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CAPITOLO 1: ANALISI INCREMENTALE DI STRUTTURE ELASTO-PLASTICHE

1.1 Introduzione
La resistenza di un qualunque materiale da costruzione limitata; ovvero esiste un livello di sforzo che in ogni caso non pu essere superato. Di conseguenza ogni struttura ha una limitata capacit portante , ovvero limitata lentit dei carichi che essa in grado di sostenere. La valutazione della capacit portante non pu essere compiuta in campo elastico-lineare perch al crescere del livello di carico nessun materiale continua a comportarsi in tal modo. Pertanto una valutazione accettabile del coefficiente di sicurezza della struttura , ovvero del rapporto tra il valore dei carichi di progetto e la capacit portante della struttura, non pu essere fatta nellambito del METODO DELLE TENSIONI AMMISSIBILI , perch inevitabilmente si perde la proporzionalit fra carichi e sforzi e il coefficiente di sicurezza deve essere valutato direttamente sui carichi. In questo primo capitolo al fine di valutare la capacit portante delle strutture si far riferimento a sistemi di travi (o di aste) realizzati con materiali metallici ( duttili), principalmente in acciaio ma anche in alluminio, rame, piombo. Vedremo nel seguito come in questo caso la valutazione della capacit portante ultima ( o stato limite ultimo ) possa essere fatta con due tipi di analisi distinte : Analisi Incrementale Il carico viene incrementato in modo prefissato e la risposta strutturale viene simulata modificando progressivamente la risposta del materiale al variare dello stato di sollecitazione e/o di deformazione Calcolo a Rottura (o Analisi Limite) Si individua il valore ultimo del moltiplicatore dei carichi che la struttura in grado di sostenere senza la necessit di seguire levolversi del comportamento del materiale. In questo primo capitolo verranno presentati gli elementi essenziali dellanalisi incrementale dei sistemi di travi; si ritiene opportuno tuttavia premettere alla esposizione di essi una brevissima disamina comparativa dei due tipi di analisi. Analisi Incrementale Vantaggi: - E applicabile in presenza di equazioni costitutive complesse e a tutti i tipi di materiali compresi i conglomerati cementizi. - E applicabile anche in presenza di fenomeni di instabilit dellequilibrio e di spostamenti tali da rendere necessario valutare lequilibrio nella configurazione deformata (spostamenti finiti). - E disponibile in moltissimi codici di calcolo (Abaqus, Adina, Ansys, Strauss, Sap2000, Nolian etc..) Svantaggi: - La determinazione della capacit portante dipende, in generale, dalla storia di carico e la risposta strutturale influenzata dalla presenza di cedimenti vincolari e di stati di coazione, difficilmente valutabili (in particolare questi ultimi). - La risposta strutturale ed anche la valutazione della capacit portante sono assai sensibili alla variazione sia dei parametri del materiale che dei parametri da cui dipendono gli algoritmi numerici. - I risultati ottenuti possono non essere immediatamente interpretabili. 1

Analisi Limite Vantaggi: - Il valore del moltiplicatore dei carichi al collasso risulta indipendente dalla storia di carico e dalla presenza di cedimenti , autotensioni e stati di coazione. - Il risultato immediatamente interpretabile ed sostanzialmente indipendente dai parametri numerici da cui dipende la procedura di calcolo. - E possibile analizzare strutture anche significative senza lausilio a codici di calcolo. Svantaggi: - E di limitata applicabilit e devono essere verificate seguenti ipotesi principali: piccoli spostamenti, duttilit illimitata, plasticit perfetta, leggi di flusso di tipo associato. - Non in genere disponibile in molti codici di calcolo. - Quando applicata a strutture non metalliche, ad esempio a strutture in muratura come ad esempio previsto dalla OPCM 3274 sulle costruzioni in zona sismica, va applicata con opportuni controlli sullentit delle deformazioni e degli spostamenti allatto del collasso Nel seguito nel paragrafo 2 vengono brevemente discusse le principali caratteristiche del comportamento dei materiali metallici, in particolare degli acciai sottoposti alla prova mono-assiale, ed i principali modelli atti ad interpretarle. Nel paragrafo 3 sono presentate le principali caratteristiche della risposta incrementale, mentre nel paragrafo 4 viene esposta lanalisi incrementale per le strutture reticolari elasto-plastiche. Nel paragrafo 5 viene presentata lanalisi incrementale per travi e sistemi di travi, infine nel paragrafo 6 viene introdotto il concetto di cerniera plastica.

1.2 Comportamento dei materiali metallici e modelli costitutivi 1.2.1 Prova mono-assiale La prova di trazione per i materiali metallici
A0

A F F

Fig.1.1

F tensione nominale; A0
0

t=

= -

allungamento;

F tensione effettiva o di Cauchy A deformazione assiale =


0

Acciai a basso tenore di carbonio o dolci (mild steel)

Acciai legati (alloy steel)

t 0
in d c ru

nt im e

b t a

incrudimento

1 2

0.1%

2%

1230%

0 p

(a)

Fig.1.2

(b)

Acciai da costruzione: Acciai da carpenteria Fe360, Fe430, Fe510 ( sono caratterizzati da un numero indice della tensione caratteristica di rottura espressa in Nmm-2 ) Acciai per barre ad aderenza migliorata ( sono caratterizzati da un numero indice della la normativa vigente tensione caratteristica di snervamento espressa in Nmm-2) (DM_09.01.96) prevede i seguenti tipi di acciai: 3

FeB38k FeB44k

disponibile in barre di diametro compreso fra 5 e 30 mm disponibile in barre di diametro compreso fra 5 e 26 mm > > >
FeB38k 375 Nmm-2 450 Nmm-2 14%

fyk tensione caratteristica di snervamento ftk tensione caratteristica di rottura As Allungamento a rottura in %

