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Effetti differiti della deformazione nel calcestruzzo

Il caso del solaio prefabbricato con soletta collaborante


Matteo Felitti, Titolare dello Studio Tecnico “Engineering & Concrete Consulting”, Vietri di Potenza (PZ)

1. INTRODUZIONE
Il presente lavoro è stato sviluppato in occasione della pubblicazione del libro “Effetti differiti della
deformazione nel calcestruzzo” (Edizioni EAI), di cui sono autore, e presentato il 17 gennaio 2015
nell’ambito del seminario tecnico – scientifico: “Aspetti Meccanici del Calcestruzzo e
Comportamento Strutturale”. Per ragioni di spazio si riportano alcune note esplicative, e che per
maggiori approfondimenti si rimanda ai lavori [2] e [5]. Viene trattato il problema relativo alla
ridistribuzione tensionale che si manifesta nelle sezioni di travi continue costituite da due parti
reologicamente non omogenee. In particolare viene studiato il caso di solai alveolari prefabbricati
(realizzati con calcestruzzi in classe di resistenza Rck55 e in classe di consistenza “terra umida”) a
cui viene, in tempi successivi, solidarizzata in opera una soletta collaborante in calcestruzzo
ordinario, ad esempio in classe di resistenza Rck30 e in classe di consistenza S4 (figura 1) [1].
L’analisi a lungo termine di tali elementi rappresenta un problema di particolare interesse pratico,
la cui corretta soluzione permette di effettuare la misura della sicurezza nella fase di esercizio in
maniera affidabile. La soletta collaborante può riguardarsi quale vincolo diffuso interagente con
l’elemento prefabbricato ed il suo comportamento è quello di vincolo posticipato relativamente al
peso proprio strutturale mentre per le azioni applicate alla struttura già solidarizzata il
comportamento della soletta è quello di vincolo preesistente [2]. Viene formulato in forma generale
il problema relativo ad elementi non omogenei nelle sezioni trasversali, indicandone le modalità
risolutive, basate su algoritmi numerici e su formulazioni algebriche approssimate. Per questo
secondo approccio il problema è trattato in dettaglio, valutando per una fra le tipologie di solaio
alveolare più utilizzate nella pratica e per prefissati valori dello spessore della soletta collaborante,
la variazione nel tempo del regime statico assumendo la suddetta soletta quale vincolo
preesistente-posticipato. Si segnala, infine, la soluzione del problema che può essere perseguita
introducendo il Modello di Dischinger.

Figura 1. Esempio di impalcato realizzato con solaio alveolare e soletta gettata in opera (rif. Alveox)

15
GENNAIO 1
2. CENNI SUI FENOMENI VISCOSI NEL CALCESTRUZZO
Gli effetti delle deformazioni differite del calcestruzzo prodotte da uno stato tensionale devono
essere in linea di principio valutati con buona accuratezza in quanto influenzano sia lo stato di
sforzo (ridistribuzioni tensionali) che quello di deformazione delle strutture in calcestruzzo
armato e precompresso. Tale influenza è però differente in relazione alle tipologie strutturali,
alla natura delle azioni applicate nonché alle possibili variazioni di schema statico che si
verificano nel corso della vita e dell’utilizzo delle stesse strutture. Allo scopo di poter individuare
i casi in cui la viscosità gioca un ruolo importante sul regime statico/deformativo della struttura,
è conveniente suddividere le strutture in omogenee e non omogenee [2]:

- si definiscono omogenee le strutture formate da un solo materiale avente in ogni punto le


stesse caratteristiche elastoviscose;

- si definiscono non omogenee le strutture formate da più materiali aventi caratteristiche


elastoviscose differenti (tali disomogeneità possono sussistere nelle sezioni trasversali degli
elementi strutturali o lungo il loro asse oppure nei vincoli esterni della struttura).

