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Il criterio della gerarchia delle resistenze nel progetto dei telai in zona sismica

Prof. Liborio Cavaleri

Introduzione
Il termine gerarchia si riferisce ad una organizzazione i cui componenti sono ordinati per livelli di
importanza. Col termine gerarchia delle resistenze ci si vuole riferire ai componenti di una
struttura ordinati per livello di resistenza. Tale ordine se garantito con opportuni criteri assicura un
buon comportamento in zona sismica come verr meglio chiarito nel seguito. Il problema analogo
a quello affrontato nello studio, ad esempio, delle sezioni in c.a. inflesse in cui il buon
comportamento della sezione (elevata duttilit) garantito dal fatto si possa raggiungere la tensione
di snervamento nellacciaio teso prima della tensione di picco del calcestruzzo compresso: il
progetto della sezione deve assicurare una gerarchia tra la resistenza del calcestruzzo
(gerarchicamente pi in alto) e quella dellacciaio (gerarchicamente pi in basso).
Si avuto modo di osservare che una struttura in zona sismica pu essere progettata per un livello
di resistenza inferiore a quello necessario nel caso in cui ai materiali costituenti richiesto un
comportamento elastico sotto le azioni di progetto, a patto di garantire una adeguata duttilit globale
intesa, nel senso pi ampio del termine, non solo come capacit di elevate deformazioni oltre il
limite elastico ma anche come capacit di dissipare energia senza sostanziali perdite di rigidezza e
di resistenza. Il vantaggio di garantire una tale duttilit quello di contenere le dimensioni degli
elementi strutturali che in questo caso possono disporre di resistenze di picco ridotte.
Il problema, che riguarda qualunque tipologia strutturale, come garantire livelli di duttilit
adeguati.
Focalizzando lattenzione sulle strutture intelaiate, bisogna osservare che, a causa della azione
sismica, queste possono essere interessate da diversi meccanismi di collasso, in relazione alle
proporzioni tra gli elementi strutturali. Ciascuno di tali meccanismi caratterizzato da un diverso
livello di duttilit e non tutti sono associati a livelli di duttilit adeguati. Pertanto nella progettazione
fondamentale che il proporzionamento degli elementi strutturali venga effettuato in maniera da
non attivare quei meccanismi di collasso che, non garantendo la duttilit globale richiesta,
renderebbero la struttura inadeguata al terremoto di progetto.
Nella figura seguente si mostra ad esempio un telaio multipiano a pi campate che per effetto di
azioni laterali interessato da due diversi meccanismi di collasso.
u

Hp

a)

b)
fig.1

Nel primo il collasso avviene per formazione di un numero elevato di cerniere plastiche in
corrispondenza delle estremit delle travi ed in corrispondenza della base dei pilastri, mentre nel

secondo il collasso avviene per formazione di cerniere plastiche alle estremit dei pilastri del primo
interpiano.
Si osservi che per garantire lo spostamento ultimo u, nel primo schema, a fronte di una rotazione
complessiva del telaio pari a u/H si richiede una rotazione ultima delle cerniere plastiche alle
estremit delle travi (la rotazione calcolata tra le due sezioni che delimitano la zona critica)
approssimativamente uguale; nel secondo schema invece, il raggiungimento dello stesso
spostamento ultimo richiede una maggiore rotazione delle cerniere localizzate nei pilastri pari a
u/Hp. Il rapporto fra le duttilit locali richieste, a parit di dimensioni dei pilastri, sar
approssimativamente dato dal rapporto tra H ed Hp.
Nel caso di fig. 1-a nellipotesi che gli interpiani siano approssimativamente uguali e che gli
spostamenti di interpiano in campo plastico (p) ed elastico (y) si mantengano uguali, la duttilit
globale si pu scrivere come:
st =

n y + n p

= p

n y

avendo indicato con n il numero di piani e con p la duttilit richiesta a ciascuno dei pilastri.
Nel caso di fig. 1.b, sotto le stesse ipotesi la duttilit globale si pu scrivere
st =

n y + p
n y

n y
n y

p
n y

= 1+

p + y y
n y

=1+

Ip 1
n

Ip

avendo indicato con


la duttilit del pilastro di primo piano.
Per ottenere la stessa duttilit gloabale deve verificarsi luguaglianza dei secondi membri, cio