> > >

FeB44k 430 Nmm-2 540 Nmm-2 12%

Sono inoltre previste dal DM96, e dallEurocodice 2, prove di piegamento e raddrizzamento su mandrino che forniscono un indice della lavorabilit e della duttilit del materiale e che si consiglia di far espletare soprattutto in presenza di acciai di provenienza non ben certificata. Gli acciai a basso tenore di carbonio o dolci (mild steel) sono indicativamente caratterizzati, Fig.1.2 a da: una fase elastica fino alla tensione di snervamento 0(fy) a cui corrisponde indicativamente un valore della deformazione 0=0,001; una fase plastica a cui corrisponde indicativamente un valore della deformazione p=0,02 (2%) oltre la quale le deformazioni sono irreversibili; una fase di incrudimento (hardening) prima della rottura a cui corrisponde indicativamente una deformazione a rottura u=0,12-0,30 (As=12-30%). Gli acciai legati (alloy steel) (ad esempio leghe di Fe, Ni e Mo) come gli acciai da precompresso o gli acciai bonificati non presentano uno snervamento evidente. Lo snervamento viene caratterizzato come il valore della tensione fy(0,2) (secondo la normativa) per cui si ha una deformazione residua allo scarico, Fig.1.2b, p=0,002 (0,2%). Il rapporto u/0 spesso definito duttilit del materiale e da esso dipende la capacit della struttura di deformarsi senza crollare. Questa propriet di grande importanza per le strutture costruite in zone sismiche. Si osservi infine, Fig.1.2a, come nel tratto terminale sia evidenziata la differenza fra la tensione nominale riferita allarea iniziale A0 del provino con la tensione t di Cauchy riferita allarea effettiva che risulta ridotta per il fenomeno della strizione.
Modulo di elasticit dei materiali ferrosi I materiali metallici hanno una organizzazione policristallina composta di grani orientati in maniera casuale ed in prima approssimazione possono considerarsi isotropi sia in campo elastico che in campo plastico. Il modulo di elasticit o di Young E varia da 180 GPa (per le ghise che hanno un alto tenore di carbonio) a 210 GPa per gli acciai. Si ricorda tuttavia che nel caso dei cavi o funi dacciaio da precompresso si assume, per effetto dello scorrimento mutuo dei trefoli da cui sono composte, E=190-200 GPa; se esse non sono verticali il modulo apparente viene, inoltre, a dipendere dal valore del tiro e da ci, ad esempio, dipende il comportamento non lineare dei ponti strallati. Caratteristiche delle deformazioni plastiche nei metalli Le deformazioni plastiche avvengono praticamente senza variazioni di volume. Ovvero si ha: E1=trE=11+22 +33=0. In campo plastico un metallo dunque incomprimibile ed il coefficiente di Poisson passa dal valore iniziale =0,3 (per lacciaio), se < 0 =0,001, al valore =0,5 (quando p = 0, 02 fluido viscoso perfetto o fluido di Bingham).

Se si esegue una prova di trazione su elementi bidimensionali (lastre) si evidenzia linsorgere di linee o bande di scorrimento dette di Luders, inclinate di un angolo ( compreso fra i 30 e i 45 gradi) rispetto lorizzontale, ove si concentrano o localizzano le deformazioni plastiche. Analoghe linee si evidenziano nelle prove di torsione. Ci ha portato ad affermare che le deformazioni plastiche si attivano una volta raggiunto il valore limite 0 delle tensioni tangenziali su un piano di scorrimento (criterio di Tresca). Nei materiali perfetti composti da un unico cristallo (whiskers) di acciaio dolce 0=G/3 (13 GPa), valore molto maggiore di quello che si ha nei materiali reali che hanno una organizzazione policristallina con grani distinti.

Cicli di carico e scarico (lenti)


+ Se a partire dallorigine si accresce la tensione oltre 0 ( tensione di snervamento), Fig.1.3, per poi rimuovere il carico si osserva: La pendenza (E) del diagramma - non cambia ed uguale a quella del tratto iniziale. Annullando la tensione rimane una deformazione residua irreversibile. + Il valore della tensione di segno opposto per cui cambia la pendenza minore, -0 < 0 . Questa riduzione del carico necessario a produrre scorrimenti di segno opposto a quelli verificatasi in precedenza particolarmente evidente per i materiali incrudenti e va sotto il nome di effetto Bauschinger. L area interna ad ogni ciclo rappresenta il lavoro dissipato durante il ciclo. Tanto pi questa area grande tanto pi il sistema dissipa energia meccanica trasformandola in calore. Questa propriet di dissipazione ovviamente legata alla duttilit ed particolarmente importante per le strutture soggette ad azioni ripetute come quelle sismiche.

La dissipazione nella barra durante un ciclo chiuso elasto-plastico di deformazione, Fig.1.3, pu essere valutata mediante il Principio dei Lavori virtuali e risulta:
Wd = Fd ( l ) = ( A 0 ) l0 d=A 0 l0 d=A 0 l0 w d ove w d lenergia dissipata per unit di volume.

0+

d = wd

0-

Fig.1.3

Il comportamento dei materiali metallici a partire da uno stato vergine lo stesso a trazione e + compressione -0 = 0 . Per questi materiali, infatti, le forze di coesione sono molto forti (di natura interatomica) e la resistenza ultima non dipende dal segno dei carichi applicati. In prima approssimazione il comportamento dei metalli duttili (e.g. lacciaio dolce, il rame ed il piombo etc.) pu essere rappresentato come in Fig.1.4 e risulta molto simile a quello, descritto in Fig.1.5, del contatto con attrito o alla Coulomb.

Fig.1.4

T N T u Tf

u
Fig.1.5

2.2 Modelli costitutivi elasto-plastici


Le principali ipotesi alla base del comportamento elasto-plastico, illustrato in Fig.1.7, sono: le deformazioni plastiche (irreversibili) insorgono quando lo stato di tensione raggiunge la tensione di snervamento 0 . lo stato di deformazione totale pu essere decomposto nella somma di una parte elastica e (reversibile) ed in una plastica p (decomposizione additiva) = e + p (La decomposizione additiva vale unicamente nellipotesi di deformazioni infinitesime)

La tensione dipende linearmente dalla parte elastica della deformazione e =E e ovvero =E(- p ) .

