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Corso Ingegneri UD – Modulo Acciaio

Prof. Ing. C. Amadio

APPROFONDIMENTI SUL
CALCOLO DEI CONTROVENTI

Prof. Ing. Claudio Amadio

Dipartimento di Ingegneria Civile e


Ambientale
Università degli Studi di Trieste

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Prof. Ing. C. Amadio

ESAME CRITICO DELLE INDICAZIONI PROGETTUALI DI NORMATIVA ED ESEMPI


APPLICATIVI

Il comportamento dei controventi concentrici a croce, progettati in maniera tale che le colonne e le travi
restino in campo elastico fino a quando tutte le diagonali tese si sono snervate, nei confronti delle azioni
orizzontali monotonamente crescenti può essere schematizzato tramite tre fasi tra loro correlate:

La prima fase è caratterizzata dalla presenza “attiva” delle diagonali tese e compresse: tutti gli elementi del
controvento sono in campo elastico. In questa fase, la cui durata (in termini di livello di azione esistita)
dipende dalla snellezza delle diagonali compresse, tutti gli elementi partecipano attivamente in termini di
rigidezza e di resistenza.

La seconda fase è invece caratterizzata dall’instabilizzazione delle diagonali compresse. In questa fase, la cui
durata dipende dalla resistenza plastica delle diagonali tese, i contributi delle diagonali compresse in termini
di rigidezza e di resistenza sono trascurabili è di difficile determinazione in quanto dipendono da numerosi
parametri. Il comportamento del controvento è prossimo a quello di uno schema in cui sono presenti le sole
diagonali tese, quindi con un livello di rigidezza e di resistenza minore rispetto allo schema che caratterizza
la prima fase.

La terza fase infine è caratterizzata dal passaggio in campo plastico delle diagonali tese. La durata di questa
fase dipende non solo dalla resistenza plastica massima delle diagonali tese, ma anche dalla capacità di
sostenere deformazioni plastiche e dal grado di resistenza residuo dopo lo snervamento (incrudimento).

L’importanza di una fase rispetto all’altra condiziona le caratteristiche dello schema di controvento da
adottare per la valutazione delle sollecitazioni negli elementi.
L’esame delle normative italiana (NTC) ed europea (EC8) ha evidenziato che nel caso dei controventi
concentrici a croce è necessario adottare ai fini delle analisi elastiche necessariamente uno schema di
mensola controventata nella quale sono attive le sole diagonali tese. In questo modo è come se la filosofia di
progetto dei controventi adottata da queste normative fosse basata su mensole caratterizzate da elementi
diagonali snelli, per le quali la durata della prima fase di comportamento è trascurabile rispetto alla seconda.
In realtà le limitazioni imposte dalle normative sulla snellezza delle diagonali consentono l’adozione anche
di profili non snelli.

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C’è da dire inoltre che la spinta maggiore verso l’utilizzo di strutture controventate in zona sismica è
rappresentata dall’elevata rigidezza di questa tipologia strutturale, rigidezza fornita prevalentemente dagli
elementi diagonali. Il progetto di controventi considerando attive le sole diagonali tese non sempre garantisce
un risparmio in termini dimensioni degli elementi strutturali (utilizzo di diagonali con sezioni ridotte) in
quanto spesso le verifiche dominanti sono quelle di deformabilità e non quelle di resistenza, soprattutto se il
dimensionamento degli elementi si basa sul criterio di gerarchia delle resistenze colonne e travi “forti” /
diagonali tese “deboli”.

Nel seguito vengono esaminati gli aspetti fondamentali della normativa tecnica adottati per il progetto in
zona sismica di controventi concentrici duttili. In particolare saranno considerati i seguenti aspetti:

- modello a mensola;
- snellezza degli elementi diagonali;
- fattore di sovraresistenza per gli elementi travi e colonne.

Come si vedrà, tali aspetti condizionano fortemente il progetto e la risposta delle strutture controventate sia
in campo elastico (pre e post buckling delle diagonali compresse) sia in campo post-elastico.

MODELLO A MENSOLA
Punto di partenza per la valutazione delle sollecitazioni e delle prestazioni del controvento è rappresentato
dal modello di calcolo. Nelle normative italiana ed europea, fissata la tipologia di controvento, vengono
precisati i casi in cui va o meno tenuto conto della presenza delle diagonali compresse e i casi in cui bisogna
escludere la presenza delle diagonali.

Con riferimento ai controventi concentrici a croce, viene precisato infatti che nel caso di analisi elastiche, per
la valutazione delle sollecitazioni indotte dalle azioni orizzontali bisogna considerare la presenza delle sole
diagonali tese, mentre per la valutazione delle sollecitazioni indotte dai carichi verticali bisogna trascurare
completamente la presenza delle diagonali.

Nel caso invece di analisi inelastiche (statiche o dinamiche), è possibile tenere conto della presenza delle
diagonali compresse solo se si utilizza un modello valido per la schematizzazione del comportamento post-
buckling delle diagonali compresse.

La necessità di trascurare completamente la presenza delle mensole controventate nel caso di valutazione
delle sollecitazioni indotte dai carichi verticali, è legata al fatto che la presenza delle diagonali comporta una
ridistribuzione delle sollecitazioni indotte dai carichi verticali tra le membrature della mensola. Inoltre, nel
caso di controventi concentrici a croce (figura sotto) la presenza delle sole diagonali tese comporta sforzi di
compressione nelle travi (caso a), mentre la presenza delle diagonali tese e compresse comporta che le travi
sono scariche (caso b). C’è da aggiungere inoltre che in seguito allo snervamento delle diagonali tese e al
buckling di quelle compresse per effetto ad esempio di un sisma violento, gli unici elementi che continuano a
sostenere i carichi verticali sono proprio rappresentati dalle travi e dalle colonne, che, nell’ottica del criterio
della gerarchia delle resistenze, sono ancora in campo elastico.

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Come anticipato, il comportamento di un controvento sotto azioni verticali e orizzontali di progetto può
essere schematizzato tramite tre fasi:
- fase elastica e pre-buckling delle diagonali compresse;
- fase elastica e post- buckling delle diagonali compresse;
- fase plastica con snervamento delle diagonali tese.

Il maggiore contributo da parte delle diagonali compresse si riscontra nella prima fase nella quale è dunque
maggiore la differenza tra schema con le sole diagonali tese attive e schema con entrambe le diagonali attive.
I due schemi infatti differiscono non solo dal punto di vista delle sollecitazioni negli elementi ma anche dal
punto di vista della rigidezza laterale.

Dall’analisi in campo elastico (e in condizioni di pre-buckling delle diagonali compresse) di due mensole
controventate di tre piani con la sola diagonale tesa attiva (schema 1) e con entrambe le diagonali attive
(schema 2) rispettivamente soggette alle stesse azioni orizzontali, si può osservare che:

- il valore degli sforzi negli elementi è diverso nei due casi, in particolare lo sforzo assiale nelle diagonali
dello schema 1 è doppio rispetto a quello valutato con riferimento allo schema 2;
- la rigidezza laterale della mensola nello schema 2 è più elevata rispetto a quella posseduta dallo schema 1.

Nel caso della mensola con sole diagonali tese attive, lo sforzo massimo nella diagonale di base è pari al
rapporto tra la sommatoria delle forze orizzontali e il coseno dell’angolo formato dalla diagonale stessa con
la retta orizzontale. Il dimensionamento delle diagonali si effettua confrontando lo sforzo assiale con il
valore dello sforzo assiale plastico del profilo adottato.

