K funzione della velocità di applicazione del carico
- isteresi
- attenuazione rumore

In particolare:
il creep è quel fenomeno che si manifesta con un incremento della deformazione sotto
una tensione costante; tale fenomeno è riscontrabile, ad esempio, nei materiali metallici
quando la temperatura di esercizio è al di sopra della temperatura di scorrimento ( ),
coincidente indicativamente con la temperatura di ricristallizzazione e approssimabile, in
media, alla metà della temperatura di fusione misurata in gradi K;
il rilassamento, invece si presenta con una diminuzione dello stato tensionale in
presenza di deformazione costante. Esempio di rilassamento si riscontra nei polimeri e
si spiega con una riorganizzazione delle catene polimeriche atta a far raggiungere una

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condizione di minore energia; il tutto se l’energia di attivazione è sufficiente affinché il


processo possa avvenire.
Tutti i materiali mostrano una risposta viscoelastica. Nei metalli come nel quarzo, però,
tale proprietà, in presenza di piccole deformazioni e a temperatura ambiente, non discosta
il comportamento dalla elasticità lineare. Per contro i polimeri, il legno, i tessuti umani, ma
anche i metalli a elevate temperature, esibiscono significativi effetti viscoelastici di cui
bisogna tener conto per avere un approccio corretto al loro comportamento. Grandi
deformazioni a creep si presentano nei polimeri e nel vetro quando la temperatura di lavoro
è al di sopra della temperatura di transizione vetrosa ( ); i polimeri che si presentano nel
leathery o rubbery state (vedi Capitolo 2) sono suscettibili a creep anche a temperatura
ambiente.

1.1 Fenomeno viscoelastico

Molti materiali ingegneristici sono descritti, per piccole deformazioni, dalla legge di
Hooke, cioè da una legge lineare elastica: la tensione è proporzionale alla deformazione
. La legge di Hooke in un modello monodimensionale si presenta come:

1.1.1

con modulo di Young. Tale legge per i materiali elastici può anche essere scritta in
termini di cedevolezza :
1.1.2

Di conseguenza, la cedevolezza elastica è l’inverso del modulo elastico ,

1.1.3

Contrariamente ai materiali elastici, un materiale viscoso segue una legge del tipo:

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1.1.4

in cui lo stato tensionale dipende dalla viscosità e dalle velocità di deformazione.


In realtà tutti i materiali in maniera differente deviano il loro comportamento dalla legge di
Hooke.

1.2 Funzioni viscoelastiche: creep e rilassamento

Lo scorrimento viscoso, detto creep, è una lenta e progressiva deformazione del materiale
sottoposto a uno stato tensionale costante.
Considerando uno stato di tensione monoassiale e supponendo la storia di carico
dipendente dal tempo secondo una funzione a gradino H (Appendice Elementi di
analisi), si può scrivere:

H 1.2.1

H è definita come:

0
H =
1

La deformazione sarà crescente nel tempo; si può definire il rapporto tra


deformazione e tensione

1.2.2

dove tale rapporto è chiamato creep compliance (cedevolezza di scorrimento viscoso). Nei
materiali linearmente viscoelastici il creep compliance è indipendente dal livello
tensionale applicato.
I materiali elastici costituiscono un particolare caso per cui

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con cedevolezza elastica costante. Mentre per i materiali viscosi si ha la seguante


relazione

La funzione segue il concetto fisico di casualità, secondo cui l’effetto non precede la
causa; è allora possibile generalizzare considerando

e funzione definita sull’intera scala temporale.


In Fig. (1.1) è mostrato un esempio di deformazione in seguito a una storia di carico del
tipo:

H * 1.2.3

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H * = 1 1.2.4

Fig. 1.1 Creep e recupero.

E’ evidente la diversa risposta deformativa al variare del comportamento del materiale


(elastico, viscoso, viscoelastico). Per un materiale elastico deformazione risulta costante
con carico costante e al cessare della sollecitazione si ha un immediato ritorno allo stato
indeformato (recupero totale); un materiale viscoso, invece, presenta una deformazione
crescente fino a t1, in seguito permane indefinitamente nello stato indeformato; mentre la
risposta viscoelastica al cessare della sollecitazione è composta da una quota parte di
deformazione recuperata repentinamente ed una che decresce.

Plottando la deformazione nel tempo, si possono individuare tre regioni di creep come
mostrato in Fig. (1.2). È possibile individuare tre zone. La prima zona è chiamata di creep

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primario o transient stage, nella quale la curva mostra una concavità verso il basso; qui la
velocità di deformazione tende a diminuire nel tempo. La zona di creep secondario o
steady-state stage ha un andamento rettilineo e quindi presenta una velocità di
deformazione costante. In ultimo si ha il creep terziario, in cui la velocità di deformazione
aumenta rapidamente, questo segna la zona che porta a rottura il pezzo.

Fig. 1.2 Regioni di creep. Curva di deformazione per differenti livelli di carico.

Il rilassamento, detto anche stress relaxation, si presenta come un graduale decremento


dello stato tensionale quando il materiale è sottoposto a deformazione costante.

Considerando uno stato di deformazione monoassiale e supponendo la storia di


deformazione dipendente dal tempo secondo una funzione a gradino H , definita come
per la relazione (1.2.1), si può scrivere:

H 1.2.5

di conseguenza la tensione in un materiale viscoelastico sarà decrescente così come


mostrato in Fig. (1.3), dove è mostrato un esempio di stato tensionale in seguito a una
storia di deformazione del tipo:

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H * 1.2.6

con H * definita come in (1.2.4).

Il rapporto tra tensione e deformazione è chiamato relaxation modulus (modulo di


rilassamento):

1.2.7

Nei materiali viscoelastici tale modulo è indipendente dal livello di deformazione, dipende
esclusivamente dal tempo.

Fig. 1.3 Rilassamento e recupero.

Come nel caso di creep e recupero, anche qui si nota la diversità di risposta dei vari
modelli di comportamento.

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Nel caso di sforzo di taglio la funzione verrà indicata con , per lo sforzo normale
, per la deformazione volumetrica . Per il modulo di rilassamento si utilizzerà
in presenza di sforzo di taglio, in presenza di deformazione volumetrica.
Risulta importante distinguere come si caratterizzano queste funzioni per i materiali
viscoelastici solidi e liquidi. Un solido viscoelastico è un materiale per cui e
tendono, per un tempo infinito, ad un valore finito diverso da zero; mentre per un liquido
viscoelastico tende a zero e tende ad infinito.

La scala del tempo si estende da zero ad infinito. Nella pratica i fenomeni di creep o
rilassamento si manifestano in certe regioni della scala del tempo in cui risulta difficoltosa
l’indagine. Infatti regioni dell’ordine del sono realmente inaccessibili nella
maggior parte dei transient experiments in cui il carico è applicato secondo una funzione a
gradino, quindi in maniera brusca. Considerando che il tempo di osservazione del
fenomeno risulta palesemente limitato, è utile definire il Deborah number:

Se è ampio, lo sperimentatore percepisce come solido un materiale che in realtà presenta


un rilassamento totale delle tensioni, caratterizzato da pari a zero, quindi liquido. La
difficoltà nel discriminare i solidi dai liquidi dipende fortemente dal tempo di osservazione
limitato.