Un semplice modello meccanico che interpreta le relazioni precedenti mostrato in Fig.1.6. =E(- p ) .

p
Fig.1.6

Il modello elasto-plastico della prima figura pu essere pensato come somma di un modello elastico lineare e di uno plastico.

p
A 2 E 1

0
=
E O 1 O Ae

0
+
Ap 2 1

0
Fig.1.7

Il comportamento di un materiale elasto- plastico caratterizzato dal fatto che la sua risposta (e.g. in A) dipende dal segno dellincremento di deformazione ( > 0 continuano le deformazioni plastiche, < 0 - scarico elastico). Si parla invece di materiale elastico non lineare ( od olonomo o di teoria della deformazione ) se la risposta funzione di e non di ed anche in caso di scarico si ripercorre il tratto A-O.

Modello elastico-(perfettamente)plastico (EPP)


In Fig.1.8 rappresentata il comportamento monoassiale di un materiale elasticoperfettamente plastico.

0
A B

0
=
E 1 O 1 E O A

0
+
A B

wd

0= p 0 / E

0
Fig.1.8

Le principali ipotesi che lo caratterizzano sono: + La tensione non pu superare la tensione di snervamento - -0 0 che risulta coincidente con quella di rottura. Ogni stato di tensione che verifica queste disuguaglianze detto ammissibile; per i metalli si + pu porre - -0 == 0 e la condizione di ammissibilit diviene = 0 . In tal modo il dominio elastico non varia ed ha grandezza costante al contrario di ci che avviene per i materiali incrudenti. Si ha plasticizzazione solo se: ()= - 0 =0 condizione di snervamento (yield condition) mentre () detta funzione
di snervamento . Poich per gli acciai dolci u=12-30% la duttilit viene spesso assunta illimitata.

La velocit (o Potenza ) di dissipazione per unit di volume definita come D= p mentre la dissipazione plastica definita come:
w d = dt= d p
t0 0 tb p

Risposta ciclica

In Fig.1.9 mostrata la risposta ad un ciclo di carico-scarico del modello EPP. In particolare nel ciclo chiuso A G la dissipazione per unit di volume vale

w d =2 0 ( + - -p ) p

Risposta ciclica

D = 0 G A

p
B

-p

+ p

(p= 0)
D =(0 ) (p )=

D'

0 (p)>0

Fig.1.9
Modello rigido perfettamente plastico (RPP) In Fig.1.11 raffigurato il comportamento di un materiale rigido perfettamente plastico , schematizzato in Fig.1.10. In questa schematizzazione si assume lannullarsi della parte elastica della deformazione: e =0.

= p
Fig.1.10

0
A B 1 2

p
Fig.1.11

Risposta ciclica di un materiale rigido-perfettamente plastico Si consideri un ciclo di carico a partire dallorigine O. Quando = 0 se si mantiene costante la tensione , =0 si ha: ( ) = 0 e 0 ;

allo scarico invece: =0, ( ) < 0 e <0 . In entrambe le situazioni = 0 (condizione di complementariet: gli incrementi di tensione e deformazione si elidono mutuamente e sono ortogonali) La dissipazione plastica nel caso di Fig.1.12 vale w d =2 0 ( + - -p ) . p

+ p

0
Fig.1.12

Modello elasto-plastico con incrudimento (hardening) lineare (EPH)


La tensione di snervamento dipende linearmente dalla deformazione plastica p, Fig.1.13.

y 0
E 1 O 1 A 2

Ae

y 0
+
E 1 O 1 Ap H

0
=

Fig.1.13 Lincrudimento lineare implica: y = 0 +H p ([ H ] = Fl-2 )

10

( , p ) = - y =- 0 -H p per p >0 (la funzione di snervamento funzione della

deformazione plastica). Si osservi che: se H=0 si ha il modello elastico perfettamente plastico (EPP) se H=0 ed E tende allinfinito modello rigido perfettamente plastico (RPP) Nei casi usuali H>0 incrudimento positivo , se H<0 (incrudimento negativo) il materiale non risulter stabile secondo Drucker come vedremo in seguito.

Incrudimento Cinematico
Trazione Compressione
Ammissibilit plastica
+ = 0 +H p y -y =- 0 +H p

Funzione di snervamento ( , p ) = -H p - 0 0

- 0 +H p 0 +H p

0
2

y+ =0 +p

+ p

p= 0

y- =0 +p

Fig.1.14

Lequazione costitutiva per un solido con un diagramma bi-lineare come quello in esame pu essere di due tipi: Olonoma (path independent): il materiale si comporta come un materiale elastico non lineare e lo scarico avviene lungo lo stesso percorso tenuto nella fase di carico. Non Olonoma ( path dependent): il materiale si comporta come effettivamente elasto-plastico e in A si ha lo scarico elastico.

11

A1 d = E ( d dp ) d = Hdp d >0 d > 0 EH d = d E+H A A2 d = Ed d < 0 d < 0

Risposta elastica Incrudimento

E d dp = E+H

Risposta elastica d p = 0

B1 d = E ( d dp ) d = Hdp d < 0 d < 0 EH d = d E+H B d = Ed B2 d > 0 d > 0

Risposta elastica Incrudimento

Risposta elastica d p = 0

I diversi percorsi a partire dai punti A e B dipendono dal segno degli incrementi d e d .

d = EH d E+H d d =E d 1 E

d 1 EH E+H

Fig.1.15.

