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Andrea Emilio Catania

COMPRESSORI VOLUMETRICI

Appunti dai corsi seminariali


di Vercelli

Anno Accademico 1990/91


INDICE

1. COMPRESSORI ALTERNATIVI A STANTUFFO ............. i


1. 1. Costituzione dclla macchina ..,...,,....., i
1.2. Compressore a stadio unico ..................... 2
1.2.1. Ciclo di lavoro 2
1.2.2. Potenza assorbita 3
1.2.3. Rendimento volumetrico o coefficiente di riempirnento 3
1.2.4. Portata di massa 6
1.2.5. Lavoro ad unità di massa mandata . . 7
1.2.6. Rendimento del compreorc 9
1.2.7. Calcolo della temperatura “2 di mandata. 10
1,2.8. Distribuzione 11
1.2.9. Scambi termici con le pareti 13
1.2.10. Regolazione del compressore 15
1.2.10.1 Variazione dcl numero di gj 15
1.2.10.2. Laminazione all’aspirazione 16
1.2.10.3. Riflusso di parte della mandata 17
1.2.10.4. Limitazione del volume utile di aspirazione 18
1.2.10.5. Addizione di capacità supplementari allo spazio
morto 19
1.2.11. Compressore a doppio effetto. . 21
1.3. Compressore a più stadi 22
1.3.1. Regolazione 24
1.3.2. Refrigerazione 25
1.3.3. Lubrificazione 25
1.4. Compressore volumetrico a membrana 26
1.5. Applicazioni 26

2. COMPRESSORI VOLUMETRICI ROTATIVI 27


2.1. Generalità 27
2. 1. 1. Compressori volumetrici a camere rotanti 27
2.1.2. Compressori volumetrici a camere fisse. . 29
2.1.3. Autodistribuzione 29
2.2. Compressori a palette 30
2:2.1. Funzionamento. . . .
30
2.2.2. Ciclo di 31
2.2.2.1 32
2.2.3. Varianti costruttive 33
2,2,4. Regolazione 34
2.2.4. 1 Regolazione per laminazione all’aspirazione 34
2.2.5. Applicazioni 34
2.3. Compressori ad ingranaggi 35
2.3.1. Funzionamento 35
2.3.2. Ciclo di lavoro 36
2.3.3. Coefficiente di riempimento 37
2.3.4. Riscaldamento dcl gas 39
2.3.5. Compressore a più stadi 39
2.3.6. Applicazioni 40
2.3.7. Compressori ad ingranaggi elicoidali 41
2.3.8. Altri tipi di compressori ad ingranaggi 42

COMPRESSORI NON CONVENZIONALI 43

1. COMPREX 43
1.1. Principio di funzionamento. .....................
..... 43
1.2. Applicazioni 45

BIBLIOGRAFIA 45

- 11
1. COMPRESSORI ALTERNATIVI A STANTUFFO

1. 1. Costituzione della macchina

Nel tipo più diffuso, a stantuffo, si ha un cilindro entro cui


scorre a tenuta uno stantuffo dotato di moto alternativo (Fig.
1); apposite luci che si aprono al momento opportuno
pongono il cilindro in comunicazione con l’ambiente di
mandata o con quello di aspirazione. Il fluido è aspirato
mentre lo stantuffo si allontana dalla testa del cilindro durante
la corsa di aspirazione; è dapprima compresso (fase di
compressione) e poi scaricato all’esterno (fase di mandata)
durante la corsa successiva. Fasi identiche si hanno nel
compressore a membrana di cui oltre nel Par. 1.4.
Fig. i Il moto alterno allo stantuffo può essere dato:
- con cinematismo biella manovella;
- con cinematismo manovella-biella e testa a croce;
- con eccentrico e punteria; in questo caso il cornprcssore è talvolta detto a stantuffo tuffante;
- accoppiandolo direttamente allo stelo di uno stantuffo motore di una motrice a vapore o di
un motore alternativo a combustione interna.
Per quanto riguarda la disposizione dei cilindri, nel caso di un unico cilindro le disposizioni
più comuni per queste sono con asse verticale od orizzontale e corrispondentemente il
compressore si dice verticale od orizzontale, mentre nel caso di più cilindri funzionanti in
parallelo sono possibili, come nel caso dei compressori polistadio (Par. 1.3.), anche altre
disposizioni: con cilindri a linea a V, a W, contrapposti (compressori “hoxc’r” o “a
sogliola”), a X. Le manovelle di più cilindri possono articolarsi sul medesimo bottone di
manovella o si può ricorrere all’uso di bielle madri.
Il compressore dal punto di vista funzionale si distingue in monostadio, a semplice o doppio
effetto, ed a più stadi, a seconda di come è suddiviso il rapporto di compressione
complessivo elaborato dalla macchina.
L2. Compressore a stadio unico

L2J, Ciclo di lavoro.


Indicando con V il volume, variabile, compreso fra il ciclo del cilindro e lo stantuffo (Fig.

1), sia V
0 = - V la cilindrata e il grado di spazio morto
. In coordinate
1

cartesiane p, V dove p è la pressione all’interno del volume V, il ciclo di lavoro è


,

rappresentato in Fig. 2. Avendo indicato con p la pressione nell’ambiente di aspirazione e


con P2 quella nell’ambiente di mandata sono evidenti le cadute di pressione derivanti dai
trafilamenti attraverso le luci di aspirazione e di mandata. Queste cadute di pressione
corrispondono mediamente a e tp,,, nel ciclo di lavoro convenzionale o indicato (Fig,
3) che approssima il ciclo di lavoro reale. Nel ciclo indicato l’esponente m della linea di
compressione BC del gas aspirato nella fase AB differisce dall’esponente in che lega
m-1

temperatura e pressione, secondo la T/p = cost, ammessa l’evoluzione politropica


all’interno del cilindro, in quanto tiene conto anche delle fughe di gas all’esterno,
analogamente in’ della linea di espansione del gas rimasto nello spazio morto al termine della
fase CD di mandata.

P
D c.
2
P 2
p -
A

o o—
I’
vo v
-j)Vo

Fig. 2 Fig. 3

Per compressori con distribuzione a valvole automatiche L = 0,03 ÷ 0,08


L22. Potenza assorbita.
Il fluido contenuto alla pressione p nel volume V spinge staticamente
2 il pistone di sezione
S con una forza F—pS che moltiplicato per lo spostamento ds dà il lavoro elementare
scambiato (preceduto dal segno nella convenzione delle macchine operatrici):
-

d= -pSds= -pdV
Il lavoro che lo stantuffo compie sul gas in un ciclo è quindi:

= -fciclo
pdV—
fciclo
Vdp

ed equivale all’area del ciclo di lavoro (positiva se percorsa in senso antiorario).


Dal ciclo indicato si rileva che PA = PII C Pc = p0 e quindi:

m—i
fCvd - fDvd
PBVB -i m
p -i
- m’’-l

= ,e (
1
p
) (1+)Vo(i_1)
1_6
-

0
(
p
)
2 l±8
V 1-
111 —1 ,fl —1 m —1
[1]

Pc PD V2 1+82 1+82 AP,


dove 3=—=——=—-— = (82=
PD PA 1 1—81 1—61 2
P Pi

Dato che è compiuto dallo stantuffo ad ogni coppia di corse e quindi ad ogni giro

dell’albero a gomiti, la potenza assorbita dal compressore, indicando con n il numero di giri
all’unità di tempo, sarà:

[2]
Ti

1.2.3. Rendinwiito voluinetrico o coefficiente di riempirnento.


E’ il rapporto fra la massa di gas mandata ad ogni ciclo e la massa che riempircbbc la

2
Anche se la velocità media dello stantuffo fosse relativamente molto elevata, ad es. 15 ± 20 mIs, ad essa
corrisponderebbe una energia cinetica del fluido trascurabile rispetto alla variazione di energia interna.

-.3 -
V nelle condizioni dell’ambiente da cui il gas è aspirato:
cilindrata 0

M
[3]
0
V
1
p

dove 1
p è la massa volumica dcl gas dell’ambiente da cui è aspirato, M è la massa

mandata in un ciclo.
Applichiamo il primo principio della termodinamica fra l’inizio e la fine della fase di

aspirazione alla massa che riempie lo stantuffo VB PB al termine dell’aspirazione. La massa

aspirata, indicando con un coefficiente di perdita per fughe di gas verso l’esterno, è

espressa dalla differenza fra la massa finale di carica e la massa che si aveva nei cilindro
all’inizio dell’aspirazione, ovvero:

)Vp
O 1
= VBpB—VAPA
p
1
V

O
dove =
1
V

è il volume di questa nelle condizioni esterne.