1.3 Carico sinusoidale: risposta dinamica.

Un materiale linearmente viscoelastico sottoposto a una tensione variabile secondo una


sinusoide:

1.3.1

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di frequenza , si deformerà con una deformazione

1.3.2

che avrà andamento sinusoidale nel tempo, ma con un ritardo rispetto alla tensione pari a
un angolo . La relazione esistente tra l’angolo e lo sfasamento temporale fra le due
sinusoidi è:

1.3.3

con , tempo richiesto per completare un ciclo.


In seguito al ritardo esistente tra tensione e deformazione, la rigidezza dinamica può essere
espressa nel campo complesso come:

1.3.4

Infatti considerando:

[ ]

[ ]

Esisterà:

in fase con la deformazione e costituirà la parte elastica del modulo complesso;

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sfasato di con la deformazione e costituirà il loss modulus (modulo di perdita o di


sfasamento); infatti l’energia immagazzinata durante la deformazione, espressa dal modulo
elastico, viene rilasciata allo scarico con delle perdite espresse dal modulo di sfasamento.

Fig. 1.4 Andamento delle tensioni e deformazioni per


un materiale viscoelastico sottoposto a carico variabile.

L’angolo di sfasamento è una misura adimensionale dello smorzamento viscoelastico del


materiale; , e sono dipendenti dalla frequenza . Tali relazioni verranno trattate
approfonditamente nel Paragrafo (1.5).
La tangente dell’angolo è chiamata loss tangent ed è indice dello smorzamento del
materiale; nei solidi elastici

1.4 Relazioni costitutive

Per alcune applicazioni riguardanti i materiali viscoelastici può essere sufficiente


conoscere le proprietà di creep o rilassamento; per altre, è necessario prevedere il

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comportamento del materiale quando è sottoposto ad una generica storia di carico o di


deformazione. Per prevedere tale risposta si utilizzano le relazioni costitutive.

1.4.1 Integrale della sovrapposizione di Boltzmann

Le ipotesi alla base sono di temperatura costante e di unidimensionalità. Il principio da cui


si parte per lo sviluppo delle equazioni per un materiale linearmente viscoelastico, è il
Boltzmann superposition principle o principio di sovrapposizione degli effetti: l’effetto di
un insieme di cause è la somma degli effetti di ogni singola causa.
Facendo riferimento alla Fig. 1.5

Fig. 1.5 Scomposizione della storia di deformazione e della rispettiva risposta tensionale.

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si consideri la storia di deformazione come la sovrapposizione di una funzione


gradino H , definita nel paragrafo 1.2, positiva all’istante e una funzione gradino H
negativa in ritardo, all’istante :

[H –H – ] 1.4.1

Ricordando che per una storia di deformazione come quella considerata in (1.2.5) la
risposta è del tipo:

Di conseguenza in seguito a una deformazione definita come in (1.4.1), applicando il


principio di sovrapposizione, lo stato tensionale risulta essere:

[ – ] 1.4.2

Si consideri ora una storia di deformazione arbitraria, funzione del tempo, assunta
essere nulla prima del tempo , così come mostrata in Fig. 1.6.

Fig. 1.6 Storia di deformazione arbitraria: decomposizione in funzioni impulso.

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Si decomponga la storia deformativa in intervalli temporali di ampiezza ; si esamini


l’intervallo che va da – e – – , con variabile temporale che assume la
medesima funzione di dell’esempio precedente. In tale intervallo temporale la
deformazione può essere scritta nel modo seguente:

[H –H – ] 1.4.3

Come nell’equazione (1.4.2) l’incremento di tensione al tempo dovuto all’impulso di


deformazione nel passato è, secondo il principio di sovrapposizione:

[ – – ] 1.4.4

Essendo
– – –

l’incremento di stress può essere scritto


1.4.5

L’intera storia di deformazione può essere decomposta in tanti impulsi. La tensione al


tempo sarà data dalla somma degli effetti tensionali dovuti ad ogni singolo impulso.
Invocando il principio di causalità si considerano solo i termini antecedenti e presenti al
tempo t in esame, in quanto quelli futuri non hanno effetto nell’immediato; e considerando
l’intervallo temporale molto piccolo tale da far convergere la sommatoria in un
integrale, si ottiene:


∫ 1.4.6

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Il secondo termine nasce da l fatto che la deformazione finale al tempo non è zero,
come nel caso di un impulso isolato, quindi l’ultimo incremento con ε che va da zero a
è fino a quando non si verifica il rilassamento. Integrando la relazione
(1.4.6) si ottiene la formulazione finale dell’integrale di sovrapposizione di Boltzmann.
Infatti integrando per parti:


∫ [ – ] ∫ –

– – ∫ –

∫ –

Si ricava

∫ 1.4.8

Cambiando il ruolo di tensione e deformazione nella relazione precedente, si ottiene la


relazione complementare

∫ 1.4.9

Un altro modo per ottenere la formulazione integrale della sovrapposizione di Boltzmann


prevede la decomposizione della storia di deformazione in funzioni gradino così come
mostrato in Fig. 1.7.
Ogni step nella deformazione produrrà un effetto di rilassamento tensionale, quindi
ricordando la definizione della funzione di rilassamento si ha

∫ 1.4.10

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Fig. 1.17 Decomposizione della storia di deformazione in funzioni gradino.

In questo caso la storia di deformazione non necessita di essere una funzione


differenziabile; nel caso lo sia, dε può essere scritta come ottenendo
l’integrale della sovrapposizione di Boltzmann.

1.4.2 Restrizioni alle funzioni viscoelastiche

Le funzioni di creep e rilassamento non sono funzioni arbitrarie; alcune restrizioni


derivano da principi fisici. Considerando la funzione densità di energia immagazzinata
per un materiale elastico con modello unidimensionale è possibile scrivere

1.4.11

per un materiale linearmente viscoelastico, considerando:

∫ –

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La relazione (1.4.11) diventa:

∬ – – 1.4.12

in cui e sono variabili temporali. Nel caso tridimensionale, per la dilatazione ε è


interpretato come e come il bulk modulus; nel taglio è interpretata come la
deformazione deviatorica e come .
La velocità di dissipazione dell’energia è non negativa; questo è espresso dalla seguente
disequazione che racchiude il II principio della termodinamica:

∬ – – 1.4.13

Se la densità di energia deve essere non negativa durante il rilassamento, per una storia di
deformazione a gradino, vale:

1.4.14

Allo stesso modo per soddisfare la disuguaglianza (1.4.13) durante il rilassamento:

1.4.15

Quindi la funzione rilassamento decresce monotonicamente nel tempo.