12

Il modello meccanico per lincrudimento


H

E EPP device

0 p

Fig.1.16

= H+ p
Ap H

0
O

0 + H p p H
H 1 H

p H

H
O

A H p

p p

p p

0
O

0 p
Fig.1.17

= H + p

13

1.3 Forma incrementale delle equazioni costitutive elasto-plastiche


Si definiscono incrementi o velocit degli stati di tensione e di deformazione (stress and strain rate) le quantit = d dt , = d dt . Ove t rappresenta una variabile, crescente durante il processo di deformazione (dt>0), non necessariamente coincidente con il tempo. Lequazione costitutiva viene espressa in forma incrementale nel modo seguente: Additivit degli incrementi di deformazione = e + p
Risposta elastica = E e = E ( p ) Condizione di carico e scarico ( loading-unloading condition) Se ( , p ) < 0 risposta elastica = E , = e , p = 0

Se ( , p ) = 0 stato elasto-plastico: la risposta dipende dallevoluzione della funzione di snervamento


d ( , p ) = ( , p ) dt = + p dt p ( , p ) = + p p

Se ( , p ) < 0 scarico elastico p = 0 , = E

< 0 ( , p < 0 ) ) Se ( , p ) = 0 deformazioni elasto-plastiche p 0

(se

Regola del flusso p = , 0 n= , h= p

moltiplicatore plastico; definendo le variabili

( , p ) = n + hn = n E ( En h ) = 0

En E En . , p = , = E 1 En h En h En h

Eep=E [1-(En)/(En-h)] detto modulo elasto-plastico (istantaneo)

Esempio n.1: modello elastico perfettamente plastico (EPP)

Il comportamento del modello EPP illustrato in Fig.1.18.


( ) = 0 n= = h= =0 p

Se = =
=

= = 0 , allora

> 0 , p = , = 0

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la quantit (non negativa) detta moltiplicatore plastico positiva se sono in atto deformazioni plastiche e () =0 e nulla quando il punto tensione interno alla superficie di snervamento

0
A 1

>0 p > 0
O

>0 p < 0

0
Fig.1.18

Esempio n.2: Modello elasto-plastico con incrudimento lineare (EPH) In Fig.1.19 illustrato il modello EPH di seguito descritto.

= H p 0 , n =

Hp H p

, h = nH

H p E E E EH E + H > 0 , p = E + H , = E 1 E + H = E + H H p

A 1

p > 0 >0

> 0 , p > 0 >0

p < 0 <0

}
B

> 0 p < 0 < 0


1

Fig.1.19

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Esempio n.3: incrudimento non lineare (modello di Ramberg-Osgood)

0 0

y = 0 + (p)n

Fig.1.20

lesponente n ( di solito 0<n<1) determinato sulla base di risultati sperimentali.

1.4 Analisi incrementale di strutture reticolari elasto-plastiche


Le strutture reticolari ben si prestano ad illustrare come possibile determinare la risposta nonlineare di una struttura al variare del carico e quindi a comprendere quale la base meccanica dei codici di calcolo strutturale che compiono queste analisi e sono di crescente impiego nella pratica strutturale. A questo proposito si ricordi che la nuova normativa sismica sia italiana ( OPCM 3274) che lEurocodice 8 prevedono specificatamente lanalisi incrementale non-lineare sotto carichi statici equivalenti crescenti (push over). E inoltre da osservare che, se desidera analizzare il comportamento non lineare delle reticolari metalliche, occorre tenere in conto i fenomeni di instabilit come prescritto dalle CNR 10011; questo argomento verr trattato nella II parte di questo corso. Si consideri una struttura descritta dallusuale modello di calcolo impiegato per le strutture reticolari allo scopo di determinarne lo stato di sforzo primario. Si suppongono pertanto tutte le aste perfettamente incernierate nei nodi ove si considerano applicati i carichi. Sotto queste ipotesi le aste sono soggette unicamente allo sforzo normale che risulta costante in ogni elemento. In ciascuna asta della reticolare, che si suppone di sezione costante, lo stato di tensione uniforme; pertanto un eventuale snervamento plastico inizia simultaneamente in tutti i punti dellasta.

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0 F0 F

E 1 1

EA

Kw EA = K/ =

= 0 / E (a)

0= 0 = 0 / E = F0/K (b)

Fig.1.21 Una volta definite le variabili =F/A (tensione normale) e =/ 0 (deformazione assiale) si valutano: Funzione di snervamento (yielding function) ( F ) = F -F0 0 ( F0 =A 0 ) Additivit dellallungamento elastico e plastico = e + p Elasticit F= EA e =K w e =K w ( - p )

Risposta elastica Se > 0 o = 0 e <0 p =0, F=K W Risposta plastica ==0 p =, F= 0 E importante osservare che quando unasta entra in campo plastico non in grado, secondo questo modello, di sopportare ulteriori incrementi di carico e, quindi, incrementalmente la struttura si comporta come se questa asta non esistesse pi.

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Esempio n.1: Reticolare isostatica ( modello EPP)

Si consideri la struttura isostatica di Fig.1.22.


P P

u s F P/2 3 F P/2

P0

P=0 u indeterminato

u0

Fig.1.22 Basta fare una sezione di Ritter in S per ottenere: F =3P /4 Pertanto ponendo lo sforzo normale F pari al suo valore di snervamento F0, si verifica che ci avviene per un valore del carico P0=4F0/3. Per ogni incremento ulteriore del carico la struttura sui comporta come se fosse priva dellasta in esame, Fig.1.23, e quindi fosse labile.
P
O

F=0 V

F=0 V

Fig.1.23 Equilibrio incrementale


2V-P=0 P=0 3 V -F =0 V=0 2 La travatura labile rispetto a incrementi di carico. polo in o

Lequilibrio incrementale della struttura implica P=0 . Pertanto P0 rappresenta dunque il carico massimo o di collasso della struttura. Poich la struttura isostatica basta che si plasticizzi una sola asta per portare a collasso la struttura.