Nell’ipotesi che tutta l’energia cinetica acquistata dal gas nell’attraversamento delle luci di

aspirazione si sia convertita in energia interna al termine dell’aspirazione ( É= O ), il

primo principio si scrive:

[41

supponendo la pressione all’interno del cilindro costante durante l’aspirazione, e pari al


valore medio p,, = p del ciclo indicalo, il lavoro che le forze esterne compiono sulla massa V
1 PI + VA $24

è dato da:

= -f pdV_plVj—pB(VB- V
aspirazione
)
4 [51

La variazione di energia interna è data da:

AÙ= VBpBUB- (VApAUA+ V


)
U
p
1 [6]
La [4] si esplicita quindi nella:

+plVl-pB(VB VA) VBpBUB- VApAUA V


U
p
1

e, per la definizione di entalpia:

Q Vpi- VA PAiA— V
i
p
1

Nell’ipotesi di gas perfetto e tenendo conto con un fattore r (<1) del calore che il gas

riceve dalle pareti, si ha:

VBpBTBi= VApATA+ T
p
1
V [7]

da cui risulta che la temperatura finale della carica è la media ponderale, corretta per l’effetto
delle pareti, della temperatura TA e T .
1
Per l’equazione di stato la [7] diventa:

=
VBPBfl - VApA PI [8]
•‘14,

da cui:

VA
[8’]

Tenendo presente che: VB = (1 + )V


0 e VA = VD(f) , la [8]

diventa:

PD
m
(1+ L)P
T
11 IJPA

+ 1
_

PA

Ricordando che PA= PB= p


(1—
1 ò) e PD= ÷
1
(
2
P si ha:
2)

—5-
p(l+ò)’
2 2 rn +
?.
(1+ )(1 6)i= (1- 8)

da cui:

I I

?= (1- 5)[(1+ [91


)-

Se consideriamo solo le perdite di riempimento dovute allo spazio morto, trascurando quindi

le fughe di gas ( r = i ), gli scambi termici con le pareti durante l’aspirazione ( r = i )

e i trafilamenti nelle luci ( = 82= 0 ) la [9) si semplifica nella:

=
( -
- 1)
[101

Si verifica facilmente che la [10] corrisponde alla seguente definizione di ?

- VA
8
V
[10’j
Vo

In particolare nell’ipotesi che l’esponente m’ della politropica di espansione sia uguale


all’esponente in della politropica di compressione nella [10) si sostituisce in’ con in. Se poi
si trascurano gli scambi termici con le pareti anche nelle fasi di compressione, mandata cd
espansione: in = in’ = k.
Con riferimento alla [10], quando f3 raggiunge il

valore (1÷ lIJ.)m’ o j il valore l/(phIm’_ i) il

coefficiente di riempimento si annulla e la macchina


funziona come una molla a gas (Fig. 4).

Es. i 0,1; in’ = k 1,4 = (1 + l0)’=


[:1

= 28,7.
In pratica, quando /3 supera il valore 6 ÷ 8 si
Fig. 4
ricorre, per motivi tecnici cd economici, ad una
__

compressione frazionata in più stadi fra i quali sono inter


posti dei refrigeratori, per cui in un
compressore monostadio piccoli valori di ,u. sono desid
erabili per ridurre le perd1c, di
riempimcnto e di rendimento isocntropico, dovute allo spaz
io morto più che per consentire
elevati rapporti di compressione. Un limite inferiore per
il valore di è dell’ordine di 0,03.

1.2.4. Portata di massa.

Indicando con tu la massa mandata dal compressore nell’unità di tempo (port


ata di massa
mandatata) è:

,h= Mnz

La portata di massa aspirata è:


Mn )VVOPI1Z

11+ 11

1.2.5. Lavoro ad unità di massa mandata.


Il lavoro all’unità di massa mandata è dato da:

L.= [Il)
M

Dalle [1) e [3] si ha:

rn1 m-1

‘ PV (_) m—1
“ PAVA - 1 [12)
L=
1
p
0
ÀV

Essendo: M= - cd , è anche
=

=
1
L [13]
in in

Altro modo di procedere per il calcolo di L 1 nel caso in cui le fughe siano trascurabili è
applicare il primo principio della termodinamica per i moli perm
anenti fra le stazioni a monte
(1) e a valle (2) dcl comprcssore dove si hanno, in gene
re, condizioni stazionarie.

—7--
Trascurando la variazione di energia cinetica fra Pambiente dì aspirazione e di mandata

( E= O ) e le perdite per resistenze passive ( L O ) o tenendo conto di L in i

si scrive:

RT
(
1 m [141
L= 2
f
v dp_

dove ,i è un opportuno valore medio.

Per rapporti di compressione non molto elevati (/3 < 4) e compressore a pareti non

refrigerate si può assumere approssimativamente, come risulta da dati sperimentali: i k

Espressioni del lavoro massico L. formalmente identiche alla [14] si ottengono in alcuni casi
limite cui si fa spesso riferimento per un calcolo di prima approssimazione:

S I caso limite: i= O, r= 1, n= 1, = 82— 0

In tal caso essendo = O , PB = i ( = O ) ed ,n = in ( q = I ) è:

c m’
Vo(m_
1
p ) ed,esscndo À= i

M= —-‘--V e quindi:
°
1
RT
/21

1/
in
L.= — RT 3 - i
M in— i
Fig. 5

• Il caso limite: in= in


,
1 i-= 1, T)
,
4 = 1, 6= 82=0

In tal caso le linee di compressione e di espansione nel diagramma T - S sono rappresentate


da un’unica politropica (Fig. 6).
Tt

Q0,L=0

Fig. 6

Se si trascurano le fughe nella fase di compressione e mandata implicitamente si trascurano

nella fase di espansione per cui: zn = in e quindi dalle [2] e [10’] si ha:

= 8
(
1
p
- V VA)(P-1)= (
1
_
110 )
—= m RT(fM_1
L
M in—i

• III caso limite: macchina adiabatica, = 1, ò =


= O

In tal caso in = in’ = k e quindi:

= )
L.= RT(-1) [15J
k—1

i .2.6. Rendimento del compressore.


Si definisce un rendimento isoentropico:

-9-
L.
T,C,rIL

dove L=! ed L vale:


M

L. =

k-1
Il rendimento della macchina è dato dal prodotto dcl rendimento isocntropico e dei

rendimento meccanico rìm Se ci sono accessori comandati a parte ilm è sostituito da

ho

L2.7. Calcolo della temperatura ‘1’2 di mandata.


Non è possibile dare un’espressione generale di T
2 come per L. ([1 1]) per cui considcrcrcrno
alcuni casi particolari:

a) Macchina adiabatica

—1
Il gas è compresso fino alla temperatura: T= TB 3. Se sono nulli gli scambi termici

con le pareti , in
TB = T
1 = k (L O), T = T
1

Durante la fase di mandata T = cost = T e quindi:


k- i
k
2 i’i
1

Seinparticolare = =
O: = T
2
T k
1

- lo -
b)difihe
Il lavoro per unità di massa mandata è dato da:

L. [16]

dove Qe è il calore complessivamente sottratto all’unità di massa nelle fasi di aspirazione,


compressione e mandata.
Dalla [16] si ha:

1
_
2 T )
+MQ
Mc(T
) T [17]
1

2+(
Mc(T

—= —
2 Ti)+e
hCp(T [18]

dove è il calore complessivamente sottratto al gas in un ciclo e e la potenza

termica sottratta.
Le [16], [17] e [18] possono essere usate per il calcolo delle T 2 quando il compressore è
refrigerato, noto il calore sottratto e trascurando le fughe di gas.

1.2.8. Distribuzionc.
Nella maggioranza dci casi è realizzata mediante valvole automatiche che si aprono per
effetto della differenza di pressione fra l’interno del cilindro e l’ambiente con cui esse lo
pongono in comunicazione. Si ha in tal modo il vantaggio di un automatico adeguamento
della durata della fase di compressione (e di quella di espansione) alle variazioni della
pressione negli ambienti di aspirazione e di mandata.
Le luci di aspirazione devono aprirsi quando la pressione nel cilindro è la minima del ciclo,
mentre quelle di mandata devono stare aperte quando la pressione nel cilindro raggiunge o
sorpassa la pressione dell’ambiente di mandata, che è la massima del ciclo.
Le valvole automatiche hanno evidenti pregi di semplicità, non richiedendo organi di
comando. Inoltre hanno il vantaggio dell’adeguamento automatico alle diverse condizioni
degli ambienti di aspirazione e di mandata, cosa difficile da realizzare con una distribuzione
comandata.
Questi pregi sono in parte compensati dalle limitazioni della velocità media dello stantuffo,
che si rendono necessarie per evitare eccessive perdite di carico.
Nei compressori per bassissime prevalenze (per i quali del resto sono in generale da preferire