Nel caso invece dello schema di mensola nella quale si considerano attive entrambe le diagonali tesa e
compressa, lo sforzo assiale massimo nella diagonale tesa e in quella compressa risulta uguale e pari alla
metà di quello relativo allo schema con le sole diagonali tese attive. Il dimensionamento degli elementi
diagonali si esegue con riferimento alla diagonale compressa ovvero si effettua un confronto tra lo sforzo
assiale di compressione e lo sforzo assiale di buckling espresso dal prodotto tra il fattore Щ! e lo sforzo
assiale plastico resistente.

Dunque a parità di azioni orizzontali, per i due schemi di mensola è possibile scrivere:

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Confrontando queste due espressioni è possibile osservare che:

1. il progetto delle mensole con riferimento ai due schemi esaminati è equivalente se la snellezza delle
diagonali adottate in base ai valori delle sollecitazioni ottenute dall’analisi dei rispettivi schemi è tale che il
valore di  è pari a 0.5 (   1.3 ), in questo caso inoltre la plasticizzazione della diagonale tesa avviene
contemporaneamente alla instabilità di quella compressa;

2. le dimensioni delle sezioni degli elementi diagonali sono minori nel caso vengano calcolate sullo schema a
mensola con le sole diagonali tese attive se  <0.5 (   1.3 ), il che implica che la diagonale compressa
sbanda prima che quella tesa plasticizzi;

3. le dimensioni delle sezioni degli elementi diagonali sono maggiori nel caso vengano calcolate sullo
schema a mensola con le sole diagonali tese attive se  >0.5 (   1.3 ), il che implica che la diagonale
compressa non sbanda quando considerando la sola diagonale tesa questa dovrebbe plasticizzare, di
conseguenza quando si instabilizzano le diagonali, si ha un brusco calo di resistenza.

Si fa osservare che se il valore di  <0.5 (   1.3 ), le diagonali compresse non sono instabilizzate ma
partecipano “attivamente” assieme alle diagonali tese all’assorbimento delle sollecitazioni fino a che risulta:

Analogamente, gli sforzi assiali nelle colonne e nelle travi indotti dalle forze orizzontali sono differenti a
seconda dello schema a cui si fa riferimento. In particolare, per quanto riguarda gli sforzi assiali nelle travi si
può osservare che:
- nel caso di mensola con sole diagonali tese attive, lo sforzo assiale nella trave al piano generico i è pari alla
somma delle forze agenti al piano stesso più le forze agenti ai piani superiori (taglio di piano);
- nel caso della mensola con le diagonali tese e compresse attive, lo sforzo agente nella trave al piano
generico i è pari alla metà della forza agente al piano stesso.

Nello schema con entrambe le diagonali attive, il dimensionamento delle travi risulta meno oneroso rispetto
allo schema con le sole diagonali tese; inoltre, considerando una distribuzione triangolare delle forze, le travi
poste ai piani sono maggiormente sollecitate rispetto a quelle dei piani bassi della mensola.

Nel caso delle sollecitazioni nelle colonne (compresse), la differenza tra i due schemi è di più complessa
descrizione, anche se si può dire che, a parità di forze esterne, sono maggiormente sollecitate le colonne
compresse relative allo schema con la sola diagonale tesa attiva.
A tale proposito si possono ricavare le seguenti espressioni di validità generale per la valutazione degli sforzi
assiali nelle colonne compresse indotti dalle sole azioni orizzontali in una mensola controventata con
controventi a croce e distribuzione triangolare delle forze:

- mensola con le sole diagonali tese attive:


N
N i   F j tg
j i
- mensola con le diagonali tese e compresse attive:

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Fi N
N i  (    F j ) tg
2 j i
dove:
i: piano rispetto al quale si valuta la sollecitazione;
N: numero totale di piani della mensola;
Fj e la forza al piano j

L’assunzione dello schema con sole diagonali tese attive può anche comportare un’errata valutazione delle
sollecitazioni massime nelle colonne trasmesse dagli elementi diagonali rispetto allo schema nel quale sono
attive sia le diagonali tese che quelle compresse. Infatti, mentre nel caso di schema con le sole diagonali tese
attive si ha che lo sforzo massimo che può essere trasmesso alle colonne è pari alla componente verticale
dello sforzo assiale plastico delle diagonali ad esse collegate, nel caso di mensola con diagonali tese e
compresse attive e relativamente alla situazione di pre-buckling delle diagonali, tale sforzo è pari alla
componente verticale della somma degli sforzi assiali di buckling delle diagonali.

Si osserva dunque che se il coefficiente è maggiore di 0.5 lo sforzo massimo trasmesso dalle diagonali alle
colonne nel caso dello schema di mensola con due diagonali attive è maggiore rispetto a quello valutato
considerando lo schema con la sola diagonale tesa attiva. In questo caso dunque, le colonne dimensionate
con riferimento allo schema con la sola diagonale tesa risultano insufficienti ad assorbire gli sforzi trasmessi
dalle diagonali prima che quelle compresse s’instabilizzano.

Per questo motivo, le norme attuali prescrivono di considerare anche un limite inferiore della snellezza pari a
1.3, al fine di evitare “un sovraccarico non previsto nelle colonne nella situazione di pre-buckling delle
diagonali compresse”. Tale prescrizione serve proprio ad evitare la situazione descritta sopra. Infatti, per
valori della snellezza adimensionale maggiori di 1.3 il coefficiente assume valori minori di 0.5, ovvero le
colonne dimensionate con riferimento allo schema con sole diagonali tese attive sono sufficienti ad assorbire
gli sforzi massimi trasmessi dalle diagonali anche nella situazione di pre-buckling delle stesse.

Il tipo di schema assunto per la mensola di controvento influenza altresì il livello di rigidezza laterale elastico
della struttura e di conseguenza l’entità delle azioni sismiche di progetto da considerare.
Con riferimento alla mensola di tre piani riportata nella figura sottostante, sono stati valutati gli spostamenti
laterali elastici considerando le stesse forze orizzontali, nonché i periodi di vibrazione fondamentali,
considerando vari schemi caratterizzati da un differente numero di diagonali compresse attive.

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Dall’analisi degli spostamenti laterali assoluti e di interpiano si nota che l’assenza delle diagonali compresse
comporta un incremento degli spostamenti laterali assoluti di circa il 100%; inoltre, in termini di spostamenti
relativi, si nota che l’assenza ad un piano di una diagonale comporta un aumento degli spostamenti soltanto
in questo piano, mentre agli altri livelli non si hanno variazioni trascurabili.

Il confronto tra i periodi fondamentali di vibrazione degli schemi esaminati evidenzia una differenza tra lo
schema con tutte le diagonali attive e lo schema senza diagonali compresse dell’ordine del 26%. Dal punto di

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vista della valutazione della forza sismica, considerando lo spettro di progetto dedotto dalla normativa
italiana (OPCM176: relativamente a un suolo tipo B ed un fattore di struttura q=4), si ha tra gli stessi schemi
una differenza di circa il 30% in termini di accelerazione spettrale, valore in genere accettabile.

Si nota che la differenza tra i periodi valutati con la formula approssimata e quelli valutati con l’analisi
modale è pari a circa il 50% nel caso di schema con le sole diagonali tese attive.