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Esempio n.2: Reticolare iperstatica -3 aste EPP in parallelo

Si consideri la struttura di Fig.1.24; essa risulta 2 volte iperstatica. Le equazioni che descrivono il comportamento della struttura risultano: F1 +F2 +F3 =F Equilibrio Equilibrio incrementale Congruenza Equazioni costitutive F1 +F2 +F3 =F 1 = 2 = 3 =u
K= EA cost. in ogni asta (rigidezza in campo elastico) Fi =Ku legame elastico in forma finita

Fi =Ku legame elastico in forma incrementale Fi =0 legame in campo plastico in forma incrementale Le aste presentano le seguenti tensioni di snervamento: 01 = 0 , 02 =2 0 , 03 =3 0

Step1- Risposta elastica

F0 0 = K E Sostituendo le equazioni di congruenza e di legame nellequazione di equilibrio possibile determinare: u= F 3K per 0 u 01 = 0 = 01 E Si definisce F0 =A 0 e conseguentemente 0 = F1 =F2 =F3 = F 3

F 1

F 2

F 3

A 1

A 2 0

A 3 0 3

Corpo rigido

Fig.1.24 Nella Fig.1.25 mostrato il comportamento delle 3 aste e la risposta strutturale fino al punto A 19

Fi /F0 1 3 2 1 O 1 2 3 1 3 2 1 3 2 1 O

F/F0 A F / F0 =3 A 3 1 1 u/0

u/0

Fig.1.25 F=F1 +F2 +F3 =3F1 = 3EA u F u =3 F0 0

Step.2 Asta 1 snervata 0 u 2 0

F1 F u F3 u F u = 0, 2 = = 2 , FB = 5F0 . , = F0 F0 0 F0 0 F0 0
F/F0 5 4 3 2 1 O 1 1 2 u /0 3 A 1 B 2

Fig.1.26
Step.3- Aste 1_2 snervate 2 0 u 3 0

F F F F F1 F2 u u 1 = 2 =0 , 3 = = =0 ; 3 = F0 0 F0 F0 F0 0 F0 F0 F u = , Fc = 6F0 F0 0 20

Quando anche la terza asta si snerva la struttura diventa labile e non in grado di sopportare ulteriori incrementi di carico ed Fc=6 F0 il carico di collasso.
F/F0 6 5 4 3 2 1 O 1 2 3 A 1st B 2
nd

C 3
rd

D 4
th

u /0

Fig.1.27
Step 4- Aste 1_2_3 snervate u 3 0

F1 =F2 =F3 =0
-

F =0 u>0 Collasso, ossia la struttura un cinematismo. F0

La struttura si trasformata in un meccanismo e ogni valore di u>0 possibile. Incrementi di carico F > 0 non sono pertanto ammissibili.

Step 5- risposta allo scarico u<u d , u<0

u E = u D 2 0 Fig.1.28 21

F/F0 6 5 4 3 2 1 O -1 1

Risposta strutturale C B 2 A 1 3 1 1 1

F 0

F =0 2

F 0 Stato E

3 uE/0 1 1 E2 2 3 uD/ 0 u /0

F=0

Fig.1.29 Risposta ciclica


F/F0 6 5 4 3 A 2 1 I -3 -2 -1 -2 -3 F -5 -6 H G -4 O -1 1 E 2 3 4 F=-6F0 u /0 L M B F=-4F0 Stato G F 0 2F0 3F 0

p3
C D

Stato F F 0

2F0

F = EA (u F- p3 ) 0

Fig.1.30 Se una struttura iperstatica, in genere, non basta lo snervamento di unasta per provocare il collasso della struttura. Si osservi che: - La plasticizzazione di un elemento modifica lo schema resistente e lincremento di carico si ridistribuisce in modo diverso fra le altre aste. 22

Il valore del carico di collasso 6F0 risulta maggiore del valore 3F0 per cui si plasticizza la prima asta e che rappresenta, a meno del coefficiente di sicurezza, il valore massimo ammissibile nellambito del metodo delle tensioni ammissibili.

Influenza di uno stato di distorsione (o coazione) iniziale sul carico di collasso

Si consideri limposizione di un cedimento anelastico di entit nella barra centrale.

Fi 1 Fi 2 Fi 3

EA

EA 2 0

EA 3 0 ui

(a)

(b)

Fig.1.31

(a): Configurazione naturale (b): Configurazione iniziale spostamento imposto alla barra 2 u i spostamento del blocco rigido; Nella configurazione di riferimento F=F2i -F1i -F3i =0 ; F3i =F1i F2i =-2F1i

Fi /F 0 3 2 1 Fi 2 O

Risposta delle aste C A B

F/F0

Risposta strutturale C B Collasso

3 2 1 u/0 (a)

6 5 4 3 2 1 O A

F i =F i 1 3

u/ 0 (b)

Fig.1.32
Si pu pertanto concludere che il diagramma carico spostamento e la risposta della struttura sono diversi mentre il carico di collasso rimane lo stesso.

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Esempio n.3: Meccanismi locali di collasso Si definisce meccanismo parziale o locale un meccanismo che coinvolge solo una parte della struttura. Si consideri la reticolare di Fig.1.33.
s F (a) F P u

(b)

P 0

Collasso

Fig.1.33
-

Il collasso avviene quando lo sforzo F nella sezione S raggiunge il valore F0 di snervamento; Il meccanismo non coinvolge altre aste.

Quando si ha un meccanismo parziale allatto del collasso intere parti della struttura possono risultare poco sollecitate.

1.5 Analisi incrementale delle travi elasto-plastiche (EPP)


1.5.1 Diagramma Momento-curvatura di una trave elastica-perfettamente plastica Si consideri una trave ad asse rettilineo piana (i.e. lasse y asse di sollecitazione ed x e y assi principali di inerzia), Fig.1.34. Per essa si supponga valida lipotesi di Eulero-Bernoulli: durante la deformazione le sezioni rimangono piane ed ortogonali allasse medio della trave nella configurazione deformata; il che implica lannullarsi degli scorrimenti (da taglio) = 0.