- 11 -
ione
i turbocompressori) per ridurre ai minimo le laminazioni si usano valvole di aspiraz
comandate, e talvolta anche valvole di mandata comandate.
Le valvole automatiche devono essere estremamente
leggere. Affinchè resistano alle pressioni differenziali,
talora notevoli, che si manifestano durante la
compressione, gli otturatori devono essere appoggiati a
strette fessure. Si hanno quindi valvole a lamelle di i ÷
2 mm di spessore a forma di corona circolare o di
rcttangolo.Corrispondcntemcnte, le sedi sono a corone
circolari concentriche (Fig. 7), o a tagli paralleli (Fig.
8): si presentano cioè come la griglia di un focolare.
A richiamare la valvola in sede provvede in certi casi il
solo peso proprio; nella maggior parte dei casi invece
sono applicate delle molle, che possono essere le piccole
Fig. 7 molle ad elica m della Fig. 7 inserite nel coperchio p
tipo della
della valvola, o lamelle ondulate sovrapposte alle lamelle di chiusura, come nel
Fig. 8.
E’ necessario limitare la corsa della valvola, che del
resto, oltre un certo valore, non sarebbe nemmeno utile
aumentare. Quindi a piccola distanza dalle sede si trova
un piatto (p nella Fig. 7), contro cui vanno ad
appoggiarsi le lamelle quando sono staccate dalla sede;
il piatto è munito di fessure (sfalsate rispetto a quelle
della sede) per lasciare libero sfogo al gas.
Ammettendo che l’otturatore della valvola si apra con un
5 moto di accelerazione costante e trascurando eventuali
forze antagoniste all’apertura (peso proprio, molle) si
ottiene il coefficiente di laminazione:

Fig. 8

12
2
i’ 3
13
G
ò i’l 1— [19]
c) is)
——

indicando con:
D il diametro dello stantuffo,
c la corsa dello stantuffo,
G il peso dell’otturatore,
I il contorno dcl foro di passaggio del gas,

S l’area della superficie dell’otturatore soggetta alla pressione

u la velocità media dello stantuffo: u = 2cn

p la pressione nell’ambiente di aspirazione o di mandata,


v il volume massico nell’ambiente di aspirazione o di mandata.

Dalla [19] si rileva l’importanza della pesantezza specifica G/IS dell’otturatore e quindi
la necessità di avere otturatori di piccolo spessore.
Per una data macchina la [19] si scrive:

[19’]

Da cui si deduce che 2


>
1
8 Ò essendo <

3 3
Ponendo, in prima approssimazione p p /Tjji 3

2
p la [19’] si semplifica nella:

[19”]
p
2 13
la quale permette di concludere che le perdite per trafilamenti crescono col quadrato della
velocità media dello stantuffo e sono rilevanti per piccoli rapporti di compressione.

1.2.9. Scambi termici con le pareti


L’andamento reale della linea di compressione non è molto influenzato dall’azione termica
delle pareti, pcrchè il coefficiente di trasmissione dcl calore, se si tratta di gas e non di
vapori prossimi alla saturazione (come invece capita nelle macchine frigorifere), è piccolo.

- 13 -
Generalmente all’inizio il gas è più freddo delle pareti e quindi riceve una piccola quantità
di calore (ramo BB’ della linea di compressione rappresentata nelle Figg. 9 e 10); presto
però l’aumento di temperatura causato dalla compressione porta il gas ad una temperatura
superiore a quella delle pareti e si ha sottrazione di calore (ramo B’-C della linea di
compressione) in sempre maggior quantità a mano a mano che ci si avvicina alla pressione
massima (incurvamcnto in prossimità dcl punto C in Fig. 10).

c
T
T

fl / /
A
I)

PI

5 .5
Fig. 9 Fig. 10

Più attivi sono gli scambi termici durante l’espansione del gas rimasto racchiuso nel volume
morto, per il maggior rapporto superficie/massa. L’inizio dell’espansione avviene sempre ad
una temperatura T , < T, pcrchè durante la fase di mandata CD la sottrazione di calore dal
1
gas ancora contenuto nel cilindro è continuata. Per la stessa ragione è a sottrazione di calore,
cioè pendente verso sinistra, il primo ramo D-D’ della linea di espansione.
Frattanto però il gas si è raffreddato, riceve calore dalle pareti e si ha una più o meno
accentuata e progressivamente crescente introduzione di calore. Nel caso della Fig. 9 la
temperatura dcl punto A è alquanto inferiore a quella del punto 13: ciò significa che il gas
aspirato si trova ad una temperatura piuttosto alta, e grazie anche al calore che riceve
dalle

pareti durante l’aspirazione, la sua miscela con il gas residuo aumenta, sia pur di poco, la
temperatura.
> TB, perchè la temperatura di aspirazione era bassa, in
Nel caso della Fig. 10 invece T
4
confronto con quella dcl mezzo refrigerante disponibile.
Dai ragionamenti che precedono consegue che la rappresentazione analitica della linea di
compressione con una politropica, ai fini dcl calcolo dcl lavoro, va fatta assegnando
ad essa

un esponente solo leggermente inferiore all’adiabatico, se il rapporto di compressione è


elevato e le pareti sono energeticarnente refrigerate, mentre l’esponente risulta uguale

- 14 -
all’adiabatico o leggermente superiore, per rapporti di compressione piccoli
o pareti poco
refrigerate. Agli effetti dei calcolo della temperatura di mandata invece
, bisognerebbe
adottare esponenti più bassi.
Ancor più lontano dall’andamento politropico è la linea di espansione. La
sua conoscenza ha
importanza per valutare la perdita di rendimento causata dallo spazio morto,
quando la massa
che partecipa alla riespansione è relativamente grande.

1.2.10. Regolazione del compressore


Poichè il compressore volumetrico è, per sua natura, capace di adegua
rsi automaticamente
alle variazioni del rapporto manometrico di compressione richies
to, presupposto della
regolazione è la necessità di dover variare la portata di massa manten
endo costante la
pressione di mandata. Sono possibili diversi metodi di regolazione.

1.2.10.1 Variazione del numero di giri.


Questo metodo lascia inalterato il ciclo di lavoro ed il rendimento
isocntropico se si
trascurano le variazioni dei trafilamenti, delle fughe e degli scambi termic
i con le pareti.
In tale appossimaziccie il coeflidafle di riempimoìto xcsia inalteraio e quindi
la porlala ih = XbVOP 1
n

varia nel rapporto del numero di giri:

in ii

Se resta costante, trascurando le variazioni di

r anche la potenza assorbita varia nel rapporto dei


ÌT
“1
numeri di giri:

P n

Questo metodo (Fig. 11) richiede motori a velocità


variabile (motori termici) ovvero cambi di velocità nella Fig. 11
trasmissione del moto fra motore e compressore.
Talvolta è realizzato, per piccoli compressori, nella forma ‘per tutto o
niente che
consiste nell’arrestare periodicamente il compressore per intervalli di tempo
più o meno
lunghi quando il serbatoio di mandata ha raggiunto una determinata pressio
ne (superiore
a quella di utilizzazione).

- 15 -
___vo 7
__ i’

Anzicchò con l’arresto del motore, si può otten


ere il
medesimo risultato (Fig. 12) mantenendo semp
re il
cilindro in comunicazione con l’ambiente esterno,
per
Cs,, bloccando in posizione aperta la valvola
di
aspirazione. In tali condizioni il compressore asso
rbe
potenza per gli attriti negli accoppiamenti cinematici
e
per trafilarncnti (ciclo tratteggiato in Fig. 12).
/)

o Vo v
1.2.10.2. Laminazione all’aspirazione. Fig. 12
Laminando il gas nel condotto di aspirazione (Fig
. 13)
con una valvola che abbassi la pressione dal valo
re p
1
al valore p’ necessario per mantenere costante
la P2’
la portata si riduce nel rapporto: —

i
tu’

ih
La potenza assorbita dalla macchina varia (ipotizzan
do

ì ) nel rapporto delle aree del ciclo di lavoro Fig. 13

(Fig. 14):

P’ B’C’DA’
P BCDA p
e
In un ciclo si spende in più il lavoro equivalen
te i \\
all’area B’EAA’ cd in meno quello equivalente all’a l \\
rea
\\
BCC’E. \ \
\ \
Esiste un valore discriminante di 3 (che nel I e Il caso \\
limite del par. 1.2.5. si calcola essere
g’

Fig. 14

- 16 -
,n”’ 3 ) tale che, se in condizioni normali di funzionamento è [3> Pd ai

1 in seguito alla laminazione la potenza spesa diminuisce e se [3


diminuire della pressionep <

la potenza spesa aumenta.


Il lavoro per unità di massa mandata ed il rendimento isoentropico variano nei rapporti:

L pf p’ ? p
1
L P,h’ P’’

flì L

Nel 11 caso limite del paragrafo 1.2.5. risulta un aumento di L. nel rapporto:

L (p
/
2 p)m1
L.
m
1
1
2
(P
) P

/
1p)m
(p
e un aumento della temperatura di mandata nel rapporto: T/T =
2

In ogni caso il metodo comporta una diminuzione di rendimento della macchina cd un


aumento della temperatura di mandata.

Consideriamo trascurabile l’influenza dello spazio morto. Il lavoro al ciclo è dato da:

[
8
PV ‘_i]=
m’—l PB) Pc

- in’ PB ,•PB
-
v
PCB —

Pc Pc

ed effettuando la derivata di rispetto al rapporto PB/PC e ponendola uguale a zero, con facili passaggi

PC m
si trova che il rapporto delle pressioni che rende massimo il lavoro del ciclo è pari a — = m 3

17
L2iO3. jsso di arte della mandata,
Si fa rifluire parte della mandata all’esterno o, previa refrigerazione, al condotto di
aspirazione (Fig. 15).