Inoltre risulta comodo suddividere le azioni applicate in azioni statiche (forze) e geometriche
(deformazioni o spostamenti impressi) e, per le prime, possono considerarsi i due casi di
vincoli preesistenti oppure posticipati rispetto alla loro applicazione. In virtù delle distinzioni
fatte, derivano le seguenti considerazioni riguardo al calcolo ed all’importanza degli effetti della
viscosità sul regime di sforzo e deformazione nelle strutture in calcestruzzo. Alle strutture
omogenee si applicano i ben noti teoremi della viscosità lineare che sintetizzano il
comportamento viscoelastico di tali strutture. In particolare, il primo teorema della viscosità
lineare afferma che in presenza di azioni statiche il regime tensionale non subisce variazioni
nel tempo per effetto della viscosità rispetto a quello valutabile in fase elastica, mentre si
manifesta un incremento delle deformazioni che aumentano nel tempo in modo affine a quello
calcolato in fase elastica (isomorfismo lato deformazioni) fig.2.

Figura 2. Rappresentazione schematica del primo teorema della viscosità lineare (rif. Franco Mola)

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GENNAIO 2
Il secondo teorema della viscosità lineare afferma che in presenza di azioni geometriche lo
stato di deformazione totale resta nel tempo uguale a quello valutabile in fase elastica, mentre
le tensioni decrescono in modo affine a quelle calcolate in fase elastica (isomorfismo lato
tensioni) fig.3

Figura 3. Rappresentazione schematica del secondo teorema della viscosità lineare (rif. Franco Mola)

Infine in presenza di variazioni di schema statico e di azioni statiche, si manifesta il cosiddetto


riacquisto del regime principale, in virtù del quale la struttura nel tempo tende a riacquistare,
pur senza raggiungerlo completamente, il regime statico che essa avrebbe avuto se tutti i suoi
vincoli fossero stati preesistenti all’applicazione delle azioni (regime principale).
Lo stato tensionale nelle strutture omogenee è pertanto influenzato dalla viscosità solo nel caso
di azioni di tipo geometrico o di vincoli posticipati. Nel primo caso si ha sempre diminuzione del
regime tensionale prodotto dal rilassamento del materiale, mentre nel secondo caso tale regime
può aumentare in alcune zone della struttura e diminuire in altre rispettando ovviamente
l’equilibrio globale fra le azioni applicate e le reazioni dei vincoli preesistenti e posticipati
(ridistribuzione tensionale). Al contrario in presenza di azioni statiche e di vincoli preesistenti la
viscosità influenza solo le deformazioni. Quando si considerano strutture non omogenee i
teoremi precedenti, nonché le conseguenze che da essi discendono, non sono più applicabili e
la risoluzione della struttura diviene più complessa. In questi casi si rende necessario studiare
degli algoritmi numerici aventi validità generale. In alternativa, come accennato in precedenza,
si può ricorrere all’applicazione di metodi risolutivi approssimati, quali ad esempio i metodi
algebrizzati, che sostituiscono alla legge costitutiva viscoelastica di tipo integrale - equazione
integrale di Volterra [3]-[4] - una legge approssimata algebrica lineare in modo da ricondurre
la risoluzione della struttura a quella di un problema elastico in presenza di una deformazione
impressa nota che tiene conto approssimativamente delle deformazioni di origine viscosa
accumulate nel materiale.

Quando un elemento di forma prismatica in calcestruzzo è soggetto ad uno stato di tensione


normale costante [11]:

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GENNAIO 3
σ = cos t
La sua risposta è sia immediata che dipendente dal tempo. Sotto carico costante, la
deformazione dell’elemento, come visto in precedenza, aumenta gradualmente con il tempo e a
lungo termine, per effetto della viscosità, può risultare anche il triplo di quella elastica iniziale.
Se la temperatura rimane sostanzialmente invariata e lo stato tensionale è nullo, lo sviluppo
delle deformazioni nel tempo, è causato dalla variazione volumetrica (generalmente di
contrazione) del calcestruzzo dovuta al ritiro. Pertanto la deformazione viscosa è prodotta da
stati tensionali, mentre le deformazioni da ritiro sono indipendenti dallo stato tensionale.