p = 1 +

Ip 1
n

I
I
n 1 p p
H
=
+

= Ip
n
n
n
Hp

Tale equazione suggerisce che allaumentare del numero di piani, poich (n-1)/n tende ad 1, per
ottenere la stessa duttilit globale, il primo meccanismo richiede una duttilit del pilastro di primo
piano n volte inferiore al secondo con conseguente inferiore richiesta di duttilit in curvatura.
Dal punto di vista della capacit dissipativa si osservi che a parit di spostamento in testa il primo
meccanismo attiva un maggior numero di cerniere plastiche quindi ha maggiore capacit di
dissipare energia. Peraltro tali cerniere, non essendo interessate da sforzo normale, hanno elevate
capacit dissipative. Una ridotta capacit di dissipare energia si tradurrebbe peraltro in un
incremento della richiesta di duttilit globale in spostamento per fissato livello della resistenza di
progetto.
I confronti sopra effettuati riguardano due meccanismi di collasso flessionale tuttavia meccanismi di
collasso per taglio (fragili) potrebbero attivarsi prima ancora di quelli per flessione con drastica
riduzione della duttilit e della capacit dissipativa della struttura. Inoltre la formazione delle
cerniere plastiche alle estremit delle travi e dei pilastri presuppone che i nodi, interessati da
sollecitazioni anche maggiori, esibiscano un comportamento elastico.
Per quanto sopra, al fine di potere ridurre le resistenze di progetto a vantaggio di un
dimensionamento contenuto degli elementi strutturali, il progetto stesso delle strutture in zona
sismica deve essere effettuato seguendo specifiche regole che si traducono in

- evitare lattivazione di meccanismi di collasso fragili, in cui la crisi degli elementi strutturali
avviene per taglio
- evitare lattivazione di meccanismi di collasso poco duttili e poco dissipativi (meccanismi locali o
meccanismi globali che coinvolgono la plasticizzazione di pochi elementi come nel caso del
meccanismo di piano soffice riportato in Fig.1)
- forzare il sistema affinch si formino meccanismi di collasso che richiedendo una ridotta duttilit
locale in curvatura e garantiscono una elevata capacit di dissipazione (grazie al fatto che si
plasticizzano molti elementi come per il meccanismo riportato in Fig. 1-a)
Il progetto, eseguito nellottica del raggiungimento di una elevata duttilit con le regole sopra
riportate, prende il nome con terminologia anglosassone di Capacity Design o progetto con il
criterio della gerarchia delle resistenze. La gerarchia, come accennato in premessa, quella che si
stabilisce quando si impone che un certo tipo di collasso (pi favorevole ai fini della duttilit
globale) debba precedere quelli meno favorevoli.
Al progetto in elevata (alta) duttilit si contrappone il progetto a bassa duttilit che a fronte di un un
minor controllo sui meccanismi di rottura (che ragionevolmente implica una minore capacit di
duttilit), richiede per la struttura una maggiore resistenza.
Criteri di progetto nel rispetto della gerarchia delle resistenze
Le regole sopra discusse sono valide per i telai in generale. Ovviamente ci saranno delle
particolarizzazioni a seconda che si operi per telai a struttura in c.a. o per telai a struttura metallica
in relazione alla specificit del materiale.
Per un telaio ordinario non controventato bisogna comunque garantire
1. che si formino cerniere plastiche prevalentemente nelle sezioni interessate da un basso
livello di sforzo normale e quindi inizialmente alle estremit delle travi e
successivamente alla base dei pilastri del primo interpiano. Si garantisce cos che la
richiesta di duttilit locale sia comunque ridotta e che il meccanismo di collasso quello
in fig.1-a)
2. che gli elementi non collassino per taglio prima che si formino le cerniere plastiche
impedendo alla struttura di esibire un comportamento duttile (riguarda sia le travi che i
pilastri)
3. che i nodi rimangano integri affinch sia garantito il raggiungimento dei momenti
plastici delle travi
Nel seguito vengono analizzati gli obiettivi 1-2-3 sopra riportati e i metodi per perseguirli avendo
cura di indicare contemporaneamente quali siano le regole normative che derivano per i telai in c.a.
Si vedr in sequenza:
1) Come possibile evitare il collasso per taglio degli elementi strutturali: prima delle travi e
poi dei pilastri;
2) In quale relazione devono stare le resistenze dei pilastri e quelle delle travi affinch si
formino le cerniere sulle estremit delle travi
3) Come i tamponamenti influenzano i meccanismi di collasso e come eventualmente
intervenire
Successivamente, con particolare riferimento alle strutture in c.a., si vedr come si progettano i nodi
e come si ancorano le armature di estremit degli elementi strutturali affinch si eviti lo sfilamento
dellarmatura o la rottura del nodo prima che si attivi il meccanismo di collasso prescelto.
Momentaneamente si tralasceranno le specificit relative ai telai in acciaio.
Gerarchia fra la resistenza a flessione e la resistenza a taglio nelle sezioni di estremit delle travi
Si osservi che lazione laterale si combina con lazione dei carichi verticali producendo nelle travi
una distribuzione dei momenti, ottenibile sovrapponendo gli effetti, come indicato nella figura 2