Fig. 15
Il ciclo di lavoro rimane invariato e quindi la potenza resta costante.
Il lavoro per unità di massa mandata al serbatoio di valle aumenta nel rapporto fra la

massa in scaricata dal compressore e quella »‘ utilizzata:

L
L.

Se il gas che rifluisce aumenta la temperatura dell’ambiente di aspirazione dal valore T


1
al valore T’ il ciclo di lavoro resta sempre invariato e la portata scaricata dal gas
1

diminuisce nel rapporto T


/
1T e la temperatura alla mandata aumenta all’incirca nel

rapporto 1
T/T

Questo metodo è più conveniente del precedente se 3 <

1.2.10.4. Limitazione dcl volume utile di aspirazione.


E’ ottenuta anticipando (Fig. 16) o posticipando (Fig. 17) la chiusura della valvola di
aspirazione oppure aprendo (Fig. 17) per un tratto iniziale della corsa di compressionc
una valvola di riflusso.
In tal caso la portata mandata e la potenza assorbita dalla macchina variano all’incirca

18 -
‘i
c DI c’

Pi

°
-
v o vo

Fig. 16 Fig. 17

0
VR-VA-AV
nello stesso rapporto:
VR- VA

Se il compressore è munito di valvole


automatiche, è preferibile la posticipazione
della chiusura della valvola di aspirazione
che può essere realizzata con valvole
speciali dette “aerodinamiche” in quanto la
chiusura della valvola (Fig. 18), che
tenderebbe a rimanere aperta per l’azione A, anI’nte di a iraiio—
no; 8, ilinrlm; C, calupira
l’vi, nìdla; 5, se.e della vai
della molla M, viene ad essere determinata vola; V, ,Lfiji aio c drII. vai
vola,
dall’azione aerodinamica del gas rifluente
all’esterno sulla campana C. Variando la
Fig. 18
tensione della molla M, è possibile variare
l’istante in cui, durante la corsa di compressione, la valvola si chiude.

1.2.10.5. Addizione di capacità supplementari allo spazio morto,


Consiste nel mettere in comunicazione mediante la valvola v (Fig. 19) una capacità Vr
con l’interno del cilindro. Il ciclo di lavoro si modifica come indicato a tratto in Fig. 20.
Questo metodo modifica il coefficiente di riempimento lasciando pressochè inalterato il
lavoro per unità di massa mandata e quindi il rendimento del compressore.

- 19 -
_
____

òi ‘,

-----J
AA’
V
.

Fig. 19 Fig. 20

all’incirca nello stesso


La portata di massa e la potenza assorbita dal compressore variano
rapporto:

iù/_ À:

P in

Trascurando fughe ( = i ) e scambi termici durante l’aspirazione ( r = i ) si ha:

-V
8
V = i+ -

VBVA

V
dove: ii. =
=
v 0
v

morto (m in’):
e trascurando le perdite di rendimento dovute allo spazio
=

v ( V
1+
t\ vo
1/rn

- 20 -
La regolazione può essere resa continua
mantenendo lo spazio morto del compressore in
comunicazione con un cilindro ausiliario munito
di stantuffo, la cui posizione viene variata a iR\
seconda della portata richiesta: tanto maggiore è
lo spazio morto, tanto minore è il coefficiente di
riempimento e quindi la portata mandata.
Un altro metodo è quello schematizzato in Fig.21.
In esso il cilindro viene mantenuto in
comunicazione con la camera di spazio nocivo, di
volume fisso Vr per intervalli diversi della fase di
compressione, a seconda della costante elastica
della molla della valvola “aerodinamica” v. Fig. 21

1.2.11, Compressore a doppio effetto.


Il compressore è a semplice effetto se una sola delle I
facce dello stantuffo è attiva (Fig. 1), a doppio effetto
se entrambe le facce sono attive (Fig. 22). Se i cicli
di lavoro delle due facce sono gli stessi, indicando
con i il numero di cicli in un giro (i = 2) è:

j,z
P=
Tm

e trascurando l’ingombro dello stelo:

n’ i?V
n
1
p
0

Fig. 22
In Fig. 23 è rappresentato un compressore “non lubrificato” a due cilindri verticali a doppio
effetto, con tenuta a labirinto tra stantuffo e cilindro. In questo caso è evidentemente
necessario l’uso di testa a croce.

21 -
A, albero a gomiti; 3, biella; C, leata a eroce; D, zein; , etaiiln5o; F, eilhiitri; G, vaholn H, c ùicia li co-colazione IlcIlacquo rdrigcraiile;
I, premisteppe; L, liarticolaro dei labirinLi ; M, coppa dellobo per lo lubriScacione del oli noi elliuno,

Fig. 23

1.3. Compressore a più stadi

Quando il rapporto di compressione richiesto supera 6 ± 8, limitazioni alla temperatura


raggiungibile al termine della fase di compressione, dovute essenzialmente alla presenza del
lubrificante e delle valvole automatiche, impongono la suddivisione della compressione in più
stadi. Tra stadio e stadio vengono interposti interrefrigeratori, oltre che per ridurre la
temperatura del gas all’ingresso nello stadio successivo, per ottenere una compressione
interrefrigerata più vantaggiosa (V. Turbocompressori)
4
In Fig. 24 è schematizzato un compressore a tre stadi con cilindri costruttivamente riuniti
(cilindri differenziali) e così gli stantuffi (stantuffi a gradini). In Fig. 25 è schematizzato un
compressore a W a tre stadi.

Per rendere minimo il lavoro di compressione, se la rifregerazione riportasse sempre la temperatura al valore
T, iniziale dei primo stadio e se la compressione avvenisse in tutti i cilindri con la stessa legge, bisognerebbe
realizzare in ogni stadio lo stesso 3.

22 -
‘4 1

Fig. 24 Fig. 25

La Fig. 26 riporta un compressore a W a tre stadi a doppio effetto e tre cilindri.

A, altero a re neett; 13, teeetta C, ta,t, e, (rare, D, t,r.


tatTo; E, re olre; F, prrmktee pa; G, a ,treeta eh 09-
rezieelee; 11, ree
1 ceci, e!, reeaeee!eta; /, .,eeeele, cli jrurrrz
*
ceppi eeleO c’ed rete egeerezheeee’,

Fig. 26

La refrigerazione, oltre che negli interrefrigeratori è


di regola praticata sulla superficie esterna del
cilindro, sia per mantenere la temperatura delle sue
pareti interne a valori compatibili con la
lubrificazione, sia per sottrarre calore al gas durante
la compressione. Può essere ad acqua, con camicia di
pezzo o riportata, oppure ad aria con alette investite
da una corrente d’aria.

iE La Fig. 27 mostra nelle stesse scale, sovrapposti, i
,IL v cicli indicati che si svolgono nei successivi cilindri di
un compressore a due stadi interrefrigerato. La
refrigerazione intermedia riduce il volume ricevuto
Fig. 27 dal secondo rispetto a quello scaricato dal primo.
Supponendo che non si abbiano fughe di gas nel passaggio dal primo ai secondo stadio, la
congruenza della portata di massa (indicando con un apice le grandezze relative al secondo
stadio) si esprime:
/ ti /
ÀV
n
1
p
0
1
p
0 =
xvv
n I

da cui si ricava il valore di V ’ della cilindrata del secondo stadio, In particolare,


0
trascurando, in ciascun cilindro, trafilamenti, fughe e scambi termici con le pareti e

considerando uguali i gradi di spazio morto ( j,i = p! ) e i rapporti di compressione

( p/p= p
1
/
2 p ), si ha = ; se inoltre il refrigeratore intermedio riporta la

temperatura 2T ’ al valore T
1
T 1 dell’ambiente di aspirazione e i compressori funzionano
con lo stesso numero di giri (n ti’) si ha:

v__ p
1
V0 /
Pi Pi

La potenza assorbita dai due stadi è:

e
P= —---±

Nelle condizioni suddette si ha:

c=

avendo indicato con j3 il rapporto di compressione totale f3 = 1


p/p

1.3.1. Regolazione.
Le cose non cambiano rispetto al monostadio se si regola il compressore polistadio per
variazione dcl numero di giri, o per riflusso di parte della mandata dall’ultimo stadio. Se si
regola per laminazione all’aspirazione, per limitazione della cilindrata utile o addizione di
spazi morti valgono per ciascuno stadio le considerazioni fatte per il monostadio; teniamo

- 24
presente che se si applica uno di questi metodi solo al primo stadio si corre il rischio di avere
negli ultimi stadi eccessivi rapporti di compressione, per cui la regolazione viene praticata,
in genere, in tutti gli stadi,

1.3.2. Refrigerazione.
Oltre che negli interrefrigeratori, la refrigerazione è di regola
praticata sulla superficie esterna del cilindro, sia per
mantenere la temperatura delle sue pareti interne a valori
compatibili con la lubrificazione, sia per sottrarre calore al
gas durante la compressione. Può essere ad acqua, con
camicia di pezzo o riportata (Fig. 23), ovvero ad aria con
alette investite dalla corrente d’aria provocata da un apposito
ventilatore (Fig. 28).