Consideriamo un elemento prismatico in calcestruzzo sottoposto a compressione costante al


tempo t0 :

σ = cos t
la deformazione totale del calcestruzzo Ɛ (t) in qualsiasi istante t > t0 è somma dei seguenti
contributi :

• deformazione ELASTICA istantanea Ɛe (t)

• deformazione VISCOSA Ɛcr (t)

• deformazione da RITIRO Ɛsh (t)

deformazione da variazione TERMICA ƐT (t)

Anche se non strettamente corretto dal punto di vista teorico, si è soliti supporre che tutte e
quattro le componenti sono indipendenti tra loro e possono essere calcolate separatamente e
poi combinate per ottenere la deformazione totale :

ε (t , t0 , td ) = ε e (t , t0 ) + ε cr (t , t0 ) + ε sh (t , td ) + ε T (t , t0 )

Per soddisfare, quindi, gli stati limite di esercizio nelle strutture in c.a. risulta necessario
eseguire accurate previsioni, non solo sulle deformazioni istantanee, ma anche sulle
deformazioni differite.

Figura 4. Evoluzione nel tempo delle deformazioni istantanee e le deformazioni lente (rif. P. Monaco)

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GENNAIO 4
Infatti, nel caso in cui questi problemi (direi abbastanza specialistici) non vengono presi in
considerazione nelle fasi di calcolo, si possono verificare incrementi di deformazione tali da
comportare situazioni di incompatibilità con le ordinarie esigenze di servizio della struttura [10].
Esempi di tali situazioni si sono verificati in alcuni ponti, come quello sul Rio Sinigo (provincia di
Bolzano), realizzato nel 1982, con la tecnica degli sbalzi successivi e con getto in situ di conci in
calcestruzzo strutturale leggero. Dopo alcuni anni dalla costruzione, si è riscontrata una freccia in
mezzeria di circa 50 centimetri! (fig.5).

Figura 5. Freccia in mezzeria di circa 50 cm del ponte sul Rio Sinigo (rif. Strade & Autostrade 4-2008)

In fig.6, invece, è riportato lo schema di progetto per il consolidamento e l’innalzamento della


trave del ponte.

Figura 6. Innalzamento e risanamento del ponte sul Rio Sinigo (rif. Strade & Autostrade 4-2008)

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GENNAIO 5
3. ANALISI ED EVOLUZIONE DELLO STATO DI TENSIONE
Si consideri lo schema per il calcolo delle forze di interazione [5] in figura 7:

SCHEMA ISOSTATICO
g

A L B

SEZIONE
cls 1 cls 2 Mg

H1 X1
X1

o
X
H2 G

Figura 7. Schema isostatico con carichi permanenti e rappresentazione delle forze di interazione all’interfaccia
lastra alveolare (calcestruzzo 2) - soletta collaborante (calcestruzzo 1)

Operando con il metodo forze l’equazione di congruenza nel tempo si scrive :

X1 δ11(1) (1 + χ1ϕ1 ) + δ11(2) (1 + χ 2ϕ2 )  + X10 δ11(1)ϕ1 (1 − χ1 ) + δ11(2)ϕ2 (1 − χ 2 )  = −δ10(2) (1 + ϕ2 ) 3.1

all’istante iniziale si ha :

( )
t = t0 → ϕ1 = ϕ2 = 0 → X10 δ11(1) + δ11(2) = −δ10 (2)

da cui si ottiene la soluzione elastica del problema :

δ10(2)
X 10 = − (1) 3.2
δ11 + δ11(2)

poniamo uguale a ω il rapporto tra i coefficienti di influenza sezionali relativi alla soletta e alla
lastra alveolare (per X1=1) :

δ11(1)
ω= 3.2 bis
δ11(1) + δ11(2)

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GENNAIO 6
e sostituendo nella (3.1) si ha :