Per un materiale che segue il Principle of fading memory, secondo cui, con il trascorrere
del tempo il materiale tende a dimenticare la sua storia più remota, vale a dire che le
deformazioni cui esso è stato sottoposto nel passato tendono ad avere sempre minore
influenza sulla deformazione attuale, man mano che detto passato si fa più lontano, vale la
seguente relazione:

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| | | | 1.4.16

1.4.3 Relazione tra creep e rilassamento

Si vuole cercare una relazione tra la funzione creep e la funzione rilassamento ,


funzioni che compaiono entrambe nella formulazione integrale di Boltzmann. A tal fine si
fa uso della Trasformata di Laplace (Appendice Elementi di analisi) che trasforma
un’equazione integrale, o differenziale, lineare in un’equazione algebrica.
Si considerino le relazioni (1.4.8) e (1.4.9); ponendo:

Applicando il Teorema di convoluzione alle due funzioni e , e il Teorema della derivata


(Appendice 1):
L [∫ – ] L [ ]*L [ ]

L [ ] L [ ]

L [ ] = L [ ] = L [ – ]

Si ottiene infine:

1.4.17

Procedendo in maniera analoga per la funzione creep si ottiene:

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1.4.18

1.4.19

1.4.20

Effettuando l’antitrasformata di Laplace della relazione (1.4.20), utilizzando il Teorema di


convoluzione e la relazione L [ ] , si avrà

∫ – ∫ 1.4.21

Considerando che l’antitrasformata di è pari a H e che l’integrale è definito


tra [ ], la funzione H assume valore unitario per .

1.4.4 Tensione – deformazione per velocità di deformazione costante

Si supponga che il materiale sia soggetto ad una storia di deformazione a velocità costante
definita come segue:

0
ε (t) =
Rt

dove è la velocità di deformazione supposta costante.


Considerando l’integrale di Boltzmann (1.4.8) ed effettuando un cambio di variabile:

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1.4.22
∫ – ∫ ∫

1.4.23

Quindi la pendenza di una curva tensione-deformazione di un materiale linearmente


viscoelastico è decrescente con il tempo e con la deformazione. Come si evince dalla
figura, la curva non è lineare sebbene il materiale venga definito linearmente viscoelastico.
La ragione è da ricercare nella presenza della velocità di deformazione che, nonostante la
lineare relazione tra tensione e deformazione ad un dato istante di tempo, varia
continuamente nel tempo.

Fig. 1.8 Tensione vs. deformazione


per velocità di deformazione costante.

1.4.5 Particolari funzioni di creep e rilassamento

Tipiche funzioni di risposta che si incontrano nei fenomeni di viscoelasticità sono quelle ad
andamento esponenziale; nel caso del rilassamento si può considerare

1.4.24

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dove è il tempo di rilassamento; nel caso del creep la corrispondente relazione è

1.4.25

con tempo di creep.

Le precedenti funzioni di risposta vengono ottenute tramite l’utilizzo di modelli matematici


semplici comprendenti molle perfettamente elastiche e smorzatori perfettamente viscosi,
con le seguenti rispettive caratteristiche meccaniche:

dove con si è indicata la viscosità.

Di seguito si prendono in considerazione tre modelli teorici schematizzati in Fig. 1.9:

- modello di Maxwell

- modello di Voigt

- modello s.l.s. (standard linear solid)

Fig. 1.8 Modelli viscoelastici.

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Il modello di Maxwell prevede una molla ed uno smorzatore in serie; la deformazione è


assunta quasi-statica, l’inerzia trascurata. La forza o tensione sarà uguale su entrambi gli
elementi; la deformazione totale sarà uguale alla somma delle deformazioni dei due
elementi.

1.4.26

Questa equazione differenziale può essere riscritta in relazione al tempo di rilassamento

1.4.27

Imponendo un ingresso di deformazione a gradino, la relaxation response è

1.4.28

Se invece l’ingresso a gradino è di tensione, la creep response è

1.4.29

Si osservi che quest’ultima forma non è adatta per la descrizione del creep primario in
quanto da una risposta di tipo lineare con il tempo e quindi differisce dalle curve rilevate
sperimentalmente.

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Il modello di Voigt consta di un elemento molla posto in parallelo ad uno smorzatore; di


conseguenza la deformazione è la stessa per entrambi gli elementi, mentre la tensione
totale risulterà essere la somma delle singole tensioni presenti nei due elementi.

1.4.30

Oppure, dividendo per e considerando come tempo di creep, si ottiene

La corrispondente risposta di creep è

1.4.31

La risposta di rilassamento è invece costituita da una costante più una funzione delta.

Un modello più accurato e aderente alla realtà è quello s.l.s (standard linear solid), il quale
contempla tre elementi, una molla con caratteristica elastica in serie ad uno smorzatore,
entrambi in parallelo ad un altro elemento elastico caratterizzato da (si veda a tal
proposito la Fig.(1.8)). Il lato sinistro è costituito dal modello di Maxwell precedentemente
visto, per cui

1.4.32

con .
Per il lato destro del modello, dato che ,

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1.4.33

Il carico totale, scritto come tensione, è dato dalla somma dei carichi di sinistra e destra del
modello:

Sommando membro a membro le relazioni precedenti si ottiene

1.4.34

Sommando ad entrambi i membri

in modo da eliminare le singole tensioni in luogo della somma, si ha l’equazione


differenziale per i solidi lineari

1.4.34

Per ricavare la funzione di rilassamento e la funzione di creep per il modello s.l.s. si fa uso
della trasformata di Laplace dell’equazione differenziale precedente. Ricordando la
Trasformata di Laplace per derivate (Appendice 1)

L [ ] = –

e che

L [ ] = L [ ] L [ ]

si ottiene

- 29 -
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– 1.4.35

Considerando che all’istante iniziale e

[ ]
1.4.36
( )

Riprendendo la trasformata di Laplace dell’integrale di Boltzmann (1.4.17), la relazione


precedente ed esprimendo il modulo di rilassamento come

[ ] [ ]

( ) ( )
1.4.37

( )

Ricordando che

Si effettua l’antitrasformata, ottenendo il modulo di rilassamento, con

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H 1.4.38

Per lo standard linear solid la funzione di rilassamento è quindi un’esponenziale


decrescente. Per ricavare la funzione di creep corrispondente alla (1.4.38), si considerino le
relazioni

( )

( )

1.4.39

Tale equazione può essere riordinata nel seguante modo

( )
1.4.40
( ) ( )

Con considerando un comportamento asintotico per un tempo ampio:

( )
1.4.41
( )

dove gli altri coefficienti varranno:

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Partendo dalla relazione (1.4.40) ed effettuando l’antitrasformata

1.4.42

con

1.4.43

Si può osservare che il tempo di creep non è uguale al tempo di rilassamento;esso è


maggiore. Il rapporto tra il tempo di creep e quello di rilassamento dipende dalla relaxation
strength, definita come il rapporto tra il cambio di rigidezza durante il rilassamento e la
rigidezza ad un tempo ampio:

1.4.44

1.4.45

Nel caso in cui , i due tempi saranno approssimativamente uguali.