La richiesta di prestazione in termini di momento prima considerata richiede una adeguata


resistenza a taglio. Le sezioni di estremit delle travi devono essere in grado di assorbire almeno il
taglio che vi nasce quando queste sono chiamate ad esibire i massimi momenti alle estremit. Nella
condizione pi pericolosa tali momenti sono equiversi e pari ai momenti ultimi.

generica trave

lt

Mrt(des)

Vu

Carichi vert.
+ sisma da
sinistra

lt

Vu

Mrt(sin)
Vcv

Vcv

fig.2

Tenuto conto del principio di sovrapposizione degli effetti tale taglio massimo (Vtu) si ottiene
semplicemente sommando al taglio che nasce per effetto dei momenti ultimi alle estremit
(situazione pi pericolosa) a quello dovuto ai carichi verticali (fig.2) cio
Vtu = Vcv +

Mrt(des) + Mrt (sin)


lt

(4)

Se poi si vuole garantire che meccanismi fragili di taglio non possano verificarsi prima che si
verifichino quelli per flessione bisogna inserire un opportuno coefficiente di amplificazione.
Con riferimento alle strutture in c.a. bisogna rilevare che il momento ultimo delle sezioni in c.a.
potrebbe essere superiore rispetto a quello calcolato, a causa dellincrudimento dellacciaio. Per
tenere conto di tale effetto e per far si che si abbia un margine di sicurezza rispetto allattivazione di
un meccanismo di taglio, il taglio resistente richiesto Vtu* viene ottenuto come:
Vtu* = Vcv + Rd

Mrp(sup) + Mrp(inf)
lt

(5)

in cui Rd un coefficiente di amplificazione ed assume il valore 1.2 in classe di duttilit alta (CDA)
e 1 in classe di duttilit bassa (CDB).
Loperazione deve essere ovviamente ripetuta per sisma da destra a causa del diverso momento
ultimo che potrebbero avere le travi quando si inverte il segno del momento sollecitante con
conseguente incremento del taglio da utilizzare per le verifiche.

In CDA la verifica a taglio nelle zone critiche (estese 1.5 volte laltezza della trave) si effettua
ipotizzando una inclinazione di 45 della biella compressa del traliccio di Ritter-Morsch.
Gerarchia fra le resistenze a flessione delle travi e dei pilastri
Le resistenze delle travi e dei pilastri nelle sezioni di estremit devono stare in un certo rapporto
perch le cerniere plastiche si formino sulle travi.
Si osservi che lazione laterale si combina con lazione dei carichi verticali producendo nelle travi
in corrispondenza ai nodi una distribuzione dei momenti del tipo indicato nella figura 3

Carichi vert.
+ sisma da
sinistra

Mp1<Mrp1
Mrt1

Mp1
Mt1+Mt2

Mt2

Mt1

Mrt1 +Mrt2
Mrt2

Mp2

Mp2<Mrp2
effetto
dei
carichi
verticali

effetto
delle
forze
sismiche

combinazione
degli
effetti

fig. 3
I momenti di calcolo sui pilastri (valutati con lanalisi elastica con spettro di risposta
opportunamente abbattuto con il fattore di struttura) risultano in genere equiversi cos come i
momenti sulle travi a causa della inversione del diagramma dei momenti prodotta dallazione
laterale. Per lequilibrio al nodo, la somma dei momenti sui pilastri uguaglia la somma dei momenti
sulle travi.
Mp1 + Mp2 = Mt1 + Mt 2

(6)

A fronte dei momenti di calcolo ciascuna sezione di estremit delle travi avr un momento
resistente superiore o al pi uguale al suo momento di calcolo.
Per levento sismico di progetto (pi intenso dellevento sismico usato per il calcolo elastico in
quanto questultimo si ottiene a partire dallo spettro del primo abbattuto attraverso il fattore di

struttura q) le sollecitazioni tendono ad aumentare rispetto a quelle ottenute dal calcolo elastico fino
a raggiungere i momenti ultimi (Fig. 3 bis).