SOVRARESISTENZA ELEMENTI TRAVI E COLONNE


Dall’analisi delle normative italiana ed europea, è emerso che il criterio di gerarchia delle resistenze adottato
per i controventi concentrici mira a garantire un meccanismo di collasso duttile caratterizzato dallo
snervamento delle diagonali tese prima della plasticizzazione, del buckling o della crisi di travi, colonne e
collegamenti. A tale riguardo, il dimensionamento degli elementi “forti” si basa sulla resistenza degli
elementi “deboli” tramite un fattore di sovraresistenza dato dal rapporto tra lo sforzo assiale plastico e lo
forzo assiale di progetto delle diagonali. Tale fattore è rappresentativo della “distanza” tra la situazione di
progetto e quella di snervamento delle diagonali, ovvero indica la riserva di resistenza posseduta dalle
diagonali sotto le azioni sismiche di progetto, rispetto allo snervamento delle stesse:

E’ chiaro che, in una mensola controventata le diagonali tese possiedono diversi valori del coefficiente di
resistenza. In particolare ci sarà un fattore di sovra resistenza minimo, relativo alla diagonale più sollecitata,
ed un fattore di sovra resistenza massimo relativo alla diagonale meno sollecitata.
In base a quanto previsto dalle normative esaminate, bisogna verificare che la resistenza delle travi e delle
colonne della mensola controventata sia maggiore dello sforzo assiale di progetto indotto dalle azioni
orizzontali e dai carichi verticali, amplificato tramite il fattore di sovraresistenza, che, mentre nel caso della
normativa europea è relativo alla diagonale più sollecitata, nel caso della normativa italiana è invece relativo
alla diagonale meno sollecitata.
Il fattore di sovraresistenza può anche essere visto come un moltiplicatore delle forze sismiche esterne che
induce lo snervamento di una o più diagonali. Infatti, considerando il fattore di sovraresistenza della generica
diagonale i:

poiché lo sforzo assiale nelle diagonali è pari al rapporto tra il taglio di piano e il coseno dell’angolo formato
dalla diagonale con la retta orizzontale, con riferimento allo schema di mensola di tre piani riportato in
figura, è possibile individuare tre fattori di sovraresistenza relativamente alle tre diagonali:

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Se si suppone che il fattore di sovraresistenza della prima diagonale sia il minore fra i tre è facile verificare
che:

1  min
ovvero che, amplificando le azioni esterne, e dunque le sollecitazioni negli elementi travi e colonne, tramite
il fattore di sovraresistenza minore, si garantisce che quando la diagonale maggiormente sollecitata si
plasticizza le colonne e le travi sono ancora in campo elastico e non hanno subito fenomeni di buckling.
Quando invece si adotta come fattore di sovraresistenza quello massimo (si suppone che sia ancora quello
della prima asta e si amplificano le sollecitazioni di progetto di travi e colonne tramite tale fattore, si
garantisce che le colonne e le travi restino in campo elastico (in assenza di fenomeni di buckling) quando
tutte le diagonali della mensola si sono plasticizzate.

1  max
Da queste semplici considerazioni si evince chiaramente che il criterio adottato dalla normativa italiana
OPCM-03 è sicuramente più valido rispetto a quello adottato dalla normativa europea,EC8 e dalle NTC in
quanto garantisce la plasticizzazione di tutte le diagonali (e non soltanto di quella maggiormente sollecitata)
prima che le colonne e le travi si plasticizzino o si instabilizzino.

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Nella realtà bisogna garantire anche che una volta che si è plasticizzata una diagonale le altre diagonali
abbiano la possibilità anch’esse di plasticizzarsi senza che sopraggiunga la crisi della diagonale plasticizzata
(rottura a trazione per eccessivo allungamento plastico), o la crisi della struttura per eccessiva deformabilità
laterale.
Nel caso in cui si considera lo schema di mensola reticolare con cerniere disposte in corrispondenza dei nodi
trave-colonna-diagonale, e si trascura il contributo dovuto all’incrudimento del materiale, quando una delle
diagonali tese si è plasticizzata (e le diagonali compresse instabilizzate), viene a crearsi un meccanismo che
non consente alla mensola reticolare di sostenere ulteriori incrementi dell’azione orizzontale. Se si considera
invece il contributo dovuto all’incrudimento del materiale, la plasticizzazione di una diagonale non segna la
crisi della struttura. In particolare, la struttura continua ad assorbire gli incrementi dell’azione orizzontale
esterna, ma gli spostamenti laterali aumentano con un gradiente maggiore rispetto al caso in cui tutte
le diagonali sono in campo elastico.

Sempre con riferimento allo schema di mensola analizzata, supponendo che la diagonale relativa al primo
livello sia la prima a plasticizzarsi, moltiplicando le forze esterne per il coefficiente Њ 1 si hanno i seguenti
valori di sollecitazioni assiali nelle diagonali:

gli spostamenti laterali subiti dalla struttura sono funzione degli allungamenti τl delle diagonali che in
questa fase valgono:

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Aumentando ulteriormente le forze esterne fino alla condizione di plasticizzazione della seconda diagonale
(si suppone in questo caso che la diagonale 2 si plasticizzi prima della diagonale 3), nelle diagonali agiranno
i seguenti valori delle sollecitazioni assiali:

dove:

In questa fase gli incrementi di allungamento plastici della diagonale 1 ed elastici delle diagonali 2 e 3
risultano pari a:

dove il coefficiente Д!rappresenta il rapporto di incrudimento (E*/E). Ulteriori incrementi di carico


conducono poi alla situazione finale nella quale anche la diagonale 3 si è plasticizzata. In questa situazione,
gli sforzi assiali nelle diagonali assumono i seguenti valori:

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con:

Gli incrementi di allungamento delle diagonali in questa fase sono pari a:

L’allungamento plastico totale subito dalla diagonale 1 è pari alla somma degli incrementi di allungamento
plastico nella fase due e nella fase tre:

Indicato con (τLel,sd,1), l’allungamento elastico subito dalla diagonale 1 soggetta agli sforzi assiali indotti
dalle azioni di progetto, si può scrivere:

Si può inoltre porre:

Per cui si può dunque dire che l’allungamento plastico subito dalla diagonale 1 quando tutte le altre diagonali
si sono plasticizzate è proporzionale all’allungamento elastico della diagonale stessa relativamente alle
azioni di progetto, tramite un coefficiente dato dal rapporto tra la differenza dei coefficienti di
sovraresistenza della diagonale meno sollecitata (diagonale 3) e la diagonale esaminata (in questo caso è la
diagonale 1 ma lo stesso discorso vale per la diagonale 2), diviso il rapporto di incrudimento (che esprime il
rapporto tra la rigidezza in campo elastico e la rigidezza post-elastica della diagonale, se si considera che
l’area della sezione resta costante)

Generalizzando questa relazione si può dunque dire che in una mensola controventata con controventi
concentrici, considerando lo schema con le sole diagonali tese attive, l’allungamento plastico massimo subito
dalle diagonali nella situazione in cui tutte le diagonali si sono plasticizzate, è proporzionale alla differenza
tra i coefficienti di sovraresistenza massimo e minimo:

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nella quale l’allungamento elastico massimo (τLel,sd,max) è relativo proprio alla diagonale maggiormente
sollecitata, ovvero quella a cui compete il coefficiente di sovraresistenza minimo.

Si nota dunque che se le diagonali sono proporzionate in modo tale che presentano gli stessi tassi di lavoro
(ovvero lo stesso valore del coefficiente di sovra resistenza Њ ), gli allungamenti plastici subiti dalle
diagonali sono uguali e pari a zero.

In questa situazione tutte le diagonali si plasticizzano contemporaneamente per un valore della forza esterna
pari a Њ ! volte la forza di progetto. In particolare se il coefficiente Њ ! è pari a 1, la forze di progetto
rappresentano anche la situazione di passaggio tra il comportamento elastico e il comportamento post-
elastico della mensola.