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È possibile scrivere la relaxation strength in maniera differente:

– –

Considerando un materiale schematizzato come in Fig.1.9

Fig. 1.9 Modello viscoelastico

e ricordando la relazione della funzione di rilassamento per il modello s.l.s. (1.4.38),

è possibile ricavare per analogia

1.4.46

Suddividendo l’intera scala temporale in intervalli che vanno da a , quindi


considerando un modello costituito da rami con molla e smorzatore in serie,

∑ 1.4.47

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Per molto piccolo tale da considerarsi si ottiene:

∫ 1.4.48

dove ⁄ è la distribuzione o spettro di rilassamento in funzione di . Si osservi


che è relativo allo schema presentato in Fig. (1.9), più in generale si può scrivere

∫ 1.4.48´

1.4.6 Influenza della temperatura

In tutto lo sviluppo precedente, la principale ipotesi di base fatta era di essere in condizioni
di temperatura costante. Nella realtà la temperatura influenza notevolmente quelli che sono
i parametri principali che regolano il fenomeno viscoelastico, soprattutto il modulo di
elasticità .
Conseguentemente la funzione di rilassamento può essere riscritta nel seguente modo

Alla base del fenomeno viscoelastico vi è un processo di riorganizzazione molecolare sotto


stress. Infatti in risposta ad uno stress applicato al materiale, le molecole o i gruppi di
molecole si muovono relativamente tra loro in dipendenza dal tempo, risultante nella
deformazione a creep.
La velocità con cui avviene tale processo dipende dalla velocità del movimento
molecolare, degli atomi, delle vacanze o delle dislocazioni; tale movimento molecolare
costituisce un processo di diffusione che aumenta con l’aumento dell’energia cinetica
molecolare, di cui la temperatura ne è la misura macroscopica. Quindi un aumento della

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temperatura produce un’accelerazione dei processi che contribuiscono al fenomeno della


viscoelasticità.
La funzione di rilassamento può essere riscritta nella seguente forma:

con 1.4.49

nella quale è chiamato reduced time, è la temperatura di riferimento e è lo shift


factor, o fattore di riduzione. Per taluni materiali un cambiamento della temperatura amplia
o restringe l’effettiva scala temporale. Plottando le caratteristiche viscoelastiche in
funzione del tempo o delle frequenze, in scala logaritmica, una variazione della
temperatura corrisponde ad una traslazione orizzontale delle curve caratteristiche. I
materiali che mostrano un comportamento con analogie alla relazione (1.4.49),
obbediscono al principio time-temperature superposition e sono chiamati
termoreologicamente semplici. Il principio implica che la stessa variazione di una
grandezza meccanica (modulo di rilassamento o di creep, loss tangent) ottenuta variando la
temperatura a frequenza fissata può essere ottenuta variando la frequenza e tenendo fissa la
temperatura (Fig.1.10a). Il principio di sovrapposizione tempo-temperatura prevede quindi
che una variazione di temperatura cambi tutti i tempi di rilassamento di uno stesso fattore
(Fig.1.10b).
Se cioè , , , ecc. sono i tempi di rilassamento ad una temperatura di
riferimento , allora l'effetto di variare la temperatura ad un valore differente sarà
quello di cambiare questi tempi in: , , , ecc. dove è una funzione di
che vale per Quindi:

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Fig. 1.10 Diagrammi schematici che illustrano l'equivalenza tempo temperatura: a)


per la compliance; b) per tan δ

Lo shift factor dipende dalla temperatura e dal materiale. Molti materiali mostrano un
comportamento a creep dipendente dalla temperatura, tale comportamento segue la
relazione di Arrhenius, secondo cui

{ } 1.4.50

dove è una costante di tempo, la frequenza caratteristica, la temperatura assoluta,


l’energia di attivazione e la costante di Boltzmann. Questa forma da origine al
comportamento termoreologico semplice con

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{ } 1.4.51

Facendo riferimento alla Fig.(1.10), per ottenere l’energia di attivazione necessaria per
attivare il processo, si considerino esperimenti a diversa temperatura e , e per tali
temperature il peak loss (tale concetto verrà affrontato in seguito in maniera più
approfondita) si ha rispettivamente alle frequenze . Si supponga di applicare la
relazione di Arrhenius, considerando l’incremento limite di velocità affinché venga
innescato il processo di movimento atomico o molecolare al di sopra di un certo valore
energetico.
Si consideri

{ }

effettuando il rapporto delle frequenze

{ }

{ }

{ }

L’energia di attivazione sarà pari a

{ }

Supponendo la temperatura a cui avviene il loss peak pari a , e plottando su di un grafico


e , la pendenza del tratto lineare può essere interpretata come .

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Il fattore di riduzione dipende dalla temperatura e dal materiale; ad esempio per i polimeri
la più importante relazione empirica è quella di WLF (Williams, Landel, Ferry)

1.4.52

in cui è la temperatura di riferimento.


Nei polimeri in prossimità della temperatura di transizione vetrosa (si veda il Capitolo 2)
il termine varia rapidamente con la temperatura e ciò non garantisce l’ipotesi di
costanza della temperatura anche per piccole variazioni della stessa. Le costanti e
dipendono dal particolare polimero. Comunque, dato che i vari polimeri hanno un
comportamento similare fra loro in coordinate normalizzate, Ferry ha proposto due costanti
universali, data la pari a quella di transizione vetrosa , pari a

La seguente figura mostra l’andamento generale della in funzione del tempo (tre
decadi temporali) ed al variare della temperatura.

Fig. 1.11 Curve di rilassamento in funzione del tempo.

- 38 -
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All’aumentare della temperatura , il modulo di rilassamento decresce e ciò


è dovuto alla maggiore energia molecolare posseduta dal polimero.
Si è trovato che le varie curve possono essere ottenute dalla traslazione orizzontale di
un’unica curva costruita ad una temperatura di riferimento. Tale curva prende il nome di
master curve (Fig. 1.12).

Fig. 1.12 Master curve.

Se tale sovrapposizione, tra la master curve e le curve a differente temperatura, non è


possibile, il materiale oggetto d’esame non gode di semplicità termoreologica.
Molti polimeri amorfi sono termoreologicamente semplici, mentre i polimeri cristallini e
gran parte dei compositi non godono di tale proprietà; le differenti fasi hanno diversi
comportamenti viscoelastici in funzione della temperatura. Quindi nei materiali che
presentano differenti meccanismi di rilassamento la semplicità reologica non è attesa.

1.4.7 Effetti della non-linearità

Le funzioni viscoelastiche fino ad ora discusse avevano alla base l’ipotesi di materiale
linearmente viscoelastico. In questo paragrafo verranno considerati gli effetti della non
linearità.
Si consideri il comportamento elastico nel caso monodimensionale, espresso dalla legge di
Hooke; la non linearità può esprimersi in tale modo:

- 39 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

1.4.53

con funzione della deformazione, non lineare. Il tempo non è coinvolto nell’analisi
elastica lineare o non lineare, non c’è creep ne rilassamento, il materiale recupera
totalmente e istantaneamente allo scarico, e il profilo della curva è il medesimo durante la
fase di carico e di scarico.

Si consideri ora un materiale elasto-plastico. Per una sufficiente piccola deformazione il


materiale reagisce elasticamente, non c’è quindi creep o rilassamento dipendente dal
tempo, e il materiale mostra recupero totale e istantaneo allo scarico. Se viene oltrepassata
la condizione di snervamento non si avranno comunque fenomeni dipendenti dal tempo,
ma durante la fase di scarico, il recupero è incompleto: c’è una deformazione residua e il
profilo della curva σ-ε varia per la fase di carico e di scarico. La deformazione residua è
costante nel tempo.

Per quanto riguarda la viscoelasticità non lineare esistono in letteratura varie relazioni
costitutive. La più semplice tra queste descrive il creep; un’equazione comunemente usata
per descrivere il creep primario e secondario è la Bailey-Norton relation:

1.4.54

dove , , sono costanti del materiale dipendenti dalla temperatura. Una formulazione
al creep di questo tipo non tiene conto del recupero ne della storie degli effetti.
Le seguenti relazioni non lineari (1.4.55; 1.4.56) tengono conto della dipendenza dalla
storia del materiale; si tratta di una forma integrale chiamata nonlinear superposition. Per
la funzione di rilassamento è espressa come:

∫ – 1.4.55

Mentre per la funzione di creep, similmente, si ha:

- 40 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

∫ – 1.4.56

Questo tipo di equazione non lineare è usata per predire il comportamento dei tessuti molli.
L’equazione (1.4.55) descrive uno specifico tipo di non linearità; predice, per esempio, che
il recupero avviene con la stessa velocità del rilassamento e questo non è vero per tutti i
materiali.

