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Corso sui Controlli Non Distruttivi

Tecnica Magnetoscopica

Dispense a cura di: Prof. Ing. Umberto Galietti


Ing. Palumbo Davide
Principio Fisico
Si consideri un particolare di materiale magnetizzabile, interessato da
discontinuità. Se viene posto entro il campo magnetico, prodotto fra i poli di un
potente magnete, esso si magnetizza, ossia al suo interno si genera un flusso
magnetico, rappresentabile mediante delle linee di flusso magnetico.
La presenza della discontinuità costituisce, in un certo senso, un brusco
impedimento locale alle linee di flusso m. le quali “allargano il loro percorso”
all’esterno della superficie del materiale.
In altre parole, si produce localmente un flusso magnetico disperso. Se si spruzza
in vicinanza della polvere magnetica, questa viene attratta dal suddetto flusso
magnetico disperso. Di conseguenza viene così a formarsi, in corrispondenza
dell’orifizio della discontinuità, un accumulo di polvere magnetica direttamente
visibile a occhio nudo mentre il semplice orifizio della discontinuità poteva non
esserlo.
Tale accumulo, testimone della presenza della sottostante discontinuità, è detto:
indicazione.
Magnetismo nei materiali
Dal punto di vista magnetico i vari materiali sono classificabili secondo quanto
segue:
- materiali diamagnetici: sono debolmente respinti dal magnete. Non hanno
alcuna attitudine a essere magnetizzati.
- materiali paramagnetici: sono debolmente attratti dal magnete. I singoli atomi
sono di per sé dei deboli “magnetini elementari”, suscettibili di orientarsi nella
direzione di un campo magnetico esterno. Questi materiali non sono
magnetizzabili nel senso che si intende comunemente.
- materiali ferromagnetici: sono fortemente attratti dal magnete. I singoli atomi
sono di per sé dei “magnetini elementari” in un certo senso più forti che non nel
caso dei materiali paramagnetici; essi sono suscettibili di essere orientati da un
campo magnetico esterno.
Il metodo magnetoscopico è applicabile soltanto ai materiali ferromagnetici.
Materiali Ferromagnetici
Come per i materiali paramagnetici,
gli atomi di un materiale
ferromagnetico costituiscono dei
magnetini elementari, ma
decisamente più intensi; inoltre la
struttura cristallina è caratterizzata,
fra l'altro, da un determinato
rapporto distanza fra atomi adiacenti
e raggio ionico. Il risultato è che i
singoli magnetini elementari si
attirano ed orientano
spontaneamente l'uno rispetto
all'altro in modo unidirezionale,
costituendo localmente un dominio
magnetico. Per questo, entro un grano
di ferro dolce si formano
spontaneamente più domini magnetici
orientati casualmente secondo delle
direzioni, dette di facile
magnetizzazione e corrispondenti a
certe direzioni cristallografiche, come
illustrato nella figura seguente.
Materiali Ferromagnetici

Vi si notano infatti più domini orientati a caso (ma sempre secondo le direzioni di
facile magnetizzazione) all'interno dei quali i magnetini elementari sono allineati
ordinatamente. Poiché tale orientamento è del tutto casuale, l'effetto di
magnetizzazione medio all'esterno del cristallo appare nullo.
Ora, se il cristallo è posto sotto l'azione di un campo magnetico esterno (ad
esempio, entro una bobina percorsa da corrente), i domini con orientamento
favorevole alla direzione di quest' ultimo crescono a spese di quelli ad
orientamento non favorevole. (Fig. b). In termini estremamente semplificati, si
può assumere che quando il campo magnetico esterno è sufficientemente intenso
tutti i domini magnetici hanno un unico orientamento parallelo al campo esterno;
in tale condizione si ha la saturazione magnetica del materiale (Fig. c). Ossia, si è
raggiunta la massima magnetizzazione per quel dato materiale.
Materiali Ferromagnetici
Al di sopra di una data temperatura (punto di Curie)
l'agitazione termica, tendente a creare il disordine nel
reticolo cristallino, prevale sulle forze attrattive tra i
magnetini elementari, per cui i domini magnetici vengono
distrutti ed il materiale da ferromagnetico diventa
semplicemente paramagnetico. Per gli acciai il punto di
Curie è di circa 790°C.