Tale espressione è molto importante in quanto ci consente di dare un’interpretazione alla limitazione stabilita
dall’eurocodice 8 tra il coefficiente di sovraresistenza massimo e minimo. Si ricorda infatti che In order to
satisfy a homogeneous dissipative behaviour of the diagonals, it should be checked that the maximum
overstrength Ωi defined in 6.7.4(1) does not differ from the minimum value Ω by more than 25%., ovvero
riportando tale limitazione nell’espressione ottenuta sopra si ottiene:

ovvero, l’allungamento plastico massimo subito dalla diagonale maggiormente sollecitata dipende da due
parametri: l’incrudimento e il coefficiente di sovraresistenza massimo.

L’allungamento elastico subito dalla prima diagonale che elasticizza può essere relazionato allo spostamento
al limite elastico della diagonale stessa tramite la seguente espressione:

Sostituendo queste espressioni si ottiene:

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ovvero, ordinando i termini:

Poiché l’eurocodice 8 limita la differenza tra il fattore di sovraresistenza minimo e massimo al 25%, il
rapporto tra Њ max e Њ min può al massimo essere pari a 1.33.
Segue dunque che la condizione limite prevista dall’eurocodice 8 sulla differenza massima tra i valori dei
coefficienti di sovraresistenza, impone il rispetto della seguente diseguaglianza per valori del 3% del
rapporto di incrudimento:

Rispettando dunque la limitazione del 25% relativamente ai coefficienti di sovraresistenza, la diagonale più
sollecitata, nella condizione di plasticizzazione di tutte le diagonali tese può subire un allungamento plastico
pari a 11 volte quello al limite elastico. Tale valore è in linea con quanto riportato in alcuni documenti
normativi americani.

Limitare la differenza tra i fattori di sovraresistenza delle diagonali, ovvero imporre una condizione di
uniformità dei tassi di lavoro delle diagonali è un aspetto molto importante. Il passaggio in campo plastico di
una delle diagonali del controvento comporta infatti un abbattimento della rigidezza laterale che si manifesta
in un rapido incremento degli spostamenti laterali.
Gli allungamenti subiti dalle diagonali sono legati agli spostamenti laterali della mensola tramite la seguente
relazione geometrica:

Nella quale Жi rappresenta lo spostamento laterale di piano della mensola, τLi l’allungamento subito dalla
diagonale e Г!l’angolo di inclinazione della diagonale.
Utilizzando tale relazione è possibile ricavare lo spostamento in sommità della mensola quando tutte le
diagonali sono plasticizzate. Con riferimento allo schema di mensola a tre piani precedentemente esaminata,
lo spostamento globale in sommità è pari alla somma dei singoli spostamenti di piano:

Poiché gli allungamenti subiti dalle diagonali, nella situazione in cui tutte le diagonali sono plasticizzate,
sono pari a:

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Il valore dello spostamento in sommità della mensola così determinato può essere assunto come parametro di
valutazione della duttilità: rapporto tra lo spostamento in sommità nella condizione nella quale tutte le
diagonali si sono snervate e lo spostamento corrispondente allo snervamento della prima diagonale. La
duttilità complessiva dipende poi dalla escursione in campo plastico dell’intero sistema oltre il limite sopra
determinato.

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CASI STUDIO

Con riferimento alla mensola di tre piani riportata in figura è stato eseguito il progetto degli elementi
strutturali considerando le indicazioni relative al criterio di gerarchia delle resistenze proposto
dall’eurocodice 8 (gennaio 2003) e NTC.
In particolare, per le diagonali sono state adottate delle sezioni di forma generica

caratterizzate da una dimensione dell’area della sezione trasversale tale che il fattore di sovraresistenza delle
diagonali fosse pari a 1 per tutti e tre i piani della mensola.

Relativamente alla mensola progettata in questo modo sono state eseguite delle analisi statiche inelastiche
variando la sola resistenza plastica delle diagonali ai piani due e tre.

Per i vari elementi è stato adottato un legame elasto-plastico bi-lineare con incrudimento pari al 3%. I 4 casi
di studio sono caratterizzati dalla stessa rigidezza laterale elastica della mensola di controvento e dai valori
dei coefficienti di sovraresistenza delle diagonali riportati in tabella.

Al crescere della differenza tra i fattori di sovraresistenza minimo e massimo si ha un incremento in termini
di resistenza ultima della mensola, ma si ha anche un incremento della deformazione plastica della diagonale
maggiormente sollecitata.

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In figura è riportato il confronto tra gli allungamenti plastici (adimensionalizzati rispetto l’allungamento al
limite elastico) delle diagonali al piano 1, relativamente alla situazione nella quale si plasticizzano le altre
diagonali.

Questi rapporti confermano quanto dimostrato precedentemente ovvero che in corrispondenza di una
differenza massima tra i fattori di sovraresistenza dell’ordine del 25%, la diagonale maggiormente
sollecitata deve subire un allungamento plastico pari a circa 11 volte l’allungamento al limite
elastico, mentre per differenze maggiori la diagonale maggiormente sollecitata deve subire
allungamenti plastici molto più elevati.

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SCHEMA CON LE COLONNE CONTINUE

Gli schemi di mensola esaminati sono caratterizzati dalla presenza di nodi cerniera in corrispondenza dei
punti di intersezione trave-colonna-diagonale. Spesso nella pratica progettuale si preferisce realizzare le
colonne continue in corrispondenza dei nodi, con collegamenti posti a metà altezza. Lo schema che ne risulta
continua ad essere classificato come “controvento” (e soprattutto continua ad essere modellato come schema
reticolare) anche se merita un’attenzione particolare soprattutto nei riguardi del comportamento post-elastico.

In campo elastico, il comportamento di questo schema è infatti simile a quello di mensola reticolare con
cerniere nei nodi in quanto predomina il comportamento che coinvolge la rigidezza assiale degli elementi.

Quando invece una delle diagonali si plasticizza, lo schema assume un comportamento distante da quello di
mensola reticolare e più prossimo a quello di telaio.

Colonna continua in fase elastica Colonna continua in fase plastica

Si nota infatti come la deformata della mensola priva della diagonale al piano 1 sia caratterizzata dalla
concavità rivolta verso il lato delle forze agenti.

Oltre il regime di sforzi assiali negli elementi nasce anche un regime di sollecitazioni (non più trascurabili) di
taglio e flessione nelle colonne. In questa situazione non sono più applicabili i criteri forniti dalle normative
per garantire i tassi di sovraresistenza delle travi e delle colonne nei confronti degli elementi diagonali.

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SNELLEZZA ELEMENTI DIAGONALI

Le limitazioni imposte alla snellezza degli elementi diagonali hanno lo scopo fondamentale di prevenire il
buckling in campo elastico. Inoltre l’utilizzo di diagonali snelle comporta una drastica riduzione delle
capacità dissipative della mensola controventata, poiché quando la forza sismica inverte la direzione, le
diagonali che prima erano compresse si trovano in una configurazione deformata (sbandamento laterale) e
quindi tardano a divenire attive come diagonali tese.

Dal punto di vista del progetto, le limitazioni sulla snellezza massima delle diagonali impongono l’utilizzo di
sezioni minime dei profilati adottati.

Ciò comporta che, soprattutto agli ultimi livelli delle mensole controventate, si possono avere dei valori
elevati dei coefficienti di sovraresistenza che a loro volta condizionano le dimensioni delle sezioni di travi e
colonne.