Una relazione non lineare integrale usata per le gomme è la BKZ relation (Bernstein,
Kearsley, Zapas):

∫ – 1.4.57

in cui è una funzione e è una misura di deformazione generalizzata per grandi


deformazioni. Per gli elastomeri il comportamento durante il rilassamento è descritto nella
seguente forma:

{ } 1.4.58

{ }

in cui è il extension ratio, definito come il rapporto tra la lunghezza in seguito alla
deformazione e la lunghezza iniziale, e sono funzioni del tempo, è una
costante. Una misura della deformazione appropriata per grandi finite deformazioni,
espressa in termini di extension ratio, è:

- 41 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Occorre comunque precisare che anche l’equazione (1.4.58) descrive uno specifico tipo di
non linearità.
Una formulazione del creep usata da Schapery, derivata dal principio termodinamico
dell’irreversibilità, considera uno stato tensionale indotto shiftato nella scala temporale:

∫ – 1.4.59

In questo caso è la cedevolezza indipendente dal tempo; è il creep compliance che


dipende indirettamente dallo stato tensionale attraverso le variabili di tempo ridotte e
(definite in seguito); sono proprietà del materiali funzioni dello stato
tensionale.

∫ ∫
[ ] [ ]

La quantità [ ] è uno shift factor che dipende dalla tensione; questa, a sua volta,
dipende dal tempo. Questa relazione, dato che contiene cinque funzioni e una costante;
risulta essere molto adattabile.
É possibile considerare infine due relazioni formulate utilizzando il modulo di rilassamento
e il modulo di compliance:


1.4.60
∬ ( )( )


1.4.61
∬ ( )( )

- 42 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

In queste relazioni sono variabili temporali di integrazione. Con questa formulazione


non è possibile predire i risultati di test di semplice rilassamento o creep, in quanto si
considera il comportamento durante il rilassamento dipendente dal livello di deformazione.
Diversamente possono essere utilizzate per storie di carico deformativo contenenti più di
uno step. I kernels dell’equazione (1.4.60) possono essere estratti da una serie di
esperimenti con step multipli a differenti livelli di deformazione e con intervalli temporali
differenti tra i vari input deformativi. Nella Fig. 1.14 è mostrata una storia di carico
tensionale, con relativa risposta, multistep.

Fig. 1.14 Storia di carico tensionale multistep.

1.4.8 Equazioni costitutive lineari tridimensionali

Le relazioni costitutive fino ad ora studiate sono riferite ad un modello unidimensionale. In


questo paragrafo si accenneranno tali relazioni estese al caso tridimensionale.
La legge di Hooke dell’elasticità lineare può essere espressa come

1.4.62

con tensore del modulo elastico. La relazione (1.4.62) può essere riscritta nella forma:

- 43 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

∑∑

Il tensore è composto da 81 componenti, ma tenendo conto della simmetria dei tensori


di tensione e deformazione solo 36 di queste sono indipendenti. Il numero delle costanti
elastiche si riduce ulteriormente a 21, cioè il tensore risulta simmetrico, se il lavoro
di deformazione è esprimibile in funzione di un potenziale elastico la cui esistenza è stata
accertata nel caso di deformazioni reversibili isoterme o adiabatiche. Assumendo che il
materiale sia dotato di simmetria elastica rispetto a tre piani fra loro ortogonali: ciò può
accadere perché la struttura interna del materiale (in particolare l’assetto delle fibre di cui
esso è composto) presenta particolari simmetrie. La conseguenza dell’ortotropia elastica è
di ridurre a 9 il numero delle costanti elastiche indipendenti del legame costitutivo. La
struttura microscopica dei materiali elastici è spesso dotata delle caratteristiche di
regolarità tipiche dei cristalli: tuttavia, se la distribuzione spaziale di questi ultimi è
caotica, come accade di frequente, il comportamento macroscopico del materiale si rivela
interpretabile come isotropo. È dimostrato che l’ipotesi di isotropia del materiale, cioè la
condizione che il tensore elastico risulti invariante anche rispetto a rotazioni del sistema di
coordinate, riduce ulteriormente (da 9 a 2) il numero delle costanti elastiche indipendenti.
La struttura del legame costitutivo assume la forma:

1.4.63

con invariante primo del tensore di deformazione, e costanti elastiche dette


costanti di Lamé e è il delta di Kronecker ( per , per ). L’ipotesi di
isotropia implica che gli assi principali di tensione coincidano con gli assi principali di
deformazione. Le costanti ingegneristiche possono essere estratte dalle due costanti di
Lamè nel seguente modo:

- 44 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

con modulo di elasticità trasversale, modulo di elasticità longitudinale rapporto di


Posson. Il bulk modulus sarà pari a

In caso di materiale linearmente viscoelastico, la seguente relazione è ottenuta


considerando per ogni componente la soluzione ricavata precedentemente per il caso
unidimensionale:

∫ 1.4.64

Tale equazione costitutiva è sufficientemente generale da inglobare ogni anisotropia. È


importante osservare che ogni componente indipendente del tensore viscoelastico può
avere una differente dipendenza dal tempo. Nel ipotesi di solido viscoelastico isotropo, la
relazione diventa:

∫ ∫ 1.4.65

Ci sono due funzioni viscoelastiche indipendenti che possono avere differente dipendenza
temporale. Anche in questo caso è possibile risalire alle costanti ingegneristiche.

1.5 Comportamento dinamico

La risposta di un materiale viscoelastico ad un carico variabile è di particolare importanza


in alcune applicazioni come lo smorzamento delle vibrazioni e l’assorbimento del rumore.

- 45 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

1.5.1 Funzione di risposta dinamica lineare

Per ottenere il comportamento dinamico del materiale, si consideri una storia deformativa
espressa nella forma complessa (Appendice 2) come mostrato in Fig. 1.15,

1.5.1

dove è la pulsazione (rad/sec).

Fig. 1.15 Andamento delle tensioni e deformazioni per


un materiale viscoelastico sottoposto a carico variabile.

Utilizzando l’integrale di Boltzmann, con limite inferiore portato a perché la sinusoide


non ha punto di partenza:

∫ 1.5.2

Per ottenere la convergenza dell’integrale, si decomponga la funzione di rilassamento


come segue:

- 46 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

con

chiamato modulo di equilibrio (nel contesto dei polimeri). Si ricordi che per i solidi
e per i liquidi (Paragrafo 1.2). Sostituendo nella relazione (1.5.2) ed
esprimendo la deformazione come velocità di deformazione:

∫ 1.5.3

Effettuando un cambio di variabile di integrazione:

Ricordando che

- 47 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

[∫ ∫ ]

[ ∫ ∫ ]

[ ∫ ∫ ]

Ottenendo:

[ ∫ ∫ ] 1.5.4

La relazione tra tensione e deformazione diviene

1.5.5

dove è il modulo complesso accennato precedentemente nel Paragrafo (1.3);

1.5.6

∫ 1.5.7

chiamato modulo di immagazzinamento elastico (storage modulus);

∫ 1.5.8

chiamato modulo di dissipazione (loss modulus).