I metalli più fortemente magnetizzabili sono il ferro, il nichel


ed il cobalto. Tranne alcune eccezioni, sono pure fortemente
ferromagnetiche le leghe di ferro contenenti vari elementi
quali carbonio, nichel, cromo, manganese, molibdeno,
silicio, vanadio.
Proprietà dei magneti
Un magnete presenta le seguenti proprietà:
• attira un altro materiale ferromagnetico con forza tanto più intensa quanto
più il materiale è vicino al magnete
• suscita una magnetizzazione per influenza in altri materiali ferromagnetici
posti in vicinanza
• i magneti esibiscono sempre due poli: nord e sud
• quando due poli simili di due magneti vengono avvicinati tendono a
respingersi; tendono invece ad attrarsi quando i due poli sono diversi
• se un magnete viene separato in due parti, nasce una nuova coppia di poli e
se le due parti vengono a loro volta ulteriormente separate si ottengono ancora
nuove coppie di poli e così via.
Campi Magnetici
Un magnete esercita nelle sue vicinanze delle forze di varia intensità sui poli di
un altro magnete pertanto, la regione intorno al magnete, ove si esercitano tali
forze, costituisce un campo magnetico. Tutto ciò è rappresentabile mediante
delle linee di forza.
La distanza fra le linee di forza dà un’ idea dell’intensità del campo magnetico:
più esse si avvicinano, più il campo aumenta di intensità e viceversa.
Per convenzione le linee di forza escono dal polo nord ed entrano al polo sud.
Le forze magnetiche sono misurate mediante l’intensità del campo magnetico e
questa è indicata col simbolo H.
Induzione magnetica
Quando in una zona dove esiste un campo magnetico si introduce un materiale di
tipo ferromagnetico, i suoi magnetini elementari tendono ad orientarsi secondo la
direzione del detto campo, per cui all’interno del materiale si costituisce un
campo magnetico addizionale sovrapposto.
Si definisce permeabilità magnetica l’attitudine del materiale a magnetizzarsi
sotto l’influenza di un campo magnetico esterno.
La permeabilità magnetica è indicata col simbolo µa ed è espressa come prodotto
della permeabilità assoluta nel vuoto µ0 moltiplicata per la permeabilità relativa
del materiale µr.
I materiali ferromagnetici hanno una permeabilità magnetica relativa µr molto
alta (dell’ordine di 400 – 1600) e per questo sono suscettibili di essere controllati
col metodo magnetoscopico.
Pertanto i materiali ferromagnetici controllabili con metodo magnetoscopico sono:
gli acciai e le ghise, con l’esclusione degli acciai a matrice austenitica (in pratica gli
acciai inossidabili austenitici).
Caratteristiche di prima magnetizzazione
In un materiale ferromagnetico l’intensità di
magnetizzazione aumenta col crescere della
forza magnetizzante (intensità del campo
magnetico H). L’ intensità di magnetizzazione
viene definita con il termine induzione
magnetica e viene indicata con il simbolo B.
Quando un materiale ferromagnetico viene
immerso in un campo magnetico è possibile
rappresentare in un grafico come varia il campo
magnetico indotto B in funzione del campo
magnetico induttore H (curva di prima
magnetizzazione).
Si osserva che per piccoli valori di H l’induzione
magnetica B cresce dapprima lentamente,
quindi sempre più velocemente, fino a
raggiungere la saturazione magnetica (Bs)
corrispondente a quando tutti i magnetini
elementari sono orientati secondo il campo H.
Caratteristiche di prima magnetizzazione
In un materiale ferromagnetico l’intensità di
magnetizzazione aumenta col crescere della
forza magnetizzante (intensità del campo
magnetico H). L’ intensità di magnetizzazione
viene definita con il termine induzione
magnetica e viene indicata con il simbolo B.
Quando un materiale ferromagnetico viene
immerso in un campo magnetico è possibile
rappresentare in un grafico come varia il campo
magnetico indotto B in funzione del campo
magnetico induttore H (curva di prima
magnetizzazione).
Si osserva che per piccoli valori di H l’induzione
magnetica B cresce dapprima lentamente,
quindi sempre più velocemente, fino a
raggiungere la saturazione magnetica (Bs)
corrispondente a quando tutti i magnetini
elementari sono orientati secondo il campo H.
Caratteristiche di prima
magnetizzazione
Si osserva che le caratteristiche di prima magnetizzazione variano in modo
marcato per i differenti materiali. Il ferro dolce si magnetizza molto facilmente
sotto l'azione di un campo magnetico relativamente debole giungendo alla
saturazione con un campo H relativamente limitato; inoltre raggiunge la
saturazione con una induzione molto alta.