Nel caso dell’eurocodice 8 e NTC vengono forniti un valore limite superiore e un valore limite inferiore della
snellezza adimensionale delle diagonali. Ciò comporta che, fissato un tipo di profilo e uno schema di
controvento, si ha un range di sezioni adottabili per gli elementi diagonali, ovvero sia una sezione minima
che una sezione massima.

Mentre la sezione minima adottabile per le diagonali può dar luogo a coefficienti di sovraresistenza elevati,
la sezione massima può risultare invece in alcuni casi insufficiente ad assorbire gli sforzi assiali di progetto.
In questo ultimo caso si è costretti a cambiare lo schema di controvento adottato, il tipo di materiale oppure il
tipo di sezione.
Nella figura sotto riportata sono illustrate le sezioni adottabili in base alle limitazioni di normativa per le
diagonali della mensola di controvento in analisi. In particolare, sono stati considerati profilati HEA, HEB ed
HEM.

La snellezza delle diagonali è stata valutata considerando la condizione di buckling fuori piano caratterizzata
da:

- Asse forte della sezione disposto fuori piano e lunghezza libera di inflessione pari alla lunghezza
totale della diagonale.
- Lunghezza libera pari a metà lunghezza della diagonale per la condizione di buckling nel piano.

Si osserva che il range di sezioni adottabile secondo le indicazioni fornite dall’EC8 e NTC è alquanto
limitato.

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Teoricamente le lunghezze libere di inflessione risultano:

N.B. In questa tabella L ed Lo sono riferite a metà diagonale

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Con riferimento alla mensola di tre piani prima riportata, caratterizzata da una dimensione della campata pari
a 9.144 m e una dimensione dell’altezza di piano pari a 3.962 m, sono state valutate le sezioni minime (e
massime) adottabili per le diagonali considerando le limitazioni sulla snellezza adimensionale fornite dalla
normativa italiana OPCM’03 e dalla normativa europea EC8 ed NTC, facendo inoltre riferimento a
differenti tipi di acciaio nonché a differenti tipi di sezioni.

I tipi di acciaio adottati sono l’Fe510 (fy=355MPa), l’Fe430 (fy=275MPa) e l’Fe360 (fy=235MPa).
Per i profilati invece sono stati scelti profili HEB, profili HEA e profili circolari cavi.

Considerando dunque i valori limite della snellezza adimensionale è possibile ricavare i corrispondenti valori
minimo e massimo dei raggi di inerzia delle sezioni:

E dunque le sezioni adottabili per le diagonali di tabella

Variando il tipo di materiale, nonché il tipo di sezione, è possibile avere sezioni “minime” (ovvero
caratterizzate dal valore massimo di normativa della snellezza) con valori della resistenza assiale plastica
differenti. Nella figura successiva sono confrontate le aree delle sezioni minime e massime adottabili per le
diagonali, al variare del tipo di acciaio nonché del tipo di sezione.

Da questa figura è possibile osservare che i profili tubolari consentono di avere sezioni minime caratterizzate
da una bassa resistenza assiale plastica. La scelta del tipo di profilo non dipende però soltanto dall’entità
delle sollecitazioni e dal valore della snellezza bensì dipende anche dal rispetto della classe della sezione
ovvero di determinati rapporti tra le dimensioni della sezione (larghezza – spessore).

In particolare, nel caso delle sezioni circolari cave, la normativa italiana impone che il rapporto tra il
diametro esterno d e lo spessore t deve soddisfare la limitazione d/t⊩36.

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Progetto mensole reticolari di controvento: casi studio


Il progetto dei telai controventati è fortemente influenzato dal contesto controvento-edificio, ovvero dal
numero di mensole di controvento disposte in pianta, nonché dalle caratteristiche dell’edificio (pianta-telaio).
Inoltre, nel caso dei controventi “duttili”, le indicazioni progettuali fornite dagli attuali codici normativi
giocano un ruolo fondamentale nella fase di dimensionamento degli elementi resistenti (travi, colonne,
diagonali e collegamenti).
Al fine dunque di evidenziare con maggiore chiarezza l’effetto della “pianta” (intesa come contesto
controventi–edificio) e l’effetto della “normativa” (intesa come insieme di requisiti progettuali volti al
conseguimento di un meccanismo ultimo duttile), sono state progettate le mensole reticolari di controvento
per alcuni edifici caratterizzati da piante e numero di piani differenti, nonché considerando i seguenti codici
normativi:

- Eurocodice 8, versione Maggio 1994 (EC8’94);


- Eurocodice 8, versione Gennaio 2003 (EC8’03);
- Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, versione Marzo2003
(OPCM’03);
- Decreto Ministeriale, versione Gennaio 1996 (DM’96).

Per ogni edificio, il progetto dei controventi è stato eseguito considerando differenti soluzioni di disposizione
in pianta delle mensole reticolari di controvento.
Relativamente a ciascuna di tali soluzioni, le singole mensole reticolari sono caratterizzate dallo stesso valore
dei carichi verticali sulle colonne (l’area di influenza in pianta è la stessa) e da differenti valori delle azioni
sismiche (a seconda del numero di mensole disposte in pianta, varia infatti il numero di maglie di
competenza ai fini sismici di ogni singola mensola).

In figura 1 è mostrato un esempio di distribuzione in pianta delle mensole di controvento lungo una direzione
principale dell’edificio. Si osserva infatti che in questo caso la pianta dell’edificio è costituita da 24 maglie:
essendo presenti 4 mensole di controvento, ai fini sismici ciascuna di esse sostiene il peso di 6 maglie.

EDIFICI A 3 PIANI
Gli edifici a 3 piani, per i quali sono state considerate diverse soluzioni progettuali, sono caratterizzati da
dimensioni in pianta 36.58x55.03 m, per una superficie pari a circa 2007 mq per piano (figura 2).
Le dimensioni di interpiano sono costanti lungo tutta l’altezza e pari a 3.96 m. L’altezza totale degli edifici è
pari a 11.88 m.

Per tali edifici sono state assunte due carpenterie caratterizzate da differenti interassi tra colonne e quindi
differenti larghezze delle maglie, rispettivamente pari a 9 metri e a 6 metri.

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ANALISI DEI CARICHI


- Solaio : 2.6 KN/mq
- Controsoffittatura: 0.42 KN/mq
- Impianti: 0.34 KN/mq
- Tramezzi: 0.46 KN/mq
- Intelaiatura: 0.63 KN/mq
- Mat. di cop. : 0.34 KN/mq
- Tompagnatura: 2726 KN
!
!
Carichi verticali totali di piano:
o Carichi fissi:
Gk=9270 KN (piani 1-2)
Gk=8827 KN (piano 3)
o Carichi accidentali:
Qk=4014 KN (piani 1,2,3)
!
Carichi verticali a metro quadrato (Superficie edificio = 2007 mq):
o Carichi fissi:
Gk = 4.166 KN/mq (piani 1,2)
Gk = 4.05 KN/mq (piano 3)
o Carichi accidentali:
Qk = 2.00 KN/mq (piani 1,2,3)

VALUTAZIONE AZIONI SISMICHE


Le azioni sismiche sono state valutate considerando, secondo le diverse normative esaminate, una zona ad
alta sismicità e trascurando gli effetti torsionali accidentali.
EUROCODICE 8 (DICEMBRE 2003)

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DM’96 (GENNAIO 1996)

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PROGETTO DELLE MENSOLE RETICOLARI DI CONTROVENTO


Con riferimento alle 2 carpenterie adottate, è stato eseguito il progetto delle mensole di controvento
ipotizzando diverse soluzioni riguardo al numero di maglie di competenza ai fini sismici di ciascuna
mensola. In particolare, partendo dal caso della mensola a cui compete ai fini sismici il peso di una sola
maglia, è stato considerato un numero di maglie via via crescente fino ad arrivare al numero massimo di
maglie sostenibile dalla singola mensola oppure al numero totale di maglie presenti in pianta.