La tangente dell’angolo si fase , che rappresenta fisicamente lo sfasamento della
sinusoide fra tensione e deformazione, è espressa come:

- 48 -
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1.5.9

Le equazioni (1.5.7, 1.5.8) mostrano la dipendenza della proprietà meccaniche dalla


frequenza angolare di eccitazione in riferimento al modulo di rilassamento (distensione).
è la componente del rapporto tensione – deformazione in fase con la deformazione
applicata; è invece la componente fuori fase; in ritardo di 90°. Si considerino le
relazioni (1.5.7, 1.5.8):

Effettuando la trasformata di Fourier di entrambe le relazioni si ottiene:

e ricordando che:

Si consegue:

∫ 1.5.10

- 49 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

∫ 1.5.11

È possibile esprimere la relazione σ-ε in maniera differente; si consideri la storia


deformativa espressa dalla relazione (1.5.1),

è la funzione di rilassamento.
Utilizzando un cambio di variabile:

Effettuando l’antitrasformata di Fourier si ha:

con .

È possibile esprimere il modulo complesso come:

| | 1.5.12

La relazione σ-ε che si ottiene ha la seguente forma:

| | 1.5.13

- 50 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Ricordando il Teorema del valore limite (Appendice 1) e le espressioni del modulo


complesso, è possibile scrivere:

Introducendo la variabile e ricordando la trasformata di Laplace dell’integrale di


Boltzmann (1.4.17), si ottiene

Volendo esprimere il comportamento dinamico in funzione della cedevolezza:

da cui si definisce la cedevolezza complessa

1.5.14

1.5.15

La relazione esistente tra il modulo dinamico e la cedevolezza dinamica è

1.5.16

- 51 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Tale relazione è abbastanza semplice da intuire considerando la corrispondente rapporto tra


creep e rilassamento precedentemente vista. Si noti che la loss tangent è esprimibile anche
tramite

1.5.17

Per l’evidente analogia nella formulazione della cedevolezza con il modulo di rilassamento
è possibile considerare la cedevolezza di equilibrio. Si ricordi che per i solidi e per
i liquidi diverge (Paragrafo 1.2).

Procedendo in maniera analoga, come visto precedentemente (1.5.7, 1.5.8), si ottengono:

∫ [ ] 1.5.18

∫ [ ] 1.5.19

L’intervallo di frequenze si estende da zero a infinito. Al di sotto di si è nell’ambito


delle azioni quasi statiche; le vibrazione di oggetti e strutture nascono nello spettro di
frequenze che va da circa . Le frequenze tra e sono proprie del
campo sonoro. Andando da a si hanno gli ultrasuoni, utilizzati nel campo
dell’ingegneria come controlli non distruttivi dei materiali. Le frequenze al di sopra dei
sono proprie della vibrazione molecolare.

1.5.2 Relazioni fra tensione e deformazione

Si vuole trovare la relazione tra tensione e deformazione in campo dinamico per un


materiale linearmente viscoelastico.
Sono note la forma della curva σ-ε e la . Si possono scrivere le seguenti espressioni:

- 52 -
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1.5.20

1.5.21

Fig. 1.16 Input e output dinamico oggetto di studio.

Tali relazioni costituiscono le equazioni parametriche di un ellisse. Plottando tali relazioni


su un diagramma tensioni-deformazioni si ottiene la curva mostrata in Fig. (1.17-a).

- 53 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Fig. 1.17 Tensione vs. deformazione per materiale


linearmente viscoelastico sotto un carico oscillatorio.

La forma ellittica è conseguenza del comportamento linearmente viscoelastico. Alcuni


materiali mostrano una forma non ellittica con punto terminale a causa della nonlinearità
degli stessi. Tale ciclo viene usualmente chiamato ciclo di isteresi . Normalmente l’isteresi
si riferisce al ritardo che vi è fra causa ed effetto.
Si noti come al diminuire di (Fig. 1.17-b) ci si avvicina al comportamento elastico del
materiale, mentre al suo aumentare si ha un comportamento sempre più non elastico, con
dissipazione di energia.

Si consideri l’intersezione della curva con l’asse delle , indicata con , assumendo che
corrisponda al tempo ; si può scrivere:

- 54 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Sostituendo

nella precedente equazione, si ottiene:

(√ )

Semplificando, elevando al quadrato e riordinando, si ha:

1.5.22

Si può ottenere un’altra differente relazione tra δ e i parametri dell’ellisse considerando il


punto di massima tensione.

è max per

cioè quando

In tali condizioni si ha

La deformazione corrispondente sarà

( )

- 55 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Considerando la relazione (1.5.22)

1.5.23

La larghezza dell’ellisse rappresenta quindi la misura dell’angolo di perdita δ di un


materiale linearmente viscoelastico sottoposto a carico dinamico. Si osservi che al
diminuire di δ il comportamento tende a quello puramente elastico.

1.5.3 Modulo complesso: storage modulus E´, loss modulus E´´

Si vuole ottenere, ora, una relazione fra e la curva ellittica tensione-deformazione; a tal
fine si consideri .
La tensione corrispondente alla massima deformazione risulta

1.5.24

in corrispondenza della massima deformazione

quindi

1.5.25

Si evince che il modulo di elasticità rappresenta il coefficiente angolare della retta


passante per l’origine degli assi di Fig. (1.17). L’area al di sotto di tale retta rappresenta
l’energia immagazzinata come mostrato in Fig. (1.18); nel Paragrafo (1.5.6) verrà chiarito
meglio il concetto di energia immagazzinata.

- 56 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Fig. 1.18 Energia immagazzinata ed energia dissipata relativa


al comportamento dinamico di un materiale linearmente viscoelastico.

Si consideri ora il tempo , cioè quando ; in tali condizioni si ha:

ma precedentemente si è espressa la tensione come:

allora all’istante iniziale si ha

1.5.26

Tale termine è individuato dall’intersezione del ciclo di carico con l’asse delle ordinate
(Fig. 1.17).

1.5.4 Storage compliance J´

Volendo ricavare una relazione analoga alla precedente ma in funzione della cedevolezza,
si supponga .

- 57 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

La deformazione in corrispondenza della tensione massima risulta

1.5.27

in corrispondenza della massima tensione

quindi

1.5.28

L’inclinazione della retta passante per l’origine e per il punto di massima tensione è pari a
⁄ come indicato in Fig.(1.17). Si osservi che

il segno di uguaglianza si ha nel caso in cui il materiale è elastico, cioè con δ = 0.

È importante osservare che | | ; quindi con riferimento all’ellisse, il modulo


complesso | | corrisponde ad una retta con pendenza intermedia tra e ⁄ .

1.5.5 Funzioni dinamiche per il modello s.l.s.

Si ricordi che il modello standard linear solid presenta una funzione di rilassamento con
andamento esponenziale rispetto al tempo:

con tempo di rilassamento. Si considerino inoltre le relazioni (1.5.7 e 1.5.8):

- 58 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Ricordando il modelli s.l.s. è lecito porre e . E sostituendo si


ottiene:

Sapendo che:

∫ ∫

Risolvendo gli integrali:

1.5.29
( )

1.5.30
( )

Si ottengono così le relazioni del modulo di immagazzinamento e del modulo di perdita in


funzione delle frequenze di eccitazione e del tempo di rilassamento.