X1 ω (1 + χ1ϕ1 ) + (1 − ω )(1 + χ 2ϕ2 )  = X 10 1 + ϕ2 − ωϕ1 (1 − χ1 ) − (1 − ω ) ϕ2 (1 − χ 2 ) 

da cui ricaviamo :

1 + χ 2ϕ2 + ω ϕ2 (1 − χ 2 ) − ϕ1 (1 − χ1 ) 
X 1 = X 10 3.3
1 + χ 2ϕ2 + ω ( χ1ϕ1 − χ 2ϕ2 )

innanzitutto, per sezioni omogenee, si ha (primo teorema viscosità lineare) :

ϕ1 = ϕ2 → χ1 = χ 2 → X 1 = X 10

per sezioni con una parte elastica, si ha :

ϕ2 = 0

(nel nostro caso consideriamo come parte elastica la lastra alveolare in quanto più “vecchia”
della soletta, pertanto, come se avesse scontato gli effetti delle viscosità)

quindi :

1 − ωϕ1 (1 − χ1 )
X 1 = X 10
1 + ωχ1ϕ1

introducendo il coefficiente viscosità del noto Modello di Dischinger [2] si ha :

ϕ = ϕ∞ 1 − e − β (t −t ) 
0

considerando i due calcestruzzi e dopo semplici passaggi si ottiene :

δϕ 2 δϕ1  ϕ∞ 2 − β (t 01 − t02 )
= e
δt δ t  ϕ ∞1 

integrando primo e secondo membro e indicando con C (è il termine di disomogeneità legato


alla differenza di età e di valore asintotico della deformazione viscosa) l’espressione in
parentesi, si ha :

ϕ 2 = cϕ1 3.4

in particolare per C=1 si hanno le strutture omogenee e per C=0 si hanno le strutture con parte
elastica (nel nostro caso la lastra alveolare, avendo una stagionatura più lunga della soletta).

Ancora, con riferimento al noto Modello di Dischinger e, riprendendo la (3.3), si ha :

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GENNAIO 7
c ⋅ ϕ1 − 1 + e − cϕ1 1 − e − cϕ1 (1 + c ⋅ ϕ1 ) 1 − e−ϕ1 (1 + ϕ1 ) 
1+ +ω ⋅ − 
X1 1 − e− cϕ1  1 − e − cϕ1 1 − e −ϕ1 
= 3.5
X 10 c ⋅ ϕ1 − 1 + e − cϕ1  ϕ1 − 1 + e −ϕ1 c ⋅ ϕ1 − 1 + e− cϕ1 
1+ +ω ⋅ − 
1 − e − cϕ1  1− e
−ϕ 1
1 − e− cϕ1 

analogamente, per vincolo posticipato si ha :

X1 δ11(1) (1 + χ1ϕ1 ) + δ11(2) (1 + χ 2ϕ2 )  = −δ10 (2)ϕ2

sostituendo il termine ω , si ha :

X1 ω (1 + χ1ϕ1 ) + (1 − ω )(1 + χ 2ϕ2 )  = X10ϕ2

da cui si ricava :

X1 c ⋅ ϕ1 3.6
= − cϕ 1
X 10 c ⋅ ϕ1 − 1 + e  ϕ1 − 1 + e −ϕ1 cϕ1 − 1 + e − cϕ1 
1+ + ω ⋅  1 − e −ϕ1 − 1 − e − cϕ1 
1 − e − cϕ1  

4. ESEMPIO NUMERICO
Consideriamo una lastra di solaio alveolare larga 120 cm (figura 1) e avente le seguenti
caratteristiche geometriche ed inerziali (catalogo Inpes Prefabbricati SpA) :

A = 1601,6 cm2 (area sezione)

I = 157931 cm4 (inerzia sezione)

e =13,34 = xs (eccentricità del baricentro rispetto al lembo superiore della lastra)

e una soletta collaborante di cui consideriamo tre spessori teorici :

S=2 cm – S=4cm – S=8 cm.