24

R R

d
-

z z y (a)
Fig.1.34 Lipotesi, sopra ricordata, di conservazione delle sezioni piane comporta: w(z)=(z)y , e quindi (z)=dw(z)/dz= yd(z)/dz= y(z) , la curvatura definita =1/R , R raggio di curvatura.

d du=yd
+

(y)

dy (b) (c)

Il momento flettente Mx definito come: M= ( y ) yda ( A sezione della trave)


A

Si assume una equazione costitutiva elastica perfettamente plastica (EPP) come illustrato in Fig.1.35; ove, essendo E il modulo di Young, 0 la tensione di snervamento e el la deformazione al limite elastico, risulta: se =y el (y)=Ey (y)=0 se =y el

el

el

0
Fig.1.35

25

Esempio n.1: la sezione rettangolare Si consideri la sezione rettangolare di Fig.1.36, il cui legame costitutivo riportato in Fig.1.37.
0 0

d h
G

y = y deformazioni stato elastico = y

0 b y stato plastico

0 sezione plasticizzata

Fig.1.36

el

el

0
= y < el = 0
= y el

= y >el = 0

= E = Ey
Fig.1.37

Fase elastica max = h/2 < el implica el= 2el/h = 20 /Eh , ed essendo
= Ey M = b Ey ydy = EJ
-h/2 h/2

ove J il momento di inerzia rispetto allasse baricentrico x, e per la sezione rettangolare si ha : J=bh3/12. Quando =el si ha snervamento sia allintradosso che allestradosso ed il momento limite elastico vale: Mel(el)=EJel=2J0/h=0bh2/ 26

Ricordando che il modulo elastico Wel=bh2/6 si pu anche scrivere: Mel=0Wel Inoltre, per la linearit del tratto elastico, possibile scrivere in forma adimensionale: M/Mel=/el
Fase elasto-plastica >el=20/Eh Nella fibra a distanza y=d ove si ha la transizione dal comportamento elastico a quello plastico, Fig1.38, si pu scrivere: (d)=el, e ponendo d=el =0/E, si ricava d=0/E=(h/2)el/ ossia d/h=el/(2).
0

=d =0

Fig.1.38 Mentre nella fase elastica, M Mel, ed proporzionale alla curvatura, ora risulta:
h/2 d 1 2 h 1 h M = 2b Ey 2 dy + 0 ydy = 2b 0 d d + 0 d d+ d = 3 2 2 2 2 d 0 2 3 1 2 0 bh 2 3 d el = 2 = M el 6 2 h 2 2 2 3 1 M / M el = 1 el 2 3 3 lim M = M 0 = M el 2

Quando la curvatura tende allinfinito il momento flettente tende al valore M0 detto Momento limite plastico o ultimo della sezione Fig.1.39, in corrispondenza del quale la sezione completamente snervata, come mostrato in Fig.1.36.

27

/ el 3/2

0 =3/2 el

O 1

/
Fig.1.39

el

/ el el M = 2 M el 3/2 1 1 / 3 ( el / ) el Nel caso specifico della sezione rettangolare si ha, Fig.1.36. W0 = bh2/4 viene detto modulo plastico. Il momento limite non pu essere attinto che asintoticamente, per valori della deformazione che tendono allinfinito; tuttavia si osservi che valori di M molto prossimi a M0 si ottengono per valori di accettabili in materiali reali, come mostrato nella tabella seguente. /el =max/el M/M0 / (M/EJ) 1 .66666 1.0 2 .91666 1.455 3 .963 2.077 5 .987 3.378 10 .997 6.689

Esempio n2: calcolo del momento limite nelle sezioni con 2 assi di simmetria. Si pu procedere in perfetta analogia con quanto fatto nel caso precedente considerando il diagramma bi-rettangolare delle tensioni di Fig.1.36 e la geometria effettiva della sezione. Ricordando che il momento limite elastico risulta: Mel=Wel0 In modo del tutto analogo si scrive il momento limite ultimo della sezione: M0=W00 Ove W0 viene detto modulo plastico. Il rapporto =M0/Mel=W0/Wel viene indicato come fattore di forma (shape factor) e dipende unicamente dalla geometria della sezione e risulta, per le sezioni simmetriche rispetto allasse x, 1 2. In Fig.1.40 sono riportati i fattori di forma relativi ad alcune sezioni.

= 1.5

1.1

= 1.7

= 2.37

Fig.1.40
28

Esempio n.3: Analisi incrementale di una trave semplicemente appoggiata di materiale EPP. Si consideri la trave di sezione rettangolare riportata in Fig.1.41. P, 1

P/2 h a

P/2

b M a = P /4 ,

M el M, M*
+ M a=

/4

Fig.1.41 Tutte le sezioni si mantengono in campo elastico se P<Pel 4Mel/ La freccia in mezzeria vale v=P 3/48EJ Mentre per il carico al limite elastico si ha: vel=Pel 3/48EJ=Mell2/12EJ, pertanto v/vel = P /Pel Alcuni punti vanno in campo plastico non appena P>Pel, mentre poich nella sezione di mezzeria il momento non pu superare il momento limite M0 il carico non pu superare il valore P0=4M0/ (carico di collasso) La freccia in mezzeria pu essere calcolata mediante il Principio dei Lavori Virtuali come nel seguito riportato, tenendo conto che se il momento superiore al momento limite elastico occorre mettere in conto la curvatura elasto-plastica in precedenza calcolata. In Fig.1.42 riportato il diagramma carico spostamento per la struttura in esame.
2 z 2 P z 4 P v = 2 M ( z ) ( z ) dz = 2 i el zdz + 2 3 z 2 2 Pel Pel a 0 0 ve v= 5 ( 3 + P Pel ) 3 2 ( P Pel ) 2 (P P ) 2
a

-1 2

el dz

el

29

P/Pel 3/2 E C (dP/dv)c=0

1/2

O 1 20/9 v / vel

Fig.1.42

L ampiezza o spread della zona plastica cresce progressivamente al crescere del carico, tratto -2a di Fig.1.41, tuttavia la zona ove le deformazioni plastiche interessano una porzione notevole della sezione rimane di dimensioni assai limitate dellordine dellaltezza della trave; per una discussione pi accurata si rimanda al vol.III del citato testo di L. Corradi. Il comportamento della trave se soggetta a 2 carichi simmetrici (four points bending test) riportato in Fig.1.43.
P/P el
P P

3/2 E

1/2
M el M = Pa

O 1 v /v el

Fig.1.43

Esempio n.4: Momento limite di sezioni semplicemente simmetriche In Fig.1.44 riportato landamento delle tensioni da considerarsi per valutare il Momento limite di una sezione a T rovescia. Si osservi che in campo plastico lasse neutro separa la sezione in due parti con area uguale affinch la sezione sia in equilibrio alla traslazione secondo lasse z e lo sforza normale N si annulli .