- 59 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

L’andamento di mostrato in Fig. 1.19 mostra un Debye peak o damping peak.

Se si considera la definizione di loss tangent e sostituendo le due relazioni sopra trovate si


ha:

Riorganizzando e sostituendo la relaxation strength

si ottiene

1.5.31

con

Detto ciò, anche ha un Debye peak, ma con uno shift nella frequenza. Il Debye peak
o damping peak verrà discusso in maniera più approfondita nel paragrafo successivo.

Di seguito viene riportato un andamento della parte reale e immaginaria del modulo di
rilassamento, e dell’angolo δ in funzione della frequenza.

- 60 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Fig. 1.19 Diagramma generale della parte reale


e immaginaria del modulo E*(ω), e della tanδ.

A basse frequenze il materiale si trova nella regione gommosa, dove la parte reale è
relativamente piccola e quasi costante. Invece ad alte frequenze il materiale si presenta
molto rigido, con comportamento vetroso. Nella regione vetrosa, la parte reale del modulo
risulta essere ancora costante ma molto più grande di quella della regione gommosa, di
circa - ordini di grandezza.
L’intervallo di frequenze intermedio viene chiamato di transizione; qui la tangente di δ,
che rappresenta la dissipazione, è molto elevata.

Di seguito verranno calcolate alcune relazioni che risulteranno molto utili in seguito, in
particolare nel Capitolo 3, partendo dal modello standard linear solid schematizzato in Fig.
(1.9) e dalla relazione (1.4.48´). Si consideri dunque la relazione precedentemente trovata

∫ 1.5.32

- 61 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

e la relazione che segue ottenuta direttamente dalla precedente considerando un tempo di


osservazione

∫ 1.5.33

Utilizzando la Trasformata di Laplace (Appendice 1) si può scrivere:


1.5.34
( )
∫ ∫

Il secondo integrale varrà

( ) ( )
∫ [ ]
( ) ( )

Sostituendo:

∫ ∫
1.5.35
( )

Ponendo

∫ 1.5.36

Ricordando che , si ottiene

∫ 1.5.37

- 62 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Ora si osservi che se quella che si misura è la risposta del sistema a frequenze
elevatissime che sarà obbligatoriamente elastica e senza dissipazione, per cui dalla
relazione precedente si può scrivere

Relazione già trovata precedentemente. Ora sostituendo tale quantità nella relazione
(1.5.37) si ottiene

∫ ( )

∫ ( ) 1.5.38

Volendo calcolare la componente dissipativa, si calcolerà [ ] dalla relazione


precedente come segue:

[ ] ∫ [ ] 1.5.39

dove per calcolare [ ], ricordo che dato e il suo coniugato ̅ ,

̅ , quindi

[ ]
1.5.40

[ ] ∫ 1.5.41

- 63 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

1.5.6 Energia immagazzinata e energia dissipata

I materiali soggetti ad un carico ciclico assorbono energia, parte di questa viene


immagazzinata come energia potenziale all’interno della struttura del materiale, ma gran
parte viene dissipata sottoforma di calore. La parte di energia dissipata può essere piccola,
tale da essere difficilmente misurabile, nonostante questo essa è sempre presente; questo è
il motivo per cui le vibrazioni decadono e il moto perpetuo non esiste. L’energia dissipata,
chiamata damping o internal fiction, è causata da vari meccanismi fisici, che dipendono dal
materiale, dalla temperatura e dalla frequenza del ciclo di carico. Ogni meccanismo fisico
che causa creep può causare smorzamento, ma altri meccanismi che agiscono a bassi
carichi tensionali possono non presentare il creep come effetto macroscopico. Lo
smorzamento a bassi carichi tensionali è detto anelastic damping.

Facendo riferimento alla Fig. (1.17), l’ellisse del diagramma stress-deformazione per un
carico dinamico su un materiale linearmente viscoelastico racchiude un’area. Tale area
rappresenta la densità di energia dissipata all’interno del materiale per ciclo. Si esamini ora
come il meccanismo di smorzamento è collegato all’energia immagazzinata e dissipata. Si
consideri:

1.5.42

il periodo ⁄ ⁄ è il tempo necessario per completare un ciclo. Se il


materiale al termine del ciclo di carico torna nella configurazione in deformata, l’energia
accumulata risulta essere nulla. Per calcolare l’energia immagazzinata si deve considerare
una parte di ciclo, ad esempio , cioè ⁄ :

- 64 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

⁄ ⁄
∫ ∫ ∫



1.5.43

∫ ( )

[ ]

Il primo termine rappresenta l’energia immagazzinata; il secondo termine, che si annulla


per rappresenta l’energia dissipata.

Quando | | , l’energia elastica accumulata nel materiale è

∫ 1.5.44

Questa energia corrisponde all’area del triangolo in Fig. (1.17); tale area risulta
evidenziata meglio in Fig. (1.18). Questa energia è stata calcolata per un quarto di ciclo;
naturalmente dopo un ciclo completo il materiale ritorna nelle condizioni iniziali.
L’energia dissipata per un ciclo completo è proporzionale all’area interna all’ellisse. Per
poter confrontare le due quantità energetiche, tale energia è stata calcolata per un quarto di
ciclo considerando un quarto del valore dell’integrale sull’intero ciclo.
Quando | | ,

∫ 1.5.45

1.5.46

Come è evidente, fisicamente la loss tangent è associata al rapporto tra l’energia dissipata e
l’energia immagazzinata in un carico ciclico. Questo giustifica il suo essere considerato

- 65 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

una misura della “frizione interna”. In letteratura si trovano varie relazioni per quantificare
lo smorzamento, una di queste è conosciuta come specific damping capacity ψ

1.5.47

dove ψ è riferito al rapporto energetico sull’interno ciclo. La quantità ψ ha senso essere


considerata sia per i materiali non lineari che lineari purché le quantità energetiche possano
essere calcolate da un ciclo di tensione-deformazione anche se di forma non ellittica.

Altri modi per quantificare lo smorzamento, riguardano il considerare l’intera area


racchiusa dall’ellisse già detto essere uguale all’energia assorbita in ogni ciclo per unità di
volume del materiale, chiamata unit damping energy Δu (Fig. 1.20)

1.5.48

Fig. 1.17 Ellisse tensione.deformazione.

Come mostrato nella seguente figura, sia che esibiscono un massimo quando
vengono plottati in funzione della frequenza ω. Per un modello come quello mostrato in
Fig. (1.21-a), che in realtà è una diversa schematizzazione del modello precedentemente
introdotto come s.l.s., presenta il suo valore massimo per ⁄ . La quantità

- 66 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

è la deformazione per ; questa deformazione è detta deformazione residua.


Quindi risulta proporzionale a e esibisce la stessa dipendenza dalla frequenza.

Fig. 1.21 a) Modello s.l.s.; b) tensione e deformazione dinamiche; c) ellisse al variare della frequenza;
d) andamento delle grandezze dissipative.