1.3.3. Lubrificazione.
La lubrificazione dell’accoppiamento tra stantuffo e cilindro
può essere fatta con olio con metodi del tutto analoghi a
mandata; 5, stantuiTh
T a
quelli usati per i motori alternativi a combustione interna. In
Fig 28
alcuni casi però, data la natura del gas compresso o le elevate
temperature raggiunte, non è ammissibile la presenza di olio entro il cilindro. Si adottano
allora compressori non lubrfIcati (detti anche a secco), in cui la tenuta tra stantuffo e
cilindro è realizzata, se il compressore è a stantuffo con testa a croce:
- mediante labirinti ricavati nel mantello dello stantuffo e sulla superficie interna dcl
cilindro (Fig. 23);
- rivestendo internamente il cilindro con un manicotto in grafite sul quale strisciano le fasce
elastiche montate sullo stantuffo;
- con anelli di tenuta in grafite, metallo-grafite o nylon nello stantuffo, scorrenti sul
cilindro metallico.
Naturalmente in tutti questi casi le restanti coppie cinematiche del compressore (testa a croce,
bottone di manovella, perni di banco, ccc.) sono lubrificate normalmente a circoJazione
d’olio.

- 25 -
i .4. Compressore volumetrico a membrana.

In questo tipo di compressore (Fig.


29) lo stantuffo è sostituito da una
membrana elasticamente deformabile,
in gomma o metallo;
corrispondentemente la cavità a
volume variabile assume un aspetto
caratteristico con elevato diametro e
piccola altezza. Il moto alterno alla
membrana è impartito da un
sottostante stantuffo, con
l’interposizione di acqua o olio.
A, aibro a gomito;
8. biella C, tantufto;
O, spacio pieno I’olio;
E, xnernbraoa; F, vai
•oie.

Fig. 29

1.5. Applicazioni

I compressori a stantuffo trovano larga applicazione per la compressione di aria o altri gas
o vapori dalle portate più piccole (compressori frigoriferi) fino a portate dell’ordine di 50
/s. Sono praticamente gli unici utilizzati per elevati rapporti di compressione (oltre 20 e
3
m
sino a 2500), naturalmente sotto forma di compressori polistadio.

26 -
2, COMPRESSORI VOLUMETRICI ROTATIVI

2,1. Generalità

Rotativi vengono denominati tutti quei compressori volumetrici in cui la variazione periodica
del volume della capacità occupata dal gas viene ottenuta sfruttando un capsulisnio del tipo
a camere rotanti o del tipo a camere fisse.

2.1.1. Compressori volumctrici a


camere rotanti.
Della classe a camere rotanti
possiamo considerare prototipo,
anche se praticamente non usato
come compressore, la macchina a
cilindri e stantuffi dcl tipo
ordinario, che impiega invece del
solito manovellismo di spinta, il
meccanismo a guide rotanti, che
Fig. 30
nella Fig. 30 è presentato in tre
successive posizioni.
I cilindri insieme col carter ruotano intorno
all’asse O, le biellc intorno all’asse O’e gli
stantuffi, trascinati in rotazione dalle bìelle,
hanno, rispetto ad esse, un moto oscillatorio.
Largamente diffusi sono invece, nella stessa
classe, i tipi:
- a palette scorrevoli;
- ad anello liquido;
- ad ingranaggi.

Il compressore a palette, di cui la Fig. 31 dà


un esempio, è costituito da un nucleo che ruota
intorno all’asse O, eccentricamente entro una
cassa cilindrica, rotonda o variamente ,4 przi om,’ C, -c ;r 1cqua d efrigcr o; M, rnt;
P, pIcttc; R roLcre 5, st a rc; V, vlvoi r tcnu La i1a na ndata
sagomata, e porta un certo numero di palette Fig. 31
che suddividono in tante camere lo spazio che

27 -
rimane tra il rotore stesso e la cassa. Le camere rotanti sono delimitate quindi: dalla
superficie interna dello statore, da quella esterna del nucleo rotante eccentricamente
all’interno di esso, dalle palette scorrevoli entro guide praticate nel rotore, radiali o inclinate
rispetto al raggio, e appoggiantisi sulla superficie interna dello statore contro cui sono
premute dalla loro stessa forza centrifuga o da molle, Le palette funzionano da stantuffi, in
quanto sono le pressioni differenziali ad esse applicate che lavorano.
Anche qui gli organi del compressore sono dotati di moti rotatori: uniforme quello del rotore,
più complesso quello delle palette, date le loro traslazioni nelle scanalature del rotore.

Nel ompressore ad anello liquido le


camere rotanti sono delimitate (Fig.
32) tra il rotore, le palette radiali e la
superficie interna dell’ “anello” di
liquido, che viene centrifugato dalle
palette rigide del rotore R contro le
pareti dello statore, eccentrico rispetto
al rotore. La eccentricità dello statore
obbliga il liquido ad un movimento ione ; L, do; ì,1 , ru ani ata E?, rotore S, e tatore.
A ap
alterno rispetto alle palette, che fa Fig. 32
variare periodicamente il volume del
vano racchiuso tra di esse, e rende possibile il funzionamento della macchina.
Questo tipo di compressore presenta lo svantaggio di non trascurabili perdite di energia per
il trascinamento dcl liquido, ma ha il vantaggio di non richiedere lubrificazione.
Questo tipo di compressore viene anche chiamato a “stantuffi liquidi” e trova impiego
soprattutto con gas umidi o corrosivi per rapporti di compressione f3 fino a 5, portate fino
Is e come pompa a vuoto.
a i m
3

Nel compressore ad ingranaggi (o a


due rotori) le camere rotanti sono -
-

e da quella di due ro
controrotanti (detti anche “stantuffi
S*:
I
-

/ \ /‘
/
/.‘ ‘
I

I
--

/
,



4
4- - -
/ /, -
/.

aventi profili tra di loro


\_yl
e
moto tra idue rotori è ottenuta
Fig. 33
mediante ingranaggi esterni al volume

- 28 -
occupato dal gas.
Appartiene a questa categoria il compressore Roots, schematizzato nella Fig, 33 in tre diverse
posizioni. Esso è composto di due rotori uguali che mediante i loro lobi (denti) ingrananti
fra loro dividono la cassa in cui girano, in due ambienti principali, oltre ai vani tra i denti,
che costituiscono le camere propriamente dette dcl compressore. Manca qualunque moto che
non sia puramente rotatorio cd uniforme.

2.1.2. Compressori volumetrici a camere fisse.


Alla classe a camere fisse appartengono i tipi delle figure 34, 35 e 36.

Fig, 34 Fig. 35 Fig. 36

Il compressore della Fig. 34 si compone di un eccentrico E rotante entro una cavità


cilindrica, e una paletta P scorrevole entro una scanalatura fissa. Dall’eccentrico e dalla
paletta la cavità resta divisa in due volumi 111 e V
2 variabili. Analogo è il compressore di Fig.
35, provvisto di un maggior numero di palette, che il nucleo eccentrico rotante stesso
provvede a spostare radialmente. Differenza essenziale tra questi compressori a palette e
quello della Fig. 31 è che qui le palcttc fungono solo da diaframmi, in quanto le pressioni
differenziali ad esse applicate sono normali alla direzione del moto e quindi non lavorano.
Da stantuffo funge la parte eccentrica del nucleo.
Nella Fig. 36 è dato un esempio di un possibile, anche se non attuato, compressore a più
rotori (tre nel caso della figura) che ruotando con velocità uguali in grandezza e segno,
lasciano al centro un volume A periodicamente variabile da zero ad un massimo.
Oltre al criterio di classificazione basato sul fatto che le camere siano fisse o rotanti, altri
criteri si possono adottare e combinare con questo: importanti quelli della possibilità o meno
dell’autodistribuzione, e della gradualità o meno della riduzione dcl volume.

2.1.3. Autodistribuzione.
Nei compressori rotativi che utilizzano capsulismi a camere rotanti il volume di questo

- 29 -
assume sempre il medesimo valore quando la camera si trova a passare per una determinata
zona dello spazio. La distribuzione può allora essere ottenuta aprendo nello statore della
macchina due luci scoperte al momento opportuno dal rotore stesso (autodistribuzione): una
1 nella zona in cui il volume
di aspirazione in comunicazione con l’ambiente a pressione p
cresce fino al massimo, l’altra di mandata in comunicazione con l’ambiente a pressione P2
nella zona in cui il volume diminuisce fino al minimo.
Con l’autodistribuzione è possibile, grazie all’eliminazione delle valvole, una notevole
semplificazione della macchina. Per contro, l’apertura delle luci di mandata in un istante fisso
della fase di compressione fa sì che in tale istante la pressione all’interno della capacità
occupata dal gas può avere un valore diverso da quello di mandata, dipendentemente dal
rapporto di compressione volumetrico interno della macchina. L’ampiezza delle luci di
mandata risulta inoltre essere più o meno strettamente obbligata e in taluni casi può risultare
insufficiente a smaltire senza eccessivi trafilamenti la portata richiesta.