30

0 At-

pl.n.a.
+

0 A+
Fig.1.44

t+

Sezione completamente plasticizzata asse neutro N = 0d a + 0d a = 0 A + = A = A 2


+

momento plastico M p = 0 ( A t + A + t + )
1.5.2 Scarichi elastici In Fig.1.45 mostrato levolversi dello stato tensionale in una sezione rettangolare per effetto di uno scarico elastico. Si presti attenzione al fatto che a causa dello scarico le tensioni massime non saranno pi ai lembi estremi.

+
+ 0
(y ) (y )
+ (y ) = = y Stato elasto-plastico (y ) = E = =Ey

=
-

(y ) = (y ) = = M + M > 0

Scarico elastico Fig.1.45

Alla fine della fase di scarico si avr:

31

2 3 1 M = M ep M = 0 M = M ep = M el 1 ( el ep ) = Weli 2 3 2 2 3 1 i = 0 1 ( el ep ) i = 0 ( el ep ) 1 2 3 2
3 1 3 d = 2d hi 0 = 0 1 el ep + ( el ep ) 2 2 Al progredire dello scarico elastico le tensioni ai lembi estremi possono anche cambiare segno.

1.6 La Cerniera plastica


Gli effetti della concentrazione delle deformazioni plastiche in una zona di ampiezza limitata, pari a , ove il legame momento curvatura si scosta dal tratto lineare (i.e. si ha una curvatura plastica) possono essere semplicemente messi in conto introducendo al centro del tratto una cerniera plastica ( plastic hinge). Si osservi: In corrispondenza di una cerniera plastica definito un legame momento rotazione relativa ( M-, Fig.1.46) di tipo rigido plastico che risulta dallintegrazione sul tratto della curvatura.
M M0

M el

el

0 el

p
0

M0 M0

Fig.1.46

32

In Fig.1.46 il momento flettente, che si suppone positivo, tende le fibre allintradosso ed rappresentato con una coppia M0 che ha verso opposto alla rotazione relativa , (convenzionalmente si disegnata la coppia che la cerniera trasmette al tronco di trave ad essa adiacente). dissipazione nella cerniera plastica risulta D=M=M 0

1.7 Analisi incrementale di travi e telai elasto-plastici (EPP)


Le ipotesi costitutive che implicitamente vengono fatte quando si assume che la generica sezione o risulta in campo elastico o sede di una cerniera plastica flessionale sono: Si trascura linfluenza dello sforzo normale e del taglio sullo snervamento della sezione In campo elastico si assume M=EJ Si considera lattivazione di una cerniera rigido-plastica come descritto nel paragrafo 6 per cui si ha:
( M ) = M M 0 0 funzione di snervamento

= , 0 regola del flusso M

Esempio n.1: Trave incastrata alle estremit La trave in Fig.1.47, di rigidezza EJ e di resistenza plastica M0 costanti, due volte staticamente indeterminata potendosi assumere, nellipotesi di piccoli spostamenti, uguali a zero le reazioni orizzontali e lo sforzo normale.
q = q 0

Fig.1.47 In figura si indica con il moltiplicatore dei carichi e con q0 il valore di riferimento del carico; al crescere del moltiplicatore sulla trave inizialmente elastica si formano due cerniere alle estremit ove il momento massimo in modulo. La trave si comporta come trave semplicemente appoggiata per il successivo incremento di carico e si forma una terza cerniera nella mezzeria C. La trave, divenuta labile, si trasforma in un meccanismo (meccanismo di collasso) e non in grado di sopportare ulteriori incrementi di carico. Una diminuzione del carico, ovvero un carico di segno opposto, pu tuttavia indurre lo scarico elastico nelle cerniere.

33

Step 1: risposta elastica

0 el
1/12 q
2

M (z)

+
u (z)

1/24 q

umax = q 384 EJ

Fig.1.48 Elastic limit load M A = M B = 12M = M 0 q el = 2 0 = el q 0 4 2 12M 0 q M 1 M , vel = el 0 = 0 , M cel = elq 0 2 = 0 el = 2 q0 384 EJ 32EJ 24 2 Step2 : cerniere plastiche nelle sezioni A-B el 2 1 q 12
2

M0 A

q= q 0

M0 B

M0 (a)

q0

M0

=
elq 0 M0

M0 (b)

+
( ) q0 (c)

A
vep M0

el

M0 Mc

(d)

Fig.1.49 34

M0 1 + ( el ) q 0 2 2 8 4 5 q v = vel + ( el ) q 0 ; A = B = ( el ) 0 384 EJ 24EJ Cerniera plastica nella sezione di mezzeria C ( = 2 ) Mc = Mc = M0 2 = v c2 = v c2 16M 0 2 el = 4 3 q0 2

4 M0 2 5 M 2 M + ( 2 el ) q0 = 0 ; A 2 = B2 = 0 32EJ 384 EJ 12EJ 6EJ vel = 8 3

Step 3: cerniere plastiche nelle sezioni A-B-C


M0 A M0 M0 3 q 0 M0

Fig.1.50
Meccanismo di collasso

Si osservi che nella condizione di collasso incipiente la struttura ancora in equilibrio e si ha: (1) VA +VB = 3q 0 (2) VA =1 2 3q 0 (3) M c = VA
2

2 M 0 2 3q 0 2 4 M 0 = 0 4M 0 l ( 2 ) VA = 1 2 3q 0 2 = + 3q ( 3) equilibrio limite 3 = 16M 0 q 0 4

= 2

3q 0 M0 A VA M0 C M0 VB M0

Fig.1.51 Lequilibrio possibile solo se =3=c=16M0/q0 2; se >c lequilibrio non pi possibile. In Fig.1.52 riportato il diagramma carico-spostamento per il problema in esame, che risulta lineare a tratti. La formazione di una cerniera plastica modifica la struttura originaria, che man mano diminuisce la sua iperstaticit e diviene pi deformabile; in corrispondenza al moltiplicatore di collasso c la struttura diviene labile e pu avere un atto di moto rigido senza alcun incremento di carico. Una diminuzione del carico fa s che tutte le cerniere ritornino in campo elastico e la struttura riassuma la rigidezza (pendenza) iniziale.