Ad alte frequenze rispetto a , lo smorzatore è essenzialmente rigido, quindi la


deformazione nella molla è impedita, avviene solo in corrispondenza di , quindi la
risposta è essenzialmente lineare con la rigidezza . Al contrario, a frequenze basse
rispetto a , c’è sufficiente tempo per il movimento libero dello smorzatore, quindi
l’effetto smorzante risulta limitato. In tal caso, l’ellisse del ciclo si riduce ad una linea, con
pendenza pari alle rigidezze e in serie, quindi con rigidezza bassa, come evidente
dalla Fig. (1.21-c). Quindi il modulo , definito come mostrato in Fig.(1.20), varia con la
frequenza, tra alle basse frequenze e alle alte frequenze. Nella transizione tra i due
casi limite si ha il picco, peak, di energia dissipata.

- 67 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Nella Fig. (1.21-d), è mostrato l’andamento delle grandezze indice della misura dissipativa.
Riferendoci ad un approccio microscopico, tale andamento è spiegabile considerando che
esistono dei movimenti nella struttura del materiale legati all’energia cinetica interna. Ad
alta frequenza non c’è abbastanza tempo per permettere tale movimento, si tratta di un
processo adiabatico, quindi non c’è dissipazione. A basse frequenze invece, tali movimenti
sono permessi, ma avvengono in condizioni di equilibrio termodinamico; si tratta infatti di
un processo quasi-statico o reversibile, non c’è quindi energia dissipata. A frequenze
intermedie (dipendenti dalle caratteristiche viscoelastiche del materiale), tali movimenti
avvengono ma tramite processi che si discostano lentamente dall’equilibrio
termodinamico, con conseguente dissipazione di energia. È in corrispondenza di tale
dissipazione che si ha il Debye peak o picco di smorzamento mostrato in Fig. (1.21-d).

Effettuando una piccola digressione sulla struttura degli elastomeri, che verranno trattati in
maniera più ampia nel Capitolo 2, si consideri la loro struttura come mostrato in Fig. (1.22-
a), in particolare, la disposizione dei legami e la loro rotazione in seguito all’applicazione
del carico tensionale o comunque all’aumento dell’energia cinetica interna.

Fig. 1.22 Legami degli elastomeri e loro rotazione.


Diagramma del modulo in funzione della temperatura e della frequenza.

- 68 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Il precedente diagramma mostra l’andamento del modulo rispetto a due variabili,


temperatura e frequenza, tale andamento è connesso strettamente ai movimenti molecolari
all’interno della struttura dell’elastomero. In particolare è interessante notare come nel
momento in cui la frizione interna è particolarmente rilevante, i legami ruotano con
frequenza simile alla frequenza del carico dinamico applicato e il modulo diminuisce
drasticamente.

Per qualsiasi modello reologico costituito da molle e smorzatori lineari, che costituisce il
modello di un materiale linearmente viscoelastico, si presenta il ciclo ellittico di isteresi e
la risposta deformativa è proporzionale al carico tensionale applicato. Quindi, l’ampiezza
della deformazione è proporzionale all’ampiezza della tensione ; al contrario l’angolo
di ritardo non dipende da , ma esclusivamente da . Dato ciò, considerando vari cicli
ellittici d’isteresi in corrispondenza di differenti ad una data frequenza, essi conservano
le proporzioni tra loro, sono cioè simili, differiscono solo di size.
Riferendosi alla relazione (1.5.48), l’energia unitaria di smorzamento può essere espressa
come proporzionale al quadrato dell’ampiezza della tensione:

1.5.49

dove M è una costante funzione del modello e della frequenza.

Un altro parametro utilizzato per descrivere il comportamento smorzante di un modello o


di un materiale è il loss coefficient , definito come

1.5.50

dove δ è l’angolo di ritardo espresso in radianti, Q è chiamata quality factor.


Ricordando il significato fisico e grafico del modulo di rilassamento , tale modulo è
usato per definire l’energia di deformazione elastica in corrispondenza della massima
deformazione, , come mostrato in Fig. (1.20). Il loss coefficient è collegato con le
quantità energetiche e dalla relazione

- 69 -
Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

1.5.51

Nel caso in cui è piccolo in confronto a , tale che o meno, lo


smorzamento è considerato relativamente piccolo.

1.5.7 Relazioni di Kramers-Kronig

Dal momento che le proprietà dinamiche e o e di un materiale lineare


derivano dalla stessa funzione transiente, queste non possono essere indipendente. Tali
relazioni sono chiamate relazioni di Kramers-Kronig.
Per ricavare tali relazioni, si consideri la trasformata di Laplace di una funzione casuale nel
dominio del tempo. Si ricordi inoltre, il principio di causalità per cui l’effetto non può
precedere la causa che lo ha generato, che è implicitamente contenuto nelle relazioni
precedentemente trovate per le funzioni di creep e rilassamento.
Sotto tali ipotesi, si consideri la funzione:

∫ 1.5.52

con ,e . Per la funzione potrà avere dei poli, ma per la


funzione è analitica. Cioè la funzione risulta analitica nel semipiano positivo di . Si
consideri ora la funzione

Tale funzione presenta un polo in , come mostrato nella Fig. (1.23); si sposti
leggermente il polo a sinistra di una quantità , cioè si ponga .

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Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Fig. 1.23 Funzione analitica nel semipiano positivo di , con polo in .

La nuova funzione che si andrà a considerare sarà

Calcolando l’integrale di tale funzione con sull’asse immaginario

∫ ∫ 1.5.53

In Appendice 1 è stato dimostrato che

Þ 1.5.54

Ponendo

∫ ∫ ∫

Osservando la relazione (1.5.54) e ricordando le proprietà del delta di Dirac, si può


scrivere

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Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Þ ∫ ∫

Þ ∫

Data l’analiticità della funzione nel semipiano positivo di (si veda Appendice 1, funzioni
a variabile complessa), calcolando l’integrale lungo un cammino chiuso ℒ, si ha:


In relazione al cammino scelto, si avrà:

∫ ∫

Il secondo integrale della precedente relazione è nullo. Quindi possiamo porre:

Þ ∫

Sostituendo , si ottiene

Þ ∫ 1.5.55

Considerando

Þ ∫ Þ ∫

Separando le due funzioni e , si ottengono le relazioni di Kramers-Kronig:

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Materiali viscoelastici – Carbone, D’Amico

Þ ∫

Þ ∫

Ricordando dalle relazioni (1.5.5) e (1.5.15) che il modulo complesso è pari a

e che la cedevolezza complessa è pari a

Tramite le relazioni di Kramers-Kronig è possibile mostrare il legame esistente tra e ,


e tra e .

Tali espressioni indicano che la componente di immagazzinamento e quella dissipativa


sono intimamente relazionate, cioè le proprietà di dispersione e di assorbimento di un
mezzo non sono indipendenti. La presenza della perdita comporta dispersione, che è data
dalla variazione di cedevolezza in funzione della frequenza. Inoltre, le relazioni non sono
locali, cioè la presenza di perdita ad una data frequenza è legata alla dispersione sull’intero
spettro di frequenze. Inoltre noto l’intero spettro di assorbimento tramite queste relazioni si
può risalire all’intero spettro di dispersione e viceversa. Si può anche osservare che
ponendo nelle relazioni di Kramers-Kronig si ottiene che la variazione delle
proprietà di assorbimento sull’intero range di frequenza è proporzionale all’area sottesa
alla curva di perdita su una scala logaritmica di frequenza.

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