L'acciaio in genere richiede un campo magnetico relativamente più intenso e non


raggiunge la saturazione finché non si applica un campo magnetico molto
intenso; comunque, l'intensità di magnetizzazione (induzione magnetica B ) si
avvicinerà infine a quella del ferro dolce.

La ghisa, il nichel ed il cobalto sono anch'essi facilmente magnetizzabili con campi


relativamente piccoli, tuttavia raggiungono livelli di saturazione magnetica molto
più bassi.

Le curve riportate nella figura precedente si riferiscono a metalli o leghe di date


composizione e struttura metallurgica. Se queste variano, anche le rispettive
caratteristiche sono soggette a modificarsi; ad esempio esse subiscono una
notevole variazione in seguito al trattamento termico di un materiale.
Caratteristiche di prima magnetizzazione
La permeabilità magnetica, in termini semplici può essere considerata come
l’attitudine del materiale a magnetizzarsi sotto l’azione di un campo magnetico H
esterno.
Vale la seguente relazione:

B=µ*H
la quale indica la dipendenza fra la causa della magnetizzazione (il campo
magnetico H) ed il risultato ottenuto nel materiale, ossia l’induzione magnetica B.
La precedente relazione può essere riscritta come: B

H

livello di induzione B richiesto


per un adeguata tecnica di
controllo magnetoscopico
Isteresi Magnetica
Quando l’intensità del campo magnetico H aumenta,
l’induzione B cresce secondo la curva di prima
magnetizzazione da 0 fino massimo che rappresenta la
saturazione magnetica del materiale.
Se ora H diminuisce, anche B diminuisce, ma meno
rapidamente di quanto era prima cresciuta; quando H
si annulla, l’induzione magnetica mantiene ancora un
valore detto magnetismo residuo indicato con BR.
Se ora si fa aumentare il campo H per valori negativi, B
continua a diminuire annullandosi quando il campo H
raggiunge esattamente il valore Hc detta forza
coercitiva.
Aumentando ancora H per valori negativi, l’induzione
B raggiunge la saturazione in senso contrario
(magnetini elementari tutti orientati in senso opposto);
se H è fatto variare fino ad annullarsi, B conserva un
magnetismo residuo in senso opposto (-BR).
Aumentando nuovamente H, l’induzione B aumenta
fino a completare il ciclo. L’intero ciclo è detto : ciclo
d’isteresi magnetica.
Effetto magnetico di una corrente
elettrica
Una corrente elettrica in un conduttore produce attorno a se stessa un campo
magnetico dove, per evidenti ragioni di simmetria, le relative linee di forza sono
circonferenze concentriche all’asse del conduttore.
L’intensità del campo magnetico H all’esterno del conduttore è direttamente
proporzionale alla corrente I e inversamente proporzionale al raggio r della linea
di forza, secondo la relazione:

I
H
2r

In altre parole il campo magnetico si riduce di intensità man mano che ci si


allontana dal conduttore. Le linee di forza sono concatenate con la corrente come
gli anelli di una catena, poiché la barra può essere considerata una spira di raggio
molto grande o infinito.
Magnetizzazione diretta
Se si fa passare una corrente elettrica direttamente attraverso il pezzo si ottiene
una magnetizzazione circonferenziale. Considerando ad esempio una barra
cilindrica, questa può essere idealmente scomposta in più strati concentrici per
cui la corrente parziale in ciascun strato produce un campo esternamente
concatenato con essa.
Poiché il campo magnetico totale esistente ad un certo raggio è dato dal
contributo di tutti gli strati interni ad esso, esiste un campo magnetico anche
all’interno della barra.
Magnetizzazione indiretta
Se si fa passare la corrente direttamente lungo un pezzo cilindrico cavo, come
ad esempio uno spinotto o un segmento tubolare, alla superficie esterna e negli
strati subsuperficiali si avrà una magnetizzazione dovuta agli strati di
conduttore interni alle linee di forza magnetiche. Alla superficie interna invece
non si ha alcuna magnetizzazione poiché non vi è corrente concatenata
all’interno di essa.
Per ottenere una megnetizzazione anche alla superficie interna del particolare,
la corrente magnetizzante è fatta passare attraverso un conduttore passante
entro il foro, così che anche la superficie interna sia concatenata con la corrente.
Magnetizzazione longitudinale
Si impiega, in questo caso,un campo magnetico prodotto fra due espansioni
polari. Si tratta di una magnetizzazione per induzione dove le linee di forza
entrano ed escono dal pezzo, il quale presenta perciò due poli alle estremità.
Per applicazioni a piccoli pezzi, o su aree limitate, si usano dei semplici
magneti permanenti. L’intensità di magnetizzazione del magnete permanente è
effettuata verificando che esso sia in grado di mantenere sospeso, senza
distacco, un dato peso applicato ad un polo.
Quando occorrono maggiori potenze in gioco si ricorre ad elettromagneti, di
maggiori dimensioni, dove il nucleo è eccitato mediante bobina alimentata da
un apposito generatore di corrente, che può erogare sia corrente continua (CC)
o alternata (CA).
Magnetizzazione longitudinale
Un altro modo per produrre un campo magnetico longitudinale è quello del
cosiddetto solenoide, di lunghezza l, costituito di N spire consecutive di
diametro D, percorse dalla corrente I.
Il campo magnetico all’interno del solenoide è costituito da linee di forza
parallele per cui si ha appunto un campo magnetico uniforme, adatto per
magnetizzare longitudinalmente un pezzo posto al suo interno. L’intensità del
campo magnetico H è data dalla formula:

NI
H
l
Magnetizzazione longitudinale
In pratica per magnetizzare longitudinalmente un pezzo si ricorre piuttosto ad
una bobina piatta. Essa può essere appositamente costruita; oppure si possono
avvolgere delle spire attorno al pezzo, in modo da ottenere
approssimativamente una bobina.
Ora il campo magnetico non è più uniforme, come nel caso precedente del
solenoide tuttavia è possibile, quanto prima, ottenere sia in particolari
relativamente piccoli che di manufatti di grandi dimensioni una
magnetizzazione longitudinale.
Magnetizzazione longitudinale
Quando nella bobina è inserita una barra di materiale ferromagnetico, le linee di
flusso risultano modificate in quanto il materiale ha una alta permeabilità
magnetica; pertanto esse tendono sensibilmente a “penetrare” nel materiale.
Pertanto una barra lunga sarà adeguatamente magnetizzata soltanto per un dato
tratto, compreso entro la bobina e con una certa estensione prima e dopo, poiché
le linee di flusso magnetico entro la barra tendono a disperdersi in aria per
richiudersi su se stesse prima delle estremità della bara stessa.
Magnetizzazione longitudinale mediante
elettromagnete a bancale con nucleo
La magnetizzazione longitudinale è ottenuta mediante un elettromagnete di
grandi dimensioni dove il nucleo magnetico ha sezione maggiore di quella del
pezzo da magnetizzare (Figura sottostante). Le bobine di eccitazione sono poste
sulle due colonne e due testate polari scorrevoli consentono di adattare la loro
distanza, così da richiudersi sulle estremità del pezzo.
In un magnetoscopio a nucleo il flusso magnetico prodotto dipende dal numero
spire N delle bobine, dalle dimensioni del nucleo e dal pezzo inserito fra le
testate polari; inoltre è proporzionale alla forza magnetomotrice, data dal prodotto
N·I (amperspire), ossia dal numero delle spire totale delle bobine moltiplicato per
la corrente che circola in esse.
In pratica il calcolo delle
amperspire NI è fatto con una
formula empirica del tipo:

NI=45000/(K/D)

dove D (mm) è il diametro o la


diagonale massima del pezzo e K
un valore costante che, a seconda
del tipo di magnetoscopio, è
assunto pari a 600÷ 800 mm .
Altre tecniche di magnetizzazione
Una tecnica di magnetizzazione molto usata nel controllo MT di grosse strutture
di carpenteria, nonché di giunzioni saldate, è quella ottenibile con i cosiddetti:
puntali. (prods).
Con riferimento alla Figura i puntali, collegati ad un opportuno generatore di
corrente, vengono applicati su due punti del manufatto in esame. Le estremità di
contatto dei puntali sono munite di opportune trecce di rame o comunque di
materiale conduttore morbido per allargare ('area di contatto ed evitare una
densità di corrente eccessiva nel materiale; ciò al fine di non correre rischi di
bruciature e surriscaldamenti locali del pezzo in esame.
Normalmente i puntali sono costruiti in lega di rame-berillio onde conferire loro
una maggiore resistenza meccanica.
Questa è detta tecnica della magnetizzazione circolare (Sistema elettrico) poiché in
prossimità dei puntali le linee di forza magnetica sono tendenzialmente delle
circonferenze; esse tuttavia cambiano forma lungo il percorso della corrente entro
la piastra (vedi figura).
Corrente
Puntali