Carichi vert.
+ sisma da
sinistra

Carichi vert.
+ sisma da
sinistra

Fig. 3 bis

Affinch, allestremit delle travi possano raggiungersi i momenti ultimi e le sezioni possano
plasticizzarsi prima che sui pilastri, necessario che sui pilastri si generino momenti che gli
possano fare equilibrio e che tali momenti siano inferiori ai momenti resistenti delle sezioni dei
pilastri. Se tale circostanza vera la equazione seguente deve risultare verificata
~
~
Mp1 + Mp 2 = (Mrt1 + Mrt 2 ) Mrp1 + Mrp2
~

(7)

avendo indicato con Mp1 ed Mp 2 i momenti sui pilastri equilibranti i momenti plastici (resistenti)
sulle travi.
Dividendo primo e secondo membro della eq. 7 per Mp1 + Mp2 si ottiene

+ Mp2

( Mrt1 + Mrt2 )
Mp1
=
Mp1 + Mp2
Mp1 + Mp2

(8)

Se si pone

( Mrt1 + Mrt2 ) = *
Mp1 + Mp2

(9)

Dalla eq. 8 e dalla eq. 9 si ottiene


~
~
Mp1 + Mp 2 = * (Mp1 + Mp2 )

(10)

La eq.10 suggerisce che se si amplificano i momenti dei pilastri provenienti dal calcolo elastico
attraverso il coefficiente dato dal rapporto fra la somma dei momenti resistenti sulle travi e la
somma dei momenti di calcolo dei pilastri e si progettano le sezioni delle estremit dei pilastri per
tali valori dei momenti si ottiene lobiettivo cercato.

I momenti resistenti Mrt1 ed Mrt2 potrebbero subire incrementi a causa del comportamento
incrudente dellacciaio in campo plastico; un ulteriore problema legato al fatto che le sezioni dei
pilastri potrebbero pervenire alla plasticizzazione in istanti diversi, cio potrebbe capitare che il
pilastro inferiore si plasticizzi prima di quello superiore o addirittura prima delle travi pur
mantenendosi vera la eq. (7).
Ci significa che il verificarsi della eq.(7) non garantisce in assoluto che le travi si plasticizzino
prima dei pilastri. Tale circostanza si pu verificare quando il rapporto tra il momento ultimo ed il
momento di calcolo delle travi non uguale come indicato nella seguente figura

Mrt1

Mrp1
Mp1

Mt1

Mt2
Mp2

Mrt2

Mrp2

Fig.4

Se ad esempio Mrt1=Mt1 e Mrt2=1.3 Mt2


Si ha

(Mrt1 + Mrt 2) = Mt1 + 1.3Mt 2 = * < 1.3


Mt1 + Mt 2

Mt1 + Mt 2

(11)

Quando lestremit della prima trave si plasticizza, qualunque incremento di momento M al nodo
si distribuisce fra pilastro superiore, pilastro inferiore e la trave che non sono plasticizzati e se
supponiamo che, finch non si plasticizza il prossimo elemento, il rapporto fra i momenti rimane
costante (equivalente a dire che non si altera il rapporto di rigidezza fra due elementi non
plasticizzati), cio
Mp1 zMp1
=
= cos t
Mt 2 zMt 2

(12)

la plasticizzazione nei pilastri allora preceder quella nella trave, infatti per z=* il pilastro p1 sar
plasticizzato mentre la trave t2 ancora non lo sar essendo *Mt2<1.3 Mt2=Mrt2.

Dunque, poich per effetto dellincrudimento dellacciaio e pur valendo la eq. 7 si potrebbe
pervenire alla plasticizzazione di un pilastro prima delle travi, opportuno amplificare il
coefficiente . Le NTC 08, per le strutture intelaiate in c.a., propone di usare il seguente
coefficiente di amplificazione :
= Rd * = Rd

(Mrt1 + Mrt 2)

(13)

Mp1 + Mp2

in cui Rd posto pari a 1.3 in CDA e 1.1 in CDB.