Assumendo i controventi appartenenti alla classe di alta duttilità, il progetto delle mensole di controvento è
stato eseguito considerando le seguenti indicazioni progettuali specifiche per i controventi duttili, previste
dai codici normativi esaminati:

- limitazioni sulla snellezza degli elementi diagonali (a):

- capacity design di travi e colonne (b):

Non sono state invece considerate le indicazioni progettuali riguardanti i collegamenti.

In particolare, il progetto delle mensole reticolari di controvento è stato preliminarmente effettuato tenendo
conto solo delle indicazioni (a) e (b), introdotte per conseguire un comportamento sismico duttile, mentre è
stata trascurata la verifica di deformabilità laterale, che invece spesso risulta governante nel

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dimensionamento degli edifici in acciaio. Solo in una seconda fase le soluzioni progettate sono state
verificate, ed eventualmente corrette in base ai requisiti di rigidezza laterale.

EC8, NTC
Per gli elementi delle mensola di controvento sono stati adottati profili metallici con sezione a doppio T
(profili HEA, HEB ed HEM) e un unico tipo di acciaio per tutti gli elementi strutturali (Fe510: fy=355 MPa).

La valutazione della snellezza delle diagonali è stata fatta considerando la più sfavorevole tra le condizione
di buckling nel piano e la condizione di buckling fuori piano, nel seguente modo:
₉!Buckling nel piano: asse debole della sezione e lunghezza libera di inflessione pari a metà della
lunghezza totale delle mensole; in questa situazione infatti, la presenza della diagonale tesa limita la
lunghezza libera di inflessione dell’asta compressa;

₉!Buckling fuori piano: asse forte della sezione e lunghezza libera di inflessione pari alla lunghezza totale
della diagonale; in questo caso non si può considerare il contributo offerto dalla diagonale tesa in quanto
entra in gioco la rigidezza flessionale della diagonale stessa, ovvero la rigidezza flessionale intorno l’asse
debole delle piastre dei collegamenti di estremità.

La condizione di buckling più sfavorevole è risultata quella fuori del piano, pertanto la lunghezza libera di
inflessione delle diagonali, nei due casi di carpenteria considerati, risulta:
- pianta con maglie 9x9: L0 = 9.97 m
- pianta con maglie 6x6: L0 = 7.27 m

In questo caso dunque, adottando la condizione di buckling fuori piano, le sezioni minima e massima
adottabile per le diagonali risultano:

- pianta con maglie 9x9: sezione minima diagonali HE220A (Npl,Rd=2075 kN) – sezione massima diagonali
HE220M
- pianta con maglie 6x6: sezione minima diagonali HE120A (Npl,Rd=817 kN) sezione massima diagonali
HE160M

Una ulteriore indicazione progettuale (non prevista nella versione del 1994) che ha condizionato il
dimensionamento degli elementi strutturali riguarda la differenza tra il valore minimo e massimo dei
coefficienti di sovraresistenza delle diagonali (differenza massima fissata al 25%).

Il progetto delle mensole è stato eseguito in una fase preliminare, nella quale si sono trascurate le verifiche di
deformabilità, e in una fase successiva, nella quale invece è stato eseguito un nuovo dimensionamento per i
casi di mensola che non rispettano le verifiche di deformabilità.

PIANTE CON MAGLIE 9X9


È stato possibile progettare le mensole di controvento tenendo conto solo delle indicazioni progettuali (a) e
(b) fino al caso di 15 maglie (ovvero circa il 62.5% delle maglie totali presenti in pianta).

Si è osservato che dal caso di 16 maglie in poi non è possibile progettare le mensole di controvento a causa
del fatto che la sezione massima adottabile per le diagonali (HE220M) è insufficiente ad assorbire le
sollecitazioni assiali di progetto.

Nella figura sottostante sono riportati i valori dei coefficienti di sovraresistenza minimi relativi ai vari casi di
mensole progettate.

Si osserva che fino al caso di 7 maglie i coefficienti minimi sono maggiori dell’unità, mentre dal caso di 8
maglie in poi tendono ad essere prossimi ad 1. La limitazione sulla differenza tra i coefficienti di
sovraresistenza minimo e massimo (al fine di avere diagonali con tassi di lavoro uniformi) comporta che
(contrariamente a quanto accade nel caso dell’EC8’94), in nessun caso è possibile adottare la stessa sezione
per tutte le diagonali della mensola reticolare.

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Anche se la sezione minima è sovrabbondante per tutti i piani della mensola, è possibile adottare questa
sezione solo per l’ultimo livello, mentre per gli altri livelli bisogna adottare delle sezioni tali da garantire la
limitazione sulla differenza tra i coefficienti di sovraresistenza minimo e massimo.

Il confronto tra i pesi delle diagonali e delle colonne delle singole mensole progettate, riportato nelle figure
sottostanti evidenzia in questo caso normativo una variazione uniforme sia dei pesi delle diagonali che delle
colonne.

Ciò dipende soprattutto dal fatto che nella condizione (b), contrariamente al caso normativo EC8’94, il
fattore di sovraresistenza amplifica soltanto gli sforzi assiali relativi alle azioni sismiche.

In questo modo, la variazione dello sforzo assiale amplificati nelle colonne relativamente ai vari casi
progettati è funzione del livello dell’azione sismica e delle sezioni adottate per le diagonali.

Per i casi nei quali la sezione minima (o massima) risulta eccessiva, lo sforzo assiale amplificato nelle
colonne è lo stesso, in quanto, a parità di sezione delle diagonali, passando da una mensola alla quale
compete un certo numero di maglie, ad una alla quale compete un numero maggiore di maglie, si ha un
aumento della forza sismica agente sulla mensola (e dunque dei relativi sforzi assiali nelle colonne), ma
proporzionalmente si ha una riduzione dei coefficienti di sovraresistenza (in quanto aumenta il tasso di
lavoro delle diagonali).

Coefficienti di sovraresistenza minimi, piante maglie 9x9

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Confronto pesi diagonali (sinistra) e colonne (destra) delle singole mensole di controvento progettate:
maglie 9x9

I casi per i quali sono state adottate le stesse sezioni delle colonne sono i seguenti:
- casi da 1 a 6 maglie: HE340B
- casi da 7 a 9 maglie: HE400B
- caso 10 maglie: HE450B
- casi da 11 a 12 maglie HE500B
- casi da 13 a 14 maglie HE600B
- caso 15 maglie HE700B

Il confronto tra gli spostamenti massimi di interpiano (adimensionalizzati rispetto ai valori limite previsti
dall’EC8’03) riportato in figura, mostra che le mensole progettate in questa fase soddisfano anche le
verifiche di deformabilità laterale.

Ciò dipende fondamentalmente da due fattori:

₉!dimensioni eccessive delle sezioni delle diagonali a causa del range limitato di sezioni a disposizione
(HE120A÷HE160M) e alla limitazione sulla differenza tra i coefficienti di sovraresistenza;
₉!Valore limite degli spostamenti sismici di interpiano maggiore rispetto a quello previsto dall’EC8’94.

Confronto tra gli spostamenti massimi di interpiano adimensionalizzati rispetto il valore limite, piante
maglie 9x9

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Nella figura di seguito riportata è illustrato il confronto tra i pesi strutturali delle singole mensole progettate.
Da questo confronto è possibile notare che i casi da 1 a 6 maglie presentano lo stesso peso, ovvero per essi
sono state adottate le stesse sezioni degli elementi strutturali travi, colonne e diagonali.