2.2. Compressori a palette

Si definisce rapporto di compressione volumetrico interno una grandezza puramente

geometrica data da p = , csscndo Vrn il volume della capacità attiva all’istante

dell’apertura della luce di mandata, V,,. il volume massimo assunto dalla capacità attiva.
Come nel caso dei compressori alternativi la cilindrata l”0 è la differenza fra V,, e il volume
minimo della camera (spazio morto); quest’ultimo è sovente molto piccolo e può essere
trascurato, se non è addirittura nullo.
Cilindrata complessiva del compressore è ovviamente il prodotto della cilindrata I’ della
singola camera per il numero i delle camere che compiono un ciclo di funzionamento ad ogni
giro dell’albero

2.2.1. Funzionamento.
Di solito anche il profilo interno della cassa è circolare. Allora il vano tra due palette
raggiunge il volume massimo V,,. quando le palette stesse si trovano in posizione simmetrica
rispetto all’asse dei centri. L’orlo di chiusura sarà perciò sistemato nel punto A (Fig. 37).
Data la pratica assenza di spazi morti (se il rotore è tangente inferiormente alla cassa) la
cilindrata è rappresentata dal cilindro di base ABDC.
A mano a mano che è trascinato verso sinistra, il gas si incunea tra le pareti convergenti del
rotore e dello statore, finchè la paletta di sinistra scopre l’orlo B’ della luce di mandata, ed

- 30 -
il gas viene riversato nell’ambiente a valle.
Il rapporto volumetrico di compressione è uguale
al rapporto delle aree ABDC cd A’B’D’C’. Esso
cresce con l’aumentare del numero i delle palette
perchè tende al rapporto dei segmenti AC/B’D’;
cresce pure, e rapidamente, al diminuire
dell’angolo 6 che definisce la posizione del punto
iniziale della mandata (Fig. 37).
Questi mezzi per aumentare p non possono però
essere usati se non limitatamente: di fatto Fig. 37
. I

aumentando il numero i aumentano le sedi di


sfregamento, obbligando a diminuire la velocità della macchina; diminuendo O si riduce
l’ampiezza della luce di mandata e quindi aumentano i trafilamenti del gas in essa.

2.2.2. Ciclo di lavoro.


Supponendo che la riduzione graduale di volume da V,, a V,,, sia accompagnata da un

aumento di pressione del gas con la legge pVm = cost. possono darsi tre casi (Fig. 38):

a) p
= p
2 1
p
2c

I,,.
b) p
< p
2 m
1
V ..cosl.

‘2b
e) 2
p 1
> p

PI Nel primo caso il ciclo di lavoro del compressore


v rotativo risulta identico a quello di un
compressore alternativo; nel secondo si ha una
Fig. 38 brusca espansione del gas compresso sino alla
p nel terzo invece la compressione resta affidata in parte al riflusso nella camera
pressione 2
;
attiva di una parte dcl gas già compresso dall’ambiente a valle (la cui capacità usualmente
può essere ritenuta molto grande rispetto a quella della camera). Di conseguenza nel secondo
e terzo caso il lavoro 4 risulta, a parità di rapporto di compressione, maggiore di quello
richiesto da un compressore alternativo e quindi il compressore rotativo si trova svantaggiato
rispetto a questo per quanto riguarda il rendimento.

31 -
Con riferimento al ciclo rappresentato in Pig. 39
P si ha la compressione graduale dai volume VA
c (V,,) al volume VB (V,,.) nel rapporto fisso

p = VA/VB ; l’ulteriore compressione BC è

)
dovuta al rigurgito dcl gas dall’ambiente di
- 4fl mandata nella camera.
La portata mandata è data
FI
dall’espressione: m= VAin
1
XYP

In questi tipi di compressori si può ritenere, con


Fig. 39
buona approssimazione, À., 1

La potenza assorbita vale:

uiL iui
___L=
TL hlm

e dalla equazione di portata sopra scritta si ricava:

L=
V
1
P

Il lavoro del ciclo è dato da:

in’ 1
(pm-1_1)+(p
4
V
p
_
2
p m)=p
in—i P
“i’
(pm1_1)+!(_pm)
= PIVÀ
p

V\m p
essendo: p— p = pm
1
p ,equindiillavoroall’unitàdimassamandata
1 ; = —

VB) Pi

ha l’espressione:

VA
1
P m (pm-I_i)+l(_pm)
L= =

VA
1
P in’—l p

= 1
RT (prn-I_1)+(p_pm)
M’—l P

32 -
222J Perdite.
Fra le perdite di natura non fluidodinamica predominano quelle puramente meccaniche
dovute allo sfregamento delle palettc spinte dalla forza centrifuga contro la parete della
cassa. Per ridurre le perdite per attrito nei piccoli compressori, le palette possono essere
costruite in materiale autolubrificante (compressori a secco). In altri casi esse scorrono,
ad es. per mezzo di rullini,su guide concentriche al profilo della cassa, oppure si
circondano le palette con anelli trascinati in rotazione dalla girante, ma liberi di seguire
il profilo della cassa, di cui hanno esattamente il diametro. In questi ultimi casi è
necessaria la lubrificazione; l’olio trascinato dal gas viene poi separato mediante filtri
disposti sulla mandata.

2.2.3. Varianti costruttive.


Oltre alle varianti rispetto allo schema di Fig. 37 relative a guide di minor attrito per le
palette, accenniamo qui al caso delle palette disposte non radialmente (Fig. 40) per usufruire
di una maggior corsa nelle feritoie del rotore, e quella di una cassa a profilo non esattamente
circolare, ma sagomato in modo da avere uguali tutte le corde uscenti dal centro O del
rotore. Il profilo che ne risulta differisce molto poco dal cerchio (Fig. 41). Questa variante
consente di avere solidali fra loro le coppie di palette opposte. A ciascuna estremità della pala
è applicato un pattino P, snodato in modo da mantenersi aderente alla cavità della cassa, di
cui ha esteriormente la curvatura.

I’,

Fig. 40 Fig. 41

Ancora una variante del compressore a palette e rotore eccentrico può essere in certo modo
considerata quella ad anello liquido della Fig. 33: invece della sporgenza delle palette varia
qui la loro immersione nell’anello liquido.
Inoltre le luci di aspirazione A e di mandata M, anzichè sulla cassa sono scolpite sul nucleo
interno fisso, attorno a cui gira il rotore palettato.

- 33 -
Per bassi rapporti di compressione sono
anche stati costruiti compressori con valvole
di settore (Fig. 42) aprentisi automaticamente
quando la pressione nell’interno della camera
supera il valore della pressione P2’ in modo da
evitare cicli di lavoro di tipo b) di Fig. 38.
Fig. 42

2.2.4. Regolazione.
La regolazione della portata può essere fatta variando l’eccentricità del rotore rispetto alla
carcassa; più comunemente è ottenuta però mediante laminazione all’aspirazione o riflusso
di parte della mandata.

2.2.4.1 Regolazione per laminazione all’aspirazione.


Laminando il gas all’aspirazionc il ciclo di lavoro diventa come quello indicato a tratto
in Fig. 43 0
(A
’ ),
’A’B’C ’C
Si spende in più il lavoro equivalente all’area
p ’A’DA e in meno quello equivalente all’area
A
0
ABB’D,
Dalla espressione del lavoro del ciclo si ricava:

=
PiV[,,’

np’ PZVA
17Z

2
m-1P
1
) +py
fi(pm- i_ ___p?fll
P 2
P

v derivando questa espressione rispetto al rapporto


Fag. 43
ed annullandola si trova che la prima area è

m-1 (per in’ 1,4 p < 2.3)


maggiore della seconda se p < in =

- 34 -
2.25. Applicazioni
I compressori a palette trovano abbastanza largo impiego per rapporti di compressione :3 fino
a 6, talvolta fino a 8 con due stadi interrefrigerati, per portate fino a 3 m
/s, in quei
3
casi in cui la presenza dell’olio lubrificante a contatto con il gas compresso non ha
importanza.
Trovano altresì impiego come pompe a vuoto per “vuoti” non troppo spinti: dell’ordine di
10 mm.

2.3. Compressori ad ingranaggi

2.3.1. Funzionamcnto.
Nella Fig. 44 è rappresentato il tipo originario Roots composto
di due rotori uguali, a due lobi, che girano a velocità uguali e
contrarie, mantenendosi a contatto, salvo un piccolo gioco, con
le pareti laterali di una cassa foggiata con due semicilindri
raccordati da elementi piani. In questi elementi sono aperte le
bocche di aspirazione e di mandata. Per ridurre le fughe di gas
attraverso i giochi, all’estremità di ciascun lobo sono ricavati dei
labirinti di tenuta.
I profili dei rotori debbono essere coniugati afflnchè rimangano
j/’4 .ks:Il/irr’; /
sempre a contatto nella zona di ingranamento, e sia assicurata la (Liì tA.
({ (li lI;IIBI.LI:v I?, r(,L(;ri; ‘, ululi—

separazione degli ambienti di aspirazione e di mandata. Il loro li I i lI).