I momenti resistenti delle travi che compaiono nella eq. 9 sono da considerare sempre equiversi in
quanto tali sono i momenti plastici perch si formi il meccanismo in fig. 5.

Mrt1

Mrt2

fig.5
I momenti a denominatore (che derivano dal calcolo elastico) possono non essere in realt equiversi
differentemente da quanto indicato dalla fig. 2-3 (vedi fig.6). Tale circostanza dipende dal rapporto
fra i carichi verticali e quelli sismici. Se i primi sono notevolmente elevati potrebbero impedire la
inversione del diagramma dei momenti su una delle due travi convergenti al nodo.

Mrt1
Mt1+Mt2

Mrt1+Mrt2

Mrt2
Carichi
verticali

sisma
da
sinistra

carichi
verticali +
sisma

fig. 6

Il problema analogo per i pilastri superiore ed inferiore in cui per effetto dei carichi verticali i
momenti potrebbero non essere equiversi. In tali condizioni le NTC 08, per il calcolo di

(eq.913) propongono di mettere al denominatore il momento maggiore e sommare il momento


minore al numeratore, coerentemente con il modo di scrivere le equazioni di equilibrio al nodo.
Le NTC 08, prendendo spunto dallEC8, sintetizzano quanto sopra imponendo ad ogni nodo la
verifica

Mrpi Mrti

Rd = 1.3 in CDA; Rd = 1.1 in CDB

Rd

(14)

A proposito del fatto che le equazioni relative alle relazioni tra i momenti nelle travi ed i momenti
nei pilastri non garantiscono al 100% che non si raggiungano i momenti plastici nei pilastri prima
che nelle travi. Bisogna dire che diverse sperimentazioni numeriche hanno mostrato che perch ci
sia garantito bisognerebbe utilizzare coefficienti di amplificazione dei momenti di calcolo nei
pilastri che oscillano fra 2 e 3. Tale circostanza sembra un contro senso rispetto alle indicazioni
dellEC8 e della norma italiana. In realt lutilizzo di coefficienti di amplificazione ridotti viene
compensato con la messa in opera di opportuna armatura di confinamento nelle zone critiche dei
pilastri. Altre norme invece utilizzano dei coefficienti di amplificazione molto pi grandi di quelli
adottati dalla norma italiana (vedi ad esempio le norme Neozelandesi).
Lo EC8 e le NTC 08 specificano che la gerarchia in questione deve essere verificata separatamente
per i telai che contengono un determinato nodo (fig. 7-a) inoltre lEC8 suggerisce di verificarla solo
per quei pilastri con compito primario rispetto allassorbimento delle azioni sismiche (fig. 7-b ).

fig. 7-a

fig. 7-b

Il problema della gerarchia fra le resistenze delle travi e del pilastro ininfluente allultimo piano.

fig. 8
Con riferimento allultimo piano, il fatto che la cerniera si formi nei pilastri non altera la richiesta di
duttilit in curvatura al pilastro del piano terra ne compromette la formazione delle cerniere

plastiche sulle travi. Qualora si formi la cerniera plastica sul pilastro il livello di duttilit della
sezione risulta comunque non particolarmente ridotto dalla presenza dello sforzo normale essendo
minimo lo sforzo normale allultimo piano.
Ai fini del progetto della sezione di base del pilastro al piano terreno, non potendo essere ripetuta la
procedura prima vista in quanto non ci sono delle travi a cui si pu fare riferimento come per i nodi
superiori, allora si usa il maggiore fra il momento proveniente dallanalisi ed il momento valutato
con i criteri prima visti per il progetto della sezione di testa dello stesso pilastro.
Si osservi che il momento ultimo dei pilastri dipende dal livello dello sforzo normale. Poich la
richiesta di prestazione per i pilastri non direttamente derivata dalla analisi, non disponibile un
valore di sforzo normale associato. In tali condizioni ragionevole fare riferimento ad uno sforzo
normale proveniente dalla analisi ed in particolare al maggiore ottenuto per le combinazioni di
carico sismiche.