Di seguito (come specificato precedentemente) indichiamo con l’indice 1 il calcestruzzo relativo


alla soletta e con l’indice 2 il calcestruzzo relativo alla lastra alveolare.

A questo punto calcoliamo il rapporto tra i coefficienti di influenza sezionali ω attraverso la (3.2
bis), con una forza di interazione soletta – solaio pari a uno (figura 7 ) :

δ11(1)
ω = (1)
δ11 + δ11(2)

15
GENNAIO 8
Con

1 1 e2
δ11(1) = e δ11(2) = +
E1 A1 E2 A2 E2 I 2

sostituendo nell’espressione di ω, si ha :

1
E1 A1
ω=
1 1 e2
+ +
E1 A1 E2 A2 E2 I 2

1
dividendo numeratore e denominatore per e ponendo pari a 0.85 il rapporto fra i moduli
E1 A1
elastici dei due calcestruzzi (E1/E2=0,85), si ottiene

1 1
ω= ⇒ ω=
0.85 A1 0.85e A1 2
0,85 ⋅120 ⋅ s 0,85 ⋅13,342 ⋅120 ⋅ s
1+ + 1+ +
A2 I2 1601, 6 157931

in definitiva, lasciando lo spessore della soletta come parametro libero, si ha :

1
ω= 3.7
1 + 0,179 ⋅ s

Facendo variare lo spessore s della soletta (2 cm - 4 cm – 8 cm), si ottengono i relativi valori di


ω:

ω=0,74 - ω=0,58 - ω=0,41

A questo punto, con il modello di Dischinger, calcoliamo il coefficiente di disomogeneità C


(rappresentato dal termine in parentesi quadra) al variare dell’intervallo di tempo in giorni
( t01 − t02 ) = 15, 30, 60, 90, ∞

δϕ 2 δϕ1  ϕ∞ 2 − β (t 01 − t02 )
= e
δt δ t  ϕ ∞1 

ϕ∞ 2
e ponendo pari a = 0,8 il rapporto tra i coefficienti di viscosità alla Dischinger, e pari a
ϕ∞1
β = 0, 005 giorni -1 il termine che compare come esponente.

Sostituendo, quindi, nell’espressione precedente, si ricava il termine C :

C=0,74 - C=0,69 - C=0,59- C=0,51- C=0

15
GENNAIO 9
Infine facendo variare i termini ω (in funzione dello spessore della soletta) e C, tracciamo le
curve che descrivono l’evoluzione dello stato tensionale.

Nelle pagine che seguono vengono riportati i grafici relativi alle funzioni X1/X10 (evoluzione dello
stato tensionale) e della funzione ω (fig.14) :

Evoluzione dello stato tensionale

w=0,74)
Evoluzione dello stato tensionale (w
1,2

1 C1=1

C2=0,74
0,8
C3=0,69

C4=0,59

0,6
X1/X10

C5=0,51

0,4

0,2
C6=0

0
0,00 0,50 1,00 1,50 2,00 2,50 3,00 3,50

f 1)
Coefficiente di viscosità (f

Figura 8.

w=0,58)
Evoluzione dello stato tensionale (w
1,2

1 C1=1

C2=0,74
0,8 C3=0,69
C4=0,59

C5=0,51
0,6
X1/X10

0,4

C6=0
0,2

0
0,00 0,50 1,00 1,50 2,00 2,50 3,00 3,50

f 1)
Coefficiente di viscosità (f

Figura 9.

15
GENNAIO 10
w=0,41)
Evoluzione dello stato tensionale (w
1,2

1 C1=1

C2=0,74
C3=0,69
0,8 C4=0,59

C5=0,51

0,6
X1/X10

0,4
C6=0

0,2

0
0,00 0,50 1,00 1,50 2,00 2,50 3,00 3,50

f1)
Coefficiente di viscosità (f

Figura 10.