Corrente

H
Flusso magnetico
L'induzione B rappresenta l'intensità di magnetizzazione globale, ossia la
magnetizzazione nel materiale per unità di area di sezione trasversale. La
magnetizzazione attraverso l'intera sezione del pezzo costituisce il flusso magnetico
(indicato con il simbolo  ).
=B·A
Il flusso magnetico  è espresso in Weber [simbolo:Wb] e l'area della sezione A in
m2 quindi l'induzione B sarà espressa in Weber/m2 ; nel Sistema Internazionale di
Misura (S.I.) questa unità è denominata Tesla (simbolo: T)
In un tronco di materiale ferromagnetico a forma tubolare analogamente a quanto
rappresentato in Figura, il flusso magnetico  è costante (se non vi sono dispersioni
od immissioni) per cui vale la costanza del prodotto  = B1*A1 = B2*A2 e l'andamento
del flusso magnetico è rappresentabile con linee di flusso, con andamento simile a
quello dei filetti di corrente d'acqua; inoltre, dove la sezione è più piccola l'induzione
B sarà maggiore e viceversa.
Corrente continua e alternata
Con la corrente continua il campo magnetico disperso in corrispondenza delle
discontinuità esercita una maggior forza attrattiva sulla polvere ma,per contro,
tende a rallentare il libero scorrimento della polvere magnetica sulla superficie
dei pezzi in esame, con la conseguenza che è resa più difficile e lenta la
formazione delle indicazioni.
Quando una corrente alternata scorre in un conduttore produce al suo interno
dei campi magnetici variabili i quali inducono delle correnti parassite; queste a
loro volta producono dei campi magnetici in opposizione alla causa che li ha
generati per cui in definitiva sia la corrente alternata che il relativo campo
magnetico non penetrano in profondità.
Di conseguenza con la magnetizzazione in corrente alternata si riduce la
sensibilità di rivelazione per le discontinuità subsuperficiali. Infatti affinchè
queste siano rivelate occorre che producano un campo magnetico disperso; ma
se una discontinuità si trova situata a profondità maggiore dello spessore dello
strato interessato dalla magnetizzazione allora la dispersione non avviene.
Profondità Standard di penetrazione
Si definisce profondità standard di penetrazione  lo spessore dello strato
convenzionale definito dalla formula:

=[1/(f)]1/2
dove è :  la conducibilità elettrica
 la permeabilità magnetica assoluta
f la frequenza

In realtà le correnti parassite e


l'induzione B si vanno riducendo in
funzione della profondità secondo
una legge esponenziale del tipo:

B = BS·e-x/
dove:
x profondità nel materiale
e base dei logaritmi naturali (e= 2,718)
BS valore dell 'induzione alla
superficie.
Profondità Standard di penetrazione
Come si osserva,  corrisponde alla profondità nel materiale per cui B(x) è ridotta
a circa il 37% di BS esistente alla superficie (dalla teoria tale valore è dato da: 1Ie =
0,37 ); in sostanza si assume che l'effetto delle correnti parassite e quindi di B(x),
con distribuzione effettiva data dal grafico, sia equivalente ad avere un valore
costante di B pari a BS entro lo strato di spessore  e valore nullo al di sotto.
Benché l'induzione B non cessi di esistere subito al di sotto della profondità , la
sensibilità di rivelazione a profondità>  tende comunque ad annullarsi
rapidamente.
Ai fini pratici del controllo MT, introducendo nella precedente formula dei valori
medi per ( e  relativi alla gran parte dei materiali ferromagnetici e per una
frequenza di 50 Hz (frequenza di rete, universalmente impiegata), si ottengono
per la profondità di penetrazione standard  i valori indicativi riportati nella tabella
Principio del metodo magnetoscopico
Si consideri un particolare di materiale ferromagnetico con magnetizzazione
longitudinale e con linee di flusso parallele e uniformemente distribuite. In
presenza di una discontinuità trasversale si ha localmente una brusca
variazione di permeabilità magnetica, ma il flusso magnetico totale deve
rimanere costante. Di conseguenza si produce una dispersione di flusso
magnetico su un’area più ampia, all’esterno del pezzo. Si ottiene cioè un flusso
magnetico disperso. In altre parole si può dire che si formano due poli
magnetici in corrispondenza dei lembi delle discontinuità.
Cospargendo con una opportuna polvere magnetica l’area circostante la
discontinuità, il campo magnetico disperso attira le particelle magnetiche,
formandone un accumulo facilmente osservabile ad occhio nudo, mentre la
discontinuità in se stessa poteva non esserlo. In altre parole si ottiene una
indicazione della discontinuità decisamente più visibile che non l’orifizio
originale.
Principio del metodo magnetoscopico
Naturalmente affinchè si formi l’indicazione occorre che la direzione di
magnetizzazione sia essenzialmente trasversale alla dimensione maggiore della
discontinuità, cosa che si ottiene adottando una opportuna tecnica di
magnetizzazione fra quelle viste in precedenza.
La polvere magnetica può essere applicata a secco oppure mediante
un’opportuna sospensione di polvere in un liquido, detto vettore liquido. A
seconda dei casi si parla quindi di:
• rivelatore a secco
• rivelatore liquido
Fasi del controllo magnetoscopico
In linea generale il controllo magnetoscopico prevede le seguenti fasi:

• preparazione superficiale
• magnetizzazione
• irrorazione del rivelatore
• osservazione
• smagnetizzazione
• pulizia finale
Preparazione superficiale
I particolari devono essere presentati per il controllo magnetoscopico con la
superficie pulita, esente da polveri, scaglie di ossidi, macchi di grasso e
quant’altro possa nuocere alla corretta formazione delle indicazioni.
Su getti e fucinati grezzi normalmente si applica la granigliatura
(borbandamento della superficie dei pezi con pallini meallici, lanciati ad alta
velocità mediante turbine).
Bisogna assolutamente evitare di usare lo stesso liquido del rivelatore per la
pulizia dei particolari poiché, oltre ad inquinare rapidamente il liquido nella
vasca del bancale, non si ha garanzia di un buon risultato.
Se il particolare presenta fori collegati con cavità di non facile accesso si dovrà
provvedere a tapparli con adatto materiale non inquinante; ciò allo scopo di
impedire l’accumulo di polveri magnetiche in cavità da cui sarebbe poi difficile
rimuoverle con i normali metodi di pulizia.
Magnetizzazione
Spesso il ciclo di lavorazione precedente il controllo magnetoscopico consente di
prevedere quale sarà nel particolare in esame il probabile orientamento delle
discontinuità superficiali e subsuperficiali. Ad esempio, uno spezzone di
bielletta, o di barra laminata a caldo presumibilmente presenterà delle
discontinuità del tipo ripiegature orientate longitudinalmente; analogamente
dicasi per barre trafilate a freddo.
La direzione presunta delle possibili discontinuità che si vanno cercando
determina la direzione della magnetizzazione, la quale dovrebbe
tendenzialmente essere pressochè perpendicolare (circa 90°) alla direzione delle
discontinuità, condizione per la quale si ha la massima sensibilità di rivelazione.
Comunque sono ancora ammissibili angoli minori purchè non inferiori a circa
45°.
Irrorazione del rivelatore
Metodo asciutto Metodo umido
Si tratta di particelle di ferro Le particelle sensibili sono miscelate con
finemente suddivise rivestite con un liquido (acqua, olio leggero o
pigmenti kerosene) e poi spruzzate sulla superficie
del componente
La polvere viene applicata
cospargendola o soffiandola sul Il veicolo oleoso si preferisce quando è
componente da testare essenziale garantire assenza di effetti
La granulometria è accuratamente corrosivi, quando l’acqua potrebbe
selezionata perché, sebbene le manifestare problemi elettrici e su leghe
particelle più fini siano ad alta resistenza laddove gli atomi di
maggiormente sensibili, non è idrogeno dell’acqua potrebbero
possibile pensare di impiegare diffondersi nella struttura cristallina
esclusivamente questa tipologia generando infragilimento
considerato che esse aderiscono ad
ogni genere di discontinuità (ditate, La granulometria è solitamente più fine
tracce d’olio, rugosità) e dunque rispetto al metodo asciutto (5-15 µm) e la
produrrebbero un sottofondo troppo forma è compatta
“denso”
Rilevatore
Come detto, la formazione delle indicazioni è dovuta all'accumulo di particelle
magnetiche attratte dal flusso magnetico disperso in corrispondenza delle
discontinuità. Il rivelatore può essere applicato in forma asciutta (polvere magnetica
secca) oppure sottoforma di dispersione in un vettore liquido. In ogni caso la polvere
magnetica è costituita da fini particelle di magnetite (Fe304, l'unico ossido di ferro
con caratteristiche ferromagnetiche).
La forma migliore dei granelli è quella alquanto allungata, tale che ne faciliti la
magnetizzazione nella direzione della loro lunghezza (vedi figura).