Fig. 44
tracciamento può avvenire con criteri diversi: nella Fig. 45 la
parte del dente che sporge dalla primitiva è un cerchio di centro C: nella Fig. 46 invece i
profili sono ipocicloidali, con diametro del cerchio rotolante uguale ad 1/4 del diametro
primitivo e quindi senza punti angolosi.

Fig. 45 Fig. 46

- 35 -
Il funzionamento del compressore Roots è illustrato dal confronto fra le tre posizioni della
Fig. 33, in cui sono ombreggiate da puntini iC aree equivalenti ai volume dal lato della
mandata. In a, avendo il punto A del rotore superiore appena oltrepassato il punto i\1 della
luce di aspirazione, il volume V rimasto incluso fra A e B è isolato dal condotto aspirante
e trasportato verso destra dai moto dei rotore. Subito dopo, il punto B oltrepassa il punto N
della linea di scarico e quindi il volume V viene improvvisamente aggregato all’ambiente di
mandata.
Nella posizione b dopo una rotazione di 45°, il
volume punteggiato si è ridotto di V12 con legge
quasi lineare (Fig. 47)5 e nella posizione c, dopo
un’ulteriore rotazione di 45°, il. volume si è
ulteriormente ridotto di V/2, raggiungendo il suo
minimo valore: Subito dopo però, vi si aggiunge il
p
volume V proveniente dall’altro rotore, ed il ciclo Fig. 47
ricomincia.
Il volume V ha dunque il significato di cilindrata ed ad ogni giro dei motore esso viene
trasferito quattro volte.
All’atto in cui l’ambiente di mandata entra in comunicazione col vano V compreso tra i due
lobi, vano che è occupato da gas ancora alla pressione d’aspirazione, si produce il riflusso
in esso di una parte del gas compresso, che viene ad aumentare la pressione fino ad un valore
P2’ tanto più vicino a P2 quanto minore è il rapporto tra V cd il volume dell’ambiente di
mandata. L’ulteriore compressione dap
’ ap
2 2 è poi provocata dal moto dei rotori.
In genere il volume V è praticamente nullo rispetto al volume della tubazione e quindi la
compressione rimane affidata del tutto alla variazione discontinua, cioè al riflusso dalla
tubazione a valle.
Ciò non toglie che si abbiano nella pressione di mandata pulsazioni, per attenuar le quali
giova aumentare il numero dei lobi, riducendo in tal modo il periodo delle pulsazioni stesse.

2.3.2. Ciclo di lavoro.


La natura reale della compressione, e quindi il lavoro da essa richiesto, dipendono oltre che
dalle circostanze considerate nel paragrafo precedente anche dalla possibilità di refrigerazione
delle pareti, dalle fughe interne e dalle laminazioni nelle luci che si hanno anche in questa
macchina, bcnchè in misura lieve.

L’origine delle ordinate nella Fig. 47 si trova al disotto della retta r di un segmento equivalente al volume
a valle dei rotori nella posizione della Fig. 45, comprese quindi tubazioni, ecc,

36 -
Per concretare le idee consideriamo un ciclo di lavoro senza laminazioni e ad aumento di
pressione a volume costante (Fig. 48).
La potenza assorbita è data da:

uiL. in
P=—
1fl

dove i è il numero di lobi complessivo dei due rotori.


La portata in massa è data dall’espressione:

uii= 1
?p
V in

è in pratica un , se si trascurano le laminazioni all’aspirazione e alla mandata, e

gli scambi termici con le pareti all’aspirazione, essendo i = O

Dalle espressioni di potenza assorbita e portata in massa si


determina: P
13•
p
V
1 znL=

e quindi:
PI

v
Fig. 48

Con riferimento alla Fig. 48

4= V(

2
)
1
V (f3—1
=p p
p )
pV RT
=
1
L

Il rendimento isoentropico del compressore è definito da:

- L
L k-1 -1

Da questa espressione è evidente che il rendimento isoentropico del compressore diminuisce

- 37 -
rapidamente al crescere di i3,

2.3.3. Coefficiente di riempimento.


Le cause di perdita di riempimento sono essenzialmente
le fughe di gas compresso verso l’aspirazione;
- la laminazione che il gas subisce a causa degli strozzamenti rappresentati dalla bocca di
aspirazione;
-il riscaldamento del gas operato eventualmente dalle pareti del cilindro, che diminuisce la
densità del gas aspirato.
Nei ragionamenti che seguono si trascurerà quest’ultima causa di perdita per il ridotto
rapporto di compressione f3 a cui normalmente operano queste macchine, con conseguente
temperatura delle pareti non molto elevata.
Il coefficiente di riempimento, inteso come il rapporto tra la massa dì gas mandato e la massa
captata nel vano V è dato da:

rn
p Vizi

Esprimendo la portata mandata in funzione della portata aspirata ( zh,, ) e delle fughe

( 8zh ) si ha: iii = ,ih


2
,—8 iii ; ed esprimendo la portata aspirata con riferimento alla densità

all’interno dcl volume V si arriva a scrivere:

= ,iz, = n,-òih pVin p’


ih, p
Vin
1 iK,, p
V
1in th,, 1
p

Considerando la portata che sfugge zh praticamente indipendente dal numero di giri e in

base alla relazione:

/ I I
1
P ‘1 p
ò
1 p
=1— =l—Kn 2
Pi Pl 1
P
si ottiene, in definitiva:

;oc (1_E)(1_Kn2)

Il primo termine tien conto delle fughe, il secondo dei trafilamenti.

- 38 -
La Fig. 49 mostra l’andamento

qualitativo di ? in funzione dei

numero di giri:
- per valori di j3 ridotti si ha una
piccola influenza delle fughe cd il
coefficiente di riempimento è molto
sensibile all’effetto dei trafilamenti
all’aumentare del numero di giri;
per f3 elevati la maggiore influenza
la esercitano le fughe, la cui
importanza rei ativ a diminuisce
2500 3000 3500 4000
fl
all’aumentare di n; i trafilamenti
Fig. 49
smorzano l’effetto positivo.
Va quindi considerata attentamente l’influenza del proporzionamento della macchina, perchè
mentre le fughe lungo le gencratrici di contatto dei rotori fra loro e con le pareti laterali della
cassa, sono proporzionali alla portata, le perdite lungo le facce frontali dci rotori dipendono
sì dalla lunghezza di questi, in quanto rotori più lunghi esigono naturalmente giochi in testa
maggiori, ma non le sono proporzionali.

2.3.4. Riscaldamento del gas.


Per valutare l’aumento di temperatura subito dai gas attraverso il compressore applichiamo
il I principio della termodinamica per i moti permanenti fra l’ambiente di aspirazione a monte
e quello di mandata a valle del compressore.
Trascurando eventuali scambi termici con le pareti e le varìazioni di energia cinetica si ha:

RT
= iii— )
1
L 1

2
c(T
=
T —i(3—1)

e quindi:

cpTi(._1)= -(f3--1)

da cui si ottiene:

- 39 -
T i k1
= 1÷——(-1)
1
T k

2.3.5. Compressore a più stadi.


Entro i limiti delle possibilità delle tenute il compressore Roots, come tutti i tipi volumetrici,
potrebbe dare qualunque rapporto manometrico di compressione.
Si è però visto come la perdita di rendimento ed il riscaldamento aumentino rapidamente con
(3, siechè in pratica è necessario accontentarsi di compressioni relativamente basse, (3 = 1,2
÷ 1,8 in una macchina nionostadio.
Per rapporti di compressione maggiori e comunque non
oltre 2,5 ÷ 3 si ricorre a compressori pluristadio,
generalmente a due stadi.
Anche se non ci fosse la refrigerazione intermedia, il FI F

vantaggio di una compressione in due stadi sarebbe


concreto, come mostra la Fig. 50, dove senza
refrigerazione si risparmia l’area ECC’F, mentre la
c
14
refrigerazione intermedia darebbe luogo all’ulteriore
risparmio dell’arca E’EFF’.

Fig. 50

2.3.6. Applicazioni.
Il compressore Roots ha i pregi della semplicità, di non richiedere lubrificante a contatto con
il gas compresso e di poter comprimere anche gas contenenti polveri in sospensione.
Ha trovato applicazioni come compressore per la sovralimentazione di motori alternativi a
combustione interna, per il trasporto di gas, trasporto pneumatico, ecc. con portate sino a
/s; è largamente usato come pompa a vuoto per “vuoti” sino a circa 70 mmwg e quindi
3 m
3
come stadio preliminare di pompe per vuoti più spinti.