35

/ el
4/3 1 E
ela stic o Ste p1
i cern ,B e ra A Step 2

cerniera C D

/ el

O C D

O 1

E 2 8/3 v/vel

O Mo /6EJ

A ,B

Fig.1.52 Il collasso avviene quando si forma la terza delle cerniere plastiche (allineate). Si tratta di un meccanismo globale che coinvolge lintera struttura; non rimangono infatti nella struttura tratti almeno isostatici. Rimuovendo completamente il carico le cerniere plastiche non si richiudono e nella struttura resta uno stato di auto-tensione generato dalla presenza delle 3 distorsioni angolari in A,B e C.
Step.4: scarico elastico Distorsioni imposte A , B ,C
A
(a)

B C

=
M0 (b ) A M0 M0

c= 4 /3 el M0 cq 0

+
(c)

(d )

+
Fig.1.53

1 /3 M 0

In Fig.1.53 riportato il diagramma dei momenti generato dalla presenza delle distorsioni plastiche. Esso auto-equilibrato, ovvero in equilibrio con carichi esterni nulli. 36

B
M0

Fig.1.53.a In Fig.1.53.a riportato lo stato E di deformazione residue permanenti. Se nella struttura fossero stati presenti cedimenti vincolari o stati di coazione termica etc. la risposta strutturale, ovvero il diagramma carico spostamento, sarebbe stato diversa ma il valore del moltiplicatore dei carichi per cui si attiva un meccanismo di collasso non sarebbe cambiato. Nel caso in esame la trave iperstatica e il moltiplicatore di collasso risulta i 4/3 del moltiplicatore al limite elastico. Dopo la formazione delle due cerniere di estremit si ha la redistribuzione del momento flettente e la struttura ha ancora riserve di resistenza. Nella trave appoggiata vista in precedenza unicamente il fattore di forma rappresenta la riserva di resistenza dopo lo snervamento delle prime fibre.

Esempio n.2: Portale

In Fig.1.54 riportato un portale tre volte iperstatico (e tre volte staticamente indeterminato), avente rigidit EJ e di momento limite M0 costanti, soggetto ad un carico P0 applicato nella mezzeria del traverso. Al crescere del carico P si forma inizialmente una cerniera in E, quindi altre 2 cerniere alle estremit della traverso; si ha dunque un meccanismo di collasso parziale.
P = P0 C E EJ,M 0 const D

Fig.1.54

37

Step 1: Risposta elastica

0 el
1/12 P

+
1/6 P M

1/24 P

Fig.1.55 Ponendo il momento in E pari al momento limite si determina il moltiplicatore limite elastico. Mel=P /6=elP0 /6 = M0 , da cui el=6M0/P0
Step 2: Formazione della cerniera plastica in E

elP0

P0 E C M0 M0 D

M0 M0

+ =
(el ) P0

Fig.1.56 In Fig.1.56 sono riportati il diagramma del momento allatto della formazione della prima cerniera ed il diagramma del momento corrispondente al successivo incremento di carico. Si formano pertanto 2 cerniere nelle sezioni C e D (m=m2). Imponendo che il momento in esse raggiunga il momento limite si pu scrivere: MC=-M0(2-el)P0 /4 =-M0, da cui el=8M0/ P0 38

elP0 M 0 /2 M 0 /2

( el ) P0 (el ) P /4 0

+
M0

+
M 0 /4

elP0

M 0 /4

(el ) P0

(el) P /8 0

Fig.1.57 E possibile valutare la rotazione relativa della cerniera in E applicando il Principio dei lavori virtuali, Fig.1.58 e Fig.1.59.
( 2 el)P = 2M0/ 0
M0z/ M 0 /2

E2

M 0 /2 (1- 3 z/ )

M 0 /4

Fig.1.58
1 1 1

M*

Fig.1.59
/2 M ( -1) M 0 z E2 = MM* EJdz = 2 0 1 3 dz + 2 4EJ EJ 0 0

M z dz = 0 8EJ

39

Step 3 : Formazione delle cerniere plastiche in C e D


3P0 M0 C M0 M0 E M0 M0 D M0 M0 M0 VC MA A HA VA (a) HB VB (b) B MB 3P0 M0 VD

M0 E

M0

Fig.1.60 Come detto in precedenza allatto del collasso incipiente (=c=3) la struttura in equilibrio; dalla Fig.1.64b considerando lequilibrio del tratto C-E si ha: Vc=3P0/2=4M0/ , da cui c=3=8M0/P0 In corrispondenza a questo valore del moltiplicatore si formano 3 cerniere allineate, si ha pertanto un tratto labile , tuttavia il numero delle cerniere non ha superato il grado di iperstaticit. La struttura dunque presenta un meccanismo di collasso parziale in quanto coinvolge solo una parte della struttura. Infine in Fig. 1.61 riportato il diagramma carico spostamento della struttura in oggetto.
/ el
8 6
tico

C
E iera cern 2 Step

cerniere C, D D

/ el

O C D

C ,D

elas

O v/vel

S te

p1

O Mo /8EJ

Fig.1.61 In conclusione si osservi che anche una modifica della rigidezza della struttura (senza modificarne il momento limite) non comporta una variazione del carico di collasso ma solo della risposta strutturale ed eventualmente del diagramma del momento. leventuale presenza di stati di coazione e/o di cedimenti vincolari ha, come discusso nellesempio precedente, le stesse conseguenze.

40