Inoltre, è desiderabile che abbiano alta permeabilità e bassa retentività, ossia un ciclo
di isteresi magnetica del tipo indicato in Figura, con bassissimo magnetismo residuo
Br e ridotta forza coercitiva HC; altrimenti, se così non fosse, le particelle
rimarrebbero appiccicate alla superficie dei particolari.
Esse inoltre possono essere colorate o fluorescenti per cui devono essere
opportunamente trattate affinché i relativi pigmenti (colorati o fluorescenti) siano
ben aderenti ai granelli e non si disperdano durante l'esercizio.
Rilevatore
Con l'impiego di opportuni pigmenti durante la fabbricazione le particelle
magnetiche possono essere rese colorate o fluorescenti; la scelta fra i due tipi essendo
dettata dalla necessità di rendere chiaramente discernibili le indicazioni durante
l'osservazione; questa è a sua volta influenzata da tipo e colore della superficie dei
particolari in esame, dalle condizioni di illuminamento ecc.; di conseguenza si
hanno a disposizione:

- i rivelatori colorati
-i rivelatori fluorescenti.

In generale, a parità di altre condizioni, vale il principio secondo cui: più fine è la
polvere magnetica, maggiore è la sensibilità di rivelazione, essendo suscettibile di
formare accumuli anche in presenza di flussi magnetici dispersi deboli, quali sono
prodotti da piccole discontinuità. D'altra parte, con i rivelatori liquidi, una polvere
troppo fine tenderebbe ad appiccicarsi alla superficie del pezzo tanto più, quanto
questa è rugosa
Rilevatore
Per i vari tipi di rivelatori la granulometria e la concentrazione varia come segue.
-rivelatori in polvere secca: 50 ÷ 300 m ; ciò in quanto una polvere più fine
tenderebbe a produrre una contaminazione neIl’aria. D'altra parte i rivelatori asciutti
sono generalmente impiegati per controlli su grossi getti e fucinati, allo stato grezzo,
per cui si cercano solo difettosità relativamente grosse.
- rivelatori liquidi colorati: 12 ÷ 20 m in funzione della sensibilità e del tipo di
superficie da esaminare; concentrazione: 1,3 ÷ 2,3 % in volume.
-rivelatori liquidi fluorescenti 8 ÷ 12 m , idem come sopra.;concentrazione: 0,3÷0,5
% in volume.
La concentrazione della polvere magnetica nel vettore liquido è verificata per mezzo
di una provetta a forma di pera rovesciata (vedi figura).
Smagnetizzazione

La prova magnetoscopica può lasciare sul pezzo un campo magnetico residuo


potenzialmente in grado di interferire con le sue funzioni o con successive
lavorazioni a cui deve essere sottoposto

Per riportare il pezzo alle sue condizioni originarie


Si applica un campo magnetico di polarità inversa al precedente e di intensità
gradualmente descrescente