Gerarchia fra la resistenza a flessione e la resistenza a taglio nelle sezioni di estremit dei pilastri
La richiesta di prestazione in termini di momento prima vista richiede una adeguata resistenza a
taglio. Se da una parte bisogna scongiurare la crisi delle sezioni di estremit dei pilastri per
flessione prima che si verifichi nelle travi, pur vero che le sezioni di estremit dei pilastri devono
essere in grado di assorbire almeno il taglio che vi nasce quando questi sono chiamati ad esibire la
massima capacit di prestazione in termini di momento.
Mrp(sup)

Vu

Hp

Vu

Mrp(inf)

fig. 9
Tale valore del taglio si ottiene semplicemente attraverso lequilibrio alla rotazione del pilastro
(fig.9) cio
Vu =

Mrp(sup) + Mrp(inf)
Hp

(15)

Con riferimento agli elementi in c.a., per tenere conto dellincrudimento dellacciaio in campo
plastico, laddove si dovessero formare cerniere plastiche nei pilastri, circostanza possibile in
relazione a quanto sopra detto a proposito della sequenza temporale con cui si possono formare le
cerniere plastiche ai nodi, il valore del taglio di calcolo Vu deve essere opportunamente amplificato
(Vu*). Le NTC 08 propongono di valutare Vu* come segue:
Vu* = Rd

Mrp(sup) + Mrp(inf)
Hp

(16)

In cui Rd posto pari a 1.2 in CDA e 1 in CDB.


Un nemico subdolo della duttilit globale: i tamponamenti
Lefficacia del proporzionamento effettuato potrebbe essere alterata dalla presenza di tamponamenti
che modificando il rapporto di resistenza fra i piani potrebbero generare i cosiddetti piani soffici.
Un piano si dice soffice se ha una resistenza molto inferiore a quella esibita dai piani
immediatamente vicini.
Ad esempio nella fig. 10-a seguente riportato un esempio di piano soffice determinato dalla
assenza di tamponamenti al secondo interpiano

Hp

fig. 10-a

fig. 10-b

In presenza di una tale situazione i piani pi resistenti e pi rigidi (quelli in cui sono presenti
tamponamenti) non si deformano sufficientemente per attivare la formazione delle cerniere
plastiche nelle travi. Il sistema allora non dissipa e comincia ad accumulare energia incrementando
gli spostamenti laterali dinterpiano laddove ledificio esibisce minore rigidezza. In corrispondenza
al piano soffice, se gli spostamenti dinterpiano diventano elevati, la formazione di cerniere
plastiche sui pilastri potrebbe precedere la formazione di tutte le altre creando dei meccanismi poco
dissipativi che richiedono elevate duttilit locali (fig.10-b). In presenza di un capacit di duttilit
inferiore alla richiesta di duttilit ledificio collassa.
La situazione pi pericolosa si ha quando i piani soffici sono in basso dove il tagliante maggiore.
Nella situazione peggiore si pu attivare un meccanismo di collasso come quello riportato in fig. 1b.
Per evitare un tale fenomeno bisogna riequilibrare il rapporto fra le rigidezze/resistenze nel
passaggio da un piano al successivo e quindi che vengano incrementate le dimensioni degli elementi
ai piani soffici.
Bisogna quindi incrementare opportunamente le sollecitazioni di calcolo relative ai piani soffici che
provengono dallanalisi che in genere non tiene conto della presenza dei tamponamenti.
Un tale coefficiente pu pi semplicemente essere valutato facendo riferimento alle resistenze di
piano (evidentemente correlate alle rigidezze).

Si faccia lipotesi che Vrw la resistenza laterale dovuta ai tamponamenti e Vsd la resistenza
laterale dovuta dei pilastri al piano considerato e che tale resistenza sia pressoch uguale a quella
del piano superiore in una progettazione ordinaria in assenza di tamponamenti. Affinch la
resistenza del piano inferiore (meno tamponato) sia uguale a quella del piano superiore (pi
tamponato) si devono incrementare le richieste di prestazione di un opportuno coefficiente (nel caso
di Fig. 11 la resistenza dei tamponamenti al piano inferiore e nulla).
Vsd

Vrw

Vsd

Fig. 11
Luguaglianza delle resistenze si traduce nella seguente equazione
Vrw(sotto) + Vsd =Vsd + Vrw (sopra)

(17)

in cui il coefficiente di amplificazione da determinare


Risolvendo rispetto ad si ha
= 1+

Vrw
Vsd

(18)

LEC8, nella parte generale facendo riferimento ai telai in c.a., in acciaio e misti, propone la Eq. 18
per eliminare la possibilit che si creino piani soffici mentre le NTC 08 suggeriscono, con
riferimento ai telai in c.a. semplicemente di incrementare del coefficiente 1.4 le sollecitazioni ai
piani potenzialmente soffici e comunque verificare che la rigidezza complessiva dei tamponamenti
non superi il 15% della rigidezza totale (tale controllo pu essere effettuato piano per piano).