- 40 -
237. Compressori ad ingranaggi elicoidaiL
I rotori del Root hanno generatrici rettilinee parallele all’asse di rotazione. Sono stati però
anche adottati compressori a rotori elicoidali congegnati in modo da assicurare una
compressione graduale del gas che resta compreso in un vano, prima che esso venga ìn
contatto con l’ambiente di mandata.
Il tipo Lysìzolm, detto
anche “a viti”, è munito
(Fig. 51) di due rotori a
denti elicoidali aventi -

A
profili diversi convesso
l’uno, concavo l’altro Il —
3 —

canale elicoidale compreso — —

tra i due lobi successivi di i

un rotore e la carcassa A, hce dl n9drairne; C, nlbero di cornndo; I, i,rgi di acer ,i. mento
1 dci
M, luce (li mandata; R, R’, rotori.
nsulta diviso in due
Fag. 51
camere dal contatto con il
lobo dell’altro rotore. Tale contatto durante la rotazione dei rotori si sposta assialmente da
un estremo della cassa, ove è praticata la luce di aspirazione, all’altro, ove è praticata la luce
di mandata, mentre il volume delle camere si riduce gradualmente.
A parte la maggior difficoltà costruttiva dei rotori, il compressore Lysholm ha quindi i pregi
del compressore Root ma con p > i e quindi miglior rendimento, dà inoltre una mandata
meno pulsante, specialmente se il numero di lobi (non necessariamente uguale per i due
rotori se questi non hanno ugual velocità angolare) è elevato.
Il rapporto volumetrico di compressione
risulta tanto maggior quanto più sono
decentrate rispetto alla mezzeria le luci di
aspirazione e di mandata. Un mezzo per
aumentano consiste pure nel dare una certa
conicità ai due rotoni (Fig. 52).
Ha trovato abbastanza larga applicazione
come compressore per la sovralimentazione
di motori e per la produzione di aria
compressa con rapporti di compressione i3
Fig. 52
fino a 5 e portate fino a 6 m
/s; è usato
3
anche come macchina a due stadi e come pompa a vuoto.

41 -
2.3.8. Altri tipi di compressori ad ingranaggi.
Compressore Wade. E’simile al
compressore Roots salvo che (Fig. 53) la
forma dei lobi dei rotori è tale da consentire
una parziale compressione interna (p > 1); cc
A. i urli u,il;uzi,uiur, Ivi. iii.
li una n.i;it ;u; R, A’, ruguri;
5, iPct,rc.
il rapporto volumetrico di compressione p
può essere variato agendo sull’ampiezza
della luce di mandata M.
Ha trovato applicazione come compressore
per la sovralimentazione di motori Fig. 53
alternativi a combustione interna per rapporti di compressione 3 sino a 3.
- Compressore BICERA. Studiato dalla
British Internal Combustion Engine
Research Association funziona con p > i
secondo lo schema di Fig. 54; il rapporto
volumetrico di compressione può essere
variato durante il funzionamento ruotando il
canotto M e quindi spostando la posizione
della luce di mandata.
Ha avuto applicazioni solo sperimentali.
A, c,cidoi,l.o di irraiouuc; l’vi, cuuuuluuli o ti colata; R, A’, rotun
S, ,91.uuLoro.

Fig. 54

- Compressore trocoidale. Lo
statore ha la superficie interna
con generatrici a forma di archi
di trocoide, il rotore ha profilo
tale da mantenersi sempre a
contatto “puntiforme” (in realtà
mediante tenute a strisciamento)
R
con lo statore delimitando così A, acplra lione; C, i,il,ero di comando; E. ercent ricci fl;n; I, incrana g,,jdi mcc Im, ‘mc r. a, ma
porto cii trnsiciinsic’na 2 3; 44. mancini a; A, rotore a tre tubi; A’, rotore a due ir,),j (1,0 u’u LO

più camere rotanti a volume di rctrcgcrariccue; 5, stature; T, tCnuto.

Fig. 55
variabile.
L’unico tipo ad avere avuto modernamente realizzazioni costruttive è il compressore tipo
WANKEL (Fig. 55), per rapporti di compressione f3 fino a 3 (monostadio) ± 8 (bistadio) e
portate dell’ordine di 0,3 m
/s.
3

- 42 -
COMPRESSORI NON CONVENZIONALI

1. COMPREX

Il Comprex è uno scambiatore di pressione realizzato, con tal nome appunto, dalla Brown
Boveri. Esso utilizza, come meccanismo di scambio di pressione, onde di compressione e dì
espansione.

1.1. Principio di funzionamento.

Nella sua forma più semplice il Cornprex si presenta costituito come lo schema di Fig. 1. Un
rotore cilindrico porta delle palette disposte in piani meridiani oppure avvolte ad elica, che
individuano tante celle o canali. Una cassa avvolge tutto il rotore e porta le luci di
ammissione e scarico del gas comprimente e di di quello da comprimere (brevemente, con
riferimento al caso più consueto: del gas caldo e dell’aria). Lo sviluppo in piano di una
sezione cilindrica coassiale della macchina può presentarsi come in Fig. 2. Nella figura sono
anche indicati i possibili triangoli di velocita dell’aria e del gas: nel caso, non viene
sviluppato nessun momento motore o resistente dal gas e dall’aria. In effetti, un momento
resistente sul rotore ci sarà, generato dall’attrito sui cuscinetti, e sarà pertanto necessario
trascinare il rotore o provvedere a che il gas possa sviluppare momento motore sulle pareti
del canale.

A, arin ; G, gn.; lp, il La preNione bp, ,n*ak

Fig. i Fig. 2

Coerentemente con la geometria di Fig. 2, nella Fig, 3 vengono illustrate le vicissitudini


subite dal gas e dall’aria e indicate le traiettorie delle onde di compressione ed espansione

- 43 -
e delle interfacce, come viste da un osservatore solidale con la cassa.
Nella Fig. 4 è rappresentato il relativo diagramma d’onda. In entrambe le figure s’è
semplificata la descrizione del fenomeno, ignorando le riflessioni delle onde alle pareti e
condensando in un’onda l’effettivo ventaglio d’onde di espansione.

EIHUE2
Fig. 3 Fig. 4

La colonna d’aria a bassa pressione che percorre e riempie un canale dcl rotore nella
posizione i dello stesso, viene subito arrestata ad un estremo e risalita dall’onda d’urto che
vi si genera (urlo AA di Fig. 4). La compressione conseguente ha termine in 2. In 3 la stessa
colonna d’aria viene messa a contatto con il gas ad alta pressione: l’onda d’urto che vi si
genera (urto BB di Fig. 4) la percorre comprimendola e portandola in equilibrio di pressione
statica con il gas che la rincorre (interfaccia BC di Fig. 4). In 4 la colonna d’aria
completamente compressa trova sfogo e in 6 già tutta si è scaricata nel collettore d’aria ad
alta pressione. Il gas ad alta pressione, che in 3 ha iniziato a sostituirsi all’aria nel canale
considerato, in 5 viene isolato dal collettore d’ammissione dello stesso e, percorso da un’onda
di espansione (onda CC di Fig. 4), si dilata. In 7, messo in comunicazione col collettore di
scarico gas bassa pressione, si espande ulteriormente, percorso dall’onda DD di Fig. 4, e in
8, ormai in equilibrio di pressione con l’aria bassa pressione, viene a contatto con questa,
che lo rincorre e sostituisce nel canale (interfaccia DA di Fig. 4).
Come si vede, nei vari collettori regnano condizioni di flusso permanente, perchè ad essi
l’aria e il gas si presentano sempre nelle stesse condizioni.
La portata d’aria compressa è, in volume, la stessa del gas compresso, perchè entrambi
transitano nei canali alla stessa velocità (velocità dell’interfaccia): ma all’aria, più fredda, può
competere maggior portata in massa, e maggior pressione totale nel collettore, nei quale ha
la stessa pressione statica e la stessa velocità del gas, ma temperatura minore.

- 44 -
i 2. Applicazioni.

Con il Comprex si sono raggiunti rapporti di compressione di circa 3. Come si può


comprendere, il Comprex opera bene soltanto ad una ben definita velocità di rotazione.
Volendo impiegarlo a giri variabili, ad es., come sovralimentatore di motore alternativo che
lo trascini meccanicamente, occorre provvedere a rendere meno gravi le cadute di prestazione
a velocità diverse da quella di progetto, aprendo opportune cavità sulle facce della cassa.
Il Comprex si presta all’impiego come generatore di aria compressa, quando sia associato ad
un bruciatore nel quale quale venga inviato solo una parte della stessa. Quando invece nel
bruciatore venga fornito calore a tutta l’aria, il Comprex compie la funzione di un generatore
di gas.
In Fig. 5 è schematizzato un
impianto a gas con Comprex.
Non proprio tutta l’aria
compressa uscente dal Comprex
è inviata al bruciatore: una nr li c nution; C
;rcorr; O, p.’neratorc; T
,
1 T,,
parte è impiegata per diluire i be; X, Courex.
tur

gas uscenti dallo stesso, troppo


caldi per essere immessi in
turbina. Si può infatti, e
conviene, utilizzare gas
Fig. 5
caldissimi nel Comprex, poichè
i problemi di resistenza del materiale del rotore sono alleviati dalla refrigerazione operata
dall’aria che si alterna al gas nei canali.

BIBLIOGRAFIA

A. CAPETTI “Compressori di gas” V. GIORGIO, Torino


- -

E. PERUCCA “Dizionario di Ingegneria” Utet, Torino


-
-

V.M. CHERKASSKY “Pumps, Fans, Compressors” Mir, Moscow


-
-

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