Evoluzione dello stato tensionale per vincolo posticipato

w=0,74)
Evoluzione dello stato tensionale per vincolo posticipato (w
1
C1=1
0,9

0,8
C2=0,74

0,7 C3=0,69

0,6 C4=0,59

0,5 C5=0,51
X1/X10

0,4

0,3

0,2

0,1

C6=0
0
0,00 0,50 1,00 1,50 2,00 2,50 3,00 3,50

f1)
Coefficiente di viscosità (f

Figura 11.

15
GENNAIO 11
w=0,41)
Evoluzione dello stato tensionale per vincolo posticipato (w
1
C1=1
0,9

C2=0,74
0,8
C3=0,69

0,7 C4=0,59

0,6 C5=0,51

0,5
X1/X10

0,4

0,3

0,2

0,1

C6=0
0
0,00 0,50 1,00 1,50 2,00 2,50 3,00 3,50

f1)
Coefficiente di viscosità (f

Figura 12.

w=0,58)
Evoluzione dello stato tensionale per vincolo posticipato (w
1
C1=1
0,9

0,8 C2=0,74

C3=0,69
0,7
C4=0,59
0,6
C5=0,51
0,5
X1/X10

0,4

0,3

0,2

0,1

C6=0
0
0,00 0,50 1,00 1,50 2,00 2,50 3,00 3,50

f1)
Coefficiente di viscosità (f

Figura 13.

15
GENNAIO 12
Funzione ω

1
ω=
1 + 0,179 ⋅ s

w in funzione dello spessore soletta

1,2

0,8
0,6
w

0,4

0,2

0
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
s

Figura 14.

5. CONCLUSIONI
Dall’analisi dei grafici si possono trarre i seguenti risultati che hanno, in qualche modo,
interesse nella pratica professionale:

1. Evoluzione dello stato tensionale


per ω=0 → δ11(1) =0 → soletta rigida → assenza di ridistribuzione

per ω=0 → δ11(2) =∞ → solaio infinitamente deformabile → assenza di ridistribuzione

2. Evoluzione dello stato tensionale per vincolo posticipato


per ω=0 → δ11(1) =0 → soletta rigida → massimo riacquisto

per ω=0 → δ11(2) =∞ per δ(1) qualsiasi → il vincolo soletta è sempre rigido →

massimo riacquisto.

15
GENNAIO 13
Inoltre, con riferimento alla curva ω di fig. 14, si può concludere :

a) se ω aumenta, lo spessore della soletta diminuisce e si tende verso la


massima ridistribuzione tensionale e il minimo riacquisto;
b) se ω diminuisce, lo spessore della soletta aumenta e si tende verso la
minima ridistribuzione tensionale e il massimo riacquisto;

6. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
[1] M. Collepardi, Il Nuovo Calcestruzzo, Edizioni Tintoretto, 2009 (quinta edizione).

[2] F. Mola, A. Migliacci, Progetto agli Stati Limite delle Strutture in c.a. (in particolare vedasi il
cap. 8), Casa Editrice Ambrosiana, 2003.

[3] M.L. Krasnov ed Altri, Equazioni Integrali, Libreria Italia-URSS, 1982.

[4] R. Fiorenza, Analisi Funzionale, centro fotocopie Facoltà di ingegneria - Napoli, 1986.

[5] M. Felitti, Effetti differiti della deformazione nel calcestruzzo, Edizioni Accademiche Italiane,
2014.

[6] G. Castellano, Appunti di Scienza delle Costruzioni, CUEN, 1987.

[7] F. Marotti de Sciarra, Teoria della Trave, Liguori Editore, 2009.

[9] A. Guerraggio e G. Paoloni, Vito Volterra (biografia), Franco Muzzio Editore, 2008.

[10] M. F. Granata, Fenomeni lenti nelle fasi di costruzione ed esercizio degli impalcati da ponte
precompressi, Università di Palermo.

[11] P. Monaco, La viscosità nelle strutture in calcestruzzo armato, Politecnico di Bari, 2012.

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GENNAIO 14