Gerarchia fra la resistenza a flessione e la resistenza allo sfilamento delle armature nelle sezioni di
estremit delle travi
Pu capitare, anche se non opportuno, che le armature della trave vengano ancorate nel nodo trave
pilastro. Lacciaio darmatura, poich nelle sezioni di estremit necessario che si formino i
momenti plastici, sar plasticizzato. Lancoraggio dovr essere calcolato nellipotesi che
nellacciaio si sviluppi la tensione di snervamento opportunamente incrementata per tenere conto
dellincrudimento dellacciaio. Solo in questo caso si potr garantire che lacciaio non si sfili
quando nelle estremit delle travi si raggiungono i momenti plastici.
Si osservi che per i pilastri il problema non sussiste perch larmatura in genere passante nel nodo.
Per quanto sopra le NTC 08 richiedono che lancoraggio si calcoli ipotizzando che nellacciaio
nasca una tensione pari a 1.25 fyk.

Richieste di prestazione per i nodi


Vc

Vc

Vc

As1 fs1

As1 fs1
C2

As1 fs1
C2

C2
As2 fs2

As2 fs2

As2 fs

fig. 12

A causa dei momenti flettenti negli elementi collegati, il nodo potrebbe essere interessato da forze
di taglio superiori a quelle prodotte nei suddetti elementi. E importante che tali forze siano
compatibili con la resistenza del pannello stesso in cui sono ancorate le armature e che garantisce il
trasferimento degli sforzi da un elemento strutturale allaltro.
Si possono verificare due tipi di meccanismi:
1) meccanismo con formazione di biella compressa (lazione di taglio direttamente trasmessa
al pannello di nodo anche attraverso una porzione di calcestruzzo compresso si verifica
quando, se si producono lesioni allinterfaccia nodo-pilastro o nodo-trave, tali lesioni si
richiudono ad inversione delle azioni)
2) meccanismo con diffusa fessurazione diagonale (le tensioni tangenziali si trasferiscono al
pannello di nodo esclusivamente per aderenza dalle barre di armature si verifica quando
larmatura si snerva producendo nel calcestruzzo lesioni nelle sezioni di attacco delle travi o
dei pilastri; ad inversione della azione la fessura non riesce a richiudersi a causa della
eccessiva deformazione dellacciaio e le tensioni di compressione si trasferiscono al nodo
puntualmente attraverso larmatura)
I nodi si distinguono in interni (fig. 12) ed esterni (fig.13).
Approssimativamente nella condizione pi gravosa il taglio V* nel pannello di un nodo interno
dato da
V*= fs1As1+C2-Vc= fs1As1+ fs2As2 Vc

(19)

Tenuto conto dellincrudimento dellacciaio approssimativamente si pu porre


V*= fs1As1+C2-Vc= fs1As1+ fs2As2 Vc= Rd(As1+As2)fyd-Vc

(20)

Per quanto riguarda i nodi esterni tenuto conto delle forze in gioco (vedi figura seguente)

Vc

C2

As2 fs

fig. 13

il taglio di riferimento V* si ottiene come


V*= C2-Vc= fs2As2 Vc= Rd As2fyd-Vc

(21)

Il coefficient Rd che appare nella eq.20 e nella eq.21 assume il valore 1.2.
Il pannello di nodo viene verificato con la forza sopra determinata. In particolare bisognerebbe
verificare la biella di calcestruzzo compressa ed il calcestruzzo a trazione predisponendo
opportuna armatura orizzontale e verticale in grado di prevenire la fessurazione. Nella
determinazione della armatura verticale bisognerebbe contabilizzate anche le armature che
provengono dal pilastro poste in posizione non di spigolo.
La verifica del pannello di nodo obbligatoria nel caso di strutture in CDA. Le sollecitazioni sul
pannello di nodo producono mediamente la distribuzione tensionale descritta in Fig. 14

hj

V*

fig. 14

Le tensioni normali medie sono esprimibili in funzione dello sforzo normale N sul pilastro come
m = N / h jb j
essendo bj la profondit del nodo, mentre le tensioni tangenziali sono mediamente
m = V * /h jb j
La definizione del cerchio di Mohr consente di individuare la tensione principale di
compressione (positiva) e la tensione principale di trazione (negativa):