Possibili ragioni per cui è necessaria la smagnetizzazione


• Interferenza con altri processi tecnologici (saldatura, lavorazioni meccaniche..)
• Interferenza con strumenti di misura posizionati in prossimità del componente
• Particelle metalliche abrasive possono restare attratte dal componente ed
essere causa (o fattore di accelerazione) di fenomeni di danneggiamento
superficiale
Smagnetizzazione
Dopo il controllo MT in genere è richiesta la smagnetizzazione dei particolari. Si
ricorda infatti che alcuni materiali ferromagnetici tendono più di altri a trattenere
il magnetismo residuo, caratteristica detta brevemente: retentività. Tipicamente
hanno elevata retentività gli acciai legati, specialmente se allo stato bonificato, e le
ghise. In base al ciclo d'isteresi magnetica presentano maggiore retentività quei
mateIiali dotati di alta forza coercitiva, ossia caratterizzati da un ciclo d'isteresi
magnetico relativamente largo. Il procedimento industriale per l'operazione di
smagnetizzazione consiste nel sottoporre il materiale a successivi cicli d'isteresi
magnetica via via decrescenti, come rappresentato in Figura.
Affinché il procedimento per la smagnetizzazione riesca correttamente occorre
dapprima riportare il materiale in saturazione magnetica (Psat); a prima vista ciò
sembra un controsenso in quanto, anziché ridurre subito l'induzione, la si aumenta
fino al massimo per diminuirla in un secondo momento; tuttavia, per ottenere una
buona smagnetizzazione in realtà occorre descrivere una sequenza di cicli d'
isteresi magnetica simmetrici, con i vertici cadenti sulla curva di prima
magnetizzazione; se così non avviene si ottengono dei cicli non simmetrici la cui
sequenza non termina a zero, ma si ferma ad un valore non nullo di B, ossia,
rimane ancora del magnetismo residuo.
Indicatori di campo
La valutazione della sensibilità dell’equipaggiamento impiegato per un test
MPI (strumentazione elettrica + polveri) viene usualmente valutata
impiegando i cosiddetti indicatori di campo, ossia strumenti che misurano
l’intensità relativa dei campi magnetici dispersi e che fungono da calibratori
del sistema.
Esistono diversi tipi di indicatori (Anello di Ketos, Piastrine ottagonali,
Indicatori artificiali di difettosità AFI, ecc.).
La piastrina ottagonale è costituita da un disco di materiale ferromagnetico ad
alta permeabilità che è separato in sei o otto triangoli e i cui vertici sono uniti
da piccoli gap contenenti materiale non ferromagnetico.
I triangoli sono brasati insieme in modo da formare un esagono, e ricoperti su
un lato da una lamina di rame di 0.25 mm di spessore.
La sonda viene appoggiata sul pezzo, si procede alla magnetizzazione e si
cosparge al sonda con le particelle magnetiche. La comparsa più o meno nitida
dei giunti brasati indica la raggiunta sensibilità.
Provini campione
Affinché il controllo MT sia efficiente occorre che il pezzo sia opportunamente
magnetizzato; inoltre il rivelatore deve avere la giusta concentrazione di particelle
magnetiche e non essere inquinato.
La valutazione dell'efficienza del controllo MT può essere eseguita nei casi più
semplici mediante il controllo di campioni di riferimento aventi discontinuità note e
registrate su apposita scheda master. Nel caso di specifici problemi di controllo può
essere consigliabile adottare dei pezzi con difettosità note, tipiche di quel dato
processo.
Comunque ai fini di una valutazione normalizzata si ricorre ad appositi campioni
precriccati, o contenenti delle scanalature, dei fori ecc. di opportune dimensioni.
In Figura sono riportati due esempi semplificati di campioni a forma anulare e di
parallelepipedo, inseribile direttamente nel magnetoscopio. In base alle indicazioni
dei fori si risale alla valutazione dell'efficienza del controllo MT nonché della
profondità massima a cui sono ancora rivelate le discontinuità.
Vantaggi e svantaggi
Vantaggi: Svantaggi:
Può rilevare discontinuità superficiali e Può essere impiegato solo su materiali
sub-superficiali non identificabili ferromagnetici
visivamente La sensibilità di rilevazione diminuisce
Non è richiesta una preparazione all’aumentare della profondità del difetto
superficiale particolare L’orientamento del campo magnetico
Possono essere esaminate superfici rispetto alla direzione delle discontinuità è
rivestite (0.1 mm) un fattore critico
Dimensioni e configurazione del Per alcune tecniche è necessario un buon
componente solitamente non limita l’esame contatto elettrico
L’esame è veloce e semplice Una tecnica operativa scorretta può
portare a fenomeni di surriscaldamento ed
L’apparecchiatura può essere portatile
innesco di arco
Vengono prodotte indicazioni“dirette”
Può essere richiesta la smagnetizzazione
La necessità di una pulitura postispezione
Il metodo non è affidabile per la
è minima
rilevazione di piccole porosità