Confronto pesi singole mensole di controvento progettate considerando i soli requisiti per il
soddisfacimento del capacity design

PIANTE CON MAGLIE 6X6


Analogamente al caso della pianta con maglie 9x9, si è osservato che il massimo numero di casi progettabili
(21 maglie, ovvero circa il 38.9% delle maglie totali presenti in pianta) dipende dal fatto che per un numero
maggiore di maglie la sezione massima adottabile per le diagonali risulta insufficiente nei confronti degli
sforzi assiali di progetto.
In figura sono riportati i valori dei coefficienti di sovraresistenza minimi relativi ai vari casi progettati.

Coefficienti di sovraresistenza minimi, piante maglie 6x6

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È possibile osservare che solo per i casi da 8 a 11 maglie e da 20 a 21 maglie il valore dei coefficienti di
sovraresistenza minimi sono prossimi a 1. Dal caso 12 maglie fino al caso 19 maglie i coefficienti di
sovraresistenza sono maggiori di 1 a causa del fatto che la limitazione inferiore sulla snellezza costringe ad
utilizzare profili di classe HEB o HEM.

Nella figura sottostante è riportato il confronto tra i pesi delle diagonali e delle colonne delle singole mensole
progettate. Analogamente al caso della pianta con maglie 9x9 si osserva una certa uniformità dei pesi sia
delle diagonali che delle colonne.
In particolare, i casi nei quali è stata adottata la stessa sezione per le colonne, sono:
- casi da 1 a 9 maglie: HE280B
- casi da 10 a 11 maglie: HE300B
- casi da 12 a 21 maglie: HE550B

L’adozione dello stesso tipo di sezione per le colonne dei casi da 12 a 21 maglie è dovuta al fatto che è stato
necessario adottare per la diagonale al primo livello la sezione massima ammessa (HE160M) per poter
rispettare la limitazione sulla differenza tra i coefficienti di sovraresistenza.

Confronto pesi diagonali (sinistra) e colonne (destra) delle singole mensole di controvento progettate:
maglie 6x6

Nella figura sottostante è riportato il confronto tra gli spostamenti massimi di piano (adimensionalizzati
rispetto gli spostamenti limite) delle mensole di controvento progettate considerando esclusivamente le
indicazioni progettuali relative al capacity design. Si nota anche in questo caso le verifiche di deformabilità
sono soddisfatte per tutti i casi progettati. La drastica riduzione degli spostamenti sismici che si nota in
corrispondenza del caso 12 maglie è dovuta al fatto che per questo caso è stato necessario adottare profili
HEM per le diagonali dei primi due livelli per soddisfare la limitazione sulla differenza tra i coefficienti di
sovraresistenza delle diagonali.

Confronto tra gli spostamenti massimi di interpiano adimensionalizzati rispetto il valore limite, piante
maglie 6x6

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Nella figura sottostante è riportato il confronto tra i pesi strutturali delle singole mensole progettate.

Confronto pesi singole mensole di controvento progettate considerando i soli requisiti per il
soddisfacimento del capacity design

DM 1996: PIANTE CON MAGLIE 9X9

E’ stato eseguito un dimensionamento delle mensole considerando esclusivamente la seguente limitazione


sulla snellezza delle diagonali (c):
- Н!⊩!150
dedotta dalla circolare CNR10011/97. Nel caso della pianta con maglie 9x9, è stato possibile fino al caso di
24 maglie (ovvero una mensola è in grado di sostenere l’intera forza sismica dell’edificio).

Il confronto tra gli spostamenti sismici massimi di piano (adimensionalizzati rispetto i valori limite

!
delle singole mensole progettate è riportato nella figura sottostante.

È possibile osservare che solo per il caso di 24 maglie gli spostamenti massimi di piano (valutati con
riferimento allo schema di mensola in cui sono attive sia le diagonali tese che quelle compresse) sono
superiori al valore limite.

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Confronto tra gli spostamenti massimi di interpiano adimensionalizzati rispetto il valore limite, piante
maglie 9x9

Nella figura sotto riportata sono illustrati i pesi delle diagonali e delle colonne per le mensole progettate, con
riferimento ai casi da 1 a 12 maglie. Si nota che i pesi delle diagonali presentano una maggiore variabilità
rispetto ai pesi delle colonne, contrariamente a quanto accadeva per i casi normativi precedentemente
esaminati.

Confronto pesi diagonali (sinistra) e colonne (destra) delle singole mensole di controvento progettate:
maglie 9X9

DM 1996: PIANTE CON MAGLIE 6X6


Analogamente al caso della pianta con maglie 9x9, anche in questo caso il progetto delle mensole eseguito
tenendo conto della sola indicazione (c) ammette che la singola mensola può sostenere l’intera forza sismica
dell’edificio.
Il confronto degli spostamenti sismici massimi di interpiano (adimensionalizzati rispetto i valori limite)
mostra però che soltanto fino al caso di 21 maglie è rispettata la verifica di deformabilità laterale.
Il confronto tra i pesi delle colonne e delle diagonali evidenzia le stesse peculiarità riscontrate per il caso
della pianta con maglie 9x9 m.

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Confronto tra gli spostamenti massimi di interpiano adimensionalizzati rispetto il valore limite, piante
maglie 6x6

Confronto pesi diagonali (sinistra) e colonne (destra) delle singole mensole di controvento progettate:
maglie 6X6

PROGETTO “ELASTICO”
Si è osservato che il progetto dei controventi duttili in alcuni casi richiede l’utilizzo di sezioni eccessive
rispetto alle sollecitazioni di progetto. La mensola risulta dunque spesso sovradimensionata al fine di
garantire un meccanismo ultimo di tipo duttile.

Può dunque convenire in alcuni casi progettare le mensole di controvento non considerando la duttilità,
ovvero progettando la mensola in modo che resti in campo elastico sotto azioni sismiche non ridotte.

E’ stato dunque eseguito il progetto delle mensole di controvento trascurando sia le indicazioni relative alla
snellezza delle diagonali (a), (c), sia le indicazioni relative alla sovraresistenza di travi e colonne (b).

Per gli elementi diagonali sono stati adottati profili caratterizzati da sezione circolare piena (fili), mentre per
le colonne e per le travi sono stati adottati profili con sezione HE. Anche in questo caso è stato utilizzato un
unico tipo di acciaio per tutti gli elementi strutturali (Fe510).

Le azioni sismiche sono state dedotte dallo spettro elastico fornito dall’EC8 (versione gennaio 2003) ridotto
tramite un fattore di struttura pari ad 1.5 (in modo da tenere conto soltanto delle caratteristiche di
sovraresistenza della struttura ma non delle caratteristiche di duttilità).

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PROGETTO “ELASTICO”: PIANTE CON MAGLIE 9X9
Il progetto delle mensole di controvento è stato possibile fino al caso di 11 maglie (un numero maggiore di
maglie non è possibile a causa degli sforzi assiali troppo elevati nelle colonne).

In figura sono riportati gli spostamenti sismici massimi di interpiano adimensionalizzati rispetto i valori
limite. È possibile notare che in tutti i casi progettati sono rispettate le verifiche di deformabilità laterale con
un ampio margine rispetto i valori limite.

Confronto tra gli spostamenti massimi di interpiano adimensionalizzati rispetto il valore limite, piante
maglie 9x9

In figura sono riportati i pesi delle diagonali e i pesi delle colonne relativamente alle singole mensole
progettate.