(0,m)

(m,m)
Fig. 15

m

+ m + 2m
2
2
2

(22)


= m m + 2m
2
2
2

(23)

per limitare le tensioni in compressione bisogna soddisfare


= m + m + 2m f cd
2
2
2

(24)

essendo un apposito coefficiente riduttivo. Elevando al quadrato primo e secondo membro e


moltiplicando per la sezione trasversale di nodo si ottiene

m b jh j = V* b jh jf cd 1

= b jh jf cd 1
f cd

(25)

che equivale alla espressione di verifica proposta dalle NTC 08 in cui lo sforzo normale
adimensionalizzato, la profondit del nodo bj va calcolata secondo i criteri specificati dalle
NTC08 ed un coefficiente dato da

= j 1

f ck
;f ck in MPa ; j = 0.6 per nodi int .e 0.48 per nodi est.
250

(26)

Sempre nel caso di strutture in CDA, per evitare la fessurazione bisogna limitare le tensioni di
trazione in modo che non superino fctd. Tale risultato si pu ottenere disponendo staffe in
prosecuzione di quelle dei pilastri. Lo stato tensionale sul contorno del pannello di nodo,
prodotto anche dal confinamento delle staffe, rappresentato nella Figura seguente

hj
azione
confinante
staffe

azione
confinante
staffe

V*

Fig. 16

In questo caso le tensioni principali sono date da

+ staf
staf
= m
m
+ 2m f ctd

2
2

(26)

ovvero
+ staf
staf
m
+ 2m f ctd m

2
2

(27)

Elevando al quadrato i due membri e semplificando si ha:

2
m staf
m + staf
2

+ m ( f ctd ) +
+ f ctd ( m + staf )
2
2

(28)

cio
m staf + staf f ctd + ( f ctd ) ovvero staf
2
m

2m f ctd ( f ctd + m )
f ctd + m

(29)

Poich in condizioni di snervamento delle staffe


staf =

Ash f ywd

con hjw distanza tra le armature inferiori e superiori delle travi e Ash area totale di
b jh jw
tutti i bracci delle staffe, allora la disequazione (29) si pu scrivere

V * / ( b jh j )
f

ctd
f ctd + f cd
2

A sh f ywd
b jh jw

(30)

La eq.(30) prevista dalla normativa per limitare la fessurazione dei nodi in CDA.

Solo nel caso di nodi esterni (o non interamenti confinati), sia in CDA che in CDB le NTC 08
richiedono che la suddetta staffatura sia in grado di assorbire uno sforzo almeno pari a quello
che in grado di assorbire il calcestruzzo a trazione.
Vc

Vc

Ft

C2

V*

C2
F't

As2 fs

As2 fs

fig. 13
Nellipotesi che la sezione verticale del nodo sia approssimativamente quadrata, detto Ft lo sforzo
di trazione nel calcestruzzo dovuto al taglio nel pannello di nodo si pu scrivere
Ft = f ctm h 2b j

(31)

in cui h laltezza del pannello di nodo.


Lo sforzo massimo assorbibile dalla staffe Ft circa
h
F ' t = n st As f yd
i

(32)

in cui i il passo delle staffe mentre nst il numero di braccia delle staffe.
Le staffe devono essere in grado di assorbire lo sforzo di trazione nel calcestruzzo, cio la
componente della loro resistenza lungo la direzione dello sforzo di trazione nel cls deve potere
essere maggiore o uguale allo sforzo di trazione nel cls stesso

h
2
n st As f yd
f ctm h 2b j
i
2

(33)

Tenuto conto che


f ctm = 0.3 3 ( f ck ) 0.3
2

f ck
3

(34)

In definitiva si ottiene

n st As

f
f
1
0.045 ck 1.15 = 0.05 ck
bi
f yk
f yk

che proposta dalle NTC08 nella sezione dettagli costruttivi.

(35)