Confronto pesi diagonali (sinistra) e colonne (destra) delle singole mensole di controvento progettate:
maglie 9x9

Si osserva che sia i pesi delle colonne che quelli delle diagonali aumentano proporzionalmente al numero di
maglie di competenza della mensola e in nessun caso dunque si hanno gli stessi valori.

PROGETTO “ELASTICO”: PIANTE CON MAGLIE 6X6


Analogamente al caso della pianta con maglie 9x9, anche per la pianta 6x6 il numero massimo di mensole
progettabile dipende dall’entità degli sforzi assiali nelle colonne (massimo 17 maglie di competenza ai fini
sismici della singola mensola).
Nella figura di seguito riportata sono evidenziati gli spostamenti sismici massimi di interpiano
adimensionalizzati rispetto i valori limite. È possibile notare che in tutti i casi progettati sono rispettate le
verifiche di deformabilità laterale con un ampio margine rispetto i valori limite.

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Confronto tra gli spostamenti massimi di interpiano adimensionalizzati rispetto il valore limite, piante
maglie 6x6

Nella figura sono riportati i pesi delle diagonali e i pesi delle colonne relativamente alle singole mensole
progettate.

Confronto pesi diagonali (sinistra) e colonne (destra) delle singole mensole di controvento progettate:
maglie 6x6

CONFRONTI PESI MENSOLA/PESO EDIFICIO


Fissate alcune delle soluzioni progettuali sopra sviluppate, differenziate in base al numero e alla disposizione
in pianta delle mensole di controvento, nonché ai codici normativi ai quali si è fatto riferimento, è stato
eseguito un confronto in termini di peso strutturale delle singole mensole nonché di peso strutturale
dell’intero edificio.

Il confronto in termini di peso dell’edificio è stato eseguito considerando in aggiunta alle soluzioni studiate
anche le seguenti soluzioni strutturali:
1) edificio progettato tenendo conto soltanto dei carichi verticali (soluzione denominata a nodi fissi): sono
state assunte sezioni IPE550A per le travi e sezioni HE300A per le colonne.
2) Soluzione strutturale a telai sismoresistenti disposti lungo il perimetro.

PIANTA CON MAGLIE 9X9


Nel caso della pianta con maglie 9x9 sono state considerate le seguenti soluzioni progettuali:

- 3 maglie per ogni mensola (8 mensole lungo ogni direzione principale dell’edificio)
- 4 maglie per ogni mensola (6 mensole lungo ogni direzione principale dell’edificio)

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- 6 maglie per ogni mensola (4 mensole lungo ogni direzione principale dell’edificio)
- 8 maglie per ogni mensola (3 mensole lungo ogni direzione principale dell’edificio)

Per ognuna di tali soluzioni è stato considerato il dimensionamento derivante sia dalle indicazioni relative
alla snellezza delle diagonali e al capacity design delle travi e delle colonne, sia dalle indicazioni relative alla
verifica di deformabilità laterale.

In figura sono riportati i pesi degli edifici provvisti di mensole di controvento nonché il peso dell’edificio
con soluzione a telai perimetrali a nodi rigidi, indicata con perimeter MRF, adimensionalizzati rispetto al
peso della soluzione a nodi fissi.

Questo diagramma consente di derivare l’incidenza in peso del sistema resistente alle
azioni orizzontali di progetto.

Si osserva che:
1) La soluzione di controvento “elastico” presenta un’incidenza in peso minore rispetto ad alcuni casi di
controvento “duttile”. In particolare, la soluzione elastica risulta “conveniente” nei casi in cui si ha
un numero ridotto di maglie di competenza ai fini sismici della singola mensola e nella quasi totalità
dei casi progettati secondo le indicazioni dedotte dal codice normativo OPCM’03.
Infatti, quando il tasso di lavoro delle diagonali è basso (e ciò avviene soprattutto se è necessario
adottare le sezioni minime per le diagonali al fine di soddisfare le limitazioni sulla snellezza) e nei
casi nei quali bisogna adottare i coefficienti di sovraresistenza massimi, le richieste si
sovraresistenza agli elementi travi e colonne risultano elevate. Per soddisfare dunque tali richieste
bisogna adottare sezioni eccessive rispetto a quelle strettamente necessarie per assorbire le
sollecitazioni di progetto (ovvero non amplificate tramite i coefficienti di sovraresistenza).

2) Il confronto con la soluzione a telai perimetrali sismoresistenti ha evidenziato che in molti casi tale
tipologia strutturale risulta conveniente rispetto alla tipologia a controventi. In particolare, nel caso
dell’EC8’94 e dell’OPCM’03 la soluzione a controventi presenta in tutti i casi un peso maggiore
rispetto la soluzione MRF.

Nei casi invece del DM’96 e dell’EC8’03 e NTC, la soluzione a controventi presenta un peso
maggiore rispetto la soluzione MRF solo relativamente ai casi caratterizzati da un numero ridotto di
maglie di competenza ai fini sismici della singola mensola. Si osserva dunque che, al fine di
garantire un comportamento non lineare di tipo duttile dei controventi, si perviene a soluzioni di
controventi meno convenienti rispetto la tipologia a telai perimetrali (che, dato il prevalente regime
di sollecitazioni flessionali, presenta un livello di rigidezza più basso rispetto ai controventi).

Confronto peso edificio/peso soluzione a nodi fissi, piante maglie 9x9

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Si osserva che in corrispondenza della soluzione 8 maglie (circa il 33% del numero globale di maglie in
pianta) si ha il valore minore dell’incidenza in peso del sistema a controventi (soluzione ottimale) per i casi
normativi EC8’94, EC8’03 e OPCM’03, mentre per valori più bassi o più alti del numero di maglie si ha
un’incidenza in peso maggiore. Ciò dipende sia dalle richieste di sovraresistenza sia dall’entità dell’azione
esterna.

PIANTA CON MAGLIE 6X6


Per la pianta con maglie 6x6 m sono state esaminate le seguenti soluzioni progettuali:
- 4.5 maglie per ogni mensola (12 mensole lungo ogni direzione principale dell’edificio)
- 6 maglie per ogni mensola (9 mensole lungo ogni direzione principale dell’edificio)
- 9 maglie per ogni mensola (6 mensole lungo ogni direzione principale dell’edificio)
- 18 maglie per ogni mensola (3 mensole lungo ogni direzione principale dell’edificio)

per le quali è stato considerato il dimensionamento derivante sia dalle indicazioni relative alla snellezza delle
diagonali e al capacity design delle travi e delle colonne, sia dalle indicazioni relative alla verifica di
deformabilità laterale.
In figura 34 sono riportati i pesi degli edifici provvisti di mensole di controvento adimensionalizzati rispetto
al peso della soluzione a nodi fissi.
Analogamente alla carpenteria con maglie 9x9, si osserva che l’incidenza in peso del sistema di controvento
progettato secondo l’OPCM’03 risulta maggiore rispetto all’incidenza in peso degli altri casi esaminati.

La soluzione elastica risulta conveniente soltanto per il caso di 4.5 maglie (EC8’94) e per la maggior parte
delle mensole progettate secondo l’OPCM’03.

Inoltre, si osserva che in corrispondenza della soluzione 9 maglie (17% del numero globale di maglie in
pianta, ovvero pari a circa la metà del numero di maglie per il quale si ha la soluzione ottimale nel caso della
pianta con maglie 9x9 m) si ha il valore minore l’incidenza in peso del sistema a controventi (soluzione
ottimale).

Confronto peso edificio/peso soluzione a nodi fissi, piante maglie 6x6

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